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“Tre quarti di libertà” è un racconto originale scritto da Andrea Pelliccia e illustrato da Pancrazio Auteri

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Tre quarti di libertà Il numero 5 avversario era entrato pochi minuti prima in mischia lateralmente senza che l'arbitro se ne accorgesse. Stavolta l'arbitro se ne rese conto e fischiò. Calcio di punizione. A metà strada tra il centrocampo e la linea dei ventidue metri, in posizione leggermente defilata sulla destra. Alessandro scambiò uno sguardo d'intesa con Ciro, il capitano, e si fece consegnare l'ovale. L'arbitro puntò le mani verso la porta avversaria. Calcio piazzato. Era la posizione preferita da Alessandro, quella dal lato della tribuna. Da lì poteva vederlo sua madre. E non solo. Dieci punti di vantaggio sugli avversari, pochi minuti alla fine. Quel calcio piazzato avrebbe chiuso definitivamente i conti, avrebbe consegnato vittoria e primato in classifica alla propria squadra. Alessandro si concentrò. Posizionò il piede sinistro a ridosso del pallone, poi cominciò a camminare all'indietro. Passi lunghi, misurati. Si fermò. Sollevò il piede per togliere l'erba e il fango che si erano attaccati sotto lo scarpino. Un'occhiata verso l'alto per raccogliere la concentrazione e a calcolare intensità e direzione del vento. Vento debole che muoveva lentamente le nuvole nel cielo di Napoli. Poi lo sguardo si abbassò lentamente. Alessandro vide i pali, calcolò l'angolo e la distanza dalla porta avversaria. I suoi occhi si spinsero a guardare oltre i pali, là verso il muro di cinta. Lo sguardo si fermò in quel punto, da lì in avanti fu l'immaginazione a proseguire. Alessandro chiuse gli occhi. Non per trovare la concentrazione necessaria per l'esecuzione di quel calcio piazzato, ma per favorire l'immaginazione.

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Tre quarti di libertà - Anteprima