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Notiziario dell’Ispettoria Salesiana Sicula Anno XXXIV n. 132

Giugno 2007


Sommario

Editoriale Quali le attuali prospettive per i giovani? In un panorama sociale, culturale, economico, spirituale, a volte, addirittura desolante? Bisogna tornare a credere e ad affermare con forza che ogni ragazzo diventerà l’uomo di domani raggiungendo la misura del suo essere persona umana. Siamo in tema della pedagogia salesiana e del Sistema Preventivo che rispondere ad un bisogno di formazione per non disperderne la ricchezza dell’educazione e la promozione dei diritti umani, in particolare dei diritti dei minori. Questo numero di “Insieme” vuol offrire un’opportunità per guardare all’educazione non solo come dovere, come compito arduo e complesso che investe genitori, insegnanti, cittadini tutti, ma risorsa per trovare nell’azione educativa, il coraggio di rinnovarsi, di vedere il figlio (per i genitori) non come proprietà ma come possibilità della vita e di vedere il ragazzo, il giovane (per gli educatori) non solo come studente ma come persona, come cittadino portatore di valori, di sguardi nuovi, di linguaggi che parlano di futuro, di entusiasmi e passioni sconosciute o dimenticate. Questo numero offre uno sguardo di insieme sul CI 2006, presenta il CFP di Catania-Barriera come una realtà che guarda al futuro, ricorda la figura di Mons. Amoroso a dieci anni dalla sua morte e di don Scucces. Spazio rilevante viene dato ai momenti di famiglia che varie comunità hanno vissuto: i 75 anni dell’Istituto “S. Domenico Savio” di Messina, le ordinazioni diaconali di 12 confratelli, l’ordinazione sacerdotale di don A. Bonasera, il conferimento del ministero del lettorato e dell’accolitato a 13 confratelli ed infine il giubileo d’oro per i cinquant’anni di sacerdozio di tredici nostri confratelli. La Redazione

Messaggio del Rettor Maggiore pag. 1 Lettera dell’Ispettore

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Formazione

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Formazione professionale

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Comunicazione sociale

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Pastorale Giovanile

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Frammenti di memoria...

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Famiglia salesiana

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Momenti di famiglia...

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Dalle case salesiane…

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Guardando altrove...

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Brevemente...

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Da ricordare

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Redazione: Felice Bongiorno Giuseppe Falzone Gaetano Urso Progetto grafico: Roberto Arena Impaginazione: Felice Bongiorno Stampa digitale: Scuola Grafica Salesiana Catania-Barriera

In copertina Celebrazione a Messina-Savio per il 50° di ministero pastorale di 13 confratelli. Festeggiamenti per il 75° anniversario del “S. Domenico Savio” di Messina.


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Messaggio del Rettor Maggiore Carissimi confratelli Salesiani, carissimi fratelli e sorelle della Famiglia Salesiana, carissimi giovani, Desidero rivolgere a voi tutti un messaggio particolare in questo giorno, nel quale ricordiamo il 150° anniversario della morte di Domenico Savio. Egli rappresenta per tutti noi uno dei frutti più belli della Spiritualità Salesiana. È con gioia dunque che lo vogliamo ricordare ed invocare in questa speciale circostanza. Siamo ancora pieni di riconoscenza per quanto il Signore ci ha fatto vivere nell’anno 2004, quando abbiamo celebrato il 50° della sua Canonizzazione. Il pellegrinaggio delle sue reliquie attraverso l’Italia, la Spagna e il Libano è stato un’occasione di riflessione profonda sulla chiamata alla santità, sulla ricchezza della Spiritualità Salesiana, sull’importanza di un’educazione che punti alla crescita integrale dei nostri giovani. Oggi la nostra riconoscenza al Signore si rinnova nella preghiera di contemplazione per quanto il Signore ha voluto operare nella breve vita di questo giovane grande santo e nell’impegno di essere educatori secondo il cuore di Don Bosco e quindi capaci di accompagnare il cammino di vita e di santità dei nostri giovani. Sc riv o d unq ue a v oi, ca r iss im i Sal es ia ni. Siamo alle soglie di un nuovo Capitolo Generale, in cui puntiamo a rinnovare dentro di noi il programma spirituale di Don Bosco: Da mihi animas cetera tolle. Sono parole che vogliamo rivivere e interiorizzare e che ci indicano l’urgenza di fare una consegna totale di noi stessi al Signore ed alla missione che egli ci ha affidato. Offrendo tutte le nostre energie, investendo tutte le nostre risorse, liberando tutta la nostra creatività, saremo come Don Bosco uomini capaci di donare la vita, soprattutto “la vita di Dio”. È quella pienezza di vita che fa sì che i nostri ragazzi e giovani siano capaci non solo di crescere ar-

monicamente in tutte le loro potenzialità umane, ma anche di impegnarsi, apertamente e con gioia, a far propri in pienezza i valori evangelici che illuminano e rendono forte ogni esperienza umana. Domenico, guidato da Don Bosco, si è fatto santo coltivando una forte amicizia con il Signore Gesù e con Maria, valorizzando il suo impegno nel dovere quotidiano come risposta alla volontà di Dio, servendo i compagni con grande spirito di dedizione e con una carità capace di creare gioia e coesione nel bene. Per noi, carissimi, questa data è come una nuova “chiamata vocazionale”. Essere per i giovani ciò che Don Bosco è stato per Domenico Savio: guide capaci di condurre verso le mete più alte, verso la pienezza di vita, verso la gioia e la santità. S c r iv o a v o i, s or e ll e e f r a t e l li d e ll a Fa m i gl i a S a le sia na , con sa cr at i e la ici . Il grande patrimonio comune di noi tutti è Don Bosco. Egli è “la grande radice” del nostro carisma salesiano. Da lui ha tratto origine “un vasto movimento di persone, che, in vari modi, operano per la salvezza della gioventù” (Cost. sdb art. 5). La modalità apostolica che unifica la nostra missione è l’impegno per l’educazione. Oggi la sfida dell’educazione diventa sempre più forte ed impegnativa. A fronte del perpetuarsi di situazioni di grave disagio e povertà nei paesi in via di sviluppo; a fronte delle terribili condizioni sociali di grandi fasce di ragazzi e giovani che vivono abbandonati ai margini di ricche metropoli; a fronte della povertà spirituale di milioni di giovani che, pur in un contesto di benessere, vivono disorientati dal punto di vista spirituale e morale, noi non possiamo rimanere insensibili. “Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore...” (Mc 6, 34). Contempliamo questi giovani con gli occhi di Gesù e con gli occhi di Don Bosco e accogliamo il loro grido di aiuto. Siamo chiamati a lavorare con maggior impegno a favore dell’educazione. Siamo chiamati a “lavorare insieme”, a ritrovare con spirito di attualità e nuova vitalità


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quel grande “strumento educativo” che Don Bosco ha donato a tutti noi, il “Sistema Preventivo”. Sono elementi semplici, essenziali che Don Bosco stesso ha incarnato nella sua vita e che gli hanno permesso di formare una generazione di santi tra i suoi ragazzi. Carissime/i, il ricordo di Domenico Savio ravvivi in voi l’impegno di educatrici ed educatori che lavorano “insieme” per un comune progetto apostolico. “Dinanzi alle vecchie e nuove domande dei giovani siate sempre pronti a rispondere, senza incertezze e smarrimenti. Proponete loro un programma di vita come fece Don Bosco con Domenico Savio. Aiutate i ragazzi e i giovani ad assumere la vita come un dono ed a viverla nella vera libertà e con gioia. Dite loro che l’energia e la garanzia della loro crescita è l’amicizia con Gesù, è fare esperienza di Dio. E, infine, educateli ad aprirsi alla responsabilità, al servizio, alla solidarietà, alla carità”. Sc riv o a v oi rag azzi e giova ni. Voi siete sempre stati la grande passione di Don Bosco. Per voi egli si è speso fino all’ultimo respiro. Voi siete, oggi più che mai, nel mio cuore e siete “il motivo di vita” di quanti hanno scelto di impegnarsi nella missione salesiana. Scrivo a voi perché conosco “la vostra fame” di proposte vere. Scrivo a voi perché conosco “la vostra sete” di gioia profonda. In questo giorno in cui ricordiamo il 150° della morte di Domenico Savio vi invito a guardare a questo giovane che con la sua vita vuole essere un modello vero per tutti voi. Egli vi rende partecipi dei suoi segreti. Il primo è quello di essere capaci di grandi idea-

Riva presso Chieri: Il Rettor Maggiore riceve la cittadinanza onoraria in occasione del 150° anniversario della morte di S. Domenico Savio.

li. Soprattutto, lasciatevi prendere dal desiderio di una vita cristiana di alta qualità. Questo significa inserire chiaramente nel vostro progetto di vita l’obiettivo e la volontà di essere “santi”. Questo è stato il grande desiderio di Domenico Savio; questo sia anche un desiderio coltivato nel cuore di ciascuno di voi. Il secondo segreto che Domenico vi insegna è che la nostra vita cristiana viene continuamente “guarita e rinnovata” dal sacramento della Riconciliazione e diventa forte nutrendosi del “Pane della Vita” nell’Eucaristia. A dispetto di ogni difficoltà, possiamo essere dei forti vivendo una vera relazione di amicizia con il Signore Gesù, attraverso l’esperienza sacramentale. In questo cammino di vita cristiana Maria, come Immacolata ci è accanto per indicarci la bellezza di ciò che è buono, giusto, puro, amabile, degno di lode, e come Ausiliatrice ci sostiene e protegge nelle difficoltà del cammino. Il terzo segreto è quello di donare fin d’ora la nostra vita per gli altri. Essere dei veri “lottatori del bene”, impegnati nel servizio, portatori di speranza e di gioia. Sempre disposti a tutto per far crescere il bene e combattere il male, proprio come ha fatto Domenico Savio. Sarete capaci di tutto questo? Io ne sono sicuro, ma ad una condizione: che sappiate scegliervi una guida che accompagni il vostro cammino. Carissime/i, sceglietevi “il vostro Don Bosco”! Così ha fatto Domenico e la sua vita ha dato quei frutti abbondanti che tutti noi conosciamo. Io, da parte mia, come successore di Don Bosco, vi sono vicino, vi incoraggio e quotidianamente vi ricordo nella preghiera. Termino, carissimi tutti, invitandovi ancora ad essere riconoscenti al Signore che in Domenico Savio ci ha donato uno splendido esempio di come la santità sia una vocazione universale, un cammino possibile per i giovani, un dono da far crescere e maturare attraverso l’accompagnamento di persone profondamente spirituali, permeate dalla passione educativa del nostro caro padre, Don Bosco. Per tutti voi, in questo giorno di grazia, il mio affetto e la mia preghiera. Asunción - Paraguay, 9 marzo 2007


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Lettera dell’Ispettore Carissimi confratelli, vi saluto con tanto affetto uno per uno e tutti insieme mentre, a obbedienze concluse, ringrazio tutti coloro che con esemplare spirito religioso e generosa disponibilità hanno accettato la volontà del Signore che il più delle volte ci fa passare attraverso la stretta via evangelica. L’Ispettoria ha concluso l’iter capitolare e si proietta con tutta la Congregazione verso il CG 26 avendo percorso, con l’Italia Salesiana un cammino triennale proteso a rinnovare gli itinerari di educazione alla fede, per una pastorale più esplicitamente evangelizzatrice ed educativa che promuova una cultura ispirata al Vangelo. Attenzioni particolari sono state la cura vocazionale e la formazione dei giovani animatori, adulti, famiglie. Ma tutti avvertiamo che bisogna continuare in intensità e profondità su questi cammini, integrandoli con la vitalità fraterna, spirituale e relazionale già più volte evidenziata dal Rettor Maggiore e ripresa come preciso impegno del nostro Capitolo Ispettoriale e già messa come prima tra le priorità della visita di Insieme. In concomitanza abbiamo percorso l’iter per l’attuazione del Progetto Organico Ispettoriale e a partire da settembre inizia un nuovo triennio per il completamento di quanto il CI 04 ed insieme una serie di scelte strategiche che possano assicurare il miglioramento qualitativo e quantitativo delle comunità e dell’azione pastorale. Di non poca fatica gli ambiti dell’economia e della formazione con un lavoro assiduo e mirato per il quale ringrazio con sincera ammirazione e stima i collaboratori che mi hanno accompagnato per quattro anni e che hanno assunto la responsabilità all’inizio di questo 2007. In questa breve sintesi vorrei sottolineare le luci variegate del tanto e multiforme lavoro pastorale, del quotidiano impegno verso i nostri destinatari, delle splendide figure di confratelli che ci hanno preceduti nel “giardino salesiano” lasciando orme indelebili di amore e servizio reso col cuore

di Don Bosco. In una sintesi teologico-spirituale amo definire l’insieme di questa realtà come la mia e la vostra Storia di Salvezza. In comunione con gli Ispettori d’Italia e col Regionale, focalizzo alcuni temi: Don Frisoli osserva che nel dialogo del Consiglio Generale emerge più volte che la missione salesiana non consiste nel gestire le opere. Può accadere infatti che l’opera va avanti con il sempre più ampio contributo dei laici, mentre la comunità salesiana si va indebolendo fino alla marginalità sui tre grandi fronti che le Costituzioni le affidano: la presenza educativa ed evangelizzatrice tra i giovani, la esperienza vissuta e percepita di comunione fraterna, la testimonianza di radicalità evangelica nella “sequela Christi”. Sono questi elementi che devono concorrere in quel progetto di comunità e in quella programmazione annuale che fanno il discrimene tra una comunità salesiana viva e vera ed una assopita e poco significativa. Nell’assemblea del 4-6 settembre chiederò a tutte le comunità l’elaborazione di questi due documenti programmatici ed “essenziali” da sottoporre all’approvazione dell’Ispettore. È un forte segnale verso una rinnovata comunione corresponsabilmente progettuale e consequenzialmente operativa. In questa fondamentale programmazione di inizio deve avere spazio adeguato non la calendarizzazione spesso fotocopia, quanto le grandi scelte formative e pastorali e il serio coinvolgimento degli organismi di partecipazione e la CEP. Auspico con tutta l’anima che nei verbali del Consiglio della casa, dell’Assemblea, della CEP, trovino non formale spazio le scelte, le iniziative, le verifiche di pastorale giovanile e vocazionale, per una comunità che vive queste logiche, tradurre in loco quella formazione continua dei confratelli e dei laici che non può essere delegata alle sole iniziative ispettoriali o di settore. Stiamo profondamente riflettendo sull’esigenza di una rinnovata Pastorale Giovanile e Vocazionale e sempre nell’Assemblea Ispettoriale di inizio anno consegneremo ai Confratelli le linee di fon-


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do per una condivisione, socializzazione, traduzione operativa. È in ogni caso da tutti avvertita l’esigenza di rinnovati itinerari di fede, la ripresa convinta dell’annuncio-proposta-accompagnamento vocazionale, l’individuazione di comunità capaci di accogliere e formare giovani in ricerca, la promozione di una “cultura” vocazionale in tutte le comunità. Si aggiunge a questi orizzonti il fermento positivo di iniziative di comunione nella FS di Sicilia e delle spinte di rinnovamento che i rami laici affidano ai rieletti consigli ispettoriali e quelli consacrati ai rispettivi capitoli o assemblee generali. Il tutto in quell’ottica di santità che è il senso ultimo del nostro vivere e operare. Il centenario di Mamma Margherita e Madre Morano, l’eco di santità che nasce attorno a Nino Baglieri, la prossima beatificazione di Zeferino Namuncurà, le belle testimonianze lasciate da tanti confratelli della nostra grande Famiglia, ci incoraggino e ci sostengano nel nostro cammino di fede, di speranza, di amore. Con la protezione di Don Bosco e la benedizione della Madre Ausiliatrice. Vostro Affezionatissimo Do n L ui g i Pe r r el l i Ispettore

C h i ed u c a i g io v an i o gg i? E c h i e d u c a g li e d u c a t o r i ? Come dovrebbe avvenire l’interazione tra scuola e famiglia e cosa deve essere migliorato? Premetto che riportando il discorso conclusivo di S.S. Benedetto XVI nel Convegno Ecclesiale di Verona e la riaffermazione della centralità dell’educazione della persona come “questione fondamentale e decisiva”, ho rilevato come si sia attribuito questo compito a tutte e tre le principali agenzie educative (famiglia, chiesa, scuola), anche se è indubbiamente emersa la centralità della famiglia, chiamata a ritrovare il suo naturale ruolo di “cerniera”, a permettere alle altre due istituzioni una interazione nel difficile compito di educare le nuove generazioni e simultaneamente a ricevere da esse sostegno e accompagnamento. È proprio per la necessità di questo recupero della famiglia che nel corso dell’incon-

tro ho ricordato con tanto rammarico il grande lavoro iniziato vent’anni fa dalle Chiese di Sicilia per un progetto unitario di Pastorale Giovanile. Dovessi riscrivere quel progetto rimodulerei il rapporto della Chiesa con i giovani, non solo a partire dai giovani stessi, ma dalla confermata dimensione valoriale per loro della famiglia (Indagine Iard 2006) che insieme all’amicizia, all’amore e al gruppo dei pari, continua ad essere un riferimento fondamentale – pur se espressione di quell’intimismo e ripiegamento che va corretto con un intenso dialogo, in cui la dimensione della relazionalità più ampia e il senso profondo della vita concorrono ad offrire quelle prospettive esistenziali invocate dai giovani dello Spedalieri – se poi nel dialogo di quegli insegnanti con i genitori si fosse posta la domanda, emersa nel nostro dibattito, non su come “vanno” ma come “crescono” i propri alunni e figli, sarebbe già da ritenersi recuperata la via del coinvolgimento partecipativo dei giovani e delle famiglie nel cammino formativo. Come salesiano vorrei ricordare la splendida figura della Figlia di Maria Ausiliatrice, beatificata a Catania da Giovanni Paolo II, Madre Maddalena Morano di cui ricorre il centenario della morte: quante generazioni di ragazze, soprattutto quelle esposte alla deprivazione della povertà e dell’incultu-


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ra, hanno trovato in questa religiosa educatrice una madre, ma soprattutto una infaticabile ed eroica moltiplicatrice di ambienti e persone totalmente a loro consacrate. Oggi occorre sperare nel sorgere di persone e istituzioni capaci di rilanciare una profonda azione formativa per ridare identità, valori e finalità a tutti coloro che sono chiamati alla più nobile delle arti: educare. Mi sembra fondamentale, inoltre, che rapportandosi alla situazione dei giovani, immersi nel clima socio-culturale della seconda modernità, esistono quattro parametri che sembrano descrivere in modo abbastanza credibile sia le tensioni dei giovani sia il compito di genitori, docenti, educatori. Si tratta in sostanza di sostenere i ragazzi e i giovani nel vivere alcune tensioni tra modi di essere a prima vista opposti tra di loro, ma che in realtà vanno colti come spazi dinamici della crescita. Ossia: • davanti alla tendenza a soggettivizzare, relativizzare tutto, vivere quasi la prigionia del presente e consumare cose e scelte continuamente reversibili, fare scoprire la bellezza dell’alterità, dell’apertura, del dono, della solidarietà che impegna e offre sogni e sacrifici; • davanti alla perdita della memoria, delle radici, del senso della storia e del tempo e del significato dei rapporti intergenerazionali, fare scoprire l’oggi come investimento, l’ieri come luogo della memoria che genera l’oggi, il futuro come progetto di vita; • davanti al fenomeno del vivere il bisogno di scoprire, sperimentare, essere se stessi imboccando la strada dell’eccesso e dei ben noti eccessi autodistruggenti (alcol, droghe, sesso consumato, dipendenze, aggressività da branco, ecc.) arrivare alla consapevole e razionale accettazione delle regole che si sposano sempre con la giusta percezione dei limiti e del limite invalicabile; • davanti ad un’eredità religiosa genericamente assunta da una tradizione sociale ed educativa (è significativa l’affermazione dell’82% dei giovani di credere in Dio), maturare il salto della fede nello stile di S. Agostino, cioè di un sincero e inquieto (ossia mai sazio) cercatore di Dio. D o n Lu i gi P e r r e ll i Fonte: [Prospettive, 1 aprile 2007].

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Antonio Meli, salesiano, nato il 6/9/1963, dottore in Filosofia, insegna Filosofia Teoretica e Scienze della Comunicazione nell’Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina. Ha pubblicato il libro Le frontiere della scienza (2002). Ha inoltre curato il volume di J. Ladrière, Svolta linguistica e parola della fede, Dehoniane, Roma 1991.

Tutti noi siamo in qualche modo competenti semanticamente, capaci cioè di produrre e capire espressioni verbali sensate. Fin tanto che nessuno ci chiede di rendere conto di questa capacità essa ci appare scontata. Non appena, però, siamo chiamati a rendere ragione di essa, allora nascono le difficoltà. Questo libro vuole contribuire a toglierci dall’imbarazzo di fronte a un fenomeno così specificatamente umano, qual è appunto quello di significare la nostra esperienza con le parole. Il linguaggio umano è uno strumento di enorme complessità, e la nostra padronanza di esso è in larga misura implicita. Poiché fa parte della nostra natura riflettere e cercare di spiegare tutto ciò che osserviamo, non ci accontentiamo di saper fare praticamente uso del linguaggio per gli affari ordinari della vita, ma cerchiamo di formulare ipotesi sui principi generali secondo cui il linguaggio funziona da un punto di vista semantico.


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La Strenna e il malessere dei giovani 2 febbraio 2007. Attorno allo stadio di Catania, una barbara guerriglia culmina nella assurda uccisione dell’ispettore di polizia Raciti. Tra i 50 arrestati, una metà sono minorenni. Gli altri, con un’età compresa tra i 19 e i 29 anni! Nel bombardamento mediatico che ne è seguito, si è evocata la barbarie, la repressione e l’inasprimento delle pene. Che si tratti di un fatto di enorme gravità che non ammette giustificazioni, è certamente vero. Poi il presidente della corte d’appello di Catania informa che il 41% degli arrestati non ha completato nemmeno la scuola media e due terzi di loro lavoravano solo saltuariamente e per pochi euro. Che ne vogliamo fare di questi giovani disadattati e violenti? Sbatterli in galera per vivere tranquilli? Eliminarli, in modo da non pensarci più? O, per essere buonisti, ci basta demonizzarli e dire che non c’è niente da fare perché tanto, loro, sono irrecuperabili? Pensandoci bene, così avremmo anche il vantaggio di creare un alibi al nostro ipocrita perbenismo e al quieto vivere. Ma quanti sono questi teppisti da condannare senza possibilità di appello?

Perchè il 2 febbraio non è che la punta di un immenso iceberg, grande quanto l’Italia. Questi giovani, siamo proprio sicuri che costituiscano la parte malata della società? O non sono piuttosto, il frutto di una società malata della quale pagano le spese? Non c’è dubbio: di quel che fanno, sono responsabili e dovranno renderne conto. Ma di chi è la colpa? Abbiamo il coraggio di ammetterlo: il malessere e le malefatte dei giovani manifestano la sconfitta di noi adulti, la sconfitta di tutta la società. Della famiglia permissiva, anzitutto, che non educa al sacrificio, è spesso impreparata, divisa o assente, incapace di ascoltare, dialogare, offrire modelli significativi e che, a volte, gioca un ruolo addirittura negativo. Della scuola, oggi delegittimata, che svolge il suo programma, incapace di interessare i giovani e di formarli alla vita, con insegnanti non sempre motivati e all’altezza del loro compito. Delle parrocchie e degli oratori che, frequentemente, non sanno cercare e attirare i giovani perchè non parlano il loro linguaggio e non riescono a comunicare Dio e i valori come senso pieno della vita. Degli amministratori, che offrono il triste spettacolo di un incessante scontro politico e che consegnano alle nuove generazioni città quasi sempre allo sfascio e periferie dove si socializza la cultura della violenza. Dei dirigenti delle società sportive che spesso vengono a patti con gli ultras. Dei giocatori, talvolta rissosi e violenti, che sanno sputare in faccia all’avversario e mollare testate, quasi fossero bull dozzer, piuttosto che uomini. Dei giornalisti, che strillano le notizie e sembrano mostrare gusto nello sbattere i mostri in prima pagina. Della società nel suo insieme, senza valori, che predica arrivismo, strapotere, sopraffazione e la cultura del tutto e subito, mentre in realtà


formazione non dà niente, se non il vuoto, scatenando la voglia di rivalsa e la rabbia dei giovani. Guardiamoci attorno. Ci sono le politiche giovanili che, così come i relativi finanziamenti, sembrano tornare utili più agli operatori, che ai destinatari. C’è poi il lavoro che manca (spegnendo la speranza di futuro e creando sconforto) o, quando va bene, si presenta precario, alienante e sfruttato e spinge a sopportare il giorno aspettando la notte e la settimana in attesa della domenica, per liberarsi dalle frustrazioni, dare spazio ad un protagonismo altrimenti negato e potersi sfogare per tutto quello che si è costretti a ingoiare giorno dopo giorno. “Si sentono fregati della vita, ha affermato don Di Leo, parroco alla periferia di Misterbianco (CT), e per questo si ribellano”. Nel suo commento alla “strenna”, il Rettor Maggiore scrive: “Per noi, membri della famiglia salesiana, l’amore e l’impegno per la vita trovano in Don Bosco un modello e un maestro […]. Percorrendo le strade di Torino e visitando le carceri, Don Bosco comprende che i giovani cercano la felicità, desiderano […] sentirsi accolti e apprezzati; e se a volte vivono la loro aspirazione seguendo vie sbagliate che li conducono fino al carcere, non è perché siano cattivi, ma perché non trovano persone che credano in loro e che li aiutino a sviluppare positivamente le proprie energie e qualità. Per questo Don Bosco impegna la sua vita a loro favore e crea con essi un ambiente positivo nel quale possano sperimentare la gioia di vivere, con ampie possibilità di giocare e divertirsi, di formarsi e di trovare lavoro, di sentirsi amati, accettati e valorizzati in un clima di famiglia”. Don Bosco, per la sua esperienza, era convinto che “in ogni giovane, anche il più disgraziato, vi è un punto accessibile al bene; dovere dell’educazione è di cercare questo punto, questa corda sensibile e trarne profitto”. Seguendo le sue orme, siamo chiamati ad accompagnare e proteggere la vita minacciata di tanti giovani che si dibattono nella violenza, nella povertà, nell’emarginazione, nella sofferenza, nel vuoto di ideali e del nonsenso. È soprattutto per la vita di questi giovani che dobbiamo renderci segni e portatori dell’amore di Dio, pun-

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tando, come il Santo dei giovani, “sulla ragione, sulla religione e sull’amorevolezza”. Dobbiamo stare accanto ai giovani per aiutarli a comprendere che la lontananza da Dio, il successo, il denaro, il potere e la violenza non portano alla felicità. La gioventù cresce solo se si vede sognata e se è aiutata a sognare, lasciandole intravedere possibilità nuove e migliori di quelle sperimentate: questa è la grande arte educativa. Allora, piuttosto che indignarci e dare giudizi, chiediamoci cosa origina tanto disagio, tanta devianza e tanta furia. E proviamo a trovare soluzioni. Perchè, come dice il Rettor Maggiore, è doveroso “dare di più a chi dalla vita ha avuto di meno”. E, per questo, non bastano le conferenze e le marce per la legalità: bisogna scommettere sull’educazione che, per sei italiani su dieci, rappresenta la prima emergenza. Anziché metterli all’angolo, i giovani vanno collocati al centro, al centro delle nostre attenzioni. Facendogli capire che abbiamo fiducia in loro (in ciascuno di loro), che possono essere migliori, se lo vogliono, e che essere migliori è bello. Facendo sistema, perchè la paglia che non è legata insieme, il vento la disperde. Guai, se al diluvio delle parole non facessimo seguire i fatti: dei gesti concreti non occasionali, ma come parte di un progetto complessivo, condiviso da più parti. Non possiamo parlarci addosso, piangerci addosso: decidiamo di osare la speranza organizzandola. Si tratta di una proposta concreta alla quale dare risposta. M e t t i a mo s ù u n a c o s t i t u e n t e e d u ca t i v a p e r manente con la presenza, in rete, di tutte le agenzie educative del territorio. Un “patto per i gio vani”, che veda concertare insieme amministratori, sindacati, agenzie educative, chiesa locale e gli stessi giovani, quali protagonisti. Solo così mostreremo d’aver capito che non è questione di tornelli allo stadio e l’ispettore Raciti non sarà morto invano. D o n Lu i gi P e r r e ll i


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Il CI 2006: uno sguardo d’insieme Con lettera datata al 25 luglio 2006 il Sig. Ispettore convocava ufficialmente il CI 2007 in preparazione al CG26, che ha visto impegnati i confratelli capitolari rappresentanti le varie Comunità in tre diversi periodi: 30 e 31 ottobre, dal 27 al 30 dicembre e dal 29 aprile al 2 maggio. In quella lettera l’Ispettore richiamava all’attenzione di tutti quanto esprime l’art. 170 delle nostre Costituzioni, secondo il quale il CI è strumento privilegiato per la riunione fraterna e per consolidare il senso di appartenenza mediante la riflessione su problematiche di ordine generale. Due le finalità che hanno guidato la riflessione e i lavori capitolari: • l’urgenza di ritornare a don Bosco, rafforzando la nostra identità carismatica e invitando ciascun confratello a riconsiderare la passione educativa del Fondatore espressa nel motto Da mihi animas, cætera tolle; • l a v it a e la s it ua zi one d el la nos tr a Is p e tt o ria, sottolineando la priorità delle persone rispetto alle strutture. Per tale ragione è stato dato spazio nel corso dei lavori capitolari all’ascolto dei confratelli su quelle che, secondo quanto si è potuto rilevare, rappresentano le urgenze e le priorità di intervento per la vita dell’Ispettoria.

Nella prima sessione, assolti gli atti formali che ordinariamente avviano un CI, come l’approvazione del regolamento, è stato scelto il metodo, la scansione e i ritmi del lavoro delle tre sessioni capitolari e del coinvolgimento delle comunità nelle fasi intermedie. La prima intersessione ha visto i confratelli impegnati nella riflessione sui nuclei tematici del CG26: a tutte le commissioni è stata data la possibilità di lavorare sul primo nucleo tematico Ritorno a don Bosco; mentre gli altri quattro (Nuove frontiere, Povertà evangelica, Necessità di convocare, Urgenza di evangelizzare) sono stati distribuiti uno per commissione. In breve possiamo così riassumere l’orientamento dell’Ispettoria: Ritorno a don Bosco: non si può nascondere, carismaticamente parlando, un certo deterioramento della nostra vita salesiana: in diverse circostanze e situazioni primeggia il fare sull’essere e inoltre si riscontra un impoverimento della conoscenza sulla vita del Fondatore. Si auspica allora una seria conversione personale e comunitaria; ma anche un ripensamento delle nostre presenze alla luce del criterio oratoriano di Valdocco. Nuove frontiere: si è fatto notare come non si può prescindere da un dialogo operativo con la società (strutture sociali a servizio delle nuove


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frontiere); con la Chiesa (a vari livelli: la pastorale delle nuove frontiere, le strutture ecclesiali che prendono l’iniziativa o accettano il dialogo operativo con i salesiani); con le comunità salesiane (creare una rete solida a servizio concreto per le persone che costituiscono le nuove frontiere). Inoltre come Ispettoria continuiamo a credere nell’importanza dello scommettersi sul pianeta dell’immigrazione. Necessità di convocare: pur consapevoli delle difficoltà odierne riguardo alla convocazione, si è tenuto a precisare come non possiamo prescindere dalla cura delle vocazioni da un punto di vista carismatico, in quanto è questo uno degli scopi per i quali è nata la nostra congregazione. A tal fine ci si orienta a promuovere tutte quelle attenzioni e iniziative che ci permettono di accompagnare il giovane nella crescita vocazionale. Povertà evangelica: pur non negando difficoltà oggettive che ci affliggono, si ribadisce come un’urgenza il crescere nella fiducia nella provvidenza e l’avere chiara la differenza tra lo “stile povero” che deve caratterizzare la nostra vita di religiosi e l’essere all’avanguardia che invece deve essere proprio delle nostre opere. Urgenza di evangelizzare: non si nasconde la grande sproporzione tra il fronte di lavoro e le risorse disponibili; si ribadisce in ogni caso l’urgenza di superare il rischio di portare avanti una

pastorale di sola promozione sociale, attivando percorsi di prima evangelizzazione nelle famiglie, per le strade, nei luoghi informali di aggregazione per raggiungere i giovani e stimolare gli stessi giovani a diventare protagonisti. La seconda sessione e la relativa intersessione hanno visto impegnati i confratelli su temi inerenti la vita dell’Ispettoria. Le tematiche su cui si è voluto riflettere, ritenendole prioritarie rispetto ad altre, sono state: Comunità e rapporto tra autorità e confratelli, per i quali è stato ribadito quanto il documento del precedente CG25 ha dettato; Vocazioni, per le quali si precisa l’importanza della testimonianza di vita e dell’apertura delle nostre case a giovani in ricerca; ma si auspica anche una maggiore cura delle vocazioni non solo ad opera dell’incaricato ispettoriale delle vocazioni ma in modo particolare di ciascun confratello; ed infine il ridimensionamento delle opere. La terza sessione ha visto impegnati i capitolari in primo luogo nell’elezione dei delegati al CG26 con i rispettivi supplenti. Dopo l’invocazione allo Spirito, l’Ispettore ha ricordato, a partire dalle Costituzioni, il significato del CG come evento di grazia, momento di grande discernimento, in cui si respira la grandezza di don Bosco. È stato dunque eletto come primo delegato al CG26 don Calogero Montanti; come secondo delegato al CG26 don Paolo Fichera; come primo supplente al CG26 don Raia Salvino; e come secondo supplente al CG26 don Volpe Vincenzo. Il restante tempo è stato dedicato alla presentazione a tre voci (d. Rubino, d. Ballistreri, d. Cutuli) di quanto è stato fatto, o di come si sta procedendo, dal CI 2004 al CI 2006. Diversamente da come si è verificato ordinariamente in precedenza, questo Capitolo non ha prodotto un documento particolarmente ampio, ma solo alcune linee Linee di azione riguardanti la vita dell’ispettoria riguardo la comunità, le vocazioni e le nuove frontiere. Dichiarato concluso il Capitolo Ispettoriale, si augura a tutti i confratelli di avere la possibilità di incarnare quanto detto in questo Capitolo: “Un documento in meno, ma molta vita in più”.

Zafferana Etnea (CT): Momento conviviale con l’Arcivescovo di Catania Mons. S. Gristina.

Do n Giuseppe Rai mondo Segreteria del Capitolo


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La scuola che non crede a nulla nulla può insegnare Negli ultimi giorni la scuola è entrata nelle cronache soprattutto per i casi di violenza di studenti e genitori contro professori e presidi (ma si è verificato anche, in qualche caso, l’inverso). È invece scivolato nella disattenzione generale quel che è avvenuto a Catania, dove un gruppo di studenti del liceo Spedalieri ha scritto una letteramanifesto ai propri docenti, ricevendo da preside e professori una risposta (anch’essa pubblicata sul quotidiano La Sicilia) che lascia davvero sgomenti. Il documento degli studenti partiva da una drammatica riflessione sulle violenze del 2 febbraio, in cui venne ucciso l’ispettore Raciti, per interrogarsi sull’assenza di valori nella quale sentono di vivere, sulla totale mancanza di punti di riferimento che li porta a sentirsi «soffocati dal nulla». E terminava, quella lettera, con una richiesta drammatica: «Abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti a trovare il senso del vivere e del morire, qualcuno che non censuri la nostra domanda di felicità e di verità». Intendiamoci: la lettera vergata dai docenti catanesi va letta con la consapevolezza di quanto sia difficile per chiunque oggi, insegnante e non, provare a rispondere a interrogativi tanto fondamentali. Ma ciò che rende terribile quella lettera è il nichilismo pedagogico che sembra ispirarla, il fatto cioè che professori e professoresse vi sostengano che la scuola, loro stessi dunque, risposte non debbono neanche provare a darne. La scuola, secondo loro, dovrebbe infatti limitarsi a «stimolare domande»; quanto al «senso della vita», che nella loro lettera quasi disperata gli studenti dichiaravano di aver perso o non aver mai trovato, ebbene, che ciascuno cerchi da solo le «risposte adeguate al proprio percorso». Invece di rallegrarsi che un fatto drammatico abbia spinto un gruppo di studenti a interrogarsi sul senso del vivere, a porsi le domande essenziali, ebbene gli insegnanti li invitano puramente e semplicemente a piantarla: «Proporvi, o imporvi, delle verità è integralismo, cioè barbarie, e pertanto questo atteggiamento non può avere luogo nella scuola pubblica, cioè

democratica e laica». Si notino le assurdità contenute in questa frase: la coincidenza tra proporre e imporre, l’idea secondo la quale la licità corrisponderebbe all’assenza di qualunque valore, principio, credenza. Ma sono assurdità che molti insegnanti italiani, temo, ormai non considerano affatto tali. Contemporaneamente il documento dei docenti di Catania è un perfetto riassunto di quella vera e propria ideologia del dialogo e dell’ascolto – a base di «rispetto dell’altro e delle differenze», di «solidarietà», di «rigetto di ogni forma di provocazione» – con cui la scuola italiana si illude di ovviare alla sua incapacità di trasmettere valori e norme di vita. Non c’è ormai istituto scolastico, credo, in cui non vi siano in atto progetti multiculturali, per insegnare appunto a rispettare l’altro, a rifiutare la prevaricazione e via elencando. Tutte intenzioni buonissime, figuriamoci; ma il punto è che non si vede quale incontro con l’altro possa mai avvenire, quale dialogo possa mai instaurarsi, se non a partire da un riconoscimento, problematico quanto si vuole, critico quanto si vuole, di propri valori e di una propria cultura. Una scuola e una società che non ritengano di aver nulla da salvare nella propria tradizione e nella propria storia, nulla che meriti d’essere proposto se non una generica disposizione all’ascolto e all’apprezzamento indifferenziato (e in fondo indifferente) di tutto e di tutti, su quale base mai incontrerà l’«altro»? Qualche mese fa, bastò che dieci o venti studenti occupassero un noto liceo della Capitale perchè subito il ministro Fioroni si precipitasse da loro per sentire cosa avessero da dire. Forse, ci permettiamo di osservare, sarebbe opportuno che ora facesse almeno lo stesso con gli studenti di Catania, magari per spiegar loro che non è vero, o non lo è sempre, che la scuola «pubblica», «democratica» e «laica» debba essere, puramente e semplicemente, una scuola in cui si insegna a non credere a nulla. Be l ar de l l i G i o va n n i Fonte: [Corriere della sera, Catania 10 marzo 2007].


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La realtà del CFP di Catania-Barriera L’eccellenza dei Salesiani di Barriera Allo storico centro di formazione professionale dei Salesiani di Barriera ogni giorno c’è un via via di ex allievi che tornano nella scuola che li ha formati per rivedere docenti e amici, perché qui si sentono in casa e sanno di trovare un porto sicuro nel caso in cui abbiano necessità di trovare un nuovo lavoro. Don Mauro Mocciaro, ingegnere meccanico, è instancabile. La mattina la trascorre a scuola, ma i pomeriggi li passa in strada a prendere contatti con le aziende e le imprese metalmeccaniche, alla zona industriale, a Piano Tavola, a Belpasso, a Paternò, ovunque possa intrecciare rapporti utili per i propri allievi. Le imprese abitualmente propongono la realizzazione di pezzi per le proprie macchine - semiassi spezzati, ruote dentate, cambi per lo sterzo di auto etc. - e i ragazzi, sotto la guida dei docenti, si allenano a realizzarli. Dalla qualità del risultato derivano possibili stage, che sono occasione di aggiornamento tecnologico prima, e di lavoro, poi. La Regione, infatti, da oltre quindici anni, non stanzia più fondi per l’acquisto di nuovi macchinari. Qui la formazione, la didattica e l’inserimento vanno di pari passo, qui si dà uguale impor-

Catania-Barriera: Il laboratorio di meccanica.

tanza alla teoria e alla pratica e non si fanno sconti: chi non raggiunge gli standard ritenuti necessari viene bocciato e non passa agli anni superiori. «Solo mantenendo alta la qualità delle competenze dei nostri ragazzi riusciamo a garantire loro un lavoro - sottolinea don Mocciaro -. Questo non significa che abbandoniamo a se stessi chi non ce la fa. I ragazzi che non ce la fanno utilizzano i crediti formativi in altri campi di lavoro. Da una ricerca svolta sugli ultimi 20 anni della nostra attività risulta che il 52% degli ex allievi è occupato nel settore metalmeccanico, il 9% si è messo in proprio e fa l’imprenditore, il 13% lavora in altri settori, ed è il 74% del totale. Del 26% non siamo riusciti ad avere notizie, il 19% è fuori sede e solo il 7% è disoccupato. E ce ne sarebbero di meno se fossero disponibili a trasferirsi al nord, ma molti non vogliono o non possono perché il costo degli affitti copre buona parte dello stipendio». Per questo rapporto stretto tra aziende, allievi e centro, il «Progetto Gulliver», in campo nazionale, ha definito quello dei Salesiani di Barriera come un centro di eccellenza. E il direttore del centro, don Giuseppe Troina, spiega che la caratteristica del centro dei Salesiani è la personalizzazione del rapporto che la scuola ha con i ragazzi. «Già al momento della preiscrizione io incontro ogni ragazzo e i suoi genitori, ne ascolto i bisogni e le aspettative e con loro sottoscrivo un patto formativo sul percorso dei tre anni, sui valori, gli orientamenti e sulle regole del centro. Poi faccio degli incontri tra tutti i preiscritti e i loro genitori, così quando arrivano a scuola i ragazzi si sentono già parte di una comunità. Per noi uno dei valori fondamentali è il rispetto reciproco. E la cosa più importante è che li rimotiviamo allo studio tant’è che in molti s’iscrivono, poi, alle superiori». Ed è in nome di questi valori che i salesiani hanno già avviato i corsi da settembre, pur non avendo visto un euro né per quest’anno, né per l’anno scorso. P. L. Fonte: [La Sicilia, Catania 22 febbraio 2007].


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formazione professionale

D o n Bo s co e l a s c u ol a d e l d u e m il a Ogni anno sono un esercito di 500-600 ragazzi. Vengono dai quartieri più popolari dalla città o da Bronte, da Scordia, da Giardini. Arrivano con un passa-parola e credono di andare solo a imparare un mestiere. E invece nei tre anni di permanenza vanno a scuola, imparano una professione e soprattutto vengono formati per affrontare la vita. La «formula» del Cnos-Fap, l’Ente di formazione dei Salesiani, in fondo è tutta qui. E lo sanno bene i Salesiani di Barriera che dagli Anni ’30 si preoccupano di formare attraverso la «Scuola degli artigiani» prima e la «Scuola di avviamento professionale» poi, generazioni di figure professionali di cui realmente la società, il mercato hanno bisogno. Così, se prima i Salesiani formavano tipografi, sarti, calzolai e falegnami, la «sfida» di questi decenni è Grafica, Elettromeccanica, Elettronica, Informatica e Meccanica. In totale 26-28 corsi annuali tutti «coniugati» con l’industria, più altre attività di secondo livello fatte con corsi brevi di specializzazione. Più l’esperimento di un quarto anno con diploma professionale, più dei

Catania-Barriera: Il laboratorio di elettromeccanica.

Catania-Barriera: Il laboratorio di elettronica.

programmi "modificati" e buoni accordi con l’Archimede e il Cannizzaro per consentire con altri due anni di scuola, la possibilità di un diploma. Una sfida, una battaglia vinta almeno a giudicare dai risultati del «Percorso formativo per Meccanici» indicato come «esperienza di eccellenza» nell’ambito di un meeting nazionale dei formatori salesiani – «Progetto Gulliver» – che si è svolto in questi giorni proprio a Catania. Il «segreto» del salesiano ing. Mauro Mocciaro, direttore del corso di Meccanica è quello del contesto. Quello di avere cioè sempre pensato, tanto nella stesura del programma formativo quanto nella produzione dei manufatti come nella rete di rapporti extrascolastici, al contesto produttivo in cui la scuola, e i suoi allievi si muovono. Cioè alle industrie siciliane e catanesi in particolare. Ed ecco perché solo pochi allievi, finiti i tre anni, rimangono disoccupati. «I nostri ragazzi – dice – trovano spazio nelle aziende del territorio, che ce li richiedono. Alla Sat – enumera – su 200 i nostri sono 180, alla Brumital sono 15-20 su 40 e così via. E questo perché le aziende sanno come lavoriamo e come facciamo lavorare i ragazzi: capita spesso anzi


formazione professionale che ci vengano a chiedere un pezzo particolare o che ci chiedano dei prototipi per una realizzazione specifica, o come il caso dell’Università, che ci chiedano come fare per risolvere un problema tecnico. E noi accettiamo queste richieste perché i ragazzi trovano assai più desiderabile e stimolante lavorare su un oggetto vero e funzionante piuttosto che solo a una esercitazione e anche perché il lavoro stimola i docenti ad adeguare il proprio insegnamento alle esigenze del lavoro industriale e ad organizzare l’officina didattica come una piccola fabbrica. E perché questo ci pone agli occhi esterni come una fucina di operai qualificati. Che tutti vorrebbero avere». Una immagine, un progetto che giustifica i dati statistici che, pedantemente, don Mocciaro ha voluto ricercare spulciando negli annali, chiedendo e verificando. Il diagramma riassuntivo

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Catania-Barriera: Il laboratorio di grafica.

dal 1987 al 2006 vede un tasso di occupazione complessiva degli allievi pari al 74%: il 52% di questi opera nel settore specifico, il 13% lavora in altri settori produttivi e il 9% – ed è un dato significativo e in costante crescita – lavora in proprio, in qualche caso con significative operazioni di autoimprenditorialità «esprimendo – commenta il salesiano – qualità insospettate durante il periodo formativo». Ma non è ancora tutto. Quello che si insegna in quei pesanti tre anni non è solo abilità tecnica, precisione e gioco di squadra. Dopo il buongiorno e la preghiera mattutina, nella fabbrica con l’immagine di Don Bosco si insegna anche altro e cioè che il lavoro fa parte della vita. E come la vita, il lavoro va "rispettato". Ro ssel la Jan nel lo

Catania-Barriera: Il laboratorio di meccanica.

Fonte: [La Sicilia, Catania 11 febbraio 2007].


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formazione professionale

Imparare oggi con gli strumenti del futuro Nuove tecnologie - Ai salesiani di Barriera un Forum su formazione, didattica ed apprendimento. “Soluzioni educative di videostreaming a basso costo” Il Forum è stato finalizzato alla descrizione Presso l’Istituto salesiano Opera “Sacro delle nuove tecnologie al servizio della formazioCuore” di Barriera, nel contesto di un rinnovato ne, della didattica e dell’apprendimento. impegno di solidarietà e di servizio educativo in Don Bongiorno ha affermato che per comcampo professionale nei confronti della società prendere adeguatamente tale potenzialità è neitaliana che ha riconosciuto in Don Bosco il cessario tenere presente una distinzione fonda“Santo del lavoro”, il “Patrono degli apprendimentale tra attività didattiche di tipo sincrono in sti”, il “Padre e Maestro della Gioventù”, si è tecui docenti, tutor e studenti sono simultaneanuto un Forum sulle “Nuove tecnologie nella dimente collegati ad internet (comunicando e intedattica, soluzioni educative di videostreaming a ragendo tra loro) e attività didattiche di tipo basso costo”, organizzato da don Felice Bonasincrono dove lo studente accede al corso in giorno SdB responsabile del CNOS-FAP settore qualunque momento e in maniera autonoma informatico presso il Centro di Formazione Pro(auto-apprendimento). fessionale dell’Ispettoria La strategia formatiSalesiana Sicula e alla “Interagire in tempo reale e ad alta quava presentata utilizza un presenza dell’ispettore lità semplicemente usando il televisore e una don Luigi Vito Perrelli «media center» basato connessione a banda larga”. SdB. Hanno curato il su una piattaforma di viForum Alberto Faro, deo-comunicazione e di professore all’Università video-produzione che di Catania, che ha relazionato su “Utilizzi avanconsente di interagire in modo bi-direzionale. in zati della Set Top Box”, e Giuseppe Pistorio funtempo reale e ad alta qualità, semplicemente zionario della TVBLOB che ha illustrato la soluusando il televisore e una connessione a banda zione formativa a basso costo e ha presentato allarga. Oltre ad eventi live, conferenze e corsi, è cune soluzioni di videostreaming per la formapossibile attivare anche un flusso broadcasting, zione a distanza. con la gestione di un palinsesto di canali televisivi gestiti interamente su LAN aziendale, e visibili su schermi, televisioni e personal computer connessi in rete. In merito al videostreaming bidirezionale su internet a banda larga, è stata illustrata l’alternativa su IP a connessioni satelittari e a costose video LAN dedicate: è una soluzione per le aziende che vogliono comunicare in modo innovativo. Trasmettere un evento dal vivo con la propria telecamera, un intero palinsesto in multicast o accedere a una libreria video, è oggi possibile grazie a un unico prodotto senza costosi investimenti in attrezzature o conoscenze tecniche specifiche, che permette di trasmettere anche video Catania-Barriera: Giuseppe Pistorio (TVBLOB) e il Prof. Alberto Faro (Università di Catania).


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Catania-Barriera: Don M. Mocciaro dà il benvenuto ai presenti al Forum.

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le video LAN dedicate, con una piattaforma di video-streaming potente ed economica, semplice da usare e che rende possibile per chiunque fare TV. Questo è un periodo di transizione dalla televisione generalista a quella di tipo personalizzato grazie al satellitare ed anche al digitale terrestre, alla televisione via internet. Il risultato delle attuali ricerche si chiama vMAX, un potente dispositivo Media Center, grande come un decoder, in grado di garantire senza grandi investimenti in attrezzature – perché basta una connessione a banda larga, una telecamera ed un comune televisore – la ricezione e la trasmissione in tempo reale di voce, video e dati direttamente dall’elettrodomestico di casa.

conferenze, presentazioni e training aziendali tra sedi connesse tra loro. In questo modo è possibile rendere estremamente efficiente e facile la collaborazione remota tra uffici sparsi sul territorio, grazie a videochiamate e connessioni video live. Oggi il video sul web è diventato il prodotto più avvincente della rete. Chi potrà trarne maggiore vantaggio sono le aziende di produzione televisiva e cinematografica, i dipartimenti di comunicazione e relazioni pubbliche, le organizzazioni con uffici e lavoratori remoti. I professionisti hanno la possibilità di approfittare al massimo delle potenzialità della banda larga, liberandosi dai costi di trasmissione tipici delle connessioni satellitari e delCatania-Barriera: La sala della videocomunicazione.

Il prof. Faro ha parlato delle applicazioni pratiche e potenziali delle ricerche tecnologiche finora verificate nel campo della telemedicina, della didattica, della telesorveglianza e della sicurezza; c’è pertanto un cambio di organizzazione non solo tecnica ma anche di gestione e di contenuti. Dopo la fase di sperimentazione, ciò diventerà una realtà anche in versione domestica e sarà possibile videochiamare amici e parenti attraverso il televisore, scegliere ed archiviare i programmi televisivi preferiti ed accedere ai servizi Web direttamente dalla TV. Catania-Barriera: Il Sig. Ispettore Don Luigi Perrelli tra i presenti al Forum.

A n t o ni n o Bl a n d in i Fonte: [Prospettive, Catania 24 giugno 2007].


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Dall’esempio di Don Bosco

E s se re a ll ’ a va ng uar d i a, c er ti f ic ar e la c o m p et e n z a La formazione professionale dei Salesiani risale allo stesso Don Bosco, il quale voleva essere all’avanguardia sul piano tecnico con i suoi laboratori e le attrezzature didattiche; lo dimostra la sua partecipazione all’Esposizione Nazionale dell’Industria a Torino nel 1884, ove portò la macchina tipografica più perfetta e completa di allora. L’intuizione vissuta dal santo è stata quella dell’educazione della gioventù, che egli vedeva come fattore fondamentale nella trasformazione sociale. Al di là del progresso tecnico e industriale, Don Bosco voleva che la scuola fosse “luogo di formazione integrale, attraverso l’assimilazione sistematica e critica della cultura” e luogo d’incontro di coloro che vogliano testimoniare i valori umani e cristiani, in tutta l’educazione. E siccome 1’«educazione è cosa del cuore», bisogna che tutti i protagonisti dell’educazione, prima di tutto i giovani, convergano

formazione professionale in una comunione di interessi e di obiettivi, per la maturazione di un’autentica personalità umana e cristiana.. La sua meta è di formare «buoni cristiani ed onesti cittadini»: studio, lavoro, regolata libertà, gioia, civiltà in una tendenziale sintesi. L’Opera Salesiana “S. Cuore” è abilitata a certificare la professionalità riguardante IC3, programma di formazione e certificazione di informatica di base, Master Office, programma Microsoft Office Specialist di Microsoft riconosciuto a livello mondiale, Microsoft Certified Professional (MCP), qualifica d’eccellenza riconosciuta a livello internazionale che conferisce un elevato vantaggio competitivo sul mercato. La certificazione Microsoft è una delle più riconosciute a livello di settore e attesta tanto l’esperienza tecnica quanto la conoscenza degli ambiti reali. La Federazione CNOS-FAP è una struttura associativa che attualizza in Italia l’esperienza formativa di Don Bosco e dei Salesiani, considerando la formazione professionale una risposta alle esigenze di una larga fascia di giovani, che non accedono alla scuola secondaria superiore o sono emarginati dal sistema scolastico, e una risorsa per elevare la qualificazione dei vari soggetti del mondo del lavoro e mirando alla formazione globale della persona, senza dicotomie tra cultura e pratica, fra intelletto e corpo, fra rapporti personali e prestazioni, tra contenuti e tecnica. La proposta formativa della Federazione CNOS-FAP si fonda su 4 strategie fondamentali: la costituzione di un’unità formativa, la qualificazione educativa e professionalizzante del CFP, la tensione verso una professionalità fondata su una valida e significativa cultura del lavoro e su un progetto di vita, l’offerta del servizio di orientamento professionale, che integra l’intervento globale delle istituzioni formative in quanto offre un contributo specifico sotto il profilo psicopedagogico, didattico e sociale, promuovendo nel giovane un processo di sviluppo di attitudini, preferenze, interessi e valori che esige una convergente azione formativa, in vista della «maturità professionale». A . B.

Catania-Barriera: Il laboratorio di informatica.

Fonte: [Prospettive, Catania 24 giugno 2007].


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Gli 80 anni di Benedetto XVI Intervista ad Alessandra Borghese, scrittrice e giornalista vaticanista, amica personale del Papa “A tutti rinnovo dal profondo del cuore il mio grazie più sincero, che estendo alla chiesa intera, la quale come una vera famiglia, specialmente in questi giorni, mi circonda del suo affetto”. Così Benedetto XVI ha aperto il suo discorso nella messa di domenica 15 aprile, alla vigilia del suo ottantesimo compleanno e del secondo anniversario della sua elezione. E ancora, nell’omelia, il Papa ha espresso un ringraziamento a Dio per tutti i suoi doni in 80 anni di vita e, in particolare, per essere cresciuto e vissuto facendo “l’esperienza di che cosa significa famiglia”. Due parole che ritornano spesso – grazie e famiglia – nei discorsi del Pontefice. Abbiamo chiesto ad Alessandra Borghese, giornalista vaticanista e scrittrice, ma soprattutto amica personale di Joseph Ratzinger, di spiegarci che cosa significa. Al es san dra B or gh es e, l ei c on o sce p erso n al men t e Be n ed et t o X VI si n d a qu an d o er a c ar di n al e . C h e c a rd i n a l e er a e ch e P a pa è? “Per me è sempre stato il cardinale per eccellenza. C’era Giovanni Paolo II, che era il Papa, e poi c’era il cardinale Ratzinger. Io sono sempre rimasta affascinata dal suo pensiero e dai suoi scritti, in particolare ‘Il sale della terra’ è un libro che mi ha molto colpito e che consiglio a tutti quelli che hanno dei dubbi sulla Fede. Joseph Ratzinger era un cardinale con una affabilità e una gentilezza straordinarie, che ancora oggi conserva da Papa. Non è un caso se uno degli aneddoti più simpatici che si sentono su di lui è che questo sia il Papa del ‘grazie’. Le persone che collaborano con lui raccontano che li ringrazia in continuazione. E questo è un grande insegnamento di Benedetto XVI: molte volte non si è capaci di ringraziare nemmeno chi ci sta accanto.” A le ss an dr a B or ghe se , le i ha a p pe na sc ri tto un li bro, Sulle tracce di Joseph Ratzinger, in cui ri p e r c o rr e l’ i ti n e r a r io f or m a t i v o d e l P on t e f ic e n e i su o i l u o g h i , i n Ba v i e ra . A n ch e d u r an t e l a m es s a

Bambini in festa davanti alla casa natale di Papa Ratzinger nella cittadina bavarese di Marktl.

il Pa pa ha r i c or da t o l’ i mpor t a nz a de l le s u e or i g i ni . Ch e id e a s i è f a t t a ? “È normale che un Papa si conosca attraverso le encicliche o i libri che scrive. Ma il mio è solo un contributo umano, senza pretese teologiche o biografiche, per amare di più Benedetto XVI. E’ un libro scritto con la penna del cuore. Ho fatto un vero e proprio pellegrinaggio nei luoghi natali del Papa, per scoprire dove ha studiato, cosa ha mangiato, di quale colore sono i prati su cui correva da bambino e come profuma l’aria dell’amata Baviera. Ho visitato le città di Joseph Ratzinger: da Marktl am Inn, il paesino in cui è nato, a Regensburg, dove ha insegnato, a Monaco. La foto in copertina ritrae un Ratzinger bambino, con lo zaino sulle spalle e gli occhi sorridenti. Da qui parte il mio percorso per mostrare il lato più vero e intimo del Papa, quello dei suoi affetti familiari, appunto, con un padre che la domenica andava a messa tre volte e un esempio meraviglioso di amore coniugale davanti agli occhi.” G i d a S a l v i no Fonte: [fondazioneitaliani.it, Roma 16 aprile 2007].


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Il programma dell’Equipe nazionale CS e dei Delegati Ispettoriali CS U n ’ i m p r e s a c o m u n e: “Il S istem a Pre ventiv o d i Don Bosco ” Strenna del Rettor Maggiore 2008 O b ie tt iv o g e ne r a le La Strenna 2008 vuole essere l’“iimpresa” attorno al quale far nascere le sinergie per uno sviluppo graduale e dinamico del Sistema Salesiano delle Comunicazioni Sociali in Italia. Si tratta di abilitare l’Italia salesiana a recepire con piattaforma multiforme la Strenna del Rettor Maggiore. Tra emittente (Rettor Maggiore) e ricevente ( confratelli, laici, contesto culturale) esiste un medium (Eqipe Nazionale, Delegati Ispettoriali CS, Commissione Ispettoriale CS, Coordinatore locale di CS) che rende fruibile il contenuto del messaggio interagendo con le altre strutture della Pastorale Giovanile a livello italiano. Esempi • Far sì che la sollecitazione del Rettor Maggiore divenga seme vivo nell’Italia salesiana e nel contesto culturale italiano attivando i canali nazionali della comunicazione (televisivo e radiofonico); • Dare indicazioni tecniche affinché ciascuno nel proprio ambito possa realizzare iniziative progettuali che siano fonte di educazione e di evangelizzazione sulla tematica; • Offrire idee, sussidi, articoli, bibliografia per fluidificare la proposta del Rettor Maggiore nelle singole realtà (parrocchie, associazioni, scuole, oratori…); • Indicazioni per le “ssale di comunità” con lo scopo di rafforzare l’iintenzione educativa del servizio; • Realizzare un video contestualizzato alla realtà italiana, realizzato dalla risorsa giovani, coinvolgendo testimoni diretti ed esperienze sig n i fi cati v e ; • Veicolare il messaggio della Strenna tramite la piattaforma cartacea (giornali, riviste, quo-

I delegati di CS delle Ispettorie italiane.

tidiani, notiziari ispettoriali, scolastici, parrocchiali, oratoriali) e web; • Proporre un inno musicale, mediante un testimonial, una rassegna musicale; • Coinvolgimento dell’eeditoria LDC, contributo scientifico UPS. P ro pos t a In fase di elaborazione degli Itinerari di fede a livello nazionale, valorizzando le nicchie comunicative “libere”, si auspica la presenza del Ser vi zi o Nazi on ale dell e Comu ni cazi oni So cial i (Equipe CS, Delegati Ispettoriali CS) in vista di una azione sistemica efficace e capillare, una pa s to ra le inte gr a ta .

“ S t at i G en e ra l i ” de l l e C o mu ni c az i o n i S oc ia li “Stati Generali” delle Comunicazioni Sociali in programma per l’autunno del 2008 (coinvolgimento di tutti i Rappresentanti significativi di attività di CS sul territorio nazionale: editoria. Cultura, teatro-recital, musica, web, radio, tv, sale di comunità) per conoscersi e trovare un collante tra le varie agenzie e produrre interazion e di sist ema.


comunicazione sociale Risulta necessario socializzare l’iniziativa d u r a n te l ’i n c o n t r o d e i D e l eg a ti N az i o n al i d i P G e Coordinatori (Sacro Cuore, Roma 17 Aprile). Inoltre, si propone la presenza del Delegato mondiale CS, D. T. Scaramussa, e la presentazio n e d el S i s t e ma S al es i an o di C o m un i c az i o n e S o ciale, durante la convocazione dei Delegati PG e Coordinatori e CISI di settembre a Loreto. O b i e t ti v i • Conoscersi per fare un monitoraggio delle risorse del settore CS, in vista di un annuario delle realtà esistenti; • Presentazione del Sistema Salesiano di Co mun ic a z ion e So c ia l e ; • Fare sistema focalizzando i vari ambiti spe cifici (sale di comunità, web, radio, teatro…) con finalità educative; • Tradurre in linguaggio comprensibile per la gente comune lo spirito del Capitolo Genera le. Destina tari • Delegati • Operatori CS • Salesiani in formazione • Altri… L ab o rat o ri Attivati per il periodo estivo 2007 e proposti ai Delegati delle Ispettorie d’Italia: • Teatro educativo (M. Novelli e CGS); • Web television (E. Cassanelli e UPS).

Un caro saluto in Don Bosco Do n Pa ol o Bu t t i gl i eri Il Coordinatore Nazionale

L’implemento della consapevolezza e la strutturazione graduale del SSCS nel prossimo biennio attraverso l’attuazione di azioni specifiche identificate nelle realizzazioni di: • Un’ “impresa” comune • La realizzazione di un “grande evento”.

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Mons ignor Fole y inv ita i giov ani a ri ve ndi c a r e la v e r i tà d e i m e zz i d i c om u ni c a zi on e L’Arcivescovo John P. Foley ha invitato i giovani a rivendicare il loro diritto alla verità e alla dignità di fronte ai mezzi di comunicazione. Il presule ha lanciato questa esortazione lunedì, intervenendo di fronte a un pubblico di giovani riuniti nella chiesa della SS. Annunziata dei Catalani di Messina dall’Associazione Siciliana della Stampa e dall’Unione Cattolica Stampa Italiana. “Non è mai troppo presto per diventare attivi nei media”, ha iniziato a commentare l’Arcivescovo statunitense. “Non è mai troppo presto per essere coinvolti nei media, non solo come utenti, ma anche come partecipanti”, ha aggiunto. “Voi avete diritto alla verità – ha affermato rivolgendosi ai giovani –. I media hanno l’obbligo di riportare la verità e solo la verità; voi avete il diritto di chiedere questo ai media”. “Voi avete diritto alla vostra dignità – ha aggiunto –. I media hanno l’obbligo di trattarvi con rispetto e voi avete il diritto di chiedere questo. Non dovrebbero mai cercare di sfruttarvi, di offrirvi la tentazione invece di un sano nutrimento intellettuale e spirituale”. “Voi avete il diritto di chiedere ai media quello che serve per proteggere il bene comune – il diritto di chiedere giustizia, di contrastare la violenza, di condannare la corruzione”, ha sottolineato. “Voi avete diritto ad essere serviti dai professionisti dei media che hanno gli ideali più alti e la migliore preparazione possibile”, ha spiegato. Facendosi eco di Benedetto XVI, l’Arcivescovo ha chiesto “ai comunicatori ed ai giovani di essere positivi – di non limitarsi alle lamentele, ma di contribuire alla trasformazione della società, facendo conoscere la buona novella di Gesù Cristo e di tante persone ed istituzioni nel mondo che realizzano un lavoro meraviglioso nel Suo Nome”. “Quando ognuno di voi accende almeno una candela – la fiamma delle fede, della speranza e dell’amore si diffonde nella società e nel mondo”, ha concluso. Fonte: [Zenit.org, Messina 20 marzo 2007].


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Pigiessiadi: sfida per 800 ragazzi Kastalia - Da venerdì a domenica in gara per i titoli regionali nel calcio, volley e basket Anche quest’anno le Polisportive Giovanili Salesiane di Sicilia sono arrivate al rendiconto regionale. A Kastalia si svolgeranno le finali, divise in due parti: da venerdì 25 a domenica 27 prossimi sono in programma i tornei "Gino Borgogno" (pallavolo) e "Pippo Pierini" (calcio a 5) fra Sicilia e Calabria, inoltre le finali "Propaganda" e "Mini" di calcio a 5, volley e basket, infine l’attività scolastica e promozionale (under 16) con Don Bosco Ranchibile di Palermo, Luce Aci Sant’Antonio (Catania), Libertà (Palermo) e Tortorici (Messina). Da giovedì 31 maggio a domenica 3 giugno si disputeranno le finali di attività giovanile nel calcio a 11, calcio a 5, volley femminile e basket maschile. Nei due tornei parteciperanno, per la Sicilia, le squadre di calcio a 5 di Messina e Caltanissetta (under 15), Trapani e Catania (under 17), per il volley femminile Catania e Palermo (under 14), Messina e Catania (under 16); per la Calabria, nel calcio a 5: Locri e Reggio Calabria (under 15 e 17), nel volley femminile Calabria e Catanzaro (under 14), Reggio Calabria e Cosenza (under 16). Saranno, in questa prima tornata, più di ottocento i ragazzi impegnati nella conquista dei titoli siciliani. E ancora una volta non è affatto facile dei pronostici, proprio per la estemporaneità degli atleti che arriveranno da tutta la Sicilia. «Le Pigiessiadi - commenta il presidente delle Pgs regionali avv. Maurizio Siragusa - sono sempre un terno al lotto. Di certo siamo curiosi di conoscere i vincitori, ma soprattutto constatare le evoluzioni tecniche dei giovani atleti nel gioioso contesto donboschiano». Le squadre partecipanti al torneo "Propaganda" sono divise in tre categorie. Calcio a 5: Rosmini Erice (Trapani), Madre Teresa Marsala, Or. Sa. Barcellona A e B, Savio Messina, Villaurea Palermo, P. Barbagallo Pedara (Catania), Virtus Sicilia, Salette Catania, Iuvenilia, Don Bosco Riesi A. e B., Vi-

Kastalia: Ragazzi in cerchio prima del fischio d’inizio di una partita di calcio.

gor San Cataldo, Concordia Agrigento, Ardor Pietraperzia, Santa Chiara, Savio Erice, Don Orione, Vigor San Cataldo A e B. Volley: Auxilium Sant’Agata Militello, Tortorici Messina, Aurora Trecastagni, Clan dei Ragazzi di San Giovanni La Punta (Catania), Don Orione Palermo e P. Barbagallo Pedara. Basket: Don Bosco Sant’Agata Militello, Vigor Paternò ed Etna Catania. Infine le squadre partecipanti al torneo "Mini". Calcio a 5: Aquila Cesarò (Messina), Ibla Paternò (Catania), Sport Clan (Catania), Rosmini Erice, Savio Messina, Or. Sa Barcellona, Happy Panda (Ragusa), Ardor Pietraperzia, Savio Erice (Trapani), Don Orione Palermo. Volley: P. Barbagallo Pedara, Aurora Trecastagni, Clan Ragazzi, Ardor Gela, Libertà Palermo, Ilga Palagonia (Catania), Happy Panda Ragusa e Don Orione Palermo. Basket: Don Bosco Sant’Agata di Militello, Vigor Paternò e Ilga Palagonia. Ni n o Ur z ì Fonte: [La Sicilia, Catania 23 maggio 2007].


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Pellegrinaggio previo in preparazione all’Agorà di Loreto Guglie lmo B arle tta e Ma rc o P ap p alar do sono sta ti, in r ap pre se ntanz a d el Movim ento Giov a n i l e S al e s i a no I t al i a, t r a i 7 2 g i ov an i ch e l a C E I h a sc e l t o p e r i l p e l l e g r i n a g g i o i n p re p a r az i o n e de l l ’Ag o r à d i L o ret o (1 - 2 se t t em bre 0 7 ) . I l 2 s et t e mb re ri c ev er an n o da l S a n t o P ad re i l ma n da t o mi s s i on a r i o pe r l ’ a n n un c io a t ut t i i g i o v a ni .

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa (Lc. 10, 1-5). 72, come i discepoli, sono stati i giovani partecipanti al Pellegrinaggio previo in preparazione all’Agorà di Loreto, che si è svolto dal 31 maggio al 3 giugno da Roma a Loreto passando per Terni, Foligno, Assisi, San Severino Marche, Tolentino e Macerata; 72 provenienti da tutta l’Italia e da alcune missioni italiane in Europa, in rappresentanza delle tante diocesi, dei movimenti e delle associazioni, accompagnati dal Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, guidati da Mons. Paolo Giulietti, da Don Alessandro Amapani e da Don Francesco Pierpaoli. È stato un percorso intenso e ricco di incontri con luoghi, persone e Santi, per vivere un pezzo di Italia che, tra agosto e settembre, sarà attraversato da migliaia di giovani in vista dell’incontro con il Santo Padre l’1 e 2 settembre 2007 a Loreto. I 72 vi ritorneranno proprio in quei giorni e il 2 settembre, durante la Santa Messa, riceveranno da Papa Benedetto XVI il mandato missionario dell’annuncio della “buona novella” a tutti i giovani, dopo aver dedicato tutto un anno all’ascolto degli stessi. Il pellegrinaggio ha avuto inizio a Roma, pri-

ma celebrando l’Eucaristia attorno al corpo di Santa Caterina da Siena (copatrona d’Italia con San Francesco) e pregando per tutta la nazione, poi sulla tomba di Giovanni Paolo II, dopo aver ascoltato una riflessione di S.E. Mons. Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro. La Chiesa è viva per il martirio – ha detto Mons. Comastri – e “le porte degli inferi non prevarranno mai su di essa”. Questa Parola garantisce la Chiesa che sarà sempre perseguitata. Quale oggi l’atteggiamento del discepolo? I discepoli di Gesù – continua Mons. Comastri - erano solo in 11 e sicuramente anche spaventati dal compito che gli era stato assegnato, ma lo Spirito Santo ha rinnovato ogni cosa intervenendo quando essi erano concordi e umili. A voi tocca essere frontiera di Dio per altri giovani e per tutto il mondo, dove arriverete voi, arriverà Dio! Essere annunciatori del Vangelo significa anche condividere la passione che il Creatore ha per il creato e accogliendo la diversità come ricchezza; così il passaggio a Terni è stata l’occasione per riflettere sulla salvaguardia del creato (il 2 settembre prossimo sarà la giornata dedicata a questo tema), visitando la “Novamont” (un’industria che produce plastica dai vegetali), e per parlare di ecumenismo e dialogo interreligioso con S.E. Mons. Paglia, Vescovo di Terni e Presidente della Commissione episcopale che si occupa di tali questioni. Da Terni a Foligno per incontrare i giovani della diocesi con il loro Vescovo, che da poco hanno celebrato un sinodo che ha coinvolto l’intera cittadinanza. Il 2 giugno i pellegrini hanno fatto tappa ad Assisi dove è stata celebrata la Messa e visitata la tomba di S. Francesco attorno alla quale, proprio nel giorno della Festa della Repubblica, è stata ripetuta la preghiera per l’Italia. Una mattina tutta francescana grazie al dialogo con le Clarisse di San Severino Marche attorno al tema dell’ascolto: l’ascolto di Dio e l’ascolto dell’altro, quello che deve sorprendere,


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interpellare, investire fino a diventare ciascuno la dimora dell’altro. Dopo il pranzo e una “sana” pioggia vivificante, il gruppo ha raggiunto Tolentino e “incontrato” San Nicola nella Basilica a lui dedicata e retta dagli agostiniani, e i giovani della GIOC (Gioventù operaia cristiana). I pellegrini non si fermano mai troppo in un posto e così i 72 si sono diretti presso lo stadio di Macerata per la Celebrazione Eucaristica di apertura del “Pellegrinaggio Macerata-Loreto”, presieduta da S.E. Mons. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato in Vaticano. Finita la Messa, in migliaia in cammino per Km 35, tutta la notte “sotto il manto stellato della Madonna”, a passo alternato tra canti e preghiere, pieni di forza di grazia e di gloria, portando con sé le tante intenzioni di preghiera per i familiari, gli amici, i giovani, la Chiesa, l’Italia, il mondo. Tanta strada nella notte, illuminati da Maria Stella del Mattino, chilometri che hanno fiaccato un po’ le gambe, ma rafforzato il cuore e il desiderio di coinvolgere tanti altri in quell’esperienza di fede intensa che sarà l’Agorà di Loreto. Ma rco P app al ard o

Carissimi vi ricordo l’importanza dell’evento dell’AGORÀ che si terrà a Loreto dal 29 agosto al 2 settembre. È un momento di grande convocazione di tutti i giovani cristiani di Italia dei 16 anni in sù. Un mese fa avete ricevuto il volantino della manifestazione con le informazioni organizzative, logistiche ed economiche. Nel volantino era indicata la data di fine aprile per indicare il numero dei partecipanti delle singole case. Vi volevo ricordare di farmi pervenire i dati richiesti al mio indirizzo di posta elettronica marcellosdb@gmail.com o telefonicamente al 340/5546126. Dopo questa data sarà comunque possibile aggiungere altri nominativi. Vi chiedo di far girare questa notizia e di dare queste informazioni a tutti i responsabili delle attività pastorali della vostra casa. In don Bosco Do n M ar c e ll o M a zze o


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Mons. Domenico Amoroso Il Vescovo che ha saputo parlare al cuore – A 10 anni dalla morte e 80 anni dalla nascita – Domenico Amoroso, è nato a Messina il 25 settembre 1927. Il padre di Domenico era un vero artista, pittore, amico di mio nonno on. Attilio Salvatore; realizzò il suo ritratto e tanti quadri che ancora teniamo in casa. Dipinse anche varie pareti all’interno della Chiesa del S.S. Salvatore, annessa all’Oratorio D. Savio, dove Domenico crebbe nell’educazione di Fede e nello Spirito di Don Bosco; il volto di Domenico bambino fu dal padre incastonato in un dipinto della Chiesa, nella figura di un Angelo. Affascinato da questo Carisma, entrò presto nella Congregazione Salesiana, studiò all’Istituto Teologico Salesiano, e fu ordinato presbitero il 29 giugno 1954. Dopo una bellissima ed intensa esperienza umana e di fede parrocchiale a Catania-Barriera con Don Aidala, continuò gli studi teologici alla “Gregoriana” di Roma, laureandosi in “Storia Ecclesiastica”, e quindi alla “Lateranense”, specializzandosi in “Sacramentaria e liturgia”. Al S. Tommaso fu professore per 25 anni. Ricordo, dal ‘79 all’82, le sue lezioni di Liturgia e Storia; l’aula gremita di studenti e sacerdoti che pendevano dai suoi racconti semplici e reali, sempre avvolti da una battuta allegra e da un sorriso accattivante. All’inizio dello studio teologico, raccomandava a tutti la lettura dell’ “Elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam, spiegandoci che lo studio senza la Fede sarebbe risultato un contenitore vuoto! Fu ordinato Vescovo il 24 ottobre 1981 nella Cattedrale di Messina, dall’allora Arcivescovo di Palermo Cardinale Pappalardo. Dal 4 dicembre 1982, dopo la mia Ordinazione presbiterale, mi prese sotto la sua guida di Pastore buono e forte; così fece con tanti Sacer-

doti, che in silenzio ascoltava, aiutava, guidava, sostenendoli in tutti i momenti, belli o difficili della vita sacerdotale. Fu lui che mi segnalò all’Arcivescovo Mons. Cannavò per la realizzazione di una Pastorale Giovanile che accogliesse e guidasse tutti i giovani della Diocesi. Nei 12 anni di P. G. fu sempre accanto ai giovani; nelle prime e nuove celebrazioni in cattedrale (Avvento, Quaresima, Pentecoste), nelle iniziative missionarie in città e in periferia (i recital, le tende, la fiera, l’autobus della pace, le marce, la Via Crucis cittadina), nei ritiri a Rometta e Mongiuffi, nelle varie Giornate dei giovani in Seminario e Cristo Re, nelle quali, come atteso relatore, illuminava tutti sul mistero di Cristo, della Chiesa, dell’uomo, della Carità, con esempi di vita quotidiana. Ci aiutò molto nella preparazione dell’incontro del Papa Giovanni Paolo II con i giovani, la sera dell’11 giugno 1986. Dal balcone il Papa vide 22.000 giovani esultanti e festanti con striscie colorate sventolate al cielo, sotto lo sguardo della Madonnina del Porto sullo sfondo di uno Stretto illuminato da una luna dipinta dal dito di Dio. Il Segretario personale del Papa disse l’indomani a Mons. Amoroso, che l’incontro era stato uno dei più belli e riusciti tra tutti quelli realizzati in tutto il mondo! Il Santo Padre portò a Roma, solo tre oggetti preziosi: tra questi un’icona di Maria, voluta da Mons. Amoroso, realizzata da una pittrice di Alì Marina, regalatagli proprio dai giovani di Messina. Mons. Amoroso, in silenzio, sosteneva e aiutava la P. G., per realizzare sempre nuove iniziative, specie per i giovani “lontani” dalla Chiesa o in difficoltà. L’8 settembre 1988 fu trasferito a Trapani, dove iniziò il suo Ministero Episcopale il 30 ottobre. Nella nuova Diocesi realizzò tante opere di carità: la casa di accoglienza per gli emi-


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Messina: Mons. Amoroso (il secondo da sinistra) nel giorno della sua ordinazione episcopale.

grati, Villa Betania a Valderice per ragazzi con gravi handicap, attività per emarginati, soli, bisognosi, disoccupati, case famiglia. La sua prima visita in Diocesi fu agli ammalati e ai carcerati: “Le parole senza i fatti, sono poca cosa per il cristiano”, diceva sempre con un sorriso. Ma ecco improvvisamente la malattia: in una cameretta del S. Tommaso e della Villa Salus, ci incontravamo nel dolore di Cristo, affidandoci a Maria, alla sua tenerezza di Madre, poi la notizia: alle 3,30 di Domenica, Pasqua settimanale, 17 agosto 1997, Domenico sale al Padre nel quale ha creduto e sperato. “Il sacerdote non acquista con l’ordinazione, un potere su Dio” ripeteva spesso “Ma è Dio che ha un potere più grande su di lui”. Regalò alla sua Sposa, la Chiesa di Trapani, il nuovo ambone della Cattedrale, coerentemente con il suo grande amore per la Parola di Dio. A Spartà, dove fui parroco dall’83 all’87, disegnò e realizzò un semplice presbiterio semicircolare, con un ambone-battistero a croce egiziana, simbolo della Vita, icona spaziale della risurrezione. Guidò i lavori del nuovo presbiterio nella Chiesa del S.S. Salvatore a Messina, e in tante parrocchie grandi e piccole della Diocesi. Con San Girolamo ripeteva: “Ignoranza della Bibbia, è ignoranza di Cristo”.

frammenti di memoria Parola, Amore, Eucaristia, erano i pilastri del suo Ministero Pastorale; Liturgia, Catechesi, Carità erano le linee che proponeva sempre ai Sacerdoti messinesi e poi quelli della sua Diocesi. Fu Presidente della Commissione della Liturgia della C.E.I. e della C.E.S.I., mantenendosi sempre umile, schietto, sincero, generoso! Ecco le semplici parole alla Diocesi di Trapani, sua Sposa, nell’ultima sua lettera: “Il mio stato di salute, così come è accaduto per la Pasqua del Signore, non mi consente di essere in mezzo a voi, ma in questo periodo vi ho tenuti e continuerò a tenervi sempre presenti nella preghiera, per chiedere costantemente al Signore di aiutarci ad accogliere il Suo Amore e a diffonderlo intorno a noi, pur tra le inevitabili difficoltà della vita. Avrei tanto desiderato celebrare con voi la festa della Madonna, madre di Dio e nostra. Il Signore ha disposto diversamente”. Bellissime e ricchissime di vita vissuta, di Fede, Speranza, Carità, sono le numerose Lettere Pastorali, (90 - 94) raccolte in un unico volumetto, che dovremmo ripubblicare e rileggere: – “Per un volto più credibile di Chiesa” – “Educhiamo i giovani alla fede” – “Da Gerusalemme a Gerico con il buon samaritano” – “Meditazione sulla Chiesa” – “Evangelizziamo e celebriamo la carità” – “Farsi tutto a tutti per portare tutti a Cristo” Prima di salire al Padre, le ultime frasi: “Per tutti voi, per ognuno, in questo momento particolare della mia vita di Pastore e Vescovo di questa santa Chiesa di Trapani, c’è un posto nel mio cuore di padre e ogni giorno affido al Signore e alla protezione della Vergine questa diletta Chiesa”. I funerali del Vescovo Domenico Amoroso si sono celebrati a Trapani, presieduti dall’Arcivescovo di Palermo De Giorgi che lo ha chiamato: “Pastore esemplare ricco di bontà e di generosa dedizione”. Ora riposa nel Cimitero dell’amata Messina Le sue spoglie potrebbero essere traslate e sistemate nella Chiesa Archimandrita del S.S. Salvatore, nel centro cittadino, per indicare alle nuove generazioni la via dell’Amore gratuito e vero di un messinese, proprio sotto il quadro dipinto dal padre pittore.


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“Immagine ed esempio di questa nostra Chiesa deve essere Maria, Madre del Salvatore e Madre nostra, modello insuperabile di ogni itinerario di fede”. A lei vogliamo affidare la nostra vita, il nostro impegno! La bellissima preghiera che il Papa ci ha voluto donare venendo qui tra noi a Trapani, ci accompagni nel nostro cammino. RipetiamoLe dunque con fede:

Vergine dell’Annunciazione, ridona speranza alla nostra società riempi del tuo gaudio spirituale quanti, qui a Trapani, in questa terra ricca di fermenti e di rinnovamento, dedicano la loro esistenza ai fratelli. Vergine della Visitazione, immagine della Chiesa, sii Tu modello di servizio e di evangelizzazione. Benedetta sii Tu, o Maria! Amen. “Vi benedico affettuosamente” Domenica 27 novembre 1994 (1° domenica di Avvento) Domenico Amoroso Vescovo

Così recitano le sue ultime parole, dirette non solo ai Trapanesi, ma anche ai vari cristiani messinesi che l’hanno amato, e lo ricorderanno sempre sorridente sotto lo sguardo di “Maria della Lettera” P. Carlo Olivieri Presbitero

« La C hi es a n o n è pi ù t e rr eno di c o nq ui s ta p e r i p a rt i ti » Secondo Mons. Amoroso è finito il tempo in cui i parroci davano consigli su nomi e liste Trapani — «La Chiesa non è più terreno di conquista per i partiti». A parlare è il vescovo della diocesi di Trapani, mons. Domenico Amoroso, 66 anni, messinese, da oltre un lustro nell’estremo lembo della Sicilia occidentale. Infatti «è finito il tempo in cui i parroci davano consigli

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ben determinati su nomi e liste. È però una tendenza non facile ad estirpare, perché esistono presbiteri che hanno ancora la predisposizione a parlare di “partitica” e non di politica». «Un tempo – aggiunge il presule – concedevano le sale per i convegni Dc; io, invece, non intendo favorire questa mentalità: le sale non le do a nessuno. La Chiesa deve dare solo opinioni morali e dico “deve”». – Qual è la posizione di un cittadino che ha votato per un politico ritenuto non onesto? «Se un cittadino, in passato, ha votato per un candidato, sapendo che quel futuro amministratore, una volta al potere, avrebbe esercitato il suo mandato disonestamente, ebbene, questo elettore è stato responsabile in solido con l’amministratore corrotto: ha favorito il male, ne è corresponsabile. Quindi ha commesso peccato e deve confessarsi». – I cattolici vanno alle urne con l’animo disorientato e il cuore dolente. «I cattolici — sottolinea il vescovo — possono entrare in qualsiasi partito politico che promuova valori cristiani, e ciò non può essere per chi si rifà a concetti marxisti o massonici». E mentre si sta tentando di ricucire gli strappi nei diversi partiti, ormai in crisi, si cercano nuovi fedeli. – E sui candidati già «logori» o «avvisati» o coperti dal velo del dubbio di avere esercitato un potere torbido? «Io non giudico, perché l’avviso di garanzia non è una indicazione di colpevolezza, ma il cristiano non può dare il suo voto alla persona della cui moralità non è certo. L’avviso è un sospetto e non necessariamente un dubbio, è generato da un avviso di garanzia. Certo, questa persona neppure dovrebbe mettersi in lista, ma, oggi, molti “sospettati” stanno fingendo di eclissarsi per poter scegliere, loro, chi candidare. Dietro volti nuovi potrebbero esserci volti meno nuovi». – Vi sarà un cambiamento? «Credo che il cambiamento sarà lento perché la mentalità cui lei allude è abbarbicata sempre agli stessi concetti: il posto di lavoro, il favore. Non aspettiamoci quindi miracoli perché questo andazzo elettorale è difficile che cambi, anche nei giovani. Gli amministratori sono stati scelti spesso con il criterio del “do ut des”».


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– Prevale ancora l’omertà in questo lembo di terra? «Basti pensare che a Vincenzo Milazzo fu facile restare in latitanza, sebbene continuasse a vivere nella sua terra d’origine». Ma mons. Amoroso, che è stato presidente della «Commissione Liturgica Centrale» per oltre dieci anni, nonché membro del «Consiglio Permanente» della conferenza episcopale, l’organismo che raccoglie attorno al cardinale Ruini i trenta vescovi, titolare della Pastorale, cioè della politica apostolica della Chiesa, non propone alcun vademecum ai fedeli della sua diocesi. Tuttavia, al primo posto deve figurare il servizio del politico a favore della collettività, mentre, al secondo, candidati che siano onesti e competenti. «Bisogna votare persone che all’onestà e alla rettitudine facciano seguire la competenza in campo socio-politico». E il vescovo Amoroso conclude, portando l’esempio di Celestino V, eremita, che non esitò a rinunciare a fare il Papa. Gi u s ep pe Br u cco l er i Fonte: [Giornale di Sicilia, Trapani novembre 1994].

Il grande carisma salesiano Ricordo del parroco don Vincenzo Scuderi Avere la presenza dei salesiani a Caltanissetta era il sogno accarezzato da mons. Giovanni Jacono, che fu vescovo della nostra diocesi dal 1921 al 1956. Il sogno del prelato si avverò finalmente nel 1953 quando i figli di don Bosco giunsero in città esercitando un forte richiamo, specialmente nei primi anni di presenza, presso tanti dei nostri giovani che affollarono l’oratorio in quello che allora si chiamava «il villino del vescovo». I salesiani inaugurarono davvero uno stile nuovo, fatto di grande attenzione nei confronti della gioventù: all’evangelizzazione affiancarono momenti educativi di ampio respiro, orientati alla crescita integrale della persona: l’esperienza associativa attraverso l’Azione Cattolica e le Compagnie San Luigi per gli adolescenti e San Vincenzo de’ Paoli per i giovani e gli adulti, il calcio, il teatro, la musica, il Grest.

Animatore e guida fu una personalità carismatica, don Vincenzo Scuderi, primo direttore-parroco, il quale sprizzava lo stesso ardente spirito missionario che, da giovane, lo aveva spinto fino in India dove era rimasto ventiquatDon Vincenzo Scuderi tro anni. Don Scuderi aveva fondato case salesiane ed era stato amministratore apostolico di Krishnagar, cioè, di fatto, vescovo di un’immensa diocesi, anche se non aveva ricevuto la consacrazione episcopale per il veto degli inglesi i quali lo internarono per sei anni di un campo di concentramento. Don Scuderi emanava un grande fascino e un’attrazione calamitante: la bella faccia incorniciata da una folta barba, il sorriso aperto, lo sguardo limpido, lo spirito giovanile e cordiale, la voce calda e intonata, la parola facile e comunicativa. Zelante e vulcanico, mise sottosopra la parrocchia «Sacro Cuore» dando impulso a una intensa e partecipata esperienza ecclesiale. A Caltanissetta rimase nove anni, poi venne trasferito a Gela dove impiantò una nuova parrocchia a Macchitella, nel quartiere residenziale voluto dall’Eni per i propri dipendenti, quindi a Riesi dove c’era una numerosa comunità salesiana. Compiuti settantacinque anni, venne destinato a San Gregorio di Catania dedicando tutto il suo impegno, instancabilmente, alle missioni sino alla morte avvenuta nel 1982. In segno di gratitudine per quanto ha fatto per noi nisseni e per trasmetterne le memoria, sarebbe doveroso che a questo grande salesiano la città dedicasse almeno una via. Se rg io Ma ngi av il lan o Fonte: [La Sicilia, Caltanissetta 6 maggio 2007].


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Don Scucces: la vita rovinata porta agli stupefacenti Il prete fondatore della comunità di recupero: «La droga arriva dopo i problemi» Carlo è catanese e ha 36 anni. Seduto nell’atrio della comunità di recupero «Casa Nazareth» nelle campagne di Viagrande, tra la Riviera acese dei Limoni e comuni-simbolo del Parco dell’Etna come Trecastagni, Zafferana e Nicolosi, racconta di essere un «tossico» da quando era sedicenne: «Ho provato di tutto: ecstasy e cocaina, eroina e marijuana». Come gli altri ospiti di questo centro di accoglienza nato negli anni Sessanta per un atto di amore e di fede di don Ninì Scucces, sacerdote salesiano di Modica ma cresciuto spiritualmente a Ballarò di Palermo e tra i baraccati di Messina, Carlo non si sorprende a sentir parlare di «boom» dello spaccio di cocaina a Catania: «Se ne accorgono oggi – dice – ma già dieci anni fa le organizzazioni decisero di togliere dal mercato cittadino l’eroina perché morivano troppi ragazzi. E, quindi, c’erano troppi sbirri in giro. Per farci di eroina dovevamo andare in provincia, oppure a Messina. Così, ha preso piede la cocaina. È un fenomeno tipicamente catanese mentre altrove, ad esempio a Palermo, si trovano facilmente entrambe le sostanze». Francesco, 27 anni, smentisce chi dice che la «coca» sia stata preferita dai clan perché rende di più: « Da un chilo di eroina se ne ricavano nove». «No – esclama Giovanni, 30 anni, confermando le affermazioni dei suoi compagni di sventura e speranza – la scelta è stata fatta da chi non voleva gli sbirri tra i piedi». Adesso, però, le organizzazioni criminali hanno deciso di forzare la mano anche con la coca, tagliandola sempre peggio: «La mischiano – racconta Alessandro, 28 anni – persino con le anfetamine usate per i cavalli. Di cocaina ora si può morire. Nei giorni scorsi, una ragazza s’è suicidata lanciandosi da un ponte». Salvo ha 38 anni. Riferisce di aver provato la «neve» solo per curiosità, ma poi è caduto in un

abisso. Anche lui è catanese e si trova nella «Casa Nazareth», che spesso è l’ultima spiaggia dove cercare con gli arresti in comunità un’alternativa al carcere: «Spesso sniffano – spiega Concetta Pafumi, assistente sociale da 9 anni al lavoro a Viagrande – per sentirsi forti e darsi coraggio, magari prima di una rapina. Negli ultimi anni, comunque, sono cresciuti i cocainomani. Perché si usa in gruppo e serve a sentirsi euforici. Ben diversa cosa è l’eroina». Padre Scucces, don Ninì, guarda i suoi «ospiti» e sorride. Tra loro vi sono anche alcolisti, come Umberto: «Peggio della droga, molto peggio è l’alcool – sbotta il sacerdote – È difficilissimo uscirne ed è pure a vendita libera». Il salesiano, che ha fondato una cooperativa per la bioagricoltura, sintetizza la sua esperienza in poche, taglienti frasi capaci di smontare montagne di luoghi comuni: «La droga non è un problema, ma una condizione della vita – afferma – è un errore affermare che la droga rovina la vita, mentre sarebbe giusto dire che è la vita rovinata dei giovani a condurre all’uso degli stupefacenti. Ti dicono: la vita ti affanna? Fatti una birra e una canna. S’inizia così». E ancora: «Non dite che la disoccupazione conduce alla tossicodipendenza. Se ami la vita, trovi il lavoro. È facilissimo trovarlo». G e. M . Fonte: [Giornale di Sicilia, Viagrande 3 aprile 2007].

A Ni n i S c u c c e s (Lode scanzonata, semiseria ma sincera ad un prete che... si è fatto da solo.) Spesso si pensa che solo chi compie gesti celatanti, magari una sola volta nella vita merita stima e plauso. Ma è la persona che fa piccoli gran-


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di gesti giorno per giorno, che si merita veramente la nostra ammirazione: quella persona, per quanto magari semplice, grezza, poco raffinata è una vera e pura eroina. E Ninì Scucces è una tale persona. Una persona che con la pazienza ed il coraggio, preso nella sua dose quotidiana, ha trasformato in reali le cose che altri vedevano come allucinazioni. La sua storia è ed è sempre stata una lotta continua: prima in senso politico, poi in senso lato. Quando capì infatti che la sua esperienza era divenuta estrema e sinistra, venne la redenzione sulla via di Damasco: scoprì che la sua vita era quella del prete. Non volle però essere un “parrino” come gli altri, volle essere guidato da un’idea, da una sua missione da completare ad ogni costo, per quanto difficile. I mezzi erano pochi; si può dire che quando iniziò era povero in canna. Si racconta come risparmiasse sul cibo, raccogliendo la verdura del suo orto, vivendo così di pane ed erba. E come una pera di tanto in tanto e/o farsi una coca fossero le uniche concessioni al “lusso” che egli si prendeva. Quante volte nelle notti solitarie invocava aiuto e sostegno “Ah Maria, Maria, Maria!”. E grazie a Maria ebbe una visione: davanti agli occhi una sterminata serie di gente da salvare, e queste file gli rimasero così impresse e per lui così reali, che le vedeva passare quasi sotto il naso, e questo lo spinse a continuare a tirare e tirare. Sentì anche l’esigenza di aiutare chi era preda dell’alcool. La differenza era leggera ma sostanziale; far realizzare a quella creatura la vera realtà: che era un’essere Spirituale... e non di spirito. Divino... e non di vino. E che si stava fregando la sua vita e si stava da se stesso prendendo per l’al...cool. Come se non bastasse una parte del clero ed alcuni fra gli stessi salesiani cercavano di mettergli il bastone fra le ruote. Ci furono periodi in cui lo fecero passare sui carboni ardenti e quanta amarezza quando capì che alcuni suoi confratelli lo avevano legato al palo. Ma egli si divincolò e si gettò nel vuoto con ancor più slancio e fiducia certo che angeli del cielo lo avrebbero afferrato ed aiutato.

frammenti di memoria Quanto alla Usl lo ha fatto sempre penare. Ancora oggi i finanziamenti arrivano con ritardo, e quando giungono è per ripianare i debiti, andandosene presto... in fumo. Tanto che più che Usl si dovrebbe chiamare Lsd: Lavorate senza denari. Con o senza denari il suo grande cuore era continuamente a lavoro finché un giorno... crack... gli impose di fermarsi. Si può dire che stava rischiando di passare dall’estrema sinistra... all’estremo sinistro. Fu ricoverato in ospedale e durante il coma ricevette dolori, ma anche benedizioni. Quando si riebbe ricevette la visita di alcuni confratelli che, come temendo la sua prossima dipartita, erano lì preoccupati di come si sarebbe dovuta gestire la sua eredità. Ad essi rispose semplicemente: – “Fratelli sia fatta la Volontà di Dio, Se il Padre mi vorrà con sé spartitevi fra voi il mio buco.” – “Di quale buco parli Ninì?” – gli chiesero i confratelli, pensando delirasse. E lui, lucido: – “Il buco, il buco che ho fatto nel bilancio. Qualche miliardo di lire da spartirvi fra voi”. Quasi all’unisono i confratelli si ricordarono di altri impegni e sparirono per le vie del mondo. Ripresosi. Ninì è oggi ritornato con più calma al suo lavoro. Lo sue più profonde soddisfazioni continuano a essere quelle di vedere un ragazzo, una ragazza riprendersi la propria vita, le proprie responsabilità, e... farsi ancora, ma tuttalpiù una famiglia. Si, quando apprende che un ex-ospite della comunità ha definitivamente rimesso la sua vita in carreggiata, Ninì praticamente va in... ecstasy. Per chiudere, il commento di un ragazzo che prima si sentiva solo, abbandonato, incatenato e che poi, sanata la sua vita, ricordando i tempi in comunità con Ninì, con una sintesi perfetta ha raccontato: “Grazie a Ninì sono tornato alla Vita ed a Dio: sono passato dal papavero a un Papà vero”. Raccolto in poche parole un lavoro, una vita... di fatto... stupefacente.

Con simpatia e ammirazione Vincenzo Miucci


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È m o r to D o n S cu c ce s co m b a tt ev a l a d ro ga p er f are v in cer e i l f asc i n o d el l a v i ta È morto improvvisamente ieri, colpito da un malore, don Antonino Scucces, per tutti don Ninì, salesiano, fondatore della Associazione di solidarietà contro le droghe e direttore della Comunità di recupero per tossicodipendenti «Casa Nazareth» di Viagrande. L’ultima tappa di un suo lungo cammino: il salesiano, 69 anni, aveva speso il suo impegno a Gela, Riesi, Mazzarino, nel quartiere Giostra a Messina e a Palermo dove aveva aperto la porta agli sfollati e agli immigrati. Anche a Viagrande egli si adoperava quotidianamente verso gli ultimi e i più poveri impegnato com’era nella cultura di promozione della vita. Un commosso ricordo di don Scucces viene dal presidente della Provincia Raffaele Lombardo che in una nota cita le appassionate parole pronunciate dal Salesiano in occasione di “Un concerto per la vita” organizzato dalla Provincia per una raccolta fondi da devolvere alla comunità di recupero di Viagrande: “Le dipendenze si possono superare e abbandonare se ci innamoriamo del fascino della vita”. «Abbiamo appreso

Viagrande (CT): Momento dei funerali di Don A. Scucces.

Viagrande (CT): Il Sig. Ispettore durante la celebrazione dei funerali di Don A. Scucces.

con profondo dolore della scomparsa di un uomo di chiesa di sensibilità e generosità non comune – sottolinea il presidente Lombardo – che ha dedicato la sua opera al recupero nella società di uomini e donne che hanno perso i punti di riferimento, entrando in un tunnel dal quale molti sono usciti grazie all’amorevole impegno di don Ninì. Sono certo – ha concluso – che la famiglia salesiana saprà raccogliere e continuare questo immenso patrimonio di fede, passione e speranza». Don A. Scucces con Don U. Romeo.

Fonte: [La Sicilia, Catania 22 giugno 2007].


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Nota informativa della Consulta di FS Domenica 10 giugno u.s., nei locali della casa salesiana del S. Cuore di Catania-Barriera, si è tenuto il secondo incontro annuale della Consulta Regionale di Famiglia Salesiana. La riflessione sui diversi punti all’odg ha fatto emergere le seguenti decisioni: C o m u n i o n e e ap p ar ten e n z a In sintonia con il cammino mondiale della FS e nel solco della nostra tradizione siciliana si ribadisce l’opzione a fare della Strenna del RM un punto irrinunciabile della nostra esperienza carismatica e dell’impegno pastorale di tutti i gruppi. P a s to ra le uni ta r ia di FS La verifica della pastorale unitaria di FS nella nostra terra ha condotto alla decisione di operare una verifica profonda delle iniziative e della esperienza della Consulta di Pastorale della FS. Si vuole dare un impulso di rinnovamento degli organismi di pastorale per creare le condizioni di incisività delle iniziative e di efficacia sul piano dell’animazione. Per questa ragione la presidenza della Consulta di FS parteciperà alla sessione di lavoro della Consulta di Pastorale. Il raduno,data la peculiarità dell’odg, si terrà a Zafferana – Emmaus per l’intera giornata di domenica 8 luglio p.v. .

Momento di fraternità durante il pranzo.

C o m u n i c a z i o n e S o c i al e La Consulta ha rilevato luci e ombre della nostra situazione regionale. Due dati si impongono all’attenzione e chiedono scelte non più differibili : l’inadeguatezza della qualità della nostra comunicazione, rispetto alle esigenze odierne, e l’esistenza di un ragguardevole potenziale di persone,strutture e strumenti che sono a disposizione della missione salesiana nella nostra terra. Su proposta di una commissione di studio, precedentemente costituita, è stato approvato un piano di lavoro per far crescere la qualità della comunicazione ad intra e ad extra della FS. C am m i n i d i f o r m a z i o n e Realizzando un auspicio già emerso negli anni scorsi, viene riaperto l’itinerario di formazione alla Lectio Divina. Esso prevede un richiamoapprofondimento per i partecipanti alla prima edizione e l’apertura di un nuovo biennio. Per i partecipanti all’itinerario, nell’estate 2008 si programmerà un corso di esercizi spirituali in Terra Santa. F es t a r eg i o na l e di F S

Catania-Barriera: La Consulta Regionale di FS riunita nei locali dell’istituto “S. Cuore”.

Si terrà a Catania il 30 marzo 2008 e coinciderà con la conclusione dei festeggiamenti del centenario di Madre Morano .


famiglia salesiana P erc orsi d i Rinnova me nto Vari gruppi di FS vivranno nei prossimi mesi appuntamenti importanti da accompagnare nella profondità della comunione e nella preghiera di intercessione: Capitolo Generale per FMA e SDB Assemblea Mondiale per le VDB Elezioni dei Consigli Ispettoriali per ADMA, ASC e EXI Se gret eri a o rgan i zz at iva L’ing. Giovanni Costanza è stato nominato responsabile della segreteria organizzativa della Consulta. D o n Ca r m e l o U m a n a

U n p i a n o d i la v o r o p e r l a C S Premessa L’argomento “Comunicazione Sociale“ (CS) è stato attenzionato più volte e con diverse sottolineature da parte della Consulta. Nell’incontro del gennaio u.s. un’ulteriore riflessione ha fatto maturare una duplice decisione: – La nomina del portavoce ufficiale della FS di Sicilia nella persona del prof. Marco Pappalardo, coordinatore ispettoriale dell’ASC e operatore nel campo della CS; – La costituzione di una commissione per l’elaborazione di un progetto volto a migliorare la qualità della comunicazione della FS (ad intra e ad extra); Pro poste o perati ve Presento in rapida sintesi le considerazioni e le proposte avanzate dalla commissione (Sr Carla Monaca, Prof. A. Petralia, Sig. B. Pennisi) e sottoposte all’attenzione della Consulta. Una prima e complessiva lettura della nostra realtà ha fatto emergere i seguenti dati: – grande disomogeneità di situazioni tra i diversi gruppi di FS (dal progetto completo e propositivo delle FMA alle situazioni in cui non esiste alcuna forma strutturata di servizio); – discreta presenza di persone qualificate e di strumenti ( stampa, siti internet, periodici, radio for you...) nei vari ambiti pastorali ;

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– esistenza di numerosi contatti personali con qualificati operatori ed esperti nel campo della CS; La valutazione globale è che ci si muove con poca professionalità e pochissimo raccordo. È necessario dunque decidere di voler uscire da questa situazione di stallo nella consapevolezza di poter contare su un notevole potenziale di persone (soprattutto giovani) e strumenti. Concretamente alla Consulta è stata chiesta la decisione di attivare un processo che crei le condizioni per qualificare, come FS, l’ambito della CS. Il processo prevede questi passaggi: 1. Ricognizione dell’esistente (operatori, strumenti, strutture) tramite un lavoro di censimento; 2. Raccordo tra gli operatori e gli strumenti di comunicazione esistenti (organizzazione di un incontro di responsabili regionali, scambio di informazioni, arricchimento dei links); 3. Creazione di un database di operatori della CS vicini al mondo salesiano; 4. Valorizzazione della festa di S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, per esprimere la attenzione della FS per gli operatori della CS; 5. Configurare un processo di qualificazione nel campo della CS per i “giovani del terzo livello”; 6. Investire su questo campo risorse di personale e mezzi; De c i s io n i d e l la c o ns u l ta Viene approvato globalmente il piano di lavoro proposto dalla commissione. Si dà mandato al Coordinatore della Consulta di avviare il processo con la collaborazione dei membri della commissione. Primo passo sarà quello di far pervenire ai responsabili dei gruppi di FS la scheda di censimento del livello regionale (da restituire compilata entro settembre). Entro dicembre 2007 si punterà alla realizzazione dei primi tre punti del piano di lavoro. Nella sessione di lavoro di gennaio il Coordinatore informerà sul processo attivato Catania, 13 giugno 2007 D o n Ca r m e l o U m a n a


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ADMA - Pellegrinaggio a Monreale Domenica 22 aprile i gruppi dell’ADMA di Sicilia si sono dati appuntamento a Monreale (PA) per il loro pellegrinaggio mariano annuale. La gioia di rivedersi, il rinnovato stupore di fronte alla splendida cornice della città normanna, l’entusiasmo di rendere onore alla Madonna sono state le note che hanno caratterizzato fin dall’inizio una giornata piena di sole.. Ai gruppi ADMA di Marsala, Alcamo, Lercara Freddi, Taormina, Messina, Palagonia, Palermo, Catania Don Bosco, Gela, Calatabiano, Catania M. Ausiliatrice e Adrano si sono unite rappresentanze degli altri gruppi di FS. L’accoglienza e la registrazione dei gruppi insieme a uno spazio di tempo per un po’ di turismo hanno occupato la prima parte della mattinata. Alle ore 11:45 più di 600 pellegrini, accolti dalla grandiosa figura del Cristo Pantocratore, hanno preso posto in Duomo per ascoltare il saluto del presidente regionale Sig.Vincenzo Gagliardo e partecipare alla celebrazione eucaristica, animata dal coro ADMA di Calatabiano, presieduta da don A. Malaponte e concelebrata da diversi confratelli salesiani. Padre Gaglio, parroco del Duomo, a conclusione della celebrazione ha manifestato il suo compiacimento per il pellegrinaggio e ha aiutato i presenti a entrare nella comprensione profonda di un edificio sacro a ragione definito un “inno al trascendente”. Il suo mirabile intervento ci ha fatto apprezzare come il duomo, costruito nel 1174 e dedicato a S. Maria la Nova, trova nella

Monreale (PA): Visita alla cattedrale.

Monreale (PA): Pranzo al ristorante dell’Aquapark.

diffusa presenza dell’immagine della Madonna una chiave di lettura e una grande lezione di teologia spirituale. Il saluto alla statua della Vergine posta nella cappella laterale ha concluso la mattinata. Il pranzo nella grande sala ristorante dell’Acquapark di Monreale e la visita all’Abbazia benedettina di S. Martino delle Scale hanno concluso una giornata meravigliosa vissuta nel segno di Maria, che nei mosaici di Monreale è salutata “tutta immacolata”. Salvatore Vesco Segretario regionale ADMA


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Ministeri del lettorato e dell’accolitato Messina-S. Tommaso: 13 giovani confratelli hanno ricevuto il ministero del lettorato e dell’accolitato 25 aprile 2007 Ministeri

A nome di tutta la Comunità desidero ringraziare quanti hanno preso parte a questa Celebrazione durante la quale ben tredici giovani confratelli hanno ricevuto il ministero del lettorato e dell’accolitato. Sono doni che impegnano tutti noi salesiani a metterci a servizio di Dio e dei fratelli, in particolare dei giovani. Siamo stati chiamati dal Signore Gesù e inviati ai giovani per comunicare loro la freschezza della Parola che salva, per iniziarli all’incontro con Lui nei sacramenti e per aiutarli ad assumere a loro volta quello stile di servizio gioioso che caratterizza l’essere cristiano. Abbiamo con l’eucaristia rivolto al Signore il nostro rendimento di grazie e vogliamo ringraziare il Sig. Ispettore don Luigi Perrelli che ha presieduto questa celebrazione. Grazie ai confratelli salesiani e ai confratelli diocesani per la loro presenza e il loro incoraggiamento. Grazie ai genitori venuti da varie regioni dell’Italia meridionale e a quanti sono distanti geograficamente, a coloro che sono con il Signore nella vita che non ha fine e a quanti condividono con noi il cammino della fede in condizione di salute o di sofferenza. Grazie ai familiari tutti e ai giovani provenienti dai vari oratori ed ambienti salesiani e diocesani che consideriamo di famiglia. Il vostro essere qui rivela il volto sempre giovane della Chiesa e ci spinge ad un impegno più serio, più sereno, più generoso perché

Messina-S. Tommaso: Don G. Ruta e i nuovi lettori.

Messina-S. Tommaso: Celebrazione presieduta dal Sig. Ispettore.

Messina-S. Tommaso: Don G. Ruta con i nuovi accoliti (IME-ISI).

la vostra gioia sia piena. Diciamo grazie a quanti impossibilitati a partecipare si sono resi presenti per telefono, per fax o per posta, inviando gli auguri tramite terzi o per e-mail. Tra tanti il Rettor Maggiore Don Chavez invia gli auguri, accompagnati dalle preghiere, ai confratelli che oggi hanno ricevuto il lettorato e l’accolitato. Infine, vi chiediamo il ricordo nella preghiera, mentre vi assicuriamo il nostro: perché se non sempre possiamo parlare a voi di Dio, sempre possiamo parlare a Dio di voi (cfr. Sant’Agostino), perché ci siete cari e perché siete il motivo della nostra gioia e del dono della vita che vogliamo spendere per voi, proprio come Don Bosco, fino all’ultimo respiro. Grazie! Don Gi us ep p e R ut a


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Diaconi nello spirito di San Giovanni Bosco Messina - 11 giovani provenienti da ogni parte del mondo ordinati dall’Arcivescovo Gli undici neodiaconi hanno concluso brillantemente il primo ciclo di studi teologici conseguendo il grado di Baccellierato in Sacra Teologia presso l’Istituto Teologico «S. Tommaso» di Messina, aggregato all’U.P.S. Essi hanno trascorso gli ultimi tre anni di vita religiosa condividendo l’esperienza di studio con altri venti confratelli cosmopoliti. La comunità nella quale sono maturati cura da oltre 50 anni la formazione di giovani salesiani orientati al sacerdozio, al fine di promuovere come Don Bosco l’educazione umana, religiosa e teologica dei giovani. Tra gli ex-allievi dello Studentato si possono annoverare diversi Vescovi tra cui anche Mons. La Piana – ordinato Vescovo nell’Epifania del 2003 dal servo di Dio Giovanni Paolo II – che nella comunità è stato studente, formatore, preside e direttore ed ispettore dei Salesiani di Sicilia, e don Luciano Capelli, direttore della «Don Bosco Technical School» di Honiara, nominato da Benedetto XVI Vescovo di Gizo, nelle Isole Salomone. I neo-ordinati rientreranno nelle terre natie non certo per riposarsi ma per immergersi da subito in attività pastorali negli ambienti salesiani, in attesa del Presbiterato. Per non pochi di loro riprenderà l’impegno accademico per un servizio sempre più competente a favore dei giovani secondo lo stile di Don Bosco. Il Duomo dell’Arcidiocesi peloritana era stracolmo di fedeli laici: familiari, parenti e amici – tra i quali non poche Suore Figlie di Maria Ausiliatrice – degli 11 ordinandi che facevano da corona alla Comunità del S. Tommaso alla quale si erano uniti molti sacerdoti salesiani, superiori e formatori nonché diMessina-Cattedrale: Mons. La Piana durante dell’ordinazione versi sacerdoti diocesani. diaconale. La basilica cattedrale protometropolitana Maria SS. Assunta di Messina ha ospitato un evento assai significativo: l’ordinazione diaconale, per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria dell’Arcivescovo Mons. Calogero La Piana, di 11 giovani salesiani provenienti da svariate parti del mondo e accompagnati dal Vicario del Rettor Maggiore don Adriano Bregolin, dal Consigliere per le Missioni Salesiane don Francis Alencherry, dai rispettivi ispettori, quasi a rappresentare tutti e cinque i continenti: Giuseppe Favaccio, Pasquale Sanzo e Domenico Saraniti provenienti dalla Sicilia e rispettivamente da Noto (Siracusa), Agrigento e Cesarò (Messina); Piervito Pepe da Potenza, Bonifacio Onny Juniantoro dall’Indonesia; Jean Marcellin Ramiandrisoa e Jean Chrysostome Ravelomahitasoa dal Madagascar, Didier Tapsoba dal Burkina Fasu e Nicolas Tungunuka Tshituala dal Congo, Eugine Xalxo dall’India e Joseph Pietro Noppadol dalla Thailandia.


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Messina-Cattedrale: Mons. La Piana e i neodiaconi.

L’Arcivescovo, che recentemente ha avuto la gioia di ordinare diaconi ad praesbiteratum anche due seminaristi teologi del Seminario Arcivescovile «S. Pio X», Giuseppe Morabito e Francesco Venuti, e che s’appresta ad ordinare diacono, a Barcellona Pozzo di Gotto, un altro seminarista diocesano, Daniele Torrisi, e presbitero il diacono secolare Nunzio Luciano, è stato ben lieto d’ordinare anche questi altri giovani destinati ad essere sacerdoti secondo il cuore di Don Bosco. E stato un momento di grazia quello vissuto dalla straordinaria assemblea liturgica con la celebrazione rituale d’Ordinazione diaconale durante la quale è risuonato l’«Eccomi!» degli 11 candidati, che hanno manifestato davanti al popolo di Dio la volontà di assumere gli impegni dell’Ordine del Diaconato, di esercitarne il ministero con umiltà e carità in aiuto dell’Ordine sacerdotale e a servizio del popolo cristiano, custodendo in una coscienza pura il ministero della fede, per annunziarla con le parole e le opere, secondo il Vangelo e la tradizione della Chiesa. «Questa disponibilità offerta dai giovani, l’”Eccomi!” – ha esordito l’Arcivescovo nell’omelia – è sempre una risposta ad una chiamata, quella

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divina, che chiede di mettersi al servizio, una chiamata che invita a seguire la Voce, a seguire la Parola, ad essere costruttori di un’umanità nuova, una chiamata che invita ad essere ministri. Quest’”Eccomi!” è risuonato nella nostra basilica cattedrale e in quest’espressione così semplice e ricca di significato abbiamo voluto vedere quella disponibilità della Vergine Santissima come espressione-sintesi di coronamento di una storia di Dio con l’umanità. La disponibilità della Vergine Maria segue la disponibilità del Figlio che Lei accoglie nel suo seno: “Ecco io vengo, o Dio, per compiere la tua volontà”, “Eccomi sono la serva del Signore, si compia in me la tua Paro-la”». «In questi nostri confratelli – ha detto il Presule – sono rappresentate le varie parti di un’umanità raggiunta dall’amore di Dio, di un’umanità che si mette a disposizione nel portare la Parola, l’Amore, la Misericordia di Dio. Tutto questo fa molto riflettere, fa molto pensare ed invita immediatamente e necessariamente a rileggere il senso della disponibilità richiesta ed offerta dai nostri giovani dinanzi alla chiamata divina. Tra poco il Vescovo chiederà ai candidati diaconi di esprimere la loro volontà d’impegnarsi; una delle richieste è formulata in questo modo: “Voi, che sull’altare sarete messi a contatto con il Corpo e il Sangue di Cristo, volete conformare a Lui tutta la vostra vita?”. “Sì, con l’aiuto di Dio lo voglio”. E nella Preghiera Eucaristica, dopo che saranno ordinati, noi pregheremo il Padre di ricordarsi anche di questi nostri fratelli oggi ammessi all’Ordine del Diaconato per essere veri imitatori di Cristo nel servizio del suo Corpo che è la Chiesa». L’Arcivescovo dopo aver invitato a rileggere l’ordinazione diaconale nel contesto del Mistero dell’Eucaristia e dopo aver sottolineato che i candidati sono ordinati per essere d’aiuto al Vescovo e al presbiterio nel servizio della Parola, dell’Altare, della carità, ha continuato dicendo


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che «l’Eucaristia è Parola, Altare, Sacrificio, l’Eucaristia è Carità, Dono e Amore che il Signore Gesù rinnova per noi tutte le volte che il pane viene spezzato e il vino viene versato, tutte le volte che si rinnova il mistero del dono di Cristo per la potenza dello Spirito Santo, quello Spirito che invocheremo su questi nostri giovani, quello Spirito che li consacrerà diaconi: “Santifica, o Padre, questi doni per la potenza del Tuo Spirito perché diventino il Corpo e il Sangue di Cristo Gesù”». «Noi invocheremo la presenza e l’azione dello Spirito su di loro – ha proseguito ancora il Metropolita – perché diventino servi del Corpo di Cristo che è la Chiesa, servi dell’umanità. Oggi tutte le volte che parliamo di servizio probabilmente non riusciamo più a focalizzare, perché la parola è troppo inflazionata, ad individuare il senso del servizio che vi viene richiesto ed affidato attraverso l’ordinazione diaconale. Tutti parlano di servizio, e spesso più che di servizio si tratta di asservire. Voi cari giovani siete chiamati, perché a questo sarete configurati con l’ordinazione, ad essere servi sull’esempio di Cristo che è venuto non per essere servito ma per servire e dare la vita per i fratelli». «Ricordatevi che ciò che specifica il servizio – ha ribadito il Presule – non è e non sono le cose da fare. Il servizio che vi viene richiesto, il servizio del Corpo di Cristo che è la Chiesa non identifichiamolo con la semplice e pura attività, con il semplice e puro agitarsi anche se in favore dei fratelli bisognosi. Quello che oggi vi viene affidato e viene richiesto è il servizio che è chiamato a modellarsi su Cristo, il servo dell’umanità, e come spesso abbiamo cantato nasce dall’amore, è un servizio che esprime amore, donazione, abnegazione. Tutto il resto è semplice e pura agitazione». «Quello che chiederemo al Signore per voi tutti nella preghiera – ha aggiunto Mons. La Piana – è che, conformandovi a Cristo Gesù per la potenza dello Spirito Santo, il Padre vi conceda di poter servire i fratelli gratuitamente nell’amore, perché gratuitamente e dall’amore siete stati chiamati. Quell’”Eccomi!” che avete pronunciato all’inizio di questa celebrazione, rinnovando la vostra risposta alla chiamata del Signore rendendola pubblica ed ufficiale davanti all’assemblea, quell’”Eccomi!” sia sempre espressione di

momenti di famiglia una volontà di vicinanza, una volontà di donazione e non di qualcosa che non vi appartiene, ma è la donazione di qualcosa che fa parte della vostra vita, che è la vostra vita. Ricordate che tra gli impegni che assumete c’è quello di conformare a Cristo tutta la vostra vita, e Cristo, quale servo del Padre e servo dell’umanità, è Colui che ha dato se stesso, non qualcosa che era fuori di sé ma se stesso per l’umanità, per i fratelli». L’Arcivescovo ha spiegato che nella disponibilità dei pani e dei pesci moltiplicati da Gesù è raffigurata la «disponibilità richiesta da Dio all’uomo per il compimento dell’opera di salvezza; in quei pochi pani e pesci generosamente offerti da quel bambino, è raffigurato ciò che il Signore richiede a ciascuno di noi: il piccolo ma necessario contributo perché Egli possa continuare a sfamare l’umanità che ha sete di Dio, di amore, di pace, di vita». A nt o n i no B l an di n i Fonte: [L’Osservatore Romano, Messina 27 giugno 2007].

3 v es cov i s al es ia ni ri c ev era nno il sacro Pall io arci vescovil e Venerdì prossimo Papa Benedetto XVI presiederà alle ore 9.30 nella Basilica Vaticana la Concelebrazione dell’Eucaristia con alcuni Arcivescovi Metropoliti, ai quali imporrà il sacro Pallio preso dalla Confessione dell’Apostolo Pietro. Saranno 51 gli Arcivescovi Metropoliti, provenienti da diverse nazioni, che quest`anno riceveranno il Pallio nella data in cui tradizionalmente viene celebrata questa cerimonia, ricorrenza della Solennità dei santi Pietro e Paolo apostoli. Quest`anno, tra gli arcivescovi che riceveranno il Pallio ci sono anche 3 salesiani. Essi sono: mons. Calogero La Piana di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, Italia, mons. Ricardo Ezzati Andrello di Concepción, Cile, e mons. Oscar Julio Vian Morales di Los Altos, Quetzaltenango-Totonicapán, Guatemala. Fonte: [ANS, Città del Vaticano 27 giugno 2007].


momenti di famiglia O r di na z i on e sa c e r d ot a l e d i Anto ne llo Bo na sera Comunità salesiana in festa per l’ordinazione sacerdotale di Antonello Bonasera, un nisseno “folgorato” dalla vocazione all’età di 36 anni. Oggi che ne ha 44 concluderà il percorso spirituale con la solenne ordinazione al Sacro Cuore presieduta dal vescovo Mario Russotto. Per padre Antonello arriveranno due pullman carichi di fedeli da San Gregorio grosso paese della cintura di Catania dove opera già dallo scorso anno dopo l’ordinazione presbiterale. In prima fila ci saranno gli emozionati genitori (papà Giovanni e mamma Lina) e la sorella Maria Pia. Ma sarà tutta la comunità salesiana, dove Antonello Bonasera opera a stringersi al neo sacerdote. La cerimonia inizierà alle 18,30 e si tratterà di un evento eccezionale se si pensa che l’ultima ordinazione di un salesiano, quella di Enzo Galiano, risale a dieci anni fa. Padre Antonello è una persona ovviamente felice. La sua è una storia straordinaria. Laureato in architettura, moltissimi lo ricordano dipendente comunale allo stato civile.

Caltanissetta: Mons. M. Russotto e Don A. Bonasera.

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«Per l’esattezza ero addetto all’ufficio matrimoni» precisa l’interessato, che abita con la famiglia, in via Amico Valenti. «Ho frequentato da piccolo l’oratorio del Sacro Cuore – dichiara padre Antonello – ma solo nel 1999 ho maturato consapevolmente la decisione di entrare nella famiglia salesiana. Ho studiato un anno a Pinerolo, in Piemonte, poi altri due a Messina e da cinque anni sono all’oratorio di San Gregorio dove tornerò dopo l’ordinazione sacerdotale. Ho compiuto gli studi teologici all’ istituto San Paolo di Catania. Per me sono stati anni di grande impegno e di intensa formazione spirituale». S. G. Fonte: [Giornale di Sicilia, Caltaniss. 17 giugno 2007].

Dall’ome lia di Mons. Mario Russ otto il gi orn o del l’ ord in az io n e presb it erale d i D on An to n ello Bo n asera Caltanissetta, 17 giugno 2007 [...] Un’ordinazione presbiterale è un evento di grazia che possiamo contemplare solo con gli occhi della fede, i quali ci permettono di “vedere oltre la vista” con il cuore illuminato dalla grazia di Dio, che ci rende capaci di ascoltare la voce dello Spirito oggi all’opera in questa chiesa e nella persona di Antonello. Antonello vivrà nella sua vita, a partire da questa sera, l’esperienza descritta da S. Paolo nella Lettera ai Galati: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”. Questa cristica con-crocifissione permette all’apostolo Paolo un cambiamento di identità. Paolo vive una totale trasfigurazione. Il Papa Benedetto XVI a Verona, evidenziando nella sua omelia questo testo, ha detto che la carta di identità del cristiano è: Dio e non più io. Così Paolo acquista una nuova identità perché ha accettato di lasciarsi crocifiggere con Cristo ed ha avuto il coraggio di salire sull’altare della croce di Cristo. E questo perché ha fatto una profonda esperienza d’amore, ha capito che Cristo lo ha amato fino a dare se stesso. Scoprirsi amato fino a questo punto significa danzare la vi-


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ta al ritmo di una gioia irrefrenabile, per cui Paolo dice: cosa potevo fare per ricambiare tanto amore, se non salire sull’altare dell’amore che è la croce di Cristo? E in questo combaciarsi d’anime tra Paolo e Cristo è l’io di Paolo che viene meno. Paolo vive dunque una dimensione di sottrazione. Quanto più vive l’alterazione, la relazione con l’altro che è Cristo, tanto più celebra la sottrazione del sé, perché l’io di Cristo possa prendere il suo posto. [...] [...] Anche tu, cogliendo il passaggio di Dio nella tua vita, lo hai fermato perché non andasse oltre e hai detto: «Eccomi, Signore, sono qui». E Dio ti ha ospitato in sé attraverso l’accoglienza di questa famiglia salesiana e oggi tu sei uno in Cristo per loro, sei la novità che dà gioia, la novità del Vangelo e del dono di te nell’amore anche per noi. Ti accompagni Maria Ausiliatrice in questo cammino, sia Lei stella aurorale che ti conduce nella prova e nella gioia e ti sia fratello di cammino e modello di sacerdozio Don Bosco, innamorato soprattutto dei più lontani, dei poveri, dei deseredati, che amava col cuore di padre che oggi, ospitando te nel suo cuore ti chiede ospitalità nel tuo per trasfigurarlo. E così sia.

G i u b il eo sa cerd o ta le p er 1 3 c o n fra tel li Messina, 29 giugno 2007 Una concelebrazione solenne dell’Eucaristia assieme al Sig. Ispettore Don Luigi Perrelli, alla presenza di molti confratelli e familiari, si è svol-

Messina-Savio: Foto di gruppo dei confratelli che hanno celebrato il Giubileo sacerdotale.

momenti di famiglia Or d in az io n e d i ac o n al e d i D o n Aur e l i o D i Q ua t tr o Messina, 2 giugno 2007 Presso la parrocchia “San Matteo” di Giostra, per le mani di S. E. Mons. Calogero La Piana, arcivescovo di Messina - Lipari - S. Lucia del Mela, Don Aurelio Di Quattro ha ricevuto l’ordinazione diaconale alla presenza della comunità parrocchiale e oratoriana.

Messina-Giostra: Il Sig, Ispettore, Mons C. La Piana e Don A. Di Quattro.

ta al “Savio” di Messina. I presenti: don Giovanni Boscia, don Giuseppe Costa, don Domenico Foschi, don Pietro Garofalo, don Vincenzo Gorgone, don Gennaro Grifa, don Francesco Montella, don Mario Morone, don Giuseppe Pardo, don Calogero Scaglia, don Francesco Vaccarello, don Giovanni Vecchi e don Francesco Sacco, furono ordinati nel lontano 29 giugno 1957 da Mons. Carmelo Canzonieri, Vescovo Ausiliare dell’Arcivescovo Metropolita Mons. Angelo Paino. «Il Signore – rivolgendosi ai 13 confratelli don Luigi Perrelli – vi dia la gioia immensa di tutto quello che avete fatto. Un giorno ci sarà certamente il premio ma già adesso, incominciando a scandire i momenti della vostra vita e dei vostri 50 anni di sacerdozio, sicuramente il grazie supera infinitamente “il chiedo perdono”, perchè se siamo qui, se siete qui c’è dentro il dono dello spirito che vi ha reso fedeli e fecondi».


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Dalle case salesiane CALTANISSETTA

L’oratorio salesiano si anima di giovani Il «Don Bosco» nuovo punto di aggregazione È attivo, da qualche tempo, nell’oratorio salesiano Don Bosco l’equipe “Olè Animazione”, realtà di soli giovani dai 15 ai 25 anni che, attraverso la musica, il teatro e la danza, manifesta la propria voglia di vivere, di stare insieme, di fare gruppo uscendo dal disagio e dalle pressioni che la società impone. Vengono offerti ai giovani gli strumenti per affrontare in forma autonoma la vita con tutte le sue difficoltà e contraddizioni, e viene così creato un ambiente in cui i valori che s’intendono trasmettere sono vissuti e comunicati con l’esempio. «Quello che ci accomuna – racconta Fabio Ruvolo, mentore del gruppo – è il desiderio di dar voce all’altra faccia della gioventù. In questa città, purtroppo, si è soliti giudicare i giovani per ciò che non fanno o per il modo apparentemente inutile in cui trascorrono il loro tempo: giovani apatici, volubili e disinteressati. Questi ragazzi, invece, nella passione e nell’amore per Don Bosco, dimostrano di divertirsi insieme facendo divertire gli altri, nella speranza che nuovi giovani possano con loro percorrere la strada per ritrovare in ognuno la semplicità dell’agire e la voglia di donarsi all’altro». «L’eterogeneità del gruppo – commenta il salesiano Don Angelo Calabrò, direttore dell’oratorio salesiano Don Bosco – nel quale si riuniscono studenti di scuola superiore, universitari, lavoratori e disoccupati, poteva rappresentare un ostacolo a tale percorso di crescita. I ragazzi, invece, sono riusciti a stare insieme e a dimostrare di “esserci” come giovani impegnati nel territorio, soggetti attivi, anima pulsante della città. Il loro protagonismo giovanile ha trovato espressione nel teatro, nella musica e nell’animazione: lo scorso 15 aprile è stata presentata – continua

Don Angelo – la terza edizione della rassegna di cabaret, interamente creata dall’equipe “Olè Animazione”; il prossimo 6 maggio, Festa di San Domenico Savio, verranno proposti tornei, giochi e cacce al tesoro, e si sta già pensando alla promozione di un torneo di calcio cittadino». «L’equipe “Olè Animazione” che abbiamo creato – dice Alessandro Pellegrino, componente del gruppo – ha permesso il confronto delle nostre idee ed opinioni su svariate tematiche, in un luogo, l’oratorio, dove è possibile aiutare la società e, così facendo, anche noi stessi». «Siamo molto diversi – spiega Chiara Risplendente, 15 anni – non solo per età ma anche per carattere e temperamento». «Nel gruppo condividiamo gioie, dolori ed emozioni – aggiunge Danilo Pistone – ed alcune volte litighiamo, mettendo in discussione noi stessi e gli altri: tutto ciò ci unisce e ci aiuta a crescere». «È un modo per tirarci su – spiega Benedetta Rizzo, giovanissima – facendo divertire gli altri attraverso qualche sana risata e permettendo la sera di tornare a casa con il buon umore. All’inizio sembravano strani l’oratorio e le persone che vi gravitavano, ma forse noi eravamo più strani di loro». «Cerchiamo – conclude Michele Palumbo, 19 anni – di portare la nostra vita e la nostra dignità sempre più in alto». I ragazzi che fanno parte dell’equipe “Olè Animazione” sono: Chiara Bellia, Vittorio Campisi, Luana Di Giulio, Eros Di Martino, Lorena Drogo, Antonio Ferrara, Alessia Giallombardo, Luigi e Matteo Grasso, Rita Greco Gambino, Salvatore Letizia, Eliezer Lombardi, Michele e Serafino Palumbo, Alessandro Pellegrino, Danilo Pistone, Loris Raso, Chiara e Dario Risplendente, Benedetta e Zaira Rizzo, Michelinda e Madrilene Salerno, Giada Sanguedolce. Gli incontri hanno luogo tutti i mercoledì alle ore 21 presso l’oratorio salesiano Don Bosco. Vanda E. Anzaldi Fonte: [La Sicilia, Caltanissetta 26 aprile 2007].


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una storia di emozioni che — come ha ricordato ieri il docente universitario Luigi Chiara — risale al 1929, quando l’allora arcivescovo Angelo Paino offrì ai salesiani il grande edificio che anI festeggiamenti per il 75° anniversario della foncora oggi ospita l’oratorio e l’annessa Cattedrale dazione dell’istituto salesiano che ha segnato la dell’Archimandriato del Ss Salvatore (in precegiovinezza di tantissimi messinesi. denza, nel 1893 era stato inaugurato l’oratorio A l “ S avio ” la st or ia di t a n t e g en e r az io ni San Luigi al rione Boccetta, distrutto dal terremoto del 1908 e ricostruito nel 1929 sulla circonDall’apertura dell’oratorio (29 settembre 1931) al vallazione). Centro psicopedagocico e al Cepas Iniziati nel 1927, su progetto dell’ingegnere Settantacinque anni di vita, settantacinque d’Amore, i lavori di edificazione del Domenico anni di storia della città. Perché l’oratorio DoSavio furono conclusi nel 1931. Il 29 settembre menico Savio fa parte di diritto di una delle padi quell’anno – come ha ricostruito Chiara – gine più importanti dell’album di Messina. Una giunsero al Savio i primi salesiani, accompagnati di quelle pagine che non si ingialliscono mai, dal primo direttore della casa Don Giuseppe Caperché le emozioni sono talmente forti da rianiriola (1931-32), dal prefetto Don Angelo Salomare anche i ricordi più lontani. mone e da vari altri chierici. Assieme all’oratorio Quante vetrate andate in frantumi, quanti si avviarono il 1 ottobre 1931 le scuole ginnasiacalzoncini strappati dietro un pallone in quei li ed elementari con le prime due classi dell’uno cortili, tra tornei e normalissime ricreazioni, prie dell’altro corso. Quelli compresi tra il 1931 e la ma di entrare in chiesa per la messa. E poi ancoII Guerra, nei quali si succedettero come diretra il cinema, il teatro, i tanti giochi nei pomerigtori Don Vincenzo Allegra (1932-37) e Don Giugi da vivere assieme in quell’oratorio che, nel noseppe Aidala (1937-40), furono anni di grande me di Don Bosco, ha visto crescere tantissime attivismo. Vennero aperti una scuola serale per generazioni di messinesi, che ieri hanno voluto studenti lavoratori e un dopo-scuola con mensa rendere omaggio ai salesiani. e assistenza. I corsi relativi alle scuole ginnasiali Un doppio cordone intrecciato con la città, ed elementari si completarono passando a regime ed ospitando circa 400 allievi, col riconoscimento della parificazione del ginnasio come sezione distaccata del San Luigi (1937). Grande impulso venne dato, grazie all’opera di Don Allegra, all’oratorio e alle attività ad esso connesse, con la programmazione cinematografica, tenuta perla prima volta l’8 gennaio del ‘33, e l’apertura, a maggio, del teatro, a cui seguono le prime rappresentazioni. Nel ‘42 a causa della guerra, tutti i saMessina-Savio: Don G. Lo Grande accoglie Mons. C. La Piana.

MESSINA - DOMENICO SAVIO


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Messina-Savio: Il saluto del direttore.

lesiani vennero trasferiti nel comune di Montalbano, con la conseguente sospensione delle attività della scuola. Nell’ottobre del 1943 l’oratorio si rimette in moto: vengono ospitati 80 alunni che diventano 450 alla riapertura dell’anno scolastico 1945-46. Nella seconda parte degli anni ‘40 e buona parte degli anni cinquanta l’oratorio e la Chiesa del Ss. Salvatore, riparati i danni dei bombardamenti, vennero sottoposti ad una larga opera di restauro, acquistando i caratteri architettonici che ancora oggi conservano. Alle tradizionali attività dell’oratorio, con la ripresa delle proiezioni cinematografiche, la costituzione di una filodrammatica e i tradizionali giochi di intrattenimento (indimenticabile per molti giovani la figura di don Giuseppe Riggi) si af-

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fiancò l’importante opera di assistenza ai ragazzi di strada. Gli anni ‘70 si aprono con un rilevante ridimensionamento delle attività connesse alle scuole: a partire dall’anno scolastico 1968-69 si sospende infatti il Ginnasio per la mancanza di nuovi sufficienti alunni. Alle tradizionali attività di intrattenimento come il cinema, il teatro e i tornei di calcio, si aggiunge la pratica di sport come la pallavolo e il basket. Nel contempo si pensa ad approntare nuovi e più idonei strumenti di analisi e di supporto delle diverse problematiche giovanili. Non a caso nel 1969 viene fondato il Centro Psico-Pedagogico Salesiano, inaugurato poi nel 1977 e ancora oggi in piena ed efficiente attività sotto la guida di Don Umberto Romeo. Al Centro Psico pedago-

Messina-Savio: Un brindisi con Mons. La Piana.


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gico si affianca agli inizi de-gli anni ‘90 il Cepas (Centro di prima accoglienza Savio), allo scopo di arginare e prevenire l’emarginazione e il disagio giovanile. E siamo ai giorni d’oggi. L’oratorio ha purtroppo perso il valore di un tempo, in una società travolta dalla velocità e dagli interessi economici, ma il Domenico Savio resta lì. Presenza immortale per i messinesi che amano la città. Mauro Cucè Fonte: [La Gazzetta del Sud, Messina 7 maggio 2007].

L’invito dell’arcivescovo La Piana durante la celebrazione

“ L a p u r e z z a d e i p i ù p i c c o li p e r g o d e r e le g io ie qu ot id ian e ” Tanti anni sulle spalle e non di-mostrarli. Il segreto è questo. Giovane assieme ai giovani. E per la festa del Domenico Savio ieri si sono presentati davvero in tanti. La cerimonia ha avuto inizio con una celebrazione eucaristica, presieduta dall’arcivescovo Calogero La Piana, il quale si è soffermato sulla vita dei ragazzi che frequentano i salesiani e sull’importanza di credere negli insegnamenti di vita di Don Bosco e nella semplicità e purezza che ha trasmesso col suo esempio S. Domenico Savio. Il tema dell’amicizia, del rispetto, della capacità di ogni ragazzo di offrire al Signore ciò che ha, ma anche dell’importanza di crescere insieme e costruire il proprio avvenire nel cammino di Dio, sono gli insegnamenti che ricevono i giovani che legano la loro giovinezza alla comunità Salesiana. S. Domenico Savio fu il santo della purezza, si spense in età adolescenziale ma già cosciente della parola di Dio, quella parola che richiama il grande valore dell’amicizia. Gesù disse “Voi siete miei amici” e-questo modo di vivere la santità lo si rincontra oggi, ogni qualvolta un ragazzo gioca, parla, ascolta e aiuta l’altro, ma anche quando impara a godere “delle gioie del quotidiano”. Mons. La Piana ha concluso l’omelia, ricordando le sue origini di salesiano e gli insegnamenti ricevuti. La manifestazione è proseguita

nei locali del teatro. Ad accogliere i partecipanti il coro dei bambini delle classi 4 e 5 elementare, che hanno intonato l’inno della scuola. A moderare il dibattito il direttore, padre Gianni Lo Grade, il quale nella relazione introduttiva ha parlato dei ruolo che il Savio svolge e ha svolto nella città quale’ polmone di iniziative» e dell’importanza dell’oratorio che diviene «luogo di incontro di vite e di crescita sociale». Il sindaco Genovese ha parlato, da ex allievo, come colui che è di casa nel luogo dove gli è stato in-segnato a vivere una vita nel rispetto dei valori cristiani, quegli stessi valori che ancor oggi lo accompagnano nell’esercizio del suo mandato istituzionale. L’assessore provinciale Orazio Miloro si è, invece, soffermato sulla figura dei ragazzi, veri protagonisti di una storia straordinaria. Miloro ha, infine, presentato il progetto di regalare all’Istituto una pubblicazione che racchiuda i suoi 75 anni di attività, attraverso il racconto dei ragazzi che vi hanno vissuto. A chiudere l’incontro le testimonianze di ex allievi come il docente universitario Luigi Ferlazzo Natoli, il giudice Pietro Arena e gli avvocati Mimmo Pitrone e Adelio Romano. S im o na L a S p i n a Fonte: [La Gazzetta del Sud, Messina 7 maggio 2007].

“Yoseph: il re dei sogni” al Teatro Savio Sabato 5 e domenica 6 maggio il “Teatro Savio” di Messina e “Il Piccolo Laboratorio dell’Arte” hanno presentato lo spettacolo “Yoseph: il re dei sogni” tratto da “Il Sogno di Giuseppe” di Castellacci e Belardinelli. La direzione musicale è stata affidata a Pietro Marchese, mentre le coreografie a Emmy Gioia. Le scenografie sono state di Francesco Santoro e i costumi di Domenico Scarano. Il direttore di scena è stato Roberto Spicuzza, mentre la regia è stata di Giovanni Sposito. L’organizzazione e la produzione sono state di Francesco Giacalone per CGS Teatro Savio. Lo spettacolo è ispirato ad uno dei più bei racconti della Bibbia, la storia di Giuseppe l’ebreo, figlio di Giacobbe e capostipite, insieme ai fratelli, delle dodici tribù d’Israele.


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PALERMO - RANCHIBILE “Fel ic e: ci sei o ti f ai ?” Lunedì 26 e martedì 27 marzo 2007 si svolgeranno le Giornate degli studenti dell’Istituto Don Bosco Ranchibile di Palermo. L’attività, progettata e gestita dagli stessi allievi, si configura come un vero e proprio convegno e si propone il coinvolgimento e la partecipazione attiva di tutte le classi del triennio dell’istituto. La tematica di discussione, decisa dai Rappresentanti di Istituto, dopo aver coinvolto tutti i Rappresentanti di classe, è: “Felice: ci sei o ti fai?”. Per raggiungere la felicità nella tua vita, insomma, tu, giovane di oggi, hai bisogno di un “additivo” (droghe leggere, alcool, “sballo”di vario tipo, ecc.) o la puoi trovare in te stesso? La prima giornata sarà totalmente gestita dai ragazzi e li vedrà impegnati, dalle ore 8 alle ore 11, presso i locali del cine-teatro Ranchibile, nella riflessione sul tema prescelto, attraverso la proiezione di quattro sequenze cinematografiche tratte da film che trattano l’argomento della droga e dell’alcool, cui seguiranno un dibattito e attività di psicodramma, sempre guidati dagli studenti. Si continuerà, poi, in una dimensione più ludico-ricreativa, con l’organizzazione di tornei sportivi, fiera del dolce, mostra-concorso di quadri e foto realizzati dagli stessi allievi, esibizioni musicali. Nella seconda giornata, sempre sullo stesso tema e nei locali del cine-teatro, alle ore 9, si svolgerà l’incontro con don Roberto Berruti, sacerdote operatore di strada a Roma, e con l’allenatore Fuxova e i rappresentanti della nazionale italiana disabili di tiro con l’arco che, dopo aver fornito la loro testimonianza, daranno ai presenti una dimostrazione in cortile. Due giornate diverse, dunque, ma che vogliono essere un modo responsabile di veicolare la voglia di protagonismo e la creatività dei nostri ragazzi, in maniera intelligente. Palermo, 23 marzo 2007

Ti fai? O ci sei? Felice, naturalmente... Concluse ieri con successo al “Don Bosco” le “Giornate degli Studenti”. L’attività, progettata e gestita da noi allievi, si è svolta come un vero e proprio convegno e si è posta come obbiettivo il coinvolgimento e la partecipazione attiva di tutti gli alunni dell’Istituto. Le due giornate hanno avuto sia una dimensione riflessiva, riguardante il tema prescelto (la ricerca della felicità da parte dei giovani), sia una ludico-ricreativa, con l’organizzazione di una serie di attività: una “fiera del dolce”, una mostraconcorso di quadri, fotografie, disegni, racconti e poesie degli stessi studenti intitolata “Le espressioni emotivo-creative”; tornei sportivi che hanno visto il coinvolgimento di alcuni istituti della città; esibizioni musicali e anche una caccia al tesoro. Grazie a una serie di incontri pomeridiani tenuti insieme alle dottoresse Gabriella D’Andrea e Francesca Picone del SERT e all’aiuto del professore Vincenzo Lo Pinto siamo stati noi stessi ragazzi dell’istituto ad “autogestire” la prima mattinata di convegno che ha avuto come tema il raggiungimento della felicità attraverso l’utilizzo o il rifiuto di quelli che abbiamo definito “additivi” (“erba”, fumo, alcol...). Lungo il corso della mattinata sono stati distribuiti alcuni bigliettini sui quali ogni ragazzo ha scritto le proprie riflessioni che sono servite da spunto per la seconda giornata.

Prof. Vincenzo Lo Pinto Il referente dell’iniziativa

Pr of . S ac. S al v at or e M ang i apan e Preside

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Palermo-Ranchibile: Il salone-teatro.


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dalle case salesiane Un importante aiuto è stato offerto dalla proiezione di scene tratte da alcuni film, da cui sono stati presi vari spunti di riflessione che hanno portato i ragazzi ad una condivisione franca e non ipocrita di esperienze. Si è trattato di un’occasione per smentire le accuse spesso rivolte a noi giovani da parte del mondo degli adulti, che interpreta i nostri silenzi e le nostre “trasgressioni” come un eccesso di superficialità, non comprendendo che in genere il nostro silenzio è un urlo d’aiuto. Questo momento ha fatto emergere una grande voglia di aggregazione per dare voce ai nostri sogni e alle nostre aspirazioni.

Palermo-Ranchibile: La fiera del dolce.

Protagonisti del secondo ed ultimo incontro nel teatro dell’istituto sono stati il romano Roberto Berruti, autodefinitosi “prete di strada”, l’allenatore della nazionale paralimpica di tiro con l’arco Guglielmo Fuchsova e il campione italiano Nino Lisotta; quest’ultimi due si sono esibiti in una dimostrazione pratica dopo la quale è stato possibile per gli alunni cimentarsi in questo sport ancora poco praticato. L’obiettivo di questi due giorni passati insieme voleva essere quello di dimostrare che la scuola può essere considerata davvero come la nostra seconda casa, come un luogo di riflessione in cui possiamo imparare non solo tra i banchi ma anche attraverso un confronto tra “pari” che porti ad acquisire una maggiore consapevolezza di fronte a tutte quelle scelte che il futuro ci presenterà. Roberto Orsini e Valerio Geraci V classico B

Ieri e l’altro ieri, nell’ambito delle “Giornate degli Studenti” svolte al Don Bosco, tema centrale della manifestazione è stata la ricerca della felicità. “FELICE CI SEI O TI FAI?”: questo il titolo che vuole esprimere l’ansia e la ricerca della vera felicità, demistificando molti comportamenti tipici dei giovani d’oggi, che spesso sono compiuti senza consapevolezza delle proprie azioni.

Palermo-Ranchibile: Silvia Piccione.

In realtà c’è una forte solitudine che contraddistingue molti di noi, che spesso si trovano soli contro tutti, anche contro quelli che dovrebbero essere i punti di riferimento, quali i genitori che spesso allontanano il dialogo piuttosto che incentivarlo. Il desiderio di condivisione rischia di spingere noi giovani a evadere dalla stessa vita, non accettandola, rifiutarla e pensando di trovare il paradiso in tutto ciò che può dare la carica. Ma il buon senso a noi giovani non manca di certo: ecco che, al di là dell’uso o dell’abuso di alcol o droghe, noi ragazzi siamo consapevoli delle nostre reali condizioni e sappiamo che in realtà la vera arma per essere vincenti nella vita è la coscienza delle proprie azioni senza dare nulla per scontato. S a n t o S ac co n e V Economico


dalle case salesiane Rel az ione conc lusi va sull e a tti vi tà di formazione del Triennio L’Istituto Salesiano “Don Bosco” – Villa Ranchibile di Palermo, nell’anno scolastico 2006-07, ha offerto ai ragazzi del Triennio un percorso formativo così articolato: Ore di formazione: incontri con cadenza quindicinale tenuti dai Catechisti con le singole classi; la proposta formativa si è ispirata alla Strenna 2007 del Rettor Maggiore, “Lasciamoci guidare dall’amore di Dio per la vita”. La modalità dello svolgimento per gruppi-classe ha consentito un approccio più interattivo e partecipato, con un innegabile interesse per le tematiche inerenti alla concezione della vita come dono e alla sua difesa, alla luce anche del recente dibattito bioetico. Ritiri spirituali: incontri per classi tenuti all’Istituto “Don Bosco” di via Sampolo della durata di una giornata scolastica, secondo questa scansione: discoforum e riflessione esegetica su un passo evangelico (per le terze l’episodio del giovane ricco, per le quarte e le quinte l’incontro di Gesù con Zaccheo) guidata da don Giovanni D’Andrea, dell’Istituto S. Chiara di Palermo, momento di silenzio personale, confronto comunitario, liturgia penitenziale e celebrazione eucaristica. Momenti liturgici: liturgie penitenziali nei periodi forti dell’anno liturgico e in preparazione alle celebrazioni eucaristiche delle principali feste salesiane (Immacolata, S. Giovanni Bosco, Maria Ausiliatrice) a conclusione dei tridui di preparazione; liturgia della Parola e imposizione delle Ceneri; Via Crucis svoltasi il Lunedì Santo con riflessioni elaborate e presentate da ragazzi e docenti col supporto di mezzi audiovisivi. Buongiorno: accoglienza e preghiera del mattino, tenuta in Chiesa o in cortile tutti i giorni eccetto il sabato, quando tutto il Triennio si riuniva in Chiesa per ascoltare la Liturgia della Parola della domenica seguente e il commento del Direttore. Attività di volontariato: presso l’Istituto S. Chiara di Palermo i ragazzi di alcune classi del Triennio, accompagnati dagli insegnanti, settimanalmente, di pomeriggio, per tutto l’anno scolastico, hanno prestato un servizio di doposcuola ai bambini dei quartieri Albergheria-Ballarò; presso l’Oasi Verde, struttura per disabili non autosufficienti gestita dalla Cooperativa Onlus Mondo C, si sono effettuati due incontri con gli ospiti della

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comunità, per una tombola prima di Natale e per un ritiro di classe in Quaresima. Giornate della memoria: le ore di formazione della settimana precedente al 27 gennaio sono state dedicate al ricordo della Shoah attraverso filmati e l’offerta di fonti fotografiche e storiografiche. Il 24 marzo, per celebrare la Giornata della memoria delle vittime di tutte le mafie indetta dall’associazione Libera, ha parlato al Triennio la dott.ssa Annamaria Palma, Procuratore aggiunto della Repubblica e membro della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Convegno interscolastico: il 9 marzo due classi del Triennio, accompagnate dal prof. Nicola Filippone, sono intervenute ad un talk show dal titolo “Violenza sulle donne: il prezzo della differenza” tenutosi al Cine-teatro Dante di Palermo. La manifestazione ha visto la partecipazione di esponenti del mondo della medicina (ginecologi e psichiatri), pedagogisti, attori e docenti. Giornate degli studenti: attività, cui ha partecipato tutto il Triennio, svoltasi nei giorni 26-27 marzo sulla tematica “Felice: ci sei o ti fai?”. L’incontro è stato gestito in prima persona da un gruppo di alunni, opportunamente preparati attraverso una serie di incontri pomeridiani guidati dal prof. Vincenzo Lo Pinto e dalle dott.sse Gabriella D’Andrea e Francesca Picone del SERT di Palermo; le giornate hanno avuto sia una dimensione di riflessione sul tema prescelto, che ha visto coinvolti gli allievi nel nostro cine-teatro, sia una ludico-ricreativa, con l’organizzazione di varie attività (tornei sportivi, fiera del dolce, mostraconcorso di quadri, foto e poesie o racconti realizzati dagli stessi allievi, esibizioni musicali, dimostrazione-esercitazione di tiro con l’arco). Durante la seconda giornata sono intervenuti don Roberto Berruti, sacerdote di Albano (RM) impegnato nel sociale, Fabio Fuchsas, allenatore della nazionale paralimpica di tiro con l’arco, e Antonino Lisotta, campione regionale di tiro con l’arco e atleta della selezione italiana alle Paralimpiadi di Pechino 2008. Show di fine anno: spettacolo che ha visto coinvolti gli allievi di diverse classi che, seguiti da due insegnanti, hanno fornito una interpretazione di alcune canzoni e testi letterari e teatrali, legati al tema della lotta alla mafia. Nicola Filippone e Vincenzo Lo Pinto


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PALERMO - SANTA CHIARA “ E r a t an t o c h e t i a s pe t t a v a m o ” “Era tanto che ti aspettavamo”, non è la frase riferita a Don Bosco da alcuni ragazzi latino americani in un famoso sogno missionario, ma parafrasandola rende l’idea della fine dell’attesa che ha visto finalmente l’inaugurazione della nuova sala giochi e del bar dell’oratorio di Santa Chiara. Dopo quasi quattro anni di attesa, durante i quali i lavori sono andati avanti a singhiozzi con innumerevoli intoppi anche burocratici oltre che finanziari i ragazzi dell’oratorio hanno a disposizione un luogo di aggregazione al chiuso dove dare sfogo alla loro energia prendendo d’assalto i tre bigliardini, il tam-tam, il tavolo da ping-pong, oltre che a confrontarsi in sfide di dama e di altri giochi da tavolo. Oltre alla sala giochi, le cui pareti sono state dipinte con tinte allegre, proprio come l’indole dei ragazzi, è stato inaugurato il nuovo bar che ha sede in una parte dello stesso locale. Un “bar di lusso” come afferma qualcuno, un vero e proprio bancone da bar con tanto di frigoriferi e vetrine espositive, nella mens di chi l’ha pensato, Don Benedetto Sapienza, si è voluto offrire il meglio a questi ragazzi che forse hanno avuto di meno rispetto ad alcuni loro coetanei. Non poteva esserci giorno migliore che inaugurare la struttura nel giorno di San Giovanni Bosco. Per la celebrazione eucaristica erano presenti alcuni confratelli della comunità del Don Bosco Ranchibile ed anche una nutrita rappresentanza dei giovani dell’Oratorio e degli exallievi e cooperatori. Al termine della Messa, dopo la distribuzione del tradizionale panino con la mortadella, don Luigi Perrelli benediceva i nuovi locali e di ragazzi ne entravano pienamente in possesso riappropriandosi di questo spazio che per diversi anni era stato loro precluso. I festeggiamenti per don Bosco erano cominciati il 23 gennaio con una serie di tornei di calcio a 5, tam-tam, dama, bigliardino, pingpong, playstation. Per i tornei di calcio sono stati invitati anche i centri giovanili del territorio come le parrocchie, il centro Odigitria e Magione, hanno preso parte anche squadre delle co-

dalle case salesiane munità Tamil e Bangladesh. La serata del 31 si è conclusa con la partita serale tra genitori quasi tutti exoratoriani e figli con la vittoria di questi ultimi sotto lo sguardo compiaciuto di qualche mamma che ha assistito all’incontro. Adesso il prossimo grande appuntamento sarà quello del mese di maggio con le feste di San Domenico Savio e Maria Ausiliatrice. G i o v a n n i D ’ An d r e a

L’immigrato ha fatto tombola Le feste natalizie sono caratterizzate anche dal gioco della tombola. Questa tradizione è diventata classica nelle nostre opere specie negli oratori, non c’è periodo natalizio in cui non manca un giorno dedicato a questo gioco a premi. Per il Natale appena trascorso si è deciso di proporre la tombola anche agli immigrati alloggiati presso la casa di Santa Chiara a Palermo. L’iniziativa che si è svolta il 28 dicembre 2006 ed il 3 gennaio 2007 è servita come momento di socializzazione tra di diversi immigrati provenienti fa nazioni diversi e come piccolo passo per l’integrazione culturale. Il 28 dicembre don Gianni Giummarra ha dovuto faticare non poco per spiegare il meccanismo che determinano ambi, terne , quaterne, cinquine e la sospirata ed ambita tombola. I premi messi in palio erano generi utili per il vivere quotidiano come ad esempio schiuma da barba, deodoranti, radioline, saponette, riso ed altri generi alimentari. Dopo


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CATANIA - BARRIERA G u sta l a vi ta... co n all egria !

un’ora circa di gioco si è passato anche all’aspetto culinario. Sono stati i nostri ospiti a cucinare il famoso couscous a base di carne di montone. Si sa che davanti ad un buono e profumato banchetto ci si predispone alla serenità e cordialità. Il sottofondo musicale non è mancato, la cena è stata accompagnata da melodie magrebine e ganesi. Anche il 3 gennaio stesso clichè e proprio quella sera era presente l’Ispettore don Luigi Perrelli che quel giorni dava inizio alla sua visita canonica alla comunità. Questa volta il meccanismo dei numeri era stato già acquisito quindi si è proceduto in maniera più spedita.

È iniziato alla grande il Grest 2007 presso i Salesiani di Barriera-Sacro Cuore, con una riuscitissima manifestazione di apertura. Con la presenza della Polizia Municipale, oltre 200 ragazzi e familiari hanno percorso la via del Bosco, via della Paglia, via Leucatia e via Card. Nava come un serpentone colorato di giallo, rosso, bianco, celeste, verde e arancione (le magliette delle squadre e degli animatori), preceduti da una band di ragazzi e adolescenti suonatori (trombe, tamburi, piatti, sax, pifferi...), che hanno intonato brani musicali per richiamare l’attenzione della gente che si affacciava dai balconi e dalle porte per salutare i propri figli e i tantissimi ragazzi della Circoscrizione. Il Grest 2007 all’Oratorio Centro Giovanile del Sacro Cuore è condotto dai Salesiani don Domenico Luvarà e don Gaetano Urso, e animato da circa 50 animatori, giovani e adulti.

Palermo-S. Chiara: Preparazione del couscous con carne di montone.

Adesso ci siamo prefissi un nuovo piccolo tentativo, quello di fare conoscere don Bosco, per tale motivo ci siamo procurati dei fumetti che narrano la vita del nostro santo fondatore in lingua araba, l’idea è anche quella di realizzare, sfruttando le immagini dei fumetti, un DVD da proiettare agli immigrati di lingua araba, per quelli di lingua inglese come i ganesi si pensa di fare qualcosa di simile. G i o va n n i D ’A n d re a

Catania-Barriera: La band di ragazzi che hanno suonato per le strade della Circoscrizione.


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dalle case salesiane PALERMO - GESÙ ADOLESC.

Catania-Barriera: Lo striscione del Grest 2007.

Lo Staff di coordinamento del Grest Ragazzi è composto da Grasso Roberto, Raciti Agata, Strano Andrea, Tudisco Annalisa, Vasta Ivan; quello per il Grest-Adolescenti è composto da Cacia Antonino, Galeano Paolo, Gangemi Maria Concetta, Grasso Roberto e Murgana Eliana. Il Grest-Ragazzi si svolge dal 21 giugno al 23 luglio, mentre dal 2 al 28 luglio si svolgerà il Grest-Adolescenti, martedì 26 giugno alle ore 20:00 avrà inizio anche il Grest Famiglie, con un incontro dei genitori dei Grestini.

Il CNOS FAP del “Gesù Adolescente” di Palermo ha partecipato alla gara Nazionale del Settore Elettrico ed Elettronico indetta dalla Schneider Electric sull’Automazione Industriale. La Gara consisteva nel realizzare un’automazione di media complessità che gestiva un carico e scarico di due silos utilizzando relativi sensori ed apposito nastro trasportatore ed elevatore; il tutto utilizzando un micro PLC Zelio Logic della Schneider Electric. Gli allievi hanno dovuto progettare e realizzare l’intero processo, dagli schemi elettrici logici in linguaggio LADDER utilizzando un apposito software, alla realizzazione del quadro elettrico, terminando la prova con il collaudo dell’automazione.

Palermo-Gesù Adolescente: Gli allievi che si sono aggiudicati la borsa di studio dalla Schneider Electric. Catania-Barriera: Grestini in fila.

Il tema centrale è legato alla vita: “GUSTA LA VITA... CON ALLEGRIA” è il motto per questo intenso mese di attività. Sabato 30 con la partecipazione di una rappresentanza della Marina Militare si inaugureranno le Olimpiadi del Grest 2007, alla presenza delle famiglie dei grestini, presso il cortile del Sacro Cuore, alle ore 20:00 dopo la Santa Messa, che sarà celebrata alle 19:00 all’aperto. Don Ga et ano U rs o

L’allievo Gabriele Ferraro del “Gesù Adolescente” di Palermo che frequenta la classe 3EA del corso “Installatore e Manutentore di Impianti Elettrici civili ed Industriali”, si è distinto raggiungendo la terza posizione con un punteggio complessivo di 87/100, guadagnandosi una borsa di studio assegnata dalla Schneider Electric. Resta da evidenziare che la formazione professionale è professionalizzante e nello stesso tempo, con i suoi percorsi triennali, ambisce al giusto riconoscimento della qualifica di II Livello Europeo.


dalle case salesiane

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ALCAMO (TP) Una mos tr a per l a s et ti ma na vocazionale Tutti i cristiani sono dei chiamati, hanno cioè una vocazione, una chiamata del Signore alla quale rispondere, e che talvolta, per una serie di condizione di carattere ecclesiale, chiede di essere risvegliata e favorita con una certa insistenza dal punto di vista pastorale.

Una mostra vocazionale ha voluto sottolineare che tra i cristiani alcuni sono oggetto di una chiamata, di una vocazione singolare (speciale) che si caratterizza con la risposta concreta a tale chiamata che porterebbe il soggetto interessato ad esprimere un servizio pieno e definitivo nei confronti del popolo di Dio e nell’ambito della Chiesa. La mostra, interessante strategia, ha cercato di raggiungere gli educatori alla fede presenti nella parrocchia come interlocutori e collaboratori nell’accompagnamento vocazionale dei ragazzi e dei giovani preparandoli alla celebrazione della festa del Buon Pastore. Presentiamo alcuni quadri per noi significativi.


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Guardando altrove P resen tato il nu o vo sito di AN S II 3 maggio è stato presentato ufficialmente il nuovo sito di ANS il periodico plurisettimanale telematico della Congregazione Salesiana recentemente iscritto al Tribunale di Roma nel Registro della Stampa come Agenzia iNfo Salesiana. La presentazione è avvenuta presso il Salesianum in via della Pisana 1111 alla presenza di Don Pascual Chàvez, Rettor Maggiore dei Salesiani, e di padre Federico Lombardi Direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Diversi gli ospiti dell’ambito della comunicazione cattolica e salesiana invitati all’evento. Nel corso degli ultimi mesi i membri del Dicastero per la Comunicazione Sociale dei Salesiani, guidati dal Consigliere don Tarcisio Scaramussa, hanno operato una verifica e una riorganizzazione dell’agenzia di informazione. Il sito – raggiungibile all’indirizzo www.infoans.org – è giunto alla terza release dopo quelle del 2000 e del 2003. La varietà dell’offerta editoriale, in sei lingue, contenente news testuali, approfondimenti e rubriche multimediali con immagini, audio e video ne fa un interessante strumento di diffusione della missione salesiana. Il progetto e la realizzazione del nuovo sito è stato curato dalla Ipermedia Servizi di Roma, già partner delle edizioni precedenti. Il nuovo sito web di ANS è stato pubblicato online il 6 maggio 2007, in occasione della memoria liturgica di San Domenico Savio e del 150° anniversario della sua morte. Fonte: [ANS, Roma maggio 2007].

B en e de t t o X V I s ot t o lin e a l ’imp or t a n z a d e i me z z i d i c o mu ni c az ion e Benedetto XVI si è riferito ai mezzi di comunicazione in due momenti durante l’omelia che ha pronunciato nella Messa di canonizzazione di Frei Galvão, a San Paolo. In un primo momento, ha ringraziato i mezzi di comunicazione che rendono possibile che “le mie parole e le espressioni del mio affetto possono entrare in ogni casa e in ogni cuore”, sottolineando la copertura mediatica data a questa visita pastorale in Brasile, per la quale si sono accreditati 3.200 giornalisti. In contrapposizione al mondo edonista che oggi sembra prevalere, il Santo Padre ha presentato il modello del santo brasiliano che è rivolto a “ogni cristiano, sia esso consacrato o meno”, e risveglia “desideri di fedeltà a Dio sia dentro che fuori del matrimonio”. Il Papa ha affermato che “il mondo ha bisogno di vite limpide, di anime chiare, di intelligenze semplici, che rifiutino di essere considerate creature oggetto di piacere”. Riferendosi ai mezzi di comunicazione per la seconda volta, ha osservato che “è necessario dire no a quei mezzi di comunicazione sociale che mettono in ridicolo la santità del matrimonio e la verginità prima del matrimonio”. Fonte: [Zenit.org, San Paolo 11 maggio 2007].


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La f e s ta de l l ’Aus i l i a t ri c e L’intero mondo salesiano celebra oggi la Solennità di Maria Ausiliatrice, motivo per il quale oltre le celebrazione liturgiche proprie della ricorrenza migliaia di persone saranno o sono già coinvolte in tantissime manifestazioni festive. È tradizione che in occasione della festa dell’Ausiliatrice nelle presenze della Famiglia Salesiana si organizzino gare sportive o culturali, manifestazioni musicali, processioni, accademie e tanto altro. Inoltre per le opere salesiane questa ricorrenza è anche un’opportunità per ricordare e evidenziare la fiducia che Don Bosco dimostrava nella intercessione della madre di Dio sotto il titolo di “Aiuto dei Cristiani”, affidamento che

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ancora oggi viene trasmesso di generazione in generazione nei diversi gruppi della Famiglia Salesiana. Particolare rilievo ha la celebrazione di questa festa a Torino presso la Basilica di Maria Ausiliatrice, dove questa sera avrà luogo la tradizionale Processione in onore della Madonna di Don Bosco, presieduta dal Cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino. Fonte: [ANS, Roma 24 maggio 2007].

Verso la beatificazione del ven. Zeffirino Namuncurà Martedì 15 maggio, nel corso della sessione dei Cardinali e dei Vescovi Membri della Congregazione delle Cause dei Santi, è stato approvato a pieni voti (12/12) il miracolo attribuito all’intercessione di del venerabile Servo di Dio Zeffirino Namuncurà, giovane laico, allievo della Società di san Francesco di Sales (Chimpay 1886 - Roma 1905). Il nuovo Segretario della Congregazione, S.E. Mons. Michele Di Ruberto, si è espresso così, a conclusione della seduta: “È un miracolo splendido, che fa onore al prossimo Beato, alla Chiesa e a tutta la Famiglia Salesiana”. Si attende ora la decisione definitiva del Santo Padre Benedetto XVI per procedere alla beatificazione che si prevede nei primi giorni del mese di novembre in Argentina. Fonte: [ANS, Città del Vaticano 21 maggio 2007].

Li bri i n dono a l P a pa Il 30 maggio, al termine dell’udienza generale svoltasi in piazza san Pietro, una delegazione di professori della Università Pontificia Salesiana di Roma ha offerto al Papa il volume a lui dedicato e recentemente presentato presso la stessa università. Il volume presentato da don Enrico dal Covolo, don Mauro Mantovani, don Mario Maritano e don Manlio Sodi è una miscellanea di studi sui temi del Concilio Ecumenico Vaticano II e che ha come parte del titolo - “Ubi Petrus, ibi Ecclesia. Sui sentieri del Concilio Vaticano II” - una espressione pronunciata da Benedetto XVI all`inizio del suo Pontificato che invitava tutta la Chiesa a riflettere e ad agire alla luce Concilio. Il volume, curato da don Manlio Sodi e edito dalla editrice dell`Università Salesiana - LAS - apre la nuova collana “Nuova Biblioteca di Scienze Religiose”. Nella medesima occasione don dal Covolo e don Maritano hanno offerto al Papa i sette volumi di “Letture origeniane” pubblicati dalla medesima editrice. Fonte: [ANS, Città del Vaticano 1 giugno 2007].


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69ma Assemblea USG: “Vita religiosa: pr o f e z i a n e ll e c u lt u r e d i o g g i ?” Ha avuto inizio il 23 maggio, presso la “Fraterna Domus” di Sacrofano vicino Roma, la 69ma Assemblea semestrale della Unione Superiori Generali (USG) con la partecipazione di 120 superiori generali. Don Pascual Chávez Villanueva, eletto Presidente della USG nella precedente Assemblea, non ha potuto presenziare perché invitato a partecipare, insieme a fr. José Rodríguez Carballo, Ministro Generale dei Frati Minori, ai lavori della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi che si stanno svolgendo proprio in questi giorni ad Aparecida in Brasile. Don Chávez ha fatto pervenire ai partecipanti alla Assemblea USG un suo breve messaggio: “Per sua natura – ha scritto Don Chávez – la vita religiosa è profezia, anche se non si può ridurre solo a questo. Più che mai la Chiesa e il mondo di oggi hanno bisogno di una vita consacrata profetica. In un contesto sociale in cui si vive sempre più come se Dio non ci esistesse, la vita religiosa è chiamata ad annunciare il disegno meraviglioso di Dio, a denunciare tutto ciò che attenta contro di esso”. “La nostra profezia – ha aggiunto – non deve essere qualcosa di esterno a noi, come può accadere ai profeti di sventure, che non fanno altro che annunciare sciagure e castighi, o con i profeti di corte, che non fanno che accarezzare gli orecchi degli ascoltatori, o con i profeti della rivendicazione sociale,che mi-

Sacrofano-Roma: Assemblea USG.

guardando altrove metizzano un sistema politico o economico e ne canonizzano un altro, senza vedere il bisogno che c`è di ridimensionare ogni realtà umana”. “La vita consacrata – ha concluso – sarà profetica solo se saprà rendere testimonianza dell`amore appassionato di Dio”. Dopo la lettura del messaggio il biblista carmelitano Carlos Mesters ha sviluppato il tema della profezia nella Bibbia, prima fonte ispiratrice della vita religiosa. “Rileggendo attentamente la vicenda biblica dei profeti, in particolare l`esperienza di Elia, – ha detto Mestres – sarebbe più facile accorgersi che anche in questo nostro tempo apparentemente senza profeti, stiano invece sorgendo nuove forme di profezia. Si tratta però di rileggere il passato in modo diverso. La situazione di sconfitta, di morte e di secolarizzazione in cui si è trovato Elia e in cui si viene a trovare ogni popolo in prigionia, viene di fatto percepita come il momento e il luogo dove inaspettatamente si viene raggiunti da Dio. Padre Josep Abella, Superiore Generale dei Clarettiani, dopo un`attenta lettura di alcune esperienze attuali di profezia, ha enucleato alcune le costanti presenti in esse: una attenta osservazione della realtà; un clima di libertà con cui si vive la propria consacrazione; un chiaro riferimento al fondatore e insieme anche una riscoperta del carisma di fondazione; la piena consapevolezza che “sono i poveri che ci evangelizzano”; una nuova modalità di intendere e vivere la dimensione comunitaria; una nuova collocazione ecclesiale; il discernimento e la capacità di intercettare le nuove domande; l’attenzione continua ai grandi temi dell’umanità: la pace, la giustizia, la riconciliazione, lo sviluppo integrale ed ecologico. Padre Abella, evidenziando anche alcuni temi non emersi dalla indagine, ha ricordato la profezia della vita consacrata ordinaria, la parola profetica di alcune comunità contemplative, le nuove forme di vita consacrata, la dimensione profetica presente anche nella riflessione teologica e nel dialogo con la cultura e, infine, l`importanza della presenza profetica dei consacrati nei consessi mondiali in cui si decide il futuro di milioni di esseri umani. Fonte: [ANS, Roma 25 maggio 2007].


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I l C ar di n a l e Rod rí g u ez Ma r ad i ag a n uo v o p re s i de nt e di Ca r i ta s I nt e r na t i on al i s Il Card. Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, salesiano, arcivescovo di Tegucigalpa, è stato eletto ieri, 5 giugno, nuovo presidente di “Caritas Internationalis”, dai rappresentanti della confederazione della “Caritas” radunati nella Città del Vaticano per la loro XVIII Assemblea Generale. Il card. Rodríguez Maradiaga sostituisce Denis Viénot, che si era presentato per un secondo mandato. I rappresentanti della confederazione hanno eletto anche il nuovo tesoriere di “Caritas Internationalis” nella persona del sig. Grigor Vidmar. Venerdì prossimo sarà eletto il nuovo segretario generale. Il 9 giugno, al termine della Assemblea generale, il Card. Rodríguez prenderà ufficialmente possesso del suo incarico e sarà il rappresentante mondiale e Presidente della Caritas, alla quale appartengono 162 associazioni. Il cardinale, che non era presente in Assemblea a motivo di altri impegni, ha ringraziato con una telefonata da Tegucigalpa per la sua nomina, come riportato dal sito di “Caritas Internationalis”: “Vorrei ringraziare con tutto il cuore l’Assemblea Generale. Apprezzo la fiducia che mi è stata dimostrata. Nella Caritas dobbiamo lavorare per le necessità dei poveri. Se vogliamo essere veri discepoli e missionari, dobbiamo valorizzare l’impegno socio-pastorale di tutti i nostri membri. Soprattutto in questo periodo, dobbiamo condividere i beni e impegnarci a superare l’ingiustizia sociale. Nel 40° anniversario della Populorum Progressio, dobbiamo promuovere lo sviluppo come modo per alleviare e vincere la povertà”. Fonte: [ANS, Città del Vaticano 6 giugno 2007].

L’importanza nel mondo di comunicatori cattolici Si sta svolgendo in questi giorni a Sherbrooke il Congresso mondiale dell’International Catholic Union of the Press (UCIP) dal tema “Media e religione: rischio od opportunità? L’impatto dei media moderni sull`esperienza religiosa e la coscienza sociale”. Il convegno, iniziato il 3 giugno, è chiamato ad approfondire tre problematiche in particolare: i media e la costruzione dei fenomeni religiosi contemporanei; l’etica e i media, il giornalismo religioso e il risveglio della coscienza sociale. La prima area tematica riguarda la copertura mediatica di argomenti quali le odierne sfide bioetiche, le guerre e le componenti religiose dei conflitti; la seconda area di dibattito sono le finalità della comunicazione: promozione di un particolare gruppo di interesse o informazione del pubblico e dei rapporti del giornalismo religioso con le diverse lobbies. Il terzo blocco di riflessione è dedicato al ruolo del giornalismo religioso in alcuni ambiti: la pace, il pluralismo religioso, l’emarginazione di comunità e paesi vittime della povertà e dell’ingiustizia sociale. L’Arcivescovo John P. Foley, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, nel suo intervento – come riportato dall’Agenzia Zenit – ha sottolineato l’importanza nel mondo dei comunicatori cattolici. “È assolutamente necessario avere cattolici impegnati nel campo delle comunicazioni, non come quinta colonna infiltrata in un territorio ostile, ma come un gruppo di credenti convinti che possono e dovrebbero portare i valori cristiani e cattolici nella loro vita professionale”. Per mons. Foley “nessun lavoro è o può essere separato dalla nostra fede, ma il lavoro nelle comunicazioni è particolarmente vicino a ciò in cui crediamo”. “La nostra fede – ha aggiunto – può solo arricchire il nostro lavoro professionale nel campo delle comunicazioni, perché siamo chiamati ai più alti standard di eccellenza, verità, rispetto per la dignità umana e preoccupazione per il bene comune”. Il congresso, che si concluderà domenica 10 giugno, ospita anche l’Incontro mondiale della Rete internazionale dei giovani giornalisti. Fonte: [ANS, Sherbrooke 8 giugno 2007].


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brevemente

Brevemente Gela - L’Eschilo d’oro consegnato a D on B iag io A ma ta

M o d ic a A l t a - C it ta d in a n z a O n o rar ia a Don Pietro Garofal o

È stato consegnato a don Biagio Amata, decano della Facoltà di Lettere dell’Università Pontificia Salesiana di Roma l’Eschilo d’Oro. Il riconoscimento giunge dopo l’ultimo scritto di don Biagio Amata dal titolo: "Tragedie Greche", presentato nel corso della serata organizzata dall’Associazione ex allievi del Liceo Classico "Eschilo" e dal Kiwanis. Il nuovo appuntamento con la cultura ha permesso ai presenti di ripercorrere la vita di Eschilo, anche grazie all’interpretazione di Emanuele Giammusso, attore della compagnia amatoriale "l’Antidoto" e tra i protagonisti del nuovo film del regista Virgadaula. Giammusso per l’occasione, ha fatto "rivivere" il tragediografo morto a Gela. Don Biagio Amata ha parlato di Eschilo mettendo in risalto la potenza delle avvincenti tragedie e della figura di un uomo per cui la venerazione degli dei assumeva grande valore, che lottò per la sua patria e per la giustizia. L’associazione degli ex allievi, presieduta dal dirigente scolastico prof. Corrado Ferro, continua ad organizzare appuntamenti presso l’auditorium del Liceo allo scopo di valorizzare la formazione classica, diffondendo la storia dell’Istituto. Questa volta il sodalizio tra gli ex allievi è stato affiancato al gemellaggio con il Kiwanis ed il suo presidente, il prof. Giorgio Romano. Anche in futuro le associazioni si faranno promotrici di eventi, sviluppando nuovi vincoli di collaborazione con personaggi noti o con le realtà culturali presenti in città.

Mercoledì 20 giugno nella Sala del Consiglio comunale di Modica, alle ore 11,30 si è svolta una riunione “straordinaria” per la concessione ad un salesiano, don Pietro Garofalo, della Cittadinanza Onoraria di Modica, per i 27 anni del-

L.S. Fonte: [La Sicilia, Caltanissetta 2 aprile 2007].

la sua attività educativa (scuola, pastorale, gruppi ecclesiali, cooperatori, giovani exallievi, parrocchie cittadine, collaborazione con le FMA) a vantaggio dei ragazzi del S. Domenico Savio di Modica Alta e di molte persone del popolo di Dio. Alle ore 12 circa il sindaco di Modica Pietro Torchi Lucifora firmava e consegnava la relativa pergamena a don Pietro Garofalo in presenza del sig. Ispettore don Luigi Perrelli e altri rappresentanti della FS.


da ricordare

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Da ricordare È m o r to d o n P i et r o S t e ll a . I l co rd o g l i o d e ll a c o m u n it à a c c a d e m ic a d e l l’ U P S È deceduto questa mattina venerdì 1 giugno 2007 il Rev. Prof. don Pietro Stella, insigne studioso e professore dell’Università Pontificia Salesiana. Il Rettore don Mario Toso a nome di tutta la comunità universitaria ha scritto un messaggio di cordoglio che riportiamo di seguito. In memoriam L’intera comunità accademica dell’Università Pontificia Salesiana (UPS) si unisce al dolore della Comunità “Gesù Maestro” della Visitatoria per la scomparsa dell’illustre Professore don Pietro Stella. Docente ordinario di Teologia morale nella Facoltà di Teologia dell’UPS sino al 15 ottobre 1979, il Prof. Stella è stato, tra l’altro, ordinario di Storia Moderna presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Perugia dal 1977 e, nel 1981, fu chiamato a coprire la cattedra di Storia della Chiesa nella Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Roma. Incaricato per anni del Centro Studi D. Bosco dell’UPS, il Prof. don Pietro Stella si è affermato come un grande studioso non solo dell’opera e dell’attività educativa e pastorale di Don Bosco nella storia della Religiosità cattolica, ma anche del Giansenismo in Italia. L’Università Pontificia Salesiana è riconoscente a don Stella per il suo insigne impegno culturale. Con il suo servizio, contrassegnato da circa cinquanta anni di ricerche, ha altamente onorato la nostra Comunità accademica e salesiana, con la quale ha sempre coltivato un legame profondo. Prof. don Mario Toso Fonte: [UPS, Roma 1 giugno 2007].

D o n P ie t ro S t el l a p r es e nt a l a sua u l t ima ope ra s ul Gia ns en is mo Anche se con ritardo, non possiamo non comunicare un evento che ha visto come protagonista don Pietro Stella, eminente studioso di storia e di Don Bosco dell’UPS. Lo scorso 19 aprile, nella Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea dello storico Palazzo Mattei di Giove in Roma, è stata preopera in tre volumi di don Stella, sentata l’o docente dell’Università “La Sapienza” e dell’Università Pontificia Salesiana di Roma, “Il Giansenismo in Italia”. Alla presentazione sono intervenuti, oltre allo stesso autore, il dott. Francesco Margotta Broglio, Ordinario di Diritto Ecclesiastico nell’Università di Firenze, la prof.ssa Marina Caffiero, docente di Lettere e Filosofia presso il Dipartimento di storia moderna e contemporanea dell’Università “La Sapienza” di Roma, e il prof. Mario Rosa, della Scuola Normale Superiore di Pisa. Con quest’opera don Stella, considerato il maggior studioso del giansenismo in Italia, fa il punto sulla storia del movimento e della cultura giansenista, traendo importanti conclusioni e lanciando nuovi spunti di ricerca. “È una grande storia narrativa che mostra come il giansenismo abbia permeato la cultura religiosa italiana”, ha dichiarato il prof. Rosa durante il suo intervento. Alla presentazione sono intervenuti, oltre a diversi docenti e studiosi di storia, don Adriano Bregolin, Vicario del Rettor Maggiore, don Tarcisio Scaramussa, Consigliere per la Comunicazione Sociale, don Giuseppe Nicolussi, Superiore della Visitatoria UPS, e mons. Raffaele Farina, Prefetto della Biblioteca Vaticana. L’opera, ritenuta un capolavoro di ricerca e di storia, è pubblicata dalle “Edizioni di Storia e Letteratura” di Roma. Fonte: [UPS, Roma 1 maggio 2007].


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SCUCCES Sac. Antonino n. a Modica (RG) il 19 gennaio 1938; prof. a S. Gregorio il 16 agosto 1955; sac. a Messina il 19 marzo 1965; † a Viagrande (CT) il 21 giugno 2007. Sepolto a Modica TF. Difficile dire chi era e che cosa ha fatto Ninì Scucces a mente ancora commossa dalla sua rapida e improvvisa dipartita. A me basta ricordarlo con quel suo tratto appassionato con cui trattava i giovani e tutto ciò che li riguardava. A me basta ricordarlo tutto dedito all’ opera di recupero di una qualsiasi dignità umana incontrata o al S. Chiara, a Viagrande o a Centuripe. A me basta pensare che anche Don Bosco avrebbe fatto altrettanto. Grazie Ninì. M I LA ZZO S a c . Ca r m e l o n. a Canicatti (AG) il 4 ottobre 1916; prof. a S. Gregorio il 14 setttembre 1934; sac. a Ragusa il 29 giugno 1944; † a Pedara il 2 giugno 2007. Sepolto a Catania. Certamente non hanno dovuto sprecare molta carta da lettere gli Ispettori per mandare “ubbidienze” a Don Milazzo. Dopo la visita, per la breve permanenza in esse, del Savio di Messina, della Barriera, del Bollengo, di Modica e di San Gregorio dal 1945 non si è più mosso da Cibali. La scuola è stata la sua missione: Precisa, puntuale, impegnata, severa e nello stesso tempo capace di far crescere i ragazzi intellettualmente e spiritualmente. Del resto la sua vita era questo: puntualità a tutti i momenti della vita comunitaria, anche quando con fatica si trascinava nei vari ambienti. Precisione e preghiera continua. Il Signore lo ricambi secondo i suoi meriti. Di Don Aloisio e il Sig. Mangiapane ci sono già le lettere necrologiche. Un altro figlio della nostra terra, Don Piero Stella, che tanto lustro ha dato alla Congregazione, è andato a ricevere il premio delle sue buone opere. Certamente qualcuno, molto più esperto di me, pubblicherà un suo profilo.

da ricordare Ricordiamo anche i parenti di confratelli che ci hanno preceduti nella casa del Padre. Il Sig. Mario Fichera, il Sig. Duca, il Sig. Simili, il Cognato di Don Gianni Lo Grande, il fratello di Don Pinella.

Per i momenti lieti: Ricordiamo i nostri dodici chierici che hanno ricevuto il diaconato. Il servizio diaconale sia la preparazione più degna e più efficace al presbiterato. P ed ara : Vorrei fare un augurio alla casa di Pedara che il prossimo ottobre compirà 110 anni. Per la generosità di Don Alfio Barbagallo e delle due sue sorelle nubili Concettina e Domenica nel 1897 si apriva l’aspirandato di Pedara. Tutti siamo passati tra quelle mura e certamente tanti ricordi della nostra infanzia sono legati a Pedara. Possa ancora essere la culla di tante vocazioni salesiane. Auguri Pedara. D o n S al v at o re S p i ta l e Segretario ispettoriale

Le informazioni e le novità relative al lavoro pastorale ed educativo presso i nostri oratori, parrocchie, scuole, sono poche. L’obiettivo principale di “Insieme” è quello di dare massima visibilità alle numerose attività. A settembre si lavorerà per migliorare la nostra rete formativa, informativa. Si ricorda che, per inviare notizie e relative documentazioni, per “Insieme” e per www.salesianisicilia.org) il sito internet (w l’indirizzo di posta elettronica è il seguente: insieme@salesianisicilia.org (in alternativa: fbongiorno@salesianibarriera.org). Ringraziando per la collaborazione, auguriamo a tutti buone vacanze. L a re da zi o n e

Tel. 095/336369 – Fax 095/339720.


È un lavoro che procede per “schede” essenziali ma sufficienti a cogliere il cammino di una Congregazione che nell’arco di 25 Capitoli Generali (1877-2002) ha saputo concretizzare uno stile inaugurato da Don Bosco: procedere secondo che il Signore ispira e le circostanze suggeriscono.

Le responsabilità sulla sofferenza e sulla salute degli animali di fatto si ripercuotono sulla nostra sofferenza e salute. Il prendersi cura della salute degli animali porta significative conseguenze sia sulla salute umana che sulla salute sociale nel senso di un miglioramento anche delle relazioni umane. Un uomo più attento al benessere animale, starà meglio di salute e sarà più attento al benessere e alla salute degli altri. L’etica del prendersi cura porta all’essere responsabile per l’altro, per il suo bene ed il suo benessere, e questo non per un solo fatto di mera convivenza, ma sulle basi di una salute e di una dignità etica che tutti ci avvolge.


Messina-Giostra: Mons. C. La Piana conferisce l’ordine del diaconato a don A. Di Quattro.

Messina-Cattedrale: Ordinazione diaconale di 11 giovani confratelli provenienti da varie parti del mondo.

Caltanissetta-Parrocchia “S. Cuore”: Ordinazione sacerdotale di don A. Bonasera per le mani di Mons. M. Russotto.

Messina-S. Tommaso: Il Sig. Ispettore conferisce il ministero del lettorato e dell’accolitato a 13 confratelli.

Messina-S. Tommaso: Don G. Ruta con i nuovi accoliti (IME-ISI).

Messina-S. Tommaso: Don G. Ruta con i nuovi lettori.

Notiziario_giugno_2007  

Notiziario giugno 2007

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