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inserto 3 - Il cinema e la pittura

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MASS MEDIA E LINGUAGGI Itinerario di formazione ai mezzi di comunicazione sociale di Sebastiano Mangiameli*

3 Il protagonista è l’occhio. E ad altro non si poteva pensare, in un contesto dedicato ai rapporti fra le principali forme di fissazione della percezione visiva. L’occhio, dunque. E del regista, e del pittore. Due maestri che il loro punto di vista fanno certamente evidenziare all’interno delle opere. L’occhio che indaga guardando dentro la macchina da presa, e l’occhio che indaga osservando una bianca tela. Un fotogramma, una tela. L’occhio impone il suo punto di osservazione, e invita anche noi spettatori a osservare in quella stessa direzione. E, ancor più, a vedere ciò che l’occhio stesso dell’autore vede. Non di più. Nell’epoca del visibile, Cinema e Pittura hanno una comune caratteristica di identificazione: la visività. Una importante chiave di lettura che non li rende soltanto attuali, ma anche e soprattutto aperti e disponibili alle diverse tipologie di approccio interpretativo. A tale identificativa caratteristica della visività faremo riferimento anche per la successiva tappa del nostro viaggio: Il Cinema e i nuovi linguaggi. Dal momento che l’immagine sta trasversalmente attraversando le varie aree della cultura contemporanea. E curiosare viaggiando può solamente far bene, poiché allontana il rischio del sonno della ragione.

Il cinema e la pittura I rapporti che il Cinema ha con la Letteratura, con la Pittura, 2 Il cinema e la letteratura con l’Architettu3 Il cinema e la pittura ra e, ancora, con la Poesia, con il 4 Il cinema e i nuovi Teatro, con le linguaggi Arti in genere, nella loro totalità e complessità, sono rapporti talmente intricati e complessi che, nell’atto di essere indagati, divengono in modo naturale e conseguenziale oggetto di studio. E, di fatto, i filosofi, gli studiosi di estetica, gli artisti e i letterati, e non soltanto queste categorie di studiosi, da tempo si pongono interrogativi su tali rapporti. Interrogativi che indagano, e pongono sotto la lente di ingrandimento, direttamente non soltanto gli intrecci e le produzioni che interessano l’arte della Cinematografia nel rapporto con le altre Arti, ma anche i motivi che spingono un autore cinematografico ad un lavoro così articolato. Per quanto, invece, concerne la nostra breve riflessione sul tema che vede in primo piano il Cinema e la Pittura, l’interrogativo, che ancora rimane aperto a risposte possibili e multiple, riguarda uno dei tanti motivi interni alla natura intrinseca di tale rappor1 La nascita del cinema: dalle origini al sonoro


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to: ossia, in che misura il Cinema è in rapporto con le Arti Figurative? Un film può trovare sua una naturale espressione di valore pittorico attraverso particolari inquadrature e originali sequenze, moCinema e pittura: Francesco menti, questi, Hayez, Il bacio (1859), partico- che nel loro lare. Milano, Pinacoteca di Brera palesarsi avvalorano e sottolineano l’importanza artistica dell’opera pittorica cui rimandano, più o meno manifestamente. Può capitare anche e con altrettanta frequenza - che un film invece di valorizzare un’opera pittorica la ponga su un piano particolare, e allo stesso film conveniente. Ovvero, può capitare che il film fagociti letteralmente. Ma si può anche assistere ad una manifestazione diversa: ossia, ad una produzione altra di una immagine, che da un preciso riferimento pittorico proviene. In tal caso, quell’opera pittorica originaria viene svuotata del suo primitivo contenuto. Certamente, sin da quando la Cinematografia ha mosso i primi passi, i riferimenti iconografici ai grandi capolavori dell’Arte sono stati sempre cercati. Così da assicurare nell’opera filmica la loro presenza. Utili al regista, agli autori in genere, al fine di caricare di eleganza e contenuti lo stesso film. La storia dell’arte ha quindi dato. E molto. Ne consegue, un dibattito circa la identità dell’opera filmica, alla luce dei suoi rapporti, spesso intensi, con - nel nostro caso - la Pittura.

inserto 3 - Il cinema e la pittura Il linguaggio cinematografico, in quanto tale, è come la parola: è strumento di comunicazione. Esso, il linguaggio, assume forme e direzioni diverse. E diverse funzioni. Come la parola, per l’appunto. E l’Arte, in genere, non potendo essere frammentata e diretta rigidamente in quelle direzioni che portano ai cinque sensi, può permettersi di indicarci invece - e più semplicemente - due particolari momenti che alla Cinematografia possono essere più vicini: la musica e la pittura. E storicamente questo è accaduto. Così, la Pittura è da considerare esperienza primitiva della Cinematografia. Essa ha regalato luce, spazio, linee, colore, volumi. Era il 1910, e l’esigenza di intrecciare e rendere possibile la collaborazione fra Pittura e Cinema si poneva quale momento importante per la nuova Arte. Virgilio Marchi, Enrico Trampolini erano artisti già impegnati in tale direzione. Di Trampolini, nel 1916, sono le scenografie dell’opera filmica di Anton Giulio Bragaglia: Thais. E dell’altro grande pittore Giulio Aristide Sartorio è il film muto Il mistero di Galatea. Siamo nel 1918, e l’opera fu realizzata interamente dall’artista. E film come Quo vadis? del 1912,

Cinema e pittura: Luchino Visconti, Senso, fotogramma (particolare), Italia, 1954, col, 115’


inserto 3 - Il cinema e la pittura Cabiria del 1914, Gli ultimi giorni di Pompei del 1926, e centinaia ancora ne verranno, alle opere pittoriche hanno rivolto con interesse l’attenzione. La visibilità, quella pura, quella dalla quale può trasparire il richiamo vero e forte a una certa spiritualità dei valori, è stata dal Cinema sottolineata. E così, come il pittore indica un punto di vista nella osservazione della realtà, allo stesso modo il regista invita alla indagine visiva di un campo da lui stesso voluto e proposto, attraverso quelle coordinate che traspaiono dalla posizione della macchina da presa e dalla inquadratura. All’interno di quello sguardo sulla realtà, si scelgono e si isolano quegli elementi che il regista decide. E fuori da quella inquadratura altri se ne lasciano. Allo stesso modo, lavora il pittore. Il regista, accostandosi alla macchina da presa, non fa altro che ripetere il gesto che compie il pittore nell’istante in cui fra le dita stringe il pennello per poter cominciare a dipingere. Nel Cinema, l’inquadratura è la tela che attende di essere dipinta. Si crea in tal modo un punto di vista, che è del regista. E che lo spettatore avverte e assimila. La chiave di lettura di quella inquadratura sta dentro quell’immagine; sta nella sapiente decifrazione del messaggio che il regista ha desiderato offrire. A leggere gli elementi, dentro l’inquadratura, bisogna allora mettersi. Così da poter avere una lettura, opportuna e quanto più fedele, dell’opera filmica. Altrettanto accade ad un osservatore davanti ad una opera pittorica. La linea, l’angolo, il colore, l’ombra, sono alcuni tra i più evidenti momenti collocati dentro l’opera. Attraverso essi l’autore, regista o pittore che sia, plasma la sua materia. All’interno del mondo cinematografico, non immune rimane da tale processo articolato e complesso, l’attore. Ma stessa cosa bisogna dire per il mondo della pittura. Di fatto, nei quadri, i personaggi fermati e collocati lì dove desidera il pittore

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non ne mancano. E la fantasia si conferma in tal maniera nella sua posizione: ovvero, in quella dominante. Il Cinematografo, dunque, dalla Pittura ha attinto, e continua a farlo. Da essa, ha appreso la valenza della illuminazione. E non soltanto, certamente. Pensiamo al primo piano, al senso del taglio, alla panoramica, alla scenografia, alla inquadratura da sotto o da sopra del soggetto, di un ambiente, di un oggetto. Il film può certamente spogliarsi della parola, così anche della musica, e, perché no, degli attori. Di certo, difficile sarà il compito se un giorno dovesse spogliarsi della visività. E la visività è senza alcuna ombra di dubbio la caratteristica principale, il momento unico e identificativo della Pittura. Il passaggio al mondo della Cinematografia, a questo punto del discorso, è naturalmente semplice. E ovvio. La Pittura, attraverso la sua identificativa caratteristica, alla Cinematografia è più vicina. E tanto lo è che Pittura e Cinema insieme compiono viaggi e costruiscono percorsi. Alle opere d’arte, ai quadri, il Cinema, dunque, attinge: e a piene mani. I due mon-

Cinema e pittura: Andrea Mantenga, Cristo morto (1485) Milano, Pinacoteca di Brera


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di e i due linguaggi che si incontrano, a loro mento. Offrendo allo spettatore un contivolta creano. Gli spunti e i numerosi suggenuum emotivo e spirituale che sarà di certo rimenti, più o meno palesi, che vengono ofdiverso da quello che un quadro, a sua volta, ferti all’interno dell’opera filmica non solpuò offrire. tanto si manifestano con rimandi certi all’ArA questa spiritualità dell’opera filmica, si te, e alla Pittura, ma ancora riescono ultevolgerà l’attenzione emotiva di chi la scelta riormente a creare altri rimandi che in queldi farsi trasportare dal film ha compiuto. lo stesso momento perdono la loro matrice L’opera di artigianato collettivo, di cui pittorica per assumerne una cinematoEjzenstein parlava, ha dunque alle spalle una grafica. ragionata ed In tale conteemotiva sintesi sto, tuttavia, non delle altre Arti. Il possiamo non fare film, così, si rivela riferimento ale si presenta qual’uso del sonoro. le momento di Che in Pittura Teatro, di Musinon abbiamo. E il ca, di Poesia, di sonoro nel film, a Pittura, e di altre sua volta, contriespressioni artibuisce ancor più a stiche ancora. creare. A stimolaLasciando da re sensazioni che, parte i problemi diversamente, poteorici che riguartrebbero non esdano il rapporto sere presenti. Sarà Cinema-Pittura, e il sonoro che in che non possono certi particolari certamente in momenti del- Cinema e pittura: Pier Paolo Pasolini, Mamma Roma (1962) questa sede essel’opera filmica fotogramma (particolare) re affrontati, riaiuterà a costruire mane la manifesta ideali bolle trasparenti di emotività che perverità della plurima realtà di presenze artistimetteranno allo spettatore di ritrovarsi in un che che vivono nell’opera filmica. Espressiocontesto psicologico tutto particolare. Tale ni che così sapientemente amalgamate, e ricontesto sarà in grado di offrire sensazioni create, ci invitano ad un obbligatorio rimanche alla spiritualità rimandano. Il montaggio do: ovvero, a quegli autori che ancor prima e la musica si risolveranno, in tal maniera, di mettersi all’opera, e quindi indossare i verso la creazione di una qualità spirituale panni di registi, sono senza ombra di dubbio che nel movimento naturale della pellicola alcuno veri e propri Maestri. Purtroppo, ogtrova la sua fonte di energia e di mantenigi, in via d’estinzione.

* Sebastiano Mangiameli è docente di Elementi di iconografia e di linguaggio nelle Arti contemporanee presso l’istituto Teologico San Tommaso di Messina, e responsabile di corsi seminariali sulla drammaturgia a Messina, e sull’arte a Catania, presso lo Studio Teologico San Paolo. Collaboratore di diverse riviste con saggi brevi e racconti, scrive e dirige cortometraggi selezionati in importanti festival nazionali.

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Inserto notiziario dicembre 2005