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Infosportpagine

Rivista Mensile N. 12 - Febbraio 2013

“nel nome di chi non può parlare”

La vita è sempre degna di essere vissuta Il mondo di Lucy, un futuro di speranza

La Quercia Millenaria, il frutto di un amore sovrumano

Bambini invisibili: i dati sugli aborti eugenetici consentiti dalla l. 194/78


- Sommario -

Notizie

Editoriale 3 Notizie dall’Italia

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RIVISTA MENSILE N. 12 - FEBBRAIO 2013

Notizie dal mondo

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Primo Piano Bambini invisibili

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Benedetto Rocchi

... avrei avuto un figlio Down

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Cristina Santini

Il mondo di Lucy, un futuro di speranza

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Danilo Quinto

Vite

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Francesco Agnoli

Testata Infosportpagine-ProVita Editore MP cooperativa giornalistica Sede legale Via Marlengo 49/b, 39012 Merano (BZ) Autorizzazione Tribunale BZ N6/03 dell’11/04/2003 Codice ROC MP 12603 Redazione Francesca Romana Poleggi, Antonio Brandi, Mario Palmaro, Andrea Giovanazzi Largo della Caffarelletta 7, 00179 Roma. Tel/fax: 06-3233035 Direttore Responsabile Francesca Lazzeri Progetto grafico Massimo Festini

Attualità “La bambina di Gesù”

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Tipografia Aesse Stampa, Via Pirandello, 12, 82100 Benevento

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Distribuzione MOPAK SRL, Via Prima Strada 66 - 35129 Padova

Marco Respinti

Il frutto di un amore sovrumano Sabrina Pietrangeli

Lacrime di coccodrillo

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Renzo Puccetti

Scienza e Morale Quo Vadis, Europa?

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Andrea Giovanazzi

Eugenetica ieri e oggi

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Chiara Mantovani

Anna

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Cinzia Baccaglini

Per una nuova cultura dell’accoglienza

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Alessandro Andalò

Anche i disabili hanno una vita da raccontare

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Carlo Bellieni

Famiglia ed Economia Sindrome di Down e cura della persona

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Laura Orazini

Il memorandum di Jaffe P. Giorgio Maria Carbone OP

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Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero Francesco Agnoli, Alessandro Andalò, Cinzia Baccaglini, Carlo Bellieni, Antonio Brandi, Padre Giorgio Maria Carbone, Chiara Mantovani, Andrea Giovanazzi, Sabrina Pietrangeli, Laura Orazini, Renzo Puccetti, Danilo Quinto, Marco Respinti, Benedetto Rocchi, Cristina Santini.

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Editoriale

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Editoriale

Un bambino Down ha lo stesso diritto di nascere degli altri bambini?

Nel Settembre scorso, il Corriere della Sera ha pubblicato la lettera di un padre di un bambino di 10 anni, su sedia a rotelle, che dopo aver presentato la domanda di contributo alle autorità ha dovuto constatare che i rimborsi di spese per disabili sono fermi dal 2006. Tali storie non sono rare. Ma non è solo qui il problema. Un concepito al quinto mese si succhia il dito, le sue labbra e la sua lingua cominciano piccoli esercizi per quando succhierà il latte della mamma. È indubbiamente una persona. Se però ha un difetto fisico o una ”malformazione”, per lui la condanna a morte è sancita dalla legge 194 che in tal caso permette l’aborto anche dopo i 90 giorni. Allora: abbiamo tutti “pari dignità sociale”? Un bambino Down ha lo stesso diritto di nascere di un bambino normale? Evidentemente no, se la legge concede molto più tempo per abortirlo, rispetto a un bambino apparentemente normale!

Nel Dicembre del 2006, l’Assemblea delle Nazioni Unite ha approvato la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. Nel Febbraio del 2009 il Parlamento Italiano l’ha ratificata. Quindi nessuno oggi si sognerebbe di dire che una persona minorata ha meno diritti degli altri. Invece, se è ancora nel ventre della mamma, le cose cambiano radicalmente: può essere eliminato. Per sostenere questa tesi ci si rifugia sempre dietro l’alibi che il “bambino difettoso” sarebbe infelice di vivere. Si è diffusa una mentalità eugenetica per cui si devono solo avere bambini sani e belli. La gente è confusa: da una parte c’è il mito della società perfetta e dell’eterna ricerca, mai saziabile, del piacere e dall’altra c’è una falsa compassione per la presunta sofferenza dei “diversamente abili”. Quando un giovane affetto da macrocefalia fu ucciso a Roma dallo zio, la stampa presentò l’omicidio come un “atto d’amore”, perché lo zio “non poteva più vederlo soffrire”. Ma in base a quali principi e parametri si misura la qualità della vita? E chi determina tali parametri? Chi ha detto che la disabilità impedisce la felicità? Questa applicazione di due pesi e due misure dimostra solo che la nostra è una società dove regna l’ipocrisia. Il poter nascere non può essere un’opinione. La Vita è sempre un diritto. E il diritto alla Vita è il primo dei diritti umani. Senza Vita non c’è Verità e senza Verità non c’è alcun diritto. Antonio Brandi

La dignità umana non è fondata nella capacità né nei talenti, ma è intrinseca alla natura umana. Per questo ogni neo-concepito ha un assoluto diritto alla vita che nessuno può togliergli. Dobbiamo essere realisti e capire come dietro una pretesa compassione per i bambini disabili c’è un brutale utilitarismo che vede il futuro costo socio-economico di questi bambini e dunque si promuove la loro eliminazione prima della nascita. Dobbiamo denunciare quest’atteggiamento che promuove l’eliminazione di disabili in grembo, che è un evidente preludio all’eliminazione di tutti i disabili che vivono fuor del grembo attraverso l’eutanasia. Mi congratulo con il dott. Antonio Brandi per la pubblicazione della Rivista Notizie ProVita che è impegnata in una difesa integrale della vita dal suo inizio fino al suo termine naturale e fornisce molte informazioni utili per tutti noi che siamo impegnati nella difesa della vita.

Mons. Ignacio Barreiro Carambula Direttore dell’Ufficio di Roma di Vita Umana Internazionale.


Notizie dall’Italia

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Notizie dall’Italia

4 Il 3 febbraio, in occasione della 35ª Giornata Nazionale per la Vita, la nostra Rivista ha organizzato con il “Popolo della Vita”, la proiezione del film October Baby, in un cinema del centro di Roma. All’ingresso del Campus Biomedico, invece, è stato allestito un banchetto dai volontari del CAV Roma Palatino e del Centro culturale “Amici del Timone”Roma, per sensibilizzare sulla difesa della vita nascente e raccogliere fondi per l’aiuto delle maternità difficili. L’Europa che diffondeva il cristianesimo e, con esso, la tutela della natura umana creata da Dio, ora esporta il superamento della natura umana verso una identità da costruirsi liberamente: maschio o femmina, madre o padre, moglie o marito … non si è, si diventa…. Se si perde il riferimento alla natura, si perde la possibilità stessa di sapere chi si è e come si deve vivere per essere persone umane. (dalla Relazione introduttiva al Convegno di presentazione del IV Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa dell’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân, pronunciata sabato 26 gennaio 2013 da monsignor Giampaolo Crepaldi, vescovo della diocesi triestina). La Commissione tributaria di I grado di Modena ha respinto il ricorso sull’obiezione fiscale alle spese per l’aborto presentato da Andrea Mazzi, membro della Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini. Il ricorso, però, non è stato rigettato perché banale, quindi la comunità proseguirà la sua campagna di sensibilizzazione. In particolare invita a non pagare una quota del bollo auto, come obiezione fiscale al finanziamento dell’aborto con i denari pubblici. Gadi Piperno, coordinatore delle attività per gli ebrei lontani, del Dipartimento educazione e cultura dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, ha dichiarato: «Per la legge ebraica l’aborto non si deve praticare, se non nei casi di concreto pericolo per la salute della madre. Per fare un esempio – ha aggiunto – un anestesista ebreo non deve collaborare con uno staff medico che si appresti a praticare un aborto». Inoltre, sul tema dell’utero in affitto, Piperno ha aggiunto «La religione ebraica è assolutamente contraria» .

La prolusione del Cardinale Bagnasco al Consiglio Permanente della CEI dà un enorme rilievo ai principi non negoziabili e alla conseguente questione antropologica, perché alla Chiesa sta a cuore – sempre – “tutto l’uomo”. Il messaggio è chiaro anche per politici ed elettori: la vita va difesa dall’inizio alla fine e non c’è spazio per compromessi o convenienze “diplomatiche” da campagna elettorale. “Quando si giunge di fronte alla grande porta dei fondamentali dell’umano, non è possibile il silenzio da parte di alcuno, persone e istituzioni: si è arrivati al “dunque”. Reticenze e scorciatoie non sono possibili: bisogna chiarire il volto che si vuole dare allo Stato”. “Mi unisco a quanti marciano per la vita e prego affinché i leader politici proteggano i bambini non nati e promuovano una cultura della vita”: con questo tweet, Benedetto XVI ha dato il suo sostegno alla Marcia per la vita di Washington, tenutasi nel 40.mo anniversario della sentenza della Corte Suprema “Roe vs Wade” che ha legalizzato l’aborto negli Stati Uniti. Dal 1973, si calcola che 55 milioni di bambini siano stati uccisi, un sesto dell’attuale popolazione americana. Il “Bando gestanti” del Comune di Busto Arsizio, mette 30 mila euro a disposizione delle neo-mamme disagiate per incentivarle a portare a termine la gravidanza. Alle gestanti in situazione di difficoltà economica, è offerto un contributo massimo di 2 mila euro in due tranche (il 50% all’atto di approvazione della graduatoria e il 50% dopo la nascita del bimbo), «con l’obiettivo - spiega il sindaco Gigi Farioli - di sostenere economicamente famiglie per le quali la nascita di un figlio pone rilevanti difficoltà di carattere economico». Per Repubblica c’è un grave problema: gli aborti con la RU486 in Lombardia sono pochissimi. Solo 566 somministrazioni, sulle quasi 19 mila interruzioni di gravidanza che ogni anno vengono fatte nella regione. L’aborto farmacologico non è ancora entrato a far parte, al contrario di quello tradizionale, dell’immaginario femminile, si lamenta Eleonora Cirant, del coordinamento Ru486Milano: «Sembra quasi che abortire sia ancora una cosa brutta e losca, da nascondere: è assurdo». Vuol dire che abortire è cosa bella? Da farsene un vanto? Alberto Giubilini e Francesca Minerva, bioeticisti che lavorano in Australia, hanno tenuto una serie di conferenze in diverse università italiane. La loro tesi è che si possa ammettere l’aborto post – nascita: al pari del feto, anche il bambino già nato non ha lo status di persona, pertanto l’uccisione di un neonato dovrebbe essere lecita in tutti i casi in cui è permesso l’aborto, anche quando il neonato non ha alcuna disabilità, ma ad esempio costituisce un problema economico o di altra natura per la famiglia. Nel N. 2 di Notizie Pro Vita, il nostro illustre prof. Benedetto Rocchi ha esaurientemente ed efficacemente risposto a una tale aberrante e diabolica tesi.


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Nel gennaio1973 i casi Roe vs Wade e Doe vs Bolton hanno portato alla legalizzazione dell’aborto negli USA. In occasione della ricorrenza le diocesi americane hanno indetto una novena di preghiera e di digiuno in memoria dei 55 milioni di bambini che si stima siano stati uccisi da allora ad oggi. Pochi sanno che nessuna delle due donne, attrici nei suddetti processi, ha poi abortito. Anzi, sono entrambe divenute attiviste pro-life. Ed entrambe hanno provato invano a far riesaminare le sentenze che le hanno rese celebri.  Sandra Cano (alias Mary Doe) e Norma Mc Corvey (alias Jane Roe) hanno in più circostanze dichiarato che all’epoca erano giovani, senza educazione e povere: sono state abilmente manipolate e convinte da avvocati e femministe a firmare le carte processuali e a dire delle bugie, su cui poi si sono basate le storiche sentenze della Corte Suprema e la successiva legislazione abortista. L’aborto, come la fecondazione artificiale, è attualmente vietato in quasi tutta l’America Latina grazie anche all’articolo 4 della Convenzione americana dei diritti umani. Recentemente, però, secondo la Corte interamericana per i diritti umani (Iahr), chiamata a valutare la pratica della fecondazione assistita, un embrione non può essere considerato una persona fino a quando non è impiantato nell’utero della madre. L’Istituto americano di ricerca sulla popolazione ha dichiarato che la Iahr «ha emesso uno dei peggiori verdetti della sua storia». In Messico, l’episcopato locale ha esteso le pene previste dal Codice canonico - la scomunica latae sententiae per chi procura l’aborto anche per i parlamentari (cattolici) che hanno dato il proprio voto a leggi contrarie alla vita. Mons. Juan Ignacio Arrieta, segretario del Pontificio consiglio dei testi legislativi, ha sottolineato la necessità di dare a questo delitto un peso maggiore di quanto non abbia ora, almeno a livello percettivo: la gravità dell’omicidio è palese a tutti, non è così, invece, per l’aborto che è ritenuto spesso dalle legislazioni civili un diritto, qualcosa di meno grave di un omicidio. Moralmente è invece un omicidio aggravato perché in danno dell’essere più indifeso che esista. Uno studio di Elard Koch, Paula Aracena,  Sebastián Gatica,  Miguel Bravo, Alejandra Huerta-Zepeda, Byron C Calhoun, ricercatori e cattedratici di diverse prestigiose cliniche universitarie sudamericane e statunitensi, ha rivelato che il Guttmacher Institute ha generato per anni numeri gonfiati sugli aborti clandestini nei paesi in via di sviluppo e hanno dimostrato che non vi è alcuna relazione causaeffetto tra lo status giuridico dell’aborto (che sia legale o meno) e la mortalità materna. La mamma di Justin Bieber è impegnata nella produzione di un cortometraggio finalizzato ad incoraggiare le donne a dire “no” all’aborto. Il titolo del film è “Crescendo”, nelle sale cinematografiche dal 28 febbraio. Justin Bieber spenderà la sua immagine per questa giusta causa?

In una lettera aperta firmata dal rabbino capo, Yona Metzger e dal rabbino capo sefardita, Shlomo Amar, diretta a tutti i rabbini di Israele, si legge che “l’opinione pubblica deve essere resa consapevole della gravità dell’uccidere i feti, che corrisponde a un reale omicidio”. Il linguaggio usato quest’anno è particolarmente duro, molto più severo che negli anni passati, perché l’aborto, oltre ad essere un’enorme trasgressione, in Israele è “una reale epidemia”, dal momento che uccide ogni anno decine di migliaia di anime.

Katyia Rowe, 26 anni, ha raccontato al Daily Mail: «Ci avevano detto che nostro figlio aveva delle anomalie cerebrali così gravi che la sua vita sarebbe durata poco». Ma le ecografie hanno mostrato un bimbo sorridente: eppure erano state pensate per spaventare con le disabilità del piccolo. La mamma, con tutto il suo amore, ha voluto lasciarlo vivere: è stato felice, Lucian, nel pancione, e nei 9 giorni che ha vissuto dopo la nascita. Sui media si legge spesso del Governo irlandese che nel progetto di riforma della legge sull’aborto, si contrappone “ai Vescovi”. Nessuno dice mai che IL POPOLO irlandese si è espresso per tre volte, con referendum, contro l’aborto e che è il popolo che scende in piazza per protestare contro la sua legalizzazione. L’ultima manifestazione, a Dublino, di poche settimane fa è stata la “veglia per la vita” cui hanno partecipato pacificamente più di 25.000 persone. Erano 200, invece, i militanti pro choice che si sono riuniti per una contro - manifestazione.

La rivista Family Physician, organo del Royal Australian College of General Practitioners spiega che le donne ignorano i rischi di rimandare la gravidanza nel tempo e hanno un eccessivo ottimismo nell’efficacia della fecondazione in vitro. Anche il canadese Journal of Obstetrics and Gynecology ha formulato delle raccomandazioni e la rivista Human Reproduction ha mostrato il basso livello di informazione sui limiti dell’età feconda. Qualcuno obietterà che è antidemocratico invogliare a far figli da giovani, perché magari priva le donne di carriera e istruzione, ma obbligo dei governi è proprio quello di armonizzare istruzione e carriera con i tempi biologici. Il pensiero imperante del figlio “quando lo decido io” sembra essere un indice di grande libertà di scelta, ma cozza con l’orologio biologico delle ovaie.

Notizie dal mondo

400mila persone, secondo i media, 500mila secondo gli organizzatori, sono le persone che hanno partecipato alla marcia per la vita di Washington. La folla ha sfilato, pregando, dal Campidoglio fino alla sede della Corte Suprema.


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Attualità

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“La bambina di Gesù” Gianna Jessen si fa chiamare così, perché la sua vita è un autentico miracolo.

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uella di Gianna Jessen è una storia vera. Gianna è nata dal ventre di sua madre quando aveva solo 30 settimane, il 6 aprile 1977, a Los Angeles, e sua madre, una ragazzetta del Tennessee, rimasta incinta in modo banale come molte ragazzette della sua età rimangono incinta (banale è il modo in cui molte, troppe ragazzette restano incinta, mai la gravidanza), all’epoca aveva solo 17 anni. Quella ragazzetta, la sua mamma, voleva abortire, ma Gianna è stata più forte, più forte della morte. Ed è sopravvissuta. È sopravvissuta all’aborto salino, cioè all’iniezione di una micidiale soluzione caustica che viene immessa nell’utero della madre: una tecnica aberrante, degna nemmeno di una cavia, una delle molte che i medici, in deroga al giuramento di Ippocrate, hanno escogitato per ammazzare i bimbi. Di solito porta alla morte in 24 ore, corrodendo il feto. Per ben 18 ore di martirio assurdo la minuscola Gianna lottò contro quel composto letale e alla fine, stufa di essere martoriata in quel modo, domandandosi perché ce l’avessero tutti con lei che nulla aveva fatto di male, uscì da sua madre e lasciò tutti con un palmo di naso. Solo che il male lascia sempre il segno e l’esposizione prolungata a quel tentativo pervicace di ucciderla le ha lasciato

Dio sta usando Gianna per ricordare al mondo che ogni essere umano è prezioso per Lui.

un ricordo indelebile. La paralisi cerebrale e muscolare. A 4 anni Gianna la forte, Gianna la sopravvissuta è stata adottata da chi ha saputo volerle bene per quel che era ed è, per quel che le è stato fatto, per la sua innocenza. Grazie all’amore e alla fisioterapia che le hanno fatto fare contro ogni speranza, ha recuperato buona parte dei suoi handicap: ha pure imparato a camminare, anche se ancora lo fa con difficoltà evidenti. Il male lascia segni indelebili, ma la vita è sempre più forte. Oggi Gianna è una pro-lifer indomita che si batte per salvare quante più vite possibile. Oggi combatte per quei molti bimbi che potrebbero non avere la sua stessa forza. Oggi Gianna è un’adulta bellissima, da far invidia ai ceffi mortiferi degli abortisti. La carriera di pro-lifer l’ha iniziata nel 1991, a 14 anni. Chi ha cercato di ammazzarla è stata, ovviamente, la Planned Parenthood, il più grande abortificio del mondo, una vera e propria macelleria umana legalizzata, che spaccia incubi per soluzioni e che spande orrore a piene mani, amica di governi, ricchissima e potentissima, presente nei consessi internazionali, coccolata all’ONU e dalle sue troppe agenzie. Il caso di Gianna fu menzionato in pubblico anche da George W. Bush, il presidente americano amico dei pro-lifer, quando diede vigore di legge al Born-Alive Infants Protection Act of 2002, la norma che dà protezione giuri-

È sopravvissuta a un aborto salino, che di solito entro 24 ore porta alla morte del feto, per corrosione. dica ai bambini nati vivi da aborti falliti. Perché di casi come quelli di Gianna, insieme tristi e gioiosi, ce ne sono diversi. Di Gianna, la beata madre Teresa di Calcutta ha detto: «Dio sta usando Gianna per ricordare al mondo che ogni essere umano è prezioso per Lui. È bello vedere la forza dell’amore di Gesù che Egli ha riversato nel suo cuore. La mia preghiera per Gianna, e per tutti quelli che la ascoltano, è che il messaggio dell’amore di Dio ponga fine all’aborto con il potere dell’amore». Nessuno deve perdersi la biografia che la scrittrice statunitense Jessica Shaver le ha dedicato nel 1995, Gianna: Aborted… and Lived to Tell About It (Tyndale House Publishers, Carol Stream). Quella di Gianna è una storia che sembra incredibile, ma che invece è vera. Una storia bellissima, che parrebbe da film, tanto che un film, ormai famoso, October Baby (di cui riparleremo), s’ispira proprio alla sua storia. È il film concretissimo della vita che vince. Marco Respinti

Gianna Jessen

Provita estratto febbraio 2013  

www.notizieprovita.it

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