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Regina Apostolorum nsa

Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli

v i s i t ate i l n o s t ro

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Indirizzi ALGERIA sr Ferrario Flora 3, rue Abdel Djabbar · 13009 HENNAYA T. 00213 043 270586 · ferrariofloranda@gmail.fr

sr Catapano Sandra

Siamo presenti in

Rivista Trimestrale Anno 27

l i a . o rg

BURKINA FASO sr COMI Alma B.P.264 DIABO T. 00226 40 77 50 12 · comi.alma@yahoo.fr

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Speciale Ciad

Francia · Irlanda · Italia · Olanda Argentina · Canada Algeria · Benin · Botswana Burkina Faso · Ciad · Costa D’Avorio Egitto · Ghana · Libano · Niger Nigeria · Tanzania · Togo

Animazione missionaria: In casa nostra…

5, ruedea frères Ould Ahcen · 31007 el Maqqari - Orano T. 00213 041 282218 · sandra.catapano@hotmail.fr

giugno 2014 · N

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TOGO sr PROFUMO Etta B.P. 36 KOLOWARE - SOKODE T. 00228 90 37 144 · ettanda@yahoo.fr

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N.S.A BARDELLO

VITA NSA

Immigrazione in Francia ed Irlanda


ono e lotta si iscrivono entrambi nelle carte segrete eppure palesi. La libertà, la paghi con tutto te stesso - perciò chiama libertà quella che, mentre la paghi, ti consente di possedere te stesso sempre di nuovo. A questo prezzo entriamo nella storia, tocchiamo le sue epoche. Dov’è lo spartiacque tra generazioni che non hanno pagato abbastanza e generazioni che hanno pagato troppo? Noi, da che parte siamo? La storia stende sopra la lotta delle coscienze uno strato di eventi, in questo strato vibrano vittorie e sconfitte. La storia non le riscopre, anzi le fa risaltare. Debole è il popolo quando acconsente alla sconfitta, quando dimentica che è stato chiamato a vegliare fino a che giunga la sua ora. Le ore ritornano sempre sul grande quadrante della storia. Ecco la liturgia degli eventi. La veglia è parola del Signore e anche parola del Popolo, che accoglieremo sempre di nuovo. Le ore diventano salmo d’incessanti conversioni. Andiamo a partecipare all’Eucaristia dei mondi. O terra che non cessi d’essere un atomo del nostro tempo. Imparando la nuova speranza, noi traversiamo questo tempo verso una terra nuova. E t’innalziamo, o antica terra, come frutto dell’amore delle generazioni l’amore che ha superato l’odio. Giovanni Paolo II Il brano è tratto da “Memoria e Identità. Conversazioni a cavallo dei millenni”, la cui terza e quarta parte sono intitolate “Pensando patria” e “Pensando Europa”.

appuntamenti

D

appuntamenti

La libertà - una continua conquista. Non può essere soltanto un possesso! Viene come un dono, ma si conserva mediante la lotta.

Il Convegno si svolgerà a Sacrofano (Roma) dal 20 al 23 novembre 2014

uscire incontrare donarsi

“Pensando patria”

Si tratta di un evento di particolare rilievo per la Chiesa in Italia la quale, facendo proprio l’invito di Papa Francesco ad “uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo” (EG 20), avverte forte l’esigenza di liberarsi da certi stereotipi sulla missione che negli ultimi anni ne hanno affievolito lo slancio. In questa prospettiva ci si aspetta anche un significativo contributo per il Convegno Ecclesiale Nazionale che si svolgerà a Firenze il prossimo anno.


Editoriale

Una bussola per Europa O

ggi la percentuale degli europei che non ha fiducia nel parlamento comunitario supera di 8 punti quella di coloro che invece si fidano. Solo qualche anno fa i suoi estimatori erano oltre il 30% in più dei suoi detrattori. Ancora più accentuata è la perdita di fiducia nei confronti della Commissione, del Consiglio e soprattutto della Banca centrale. Eppure a Bruxelles si decidono le sorti di mezzo miliardo di cittadini di 28 paesi. Scegliere una lista e individuare un candidato da votare, quindi, non possono essere atti stanchi e inconsapevoli. Il voto del prossimo 25 maggio è lo strumento – l’unico – in nostro possesso per indicare un nuovo percorso, per incamminarci sulla strada di un’altra Europa: quella dell’eguaglianza, dei beni comuni, dell’accoglienza, della pace.

Per questo, come riviste missionarie, riteniamo che i rappresentanti eletti a Strasburgo e Bruxelles debbano avere a cuore almeno cinque grandi tematiche: gli Epa (Accordi di partenariato economico); la pace e il commercio delle armi; l’emigrazione e l’immigrazione; la cooperazione internazionale e il volontariato; e la libertà religiosa. Con gli Accordi di partenariato economico, l’Ue chiede ai paesi Acp (Africa, Caribi, Pacifico) di eliminare le barriere protezionistiche in nome del libero scambio. Le nazioni africane, togliendo i dazi e aprendosi alla concorrenza, permettono all’agricoltura europea, che vende i suoi prodotti a basso costo perché sostenuta da denaro pubblico, di invadere i loro mercati, con conseguenze potenzialmente drammatiche. Sono pertanto accordi da


Editoriale rivedere. Per uscire dalla crisi, Bruxelles vuole sostenere lo sviluppo delle capacità militari continentali, con l’obiettivo di fare dell’industria armiera un volano economico. Una scelta intollerabile per chi ricerca le vie del dialogo e del disarmo per risolvere situazioni di tensione e ostilità. Ci vuole un nuovo modello di difesa che trasformi l’Europa in una potenza di pace, a cominciare dalla costituzione dei Corpi Civili di Pace europei, come forza d’intervento tesa alla prevenzione e ricomposizione nonviolenta dei conflitti. I casi della Siria e dell’Ucraina sono un monito per tutti. Sui temi dell’immigrazione, è urgente una riforma del regolamento di Dublino: introdotto nel 2003 per chiarire le competenze dei singoli stati sulle domande di asilo politico, si è rivelato uno strumento inadeguato e in contrasto con il principio di protezione dei rifugiati. Più in generale, l’Europa deve dimostrare che quello dell’accoglienza è tra i suoi principi fondativi. A ciò contribuirebbe l’omogeneizzazione delle legislazioni nazionali in tema di cooperazione. L’Europa, tramite i suoi paesi, è il primo donatore per l’Africa. Ma spesso le sue azioni sono dispersive, non legate a un progetto comune, e quindi poco efficaci. La cooperazione deve diventare lo strumento principe per una politica di

Rivista Trimestrale Anno 27. n. 2 Direttore Responsabile: Sr. Fiorina Tagliabue Autorizz. Tribunale di Varese n. 185 del 5.10.1966 Sped. in abb. post. art. 2 Comma 20 lettera C Legge 662/96 - Milano

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Redazione: Via Accademia, 15 20131 Milano Tel. 02.70.600.256 Fax 02.70.63.48.15 http://www.nsaitalia.it e-mail: nsa-mi@iol.it animazione-nsa@libero.it Suore NSA Bardello Piazza Trieste, 5 21020 Bardello (VA) Tel. 0332.74.33.79 Fax 0332.74.59.56

pace che voglia garantire la convivenza e il benessere, nel rispetto dei diritti fondamentali di tutti i cittadini e valorizzando il contributo gratuito e volontario della società civile. Infine, c’è il tema della libertà religiosa: parrebbe un diritto garantito e tutelato nel Vecchio Continente. Invece ha bisogno di un buon restauro perché l’Europa non è immune da casi di violazione della libertà di credo, di attacchi a membri delle minoranze religiose sulla base delle loro convinzioni, e di discriminazioni per motivi religiosi. La stessa attenzione che chiediamo alle istituzioni europee nei confronti dei paesi non europei, la chiediamo anche nei confronti dei paesi membri dell’Ue. I candidati parlamentari attraverso i loro programmi che manifestino sensibilità su questi temi, i cittadini attraverso la scelta di tali candidati, possono far imboccare all’Ue la strada del cambiamento. Questo testo è sottoscritto dalle testate missionarie italiane aderenti alla Fesmi (Federazione della Stampa Missionaria Italiana) di cui la nostra rivista è parte. Il testo, qui ridotto all’essenza per ragioni di spazio, può apparire più o meno lungo nelle diverse riviste e nei siti, dipendendo dallo spazio disponibile.

Stampa e grafica: Jona srl Paderno Dugnano (MI)

ASSOCIATA ALLA associazione stampa missionaria italiana iscritta all’unione stampa periodica

Garanzia di riservatezza Il trattamento dei dati viene svolto nell’ambito della banca dati della Rivista Regina Apostolorum e nel rispetto della legge 675/96 sulla tutela dei dati personali; la quale assicura che essi non sono trasmessi a soggetti terzi alle Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli. Chiuque desiderasse comunicare la cancellazione o modifiche può farlo inviando un fax alla redazione: n. fax 02.70.63.48.15.


Sommario Vita nsa

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L’immigrazione in Francia

Adesso parliamo noi 26

MISSIONARI E TROVANO LA

L’immigrazione in Irlanda L’ecumenismo nella zona di Lecco

Dalla missione 10

Speciale Ciad

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IERI - OGGI

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Il nostro impegno per la Donna Africana

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MAINGARA…

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Centro sanitario Notre Dame des Apôtres

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Insegnare è fare l’esperienza del seminatore...

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La Chiesa in CIAD

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Ricordi vivi

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Un incontro significativo

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Ghana: Luci e ombre

I LAICI INCONTRANO I

FRATERNITà 28

I CARE

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UNA BENEDIZIONE


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Vita nsa Immigrazione! Clandestini! Richieste d’asilo! Legge sull’immigrazione! Procedure! Centri d’accoglienza! ... Dietro questi termini e realtà amministrative si nascondono vicende umane di uomini, donne e bambini, diverse ed uniche.

L’ immigrazione in Francia D

a 12 anni responsabile del servizio dipartimentale migranti del Soccorso Cattolico (Caritas) d’Ille-et-Vilaine (Francia), mi è stato chiesto di coordinare l’accoglienza, l’alloggiamento e l’accompagnamento amministrativo e sociale degli immigrati che arrivano a Rennes in grande numero. Sono intervenuta anche nella formazione di diverse associazioni di beneficenza che hanno lo scopo di accogliere il “fratello straniero”. Ho accettato questo servizio con la serena certezza che il Signore mi vuole là dove «i più poveri dei poveri» sono volto di Cristo sofferente e rifiutato, e che io proprio in questo ambito, compio la mia vocazione missionaria. Più che la competenza acquisita in materia giuridica, accompagnamento di percorsi amministrativi o di formazione dei volontari, ciò che mi resta nel cuore e nella memoria sono i volti, i racconti di vita, le montagne di difficoltà, i dolori, la disperazione da superare ed i sogni, i pro-

getti e la solidarietà da realizzare. Porto nel cuore i tempi forti di fraternità vissuti con questa comunità umana, formata da persone accolte e da volontari che accolgono e che prestano loro i servizi più disparati. Volontari che, nell’accompagnamento quotidiano di questi immigrati, cambiano man mano il proprio modo di vedere le cose e scoprono un fratello straniero fragile, • perché fuggito da persecuzioni politiche, etniche, religiose e situazioni di totale miseria; • perché sfruttato da organizzazioni di scafisti che li fa viaggiare in condizioni disumane; • perché si ritrova a casa nostra, isolato, in un Paese di cui non conosce né lingua, né codici di comportamento sociali, che così si ritrova senza diritti, senza risorse, senza lavoro, in esilio, sradicato dal suo contesto familiare, affettivo, culturale. È così le persone accolte non appaiono più come semplici pratiche amministrative, ma persone incarnate, ognuna con la


5 sua storia e i suoi progetti d’avvenire che occorre aiutare a realizzare, nel nostro Paese o nel loro. Nel marzo del 2008, ho partecipato a Rennes ad un «cerchio del silenzio», costituito da diversi organismi confessionali e non. Lo scopo è rivendicare una politica migratoria rispettosa di ogni persona e dei suoi diritti. I «Cerchi del silenzio» si propongono di informare il pubblico, in modo non-violento, sulla realtà dei Centri di detenzione amministrativa (CRA), dove stazionano stranieri senza permesso di soggiorno, privati della libertà di movimento e giusto per il tempo necessario ad organizzare la loro espulsione. Questi stranieri sono tre volte vittime: della situazione tragica del loro paese d’origine; degli scafisti che li usano per il loro traf-

fico umano; degli stati Europei che non sanno, o non vogliono, arrivare a gestire in modo più umano questa immigrazione detta “irregolare”. Il nostro papa Francesco, recandosi l’8 luglio 2013 sull’isola di Lampedusa, ha stigmatizzato la mondializzazione dell’indifferenza e la perdita collettiva della responsabilità fraterna. Sta a noi ora cambiare il nostro sguardo, vivere una condivisione concreta con chi soffre. Sta a noi non tacere davanti alle ingiustizie. Ecco il cammino che può essere il nostro. Lavorare affinché l’Europa sia accogliente e non indifferente alla sofferenza di queste persone che bussano alle sue porte. Lavorare ad una mobilitazione rinnovata verso coloro a cui il Cristo si è identificato: «ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Mt 25, 40 Sœur Claire-François Mason NSA La dignità umana deve essere rispettata in ogni circostanza. Venite a dirlo! Entrate nel cerchio del silenzio


Vita nsa

Una storia fra tante…

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Danial è eritreo, ma la sua famiglia si era installata in Etiopia. Con lo scoppio della guerra d’indipendenza tra Eritrea ed Etiopia, inizia per lui un vagabondaggio di dolore durato 15 anni. Viene separato dalla sua famiglia, imprigionato e torturato in Etiopia. Riuscito a fuggire, arriva in Libia, dove vivrà quasi con uno schiavo perché cristiano ortodosso in un Paese musulmano. L’unica nota positiva sarà il ritrovamento di una delle sue sorelle. È solo dopo 10 anni di prigione e di sofferenza in Libia, che i due fratelli elaboreranno il progetto di

fuggire in Europa. Trovato uno scafista, saliranno in un’imbarcazione di fortuna, che sovraccarica di passeggeri, farà naufragio. Danial sopravviverà, ma con l’immagine di sua sorella che scompare tra le onde sotto i suoi occhi. Oggi Danial è à Rennes, ma la sua odissea continua. Prima di essere ospitato dal Soccorso Cattolico, viveva per la strada. Non ha diritti, né mezzi di sostentamento. La sua richiesta d’asilo è stata rifiutata. Ha fatto ricorso in appello e aspetta una convocazione alla CNDA (Corte Nazionale delle Domande d’A-

silo). Sono due anni che aspetta che la Francia l’autorizzi o no a restare su suolo francese. Danial vive nella sofferenza. È ferito psicologicamente. Non dorme più, ha continui mal di testa. Non ha possibilità di alleviare il suo dolore: l’organismo “Ville Hôpital” a Rennes, che si fa carico della salute degli immigrati, non ha i soldi per pagare un interprete eritreo durante le consultazioni! Noi ci sentiamo così impotenti davanti alla sua sofferenza, possiamo solo ridonargli la sua dignità di figlio di Dio guardandolo con la Sua stessa tenerezza divina.

L’ immigrazione D

a 7 anni lavoro al “centro lanterna” creato dai Fratelli delle Scuole Cristiane per accogliere gli stranieri immigrati e per aiutarli ad integrarsi nel nostro paese. Lo scopo principale è creare spazi dove ci si accoglie e si condivide la propria fede e la propria cultura. Molti gruppi culturali approfittano di questo luogo anche per ritrovarsi fra di loro ed è un’occasione soprattutto per le famiglie di conoscersi e dare l’opportunità ai loro figli di condividere esperienze legate alle loro tradizioni reciproche. Sono brasiliani, etiopici, slovacchi, bulgari, lituani … Al Centro si svolgono settimanalmente anche incontri di preghiera secon-

in

Irlanda

do i riti e le liturgie proprie: sono congolesi, etiopici, brasiliani ed anche buddisti che praticano la preghiera zen . Noi cerchiamo di incoraggiare il dialogo interreligioso, la conoscenza delle diverse fedi questo ci aiuta ad apprezzare i valori reciproci. È attivo anche un gruppo internazionale di donne che si riunisce settimanalmente per condividere il proprio patrimonio culturale; in questo gruppo, come donne religiose ci sentiamo molto coinvolte perché promuove la


7 conoscenza reciproca, ci arricchisce come persone e ci fa crescere nel dialogo interreligioso e interculturale. Sono originarie dal Libano, Siria, Sri Lanka, India, Cina, Malesia, Corea, Nepal, Uganda, Colombia, Brasile, Inghilterra e Irlanda… I problemi che gli immigrati incontrano qui in Irlanda, penso siano simili a quelli che si vivono in tutti i paesi europei: insicurezza, lingua, difficoltà a trovare un alloggio, procedure legali complicate, difficoltà ad avere il permesso di soggiorno, solitudine, separazione dalla famiglia, razzismo, pregiudizi.. difficoltà a rapportarsi con la realtà locale, nostro compito è essere presenti, attente, disponibili ad aiutarli, mostrare il volto misericordioso di Dio. Sr. Joan Murray, NSA

L’ ecumenismo nella zona di

F

Lecco

ra le priorità apostoliche scelte dal nostro Capitolo Generale c’è l’attenzione e la promozione dell’ecumenismo. Certo la nostra Provincia non può investire tanto su questo fronte. Anche se molto importante per l’evangelizzazione oggi, è superfluo sottolineare che le nostre risorse umane sono poche e già ben impegnate. È vero ma quando l’occasione, anche piccola si presenta, non la lasciamo scappare. E così che da qualche anno integro l’équipe ecumenica di Lecco. Cosa faccio, cosa ricevo? È per me fonte di ricchezza e di apertura che tiene vivo nel mio cuore il desiderio dell’unità e mi permette di conoscere, tramite l’impegno nella diocesi di Milano, i passi fatti e le difficoltà ancora esistenti.

Cristo non può essere diviso! (1 Cor 1, 1-17)


Vita nsa

Evangelii Gaudium

Il dialogo ecumenico dall’

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l L’impegno ecumenico risponde alla preghiera del Signore Gesù che chiede che «tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). La credibilità dell’annuncio cristiano sarebbe molto più grande se i cristiani superassero le loro divisioni e la Chiesa realizzasse «la pienezza della cattolicità a lei propria in quei figli che le sono certo uniti col battesimo, ma sono separati dalla sua piena comunione». Dobbiamo sempre ricordare che siamo pellegrini, e che peregriniamo insieme. A tale scopo bisogna affidare il cuore al compagno di strada senza sospetti, senza diffidenze, e guardare anzitutto a quello che cerchiamo: la pace nel volto dell’unico Dio. Affidarsi all’altro è qualcosa di artigianale, la pace è artigianale. Gesù ci ha detto: «Beati gli operatori di pace» (Mt 5,9). In questo impegno, anche tra di noi, si compie l’antica profezia: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri» (Is 2,4). (E.G.244)

Il nostro gruppo ecumenico si ritrova una volta al mese a Lecco. A gennaio la veglia di preghiera per la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, celebrata nella chiesa di Malgrate e condivisa con membri rappresentanti la

comunità Valdese e quelle Ortodosse russe e romene con i loro rispettivi sacerdoti e il loro coro , è stata molto partecipata e sentita anche dai giovani. All’incontro mensile successivo l’équipe si è ritrovata arricchita e ringiovanita

Data la gravità della contro testimonianza della divisione tra cristiani, particolarmente in Asia e Africa, la ricerca di percorsi di unità diventa urgente.

I missionari in quei continenti menzionano ripetutamente le critiche, le lamentele e le derisioni che ricevono a causa dello scandalo dei cristiani divisi. Se ci concentriamo sulle convinzioni che ci uniscono e ricordiamo il principio della gerarchia delle verità, potremo camminare speditamente verso forme comuni di annuncio, di servizio


9 da nuovi membri venuti a rafforzare e a ravvivare il gruppo. Un segno di speranza per noi è don Andrea Lotterio, nostro responsabile, che qui precisa lo scopo del gruppo: “L’équipe ecumenica non deve essere un piccolo gruppo che si incontra per proprio interesse culturale, ma deve essere un tramite per portare l’ecumenismo nei decanati e nelle parrocchie. Ogni decanato dovrebbe essere rappresentato nell’équipe e operare in stretto contatto con il decano. La formazione non va trascurata ma questa non dovrebbe essere la funzione principale dell’équipe”. Le attività del nostro gruppo hanno scadenze fisse come la settimana dell’unità dei cristiani, la Pasqua che quest’anno è stata celebrata lo stesso giorno con gli ortodossi, la veglia di Pentecoste che si prepara con gli altri movimenti e gruppi, la sensibilizzazione agli eventi ecumenici internazionali promossi dal Consiglio Ecumenico Mondiale delle Chiese (Assemblea di Kingston, di Busan …) che da particolare attenzione a vivere con perso-

e di testimonianza. L’immensa moltitudine che non ha accolto l’annuncio di Gesù Cristo non può lasciarci indifferente. Pertanto, l’impegno per un’unità che faciliti l’accoglienza di Gesù Cristo smette di essere mera diplomazia o un adempimento forzato, per trasformarsi in una via imprescindibile dell’evangelizzazione. I segni di divisione tra cristiani in Paesi che già sono lacerati dalla violenza, aggiungono altra violenza

ne di altre fedi, a lavorare per la giustizia di Dio, a dare una testimonianza comune come cristiani. Nel nostro piccolo pensiamo che l’incontro con le altre fedi non deve essere solo teorico ma anche pratico e sul nostro territorio non ci sono difficoltà con i protestanti e gli ortodossi. Forse bisogna solo trovare i modi e l’audacia per fare passi d’incontro. Quanto ai temi formativi abbiamo visto l’ecumenismo secondo il Vaticano II, con una scheda presentata da don Andrea, quindi nell’ottica cattolica, e una scheda presentata da Luigi Ranzani, nell’ottica valdese. L’ambizione del gruppo potrebbe essere di diventare “suggeritori” del contenuto culturale di parrocchie e decanati. Una cultura religiosa oggi non può prescindere dall’aspetto ecumenico. Ci affidiamo allo Spirito di Pentecoste perché ci accompagni con l’umiltà e la forza che diede agli Apostoli. Sr. Annarosa Crippa, NSA

da parte di coloro che dovrebbero essere un attivo fermento di pace. Sono tante e tanto preziose le cose che ci uniscono! E se realmente crediamo nella libera e generosa azione dello Spirito, quante cose possiamo imparare gli uni dagli altri! Non si tratta solamente di ricevere informazioni sugli altri per conoscerli meglio, ma di raccogliere quello che lo Spirito ha seminato in loro come un dono anche per noi. (…) Attraverso uno scambio di doni, lo Spirito può condurci sempre di più alla verità e al bene. (E.G.246)


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Dalla missione

Speciale Ciad IERI

In Ciad arrivano le prime NDA fondatrici della missione nel 1947: sr Agathe, M. Madeleine Laubacher, M. Flora. Arrivano a Sarh accolte dai Padri Gesuiti e si mettono subito all’opera. Gli inizi sono poverissimi, come in quasi tutte le fondazioni, ma il coraggio delle suore è grande: aprono quasi subito Maro,

del Centrafrica. In seguito sarà N’Djamena, quindi Chagoua allora savana, oggi quartiere periferico della capitale. Seguono, Pala, Bongor, queste due missioni

oggi parrocchia viva ma senza preti e suore residenti. I laici formati continuano l’opera pastorale. Oggi Maro è anche un grande campo di accoglienza dei rifugiati

cedute in seguito ad una giovane congregazione canadese che arrivava fresca in Ciad, quindi Bousso oggi prefettura. Guelendegng, Bailli sono state chiuse in


11 seguito. Anche la scuola di N’Djamena, distrutta dalla guerra, è stata presa dalla diocesi che ne ha fatto uffici per promuovere lo sviluppo. Le opere degli inizi oltre all’evangelizzazione e la pastorale ordinaria, erano le scuole, i dispensari … essendo le nostre le prime suore arrivate, esse dovevano dare corpo prima alle strutture di base.

OGGI

CHAGOUA è diventato un grande centro sanitario, con dispensario per la prima accoglienza con una frequenza altissima soprattutto di bambini e che segue il programma nazionale di Vaccinazione anche itinerante nei diversi quartieri. Ha un progetto di CREN (Centro di Riabilitazione e d’Educazione Nutrizionale) riconosciuto dal ministero della sanità. Oltre ai locali dell’ex asilo trasformati in sale di ospedalizzazione per i bambini malnutriti, ha nel cortile tre tende equipaggiate dall’ UNICEF per accogliere i piccoli. Il tasso di malnutrizione è altissimo nei quartieri più poveri e in città non esistono altre strutture. Ed una Maternità, costruita soprattutto con i doni di una famiglia italiana, che ha in media 70 parti al mese e in più un laboratorio analisi aperto al pubblico e molto frequentato. Chagoua è anche la sede NSA

della Regione. Vi sono attualmente sei suore: un’insegnante, un medico, un’ostetrica, una contabile più due suore anziane per l’accoglienza. Sono due ciadiane, due burkinabè, due ivoriane. A BOUSSO opera un dispensario costruito di recente, sollecitato dal Delegato Sanitario Regionale per rispondere all’emergenza sanitaria della Regione. Non esistono in zona dispensari gestiti da infermieri professionali. Solo l’ospedale a Bousso stesso, ma decadente e sovente mancano il medico e gli infermieri. Essendo zona difficile da raggiungere in stagione delle piogge, i funzionari anche quando vi sono destinati, accettano con difficoltà e sono sovente assenti. A Bousso ci sono quattro suore: una ciadiana insegnante che ha appena ristrutturato quella che era una volta la scuola NSA poi passata alla diocesi, una burkinabé, un’ivoriana e una nigeriana che, oltre alla pastorale, lavorano in dispensario. A SARH c’è la casa che era delle suore ora è diventata Foyer per le liceali, ne ospita trenta. Il Foyer è autogestito … il compito della suora direttrice è di organizzazione e sostegno scolastico. La comunità collabora con i doni ad arricchire il menu quotidiano delle ragazze. Una casetta a dimensione famiglia è stata costruita ed è abitata da quattro suore: una nigeriana medico, una togolese infermiera, una ghaneana, una beninese professore.


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Dalla missione Il nostro impegno per la Donna Africana

braccio un bambino oppure in grembo. E appena sbarcano sanno sorridere ancora.

Il Pensionato NSA di Sarh

Oggi cresce ovunque nelle giovani afriAnche oggi camminiamo sulle orme della cane il desiderio di studiare per accedere nostra tradizione e delle direttive del noalle varie professioni, costruirsi un futuro stro Padre Fondatore. Padre Planque ha con le proprie forze e capacità. inviato in Africa le sue suore come donne Per questo sorgono un po’ ovunque dei verso altre donne per un cammino di crePensionati (Foyers) per ospitarle ed acscita da costruire insieme nelle comunità compagnarle nel loro itinerario scolacristiane e nella società. Padre Planque stico. IL FOYER NSA tanto sognato, vedeva come frutto dell’evangelizzazione ha visto la luce nel settembre 2005. È la l’edificazione di una società formata da risposta ad un bisogno tanto sollecitato famiglie cristiane come asse portante del anche dalla chiesa nella persona del suo suo sviluppo integrale. Era il suo sogno e Vescovo, Mons. Edmond Djitangar, che in questo progetto egli assegna un ruolo alla promozione della donna ha sempre essenziale alla donna, sposa e madre, anidedicato molte energie. ma della vita familiare e sociale. Le scuole superiori sono soprattutto in Chi conosce bene l’Africa sa l’importanza città e le ragazze che le donne hanno in ogni aspetto della “Le attività sociali ed educative dei villaggi che vogliono frequentarle, vita: industriosa, corappresentano uno dei principali devono trovare faraggiosa, la donna miglie che le accolè anche (soprattutto settori del nostro impegno. gano e che le sostennelle zone rurali) il Essendo un contributo allo gano. Non è sempre motore dell’econoperché a volte mia: lavora la terra, sviluppo integrale della persona così le sfruttano obbliè attiva nel commergandole a lavorare umana, tali opere diventano cio, produce piccoli per loro. manufatti (ricamo, spesso un luogo privilegiato Nei quartieri soventessitura) … La te non ci sono né di evangelizzazione. Esse donna è un’immagila tranquillità né le ne forte di speranza: assumono un ruolo ancor più condizioni miglionon cede nelle prori per studiare. Da ve, sa sempre ricoimportante quando il contesto qui l’importanza del minciare a costruire, a lottare per la sua culturale e religioso non permette Foyer il cui scopo è una formazione vita e quella dei suoi di proclamare apertamente Gesù dare integrale alla futura cari. La conferma ci viene anche dall’at- Cristo. Dedicandoci all’educazione donna. Quindi oltre alle mitualità: quasi ogni e alla promozione della donna, gliori condizioni per giorno vediamo sui collaboriamo a suscitare famiglie lo studio, si offrono barconi di immigrati momenti di riflesche sbarcano nel nocristiane, come chiedeva sione e di scambio stro Paese la presensui diritti e sui doza di donne con in il nostro fondatore”. (Cost. 20)


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MAINGARA…

veri, su come diventare protagoniste della propria vita, come scoprire la propria vocazione e missione, e più praticamente, come gestire una famiglia, la casa. Si vivono inoltre momenti di preghiera, di gioco, di festa… insomma vengono offerte alle giovani le condizioni per una crescita armoniosa e gioiosa. Il foyer è autogestito, le ragazze stesse lo tengono in ordine e preparano i loro pasti. Quest’anno accoglie 35 ragazze, dalla prima Media alla terza Liceo. La maggior parte di esse frequenta il Collegio tenuto dai Gesuiti. Tre di loro preparano gli esami di maturità e sono pronte a spiccare il volo verso studi più alti. La speranza è che anche da loro possa nascere una società capace di costruire pace, solidarietà e in grado di dare al Paese un migliore avvenire. Dirige il Foyer suor Anicette, professoressa di scienze naturali e insegnante al Collegio. Sempre accanto alle “sue” ragazze, la suora è per loro una formatrice, un’animatrice dinamica che tende a cogliere e a far esprime in ciascuna il meglio che spesso nasconde o non conosce. Tutto ciò dimostra la validità dell’opera e quanto sia importante aiutare le giovani s costruire il loro futuro. Come non concludere con la profonda semplicità di un proverbio africano: “Dona vita, colui che indica il cammino”. La Missione è anche questo, perché la Vita vera cresca e raggiunga tutti.

continua ad essere il luogo della speranza per i tanti malati cronici che non trovano nelle strutture pubbliche gli aiuti necessari alla loro fragile salute. Cronico è qualcosa che dura nel tempo e che rende sempre più dipendenti le persone. A lungo andare, se non trovano sostegno, se non hanno sufficienti energie interiori, queste persone possono lasciarsi andare allo scoraggiamento, abbandonare le cure, vivere male il rapporto con la malattia e la vita. Quello che si è sempre voluto vivere a Maingara dall’inizio della sua attività nel gennaio 2004, è aiutare chi è provato dalla malattia ad accogliere sempre “la vita come un dono” anche quando si fa fatica ad accettarne i limiti. Questo Centro, nato perché non esisteva nella regione una struttura capace di far fronte al diffondersi della pandemia dell’AIDS, è stato voluto dal Vescovo del posto, Mons. Edmond Djitangar, a seguito di una decisione presa durante il forum diocesano, per rispondere alle richieste dei cristiani lì riuniti. C’è stato un lungo periodo di sensibilizzazione a tappeto in tutta la Diocesi in cui si è cercato di educare le persone a porre attenzione a questa malattia, infatti si sono formati animatori e accompagnatori perché continuassero a tenere viva l’attenzione e si arrivasse alla prevenzione, soprattutto nei giovani, i più vulnerabili. Maingara ha continuato a crescere: oggi dispone, oltre agli ambulatori, di un laboratorio disponibile 24 ore su 24, apparecchi per radiografie ed ecografie, di un reparto di venti letti per i ricoveri, e due sale di tre letti per gli i malati di TBC quando sono contagiosi. Ma ci vorrebbero più spazi perché sovente abbiamo malati coricati per terra su una stuoia o materassino. Il fiore all’occhiello


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Dalla missione del centro è il programma: prevenzione del contagio madre-bambino nelle mamme portatrici del virus HIV. Se seguite correttamente il bambino può nascere sano e noi possiamo vantare buoni risultati in questo campo. Disponiamo anche di una sala parto, ma il sogno è di avere una maternità più adeguata. Il Centro ha anche un Servizio Sociale che provvede ai pasti per le persone ricoverate, si fa carico dei bambini nati da madre sieropositiva che non possono allattare, dei bambini denutriti. Per questi c’è un progetto per insegnare come curare questi bambini e come prevenire la malnutrizione con prodotti che si trovano nel paese. Un’altra attività importante del Centro è l’accompagnamento e assistenza dei bambini orfani di uno o tutti e due i genitori, spes-

Sr Martha Agbedo, medico e responsabile del Centro

so affidati a nonne anziane e con poche risorse o a zie già cariche di una famiglia propria. A questi bambini si offre la possibilità di frequentare la scuola elementare pagando per loro tasse scolastiche, divisa, libri e quaderni. Ai più indigenti poi si assicura un piccolo contributo per la colazione del mattino. Tutto quello che si è potuto

realizzare è anche grazie alla comunità cristiana che ha sentito sua l’opera, l’appoggio del Vescovo, le autorità sanitarie che ci hanno dato fiducia e tanti amici e benefattori che ci hanno sostenuto e ci sostengono con la loro generosità. Senza questa solidarietà che non ha frontiere Maingara non potrebbe vivere!!!!! Sr. Martha Agbedo, NSA Centro Sanitario Maingara


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Centro sanitario Notre Dame des Apôtres Sono sr Emilienne Soubeiga della Congregazione delle Suore N.S.A., sono medico. Sono arrivata in Ciad nel dicembre del 2008 e mi fu affidata la responsabilità del dispensario, aperto dalle suore NSA nel 1948 in

un quartiere popolare della capitale. Questo dispensario fin dall’inizio è sempre stato frequentato da un gran numero di persone che vengono anche dai villaggi vicini. Col mio arrivo il dispensario si è ingrandito e ha offerto nuove possibilità di cure: si è aperto un servizio per i bambini denutriti, costruito una maternità che offre la possibilità alle donne del quartiere di partorire in condizioni ottimali, un laboratorio dove si possono fare una vasta gamma di esami. Nel 2012 abbiamo aperto il CREN (Centro di riabilitazione e educazione nutrizionale) con la possibilità di ricoverare bambini che soffrono di denutrizione grave con complicazioni che richiedono assistenza medica. Attualmente sono ricoverati una cinquanti-

na di bambini. Dal primo marzo il Centro è aperto 24 ore su 24. Al dispensario attualmente vi lavorano 66 persone: infermieri, ostetriche, assistenti sanitari, due medici. In Ciad non faccio solo pastorale della salute. Sono anche impegnata in Parrocchia. Faccio parte della corale, sono nella commissione “pastorale della famiglia” e faccio parte dell’equipe che si occupa dell’accompagnamento dei giovani in difficoltà. Nel piano della formazione intervengo sui temi che riguardano la salute in un programma della radio diocesana “arcobaleno” e anche su un’altra radio privata, una volta la settimana. Faccio anche formazione sul planning familiare e come prevenire la malnutrizione, e sul piano psi-


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Dalla missione cologico faccio corsi sulla conoscenza di sé, la comunicazione non violenta, la gestione dei conflitti e l’enneagramma. Dal 2012 sono presidente della Conferenza nazionale dei Superiori maggiori dei religiosi presenti in Ciad. L’anno scorso ho avuto l’opportunità di seguire una formazione in “menagement”. Questa formazione mi aiuta molto nella gestione umana del personale e finanziaria del Dispensario.

Cosa fa la mia gioia in questa missione? La Parola di Dio che ho scelto per i miei voti perpetui è: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8). La missione che vivo mi permette di realizzare pienamente questo programma di vita. La vocazione religiosa è un dono che ho ricevuto gratuitamente da

Dio e sono contenta di metterla al servizio dei miei fratelli e sorelle, soprattutto dei più poveri. Il 95% delle persone che riceviamo al Centro Sanitario sono dei poveri e io sono contenta di dare loro del mio tempo, ascoltarli, aiutarli. Sono contenta di far loro sentire che sono preziosi agli occhi di Dio. Sono amati da Dio, di un amore gratuito. Se molte persone vengono a me non è perché sono un medico che ha tante specialità, sono un semplice medico, ma perché offro empatia. I malati mi dicono: “quando veniamo da te, il tuo modo d’accoglierci già ci guarisce. Tu non fai preferenza fra le persone”.

E al dispensario si accolgono tutti, non si fanno distinzioni di razza, di religione, di status. Questo è un motivo di gioia per me. I poveri sono la mia prima preoccupazione e se è necessario, non mi costa di condurli da medici specializzati e pagar loro la visita, questo lo posso fare anche grazie agli aiuti dei benefattori. Voglio che abbiano cure qualificate come coloro che hanno più possibilità economiche. Anche nella pastorale parrocchiale trovo tanta gioia, vedo che la mia presenza è apprezzata, le persone vengono facilmente verso di me e i nostri scambi sono fraterni, semplici. Imparo molto da loro e posso dire che la loro riflessione e il loro impegno fortificano la mia fede e mi incoraggiano nelle mie


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scelte e nel mio dono per la missione. E fonte di gioia per me anche la collaborazione con gli altri animatori pastorali. Sono contenta di condividere gioie e sofferenze degli altri Istituti religiosi presenti in Ciad. La riflessione e il lavoro dell’equipe che compone la Conferenza è stimolo e confronto per meglio servire la chiesa e i poveri

Cos’è difficile per me in Ciad? Sul piano professionale: la precarietà, non sempre ci sono medicinali adeguati, la mancanza di personale qualificato, ci sono pochi specialisti e sovente dobbiamo cercare con i nostri pochi mezzi di risolvere casi che richiederebbero più competenze. Chi è ricco può andare all’estero. I poveri sovente

li guardiamo morire, e siamo impotenti. Per esempio, mentre scrivo, penso ad una donna di 35 anni, cardiopatica grave, il cardiologo le ha detto che ha bisogno di un intervento e bisogna mandarla in un paese dove questo sia possibile. Mi è stata presentata dalle suore di Madre Teresa. Io sono accanto a lei, la seguo, la incoraggio. Lei crede che guarirà, io so che questo non sarà possibile. Questo è un esempio fra i tanti che potrei raccontare: ecco dove sta la mia sofferenza! È la stessa cosa per i bambini denutriti, per le donne gravide alla maternità. Assistiamo a morte inconcepibile sotto altri cieli! Insomma ci sono molte sofferenze nella mia professione, causa ne sono la povertà, l’ignoranza e

l’egoismo poiché il Ciad è un paese produttore di petrolio. Sul piano pastorale è la superficialità della fede dei cristiani, questa è una preoccupazione di tutti gli addetti alla pastorale. Il Vangelo non ha convertito la cultura tradizionale, alcune pratiche sono in contrasto, la donna non ha ancora il suo posto, né la sua voce nella chiesa e nella società. In conclusione sono contenta della mia missione in Ciad. L’essenziale per me è riuscire a fare equilibrio fra vita spirituale e apostolato, è la lotta di tutti i giorni, per questo vivere in comunità è un supporto ed un aiuto ad essere fedeli. Grazie di ogni vostro sostegno e le vostre preghiere. Sr. Emilienne Soubeiga, NSA


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Dalla missione Insegnare è fare l’esperienza del seminatore... Suor Diane, togolese di origine, arrivata in Ciad nel 2012, ci condivide la sua esperienza missionaria. Da due anni insegno in una scuola elementare cattolica e mi occupo della classe di cp2 (la nostra seconda elementare), frequentata da 53 alunni di 7/8 anni circa. Come suore NSA, abbiamo specialmente a cuore l’educazione dei bambini e delle bambine e siamo convinte che la scuola sia il secondo luogo d’educazione dell’infanzia, dopo la famiglia; proprio per questo vogliamo che la nostra scuola provveda ad una formazione integrale della persona. Oltre alla formazione più propriamente intellettuale, cerchiamo di educarli anche a livello sociale, umano e religioso. Per quanto riguarda il livello sociale ed umano, iniziamo ad aprire il loro spirito alla morale, all’educazione civica ed al rispetto del codice della strada. Questo ci aiuta a sviluppare in loro una cultura della non-violenza e della pace. Molto importante è anche l’acquisizione di una buona igiene personale e di prime nozioni su alcune piaghe della società di oggi, come: l’alcolismo, il tabagismo e l’AIDS. Attraverso giochi, canti e recite i concetti sono meglio recepiti e assimilati dai nostri bambini. L’educazione religiosa aiuta il bambino a porre le basi del suo rapporto

con Dio, iniziando a conoscerlo e amarlo, e con il prossimo. Ogni lunedì consacriamo 20 minuti al catechismo proprio per questo fine. Inoltre, essendo suora missionaria, cerco di mettere l’accento sull’importanza della missione e di trasmettere l’amore di Dio per l’uomo a tutti i popoli; ad esempio con l’organizzazioone della Giornata dell’Infanzia missionaria. Organizzo anche sketchs con il gruppo teatrale per far passare il messaggio della missionarietà e dalla solidarietà tra bambini del mondo. Infine, sottolineamo e viviamo in modo speciale i tempi di Natale, di Quaresima e di Pasqua. Grazie all’esperienza che sto facendo, posso confermare che insegnare non è solo un lavoro, prima di tutto è una vera e propria vocazione. Occorrono molta pazienza, dolcezza e amore ed un profondo senso di responsabilità per essere un buon insegnante. Siamo come dei secondi padri e madri per questi bambini che spesso hanno bisogno d’affetto, di ascolto e di attenzione, perchè sovente non li trovano in famiglia e ciò causa di scarso rendimento in classe. Facendo un piccolo bilancio, posso dire che seguendo i miei alunni ho come riscoperto il senso della fiducia, dell’amicizia, del perdono e della condivisione. Insegnare è fare l’esperienza del seminatore, che distribuisce i suoi semi a piene mani ben sapendo che non vedrà mai il raccolto, ma nella gioia e sicurezza che altri beneficeranno dei frutti del suo lavoro. Sr. Diane Rema, NSA


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La Chiesa in CIAD è giovane bella e, come tutte le realtà giovani, ha la freschezza degli anni e l’entusiasmo della crescita. Ogni anno migliaia di persone diventano cristiani portando linfa nuova ed entusiasmo alla comunità. Ma come tutte le realtà e vista la fragilità dell’uomo, ci sono anche i periodi di fatica, di infedeltà, perciò il Ciad resta paese di prima evangelizzazione, ma anche di ri-evangelizzazione. Essendo inserita in un contesto di religione che va dalle tradizionali a quella e islamica, vive la sfida del dialogo interreligioso ed ecumenico, promuovendo iniziative comuni come la Giornata della Pace, e altri momenti che richiedono l’attenzione per il bene del popolo. Il Paese ha vissuto lunghi periodi di instabilità politica, di guerra; la chiesa è sempre stata presente e vigile e si è impegnata a diffondere la cultura della pace e della non violenza, e, di fronte allo sfruttamento delle risorse, si è pronunciata anche per nella difesa del creato. Le scuole cattoliche hanno inserito nel loro programma anche l’insegnamento della “non violenza” a partire dalle elementari. La Conferenza Episcopale (C.E.T.) è attenta nel richiamare la bellezza dell’essere cristiani consapevoli, di avere il proprio paese da costruire e il dovere di essere testimoni e operatori concreti. Perciò ogni anno riunita in assemblea pubblica “Il messaggio di Na-

tale” dove puntualizza come il cristiano deve vivere e impegnare la propria vita. I temi variano secondo le difficoltà che il Paese sta vivendo, perciò si è parlato più volte di pace, di onestà, denunciando la corruzione. “Teniamo gli occhi fissi su Gesù Cristo che ha resistito fino in fondo a tutte le forme di tentazioni e di idolatria (Mt. 4,1-11) e, dunque, a tutte le forme di corruzione. Abbiamo la prova che la corruzione può e deve essere vinta. Il Signore è lui stesso con noi in questa battaglia, non dobbiamo aver paura di denunciare tutte le pratiche legate alla corruzione nelle nostre comunità cristiane e nella società. Non esitiamo ad offrire la nostra collaborazione a comitati quali “Giustizia e Pace”. Impegniamoci a vivere il secondo sinodo dei vescovi per l’Africa sul tema “Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace” (messaggio di Natale 2008). E sempre valorizzano il ruolo della donna: Nelle situazioni critiche le donne si mostrano spesso molto coraggiose e buone amministratrici, son capaci di resistere, essere forti, di provvedere alla vita della loro famiglia e sbrigarsela in ogni genere di difficoltà. Donne di buona volontà la lotta contro la corruzione, il salvataggio dei valori morali dipende molto da voi. Guardate per esempio l’impegno della vostra sorella Maggy, questa Burundese soprannominata la “madre di 10 mila orfani”, insorta quasi da sola, a rischio della propria vita contro


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Dalla missione l’odio intercomunitario e lo spirito di vendetta (Natale 2008). … il messaggio dell’ultimo natale 2013 era dedicato alla famiglia. “La famiglia è la cellula della società, è il luogo dove la persona si sviluppa e si realizza, è riconosciuta come il luogo ideale dove tutti i valori sono vissuti” … è nella famiglia che sboccia la vita, si sviluppano i bambini, si perfezionano i genitori. In Africa la famiglia ha sempre avuto un posto importante. È il luogo dove si acquisisce la propria l’identità. La famiglia nel progetto di Dio - è una realtà voluta da Dio così come la paternità e la maternità sono iscritte nel progetto di Dio … Il Sinodo dei Vescovi del 1994 si è ispirato al modello della famiglia per definire in Africa “la Chiesa come famiglia di Dio” aperta a tutti: Chi fa la volontà di Dio questo è mio fratello, sorella, madre” (MC 3.35). A questa premessa seguono le raccomandazioni: Ai governanti “a praticare una politica familiare degna e coerente che valorizza l’istituzione del matrimonio, facilita il compito del genitori, protegge i diritti dei bambini. Mettano in atto le misure adeguate per proteggere le famiglie dal punto di vista sanitario, sociale giuridico” … ad adottare il codice della famiglia che tarda ad essere applicato che dice: “vegliare all’eliminazione di tutte le forme di discriminazione riguardo alle donne, assicurare la protezione dei suoi diritti in tutti i campi della vita privata e pubblica … Ai genitori: ... “avete la grave responsabilità di crescere i vostri figli creando un’atmosfera che favorisca l’educazione integrale. È vostro compito educarli non solo con le parole ma con l’esempio della vostra vita dove regna l‘amore, il dialogo, l’unità …”. Alle comunità ecclesiali di base affidano: l’accompagnamento dei giovani che si preparano al matrimonio, il sostegno delle famiglie nelle difficoltà, attenzione alle persone più fragili: handicappati, anziani, orfani, vedove... A tutti date attenzione, affetto, con generosità sostenete incoraggiate, pregate …

Ricordi vivi Il titolo scelto per questa mia testimonianza vuole esprimere una mia ferma convinzione: “I ricordi sono vivi, quando ci accompagnano per tutta l’esistenza, “impastati” come sono con tutto quello che siamo e diventiamo lungo il cammino della vita”. Il mio percorso missionario è ricco di ricordi; essi risalgono a quasi 50 anni fa! Partono dal 1970, anno in cui sono partita in missione per la prima volta, destinazione Choubra, in Egitto, dove mi aspettavano numerosi bambini della scuola materna del luogo. Mi sono subito messa all’opera, con l’aiuto delle consorelle e delle insegnanti. Passati velocemente dieci anni, era arrivato il momento di cambiare… Nel 1983 mi è stato chiesto di partire in Ciad, a Chagoua, sempre come direttrice di una scuola materna. Con quanta apprensione ho iniziato questa nuova missione, così diversa da quella che avevo conosciuto in Egitto. Ma anche questa volta il Signore mi ha sostenuta; il coraggio e la gioia che Egli dona ai suoi evangelizzatori, ha travolto anche me. Mi sono subito sentita a casa. Il Ciad, stava uscendo da una terribile guerra civile, c’era molto da lavorare, in tutti i settori, ma soprattutto c’era bisogno di seminare la speranza. Mi è stata affidata una scuola di sessanta bambini, una seconda a Kabalaye con centocinquanta e una terza a Walia con


cinquanta. Una di queste bambine l’ho ritrovata, “quasi per caso”, mentre mi trovavo in Burkina. Diventata grande aveva intrapreso gli studi di ostetrica à Ouagadougou. I nostri sguardi si sono incrociati e lei vedendomi ha riconosciuto la sua maestra dei tempi della scuola in Ciad. Mi ha sorriso, mi ha chiamata per nome… ci siamo abbracciate con gioia.

Nulla va perduto di quanto si è fatto con amore, quando l’incontro con l’altro arricchisce di bellezza la nostra vita. Nel gennaio 1991, ho avuto il privilegio di essere presente alla visita in Ciad di papa Giovanni Paolo II. Ho visto allora l’entusiasmo della nostra gente e la loro fierezza di essere cristiani. Sento forte in me, l’esigenza di dire il mio GRAZIE al Signore per quanto mi ha dato da vivere lungo tutto il mio cammino missionario.

Il 6 maggio 2014

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l Celebrato il progetto “PescateCiad-Eritrea” giunto al 30° anno Era il lontano 1984 quando Suor Donata Ferrario, missionaria in Ciad, fece giungere un’accorata lettera del Vescovo di N’Djamena a Don Angelo Ronchi, l’allora Parroco di Pescate con cui era rimasta in contatto – in quanto la sua congregazione, le Suore Missionarie Nostra Signora degli Apostoli, aveva una sede nel vicino paese di Airuno. L’ennesima ondata di siccità accompagnata da una violenta carestia aveva investito la capitale del Ciad e con essa anche la scuola di Chagoua, dove Suor Donata operava: 70 bambini erano in pericolo. L’appello fu accolto da Federico Bonifacio, presidente della Biblioteca comunale di Pescate (Lecco), che organizzò un comitato per il “Progetto Pescate-Ciad”, raccogliendo in breve tempo i fondi necessari per ovviare all’emergenza grazie alla generosità dei cittadini. Il “Progetto Pescate Ciad”, si è protratto negli anni, si è ampliato, abbracciando il Corno d’Africa: l’Eritrea. Federico Bonifacio, uno dei fondatori del Progetto, ha presieduto l’evento, che ha visto la partecipazione di Don Angelo Ronchi, Parroco ai tempi della richiesta d’aiuto. Sono intervenute Suor Donata Ferrario con Suor Gianna Maria Mapelli per la parte del programma attinente al Ciad e Suor Abeba Ghebremicael, per la parte attinente all’Eritrea.


Dalla missione Un incontro significativo Per volere di Giovanni Paolo II l’11 maggio 1993, il cardinale Camillo Ruini, al tempo vicario per la Città di Roma, apre il processo diocesano per la causa di beatificazione di Paolo VI. La Consulta dei teologi della Congregazione della Causa dei Santi arriva a esprimere il suo parere favorevole soltanto il 10 dicembre 2012 e dieci giorni dopo Paolo VI assume il titolo di “Venerabile”. In maggio si diffonde la notizia dello sbocco della causa grazie ad una guarigione, scientificamente inspiegabile, da parte di un bambino ancora non nato ma con gravi e accertate malformazioni. Papa Francesco beatificherà il papa del post Concilio domenica 19 ottobre 2014.

Dall’ECCLESIAM SUAM

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l Giovanni Battista Montini viene eletto il 21/6/1963 prendendo il nome di Polo IV. Nemmeno un anno dopo pubblica la seguente lettera-enciclica, delineando le linee guida del suo pontificato: uscirà il 6 agosto 1964, precedendo esattamente di 14 anni la sua morte, intervenuta il 6 agosto 1978. l Noi siamo presi dal desiderio che la Chiesa di Dio sia quale Cristo la vuole: una, santa, tutta rivolta verso la perfezione alla quale egli l’ha chiamata ed abilitata. Perfetta nella sua concezione ideale, nel pensiero divino, la Chiesa deve tendere alla perfezione nella sua espressione reale, nella sua esistenza terrestre. È questo il grande problema morale che sovrasta alla vita della Chiesa, la misura, la stimola, la accusa, la sostiene, la riempie di gemiti e di preghiere, di pentimenti e di speranze, di sforzo e di fiducia, di responsabilità e di meriti (43).

Suor Sabina Sistopaolo in occasione della prossima beatificazione di Paolo VI, offre a tutti gli amici e lettori di Regina Apostolorum una foto ricordo di un incontro avuto a Castelgandolfo col Sommo Pontefice: “Giovanissima, rientrata da poco per un periodo di vacanza dal Ciad, insieme alla zia ebbi la gioia di vivere questo incontro significativo. Il Santo Padre rimase colpito dalla mia giovane età e eppure già ricca di esperienza missionaria. Mi ascoltò con grande attenzione e gradì molto il dono che gli offrii come segno del mio amore e della mia dedizione all’Africa, alla gente e ai bambini”. Sr. Sabina Sistopaolo, NSA


Ghana

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Luci e ombre Suor Attilia Bario ci scrive dal Ghana Una telefonata dall’Italia mi aveva sollecitato a scrivere qualcosa della mia vita qui, non avevo promesso nulla, ma alla sera arrivo in refettorio e trovo il nuovo Regina Apostolorum e allora …. Eccomi qui davanti al computer tentando di condividere quello che sto vivendo in questo periodo dopo il mio arrivo in Ghana. Stamattina

leggo Regina Apostolorum… felice di ritrovare Francesca, Christiana, Etta, Annick, ma soprattutto il messaggio del Papa per la giornata dei migranti e rifugiati “passare dalla cultura dello scarto alla cultura dell’incontro” è uno dei suoi leit motiv, insieme alla cultura della misericordia e l’invito ad uscire verso le periferie. Queste esortazioni sono anche all’origine di questo tempo sabbatico, di cui non finisco di ringraziare il Signore e le responsabili che lo hanno permesso, il bisogno grande di pregare, di accompagnare Papa Francesco, perché queste trasformazioni avvengano in ognuna di noi, nelle nostre comunità religiose e parrocchiali, nell’istituto per essere capaci di convertire le nostre opere e stili di missione a beneficio delle donne, dei bambini e dei giovani delle periferie d’oggi.

Non solo inglese… Al mattino, dopo lodi, Messa e colazione, frequento la prima ora del corso d’ingle-


Dalla missione se nelle diverse classi, che corrispondono alle nostre medie. Poi torno a casa per approfondire in inglese la parola di Dio del giorno: la liturgia è diventata il mio libro di testo; nel pomeriggio, mi intrattengo con le nostre interne per esercitare la lingua, le ragazze sono splendide maestre e non me ne perdonano una! Purtroppo la mia memoria è veramen-

Passaggio al campo profughi

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l È più di un mese e mezzo che sono arrivata qui con il foglio ingiallito strappato dal quaderno di uno studente del campo rifugiati visitato due anni fa durante il consiglio plenario del nostro Istituto. Sul foglio ci sono i nomi del responsabile del campo di allora, del rappresentante dei giovani studenti, di una ragazza animatrice dei ragazzi, della responsabile delle donne della comunità cristiana, ostetrica di professione che continua a far nascere i figli del campo. Con un breve SMS annuncio il mio ritorno. Grazie all’aiuto di una delle suore che

conosce il francese ho ripreso i contatti con i giovani del campo ed ho scoperto una ragazza splendida, con la quale abbiamo subito simpatizzato. In poche parole mi condivide la sua esperienza e il suo desiderio di aiutare le persone al campo profughi: «… qui al campo viviamo una situazione davvero difficile sotto le tende: i viveri a volte non arrivano, molti sono quelli che, per mancanza di cibo e di medicine, abbiamo sepolto l’anno scorso. ABBIAMO PERSO TUTTO: la casa, il paese, i genitori, i nostri figli, ma Dio ci ha tenuto in vita e ci

ha donato l’intelligenza per cercare come migliorare le nostre condizioni di vita. Mi sono guardata attorno, ho visitato tutte le tende, ho condotto delle ricerche sui bisogni delle diverse categorie di persone, e abbiamo creato un’associazione, il cui fondatore è Gesù Cristo. Abbiamo pensato a dei piccoli progetti da realizzare qui al campo”. Nelle sue parole, nessuna espressione di odio o di vendetta, ma solo la volontà di costruire un futuro migliore per tutti. Con le suore abbiamo cercato di valutare i diversi bisogni che questa ragazza ci ha sottoposto. Il più


25 te stanca. Ma la relazione va al di là della lingua. Naturalmente ho già parlato loro in inglese dell’infanzia missionaria e anche qui ho già fatto un sacco di rosari, tra cui le decine colorate a braccialetto secondo i colori del rosario missionario, davvero carini! Concludo con un forte abbraccio di pace a tutte/i. by sister Atti

urgente ci è sembrato quello del cibo per garantire una salute migliore con la possibilità di avere delle medicine per curarsi. Due anni fa, dopo la nostra prima visita al campo con tutte le Superiore provinciali NSA, ognuna di loro offrì qualcosa e questo ci aveva permesso di rispondere ad un loro bisogno urgente: la macchina per macinare la manioca da cui traggono l’attiéké, l’alimento principale nel sud della Costa d’Avorio. Ora aggiungeremo altre macchine per la lavorazione ed in più, qualche bacinella, pentole e carriole per il trasporto, tutto l’occorrente per facilitare la produzione e la vendita. Inoltre provvederemo all’acquisto di un congelatore che possa contenere una buona scorta

di pesce, di modo che non abbiano da correre spesso in città per acquistarlo. Al villaggio vicino chiederanno una parte del terreno per poter piantare la manioca. Con la suora abbiamo fatto il giro dei magazzini più grandi per vedere i prezzi ed ho visto che con 2.000 euro è possibile realizzare il tutto. E per questi progetti che utilizzerò quanto mi avete donato prima di partire. A nome di tutte noi e di loro che credono davvero che un mondo migliore è possibile e che vogliono partecipare a costruirlo soprattutto con lo sguardo fisso a quanti soffrono più di loro! Sono rimasta d’accordo con loro di passare una giornata intera al campo condividendo i disagi, le speranze, le angosce, ma

soprattutto questo desiderio forte di VITA, la loro grande FEDE che li spinge al SERVIZIO dei più deboli. Per gli anziani, che non possono più lavorare, gli ammalati, rimasti soli e che non hanno più la forza di alzarsi e quindi procurarsi cibo o lavarsi, stiamo vedendo con le comunità di quartiere (ricostituitesi nel campo rifugiati) come organizzare un’assistenza migliore. Ci sono poi i bambini, siamo riusciti ad organizzare la scuola elementare: gli studenti universitari sono diventati i maestri, ma mancano forniture, libri, quaderni, e soprattutto assicurare loro una colazione nutriente perché i bambini possano seguire le lezioni e non addormentarsi sfiniti in classe.


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Adesso parliamo noi

G

aleotta fu la cena e chi vi partecipò… proprio così…. Una semplice serata di convivialità tra amici si è trasformata inaspettatamente in un bell’impegno missionario e di fronte alla tenera e semplice richiesta di dare la nostra disponibilità ad entrare a far parte dell’Equipe della Scuola della Parola che da anni si organizza a Feriole (PD) ogni terza domenica del mese, io e mio marito, ci siamo guardati e senza tanto pensarci su ci siamo trovati a rispondere subito e anche un po’ da incoscienti … perché no? Con trepidazione, con timore anche di non essere all’altezza ma SI, ASSOLUTAMENTE SI, eccoci. Il nostro cammino di fede individuale nasce in gioventù nella nostra parrocchia di

Tencarola nei gruppi di Azione Cattolica. Abbiamo prestato per anni servizio come animatori nei vari gruppi ACR e giovanissimi per poi dedicarci anche singolarmente ad ambiti di testimonianza cristiana al di fuori della parrocchia … in Diocesi per Orlando e in ambiti sociali per me nel mondo della cooperazione sociale. Abbiamo sempre pensato che, per poter e essere dei testimoni credibili, fosse importante curare la nostra crescita spirituale e abbiamo avuto la fortuna di conoscere personalmente fratel Carlo Carretto e di vivere vari momenti e incontri preziosi

I LAICI INCONTRANO I MISSIONARI E TROVANO LA

FRATERNITà

nella sua comunità di Spello. Lì abbiamo imparato la forza della preghiera e del silenzio, lì abbiamo condiviso con altri forti emozioni e siamo stati sedotti da Lui, il Signore, vera luce del mondo. Conserviamo con emozione e come un tesoro prezioso la frase che fratel Carlo ci ha scritto sulla Bibbia: “Se sarai fedele alla Parola, conoscerai la pace e la gioia…”. È su questa rotta che abbiamo cercato di condurre la nostra famiglia ammettendo anche le nostre fragilità e povertà ma sempre pronti a rimetterci in discussione, a rialzarci e a riprendere il cammino ver-


27 so un Dio misericordioso e amorevole. Conosciamo la SMA-NSA da quando più giovani partecipavamo alla Scuola di Preghiera e ci siamo sempre sentiti molto legati a questa comunità. Abbiamo sempre apprezzato la gioia, l’accoglienza, la semplicità di questi missionari e missionarie. La missionarietà è cercare gli ultimi e i bisognosi anche qui tra noi, nella nostra società e nei luoghi dove viviamo e attraverso il nostro amore e la nostra accoglienza rendere testimonianza a Colui che è più grande di tutti nella misericordia, nell’amore e nel dono di sé per la salvezza degli uomini. Abbiamo sempre mantenuto forte il legame con la nostra parrocchia e in base anche alle esigenze dei figli che

e ha lanciato alla comunità parrocchiale, durante la quaresima di quell’anno, un impegno di sostegno a distanza che doveva, in teoria, concludersi poi a Pasqua. L’idea, che si è poi rivelata molto buona, è stata quella di chiedere a tutte le persone (bambini, adulti, vecchi, coppie, ecc.) di impegnarsi a donare mensilmente la cifra che ognuno poteva dare (anche pochissimi euro) lasciando poi al gruppo parrocchiale il compito di mettere insieme anche più persone che insieme avrebbero coperto l’importo mensile necessario per sostenere a distanza un bambino. La proposta ha avuto un grande riscontro e prosegue ancora oggi dopo tutti questi anni con circa 200 persone coinvolte e ben 160

crescevano abbiamo sempre fatto attività parrocchiale, ma io in particolare da qualche tempo sentivo il bisogno di un po’ di freschezza, di cambiamento e mi sono riavvicinata alla SMA. Mai avrei pensato che fosse il primo passo per ritrovarci poi come coppia a riprendere un’attività di animazione… ma soprattutto di farlo, sembrerà strano, per la prima volta insieme. Forse però senza saperlo già sentivamo questo richiamo missionario sin dall’anno 1996 (ben 18 anni fa!) Orlando ha coinvolto un piccolo gruppo di persone

bambini sostenuti. In questo modo abbiamo avuto adesioni anche da parte di bambini o anziani che con gioia e generosità si sono impegnati a versare anche solo 3 o 5 € …. Che bello vedere la gioia nei loro occhi quando consegniamo la foto o le lettere dei loro amati fratelli o sorelle lontane. La missionarietà come la solidarietà va vissuta e allora ti prende il cuore. Grazie all’esperienza della Scuola della Parola, ci siamo così rimessi in gioco, e ora condividiamo questo cammino con un gruppo di amici che ci hanno subito accol-


Adesso parliamo noi

I CARE (dall’inglese: mi interessa, mi sta a cuore)

Orlando e Daniela

to, dato fiducia e affetto. Lavorare insieme comporta anche un allenamento particolare nel saper ascoltare, condividere, accettare opinioni diverse, accettare di essere messi in discussione… tutte cose che con i padri SMA e le suore NSA cerchiamo di fare insieme. Stiamo incontrando e conoscendo tante di quelle persone straordinarie, storie straordinarie e avvenimenti straordinari che il nostro cuore e la nostra mente sono continuamente sollecitati e in trepidazione. È sincero il nostro grazie a tutti per la ricchezza che stiamo sperimentando e di cui siamo spesso partecipi. Concludiamo, se vi dovesse capitare di invitare a cena due cari amici…. Fate attenzione… se poi si tratta di una padre SMA e di una suora NSA ancora più attenzione. Se poi questi si dovessero chiamare p. Toni e sr. Marta …DUBITATE GENTE DUBITATE… Una semplice cena tra amici si potrebbe trasformare in un bell’impegno. Daniela e Orlando dell’equipe Scuola della Parola

Padre Lorenzo

I CARE nasce nel dicembre 2010. È una proposta formativa per animatori dei gruppi giovanissimi e giovani. Una proposta che aiuta gli animatori provenienti dalle diverse realtà parrocchiali della diocesi, ad incontrarsi tra di loro, condividere le loro esperienze, il loro impegno nelle rispettive parrocchie. Una partecipante del primo nucleo di ragazzi ci ha lasciato la sua testimonianza; eccone una parte. (articolo di Sara Fabbris apparso nel “Il Campo” n. 111, pp 21-22, marzo 2011)

Il primo incontro

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l Il primo incontro mi ha un po’ spaventata, in quanto niente sembrava aver a che fare con ciò che avevo immaginato. È stato bello e illuminante per me scoprire come, senza grandi giri di parole, anzi, con molta chiarezza e fluidità trovino spazio, in un libro antico come il Vangelo, temi di grande attualità. Sono arrivata alla conclusione che, per formare un


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I CARE - WEEK END-APRILE 2014 Ci troviamo nella comunità SMA-NSA di Feriole. Il gruppo I Care si riunisce regolarmente ogni mese. Due animatrici del gruppo ci comunicano il vissuto di un fine settimana. La cena condivisa dà inizio al nostro incontro di due giorni. Siamo contenti di

animatore, bisogna formare in primo luogo la PERSONA che riveste questo ruolo (io stessa): è essenziale che dentro di sé, nel terreno del suo cuore, vengano assimilati i concetti essenziali e crescano delle convinzioni che riguardano il rapporto con l’ALTRO. (…) incontrare ragazzi che stanno vivendo la nostra stessa esperienza e di stringere nuove amicizie con cui potersi confrontare: credo che questa sia la ricchezza più grande che possiamo acquisire.

ritrovarci; sappiamo che il tempo che trascorreremo insieme sarà un’occasione per regalare “spazi nuovi” alle nostre vite. La serata ha come centro il vangelo di Luca (22, 31-34; 54-62) e quattro sono i segni che ci accompagnano: un setaccio, un fuoco acceso in cortile, una sveglia, elemento moderno che rappresenta il gallo del Vangelo ed il volto di Gesù che ci accoglie nell’esperienza della riconciliazione. È questo sguardo profondo, intenso che desideriamo incontrare, che cerchiamo, ciascuno nel cammino che sta compiendo. Nel silenzio e nel buio della notte riflettiamo su ciò che sentiamo più importante per noi, su quanto desideriamo trattenere perché ci “riempie” e quello che invece vogliamo lasciar andare perché inutile e superfluo. Ci identifichiamo in Pietro nel momento in cui proviamo la paura di fidarci, di riconoscere l’Amore senza limiti di cui Gesù è capace. L’esperienza di Pietro ci tocca da vicino in quel cortile in cui rinnega il suo Maestro; ci mostra un uomo che, raggiunto dallo sguardo di Gesù, lascia ogni sua difesa e si scioglie in un pianto sincero. L’abbraccio che ci scambiamo al termine della celebrazione dice il nostro desiderio di sentirci avvolti, accompagnati da un Amore che supera ogni nostra capacità di capire, che ci invita a lasciare le nostre resistenze per abbandonarci ad una vita più ricca e più vera. Ci svegliamo il giorno seguente, condividendo una frugale colazione e la preghiera del mattino, salutando chi parte, accogliendo chi arriva, e incontrando altri amici frequentatori della casa. Che bello, è appena mattina e quanti volti già abbiamo incrociato e quanti ancora ci aspettano! Siamo tutti curiosi e col cuore


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Adesso parliamo noi

UNA BENE aperto a nuove esperienze perché sappiamo che oggi ci sarà una “gita” fuori porta, un piccolo pellegrinaggio a Terranegra luogo dove si riunisce per la messa, la comunità africana francofona di Padova. Ci fanno da guida i nostri amici africani Pierre e Modeste che frequentano con noi il gruppo I Care di quest’anno. Arriviamo e inizia subito la messa: un’esplosione di danze e di colori. Le nostri voci e i nostri canti si uniscono a quelli della comunità, in quel piccolo spazio, sembra sia riunito un pezzo di mondo. Siamo tutti davanti al Signore, non esistono più distinzioni, distanze e appartenenze, siamo delle persone, a volte deboli, con paure, ma con questa grande certezza nel cuore: in quel pezzo di pane che stiamo ricevendo, c’è Colui che dà senso alla nostra vita e che non finiremo mai di ringraziare. Il celebrante alla fine della messa ha invitato tutti a condividere il pranzo e, succede un po’ come nel Vangelo, il cibo è bastato per “sfamarci” tutti. La condivisione dell’Eucarestia, e successivamente quella dei piatti tipici: africani e italiani, intervallata da racconti, esperienze, curiosità culturali e tradizionali delle varie etnie presenti, è stata un altro abbraccio che ci ha toccato il cuore, un sentirci uniti, fratelli e sorelle nel Signore. Giovanna e Cecilia

Salve a tutti! Mi chiamo Sara e ho 26 anni. Quest’anno ho iniziato a partecipare ad Airuno (CO) agli incontri mensili sulla Parola di Dio, tenuti da padre Giampiero e da suor Martina. Ho conosciuto suor Martina lo scorso anno, durante il periodo di Avvento, quando ha suonato alla mia porta per la benedizione delle case. In quell’occasione le ho chiesto se aveva delle proposte per i giovani: momenti di catechesi o di servizio. Lei mi ha proposto di partecipare a degli incontri mensili in cui veniva meditata la Parola di Dio, e più precisamente la Lettera di san Paolo ai Filippesi. Ho accolto questa proposta come fosse stata una risposta del Signore, perché ero


EDIZIONE alla ricerca di momenti di fraternità in cui potessi condividere con altre persone la mia fede, avvicinare maggiormente la Parola di Dio o mettermi a servizio dei più bisognosi. Sentivo forte questo desiderio in me … Poter partecipare a tali momenti è davvero una grande grazia. Innanzitutto, è possibile conoscere più da vicino la Parola di Dio! Questo non significa “decifrarla” o capirla esattamente da un punto di vista teologico, ma semplicemente avvicinarsi di più al Signore e rendersi conto che quello che diceva a migliaia di persone duemila anni fa, ora lo sta ripetendo a noi, parlando direttamente al nostro cuore! È una grazia grande! Lo stare insieme ad altre persone e partecipare insieme alla santa Messa, è un momento bellissimo, che ci unisce profondamente e ci fa sentire parte di una grande famiglia, il cui Padre è Dio! Lo svolgersi degli incontri avviene infatti con semplicità ed in fraternità, condividendo, non solo la fede, ma anche ciò che ognuno di noi può dare o offrire, mettendoci impegno e l’amore! Questo è ciò che si chiama: Chiesa, persone differenti tra di loro, ognuna con le proprie croci e sofferenze, gioie e speranze, che si mette in cammino per una conoscenza più profonda di Gesù e del Suo Amore! Ciò che desidero esprimere dal più profondo del mio animo è un GRAZIE di cuore a Dio e a Maria per questo grande dono! Sara

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Santa Vergine Maria, Regina degli Apostoli, accresci in me lo zelo per le anime e il desiderio ardente di rivelar loro il vero volto del tuo Divin Figlio. Ottienimi la grazia di farlo conoscere come Egli lo desidera, ai poveri come ai ricchi, ai piccoli come ai grandi, ai semplici come ai sapienti. Preservami dalla timidezza che paralizza come pure dell’arroganza che rischia di chiudere i cuori. Accresci in me la tua delicatezza, la tua discrezione, e nel contempo la santa audacia dell’Apostolo. Fa ch’io conti di più sulla potenza dello Spirito Santo, che sulle mie capacità a trasmettere la Parola di Dio attraverso la mia parola umana, e la vita di tuo Figlio, attraverso la testimonianza della mia propria vita. AMEN

Evangelizzatori con Spirito vuol dire evangelizzatori che si aprono senza paura all’azione dello Spirito Santo. A Pentecoste, lo Spirito fa uscire gli Apostoli da se stessi e li trasforma in annunciatori delle grandezze di Dio (…) Lo Spirito Santo, inoltre, infonde la forza per annunciare la novità del Vangelo con audacia, a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente. Invochiamolo oggi, ben fondati sulla preghiera, senza la quale ogni azione corre il rischio di rimanere vuota e l’annuncio alla fine è privo di anima. Gesù vuole evangelizzatori che annuncino la Buona Notizia non solo con le parole, ma soprattutto con una vita trasfigurata dalla presenza di Dio. (EG 195)


ono e lotta si iscrivono entrambi nelle carte segrete eppure palesi. La libertà, la paghi con tutto te stesso - perciò chiama libertà quella che, mentre la paghi, ti consente di possedere te stesso sempre di nuovo. A questo prezzo entriamo nella storia, tocchiamo le sue epoche. Dov’è lo spartiacque tra generazioni che non hanno pagato abbastanza e generazioni che hanno pagato troppo? Noi, da che parte siamo? La storia stende sopra la lotta delle coscienze uno strato di eventi, in questo strato vibrano vittorie e sconfitte. La storia non le riscopre, anzi le fa risaltare. Debole è il popolo quando acconsente alla sconfitta, quando dimentica che è stato chiamato a vegliare fino a che giunga la sua ora. Le ore ritornano sempre sul grande quadrante della storia. Ecco la liturgia degli eventi. La veglia è parola del Signore e anche parola del Popolo, che accoglieremo sempre di nuovo. Le ore diventano salmo d’incessanti conversioni. Andiamo a partecipare all’Eucaristia dei mondi. O terra che non cessi d’essere un atomo del nostro tempo. Imparando la nuova speranza, noi traversiamo questo tempo verso una terra nuova. E t’innalziamo, o antica terra, come frutto dell’amore delle generazioni l’amore che ha superato l’odio. Giovanni Paolo II Il brano è tratto da “Memoria e Identità. Conversazioni a cavallo dei millenni”, la cui terza e quarta parte sono intitolate “Pensando patria” e “Pensando Europa”.

appuntamenti

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appuntamenti

La libertà - una continua conquista. Non può essere soltanto un possesso! Viene come un dono, ma si conserva mediante la lotta.

Il Convegno si svolgerà a Sacrofano (Roma) dal 20 al 23 novembre 2014

uscire incontrare donarsi

“Pensando patria”

Si tratta di un evento di particolare rilievo per la Chiesa in Italia la quale, facendo proprio l’invito di Papa Francesco ad “uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo” (EG 20), avverte forte l’esigenza di liberarsi da certi stereotipi sulla missione che negli ultimi anni ne hanno affievolito lo slancio. In questa prospettiva ci si aspetta anche un significativo contributo per il Convegno Ecclesiale Nazionale che si svolgerà a Firenze il prossimo anno.


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