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L’EDUCAZIONE DELLA VERGINE TORNA A FARA SABINA

E

tornato a riprendere il suo posto nel Duomo di Fara Sabina, lo scorso 24 marzo, splendidamente restaurato, il dipinto L’Educazione della Vergine di Vincenzo Manenti. La tela era stata commissionata nel 1634 al pittore sabino proprio per adornare il Duomo, ma, successivamente, nella seconda metà del ‘700, forse perché già danneggiato, il dipinto era stato ritagliato ed adattato ad un altare diverso dalla sua collocazione iniziale. La riduzione delle dimensioni del dipinto avvenne tagliando la tela in corrispondenza delle due figure di Santi dipinti dal Manenti ai lati della Vergine e di Sant’Anna. Probabilmente, proprio a causa di questa “amputazione”, la porzioni rimanenti delle figure erano anche state nascoste ricoprendole. Le indagini riflettografiche eseguite in occasione del restauro effettuato dalla Soprintendenza per i Beni Artistici, Storici ed Etnoatropologici del Lazio, hanno invece evidenziato proprio la presenza dei due personaggi, ovvero San Giacomo sul lato sinistro e San Francesco sul lato destro, che sono stati riportati alla luce. La figura di San Giacomo – meno rimaneggiata rispetto a quella di San Francesco – ha rivelato un viso di grande fora ed intensità, come nello stile del Manenti, che si pone quasi a controcanto al prezioso viso seicentesco della Vergine ancora bambina intenta ad apprendere da Sant’Anna l’arte del cucito. Tra i motivi per il quale il pittore possa aver rappresentato proprio San Giacomo, merita citare il fatto che pochi anni prima (1619) a Fara era stata costruita la Chiesa dedicata a questo Santo e, quindi, poteva esservi in loco una devozione particolare che il dipinto aveva il compito di celebrare. 30

Vincenzo Manenti

(Orvinio 1600 - 1674) figlio di Lucia ed Ascanio, a sua volta pittore di arte sacra e del quale numerose opere sono conservate a Rieti (Vescovado, Chiesa di San Francesco, Oratorio di San Bernardino, Museo Civico). Si formò inizialmente nella bottega paterna specializzandosi, come il genitore, nella pittura sacra con particolare attenzione al ritratto. I suoi maestri furono poi probabilmente il Cavalier d’Arpino, con il quale, potrebbe aver collaborato nella Basilica di San Pietro, ed il Domenichino. La sua attività di pittore spaziò al di fuori dei confini reatini dove però ebbe sempre il suo baricentro: introno al 1630 è a Poggio Mirteto ed a Fara Sabina, poi dopo un periodo a Roma, a Fano (Chiesa di S. Maria Nova), nella Certosa di Trisulti, a Subiaco (Sacro Speco, S. Maria della Valle) dove intorno al 1655 dipinse, nel refettorio di Santa Scolastica, una delle sue opere di maggior pregio, la Mensa di San Gregorio Magno. Intorno alla metà del secolo opera in Umbria (Narni, Norcia e Ancarano). Nel 1643 dipinse ad Orvinio, (Chiesa di S. Maria di Vallebona), a Montopoli Sabina (1645), ed a Farfa (1648) decorando il refettorio dell’Abbazia. Tra le numerose opere realizzate a Rieti, vi sono quelle di Palazzo dei Priori e di Palazzo Vincentini, la cupola di S. Antonio al Monte e la Comunione della Beata Colomba, nella Chiesa di S. Pietro Martire.

GFS

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SalutePiù - Giugno 2012  

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