Page 1







Massimo Leitempergher

NON HO DORMITO MAI storia musical窶田inematografica




Titolo / NON HO DORMITO MAI Autore / Massimo Leitempergher Copertina e Illustrazioni/ Erik Chilly Progetto grafico e impaginazione / Piera Girardi Fotografie / Enrico B.

ISBN 978-88-95861-04-3

TUTTI I DIRITTI RISERVATI Copyright © Lupo Editore 2007 Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta senza il preventivo assenso dell’Editore. Via Prov.le Copertino-Monteroni (km. III - cp. 34) 73043 Copertino (Lecce) • Tel. /Fax 0832.931743

www.lupoeditore.it • info@lupoeditore.it




Questa storia è dedicata a mia nonna Valeria, a mio nonno Mario e a Luca De Boni tutti fuggiti via.







Disturbo di ricezione 1 Ciao, mi presento ufficialmente, sono Ruben Darko, l’alter−ego di Enrico B., quello che vi tenterà di convincere, per tutte le pagine a seguire, di quanto l’ineluttabilità di alcune cose, porti inevitabilmente a certi risultati. Volete la mia opinione? Io direi… Come? Devo stare zitto per ora? Va bene, ma ci rivediamo presto. p.s.

L’oroscopo di Enrico, oggi, assicura che sarà una giornata proficua per il lavoro, ma che alcuni contrasti si potranno avere in campo amoroso. La salute sarà cagionevole, quindi consiglia di non uscire, se possibile e di fare una bella torta, alla cioccolata.




Primo Falso Incipit In questo pianeta birichino voglio pensarla a modo mio, ma per non essere buono e finto come voi dovrei uccidere tutti i miei eroi e non voglio essere solo ché fondamentalmente poi mi annoio, il fuoco è bello sì ma brucia mia vergine baby fiducia. Non hai mai fatto na na na na per districarti dei tuoi guai, la mia generazione ha un trucco buono, critica tutti per non criticar nessuno e fa rivoluzioni che non fanno male così che poi non cambi mai, essere innocui insomma che sennò è volgare, puoi giudicare come sono se vuoi ma lo sai non voglio essere solo che fondamentalmente poi mi annoio il fuoco è bello sì ma brucia mia vergine baby fiducia in questo pianeta birichino voglio pensarla a modo mio ma l’ora è il solo sentimento stabile non mi credevo sai così sensibile. Generazione di fenomeni cantavano forse anni fa, generazione che vive di citazioni, che pensa e scrive per immagini, generazione moderna, generazione che scivola sulle cose, qualcuno mi sostiene che sono affascinato, sì, proprio affascinato, dalla storia del secolo scorso, la resistenza, il dopoguerra, l’industrializzazione, il benessere, il consumismo, non faccio altro che emozionarmi per le targhe dei partigiani, nella concezioni che siamo tutti loro debitori, il problema è che questo lasciato lo seppellisco, sotto il mondo d’oggi e




rimane difficile quindi farlo emergere in qualche maniera. Esempio perfetto di generazione elastica, dove tiri, lei va, per poi tornare indietro, indenne a qualunque cambiamento, torna qui, quello che diceva Manuel Agnelli, qualche riga sopra. Anni fa disconoscevo il sole e adoravo la luna, nell’illusione che la luce bianca fosse sinonimo di purezza, ma il problema è che la luna segue le sue fasi, calante, ascendente, dei giorni si vede, altri no, non si può basare una visione di vita sull’intermittenza, anche se si tratta di un’intermittenza regolare.




VALIUM TAVOR SERENASE Sono nato a Dorf Tirol, sobborgo di Merano, in Alto Adige, in campagna, una sera di novembre, il due per la precisione, alle dieci e ventidue di sera, con un terribile temporale e le grida di mia madre a farmi compagnia: in casa, la musica urlava sul piatto e scivolava sulle pareti, come la pioggia fuori, il ritmo della batteria scandiva il tempo delle sue spinte, violenta musica, i Black Sabbath. Sono uscito da quella grotta totalmente vestito di sangue, la levatrice mi ha dato una pacca sulla spalla, solo per farmi respirare ed io per tutta risposta l’ho guardata tutto torvo o così almeno è sembrato ai presenti. La mia casa era tutta azzurra, larga più che alta, calma e tranquilla, con un grande albero, dietro, in giardino, c’era anche un tavolo, con molte sedie legnose attorno, dove, nei fine settimana, si incontravano i miei genitori, con i loro amici. A nove anni picchiai a sangue una mia amica (ora ex−amica), poiché si era permessa di affermare che mio nonno era un fallito; mio padre mi interrogò per delle ore sul perché avevo reagito a quel modo, ma non ottenne mai una risposta. Non feci più a botte con nessuno, da allora, in compenso fui picchiato da un ubriaco, a diciassette anni, per il solo fatto che mi ero permesso di schivare la sua macchina, che stava per investirmi, dietro il “Kursal”, il suo nome era Anton,

10


per le note storiche; a venti, una donna mi ruppe una gamba, mentre camminavo, tranquillamente, per Corso Libertà, lanciando un martello dalla finestra e facendolo cadere sulla mia gamba (ovviamente non lo aveva fatto apposta, ma cercava di centrare suo marito), Eva, anche lei per le note storiche. Si potrebbe sostenere che non sono mai stato un tipo brillante, scolasticamente parlando, piuttosto un brillante scansafatiche, ma nessuno dei miei genitori, finché furono in due, fece mai dei rimproveri, il nonno invece mi sgridò spesso, per la scarsa voglia di studiare, ma io gli ho voluto bene lo stesso. Mia madre era felice della sua vita, non aveva bisogno di molto per vivere, Merano era la sua dimensione giusta, i soldi non le mancavano, le amicizie neanche, la sua vita non sapeva di muffa, riusciva sempre a trovare qualcosa di nuovo da fare, come se a casa non ne avesse già abbastanza. Aveva passato il periodo pittura: animali, solo animali e di tutti i colori, uno stile un po’ psichedelico. Poi era venuto il periodo scultura, rigorosamente in legno: piccoli soggetti, di natura sacra; il periodo raccolta di fotografie in bianco e nero, quello dell’incisione di cassette con rumori naturali del bosco ed altri cento e cento periodi della sua vita. Era un’accanita lettrice, divorava tre o quattro libri per volta, altrimenti non era soddisfatta, ricordo che alle volte confondeva le trame: gli amici, invitati a casa, rappresentavano il pubblico e mia madre era il concorrente, le facevo delle domande su quello che stava leggendo, lei rispondeva con un mix di trame intrecciate le une con le altre da far morire dal ridere chiunque la sentisse; man11


giava pochissimo, ma quanto le bastava, dormiva, spesso da sola, in un grande letto a due piazze. Si sarebbe potuto definirla una madre modello, apprensiva al punto giusto, preoccupata quel tanto che basta, rispettosa della mia libertà, ma anche esigente, quando la situazione lo richiedeva. Forse l’unico vero difetto, ma non so nemmeno se sia un difetto, fu quello di amare troppo mio padre, ma io penso che fu più forte di lei: io la perdono per questo, ma non certo lui. Aveva un occhio più piccolo dell’altro, ma mi illudevo che nessuno non lo avesse mai notato, tranne ovviamente me, la persona più attenta a lei; aveva problemi di circolazione sanguigna, insomma qualche magagna, ma in definitiva era sempre stata bene, finché non morì quasi improvvisamente. Ero capace di notare qualsiasi particolare riguardasse mia madre, anche il più piccolo, lo facevo come fosse una sfida con me stesso; molte volte non dicevo quello che osservavo, in altre circostanze lo comunicavo così a bruciapelo, d’altronde era il mio stile. In una cosa era metodica: la mattina, appena alzata, accendeva lo stereo e non lo spegneva più per tutto il giorno, ascoltava quasi tutti i generi musicali, apprezzava probabilmente il fattore artistico di ogni musicista; per la verità aveva una predilezione, il jazz, forse perché si sentiva spiritualmente più vicina ad un jazzista, piuttosto che ad un altro musicista. Le piaceva da matti giocare a carte, con qualcuno o da sola, facendo solitari, passava ore in questa maniera, se poteva, obbligava moralmente chi le stava intorno a giocare con lei. Si alzava presto la mattina, usciva circa alle dieci per fare un giro nei negozi, giù tra i portici, passava sempre davanti al Duomo, dio, come 12


le piaceva quella chiesa, l’unico negozio che non saltava praticamente mai era quello di Hannes, il panettiere. Mia madre si chiamava Margherita. Ho questo ricordo della prima volta che feci una “litigata” con lei, mi torna spesso alla mente, figurarsi per una fidanzatina… Lei giunse a casa, senza finire il suo abituale giro; appoggiò il pane, sul tavolo della cucina e mi chiamò da sotto. Scesi per le scale, saltellando sugli scalini, canticchiando una canzone dei Beatles, “Everybody got something to hide except me and my monkey”, ma quando vidi la sua faccia, smisi immediatamente di farlo. «Cosa è successo, perché hai quella faccia?» Lei si morse il labbro superiore, per essersi fatta scoprire così subito, con quel volto da donna sorpresa, tradita, anzi da madre tradita. A quel punto, mandò al diavolo la diplomazia e mi chiese a bruciapelo il perché non gli avevo annunciato che avevo una fidanzata. «Non l’ho detto semplicemente perché non ho nessuna fidanzata»; tono leggermente seccato, forse anche sorpreso! «Ecco con chi andavi le sere a dormire fuori, ti ho sempre assicurato che se ti trovavi una ragazza, potevi tranquillamente portartela a casa.» Non aveva nemmeno percepito quello che le avevo detto, sentivo un senso di fastidio che mi ronzava per le orecchie, per il mancato ascolto, ero incapace di tranquillizzarmi. «Ti ho detto che non ho nessuna ragazza!»; crescente rabbia. «Se non ti dispiace vorrei almeno conoscerla questa “donna”!» «…» 13


«…» «Scusa Enrico, mi dispiace non volevo aggredirti, che stupida sono stata.» «Non ti preoccupare mamma, comunque Erika non è la mia ragazza, è una mia amica!» Lo avevo detto come un bambino piccolo che si scusa con la mamma per un guaio che ha combinato. «Sì, lo so Enrico!» Momento di silenzio, poi una carezza sulla testa e conclusione del momento. Mia madre è morta ormai. Purtroppo mio padre vive ancora. Lavora in televisione.

14


Disturbo di ricezione 2 Ehi, sono di nuovo io, Ruben Darko. Vi ricordate? L’alter−ego. Ma avete sentito che cumulo di sciocchezze dice questo? E come si piange addosso? No, dico, guardate che non c’è da credergli mica… Cioè, una qualche verità l’ha anche detta… Anzi, la mamma era veramente così. Ma il papà? Sì, lo so, non è che ne abbia parlato poi molto, ma quel pochissimo, è una vera esagerazione; non era presente come mamma, ma insomma, era anche il suo lavoro, non è che perché uno ha un figlio deve rinunciare a tutto, altrimenti io come mangiavo, vivevo di solo amore, aria e carezze? Fa un bel lavoro, non vi pare? Televisione. Poi, vi dirò, non sono neanche male i suoi programmi, almeno alcuni non sono stati male, ovvio, se non avesse lavorato per quella emittente lì, magari, faceva delle cose ancora migliori, ma, se a lui va bene così, che continui. Però… Come? Devo stare zitto adesso? Va bene… A dopo allora.

15


p.s.

L’oroscopo di Enrico, oggi, dice che sarà una giornata piena di sole, nulla potrà contraddire quella sensazione di perfezione che si percepisce nell’aria, bisogna solo stare attenti ai raffreddori e alle correnti d’aria. In amore tutto va alla grande un regalo inaspettato renderà ancora più magica la giornata.

16


Introspezione notturna numero 1 Maia Bassa e l’oratorio di Santa Maria Assunta

Immaginaria intervista atemporale ai protagonisti della storia: Enrico B. di Franco Aiazzi Incontro Enrico B. una mattina fredda, sta fermo, davanti alla porta dell’oratorio di Santa Maria, a Maia Bassa, con lo sguardo basso, una sciarpa al collo, verde, un giubbotto, un eskimo verde militare, un paio di jeans, gli anfibi neri, non sembra un ragazzo di x anni, l’aria imbronciata, calcia qualcosa di immaginario davanti a sé, gli esce il fumo dalla bocca, non certo per il freddo, ma per lo spinello, che tiene tra le dita. «Allora hai già cominciato a fumare alla tua età?» «Questa è la prima domanda dell’intervista?» «No» «Sì, ho già cominciato a fumare, l’anno scorso se è per quello.» «Cominciamo?» «Sono pronto.»

Perché hai scelto una chiesa come sfondo per farti intervistare? Perché è un luogo in cui mi ritrovo, nonostante non sia un credente, mi piace il prete, anche se una volta mi ha tirato fuori dal vecchio teatro, trascinandomi per un orecchio, mi ha beccato con una ragazzina che limonavo duro, sai, un vero divertimento, né io né lei sapevamo come si faceva,

17


ci infilavamo la lingua in bocca e poi la facevamo roteare il più velocemente possibile, senza respirare, fino quasi a soffocare e nessuno dei due pensava che fosse sbagliato questo modo. Perché adesso ovviamente lo sai come si fa, vero? Ovvio, cosa pensi che sia un ritardato o qualcosa del genere? No, anzi penso che tu sia ben più grande di quello che sembri essere, com’è il rapporto con i tuoi compagni di classe? Ti pesa essere un figlio di un famoso uomo di spettacolo? Pesare? Guarda che qui, a Merano, la gente si fa gli affari propri, io vivo la mia vita normale, vado a scuola, mi faccio sospendere ogni tanto, per tenere viva l’attenzione su di me, sai, organizzo partite di hockey, nei corridoi, durante la ricreazione e così ci divertiamo, abbiamo un disco vero e proprio, abbiamo sfondato una porta e ci hanno beccato, il preside è entrato in classe, ci ha fatto una bella ramanzina, poi alla fine ha chiesto a tutta la classe chi era stato ad organizzare il tutto e chi erano i giocatori. Se non venivano fuori i nomi, tutti sarebbero stati puniti, che si crede quello che i film noi non li guardiamo, sappiamo come funziona il meccanismo, così, mi faccio avanti e dico che sono stato io, poi rimango di stucco, escono tutti i miei compagni che avevano partecipato alla partita, una dimostrazione di grande solidarietà, mi è piaciuta, da quel giorno ci siamo piaciuti di più. Per il resto tutti si fanno i cazzi loro, non gli interessa cosa fa mio padre, se lo vogliono sapere, 18


basta che accendano la tv. Ti trovi bene in questa città? Penso di sì, anche se studiare tutto questo tedesco è difficile, l’insegnante entra in classe e parla solo tedesco… E poi, cosa pensi, che sappiamo il tedesco? Ma figurati, noi lo sappiamo parlare malino e loro fanno altrettanto con l’italiano… Loro? Sì, quelli di madre lingua tedesca, tra loro parlano solo in tedesco, è così, la tua lingua madre è quella che conosci e con quella ti esprimi, entri in un negozio e ti capita di ordinare in italiano delle cose, il commesso ti risponde in tedesco e il dialogo va avanti così, nella presunta normalità… Presunta normalità? Sì, presunta o reale, secondo te, perché ci sono divisioni di quartieri?

Cosa intendi per divisioni di quartieri? Intendo, che ci sono quartieri italiani, scuole italiane, quartieri tedeschi, scuole tedesche, ognuno per sé. L’integrazione allora cos’è? Andare a vedere una partita di hockey, mischiati, con una sola fede, mangiare nella stessa pizzeria, camminare e sedersi negli stessi luoghi, ma poi pregare in chiese diverse e con lingue diverse, 19


meno male che Dio è poliglotta. Insomma sei scettico sull’integrazione? No, direi di no, o forse del tutto, dipende da come la vedi, qui, le diversità culturali, sono piuttosto evidenti a chiunque, lingue diverse, ma questo fa davvero la differenza? Perché un siciliano e un veneto parlano la stessa lingua per caso? E il loro substrato conoscitivo è simile? E l’Italia è un paese unito culturalmente? Substrato conoscitivo, mi sembri un politico… O piuttosto un anarchico che bazzica democrazia proletaria (ride, che mi stia prendendo in giro? N.d.R.) Come vivi la famiglia? Ma quale famiglia? Se parli del cazzone che sta sempre in tv non ho notizie, forse è disperso, fratelli e sorelle non ne ho e… Tua madre? Mia madre cosa? Com’è il rapporto con tua madre? Mia madre è la persona che mi capisce meglio al mondo ed io sono la persona che la capisce meglio al mondo, non c’è molto altro da dire, era lei quella che da piccolo mi raccontava le favole, era lei quella che quando mi facevo male mi medicava, era lei quella che mi sgridava quando andavo a sbattere contro i muri con la bicicletta per vedere quanto ci mettevo a frenare con il solo cavalletto, era lei che veniva a prendermi a scuola, allo 20


sci−club quando tornavo dal sabato pomeriggio, era lei che… E ora? Ora cosa? Ora come vanno le cose tra voi due? Ora lei è malata. Sai, fino ad un certo punto della vita si crede che si debba amare i propri genitori alla stessa maniera, non parlo di rispetto, ma solo di amare, in fondo sei figlio di entrambi, ma io non ci credo più a questa minchiata. Mio padre è uno stronzo, borioso, totalmente disinteressato a quello che succede a casa… Ma a dire la verità, a me risulta che lui abbia preso un’infermiera privata per seguire tua madre, l’abbia condotta nei migliori centri specializzati, l’ha portata perfino all’estero, cerca di tornare tutti i fine settimana da Milano prima possibile… L’intervista si conclude qui, visto che Enrico B. si è rifiutato di proseguire, sostenendo che io sono uno stronzo, probabilmente al soldo di suo padre. Mi sembra che non si debba aggiungere nulla a quanto già riportato.

21

Non ho dormito mai  

Storia di Enrico B., il grande Bastardo.In un'atmosfera oscillante tra l'intimo ed il surreale, il protagonista racconta il suo universo fra...

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you