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Regina Apostolorum nsa

Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli

Sped. in abb. post. art. 2 路 Comma 20 lettera C 路 Legge 662/96 - Milano

Rivista Trimestrale Anno 28

MARZO 2015 路 N

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Speciale BURKINA FASO MISSIONARIA SEMPRE E OVUNQUE NSA: NUOVI STILI DI ANNUNCIO

LA PASQUA DI UN MISSIONARIO


online il modulo da compilare dettagliatamente

Il COMIGI è aperto ai giovani a partire dai 17anni di età. Per informazioni potete rivolgervi alla comunità SMA-NSA di Feriole (Teolo)-PD Tel. 049 99 00 494 e-mail: smansa.feriole@gmail.com

APPUNTAMENTI

APPUNTAMENTI Sono aperte le iscrizioni al CoMiGi


Editoriale

Giornata di preghiera e digiuno C

ome ogni 24 marzo si celebra la Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri. Quest’anno è particolarmente significativa per due motivi: l primo il recentissimo eccidio di 21 cristiani copti egiziani, giustiziati finchè pregavano ripetendo “Signore Gesù Cristo” dai miliziani dell’ Isis in Libia, lo scorso 15 febbraio. Il patriarca Tawadros II ha annunciato di averli già inseriti nel Sinassario dei martiri della chiesa cattolica orientale. Il secondo riguarda proprio il vescovo Oscar Arnulfo Romero, Arcivescovo di san Salvador caduto per mano di un cecchino di destra mentre celebrava la messa proprio il 24 marzo del 1980: mons. Lombardi, capo ufficio stampa del Vaticano ha annunciato il 2 febbraio la sua canonizzazione perché caduto “in odio alla fede” proprio il 24 marzo del 1980, uomo amatissimo e che da tempo il popolo latino-americano invoca come San Romero de America. In un’intervista resa in questi giorni alla giornalista Valentina Alazeaki dell’emittente messicana Televisa, papa Francesco parla del suo secondo anniversario di pontificato, delle numerose questioni problematiche del paese centro-ameri-

cano (dal narcotraffico, alle migrazioni, alla difficile situazioni delle famiglie) che gli fanno manifestare il desiderio di compiere un viaggio in Messico. Francesco, a sorpresa, con una semplicità che spiazza, le confida che gli manca di poter girare liberamente, magari per poter andare in pizzeria senza essere riconosciuto. Ma il tempo a disposizione non sembra essere molto. Francesco ammette di avere la sensazione che il suo sarà un Pontificato breve, ma afferma anche di potersi sbagliare. Il suo tempo come il tempo di ciascuno su questa terra, è un tempo limitato, a scadenza, a contratto diremo oggi. La provvisorietà però non sembra spaventare Francesco anzi, lo stimola ad imprimere maggior ritmo al suo tempo, ad avere un’agenda fitta di cose buone da fare, da dire e, più che altro, d’incontri da programmare. Incontrare l’altro fa incontrare il Creato e le sue Bellezze, e la grandezza più alta, l’Amore di Dio. Incontrare e conoscere l’altro, incontrare e rispettare il Creato, incontrare e amare Dio, dilata il nostro tempo, lo fa diventare prezioso, speciale e unico. Lo trasforma in tempo eterno. La Redazione


La Pace a tutti i costi Tu non uccidere Ci siamo accorti che non basta essere custodi della pace e neanche uomini di pace nel nostro intimo, se lasciamo che altri ne siano i soli testimoni. Come cristiani dobbiamo essere in prima linea nello sforzo comune verso la pace. Davanti per vocazione, non per paura. Quando fa buio, la lampada non la si mette sotto la tavola. Opponendo guerra a guerra, violenza a violenza non si fa che moltiplicare le rovine. Il cristiano è contro ogni male, non fino alla morte del malvagio, ma fino alla propria morte, dato che non c’è amore più grande che quello di mettere la propria vita a servizio del bene del fratello perduto. Vince chi si lascia uccidere, non chi uccide. La storia della nostra redenzione si apre con la strage degli Innocenti e si chiude con il Calvario. Un cristiano deve fare la pace anche quando venissero meno le ragioni della pace. Al pari della fede, della speranza e della carità, la pace è vera beatitudine, vale a dire quando incomincia a sembrare follia davanti al buon senso della gente ragionevole. Don Primo Mazzolari

Rivista Trimestrale Anno 28. n. 1 Direttore Responsabile: Sr. Fiorina Tagliabue Autorizz. Tribunale di Varese n. 185 del 5.10.1966 Sped. in abb. post. art. 2 Comma 20 lettera C Legge 662/96 - Milano

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Sommario Vita nsa

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MISSIONARIA SEMPRE E OVUNQUE

NSA in uscita…

Adesso parliamo noi

… ci hanno aiutati ad entrare nel REGNO DEI CIELI 22

Una visita tanto attesa NSA: Nuovi Stili di Annuncio

Dalla missione

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Una casa un tetto…

Una casa che accoglie

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Un VIAGGIO RICCO di … ESPERIENZE dal BURKINA FASO RICORDARE per rivivere La RIVOLUZIONE dei MESTOLI DI LEGNO

PERCHÉ una nuova rubrica su Regina Apostolorum? 24

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UN GIARDINO DA CUSTODIRE: la salvaguardia del creato NON SOLO PANE alla tavola di Dio con gli uomini

La PASQUA di un MISSIONARIO 31


Vita nsa

MISSIO SEMPRE E


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Intervista rilasciata da suor Annarosa Crippa alla vigilia della sua partenza per l’Argentina Sr Annarosa e

la mamma

ONARIA OVUNQUE


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Vita nsa Carissima Annarosa, ti prepari a ripartire in Argentina dopo un lungo tempo di permanenza in Italia, come vivi questo nuova partenza? Questa partenza mi ha raggiunta quasi di sorpresa, un grande dono che mi ha riempita di stupore e di gioia. Non nego che quasi iniziavo a dubitare della possibilità di ripartire mi dicevo: ormai … alla mia età! Ho avvertito con potenza che il Signore mi stava chiamando indicandomi il cammino da seguire - non è stato necessario pensarci due volte! Egli era lo stesso, la stessa voce che mi aveva chiamata e inviata più di 40 anni fa. La sua fiducia in me, il suo amore e la sua fedeltà, fanno cadere ogni mio dubbio e timore e mi riempiono di energia nuova e di vita. La mia vita gli appartiene da sempre sono felice di rimettermi in gioco, è l’unico modo che ho per ringraziarlo: Eccomi, sono pronta! Annarosa, molte persone-insistono dicendo: perché partire per terre lontane quando ora c’è tanta necessità anche qui da noi? Come suora missionaria come rispondi? Certamente questa domanda la pongono coloro che non sono mai partiti in missione. È diverso per chi ha un’esperienza missionaria e la porta nel cuore come luce per le sue scelte e per il suo cammino. Per me, non è questione di luogo, di terre lontane, qui o là, per me si tratta di fedeltà alla mia vocazione missionaria. Qualche giorno dopo il funerale di mia mamma, la gente in paese mi chiedeva: “Ora cosa farai? Tornerai in Africa, o in Argentina?” In cuor mio ho pensato: la mia gente mi conosce, sa chi sono: una religiosa missionaria. E Dio si serve di loro, del suo popolo, per riconfermarmi in questa mia vocazione, che è ormai la mia identità. In questi anni in Italia, al servizio dell’I-


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Annarosa ci lascia questo breve messaggio • Ai ragazzi: Non imparate il catechismo solo con la testa ma anche con il cuore: è lì che Gesù vi parla e vi chiama. • Agli adolescenti e ai giovani: io parto, ma voi non restate… Dio ha bisogno di voi. • Ai laici adulti: Non temete di prendere nuove iniziative per rispondere alle situazioni attuali che vedete. Siamo popolo di Dio in cammino e lo Spirito cammina con noi. • Ai sacerdoti e alle suore: non disperdiamoci in tante cose che altri possono fare. Facciamo fiducia … e curiamo l’essenziale che il Signore ci affida.

stituto, delle mie sorelle anziane, accompagnando mia madre inferma, incontrando i giovani della pastorale giovanile o i ragazzi del catechismo, ho capito, non senza fatica, di essere missionaria non meno di quando ero in Africa. In questi anni trascorsi in Italia, come hai visto e vedi la Chiesa a livello delle nostre parrocchie? Vedo una chiesa ricca di tante persone di fede, di generosità, di disponibilità e di impegno, vedo giovani assetati della Parola di Dio. Questi non sempre trovano come dissetarsi, dove incontrarsi, con chi condividere e pregare … Chiamati a confrontarsi con i non credenti o con credenti di altre confessioni, sentono l’esigenza di conoscere maggiormente la loro fede in Gesù, di approfondire la Sua Parola per poi testimoniarla. Nelle nostre comunità, ci frenano molto il rinnovamento e la partecipazione, in particolare di coloro che riteniamo diversi o lontani ... Auspico comunità attente all’ascolto, sensibili e aperte all’ecumenismo, capaci di riconoscere lo Spirito all’opera nelle altre culture e religioni. Ci sono persone che da tempo ormai condividono i nostri luoghi di vita e forse aspettano uno spazio più grande di partecipazione nelle nostre parrocchie. Papa Francesco ci sta indicando con forza i mezzi e la via: aprirsi, uscire, incontrare tutti, camminare insieme perché lo Spirito faccia nascere comunità fraterne e solidali…dove c’è scambio di doni e le differenze non fanno paura esse apportano vitalità e novità. Infondo “la Chiesa esiste per evangelizzare” (E.N.) …. Per collaborare al sogno di Dio di fare dell’Umanità tutta, la sua famiglia. Grazie, carissima sorella, ti auguriamo buona missione.


Vita nsa Le partecipanti al Consiglio Plenario - NSA

NSA in uscita… Una visita tanto attesa D al 19 al 22 febbraio, la nostra comunità SMA-NSA di Feriole ha avuto la gioia di accogliere venti suore NSA, responsabili delle nostre missioni nel mondo. Erano reduci da quasi un mese di Consiglio Plenario, un momento importante per la vita del nostro Istituto, dove nell’arco di 5 anni le responsabili delle diverse Provincie organizzano 3 incontri, ogni volta in un Paese diverso, per fare una lettura del percorso fatto nel periodo intercorso dall’ultimo Capitolo Generale in vista della missione che ci è affidata e rispondere alle nuove sfide che emergono rispondenti al nostro carisma, nelle diverse realtà sulla missione e per ritrovarsi fraternamente. Quest’anno le abbiamo ricevute in Italia, a Tavernerio (CO), nella casa di accoglienza dei Padri Saveriani.

Sono stati giorni importanti e vissuti intensamente. Proprio per questo, per concludere degnamente il soggiorno, occorreva un buon tempo di incontro con il territorio: le comunità di suore NSA presenti nell’Italia del nord e la visita ad alcuni gioielli del nostro bel paese. Qui in Veneto le suore sono arrivate il 19 febbraio, a Monteortone, dove avrebbero alloggiato. Vederle scendere una a una dal pullman, sorridenti, colorate, un po’ infreddolite, ma piene di entusiasmo é stata una grande emozione. Alcune non le conoscevamo ancora, altre non le vedevamo da tempo... Ma siamo tutte “sorelle” nella stessa vocazione missionaria ed il clima era proprio da ritrovo familiare: baci, abbracci, risate e un pranzo condiviso in chiacchiere e allegria! Il pomeriggio l’abbiamo dedicato alla scoperta della bella città di Padova, dove


9 ridere, scherzare e condividere esperienabbiamo anche partecipato ad una speciaze tra loro, con i padri, con la gente e in le messa multietnica proprio nella Basililingue diverse... Davvero un bel momento ca di S. Antonio. Hanno celebrato alcuni di unità e incontro gratuito ed arricchente! padri SMA della nostra comunità e la noL’ultimo giorno quasi tutte le suore sono stra corale si é esibita in canti africani. ripartite per i rispettivi Il giorno successivo lo Paesi, dove la missione abbiamo dedicato alla È stato come immergersi continua. Due suore, sr visita di Venezia. La nebbia e il freddo mattutino in un mondo in miniatura. Claudette e sr Hortanse, sono rimaste con noi. non hanno scoraggiato le Suore di diversi paesi Hanno dato la loro tesuore, anzi, era di sicuro stimonianza la sera alla interessante per la gente con colori diversi e festa amici SMA-NSA. ed i turisti vedere questo parlando lingue diverse Dopo una coinvolgenvariegato gruppo di suore messa multilingua, le energiche e gioiosamenmostravano la bellezza tesuore hanno parlato delte rumorose. Un momenla loro vita missionaria: to forte della mattinata di avere in comune la inizi sempre entué stata la visita guidata solida base di una scelta degli siasmanti e intensi, della in tre lingue alla Basilica di S. Marco. Un alto di vita per Dio e la per la gioia di incontrare nuovi popoli, del cammino con momento di riflessione, missione. la chiesa locale e dei moammirazione e preghiera menti difficili. Commodavanti a questa grande vente é stato ad esempio il racconto delopera d’arte concepita proprio come una la situazione calda in Niger, a causa del storia di salvezza per tutti gli uomini. fondamentalismo islamico, dove le nostre Nel tardo pomeriggio siamo finalmente suore, così come i padri SMA, vivono e laarrivate nella nostra comunità di Feriovorano per la buona convivenza e la pace. le, dove le suore hanno incontrato i paQuesti tre giorni sono stati un tempo fordri SMA e alcuni amici della comunità te per noi. È stato come immergersi in davanti ad un’ottima cena. Era incredibiun mondo in miniatura. Suore di diversi le vedere le suore di ogni paese parlare, paesi con colori diversi e parlando lingue diverse mostravano la bellezza di avere in comune la solida base di una scelta di vita per Dio e la per la missione. Emozionante vedere la gioia, la pace e l’entusiasmo di stare insieme, di ritrovarsi, di incoraggiarsi nel cammino. Questo incontro ci ha allargato il cuore e permesso di tessere e ritessere ancora i legami con le nostre suore e attraverso loro, i nostri popoli nel mondo. Abbiamo respirato ancora una volta la bellezza della vocazione missionaria che ci unisce, di essere suore NSA, insieme per la missione. Sr Giuliana Bolzan, NSA Basilica di S. Antonio, Padova.


Dalla missione

Una casa un tetto… ccoglie Una casa che accoglie

A

scoltando il Papa ci siamo abituati a sentirlo spesso parlare di “periferie” cioè di luoghi o situazioni di umanità sofferente, dove la Chiesa non può rimanere assente se vuole essere fedele al Vangelo. Una “periferia” è anche la “Casa Samuele”, struttura che le Suore NSA della comunità di Fada N’Gourma (Burkina Faso) hanno creato per venire incontro al problema dei ragazzi di strada. In un Paese africano dove il villaggio e la sua organizzazione sociale tipicamente comunitaria sono ancora predominanti può sembrare strano che ragazzi e adolescenti abbandonino la famiglia per ritrovarsi poi sulla strada. Eppure è così, segno forse che i tempi stanno cambiando o che, semplicemente, ovunque

esistono uomini e donne che non sanno o non vogliono incarnare i valori della società nella quale vivono. E succede, come in tanti altri Continenti, che a pagare siano i più fragili ed indifesi: i bambini, i ragazzi, i giovani. Che cosa spinge un ragazzo ad allontanarsi dalla sua casa, dalla sua comunità? L’attenzione, l’ascolto, l’analisi hanno evidenziato varie cause di cui gli animatori tengono conto nel loro percorso di formazione che tende al reinserimento del ragazzo o della ragazza finito sulla strada. Le attività di “Casa Samuel” dei primi mesi riguardano l’accoglienza, la formazione e l’accompagnamento. Nel corso del 2014 sono stati ospitati 10 ragazze e 9 ragazzi di età fra i nove e di 17 anni.


11 Le ragazze Le ragazze sono spinte sulla strada dal rifiuto del matrimonio precoce, forzato, le violenze domestiche, la fuga e la paura del ritorno in famiglia. La sensibilizzazione fatta circa i diritti dei ragazzi ha permesso a queste ragazze di rifiutare questo matrimonio e per sottrarsi alla pressione dei parenti sono fuggite. In collaborazione con i Servizi sociali, la Polizia, la nostra Casa ha accolto queste giovani e intrapreso una serie di contatti con la famiglia affinché rispetti i loro sentimenti e permetta loro di ritornare senza timore di ritorsioni. L’azione positiva nostra e dei nostri collaboratori, agevola il contatto con le famiglie con le quali mediare affinché le ragazze possano ritrovare la certezza che i loro sentimenti verranno rispettati. Con questo spirito, dopo alcuni mesi abbiamo riaccompagnato a casa queste ragazze. La nostra speranza è che ciò avvenga veramente e faremo tutto il possibile per verificare nel tempo se le promesse sono state mantenute I ragazzi I ragazzi fuggono per lo più da situazioni familiari difficili, determinate da conflitti, spesso dalla separazione dei genitori, ma anche la ricerca di una vita migliore, in cui sentirsi a proprio agio, senza continue costrizioni. I questi ultimi mesi ne abbiamo accolti 9 di età fra gli otto e i sedici anni. Attività L’accompagnamento tiene conto ovviamente della situazione di ciascuno: alla scuola o al

collegio si aggiungono momenti di formazione, di attività manuali e ricreative per fare in modo che la vita sia il più possibile serena ed equilibrata. Realizzazioni Verso la fine del 2014 abbiamo reintegrato nelle famiglie 18 ragazzi. Altri sono rimasti in attesa del momento favorevole. Ci prepariamo con grande soddisfazione a integrare nella vita attiva un ragazzo che è rimasto con noi per 7 anni e che ora, maggiorenne, continuerà la sua formazione in vista di un lavoro. Abbiamo la fortuna di collaborare con alcuni genitori che accettano di condividere con noi l’accompagnamento dei loro figli. Speranze Il nostro più vivo desiderio per il futuro è di arricchire la nostra equipe rendendola pluridisciplinare con la presenza di assistenti sociali, educatori specializzati, psicologi e Insegnanti. Ciò renderebbe il nostro lavoro più completo ed incisivo. Gratitudine La nostra più viva gratitudine si rivolge ai benefattori e alle benefattrici che non si stancano di sostenerci. Il ringraziamento più grande è poter condividere con loro la gioia di sapere che alcuni ragazzi e ragazze hanno incominciato a risolvere le loro difficoltà sapendo di essere accolti ed amati non solo nella Casa Samuel ma anche da amici ed amiche lontani geograficamente ma vicini con il cuore. Grazie! Sr Suzanne Yeboua, NSA

Sr Suzanne e i ragazzi della Casa Samuel.


Foto a sinistra: Rosa, catechista Sebastien e Benedetta.

VIAGGIO RICCO di ‌ Un

La chiesa di Diabo (BF)


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S

ono appena rientrata dal Burkina Faso dove ho incontrato vecchi e nuovi amici. Ancora una volta ho vissuto esperienze indimenticabili a fianco di persone straordinarie. Il mio quinto soggiorno, in questo Paese che amo tanto, l’ho trascorso presso le suore di Nostra Signora degli Apostoli, a Diabo, dove si trova anche suor Alma Comi, italiana che vive ormai da 19 anni in Burkina. Accolta come sempre con calore e simpatia, l’ho accompagnata in tutte i suoi spostamenti nei villaggi ritrovando vecchi amici e intrecciando nuove amicizie. La bellezza, il fascino profondo che questa gente sa diffondere con squisita semplicità mi ha lasciato in cuore tanta gioia. Ma mi accompagna anche il ricordo di tanta sofferenza vissuta senza lamenti e con dignità. Due aspetti mi hanno maggiormente colpita: la vita della gente e la comunità delle suore. La gente La maggioranza delle persone qui é povera ma pur mancando di molte cose sa essere serena, fiduciosa, riconoscente. Ricordo, ad esempio, la compostezza dei bambini quando la suora fa catechesi oppure la loro gioia quando ricevono anche una semplice caramella, e il viso raggiante con il quale ringraziano dicendo “BARKA, ossia GRAZIE”. Andando a visitare i villaggi dove le suore organizzano momenti di preghiera per gli adulti, ho scoperto ancora meglio la loro fede profonda, la loro fiducia in Dio e il vivo desiderio di conoscere e amare Gesù La comunità delle Suore La Comunità delle suore è il “luogo privilegiato” dove tanta gente affluisce per ogni necessità. E per quelli che non possono arrivarci, ci sono i catechisti a fare da intermediari. La porta delle suore è sempre aperta, la loro è una casa semplice che accoglie tutti indistintamente. Suor Felicienne, originaria del Burkina Faso,

è responsabile del CREN (Centro per il ricupero dei bambini malnutriti); Suor Agnes, proveniente dal Ghana, si occupa del Centro “Espérance”, per disabili; suor Alma, italiana, anima e coordina la pastorale della parrocchia e di oltre 20 villaggi circostanti dove vi accede prevalentemente con la moto, senza temere buche e sassi … Per lei i poveri sono una priorità, missione che compie con dedizione da 19 anni. Questa esperienza mi ha aiutata a capire meglio che ai poveri non servono solo cibo, vestiti, pozzi, medicine, ma che hanno bisogno anche di attenzione, di un sorriso, di rispetto della loro dignità. Sono queste qualità umane le animano e le rendono madri e sorelle tra questa gente. La giornata di lavoro delle Suore inizia presto perché la gente arriva sempre numerosa. Suor Alma ascolta, consiglia, prende nota dei bisogni di ciascuno, fissa appuntamenti con i medici, accompagna alcuni malati per fare esami, altri all’ospedale per visite e interventi. C’è poi tutta la pastorale: catechesi, servizio liturgico, momenti di preghiera e di condivisione della Parola di Dio, formazione dei catechisti e dei chierichetti, pellegrinaggi per bambini e per adulti, durante i quali si cammina insieme, spesso sotto il sole cocente, pregando, cantando senza sosta. Non mancano momenti ricreativi e sketch vari ai quali tutti partecipano con vivacità e creatività, Una nuova attività a Diabo è la Scuola Materna che le Suore hanno iniziato nell’ottobre 2014. Da tempo erano sollecitate dalle famiglie, ed ora quest’opera educativa è finalmente diventata realtà. È una grande la gioia nel vedere questi bambini abituati alla strada, che insieme giocano, cantano, pregano, imparano a disegnare … Ora che sono rientrata in Italia, riflettendo su quanto ho vissuto e imparato accanto alle suore e alla gente, esprimo in due parole gli insegnamenti profondi che ho potuto trarre da questa esperienza.


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Dalla missione

Esperienze dal Burkina Faso Sr Alma con un anziano del viaggio.

Accoglienza Papa Francesco in un suo discorso dice: L’amore della Chiesa per i poveri si ispira al Vangelo delle beatitudini, alla povertà di Gesù e alla Sua attenzione per i poveri. Tale amore riguarda la povertà materiale e anche le numerose forme di povertà culturale e religiosa. Fare l’elemosina ai poveri è una delle principali testimonianze della carità fraterna. Tutto quello che abbiamo non ci appartiene e non ha senso se non lo condividiamo. A Diabo ho potuto constatare l’attualizzazione di queste parole: i poveri vanno dalle Suore con fiducia, raccontano i loro bisogni perché si sentono accolti, amati e vengono confortati e aiutati concretamente. Condivisione In Burkina ho taccato con mano la generosità di molti italiani, di tanti amici e la loro capacità di condivisione. Infatti tutto ciò che si dona, i progetti che si realizzano, sono possibili grazie alla generosità di tanti benefattori. Sono riconoscente a suor Alma, alla comunità di Diabo e a tutte le Suore di Nostra Signora degli Apostoli per avermi dato la possibilità di fare questa stupenda esperienza. Rosa Tagliabue


15 Com’è maturata la tua scelta di partire in Burkina? n Si può dire che sono stata spinta dall’entusiasmo; sì un vero e proprio entusiasmo, ma non il mio, bensì quello delle persone che avevano in precedenza vissuto questa esperienza. Vedere le loro facce, la gioia dei loro volti appena tornati mi ha fatto capire che partire era la cosa giusta da

fare; l’idea di un viaggio in missione mi aveva sempre interessato, ma il momento giusto non arrivava mai… per fortuna l’occasione è arrivata ed io l’ho colta al volo. FT n Questa per me è stata la seconda esperienza in Burkina Faso. L’anno scorso ho deciso di partire grazie ad una testimonianza di suor Alma ascoltata duran-

te la S. Messa domenicale. Ero con una mia amica e durante il racconto le sue parole ci sono arrivate dritte al cuore: descriveva una realtà che sembrava fosse lì ad aspettarci. La testimonianza terminava con questa esclamazione: “Chissà se dopo questo racconto, a qualcuno è venuta voglia di venire in Africa…” Alla fine della S. Messa ci siamo aggregate al gruppo

Con Rosa hanno partecipato al viaggio, alcuni ragazzi e ragazze i quali hanno accolto con grande gioia la proposta di vivere tre settimane a Diabo nella diocesi di Fada N’Gourma. Al loro rientro, ci hanno condiviso il loro vissuto attraverso alcune domande che abbiamo posto loro.


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Dalla missione che dopo due mesi sarebbe partito. Dopo aver visto durante il primo viaggio i luoghi, i bisogni concreti e il grande operato di suor Alma, ho deciso di ripetere questa esperienza per fare quello che mi era piaciuto di più l’anno precedente: far giocare i bambini. Abbiamo organizzato delle giornate di animazione in un villaggio, tre giornate che hanno regalato un sorriso a tanti bambini, a tante mamme, tanti papà e nonni. Non dimenticherò mai l’accoglienza che ci hanno riservato il primo giorno pur non conoscendoci. Ci hanno accolto con canti e balli e ci sono venuti incontro per farci strada: è bastato incrociare il loro sguardo per sentirsi accolti. Sono stati momenti di condivisione ricchi di balli, giochi, divertimenti, strette di mano, abbracci che mi hanno dato molto. Durante queste giornate abbiamo imparato a conoscerci, abbiamo fatto amicizia ballando le reciproche danze, abbiamo corso con loro… Davanti al Signore siamo tutti uguali - ha sottolineato suor Alma, al termine di queste giornate. BB Che cosa portavi nel cuore, quali desideri, quali attese? n Ho cercato di partire con la mente più sgombra pos-

sibile, per poter conoscere una nuova realtà senza pregiudizi. Non ho voluto crearmi delle aspettative prima di partire, né su quello che avrei visto, né su quello che avrei potuto fare, tantomeno su quello che avrei potuto provare. In molti, prima di partire, mi hanno chiesto “cosa vai a fare, devi andare ad aiutare?” … la mia risposta era abbastanza evasiva: parlavo dell’animazione che avremmo fatto in un villaggio, ma l’atteggiamento era più di chi va a conoscere una realtà, che di chi pensa di essere in grado di portare un contributo. RR n Ho cercato di prepararmi al viaggio con serenità,

Il gruppo al completo

confidando che il Signore mi avrebbe accompagnata sia nei momenti belli che in quelli più difficili. RT n Il desiderio di poter aiutare nel mio piccolo e la “curiosità” di conoscere una cultura completamente diversa da ciò a cui sono abituato. AM n In questi viaggi missionari il mio desiderio più grande è quello di essere come una “spugna” cioè impregnarmi il più possibile di quella cultura così diversa dalla mia. Sono partita grazie alle parole di suor Alma che ha acceso “qualcosa” di forte dentro di me e sempre questo “qualcosa” mi ha spinto a guardare quella nuova realtà con gli


17 occhi del cuore, ad avere un solenne rispetto per ciò che vedevo e a “muovermi” per loro. Non nego di aver avuto anche un po’ di paura… paura per ciò che non conoscevo, paura di non riuscirmi ad adattare, paura per le emozioni che avrei provato… BB Qual è stato il tuo impatto con la realtà al tuo arrivo a Ouagadougou e poi al villaggio di Diabo? n L’arrivo a Ouaga, e soprattutto il lungo viaggio verso Diabo, mi hanno dato modo di ricevere moltissime impressioni su vari aspetti di questo paese, anche se molto rapide e forse superficiali, sulla vita, i mestieri, le abitazioni, le

condizioni; alcune confermate rispetto a quanto mi aspettavo, altre completamente ribaltate. Pensavo che sarei stato colpito dalle condizioni di povertà, mentre l’impatto più forte è stato quello suscitato dalle condizioni di igiene. Il contesto rurale di Diabo e soprattutto dei piccoli villaggi visitati è un po’ diverso, meno “oppressivo”, più simile all’immaginario di “Africa” che abbiamo in Europa e ha permesso lungo il soggiorno di adattarsi progressivamente e di vivere il lungo viaggio di ritorno a Ouagadougou con occhi diversi. Una delle sensazioni più particolari è quella di essere guardato in quanto “bianco”. Un’altra sensazione invece più scomoda che ho provato è stata la continua attenzione al non bere, non assaggiare, non toccare, “lava le mani con l’amuchina” … attenzioni forse giustificate, ma che mi creavano un grande imbarazzo nei confronti di chi DEVE bere, mangiare, toccare ciò con cui io ero invitato a fare attenzione. RR

do. Mentre ci dirigevamo verso l’ostello dove abbiamo dormito la prima notte vedevo molti edifici piccoli e in rovina che non sembravano per niente delle case e continuavo a chiedermi dove abitassero le persone. Poi ho realizzato che quelle erano le loro case. Arrivati a Diabo, invece, la cosa che più mi ha colpito è stata la quantità di sacchetti di plastica che si trovavano per strada. GM

n Quando siamo arrivati a Ouagadougou sono rimasta molto colpita: la mia idea di povertà, semplicità e miseria non coincideva per niente con ciò che i miei occhi stavano veden-

Incontrando questo popolo così diverso dal nostro, quali ricchezze hai scoperto? n Ho avuto l’impressione di un popolo che ama dialogare, parlarsi, e che si pren-

n Ho sentito la descrizione di chi era già stato, ma finché non arrivi non puoi immaginarti realmente quello che trovi. La capitale è una grande città ma non è lo specchio del Burkina. Il Burkina è Diabo, Silmitenga, Zonatenga… il Burkina è capanne, terra rossa, poca acqua e spesso sporca. Il Burkina è anche colori delle stoffe della gente, bambini in giro da soli per strada, bambini che devono diventare grandi troppo presto, donne che portano l’acqua, malattie… Il Burkina è soprattutto sorrisi, mani da stringere, abbracci, danze e tanta tanta gioia. BB


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Dalla missione de il tempo per farlo, anche se con noi gli strumenti per intendersi erano pochi. Un popolo di donne con una grande forza. Un popolo ricco di energia, soprattutto nei bambini. Un popolo con una grande dignità. Ci sono stati raccontati aspetti più controversi che però non ho avuto l’occasione di toccare con mano, ma che mi hanno permesso di non “mitizzare” le impressioni positive descritte sopra. RR n Ho riscoperto il dono dell’ospitalità, perché anche chi non aveva nulla faceva di tutto per farci sentire come a casa nostra nell’ospitarci e offrirci da mangiare. Il valore della semplicità, grazie a tutti i bimbi che hanno giocato con noi ho capito come è facile divertirsi in compagnia anche solo cantando e ballando al ritmo del tam-tam. FT

n Ho capito che non è necessario avere gli oggetti più alla moda per vivere una vita felice, ma anche se non si ha nulla si può comunque essere contenti. GM n Ho scoperto il “bello del niente” e la felicità gratuita. Loro sono felici senza niente e questo è il bello. Spesso noi per essere felici abbiamo bisogno di qualcosa, invece la vera felicità è data dalle relazioni, dalle amicizie che hai con le per-

volta tornato nelle camere ho sentito i canti per la veglia che venivano dalla chiesa e ho deciso di andare ad ascoltarli da vicino. Uno volta lì, oltre alle voci acute e al ritmo dei tamburi che entrava sotto la pelle, ho stretto un sacco di mani e fatto tanti auguri ai molti che si sono avvicinati… un anziano signore si è presentato ed ha espresso un lungo augurio per il prossimo anno in modo quasi solenne, come fosse a nome della comunità. In quel momento ero lì io solo, non accompagnato da Suor Alma, verso cui ho notato molta sincera riverenza, né come gruppo venuto a portare, organizzare o rappresentare qualche cosa. In quel momento mi son sentito accolto in modo naturale e gratuito, con un affetto che non avevo mai visto verso uno sconosciuto. RR

Un selfie per trattenere un incontro

n La cordialità, la compostezza nei momenti difficili, il salutare dicendo “ça va très bien!”, che va bene, anche se … ST n La semplicità e la gioia di apprezzare ciò che si ha. AM

sone che ti circondano. C’è molta solidarietà tra la gente - e questo mi ha colpito molto perché, pur avendo poco, - la condivisione è fondamentale per loro. BB Vorresti raccontarci un episodio che ti ha particolarmente colpito? Che cosa è cambiato in te? n La notte di capodanno, dopo la cena tra noi, una

n Il primo giorno, quando siamo andati a Silmitenga per animazione, al momento del nostro arrivo siamo stati circondati da una marea di bimbi e una di loro mi ha preso il mignolo della mano e il nostro sguardo


19 si è incrociato e li mi sono sentita ACCOLTA. Da quel momento ho percepito che non ero lì solo per una mia esperienza personale, ma per un’esperienza di vita comune. RT n L’incontro con Pascaline mi ha colpito nel cuore. Quando sono entrata nella sua capanna, non ho saputo fermare le lacrime che rappresentavano il mio forte senso di colpa per tutte le volte che mi sono lamentata inutilmente. Lei, malata, lì davanti a me con un grande sorriso. Io, chinata davanti a lei, che a volte mi dimentico quando sono fortunata e che spesso trattengo il sorriso. Per me Pascaline è un modello, un’eroina di felicità. Ogni volta che sono in difficoltà mi viene in mente lei e mi aiuta a non lamentarmi. Mi fa ricordare che nonostante tutto, la vita è bella e soprattutto quanto è bello sorridere. BB Con quali parole (3 parole) potresti riassumere questa esperienza? n TAMBURO: vuole esprimere la cultura e l’energia di questo popolo, il ritmo nel sangue. Se i bambini quando si trovano a giocare da noi portano il pallone, lì si porta il tamburo, che assieme al canto e al ballo costituiscono

l’attività principale di gioco e di condivisione. MANI: abbiamo stretto centinaia di mani, minuscole, enormi, morbide, callose, umide di saliva, arse dal sole… la stretta di mano è l’immagine che riassume l’incontro che abbiamo avuto con le persone: una stretta di mano sincera, che purtroppo non ha potuto essere un abbraccio. RR n TEMPO: perché in questi posti ritorni ad apprezzarlo. Qui in Italia la vita è sempre movimentata e le persone sono di fretta. Là tutto è calmo, tranquillo… Le persone non si lamentano se sono in coda, non ti suonano se vai lento in moto, aspettano se c’è da aspettare. In Burkina avevo tanto tempo… tempo per riflettere, tempo per guardare, tempo da gustare. BB Alla luce di questa esperienza, se potessi parlare al cuore dei tuoi coetanei, cosa diresti? n Parlare al cuore di un giovane oggi non è semplice, tanti miei coetanei e amici ci hanno dato un po’ dei “pazzi” quando abbiamo deciso di partire nonostante i vari imprevisti (…) e ora che sono tornata sono felice della scelta fatta. Certo non è stato tutto così semplice, ma sono

sicura che per crescere e imparare qualcosa servano delle esperienze forti, che scuotano un po’ il nostro piccolo mondo e che ci permettano di aprire gli occhi verso altre realtà. FT n Che a volte ci lamentiamo troppo quando ci sono persone che hanno una minima parte di ciò che abbiamo noi e vivono benissimo, felici e senza lamentarsi. AM n Ai miei coetanei direi di andare… Con il cuore per guardare Con le mani per aiutare Con il sorriso da regalare Con le braccia per abbracciare Con gli occhi per commuoversi (senza aver paura di farlo) Con i piedi per saltare e ballare! BB

Consiglio di andare anche per conoscere i missionari che sono dei veri esempi. Suor Alma dà la vita per questo popolo. Dai suoi gesti e dalle sue parole si percepisce l’amore per questo popolo. Per me è stata una guida speciale che mi ha accompagnato e che non ci ha mai lasciati soli.


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Dalla missione

RICORDARE per rivivere

M

i è stata chiesta la mia testimonianza. La consapevolezza del tempo vissuto è importante, perché è altrettanto vero che non si vive di solo presente! Sono arrivata in Burkina Faso nel lontano 1987 e vi sono rimasta fino al 1994. Arrivata in quel paese accogliente, bello, caldo, mi sono sentita subito come a casa. La mia nuova comunità si trovava nel villaggio di Tibga, diocesi di Fada N’Gourma, all’est del paese. Mi sono ritrovata in comunità con sr Alma Comi, con lei iniziai la pastorale delle donne nei villaggi. Ricordo con affettuosa nostalgia i volti di tante donne, le loro parole. Nelle riunioni formative, si cercavano esempi tratti dalla Parola di Dio, erano felici di scoprire che in quella Parola la donna era valorizzata e questo dava loro speranza. Alcune erano mogli di catechisti e lo scambio sulla Parola, portava più serenità in famiglia. La loro devozione a Maria, Mariam Songo nella lingua morè, si esprimeva con il rosario, tutte volevano la corona, se la mettevano al collo: era una gioia per loro; pregando si sentivano comprese nelle difficoltà, consolate nelle sofferenze … Mariam Songo sosteneva la loro speranza! Il ricordo dei bambini mi commuove ancora oggi oggi! Come il piccolo Lazare di 6 anni che si preparava al Battesimo. Veniva in chiesa alle 6 del mattino per partecipare alla Messa. Una mattina l’ho accompagnato fino a casa: lo sentivo molto vicino al Signore. “Lazare,- chiedo, - hai pregato tanto, vero?” Lo accarezzai! I suoi occhi erano luminosi, mi sorrise. Lo salutai con tenerezza; un’ora dopo seppi che era volato in cielo. Ricordo con gioia i pellegrinaggi quaresimali dei bambini con i loro catechisti. Si facevano dei chilometri di strada, sotto il sole cocente della savana, all’arrivo c’era sempre l’acqua bianca arricchita di farina e una frittella di miglio. Ricordo un Natale, dove i piccoli avevano pensato di fare i mattoni per costruire insieme il loro presepio. Guardando i costruttori di mattoni che mescolavano e pestavano con i piedi: fango e paglia, incominciarono loro stessi a prendere delle scatole di sardine per farne degli stampi e impastare fango e acqua e costruire i loro piccoli mattoni. Messe le basi, innaffiarono le mattonelle come avevano osservato fare i muratori, ma che delusione! La troppa acqua sciolse i mattoncini … malgrado ciò, non si persero d’animo, e ripresero il loro laborioso progetto. A Natale Gesù ebbe la sua casa: questi bambini, nella loro ingegnosità e nella loro gioia di fare insieme, ci aiutarono a capire che non ci si deve rassegnare quando qualcosa va male, ma che bisogna sempre andare avanti, e conservare la speranza nel cuore! Sr M. Virginia Castelli, NSA


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La rivoluzione dei mestoli di legno Saran Sérémé Séré è la promotrice della marcia dei mestoli di legno in Burkina Faso

I

l giornale l’Observateur Paalga ha eletto Saran Sérémé Séré, «l’Uomo» dell’anno 2014, particolarmente per il suo coinvolgimento nelle avvenimenti politici e sociali, che hanno interessato il Burkina Faso durante gli ultimi mesi dell’anno 2014. Effettivamente, il nome della Presidente del Partito per lo Sviluppo, è legato alla «rivoluzione dei mestoli di legno»,  una marcia pacifica delle donne di cui lei è stata iniziatrice. Qualche giorno prima la grande manifestazione, che portò alla caduta de l’ex presidente Blaise Compaoré, Saran Sérémé organizzava una grande marcia contro il progetto di modificare la Costituzione. Durante la marcia, le manifestanti agitavano i loro mestoli di legno per esprimere la loro disapprovazione, in riferimento agli abusi di potere dell’allora presidente, Compaoré. In certe tradizioni

africane, impugnare degli utensili di cucina, come la spatola di legno, significa manifestare la loro disapprovazione, la loro esasperazione e la loro collera. «Il nostro obiettivo di madri è quello di dire a Blaise Compaoré di porre la parola fine al suo progetto di cambiare la Costituzione. Il mestolo di legno, nella tradizione burkinabé, è un simbolo molto forte: quando una donna impugna e colpisce l’uomo, gli toglie ogni suo potere. E per molti noi abbiamo inferto un grande colpo!». A l’età di 46 anni, madre di quattro figli, considera con fierezza questa onorificenza, l’elezione a “Uomo dell’Anno”, un gesto di riconoscenza del popolo burkinabé. Questo gesto, Madame Saran Sérémé Séré lo considera una chiamata a tenere sempre più alta, la fiaccola della difesa dell’interesse della Nazione.


Adesso parliamo noi

…CI HANNO AIUTATI AD ENTRARE NEL

REGNO DEI CIELI La Chiesa Copta Ortodossa li ha già canonizzati come martiri.

I

l nome di Cristo è stata l’ultima parola affiorata sulle labbra dei 21 cristiani copti egiziani decapitati dai miliziani dell’Isis in Libia. Nel momento della loro barbara esecuzione, hanno ripetuto coralmente in preghiera: “Signore Gesù Cristo”. Come nella passione dei primi martiri, si sono affidati a Colui che poco dopo

li avrebbe accolti. E così hanno celebrato la loro vittoria, la vittoria che nessun carnefice potrà loro togliere. Quel nome sussurrato nell’ultimo istante è stato come il sigillo del loro martirio. Il patriarca Tawadros II ha, infatti, annunciato che i nomi degli uomini decapitati dai jihadisti sono stati già inseriti nel “Sinassario”, (Martirologio per la chiesa cattolica orientale). Il martirio dei fedeli, “si tratta del più grande caso di martirio cristiano del nostro tempo”, e questo sarà ufficialmente ricordato ogni 15 febbraio, data in cui cade anche la festa della presentazione di Gesù al tempio. Lo stesso papa Francesco, negli scor-


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TESTIMONIANZA DI BESHIR FRATELLO DI DUE CRISTIANI COPTI UCCISI

si giorni, ha riconosciuto che i 21 copti sono stati uccisi in odio al cristianesimo e che, per questo, è giusto definirli “martiri”, parola greca che significa “testimoni”. Testimoni della loro fede, il sangue testimonia Cristo. “Questi uomini «sono stati assassinati per il solo fatto di essere cristiani. Il sangue dei nostri fratelli cristiani è una testimonianza che grida. Siano cattolici, ortodossi, copti, luterani non importa: sono cristiani! E il sangue è lo stesso”.

n

È impressionante il dialogo che si è svolto in diretta su  SAT-7, la televisione ufficiale dei cristiani in Medio Oriente, con il fratello di due dei ventuno cristiani copti decapitati dai terroristi dell’ISIS in Libia. Il fratello ha ringraziato pubblicamente in televisione gli assassini dei suoi fratelli per aver incluso nel video dell’esecuzione, la dichiarazione di fede dei due uomini. Avevo due fratelli, Bishoy e Samuel Sono orgoglioso di loro - afferma il fratello Beshir. Bishoy aveva 25 anni, Samuel 23. Sono un orgoglio per la cristianità. Lo sono anche per me. Mi fanno camminare a testa alta. L’ISIS, ci ha dato più di quanto ci aspettavamo quando non ha eliminato la parte in cui dichiarano la loro fede, e invocano Gesù Cristo. L’ISIS ha reso la nostra fede più forte. Ringrazio l’ISIS perché non ha eliminato l’audio, quando hanno professato la loro fede. Credetemi la gente qui è felice, non c’è dolore! Ci congratuliamo gli uni con gli altri, per il fatto di avere tanti martiri nel villaggio. Siamo orgogliosi di loro. Noi cristiani, fin dai tempi dei romani, siamo sempre stati nell’occhio del mirino, per essere eliminati. Questa consapevolezza ci aiuta a superare questo momento, perché la Bibbia ci dice che dobbiamo amare i nostri nemici e benedire coloro che ci perseguitano. Oggi parlavo con mia madre chiedendole cosa farebbe se vedesse un membro dell’ISIS per strada. Ha detto questo, e lo ripeto in tutta onestà, che lo inviterebbe a casa, perché ci ha aiutati a entrare nel Regno dei Cieli. Credetemi, sono state queste le parole di mia madre! E con questo spirito, prego per loro: Amato Dio, per favore, apri i loro occhi perché si salvino ed elimina l’ignoranza e i cattivi insegnamenti che hanno ricevuto. Shukra, Beshir! (Grazie, Beshir!)


NSA: Nuovi Stili di Annuncio

nuova

Perché una rubrica su Regina Apostolorum?

P

erché é importante nel mondo di oggi, così poliedrico, veloce e spesso sfuggente, avere dei punti fermi che ci aiutino a compenderlo. La nostra fede é inserita nella nostra vita, che é parte della vita del mondo. Abbiamo bisogno di saper leggere i segni dei tempi, di lasciarci portare là dove lo Spirito soffia. Abbiamo bisogno di Nuovi Stili Di Annuncio! Utilizziamo l’acronimo del nostro nome (NSA) proprio per sottolineare l’impegno dell’Istituto a trovare sempre nuove vie di accesso alle sfide del mondo attuale, nuovi modi di raggiungere le persone nella loro vita quotidiana, nuove idee che si inseriscano nel cammino della Chiesa, della missione di oggi. Parte dell’impegno missionario contemporaneo é basato su quegli argomenti vari e diversificati che

“Io vi dico: Pensate, per quando dovrete lasciare il mondo, non solo ad essere stati buoni, ma a lasciare un mondo buono!”

vengono raccolti sotto il nome di EDUCAZIONE ALLA MONDIALITÀ. Cosa significa educare alla mondalità? k Significa insegnare a superare i limiti dell’esistenza di ognuno per ampliarli alle diverse e molteplici realtà presenti nel mondo. k Significa aprire gli occhi sul mondo e osservare e capire come vivono “gli altri”, in un’ottica di solidarietà e condivisione. k Significa conoscere per migliorare: capire meglio la realtà che mi circonda, per attuare nel mio quotidiano quei nuovi stili che miglioreranno la mia vita e quella del mio prossimo. Quali temi affronteremo? I temi sono quelli dell’intercultura e della conoscenza dell’altro;

Bertolt Brecht

della cittadinanza responsabile, della salvaguardia del creato, delle biodiversità, del consumo critico e del commercio equo e solidale; del dialogo interreligioso e della pace; della mondializzazione e del sottosviluppo; dell’alimentazione, del consumo critico e dei nuovi stili di vita...

Papa Francesco ci incoraggia su questo cammino difficile ma ricco di nuove opportunità: “Le sfide esistono per essere superate. Siamo realisti, ma senza perdere l’allegria, l’audacia e la dedizione piena di speranza! Non lasciamoci rubare la forza missionaria!” (EG n°109)


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Un giardino da custodire: la salvaguardia del creato I

niziamo il nostro percorso sull’educazione alla mondialità seguendo il filo rosso dei quattro temi proposti dalla Santa Sede per l’evento dell’Expo 2015. Un’occasione importante per conoscere i nuovi stili di vita. Il primo tema toccato é appunto la Salvaguardia del Creato. Da molti anni ormai si parla di “ecologia” e di “protezione degli animali in estinzione”. Sentiamo notizie su Greenpeace o il WWF. Abbiamo nelle orecchie le considerazioni alquanto pessimiste sul buco dell’ozono e sullo scioglimento dei ghiacciai... L’aggravarsi della crisi ecologica, dovuta all’odierna civiltà industriale e all’aggressività dell’uomo, pone ai credenti una sfida. Mentre cresce una sensibilità nella società civile, ci si chiede quale deve essere il compito della Chiesa e del singolo credente... “Quanto più cresce la potenza degli uomini, tanto più si estende e si allarga la loro responsabilità” scriveva papa Giovanni Paolo II. “E come poi tenerci in disparte di fronte alle prospettive di un dissesto ecologico, che rende inospitali e nemiche dell’uomo

vaste aree del pianeta?” La comprensione del tema La Chiesa, in realtà, non é rimasta in disparte, ma ha affrontato il tema della salvaguardia del creato in diversi interventi magisteriali. L’intenzione era proprio di formare nel credente un’attenzione e una sensibilità nuova verso la creazione e a reagire alla distruzione ecologica, ritenuta un problema etico: citiamo ad es. il Catechismo della chiesa cattolica (n. 337349) o i messaggi per la Giornata della pace... Molto lavoro si é fatto anche a livello ecumenico, con la partecipazione di altre chiese cristiane: da Basilea (1989) a Graz (1997) alla Charta Oecumenica (2001), si può affermare che le Chiese sono coscienti della responsabilità verso il creato, che deve costituire una dimensione essenziale della propria vita. Che cosa si é deciso in questi incontri? Si é deciso che, per la difesa dell’ambiente, bisogna “pensare globalmente e agire localmente”. La Chiesa deve innanzitutto educare a una lettura critica del territorio, attraverso:

È con lo sforzo congiunto di tutti e con l’applicazione dei semplici gesti di vita quotidiana che si può aiutare il Creatore a salvaguardare la sua bella Creazione!


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NSA: Nuovi Stili di Annuncio una lettura locale (rapporto tra cementificazione e spazi verdi nei centri abitati; esistenza dei parchi e protezione di specie animali e floreali; coltura biologica; presenza di fabbriche inquinanti e/o fonti energetiche a rischio; smaltimento rifiuti e discariche; servizi pubblici e trasporto; uso di strumenti inquinanti: detersivi, pesticidi, elettrodomestici, automobile). E ancora tramite una lettura mondiale (uso indiscriminato delle materie prime; inquinamento degli oceani; esaurimento del suolo; desertificazione e danni sulla vegetazione; l’esaurimento dell’ozono; il cambiamento del clima; l’effetto serra; la manipolazione genetica; ecc.). La risposta della Chiesa La Chiesa, a tutti questi problemi, ha una sua risposta, che trae dal suo tesoro più prezioso, la Parola di Dio. Nell’articolo primo della professione della fede cristiana leggiamo: «Io credo in Dio, padre onnipotente, creatore del cielo e della terra”, la Chiesa deve educare alla fede in Dio Creatore. Credere nel Creatore e vivere come creature, significa allora: k Orientare il nostro sguardo verso la Trinità d’Amore come il principio unico del creato; k Riconoscere che siamo delle “creature creatrici”, chiamate a lavorare e custodire attivamente il creato; k Essere attenti alla dignità di ogni creatura;

k Stupirci per la pienezza, la bellezza, l’alterità delle creature. Alla luce della Parola, si elabora così in diversi punti, un’Etica Ecologica, che viene proposta ad ogni cristiano: • passare dalla logica “dell’uomo signore dell’universo” a quella di “uomo custode della creazione” • “un ecologia come nuova alleanza” che l’uomo stabilisce con il suo habitat, modello culturale capace di sviluppare l’attitudine a convivere con la natura, insieme a tutti gli esseri, in una nuova relazione di profonda fraternità. • “la centralità e dignità della persona” e la difesa del diritto di tutti i paesi e continenti ad un ambiente e ad un cibo sicuro, salubre ed ecologicamente sano e all’acqua conveniente al proprio benessere. • “la libertà esercitata con responsabilità” sociale ed ecologica. • “la scelta preferenziale per i poveri” e l’impegno per un modello di sviluppo a favore delle future generazioni e dei paesi impoveriti del Sud del mondo, che vanno difesi e liberati dall’oppressione dei Paesi ricchi. • “la destinazione universale dei beni” e la lotta contro la povertà e alle sue cause, base principale del degrado ambientale. Promuovere il principio dello “sviluppo sostenibile”. • “il comandamento dell’amore per i nemici” e l’impegno contro tutte le guerre e violenze che distruggono vite umane e danneggiano la terra, rovinando raccol-


ti, vegetazione e inquinando l’acqua. • “la costruzione del bene comune” e il superamento dei modelli di vita non più basati sul consumismo, ma a favore della sobrietà. Da questa etica ecologica, nasce uno stile di vita ecologico, a due dimensioni interconnesse, che comprende: a) La formazione k La promozione della salvaguardia del creato come parte integrante della vita della Chiesa e di ogni cristiano. k Occorre promuovere con impegni concreti, a formare le coscienze attraverso, l’annuncio della Parola e i differenziati itinerari catechistici di educazione alla fede. Gli operatori pastorali ne siano promotori. b) Gli impegni k Celebrare la Giornata per la salvaguardia del Creato il 1° settembre. k Avviare una capillare conoscenza del proprio territorio diocesano, in riferimento alle tematiche ambientali. k Inserire le tematiche ambientali nei momenti formativi o di aggiornamenti degli Operatori Pastorali, Insegnanti di religione, Catechistì, ecc. k Proporre modelli di comportamento ecologico significativo: bioarchitettura, energia solare; educazione e sperimentazione di un’alimentazione sana (prodotti biologici, commercio equo e solidale, ecc.); educazione domestica (uso parsimonioso dell’acqua, dell’energia, del riscaldamento, degli elettrodomestici, dei detersivi, dell’automobile, ecc.); k Partecipazione e collaborazione con quanti operano per la soluzione dei grandi problemi ecologici deI proprio territorio e di quelli internazionali.

Un esempio impor tante

U

n personaggio che nella storia ha saputo integrare questo spirito ecologico é sicuramente San Francesco.

“San Francesco d’Assisi offre ai cristiani l’esempio dell’autentico e pieno rispetto per l’integrità del creato. Amico dei poveri, amato dalle creature di Dio, egli invitò tutti animali, piante, forze naturali, anche fratello sole e sorella luna a onorare e lodare il Signore. Dal poverello di Assisi ci viene la testimonianza che, essendo in pace con Dio, possiamo meglio dedicarci a costruire la pace con tutto il creato, la quale è inseparabile dalla pace tra i popoli” (discorso di Giovanni Paolo lI per la Giornata mondiale della pace del 1990).

DECALOGO

TRATTO DAGLI SCRITTI DI SAN FRANCESCO

1. Sii uomo nel creato, fratello tra i fratelli. 2. Abbraccia tutti gli esseri creati con amore e devozione. 3. Ti è stata affidata la terra come giardino; reggila con sapienza. 4. Abbi cura dell’uomo, dell’animale, delle erbe, dell’acqua e dell’aria per tuo amore e perché la terra non ne resti priva. 5. Usa le cose con parsimonia perché la dissipazione non ha futuro. 6. Ti è dato il compito di svelare il mistero del cibo: perché la vita si nutra di vita. 7. Sciogli il nodo della violenza per comprendere quali siano le leggi dell’esistere. 8. Ricorda che il creato non riflette solo la tua immagine, ma di Dio altissimo porta significazione. 9. Quando tagli l’albero lascia un virgulto perché la sua vita non venga troncata. 10. Cammina con riverenza sulla pietra poiché ogni cosa ha il suo valore.

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NSA: Nuovi Stili di Annuncio

NON SOLO PANE alla tavola di Dio con gli uomini

“N

on di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”, è da questa frase del Vangelo che si sviluppa il messaggio che la Santa Sede vuole - trasmettere attraverso la sua partecipazione ad Expo Milano 2015. «Questo titolo è stato scelto per evidenziare soprattutto la dimensione interiore, religiosa e culturale che tocca sia la persona, sia le sue relazioni a tutti livelli. Il nutrimento interiore è tanto necessario quanto quello

che risponde ai bisogni più immediati» (Card. Ravasi). Il cibo quindi, come valore primario nella vita degli uomini: da sempre oggetto di riti, simboli, racconti, calendari e regole, ma anche strumento per conoscere la propria identità e costruire relazioni con il mondo, il creato, il tempo e la storia. I quattro ambiti sui quali insisterà la proposta, sono: 1)  Un giardino da custodire: si tratta della tutela del creato, con tutte le sue risorse, dono elargito dal

Creatore a tutta l’umanità, bene che non va sprecato o depredato e distrutto. 2) Un cibo da condividere: la pagina evangelica della moltiplicazione dei pani è l’immagine-guida di questo ambito, in cui si sottolinea il valore universale della condivisione e della solidarietà, espresso in ambito cristiano da molteplici istituzioni che hanno attuato questo comandamento dell’amore fraterno. 3)    Un pasto che educa: l’ambito educativo è fondamentale per formare le


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giovani generazioni ad una cultura della relazione umana centrata sull’essenziale e non sullo spreco consumista (delle cose come delle persone). 4)  Un pane che rende Dio presente nel mondo: esiste infine una dimensione tipicamente religiosa e cristiana, ed è quella dell’Eucaristia, della mensa della Parola e del Pane di vita, “fonte e culmine” di tutta l’esistenza cristiana.   La Santa Sede vuole concentrare l’attenzione dei visitatori sulla forte rilevanza simbolica del gesto del nutrire e sulle potenzialità di sviluppo umano che essa racchiude: il cibo si raffigura quindi non solo come nutrimento per il corpo, ma come gesto del nutrire che diventa pasto e momento di incontro e di comunione, di educazione e di crescita. Tutto ciò in netta contrapposizione con quella “cultura dello scarto” che sempre di

più oggi influenza la nostra società, generando iniquità e situazioni di povertà che rappresentano delle vere e proprie piaghe. Sviluppando queste linee di riflessione il padiglione della Santa Sede, che si svilup-

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date...” pa su un’area complessiva di 747 metri quadrati, guiderà i visitatori in un percorso che è fatto anzitutto di concentrazione, attraverso il fascino e lo stupore; per giungere in una tappa successiva ad un luogo contemplativo, che affida all’opera d’arte il compito di aprire la mente delle persone ai tanti significati del nutrire; per continuare poi in uno spazio interattivo, dedicato soprattutto ai più giovani, che

stimoli l’immaginazione, sviluppando associazioni di significato che approfondiscano la riflessione; per concludere in un momento finale in una ricaduta sulle tante forme con cui oggi l’esperienza cristiana continua nel presente attraverso l’atto del nutrire a costruire il futuro della storia degli uomini. Il padiglione ““Non solo Pane…” Vuole offrire ai visitatori uno spazio di riflessione attorno alle problematiche che ancora oggi sono connesse all’alimentazione e all’accesso al cibo. E desidera mettere in luce come il ‘gesto del nutrire’ sia al cuore dell’esperienza cristiana del pane quotidiano‘ e dell’Eucaristia, che riceviamo in dono dall’amore del Padre; sia come gesto gratuito di condivisione dello stesso cibo con i fratelli e sorelle del mondo intero. Sr Giuliana Bolzan, NSA


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NSA: Nuovi Stili di Annuncio

L’amore Evangelico (in noi si dovrà trovare tutto)  

In noi si dovrà trovare tutto il bicchiere d’acqua, il cibo per chi ha fame, tutto il vero cibo per tutti i veri affamati, tutti i veri cibi e tutti i veri mezzi per distribuirli, l’alloggio per i senza tetto, il pellegrinaggio alle carceri ed agli ospedali, la compassione per le lacrime, quelle che si devono versare insieme e quelle di cui occorrerebbe eliminare le cause, l’amicizia per ogni peccatore, per coloro che sono malvisti, la capacità di mettersi al livello di tutte le piccolezze, di lasciarsi attrarre da tutto ciò che non conta, e tutto avrà il suo orientamento, la sua pienezza, nella parola “fraterno”. Infatti i nostri beni, se diventano i beni degli altri, saranno il segno della nostra vita donata per gli altri, come assimilata di diritto alla loro, e che, in realtà, non deve più far parte dei nostri interessi. Il cristiano che vivrà in questo modo nella città, sperimenterà con tutto il suo essere la forza dell’amore evangelico. La realtà di questo amore risplenderà intorno a lui come una evangelizzazione e in lui come una illuminazione. Sperimenterà che agire è illuminare, ma anche essere illuminati, sperimenterà che, se pregare è lasciarsi fare da Dio, è però anche imparare a compiere l’opera di Dio. Un cristiano simile renderà grazie, perché tutti i suoi gesti diventeranno l’espressione di un amore che non conosce né limiti né eccezioni, un amore del quale soltanto Cristo ha detto agli uomini che lo devono e ricercare e donare.

Madeleine Delbrel


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La un

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PASQUA di MISSIONARIO

l missionario, l’inviato di Gesù, se dimora vicino al suo maestro riuscirà a ripercorrere le sue stesse orme. Così, padre Francesco durante tutta la sua vita terrena, nella sua umanità, si è lasciato abitare dallo Spirito di Dio, che l’ha scelto, plasmato, e consacrato per la missione, e in modo particolare per la missione verso i più poveri. Padre Francesco è stato il padre di tutti, ha fatto in tutta la sua vita terrena la scelta preferenziale per i più deboli, gli abbandonati e i piccoli. “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito”. (Gv 3,8)

Padre Francesco arrivato da lontano si è fatto uno di noi, integrando la vita delle persone verso le quali era stato inviato, poi al momento prestabilito, se n’è andato, sottraendosi alla vista delle persone che lo amavano e volevano trattenerlo ancora con loro. Piacque a Dio di richiamarlo a sé al di là di ogni previsione umana. La celebrazione della sua pasqua, la celebrazione del suo passaggio da questo mondo al Padre, - nella semplicità all’immagine dell’uomo di Dio, - è stata ricca di significato e di emozioni. La cappella del lebbrosario d’Adzopé era gremita di gente: Con il superiore regionale SMA e numerosi confratelli hanno concelebrato due vescovi (quello di San Pedro

Padre ARNOLFO FRANCESCO S.M.A. Italia 24/01/1946 - Abidjan 06/03/2015 Sacerdote per 16 anni all’Istituto Raoul Follereau d’Adzopé.


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NSA: Nuovi Stili di Annuncio e d’ Agboville), un numero impressionante di preti, suore, cristiani e non, e i suoi amici prediletti venuti dal villaggio di Duquesne Cremone e dall’Istituto Raoul Follereau. Attraverso tutte queste persone, è tutta la Costa d’Avorio, che ha reso omaggio all’uomo di Dio. Sì, un uomo così discreto, ha saputo attirare tante persone il giorno della sua sepoltura! Bastava osservare l’accoglienza ricevuta al suo feretro, all’ingresso del paese, da parte di persone di tutte le età, a significare quanto questo Padre contava nella vita di tutte queste persone. Padre Francesco, per noi che ti abbiano conosciuto, e per quelle persone che Dio ha posto sulla tua strada, tu non sei morto, sei entrato nella pienezza della vita. La tua vita resta per noi una grande richiamo: “Chi vuole seguire Cristo ed annunciarlo, non deve mai porsi al centro. Come Gesù, dove spogliarsi di se stesso e donare tutta la propria vita per far conoscere e amare Gesù Cristo, e lui solo, cercando di rivelare il cuore misericordioso di Dio, e servendo particolarmente i poveri, i piccoli, gli abbandonati...” Tu resterai per sempre vivo nei nostri cuori, questi ricordi che teniamo di te, del tempo vissuto insieme, resteranno impressi nelle nostre menti. Padre Francesco, sei stato per noi una persona generosa che amava far piacere agli altri. Tu sei il padre dei poveri, degli infermi, dei piccoli che hai amato fino alla fine. Tu sei stato per diverse generazioni di novizie NSA, non solo un formatore, ma anche un padre. Hai vissuto la collaborazione SMA-NSA nel vero senso della parola. Grazie Padre per il dono di te stesso fino alla fine. Tu ci mostri la via, ci dai un bell’esempio da seguire. Signore Gesù, fa del dono della vita di Padre Francesco una semente per nuove vocazioni missionarie e religiose per questa terra di Costa d’Avorio e dell’Africa intera, terra che ha tanto amato. Sr Françoise Gueu Zro, NSA


“Se il chicco di grano, caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto”

Gv 12,24

Buon Tempo Pasquale! La Redazione

Tony Rezk: questo è il nome del giovane artista che ha dipinto la prima icona al mondo dei 21 giovani Copti di nazionalità egiziana decapitati dai jiaidisti di Daesh, in Libia. Era una domenica, il Giorno del Signore. L’icona è stata realizzata secondo lo stile copto e presenta le vittime come dei martiri, che indossano la stola rossa, simbolo del loro sacrificio (da notare che anche Cristo e gli angeli indossano anche loro la stola rossa). I 21 sono raffigurati sotto le corone che vengono portate dagli angeli. Da notare che i volti dei martiri sono tutti uguali, quasi fossero stati stampati da un’unica matrice, ma è un’identità voluta da Rezk, a significare che il loro estremo sacrificio ha lo stesso volto davanti a Dio. Un’altra particolarità, anche questa voluta: 20 martiri sono stati dipinti con la pelle chiara, mentre un solo volto, al centro del gruppo ha la pelle scura. L’artista ha voluto sottolineare che l’unico non egiziano fra le vittime era un Sudanese, anche se di religione cristiana. Rilevanti anche il colore della tunica indossata dai martiri: è arancione come quelle di tutte le altre vittime dei jiaidisti ed il particolare delle onde del mare sullo sfondo, per ricordare che i 21 sono stati decapitati su una spiaggia libica.


v i s i t ate i l n o s t ro

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Indirizzi ALGERIA sr FERRARIO Flora 3, rue Abdel Djabbar · 13009 HENNAYA T. +213 43 400 586 · ferrariofloranda@gmail.con

sr CATAPANO Sandra 5, rue des frères Ould Ahcen · 31007 EL MAQQARI - ORANO T. +213 41 282218 · sandra.catapano@hotmail.fr

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COSTA D’AVORIO sr MARTINELLI Marisa 03 B.P. 332 ABIDJAN 03 ADJAME T. +225 45 25 09 16 · marisa.nelli@tiscali.it

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REGINA APOSTOLORUMa N_1_ 2015  

Rivista Missionaria NSA

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