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sommario

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l’editoriale

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volti e parole

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“Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia”

Ricordo di Maria Maly dal decanato

L’attualità di Antonio Rosmini in un tempo di crisi

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carità(s)

Aggiornamenti sul Fondo straordinario di solidarietà

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dalla diocesi

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segni nella liturgia

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dalle parrocchie

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I colori liturgici Marco

Sacco e San Giorgio

San Giuseppe

San Marco e Sacra Famiglia Santa Caterina

Santa Maria

Comunità in cammino 4/2013

Settimana di sensibilizzazione all’approccio ecologico alla vità

mondo famiglia

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Assemblea pastorale diocesana 2013

mondo giovani

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61ª Giornata Mondiale per i malati di lebbra

L’avventura dell’amore

impegni di vita

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Festa diocesana delle famiglie

Sorella Crisi - Il valore del welfare basato sull’umanità

Aria di “casa” al Km 354 missioni oggi

Convertire il chiave missionaria le attività abituali della Chiesa

ecumenismo e dialogo

Cristiani e musulmani: quale dialogo possibile? realtà sociali

Associazione Cantare Suonando cultura e dintorni

Due libri che fanno riflettere news piccoli lettori

Il santo presepe

In copertina: una delle natività esposte alla Mostra dei presepi organizzata dal CedAS - Caritas di Rovereto, durante il Natale 2012.


“Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia”

l’editoriale

(Papa Francesco)

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ella prima Esortazione di Papa Francesco, presentata martedì 26 novembre al mondo intero, leggiamo soprattutto la parola gioia, gioia ricevuta e gioia che siamo invitati a ridonare, a comunicare a tutti. Il Natale ormai alle porte è per eccellenza la festa della gioia, del dono donato, riconosciuto e diffuso. Un bimbo ci è dato; pastori, re e popoli giungono alla grotta per riconoscerlo, adorarlo e dalla grotta ripartono con un cuore colmo di una novità che non può rimanere racchiusa dentro di loro ma che esige di essere trasmessa. Quante volte anche noi, nel nostro quotidiano, facciamo questa esperienza: se ci capita qualcosa di bello, se abbiamo fatto una scoperta, non siamo capaci di stare in silenzio, cerchiamo subito di comunicarla; il nostro volto ci tradisce, un nuovo sorriso illumina i nostri occhi e allora ogni persona che incontriamo è l’occasione per narrare ciò che ci è accaduto. “La gioia evangelizzatrice brilla sempre sullo sfondo della memoria grata: è una grazia che abbiamo bisogno di chiedere”, scrive Papa Francesco nell’Esortazione. Quanti avvenimenti durante quest’anno sono stati fonte di gioia: le pagine del

Notiziario ci aiutano a ripercorrerli e a ringraziare il Signore. Se ci voltiamo indietro tanti sono stati i volti che abbiamo incontrato, tante le occasioni belle che abbiamo vissuto, ma tante sono anche quelle che ci stanno davanti e che ogni giorno dobbiamo sforzarci di riconoscere.

Continua il Papa “Capisco le persone che inclinano alla tristezza per le gravi difficoltà che devono patire, però poco alla volta bisogna permettere che la gioia della fede cominci a destarsi, come una segreta ma ferma fiducia, anche in mezzo alle peggiori angustie”. Certo, a volte è difficile, molti problemi ci assillano, la sofferenza abita le nostre case, ma l’augurio che come Redazione di Comunità in Cammino vogliamo rivolgere a tutti i nostri lettori per questo Natale e per l’Anno nuovo che va ad iniziare, è proprio questo: riuscire piano piano a far riemergere la gioia che è dentro ciascuno di noi, aiutarci a riconoscerla, a viverla e a trasmetterla.

«Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia» (Sof 3,17). Monica Signorati

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volti e parole

Ricordo di Maria Maly

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ormalmente questa rubrica ospita uno scritto autografo di persone che sono personaggi nell’alveo della nostra città, del nostro decanato. Questa volta invece dedichiamo lo spazio per fare memoria di una donna che con la sua penna ha descritto volti e parole di molti in tutto il Trentino. Vogliamo ricordare Maria Maly, morta lo scorso agosto all’età di 92 anni, non solo per un obbligo affettivo ma anche storico: per moltissimi anni è stata lei l’anima del Notiziario Comunità in Cammino, colei che pensava le rubriche, che affidava le pagine a persone che riteneva capaci di esprimere un’opinione a favore o contro un determinato argomento, che non lesinava tempo e cura nella correzione e nell’impaginazione, colei che è stata contemporaneamente la mente e il cuore del Notiziario Interparrocchiale. Giornalista fin dal 1946, prima donna professionista in questo settore in regione, gestì per lungo tempo con il marito Renzo la cartolibreria Giovannini (diventata poi libreria Rosmini), venendo a contatto con studenti, genitori, amanti della cultura. Grazie ad un suo pezzo su Antonio Rosmini venne invitata a far parte della redazione del quotidiano L’Adige come responsabile, prima delle pagine della cultura e poi di quelle delle valli. Esprimeva il suo amore alla Chiesa collaborando con il settimanale Vita Trentina, con il nostro Notiziario, con l’Associazione Culturale Conventus, di cui fu addetta stampa, prestando vari servizi nella parrocchia di Santa Caterina e avendo a cuore i missionari roveretani. Persona molto rigorosa con se stessa e acuta nei giudizi, in un primo approccio sembrava molto severa ma in realtà era il grande ri-

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Maggio 2004 - Maria Maly riceve un riconoscimento dall’allora sindaco di Rovereto, Roberto Maffei, per i suoi 50 anni di attività giornalistica

spetto che provava nei confronti della vita privata di ciascuno a dare questa impressione. Si avvicinava con umiltà e stupore alle notizie, alla vita, alle storie delle persone. Ogni suo pezzo era frutto di attenta analisi e verifica della situazione; ripeteva spesso che dare una notizia in modo sensazionale è semplice, l’importante invece è cercare cosa sta dietro l’avvenimento, i volti delle persone coinvolte, la problematicità. Secondo lei l’importante era offrire al lettore un nuovo punto di vista così da aiutarlo a pensare e soprattutto offrirgli l’occasione per costruirsi un proprio pensiero: questo significava creare cultura. Maria è stata la testimone di vari cambiamenti storici, è stata un’interprete attenta della vita della nostra città e della nostra società attraverso la descrizione dei protagonisti che l’hanno costruita. Ci ha insegnato il mestiere, ci ha accompagnati con pazienza, non senza severità a cogliere le sfumature, a stare attenti al particolare non dimenticando l’insieme, ad essere aperti alle novità non rinnegando però il passato. Rovereto, il Trentino tutto, le è debitore: una piccola donna che ha dato tanto in termini di tempo, competenza, cuore. M.S.


Assemblea pastorale diocesana 2013

dalla diocesi

L’arcivescovo mons. Luigi Bressan durante il suo intervento

L’

Assemblea pastorale diocesana è l’incontro annuale degli operatori pastorali, per la condivisione del progetto pastorale dell’anno che inizia. Particolare importanza hanno la presenza e l’intervento dell’Arcivescovo, come sempre seguiti da una relazione fondante, affidata quest’anno al Vicario Generale, mons. Lauro Tisi. Quest’anno c’è stata anche una tavola rotonda su alcune esperienze innovative nel territorio diocesano relative al cammino delle comunità locali. Riportiamo i contenuti più importanti dell’intervento dell’Arcivescovo. «Io dunque, fratelli, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità,

sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera in tutti ed è presente in tutti». (Dalla lettera di San Paolo apostolo agli Efesini 4, 1-6). Meditando su queste parole, che San Paolo rivolge ai cristiani di Efeso, il nostro vescovo Luigi ha richiamato la Chiesa di Trento a “non scordare la specificità della chiamata cristiana” in mezzo alle tante voci, che ci giungono da ogni dove: religioni, filosofie, orientamenti di vita e quant’altro ci propongono i mass media. Noi cristiani abbiamo Comunità in cammino 4/2013

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dalla diocesi ricevuto una vita nuova il giorno del Battesimo e siamo stati immersi nella vita stessa della Trinità. Questo ci invita ad una riflessione sul cammino verso l’unità, che le nostre parrocchie sono chiamate ad intraprendere: “da individualità separate Dio ha creato un popolo coeso, città di Dio, suo regno”. L’unità, la comunione è dono di Dio e noi “siamo coinvolti nella Chiesa per il dono della grazia e soprattutto tramite i sacramenti, tra cui eccelle l’Eucaristia”. Il rapporto che Cristo stabilisce con noi richiede una risposta e San Paolo ci esorta: “…comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità”. L’azione dello Spirito Santo in noi ci spinge a vivere come fratelli e quindi il cristianesimo non può essere vissuto in forma individualistica, ma ha in se stesso la chiamata ad essere Chiesa, popolo di Dio, in cui ogni

Parte della platea presente all’Assemblea

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persona ha ricevuto un dono da offrire alla comunità: “Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, affinché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio...”. A conclusione della riflessione il vescovo ha invitato i cristiani “ad approfondire la nostra fede, sbiadita in un mondo di individualismi egocentrici, riferendoci quindi costantemente alla parola di Dio ed esprimendo questa nostra realtà nell’amore verso gli altri, nelle celebrazioni, che ci fanno vivere la comunione, nell’annuncio con la parola e la vita di servizio per il bene comune”. Laura Maurina Larcher


dalle parrocchie

La “stròzega” di San Nicolò a Marco

marco

M

i è capitato lo scorso anno, per la prima volta, di assistere alla tradizionale festa di San Nicolò qui a Marco. Ho visto tanta gente invadere le strade, per guardare o partecipare; gruppi di ragazzi e giovani (ma anche adulti), correre trafelati su e giù per le strade trascinando (in dialetto: strozegando) e battendo con bastoni lunghe file di barattoli dalle più svariate dimensioni, per provocare più frastuono e chiasso possibile. E poi diverse associazioni della comunità intente ad offrire per tutti bevande calde e gustosi piatti, per un piacevole ristoro che volentieri si trasforma in preziosa occasione per socializzare con tutti. Non c’è dubbio: una bella festa, di cui giustamente i Marcolini vanno orgogliosi. Da curioso quale sono, subito mi sono chiesto quale sia l’origine e quale il significato di questa tradizione, che molti mi dicono essere radicata da molti anni qui a Marco. Mi ricordo da bambino, in Val di Gresta, dove anziché San Nicola si attendeva coi doni Santa Lucia. Noi piccoli giravamo felici, sul far di quella notte, per le vie del mio paese, suonando campanellini e campanacci delle mucche, attendendo l’arrivo della Santa col suo asinello, che si sperava carico di doni. Gli studiosi della storia dicono che queste antiche tradizioni sono nate tra le nostre genti tanti secoli fa, quasi come una specie di catechismo per i bambini, per prepararci al Natale. I doni portati da San Nicola o da Santa Lucia volevano in qualche modo richiamare il dono ben più grande che il Papà del cielo ha fatto a sorpresa e immeritatamente per noi e per tutti, ovvero il dono dei doni che celebriamo a Natale: il dono per noi del suo Figlio Gesù.

San Nicolò, visto dai bambini

E il chiasso, col rumore delle strozeghe a Marco, o come era al mio paese col suono dei campanelli, che origine, che senso avrà avuto? Ricordo che i grandi dicevano a noi bambini: “suonate forte i campanelli, e continuate a suonare! Bisogna che Santa Lucia senta e non si dimentichi di passare da noi!” In un suo scritto un grande studioso della Bibbia, ora diventato cardinale, Gianfranco Ravasi, racconta che anche gli Ebrei, nei secoli prima che venisse Gesù, quando per loro le cose si mettevano male, l’acqua arrivava alla gola e non si sapeva più come venirne fuori, salivano al tempio di Gerusalemme, portando pentole di rame, coperchi e stoviglie, e battendole cercavano di fare più chiasso possibile. Dicevano: “Siamo venuti a dare la sveglia a Dio, che veda Comunità in cammino 4/2013

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marco in che disastro siamo e si dia una mossa per aiutarci e tirarci fuori!” Contro questa usanza, presente anche presso alcuni popoli pagani, insorsero con veemenza i Profeti. Con parole severe gridavano al popolo che Dio non è addormentato, ma vigila! E, caso mai, ad essersi addormentato e bisognoso di sveglia, era non Dio, ma il popolo. Tracce di questa predicazione dei Profeti si trovano anche nella Bibbia, lì dove Dio è chiamato il Vegliardo (libro di Daniele), o nel Salmo 121, dove di Dio si afferma: “non si addormenta e non dorme il custode di Israele”. E così penso al chiasso che fanno le “strozeghe” di San Nicolò a Marco. Sta arrivando il Natale e nelle nostre chiese risuonerà l’esortazione di San Paolo agli Efesini: “Svegliati, o tu che dormi, e Cristo ti illuminerà!” Abbiamo bisogno di un po’ di chiasso anche noi, per vivere da gente sveglia in umanità, che non si lascia prendere dal sonno del quieto vivere, dell’indifferenza del pensare solo a noi stessi. È interessante il Natale. Celebriamo la nascita di Gesù nel cuore della notte, mentre

do Il ricor

Nel mese di ottobre Giovanni Spagnolli è tornato alla Casa del Padre. Anni di sofferenze non avevano minato la sua profonda fede, vissuta con umiltà e discrezione. Molto conosciuto sia per la professione che per il suo impegno nel campo ecclesiale, perché era ministro dell’Eucarestia, lascia un ricordo indelebile in chi l’ha conosciuto. Erano in tanti a rendergli l’ultimo saluto il giorno delle esequie avvenute nella parrocchia di Santa Maria, dove prestava il suo ministero. Viveva a Marco da parecchi anni e, vedendo

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tutto dorme assopito nel quieto silenzio. Solo ai pastori, svegli per vegliare il gregge, gli Angeli recano l’annuncio della nascita. Gesù viene nel mondo, potremmo dire, in punta di piedi, senza far rumore, nel cuore della notte. E viene per svegliarci. Ma non per rovinare i nostri sonni, ma viceversa perché il nostro sonno non finisca per rovinare noi. Natale è la festa di chi si lascia svegliare ed illuminare da Cristo: lui, che dalle tenebre ci chiama ad uscire, svegli, per alzarci, vestirci di luce e camminare nella grande luce della fede. Ben venga allora anche San Nicolò col suo chiasso. Ne abbiamo bisogno tutti, per non vivere da addormentati. E nei nostri canti del Natale mettiamo in soffitta certe belle ninna-nanne cantate a Gesù, anche se composte da celebri musicisti ed eseguite con impareggiabile genio e maestria. Non stiamo a cantare a Gesù “dormi, dormi, bambino Gesù”, ma viceversa preghiamo quel Dio che mai dorme, perché svegli anche noi. don Ruggero

la chiesa gremita di gente la sera della recita del Santo Rosario, ho avuto la dimensione di quanto l’esempio, seppur silenzioso, riesca ancora a toccare il cuore delle persone. La sua è stata una malattia lunga e dolorosa. Consapevole fino all’ultimo di quanto gli stava succedendo aspettava con serenità il momento di ricongiungersi al Padre. Lascia la moglie Cinzia e i tre figli, che non possono che essere orgogliosi del loro papà. La comunità di Marco si stringe attorno a loro con la preghiera e un affettuoso, riconoscente ricordo. O.S.


impegni di vita

ecumenismo e dialogo

Cristiani e musulmani: quale dialogo possibile?

V

iviamo tempi molto strani, dove paradossalmente sembra trovar spazio, nello stesso tempo, tutto e il suo contrario, senza alcun impegno che implichi serietà, interesse o verifica. Caso singolare è il dialogo tra religioni: fa paura ma non ci si scappa, diventa quotidiano eppure pochi ne sono convinti, costituisce materia di fede ma appare ancora come emergenza sociale. In questo alveo, questione ancor più intricata è la relazione tra cristiani e musulmani. Per questo, e per altro ancora, sembra urgente partire da una radicale pulizia del vocabolario. Parlare di cristianesimo e di islam significa affrontare l’insieme delle verità di fede, dei dogmi, dei principi che stanno alla base di due religioni; parlare di cristiani e di musulmani significa invece affrontare la vita quotidiana di uomini e donne che

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cercano di vivere alla luce della loro fede. Non è dunque la stessa cosa: se il primo aspetto potrebbe riguardare semplicemente i teologi, il secondo riguarda tutti, ovvero ogni credente. Qual è dunque la prima, non scontata, conseguenza? Che conoscere un “cattivo” fedele non significa incontrare una fede “cattiva”. La mancanza di coerenza è invero il peccato più diffuso tra i credenti di ogni religione! Per questo motivo - proprio per evitare di far di tutta l’erba un fascio - il dialogo va declinato, sminuzzato, reso quotidiano. Partendo da un dato per nulla scontato: parlare di islam significa parlare di una religione, con tutto quanto comporta questa parola. Significa parlare di verità, di dogmi, di storie, di feste e di preghiera, ma soprattutto di autentica ricerca di Dio, il clemente e il misericordioso, come attestano


ecumenismo e dialogo i suoi primi due grandi “nomi” scritti nel Corano. Parlare di islam significa affrontare una questione “plurale”. Così come non esiste un monoblocco cristiano (infinite sono le diversità nel cristianesimo!), altrettanto si può affermare dell’islam. Una presenza plurale (e talvolta di difficile riconoscimento al suo interno) rende pertanto impossibile parlare di un unico blocco: non si tratta solo di sciiti e sunniti, alawiti e wahhabiti, ismaeliti e sufi, ma di percepire che insieme alla religione talvolta è trasmessa una infinita serie di elementi più storici e tradizionali - culture, usi, costumi - che non appartenenti alla fede in sé. Per questo come prima cosa va corretto il vocabolario: musulmano non equivale ad arabo (e viceversa), perché la maggior parte dei musulmani non sono arabi (e non parlano arabo); musulmano significa credente, “sottomesso” a Dio. Lo stesso termine Allah costituisce la trasposizione possibile per esprimere la presenza dell’Altissimo, ma di certo non ne rappresenta la totalità. Non solo, questo termine è lo stesso che anche i cristiani arabofoni utilizzano da sempre. Profanare il termine Allah diventa pertanto un’offesa per entrambi! È innegabile che la presenza di Dio sia colta in modo diverso (altrimenti non saremmo qui): islam e cristianesimo sono (e rimarranno) due religioni differenti, ma questo non significa che cristiani e musulmani non possano convivere, poiché la convivenza implica connessione sui princìpi ma ampia possibilità di esprimerli. Come cristiani, siamo anche chiamati a “stima” nei confronti dei musulmani; non significa semplicemente vivere l’amicizia, ma riconoscere apprezzamento e considerazione per una vera esperienza di fede, con tutto quello che questo termine implica. Se il primo atteggiamento dialogico comporterà quindi l’utilizzo serio di parole ri-

impegni di vita

Chiese e moschee a Gerusalemme

spettose e mai denigratorie, il secondo sarà quello di una maggior coerenza nell’esperienza di fede di ciascuno, ricercando ciò che costituisce l’essenzialità (e che talvolta è proprio ciò che accomuna i credenti). Terzo atteggiamento sarà lo scoprire quali parole possono dire “insieme” cristiani e musulmani: affidarsi a Dio, riconoscere la sua presenza, invocarlo, impegnarsi per una vita coerente e rispettosa, costituiscono infatti i primi pilastri di un dialogo quotidiano alla portata di tutti, sull’esempio di Abramo, il padre dei credenti, ricordato ancor oggi da ogni cercatore di verità. Alessandro Martinelli

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news

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piccoli lettori

Il santo presepe

Ciao bambini, eccoci ad un altro appuntamento importante... è quasi Natale! Colora, ritaglia e incolla su un foglio le figure e componi il tuo presepe! Poi ogni sera recita una preghierina davanti ad esso.

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COMUNITÀ IN CAMMINO Redazione: parrocchia di San Marco, vicolo San Giuseppe, 13 - Rovereto Direttore responsabile: Monica Signorati Aut. Tribunale di Rovereto n. 42 in data 27.02.1964 mod. 17.12.1981 - mod. 10.04.2012 Amministrazione: Anna Pallaver - Via Unione, 1 - Rovereto Abbonamento annuo: ¤ 10,00 E-mail: parrocchiasanmarcorovereto@gmail.com Con approvazione ecclesiastica Grafica e stampa: Tipografia Mercurio - Rovereto (TN) Anno LXXXV - N. 4 - OTTOBRE-DICEMBRE 2013

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Bollettino Decanato di Rovereto - dicembre 2013  
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