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Periodico bimestrale, Registro Tribunale di Pisa n° 612/2012, 7/12 “Network in Progress” #32 Marzo 2016


A Network in Progress NIPmagazine fa parlare di sé e continua a tessere la sua rete non di certo per ingannare il tempo in attesa del ritorno o dell’arrivo di un eroe che consegni al mondo l’immagine profetica della città del futuro ma per disegnarne pazientemente i contorni insieme a voi, dal basso, sperimentando noi stessi il viaggio, l’avventura, la scoperta in primo luogo attraverso il Dialogo. Nella Babele delle specializzazioni professionali esiste una dimensione liberatoria, che non richiede referenze all’ingresso e pone al centro le persone: il Paesaggio. Parla una lingua comune che oltrepassa i confini e mescola le esperienze, in esso si intrecciano le sperimentazioni in un unico racconto: una dinamica "Landscape literature". È questo il tema centrale di MAGENTA, il secondo numero della collezione "CMYK. Farewell to the press" che ha coinvolto vari interlocutori da tutto il mondo e si apre ancora al dibattito e all’integrazione. Parliamone.

NIPmagazine has been talked about from a long time and continues to weave its network, certainly not to pass the time waiting for the return or the arrival of a hero who deliver to the world the prophetic image of the city of the future, but for drawing patiently the contours with you, from the bottom, experiencing ourselves the journey, the adventure, the discovery in the first place through dialogue. In the Babel of professional specialization exists a liberating dimension, which does not require references for the entrance and puts people at the center: Landscape. It speaks a common language that transcends all boundaries and mixes the experience, in it one can find the trials in a single story: a dynamic "Landscape literature". And This is the central theme of Magenta, the second of the "CMYK collection number. Farewell to the press "that involved various stakeholders from all over the world and is still open to debate and integration. Let’s talk about it.


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REDAZIONE / EDITORIAL STAFF Direttore Responsabile Head editor Enrico Falqui Caporedattrice Editor in Chief Ludovica Marinaro

Responsabile grafica e comunicazione visiva Art director Federica Simone Photo Editor Photo Editor Flavia Veronesi Traduzioni Translations Marta Buoro

Redattori Editors Marta Buoro Paola Pavoni Nicoletta Cristiani Francesca Calamita Claudia Mezzapesa Simona Beolchi Stella Verin

CONTATTI / CONTACT Contatti / Contact www.nipmagazine.it redazione@nipmagazine.it

Network in Progress Iscritta al Registro della stampa al Tribunale di Pisa N° 612/2012, periodico bimestrale, 7/12 “Network in Progress” ISSN 2281-1176

Casa Editrice / Publishing

Vico Villafranca 3, 85025 Melfi_ Italia +39 (0)972 236054 email ed.libria@gmail.com


CON IL PATROCINIO DI / WITH THE SUPPORT OF

COPERTINA / COVER Copertina a cura di: Cover by: Mauro Montanari


{Editoriale Magenta, Magenta, Magenta. Riecheggia il nome di una battaglia. Quella che è rimasta impressa nella tinta calda di un nuovo colore, che per la sua composizione insolita risultava indefinibile, così come lo era la crudeltà sfoggiata nello scontro finale in nome di libertà, progresso e rinnovamento civile, lo scontro sanguinoso che ha fatto inorridire mezza Europa a metà Ottocento. Indefinibile: Magenta. A questo stesso evento con l’eleganza e la sintesi di una piroetta fanno cenno la copertina e la cover story che hanno vinto il concorso per il nuovo numero della quadrilogia CMYK di NIPmagazine, invitandoci a riflettere sulle nuove battaglie, sull’esodo lento e perpetuo come una litania attraverso il Mediterraneo, sul boato improvviso dentro metrò, teatri, stadi e aeroporti del vecchio continente di chi ha deciso di far esplodere la sua rabbia o forse la miccia dell’odio per una nuova guerra civile. Sotto i riflettori internazionali stiamo tutti un po’ così, muti con il fiato sospeso, sparpagliati corpo e mente. In Europa mentre la tensione si taglia col coltello sempre di più servono nervi saldi per non farsi tentare dalla voglia, diffusa e coscientemente instillata, di riempire le fila di due schieramenti nemici, facendone una questione di Noi e di Loro, di culture e credo religioso, condizione che implica una rinuncia decisa ad ogni forma di comunicazione. Una rinuncia pesante, perché il mondo oggi non ha più le spalle tanto larghe. Una rinuncia che forse non possiamo permetterci. Magenta. A Landscape Literature, pone l’accento sul tema del Dialogo, come elemento chiave di scoperta e di conoscenza, come mezzo per eliminare le barriere e oltrepassare i confini, i cui effetti non si limitano ad un piano concettuale, erroneamente concepito come astratto e disconnesso, ma anzi sono tangibili sul territorio. Il Dialogo diventa allora uno strumento incisivo di trasformazione del paesaggio, indispensabile nella cassetta degli attrezzi di un buon progettista poiché è l’elemento essenziale per la costruzione della comunità e pone le basi del vivere insieme. «Oggi viviamo in paesaggi Insidiosi» ha affermato recentemente Michel Desvigne, in cui la paura si istilla con facilità, poiché la gente vive in una condizione di


{Editorial Echoes the name of a battle. The one that has remained etched in the warm tint of a new color, which because of its unusual composition resulted indefinable, as it was the cruelty raised in the raised in the final showdown in the name of freedom, progress and civil renewal, the bloody battle that has horrified half of Europe in the mid-nineteenth century. Indefinable: Magenta. At this same event with the elegance and the synthesis of a pirouette wave the Cover and the Cover story that won the competition for the new quartet of the number of CMYK NIPmagazine, inviting us to reflect on the new battles, slow and perpetual exodus like a litany through the Mediterranean, the sudden roar inside subway, theatres, stadiums and airports of the old continent who decided to blow its anger or hatred perhaps the trigger for a new civil war. Under the international spotlight we are all a little dumb with bated breath, scattered body and mind. In Europe, while tension is in the air more and more are needed nerves of steel to avoid being groped by the desire, widespread and consciously instilled, to fill the ranks of two enemy camps, making it a matter of Us and Them, cultures and religious beliefs, a condition which implies a waiver decided to all forms of communication. A heavy waiver, because the world today is not as wide as your shoulders. A waiver that perhaps we can not afford. Magenta. A Landscape Literature, emphasizes the theme of the dialogue, as a key element of discovery and knowledge, as a means of eliminating barriers and cross the borders, the effects of which are not limited to a conceptual level, mistakenly conceived as abstract and disconnected but rather they are tangible on the ground. Dialogue then bec omes a strong instrument of transformation of the landscape, which is essential in the toolbox of a good designer because it is the essential element for the construction of the community and lays the foundations of coexistence. ÂŤToday we live in Insidious landscapesÂť recently said Michel Desvigne, where fear is instilled with ease, as people living in


domanda di trasformazione delle nostre città e dei paesaggi urbani contemporanei che sembrano così incongruenti, inospitali e brutti, dobbiamo rispondere allora con un’altra domanda, forse più lungimirante e sensata: Quale comunità per questi paesaggi? Qual è quella attuale, sempre se si possa ancora parlare di comunità oggi, e quale dovrebbe essere quella del futuro? Oggi c’è molta reticenza a fare comunità, a integrare le diverse culture che in realtà sono già presenti e profondamente legate ai luoghi. Stiamo aspettando forse la situazione di emergenza che livelli ogni differenza, etnia, credo e ci renda tutti fragili uguali sulla stessa città a brandelli per iniziare a parlarsi, stringere nuove alleanze, costruire un nuovo paesaggio in modalità Open Source? Maria Gabriella Trovato con la sua esperienza a Beirut e Franco La Cecla nell’intervista esclusiva che vi presentiamo, parlano anche di questo, dobbiamo avere il coraggio di promuovere nuovi modi di abitare il nostro territorio, lasciar prosperare comunità meticce, lasciar andare le ultime tenaci resistenze e condividere il nostro caro vecchio "mattone", inteso come tutto l’ingente patrimonio architettonico dello Stivale, con giovani volti che possano prendersene cura insieme a noi. Iniziare un dialogo, tendere una mano. Oltreoceano una recente "stretta" scuote l’opinione e gli equilibri internazionali: con il solstizio di primavera sembra avviato il disgelo, il presidente Obama è a Cuba per riprendere un dialogo interrotto da più di 88 anni. Non sappiamo ancora se si tratterà dell’inizio di una lunga conversazione o di un botta e risposta senza sviluppi, sono solitamente i fatti che danno corpo e sostanza alle parole, rompere il silenzio è però il primo passo per progettare un nuovo futuro. E allora: «Que bola Europa?»

Ludovica Marinaro


To the urgent demand for transformation of our cities and contemporary urban landscapes that seem so incongruous, inhospitable, ugly, then we must respond with another question, perhaps more visionary and sensible: Which community to these landscapes? Which is the current one, always if you can still talk about community today, and which should be the one of the future? Today there is a lot of reluctance to create community, to integrate different cultures that are in fact already present and deeply tied to places. Are we waiting for the emergency situation which levels all differences, ethnicities, creed and make us all equal on the same fragile city to shreds to start talking to each other, make new alliances, build a new landscape as Open Source? Maria Gabriella Trovato with her experience in Beirut and Franco La Cecla, in the exclusive interview we present, also speak of this. We must have the courage to promote new ways of living our territory, leave mixed race communities thrive, let go the past of tenacious resistance and share our good old "brick", understood as all the great architectural heritage of the Boot, with young faces that can take care of it with us. Start a dialogue, extend a hand. A recent overseas "grip" shakes the opinion and the international balance: with the spring solstice seems to start the thaw, President Obama is in Cuba to resume a dialogue interrupted for more than 88 years. We do not know yet whether it will be the beginning of a long conversation or a question and answer with no developments, are usually the facts that give shape and substance to the words, break the silence, however, it is the first step to design a new future. And so: ÂŤQue bola Europa?Âť

Ludovica Marinaro


INDICE / CONTENTS Rubriche / Column Architettura che ci piace / Architecture we like ArteOkupa: Da rovine a museo all’aperto ArteOkupa: From ruins to outdoor museum by Marta Buoro

Frames Presenze Presence by Itaca Freelance

Focus On Paesaggio e la condizione del rifugiato Un intervento pratico in un insediamento informale siriano in Libano Landscape and displacement condition A practical intervention on a Syrian Informal Settlement in Lebanon by Maria Gabriella Trovato

Intervista / Interview Stare in CittĂ per stare Fuori Intervista a Franco La Cecla Live in the City to stay Outside Interview with Franco La Cecla by Enrico Falqui

Il Progetto / Design Ater Roma. Rigenerare Corviale Concorso internazionale di progettazione Ater Rome. Regenerating Corviale International design competition by Franco Zagari

Recensione / Review Il libro / The book Architettura Open Source. Verso una progettazione aperta di Carlo Ratti con Matthew Claudel Open Source Architecture. Towards an open design by Carlo Ratti with Matthew Claudel by Nicoletta Cristiani


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Vanitas B. Collage digitale. 2015 Memento mori in salsa pop / Vanitas B. Digital Collage. 2015 Memento mori in pop sauce

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Trasformazioni. O il dono della sintesi. Cerco magenta. La rete, nella sua inaffidabile saggezza, mi rivela le origini del nome del colorante creato nel 1859 dal chimico francese FrançoisEmmanuel Verguin; è un riferimento al sangue versato durante la battaglia di Magenta, scontro fondamentale nel processo di unificazione del vecchio regno. Oggi, nonostante il sole, le convinzioni arcaiche ricoprono ancora tutto come un manto di neve, zittendoci e rallentandoci, a volte cogliendoci di sorpresa sul campo di battaglia. La costruzione di nuovi muri tenta di riportarci indietro, interrompere connessioni, ma l’opera di riduzione del mondo a città prosegue inarrestabile.


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1° NIP Cover Design. Call for Graphic+ project. 1° classificato / 1st classified il progetto che ha saputo conquistare MAGENTA. A Landscape Literature

AUTHOR: Mauro Montanari

Self-taught experimentalist, applies approach and dynamics of do-it-yourself home-scope in the graphic artwork.

AUTORE: Mauro Montanari

Autodidatta sperimentalista, applica approccio e dinamiche del fai-da-te domestico all’ambito grafico-illustrativo.

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Sottosopra. Collage digitale. 2014 Il sunto di tre giorni al 39° cantiere internazionale d’arte di Montepulciano / Upside-down. Digital collage. 2014 The summary of three days at the 39th International building site of art in Montepulciano


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Bedland#2. Collage digitale. 2016 Avanti e indietro tra realtà e immaginazione / Bedland#2 Digital collage. 2016 Back and forth between reality and imagination


Transformations. Or the gift of synthesis. I search magenta. The network, in its unreliable wisdom, detects the origins of the dye’ name created in 1859 by François-Emmanuel Verguin, French chemist; it is a reference to the blood shed during the battle of Magenta, crucial clash in the process of unification of the former kingdom. Today, despite the sun, archaic beliefs still hold everything like a blanket of snow, and hushing us, slowing us, sometimes tacking us by surprise on the battlefield. The construction of new walls trying to bring us back, stop connections, but the work of the world reduced to cities continues unstoppable.

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Window#6. Collage digitale. 2016 Mark e Roy guardano un’apocalisse tipografica / Window#6 Digital collage. 2016 Mark and Roy looking at a typographical apocalypse


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2° NIP Cover Design. Call for Graphic+ projects. 2° classificato / 2nd classified Alessia Petrone, Francesca Torelli , Ludovica Innocenti > Il banco [dei pegni] / The hock [shop]

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2° NIP Cover Design. Call for Graphic+ projects. 3° classificato / 3rd classified Jorghe Tocchetti > In penombra / In the background


Architettura che _CI PIACE / non ci piace / Architecture _WE LIKE / we don't like

ArteOkupa: Da rovine a museo all’aperto ArteOkupa: From ruins to outdoor museum Foto / Images: Marta Buoro


AUTHOR: Marta Buoro

Social Media Manager and translator for NIPmagazine. Landscape architect, studied between Genoa, Florence and Lisbon. Curious traveller at the discovery of new flavours and different landscapes, always searching for new horizons.

AUTORE: Marta Buoro

Responsabile Social Network e traduzioni di NIPmagazine. Architetto paesaggista, ha studiato tra Genova, Firenze e Lisbona. Viaggiatrice curiosa alla scoperta di nuovi sapori e paesaggi diversi, sempre alla ricerca di nuovi orizzonti.

28°30’35.1" N 16°10’40.7" W, Santa Cruz de Tenerife, Isole Canarie, Spagna

28°30’35.1" N 16°10’40.7" W, Santa Cruz de Tenerife, Canary Islands, Spain

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iò che di certo non manca a Tenerife sono le viste spettacolari. Uno speciale punto panoramico, vicino alla capitale Santa Cruz, non smette mai di attirare turisti. Questo posto è ufficialmente chiamato dal Comune "Mirador de la Punta de los Órganos" (Belvedere della Punta degli Organi) per i picchi di rocce che affiorano violente dalla superficie dell’Oceano. Tuttavia, la gente del posto chiama questo posto il "Mirador de Las Teresitas" dal momento che si affaccia sulla omonima spiaggia della città, con la sua sabbia importata dal Sahara (intervento non poco discusso dalle comunità locali e che ha sconvolto non poco l’equilibrio ecologico dell’ambiente marino del litorale), altri invece la chiamano "La Piconera", riferendosi alle rovine della fabbrica di frantumazione di rocce che ancora siedono in cima a questa scogliera.

here is no shortage of spectacular views in Tenerife. One special viewing point close to the capital of Santa Cruz never fails to draw tourists. This place is officially called "Mirador de la Punta de los Órganos" by the City Hall, for the spikes of rocks that reach out over the water. However, locals refer to it as the "Mirador de Las Teresitas" since it looks out onto the main city beach called Teresitas, with its sand imported from the Sahara (intervention very discussed by local communities and that shocked the ecological balance of the marine environment of the coast), or "La Piconera" referring to the ruins of a rock crushing factory that sit on top of this point. Forty years ago, rocks were scooped out of the mountain behind, crushed in this

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Quarant’anni fa, le rocce venivano estratte scavando nella montagna alle spalle del Mirador, per poi venire frantumate in questa fabbrica e utilizzate per la costruzione della strada che si snoda da qui fino alla città di Igueste situata nel punto più orientale di tutta l’isola. Il Mirador separa letteralmente due porzioni della stessa costa, a ovest la Playa de las Teresitas e ad est la spiaggia naturale di sabbia vulcanica nera, la "Playa de Las Gaviotas". Dal belvedere "La Piconera", si può vedere la città di Santa Cruz, così come l’imponente vulcano Teide, punto più alto dell’intera Spagna; questo lembo di roccia è la terra di mezzo tra l’artificio e la natura, racchiude in sé l’emblema della realtà culturale di Tenerife, un paesaggio in pericolo, dove coesistono 48.727,6 ettari terrestri e marini di Riserva della Biosfera UNESCO e una politica economica basata su edilizia e turismo che sta evidentemente e irreparabilmente danneggiando questo territorio. Mettiamo che questo meraviglioso belvedere, occupato dalle rovine della fabbrica, sia oggetto di una battaglia senza fine tra privato e pubblico; la storia suona molto familiare... i "proprietari" della terra vogliono costruire un ristorante, il Municipio non ha concesso il permesso, una situazione di stallo che

factory and then used for the building of the road that winds out from here to the final eastern town of Igueste. The Mirador literally separates two portions of the same coast, to the west the Playa de las Teresitas and east the natural beach of black volcanic sand, the "Playa de Las Gaviotas." From the lookout "la Piconera" you can see the city of Santa Cruz , as well as the imposing Mount Teide, the highest point of the whole Spain; this rock flap is the middle ground between artifice and nature, embodies the emblem of the cultural reality of Tenerife, an endangered landscape, where 48,727.6 hectares of land and sea are UNESCO Biosphere Reserve coexisting with an Economic Policy based on construction and tourism that is clearly and irreparably damaging this territory. Let’s say that this marvellous point occupied by the ruins of the factory, is subject of an endless battle between private and public; the story sounds familiar... the "owners" of the land want to build a restaurant, the City Hall didn’t grant the permission, a stalemate that will last many more years until the day the City Hall will have the money to reclaim the land. Victims of this battle, the population whose ancestral right of living their own land is denied. But Tenerife and the other islands of the


durerà molti anni ancora, fino al giorno in cui il Comune avrà i soldi per ricomprare la terra. Le vittime di questa battaglia,sono gli abitanti, il cui diritto ancestrale di vivere la propria terra è negato. Ma Tenerife e le altre isole dell’arcipelago delle Canarie, per posizione geografica, sono il punto di incontro tra Sud America, Europa e Africa, un’area ricca di biodiversità, naturale, sociale e culturale, terreno fertile per le idee. A questo punto, supponiamo che un giorno, Zeno, programmatore di computer americano che ha vissuto per diversi anni in Spagna, durante una vacanza a Tenerife, si innamora dell’isola e decide di trasferirsi definitivamente, alla ricerca di una dimensione più umana e ritmi di

Canary archipelago, by geographic vocation, are a meeting point between South America, Europe and Africa, an area rich in biodiversity, natural, social and cultural, breeding ground for ideas. At this point, let us assume that one day, Zeno, American computer programmer who has lived for several years in Spain, during a holiday in Tenerife, falls in love with the island and decides to move permanently, in search of a more humane and less stressful pace of life. Zeno founds this Mirador to be the perfect place to take a break and meditate after his bike ride from the centre of the city, and like him, dozens of people every day. After many visits, he began to take a bag and clean up some of accumulated trash. 2016

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vita meno stressanti. Zeno trova che questo Mirador sia il luogo ideale per prendersi una pausa e meditare dopo il suo giro in bicicletta dal centro della città, e come lui, decine di persone ogni giorno. Dopo molte visite,comincia a portare con se una borsa per ripulire un po quel posto, tanto bello quanto pieno di spazzatura. Avvia un PROCESSO. Nel mese di marzo 2015, Zeno concepisce l’idea di trasformare queste rovine in un museo all’aperto, un luogo che i turisti non avrebbero paura ad esplorare e in cui non dovrebbero preoccuparsi di condividere il panorama con le siringhe. Un luogo che i giovani artisti potrebbero usare per mostrare la loro arte, un luogo dove le persone possano esprimere i loro punti di vista politici, una bacheca elettronica per la comunità. Ecco come nasce ArteOkupa, dove le metropoli hanno assorbito le risorse delle quali è necessario ri-appropriarsi e riscoprire, per generare e alimentare territori auto-sostenibili e stabilire nuove alleanze tra la natura e l’umanità. In questo approccio territoriale, di conseguenza, l’identificazione e la riscoperta dell’identità locale sono la

He starts a PROCESS. In March 2015, Zeno conceived the idea of turning these ruins into an outdoor museum, a place that tourists wouldn’t be scared to peer in and worry if a drug user was inside. A place that young artists could use to show their art, a place where people could express their political viewpoints, a bulletin board for the community. That’s how ArteOkupa was born, where metropolis have absorbed resources of which is necessary to re-appropriate and re-discover to boost auto-sustainable territories and establish new alliances between nature and humanity. In this territorial approach, therefore, the identification and re-discovery of local identity are the key to give birth to new processes of reclamation and re-territorialization. Zeno’s idea was for each room to represent a dream for Tenerife, with one poster explaining the dream and others suggestions relating to the dream. Picturing Canary Islands as the perfect laboratory to dream, to reach a collective vision of how things can be done and to teach the rest of the world that


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chiave per dare vita a nuovi processi di bonifica e di riterritorializzazione. L’idea di Zeno è stata quella di rappresentare un sogno per Tenerife in ogni "stanza" delle rovine, appendere un poster che spiega sogno e altri suggerimenti. Immaginare le Isole Canarie come il laboratorio ideale per sognare, per raggiungere la visione collettiva di come le cose possono essere fatte e per insegnare al resto del mondo che questi sogni sono raggiungibili. Un esempio, l’isola di Hierro, ora utilizza il 100% di energia rinnovabile, con un metodo ingegnoso, utilizzando due serbatoi ad altezze differenti per immagazzinare e creare energia, sulla base dell’energia prodotta da mulini a vento.

these dreams are attainable. As an example, the island of Hierro, now uses 100% renewable energy, with an ingenious method of using two reservoirs at different elevations to store and create energy, based on the energy produced from windmills. This "Okupa" process activated a spontaneous participative process for which was decided not to fight the graffiti artists but to bring them in as part of the project. After a heavy cleaning operation the result is uncovered: 8 rooms of various sizes and states, each one containing and symbolising a dream for Tenerife.

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Questo processo "okupa" ha attivato un processo partecipativo spontaneo grazie al quale è stato deciso di non combattere i graffitari, ma per coinvolgerli in quanto parte del progetto. Dopo una operazione di pulizia pesante, il tesoro è riscoperto: 8 camere di varie dimensioni e stati, ognuna contenente e simboleggiante un sogno per Tenerife. Dopo la pulizia e la stampa dei manifesti, il 4 luglio, 4 artisti hanno cominciato a dipingere l’esterno delle camere, mentre Zeno e altri dipingevano le pareti interne, ognuna in un colore diverso. Infine, i manifesti e le opere d’arte sono state incollate alle pareti ed è cominciata l’inaugurazione, con una interessante raccolta di persone, a illuminare "La Piconera" con qualche torcia e le stelle. Dopo il ritorno dalla mia vacanza, aspettandomi di vedere i manifesti strappati dalle pareti, ero stupita di vedere il rispetto che è stato dato al progetto: niente di strappato, lo spazio per scrivere i propri sogni pieni di ringraziamenti, e due pareti che Zeno aveva pensato di dipingere, coperte di graffiti freschi e originali. Quando si mostra la creatività e la cura per un luogo, gli altri fanno lo stesso: la creatività genera creatività!

After cleaning and printing the posters, July 4th began with 4 different artists painting the outside of the rooms, while Zeno and others painted the inside walls, each one in a different colour. Finally the posters and artworks are glued to the walls and the inauguration began, with an interesting collection of people lit by torches, under a sky full of stars. After returning from my vacation, expecting to see posters ripped off the walls, I was amazed to see the respect that was given to the project: nothing ripped down, the space for writing your own dreams filled with them, and two walls which Zeno had thought to paint over, covered with fresh and truly artistic graffiti. When you show creativity and care for a place, others do the same: creativity breeds creativity!

Informazioni / More info: http://tenerifestreetart.org/es/proyectos/

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AUTORI: Flavia Veronesi e Stefano Visconti (Itaca Freelance) Itacafreelance nasce nel 2011 per raccontare attraverso il linguaggio fotografico, le relazioni che si instaurano tra le persone, il fascino di differenti luoghi, la bellezza e le contraddizioni intrinseche in ciascuna cultura. www.itacafreelance.it

Presenze

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i era il sessantotto. Franco Basaglia si batteva per la chiusura dei manicomi e con Carla Cerati avevamo realizzato delle fotografie sui manicomi. Vedendole, Basaglia rimase allibito»1 , in questo modo il fotoreporter Gianni Berengo Gardin ricorda uno dei lavori che hanno letteralmente sconvolto l’Italia alla fine degli anni Sessanta. Con il libro Morire di classe. La condizione manicomiale (Torino, Einaudi, 1969) Berengo Gardin e Carla Cerati rivelarono all’Italia e alla città di Firenze verità e miserie a lungo nascoste, generando shock ed indignazione in una società reticente ed omertosa. Oggi gli ex manicomi sono spesso strutture abbandonate ad un destino fatiscente ed ingerente che non fa che conservarne e rievocarne una storia carica di sofferenza fatta di fantasmi passati di luoghi e uomini dimenticati. Di rado capita che questi edifici, dotati quasi sempre di notevole valenza storica e qualità estetico-architettonica, vengano recuperati per ospitare funzioni altre da quelle sanitarie e spesso vaste realtà ex manicomiali, rappresentate da vere e proprie cittadelle fortificate, sono state cucite ed inglobate all’interno di un tessuto urbano e di una società che non ne comprende la funzione poiché frammentata, incerta e talvolta del tutto mancante.

Così, da luoghi un tempo distanti dalla percezione e dalla quotidianità dei cittadini, gli ex manicomi oggi si trasformano in spazi interni ad una città che fa fatica a leggerli e a riconoscerli. Questo è quello che capita da anni a Firenze in quella San Salvi “liberata” nel ‘85 dall’attuazione della Legge 180 del ‘78 (meglio conosciuta come Legge Basaglia), questo è lo stato dei fatti in Italia quando si analizzano certi luoghi e questa è la situazione con cui si scontrano gruppi di cittadini ed associazioni che da gennaio 2015 sono impegnati nel percorso partecipato “San Salvi per Tutti”, un progetto condiviso, che possa portare l’ex area manicomiale di San Salvi ad aprirsi verso l’esterno e ad imporsi come una nuova polarità urbana pubblica che possa essere univocamente riconosciuta dagli abitanti dei quartieri limitrofi ma soprattutto dalla città stessa. Oggi come ieri, queste fotografie sono un mezzo di espressione per raccontare un luogo, una realtà esistita ed in trasformazione e allo stesso tempo rappresentano un punto di partenza ed un augurio per tutti coloro che, anche con piccole azioni, vogliono contribuire alla costruzione di una visione comune ed essere attori del proprio tempo e dei propri spazi.

1 Berengo Gardin G., Manicomi. Psichiatria e antipsichiatria nelle immagini degli anni settanta, Contrasto, 2015

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AUTHORS: Flavia Veronesi e Stefano Visconti (Itaca Freelance) Itacafreelance born in 2011 to tell through the language of photography, the relationships found between people, the charm of different places, the beauty and contradictions inherent in each culture. www.itacafreelance.it

Presence

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t was sixty-eight. Franco Basaglia fought for the closure of mental asylums and with Carla Cerati we made photographs on asylums. Seeing them, Basaglia was stunned»1, in this way the photographer Gianni Berengo Gardin reminds one of the works that have literally shocked Italy at the end of the sixties. With the book Dying with class. The condition of the asylums (Turin, Einaudi, 1969) Berengo Gardin and Carla Cerati revealed to Italy and to the city of Florence truth and miseries long-hidden, generating shock and indignation in a secretive and conspiratorial society. Now, former mental hospitals are often abandoned to a dilapidated and meddling destiny that does not adequately conserve and evoke a charge of suffering history of past ghosts of forgotten places and men. Rarely happens that these buildings, almost always with significant historical value and aesthetic and architectural quality, are recovered to host other functions other than health and often vast realities former mental hospitals, represented by real citadels, have been sewn and incorporated to the inner urban fabric of a society that does not understand the function as fragmented, uncertain and sometimes completely missing.

So, from places that were once distant from the perception and citizens’ daily life, former mental hospitals today are transformed into an interior city that makes hard to read them and to recognize them. This is what happened for years in Florence in the San Salvi “liberated” in 1985 from the implementation of Law 180 of 1978 (better known as the Law Basaglia), this is the state of affairs in Italy when analysing certain places and this is the situation currently facing citizens’ groups and associations that are engaged in January 2015 in the participated path “San Salvi for everyone”, a shared project that can lead the former mental hospital area of San Salvi to open it up to the outside and to establish itself as a new public urban polarity that can be uniquely recognized by the inhabitants of neighbouring districts but above all from the city itself. Today as yesterday, these photographs are means of expression to narrate a place, a reality existed and in transformation and at the same time at the starting point; a hope for all those who, also with small actions, want to contribute to building a common vision and to be agents of their own time and their own space.

1 Berengo Gardin G., Manicomi. Psichiatria e antipsichiatria nelle immagini degli anni settanta, Contrasto, 2015

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Paesaggio e la condizione del rifugiato Un intervento pratico in un insediamento informale siriano in Libano Landscape and displacement condition A practical intervention on a syrian informal settlement in Lebanon


AUTHOR: Maria Gabriella Trovato

AUTORE: Maria Gabriella Trovato

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Questo articolo riporta l’esperienza condotta dal gruppo di ricerca in Landscape in Emergency nell’indagare il ruolo del progetto del paesaggio in situazioni di emergenza e, in particolare, nel caso della crisi siriana in Libano. Esso esplora l’importanza

The paper report the experience conducted by the Landscape in Emergency research group while investigating the role of landscape design on emergency situation and specifically in the case of the Syrian crisis in Lebanon. It explores the importance of the interaction and communication between experts and community in envisioning scenarios of

Assistant Professor (LDEM-American University of Beirut). Actually she is working on Syrian informal settlements (ITS) in Lebanon, exploring landscape methodologies that allows the definition of a flexible, relational and creative strategy capable of managing continuous changing and transformations.

ovimenti di transizione e spostamenti di popolazioni da una nazione all’altra o all’interno dello stesso paese ogni giorno trasformano e strutturano il nostro mondo in termini economici, sociali, politici/religiosi, ma soprattutto spaziali. Nel corso del tempo, queste migrazioni stanno cambiando l’assetto morfologico del territorio creando un paesaggio/territorio auto-organizzato. In questi movimenti e ridistribuzioni, le comunità strutturano lo spazio cercando di soddisfare le loro esigenze abitative, in un processo accelerato di insediamento che considera gli individui come numeri e il vivere semplicemente come una occupazione del suolo. Questi spostamenti stanno creando territori che sono il risultato di un uso improprio dello spazio, di spreco di risorse naturali, di produzione anomala di "rifiuti" e lamentano la mancanza di "pianificazione del paesaggio". Paesaggi rifiutati che sono riserve di terra, consumati ma riciclabili, in attesa di essere riconosciuti: aree sprecate non percepite, in cui il progetto può rivelare e proporre paesaggi inaspettati.

Assistant Professor (LDEM-American University of Beirut). Attualmente lavora sul tema degli insediamenti informali dei Siriani in Libano, esplorando, con un gruppo internazionale di ricerca, metodologie che possano permettere la definizione di una strategia flessibile, creativa e relazionale capace di gestire le continue trasformazioni e cambiamenti del paesaggio.

ransitional movements and population shift from one nation to another or inside the same country every day transform and structure our world in economical, social, political/religious but especially spatial terms. Over time, these migrations are making over the morphological organization of the land creating a landscape as self-organized territory. In these movements and reallocations, the communities organize space trying to meet their housing needs, in an accelerated process of settlement that considers individuals as numbers and living simply as an occupation of the soil. Those movements are creating spaces that are the result of misuse, waste of natural resources, of abnormal production of "rejection" and complain about the lack of "planning the landscape". Refused landscapes that are reserves of land, consumed but recyclable, waiting to be recognized: wasted areas not perceived, where a project action can reveal and propose unexpected landscapes.

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Campo rifugiati Siriani, Valle della Bekaa, Libano / Syrian Informal Settlement, Bekaa Valley, Lebanon

dell’interazione e comunicazione tra esperti e comunità nell’immaginare scenari di intervento per affrontare il nuovo equilibrio/squilibrio creato dal movimento di rifugiati. L’esperienza di un approccio progettuale al paesaggio di un insediamento informale siriano è stata condotta attraverso diverse fasi: visite sul luogo, discussioni, osservazioni, foto e schizzo di studio, analisi del paesaggio, definizione di una strategia e attuazione.

intervention to address the adversity created by displaced movement. The experience of landscape-based design approach in a Syrian Informal settlement was conducted passing through different steps: field walks, open-ended talks, observations, photo and sketch studies, landscape analysis, definition of a strategy and implementation. helps to get an impression of the relationship between human and nature of the study area.

La crisi siriana in Libano Il Libano ospita circa 1,2 milioni di rifugiati siriani, che rappresentano circa un quarto della popolazione totale del paese. Dall’inizio della crisi siriana in marzo 2011, l’afflusso massiccio ha visto i rifugiati insediarsi in ogni angolo del paese, mettendo a dura prova servizi e infrastrutture (Dunmore, 2015). Circa 42.000 tende illegali (ITS) sono sparse in quasi 1.500 località del Libano con maggiore concentrazione nel Nord e nella valle della Bekaa (712 ITS). Il paese rappresenta un particolare caso di studio se confrontato con gli altri interessati dall’afflusso di migrazione di siriani, perché è l’unico che, fin dall’inizio, non ha adottato una chiara strategia di intervento e, fino ad oggi, rifiuta la creazione di campi formali come suggerito dall’UNHCR. UNHCR in Libano è responsabile della sezione per il rilievo degli insediamenti e per l’attuazione di attività volte a fornire ai rifugiati il maggiore numero di alloggi sicuri. Purtroppo il

Syrian crisis in Lebanon Lebanon is host to nearly 1.2 million Syrian refugees, representing around a quarter of the country’s total population. The massive influx since the start of the Syrian crisis in March 2011 has seen refugees settled in every corner of the country, putting a huge strain on stretched services and infrastructure (Dunmore, 2015). About 42,000 illegal tents (ITS) are scattered in the country in close to 1,500 locations throughout Lebanon mainly concentrated in the North and the Bekaa Valley (712 ITS). The country represents a particular case study if compared with the others interested by the Syrian migratory afflux, because it is the only one that, since the beginning, didn’t adopt a clear strategy of intervention and, till today, refuses the establishment of formal camps as per UNHCR suggestion and help. UNHCR in Lebanon is in charge of the shelter section surveying and implementing activities aiming at providing

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suo sforzo non è sufficiente perché le interrelazioni sociali, giuridiche ed economiche e le peculiarità del contesto fisico dei campi rifugiati risultano totalmente ignorati. La logica quantitativa e l’approccio neutro di pianificazione utilizzati per costruire gli ITS, che trascurano la conoscenza del territorio, la cultura e l’identità delle popolazioni locali e dei rifugiati, hanno portato, nella maggior parte degli esistenti campi profughi a fenomeni di alienazione, segregazione, e alla creazione di slum e baraccopoli.

refugees with greater and secure housing. Unfortunately its effort is not enough because the social, legal and economic interrelations that exist on the ground and the immediate physical context of the campus are totally ignored. The neutral planning approach used to build ITS while disregarding the local knowledge, culture and identity of local and refugee populations, has leaded, in most of the exiting camps site at the segregation alienation phenomenon, and at the creation of slum and shanty town. 2016

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Nel caso della condizione di sfollati in seguito ad un disastro, gli individui sono costretti a vivere insieme, giorno per giorno, e condividere aree ristrette senza conoscersi l’un l’altro, e senza libertà nella scelta dei vicini, nella qualità e tipologia dello spazio, ecc. Primo tentativo della nostra ricerca ed esperienza pratica sul campo è stato quello di definire e formulare una definizione di comunità capace di adattarsi alla particolare situazione incontrata per progettare e realizzare spazi pubblici che possano arricchire la memoria e l’immaginario collettivo. Non volendo imporre un senso di comunità, abbiamo lavorato sullo spazio fisico per stabilire connessioni e relazioni tra gli individui e i gruppi dell’insediamento. A questo scopo si è adottato la definizione di comunità di Jean Luc Nancy che è intesa come una rete di singolarità B

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In the case of displaced by disaster condition, individuals are forced to live together, day by day, and share restricted areas without knowing each other, and with no freedom in choosing neighborhood, quality and typology of space, etc. First attempt of our research and practical experience on the ground was to define and formulate a definition of community that could fit to the particular situation we encountered to be able to design and implement public space projects to enrich the collective imaginary and memory. While we were not able to impose a sense of community, we worked on the physical to establish connections and relationships among the individuals and the groups in the settlement. We adopted the Jean Luc Nancy definition of community as a network of singularities itself as being-in-common, a structure


nell’essere-in-comune, una struttura di vita condivisa che non è un "prodotto", ma che si evolve - emerge - più o meno allo stesso modo degli assemblaggi che formano le specie negli ecosistemi - di deriva (Nancy, 1991). Si è così cercato di sviluppare una strategia di interventi tale da consentire alla communitas di evolvere come un sistema aperto attraverso la realizzazione di paesaggi condivisi che sono a loro volta aperti e in evoluzione (Barnett, 2013. Pag. 215). Gli abitanti degli ITS sono stati coinvolti fin dall’inizio nel processo decisionale nel tentativo di incoraggiarli nel controllo e nella manutenzione del public milieu. Workshops, incontri e discussioni giornalieri, hanno permesso a progettisti e abitanti di comprendersi l’un l’altro e lavorare insieme. I prodotti finali sono stati il risultato di 8 giorni di intenso lavoro durante i quali abbiamo cercato di stabilire una direzione metodologica verso soluzioni appropriate ai problemi, con la consapevolezza di non poter risolvere tutti i problemi in atto. Il progetto di Paesaggio in Al Tyliani, Libano Al Tyliani presso il villaggio di Bar Elias, Governatorato della Bekaa (Libano), è stato scelto come area di intervento per il Workshop Operativo Internazionale di Paesaggio e-scape. transitional settlement che si è tenuto in maggio 2015. Il workshop è stato organizzato nel corso della riunione del gruppo di ricerca su Landscape in emergency che si è svolta a Beirut nel gennaio del 2015. In 5 giorni di lavoro di gruppo, incontri con l’UNHCR, le ONG, amministrazioni pubbliche locali e visite in loco, insieme abbiamo delineato l’organizzazione di base e la strategia di intervento. Al Tyliani ITS prende il nome dal Sig. Mosaab Al Tilyani proprietario del terreno che prima del 2011 era un campo agricolo per la produzione di verdure (lattuga, patate, ecc.). Il sito ha una superficie media di 9.000 mq, con un totale di 63 tende, e ospita più di 60 famiglie e circa 350 persone. L’ITS è una superficie quasi quadrata, circondata da campi agricoli e da una strada

of shared life that is not "produced" but which evolves – emerges – in much the same way as the assemblages that species form in ecosystems – by drift (Nancy, 1991). We tried to develop a landscape architectural strategy in a way that enables communitas to evolve as an open system through the making of shared landscapes that are themselves open and evolutionary (Barnett, 2013. pg. 215). The inhabitant of the ITS were involved in the decision-making process from the beginning in the attempt to encourage them in the control and maintenance of the public milieu. Workshops, meetings and day-by-day discussions, helped designers and inhabitant to understand each other and to work together. The final products were the results of 8 working days and we never tried to address or solve all the problems in place. Al Tyliani Landscape project Al Tyliani in Bar Elias, Bekaa Governorate (Lebanon), was chosen as the intervention area for the International Operative Landscape Workshop e-scape. transitional settlement that was held in May 2015. The workshop was thought during the research meeting on Landscape in emergency occurred in Beirut in January 2015. In 5 days of group discussion, meetings with NGOs and site visits, all the participants delineated the basic organization and the strategy of intervention. Al Tyliani ITS took its name from Mr. Mosaab Al Tilyani the owner of the land that before 2011 was functioning as an agricultural field, producing vegetables (lettuce, potato, etc.). The site has an average area of 9000 sq. meters with a total of 63 tents, hosting more than 60 families and around 350 people. The ITS is almost a square surface surrounded by agricultural fields, one secondary road that connects to Bar Elias, the nearest village, and bounded on two

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Canali di irrigazione trasformati in discariche nel campo di rifugiati Al Tyliani, Libano / Swales as dump in Al Tyliani ITS, Lebanon

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Sequenza monocroma e monotona delle tende in Al Tyliani, Libano / Monochrome and monotone sequence of informal structures in Al Tyliani, Lebanon

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Confini materiali e immateriali / Material and immaterial boundaries


secondaria che conduce a Bar Elias, il paese più vicino, ed è delimitato su due lati da due canali di scolo, che, in 4 anni di permanenza dei rifugiati, sono diventati una discarica a cielo aperto con seri problemi di salute per i residenti. I rifugiati, alloggiati in tende fornite dall’UNHCR, hanno utilizzato materiali di base per adattare i loro rifugi alle loro esigenze. Uno sguardo dall’alto rivela una sequenza monocroma e monotona di strutture informali organizzate come un campo militare. Invece, la vita a livello del suolo è una somma complessa di confini materiali e immateriali, con una non chiara definizione della gerarchia degli spazi (pubblica, collettiva, semi-privato, privato). In quattro anni, la forma iniziale delle tende è stata trasformata dall’aggiunta di nuove camere, corti interne, piccoli

sides by two swales, that, in 4 years of refugees permanence became dump zone creating serious health problems for the residents. The refugees used basic material to built their shelters. A look from up reveals a monochrome and monotone sequence of informal structures organized as a military campsite. Instead, the life at the ground level is a complex sum of material and immaterial boundary, with a non-clear definition and hierarchy of spaces (public, collective, semi-private, private). In four years the initial shape of the tents was transformed adding new rooms, internal courts, small gardens. A collection of plastic boxes, tires, satellite dishes and other materials collected and added to the roof form the profile of the settlement. 2016

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giardini. Una collezione di scatole di plastica, pneumatici, antenne paraboliche e altri materiali raccolti e aggiunti al tetto forma il profilo dell’insediamento. Una linea di alberi, quel che resta del precedente uso agricolo del terreno, cinge l’ITS su un lato senza creare ombra di cui i residenti possano beneficiare. Il livello di inquinamento è molto alto e i rischi ambientali e sanitari sono enormi poiché manca il corretto smaltimento di rifiuti liquidi e solidi. Questi ultimi sono spesso bruciati in loco. Il workshop è stato il momento per intervenire in loco e creare spazi pubblici nelle aree aperte dell’ITS utilizzando un approccio partecipativo. Quindici studenti Libanesi e dieci docenti e ricercatori provenienti da università libanesi e straniere hanno trascorso otto lunghi giorni ad Al Talyani. Diversi donatori hanno collaborato e ci hanno aiutato durante questa intensa esperienza: la fondazione Kayany; L’UNHCR; Ziad Abichaker di Cedar Environmental, LDEM/AUB, CCECS/AUB. Il primo giorno, dopo una prima ricognizione sul luogo e una prima analisi, è stato chiesto agli studenti di rielaborare la mappa a nostra disposizione e produrre diagrammi analitici leggendo l’organizzazione spaziale dell’insediamento e gli usi dello spazio aperto. Dall’osservazione delle pratiche ordinarie e quotidiane in atto in diverse aree

A line of trees, a remain of the previous agricultural use of the land, fence the ITS on one side without creating any shade to the benefit of the residents. The level of pollution is very high and the environmental and health risks are high as well as lacking proper disposal for liquid and solid waste. The latter are often burned on site. The operative workshop was the time to intervene on the ground and to create public spaces on the open areas of the ITS using a participatory approach. 15 students and 10 international professors spent 8 long days in Al Tyliani. Different donors collaborated and helped us during this intense experience: Kayany foundation UNHCR; Ziad Abichaker from Cedar Environmental, LDEM/AUB, CCECS/AUB. The first day, after a site survey and a first analysis, students were asked to rework the map and to produce analytical diagrams reading the spatial organization of the settlement and the uses of the open space. From the observation of the ordinary and everyday practices in place in various areas of the settlement, they were able to understand how the inhabitants are trying to reproduce the residential fabric of their original villages with its socio-spatial organization and division between public/private, open/closed. The codes of use and

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Meetings e lavoro di gruppo / Meetings and groups working

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Organizzazione degli spazi pubblici/privati dentro il campo / Organization and division between public/private space inside the settlement


dell’insediamento, gli studenti sono stati in grado di capire come gli abitanti hanno cercato di riprodurre il tessuto residenziale del loro villaggio di origine, con la sua organizzazione socio-spaziale e la divisione tra pubblico/privato, aperto/chiuso. I codici di utilizzo e appropriazione di tutti gli spazi adiacenti alla tenda sono taciti e regolano l’estensione della vita domestica al di là di casa. Il conseguente paesaggio di prossimità è flessibile e in continua evoluzione. Paesaggi effimeri sono messi in atto in diversi momenti della giornata per scomparire subito dopo senza lasciare tracce materiali della

appropriation of all the adjacent spaces to the tent are tacit and regulate the extension of the domestic activity beyond home. The resulted proximity landscape is flexible and constantly changing. Ephemeral landscapes are put in place at various times of the day to disappear soon after without leaving material traces of their existence. Permanent signs of appropriation and marking of the neighboring are present where the ratio between the tent and the open space represent a danger to the respect and visibility of intimacy. Protection elements start from the skinny inside and arrive to the

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loro esistenza. Segni permanenti di appropriazione e marcatura del vicinato sono presenti là dove il rapporto tra la tenda e lo spazio aperto può rappresentare un’invasione dell’intimità della famiglia. Elementi di protezione partono dallo scarno spazio interno e arrivano alla soglia prevenendo il passaggio e l’avvicinarsi allo spazio intimo. Il limite definisce l’estensione del territorio familiare. La sua marcatura designa un possesso e la possibilità di rivendicare un diritto. La soglia, sottile e soprattutto simbolica linea di attraversamento (di transizione), segna più che mai la natura straniante tra me e gli altri, identità e alterità. L’apparente flessibilità di questa linea è governata da 40

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threshold preventing the passer-by of getting too close to the intimate space. The limit defines the extension of the familiar territory. Its marking designates a possession and the possibility to claim a right. The threshold, a thin and first and foremost symbolic line of crossing (transition), marks more than ever the higher alienating nature between I and others, identity and otherness. The apparent flexibility of this line is governed by well-defined spatial and social codes that determine the nature of the allowed domestic floods. Based on the student’s analysis and on the professor’s observation on site, together we defined a strategy of intervention based on a network of

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Strategia di intervento negli spazi aperti del campo / Intervention stratgey on the open spaces of the settlement


codici spaziali e sociali ben definiti che determinano la natura delle ammesse invasioni domestiche. Sulla base delle analisi condotte sul posto dagli studenti e dai professori, abbiamo definito una strategia di intervento fondata su una rete di tre spazi aperti con assegnate e differenti attività: • spazio A: il parco giochi per bambini, • spazio B: il collegamento pedonale, • spazio C: il giardino dell’acqua. Si è proceduto, quindi, all’organizzazione di tre gruppi di lavoro che assumendo come criteri di base la limitazione temporale, materiali disponibili, flessibilità, utilità (non estetica, ma etica), benessere umano e assenza di manutenzione, hanno iniziato il loro lavoro disegnando direttamente in loco gli interventi. Prima di procedere il gruppo ha incontrato la comunità, invitando i rappresentanti delle diverse categorie: uomini, donne, insegnanti e bambini. Dopo aver introdotto noi stessi e spiegato il nostro ruolo e lo scopo del workshop abbiamo chiesto la loro opinione e il loro pratico contributo durante le fasi di costruzione. Gli abitanti hanno espresso le loro necessità e desideri e insieme abbiamo concordato la strategia generale e la distribuzione delle attività. Il terzo giorno alcuni rappresentanti dell’UNHCR in Libano ci hanno raggiunto in loco. Dopo una breve descrizione sul posto della fase iniziale del lavoro, abbiamo avuto un incontro finalizzato a condividere esperienze riguardanti la strategia di intervento attuale in Libano per affrontare la crisi siriana. Abbiamo loro descritto il modo in cui noi, come gruppo di ricerca del paesaggio, abbiamo cercato di sviluppare una metodologia da applicare nel paese. Abbiamo attestato l’importanza del progetto di paesaggio nel nuovo esercizio del governo del territorio soprattutto in situazioni di emergenza, mostrando le peculiarità della progettazione paesaggistica nell’individuare strategie di intervento e linee guida

three open spaces with allocated and differentiated activities: • space A: the children playground, • space B: the pedestrian connection, • space C: the water garden. Three groups work were formed and bearing in mind time constraint, available materials, flexibility, utility (not aesthetic but ethic), human well-being and absence of maintenance as basic criteria, we proceeded drawing directly on the ground the interventions. The second day we organized a meeting with the community, inviting representatives from the different categories: men, women, teachers, and children. We introduced ourselves and we explained our role and the scope of the workshop. We presented our understanding of the life on the settlement waiting for their feedback and asking for their contribution during the implantation phase. The inhabitant expressed their need and desires and we agreed on the general plan and activities allocation. Some invited representatives from UNHCR Lebanon came the third day of the workshop. After a brief walkthrough the initial phase of the team’s work, we had a meeting to exchange experiences regarding the strategy of intervention in place in Lebanon to address the Syrian crisis. We described the way we, as landscape research group, are trying to develop a methodology to be applied in the country. We demonstrated the importance of the landscape project in the new exercise of the territory governance especially in emergency, showing the peculiarities of the landscape design in identifying intervention strategies and guidelines for the interested areas that promote awareness and knowledge, protection, management, innovation, and experimentation strategies. With the purpose to design small projects, ease to implement especially in participatory process and using cheap

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per le aree interessate promuovendo la consapevolezza e la conoscenza, la protezione, la gestione, l’innovazione e le strategie di sperimentazione. Con lo scopo di progettare piccoli progetti, facili da realizzare soprattutto in partecipazione e utilizzando materiali a basso costo e di riciclo, in una settimana, siamo riusciti a trasformare i tre spazi aperti e abbandonati in luoghi per la comunità. Abbiamo offerto loro luoghi di incontro schermati al sole e dotate di strutture semplici e colorate per il gioco dei bambini. Abbiamo fornito una soluzione tecnica per un percorso pedonale tra le tende utilizzato dai bambini per recarsi a scuola; studenti e professori hanno livellato il terreno, hanno creato un canale di drenaggio e piantato un giardino della pioggia. Lo spazio C è stato trasformato in un orto, utilizzando anche una struttura verticale, e in una zona gioco/doccia per permettere ai bambini di giocare sotto l’acqua e rinfrescarsi durante la stagione estiva. La comunità ha partecipato alla realizzazione dando consigli, contribuendo praticamente alla costruzione, portando materiali da un sito all’altro, cucendo, colorando, piantando... Il processo di costruzione non è stato lineare e molte modifiche sono state fatte in corso d’opera. La continua osservazione delle reazioni degli abitanti alle nuove strutture che stavamo I

Progetto per uno spazio gioco per bambini / Playground area for children

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Progetto per il percorso pedonale tra le tende / Project for a for a pedestrian path among the tents

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Orto e zona doccia/gioco per bambini / Vegetable garden and a shower game area for children

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and recycled materials, in 8 days we were able to transform the three chosen opened and discarded spaces in community places. We offered them shielded areas to gather during the day, equipped with simple and colored structures for children to play and enjoy their time. We provided a technical solution for a pedestrian path among the tents; students and professors leveled the ground, created a drainage channel and planted a rain garden. Space C was transformed in a vegetable garden, using also a vertical structure, and in a shower game area for children to play while washing themselves. The community participated in the implementation giving advice, helping in the construction, carrying materials from one site to another, sewing, coloring, planting … The built process was not linear and many adjustments were made during the construction. The continuous observation of the reaction of the inhabitant to the new structures we were building, and the changes they used to do during the night and before our arrival to the settlement in the morning, helped us in simplifying our ideas, in learning and understanding their culture from their daily interaction. The final product was the result of collaboration between our expertise and their knowledge. The realized landscape projects

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costruendo, e i cambiamenti da loro apportati durante la notte e prima del nostro arrivo al mattino, ci hanno aiutato a semplificare le nostre idee, apprendendo e comprendendo la loro cultura dalla loro interazione quotidiana. Il prodotto finale è il risultato della collaborazione tra la nostra competenza tecnica e le loro conoscenze. I progetti realizzati non sono stati un maquillage, a posteriori, ma il test operativo di una metodologia di progettazione basata sul carattere immanente del paesaggio utilizzando direttamente il processo creativo e l’incentivo della partecipazione. Con il nostro intervento abbiamo cercato di dimostrare che si può intervenire sull’esistente, cercando di mitigare l’effetto delle trasformazioni effettuate sul territorio progettando un nuovo paesaggio attraverso l’interpretazione e l’uso di elementi in loco in un’opera continua di scrittura e riscrittura che tiene conto dell’inserimento di nuove strutture senza compromettere l’esistente. Conclusione Se il paesaggio è eminentemente un concetto culturale, lo scopo della ricerca è quello di rintracciare tutte queste espressioni spontanee, che continuano a formare il territorio libanese, quegli elementi che strutturano le identità culturali in grado di influenzare e trasformare il paesaggio creando uno nuovo 44

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were not a maquillage, a posteriori, but the operative test of a design methodology based on the immanent character of the landscape using it directly on the creative design process. With our intervention we demonstrate that we can intervene on the existing, trying to mitigate the effect of the transformations made on the land designing a new landscape interpreting and using the elements on site in a continuous opera of writing and re-writing that could considers the mode of new insertion without compromising the existing. Conclusion If the Landscape is eminently a cultural concept, the purpose of the research is to track down all these spontaneous expressions, which continue to form the lebanese territory, those elements structuring the cultural identities able to affect and transform the landscape by creating a new one from the addition and overlap of native and imported models. Knowing the existing will help in defining a strategy of intervention that could help stakeholders at different levels, from municipalities to Ministries, in take decision and adopt the approach that better fit in the contest. The paper presents scenarios of possible intervention aiming to contribute to the process of knowledge production. The research is not

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Progetto come processo partecipato tra esperti e comunità / Landscape project as participatory process between our expertise and the community knowledge


dall’aggiunta e sovrapposizione di modelli nativi e importati. La conoscenza dell’esistente contribuisce a definire una strategia di intervento che potrebbe aiutare le diverse parti interessate, dai comuni ai ministeri, nel prendere decisioni e adottare l’approccio che meglio si adatta al contesto. Questo articolo presenta scenari di possibile intervento con l’obiettivo di contribuire al processo di produzione della conoscenza. La ricerca non è esaustiva, visto che è ancora in corso, ma alcune traiettorie sono state delineate e studiate e ipotesi di linee guida sono state scritte con l’obiettivo di aiutare la pianificazione e la gestione territoriale del Libano.

exhaustive while still in progress, but some trajectories where delineated and studied and hypotheses of guideline where wrote with the aim of helping the planning and territorial management of Lebanon.

RINGRAZIAMENTI Vorrei esprimere la mia gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito alla ricerca sul paesaggio in emergenza. In particolare vorrei ringraziare LDEM presso l’Università americana di Beirut (AUB), IFLA, CCECS ad AUB, Kayany Foundation, e l’UNHCR in Libano per la loro preziosa assistenza, il loro incoraggiamento e sostegno alla ricerca e il loro aiuto per l’attuazione pratica in loco. Tutti i donatori che praticamente hanno reso possibile lo svolgersi dei due eventi. Un ringraziamento speciale agli studenti che hanno partecipato per gli sforzi compiuti e la capacità mostrata nell’affrontare un progetto così difficile. Un particolare ringraziamento ai professori che hanno creduto nella ricerca, e, nonostante le difficoltà incontrate, sono ancora interessati a proseguire insieme il cammino intrapreso. Voglio ringraziare la mia assistente Hana Itani per il suo aiuto e il contributo al progetto. Vorrei anche ringraziare le molte persone che hanno dato il loro tempo per divulgare questo progetto. Mentre ho volutamente mantenuto il loro input riservato, le loro voci sono state ascoltate in questo documento. ACKNOWLEDGEMENTS I would like to express my gratitude to all those who are contributing to the Landscape in emergency research. I would especially like to thank LDEM at American University of Beirut (AUB), IFLA, CECS at AUB, Kayany Foundation, and UNHCR Lebanon for their valuable assistance, encouragement and support to the research and their help on ground implementation. All the donors that practically allowed to held the two events. A special thank to my students for the efforts they put in and the capacity they shown in addressing a so difficult project. A particular gratitude to the professors who believed in the research, and, in spite of the difficulties encountered, are still interested in continuing together the study. I want to thank my research assistant Hana Itani for her help and contribution to the project. I would also like to thank the many people who gave their time to inform this project. While I have purposely kept their input confidential, their voices are heard throughout this paper.

BIBLIOGRAFIA / REFERENCES: Dunmore C., 2015. UNHCR chief meets struggling Syrian refugees in Lebanon. http://www.unhcr.org.uk/news-and-views/newslist/news-detail/article/unhcr-chief-meets-struggling-syrian-refugees-in-lebanon.html Barnett R., 2013. Emergence in Landscape Architecture, Routledge; 1 edition Nancy J. L., 1991. The inoperative community (Vol. 76). U of Minnesota Press. 2016

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«Il paesaggio, lo fanno gli altri» «The landscape, they do it the others» Guido Ferrara www.ferrarassociati.it

Open session on Landscape 2016 / International Seminars, Firenze / University of Florence / PhD program in Landscape Architecture Full program openssessionlandscape@gmail.com 2016

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INTERVISTA INTERVIEW

Franco La Cecla Antropologo, ha insegnato alla NABA di Milano e collaborato con il Laboratorio di Studi Urbani dell’Università di Bologna. Consulente del RPBW, ha realizzato numerosi documentari tra cui Gestualités portables (2005) per il Centre Pompidou di Parigi e I mari dentro per il TG1. Autore di molti saggi e libri, tra cui Contro l’Architettura (2008) e Contro l’Urbanistica (2014). Franco La Cecla Anthropologist, taught at the NABA in Milan and collaborated with the Laboratory of Urban Studies at the University of Bologna. He was a consultant to the RPBW and has made several documentaries Gestualités portables for the Centre Pompidou in Paris and The seas inside for TG1. Author of numerous essays and books, including Against Architecture (2008) and Against Urbanism (2014).

Stare in Città per stare Fuori Intervista a Franco La Cecla Live in the City to stay Outside Interview with Franco La Cecla Foto / Images: itacafreelance.it


BY: Enrico Falqui

NIPmagazine Head editor. Director of Landscape Architecture’s Lab and full time professor charged of International Activities by Research Doctorate of DIDA, Univ. of Florence, is member of UNISCAPE. From 2010, he leads publishing series Bording Landscapes by ETS, Pisa.

A CURA DI: Enrico Falqui

Direttore Responsabile NIPmagazine. Direttore del Lab di Architettura del Paesaggio e responsabile delle relazioni internazionali del Dottorato di ricerca del DIDA, Univ. di Firenze, è membro di UNISCAPE. Dirige dal 2010 la collana editoriale Paesaggi di confine, ETS, Pisa.

#1 Una volta hai dato una definizione dell'antropologia che più o meno suona così: «Penso che l'antropologia sia figlia dei disturbi da viaggio, anzi sia essa stessa un "disturbo da viaggio", al pari del mal d’aereo, del jet-lag, dei contrasti e conflitti tra le aspettative di chi arriva e la realtà dura, forte, tangibile del posto in cui si finisce». Che cosa intendi quando trasferiamo questa "incompatibilità" tra Spazio e Tempo dalla percezione individuale al Progetto, nel quale si misura proprio la capacità di trasformare lo Spazio nel Tempo?

#1 Once you gave a definition of anthropology that pretty much goes like this: «I think that anthropology is daughter of travel sickness, is indeed itself a "travel noise", like air sickness, a jet-lag, contrasts and conflicts between the expectations of those arriving and hard, strong, tangible reality of where you end up.» What do you mean when we transfer this "incompatibility" between Space and Time from individual perception to the project, in which we measure its ability to transform Space into Time?

In uno dei miei libri più recenti, Contro l’urbanistica, io affermo che l'antropologia è la filosofia fatta "al di fuori", per essere più precisi, la filosofia che uno fa quando si sposta e va fuori. L’avere a che fare con un luogo preciso, in un momento preciso, ti costringe a provare un certo malessere, perché sei costretto a prendere atto della "nuova" situazione in cui ti trovi. Per cui, in qualche modo, essa ti costringe a fare i conti con la situazione "di arrivo" e ti senti spinto ad accettarne i limiti spaziali. Il conoscere un luogo può fare parte di un viaggio, però nel momento in cui sei in un luogo, è il luogo stesso che ti detta i suoi tempi. Possiamo dire che, per un certo verso, sei costretto a stare "nel" tempo di quel luogo, che però, in quel momento,

In one of my most recent books, Against Urbanism, I affirm that anthropology is philosophy made "outside", to be more precise, the philosophy that one makes when you move and go out. Having to do with a particular place, at a given time, it forces you to try a certain uneasiness, because you are forced to take note of the "new" situation where you are. So, in some way, it forces you to deal with the "arrival" situation and you feel pushed to accept the spatial limits. Knowing a place can be part of a journey, but when you are in a place, it is the same place that dictates its time. We can say that, to some extent, you’re forced to stay "in" the time of that place, but, at that time, it is also a

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è anche un "tempo-spazio", il che poi fa capire a tutti quale sia la definizione più vera e appropriata di "un contesto". Ciò che divide gli antropologi dagli architetti è il significato della distinzione tra realtà fisica e realtà virtuale. Quel che voglio dire è che tu non puoi fare un sopralluogo su Google, perché la realtà che tu vai a vedere di persona ha una forma di resistenza al tuo sguardo, al fatto che sei lì, e che non hai da fare un rilievo topografico. Quindi, l'antropologia per me è uno strumento rivoluzionario rispetto al processo progettuale, perché ti costringe a dare un’enorme importanza al fatto di esserci, al fatto di mettersi in discussione rispetto al luogo dove ti trovi. #2 La gente può vivere quasi allo stesso tempo in due luoghi diversi e lontani, ma il tempo dell'esperienza che ci vuole per passare da un luogo all'altro è la negazione della contemporaneità. Allora, che significato attribuisci al termine "Contemporaneità" e in che modo riesci a distinguere il ruolo che ciascuna città svolge oggi nel contesto di una società globale? Intanto, oggi si può abitare in due luoghi, anche a distanza di poco tempo l'uno dall'altro, oppure si può abitare in due luoghi diversi andando avanti e indietro; è un po' l'esperienza della "iper-modernità" ed è un'esperienza che tende idealmente all'ubiquità. Pochi sono consapevoli del fatto che il mondo in cui viviamo, pervaso di iper-tecnologia, ci permette di illuderci della scarsa importanza che ha per noi la realtà dove abitiamo, compreso il sistema di luoghi che frequentiamo, poiché oggi ci siamo abituati ad essere indifferenti ai luoghi. Viviamo un’epoca nella quale ogni individuo possiede una sorta di "accessibilità generale". 52

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"space-time", which then makes it clear to everyone what is the truest and appropriate definition of a "context". What divides anthropologists by the architects is the significance of the distinction between physical reality and virtual reality. What I mean is that you can not do an inspection on Google, because the reality that you go to see for yourself has a form of resistance to your eyes, the fact that you’re there, and you do not have to do a topographic survey. So anthropology for me is a revolutionary tool compared to the design process, because it forces you to give great importance to the fact of being there, the fact of questioning with respect to the place where you are.


#2 People can live almost at the same time in two different and distant places, but the time of the experience that it takes to go from one place to another is the denial of contemporaneity. So, what meaning do you attribute to the term "Modernity" and how can you distinguish the role that each city play today in the context of a global society? Meanwhile, today we can live in two places, even in a short time away from each other, or you can live in two different places going back and forth; is a bit like the experience of the "hyper-modernity" and it is an experience that tends ideally to ubiquity. Few are aware of the fact that the world we live in, possessed of hyper-technology, allows us to deceive ourselves of the lack of importance that has for us the reality in which we live, including the system of places that we frequent, since today we are used to being indifferent to places. We live in an age


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L'utopia di questo secolo non è la velocità, bensì l'ubiquità; questa convinzione, propria di ciascun individuo, non corrisponde al "reale" ma ad una realtà utopica. L’utopia, che si realizza quando tu ti immergi nel mondo virtuale creato dal computer, non corrisponde ad un’esperienza di "corpi in mezzo ad altri corpi", ad un’esperienza legata alla vita quotidiana delle persone. Parallelamente, in tutte le città moderne, ciascuno di noi vive l’esperienza della "contemporaneità" come una compresenza, a volte un fantasma, a volte il sogno, a volte, lo spettro di vivere "dentro" tutte le altre città. La grande differenza rispetto al passato è che oggi, effettivamente, le città si richiamano l’un l’altra, pur mantenendo in realtà grossissime specificità, pur sapendo che vivere a New York non è come vivere a Kuala Lampur. La contemporaneità è fatta da una specie di mimetismo reciproco tra le diverse città, il che di per sé non è un male. Diviene, invece, un male quando diventa una specie di stereotipo per cui ogni città, qualunque sia il suo ruolo e la sua dimensione, diventa occasione per giustificare requisiti da città globale che essa non possiede e non potrà mai avere.

in which every individual possesses a kind of "general accessibility". The utopia of this century is not the speed, but the ubiquity; this belief, proper to each individual, does not match the "real" but an utopian reality. Utopia, which occurs when you immerse yourself in the virtual world created by the computer, does not correspond to the experience of "bodies in the midst of other bodies", an experience related to the daily lives of people. In parallel, in all modern cities, each of us lives the experience of the "contemporary" as a presence, sometimes a ghost, sometimes the dream, at times, the specter of living "inside" all other cities. The great difference from the past is that today, in fact, cities attract each other, while maintaining specificity actually very big, knowing that living in New York is not like living in Kuala Lampur. Contemporaneity is made of a kind of mutual mimicry between the different cities, which in itself is not a bad thing. It becomes, instead, an evil when it becomes a kind of stereotype for that every town, regardless of its role and its size, becomes an opportunity to justify the requirements of global city that does not have and will never have. 2016

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#3 L'Italia, è piena di borghi abbandonati o in una tale condizione di declino da poterli definire "borghi dismessi" (e sono molto più di un migliaio) e sono tutti localizzati nei contesti paesaggistici e nei territori più densi di patrimoni storico-artistico e culturali. Quale prospettiva vedi per questi "territori dell’abbandono", una nuova forma di archeologia dei ruderi della nostra Civiltà medioevale e rinascimentale oppure nuove forme di Comunità per lo sviluppo sostenibile?

#3 L’Italia, is full of abandoned villages or in such a condition of decline that we could call them "abandoned villages" (and are much more than a thousand), and are all located in landscape contexts and in the more dense territories of historical, artistic and cultural heritage. Which perspective do you see for these "territories of abandonment", a new form of archeology of the ruins of our medieval and Renaissance civilization or new forms of Communities for sustainable development?

Guarda, in Sicilia tre quarti delle bellissime cittadine dell’interno sono tutte pressoché in stato di semiabbandono per un lungo periodo dell’anno. Si risvegliano solo in estate con l’arrivo degli emigranti che usano i borghi nativi come luoghi di residenza per le vacanze, allargando le cerchia familiari anche ad altri cittadini con i quali entrano in contatto nei Paesi esteri dove vivono gran parte dell’anno. Da questo punto di vista, uno sarebbe tentato di pensare che il turismo potrebbe essere il futuro, ma poi esso rivela di aver davanti a sé un futuro molto ristretto, a meno che non si pensi di riconvertire tutto il territorio a struttura turisticoricettiva. Io sono favorevole, per esempio, ad immaginare di redigere un Piano nazionale del Paesaggio, in cui borghi semi-abbandonati e territori dimenticati acquistino "valore" attraverso una riconversione paesaggistica dei contesti territoriali e degli insediamenti esistenti per attribuir loro una "funzione turistica" prevalente, non unica. Accanto a questa ipotesi, si deve dare risposta al tema dell’abbandono sociale di questi luoghi; qui, sorge una questione difficile e complessa che io chiamo del "ripopolamento". Probabilmente siamo in un momento in cui, come ai tempi del feudalesimo quando si poteva pensare a uno "ius popolandi", si può prevedere

Look, in Sicily three-quarters of the beautiful interior towns are almost in a state of semi-abandon for a long period of the year. Awaken only in the summer with the arrival of immigrants who use the native villages as places of residence for the holidays, spreading family circles also to other people with whom they come into contact in the foreign Countries where they live most of the year. From this point of view, one would be tempted to think that tourism may be the future, but then it reveals that it faces a very restricted future, unless you think to convert all the territory in a touristic villa. I am in favor, for example, to imagine drawing up a national plan of the Landscape, in which semi-abandoned villages and forgotten territories acquire "value" through a landscaping conversion of territories and of existing settlements to attribute to them a prevailing "touristic function", but not unique. Beside this hypothesis, we must respond to the issue of social abandonment of these places; Here, it is a difficult and complex issue which I call the "repopulation." Probably we are in a time which, as in the days of feudalism when you could think of a "ius popolandi", it can be expected that those who are welcomed in Italy with the legal form of "refugees" may be included instead put in the uncivilized current "hubs", which look more like detention camps in these towns and

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che coloro che vengono accolti in Italia con la denominazione giuridica di "rifugiati" possano essere inseriti, anziché negli incivili "hub" attuali, che assomigliano più a lager di detenzione, in questi borghi e territori; per cui, una volta accertato che ci vogliano stare, senza imporre alcunché, possono prendere possesso (come se fosse in usucapione) di un borgo abbandonato o ripopolare una cittadina che ha perso una parte importante dei suoi abitanti. #4 Fai riferimento alle migrazioni imponenti in corso in tutti i Paesi europei che riguardano l’Italia per chi proviene da molti Paesi in guerra che si affacciano dall’Africa e dal MedioOriente sul Mediterraneo? Certo. Però questo tipo di immigrazione richiede patti di integrazione sociale per un diritto di cittadinanza riconosciuto, negoziando il riconoscimento dell’identità di cittadinanza con questi rifugiati. Non è una cosa così semplice, è un problema politico e culturale complesso; per essere chiari, non basta mettere 6.000 sunniti in un paese calabrese perché il paese calabrese e il suo territorio vengano "automaticamente" rivitalizzati e rigenerati. Tutto ciò richiede una politica effettiva, richiede un potere centrale e regionale che effettivamente offra queste cose e che però negozi anche le modalità di attuazione di questo "inserimento sociale" in accordo con le Comunità e Amministrazioni locali. Non è la prima volta che questo processo di "ripopolamento" accade nella storia passata e recente di diversi dei Paesi Europei come la Francia, il Belgio, la Germania, ma noi ne abbiamo perso la memoria e, soprattutto, abbiamo dimenticato come si attua una pianificazione "dell’insediamento umano" attraverso forme di incentivazione giuridica ed economica. Se guardiamo al lungo periodo di "crisi" nel mondo del lavoro italiano, ci accorgiamo che molti territori del centro sud e del nord-est sono

territories; so once is established that they want to stay, without imposing anything, they can take possession (like adverse possession) of an abandoned village or repopulate a town that has lost a significant part of its inhabitants. #4 Are you referring to the to massive migrations taking place in all European countries concerning Italy for those coming from many countries at war in Africa and the Middle-East of Mediterranean? Sure. But this type of immigration requires social integration pacts recognized as right of citizenship, negotiating the identity of citizenship recognition with these refugees. It is not such a simple thing, is a political and cultural complex problem; to be clear, it’s not just about placing 6,000 Sunnis in a Calabrian country because the Calabrian town and its territory are "automatically" revitalized and regenerated. This requires an effective policy, requires a central and regional power that does offer these things but also negotiates the methods of implementation of this "social inclusion" in agreement with the Communities and Local Administrations. It is not the first time that this "recovery" process happens in the past and in recent history of other European countries such as France, Belgium, Germany, but we will have lost its memory and, above all, we have forgotten how to implement a planning of the "human settlement "through forms of legal and economic incentives. If we look to the long period of "crisis" in the Italian labor market, we realize that many areas of south-central and north-east have been "repopulated" by Albanians, Romanians, Senegalese, Indians and Pakistanis, who have agreed to carry out tasks that Italians refused. The funny thing and, at the same time, scandalous, is that immigrants 2016

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stati "ripopolati" da albanesi, rumeni, senegalesi, indiani e pachistani, che hanno accettato di svolgere mansioni che gli italiani rifiutavano. La cosa un po' buffa e, al tempo stesso, scandalosa, è che gli immigrati in realtà hanno salvato i centri storici europei, perché sono gli unici che li vivono come risorsa, mentre invece noi occidentali, molto spesso, non viviamo come risorsa il posto in cui abitiamo, perché abbiamo delle reti che molto spesso esulano completamente dal luogo della nostra quotidianità. #5 Uno scrittore francese contemporaneo, scomparso a soli 50 anni, Georges Perec, ha scritto: «Gli spazi si sono moltiplicati, spezzettati, diversificati. Ce ne sono oggi di ogni misura e di ogni specie, per ogni uso e per ogni funzione. Vivere è passare da uno spazio all'altro, cercando il più possibile di non farsi troppo male». Visti i cambiamenti velocissimi dell’identità territoriale, che cosa intendi, oggi, per Spazio Pubblico e quali azioni suggerisci per tornare a progettare in forme nuove sia lo spazio aperto che lo spazio collettivo? Secondo me, lo "spazio pubblico" è veramente un equivoco tremendo. Una delle conseguenze più gravi della contemporaneità è quella di avere creato questa specie di "mostrofeticcio" che è la residenza, mentre invece, in passato, le città erano sicuramente un luogo di residenza, ma la gente non abitava in città per avere un tetto sulla testa. La gente stava in città per stare fuori; non c'è, alcun motivo di aggregazione di persone, se non per il fatto che gli abitanti della città "stanno fuori". Le città non sono mai state "spazio privato" perché se la gente vive insieme in città è perché lì trova qualcosa che proviene dall’esistenza dello spazio pubblico. La chiave dell’urbanità, una bellissima definizione di Lefebvre, è proprio il fatto che tu ti "giochi" la casualità 60

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actually have saved European historic centers, because they are the only ones who live these areas as a resource, whereas we, in the West, very often, do not live as a resource the place where we live, because we have networks that often are completely outside the place of our daily lives. #5 A contemporary French writer, dead at the age of 50 years old, Georges Perec, wrote: «The spaces have multiplied, fragmented, diversified. Today there are spaces of all sizes and of all kinds, for every use and every function. To live is to move from one space to another, trying as much as possible not to be too bad». Given the rapid change of territorial identity, what do you mean, today, for public space and what actions you suggest to return to design new forms in both open and collective space? In my opinion, "public space" is really a terrible misunderstanding. One of the most serious consequences of modernity is to have created this kind of "monster-fetish" which is the residence, whereas, in the past, cities were definitely a place of residence, but people did not live in the city to have a roof over their head. People were in town to stay outside; there is, no reason to aggregation of people, if not for the fact that the inhabitants of the city "are outside". The cities were never "private space" because if people live together in the city is because there finds something that comes from the existence of public space. The key of urbanity, a beautiful definition of Lefebvre, is precisely the fact that you "play" the randomness of city space. In the Greek cities there was a private space problem, because the polis lived basically as an outer space. All cities live only on external spaces and die at the moment when there is no longer the external space.


dello spazio della città. Nella città greca non esisteva un problema di spazio privato, perché la polis viveva fondamentalmente come spazio esterno. Tutte le città vivono soltanto di spazi esterni e muoiono nel momento in cui non c'è più lo spazio esterno. Sono stato a San Francisco quest'estate ed è stato per me impressionante constatare come lo sviluppo della Silicon Valley abbia "annullato" lo spazio esterno, perché, per il sistema produttivo dell’informatica, gli spazi pubblici della città non servono più a nulla, anzi, bisogna eliminarli. Google e Amazon creano un proprio "indotto" culturale e di stili di vita secondo i quali la città non serve, questa è la vera tragedia. #6 In Contro l’Urbanistica, hai affermato: «Gli studi urbanistici sono servi delle scienze statistiche e dell'economia, mentre oggi ci sono molte più voci di cui tenere conto. Con gli attuali mezzi di lettura della realtà è possibile capire molto di 62

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I was in San Francisco this summer and it was awesome for me to see how the development of Silicon Valley has "canceled" the outer space, because, for the data production system, the public spaces of the city no longer have of any use, rather, we must eliminate them. Google and Amazon created its own "induced culture" and lifestyle according to which the city does not help, this is the real tragedy. #6 In Against Urbanism, you said: «The planning studies are servants of statistical science and economy, while today there are many more items to consider. With the current interpretation of reality is possible to understand much more: we need people able to observe. City planners do not climb down the street. People have adapted to major changes much faster than they think». Given that the various world-scale population forecasts


più: occorre perciò gente capace di osservare. Gli urbanisti non scendono più in strada. La gente si è adattata ai grandi cambiamenti del tempo molto più in fretta di quanto non pensino loro». Visto che le varie previsioni demografiche a scala mondiale indicano concordemente che il 75% della popolazione vivrà dentro le città, pensi che la vera sfida in Europa sarà quella di progettare una città più compatta e densificata, fondata sulla sostenibilità del suo sviluppo? Beh, su questo argomento, cito il nostro comune amico Pippo Onufrio (attuale direttore di Greenpeace), il quale dice che tra dieci anni il petrolio avrà esaurito le sue scorte estraibili; ciò significa che la mobilità sarà molto più complicata se non avremo ristrutturato in tempo i vettori di mobilità e non avremo migliorato l’accessibilità dei sistemi urbani. Le autostrade francesi stanno già pianificando la trasformazione in assi di servizio perché dicono che le autostrade non serviranno più. Nel momento in cui hai l'auto che si guida da sola, che te ne fai di un'autostrada? Viaggi in treno. Allora sì, a mio avviso, sicuramente si va verso una "densificazione" che è il motivo per cui il dibattito che ancora oggi si fa sulle periferie è un dibattito di retroguardia. Va bene che il senatore a vita Renzo Piano dica che bisogna rammendare le periferie, però le periferie sono periferie; il loro problema non è se sono fatte bene o male, il problema vero è che oggi è possibile densificare i centri urbani, anzi, è necessario ri-tornare a vivere nel centro, perché i centri delle nostre città, oggi, sono spazi totalmente dedicati alle "Boutiques" commerciali, spazi estranei ai processi di socializzazione dei cittadini: e questo accade ovunque, da Tokyo, a Parigi, a Firenze, a Castelfranco Veneto. Però, tu nelle tue domande, hai sfiorato un altro argomento che a me sta molto a cuore: l'Urbanistica è una disciplina che è rimasta indietro rispetto a come si sta muovendo la

indicate unanimously that 75% of the population will live in cities, do you think the real challenge in Europe will be to design a more compact city and densified, based on sustainability of its development? Well, on this subject, I quote our mutual friend Pippo Onufrio (current director of Greenpeace), who says that in ten years oil will have exhausted its extractable stocks; this means that mobility will be much more complicated if we have not renovated in time mobility carriers and we will not have improved the accessibility of urban systems. French motorways are already planning the transformation in service aces because they say that the highways will no longer serve. The moment you have the car you are driving alone, what do you do of a highway? Travel by train. Then yes, in my opinion, surely you are moving towards a "densification" which is why the debate that still gets on the outskirts is a debate of rearguard. It’s fine that the life senator Renzo Piano says that we must mend the suburbs, but the suburbs are suburbs; their problem is not if they are done well or badly, the real problem is that it is now possible to densify urban centers, in fact, you need to re-return to live in the center, because the centers of our cities today, are spaces totally dedicated to commercial "Boutiques", extraneous spaces to citizens’ socialization processes, and this happens everywhere, from Tokyo, to Paris, to Florence, to Castelfranco Veneto. However, you in your questions, have touched another topic that is very dear to me: the Urbanism is a discipline that has lagged behind compared to how is moving the world reality at local level. When I speak with many of the architects I meet in Italy, the first thing I notice is that in their formation there is nothing that has to do with listening to the populations. 2016

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realtà mondiale a livello territoriale. Quando io parlo con gran parte degli architetti che incontro in Italia, la prima cosa di cui mi accorgo è che nella loro formazione non c'è niente che abbia a che fare con l'ascolto delle popolazioni. E allora ti chiedi: "ma quali strumenti usano gli architetti per ascoltare le domande sociali e culturali dei cittadini nei luoghi dove essi progettano?" Invece è vero che all'interno della professione dell'architetto oggi sarebbe auspicabilissimo che ci fosse una strumentazione appunto di ascolto, di osservazione. C'è bisogno d'intelligenza. Ed è un'intelligenza che dovrebbe essere tipica degli architetti, quella di riuscire appunto a vedere la città a saper interpretare i luoghi e il suo paesaggio urbano. La mia formazione di antropologo mi permette di stare una settimana in una città e in un sistema di luoghi e capire, grazie alla particolare sensibilità verso gli spazi e le persone che incontro, che cosa c'è in gioco in quei luoghi, quali sono le priorità di trasformazione che la gente richiede e quali sono gli ostacoli, gli interessi che si contrappongono ad essi.

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And then you wonder, "but what tools architects use to listen to social and cultural questions of the citizens in the places where they plan?" Instead it is true that within the architectural profession today would be truly advantageous if it was an instrumentation precisely for listening, observing. It needs intelligence. And it is an intelligence that should be typical of the architects, to precisely manage, to see the city, to be able to interpret places and its urban landscape. My training as an anthropologist allows me to stay a week in a city and in a system of places and understand, thanks to the particular sensibility towards spaces and people I meet, what’s on risk, what are the transformation priorities that people require and what are the obstacles, the interests that are opposed to them. The impressive thing is that there is an immense need to re-design and redesign the places of our cities; there is a tremendous demand coming from global economies and the European Common Market to adapt the city to


La cosa impressionante è che c'è un bisogno immenso di ri-disegnare e ri-progettare i luoghi delle nostre città; c'è una domanda straordinaria che proviene dalle economie globali e dal mercato comune europeo di adattare le città a un "nuovo modo di fare sviluppo" e a un nuovo tipo di competizione internazionale sul "valore degli spazi urbani di qualità" nelle città che fanno parte di questa economia globale, come Milano, Roma, Firenze, Napoli, Bari, Palermo. Il dramma consiste nel fatto che gli investimenti disponibili per questi obiettivi (molto più da parte di soggetti privati che da parte di soggetti pubblici) ci sono ma i Progetti non vengono affidati agli Architetti bensì ad ingegneri ed economisti, i quali non "conoscono" le regole del funzionamento di una città, non sanno vedere il paesaggio urbano, non conoscono l’importanza del ruolo che le Comunità locali possono svolgere in questo lungo processo di trasformazioni urbane che ci accompagnerà per tutto il XXI secolo.

a "new way of doing development" with a new type of international competition on the "value of quality of urban spaces" in the city that are part of this global economy, such as Milan, Rome, Florence, Naples, Bari, Palermo. The tragedy lies in the fact that the investments available for these objectives (much more by private entities than by public entities) are there but the projects are not entrusted to architects but to engineers and economists, who do not "know" the rules of functioning of a city, do not know how to see the urban landscape, they do not know the importance of the role that local communities can play in this long process of urban transformation that will accompany us throughout the twenty-first century.

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CreativitĂ / PROGETTO / Creativity / DESIGN

Ater Roma. Rigenerare Corviale. Concorso internazionale di progettazione Ater Rome. Regenerating Corviale. International design competition

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Farfalle di Ciriaco Campus / Farfalle di Ciriaco Campus

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AUTHOR: Franco Zagari

Landscape architect, is a professor at the AQ of La Sapienza, Rome. He is the author of numerous works produced in Italy, France, Scotland, Japan, Jordan, Georgia. He is the author of studies, film and research, and essays on the theme of garden and landscape. Numerous awards and honors, most recently the award to the career RomArchitettura 2014

AUTORE: Franco Zagari

Architetto e paesaggista, è professore AQ a La Sapienza, Roma. È autore di numerose opere realizzate in Italia, Francia, Scozia, Giappone, Giordania, Georgia. È autore di studi, film e ricerche, e di saggi sul tema del giardino e del paesaggio. Numerosi premi e riconoscimenti, da ultimo il premio alla carriera di RomArchitettura 2014

Architettura e paesaggio FRANCO ZAGARI, DOMENICO AVATI, LUCA CATALANO, SARAH AMARI, LORENZO CELLINI, NICOLETTA CRISTIANI, ENDRI MEMAJ, CLAUDIA RESNATI / Sociologi ALBERTO ABRUZZESE, LUCA MASSIDDA / Opere d’arte CIRIACO CAMPUS / Strutture GIOVANNI MAGRO / Energie rinnovabili FRANCESCA CRISTINA CASCELLA / Giardini pensili MARIA ELENA LA ROSA /Segreteria tecnica CINZIA METTA Architecture and landscape FRANCO ZAGARI, DOMENICO AVATI, LUCA CATALANO, SARAH AMARI, LORENZO CELLINI, NICOLETTA CRISTIANI, ENDRI MEMAJ, CLAUDIA RESNATI / Sociologists ALBERTO ABRUZZESE, LUCA MASSIDDA / Artwork CIRIACO CAMPUS / Structures GIOVANNI MAGRO / Renewable energy FRANCESCA CRISTINA CASCELLA / roof gardens MARIA ELENA LA ROSA / Technical secretariat CINZIA METTA

Nelle scorse settimane si è concluso un Concorso internazionale promosso e finanziato dalla Regione Lazio, con il sostegno dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, denominato “Rigenerare Corviale”. Il progetto “Corviale”, nato negli anni 70 come progetto dell’avanguardia italiana di Architettura, si rivelò, negli anni successivi, un boomerang per chi l’aveva progettato, l’architetto Mario Fiorentino: nove piani, 6 lotti per oltre 6.000 persone, più di 120 famiglie. In pochi anni, Corviale è divenuto il simbolo del “gigantismo” edilizio e del malessere sociale. Oggi, si è chiesto al mondo dell’Architettura di trasformare il Corviale da “città fortificata” a complesso permeabile e accogliente, inserendo funzioni nuove che possano rendere il luogo vitale giorno e notte. I risultati del concorso hanno attribuito il primo premio ad un bel progetto dell’Architetto milanese Laura Peretti. NIP, non è una rivista specializzata in concorsi, né uno strumento ufficiale del mondo dell’Architettura italiana; per questo, siamo andati alla ricerca non del progetto “migliore”, bensì quello che ci sembrava avere introdotto innovazioni creative capaci di far dialogare in modo virtuoso soluzioni architettoniche, funzioni urbanistiche e architettura del paesaggio. È una spiegazione doverosa ai nostri lettori sul perché abbiamo scelto il progetto dello studio Franco Zagari. In recent weeks has ended an international competition promoted and financed by the Region of Lazio, with the support of the Order of Architects of Rome and Province, called “Rebuild Corviale”. The “Corviale” project, born in the 70’s as a project of the Italian avant-garde architecture, turned out, in the following years, as a boomerang for those who had planned it, the architect Mario Fiorentino: nine floors, 6 lots for over 6,000 people, more than 120 families. In a few years, Corviale has become the symbol of “gigantism” housing and social malaise. Today, has been asked the World Architecture to transform the Corviale from “walled city” into a complex permeable and welcoming one, inserting new features that can make the vital place day and night. The results of the competition awarded the first prize to a great project by the milanese Architect Laura Peretti. NIP, is not a magazine specialized in competitions nor an official tool of the world of Italian Architecture; for that, we went not to research the “best” project, but what seemed us to have introduced creative innovations, able to create dialogue so virtuous and architectural design, urban planning and landscape architecture functions. It is an explanation of duty to our readers about why we chose the project by Franco Zagari studio.

Occhiello Editoriale di / Editorial subheading by Enrico Falqui 2016

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Creatività / PROGETTO / Creativity / DESIGN La grande balena bianca. Un esperimento esemplare

The great white whale. An exemplary experiment

«...Appena insediati, quando potevamo fare una piccola gita, salivamo sulle nostre 500 e andavamo fino alla Casetta Mattei, perché da lì si vedeva il nostro edificio in tutta la sua dimensione. Madonna, dicevamo, quella è casa nostra!»

«...As soon settled, when we could take a little trip, we get in our 500 and went up to Casetta Mattei, because from there we could see our building in all its dimensions. Madonna, we said, that’s our house!»

Rigenerare Corviale è una sfida molto ambiziosa ma necessaria. Monumento? Mostro? Emergenza sociale? Corviale è una città nella città, con un carattere così forte da esaltarlo e isolarlo allo stesso tempo, con una situazione abitativa disagiata e un bilancio di esercizio catastrofico. Intervenire, rispettandone l’architettura e la storia, è possibile solo a condizione di osare, di interrogare questa gigantesca struttura in tutti i suoi segreti per scoprirne le possibilità di recupero. Solo con una determinazione politica molto forte, conoscendone a fondo

To regenerate Corviale is a very ambitious challenge but necessary. Monument? Monster? Social emergency? Corviale is a city within a city with such a strong character to enhance it and isolate it at the same time, with a population status and financial catastrophic situation. To intervene, respecting its architecture and history,is only possible on condition of daring to interrogate this gigantic structure in all its secrets to discover the chances of recovery. Only with a strong political will, a profound knowledge of the

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la storia e il progetto, partendo da un ascolto attento di chi vi abita, si potrà tentare questa avventura. Purché si sia consapevoli che è una sfida che non riguarda un quartiere, ma la città tutta. Roma non può limitarsi a una semplice “consegna” al quartiere di un restyling territoriale. Deve invece comprendere Corviale all’interno della più ampia sfera metropolitana, come un’emergenza sociale improrogabile. Perché Corviale è Roma. Le soluzioni gestionali funzioneranno quanto più saranno in grado di trovare strumenti e momenti di compartecipazione e scambio con la città tutta. Che questo processo sia realizzato in comune, in sincronia, tra dentro e fuori le mura, costituisce il fondamento sociale e politico di un processo di rigenerazione che sia credibile. Obiettivo prioritario è saper vedere e mettere in valore vocazioni latenti, immaginare un quartiere “normale” proprio nella sua diversità, proprio perché dotato di una spiccata originale personalità. Ecco un doppio vincolo: il rispetto dell’opera di architettura, e al tempo stesso una sua riscrittura, che sappia parlare alla città, con i suoi abitanti al centro della scena. Corviale non accetta mezze misure, deve diventare un posto dove vivere bene, accogliente per chi lo abita, attrattivo per chi lo visita. Né ghetto, né zoo. Una delle risorse del quartiere è costituita dalla sua singolare ricchezza di aree verdi. Corviale vi è però conficcato come trauma, piuttosto che integrato come organismo. Questo tema, come quello del potenziamento delle infrastrutture, in particolare del trasporto pubblico, è lo sfondo della nostra proposta. Ma la sua prima ossessione è rivolta al corpo dell’edificio, al ventre della grande balena che nel suo destino drammatico e nella sua aspirazione di grandezza sta divorando Achab. E tutto il suo equipaggio.

history and the project, starting from an attentive listening to the people living there, you can attempt the adventure. Provided being aware that it is a challenge that does not fall under the district, but the whole city. Roma can not be limited to a simple “surrender” to the restyling of a territorial district. Instead, it must understand Corviale within the larger metropolitan sphere, as a social urgent emergency. Because Rome is Corviale. The management solutions will work as much as they will be able to find tools and moments of sharing and exchange with the whole city. That this process is carried out jointly, in sync, between inside and outside the walls, it is the social and political basis of a regeneration process that is believable. Primary objective is being able to see and put in value latent vocations, imagine a “normal area” is in its diversity, because it has a strong original personality. Here is a double obligation: the respect of architectural work, and at the same time its rewriting, that can speak to the city, with its inhabitants in the centre of the scene. Corviale does not accept half-measures, it has become a place to live well, welcoming to its inhabitants, attractive to those who visit. Neither ghetto nor zoo. One of the resources of the neighbourhood is constituted by its singular richness of green areas. Corviale is there, however, stuck as trauma, rather than integrated as a body. This theme, such as the upgrading of the infrastructure, in particular public transport, is the background of our proposal. But its first obsession is directed to the body of the building, in the belly of the great whale that in its dramatic destiny and in its aspiration to greatness is devouring Ahab. And all its crew.

Abbiamo seguito due linee di azione simbiotiche:

• a major building restructuring that from a distribution reconstruction of homes and thanks to the junction of

• una profonda ristrutturazione edilizia che a partire da una ricomposizione

We followed two symbiotic action lines:

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Creatività / PROGETTO / Creativity / DESIGN

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distributiva delle abitazioni e grazie all’innesto di servizi di nuova centralità sappia riprogettare un habitat più armonioso e competitivo; • un processo di gestione partecipata dell’intervento che sappia innescare una valorizzazione economica e sociale delle risorse materiali e umane presenti. In questo senso Corviale è un progetto sperimentale esemplare dei nuovi orientamenti che oggi definiscono l’approccio paesaggistico. Intervenire ha senso se viene individuato con chiarezza un interesse comune per le ricadute sociali ed economiche che il progetto è in grado di produrre, al di là dei suoi obiettivi immediati. Perché è sul medio e lungo periodo, nell’indotto generato, che può ragionevolmente essere colta la sua maggiore possibilità di successo. Una simile progettualità estesa richiede al mondo della politica una capacità di indirizzo che abbia chiara questa ampiezza di visione e che possa essere sostenuta da un importante accordo di programma di iniziativa privata. Non è

the new central services knows how to redesign a more harmonious and competitive environment; • a participatory intervention process management that knows how to trigger an economic and social enhancement of material and human resources. In this sense Corviale is an experimental project example of the new guidelines that now define the landscaping approach. Taking action makes sense if clearly identified is a common interest for the social and economic impact that the project is capable of producing, beyond its immediate objectives. Because it is the medium and long term, in the generated produced, which can be reasonably grasped its greater chance of success. Such extended planning requires to the world of policy a capacity of steering clear that has this breadth of vision and can be supported by a major private initiative program agreement. It can not be accurately estimate how much will weigh economically the equalization interventions that

Farfalle / Butterflies


possibile stimare con precisione quanto potranno pesare economicamente interventi di perequazione che interesseranno complessivamente una superficie di circa 8.500 mq: 5.000 dedicati, tra piano terra e coperture, a nuove attività ricettive; 3.500 destinati a ospitare piccole attività terziarie all’interno dei nuovi atelier (collocati negli spazi attualmente abbandonati ai piani superiori delle scale monumentali). Il progetto propone una revisione radicale dell’uso dell’edificio, richiesta dall’obsolescenza di tutti gli impianti tecnici e ancor più dall’urgenza di un maggiore decoro della condizione abitativa. Abbiamo affidato a un paradosso, la punteggiatura di un volo di grandi farfalle variopinte di acciaio smaltato, l’annuncio di un’effettiva volontà di riscossa per Corviale. È un paradosso, come un paradosso è l’edificio, ma è anche, in controcanto, un gesto simbolico delicato e deciso. Il segno di una volontà di cambiamento che va a disturbare il corpo del mostro proprio in quei punti dove più è leggibile la sua dimensione inusuale: le testate estreme e intermedie.

will affect a total area of 8,500 square meters: 5,000 dedicated, between the ground floor and roof, to new accommodation facilities; 3,500 to house small tertiary activities in the new ateliers (currently placed in the abandoned spaces on the upper floors of the monumental stairs). The project proposes a radical vision of the use of the building, required by the obsolescence of all technical systems and even more urgency for greater decorum of the housing situation. We have entrusted a paradox, the punctuation of a flight of large enamelled steel colourful butterflies, the announcement of a real desire of comeback of Corviale. It is a paradox, a paradox is the building, but it is also, in counterpoint, a symbolic gesture, delicate and decisive. The sign of a desire for change that goes to disturb the monster’s body in those areas where is readable its unusual size: the extreme and intermediate extremity. It is also the symbolic gesture of a different strategy of mobility, in strict non-interference between the different housing functions.


Creatività / PROGETTO / Creativity / DESIGN

È anche il gesto simbolico di una diversa strategia della mobilità, rigorosa nella non interferenza tra le diverse funzioni abitative. Il corpo dell’edificio è rispettato nella sua identità, con forti novità puntuali che non contraddicono né il suo linguaggio né la sua poetica. Un gioco di specchi perpendicolari alle finestre provoca, sia dagli interni che dagli esterni, una dinamica sottile di luce e profondità nella superficie del monolite, che si esalta con il movimento degli osservatori. Vetro, colore e specchi captano e diffondono luce diurna e notturna, portando nel cuore dell’edificio un principio di vita e convivialità. La nostra prima scommessa parte dalla redenzione degli interni, oggi degni di una iconografia carceraria, con un trapianto dei sistemi distributivi delle zone abitative che vorremmo trasformare in unità tutte in linea. Senza che nessun appartamento sia modificato, le singole unità saranno servite da un proprio nodo scala, con grandi vantaggi in termini di sicurezza, privacy, decoro e promozione sociale. Corti e cavedi sono ridisegnati immettendo nelle torri dei Giardini di inverno, uno per alloggio al piano, piccoli ambienti tuttofare che sostituiscono le attuali cantine.

The body of the building is respected in its identity, with strong precise innovations that do not contradict or its language or its poetry. A game of mirrors perpendicular to the windows causes, both from the internal and from the external, a subtle dynamic of light and depth in the surface of the monolith, which is enhanced with the observers’ movement. Glass, colour and mirrors capture and diffuse daylight and night, bringing in the heart of the building a principle of life and conviviality. Our first bet of the redemption of the interior, now worthy of a prison iconography, with a transplant of distribution systems of residential areas that we would like to transform into all units in line. Without that no apartment is amended, the individual units will be serviced by their own node scale, with great advantages in terms of security, privacy, dignity and social promotion. Courtyards and light wells are redrawn by entering in the towers of the Winter Gardens, one per unit per floor, small handyman environments that replace the existing cellars. On the ground floor, the public space sections with a horizontal slot of light throughout the complex and

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Planimetria generale / General Plan

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Planimetria, dettaglio / Plan, detail

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Prospettiva / Perspective

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Creatività / PROGETTO / Creativity / DESIGN

Al piano terreno, lo spazio pubblico seziona con un’asola orizzontale di luce tutto il complesso e si espande sui due lati in una grande piazza-giardino, la più ampia di Roma: ad est, verso il Corvialino, con una promenade e una ciclabile (il “Chilometro”); a ovest con una seconda promenade, dove trovano spazio piccole piazze e giardini pubblici, chioschi con ristoranti, caffè e altre attività ricettive. Via Poggio Verde infine è ridisegnata con una corsia promiscua a scendere (con accessi diretti dai garage), una corsia a salire riservata ai mezzi pubblici, parcheggi a raso. Questo semplice espediente offre agli abitanti un grande vantaggio: poter prendere l’autobus da comode fermate sotto casa. Il tutto in attesa dell’arrivo della tramvia 8. La liberazione del piano terreno da scudi e cantine apre un taglio luminoso orizzontale nell’attacco a terra, con la struttura a vista che è rivisitata come un lungo maestoso portico trasparente. Gli atri dei corpi scala sono i fuochi di questo portico. Il Corviale pare allora levitarsi da terra. Il colore stabilisce qui uno dei canoni più importanti del progetto. Il portico infatti è una sequenza cromatica sempre diversa che dà a chi percorre il chilometro un effetto cinetico, un’armonia e una riconoscibilità immediata di ogni punto. Al piano attico, sotto un cielo immenso, con un orizzonte impagabile, le coperture offrono un sistema di oltre due ettari di roof garden, con le tecniche più avanzate per peso, coibentazione e drenaggio, terrazze e pergole fotovoltaiche. Un nuovo spazio di socialità, bello e utile (come superficie permeabile di coibentazione), dove si cammina su due livelli: uno subito sopra il lastrico solare è a patii, protetto dal vento dalle alte balaustre esistenti, con attività che costituiranno un servizio formidabile per la rinascita del quartiere (un orto botanico, una città dei ragazzi ludico-scientifica, spazi ricettivi per il loisir e benessere); l’altro, soprastante, in legno, da vita a una promenade aerea che gode di uno dei panorami più belli di Roma. L’Orto Paleobotanico è, come nel sogno di Rousseau, un giardino primitivo 78

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expands on the two sides in a large garden-square, the largest in Rome: to the east, toward the Corvialino, with a promenade and a bicycle path (the “Kilometre”); west with a second promenade, where there are small squares and public gardens, kiosks with restaurants, cafes and other accommodation facilities. Via Poggio Verde is finally redesigned with a promiscuous lane to go down (with direct access from the garage), a climbing lane reserved for public transport, parking at grade. This simple device provides the residents a great advantage: you can take the bus from comfortable stops under the house. All awaiting the arrival of the tramway 8. The liberation of the ground floor from shields and cellars open a bright horizontal cut in the attack on the ground, with the visible structure which is revisited as a long majestic transparent porch. The atria of the stairwells are the fires of this porch. Corviale seems then to levitate on the ground. The colour sets here one of the most important rules of the project. The porch is in fact an ever-changing colour sequence that gives those who are taking the Kilometre a kinetic effect, harmony and immediate recognition of each point. On the top floor, under a vast sky with a priceless horizon, the covers offer a system of more than two hectares of roof garden, with the most advanced techniques for weight, insulation and drainage, terraces and photovoltaic pergolas. A new social space, beautiful and useful (as permeable surface for insulation), where you walk on two levels: one just above the flat roof is patios, protected from the wind by the high existing balustrades, with activities that will constitute a formidable service the rebirth of the neighbourhood (a botanical garden, a recreational and scientific boys’ town, reception areas for leisure and well-being); the other, above, wood, gives life to an aerial promenade which enjoys one of the most beautiful views of Rome. The Palo-botanic garden is,


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e ancestrale, che offre uno spaccato di Roma prima di Roma, un paesaggio primordiale abitato da muschi e licheni, piante acquatiche, erbacee e lianose, felci, equiseti, canneti, cicadacee e piccoli alberi in gruppi compatti. Un invito all’avventura, all’esplorazione, all’empatia. Un patrimonio comune per gli abitanti di Corviale, un’attrattiva straordinaria per i suoi visitatori. Come un eden relitto, di cui gustare frutti in ogni stagione, l’Orto proviene dal passato proiettandoci nel futuro. Sarà un omaggio a Roma, una delle capitali europee con il maggior patrimonio di biodiversità e

as in the dream of Rousseau, a primitive and ancestral garden, which offers a glimpse of Rome before Rome, a primordial landscape inhabited by mosses and lichens, aquatic plants, grasses and lianas, ferns, horsetails, reeds, cycads and small trees in compact groups. An invitation to adventure, exploration, empathy. A common heritage for the inhabitants of Corviale, extraordinary attraction for its visitors. As a wreck eden, of which enjoy the fruits in every season, the Garden comes from projecting the past into the future. It will be a homage to Rome, one of the European capitals with the greatest wealth of biodiversity, and with some of the most significant fossil deposits in Europe. The new roof is open to the public safely and 5 service halls are transformed into

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Il Trapianto tipologico / The Typological Transplantation

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Il Portico e le nuove Torri / The Portico and the new Towers

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Creatività / PROGETTO / Creativity / DESIGN

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Le coperture / The Upholstery

con alcuni tra i più significativi giacimenti fossili d’Europa. Il nuovo tetto è aperto al pubblico in assoluta sicurezza e le 5 sale condominiali sono trasformate in partecipati luoghi conviviali, ambienti ideali per la promozione della vita civica di Corviale: ognuna è un club che dispone di una grande loggia-giardino a tripla altezza, un modulo duplex di uffici e un piccolo teatro. È il quartiere generale partecipativo di tutta l’operazione. Gli atelier utilizzano degli spazi abbandonati delle scale monumentali ai piani alti per attività terziarie vitali per il quartiere. La mobilità è rivoluzionata: i garage sono liberati da ogni volume improprio, resi puliti e sicuri. I flussi verticali rispondono a ben distinte esigenze di orientamento, velocità e immediatezza nel raggiungere le diverse destinazioni. I nodi scala abitativi sono rigenerati e resi indipendenti, le scale monumentali connettono in modo distinto i nuovi atelier e le coperture ridisegnate per un uso pubblico di grande qualità. Lungo

participatory convivial places, ideal environments for the promotion of Corviale civic life: each one is a club that has a large loggia-garden at triple height, a duplex module of offices and a small theatre. It is the participatory headquarters of the whole operation. The studios are using the abandoned spaces of the monumental stairs to the upper floors for vital service activities for the neighbourhood. Mobility is revolutionized: the garages are freed from any improper volume, made clean and safe. The vertical flows based on the distinct needs of orientation, speed and immediacy in reaching different destinations. The residential-scale nodes are regenerated and made independent, the monumental staircase connecting distinctly new atelier and redesigned covers for a high quality public use. Along Via Ferrari six new exterior towers linking the ground floor with garages, service rooms and covers, ensuring a dual purpose.


via Ferrari sei nuove torri esterne collegano il piano terreno con i garage, le sale condominiali e le coperture, garantendo un duplice obiettivo. Quanto costa alla città non realizzare questi interventi? Intervenire è un’operazione necessariamente onerosa, ma la sua curva di convenienza va corretta e valutata non solo rispetto al carisma che il quartiere ha assunto nella storia di Roma, ma a un potenziale di risorse umane e materiali inesplorato. Un potenziale che esiste, difficile da interpretare, ma da valorizzare a tutti i costi. Stiamo parlando di trasformazioni che richiedono un impegno non indifferente, ma destinate ad avere un impatto sul valore del quadrante probabilmente molto superiore all’entità dell’investimento. La questione è quindi politica: saper concorrere a generare un volano che induca operatori privati e pubblici a intervenire alla giusta scala. Ma quello economico non è l’unico grande investimento di cui il processo di rigenerazione di Corviale ha bisogno.

How much does the city do not realize these interventions? Taking action is an operation necessarily expensive, but its convenience curve must be corrected and evaluated not only with respect to the charisma that the neighbourhood has assumed in the history of Rome, but to a potential human resources and undiscovered materials. A potential that exists, difficult to interpret, but to be enhanced at all costs. We are talking about changes that require a considerable commitment, but bound to have an impact on the value of the dial probably far exceeds the size of the investment. The question is therefore political: being able to contribute to generate a driving force to induce private and public operators to intervene at the right scale. But the economic one is not the only major investment that the regeneration process of Corviale needs. The indispensable finding the financial capital needed to effectively intervene on the off-scale structure of the


Creatività / PROGETTO / Creativity / DESIGN All’indispensabile reperimento del capitale finanziario necessario per intervenire efficacemente sulla struttura fuori scala dell’unità di abitazione romana, deve necessariamente accompagnarsi l’investimento sul suo capitale sociale, il coinvolgimento reale e partecipato delle sue diverse popolazioni. Il progetto prevede la costituzione di una puntuale infrastruttura civica destinata all’organizzazione del processo partecipativo e articolata su 3 livelli: l’instaurazione di una Cabina di Regia alla guida del programma; la nomina di un Comitato Civico per la Rigenerazione di Corviale; l’attivazione di 5 Tavoli Progettuali per la Partecipazione. Se la cabina di regia incarna la mente politica del programma partecipativo e il comitato civico costituisce la sua coscienza sociale, sono i 5 tavoli progettuali a rappresentarne il cuore: essi hanno infatti il compito di attivare, implementare e curare quotidianamente i processi partecipativi, ricorrendo – in base alla tematica affrontata – a diverse possibili metodologie per la gestione della partecipazione (action planning, open space technology, world cafè, teatro sociale, passeggiate di 82

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signal Roman house, must be necessarily accompanied by the investor in its social capital, the real participatory involvement of its diverse populations. The project envisages the establishment of a precise civic infrastructure for the organization of the participatory process, articulated on 3 levels: the establishment of a control room to the program guide; the appointment of a Civic Committee for Corviale’s Regeneration; the activation of 5 tables for Project Participation. If the control room embodies the mind of participatory program policy and the civic committee constitutes its social conscience, are the 5 design tables to represent its heart:they have the task to activate, deploy and daily treat the participatory processes, using - depending on the themes addressed - in several possible methods for the management of the investment (action planning, open space, technology world cafe, social theater, neighborhood walks, etc.). The composition of the tables is a variable geometry, and provides for the permanent presence of at least an


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Atelier e Sale comuni / Atelier and Common living rooms

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Creatività / PROGETTO / Creativity / DESIGN

CORVIALE INFRASTRUTTURA CIVICA DELLA PARTECIPAZIONE: ORGANIGRAMMA / CORVIALE CIVIC INFRASTRUCTURE OF PARTICIPATION: ORGANOGRAM

CABINA DI REGIA / CONTROL ROOM

• Sindaco di Roma (Presidente) / Rome mayor (president) • Rappresentante Regione Lazio / Region Lazio Delegate • Rappresentante XI Municipio / XI City Hall Delegate • Rappresentante ATER Roma / ATER Rome Delegate • Gruppo di Progettazione / Design group

Tavolo / Table: GREEN ENVIRONMENT • Architetto referente per il progetto / Delegate architect for the project • Sociologo esperto in processi partecipativi / Sociologist expert in participatory processes • Rappresentanti della cittadinanza / Spokespersons of the citizenship • Rappresentanti dei portatori di interesse / Representatives of the stakeholders

Tavolo / Table: SMART ENVIRONMENT

COMITATO CIVICO PER LA PARTECIPAZIONE / CIVIC COMMITEE FOR PARTICIPATION • 5 Rappresentanti della popolazione di Corviale (ogni lotto nomina un delegato) / 5 spokespersons of Corviale's citizenship (each lot appoints a delegate)

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• 10 Rappresentanti delle realtà socio-culturali, politiche ed economiche che operano nel quadrante / 10 delegates of socio-cultural, politics and economic realities operating in the quadrant

• Architetto referente per il progetto / Delegate architect for the project • Sociologo esperto in processi partecipativi / Sociologist expert in participatory processes • Rappresentanti della cittadinanza / Spokespersons of the citizenship • Rappresentanti dei portatori di interesse / Representatives of the stakeholders

Tavolo / Table: ART&CULTURAL ENVIRONMENT • Architetto referente per il progetto / Delegate architect for the project • Sociologo esperto in processi partecipativi / Sociologist expert in participatory processes • Rappresentanti della cittadinanza / Spokespersons of the citizenship • Rappresentanti dei portatori di interesse / Representatives of the stakeholders

Tavolo / Table: LEISURE ENVIRONMENT • Architetto referente per il progetto / Delegate architect for the project • Sociologo esperto in processi partecipativi / Sociologist expert in participatory processes • Rappresentanti della cittadinanza / Spokespersons of the citizenship • Rappresentanti dei portatori di interesse / Representatives of the stakeholders

Tavolo / Table: EDU ENVIRONMENT • Architetto referente per il progetto / Delegate architect for the project • Sociologo esperto in processi partecipativi / Sociologist expert in participatory processes • Rappresentanti della cittadinanza / Spokespersons of the citizenship • Rappresentanti dei portatori di interesse / Representatives of the stakeholders

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quartiere, ecc.). La composizione dei tavoli è a geometria variabile e prevede la presenza permanente di almeno un ambasciatore della cittadinanza e un rappresentante dei portatori di interesse. Attraverso le attività dei 5 tavoli progettuali, la partecipazione è fisicamente portata dentro il progetto di rigenerazione. Le sale condominiali rappresenteranno infatti per tutta la durata del progetto le sedi permanenti dei 5 gruppi di lavoro partecipato. Potranno ospitare dibatti, conferenze e mostre sul progetto, ma costituiranno soprattutto le location dove saranno sperimentate le forme più performative di partecipazione. Le sale lavoreranno infine alla progettazione partecipata della propria destinazione finale: il proprio futuro come spazi comuni di uso pubblico e collettivo sarà infatti stabilito lasciando alle comunità residenti, opportunamente coordinate e sostenute nel processo decisionale, il compito di immaginare e realizzare una soluzione progettuale condivisa.

ambassador of citizenship and a representative of stakeholders. Through the activities of the 5 design tables, participation is physically brought in the regeneration project. Monthly fact represent the halls for the duration of the project permanent headquarters of the 5 participated working groups. They will host debates, conferences and exhibitions on the project, but above all constitute the location where it will be tested the most performant forms of participation. The halls will work finally to participatory planning of its final destination: your future as common areas of public and commercial use will in fact be established, leaving to the community residents, duly coordinated and supported in decision-making, the task is to devise and implement a shared design solution.


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«Capire i linguaggi umani, imperfetti e capaci nello stesso tempo di realizzare quella suprema imperfezione che chiamiamo poesia, rappresenta l'unica conclusione di ogni ricerca della perfezione» «Understand human languages, imperfect and capable at the same time to realize that supreme imperfection we call poetry, is the only conclusion of each quest for perfection» Umberto Eco

People’s Landscape Video Contest, 1st edition / UNISCAPE / European Network of Universities for the implementation of the European Landscape Convention Competition Brief peopleslandscape@uniscape.eu

>> WEB SITE

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Architettura Open Source Verso una progettazione aperta Open Source Architecture Towards an open design


AUTHOR: Nicoletta Cristiani

Responsible for NIPblog Architect. She nourishes a keen interest in landscape architecture and contemporary art, communication and organization of exhibitions, events and workshops

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idea di manipolare e guidare la società attraverso lo spazio progettato in ogni sua parte risale al XVIII secolo quando l’architetto francese Claude-Nicolas Ledoux progettò le saline di Chaux, le quali divennero l’archetipo della pianificazione delle città ideali durante l’era industriale. Il progetto di Ledoux rappresentava il pensiero dei filosofi francesi dell’epoca ed esprimeva il dominio della razionalità umana sulla natura; ogni edificio comunicava chiaramente la sua funzione e la classe sociale a cui era rivolto attraverso il proprio aspetto facendo riferimento a quella che Ledoux chiamava "architettura parlante". Diversi anni dopo, Charles Fourier ideò il Falansterio (1822), una comunità di lavoratori, un microcosmo sociale, un progetto al limite tra architettura e scienze sociali, che esprimeva chiaramente l’idea di come l’architettura fosse in grado di influenzare la condizione umana, dagli aspetti pratici della vita quotidiana di ogni singolo individuo, ai meccanismi sociali più complessi.

AUTORE: Nicoletta Cristiani

Responsabile NIPblog Architetto. Nutre uno spiccato interesse per l’architettura del paesaggio e l’arte contemporanea, la comunicazione e l’organizzazione di mostre, eventi e workshop

I successivi movimenti radicali del Novecento ereditano questa visione della città come struttura sociale fondata sul progetto e la applicano fino agli oggetti più piccoli, teorizzando il Gesamtkunstwerk, termine tedesco coniato da Richard Wagner che indica l’opera d’arte onnicomprensiva; nasce così una nuova sfida per l’architetto «l’idea che tutto potesse essere progettato». Sul concetto del Gesamtkunstwerk si fonda la scuola del Bauhaus, "la casa del costruire" di Walter Gropius, all’interno della quale l’architetto diventa un "creatore solitario" caratterizzato dalla fiducia in sé stesso e dall’ottimismo di chi è consapevole di poter cambiare la società ed educare la borghesia. L’architettura negli ultimi secoli ha gonfiato il proprio ego, fino ad arrivare ai nostri giorni dove la figura dell’architetto "Archistar" è ben nota a tutti come quella élite di architetti-progettisti famosissimi che si occupa degli edifici più rappresentativi della cultura contemporanea di tutto il mondo. Parallelamente però, la progettazione collettiva ha continuato ad intrecciarsi

con queste pratiche di progettazione individualista. Per migliaia di anni la storia della città è stata caratterizzata da un agire collettivo in cui la socialità si interseca alle esigenze collettive più che a quelle individuali, «un’arte collettiva non prodotta da pochi intellettuali o specialisti ma dall’attività spontanea e ininterrotta di un intero popolo con un retaggio comune, che agisce sulla spinta di una comunione di esperienze». Si delinea così una nuova figura dell’architetto: non il creatore di forme ma, l’osservatore dell’ambiente costruito che tenta di capire il proprio ruolo all’interno di questo ambiente che si delinea spontaneamente. Negli anni Sessanta furono teorizzate una infinità di idee che ruotavano tutte intorno alla necessità di dare maggiore potere agli utenti ed intorno alla quale ruotava il ruolo dell’architetto. N. John Habraken suggerisce una metodologia di progettazione partecipativa e flessibile, secondo la

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he idea to manipulate and steer the society through the space designed in every part dates back to the eighteenth century when the French architect ClaudeNicolas Ledoux designed the Chaux saline, which became the archetype of the planning of ideal cities during the industrial era. The Ledoux’ project was the thought of the French philosophers of the time and expressed the domain of human rationality over nature; each building clearly communicated its function and the social class to which it was addressed through their appearance by referring to what Ledoux called "talking architecture". Several years later, Charles Fourier invented the Phalanstery (1822), a community of workers, a social microcosm, a project at the border between architecture and social sciences, which clearly expressed the idea of how architecture was able to influence the human condition, from the practical aspects of daily life of every individual, to the most complex social mechanisms. Subsequent radical movements of the twentieth century inherited this vision of the city as a social structure based on the project and apply it to the smallest object, theorizing the Gesamtkunstwerk, the German term coined by Richard Wagner indicating a work of all-encompassing art; It was born as a new challenge for the architect «the idea that everything could be designed». On the Gesamtkunstwerk concept was founded the Bauhaus school, "the house of building" by Walter Gropius, in 92

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which the architect becomes a "lone creator" characterized by self-confidence and optimism of one who is aware of being able to change society and educate the bourgeoisie. The architecture in the last centuries inflated its ego, up to the present day where the architect "Archistar" is well known to all as the elite of famous architects and designers in charge of the most representative buildings of contemporary culture of all over the world. However, in parallel, collective design has continued to weave together with these individualistic design practices. For thousands of years the city’s history has been characterized by a collective act in which sociability intersects with collective needs more than with individual ones, «collective art not produced by a few intellectuals or specialists, but the spontaneous and uninterrupted activity of an entire population with a common heritage, which acts on the push of a communion of experiences». This outlines a new figure of the architect that is not the creator of forms, but the observer of the built environment that attempts to understand its role within this environment that emerges spontaneously. In the sixties they were realized a multitude of ideas that all revolved around the need for empowering users and around which revolved the architect’s role. N. John Habraken suggests a methodology of participatory and flexible design, according to which the architect provides a structure and then simply observes

the users who develop their own living environment; it is controlled architecture, interactive and able to operate on multiple time scales. Giancarlo De Carlo, much theoretical than designer, worked on the concept of "architecture as a body that would have lived and breathed together with its inhabitants". The idea of architecture as a living organism was resumed and enlarged by Fumihiko Maki who, together with a group of young Japaneses, created the Metabolist Movement, which proposed visionary plans of changing structures, able to expand indefinitely, in response to economic growth and post-war population. The projects ranged from the scale of individual buildings to entire megalopolis but very few of these were built, one example is the Nakagin Capsule Tower by Kisho Kurokawa in central Tokyo. In the wake of these theories, were born the experimental quarters but, almost all failed. Corviale in Rome, designed as a "city in a box", for 8,500 inhabitants "locked" into a "Serpent" along a kilometer that had to be totally selfsufficient was soon occupied illegally. A few months after the inauguration in fact, more than 700 families had settled illegally in unused public areas and empty shops and the building soon became a place of illegal activities. Same fate, perhaps even more dramatic, fell to the Robin Hood Gardens in London by Peter and Alison Smithson, who picked up accusations of "inhumane planning" and being a "social


quale l’architetto fornisce una struttura e poi si limita ad osservare i fruitori che sviluppano il proprio ambiente abitativo; si tratta di un’architettura comandata, interattiva e capace di operare su più scale temporali.

Architettura Open Source. Verso una progettazione aperta / Open Source Architecture. Towards an open design

Autore / Authors: Carlo Ratti with Matthew Claudel

Anno / Year: 2014

Prezzo / Price: 11€

Editore / Publisher: Einaudi N°pag / N°pag: 152

Giancarlo De Carlo, molto più teorico che progettista, lavorò sul concetto di «architettura come organismo che avrebbe vissuto e respirato insieme ai suoi abitanti». L’idea dell’architettura come organismo vivente venne ripresa ed ampliata da Fumihiko Maki che insieme ad un gruppo di giovani giapponesi creò il Movimento metabolista, il quale proponeva piani visionari di strutture mutevoli, capaci di ampliarsi all’infinito, per rispondere alla crescita economica e demografica post bellica. I progetti andavano dalla scala del singolo edificio ad intere megalopoli ma, pochissimi di questi furono realizzati, un esempio è la Nakagin Capsule Tower di Kisho Kurokawa nel centro di Tokyo.

tutti ebbero esito negativo. Corviale a Roma, progettato come una "città in scatola", per 8.500 abitanti "rinchiusi" in un "Serpentone" lungo un chilometro che doveva essere totalmente autosufficiente fu ben presto occupato illegalmente. Pochi mesi dopo l’inaugurazione infatti, più di 700 famiglie si erano insediate abusivamente nelle aree pubbliche inutilizzate e nei negozi vuoti e l’edificio divenne in poco tempo luogo di attività illegali. Stessa sorte, forse ancor più drammatica, spettò al Robin Hood Gardens a Londra di Peter ed Alison Smithson, il quale raccolse accuse di "pianificazione disumana" e di essere una "cloaca sociale". Pochi anni dopo la realizzazione, gli abitanti iniziarono a chiedere la demolizione dell’edificio e solo dopo 41 anni di problemi abitativi ed alcuni tentativi di ristrutturazione, l’edificio venne demolito. Teorie dunque, che più che di partecipazione del cittadino, divennero sperimentazione sul cittadino.

Sulla scia di queste teorie, nacquero quindi i quartieri sperimentali ma, quasi

L’autore si pone e ci pone questo quesito: «È possibile che una nuova era delle reti

possa fornire gli strumenti connettivi in grado di trasformare l’eterno paradigma della partecipazione in azione concreta?» Ovviamente bisognerebbe imparare dalla rete e dai paradigmi di partecipazione del mondo digitale, da esperienze di condivisione come il sistema operativo Linux, la realizzazione di Free Software ed Open Source che diedero luogo in seguito ad esperienze tangibili come quella del MIT (Massachusetts Institute of Technology) per il laboratorio per la fabbricazione digitale a cui venne dato il nome di Fab Lab. In tutto il mondo e nelle diverse discipline ci si muove sempre di più verso una progettazione produttiva, collaborativa e condivisa, dove media e la cultura si spingono verso il Copyleft e il Creative Commons, l’architettura va verso la dimensione autoriale del Copyright e del diritto d’autore e sembra rimanere ferma. Ma chi più degli utenti può conoscere le proprie esigenze abitative? Eppure essi vengono quasi sempre esclusi dal

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cesspool". A few years after the construction, the inhabitants began to demand the demolition of the building and only after 41 years of housing problems and some attempts at restructuring, the building was demolished. So theories, rather than the citizen participation, became a trial on citizens. The author asks himself and asks us this question: «Is it possible that a new era of networks can provide the connective tools that can transform the eternal paradigm of participation into action?» Of course we should learn from the mains supply and the participation of the digital world paradigms, by sharing experiences such as the Linux operating system, the realization of Free Software and Open Source, which resulted in the following tangible experiences such as MIT (Massachusetts Institute of Technology) to the laboratory for digital manufacturing to which it was given the name of Fab lab. Worldwide and in different disciplines we are strongly moving towards a production 94

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design, collaborative and shared, where media and culture go down to the Copyleft and Creative Commons, architecture goes to the authorial dimension of Copyright and author’s right and seems to stand still. But who more than users can learn about their housing needs? Yet they are almost always excluded from the design process, especially in purely architectural field. The architect’s role is, according to Habraken, increasingly close to that of a "gardener" learning horticulture, carefully studying the soil and nourishing the plants, so the architect is working with the people and does not deliver them a finished product but has the opportunity to participate in the evolution of a built environment designed by the user. Carlo Ratti points out that this does not mean to shirk their professional responsibilities or to give up the "signature". You might get to see this professional figure from another aspect: the choral architect. He could play the role of moderator, create an ecosystem between curating and design and would take great strength from the

network. The project would no longer be the result of the creativity of one individual but of the community and would have the opportunity to evolve during its life cycle.«The digital revolution can play a role and will do it... but how can a creative network of design and manufacturing, led by the digital revolution, connect to the reality of life and the development of the built?». The author leaves us with an invitation to try to approach this new way of understanding architecture, «Now it’s up to you!». This book is very smooth and pleasant reading, is a project of Carlo Ratti, in line with the open source guidelines, to generate a choral text with other authors to create a wikipedia page, and inviting to participate in a first network of collaborators. The text has continued to expand due to a variety of external content, up to the need to create this book. In my opinion the subject is vast and still many are the aspects which could be addressed, but I think that "Open Source Architecture" gives some good insights.


processo di progettazione, specialmente in ambito puramente architettonico. Il ruolo dell’architetto è, secondo Habraken, sempre più prossimo a quello di un "giardiniere" che impara l’orticoltura, studia il terreno cura e nutre le piante, così l’architetto collabora con gli abitanti e non consegna loro un prodotto finito ma ha l’opportunità di partecipare all’evoluzione di un ambiente costruito progettato da chi lo usa. Carlo Ratti ci fa notare che tutto ciò non vuol dire sottrarsi alle proprie responsabilità professionali o rinunciare alla "firma". Si potrebbe arrivare a vedere questa figura professionale sotto un altro aspetto: l’architetto corale.

Egli potrebbe svolgere il ruolo del moderatore, creare un ecosistema tra curatela e progettazione e trarrebbe grandissima forza dalla rete. Il progetto non sarebbe più il risultato della creatività di un solo individuo bensì della comunità e avrebbe la possibilità di evolvere durante il suo ciclo di vita. «La rivoluzione digitale può svolgere un ruolo e lo farà... ma come può una rete creativa di progettazione e produzione, guidata dalla rivoluzione digitale collegarsi alla realtà della vita e dello sviluppo dell’ambiente costruito?». L’autore ci lascia con l’invito di provare ad approcciarsi a questo nuovo modo di intendere l’architettura, «Ora tocca a voi!».

Questo libro che risulta essere molto scorrevole e piacevole nella lettura, nasce da un progetto di Carlo Ratti, in linea con le direttive open source, di generare un testo corale con altri autori creando una pagina wikipedia e invitando a partecipare una prima rete di collaboratori. Il testo ha continuato ad ampliarsi grazie ad una molteplicità di contenuti esterni, fino ad arrivare alla necessità di dar vita a questo libro. A mio parere la tematica è molto vasta e molti sono ancora gli aspetti che potrebbero essere trattati ma, penso che "Architettura Open Source" dia degli ottimi spunti di riflessione.

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