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Editoriale

I media con i nuovi luoghi e i nuovi linguaggi

I primi grandi media sono frutto della società industriale degli anni venti del secolo scorso (fordismo) e le esposizioni universali nelle grandi città ne rappresentano la tangibile visibilità nelle grandi masse metropolitane. La grande rivoluzione informatica ha prodotto mezzi di comunicazione fruibili individualmente, vedi i videogiochi dei bambini e le reti telematiche. È una cultura integrata in cui i media “protesizzano” le esistenze individuali: i ragazzi sono protesi alla comunicazione virtuale e non a quella faccia a faccia, estendendo il contatto nello spazio e nel tempo (Rivoltella, 2006). “È una cultura in cui i media sono sempre più spazi di negoziazione, luoghi di avvicinamento delle generazioni: l’SMS è sempre più spesso il modo in cui i genitori raggiungono i figli” (Brancati, Ajello, Rivoltella, 2008); Facebook è diventato il “confessionale” entro cui si chiede aiuto e confronto. Mentre le grandi esposizioni si rivolgevano ad un pubblico sterminato, i media di oggi si rivolgono all’individuo atomizzato e separato dal sociale. Le grandi realtà telematiche impegnano milioni di utenti nella telefonia mobile: si creano piazze virtuali, si inviano messaggi e si dialoga mettendo a nudo la propria intimità. È un linguaggio di rete nel quale le relazioni sono al di là dello spazio fisico e del tempo. Si tralasciano gli archetipi tradizionali dell’esperienza reale; i nuovi codici dei nuovi linguaggi si basano sulla immediatezza e sulla essenzialità, vedi i videoclip e la pubblicità. Il tempo non lo si considera più dal punto di vista cronologico bensì si è virtualizzato a tal punto da far proferire a McLuhan: “I giovani non vivono il loro tempo, lo indossano”. Enorme importanza riveste la società con le sue molteplici istituzioni che hanno l’obbligo morale di dare la giusta educazione ai giovani con appropriati processi educativi e formativi. In allegato il secondo inserto dedicato ai viaggi di Don Rua in Sicilia.

Sommario Messaggio del Rettor Maggiore

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Formazione

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Frammenti di memoria

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Momenti di famiglia

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Guardando altrove

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Lettera dell’Ispettore Pastorale Giovanile

Comunicazione sociale

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Anim. missionaria e vocaz. »

Famiglia Salesiana

Dalle case salesiane Da ricordare

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Direttore Responsabile Felice Bongiorno

Registrazione: Tribunale di Catania N. 15 dell’11-04-2008

Redazione

Felice Bongiorno (coordinatore redazionale) Edoardo Cutuli Domenico Luvarà Marcello Mazzeo Antonino Rubino

Collaboratori

Vittorio Castiglione Andrea Strano Antonio Villari

Direzione e redazione

Via Del Bosco, 71 95125 Catania Tel. 095 336369 Fax 095 339720 E-mail: insieme@sdbsicilia.org Sito web: www.sdbsicilia.org

Stampa digitale

Scuola Grafica Salesiana Catania-Barriera

In copertina Festa regionale dei ragazzi 2010 (San Cataldo).

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Messaggio del Rettor Maggiore

Ecco il tuo figlio! Ecco la tua Madre! Torino-Valdocco, 24 maggio 2010

Eminenze Reverendissime, Eccellenze, Fratelli e sorelle carissimi, è gioia grande ed è consolazione del cuore, per il successore di don Bosco, vedervi riuniti qui, nella “Chiesa Madre” della Congregazione a celebrare, con la Famiglia Salesiana e con il Popolo di Dio, la Solennità di Maria Ausiliatrice. Nella prima Pentecoste Maria condivise vita e preghiera con gli apostoli; noi vogliamo oggi condividere vita e preghiera con Lei. Da Maria, tutti insieme, siamo condotti all’incontro con il Signore Gesù, morto e risorto, in questa Eucaristia. Sono davvero molto contento di celebrare con voi questa eucaristia in occasione del centocinquantesimo anniversario della Fondazione della Congregazione e della Famiglia Salesiana, nel centenario della morte di don Rua e nel 125 anniversario della nomina e consacrazione episcopale di Mons. Giovanni Cagliero, primo salesiano vescovo e cardinale. L’Eucaristia è il momento più significativo per presentare il nostro “Grazie” al Signore per questi giubilei ed è bello che questo ringraziamento passi per le mani di Maria Ausiliatrice. La sua presenza materna è un grande dono per il Mondo, per la Chiesa, per la nostra Congregazione e per tutta la Famiglia Salesiana. Ecco dunque perché in questa circostanza particolare abbiamo voluto pregare attraverso di Lei, l’Ausiliatrice. Per far giungere il nostro grazie al Signore e, al tempo Insieme

stesso, per ritrovare uno dei riferimenti più fecondi della nostra identità carismatica. Maria nella esperienza di don Bosco. In modo forte, il nostro padre don Bosco ha avvertito la presenza di Maria! Nel 1871, durante gli Esercizi Spirituali a Lanzo, don Bosco dice ai suoi: “Solo in cielo potremo, stupefatti, conoscere ciò che ha fatto Maria Santissima per noi…e la ringrazieremo per tutti i secoli eterni” (MB X, 1078). Sono parole sue, che esprimono bene lo spazio, veramente straordinario, che Maria ha occupato nella vicenda del nostro Fondatore. Don Bosco è un prete divenuto educatore, nella vita del quale, molto presto e con continuità, Maria ha fatto irruzione in modo molto concreto e carismatico. Lui stesso, “meditando nel suo cuore gli avvenimenti mariani capitati nella propria vita”, si radicherà nella persuasione che Maria è una persona viva, vicina, che riempie la storia della Chiesa con la sua presenza e la sua opera. La Madonna va così acquistando, sempre più chiaramente, agli occhi di don Bosco, i suoi tratti definitivi, quelli dell’Ausiliatrice, e lo conduce a crescere in un fortissimo senso della Chiesa. Nel decennio 1865-75 la Congregazione salesiana viene approvata, l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice è fondato. Poi verrà l’inizio della avventura missionaria, l’ingresso delle Congregazioni salesiane in altri paesi d’Europa, l’organizzazione dei Cooperatori. Maria Ausiliatrice presiede a questa espansione mondiale, facendone comprendere il significato ecclesiale: la Famiglia Salesiana viene inserita nella missione della Chiesa universale e appare così nella sua vera identità. Di questa forte sensibilità ecclesiale, maturata dal nostro padre don Bosco sotto la guida dell’Ausiliatrice, desidero ricordare tre manifestazioni che la evidenziano con chiarezza e divengono orientamento per noi.

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due altissime colonne sulle quali stanno rispettivamente l’ostia eucaristica e la statua dell’Immacolata con la scritta “Aiuto dei cristiani”. Subito cessano gli attacchi e si fa una grande bonaccia. La nave è – fin dagli inizi del cristianesimo – immagine della Chiesa. Ebbene, non c’è dubbio: per don Bosco, l’Eucaristia e Maria Ausiliatrice sono le due grandi de-

La prima è la visione ecclesiale del nostro padre espressa nel quadro del Lorenzoni, dove in cielo appare la gloria di Maria circondata dai cori degli Angeli, degli Apostoli, dei profeti, e dei santi e in terra le grandi vittorie di Maria e i diversi popoli della terra nell’atto di invocarne l’aiuto. Don Bosco vede la Chiesa come strumento di salvezza nel cuore del mondo e nel cuore della Chiesa egli contempla Maria. È un quadro di respiro ecclesiale! Ed è un appello a vivere la nostra appartenenza alla Chiesa con gioiosa cordialità; nell’operosità generosa di cui don Bosco ci è stato maestro, ma senza che mai venga meno la contemplazione dell’intimo rapporto tra la Chiesa terrena e la Chiesa celeste, patria meravigliosa, meta desiderabile, aiuto misterioso ed efficace per il nostro cammino quaggiù. La seconda manifestazione è il sogno delle due colonne, raccontato ai giovani da don Bosco la sera del 30 maggio 1862. La grande nave, che ha per timoniere il Papa, solca il mare in tempesta, è assalita e combattuta, ma giunge ad attraccarsi tra le

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I vescovi salesiani vozioni che sostengono a Valdocco. la Chiesa nella sua missione e la difendono dai pericoli. Quante volte egli ha raccomandato ai suoi giovani e ai Salesiani queste due devozioni insieme. A don Cagliero, appena partito per l’Argentina con i primi missionari, don Bosco scriveva: “Fate quello che potete: Dio farà quello che non possiamo fare noi. Confidate ogni cosa in Gesù Cristo sacramentato e in Maria Ausiliatrice e vedrete che cosa sono i miracoli” (MB XI, 395). […] Non vorrei finire senza un breve ma sentito ricordo a don Rua; se don Bosco costruì il Santuario, don Rua lo fece abbellire, decorare e più di una volta! A don Rua noi Salesiani dobbiamo la recita quotidiana della preghiera di consacrazione a Maria Ausiliatrice dopo la meditazione. A don Rua, noi

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devoti di Maria Ausiliatrice, dobbiamo l’incoronazione dell’immagine di Maria, anche la processione della statua di Maria Ausiliatrice per le vie di Torino, voluta da lui per la prima volta nel 1901, e diventata rapidamente una tradizione bella e veneranda per la città e per tutto il Piemonte. “In tutte le necessità – ha lasciato scritto il beato – troviamo in Lei (Maria SS.) la nostra avvocata; e si ha ancora da trovare chi invano sia a Lei ricorso. Dunque fortunati noi di essere figli di tal madre … Onoriamola, amiamola noi e facciamola amare dagli altri, adoperiamoci per farla conoscere come sostegno dei cristiani, e nelle necessità animiamoci ed animiamo gli altri a confidare in Lei, a ricorrere come a sicuro presidio nelle malattie, nei rovesci di fortuna, nelle famiglie che sono in discordia, per impedire certi gravi scandali, nei paesi, nelle città… Ma se vogliamo farle un ossequio veramente gradito, procuriamo di prenderci una cura tutta speciale della gioventù … La nostra missione è questa in modo speciale” (A. Amadei, Don Rua III 746-748). Per don Rua, come per don Bosco prima, l’attaccamento filiale ed una sincera devozione a Maria Ausiliatrice porta con sé, naturalmente, all’impegno per la salvezza della gioventù: “chi si lascia ausiliare da Maria si converte, come Essa, in ausiliatrice dei giovani in necessità. È così che noi, discepoli e figli di don Bosco, facciamo che le nostre azioni nel servizio di Dio e a favore del prossimo, specialmente della gioventù, servano a rimembrare le virtù e la santità del nostro buon Padre, in guisa che ciascuno di noi sia di Lui copia fedele” (Don Rua, Lettere Circolari. Torino 1896, 62). Mentre vi ringrazio di cuore per la vostra presenza, insieme a voi affido ancora una volta la Congregazione, l’intera Famiglia Salesiana, le vostre Curie o Diocesi e i giovani del mondo alla guida materna di Maria Ausiliatrice, e vi invito, a nome di don Bosco, a fare della sua devozione un elemento costitutivo della risposta vocazionale, un traguardo sempre presente nella nostra azione pastorale.

L e tt e ra di ri n gr a z ia me n t o d e l P a p a al Rettor Maggiore Benedetto XVI ha espresso il suo compiacimento per “i fervidi sentimenti di filiale devozione e di spirituale vicinanza” espressi dal Rettor Maggiore e dai salesiani vescovi nella lettera a lui inviata a fine maggio.

Reverendissimo Signore Don Pascual Chávez Villanueva, S.D.B., Rettore Maggiore Società Salesiana di San Giovanni Bosco Ho accolto con vivo compiacimento la cordiale lettera del 24 maggio scorso, con la quale Ella ha voluto trasmettermi i fervidi sentimenti di filiale devozione e di spirituale vicinanza dei Signori Cardinali e dei Venerati Fratelli Vescovi appartenenti alla Famiglia salesiana, riuniti a Castelnuovo Don Bosco in un suggestivo e familiare momento di festa, da lei promosso e presieduto dal mio Segretario di Stato, il caro Cardinale Tarcisio Bertone. Tale premuroso pensiero di solidarietà, manifestato in un frangente delicato anche per tutta la Chiesa, ha suscitato nel mio animo profonda riconoscenza, anche perché è segno di quella intensa comunione e di quell`ardente affetto che i figli spirituali di San Giovanni Bosco da sempre nutrono nei confronti del Successore di Pietro. Desidero, pertanto, ricambiare il cortese attestato, che ho molto apprezzato, con l’assicurazione del mio costante ricordo nella preghiera, con la quale volentieri accompagno i lodevoli propositi di rinnovamento spirituale e di sempre più convinta adesione al Vangelo manifestati, a nome dell`intero Istituto, da Lei e da quanti hanno preso parte al significativo incontro. Invoco la materna protezione di Maria Ausiliatrice su di Lei e sui Venerati Fratelli Cardinali e Vescovi che si sono associati alle devote espressioni, affinché ciascuno possa continuare a servire il Signore e i fratelli nella gioia, portando a compimento ogni Suo progetto di bene. Con tali voti e quale segno della mia paterna benevolenza, Le imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica, che volentieri estendo all’intera Congregazione. Dal Vaticano, 14 Giugno 2010

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Lettera dell’Ispettore

Don Bosco fondatore

Le FMA e gli altri gruppi della Famiglia Salesiana Cari Amici, riprendo il dialogo con ciascuno di voi mentre l’estate sta avanzando e in tante opere si è quotidianamente in mezzo a folle di bambini, ragazzi e giovani grazie alla felice ed apprezzata iniziativa del “Grest”. Sono felice nel vedere tanta dedizione da parte di adulti e di giovani nell’organizzare ciascun giorno con attività ed iniziative nuove e divertenti. Il Grest è una coinvolgente esperienza di comunità, dove si accentua l’iniziativa e il protagonismo degli animatori. Esprimo il desiderio che la dedizione e l’impegno dei mesi estivi possano continuare e contraddistinguere anche l’attività delle nostre opere durante tutto l’anno, soprattutto attraverso la cura degli animatori e il loro coinvolgimento nell’animazione dei gruppi e delle attività. Auguro anche a tutti un sereno e distensivo periodo di riposo. In questo numero di “Insieme” vi propongo l’ultima parte del tema “Don Bosco Fondatore” accennando alla fondazione della Figlie di Maria Ausiliatrice, agli altri gruppi e al continuo dilatarsi dei gruppi della Famiglia Salesiana. 1 . Le Fi g l i e di Mar i a A u si l i a tri c e Lo storico salesiano F. Desramaut rileva acutamente nel tentativo di descrivere il sogno di società immaginata da don Bosco: “Ogni società implica una certa concezione dei rapporti uomo-donna. La società creata da don Bosco avrebbe potuto essere unisessuale e comprendere solo uomini. I gesuiti, per esempio, rifiutarono un secondo ordine

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femminile. Invece la società utopica di don Bosco comprese uomini e donne. Il nostro fondatore trovò sicuramente naturale essere aiutato da donne nella casa Pinardi, di cui condivideva il governo con sua madre, senza dubbio la prima e più eminente cooperatrice. Col tempo, le donne della sua vasta associazione furono le Figlie di Maria Ausiliatrice e le cooperatrici salesiane” (F. Desramaut, Don Bosco Fondatore, pagg.134-35). La cura dei giovani poveri ed abbandonati non poteva riguardare esclusivamente i maschi e certamente il problema dell’educazione delle ragazze fu presente nell’universo vulcanico di don Bosco come prospettiva e nella cornice culturale del suo tempo ciò comportava la fondazione di una congregazione femminile. Gli storici (Piero Stella, Maria Esthèr Posada, Igino Tubaldo) hanno ricercato le origini della fondazione femminile in alcuni contatti qualificati che don Bosco ebbe con alcune interessanti figure femminili, in particolare la Marchesa di Barolo, la Serva di Dio Marie Louise Angélique Clarac e la maestra castelnovese Benedetta Savio. In particolare, a proposito del rapporto tra la Clarac e Don Bosco, la studiosa M. E. Posada sottolinea: “Essa (la Clarac) rappresenta, a mio parere, un forte stimolo nella maturazione ideale di un’opera a favore delle ragazze bisognose che andava delineandosi nello spirito del Santo” (M. E. Posada, Don Bosco fondatore delle FMA, pag 291). Anche la testimonianza giurata di don Rua al riguardo risulta interessante e soprattutto documenta che, nonostante altre possibili opzioni, la linea che si confermò fu quella di Don Pestarino, Mornese, le Figlie dell’Immacolata: “Fin da quando morì la madre, intravvedeva la necessità di qualche Congregazione di religiose... Però non venne nella decisione sino a quando la Provvidenza gli aperse essa stessa evidentemente la via. Un pio sacerdote, d. Domenico Pestarino, della Insieme


Diocesi di Acqui soleva radunare e coltivare alla pietà delle zitelle del suo paese natio, Mornese. Questo buon sacerdote, ammirando lo zelo a la carità di don Bosco, strinse con lui amicizia: con calde istanze ottenne pure che l’adottasse come sua spirituale famiglia”. (Positio super virtutibus, Summarium 323). Dopo un periodo di discernimento, nell’aprile del 1871, don Bosco, che da circa un decennio era in contatto con don Pestarino, comunicò ufficialmente la decisione di fondare una nuova Congregazione, avendo riscontrato nel gruppo di Mornese le condizioni necessarie per realizzare ciò che nella sua mente e nel suo cuore era presente da lungo tempo, probabilmente ancor prima dell’incontro con il Pestarino. Don Bosco (naturalmente avvalendosi di collaborazioni - M. Enrichetta Dominici) detta le Costituzioni, decide l’avvio di un Consiglio-Capitolo Superiore, conferma l’elezione della Mazzarello come Superiora, è presente, seppur fugacemente, alle prime professioni. “Per quanto riguarda S. Giovanni Bosco in ordine all’istituto delle FMA possiamo dire che Egli si rivela apertamente ed indiscussamente fondatore sia nella fase dell’ideazione che nella prassi e nella regolamentazione giuridica del medesimo. Fondatore in senso storico, giuridico e teologico-carismatico, don Bosco è, per intrinseca conseguenza, padre di una nuova famiglia nella Chiesa: l’Istituto delle FMA dedito all’educazione nell’ambito femminile e nel ceto popolare” (M. E. Posada o.c. pag. 302). Impegnativo indubbiamente è delineare il rapporto tra don Bosco e M. Mazzarello nella fondazione delle FMA. Nell’ambito della presente conferenza è rilevante sottolineare sia l’atteggiamente aperto di don Bosco, nei confronti della fondazione di Mornese, che la “fedeltà creativa” della Madre nei confronti di don Bosco. Don Caviglia al riguardo (e sulla stessa linea Colli, Fiora, Posada, Midali...) afferma che don Bosco, trovando in Maria Domenica i tratti essenziali della spiritualità salesiana, li assunse per costruirvi qualcosa di nuovo e di potente: non più dipendenza fedele da don Bosco, Insieme

ma creazione di una nuova tradizione spirituale (cf. A. Caviglia, Santa Maria Mazzarello). Prima e soprattutto dopo la fondazione dell’Istituto si instaura tra don Bosco a la Mazzarello un rapporto di fiducia, che suscita cooperazione ed è fonte di creatività ed anche di influenza reciproca. La Madre interpretava con autorità ed originalità i contenuti della spiritualità di don Bosco nella direzione di una “salesianità al femminile” (A. Deleidi, Il rapporto tra D. Bosco e M. Mazzarello..., pag. 321) esercitando in tal modo il ruolo di confondatrice con don Bosco della FMA. Non è da dimenticarsi il nesso logico di queste riflessioni: il sogno di società, di famiglia che fu concepito nella mente di don Bosco. È profetico (ci azzardiamo a dirlo) nell’attuale fase evolutiva della Famiglia Salesiana, riflettere sulla ricchezza dei rapporti tra don Bosco e la Mazzarello, adottandoli, naturalmente in altro contesto, come modulo e paradigma della crescita dell’intera Famiglia Salesiana. 2. I Coope ra to ri s al es ia ni e l ’As soc ia zio ne devoti di Maria Ausiliatrice (1868) L’impostazione modulare che noi abbiamo dato alla nostra riflessione, ci riporta quasi al punto di partenza: l’educazione della gioventù povera ed abbandonata, con tutto ciò che essa comporta, indusse don Bosco ad immaginare una società composita di collaboratori e collaboratrici, con identità e disponibilità diverse, ma raccolti tutti in unità di spirito e di intenti. Nell’avverarsi il sogno dovette rapportarsi al contesto sociale ed ecclesiale del tempo: i collaboratori più stretti costituirono il nucleo di una congregazione religiosa, radicata sui voti e sulla vita in comunità; in campo femminile avvenne lo stesso con la nascita delle Figlie di Maria Ausiliatrice. E di quell’ampia schiera di uomini, donne, sacerdoti, giovani, che, pur non vivendo nella consacrazione religiosa, condividevano la missione educativa per i giovani e le giovani, che ne fu? È proprio in questo ambito che l’utopia di don Bosco si dovette misurare con l’ecclesiologia e la legislazione cano-

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é Il Rettor Maggiore e la Famiglia Salesiana.

nica del tempo. Riprendiamo il discorso dal capitolo intitolato Esterni nelle Costituzioni salesiane del 1860, di cui in un primo tempo costituì il capitolo 16, poi risultò riportato in Appendice e scomparve definitivamente nel 1874. Tra l’altro vi si legge: “Qualunque persona, anche vivendo nel secolo, nella propria casa, in seno alla propria famiglia, può appartenere alla nostra società. Egli non fa alcun voto; ma procurerà di mettere in pratica quelle parti del presente regolamento che è compatibile alla sua età e condizione...” (Società di S. Francesco di Sales, cap. Esterni, ivi). A complemento è interessante aggiungere che in un articolo supplementare don Bosco affermava che il socio che usciva per motivi ragionevoli dalla società era automaticamente annoverato tra i suoi membri esterni. Il capitolo “Esterni” non fu approvato nel 1864 e don Bosco lo soppresse sostituendolo con un testo, che abbiamo solo in manoscritto intitolato “Associati alla congregazione di S. Francesco di Sales”, nel

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quale si parla di una associazione distinta dalla congregazione, anche se ad essa strettamente legata. Successivamente don Bosco ricorse ad altre denominazioni quali “Unione Cristiana” (1874) e “Associazione di buone opere” (1875), prima di giungere alla denominazione di “Cooperatori Salesiani” (1876), associazione approvata da Pio IX nel maggio 1876. Leggendo i testi dei documenti che corrispondono alle varie fasi si rileva lo sviluppo del pensiero di don Bosco, che cercò di mantenere la sua intuizione originale, pur adattandosi alle esigenze del diritto ecclesiastico. L’idea sottesa all’appellativo “cooperatore” raccoglie in sé l’esigenza di unione, di un legame forte per intraprendere un servizio autentico della chiesa e della società, in quanto i religiosi della Società salesiana non bastavano, erano impegnati su di un fronte assai vasto e le necessità sempre più pressanti: “Egli è per accorrere a tante necessità che si cercano cooperatori” (Cooperatori Salesiani, Albenga 1876, II). Insieme


3 . D o n B o s c o e g li a l t r i g r u p p i d e l la F a m i g lia salesiana Come abbiamo sottolineato don Bosco è il fondatore dei Salesiani, delle Figlie di Maria Ausiliatrice e dei Cooperatori e dell’Associazione dei Devoti di Maria Ausiliatrice, ma attraverso discepoli e figli, a prescindere dagli exallievi e dalle exallieve, membri della Famiglia Salesiana in forza dell’educazione ricevuta, è considerato ispiratore e punto di riferimento di ben 26 famiglie religiose, che con diversa titolarità, fanno parte della Famiglia Salesiana. “La nostra famiglia è una realtà carismatica; ossia un dono ecclesiale dello Spirito Santo destinato a crescere e prolungarsi nel popolo di Dio, più in là delle circostanze mutevoli di luogo e di tempo, secondo un determinato orientamento permanente” (ACS, 304, 1982). In seguito alla richiesta dell’Istituto delle Figlie dei SS. Cuori di Bogotà di far parte della Famiglia Salesiana, nel 1982 il Rettor Maggiore comunicava alla Madre Generale che si era deciso di rispondere affermativamente, dopo un serio studio, fatto dal Dicastero competente, che aveva riflettuto sui criteri di appartenenza: la vocazione salesiana (partecipazione al carisma di don Bosco); l’accettazione del progetto-regola di vita salesiana; vivere lo spirito di don Bosco; la partecipazione alla fraternità salesiana, in comunione e unità con il Rettor Maggiore, successore di don Bosco. L’analisi del legame dei vari gruppi con don Bosco esula dalle dimensioni prudenziali di questa conversazione e risulta comunque piuttosto difficile e complessa, anche perché alcuni di questi gruppi sono poco conosciuti e spesso carenti sotto il profilo delle fonti e dell’attribuzione stessa del fondatore. Si tratta indubbiamente di una ricchezza potenziale, che denota la vitalità del grande ceppo salesiano e che concorre misteriosamente alla realizzazione del grande sogno, della grande utopia di don Bosco. Mi riferirò, seppur succintamente, ad alcuni gruppi in particolare: a) Gli exallievi di don Bosco, fondati da Carlo Gastini e da don Felice Reviglio, che abbiamo già nominato, a Valdocco nel 1870. Insieme

Sono membri della F.S. in forza dell’educazione ricevuta e sono costituiti in una associazione civile, non ecclesiale, aconfessionale e apolitica, senza distinzione di razza o di religione. b) Le Exallieve di Maria Ausiliatrice, fondate da don Rinaldi e da Suor Arrighi nel 1908. Anch’esse partecipano alla Famiglia Salesiana in forza dell’educazione ricevuta e sono anch’esse costituite in una associazione apolitica, aperta a tutte le razze e tutte le confessioni. c) Le Volontarie di don Bosco, fondate nel 1917 da don Filippo Rinaldi e costituitesi in istituto secolare nel 1959. Sono salesiane secolari consacrate che si qualificano come figlie spirituali di don Bosco e come testimoni, nelle realtà secolari, del suo carisma. d) Le Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria fondate nel 1905 da don Luigi Variara tra le ragazze lebbrose di Agua de Dios in Colombia. Esprimono il “carisma salesiano vittimale”, attraverso l’esperienza della vita religiosa apostolica salesiana all’interno del mondo della sofferenza. e) Le Apostole della Sacra Famiglia, fondate dal Card. Giuseppe Guarino il 29 giugno 1889 e presenti ed attive in questo territorio e in questa porzione di chiesa. f) Le Salesiane Oblate del Sacro Cuore di Gesù, fondate da Mons. Giuseppe Cognata l’8 dicembre 1933 ed attive qui in Sicilia, specie nella zona di Trapani. C on c l u s i on e Questa riflessione sulla forza carismatica di don Bosco Fondatore e suscitatore di forze vive nella chiesa, in occasione del 150° della Congregazione Salesiana è sì una commemorazione, ma soprattutto una celebrazione delle meraviglie che lo Spirito di Dio suscita nella Chiesa attraverso i Santi. Siamo tutti richiamati alla fedeltà a don Bosco Fondatore, alla speranza che ci fa guardare in avanti al futuro, al prossimo 150° per continuare ad attualizzare nella storia, nei tempi mutevoli la sua coinvolgente e perenne utopia.

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FORMAZIONE

Dicastero per la formazione

Incontro europeo dei delegati ispettoriali di formazione Cracovia, 5-7 maggio 2010

I partecipanti (circa 30 confratelli da tutta Europa ) si sono confrontati mettendo insieme la situazione e la sensibilità delle singole Ispettorie sui seguenti temi: • La vocazione consacrata salesiana nelle sue due forme (presbiterale e laicale); • Formazione dei laici insieme agli SdB; • Progetto Europa e formazione; • Formazione all’affettività e alla castità; • Formazione dei Formatori nelle varie Regioni salesiane; • Lettura dei dati statistici del 2009 per la Congregazione e le Regioni. L’esperienza è stata di grande rilievo per l’ampiezza, la ricchezza e la diversità del contesto europeo; per l’ottica diversificata con la quale erano considerati le diverse realtà della vita della congregazione, per gli orizzonti realistici ed esigenti che sono emersi e che interpellano i Salesiani d’Europa oggi.

47ª Giornata Mondiale per le Vocazioni: La testimonianza suscita vocazioni

Domenica 25 aprile, IV del tempo di Pasqua, la Chiesa Cattolica celebra la 47ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Il Papa ricorda, nel messaggio pubblicato il 16 febbraio 2010, l’importanza della testimonianza, personale e comunitaria, per la nascita di nuove vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Il tema della Giornata per le Vocazioni, “La testimonianza suscita vocazioni”, si ispira alla figura di san Giovanni Maria Vianney, Curato d’Ars, dal quale il Santo Padre ha tratto lo spunto per la promozione dell’anno sacerdotale. La fecondità della proposta vocazionale, per quanto dipenda dall’azione di Dio “è favorita anche dalla qualità e dalla ricchezza della testimonianza personale e comunitaria di quanti hanno già risposto alla chiamata del Signore nel ministero sacerdotale e nella vita consacrata”.

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Dicastero per la formazione

FORMAZIONE

Giornata della Verifica ispettoriale Festa della Comunità ispettoriale 1-2 giugno 2010

Sono state due giornate intense di confronto, di verifica e di festa che hanno fatto crescere tutti i confratelli convenuti nel senso della condivisione della vita ispettoriale. Il primo giorno ci ha visti impegnati nella verifica: • al mattino i Direttori insieme al signor Ispettore si sono intrattenu-

ti su diverse realtà della vita delle singole comunità, con la possibilità di un confronto schietto ed aperto tenendo presente le esigenze di vita fraterna e religiosa che ogni comunità deve avere costantemente. • Nel pomeriggio i Confratelli dei vari settori ed ambienti pastorali ( Scuole – CFP, Oratori, Parrocchie, Associazioni ) si sono confrontati con concretezza e passione educativa in ordine agli obiettivi che ci si era riproposti nell’anno 20092010. Il secondo giorno tutti i confratelli e laici che sono convenuti (circa 150) hanno vissuto una intensa esperienza di fraternità gioiosa. Insieme

Alcuni momenti della • Il Signor IspetFesta della Comunità tore ha presentaispettoriale. to don Rua come maestro di vita consacrata e salesiana; • La PG ci ha condotto a rimembrare l’intero anno trascorso fra i principali eventi, attraverso un power point; • Il gruppo musicale CGS “Miaramandeha” di Pedara ci ha allietati con canti e giochi veramente salesiani. • Il ricordo degli anniversari del Presbiterato e della Professione ci ha permesso di esprimere gratitudine ed apprezzamento verso tanti confratelli che hanno lavorato e lavorano con zelo apostolico nelle diverse comunità dell’Ispettoria.

Questo raduno è stato una vera esperienza di fede e di gioia salesiana che ci ha portato a vivere quanto è detto nell’art. 34 delle costituzioni “Come don Bosco, siamo chiamati tutti e in ogni occasione a essere educatori alla fede. La nostra scienza più eminente è quindi conoscere Gesù Cristo e la gioia più profonda è rivelare a tutti le insondabili ricchezze del suo mistero”. D o n A n t o n i n o Ru bi n o

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FORMAZIONE

La Formazione Professionale dei Salesiani

Una missione al servizio dei giovani

“Giovani e Sistema educativo di Istruzione e Formazione in Italia” è stato il tema del Convegno nazionale promosso dalla Federazione Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione Aggiornamento Professionale (CNOS/FAP) e dall’Associazione CNOS/Scuola, che si è svolto martedì 20 aprile al Salesianum di Roma. Presenti al Convegno circa 300 partecipanti, tra formatori, delegati, insegnanti e rappresentanti di categoria, provenienti da tutta Italia. Come relatori sono intervenuti don Pascual Chávez Villanueva, Rettor Maggiore dei Salesiani, mons. Mariano Crociata, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, e il prof. Antonio Mocci, esperto di processi formativi. “Con questo Convegno – ha spiegato in apertura il presidente del CNOS-FAP e dell’Associazione CNOS/Scuola, prof. Mario Tonini – intendiamo offrire il nostro contributo nell’individuare aspetti specifici della natura, degli obiettivi e delle strategie della presenza salesiana in Italia nel sistema della scuola e della formazione professionale, per continuare nelle nostre opere salesiane il progetto educativo di don Bosco a favore dei giovani, specialmente i più poveri”.

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Il CNOS-FAP riprende anche alcune linee contenute nel documento della Conferenza Episcopale Italiana, “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, nel quale i Vescovi sostengono che la Chiesa si sente chiamata a “raccogliere con responsabilità le sfide che la globalizzazione presenta”. A iniziare da povertà, disoccupazione ed emigrazione. “La disoccupazione tocca in modo preoccupante i giovani e si riflette sulla famiglia, cellula fondamentale della società. Si deve onorare il principio di ‘sussidiarietà’ e puntare sulla formazione professionale” – si legge nel documento. Inoltre “è necessario impegnarsi in una nuova proposta educativa – scrivono i Vescovi –, rigenerando e riordinando gli ambiti in cui ci si spende per l’educazione e la formazione dei giovani”. “Una cultura del bene comune, della cittadinanza, del diritto, della buona amministrazione e della sana impresa nel rifiuto dell’illegalità: sono i capisaldi che attendono di essere sostenuti e promossi all’interno di un grande progetto educativo”. Progetto educativo che ha segnato tutta la storia della Congregazione salesiana e che ancora oggi ne ispira l’azione. I salesiani hanno infatti a cuore la formazione integrale della persona, attingendo al genio pedagogico del loro fondatore, Don Bosco, che sintetizzò l’obiettivo dell’educazione nel motto “buoni cristiani e onesti cittadini”. Altra peculiarità del carisma salesiano è lo ‘spirito di famiglia’ che si respira negli ambienti dell’opera. I salesiani contano in Italia 50 plessi scolastici, per un totale di 25.703 alunni e 2.128 unità di personale diInsieme


L a g i o rn at a del 2 0 ap ri l e Nel suo articolato intervento introduttivo, don Pascual Chávez Villanueva, Rettor Maggiore dei Salesiani, ha ragionato sul tema “Il servizio dei Salesiani d’Italia a favore dei giovani nella scuola e nella formazione professionale”. “Noi salesiani per natura siamo educatori – ha ribadito don Chávez –. L’Europa ha bisogno di noi, più che mai, perché ha bisogno di educazione e di proposte di alto profilo culturale”. Quale la proposta dei salesiani? “Noi siamo chiamati da Dio – ha proseguito don Chávez – ad una missione ecclesiale, che proponga un’antropologia autenticamente cristiana, secondo il carisma salesiano, basato sul sistema oratoriano”. Il Rettor Maggiore ha richiamato quindi gli elementi fondanti del carisma salesiano: “una casa che accoglie, una parrocchia che evangelizza, una scuola che avvia alla vita, un cortile ove incontrarsi in allegria”. Dopo aver riaffermato “la scelta prioritaria della presenza salesiana nella scuola e nella formazione professionale”, don Chávez ha sostenuto che oggi, in un tempo nel quale profondamente si avverte un’ ‘emerInsieme

FORMAZIONE

pendente; e 64 sedi per la formazione professionale accreditate, con 1.173 corsi, 20.100 allievi e 1336 formatori. L’ultimo monitoraggio sulla transizione al lavoro dei giovani qualificati nei percorsi di istruzione e formazione professionale ha fornito i seguenti risultati: – metà del campione interpellato (51,6%) all’uscita del percorso aveva scelto di lavorare e alla distanza di un anno aveva conseguito un lavoro; – l’altra metà si divideva in quote abbastanza vicine tra chi aveva optato di continuare a studiare (27%) e chi, invece, non stava né studiando né lavorando (24%).

genza educativa’, “occorre superare il settorialismo per entrare in una dimensione continentale, facendo valere la presenza salesiana come una presenza organica. Si avverte l’urgenza di un coordinamento, che diventi sinergia per la diffusione del Vangelo”. Questi gli intenti del documento ‘Progetto Europa’ – predisposto dal Rettor Maggiore ed approvato dal suo Consiglio nel gennaio 2009 – che ribadisce l’impegno di tutta la Congregazione nel rafforzamento del carisma salesiano in Europa, attraverso la scelta prioritaria della presenza salesiana nella scuola e nella formazione professionale, luogo privilegiato per l’educazione dei giovani europei. Nel contesto delle sfide avanzate da una nuova situazione culturale, mentre si vanno affermando nuovi modelli antropologici, i salesiani sono chiamati ad “una rinnovata azione pastorale, che raggiunga i giovani per evitare la loro marginalità. Sempre più pressante diviene quindi l’urgenza dell’evangelizzazione, per proporre loro il Vangelo quale fonte di vita e di felicità, nel tempo e nell’eternità” – ha concluso don Chávez. Mons. Mariano Crociata, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, si è invece soffermato sul tema “Emergenza educativa e priorità pastorali della Chiesa in Italia”. Mons. Crociata ha esordito osservando

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FORMAZIONE

che “le istituzioni non riescono più a educare e che il parlare tanto di educazione, oggi, sembra il segno di un malessere e di una difficoltà nuova e complessa. La crisi contemporanea vede interrotto, o comunque fortemente compromesso, il processo di trasmissione di cultura e valori alle nuove generazioni, e ci costringe a parlare di ‘emergenza educativa’ ”. “L’educazione – ricorda mons. Crociata – è un incontro d’anime, una misteriosa trasmissione da anima ad anima”. L’educazione cristiana, in particolare, “tende alla piena umanità dell’uomo, al pieno dispiegamento in lui dell’originaria immagine di Dio, che è il Figlio incarnato”. “Tutta la potenzialità di unicità ed originalità di ogni essere umano – precisa mons. Crociata – è costitutivamente connessa con la comunità. La grandezza unica e irripetibile dell’essere umano trova la sua garanzia nel legame tra persona e comunità”. “L’educazione – prosegue il Segretario – ha a che fare con l’essere, prima che con il sapere o il saper fare. Occorre quindi riflettere su chi è l’uomo e a quale figura di uomo educhiamo le nuove generazioni, ma anche noi stessi”. “Obiettivo dell’opera educativa è la crescita e la maturazione di una persona autonoma, libera e responsabile – osserva Crociata. Spazio e forma fondamentale dell’educazione è la relazione. All’interno della relazione interpersonale, la forma fondamentale della presenza educativa è costituita dalla testimonianza autorevole. Innanzitutto l’esempio, testimonianza del proprio essere che si imprime nell’educando, ma anche l’autorità, intesa non come imposizione, ma senso benevolo e accettabile del limite e della finitezza umane, indicatore di una regola e di un ordine”. Quali le sfide pastorali, nel campo dell’educazione, che si pongono alla Chiesa in Italia? Innanzitutto – nota mons. Crociata – “la famiglia, ambito primario di ogni educazione. I genitori sono presenza insostituibile di ogni opera educativa, in quanto accompagnano con lo stile del modello esemplare, testimoniale, colui che deve crescere e diventare adulto. Poi gli educatori, della comunità cristiana e della scuola, ciascuno con le lo-

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ro finalità tipiche. Decisiva per tutti è però la qualità personale della maturità e della testimonianza dell’educatore. Gli educandi, infatti, hanno bisogno di limiti motivati e di incoraggiamenti fondati, di prospettive verso le quali dirigersi”. “Le esperienze educative che nella Chiesa si sviluppano mirano alla crescita di tutta la persona umana, costituita da intelligenza e affetti, libertà e desiderio, socialità e responsabilità”. “È in gioco la nostra fede – ha concluso mons. Crociata –. Si diventa cristiani a partire da un dono ricevuto, il dono dello Spirito. Tutta l’opera educativa consiste nel cogliere le condizioni e metterle in opera per consentire a questo germe di essere ricevuto”. Al suo arrivo al Salesianum, prima dell’inizio dei lavori del Convegno, a mons. Crociata è stato mostrato un prototipo sperimentale di autoveicolo, realizzato dagli allievi del Centro di formazione professionale ‘Teresa Gerini’ di Roma, vincitore del concorso nazionale Automeccanica 2008. Nel corso del Convegno, è stato anche siglato un Protocollo d’intesa con Federmeccanica, nell’ottica di una più stretta collaborazione tra le imprese e i percorsi di formazione. “È l’ultimo, in ordine di tempo, – ha rilevato il prof. Mario Tonini – di vari Protocolli firmati in questi anni con aziende di punta nei settori in cui le scuole e i centri di formazione professionale dei salesiani operano particolarmente. È anche grazie a questa collaborazione che i salesiani riescono ad innovare la formazione nella tecnologia dell’auto (Fiat), dell’automazione industriale (Schneider Electric), della meccanica industriale (DMG, Hede, …), della tecnologia (Siemens), della grafica”. Con la sua molteplicità di approcci e ricchezza di contenuti, il Convegno ha insomma costituito una pausa di riflessione ed approfondimento per tutti i partecipanti, in prima linea al servizio dei giovani, per partire con rinnovato slancio nel settore della formazione professionale, che si accompagna inscindibilmente alla maturazione umana, in un percorso di educazione alla vita. L u c a C a ru so Insieme


Chiusura dell’Anno Sacerdotale

“Un anno che non ha riguardato solo i sacerdoti, ma tutto il popolo di Dio” Un anno di grazia indetto da Benedetto XVI in occasione del 150° anniversario del “dies natalis” del patrono dei parroci s. Giovanni Maria Vianney. Il sacerdozio non è semplicemente «ufficio», ma sacramento: “Dio si serve di un povero uomo al fine di essere, attraverso lui, presente per gli uomini e di agire in loro favore. Questa audacia di Dio, che ad esseri umani affida se stesso; che, pur conoscendo le nostre debolezze, ritiene degli uomini capaci di agire e di essere presenti in vece sua – questa audacia di Dio è la cosa veramente grande che si nasconde nella parola «sacerdozio». Che Dio ci ritenga capaci di questo; che Egli in tal modo chiami uomini al suo servizio e così dal di dentro si leghi ad essi: è ciò che in quest’anno volevamo nuovamente considerare e comprendere”. Così il Papa nell’omelia della Liturgia Eucaristica da lui presieduta sul Sagrato della Basilica Vaticana a chiusura dell’Anno Sacerdotale. “Dio vuole che noi come sacerdoti, in un piccolo punto della storia, condividiamo le sue preoccupazioni per gli uomini’’. Il compito del prete, ha concluso, è quello di “essere accanto alle persone a noi affidate’’, anche e soprattutto nelle “notti oscure’’ della “tentazione, nelle ore dell’oscuramento in cui tutte le luci sembrano spegnersi’’. E se anche è inevitabile che nel corso della vita si debbano percorrere le “valli oscure della tentazione, dello scoraggiamento, della prova, che ogni persona umana deve attraversare”: “Anche in queste valli tenebrose della vita Egli è là. Sì, Signore, nelle oscurità della tentazione, nelle ore dell’oscuramento in cui tutte le luci sembrano spegnersi, mostrami che tu sei là. Aiuta noi sacerdoti, affinché possiamo essere accanto alle persone a noi affidate in tali notti oscure. Affinché possiamo mostrare loro la tua luce”. Insieme

PREGHIERA PER L ’ ANNO S AC ER DO TALE Un auspicio che al termine della Messa, Benedetto XVI ha affidato con una preghiera di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, e dall’invito solenne, espresso in sette lingue e rivolto ai 400 mila presbiteri del mondo, a “essere fedeli alle promesse” sacerdotali, nelle Chiese di Oriente e di Occidente, e a “proseguire con rinnovato slancio il cammino di santificazione in questo sacro ministero”. Signore Gesù, che in san Giovanni Maria Vianney hai voluto donare alla Chiesa una toccante immagine della tua carità pastorale, fa’ che, in sua compagnia e sorretti dal suo esempio, viviamo in pienezza quest’Anno Sacerdotale. Fa’ che, sostando come lui davanti all’Eucaristia, possiamo imparare quanto sia semplice e quotidiana la tua parola che ci ammaestra; tenero l’amore con cui accogli i peccatori pentiti; consolante l’abbandono confidente alla tua Madre Immacolata. Fa’, o Signore Gesù, che, per intercessione del Santo Curato d’Ars, le famiglie cristiane divengano «piccole chiese», in cui tutte le vocazioni e tutti i carismi, donati dal tuo Santo Spirito, possano essere accolti e valorizzati. Concedici, Signore Gesù, di poter ripetere con lo stesso ardore del Santo Curato le parole con cui egli soleva rivolgersi a Te: «Ti amo, o mio Dio, e il mio solo desiderio è di amarti fino all’ultimo respiro della mia vita. Ti amo, o Dio infinitamente amabile, e preferisco morire amandoti piuttosto che vivere un solo istante senza amarti. Ti amo, Signore, e l’unica grazia che ti chiedo è di amarti eternamente. Mio Dio, se la mia lingua non può dirti ad ogni istante che ti amo, voglio che il mio cuore te lo ripeta tante volte quante volte respiro. Ti amo, o mio Divino Salvatore, perché sei stato crocifisso per me, e mi tieni quaggiù crocifisso con Te. Mio Dio, fammi la grazia di morire amandoti e sapendo che ti amo». Amen.

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FORMAZIONE

Anno Sacerdotale


FORMAZIONE

Anno Sacerdotale

Ha contemplato per primo il volto del crocifisso della Sindone

Folla di pellegrini per contemplare quella tenue traccia sul lenzuolo che in questi giorni è esposto a Torino. È necessaria un’adeguata preparazione per poter vedere l’impronta lasciata 2000 anni fa dal crocifisso sulla tela di lino che ne accolse il cadavere nella rigidità della morte. L’emozione che si prova in quei pochi minuti di sosta, non è facile da descrivere. È personale. Il primo che la provò e tentò di comunicarla agli altri è un Salesiano, si chiama D. Noel Naguier de Malijay. È opportuno ricordare questo Figlio di D. Bosco, ingiustamente appena ricordato da coloro che hanno scritto sulla Sindone. E non tutti. Nell’anno 1940 un altro Salesiano, Don Luigi Fossati, professore al Liceo di Valsalice, raccolse alcuni documenti nell’anno decimo dalla morte di Don Naguier. Questa pubblicazione per caso mi è venuta tra le mani. Quello che scrivo è dunque ampiamente documentabile. Basta richiederlo. Chi è Don Naguier? Dalla lettera biografica scritta dall’Ispettore Don Crespel, Ispettoria Francia-Sud, ricaviamo queste note biografiche: Noel Naguier de Malijay nacque a Sisteron (Basse Alpi di Francia) l’11 novembre 1861. Apparteneva ad una antica nobile famiglia provenzale. Si arruolò nei Cacciatori dell’esercito francese e fu mandato in Africa. Non sappiamo quale crisi religiosa gli fece abbandonare l’esercito e lo fece incontrare con Don Bosco. La notizia che segue è quella del Noviziato a S. Benigno nel 1885. Ebbe come compagno e amico fidato un altro Salesiano di nobile famiglia il principe Augusto Czartoryski. Ora beato! Ricevettero da D. Bosco l’abito chiericale; fu l’ultima vestizione che D. Bosco fece. Dopo la professione religiosa ebbe la

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cattedra di fisica, chimica e scienze naturali nella casa di Valsalice, il grande noto liceo salesiano. A questo ufficio lo designava la non comune cultura scientifica. Per 12 anni, fu proprio in questo periodo che fu programmata l’Ostensione della Sindone, com’era d’uso presso la Casa Savoia, in occasione delle nozze del principe Vittorio Emanuele (III) futuro re d’Italia. L’idea di fotografare la Sindone fu comune a due amici, amanti di fotografia. Erano proprio il cav. Avvocato Secondo Pia e D. Naguier. Non era però facile ottenere il consenso del re Umberto che, in primo momento oppose un netto rifiuto alla richiesta fattagli a nome dell’Avv. Pia. La motivazione che viene riportata sui libri che narrano questo episodio, fu di non asporre un oggetto sacro alla profamazione di una diffusione di immagini probabilmente false. Insieme


Insieme

Sindone. Da quel momento D. Naguier fino alla morte, visse dedicandosi allo studio della Sindone, con pubblicazioni, contatti con scienziati, non avendo altro scopo che quello di dimostrare l’autenticità della Sindone. Si andrebbe molto per le lunghe a voler riportare tutte le citazioni, lettere, memorie contenute in questo documento ricordato all’inizio. Voglio concludere questa memoria di D. Noel Naguier de Malijay, con la parola di alcuni suoi discepoli. Quando qualcuno gli diceva che il suo lavoro per la Sindone non era propriamente salesiano, egli così riproduceva: “Dopo 10-12 ore di lavoro in comunità ho ben diritto a un po’ di riposo. Ebbene, lavorare per la Sindone è la mia distrazione, potesse esserci migliore dimostrazione?”.

FORMAZIONE

Alcuni autori non riconoscono al nostro D. Naguier una parte importante nell’ottenere dal re il consenso di fotografare la Sindone, ma c’è una testimonianza del fotografo Giuseppe Guzia; riconosce a D. Naguier il merito di aver ottenuto dal re il consenso che permise al cav. Pia di scattare la foto ufficiale della Sindone la sera del 28 maggio del 1898. Un primo tentativo era stato effettuato il 25 maggio, ma non era riuscito. Nel frattempo anche D. Naguier ci tentò; come dice lui stesso, di soppiatto o, se vogliamo usare le parole sue “… nous photographiâmes, nous aussì le Saint Suaire, a la derobèe, avec un tout petit appareil...”. Ne rimase folgorato. Comunicò la sua emozione al Cav. Pia che ne provò una simile. È narrato in tutti i libri! La citazione è tratta dal volume dello stesso D. Naguier: (Le Saint Suaire de Turin Paris-Oudin 1902, pag. 85). Ovviamente si tratta di un volume, forse introvabile. La testimonianze di tanti altri confratelli salesiani, molto vicini a D. Naguier, ci fanno capire come i salesiani siano stati sempre strenui difensori dell’autenticità della Sindone. I nomi che ora citerò, forse non diranno niente ai giovani, ma per noi che abbiamo una certa età, suscitano grandi emozioni. Eccoli: D. Scotti, D. Tonelli, D. Coiazzi, D. Piccablotto, D. Fossati, D. Caviglia, D. Castellino… e ce ne sarebbero tanti altri. Alcuni di questi fecero parte del 1° Comitato scientifico che organizzò vari convegni sulla

Interpretazione tessile del Un altro confratello çvolto della “Sacra Sindone. che lo vegliava sul letto di morte gli mostrò la foto del negativo del Volto Santo che egli teneva al capo del suo letto e gli disse: “guardatela bene, padre, fra breve vedrete se è proprio lui… Sorrise il buon padre e rispose lentamente: Oui! Sì, certo!”. Nota: La pubblicazione di cui ho solo la fotocopia, dovrebbe trovarsi tra le carte dell’Ispettoria. Se qualcuno fosse in grado di pubblicare qualcosa di più importante, potrebbe cercare o, al limite, richiedermi la copia.

D o n G i no D ’ A m i c o

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Lettera della Madre Generale

Al Rettor Maggiore e ai Salesiani del mondo

Carissimo Rettor Maggiore, Carissimi Salesiani, a conclusione dell’anno sacerdotale è per noi un bisogno del cuore pensare a coloro che nella Famiglia salesiana sentiamo Padri, Fratelli, Accompagnatori spirituali. Soprattutto Sacerdoti secondo il cuore di Cristo e lo stile di Don Bosco. Persone con cui condividiamo il carisma che ci fa riconoscere nella Chiesa come Salesiani e Salesiane Figlie di Maria Ausiliatrice, i primi due gruppi di persone consacrate che don Bosco ha fondato. La parola che sale spontanea al nostro cuore è perciò una parola di gratitudine. Grazie per il vostro ministero sacerdotale, di cui sentiamo il beneficio quotidiano nelle diverse parti del mondo dove siamo presenti; un beneficio che non solo raggiunge la nostra vita di Figlie di Maria Ausiliatrice, ma anche quella delle giovani e dei giovani che il Signore affida alle nostre cure educative. È anche a nome loro che oggi vogliamo dirvi grazie! In particolare, vogliamo ringraziarvi per le giovani che avete accompagnato spiritualmente nel cammino di discernimento per scoprire una vocazione di dono e per quelle che avete orientato al nostro Istituto. È un prezioso servizio, segno di stima, affetto e sollecitudine per le singole persone e per lo sviluppo del carisma anche nella forma della vita consacrata FMA. Tante di noi sono FMA per aver avuto accompagnatori salesiani che le hanno indirizzate, sostenute, aiutate nella scoperta e nel discernimento della propria vocazione. Grazie per questo dono che chiediamo di continuare ad offrirci. Anche noi avvertiamo la responsabilità di

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sostenere i giovani che nei nostri ambienti scoprono una chiamata del Signore a dargli la loro vita nella Congregazione. Ci sentiamo in sintonia con il magistero del Rettor Maggiore, che percepiamo profondamente ecclesiale e salesiano. Essere Sacerdoti Salesiani secondo il cuore di Cristo è un dono incomparabile per tutta la Famiglia salesiana. Condividiamo la preoccupazione perché si mantenga viva in tutti i suoi membri la passione del da mihi animas cetera tolle e si sviluppi una cultura vocazionale, e perché il ritorno a Don Bosco, in questo sessennio che prepara a celebrare il bicentenario della sua nascita, abbia una connotazione di ritorno alle radici evangeliche e carismatiche. L’entusiasmo che l’urna del Fondatore sta suscitando nelle diverse parti del mondo conferma l’accoglienza e l’attualità del carisma: un appello per tutti noi a testimoniarlo vitalmente. La vita consacrata chiama i suoi membri ad essere memoria vivente di Gesù. I nostri ultimi Capitoli generali lo hanno rimarcato con convinzione. Come Salesiani e FMA saremo memoria di Lui se renderemo luminosi nella nostra esistenza quotidiana i lineamenti del nostro comune Padre e Fondatore Don Bosco. Riconosciamo che questa luminosità può essere offuscata: il dono della vocazione consacrata è portato in vasi di creta, ma crediamo che attraverso la debolezza umana Dio continua a manifestare al mondo il suo amore. Il sostenerci reciprocamente nella preghiera costituisce una grande forza. Nelle ricorrenze si è soliti scambiarsi i doni. Il nostro dono in questa ricorrenza è l’impegno di una maggiore comunione all’interno della Famiglia salesiana andando alle radici che la rendono possibile: la gioia evangelica di seguire Gesù con totalità di dono; la felicità di sentirci appartenenti a questa grande FamiInsieme


glia e una più grande responsabilità nel consegnare vivo il carisma alle generazioni che verranno attraverso una pastorale giovanile orientata vocazionalmente. La richiesta, spesso implicita, delle giovani generazioni: «Vogliamo vedere Gesù» (cf Gv 12,21), diventerà allora risposta gioiosa e convincente da parte nostra: «Venite e vedrete» (Gv 1,36-39). Maria Ausiliatrice è Madre che unisce la Famiglia e la aiuta a tessere fecondi rapporti

di comunione. A Lei affidiamo la nostra vita, il nostro desiderio di santità, che vogliamo anche trasmettere ai giovani. A Lei consegniamo, oggi, la nostra riconoscenza per voi, Fratelli carissimi. Messina-Colle San Rizzo, 18 giugno 2010

Yvonne Reungoat e s orelle del Consiglio gener ale che interpretano tutte le FMA del m ondo

La Strenna 2011 del Rettor Maggiore

Strenna 2011: un appello per le vocazioni

é S. Giovanni Battista (A. Mantegna).

La Strenna del Rettor Maggiore per il 2011 sarà un accorato appello alla Famiglia Salesiana a sentire l’urgenza, la necessità di convocare e di proporre ai giovani la vocazione salesiana. “Ecco l’Agnello di Dio! … Che cercate? … Rabbi, dove abiti? … Venite e vedrete” (Gv 1,36-39) è lo slogan del prossimo messaggio del successore di Don Bosco. Come da qualche anno è consuetudine, in apertura della sessione plenaria estiva del Consiglio Generale, Don Pascual Chávez ha presentato ufficialmente il tema della Strenna per il prossimo anno. Come già annunciato in alcune circostanze, il tema della Strenna 2011 sarà sulla vocazione. Un invito, dice Don Chávez, a “essere per i

giovani vere guide spirituali, come Giovanni Battista che addita Gesù ai suoi discepoli dicendo loro: “Ecco l’Agnello di Dio!” (Gv 1,36)”. L’evangelizzazione e la vocazione sono due elementi inseparabili. La capacità di suscitare vocazioni, come specifica lo stesso Rettor Maggiore è “criterio di autenticità di una buona evangelizzazione è la sua capacità di suscitare vocazioni”. Tale continuità sarà un ulteriore stimolo a non considerare conclusi i cammini e gli impegni suscitati con la Strenna 2010: “Signore, vogliamo vedere Gesù - A imitazione di Don Rua, come discepoli autentici e apostoli appassionati portiamo il Vangelo ai giovani”. Insieme

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PASTORALE GIOVANILE

M.G.S. - San Cataldo

Festa regionale dei ragazzi

Si è scoperto piccolo l’Oratorio “San Luigi” di San Cataldo per contenere la trascinante allegria dei circa milleottocento giovani arrivati da tutta la Sicilia, protagonisti, della festa regionale dei ragazzi. Striscioni, magliette e cappellini colorati hanno invaso ogni angolo del Centro salesiano, che ha ospitato la manifestazione dal tema “MANI per inCONtrare”, organizzata dal Movimento Giovanile Salesiano di Sicilia, con la collaborazione dell’Oratorio, il cui direttore è don Raffaele Giammello e dell’amministrazione comunale, e rivolta a ragazzini dalla quarta elementare alla terza media. Una carica impressionante di divertimento, buon umore, sport, ma anche riflessione, comunione e solidarietà, ha reso i numerosi partecipanti all’evento un’unica granAlcuni momenti della de famiglia, riunita sotto la ban-

Festa regionale ragazzi.

diera del “carisma salesiano” predicato da San Giovanni Bosco e dal Beato Michele Rua, la cui figura è stata commemorata a cento anni dalla morte. Da San Cataldo e Caltanissetta, da Gela, Riesi e Mazzarino, e poi Palermo, Catania, Messina, Siracusa, Trapani, Ragusa, Agrigento, Marsala, Modica: le Case salesiane della Sicilia non hanno voluto mancare ad un appuntamento, iniziato in mattinata con l’accoglienza e l’animazione, curata dai giovani dell’Istituto “Maria Ausiliatrice” di Gela e proseguito con la celebrazione eucaristi-


PASTORALE GIOVANILE

ca, officiata dall’ispettore dei salesiani di Sicilia don Gianni Mazzali, il quale ha parlato ai giovani della necessità di usare le mani «per creare occasioni di fratellanza e contrastare la violenza».

Anche le istituzioni cittadine hanno portato il proprio saluto ai partecipanti: il sindaco Giuseppe Di Forti, accompagnato dall’assessore Roberto Riggi, ha ricordato l’importanza della presenza delle strutture salesiane nella comunità di San Cataldo, mentre l’on. Raimondo Torregrossa ha espresso il proprio apprezzamento per la riuscita della manifestazione. Nel pomeriggio, invece, i ragazzi hanno potuto scatenare il proprio Insieme

entusiasmo con i tanto attesi tornei di calcetto, predisposti dal comitato provinciale della Polisportiva giovanile salesiana: ben 38 squadre, divise nelle categorie Esordienti ed Under 15, si sono contese la vittoria finale, andata poi all’istituto “Maria Ausiliatrice” di Modica, all’Istituto “Giovanni Paolo II” di Palermo, che ha battuto i pari età dell’Istituto “Maria Ausiliatrice” di San Cataldo, ed ai giovani della “Concordia” di Agrigento. Disputate anche sfide per il miglior striscione e per il miglior slogan. Tra canti, balli di gruppo e gradite esibizioni, quali quella del coro “Fantasti… Canto” del I° Circolo “De Amicis” di San Cataldo, diretto dal maestro Rosario Randazzo e coordinato dall’insegnante Lorenzo Pellerino, non è mancato anche un momento dedicato alla solidarietà: a fine giornata, il delegato del Movimento Giovanile Salesiano, don Marcello Mazzeo, ha dato il via alla raccolta fondi per le zone alluvionate del Messinese. Da: La Sicilia, S. Cataldo 11 aprile 2010.

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PASTORALE GIOVANILE

Pastorale Giovanile

Diario di Bordo della Pastorale Giovanile

L’11 aprile 2010 si è svolta a San Cataldo, nella casa salesiana “San Luigi Gonzaga”, la Festa Ragazzi Ispettoriale. Circa 1600 ragazzi dalla IV elementare alla III media si sono radunati nel cortile dell’oratorio per l’incontro che ha avuto, come tema, “Mani per inCONtrare”. Accompagnati dalla figura di Michele Rua, che ha avuto il coraggio di “fare a metà” con don Bosco, i partecipanti hanno vissuto un momento di formazione iniziale e, successivamente, la Celebrazione Eucaristica presieduta dall’ispettore don Gianni Mazzali; il pomeriggio è trascorso tra giochi a stand e tornei sportivi. Il 14 aprile a Gela SDB e il 21 aprile a Catania (S. Gregorio) si è svolto il secondo incontro del percorso ispettoriale GR...ADO” per i Corsi di Formazione “G Professionale. Circa 45 ragazzi a Gela, provenienti dalle case di Ragusa SDB, Gela SDB, Gela FMA e circa 120 ragazzi a Catania, provenienti dalle case di Acireale, Alì, Barriera, Lineri, Palagonia, S. Filippo Neri nuovo, S. Maria della Salette, si sono ritrovati insieme per vivere una giornata dei spiritualità imperniato sul brano dei discepoli di Emmaus; in mattinata, dopo un momento in assemblea, produttiva è stata la riflessione in piccoli gruppi; la giornata si è conclusa con la S. Messa nel pomeriggio.

prenderà con il nuovo anno pastorale. Il 15/16 maggio a Roma c’è stato l’incontro della Consulta Nazionale MGS al quale partecipano il delegato e la consigliera di PG, due giovani rappresentanti di ogni ispettoria e alcuni SDB, FMA e giovani a livello nazionale. Tra i vari punti all’o.d.g. c’è stato quello della prossima Giornata Mondiale della Gioventù con il Papa, a Madrid, alla quale si è scelto di partecipare come MGS Italia; l’appuntamento sarà preceduto da un Workshop formativo che si terrà nel mese di Novembre 2010. Alla conclusione dell’anno pastorale sono state effettuate le verifiche delle zone MGS dell’Ispettoria. Il delegato e la consigliera di PG hanno incontrato i delegati delle zone e i giovani che in esse lavorano, per una verifica delle attività dell’anno e la programmazione delle attività estive. Il 5 e 6 giugno si è svolta all’Istituto Maria Ausiliatrice di Catania la Consulta Re gionale del MGS alla quale, come di consueto, hanno partecipato giovani provenienti da numerose realtà locali; ê Catania-Colonia Don Bosco: Campo estivo preadolescenti.

Si è concluso, a Cibali, l’appuntamento quindicinale con la Lectio Divina per giovani universitari. Si tratta di un’esperienza quindicinale di preghiera, meditazione e confronto sulla Parola che ha accompagnato i giovani catanesi o residenti a Catania per ragioni di studio. Il cammino ri-

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Insieme


8-14 luglio 10-12 settembre

AD OLE S CE NT I , I – V a nn o s c uo la s upe r io r e

é Palermo: Campo animatori Grest 2010.

durante questa due giorni ci si è dedicati alla verifica dell’anno pastorale appena concluso e alla programmazione degli eventi del prossimo anno.

Dal 14 al 16 giugno alla Colonia Don Bosco si è svolto il campo estivo per preado lescenti. Circa 70 ragazzi dalla V elementare alla II media si sono ritrovati per una tre giorni di formazione e riflessione che ha avuto come filo conduttore il personaggio di Mosè. Con un’équipe di giovani SDB, FMA e laici, i partecipanti hanno potuto vivere una significativa esperienza di formazione. Sono cominciati gli incontri di formazione e fraternità per gli animatori dei GREST dell’Ispettoria. Realizzati a livello zonale, gli incontri sono incentrati sulla figura di don Rua, e prevedono un momento di formazione, di spiritualità e di fraternità. Il 10 giugno a Palermo si sono radunati circa 100 adolescenti e giovani, il 12 giugno a Trapani circa 100, e il 15 giugno a Caltanissetta circa 250 partecipanti. Tutti gli incontri sono stati all’insegna della fraternità tipicamente salesiana. Prossimi Appuntamenti PREADOLESCENTI Campo PGS: Mini Insieme

Quando 1-7 luglio

Campo Animatori Grest zona di ME Animatori Grest zona di CT Animatori Grest zona di RG PGS: Under 14, Under 16 Campo Animatori biennio - triennio HARAMBÉE MISSIONARIO TORINO

Quando 27 giugno 4 luglio 11 luglio 15-21 luglio 24-27 agosto 24-26 settembre

ADOLESCENTI - GIOVANI, da 16 anni in su Campo Quando Riesi: campo di lavoro e animazione 2-12 agosto PA S. Chiara: animazione 31 luglio - 2 agosto GIOVANI, da 18 anni in su Campo CT Librino: Animazione e lavoro

Gela: formazione, animazione e lavoro PA S. Chiara: animazione HARAMBÉE MISSIONARIO TORINO

Quando 6-26 giugno 4-17 luglio 19 luglio - 7 agosto 5-12 agosto 5-7 agosto 24-26 settembre

EDUCATORI – FAMIGLIA SALESIANA Campo PGS: Alleducatori e tecnici VIS: settimana di mondialità

Quando 23-31 luglio 18-25 agosto

Per info www.mgssicilia.it

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PASTORALE GIOVANILE

PGS: Propaganda, Under 14, Under 16 Campo Leaders (II – III media)


PASTORALE GIOVANILE

Comunicazione Sociale

I nuovi media al servizio della parola

“Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola”. Don Filiberto González, Consigliere per la Comunicazione Sociale, si rivolge ai salesiani e agli educatori rileggendo il tema alla luce dell’Ascensione. Oltre a quelli geografici, c’è un nuovo “continente”, quello digitale! Non ha un’estensione territoriale, ma abbraccia il mondo intero. Gli studiosi ritengono che a breve sarà il più popolato; frequentato soprattutto da ragazzi e giovani: i “nativi digitali”. Un “continente” giovane che non può lasciare indifferenti salesiani ed educatori. Non possiamo ignorarlo o rammaricarci per questo. È una nuova era che, come dice il Papa, offre grandi opportunità alla Chiesa per portare il Vangelo a chi non lo conosce. In questo continente, dove nuove regole guidano la ricerca della verità, vige una nuova cultura, un nuovo modo di relazionarsi con la natura, con gli altri e con Dio; essa, che si sviluppa rapidamente, ci avvolge. A noi scegliere se essere turisti o missionari; i primi vi passano, ammirano e prendono ciò che vogliono, gli altri si sentono inviati e si incarnano. Il Papa esorta i sacerdoti, in questo anno a loro dedicato, a essere pastori del mondo digitale. Il mandato che Gesù affida ai suoi discepoli prima di salire al cielo – “mi sarete testimoni fino ai confini della terra” – spinge i salesiani e gli educatori a entrare in questa “nuova terra” con autenticità senza lasciarsi “inghiottire” acriticamente. Da Gerusalemme e dalla Galilea son partiti i primi testimoni di Gesù. Siamo chiamati a raggiungere questa nuova frontiera proponendo una pastorale del mondo digitale che, come dice il Papa, è “chiamata a tener conto anche di quanti non credono, sono sfiduciati ed hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche, dal momento che i nuovi mezzi consentono di entrare in contatto con credenti di ogni religione, con non

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credenti e persone di ogni cultura”. I primi testimoni di Gesù si mossero a piedi, poi a cavallo, in barca, in carrozza, in macchina, in aereo; oggi ci sono le fibre ottiche, i satelliti e la tecnologia digitale. È lo slancio missionario, il desiderio di vivere una gran passione per Dio e per la salvezza dei giovani, come fece Don Bosco. Essere fedeli al Vangelo, alla missione della Chiesa e al carisma salesiano ci spinge ad essere presenti in questo nuovo continente. Facciamo nostra, come esorta il Papa l’esortazione di san Paolo: “Guai a me se non annuncio il Vangelo!” (1Cor 9,16). Si richiede una formazione diversa, più solida e profonda. “La fecondità del ministero sacerdotale – ricorda il Papa – deriva innanzitutto dal Cristo incontrato e ascoltato nella preghiera; annunciato con la predicazione e la testimonianza della vita; conosciuto, amato e celebrato nei Sacramenti, soprattutto della Santissima Eucaristia e della Riconciliazione”. Così possiamo aiutare i giovani di oggi a scoprire il volto di Cristo, coniugando l’uso opportuno e competente dei mezzi, del linguaggio, acquisito anche nel periodo di formazione, con una solida preparazione teologica e una spiccata spiritualità religiosa o/e sacerdotale, alimentata dal continuo colloquio con il Signore. Tocca noi far trasparire il nostro cuore di consacrati, per dare un’anima non solo all’impegno pastorale, ma anche all’ininterrotto flusso comunicativo della “rete” e delle comunità nel “continente digitale”. Finisco con le parole del Papa prese dal suo messaggio: “A voi, carissimi Sacerdoti (religiosi, educatori), rinnovo l’invito a cogliere con saggezza le singolari opportunità offerte dalla moderna comunicazione. Il Signore vi renda annunciatori appassionati della buona novella anche nella nuova ‘agorà’ della comunicazione digitale”. Da: ANS, Roma 19 maggio 2010. Insieme


Testimoni digitali: riflettori sul convegno

Multimedialità e interattività, ma anche incontro, dibattito e confronto face to face hanno caratterizzato il convegno, organizzato dalla CEI, «Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale» che si e concluso a Roma sabato 24 aprile. Oltre 1300 i partecipanti provenienti da 180 diocesi italiane, più di 250 operatori dell’informazione accreditati, 25 relatori si ritroveranno all’Hotel Summit dopo otto anni da Parabole mediatiche. “Le nuove tecnologie digitali hanno modificato l’utilizzo di Internet, sottolinea monsignor Domenico Pompili, portavoce della Cei. Il convegno, interessante evento ecclesiale dell’anno, porterà degli orientamenti per la chiesa italiana nei prossimi anni. No ti zi e dal s i to tes t imo ni dig it al i. it È quanto mai strategico “abitare il nuovo mondo digitale per portare avanti la missione dell’evangelizzazione, contribuendo a creare una mentalità plasmata dal Vangelo”. “Ci troviamo in una nuova condizione mediatica, in un mondo interconnesso, dove i media non sono più uno strumento, ma fattori di un ambiente”. Di fronte all’avanzare delle nuove tecnologie e all’affermarsi di una cultura digitale, i vescovi italiani, ha spiegato monsignor S.E. Mons. M. Crociata. Crociata, hanno avvertito l’esigenza “di riflettere, capire meglio, prendere l’iniziativa perché la missione della Chiesa possa essere svolta in modo efficace, attuale, contemporaneo anche in condizioni nuove”.

Mons. D. Pompili.

Prof. C. Giaccardi

Il Convegno nazionale ‘Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale’ “non è un fatto isolato, ma si inserisce nell’attenzione che la Chiesa italiana riserva alla dimensione della comunicazione”. Lo ha detto monsignor Domenico Pompili, sottosegretario e portavoce della Cei. Un appuntamento che, ha chiarito monsignor Pompili, “non vuole inseguire mode tecnofile, ma si interroga sulla maniera in cui la rete cambia il nostro modo di vivere e pensare”. “I media sono l’ambiente in cui ci muoviamo e costruiamo le relazioni”. Lo ha ricordato Chiara Giaccardi, docente di sociologia e antropologia dei media all’Università Cattolica di Milano, curatrice della ricerca “Relazioni comunicative e affettive dei giovani nello scenario digitale. Si tratta di uno studio qualitativo: partendo dalle pratiche dei giovani”. Il continente digitale che ne è emerso è “diversificato” in quanto “i giovani utilizzano piattaforme diverse per usi diversi”.

I preti e internet: come i sacerdoti utilizzano la rete e quale è la loro attitudine verso le tecnologie digitali? Il 92,9% dei preti in Italia dichiara di accedere tutti i giorni ad intenet, in misura leggermente superiore alla media mondiale (90,4%). Lo rivela la ricerca Picture i cui dati sono stati anticipati nel corso della conferenza stampa di presentazione del Convegno “Testimoni digitali”. Lo studio, ha spiegato il prof. Lorenzo Cantoni, docente di Prof. L. Cantoni comunicazione online all’Università di Lugano, mostra “un approccio positivo dei sacerdoti alla rete, ma non ingenuo, che non nasconde i rischi e l’importanza di rispondere alla sfida educativa”. Insieme

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PASTORALE GIOVANILE

Comunicazione Sociale


PASTORALE GIOVANILE

Comunicazione Sociale

«Adoro il lunedì», una mostra sulla figura del prete nel cinema

«Adoro il lunedì» è l’iniziativa lanciata dall’Azione Cattolica – Settore Giovani a tutti ragazzi. L’idea ha come obiettivo quello di stimolare una cultura del dono, dell’impegno e far maturare una spiritualità feriale, che aiuti a vivere le cose più semplici, ma indicano una preghiera comune con cui concludere il proprio personale momento di preghiera. Per la preghiera e altre informazioni si può consultare il sito. La proposta arriva in concomitanza con il ventesimo anniversario della beatificazione di Pier Giorgio Frassati, avvenuta per opera di Giovanni Paolo II il 20 maggio 1990 ed è proprio a lui che i ragazzi di AC dedicano questa mostra. L’esposizione fotografica è realizzata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo. Verdone all’inaugurazione della rassegna che a partire dal 3 giugno è stata ospitata nell’Aula Paolo VI all’Università Lateranense di Massimo Giraldi. Un’indagine realizzata nel 1995 in occasione dei cento anni della nascita «ufficiale» del cinema aveva evidenziato che il personaggio cui registi di tutto il mondo si erano rivolti con più frequenza era Gesù: la sua vi-

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ta, la sua opera. Non ci sono dati precisi, ma anche la figura del prete occupa di sicuro un posto importante. Chi voglia cominciare a capire quanto il cinema italiano abbia frequentato il «personaggio» del sacerdote può visitare la mostra fotografica «Preti al cinema. I sacerdoti e l’immaginario cinematografico» presentata lunedì scorso e allestita nella sala Paolo VI in Vaticano. «Il cinema ha offerto una molteplicità di rappresentazioni del ministero sacerdotale, raccontandone spesso il sacrificio e la testimonianza accanto “agli ultimi” della società, sia in tempi di pace che durante i difficili anni della guerra». Così il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha inquadrato l’argomento nell’intervento introduttivo. Ricordando poi che «la centralità e l’importanza della figura del prete nella vita della comunità e della società è stata spesso rappresentata dal cinema già a partire dalla sua nascita». Curata con passione e competenza dalla Fondazione ente dello spettacolo in collaborazione con il Centro sperimentale di cinematografia, la mostra propone un centinaio di fotografie opportunamente ingrandite e qualche sequenza tratta da foto di scena: un materiale in gran parte inedito selezionato a partire dal ricchissimo archivio custodito dalla Cineteca nazionale. Si parte dal Don Bosco del regista Goffredo Alessandrini del 1935 e si arriva al Carlo Verdone, missionario di ritorno a Roma in Io, Loro e Lara del 2010. Proprio Verdone, presente alla conferenza stampa, ha avuto parole di ringraziamento per la bella accoglienza riservata al suo personaggio, padre Mascolo, al quale «ho voluto dare un volto umano, ponendolo di fronte a una crisi di fede, e ho cercato di farlo con la massima onestà». Quella che lui ammira in sacerdoti «semplici, capaci di instaurare con la gente rapporti pieni di buon senso». A proposito di Verdone, il carInsieme


dramma, melodramma, grottesco, problematico, da Roma città aperta a Prima comunione, da Le notti di Cabiria a Uccellacci e Uccellini, dalla saga di Don Camillo e Peppone a Il piccolo Diavolo. A partire dal 3 giugno la mostra si sposterà dall’Aula Paolo VI all’Università Lateranense: inaugurazione con il rettore Rino Fisichella, monsignor Pompili (Cei), i registi Calopresti e D’Alatri alle ore 11.30 nell’Aula Pio XI. Alla Lateranense la mostra sarà visibile a ingresso gratuito fino alla fine del mese. Poi viaggerà per l’Italia con il denso catalogo che l’accompagna e con un libro che, oltre alle foto, protagoniste assolute, si avvale di alcuni interventi di studiosi e critici di cinema. Da: www.romasette.it, Roma 31 maggio 2010.

Animazione Missionaria

Esperienza Estiva 2010: per le strade del mondo

«L’esperienza di un mese in un Paese povero, al fianco di una comunità missionaria, non può essere considerata un campo di lavoro, con la preoccupazione del “fare”, di essere protagonisti, di non mettere in discussione i progetti che “noi” abbiamo ê Gruppo partenti con pensato. Al contrario, è un confronto culturale da vivere nella più aperDon Vittorio. ta disponibilità di spirito a lasciarsi invadere dalla vita dei poveri e dalla loro sensibilità, per avere un termine di confronto nell’elaborare una scala di valori che abbia una maggiore universalità e che tenga conto dell’interdipendenza e della solidarietà come ragioni di vita o di morte per milioni di persone». Queste poche righe, che ritroviamo nella brochure pubblicitaria diffusa dal VIS di Roma, sintetizzano lo spirito dell’esperienza all’estero che tanti giovani delle ispettorie d’Italia vivranno nei prossimi mesi dell’estate. Anche la nostra ispettoria ha promosso tale esperienza per i giovani che hanno frequentato la “Scuola di Mondialità” con il VIS. La spedizione estiva di un mese vedrà impegnato Insieme

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PASTORALE GIOVANILE

dinale Bagnasco precisa come «nei suoi trenta anni di carriera ha affrontato in più di una occasione la figura del sacerdote, sottolineandone a volte difetti e debolezze, con rappresentazioni spesso caricaturali, ma sempre cariche di singolari spunti di riflessione, che solo il linguaggio della commedia a volte riesce a dare». Pensata e proposta come contributo all’Anno Sacerdotale indetto da Benedetto XVI, la mostra è stata illustrata nei dettagli da monsignor Dario E. Viganò, presidente della Fondazione ente dello spettacolo: la scelta del percorso cronologico, la possibilità di seguire lo snodarsi dei decenni e quindi i mutamenti storici e sociali. Ancora una volta quindi il cinema come specchio e memoria della nostra storia lontana e vicina; e stavolta visto da una prospettiva finora inedita quale quella del sacerdote. La sequenza è bella e affascinante: attraversa commedia,


PASTORALE GIOVANILE

un gruppo ristretto di giovani scelti che si inseriranno per quanto possibile nelle attività di animazione e formazione di alcune case salesiane del Madagascar condividendo lo stile di vita dei missionari e della gente del posto. Il viaggio, lungi dall’essere un giro turistico delle bellezze del posto, verrà impostato come un’esperienza forte di servizio e di vita comunitaria. Il gruppo, formato da dieci giovani e accompagnati dal sottoscritto, si propone tre obiettivi principali: – la formazione personale umana, cristiana e vocazionale di ciascuno dei partecipanti, per riprogettare la propria vita in una dimensione di solidarietà mondiale e di servizio. – la conoscenza di culture “altre” e la strutturazione di rapporti di amicizia per individuare, insieme agli interessati, possibili progetti di sviluppo e/o per decidere la scelta personale del Volontariato Internazionale; – l’acquisizione di conoscenze e motivazioni per divenire, al ritorno in Italia, Edu-

catore alla Mondialità e/o operatore di cambiamento sociale e politico. Inoltre, il gruppo si è preparato e continua a prepararsi come si prepara un momento importante, con onestà, attenzione, cura. Per questo motivo sia la preparazione che il periodo dell’esperienza sono vissuti in gruppo, in un cammino comune che è già elemento educativo sostanziale. In definitiva, si tratta di una esperienza di formazione alla missionarietà, che presenta uno stile di vita che sia a misura d’uomo e permetta di sviluppare una mentalità cristiana di rispetto e di giustizia sociale. Concludo facendo mie le parole dello scrittore francese Marcel Pruost quando affermava che «il vero viaggio di scoperta non è vedere nuovi mondi, ma cambiare occhi». L’esperienza estiva in missione è proprio questo, guardare per cambiare occhi. Condividere, per cambiare occhi. Amare, per cambiare occhi. D o n D om e n i c o L u v a r à

Scuola di Mondialità: percorso formativo per i giovani! Da anni ormai uno dei percorsi per giovani proposti dalla Pastorale Giovanile in Sicilia è la Scuola di Mondialità (SdM) curata e portata avanti dal gruppo locale del VIS. Quest’anno il lavoro è cominciato molto prima dell’incontro iniziale svoltosi il secondo weekend di Gennaio, sin dal mese di ottobre, mese missionario, un piccolo ma entusiasta gruppo di giovani guidato da don Domenico Luvarà ha iniziato un lavoro che continua ancora oggi, nei mesi estivi, di sensibilizzazione alle tematiche della mondialità e missionarietà. I primi frutti sono arrivati proprio in occasione del primo incontro di Scuola di Mondialità dove per la prima volta dopo qualche anno c’è stata una grande affluenza di giovani provenienti da ogni parte della Si-

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cilia; il primo appuntamento svoltosi, come gli altri, in forma residenziale alla Colonia Don Bosco, ha visto partecipare circa 60 persone tra nuove (molte) e vecchie conoscenze del VIS Sicilia. Durante questo primo incontro Cristina Ranuzzi una delle componenti della preparatissima equipe del VIS di Roma ci ha introdotto nel mondo dell’interculturalità attraverso una riflessione attiva, fatta di momenti in gruppo e giochi di ruolo. La partecipazione a questo primo momento insieme sull’accoglienza dell’altro e la ricchezza delle differenze ha permesso al gruppo di cominciare a prendere forma. Alla fine del mese successivo si è tenuto il secondo momento nel quale il numeroso gruppo della SdM si è soffermato sulla siInsieme


PASTORALE GIOVANILE

tuazione attuale dell’immigrazione in Sicilia; a guidarci sono stati il direttore della casa di Santa Chiara, don Giovanni D’Andrea ed un suo collaboratore, Giandomenico Calà; l’argomento ha suscitato un acceso dibattito che ci ha permesso di approfondire maggiormente le numerose sfaccettature di un tema tanto articolato, facendo riferimento in maniera particolare alla realtà palermitana di Ballarò. Il secondo giorno invece, abbiamo ascoltato le testimonianze di giovani e meno giovani che hanno trascorso periodi più o meno lunghi in paesi del sud del mondo. Dopo gli esercizi spirituali a cui ha partecipato una buona parte del gruppo, vissuti insieme ai giovani del MGS provenienti da vari percorsi ed esperienze, l’ultimo incontro si è tenuto a Maggio. Durante quest’ultimo appuntamento abbiamo avuto il piacere di ascoltare l’esperienza di Mimma Bombara volontaria e collaboratrice VIS che ha parlato di cosa voglia dire essere volontari internazionali con il carisma di Don Bosco. Il confronto con una persona che ha vissuto l’esperienza del volontariato internazionale è stato molto arricchente per ciascuno dei partecipanti. Naturalmente in ognuno di questi incontri c’è stato il tempo per Insieme

qualche momento di é Foto di gruppo. fraternità: dalla visione di un film al gioco a quiz “chi vuol esser missionario”, questi come altri momenti hanno fatto sì che il gruppo crescesse e si amalgamasse. Oggi, al termine di quest’anno di formazione, molti dei partecipanti agli incontri di SdM si preparano a vivere un’esperienza di missione durante il periodo estivo, alcuni si divideranno tra le varie possibilità offerte dal territorio siciliano: Riesi e Santa Chiara (Pa); 10 di noi accompagnati da don Domenico saranno impegnati in un mese di servizio in Madagascar insieme alle comunità missionarie da tempo presenti sull’isola. Quello della Scuola di Mondialità è un percorso che permette e incoraggia il confronto, educando le coscienze a tematiche forse troppo poco approfondite come lo sviluppo umano sostenibile e l’educazione alla mondialità, ci auguriamo che possa essere sempre più partecipato perché noi, come società civile, prendiamo coscienza delle tematiche della mondialità e ciascuno possa dare un contributo essenziale per un mondo più giusto. D o n y S a p i en z a

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PASTORALE GIOVANILE

Animazione Vocazionale

Campo Vocazionale 2010

“Ho una bella Notizia. Io L’ho incontrato…” è lo slogan che ha accompagnato i giovani del Campo VOC 2010 e che esprime i sentimenti di chi è veramente felice, di chi non può tenere per sé la gioia che nasce da un incontro che dà significato e futuro alla propria vita. Il Campo, che si presenta come la conclusione dell’itinerario vocazionale “GR Scelta”, si è svolto dal 18 al 21 giugno presso il nostro centro di spiritualità “Casa Tabor”. Undici giovani (tra il GR Scelta e altri giovani invitati), desiderosi di conoscere ed incontrare il Signore, sono stati accompagnati con alcune riflessioni bibliche e morali, tenute da don Lillo Montanti e da don Marcello Mazzeo, facendoli “immergere” nel discorso della Montagna (Mt 5,1-12) dove Gesù proclama le Beatitudini, otto modi di essere e di agire che rendono presente il regno di Dio nel mondo, e tracciano la via per essere pienamente felici, beati. Non sono mancati momenti di preghiera personale in silenzio, di fraternità, di condivisione, di servizio gratuito, di svago, di colloqui individuali con i salesiani presenti e l’incontro reciproco così come lo sperimentare concretamente il significato di un donarsi per il Signore e il prossimo. Tutto ciò ha creato un clima intenso, dove ognuno potesse dire: “Io L’ho incontrato…”. Ciò é Don D. Luvarà e i giovani diventa “bella notizia” da annunciare con le parole e con le azioni, del Campo Voc 2010. perché altri possano conoscere il Signore e incontrarlo. L’ultimo giorno del Campo i giovani hanno ricevuto il mandato dall’Ispettore; don Gianni ha invitato i presenti ad essere coraggiosi apostoli del Regno di Dio e gioiosi testimoni della Verità anche quando seguire il Signore e il Vangelo diventa difficile e arduo. Ad ognuno di loro è stata consegnata un’icona di Don Bosco come ricordo del Campo. Come fu per Don Bosco anche questi giovani ora dicono a tutti: “Ho una bella notizia! Io L’ho incontrato…”. D o n D om e n i c o L u v a r à

Faccia a faccia 2010 “Faccia, Facciamo tutto a metà” è stato il titolo dell’incontro che si è tenuto quest’anno a Genzano di Roma dal 28 aprile al 1 maggio tra i prenovizi e i novizi salesiani d’Italia. All’appuntamento annuale, ormai diventato tradizionale, erano presenti 36 novizi dei due rispettivi noviziati (Genzano e Pinerolo) e 20 prenovizi provenienti dalle 6 ispettorie d’Italia. Esso ha come obiettivo quello di far incontrare quei giovani che si stanno orientando decisamente verso la scelta del noviziato. Il “Faccia a Faccia” è un’esperienza forte di fede, di confronto, di discernimento vocazionale, grazie all’esperienza di chi è più avanti nel cammino ed, infine, di spiritualità salesiana vissuta concretamente e comunitariamente. Ai prenovizi che partecipano all’incontro si chiede di valorizzare ogni momento: il confronto, la preghiera, il gioco, il lavoro, l’ascolto…; si chiede, inoltre, disponibilità a vivere intensamente e attivamente tutto quanto viene propo-

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D o n D om e n i c o L u v a r à Pr ofili dei Pre nov izi sic ilia ni È possibile, a 20 anni, trovarsi in un posto che fino a pochi anni fa non avresti mai immaginato per te? Sì, assolutamente possibile! Questo è quello che mi è accaduto… Una storia, la mia, non spettacolare o eclatante, ma vissuta giorno dopo giorno, tra oratorio, studio, amici e chi più ne ha più ne metta. Mi chiamo Alberto Anzalone e un bel giorno, il 2 febbraio 1990, nasco a San Cataldo, da mamma Paola e papà Michele, genitori fantastici che amo profondamente. Diplomato al Liceo Classico di Caltanissetta, sono l’ultimo di tre figli, e il più “coccolato” da mia sorella Emanuela e da mio fratello Salvatore. Insieme

Importante per la mia vita è stata la presenza dei salesiani, che nel mio paese vantano una storia di ben 86 anni. Fin da bambino ho frequentato l’oratorio, crescendo mi sono inserito nel gruppo animatori, curando l’animazione e la formazione dei ragazzi che ci venivano affidati e condividendo con loro gran parte delle nostre giornate. I Grest, i ritiri, la scuola animatori, le feste, i momenti di scontro e di difficoltà, la preghiera sono stati gli elementi importanti della mia maturazione. Ultimo importante passo è stato quello di lasciarmi guidare dalla voce di Dio, che penso mi abbia chiesto di lasciare tutte le mie sicurezze, tutti i punti fermi che gradualmente mi ero costruito, per iniziare il cammino per una vita nuova, con Lui al centro e non più io, una vita diversa insomma, ma che mi rende felice. Infatti se mi venisse chiesto: “Chi sei?”, penso che in questo momento della mia vita potrei rispondere con queste tre semplici parole: una persona felice!

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sto; il coraggio nel vivere ogni minuto, ogni incontro come esperienza per comprendere qualcosa in più della propria scelta vocazionale ed infine, la verità per scoprire la Verità nella e sulla propria vita. La struttura del Faccia a Faccia prevede il confronto in tre momenti: – Faccia/faccia con gli altri: è il momento del confronto e del dialogo con i novizi, fra prenovizi e con i salesiani presenti; – Faccia/faccia con se stessi: è il momento della verifica in cui occorre guardarsi “dentro” con sincerità e verità per giungere ad una chiara ed entusiastica decisione vocazionale; – Faccia/faccia con Dio: è il momento dell’incontro personale e intimo con Colui che chiama a grandi cose, con il Maestro che conduce la propria storia, con il Signore a cui dare fiducia, obbedienza e fedeltà. Dalla Sicilia hanno partecipato i nostri due prenovizi, Alberto Anzalone e Dario Spinella, che hanno manifestato tanto interesse per l’incontro. A loro va il nostro augurio fraterno e il sostegno nella preghiera perché possano scoprire sempre più in loro la chiamata del Signore ed esserne attratti a seguirla con generosità.

Io sono Dario Spinella ho 25 anni sono nato e vissuto a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) fino all’età di 18 anni. In questa prima fase della mia vita ho frequentato, prima da “animato” e poi da animatore, l’Oratorio della mia città. È lì che è nato ed è aumentato a dismisura il mio amore per Gesù, per don Bosco e per i ragazzi. A 18 anni mi sono trasferito a Roma per frequentare la facoltà di Economia aziendale. Mi sono laureato alla triennale in Economia Aziendale e alla specialistica in Cooperaé Dario Spinella. zione Internazionale e Sviç Alberto Anzalone. luppo. Dal 7 febbraio 2010 vivo nella casa salesiana San Giovanni Bosco (Salette - CT), in cui sto svolgendo il mio pre-noviziato. A settembre, se Dio vorrà, entrerò in noviziato. Vi chiedo di pregare per me affinché possa sempre compiere la volontà del Signore. Grazie! Mi raccomando fatevi tutti santi! A presto, Dario. “La gioia è la più bella creatura uscita dalle mani di Dio dopo l’amore” (don Bosco).

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FRAMMENTI DI MEMORIA

Frammenti di memoria

Don Bosco e Francesco Crispi ***

Un giorno Don Bosco, mentre accompagnava un gruppetto di ragazzi all’Oratorio di Valdocco, notò che un uomo si era fermato a guardare quei ragazzi con una espressione tutta particolare. Il Santo intuì subito che quell’uomo aveva fame: lo invitò all’Oratorio e gli diede da mangiare. Per un mese e mezzo lo fece sedere alla sua mensa e si intratteneva con lui su vari progetti dell’educazione. Non deve far meraviglia questo modo di agire del Santo con persone povere e sconosciute: dove c’era da fare la carità non si tirava indietro, memore del detto: date e vi sarà dato. In particolare dal 1840 al ’60 beneficò una speciale categoria di persone: gli emigrati politici venuti in Piemonte, in seguito alle rivoluzioni represse. Tra questi beneficati troviamo il personaggio incontrato da Don Bosco per le strade di Torino. Era un siciliano, Francesco Crispi, nato a Ribera (Ag) nel 1818. Laureatosi in legge a Napoli, allora sede dei Borboni, avversario della situazione politica, con altri patrioti organizzò la rivoluzione del ’48. Fallita questa fu obbligato a rifugiarsi a Torino come emigrato politico. Qui incontrò Don Bosco. Dopo essere stato esule a Londra, a Parigi e a Malta, rientrò in Italia. Con l’esperienza acquistata nelle località da lui visitate gli venne facile entrare nella politica italiana. Caduta infatti la Destra (marzo 1876), Crispi, uomo di sinistra, ottenne il Ministero degli Interni, dove per il momento lo lasciamo. Nel dicembre del 1877 Don Bosco partiva per Roma. Parecchi motivi lo spingevano a questo viaggio; non ultimo il difendersi dalle accuse mossegli dal suo Arcivescovo di Torino, Mons. Gastaldi. Inoltre un ostruzionismo da parte di alcune autorità del Vaticano ne impedivano

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l’udienza dal Papa. A complicare gli avvenimenti, due fatti inaspettati si susseguirono a breve distanza. Il 9 gennaio del ’78 moriva improvvisamente il re Vittorio Emanuele II. A distanza di appena un mese, il 7 febbraio, moriva il Papa Pio IX, dopo 32 anni di pontificato. Mentre per la morte del re non vi furono motivi di difficoltà, non così avvenne per la morte del Papa. La salita al potere da parte della Sinistra, rendeva più difficili le relazioni col Vaticano. Don Bosco, ricevuto l’incarico di trattare con Crispi, Ministro degli Interni, un giorno si presentò nel suo ufficio a Roma. Il primo incontro e le prime battute non furono incoraggianti. Quando il Santo entrò nell’ufficio, il ministro stava sprofondato in un seggiolone, tenendo una gamba sull’altra, e fumava. Il Santo rimase in piedi e il ministro seduto. A questo punto riportiamo il dialogo contenuto nelle Memorie Biografiche. – Chi è lei? Domadò burbero. – Sono Don Bosco. – Che cosa vuole da me? – Vengo a chiedere se il Governo intende di tutelare la libertà del Conclave. – E chi è lei che mi fa questa domanda? E di quali poteri è rivestito? – Debbo avere una risposta da dare al Cardinale Camerlengo. – Ebbene, il Governo farà il suo dovere! Rispose secco il Ministro. – E che cosa intende ella con questa parola, dovere? – Ma insomma, da chi ha lei ricevuto l’incarico di fare questa domanda? – Non ricerchi questo, replicò pacatamente Don Bosco. Io ho bisogno di una pronta risposta. Se il Governo non intende garantire al Conclave piena ed assoluta libertà, è necessario che io lo sappia subito. I Cardinali vogliono senza indugio prendere una decisione. In caso negativo il Conclave si radunerebbe a Venezia o a Vienna o in Insieme


Altri sporadici incontri ci furono tra i due: a Don Bosco non mancava ogni volta di dire la buona parola. Come ultimo gesto il Crispi non si oppose alla sepoltura di Don Bosco a Valsalice, località dentro Torino, mentre le altre autorità volevano cha la salma del Santo si seppellisse nel cimitero comune. Da: Memorie Biografiche, vol. II, 146. Il servo di Dio Michele Rua, Vol. I, A. Amedei, SEI. Insieme

*** Negli archivi storici salesiani si trova tra i documenti un passaporto intestato a Don Bosco. Servì al Santo per recarsi da Torino a Milano, dove era stato invitato da alcuni sacerdoti suoi amici per predicare ai giovani e al popolo. Partito da Torino nel novembre del 1850, si fermò a Milano per circa venti giorni. Il clima politico nella capitale lombarda era incandescente per le famose CINQUE GIORNATE DI MILANO (marzo del ’48). La città era ritornata a subire la presenza austriaca e la polizia teneva aperti mille occhi anche sul clero e sui predicatori, perché temeva che dai pulpiti si facessero allusioni alla insurrezione domata. I predicatori temevano di prendere la parola perché una loro frase male interpretata poteva diventare un capo di accusa e di guai. Anche l’Arcivescovo di Milano, pur autorizzando Don Bosco a predicare, gli diceva: – E vi capita nel predicare qualche disgrazia, io non c’entro: voi sapete in che tempi pericolosi viviamo! – A questo ci penso io, rispondeva Don Bosco. Io predicherò nel modo come si predicava cinquecento anni fa. Non c’è bisogno di dire che il Santo predicò ai giovani e al popolo le verità di fede e i doveri verso Dio e il prossimo, con quel modo naturale e facile, come era solito parlare ai suoi ragazzi. E non avvenne nessun disordine o inconveniente. Siamo nel centenario della morte di Don Rua (6 marzo 1910). Don Bosco con gesto enigmatico voleva far comprendere che col suo successore avrebbe fatto tutto a metà. Possiamo ben credere che tale patto l’abbia voluto rinnovare prima di salire al cielo. Leggiamo nella vita del successore del Santo: “Un giorno Don Rua riceve la notizia che il celebre uomo di stato, Francesco Crispi, era moribondo a Napoli.

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FRAMMENTI DI MEMORIA

Avignone. Mi permetto però di fare osservare a Vostra Eccellenza che è loro interesse che il Papa venga eletto a Roma… Crispi stette alquanto a pensare seriamente e poi, alzatosi, porse la mano a Don Bosco dicendo: – Assicuri pure da parte mia i Cardinali che il Governo rispetterà e farà rispettare il Conclave, e che l’ordine pubblico non sarà menomamente turbato. Ciò detto ritornò a sedersi e, avendo invitato Don Bosco a fare lo stesso, disse: – Dunque lei è Don Bosco; - proseguì e prese a parlare familiarmente di Torino e dell’Oratorio di Valdocco… – Non si rammenta, Don Bosco, che io qualche volta venivo a confessarmi nei locali dell’Oratorio? – Non me ne rammento, rispose Don Bosco sorridendo; ma se vuole io sono pronto ad ascoltarla anche adesso. – Ne avrei bisogno – fece il Ministro ridendo della parola sfuggitagli alla bocca… Ma allora io avevo fede, ma ora non l’ho più! Crispi chiese pure a Don Bosco notizie sull’andamento della sua opera, il che lo portò a parlare di sistemi educativi… Il colloquio non poteva terminare con maggiore cordialità. Don Bosco andò subito a render conto della sua missione affidatagli. La risposta del Ministro fu trovata soddisfacente. Certo è che Crispi era uomo di polso; infatti mantenne la parola e, grazie alla sua energia, i cominciati turbamenti dell’ordine pubblico cessarono come per incanto.


FRAMMENTI DI MEMORIA

Immediatamente scrive al direttore della casa di Napoli, Don Angelo Piccono, pregandolo di fare di tutto il possibile di avvicinare l’infermo, dovesse pure, per riuscire nell’impresa, di vestire in borghese…”. Le circostanze del tempo e del luogo dominante dalla massoneria sconsigliarono di rendere pubblica la risposta. Ma possiamo ben credere che lo statista siciliano abbia goduto della misericordia del buon Dio. Ma torniamo all’argomento del passaporto, trascrivendo l’elenco dei dati richiesti: età: anni 35; statura: once 38; capelli: castani o scuri; fronte: media; sopraccigli: castani; occhi: idem; faccia: ovale; carnagione: bruna; condizione: maestro di scuola elementare. Non sappiamo se la risposta a quest’ultimo connotato fu dato dallo stesso Don Bosco o dall’incaricato di redigere il passaporto. In ogni caso si indicava il titolo più umile che potesse avere un Sacerdote. Forse (ma è una ipotesi), Don Bosco non possedeva neppure questo modesto titolo che lo abilitasse all’insegnamento in una scuola elementare. In compenso la Chiesa, la Famiglia salesiana, il mondo intero lo pregano non solo come padre, ma come MAESTRO DELLA GIOVENTÙ. Da: Memorie Biografiche, vol. IV, 171.

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Don Sebastiano Nicotra, giovane sacerdote della diocesi di Acireale, era stato inviato dal suo Vescovo Mons. Genuardi a Torino per incontrare Don Bosco. Aveva ricevuto l’incarico di sollecitare il Santo perché mandasse ad Acireale i Salesiani ad aprire un’opera per i giovani. Arrivò all’Oratorio in una serata d’inverno con pioggia, vento e freddo. Neanche a farlo apposta, don Bosco era fuori e tardava a venire. Finalmente quando il santo arrivò, nonostante fosse inzuppato e infreddolito, volle riceverlo subito. Informato dello scopo del suo viaggio, don Bosco portò avanti come difficoltà la mancanza del personale, ma dato che l’altro

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insisteva, di punto in bianco il Santo lo invitò ad agevolargli la cosa, facendosi egli stesso... salesiano. L’interlocutore che seguiva una via diversa, sorrise finemente. Il Santo, raccolto in se stesso e assumendo un aspetto serio, gli disse: – Ho capito: lei ha più alte aspirazioni. Ebbene sappia che riceverà grandi onori, avrà molto da soffrire ma non arriverà dove spera di giungere. Il dialogo si chiuse un po’ freddamente. Il giovane sacerdote ritornò in Sicilia, insegnò ai seminaristi della sua diocesi e su decisione del Vescovo, in vista delle sue particolari doti, fu inviato a studiare all’Almo Collegio Capranica di Roma, fucina dei futuri prelati. Qui ebbe la sorte di esser compagno del futuro card. Giacomo Della Chiesa, diventato poi papa Benedetto XV (1914-1922). Questi non dimenticò il suo antico compagno di studi: infatti il Nicotra fu prima Uditore della Nunziatura apostolica del Belgio, poi Arcivescovo titolare di Eraclea e successivamente Nunzio apostolico in Cile, in Belgio, Portogallo. Tutto faceva presagire che avrebbe indossato la porpora cardinalizia. Sarebbe stata una smentita alla presunta profezia di don Bosco. A questo punto però le acque si intorbidarono. Al trono pontificio era salito papa Pio XI (febbraio 1922) e corsero delle voci che il Nicotra vedesse di buon occhio le idee dell’Action française, un movimento politico-sociale-religioso, condannato poi dalla Chiesa. Questa supposizione vera o non vera, o forse qualche altro grave motivo, escluse il Nicotra dalla lista cardinalizia. Rientrato in Sicilia, si ritirò nel suo paese natio. Soffrì molto, fisicamente e moralmente e si dice che negli ultimi tempi della sua vita esclamasse: – Ma perché non ho ubbidito a don Bosco, perché? Morì a 74 anni nel suo paese natio nel maggio 1929. Un mese dopo, 2 giugno, don Bosco veniva proclamato Beato. Da: Memorie Biografiche, vol. XVII, 81-82. Insieme


Ricordando Don Salvatore C. Virzì

SALVATORE CALOGERO VIRZÌ, nasce a Cesarò (ME) l’11 gennaio 1910. Appena quindicenne entra nella congregazione dei padri salesiani per esserne ordinato presbitero nel 1934, a Messina. Già sacerdote, nel 1937 conclude gli studi universitari e si laurea in lettere classiche presso l’Ateneo di Catania. Trasferitosi per volere dei superiori al collegio “San Basilio” di Randazzo (CT) – cittadina medievale alle pendici dell’Etna e prima casa salesiana fondata in Sicilia da don Bosco, oggi purtroppo non più abitata da religiosi – diventa zelante educatore di generazioni di giovani studenti che un tempo affollavano quella istituzione scolastica. A lui è affidato anche il compito di gestire e incrementare il patrimonio librario della biblioteca del collegio salesiano della città etnea. Appassionato studioso di storia locale, dedica la sua attività intellettuale principalmente alla divulgazione, specie tra i giovani, del patrimonio storico-artistico di Randazzo. Paragonabile al “buon samaritano” della rinascita culturale e della valorizzazione del patrimonio culturale di Randazzo, nei decenni successivi al secondo Conflitto Mondiale, partecipa attivamente alla vita sociale della cittadina etnea e il suo nome compare tra i fondatori e i soci di vari sodalizi locali: Proloco, Storia Patria “Vecchia Randazzo” e Associazione Storia Patria “Vecchia Randazzo” - Arte S. Bartolomeo. È da considerarsi, inoltre, un pioniere nell’ambito della tutela dei monumenti del centro storico di Randazzo, purtroppo non sempre con gli esiti sperati sia a causa delle leggi e dei regolamenti comunali, che al tempo consentivano o tolleravano interventi arbitrari negli edifici storici, pubblici e privati, sia per l’insensibilità dei privati cittadini. Tuttavia, per questo suo dinamismo, nel 1979 gli viene conferita dall’Amministrazione comunale di Randazzo la cittadinanza onoraria e dopo la morte, nel 1987, anche la Biblioteca comunale sarà a lui intitolata. Si spegne la sera del 21 novembre 1986 Insieme

in quella che era diventata la sua casa terrena: il collegio “San Basilio” di Randazzo. I suoi scritti, in parte inediti, rimangono il punto di partenza per chiunque si appresti ad indagare la storia di Randazzo e dei suoi monumenti artistici. Il volume La Chiesa di Santa Maria di Randazzo, Gravina di Catania 1984, edito come supplemento al periodico Randazzo Notizie n. 10, rappresenta, senza dubbio, il culmine della ricerca effettuata per un’intera vita. Ricordando la figura di don Virzì, a tutti noi spetta il dovere morale ed intellettuale di continuare nell’insegnamento del maestro e di approfondire interdisciplinarmente, con i moderni strumenti storiografici e critici, gli aspetti meno noti della vicenda storico-culturale di Randazzo e del suo territorio. A chi scrive, tuttavia, resta il rimpianto di non averlo conosciuto e frequentato e di non avere potuto argomentare con lui tante questioni riguardanti le antichità di Randazzo. Ga e t a n o S c a r pi g n a t o

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FRAMMENTI DI MEMORIA

Primo Centenario dalla nascita (1910-2010)


FRAMMENTI DI MEMORIA

Frammenti di memoria

Una preziosa lettera di Don Ricaldone a un direttore

Torino, 17 ottobre 1932

Carissimo Direttore, benedico te, i Confratelli, i giovani, gli amici tutti del tuo Istituto. Vedo che hai incominciato con le migliori disposizioni; bravo, continua così! Col desiderio di aiutarti ti darò qualche consiglio. Anzitutto diffida di te: tutta la confidenza sia in Dio, in Maria Ausiliatrice, nel nostro S. Giovanni Bosco. Se sarai umile, saprai pregare, ti unirai a Pio, avrai tutto l'aiuto della sua onnipotenza. Ricorda che non devi ricevere ispirazioni o direttive dalle usanze del Paese in cui vivi, ma dalle nostre Regole, dai nostri Regolamenti, dagli esempi ed insegnamenti di Don Bosco, dalle sue idee, direttive, virtù, tradizioni. Iddio suscitò Don Bosco perchè compisse una grande missione e gli diede metodi, sistemi, opere da attuare: ed è anche necessario attuarli contro corrente, anche se udrai ripetere: ma qui non si fa così. Gli Uomini provvidenziali sono talvolta, anzi sempre, dei trasformatori, dei veri riformatori. Non cedere pertanto, ma attua tutto e sempre il programma di Don Bosco. A misura che sarà conosciuto verrà apprezzato e lo si vorrà attuato integralmente anche costi* Parla molto di Don Bocce, fallo conoscere, appoggia il tuo agire su di Lui: non ti verrà mai meno la base. Sii Direttore Selesiano; sii Don Bosco che pensa, che parla, che opera. Anzitutto e sempre Padre: rappresenti Iddio che è Padre; rappresenti Don Bosco, il nostro Padre; rappresenti S. Francesco di Sales, il santo della carità soave, della paternità. Fa' osservare soavemente, tenacemente le Regole, i Regolamenti, le Tradizioni nostre. Ricorda ai Confratelli che il nostro primo dovere è l'esempio. Prenditi cura di tutti; fa’ che nessuno possa dire: il Direttore non fa il suo dovere. Leggi, medita, pratica tutto ciò che riguarda il Direttore.

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Da’ la massima importanza ai rendiconti; senza di essi. è impossibile dirigere la Casa. Ricevi tutti senza distinzione, anzi chiama tutti nella tua stanza; ascoltali con bontà, lasciali sfogare, compatiscili, incoraggiali, indirizzali nelle vie della perfezione; fa' udire la parola buona, fa' che li conforti il sorriso di Don Bosco. Nei rendiconti non dare avvisi disgustosi e riprensioni: ciò potrai farlo, occorrendo, in altro tempo e luogo. Fa' ogni mese le due conferenze, paterne, confortanti, amabili. La tempesta stronca e distrugge. La pioggia soave è feconda. Ogni mese pure la riunione del Capitolo; anche qui carità, umiltà, cercando solo il bene, e mai il trionfo delle nostre idee, la soddisfazione dell'amor proprio. La lezione di Testamento ai Chierici sia una scuola di pedagogia pratica, un'ondata di spirito di famiglia. Sii tutto per i Confratelli: amali, aiutali, dà loro tutto il tuo appoggio. L'educazione dei giovani sia quale la volle Don Bosco nell'ambiente di una soda pietà, tutta pervasa di carità. Coltivate le Compagnie; date importanza all'Esercizio della Buona Morte, alle manifestazioni religiose. Nella Casa siavi ordine, pulizia, amore allo studio, vita salesiana; sia pure sempre in massimo onore il Sistema Preventivo. Attento allo smodare dello sport, ai costumi leggeri ed indecenti. Non illudetevi: le passioni sono così tanto forti come qui e il demonio non è diverso. Arginate il naturalismo invadente: l'uomo non è solo corpo, anzi lo spirito deve dominare e spiritualizzare il corpo. Coltivate i Cooperatori; fate conoscere Don Bosco come Esso è. Diffondete la divozione a Maria Ausiliatrice e vedrete i miracoli. Coraggio! Sul binario Salesiano arriveremo a meravigliose mete; fuori di esso la rovina, la morte. Vedi in queste affrettate parole tutto l'affetto che ti professo. Ti benedico. Vivi felice. Tuo uff.mo in C. J. Sa c . P ie t r o R i ca l d on e Insieme


Pellegrinaggio Regionale a Siracusa

A conclusione del 140° anniversario della fondazione dell’Associazione di Maria Ausiliatrice (ADMA), fondata da S. Giovanni Bosco il 18 Aprile 1869 a Torino Valdocco, il Consiglio Regionale ADMA di Sicilia, ha voluto organizzare il suo 6° Pellegrinaggio Regionale Mariano nella Basilica Santuario della Madonna delle lacrime di Siracusa. I 1200 partecipanti, comprendevano gli aderenti dei Centri Adma di Adrano, Barcellona, Calatabiano, Caltagirone, Capaci, Catania, Floridia, Gela, Lercara Friddi, Marsala, Messina, Modica, Pozzallo, Palagonia, Palermo, Siracusa, Taormina. Inoltre hanno partecipato ed animato 130 giovani provenienti dai vari CGS di Sicilia: Palermo, Messina, Catania, S. Gregorio, Pedara, San Cataldo, Biancavilla. Il pellegrinaggio, ricco di tante emozioni profonde e gioia salesiana, è stato scandito da un omaggio a Maria offerto dai vari CGS di Sicilia; dalla Celebrazione Eucaristica presieduta da S.E. ê I partecipanti dei Mons. Salvatore Pap-

Centri ADMA di Sicilia.

é La Basilica Santuario

palardo, Arcidella Madonna delle lacrime di Siracusa. vescovo di Siracusa; dal pellegrinaggio alla casa in cui è avvenuta la lacrimazione e dalla proiezione del documentario storico dell’evento avvenuto dal 29 Agosto al 1° Settembre del 1953. Una giornata ricca di esperienza spirituale mariana, sulle orme di Don Bosco che ancora oggi ci spinge a fidarci di Maria nostra Madre ed Aiuto di tutti.

Siracusa, 18 Aprile 2010 Il Con siglio Region ale A DMA

FAMIGLIA SALESIANA

ADMA - Associazione Di Maria Ausiliatrice


FAMIGLIA SALESIANA

Consulta cittadina della FS di Catania

La FS e la Carta della Comunione I n c o n t r o C o n s i g l i L o c a l i de ll a F a mig li a S al es ia n a di Ca t a n ia

Venerdì 14 Maggio 2010, presso l’istituto salesiano “S. Filippo Neri” di via V. Giuffrida a Catania si sono riuniti i Consigli Locali della Famiglia Salesiana di Catania, per un incontro formativo sul tema: “La Famiglia Salesiana e la Carta della Comunione”. Il responsabile dell’Oratorio Lorenzo Barletta ha accolto i partecipanti, dato il benvenuto e presentato l’attività della casa e del centro giovanile. Il coordinatore della Consulta Piero Quinci ha introdotto i lavori facendo riferimento sia al programma annuale concordato dalla Consulta il 14 dicembre del 2009, sia alla prima assemblea formativa di tutta la FS di Catania realizzata nella casa salesiana di Barriera, il 12 marzo 2010, con la relazione dell’Ispettore Don Gianni Mazzali sul tema dell’emergenza educativa e ha evidenziato il significato dell’incontro dei Consigli Locali della FS di Catania come momento forte di discernimenê Da sin.: Dott. P. Quinci e l’Ispettrice Sr. A. Razionale. to e di scelte operati-

ve per rendere visibile ed efficace la presenza della FS nel territorio sia in ambito ecclesiale sia in ambito civile. Il coordinatore ha invitato i consigli locali a utilizzare la pista di riflessione predisposta sia per il confronto dopo la relazione sia per un ulteriore riflessione all’interno di ogni gruppo in vista delle scelte che la Consulta di FS di Catania effettuerà nella riunione prevista a settembre 2010. L’Ispettrice FMA Suor Anna Razionale, dopo un breve momento di preghiera iniziale, illustra la relazione sulla Carta della Comunione della Famiglia Salesiana. Al centro di tutto il progetto istituzionale che lega insieme i gruppi della FS c’è Don Bosco, che ha avuto bisogno di tutti. Le radici della Spiritualità di Comunione della famiglia salesiana si trovano nella Comunione Trinitaria. La coscienza di essere comunità carismatica e il forte senso di appartenenza ci permettono di essere presenza significativa nella Chiesa e per la Chiesa. La comunione e la collaborazione nell’attività educativa e apostolica della FS passa attraverso il rispetto di tre leggi interne importanti: – il coordinamento della comunione; – la reciprocità e il riconoscimento del valore degli altri; – la responsabilità condivisa del progetto carismatico.

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Risulta urgente pertanto rivitalizzare nel territorio in cui viviamo il dono carismatico di Don Bosco, vivere intensamente la spiritualità salesiana dell’Eucarestia, di MaInsieme


P i er o Q u i nc i Salesiani Cooperatori di Sicilia: un nuovo Consiglio Provinciale

Il Congresso Provinciale dell’Associazione Salesiani Cooperatori, ha eletto il 7 marzo u.s. a Caltanissetta il nuovo Consiglio Provinciale, e ha indicato il nuovo Coordinatore e diviso gli incarichi di animazione il 15 maggio ad Alcamo. Nei prossimi tre anni i Cooperatori siciliani saranno animati da un gruppo entusiasta e pronto al lavoro, guidato dal Coordinatore Enzo Lipari, già Consigliere, proveniente dal Centro “Ranchibile” di Palermo. La squadra presenta i seguenti salesiani cooperatori: Clelia Aloisi (dal Centro Alì-Scaletta); Cettina Caruso (dal Centro di Gela); Saretta Catalano (dal Centro di San Gregorio); Angela Contarino (dal Centro di Mascali); Emanuela Di Quattro (dal Centro di Ragusa); Mariangela Inferrera e il marito Francesco Lo Re (dal Centro di Giostra-Messina); Melina e Franco Parrino (dal Centro di Alcamo); Giuseppe Raitano (dal Centro di Gela); Salvo Sardella, (dal Centro di Cibali); Marisa Stagno (dal Centro di Palermo-Ranchibile); Carmela Tomasello (dal Centro di Biancavilla); Dimitri Tosi (dal Centro di Trapani). Tra gli eletti, Omar Castro di Acireale è attualmente fuori Italia per motivi di lavoro; non mancherà il sostegno spirituale, formativo, attento, competente, responsabile dei Delegati suor Concetta Adorno e don Edoardo Cutuli. Marco Pappalardo

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FAMIGLIA SALESIANA

ria, della gioia e del sistema preventivo, approfondendo la conoscenza della carta della comunione ed elaborando nuove strategie per stare con i giovani e per formarli a misura del sogno di Don Bosco. Il Direttore del CFP “S. Filippo Neri” di Via V. Giuffrida, Francesco Cauchi, a conclusione del dibattito presenta l’attività del Centro e gli allievi dei primi anni che hanno preparato la cena di fraternità. L’incontro che ha visto la partecipazione di tutti i consigli locali dei gruppi di FS di Catania si è concluso in un clima di grande cordialità e soddisfazione per l’ospitalità e il servizio degli allievi del CFP e per l’esperienza vissuta di amicizia e comunione.


FAMIGLIA SALESIANA

Percorso formativo per coppie

La famiglia protagonista nella sfida educativa delle giovani generazioni

In questo 2009/2010, primo anno del suo progetto sessennale, la Famiglia Salesiana di Sicilia ha attivato un percorso formativo per coppie, già curate nei vari Rami di Famiglia e del Movimento Salesiano, in vista di un impegno nella pastorale familiare. I Direttori delle case SDB, le Direttrici delle case FMA, i Responsabili Regionali dei Rami presenti nella CRFS e i responsabili delle Consulte cittadine e Locali, sono stati invitati a raccogliere la disponibilità di coppie già impegnate nella pastorale familiare o che desiderano collaborare per il sostegno all’azione educativa delle famiglie, secondo la Spiritualità del Sistema Preventivo di Don Bosco. Il percorso è inteso a fornire a queste coppie animatrici e alla loro azione educativa la conseguente formazione, con lo specifico del saper vivere le relazioni, specie quelle di aiuto.

È stato organizzato dall’équipe di Pastorale Familiare, in collaborazione con la Facoltà Teologica “San Tommaso d’Aquino” in Messina e con il Responsabile delle Comunicazioni sociali della FS di Sicilia, Amministratore della Piattaforma WEB del Corso. La prospettiva è quella di creare nella regione una rete di famiglie preparate a tradurre oggi il sistema preventivo in chiave familiare e che interagisca coerentemente per via telematica. Si articola in tre fasi, ciascuna aperta da una giornata di lezioni “frontali” a cui segue – domiciliarmente, per via telematica – un corrispondente periodo di approfondimento in dialogo tra i docenti e gli studenti. Ciascuna giornata vede, di volta in volta, la trattazione di due nuclei tematici, nell’alternarsi, tra mattina e pomeriggio, dei due rispettivi docenti. Complessivamente nelle tre giornate si prevede l’impiego di 24 ore frontali e, nei periodi on line, un numero virtualmente illimitato di ore per l’acquisizione dalla “piattaforma” telematica di nuovi materiali di studio e degli avvisi, lo scambio di messaggi e di conversazioni in forum. Questa formula evita dispendiosi trasferimenti sia ai docenti, sia in particolare a un corpo discente sparso per tutta l’Isola, e consente il rapporto personale in rete tra docenti e discenti e di questi tra loro, con i responsabili e con i tutors. Ma ri a no Sp ri zzi

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Ordinazione sacerdotale di Don Giuseppe Raimondo

La recente ordinazione presbiterale, avvenuta nell’anno sacerdotale e nel corso della visita pastorale ai sacerdoti da parte del nostro Arcivescovo, di un giovane catanese vissuto in un c.d. quartiere-dormitorio dell’estrema periferia urbana riempie di gioia la Chiesa e tutta la Famiglia Salesiana di Catania: dal cortile di un oratorio parrocchiale è nata una forte e solida vocazione alla vita religiosa attiva nel sacerdozio ministeriale. Lineri, la popolare borgata di 7000 abitanti al limite tra i comuni di Misterbianco e Catania, finalmente ha il primo sacerdote nativo della zona: si tratta del salesiano don Giuseppe Raimondo di 32 anni, la cui vocazione religiosa e presbiterale è nata nella parrocchia Santa Bernardetta nell’ambito della “Missione Lineri”, iniziata e portata avanti dal salesiano don Antonino Visalli e dai suoi ragazzi. Il rito di ordinazione ha avuto luogo nel cuore del grande quartiere di Nesima superiore evangelizzato nel secondo dopoguerra dai Salesiani di Cibali che ivi si recavano il sabato pomeriggio e le domeniche per avvicinare le famiglie e celebrare i sacramenti in locali provvisori e poi nell’artistica chiesa, un vero e proprio muê Foto di gruppo. seo di arte contempora-

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nea, intitolata a San Pio X, il Papa del catechismo al popolo. Lo scorso giovedì 6 maggio nella parrocchiale strapiena di fedeli, tra cui molti ragazzi e giovani della periferia nord-ovest della città, l’Arcivescovo Metropolita Mons. Salvatore Gristina ha ordinato don Giuseppe durante la solenne concelebrazione rituale della s. messa nel giorno della memoria di s. Domenico Savio. Al rito di conferimento del sacramento dell’Ordine Sacro hanno partecipato oltre 50 sacerdoti salesiani e secolari, tra cui l’ispettore regionale dei Salesiani don Gianni Mazzali, i superiori e gli educatori della formazione dell’ordinando, il parroco e il vicario parrocchiale di Lineri, don Gaetano Santangelo e don Angelo D’Agata, il parroco del S. Pio X don Francesco Furnari. La comunità parrocchiale di San Pio X è felice d’aver ospitato il solenne rito di ordinazione sacerdotale nel corso dell’anno giubilare per il 50° anniversario dell’inaugurazione della chiesa e dell’annesso oratoriocentro giovanile. Il giovane ha scelto di essere consacrato sacerdote nella chiesa di Nesima, affidata per oltre 40 anni ai Salesiani che hanno curato anche l’oratorio e il centro giovanile. Don Giuseppe, nato a Catania il 21 luglio 1978, è figlio unico di una famiglia originaria di Misterbianco e trasferitasi a Lineri, dove ha frequentato la parrocchia e ha mosso i primi passi come educando ed educatore, proseguendo gli studi al Liceo Don Bosco dell’Istituto S. Francesco di Sales,

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MOMENTI DI FAMIGLIA

Ordinazione Sacerdotale


MOMENTI DI FAMIGLIA

dove ha conseguito la maturità classica nel 1997. “È stato qui - ha confidato don Giuseppe - che quel sogno, che sentivo come in nuce nel mio cuore, di dedicare la mia vita al Signore al servizio dei fratelli, ha avuto come un’esplosione... ogni possibile ombra o nube sembrò diradarsi in un sol colpo, lasciando spazio ad una certezza: la vocazione salesiana presbiterale. Ho continuato ad alimentare in me questo desiderio, attingendo a scuola quegli elementi carismatici, che nel pomeriggio avrei poi cercato di mettere in pratica in parrocchia con i ragazzi dei gruppi”. Nel 1999 ha svolto il servizio civile nella Casa salesiana di Randazzo e, l’anno seguente, l’aspirantato e il prenoviziato nell’istituto “S. Cuore” di S. Gregorio. Nel noviziato di Genzano ha emesso la prima professione e all’Università Pontificia Salesiana ha conseguito il biennio filosofico. Dal 2004 ha seguito il tirocinio formativo al “Gesù Adolescente” di Palermo e all’Oratorio di Modica. Nel 2006 ha intrapreso gli studi teologici al “S. Tommaso” di Messina, dove ha emesso la professione perpetua ed è stato ordinato diacono dall’Arcivescovo salesiano mons. Calogero La Piana. Attualmente, continuando a risiedere a Messina, frequenta il biennio di specializzazione in Teologia morale nello Studio interdiocesano “S. Paolo di Catania”. A.B.

Ordinazione Diaconale

Ordinati 7 giovani confratelli

Un nuovo momento di gioia per la congregazione salesiana: l’ordinazione diaconale di 7 giovani confratelli ordinati sabato 19 giugno a Minissale/Messina Parrocchia Stella Maris per l’imposizione delle mani di Mons. Calogero La Piana.

é Da destra: G. Mandrella, A. Massimi, E. J. Ramaminirina, K. D. Eklou, M. Cimini, M. V. Sinsin, B. Ratsimanohatra. ç Foto di gruppo.

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Per loro domandiamo il dono, la luce e la forza dello Spirito che li renderà servi di Cristo che continuano a servire la Chiesa nel segno del Pane e della Parola. Insieme


XXIII Convegno Unione Exallievi

Sabato 17 e domenica 18 aprile si celebra il XXIII Convegno Annuale dell’Unione Exallievi Don Bosco in collaborazione con l’Associazione Salesiana “Don Vecchi” e l’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro dell’Arcidiocesi di Agrigento. La manifestazione è incentrata sui temi del lavoro e della formazione delle nuove generazioni. La prima sessione del Convegno è dedicata ai giovani, protagonisti del loro futuro. L’approfondimento della strenna 2010 del Rettore Maggiore relativa all’educazione dei giovani sul tema “Signore vogliamo vedere Gesù – a imitazione di Don Rua come discepoli autentici e apostoli appassionati portiamo il Vangelo ai giovani” è l’oggetto della seconda sessione. Sabato 17 aprile il Convegno si è tenuto

presso l’Auditorium dell’Istituto Professionale “N. Gallo” di Agrigento con l’accoglienza e i saluti del Sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, e del Presidente della Camera di Commercio, Vittorio Messina. La presentazione dei lavori è stata curata dal Presidente dell’Unione Exallievi Don Bosco di Agrigento, Mario Li Causi, e dal direttore dell’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro presso l’Arcidiocesi di Agrigento, don Mario Sorce. Sono intervenuti Don Giuseppe Dolcimascolo, il Delegato Ispettoriale Don Enzo Giammello, il Delegato presso l’Unione di Agrigento Don Angelo Calabrò. Le conclusioni è affidata a Pino Orlando, Presidente della Federazione Ispettoriale Sicula Exallievi Don Bosco.

Barcellona P. G.

Festa di accoglienza e integrazione

L’Oratorio salesiano di Barcellona P. G. domenica 30 maggio 2010 ha organizzato con il Consolato Tunisino di Palermo una manifestazione-festa di accoglienza e integrazione a conclusione di un anno che ha visto da una parte l’ambiente salesiano impegnato nella scelta di coinvolgere quanti più immigrati nelle attività e proposte di socializzazione e dall’altra parte il Consolato tunisino impegnato a garantire e promuovere la conoscenza della cultura araba attraverso l’invio di un professore di lingua e cultura araba, Omar Hamroun, che da ottobre ha incontrato oltre una trentina di ragazzi tunisini e marocchini in età scolare, ogni sabato e domenica mattina. In tale progetto determinante è stato l’intermediazione di alcune famiglie tunisine e marocchine che da anni abitano a Barcellona e che ha fatto da ponte tra l’Oratorio, la città e il Consolato. Così l’Oratorio ancor di più rispetto al passato è diventato luogo naturale dell’incontro tra culture diverse ma complementari, nel rispetto della diversità ma anche nella promozione di tanti valori comuni. Insieme

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DALLE CASE SALESIANE

Agrigento


DALLE CASE SALESIANE

La manifestazione ha visto la convocazione alle ore 10 di oltre 40 ragazzi/e coi rispettivi genitori, un momento culturale nazionale in teatro verso le 11,30 con premiazioni varie e a seguire il pranzo con pietanze tipiche di ogni ben di Hallà e subito dopo giochi in cortile tra musica, balli e festa. Una targa di “gratitudine e affetto” è stata alla fine consegnata al Direttore per la Comunità Salesiana che ha ospitato tutto l’anno il corso di arabo e attività connesse. Quanto a impegno sul fronte immigrati, il Centro Salesiano barcellonese ospita anche, ogni domenica, la comunità di fede cristiana evangelica cinese, consentendo l’attività religiosa e di socializzazione.

Catania-Barriera

74° Convegno Unione Exallievi

Il Convegno degli exallievi/e salesiani di Barriera, svoltosi la domenica in Albis, 11 aprile 2010, si è rivelato, come ogni anno, occasione d’incontro, di scambio e di riflessione. La giornata ha avuto inizio con l’accoglienza nel grande cortile dell’Istituto, e con i calorosi saluti dei partecipanti per il piacere di ritrovarsi. Dopo il raduno, il delegato Don Mauro Mocciaro, collaborato da altri salesiani presenti, ha celebrato la Santa Messa nella Cappella interna dell’ Istituto. Il direttore Don Giuseppe Troina e il Presidente Giuseppe Fazio, hanno aperto il Convegno porgendo i loro calorosi saluti di benvenuto ai presenti. La parola, quindi , è stata data al relatore Prof. don Biagio Amata, che ha parlato sul tema: “Don Rua primo successore di don Bosco” in ricorrenza del centenario dalla sua morte. Don Rua ereditò da Don Bosco un vivo interesse per i giovani lavoratori e per la classe operaia, oltre a una grande simpatia per tutte le forme di organizzazione, volte a proteggere e tutelare i diritti propri di ogni uomo. Promosse quelle scuole di formazione professionale, ha affermato don Biagio, che contribuirono più delle demagogiche e velenose affermazioni di istituzioni a difesa dei lavoratori, a dare lavoro certo e pasin.: G. Fazio, ne sicuro a tanti giovani. Convinto che nelle controversie sociali la pazienza ê DaDon B. Amata, nel trattare, la carità per non esasperare, l’amore sincero di Dio per otteneDon M. Mocciaro, Don G. Troina. re la conversione dei cuori, vengono dall’alto, non ricorse mai né stimolò alla violenza di nessun genere. E pose a presidio di popolose periferie, già preda del socialismo anticlericale, il tempio di Maria, Aiuto dei cristiani. L’argomento ha idealmente riunito gli “antichi” allievi/e di don Bosco con l’animo rivolto ai giovani e ai Salesiani di oggi. Alla fine si è aperto un dibattito; le riflessioni e gli interventi dei presenti

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Insieme


za di frutti apostolici rié Foto di gruppo. cevuti in dono. In tal senso, la preparazione dell’appuntamento del 2010 ha assunto rilievo nel nostro animo, inciso nei nostri cuori, e riportato fervore alle nostre intenzioni. Una foto di gruppo ed il pranzo sociale hanno concluso in modo gioioso la giornata.

A Barriera: Si può fare… Vivere

È iniziato il Grest qui a Barriera. Un’avventura fatta di missioni impossibili, agenti segreti, società che vogliono distruggere il mondo e super eroi che vogliono salvarlo. Tutti da piccoli abbiamo pensato ad un nostro mondo speciale. Questo è quello che abbiamo voluto proporre ai nostri ragazzi al Grest di Barriera. Un mondo particolare e fantastico, ma soprattutto un mondo da salvare. Ma salvare da cosa? Direte voi. Tanti gli sono spunti che il nostro sussidio ci offre per la salvezza di questo mondo e per aiutare il piccolo Ramon, il protagonista della nostra storia a compiere la sua eroica missione. Il corretto uso dei nuovi mezzi di comunicazione attraverso i quali una società segreta ci vuole rendere schiavi, il corretto rapporto con l’altro sesso e il valore dell’amicizia non sono che alcuni tra i numerosi spunti di riflessione che offriamo ai nostri piccoli agenti segreti. Ogni giorno le nostre squadre speciali hanno l’opportunità di aggiungere un tassello alla grande missione “Save the World”, attraverso il gioco, l’animazione, i momenti di gruppo (la fotografia, la pittura, la musica, il ballo, il pattinaggio e il giornalismo) in cui i nostri piccoli agenti portano avanti il loro allenamento che li prepara alla missione della vita. Oltre ai classici momenti tipici di ogni Grest l’agente Y e l’agente I (i conduttori del Grest) propongono ai nostri ragazzi delle missioni speciali generali che li mettono alla prova facendo in modo di verificare a che punto è arrivato il loro addestramento. I contenuti della nostra storia non si fermano qui: infatti il sussidio “Si può fare” frutto della collaborazione degli oratori piemontesi e valdostani, ci offre altri innumerevoli spunti, tra cui spicca la storia del patriarca biblico Abramo. Il nostro oratorio apre le porte poi alla sera anche agli animatori e ad alcuni ragazzi più grandi per il Grest Giovani e alle famiglie per un cammino di incontri con il movimento per la vita. E allora si può fare !!! Insieme

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hanno permesso di fermare l’attenzione sulle problematiche e sui disagi che oggi affliggono i giovani nel mondo del lavoro. L’esperienza del Convegno, comunque vissuta, configura una parentesi di vita associativa da interpretare con intensità di ricerca e di impegno reale, con l’obiettivo di attuare e coniugare nel futuro quella ricchez-


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Catania-Salette

Eventi alla Salette 7° C o n v e g n o U n i o n e E x a l l i e v i

Domenica 16 maggio si è svolto il 7° Convegno annuale degli Exallievi di Don Bosco dell’Istituto salesiano della Salette di Catania. Iniziato con la concelebrazione eucaristica presieduta da don Antonino Rubino, Ispettore vicario dei Salesiani di Sicilia, è proseguita, nel salone-teatro della Casa salesiana, con i saluti del Direttore, don Mario Mavica, del Delegato dell’Unione, don Rodolfo Di Mauro, e dell’ing. Giovanni Costanza in rappresentanza della Presidenza ispettoriale degli Exallievi impegnata nel Consiglio Nazionale. Il presidente dell’Unione, Salvatore Caliò, ringraziando per la loro presenza le delegazioni degli Exallievi di Catania (Barriera e San Filippo Neri) e quelle di Pedara e Taormina, ha presentato il nuovo Consiglio Direttivo e ha tracciato le linee programmatiche per il 2010. Ha altresì espresso gli auguri di buon compleanno al Delegato don Rodolfo Di Mauro che ha raggiunto l’invidiabile traguardo di 92 anni. Don Antonino Rubino ha tratteggiato la Strenna del Rettor Maggiore don Pascual Chàvez Villanueva “Signore, vogliamo vedere Gesù, a imitazione di Don Rua, come disce-

poli autentici e apostoli appassionati, portiamo il Vangelo ai giovani”. “Don Michele Rua, primo successore di Don Bosco – ha detto don Rubino – è l’esempio di come la Famiglia Salesiana deve muoversi nel divulgare il Vangelo nel mondo. Don Rua si è speso nel non facile compito di ampliare le opere salesiane. Don Bosco ne aveva fondato 64; Don Rua le portò a 341. I salesiani, alla morte di Don Bosco, erano 700; con Don Rua divennero 4.000. Le Missioni salesiane erano in Patagonia, Terra del Fuoco, Uruguay e Brasile; con Don Rua raggiunsero la Colombia, l’Ecuador, il Messico, la Cina, l’India, l’Egitto, il Mozambico”. La manifestazione si è conclusa con il tradizionale pranzo sociale che caratterizza il momento di fraternità in occasione del Convegno.

M an ifestazion i alle Salette Nell’Istituto Salesiano S. Giovanni Bosco, Parrocchia Santa Maria della Salette di Catania, si sono svolte due manifestazioni, differenti fra loro ma cariche di significati. Martedì 15 maggio, alla presenza di don Gianni Mazzali, ispettore dei Salesiani di Sicilia, di don Aldo Ballistreri, presidente del

Foto di gruppo.

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da don Rodolfo Di Mauro, delegato dell’Unione, ha segnato momenti di forte emozione durante il ricordo che don Di Mauro e don Gino D’Amico hanno tracciato di Iano. Dai ricordi dell’adolescenza col suo impegno nell’Azione Cattolica, al ritorno in città dopo la laurea conseguita nell’Università di Padova ecco la sua vocazione a spendersi per la formazione e l’educazione dei giovani che lo portava a intraprendere la carriera scolastica, memore degli insegnamenti di Don Bosco. E infine l’impegno per la realizzazione del suo sogno: creare l’Unione Exallievi alla Salette. È stato così l’artefice, l’ideatore e il realizzatore di questa realtà che riempie di orgoglio gli exallievi. Memori di tutto ciò gli Exallievi della Salette hanno voluto onorarlo e ricordarlo dedicando al loro primo presidente, al termine della manifestazione, la sala riunioni dell’Unione che porterà il suo nome in sua

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CNOS/FAP di Sicilia, di don Mario Mavica, direttore dell’Istituto salesiano della Salette e di docenti e alunni del corso di Termoidraulica, il prof. Francesco Milazzo, presidente del Rotary Club di Catania, e i soci intervenuti, hanno consegnato al laboratorio di termoidraulica apparecchiature destinate alla didattica dei corsi di formazione professionale tenuti dalla Casa salesiana. Il prof. Francesco Milazzo ha ricordato che la donazione si inquadra in un più vasto programma di collaborazione tra la Salette e il Rotary iniziato con la ristrutturazione di una palestra coperta durante la presidenza del dott. Claudio Molina, la realizzazione di una palestra esterna utilizzabile anche come parcheggio eseguita durante la presidenza del dott. Ferreri dell’Anguilla. Ha inoltre ricordato che il Rotary ha deciso di legare l’iniziativa di quest’anno alla memoria dei rotariani defunti del Club di Catania in occasione dell’ottantesimo anniversario della sua fondazione. Altra manifestazione, piena di profondi significati e suggestioni, si è avuta il 21 giugno, anniversario della scomparsa dell’ing. Sebastiano Saporito, Iano per gli amici, primo, storico presidente e fondatore dell’Unione Exallievi Don Bosco della Salette che ha visto la partecipazione commossa della famiglia, degli Exallievi della Salette, di numerosissimi amici, colleghi di professione, parrocchiani, rappresentanti delle Unioni catanesi. La solenne concelebrazione, presieduta

memoria, é Da sin.: Prof. F. Milazzo, a seguito Don G. Mazzali, Don M. Mavica, Dott. F. Pitanza. di una deliberazioç Da sin.: Don R. Di Mauro, ne unaniS. Caliò, Don M. Mavica. me del Consiglio dell’Unione e grazie alla piena disponibilità del direttore dell’Istituto, don Mario Mavica, e del Consiglio della Casa che volentieri hanno accolto l’iniziativa.

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Catania-S. Filippo Neri Nuovo

44° Convegno annuale Exallievi

Non si può educare alla fede senza l’incontro sacramentale con il Signore, perché l’Eucaristia è fonte e culmine della vita cristiana. Bisogna evangelizzare e per fare bene tale servizio apostolico ai fratelli è necessario rinnovare la pastorale a tutti i livelli tenendo presente che Gesù non solo è il contenuto ma è anche e soprattutto il soggetto principale. Sorgente dell’evangelizzazione, infatti, è l’incontro personale con Cristo”. Questi sono stati i concetti guida emersi a commento del tema del 44° convegno annuale dell’Unione San Filippo Neri Nuovo degli exallievi e allieve delle scuole e dell’oratorio dell’Istituto, dell’Oratorio e dell’Opera dei Salesiani di via Vincenzo Giuffrida (piazzetta San Domenico Savio - via dei Salesiani). “A imitazione di Don Rua, come discepoli autentici portiamo il Vangelo ai giovani”, questo è stato il titolo esatto del tema del convegno annuale di primavera e del tempo di Pasqua, tratto dalla strenna del rettor maggiore dei Salesiani. Dopo l’introduzione del presidente ing. Luigi Annino, che ha presentato il vicepresidente-giovani e animatore dell’oratorio Luigi Di Vita, il prof. Gaetano Quattrocchi ha ricordato l’esemplare figura sacerdotale del missionario don Marino Peditto, mentre il delegato

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ispettoriale don Enzo Giammello ha evidenziato il carisma oratoriano di Don Bosco di cui la società oggi ha tanto bisogno. Don Pippo Fallico, che all’esperienza di delegato degli ex allievi unisce ora quella di parroco di un quartiere di frontiera, ha commentato la strenna sottolineando come Gesù anche oggi ha bisogno di discepoli che riescano a sentire nel cuore della gente la voglia d’incontrarlo di persona e come tutti siamo chiamati ad essere discepoli e apostoli. L’incontro con il Risorto diventa proposta di incontro con Lui in una testimonianza gioiosa. La Famiglia salesiana manifesta il Risorto quando si preoccupa dei discepoli di Gesù e cammina con loro: non alimenta false speranze, legge gli eventi alla luce di Dio e ricerca con i giovani il senso della vita. “Senza conoscere le Scritture”, ha affermato il relatore, “non si conosce Cristo. Gesù spiegava la Scrittura, ma essi non lo riconobbero. Solo allo spezzare del pane lo riconobbero. Non si può educare alla fede senza l’incontro sacramentale”. Hanno chiuso gli interventi don Gino D’Amico, attuale delegato dell’Unione, e don Rodolfo Di Mauro, in rappresentanza dell’oratorio S. Giovanni Bosco alla Salette. Anche gli interventi finali hanno ripreso ed evidenziato la figura carismatica del compianto don Marino che, dopo l’esperienza missionaria in India, ha assecondato la sua chiamata ad evangelizzare, ha continuato a predicare a Catania Cristo Crocifisso e Risorto con l’animo candido e puro di san Domenico Savio. È stato un sacerdote di grande fede, di tenerezza, delicatezza e di dolcezza pastorale, una figura soave come il beato don Michele Rua. Da: Prospettive, 13 giugno 2010. Insieme


Catania-S. Filippo Neri Nuovo

Anche quest’anno, l’Oratorio Salesiano San Filippo Neri di via Giuffrida ha concluso le attività invernali con un pellegrinaggio mariano, sabato 22 maggio. Si tratta di una tradizione consolidata nella nostra realtà, un modo per concludere insieme l’anno trascorso e ringraziare il Signore per quanto ricevuto. Il pellegrinaggio è anche il nostro modo per celebrare la Solennità di Maria Ausiliatrice, secondo lo spirito di Don Bosco. Per questo motivo viene solitamente scelto il sabato più vicino al 24 maggio e la meta prescelta è sempre un Santuario mariano della zona di Catania e provincia. La comunità si è riunita all’Oratorio alle ore 16 per poi muovere verso Pedara, meta del nostro pellegrinaggio. Presenti un po’ tutti i gruppi: gli Scout, i gruppi formativi e giovanili, i gruppi di catechesi, i Salesiani cooperatori, gli Exallievi, il Gruppo Famiglia. Il pomeriggio si è svolto con grande semplicità e profondità. Abbandonato il pullman a circa un km dal Santuario di Maria SS. Annunziata abbiamo percorso un tratto a piedi. Durante il tragitto abbiamo pregato il Santo Rosario, arricchito dal brano del vangelo correlato e da una breve riflessione, comprensibile ai più piccoli!!! Giunti al Santuario abbiamo celebrato l’Eucaristia domenicale presieduta da Don Michele Spallina che insieme con Don Alfio Bruno si occupa dell’animazione spirituale del nostro Oratorio a conduzione laicale. Infine tutti a bordo del pullman per rientrare all’Oratorio. Ringraziamo il Signore per questo momento di grazia vissuto in comunità. Il segnale che vogliamo lanciare a tutti coloro che a vario titolo frequentano il nostro oratorio è che quanto riceviamo viene dal Signore e a Lui dobbiamo rendere Lode per intercessione di Maria Ausiliatrice. Il pellegrinaggio rappresenta proprio il nostro grazie, detto con semplicità. La strada percorInsieme

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Pellegrinaggio mariano

di Maria sa, seppure breve, simbo- é Santuario SS. Annunziata di leggia il nostro metterci in Pedara. cammino nella via della fede; il Santo Rosario, che alcuni Salesiani illuminati come Don Giovanni Alibrandi ci hanno insegnato essere una preghiera preziosa, ci ha aiutato nell’invocazione a Maria Ausiliatrice, Lei che tutto può e che ci protegge con il suo manto; la Celebrazione Eucaristica è il culmine dell’esperienza: attorno all’altare della mensa del Signore ci troviamo uniti in Gesù Cristo ed il nostro essere comunità assume un senso sempre rinnovato. Anche quest’anno si è, quindi, concluso con soddisfazione ed entusiasmo e siamo pronti ad imbarcarci nella nuova avventura del Grest 2010 che ci vedrà impegnati dal 21 giugno al 31 luglio seguendo la proposta formativa “Si Può fare”, cercheremo di proporre ai nostri ragazzi un tempo di divertimento, amicizia e crescita umana e cristiana!!! Buona estate a tutti!

L’Oratorio Salesiano San Filippo Neri

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Catania-S. Filippo Neri Vecchio

Festa di Maria Ausiliatrice

Giorno 8 maggio, in occasione del 50° anniversario dell’innalzamento a Santuario della Parrocchia di S. Maria dell’Aiuto, si è svolta una solenne celebrazione eucaristica celebrata da Mons. Carmelo Smedila. Alla messa ha partecipato tutta la comunità dell’Oratorio S. Filippo Neri (Via Teatro Greco), impegnata, al termine della funzione, in una processione che si è snodata per le principali vie del centro storico e si è fermata presso la Chiesa di S. Rita, S. Chiara, S. Francesco D’Assisi e S. Benedetto. Giorno 24 maggio invece è stato più che un giorno di festa per l’Oratorio S. Filippo Neri: è stata la festa di Maria Ausiliatrice che ha coronato le festività di maggio dedicate alla Madonna. Infatti, dopo avere organizzato, durante tutto il mese, momenti di preghiera e varie attività ludico-formative, l’Oratorio si è preparato per la grande festa di giorno 24 che ha visto la partecipazione di tutti i ragazzi dell’Oratorio, impegnati nella solenne processione lungo le vie del quartiere. Numerosi gli animatori che hanno contribuito a coordinare il corteo dei ragazzi, aiutati dalla generosa partecipazione degli adulti del quartiere, indispensabili anche per poter portare a spalla il simulacro di Maria Ausiliatrice, custodito nella Chiesa dell’Oratorio. La processione, partita dall’Oratorio di Via Teatro Greco, è stata allietata con canti e preghiere, secondo la tradizione salesiana e le principali fermate sono state dinnanzi all’Istituto Pio IX dove, accompagnate dal suono festoso delle campane, le suore vincenziane hanno intonato un bellissimo canto a Maria Ausiliatrice di fronte agli ospedali S. Bambino e S. Marta. Infine Mons. Gianni Romeo ha celebrato la funzione eucaristica nella Parrocchia Immacolata ai Minoritelli, per l’occasione strapiena di fedeli. Dopo la messa, il corteo è ritornato in Oratorio dove, in chiusura, è stato preparato uno spettacolo di fuochi d’artificio. La statua di Maria è poi stata riposta nella Chiesa dell’Oratorio, addobbata a festa con fiori e

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drappi. E se la festa di Maria Ausiliatrice ha chiuso i festeggiamenti del mese di Maggio, ha aperto però i preparativi per il Grest 2010 intitolato quest’anno “Le quattro Lune e le sinfonie della Luce”. Circa cento i bambini e i ragazzi che parteciperanno all’atteso evento, suddiviso per fasce d’età in Grest (dai 7 ai 15 anni) e mini-grest (dai 3 ai 6 anni) e organizzato dagli animatori dell’Oratorio e dai volontari del Servizio Civile. Il programma prevede un pre-grest, che partirà sabato 12 giugno a cui seguirà il 3 luglio l’inaugurazione ufficiale a cui parteciperà l’Ispettore dei Salesiani in Sicilia, Don Gianni Mazzali. Tantissime le attività previste: dai giochi alle mattinate al mare, preghiere, canti e laboratori. Inoltre quest’anno le gite si terranno presso l’Acquapark Paradise di Melilli (Sr), a S. Agata di Militello e a Tindari presso il Santuario della Madonna nera. Le attività si concluderanno il 31 luglio con il gran finale e le attesissime premiazioni di tutte le squadre partecipanti. Giusy Cuccia Insieme


Il CePAS: 20 anni al servizio della comunità

Sono trascorsi vent’anni dalla fondazione del CePAS, Centro Prima Accoglienza Savio. Il Centro voluto dai Salesiani dell’Oratorio S. Domenico Savio di Messina via Lenzi, è nato, nello spirito di don Bosco, per prevenire e contrastare il disagio e l’emarginazione sociale nel messinese. Due decenni ricchi di impegno e di iniziative, a servizio degli ultimi della società, nei contesti difficili e penalizzanti da un “male di vivere” che è cresciuto nel tempo, assumendo connotazioni diverse che impongono nuovi significati di sfida e aggiornati atteggiamenti operativi. Per ricordare i venti anni del CePAS e per dibattere a livello cittadino il valore e significato del volontariato, giorno 20 marzo 2010, nel Salone delle Bandiere del Comune di Messina alla presenza del sindaco dott. On. Giuseppe Buzzanca, del Vescovo mons. Calogero La Piana e dell’Ispettore dei Salesiani di Sicilia don Gianni Mazzali, presenti anche diverse autorità cittadine e diverse componenti del volontariato messine, si tenuto un Workshop sul tema “Costruire cultura dell’accoglienza: ruolo del volontariato”. I vari relatori che sono intervenuti, Franco Provvidenti Magistrato Cassazione, Nina Santisi Psicologa Formatrice ASP5, Lia Stancanelli Dirigente Scolastico, Sebastiano Zinna Direttore Formazione Ministero, hanno tutti sottolineato il valore e l’importanza del volontariato oggi in una socie-

tà che stimola a nuovi scenari e impegna nuove sfide. Urge certamente un discorso nuovo di volontariato, qualificato, competente e che affronta le urgenze della città senza sostituirsi alle istituzioni per creare coscienza di cittadinanza attiva. Tra gli interventi importante è stato quello di don Umberto Romeo, fondatore e presidente del Centro, che ha tracciato un interessante profilo del Centro medesimo. La fine degli anni 80 e gli inizi degli anni 90 costituiscono un momento molto forte

e critico per i giovani a livello di problemi di tossicodipendenza e di problemi legati all’AIDS. In tutta Italia e anche a Messina sorgono associazioni impegnate sul versante della prevenzione e del recupero dalle tossicodipendenze; tra queste sorge il “Centro Prima Accoglienza Savio – CePAS”. Il CePAS, sotto l’ispirazione del salesiano don Ninì Scucces, responsabile della Comunità recupero Nazareth di Viagrande, nasce per opera di due salesiani, don Tanino Urso e don Umberto Romeo e di un gruppo di volontari, al Domenico Savio di Messina come centro di prima accoglienza per tossicodipendenti. Il Centro Prima accoglienza Savio, si è occupato, via via in questi anni, dei vari problemi giovanili legati alla tossicodipenden-

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Messina-San Domenico Savio


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za, all’emarginazione, al disagio. Oggi il CePAS regolarmente costituito con atto notarile il 28/11/1989, formato da salesiani e laici a carattere democratico, apartitico e senza fini di lucro, è Ente Ausiliare Regionale approvato dalla Consulta regionale. Esso è iscritto sia all’Albo Regionale Enti Ausiliari di Sicilia dal 26/04/96 sia al Registro Regionale del Volontariato dal 21/02/96, ed è impegnato sul versante della prevenzione e del recupero del disagio giovanile. Inoltre dal mese di luglio 1996 fa parte del CEARS (Coordinamento Enti Ausiliari Regione Sicilia). Nel corso degli anni i volontari, laici e salesiani, oggi oltre sessanta, ispirandosi al principio pedagogico di Don Bosco, “prevenire è meglio che curare”, si sono attivati diverse presenze nelle scuole statali e presso la Casa Circondariale di Messina e, per i malati di AIDS, presso l’Ospedale Regina Margherita prima e successivamente presso il Papardo. Inoltre lungo gli anni ha realizzato una serie di laboratori e di progetti specifici indirizzati al coinvolgimento affettivo dei giovani per aiutarli a trovare un senso personale della vita e il significato di esistere in situazioni concrete ed esperienziali maturando un atteggiamento d’impegno nel sociale e di donazione all’altro. L’impegno del volontariato e del CePAS è molto, ma in questi tempi che sono “tempi tristi” dice lo psicologo prof. Giorgio Blandino dell’università di Torino, il volontariato e il CePAS verso dove vanno? La breve storia del CePAS ci offre alcune considerazioni soprattutto facendoci cogliere da un lato il grande valore di servizio e dall’altro la necessità di non adagiarsi e di aprirsi a nuove prospettive. Il domani del volontariato come presenza nuova e di significato si gioca, dice con forza il presidente del CePAS su due sfide: a) ri-comprendersi Nello scenario di oggi, in continuo cambiamento, il volontariato e quindi anche il nostro CePAS, si misura sul valore della so-

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lidarietà. Solidarietà intesa non come sentimento di vaga comprensione e di facile intenerimento, quanto come determinazione ferma e perseverante dì giustizia per il bene comune. In questo nuovo contesto, il volontariato oggi deve comprendersi come “padre di cultura” più che produttore di servizi. Fattore di cambiamento della realtà, generatore di coscienza critica, più che titolare di un assistenzialismo inerte o gestore degli scarti residuali dell’emarginazione sfuggiti alle appaltatrici del bisogno. b) ri-collocarsi In questo nuovo scenario globalizzato, è urgente agire nel sistema, attraverso l’aggregazione, perché questa dà forza: la rete è qualcosa di vivo, è qualcosa di organico, crea comunità e comunione, è “l’insieme di volti”. Questo significa che il volontariato deve trovare rapporti nuovi con gli altri attori, sia pur con ruoli diversi. Accettare di lavorare con altri senza gelosie, senza smanie di protagonismo, senza... Bisogna promuovere una nuova cultura tra volontariato e pubblica istituzione, creando una nuova rete perché si strutturi una organica continuità di servizio a vantaggio dei poveri. Come sempre oggi viviamo tempi di sfida, sfida nell’educazione, sfida nella vita matrimoniale, sfida nella vita religiosa e sacerdotale, sfida nella vita politica, sfida nella fede... sfida nel volontariato. Ma la sfida è espressione di vita e questa vita noi la accogliamo e la vogliamo vivere. I volontari del CePAS Insieme


...E il sogno realtà diverrà

Il 27 maggio è andato in scena presso il teatro del “Don Bosco Ranchibile” (Palermo) “…E il sogno realtà diverrà”, il nuovo spettacolo del laboratorio teatrale della scuola media dell’Istituto, diretto da Gianpaolo Bellanca, e con la partecipazione del coro dei ragazzi diretto dal maestro Daniele Mosca. Il testo è stato scritto interamente da alcuni ragazzi del liceo del nostro Istituto (Valeria La Bua, Guglielmo Inglese, Irene Butera e Chiara Chiavetta), utilizzando alcune scene di vecchi e nuovi lavori della Walt Disney in un sapiente collage che ha reso lo spettacolo arguto e pieno di colpi di scena. Valeria e Guglielmo, in particolare, allievi del laboratorio di regia del prof. Gianpaolo Bellanca, hanno anche diretto la maggior parte delle scene, mentre le coreografie sono state allestite da Chiara Chiavetta aiutata da Roberta Listro anch’esse allieve del Laboratorio teatrale del Liceo, così come Gisella Butera, allieva del quarto anno, che ha realizzato diversi degli splendidi costumi dei ragazzi e tutti gli accessori scenici (criniere dei leoni, code e orecchie degli Aristogatti e di Ratatouille, cresta di Cantagallo, abiti dei pesci di Nemo…). Il maestro Mosca, invece, ha curato tutta la parte musicale dello spettacolo e diretto il coro in scena: tutte le canzoni, infatti,

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sia le parti corali che quelle soliste, sono state eseguite rigorosamente dal vivo. La storia orbitava attorno ad una gara canora fra diversi personaggi di Walt Disney (gli Aristogatti, le principesse, i sette Nani, Philottete, Ciuchino, Zenzy, Aladdin e Jasmine, Mary Poppins…) suddivisi in due squadre, sabotata da una squadra di cattivi di cui facevano parte Scar, le Iene e Izma: tutta la vicenda era narrata da Cantagallo e dalle cinque Muse di Hercules. In scena c’erano circa novanta ragazzi, fra attori e coro (in diversi casi i due ruoli coincidevano), di età compresa fra i dieci e i tredici anni, ed è stata davvero un’impresa titanica quella di riuscire a gestire la loro esuberanza e vivacità per uno spettacolo dalla durata di tre atti! Come ha ricordato il regista, Gianpaolo Bellanca, al termine dello spettacolo, il risultato è stato davvero un lavoro di squadra: alla messa in scena, infatti, hanno lavorato attivamente diversi colleghi (le prof.sse Ingargiola, Leone e Ilari e i prof. Giuseppe Lamia e Sebastian Spina, oltre che, naturalmente, il maestro Daniele Mosca), allievi (già citati sopra), ex-allievi (oltre a Valeria La Bua, Maria Rita Virga e Georgia Lo Cicero, che ha anche disegnato il manifesto dello spettacolo) e genitori dei ragazzi (come Gabriella D’Andrea e Gabriella Perpero che ha dato un gran mano d’aiuto per i costumi). Il risultato è stato sorprendente: i ragazzi, che in alcuni casi sarebbe forse meglio definire “bambini” per la loro giovanissima età, hanno tutti partecipato con impegno, serietà ed entusiasmo, apportando ciascu-

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Palermo-Ranchibile


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no, con la sua vivacità, qualcosa di originale e di inaspettato alla messa in scena. Alcuni di loro, in particolare, anche se allievi di prima media, si sono davvero rivelati degli attori d’eccezione, conquistandosi grandi applausi e consensi da parte del pubblico. La bellezza delle musiche, l’originalità delle coreografie, la vivacità dei costumi, l’arguzia delle battute e l’interpretazione dei ragazzi hanno fatto sì che il lavoro riuscisse davvero pregevole: se pensiamo che in diversi musical, allestiti da professionisti, gli attori neppure cantano dal vivo, risulta sorprendente pensare che i nostri allievi hanno tutti cantato del vivo, in molti casi recitando e danzando contemporaneamente. Ci auguriamo di continuare a svolgere un lavoro di questo tipo per l’anno successi-

vo e, anche se quest’elevato numero di partecipanti ha creato diverse difficoltà nel corso dell’anno, la soddisfazione di vederli tutti in scena alla fine, così impegnati e motivati, ripaga di ogni sforzo e ci induce a continuare a portare avanti progetti di questo tipo. Come recita, infatti, il ritornello della canzone finale del nostro spettacolo, “Credici, credici, credici anche tu. Speraci, speraci, speraci e vedrai… E il sogno realtà diverrà! E il sogno realtà diverrà”. In alcuni casi, come in ogni fiaba che si rispetti, i sogni si avverano: e forse, insieme ai nostri ragazzi, questo è davvero accaduto… My ri a m Le o n e

La messa in scena di Edipo l’uomo Anche quest’anno i ragazzi del liceo del “Don Bosco Ranchibile” hanno preso parte alle attività del laboratorio teatrale dell’Istituto diretto da Gianpaolo Bellanca. Alcuni di loro, nel corso dell’anno, hanno realizzato uno spettacolo sulla Vergine Maria dal titolo Du aber bist der Baum, una pièce che comprendeva brani di Dante, Rilke ed Alda Merini adattati da Myriam Leone e Valeria La Bua e messi in scena da Gianpaolo Bellanca: questo pezzo di teatro narrato è stato rappresentato dinanzi al Rettor Maggiore, a Roma, lo scorso Febbraio e, successivamente, in occasione del 150° dell’ADMA presso il Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa. Il lavoro a cui hanno preso parte tutti i ragazzi del laboratorio teatrale dell’Istituto, invece, è andato in scena il 9 e il 10 Maggio presso il teatro del “Don Bosco Ranchibile” (Palermo): si tratta di “Edipo l’uomo”, una nuova versione dell’Edipo re di Sofocle diretta da Gianpaolo Bellanca. Il testo, tradotto da Myriam Leone, è stato “contaminato” con alcuni brani tratti da La macchina infernale di Jean Cocteau e dall’Edipo di Seneca:

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anche l’adattamento teatrale è stato realizzato da Gianpaolo Bellanca e Myriam Leone. Per tutto il dramma, stavano in scena tre figure femminili, in parte ispirate dalle tre streghe del Macbeth di Shakespeare, che incarnavano da un lato, l’idea delle prefiche, donne che, fin dall’antichità classica, piangevano i morti accompagnando i cortei funebri (fino al secolo scorso ancora presenti in diversi paesi dell’Italia meridionale); dall’altro esse rappresentavano anche le Erinni, spiriti vendicatori dei defunti, che sorgono dall’Oltretomba e che, nel nostro dramma, venivano a vendicare l’assassinio di Laio perseguitando Edipo. La doppia identità dei tre personaggi era simboleggiata da maschere bianche che indossavano per tutto il tempo in scena. Inoltre, le tre donne parlavano alternando l’Italiano col Siciliano sia perchè già nella tragedia greca le parti corali avevano una patina dialettale, sia perché, come vere prefiche, gemevano in vernacolo. La nostra interpretazione della tragedia, rivelata dalla voce delle Erinni è questa: Edipo è colpevole ma non è responsabile. Nell’apparente contraddittorietà di tale giudizio Insieme


Insieme

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si afferma, contestualmente, un’altra verità: l’assenza di responsabilità di Edipo consente allo spettatore di immedesimarsi nella situazione dell’eroe tragico, impietosendosi per la sua stessa condizione di uomo. E noi? Cosa farebbe ognuno di noi nei panni di Edipo? Riuscirebbe a mantenere la propria dignità di uomo? E’ questo il provocatorio interrogativo che l’Erinni rivolge allo spettatore, mentre sulla scena di Tebe cala il sipario… Le musiche, tutte originali, sono state composte dal maestro Daniele Mosca che ha associato a ciascuno dei personaggi un diverso tema musicale, parte di un mosaico composto dalla loro unione. Egli stesso, durante lo spettacolo, ha suonato dal vivo la fisarmonica. In scena c’erano quarantacinque ragazzi del liceo (classico, scientifico ed economico) del nostro Istituto, dal primo al quinto anno, alcuni dei quali, oltre a recitare, cantavano e danzavano dal vivo. Lo spettacolo, il cui ricavato è stato devoluto ad Emergenza Haiti, un progetto salesiano del VIS, ha riscosso un grandissimo successo di pubblico. Fra gli spettatori presenti al teatro del “Ranchibile” c’era anche il prof. Salvatore Nicosia, docente di Letteratura Greca dell’Università di Palermo, che ha espresso il suo apprezzamento per la messa in scena, in particolar modo per la bravura dei ragazzi e per l’originalità delle trovate sceniche. Erano presenti anche il prof. Filippo Amoroso, docente di “Teatro e drammaturgia dell’antichità”, Edoardo Siravo, direttore artistico del “Teatro dei due Mari” di Tindari, il prof. Francesco Paolo Ursi, presidente dell’Associazione Teatro Scuola, il prof. Giuseppe Verde preside del-

la Facoltà e il prof. Vincenzo Morgante, caporedattore regionale di Rai 3. Tutti loro hanno manifestato la loro soddisfazione per la qualità della messa in scena e della recitazione dei ragazzi, scrivendo anche diverse recensioni. Dopo l’esperienza di Palermo, lo spettacolo è stato messo in scena anche a Palazzolo Acreide (Sr) il 18 Maggio, in occasione del XVI Festival del Teatro Classico per Giovani organizzata dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico (INDA): il nostro liceo, insieme al liceo Meli, è stato l’unico ad essere stato selezionato fra tutte le scuole di Palermo. Alla messa in scena di Palazzolo, oltre a diverse scuole, hanno assistito anche alcune personalità dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico, come il sovrintendente della Fondazione INDA, dott. Sebastiano Aglianò, e diversi attori professionisti (che quella sera stessa avrebbero recitato a Siracusa in Aiace di Sofocle). Entusiasti per lo spettacolo e per la performance dei ragazzi, al termine della messa in scena i membri dell’INDA hanno voluto incontrare i nostri ragazzi e hanno convocato sei di loro per l’ammissione alla Scuola di Arte Drammatica dell’INDA (fondata da Giusto Monaco): inoltre, una delle nostre giovani attrici in scena, Valeria La Bua (che interpretava un’Erinni), è già stata presa e, in questo momento, sta lavorando all’allestimento della Lisistrata di Aristofane, prossimo spettacolo

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in cartellone dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico che andrà in tournée in Italia e all’estero a partire da fine Giugno. La nostra scuola diventerà presto uno dei Fuochi del Progetto Prometheus dell’INDA, ossia centro promotore e ambasciatore della cultura del Teatro Classico: la collaborazione con l’Istituto Nazionale del Dramma Antico si farà dunque più intensa e attiva. Infine, alcuni brani del nostro spettacolo (in particolar modo la scena finale) sono stati messi in scena in due occasioni molto speciali: la prima, contestualmente alla visita del presidente del Senato, l’avvocato Renato Schifani, il 9 Maggio scorso, al “Don Bosco Ranchibile”, quando i ragazzi hanno voluto offrire un “saggio” del loro lavoro dinanzi al Presidente, che ha assistito compiaciuto alla messa in scena. La seconda occasione, invece, è stata venerdì 4 Giugno, in

occasione della commemorazione per Giusto Monaco che si è tenuta presso l’omonimo giardino di Palermo (il giardino “Giusto Monaco”), organizzata dal figlio del professore, l’architetto Iano Monaco, e dal Liceo Classico Garibaldi (con la prof.ssa Carmen Tranchina). I nostri ragazzi sono stati invitati a recitare in occasione della manifestazione, a cui hanno preso parte diversi docenti dell’Università di Palermo fra cui il prof. Giusto Picone che ha ricordato il suo maestro, il prof. Monaco, ricevendo da parte loro numerosi complimenti per la qualità dell’interpretazione e per l’originalità dell’attualizzazione della messa in scena. La prossima tappa dello spettacolo sarà ora il “Calatafimi-Segesta Festival”, diretto da Enrico Stassi, a cui siamo stati invitati a partecipare per la prossima stagione estiva. My ri a m Le o n e

Pedara

Un ventennio felice

L’Unione Exallievi Don Bosco di Pedara per chiudere in bellezza un ventennio ricco di attività si è data... allo sport. Già proprio così; senza pensarci troppo il 30 ottobre 2009 ha costituito la “PGS Exallievi Pedara” ed ha partecipato con buoni risultati al torneo di “Calcio a 5” categoria “Libera”, organizzato dalla PGS Provinciale. È stato bello rivedere diversi Exallievi, non più in giovanissima età, riprendere confidenza con il campetto di gioco dopo tanti anni di assenza; sono stati anche belli e tirati, gli incontri contro gli amici avversari della Salette, Barriera, S. Gregorio, Sales Catania, Trecastagni, Scordia e S. Filippo Neri, ma è stato molto più bello ed appagante vedere diversi componenti della squadra frequentare di nuovo l’Istituto “S. Giuseppe” e questa volta non più da soli come accadeva da ragazzi ma in compagnia della propria famiglia. L’augurio è che questa attività, voluta dal Consiglio Direttivo presieduto da Giuseppe Puglisi, ormai alla fine di due proficui mandati, ed incoraggiata dal delegato Don Giuseppe Dolcimascolo, possa trovare in futuro ancora spazio tra le attività ricreativo-formative dell’Unione al pari della centenaria tradizione teatrale. Un modo come un altro per attirare ancora di più l’attenzione dei giovani verso l’Associazione degli Exallievi e dell’Oratorio salesiano.

Pedara, 22.4.2010

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Insieme


«Lui... il prete! Quindici... precipitose novelle»

“E quando alla comunione si voltò e c’era solo lei la vecchia sua mamma e in fondo alla chiesa il sacrestano, chiuse gli occhi e ingoiò un non so che di amaro che gli opprimeva la gola”. È un passo di una delle 15 novelle dell’inventore del Grest don Franco Solarino (1925-1998) pubblicate postume e tornate alla luce grazie a don Angelo Passaro e don Pino D’Aleo, al quale lo stesso don Franco li consegnò l’anno prima della sua scomparsa (1998). Uno di quei passi che testimoniano la crisi ecclesiale di una chiesa, quella del dopoguerra, che deve fare i conti con i suoi limiti e aggiornarsi per sconfiggere la solitudine che non colpisce solo il prete ma anche la Chiesa. Sono infatti gli anni del Concilio Vaticano II e quindi della riforma liturgica che andava penetrata nei costumi della chiesa per recuperare i fedeli”. “Lui… il prete! Quindici... precipitose novelle”, questo il titolo dato alle novelle (presentate sabato 22 maggio presso il salone dell’Oratorio Salesiano di Mazzarino diretto da suor Maria Salerno), le

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Mazzarino

quali tracciano una precisa missione: I “preti” di don Franco Solarino sono modelli da seguire per recuperare l’identità della vita sacerdotale. Alla presentazione era presente un folto pubblico di ex allievi, autorità cittadine, il sindaco Vincenzo D’Asaro e rappresentanti del mondo salesiano provinciale e regionale. Il prof. don Angelo Passaro, moderatore dei lavori, nel presentare i relatori (il salesiano gelese prof. don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana, e il prof. don Massimo Naro della Diocesi di Caltanissetta e professore di teologia e filosofia alla Facoltà Teologica di Palermo), ha sottolineato l’importanza di aver contribuito insieme a don Pino D’Aleo a far uscire dal cassetto uno scritto che nell’anno sacerdotale indetto da papa Benedetto XVI costituisce una strategia pastorale che testimonia l’emergenza educativa di questi giorni. Don Costa ha ricordato soprattutto le qualità artistiDa sin.: Prof. Don G. Costa, che e umane dell’autore e il Prof. Don M. Naro e Prof. Don A. Passaro contesto storico in cui


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compose le novelle (pubblicate oggi dal Centro di studi biblici “Bet Hokmà” di Mazzarino e dal Centro di Formazione Permanente della Diocesi di Piazza Armerina, diretti da Don Angelo Passaro - Edizioni Lussografica di Caltanissetta). “Parliamo di una categoria di preti da oratorio – afferma don Costa – don Franco (1925-1998) era diverso dai salesiani di oggi, visse l’esperienza della guerra e della ricostruzione nella tensione ulteriore di costruire una nuova Chiesa, l’oratorio era una novità per la Sicilia, dove si faceva evangelizzazione cristiana attraverso una vita di società, attraverso il gioco, la musica, il teatro che portava poi all’incontro con Gesù e ai sacramenti. Don Solarino è espressione di tutto questo per la sua capacità di penetrare nelle anime e chi vive questa esperienza ne rimane legato per tutta la vita”. Don Naro interviene attraverso l’individuazione della prospettiva dell’opera percorrendo la letteratura italiana ed europea sulla “figura del prete”, dal genere drammatico di Bernanos a quello umoristico di Pirandello o Guareschi. “Il tenore delle novelle di Solarino – afferma don Massimo – non è né umoristico né drammatico, ma apologetico come ci suggerisce lo stesso don Pino D’Aleo nella

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Da sin.: Prof. Don A. Passaro,

prefazione, anaProf. Don G. Costa, Don P. D’Aleo, cronistico per Prof. Don M. Naro. certi versi ma che ha un suo valore poiché rappresenta una traccia da prendere in considerazione per ricordare la nostra storia e capirla meglio. Solarino interpreta il genere apologetico per reagire ad attacchi esterni più che mettere a tema le proprie debolezze, si propone con un’indole militante per fare colpo nel campo della educazione. Il martirio causato dalla ingratitudine della gente della parrocchia, la retorica comunista, la malattia, l’incidente, la solitudine – continua don Naro – sono i temi ricorrenti delle 15 novelle. Tanti i punti di forza dei suoi scritti che vanno recuperati: innanzitutto il carattere popolare della figura del prete, senza elitarismo o settorialismi, costituisce necessaria terapia per combattere l’indebolimento della credenza. Altro tratto presente nelle novelle è l’insistenza vocazionale come progetto di vita e non scelta obbligatoria, e ancora l’immagine di una vocazione come evento familiare nel bene e nel male, non come scelta individuale ma come fatto sociale e comunitario, sono dimensioni su cui bisogna lavorare per introdurle nell’attuale stile sacerdotale”. “Il libro inoltre – afferma il curatore don Pino D’Aleo – costituisce una spinta verso le vocazioni per la sua capacità di sedurre il lettore, con il suo lessico moderno e molto vicino allo stile delle chat di oggi”. C o n c e t t a S a n ta g a t i Insieme


All’Oratorio si gioca per ricordare Nino Baglieri e Giuseppe Brafa

Anche quest’anno, l’Oratorio Salesiano “D. Savio” di Modica, ha organizzato il Minimondiale “Nino Baglieri” e il trofeo “Giuseppe Brafa”. Il minimondiale ha visto protagonisti circa 150 bambini di tre diverse categorie sportive, “Piccoli Amici”, “Pulcini” ed “Esordienti” che divisi in 13 squadre si sono divertiti a sfidarsi tra loro nel cortile dell’Oratorio. Particolare molto simpatico della manifestazione è stato il nome delle squadre che rappresentavano tutte le nazioni che non si sono qualificate per la fase finale dei mondiali che si stanno svolgendo in Sud Africa. Venerdì 11 giugno è stata una lunga giornata di festa all’Oratorio non solo per i bambini. Il pomeriggio si è aperto con le finali del torneo che ha visto trionfare il Canada, il Perù e l’Eire. A seguire sono scesi in campo i genitori che hanno voluto partecipare alla festa disputando il “Family Cup”. Il momento conclusivo della manifestazione è stato il torneo “Politici nel pallone” dove i rappresentanti dell’amministrazione comunale capitanati dal sindaco Antonello Buscema hanno sfidato e battuto ai rigori (i tempi regolamentari si erano conclusi con il punteggio di 8-8) lo staff che ha organizzato la manifestazione. Subito dopo la premiazione dei vincitori dei vari tornei e la festa “del dolce” con le mamme dei piccalciatori ê I vincitori del minimondiale. coli

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che hanno voluto dare il loro contributo con gustosissime prelibatezze preparate con le loro mani. Contemporaneamente alle partite del “Minimondiale” il 9 giugno si è disputato il trofeo “Giuseppe Brafa” presso lo stadio comunale “Caitina” di Modica. Al torneo riservato alle parrocchie e agli oratori hanno preso parte oltre all’oratorio “Domenico Savio”, l’oratorio Laura Vicuña, il Centro Giovanile di Frigintini e le parrocchie di San Luca, Maria Ausiliatrice e San Giovanni Evangelista. Dopo una lunga maratona di partite, ad aggiudicarsi il trofeo è stata pro-

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Modica

prio la formazione dell’Oratorio é Foto di gruppo con i politici. “D. Savio”. Una manifestazione di grande successo, che ha visto trionfare lo sport e l’amicizia attraverso i quali si è riusciti a trasmettere ai più piccoli e non solo, importanti valori educativi nel ricordo di due persone che per motivi diversi sono entrati a far parte della storia della città. Archiviato il Minimondiale l’Oratorio si prepara a vivere il Grest 2010 che con il claim “Si può fare” accoglierà 300 bambini che con giochi, laboratori, sport, gite e spettacoli si divertiranno all’insegna dell’allegria.

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Gela

Nuove leve della cucina nell’agriturismo salesiano

La famiglia salesiana rinnova l’appuntamento con gli operatori della comunicazione sociale e ieri, in occasione della festività di San Francesco di Sales, protettore dei giornalisti, i sacerdoti e gli operatori salesiani ci hanno accolto nella tenuta di contrada Passo di Piazza. Un vecchio edificio, costruito circa 100 anni fa dall’on. Salvatore Aldisio trasformato in un agriturismo dove gli studenti si esercitano nella preparazione dei piatti tipici non solo italiani, ma anche europei. A formare le nuove leve della ristorazione sono i docenti Crocy La Cognata, Orsola Irti, Salvatore Laiola, Giovanni Pandolfo, Linda Dierna, Salvatore Gianlongo e Stefania Cafà. Un menù completo composto da ricette spagnole, è stato preparato e presentato dagli alunni che frequentano il terzo anno del settore ristorazione nella casa per ferie “Aldisio” di contrada Passo di Piazza. Il doppio antipasto, composto dalle “Tortillas marmonti” e “Y las tapas hortalizas de Valenzia” ha preceduto la Paellia di pesce, mentre per il secondo piatto è stato scelto il “Bacalao les gambas in semifarina”. A chiudere il pranzo, un dessert composto da “Fhan de

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narzinyas” e “Tordo santiago”, il tutto accompagnato da vino rosso locale. Il direttore del Cnos Fap, don Carmelo Umana, nel corso dell’incontro, ha colto l’occasione per annunciare alla stampa l’avvio del master di alta formazione “destinato a laureati che vogliono intraprendere la gestione e l’organizzaione del settore alberghiero e della ristorazione. Un master importante finanziato dalla Regione che eleva il centro di formazione salesiano locale – sottolinea don Umana – che da dopodomani, associa un altro corso riservato, però, a soggetti immigrati disagiati. Quest’ultimo corso – conclude il direttore del Cnos Fap – è promosso dalla Unione Province Italiane (Upi)”. Gli alunni che si sono cimentati nella preparazione del pranzo e che hanno curato il servizio in sala, sono: Desirè Allegrino, Francesca Baccano, Gaetano Bianco, Mario Buccheri, Santo Campailla, Francesca Cascino, Zorade Cassisi, Miriam Cataudella, Andrea Condorelli, Sharon Di Bartolo, Rossella Dominante, Giuseppe Duchetta, Zaira Fiorisi, Mirco Incorvaia, Anna Mezzasalma, Rosario Migliore, Adelina Moscato, Valerio Rinaudo, Davide Trainito e Simone Vella. Gli studenti sono stati coordinati dallo chef Giovanni Pandolfo, in concomitanza col direttore del Cnos, don Enzo Firrarello, del responsabile, Ugo Costa, Croci La Cognata (coordinatore), Linda Dierna, Salvo Laiola, Orsola Irti, Salvo Giallongo e Salvo De Simone. Ma le calamità naturali hanno creato dei danni nella struttura dell’on. Aldisio. Insieme


to. Ma non finisce qui. Tramite una società tedesca abbiamo installato dei pannelli fotovoltaici per la produzione di energia pulita ed abbiamo avviato un corso per manutenzione fotovoltaica. Stiamo lavorando per non far trovare impreparati i nostri giovani per affrontare le sfide del lavoro e della nuova occupazione”. Oltre all’incontro con gli operatori della comunicazione la famiglia salesiana si appresta a celebrare la festa di Don Bosco e non mancheranno i momenti per ricordare don Rua, che 100 anni fa pensò di avviare in città la formazione professionale salesiana.

Ragusa

In estate l’oratorio salesiano “apre per ferie!”

Iniziate le vacanze scolastiche, le attività presso l’Oratorio Salesiano di Ragusa diventano sempre più frenetiche. Infatti giorno 18 e 19 giugno si sono svolti i saggi di musica, canto e danza a chiusura dei rispettivi corsi, che hanno coinvolto durante l’anno sociale più di 50 ragazzi. Intanto siamo agli ultimi giorni utili per le iscrizioni per l’altra immancabile attività estiva oratoriana: il GREST 2010. Possono partecipare i ragazzi nati tra il 1998 e il 2003 e i più grandi nati tra il 1995 e il 1997. Quest’anno lo slogan scelto è “Si può fare” per una manifestazione sempre più ricca di giochi, gite, momenti di amicizia e …tante sorprese! Ancora una volta per centinaia di ragazzi è pronta un’avventura davvero emozionante che partirà il 28 giugno per concludersi il 24 luglio. Quindi quasi un mese all’insegna dell’amicizia, del divertimento, della creatività, dell’allegria e della formazione. Il tutto sotto l’ormai collaudata regia del responsabile dell’oratorio Don Filippo Pagano Dritto, coadiuvato da circa cinquanta giovani e volenterosi animatori. “La formula vincente è sempre quella del sistema educativo – preventivo di Don Bosco – spiega Don Filippo – dove il giovane è il protagonista e viene aiutato a riflettere per diventare buon cristiano e onesto cittadino tramite il gioco, la fantasia, l’allegria e il divertimento.” E nzo Ca m p o Insieme

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La notte tra le giornate di sabato e domenica è crollato il tetto della cantina salesiana che negli anni ha visto produrre vino. Una cantina utilizzata parzialmente anche perché i salesiani da dieci anni circa producono vino e lo fanno imbottigliare nel catanese. Un danno sul quale ora la comunità salesiana cercherà di intercettare contributi tali per ripristinare la copertura. Non sono mancate le conferme sull’operato dei salesiani in città. La Regione ha finanziato un master al Cnos Fap per laureati nel settore ristorazione. “La nostra città - ha detto don Enzo Firrarella - è stata l’unica in provincia a ricevere un simile riconoscimen-


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Taormina

Concerto di Primavera del «Piccolo Coro Don Bosco»

Sabato 24 Aprile 2010 i quasi 50 bambini del «Piccolo Coro Don Bosco - Città di Taormina», si sono esibiti in un concerto di brani musicali per lo più tratti dal repertorio nazionale di musiche per cori polifonici di voci bianche. Lo spettacolo ha avuto grande successo di pubblico con il teatro strapieno di spettatori, fra cui anche il consigliere Pina Raneri, – in rappresentanza dell’Amministrazione comunale di Taormina che ha patrocinato il concerto – la quale ha posto l’accento sul valore sociale e didattico dell’iniziativa intrapresa dalla Casa Salesiana di Taormina diretta da Don Enzo Biuso, coadiuvato dal giovane Ivan Lo Giudice, che ha egregiamente diretto i piccoli coristi, tutti in età compresa fra i 5 ed i 12 anni. Ricco e significativo il programma con canzoni che hanno toccato tutti i principali temi di attualità: la tutela della natura ed il pericolo di estinzione di alcune specie animali, con Lo zio Bè, e Quando la tigre non ci sarà più; le diversità fisiche con La Danza di Rosinka, Hip Hop Ippopotamo; il valore della famiglia con Quell’Anello d’Oro; Piove con il Sole, Messer Galileo e tante altre fra cui anche Il Valzer del Moscerino che ha fatto tornare bambini tanti degli adulti presenti.

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La manifestazione, totalmente gratuita, deve il suo successo sicuramente alla Casa Salesiana di Taormina, che attraverso una serie di attività ludiche, con grande dedizione mira a guidare i giovani verso la riscoperta dei più tradizionali valori etici, di cui la cultura moderna è tanto povera. Ruolo primario hanno, inoltre, svolto Elettronica 2000, Arthos di M. Curcuruto, Saetta Impianti, Fioridea di A. Cacciola che hanno generosamente fornito tutto il necessario, dagli impianti tecnici, alle divise dei bambini, alla stampa dei manifesti, agli addobbi floreali. Non ultimi i due presentatori, Marina Giniò e Vito Livadia, che come sempre hanno sapientemente dato colore ed atmosfera alla manifestazione. Il “Piccolo coro” nasce circa due anni fa da un’esperienza estiva del grest, attività che poi è stata ripresa e continuata ed è diretto dal M° Ivan Lo Giudice; è un coro la cui attività svolta all’oratorio, mira all’educazione oltre che musicale e canora anche e soprattutto a far sviluppare nei più piccoli il senso dello stare insieme, della creatività e l’accrescimento dei valori trasmessi attraverso le canzoni. Sar o Lag an à

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Coloriamo la nostra estate

L’oratorio salesiano di Trapani quest’anno ha organizzato il “Burger grest”. La tematica del grest è stata tratta dal film di animazione “Piovono polpette”, un film divertentissimo e ricco di spunti formativi. Parla di uno scienziato di nome Flint che per far felice le persone decide di costruire una macchina che trasforma l’acqua in cibo. Ma l’avidità delle stesse persone fa sovraccaricare la macchina che perde il controllo e crea un uragano di spaghetti, allora Flint con i suoi amici decide di salvare tutti. Oltre al grest per i bambini dai 6 ai 13 anni nel no-

é Foto di gruppo degli animatori del Grest 2010.

stro oratorio viene organizzato anche il mini grest. Le squadre del grest sono: Bacon (rossi), Chips (gialli), Hot dog (blu), Sandwich (verdi) e quelle del mini grest: Cioccolatini (gialli) e Caramelle (verdi). I 4 capo squadra e l’arbitro sono anche i responsabili delle varie equipe insieme agli altri animatori: accoglienza, canti e bans, laboratori, tematica e giochi. L’equipe della tematica ha visto il film più volte per dividerlo in quattro sequenze di 20min. ciascuna. Per ogni squadra è stato scelto un brano della Bibbia e un episodio della vita di Don

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Bosco; alla fine sono state scelte delle attività da fare con i bambini durante il grest. Il gruppo dell’accoglienza si è occupato della realizzazione degli striscioni e addobbi per decorare gli ambienti dell’oratorio. I ragazzi del gruppo canti e bans ne hanno imparati tanti, sia nuovi che vecchi. Il gruppo dei laboratori prima ha scelto quali realizzare e poi ha fatto scegliere agli animatori stessi dove inserirsi. L’organizzazione dei giochi è stata invece affidata all’arbitro. La maggior parte delle riunioni pre grest si sono tenute la domenica mattina dopo la messa, durante le quali si è parlato sia dal punto di vista formativo (sussidio abc), che di quello organizzativo. Domenica 30 maggio è venuto a trovarci don Luvarà, che ha entusiasmato tutti quanti parlando di volontariato e gratuità invece il 12 c’è stato un incontro di formazione zonale di tutti gli animatori di Trapani, Marsala e Alcamo tenuto da don Marcello e don Domenico incentrato sulla figura dell’animatore salesiano per eccellenza, don Michele Rua. Ed ecco che domenica dopo domenica, incontro dopo incontro siamo giunti all’inizio dell’attività estiva che ognuno degli animatori si impegna ad affrontare con impegno e allegria all’insegna del carisma di don Bosco ed è per questo che tutti quanti ci apprestiamo a colorare la nostra estate grazie all’opportunità che il Signore ci sta offrendo. Peppe Virzì

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Trapani


GUARDANDO ALTROVE

Guardando altrove Lo “Small-Team” del MGS Europa al l avo r o

Dal 18 al 20 giugno, presso la casa delle FMA di Milano, si è svolto l’incontro della Segreteria Europea del MGS. All’ordine del giorno due appuntamenti importanti: l’Assemblea Generale del MGS Europa e la Giornata Mondiale della Gioventù 2011. Il gruppo, definito “Small-Team”, si è riunito per la prima volta dopo l’elezione e il rinnovo delle cariche avvenuto lo scorso febbraio a Roma. Erano presenti tutti i membri: David Viagulasamy (Coord. europeo, Francia), Antonija Klobucar (Croazia), Karolina Kiepas (Polonia), Borja Perez (Spagna), Michele Zecchin (Italia), don Pavol Boka (Slovacchia), sr. M.Angeles Diaz (Spagna), don Dominic Sequeira e sr. Runita Borja per il Dicastero e l’Ambito per la PG.

I l av or i de l l a C o ns ul t a m on di a l e de l l a FS a l l ’i ns eg na de l l a c om uni o ne

La Consulta mondiale della Famiglia Salesiana, radunatasi dal 28 pomeriggio al 30 maggio presso la Casa Generalizia dei Salesiani, si è soffermata sui temi dell’identità, della formazione e della comunione. Mentre procede l’iter della “Carta di Identità della Famiglia Salesiana”, sono state messe in cantiere alcune interessanti iniziative. Le giornate di lavoro sono state un vero e proprio laboratorio di pensiero e di comunione. Nel corso della celebrazione eucaristica nella domenica della SS Trinità, Don Chávez ha ricordato come la Famiglia Salesiana sia chiamata a interpretare e vivere la comunione.

Do n Enr i c o Da l C o vo l o R et t o r Ma gni f i c o d e ll a L a te r a ne n s e A sse m bl e a US G 28 Venerdì maggio si è chiusa la 75ª Assemblea dell’Unione dei Superiori Generali (USG). La terza e ultima giornata di assemblea dei Superiori Generali ha affrontato il tema della vita consacrata in Europa attraverso le riflessioni di due donne laiche, le studiose Judith King e Ana Maria Sarrate.

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Sua Santità Benedetto XVI ha nominato Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense don Enrico dal Covolo, salesiano, attualmente Postulatore generale per le cause dei Santi della Famiglia Salesiana. Insieme


Omelia per la messa di funerale di Don Antonino Samperi Ragusa, 10 maggio 2010

“Accetta quanto ti capita e sii paziente nelle vicende dolorosa, perché l’oro si prova con il fuoco e gli uomini ben accetti nel crogiolo del dolore. Nelle malattie e nella povertà confida in lui” Questa espressione del Libro del Siracide, proclamata nella prima lettura, esprime in modo eloquente l’ultimo tratto del cammino umano e spirituale di don Samperi. Davvero negli ultimi due anni, in modo particolare don Antonino è stato provato nel crogiolo del dolore. Personalmente non l’ho conosciuto negli anni del vigore e della salute. L’immagine che porto impressa è di un uomo provato, fragile, al limite delle forze che porta faticosamente il peso e il travaglio della vita. Mi è rimasto impresso il primo incontro a Pedara nell’agosto del 2008 quando era reduce da un difficile intervento: sembrava quasi che la vita gli stesse sfuggendo, mentre, disteso sul letto, a fatica riusciva ad esprimersi. Poi si riprese e fu in grado di tornare qui a Ragusa e man mano, pur a fatica e denunciando una generale debolezza, riprendendo la sua vita, la celebrazione della messa, la sua responsabilità per la radio. Poi il declino per la ripresa del male che lo aveva fiaccato e che lo ha portato, a 75 anni non ancora compiuti, al suo incontro con il Signore. “Voi che temete il Signore, aspettate la sua misericordia, voi che temete il Signore confidate il lui e la vostra ricompensa non verrà meno”. Le parole di Ben Sirac ci invitano ad illuminare con la fede il mistero della morte che sempre, per quanto possa essere annunciata, resta per noi esperienza di dolore e di lacerazione. Tutti ci auguravamo, pur consapevoli del male che lo aveva fiaccato, che don Antonino potesse riprendere le forze e il suo impegno nella comunità e nell’opera. Il timore del Signore ci induce a cogliere il profondità il senso del vivere e del morire, a dare ad ogni nostra azione, nella gioia e nel dolore, il suo significato più pieno. Il Dio della misericordia ci assicura che la ricompensa del suo amore e del suo abbraccio finale coronano una vita, lunga o breve, vissuta alla Insieme

luce della fede. Don Antonino era di Graniti, dove era nato il 19 luglio del 1935 nella parrocchia di San Basilio Magno. Si avvicinò a don Bosco e alla vita salesiana a Pedara, l’aspirantato di allora, dove compì i suoi studi dal 1948 al 1952 e maturò la sua vocazione salesiana e sacerdotale. Rivelò ai suoi formatori un carattere mite, docile, servizievole con qualche punta di timidezza e qualche problema di salute. Ne accenna lui stesso nella sua domanda di ammissione ai voti, rimettendosi nelle mani dei suoi superiori. Ribadisce la sue motivazioni di fondo: “Lo scopo principale che mi spinge a cotesta domanda è quello di vivere più congiunto a Dio per salvare l’anima mia e quella di molti giovani”. Con queste motivazioni, profondamente salesiane, si consacra per la prima volta a Dio emettendo i voti il 16 agosto 1953. Seguono poi le tappe ordinarie della formazione salesiana. Lo studio della filosofia a San Gregorio dal 1953 al 1956. Poi il periodo di lavoro e di prova del tirocinio: due anni a Catania-Salette (1956-1958) e un anno a Palermo-Sampolo (1958-1959). Riprende gli studi, affrontando il corso di teologia al San Tommaso di Messina dal 1959 al 1963 e si offre totalmente e per sempre al Signore con la professione perpetua, proprio in procinto di iniziare gli studi di teologia. La sua determinazione pacata e forte ebbe ragione sulle difficoltà incontrate nell’affrontare i trattati di teologia e le esigenze della formazione intellettuale di un sacerdote. Con un giudizio positivo la sua domanda di ammissione al presbiterato viene favorevolmente accolta e viene ordinato sacerdote dall’allora arcivescovo di Messina Mons. Paino il 10 marzo 1963. Don Samperi è stato un uomo semplice, un servo fedele, un salesiano dedito a Dio e ai giovani per i quali ha speso tutta la sua vita. Completata la formazione iniziale fu destinato a Randazzo per un anno (1963-64) e poi a Messina-Giostra (1964-68). Si succedono poi alcune permanenze brevi: economo e consigliere nella parrocchia Sacro Cuore di Caltanissetta per due anni (1968-1970), a Marsala, economo per un anno (1970-1971). Ritorna poi a Randazzo, sempre come economo dal 1971 al 1978 e per alcuni anni parroco di Moio Alcantara. Ancora economo a San Cataldo (1978-1981) e poi approda qui a Ragusa dove rimarrà ininterrottamente dal

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DA RICORDARE

Da ricordare


DA RICORDARE

1981, ricoprendo l’incarico di economo e impegnandosi attivamente nell’apostolato della Radio. Anche negli ultimi tempi, pur denunciando una costante debolezza, aveva ripreso il suo impegno per la radio, suscitando simpatia, affetto e collaborazione nelle operatrici della radio stessa, che gli sono state amorevolmente vicine. Negli ultimi mesi le sue condizione fisiche sono andate gradualmente aggravandosi. Si tentò un intervento chirurgico senza esiti e poi anche la cura chemioterapica. Ma le sue condizioni non dimostrarono di migliorare e il bisogno di assistenza continua consigliò il suo trasferimento a Pedara. Ragusa dove è vissuto per tanti anni , dove i giovani e tante persone gli hanno voluto bene, lo ha accolto, lo abbraccia con affetto e gli tributa gli onori che si merita e gli consegna l’ultimo saluto. Le pagine della Scrittura che abbiamo meditato ci hanno trasmesso uno spaccato completo dell’esperienza umana: la sofferenza, il dolore, la morte, il servizio fedele di Dio, la ricompensa, la beatitudine. Ci sentiamo tutti coinvolti di fronte al mistero della morte e a ciò che dopo di essa ci aspetta. L’esempio di don Antonino ci sprona a vivere nella semplicità, nell’abbandono in Dio con atteggiamento umile, semplice, disarmato; a riconoscere i nostri limiti, a fidarci più di lui che di noi stessi e delle nostre capacità. E’ una lezione di vita quella che dobbiamo accettare oggi. Non ci sono momenti banali nel nostro vivere. Ci sono sempre occasioni per essere più fedeli a noi stessi e a Dio. Porgo ai familiari, in particolare al fratello, le più sentite condoglianze e l’apprezzamento per la sua vicinanza. Anche al Sig. Direttore e ai confratelli della Casa di Ragusa per l’amore e l’affetto con cui lo hanno seguito in questi ultimi anni. Un grazie al Direttore, alla comunità e al personale di Pedara che, seppure per breve tempo, lo hanno accolto ed accudito con amore fraterno. Caro don Antonino, hai finito di faticare. Ora sei forte nel tuo Signore, a cui hai donato tutte le tue forze e la tua vita. Ti contempliamo in Paradiso, sotto il manto dell’Ausiliatrice e in compagnia di don Bosco e della grande comunità salesiana. Prega per noi e soprattutto per la vitalità di quest’opera dove hai speso le tue energie più belle. Grazie e arrivederci!

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Don Gianni Mazzali

Omelia per la messa di funerale di Don Francesco Carobella Palermo, 11.05.2010

“Penso che ogni giorno si avvicina l’ora più importante per me. Non sento più attaccamento alla vita. Ci voleva poi l’infarto. Ho fiducia in Dio, nella sua misericordia; gli chiedo come grazia grande che mi dia lucidità e consapevolezza nei momenti decisivi; che mi conceda negli ultimi istanti di vita di potergli protestare il mio amore per Lui. E se è nei suoi disegni che debba soffrire, che sappia accettare la sua volontà con entusiasmo e che qualunque sofferenza mi chieda sappia accettarla in penitenza dei miei peccati e per la salvezza dei miei cari. SIGNORE, GRAZIE DI TUTTO. Ti offro da ora il genere di morte che vorrai darmi, come atto di uniformità alla tua volontà. E ti chiedo sin da ora perdono di tutte le lamentele che potranno sfuggirmi quando verrà il grande momento. Dammi la grazia di poter dare una testimonianza cristiana a coloro che mi stanno attorno”. Con questo atteggiamento di abbandono, di riconoscenza e di profonda verità don Carobella conclude un pugno di pagine, scritte a macchina nel maggio del 1995, quando celebrò il suo giubileo d’oro, i suoi 50 anni di sacerdozio: “Ricordi e cronaca di vita salesiana”. Le ho lette di un fiato e ho immediatamente percepito che recano, nella loro semplicità, negli errori di scrittura, nello stile a volte affrettato, quasi incalzante, tutta la ricchezza esuberante della personalità di don Carobella. Ho avuto la stessa sensazione nel lungo colloquio del febbraio 2009 in occasione della mia prima visita alla comunità del Gesù Adolescente. Un fiume in piena, una esperienza di vita fatta di chiaroscuri, di passione, di reazioni immediate. Un uomo anziano, ma vivacissimo, simpatico, capace di commozione; un salesiano dalle molteplici esperienze, realizzatore, un po’ fuori degli schemi, ma aggrappato a don Bosco e alla sua passione giovanile. Siamo di fronte alla lunga e ricca esperienza di un salesiano doc, che ha sperimentato la povertà più estrema, i reali pericoli per la sua incolumità, la fiducia vera nella Provvidenza quando non si dispone neppure del minimo indispensabile, un cuore fremente, Insieme


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tante delusioni che mi dava la mia vita collegiale. Senza vacanze, senza visita in famiglia inizia l’avventura salesiana con l’anno di noviziato, 1934-35. La sua esuberanza oratoriana non giocava a suo favore, ma finalmente, dopo qualche incertezza dei formatori, a dicembre don Francesco coronava il suo sogno di essere figlio di don Bosco. Seguirono due anni sereni, quelli di filosofia a San Gregorio, grazie alla figura paterna e comprensiva di don Aidala. Nel terzo anno, 1938, conseguì la maturità. Dopo una breve esperienza di assistenza dei novizi con don Giardina, fu inserito nei numero dei confratelli che dovevano aprire la casa di Agrigento, dove trascorse due anni “frenetici ed entusiasti”. Dopo lo scoppio della guerra l’obbedienza lo chiama per il terzo anno di tirocinio a Randazzo. Poi la professione perpetua e l’inizio della teologia a Chieri, vicino a Torino. Nel marzo del 1942 in seguito a problemi di salute rientra in Sicilia dove completa gli studi di teologia a Cibali sotto la guida di don Mancini, per un anno a Modica (1943-44) e poi per l’ultimo anno di studi a Pedara. Viene ordinato sacerdote il 6 maggio 1945 nella Chiesa delle Benedettine in Via Crociferi a Catania. Inizia poi la sua vita salesiana. Una vita che possiamo definire travolgente, all’insegna del lavoro, di una attività a volte frenetica e soprattutto di una passione travolgente per la vita salesiana e il lavoro con i ragazzi. A Santa Chiara per un anno vive un’altra esperienza non desiderata che plasma tutta la sua vita. E poi il suo ininterrotto servizio di economo a Modica, nuovamente a Palermo, Santa Chiara, a Catania Barriera, Ancora a Santa Chiara. Poi l’avventurosa apertura della casa di Gela nel 1955. Ad Agrigento, nuovamente a Santa Chiara da dove nasce a prende forma il progetto di trasferire il centro di formazione professione nel nuovo istituto che prenderà il nome di Gesù Adolescente. Don Carobella nelle sue memorie riferisce della sua convinzione circa l’intervento della Provvidenza nella realizzazione di un’opera per la quale non si aveva un quattrino. “Per me sono stati dodici anni di lavoro sfibrante, ma fatto con entusiasmo. Ero giovane e ce la facevo. Avrò anzi fatto certamente degli errori, ma non si poteva fare meglio; si andava avanti cercando sempre di tamponare i biso-

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capace di entusiasmo, di meraviglia, di coraggio temerario anche in situazioni impossibili. “Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”. L’espressione di Paolo si addice al momento di commiato che diamo al nostro caro fratello don Francesco che davvero ha combattuto la sua lunga battaglia, senza chiudersi, senza rassegnarsi, neppure davanti agli acciacchi, fino a superare, nonostante l’infarto subito molti anni orsono, la soglia prestigiosa dei 90 anni. L’espressione che ho citato all’inizio esprime bene la fede incrollabile di quest’uomo che, avvertendo il peso dell’età che avanzava, dopo lunghi anni di frenetica attività, candidamente scriveva: “Sono cambiate mentalità, abitudini, forse anche le forze. Se dovessi fare un bilancio della mia vita salesiana, nel periodo attivo, dovrei in primo luogo ringraziare la misericordia di Dio per avermi trattato da padre che ama e perdona. Ha avuto con me una lunga e infinita sapienza. Mi ha dato che il desiderio di voler fare del bene. Sono sincero, non mi sono appiattito nell’indifferenza e nell’apatia. Ho avuto periodi entusiasti”. In queste parole sincere, confortanti si avverte l’eco del brano proclamato nella prima lettura: “Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio”. L’entusiasmo, la grinta, lo spirito libero di don Carobella avevano radici lontane, nell’esperienza che rimase emblematica per tutta la sua vita: l’esperienza dell’oratorio di Barcellona: “Respiravo aria salesiana genuina, in iscuola, in cortile, in cappella, in teatro, a scuola di canto, ecc. Era tutto bello. Sono le radici oratoriane di un cuore salesiano. E don Francesco ad esse ha fatto costante riferimento, anche nei momenti più difficili lungo il suo cammino. Voglio farmi salesiano fu la sua determinazione,mentre frequentava le scuole pubbliche a Barcellona. Per uno spirito libero come il suo il clima di Pedara, la precisione del collegio, non fu una esperienza facile, ma la saggezza di don Currao lo aiutò a capire e ad inserirsi e anche ad accettare il trasferimento della sua famiglia, siamo nel 1943, da Barcellona a Trieste. “Meno male che il mio desiderio di essere salesiano era più forte di


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gni del momento. Dal 1973 al 1974 un anno difficile a Giostra…un anno di purgatorio…perché durò soltanto un anno! Poi a Sampolo per due anni (1974-76) e al San Tommaso per tre anni. Undici anni a Zafferana dal 1979 al 1990, due anni a Randazzo e poi ritorno definitivo a Gesù Adolescente “con il patto di fare solo il sacerdote, il ministro…è l’ottobre 1993, ho 74 anni di età”. Sente venire meno le forze, si abbandona all’onda dei ricordi, specie l’entusiasmo di quell’anno straordinario a Santa Chiara. Sente la difficoltà di agganciare con i ragazzi..forse anche un po’ di malinconia. Sono gli anni della vecchiaia, ma anche della determinazione a continuare, per quanto possibile nell’apostolato e nel ministero, fin sulla soglia della morte che lo ha colto la sera del 9 maggio, in seguito ad un affaticamento del cuore provato e stanco. “Il Signore mi libererà da ogni male e porterà in salvo nei cieli e nel suo regno” “Beati

quei servi che al suo ritorno il Padrone troverà ancora svegli”. Ben desto e consapevole, smanioso di troppi condizionamenti, don Francesco ha desiderato e accolto la voce del Padre che lo chiamava all’incontro supremo. Resta per noi un grande figura, appassionata, libera, capace di entusiasmo e di totale dedizione. Mentre rivolgo le mie condoglianze ai parenti lontani a Trieste, esprimo il mio grazie al direttore, ai con fratelli e all’infermiere Piero per l’affetto e la dedizione con cui lo hanno seguito, gli hanno voluto bene e lo hanno accompagnato al suo ultimo traguardo. Caro don Francesco, siamo fieri della tua dedizione e della tua fede. Sappiamo che sei in Paradiso con don Bosco e tutta la grande comunità salesiana. L’Ausiliatrice ti sorride. Ricordati di noi e prega per quest’opera per cui hai sudato e hai dato il meglio di te stesso. Arrivederci don Francesco.

Ricordo di Don Vincenzo Polizzi

zo Polizzi, di poterti salutare e ringraziare, come tuo confessore e penitente, per averti conosciuto fin dagli anni remoti di noviziato, e ammirato per la fermezza e serietà della tua vocazione. Tu, che venivi da una famiglia titolata, e che ne eri il primogenito, hai attirato subito la mia attenzione quando ti ho visto pulire le ritirate nel noviziato, cosa che certo nessuno avrebbe permesso nella tua famiglia, con quell’impegno e umiltà, che poi hai fatto sempre progredire nella tua vita spirituale salesiana. E non posso non ricordare quell’espressione, che era già tuo programma di vita, e che in un circolo spirituale ci hai comunicato: Dominus pars hereditatis meae et calicis mei. Ho scelto il Signore, rinunziando ad ogni altra terrena eredità e carriera, ho scelto di partecipare al calice del mio Signore. Non volevi distinzioni, non volevi eccezioni, che pure ci sembravano doverosi per te. Dopo il noviziato, ti ho rivisto allo studentato teologico di Messina, studente e medico di fiducia. Mai hai sbagliato diagnosi e il medico di casa era costretto a confermare quanto con estrema umiltà tu affermavi con un: “Mi sembra che…”. Ti ho rivisto a Roma, all’UPS, incaricato dell’infermeria e dei confratelli infermi. Quanti viaggi per analisi, quanti appuntamenti con

(Testimonianza a braccio di Don Biagio Amata, 14 maggio 2010)

Non è un caso – nulla avviene per caso – che oggi mi trovi qui, come spontaneo rappresentante dell’UPS, in cui Don Vincenzo Polizzi, Sacerdote Salesiano, ha profuso il meglio della sua umanità, della sua competenza medica, della sua didattica, del suo ministero sacerdotale. E questa mia testimonianza vuole essere anche richiesta di scusa a lui, per tutte le volte che all’UPS venivo confuso con lui. Anche qui, al mio rientro in Sicilia, non pochi mi hanno chiamato: Don Vincenzo Polizzi. Che confusione per me, di gran lunga lontano dalla sua altezza e santità! Ti chiedo il permesso, Caro Don Vincen-

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Don Gianni Mazzali

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monianze giurate della sua santità. Perché vogliamo che sia proclamato santo, santo subito.

Omelia per la messa di funerale di Don Vincenzo Polizzi

Carissimi confratelli, ieri il segretario ispettoriale don Michele Spallina nel dare la dolorosa notizia del ritorno alla casa del Padre di don Vincenzo ha affermato quanto, sono certo, tutti abbiamo nella mente e nel cuore in questo momento, egli scriveva: “Ci ha lasciato un santo, che ci ricorda di percorrere, senza stancarci, la strada della santità”. Questa affermazione è stata condivisa da tanti confratelli che hanno fatto pervenire il loro ricordo di don Polizzi. Fra i tanti don Vittorio Costanzo: “dice bene Don Spallina: un Santo ci lascia sulla terra perché possiamo guadagnare un Santo Protettore in Cielo; la stessa condivisione è espressa da don Luigi Perrelli e dal Rettore della Pontificia Università Salesiana di Roma, don Carlo Nanni. Egli ha scritto quanto segue, nell’esprimere la vicinanza di tutti i Confratelli delle Comunità dell’UPS alla Comunità Salesiana di Sicilia: «sì, ci ha lasciato un santo e siamo “dolcemente tristi”, perché come confratelli dell’UPS – anche se ormai distante – godevamo ancora della sua bontà e saggezza, ma siamo certi che continuerà a benedirci dal cielo. Lo dico con la semplicità che lui, don Vincenzo ci ha insegnato, testimoniandola a noi docenti e a tanti ex-allievi che quando apprenderanno la notizia si sentiranno colpiti nel cuore oltre che nel ricordo dei suoi saggi e chiari insegnamenti». Mi servo ancora delle parole di don Vittorio Costanzo per delineare, con alcune pennellate, la personalità di don Polizzi : “Don Vincenzo lo stimavamo come medico, come docente; ma lo abbiamo sempre ammirato per la sua santità di vita, fatta di umiltà, di discrezione, di serena gioia. Ora non ha più bisogno di restare delle ore in chiesa per adorare il suo Signore; lo adora in eterno nel Santo Paradiso”. Don Vincenzo Polizzi, era nato il 19 gennaio 1930 a Randazzo da Carmelo e Concetta Polizzi. Laureato in Medicina e Chirurgia, presso l’Università di Catania nel 1958, nel ‘59 entra in noviziato a S. Gregorio e nel

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specialisti, quante attese di medici! Potevi dire con S. Paolo: “Chi è ammalato, senza che lo sia anch’io?”. Ma col corpo curavi l’anima. La casa Generalizia delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che a Roma si trova nella via dell’Ateneo Salesiano, ti hanno avuto confessore stimato ed amato, ed hanno molto sofferto per la tua venuta in Sicilia. Eri tutto a tutte – me l’hanno confidato con profondo rimpianto, tutte le volte che ho celebrato ivi la liturgia. E che dire dei numerosi penitenti, sacerdoti, religiosi, studenti, che assillavano i tuoi pomeriggi, dopo la scuola? “È un sacerdote santo”, dicevano coralmente. Del resto era risaputo da tutti il tuo conversare per lungo tempo davanti all’Eucaristia. E la tua fedeltà al Sacramento (e persino all’ora) della confessione. La tua docenza, nella linea perfetta del magistero salesiano, non ha fatto rumore, restio com’eri a non varcare le soglie del Tevere, per incarichi prestigiosi, ma caduchi e distraenti dalla missione, eppure i libri che hai scritto meritano ogni attenzione. Ma dimmi, come facevi a vivere in comunità, senza chiedere mai nulla, senza trattenere alcuna offerta per i tuoi bisogni personali, senza abiti appariscenti e nuovi? Non sentivi le lamentele e le offerte dei tuoi parenti? Era forse il beato Michele Rua il tuo modello? Anche nel noviziato eravamo sbalorditi di come vivevi la povertà, fedele alla regola e sempre contento di quanto ci era offerto. Ma ora parliamo del calice che hai bevuto alla passione di Cristo. La sofferenza ti ha colpito. Sei rimasto solo con Dio. Ma mai una parola di lamento, mai una richiesta di aiuto, se non quella, religiosamente corretta ed eroica, di togliere l’incomodo all’UPS. Ti hanno esaudito, forse neppure tenendo presenti gli articoli costituzionali 65 e 66 e il n. 100 dei regolamenti. Da te obbedienza e silenzio totale. Da parte della nostra comunità dell’UPS, sgomento, sia per la discriminazione, sia per il depauperamento istituzionale. Non è vero che l’un confratello vale l’altro, non è vero che nessuno è necessario. Dio ha bisogno degli uomini. E gli uomini nuovi sono quelli che vivono la nuova alleanza del popolo nuovo, che si nutre al corpo e al sangue della nuova ed eterna alleanza di Cristo. – E fu santo. Mi auguro che la nostra ispettoria di Sicilia non si depauperi della santità di Don Vincenzo Polizzi, e non aspetti i dieci anni canonici, ma sappia subito raccogliere testi-


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1963 al Rifugio don Bosco dell’Etna fa la professione perpetua. Svolge gli studi di filosofia ancora a S. Gregorio mentre fa anche da assistente ai chierici. Nel 1964 inizia gli studi di teologia presso l’Istituto Teologico “S. Tommaso” di Messina, e viene ordinato sacerdote il 17 marzo 1967. Dall’anno accademico 1967-1968 fino all’anno accademico 2002-2003, è incaricato della docenza presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma, insegnando prima nella Facoltà di Filosofia, poi, per lunghi anni, in quella di Scienze dell’Educazione: nel settore della Biologia dell’educazione, della Psicologia fisiologica e di Psicopatologia generale. Durante questo periodo, nel 1970 prende anche una seconda Laurea in Scienze Naturali presso l’Università di Messina. Tra le sue numerose pubblicazioni scientifiche vale ricordare: Psiche e Soma, Elementi di Psicopatologia in funzione del rapporto educativo, i due volumi di L’identità dell’Homo sapiens. La sua personalità e la sua docenza sono state sempre unanimemente apprezzate dai docenti e dai numerosi studenti dell’UPS, per la “bella unità” di scienza, saggezza e fede che sapeva comunicare e salesianamente testimoniare. Oltre all’attività didattica e di ricerca, a cui si dedicò con costante e totale dedizione, si aggiunse anche e sempre la dedizione al ministero sacerdotale sia in collaborazione con le parrocchie di Roma, sia nel rapporto con numerose persone; tra i quali molti studenti, che si rivolgevano a Lui per essere aiutati nei loro problemi umani e nella loro vita cristiana. Nel settembre del 2003, dopo aver fatto richiesta di ritornare in Sicilia, viene destinato alla comunità di Pedara con il compito di aiuto ai confratelli anziani ed ammalati, che egli ha svolto in questi ultimi 7 anni con tanta cura ed amorevolezza. Il Signore infatti lo ha accolto nelle sue braccia paterne mentre esercitava questo suo compito di servizio ai malati e agli anziani, e non solo ai confratelli, a causa di un infarto fulminante mentre stava per dare l’Eucarestia ad una anziana che abita proprio di fronte a questo Istituto. Molte cose e testimonianze potremmo tutti narrare di don Vincenzo, secondo come ognuno lo ha conosciuto. Faccio mia la lunga testimonianza di don Luigi Perrelli. Egli dice: “L’ho avuto insegnan-

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te prima a San Gregorio (ci fece amare le scienze naturali, insegnandoci un metodo di memorizzazione tra noi tanto famoso) e poi all’UPS per psicologia e biologia. Proprio facendo un seminario di studio mi colpì la testimonianza di una collega, moglie di un alto funzionario RAI e cattolica forse non molto praticante, che parlando di lui disse: “Per me è il migliore come professore ma anche come uomo e sacerdote. Vorrei averne una miniatura da mettere sul mio comodino perché mi sentirei protetta: è un santo!”. Come Ispettore due volte andai al Gemelli dove era in isolamento per un attacco di tubercolosi polmonare (era fragile di salute) e impressionava nel vuoto totale della stanzetta la sola presenza del breviario e del rosario e la serenità profonda dell’animo pur nel momento in cui finiva il suo servizio universitario e auspicava di poter tornare in Sicilia. E mi pregava, se i Superiori gli offrivano questa possibilità, di dargli l’obbedienza senza alcun pronunciamento in merito se non la preoccupazione di una possibile ricaduta. Accennai a Pedara e fu un si immediato e sereno. Che cosa abbia significato la sua presenza a Pedara saranno in tanti a dirlo. Nella nostra vita consacrata e nella nostra cara Sicilia non sono per fortuna rari i confratelli al cui nome si aggiunge naturalmente l’aggettivo santo. Ringraziamo Dio per averli potuti incontrare, ammirare e amare. Don Vincenzo è certamente tra questi. E se il silenzio e il nascondimento, nella generosità di un quotidiano fatto di servizio e di un amore senza misura non possono velare lo splendore di un’anima santa, vien da pensare che a svelare questo splendore oggi abbia provveduto il modello di ogni silenzio intessuto di Si totale: Maria!”. Infatti don Vincenzo Polizzi è tornato alla Casa del Padre in un giorno carico di celebrazioni tanto significative, giovedì 13 maggio: ascensione del Signore Gesù, festa della Vergine di Fatima e di Madre Mazzarello. Sono certo che tutti noi siamo qui desiderosi di ricordarlo fraternamente, di pregare per lui affettuosamente e con gratitudine per la testimonianza che ci ha lasciato, e gli affidiamo il compito di chiedere a don Bosco una particolare protezione per la nostra Comunità Ispettoriale. Don Antonino Rubino Insieme


Cari Fratelli, Caro Don Enrico, “...Lei ha scelto come punto di partenza, come sottofondo sempre presente, come punto di arrivo – lo abbiamo visto adesso – la preghiera di Salomone per «un cuore che ascolta». In realtà mi sembra che qui sia riassunta tutta la visione cristiana dell’uomo. L’uomo non è perfetto in sé, l’uomo ha bisogno della relazione, è un essere in relazione. Non è il suo cogito che può cogitare tutta la realtà. Ha bisogno dell’ascolto, dell’ascolto dell’altro, soprattutto dell’Altro con la maiuscola, di Dio. Solo così conosce se stesso, solo così diviene se stesso. Dal mio posto qui ho sempre visto la Madre del Redentore, la Sedes Sapientiae, il trono vivente della saggezza, con la Sapienza incarnata sul grembo. E come abbiamo visto, san Luca presenta Maria proprio come donna dal cuore in ascolto, che è immersa nella Parola di Dio, che ascolta la Parola, la medita (synabàllein) la compone e la conserva, la custodisce nel suo cuore. I padri della Chiesa dicono che nel momento della concezione del Verbo eterno nel grembo della Vergine lo Spirito Santo è entrato in Maria tramite l’orecchio. Nell’ascolto ha concepito la Parola eterna, ha dato la sua carne a questa Parola. E così ci dice che cosa è avere un cuore in ascolto. Maria è qui circondata dai padri e dalle madri della Chiesa, dalla comunione dei santi. E così vediamo e abbiamo capito proprio in questi giorni che non nell’io isolato possiamo realmente ascoltare la Parola: solo nel noi della Chiesa, nel noi della comunione dei santi “.

(Papa Benedetto XVI)

L’educazione, prima che un compito fondamentale dell’attività umana, è uno scambio vitale tra persone: se queste non si scambiamo il dono del loro essere e della loro reciprocità, non c’è e non potrà esserci educazione. Educare vuoi dire, tra tanti significati, prendere a cuore l’altrui persona, condividere esperienze significative di vita, avere un coinvolgimento libero e responsabile per la persona che è nell’altro. Ci troviamo oggi di fronte a quella che viene ormai chiamata da molti «sfida educativa» o anche «emergenza educativa». C’è da chiedersi: ma chi è che sfida, e perché siamo in situazioni di emergenza? Disagi, violenze, devianze, queste le parole che descrivono in linea generale il malessere giovanile. Gli interrogativi sono mrmerosi, le risposte e le soluzioni, su come intervenire e prevenire, non trovano spesso appigli sicuri. In questo volume, è possibile trovare alcuni punti di riferimento importanti per approfondire aspetti conoscitivi del fenomeno. Lo scopo è anche di riuscire a vedere al di là delle soluzioni prospettate (se ce ne sono di facili e rapide), di cogliere il valore che ogni essere umano porta con sé e che deve venir fuori come esercizio della «qualità» interiore di ognuno, spesso rifiutata, sconosciuta, inascoltata.


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