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Alexandre Vassiliev L’ELEGANZA IN ESILIO Tra moda e costume, il tempo di Djagilev Venezia, Museo di Palazzo Mocenigo e Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume 17 settembre 2011 - 6 gennaio 2012

Presidente Walter Hartsarich

Ideazione Alexandre Vassiliev

Consiglio di amministrazione

A cura di Alexandre Vassiliev Francesca Dalla Bernardina

Vicepresidente Giorgio Orsoni Consiglieri Alvise AlverĂ Emilio Ambasz Carlo Fratta Pasini Segretario Organizzativo Mattia Agnetti Museo di Palazzo Mocenigo Paola Chiapperino Anna Prendin Chiara Squarcina

Coordinamento Francesca Dalla Bernardina Ideazione catalogo e grafica Francesca Dalla Bernardina Mattia Pasquali - Noah Brand Energy Immagini Alexandre Vassiliev Ufficio stampa Riccardo Bon Promozione Silvia Negretti, Alessandro Paolinelli Amministrazione Antonella Ballarin con Piero Calore, Carla Povelato, Francesca Rodella Si ringraziano per la collaborazione Noah Brand Energy Your Image Christophe Dubois-Rubio Zanna Dubska Cyrille Gassiline Arina Kravchenko Marina Rappoport Oxana Shchenova Irena Shvedaite Xenia Tripolitova Alisa Tyagunova


<< Окончив чтение книги «Красота в изгнании», я узнал многое, что мне было до сих пор совершенно неизвестно, хотя сам я жил в эмиграции. …Эта книга даст понять, как русские эмигранты старались выжить в ожидании – как многим верилось – неминуемого возвращения на родину. Из молодых и совсем немолодых мужчин многие нашли себе работу кто водителем такси, кто продавцом домашних электроприборов, пишущих машинок, книг, кто распространителем подписки на газеты и т. д. Брались за все, что давало бы им средства пережить время до возвращения на родину. И не только мужчины, но и женщины взялись работать, как рассказывает нам Александр Васильев, описывая инициативы нескольких моих близких родственниц – княгинь Ирины Александровны, Марии Павловны и других. Русские в эмиграции не падали духом, даже когда возвращение на родину из неминуемого сделалось уже миражом. Русский читатель найдет в этой книге любопытный очерк жизни в эмиграции людей, которых огорчала не так потеря их богатств и высокого некогда положения в России, как постепенное осознание того, что они, вероятно, не увидят родину. Князь Н. Р. Романов>> (Красота в изгнании – Krasota v izgnanii/Bellezza in esilio. SLOVO Publishing Moscow 1998)

<< In reading Beauty in Exile I learned many things about which I had known nothing, even though I had lived in the émigré community myself .... This book shows how Russian émigrés tried to survive while waiting for what many believed was the inevitable return to their homeland. Young men and not-at-all young ones found jobs as taxi drivers or salesmen of electrical appliances, typewriters, books and newspaper subscriptions, and so on. They took on whatever gave them the means to live until they could return. And not only men, but the women took jobs, as Alexandre Vassiliev tells us, describing the initiatives of several of my close relatives – including Princess Irina Alexandrovna and Princess Maria Pavlovna. The Russian émigrés did not give up, even when a return to the homeland went from inevitable to mirage. The Russian reader will find an entertaining description of the life of the émigrés, who were saddened less by the loss of their wealth and once-high position in Russia than by the gradual realization that they would probably never see their homeland again.

Prince Nikolai Romanovich Romanov >> (Beauty in Exile. Harry N. Abrams, Inc., Publishers New York 2000)


Ho avuto l’occasione di incontrare il Maestro Alexandre Vassiliev nel 2008 a Riga, in Lettonia, dove stava tenendo una conferenza dedicata alle “Stagioni russe di Djagilev e all’orientalismo nella moda”. Il nome dello storico di moda Alexandre Vassiliev mi era già noto poiché lavoro da diversi anni come consulente nel settore della moda nei Paesi dell’Est. Conoscevo i suoi bellissimi libri dedicati alla storia del costume e in particolar modo ero rimasta molto colpita ed affascinata dal libro: “Красота в изгнании” (Krasota v izgnanii – Bellezza in esilio) edito da Slovo Publishing nel 1998, dal quale nasce l’ispirazione al titolo dato alla presente mostra, che racconta di Djagilev e dell’influenza esercitata dallo stile dei Ballets Russes nel mondo della moda, della storia dell’emigrazione russa con la creazione di varie case couture in Europa ed in particolare a Parigi, e dell’influenza dello stile russo in tutto il mondo. L’incontro con il Maestro nell’autunno del 2008 a Riga, fu breve ma molto emozionante. Da allora sono seguiti molti incontri, organizzati nei mesi successivi a Mosca, a Parigi e a Vilnius (Lithuania), grazie ai quali è nato il desiderio di far conoscere anche in Italia la preziosa collezione privata del Maestro che conta oltre 10.000 opere. Questa comprende: costumi ed oggetti dell’Europa e della Russia dal XVIII al XX secolo, ritratti di noti ballerini e coreografi, fotografie di balletti ed opere dei più famosi teatri di Mosca e San Pietroburgo, costumi di noti Ballets Russes del grande impresario teatrale Sergej Djagilev. Lo svolgimento nel 2011 dell’Anno della Cultura e della Lingua Russa in Italia, ha rafforzato e consolidato il desiderio ed il progetto di proporre, proprio in questo momento così significativo, una mostra dedicata a “lo Stile russo” dell’inizio del XX secolo. In precedenza, nella primavera del 2009, è stata inaugurata, riscuotendo un enorme successo, una mostra dedicata al medesimo tema: “Revolution & Fashion. Stream of Beauty in Russian Exile” presso il Tama Art University Museum di Tokyo. Mentre alla fine del 2009, per celebrare il centenario della nascita dei Ballets Russes, alcuni costumi dalla collezione del Maestro Vassiliev sono stati presentati al Museo Teatrale alla Scala in occasione della mostra “Les Ballets Russes. Alla Scala Milano Anni Venti”, a cura di Marinella Guatterini. “L’Eleganza in esilio. Tra moda e costume il tempo di Djagilev”, è quindi la prima mostra personale del Maestro Alexandre Vassiliev qui in Italia. Questo evento mi offre l’occasione di essere partecipe in un tema che quindi sento molto. Ammiro molto la grande passione e l’estrema determinazione del Maestro Vassiliev nel voler proseguire nel suo intento di sostenere la cultura russa attraverso le “lenti” della moda e tutto questo è il motore che ha reso possibile l’organizzazione di questa mostra, dando l’eccezionale opportunità di introdurre qui in Italia per la prima volta, la vita dei russi in esilio e la storia della loro influenza nel mondo della moda.

Ringrazio moltissimo il Direttore Paola Chiapperino di Palazzo Mocenigo per aver accolto con entusiasmo l’idea di questa mostra. Ringrazio il famoso danzatore e coreografo Toni Candeloro per il contributo dato alla mostra con costumi di scena e opere d’arte dalla sua collezione, la più grande collezione italiana sull’arte della danza, conservata dall’”Associazione Michel Fokine” e presieduta dalla storica del costume Federica Tornese. Ringrazio i contributi da parte di Doretta Davanzo Poli, storica del costume e della moda Università Ca’ Foscari Venezia, e del Maestro Valerij Voskobojnikov, pianista e scrittore musicale. Ringrazio la preziosa collaborazione di Noah Brand Energy, di Your Image, e di altri collaboratori, qui non citati, che hanno contribuito con il loro supporto a vario titolo alla realizzazione di questo progetto.

Francesca Dalla Bernardina

Francesca Dalla Bernardina, vive a Brescia, in Franciacorta, e lavora come consulente nel settore della moda e cultura con particolare attenzione ai Paesi dell’Europa dell’Est. Laureata nel 1995 all’Università degli Studi di Bergamo, Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, con la tesi “Letteratura e musica in A.P. Cechov: il testo letterario e l’opera musicale”, ha collaborato con il “Teatro alla Scala” per l’organizzazione del Convegno “Dmitrij Šostakovic: l’uomo, l’opera, il tempo” (1996), ha organizzato sfilate di moda nei Paesi dell’Est in collaborazione con le sedi dell’Ambasciata Italiana, ha collaborato con il Museo Teatrale alla Scala per l’organizzazione della mostra “Les Ballets Russes. Alla Scala Milano Anni Venti” (2009), curato la mostra “Dote” di Resi Girardello presso la Galleria Hybrida Contemporanea, Roma (2009). Dal 2006 collabora come consulente moda nei Paesi dell’Est Europa con Atelier Aimée, azienda italiana leader nella creazione di abiti da sposa d’Alta Moda. Ha inoltre all’attivo collaborazioni con Noah Brand Energy, Camera Nazionale della Moda, Camera di Commercio di Mantova, Cream (Creativity and Research in Arts and Media).


“Per più di 30 anni ho raccolto la prova rara dello stile russo e il gusto russo nella moda in tutto il mondo. Ho iniziato a creare la mia collezione privata di abiti ed accessori a Mosca in tenera età, ma non appena mi sono trasferito a Parigi nel 1982 ho percepito l’eccezionale opportunità di entrare nella Capitale della moda francese. Là il destino mi ha portato nella comunità degli emigrati russi della “prima onda rivoluzionaria”, che hanno saputo costruire un nuovo stile a Parigi. Ho incontrato grandi personalità negli anni ‘80 e negli anni ’90: designers, sarte, artisti, modelle e reginette di bellezza. I loro ricordi del passato nella Russia Imperiale e poi a Parigi tra le due guerre erano semplicemente senza prezzo. Così, affascinato dalla loro conoscenza, dai loro souvenirs e dal loro stile, ho iniziato a registrarli e a mettere per iscritto i loro racconti. Il risultato di questi incontri, dei “tea times” e delle passeggiate all’aperto, è stato il mio primo libro “Красота в изгнании” (Krasota v izgnanii – Bellezza in esilio) pubblicato in lingua russa dalla “SLOVO Publishing” a Mosca nel 1998 e poi tradotto in lingua inglese dalla “Abram’s” a New York nel 2000. Questo libro ha riscosso un enorme successo, è stato ristampato già 8 volte a Mosca ed è diventato un bestseller. E’ stato realizzato un film per una serie Tv5 basato proprio sul libro, un balletto ispirato dal tema è stato creato e realizzato al Balletto Imperiale di Mosca e in Russia da quel momento è nato un vivace interesse per la storia della moda. Da tutto ciò è scaturita in me l’idea di proporre mostre nel mondo dedicate alla moda russa ed al suo stile. Parte della mia collezione è stata esposta a Parigi al Musée de la Mode et du Costume – Palais Galliera, a Bruxelles, Anversa, Sidney, Santiago, Hong Kong, Istanbul, Mosca, Tokyo. Ed è per me un grande onore e piacere poter presentare una nuova mostra di preziosi esempi dello stile russo “al tempo di Djagilev” dalla mia collezione a Palazzo Mocenigo a Venezia in occasione del 2011, Anno della Cultura e della Lingua Russa in Italia e della Cultura e della Lingua Italiana in Russia.


Nato a Mosca nel 1958, a partire dal 1982 vive tra Mosca e Parigi. Figlio d’arte, sin dall’infanzia “respira” l’atmosfera culturale tipica degli ambienti legati all’intelligencija russa ed in particolare vive intensamente il mondo teatrale grazie alle importanti figure dei genitori: il padre era disegnatore teatrale del Teatro Bolšoj di Mosca e la madre un’affermata attrice. Gli approfonditi studi in ambito artistico-teatrale ed i ripetuti contatti con il principale Teatro di Mosca “Bolšoj” gli permettono di apprendere la storia e di imparare ad apprezzare la bellezza e la creatività dei costumi teatrali e del balletto. La sua grande passione per il balletto ed il teatro, ma anche per la storia della moda e del costume, lo portano sin da giovane a creare una collezione privata divenuta nel tempo un prezioso archivio storico di oltre 10.000 opere comprendente costumi ed oggetti dell’Europa e della Russia dal XVIII al XX secolo, ritratti di noti ballerini e coreografi, fotografie di balletti ed opere dei più famosi teatri di Mosca e San Pietroburgo, costumi di noti Ballets Russes del grande impresario teatrale Sergej Djagilev. La figura di quest’ultimo è stata un punto di riferimento per Alexandre Vassiliev, il quale prosegue tutt’oggi nell’intento di divulgare nella cultura russa la storia dei Ballets Russes. Per questo impegno dimostrato dallo storico Vassiliev il fondo Djagilev di Mosca gli ha riconosciuto, quale onoreficenza, la “medaglia Djagilev”. Alexandre Vassiliev è uno storico di moda e collezionista di fama mondiale, scenografo e costumista, autore di libri ed articoli dedicati alla storia del costume, conferenziere. Mostre dedicate alla storia del costume dal XVIII al XX secolo: le più importanti a Parigi, Mosca, Anversa, Sydney, Santiago del Cile, Hong Kong, Istanbul, Tokyo, Riga e Vilnius.

Scenografo e costumista: Ha ideato le scene per opere e balletti per importanti compagnie teatrali in tutto il mondo: National Theatre di Londra, Scottish Ballet a Glasgow (U.K.); Royal Ballet delle Fiandre (Belgio); National Ballet a Lisbona (Portogallo); Teatro Comunale e Balletto di Toscana (Italia); Thyssen Foundation a Lugano (Svizzera); Guangzhou Ballet e Hong Kong Ballet (Cina); Singapore Dance Theatre; Asami Maki Ballet di Tokyo e Masako Ohya Ballet di Osaka (Giappone); Ballet West, Cincinnati Ballet e Willis Ballet (USA); Opera and Ballet di Santiago (Cile); National Ballet (Messico); National Ballet of Latvia. Ha disegnato costumi per noti balletti: Sleeping Beauty, Swan Lake, La Bayadere, Romeo and Juliet, Cinderella, Raymonda, Don Quixote, Antony and Cleopatra, Gisele, The Nutcracker, Three Sisters, The Idiot, Anna Karenina, The Queen of Spades, The Three Musketeers, La Traviata, Gaite, Parisienne, The Storm, Paquita and The Harem. Autore di libri dedicati alla storia del costume: - “Krasota v izgnanii” (Bellezza in Esilio), Slovo Mosca 1998; - Ed. in inglese “Beauty in Exile”, Harry N. Abrams Inc., Publishers New York 2000; - “Evropejskaya Moda. Tri veka” (La moda Europea. Tre secoli), Slovo Mosca 2006. Conferenze: Ha tenuto corsi di studio in storia della moda e stage designer per famose istituzioni fra cui Columbia University di New York, Royal College of Art e Riverside Studios a Londra, De Montfort University in Leicester, Ravensbourne College, Glasgow School of Art, Royal Academy in Anversa, La Cambre a Bruxelles, Arts and Crafts School in Danimarca, Esmod a Parigi, Creapole a Parigi, Cinematheque of Chaillot Palace a Parigi, the National School of Arts and Crafts in Reykjavik, Moscow Art Theatre Studio, Fine Arts Institute in San Pietroburgo, the Hong Kong Academy for the Performing Arts and Polytechnic, the Duoc Foundation, the Pacific University of Santiago and Valparaiso University in Chile, Brazillian Center in La Paz and Mode Gakuen in Giappone.


Les Ballets Russes da Parigi a Venezia Valerij Voskobojnikov

Nel cimitero veneziano di San Michele riposano le spoglie dei due protagonisti principali dei Ballets Russes: il loro fondatore Sergej Djagilev e il suo primo e più importante collaboratore, Igor’ Stravinskij. Djagilev, figura del tutto singolare nella storia dell’arte, è deceduto proprio a Venezia, in un albergo, sprovvisto del danaro per pagarlo, nel 1929. Mentre il geniale compositore russo, morto a New York nel 1971, chiese esplicitamente di essere sepolto accanto al vecchio amico. Sergej Djagilev era un po’ tutto: sensibile artista, conoscitore della musica (è stato allievo di Rimskij-Korsakov), della pittura (fondò nel 1899 insieme ad Aleksandr Benois, nipote del compositore italiano Caterino Cavos, la rivista d’élite Il mondo dell’arte, Mir iskusstva), del teatro dell’opera (collaborò nella Direzione dei Teatri Imperiali), organizzatore delle importantissime mostre della pittura moderna e degli spettacoli in Russia e all’estero. Prima di fondare la troupe dei Ballets Russes, egli portò a Parigi la pittura e la musica russa, che entrarono nella storia sotto il nome delle Saison russe. Tra il 1907-1914 egli presentò ai parigini le due opere di Modest Musorgskij Chovanšcina e Boris Godunov, con il basso Fedor Šaljapin e sotto la direzione di Felix Blumenfeld, ed inoltre altre composizioni di Rimskij-Korsakov, Borodin, Glazunov, Rachmaninov, del giovanissimo Skrjabin. Nel 1909 egli ebbe l’incarico dal Grande Principe Vladimir Romanov di fondare a Parigi una troupe fissa del Balletto Russo e Djagilev riuscì a raccogliere un gruppo di artisti del Teatro Mariinskij e del Teatro Bol’šoj, come Anna Pavlova, Vaclav Nižinskij, Matilda Kšesinskaja, Tamara Karsavina, ai quali negli anni si sono aggiunti sia come danzatori, sia come coreografi gli artisti della grandezza di Serge Lifar (che si trovò accanto a Djagilev nel momento della sua morte a Venezia), Leonid Mjasin, Michail Fokin, Alicia Markova, Ida Rubinstein, George Balanchine. Tra i pittori più importanti e famosi che crearono scene e costumi per la compagnia si possono ricordare: Léon Bakst, Aleksandr Benois, Georges Braque, Pablo Picasso, Ivan Bilibin, Natalia Goncarova, Michail Larionov, André Derain, Henri Matisse, Giorgio De Chirico e Maurice Utrillo. Tra i compositori, personaggi del calibro di Claude Debussy, Darius Milhaud, Francis Poulenc, Sergej Prokof’ev, Maurice Ravel, Erik Satie, Ottorino Respighi, Richard Strauss, e, in particolare, Igor Stravinskij, che fu scoperto da Djagilev quando era solo una promessa, aprendogli la strada al futuro successo. Stravinskij cosi ricordava Djagilev: “Egli determinava il tema, sceglieva i compositori, scenografi, coreografi, interpreti principali. Egli dirigeva le prove. Ogni rappresentazione rispecchiava per l’originalità la sua personale partecipazione”. Nel 1916 qualcuno chiese a Djagilev dove i Ballets Russes avessero le loro radici intellettuali. Nel mondo contadino, rispose: “negli oggetti d’uso (attrezzi domestici dei distretti agricoli), nelle pitture che decorano le slitte, nei disegni e nei colori degli abiti di campagna, negli intagli delle finestre, lì abbiamo trovato i nostri motivi e su questo fondamento abbiamo costruito”. Ma agli inizi, nel 1898 egli si dimostrò duramente polemico contro “l’arte contadina”, attaccando

gli artisti che pensavano di “scioccare il mondo... portando sulla tela calzature, stracci contadini”. L’impresario, per temperamento artistico, era aristocratico e cosmopolita, anche se veniva dalla provinciale città di Perm’. Sempre attento a scoprire nuove opportunità di mercato, Djagilev fu colpito dalla crescente popolarità dell’arte folcloristica. L’Europa fin-de-siècle subiva fortemente il fascino del “primitivo” e dell’”esotico”. Il barbarico Oriente era visto come una forza di rinnovamento spirituale per le esauste culture borghesi dell’Occidente. Nel 1900 all’Esposizione universale di Parigi fu allestito il “Villaggio russo” di Korovin, che affascinò non poco i visitatori occidentali. In breve si creò un flusso di oggetti artigianali tra Russia e Occidente, si aprirono i negozi specializzati a Parigi, Londra, Lipsia, Chicago, Boston e New York. Il grande sarto parigino Paul Poiret si recò in Russia nel 1911 per comperare costumi contadini da cui trarre ispirazione per i suoi capi eleganti. L’espressione “blouse russe” risuonava per i saloni della moda e si potevano vedere indossatrici portare abiti improntati ai sarafan o alle lunghe vesti russe di casa. Djagilev era particolarmente attratto dai dipinti di Viktor Vasnecov, i cui vividi colori primari furono riportati nelle sue brillanti scenografie per la Fanciulla di neve di Rimskij-Korsakov, una realizzazione che diventò il modello visivo per Djagilev e i Ballets Russes. Le scenografie di Aleksandr Golovin per Boris Godunov, 1908, e L’uccello di fuoco, 1910, anch’esse subirono l’influenza di questa linea, mentre dall’ottica della riproduzione del mondo reale nacquero le scenografie di Natalia Goncarova per Il gallo d’oro (Le Coq d’Or ). I Ballets Russes volevano essere una sintesi di tutte le arti, e sono spesso stati descritti come la versione russa del Gesamtkunstwerk di Richard Wagner, nel quale si fondono musica, arte e dramma. Ma in realtà tale sintesi ha più a che fare con il mondo contadino russo che con Wagner. Ecco una proposta scritta di Sergej Djagilev al compositore Anatolij Ljadov nel 1909: “Mi serve un balletto e che sia russo, il primo balletto russo, perché una cosa del genere non esiste ancora. C’è un’opera russa, una sinfonia russa, una canzone russa, una danza russa, un ritmo russo, ma non c’è un balletto russo...” Nessuno avrebbe immaginato l’importanza del balletto come fonte di innovazione artistica per il Novecento prima della riscoperta che ne fece Djagilev. Al momento esso era ormai una forma d’arte cristallizzata; salvo Cajkovskij i compositori di musica da balletto erano tutti mediocri e soprattutto artisti stranieri, come Pugni, Minkus, Drigo. Un’autorità come Rimskij-Korsakov, quando Stravinskij studiava con lui, osservò che il balletto “non era un’autentica forma d’arte”. I balletti di Cajkovskij erano l’incarnazione dell’ideale classico e, sebbene non siano mai stati rappresentati nella saison russe di Parigi, dove egli era il meno apprezzato dei compositori russi, ebbero notevole influenza sui fondatori dei Ballets Russes. Djagilev capì che c’era da far soldi esportando più balletti russi sulla linea della “nostra primitiva barbarie”, “la nostra freschezza e la nostra spontaneità”. Il soggetto della favola,


diventata in seguito “una fiaba per adulti”, fu scelto tra i racconti popolari, rielaborati da Afanas’ev, L’Uccello di fuoco, proposto nella lettera di Djagilev a Ljadov. Alla fine, l’autore della Kikimora, non volle scrivere la partitura. Fu offerta a Glazunov, poi a Cerepnin, che rifiutò, e alla fine, ormai disperato, Djagilev ricorse al giovane compositore Igor’ Stravinskij, a quell’epoca ancora poco conosciuto. E da qui ebbe inizio la favolosa collaborazione tra l’impresario audace e intelligente e il compositore che scrisse per Les Ballets Russes anche le musiche del Petruška, della La sagra della primavera, de Les Noces, de Le chant du rossignol, della Pulcinella, ed infine dell’Apollon musagète. La grandiosa vitalità dei Balletti russi si fece strada attraverso i due decenni successivi, tanto che divenne la più influente compagnia di balletto del XX secolo. Tra il 1909-1929 con Djagilev collaborarono non solo artisti russi (quasi tutti diventati esuli volontari dopo il 1917) ma anche italiani, come Ottorino Respighi, che trascrisse le musiche di Rossini per lo spettacolo La Boutique fantasque e Vincenzo Tommasini, al quale Djagilev commissionò la musica per il balletto Le donne di buon umore, basata sulle opere di Domenico Scarlatti. Discorso a parte meriterebbe il compositore Vittorio Rieti, un compositore che è nato in Italia ma è più conosciuto a Parigi e New York che in patria. E’ stato l’unico compositore italiano con il quale Sergej Djagilev collaborò a lungo, preparando insieme prima il balletto Barabau nel 1925, assai apprezzato anche da Prokof’ev, e nel 1929 lo spettacolo Le Bal. Riporto il parere di George Balanchine dopo la prima del balletto di Vittorio Rieti a Londra: «È un balletto molto divertente. Per la prima volta ho sentito la gente ridere ininterrottamente durante tutto il balletto. Entrano gli ufficiali italiani, poi i soldati; la gente si ubriaca. Era il tempo dell’ascesa di Mussolini, e sebbene fosse una storia popolare, ci si poteva vedere un tema antifascista. Un po’ più tardi, quando abbiamo voluto portarlo in Italia, nessuno ha riso. Non ci hanno permesso di rappresentarlo. Si avvicinava troppo alla verità». Tra i musicisti francesi Djagilev naturalmente preferiva Debussy e Ravel (Il pomeriggio di un fauno, Jeux del primo, Daphnis et Chloé del secondo) ma diede spazio anche ai rappresentanti del Gruppo dei Sei (Darius Milhaud, Francis Poulenc, Georges Auric, Erik Satie). Dopo la rivoluzione del 1917 Parigi divenne non una “piccola Russia”, ma un microcosmo (e anche la continuazione) della straordinaria rinascita culturale vissuta da Pietroburgo tra il 1900 e il 1916. Djagilev, Benois, Bakst, Šaljapin, Goncarova, il direttore d’orchestra Kusevickij e il compositore Prokof’ev elessero come loro focolare Parigi. Sempre dopo il 1917 fu rivalutata la musica di Cajkovskij, difesa da Stravinskij in persona come “profondamente russa … alla pari dei versi di Puškin e delle canzoni di Glinka”. I Ballets Russes costituivano il centro della vita culturale russa di Parigi. Prima di prendere una decisione assai bizzarra di rientrare in URSS alla fine degli anni 1930, Sergej Prokof’ev diede vita insieme a Djagilev ai tre balletti, anche in stile completamente moderno, sfidando l’indirizzo cosiddetto “neoclassico” seguito da Stravinskij, anch’egli capitato suo malgrado in

esilio (anche se ha lasciato la Russia nel 1913, cioè prima della rivoluzione). Si trattò dello Chout (Il Buffone) nella scenografia di Michail Larionov del 1921, del Passo d’acciaio (Pas d’acier) del 1927 prodotto con il coreografo Mjasin e lo scenografo Georgij Jakulov, arrivato addirittura dall’URSS e alla fine del Figliol prodigo (Le fils prodigue) con Balanchine e il pittore francese Georges Rouault. Dopo la morte di Sergej Djagilev i Ballets Russes si spaccarono. L’impresario era sempre il punto di riferimento del gruppo. Inevitabilmente senza di lui le stelle del balletto presero strade diverse. La tradizione si salvò in parte nell’attività di George Balanchine, tra l’altro fratello del noto compositore sovietico Andrej Balancivadze, che creò nel 1933 il New York City Ballet. Durante la prima tournée in URSS effettuata nel 1962 dopo la lunga “guerra fredda” con le sue realizzazioni del Figliol prodigo e delle altre coreografie, George Balanchine confermò questa propria fedeltà agli ideali giovanili. Alla mostra attuale i visitatori potranno ammirare il costume originale del “lacché” eseguito da André Derain nel 1918 ed usato nello spettacolo La Boutique fantasque sulla musica di Rossini-Respighi; il costume del circasso ad opera di Léon Bakst nello spettacolo Thamar sulla musica di Milij Balakirev del 1912; il vestito – sempre originale – del “boiardo” di Natalia Goncarova per lo spettacolo Le Coq d’Or con la musica di Rimskij-Korsakov del 1914 ed infine il vestito dello schiavo nel balletto Le Dieu Bleu ad opera dello scenografo principale dei Ballets Russes Léon Bakst eseguito nel lontano 1912. Valerij Voskobojnikov, formatosi al Conservatorio di Mosca con il celebre pianista Heinrich Neuhaus, in Italia da 46 anni si dedica costantemente alla diffusione della cultura russa in varie forme: come concertista, pubblicista, traduttore, presentatore, didatta di pianoforte e di lingua.


La moda d’inizio Novecento:

“l’età aurea” Doretta Davanzo Poli

L’inizio del secolo XX , in Europa, è un periodo estremamente fecondo per la storia dell’arte in genere. In particolare il movimento delle arts and crafts di William Morris, Arthur Mcmurdo, Charles Voysey e della Glasgow School dei Mackintosh, aveva, alla fine dell’Ottocento, rivoluzionato il modo di concepire le arti minori o decorative. Questo processo di rivalutazione viene poi portato avanti dalle correnti secessioniste di Monaco e Vienna: artisti come Gustav Klimt, disegnano senza complessi anche tessuti e figurini e Josef Hoffmann assieme a Kolo Moser fondano nel 1903 le Wiener Werkstätte, dove Wimmer-Wisgrill dal 1907 si occuperà solo di vestiti. La moda, “riformata” in principio a scopo igienico-sanitario dalla Rational Dress Society, incomincia a recepire le innovative lezioni estetico- sartoriali che Henry van de Velde, architetto, tiene nel 1900 prima a Berlino e poi a Krefeld, proprio in specifici congressi per sarti. Le esposizioni universali che continuano ad alternarsi nelle grandi città come Londra, Parigi, Torino, ecc. e la Biennale d’Arte di Venezia, sono occasioni di confronto rivitalizzanti per tutte le arti applicate all’industria, stilisticamente influenzate anche dai fauves, artisti (tra cui Matisse, Derain, van Dongen), che nel 1905 a Parigi espongono opere così “feroci”nelle policromie da meritarsi l’appellativo di belve, appunto, e dal cubismo nato due anni dopo con Les demoiselle d’Avignon di Pablo Picasso.Tra il 1906 e il 1908 arriva l’arte russa, con i dipinti coloratissimi di Vassily Kandinsky, David Burliuk e Michael Larionov, con le musiche suggestive di Rimskij Korsakov, Modest Musorgskij, Aleksandr Borodin, che Sergej Diaghilev riesce a declinare magicamente con la danza, in una nuova forma entusiasmante di spettacolo, i Ballets russes. Al loro successo internazionale contribuiscono in maniera determinante, con allestimenti e costumi sconvolgenti per opulenza vestimentaria e uso barbarico dei colori, scenografi e costumisti come Aleksander Bénois e Lev Samojlovich Rosenberg, meglio noto come Léon Bakst (S.Pietroburgo 1866-Parigi 1924), il quale, dopo aver frequentato l’accademia di belle arti di Mosca e di Parigi e aver lavorato come pittore, grafico, scenografo e costumista in patria, dal 1909 collabora con Diaghilev. In quegli stessi anni Mariano Fortuny brevetta a Parigi scialli knossos, veli stampati a motivi cretesi ed ellenistiche tuniche delphos, di impalpabile raso cinese plissettato a mano, soleil, adorate dalle dive dell’epoca, attrici, cantanti o ballerine, come Ida Rubinstein, protagonista nel 1910 di Shéhérazade firmato Diaghilev-Bakst, o Isadora Duncan, immortalata con tali indumenti in dinamici figurini da Barbier. Sempre nella capitale francese nel 1909 i futuristi, tanto nuovi e sovversivi da influire poi perfino sulle avanguardie russe post-rivoluzionarie, avevano pubblicato il loro primo manifesto: in tale “fucina” di cultura e arte che era la Parigi di quegli anni, la moda diventa una occasione attraente di lavoro creativo ben remunerato per giovani artisti di talento. Sulla scia del successo conquistato fin dalla seconda metà dell’Ottocento dal sarto Charles Philippe Worth, e poi dal figlio Jean Philippe, fornitore di Eleonora Duse e Sarah

Bernard, fioriscono grandi case di moda, con laboratori e vetrine concentrate in rue de la Paix : da Jeanne “Paquin” (1891), che tra le prime, dopo Worth, utilizza mannequins viventi nel privé per défilé e nel 1905 rilancia la linea Impero, a Jacques Doucet ( per pizzi, ricami, camiceria e lingerie) presso cui inizia a lavorare, giovanissima, Madeleine Vionnet. Al Faubourg Saint-Honorè si trova fin dal 1885, l’atelier di Jeanne Lanvin, tra le prime a lanciare profumi ancora oggi mitici come Arpège; in rue Taitbout, dal 1895, la maison de couture delle celebri quattro sorelle Callot , di padre pittore e madre merlettaia; in rue de Rivoli, la “succursale” francese di Charles Redfern, molto amata dalla divina Eleonora, ecc. Paul Poiret, figlio di commerciante di stoffe (in quel periodo Tassinari & Chatel, Bianchini & Férier, Prelle, in Francia realizzano tra i più bei tessuti d’Europa) dopo un apprendistato presso Doucet e Worth, nel 1903 inaugura boutique e laboratorio propri. Adoperando tessuti di Arhur Liberty, della Wiener Werkstätte,del suo stesso Atelier Martine, o di Raoul Dufy, promuove i suoi modelli dapprima su album speciali, poi su riviste d’élite. I suoi figurinisti preferiti, l’ironico Georges Lepape, il neoclassico Paul Iribe, il languido George Barbier, il sensuale Charles Martin, tra i maggiori disegnatori del tempo, si sono formati artisticamente all’École National des Beaux Arts di Parigi: li ritroveremo tutti ad illustrare la moda su La Gazette de bon ton , Le Journal des dames et des modes, Modes et manières d’aujourd’hui. Propongono uno stile nuovo, molto diverso da quello dei figurini rigorosamente perfetti ma banalmente senza vita della seconda metà dell’Ottocento, così simili, nelle illustrazioni esemplari di Gavarni (Sulpice-GuillaumePaul Chevalier) o di Deveria (Achille-Jacques-Jean-Marie) alle ricostruzioni ambientali con manichini di cera allestite nei padiglioni dedicati alla moda, nelle varie esposizioni internazionali. Sono poi da ricordare l’onirico André Edouard Marty; il modiglianesco Edouardo Garcia Benito; il fantasiosissimo Romain de Tirtof, detto Erté, anch’egli allievo alle Beaux Arts; tra gli italiani, il neoromantico Umberto Brunelleschi, il candido Alberto Fabio Lorenzi (“Fabius”), il futurista inventore della tuta Ernesto Michahelles, detto Thayaht, stilista di Vionnet. Più rare le donne, tra cui Martha Romme, con figurini fumettistici, Valentine Gross e Hélène Perdriat. Nonostante si parlasse da molti anni della “moda riformata”, caratterizzata da linee ampie non segnate in vita, strette alle spalle e ricadenti in pieghe sciolte, strategicamente tagliate in sbieco, in realtà era stata adottata , durante la Belle époque, soltanto da una ristretta élite femminile, di artiste o di aristocratiche eccentriche. La buona borghesia vestiva ancora la linea a “S”, con punto vita strizzato, a sottolineare la divisione tra la parte superiore, caratterizzata da petto rigonfio a “piccione”, e quella inferiore con la curva morbida di fianchi e fondo-schiena imbottiti, fasciati da gonna a campanula rovesciata. Il “vitino di vespa” si poneva come netta distinzione tra la porzione alta e nobile del corpo femminile, comprendente il cuore, e quella bassa e materialistica comprendente i genitali,


per deformare la struttura fisica e “ridurre la vitalità” della donna, rendendola inidonea al lavoro e dunque ostacolarne l’indipendenza. Il busto, inteso anche come strumento di punizione della carne, diventa “marchio di virtù” oppure, per le donne che lo rifiutavano, sintomo di “sfrenata lussuria”. Gli artisti dunque, perseguendo un abbigliamento più pratico e funzionale, regalavano alle donne libertà di movimento, che diventerà piano piano libertà di pensiero e di azione. Nel secondo lustro del secolo XX risulta già definita una nuova moda, che viene definita Impero, ma che in realtà si ispira direttamente alle vesti della classicità, riportata in auge dalle scoperte di Heinrich Schliemann, in particolare dei mitologici siti omerici, con conseguente risveglio dell’interesse archeologico. Costituita fondamentalmente da due tunichette con punto vita sotto al seno, una, manicata, lunga fino a terra e l’altra diafana, velata, più o meno ricamata, a mezza coscia, sarà merito esclusivo di illustratori, sarti, stilisti, trovare infinite soluzioni diversificate, per complicare e rendere originale e moderna tale linea in fondo banalmente già vista: per esempio con l’invenzione della jupe entravée, cioè della gonna impedita mediante restringimento sotto alle ginocchia, per ostacolare l’incedere, limitato a piccoli passi da geisha. I mantelli, com’erano definiti sia soprabiti che pellicce ( in auge cincillà, ermellino, zibellino e lontra) allungati molto più del necessario, con strascico appuntito a coda di serpente ( vipere e lucertole invadono l’oreficeria come bracciali e spille), con maniche a chimono e linea restringentesi verso il basso, rendono le figure femminili simili a falene nell’atto d’imbozzolarsi. Il verticalismo è accentuato da acconciature raccolte in alto, entro turbanti o fermate con nastri e ciuffi di aigrettes. La Grande Guerra accorcia le gonne, per praticità, per esigenze contingenti al lavoro che diventa necessità , dentro e fuori casa. La cintura va abbassandosi fino al punto vita naturale, e poi, lentamente verso i fianchi su gonna, a pieghe sciolte, a portafoglio, mai stretta, che andrà allargandosi come su settecenteschi panieri nell’immediato periodo postbellico. A tutto questo, dalla Russia post-rivoluzionaria, verranno ad aggiungersi le idee e le suggestioni del movimento costruttivista, di cui Vladimir Tatlin fu il mitico maggior rappresentante: innovazioni ardite, colori decisi, linee essenziali proiettate in un fantomatico agognato futuro. Saranno le soluzioni sartoriali più “spinte” di tutto il Novecento, in una visione di moda avveniristica che in realtà, nel corso del secolo, non si è poi mai più raggiunta. Attraverso la raffinata selezione di abiti e accessori della mitica collezione dello storico di moda e collezionista Alexandre Vassiliev, si può avere una visione esaustiva e travolgente di tali avvicendamenti “modali” e capire come la moda possa essere a buon diritto considerata un’arte.

Doretta Davanzo Poli Storica del costume e della moda Università Ca’ Foscari, Venezia Bibliografia Anni Venti.La nascita dell’abito moderno,a cura di K.ASCHENGREEN PIACENTI, R.ORSI LANDINI, S.RICCI et alii, Firenze, Centro Di, 1991 Doretta DAVANZO POLI, Tessuti del ‘900, Milano, Skira, 2007 Doretta DAVANZO POLI, La moda in Georges Barbier, a cura di B.Martorelli, Venezia, Marsilio, 2007 Anne Marie DESCHODT, Doretta DAVANZO POLI, Fortuny, Paris, Editions du Regard, 2000 Dictionnaire de la mode au Xxe siècle, a cura di B.REMAURY ,Paris, Editions du Regard, 1996 Raymond GAUDRIAULT, La gravure de mode feminine en France, Gergy, Les éditions de l’amateur, 1983 Madeleine GINSBURG, Art déco:abiti, costumi e accessori. George Barbier, Torriana (Fo), Orsa Maggiore, 1992 Enrica MORINI, Storia della moda:XVIII-XX secolo, Milano, Skira, 2000 Julian ROBINSON,L’età d’oro della moda: dalla belle époque agli anni ruggenti, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1983 Bernard RUDOFSKY, Il corpo incompiuto. Psicopatologia dell’abbigliamento, Vicenza, Mondadori, 1975 Marisa SANTARSIERO, Il figurino: l’immagine della moda nell’Ottocento, in Il figurino di Moda, Roma, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato,1989, pp.37-56 Chiara VALLINI, Disegnatori di moda in Europa: 1900-1930, tesi di laurea, Università Ca’ Foscari, Facoltà di Lettere e Filosofia, a.a. 19981999, relatori D.Davanzo Poli e M.Brusatin Thorstein VEBLEN, La teoria della classe agiata, Torino, Einaudi, 1981 Alain WEILL, La moda parigina, Paris, Bibliothèque de l’Image, 2000


Che cosa ha causato quest’enorme onda d’interesse nei confronti della moda russa sia pre- che postrivoluzionaria? Alexandre Vassiliev

La risposta nasce lontano, durante il Regno di Pietro il Grande, il primo Imperatore russo dei primi anni del XVIII secolo. Allora la moda in Russia era dettata dallo stile proveniente da altri paesi in Europa. Prima l’Olanda e la Germania, poi la Francia e l’Inghilterra erano le nazioni leader della moda per l’aristocrazia russa, che di conseguenza stabiliva le tendenze della moda per il resto della società russa. Tuttavia i russi non si limitarono a copiare i modelli provenienti da Parigi, Londra o Vienna, ma li reinterpretarono, adattando le nuove creazioni europee ai lori inverni freddi e nevosi, attingendo ai loro schemi di colori tradizionali e realizzando i loro abiti con l’introduzione di propri accessori homemade. E’ importante tener presente che lo stile europeo è stato prima di tutto adottato e assorbito dalla famiglia imperiale dei Romanov e dalla loro corte, poi dagli aristocratici e dai cittadini più abbienti come storiche famiglie di mercanti e dall’intelligencija. Questi rappresentavano circa il 20% della popolazione dell’Impero Russo, che nella prima metà del 19° secolo si estendeva dall’Alaska alla Polonia e dal mare del Giappone al Mar Baltico in Finlandia. Il resto della popolazione per lo più contadina vestiva nel cosidetto «Russian style», che rimase fedele allo stile del 17° secolo sia per gli uomini che per le donne che vivevano nelle campagne. Dopo l’abolizione della schiavitù nel 1861 sotto la guida dell’Imperatore Alessandro II, molti contadini liberati furono costretti a spostarsi in città, dove stava nascendo

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l’industria, a causa delle povere condizioni di vita. Così alla fine del 19° secolo si è assistito ad un cambiamento nello stile di abbigliamento verso modelli più europei, e la tradizione popolare nel costume è stata arricchita solo da artisti, che hanno creato uno stile Pseudo-Russian. La nascita della moda russa è generalmente associata alla vita e all’arte di Nadežda Petrovna Lamanova (1861-1941), figlia di un nobile, che ricevette un’educazione a Parigi, e che si è stabilita a Mosca nel 1885. La sua fama raggiunse anche San Pietroburgo. La Corte Imperiale iniziò ad ordinare abiti presso il suo atelier, anche la bellissima Imperatrice Aleksandra Fëdorovna acquistò alcuni abiti da ballo. La Lamanova realizzò inoltre alcuni costumi per il Ballo Storico del Palazzo d’Inverno nel 1903. Ma la più importante casa di moda di San Pietroburgo che ha vestito la famiglia imperiale è stata «Brizak», creata da una famiglia di stilisti di origine francese che si stabilì nella capitale del nord della Russia attorno al 1855. L’elenco telefonico di San Pietroburgo nel 1900 indica più di 200 case di moda e ateliers e quello di Mosca ne mostra circa 150, tra case di moda e laboratori. Nel 1913 San Pietroburgo era considerata da molti «la più elegante capitale in Europa» e questo periodo è noto per la grande espansione russa nei paesi occidentali. Il celebre impresario russo Sergei Djagilev e la talentuosa Principessa Maria Teniseva iniziarono in

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1. 2. Atelier della Casa di moda « Brizak » a Pietroburgo. Inizio 1910.


quegli anni a mostrare l’arte russa a Parigi, allora capitale culturale del mondo. Il grande successo della prima stagione d’Opera che Djagilev inaugurò nel 1908 a Parigi diede origine alla nuova tendenza di moda per tutto ciò che riguardava iniziative russe. L’influenza di Djagilev nell’attrarre l’interesse europeo verso l’arte russa segnò diversi traguardi e fu più grande del lavoro della Principessa Teniseva, che era una devota appassionata dello stile Neo-Russian. Il 19 Maggio 1909 si aprì la prima stagione dei Ballets Russes di Djagilev e fu un successo clamoroso, il pubblico parigino rimase ammaliato ed entusiasta. L’impatto artistico dei Ballets Russes ebbe un’enorme influenza nel mondo della moda di quel tempo. Nel 1909 la moda europea era ancora sotto l’influenza dello stile neo-classico. Una nuova silhouette con vita alta e senza busto era stata ispirata dallo stilista parigino di talento Paul Poiret (1879-1944), primo creatore di moda in senso moderno, che poi cadde sotto l’incanto e il fascino orientale, che è stato portato dai balletti di Michel Fokine. I famosi designers dei Ballets Russes - Alexandre Benois e Léon Bakst hanno ispirato la moda con gli esotismi orientali, elogiati dopo il successo della première del 1910 del balletto «Schéhérazade». Questi nuovi colori e tonalità si trovavano nelle vetrine dei negozi, negli abiti femminili, illuminavano i toni nelle decorazioni d’interni, negli accessori della moda e dettavano tendenza per la realizzazione di guanciali broccati,

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paralumi, profumi, turbanti ornati di pennacchi e fili di perle. Bakst ebbe un’influenza senza precedenti sulla moda del XX secolo, combinando sulla scena colori apparentemente incompatibili: color porpora e blu, giallo e rosso, verde e arancione. Questi contrasti cromatici erano contrari al canone di bellezza che era stato accettato da tempo nel mondo degli artisti Art Nouveau. Nel 1911 Paul Poiret, per promuovere la sua moda in Russia, portò una selezione di suoi modelli a Mosca e a San Pietroburgo, dove incontrò la sua amica Nadežda Lamanova. Paul Poiret era affascinato dalla ricchezza del mercatino delle pulci di Mosca «Sukharevka» ed aggiunse molti articoli nella sua collezione. Poiret comprò “kokoshnik russi ricamati d’oro”, camicie di lino decorate, pizzi russi ed altri oggetti dell’arte popolare. Questo viaggio non fu solamente un’opportunità di mostrare gli ultimi modelli parigini all’élite di Mosca e di San Pietroburgo, ma diede a Paul Poiret l’idea di creare una collezione in stile russo che lui chiamò «Kazan», creando in questo modo una tendenza moda per gli anni a venire. Indubbiamente Paul Poiret creò la tendenza per il folklore slavico nella moda, che è stato sfruttato largamente dalle numerose case di moda create dagli emigrati russi a Parigi, Berlino ed anche a Harbin più tardi nel 1920. Un altro grande nome, famoso nel mondo, quello di Erté (alias Roman Tyrtov) era legato alla casa couture di Paul Poiret dal 1913. Lavorando come assistente di Poiret, Erté

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3. Il «1002 Nights Ball» organizzato da Poiret il 24 luglio, 1911, nella sua casa a Parigi. 4. Djagilev con i membri della sua troupe: alla sua sinistra la ballerina Olga Khokhlova, dietro di lei, l’artista Mikhail Larionov, 1916. Photo di Valentina Kachouba.


pubblicò i suoi favolosi disegni sulla «Gazette du Bon Ton» a Parigi e poi divenne per lungo tempo un artista di illustrazioni per le copertine di «Harper’s Bazaar». La Prima Guerra Mondiale diede un’ulteriore svolta alla moda. Le esigenze militari e la partenza degli uomini al fronte cambiarono drasticamente lo status delle donne in Russia, che iniziarono a lavorare nell’industria. Il tempo della guerra richiese tagli e stili differenti, gonne e camicie allacciate frontalmente, colletti alla marinara e combinazioni di colore bianco e nero. Malgrado tutte le difficoltà e la scarsità di risorse, le riviste di moda venivano ancora pubblicate in Russia, dedicando spazio agli ultimi stilisti e vendendo modelli per le sarte. Le icone della moda di questo periodo erano spesso le attrici, le ballerine e le cantanti, e non più la corte imperiale come in passato. La più popolare star del cinema di quel periodo, la prima «vamp» russa, la regina del cinema Vera Kholodnaya capace di far rivivere le aspirazioni di bellezza e le tendenze moda durante gli anni della guerra. Il 14 maggio 1916 la prima «Serata di Moda Russa» fu organizzata a Pietrogrado (San Pietroburgo si chiama Pietrogrado dal 1914 al 1924). Alcune delle ultime tendenze di moda di questa stagione furono mostrate dall’acclamata ballerina di Djagilev, Tamara Karsavina e questa data segnò l’inizio dell’epoca delle sfilate di moda in Russia. La sanguinosa Rivoluzione Bolscevica nell’Ottobre 1917 seguita dall’omicidio dell’intera famiglia imperiale, assassinata in segreto ad Ekaterinburg nel 1918, furono le cupe circostanze storiche che hanno portato la Russia fuori dal mondo della moda per moltissimo tempo. Il caos in una nazione allo sbando, trascinò tutti in una guerra civile, durante la quale molte centinaia di migliaia di russi furono obbligati ad abbandonare la loro patria per sempre, portando con sé alcuni dei loro beni più preziosi. Gli unici esempi dal guardaroba della ricca ed elegante rifugiata russa in Francia, Tatjana Nikiticna Samsonow nee Nalbandoff, sono presenti in questa mostra. Si tratta di alcuni eleganti abiti parigini di marchi di moda prestigiosi come «Brandt» e «Jenny», mentre altri sono esempi superbi di abilità artigianale di Mosca (Abito da ballo <<Jenny>> in copertina). L’esodo di molte decine di migliaia di rifugiati attraversò il Bosforo e si stabilirono per un pò nell’antica capitale del decaduto Impero Ottomano: la magica Costantinopoli. L’arrivo massiccio dei “russi bianchi” a Costantinopoli creò uno sconvolgimento, i russi portarono con sè non solo il loro bagaglio di paure e rimpianti, ma anche la loro cultura e arte. I Russi furono così i primi ad aver portato il balletto, interpreti dell’opera ed operetta in questa parte del mondo. Aprirono ristoranti russi, nightclub, realizzarono film e crearono anche case di moda. Le più conosciute erano «Anely», «Ferajal» e «Sidan» e tutte hanno ottenuto una buona reputazione. Molti russi di famiglie ricche raggiunsero Berlino, a quell’epoca una città unica ed un pò decadente che fu per un periodo, all’inizio del 1920, una capitale culturale per i russi all’estero. Gli scrittori e i poeti pubblicarono i loro recenti lavori, i pittori mostrarono le loro opere, le stars dei film avevano ruoli importanti nei film muti tedeschi, teatri russi di varie dimensioni e tipo attrassero il pubblico ed alcune case di moda furono aperte. C’erano creatori russi di cappelli, sarte e ricamatrici, le tendenze verso il folk erano di moda. Ma il luogo di maggior fascino nel 1920 resta indubbiamente Parigi. Il ritmo di vita totalmente differente in questa città consentì la creazione di una nuova silhouette: i nuovi stili più diritti, più corti, più semplici erano più confortevoli e pratici da vestire durante il lavoro, o in viaggio sui mezzi di trasporto cittadini. La nascita di un nuovo stile Art Deco nella moda creò il terreno fertile per lo sviluppo di nuove tendenze come lo stile europeo orientale «folk-contadino». L’enorme domanda per articoli artigianali dopo la fine della prima guerra mondiale spinse molti emigrati russi a scegliere l’industria della moda come loro principale fonte di reddito. Molte signore russe a Parigi iniziarono così a realizzare cappelli, borsette ricamate, ombrelli, creare bigiotteria

e scialli batik di seta dipinti e sciarpe nella foggia russa, secondo lo stile popolare nel 1920. La casa di moda più famosa russa di ricami si chiamava «Kitmir», creata nel 1921 da sua Altezza Imperiale la Gran Duchessa Maria Pavlovna Romanova (1890-1958), cugina dell’ultimo Imperatore Nicola II. Guadagnò grande popolarità grazie alle decorazioni e alla sublime abilità artigianale, ottenne una medaglia d’oro nella mostra di Paris «Art Deco» nel 1925 e lavorò molto per «Chanel» e «Jean Patou». Incoraggiate dal successo della moda russa a Parigi, molte donne russe aristocratiche seguirono questa tendenza. Allora nacquero le case «Chapka», «Princesse O. Ouroussow», «Ymédy», «Berry», «Mod», «Anna Sergueeff», «Adair», «Eylé», «Caris», «Pitoeff», «Mary Nowitzky», «Hitrovo», «Ardanse» e molte altre. Alcune di loro furono imprese dalla vita breve, che non riuscirono a sopravvivere alla crisi economica del 1929. Le più importanti case di moda russe ottennero una fama considerevole durante il loro periodo d’oro. C’era «Paul Caret», fondata da Lady Olga Nikolayevna Egerton nee Princess Lobanoff de Rostov nel 1919, la casa di moda si trovava al 222 rue de Rivoli a Parigi. L’elegante Maison de Couture «Tao» che apparteneva alla Principessa Maria Sergeyevna Troubetskaya, a Maria Mitrofanovna Annenkova e alla Principessa Lyubov Petrovna Obolenskaya.Il nome di questa casa al 31 avenue de l’Opera a Parigi è stata creata dalle prime lettere dei loro cognomi. La casa di moda «Yteb» è stata fondata da Betty Buzzard, née Baroness Hoyningen-Huene, sorella del famoso fotografo di “Vogue» George Hoyningen-Huene, che è stato anche l’illustratore delle pubblicità Yteb. Fu attiva a Parigi dal 1922 al 1933 e realizzò abiti eleganti, profumi e ventagli. La Casa di Moda «Irfé» apparteneva al Principe Felix Jusupov e alla Principessa Irina Romanova, il nome è nato dalle iniziali dei loro nomi. E’ stata fondata nel 1924 e proseguì fino al 1931. Il destino del fondatore, Principe Felix Jusupov era tragicamente e inestricabilmente legato all’omicidio di Grigorij Rasputin, monaco e confidente della Zarina nel 1916. Questo aspetto attirò un immenso interesse tra gli americani ricchi, ma purtroppo solo pochissimi abiti di Irfé sono sopravvissuti. Questo marchio è stato riaperto nel 2008 a Parigi da nuovi proprietari russi e dalla nipote del Principe Jusupov, Madame Xenia Sfiris. La casa di moda di successo di lingerie «Laure Belin», di proprietà di Larissa Mikhailovna Beilin, era diretta dalla exballerina georgiana Tamara Romanovna Gamsakhourdia, ed era attiva alla 59 Rue Boissière a Parigi dall’inizio del 1930 fino al 1960. Era specializzata in corsetti e li realizzò anche per la famosa star di film Marlene Dietrich. La Laure Belin lingerie house è diventata la casa d’intimo fondata da emigrati russi più prosperosa e di lunga vita. Il successo di queste imprese russe della moda in Europa era anche supportato dal fascino e dalla gloria delle loro modelle ed indossatrici. Negli anni ‘20 e ‘30 c’erano pressoché un centinaio di bellezze russe che facevano le indossatrici a Parigi. «Chanel» impiegò alcune di queste, così come fece anche «Worth», “Paul Poiret”, “Sœur Callot”, “Madeleine Vionnet”, “Lucien Lelong”, “Chantal”, “Jenny”, “Patou”, “Yteb”, “Irfé”, “Paul Caret”, “Schiaparelli”, “Lanvin”, “Balenciaga”, “Maggy Rouff” e molti altri. Alcune di queste affascinanti bellezze, erano delle aristocratiche di buona famiglia, come la Principessa Mary Eristova, la Contessa Liza Grabbe, la Principessa Mia Shakhovskaya, la Principessa Natalie Paley e la Principessa Nadezhda Scherbatova. La loro estrema eleganza e raffinatezza di altri tempi della Russia Imperiale hanno ispirato per anni gli stilisti internazionali.

Tutto questo e molto altro trova spazio in questo affascinante viaggio alla riscoperta della moda russa.


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5. 6. 7. 8. Disegni di Cora Marson dal magazine francese L’Art et la mode di acconciature nello stile russo, Parigi, 1921- 22. 9. Disegno dal magazine L’Art et la mode, un ensamble ricamato dalla collezione Kitmir, Parigi, 1926. 10. Gran Duchessa Maria Pavlovna Romanova. 11. Pubblicità per la collezione Kitmir dal magazine L’Officiel, Parigi, Febbraio 1925.


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12. Pubblicità dal magazine Vogue per la casa di moda Paul Caret, Parigi, 1923. 13. Lady Olga Nikolayevna Egerton, fondatrice della casa di Paul Caret, Parigi, metà 1920. 14. Disegni dal magazine francese L’art et la mode dei progetti di Paul Caret per donne «older and full-figured», 1922. 15. Pubblicità per la casa di moda TAO, Parigi, 1929. 16. Disegni dal magazine L’art et la mode dei modelli Tao indossati dall’attrice France Ellis nello spettacolo <<Rolls Royce>> al Teatro Maturin, Parigi, Aprile 1929. 17. Principessa Lyubov Petrovna Obolenskaya, Principessa Maria Sergeyevna Trubetskaya e Maria Mitrofanovna Annenkova nella casa di moda TAO, Parigi, 1926.


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18. Betty Buzzard, oppure, come era conosciuta a Parigi, «Madame Yteb» 1925. 19. Logo della casa di moda Yteb realizzato da George Hoyningen-Huene 1923. 20. Disegno di George Hoyningen-Huene nel magazine Vogue, pubblicità della casa di moda Yteb, Parigi, Giugno 1925. 21. Pubblicità per la casa di moda Irfé dal magazine Vogue, Parigi, 1925. 22. Principe Felix e la Principessa Irina Jusupov al loro matrimonio, St. Pietroburgo, Febbraio 1914. 23. Principessa Irina Jusupov in un abito da sera della casa di moda Irfé, Parigi, 1924.


La moda al tempo di Djagilev Breve estratto di alcune opere presenti in mostra.


Abito da ballo. Russia. 1908. Pizzo intrecciato francese nero.

Abito da ballo. Russia. 1909. Tulle bianco ricamato a mano, ornato di lustrini e di perle artificiali.


Abito elegante. Kazan, Russia 1907. Seta, pizzo.


Costume dello schiavo dal balletto “Le Dieu Bleu” del lavoro di Léon Bakst 1912. Cotone avorio, seta con passamaneria e dipinti a mano su tessuto

Costume del circasso dal balletto “Thamar” del lavoro di Léon Bakst 1912. Feltro nero.


Costume del boiardo dal balletto â&#x20AC;&#x153;Le Coq dâ&#x20AC;&#x2122;Orâ&#x20AC;? del lavoro di Natalia Goncarova 1914. Cotone blu, velluto color giallo e verde, applicazioni di fiori grandi e bordato di pelliccia.


Costume del lacché dal balletto “La Boutique fantasque” del lavoro di André Derain 1918. Satin seta azzurro con applicazioni di passamaneria.


Giacca invernale haute couture ispirata dai Ballets Russes di Djagilev. <Paul Poiret> Parigi, Francia 1913. Velluto nero ornato di disegni con rifinitura in pelliccia.

Costume teatrale “paralume”. Parigi, Francia 1913. Chiffon color smeraldo con calzoni alla zuava in crepe colore arancione secondo il disegno di Erté (Roman Tyrtov), con cintura “airone”.


Abito con decorazioni in rilievo nello stile dei Ballets Russes. <Nade탑da Lamanova> Mosca, Russia 1913. Chiffon di seta nera, tulle, ricami con perline.


Abito con decorazioni in rilievo nello stile dei Ballets Russes. <Nade탑da Lamanova> Mosca, Russia 1913. Chiffon di seta bianca, tulle, ricami con perline.


Abito. <Des Buissons & Nudelist> Parigi, Francia ca. 1910. Raso di seta lilla, ornato di bottoni decorativi e con una treccia ricamata.

Abito da sera. Parigi, Francia 1912-13. Seta colore lilla con tunica di tulle nero con ornamento stampato, con perline ricamate Bohemien e pizzo ornato di Bruxelles.


Abito da ballo haute couture. Parigi, Francia ca. 1912. Mussolina bianca con ricamo a punto piatto e perline fatto a mano.


Abito da ballo nello stile orientale. Mosca, Russia 1913. Mussolina di seta e raso di seta, ornato di perle e con pizzo.

Abito da ballo. <Jenny> Parigi, Francia 1912. Seta, mussolina, ricami con fili dâ&#x20AC;&#x2122;oro e perline.


Abito da sera. <Kitmir> Parigi, Francia 1927. Mussolina azzurra, ricami con perline.

Abito da sera. <Kitmir> Parigi, Francia. 1928. Tulle grigio, ricamato con paillettes e conterie dâ&#x20AC;&#x2122;argento.


Abito da sera Art Deco. <Kitmir> Parigi, Francia. 1927. Mussolina colore albicocca, crĂŞpe-georgette ricamo con perline.

Abito da sera. <Yteb> Parigi, Francia. 1926. Chiffon rosa, ricamo con perline.


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Alexandre Vassiliev è autore dei libri: 1. “Krasota v izgnanii” (Bellezza in Esilio), Slovo Mosca 1998. 2. Edizione inglese “Beauty in Exile”, Harry N. Abrams, Inc., Publishers New York 2000. 3. Carte Postale “Istorija Mody. Kostjumy Russkix Sezonov Sergeja Djagileva” (La storia della Moda. I costumi delle Stagioni Russe di Sergej Djagilev) 4. Carte Postale “Istorija Mody. Russkie Krasavizy” (La storia della Moda. Le bellezze russe).

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