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Notiziario dell’Ispettoria Salesiana Sicula Anno XXXII n. 126

Dicembre 2005


Editoriale Questo numero appare particolarmente ricco di immagini e informazioni che si riferiscono ad avvenimenti della nostra vita ispettoriale. Di particolare rilievo e significato è l’intervento del Rettor Maggiore Don Pascual Chàvez Villanueva a Messina in occasione dell’apertura dell’anno accademico e dell’inaugurazione del bassorilievo del Maestro Ennio Tesei. Fra le tante notizie riportate nel notiziario particolare spazio diamo anche al Cardinale salesiano Oscar Rodriguez Maradiaga, accompagnato in Sicilia dall’ambasciatore dell’Honduras, da alcuni confratelli della nostra Università di Roma e della nostra ispettoria. In assenza del nostro Ispettore Don Luigi Perrelli che si trovava in Madagascar, il cardinale è stato accolto e accompagnato oltre che dal direttore della Casa di Gela Don Salvatore Frasca, dal vicario ispettoriale Don Aldo Ballistreri. Ampio spazio viene dato all’attività estiva dei nostri oratori, alle diverse esperienze dei giovani salesiani, alle varie attività della Pastorale Giovanile e di programmazione. Si tratta di una informazione non soltanto documentativa ma stimolante e animatrice. L’amore e l’appartenenza salesiana crescono con l’informazione e la conoscenza. L’inserto di questo numero: Il cinema e la pittura. Fe lic e Bongiorno

In copertina Il Rettor Maggiore Don Pascual Chàvez Villanueva durante la Prolusione dell’Anno Accademico 2005/2006 al “S. Tommaso” di Messina.

Sommario Messaggio del Rettor Maggiore pag. 2 Lettera dell’Ispettore » 5 L’educazione degli affetti » 6 Al servizio del Padre » 9 XX G M G » 10 Comunicazione sociale » 13 MGS » 17 Pastorale Giovanile » 20 Famiglia salesiana » 26 Frammenti di memoria… » 33 I confratelli, una risorsa » 34 Dalle case… » 38 Brevemente… » 50 Da ricordare… » 52

Pubblicazione della tesi di dottorato di Don Vincenzo Nicosiano Redazione: Felice Bongiorno Giuseppe Falzone Gaetano Urso Progetto grafico: Roberto Arena Impaginazione: Felice Bongiorno Stampa digitale: Scuola Salesiana del libro Catania-Barriera


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“Nella Santa Famiglia di Nazareth troviamo il prototipo di ogni famiglia, l’amore più vero e sincero, l’unione più indissolubile, i doveri adempiuti fino al sacrificio, il lavoro condiviso con gioia, la pazienza che rafforza e vivifica”.

Buon Anno 2006

FAMIGLIA, culla della vita. Illustrazione del pittore Umberto Gamba (calendario del BS).


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INSIEME CON I GIOVANI D’EUROPA COSTRUIAMO LA FAMIGLIA

I m m a g i n a nd o q ue l c h e fa re b b e D o n Bo s co o g g i

5/06 0 0 2 . ne A.A maso” o i s u l Pro na “S. Tom Messi Dalla prolusione di Don Pascual Chavez La pr ese nza sale siana in Europ a L’Europa “non può dimenticare quelle che sono le sue radici. Deve ricordare che il cristianesimo è stata la linfa vitale dalla quale, durante due millenni, ha derivato le più nobili ispirazioni spirituali". Ma “l’Europa oggi non deve semplicemente richiamarsi alla propria eredità cristiana precedente; occorre raggiungere di nuovo la capacità di decidere sul futuro dell’Europa in un incontro con la persona e il messaggio di Gesù Cristo… La Chiesa ha il compito urgente di dare, di nuovo, agli uomini d’Europa l’annuncio liberatore del Vangelo” . Davanti a questa Europa che sta vivendo “una apostasia silenziosa”, dobbiamo, in primo luogo, ravvivare la coscienza che siamo stati inviati per aiutarla a ricuperare la speranza e il futuro; apparteniamo a quella “minoranza creativa” che può dare un’anima all’Europa. Non siamo gli unici responsabili di questa missione, ma non possiamo permetterci indifferenza né assenza di impegno. Tutti possiamo, e dobbiamo, essere protagonisti in questa Europa che vive un processo di cambi accelerati e profondi . E proprio perché il problema è essenzialmente culturale, la soluzione si troverà nella creazione di una cultura che risponda ai bisogni reali della persona umana. E la cultura è il campo di missione proprio dei salesiani. Come salesiani possiamo dare un contributo specifico a questa nuova cultura; questo contributo ‘salesiano’ alla costruzione dell’Europa cristiana implica una fiducia indefettibile nella gioventù e nella famiglia, l’impegno rinnovato per l’educazione e la promozione permanente del Sistema Preventivo, convinti come siamo che il

modo in cui Don Bosco affrontò i problemi sociali non solo è giusto e valido, ma è anche il più efficace. Questa nuova cultura non può nascere dall’egoismo narcisista, dall’ individualismo senza solidarietà, da un epicureismo spontaneo. Per essere cristiana, deve basarsi sulla croce, che è l’unico modo autentico di rispettare il vero Dio. Rifiutare Dio manifestato nella croce di Cristo significa rinunciare al Dio Amore; la ripugnanza, quasi viscerale, verso la croce di Cristo, così attuale e generalizzata, è l’espressione più evidente del paganesimo imperante. Nella croce Dio si manifesta come è, non come piacerebbe all’uomo; gli si rivela oltre ogni immaginazione e oltre i migliori desideri. Con la croce Gesù ha toccato il fondo dell’annientamento umano. Dalla sua morte, e una morte in croce, è sorta la vita senza fine; all’umiliazione più profonda è seguita la massima glorificazione: il servo consegnato è stato proclamato Figlio. Chi volesse costruire la propria città senza Dio, ritornerà a Babele a edificare la torre e a seminare la terra di confusione; la comunicazione diventerà impossibile e si dissolverà l’unità fra gli uomini (Gn 11,1-9). Importa ricuperare il progetto di Dio, assumerne la logica, praticarne la grammatica, per ricostruire comunione e pace con se stesso, con gli altri, con Dio. S fi d e a ll a v o c a zio ne s a le s ia n a in E u ro p a Come Salesiani desideriamo contribuire allo sforzo della Chiesa per “dare un’anima” cristiana al processo di integrazione europea, affinché l’Europa realizzi la sua vocazione, chiaramente delineata nel progetto dei padri fondatori: essere una famiglia di popoli uniti e di nazioni riconciliate, impegnate nella costruzione dell’unità dell’intera famiglia umana. Desideriamo dare anche il nostro apporto carismatico all’opera della nuova evangelizzazione per contribuire alla costruzione della “Ecclesia in Europa”. L’unificazione europea offre nuovi modi di operare al di là delle frontiere, offre la possibilità di essere più aperti ad altre culture, al dialogo interreligioso e interculturale e presenta l’occasione di ricominciare con un nuovo inizio.


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quanto presenza in spazi visibili, come proposta esplicita di incontro col Signore Gesù e di cammini di fede. Abbiamo un modo tipico di avvicinare i giovani e, attraverso loro, le famiglie; di essere presenti tra loro, di farci loro compagni di viaggio e di aiutarli nella loro crescita, di proporre loro l’annuncio evangelico e l’incontro con Cristo, di presentare una proposta vocazionale e d’impegno duraturo; la sfida che ci stimola è quella di trasmettere la fede alle nuove generazioni. La p r o f e z i a de l l a co mu n i t à Di fronte alla società europea, che si va costruendo sempre più in base a una cultura individualista, incentrata su se stessa e consumistica e su un’antropologia senza Dio e senza Cristo, noi Salesiani ci sentiamo chiamati a dare una testimonianza profetica della nostra vita comunitaria, tratteggiata dallo spirito di famiglia, perché possano essere casa per i ragazzi senza famiglia. Al centro di questa profezia vi è la testimonianza di Dio, il cui amore può colmare una vita e che ci guida a vivere la santità. E’ anche profezia di una fraternità vissuta felicemente, che manifesta la realtà di persone di diverse età e mentalità culturali che possono vivere insieme ed essere proposta alternativa. E’ anche profezia di un impegno per Dio che dura tutta la vita. Infine, è profezia del dono di sé e della dedizione senza riserve della propria vita per gli altri, per i giovani. Abbiamo una missione profetica importante nella situazione giovanile e familiare in Europa oggi; ci tocca accogliere la sfida di costruire e mostrare delle comunità in cui si vive la passione per Dio e la passione per i giovani. L a pr op osta de ll’e va nge liz z az i one Di fronte alla cultura di un’Europa chiusa in se stessa, che ha perso la memoria dell’eredità cristiana e di fronte alla domanda religiosa dei giovani, tante volte ambigua e vaga, con risposte insoddisfacenti e devianti, noi Salesiani ci sentiamo interpellati a vivere il nostro impegno carismatico nel campo dell’evangelizzazione come risposta ai grandi interrogativi, alle richieste di senso dei giovani, come promozione dei valori della dignità della persona e del gusto della vita, come offerta del sistema preventivo in dialogo con la cultura stessa, in termini di educazione, di progresso sociale e di sviluppo politico, come valorizzazione della comunicazione sociale in

L’impegno dell’inserimento Di fronte alle nuove povertà, materiali e spirituali, che affliggono in particolare i giovani in Europa e davanti al rischio crescente di esclusione sociale, noi Salesiani ci sentiamo implicati nel superamento delle diverse forme di emarginazione giovanile, per favorire l’inserimento e incontrare spazi di integrazione.

In effetti la situazione dei giovani sta cambiando e compaiono problemi come povertà, emigrazione, emarginazione, mancanza di esperienza di Dio, consumismo, relativismo etico, ricerca di valori, mobilità interna in Europa, vissuta come ricerca di spazi più visibili, famiglie conflittuali o disgregate, ecc. La scelta di Don Bosco per i giovani poveri e la nostra storia salesiana ci chiedono di rendere più visibile il nostro impegno verso i giovani poveri, gli immigrati, i giovani di altre religioni, cercando le strade dell’integrazione, del dialogo interreligioso, dell’esperienza interculturale, dell’aiuto alla famiglia. Presenz a nu ova e nu ove presen ze i n Euro pa In Europa dobbiamo fare nuove le presenze che già abbiamo e, al tempo stesso, pensare anche ad alcune nuove presenze che rispondano


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meglio alle necessità dei giovani. Da questa prospettiva la strenna 2006 indica un campo di azione pastorale cui oggi dobbiamo prestare una cura particolare: la famiglia, consapevoli che senza questa l’educazione resta un compito ancor più difficile.

Per ottenere ciò, la prima novità nelle nostre presenze siamo noi stessi, ognuno dei confratelli, le comunità salesiane, se viviamo come Don Bosco. Egli fu un uomo di una sola causa e di una grande passione, era tutto per i giovani, per i quali diede totalmente ed esclusivamente la propria vita; la sua passione furono “le anime”. Se ci riusciamo, saremo capaci di vivere in ognuna delle nostre presenze l’esperienza di Don Bosco a Valdocco, che “rimane criterio permanente di discernimento e rinnovamento di ogni attività e opera. (Cost. 40). P e r c o n c l u de r e L’Europa è campo di missione per i Salesiani perché in essa i giovani, soprattutto quelli più in difficoltà, hanno bisogno di Dio. I giovani sono la nostra ragion d’essere perché ci sono stati affidati come vocazione e missione. Noi abbiamo bisogno di loro, tanto quanto essi hanno bisogno di noi. L’educazione è il dono più prezioso che possiamo offrire per il loro sviluppo integrale, verso la pienezza di Dio, ed è il nostro contributo alla fermentazione dell’attuale cultura europea. È nostro dovere dire e dare Dio ai giovani, come ci è stato rivelato in Cristo Gesù, manifestazione suprema del mistero di Dio e dell’Uomo, per

mezzo dell’evangelizzazione. L’Oratorio è la patria del carisma salesiano e il criterio di discernimento e di rinnovamento e della novità; più che una struttura, è un tipo di rapporto – cammino concreto di spiritualità – tra educatori e giovani. Sappiamo che si tratta di un cammino lungo, ma nelle realizzazioni già in atto ne vediamo i semi; per questo ci impegniamo nei prossimi anni a dare un volto nuovo alla presenza salesiana in Europa. Vogliamo superare le nostre paure e le nostre resistenze, rinnovando la nostra passione per Dio vissuta nella passione per i giovani, rendendo vivo Don Bosco, il suo cuore, la sua mente, la sua ‘parresia’, la sua creatività apostolica. “L’ora che stiamo vivendo è esaltante e drammatica; offre nuove opportunità e limita alcune possibilità; apre spazi inediti e prospetta sfide ardue” . Il nostro non è tempo di nostalgia, né da perdere “lavando le reti” (Mc 1,19), frustrati dal fallimento dei nostri sforzi (Gv 21,3). La presenza salesiana in Europa, nella sua variegata realtà, è chiamata in quest’ora storica a far trionfare la supremazia dello spirito sulla materia, la priorità delle persone sulle cose, la supremazia dell’etica sulla tecnica, la priorità del lavoro sul capitale, la prevalenza della destinazione universale dei beni sulla proprietà privata; la priorità del perdono sulla giustizia, la priorità del bene comune sull’interesse individuale. Ecco, cari confratelli ed amici il nostro impegno oggi: la missione salesiana nella nuova Europa. Più che mai Don Bosco vuole rimanere accanto ai giovani in Europa e i giovani hanno bisogno di noi, Don Bosco del terzo millennio. Come Don Bosco, abbiamo una missione; come lui, abbiamo ricevuto una “guida e una maestra” in Maria Ausiliatrice. Coraggio, dunque! Duc in altum! Messina – 16 novembre 2005


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Lettera dell’Ispettore Carissimi confratelli questo notiziario vi giunge ad anno civile iniziato e nel suo messaggio di comunione e condivisione della nostra vita veicola la memoria dei grandi eventi ecclesiali, sociali, congregazionali che abbiamo vissuto e che ci hanno introdotto in un nuovo tempo di vita e di servizio. La memoria va innanzi tutto al grande Pontefice che ci ha lasciato nel cuore il segno intenso della vera grandezza spirituale e umana, al nuovo Pastore che abbiamo da subito amato e accolto con lo spirito di fedeltà di don Bosco, ai confratelli e familiari che ci hanno preceduto nell'abbraccio del Padre e tra questi un particolare ricordo va per l'amato don Zocco la cui bella figura si colora nei nostri ricordi del sorriso legato ai tanti 'fioretti' che inanellano la sua vita salesiana intensamente e generosamente vissuta. Nei miei ricordi c'è sempre anche frère Roger Schultz di Taizé perchè ci ha insegnato che quando si vive l'apertura del cuore e della mente secondo la genuinità evangelica non solo si crea comunione impensabile tra cristiani divisi, ma luminosità testimoniante capace di conquistare i ricercatori per eccellenza del vero e del bene: i giovani. Quanto, in tempi in cui l'inquietudine ci assale quando pensiamo alla esigua fecondità vocazionale, dobbiamo interrogarci su cosa ci manca per irradiare in modo coinvolgente il fascino di Don Bosco sui tantissimi giovani che incontriamo! Nell'affidare alla Vergine Madre questo nuovo tempo concesso alla nostra storia di salvezza, vorrei ricordare l'impegno che ci vien dato dal Rettor Maggiore nella strenna sulla famiglia. Ho dato più volte testimonianza di una convinzione che è maturata nella mia vita salesiana che fin dall'inizio si è fondata sulla vocazione per i giovani e che nella pastorale giovanile ha trovato il suo spazio più consistente di servizio e di animazione anche a livello ispettoriale ed ecclesiale. Sempre più, per le vie un po’ a sorpresa che la Provvidenza traccia nella esistenza, ho avuto la chiara percezione che una pastorale giovanile disgiunta da una più ampia pastorale familiare oggi di fatto non può avere nè praticabilità, nè profondità, nè esiti che siano significativi: il nostro proclamato 'spirito di famiglia' non può non incontrare oggi anche l'urgente appello della Chiesa e della parte più avvertita della società per salvaguardare il valore e l'esistenza stessa della famiglia dalle molte-

plici minacce di cui la strenna fa una breve ma efficace analisi. Facciamo in modo di coinvolgere nella CEP sempre i genitori dei nostri giovani, curiamo la pastorale dei fidanzati e delle coppie, sosteniamo la fatica educativa e il disagio relazionale che monta come una marea. Oggi dobbiamo percepire il grido d'aiuto dei giovani non disgiunto da quello della famiglia: è una frontiera che si è fatta trincea. Quest'attenzione non ci distrarrà, tutt'altro, dal perseguire le mete da raggiungere in quelli che abbiamo definito gli ambiti preferenziali nelle nostre scelte ispettoriali: i ragazzi e i giovani poveri, l'evangelizzazione, l'impegno vocazionale. Quale di questi ambiti non tocca direttamente e per molteplici versanti la realtà della famiglia? Benedetto XVI ha invocato un 'sussulto di coraggio' nell'azione per la pace e per estensione auspico questo sussulto nel nostro impegno personale e comunitario su questi orizzonti del nostro serivizio di pastori ed educatori. Non posso non darvi a conclusione il saluto dei confratelli che ho incontrato nella visita in Madagascar. Vi ero andato nel '92 per insediare, su mandato del Rettor Maggiore, il primo superiore nella persona dell'amato e compianto don Luigi Zuppini. Questa volta lo scopo era diverso: portare a loro tangibilmente i gesti e segni del nostro affetto e della nostra solidarietà ed accogliere la loro viva testimonianza di servizio generoso e la profonda e sentita appartenenza alla madre patria nel senso non solo geografico ma soprattutto carismatico e relazionale. Dirò qualcosa in dettaglio su SISAMI. Ma se nella prima visita l'ondata emozionale fu forte e il confronto tra una terra povera ma cordiale e un mondo ricco ma triste e non solidale si è inciso a fuoco nel mio spirito, questa volta mi porto forte la consapevolezza di dover recuperare e intensificare la 'missionarietà' nel senso plurimo e profondo che questo termine racchiude. Mi sono detto e vi dico che solo se offriamo ai giovani esperienze di forte dono e servizio sorrette da una profonda tensione e motivazione spirituale, ossia ricca di Spirito Santo, possiamo vedere rinverdire il senescente mondo in cui viviamo e soprattutto riottenere il dono di vocazioni alla vita consacrata e sacerdotale. La Madre della Vita e don Bosco ci accompagnino come modelli da consegnare e guide e sostegno per il cammino. Do n L ui g i Pe rr e l l i


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L’educazione degli affetti di Andrea Bozzolo E du c a z i o n e d e g l i af f et t i Raccogliamo alcune indicazioni pratiche, che possono risultare illuminanti tanto per un’impostazione fondamentale dei cammini formativi nell’età della giovinezza, quanto per una cura più ravvicinata dei giovani che si avvicinano al matrimonio. In altri tempi, si sarebbe forse potuto dire una pastorale dei «fidanzati», ma, com’è noto, il «fidanzamento» ha oggi un’identificazione pubblica pressoché inesistente e si presenta, di fatto, con dei tratti così vaghi e soggettivistici, da risultare a stento decifrabile e denominabile. Dal calendario 2006 del Bolletti- Non supportata da un vero ricono Salesiano noscimento pubblico e non accompagnata da una ritualizzazione simbolica che ne espliciti il senso e ne favorisca l’effettuazione, la vita di due innamorati che non siano ancora sposi, di fatto, è ampiamente affidata all’improvvisazione della coppia. Il che significa, non di rado, una sorta di bricolage degli affetti, in cui i giovani, non orientati da un itinerario di crescita trasmesso in forma sapienziale, si trovano fondamentalmente soli a fare i conti con l’amore: come se fosse una cosa facile. E in molti casi, fatalmente, il cammino finisce per avere dei tratti discutibili, che prima di essere imputabili alle scelte dei singoli, sono la ricaduta di modelli educativi tanto preoccupati di fornire abilitazioni funzionali, quanto inadempienti nell’abilitare alla vita degli affetti. Non è dunque un caso che lo stesso vocabolario giovanile («avere il ragazzo/la ragazza») lasci trasparire abbastanza chiaramente una considerazione del rapporto segnata più dall’appagamento affettivo del presente, che da quell’impegno recipro-

co per il futuro espresso un tempo dalla parola fidanzamento: «promessa verbale di matrimonio» e «condizione che ne consegue», come lo definiscono i dizionari. Ovviare a questo difetto del costume diffuso non è certo un’operazione semplice, che si possa risolvere sulla base di poche indicazioni strategiche. Ciò nonostante, vale la pena, dopo essersi lasciati istruire sulle dinamiche dell’innamoramento, cercare di identificare più da vicino alcuni nodi problematici ricorrenti nel comportamento affettivo giovanile, per ricavarne opportune indicazioni pastorali, tanto nell’accompagnamento dei singoli e delle coppie, che nell’elaborazione di percorsi formativi di gruppo o nel dialogo con i genitori. L a relaz i on e «f u sio na le» Un primo tratto che si può riscontrare con una certa frequenza nel comportamento affettivo dei giovani è quello della ricerca di una relazione fusionale, ovvero un modello di rapporto che si orienta più all’omologazione reciproca che alla comunione. Ciò a cui si tende è innanzitutto la piacevolezza dello stare insieme, il tepore dell’abbraccio, la morbidezza del coccolarsi, in cui ci si offre reciprocamente come rifugio e si cerca l’intesa soprattutto a livello di sensazioni ed esperienze condivise. Per contrasto rispetto all’incomprensione ricevuta dalla famiglia e da altre agenzie educative, ci si «tuffa» in un rapporto immediatamente appagante, perché impostato sul «sentire» insieme le stesse cose e «rispecchiarsi» nelle conferme che l’altro/a dà ai nostri pareri. Non di rado questo tipo di relazione tende così a configurarsi come una sorta di «fuga» comune dalle responsabilità quotidiane, alla ricerca di un appagamento immediato nel sentirsi fatto l’uno per l’altra. In un certo senso, si tratta di una forma di rapporto tipicamente adolescenziale che, anziché aiutare le persone ad evolversi in direzione del dono di sé, le induce a confermarsi in una logica di autocentrazione. L’altro, infatti, non viene incontrato veramente nella sua diversità come compagno di un cammino da percorrere insieme verso un compimento che sta oltre entrambi, ma viene incontrato attraverso il «filtro» di un bisogno di appagamento, che porta a selezionare in


formazione lui/lei ciò che corrisponde alle proprie attese immediate. In questo senso si può dire che la relazione fusionale è l’incontro di due «bisogni», e non, come dovrebbe essere, l’incontro di due «desideri». Di là della consapevolezza effettiva, l’altro è di fatto «usato» per colmare una carenza personale, che probabilmente riguarda livelli più profondi della persona, ma immediatamente si segnala sul piano emotivo, inducendo quella rincorsa di un «calore» affettivo, che facilmente viene confuso con la comunione. Vengono così a moltiplicarsi i tempi passati insieme, i «messaggini» con cui ci si cerca in continuazione, i gesti con cui s’insegue un’intimità a fior di pelle, ma non di rado tutto questo significa più una forma di «dipendenza» affettiva, che una vera apertura all’oblatività. Se in certe forme più plateali questo tipo di relazione può essere localizzato fondamentalmente nei primi anni dell’adolescenza, non bisogna però essere troppo sbrigativi nell’escluderlo anche da età e tappe più avanzate della crescita. Non è raro, così, vedere coppie di diciottenni che passano ogni giorno ore e ore insieme, senza che nessuno li aiuti a riconoscere l’eccesso fusionale del loro rapporto, che va a danno dei rapporti con la famiglia, dell’impegno nello studio e in altri interessi, della coltivazione di altre amicizie. Così pure, non è infrequente anche nei gruppi parrocchiali o negli stessi gruppi degli animatori imbattersi in coppie che sono diventate così «simbiotiche» che neppure in un momento di riunione o in una giornata di ritiro riescono a «scollarsi» un pochino, per trovare personalmente spazi di interiorità, di preghiera, di dialogo con altri, senza che tutto si riversi subito all’interno del filtro emotivo di coppia. Poiché questo tipo di comportamento corrisponde a modelli dominanti nella nostra cultura, diventa proporzionalmente più difficile per l’educatore trovare le risorse sapienziali che lo aiutino a riconoscerne ed esplicitarne la problematicità, eludendo la trappola insita nell’obiezione: «Che male c’è? Ci vogliamo bene!». Ma proprio per questo, una sapiente ed incisiva azione educativa, che non si limiti a formule moralistiche o alla contrapposizione di norme e divieti, diventa un dono tanto prezioso quanto necessario.

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lutare se la logica del rapporto è quella del dono reciproco o quella della «fusione» appagante. Le fatiche interiori della crescita, l’impegno ad onorare i propri doveri, l’apertura sincera ad una molteplicità di rapporti, la partecipazione cordiale alla vita della propria famiglia non possono in alcun modo essere elusi in nome di una relazione a due, che diventa una sorta di «mondo alternativo» e di «rifugio consolatorio». Sotto questo profilo va recuperato il fatto che la comunione è possibile solo quando si è capaci di «stare da soli», il dialogo esiste solo quando si è capaci di «fare silenzio», il gesto di tenerezza è tale solo quando si è capaci di «dominio di sé». È dunque necessario far riscoprire ai giovani non soltanto il senso dell’incontrarsi, ma anche quello di «attendere» l’incontro e di «prepararlo» perché non sia banale; non solo la capacità del dialogo, ma anche il saper custodire nel cuore una parola senza trasformarla subito in un «messaggio». «Prima» e «per» incontrare l’altro/a, bisogna davvero aver qualcosa da portare all’incontro: qualcosa che non è solo il «sentimento» reciproco, ma un desiderio di confronto che nasce dalla fatica dello scavo interiore nella

Ca m m in o d i c o p p ia e c a m m i n o p e r s on a le Un primo elemento che deve essere riguadagnato al consenso educativo è che la vita di coppia non deve «sostituire» il cammino personale. Può sembrare un’acquisizione minimale, ma di fatto è un significativo punto di partenza, per va-

propria esperienza. È più facile, infatti, dire all’altro una parola di amore, che sentirla risuonare nella propria coscienza, valutarne il peso, giudicarne la consistenza e assumerne coerentemente il contenuto.


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In un certo senso, quanto stiamo dicendo può essere ricondotto a ciò che il libro della Genesi suggerisce a proposito dell’Adam, prima della creazione della donna. Quel tempo preparatorio, tutt’altro che essere inutile, rivela infatti all’Adam, nella molteplice esperienza del contatto con il reale, l’effettiva qualità dei suoi desideri e la reale destinazione della sua libertà alla relazione con la donna. Ma proprio perché il loro rapporto è superiore alle altre esperienze mondane e, come ben presto apparirà, è esposto a molte insidie, esso non può venir offerto prima che la libertà si sia messa alla prova del mondo e si sia interrogata sull’effettiva consistenza del proprio volere. Detto in termini educativi, si tratta, insomma, di aiutare i giovani ad avere un’economia di tempi e di interessi, che mantenga giuste proporzioni tra vicinanza e distanza, tra il gusto dello stare insieme e la capacità di fare da soli, tra assunzione di atteggiamenti comuni e rispettosa accettazione della diversità. Questo, ovviamente, non in vista di un accostamento sospettoso e diffidente, ma in vista di una comunione che non sia né dipendenza né uniformità. In questo senso, sarebbe molto utile che, negli incontri formativi o nei cammini personali, le giovani coppie fossero aiutate non soltanto a parlare della loro relazione, in cui per lo più vedono tutto «rose e fiori», ma anche e soprattutto a verificarsi «insieme» su ciò che fanno «da soli», per valutarne la qualità. R i e d u c a r e a d u n a « s i m b o l i c a d e g l i a f f et t i » Un secondo elemento che può correggere la deriva fusionale dei rapporti è quella che potremmo definire una riscoperta della «simbolica degli affetti», che torni ad educare con più saggio discernimento sulle manifestazioni reciproche della simpatia, dell’amicizia e dell’amore. Uno degli aspetti più evidenti di un certo modo di stare insieme immaturo, infatti, è la tendenza alla moltiplicazione di gesti «affettuosi» che creano nella coppia, ma spesso anche nel gruppo, un clima «caldo» tanto immediato, quanto superficiale. In più di un caso, di là dell’effettiva consapevolezza personale, c’è sotto questo comportamento un bisogno di rassicurazione affettiva, che spinge a ritrovare nel contatto fisico con l’altro quell’integrazione e quell’appartenenza che la coppia o il gruppo non vivono a sufficienza ad altri livelli: il dialogo, l’attenzione effettiva al vissuto dell’altro, l’impegno di servizio verso terzi. Con il rischio che si sia tanto vicini a livello di gesti, quanto lontani, e magari anche estranei, a livello di comunicazione profonda. La relazione, infatti, non può essere confusa

formazione semplicemente con i gesti di tenerezza che la mediano e con le parole che la dichiarano, perché essa si nutre di disposizioni profonde della libertà che non si producono con la stessa facilità di un abbraccio. Per questo, e non per un moralismo di vecchio stampo, è importante tornare ad educare i giovani ad un modo di manifestare l’affetto che riconosca meglio le differenze dei gesti e dei legami, e sia capace anche di riserbo e di pudore. Un bacio, ad esempio, non è semplicemente «un» saluto, ma è il modo di esprimere una vicinanza molto intensa: quella tra una mamma e un figlio o quella tra marito e moglie. E non è solo questione di usi culturali, perché posare le proprie labbra sul corpo dell’altro è instaurare un legame molto più coinvolgente di quello che si realizza in una stretta di mano. Le labbra, infatti, non sono l’apertura fisica della bocca, ma anche l’apertura simbolica di ciò che «entra» nell’uomo, a livello di appetiti e di desideri. Così che il bacio di due innamorati può essere descritto, con il grande poeta Rilke, come un desiderio così ardente che si fa sete dell’altro: «Quando l’uno all’altro date le labbra e vi bevete…». Sulle labbra dell’uomo, inoltre, fiorisce ordinariamente la parola e la comunicazione, e il bacio subentra quando le labbra non possono più dirsi a parole tutto ciò che vorrebbero comunicare, e danno se stesse. Ciò che in maniera esemplificativa diciamo del bacio, potrebbe e dovrebbe essere esteso alle altre manifestazioni umane dell’affetto e della relazione, recuperando un’attenzione alla portata simbolica del corporeo che rischia di essere facilmente disattesa. Solo apparentemente, infatti, la cultura postmoderna esalta il corpo, le sue forme e i suoi «segnali», perché in realtà si limita ad «osservarlo» e «curarlo» come oggetto di piacere, rimuovendone il profilo antropologico più autentico, ovvero il fatto che il corpo non è solo luogo di sensazioni, ma luogo dei propri legami. È molto importante, dunque, che di tutto questo si parli con i giovani, ma ancora di più che nella pratica effettiva ci si educhi a saper distinguere momenti e opportunità, ruoli e livelli di relazione, senza appiattire tutte le differenze all’insegna di una gestualità calda e fusionale, per cui tutti si abbracciano e si baciano, solo per dirsi «ciao». Non necessariamente un gruppo molto «caldo», infatti, è un gruppo molto «unito», e non necessariamente una coppia molto «incollata» si ama più profondamente. L’esperienza dice piuttosto il contrario, suggerendo il valore di un’educazione ai gesti affettivi, fatta con motivazioni profonde e con paziente serenità.


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Al servizio del Padre Lc 2,41-52 AL SERVIZIO DEL PADRE Lc 2,41-52 alle COMUNITÀ – novembre 2005 Gesù tra i maestri del Tempio [41]I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. [42]Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo l'usanza; [43]ma, trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. [44]Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; [45]non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. [46]Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. [47]E tutti

quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. [48]Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». [49]Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». [50]Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Ancora la vita nascosta a Nazaret [51]Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. [52]E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Il racconto del pellegrinaggio della famiglia di Gesù a Gerusalemme in occasione della Pasqua, in ricordo della liberazione dell’esodo, è presentato come fatto abituale nella loro vita. Nel racconto possiamo distinguere: - vv. 41-42 introduzione: partenza per Gerusalemme; - vv. 43-45 i genitori si accorgono che Gesù non è con loro; - vv. 46-47 Gesù è ritrovato con i maestri nel tempio; - vv. 48-50 dialogo tra i genitori e Gesù - vv. 51-52 ritorno a Nazaret Questo brano si pone quasi come cerniera tra l’infanzia di Gesù e il suo ministero pubblico. v. 42 dodici anni: oltre che per Maria, anche per Gesù probabilmente non c’era l’obbligo di questo pellegrinaggio (questo cominciava forse a 13 anni quando si diventava “figlio della legge”). In questo caso sia Maria che Gesù si uniscono a Giuseppe. v. 46 Dopo tre giorni: questa indicazione dei tre giorni unita alla cornice di Gerusalemme e della Pasqua (v. 42) manifesta l’intenzione di Lc di orientare verso Gerusalemme il ministero messianico di Gesù che si compirà e si manifesterà nella Città Santa con la passione, morte e risurrezione (Lc 9,51-19,46). In Lc questo riferimento è costante. seduto in mezzo ai maestri: è un preannuncio delle discussioni che Gesù avrà con gli interpreti della legge. In Lc, salvo questo testo, il titolo maestro (didaskalos) verrà attribuito solo a Gesù, che sarà riconosciuto come l’unico maestro. A loro Gesù tenterà di dare la chiave per la comprensione delle Scritture, ma invano perché, prigionieri della loro presunzione, non si mettono in discussione. v. 49 Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?: sono le prime parole di Gesù in Lc e manifestano la chiara affermazione della sua dipendenza esclusiva da Dio Padre. Alla domanda di Maria (v. 48) Gesù risponde con una duplice domanda: - Perché mi cercavate?: parole che anticipano la domanda alle donne che vanno a cercare Gesù al sepolcro (24,6); - Non sapevate che io devo occuparmi delle (lett.. essere nelle) cose del Padre mio?: in contrasto con il riferimento di Maria a Giuseppe come “padre” (v. 48), Gesù afferma la sua vera identità: il suo rapporto di Figlio con il Padre e la dedizione al suo solo servizio. In tal modo Gesù prende le distanze dalla sua

1. Verifichiamo il realismo della Pasqua nella nostra vita personale e comunitaria alla luce della presentazione che ne fa Lc nella vita e nel ministero di Gesù e di come è riletta nella nsa Regola di vita, in riferimento: a. ai voti - C. 60: con la professione dei consigli evangelici seguiamo G. C. “e partecipiamo più strettamente al mistero della sua Pasqua, al suo annientamento e alla sua vita nello Spirito”. - C. 63: i consigli evangelici “fanno del salesiano un segno della forza della risurrezione. […] e, nella semplicità e laboriosità della vita quotidiana, lo trasformano in un educatore che annuncia ai giovani «cieli nuovi e terra nuova», stimolando in loro gli impegni e la gioia della speranza”. - C. 71: “Il mistero della sua morte e risurrezione c’insegna come sia fecondo per noi obbedire: il grano che muore nell’oscurità della terra porta molto frutto”. b. alla preghiera - C. 85: la comunità, convocata da Dio, è frutto della Pasqua. Quando prega risponde all’invito di Dio e rinnova l’invocazione di d. B.: “Da mihi animas…”. - C. 88: nella Eucaristia, “atto centrale quotidiano di ogni comunità salesiana”, celebriamo il mistero pasquale… - C. 89: “La domenica è il giorno della gioia pasquale. Vissuta nel lavoro apostolico, nella pietà e in allegria, rinvigorisce la fiducia e l’ottimismo del salesiano”. c. alla morte del salesiano - C. 54: “i fratelli lo aiutano a partecipare con pienezza alla morte del Signore. Per il salesiano la morte è illuminata dalla speranza di entrare nella gioia del suo Signore” - C. 94: la fede nel Cristo risorto sostiene la nsa speranza e mantiene viva la comunione con i confratelli defunti 2. Quale progetto di famiglia? Verifichiamo il ns stile di famiglia.

famiglia. Ne è segno anche la decisione di non comunicare ai genitori che sarebbe rimasto nel tempio. Devo: non una necessità fatalistica, ma l’esigenza intima del Figlio che ha abbracciato incondizionatamente la volontà del Padre e intende essere obbediente fino alla morte (9,22; 17,25; 24,7.26.44). Oltre che in riferimento alla passione, Gesù in tutto il suo ministero sarà sempre sostenuto da questo bisogno intimo (cfr. 4,33; 13,33; 19,5; 22,37). Da parte sua il Padre non gli farà mancare il proprio riconoscimento e approvazione (cfr. 3,22 battesimo, 9,35 trasfigurazione). Come per quella fisica, così in Gesù, come uomo, si ha una maturazione psicologica e una presa di coscienza graduale, secondo i tempi di crescita, della sua relazione speciale col Padre, come esplicitamente è detto in 1,52: Gesù cresceva in sapienza, età e grazia. v. 50 essi non compresero: l’angelo Gabriele ha annunciato a Maria l’identità e la missione di quel bambino (1,31s). Lei però non comprese tutto immediatamente, ma serbava nel suo cuore tutte queste cose (v. 51) che avrebbe compreso gradualmente attraverso un cammino anche faticoso e sofferto di progressiva maturazione della fede che culmina nell’esperienza pasquale. L’incomprensione e la meraviglia è la reazione ricorrente nelle epifanie di Dio che supera sempre le attese degli uomini. Anche i discepoli non comprendono l’annunzio di Gesù circa la sua passione, morte e risurrezione (cfr. 9,45; 18,34). Di fronte alla incomprensione la fede spinge a guardare oltre, senza bloccarsi. v. 51 e stava loro sottomesso: risulta dunque chiaro che la risposta di Gesù ai genitori (v. 49) non è stato il gesto di un figlio ribelle e contestatore. La forma verbale ( n upotassomenos) indica una condizione perseverante di obbedienza da parte di Gesù. L’obbedienza al Padre implica per Gesù l’accoglienza di tutte le mediazioni legate alla sua esistenza di vero uomo. L’atteggiamento di Maria che conserva e medita nel suo cuore è la condizione di ogni discepolo e di tutta la Chiesa che nel complesso e ambiguo percorso della storia fa memoria delle parole di Gesù e le comprende nella luce dello Spirito Santo (cfr. Gv 16,12-13). v. 52 proprio perché ne è l’alfa e l’omega, l’ultimo versetto ferma l’attenzione su Gesù e sulla sua crescita umana e spirituale.

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In Maria e Gesù che, pur esenti da un obbligo, si uniscono a Giuseppe nel pellegrinaggio a Gerusalemme cogliamo la testimonianza dell’unità di una famiglia…Quale la nsa testimonianza in seno alla CEP, alle varie persone che ci avvicinano, ai giovani…? Per la testimonianza dello spirito di famiglia, cfr. clima di famiglia…: C. 37 …e vocazioni; C. 38…e sistema preventivo; C. 49…nella comunità (anche C. 53. 56); C. 61 e 62…”testimonia, specialmente ai giovani che Dio esiste e il suo amore può colmare una vita”; C. 83…e castità; C. 103… nelle comunità formatrici; C. 47…nella CEP. - Gesù tra il rapporto prioritario di Figlio del Padre e il rapporto con Maria e Giuseppe: contestazione? conflittualità? rottura? indifferenza? dialogo? …C. 66: una possibile rilettura nell’oggi (corresponsabilità nell’obbedienza)? - Gesù, Figlio di Dio, e le mediazioni umane: tornò a Nazaret e stava loro sottomesso (v. 51) : obbedienza adulta o sottomissione passiva? Nel contesto dello stile di famiglia, come tradurre l’atteggiamento di Gesù in chiave personale? …e in chiave comunitaria? - Le parole e i silenzi di Maria: cosa ti dicono? Quale rapporto hanno con la maturazione nella fede? - Nella famiglia di Nazaret troviamo una splendida coniugazione di parentela fisica e parentela spirituale. In comunità come esprimete la concretezza dei legami spirituali? Come coniughi il rapporto spirituale e di sangue con i tuoi familiari? 3. Quale progetto di pastorale della famiglia? Oggi la Chiesa nella sua pastorale dà centralità alla famiglia. La comunità nel suo progetto prende in considerazione una pastorale familiare? I confratelli nella comunità educativa cercano e costruiscono la corresponsabilità e la collaborazione di laici adeguatamente preparati per delineare e realizzare una pastorale della famiglia, specialmente nella prospettiva dell’educazione (cfr. C 29)?

Don Calogero Montanti


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2005 a i n o Col

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XX Giornata Mondiale della Gioventù La GMG cos’è? (Weltjugendtag)

Prima della mia partenza molti mi chiedevano: “Ma cos’è questa GMG? Cosa stai andando a fare a Colonia? Cosa troverai?”. Alla maggior parte di queste domande non potevo rispondere che in parte, in quanto io stesso avevo solo un’idea vaga di cosa realmente fosse la Giornata Mondiale della Gioventù, nonostante le spiegazioni dei responsabili e dei sacerdoti con i quali avevo avuto modo di parlare. Il programma che ci era stato consegnato oltre i momenti giornalieri prevedeva alcuni momenti forti: Martedì 16: Celebrazione di accoglienza con l’arcivescovo di Köln; Mercoledì 17: Incontro del MGS Mondiale e Festa organizzata dalla CEI per tutti gli Italiani; Giovedì 18: Accoglienza del papa sul Reno; Venerdì 19: Via crucis e festa con le famiglie; Sabato 20: Pellegrinaggio a Marienfeld e veglia con il santo Padre; Domenica 21: Messa con il santo Padre. Ma nonostante tutto cercavo ancora una risposta valida per quelle domande, ma presto mi sono reso conto che, solo dopo aver vissuto l’esperienza del pellegrinaggio, si riesce a trovare la vera essenza della GMG. La maggioranza dei più ritiene che il fine sia quello di incontrare il Papa, perché convinta che l’essenza del viaggio sia racchiusa tutta in quei brevissimi attimi e in quei pochi discorsi; altri ricercano il motivo che li ha spinti a mettersi in cammino nei grandi momenti liturgici quali le solenni Messe celebrate dal Pontefice e dal vescovo di Colonia; altri ancora vedono il senso della manifestazione concentrato nelle Catechesi mattutine; ma intendere così questa esperienza è, a mio avviso, decisamente riduttivo. No, la Weltjugendtag ha avuto un significato più intimo, senza il quale i grandi momenti sopra elencati avrebbero perso larga parte della loro importanza. Come sempre lo Spirito Santo rie-

sce a darci grandi segni della sua presenza nei piccoli gesti del quotidiano, così nei momenti di preghiera improvvisati che coinvolgevano solo piccoli gruppi, nei balli che vedevano il mondo unito e pacificato, negli occhi di quelle famiglie che hanno accettato con gioia di vedere sconvolte le loro abitudini per una settimana, si poteva leggere il significato profondo e intimo della GMG. Sono questa gioia profonda e questo entusiasmo genuino, vero e incontrollabile, che rappresentano il vero sale della manifestazione. L’essenza della Weltjugendtag è stata dunque il vivere i grandi momenti liturgici alla luce di questa sincera predisposizione e lasciarsi invadere dalla pioggia di sentimenti che ci giungono da qualsiasi esperienza, anche quella che può apparire come la più ordinaria e banale ma che in realtà, osservata da un nuovo punto di vista, può diventare piena di significati inaspettati. Cercherò di spiegarmi meglio attraverso un esempio: il giorno in cui avremmo dovuto compiere il nostro pellegrinaggio attorno al Duomo, per questioni di tempo e a causa di alcune difficoltà di spostamento, non abbiamo fatto in tempo a trovarci al punto di partenza all’orario previsto e così abbiamo deciso di ritrovarci dopo cena di fronte al Duomo per un momento di preghiera. Ebbene sono convinto che nessun pellegrinaggio organizzato avrebbe potuto sostituire quei venti minuti di preghiera intima e spontanea. Ora sono pronto a rispondere a tutte quelle domande: la Giornata Mondiale della Gioventù è un’esperienza indimenticabile, incredibile per tutti coloro che non l’hanno vissuta e incomprensibile ai più. Si torna arricchiti da una sensazione nuova: la presenza dell’Emmanuel, ovvero del Dio vivente in mezzo a noi, amplificata esponenzialmente dal numero dei fedeli che lo portano nel loro cuore, chiarisce e semplifica la realtà del giornaliero e del quotidiano. Fe r d i na n d o D ’ U r s o


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XX Giornata Mondiale della Gioventù S ia m o ve n u ti pe r ad o ra rl o Questa la risposta dei Magi, i quali andarono ad adorare il Dio fatto uomo. Questo il tema della giornata mondiale della gioventù 2005, programmata dall’amato Giovanni Paolo II il Grande, e celebrata dal suo successore, il papa Benedetto XVI. Siamo venuti per adorarlo. Questa frase del vangelo di Matteo nei giorni che sono andati dal 16 al 21 agosto è diventata lo slogan di migliaia di giovani, provenienti da tutto il mondo. In questa occasione ho avuto la gioia di accompagnare un gruppo di giovani dell’oratorio “San Michele Arcangelo” di Barcellona P.G., ventisette giovani desiderosi come i santi Magi di “vedere il Re neonato”. Una settimana, intensa, di preparazione al giorno che tutti aspettavano, la veglia e la messa con il Papa. I giorni che hanno preceduto questi eventi sono stati ricchi di momenti di preghiera, giornate di catechesi e incontri di festa. Molti i momenti vissuti a Colonia, ma forse alcuni i più significativi. Vorrei ricordarne solo due. Il primo il pellegrinaggio al Duomo, dove sono custodite le reliquie dei Magi. Un momento vissuto con una forte preparazione spirituale; immense colonne di giovani diretti verso i due campanili che, si alzano maestosi verso il cielo quasi ad indicare la via… preghiamo con il rosario, meditiamo e cantiamo raccolti in un silenzio interiore che non si fa distrarre dal rumore che ci circonda (nemmeno quando un giovane viene a disturbarci... entriamo dentro il duomo stracolmo di giovani in preghiera molti dei quali con il viso bagnato di lacrime di gioia di commozione per un esperienza cosi forte. Il Signore converte i cuori. Un secondo momento: il cammino e il tempo trascorso nella spianata di Marienfeld (il campo di Maria) fin dalle prime ore di sabato 20 agosto una massa ordinata di giovani, di esodale memoria, riempiva le strade che da Colonia e dai comuni limitrofi conducono alla spianata; un particolare da ricordare la gentile accoglienza dei tedeschi, per le strade davanti alle loro abitazioni addobbate a festa, muniti di ogni ben di Dio

per ristorare i giovani pellegrini. Accoglienza non venuta mai meno neanche nei momenti di maggiore difficoltà sia per loro che per noi; pazienti ad attendere quando facevamo le “ore piccole” per poter partecipare ai vari momenti o quando noi poveri stranieri, in terra di Germania, perdevamo i mezzi di trasporto; e loro, amabili alloggiatori in attesa del nostro ritorno, sorridenti e generosi ci aspettavano per ospitarci facendo spazio, mandando anche i figli a dormire in tenda nel giardino di casa. Sabato sera il momento della veglia che apre l’incontro dei giova-

Gruppo GMG - Colonia 2005

ni del mondo con Pietro venuto a confermare nella fede i suoi giovani fratelli, anche egli giovane nel cuore come aveva ricordato alcune settimane prima nell’Angelus da Castel Gandolfo. La spianata si accende di luce che ricorda l’astro luminoso che guidò i Magi alla vera Luce, Cristo Gesù. Nel discorso della veglia Benedetto XVI ha ricordato che «solo dai santi, solo da Dio viene la vera rivoluzione» indicando ai giovani la strada della santità: «I beati e i santi sono stati persone che non hanno cercato ostinatamente la propria felicità, ma semplicemente hanno voluto donarsi, perché sono state raggiunte dalla luce di Cristo: essi ci indicano così la strada per diventare felici, ci mostrano come si riesce ad essere persone veramente umane... secondo la misura di Gesù Cristo». Pasquale Sanzo


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E dopo la GMG portiamo Cristo nella vita quotidiana

Finita la Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia credo di poter far mia la parte del Vangelo di Matteo in cui si dice: “Prostratisi lo adorarono... e fecero ritorno per un’altra strada”. Certo è un bell’impegno ma l’esperienza dei Magi - come ha detto anche il Santo Padre in quei giorni - deve essere per noi modello e testimonianza per una vita nuova, che nonostante le debolezze umane, ritrovi nel Vangelo e nella tradizione della Chiesa una linfa vitale per la costruzione di un mondo nuovo. Nello zaino dei ricordi preziosi, porto con me volti di ogni colore e fattezza,sguardi gioiosi o stanchi o assorti in preghiera,la gioia del primo incontro di persona (anche se a distanza) con il Santo Padre, l’Eucaristia quotidiana, il camminare in gruppo, l’accoglienza delle famiglie tedesche nel luogo in cui avevamo l’alloggio. E così passano in secondo piano i ritardi dell’aereo, la stanchezza, le lunghissime camminate, i mezzi pubblici affollati, i pasti non ben distribuiti. II passaggio da fare ora è quello dallo straordinario della Gmg 2005 all’ordinario della vita quotidiana, in famiglia, al lavoro, nella parroc-

chia, nel movimento o associazione, per strada; abbiamo visto ben più di una stella,dopo l’incontro con Cristo, e questo non può lasciare nessuno indifferente, giovane o adulto, colto o incolto, ricco o povero, credente o non credente. Noi giovani, non Papa boys, ma cristiani e cattolici devoti al Santo Padre e alla Chiesa di Cristo siamo in prima fila per correre la gara della fede alla maniera di San Paolo. Il premio è grande, ma raggiungerlo richiede sacrificio e spesso sofferenza, pazienza e temperanza, termini (meglio virtù) ormai lontani dal vocabolario giovanile. C’è, però, chi come il Papa continua a confidare e a scommettere su questa punta dell’iceberg che sono il milione (più o meno) di Colonia e sui tanti giovani cristiani rimasti a casa e, anche solo per la fiducia, vale la pena spendersi e ripartire. Abbiamo ricevuto a Colonia un grande dono offrendo a Gesù forse solo quel poco che noi siamo, ma certamente la nostra giovinezza, l’entusiasmo dell’incontro straordinario fatto, il desiderio di darne testimonianza e di mettersi a servizio singolarmente o come gruppo.

Dunque, per un’altra strada, a Catania, in Sicilia, nel mondo, tutto comincia ora! M ar co Pap pal ar do [fonte: La Sicilia - giovedì 25 agosto 2005]


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Comunicazione sociale: Il Papa ai giornalisti Il Papa Benedetto XVI ai giornalisti (23 aprile 2005) «È con piacere che incontro e cordialmente saluto voi, giornalisti, fotografi, operatori televisivi e quanti, a vario titolo, appartenete al mondo della comunicazione. Grazie per la vostra visita e particolarmente per il servizio che avete reso in questi giorni alla Santa Sede e alla Chiesa cattolica. Un cordiale saluto rivolgo a Monsignor John Patrick Foley, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, e lo ringrazio per le parole che mi ha indirizzato a nome deipresenti. Si può dire che, grazie al vostro lavoro, per diverse settimane l'attenzione del mondo intero è rimasta fissa sulla Basilica, sulla Piazza San Pietro e sul Palazzo Apostolico, all'interno del quale il mio Predecessore, l'indimenticabile Papa Giovanni Paolo II ha chiuso serenamente la sua terrena esistenza, e dove in seguito, nella Cappella Sistina, i Signori Cardinali hanno eletto me come suo Successore. Questi eventi ecclesiali di storica importanza hanno avuto anche per vostro merito una copertura mondiale. So bene quanta fatica ciò ha comportato per voi, costretti a restare lontani dalla famiglia e dalle vostre case, lavorando con orari prolungati e in condizioni non sempre agevoli. Mi sono note la competenza e la dedizione con cui avete svolto questo non facile compito. Di tutto vorrei ringraziarvi a nome mio personale e specialmente dei cattolici che, vivendo in Paesi assai distanti da Roma, hanno potuto condividere questi momenti emozionanti di fede in tempo reale. Prodigi e straordinarie potenzialità dei mezzi moderni di comunicazione sociale! Al promettente sviluppo di questi strumenti guardava già il Concilio Vaticano II. Ad essi, infatti, i Padri Conciliari vollero dedicare il primo dei loro documenti in cui si afferma che tali mezzi "per loro natura sono in grado di raggiungere e muovere non solo i singoli uomini, ma le stesse moltitudini e l'intera umanità". Dal 4 dicembre 1963, quando venne promulgato, il Decreto Inter mirifica ad oggi l'umanità ha conosciuto ed è tuttora testimone di una straordinaria rivoluzione mediatica, che ha investito ogni aspetto e ambito dell'umana esistenza. Consapevole della sua missione e dell'importanza dei media, la Chiesa, specialmente a partire dal Concilio Vaticano II, ha cercato la collaborazione con il mondo della comunicazione sociale. Grande artefice di questo dialogo aperto e

sincero è stato senz'altro anche Giovanni Paolo II che con voi, operatori delle comunicazioni sociali, ha intrattenuto in oltre 26 anni di Pontificato costanti e fecondi rapporti. Ed è proprio ai responsabili delle comunicazioni sociali che egli ha voluto dedicare uno dei suoi ultimi documenti, la Lettera Apostolica dello scorso 24 gennaio nella quale ricorda che 'la nostra è un'epoca di comunicazione globale, dove tanti momenti dell'esistenza umana si snodano attraverso processi mediatici, o perlomeno con essi devono confrontarsì. È mio desiderio proseguire questo fruttuoso dialogo, e condivido, in proposito, quanto ha osservato Giovanni Paolo II che cioè 'il fenomeno attuale delle comunicazioni sociali spinge la Chiesa ad una sorta di revisione pastorale e culturale così da essere in grado da affrontare in modo adeguato il passaggio epocale che stiamo vivendo. Perché gli strumenti di comunicazione sociale possano rendere un positivo servizio al bene comune, occorre l'apporto responsabile di tutti e di ciascuno. È necessaria una sempre migliore comprensione delle prospettive e delle responsabilità che il loro sviluppo comporta in ordine ai riflessi che di fatto si verificano sulla coscienza e sulla mentalità degli individui come sulla formazione della pubblica opinione. Non si può poi non porre in evidenza il bisogno di chiari riferimenti alla responsabilità etica di chi lavora in tale settore, specialmente per quanto riguarda la sincera ricerca della verità e la salvaguardia della centralità e della dignità della persona. Solo a queste condizioni i media possono rispondere al disegno di Dio che li ha posti a nostra disposizione 'per scoprire, usare, far conoscere la verità, anche la verità sulla nostra dignità e sul nostro destino di figli suoi, eredi del suo Regno eternò. Illustri Signori, gentili Signore, vi ringrazio ancora per l'importante servizio che rendete alla società. A ciascuno giunga il mio cordiale apprezzamento con l'assicurazione d'un ricordo nella preghiera per tutte le vostre intenzioni. Estendo il mio saluto alle vostre famiglie e a quanti fanno parte delle vostre comunità di lavoro. Per intercessione della celeste Madre di Cristo, invoco abbondanti su ciascuno i doni di Dio, in pegno dei quali a tutti imparto la mia Benedizione».


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Comunicazione sociale: Il Papa e i media I me d i a , r et e d i “ c o m u n i c a z i o n e , c o m u n i o n e e co oper azi on e”

Il Papa sceglie il tema della 40ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2006 “I Media: rete di comunicazione, comunione e cooperazione” è il tema scelto da Papa Benedetto XVI per la 40ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2006. “Questo primo tema voluto dal Santo Padre Benedetto XVI indica il suo apprezzamento per la capacità dei mass media non solo di far conoscere le informazioni necessarie, ma anche di promuovere una fruttuosa cooperazione”, ha affermato l'Arcivescovo John P. Foley, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, in una nota inviata dal Pontificio Consiglio stesso. Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali è il dicastero della Santa Sede che prepara il materiale di studio e liturgico sul tema, destinato alle Conferenze episcopali di tutto il mondo. La Giornata delle Comunicazioni Sociali, l'unica celebrazione mondiale stabilita dal Concilio Vaticano II (“Inter mirifica”, 1963), è fissata nella maggior parte dei Paesi, su raccomandazione dei Vescovi del mondo, la domenica prima di Pentecoste (nel 2006, il 28 maggio). L'annuncio del tema è dato, in genere, il 29 settembre, festa degli Arcangeli Michele, Raffaele e Gabriele. Quest’ultimo è il Patrono di coloro che lavorano in radio. II Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali è pubblicato, tradizionalmente, in concomitanza con la memoria di San Francesco di Sales, Patrono dei giornalisti (24 gennaio), “per lasciare alle Conferenze episcopali, agli Uffici diocesani e alle Organizzazioni che si occupano di comunicazione sociale il tempo sufficiente per preparare sussidi audiovisivi e altro materiale per celebrazioni a livello nazionale e locale”. [fonte: Zenit.org]

B ene detto XV I su l Natal e: “ L a s o ci et à d ei c o ns um i l o i n q ui n a ” Monito del Papa in piazza San Pietro: “Bisogna difendere l’autentico spirito della festività dall’aggressione commerciale”. Ed esalta il presepe. Città del Vaticano, 11 dicembre 2005 Un nuovo atto d’accusa del Papa alla società dei consumi. Questa volta il tema è il Natale, e nel discorso per l’Angelus in piazza San Pietro Benedetto XVI ammonisce: “Nella società dei consumi il Natale subisce purtroppo una sorta di inquinamento commerciale, che rischia di alterarne l’autentico spirito”. Nei giorni in cui molti sono impegnati negli acquisti natalizi, ha proseguito il Papa, bisogna proteggere dalla distorsione della società dei consumi “l’autentico spirito” del Natale, “caratterizzato dal raccoglimento, dalla sobrietà, da una gioia non esteriore ma intima”. Poi un invito a ritovare il valore spirituale del Natale anche attraverso il presepe: “Costruire il Presepe in casa può rivelarsi un modo semplice, ma efficace di presentare la fede per trasmetterla ai propri figli”. “Il Presepe - ha quindi spiegato il Pontefice - ci aiuta a contemplare il mistero dell’amore di Dio che si è rivelato nella povertà e nella semplicità della grotta di Betlemme. San Francesco d’Assisi fu così preso dal mistero dell’Incarnazione che volle riproporlo a Greccio nel Presepe vivente, divenendo il tal modo iniziatore di una lunga tradizione popolare che ancor oggi conserva il suo valore per l’evangelizzazione”.


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Sul comunicare con le immagini Molto c’è ancora da studiare circa il rapporto fra Comunicazione e Immagine. E tanto c’è da dire circa la comunicazione visuale. Ovvero: circa il rapporto esistente all’interno di essa fra tutti quei momenti che rimandano agli aspetti percettivi, cognitivi, culturali, sensoriali. Indubbiamente lo studio ha molti spazi da indagare davanti a sé.

Nel contesto di tale tematica, la scrittura certamente non può essere accantonata. Non può essere accantonata la sua funzione. Una funzione che ci permette di percepire e di conservare. Ma che ci permette anche di osservare. Di fatto, la scrittura è segno. Intanto. E il segno, svuotato di una sua semantica vita, mantiene una sua autonomia. Una autonomia che è legata intanto a ciò che possiamo simpaticamente definire aspetto esteriore. E a questo ultimo momento, o primo - dipende certamente da quale punto di osservazione lo consideriamo - saranno legate impressioni e sensazioni che, per il bisogno naturale che ha l’uomo di definire ogni cosa non definita entro quelle figure che conosce, si trasformeranno in immagini. Così l’atto di comunicare con le immagini trova una sua naturale vita già nel segno stesso. Dunque, il segno si presenta quale iniziale momento di comunicazione. E si presenta come

tale non già attraverso il suo significato di segno appartenente ad un alfabeto, bensì quale momento che rappresenta una immagine. Il segno quale immagine ha così una sua funzione: quella di comunicare. La forza visiva di un semplice segmento, di una semplice linea, riesce a trasmettere spesso in modo più efficace della parola. E il logo ne è un esempio. A questo punto della nostra breve e semplice riflessione, entra in gioco la brevità, che spesso accompagna il segno. E che, ancor più frequentemente, lo caratterizza. Il rimando al logo, quale momento che pubblicizza qualcosa, è più che mai opportuno in tale contesto. Pensiamo a quanti brevi segni si è ricorso, da parte dei pubblicitari, per farci ricordare un prodotto. Un esempio per tutti: il mezzo baffetto scelto per identificare l’industria Nike. E, per andare su qualcosa di più impegnativo culturalmente, possiamo pensare alla lettera F scelta dalla casa editrice Feltrinelli. In questo modo si potrebbe andare avanti per molto ancora. Tutto ciò porta a considerazioni particolari. Considerazioni che inducono a una riflessione: la comunicazione per immagine è più efficace di quella comunicazione che si fa veicolare dalla scrittura. Di certo, l’hanno capito i pubblicitari. E il secolo appena trascorso fu dagli stessi reso ricco dalla quantità di immagini. Non per niente la definizione che per il ‘900 era stata data suonava quale secolo dell’immagine. Ma la memoria sarebbe corta se non rimandassimo il pensiero ad un secolo che, di certo, ci ha preceduto. Un secolo in cui lo studio dell’immagine fu portato avanti in modo particolare, curioso. E di cui ancora oggi ne serbiamo il ricordo. Il secolo fu quello detto del Barocco: il ‘600. Ahimé! Così veloci, oggi: e intanto, secondi. S eb ast i an o Man g ia mel i


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I Media sui Media U sa , v i et at e l e p a ro l a c ce i n tv In America è in atto una crociata contro il turpiloquio e le bestemmie in radio e tv, via etere. Infatti verranno introdotte nuove norme contro le parolacce con multe da 27 mila e 500 a 500 mila dollari. Una legge contro bestemmie e turpiloquio, che imperversano sui mass-media, è già stata approvata dalla Camera ed ora andrà al Senato. Ma la Federal Communication Commission sta già agendo per suo conto e detterà norme draconiane in merito. Così, le ammende per chi vorrà pubblicamente turpiloquiare saranno elevatissime. E da noi, invece, che cosa accade? Anzi, a ben vedere, dopo questa notizia, che cosa accadrà? Dalla bestemmia in tv di Leopoldo Mastelloni che suscitò, anni fa, tanto scalpore, di strada nei confronti della tolleranza, in tv e alla radio, non certo della bestemmia ma certamente del turpiloquio, ne è stata fatta. E, se si considera che la televisione, davanti alla quale i ragazzini statisticamente passano dalle 4 alle 5 ore al giorno, viene considerata la "terza agenzia educativa" dopo scuola e famiglia; e se si considera che "scoppietta", sostituendo il tradizionale focolare, assai spesso accesa tutto il giorno, dentro casa presente come un "convitato di pietra", come un fumatore "attivo" tra fumatori "passivi", sciorinando immagini e frasi e parole tra le quali anche molte inutili "parolacce", si può dire che proprio la tv ( senza dimenticare la radio!) abbia dato un ampio contributo non soltanto ad unificare, da Nord a Sud, il modo di parlare degli italiani a favore della lingua italiana più corretta, ma anche ad unificare le espressioni peggiori della rabbia, del disprezzo, della volgarità, dell'offesa, del dileggio, dell'umiliazione, dell'arroganza, dell'ambiguità e del doppio senso malizioso. Così, turpiloquiando turpiloquiando, poiché la realtà si crea con le parole ed ogni rivoluzione parte dal linguaggio, possiamo dire che il mondo, quotidianamente presentato ai nostri ragazzini e, naturalmente, ai nostri stessi occhi, è an-

che un mondo che, per non essere ipocriti, non è esente anche da parolacce, aggressività, disprezzo e odio. E' un mondo dileggiante, provocatorio ed aggressivo, nel migliore dei casi. E, ancora, è un mondo insultante e furibondo, minaccioso e svilente, incombente e persecutorio, nel peggiore dei casi. Un mondo di terrorismi e di terroristi verbali. E, sempre per non essere ipocriti, è un mondo al quale è proprio ora di dire basta… [fonte: Il Messaggero, Maria R. Parsi, 9 marzo 2005]

L a pu b b l i c i t à : p i ù b u o n a o pi ù i n t e l l i g e n t e ? MILANO - Ma la pubblicità diventa più buona? E, diventando buona, si accinge anche a migliorare la televisione? L'idea non sarebbe cattiva, anche se la tendenza c'è e, secondo qualcuno, è destinata a diventare potentissima ne breve periodo. Si parte da "Bisturi", il famigerato reality-show di Italia 1 (…) che ha sollevato un mare di proteste. Proteste che arrivano soprattutto dalle associazioni dei consumatori, in prima linea il Moige, ma anche il Codacons e altri. Il Moige sta cavalcando a pelo la battaglia e annuncia che quasi sessanta marchi importanti hanno tolto la pubblicità a "Bisturi" (dato che va preso con le molle, solo Nestlé e Ferrero ne assommano una quarantina). Ma il fenomeno c'è: forse non dipende da un particolare soprassalto etico delle aziende; forse - giura qualcuno - dipende proprio dalle proteste del Moige, per cui pur di non finire in una delle liste di proscrizione, di queste associazioni, le aziende implorano le tv di togliere i loro spot dai programmi a rischio. [fonte: La Repubblica, 2 marzo 2005]

I tagli di "B isturi" Non c'è pace per "Bisturi" e "La Talpa". I "reality" di Italia 1 e Rai2 sono sempre nel mirino del Movimento dei genitori e del Comitato dei minori. Bisturi <strumentalizza il corpo della donna>, "La Talpa" usa il gioco della bottiglia per parlare di sesso. Urge un taglio. [fonte: Leggo, 3 marzo]


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MGS: Un anno di attività NOI ??? ... SI, SIAMO GENTE DI FESTA! L’anno di attività che ci lasciamo alle spalle è ricco di momenti intensi, gioiosi, di riflessione, termini per qualcuno ossimorici, contrastanti e, quindi, inconciliabili; parole che per noi, giovani del MGS, sono quotidianità: vita! Il 2005 ci ha dato l’occasione di soffermarci sulla nostra identità ecclesiale (Assemblea Nazionale Genova), di confrontarci per esperienze, idea di movimento…di interrogarci sul nostro tanto fare che deve essere pura concretizzazione di una spiritualità (Confronto Regionale Zafferana Etnea), di cantare all’unisono con il mondo intero (GMG Colonia), di crescere nella formazione di animatori (Campo Animatori I-II livello S. Gregorio-Acireale) e, cosa non meno importante, di fare festa! Si, una tradizione che abbiamo fortemente voluto continuare, nonostante i numerosi impegni e le infinite stanchezze, ci ha visto, anche quest’anno, protagonisti di un incontro. Così, il 28 agosto la Playa di Catania si è spogliata delle solite vesti di accoglienza balneare e si è colorata dei colori di Don Bosco. Il momento tanto atteso ha avuto inizio alle 9.30 ed è stato animato dalla grinta (che, non vi nascondo, è stato duro contenere) dei ragazzi di ritorno dai campi e dal gruppo musicale Joyful (Me-Giostra). Così, tra un canto ed un’imitazione, si è dato spazio alla riflessione sulla GMG. I ragazzi di Modica hanno, scherzosamente ma in modo esemplare, posto l’accento sul concetto di mondialità e comunione: tanti popoli, lingue diverse, una comunione, la stessa che dovrebbe esser quotidianamente presente all’interno delle nostre case; il gruppo del Cibali ha attenzionato il discorso del Papa ai giovani ed, infine, i ragazzi di Pietraperzia attraverso una danza hanno consentito ai presenti di cogliere i simboli, i colori, i doni, il senso della partecipazione a Colonia: “Erano giunti da molto lontano…. Per adorarlo…. Fecero ritorno per un’altra strada”! Il clima creato ha consentito una conclusio-

ne della mattina non poco significativa per quanto riguarda il richiamo alla GMG, con un Talk show fatto di domande e brevi testimonianze di alcuni partecipanti e con il momento della celebrazione Eucaristica, durante il quale molti giovani salesiani hanno rinnovato le loro promesse. Il caldo certo non aiutava, ma la maturità ha consentito una costante attenzione. Saziato lo spirito resta da saziare il corpo; così, dopo un lauto pranzo, la festa ha ripreso il suo corso e subito… balli di gruppo, flashback riguardanti i 31 anni del movimento, scenette di clowneria (laboratorio del I livello)… e dopo il lancio della proposta pastorale del nuovo anno (ragazzi del II livello), la conclusione si è avviata con l’intervento dei nostri giovani e aitanti delegati del movimento: Don Marcello e Suor Gina, i quali, dopo i dovuti ringraziamenti, hanno annunciato i prossimi appuntamenti, segno evidente che il movimento continua ad essere in “movimento” per la formazione di giovani con alti ideali. La nostra festa è stata una splendida conclusione dell’anno ed insieme grande spinta entusiasmante per il prossimo; momento di sintesi di tutte le attività e di scambio di tutte le esperienze vissute; ricchezza, sorrisi, famiglia che ha fatto sentire movimento chi non sapeva di esserlo e… scusate se è poco…! “Ci vediamo alla FESTA!” Questo il saluto più ricorrente che ho sentito alla fine di campi e riunioni regionali del movimento; un saluto carico di speranza fatto, forse, per allontanare la malinconia di un arrivederci… a chissà quando. Ed è questo il mio saluto a tutti, anche a chi continua a dirmi che noi siamo gente di festa. A questi rispondo, con orgoglio: sì! Festa piena, gioiosa, di Paradiso. Perché? Semplice: Don Bosco ci ha voluti così!


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MGS: Una lettera di Giandomenico Calà Cari amici del MGS, come state? vi ho trovato bene alla festa di agosto alla Playa. Sono Giandomenico Calà di San Cataldo, molti di voi si ricordano di me, abbiamo condiviso molte esperienze insieme (campi, convegni, confronti...). Voglio innanzitutto complimentarvi per i passi avanti fatti dal MGS, ho notato una migliore organizzazione nei vari livelli e per questo ringrazio quanti si prodigano nelle varie con-

sulte e soprattutto i delegati don Edoardo, don Marcello e Suor Gina. Ho visto che la GMG vi ha fatto diventare più un gruppo unito e forte. Inoltre sono contento che finalmente si sia definito il terzo livello di cui faccio parte. I tre percorsi sono molto interessanti, ora bisogna solo spronare i ragazzi a partecipare alle esperienze proposte. Penso che inoltre dovremmo cogliere il suggerimento che ci ha dato Don Sigalini in una delle sue catechesi alla GMG : "Ogni giovane credente deve mettere in programma almeno un mese di missione, come mette in programma una settimana di esercizi spirituali". Credo che noi ragazzi del terzo livello dobbiamo cercare quella "Misura Alta" di fede che ci è stata chiesta tante volte e forse per raggiungerla abbiamo bisogno di forti esperienze in campi di spiritualità e di missione. Però non immaginate di tro-

vare i campi di missione solo nei paesi del terzo mondo, perchè li abbiamo proprio dentro casa. Noi ragazzi del terzo livello per continuare a formarci dovremmo passare obbligatoriamente da campi di preghiera come quelli vissuti al Tabor, da quelli di lavoro a Librino e via dicendo. Per questo motivo voglio raccontarvi l'esperienza che sto vivendo. Dal luglio scorso faccio il servizio civile nella casa salesiana di Santa Chiara a Palermo, che si trova nel quartiere dell’Albergheria, precisamente vicino il mercato di Ballarò. Praticamente una delle zone più popolari e disagiate del capoluogo siciliano, dove convivono persone di tutto il mondo. Proprio lì ho deciso di fare il servizio civile, dopo avere vissuto un’esperienza molto formativa durante i 2 anni di servizio come assistente nell’internato del “Gesù Adolescente”. Questa casa salesiana è una delle più vecchie della Sicilia; appena sono entrato nel suo cortile qualche anno fa ho respirato l’aria di Valdocco: l’oratorio di Don Bosco. In essa si svolgono numerose attività in favore del territorio: E' un'opera molto varia, infatti comprende un centro per immigrati che lì trovano accoglienza, assistenza e informazione, una ludoteca in cui gli extracomunitari lasciano i propri figli durante le giornate (in quanto molte mamme fanno le domestiche e non possono accudire i loro piccoli) e un oratorio. E' un ambiente multiculturale e interreligioso, perchè comprende oltre che i ragazzi palermitani anche molti extracomunitari con varie religioni, ma riuscire a fare crescere insieme persone dalle religioni differenti è uno dei migliori risultati di quest'opera salesiana. Io quest’estate mi sono occupato del grest, affian-


pastorale giovanile cando il salesiano nell'organizzazione di esso. Il grest è uguale come in tutti gli oratori, anche se si realizza tutto nella semplicità. Però è molto più radicato nel quartiere, infatti abbiamo fatto l’inaugurazione con tanto di sfilata lungo le viuzze di Ballarò a ritmo di banda e inoltre le serate le abbiamo fatte nelle varie piazze del quartiere il sabato sera. È stata molto forte come esperienza, perché i ragazzi sono molto vivaci ma l’appoggio dei salesiani rende tutto più facile. La cosa importante è riuscire a creare un collegamento con le famiglie per incidere meglio nell’educazione e inoltre conoscerne le storie. Poi abbiamo fatto 2 campi (con i ragazzi delle elementari e delle medie) e il Grest con i giovani del quartiere, molti dei quali sono lavoratori che aspettano l’estate per vivere delle giornate di divertimento e formazione. Ho trovato un quartiere povero più che economicamente culturalmente. È frequente l'abbandono scolastico e per contrastare ciò, durante il periodo invernale, in oratorio ogni pomeriggio si fa un'attività di doposcuola. Ho trovato anche molte famiglie semplici dai grandi valori e con un gran senso di appartenenza a don Bosco. Ho trovato molti Michele Magone lì dentro, ragazzi che mostrano la loro rabbia per difendersi ma alla fine sono degli angeli. È stata un'esperienza dura, fatta di fatica, molto stressante ma sicuramente gratificante. Molte sere alla fine di giornate intense, magari perché qualcosa era andato storto, mi sono ritrovato sconfortato, ma il sostegno dei grandi salesiani di questa casa e il capire che i ragazzi si aspettavano tanto anche da quel poco che sapevi offrire mi rimetteva in discussione e mi faceva ripartire con più entusiasmo di prima. La cosa più bella è stata la possibilità di potere parlare con i ragazzi, sapere i loro stati d'animo, conoscere le loro storie, ritrovarsi a parlare con le loro famiglie... tutto questo mi ha insegnato tanto. L'approccio a Santa Chiara è una delle cose

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più importanti: non si va lì con l'idea si scoprire chissà quali retroscena, con l'idea di lavorare con ragazzi dell'altro mondo, di fare la parte del super animatore... si va a Santa Chiara per mettersi in discussione, per capire se si è un bravo animatore solo nel proprio oratorio di appartenenza oppure un valido animatore anche nei contesti più graditi a Don Bosco. La mia proposta è quella di inserire come essenziale nel terzo livello un'esperienza come Santa Chiara, Librino o il campo con gli immigrati di Agrigento, in modo da conoscere altre realtà e mettersi alla prova. Ogni anno vengono a Santa Chiara dei ragazzi del MGS del Triveneto a dare una mano e ricevere molta formazione in cambio, non vedo perchè non possiamo farlo noi, ne abbiamo le potenzalità basta solo cominciare. Infine vorrei farvi un invito: se qualcuno di voi vive a Palermo, abbiamo bisogno di collaborazione per il doposcuola. Abbiamo avuto il bo-

om delle iscrizioni dei ragazzini e purtroppo i volontari siamo in pochi, ma non vogliamo chiudere le porte a questi ragazzi che hanno bisogno di essere seguiti nello studio. Chiunque potesse darci una mano o magari conosce qualche studente universitario che sta a Palermo e potrebbe aiutarci, può dargli il mio numero 3476188275. Anche un giorno alla settimana di disponibilità per noi fa tanto. Scusate se vi ho annoiato. A presto W don Bosco.


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Linee guida per la Pastorale Giovanile INIZIATIVE DI PASTORALE VOCAZIONALE ANNO 2005/2006 N el c or s o del l ’ ann o s i d a r à p a r t i c o la r e a t t e n z i on e al l a di men si on e vocazionale nelle ini z ia tiv e d i p as to ra l e gi o v a n il e . Alla luce delle indicazioni del CG251, è da riconsiderare il ruolo della Comunità Salesia n a c o me “ p re se n z a c h e a c c o m p a g n a e di v e n t a p r op o s t a v o c a zi on a l e ”. Essa è il luogo naturale Nell’Agenda Ispettoriale sono presenti le linee guida del processo di crescita per la Pastorale Giovanile vocazionale, dell’accompagnamento e della scelta. Opereremo in questa direzione. Le iniziative ispettoriali sono soltanto di supporto e di animazione dei processi , non di sostituzione2. a) Come auspicato dalla ultima relazione dell’Ispettore al Capitolo Ispettoriale 20043, si propone di riprendere con decisione la preghiera delle comunità salesiane per le vocazioni. In particolare: - S i p r o p o n e c h e o g n i c o m u n i t à u n a vo l ta al mese, in data da stabilire, si impegni alla preghiera esplicita per le vocazioni, insieme ai giovani (A scelta… Lodi – Vespri – Adorazione Eucaristica – Eucarestia…). - Si propone che ogni giovedì della settimana la Comunità Salesiana, nella celebrazione di Lodi o Vespri si ricordi di pregare per le vocazioni salesiane. - Per i confratelli: si propone un impegno personale di preghiera per le vocazioni attraverso la adesione libera ad una lista che per fasce orarie, e in maniera continua, attui una costante preghiera per le vocazioni salesiane al presbiterato o alla consacrazione laicale.

b) Riteniamo che ogni comunità locale, annualmente possa e debba organizzare una iniziativa di sensibilizzazione vocazionale per tutte le componenti della Comunità Educativa Pastorale locale4. Tale iniziativa si può attuare soprattutto in occasione di ricorrenze di rinnovo o di anniversari di professione religiosa o di ordinazione presbiterale. Tradizionalmente è stata chiamata coSettimana Vocazionale”, ma può essere deme “S nominata in vari modi. Il Responsabile dell’iniziativa è il Direttore dell’Opera. Può avvalersi della collaborazione dell’ Animatore Ispettoriale Vocazionale. c) In ogni comunità il direttore, primo responsabile dell’animazione pastorale dell’Opera, può farsi collaborare da un confratello o da un laico, che periodicamente incontri un gruppo di adole s c en ti o giov a ni s e ns ib ili a ll a r ic e rc a v oc az iona le. d) L’animatore ispettoriale vocazionale coordinerà tali adolescenti e giovani che vorranno aderire ad incontri periodici da lui proposti. Per questi incontri si potrà far coadiuvare da giovani confratelli in formazione. (cfr. date nel calendario). e) In collaborazione con la Famiglia Salesiana, si desidera continuare e qualificare il sostegno e l’aiuto per tutti quei giovani al di sopra dei 18 anni, che si avviano ad una scelta definitiva in qualunque stato di vita. A loro viene offerto un cammino annuale di discernimento in varie tapUn Anno per il tuo futuro). pe. (U f) Riteniamo che i giovani confratelli in formazione, continuino a partecipare ancora più vivamente nell’animazione pastorale dell’ispettoria, così come è stato nel corso di questi ultimi anni. Il responsabile è l’incaricato Ispettoriale Vocazionale.

1CG 25, 48. 2“Il lavoro si è moltiplicato un po’ per tutti i confratelli e l’attenzione all’animazione vocazionale rischia di essere un po’ sottaciuta, soprattutto a livello delle comunità locali, o semplicemnte demandata in prima responsabilità, all’animatore ispettoriale”. P. CHAVEZ VILLANUEVA, “Sarete i miei testimoni...”, pag. 21. 3cfr. Relazione dell’Ispettore al CI 2004, pag. 18-21. 4 cfr. Relazione dell’Ispettore al CI 2004, pag. 18.


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Mo vimento Giov anile Sa lesiano : CAMPO ANIMATORI II LIVELLO Dal 24 al 28 agosto, presso l’istituto “Sacro Cuore” di San Gregorio (Ct) si è svolto il Campo Animatori di II livello del Movimento Giovanile Salesiano. Oltre una sessantina i partecipanti, provenienti dalle varie realtà della Sicilia salesiana, impegnati in un orario molto denso di varie attività. Tre gli argomenti formativi trattati durante questi 5 giorni: una riflessione sulla famiglia fatta dal giovane animatore Luigi Azzarà, che ha introdotto i ragazzi alla proposta pastorale che ci accompagnerà durante quest’anno; due incontri con relativi laboratori sulla coscienza cristiana ed agire etico, curati da don Enzo Volpe; mentre gli ultimi due, guidati da sr. Anna Aleo, hanno affrontato il tema della evangelizzazione. Non sono mancati anche i laboratori “pratici” (ben quattro) in cui gli iscritti si sono suddivisi per aree di interesse: animazione di gruppo, liturgia, icone, danza liturgica e formativa. Queste attività sono state pensate per dare competenze specifiche ai nostri animatori, cercando di qualificarli sempre più in vista della loro missione tra i giovani. Il 27 sera c’è stato l’ormai immancabile incontro con i ragazzi che partecipavano al campo animatori di I livello ad Acireale: durante lo spettacolo quest’ultimi hanno dato prova di quello che avevano imparato nei giorni precedenti. La serata si è conclusa con l’Adorazione Eucaristica preparata dai ragazzi del laboratorio di liturgia e di danza liturgica a cui hanno partecipato tutti i presenti con raccoglimento e serietà nonostante la stanchezza accumulata nei giorni precedenti. Le giornate, naturalmente, sono state scandite dai tempi di preghiera e dalle celebrazioni: dalle preghiere del mattino alla celebrazione penitenziale, dalla Eucaristia alle preghiere della sera concluse con la tradizionale “buona notte” tutta salesiana. L’idea di vivere i momenti di fraternità insieme ai ragazzi della casa di S. Gregorio è stata apprezzata e accolta con gioia sia dalla comunità salesiana che dai ragazzi stessi: si è rivelata essere una bella esperienza di famiglia. L u i g i Ma r i a C a l ap a j

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IL CAM PO DI S AN GREGORIO “Cinque bellissimi giorni che non dimenticherò mai!”. È questo il pensiero che ha accomunato tutti i ragazzi che hanno vissuto insieme l’esperienza del campo animatori di 2º livello a San Gregorio. Inizialmente, forse, nessuno avrebbe immaginato che questi giorni ci avessero catapultato in una realtà dove la preghiera e il divertimento trovano il modo di essere pienamente vissuti con gioia. Nonostante le prime esitazioni, perplessità che comunemente caratterizzano il primo incontro, si è instaurata una straordinaria unione, i singoli gruppetti non esistevano più, ci eravamo trasformati in un gruppo di amici, confidenti, con i quali si poteva parlare e si condivideva tutto, dalle banalità, ai momenti di più profonda riflessione e preghiera. Quotidianamente, per essere ancora più coinvolti, si svolgevano incontri formativi durante i quali si affrontavano i più svariati argomenti e problematiche (la famiglia, la morale cristiana, l’evangelizzazione) rispetto ai quali ciascuno di noi esponeva il proprio parere che accettato o contrastato suscitava comunque interesse e voglia di confrontarsi. Oltre a questi incontri piuttosto “personali e soggettivi” si svolgevano altre attività che ci impegnavano il resto della giornata quali: liturgia, con il fine di saper preparare e gestire un momento di preghiera, l’attività di creazione di icone sacre, la danza liturgica e il laboratorio di tecniche di animazione di gruppo. Particolarmente significanti sono stati i momenti di preghiera quali la penitenziale e l’adorazione eucaristica vissuta in comunione con i ragazzi del campo di 1º livello di Acireale. Tuttavia non sono mancati i momenti di svago come la nostra passeggiata serale per le vie di San Gregorio, le serate di karaoke, le partite di pallone. Il tutto si è concluso con la festa MGS alla Playa durante la quale con il nostro stand, le nostre esibizioni per animare la giornata, i nostri abbracci e le nostre lacrime abbiamo testimoniato quando sia importante per noi giovani vivere ogni momento con più spirito salesiano e quando questa esperienza, se pur breve, ci ha aiutato a crescere.


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Giovani salesiani - Estate 2005 Con sempre maggior frequenza la formazione dei giovani salesiani è accompagnata da esperienze di vario significato. Presentiamo alcune esperienze realizzate nell’estate 2005. P ED A R A, 12-14 agos to I giovani salesiani di Sicilia, dal 12 al 14 agosto, si sono confrontati sulle sfide poste dal rapporto opera e comunità nel mondo d’oggi. Sono stati guidati dal Prof. Sac. Giuseppe Tacconi salesiano e docente presso la facoltà di scienze della formazione di Verona, che con grande competenza ci ha condotto alla ricerca di nuove pensabilità, cioè forme nuove di comunità che possono meglio interagire con il mondo di oggi, per attualizzare in una forma sempre più autentica il carisma di don bosco. Il professore don Tacconi ci ha presentato le sfide più rilevanti con cui la comunità salesiana oggi si deve confrontare come: 1. L’età e l’esigenza di ridimensionamento, un ridimensionamento come mezzo rispetto al fine della rivitalizzazione, della costruzione di contesti vitali, ambienti di vita, che possano diventare sempre di più un segno bello ed espressivo. 2. La sfida della soggettività, vista come capacita di poter esprimere al meglio all’interno della congregazione le proprie capacità e potenzialità, creare contesti in cui la persone possono sentirsi adulte e rtovino le possibilità per lo sviluppo delle proprie doti, delle proprie idealità e del proprio protagonismo. 3. La comunità religiosa la quale oggi deve recuperare la dimensione dell’essere segno della presenza di Cristo in mezzo agli uomini. 4. La leadership di comunità e processi di delega: è importante che alla rivitalizzazione dei contesti della vita religiosa sentano di partecipare tutti i confratelli e che l’ambiente comunitario sia un ambiente in cui si respira fiducia e ciascuno senta di poter dare il meglio di sé

5. Distintività della missione 6. Sfida dell’intercultura 7. Apertura ai laici 8. Formazione a pensare, il discorso della formazione a pensare si intreccia con l’esigenza di costruire comunità che siano anche comunità di pensiero, contesti in cui si favoriscono la pratica del pensare insieme alla negoziazione di significati condivisi. Una seconda esigenza che emersa riguardo alla formazione è quella della personalizzazione dei percorsi, per rispondere meglio alla crescente differenziazione delle esigenze di crescita e per rispettare l’istanza più volte affermata dell’autoformazione. Una terza esigenza è quella dello sviluppo di figure di supporto (tutor, supervisori, ecc..) che ci permettono di cogliere le sfide del mondo di oggi. D ome n ic o Sa r a ni t i

RIMINI - A.P.G. XXIII Oltre l’esperienza dell’estate ragazzi, abbiamo avuto la fortuna di fare un’altra esperienza particolare e molto significativa. Infatti, dal 18 al 27 Agosto 2005, siamo andati a Rimini nelle comunità di Papa Giovanni XXIII, conosciute come “Casa famiglia”. Non siamo rimasti soltanto in una comunità, ma siamo stati divisi in due gruppi:


estate - giovani salesiani - Francesco Bontà (ISI), Onny Bonifasius (ITM) e Ramiandrisoa Jean Marcellin (MDG) sono rimasti in una comunità che si chiama “Casa di preghiera” (a San Marino) e che accoglie le persone in difficoltà, soprattutto le persone che hanno di difficoltà familiari o difficoltà psichiche. - Giuseppe Sinopoli (ISI) e Ravelomahitasoa Jean Chrysostome (MDG) invece, sono stati in una comunità che si trova proprio a Rimini, dove vengono accolte tutte le persone di strada, i barboni, i delinquenti e tutte le persone che non hanno casa. - Oltre queste due comunità abbiamo visitato altre comunità che sono in questa regione, animate da don Oreste Benzi. Abbiamo così visitato sette comunità diverse, il cui obiettivo è sempre quello di aiutare gli altri. Le cose che ci hanno colpito sono soprattutto la fraternità che è molto viva, la disponibilità di dedicare la vita per gli altri e la profondità nella preghiera. È una cosa notevole, perché i volontari vivono senza un legame di voti o di vita religiosa, ma vivono ugualmente tutti gli impegni della vita religiosa. Questa esperienza ci ha insegnato a vivere di più la nostra fraternità e la nostra disponibilità per i fratelli; ci ha incoraggiato ad andare in profondità secondo la via della santità tracciata nelle nostre costituzioni. È stata un’esperienza un po’ fuori dagli schemi ordinari delle nostre opere, ma ci ha dato l’occasione di vivere di più con Gesù nei poveri e abbandonati, la speranza di riuscire a collaborare con i laici per la costruzione del regno di Dio e la carità che noi vorremmo condividere durante la nostra vita.

Con don Oreste Benzi

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La comunità dei barboni a Rimini

Concludo dicendo che questa esperienza è stata molto positiva e mi auguro che momenti simili li possano vivere tutti i confratelli in formazione. Je an Chrysostome R avelomahitasoa

ADDOSSATI AL DESERTO Mi è stato chiesto da don Aldo di condividere, con i confratelli dell’ispettoria, l’esperienza vissuta l’estate scorsa presso la comunità ecumenica di Bose. Bose è una comunità monastica di uomini e donne (attualmente sono in 80) provenienti da chiese cristiane diverse. Fu il bisogno di vivere in modo radicale il desiderio e l’attesa delle promesse del regno a condurre il fondatore della comunità di Bose, fr. Enzo Bianchi, allora studente universitario presso la Facoltà di economia e commercio dell’Università di Torino, a riunire in maniera regolare, a partire dal 1963, nel suo appartamento torinese di via Piave 8, un piccolo gruppo di giovani cattolici, valdesi e battisti. Così, essi iniziarono a leggere insieme settimanalmente la Scrittura, a incontrarsi ogni sera per la preghiera delle ore e a condividere, la celebrazione eucaristica, nella consapevolezza che soltanto facendosi poveri e piccoli, nell’ascolto e nella condivisione, si sarebbe potuti diventare quel piccolo gregge destinatario delle promesse del Signore. Fu in quel contesto che per alcuni membri del gruppo andò maturando e precisandosi una vocazione comunitaria nel celibato. Fr. Enzo de-


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estate - giovani salesiani

Bose: La chiesa

cise allora di scegliere un luogo di incontro fuori Torino, un luogo in disparte, nella solitudine, che servisse di riferimento per tutti e in cui fosse possibile iniziare una vita fraterna. Individuata e affittata una povera casa a Bose, frazione del comune di Magnano, sulla grande morena tra Ivrea e Biella, fr. Enzo decise di stabilirsi lì, dove dopo quasi tre anni di profonda solitudine, nell’ottobre 1968, due giovani cattolici e un pastore riformato svizzero decidevano di unirsi a fr. Enzo per iniziare una vita comunitaria, assieme a una sorella della comunità riformata di Grandchamp. Suscitato e sostenuto dalla Parola di Dio, questo nucleo iniziale cercò subito le proprie radici nell’alveo della tradizione monastica, trovando così, come compagni, una grande nube di testimoni che lo avevano preceduto nel medesimo cammino. Da Pacomio, in particolare, si trasse spunto per impostare la forma da dare alla comunità, plasmata secondo il modello della santa koinonía, nella quale ciascuno si fa servo dell’altro, “lava i piedi al fratello”, in obbedienza al mandatum novum ricevuto dal Signore (cf. Gv 13,1-35). Così recita la regola di Bose:

Fratello, sorella, uno solo dev’essere il fine per cui scegli di vivere in questa comunità: vivere radicalmente l’Evangelo. L’Evangelo sarà la regola, assoluta e suprema. Tu sei entrato in comunità per seguire Gesù. La tua vita dunque si ispirerà e si conformerà alla vita di Gesù descritta e predicata nell’Evangelo. (Regola di Bose 3.5). Bose ama definirsi una comunità addossata al deserto: una comunità nella quale al silenzio e all’ascolto della Parola e alla condivisione di questo tesoro con la stretta cerchia dei fratelli, si è sempre cercato di unire l’ascolto e l’accoglienza di ogni essere umano, per camminare nella compagnia degli uomini e condividere con loro gioie e speranze, tristezze e angosce. Così, la vita di ogni fratello e sorella di Bose è ritmata da un lato dal servizio di lode rivolto a Dio nella preghiera, ma comprende dall’altro lato, in modo imprescindibile, il servizio agli uomini, compiuto attraverso un lavoro professionale, attraverso l’accoglienza degli ospiti, dei viandanti e dei pellegrini, nonché nel servizio offerto alla chiesa e alle chiese.


estate - giovani salesiani Sarebbe interessante, per comprendere le modalità con cui si cerca di vivere il monachesimo a Bose, descrivere una “giornata tipo” ma correrei il rischio di dilungarmi troppo. Cito soltanto il primo impegno della giornata per indicare come vivono concretamente il primato della Parola di Dio: ogni fratello e sorella è invitato ad alzarsi alle 4.30, per dedicare almeno un’ora di tempo alla lectio divina personale su un testo della Scrittura deciso comunitariamente; ciò sottolinea come sia l’ascolto della Parola l’unica vera fonte della comunione. La giornata del monaco segue, poi, secondo il ritmo della preghiera comunitaria, molto curata e partecipata, presso la chiesa (di recente costruzione) e personale nella solitudine della propria cella. Tutta la preghiera, poi, converge verso l’eucaristia, che viene celebrata ogni domenica, nelle feste infrasettimanali e ogni giovedì. Come abbiamo visto, la vita comune è scandita dai tempi della preghiera e del lavoro. Il lavoro di ciascuno all’interno della comunità (coltivazione della terra, produzione di marmellate, falegnameria, tipografia ed edizioni Qiqajon, atelier di ceramica, redazione di commenti biblici, traduzioni, laboratorio di icone, ecc.) come all’esterno della comunità (nella scuola, in fabbrica, negli ospedali), i cui proventi sono consegnati al fratello incaricato affinché sia radicale la condivisione dei beni, consente di vivere della fatica delle proprie mani, partecipi della comune condizione degli uomini. Tutti poi fanno in comunità lavori manuali, anche quelli più umili (cucina, lavapiatti, pulizia delle case riservate all’ospitalità e degli ambienti comuni, ecc.), coscienti di servire così i fratelli e gli ospiti. L’ospitalità è uno dei servizi che la comunità offre, in maniera egregia, a tutti coloro che sentono il desiderio di condividere per qualche giorno lo stile ed il ritmo di vita dei monaci. Chiunque arriva in monastero si sente pervadere da pace e da bellezza. Questa bellezza è garantita dall’armonia delle varie strutture, che formano il complesso monastico, e dalla loro cura, pulizia e decoro, nonché dal buon gusto artistico di molti monaci. L’accoglienza premurosa e gioiosa

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dei monaci incaricati della foresteria rende poi la permanenza piacevole e simpatica. Bose offre anche momenti di riflessione e di studio aperti in particolare ai giovani. Insieme ai confratelli Domenico Luvarà e Gaetano Marino, ho partecipato a uno di questi corsi che affrontava la tematica: “Chiamati alla vita: il cammino della libertà”. Due sono stati i relatori che hanno tenuto diversi incontri lungo la settimana che va dal 22 al 27 agosto passato. Al mattino fr. Luciano Manicardi, monaco di Bose, che trattava l’argomento sotto l’aspetto biblico e spirituale; al pomeriggio il prof Roberto Mancini docente or-

dinario di filosofia presso la facoltà di Macerata che ha dato un taglio fenomenologico ed antropologico all’argomento. La risposta dei giovani è stata molto puntuale. Eravamo in ottanta e provenienti da diverse parti dell’Italia, almeno una decina i siciliani. Mi è sembrato opportuno soffermarmi più sulla descrizione della realtà monastica che ci ha accolti invece che sul corso seguito. Questo non vuol dire che il corso sia stato poco interessante, anzi è stato motivo di crescita. A mio avviso, dal confronto con Domenico e Gaetano abbiamo concluso che, non ci siamo recati a Bose per usufruire di un servizio, quale può essere un corso di aggiornamento, ma abbiamo sopportato più di 38 ore di viaggio col treno (a causa di scioperi e guasti vari delle FS) per incontrare uomini e donne che cercano Dio, e solo Dio al di sopra di ogni altra cosa, condividendo con i fratelli il loro tempo e il loro stile di vita. Vincenzo Sciacchitano sdb


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Famiglia Salesiana PE L LE G R IN AG G I O SUL L E T RA C C E DI G ES Ù Vagabondi o pellegrini? “Turisti per caso” o esploratori appassionati delle tracce di un passato che è tuttora presente e ci interpella con la forza ineludibile della sua attualità…? Tale dilemma, che si pone ogni qual volta vediamo gruppi di persone, col cappellino in testa, gli occhiali da sole immancabilmente inforcati e la macchina fotografica in pugno, non si è posto per il nostro gruppo di 48 “pellegrini”

Foto ricordo del gruppo al gran completo

appartenenti alla Famiglia Salesiana di Sicilia che, affidati alla cura intelligente e professionale di Don Giorgio Zevini e guidati dalla sagacia di Don Giuseppe Troina, si è ritrovato al Fontanarossa di Catania alle ore 11 del 4 agosto scorso. Erano pellegrini ed avevano chiari non soltanto l’itinerario da percorrere – studiato con cura ed accarezzato con preveniente affetto -, ma anche le motivazioni che li movevano al grande balzo direttamente dalla Sicilia al Ben Guriom di Tel Aviv.

Il loro era un pellegrinaggio. Ed era stato preparato idealmente da due anni di partecipazione al “Corso di avviamento alla Lectio divina” che si era tenuto all’Emmaus di Zafferana Etnea. Sia ben chiaro: non tutti i partecipanti al pellegrinaggio avevano anche partecipato al Corso sulla Lectio e nemmeno tutti i partecipanti a questo corso hanno potuto prendere parte al pellegrinaggio… È evidente e nella forza delle cose. Ma il pellegrinaggio in sé era come la conclusione ideale – auspicata e logica – del corso che aveva accompagnato una settantina di membri della Famiglia Salesiana alla conoscenza ed alla dimestichezza amorosa con la Parola di Dio. In Terra Santa hanno avuto modo di costatare, di verificare e di verificarsi. Perché soltanto il “turista per caso” si ferma alla scorza esterna dell’esperienza che fa e si sforza anche di trovare, nei luoghi e nelle persone che incontra, gli stessi parametri che vigono nella sua terra di provenienza. Il pellegrino, no. Il pellegrino è disposto e desideroso di incontrare l’altro, non solo con le sue caratteristiche etnologicamente marcate e divergenti, ma anche con la ricchezza della sua cultura, del suo modo di vivere, di vestire, di parlare, di pensare… Tanto più quando questo “altro” è un discendente ideale di un popolo e di una terra che ha dato i natali a Gesù di Nazareth… Non sarebbe possibile – e neanche opportuno – ripercorrere i passi del lungo pellegrinaggio che ha portato il gruppo dal Nord della Galilea


famiglia salesiana (Nazareth con la basilica e la casa di Giuseppe e di Maria, Cana, Cafarnao con la casa di San Pietro, Tabgha con la roccia del primato, monte delle Beatitudini, lago di Tiberiade con relativa traversata, monte della Trasfigurazione…) attraverso la Samaria (pozzo di Sichem), fino alla Giudea (con il guado di Bethabara e l’esperienza del battesimo, Gerico, deserto di Giuda, Betania, Betlemme, ‘Ain Karen con la casa di Elisabetta e del Battista) con l’esperienza esaltante della visita alla città santa di Gerusalemme, con le sue vestigia gloriose, con i suoi innumerevoli santuari, con il monte degli Ulivi e l’orto del Geth-Shemanim, fino alla Via Crucis e alla preghiera presso il Santo Sepolcro… Molti ricordi sono affidati alle foto che quasi tutti hanno portato con sé e al ricco video che la perizia e la disponibilità di Gianna ci hanno consegnato. Ma i ricordi più belli sono affidati

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alla memoria di ciascuno, sostenuta dall’intelletto di amore e dalla nostalgia di un tempo e di una Terra – quelli di Gesù – che, sebbene lontani nel tempo, fanno parte – ormai – del bagaglio più intimo e personale della esperienza di ciascuno. Tornando in Sicilia – la sera dell’11 agosto 2005 - il gruppo porta con sé la consapevolezza di un mandato: quello di fare partecipi i fratelli delle ricchezze contemplate ed acquisite e quello di trasmettere a tutti l’amore per la Terra di Gesù e per la sua Parola – l’Antico e il Nuovo Testamento – da conoscere in profondità e con proprietà, e da vivere ed assimilare vitalmente ed appassionatamente. D e o ad i u va n t e e t M a ri a!

Momento di preghiera sul Monte delle Beatitudini sullo sfondo del Lago di Tiberiade


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Vivere la famiglia A SANT’AGATA DI MILITELLO LA FESTA REGIONALE DELLA FAMIGLIA SALESIANA La cronaca, i reality show, la politica e la società vanno spesso contro la famiglia, quando non sono gli stessi componenti che quasi non la riconosco più e talvolta la frammentano o la indeboliscono. I tempi non sono più quelli di una volta, come sentiamo dire da molti, e le cose cambiano,

ma la Chiesa continua a sostenere la famiglia, nucleo originario, culla della società, immagine della Trinità. A favore di questa istituzione e per riflettere sui temi ad essa legati, la Famiglia Salesiana di Sicilia ha organizzato, il 16 ottobre scorso a Sant’Agata Militello presso l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, una grande festa regionale sul tema: Vivere la famiglia – Una famiglia per vivere. Più di 1500 persone, tra giovani e adulti, sono accorsi da tutta la Sicilia per un evento pensato dalla Consulta Regionale della Famiglia Salesiana e organizzata da quella per la Pastorale Giovanile guidata da Suor Gina Sanfilippo. Prima del momento di preghiera iniziale, curato dai Cooperatori Salesiani, sulla figura della Serva di Dio Margherita Occhiena (mamma di

San Giovanni Bosco), il Vescovo di Patti S. E. Mons. Zambito ha rivolto il benvenuto ai presenti ricordando la centralità dell’Eucarestia, cuore di ogni comunità. Poi vi è stato il saluto di apertura di Suor Giuseppina Barbanti, Ispettrice (Superiora) delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Sicilia. Intorno alle ore 11 ha avuto inizio la tavola rotonda, guidata dall’Ing. Giovanni Costanza (Presidente regionale dell’Unione Ex-allievi salesiani), che ha visto protagonisti la Prof.ssa Luisa Santolini (Presidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari) e i coniugi Melina e Franco Parrino (Responsabili per la Pastorale Familiare dei Cooperatori Salesiani di Sicilia). La Prof.ssa Santolini sulle origini della famiglia ha affermato: Uomo e donna sono nel pensiero di Dio sin dall’inizio. È una comunione che reca in sé la massima comunione che è quella della Trinità. Niente come la famiglia ha in sé i codici di Dio, tanto da essere Sua icona vivente. Ma – ha aggiunto – siamo tutti convinti di questo? Perché, allora, è in crisi? Forse da cristiani non siamo troppo convincenti e magari complici della disfatta della famiglia? Da qui una serie di interrogativi sull’impegno di ogni cristiano e sui pregiudizi che toccano la famiglia e la minano spesso dall’interno. Così la Santolini ha continuato dicendo: La famiglia ha un compito originale, nativo, insostituibile e non può sottrarsi a questo. Oggi, però, è facile che si sottragga a questo e deleghi ad altri per incapacità di prendersi delle responsabilità o perché non sa di averle. Certo il quadro presentato non è dei migliori, ma non mancano delle indicazioni per traccia-


famiglia salesiana re nuove linee di colore e così aggiunge: Bisogna guardare ai modelli, ai coniugi Beltrame Quattrocchi che si sono santificati a vicenda e ne hanno dato testimonianza all’esterno. Una famiglia cristiana, dunque, deve essere un soggetto sociale che si giochi nella scuola, nell’oratorio, nella politica, ecc. con forza e persino protestando se necessario. Se non si difenderà da sola, nessun altro lo farà! Ma qual è il tipo di famiglia che può cogliere le sfide di questo tempo e difendere se stessa e gli altri? La Santolini conclude: Da cristiani parlare di Dio, vuol dire parlare anche dell’uomo e soprattutto del più debole. Le povertà sono tante e dovunque e molte vengono dalle famiglie. Bisogna, allora, parlare di famiglia senza dogmatismi, senza ideologia, senza preclusioni, senza mitizzarla, poiché essa è vera, viva ed incarnata. Ognuno deve fare in fondo la propria parte ed essere da stimolo perché le cose vadano in una direzione migliore e per far questo facciamo risuonare le parole di Giovanni Paolo II: “Famiglia diventa ciò che sei. Famiglia credi in ciò che sei!”. A seguire vi è stata la testimonianza-riflessione dei coniugi Melina e Franco Parrino su come applicare il carisma salesiano alle nostre famiglie, per essere veri all’interno e credibili fuori. La famiglia – afferma Franco – è grembo vitale per crescere e non c’è vita senza questo. È grembo e culla e perciò ambiente d’amore, dove crescere da donne e uomini veri e completi. Il carisma in una famiglia cristiana non è un contratto, non viene dall’uomo, poiché è un dono di Dio. Ai membri tocca solo di dire il proprio “sì” come quello di Maria. Ed è a questo punto che entra in campo Don Bosco, la sua spiritualità, il carisma e il metodo educativo, come afferma Melina: Don Bosco ha fondato tutto sul suo clima di famiglia, su quello che aveva respirato grazie a sua madre. I nostri fi-

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gli devono respirare anch’essi quest’aria nel contesto in cui crescono, per diventare “buoni cristiani e onesti cittadini”.

Ma come fare ad applicare l’esperienza di un santo come Don Bosco alle nostre famiglie? Franco risponde: Bisogna guardare al sistema preventivo, il metodo educativo di Don Bosco, la pedagogia dell’amore dimostrato, fatto di ragione, religione e amorevolezza, e non di teoria. Poi farlo aderire all’esperienza di coppia, di genitori, di figli, di parenti, grazie ad una seria progettualità familiare, dove si parli sia di educazione che di auto-educazione. Concluse le relazioni, ha avuto inizio la grande Concelebrazione Eucaristica presieduta da Don Pier Fausto Frisoli, Superiore dei Salesiani per l’Italia e il Medio Oriente, insieme a Don Luigi Perrelli, Ispettore (Superiore) dei Salesiani in Sicilia. Dopo il pranzo a sacco, nel pomeriggio ha avuto inizio un momento di festa e di testimonianza sull’impegno in questo ambito del mondo salesiano in Sicilia. La festa è stata anche l’occasione per presentare “Il Libro d’Oro” della Famiglia Salesiana di Sicilia, una raccolta, curata dall’Ing. Giovanni Costanza, dei profili di donne e uomini, laici e consacrati, che hanno vissuto santamente in Sicilia il loro essere figli di Don Bosco. M a r c o P a p p a la r d o


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Il “commissario” Mario Tra i tanti preti che vediamo nelle fictions televisive, va di moda l’investigatore che dà una mano alla Polizia del posto, che è più acuto del commissario e che fa pure a pugni con la sua veste nera, come “Don Matteo” ad esempio. L’esperienza che qui raccontiamo è quella meno avventurosa, ma vera, di un sacerdote di Catania che ogni mattina indossa “l’uniforme” e sale sulla sua volante per incontrare i poliziotti di tutta la Sicilia orientale. Don Mario Arestivo (66 anni), Salesiano, è da circa 10 anni Cappellano della Polizia di Stato, un incarico impegnativo - ci dice - perché non rientra nella pastorale ordinaria, ma che mi fa comprendere sempre più l’importanza di stare accanto, da sacerdote, a chi lavora in questo campo decisamente speciale.

Q u a l i s o n o i c om p i t i d i u n C a p p e l l a n o ? Il più importante è quello di stare in mezzo ai poliziotti, cioè conoscerli, farseli amici e nei limiti del possibile avvicinare i più lontani o indifferenti ai sacramenti attraverso le celebrazioni, anche perché loro stessi hanno sempre desiderato il Cappellano. Quando ci fu la riforma della Polizia persero questa figura, ma lottando con tenacia nel 1991 fu firmata una provvisoria convezione tra il Ministero degli Interni e la Conferenza Episcopale Italiana, che la introdusse nuovamente nei reparti mobili e nelle scuole di Polizia. La funzione fu inizialmente quella di stare negli istituti con tutti i carismi del sacerdote, ma lasciando molta libertà, senza poter incontrare, ad esempio, tutti i giovani cadetti insieme, se non attraverso le celebrazioni, alle quali partecipa chi lo desidera. C o s a è c a m b i a t o d a l ‘ 9 1 ad o gg i ? Fino al ‘96 quelli che erano nelle scuole, se insegnavano, avevano più possibilità di incontrare i giovani e di proporgli anche l’incontro con i sacramenti, se erano nei reparti mobili invece, avevano il loro ufficio e erano là presenti per tre o quattro ore da distribuire a loro discrezione. Oggi l’ufficio c’è lo stesso, ma io non ci sto mai. Nel ‘96 la con-

venzione del ‘91 è stata ampliata e ha prefigurato una nuovo ruolo al Cappellano e soprattutto un diverso tipo di cappellania. Così, oltre quello delle scuole, c’è un Cappellano con incarico territoriale o regionale, a tempo pieno, all’incirca sei ore al giorno, con firma all’entrata e all’uscita e una automobile messa a disposizione dal Questore. C o n c re t am e n te q ua l è i l s u o l a vo r o ? Faccio una programmazione mensile per poter incontrare tutti i poliziotti nei vari commissariati, nei distaccamenti della stradale e nelle questure. I primi mesi son serviti per conoscerli; ora quando ci incontriamo parliamo, qualcuno chiede anche di confessarsi o in diversi casi si accostano per chiedere come fare per ricevere la Cresima o la Comunione. Comunque ciò che conta è che ci sia occasione di discutere spesso sui temi del giorno, sulle problematiche della società, sulla loro vita. Ci sono pure praticanti di altre confessioni, che per lo più si limitano al saluto. I poliziotti dai 30 anni in su sono desiderosi di avermi tra loro, mentre i giovani rispecchiano i loro coetanei nei desideri, nei problemi e nelle domande. I più sensibili sono coloro che hanno avuto o hanno un’esperienza in comunità che fanno cammini di fede, tutti gli altri è bene sempre avvicinarli, salutarli, informarsi su come vanno le cose. Tornando al concreto, dal lunedì al giovedì visito le questure non catanesi, il venerdì immancabilmente celebriamo due Messe, una in Questura, l’altra al reparto mobile. Poi vi sono le celebrazioni particolari come a Natale e a Pasqua, in cui coinvolgo per l’animazione musicale alcuni giovani degli ambienti salesiani, che così hanno modo di conoscere la Polizia sotto un altro aspetto. C ’ è q u a l c u n o c h e c h i e d e di i n c o n t r a rl a p e r so n a l m ente? In genere si accostano per chiedere i documenti per i sacramenti; questo è comunque un momento ottimo per fargli comprendere che ciò che conta non è il documento, ma il prepararsi adeguatamente, fare insomma un cammino di fede; così ci organizziamo per i possibili incontri. Diversi, in questi anni, hanno compiuto la catechesi sacramentale con l’aiuto di giovani catechisti dell’Oratorio Salesiano di Cibali e qualcuno di loro fa persino il catechista nello stesso ambiente.


esperienze Il l av o r o de l p o l i z i o tto è d ec i sa m ent e pa rt i co l ar e, sem pr e i n co ntatto c on si tuaz i o ni d ure e di ffi ci l i ... Certo vivono con un dramma continuo; se la gente ha timore di loro, loro ne hanno ancora di più. Quando c’è una chiamata, magari in luoghi isolati, non sanno cosa e chi trovano. A volte nel posto di Polizia si trovano solo in due e così non riescono a rispondere alla diverse richieste. Si accorgono del dolore della gente e ciò si nota dal modo in cui raccontano gli avvenimenti, lamentando il fatto di non aver potuto fare di più. E si mettono in crisi davanti alla morte, alla violenza, perché hanno innanzi la precarietà della vita. In b ase alla su a esp erienza, che idea s i è fatta de l la Polizia? La Polizia fa un servizio preventivo, nel senso che la presenza nel territorio in macchina, a cavallo, in moto, a piedi, con i cani, dovrebbe evitare l’azione cattiva, anche se spesso li chiamano ad azione compiuta. In que st o a m bie nte r ies ce a s en tir si sa cer d ot e, ad o p er a re i l s u o m in is te r o ? Si l’ho provato, perché quelli che sono disponibili, lo sono veramente: amano la liturgia, amano i sacramenti e quindi vogliono la presenza sacerdotale; anche per questi solamente mi sento sacerdote. Molti desiderano parlare, mi cercano, hanno bisogno e poi da un discorso ne viene un altro e molti di questi sono forti e di sostanza. Coloro che vengono da ambienti religiosi si mettono a disposizione del Cappellano e ad esempio, nei momenti celebrativi, preparano l’altare, leggono le letture, servono la Messa e persino cantano. Q u a lc u n o l e h a m e s s o m a i i b a s t o n i fr a l e r u o t e ? Non i non cattolici, ma comunque molto dipende dai dirigenti, che, se credono realmente ai valori religiosi, riescono a coinvolgere gli altri in piena libertà. Nell’ultima Messa di Natale in più commissariati ho trovato tutti presenti. Ti accolgono in modo affettuoso dal piantone al dirigente e, più si è presenti, più sono contenti. Alcuni vorrebbero il Cappellano sempre con loro, non per privilegio ma per averlo sempre a disposizione. Inoltre gradiscono molto quando li vado a trovare a casa, in famiglia, all’ospedale, nei momenti felici o in quelli difficili, come in caso di morte. Quando mi salutano chiedono: “Quando viene la prossima volta? Quando ci vediamo?”. C o m e s i d i v e nt a C a p p e l l a n i ? La Conferenza Episcopale della regione dà il

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mandato, sostenuto ormai dalla firma definitiva della convenzione tra il Ministero degli Interni e la Conferenza Episcopale Italiana. S e po t es s e fa re d i p i ù, c o s a fa re b be ? Mi piacerebbe poter fare dei raduni oltre le celebrazioni, come fanno i Carabinieri e la Guardia di Finanza, ma ciò per noi non è possibile, perché non si fa vita di caserma. C’ è u n epi so di o ch e desi der a raccon t are ? Sì, è accaduto ad Acireale. I poliziotti hanno trovato una statua della Madonna in pezzi presso un palazzo e portatala in caserma, l’hanno fatta restaurare per poi collocarla su una colonnina circondata di fiori, al centro del commissariato. Fino a qui tutto normale, ma quando i proprietari l’hanno richiesta, si sono rifiutati di restituirla, opponendosi anche al Comune e chiedendo l’intercessione del Vescovo. Si erano talmente affezionati da dire persino che la Madonna era venuta da loro e per questo non potevano lasciarla. Da poco ho saputo che l’hanno restituita. S i è m a i t r o v a t o i n u n m o m e n t o , p e r c o s ì d ir e , d i azione? Noi non possiamo intervenire, anche perché il mio autista è solitamente un ausiliare. Ci limitiamo a fare le segnalazioni via radio o in qualche caso abbiamo aiutato qualcuno in difficoltà con l’automobile in panne. Il Pro t e t t ore d e l la P ol i z ia è S a n Mi c h e l e A rc a n g e lo... È San Michele il quale ha cacciato gli spiriti ribelli, che non volevano osservare la legge di Dio. In una bella preghiera i poliziotti chiedono di poter, sull’esempio e sotto la protezione del Santo, far osservare la legge umana e la legge divina. Ed io gli dico frequentemente che in servizio hanno il compito speciale di dire insieme al rimprovero, la buona parola. Tolta l’uniforme, Don Mario ritorna ogni pomeriggio e fino a tarda sera tra i ragazzi e i giovani dell’Oratorio San Francesco di Sales, che lo chiamano affettuosamente “ Commissario Mario”. M a r co P a p p a l ar d o


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Exallievi e volontariato L’impegno profuso nell’ambito della formazione professionale, ha nell’arte grafica un suo originale e peculiare aspetto. Non è infrequente infatti, ancor’oggi che quell’impegno nel settore grafico si è molto ridotto, trovare exallievi dell’Opera Salesiana “S. Cuore” di Catania-Barriera che si fanno onore. È il caso del Sig. Giuseppe Trovato. Ormai da tempo in pensione da “La Sicilia” egli ha voluto ritornare nella sua casa di “Barriera” dove trascorre ore di volontariato. Particolarmente preziosa è la sua collaborazione alla confezione del nostro notiziario ispettoriale. Qualche tempo fa il giornale dove ha lavorato gli ha dedicato l’articolo che qui riportiamo.

[fonte: La Sicilia, giovedì 28 luglio 2005]

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Don Candido Ravasi Ne l r i c o r d o d i D o n F e r d i n a n d o A r o n i c a Il mio primo incontro con d. Ravasi lo ebbi a Gaeta, nell’aspirantato salesiano della ispettoria centrale, dove compii gli studi ginnasiali (19341938). Don Ravasi, giovane prete, che era stato ordinato sacerdote a Torino l’8 luglio 1934, fu inviato a Gaeta come professore di italiano e responsabile degli studi. Nella mia memoria quegli anni passati con Don Ravasi non li ho più dimenticati. Noi ragazzi eravamo come affascinati dalla persona di Don Ravasi: entusiasta e suscitatore di entusiasmo, trascinatore, di iniziativa, esigente nella disciplina, ma sempre aperto e cor-

diale: con lui si stava bene! Aveva ispirato tanta fiducia in noi, che alcuni dei ragazzi più grandi (ce n’erano di quelli che avevano compiuto il servizio militare) li sentii più volte esclamare: “Con Don Ravasi siamo pronti ad andare in capo al mondo”. Durante la guerra (1940-1945), Don Ravasi svolse il ruolo di economo presso lo studentato filosofico Salesiano di Foglizzo, in Piemonte. In quei tempi tristi e difficili, Don Ravasi riuscì, con la sua abilità e col suo coraggio, a non far mancare ai giovani studenti una certa e abbondante sufficienza di vitto; noi che stavamo a Torino, nel

corso di filosofia, eravamo costretti a mantenerci con la famosa “tessera”, che assicurava un vitto giornaliero così scarso, che faceva rasentare la fame! Finita la guerra, Don Ravasi passò a Bollengo, studentato di teologia, come docente di Sacra Scrittura. È da Bollengo che l’ubbidienza lo manda a Messina, Istituto Teologico “S. Tommaso”, nel luglio del 1953, come direttore. Vi rimase cinque anni (1953-1958), essendo stato, nel 1958 nominato superiore dell’Ispettoria salesiana del Venezuela. I problemi che Don Ravasi incontrò a Messina, misero in risalto le sue doti di organizzatore, dall’intuito pronto e dall’azione tempestiva. Fin dall’inizio (1950), l’Istituto Teologico mancava di un assetto definitivo: i locali erano insufficienti, mancava una adeguata biblioteca, nel cimitero della città i salesiani non avevano una cappella propria ove far riposare le salme dei confratelli defunti. Don Ravasi, intuita la situazione, si mise subito all’opera, con coraggio e chiaroveggenza, per dare al S. Tommaso quella sistemazione che si addiceva ad una istituzione di importanza fondamentale per la vita salesiana. 1. E r a n o ne c e s s a r i l oc a l i più a mpi L’allora ispettore Don Secondo Manione, nel 1950, aveva fissato la sede del ripristinato studentato di teologia, nei locali che l’Istituto Salesiano “S. Luigi” aveva costruito per istallarvi il futuro liceo classico. Locali nuovi, ma troppo angusti per i più di cento studenti di teologia che, nel frattempo, Don Manione, eletto supe-


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frammenti di memoria simo Giunta, quale rappresentante dei salesiani, il 16 maggio 1958, alcuni mesi prima che Don Ravasi partisse per il Venezuela.

3. Biblioteca del “S. Tommaso” Quando Don Ravasi arrivò a Messina, la biblioteca del “S. Tommaso” era composta di un centinaio di volumi, di indole stretIl Rettor Maggiore Don Pascual Chàvez visita la nuova biblioteca del “S. Tommaso” tamente scolastica: riore maggiore, consigliere generale per gli studi, poca cosa per uno studentato di teologia, anche vi aveva raccolti, provenienti da diverse ispettose allora si trattava di uno studentato da qualcurie italiane, dell’America latina e dell’Asia. no definito “di campagna”… Se si voleva dare Era necessario allargare la sede o costruirne allo studentato la consistenza di un centro di auuna nuova. Don Ravasi tentò la prima soluzione, tentica formazione teologica, occorreva appronma con esito negativo; tentò con successo la setare una biblioteca di ampio respiro e adatta alla conda. Coadiuvato da Don Cosimo Giunta, alloricerca scientifica, nel campo di tutte le disciplira direttore del “Domenico Savio”, dopo diversi ne attinenti alle scienze teologiche e affini ad tentativi, giunse alla scelta del terreno situato nel esse. fondo Galletta, via del Pozzo, attuale ubicazione Per questa impresa occorrevano rilevanti ridel “S. Tommaso”. Prima ancora che si portassesorse finanziarie e, soprattutto, persone di buoro a termine i preparativi per iniziare la costruna volontà, pronte a sacrificarsi … zione della nuova sede, Don Ravasi, come ho Don Ravasi, da una parte trovò due persone detto, fu inviato ispettore in Venezuela (1958). che si dedicassero alla costruzione della biblioteca e, dall’altra, con una attività, insonne, perso2. Cappella del cimitero nale, sacrificata, si mise all’opera per reperire i Non contento di provvedere alla sistemaziofondi necessari, senza gravare sul bilancio econe dei giovani salesiani, studenti di teologia, Don nomico dello studentato. Ravasi si preoccupò della sistemazione dei saleLe due persone che, per una cinquantina di siani defunti di Messina. Nel cimitero cittadino anni, si consacrarono al faticoso lavoro della cole salme dei confratelli defunti erano sparse qua struzione della biblioteca, furono Don Aronica, e là, nel vasto territorio del cimitero: ci voleva che si dedicò all’acquisto mirato dei volumi, e una cappella propria e abbastanza capiente, daDon Giuseppe Pollone che, con infaticabile cota la presenza di ben quattro comunità salesiane stanza, si dedicò, da solo, all’immane fatica della a Messina. sistemazione e schedatura dei volumi. Con l’aiuto, ancora una volta, di Don CosiPer iniziare l’impresa della costruzione della mo Giunta, Don Ravasi poté avere in uso, a debiblioteca, Don Ravasi smosse mezzo mondo: terminate condizioni, la artistica cappella della scrisse, di proprio pugno, a cardinali, vescovi, famiglia Peirce, ancora oggi cappella di tutte le parroci, istituti religiosi di tutta Italia, a personaquattro comunità salesiane. lità politiche, di governo, di cultura. Nel giro di Il contratto stipulato con i discendenti della due o tre anni giunsero a Messina migliaia di vofamiglia Peirce fu stipulato tra questi e Don Co-


frammenti di memoria lumi. Ancor oggi si conservano i quaderni che, con grande senso storico ed organizzativo, Don Ravasi faceva compilare con la indicazione dei volumi, che man mano arrivavano, e dei relativi donatori: attraverso questi elenchi si può ricostruire il lavoro capillare che Don Ravasi svolse per iniziare ed incrementare la raccolta dei volumi, nonché la straordinaria varietà dei benefattori. Certamente, non tutti i volumi donati erano adatti allo scopo per cui doveva sorgere la biblioteca: molti erano doppioni, altri lontani dal servire ad una biblioteca di scienze largamente teologiche; un grosso importante nucleo, tuttavia, era valido e risultò un buon fondamento per la strutturazione della biblioteca. Naturalmente non ci si poteva fermare alle donazioni: la biblioteca doveva avere una sua ben determinata fisionomia, ed era necessario organizzarla secondo un piano ben definito; bisognava pertanto, ricorrere agli acquisti. Per quattro anni, dal 1954 al 1958, Don Ravasi, industriandosi personalmente, scrivendo migliaia di lettere in Italia e in Europa, senza mai stancarsi e senza trascurare i suoi doveri di Direttore della Casa, riuscì a trovare i fondi per finanziare lo sviluppo della biblioteca. Durante questi anni, nelle vacanze estive, Don Ravasi forniva a Don Aronica una certa somma di denaro (sino a 300/400 mila lire, che per quel tempo rappresentava una grossa somma) per gli eventuali acquisti di libri. E Don Aronica passava le vacanze girando per le città dell’Alta Italia, della Francia, dell’Austria, della Germania, dell’Inghilterra, alla ricerca di libri. Sceglieva, comprava presso gli antiquari e faceva spedire a Messina. Poté così arricchire la biblioteca di libri preziosi, rari, antichi e recenti, di grande valore. Durante l’anno scolastico seguiva il ritmo delle pubblicazioni italiane e nelle varie lingue moderne e acquistava, scegliendo, i volumi di sicuro valore scientifico, nell’ambito delle discipline teologiche, filosofiche, storiche, ecc. Don Ravasi forniva la copertura finanziaria.

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Quando, nel 1958, egli lasciò Messina per il Venezuela, la biblioteca aveva raggiunto un patrimonio librario di notevole consistenza e ben selezionato, cominciando già ad essere conosciuta e frequentata non solo da studenti universitari di varie città della Sicilia, ma anche da docenti e ricercatori delle università della Sicilia. Dopo la partenza di Don Ravasi, la biblioteca continuò a crescere, ma va dato a lui, il giusto riconoscimento e la gloria di aver compreso la necessità della biblioteca e di aver avuto l’ardire di impiantarne la costruzione, di avere dato un impulso determinante e duraturo al suo sviluppo e di averla sostenuta con generosità ammirevole. Quando, negli anni ’80, furono avviate le pratiche per l’aggregazione del “S. Tommaso” alla facoltà di Teologia dell’U.P.S., la consistenza della biblioteca, assieme all’organico dei docenti e alla più che sufficiente presenza dell’alunnato, determinò l’esito positivo delle trattative. Purtroppo Don Ravasi non poté godere i frutti delle sue coraggiose iniziative: partito per il Venezuela non gli fu possibile ritornare, in seguito, in Italia. Per un gravissimo incidente automobilistico, in cui fu coinvolto durante lo svolgimento del suo mandato in Venezuela, il suo organismo rimase gravemente lesionato ed egli,

suo malgrado, fu costretto a non potersi allontanare dalla sua stanza, per tutta la vita. Ma nel chiuso della sua stanza continuò a lavorare e a mantenersi in contatto col mondo salesiano e a prodigarsi in favore dell’Ispettoria venezuelana. Morì a Caracas il 15 dicembre 1986 a 78 anni di età. Era nato a Fara d’Adda, in provincia di Bergamo, il 3 dicembre 1908.


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I confratelli, una risorsa Don Gino D’Amico (Assemblea confratelli - Zafferana, 3 settembre 2005) Premesso che non sono un ricercatore, né tanto meno un giornalista, affermo che quanto sto per dire, non ha valore "scientifico" ma riflette i1 pensiero di alcuni confratelli con i quali abbiamo scambiato qualche opinione, in merito al problema dei confratelli anziani dell'Ispettoria. Credo che non debba essere sotto valutato; e in realtà non lo è. Se ne parla poco, orientati a rendere efficienti le forze giovani. E ad essi infatti viene affidata la mole più consistente di lavoro. - La prima osservazione e una costatazione . Verificato il numero di confratelli viventi e nati entro gli anni '30 del secolo scorso, se non sbaglio, dovremmo essere 133, cioè poco meno del 50% Si tratta di una forza considerevole. Lasciamo stare ogni giudizio su quanto questi confratelli hanno fatto per l’Ispettoria; ma la domanda che gli attuali confratelli che esercitano il servizio della Autorità debbono proporsi e la seguente: come gestire al meglio questa componente umana e religiosa? Invece perché di considerarlo un problema, guardiamolo con uno sguardo positivo e propositivo. Non più dunque un problema, ma una risorsa da utilizzare e far fruttificare ancora e meglio. - Va ricordato, di passaggio, che la condizione anziana è oggetto di studio da parte di sociologi, psicologi, operatori sanitari... Si cerca di adoperarsi perché “vivere più a lungo coincida con vivere meglio, sani di mente, autosufficienti, capaci di gestire il naturale processo di invecchiamento che va di pari passo col passare degli anni” (Giovanni Paolo II - discorso agli operatori sanitari 31 ott. 1985). L'invecchiamento dei confratelli e il prolungamento delle aspettative e di vita richiede un cambiamento, a volte profondo di abitudini, comportamenti... È opportuno perciò studiare il modo miglio-

re per orientare questo fenomeno. Bisogna prepararsi fisicamente e psicologicamente a vivere più a lungo e meglio, combattendo soprattutto alcuni atteggiamenti che forse, le fasi delta vita religiosa che conduciamo, sembrano rendere fisiologici. - In primo luogo la sedentarietà. - Poi, una adeguata educazione alimentare, adatta ai cambiamenti fisici dell'organismo che invecchia. - Un approccio cosciente alle più comuni patologie che spaventano gli anziani (malattie cardiovascolari, tumori, la depressione che spinge a chiudersi in se stessi e a ritenersi ormai inutili, la paura della non autosufficienza...). Da non sottovalutare anche i comportamenti etici nel rapporto col proprio corpo. Questi fenomeni più o meno noti, sono presenti, dove più, dove meno, nei confratelli anziani. Prenderne coscienza a livello ispettoriale, penso sia opportuno. Ora vorrei avanzare qualche proposta. Anche queste, raccolte da conversazioni estemporanee tra confratelli anziani. Possono anche essere non condivise, possono essere integrate in altre proposte già avanzate... chi vivrà… vedrà. Ecco perciò brevemente: La sedentarietà. È facile comprendere le perplessità dell'Ispettore nel proporre al confratello anziano un trasferimento da una comunità ad un'altra. Il confratello si è possibilmente inserito già nell'ambiente in cui ha raggiunto una certa tranquillità, ha le sue abitudini, l'immancabile TV, si coltivano amicizie... ma quanti tesori di saggezza, esperienza, prudenza, buon senso, amore alla congregazione si trovano in questo confratello; messo da parte, trascurato e che non dia eccessivo fastidio, non potrà mettere a disposizione della comunità e dell'Ispettoria quei carismi, quei doni di grazia e di esperienza che possiede. Ecco una serie di proposte.


dalle case salesiane Sta alla saggezza di chi esercita l'autorità, prenderne atto e realizzarle secondo il bisogno o l'utilità. - Si potrebbe inserire qualcuno di questi confratelli in qualche commissione o gruppo di lavoro, avendo l’avvertenza di non lasciarlo solo tra i più giovani. - Si potrebbe… senza violare regole e regolamenti, invitare. a turno, qualche confratello anziano al Consiglio Ispettoriale. Si valorizzerebbero ancora, soprattutto coloro che hanno fatto parte degli organi di governo. - Si potrebbe... invitare qualcuno a partecipare alle varie riunioni che periodicamente si tengono in Ispettoria (Direttori, Oratori, Parroci, Economi etc ), sempre allo scopo di sottrarci alla malaugurata sedentarietà, a renderci partecipi "in diretta", senza cioè passare dal setaccio della comunicazione in Comunità. Ancora: Per realizzare quanto in programma al n. 5 dell'attività formativa, si potrebbero organizzare giornate di formazione, residenziali (3 giorni o più) in ambienti accoglienti, gestite da persone competenti in ascetica, liturgia, morale, bioetica... e nelle opportune tre dimensioni lì specificate: fisico-psichico, sociale, spirituale-salesiano. Si favorirebbe cosi quell'incontro fraterno in cui antichi compagni di formazione o di studio, potrebbero scambiarsi ricordi, esperienze, confidenze che resterebbero sepolte nell'animo di ciascuno. Queste relazioni interpersonali, nello spirito di famiglia tanto raccomandato, aiuterebbero i confratelli anziani a inserirsi meglio nella Comunità nella quale rischiano di essere emarginati. Altre iniziative potrebbero sorgere e realizzarsi. Attivi o meno attivi, gli anziani vogliono ricordare, come ci dice il Papa Giovanni Paolo II, che “nella vita (e soprattutto nella vita consacrata) è l’essere che conta più che il fare, le relazioni interpersonali più che i risultati, la saggezza oltre 1'intelligenza”. Ricordano che nessun progetto, per quanto efficace, può sostituirsi allo scopo per cui abbiamo liberamente risposto alla chiamata di Dio, abbiamo scelto di stare con Don Bosco per fare. a pro dei giovani e con loro, comunità e comu-

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nione. Ben vengano perciò tutte le iniziative suggerite e portate avanti dall'Ispettore e dai suoi più stretti collaboratori. È il cammino che la congregazione deve fare in Sicilia, ma lo faccia insieme, senza escludere nessuno. Guardiamoci fraternamente negli occhi. Questa è la richiesta umile e fiduciosa che gli anziani facciamo. Per imparare sempre meglio a guardare verso il nostro futuro, verso 1'eternità. PR OFE S SIO NI Quest’anno, nella nostra Ispettoria, venti confratelli hanno celebrato il rito sempre suggestivo e impegnativo della professione religiosa. E se 14 di essi hanno rinnovato la professione temporanea e 5 si sono legati definitivamente al Signore e alla Congregazione con la Professione Perpetua, uno, Enrico Frusteri, per la prima volta ha professato i santi voti. A Lui un caloroso benvenuto nella grande Famiglia Salesiana e a tutti un augurio di santa fedeltà. Ecco l’elenco completo dei professi. Temporanei Calapaj Luigi (ISI) Di Quattro Aurelio (ISI) Favaccio Giuseppe (ISI) Frusteri Chiacchiera Enrico (ISI) Luvarà Domenico (ISI) Martorana Davide (ISI) Ramiandrisoa Marcellin (MDG) Ravelomahitasoa Chrysostome (MDG) Reito Gabriele (ISI) Renna Salvatore (ISI) Sciacchitano Vincenzo (ISI) Scilipoti Pietro (ISI) Sinipoli Giuseppe (ISI) Tapsoba Didier (AFO) Tshituala Nicolas (AFO) P erpetu i Ausini Giulio (ISI) De Oliveira Silvano (ITM) Do Carmo Gui (ITM) Domingos Caetano (ITM) Trianto Tarsisius (ITM) D i a c o n at o Don Josef Ellul ha ricevuto il Sacro Ordine del Diaconato il 12/06/2005. A lui tanti auguri di un proficuo servizio diagonale in preparazione al presbiterato già fissato per 29/4/2006.


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Grest: Attività estiva degli oratori IL RICORDO DI DON FRAN CO S OLA RINO “Ho am at o Dio, Don B osc o, la giove ntù, le a nime ” … e così, in questa mattina dell’otto ottobre 1997, mentre qui a Zafferana, riposo, medito, ricordo, progetto, mi preparo a venire a Te … Quando? Tu lo sai e misuri i passi che mi collegano a te. Passi lenti, scanditi da ricordi, nostalgie, meraviglie, paure, speranze, successi, delusioni … E guardo dietro a me, fanciullo senza carezze di mamma e papà. Senza la compagnia di fratelli e sorelle, sbattuti, nella logica di una affrettata sistemazione in ben quattro posti diversi. Io, al posto più sicuro che mi fa diventare prete di Dio e di D. Bosco … Gli altri? A ingoiare lacrime e nostalgie di una famiglia mai avuta. Ho amato Dio, D. Bosco, la gioventù, le anime. Per loro ho consumato la mia vita, la mia salute fisica. Non me ne pento, non ho rimpianti perché tutto è stato donato con amore. Ma c’è il buco nero delle tristezze per non avere amato il Signore a sufficienza in proporzione all’immenso bene che tu o Signore mi hai voluto. C’è tristezza, il rimorso, per non essere stato specchio luminoso, ma terribilmente appannato e spesso deludente per i miei ragazzi. mi volevano fiaccola e spesso sono stato lucignolo fumigante. Perdono, mio Dio. E tu che sai tutto di me, ombre e luci, fa’ una cosa al momento del giudizio per me: strappa dal libro della mia vita quelle pagine ributtanti. Non farle vedere ai tuoi figli e ai tuoi angeli. E per ultimo, grazie per i doni che mia hai dato: penna linguaggio facile, musicalità nel mio apostolato, capacità di organizzare e tanti altri doni che hanno colorato la mia vita sacerdotale e salesiana e quella dei ragazzi. Ma non ci hai visto orgoglio, esibizionismo il più delle volte? E grazie per chi mi ha sollevato dallo scoraggiamento, per chi mi è stato accanto, fratello, padre, amico. E per questo, per tutto, ti chiedo perdono. La tua Mamma mi accompagni alla porta del tuo regno, e mentre tu sei distratto e guardi altrove, mi faccia entrare per dirmi un eterno grazie, così a sorpresa, mentre tu ritorni a guardarmi, sorridere, abbracciarmi come sempre hai fatto nei miei 73 anni. E ti dirò ancora una volta: Gesù, sono Franco. [dal diario di Don Franco Solarino] Il 10 luglio 1998, all’età di 73 anni e 46 di sacerdozio, moriva improvvisamente Don Franco Solarino. Al suo funerale nella chiesa madre “S. Giovanni Evangelista” di Modica Alta, gremita di fedeli, Mons. Nicolosi, Vescovo di Noto, affermava: “Carissimo Don Franco, non mi soffermo a descrivere la gioia, la dedizione e la continua inventiva con cui hai consacrato tutta la tua vita religiosa e sacerdotale al Signore, per offrire il suo vangelo di speranza alle aspirazioni dei giovani e ai problemi della gente, nella fatica del

quotidiano e nelle incognite del futuro di questa nostra società secolarizzata ed edonista”. Lo vogliamo ricordare per il suo entusiasmo salesiano che lo portò a sviluppare un incredibile numero di attività: spirituali, ricreative, culturali e sportive: giochi, colonie estive, feste, teatro…, ma l’intuizione sua più bella e originale è stato il GREST: una iniziativa partita dall’azione cattolica, ma da lui ripresa e ricreata secondo il carisma salesiano e quindi diffusa e promossa con immenso entusiasmo.


dalle case salesiane BARCELLONA L’esperienza delle volontarie di servizio civile dal 04-07-2005. (Silvia Di Giovanni, Antonella Stuppia e Beatrice Russo). Abbiamo iniziato la nostra esperienza di servizio civile presso l’oratorio salesiano “San Michele Arcangelo” di Barcellona Pozzo di Gotto con il GREST (gruppo estivo), che ha impegnato allegramente noi e i ragazzi per circa un mese. Il GREST di quest’anno, che ha avuto come tema il sogno di Don Bosco “con Voi non ho paura”, ha riunito ragazzi/e di età compresa tra i 7 e i 14 anni di estrazione socio-culturale diversa. Quasi 400 ragazzi/e sono stati suddivisi in 4 squadre: Esengo (verde, coraggiosi); Neboa (blu, intrepidi); Disanca (arancio, impavidi); Ni ca (giallo, nessun impedimento ci arresterà), che quotidianamente gareggiavano tra loro . Strumenti di valutazione per la vittoria del GREST sono stati l’impegno nello svolgere le attività, la partecipazione, lo spirito di squadra, la vittoria dei tornei. Il martedì e il sabato mattina si andava a mare coi ragazzi. Ogni giovedì, invece, si andava in gita per tutta la giornata. Insieme ai ragazzi siamo stati al Tindari e Marinello, Castell’Umberto e San Gregorio (Capo d’Orlando), Siracusa e la Playa di Catania, Roccalumera, Etna e Oratorio Salesiano San Filippo Neri di Catania , Acquapark di Sommatino (Caltanissetta). Durante le giornate in oratorio, invece, al mattino si svolgevano varie attività, quali pittura, giornalino, braccialetti, ballo, canto, sbandieratori…

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Al pomeriggio, invece, ci si dedicava alcuni giorni a settimana ai tornei (calcio, pallavolo, basket, pallamano), altri al grande gioco (bandiera lunga, bandiera svizzera…). Non mancavano mai i momenti di preghiera ma anche tanti altri momenti di animazione tutti insieme. Molto sentito era lo spirito di squadra che veniva esternato dai ragazzi attraverso i gridi che ogni squadra preparava ma anche dai bans fatti tutti insieme. Ogni venerdì sera si metteva in scena una seratina coi “numeri” preparati ogni settimana durante le attività del mattino. Nell’ultima serata si è anche rappresentato il sogno di Don Bosco. Per quanto ci riguarda noi siamo state ben accolte all’oratorio, nonostante non ne facessimo parte da prima, e questo ci ha permesso da subito di sentirci parte integrante e attiva di questo contesto. Non neghiamo che questa esperienza ci assorbisse tutte le energie, ma si era sempre soddisfatte. Ognuna di noi era inserita in una squadra diversa e si occupava al mattino di una attività. Al pomeriggio, poiché le squadre per i tornei erano suddivise per fasce di età, si seguiva un gruppo . In più ci si occupava di fare mantenere l’ordine e la pulizia all’interno dell’oratorio.


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L’esperienza del GREST è stata per noi sicuramente molto bella e interessante; con i ragazzi ci siamo divertiti tantissimo, gridando, giocando, ballando e pregando tutti quanti insieme. Abbiamo condiviso una esperienza di vita molto importante che ha permesso a noi e ai ragazzi di crescere insieme uniti da uno scopo comune: vincere il GREST…… ma comunque e soprattutto divertirci tutti insieme!!!!!!!

CANICATTÌ Il GREST continua... Cari genitori e Carissimi ragazzi, anche quest’anno è arrivata la fine del GREST, e come ogni anno si avvicina la “sera del pianto” quando i grestini salutandosi tra loro e salutando gli animatori (e soprattutto le animatrici) faranno zampillare dagli occhi e scorrere sulle loro guance fiumi di lacrime. Gli animatori tra le lacrime tireranno un sospiro di sollievo perché tutto (speriamo) è andato bene, e daranno appuntamento ai grestini in oratorio in inverno. Ciò fa parte del GREST, e guai se non fosse così: sarebbe stata un’estate non vissuta fino in fondo, non significativa per ciascun grestino. Quindi cari ge-

nitori non meravigliatevi se i vostri figli piangeranno un po’: è tutto normale e non si capisce se non lo si vive. Questo è anche il periodo in cui si vedranno i frutti di ciò che si è seminato questa estate, e quanto è stata significativa la partecipazione di ciascuno al GREST. L’Eucaristia, tema principa-

dalle case salesiane le dell’estate, dovrebbe diventare ora un modo di vivere. Quello che desidererei è che in voi grestini rimanesse vivo e lucido il ricordo di quanto fatto questa estate: la storia di Tarcisio, le sue avventure con Rufus e Claudius che alla fine lo hanno ucciso, il buon esempio che Tarcisio ha saputo dare a tutti i suoi contemporanei diventando martire e l’amore che il nostro protagonista nutriva per Gesù Eucaristia. Ora è il momento di vivere tutto ciò, diventando testimoni della propria fede e di un nuovo modo di vivere tra i compagni di scuola e di giochi: aver partecipato al GREST ci ha reso più consapevole, spero ! Buon anno e arrivederci a presto! Ah, dimenticavo: un messaggio per i genitori: aiutate i vostri figli a vivere nella vita di tutti i giorni le cose buone apprese al GREST. Grazie di cuore! Con affetto do n D a v i de Ma rt o ra n a

PALERMO Venerdì 8 Luglio, circa mille e duecento ragazzi di cinque oratori salesiani (SdB e FMA), si sono ritrovati nel centro storico di Palermo per l’Intergrest 2005. Gli oratori «Santa Chiara», «Mazzarello», «Ranchibile», «Arenella» e «Villaurea» hanno preparato una serie di iniziative per coinvolgere i ragazzi palermitani dai sette ai quindici anni. «Il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza spiega don Salvino Raia, Direttore del centro Salesiano Villaurea - ha un continuo bisogno di gente che si occupi di loro. Questa iniziativa è nata circa 50 anni fa. In Sicilia i Grest sono sempre stati un grande successo. Il periodo estivo può diventare un momento vuoto -aggiunge - ed è per questo che noi invece vogliamo renderlo un periodo di formazione dei giovani per la loro crescita». I ragazzi hanno sfilato per le vie della città con canti e balli e hanno fatto tappa in Piazza Pretoria, dove a riceverli c’era il Presidente del Consiglio comunale di Palermo: «Voi siete la nostra risorsa. Siete gli ambasciatori del nostro futuro. A voi il ringraziamento per questa bella festa e per l’allegria che state regalando per le vie della città».


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Palermo: INTERGREST 2005

Il pomeriggio si è poi concluso davanti al celebre Teatro Massimo, con una grande festa che ha coinvolto le più alte cariche civili e religiose, oltre che i numerosi passanti: tutti i ragazzi hanno lanciato in aria palloncini, mostrando cartelloni e urlando i tipici bans salesiani.

RANDAZZO Come tradizione vuole ogni anno l’Oratorio Salesiano “San Giovanni Bosco” di Randazzo propone ai suoi ragazzi l’inimitabile GREST, una vera e propria bomba esplosiva fatta delle più svariate attività (cineforum, sport, canto, danza, teatro, artattack e laboratorio di fiaba) ma soprattutto giochi, momenti formativi e tanta animazione!!! Durante la settimana sono proposte delle piccole escursioni e bagni al mare, per poi culminare

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con la gita finale all’acqua park. I ragazzi accolgono calorosamente e con molto entusiasmo questa iniziativa iscrivendosi numerosissimi. A occuparsi di tutto, accanto al fedele e costante impegno dei Padri Salesiani, si è formato da un po’ di tempo a questa parte il gruppo giovani animatori (DUENDE: “Noi… fabbricanti di sogni”), uniti dal comune impegno che intendono sostenere e difendere, ovvero ridare gioia e calore all’Oratorio di Randazzo. I membri del gruppo sostengono ad alta voce: «Vogliamo che entrando si respiri una nuova aria fatta d’allegria, di felicità, di impegno, di valori, e di tanta amicizia. Vogliamo farlo seguendo l’esempio di Don Bosco ed essendo testimoni instancabili di fede a Dio. Come scrive l’evangelista Matteo: ‘Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date’ e noi siamo pronti a DARE!


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Vogliamo comunicare, e comunicare vuol dire prestare attenzione agli altri, perché ciascun sorriso che nasce in questo luogo è prezioso, un vero tesoro! Ormai stiamo diventando per i ragazzi degli specialisti di “flaconi di divertimento” e dopo il GREST di questa estate abbiamo dato il via ad una serie di iniziative che verranno proposte quest’inverno con il GRIN. Non vogliamo fermarci ma continuare andando avanti.» Il gruppo sta crescendo e con lui l’oratorio, perché ognuno crede in quello che fa, nella capacità di perseguire nuovi scenari, di portare in piena luce i valori cristiani di solidarietà, rispetto e amore verso il prossimo in una visione gioiosa della vita. Ed è per questo importante che ognuno stia bene con se stesso, con noi e con gli altri e viva la sua identità cristiana come una possibilità in più, una responsabilità di libertà interiore e consapevolezza di fare qualcosa che è “bello e utile per gli uomini”. I va na Gr a na t o

S. FILIPPO NERI Dal 16 Giugno al 22 Luglio 2005 si è svolto a Catania, al S.F.N. il consueto Gr.Est. a cui hanno partecipato circa 250 bambini di età compre-

sa tra gli 8 ed i tredici anni e circa 70 animatori dai 15 anni in su. Il Gr.Est. è andato avanti per cinque settimane dal lunedì pomeriggio al sabato pomeriggio con la Santa Messa, a cui partecipavano i genitori di diversi grestini ed animatori, ed a seguire lo spettacolino organizzato dai ragazzi, con gita al mercoledì in acquapark od in montagna. I valori portati avanti durante il Gr.Est. sono stati quelli proposti dalla tematica del film ‘Koda, fratello orso’, sull’accettazione di sé e degli altri, posti all’interno della tematica cristiana nell’anno dell’Eucarestia. Una gara continua tra sei squadre (Alci, Aquile, Orsi, Mammuth, Lupi, Scoiattoli) e tra i grestini stessi all’insegna del divertimento, della gioia e del sano agonismo ma anche del rispetto e della buona educazione; il tutto basato su ‘ragione, religione ed amorevolezza’ tipici del Sistema Preventivo del nostro padre e maestro, Don Bosco. La caratteristica più bella, credo, di tutta l’attività estiva è stata la stretta collaborazione tra le varie realtà presenti all’oratorio: il gruppo Scout d’Europa, il gruppo dei Catechisti e la PGS Ardor Sales ottimamente coordinati dai salesiani della comunità del San Filippo Neri. Le attività si sono concluse nell’ultima settimana di Luglio con gli animatori impegnati nella risistemazione degli ambienti, la verifica delle attività svolte, una programmazione in vista della ripresa delle attività, la gita-pellegrinaggio con S. Messa di ringraziamento ad Alì Terme, all’altare di Madre Morano e poi bagno sulla spiaggia di Alì, visita alle Gole dell’Alcantara, passeggiata e pizza finale a Taormina. L’esperienza Gr.Est. è stata molto positiva per gli animatori, per i grestini ed anche per i genitori, come è emerso da un test di gradimento proposto a genitori e figli.


dalle case salesiane S. GREGORIO Tarcisio Accendi l’Amore La città di San Gregorio si è trasformata, per un pomeriggio, in un grande set per la rappresentazione di alcune scene di vita dei primi secoli dell’antica Roma.

Oltre 300 tra ragazzi ed animatori, prendendo spunto dalla storia di Tarcisio, il giovane diacono cristiano del terzo secolo, martirizzato per difendere l’Eucaristia, hanno interpretato vari momenti di vita romana. I componenti di ognuna delle 6 squadre del Grest 2005, si sono calati nei ruoli e nei personaggi che il copione prevedeva. L’Iberia ha dato vita al gruppo dei cristiani, la Tracia ai generali e alle legioni romane, i ragazzi della Frigia hanno interpretato l’Imperatore, l’Imperatrice, Senato e Matrone, i Gladiatori erano i componenti della Sassonia e infine, Dei, Statue, Satiri, interpretati dalla squadra della Gallia. La Piazza don Bosco è divenuta teatro dell’arrivo dei legionari, del conferimento delle corone di alloro ai generali e dell’omaggio delle danzatrici. Il lungo corteo, alle quali si sono aggiunte alcune centinaia fra genitori e parenti, si è snodato per le vie del paese, raggiungendo Piazza Marconi sulla quale si affaccia il Palazzo di Città.

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Qui, dopo l’omaggio agli dei fatto dalle bravissime vestali con una danza del fuoco, è stato presentato un baccanale romano. Terza e ultima tappa il cortile dell’Oratorio Salesiano, trasformato per l’occasione in un anfiteatro romano. È stata rappresentata la lotta tra i gladiatori, la danza dei leoni e il sacrificio dei cristiani culminato con il martirio di Tarcisio. Oltre l’ottima fattura dei costumi, alla cui realizzazione un gruppo di mamme ha dedicato tempo, fatica ed entusiasmo, da segnalare le belle danze e le coreografie sulle musiche che spaziavano da Enya a Gasolina, dagli ERA a Candy Shop, oltre ai Carmina Burana di Orff l’Alleluja di Haendel. Altro tocco di “cultura” è stato dato dalle frasi declamate in latino, con traduzione in italiano da tre mamme/animatrici. Alla fine applausi per tutti e i complimenti del Sindaco che si è detto compiaciuto di quanto visto e ha “prenotato” fin d’ora vari ragazzi per partecipare al corteo storico che annualmente si svolge a San Gregorio per la festa del Santo Patrono.

Si conclude il 30 Luglio con uno spettacolo nel cortile dell’Oratorio. Sul palco di 10 metri, con annessa passerella, numeri di danza, teatro, sfilata di moda in costumi romani e premiazione finale. Alla fine l’inno del Grest e il grido “Tarcisio, accendi l’amore”.


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Gela - Cinquant’anni di presenza salesiana

Il Cardinale Oscar Maradiaga e gli Ex-allievi di Gela.

Il 50° di fondazione dell’Opera Salesiana di Gela (1955-2005) è stato ricordato con una serie di manifestazioni che hanno mobilitato non soltanto la Famiglia Salesiana ma l’intera città. Le manifestazioni si sono aperte con la venuta del cardinale salesiano Oscar Rodriguez Maradiaga (3-4 dicembre), del vicario del Rettor Maggiore (11 dicembre). Particolare successo ha avuto anche l’incontro tra don Francesco Carobella e gli exallievi oratoriali dei primi anni. La celebrazione ha avuto anche momenti culturali come una mostra filatelica e fotografica presso l’antico convitto pignatelli dove già una prima volta (1897-1902) furono i salesiani con don Domenico Ercolini. Per l’occasione è stato realizzato un Annullo Speciale ed è stata anche fatta coniare una medaglia commemorativa opera della maestra Carmela Perrini che fra l’altro nel 1988 realizzò il francobollo votivo dedicato a Don Bosco. Grande successo ha assunto anche lo spetta-

colo conclusivo realizzato al Cine Royal dal gruppo CGS LIFE guidato da Armando Bellocchi. Grazie poi ad una sponsorizzazione del Kivanis club è stata anche ricordata la figura di Salvatore Aldisio e dei suoi primi rapporti con il mondo salesiano

L'8 dicembre, in particolare, i giovani dell'oratorio potranno incontrare il primo direttore e fondatore dell'opera, don Francesco Carobella. I Salesiani, con le Figlie di Maria Ausiliatrice, sono presenti a Gela dal 7 dicembre 1955, realizzando così il desiderio di numerosi ex allievi, primo fra tutti Salvatore Aldisio, deputato popolare negli Anni venti, alto commissario in Sicilia durante le lotte per l'autonomia e ministro del lavori pubblici con il Governo Pella. Alla Famiglia Salesiana fanno capo a Gela una chiesa parrocchiale (la prima al mondo ad essere stata dedicata a San Domenico Savio nel 1957), un oratorio-centro giovanile, due scuole professionali, una delle quali nota per la formazione dei saldatori, una scuola elementare.


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ro La Piana, il vescovo della diocesi di Piazza Armerina Michele Pennisi, il vicario del rettor maggiore don Adriano Bregolin, il coordinatore regionale degli oratori salesiani don Salvino Raia, don Giuseppe Costa, docente all’università pontificia salesiana di Roma, il cardinale Primate dell’Honduras . Celebrazioni religiose in calendario sabato nella chiesa San Domenico Savio (ore 19,30) e domenica alla Chiesa Madre (ore 10,30). Negli altri giorni saranno organizzati convegni (“Aldisio e i salesiani, “Valenza Il Cardinale Oscar Maradiaga nella parrocchia “Domenico Savio” di Gela. sociale degli oratori, centri gioSa les iani , me zzo se colo a G e la vanili oggi”), un incontro mondiale degli ex allievi salesiani e quadrangolari di basket. Dal 3 all’11 dicembre prossimi sono state organizzate una serie di iniziative per festeggiare i C i n z i a S c i a g ur a 50 anni di attività dell’opera salesiana a Gela. Una presenza importante nel nostro territorio, per il ruolo sociale che ha svolto e che continua a svolgere, con l’organizzazione di corsi di formazione e di altre attività, dando la possibilità a tanti giovani di uno sbocco lavorativo. Il programma, predisposto e presentato dal direttore salesiano don Salvatore Frasca, da Ugo Costa (orientatore sportello Cnos) e da Giusepe Orlando (vice presidente ex allievi Sicilia), prevede Il Cardinale Oscar Maradiaga e i fedeli della parrocchia salesiana. la presenza di personalità importanti per la famiglia salesiana, tra cui il priPer celebrare i 50 anni di presenza della Famiglia mo direttore don Ciccio Carobella, oggi 85enne. di Don Bosco a Gela, la Zecca dello Stato ha coniato E poi tante cerimonie religiose, culturali e anche una medaglia commemorativa, disegnata da Carmela sportive. Perrini, mentre le Poste italiane hanno stampato una cartolina con relativo annullo postale. Nella città siciLe manifestazioni si apriranno sabato 3 diliana, che ospiterà anche la riunione della Giunta cembre con l’inaugurazione di due mostre, filamondiale ex-allievi don Bosco, guidata dal presidentelica e fotografica, allestite a Palazzo Pignatelli. te don Adriano Bregolin, confluiranno numerosi Saranno presenti il cardinale Oscar Rodriguez membri della Famiglia Salesiana per i quali sono staMaradiaga, il vecovo di Mazara del Vallo Calogeti organizzati incontri sportivi e culturali.


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Palermo dicembre 2005 Carissima Famiglia salesiana di Gela, avrei voluto essere con tutti voi per partecipare al momento di festa che avete così bene organizzato per ricordare la presenza che da 5O anni i Salesiani portano avanti a Gela. Nell'impossibilità di essere fisicamente tra voi desidero, unirmi al corale ringraziamento per ciò che avete fatto a servizio della comunità locale e soprattutto dei suoi giovani, in un città che farse più di altre soffre per la mancanza di luoghi educativi e di esperienze aggregative in grado di dare una prospettiva al futuro delle giovani generazioni. Posso affermare ciò con convinzione, perché è ancora vivo in me il ricordo e l'esperienza degli otto anni che ho vissuto da studente interno presso l'istituto Ranchibile di Palermo, soprattutto per i risultati che la mia persona, nella decisiva fase adolescenziale, ha tratto allora e di cui ad oggi continua a beneficiare. Ho avuto la fortuna, e di ciò ringrazio sempre Dio e i miei genitori, di trascorrere questa stagione della mia vita in un luogo in cui da formazione e l'educazione sono obiettivi primari e qualificanti, seppur giustamente connessi con l'impegno per lo studio e l'apprendimento. Devo a quegli anni molto di ciò che oggi sono, l'intuizione per comprendere ciò a cui sono stato chiamato e la necessaria compagnia per conseguire gli obiettivi individuati. Tutto ciò ha un nome famoso nel mondo e inequivocabile nei contenuti: educazione salesiana. I muri maestri posti in quegli anni, costruiti sulle fondamenta poste precedentemente dai miei genitori in famiglia, mi hanno consentito di affrontare l'impegno adulto nella vita, con la serena certezza che la compagnia del Signore e l'amicizia degli uomini che mi aveva messo accanto, mi avrebbero sostenuto in ogni circostanza della vita. Così è stato, e oggi da Presidente della Regione Siciliana, pur non potendo fisicamente partecipare a questa significativa cerimonia di ringraziamento, posso affermare che le promesse di quegli anni si sono mantenute e che spetta a me, proprio per la responsabilità e la carica che ricopro, di portarle a compimento nell'interesse di tutti i Siciliani.

Come tutti sanno, l'educazione salesiana non è una pratica ascetica, ma una scuola di vita, che da don Bosco a oggi ha coinvolto e convinto milioni di persone in tutto il mondo, per la sua grande capacità di persuasione dei giovani e per l'incidenza umana e sociale che essa ha avuto ed ha a tutt'oggi. Anche la storia dei salesiani a Gela è una storia di giovani incontrati, spesso a partire dal bisogno, e poi coinvolti in una avventura umana che li ha resi capaci di incidere, in modo significativo in ogni situazione in cui la vita li ha condotti. Il carisma ,di don Bosco, l'educare i giovani al lavoro attraverso lo svago, ha funzionato e continua a funzionare, anche oggi. Le scuole dei Salesiani continuano a sfornare, ieri come oggi, nel mondo intero come a Gela, migliaia di giovani perfettamente formati e competenti, che trovano lavoro e pronti a servire la società in ogni circostanza. Il segreto di tutto ciò non può risiedere solo in strutture migliori o in docenti più preparati, cui comunque va dato molto merito, ma in un metodo educativo che ha rivelato la propria efficacia in tutto il mondo e in ogni latitudine. Questa particolare responsabilità ho cercato di portare avanti in questi 5 anni di impegno nel Governo della Regione. Quando, dopo la mia elezione, ho preso possesso del nuovo ufficio alla Presidenza della Regione Siciliana ho attaccato alla parete una sola immagine, quella appunto di don Bosco, proprio perché mi ricordasse l'origine e la scopo della mia azione, perché mi sapesse guidare e mi proteggesse in ogni frangente della vita. Oggi tutti noi siamo chiamati a costruire quel futuro migliore cui tutti hanno diritto, ma cui tutti siamo chiamati a contribuire, con i doni che ciascuno personalmente porta e con i frutti che il lavoro comune saprà dare. Don Bosco amava dire che tutti insieme c'è la possiamo fare. Questo insegnamento mi è sempre presente, e adesso in modo particolare. Per questo motivo e per questa storia, che in molti abbiamo contribuito a costruire, riaffermo oggi la mia fedeltà agli insegnamenti di un Santo come don Bosco, a cui tutti dobbiamo molto, come cristiani, come cittadini italiani, come uomini di ogni latitudine e appartenenza e mi unisco, seppur idealmente, alla vostra gioia e al vostro ringraziamento.


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Catania - Oratorio di via Teatro Greco L’antico oratorio di via Teatro Greco ha voluto ricordare il 120° anniversario della sua fondazione. La commerorazione si è svolta il 13 novembre con una concelebrazione presieduta dal Sig. Ispettore Don Luigi Perrelli presenti exallievi, amici e confratelli. L’avvenimento è stato ricordato con uno speciale da “Prospettive”, settimanale diocesano.


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Messina - “S. Tommaso” U na f es t a sa le s ia na e di c ult u r a

Il Rettor Maggiore incontra i confratelli della nostra Ispettoria

La presenza del Rettor Maggiore Don Pascual Chevas Villanueva a Messina il 16 novembre 2005 ha solennizzato l’apertura dell’anno accademico al “S. Tommaso” in coincidenza con l’inaugurazione di un bassorilievo dedicato a Don Bosco nell’auditorium opera del noto Maestro Ennio Tesei che ha realizzato alcune sculture dedicate al carisma salesiano. In particolare qui ricordiamo il monumento a Mamma Margherita e Giovannino Bosco funambolo al Colle D. Bosco e il monumento a Don Bosco a Giarre (CT). Il bassorilievo messinese vuole essere una “metafora viva”, espressione del sogno dei nove anni fatto da Giovannino Bosco. Il Rettor Maggiore con i confratelli del “S. Tommaso”


dalle case salesiane S O LE NN E P R O LU S IO N E A C C AD E M I CA DEL RETTOR MAGGIORE

Il saluto del Preside Don Gianni Russo

Per la Solenne Prolusione all’Anno Accademico, l’Istituto Teologico “S. Tommaso” e la Scuola Superiore di Bioetica e Sessuologia di Messina (unite alla Facoltà di Teologia dell’UPS) quest’anno hanno puntato particolarmente in alto. Di solito viene invitata una alta personalità del campo scientifico nel settore teologico o delle scienze bioetiche e sessuologiche, ma quest’anno si è pensato di coinvolgere il Gran Cancelliere e Rettor Maggiore: D. Pascual Chàvez Villanueva. Il tema della Solenne Prolusione è stato “Insieme con i giovani d’Europa costruiamo la famiglia: immaginando quel che farebbe D. Bosco”. Si tratta di un argomento di particolare attualità e di grande interesse per l’Università. Europa, giovani e famiglia sono, infatti, tre ambiti di particolare rilevanza nella vita pubblica, sono in continua trasformazione e inseriti in un contesto di complessità. L’ambito della trasformazione dei valori etici e gli attuali fermenti multiculturali e multireligiosi hanno ancor di più

Il Rettor Maggiore e il coro

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spinto verso una riflessione d’insieme che coinvolge le scienze pedagogiche, psicologiche, sociali, politiche, ecc. Per l’occasione è stata anche inaugurata un’opera di pregevole valore artistico: un grande bassorilievo in bronzo per la nuova Sala Conferenze, del noto scultore romano Ennio Tesei. La “metafora viva” che esprime è quella del sogno dei 9 anni fatto da Giovannino Bosco e che ancora continua ad affascinare e a realizzarsi nel mondo. In particolare vengono messi in evidenza lo stile dell’accoglienza, la via della ragione e dell’amorevolezza del metodo pedagogico. Un interessante particolare indica un progetto giocoso che unisce cielo e terra, quell’incontro tra

Il bassorilievo del Maestro Ennio Tesei

l’angelo che porge l’aureola come un canestro da basket e i ragazzi slanciati verso l’alto nello sforzo vitale di centrare l’obiettivo. Il Solenne Atto Accademico è stato moderato da D. Giovanni Russo, Preside del S. Tommaso e Direttore della Scuola Superiore di Bioetica.

Il saluto del Direttore del “S. Tommaso” Don G. Ruta


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Brevemente

[fonte: Giornale di Sicilia, mercoledì 25 ottobre 2005]

Vacanze insieme a Fatima e in Portogallo TGS: Ottima l’esperienza di socializzazione tra i partecipanti. Splendida l’esperienza di fede e di preghiera condivisa a livello di gruppo, ma anche personalmente nei momenti liberi e serali; riuscitissima la celebrazione eucaristica del sabato sera con il rinnovo delle Promesse Battesimali da parte di tutti.

R ie si, 26 o t to br e 2005 PGS: La “Carica dei mille”. Si è svolta a Riesi la manifestazione inaugurale dell’anno sportivo PGS 2005/2006. Massiccia la presenza dei genitori accanto ai giovani sportivi provenienti da Caltanissetta, Pietraperzia, Catenanuova, San Cataldo, Agrigento, Canicattì, Piazza Armerina, Ragusa e Riesi. Grande soddisfazione hanno manifestato gli operatori per la riuscita manifestazione che ha fatto registrare 1.200 presenze.

B e m a n e v i k y - M a d a g a sc a r 2 1 d ic e m b r e ‘ 0 5 Carissimi amici, Un altro Natale si presenta alla nostra vita… Natale di gioia? Natale di pace? Natale di guer-

ra? Natale di ingiustizia? Vorremmo poterlo scegliere. Anche noi qui stiamo preparando il nostro… La nostra vita qui è sempre piena. Vi raccontiamo un po’ del nostro lavoro. Da settembre ad ora abbiamo cercato di intensificare le visite ai villaggi (44) dove c’è una piccola presenza di cristiani. Per Natale dovremmo avere 30 giovani e adulti che riceveranno il Battesimo. Sarà certamente un momento di gioia e di grazia. Nei villaggi di Maevatanana, di Marovato e di Migioko abbiamo cominciato la scuola. I bambini sono tanti e stanno studiando nella piccola chiesa. La costruzione delle aule è appena cominciata e va avanti abbastanza bene. Speriamo tra qualche mese di avere in funzione queste aule. La scuola di Saint Antoine (scuola media e liceo : 440 alunni) va avanti pur tra tante difficoltà. Considerando l’isolamento sono pochi gli insegnanti disposti a trasferirsi a Bemaneviky. I ragazzi, al contrario, sono motivati, hanno sete di apprendere e in genere sono molto impegnati nei loro studi. Purtroppo le loro basi sono molto deboli. Anche i due villaggi (uno per i ragazzi e uno per le ragazze) sono pieni. Queste due piccole strutture per questi giovani sono veramente la salvezza: senza i due villaggi tanti giovani non potrebbero studiare e il loro futuro sarebbe compromesso…


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del presepe è stata allora non solo un momento folcloristico per contemplare alcuni degli usi e costumi locali ormai in disuso; ma un cammino di fede incontro al Bambino Gesù che per noi si fa piccolo per renderci grandi! Il presepe è stato collocato in uno dei cortili interni dell’Oratorio che, grazie alla maestria e al lavoro attento, minuzioso e instancabile di uomini e donne cristianamente motivate, si è trasformato in un’oasi. In essa gli spazi sono stati distribuiti tra le arti e mestieri, quali la panittera, lu scarparu, la putiara, la cuttunera, lu carrittieri, l’aggiusta quartari, lu firraru, lu ricuttaru, lu picuraru, lu falignami, la lavannara; e i ritrovi per gli animali. Diversi sono stati gli enti e le piccole imprese che hanno collaborato fornendo materiale utile per l’allestimento del tutto; per non parlare delle tante famiglie che spontaneamente hanno messo a disposizione quella suppellettile necessaria a rendere le scene più ricche e i particolari più curati; segno di un forte senso di appartenenza non solo all’Opera salesiana, ma anche all’iniziativa in sé della quale tutte si sono sentite orgogliose e fiere! Il presepe è stato inaugurato venerdì 30 dicembre 2005 e sarà riaperto al pubblico nei giorni 5 e 6 gennaio. Giorno 6, solennità dell’Epifania di nostro Signore, sarà ricordato il gesto di adorazione dei pastori e l’arrivo dei Magi mentre il coro dei bambini della catechesi onorerà Gesù Bambino con l’esecuzione dei canti tradizionali del Natale. [fonte: Gazzetta del Sud, venerdì 30 dicembre 2005]

A Tanambao, un piccolo villaggio a 16 Km da Bemaneviky stiamo costruendo la chiesa. C’è il fiume da attraversare e molte volte c’è da portare tutto il materiale (cemento, ferro, pietre, ect...) o in piccola piroga oppure a spalla. La gente sta lavorando con impegno: sentono loro la Chiesa che pian piano sta sorgendo. Con la presente vorremmo anche ringraziare tutti coloro che stanno contribuendo alla costruzione delle scuole, agli aiuti vari, alle adozioni a distanza… senza la vostra generosità non potremmo realizzare tutto l’immenso lavoro che la nostra comunità sta facendo. Il Signore benedica voi, la vostra famiglia e vi colmi di ogni bene e di ogni grazia. È questo l’augurio del Santo Natale e del Nuovo Anno 2006. La Comunità Salesiana di Bemaneviky. P. Saro Vella

L a F a m ig li a S a l es ia n a d i M o di c a fes teg gi a i l N atal e

Questo del 2005 è stato un Natale diverso per le famiglie di Modica Alta. Oltre i tradizionali appuntamenti civili e religiosi che sogliono animare le festività natalizie quest’anno alcune famiglie del gruppo teatrale C.G.S. “Salvatore Quasimodo” e del Gruppo Famiglia “Mamma Margherita” dell’Oratorio-Centro Giovanile “San Domenico Savio”; hanno offerto a tutta la cittadinanza la possibilità di godere di un presepe vivente nel proprio quartiere. Il presepe, preparato con cura e tanta dedizione, è stato un motivo non solo per rivalorizzare strutture e persone del quartiere, e in modo particolare dell’Opera salesiana; è stato altresì possibile iniziare un’opera di coinvolgimento e aggregazione di numerose famiglie che si auspica di prolungare nel tempo in un anno pastorale particolarmente dedicato alla cura del nucleo familiare. Inoltre con tale iniziativa si è voluto lanciare un invito esplicito ad accogliere in modo nuovo quel Dio che si fa bambino e chiede ancora oggi di nascere nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nella nostra vita! La visita

Don G iuseppe Raimondo Una serie di incontri sono stati orgnizzati dai salesiani di Catania-Barriera con la collaborazione dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Familiare sul tema: “La famiglia culla della vita e dell’amore”. Complimenti a Don Marcello Mazzeo per il 110 e lode ottenuto nella disputa della sua tesi di Laurea su “Marginalità e devianza minorile. Il contributo educativo di Don Bosco”, discussa a Messina il 05/10/2005 nella Facoltà di Scienze della Formazione.


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Da ricordare Un brevissimo profilo di Don Emanuele Zocco che nel mese di dicembre è tornato alla casa del Padre. Don Emanuele Zocco era nato a Modica il 20 aprile 1929. Dal 1943 al 1949 aveva fatte le scuole ginnasiali nel seminario di Noto e nell’ottobre dello stesso anno entrò a Modica Alta per l’aspirantato. Fece il Noviziato e la prima professione a S. Gregorio e fu ordinato a Messina nel 1962. Passerà molta parte della sua vita nelle due case di Modica, prima come insegnante e aiuto Oratorio e poi come parroco nella Parrocchia di S. Antonio, e nella casa di Riesi, aiuto parroco alla Matrice. Da Riesi stava andando a trovare i suoi a Modica e si era fermato a Ragusa a celebrare l’Eucaristia. Ad uno, che gli chiedeva quando sarebbe ritornato a Modica, aveva risposto: “A Riesi sto bene e non mi dispiacerebbe ritornare a Modica, ma non dipende da me. Siamo nelle mani del Signore”. Venti minuti dopo era nella gloria del Signore.

In questo mese di dicembre ci hanno lasciato: - la signora Grazia Gardali, mamma di Don Lo Paro; - la signora Maria Rosa Chinnici, madre di Don Gino Saraniti; - la signora Carmela Macauda, madre di Don Giuseppe Melilli; - il Sig. Carlo Di Quattro, padre di Don Aurelio; - il signor Carlo Comis, cognato di Don Umberto Romeo; - il Sig. Giuseppe Cutaia, cognato di Mons. La Piana; - la mamma di Don Gabriele Reito; - il Sig. Salvatore Bonanno padre di Don Alfio; - la sorella dei fratelli Stella e tanti altri che raccomandiamo alla misericordia del Padre. Alla fine di un anno, ci guardiamo indietro, ringraziamo il Signore e diciamo: “il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia fatta la sua volontà”. D o n S al v at o re S p i ta l e Segretario ispettoriale

Il mistero della morte e la scelta di vivere da uomini giusti, al centro della catechesi del Papa, nel giorno in cui la Chiesa fa memoria di tutti i fedeli defunti. “I nostri cari scomparsi”, volgendo il pensiero – ha detto Benedetto XVI – al mistero della morte, comune eredità di tutti gli uomini”, “più che una fine” “una nuova nascita”. “Illuminati dalla fede, guardiamo all’enigma umano della morte con serenità e speranza”. Cosi come sanno fare gli uomini “giusti”, di cui parla il Salmo 111, “i quali temono il Signore”, ovvero “con fiducia e amore” sono docili ai suoi comandamenti, dove trovano “gioia e pace”, “armonia interiore ed esteriore”. Ma chi è giusto? “Chi ha scelto – secondo il Salmista – di seguire la via di una condotta moralmente ineccepibile, contro ogni alternativa di illusorio successo ottenuto attraverso l’ingiustizia e l’immoralità”. E “cuore di questa fedeltà alla Parola divina” è “la carità”. Richiamandosi alle Sacre Scritture, Benedetto XVI ha descritto i giusti, caritatevoli “verso i poveri e i bisognosi”, generosi “verso i fratelli in necessità” capaci di concedere prestiti “senza cadere nell’infamia dell’usura che annienta la vita dei miseri”, schierati “dalla parte degli emarginati” “con aiuti abbondanti”. Mentre ingiusto è chi possiede solo per se stesso e malvagi sono coloro che assistono al successo dei giusti “rodendosi di rabbia e di invidia”. "Dio ama chi dona con gioia", chi gode nel donare e non semina scarsamente, per non raccogliere allo stesso modo, ma condivide senza rammarichi e distinzioni e dolore, e questo è autentico far del bene.”


D. Ferdinando Aronica, docente di materie filosoliche e teologiche presso la facoltà di Teologia dell'Istituto Teologico S. Tommaso (Via del Pozzo, 43 - 98I21 Messina) di cui è stato preside per diversi anni, si interessa della storia e dei problemi del modernismo. Ha studiato in particolare la figura di D. Brizio Casciola che, negli anni roventi del modernismo, rappresentò in Italia un punto di riferimento per tutto quel movimento. Su D. Brizio ha pubblicato: - D. B. Casciola. Profilo Bibliografico, Ed. Rubettino, 1998, pp. 300. - D. B. Casciola - D. G. Antonietti. Una ventennale amicizia..., Circolo Culturale D. B. Casciola, Piazza del Comune. Montefalco (PG). 2000, pp. 200. - Quattro saggi su D. B. Casciola, Montefalco 2002. pp. 225. - D. B. Casciola tra nazionalismo e fascismo. Ed. Spes - Fondazione G. Capograssi. Roma 2003. pp. 320. Sulla rivista "Fonti e documenti", univ. di Urbino, dal 1972 al 1997 diversi carteggi di D. Brizio con esponenti culturali e religiosi del suo tempo. Altri articoli relativi a D. Brizio, ha pubblicato in diverse riviste (Rassegna Storica del Risorgimento, Rivista Storica, Pedagogia e Vita, Itinerarium, ecc.).

Con questi scritti si intende rilevare il valore, la profondità e l'originalità del pensiero di Gino Corallo documentati dalla molteplicità: dei suoi lavori. Una produzione variegata dalla quale emerge un pedagogista a tutto tondo. Gino Corallo, infatti, si distingue soprattutto come teorico e propugnatore della pedagogia della libertà, tuttavia la sua ricerca si è sviluppata in diverse direzioni, dalle connessioni con il pensiero di John Dewey alle profonde riflessioni di filosofia dell'educazione, agli studi sulla letteratura giovanile, un aspetto, questo, particolare della sua attività scientifica che, per quanto in un certo senso secondario rispetto alle sue ricerche più direttamente pedagogiche, è il segno inconfondibile della sua fortissima personalità di pensatore nella quale l'umano non fa solo da sfondo ma si rivela caratteristica costante dello studioso propugnatore della «nuova pedagogia». Un pedagogista il cui pensiero ha trovato sviluppi in numerosi allievi. Giuseppe Zanniello è professore ordinario di Didattica e Pedagogia: Speciale all'Università di Palermo. È presidente dell'IRRE Sicilia i dell'Associazione Pedagogica Italiana. Ha svolto studi e ricerche sulle tematiche della sperimentazione scolastica, dell'orientamento educativo,. della formazione professionale degli educatori, della personalizzazione didattica, della valutazione scolastica, dell'educazione interculturale e i dell'e-learning. Per le nostre edizioni ha pubblicato: Educazione e orientamento professionale (19992) e Prove oggettive di lingua italiana per la scuola la media (1997).


Gela - Chiesa Madre: Concelebrazione con il Cardinale Oscar Maradiaga

Comune di Gela: Sala Consiliare

Bassorilievo del Maestro Ennio Tesei

Il Cardinale con i fedeli della parrocchia salesiana

Messina “S. Tommaso”: Il coro

Messina - “S. Tommaso”: Aula Magna


Notiziario_dicembre_2005