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SABATO 18 OTOBRE 2008

SUPPLEMENTO SETTIMANALE DE «IL MANIFESTO»

ANNO 9 - N. 41 (528)

CINEMA AUTONOMO NÉ CON LO STATO NÉ CON LE PR

E SE I FILMAKER INDIPENDENTI SI LIBERASSERO DI MINISTERI, TV E PRODUTTORI PRIVATI? IL PROGETTO È REALIZZARE FILM «DAL BASSO», AUTOFINANZIATI ATTRAVERSO PICCOLE QUOTE DI COPRODUZIONE. OPERE POVERE, APERTE, SOGGETTIVE, CHE NON ACCETTANO COMPROMESSI E SI POSSONO SCARICARE GRATIS DA INTERNET. UN APPELLO A RIVISTE, FESTIVAL, ORGANISMI E «SPARPAGLIATI» NON RISENTITI ... a pagina 6

IN QUESTO NUMERO FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA, FOCUS BRASILE ULTRAVISTA: MARCO BERTOZZI • CHIPS & SALSA • ULTRASUONI: DENNIS & BRIAN WILSON, RISTAMPA E NUOVO CD • TALPALIBRI: STAHL • HILL • HUGHES • BECKFORD • CHATEAUBRIAND • KOONS/VERSAILLES • LOPATE


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Per una progettualità filmica autonoma – Cinemautonome !

malastrada.film, 1 Ottobre 2008

In un'epoca in cui è il capitale a segnare il destino dell'uomo sociale, della sua vita, della sua stessa “fame”, è attraverso l'analisi dei meccanismi produttivi e la messa in pratica di nuovi sistemi che è possibile tentare di oltrepassare questo predominio. Il progetto cinema autonomo si articola in una rete internazionale che tende al superamento di Stati e istituzioni, vivendo, per contro, grazie alla partecipazione di persone che condividono questa pratica. Consiste nell'incontro e nell'interazione di più gruppi, di singoli cineasti, di tutta quella gente interessata a un atto creativo svincolato dal Grande Altro culturale, che decide e impone su tutto la propria cultura bloccando ogni tipo d'avanzamento dell'individuo. Basato tanto sulla riconsiderazione del bisogno primario di fare/vivere cinema quanto sulla necessità di ricercare infiniti linguaggi potenziali, quest'atto, che definiamo di “progettualità filmica autonoma”, intreccia tutte le pratiche possibili necessarie allo sviluppo di un cinema aperto, in cui non è solo la questione economica della produzione ad essere messa in discussione e rifondata, ma le caratteristiche di diffusione e irradiazione degli atti/gesti cinematografici, degli scambi teorici e linguistici, nel capovolgimento d'un mondo diviso in settori, generi, scomparti intellettuali. Tutto ciò va infatti assolutamente declassato dalla posizione innaturale in cui è stato posto finora, per avere la possibilità umana di ridarsi completamente alle sensazioni, al flusso biologico della vita, all'essenza dell'essere e dell'inconscio. Elemento fondante e presupposto è una precisa concezione materiale del vivere, è una posizione di marginalità raggiunta attraverso una presa di coscienza che fa si che cinema e vita siano elementi reciprocamente autogenerativi, e che le condizioni materiali, sociali, politiche, culturali, siano riconsiderate e ridate alla creazione di un cinema povero. Avvicinare quindi al progetto migliaia di persone prima ancora che il/i film prendano vita, questo è l'elemento di partenza, che si da mediante un gesto di estrema condivisione, il motore che genera il cinema autonomo. Così nasce questa piattaforma per un'azione tendente a capovolgere l'apparato seriale di produzione, annientandolo nelle sue basi strutturali, convinti di necessitare di pratiche altre che siano legate ai tempi in cui viviamo, alle società, al modo in cui l'uomo oggi si relaziona con l'altro e con se stesso. Un'esperienza/sistema che trova la sua definizione proprio nella continua metamorfosi e in un enorme sforzo di coerenza le possibilità per giungere ad un fine ultimo: la ricerca aperta e soggettiva del linguaggio cinematografico e delle sue più svariate forme/tipi di creazione. Con la “produzione dal basso”, cioè attraverso l'aiuto di centinaia di persone, negli ultimi due anni, la malastrada.film ha con modestia dimostrato che è possibile usare questo questo


metodo per generare delle “visioni� differenti, realizzando due film. Oggi, con altrettanta modestia, tentiamo di rendere il metodo una pratica effettiva, moltiplicando esponenzialmente lo sforzo, essendo convinti che sia la via (e l'ostacolo) da percorrere per portare avanti un progetto che nasce per sensazione, bisogno, scambio. malastrada.film


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Cinemautonomo#1 - da utopia a scienza

pubblicato su Alias – ilmanifesto, il 18ottobre2008

La malastrada.film è un centro autonomo di creazione e diffusione di cinema di ricerca. Con questo scritto lanciamo il nostro progetto di cinema autonomo, sviluppando il sistema di produzione dal basso grazie al quale abbiamo realizzato due lungometraggi e diversi film brevi negli ultimi due anni. Il cinema di ricerca non è qualcosa che tende a farsi/crearsi tra le mille difficoltà sociali. Il cinema di ricerca è svincolato da tutto e così deve essere. Qualsiasi scritto si avanzi su tale argomento non è, né vuole essere, un manifesto, non si delinea nei caratteri di un movimento, ma in un assoluto individualismo creativo continuamente in metamorfosi. Il nostro cinema di ricerca è povero, aperto, soggettivo, e non è mai linguaggio dato. Questi gli unici tratti per noi finora riconoscibili. Non pretende grandezza. Crediamo che il “dimostrare” implichi sempre una sfida nei confronti di qualcosa, ciò toglie il più delle volte quella spinta che deve portare al di là dei soliti territori tracciati nei quali ci si lamenta di questo o quel ministro e poi ci si incontra, si chiacchiera, piccole leggi mutate, censure, diritto d'autore, percentuali, siae, crescita, decrescita, decrepiti. È sempre esistita nella storia del cinema (che, come tutta la storia, non è mai davvero rivelata) una forma di creazione che salta le barriere formali della comunicazione, che senza negarle le riconosce come non necessarie alla propria sopravvivenza, non cercando nell'atto del dare una regola di linguaggio, ma dandosi invece come prodotto/creazione intensamente individuale, per un bisogno personale e mai davvero definito: un occhio che (si) uccide per pulsione inconscia. Se il “cinema di sala” è il frutto di una produzione sociale (e come tale amplifica di anno in anno la propria ambiguità – fino a ciò che siamo convinti porterà a una magnifica esplosione), il cinema di ricerca è un prodotto individuale e viene invisibilmente sviluppato in una miriade di interstizi sociali e culturali che per comodità chiameremo “botteghe”. Il cineasta, come l'artigiano medievale, vive di ciò che può raggiungere attraverso i propri mezzi di produzione, nel bel mezzo di una divisione del lavoro naturale e priva di un piano. Occorre ora inserire una concezione precisa che capovolga questa produzione sociale commerciale, borghese, alla quale la gente è “tentata” solo per un bisogno di


relazione con l'immagine in movimento. Ormai continuamente inappagato. Siamo sempre più convinti che la gente possa produrre la propria cultura, rendere possibile la realizzazione di opere e poi fruirne, liberamente, ed è per questo che abbiamo utilizzato il sistema di “produzione dal basso”, che ci ha consentito, attraverso la raccolta di piccole quote di coproduzione, la realizzazione di due film. Oggi vogliamo portare avanti questa pratica facendola divenire un metodo, ampliandone le possibilità, internazionalizzandola, cercando di coinvolgere più gente, includendo quelle riviste, quei festival, quelle organizzazioni che con tanti sforzi tentano di portare avanti un discorso “fatto fuori”. Stiamo creando un sistema, applicabile al cinema di volta in volta, grazie all'appoggio di tutti coloro che per le ragioni più disparate sono interessati a questo livello generativo, che pur essendo sociale abbandona le pratiche comuni di sfruttamento, merce, acquisto, e quindi potere, capitale. Questo progetto stavolta include la raccolta di quote per la realizzazione di tre film, di autori differenti, con motivi e temi differenti, ma il cui denominatore comune è la ricerca, il bisogno di sperimentare, per dare alla gente, a chi coproduce (e tramite loro a tutti gli altri), qualcosa di nuovo con cui confrontarsi, relazionarsi, scambiare. I film saranno scaricabili da internet, non si acquista niente, l'atto principale è il contribuire alla creazione di tre film! Un meccanismo fatto di piccoli scambi che generano nella quantità, nel loro collegamento, una forza informativa incredibile, che mediante una giusta gestione e presa di coscienza viene applicata come una vera e propria forma parallela di produzione, che non scende a patti con nessuno proprio perché non vive nel territorio del compromesso. In tutto ciò niente di alto e irraggiungibile, non parliamo di stelle, né di finanziamenti stratosferici, il film è fatto e vive “dal basso”, come chi lo fa, con budget minimi, autonomamente da Stati, istituti, case di produzione, tv, e da questo punto di vista è in grado a nostro avviso di arrivare a concezioni artistiche/cinematografiche – la differenza tra questi termini è desueta - che sono la magnifica manifestazione del contemporaneo in cui tutti oggi viviamo. Si delinea dunque, attraverso la ricerca, un metodo autonomo che vincola in questo concetto non solo un modo di produrre ma un modo di vedere il sociale, di vivere una concezione materiale che, riconsiderando il bisogno, non si soddisfa di costosi mezzi di produzione, ma trova ragione di esistere piuttosto nell'atto stesso di creazione che coincide con la condizione di vita. Ripetiamo. Questa pratica non è unica o esclusiva della malastrada.film, dal canto nostro stiamo cercando, attraverso un ulteriore ambito di azione, di individuare tutte quelle persone che oggi in un modo o nell'altro, in una zona o in un'altra, portano avanti nonostante gravi condizioni economiche il proprio lavoro. E anche da questo punto di vista ci si deve rendere conto delle infinite realtà che si muovono, creano, scambiano in micro-ambienti. Parecchia gente è morta in/di queste condizioni, in Italia come all'estero, riteniamo, senza romanticismi, che questa morte sia il frutto stesso dell'atto creativo e del suo splendido accumularsi. Dedichiamo a loro questo nostro tentativo di passaggio da ciò che finora è stato definito erroneamente utopia a una vera e propria scienza cinematografica. m a l a s t r a d a. f i l m


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Cinemautonomo #2 - Sulla povertà

pubblicato su Alias – ilmanifesto, il 25ottobre2008

Il cinema NON è un'industria. Enormi micro-azioni cinematografiche si sviluppano nell'assoluto anonimato, lontano dalla brama del denaro e non perché lo disprezzano ma, semplicemente, perché trovano nell'impulso e nelle spinte più disparate, inconsce e folli i loro motivi di vita. Creare in modo autonomo non implica un'assenza di mezzi (tecnici come di sostentamento) ma una loro totale riconsiderazione: ciò di cui sentiamo bisogno è il più delle volte solo apparenza. La riconsiderazione dei mezzi, del bisogno, dello stesso stile di vita, nel passaggio da utopia a scienza, implica un abbandono forzato degli aspetti romantici. Non ha alcuna importanza di che povertà sono morti Grifi o Fellini, la rabbia nei confronti delle istituzioni è paragonabile a quella che i fatalisti hanno per il destino: inutile. Il concetto di povertà va annullato essendo estremamente ambiguo, molle, continuamente rivalutabile in base al soggetto e all'oggetto di discussione. In questi casi infatti non si muore perché qualcuno non ti ha dato, non si muore della cosiddetta povertà, ma si muore “vivendo”! E allora tutti i mezzi sono possibili, inventabili con poco e con poco distruttibili, pratici, veloci. Non occorre pagare ma semmai inventare, rubare, plagiare. Besoin de rien! Essere dunque distanti dal denaro senza sentirsi “precari”, termine inventato e santificato dalla cultura borghese che incastra, anche in questo modo, i suoi tasselli nella cura della propria economia; vivere con poco, attraverso delle possibilità “altre”, facendo coincidere sempre la pratica del cinema soggettivo e la vita [non gettata/alienata in un settore sotto/sovra salariato in cui – per quanto si lotti – è sempre il potere a dettare le regole, le forme, le simbolizzazioni]. I “mezzi di produzione” applicati dalla malastrada.film, da internet al rapporto diretto e sincero con la gente, vanno a dare rilievo all'atto di migliaia di individui, che possono scegliere non cosa comprare ma quale aspetto sviluppare. Con il proprio contributo non generano un salario, ma il sostentamento di “botteghe” in cui si portano avanti svariate ricerche e dove non vi è surplus. L'essere svincolati da apparati industrial-istituzionali permette di applicare delle forme e dei linguaggi che possono essere sperimentati di volta in volta: meno rapportato a un interesse economico, anche recondito, sarà il film, più visibile sarà la mano di chi lo ha creato.


Ci si può così permettere di non “chiudere” mai un'opera definitivamente, di non usare immagini né suoni, di darsi per morti, di far dei film reato, sovversioni, macchie, esperimenti polivisivi, performance, cacce d'istanti, sostituzioni pittoriche, trazioni di Caino, di Gilles, di Ortega. Centinaia di forme-fuori, che vivono, qualche volta si riconoscono, ogni forma un individuo, che respira, grazie ad esse, autonomamente, tra automi. m a l a s t r a d a. f i l m


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a l a s t r a d a. f i l m_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _d o c u m e n t i_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _

Cinemautonomo#6 - Né con lo stato né con le pr

Roberto Silvestri, all'interno del SULMONAFILMFESTIVAL, novembre '08

Sulmonacinema 2007 ha discusso di informazione e comunicazione 'dal basso', di giornali di strada e di come internet abbia completamente rivoluzionato il modo di accedere e di non farsi intrappolare dall'informazione intrappolante. L'attacco legislativo all'informazione libera e di cooperativa, da parte dei nostri ultimi governi, la gravissima cancellazione del 'diritto soggettivo' ad accedere (senza chiedere l'elemosina al presidente del consiglio) ai finanziamenti statali, pur svolgendo attività di pubblico interesse, rende utile continuare a analizzare le contromosse 'di movimento' che si stanno moltiplicando anche tra i fabbricanti di immagini complesse. E tre mattinate del nostro programma 2008, più anarchiche del solito, le dedicheremo quest'anno alla produzione digitale dal basso, documentaristica, di finzione e 'bastarda', al cinema autoprodotto e autodistributivo (attraverso la rete degli anti- festival o dei festival di ricerca, e ne chiameremo i responsabili) che abbia finalità contundente rispetto al militarizzato sistema audiovisivo dominante, senza per questo perdere le staffe o il senso dell'umorismo. E analizzeremo i vari sistemi, nazionali e internazionali, escogitati, per farla esistere, siano a basso costo o meno, prevedano diffusione gratuita di opere realizzate a colletta, o diffusione 'a offerta' di opere a budget maggiore o cos'altro ancora. Si tratta di un programma parallelo di proiezioni - organizzato con il gruppo di Catania Malastrada che sta girando l'Italia (e i suoi bordi) in queste settimane per strutturare meglio la rete, allargarla, renderla sempre più potente e pericolosa - più che di bla bla, di interventi, di discorsi. E che ha non l'obiettivo di mettere un cappello politico e organizzativo al movimento dei 'filmaker/videomaker veramente indocili'. O di azzardare un manifesto 'del cinema davvero davvero davvero indipendente', ma di vedere e far conoscere opere differenti e altrimenti prodotte, e di compilare una sorta di censimento/indirizzario delle realtà operanti, che coinvolgono varie generazioni di cineasti e videoasti. Sono molti infatti i cineasti esperti e conosciuti a livello internazionale, attraverso i festival radicali, come Pasquale Misuraca, che sarà nostro ospite, o Augusto Contento, esplulsi dal gioco degli art. 28 (etc.), costretti a mettersi in proprio in questi ultimi anni perché iscritti al virtuale 'libro nero' dei fabbricanti di immagini non commestibili o eretiche o incontrollabili. Per chi non considera prioritario elemosinare soldi pubblici, ministeriali o


televisivi, o decidere a quali compromessi si possa scendere pur di fare film non intolleranti al piccolo schermo commerciale, queste tre mattinate potrebbero essere una risposta autovalorizzante e completamente 'autonoma'. PerchÊ invitano a ignorare totalmente il sistema di controllo che viene utilizzato normalmente dagli stati e dai produttori privati per controllare le 'soggettività desideranti', e censurare, ostruire, bloccare, diffamare (come è successo a Alberto Grifi, punto di riferimento indimenticabile) chi considera intollerabile non solo la distribuzione delle ricchezze ma anche il modo di produzione di queste ricchezze, a costo di reprimere perfino i sistemi immaginari capaci di conquistare piÚ mercato e maggiori profitti.


Cinema Autonomo