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Notizie

€ 2,80 Spedizione in AP - D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, NE/PD

Infosportpagine

Rivista Mensile N. 12 - Gennaio 2014

“nel nome di chi non può parlare”

È l’ora di resistere

“Neuroni specchio” e adozione

Una foto orrenda può salvare una vita: intervista a Gregg Cunningham

«PIUTTOSTO MORIRE IN PIEDI CHE VIVERE IN GINOCCHIO». CAMUS


- Sommario -

Notizie

Editoriale 3 Notizie dall’Italia Notizie dal mondo

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Primo Piano Sentinelle in piedi

Direttore Responsabile Francesca Lazzeri

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Direttore Editoriale Francesca Romana Poleggi

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Direttore Amministrativo Beniamino Iannace

Walt Heyer

Un omosessuale contro le nozze gay Rodolfo de Mattei

L’unione tra uomo e donna funziona, perché sono diversi tra loro

Editore MP cooperativa giornalistica Sede legale Via Marlengo 49/b, 39012 Merano (BZ) Autorizzazione Tribunale BZ N6/03 dell’11/04/2003 Codice ROC MP 12603

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Francesca Romana Poleggi

Le confessioni di un transgender transfobico

Testata Infosportpagine-ProVita

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Massimo Gandolfini

“Madre” e “padre” sono più che “mamma” e “papà”

N. 12 - GENNAIO 2014

Redazione Mario Palmaro, Antonio Brandi, Alessandro Fiore, Andrea Giovanazzi. Largo della Caffarelletta 7, 00179 Roma. Tel/fax: 06-3233035

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Raffaella Frullone

“Neuroni specchio” e adozione

RIVISTA MENSILE

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Segretaria di Redazione Camilla Tincani Progetto grafico Massimo Festini

Anna Paola Borrelli

Tipografia Flyeralarm SrL, Viale Druso 265, 39100 Bolzano

Attualità La verità fa paura

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Federico Catani

Una foto orrenda può salvare una vita

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Antonio Brandi

L’intensa attività dei Giuristi per la Vita

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Giampaolo Babini

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Serenella Verduchi e Marcello Riccobaldi

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Umberto La Morgia

Madre coraggio

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Andrea Mazzi

“Il miracolo della Vita”: una mostra da visitare, a Milano 22

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www.prolifenews.it Prezzo: 3,50 euro

Famiglia ed Economia Baby-squillo di buona famiglia

Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero Giampaolo Babini, Antonio Brandi, Rodolfo de Mattei, Raffaella Frullone, Massimo Gandolfini, Walt Heyer, Anna Paola Borrelli, Umberto La Morgia, Andrea Mazzi, Federico Catani, Francesca Romana Poleggi, Serenella Verduchi e Marcello Riccobaldi.

per un aggiornamento quotidiano:

Scienza e Morale Una biblioteca per la Vita

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Editoriale

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Editoriale

È ora di resistere

Giovanni Verga, esponente d’eccellenza della cultura laica tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, ha celebrato a più riprese nei suoi scritti i valori familiari, che vedeva minacciati dall’edonismo e dal desiderio d’avventura : ne I Malavoglia il giovane ‘Ntoni, che si allontana da casa, si perde. Alessi, che non se ne stacca, si salva… Ho citato volutamente Verga e non Manzoni o Chesterton, perché non c’è bisogno d’essere cattolici per credere nel valore salvifico della famiglia e nel ruolo portante che essa ha - e ha sempre avuto - nella società umana. Anche la nostra Costituzione (art. 29 e ss.), “riconosce” i diritti della “società naturale fondata sul matrimonio”: se i diritti della famiglia sono “riconosciuti”, significa che sono preesistenti alla legge dello Stato, in quanto attinenti alla sfera del diritto naturale, con buona pace del positivismo giuridico. Tutto ciò che è naturale, è sano e buono e va rispettato e preservato, dicono gli ecologisti. Tutti sono d’accordo. Invece chi oggi chiede di preservare la natura umana, la società naturale uomo – donna – bambini, è uno spregevole “omofobo” degno della massima riprovazione sociale. Il divorzio, l’aborto, la liberalizzazione della droga, l’eutanasia, sono gli strumenti di una politica diabolica volta alla distruzione dell’uomo e della civiltà. Opera che si realizzerà

tanto prima quanto più si sgretolerà il nido, il baluardo, la culla dove ogni essere umano si forma, si evolve: la famiglia. E quindi ora è il momento delle nozze gay, dell’affido di bambini a coppie omosessuali, degli uteri in affitto. L’azione distruttiva procede un passo alla volta. In Italia siamo ancora nella fase in cui si deve punire l’omofobia. Ecco che allora si istituiscono registri civili per le unioni gay, si cancellano padri e madri per sostituirli con i genitori 1 e 2 e si applica la “strategia nazionale” dell’UNAR sull’identità di genere e l’orientamento sessuale nelle nostre scuole e università. Presto, come ha dichiarato più volte lo stesso Scalfarotto, presentatore del ddl ormai noto ai nostri lettori, si introdurranno matrimoni e adozioni per omosessuali. Però c’è qualcuno che non si arrende. Qualcuno alza la testa e si alza in piedi e protesta pacificamente. Hanno cominciato i Francesi, con la Manif pour Tous e i Vellieurs Debout. Anche qui in Italia esiste una “Manif” che ha organizzato diversi sit in di protesta contro la legge Scalfarotto; si sono poi alzate, anche in diverse città italiane, le Sentinelle in Piedi. Allora noi di Notizie Pro Vita dedichiamo loro questo numero della rivista, perché le Sentinelle hanno bisogno di qualcosa da leggere: vorremmo accompagnarli durante le loro proteste silenziose. Vorremmo che gli spunti di riflessione offerti dai nostri articoli servissero a svegliare tutte le coscienze; vorremmo che tutti comprendessero l’urgenza e la gravità della situazione e che tutti gli uomini e le donne di buona volontà facessero fronte unito e compatto, perché è giunta l’ora di resistere all’opera distruttiva della civiltà che è in atto. Con le Sentinelle, condividiamo il pensiero di Camus: “Piuttosto morire in piedi, che vivere in ginocchio”. Antonio Brandi


Notizie dall’Italia

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Notizie dall’Italia

4 COMBATTI PER LA VITA CON NOI! Noi di Notizie Pro Vita combattiamo una battaglia culturale per la Vita e per la Famiglia naturale, senza se e senza ma. Organizziamo anche proiezioni di film, come October Baby, spettacoli teatrali, come Il Mondo di Lucy, dibattiti nelle scuole e nelle Parrocchie per educare alla Vita e sensibilizzare l’opinione pubblica, soprattutto i giovani, nella speranza di prevenire aborti e così salvare vite. Aiutaci a diffondere Notizie Pro Vita: regala abbonamenti ai tuoi amici, sostienici mediante una donazione: contatta la Redazione, Largo della Caffarelletta 7, 00179 Roma. Tel/Fax 06-32 33 035 (lunedì-venerdì dalle 11h00 alle 18h00) o scrivici a redazione@prolifenews.it. Avanti per la Vita!

L’Assessore alla cultura della Regione Lazio, Lidia Ravera, ha definito le donne ‘animali al servizio della specie’ e i bambini non nati ‘grumi di materia’. Parole particolarmente offensive, se si considera che provengono da una donna e, per di più, da una donna delle Istituzioni.  Olimpia Tarzia ha posto un’interrogazione in Consiglio Regionale, davanti alla quale la Ravera non si è presentata, limitandosi a pubblicare sul suo sito delle scuse tardive e inconsistenti. E’ uscito a Dicembre il libro di Carlo Valerio Bellieni, membro della Pontificia Academia Pro Vita, “L’ABC della bioetica”, per le Edizioni Paoline. Il testo in maniera semplice ed essenziale riporta la definizione di 28 principali termini usati in bioetica e un’originale chiave di lettura. La prefazione è di Padre Gonzalo Miranda, Decano della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. I Giuristi per la Vita hanno inoltrato un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Bologna, alla Questura di Bologna, all’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, ai Servizi Sociali e al Sindaco del Comune di Bologna, in merito allo spettacolo coreografico intitolato “Victor”, che vedeva protagonisti un adulto e un bambino (si tratta del ballerino professionista Steven Michel e del tredicenne Viktor Caudron), andato in scena nell’ambito dell’undicesima edizione del festival gay-lesbico Gender Bender. Nello spettacolo un uomo e un bambino danno vita a un “duetto di corpi” a dir poco discutibile... Il liceo classico Mamiani di Roma ha deciso di sostituire la dicitura “padre e madre” sui libretti degli studenti con “genitore 1 e genitore 2”, e si pone così nella scia politicamente corretta di altre istituzioni pubbliche sparse in diverse città italiane. E’ l’ennesima espressione del tentativo di affermazione dell’ideologia del gender che, se non fosse anche la punta di un iceberg che mira a sconvolgere le fondamenta antropologiche della nostra civiltà, sarebbe veramente e soprattutto una cosa proprio ridicola.

La Semea s.r.l. (www.semeasrl.com) è una società che opera nelle provincie di Verona, Mantova e zone limitrofe, nei settori medicina del lavoro, visite mediche aziendali, esami diagnostici, igiene e sicurezza, medicina preventiva e diagnosi precoci, anche utilizzando unità mobili. Carlo Oliani, il titolare della SEMEA srl, è un amico e sostenitore di Notizie Pro Vita, quindi offrirà ai nostri lettori prezzi speciali e ottimi servizi. Una parte degli introiti verrà devoluta a Notizie Pro Vita. Maria Letizia Morini, 22 anni, inaugurerà, nel centro di Pesaro, la sua prima personale di fotografia. Un centinaio d’immagini selezionate e preparate con l’aiuto dei genitori, delle sorelle e degli amici. Durante la mostra sarà venduto un libro e il ricavato andrà alla fondazione Lejeune. Dal 2008 Letizia lavora in una scuola paritaria della città, La Nuova Scuola: era entrata come aiuto bidella e dopo tre anni è diventata aiutante delle maestre. E’ l’istituto che ha frequentato lei stessa con un insegnante di sostegno fin dall’asilo. Perché Letizia ha la sindrome di Down. A Roma il sindaco Ignazio Marino aveva dichiarato: “Sarò il sindaco di tutti i romani”. Così ha mantenuto la promessa: il 3 dicembre era fissato il Convegno sull’ideologia del gender, organizzato dall’Associazione Famiglia Domani. Il Comune di Roma gli aveva già assegnato la Sala della Protomoteca, dopo la richiesta fatta, secondo tutte le procedure di legge, dalla consigliera Lavinia Mennuni. A metà Novembre il Comune ha fatto all’improvviso retromarcia, asserendo che la sala era già stata assegnata a un convegno sul tema dell’autismo: bugia clamorosa e vergognosa. Angelo Caltagirone, fondatore e presidente della Edge (Excellence and Diversity by GLBT Executives), la prima lobby italiana promotrice degli interessi della categoria “LGBT”, afferma serenamente che, dati Istat alla mano, non è possibile sostenere che l’Italia sia un Paese omofobo. Certo, chiarisce, capita il verificarsi di episodiche discriminazioni, ma il fenomeno non assume il carattere della generalità. Caltagirone ammette così, dunque, che non sussiste alcuna emergenza “omofobia”.


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In Australia il medico Philip Nitschke ha aperto una clinica che offre informazioni e consigli a persone che desiderano mettere fine alla propria vita ed esegue test di laboratorio su farmaci che vengono utilizzati per il suicidio assistito. La clinica fornisce consigli e informazioni in materia di eutanasia anche via internet, e distribuisce bombole di azoto compresso, una maniera legale, non identificabile e indolore, di suicidio per privazione di ossigeno. 1 milione di persone ha partecipato alla Marcia per la Vita il 17 novembre in Costa Rica. In un clima di festa, sono sfilati per la strada con il fermo proposito di promuovere la Vita e rafforzare la famiglia come istituzione e fondamento della società. “La famiglia naturale, quella riconosciuta dalla stragrande maggioranza del popolo del Costa Rica, richiede una protezione speciale da parte dello Stato”, hanno detto gli organizzatori.

La petizione “Uno di Noi” ha raggiunto quasi due milioni di firme: il doppio di quelle necessarie, e il triplo di quanto richiesto circa il numero di paesi in cui bisognava raggiungere una data quota. Il successo ha spinto i movimenti per la vita dei Paesi Ue a creare una Federazione europea per la vita. La sua Assemblea generale sarà formata dai rappresentanti dei 28 Stati membri, il comitato esecutivo sarà composto da Carlo Casini, Jaime Mayour Oreja, Pablo Siegrist, Michele Trotta, Jakub Baltroszewicz e Edit Frivaldszky. Della prima équipe scientifica fanno parte Gian Luigi Gigli, Massimo Gandolfini, Pino Noia e Monica Lopez Barahona. La federazione non vuole assumere alcun ruolo politico ma intende influire sulle politiche europee. Domenica scorsa una trentina di persone dell’associazione francese che si batte contro l’aborto SOS Tout-Petitis, fondata dal dottor Xavier Dor, si è riunita a Nancy in piazza dell’Alleanza per recitare un rosario pubblico come forma di riparazione per le vittime dell’aborto. Una sessantina di militanti di “gruppi antifascisti” si sono recati in piazza per protestare contro gli “integralisti” e hanno cominciato a insultarli mentre recitavano il rosario. Quando hanno cominciato a lanciare pietre, hanno colpito in faccia una bambina di 4 anni originaria del Gabon.

La stampa ungherese ha riferito che un bambino è sopravvissuto tre mesi nel grembo di sua madre, che era in stato di morte cerebrale e che i medici hanno mantenuto in vita fino alla fine della gravidanza. La donna venne portata in ospedale a causa di un’emorragia cerebrale, ma La nostra rivista, Notizie Pro Vita, si può acquistare l’ecografia mostrò che il feto era presso i seguenti punti vendita ancora vivo. Per i medici è un miracolo che si è verificato già Priorato S. Pio X-Via Trilussa, 45-Albano Laziale (RM) solo in tre casi simili nel mondo. Antica Rampa Libreria Caffè-Via San Giovanni, 31-Badia Polesine (RO) Il bambino è nato con parto Libreria Ancora Brescia-Via Tosio, 1-Brescia cesareo a luglio e pesava 1,400 Parrocchia di Sant’Anastasio Martire-Via Don Luigi Villa-Cardano al Campo (Varese) chili, è in buona salute e si sta Parrocchia S. Marco-Via San Giovanni, 2-Civezza (Imperia) sviluppando normalmente. Fondazione D’Ettoris -Via F.A. Lucifero, 38-Crotone (KR) Chiesa Ognissanti-Borgo Ognissanti, 42-Firenze Libreria Don Bosco - Elledici-Via Gioberti, 37/A-Firenze “La mia infanzia l’ho vissuta tra Centro Distribuzione CLC-C.da Vazzano snc Complesso Motta-Motta S. Anastasia (CT) violenza e alcolismo. Sono stata Libreria San Paolo Gregoriana-Via Roma, 37-Padova violentata all’età di 12 anni e sono Libreria “La Goliardica”-Via Calderai, 67/69-Palermo rimasta incinta. Ma anche se i Parrocchia di Borgotrebbia-Via Trebbia, 89-Piacenza Le Querce di Mamre Onlus-Via Trebbia, 89-Piacenza (PC) medici mi dicevano di abortire, Libreria Edizioni Paoline -Via Capponi, 6-Pisa dopo aver ascoltato il cuore della Libreria Ancora Roma-Via della Conciliazione, 63-Roma mia bambina, decisi che doveva Libreria Aquisgrana-Via Ariosto, 28-Roma vivere. Io salvai la vita di mia figlia Libreria Centro Russia Ecumenica-Borgo Pio, 141-Roma e lei la mia“. Lianna Rebolledo ha Libreria San Paolo-Via della Conciliazione, 16/20-Roma raccontato la sua testimonianza Parrocchia S. Bernardo da Chiaravalle-Via degli Olivi, 180-Roma di vita davanti a 1200 giovani Parrocchia di San Corbiniano-Via Ermanno Wolf Ferrari, 201-Roma ecuadoriani, invitata dal gruppo Parrocchia Sacra Famiglia-Via di Villa Troili, 56-Roma (RM) Jóvenes Libres de Ecuador. Libreria Salesiana-Via Provinciale Calcesana, 458-San Giuliano Terme (PI) Attualmente sua figlia ha 22 anni Priorato Madonna di Loreto-Via Mavoncello, 25-Spadarolo (Rimini) ed è in procinto di terminare Libreria Ancora Trento-Via Santa Croce, 35-Trento gli studi in un’università di Los Vuoi che Notizie Pro Vita venga diffuso anche nella tua città? Angeles. Chiama la Redazione allo 06 3233035 o scrivi a redazione@prolifenews.it

Notizie dal mondo

Il presidente russo, Vladimir Putin, ha firmato una legge che vieta la promozione di servizi medici o pratiche tradizionali per abortire. Il calo demografico in Russia è diventato inarrestabile, e si registrano 1 milione di aborti l’anno. Nel 2011 è stata approvata una legge che rende l’aborto legale solo fino alla 12esima settimana di gravidanza, con alcune eccezioni. L’anno scorso, il deputato pietroburghese Vitaly Milonov - noto per essere stato tra i promotori della legge contro la propaganda gay - ha proposto di conferire lo status di cittadini agli embrioni.


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Attualità

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La verità fa paura I paladini della democrazia politicamente corretta s’indignano di fronte a essa, tanto da rinnegare nei fatti proprio quei valori di cui si sentono strenui difensori. “

B

acheca degli orrori e della vergogna”. Così è stato chiamato il pannello che il Centro di Aiuto alla Vita di Jesi (provincia di Ancona) ha a disposizione, con tanto di accordo scritto, nel consultorio pubblico della città. Il motivo? La presenza di un volantino in cui si descriveva un aborto. Tra l’altro, Jesi è già stata al centro di polemiche perché nel 2012 tutti i medici dell’ospedale si sono dichiarati obiettori (anche se non tutti per motivi valoriali). Ma andiamo con ordine. Lo scorso 14 novembre, L’Espresso ha pubblicato un articolo di denuncia contro il CAV della cittadina marchigiana. Una lettrice ha segnalato al settimanale un fatto a suo dire scandaloso, segno del “fanatismo” di coloro che militano contro l’aborto. Ciò che ha destato rabbia e orrore nella lettrice che si è recata al consultorio, è stato un volantino, appeso nella bacheca del CAV, in cui era riportata la testimonianza di una donna che ha abortito. Il testo, titolato “Vedevo il barattolo riempirsi del mio bambino fatto a pezzi”, descriveva i particolari raccapriccianti dell’aborto, come il barattolo che si riempie di pelle, sangue e tessuto del bambino. La donna che ha denunciato il tutto, anziché provare orrore per la legge 194 che permette tutto ciò e arrivare alla lapalissiana conclusione che l’aborto è un omicidio, si è indignata, sostenendo che si tratta di propaganda inaccettabile, che criminalizza chi si trova a dover fare una scelta delicata e difficile come l’interruzione di gravidanza. Le solite accuse

del solito femminismo, ormai te”. E allora? Dov’è lo scandalo? purtroppo metabolizzato da C’è qualcosa in esso di scientimolti. Eppure nessuno protesta ficamente falso o di eticamente quando a scuola o in tv vengono riprovevole? raccontati gli orribili particolari di L’episodio di Jesi è solo uno quel che avveniva agli ebrei nei dei tanti che dimostrano come lager nazisti. Tutti sostengono, il totalitarismo degli abortisti logicamente, che trattasi di do- si manifesti con sempre magvere di cronaca. Perché allora gior forza. La campagna che la sull’aborto non si può usare la stampa laica e di sinistra, sostestessa chiarezza? Di cosa si ha nuta da numerosi esponenti del paura? C’è forse una “verità di mondo politico, sta conducendo Stato” da imporre? La signora, in da mesi contro l’obiezione di cobarba alla normativa vigente, ha scienza, rientra in un piano ben contestato pure il diritto del CAV preciso: soffocare la cultura di avere uno spazio in cui possa della vita. Il diritto alla presunta fare informazione. autodeterminazione della donna Nella polemica è intervenuta Lara non considera le sofferenze fiRicciatti, deputata marchigiana siche e psichiche cui essa va di Sinistra Ecologia e Libertà, incontro con l’aborto. E non che ha stigmatizzato quanto ac- conta il diritto del bambino ancocaduto a Jesi. L’onorevole di ra in grembo a non essere barSEL, pur difendendo a parole la baramente ucciso. Il mondo pro libertà di espressione e il dirit- life deve reagire, aumentando to all’obiezione di coscienza, di il proprio impegno e la propria fatto è tra coloro che intendono combattività. vietare ogni pensiero critico Federico Catani nei riguardi dell’aborto. “Non è accettabile che un consultorio pubblico accolga delle donne già provate dalla scelta dell’aborto, colpevolizzandole in quel modo”, ha dichiarato Ricciatti, spingendosi a criticare persino un poster “che spiega con immagini e didascalie che a tre mesi un bambino è già un Quella che l’Espresso ha definito “La bacheca degli orrori” essere viven- conteneva foto come questa, un bimbo di 6 settimane.


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Una foto orrenda può salvare una vita Intervista a Gregg Cunningham Direttore del Center for Bioethical Research (Centro per la ricerca bioetica), un’attivissima organizzazione pro life americana che denuncia l’orrore dell’aborto.

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ltre alla polemica suscitata dal volantino di Jesi, di cui alla pagina precedente, molti lettori ricorderanno la campagna mediatica dei radicali, ai tempi del referendum, in cui sono stati demonizzati i manifesti esposti dal Movimento per la Vita, tanto che furono censurati. La realtà è che gli abortisti hanno paura della verità. Ne siamo ancora più convinti dopo aver conosciuto Gregg Cunningham e il suo CBR. Quando è nato il CBR, e perché? Ho fondato il CBR nel 1991. I nostri obiettivi primari sono, a livello tattico, salvare i bambini e proteggere le madri, a livello strategico far vietare l’aborto, metterlo fuorilegge. Sul suo sito web, www.abortionno.org, vi sono filmati e immagini dell’aborto molto crude. Non pensa che questo possa offendere i lettori? Noi non siamo eccessivamente preoccupati di ciò che le persone possano pensare di quello che mostriamo. Siamo invece profondamente preoccu-

pati per quello che pensano dell’aborto. Le nostre immagini sono offensive, perché l’aborto è offensivo e ripugnante. Può parlarci del suo progetto “Genocide Awareness Project” (Sensibilizzazione sul genocidio)? Mostriamo foto chiare e schiette su cosa è veramente l’aborto, nelle pubbliche piazze e nei campus universitari; anche perché gli abortisti in genere rifiutano di discutere con noi. In quelle rare occasioni in cui lo fanno, di solito, insistono sul fatto che non vengano mostrate foto o video sull’aborto. Al contrario, le nostre grandi foto e i nostri manifesti non possono essere censurati, non necessitano di un permesso ufficiale e sono visti da tutto il corpo studentesco. Dobbiamo a volte minacciare e fare azioni legali perché sia rispettata la nostra libertà di esporre le foto in luoghi ben visibili. Abbiamo messo insieme una squadra di avvocati “d’attacco” che ci rappresentano gratuitamente. Ci concentriamo sulle università perché la futura leadership americana passa attraverso il

Se le immagini vi scandalizzano, non odiate chi ve le fa vedere, ma odiate ciò che esse ritraggono. sistema universitario. Solo grazie alle nostre foto gli studenti diventano consapevoli di cosa è veramente l’aborto: queste foto fermano gli aborti e reclutano nuovi studenti pro life. Ci parli della sua campagna “Reproductive Choice” (scelta riproduttiva) e perché l’ha iniziata. Questo progetto consiste nel circolare per le strade con furgoni ricoperti di manifesti con immagini di aborti. Suscitiamo così tante proteste che i media parlano delle nostre attività e nella metà dei casi mostrano anche le loro foto. L’altra metà dei programmi le offuscano, ma devono ammettere con i telespettatori che l’aborto è troppo inquietante per mostrarlo in televisione. Vinciamo in entrambi i casi e riceviamo così milioni di dollari di pubblicità gratuita. Abbiamo più volte dimostrato che dove passiamo con i nostri furgoni, durante una campagna elettorale, il candidato pro life riceve più voti del candidato pro aborto. Che tipo di reazioni ottiene dagli studenti e dal pubblico in generale? Le reazioni dei cittadini nei nostri confronti è generalmente di disapprovazione, ma perché la


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Attualità

8 maggioranza, vedendo le foto, si rende conto di cosa sia veramente l’aborto e quanto sia ripugnante. Uno dei nostri slogan è: “Non odiate chi vi dà il messaggio, odiate l’ingiustizia che vi viene mostrata”. Lei ha anche sviluppato il progetto “Matteo 28:20”, che è simile al “Genocide Awareness Project” su descritto, ma si rivolge alle comunità religiose. Abbiamo appena iniziato il nostro lavoro con quelle chiese in cui i sacerdoti aiutano a nascondere l’orrore dell’aborto. Vogliamo ridurre il tasso degli aborti tra i cristiani, incoraggiare le madri e i padri che l’hanno fatto a confessarsi, perché ricevere il perdono serve alla guarigione. E poi vogliamo spingere all’azione i cristiani inerti di fronte a questo genocidio. Stiamo agendo così anche presso i seminari. Perché molte chiese cristiane non insegnano ai loro adepti che l’aborto è l’omicidio di un innocente? Perché la religione è spesso diventata un business e condannare l’aborto fa male al business: si possono allontanare persone, e le offerte diminuiscono.

Si tratta d’istituzioni senza e contro Dio e storicamente l’empietà conduce sempre al genocidio. È sufficiente osservare l’Impero Romano prima e dopo Cristo. Avete mai incontrato problemi legali durante il corso delle vostre attività? Noi siamo in tribunale quasi tutto il tempo. Attualmente abbiamo presentato due denunce contro due università con le quali siamo in causa [in America, la libertà di occupare spazi pubblici e di manifestare il proprio pensiero è ancora molto tutelata – N.d.T.] Questo è il motivo per cui anche in Italia, se vorrete far valere il vostro diritto di mostrare foto di aborti, sarà necessario assumere avvocati. Sarei felice di aiutarvi a realizzare questo progetto.

Oltre ai progetti sopra menzionati, che mostrano l’aborto per quello che realmente è, sviluppate altre attività? Siamo coinvolti in molte altre attività didattiche, ma sono riservate e non le discutiamo pubblicamente. Ha altri progetti o idee che desidera condividere con i nostri lettori? Voglio aiutare i nostri amici italiani per iniziare a esporre l’umanità del bambino non ancora nato e la disumanità dell’aborto. Voglio aiutarvi a costruire un’organizzazione a tale scopo e intraprendere la su descritta strategia nelle piazze e nei campus italiani. Antonio Brandi

I grandi media, le organizzazioni internazionali come l’ONU e l’UE sembrano essere fortemente pro aborto, perché?

La storia insegna che se le istituzioni sono senza Dio, inevitabilmente esse diventano portatrici di morte Queste manine avevano 2 mesi vita.


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L’intensa attività dei Giuristi per la Vita L’Associazione Giuristi per la Vita - presieduta dell’Avv. Gianfranco Amato si è costituita nel gennaio di quest’anno ed è, insieme a Notizie Pro Vita, uno dei frutti della seconda Marcia Nazionale per la Vita.

È

una “task force” operativa e affiatata di giuristi, avvocati, filosofi del diritto, docenti, studenti, capace di essere un utile strumento nella lotta in difesa della vita e della famiglia. Ad aprile, in occasione della candidatura di Emma Bonino alla Presidenza della Repubblica, ha organizzato la presentazione - tenutasi all’Hotel Nazionale di Roma - del libro di Danilo Quinto, “Emma Bonino dagli aborti al Quirinale?”, con la partecipazione del giornalista Aldo Forbice e di alcuni politici, tra cui Stefano De Lillo, Olimpia Tarzia e Carlo Giovanardi. Il debutto nelle sedi giudiziarie c’è stato lo scorso 9 maggio, con il deposito di una denuncia querela per la rappresentazione blasfema tenutasi al concerto del 1° maggio, organizzato a Roma, dai sindacati CGIL, CISL e UIL, in occasione del quale il cantante del gruppo musicale “Management del Dolore Postoperatorio” ha inscenato una vergognosa parodia della consacrazione eucaristica, elevando un preservativo di colore bianco, a mo’ di ostia consacrata e denudandosi in pubblico. Nello stesso mese, alcune organizzazioni - tra cui l’Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici, l’Associazione Medici Cattolici Italiani, il Forum delle associazioni familiari, la Confederazione Italiana dei Consultori familiari di Ispirazione Cristiana e il Centro Studi per la tutela della salute della madre e del

concepito dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – hanno incaricato i Giuristi per la Vita a rappresentarle innanzi al Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa. L’incarico è stato conferito per contrastare il reclamo presentato dalla CGIL, secondo cui, in Italia, il numero eccessivo di medici obiettori di coscienza in materia di aborto metterebbe a rischio sia la salute delle donne sia il diritto dei medici non obiettori a lavorare in condizioni eque, dignitose e sicure. La scorsa estate, i Giuristi per la Vita hanno dato vita alla campagna avverso il progetto di legge contro l’omofobia e la transfobia, organizzando una raccolta di firme ed una conferenza stampa a Roma, unitamente a Nuova Bussola Quoti-

diana, Tempi, Cultura Cattolica e questa stessa rivista Notizie Pro Vita, a cui hanno partecipato pure alcuni parlamentari, quali Sacconi, Roccella, Pagano, Giovanardi, Gigli. Nel mese di ottobre, è stata presentata al Presidente della Corte Costituzionale un’istanza con cui si chiede la nomina di un curatore speciale per la difesa di nove embrioni, attualmente congelati e custoditi presso un centro per la fertilità di Firenze. Questa iniziativa, ancora sub iudice, ha suscitato uno stizzito comunicato stampa dell’ “Associazione Luca Coscioni”. Sempre nel mese di ottobre, l’Associazione ha espresso la propria solidarietà a 34 membri del Consiglio d’Europa che hanno deciso di sottoscrivere una formale dichiarazione contro la decisione del governo britannico di concedere il via libera alla fecondazione in vitro mediante l’utilizzazione del DNA di tre persone diverse. Numerose sono poi state le interviste rilasciate a televisioni e radio, tra cui la stessa Radio Vaticana. Il 27 ottobre, il Presidente Amato ha altresì partecipato alla trasmissione televisiva “Cristianità” di Rai International, per parlare della famiglia in attesa della S. Messa del Papa, con un audience di 80 milioni di telespettatori e collegamenti con il Cile, il Mozambico, il Messico: tutto il mondo ora sa che esistono i Giuristi per la Vita. Giampaolo Babini


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Primo Piano

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Sentinelle, in piedi! C’è in Italia una realtà silenziosa, ma che sta cominciando a farsi sentire, ci sono coscienze che si stanno risvegliando e stanno vegliando sul relativismo imperante che chiama diritti gli egoismi e considera la famiglia un orpello del passato di cui ci dobbiamo presto liberare.

S

ono le Sentinelle in piedi, un gruppo di cittadini che s’ispira ai Veilleurs Debout che in Francia chiedono l’abrogazione della legge Taubira, approvata a maggio, che offre la possibilità di sposarsi anche a coppie formate da persone dello stesso sesso. In Italia le Sentinelle in piedi vegliano nelle piazze, fermi e in silenzio, per difendere la libertà d’espressione messa in discussione dal ddl Scalfarotto, approvato dalla Camera, che, nel momento in cui questo giornale va in stampa, sta proseguendo il suo iter al Senato. Il testo, conosciuto come “legge sull’omofobia”, viene presentato come necessario per fermare episodi di violenza nei confronti di persone omosessuali, ma il nostro ordinamento giuridico prevede già allo stato attuale pene severe per chi si rende protagonista di atti di aggressione di qualunque tipo. Il provvedimento legislativo in discussione invece, mette in pericolo la libertà d’espressione poiché anche le opinioni personali potrebbero rientrare nelle discriminazioni di stampo omofobo e quindi essere denunciate. Ed ecco dunque che proprio mentre il testo veniva approvato alla Camera, lo scorso 5 agosto le Sentinelle scendevano in piazza per la prima volta a Brescia. In un torrido lunedì, 50 cittadini hanno detto no al primo passo di una legge liberticida: la stessa cosa succedeva contemporaneamente a Bologna. Ma quello era soltanto l’inizio, perché poi è stata la volta di Bergamo, di Milano dove il 12 ottobre

sono giunte oltre 500 persone da tutta la Lombardia, e poi ancora Trento, Verona, Reggio Emilia, Roma e molte altre città si preparano a mobilitarsi nei prossimi mesi. Apartitico e aconfessionale, il movimento delle Sentinelle in piedi è una novità assoluta nel panorama italiano, i veglianti manifestano il loro dissenso senza urlarlo e senza mostrarlo, la postura statica racconta la fermezza della posizione, il loro silenzio è la risposta a chi cerca di convincere con gli slogan e nello stesso tempo la domanda seminata nel cuore di chi autenticamente vuole comprenderne le ragioni. Le Sentinelle vigilano, stanno in guardia, e lo fanno con un libro in mano segno di formazione continua, non portano simboli o distintivi, sono liberi cittadini diversi fra loro, con percorsi differenti, che si sentono chiamati alla stessa sfida, per questo sono tutti rivolti nella stessa direzione, esortando tutti ad aprire gli occhi e a guardare

insieme verso un orizzonte di speranza. In Francia i Veilleurs Debout sono nati dopo l’approvazione della legge e oggi sostano muti di fronte ai luoghi simbolo del potere in modo spontaneo e individuale, affinché non si configuri il reato di “manifestazione non dichiarata”, in Italia il movimento conta che questa presenza discreta ma crescente e costante riesca a disinnescare l’iter di approvazione della legge sull’omofobia. Nel nostro paese, infatti, il processo che mira a dare forma giuridica all’ideologia del gender è ancora all’inizio, ecco perché chiunque abbia già gli occhi aperti su quello che sta accadendo, non può perdere tempo ed è chiamato a dire no, pacificamente, ma con fermezza, è chiamato a diventare una delle Sentinelle in piedi. Per informazioni info@sentinelleinpiedi.it oppure su Facebook: Sentinelle in piedi Italia. Raffaella Frullone


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“Neuroni specchio” e adozione

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Il Vice presidente nazionale di Scienza e Vita, neurochirurgo e neuropsichiatra, che tra l’altro ha scritto per le edizioni Cantagalli “I volti della coscienza”, ci offre uno spunto di riflessione lucida, razionale e scientifica sull’importanza della presenza maschile e femminile per la crescita dell’individuo.

l tema dello sviluppo psichico del bimbo, durante i primi anni di vita, va oggi affrontato alla luce della scoperta dei cosiddetti neuroni specchio (NS). Nel 1994/95, dopo studi sulle modalità di apprendimento nei primati, Giacomo Rizzolatti e la scuola neurologica di Parma individuavano una nuova famiglia di neuroni dotati di capacità cognitive. Trasferita la ricerca sull’uomo, con tecniche di RMN funzionale, si giungeva alla dimostrazione che un simile pool neuronale era presente anche nel cervello umano. Venne adottata la denominazione di “neuroni specchio”, con l’intento di precisare che la loro funzione specifica è riconoscere e interpretare gli atti motori, compiuti da altri soggetti. Si tratta, quindi, di neuroni motori, presenti in diverse regioni cerebrali, collegati attraverso una ricca rete sinaptica con tutte le aree cerebrali motorie e cognitive. La loro caratteristica fondamentale è rappresentata dalla capaci-

“Quello che conta è l’amore”: è vero, ma non basta. E’ oggettivamente pericoloso che lo stimolo diretto e primario, automatico, del rispecchiamento abbia le caratteristiche della “confusione” organica/somatica.

tà di attivarsi non solo quando si compie una data azione (come fanno tutti i neuroni motori), ma anche quando si osserva un’azione compiuta da altri (proprio come se quell’azione venisse compiuta personalmente). Non solo. Essi entrano in funzione anche quando semplicemente udiamo il racconto o immaginiamo una data azione, o quando percepiamo il rumore che essa usualmente provoca (una sirena, uno sparo, ecc.): il risultato finale è che, consentendo al cervello di confrontare i movimenti osservati o immaginati a quelli propri, rendono possibile comprendere non solo lo svolgimento meccanico, ma anche il significato dell’azione motoria, fino a individuarne la componente intenzionale. Con una felice espressione, d’immediata efficacia, Rizzolatti ha coniato un aforisma definendoli neuroni “so quello che fai”. Date queste caratteristiche, si comprende quanta importanza giochino i NS in funzioni che vanno ben al di là del semplice atto motorio, fino a darci una nuova chiave di lettura delle cosiddette “funzioni simboliche superiori”, quali apprendimento, imitazione, linguaggio, emozioni, affettività ed empatia. Ciò non significa negare l’importanza dell’elaborazione specificamente cognitiva cui sono deputate strutture cerebrali diverse (lobo temporale, parietale, occipitale), ma la funzione d’interpretazione/comprensione immediata, quasi istantanea, di ogni atto motorio in senso lato (ad esempio, il riconoscimento e la compren-

Non è pensabile, né scientificamente sostenibile, che l’abbinamento madre/ maschio o padre/ femmina non giochi un ruolo determinante nello sviluppo psicologico del bimbo. sione dei volti e delle espressioni affettive che il volto media), precedente ogni altra mediazione culturale, concettuale o linguistica, si realizza attraverso il “sistema di rispecchiamento”. Si può, quindi, facilmente immaginare la particolare importanza giocata dai NS nello sviluppo psicofisico del bambino. Ad esempio, è grazie al sistema di rispecchiamento che – va ripetuto e sottolineato, non richiede nessuna elaborazione concettuale - il bimbo è in grado di distinguere l’espressione di un volto (maschile/femminile; felice/triste; infantile/anziano; ecc.), strutturando il proprio assetto di “consonanza affettiva”, bimbo/madre e bimbo/padre. Il bambino esperisce, impara ed elabora le sue prime relazioni sociali con i propri genitori, entro il nucleo familiare, in un legame primigenio di relazione affettivo-emotivo-cognitiva unico e irrepetibile. Entro questo contesto si strutturano progressivamente le due caratteristiche fondamentali della personalità (concetto certa-


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“Neuroni specchio” al microscopio

mente, difficilmente definibile in termini rigidi, ma non per questo astratto o evanescente): la conoscenza di sé e la costruzione del senso d’identità, fra loro interagenti. Il bambino definisce se stesso cercando risposta a una domanda interna, ancestrale e inconsapevole: “chi sono io?” e lo fa utilizzando il materiale che ha a disposizione, cioè il proprio corpo (patrimonio genetico, il patrimonio neurobiologico, di cui il sistema di rispecchiamento è componente essenziale, soprattutto nelle fasi iniziali della vita), interfacciato al patrimonio “ambientale” che ha a disposizione, cioè papà, mamma, fratelli, luogo sociale con tutte le sue variabili. Questo delicato processo di costruzione della propria personalità è strutturale e globale: riguarda il corpo, con tutte le sue caratteristiche anatomo-funzionali, la cognizione (dall’affettività all’emotività, dal comportamento al pensiero), la socialità (dal sentimento di difesa e conservazione, all’autostima e alla gestione dell’alterità e della relazione), attraverso un lavoro complesso, graduale, continuamente rimodellato e in-

fluenzato da fattori della propria “biografia”. Questa “conoscenza di sé” fa parte di quelli che lo psicologo americano Maslow definisce “bisogni primari”, che incidono profondamente sul benessere del bambino. Per “sentirsi bene” il bimbo – accanto al bisogno di nutrirsi, di dormire, di essere protetto, amato e accudito – ha bisogno di “conoscersi” a 360 gradi, nella sua componente somatica (conoscenza del proprio corpo) e nella componente cognitiva (emozioni, sentimenti, relazioni). Questo processo richiede un lavoro di assemblaggio fra due opposte esperienze: da una parte assimilazione/identificazione e dall’altra esclusione/differenziazione del proprio sé, corporeo e psichico, confrontando quanto lo identifica con il padre e quanto lo differenzia dalla madre, e viceversa. Ritenere ininfluente o insignificante che la relazione con la figura materna sia esperita attraverso un soggetto maschio o, viceversa, che la relazione paterna sia gestita da un soggetto femmina è - al di là di ogni categoria antropologica in contraddizione con tutto quanto acquisito in ambito neurobiologico

e che il sistema dei NS ci ha rivelato. Svolgendo questi un ruolo essenziale nell’apprendimento pre-concettuale, come dimostrato, non è pensabile che l’abbinamento madre/maschio o padre/femmina non giochi un ruolo determinante nello sviluppo psicologico del bimbo. Spesso ricorre l’espressione “quello che conta è l’amore”, certamente un po’ irenica, ma non del tutto priva di valore e di significato, ma stiamo parlando di ben altro e di tutt’altro: la corporeità (con la relazione affettiva che essa veicola) è struttura concreta, imprescindibile e non sostituibile, per lo sviluppo armonico del sé corporeo (e, successivamente, psicologico) del bambino, essendo stimolo diretto e primario, attivante il sistema di rispecchiamento. Anzi, è da considerarsi oggettivamente pericoloso che questo primo stimolo abbia le caratteristiche della “confusione” organica/somatica: come non pensare che - almeno in via di alta probabilità – non possa costituire un elemento turbativo nel processo di strutturazione intrapsichica del bimbo? Quantomeno nell’ottica di un saggio principio di precauzione – considerato che tanto le Dichiarazioni Internazionali, quanto la legislazione nazionale italiana (legge 184/83) affrontano il delicato tema dell’adozione dei minori nella prospettiva “dell’interesse esclusivo” del bambino e del suo maggior benessere possibile – è decisamente auspicabile che siano garantite al minore tutte le migliori condizioni esistenziali possibili perché il suo sviluppo psicofisico possa avvenire nell’ambito della relazione genitoriale “eterosessuale” che il senso umano condiviso ha consolidato fin dai primordi della sua storia, al di là di ogni scelta morale o confessionale. Massimo Gandolfini


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“Madre” e “padre” sono più che “mamma” e “papà” “Madre” e “mamma” non sono sinonimi; così come “padre” e “papà”: perché il dato affettivo ed emotivo non si può confondere col dato genetico ed esistenziale.

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a dottoressa Mariolina Ceriotti Migliarese è una neuropsichiatra infantile con esperienza trentennale. Ha scritto per L’Avvenire un articolo carico di umanità e di professionalità, che in tono pacato e riflessivo spiega perché non possono essere affidati i bambini a coppie omosessuali. La questione pregiudiziale da porsi - scrive la dottoressa - è se esista o no la differenza sessuale, se questa differenza sia di natura o di cultura, e se abbia un valore, o sia semplicemente un elemento marginale nella vita delle persone. Se la risposta a tutte queste domande è quella ragionevolmente scontata, ne discende che chi si assume un compito educativo deve accompagnare e far maturare la persona nell’una o nell’altra condizione – maschio o femmina – in modo sereno e armonico. Aggiungeremmo che ciò rientra nel normale processo di conoscenza e comprensione di sé che è il naturale processo di crescita di qualsiasi persona: non pensiamo di dover scomodare Socrate e il suo “conosci te stesso” per convenire su questo assunto. Del resto la differenza sessuale non è data solo dagli organi sessuali che ci contraddistinguo-

no, ma è scritta in ogni singola cellula del nostro corpo, che porta il marchio genetico del cromosoma “xx” per le femmine e “xy” per i maschi. E questa differenza resterà per sempre, anche se la persona si sottopone a bombardamenti ormonali e chirurgia estetica. “Perciò la differenza sessuale non può essere considerata una semplice qualità tra le tante, ma è piuttosto un dato costitutivo ineliminabile per l’essere umano. Il maschile e il femminile sono due modi di stare nel mondo, due identità di pari valore, entrambe intere e nello stesso tempo incomplete, perché mancanti ciascuna di qualcosa (il maschile/il femminile) che solo l’altro possiede e può dare: questo si traduce nell’evidenza che da soli siamo incapaci di generare, perché solo l’incontro del maschile con il femminile genera nuova vita”. Da qui discende che “padre” e “madre” non sono solo parole o ruoli, o funzioni, ma sono il compimento maturo dell’identità di cui sopra. Esse implicano che ciascuno dei genitori abbia più o meno consapevolmente maturato la realtà della differenza, della specificità, della complementarità e del limite ( quanto alla trasmissione della vita) che “maschio” e “femmina” portano in sé. Quindi, se i ruoli, i compiti sociali e affettivi della “mamma” e del “papà” sono per certi versi intercambiabili (chi lavora, chi cucina,

chi aggiusta l’automobile…), l’identità di “padre” e “madre” sono insostituibili e non delegabili: “nessun uomo, anche se capace di svolgere una funzione affettiva materna, potrà mai essere o diventare una madre e nessuna donna potrà essere padre”. Natura vuole questo. E natura vuole che il bambino abbia bisogno non solo di “papà e mamma”, ma anche di “padre e madre”, cioè di quelle figure identitarie forti che per analogia e per contrasto servono naturalmente al piccolo per crescere serenamente nella sua identità propria: “pur nell’inevitabile imperfezione di molti padri e madri, questo rimane comunque il maggior bene per il cucciolo d’uomo”. Così conclude la dottoressa Ceriotti Migliarese. E per questo ella non condivide la scelta di quegli assistenti sociali che - magari aldilà di qualsiasi pregiudizio “anti-omofobico” - hanno dato parere favorevole all’affidamento di una bimba a una coppia omosessuale. E’ ovvio che poi esistono genitori incapaci o indegni, vedovi o separati che crescono i figli da soli… ma tutte questi sono casi - limite, casi in cui, infatti, di solito le istituzioni tendono ad intervenire e a supportare (a scuola, per esempio, si individuano i “Bisogni Educativi Speciali” dei discenti). Se quindi volessimo essere coerenti dovremmo individuare nei bambini che crescono con coppie omosessuali dei soggetti bisognosi di attenzione e cura particolare: ma in questo caso sarebbe possibile prevenire il problema alla radice, appunto, evitando di affidare bambini a genitori “incompleti”. Francesca Romana Poleggi


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Le confessioni di un transessuale transfobico La legge Scalfarotto non riguarda solo la cosiddetta “omofobia” ma anche, siamo di fronte ad un altro ambiguo neologismo, la “transfobia”. Per questo risultano interessanti alcuni brani tratti dal I capitolo del libro “Paper Genders. Il mito del cambiamento di sesso” (SugarCo, 2013), di Walt Heyer, uno dei primi a ricorrere alla “chirurgia di riattribuzione del sesso”, negli anni Sessanta in America. Dopo essere divenuto Lara Jansen, Walt è tornato Walt, e oggi, finalmente felice, denuncia l’illusione di poter “trasformare” a piacimento, senza devastanti conseguenze, un uomo in una donna, e viceversa. Attraverso il suo sito, che ha circa 60.000 contatti annui, Heyer incontra e sostiene migliaia di persone in crisi di identità, invitandoli a non affidare alla chimica, alla chirurgia, alle manipolazioni, alla follia di teorie senza fondamento, il compito di risolvere il loro disagio interiore.

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l tasso di suicidi tra i transgender risulta essere di quasi dieci volte superiore a quello della popolazione generale. Essi affrontano un conflitto psicologico ed emotivo con dei sentimenti molto intensi e si sentono spinti a cambiare il loro aspetto tramite importanti interventi di chirurgia estetica. Si sottopongono a mesi, persino anni, di trattamenti ormonali e, come punto di arrivo finale, modificano chirurgicamente i loro genitali. Oggi alcune donne che si vedono in giro sono in realtà uomini, e alcune persone che sembrano uomini sono in realtà donne. Sono comunemente chiamati gender variant, transessuali o transgender. I media chiamano la procedura di chirurgia transessuale «chirurgia di cambiamento di sesso», ma il termine è fuorviante, perché è im-

possibile cambiare, attraverso la chirurgia estetica e gli ormoni, il genere di nascita di chiunque. Sulla carta, però, il cambiamento si può eseguire facilmente e, in effetti, è solo qui che si registra il cambiamento di sesso: sui certificati di nascita e sulle patenti di guida. Purtroppo, ad anni di distanza dall’intervento, molti si pentono del cambiamento di genere; ma questo i media non ve lo direbbero mai. Per anni siamo stati

Le persone transgender fanno del male a se stesse, infliggendosi delle ferite o ricorrendo a pratiche autolesionistiche, e questo indica profondi problemi psicologici irrisolti

bombardati da storie (in realtà messaggi promozionali) che esaltano il cambiamento di genere, mentre si tralascia di riportare l’alto tasso di suicidi tentati e compiuti e l’alta mortalità occorsa come diretta conseguenza della chirurgia di cambiamento di genere. La maschera, ora, è stata tolta. Un’indagine condotta su 7.000 persone transgender pubblicata nell’ottobre 2010 rileva che il tasso di suicidi tra le persone transgender, pari al 41%, è di oltre 25 volte superiore al tasso rilevato nella popolazione generale, che è dell’1,6%. E per le persone transessuali di età compresa tra i 18 e i 44 anni il tasso di tentati suicidi è risultato pari al 45%. Sulla base delle chiamate effettuate in momenti di crisi, ricevute in un periodo di cinque anni, su un sito web, la cui mission è «abbassare lo spaventoso tasso di suicidi e fornire supporto online a tutte le persone transgender e alle loro famiglie», vengono fatte le seguenti stime di mortalità: “In base alle nostre conversazioni con 9 milioni di utenti e a oltre 2 milioni di e-mail, stimerei che il tasso totale di mortalità tra i transgender sia compreso tra il 60% e il 70%, e sto facendo una stima prudente...”. Lo stesso sito spiega quanto sia difficile elaborare una stima sulla mortalità tra le persone transgender: “I tassi di mortalità tra le persone transgender sono difficili da stimare, perché le famiglie spesso non segnalano che i


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Qualche anno dopo l’intervento sono molti quelli che si pentono del cambiamento di sesso. Ma questo i media non ve lo diranno mai

figli deceduti erano transessuali. Inoltre le morti dovute a un uso illegale di ormoni e alle sue complicazioni non sono riportate, perché non ci si rivolge al medico. Gli ictus, gli attacchi cardiaci, i rischi legati alle iniezioni di silicone e le trombosi venose profonde sono problemi comuni. Ci sono anche migliaia di casi di violenza non segnalata che conducono alla morte.” Un altro sito di supporto per transgender parla del suicidio in questo gruppo di persone: “Il tasso di suicidi a livello nazionale è di 3 ogni 100.000 persone. Il tasso di suicidi tra i transgender-transessuali corrisponde al 31% di tale gruppo. Oltre il 50% dei transessuali tenta almeno una volta il suicidio prima del ventesimo compleanno. Ancora più numerosi sono quelli che si fanno del male quotidianamente, infliggendosi delle ferite o compiendo altri gesti autolesionistici. Il 90/95% delle persone che tentano il suicidio soffre di un qualche disturbo legato all’umore o all’abuso di sostanze. Gli attivisti del cambiamento di sesso di-

rebbero che i suicidi sono la diretta conseguenza delle vessazioni subite, alle quali si attribuiscono spesso di questi tempi tutte le responsabilità. I fautori del transgenderismo dicono anche che sono la mancanza di accettazione dei transgender e la difficoltà di essere gender variant in una società di eterosessuali a condurre al suicidio, ma, come rilevato dal secondo sito di supporto citato, le persone transgender fanno del male a se stesse,

infliggendosi delle ferite o ricorrendo a pratiche autolesionistiche, e questo indica profondi problemi psicologici irrisolti. Le stime dei tentati suicidi tra i transgender oscillano ampiamente: si va dal 20% al 50%, a seconda del gruppo di studio e dell’area geografica in cui è condotta la ricerca. (Le fonti governative non registrano dati statistici relativi alle persone transgender). Ma, indipendentemente da dove esso si collochi all’interno di questo intervallo, l’alto tasso di mortalità dovrebbe allarmarci tutti e costituire prova certa che il cambiamento di genere non è né sicuro né efficace come trattamento per i disturbi di genere o per la depressione… Quando mi resi conto per la prima volta del tasso di suicidi, ne volli conoscere le ragioni, specialmente perché il cambiamento di genere viene dipinto come il trattamento ottimale per la popolazione transgender. Ciò che ho scoperto è sconvolgente e molto allarmante… Walt Heyer


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Un omosessuale contro le nozze gay In Irlanda, dove il governo ha stabilito che nel 2015 si svolgerà un referendum sui matrimoni omosessuali, ha fatto scalpore l’articolo di un noto giornalista omosessuale, che mette in guardia il proprio paese riguardo al riconoscimento delle unioni tra coppie dello stesso sesso.

U

n noto editorialista del Daily Mirror, dichiaratamente omosessuale, ha detto che lo Stato fa un pessimo affare a reinventare la famiglia e a minare il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre. Paddy Manning, questo il nome del giornalista irlandese, sostiene che la soluzione alla persecuzione degli omosessuali non sia affatto quella di eliminare il matrimonio tradizionale dalla società, affermando provocatoriamente che, «il matrimonio omosessuale non è un caldo e soffice coniglietto di uguaglianza quanto una sfacciata presa di potere dello stato». Manning sottolinea, inoltre, l’importanza del modello secolare di famiglia rispetto ai fragili accordi moderni criticando lo Stato che «arriva a ridefinire completamente il matrimonio, visto non più come il modello uomo / donna / bambino, ereditato da 10.000 anni di storia e attraverso tutte le culture, ma come un qualsiasi tipo d’irrilevante accordo di partnership tra adulti». Il giornalista irlandese prosegue la sua critica, spiegando che le unioni tra persone dello stesso sesso renderanno il matrimonio «irrilevante» in quanto «i bambini e i genitori non avranno più un posto nel matrimonio». In tale prospettiva Manning mette in evidenza come «solo un uomo e una donna possono avere figli, a dispetto di tutto quello che le diverse fantasie di genere ci vogliono far credere. (…) Ogni bambino ha diritto a una vita naturale. Il matrimonio omosessuale ci chiede di ignorare la realtà e il dirit-

to dei bambini ad avere una madre e un padre». Nel suo articolo Manning si rivolge, inoltre, al primo ministro irlandese Enda Kenny, sostenitore convinto del matrimonio omosessuale pregandolo di lasciare fuori il governo da tale dibattito al fine di non distruggere ciò che ancora non è rotto. In tal senso, scrive, «la gente si sposa per diverse ragioni, ma noi abbiamo il matrimonio, perché il matrimonio ha un senso e svolge un lavoro di vitale importanza, non solo per i singoli, ma per l’intera società. (…) Affermare che l’uguaglianza esige che gli uomini e le donne siano intercambiabili come blocchi di Lego dimostra che non capisci gli uomini e le donne, il matrimonio e molto altro». Per Manning il matrimonio «non è fatto solo da due persone che si amano l’un l’altra, ma da un uomo e una donna, che s’impegnano reciprocamente a mettere al mondo e crescere i figli». Quindi mette in guardia rispetto alle sofferenze degli incolpevoli bambini, prime vittime di tali decisioni: «Possiamo ignorare la realtà in tutti i modi, ma le conseguenze per i bambini non sono le stesse in tutti i modelli della famiglia. (….) Il matrimonio tra un uomo e una donna offre ai bambini la migliore possibilità». Sulla stessa linea di Manning, è lo

Sarcofago degli sposi, VI secolo A. C. (Museo di Villa Giulia, Roma)

«Iona Institute», un’organizzazione cattolica in difesa della famiglia naturale che in un comunicato stampa ha dichiarato: «Praticamente tutti i partiti politici in Irlanda sono pronti a cambiare radicalmente in peggio la più importante istituzione sociale che abbiamo centrata sul bambino . (…) Stanno violando i diritti naturali dei bambini». Tale vicenda, da un lato, mostra come il giornalista Manning, omosessuale, con un’onesta e obiettiva analisi della realtà, sveli le falsità e le ipocrisie che si celano dietro le rivendicazioni ideologiche del movimento LGBTQ. Dall’altro, mette in luce i passi da gigante effettuati dall’influente e aggressiva ideologia omosessualista nella cattolica Irlanda che, in vent’anni, dopo la depenalizzazione dell’omosessualità e il riconoscimento delle unioni civili alle coppie dello stesso sesso nel 2010, è arrivata a mettere ai voti nel prossimo 2015, per via referendaria, il matrimonio gay. Rodolfo de Mattei


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L’unione tra uomo e donna funziona, perché sono diversi Due persone di sesso diverso sono complementari tra loro. La professoressa Borrelli, bioeticista e teologa, autrice di “L’amore e le differenze psicologiche e comportamentali tra uomo e donna”, edito dalla Bonomi nel 2012, ci parla di questa complementarietà.

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ssere uomo ed essere donna sono due modi diversi di essere persona, a livello biologico, psicologico ed ontologico che si rifà al disegno originario di Dio: “Maschio e femmina li creò” (Gn 1,27). Riferendoci alla dimensione biologica, non a caso, il termine “sesso” etimologicamente deriva dal latino “secare”, cioè separare”, “dividere”, “distinguere” e allude alla distinzione di due che essendo separati tendono a ricostruire l’unità. Abitualmente cerchiamo il nostro “alter ego” in modo che abbia delle proprietà che a noi mancano per completarci. Tuttavia, nello stesso tempo, ci sentiamo attratti istintivamente anche da chi si rivela uguale nel nostro modo di pensare, nei valori morali, ecc., così che c’è una base comune su cui incontrarsi e costruire. L’amato, perciò, sarà uguale e diverso. “L’amore fa sì che le differenze non siano un inciampo, ma un aiuto e un arricchimento; anzi… sotto l’apparente casualità di un incontro si nasconde un progetto di vita” (Enrico Solmi). La forza, la concretezza, l’energia sono alcune caratteristiche specifiche dell’uomo; la dolcezza e la cura dei valori estetici, la bellezza e la delicatezza, sono peculiarità della donna. Uomo e donna sono due esseri che si completano a vicenda, due tasselli speciali che vanno a completare il mosaico dell’amore. Nella filosofia cinese troviamo il concetto di yin e yang: il primo

rappresenta un’entità maschile, della diversità dell’amato. La il secondo una femminile e insie- vita di coppia è un continuo anme formano il taiji, un cerchio bi- darsi incontro, senza rinnegare colore, diviso in due parti uguali, se stessi. E’ trovare un comproma anche opposte. Innanzitutto messo fra le diversità, un solido yin e yang sono antitetici, ma al punto d’incontro: dal colore delle tempo stesso l’uno contiene an- mattonelle da mettere in cucina, che elementi dell’altro. Infatti, cia- dallo stile dei mobili con cui arrescun uomo ha anche dentro di sé dare la casa, dal nome da dare ai una parte femminile e ciascuna bambini, ecc. Talvolta cede l’uno, donna una parte maschile. Yin e talvolta l’altro. Non ci sono solo Yang sono poi concatenati, l’uno le “mie” idee, né solo le “tue”, ma non esiste senza l’altro, sono è il modo di pensare della coppia complementari e si sostengono che si confronta e si impreziosiscambievolmente. Infine, si tra- sce delle idee di entrambi. Quanmutano l’uno nell’altro. Sostan- do i punti di vista sono inconciliazialmente, saper gestire le diver- bili rimanere ancorati alle proprie sità nella coppia è sempre indice posizioni serve solo ad allontadi intelligenza e di maturità; l’u- narsi vicendevolmente, ma se c’è nità è possibile, proprio perché vero amore, ciascuno dovrebbe alla base c’è la diversità. Non rinunciare a qualcosa di sé e insi apprezza la luce se prima non contrare l’altro a metà strada. ha sovrastato l’oscurità. Così più Anna Paola Borrelli che opposti, essi sono complementari e ognuno dei due ha motivo di esserci, in quanto c’è l’altro. In amore è lo stesso: siamo una “cosa sola” e tutto ciò che viviamo attraversa l’intera traiettoria di ambedue. Nella vita matrimoniale non esiste solo il bianco o il nero, ma il bianco e il nero con tutte le sfumature, dove ognuno concede qualcosa di sé per amore La passeggiata di Chagall esprime la gioia dell’unione tra dell’altro e acco- un uomo e una donna… è lui che la tiene ancorata al suolo, glie in sé il dono o è lei che lo eleva al di sopra della banale materialità?...


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Scienza e morale

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Una biblioteca per la VITA! Da questo numero Vita Umana Internazionale comincia a collaborare regolarmente con Notizie Pro Vita. Diamo il benvenuto ai nuovi amici che in quest’occasione ci presentano la loro biblioteca di Roma.

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ita Umana Internazionale è un’associazione fondata nel 1981 da Padre Paul Marx OSB negli USA, per difendere e promuovere la cultura della Vita e dalla Famiglia; affiliati e collaboratori di Vita Umana Internazionale sono presenti in più di ottanta nazioni. In trent’anni di attività sono state organizzate tante iniziative in più di centosessanta paesi nel mondo. L’identità dell’associazione è profondamente cattolica rifacendosi direttamente ed esclusivamente al Magistero della Chiesa sulle questioni concernenti Vita e Famiglia. L’ufficio di Vita Umana Internazionale a Roma è stato fondato nel 1998 con un triplice scopo: essere in contatto più stretto con la Curia, in particolare il Pontificio Consiglio per la Famiglia e la Pontificia Accademia della Vita con i quali sono state svolte svariate iniziative; portare il proprio contributo nella battaglia in difesa della Vita e della Famiglia anche nella realtà italiana; fornire a tutti coloro che lo desiderano l’opportunità di approfondire argomenti che riguardano soprattutto la difesa della Vita e della Famiglia grazie anche all’uso della biblioteca.

La biblioteca di Vita Umana Internazionale si trova a Roma, in Piazzale Gregorio VII 22 (zona Vaticano) ed è facilmente raggiungibile con tanti mezzi pubblici; essa vuole essere una risorsa non solo per coloro che stanno compiendo gli studi universitari nelle università pontificie, ma anche per chi è semplicemente interessato a determinati argomenti e desidera approfondirli. Tanti temi di attualità, spesso scottanti e delicati, richiedono per essere affrontati una formazione specifica, approfondimento e analisi; necessità questa che va ogni giorno di più facendosi impellente, in quanto il bombardamento mediatico sugli argomenti riguardanti la Vita e la Famiglia va sempre in modo crescente dirigendosi su posizioni opposte alla verità: un esempio fin troppo chiaro si ha con la martellante campagna in favore del riconoscimento di presunti “diritti” alle coppie omosessuali messa in atto dalle lobby dell’ideologia del gender. La biblioteca vuole quindi porsi come un piccolo ausilio per tutti quelli che, avendo compreso l’estrema gravità della situazione attuale, non intendono cedere al

Per informazioni, il sito ufficiale Vita Umana Internazionale è www.hli.org; Vita Umana Internazionale Europa: www.hli.eu. sempre più potente e invadente lavaggio del cervello messo in atto dalle strutture di peccato oggi dominanti. Per poter opporre la giusta e doverosa resistenza e reazione a quanto il mondo vuole imporre ad ogni costo, sono quindi necessarie una formazione e un’informazione che siano il più possibile corrette, approfondite e sistematiche. La biblioteca offre la possibilità di formarsi e informarsi a vari livelli, grazie a numerose riviste e volumi che aiutano il percorso formativo di ogni studente: attualmente sono disponibili per la consultazione quasi settemila volumi e più di cinquanta collezioni di riviste, oltre un’approfondita rassegna stampa. I testi presenti sono principalmente in lingua italiana e inglese; disponibili anche piccole sezioni in francese e spagnolo e in altre lingue. I libri sono catalogati in trentacinque settori distinti. Tra essi particolarmente sviluppati e ben forniti sono i settori di bioetica, aborto, sessualità, famiglia, demografia, magistero, filosofia, teologia, teologia morale, tomismo, opere di San Tommaso, società, apologetica, patristica, spiritualità e liturgia oltre quello denominato referenze in cui sono presenti l’Enchiridion Vaticano, l’Enchiridion delle Encicliche, l’Enciclopedia Cattolica e svariati


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Scienza e morale

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dizionari e opere di consultazione varie. Anche la sezione delle riviste presenta un vasto assortimento: oltre ai periodici classici del mondo cattolico come L’Osservatore Romano (edizione settimanale in inglese), Inside the Vatican, La Civiltà Cattolica e alle riviste pubblicate delle più importanti università cattoliche come Lateranum e Angelicum, è possibile consultare le più autorevoli pubblicazioni specializzate in bioetica come The National Catholic Bioethics Quarterly, The Human Life Review, Bio-Ethos e Medicina e Morale. Inoltre viene quotidianamente curata la rassegna stampa sulle svariate problematiche concernenti la bioetica e la famiglia. La biblioteca è continuamente aggiornata, soprattutto su quegli argomenti che sono oggetto di una maggiore riflessione per l’incalzare degli avvenimenti. Il personale della biblioteca, oltre ad aiutare gli studenti a trovare libri e riviste, può svolgere ricerche bibliografiche approfondite per poter fornire agli utenti la bibliografia su un determinato argomento di studio; in questi ultimi anni sono state molte le domande in questo senso: particolarmente richieste le bibliografie sulla fecondazione assistita, sulle cellule staminali, sull’eutanasia e

sia presente, l’ufficio s’impegna, se esso è reperibile, a procurarlo in modo gratuito per la consultazione dello studente. Nella biblioteca, che è aperta con orario continuato dal lunedì al venerdì dalle 9:15 alle 18:00, è disponibile un collegamento wi-fi che è possibile utilizzare per motivi di studio e una macchina fotocopiatrice: entrambi i servizi possono essere usati gratuitamente. Più di un Rettore di un’Università o di un Collegio Pontifici ha espresso il proprio apprezzamento per l’opera svolta e per i servizi forniti dalla biblioteca e vi ha mandato i suoi studenti in procinto di preparare la tesi o un esame su argomenti che rientrano nel campo d’azione di Vita Umana Internazionale. In minor numero, ma presenti anche studenti provenienti da università pubbliche tra cui studenti della facoltà Medicina e Scienze Infermieristiche, desiderosi di approfondire l’insegnamento della Chiesa sulle questioni di bioetica. Il personale di Vita Umana Internazionale Roma si augura che i lettori di Notizie Pro Vita possano trovare nella biblioteca un punto di riferimento sicuro per approfondire gli argomenti affrontati nella rivista e per affilare le armi necessarie per combattere “la buona battaglia”.

il fine vita, sul trapianto d’organi, sull’omosessualità e l’ideologia del gender, sulla contraccezione, sulla pianificazione familiare, sull’obiezione di coscienza in medicina, sull’accanimento terapeutico, sull’embrione umano, sulla legge naturale, oltre che su svariate questioni concernenti l’aborto e la famiglia. E’ possibile inoltre, richiedere una particolare assistenza per impostare la propria tesi o tesina e per avere chiarimenti dottrinali sulle questioni di studio: molti studenti sono stati aiutati quindi a concepire il piano dell’opera del proprio lavoro e a individuarne i punti di maggior interesse da approfondire. Inoltre la ricerca bibliografica approfondita per la tesi fatta dal personale dell’ufficio, è stata più volte in Serenella Verduchi grado di produrre una bibliografia Marcello Riccobaldi che si è poi rivelata in grado di Invito in Biblioteca fornire tutti gli elementi fondamenL’ufficio di Vita Umana Internazionale - Roma, ha a tali per la scrittura disposizione di seminaristi, religiosi, sacerdoti e laici, una biblioteca specializzata in argomenti di Vita e Famiglia. dell’opera. Infine, qualora uno L’accesso alla biblioteca è libero. studente avesse Orario apertura: dal Lunedì al Venerdì dalle ore 9:15 alle bisogno per i suoi 18:00. Vita Umana Internazionale – Ufficio di Roma studi di un testo Direttore: Mons. Ignacio Barreiro Carámbula su un argomento Piazzale Gregorio VII, 22 tra quelli trattati 00165 Roma (Zona Vaticano) nella biblioteca, Tel. 06.39378985 / 06.6372374 E-mail: vuiroma@tin.it ma tale testo non


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Baby-squillo di buona famiglia Conoscevamo la piaga del turismo sessuale nei paesi in via di sviluppo, il dramma della prostituzione-schiavitù sui marciapiedi delle nostre città, adesso sappiamo anche che ci sono “brave ragazzine” disposte a tutto per abiti firmati, e che padri di famiglia, dirigenti e signori di un certo livello ne approfittano per soddisfare fantasie perverse.

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l valore della verginità? Cento euro più quattro grammi di cocaina. Era il 1902 quando una ragazzina dodicenne veniva martirizzata nella campagna laziale, località Le Ferriere, per non commettere il “brutto peccato”. È passato solo un secolo da allora, ma quando ci troviamo di fronte al caso di bambine che nel cuore della Roma bene si prostituiscono per sfizio, l’esempio di Maria Goretti appare lontano anni luce. “Siamo ragazze esigenti. Vogliamo macchine, vestiti, cose griffate”, dicono le baby squillo dei Parioli: le due minorenni, 14 e 15 anni, al centro delle indagini del giro di prostituzione minorile per le quali sono stati arrestati due protettori e la madre di una delle squillo accusata di sfruttamento della figlia. È stata invece la madre dell’altra ragazzina a denunciare il fatto, insospettita dallo stile di vita della figlia che si ritrovava in tasca 500 euro al giorno. Nei messaggi inviati ai clienti via cellulare, descrivono il proprio carattere, i propri interessi e i loro desideri, il proprio corpo e i propri gusti sessuali, entrando in particolari che non

I ragazzi vengono svuotati di senso a tal punto da non dare più nessun valore a se stessi e al proprio corpo.

ci sembra il caso di ripetere su questa nostra rivista. Leggere frasi del genere, buttate giù con tanta naturalezza, a quella età, fa male al cuore. E’ la morte del pudore e dell’innocenza. Ai magistrati la baby squillo racconta di non esser stata costretta da nessuno, ma che la loro è stata una libera scelta e che non sono vittime. “Noi vogliamo troppo! Per guadagnare tutti questi soldi o spacci o ti prostituisci”, dice la ragazzina durante un colloquio con la psicologa. Lo squallore della vicenda rende superfluo qualunque commento, ma in realtà gli spunti di riflessione sono molteplici. Questo caso ci mostra come il disagio sociale e ancor di più quello interiore sia diffuso anche nella società del benessere, anche nei quartieri chic della capitale. Se conoscevamo la piaga del turismo sessuale nei paesi in via di sviluppo, il dramma della prostituzione-schiavitù di cui sono vittime migliaia di ragazze di strada che battono nelle nostre città, adesso sappiamo che basta girare l’angolo per trovare nelle scuole ragazzine “disinvolte” disposte a tutto per abiti firmati, i-pad o una semplice ricarica e che ci sono padri di famiglia, dirigenti e signori di un certo livello che spesso ricercano espressamente minorenni per soddisfare fantasie perverse. L’emergenza educativa è seria. Questa storia è il frutto amaro di tanti anni di bombardamenti mediatici sul culto dell’apparire piuttosto che dell’essere e del diktat

“fa’ ciò che vuoi”, per i quali gli adolescenti sono sempre più precoci e cinici. Questa società della “techne”, del “come fare”, ma non del “perché fare”, del benessere materiale, nutre di desideri e aspettative solo materiali, terrene, spesso subterrene, i ragazzi che vengono svuotati di senso a tal punto da non dare nessun valore a se stessi e al proprio corpo. Perché attribuire un prezzo di vendita a qualcosa di inestimabile equivale a non dargli nessun valore. Urge tornare a educare i ragazzi sul senso della vita vissuta in pienezza, della sessualità, della sponsalità, della stima e custodia di sé, affinché si possano dischiudere per le nuove generazioni orizzonti di speranza. Quegli orizzonti luminosi inaugurati all’alba del secolo scorso dalla tenacia di una martire bambina. Umberto La Morgia


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Madre coraggio

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La storia di Liljana è una delle tante che i volontari del servizio “Maternità difficile e vita” della Comunità Papa Giovanni XXIII si sono sentiti raccontare in questi anni dalle donne incinte che hanno aiutato, istigate all’aborto da chi dovrebbe aiutarle.

iceva il fondatore della nostra Comunità, don Oreste Benzi: “E’ nostra esperienza che la scelta di abortire non sia libera, ma condizionata dalle persone e dalle situazioni in cui la mamma si viene a trovare e da cui non trova una via d’uscita”. Nella maggior parte dei casi queste spinte nascono nell’ambiente familiare, o dal partner, come in questo caso di Liljana. Ma la vulgata vuole che “l’aborto non si tocca”, perché ”la donna ha diritto di scelta”…… “Mi chiamo Liljana, ho 37 anni, sono originaria dell’Albania ma vivo in provincia di Modena da 15 anni. Sono arrivata in Italia assieme a mio marito, con cui mi ero sposata nel 1992. Il nostro matrimonio è andato bene per diversi anni, e nel 2001 è nata la nostra prima figlia, Elisabetta. A fine 2005 ho scoperto di essere nuovamente incinta di una bambina. Mio marito non ha accettato un’altra femmina, e mi ha detto che dovevo abortire; mi ha anche proposto di andare in Albania, dove si trova chi esegue aborti fino al 6°-7° mese. Io mi sono rifiutata: “Prima di ammazzare mia figlia, devi ammazzare me!”, gli ho risposto. Abbiamo iniziato a litigare, e lui mi ha picchiato. Non mi aveva mai messo le mani addosso fino ad allora. “Ti faccio abortire con le mie botte!” mi diceva; ma io rispondevo: “Puoi picchiarmi finché vuoi, ma se Dio vuole che nasca, nascerà!”. Ha iniziato a picchiare anche nostra figlia Elisabetta, di 5 anni. Era talmente adirato per questo fatto che ha smesso di lavorare (faceva il muratore), dicendomi: “Se tu vuoi tenere le tue figlie e

Puoi picchiarmi finché vuoi, ma se Dio vuole che nasca, nascerà!

non vuoi abortire, vai a lavorare tu per mantenerle, dato che sai fare solo delle femmine.” A giugno 2006 è nata Sara. Lui non l’ha riconosciuta e non è nemmeno venuto in ospedale a vederla. Diceva: “Non me ne frega niente, per me può anche morire.” Dopo un po’ se n’è andato di casa. I servizi sociali del Comune erano al corrente dei maltrattamenti, e mi avevano già invitato a lasciare mio marito, ma senza offrirmi un’alternativa. Quando però lui è andato via, mi hanno assegnato una casa popolare: una casa umida, a diversi chilometri di distanza dal centro del paese. Dopo poco più di un anno è tornato, io l’ho accolto perché mi aveva detto di essere cambiato. In breve però sono rimasta nuovamente incinta, e lui ha ricominciato: “Se è femmina, devi abortire”. “Se è femmina o maschio, lo tengo comunque! Se tu pensi di comportarti come hai fatto per l’altra figlia,

Le pressioni sulle donne per abortire sono fortissime, ben superiori agli incoraggiamenti e agli aiuti per la continuazione della gravidanza.

meglio che te ne vai prima! – gli ho risposto – Se Dio mi dà 10 femmine, le devo ammazzare tutte?” Quando abbiamo scoperto che anche la terza figlia era femmina, ha ricominciato a picchiare me e le due bimbe. Una sera la vicina di casa, sentendo le urla, ha chiamato i Carabinieri. Mi hanno invitato a sporgere denuncia; ma io avevo paura, perché pensavo che, anche se mio marito fosse finito in carcere, una volta uscito me l’avrebbe fatta pagare. Il giorno dopo ha ricominciato con le violenze, e ho chiamato in aiuto mio zio e mio cugino. Quando hanno visto i lividi su Elisabetta, hanno parlato con mio marito e l’hanno spinto ad andarsene. “Se non lo fai, chiamiamo nuovamente i Carabinieri e costringiamo Liljana a denunciarti!” A quel punto lui se ne è andato definitivamente, ed è tornato in Albania. Quando i servizi sociali hanno saputo che ero nuovamente incinta, mi hanno invitato a dare il bambino in adozione una volta nato, ma io mi sono sempre rifiutata; una volta li ho anche mandati fuori di casa! A parte la casa, non mi hanno mai dato nessun altro aiuto, gli unici aiuti mi sono arrivati dall’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, che ho incontrato durante la mia terza gravidanza. Ad aprile 2008 è nata Ionida. Da allora vivo sola con le mie tre figlie, periodicamente riesco a trovare dei lavori adatti a me che mi permettono di andare avanti. Non mi sono mai pentita, nonostante i sacrifici che sto facendo. Anche se domani dovessi arrivare a mangiare pane e sale, non mi pentirò mai!” Andrea Mazzi


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Letture consigliate

Francesco Agnoli e Enzo Pennetta Lazzaro Spallanzani e Gregor Mendel. Alle origini della bioetica.

Renzo Puccetti I veleni della contraccezione

Cantagalli

ESD-Edizioni Studio Domenicano

Questo libro ricostruisce la vita di due grandi uomini di scienza, due geniali precursori, uomini di fede e sacerdoti: Lazzaro Spallanzani “il Galilei della biologia”, “il principe dei biologi” - e di Gregor Mendel - il monaco giardiniere, appassionato di meteorologia, di apicoltura, padre della genetica. Questa lettura vi servirà a scoprire le loro radici, il contesto storico in cui vissero, l’ambiente in cui operarono, per fornire un ritratto a tutto tondo, affascinante e curioso al tempo stesso.

Il libro narra la scoperta della pillola, il suo sviluppo, la sua diffusione, e la rivoluzione che ha scatenato nella società, sconvolgendo gli equilibri demografici. Essa ha rotto l’unità della dottrina cristiana e ha lacerato la Chiesa Cattolica. Per la prima volta in lingua italiana, la ricostruzione dettagliata dei fatti e l’analisi scientifica degli effetti realizzata attraverso un’imponente analisi bibliografica, ma raccontata in modo semplice e avvincente anche per il lettore comune.

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Provita gennaio 2014  
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