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THE MAINSTREAM Have No Fear (Stream Records / Sounday Music) 2012 folk-rock

di Claudio Lancia

Ecco un fulgido esempio di rock-band moderna alla costante ricerca di contaminazioni. I Mainstream decidono di muoversi in questa direzione puntando anzitutto su u n a line-up paneuropea: il tedesco Joscha Blachnitzky canta e suona le chitarre, i connazionali Pablo Ryan (sangue spagnolo nelle vene?) e Anton Stoeger si occupano rispettivamente di violino e batteria, il francese Laurent Vianes martella sul basso, l'italiano Federico Malandrino impugna altre sei corde. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15.

Have No Fear Cosm ic Scenery Mem ories Close My Eyes The Perfect Day Taylor Rain Sleep W ith Me Mr. Lowm ax Tim e To Move O n Africa The Melody Shine Luck y Num ber 13 Yellow Tree Iowa

Non soddisfatti, hanno arruolato un paio di special guest oltreoceano, i rapper Hollydish (canadese del Quebec) e Shane Christiansen (from California, Usa), speziando ulteriormente i suoni grazie alla presenza della Deutschen Filmorchester Babelsberg e del musicista cileno Felipe Sepulveda. Dulcis in fundo, i cantautori germanici Huw Hamilton e Synie Norland hanno volentieri prestato la propria voce in alcune tracce. Il disco gira bene, presentando belle rotondità su canzoni giocate sia sul pianoforte ("Close My Eyes") che sulla chitarra acustica (la conclusiva "Iow a", lo slancio gospel di "Shine"). Fra le pieghe di "Have No Fear", il terzo lavoro in studio dei Mainstream, è possibile rintracciare aromi di Coldplay e leggerezze alla Travis; a volte si guarda alla tradizione folk ("The Perfect Day", "Taylor Rain"), più raramente si cerca di sveltire il ritmo, creando riuscitissimi uptempo elettrici ("Sleep W ith Me"), puntando in genere più sul fioretto (leggasi ballad, vedi "Lucky Number 13") che sulla spada. Non proprio tutte le ciambelle escono col buco, non tutto risulta così imprescindibile, qualche riempitivo alla lunga affiora - ma in alcuni momenti il risultato si aggira intorno ai livelli di eccellenza, soprattutto quando la band riesce a mischiare le carte per bene e ad aggiungere gli ingredienti giusti. E così funziona meglio il trip-hop modernista di "The Melody", in equilibrio fra Tricky e Portishead, rispetto alle derive afrocentirche di "Africa"; meglio la chitarra tremolante Rem-style di "Yellow Tree" (con tanto di sospiratissimo solo) che il connubio con l'hip-hop generato in "Cosmic Genery"; meglio il pop impeccabile di "Memories" che gli stanchi carillon della title track. Dentro "Have No Fear" ci sono quindici composizioni per quasi un'ora di musica, e ce n'è un po' per tutti i gusti. Uno di quei lavori che aumenta considerevolmente il proprio valore con il trascorrere degli ascolti. Consigliato in particolar modo a chi è tuttora alla ricerca della miglior colonna sonora possibile per gli ultimi freddi di questo inverno. (23/01/2012)

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