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€ 2,80 Spedizione in AP - D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, NE/PD

Infosportpagine

Rivista Mensile N. 16 - Febbraio 2014

“nel nome di chi non può parlare”

U.S.A.: i pro life e la cultura della morte

Intervista a P. Frank Pavone, fondatore dei Priests for Life Intervista a Mons. Ignacio Barreiro, Direttore dell’Ufficio di Roma di Human Life International

Washington, 22 gennaio 2014: 40a March for life


- Sommario -

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Editoriale 3 Notizie dall’Italia Notizie dal mondo

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Primo Piano Una battaglia vinta, perché la Vita ha già vinto

Editore MP cooperativa giornalistica Sede legale Via Marlengo 49/b, 39012 Merano (BZ) Autorizzazione Tribunale BZ N6/03 dell’11/04/2003 Codice ROC MP 12603

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Direttore Responsabile Francesca Lazzeri

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Direttore Editoriale Francesca Romana Poleggi

Rodolfo de Mattei

Un aborto ogni 95 secondi

Testata Infosportpagine-ProVita

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Alba Mustela

Giocare con la morte

N. 16 - FEBBRAIO 2014

Redazione Mario Palmaro, Antonio Brandi, Alessandro Fiore, Andrea Giovanazzi. Largo della Caffarelletta 7, 00179 Roma. Tel/fax: 06-3233035

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Andrea Giovanazzi

L’avvocatessa americana delle bambine cinesi

RIVISTA MENSILE

Umberto La Morgia

Direttore Amministrativo Beniamino Iannace Segretaria di Redazione Camilla Tincani

Attualità Mendel Day: l’uomo è un progetto

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Umberto Fasol

Per un’evangelizzazione integrale della società

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Antonio Brandi

Scusi, ho sbagliato…

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Giampaolo Scquizzato

Discriminazioni “politicamente corrette”

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Francesca Romana Poleggi

Scienza e Morale La neve nera

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Dina Nerozzi

Origami

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Rodolfo Granafei

Progetto grafico Massimo Festini Tipografia Flyeralarm SrL, Viale Druso 265, 39100 Bolzano Distribuzione MOPAK SRL, Via Prima Strada 66 - 35129 Padova Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero Antonio Brandi, Rodolfo de Mattei, Umberto Fasol, Andrea Giovanazzi, Rodolfo Granafei, Umberto La Morgia, Andrea Mazzi, Alba Mustela, Dina Nerozzi, Anna Maria Pacchiotti, Francesca Romana Poleggi, Giampaolo Scquizzato

per un aggiornamento quotidiano:

www.prolifenews.it Prezzo: 2,80 euro

Famiglia ed Economia Quando la violenza dell’aborto è doppia

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Andrea Mazzi

Pochi bimbi vanno al circo Anna Maria Pacchiotti

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Abbonamenti: Semplice 30,00 euro Sostenitore 60,00 euro Benefattore 100,00 euro Patrocinatore 250,00 euro

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Editoriale

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Editoriale

U.S.A.: i pro life e la cultura della morte

Intere generazioni sono cresciute con il “sogno americano” nel cassetto. Gli USA sono un grande paese, con i suoi 300 milioni di abitanti (il quintuplo degli Italiani), un Paese giovane, con poco più di due secoli di storia, che nasce come rifugio e speranza di milioni di persone che dal resto del mondo vi sono approdati con la prospettiva di un futuro migliore. E gli USA sono entrati prepotentemente tra i protagonisti della storia e ne diventano fulcro indiscusso per tutto il Novecento. È ovvio che portino in sé luci e ombre, grandi contraddizioni. Se da un lato sono simbolo del benessere, dall’altro sono la patria del materialismo consumista; se rappresentano le libertà civili, sono anche regno del liberalismo radicale e dell’individualismo più sfrenato; se da molti sono considerati patria della democrazia, hanno anche mostrato dalle origini una spietata capacità imperialista di sterminio (basti pensare alla fine che hanno fatto i nativi americani). Nel campo che ci interessa, purtroppo, gli USA sono stati una culla per ideologie antiumane, denataliste e razziste che hanno infettato tutto l’Occidente e si sono propagate grazie all’appoggio dei grandi capitalisti americani, come i Rotschild e i Rockfeller. Una delle creature più mostruose

degli USA pro morte è Planned Parenthood: “Il controllo delle nascite deve condurre a una razza più pura” diceva la sua fondatrice, Margaret Sanger. E Planned Parenthood oggi cresce e prospera: con la benedizione di Barack Obama, si insinua nelle scuole per insegnare la teoria del gender e la promiscuità sessuale precoce ai giovani americani. Chi si oppone rischia il posto di lavoro, come è accaduto a Bill Diss, ottimo professore di matematica, licenziato dall’Ufficio scolastico distrettuale di Portland per aver messo in guardia i suoi studenti contro le bugie propagandate da Planned Parenthood nel suo campus. Di contro, però, i movimenti pro life negli USA sono estremamente vitali e prolifici, perché il popolo americano in sostanza è per la vita, molto più di quanto l’estabilishment voglia far apparire. La gente in America scende per le strade e prega sui marciapiedi antistanti alle cliniche abortiste. In cento modi – nonostante l’ostilità di chi ha il potere – i sidewalk counselors salvano vite, convincendo le madri che all’aborto c’è sempre un’alternativa. Mentre andiamo in stampa si sta per svolgere la 40a March for life a Washington. All’indomani della sentenza Roe vs. Wade, che di fatto legalizzò l’aborto in America, 30 persone si riunirono per organizzare una marcia di protesta. L’anno seguente, il 22 gennaio del 1974 erano poche migliaia a gridare il loro sì alla Vita. Oggi è il più grande evento pro life del mondo e coinvolge centinaia di migliaia di persone. Alimentiamo la speranza, guardando all’esempio dei pro life americani, che la battaglia per la vita va combattuta con coraggio e senza compromessi, perché è una battaglia contro il Male, che già è stato sconfitto… Antonio Brandi


Notizie dall’Italia

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Notizie dall’Italia

4 COMBATTI PER LA VITA CON NOI! Noi di Notizie Pro Vita combattiamo una battaglia culturale per la Vita e per la Famiglia naturale, senza se e senza ma. Organizziamo anche proiezioni di film, come October Baby, spettacoli teatrali, come Il Mondo di Lucy, dibattiti nelle scuole e nelle Parrocchie per educare alla Vita e sensibilizzare l’opinione pubblica, soprattutto i giovani, nella speranza di prevenire aborti e così salvare vite. Aiutaci a diffondere Notizie Pro Vita: regala abbonamenti ai tuoi amici, sostienici mediante una donazione: il nostro conto è presso la Cassa Rurale Alta Vallagarina, IBAN IT89X0830535820000000058640, intestato a Pro Vita Onlus. Avanti per la Vita! Migliaia di firme in pochissimi giorni sono state raccolte dalla nostra Associazione Pro Vita Onlus, attraverso il sito www.prolifenews.it, contro la “Strategia nazionale” dell’UNAR che promuove una vera e propria ideologia contro natura, sostenuta da un’esigua minoranza, e che contrasta con i principi laici della costituzione. La petizione, indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro degli Interni, al Ministro dell’Istruzione, al Ministro per le Pari Opportunità, al Ministro della Salute, all’Autorità Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e alla Commissione Parlamentare per l’infanzia, chiede inoltre che non vengano recepite, in alcun modo da alcuna istituzione nazionale, le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’educazione sessuale, denominate: “Standards for Sexuality Education in Europe”. Ad un anno dalla morte, avvenuta il 13 giugno 2012, è uscita la prima storia di Chiara Corbella Petrillo, edita da Porziuncola. A scriverla sono due cari amici di Chiara e del marito Enrico, Simone e Cristiana, loro compagni nel cammino religioso, nella salute prima e nella malattia poi. Il titolo è “Siamo nati e non moriremo mai più”. Il libro serve per testimoniare, a chi vuole aprire il suo cuore, che Dio è buono e che si può morire felici. Gianfranco Amato ha pubblicato, con Fede & Cultura, “Omofobia o eterofobia? Perché opporsi a una legge ingiusta e liberticida”. Nella prefazione, S.E. Mons. Luigi Negri fa appello alla “laicità” per contrastare la legge anti-omofobia e denuncia, addirittura, il «reiterato silenzio» della Chiesa su questo tema: «Ci renderà, nel giudizio degli storici futuri, in qualche modo conniventi». Secondo Monsignor Negri è in atto «una vera e propria emergenza democratica, dal momento che in gioco vi sono i diritti costituzionali della libera manifestazione del pensiero e della libertà religiosa”. In moltissime città italiane si organizzano incontri di preghiera davanti agli ospedali dove si praticano gli aborti: Ora et labora in difesa della vita e No 194 si ritrovano il primo e terzo sabato del mese ad Aosta (ospedale Beauregard ), a Torino (ospedale S. Anna), a Genova (ospedale S. Martino), a Milano (ospedale Niguarda), a Trento (ospedale Santa Chiara), a Vicenza (ospedale S. Bortolo ), a Trieste (ospedale Burlo Garofolo), a Piacenza (ospedale Guglielmo da Saliceto), a Firenze (A. O. Careggi), a Perugia (ospedale Silvestrini), ad Ancona (ospedali Riuniti), a Roma (ospedale S. Giovanni), a Campobasso (ospedale Cardarelli), a Pescara (ospedale Civile), a Teramo (ospedale Mazzini), a Caserta (ospedale S. Anna), a Potenza (ospedale S. Carlo), a Foggia (ospedali Riuniti), a Cosenza (ospedale Annunziata), a Catania (ospedale Garibaldi ) e a Cagliari (ospedale Brotzu). Ogni primo venerdì del mese, all’ingresso del Bufalini di Cesena, la preghiera contro l’aborto e a favore delle madri in difficoltà è organizzata dai volontari della Comunità Papa Giovanni XXIII.

In tutta Italia si continuano a muovere le proteste contro le leggi liberticide o che sovvertono la natura e calpestano la dignità umana: La Manif pour tous Italia è scesa in piazza a Roma, l’11 gennaio. Le Sentinelle in piedi hanno vegliato a Bergamo e a Cremona il 18 e 19 gennaio.

Nell’omelia per la festa della Sacra Famiglia, il cardinale Carlo Caffarra ha ribadito che il matrimonio avviene fra un uomo e una donna, e che il bambino ha diritto a un padre e una madre: questi non possono essere sostituiti da due adulti dello stesso sesso che “fanno” da padre e da madre. Oggi la famiglia «si trova ad essere il terreno di scontro fra il potere di questo mondo e la voce di Dio». La posizione dei Vescovi italiani è stata poi ufficializzata dal responsabile Cei per la Famiglia, Mons. Solmi: «Parlare di famiglia significa avere una relazione uomodonna che si palesa, si ratifica, davanti alla società». Piuttosto che alle unioni civili lo Stato deve pensare alla tutela della famiglia che invece non riceve gli aiuti necessari, malgrado il suo indiscutibile e fondamentale ruolo sociale. 

Le donne che hanno avuto un aborto hanno 6,26 volte più probabilità di sviluppare il cancro al seno rispetto a quelle che non hanno mai abortito: diversi studi scientifici di portata internazionale confermano che, dopo un aborto, il tessuto epiteliale della mammella permane in uno stato proliferativo che aumenta la suscettibilità alla carcinogenesi. Le donne che consumano pillole contraccettive orali, invece, rischiano il cancro  9,5 volte più rispetto a quelle che non usano tali farmaci. Anche l’insorgenza precoce delle mestruazioni, l’età più elevata al primo parto, e la minore durata dell’allattamento al seno sono fattori associati ad un significativo aumento d’incidenza del cancro al seno.


Notizie dal mondo

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5 Il giudice Sonia Sotomayor ha accolto il ricorso delle Piccole sorelle dei poveri del Colorado e congelato momentaneamente la norma che obbliga i datori di lavoro a fornire ai dipendenti contraccettivi e farmaci abortivi, secondo quanto previsto dalla riforma sanitaria promossa dal presidente degli Stati Uniti (nota come Obamacare). Le Piccole Sorelle dei poveri, un gruppo di suore che opera tra gli indigenti, sarebbero costrette, altrimenti, o ad andare contro la propria coscienza e fornire contraccettivi e pillole abortive, oppure ad incorrere in pesanti multe.

Shannon Skinner, una ragazza inglese di soli 19 anni, già madre di un bambino, ne aveva abortito un secondo quando era all’ottava settimana di gravidanza. Rimasta nuovamente incinta ha deciso di ricorrere alla pillola abortiva, ma questa volta il feto è sopravvissuto. La giovane, allora ha rinunciato all’aborto. Ha dichiarato: “Evidentemente questo bambino è un combattente, e noi non vogliamo più fargli del male”. Le procedure di inseminazione artificiale tramite l’utilizzo delle donazioni di sperma producono “padri seriali”. Nel 2011 un’inchiesta del New York Times aveva raccontato la vicenda di 150 ragazzi riconducibili ad un medesimo padre. Oggi in America, il progetto “Anonymus Us” vuole porre in risalto i problemi connessi alla fecondazione artificiale eterologa, anonima: esperienze di abbandono e di crisi d’identità per i figli, destinati a vivere senza passato né radici. Sofferenza psichica per molti “donatori” di gameti che vivono con l’idea dell’esistenza di figli che non conosceranno mai. Tutto questo dimostra che le legislazioni impostate per rispondere ai problemi di sterilità hanno fatto del tutto per esaudire desiderio di divenire genitori senza badare alle conseguenze e soprattutto alle esigenze dei bambini. «Fiasco!». È il termine italiano usato dal quotidiano francese «Le Figaro» per titolare il servizio sul «1° Salon du mariage pour tous» svoltosi nel giugno di quest’anno: sessanta stand che, nel Parc Floral di Parigi, hanno dovuto smontare in pochi giorni tutti i loro allestimenti. Parigi è una megalopoli di molti milioni di abitanti, e i sessanta standisti, che hanno sborsato parecchio denaro per partecipare all’esposizione, sicuramente si aspettavano una grande partecipazione anche dal resto della Francia e dall’estero. Invece no: 150 visitatori e – pare – solo due acquirenti, che hanno comprato un paio di anelli. La società organizzatrice di eventi, Eden Day, ha parlato apertamente di «catastrofe».

A Madrid, decine e decine di migliaia di famiglie cristiane hanno celebrato la festa della Santa Famiglia di Nazaret, per il settimo anno consecutivo. A rendere la festa particolarmente significativa quest’anno c’erano anche un centinaio di famiglie del Cammino Neocatecumenale, con i loro numerosi figli, provenienti da diversi Paesi dell’Europa, inviate in missione ai cinque continenti da Papa Francesco il 1° febbraio. Questa è la speranza di cui l’Europa ha urgente bisogno: non bisogna avere paura di aprirsi alla vita, perché è la famiglia numerosa a dimostrare ancora una volta il suo valore insostituibile per la solidarietà e la pace sociale e a confermarsi come la vera formula personale e sociale per il bene e la realizzazione piena della persona umana.

La nostra rivista, Notizie Pro Vita, si può acquistare presso i seguenti punti vendita Priorato S. Pio X-Via Trilussa, 45-Albano Laziale (RM) Antica Rampa Libreria Caffè-Via San Giovanni, 31-Badia Polesine (RO) Libreria Ancora Brescia-Via Tosio, 1-Brescia Parrocchia di Sant’Anastasio Martire-Via Don Luigi Villa-Cardano al Campo (Varese) Parrocchia S. Marco-Via San Giovanni, 2-Civezza (Imperia) Fondazione D’Ettoris -Via F.A. Lucifero, 38-Crotone (KR) Chiesa Ognissanti-Borgo Ognissanti, 42-Firenze Libreria Don Bosco - Elledici-Via Gioberti, 37/A-Firenze Centro Distribuzione CLC-C.da Vazzano snc Complesso Motta-Motta S. Anastasia (CT) Libreria San Paolo Gregoriana-Via Roma, 37-Padova Libreria “La Goliardica”-Via Calderai, 67/69-Palermo Parrocchia di Borgotrebbia-Via Trebbia, 89-Piacenza Le Querce di Mamre Onlus-Via Trebbia, 89-Piacenza (PC) Libreria Edizioni Paoline -Via Capponi, 6-Pisa Libreria Ancora Roma-Via della Conciliazione, 63-Roma Libreria Aquisgrana-Via Ariosto, 28-Roma Libreria Centro Russia Ecumenica-Borgo Pio, 141-Roma Libreria San Paolo-Via della Conciliazione, 16/20-Roma Parrocchia S. Bernardo da Chiaravalle-Via degli Olivi, 180-Roma Parrocchia di San Corbiniano-Via Ermanno Wolf Ferrari, 201-Roma Parrocchia Sacra Famiglia-Via di Villa Troili, 56-Roma (RM) Libreria Salesiana-Via Provinciale Calcesana, 458-San Giuliano Terme (PI) Priorato Madonna di Loreto-Via Mavoncello, 25-Spadarolo (Rimini) Libreria Ancora Trento-Via Santa Croce, 35-Trento Santuario Nostra Signora de La Salette - piazza XXIV Maggio, 2 - Viù (TO) Parrocchia S. Andrea Apostolo - Piazza Municipio, 3 - Salorno (BZ) Vuoi che Notizie Pro Vita venga diffuso anche nella tua città? Chiama la Redazione allo 06 3233035 o scrivi a redazione@prolifenews.it

Notizie dal mondo

Memettursun Kawul è riuscito a far giungere in Occidente il suo grido di dolore: sua moglie è stata costretta ad abortire al nono mese di gravidanza: la fuga e l’offerta di pagare multe salatissime non è servita ad evitarlo. Eniver Momin, vice sindaco della cittadina di Arish, nello Xinjiang conferma che era stato pianificato l’aborto per sei donne, ma una è fuggita. Awat Han, capo del Dipartimento pianificazione familiare della zona, ha detto a Radio Free Asia che i cinque interventi sono stati effettuati come ordinato dalle autorità centrali. Lo ricordino bene i nostri lettori, quando sentono dire che la Cina ha riformato ( o – addirittura – abolito) la crudele politica del figlio unico.


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Mendel Day: l’uomo è un progetto A febbraio e marzo, in tutta Italia, si celebrano i Mendel Day: incontri aperti a tutti per ragionare di scienza e di bioetica, alla luce delle scoperte e dei progressi fatti dalla nostra civiltà, grazie al contributo di scienziati e credenti come Mendel

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razie a Mendel, ciascuno di noi è consapevole di essere una persona unica ed irripetibile su questa Terra. La nostra persona è strutturata attorno a questa certezza, che, in fondo, è la garanzia della nostra dignità: le copie non sono mai preziose come l’originale. La prova biologica dell’unicità delle nostre cellule si ha con qualche semplice calcolo. Ogni uomo deriva dall’incontro tra il padre e la madre. Gli spermatozoi che ogni uomo matura nel suo corpo sono oltre otto milioni; la stessa cifra vale per le uova della donna. Questo numero elevatissimo deriva dal calcolo combinatorio: con ciclo settimanale nei testicoli e mensile nelle ovaie, i cromosomi si separano e si distribuiscono nelle cellule riproduttive ricombinandosi in tutte le possibilità offerte dalla statistica: oltre otto milioni di combinazioni. I possibili concepimenti sono oltre sessantaquattro miliardi: il prodotto di otto milioni di tipologie di spermatozoi per otto milioni di tipologie di ovociti. Il tutto poi al netto delle mutazioni e del crossing-over, processi fisiologici che non fanno altro che aumentare questa cifra, che di per sé è già folle. Siamo dunque uno su più di 64 miliardi di possibilità: da un punto di vista biologico, non abbiamo alcun dubbio. Prima ancora che si conoscessero la meiosi (il processo cellulare che porta alla formazione dei gameti) e le cellule riproduttive, prima ancora di conoscere il DNA e i cromosomi, ecco

Per info sui Mendel Day: www.mendelday.org; www.libertaepersona.org che Mendel, un frate agostiniano di Brno, dopo aver coltivato 28.000 piantine per 8 anni, giunge a capire perché i figli non sono uguali ai loro genitori, ma solo gli assomigliano: sono cioè unici ed irripetibili. L’8 febbraio del 1865, davanti a un gruppo qualificato di 40 naturalisti, Mendel illustra le conclusioni delle sue ricerche. Dimostra che l’ereditarietà non è dovuta ad una mescolanza di caratteri parentali, come si sosteneva da sempre, ma è dovuta a unità distinte, distribuite in modo diverso a ogni generazione, attraverso la formazione dei gameti. Mendel scopre quindi che negli esseri viventi le informazioni per costruire i vari pezzi sono distribuite a pacchetti dentro le cellule sessuali; all’atto della fecondazione si mescolano le informazioni materne con quelle paterne dando luogo a novità o anche semplicemente a variazioni sul tema. L’essere vivente è determinato dalle informazioni presenti nel

Ciascuno di noi è una persona unica ed irripetibile su questa Terra: le copie non sono mai preziose come l’originale.

DNA e, come si dice oggi, nei suoi meccanismi di regolazione, che sono ancora in gran parte oggetto di ricerca (è il 95% del DNA che non conosciamo). La genetica impone dei vincoli precisi per cui i figli sono variazioni sul tema dei genitori e non possono essere novità assolute, con forme sconosciute o con appendici o organi mai visti. I lavori di Mendel mettono in luce, per la prima volta nella storia della biologia, tutto questo. Perciò Mendel merita di essere celebrato anche quest’anno con i Mendel Day. Nel nostro contesto culturale attuale, nel dibattito sui grandi temi dell’inizio e del fine vita, che agita tutte le moderne democrazie occidentali, la genetica ci ricorda, grazie a questo umile fraticello, che la vita è il dispiegarsi nel tempo e nello spazio di un “progetto”, che si ritrova criptato nei circuiti più sofisticati dell’Universo, che non sono quelli dei nostri chips, ma quelli delicati ma immortali di un acido a base di carbonio, ossigeno, idrogeno, fosforo e azoto. Miliardi e miliardi di atomi, di pochissimi elementi della Tavola di Mendelejeev, disposti in una sequenza mirabile, capace, in un apposito contesto organizzato qual è il citoplasma, di produrre il “più grande spettacolo dopo il Big Bang” (L. Jovanotti). Il “progetto” precede ciascuno di noi e merita quindi non solo meraviglia, ma anche cura, tutela e futuro. Umberto Fasol


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Per un’evangelizzazione integrale della società Dall’inizio di quest’anno la Human Life International contribuisce regolarmente alla redazione di questa nostra rivista. Abbiamo quindi intervistato il Direttore dell’Ufficio di Roma di HLI – Italia, Mons. Ignacio Barreiro Carámbula, che ci presenta più da vicino la sua Associazione e le sue idee.

Q

uali sono le attività di Human Life International e i suoi obiettivi principali?

Vita Umana Internazionale si dedica a un apostolato cattolico che cerca di instaurare la cultura della Vita e dell’amore attraverso l’educazione, la difesa pubblica di questo messaggio e il servizio. Promuoviamo gli autentici diritti e la dignità di ogni persona dal momento del concepimento sino al momento della morte naturale. Proteggiamo i membri più vulnerabili della società, ognuno dei quali è fatto a immagine e somiglianza di Dio. Ci occupiamo di tutte le questioni che riguardano la vita umana seguendo gli insegnamenti della

Chiesa: aborto, contraccezione, castità, matrimonio e famiglia, e cerchiamo di farlo con un profondo amore verso tutti gli esseri umani. Per questo proclamiamo il Vangelo della Vita e il suo messaggio di misericordia. Come conseguenza difendiamo pubblicamente i diritti umani basilari, autentici e fondamentali, dati da Dio a tutte le persone. Facciamo tutto il possibile per formare, organizzare e dare materiale alle associazioni pro vita di tutto il mondo. Sebbene abbiamo una forte identità cattolica, siamo disposti a lavorare con persone di altre religioni nella difesa della vita. Abbiamo aiutato molti dei nostri affiliati in tanti paesi del mondo a creare centri di aiuto alla vita, a organizzare

corsi di formazione per sposi, sulla regolazione naturale della fertilità, e per seminaristi, perché diventino attivi nella difesa della vita quando siano ordinati sacerdoti. Inoltre formiamo dei consulenti per le famiglie in momenti di crisi, cerchiamo di informare i responsabili di enti e associazioni su temi relativi a vita e famiglia, e su questi stessi temi organizziamo e sponsorizziamo anche programmi di radio e televisione. L’ufficio di Roma di HLI si occupa in modo particolare di assistere nella formazione sacerdoti, religiosi e laici. Cerchiamo di incoraggiare gli studenti a fare le loro tesine di licenza e le loro tesi dottorali in argomenti di vita e famiglia. A questo proposito mettiamo a disposizione degli studenti


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8 una biblioteca specializzata, che comprende più di settemila volumi. Crede che l’aborto possa essere permesso nel caso di diretto e reale pericolo di vita della madre? L’aborto non può mai essere permesso perché è l’uccisione di un essere umano innocente ed è una violazione diretta del Quinto Comandamento di non uccidere. Come ci insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, “Nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente” (Catechismo, 2258). Non possiamo fare il bene (salvare la vita di una madre) attraverso un’azione moralmente cattiva, che è l’uccisione del bambino che lei porta nel grembo. Se una donna è curata in forma dovuta durante la gestazione, è molto difficile che si trovi in una circostanza nella quale la sua vita sia minacciata dal bambino che porta in grembo. Nel caso che il bambino realmente minacci la vita della madre si potrebbe indurre il parto, quando il piccolo sia in grado di vivere fuori del grembo. Dobbiamo sottolineare anche che, in questo campo, alcuni rari casi limite sono stati distorti e usati in modo

Troppo spesso i credenti cadono in una sorta di dissociazione tra la fede cristiana e le sue esigenze etiche a riguardo della vita, giungendo così al soggettivismo morale e a taluni comportamenti inaccettabili.

Promuoviamo la protezione dei membri più vulnerabili della società, ognuno dei quali è fatto a immagine e somiglianza di Dio. strumentale dai promotori della cultura della morte per ottenere la legalizzazione dell’aborto. Cosa pensa della legge 194? La legge 194 è una legge gravemente immorale perché ha introdotto nel diritto positivo italiano la possibilità di uccidere un bambino nel grembo di sua madre. Sono assolutamente convinto che ogni persona di buona volontà si debba impegnare nell’abrogazione di questa legge, che è stata la causa diretta dell’uccisione di milioni di bambini. Purtroppo molti cattolici, e persino sacerdoti, tendono ad accettare compromesso dopo compromesso. La legge 194 è stata, infatti, approvata grazie a politici cattolici. Cosa ne pensa? I Cattolici che non denunciano e non si oppongono attivamente all’orrore dell’aborto e ad altri gravi attacchi alla legge di Dio non sono coerenti pubblicamente con la loro fede. Purtroppo il relativismo che impera nelle società secolarizzate in cui viviamo ha contagiato tanti cattolici, come denunciava con forza il Beato Giovanni Paolo II: “Troppo spesso i credenti, perfino quanti partecipano attivamente alla vita ecclesiale, cadono in una sorta di dissociazione tra la fede cristiana e le sue esigenze etiche a riguardo della vita, giungendo così al soggettivismo morale e a taluni

comportamenti inaccettabili.” (Evangelium Vitae, 95). Il sacerdote come pastore ha il dovere di insegnare la totalità della fede al suo gregge e deve predicare in forma completa gli insegnamenti della Chiesa su vita e famiglia. La presentazione in forma parziale della dottrina cristiana porta a una visione distorta della fede che non conduce alla salvezza. I laici cattolici e soprattutto i governanti e i politici devono agire in conformità con la fede che dicono di professare, non devono mai promuovere o votare leggi che siano contrarie alla legge di Dio. Un Cattolico che voti in favore dell’aborto, come ha spiegato in molteplici occasioni il Cardinal Raymond Burke, secondo il can. 915 del Codice di Diritto Canonico, non dovrà essere ammesso a ricevere la Santa Eucaristia. Qui dobbiamo capire bene che, non è la Chiesa che lo sta escludendo dalla comunione, sono le sue azioni pubbliche incoerenti con la fede, che lo escludono. Nel mondo, nel 2013, è in atto un vero e proprio attacco alla Vita e alla famiglia che sembra voler capovolgere i parametri antropologici sui quali si è sviluppata la società umana da migliaia di anni. Perché crede siamo arrivati a questo punto? Siamo arrivati a questo punto a causa dell’apostasia collettiva di molte società che nel passato erano cristiane. Questo purtroppo non è un fenomeno

Facciamo tutto il possibile per formare, organizzare e dare materiale alle associazioni pro vita di tutto il mondo.


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9 nuovo, ha le sue radici nell’Illuminismo del secolo XVIII e nel Liberalismo del secolo XIX. Quando l’uomo abbandona Dio si rivolge contro se stesso e prende atteggiamenti che sono profondamente antiumani. Quando si violano i diritti di Dio, anche i diritti dell’uomo sono calpestati. Pensate al danno terribile che fanno ai bambini tanti programmi di educazione sessuale, o le adozioni da parte di omosessuali. L’unico rimedio possibile è che i cristiani s’impegnino a vivere con coerenza la loro fede e s’invitino gli uomini a ritornare a Cristo, che è l’unico che farà la loro felicità. L’educazione sessuale, raccomandata dall’OMS è basata sull’edonismo e il piacere sessuale. Quale tipo di educazione dovremmo invece dare a nostri bambini su quest’argomento? Non credo che sia necessaria una specifica educazione sessuale nella scuola. Gli educatori in una materia tanto delicata devono essere i genitori. La scuola deve avere solo un ruolo suppletivo quando manchino i genitori o chi prende il loro posto. La formazione sessuale deve essere parte integrale della formazione morale e religiosa dei giovani. Non può essere limitata a una mera informazione fisiologica, o a misure per impedire la concezione o la trasmissione di malattie sessuali. I giovani devono ricevere un’informazione morale che spieghi la funzione e il destino dei loro poteri sessuali, dati da Dio per essere utilizzati soltanto in un matrimonio permanente e fedele, con il fine d’avere figli. La grande stampa e le organizzazioni internazionali come l’ONU e l’UE sembrano sostenere ideolo-

gie contro natura e contro la famiglia. Dobbiamo barricarci dietro “i principi non negoziabili”? È un errore il barricarci dietro “i principi non negoziabili”. Come la linea Maginot è servita a poco, il cercare di difendere la vita e la famiglia dietro i muri dei principi non negoziabili servirà ben poco. Al contrario noi dobbiamo proporre attivamente una visione positiva della vita e della famiglia. Dobbiamo mostrare come la vita e la famiglia sono doni di base di Dio, perché su questi poggiano tanti altri beni, che devono essere ben amministrati dall’uomo. Dobbiamo dimostrare come l’uomo e la donna trovano la loro felicità in un’unione permanente e fedele aperta alla generazione della vita e come la famiglia naturale è il luogo ideale per la crescita e l’educazione dei figli. Lei è certamente al corrente della tragica pratica degli uteri in affitto. Perché accade tutto questo nel terzo millennio? L’origine filosofica di questa pratica si trova in una visione materialistica dell’uomo, che vede il bambino non come un dono di Dio, ma come un oggetto o un prodotto sul quale si ha un

diritto di dominio. Questa è l’altra faccia del falso diritto all’aborto, nella stessa forma in cui si parla di questo falso diritto, si parla del falso diritto ad avere un figlio artificialmente quando la coppia è sterile o infertile, e peggio un figlio con determinate caratteristiche desiderate dai genitori, che veramente non sono genitori ma soltanto committenti. Questa ricerca di dominare la natura, rifiutando la sua origine divina non è nuova, è la tentazione prometeica dell’uomo. È parte della rivoluzione iniziale di Lucifero contro Dio. Per questo non ci dobbiamo sorprendere se la vediamo agli inizi del terzo millennio. Cosa ne pensa di psichiatri come Van Gijseghem e Milton Diamond che ritengono che la pedofilia sia solo un altro orientamento sessuale? Qui dobbiamo essere assolutamente chiari, l’orientamento verso la pedofilia è patologico e totalmente contrario alla natura umana. L’agire in conformità con queste tendenze è gravemente immorale e dunque è perfettamente ragionevole che la società consideri questa forma d’agire un reato. Prima di concludere vorrei insistere sul fatto che l’unica difesa totale della vita e della famiglia è nell’ambito di una visione cristiana della relazione dell’uomo con Dio e la società. Per questo ci dobbiamo impegnare a un’evangelizzazione integrale della società. Dinanzi al materialismo e all’indifferentismo che sembrano dominare la società contemporanea questo potrebbe sembrare impossibile, ma ci dobbiamo ricordare che con Dio niente è impossibile. Antonio Brandi


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Scusi, ho sbagliato… Tristi e dolorose vicende di aborto e malasanità nel Regno Unito: errori che nascondono una preoccupante superficialità.

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he l’aborto sia uno dei mali più aberranti dei nostri tempi forse non è ancora chiaro a tutti, anzi, viene quasi da dire che per alcuni stia diventando un passatempo come gli altri, un’attività quotidiana da svolgere con una certa spensieratezza, abbondante rilassatezza e, perché no, anche con approssimazione: dopo tutto un gioco è un gioco. E, con la vita nascente, l’aborto è diventato un vero gioco al massacro. Uno dei delitti più abominevoli del secolo XX e dell’attuale nuovo millennio: anzi degli ultimi quattro decenni, visto che si potrebbero calcolare, come ha fatto Roberto Dal Bosco su Riscossa Cristiana, “che dagli anni settanta a oggi il numero di aborti nel mondo ecceda il miliardo. Avete letto bene: un miliardo di morti”. Chissà quali sono state le molteplici dolorose e laceranti motivazioni che hanno portato tante donne a voler metter fine alla vita del figlio che portavano in grembo. Ma ora mi chiedo: e le motivazioni del personale medico-ospedaliero che realizza o addirittura sollecita gli aborti? L’avranno preso per una meccanicistica routine da sbrigare in fretta? È quello che sembra essere successo nell’ennesima vicenda di malasanità di cui ci giunge notizia dal Regno Unito. Presso l’University Hospital of Wales, uno degli ospedali anglosassoni più forsennatamente abortisti, per un’errata diagnosi e un protocollo sbagliato e ormai superato, centinaia o, probabilmente, migliaia di donne sono state spinte ad abortire nonostante le creature che portassero in grembo fosse-

L’University Hospital of Wales

ro sane. Il tutto è stato scoperto allorché Emily Wheatley, una donna incinta di nove settimane, dopo aver effettuato un’ecografia presso l’University Hospital of Wales si è sentita dire dal personale medico che suo figlio era morto e che era necessario effettuare il raschiamento: la donna, mossa da fondati sospetti, si è invece recata presso un altro ospedale dove, dopo una seconda ecografia, le hanno comunicato che suo figlio era vivo e perfettamente in salute. La vicenda ha portato ad aprire un’inchiesta che ha accertato come, a causa dell’errato protocollo ospedaliero, le infauste diagnosi potrebbero essere state assai più numerose. L’ospedale, con l’assoluta nonchalance che sembra contraddistinguere tutte le strutture abortiste, ha presentato formali scuse, risarcito la signora con 1.500 sterline (sic: chissà cosa le avrebbero dato se avesse abortito sul serio!) e istituito una linea telefonica per offrire informazioni e chiarimenti alle donne che avessero il sospetto che il

feto da loro abortito potesse essere sano. Tutta la vicenda e così gli altri probabili numerosi casi sono stati catalogati sotto la dicitura “errore”. Purtroppo questo errore è solo una formula rituale e pleonastica per celare ben più inquietanti sufficienze e pressappochismi nello svolgere esami così delicati e fondamentali per la vita nascente, e consigliare l’aborto. Ma soprattutto: com’è possibile che per sette anni non ci si accorga di un protocollo diagnostico sbagliato, ovvero non ci si preoccupi minimamente di verificare, certificare, aggiornare strumenti, macchinari e procedure? L’amara constatazione resta, così come il sospetto che l’errore possa in realtà nascondere una catena di omissioni colpose alquanto gravi, tanto più alla luce del fatto che con la salute e la vita delle mamme e dei bimbi che portano in grembo non si può né giocare, né tanto meno essere superficiali. Giampaolo Scquizzato


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Discriminazioni “politicamente corrette”

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n po’ di coerenza, signori, per favore. Se i paladini del politically correct, della “democrazia” e della “libertà” (prego notare le virgolette) sono strenui difensori dei diritti dei gay, dei transessuali, magari anche dei pedofili, degli “amanti degli animali”, e dei necrofili, e di qualsiasi altro orientamento sessuale, perché si macchiano la coscienza (posto che ce l’abbiano) di atti discriminatori nei confronti degli ex gay? Le persone che dopo un periodo di vita da omosessuale, per i più diversi motivi, ritengono liberamente di voler cambiare e ritornare ad aver rapporti sessuali con persone dell’altro sesso, sono oggetto di denigrazione e di emarginazione. Ne sa qualcosa Luca Di Tolve, del Gruppo Lot, che offre sostegno e comprensione a chi manifesti disagio e sofferenza nella condizione di omosessuale, autore del libro “Ero gay, a Medjugorje ho ritrovato me stesso”… Ricordate le polemiche sollevate al festival di Sanremo di qualche anno fa dalla canzone “Luca era gay”? Evidentemente la coerenza non è di casa tra i difensori dei diritti delle minoranze, in Italia. Anche in America, però, quanto a coerenza, i paladini della “libertà” lasciano un poco a desiderare. Esiste, infatti, negli Stati Uniti, l’associazione dei genitori e degli amici di ex gay, Parents and Friends of Ex Gays & Gays (PFOX). Non ha finalità terapeu-

Le minoranze, gli orientamenti sessuali di alcuni, si possono discriminare, sì o no? tiche: sostiene le famiglie, sostiene la comunità ex gay, e chiede all’opinione pubblica il rispetto di quest’orientamento sessuale. Ogni anno migliaia di uomini, donne e ragazzi con tendenze ed esperienze omosessuali prendono la decisione personale e autonoma di tornare all’eterosessualità. Tuttavia, molti rifiutano di rispettare tale loro decisione. Di conseguenza, li insultano, li discriminano e li emarginano, solo per la loro scelta sessuale! La PFOX dà voce agli ex gay in un ambiente ostile. Se l’identità di genere è così fluida e modificabile, secondo alcuni, perché questi stessi illustri psicanalisti e intellettuali non accettano che si possa decidere di lasciare l’omosessualità liberamente? Nel Maryland la PFOX ha sporto una denuncia all’autorità giudiziaria contro la discriminazione per l’orientamento sessuale subita dai suoi associati da parte dell’Ufficio Scolastico della contea di Montgomery, e da parte del Soprintendente Joshua Starr. Regina Griggs, direttore esecutivo di PFOX, ha chiesto alle autorità che tutelano prontamente i transgender (coloro che hanno cambiato sesso) quando subiscono atti discriminatori, la

stessa tutela contro le discriminazioni per la scelta dell’orientamento sessuale a favore dei suoi associati, ex omosessuali. Il Sovrintendente Starr, invece, ha abusato del suo potere per intervenire con atti ed esternazioni dispregiative e discriminatorie nei confronti degli ex gay. Addirittura Starr ha stigmatizzato la distribuzione di volantini operata dalla PFOX come “riprovevole e deplorevole” e ha definito il messaggio contenuto negli stessi come “davvero disgustoso”. La promozione dell’intolleranza verso gli ex omosessuali è lesiva dei diritti di una minoranza. E non è giusto né morale consentire, a chi ha il potere, di usarlo discriminando ingiustamente. Starr e il consiglio scolastico hanno anche ammesso di aver cancellato il programma di distribuzione libera di volantini da parte delle associazioni no profit, per impedire alla PFOX di distribuire i propri. È come quando negli anni ’50 vennero chiuse le piscine pubbliche pur di impedirvi l’accesso agli afro americani. Evidentemente nella razionalità e nella coerenza delle scelte di chi milita per la libertà di genere c’è qualche cosa che non va. Francesca Romana Poleggi


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Una battaglia vinta, perché la Vita ha già vinto. Padre Frank Pavone è il direttore nazionale di Priests for Life (Sacerdoti per la vita), è l’assistente spirituale della Rachel’s Vineyard (Vigna di Rachele), è coordinatore del National Pro Life Religious Council ed è direttore pastorale di Silent No More – Awareness Campaign.

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everendo Padre, sembra che vi sia un cambiamento di attitudine verso l’aborto negli USA e che i sostenitori della vita siano in maggioranza. È vero?

di aborto, che per legge è possibile spesso fino a nove mesi: questo non ha mai ottenuto il sostegno della maggioranza della popolazione. È questo il risultato degli sforzi dei movimenti per la vita? Quali strategie sono state applicate?

È vero, ed è dimostrato da sondaggi. Talvolta si sente dire che secondo i sondaggi la maggior parte degli Americani sono pro In realtà, come ho sempre detto, choice: quest’affermazione è l’aborto si auto distrugge: più la falsa. Nel corso di questi 3 de- realtà dell’aborto viene rivelata, cenni di aborto legale, l’opinione più la gente vede la devastaziopubblica statunitense è rimasta ne che l’aborto provoca nella abbastanza costante. Come con- vita di coloro che lo subiscono fermato dalla General Social Sur- e tanto meno sostegno l’aborvey (GSS; Davis e Smith 2010), to riceve. Il mito del pro choice circa un quinto della popolazione può durare solo per un periodo è contraria all’aborto in ogni cir- limitato. Il cambiamento è anche costanza, un altro quinto pensa dovuto ai giovani che si rendono che l’aborto debba essere legale conto di essere dei sopravvisin tutte le circostanze. La maggior suti all’aborto, perché la legge parte del restante 60 per cento non li proteggeva, né riconosceva dice che l’aborto debba essere la loro personalità giuridica. I giolegale solo in caso di stupro, ince- vani sono quindi oggi più motivati sto o pericolo per la vita della ma- che mai a essere a favore della dre; una percentuale leggermente vita. Anche il ruolo dei movimenti inferiore ritiene che debba essere per la vita in tutto questo è fondalegale solo per salvare la madre. mentale. Con l’associazione SiPoi vi sono quelli che ritengono che dovrebbe essere legale per qualsiasi motivo, ma mai dopo i primi tre mesi di gravidanza… Secondo il Guttmacher Institute, gli aborti nei casi di stupro o incesto sono circa l’1% del totale. Bisogna anche precisare che gran parte dei medici sostiene che l’aborto non è mai necessario per salvare la vita di una madre. La conclusione, comunque, è che quasi l’80% Padre Frank Pavone tra le donne che si rammadegli americani si oppone ricano per il loro aborto, durante una manifestaall’attuale politica in materia zione pro life.

lent No More (www.SilentNoMore. com), attraverso le testimonianze di chi è stato coinvolto nella tragica esperienza, mostriamo al pubblico che l’aborto non è la soluzione che si suppone che sia. SNM è un progetto congiunto di Priests for Life e Anglicani per la vita che, in tutto il Nord America e in diversi altri paesi del mondo, offre a chi ha abortito l’opportunità di condividere le proprie esperienze, e promuove la guarigione dalle conseguenze dell’aborto, non solo per il bene di coloro che ne sono stati coinvolti, ma anche come impegno strategico. Più una persona è guarita da un aborto passato, meno è probabile che ne faccia in futuro e più sarà disposta a combattere l’aborto. Dobbiamo seguire l’invito di San Paolo (Ef. 5,11): “Non avere a che fare con le opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto, denunciale”, e quindi mostriamo l’orrore dell’aborto, anche attraverso immagini delle vittime. Questa è una delle strategie più efficaci e anche quella più coerente per sradicare ogni ingiustizia sociale (vedere il nostro sito www.Unborn.info). Molti Stati hanno approvato leggi che limitano l’aborto. Vi sono Stati che vietano l’aborto prima di 20 settimane di gravidanza? La maggior parte degli stati in USA hanno applicato delle restrizioni all’aborto. Sempre più Stati ora proibiscono l’aborto a nascita parziale [che comporta l’uccisione del bam-


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13 bino nel momento in cui sta per essere partorito, N.d.R.], e dieci Stati hanno promulgato il Pain Capable Unborn Child Protection Act (Legge per la protezione dei bambini non nati capaci di sentire dolore) che vieta l’aborto dopo le 20 settimane. Due hanno approvato leggi per vietare l’aborto prima delle 20 settimane: il North Dakota (divieto dopo le 6 settimane) e l’Arkansas (divieto dopo le 12 settimane), ma in tutti e due gli Stati è ancora in atto una serrata battaglia legale.

verno federale o di singoli stati per promuovere la famiglia naturale?

C’è qualche speranza di un referendum negli Stati Uniti per abrogare la legge federale pro aborto?

I grandi media sembrano essere pro choice. Perché?

Credo che né i pro choice, né i pro life siano favorevoli a tale referendum. Per una serie di ragioni, non ultima delle quali è l’enormità dello sforzo che richiederebbe. I gruppi pro vita usano le proprie risorse in battaglie legislative nei propri Stati, mentre i sostenitori dell’aborto cercano e usano i giudici per abbattere le leggi per la vita. L’aborto rappresenta non solo un crimine contro Dio, ma sembra anche essere molto dannoso per l’economia e lo sviluppo demografico della nazione… Non vi è dubbio che la perdita di circa 55 milioni di vite ha conseguenze demografiche ed economiche. Il fenomeno, naturalmente, interessa principalmente il sistema di sicurezza sociale e rende più difficile la cura degli anziani. Questo, a sua volta, porta (e sta già portando) a legalizzare l’eutanasia. Diversi studiosi hanno specificamente denunciato l’impatto dell’aborto sull’economia e anche sulla sicurezza nazionale. La tutela della famiglia naturale è il fondamento di ogni società umana. Ci sono misure o leggi del go-

Fortunatamente sì, esistono a livello sia statale sia federale delle normative volte a migliorare le condizioni delle famiglie, ma rimangono delle lacune. D’importanza fondamentale, naturalmente, sono state le battaglie per difendere il matrimonio come unione di un uomo e una donna. E con poche eccezioni, gli elettori negli Stati Uniti sostengono la famiglia naturale.

Michael Medved è un autore che ha affrontato quest’argomento ampiamente, e la polarizzazione pro choice di coloro che lavorano nei media è stata ben documentata. Sembra che ci sia un notevole “distacco” culturale e sociale, in base al quale i media hanno poca o nessuna significativa interazione con i sostenitori della vita. Negli USA, inoltre, queste élite dei media sono politicamente legate al Partito Democratico, il che, a livello nazionale, significa fedeltà all’aborto senza restrizioni. Dalla mia esperienza personale e professionale, però, direi che vi è un miglioramento negli ultimi anni poiché i più giovani diventano giornalisti e questi giovani sono più aperti al messaggio pro vita, per i motivi già spiegati. In Italia, il Parlamento sta per approvare una legge che reprime «l’omofobia e la transfobia» che porterà presto a matrimoni e adozioni gay. Qual è la situazione negli Stati Uniti? Moralmente e filosoficamente, vi è una differenza di età da considerare. I più giovani sono contro l’aborto più che mai, ma hanno più difficoltà a percepire cosa è sbagliato nel matrimonio e nell’adozione gay. Molto ha a che fare

con il fatto che conoscono personalmente molti gay e non sono perciò inclini a «negare» loro un «diritto». I tribunali e alcune recenti battaglie legislative sono andate nella direzione sbagliata ed esistono “vantaggi culturali” attribuiti alle lobby gay; però in America ci sono molti motivi di speranza su questo tema. Abbiamo avuto numerose vittorie e siamo solo all’inizio di questa battaglia in cui dobbiamo presentare argomenti chiari e convincenti che spieghino perché i matrimoni gay e le adozioni gay sono una cattiva idea. Cosa pensa di psichiatri come Van Gijseghem e Milton Diamond che pensano che la pedofilia sia solo un altro orientamento sessuale? Non è affatto sorprendente che qualcuno possa considerare la pedofilia solo un altro “orientamento sessuale”. Qualunque siano le argomentazioni scientifiche o mediche di questi psichiatri, che altri nella professione senza dubbio sono in grado di confutare, è una progressione filosofica e culturale naturale: una volta che una società si disconnette dal fondamento che il matrimonio è tra un uomo e una donna - perché è uno solo l’orientamento naturale per la sessualità umana - poi tutto è possibile. Inoltre, un argomento medico non ha rilevanza morale. Anche se si potesse pensare alla pedofilia come “orientamento”, ciò non fornirebbe alcuna base per la rivendicazione del “diritto”, né servirebbe a giustificare tale attività. Nella sua vita lei è sempre stato coraggioso e chiaro contro l’aborto. Cosa pensa dei molti cattolici che hanno accettato compromesso dopo compromesso e hanno rinunciato a proclamare la Verità? Molti sono deboli e accettano compromessi perché sono in conflitto con se stessi e tendono


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14 a pensare che il problema sia quello di bilanciare il bene del nascituro con il “bene” della madre. Sanno che l’aborto è un male per i bambini, ma pensano erroneamente che sia in qualche modo un bene per le madri. Inoltre ci sono tante persone che non si schierano contro perché vengono feriti da esso e quindi non vogliono parlarne, non vogliono neanche sentire la parola “aborto”, per non rinnovarne il dolore. Vi è un numero ancora maggiore di persone, inoltre, per cui rendersi conto che l’imparare di più su un problema comporta un certo rischio, e allora non vogliono saperne. Molti sanno che l’aborto è male, ma si rendono conto che se guardano troppo direttamente al problema, non saranno in grado di vivere in pace con se stessi se non iniziano a fare qualcosa per fermarlo. Molti ancora sanno che se s’impegnano nella buona battaglia, dovranno pagare un prezzo. Possono perdere amici, essere emarginati, e quindi non vogliono fare il sacrificio necessario per affrontare l’ingiustizia. O, più semplicemente, non vogliono diventare un “nemico” per la propria sorella, cugina, figlia, nipote, zia, madre o amica che ha avuto un aborto. Troppe persone pensano che opporsi all’aborto significhi opporsi a chi ha abortito... E così la soluzione è ignorare completamente il problema. Si evita un dolore. Questo è il motivo per cui si arrabbiano quando si solleva il tema dell’aborto. Cercavano di ignorarlo e qualcuno l’ha portato in superficie. Ci sono altri pensieri che desidera condividere con i nostri lettori? Stiamo vincendo, e abbiamo bisogno di essere convinti di questo. Incredibilmente, è nei decenni durante i quali la scienza ci ha insegnato moltissimo sulla vita

prenatale, che abbiamo assistito all’abbandono della tutela giuridica del nascituro. Ma ora è in atto una presa di coscienza. La scienza medica chiama il concepito “il nuovissimo paziente», la terapia fetale e la chirurgia prenatale continuano a fare passi da gigante, le indagini diagnostiche sono sempre più sofisticate, si studia anche la psicologia prenatale. Negli Stati Uniti, per esempio, la legge federale ora protegge i bambini nati vivi, in qualsiasi caso, anche a seguito di un aborto fallito; vieta la crudele procedura di “aborto a nascita parziale”, e riconosce i bambini non ancora nati come vittime, se sono uccisi nel corso di una rapina o di altro reato. Così ci troviamo di fronte a una curiosa contraddizione: se una donna che si sta recando in una clinica per abortire viene investita da un’auto e il bambino muore a causa dell’incidente, il conducente può essere condannato per la morte di quello stesso bambino che stava per essere legalmente ucciso mediante l’aborto. Inoltre, per ironia della sorte, molti di quelli che hanno sostenuto l’aborto sono ora convertiti e pentiti. Una marea di esperienze personali testimoniano che l’aborto non ha risolto un problema, ma ne ha creati di nuovi, che l’aborto non è frutto di una libertà di scelta, ma piuttosto della sensazione di non avere alcuna scelta; che l’aborto non ha aiutato, ma ha fatto solo male. Le madri e i padri dei bambini abortiti ora sono organizzati e parlano più forte e chiaro. Ho il privilegio

di servire come direttore pastorale di Silent no More che dà l’opportunità di guarigione dalla ferita profonda che l’aborto procura; ma è anche un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica sul male che l’aborto fa alle donne. Le testimonianze sono condivise in incontri pubblici e anche in programmi televisivi, radiofonici, e su internet. Chi si rammarica per un aborto, ma non se la sente di parlarne pubblicamente, può comunque registrarsi anonimamente e partecipare ugualmente alla Campagna, sul sito www. IRegretMyAbortion.com. Grazie a Silent No More, anche la Corte Suprema ha cominciato a riconoscere il danno psico – fisico causato alle donne dall’aborto: la sentenza sul “Caso Gonzalez” è per noi una svolta epica. Insomma, abbiamo molti motivi per avere fiducia. Ma alla fine, stiamo vincendo perché abbiamo già vinto! Vi è uno tra noi che detiene le chiavi della morte e dell’inferno. Gesù Cristo è risorto dai morti! Con la risurrezione ha distrutto la morte. Grazie alla risurrezione di Cristo, la morte non ha più l’ultima parola nella storia umana. Questo significa che anche il potere dell’aborto - che prende più vite di ogni altra cosa - è stato sconfitto. I movimenti per la vita, quindi, non lavorano “per la vittoria”, ma lavorano “dalla vittoria”! La vittoria è il nostro punto di partenza. Noi proclamiamo con gioia al mondo che Cristo è risorto, e per questo motivo, dobbiamo scegliere la vita. Il lavoro è intenso e gli ostacoli molti. Ma noi non indietreggiamo davanti alla cultura della morte. Piuttosto, l’affrontiamo con fiducia vittoriosa e dichiariamo: “Vattene! Non hai posto qui! Nessuna autorità per minacciare la famiglia umana! Il tuo potere è stato sconfitto e Cristo regna sovrano!” Andrea Giovanazzi


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L’avvocatessa americana delle bambine cinesi Tra le tante organizzazioni pro life vive e vivificanti in America, vogliamo ricordare la WRWF, fondata da una donna coraggiosa e battagliera: Reggie Littlejohn. Pochi sanno che in Cina le donne sono sottoposte a sterilizzazioni e aborti forzati, multe e arresti se restano incinte (anche del primo figlio) senza il permesso del Governo.

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eggie Littlejohn, avvocato e madre statunitense, si è occupata per circa otto anni di diritto fiscale e commerciale. In quel periodo ha rappresentato alcuni rifugiati cinesi nella loro richiesta di asilo politico negli Stati Uniti. La prima è stata una donna perseguitata perché cristiana e sterilizzata con la forza perché aveva già avuto due figli. Così la Littlejohn è venuta a conoscenza della crudele politica del figlio unico, che, in circa trent’anni di applicazione, è costata la vita a diverse centinaia di milioni di bambini, e decine di milioni di madri (quasi il 60% dei suicidi femminili del mondo avvengono in Cina) e ha creato problemi sociali ed economici ingentissimi, che di tanto in tanto le stesse autorità cinesi riconoscono. Da ultimo è, infatti, girata la notizia che “la Cina ammorbidirà o abolirà la politica del figlio unico”: è una menzogna a scopo di propaganda che i nostri media, ossequiosi verso Pechino e i suoi fruscianti denari, hanno molto volentieri amplificato. La Littlejohn non ha saputo restare inerte di fronte alla strage degli

innocenti che si è consumata e si continua a consumare davanti agli occhi indifferenti dell’Occidente e dell’ONU (anzi è l’UNFPA, un’agenzia ONU, che ha contribuito a fornire al Partito Comunista Cinese il know how per il controllo della “salute riproduttiva” delle donne cinesi). Dopo una crisi esistenziale, una conversione dall’agnosticismo al Cristianesimo praticato, e una grave e lunga malattia, nel 2008 Reggie ha fondato Women’s Rights Without Frontiers, una onlus che si batte in Occidente per sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi sulla situazione delle donne e dei bambini non solo cinesi, e in Cina lavora per aiutare i perseguitati e salvare qualche vita. Una delle conseguenze della pianificazione familiare cinese è il problema dello squilibrio fra i sessi: nascono circa 130 maschietti ogni 100 femminucce e oggi ci sono 40 milioni di uomini in più rispetto alle donne. Questo destabilizza la società, per esempio alimentando la tratta degli esseri umani e la schiavitù. Ciò avviene principalmente perché nella cultura secolare dell’Oriente l’onore della famiglia si trasmette attraverso i discendenti maschi. Quindi, dovendo limitare per legge il numero dei figli, si tende a eliminare le femmine. Per salvare le bambine orientali dallo sterminio, WRWF ha realizzato, insieme ad altre organizzazioni no profit, il film – documentario “It’s a girl”, che è facilmente reperibile

via internet all’indirizzo www.itsagirlmovie.com. Inoltre la Littlejohn ha lanciato la campagna Save a girl, una rete sotterranea di attivisti che lavorano sul campo (in Cina rischiano la libertà e la vita) e cercano di identificare le donne che hanno deciso di abortire se il figlio che portano in grembo è femmina, o che hanno già avuto una bimba e hanno deciso di abbandonarla. Offrono a queste madri uno stipendio mensile per un anno con il quale crescere la bambina e nel 90% dei casi le donne decidono di tenersi le loro figlie. Nella sua instancabile attività la Littlejohn ha testimoniato sei volte davanti al Congresso degli Stati Uniti, tre volte al Parlamento Europeo, e in diverse occasioni ha presentato le sue istanze ai parlamenti britannici, irlandesi e canadesi. Nel gennaio di due anni fa si è conclusa felicemente la sua strenua battaglia per la liberazione di Chen Guang Cheng, il noto avvocato cieco perseguitato dal regime proprio per la sua attività a favore delle donne vittime della politica demografica cinese. Alba Mustela

Reggie Littlejohn


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Giocare con la morte Il trauma post aborto non colpisce solo madri e padri, ma anche il personale sanitario coinvolto nella soppressione della vita innocente. Dagli Stati Uniti giungono testimonianze agghiaccianti del cinismo disperato che costoro sono costretti a ostentare per non impazzire.

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all’America giungono notizie a dir poco sconcertanti che riguardano coloro che quotidianamente hanno a che fare sia con i corpi di bambini abortiti, sia con il dolore e l’angoscia delle madri sconvolte. A volte le persone impiegate nelle strutture abortiste vengono sopraffatte dallo stress per il loro lavoro disumano. Per combattere e superare tale stress la loro mente deve, dunque, capovolgere la realtà cercando nel loro compito qualcosa di positivo, un gioco, uno scherzo. È l’unico modo per non impazzire - e alcuni di loro lo fanno. La psicologa Rachel MacNair ha scritto un libro, Perpetration-Induced Traumatic Stress: The Psychological Consequences of Killing, dedicato alle conseguenze psicologiche traumatiche dell’atto di uccidere. In esso mette in evidenza i traumi e gli shock affrontati dai soldati in tempo di guerra, che sono molto simili a quelli che colpiscono i lavoratori e i medici di cliniche abortiste che uccidono bambini in maniera continua e regolare, sottolineando che è stato ampiamente dimostrato come

sia gli uni che gli altri, traumatizzati da tali atroci esperienze, siano poi vittime dell’alcolismo, della depressione suicida e di altri gravi problemi psicologici. Un’impiegata di una clinica abortista ha riferito alla MacNair un episodio impressionante del quale è stata triste testimone: «La cosa che più mi è rimasta impressa, che veramente mi ha sconvolto di più, è quella volta in cui lui [il medico] dopo aver eseguito un aborto, ha avvolto il feto all’interno di una carta blu. Lo ha infilato all’interno di un guanto chirurgico e ha messo un altro guanto su di esso. E mentre era in piedi nel corridoio, parlando con me e due dei suoi assistenti ha iniziato a tirare il feto per aria per riprenderlo in mano. Come se fosse una palla di gomma. Di fronte al mio sguardo sconcertato la sua risposta è stata: “Nessuno sa di che cosa si tratta”». Da parte sua, Abby Johnson, un tempo impiegata di Planned Parenthood come direttrice di cliniche abortiste, ha invece raccontato come i lavoratori di queste strutture di morte chiamassero il freezer che conteneva i corpi dei bambini abortiti “il vivaio”. Intanto, pochi mesi fa, Planned Parenthood ha festeggiato il suo 97° compleanno: per l’occasione è stata pubblicata un’immagine celebrativa dell’anniversario raffigurante una cupcake farcita di panna con una candelina accesa. L’ American Life League non ha perso tempo e ha messo subito in circolazione sui social network una contro-immagine listata a lutto, con una candela spenta, sormontata dalla seguente scritta: «Planned Parenthood festeggia il suo 97° compleanno. Ma i 6.300.000 bambini abortiti nelle sue strutture non ne festeggeranno nemmeno uno».

PP, come potete leggere più dettagliatamente nella pagina seguente, promuove progetti in ambito eugenetico con l’obiettivo di eliminare determinate categorie di persone definite “inadatte” o “mentalmente deboli”, è inoltre il più grande promotore nazionale di educazione/ sperimentazione sessuale attraverso un’estesa e martellante campagna mediatica. Essa utilizza milioni di dollari dei contribuenti americani per creare libri, video, e campagne che promuovono la sperimentazione sessuale. Ma il business principale di PP è l’aborto: ne è il principale promotore nonché esecutore sul territorio degli Stati Uniti. Abbiamo già dato voce, sulle pagine di questa rivista e sul sito Prolifenews.it, alle innumerevoli denunce ricevute dalle cliniche affiliate a PP a causa della scarsa qualità dei servizi medici offerti: i livelli di igiene e professionalità del personale sono bene al di sotto degli standard richiesti, al fine di mantenere basse le spese dell’organizzazione: la bassa qualità si traduce poi in centinaia di denunce e in centinaia di donne morte di aborto “sicuro e legale”. Anche questo prima o poi fa impazzire gli impiegati di PP. Rodolfo de Mattei


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Un aborto ogni 95 secondi

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Pochi conoscono la verità su Planned Parenthood, l’organizzazione internazionale che si presenta per la tutela della salute delle donne, ma che in realtà è portatrice di interessi ben diversi.

a “cultura di morte”, negli USA, è sicuramente incarnata dalla Planned Parenthood Federation of America, fondata nel 1916 da Margaret Sanger. In quasi cento anni di attività PP è divenuta un ente con un giro di affari miliardario: ha creato una fitta rete di cliniche abortiste in tutti gli USA e ha esteso i suoi tentacoli nel resto del mondo, attraverso la International Planned Parenthood Federation, anche grazie al sostegno che riceve dall’ONU e dalle sue agenzie “umanitarie”. Infatti, PP si vanta di offrire servizi “a tutela della salute sessuale e riproduttiva delle donne”. È quindi molto politically correct e liberal sostenere PP (come fanno i più ricchi d’America tipo i Rotschild e i Gates), ed è da trogloditi criticarla. Gli oppositori dei “diritti sessuali e riproduttivi” sono marchiati come “anti choice” che si oppongono a “un mondo dove donne, uomini e giovani devono avere accesso alle informazioni e ai servizi di cui hanno bisogno; un mondo in cui la sessualità è riconosciuta come aspetto naturale e prezioso della vita e come un diritto umano fondamentale; un mondo in cui

Il business principale di Planned Parenthood è l’aborto: 1 ogni 95 secondi, 37 ogni ora, 900 al giorno, 330.000 all’anno .

le scelte sono pienamente rispettate e dove non c’è posto per lo stigma e la discriminazione”. Commovente, vero? Chi non condivide è tacciato di integralismo religioso, maschilismo, conservatorismo, atteggiamenti autoritari. Dai rapporti di PP risultano anche i miliardi di dollari che riceve dallo Stato federale (si calcola più di un milione di dollari al giorno dalle tasche dei contribuenti) e dalle donazioni di enti e privati. L’aborto costituisce il 92% dei servizi legati alla gravidanza; le diagnosi prenatali e le referenze per le adozioni meno dell’8%. Il tutto con la benedizione di Obama, per il quale, d’altronde, PP ha speso 12 milioni di dollari in propaganda elettorale. Oltre ai soliti slogan sulla libertà della donna, Obama ha insistito sui milioni di donne che si rivolgerebbero a PP per la mammografia. Il dettaglio piuttosto rilevante è che le indagini hanno verificato che non c’è nessuna clinica PP negli USA in grado di eseguire lo screening al seno. Naturalmente, PP fa tutto il possibile per mascherare il business

reale, quello dell’aborto, silenziato nelle pubblicità. Nei suoi spot pubblicitari, con attrici accattivanti come Scarlett Johansson e Eva Longoria, si menziona, infatti, solo il vago concetto di salute della donna e di libera scelta. L’associazione Students for Life of America ha constatato che almeno il 60% degli studenti di college ignora che PP pratichi gli aborti. Gli ultrasuoni vengono detti “invasivi”: non hanno interesse a far vedere le ecografie alle gestanti, perché poi potrebbero non voler più abortire. Inviando attiviste con telecamera nascosta che hanno finto di voler abortire, l’associazione Live Action ha scoperto che PP pratica l’aborto a richiesta. I filmati, tutti disponibili in rete, mostrano come effettivamente PP promuova l’aborto in ogni caso e con qualunque motivazione, per quanto razzista (per lo “sterminio dei negri”), sessista o superficiale. Il team ha scoperto anche molti casi in cui PP ha permesso di abortire a minorenni senza il consenso dei genitori; casi in cui ha coperto lo sfruttamento di prostituzione minorile, gli stupri, o le violenze pedofile fuori e dentro le mura domestiche; casi in cui medici e consulenti hanno dato informazioni false per convincere le donne ad abortire. In più occasioni, inoltre, PP si è schierata a favore dell’infanticidio, contro le leggi che obbligano i medici a curare e assistere i bambini sopravvissuti agli aborti tardivi. Umberto La Morgia


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Scienza e morale

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La neve nera È l’educazione, secondo sir Bertrand Russell, il moderno mezzo di propaganda fondamentale per forgiare il nuovo mondo in cui i bambini cresceranno convinti che la neve sia nera.

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el 1951 Sir Bertrand Russell, con il suo The Impact of Science on Society (L’impatto della scienza sulla società), intendeva dare il suo contributo alla novella torre di Babele che l’umanità si apprestava a costruire mediante un’ardita operazione d’ingegneria sociale. Dato che per la nuova titanica impresa non era possibile usufruire della scienza classica, che non perdona gli errori e non si piega alle ideologie, era necessario ricorrere a una “scienza addomesticata” e decisamente più malleabile come la psicologia. “Credo che la psicologia di massa sarà la cosa più importante… ingigantita anche attraverso i moderni mezzi della propaganda. Di cui il più efficace è l’educazione. La religione gioca un ruolo, ma decrescente; la stampa, il cinema, la radio avranno invece una parte sempre più importante… Gli psicologi sociali del futuro avranno classi di bambini su cui sperimenteranno vari metodi per produrre in loro l’incrollabile convincimento che la neve

sia nera. Primo: bisogna ricordare che l’influenza di casa (della famiglia) è di ostacolo (al progresso N.d.R.). Secondo, si può far poco se l’indottrinamento non inizia prima dei dieci anni. Terzo, i versi in musica siano intonati ed efficaci. Quarto, l’idea che la neve sia bianca deve essere conservata, ma guardata come una sorta di bizzarra eccentricità. È compito degli scienziati del futuro rendere precise queste massime e scoprire quanto costa insegnare ai bambini che la neve è nera, oppure quanto meno costerebbe insegnare loro che il suo colore è grigio scuro”. Sembrava uno stravagante progetto forgiato da una mente incline all’euforia maniacale ed eccoci invece a confrontarci, con crescente preoccupazione, con il tentativo in atto nelle scuole di convincere i bambini di tutto il mondo, secondo i nuovi comandamenti provenienti dalle Nazioni Unite, che devono essere avviati alle gioie del sesso il più precocemente possibile: “Sex by eight, or it is too late” (il sesso a otto anni o è troppo tardi), affermano i più illuminati. Perché? Perché i bambini, così educati, impareranno a incanalare le loro pulsioni aggressive in una direzione positiva e faranno l’amore invece che la guerra, secondo la ricetta messa a punto da Sigmund Freud nel libello “Warum Krieg?” (Perché la guerra), scritto insieme con Albert

La sessualizzazione dei bambini è solo un aspetto dell’ideologia del gender, che intende eliminare tutti i vincoli posti da madre natura nell’ambito dei rapporti tra gli esseri umani e il creato.

Einstein e pubblicato nell’estate del 1932. A nessuno venisse in mente l’idea di trovarsi alla presenza di adulti senza scrupoli che, dopo aver sperimentato tutto, sentono l’urgenza di avviare bambini innocenti verso il cammino della corruzione del corpo e della mente: tutto è stato studiato per la pace e il bene dell’umanità… Appunto la neve è nera, o forse grigio scuro. La sessualizzazione dei bambini è solo un aspetto dell’ideologia del gender, che intende eliminare tutti i vincoli posti da madre natura nell’ambito dei rapporti tra gli esseri umani e il creato. Per realizzare il Nuovo Mondo è necessario cancellare tutti i dualismi antiquati: maschio/femmina, omosessuale/ eterosessuale, naturale/innaturale, morale/immorale. Solo così sarà possibile vedere il trionfo della modernità e del progresso. Un’utopia forsennata destinata, come tutte le utopie, a infrangersi sugli scogli della realtà, ma che sarà pagata a caro prezzo da tutti quanti. Dina Nerozzi


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Scienza e morale

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Origami

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La felpa della “Manif” multata, Guido Barilla “rieducato”, una società costretta a cambiare il logo di una sua campagna pubblicitaria: il totalitarismo avanza.

l nuovo totalitarismo procede, un successo dopo l’altro. Io però proporrei umilmente che oltre alla sacrosanta indignazione potessimo accedere a un atteggiamento più chestertoniano, anche rabelaisiano e alla Molière, in questa che certo è una guerra o anche la guerra: “La felpa multata”, per esempio, è un titolo perfetto per una pièce umoristica. Poi c’è stata la rieducazione immediata del povero Barilla che dalla sera alla mattina si è visto trasformato in dirigente aziendale pro gay: qui si tratta di “rieducazione politica” proprio alla maniera di Mao. Insomma, siamo circondati da gayardi e gayambuli, per dirla alla Rabealais. La situazione è tragica, ma non seria e l’essere cristiani ci dovrebbe dare comunque un certo distacco. Il nuovo totalitarismo è linguistico-etico-giuridico e infine politico, ma siccome è anche mediatico, richiede forme di lotta diverse rispetto ai totalitarismi noti. Questo è peggio perché soft: se alla censura di tipo sovietico o nazista si poteva in qualche modo sfuggire, sembra che la censura mediatica – anonima – sia molto più difficile da aggirare. E veniamo alla terza storia, an-

Alla censura di tipo sovietico o nazista si poteva in qualche modo sfuggire, ma la censura mediatica – anonima – è molto più difficile da aggirare.

che questa francese. Parliamo di origami. La Société Générale, che è una società d’assicurazioni, ha usato come logo per una sua campagna pubblicitaria un origami tenuto tra due mani, con la sagoma di papà, mamma, e due bambini; ma somigliava troppo al logo della Manif pour Tous e quindi è entrato nel mirino delle guardie rosse dell’ultima rivoluzione culturale, quella che, semplicemente, vuole buttare all’aria le strutture della parentela. La Société Générale ha dovuto cambiare il logo! L’ultima rivoluzione culturale, quella cominciata nel ‘68, è più radicale delle precedenti anche se meno evidente, perché si tratta di una rivoluzione antropologica. Del Noce diceva “rivoluzione surrealista”, esplicitamente teorizzata da Breton. Si tratta del fatto che, arrivati alla rivoluzione antropologica, cioè a buttare sottosopra la condizione di possibilità delle società umane fino a oggi, a liquidare l’interdetto dell’incesto e tutto quel che segue, siamo arrivati al punto. Anche senza essere tradizionalisti, bisogna dare atto a Plinio Correa de Oliveira di aver visto giusto per la sequenza: rivoluzione religiosa, rivoluzione politica, rivoluzione economica, rivoluzione antropologica. Noi ci troviamo esattamente al punto messo in scena dalla tragedia greca: la sovversione di ciò che dà luogo alle società umane. Noi viviamo ciò che la tragedia greca mise in scena. Ma

Il logo pubblicitario censurato.

se Edipo uccide il padre e sposa la madre senza saperlo, noi siamo di fronte alla possibilità di sovvertire qualsiasi legame parentale per via tecnologica. Qui non c’è nessuna esagerazione, perché il figlio di una coppia omosessuale avrà inevitabilmente almeno tre genitori. Ciò a cui gli antichi non avevano neanche pensato – il matrimonio omosessuale – a noi sembra possibile grazie alla tecnica. Si intravede l’obiettivo: gli animali non vivono benissimo senza sapere chi è madre, padre, figlio, fratello? Così noi finalmente usciremo dalla storia e dalle sue genealogie per tornare al mondo animale, per via tecnologica. È puramente e semplicemente il suicidio della ragione. Qui abbiamo a che fare con la stupidità armata di tecnica, una “stupidità intelligente”, come diceva Musil. Ma il punto è che, per quanto dura e strana e difficile sia la guerra, non dobbiamo lasciarci rubare l’amore e il buonumore, come diceva Benedetto XVI. Come sta scritto: “Non prevarranno”, grazie a Cristo. Rodolfo Granafei


Famiglia ed Economia

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Quando la violenza dell’aborto è doppia Continua la collaborazione con Notizie Pro Vita della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi. L’opera di sensibilizzazione che stanno facendo sull’istigazione all’aborto ci aiuti a riflettere su quanto sia falso, ingiusto, discriminatorio e complice, considerare l’aborto un “diritto di scelta”.

L

a storia di Fati, che trovate nella pagina a fianco, è una storia estremamente dolorosa. Leggendola verrebbe da sperare che non sia vera, che sia solo un racconto, verrebbe da dire: “Ma com’è possibile che succedano fatti del genere?”. Purtroppo è reale, e lo posso garantire io per primo che, in alcuni passaggi, ne sono stato un testimone diretto. E non è neppure l’unica, ma è una delle tante che noi della Comunità Papa Giovanni XXIII, attraverso il servizio “Maternità difficile e vita”, ci siamo sentiti raccontare in questi anni dalle donne incinte che abbiamo incontrato; storie che ci aiutano a squarciare il velo su una grande violenza della nostra società: l’istigazione all’aborto.

L’aborto è un’enorme violenza, perché spegne una vita umana innocente. Ma quando dietro all’aborto c’è un’istigazione, la violenza è duplice.

La nostra Comunità ha come suo specifico, tra gli altri, di dare voce a chi non ha voce e di rimuovere le cause di violenze a emarginazioni. Per questo da alcuni anni abbiamo iniziato a dar voce a mamme come Fati. E a impegnarci perché fatti del genere non avvengano più.

Per questo dal mese scorso, e per alcuni mesi, trovate su questa rivista alcune testimonianze, diverse nei fatti accaduti, accomunate dall’odio verso quell’esserino così minuscolo e però contemporaneamente così ingombrante, al punto che tanti lo vogliono morto. L’aborto è un’enorme violenza, perché spegne una vita umana innocente. Ma quando dietro all’aborto c’è un’istigazione, la violenza è duplice. Nella maggior parte dei casi le spinte nascono nell’ambiente familiare, dal partner o dalla famiglia di origine. Le storie di Liljana (pubblicata nel numero scorso) e di Fati ci aiutano a comprendere meglio le pressioni del partner (compagno, marito, amante...), a capire quale livello di violenza fisica e di umiliazione possono causare. Altre volte le istigazioni sono meno appariscenti, ma non meno efficaci. In questi anni abbiamo incontrato uomini che accompagnavano le donne a forza in ospedale controllandole fino ad aborto avvenuto. Che le ricattavano: “Se non abortisci ti lascio”, “ti mando fuori casa”, “non ti do più i soldi”, “decidi tu, ma se tieni il bambino, sarà solo tuo, io non ti aiuterò”. In questi casi chi è il primo responsabile di quell’aborto? Alcuni casi finiscono sulle pagine di cronaca dei quotidiani, specie

Don Oreste Benzi

se si concludono con un “femminicidio”. A gennaio 2012 un ex manager della Deutsche Bank fece rapire l’amante che non voleva saperne di abortire. Nel 2006 Jennifer Zacconi, 21enne di Olmo di Martellago (VE), fu sepolta viva al nono mese di gravidanza; si era rifiutata di abortire, ma lui non voleva quel bimbo che avrebbe portato alla luce la loro relazione extraconiugale. Questa è una società in cui spesso gli uomini hanno eclissato il senso paterno, al punto che non riconoscono più i loro figli e anzi sono i primi a chiedere che siano messi a morte. L’incitamento all’aborto deve finire. Ma sono ancora poche le storie che vengono alla luce. È possibile che anche voi ne conosciate qualcuna. Vi chiediamo di scriverla, e di farcela avere tramite la Redazione di Notizie Pro Vita. Meglio ancora se fosse raccontata da chi l’ha vissuta sulla propria pelle: è un modo per dare un senso a quanto vissuto ed elaborare il lutto.


Famiglia ed Economia

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La “scelta” di Fati: un dolore vero, una violenza e una coercizione nascosta. Mi chiamo Fati Alhassan, ho 35 anni e sono originaria del Ghana. Provengo da una famiglia numerosa, siamo in 10 fratelli, e il mio sogno era quello di avere molti bambini. Ma mio marito non mi ha mai sostenuto, anzi mi ha ostacolato, e dopo il primo figlio, nelle gravidanze successive ha sempre cercato di farmi abortire. Nel 2003, appena arrivata in Italia, sono rimasta incinta di mia figlia Hibba. Appena l’ho saputo, mio marito mi ha detto di andare ad abortire perché io ero venuta in Italia per lavorare. Io ho iniziato a piangere, gli ho detto che nella mia famiglia anche se con molti figli nessuno mai aveva abortito; inoltre la religione islamica dice che l’aborto non è una cosa giusta. Visto che non volevo abortire, ha iniziato a picchiarmi, è andato avanti per 8 mesi a picchiarmi, anche con pugni e calci, una volta sono arrivata a vomitare sangue per le botte ricevute. Mi ha insultato, ha detto che ero una porca, a un certo punto non ce l’ho più fatta a dormire con lui, ho preso un materasso e sono andata a dormire in cucina. Quando poi Hibba è nata, però, lui si è calmato, anzi ha voluto fare una festa. Dopo la nostra vita è ripresa regolarmente. Ma nel 2006 sono rimasta nuovamente

“Un figlio in Italia è troppo caro: la più bella cosa che puoi fare è andare ad abortire!”

incinta, e lui mi ha detto: “Un figlio in Italia è troppo caro, noi ne abbiamo già due: la più bella cosa che puoi fare è andare ad abortire!”. Poi per una settimana non mi ha più rivolto la parola. Io allora ho pensato che lui era mio marito, che col suo stipendio pagava l’affitto e mi dava da mangiare... e così mi sono convinta e mi sono fatta fare il certificato al Consultorio. Ma continuavo a essere convinta che non fosse giusto. Mi sono rivolta alla Comunità Papa Giovanni XXIII, loro sono venuti a casa mia. Mio marito mi ha detto: “Questa associazione non è sincera, ti promettono aiuti perché tu non vada ad abortire ma poi non ti aiutano!”. Però ho scelto di continuare. E in effetti per diversi anni loro mi hanno dato un aiuto tutti i mesi. Ma mio marito non ha mai accettato Rauda, questa bambina. Quando sono andata in ospedale perché erano iniziate le contrazioni, lui è andato per la strada, ha preso una nigeriana e l’ha tenuta a letto con sé per tutti i giorni che sono rimasta in ospedale. Il travaglio è durato 3 giorni, io sono stata molto male e avevo problemi respiratori molto seri, ma lui è venuto in ospedale solo 5 minuti e poi non si è fatto più vedere. Quando sono tornata a casa, il mattino seguente lui ha fatto le valigie per il Ghana, non mi ha detto se sarebbe tornato. Dopo qualche settimana è tornato, la nostra vita assieme è ripresa, ma ogni volta che gli chiedevo di comprare qualcosa per Rauda, lui rispondeva: “Vai a chiederlo alla Papa Giovanni!”. Ancora oggi continua a rinfacciarmi di non avere abortito Rauda.

Nel 2011 c’è stata una nuova gravidanza. Anche stavolta lui ha iniziato a farmi la guerra perché abortissi. Un sabato mi ha portato al Consultorio, abbiamo fatto tutte le carte. La mattina dell’aborto io però sono scappata di casa; però poi non sapevo dove andare e sono tornata a casa. Dopo qualche giorno un mattino presto lui mi ha detto: “Oggi andiamo in ospedale.” Ho incominciato a piangere, ho chiamato il CAV e la Papa Giovanni, però lui mi ha portato in ospedale ed è venuto con me in reparto per controllare che io abortissi davvero. Anche Gabriella del CAV è venuta, ma non è riuscita a entrare in reparto. Ancora adesso sto molto male per questo aborto. Andrea Mazzi

Mi ha picchiato per 8 mesi, anche con pugni e calci.


Famiglia ed Economia

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Pochi bimbi vanno al circo Il calo delle nascite causa problemi economici anche nel mondo dello spettacolo: ce lo dice in un’intervista Valter Nones, marito della celebre Moira Orfei.

I

l forte e progressivo calo delle nascite, che si è verificato a partire dalla promulgazione della L. 194/78 che ha legalizzato l’aborto procurato, ha avuto un fragoroso impatto sull’economia del Paese, e ancor di più su un genere di spettacolo dal vivo come il Circo Orfei.

Signor Nones, che mi dice a proposito dei problemi che ha lo spettacolo circense, prettamente dedicato alle famiglie? Le difficoltà che deve affrontare lo spettacolo circense per continuare a sopravvivere sono molteplici: negli incassi si riflettono tutti i problemi economici attuali. Anno dopo anno, ha continuato a perdere quota, e ha dovuto di conseguenza ridimensionare i propri spettacoli. Il vostro è certamente uno dei circhi più amati e famosi: il nome di Moira è molto noto, avendo sua moglie ricoperto, in gioventù, parecchi ruoli cinematografici. Avete avuto anche due figli meravigliosi: Lara e Stefano, che sono diventati artisti di prim’ordine, così come i

vostri nipoti. Un bellissimo fattore di continuità. Certo, noi siamo molto orgogliosi dei nostri figli, dei nostri nipoti Moira e Valter jr. e della loro abilità. Stefano è attualmente uno dei migliori addestratori e domatori “in dolcezza” a livello mondiale. La mia Moira continua a essere molto amata dal pubblico, nonostante l’età avanzata, i vari incidenti subiti e l’ictus che l’ha colpita pochi anni fa. Mantiene un suo fascino innato, anche se va in scena solo per salutare il pubblico all’inizio dello spettacolo. Mi dica: quali sono le più gravi difficoltà che incontra la vostra azienda circense? Il Circo (più dei luna park) incontra seri problemi logistici: i Comuni per legge dovrebbero adibire idonei spazi, dotati di servizi predisposti (igienici, elettricità, ecc.) ma gli spazi sono sempre più lontani dal centro città. I Comuni richiedono anche il pagamento per l’uso del suolo pubblico e le tariffe sono in continuo aumento. Una leggenda da sfatare, infatti, è quella che i circhi siano “sovvenzionati” dallo Stato. Esistono contributi che vengono stanziati di anno in anno dal Ministero del Turismo e Spettacolo, distribuiti dopo molte peripezie burocratiche, ma sono solo una goccia che va a coprire una piccola parte delle spese generali. L’effetto concreto di questi cambiamenti?

Stefano Orfei

Le giornate settimanali lavorative sono calate da 7 a 4. Anni fa si riusciva a programmare un certo numero di spettacoli mattutini dedicati alle scolaresche, soprattutto

Moira, Valter, Stefano e Lara Orfei Nones

nel sud della penisola dove le famiglie hanno più figli. Ora non si riesce più a organizzarli. Purtroppo, siamo stati costretti anche a diminuire il numero di collaboratori il che, ovviamente, danneggia l’economia e aumenta il numero di disoccupati. Qual è quindi il problema fondamentale? Che mancano all’appello sei milioni di bambini, dal 1978: quelle braccia e quei cervelli di cui avrebbe ora bisogno il nostro paese per rilanciare l’economia reale. Il Governo dovrebbe sostenere le famiglie che rappresentano il nerbo della società umana. Ce lo insegna la storia: la crescita demografica sviluppa l’economia, com’è accaduto alle città cristiane all’inizio del secondo millennio; il calo della popolazione danneggia la società, com’è accaduto alla fine dell’Impero Romano. Grazie Signor Nones, auguriamo buon lavoro e tanto successo al circo, e buon divertimento agli spettatori… in particolare ai bambini! Anna Maria Pacchiotti


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Letture consigliate

Carlo Valerio Bellieni L’Abc della Bioetica.

Danilo Quinto L’Europa tra Sodoma e Gomorra. Un viaggio nel continente senza Dio

Edizioni Paoline

Edizioni Arkadia

È un glossario ragionato di bioetica con testi brevi e piacevoli a leggersi, per aiutare a riflettere, a immedesimarsi e a capire. Una lettura che serve a ridare all’etica il suo vero senso, cioè non un «questo si può fare» o «questo non si può fare», ma capire cosa è meglio e giusto fare. Non si parla di norme, e di precetti moralistici, ma si cerca d’introdurre chi legge al ragionamento. Per ogni voce del glossario ci sono dei riferimenti bibliografici per approfondire il significato del termine.

Un saggio che delinea il declino della fede nel continente europeo, dalle radici cristiane alla deriva nichilista; dalla forza prorompente di una religione, all’asservimento totale al dio denaro. Attraverso un’esposizione agile e di taglio divulgativo, si riflette sulla frantumazione dell’Europa cristiana e del concetto stesso di persona umana. Il rischio è quello di distruggere un’identità, che, se non s’interviene, sarà soppiantata da altre culture, estranee alla storia dell’Europa. Quale può essere, in questo contesto, il compito dei cattolici?

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Provita febbraio 2014