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Regina Apostolorum nsa

Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli

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SETTEMBRE 2016 · N

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CERCATORI DI SENSO

Argentina · Canada

TOGO sr PROFUMO Etta B.P. 36 KOLOWARE - SOKODE

Rivista Trimestrale Anno 29

Sped. in abb. post. art. 2 · Comma 20 lettera C · Legge 662/96 - Milano

v i s i t ate i l n o s t ro

Speciale TANZANA

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VITA NSA

Notizie DALLE NSA DI GENOVA


Feriole (PD) • Venerdì 2 settembre ore 20,45: fiaccolata • Sabato 3 settembre - ore 17: accoglienza - ore 18: Messa di apertura e presentazione delle attività sul tema dell’anno “Va’, non temere, io sono con te” - ore 19,30: apertura stand gastronomico, pesca di beneficienza, proiezioni • Domenica 4 settembre - ore 10,30: Messa di ringraziamento per i 40 anni di presenza della SMA a Feriole e per i 40 anni di sacerdozio di P. Renzo Mandirola SMA. - ore 20,30: Danze e animazione proposte dal gruppo Antico cerchio

APPUNTAMENTI

Pensieri e Massime di P. Agostino Planque, SMA Fondatore delle Suore NSA

APPUNTAMENTI

Dio, che non vediamo con gli occhi del corpo, è perfettamente presente. Sì Egli c’è e voi siete davanti a Lui! Ebbene, bisogna che lo guardiate in un certo modo… guardatelo attraverso la preghiera, il desiderio, l’imitazione, guardatelo attraverso le cose che Lui gradisce. Ecco tanti modi diversi con cui guardare Dio… Nella Sacra Scrittura è detto che nell’eternità vedremo Dio come egli è, ma per il momento, dobbiamo accontentarci della visione della fede attraverso l’esercizio della sua santa presenza.

FESTA SMA-NSA 2016

• Mercoledì 7 settembre - ore 20,45: Film africano • Giovedì 8 settembre - ore 20,45: Adorazione in cappella • Venerdì 9 settembre - ore 20,45: “Nomi di vento” - Il cammino dei migranti in Niger - Incontro-dibattito con P. Mauro Armanino SMA • Sabato 10 settembre - ore 18: Messa dei giovani - ore 21: spazio giovani: musica, testimonianze, teatro • Domenica 11 settembre - ore 10,30: Messa delle famiglie - ore 14,30: spazio famiglie, giochi, musica, animazione - ore 21: sottoscrizione a premi (torte) PERCORSI

Scuola della Parola Il cammino del vangelo negli Atti degli apostoli. Protagonisti, incontri e sfide, gioie e difficoltà. Una domenica al mese, dalle 16 alle 19, da ottobre ad aprile. Gruppo ad gentes Il GAG è un cammino di formazione spirituale e missionaria per giovani dai 17 anni. Ci incontriamo una domenica al mese presso la comunità SMA-NSA di Feriole. Sono previste esperienze di contatto e condivisione con il mondo missionario in Italia e in Africa. Per ogni ulteriore informazione scrivere a smansa.feriole@gmail.com o telefonare al n° 049 990 04 94


Editoriale

I

n occasione della solennità della Pentecoste, papa Francesco ha pubblicato il suo messaggio per la giornata missionaria del prossimo ottobre. Scrive il Santo Padre: “Il Giubileo Straordinario della Misericordia, che la Chiesa sta vivendo, offre una luce particolare anche alla Giornata Missionaria Mondiale del 2016: ci invita a guardare alla missione ad gentes come una grande, immensa opera di misericordia sia spirituale che materiale. In effetti, in questa Giornata Missionaria Mondiale, siamo tutti invitati ad “uscire”, come discepoli missionari, ciascuno mettendo a servizio i propri talenti, la propria creatività, la propria saggezza ed esperienza nel portare il messaggio della tenerezza e della compassione di Dio all’intera famiglia umana”. Francesco prosegue dicendo che a testimoniare questo amore di misericordia, come nei primi tempi dell’esperienza ecclesiale, sono tanti uomini e donne di ogni età e condizione. Nota poi che, segno eloquente dell’amore materno di Dio, è una considerevole e crescente presenza femminile nel mondo missionario, accanto a quella maschile. Le donne, laiche o consacrate, e oggi anche non poche famiglie, realizzano la loro vocazione missionaria in svariate forme:

dall’annuncio diretto del Vangelo al servizio caritativo. Accanto all’opera evangelizzatrice e sacramentale dei missionari, le donne e le famiglie comprendono spesso più adeguatamente i problemi della gente e sanno affrontarli in modo opportuno e talvolta inedito: nel prendersi cura della vita, con una spiccata attenzione alle persone più che alle strutture e mettendo in gioco ogni risorsa umana e spirituale nel costruire armonia, relazioni, pace, solidarietà, dialogo, collaborazione e fraternità. Chiude il messaggio affermando che i missionari sanno per esperienza che il Vangelo del perdono e della misericordia può portare gioia e riconciliazione, giustizia e pace. Il mandato del Vangelo: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20) non si è esaurito ma impegna tutti, nei presenti scenari e nelle attuali sfide, a sentirsi chiamati a una rinnovata “uscita” missionaria. Parole che testimoniano che l’uscire, il mettersi in gioco, lo spingere per il cambiamento del cuore e del mondo, generano e custodiscono ogni giorno la realtà della presenza viva e misteriosa del Signore Risorto.


Signore, il Tuo sogno non è fatto di figli obbedienti alla fatica, ma di vigne fiorite, di grappoli gonfi di miele e di sole: Tu e io a far maturare la vigna della storia. Signore, questo mondo spesso non mi piace, una vendemmia di sangue, eppure è la Tua e la mia casa, la Tua piantagione preferita: voglio impegnarmi, io e non gli altri, senza pretendere che gli altri si impegnino per me, senza giudicare, senza accusare chi non si impegna. Mi impegno non per riordinare il mondo, non per rifarlo, ma per amarlo e portarvi frutto, perché il mondo si muove se io mi muovo, muta se io divento nuovo, si imbarbarisce se lasciamo libera la belva che è in noi. Signore, unifica il mio cuore, fa’ che io non abbia due cuori in lotta fra loro; donami un cuore semplice e integro, che sia con Te maturatore di frutti, con Te vignaiolo, in tutte le nostre piccole vigne segrete, dove ci impegniamo a rendere meno arida la terra, meno soli gli uomini, meno contraddittorio il nostro cuore. Amen. Preghiera di Padre Ermes Ronchi

Rivista Trimestrale Anno 29. n. 2 Direttore Responsabile: Sr. Fiorina Tagliabue Autorizz. Tribunale di Varese n. 185 del 5.10.1966 Sped. in abb. post. art. 2 Comma 20 lettera C Legge 662/96 - Milano

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Sommario Vita nsa 4

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Notizie DALLE NSA DI GENOVA La MISSIONE CONTINUA Dalla missione

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La presenza NSA in TANZANIA La TANZANIA è ormai una REGIONE 25 anni a MWAMAPALALA! 20° ANNIVERSARIO di fondazione del Centro Formazione professionale di Bugisi TESTIMONIANZE di due giovani volontarie

Adesso parliamo noi

CERCATORI DI SENSO 20

PROGETTO LAMPEDUSA ovvero gli Istituti Missionari a favore dei migranti

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Comunità Missionaria Intercongregazionale

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CENTRO DI ACCOGLIENZA di Marino

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NSA: Nuovi Stili di Annuncio

Laudato Sì il grido della terra e il grido dei poveri 28

Il Giubileo

Il coraggio di gridare al Signore

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Vita nsa

Notizie C

iao a tutte. Finalmente ci facciamo sentire… ma sapete meglio di noi che quando si inizia una nuova missione, c’è poco da parlare ma molto da guardare, ascoltare, cercare di capire. Ora però vogliamo condividere con tutte voi un po’ della nostra vita, sapendo e sentendo che ci portate nelle vostre preghiere, con affetto e grande amicizia. Questa è la vera comunione tra sorelle: sentirci unite anche se siamo su strade diverse. Unite perché è l’unica missione che ci spinge ad “andare e annunciare”. Siamo arrivate a Genova il mese di Novembre, ormai quasi 5 mesi, tanti … o pochi… non lo sappiamo! Ma ciò che possiamo dirvi è che da quando siamo arrivate cerchiamo di conoscere questa terra, questa chiesa locale, questa gente che incontriamo sulle strade, sotto i portici, al porto, tra i carruggi genovesi, molto belli e tanto stretti che ti obbligano quasi a guardare l’altro che incontri, e salutarlo. Tante gente, di razze e religioni diverse, di cultura e storia differente. Ma tutti fratelli e sorelle che chiedono semplicemente di essere accolti con un po’ di amore. E questo anno della misericordia penso ci stia aiutando, noi e voi, e tutti coloro che vivono a contatto con questa realtà. Perché è solo la misericordia che va accolta e condivisa. Leggevamo giorni fa che il Novecento è stato il «secolo dei rifugiati». Un fenomeno che inizia, grossomodo, durante la prima guerra mondiale e arriva fino ai giorni nostri con tutto il deposito di sopraffazio-

dalle NSA di Genova ne, violenze e sofferenze che continuano fino ai giorni nostri. E la Chiesa, con papa Francesco e qui, con il cardinale Bagnasco, ci invita continuamente a guardare la persona, come si presenta davanti a noi, con le sue gioie e sofferenze, e con questa persona camminare, fare un pezzo di strada. Ascoltarsi e aiutarsi. Papa Francesco, a questo riguardo, ha recentemente usato parole illuminanti sul fenomeno dei rifugiati: «Cari amici, non dimenticate la carne di Cristo che è nella carne dei rifugiati: la loro carne è la carne di Cristo». Crediamo che, con quello che siamo e con il poco che sappiamo fare, è questo che cerchiamo di fare e essere qui a Genova, con i nostri fratelli e sorelle provenienti da altri paesi. Alla mensa di sant’Egidio, incontriamo circa 400 poveri che vengono per un piatto caldo, ma non solo. È per loro il momento di ritrovare amici, di sedersi e chiacchierare a un tavolo, e di scambiare due parole anche con noi e gli altri volontari. Era da tanto che non ci sentivamo salutare in questo modo: “Sia lodato Gesù Cristo”. Oppure alcuni ti prendono la mano e te la baciano, per rispetto di Colui che ci ha scelte. Quante storie dolorose ci condividono, oppure semplicemente ti augurano tanto bene. Con gli immigrati, le messe e i momenti di preghiera sono sempre momenti forti di fede e di scambio sul loro vissuto. Conosciamo 25 ragazze, la maggioranza provenienti dalla Nigeria, due del Ghana, due della Costa d’Avorio e una del Camerun. Sono richiedenti asilo e sono state ac-


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colte in una struttura messa a disposizione dalle suore Gianelline. Il desiderio di tutte queste ragazze è poter trovare lavoro. Lavorando con il CIF (Centro Italiano Femminile), facciamo giornate di educazione domestica con loro. Alcune volte troviamo un momento per cantare insieme, per guardare un filmato e scambiare qualche riflessione. Piccole cose ma, crediamo, possono aiutarle a sperimentare che la vita è bella e che vale la pena di viverla bene, con scelte sane e grandi. Le carceri, sono un’altra possibilità che ci è data per stare vicino a chi soffre nella solitudine di una cella. Abbiamo ottenuto il permesso di inserirci nel carcere di Pon-

tedecimo, alla periferia di Genova, dove sono presenti uomini e donne. Ogni sabato, con il cappellano ed altri volontari, andiamo per la messa. Vi assicuro che tocca il cuore pregare con loro. Ed è duro vedere le lacrime scendere da certi visi. Prima della Pasqua siamo state invitate a benedire le celle. Ci aspettavano, chi con una bibbia aperta, chi con una frase scritta, chi dicendoci che il rosario lo recitano ogni giorno. Un uomo si è commosso ed è scoppiato a piangere. La settimana dopo ci ha chiesto scusa: “Mi sono emozionato, scusatemi!”. Siamo inserite anche nella parrocchia di Santa Maria di Castello a fianco dei nostri fratelli SMA, per l’annuncio del vangelo attraverso le opere parrocchiali: messa, catechesi, incontri vari, corale…. E che corale!!!!!! Stiamo cercando una via per essere a fianco delle donne in difficoltà: le donne di strada. Girando per i carrugi, sono li, molte straniere, ma anche italiane. Alcune di loro già hanno un punto di riferimento al CIF: vengono a ritirare il sacco-viveri e così l’occasione si presenta per chiacchierare e chiedere aiuto magari indirettamente. Scambiando con alcune volontarie del CIF ci dicevamo la nostra delusione: non ci sembra di fare abbastanza per certe ragazze e donne che hanno come unica via di guadagno, la strada. Ma ci siamo dette che ciò che conta è l’incontro, che sappiano che ci sono sorelle che le portano nel cuore, che le vogliono veramente bene. E se un giorno, magari nella disperazione totale, in mezzo a una situazione tragica, vorranno cercare un aiuto, si ricorderanno che qualcuno è disposto ad ascoltarle. Ora ci fermiamo qui. Siamo agli inizi, come vi dicevamo, e sentiamo che strade nuove si stanno aprendo. Contiamo sulla vostra vicinanza e preghiera, affinché il nostro vivere qui sia solamente annuncio dell’amore del Padre per tutti, davvero tutti. Ciao Sr. Alma, sr. Hanaa, sr. Evelyn, NSA


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Vita nsa

Missione Continua La

C

on il passare degli anni, la missione NSA in Québec ha vissuto cambiamenti e orientamenti radicati in una storia personale e collettiva sempre in movimento. Se inizialmente l’appello era principalmente orientato verso l’Africa, attualmente, esso è maggiormente concretizzato nella terra di origine, rivolto alle popolazioni di migranti dal Medio Oriente, dall’Africa e da altri luoghi, alla ricerca di una terra accogliente per sfuggire ai mali che minacciano la loro vita, quella delle loro famiglie e il loro futuro. Con questi fratelli e sorelle il volto del Quebec cambia e noi, in quanto Suore NSA, vogliamo dare il nostro modesto contributo alla costruzione di una vita comune ricca delle reciproche differenze. In questo contesto sono sempre attuali le parole del nostro Padre Fondatore “Voi siete state scelte per continuare, a modo vostro, la missione che il Cristo ha affidato ai suoi Apostoli…” A modo vostro… Questo “a modo vostro” riecheggia profondamente in me e mi invita ad attualizzare il nostro Carisma missionario in questo momento storico attraverso attività diversificate. Attraverso l’Enciclica “Laudato Si”, papa

Francesco orienta il nostro cammino mettendo l’accento sulla mobilitazione delle coscienze per un cambiamento di mentalità che tenga conto dei legami che ci uniscono, in quanto umani, fra di noi e a tutti gli esseri viventi della Madre Terra. la solidatietà espressa attraverso l’accompagnamento, la formazione, la presenza e il sostegno dei nuovi arrivati. Alcune di noi si occupano di persone sole, di ammalati negli ospedali, a domicilio o in ricoveri. Un accompagnamento che si basa soprattutto sull’incontro e lo scambio amichevole. Partecipiamo anche al Centro “Fede e Spiritualità” dove si organizzano incontri di psicologia e spiritualità per aiutare uomini e donne profondamente feriti dalle prove della vita e alla ricerca di un senso da dare alle loro sofferenze. Questi incontri mi fanno toccare con mano la potenza della grazia di Dio capace di trasformare radicalmente le nostre esistenze. Altri incontri sono attualmente organizzati sulla base della “Comunicazione Nonviolenta” secondo il metodo di Marshall Rosemberg* ai quali partecipano una decina di persone. Il loro progetto è di realizzare la coabitazione fra generazioni con il metodo della Non Violenza. Testimoniare la Buona Novella in un Quebec multiculturale Le donne che collaborano con noi nella nostra missione in Québec, sono delle persone residenti nel Paese da decenni o


7 Rosemberg è il creatore della Comunicazione Nonviolenta, un processo di comunicazione che aiuta le persone a scambiare le informazioni necessarie per risolvere i conflitti e le differenze. Rosenberg ha dato vita a numerosi programmi di pace anche in paesi lacerati da conflitti. “Le parole sono finestre oppure muri” è il libro nel quale presenta il suo metodo le cui quattro componenti chiave sono: 1. Osservare quanto sta accadendo in una data situazione senza dare giudizi o fare valutazioni. 2. Prendere consapevolezza dei sentimenti che proviamo riguardo a quanto sta accadendo. 3. Prendere consapevolezza dei bisogni che si celano dietro ai sentimenti. 4. Fare una richiesta in modo adeguato ed efficace. La comunicazione nonviolenta si basa sull’idea che tutti gli esseri umani hanno la capacità di compassione e ricorrono alla violenza o a un comportamento che danneggia gli altri quando non riconoscono le strategie più efficaci per soddisfare i propri bisogni. Le abitudini di pensare e di parlare che portano all’uso della violenza (psicologica e fisica) sono apprese attraverso la cultura. arrivate di recente con la crisi migratoria che sta scuotendo il pianeta. Ad esempio, al Centro “Fede e Spiritualità” dove animo degli incontri, la coordinatrice è una donna del Madagascar, Lona arrivata cinque anni fa. Una psicologa siriana, Tamam, giunta in Québec sette mesi fa con il marito e due figli adolescenti, collabora con noi per dare sostegno alle famiglie, in particolare quelle siriane. La direttrice del Centro di lingua francese, membro della Commissione Scolare di Montreal è una egiziana, che fu alunna delle nostre suore a Zeitun. Non si può fare a meno di constatare che l’avvenire della nostra società è sempre più basato su una buona integrazione degli immigrati di diverse origini. È con gioia che constatiamo che la fioritura della semente gettata in terra di missione venti o trenta anni fa ora appare e si sviluppa nel-

Sr Camilla con alcuni collaboratori del Centro “Fede e Spiritualità”

la direzione inversa, dal Sud verso il Nord. Poiché i corsi offerti dai vari Organismi non sono sufficienti per l’acquisizione del francese, alcune di noi aiutano, per qualche ora per settimana, le persone o le famiglie che desiderano approfondire la conoscenza della lingua in vista di un impiego e della prosecuzione degli studi. Abbiamo partecipato, con l’Associazione delle Religiose per i diritti delle donne, alla Marcia Mondiale 2015, in solidarietà con le donne che da anni reclamano una Commissione di inchiesta sulle migliaia di giovani scomparse o assassinate, affinché sia fatta finalmente giustizia e che le famiglie trovino un po’ di sollievo al loro dolore. La riflessione sul clima sulle tracce dell’Enciclica “Laudato Si”, ci ha mobilitate come comunità NSA. Nelle nostre riunioni comunitarie abbiamo in programma di fissare degli orientamenti personali e comunitari per fare la nostra parte anche in questo ambito così importante per la vita del pianeta. Noi ci sentiamo “in relazione”, consapevoli di dover condividere, al nostro livello, la responsabilità di favorire un cambiamento significativo, anche se apparentemente minimo. Sr. Camilla Martin, NSA


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Dalla missione Festa della scuola a Bugisi

La presenza NSA in

TANZ T

utto iniziò con l’appello di Mons. Castor Sekwa, Vescovo di Shinyanga, che invitò le suore NSA a lavorare nella sua Diocesi. Le prime suore arrivarono a Mwamapalala e si occuparono dell’insegnamento. Da allora, molte altre realtà si sono fatte strada in questo grande Paese. Il dispensario di Mwamapalala continua ad offrire il servizio medico per gli abitanti e il quartiere circostante. Sr. Cecilia è la suora che ha assunto ora l’incarico nel dispensario. Sr. Anna Cahill lavora invece nella scuola e in parrocchia.

La comunità di Bugisi è stata fondata solo pochi anni più tardi e si è sviluppata oltre ogni possibile immaginazione. Tutto grazie alla dedizione delle nostre suore. A Bugisi ci sono solo le suore NSA, che provengono da quattro diverse province: Ghana, Nigeria, Burkina Faso e Irlanda. Questa missione si sta sviluppando nel migliore dei modi: Sr. Theresa si occupa del centro di economia domestica, Sr. Rita ha iniziato una scuola elementare. Nel dispensario è responsabile Sr. Emmanuelle, divenuta anche la nuova Superiora regio-


9 Sr. Rita alla scuola Primaria

Sr. Kathleen Costigan al dispensario

ANIA nale. Sr. Kate l’assiste coadiuvata anche da Sr. Yvette. Insieme portano avanti un nuovo grande progetto. È denominato “Test e Trattamento” e riguarda la cura dei pazienti affetti da AIDS. Le suore Kate e Emmanuella sono le responsabili. Nulla di tutto questo sarebbe possibile alle suore, senza l’aiuto prezioso dei volontari, che svolgono un ruolo fondamentale nei loro ministeri, inclusi i volontari medici SMA e NSA. La loro generosità nel volontariato aiuta enormemente ed è grande la gratitudine verso coloro che

prendono un impegno tanto gravoso e delicato. La Chiesa è in rapida crescita in Tanzania, così come la Congregazione NSA. Nell’agosto del 2015 la prima suora tanzaniana, sr Donata Urassa, ha pronunciato il sui primi voti. Un grande dono per la festa dei 25 anni di presenza in Tanzania avverrà ancora nel 2017, dove l’Istituto sarà benedetto dai Voti di un’altra suora tanzaniana. Segno ulteriore del seme caduto in terra 25 anni fa, che sta dando i suoi abbondanti frutti!


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Dalla missione

La

Tanzania

ormai una Regione è

A sinistra Sr. Maria, sr. Assumpta; al centro l'équipe regionale, sr. Kate, sr. Emmanuella, sr. Teresa; A destra sr. Kathleen, sr. Elisabeth

S

r. Celestina Irpeni ci informa su una notizia importante per noi suore NSA, e sulla gioia condivisa con le consorelle per lo sviluppo ulteriore della Tanzania, che prende un posto più centrale nell’Istituto. “Ringraziamo il Signore, che per intercessione di Nostra Signora degli Apostoli, ha dato un nuovo impulso alla vita della nostra Congregazione in Tanzania, facendone una nuova realtà! Il 13 novembre scorso, durante la riunione annuale delle suore che lavorano in Tanzania, che si è tenuta a Mwanza, è stata nominata la nuova responsabile regionale nella persona di Sr. Emmanuella Ohumaegbulem. Queste le prime parole della nostra nuova responsabile: “Dobbiamo affondare le nostre radici nello spazio contemplativo del Cenacolo, dove la nostra vocazione missionaria si è formata. È questo essere apostole missionarie: stare in compagnia di Maria, in attesa ogni giorno della Pentecoste... Abbiamo bisogno di diventare molto più riflessive. L’Eucaristia, la preghiera, i giorni di deserto, la lettura, la direzione spirituale, condividere la nostra dimensione di fede, condividere momenti gratuiti insieme, tutto questo deve fare la qualità della nostra vita ... la missione si realizza prima di tutto a partire dal nostro rapporto con Dio, con Gesù, in uno stile di vita equilibrato, che sia semplice, povero e vicino ai poveri”. La Tanzania è ormai una Regione e le suore che vivono la loro missione in questo Paese ne sono le pietre vive. Auguriamo a tutte le sorelle di essere apostole di pace, giustizia e comunione con tutti!”. Sr. Celestina Irpeni, NSA


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Prima professione di una suora NSA in Tanzania L

a gioia ha investito le comunità tanzaniane NSA il 1° agosto 2015, giorno della prima professione di un suora NSA della Tanzania. La cerimonia ha avuto luogo presso la chiesa cattolica di “Nostra Signora”, a Bugisi nella diocesi di Shinyanga ed è stato un avvenimento eccezionale! La prima suora NSA tanzaniana! Anche se le suore NSA sono nel paese da 25 anni, questo è il primo frutto locale del loro apostolato in termini di vocazione alla vita religiosa. Ecco il perché di questa grande gioia e del sentito grazie salito al Signore! Con questo primo passo, Sr. Donata Urassa diventa il volto NSA del Paese e apre la strada a future vocazioni… La cerimonia è stata presieduta dal Vicario Generale P. Robert Walwa, della diocesi di Shinyanga, che rappresentava il Vescovo Liberato Sanguin. Generosa la presenza di sacerdoti e religiosi, con in testa la Provinciale d’Irlanda sr Kathleen McGarvey e numerose suore NSA. Com-

mossa la partecipazione della famiglia di Urassa e degli amici e conoscenti venuti a condividere la gioia di Donata. Il Celebrante durante l’omelia ha suggerito alla neo-professa di restare sempre radicata in Cristo, suo Sposo, nella fedeltà ai voti di castità, obbedienza e povertà ed ha anche parlato ai molti giovani presenti chiedendo loro di aprire il cuore per discernere se il Signore li stesse chiamando alla vita religiosa. Alla fine della celebrazione c’è stato un ricevimento di festa con danze tradizionali. Tutti i presenti erano pieni di entusiasmo, di gioia e gratitudine verso Dio per questo giorno storico, che si spera sia fonte di ispirazione per molte giovani. È stato un giorno memorabile e un grande motivo di incoraggiamento per le suore NSA, segno tangibile che il loro lavoro sta dando buoni frutti in tutta l’Africa orientale. E segno di una generosa risposta della Tanzania, che diviene sempre più chiesa missionaria e universale!


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Dalla missione

25 anni a

U

na grande festa ha avuto luogo nella cittadina di Mwamapalala: la festa dei 25 anni di fondazione della missione NSA in Tanzania! La gioia delle suore è stata evidente per tutta la durata della settimana che ha condotto alla giornata di venerdì 13 maggio. È stato questo il giorno del primo arrivo delle suore in questa cittadina, ben 25 anni prima… Era il 13 maggio 1991 quando le prime suore, Mairead Hickey e Deanna Donohue, giunsero a Mwamapalala. Si racconta che l’allora parroco, p. Dick Kelleher SMA aveva percorso il viale che porta al Convento Ardfoyle (a Cork, in Irlanda) più e più volte, pregando per l’arrivo delle suore nella cittadina tanzaniana. Fu esaudito e lui stesso, insieme ad un confratello, accolsero le suore NSA all’aeroporto di Mwanza. La casa che doveva ospitarle era pronta e aspettava solo loro! Appena raggiunta la casa, nella piccola cappella le suore ricevettero un dono incoraggiante: il Nuovo Testamento, scritto in Swahili, con gli auguri di diversi padri SMA - in inglese, irlandese o Swahili - scritti sulla prima pagina, all’interno dei Vangeli… Ricordi semplici, ma importanti, che mostrano gli inizi di una missione contrassegnata dalla gioia della fede… Le suore si sono preparate alla festa ridipingendo parti della casa, fra cui la cappella, e preparando un buon pranzo, con l’aiuto del cuoco Norbert. Tutto era pronto, ovvero “tayari!” Per l’ex Parroco e per alcuni dei suoi confratelli di Sayu-Sayu non era possibile essere presenti il giorno della festa, così si è anticipato a giovedì 12 il giorno dell’inizio delle celebrazioni. Alla Messa di ringraziamento erano presenti sr Kathleen provinciale d’Irlanda, Sr Filomena e diverse consorelle da Bugisi e da Mwanza. P. Mick McKee SMA,


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Suore NSA presenti in Tanzania

il celebrante principale, è arrivato con il suo confratello, p Jean Francois del Canada. Un gruppo veramente cosmopolita ha attraversato la cappella, il parroco e il preside della scuola secondaria diocesana si sono uniti in seguito. Irlanda, Tanzania, Canada, Ghana, Nigeria e Burkina Faso erano le nazionalità presenti. Molti dei collaboratori delle suore sono anch’essi arrivati ​​in tempo per festeggiare. La messa solenne è iniziata intonando un canto allo Spirito e nell’omelia, P. Mick ha esortato tutti a ricordare e ad essere grati per tutto il passato e di affidarsi a Dio per quanto riguarda il futuro, seguendo sempre le intuizioni dello Spirito Santo e tornando spesso al proprio “Cenacolo” interiore. Un ottimo consiglio! L’attenzione si è poi centrata sulle prime suore, che hanno trasformato questa fede in opere vive. Sr. Deanna, che con la sua mentalità pratica si era occupata del dispensario, aveva migliorato le strutture, occupandosi anche della formazione delle

infermiere assistenti, senza mai tralasciare il rapporto con i pazienti. Sr. Mairead, concentrata sulla pastorale, che iniziò subito, con la sua bicicletta, le visite ai villaggi vicini, dove insegnò catechesi nelle scuole primarie e partecipò attivamente alle riunioni di preghiera. Sr. Sally, arrivata l’anno successivo alla fondazione, che insegnò matematica nella scuola secondaria diocesana locale e fu promotrice di feste, danze, con grande capacità di accoglienza. Il canto finale, ‘Asante Mama Maria’ (Grazie Madre Maria), è stato un modo per ringraziare coralmente le prime suore, fondatrici della missione di Mwamapalala e di affidarne a Maria la continuazione. La conclusione della festa è stata un ottimo pranzo condiviso da tutti i presenti, segno di quella unità, gioia e vivacità che questa missione porta con sé, frutto della grazia di 25 anni di fedeltà e amore verso i più poveri. La missione continua…


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Dalla missione

20 anniversario °

di fondazione del Centro Formazione professionale di Bugisi Suor Teresa Roberts ci scrive da Bugisi, dal Centro di Formazione Professionale, che celebra quest’anno il 20° anniversario di fondazione “Il nostro Centro di Formazione Professionale ha festeggiato di recente il 20° anniversario dalla sua apertura. Molti sono stati gli eventi che vi hanno avuto luogo in questi mesi per celebrare degnamente questo avvenimento. Il centro, che ha avuto le prime 22 iscrizioni di giovani donne nel 1996, è ora completamente accreditato come Centro di Formazione Professionale riconosciuto dallo Stato. Da qui, l’importanza della festa cittadina. Le suore NSA avevano avuto l’idea ed avviato l’attività già nei primi anni no-

vanta, fedeli alla vocazione di promozione della donna dell’Istituto. Un centro di formazione per l’infanzia era l’attività più adatta allo scopo. Suor Anne Cormack e la sua comunità hanno iniziato ad occuparsi dell’educazione delle bambine, fornendo servizi sanitari e attività pastorali in parrocchia. I frutti del loro lavoro sono ora evidenti nell’attività del Centro di Formazione Professionale Bugisi, situato vicino alla Didia-Lohumbo, nella regione di Shinyanga del nord della Tanzania. Il Centro di Formazione Professionale aveva come obiettivo iniziale la formazione femminile a diversi livelli, in modo da aiutare le bambine ad acquisire anche competenze domestiche di base. Questo progetto è stato poi modificato, in modo da poter includere anche i maschi. Oggi, il Centro offre corsi di varia tipolo-


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gia: corsi brevi, standard e specialistici in diverse materie. Si insegna elettronica, saldatura, edilizia, agronomia, informatica, segreteria, tecnologia di progettazione, sartoria e ristorazione. Più di 700 studenti sono passati attraverso il centro, che ora si guadagnano da vivere nei settori sopracitati, sia in Tanzania continentale che a Zanzibar. Tra i molti eventi hanno avuto luogo in occasione delle celebrazioni del 20° anniversario vi sono state conferenze, dibattiti, una serata dedicata al canto, un’altra al Vangelo, e altre alla cultura, agli sport e ai giochi. Inoltre sono state organizzate visite alle scuole primarie e secondarie per informare sui corsi offerti dal Centro. Un’ attività interessante è stata quella portata avanti da diversi studenti e insegnanti, che hanno girato le principali strade della città di Didia e di alcuni villaggi vicini per sensibilizzare la gente sul problema della deforestazione. Il titolo dell’operazione era “Pianta un albero” e consisteva nell’invitare le per-

sone a piantare alberi, attività necessaria per garantire il ricambio quando si tagliano alberi per farne carbone o legna da ardere. Il culmine degli eventi del 20 ° anniversario ha avuto luogo con il rilascio del diploma a 38 studenti licenziati. La giornata finale ha incluso un incontro aperto al pubblico seguito da una mostra di prodotti del centro, una raccolta fondi in aiuto della biblioteca della scuola, un ballo e alcuni interventi da parte degli ospiti d’onore che hanno incoraggiato gli studenti a far fruttificare il loro sapere e le abilità acquisite. La responsabile del Centro di Formazione Professionale ha poi ringraziato le suore NSA per il grande lavoro svolto in questi 20 anni, che ha permesso il successo del Centro e la sua notorietà in tutto il Paese, dove il Centro professionale NSA è garanzia di qualità e preparazione professionale. Un grazie sentito a donne coraggiose, che hanno fatto di un ideale, una realtà concreta nella Tanzania di oggi”. Sr. Teresa Roberts, NSA


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Dalla missione

TESTIMON

di due giovani vo


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A

IANZE

olontarie

nche se avevo visto molti documentari sull’Africa prima di andarci, nulla avrebbe potuto prepararmi per quello che è in realtà la vita laggiù. Ero incredibilmente entusiasta di andare, certa di essermi preparata per tutto un anno, e non mi sentivo affatto in apprensione, diversamente dai miei poveri genitori. Atterrare in aeroporto a Mwanza è stata un’esperienza molto surreale: non ero mai stata in un aeroporto così semplice. Una delle prime cose che mi hanno colpito nel viaggio verso il convento è stato come tutto fosse così colorato; dalla frutta, ai bei vestiti delle donne. E i miei occhi ne sono stati colpiti per i successivi due mesi. Sono stata sopraffatta anche dalla generosità della gente locale, sia a Bugisi che a Mwamapala. Quando arrivavo al negozio o in casa di qualcuno, subito mi coprivano di generose attenzioni. Straordinario! Uno dei miei ricordi preferiti è quando stavamo guidando verso Mwamapalala una domenica sera. Abbiamo visto che si stava tenendo una festa ai margini della strada. Sr. Kate ha voluto fermarsi e così siamo scese solo per salutare. La gente ci ha subito portate al centro della festa e ci ha offerto i posti migliori. Hanno cantato e ballato per noi e ci hanno dimostrato così di essere onorati dalla nostra presenza. È stato proprio bello. Durante tutto il mio tempo a Bugisi e Mwamapalala, non ho sentito in alcun momento la nostalgia di casa. Sono stata accolta dalle suore nel migliore dei modi, mi hanno fatto sentire la benvenuta e curato come fossi parte della loro piccola famiglia.


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Dalla missione La parte più difficile di tutta l’esperienza è stato essere testimone della morte di un bambino di quattro mesi. Questo è stato il mio primo assaggio di morte nella vita, e penso che tutti noi abbiamo trovato questa esperienza molto difficile. È stato orribile sentirsi così impotente, ma ci siamo confortate a vicenda piangendo insieme. Io non ero un assidua frequentatrice della chiesa in Irlanda, ma laggiù ho apprezzato le celebrazioni così affollate. È stato bello vedere una fede così forte e le canzoni e le danze così belle da guardare. L’intera esperienza mi ha reso estremamente grata per tutto quello che ho avuto la fortuna di avere nella mia vita. Il mio primo assaggio di Africa sicuramente mi ha fatto crescere, e spero che in futuro sarò in grado di tornare come medico qualificato e poter dare qualcosa di più concreto a chi mi ha così bene accolto. Lisa Jordan

Olivia ha trascorso otto settimane come volontaria con le Suore di Nostra Signora degli Apostoli nella Diocesi di Shinyanga in Tanzania. “Ho trascorso due bellissimi mesi in Tanzania. Io sono una diciottenne che si avvia ad iniziare gli studi universitari. Il mio obiettivo primario in Tanzania è stato quello di insegnare l’inglese e di fare qualsiasi altra cosa mi fosse stata richiesta per aiutare le comunità che avrei visitato. Ho avuto una calda accoglienza da Sr Cassie e Sr Anna Cahill all’aeroporto di Mwanza. Quando siamo arrivati a casa a Mwanza l’accoglienza è proseguita, non appena si è aperta la porta! Ho incontrato dei temperamenti vibranti, le suore Perpetua e Giulietta, che erano così gioiose del nuovo arrivo che mi sono sentita subito a casa. È stato un grande inizio e in pochi minuti ho imparato alcune parole in Swahili. Ho subito capito l’immenso lavoro che le suore di Mwamapalala fanno ogni giorno


19 alla loro clinica e alle vicine scuole primarie e secondarie. Oltre al loro lavoro quotidiano è inestimabile l’attività di guide spirituali che forniscono alle persone della comunità. Ogni giorno, sr Anna Cahill ed io, visitavamo le classi con gli studenti delle scuole elementari. Suor Anna ha fatto molta grammatica con loro ed io l’ho aiutata. Durante il fine settimana lavoravamo anche con studenti delle scuole secondarie. Ero eccitata di insegnare da sola, ma nervosa per via della qualità del mio insegnamento! Una cosa che mi ha colpito arrivando a Mwamapalala è stato il calore e la generosità della comunità: quando sr Anna e io siamo andate a visitare alcuni abitanti del luogo che vivevano soli, abbiamo incontrato Bernadette, un’anziana vedova che mi ha accolto con abbracci, sorrisi e molto interesse. Un’altra fantastica donna che si guadagnava da vivere vendendo le noccioline che coltivava, ci ha dato tutte le noccioline che potevano entrare nelle nostre borse, e lo ha fatto con tanta gentilezza e un altro grande sorriso! Sono stata sopraffatta dalla generosità di quella donna e ho capito quanto sr Anna sia apprezzata in questa piccola comunità. Ogni sera avevamo incontri di preghiera, un

aspetto molto piacevole della mia giornata e che ha reso particolare e indimenticabile il mio viaggio. Sono molto fortunata di essere stata coinvolta nel tempo di preghiera delle suore durante i due mesi di permanenza, che mi hanno sempre lasciata libera di partecipare o meno. Spesso la sera guardavo le notizie dell’Africa al telegiornale e talvolta anche dei film. Sr Juliet, sr Anne, sr Angèle, Nollaig ed io eravamo come una piccola famiglia! Ho ottimi ricordi di Mwamapalala con ciascuna di loro come pure che con la bella e generosa gente del posto. Poi Anne McCormack mi ha portato a Bugisi e mi ha fatto sentire accolta e a mio agio anche lì, come hanno fatto tutte le suore finché ho vissuto con loro a Bugisi. Sr Emanuella, sr Cecilia, sr Susannah, e sr Comfort sono donne speciali dal cuore grande. A Bugisi c’era un asilo e una scuola professionale, in entrambe le scuole ho avuto il piacere di lavorare. Ogni mattina venivo accolta dai bambini con un ‘Buongiorno, sorella!’. Erano ansiosi di imparare l’inglese, e così dolci! La sera e dopo il pranzo e il riposo del pomeriggio, davo lezioni individuali a due studenti che preparavano gli esami. Siamo diventati buoni amici e siamo tutt’ora in contatto. Sono contenta di essere riuscita a dare loro un aiuto e li ho seguiti fino al giorno dell’esame! In questa mia esperienza ho avuto la fortuna di incontrare persone meravigliose, di essere vicino a loro, e di poter riflettere sulle differenze tra la mia vita e la vita dei giovani in Tanzania. Un’ esperienza che auguro a tutti di fare! Olivia Teahan, volontaria


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Adesso parliamo noi

CERCATORI “C

ome una cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia ha sete di Te…” (Dal Salmo 42) E quando la sorgente si trova nelle vicinanze, evitando estenuanti percorsi per raggiungerla, perché non approfittare di un’opportunità così singolare? La fonte prende questo nome: “I volti della misericordia”. Il pozzo a cui attingere è stato sapientemente scavato da Padre Lorenzo Mandirola, coadiuvato dall’attenta e preziosa collaborazione di suor Giuliana Bolzan. Tutto si è svolto presso la Comunità di Nostra Signora degli Apostoli, ad Airuno. Le suore, con generosità e disponibilità, hanno aperto i loro spazi a questa esperienza e a loro esprimiamo la nostra sincera gratitudine. Provocati dall’anno della Misericordia, il percorso si è snodato tra i sentieri del vangelo di Luca.

Durante il primo incontro si è posta l’attenzione su Gesù che, nella sinagoga, srotola il libro della legge. Proclama il passo del profeta Isaia che annuncia un “anno di misericordia”. Nei due appuntamenti successivi, è stata proposta la lettura di un capitolo del Nuovo Testamento che mostra il volto di Dio come Dio buono, misericordioso, che perdona, come Dio Padre. Nel quarto incontro è stata presentata parabola del fariseo e del pubblicano che ci insegna ad essere umili davanti a Dio, bisognosi di misericordia. Nell’ultimo appuntamento, infine, abbiamo incontrato la figura del Buon Samaritano che ci fa comprendere che l’unica legge, che riassume tutte le altre e le supera, è quella dell’Amore. È necessario superare una religione intimista ed essere “balsamo per le ferite altrui”.


DI SENSO Il programma della giornata ha previsto un momento di riflessione guidata sulla Parola, una riflessione personale, la condivisione (non sempre è stato facile esporsi, ma questo momento si è rivelato arricchente), la messa e testimonianze dall’Africa. Tutti hanno apprezzato la scuola della parola, l’esegesi che padre Renzo ha fatto delle letture e corredata di tanti approfondimenti. Le testimonianze, attraverso brevi filmati, si sono rivelate un utile esempio di attualizzazione della Parola. La successiva celebrazione eucaristica è stata vissuta come rendimento di grazie e compimento del percorso svolto nella mattinata. Non a tutti è stato possibile fermarsi per pranzo, ma chi ha condiviso questo momento, l’ha considerato un’occasione di conoscenza e di scambio reciproco. Durante i pomeriggi sono stati proposti percorsi finalizzati ad una maggiore conoscenza degli Istituti SMA e NSA, per risalire alle radici e comprendere meglio la missione nella sua attualità. Il gruppo dei partecipanti, eterogeneo per provenienza, età ed esperienze, ha costituito una piccola “Chiesa locale”, in un certo senso missionaria, per la presenza di diverse realtà. In un mondo frenetico, dove l’ago della bussola sembra spesso impazzito, risulta necessario “ricentrarsi” e riaccordarsi (riportarsi al centro, al cuore) per capire quale direzione stiamo prendendo e dove stiamo andando. La proposta della scuola della parola di Airuno è giunta per me come una benedizione: • è stato di vitale importanza trovare un’oasi di ascolto, riflessione, preghiera…

• è stato bello condividere l’esperienza con persone provenienti da diverse parrocchie; in particolare, le giovani coppie sono un segno di speranza per la continuità della chiesa in cammino; • mi sono sentita a “casa”, accolta in un clima familiare; • la dolcezza e la serenità di suor Giuliana hanno contribuito a creare un ambiente favorevole, che ha facilitato le relazioni tra le persone; • il percorso che si è snodato a tappe, gradualmente, mi ha condotto ad assaporare e gustare il senso di questo anno giubilare della misericordia, che altrimenti avrebbe corso il rischio di passare, senza aver l’opportunità di approfondirne il senso; • Padre Renzo ci ha invitato alla mensa della parola, frazionando, sminuzzando, “ruminando” i contenuti in modo da renderli fruibili e comprensibili; li ha contestualizzati, fornendo coordinate geografiche, storiche, culturali e mi ha condotto ad una conoscenza che non si è fermata alla superficie; • riscoprire il volto di un Padre misericordioso ci interpella a imitarne l’esempio; • molto importante è stata l’attualizzazione proposta al termine di ogni lectio e la presentazione di testimonianze che hanno “incarnato” la Parola. • Le riflessione condivisa con i “compagni” di viaggio è stata molto arricchente. Grazie Padre Renzo, grazie suor Giuliana, da parte di tutti noi!!!!!!!!! O.S.

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Adesso parliamo noi

ovvero gli Istituti Missionari a favore dei migranti

I

l nome Lampedusa, oltre ad essere un’isola italiana del Mediterraneo più vicina all’Africa che all’Italia stessa, evoca senza dubbio drammi di cui ancora oggi purtroppo siamo testimoni: genti in fuga dai propri paesi in guerra oppure da situazioni estreme di povertà partono con la speranza di trovare serenità e vita migliore al di là del mare, a volte con la speranza che muore con loro inghiottita dalle acque. Qualora la speranza riesce a mettere un piede all’asciutto è ancora segnata da tutto un percorso difficile, un cammino che incontra muri alti, diffidenze, paure, indifferenza, accoglienze negate. La Sicilia non è solo terra di sbarchi, già di per sé problema grande e causa di molte sofferenze, ma anche di tanti altri migranti che rimangono nella regione e in qualche modo cercano di trovarvi una sistemazione lavorativa. È il caso del ragusano, nella piana di Vittoria e Acate, dove, sotto un manto di serre che producono la maggior parte degli ortaggi che troviamo sulle nostre tavole italiane, vive una popolazione di oltre 15.000 immigrati dedita al lavoro agricolo. Un lavoro stagionale e per la maggior parte sottopagato, che ha il sapore dello sfruttamento; immigrati che per questo vivono in abitazioni fati-

scenti, malsane; situazioni di precarietà a cui si affianca spesso, soprattutto verso le donne, uno sfruttamento che ha poco del lavorativo. In questo percorso di conoscenza della realtà, abbiamo trovato nella diocesi di Noto, periferia estrema della Sicilia e dell’Italia, una speciale accoglienza, tanto da portarci ad approfondire il dialogo, incontrando il vescovo che ha dato piena disponibilità ad accogliere la comunità inter congregazionale. Alcuni momenti di questo incontro ci sembrano molto significativi, quasi a dire di essere giunti al momento giusto, nel luogo giusto, guidati non solo dal nostro impegno, ma dallo Spirito che soffia dove vuole! Il nostro primo appuntamento con il direttore della Caritas di Noto, il professor Maurilio Assenza, laico e totalmente volontario in questo servizio, ci ha visti casualmente partecipare anche all’apertura di una delle porte sante della diocesi: proprio quella della Casa don Puglisi, casa della carità, non chiesa né santuario, casa che ospita mamme e figli in situazioni disagiate e tra queste anche alcune famiglie di immigrati. Il giorno in cui abbiamo incontrato il vescovo della diocesi, Mans. Antonio Staglianò, che ha manife-


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stato tutto il suo entusiasmo all’idea che la comunità inter congregazionale potesse mettere radici nella sua diocesi, la Chiesa celebrava la memoria di santa Giovanna Saverio Cabrini, patrona dei migranti. La nostra comunità si inserisce in un contesto fertile, già capace di concreti gesti di accoglienza, come l’adesione al progetto Caritas della CEI, Rifugiato a casa mia. A partire da questa realtà incontrata la comunità si inserisce suggerendo cammini di conoscenza dell’altro, diverso per cultura, lingua, nazione e

fede, attingendo all’esperienza maturata in anni di vita vissuti tra i popoli del mondo. Sta di fatto che tutti gli Istituti Missionari presenti in Italia si stanno coinvolgendo in prima persona, rispondendo concretamente a questa periferia esistenziale che ha volti e nomi di tanti fratelli e sorelle migranti che affidano le loro speranze in questo viaggio vitale per cui le acque del mare non sono che il primo grande ostacolo, ma non l’unico. P. Gianni, missionario della Consolata


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Adesso parliamo noi

Comunità Missionaria Intercongregazionale

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el febbraio 2013 gli Istituti Missionari in Italia organizzarono a Trevi un Forum per riflettere insieme come “Educare ed educarsi alla Missione”. Tra le dieci parole che compongono il documento conclusivo del Forum, due in particolare emergono come novità: lavoro inter congregazionale in stile di comunione e rapporto con gli stranieri immigrati in Italia tramite contatti personali. Nell’ottobre dello stesso anno il tragico naufragio avvenuto alle porte di Lampedusa sottolineò l’urgenza di un impegno serio verso tanti fratelli e sorelle che spinti da necessità di sopravvivenza si riversano sulle nostre coste. Questa urgenza divenne il tema di riflessione della Conferenza degli Istituti Missionari in Italia (CIMI)1 avvenuta in quello stesso mese. Si pensò quindi di costituire insieme, inizialmente a Lampedusa, una comunità che si dedicasse a questo ambito ritenuto missionario. Viene subito denominato “Progetto Lampedusa”. Avvengono i primi contatti in Sicilia con l’incontro ad Agrigento con Mons. Franco Montenegro e la successiva visita a Lampedusa, incontro che mirava a valutare l’opportunità di costituire una comunità missionaria sull’isola. Eventualità che però da subito fu accantonata. Dall’altra parte, gli Istituti si impegnavano ad individuare e destinare alcuni missionari che dessero inizio al progetto. La Conferenza degli Istituti Missionari in Italia, detta CIMI, raduna tutti i Superiori Maggiori degli Istituti, maschili e femminili, che hanno come carisma specifico la missione “ad Gentes”. Essa è composta dai seguenti Istituti: Missionari e Missionarie Comboniani, Missionari e Missionarie Saveriani, Missionari del PIME e Missionarie dell’Immacolata, Missionari e Missionarie della Consolata, Missionari d’Africa, Missionari Verbiti, Società Missioni Africane e Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, Missionarie Francescane, Comunità Missionaria di Villaregia. 1

A novembre del 2015 padre Gianni Treglia, missionario della Consolata, e suor Giovanna Minardi, missionaria dell’Immacolata, già destinati a tale progetto si stabiliscono in Sicilia, soprattutto per


25 continuare a conoscere la realtà dell’immigrazione in questa regione e presentare il progetto degli Istituti Missionari. Durante questo percorso di conoscenza, la diocesi di Noto manifesta grande interesse verso questa nascente comunità, aprendole le porte della propria diocesi. Nel frattempo, l’invio di altri due missio-

nari, padre Vittorio Bonfanti, missionario dei Padri Bianchi, e suor Raquel Soria, missionaria della Consolata, completa la comunità, composta così da due sacerdoti e due religiose. Il 15 marzo 2016 la comunità si stabilisce nella casa attigua al Santuario della Madonna delle Grazie, a Modica, messa a disposizione dalla diocesi stessa. In questo primo periodo di presenza in loco, accompagnati dai collaboratori della Caritas diocesana, così come di Migrantes e Centro Diocesano Missionario, si sta effettuando un lavoro di conoscenza del territorio, della realtà soprattutto dell’immigrazione, e di quanto già esiste di bello e significativo nell’ambito dell’accoglienza. Gli Istituti Missionari, pur conservando ciascuno le caratteristiche proprie di fondazione, hanno voluto costituire insieme questa comunità, innanzitutto come segno di comunione nella diversità. Inoltre, proprio per la fedeltà al loro carisma missionario “ad Gentes” che li caratterizza, per quello sguardo attento ai lontani che da sempre ha segnato e continua a segnare la loro vita, con la comunità missionaria inter congregazionale del progetto Lampedusa desiderano offrire alla chiesa Italiana il proprio servizio e contributo ai migranti in Sicilia, terra di sbarchi certo, ma anche di tanti migranti che in attesa di un improbabile statuto di rifugiati, cercano di trovarvi una sistemazione lavorativa. È un progetto che mira, più che ad aprire un centro di accoglienza, a offrire percorsi di formazione all›accoglienza per le comunità presenti sul territorio, offrendo esperienze e conoscenza di altre culture oltre che ad essere disponibili a tessere relazioni sincere e approfondite con gli immigrati. La ricchezza ed esperienza nel campo della mondialità e della intercultura può senza dubbio essere di grande aiuto a creare un ambiente capace di accoglienza e costruttore di pace tra i popoli.


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Adesso parliamo noi

Centro di Accoglienza

di Marino


27 I Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) sono immaginati al fine di sopperire alla mancanza di posti nelle strutture ordinarie di accoglienza o nei servizi predisposti dagli enti locali, in caso di arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti. Ad oggi costituiscono la modalità ordinaria di accoglienza. Tali strutture sono individuate dalle prefetture, in convenzione con cooperative, associazioni e strutture alberghiere, secondo le procedure di affidamento dei contratti pubblici, sentito l’ente locale nel cui territorio la struttura è situata. La permanenza dovrebbe essere limitata al tempo strettamente necessario al trasferimento del richiedente nelle strutture seconda accoglienza.

L

a Cooperativa Centro per l’Autonomia (CPA) “Michele Iacontino”, tra le tante e ben riuscite attività che progetta e gestisce, ricorderà sempre la data del primo febbraio 2016 che non è, e non potrà mai esserlo, una data qualunque; infatti, da quel giorno, è cominciata la gestione autonoma del Centro di Accoglienza per richiedenti asilo di Marino (RM) presso le Suore Missionarie Nostra Signora degli Apostoli. Occorrerebbe troppo tempo, e non è questa l’occasione più adatta, per elencare tutti i cambiamenti che, da quel momento, sono stati apportati per la gestione del Centro Immigrati, per renderlo più funzionale e più efficiente. L’esperienza e la capacità della Cooperativa CPA e la disponibilità della Congregazione delle suore NSA hanno contribuito a rendere questo passaggio il più morbido possibile, fornendo tutti i più idonei strumenti da utilizzare in questa delicata fase. Allo stesso modo ci sono state difficoltà e timori, logici e naturali, che per diverse motivazioni hanno sicuramente accompagnato gli operatori ed anche gli ospiti già presenti nel Centro. L’insediamento di nuova equipe, all’interno della quale c’erano operatori che non avevano esperienza in merito; l’iniziale diffidenza degli ospiti, abituati ad operatori e ruoli ormai definiti da circa cinque mesi; una maggiore attenzione al rispetto di molte regole comportamentali, che ha contribu-

ito all’instaurarsi di un clima teso e per nulla fiducioso degli ospiti verso la direzione del Centro. Una risposta poteva essere l’organizzazione di una grigliata alla quale partecipassero tutti gli ospiti, gli operatori, le suore e la Cooperativa che gestisce il Centro, e cosi è stato fatto: il Centro per l’Autonomia ha organizzato una grigliata, investendo risorse economiche, personale, materiale, consapevole che non si sarebbe trattato di una cena qualsiasi, bensì, una totale condivisione di esperienze ed emozioni, un incontrarsi denudandosi dai consueti ruoli agiti nel Centro. Il risultato ottenuto è sicuramente stato quello sperato perché danze, canti e balli proposti dagli ospiti hanno fatto da cornice ad una serata nella quale si sono vissute molte emozioni, si è condivisa la gioia di stare insieme, non si è stati ospite ed operatore, ma realmente ognuno dei presenti è stato parte attiva di un momento emotivamente coinvolgente. A nostro avviso sono senz’altro questi i momenti che possono e devono intervallare l’ordinario lavoro in un Centro, abbattere le distanze create dal quotidiano vissuto lavorativo, creando i presupposti per favorire interventi probabilmente più diretti, meno impersonali, più efficaci. Per il centro di Marino Roberta Di Giacinto, Torquato Mastronardi


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NSA: Nuovi Stili di Annuncio

Laudato sì il grido della terra e il grido dei poveri I l mondo è davvero la nostra casa comune? Come abitiamo questa terra? Nel nostro primo appuntamento abbiamo lanciato uno sguardo d’insieme sull’Enciclica papale della “Laudato sì”. Cercheremo adesso di comprenderne i problemi, prima di cercare soluzioni. L’obiettivo della ‘Laudato sì’ “L’obiettivo non è di raccogliere informazioni o saziare la nostra curiosità, ma di prendere dolorosa coscienza, osare trasformare in sofferenza personale quello che accade al mondo, e così riconoscere qual è il contributo che ciascuno può portare” (n° 19). Questo numero è il cuore della LS e significa comprendere a fondo i problemi che lacerano il nostro mondo; fare

nostri questi problemi, attraverso un cammino di discernimento che ci porti a vederne l’urgenza e a sentirli sulla nostra pelle; e infine decidersi ad agire localmente e nel quotidiano perché le cose cambino. Nel primo capitolo ci viene mostrato quello che il papa chiama il GRIDO DELLA TERRA E IL GRIDO DEI POVERI (n° 49), che appare fin dall’inizio: un legame fra la questione ambientale e la questione sociale. Emerge in tutta l’enciclica l’approccio chiamato ECOLOGIA INTEGRALE, che legge congiuntamente le relazioni tra sistemi naturali e sistemi sociali (“grido della terra” e “grido dei poveri” vanno di pari passo). La LS affronta le due questioni in un modo mai visto prima. Per prima cosa le collega, ne fa un’unica questione, sot-


29 tolineando che i problemi ambientali li vivono in prima persona i più poveri. Il punto di vista è quello del crollo del mito della CRESCITA ILLIMITATA, che ci ha fatto pensare per anni che ciò che il pianeta offre non si esaurisce. Da qualche anno consumiamo ormai ciò che non si rigenererà più. Una piccola parte degli abitanti del mondo ha consumato e consuma la quasi totalità delle risorse disponibili! Significa che noi, paesi ricchi, abbiamo consumato le nostre risorse disponibili e in più anche quelle dei paesi poveri. In questo senso il papa parla di debito ecologico verso i paesi poveri: la crescita illimitata è un mito e noi siamo in debito con la terra e con i poveri. Ripensare il valore dei beni comuni e prenderne nuova coscienza Di esempi ce ne sono tanti in questo primo capitolo della LS. Papa Francesco presenta in modo documentato la situazione ecologica di questo nostro tempo: • l’inquinamento, preso in considerazione in tutte le sue forme (aria, acqua, suolo, civile e industriale). I suoi impatti sulla salute umana e sulla natura, con una particolare preoccupazione per la crescente produzione di rifiuti. Si parla della “cultura dello scarto”, al n° 22 si sottolinea che questa cultura colpisce uomini e cose, che si trasformano entrambi “velocemente in spazzatura”. • i cambiamenti climatici sono “un problema globale e una delle sfide attuali più urgenti per l’umanità”. Si parla dei migranti ambientali, persone costrette a lasciare i propri paesi a causa dei cambiamenti climatici, dei quali nessuno parla mai. • la questione dell’acqua, che è una risorsa naturale primaria per gli ecosistemi e diritto umano fondamentale e universale per la sopravvivenza. Si sottolinea che non può essere ridotta a merce e soggetta alle leggi di mercato,

ma deve stare al centro di politiche pubbliche che ne consentano l’utilizzo a tutti, specie alle popolazioni più povere. • la perdita di biodiversità. Ogni anno scompaiono migliaia di specie vegetali e animali e quasi tutte si estinguono per ragioni che hanno a che fare con una qualche attività umana. Vengono descritte una per una le principali aree critiche: ecosistemi, foreste, falde acquifere, ghiacciai, oceani, barriere coralline. Il papa ci tiene a sottolineare che la natura e le sue risorse hanno un valore in se stesse e non sono solo “cose da usare”. • l’inequità planetaria. “L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme” (n°48). In entrambi i casi, i più colpiti sono sempre i più deboli. Il modello di vita attuale non funziona perché una minoranza si crede in diritto di consumare e risorse e ambienti naturali dei più poveri. • Questo grave degrado ambientale è correlato strettamente al deterioramento della qualità della vita e la degradazione sociale mondiale. A conclusione di questa carrellata, il papa rimarca la debolezza delle reazioni del mondo politico ed economico, che non trovano unità nella soluzione di questi problemi. Questo primo capitolo, non è solo una lista di problemi, ma un punto di vista nuovo da cui dobbiamo ripartire per rivedere tutte le difficoltà presentate. Cosa fare di fronte a tutto questo? Occorre ricostruire un nuovo rapporto con la terra, con le persone e con Dio.Come cristiani siamo chiamati ad ascoltare i due clamori provenienti dalla natura e dai fratelli più poveri, che ci chiamano a costruire giustizia nei confronti di entrambi (giustizia socio-ambientale). Non più assistenzialismo o elemosina, ma processi di liberazione dal male che affligge la terra e le sue creature. sr Giuliana Bolzan, NSA


Il Giubileo

Signore 30

Il coraggio di gridare al


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S

iamo certi – lo dicevamo l’ultima volta – che Dio non si stanca di cercarci e che possiamo sempre contare sulla sua misericordia. Questo però non può e non deve farci dimenticare che il Signore non vuole obbligare nessuno a ricevere il suo amore. Sta a ciascuno di noi riconoscere semplicemente la nostra povertà, le nostre debolezze; tocca a noi riconoscere che abbiamo bisogno di Lui. L’evangelista Luca, ancora una volta, tratteggia con rapide pennellate questa realtà mettendo in campo un povero cieco che all’uscita di Gerico siede a chiedere l’elemosina (cfr. Lc 18,35-43). Dipende dagli altri in tante cose e da tanto tempo. Ma un giorno ha capito che la sua vita sarebbe potuta cambiare. Avendo sentito che stava passando Gesù di Nazareth, comincia a gridare, senza badare a chi voleva impedirglielo: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!” Gesù, in mezzo al trambusto della gente che lo accompagna, si accorge di lui e del suo grido e gli chiede che cosa si aspetta da lui. “La vista” – risponde il cieco. E la vista riebbe. Sono diversi gli insegnamenti che possiamo trarre da questo testo. Siamo chiamati dapprima a cogliere il Signore che passa nella nostra vita anche se ci capita, in certi momenti, di essere o di sentirci ai margini di ciò che la gente vive, quando magari non vediamo chiaro nel nostro presente e nel nostro futuro, quado lo scoraggiamento fa capolino. Ma è anche importante lasciarci e farci accompagnare da chi non ci impedisce l’incontro con il Signore, ma da chi sa –

magari senza pretese – portarci a lui, farci intravvedere la sua presenza, il suo passaggio. Dobbiamo, poi, prendere il coraggio a due mani, e riconoscere che da soli non riusciamo a venire a capo delle nostre difficoltà e chiamare dunque con forza il Signore perché venga a guarirci, a ridarci luce, a infonderci coraggio, a trasmetterci forza per affrontare in maniera nuova il cammino della vita. Solo se abbiamo il coraggio di non nascondere, ma di mo-

strare le nostre malattie, il medico divino può venire in nostro aiuto e guarirci. Il vangelo termina dicendo che il cieco, dopo aver recuperato la vista “cominciò a seguire Gesù glorificando Dio”. Occorre riconoscerlo. Non ci capita sempre di comportarci così. Staremmo meglio, da tutti i punti di vista, se invece di vedere e parlare sempre di ciò che non funziona, di ciò che va male in noi e fuori di noi, fossimo più attenti a vedere il bene che il Signore compie e sparge in noi e attorno a noi e spendessimo un po’ del nostro tempo a ringraziarlo. Parlare del bene fa bene e ci fa bene! P. Renzo Mandirola, SMA


SUORE MISSIONARIE NOSTRA SIGNORA DEGLI APOSTOLI Noi, Suore Missionarie Nostra Signora degli Apostoli, siamo un Istituto religioso esclusivamente missionario, fondato nel 1876 da Padre Agostino Planque, SMA.

Siostry one w misyjne zrzesza

Il nostro motto è: “Con Maria, madre di Gesù”, con lei restiamo in ascolto dello Spirito e attente alle necessità del mondo.

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LA NOSTRA MISSIONE: Condividere la passione di Dio per l’umanità, annunciando il Vangelo particolarmente in Africa.

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Ci impegniamo a seguire il Signore che ci chiama ad annunciare il suo Amore. Viviamo con semplicità e spirito di famiglia in comunità internazionali, lavorando per l’annuncio del Vangelo: attraverso la catechesi, le attività sociali, sanitarie ed educative con un’attenzione particolare alla promozione della donna.

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ITALY

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Passione per la Missione

Pierwsz dzie mi, Eduk budowan rodowis


Feriole (PD) • Venerdì 2 settembre ore 20,45: fiaccolata • Sabato 3 settembre - ore 17: accoglienza - ore 18: Messa di apertura e presentazione delle attività sul tema dell’anno “Va’, non temere, io sono con te” - ore 19,30: apertura stand gastronomico, pesca di beneficienza, proiezioni • Domenica 4 settembre - ore 10,30: Messa di ringraziamento per i 40 anni di presenza della SMA a Feriole e per i 40 anni di sacerdozio di P. Renzo Mandirola SMA. - ore 20,30: Danze e animazione proposte dal gruppo Antico cerchio

APPUNTAMENTI

Pensieri e Massime di P. Agostino Planque, SMA Fondatore delle Suore NSA

APPUNTAMENTI

Dio, che non vediamo con gli occhi del corpo, è perfettamente presente. Sì Egli c’è e voi siete davanti a Lui! Ebbene, bisogna che lo guardiate in un certo modo… guardatelo attraverso la preghiera, il desiderio, l’imitazione, guardatelo attraverso le cose che Lui gradisce. Ecco tanti modi diversi con cui guardare Dio… Nella Sacra Scrittura è detto che nell’eternità vedremo Dio come egli è, ma per il momento, dobbiamo accontentarci della visione della fede attraverso l’esercizio della sua santa presenza.

FESTA SMA-NSA 2016

• Mercoledì 7 settembre - ore 20,45: Film africano • Giovedì 8 settembre - ore 20,45: Adorazione in cappella • Venerdì 9 settembre - ore 20,45: “Nomi di vento” - Il cammino dei migranti in Niger - Incontro-dibattito con P. Mauro Armanino SMA • Sabato 10 settembre - ore 18: Messa dei giovani - ore 21: spazio giovani: musica, testimonianze, teatro • Domenica 11 settembre - ore 10,30: Messa delle famiglie - ore 14,30: spazio famiglie, giochi, musica, animazione - ore 21: sottoscrizione a premi (torte) PERCORSI

Scuola della Parola Il cammino del vangelo negli Atti degli apostoli. Protagonisti, incontri e sfide, gioie e difficoltà. Una domenica al mese, dalle 16 alle 19, da ottobre ad aprile. Gruppo ad gentes Il GAG è un cammino di formazione spirituale e missionaria per giovani dai 17 anni. Ci incontriamo una domenica al mese presso la comunità SMA-NSA di Feriole. Sono previste esperienze di contatto e condivisione con il mondo missionario in Italia e in Africa. Per ogni ulteriore informazione scrivere a smansa.feriole@gmail.com o telefonare al n° 049 990 04 94


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Rivista Trimestrale Anno 29

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