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“La Sirena” (1893) di Giulio Aristide Sartorio

marine, accompagnavano i naviganti fluviali con i loro meravigliosi canti e come quelle, erano bellissime e piene di fascino. Avevano lunghissimi capelli che coprivano spalle e seni, fluttuanti al vento e dai riflessi blu, che ornavano con fiori e minuscole conchiglie. Anche esse, come le sirene, erano immortali, ma non possedevano un’anima, per cui, in caso di mortalità, sarebbe stato loro precluso di andare in Paradiso. Però, avevano una possibilità per guadagnarsi l’anima: far innamorare di sé un mortale e dargli un figlio. Struggenti leggende sono nate intorno agli amori, spesso infelici e tragici, nati tra un’Ondina ed un mortale. A rendere maggiormente tristi queste storie era il fatto che queste mitiche creature possedevano anche il dono della preveggenza e potevano leggere il proprio futuro attraverso quello di chi stava loro accanto, quindi conoscevano in anticipo il loro epilogo tragico. Di indole benevole e pacifica, erano, però, implacabili se ingannate o umiliate; come le sirene usano la loro splendida voce per ammaliare. Dopo esser accorso verso il dolce canto, il malcapitato viene abbracciato e portato nelle profondità delle acque, per morire poi affogato. Ma le acque nordiche non sono popolate solo da figure femminili. Troviamo, infatti anche i Näcken (in svedese) sono spiriti d’acqua mutaforma che assumono solitamente sembianze umane. Gli scandinavi näcken, nøkken, strömkarlen, Grim o Fosse-Grim, i cui nomi in moderno 60

Nordlys Luglio/Agosto 2017  
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