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Notizie

€ 2,80 Spedizione in AP - D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, NE/PD

Infosportpagine

Rivista Mensile N. 17 - Marzo 2014

“nel nome di chi non può parlare”

Il feto come paziente NU

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Intervista a Padre Boquet, presidente di Human Life International

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I veleni della contraccezione: intervista a Renzo Puccetti

Vedere per curare, accompagnare per amare


- Sommario -

Notizie

Editoriale 3 Notizie dall’Italia Notizie dal mondo

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Primo Piano Curare per amare

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Alessandro Caruso

Terapia fetale e trattamenti palliativi prenatali

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Giuseppe Noia

Chirurgia fetale

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Giovanni Scambia e Nicola Persico

Nuovi strumenti per la diagnostica genetica prenatale 11 Giovanni Neri

La trasmissione verticale delle malattie infettive

Redazione Mario Palmaro, Antonio Brandi, Alessandro Fiore, Andrea Giovanazzi. Largo della Caffarelletta 7, 00179 Roma. Tel/fax: 06-3233035 Direttore Responsabile Francesca Lazzeri Direttore Editoriale Francesca Romana Poleggi

Segretaria di Redazione Camilla Tincani

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Progetto grafico Massimo Festini

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Tipografia Flyeralarm SrL, Viale Druso 265, 39100 Bolzano

Sabrina Pietrangeli Paluzzi

Un libro su Chiara

Editore MP cooperativa giornalistica Sede legale Via Marlengo 49/b, 39012 Merano (BZ) Autorizzazione Tribunale BZ N6/03 dell’11/04/2003 Codice ROC MP 12603

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Patrizia Papacci

Il Paradiso negli occhi

Testata Infosportpagine-ProVita

Direttore Amministrativo Beniamino Iannace

Daniela Visconti

Le cure palliative in neonatologia

N. 17 - MARZO 2014

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Lucia Masini

Telefono rosso

RIVISTA MENSILE

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Distribuzione MOPAK SRL, Via Prima Strada 66 - 35129 Padova Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero Francesco Agnoli, Giampaolo Babini, Antonio Brandi, Giuseppe Brienza, Alessandro Caruso, Lucia Masini, Andrea Mazzi, Giovanni Neri, Giuseppe Noia, Patrizia Papacci, Sabrina Pietrangeli Paluzzi, Giovanni Scambia e Nicola Persico, Daniela Visconti.

Giuseppe Brienza

Attualità I Giuristi per la Vita e per la famiglia

7

Giampaolo Babini

www.notizieprovita.it

Scienza e Morale Una missione per la vita

Prezzo: 2,80 euro 17

Antonio Brandi

I veleni della contraccezione

per un aggiornamento quotidiano:

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Francesco Agnoli

Abbonamenti: Semplice 30,00 euro Sostenitore 60,00 euro Benefattore 100,00 euro Patrocinatore 250,00 euro

AVVISO IMPORTANTE

Famiglia ed Economia La “libertà di scelta” Andrea Mazzi

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Editoriale

Notizie

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Editoriale

Vedere per curare, accompagnare per amare

Nel 2002 fece il giro del mondo e della rete la commovente foto della manina di Samuel, il bambino operato per spina bifida quando era ancora nel grembo materno, dal dottor Bruner, a Nashville. Il New York Times titolò “Hand of Hope”, mano della speranza. Nell’arco di quest’ultimo decennio, questa speranza è andata rafforzandosi e arricchendosi di certezze, grazie ai progressi della scienza e della chirurgia che lasciano noi profani in estatica contemplazione del mistero della vita nascente. Quando questa rivista sarà nelle mani dei nostri lettori, all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, chiamata comunemente “Policlinico Gemelli”, si sarà tenuto, il 7 marzo 2014, un convegno che, oltre a voler celebrare la maternità e la figura femminile in occasione della festa della donna, mira a informare la stampa e la pubblica opinione sui grandi, recenti sviluppi nelle cure perinatali, prenatali e nelle tecnologie e conoscenze intese a curare e proteggere i bambini prima della nascita. Quando poi, purtroppo – nonostante i progressi – i piccoli pazienti ricevono prognosi infauste, è compito dei professionisti e dei volontari, che operano in tale contesto, curare e accompagnare le piccole vite e i loro genitori fino alla fine. Perché ogni vita – per quanto breve – merita di essere vissuta. L’esperienza dello staff del Gemelli mostra che è essenziale, per la salute e la serenità dei genitori, lasciare che la natura segua il suo corso fino alla fine, quand’ essa è ineluttabile, con gli adeguati interventi palliativi. Che ogni Vita valga la pena di essere vissuta ce lo ha insegnato Chiara Corbella Petrillo a cui è dedicata la nostra rivista e il Convegno del 7 Marzo. Molti dei relatori partecipanti ci hanno conse-

gnato gli abstract dei loro interventi: potete leggere resoconti di esperti del settore (ginecologi, neonatologi, neurochirurghi e operatori sociali), e la testimonianza della fondatrice della Quercia Millenaria. Il convegno è stato organizzato dal Centro Studi per la tutela della Madre e del Concepito, dall’ AIGOC (Associazione Italiana Ginecologi ed Ostetrici Cattolici), dal Dipartimento per la tutela della Salute della Donna e della Vita Nascente, del Bambino e dell’Adolescente, e dalla nostra associazione Pro Vita Onlus. S.E. Mons. Claudio Giuliodori e il prof. Giovanni Scambia hanno introdotto i lavori. Hanno moderato il prof. Antonio Lanzone e il prof. Alessandro Caruso. Ringraziamo tutti coloro che ci hanno consentito di realizzare questo numero con i loro preziosi contributi. Siamo certi che i nostri lettori li sapranno apprezzare, perché essi sono amanti della vita. Per la vita, intanto, si intensificano alacri i preparativi per la Marcia che avrà luogo il prossimo 4 maggio, a Roma. Il giorno prima, come di consueto, si tiene un convegno all’ateneo Regina Apostolorum. Fin d’ora invitiamo tutti a segnare in agenda queste date, perché ora più che mai è importante gridare al mondo l’amore e il rispetto che bisogna avere per la vita umana. Antonio Brandi


Notizie dall’Italia

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Notizie dall’Italia

4 COMBATTI PER LA VITA CON NOI! Noi di Notizie Pro Vita combattiamo una battaglia culturale per la Vita e per la Famiglia naturale, senza se e senza ma. Organizziamo anche proiezioni di film, come October Baby, spettacoli teatrali, come Il Mondo di Lucy, dibattiti nelle scuole e nelle Parrocchie per educare alla Vita e sensibilizzare l’opinione pubblica, soprattutto i giovani, nella speranza di prevenire aborti e così salvare vite. Aiutaci a diffondere Notizie Pro Vita: regala abbonamenti ai tuoi amici, sostienici mediante una donazione: il nostro conto è presso la Cassa Rurale Alta Vallagarina, IBAN IT89X0830535820000000058640, intestato a Pro Vita Onlus. Avanti per la Vita! Sul nostro sito, www.notizieprovita.it, continua la raccolta di firme contro la “strategia” dell’UNAR e le direttive dell’OMS che, ignorando i valori veri, condivisi dal popolo italiano e coerenti con la Costituzione, promuovono una vera e propria ideologia contro natura, sostenuta da un’esigua minoranza. Viene parificato ogni “orientamento sessuale”, e promossa un’educazione sessuale sostanzialmente edonista. Si incentiva la contraccezione e l’aborto come unici rimedi alle “gravidanze indesiderate”, si spinge la sessualizzazione precoce del bambino, e almeno in un punto, si istigano comportamenti da pedofili. Bergamo, Roma, Treviso, Verona, Cremona, Firenze… continuano in tutta Italia le manifestazioni delle Sentinelle in piedi e della Manif pour Tous: considerando le reazioni, spesso isteriche e scomposte, a volte violente e intolleranti, dell’associazionismo LGTBQ, apprendiamo che è “omofobia” anche stare in silenzio, in piedi a leggere…

In occasione della 36ª Giornata per la vita, il 1° febbraio scorso, si sono svolti due importanti convegni: il primo, promosso dai dipartimenti di neonatologia del Policlinico Umberto I, sul tema: “Nascere oggi in Italia: problematiche mediche e sociali”. Il secondo, invece, promosso dai dipartimenti di ginecologia e di ostetricia delle Università di Roma, su “Crisi della natalità e promozione della salute procreativa”. Vasco Rossi si è ri–iscritto al Partito Radicale, cui ha devoluto i diritti della sua canzone “Vivere”, per appoggiare il movimento pro eutanasia: evidentemente egli incarna la triste rabbia di coloro che non riescono ad uscire dal proprio guscio (nonostante soldi e successo), è l’emblema della decadenza di una civiltà in cui nulla interessa al di fuori dei desideri, dell’edonismo nichilista di chi cerca solo il proprio soddisfacimento personale. Ci dispiace tanto per Vasco: non è riuscito ad ammazzarsi con alcol e droga, ora ha bisogno di qualcuno che l’aiuti?

In occasione della giornata della vita, il 1° febbraio alcuni membri della redazione di Notizie Pro Vita hanno tenuto una conferenza presso la Basilica parrocchiale Santa Maria della Salute, a Roma. In provincia di Pordenone, a San Martino al Tagliamento, l’8 e il 9 febbraio, invece, Notizie Pro Vita ha organizzato sia una conferenza che la proiezione di October Baby, cui è seguito un ampio e costruttivo dibattito. Il Movimento per la Vita a sua volta ha organizzato in tutta Italia eventi e manifestazioni in occasione del 2 febbraio. Si può prenderne visione sul sito www.mpv.org.

Sono 83 le segnalazioni di comportamenti “omofobi” pervenute in oltre 3 anni (una media di 28 l’anno), non crimini accertati come davvero commessi, ma segnalazioni. Anche Agapo (“Associazione Genitori e amici di Persone Omosessuali”), ha spiegato che «l’ambiente in cui crescono oggi in Italia i giovani con tendenza omosessuale in genere non è omofobo». Da una recente ricerca effettuata dal Pew Research Center risulta che l’Italia si colloca tra i Paesi aventi i maggiori tassi di accettazione dell’omosessualità, appena sotto la Francia. In Italia, lo ribadiamo da tempo, non esiste alcuna “emergenza omofobia” e dunque nessuna giustificazione per una legge che ha l’unico scopo di introdurre un reato d’opinione. Lo si evince dai dati forniti alla Commissione Giustizia del Senato dall’Oscad, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori istituito presso il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno. E’ nato il Comitato “Nel nome dell’infanzia”, presieduto dall’avv. Maria Assunta Opportuno. L’ossessione sessuale e l’omosessualismo conquistano spazi sempre più ampi. E’ in atto una vera e propria rapina della dignità individuale e dell’innocenza. Perciò il Comitato si propone di diffondere ogni informazione utile per conoscere e combattere questa nuova incombente mostruosità. Denuncerà l’illegittimità di qualunque normativa che, in contrasto con l’articolo 30 della Costituzione, espropri il diritto dei genitori di istruire ed educare i propri figli e ogni attività penalmente rilevante posta in essere ai danni dei minori in ambito scolastico. Promuoverà inoltre l’istituzione e organizzazione di centri scolastici capaci di sottrarre bambini e adolescenti alle esperienze devastanti che i nuovi programmi ministeriali si propongono di riservare loro.


Notizie dal mondo

Notizie

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“L’omosessualità è un modo deficitario di esprimere la propria sessualità”, ha detto in un’intervista Mons. Aguilar, di recente nominato Cardinale da Papa Francesco. Egli ha anche commentato la frase pronunciata nel luglio scorso dal Papa a proposito degli omosessuali «Chi sono io per giudicare»: «Non c’è alcun conflitto tra quanto affermo e quanto detto dal Pontefice. Di una persona posso dire che ha un difetto, ma ciò non implica che io non la stimi più o non l’aiuti». Sull’aborto ha detto: “Chi è quella donna normale in grado di rivendicare il diritto di porre fine alla vita del bambino che porta dentro? Non ha senso, politicamente o antropologicamente, rendere l’aborto una bandiera della modernità”. Nella scuola media Hocker Grove, nel distretto scolastico di Shawnee Mission, nel Kansas (USA), sulle porte delle aule è stato affisso un poster con una parte del programma scolastico: “Come la gente esprime i suoi sentimenti sessuali?”. Segue la lista delle più diverse e perverse forme di unioni sessuali, tra le quali sono infilati anche - come niente fosse - atti come l’abbracciarsi e il ballare. Ecco: in America, dove sono “avanti”, le linee guida dell’OMS sono già state messe in pratica.

La “Legge sulla protezione della vita del concepito e dei diritti della donna incinta” è la legge più avanzata e progressista fatta dal governo spagnolo, secondo il ministro della Giustizia, Alberto Ruiz-Gallardón. “Ci sono 60 mila aborti di troppo”, denuncia. Infatti se nel ‘98 gli aborti in Spagna furono 54 mila, quattordici anni dopo sono saliti a 118 mila: l’aborto è stato “normalizzato” e adoperato come sistema anticoncezionale. Il numero delle donne che hanno abortito più di cinque volte è aumentato del 213 per cento negli ultimi dieci anni. Con la nuova legge, l’interruzione della gravidanza sarà legale soltanto in ipotesi più circoscritte. Secondo il giornale La Razon, la nuova legge salverà ogni anno 3.590 bambini.

Per il secondo anno consecutivo la March for Life di Washington è stata preceduta da «Nove Giorni per la Vita: preghiera, penitenza e pellegrinaggio». I partecipanti hanno avuto diverse possibilità e diversi modi di iscriversi e di ricevere direttamente via e-mail o sms ogni giorno una novena con diverse intercessioni, pensieri spirituali, suggerimenti per atti di riparazione. A San Francisco, invece, si è tenuta la Passeggiata per la Vita: un modo meraviglioso per chi ha a cuore le donne e i loro bambini, nati e non nati, di dimostrare che la vita è l’unica scelta.

La nostra rivista, Notizie Pro Vita, si può acquistare presso i seguenti punti vendita Priorato S. Pio X-Via Trilussa, 45-Albano Laziale (RM) Ufficio di Vita Umana Internazionale, P.le Gregorio VII, 22, int.2, Roma Antica Rampa Libreria Caffè-Via San Giovanni, 31-Badia Polesine (RO) Libreria Ancora Brescia-Via Tosio, 1-Brescia Parrocchia di Sant’Anastasio Martire-Via Don Luigi Villa-Cardano al Campo (Varese) Parrocchia S. Marco-Via San Giovanni, 2-Civezza (Imperia) Fondazione D’Ettoris -Via F.A. Lucifero, 38-Crotone (KR) Chiesa Ognissanti-Borgo Ognissanti, 42-Firenze Libreria Don Bosco - Elledici-Via Gioberti, 37/A-Firenze Centro Distribuzione CLC-C.da Vazzano snc Complesso Motta-Motta S. Anastasia (CT) Libreria San Paolo Gregoriana-Via Roma, 37-Padova Libreria “La Goliardica”-Via Calderai, 67/69-Palermo Parrocchia di Borgotrebbia-Via Trebbia, 89-Piacenza Le Querce di Mamre Onlus-Via Trebbia, 89-Piacenza (PC) Libreria Edizioni Paoline -Via Capponi, 6-Pisa Libreria Ancora Roma-Via della Conciliazione, 63-Roma Libreria Aquisgrana-Via Ariosto, 28-Roma Libreria Centro Russia Ecumenica-Borgo Pio, 141-Roma Libreria San Paolo-Via della Conciliazione, 16/20-Roma Parrocchia S. Bernardo da Chiaravalle-Via degli Olivi, 180-Roma Parrocchia di San Corbiniano-Via Ermanno Wolf Ferrari, 201-Roma Parrocchia Sacra Famiglia-Via di Villa Troili, 56-Roma (RM) Libreria Salesiana-Via Provinciale Calcesana, 458-San Giuliano Terme (PI) Priorato Madonna di Loreto-Via Mavoncello, 25-Spadarolo (Rimini) Libreria Ancora Trento-Via Santa Croce, 35-Trento Santuario Nostra Signora de La Salette - piazza XXIV Maggio, 2 - Viù (TO) Parrocchia S. Andrea Apostolo - Piazza Municipio, 3 - Salorno (BZ) Vuoi che Notizie Pro Vita venga diffuso anche nella tua città? Chiama la Redazione allo 06 3233035 o scrivi a redazione@notizieprovita.it

Il ministero della salute inglese ha istituito una commissione che indaghi sul caso degli aborti sesso selettivi, perché la legge vieta l’interruzione di gravidanza in base al sesso. Ma, come spiega Josephine Quintavalle, il problema di fondo è l’aborto in sé. “Non c’è nulla di più facile in Inghilterra che abortire: il 98% dei casi si basa sulla dichiarazione di incapacità mentale da parte della donna a portare a termine la gravidanza”. L’aborto sesso - selettivo è una tragedia che forse servirà a illuminare le coscienze degli inglesi sull’aborto stesso: quando si pratica un aborto, che sia femmina, maschio, handicappato, sempre di soppressione della vita umana si tratta.

Notizie dal mondo

Nei Paesi Bassi, nel 2013, nove persone hanno ottenuto l’eutanasia solo perché malate di mente; per lo stesso motivo sono state uccise 14 persone nel 2012. Tra queste 14, c’è il caso di una donna di 35 anni che ha ricevuto il trattamento letale nonostante non avesse alcuna malattia terminale, né patisse sofferenze «insopportabili e senza prospettive di miglioramento». Uno dei medici interpellati, che aveva rifiutato l’eutanasia, ha denunciato quanto avvenuto alla Commissione di valutazione. Ma, invece di indagare e sanzionare la violazione della legge, i membri l’hanno convocato per interrogarlo e, come racconta lui stesso, gli hanno detto: “Non siamo per niente contenti di lei”.


Notizie

Attualità

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Tutti i lettori di Notizie Pro Vita sono invitati, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, a partecipare al Convegno nazionale per la vita Roma, 3 Maggio 2014

Dai una chance ad ogni vita Ne forniamo in anteprima il programma di massima: mentre andiamo in stampa il numero dei relatori e dei partecipanti va arricchendosi di nomi prestigiosi. Il prossimo mese pubblicheremo la locandina ufficiale e definitiva. Mattina (9.30 – 12.00): Sessione medica

Maria Luisa Di Pietro (medico bioeticista, Università Cattolica del Sacro Cuore), Padre Gonzalo Miranda (bioeticista, UPRA), Bruno Mozzanega (medico, Movimento per la Vita), Nicola Natale (medico, Scienza &Vita, Milano), Antonio Maria Oriente (medico, AIGOC), Renzo Puccetti (medico, Scienza & Vita, Pisa), Giuseppe Spimpolo (docente, Istituto per la regolazione alla Sessualità e alla Fertilità).

Sessione giuridica

Gianfranco Amato (Giuristi per la vita), Miguel Ayuso (pontificia Università Comillas di Madrid, presidente dell’Unione Internazionale Giuristi Cattolici), Luca Galantini (UPRA), Alberto Gambino (UER), Alfredo Mantovano (magistrato), Livio Podrecca (Unione Giuristi Cattolici), Francesca Romana Poleggi (Notizie Pro Vita).

Pomeriggio: Tavola rotonda per giovani (15 – 17.30)

Elena Albani (Nuovi Orizzonti), Massimo Gandolfini (neuroscienziato, vice presidente Scienza & Vita nazionale), Roberto Marchesini (psicoterapueta), Assuntina Morresi (Comitato di Mamma ce n’è Una Sola).

Sessione plenaria (15 – 18.30)

Suor Cristina Acquistapace, Luigi Amicone (Tempi), Padre Maurizio Botta, Cardinal Raimond Burke (Prefetto della Segnatura Apostolica), Xavier Dor (presidente di “SOS Tout Petits”), Flora Gualdani (Casa Betlemme di Arezzo), Luca Volontè (Fondazione Novae Terrae).

info: perlavita2014@gmail.com


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Attualità

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Giuristi per la Vita e per la famiglia

I

Siamo grati ai Giuristi per la Vita per le loro attività. In particolare per le azioni intraprese a tutela della libertà di educazione in famiglia e la diffida, inviata alle autorità governative, dall’attuare le strategie perverse dell’UNAR.

l 12 gennaio 2014 l’Associazione Giuristi per la Vita ha compiuto il primo anno di vita. E’ stato un periodo d’intensa attività, che questa rivista ha in parte riassunto con riguardo a quella svolta sino a tutto lo scorso ottobre. I mesi successivi non sono stati da meno. In particolare, numerose sono state le prese di posizione e le iniziative contro la diffusione dell’ideologia “gender”. Ne segnaliamo alcune. In primo luogo, è stato diffuso un comunicato stampa che ha manifestato una profonda critica per la conversione del decreto legge 104/2013, nella parte in cui viene autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per attività di formazione obbligatoria del personale scolastico, tra cui quella finalizzata «all’aumento delle competenze relative all’educazione all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere». Il testo normativo - per il suo contenuto - è un tentativo di introdurre l’ideologia del gender in quella delicatissima funzione che è l’educazione scolastica. Non si può dimenticare, al riguardo, che proprio nelle scuole è già approdato il documento denominato Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (20132015), redatto dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, ente governativo istituito all’interno del Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Mi-

Dal sito www.giuristiperlavita.org

nistri. Tale documento contiene le linee guida per l’applicazione dei princìpi contenuti nella Raccomandazione CM/REC (2010) 5 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, volta a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o l’identità di genere. Si tratta di un testo da respingere fermamente, poiché non si possono accettare forme d’indottrinamento dei giovani attraverso programmi governativi, peraltro in netto contrasto con la stessa Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, secondo cui «i genitori hanno un diritto prioritario nella scelta del tipo di formazione che

Gli Enti locali possono scaricare dal sito dei GPV un Ordine del Giorno da adottare affinché le rispettive assemblee elettive sostengano la famiglia naturale e prendano posizione contro ogni tentativo di limitare la libertà di opinione, di educazione e di credo religioso.

deve essere data ai loro figli». Per questa ragione i Giuristi per la Vita, nel mese di dicembre, hanno formalmente notificato un atto di diffida al Dipartimento delle Pari Opportunità ed agli altri Enti interessati, tra cui il Ministero dell’Istruzione, dall’adozione di atti e provvedimenti che diano attuazione a tale documento “strategico”. In questo contesto, i Giuristi per la Vita hanno altresì elaborato lo schema di un Ordine del Giorno, scaricabile dal sito www. giuristiperlavita.org, che viene proposto agli Enti Locali, affinché le rispettive assemblee elettive sostengano la famiglia naturale e prendano posizione contro ogni tentativo di limitare la libertà di opinione, di educazione e di credo religioso. Da ultimo sono state promosse due petizioni online - indirizzate alle più alte cariche dello Stato - che hanno raccolto migliaia di consensi: la prima (ripresa anche da “La Manif Pour Tous Italia”) è a difesa della “Famiglia Naturale e della Libertà di Educazione”, mentre la seconda non è tanto finalizzata a contrastare l’ideologia gender, quanto ad arginare il pericolo di una “Deriva pedofila”, problematica di cui scriveremo con maggior dettaglio nel prossimo numero di “Notizie Pro Vita”. Trae, infatti, spunto da una sentenza della Cassazione che ha ritenuto meno grave un caso di pedofilia, in considerazione della presunta esistenza di un “rapporto amoroso” tra un sessantenne e una bambina di undici anni. Giampaolo Babini


Notizie

Primo Piano

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Curare per amare Il prof. Caruso ci spiega come un’adeguata organizzazione medico-scientifica possa arginare il triste fenomeno eugenetico degli aborti chiamati - impropriamente - terapeutici.

I

l mondo della scienza prenatale continua a viaggiare sul crinale di una grossa contraddizione: da una parte lo sviluppo di nuove e affascinanti tecnologie per curare il feto in utero e dall’altra numeri impressionanti sempre crescenti di aborti volontari in feti portatori di anomalie congenite. Basti pensare che negli ultimi 30 anni, dal 1981 al 2011, le interruzioni volontarie dopo la 12a settimana sono passate dallo 0,5 al 3,2% (dati Istat LEGGE 194). La diagnosi della sindrome di down in Italia e in Europa si conclude in una scelta abortiva volontaria nell’80/90% dei casi. Come opporsi a questa schizofrenia culturale? Innanzitutto creando una cultura, scientificamente fondata, nel contenimento del dubbio diagnostico, passando dall’informazione, spesso superficiale e grossolana, alla conoscenza e combattere così l’aborto da ignoranza. Nell’Unità Operativa Complessa che io dirigo, si attuano circa 6.000 consulenze telefoniche l’anno (servizio del Telefono Rosso) che, precisando il rischio teratogeno da farmaci, malattie infettive e radiazioni ionizzanti, restituiscono serenità al 90% delle pazienti già indirizzate all’interruzione di gravidanza. Il secondo step viene attuato nel Day Hospital Ostetrico dove da consulenze face to face, si attua la cosiddetta terapia educazionale,

cioè s’informa correttamente e scientificamente, sulle gravità e sull’evoluzione delle anomalie congenite diminuendo l’amplificazione del rischio, il dubbio diagnostico, l’ansia e quindi il rifiuto, cioè si educa alla reale consapevolezza del problema. Inoltre, come step di precisazione diagnostica, si attuano tecniche di diagnosi e terapia fetale con un approccio interdisciplinare di più gruppi di specialisti (neonatologi, microbiologi, infettivologi pediatri, neurochirurghi infantili e chirurghi pediatri). Questi 3 step che girano intorno alla diagnosi prenatale (la prevenzione, la terapia educazionale, le terapie feto-neonatali) si sono completate negli ultimi 15 anni con uno step nuovo, altrettanto scientificamente e umanamente importante: l’accompagnamento in condizioni fetali non curabili secondo il caring perinatale dell’unico hospice perinatale esistente in Italia nato dall’associazionismo delle famiglie (La Quercia Millenaria Onlus) con l’esperienza di medici esperti nel curare il feto in utero. Quando non è possibi-

le curare si può accompagnare perché sul piano clinico psicologico, una medicina prenatale condivisa con la coppia (in cui s’individuano problemi di terminalità del proprio bambino), ottiene il grande obiettivo di non distruggere il loro progetto di genitorialità fatto di aspettative e speranze, sogni e progetti, costruiti sul concepimento di quel bambino e sul suo futuro. L’accompagnamento contiene l’impatto della sofferenza della coppia, permette di elaborare la perdita del figlio in minor tempo, facilita la riappropriazione della capacità gestazionale e l’apertura alla vita. Gli hospice perinatali sono una realtà scientifica e clinica in tutto il mondo: 120 negli USA, 6 in Canada, 3 in Inghilterra, 3 in Irlanda, 2 in Polonia, 2 in Norvegia, 1 in Germania, 1 in Francia e l’unico in Italia è il nostro. In 10 anni abbiamo accompagnato quasi 1.000 famiglie e sono nati più di 200 bambini grazie alle terapie feto-neonatali. Alla luce delle ultime acquisizioni sulle diagnosi prenatali che permettono di diagnosticare le trisomie già all’11a settimana, l’esperienza dell’accompagnamento di bambini con trisomia 21 unita alla possibilità di cure prenatali per diminuire il danno neurocognitivo, rappresenta una risposta scientificamente valida e umanamente attuabile per rispondere all’eugenismo di massa. Alessandro Caruso


Notizie

Primo Piano

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Terapia fetale e trattamenti palliativi prenatali Il prof. Noia ci illustra gli enormi progressi compiuti dalle tecniche di diagnosi, palliazione e terapia fetale: oggi è possibile curare i bambini ancora in grembo cambiando la storia naturale di molte condizioni patologiche, per restituire vita al feto erroneamente considerato terminale, speranza alla famiglia e dignità scientifica ai medici.

L

a terapia fetale ha consolidato sempre più il concetto di feto come paziente e negli ultimi 15 anni si è spinta, lì dove il trattamento terapeutico non era possibile, ad attuare trattamenti di palliazione per il feto sia per diminuire le problematiche legate al dolore fetale (palliazione nocicettiva) sia per attuare procedure che pur non essendo risolutive permettono di arrivare ad epoche gestazionali compatibili con la vita postnatale (palliazione clinica). La terapia fetale quindi è uscita dall’alveo sperimentale ed è diventata un’opzione terapeutica scientificamente validata come risposta a patologie fetali considerate fino a pochi anni or sono non passibili di terapia. Le metodologie di cura fetale sono essenzialmente 4: transplacentare non invasiva (attraverso la madre), invasiva con aghi e dispositivi ecoguidati (invasiva fetoscopica), invasiva open. La prima forma di metodologia terapeutica comprende l’uso di farmaci che passando la placenta vanno a curare patologie del ritmo cardiaco fetale o più recentemente mirano a contenere il danno neurocognitivo nei bambini down. La seconda forma di terapia fetale comprende vari approcci. Drenare grosse cisti ovariche (tra 4 e 8 cm) di bambine non ancora nate (approccio intralesionale) permette di far nascere feti che conservano la capacità procreativa futura, evitando la

Le speranze di vita e di guarigione dei bambini, che in utero già presentano gravi patologie, sono più che raddoppiate, grazie alle terapie prenatali. torsione del peduncolo ovarico, la necrosi e la perdita dell’ovaio prima della nascita. Immettere tiroxina nel liquido amniotico con un ago sotto guida ecografica (approccio intramniotico, amnioinfusione) mira ad impedire che un feto con gozzo tiroideo prenatale vada incontro a ritardo mentale. Il gozzo, in effetti, scompare dopo che il feto con i normali atti di deglutizione beve il liquido amniotico come una medicina. In altri casi correggere la mancanza di liquido amniotico con soluzione fisiologica dalla 17° alla 25° settimana (approccio intramniotico, amnioinfusione) permette di aiutare la formazione dei polmoni fetali e così prepararli all’adattamento postnatale (sopravvivenza passata dal 27 al 50%). Viceversa in caso di gravidanze gemellari in cui uno dei due gemelli ha una grande quantità di liquido amniotico nella sua sacca (sindrome TTTS) l’asportazione di grandi quantità di liquido (approccio amniotico, amnioriduzione) comporta un aumento di sopravvivenza che passa dal 12 al 45%.

In tali casi però il trattamento che migliora ancor più la sopravvivenza e diminuisce la morbilità feto neonatale è il trattamento laser. Questa tecnica appartiene alle metodologie fetoscopiche che mirano a ridistribuire la circolazione fra i due gemelli qualora vi siano collegamenti vascolari patologici. Fare trasfusioni a feti gravemente anemici, direttamente nel cordone ombelicale sotto guida ecografica (approccio intravascolare), ha aumentato la sopravvivenza negli ultimi 20 anni dal 40 al 90%, così come il drenaggio di liquidi patologici dalla pancia e dal torace fetale ha spostato la sopravvivenza dal 35 al 70%. I trattamenti palliativi, soprattutto in presenza di accumuli e distensione delle sierose fetali mirano ad evitare che i liquidi raccolti distendendo le sierose ricche di terminazioni nervose, possano far sentire dolore al feto. Tale approccio però permette anche altri due obiettivi: studiare il liquido drenato (valutazione diagnostica) e impedire la compressione del liquido sul ritorno venoso per opporsi allo scompenso cardiaco (azione terapeutica). Come si vede diagnosi, palliazione e terapia fetale s’integrano e cambiano la storia naturale di molte condizioni patologiche, restituendo vita al feto erroneamente considerato terminale, speranza alla famiglia e dignità scientifica ai medici. Giuseppe Noia


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Chirurgia fetale I professori Scambia e Persico descrivono alcune delle principali patologie che possono essere curate in utero e i metodi mini invasivi usati a tal fine: la coagulazione laser endoscopica di vasi placentari e l’occlusione endoscopica della trachea fetale.

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egli ultimi anni, il mondo della terapia prenatale ha assistito a notevoli progressi nel trattamento in utero di condizioni patologiche che, se lasciate al loro decorso naturale, sono associate con alti tassi di mortalità e morbilità perinatali. In particolare, i miglioramenti tecnologici hanno permesso di introdurre nella pratica clinica interventi mini-invasivi, come la coagulazione laser endoscopica di vasi placentari e l’occlusione endoscopica della trachea fetale. Inoltre, un numero crescente di indicazioni al trattamento fetale emerge dalla letteratura scientifica, come la terapia in utero di lesioni polmonari, tumori fetali, ostruzioni del tratto urinario inferiore e altre. E’ stato ampiamente dimostrato che la coagulazione laser endoscopica percutanea delle anastomosi placentari rappresenta il trattamento più efficace nelle gravidanze gemellari monocoriali biamniotiche complicate da sindrome da trasfusione feto-fetale severa, patologia che, se non trattata, porta alla perdita dell’intera gravidanza nella stragrande maggioranza dei casi. Tale intervento permette la sopravvivenza di almeno un gemello in circa l’80% dei casi e di entrambi i gemelli nel 40-50% delle gravidanze sottoposte alla procedura. Studi scientifici hanno evidenziato che in al-

cuni casi di ernia diaframmatica fetale, malformazione congenita che colpisce circa 1 su 3.000 nati vivi, è possibile intervenire in maniera mini-invasiva durante la gestazione, posizionando un palloncino all’interno della trachea fetale per determinarne l’occlusione. Il razionale dell’intervento si basa su precedenti osservazioni secondo le quali l’occlusione della trachea provoca un accumulo di liquido all’interno dei polmoni fetali favorendone l’espansione e la crescita e contrastandone l’ipoplasia, che rappresenta uno dei fattori determinanti per la sopravvivenza dei neonati affetti. La procedura di occlusione tracheale viene eseguita intorno alla 28a settimana di gestazione mediante accesso fetoscopico mini-invasivo (circa 3 mm) attraverso l’addome materno. La rimozione del palloncino, necessaria per garantire la possibilità di assistenza ventilatoria dopo la nascita, viene programmata generalmente alla 34a settimana mediante procedura simile a

quella di inserzione. In circa il 25% dei casi potrebbe rendersi necessaria una procedura di rimozione urgente del palloncino endotracheale a causa di un imminente travaglio di parto prematuro. Per questo motivo è importante distinguere i casi più gravi, che possono beneficiare del trattamento in utero, da quelli meno compromessi, per i quali esistono buone possibilità di sopravvivenza anche senza intervento prenatale. I dati pubblicati su più di 200 casi trattati indicano che, nei casi di ernia diaframmatica congenita a più alta severità, valutata mediante tecniche d’immagine prenatale, il trattamento di occlusione endoscopica della trachea fetale può aumentare le possibilità di sopravvivenza postnatale da meno del 20% fino al 50-60%. La chirurgia fetale è diventata oggi una realtà clinica, permettendo di migliorare sensibilmente la prognosi di patologie che, fino a pochi anni fa, erano associate con scarse possibilità di sopravvivenza per i nascituri. Tuttavia, è essenziale che i dati sui trattamenti fetali vengano continuamente sottoposti a verifica e condivisi mediante la produzione di pubblicazioni scientifiche, con lo scopo di migliorare l’efficacia delle terapie esistenti e di mettere a punto nuovi interventi prenatali. Giovanni Scambia e Nicola Persico


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Nuovi strumenti per la diagnostica genetica prenatale Il prof. Neri, dell’Istituto di Genetica Medica, spiega agli addetti ai lavori i nuovi strumenti di indagine che servono a diagnosticare in modo precoce alcune malattie genetiche. Il progresso che ne deriva porterà presto queste nuove tecniche a soppiantare i metodi invasivi – e quindi più pericolosi – come l’amniocentesi: infatti, in buona sostanza, le nuove tecniche servono per studiare il DNA del feto, prelevato dal sangue materno. E la diagnosi prenatale di determinate anomalie è essenziale per avviare in tempo utile la cura delle stesse. C’è solo da sperare che, invece, queste tecniche e i progressi che ne derivano non vengano usate per selezionare eugeneticamente bambini belli, biondi e intelligenti, o – peggio – per creare in laboratorio bambini su ordinazione…

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ono stati recentemente introdotti nella diagnostica delle malattie genetiche due nuovi e potenti strumenti di indagine: la Comparative Genomic Hybridization (CGH), nota anche come Chromosome Micro Array (CMA), e il sequenziamento massivo del genoma umano comunemente noto come Next Generation Sequencing (NGS). Entrambe queste tecniche, che richiedono la disponibilità di DNA genomico, sono applicabili alla diagnostica prenatale. CMA si impiega per la ricerca di microriarrangiamenti cromosomici, di dimensioni inferiori al potere di risoluzione della citogenetica tradizionale. Secondo le linee guida espresse da diverse società scientifiche, fra cui la Società Italiana di Genetica Umana (SIGU), l’applicazione di questa metodica è riservata a casi selezionati, per evitare il più possibile di rivelare varianti genomiche di incerto significato patogenetico. Il sequenziamento massivo del DNA fetale non è stato ancora introdotto come strumento di indagine routina-

rio, ma si sta rapidamente affermando nel campo della diagnosi prenatale non invasiva. Infatti il sangue della gestante, già a 8-10 settimane contiene aliquote di DNA fetale sufficienti ad essere analizzate mediante NGS. Per il momento questa diagnosi è limitata alle trisomie autosomiche compatibili con la vita del feto (cromosomi 13, 18 e 21), ma è facile prevedere che sarà presto estensibile a qualsiasi anomalia cromosomica, segnando verosimilmente il progressivo abbandono delle tecniche di prelievo invasive. Giovanni Neri

Il genoma umano

Comparative Genomic Hybridization

Il sangue della gestante, già a 8-10 settimane, contiene aliquote di DNA fetale sufficienti ad essere analizzate mediante NGS.

Cromosomi umani


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La trasmissione verticale delle malattie infettive La dott.ssa Masini spiega come le infezioni possano passare dalla madre al bambino, come prevenirle e come curarle.

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e patologie infettive materne, secondo i differenti agenti eziologici, possono non interagire con la gravidanza, oppure la gravidanza può provocare un aggravamento della malattia infettiva materna, la malattia infettiva può influenzare negativamente l’evoluzione della gravidanza, oppure si può verificare la trasmissione verticale dell’agente infettivo al concepito, con eventuale embrio-fetopatia o infezione perinatale. In merito a quest’ultimo aspetto, numerosi agenti patogeni batterici, virali, protozoari e micotici possono essere responsabili di infezioni verticali (o materno-fetali). Tali agenti infettivi sono comunemente conosciuti come “gruppo TORCH” (dalla sigla inglese costituita dalle iniziali di: Toxoplasma gondii, Others, Rubella, Cytomegalovirus, Herpes simplex), e possono essere trasmessi dalla madre al feto per via ematogena transplacentare, al momento del parto, per contaminazione con sangue o secrezioni cervico-vaginali materne infette, nel post-partum, per contaminazione con sangue, latte o secrezioni materne infette. La trasmissione verticale si verifica in una minoranza dei casi e può determinare una malattia a decorso benigno o la sola attivazione della risposta immune fetale. Quando, invece, si verifica un’infezione grave, questa può determinare l’aborto, la morte endouterina o la nascita di bambini con infezione congenita in forma sintomatica, o asintomatica. Poiché la maggioranza dei danni embrio-fetali si verifica in corso di primo-infezione materna, è molto importante effettuare una pre-

venzione primaria delle infezioni bassa (meno del 50%) per l’idendella gestante. Esempi sono co- tificazione dei feti infetti. stituiti dalla profilassi vaccinale e La diagnosi prenatale invasiva igienico-alimentare. mostra una sensibilità elevata (inSono, comunque, attuabili inter- torno al 65-97%). Attualmente l’inventi di prevenzione secondaria dagine più utilizzata è il dosaggio (per esempio, terapia antibiotica della PCR (Polymerase Chain Rematerna) o di prevenzione terziaria action - Reazione polimerasica a (per esempio, terapia nei nati con catena) sul liquido amniotico (LA), toxoplasmosi). prelevato mediante amniocentesi. Nelle donne in gravidanza la rispo- La valutazione dell’avvenuta infesta anticorpale primaria ad uno sti- zione del concepito richiede un molo antigenico infettivo mostra lo accertamento postnatale che stesso andamento della risposta consenta di confermare o escluimmune dell’adulto immunocom- dere con certezza l’infezione conpetente ed è articolata in due fasi genita. I criteri diagnostici sono sosuccessive: precocemente, entro stanzialmente simili e la diagnosi 2 settimane dall’infezione primaria, di infezione congenita certa viene vengono prodotte le IgM specifi- posta quando 1 o più di essi risulche; gli anticorpi specifici di tipo tano positivi: IgG vengono prodotti successiva- a) isolamento dell’agente patogeno mente alle IgM ed alle IgA. nel concepito Nelle gravidanze a rischio di in- b) ricerca del genoma mediante PCR fezione congenita è possibile (in aggiunta, ma non in alternativa, valutare le condizioni fetali meall’isolamento) diante tecniche di diagnosi pre- c) ricerca degli anticorpi specifici di natale. tipo IgM (e/o IgA) sul siero del feto/ Ecograficamente vanno ricercab) ricerca del genoma mediante PCR (in aggiunta, ma non in neonato alternativa, all’isolamento) c) ricerca degli anticorpi tipo IgM (e/o IgA) suld) siero del feto/neonato ti sia i segni fetalispecifici sia dii segni plaverifica della persistenza nel sand) verifica della persistenza nel sangue del neonato di anticorpi specifici di tipo IgG oltre i 12 mesi di vita centari di infezione, poiché molti gue del neonato di anticorpi specie) ricerca di sintomi clinici patognomonici di infezione congenita. agenti patogeni determinano una fici di tipo IgG oltre i 12 mesi di vita Lucia Masini placentite che precede o accom- e) ricerca di sintomi clinici patognopagna l’infezione fetale, ma la diamonici di infezione congenita. gnosi prenatale non di invasiva moMax, al posto foto e citazioni metti seguente tabella stra una sensibilità relativamente Lucia Masini Infezioni fetali transplacentari: effetti fetali e neonatali.

Infezioni fetali transplacentari: effetti fetali e neonatali. PATOLOGIA FETALE O NEONATALE

Prematurità IUGR o Basso peso neonatale

Malattia congenita e/o malformazioni

Infezione postnatale persistente IUGR: Ritardo di crescita intrauterino

MICRORGANISMI RESPONSABILI Citomegalovirus, Herpes simplex, Vaiolo, Epatite B, HIV, Treponema pallido, Micobatterio tubercolare, Listeria monocytogenes, Salmonella tiphy, Toxoplasma gondii, Plasmodium malariae, Tripanosoma cruzi Rosolia, Citomegalovirus, Varicella-zoster, HIV, Toxoplasma gondii, Plasmodium malariae, Tripanosoma cruzi Rosolia, Citomegalovirus, Herpes simplex, Varicellazoster, Parotite, Vaiolo, Coxsackie B, Poliovirus, Epatite B, HIV, Parvovirus B19, Treponema pallido, Micobatterio tubercolare, Listeria, Salmonella tiphy, Toxoplasma gondii, Plasmodium malariae, Tripanosoma cruzi Rosolia, Citomegalovirus, Herpes simplex, Varicellazoster, Epatite B, HIV, Treponema pallido, Micobatterio tubercolare, Toxoplasma gondii, Plasmodium malariae,


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Telefono rosso La dott.ssa Visconti presenta il servizio di consulenza specialistica fornito dal policlinico Gemelli, sui principali fattori di rischio riproduttivo, che finora ha evitato circa 300 aborti ogni anno.

I

l Telefono Rosso è un Servizio di informazione che, al costo della sola telefonata, fornisce consulenze mediche specialistiche sui principali fattori di rischio riproduttivo. E’ stato fondato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore nel 1988. Dal 24 gennaio 2000 è parte integrante dell’Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica di tale Università dove è attivo dal lunedì al venerdì per quattro ore al giorno. Le consulenze, effettuate da operatori specializzati in Ostetricia e Ginecologia con particolari competenze nel campo della Medicina Prenatale e della Teratologia Clinica, riguardano la fase preconcezionale, la gravidanza o l’allattamento e vengono fornite a chiunque ne faccia richiesta: coppia, donna, personale sanitario o parasanitario. La valutazione del possibile rischio riproduttivo si avvale oltre che delle specifiche competenze degli operatori, anche di banche dati disponibili a livello internazionale, (es. REPROTOX) nonché della sistematica revisione della letteratura scientifica attraverso la consultazione in tempo reale delle pubblicazioni mediche più recenti (MEDLINE). Inoltre, il Telefono Rosso è integrato nella rete dei Servizi omologhi (Teratogen Information Services) Europei (ENTIS) ed Extraeuropei (OTIS), con i quali esiste un rapporto continuo di scambi di informazioni, relative soprattutto alle problematiche che risultano più rare o nuove. L’operatore del Telefono Rosso, mediante la raccolta anamnestica, valuta gli eventuali effetti dannosi sul feto, sulla madre o

sul padre di fattori ambientali, costituzionali o genetici, qualificando e quantificando il tipo di rischio. Inoltre ogni valutazione di un rischio teratogeno è un importante ed efficace mezzo per una prevenzione vera dei difetti congeniti consentendo di evitare i fattori di rischio noti, sostituendo, ad esempio, un farmaco teratogeno con uno più sicuro. Scopo del Servizio è poter effettuare anche la consulenza preconcezionale: prima del concepimento è possibile, infatti, modificare eventuali terapie farmacologiche in presenza di patologie materne specifiche, scegliendo quella più idonea in gravidanza, così come si può consigliare l’assunzione di acido folico già dal periodo preconcezionale, per la riduzione del rischio di difetti del tubo neurale o la vaccinazione per la rosolia e per la varicella se la donna non risulta immune. Inoltre, l’attività del Telefono Rosso produce lavori scientifici che per i medici rappresentano una fonte preziosa di informazioni facilmente accessibili, nonché di aggiornamento nell’ambito della scelta di terapie farmacologiche da effettuarsi in gravidanza. Negli ultimi 4 anni, sono state eseguite 19.224 consulenze telefoniche provenienti da tutto

Ogni valutazione di un rischio teratogeno è un importante ed efficace mezzo per una prevenzione vera dei difetti congeniti e consente di evitare i fattori di rischio noti. il territorio nazionale. E’ stato evidenziato un aumento del rischio naturale per malformazione solo nel 3% dei casi, soprattutto in relazione all’assunzione di farmaci. Una sola telefonata è stata sufficiente per concludere la consulenza nel 99% dei casi, il restante 1% ha richiesto un periodo di ulteriore approfondimento da parte dell’operatore e la paziente è stata richiamata entro 2-3 giorni. In queste consulenze l’aumento del rischio naturale per malformazione è stato trovato nell’1% dei casi che sono stati indirizzati ad approfondimenti di II/III livello presso il Day Hospital ostetrico del Policlinico Gemelli. Il Telefono Rosso, grazie ad una corretta informazione, finora ha consentito di evitare il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza in circa 300 casi ogni anno. Daniela Visconti


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Le cure palliative in neonatologia Quando nasce un bimbo segnato da una prognosi infausta, il rispetto, la cura e l’attenzione che gli si deve rivolgere sono quelli che vanno riservati a ogni persona, di qualsiasi età e condizione. Vanno anche sostenuti i familiari, in modo da aiutarli ad elaborare il lutto.

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’accesso alle cure palliative, sancito dalla legge 38/15 marzo 2010 è garantito anche ai neonati. La specificità disciplinare delle cure palliative è determinata dalla capacità di dare voce ai bisogni del paziente rispettando la persona nella sua interezza, accogliere e prendere in carico il paziente e la sua famiglia, impostare e gestire il percorso di cura con approccio multidisciplinare e centrato sul malato e la sua famiglia. Le cure palliative neonatali hanno l’obiettivo di garantire il benessere sensoriale del neonato e prevedono l’idratazione, attraverso il catetere venoso ombelicale, la prevenzione dell’ipotermia, il contenimento ed il contatto fisico anche con abitini e lenzuolini, la cura posturale attenta per il “comfort” e la prevenzione dei decubiti. Ogni sovrastimolazione ambientale deve essere contenuta o evitata, come anche qualsiasi tipo di stimolazione che possa indurre stress

o dolore. Tutti i monitoraggi devono essere incruenti. Cardine delle cure palliative neonatali è l’analgesia, perché il neonato è un paziente iperalgesico e tanto minore è l’età gestazionale tanto maggiore la sensibilità al dolore, come maggiore è la sensibilità al dolore nelle condizioni malformative. L’analgesia con farmaci oppioidi viene effettuata con somministrazione di analgesici oppioidi per bocca, oppure endovena. Anche i prelievi a scopo diagnostico debbono essere effettuati in modo incruento, utilizzando il catetere venoso ombelicale. E’ essenziale consentire ai genitori di stare accanto al loro figlio o prenderlo in braccio considerando la loro capacità di sopportare l’approccio fisico con il bambino morente. In queste situazioni bisogna lasciare ai genitori tutto il tempo possibile per qualsiasi decisione che in ogni caso lascerà dei segni incancellabili. Si possono invitare i genitori a fare delle foto se lo desiderano e a prendere con sé gli oggetti del figlio: cappellini, scarpine. Dopo il decesso del piccolo i sistemi di monitoraggio e supporto vanno tolti con manualità sensibile Jan Brueghel il Giovane, Paesaggio con Vergine Bambino e putti, 1630  e rispettosa.

Il neonato va vestito con abiti portati dai genitori. Prima di avviare il neonato morto alle celle mortuarie, è bene portarlo in uno spazio riservato dove i genitori e i parenti possano stargli accanto, per tutto il tempo che desiderano. E’ importante che vengano accolti i desideri in ordine ad aspetti religiosi, culturali e tradizionali dei genitori. E’ importante essere disponibili all’ascolto e all’informazione e che siano mantenuti i contatti con la famiglia per fornire i risultati degli accertamenti effettuati. La comunicazione è parte fondamentale delle cure palliative alla famiglia del neonato con prognosi infausta. E’ bene che i genitori abbiano un supporto da parte di psicologi che li aiutino nell’elaborazione del lutto. E’ importante, poi, che i genitori e la famiglia possano, secondo il loro credo, avere un supporto spirituale che possa aiutarli ad entrare in una prospettiva diversa: la morte come passaggio alla vera Vita. Un altro fondamentale aiuto ai genitori può essere dato da chi ha già vissuto la stessa esperienza, di qui il ruolo fondamentale delle Associazioni dei Genitori. Infine è necessario, dopo la morte di un neonato, che l’intero team che ha assistito lui e la sua famiglia riesamini il caso ed elabori le emozioni dell’evento vissuto perché anche dalle esperienze dolorose o “fallimentari” si possano trarre motivazioni che rafforzino le persone e che diventino occasione di arricchimento professionale e umano. Patrizia Papacci


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Il Paradiso negli occhi

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La Quercia Millenaria è l’unico hospice perinatale italiano, nato da un miracolo.

rmai da 10 anni raccontiamo in tutta Italia la nostra storia, che ci vede protagonisti della creazione e gestione de La Quercia Millenaria: la nostra Onlus, nata per grazia, così come per grazia è nato Giona, nostro figlio. La nostra terza gravidanza era stata accolta da tutti noi con una gioia infinita: non avremmo mai pensato che ci avrebbe cambiato la vita per sempre. Durante l’ecografia morfologica del quinto mese, ci è stato diagnosticato un quadro terribile: malformazione urinaria con mega vescica, idroureteronefrosi bilaterale, ascite addominale, idropericardio, idrocele, piede torto monolaterale, assenza totale di liquido amniotico, principio di scompenso cardiocircolatorio. Due ospedali di primo e secondo livello a Roma, due stesse conclusioni: “E’ senza speranza. Abortite”. Poi l’incontro con un medico cristiano, Giuseppe Noia, dirigente del reparto Diagnosi e Terapia Fetale DH Ostetrico del Policlinico Gemelli. E la storia cambia: si può fare terapia in utero… Ansia, speranze, paura, dolore, ancora speranze, poi la rassegnazione: non c’è più niente da fare, il cuore cederà entro 7 giorni. E invece no, 10 giorni, 15, 20, 23. E tutto cambia: ad una nuova ecografia, un miracolo documentato si para davanti ai nostri occhi. E si ricomincia con l’attesa, la paura, la speranza, la forza, la sua nascita, le sue lotte, 8 interventi, il blocco renale, le infezioni, 10 anni di vita e di storia stupenda. Al compiere del suo primo compleanno, il desiderio forte di fare “qualcosa”, neppure noi sapevamo cosa. Ma l’abbiamo fatto e ci è esploso tutto tra le mani, fino alla scelta di lasciare il mio lavoro

per dedicarmi completamente a questa opera che concretamente ha permesso la nascita di questa associazione, l’acquisizione di un Centro in affitto dove poter lavorare a tempo pieno, e ospitare le decine di coppie in terapia al Gemelli. Dopo tanti anni, vediamo la nascita di una realtà che in Italia non esisteva: l’Hospice Perinatale. 129 strutture solo in America e altre in giro per il mondo, ma in Italia solo la Quercia. Un protocollo di particolare accoglienza per la vita fragile, concretamente attuato all’interno del Policlinico Gemelli su Roma, gestito da me e mio marito Carlo, presidenti nazionali, e da qualche volontario, e subito dopo impiantato anche a Pisa, all’interno dell’Ospedale S. Chiara, gestito da un’altra mamma che da noi ha ricevuto tanto e che ha voluto donare tanto di più ad altre mamme nella sofferenza. In attesa di aprire a Verona, Genova, Napoli, e forse anche Milano. 20 coppie spalmate su 10 regioni. Operativamente, affianchiamo la coppia che si rivolge a noi con già un referto di malformazione fetale diagnosticato altrove; l’accompagniamo all’appuntamento

per una consulenza, ecografia di 3° livello, terapie fetali e materne ove possibile, parto programmato in trattamento hospice, soprattutto se il piccolo ha una patologia che lo vedrà morire dopo la nascita. Il Battesimo su richiesta, le fotografie, le impronte di manine e piedini, i ricordi da collezionare, una scatola da consegnare ai genitori con dentro tutto ciò che rimane del passaggio brevissimo di un essere umano che amano al di sopra di tutto. Un mondo a noi prima sconosciuto, per qualcuno forse un po’ edulcorato, sa troppo di santità, troppo Dio lì dentro... ma c’è davvero, e vediamo cose meravigliose, negli occhi di questi piccoli, che persino con la loro morte ti aiutano a vedere uno spaccato di Paradiso. La Quercia Millenaria condivide queste storie sul sito www.laquerciamillenaria.org e vive della generosità di tante persone che credono nel suo operato. I prossimi obiettivi concreti sono l’apertura di un Centro a Roma, per avvicinarsi di più al Gemelli e poi chissà... il resto ce lo indicherà il Signore attraverso la vita, giorno per giorno. Sabrina Pietrangeli Paluzzi

Sabrina Pietrangeli col prof. Noia (foto di Carlo Paluzzi)


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Un libro su Chiara Ai primi posti nelle classifiche di vendita dei libri religiosi del 2013 c’è la biografia della giovane mamma romana Chiara Corbella Petrillo (1984-2012), Siamo nati e non moriremo mai più, di Simone Troisi e Cristiana Paccini, Edizioni Porziuncola.

I

nostri lettori conoscono bene Chiara, cui è stata dedicata Notizie Pro Vita fin dal suo primo numero, nell’ottobre del 2012. La sua biografia è giunta in queste settimane alla settima ristampa, in soli sei mesi dalla pubblicazione. La vicenda di Chiara Corbella, di suo marito Enrico Petrillo e del loro figlio Francesco, per la cui salvezza appunto, la giovane “madre-coraggio” ha donato la sua vita, ha impressionato e sorpreso migliaia di persone in tutta Italia. Durante una prima gravidanza di Chiara, era stata diagnosticata un’anencefalia alla figlia Maria. I due giovani sposi decidono di portare avanti la gravidanza. La bimba nasce, viene battezzata e muore tra le braccia dei genitori: «La piccola è senza scatola cranica. Il medico di turno dice a Chiara che se avesse fatto prima un’ecografia avrebbero potuto fare ancora qualcosa: “Per prevenire la malattia?”, “No, per abortire”. Per lei, che aveva appena visto sua figlia muoversi, è un colpo basso» (p. 36). Anche durante la seconda gravidanza, al bimbo che Chiara porta nel grembo sono diagnosticate gravi malformazioni e non rimangono speranze di sopravvivenza. Ancora una volta, Chiara e Enrico hanno voluto far nascere Davide, l’han battezzato e abbracciato mentre andava in Cielo. Alla terza gravidanza, tutto procede bene per France- Enrico e Chiara

sco, ma la diagnosi infausta questa volta riguarda lei, la madre. Dopo un primo intervento chirurgico, per non danneggiare il figlio, rimanda chemio e radioterapia. E poi è troppo tardi. Chiara ha ormai metastasi ovunque, ma ha un viso bello e folgorante perché, scrive il marito, «una persona muore come ha vissuto. Chiara è morta in maniera incredibile, sorridendo in faccia alla morte. Molto più che serena: felice» (p. 15). E’ il 4 aprile 2012 quando Chiara ed Enrico conoscono l’esito della biopsia al fegato, e Chiara confessa all’amica Cristiana: «Sai, Cri, ho smesso di voler capire, altrimenti si impazzisce. E sto meglio. Ora sto in pace, ora prendo quello che viene […] per ogni giorno c’è la grazia. Giorno per giorno. Devo solo fare spazio». Chiara muore il 13 giugno 2012, vestita da sposa, con in mano il rosario e un piccolo mazzo di lavanda. Al funerale partecipa anche il Cardinale Vicario Agostino Vallini: ha voluto dare il suo personale saluto a «una seconda Gianna Beretta Molla», la santa canonizzata nel 2004 da Papa Giovanni Paolo II. “Siamo nati e non moriremo mai più” è una frase inscindibilmen-

te legata all’immagine di Chiara, che lei non ha mai pronunciato ma, scrivono gli Autori, «è perfetta per lei. L’ha detta Enrico…L’ha ripetuta più volte… perché la sentiva come una buona notizia da dare a tutti» (p. 20). Perché Chiara non si è mai arresa di fronte alla morte, tanto che è diventata un segno di speranza per tutti coloro che, per la famiglia e per la vita umana innocente, non smettono di lottare. Da questa biografia viene fuori «una vicenda che stupisce e, allo stesso tempo, terrorizza, affascina», dice nella Presentazione (pp. 7-8) padre Vito d’Amato, il francescano del convento di Assisi direttore spirituale di Chiara e Enrico. Gli autori di questa biografia, i coniugi Troisi, sono stati compagni dei Petrillo nel cammino religioso nella salute prima e nella malattia poi e, lo stesso Enrico, ha voluto che fossero proprio loro a scrivere il libro e a raccontare la storia di una donna morta giovanissima per testimoniare che la vita è un dono meraviglioso. «A prima vista - concludono Simone e Cristiana - la storia di Chiara è la storia drammatica di una mamma che muore di tumore lasciando soli suo marito e suo figlio. Forse una storia simile a tante. Ma in questa c’è qualcosa che non torna. Tutto è stato vissuto nella gioia, ed è diventato vita per gli altri». Giuseppe Brienza


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Scienza e morale

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Una missione per la Vita Padre Shenan Boquet è Presidente di Vita Umana Internazionale (Human Life International), la prima e più importante organizzazione pro vita del mondo. Proponiamo ai nostri lettori l’intervista che ci ha rilasciato: uno spunto per riflettere e un seme concreto di speranza.

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everendo Padre, può spiegarci che cos’è Vita Umana Internazionale e qual è la sua missione?

Vita Umana Internazionale (VUI) è un’opera di apostolato cattolico, con sede a Front Royal, in Virginia, che cerca di rispondere alla chiamata a seguire Gesù Cristo attraverso l’edificazione di una cultura della Vita e di una civiltà dell’Amore nel mondo; attraverso l’educazione, l’annuncio, l’aiuto e il servizio. Nel realizzare questa missione ci sforziamo di formare, organizzare e preparare i responsabili delle associazioni pro vita nel mondo. Se da una parte siamo assolutamente fedeli al Santo Padre e al Magistero, dall’altra siamo ecumenici e lavoriamo con persone di tutte le fedi per fare progredire la causa della vita. L’opera è stata fondata nel 1972 da Padre Paul Marx, O.S.B.: da “Centro Vita Umana”, divenne “Vita Umana Internazionale” nel 1981. Padre Marx ne è stato presidente fino al suo pensionamento, nel 1999. Era considerato il padre del movimento pro vita internazionale. Il Beato Giovanni Paolo II lo ha definito “un Apostolo della vita”. VUI è veramente qualificata per edificare una Cultura della Vita e dell’Amore attraverso l’annuncio del Vangelo della Vita nel mondo. Ha collaborato con i missionari pro vita “sul campo” per comprendere le loro specifiche culture e bisogni. Per questo motivo, molto del nostro lavoro è fatto da missionari locali

che noi formiamo, prepariamo e sosteniamo. La loro conoscenza e comprensione delle culture locali è uno strumento indispensabile per la nostra missione. Attualmente operiamo in 98 paesi in tutto il mondo, come potete vedere sul nostro sito, www.hli.org, nelle sezioni dedicate a ciascun continente: promuoviamo e difendiamo i diritti inalienabili e la dignità di ogni essere umano dal momento del concepimento fino a quello della morte naturale; serviamo e proteggiamo i membri più deboli della società, ciascuno dei quali è stato creato a immagine e somiglianza di Dio; sosteniamo e difendiamo l’insegnamento sociale e morale della Chiesa Cattolica sugli argomenti concernenti la vita (aborto, eutanasia, contraccezione, castità, matrimonio e famiglia); difendiamo nella pubblica piazza, per una chiara e autentica comprensione, i diritti naturali, umani, fondamentali, concessi a tutti da Dio.

Padre Boquet

A tal fine abbiamo organizzato seminari di formazione per capire e abbracciare il Vangelo della Vita; abbiamo tentato di influenzare i capi del governo internazionale, dell’economia e della società su questioni pro vita, attraverso campagne mediatiche e di informazione su situazioni legislative o politiche che minacciano il futuro di molte nazioni; abbiamo prodotto per la radio e la televisione programmi pro vita e pro famiglia; abbiamo fondato centri per gravidanze difficili e fornito aiuto continuo alle madri anche dopo il parto; abbiamo offerto programmi di aiuto psicologico post aborto; abbiamo assistito la gerarchia ecclesiastica per promuovere le verità che fanno progredire la Cultura della Vita; abbiamo tenuto corsi di insegnamento dei metodi naturali per la procreazione responsabile e di educazione alla castità; abbiamo formato consulenti per aiutare le famiglie in caso di gravidanze difficili. La sua vocazione di sacerdote cattolico e il suo desiderio di difendere la vita sono nati contemporaneamente? Sono sempre stato pro vita a causa dei forti valori istillati in me da quando ho memoria, da prima di divenire un sacerdote. Man mano che sono cresciuto in esperienza ed educazione, questi valori sono cresciuti in me, inestricabilmente intrecciati alla mia vocazione. Dove contraccezione e aborto sono accolti, la Chiesa declina


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Padre Marx

drammaticamente. Questo è il motivo per cui i sacerdoti non possono stare zitti: dobbiamo difendere quelli che sono sotto la nostra cura spirituale dal peccato, dobbiamo difendere la Chiesa, proteggere il nostro gregge, ricordare a tutti che il compromesso con questi mali mai, sottolineo mai, porta un miglioramento per la Chiesa. La cultura della morte è stata abbracciata da molti, anche Cattolici. Questo è male per le anime, e per il futuro della Chiesa. Laddove la Chiesa è chiara nella sua condanna di questi peccati, essa è forte anche in altri campi. Laddove essa è debole, va a cercare compromessi con gli elementi della cultura che possono sembrare inoffensivi, ma sono veramente distruttivi. Essere un sacerdote ed essere pro vita sono un tutt’uno. Com’è diventato il presidente di VUI? Servivo da 7 anni come Pastore diocesano presso la Chiesa Cattolica di San Gregorio Barbarigo a Houma in Louisiana; ero stato ordinato il 12

Giugno 1993. Nel Febbraio del 2011 ho ricevuto una telefonata da un membro del Comitato di Ricerca di VUI che mi ha chiesto di assumere il ruolo di presidente. Avevo molta dimestichezza con l’apostolato di VUI e molta ammirazione per l’eroica testimonianza di Padre Paul Marx, un fulgido esempio di coraggio e determinazione. Avevo letto dei suoi lavori e utilizzato qualcuna delle sue strategie nei miei sforzi a favore della vita e della famiglia. La posizione di presidente è diventata effettiva il 1° settembre 2011 quando Mons. Ignacio Barreiro, che stava ricoprendo l’incarico di Presidente ad interim, è ritornato a Roma al suo ruolo di Direttore dell’Ufficio di Roma di VUI. Mi sento privilegiato di poter lavorare a fianco di un gruppo di uomini e donne che disinteressatamente impegnano il loro tempo e le loro facoltà per la difesa della vita, della Fede e della famiglia. In questi anni ho visitato quasi 25 paesi e ho viaggiato per più di 250.000 miglia. Mi sento veramente un missionario. Non avevo mai pensato che avrei vissuto alla lettera le parole di Nostro Signore quando dice di andare fino ai confini della terra. VUI è presente in molti paesi del mondo, quali sono quelli che maggiormente tutelano la vita dal suo concepimento? Il mondo diventa sempre più secolarizzato: i paesi con le leggi più forti a favore della vita tendono a essere nell’emisfero sud, specialmente in America Latina e Africa. L’Europa, l’America del Nord e la maggior parte dell’Asia hanno ampiamente abbracciato la “mentalità contraccettiva” con l’aborto come logica conseguenza. In Europa

la Polonia è la sola nazione ad adottare restrizioni molto forti sull’aborto, dopo decenni dalla sua legalizzazione. L’Ungheria ha adottato una nuova costituzione che fa presagire un ritorno a un maggior rispetto per vita e famiglia. L’Irlanda è recentemente caduta, a causa di un’ingannevole campagna per legalizzare l’aborto, e a Malta, anche se sta ancora tenendo duro, la pressione a legalizzare l’aborto è immensa. Sono stato un vero testimone del potere trasformante del Vangelo della Vita quando viene coltivato e annunciato con tenacia e sacrificio. Ho partecipato a numerosi eventi in America Latina e posso testimoniare la determinazione di quelle popolazioni nel proteggere la vita umana e la sacralità della famiglia. Però la minaccia e l’influenza dei movimenti anti vita sono molto forti e godono di un massiccio sostegno economico da parte delle ONG occidentali e delle agenzie governative. Sebbene anche le Filippine, come molti paesi asiatici, abbiano abbracciato la “mentalità contraccettiva” vi permangono forti valori familiari e religiosi. Questi stanno fronteggiando con forza l’assalto frontale del secolarismo e dell’ateismo che si mascherano dietro il nome del progresso e dello sviluppo. Sono rimasto molto impressionato dal popolo filippino e dalla sua determinazione nel re-

Nei Paesi dove contraccezione e aborto sono accolti, la Chiesa declina drammaticamente.


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19 clamare la centralità della loro Fede, della famiglia e della vita. Intanto i governi dell’Occidente e le ONG private bombardano le Filippine con finanziamenti per il controllo della popolazione; essi temono la loro capacità di influenzare il mondo. Ho notato nei miei viaggi, paesi e regioni in cui mi era difficile vedere famiglie con figli: da New York, a Miami, Denver, Chicago, San Francisco, Montreal; da San Paolo in Brasile a Buenos Aires in Argentina; da Roma a Nikita, in Giappone; da Seoul, in Corea, a Mosca: troppi nomi, ma solo pochi esempi. La Fede influenza positivamente la vita quotidiana e familiare. Quando la Fede è centrale, la Chiesa e i suoi insegnamenti sono integrati nella vita della comunità: ci sono vita, gioia e pace – una società salutare. Quando la Fede è rifiutata, si accettano insegnamenti immorali, la comunità comincia ad appassire e prospera la violenza contro la famiglia. Recentemente, in uno dei miei viaggi missionari, ho avuto la gioia di visitare Kota Kinabalu in Malesia per il XIX Congresso di VUI Asia-Pacifico. La bellezza della Comunità Cattolica, la centralità della Fede erano evidenti e la vitalità delle persone era contagiosa. La maggior parte dei sacerdoti e dei Vescovi locali ha dimostrato una virtù eroica nel proclamare il Vangelo della Vita, anche nel mezzo delle difficoltà politiche. I successi dei militanti pro

Human Life International opera nel mondo per edificare la cultura della Vita e la civiltà dell’Amore.

morte sono stati dove si è smesso di vivere la Fede e di aderire alla Verità morale riguardo vita e famiglia. Il massiccio sforzo di propaganda contro la vita e la famiglia nel mondo in via di sviluppo, viene esercitato dalle nazioni del Nord attraverso le ONG per promuovere i “(dis)valori” delle nazioni ricche, dove i bambini sono visti come un ostacolo al progresso. C’è un disperato bisogno di essere di nuovo guidati dalla Chiesa, poiché molte persone nelle nazioni ricche sono inconsapevoli dell’ampiezza di questo problema. Sente che le forze pro aborto stanno guadagnando terreno negli Stati Uniti e in Europa? E nel resto del mondo? No. Gli Stati Uniti hanno avuto per più di tre decadi l’aborto con poche restrizioni – 56 milioni di morti dal 1973; tuttavia ora la tendenza è definitivamente nella direzione pro vita. A livello di singoli stati abbiamo assistito all’adozione di più di 40 differenti leggi che limitano l’aborto; nel solo 2013 hanno chiuso più di 40 cliniche abortiste, per motivi di pubblica igie-

ne e sicurezza. La legge federale che vorrebbe costringere tutti i datori di lavoro a finanziare l’aborto e la contraccezione dei dipendenti sta incontrando una forte resistenza. In Europa ci sono state forti resistenze all’agenda pro aborto dell’Unione Europea; per esempio la campagna Uno di Noi è stata efficace nel mobilitare una larga base di sostegno per restringere il finanziamento delle ricerche che distruggono embrioni; il rapporto Estrela è stato bocciato. Spagna e Norvegia stanno cercando di porre restrizioni all’aborto e, anche se dobbiamo combattere affinché non solo ogni aborto sia dichiarato illegale, ma anche affinché divenga inconcepibile in ogni caso, siamo lieti di queste piccole vittorie. In Africa molte nazioni hanno leggi malvage, il Sud Africa possiede una delle legislazioni peggiori al mondo, ma generalmente l’aborto è rifiutato dalla gran parte della società. L’America Latina è sotto la pressione costante dell’Organizzazione degli Stati Americani, e dei ricchi governi del Nord. Le ONG rendono l’aborto ampiamente disponibile. Per esempio l’aborto è possibile senza restrizioni a Città del Messico (ma non le aree circostanti), è in qualche modo disponibile in Colombia e ora in Uruguay, e in certa misura in altri paesi, ma generalmente dalla gente è ancora malvisto. [Traduzione a cura di Marcello Riccobaldi] Antonio Brandi


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I veleni della contraccezione Il tema della contraccezione sarà trattato nel convegno che si terrà a Roma il 3 maggio prossimo, il giorno prima della Marcia per la Vita: ne è responsabile scientifico il dottor Puccetti che ha scritto un libro nuovo e molto interessante sull’argomento.

L

a cultura pro vita, in Italia, è stata scarsa per decenni, nonostante figure e opere importanti come la scuola del cardinal Elio Sgreccia, o la facoltà di Bioetica del Regina Apostolorum. Poi il referendum del 2005, con la grande battaglia sulla FIV, e la Marcia per la Vita (I edizione nel 2011) hanno piano piano favorito una, ancora lenta, fioritura: libri, convegni, articoli, associazioni. Uno degli eventi cardine della battaglia di promozione della vita in Italia è il convegno che si svolge tradizionalmente a Roma il giorno prima della Marcia per la Vita. Quest’anno sarà il 3 maggio, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Notizie Pro Vita ha intervistato il responsabile scientifico del convegno mattutino, il medico e bioeticista Renzo Puccetti, prendendo spunto sia dall’argomento del convegno, la contraccezione, che dal suo ultimo libro, un vero capolavoro di cui si sentiva il bisogno per fare il punto della questione: I veleni della contraccezione (ESD, Bologna). Dottor Puccetti, perché questo suo libro sulla contraccezione? Quella del controllo delle nascite è una questione di rilevanza epocale. La sua diffusione ha determinato uno sconvolgimento sociale che è attualmente in pieno corso. Sotto il profilo demografico si è verificato un crollo delle nascite che ha condotto ad un invecchiamento generalizzato della popolazione; la posticipazione dell’età della pensione e gli effetti depressivi sulle dinamiche

In che senso?

Grazie alla contraccezione si è trovato il modo di dissociare la fecondità dalla sessualità e si è aperta la strada per ottenere la fertilità senza sessualità.

economiche sono conseguenze ulteriori. La contraccezione ha posto le basi per la tecnicizzazione dell’alba della vita: trovato il modo di dissociare la fecondità dalla sessualità, si apre la strada ad ottenere la fertilità senza sessualità. La diffusione della pillola ha agito sui legami familiari indebolendo il vincolo coniugale. Una volta che le relazioni sessuali sono ludicizzate sterilizzandole, viene meno anche la necessità di relazioni stabili nel tempo a favore di figli che non ci sono più. L’incremento dei divorzi e delle nascite illegittime è preceduto dalla pillola, non dal ’68. La contraccezione costituisce il terreno necessario per la cosiddetta liberazione sessuale. Gli effetti però non hanno risparmiato neppure la Chiesa. È così e certamente questo mio lavoro ha voluto esplorare in modo particolare questo aspetto. Almeno dagli anni ’60 quella della contraccezione è stata ed è tuttora la cartina tornasole della tipologia di cristiano che ci troviamo davanti.

L’accettazione e la difesa della dottrina della Chiesa sulla contraccezione a mio modesto parere è l’indicatore più attendibile di fedeltà all’ortodossia. Chi ha un atteggiamento critico su questo aspetto della dottrina, appena si gratta un po’, disvela una serie di problemi che afferiscono alla morale, alla ecclesiologia, alla dogmatica, alla pastorale. La disputa che emerse a cavallo degli anni ’60 e ’70 sulla contraccezione coinvolse tutta la Chiesa: laici, sacerdoti, religiosi, vescovi, le conferenze episcopali, il collegio cardinalizio e fu un tormento per lo stesso pontefice. Quali sono gli elementi più rilevanti del suo lavoro? Non sono uno storico, ma in Italia mi è sembrato esserci una carenza di contributi che esaminassero le tante informazioni che i protagonisti di quegli anni hanno già rese disponibili. Si trattava di raccogliere queste tessere del mosaico e comporle in un modo intelligibile. Credo di avere portato sufficienti elementi per potere sostenere che quello che verrà chiamato “dissenso” fu una vera e propria ribellione condotta a vari livelli. Si cominciò a preparare il terreno con un lavoro casuistico con cui si allargava l’ambito di situazioni in cui l’uso dei preparati contraccettivi veniva ammesso. Seguirono gli anni in cui sul versante teoretico fu messo in campo un’ingente quantità di materiale argomentativo volto a


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21 ribaltare la dottrina, mentre sul piano della comunicazione dal settore “regressista” del clero si insinuò nei coniugi la convinzione che il ribaltamento della dottrina era imminente per cui un uso dei contraccettivi condotto senza intenti egoistici poteva senz’altro essere concesso. In effetti anche le coppie cominciarono ad abbandonare i metodi naturali e utilizzare i nuovi prodotti contraccettivi per mettere così il Papa di fronte al fatto compiuto ed esercitare così una pressione davvero imponente. I mezzi di comunicazione furono preziosi alleati di questo processo. Lei nel libro parla di regressismo? Cosa intende con questo termine? Le persone sono abituate ai termini “progressista” e “progressismo”. Vi è in questo un debito a un idealismo che vede nel cambiamento sempre e comunque un miglioramento. Ecco, se pensiamo alle figure più rappresentative del clero progressista di quegli anni e vediamo oggi il livello agonico del cattolicesimo nelle aree dove la ricetta progressista ha trovato la maggiore applicazione, domando a chiunque abbia occhi: “è stato un progresso”? In Belgio, Olanda, Francia, Austria, Germania, Canada la fede in Gesù Cristo è progredita? Se in Brasile i cattolici sono scesi dal 90% al 57% in mezzo secolo c’è un cattolico che si sente di gioire? Sono un medico e sono abituato a pensare che, per quanto illustre sia il primario che ha prescritto la nuova cura, se il malato sta peggio di prima e va sempre peggio, forse è il caso di ammettere che la cura era sbagliata e la si debba interrompere. Benedetto XVI usò l’espressione “progressismo sbagliato”. Se il malato è peggiorato non

si può né si deve utilizzare il termine di progresso, ma quello appropriato di regresso. C’è qualcosa che l’ha sorpreso nel suo lavoro di ricerca? Sì, non mi sarei aspettato di dovere prendere atto delle omissioni nel lavoro dei colleghi medici che furono chiamati a fare parte della commissione istituita da Giovanni XXIII per studiare la questione della contraccezione. I medici e i ricercatori, membri delle varie commissioni, non misero a disposizione evidenze scientifiche all’epoca già note relative al meccanismo d’azione della pillola e della spirale, evidenze che sono invece determinanti per le conclusioni teologiche. Questo emerge con molta chiarezza. Sono rimasto anche amareggiato dal comportamento complessivo di alcuni esponenti di spicco che dentro e fuori dal Concilio assunsero atteggiamenti partitici. Vi fa implicito riferimento il cardinale Ratzinger quando racconta che ebbe l’impressione che il Concilio fosse divenuto somigliante ad un grosso parlamento ecclesiale. Il suo allievo Robert Spaemann ha impiegato il termine “cospirativo”

Renzo Puccetti

per descrivere il modus operandi soprattutto dei regressisti. Solo cose negative dunque? No. Sono stato colpito, anzi, dico di più, sono rimasto affascinato da alcune figure che si sono battute con cuore indomito ed in modo indefesso perché su questo la Chiesa non cadesse. Penso all’Arcivescovo di Washington O’Boyle, ai cardinali italiani Ottaviani e Siri, al canadese mons. André Ouelette. Tra i periti Ermenegildo Lio, Marcelino Zalba, e altri. Ma su tutti il gesuita americano John Cuthbert Ford, capace di volare a Roma, farsi ricevere dal prefetto del S.Uffizio, convincerlo del pericolo e, ricevuto più volte dal Santo Padre, ricordargli il dovere di confermare i fratelli nella fede. Lo Spirito Santo impedì che la barca affondasse ispirando e sostenendo questo sacerdote in modo speciale. Poi il Papa promulgò l’Humanae vitae. Sì, e a quel Papa che fino ad allora godeva di un consenso mediatico straordinario, gli scatenarono contro una tale tempesta da indurlo a non scrivere più alcuna enciclica per tutti i restanti dieci anni di pontificato. Se da un lato alcune conferenze episcopali difesero la dottrina, l’enciclica, non si può non registrare le dichiarazioni di interi episcopati che tra profluvi di incenso piazzavano in modo strategico le mine necessarie a demolire l’insegnamento del Papa. Tra le più evidenti la possibilità di accostarsi all’Eucaristia senza la necessità della confessione per le coppie che ricorrevano in coscienza alla contraccezione. Ma il Papa diceva espressamente il contrario e con lui i documenti di altre conferenze episcopali. Francesco Agnoli


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Famiglia ed Economia

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La “libertà di scelta” Un’altra testimonianza dalla Comunità Papa Giovanni XXIII: Valeria è scappata in pantofole dall’ospedale per salvare se stessa e suo figlio… e c’è chi insiste che il diritto all’aborto è un diritto alla libera scelta!

C

ontinuando nel percorso intorno all’istigazione all’aborto, altri attori compaiono di frequente: i genitori (e gli altri familiari). Anni fa vi erano giovani che abortivano nonostante i genitori contrari. Oggi si assiste al ribaltamento dei ruoli: figlie che dicono con forza: “Non voglio uccidere mio figlio!” e genitori che, per un errato spirito protettivo, le spingono ad abortire. Senza rendersi invece conto che le spingono verso un precipizio. E quando non riescono a convincerle coi ragionamenti, ecco le liti, le minacce, la svalorizzazione (“Alla tua età non sei in grado di occuparti del bambino!”), la colpevolizzazione (“Se stavi attenta non restavi incinta!”), il ricatto (“Ti buttiamo fuori casa!”), il trasporto a forza in ospedale... E’ nota la storia della sedicenne incinta di Trento, su cui i genitori hanno esercitato ogni genere di pressione, arrivando a chiedere al tribunale di obbligarla ad abortire, finché la ragazza ha ceduto. Dall’altro capo d’Italia una studentessa siciliana ha dovuto fingere di aver abortito e ha poi trascorso alcuni mesi in convento pur di superare l’opposizione della famiglia. Quando l’invito viene da una persona con cui ci sono dei legami forti, la ragazza vive un grosso conflitto tra queste spinte e il desiderio di prendersi cura, di difendere quella piccola vita. Tante purtroppo non hanno la forza di ribellarsi fino in fondo e cedono a questo misto di carezze e di minacce, di promesse

e di ricatti. Ma qualcuna riesce ad evitare il destino che qualcun altro vorrebbe scrivere per lei, con esiti a volte sorprendenti. Come è successo a Valeria: “Avevo poco più di quindici anni, frequentavo il liceo. I miei la presero nel modo più sbagliato possibile, volevano obbligarmi ad abortire, a rinunciare a qualsiasi mio diritto, e soprattutto ad ammazzare mio figlio...io non volevo, nella mia coscienza era una scelta sbagliata! Ma i miei mi fecero fare le analisi e prenotarono l’intervento. Arrivai in ospedale la mattina per l’interruzione con i miei genitori, mio fratello e il mio fidanzato che mi aspettava lì per fargli cambiare idea; ma fu tutto inutile, erano irremovibili... allora sia la presidente del CAV sia il mio fidanzato chiamarono la polizia... ricordo perfettamente le parole di un’infermiera: “Se i tuoi hanno deciso così devi farlo!”. I poliziotti portarono i miei in una stanza in modo da capire la situazione, io nel frattempo ero già col pigiama e pantofole e appena non vidi più nessuno cominciai a correre e scappare da una “scel-

H.E.A. Le Sidaner, La culla, 1905

Non finirò mai di ringraziare Dio per avermi dato fede e forza… A tutte le ragazze nella mia situazione, dico: Non mollate!

ta” imposta e sbagliata. Sotto mi aspettava il mio fidanzato e per caso la presidente del CAV, che mi portò dall’avvocato dell’associazione con il quale decisero di affidarmi ad una famiglia fino allo scadere del terzo mese di gravidanza. Loro furono la mia salvezza, una famiglia che mi fece passare quelle settimane nel miglior modo possibile. I miei li vidi solo due volte tramite gli assistenti sociali”. Valeria viene infatti accolta in una famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII. Passato il terzo mese, torna a casa e si riconcilia coi suoi. La sua conclusione è splendida: “Non finirò mai di ringraziare Dio per avermi dato fede e forza e ringrazio tutte le persone che mi hanno aiutata! A tutte le ragazze nella mia situazione, dico: Non mollate! La forza, il coraggio e la fede vi aiuteranno a superare ogni ostacolo!” E’ bene che queste storie non restino sconosciute: segnalate le storie di istigazione all’aborto al numero verde della Papa Giovanni XXIII 800.035.036. Andrea Mazzi


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Enrica Perucchietti - Gianluca Marletta Unisex. La creazione dell’uomo senza identità

Gianfranco Amato Omofobia o eterofobia? Perché opporsi a una legge ingiusta e liberticida

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Fede & Cultura

L’attacco alla sessualità, naturalmente maschile e femminile, rappresenta oggi il più sconcertante tentativo di manipolazione dell’essere umano mai tentato nella storia. Promossa grazie all’imponente contributo economico e politico delle più potenti lobby dell’Occidente, questa vera e propria “mutazione antropologica” viene oggi imposta attraverso i media, la cultura, lo spettacolo e le legislazioni. Gli autori ricostruiscono le tappe di questo processo: dalle origini dell’ideologia del gender all’omosessualismo militante, dal progressivo sdoganamento della pedofilia all’invenzione del “sesso X”; in un percorso che ha, come fine evidente, la creazione di un uomo nuovo “senza identità”.

L’autore, con coraggio e passione, ripercorre in modo veritiero e corretto la vicenda della legge sull’omofobia: una vera e propria emergenza democratica, dal momento che in gioco vi sono i diritti costituzionali della libera manifestazione del pensiero e della libertà religiosa. E’ questa la base di quella sana laicità, che in Occidente oggi è in pericolo: una campagna mediatica potente e ben orchestrata tenta di far credere che esista un grave ed allarmante fenomeno di discriminazione basato sull’orientamento sessuale, nonostante i dati oggettivi provino tutt’altro. Si profila il reato di opinione, punito di solito da regimi dittatoriali. Si delinea un intervento ideologico ed invasivo dello Stato nell’educazione dei giovani.

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