Page 1

Periodico bimestrale, Registro Tribunale di Pisa n° 612/2012, 7/12 “Network in Progress” #28 Settembre 2015


REDAZIONE / EDITORIAL STAFF Direttore Responsabile Head editor Enrico Falqui enricofalqui@nipmagazine.it

Responsabile grafica e comunicazione visiva Art director Federica Simone

Caporedattrice Editor in Chief Stella Verin stellaverin@nipmagazine.it

Photo Editor Photo Editor Flavia Veronesi flaviaveronesi@nipmagazine.it Traduzioni Translations Marta Buoro

Redattori Editors Claudia Mezzapesa Francesca Calamita Laura Malanchini Ludovica Marinaro Marta Buoro Nicoletta Cristiani Paola Pavoni Simona Beolchi

CONTATTI / CONTACT Contatti / Contact www.nipmagazine.it redazione@nipmagazine.it

Network in Progress Iscritta al Registro della stampa al Tribunale di Pisa N° 612/2012, periodico bimestrale, 7/12 “Network in Progress” ISSN 2281-1176

Casa Editrice / Publishing ETS, P.za Carrara 16/19, Pisa Legale rappresentante Casa Editrice / Legal representative of the publishing house Mirella Mannucci Borghini


CON IL PATROCINIO DI / WITH THE SUPPORT OF

COPERTINA / COVER Copertina a cura di: Cover by: Valentina Bolognini


{Editoriale Resilient Liquid Landscape Resilient Liquid Landscape. Si tratta di una sfida, intendiamoci, cari lettori. La sfida presente alla realtà mutevole degli scenari quotidiani che scivola via da ogni parte, poiché lo spaesamento deleuziano ha fatto centro e il nostro senso di permanenza non esiste più. Il modello metropolitano ha investito nominalmente e di fatto larga parte del territorio dilatando i confini della città oltre misura in un indistinto “urbano” a densità differenziate. Alle sue molteplici concentrazioni si attribuiscono affannosamente definizioni diverse, tutte testimoni dello sforzo sincero di definirne le equazioni di stato. Ma il Paesaggio è quanto di più lontano da un gas perfetto. Le variabili in campo sono moltissime e non esistono leggi universalmente valide per interpretarlo né indicatori, la sua complessità è cresciuta con quella della società che lo produce quotidianamente e pretendere di controllarne le dinamiche è oggi un compito quasi impossibile anche per le discipline specialistiche che si occupano da sempre della città. Sembra quasi che queste non siano più in grado di mettere a fuoco l’oggetto del loro studio e se l’architettura ha da tempo smarrito il grandangolo, per l’urbanistica c’è da chiedersi che fine abbia fatto anche il corpo macchina. Fatto sta che, rinunciatarie o presuntuose, hanno ristretto il loro campo d’azione puntando i teleobiettivi sugli spazi di rappresentanza, veri rompicapo per città che hanno smarrito il proprio genius loci o addirittura il proprio senso. Nuovi waterfront, piazze, grandi centri commerciali… gli spazi pubblici progettati secondo le canoniche pratiche top down, qualora riescano a non naufragare ancor prima di essere realizzati, sono frammenti sconnessi, caratterizzati da un’insolita calma, quasi una stasi rispetto al traffico vorticoso di passi e di ruote che investe il resto della città. Così nitidi e così eterei. La città in cui ci muoviamo tutti i giorni invece è rimasta fuori fuoco. Quella dei flussi veloci di merci, di informazioni, di persone, quella che la distrazione ha reso densa, dove si sono accumulate insegne, containers, relitti, condomini liberi,


{Editorial Resilient Liquid Landscape Resilient Liquid Landscape. It is a challenge, mind you, dear readers. The challenge to this changing reality of everyday scenarios that slips away from everywhere, because Deleuze disorientation has won and our sense of permanence no longer exists. The metropolitan model has invested nominally and in fact a large part of the territory massively expanding the boundaries of the city, in an indistinct “urban� with a differentiated density. To its multiple concentrations different definitions are heavily attributed, all witnesses of the sincere effort to define the state equations. But landscape is the most distant thing from a perfect gas. The variables in the field are many and there are no universally valid laws to interpret it nor indicators, its complexity has increased such the one of the society, that produces it daily and claim to control its dynamics, today this is almost an impossible task even for the specialist discipline that always involved the city. It almost seems that they are no longer able to focus on the object of their study and if on one hand architecture has lost for too long a time the wide angle, on the other for urbanism, one wonders what happened also to the body of the machine. The fact is that, defeatist or presumptuous, have narrowed their field of action focusing telephoto lenses on the spaces of representation, real headaches for cities that have lost the genius loci, or even their own meaning. New waterfronts, squares, large shopping centres... public spaces designed according to the canonical top down practices, in case succeeding in not sinking even before being built, are disconnected fragments, characterized by an unusual calm, almost a stagnation than the whirling traffic of steps and wheels that invests the rest of city. So clear and so ethereal. But the city in which we move every day remained out of focus. That of fast flows of goods, information, people, the one that distraction made dense, where signs, containers, wrecks, free apartment buildings, supermarkets, gas stations have been accumulated.


minimarket, benzinai. Sono gli spazi costretti ad assecondare i nostri spostamenti veloci e il nostro abitare pendolare, che nel tempo hanno imparato ad accompagnarli, offrendo l’ovatta roboante dei loro materiali e corpi incongrui al flusso solitario dei nostri pensieri. L’opacità e i contrasti contribuiscono al loro costante rumore di fondo in cui ci immergiamo senza apparente cura, in compensazione automatica. Il fatto inaspettato è che in questi spazi, che sembravano attraversati e vissuti costantemente in cuffia, il brusio continuo della città dei flussi ha creato, invece, le condizioni di una intimità informale, feconda e rassicurante, al riparo dai riflettori degli spazi pubblici deputati che non offrono più luoghi di incontro. Ha dato spazio e nutrimento alle iniziative dei cittadini che vacillavano, timide, di fronte agli spaventosi iter burocratici dei grandi progetti urbani. Dagli spazi del fuori fuoco della città, teatri lineari del paradosso tra connessione e frammentazione paesaggistica, riprende oggi il processo di costruzione dell’immaginario urbano. Nei quartieri periferici, lungo le infrastrutture, a ridosso dei porti, in spazi che sembravano a molti gli universi del non senso, per i quali l’intervento dell’architetto paesaggista veniva e ancora viene visto come una cura estetizzante, si sta producendo un nuovo ordine formale ed una nuova idea di città, che riparte con progetti bottom up, alla piccola e a volte piccolissima scala. Interventi che reintegrano agricoltura e mestieri nella metropoli come vere tecnologie di recupero della biodiversità e dell’integrazione sociale. Spazi, dove condivisione significa equilibrio e compromesso. Ovviamente si tratta di processi che richiedono strumenti di analisi ed intervento molto avanzati: dialogo e movimento. Discreti ed attivi, i veri progettisti sono nuovi contadini: «scarpe grosse e cervelli fini». Oggi che l’agorà è assolata e zeppa di turisti, la resilienza si manifesta lungo i margini e da queste arterie della società liquida, Noi vi inviamo esperienze in miscellanea, come le istantanee dai bordi della SS9, non inviti alla contemplazione; Noi vi invitiamo a raccogliere la sfida e ad agire!

Ludovica Marinaro


Spaces are forced to go along with our fast movements and our commutant way of living, over time they learned how to accompany them, providing the bombastic batting of their materials and incongruous bodies to the lone flow of our thoughts. The opacity and contrasts contribute to their constant background noise in which we live without apparent care, equalling automatic. The unexpected fact is that in these spaces, which seems crossed and lived constantly in the headphones, the continuous buzz of the city flows has created, however, the conditions for an informal intimacy, fruitful and reassuring, away from the spotlight of public spaces, Members no longer offering meeting places. It gave space and nourishment to the citizens’ initiatives that were faltering, while facing appalling bureaucracy of the large urban projects. The out of focus areas of the city, linear theatres of the paradox between connection and landscape fragmentation, today set out the process of construction of the collective urban imagination. In the suburbs, along the infrastructures, close to the port, in spaces that appeared in many universes of nonsense, for which the intervention of the landscape architect was and still is seen as an aesthetic cure, it’s arising a new formal order and a new idea of the city, restarting from bottom-up projects, to the small and sometimes very small scale. Interventions that replenish agriculture and crafts in the metropolis as true recovery technologies of biodiversity and social integration. Spaces, where sharing means balance and compromise. Obviously these are processes that require very advanced analysis and intervention tools: dialogue and motion. Discrete and actives, the real designers are the new farmers «big shoes and quick brains». Nowadays that the agora is sunny and full of tourists, the resilience is manifested along the edges and from these arteries of the liquid society; We send you miscellaneous experiences, like snapshots from the edges of SS9, not invites to contemplation; We invite you to take up the challenge and act!

Ludovica Marinaro


INDICE / CONTENTS Rubriche / Column Architettura che ci piace / Architecture we like Auckland Wynyard Waterfront, uno strano posto Auckland Wynyard Waterfront, a strange place by Enrica Bizzarri

Frames SS9. Inventario della Via Emilia SS9. Inventory of Via Emilia by Barbara Rossi

Focus On Il Paesaggio agrario: interpretare temi e forme del mutamento The agricultural landscape: interpretating issues and forms of change by Benedetta Di Donato and Aurora Cavallo

Intervista / Interview Dare forma ai desideri Intervista a Sophie Agata Ambroise Giving shape to desires Interview with Sophie Agata Ambroise by Laura Malanchini

Il Progetto / Design Paesaggi di transizione: complessitĂ e diversitĂ  degli spazi periurbani in Lombardia Landscapes of transition: the complexity and diversity of the peri-urban areas in Lombardy by Emanuela Morelli

Recensione / Review Il libro / The book Viviana Gravano Paesaggi attivi: saggio contro la contemplazione Viviana Gravano Active Landscapes: essay against contemplation by Enrico Falqui


10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35

40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 54 55 56 57 58 59 60 61 63 63 64 65 66 67

74 75 76 77


È

solo cinque anni fa che decido di seguire un corso di graphic design, accantonando il mio precedente titolo di studio universitario (veterinaria). L’idea sembra inizialmente assurda, ma al contempo necessaria. Stavolta è la scelta giusta. Progettazione grafica, illustrazione e fotografia... la vita è bella! La natura (delle cose, dell’uomo, degli animali e dell’universo) è sempre, anche inconsciamente, al centro delle mie riflessioni e si esprime a volte con colori sfavillanti, mentre altre volte parla di buio e luce. Potete trovarmi su Behance behance.net/Vapi e su Tumblr vapi.tumblr.com.


las palmas de gran canaria

A

A

Grafica per la copertina del N°27 di Umbria Noise / Graphic design for the cover N°27 of Umbria Noise

I

t is only five years ago that I decided to take a course in graphic design, aside my previous university degree (veterinary). The idea initially seems absurd, but yet necessary. This time it’s the right choice. Graphic design, illustration and photography... life is beautiful! The nature (of things, human beings, animals and the universe) is always, even unconsciously, at the center of my thoughts and expresses itself sometimes with sparkling colors, other times speaks of darkness and light. You can find me on Behance behance.net/Vapi and on Tumblr vapi.tumblr.com.


L

a resilienza è una caratteristica biologica fondamentale dell’uomo: grazie ad essa siamo in grado di rispondere alle perturbazioni esterne e di autoripararci dopo un danno, con lo scopo di tornare allo stato iniziale. Una cicatrice potrebbe essere un buon esempio di come il corpo umano sia un sistema resiliente. Ma a sua volta l’uomo costituisce un agente perturbante, capace di causare una "cicatrice", quando modifica il paesaggio attraverso l’architettura. Siamo quindi al centro di tutto, siamo i perturbati e i perturbanti e creiamo le città a nostra misura.

R

esilience is a fundamental biological characteristic of man: through it we are able to respond to external perturbations and auto-protect ourselves after a damage, with the purpose of returning to the initial state. A scar might be a good example of how the human body is a resilient system. But in turn Man constitutes himself a perturbing agent, capable of causing a "scar" when modifying the landscape through architecture. We are therefore at the center of everything, we are disturbed and disturbing and we create the city to our measure.


Architettura che _ CI PIACE / non ci piace / Architecture _ WE LIKE / we don't like

Auckland Wynyard Waterfront, uno strano posto Auckland Waterfront Wynyard, a strange place Foto / Images: Enrica Bizzarri

A

10

NIP #27

2015


AUTHOR: Enrica Bizzarri

AUTORE: Enrica Bizzarri

Freelance, after graduating in Arts, she specialized in restoration and design of parks, gardens and green areas in nursing facilities. Already lecturer at the Faculty of Agriculture of Perugia, since 1999 she is a member of AIAPP of which is currently Vice President of the Central Section. She lives between Italy and New Zealand. www.enricabizzarri.net

Libera professionista, dopo la Laurea in Lettere, si specializza in restauro e progettazione di parchi, giardini e aree verdi nelle strutture di cura. Già docente a contratto alla Facoltà di Agraria di Perugia, dal 1999 è socia AIAPP di cui attualmente è Vicepresidente della Sezione Centrale. Vive tra l’Italia e la Nuova Zelanda. www.enricabizzarri.net

S

I

e non vi è mai capitato di rilassarvi su un’enorme chaise-longue nel pieno brulicare delle attività portuali o di fare una passeggiata tra le piante acquatiche con vista sul mercato del pesce, allora dovete proprio vedere questo strano pezzo di città. La città è Auckland, la più importante della Nuova Zelanda, grande e forse inconsapevole esperimento urbanistico, un tessuto metropolitano tra i più vivibili al mondo. Ma cosa ha di particolare questa parte della città? È la solita ex area industriale, figlia di un’era in cui si pensava che città e industria pesante

f never occurred you to be relaxed on a huge chaise-longue in the middle of the flood of port operations or to take a walk among the aquatic plants overlooking the fish market, then you should definitely see this strange piece of the city. The city is Auckland, the largest of New Zealand, large and perhaps unwitting planning experiment, a metropolitan fabric of the most liveable in the world. But what is so special about this part of the city? Is it the old former industrial area, daughter of an era when people thought that cities and heavy industry could live

A

Parte del Waterfront visto dal mare / Part of the Waterfront view from the sea

B

Particolare Centro informazioni e accoglienza / Detail of the information and hospitality centre

B

2015

NIP #27

11


Architettura che _ CI PIACE / non ci piace / Architecture _ WE LIKE / we don't like

potessero convivere? È il solito ritornello della riqualificazione delle aree dismesse? Lo è, ma declinato in modo creativo e innovativo. Intanto per la filosofia sottesa all’intervento: una zona portuale, ex area produttiva privata, diventa pubblica e dedicata alla fruizione dei cittadini, con un progetto orientato verso la compatibilità, il risparmio energetico e la sostenibilità. Il progetto di Taylor-Cullity-Lethlean in collaborazione con Wraight and Associates è di quelli che non passano inosservati, tanto è vero che è stato premiato alla Biennale del Paesaggio di Barcellona 2014 come miglior intervento di architettura del paesaggio degli ultimi cinque anni, in cui la valorizzazione dell’esistente viene declinata secondo un concetto di mixed-use che incoraggia e privilegia la coesistenza e perfino l’attrito tra passate e presenti funzioni, tra la memoria dei luoghi e le esigenze ricreazionali, commerciali e abitative di una metropoli in rapida evoluzione. Alla base del progetto la volontà di dialogo attivo con le attività industriali e marittime, di logistica e di pesca, prima isolate e irraggiungibili per la maggior parte dei cittadini. Vecchi moli, binari dismessi, enormi silos e pescherecci

together? Is it the usual refrain of the redevelopment of brownfield sites? It is, but declined in a creative and innovative way. In the meanwhile for the underlying philosophy of intervention: a port area, a private former production area, becomes public and dedicated to the enjoyment of the citizens, with a project oriented towards compatibility, energy conservation and sustainability. The project of Taylor-Cullity-Lethlean in collaboration with Wraight and Associates is one of those that does not go unnoticed, so much so that it was awarded at the Biennial of Landscape Barcelona 2014 as the best intervention of landscape architecture of the past five years in which the enhancement of the existing is declined according to a concept of mixed-use that encourages and favours the coexistence and even friction between past and present functions, including the memory of places and the recreational, commercial and housing needs of a rapidly changing metropolis. Behind the project the will of active dialogue with industrial,maritime, logistics and fishing activities, first isolated and inaccessible to most citizens. Old piers, unused railways, huge silos and vessels C

D

C

Centro eventi Wynyard / Wynyard events centre

D

Vista del Centro Eventi - in primo piano fontana del Wind Tree / View of the Events Center - in the foreground the Wind Tree fountain

12

NIP #27

2015


connotano con una presenza viva, fatta di materiali, ritmi, suoni e odori, un nuovo paesaggio pubblico ricco di locali, di spazi culturali e commerciali, aree gioco e tanto verde, aggiungendo autenticità e attrattività a uno spazio pubblico nuovo che, valorizzando l’esistente ed evocando la memoria dei luoghi, si apre al turismo e alle nuove esigenze urbane. La North Wharf Promenade di affaccia direttamente sull’acqua con numerosi caffè e ristoranti, mentre parallela scorre Jellicoe Street, avenue pedonale e asse principale dell’intervento, lussureggiante di vegetazione autoctona, su cui si affacciano banche e attività commerciali e che si prolunga nella parte industriale del porto attraverso il Silo Park. Questa parte finale dell’intervento, ricavata da un ex deposito di cemento di cui ha conservato le vecchie strutture, è un

connote a living presence, made of materials, rhythms, sounds and smells, a new public landscape rich in local, cultural and commercial spaces, play areas and greenery, adding authenticity and attractiveness to a new public space that, enhancing the existing and evoking the memory of places, opens itself to tourism and new urban needs. The North Wharf Promenade overlooks the water with numerous cafés and restaurants, while parallel flows Jellicoe Street, pedestrian avenue and main axis of the intervention, lush in native vegetation, with banks and businesses and that continues to the industrial part of the harbour through the Silo Park. This final part of the intervention, situated in a former warehouse of cement of which the old structures

2015

NIP #27

13


Architettura che _ CI PIACE / non ci piace / Architecture _ WE LIKE / we don't like

E

14

NIP #27

2015


E

Strutture del Silo Park / Silo Park' structures

F

Vista del Waterfront dal Silo Park / View of the Waterfront from Silo Park

G

Silo Park, laghetti / Silo Park ponds

F

grande spazio aperto agli usi ibridi: relax, gioco e attività sportive, grandi eventi, attività marittime. Da notare qui i grandi silos e le boe colorate, la pergola panoramica pluripiano, i percorsi lungo le grandi vasche di bio-ritenzione dell’acqua piovana, scaricata in mare attraverso una scalinata ricavata da materiali di risulta. Potrà piacere molto, poco o nulla, ma la realtà attuale di Auckland Waterfront è ogni giorno premiata dalle migliaia di abitanti e di turisti che la visitano e ne godono. Fa piacere constatarne l’accessibilità con piste ciclabili e mezzi pubblici, in un paese che peraltro sulla cultura dei trasporti ha ancora molto da costruire, o vedere la quantità di bambini che frequentano le strutture colorate del Silo Park in sicurezza e libertà. Si potrà obiettare che qui il concetto di sicurezza negli spazi pubblici è molto più "liberale" che da noi: per esempio il lungo tratto di banchina che costeggia l’oceano non è transennato (se lo fai notare a un Kiwi lui ti spiega gentilmente che loro sanno nuotare). Tutto questo in una città ridondante di verde, con una popolazione che ama il mare e le attività all’aria aperta, dove il contatto con gli elementi naturali è parte della vita quotidiana e non esibizione muscolare. Volontà politica e amministrativa, investitori privati lungimiranti, oculatezza e rigore nell’uso delle risorse pubbliche, cittadini che concepiscono beni e spazi comuni come "di tutti" e non come "di nessuno": forse abbiamo qualcosa da imparare.

have been conserved, is a large open space open to hybrid uses: relax, play and sport activities, major events, maritime activities. Here are noticeable the large silos and coloured buoys, the multi-storey panoramic pergola, the paths along the large tanks of bio-retention of rainwater discharged into the sea through a staircase made out of waste materials. You will like it or not, but the current reality of Auckland Waterfront is rewarded every day by thousands of residents and tourists who visit it and enjoy it. It’s valuable to ascertain the accessibility by bike paths and public transport, in a country which, moreover,on the transport culture still has much to build, or see the amount of children attending coloured frames of the Silo Park in security and freedom. It may be objected that here the concept of security in public spaces is much more "liberal" than in Italy: for example, the long stretch of quay along the ocean is not cordoned off (if you mention it to a Kiwi he explains politely that they know how to swim). All this in a city overflowing with green, with a population that loves the sea and outdoor activities, where contact with natural elements is part of everyday life and not a show of muscles. Political and administrative will, private far-sighted investors, prudence and rigour in the use of public resources, citizens who conceive goods and common spaces as "of all" and not as "of anyone": perhaps we have something to learn.

G

2015

NIP #27

15


Frames

L'opera incongrua / The incongruous work

16

NIP #28

2015


AUTORE: Barbara Rossi

(1988) vive e lavora a Roma. La sua produzione fotografica si muove tra la documentazione delle trasformazioni urbane contemporanee e la ricerca delle tracce lasciate dall’uomo sul paesaggio. Collabora con diversi studi di architettura.

SS9. Inventario della Via Emilia

O

ggi più che mai la fotografia ha il dovere di interrogarsi sul paesaggio non tanto come testimonianza dei luoghi, quanto per la possibilità della fotografia stessa di agire con e sul tempo, dando vita a immagini che contengono presente, passato e futuro. L’inventario SS9 è il tentativo di catalogare i segni e i cambiamenti portati dall’uomo in quella sezione di paesaggio italiano che è la Via Emilia. Molte volte questi cambiamenti non servono a migliorare il nostro stile di vita, ma sono tracce contraddittorie dell’intervento dell’uomo sul paesaggio. Nella complessità dei territori dell’Emilia Romagna, riconoscere e classificare esempi di paesaggi, dividendo la realtà in tassonomie, ci permette di attenuare il dissidio tra regola e caos e capire, forse solo illusoriamente, queste trasformazioni. Percorrendo la Via Emilia ho tralasciato i centri urbani a favore di quelli extra urbani e periferici, concentrandomi su quelle "terre di mezzo" apparentemente prive di una logica comune, dove l’uomo sembra rivendicare un diritto di libera espressione. È infatti qui che emergono le "opere incongrue"1 le "opere mobili" (relitti divenuti parte del paesaggio); le "opere leggere", contrapposte alle "opere pesanti"; le "opere produttive" (isole postmoderne nel mare padano) e in ultimo le "opere naturali" (l’elemento naturale in rapporto all’uomo). In tutte queste immagini l’uomo è presente

per mezzo della sua assenza; il suo "essere stato" ha determinato la conformazione di quei paesaggi e lì si posa l’occhio silente e rispettoso della macchina fotografica. La scelta della rappresentazione sempre frontale degli elementi e la ricerca di una prospettiva che si ripete sono necessarie al fine di mantenere un giusto grado di oggettività davanti alla rappresentazione di una realtà condivisa. L’Inventario, con la sua catalogazione, descrive un paesaggio frammentato, un paesaggio che per diverse ragioni rifiuta la logica della veduta, per prediligere di volta in volta una visione di carattere metaforico, simbolico, sociale, in un continuo scivolamento dalla dimensione soggettiva a quella collettiva. Risultato di un viaggio avanti e indietro (quello tra Rimini e Milano) intrapreso non solo con l’obiettivo di restituire una rassegna dei luoghi e catturarne "i cicli di vita", come direbbe Paola Viganò nei suoi Quaderni di Re-cycle, l’Inventario della Via Emilia vuole innescare domande, sollecitazioni, progetti futuri. La catalogazione e la suddivisione in capitoli cercano quindi di creare dei macro "insiemi di senso", che diano un’interpretazione non scientifica all’azione dell’uomo su queste terre.

1 Titolo preso in prestito, nonché reinterpretato, dalla L.R. 16\2002 e dalla relativa ricerca fotografica coordinata dall’IBC

2015

NIP #28 #24

17


AUTHOR: Barbara Rossi

(1988) lives and works in Rome. His photographic production moves between the documentation of contemporary urban transformation and the search of the traces left by man on Landscape. She collaborates with various architectural firms.

SS9. Inventory of Via Emilia

T

oday more than ever photography has the duty to investigate landscape, not so much as a testimony of the places, but for the possibility of photography itself to act with and on time, giving birth to images containing past, present and future. The SS9 inventory is an attempt to catalogue the signs and changes resulted by the presence of Man, in that particular portion of Italian landscape which is the Via Emilia. Many times these changes do not help improving our lifestyle, but are contradictory traces of human intervention on landscape. Within the complexity of territories of Emilia Romagna, to recognize and classify examples of landscapes, dividing reality into taxonomies, allow us to reduce the conflict between rule and chaos and to understand, perhaps only illusory, these transformations. Along the Via Emilia I neglected urban centres in favour of the extra-urban and peripheral ones, focusing on those "middle earth", apparently lacking a common logic, where Man seems to claim right of free expression. In fact, it’s here that "incongruous works"1 and "mobile works" emerge (wrecks that become part of landscape); "light works" as opposed to "heavy works"; the "productive works" (post-modern islands in the sea of the Po valley) and finally the "natural works" (the natural element connected to man).

In all these images Man is given because of absence; his "have being" has determined the shape of those landscapes, and there is directed one's glance, silent and respectful of the camera. The choice of the representation, always in front of the elements and the search for a perspective that repeats, are necessary choices in order to maintain a fair degree of objectivity in front of the representation of a shared reality. The Inventory, with its cataloguing, describes a fragmented landscape, that for several reasons rejects the logic of the view, to favour each time a metaphorical, symbolic and social vision, in a continuous glide from a subjective dimension to the collective one. It is the result of travelling back and forth (the one between Rimini and Milan) undertaken not only with the aim to return a survey of places capturing "life cycles" , as Paola Viganò would say in her Notebooks of Re-cycle, the Inventory of Via Emilia wants to trigger questions, stress, future projects. The cataloguing and the division in chapters seek to create macro "sets of sense", which might give a non-scientific interpretation of the Human action on these lands.

1 Title borrowed, and also reinterpreted, by LR 16/2002 and the related photographic research coordinated by IBC

8181

4NIP 2# P #28 IN

52015 102


Frames

L'opera incongrua / The incongruous work

2015 2015

NIP NIP #24 #28

19


Barbara RossiŠ

L'opera incongrua / The incongruous work

20

NIP #28

2015


2015

NIP #28

21


Palermo, Il paesaggio Maredolce-La agrario: Favara Coltivare interpretare luoghi temi di frontiera e forme del mutamento Palermo, Maredolce-La Favara Cultivating frontiers’ places The agricultural landscape: interpretating issues and forms of change


AUTORI:

AUTHORS: Benedetta Di Donato

Architect, PhD in Design and Management of the Environment and Landscape, is a research fellow at the Department of Biosciences and Territory University of Molise. Since 2010 she is partner and founder of Filos, Rome.

Aurora Cavallo

PhD in Agricultural Policies, advisor to the Ministry of Environment from 2011, she is currently a researcher at the Cursa - University Consortium for Socioeconomic Research and Environment, Rome.

N

egli ultimi anni il dibattito sul paesaggio ha riservato crescente attenzione al rapporto tra agricoltura, spazio rurale, città e progetto. Il paesaggio agrario italiano è stato il luogo delle grandi trasformazioni novecentesche, dove l’urbanizzazione, l’industrializzazione e le politiche pubbliche si sono riflesse, determinando nuove relazioni figurali e funzionali tra le parti. Nel tentativo di analizzarne i caratteri e concorrere alla costruzione di nuovi scenari, abbiamo privilegiato l’indagine sul mutamento e concentrato l’attenzione sulle "ragioni" e gli "agenti" delle trasformazioni. Al tempo stesso abbiamo provato a guardare all’agricoltura come fatto territoriale, convinte che se la scala dell’unità aziendale è inadeguata a restituire i rapporti tra sistemi insediativi e colturali, la lettura delle trame e delle figure stenta a confrontarsi con i fatti economici e sociali, determinanti nella costruzione del paesaggio. Pertanto, guardando alle diversità non come esito di percorsi identitari locali, bensì come vie per la definizione di nuove strutture territoriali, risultato di processi comuni di

Benedetta Di Donato

Architetto, dottore di ricerca in Progettazione e Gestione dell'Ambiente e del Paesaggio, è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Bioscienze e Territorio dell'Università del Molise. Dal 2010 è partner e fondatrice di Filos, Roma.

Aurora Cavallo

Dottore di ricerca in Politiche Agrarie, consulente per il Ministero dell'Ambiente dal 2011, attualmente è ricercatrice presso il Cursa - Consorzio Universitario per la Ricerca Socioeconomica e per l'Ambiente, Roma.

I

n recent years, the debate on landscape has given increasing attention to the relation between agriculture, rural areas, cities and project. The Italian agricultural landscape has been the site of major transformations of the twentieth century, where urbanization, industrialization and public policies leaded to new figurative and functional relations between parts. In an effort to analyse its characteristics, contributing to the construction of new scenarios, we favoured the investigation on the issue of change and we focused on the "reasons" and "agents" of the transformations. At the same time we tried to look at agriculture as a territorial fact, convinced that if the scale of the business unit is inadequate to restore relations between settlement and culture systems,the reading of patterns and figures struggles to deal with the economic and social facts, determinants in the construction of landscape. Therefore, looking at diversity, not as a result of local identity paths, but as a way to define new territorial structures, as the result of common processes of 2015

NIP #28

23


A

A

Pendici dei Monti Ernici / Slopes of Mounts Ernici

trasformazione (Clementi et al., 1996) - non le differenze territoriali ma le corrispondenze manifeste - abbiamo osservato i cambiamenti come invarianti stesse del territorio, alla ricerca di quei rapporti che sono alla base del progetto. Il paesaggio rappresenta un metodo d’indagine dei fatti territoriali, il paesaggio agrario una sintesi dei cambiamenti nei rapporti tra forme insediative e organizzazione produttiva. 24

NIP #28

2015

transformation (Clementi et al., 1996) Not the regional differences but the obvious correspondences - we observed changes as invariants of the same territory, looking for those reports that are behind the project. Landscape represents a method of investigation of the territorial facts, the agricultural landscape, a summary of the changes in the relation between forms of development and manufacturing organization.


La necessità di uno sguardo dinamico ha suggerito la seconda metà del Novecento come momento in cui i processi trasformativi hanno impresso al territorio forme inedite (Bevilacqua, 1989; Grillotti, Di Giacomo, 2000 e 2005; Pazzagli, 2013). Le trasformazioni che hanno investito il Primario nel secondo Novecento si sintetizzano intorno alla crescita economica dell’immediato dopoguerra, determinata dallo sviluppo industriale, e al conseguente trasferimento di lavoro dall’agricoltura al manifatturiero. I cambiamenti dell’agricoltura sono catalizzati da due fattori principali: l’industrializzazione agricola da una parte e l’urbanizzazione dall’altra. L’esodo rurale, connesso al boom economico, ha avuto come effetto l’abbandono delle aree marginali; mentre la modificazione profonda del tessuto agricolo connesso con la specializzazione produttiva e la riorganizzazione delle strutture agrarie, in particolare nell’Italia centrale, ha determinato effetti profondi sugli assetti fondiari e sui rapporti fra proprietà, impresa e manodopera. Il progresso tecnico ha contribuito a modificare gli ordinamenti, concorrendo a sancire il divario tra aree collinari e montane e territori di pianura, nettamente favoriti dalla meccanizzazione e dall’irrigazione. In questo quadro, alla progressiva de-territorializzazione del ruolo del Primario come ordinatore degli equilibri locali è andato accompagnandosi, a partire dagli anni 2000, un processo di ri-territorializzazione, nel quale all’agricoltura è assegnato un ruolo chiave nel definire nuove ruralità, accompagnando la ricomposizione di strutture sociali e produttive (Barberis, 2009; SGI, 2009; Van der Ploeg, 2009). Come e attraverso quali strumenti è possibile tracciare una geografia dei mutamenti del paesaggio agrario italiano? Siamo partite dall’immediato dopoguerra non solo per il peso dei mutamenti strutturali dell’agricoltura che da qui in poi si sono determinati, ma anche perché a questo periodo sono legati gli esiti di una stagione di ricerca particolarmente fertile, che, facendo

The need for a dynamic look suggested the second half of the twentieth century as a time when the transformational processes impressed to territory unprecedented forms (Bevilacqua, 1989; Grillotti, Di Giacomo, 2000 and 2005; Pazzagli, 2013). Transformations that affected the primary in the late twentieth century can be summarized around the post-war economic growth, determined by industrial development, and the consequent transfer of labour from agriculture to manufacturing. Changes in agriculture are catalysed by two major factors: agricultural industrialization on one part and urbanization on the other. The rural exodus, connected to the economic boom, resulted in the abandonment of marginal areas; while the profound modification of the agricultural pattern connected with the specialization and reorganization of agricultural structures, especially in central Italy, has determined a strong effect on the land structure and on the relation between land ownership, business and labour. Technical improvements have helped to change the regulations, helping to establish the gap between hill and mountain areas and areas of plain, clearly favoured by mechanization and irrigation. In this framework, with the gradual de-territoriality of the role of the primary sector as officer of the local balances, since the 2000s, a process of re-territoriality was made, in which a key role in defining new rurality is assigned to agriculture, accompanying the restoration of social and productive structures (Barberis, 2009; SGI, 2009; Van der Ploeg, 2009). How and by which tools is possible to draw a geography of changes in the Italian agricultural landscape? We started from the early after-war, not only for the weight of structural changes in agriculture that from here have been determined, but also because to this period are related the outcomes of a particularly fertile period of research, which, making use of analytical criteria and various instruments, has given us a corpus

2015

NIP #28

25


B

Bassa Val’Enza / Low Val’Enza

B

C

Altopiano di Rascino / Rascino upland

ricorso a criteri analitici e strumenti molteplici, ci ha restituito un corpus denso di quadri territoriali (Biasutti, 1931; Turbati, 1938, Lorenzoni, 1938; Giusti, 1940; Medici, 1958, 1962; Sereni, 1961; Rossi Doria 1969; Gambi e Barbieri, 1970; Inea, 1976). Per comprendere le trasformazioni del paesaggio agrario e costruire dei quadri preliminari alla definizione di scenari, abbiamo organizzato il territorio in unità omogenee, intese come cornici entro cui osservare le dinamiche evolutive. Le unità territoriali ci permettono la sottolineatura, la messa in evidenza, delle ragioni costruttive stesse dei paesaggi, le regole generative delle figure territoriali. Abbiamo concentrato l’attenzione sui caratteri ecologico ambientali, economico agrari, sulle forme della proprietà fondiaria e delle strutture sociali, sulle matrici prevalenti di uso del suolo e dell’organizzazione insediativa. Mettendo a sistema gli esiti 26

NIP #28

2015

full of territorial frameworks (Biasutti, 1931 Disturbed, 1938 Lorenzoni, 1938, Giusti, 1940. Doctors, 1958, 1962, Sereni, 1961; Rossi Doria 1969; Stems and Barbieri, 1970 ; Inea, 1976). To understand the transformation of the agricultural landscape and build preliminary contexts for the definition of scenarios, we organized the territory into homogeneous units, designed as frames within which to observe the evolutionary dynamics. Territorial units allow us underlining, highlighting, the same structural reasons of the landscapes, the generative rules of territorial figures. We focused on the ecological environmental characters, on the economical and agrarian ones, on the forms of land ownership and of the social structures, on the matrices prevailing on land use and settlement organization. Solving the system the results of several research papers and


C

dei diversi contributi di ricerca e interrogando le fonti, abbiamo identificato lo strumento delle Unità di Paesaggio Agrario (UPA) agli anni ’60. Le UPA lavorano a una scala marcatamente locale, esse costituiscono ambiti caratterizzati da condizioni di omogeneità morfologica e tengono conto delle specifiche dominanti fisico ambientali e colturali del territorio. A questa prima fase di elaborazione è seguita la necessità di organizzare le UPA in Sistemi di Paesaggio Agrario (SPA),

interviewing sources, we identified the instrument of Agricultural Landscape Unit (UPA) to the 60s. The UPA work at a very local scale, they form settings characterized by conditions of morphological homogeneity and take account of the specific physical environmental and culture dominants of the territory. This first phase of development was followed by the need to organize

2015

NIP #28

27


D

che rappresentano ambiti territoriali complessi, in cui sono evidenti le dinamiche socio-economiche e le strutture insediative che connotano il territorio. Le SPA tentano di sintetizzare le regole del paesaggio agrario italiano, mettendo al centro i rapporti tra sistemi urbani e sistemi agrari, fino a superare le specificitĂ locali proprie del contesto italiano. Il criterio di nomenclatura segue il principio usato per la loro definizione, privilegiando per le UPA i caratteri produttivi prevalenti e quelli morfologici se non specificati nella declinazione territoriale locale, per le SPA restituisce le relazioni tra 28

NIP #28

2015

the UPA in Agricultural Landscape Systems (SPA), which represent territorial complex, where there are clear socio-economic and settlement structures that characterize the area. The SPA attempt to synthesize the rules of the Italian agricultural landscape, focusing on relations between urban systems and agricultural systems, to overcome local specificities proper to the Italian context. The nomenclature policy follows the principle used for their definition, preferring for the UPA the prevalent production traits and those morphological if not specified in the local territorial declination, for SPA


D

Alte Langhe / High Langhe

agricoltura e sviluppo urbano. Il modello interpretativo mette a fuoco le regole generative, quindi evolutive, del territorio intese come principi autopoietici che informano le trasformazioni. Il passaggio successivo prevede la lettura delle trasformazioni e la riorganizzazione degli ambiti all’attualità. Per riorganizzare gli ambiti territoriali al presente abbiamo messo a sistema e interrogato le matrici di trasformazione dell’uso di suolo (analisi diacronica 1963-2010) con alcune cartografie tematiche relative all’analisi degli assetti interni ai sistemi produttivi agrari, costruite sulla base di indicatori socio-economici1. A tali fonti si accompagna l’indagine e la restituzione cartografica delle strutture agrarie attraverso l’analisi dei principali descrittori dei caratteri aziendali2. I cambiamenti di uso di suolo sono sintetizzati attraverso quattro categorie principali: "urbanizzazione", "rinaturazione", "intensivizzazione" e "frammentazione". Le prime due si riflettono sul territorio in forme nette, nel primo caso legate all’espansione dei grandi e medi centri urbani, nel secondo all’aumento delle superfici boscate, l’"intensivizzazione" e la "frammentazione" descrivono invece fenomeni più complessi. Il primo racconta della progressiva scomparsa di ordinamenti misti e poli-colturali (come le superfici coltivate a seminativo arborato), il secondo comprende una grande varietà di fatti dove a prevalere sono la peri-urbanizzazione e la diffusione insediativa con una presenza marginale di forme minute di coltivazione. Le quattro categorie, oltre a descrivere i cambiamenti di

it returns the relation between agriculture and urban development. The interpretative model focuses on the generative rules, so evolutionary, of the territory, interpreted as autopoietic principles that inform the changes. The next step is to read the changes and the reorganization of the settings of current events. To rearrange the territorial settings to the present, we organized and questioned the matrices of the transformation of use of soil (diachronic analysis from 1963 to 2010) with some thematic maps related to the analysis of the internal structures to agricultural production systems, built on the basis of socio-economical indicators1. To these sources is combined the investigation and the cartographic restitution of the agricultural structures, through the analysis of the main descriptors of business characters2. Changes in land use are summarized through four main categories: "urbanization", "naturalization", "intensification" and "fragmentation". The first two are reflected on the territory in clear shapes, in the first case linked to the expansion of the medium and large urban centres, in accordance with the increase of wooded areas, the "intensification" and "fragmentation" describe rather more complex phenomena. The first tells the gradual disappearance of mixed organizations and poly-cultural ones (as the acreage of arable land planted with trees), the second includes a wide variety of events where light per-urbanization and urban sprawl with a marginal presence of minute forms of cultivation.

1 Gli indicatori identificati misurano: l’importanza del settore agricolo, l’importanza dell’industria agroalimentare, l’incidenza delle aziende con DOP e IGP, la percentuale delle superfici coltivate sul totale, la percentuale dei conduttori agricoli giovani, l’incidenza del part-time in agricoltura, il tasso di ricettività turistica, la specializzazione produttiva, la densità abitativa. 1 The indicators identified measure: the importance of agriculture, the importance of the food industry, the incidence of companies with DOP and IGP, the percentage of cultivated areas on the total, the percentage of young farmers, the incidence of part -time in agriculture, the rate of tourist accommodation, the specialized production, the population density. 2 Gli indici relativi analizzano i caratteri delle strutture aziendali attraverso: numerosità, dimensioni, impiego di lavoro, forme della proprietà fondiaria, ordinamenti prevalenti, ruolo della meccanizzazione e del contoterzismo. 2 The indicators are related to the analysis of the characteristics of the corporate structures through: abundance, size, use of labor, forms of land ownership, regulations prevailing role of mechanization and contracting business. 2015

NIP #28

29


uso di suolo, ci permettono di ragionare a diverse velocità: la lettura della frammentazione può indirizzare una riflessione sulle forme della dispersione insediativa e dell’agricoltura alla scala geografica, aprendo la strada al ragionamento sulla città fuori dalla città e sull’agricoltura lontana dall’agricoltura. Al tempo stesso l’analisi delle trasformazioni aiuta a comprendere i rapporti di forza e dipendenza tra territori. Le dinamiche meno nette – intensivizzazione e frammentazione – definiscono i confini dei paesaggi del riequilibrio cui assegniamo il ruolo di ordinare le dinamiche di scambio tra territori della crescita e ambiti marginali. Questa semplice operazione di messa a fuoco permette di costruire azioni di progetto transcalari, dove a ogni dimensione locale ne corrisponde una territoriale coerente, definita non in base a specifici caratteri morfologici quanto partendo dalla lettura E

Val d’Orcia / Orcia Valley

F

Subappennino Dauno / Daunian Apennine

30

NIP #28

2015

E

The four categories, in addition to describing the changes of use of land, allow us to reason at different speeds: the reading of fragmentation can direct a reflection on the forms of urban sprawl and of agriculture to the geographical scale, opening the way to the reasoning of the city outside the city and of agriculture far from agriculture. At the same time the analysis of changes helps to understand the balance of power and dependency between territories. The less clear dynamics - intensification and fragmentation - define the boundaries of landscapes of rebalancing to which we assign the role to order the dynamics of exchange between areas of growth and marginal areas. This simple focus operation allows building tran-scalar design actions, where to each local dimension matches a coherent territorial one, defined not based on specific morphological


della complessa rete di relazioni che fanno il paesaggio agrario. Dematteis nel saggio Progettare il Territorio (Dematteis, 1999) chiarisce la necessitĂ di costruire rappresentazioni interpretative di contesti locali nel loro rapporto con le dinamiche globali, dinamiche globali che noi consideriamo espresse nella scala regionale (SPA), e localismi che osserviamo a livello comunale (UPA). Per aggettivare il ruolo dei paesaggi abbiamo scelto tre categorie

characters but starting from the reading of the complex web of relations that make the agricultural landscape. Dematteis in the essay Design the Territory (Dematteis, 1999) explains the need to build interpretative representations of local contexts in their relation with the global dynamics, those that we consider expressed in the regional scale (SPA), and localisms that we observe at municipal level (UPA).

F

2015

NIP #28

31


G

G

Orvieto

32

NIP #28

2015


interpretative: la "dispersione", la "concentrazione" e la "ruralizzazione". Queste fotografano i rapporti territoriali tra funzioni produttive e insediative, dove la "dispersione" e la "concentrazione" restituiscono le densità e i ruoli del Primario, e dei rapporti interni tra componente agricola e agroalimentare, mentre la "ruralizzazione" racconta del grado d’integrazione tra questo, le pratiche sociali e le forme organizzative del tessuto produttivo. Nell’Italia centrale il ruolo chiave è spesso giocato dagli ambiti intermedi. Se la fascia costiera e quella montana sono caratterizzate da dinamiche connesse nel primo caso agli effetti della concentrazione del Primario in rapporto dialettico con l’"urbanizzazione", nel secondo alla "dispersione" delle attività agricole che determina processi di "rinaturazione", con impatti profondi sulle strutture sociali; l’ambito collinare preappenninico sfugge a una lettura univoca. I fenomeni leggibili nei territori collinari restituiscono al tempo stesso gli effetti dei progressivi processi di "concentrazione" dei rapporti sociali ed economici, quanto l’influenza dei centri urbani principali. Negli ambiti intermedi non solo i rapporti tra sistemi insediativi e agrari hanno un ruolo centrale nelle dinamiche di sviluppo territoriale, ma sono paesaggi che costituiscono il baricentro degli scambi tra la domanda costante della fascia costiera, luogo dei grandi e medi centri urbani, e gli ambiti montani e pedemontani, di cui rappresentano uno dei principali vettori di cambiamento. Tracciare i limiti dei flussi è spesso compito non facile, considerato che la regola imposta dai caratteri altimetrici è incapace di risolvere le questioni sul paesaggio. Si tratta di contesti accomunati da una costellazione di insediamenti che punteggiano il territorio, dove trovano spazio forme agricole eterogenee e dove alla polverizzazione

To define the role of the landscapes we have chosen three categories of interpretation: "dispersion", "concentration" and "ruralisation". These portray the territorial relations between productive and settlement functions, where the "dispersion" and "concentration" return the density and the roles of the primary sector, and of the internal relations between the agricultural and agri-food component, while "ruralisation" tells the degree of integration between this, social practices and organizational forms of the productive. In central Italy, the key role is often played by the intermediate settings. If the coast and the mountain are characterized by dynamics related, in the first case, to the effects of the concentration of the primary sector in a dialectical relation with the ‘"urbanization", in the second case the "leakage" of agricultural activities that determines processes of "renaturation", with deep impacts on social structures; the pre-appenninic setting escapes to a unique interpretation. The readable phenomena in the hill territories return at the same time the effects of the progressive process of "concentration" of social and economic relations, as the influence of major urban centres. In the intermediate settings not only the relations between settlement systems and agrarian ones play a central role in the dynamics of territorial development, but these are landscapes that constitute the focus of trade between the constant demand of coastal strip, instead of large and medium-sized towns, and the mountain and foothill settings, which represent one of the main vectors of change. Tracing the limits of streams is often not an easy task, given that the imposed rule by the elevation characters is unable to answer the questions on landscape. The contexts are united by a constellation of settlements that dot the territory, where there are heterogeneous 2015

NIP #28

33


H

H

Costiera Sorrentina / Sorrento coast

34

NIP #28

2015


della maglia fondiaria si accompagnano ordinamenti produttivi misti, con la prevalenza dell’arboricoltura, che stabiliscono funzioni sociali ed economiche che informano le trame urbane. Questo allude alla possibilità di orientare i processi di trasformazione dalla dimensione agricola verso la "ruralizzazione", dove il Primario si fa catalizzatore di processi di innovazione e mutamento divenendo occasione di riequilibrio dei modi dell’abitare, dei rapporti tra territori, come tra i settori economici, i cui esiti aprono a nuove questioni per il progetto.

agricultural forms and where the pulverization of the land net are combined mixed production systems, with the prevalence of arboriculture, that establish social and economic functions that inform urban plots. This alludes to the possibility of directing the process of transformation from the agricultural dimension towards "ruralization", where the primary sector becomes the catalyst of processes of innovation and change, becoming the occasion of re-balancing the ways of living, of the relations between territories, as between economical sectors, giving rise to new issues for the project.

Bibliografia Barberis C., La rivincita delle campagne, Donzelli, Roma, 2009. Bevilacqua P. (a cura di), Storia dell’agricoltura italiana in età contemporanea, Marsilio, Venezia, 1989. Biasutti R., Ricerche sui tipi degli insediamenti rurali in Italia, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, 1932. Clementi A., Dematteis G., Palermo P.C., Le forme del territorio italiano, Laterza, Bari, 1996. Dematteis (1999) Progettare il territorio, in De Rossi, A., Durbiano, G., Governa, F., Reinerio, L., Robiglio, M. (a cura di), Linee ndel pesaggio. Esplorazioni nei territori della trasformazione, UTET, Torino, 1999. Giusti U., Monografie di famiglie agricole, Inea, Roma, 1940. Grillotti Di Giacomo M. G., Atlante tematico dell’agricoltura italiana, Società Geografica Italiana, Roma, 2000. Grillotti Di Giacomo M. G., (a cura di), Atlante delle campagne italiane, Brigati, Genova, 2005. Inea, La Carta dello Sviluppo Agricolo, Inea, Roma, 1976. Lorenzoni G., Ricerche sulla diffusione della piccola proprietà coltivatrice, Inea, Roma, 1938. Medici G., I tipi d’impresa dell’Agricoltura Italiana, Inea, Roma, 1958. Medici G., Polverizzazione e frammentazione della proprietà fondiaria in Italia, Feltrinelli, Milano, 1962. Pazzagli R., Il paesaggio agrario nel lungo Novecento in Territori n.15/16, 2013, pp.57-70. Rossi Doria M., L’analisi zonale dell’agricoltura italiana, Roma, Inea, 1969. Sereni E., La storia del paesaggio agrario italiano, Laterza, Bari, 1961. SGI-Società Geografica Italiana, I Paesaggi Italiani, SGI, Roma, 2009. Turbati E., Rapporti fra proprietà, impresa e manodopera nell’agricoltura italiana, Roma, Inea, 1938. Van Der Ploeg J. D., I nuovi contadini, Donzelli, Roma, 2009. 2015

NIP #28

35


Barbara RossiŠ

L'opera leggera / The light work

36

NIP #28

2015


2015

NIP #28

37


Barbara RossiŠ

L'opera leggera / The light work

38

NIP #28

2015


2015

NIP #28

39


INTERVISTA INTERVIEW

Dare forma ai desideri Giving shape to desires

A

Sophie Agata Ambroise L’architetto paesaggista Sophie Agata Ambroise, con la sua Officina del Paesaggio, lavora a ogni scala, dal giardino, al paesaggio, al territorio. Opera in ambito pubblico e privato, spaziando da resorts di lusso a progetti di importante ricaduta sociale, la riqualificazione della foce a Lugano o gli orti collettivi a Chiasso. Sophie Agata Ambroise The landscape architect Sophie Agata Ambroise, with her Officina del Paesaggio, works at every scale, from the garden, to landscape, to territory. She works in the public and private setting, ranging from luxury resorts to projects of major social impact, the redevelopment of the mouth of the river in Lugano or collective gardens in Chiasso.

A

Il lago di Lugano visto dalla foce / The lake of Lugano seen from the mouth of the river


BY: Laura Malanchini

NIP Communication Manager​ Geographer and Landscape Architect,​ passionate about shared housing models​. Loves to narrate about mutual transformation processes between Men and his living environment.

A CURA DI: Laura Malanchini

Responsabile Comunicazione NIP Geografa e Paesaggista, appassionata di modelli abitativi condivisi. Ama raccontare i processi di trasformazione reciproca tra l'Uomo e i suoi spazi di vita.

I

W

A Lugano l’evoluzione del rapporto con il fiume è andata di pari passo, nel tempo, con l’evoluzione della città e delle sue funzioni. Storicamente risorsa per la campagna e poi per l’artigianato, il Cassarate ha cominciato a rappresentare un pericolo nell’immaginario dei luganesi a partire dalla grande esondazione di fine ‘800, a seguito della quale nel 1905 sono stati costruiti degli argini artificiali. Il fiume così incanalato ha inizialmente creato una forte linea di demarcazione tra la “vecchia Lugano” e l’evoluzione della città, e anche quando lo sviluppo urbano ha coinvolto anche l’altra sponda, il corso d’acqua è rimasto un elemento lontano dal vissuto cittadino, a cui nessuno aveva accesso e di cui nessuno si è preso più cura. Fino al progetto che ha restituito a Lugano non solo le sue acque, ma anche un nuovo spazio pubblico proprio nel cuore della città.

In Lugano the evolution of the relationship with the river has gone hand in hand, over time, with the evolution of the city and its functions. Historically resource for the country and then for handicrafts, the Cassarate river began to pose a threat in the imagination of Lugano’s people, starting with the great flood of the end of the nineteenth century, that brought as a result the construction of the artificial banks. The river so channelled has initially created a strong dividing line between the “old Lugano” and the evolution of the city, and even when urban development has involved also the other side, the river remained an element far from citizen lives, a place with no access and that nobody took more care of. Until was born the project that gave back to Lugano not only its waters, but also a new public space in the heart of the city.

ncontriamo nuovamente l’architetto paesaggista Sophie Agata Ambroise, autrice del recente progetto di riqualificazione della Foce del Cassarate, a Lugano, inaugurato l’11 giugno 2014. Rimandiamo all’articolo di NipBlog a lei dedicato per rinfrescarsi la memoria riguardo al suo lavoro: http://www.nipmagazine. it/blog/158/sophie-agata-ambroise.

e meet again the landscape architect Sophie Agata Ambroise, author of the recent redevelopment of the mouth of Cassarate, Lugano, inaugurated on June 11th, 2014. We refer to the article by NipBlog dedicated to her to refresh memory about her work: http://www. nipmagazine.it/blog/158/sophieagata-ambroise.

2015

NIP #27

41


#1 Benritrovata Sophie! Sono passata da Lugano quest’estate e ho potuto ammirare la riqualificazione della foce del fiume Cassarate terminata, un vero esempio di progettazione attenta, consapevole e “vissuta”. Ho trovato un luogo pulito, integrato alla città e accessibile, pieno di famiglie con i piedi a mollo, rilassate sulle panchine rosse, stese sui prati, a passeggio tra le graminacee. Ci può illustrare i “punti chiave” del progetto?

#1 Welcome back Sophie! I went to Lugano this summer and I could see the finished redevelopment of the mouth of the river Cassarate, a true example of careful planning, informed and “lived”. I found a clean space, integrated to the city and accessible, full of families with wet feet, relaxed on the red benches, laying on the lawns, walking among the grasses. Can you illustrate the “key issues” of the project?

Il tema principale è la riapertura all’acqua, che viene accolta da una città che fino ad oggi si era sentita minacciata a causa degli improvvisi e continui sbalzi di portata del fiume ed era corsa ai ripari proteggendosi dietro agli argini artificiali. Noi ci siamo preoccupati invece di riaccogliere l’acqua, alla luce anche di un nuovo rapporto con essa. Oltre ad una maggiore cura per gli aspetti funzionali, in molte città si è sviluppato infatti il desiderio di usufruire di ruscelli, fiumi e laghi per trascorrere in loro prossimità del tempo libero di qualità. Il risultato è stato ottenuto abbattendo i muri, creando due argini inondabili e permettendo l’accessibilità al fiume. Ne è derivato un progetto che vede in sponda destra un argine dolce e naturalizzato, con una passerella di legno affiorante in continuità con il parco storico dell’800, mentre in sponda sinistra un argine terrazzato in gneiss dell’alto Ticino, in continuità con la sponda più urbanizzata e con i servizi legati al porto, al circolo velico e al lido.

The main theme is the reopening to the water, which is welcomed by a city that until now had been threatened because of the sudden and continuous changes of the flow of the river and that ran for cover by hiding behind the artificial banks. We worried instead about how to re-accomodate the water, in light of a new relationship with it. As well as greater attention to the functional aspects, in many cities has grown in fact the desire to make use of streams, rivers and lakes to spend there quality leisure time. The result was achieved by breaking down the walls, creating two floodable dams and allowing the access to the river. The result was a project that sees the right bank as a sweet and naturalized dam, with a wooden footbridge outcropping in continuity with the historical park of the nineteenth century, while on the left bank a terraced dam in gneiss of the high Ticino, in line with the more urbanized bank and with services related to the port, the sailing club and the lido.

#2 Quali sono stati gli accorgimenti progettuali che hanno contemporaneamente permesso il recupero di un andamento torrentizio della foce e garantito la sua fruibilità in ogni momento dell’anno? È importante che i progetti seguano il dinamismo degli elementi costitutivi del paesaggio. Questo è un progetto cangiante, variabile con il variare del livello dell’acqua (un paio di metri durante l’anno, in funzione della 42

NIP #28

2015

#2 What were the design features that have simultaneously led to the recovery of a torrential trend of the estuary and its usability guaranteed at all times of the year? It is important that projects follow the dynamism of what constitutes landscape. This is an iridescent project, variable with the variation of the water level (a couple of meters


B

pluviometria, con picchi secolari di più di 4 metri): a volte la passerella è percorribile, a volte non lo è, e così la passeggiata lungofiume. È un progetto che ha delle sorprese, che non è fisso nella sua forma, in modo da non farsi sorprendere dalla mutevolezza del luogo che lo ospita. Ad esempio in sponda destra c’è un grosso lavoro di consolidamento tramite ingegneria naturalistica; i piedi di sponda sono profondi ben tre metri sotto l’argine del fiume, per evitare l’erosione nel punto più fragile. La sponda è stata poi rinaturalizzata con fasce di salice e talee, per arrivare man mano a un linguaggio che si raccorda al parco ottocentesco. In sponda sinistra, invece, oltre al fissaggio in profondità tramite perni, sono stati usati accorgimenti di lavorazione dei blocchi di pietra per variegare la percezione e la funzionalità delle gradinate. I blocchi del primo gradino ad esempio non sono saldati tra loro e sono stati lasciati più ruvidi, questo per permettere all’acqua di entrare e per dare una vibrazione alla pietra che ne riflettesse

B

Letto del fiume Cassarate rinaturalizzato / Renaturalised riverbed of Cassarate river

during the year, as a function of rainfall, with secular peaks of more than 4 meters): sometimes the gangplank is passable, sometimes it is not, and so it is the river board walk. It is a project that surprises, that is not fixed in its form, so as not to be surprised by the changing nature of the place that houses it. For example on the right bank there is a big work of consolidation through bioengineering; the feet of the bank are three meters deep under the dam of the river, to prevent erosion in the most fragile point. The bank was later re-naturalized with bands of willows and cuttings, to get step by step to a language that connects to the nineteenth-century park. On the left bank, however, in addition to fixing by pins in depth, were used measures of processing of stone blocks to add variety to the perception and functionality of the tiers. The blocks of the first step, for example, are not welded together and were left rougher, this allows water to enter and to give a vibration to the 2015

NIP #28

43


bene la superficie. Salendo invece è stata posta la malta di collegamento tra i blocchi, più levigati, sia per evitare la deturpazione del luogo con rifiuti abbandonati negli spazi interstiziali, sia per questioni di sicurezza e fruibilità per le persone meno agili. Quindi, una parte superiore più urbana e una inferiore più naturale. Sono piccoli dettagli, che però permettono al progetto di durare nel tempo e di farlo mantenendo il decoro iniziale. Inoltre, pur essendo impercettibili, aiutano la corretta lettura del luogo ed educano indirettamente a un utilizzo rispettoso. Le persone lo percepiscono senza doverci ragionare. L’intero progetto è molto fisico, corporeo e poco mentale. Vuole essere un progetto che io chiamo “no design”. #3 Secondo lei che ruolo spetta allora all’estetica nell’architettura del paesaggio? Non ho mai voluto disegnare un progetto in chiave estetica. Ogni mio segno ha sempre avuto come finalità quella che i fruitori percepissero fisicamente e inconsciamente i luoghi come luoghi di accoglienza, dove sentirsi in una zona di comfort. È importante che le persone si sentano accolte. Io penso che un paesaggio sia “bello” se accoglie la vita, in tutte le sue forme: flora, fauna ed esseri umani. Ognuno deve trovare il proprio tornaconto. Il risultato estetico è poi

C

La passerella in legno in sponda destra / The wooden walkway along the right side

D

Fruibilità e tradizione: l’incontro con il Parco Ciani / Usability and tradition: the encounter with Parco Ciani

44

NIP #28

2015

C

stone that reflects well the surface. Going up, instead, was placed the mortar connection between the blocks, more polished, to avoid disfigurement of the place with waste left in the interstitial spaces, both for safety and usability for less agile people. Then, an upper part more urban and a lower one more natural. These are small details, but allow the project to last over time and to do so while maintaining the initial decency. In addition, although imperceptible, help the correct reading of the place and educate indirectly to a respectful use. People perceive it without having to think. The whole project is very physical, bodily, and little mental. it wants to be a project that I call “no design”. #3 In your opinion, what role it is then up to the aesthetics of landscape architecture? I never wanted to design a project in an aesthetic key. Each of my sign has always had the aim the one that users perceive physically and unconsciously places as places of welcome, to feel in a comfort zone. It is important that people feel accepted. I think that a landscape is “beautiful” if it accepts life in all its forms: flora, fauna and humans. Everyone has to find their own advantage. The aesthetic result is also a result of this search for harmony


una conseguenza di questa ricerca di armonia tra gli elementi, organici e inorganici. È una legge di natura, la sezione aurea ne dà riprova: quando c’è armonia c’è anche bellezza. #4 Sappiamo che il processo di accettazione del progetto da parte dei cittadini è stato tortuoso, poiché gli argini che sono stati rimossi, per quanto controproducenti dal punto di vista ecologico e fruitivo, erano entrati nell’immaginario collettivo. Ora i luganesi si sono abituati a vivere “senza muri”? Che risposta ha avuto dalla popolazione a poco più di un anno dall’inaugurazione? La risposta è stata impressionante. La foce è il punto d’incontro dei due assi paesaggistici N-S, da monte a valle lungo il fiume Cassarate, ed E-O lungolago. È importante ricordare che la città si sta sviluppando ora non più solo sulla sponda destra ma a cavallo del

between the elements, organic and inorganic. It is a law of nature, the golden section gives proof: when there is harmony there is also beauty. #4 We know that the process of project acceptance by the citizens has been tortuous, because the banks that have been removed, as counterproductive in terms of ecological and fruition, had entered the collective imagination. Did Lugano’s citizens became accustomed to living “without walls”? What response did you have from the population in just over a year after the inauguration? The response was impressive. The mouth of the river is the meeting point of the two landscape axes N-S, from upstream to downstream along the river Cassarate, and E-O, lakefront. It is important to remember that the

D

2015

NIP # 27

45


E

fiume, perciò si può dire che questo è uno spazio pubblico fondante per la nuova città, da cui parte la rigenerazione di Lugano. Le persone hanno accettato molto bene questo nuovo luogo identitario nel cuore della sua città, sia la popolazione locale sia quella legata al turismo. Devo dire che colpisce la varietà sociale di classe e di provenienza geografica di chi viene alla foce. Questo nuovo spazio pubblico ha rivelato che Lugano è una città internazionale, non più un grosso paese. Qui si può cogliere molto bene come diverse fasce sociali possano convivere, mentre in altre zone della città rimangono più separate, compartimentate. È la prima volta che si vede Lugano così viva, così aperta al mondo e alla mescolanza culturale. Spesso i commenti che si sentono la paragonano a Berlino, a Barcellona, a Parigi, A New Delhi. Invece siamo a Lugano! 46

NIP #28

2015

city is developing now not only on the right bank, but at the turn of the river, so we can say that this is a public space for founding the new city, from which starts the regeneration of Lugano. People accepted very well this new place of identity in the heart of their city, both the local people and the one linked to tourism. I must say that is impressive the variety of social class and geographical origin of those coming to the mouth of the river. This new public space revealed that Lugano is an international city, no longer a big town. Here you can understand very well how different social groups can live together, while in other areas of the city remain more separate, compartmentalized. It is the first time that Lugano is so alive, so open to the world and to the cultural mix. Often the comments heard compare it to Berlin, Barcelona, Paris and New Delhi. Instead we are in Lugano!


F

#5 È vero, è la stessa impressione che ho avuto anche io. Passeggiare alla foce dà la sensazione di una città dove “si respira”, in cui non si sente la morsa opprimente dell’urbanità, che spesso rende le città invivibili.

E

Le gradinate in gneiss in sponda sinistra / The tiers in gneiss on the left bank

F

Uso dei materiali locali / Use of local materials

Sì. Ciò che è molto interessante, e fa la differenza, è il fatto che il progetto coinvolga proprio il nucleo dell’urbano, non i suoi margini. Grazie ad esso Lugano si è scoperta metropoli, ma una metropoli con un cuore naturale. Questo è un messaggio molto forte, perché è la prima volta, dal dopoguerra ad oggi, che Lugano ritrova un’accessibilità al lago, e ancor più al fiume, che aveva totalmente dimenticato. Quindi questo progetto non solo svela e rimette in auge la presenza dell’acqua, ma con essa la vera identità della città e questa doppia presenza naturale, fluviale e lacustre, nel suo cuore. #6 Dalle sue parole emerge il suo approccio progettuale, che parte sempre dall’ascolto dei luoghi e delle persone che li abitano e ricerca la costruzione di un vero e proprio rapporto tra questi due soggetti. Tale rapporto può essere considerato un ingrediente fondamentale per la resilienza dei luoghi?

#5 True, it’s the same impression I had too. Walking along the mouth gives the feeling of a city where you “breath”, in which you don’t feel the oppressive grip of urbanity, which often makes the city unleaveable. Yes. What is very interesting, and makes the difference, is the fact that the project involves the very core of the urban, not its margins. Thanks to it we discover Lugano city, but a city with a natural heart. This is a very strong message, because it is the first time since the war, in which Lugano finds that accessibility to the lake, and even more to the river, which had totally forgotten. So this project not only reveals and calls into vogue the presence of water, but with it the true identity of the city and this double natural presence, rivers and lakes, in its heart. #6 From your words emerges your design approach, which always starts by listening to the places and the people who live there and search the building of a real relationship between these two subjects. This report can be considered a key ingredient for the resilience of the places?

2015

NIP #28

47


Sì, se con resilienza intende la capacità di autorigenerazione. La resilienza, a livello ecologico, spesso è intesa come la capacità di un organismo di ritornare all’equilibrio originario dopo una perturbazione; mentre per l’architettura del paesaggio non si tratta di un ritorno a uno stato precedente, ma dell’idea di continuare a rigenerare la vita con sempre nuove modalità. È la base del lavoro del paesaggista. Si svelano dei meccanismi che rimettendosi in atto creano veri e propri reticoli vitali, capaci di riconsegnare uno spazio ai suoi abitanti. È importante, certo, porre attenzione al Genius Loci, ma noi siamo qui oggi e ciò che progettiamo è frutto dell’incontro con la gente. Il Genius Loci senza la gente non esiste. Non è un’identità antica, una forma data nel tempo, ma è qualcosa di molto dinamico. Il nostro compito come architetti paesaggisti è quello di riconsegnare uno spazio non solo a se stesso, ma soprattutto alla gente che vi abita. L’identità di Lugano viene sicuramente evocata, restituendo alla città il suo fiume e l’accesso al lago, ma il progetto soprattutto permette a chi lo vive o attraversa di riappropriarsi della propria identità di cittadino, che ha un rapporto con la città. Le persone possono così introiettare questo nuovo spazio, per poi prendersene cura ed estendere tale cura all’intera città e al territorio. È fondamentale che i cittadini si riconoscano nelle trasformazioni proposte, altrimenti è una violenza che si perpetra nei confronti delle popolazioni. Per questo a me piace l’idea che un progetto sia un dono e che in quanto tale possa essere accolto. #7 Quali sono, nella sua esperienza, i criteri e le scelte che maggiormente hanno contribuito a creare quella “zona di comfort” in cui i fruitori potessero riconoscersi tanto da appropriarsi di uno spazio ed averne cura come un luogo appartenente a loro? Sicuramente la ricerca storica è molto importante. Ma ciò che è davvero fondamentale è camminare nel 48

NIP #28

2015

G

Yes, if resilient means the ability of selfregeneration. Resilience, ecologically, is often understood as the ability of a body to return to its original equilibrium after a disturbance; while for landscape architecture it is not a return to a previous state, but the idea of continuing to regenerate life with always new ways. It is the basis of the work of the landscaper. Revealing mechanisms that create real vital lattices, able to give back space to its inhabitants. It is important, of course, pay attention to the Genius Loci, but we are here today and what we design is the result of the meeting with people. The Genius Loci doesn’t exist without people. It is not an ancient identity, a form given in time, but is something very dynamic. Our task as landscape architects is to return a space not only for itself, but also to the people who live there. The identity of Lugano is certainly evoked, giving the city its river and lake access, but the project also allows those who live or cross to regain possession of their identity as a citizen, who has a relationship with the city. People can thus introjecting this new space, and then take care and extend this care to the entire city and the territory. It is essential that citizens are interested in the proposed changes, otherwise it is a violence that is perpetrated against the people. This is why I like the idea that a project is a gift and that as such can be accepted.


H

luogo. Passeggiare, andarci in tempi diversi, con la pioggia e con il sole, di notte, di giorno. Chiacchierare con la gente, non solo quella del posto ma anche con altre persone più o meno implicate. Confrontarsi con “lo spirito del tempo”: cosa desidera oggi la gente dalla città. Questo è molto importante, soprattutto alla luce del fatto che i desideri stanno andando in una direzione abbastanza comune nell’intero pianeta. E poi c’è una parte molto intuitiva, una sensibilità che non si trova nei manuali, ma è quella che porta avanti una visione come sintesi di tutte le informazioni raccolte e di tutte le soluzioni possibili. #8 Crede nella progettazione partecipata? Fino a un certo punto. Chiaramente è sempre necessario il confronto con i soggetti coinvolti. La committenza, la popolazione, si ascoltano fino all’ultimo, ma è importante che il progettista abbia ben chiara la strada da percorrere e la porti avanti, accogliendo lungo il cammino ciò che può essere utile. La progettazione partecipata va fatta a monte, non a valle del processo, poiché

#7 What are, in your experience, the criteria and the choices that have helped to create the “comfort zone” in which the users could recognize themselves so much to steal a space and care for it as a place that belongs to them? Surely historical research is very important. But what is really important is to walk in the place. Walking, going at different times, with the rain and the sun, at night, during the day. Chat with people, not just the place but also with other people more or less involved. Dealing with “the spirit of the time”: what people want today from the city. This is very important, especially in light of the fact that the desires are going in a direction quite common in the whole planet. And then there is a very intuitive part, a feeling that is not in the manual, but it is one that carries a vision as a synthesis of all information collected and all possible solutions.

G

Integrazione sociale alla foce del Cassarate / Social integration at the mouth of Cassarate

H

Lezione di yoga alla foce / Yoga class at the mouth of the river

#8 Do you believe in participatory planning? Up to a certain point. Clearly it is always necessary to debate with those involved. 2015

NIP #28

49


è compito solo del progettista decidere quale percorso intraprendere. Questo perché a tutti i desideri e le esigenze delle persone bisogna, in conclusione, dare forma, creando degli spazi ad essi funzionali. Per farlo è necessario che prima o poi un punto di vista emerga sul resto ed è l’architetto paesaggista ad avere le competenze per poter tenere in mano le redini di questo processo, dopo le debite ricerche storiche, sociologiche, antropologiche, tecniche. Tutte queste competenze lo mettono in grado di proporre un progetto sensato per le persone che poi ci vivranno. La sua professionalità lo aiuta a concretizzare i desideri, a mediarli e trasformarli in spazi, senza deludere nessuno. La forza della professione del paesaggista è proprio questa: ha i mezzi per incarnare nella materia i desideri espressi dalle persone. Ed il suo compito è proprio quello di non deluderli. #9 Ha prima affermato che i desideri della popolazione mondiale stanno andando in una certa direzione, ecologica e sostenibile, e in effetti anche da parte delle amministrazioni sembra ci siano buoni segnali, perlomeno sulla carta. Nella pratica progettuale però, in Italia in particolare, la sensazione è ancora quella di poca coerenza con quanto annunciato nei Piani. Cosa manca per vedere dei risvolti concreti sui territori? Non è solo un problema dell’Italia. Penso che ci voglia tempo. I segnali ci sono e sono figli di esigenze reali. Ma è un processo di riorientamento molto lento. Tutte le idee nuove ci mettono un po’ a entrare nella pratica, soprattutto quando mettono in luce la necessità di cambiamenti sociali sostanziali. Il peso della disciplina del Paesaggio è molto, implica una vera e propria reimpostazione dello sguardo sul mondo, del sistema politico ed economico. A mio avviso tutto parte dalla formazione. Se ci si pensa, 50

NIP #28

2015

The commission, the people, are listened until the last, but it is important for the designer to have really Clear the path to follow and make progress, accepting along the way what can be helpful. Participatory planning should be done upstream, not downstream of the process, since it’s only designer that decide which path to take. This is because we must shape all the desires and needs of people, in conclusion, creating spaces to them functional. This requires that sooner or later a point of view emerge on the rest and is the landscape architect that has the skills to be able to hold the reins of this process, after the necessary historical, sociological, anthropological techniques. All these skills enable him to propose a project that makes sense for the people who will live there. His professionalism helps him to put into effects desires, to mediate them and turn them into space, without disappointing anyone. The strength of the profession of landscape architect is this: has the tools to embody the matter the wishes expressed by people. And his job is just to not let them down. #9 You first stated that the wishes of the world’s population are going in a certain direction, ecological, sustainable, and indeed by the government seems that there are good signs, at least on paper. In design practice, however, in Italy in particular, the feeling is still that of little consistency with what was announced in the Plans. What is missing to see the concrete results in territories? It’s not just a problem of Italy. I think it takes time. The signs are there and are sons of real needs. But it is a very slow process of reorientation. All new ideas take a while to get into practice, especially when they highlight the need for substantial social change. The weight of the discipline of landscape is a lot, implies a real reset of looking at the world,


la stessa facoltà di Architettura del Paesaggio è relativamente nuova. In paesi come la Francia, dove la scuola di Paesaggio di Versailles esiste da quasi 40 anni, si cominciano a leggere i primi risultati. La Scuola fornisce una tale qualità di progetti che fa sì che a livello territoriale qualcosa stia cambiando. Questo anche perché gli architetti paesaggisti ricoprono funzioni pubbliche oltre che essere delle figure professionali indipendenti. Questo per me è molto importante. Gli architetti paesaggisti dovrebbero far parte dell’amministrazione pubblica, a tutti i livelli. Questo a poco a poco apporterebbe una visione in grado di cambiare la tendenza politica. Per questo bisogna formarne tantissimi, perché possano accompagnare i processi decisionali all’interno delle amministrazioni. D’altra parte, le dinamiche territoriali una volta in atto sono molto difficili da modificare e se errate diventano presto inesorabili. È questo il problema e il limite delle discipline che agiscono sul territorio: certe scelte dovrebbero essere fatte subito. E tutti speriamo che i tempi non si dilunghino troppo per andare nel verso che noi tutti desideriamo.

the political and economic system. I think it all starts from formation. If you think about it, the same faculty of Landscape Architecture is relatively new. In countries like France, where the Landscape school of Versailles exists since almost 40 years, the first results begin to be read. The school provides such a quality project that makes possible that at regional level something is changing. This is also because the landscape architects hold public functions in addition to being independent professionals. This to me is very important. Landscape architects should be part of the public administration, at all levels. This gradually would bring a vision able to change the political trend. To this we must breed many, so that they can accompany the decision making within the government. On the other hand, the territorial dynamics once in place are very difficult to change, and if wrong soon become inexorable. That’s the problem and the limit of the disciplines that affect the territory: certain decisions should be made immediately. And we all hope that times do not dwell too much in the direction that we all want.

I

Relax e godibilità del paesaggio lacustre / Relaxation and enjoyment of the lake landscape

I

2015

NIP #28

51


Barbara RossiŠ

L'opera pesante / The heavy work

52

NIP #28

2015


2015

NIP #28

53


Creatività / PROGETTO / Creativity / DESIGN

Paesaggi di transizione: complessità e diversità degli spazi periurbani in Lombardia Landscapes of transition: the complexity and diversity of the peri-urban areas in Lombardy

54

NIP #28

2015


AUTHOR: Emanuela Morelli

Architect. Specialized in Gardens Architecture and Landscape Design, PhD in landscape design, is a researcher SSD ICAR 15 (DIDA Florence). In the professional field she is involved in planning and landscape design.

O

ggi lo spazio periurbano ha assunto una posizione centrale all’interno del dibattito scientifico e culturale e delle politiche territoriali, urbanistiche e paesaggistiche. Il futuro di queste aree, ambiti incerti e di transizione che non appartengono né alla città né alla campagna dove vive gran parte della popolazione, si presenta difatti come una sfida interessante per le città del domani. Essendo sottoposte a pressioni insediative e infrastrutturali le tematiche che le riguardano sono numerose, quali il consumo di suolo, l’accessibilità e la fruizione, il rapporto città-campagna, la riconoscibilità dei luoghi, la biodiversità, la qualità ambientale e culturale, nonché l’inclusione sociale. In letteratura scientifica per il termine periurbano non esiste una definizione condivisa. Questo è stato solitamente utilizzato per indicare quelle diverse forme insediative non riconducibili alla città tradizionale, compatta e riconoscibile con una propria stratificazione più o meno coerente, dove le vicende e gli eventi storici sono ben identificabili e contribuiscono a creare le identità dei luoghi. Nel periurbano invece tutto è frammentato e incoerente. Sono evidenti la pressione fondiaria sul settore agricolo, i salti di scala degli edifici e gli interventi concepiti come episodi, autoreferenziali o casuali. Negli intervalli del costruito lo spazio aperto raccoglie forme di competizione, conflittualità nell’utilizzo delle risorse presenti, e tensioni: le aree periurbane, che sono

AUTORE: Emanuela Morelli

Architetto. Specializzata in Architettura dei Giardini e Progettazione del Paesaggio, PhD in Progettazione Paesistica, è ricercatore SSD Icar 15 (DIDA Firenze). In campo professionale si è occupata di pianificazione e progettazione del paesaggio.

T

oday the suburban space has become central in the scientific and cultural debate and in territorial, urban planning and landscape policies. The future of these areas, areas of uncertainty and transition that does not belong either to the city or to the countryside where most of the population lives, is in fact as an interesting challenge for the cities of tomorrow. Being subjected to pressure from settlements and infrastructure, the issues that affect them are various, such as land use, accessibility and fruition, the relationship between urban and rural, recognition of places, biodiversity, environmental and cultural quality, as well as social inclusion. In the scientific literature for the term peri-urban there is no shared definition. This is usually used to indicate the various forms of settlement not connected to the traditional city, compact and recognizable with its own stratification, more or less consistent, where the stories and the historical events are readily identifiable and contribute to the identity of places. In suburban, instead, everything is fragmented and inconsistent. Land ownership pressure on the agricultural sector are obvious, the jumps of scale of the buildings and the interventions designed as self or random episodes. In the intervals of built, the open space collects forms of competition, conflicts in the use of existing resources, and tensions: the peri-urban areas, which are also economically very expensive, characterized by urbanization and 2015

NIP #28

55


Creatività / PROGETTO / Creativity / DESIGN

anche economicamente molto costose, sono caratterizzate da processi di infrastrutturazione e urbanizzazione che causano frammentazione paesaggistica e da luoghi privi di senso di collettività, identità o appartenenza. La presenza di spazi aperti è spesso elevata, ma si tratta di aree spezzate, talvolta abbandonate e marginali, dove i segni si interrompono o si perdono e dove il consumo di suolo infierisce non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi cancellando risorse, saperi, culture. Da questa concezione iniziale, in cui sono messi in evidenza i caratteri negativi, si registra negli ultimi decenni un’inversione di tendenza. Non si tratta più solo di arginare l’espansione urbana cercando di individuare un confine netto tra città e campagna, talvolta indirizzando queste aree periurbane tramite processi di densificazione e verso forme/tessuti compatti, riferibili alla città tradizionale, che possono creare criticità a livello territoriale andando a costituire urbanizzazioni che senza soluzione di continuità formano delle vere proprie barriere, ma di riconoscere, difendere e valorizzare queste ultime come nuove forme insediative, dotate non solo di criticità ma anche di propri valori e potenzialità quali fasce di transizione vivaci e dinamiche, riferibili a veri e propri ecotoni, in cui possono essere presenti i caratteri del Terzo Paesaggio di Gilles Clément e in cui è possibile recuperare o meglio ricreare un nuovo patto tra città e campagna, dove l’agricoltura può svolgere al meglio il suo ruolo multifunzionale e non essere esclusivamente produttrice di beni alimentari. L’agricoltura difatti nelle aree periurbane costituisce una inestimabile risorsa e può giocare un ruolo fondamentale come costruttrice di spazi, società, ecologie ed economie. Questa volontà è anche confermata da una intensa attività di studi e ricerche condotte proprio sul tema del periurbano. Particolarmente significative sono le esperienze del progetto europeo Plurel1, i diversi progetti Interreg quali Pays.med.Urban 2 e PeriurbanParks 3, 56

NIP #28

2015

infrastructure processes that cause landscape fragmentation and places with no sense of community, identity and belonging. The presence of open spaces is often high, but these areas are broken, sometimes abandoned and marginal, where the signs are interrupted or lost and where the land use is rampant not only in quantitative terms but also in qualitative terms, deleting resources, knowledge, culture. From this initial concept, in which the negative characters are highlighted, a turnaround in recent decades has been observed. It is no longer only about stemming urban sprawl trying to find a clear boundary between town and country, sometimes addressing these peri-urban areas through processes of densification and towards compact forms/tissues, referable to the traditional city, which can create difficulties at local level thus forming urbanization that seamless form veritable barriers, but it’s about recognizing, protect and enhance the latter as new forms of settlement, provided with not only weaknesses but also values and potentials as vibrant and dynamic transition bands, related to real ecotones, where the characters of the Third Landscape of Gilles Clément can be found, and where you can recover or rather recreate a new pact between city and countryside, where agriculture can best fulfil its multifunctional role and not be exclusively producing foodstuffs. In fact agriculture in peri-urban areas is an invaluable resource and can play a vital role as a manufacturer of space, society, ecologies and economies. This will is also confirmed by an intense activity of studies and research conducted on the theme of the suburban. The experiences of the European project Plurel1 are particularly significant, the different Interreg projects such as Pays.med.Urban2 and PeriurbanParks3, numerous academic research, as the AGAPU project, Analysis and Government of peri-urban Agriculture4, made by some universities on behalf


numerose ricerche universitarie, come il progetto AGAPU, Analisi e Governo dell’Agricoltura Periurbana4, effettuato da alcune sedi universitarie lombarde per conto della Regione Lombardia, o la ricerca INU sulla città diffusa5. Molte altre ricerche, indagano le diverse esperienze in campo progettuale realizzate, al fine di individuare le diverse regole di governo, progettazione e gestione delle aree periurbane. L’ampio ventaglio di esperienze presenti pone in evidenza che esistono diverse realtà periurbane, ognuna specifica

of the Lombardy Region, or the INU research on the diffused city5. Many other studies, are investigating the different experiences made in the field of design, in order to identify the different rules of governance, planning and management of peri-urban areas. The wide range of current experiences highlights that several suburban reality exist, each one specific and unique. Consequently, there are numerous ways in which interventions can be implemented as well as the operational scale must move from planning to the

A

Abbiategrasso

1 http://www.plurel.net 2 http://www.paysmed.net/pays-urban 3 http://www.periurbanparks.eu 4 http://www.agricoltura.regione.lombardia.it 5 Fantin M., Morandi M., Piazzini M., Ranzato L., (a cura di), La città fuori dalla città, INU Edizioni, Roma 2012

A

2015

NIP #28

57


C

Creatività / PROGETTO / Creativity / DESIGN


B

B

Area metropolitana milanese / Milan metropolitan area

C

Cascina_area metropolitana milanese / Farmhouse milan mettopolitan area

e peculiare. Conseguentemente molteplici sono le modalità con le quali possono essere attuati gli interventi così come la scala operativa deve muoversi tra la pianificazione alla progettazione dei singoli luoghi, e le diverse tematiche guida di riferimento possono riguardare cinture, reti, connessioni, fronti, frange, bordi, margini, ma anche agricoltura, centralità urbane o singoli spazi aperti. Questa varietà, diversità e complessità delle aree periurbane è riscontrabile ad esempio in Lombardia. Già da una prima rapida lettura del suo paesaggio affiorano difatti una infinità di realtà molto diverse tra loro che vanno dai fondovalle alpini alle aree di prima o seconda cintura attorno a Milano, a quelle più marcatamente produttive, residenziali o turistiche: ovunque il mosaico paesaggistico, intrecciando rapporti con spazi di alto valore naturale e con aree agricole, si presenta variabile per storia, morfologia, trama e contenuto. Definire le aree periurbane non è quindi semplice: qual è ad esempio la scala di lettura più appropriata, da quella regionale e quella locale? Esse sono più facilmente individuabili nei contesti metropolitani che si sviluppano intorno alle grandi città consolidate, ma possono essere anche aree smagliate dei più minuti nuclei urbani, oppure continui filamenti o aree disperse ma diffuse, non sempre necessariamente direttamente dipendenti dalla “città”, dove il parametro sulla densità del costruito non sempre risulta efficace. Come per il consumo di suolo, spesso presentato come un dato quantitativo e matematico6, utilizzare un metodo di lettura prevalente sugli altri può cambiare profondamente il risultato e, soprattutto, può far tralasciare alcuni aspetti fondamentali per il progetto di paesaggio. In questo contesto Regione Lombardia ed ERSAF (Ente Regionale Servizi Agricoltura e Foreste) stanno promuovendo analisi e ricerche con il fine di

design of individual sites, and the various guideline issues may include belts, networks, connections, fronts, fringed edges, margins, but also agriculture, urban centres or individual open spaces. This variety, diversity and complexity of the peri-urban areas can be found for example in Lombardy. Already from a first quick interpretation of the landscape,in fact. an infinity of very different realities emerge, ranging from alpine valley floor to the areas of the first or second belt around Milan, to the more markedly productive, residential or tourist: everywhere the landscape mosaic, weaving relationships with high-value natural areas and agricultural areas, is variable by history, morphology, texture and content. Defining the peri-urban areas is not so simple: what is for example the more appropriate interpretation scale, from the regional to the local one? They are easier to identify in the metropolitan contexts that develop around large consolidated cities, but they can also be laddered areas of the most little urban centres, or continuous filaments or scattered but widespread areas, not always necessarily directly depending on the “city”, where the parameter on the density of the built is not always effective. As for the land use, often presented as a quantitative and mathematical6, using an interpretation method, overriding the others, can profoundly change the result and, especially, may be neglecting some key issues for the landscape project. In this context, the Lombardy Region and ERSAF (Regional Agency Services Agriculture and Forests) are promoting research and analysis with the purpose to establish regulations and guidelines for the management and redevelopment of these landscapes, particularly fragile but important at regional level, also through the landscape and territorial plan being updated.

6 Ma non certo, poiché ogni metodo di lettura del consumo applica parametri diversi. 6 But not certainly, since each method of interpretate consumption applies different parameters. 2015

NIP #28

59


Creatività / PROGETTO / Creativity / DESIGN

definire indirizzi e orientamenti per la gestione e la riqualificazione di questi paesaggi particolarmente fragili ma importanti a livello regionale, anche attraverso il piano paesaggistico e territoriale in fase di aggiornamento. L’obiettivo non è solo quello di tutelare i valori presenti residuali, ma anche di innescare, attraverso la definizione di alcune regole fondamentali, ma non rigide visto la incertezza dei luoghi, la qualificazione dell’atto progettuale quale promotore di nuovi valori, di riqualificazione, e quindi di nuovi paesaggi di qualità delle aree periurbane (vedi ad esempio l’esperienza del Parco delle Risaie nel Parco Sud di Milano). Tra queste attività regionali rientra lo studio Analisi consumo di suolo e attività di pianificazione territoriale e paesaggistica, con un approfondimento particolare al sistema rurale e ai paesaggi periurbani condotto nel 2013 in relazione al PPR e alla possibilità di redigere delle linee guida per i paesaggi periurbani7. Il fulcro centrale dello studio è stato quello di cercare una definizione di periurbano condivisibile a livello regionale che potesse inglobare le diverse realtà presenti, offrendo anche un criterio

The aim is not only to protect the residual values, but also to trigger, by establishing some basic rules, but not rigid as the uncertainty of the places, the qualification of the design act as a promoter of new values, redevelopment, and then of new landscapes of quality of peri-urban areas (see for example the experience of the Park of Rice fields in the South Park of Milan). Among these regional activities, the study Analysis regional land use and activities of territorial and landscape planning is included, with a particular focus on rural and peri-urban landscapes systems, conducted in 2013 in connection with the PPR and the possibility of drawing up guidelines for peri-urban landscapes7.

D/E

Dubino

D

E


di lettura per la sua riconoscibilità che fosse valido e applicabile nelle diverse scale. L’intento è stato quello di implementare qualitativamente quel processo progettuale che dal livello regionale del piano paesaggistico e territoriale, trova una sua concretezza nella gestione ordinaria delle singole realtà locali. Questo è certamente un passaggio molto delicato e fondamentale nel quale occorre porsi domande, sciogliere dubbi, prendere posizioni, rimuovere imprecisioni.

The central focus of the study was to look for a shared definition of suburban at the regional level that would encompass the different existing realities, while also offering a parameter to interpret for its recognition that could work and be applicable in different scales. The aim was to implement the quality of the planning process that from the regional scale to the territorial landscape plan, finds its concreteness in the ordinary management of individual local realities.

7 2013 Incarico di collaborazione coordinata e continuativa nell’ambito delle attività progettuali affidate ad ERSAF (in relazione al PPR e alla redazione delle linee guida per i paesaggi periurbani). Analisi consumo di suolo e attività di pianificazione territoriale e paesaggistica, con un approfondimento particolare al sistema rurale e ai paesaggi periurbani. Progettista incaricato Arch. Emanuela Morelli. Coordinatori per ERSAF, Dott. Dante Fasolini e per Regione Lombardia, Arch.tti Luisa Pedrazzini e Cinzia Pedrotti. 7 2013 Icontracts of work and ongoing part of the project activities entrusted to ERSAF (in relation to the PPR and the drafting of guidelines for peri-urban landscapes). Analysis regional land use and activities of territorial and landscape planning is included, with a particular focus on rural and peri-urban landscapes systems. Project designer Arch. Emanuela Morelli. Coordinators for ERSAF, Dott. Dante Fasolini and for Regione Lombardia, Arch. Luisa Pedrazzini and Cinzia Pedrotti.

2015

NIP #28

61


Creatività / PROGETTO / Creativity / DESIGN

Ad esempio, il paesaggio periurbano è un particolare paesaggio ibrido? Quali potrebbero essere gli elementi rappresentativi/connotativi? Quali gli indicatori non solo quantitativi ma anche qualitativi di tali paesaggi? Cosa vuol dire progettare spazi e proporre politiche del periurbano? Quali sono le risorse da tutelare e le criticità da rimuovere? Quale può essere il ruolo dell’agricoltura che qui esprime al meglio il suo potenziale multifunzionale? Solo riconoscendo la diversità e la transcalarità del paesaggio, adoperando un metodo coerente ma flessibile, è possibile andare ad individuare un percorso operativo capace di muoversi

This is certainly a very delicate and important step in which it’s fundamental to inquire, dissolve doubts, take positions, remove inaccuracies. For example, the suburban landscape is a particular hybrid landscape? What would be the representative/connotative elements? Such as indicators, not only quantitative but also qualitative, of these landscapes? What does it mean to design spaces and propose peri-urban policies? What are the resources to be protected and the critical issues to be removed? What can be the role of agriculture here that best expresses its multifunctional potential?


F

Foto aerea del Parco Sud (Fonte: ERSAF) / Aerial photo of the South Park (source: ERSAF)

F

tra i diversi livelli di pianificazione e di progettazione identificando i relativi target di riferimento (i diversi livelli di pianificazione, gli enti locali, i progettisti, ecc.) e condividendo obiettivi, indirizzi e possibili linee guida progettuali. Lo studio ha condotto anche una lettura speditiva di tre diverse realtà di paesaggi periurbani in Lombardia: • R ho. Situato nella prima cintura milanese il comune ricade per il PTCP di Milano all’interno dell’unità Alta pianura irrigua con prevalenza di colture foraggere e cerealicole. Alta pianura irrigua occidentale in sinistra Olona. Un tempo aree di brughiera e di seminativi vitati oggi l’area è caratterizzata da un’agricoltura poco differenziata (a prevalenza di mais, e a seguire colza, soia e cereali vernini), mentre l’urbanizzazione si è concentrata inizialmente sui vari assi infrastrutturali per poi diventare espandersi un grande agglomerato che si estende da Busto Arsizio e Rho dai confini non decifrabili; • Abbiategrasso. Situato nei comuni di seconda cintura ricade nelle unità Valli dei corsi d’acqua. Valle del Ticino e nella unità Media pianura irrigua e dei fontanili con prevalenza di colture foraggere. Media pianura occidentale della fascia dei fontanili. L’urbanizzazione qui è avvenuta prevalentemente intorno ai nuclei urbani. Nonostante la vicinanza di questi non si rileva una vera a propria saldatura urbana e permane ancora un carattere fortemente agricolo dell’area che nonostante la specializzazione delle colture riesce a mantenere integro il sistema delle grandi cascine, irriguo e delle risorgive; • D ubino. Situato all’incrocio delle due valli della Valtellina e della Valchiavenna, il comune instaura relazioni dirette oltre che con il fiume Adda anche con il Lago di Mezzola e il Lago di Como. Il paesaggio è caratterizzato da forme

Only by recognizing the diversity and transcalarity of landscape, using a consistent but flexible method, it’s possible to find an operating path, able to move between the different levels of planning and design, identifying their audience target (the different levels of planning, local authorities, designers, etc.) and sharing goals, guidelines and possible design guidelines. The study also conducted to an expeditious interpretation of three different realities of peri-urban landscapes in Lombardy: • Rho. Located in the first belt of Milan, the municipality for the PTCP of Milan, is part of the the High irrigated plain unit, having an high prevalence of forage crops and cereal. West high irrigated plain in left Olona. Once areas of heathland and arable vineyard, today the area is characterized by undifferentiated agriculture (predominantly cor, followed by rapeseed, soybean and winter cereals), while urbanization has focused initially on several infrastructural axes and then expand to become a large conglomerate that develops from Busto Arsizio and Rho, with not decipherable borders; • Abbiategrasso. Located in the municipalities of second belt, it’s part of the Valleys of rivers unit. Ticino Valley and the Media irrigated plain and fountains units, with prevalence of forage crops. Average western lowland of the band of springs. Urbanization here took place mainly around the urban centers. Despite the proximity of these it can not be detected a real urban welding and still remains a strongly agricultural area that despite the specialization of crops, is able to maintain intact the system of large farms, irrigation and the springs; • Dubino. Located at the junction of the two valleys of Valtellina and Valchiavenna, the municipality establishes direct relations in addition to the river Adda with Lake

2015

NIP #28

63


Creatività / PROGETTO / Creativity / DESIGN

G

Paesaggi urbani di Rho (foto di Emanuela Morelli) / Cityscapes of Rho (photo by Emanuela Morelli)

G

H

Paesaggi periurbani del fondovalle della Valtellina (Foto di Emanuela Morelli) / Peri-urban landscapes of the valley floor of Valtellina (photo by Emanuela Morelli)

decise e ben riconoscibili: da una pianura alluvionale derivante dai depositi dei fiumi Mera e Adda e dal rilievo del Monte Foffricio sul quale si incontrano i due sistemi vallivi. Queste due forme di paesaggio hanno, nel corso della storia, fortemente influenzato l’uso del suolo e il sistema insediativo che si è andato a collocare, grazie ad una viabilità pedemontana, ai margini del fondovalle, con nuclei abitati in corrispondenza delle conoidi. Nel PTCP di Sondrio parte del comune ricade nella Macrounità 2 – Paesaggio di fondovalle. Qui i fenomeni di urbanizzazione si sono diffusi lungo la viabilità principale disposta ai margini del fondovalle, anche con fenomeni di raddoppio/ duplicazione in profondità rispetto all’asse infrastrutturale andando a interessare in minor misura i versanti boscati, ma soprattutto le aree agricole di pianura situate intorno al fiume. Si tratta di urbanizzazione costituita da un’edilizia residenziale a bassa densità e di consistenti aree produttive. Questo fenomeno ha comportato la congestione delle strade statali di impianto storico che univano i centri abitati, e la realizzazione di varianti, tangenziali, nonché assi infrastrutturali a scorrimento veloce che si dispongono parallelamente alla viabilità esistente.

Mezzola and Lake Como. The landscape is characterized by original and recognizable shapes: a floodplain resulting from deposits of the rivers Mera and Adda and the relief of Mount Foffricio on which encounter the two valley system. These two forms of landscape have, throughout history, strongly influenced the land use and the settlement system placed, thanks to a foothills mobility, on the edge of the valley, with settlements at the conoids. In the PTCP of Sondrio the municipality is part of Macrounity 2 - Landscape of the valley floor. Here the phenomena of urbanization have spread along the main road arranged on the edge of the valley floor, even with phenomena of doubling/duplication in depth in respect of the infrastructural axis going to affect less the wooded slopes, but especially the agricultural areas of the plain located around the river. It is constituted by a housing residential low density urbanisation and consistent production areas. This phenomenon has resulted in congestion of the main roads of the historical system that linked the towns, and the creation of variants, ring roads and freeway infrastructure axes that are parallelly arranged to the existing road network.


H

Non scendendo ulteriormente nel dettaglio di queste esperienze di lettura è però possibile constatare che la diversità di queste aree mette in evidenza quanto, più che un metodo di analisi rigido al quale assoggettare il paesaggio, occorrono processi e strumenti di lettura flessibili con cui di volta in volta poter comprendere, e scoprire, le diversità del paesaggio. In questo modo appare più naturale il processo di individuazione di quelle componenti progettuali che contribuiscono a rendere unico quel determinato paesaggio al di là di ogni sua possibile classificazione, necessaria a livello normativo e utile, ma non sufficiente.

Not going down further into the details of these interpretative experiences is, however, possible to verify that the variety of these areas is stressing that, more than a method of analysis to subjugate landscape, we need flexible interpretational processes and tools with which each time we can understand, and discover the diversity of landscape. This displays more naturally the process of identification of those project components that contribute to the uniqueness of that particular landscape beyond every possible classification of it, necessary at regulatory level and useful, but not sufficient. 2015

NIP #28

65


CreativitĂ / PROGETTO / Creativity / DESIGN

I

I

Naviglio di Bereguardo Abbiategrasso / Naviglio of Bereguardo Abbiategrasso

66

NIP #28

2015


Bibliografia e fonti Meli A., Caldini C., a cura di, Progettare i paesaggi periurbani: criteri, strategie e azioni, Edifir, Firenze, 2014. Morelli E., Fasolini D., Pedrazzini L., Ricerca bibliografica e di analisi dei dati disponibili su esperienze, studi, indirizzi pianificatori e normative di tutela specifica esistenti a livello italiano e internazionale sulle tematiche del paesaggio delle aree periurbane, E.R.S.A.F. – Regione Lombardia, 2013. Morelli E., Pedrazzini L., Un nuovo destino per i paesaggi periurbani in Lombardia, in Voghera A., (a cura di), Progetti per il paesaggio, INU, In corso di pubblicazione. Morelli E., Paesaggio e Agricolture. I Convegni nazionali AIAPP verso IFLA 2016, Ri_vista. Ricerche per la progettazione del paesaggio, 02/2015, http://www.dida.unifi.it/vp-325-ri-vista.html. In corso di pubblicazione. Bibliography and sources Meli A., Caldini C., cured by, Progettare i paesaggi periurbani: criteri, strategie e azioni, Edifir, Firenze, 2014. Morelli E., Fasolini D., Pedrazzini L., Ricerca bibliografica e di analisi dei dati disponibili su esperienze, studi, indirizzi pianificatori e normative di tutela specifica esistenti a livello italiano e internazionale sulle tematiche del paesaggio delle aree periurbane, E.R.S.A.F. – Regione Lombardia, 2013. Morelli E., Pedrazzini L., Un nuovo destino per i paesaggi periurbani in Lombardia, in Voghera A., (cured by), Progetti per il paesaggio, INU. To be published. Morelli E., Paesaggio e Agricolture. I Convegni nazionali AIAPP verso IFLA 2016, Ri_vista. Ricerche per la progettazione del paesaggio, 02/2015, http://www.dida.unifi.it/vp-325-ri-vista.html. To be published. 2015

NIP #28

67


Barbara RossiŠ

L'opera produttiva / The productive work

68

NIP #28

2015


2015

NIP #28

69


Barbara RossiŠ

L'opera produttiva / The productive work

70

NIP #28

2015


2015

NIP #28

71


Barbara RossiŠ

L'opera naturale / The natural work

72

NIP #28

2015


2015

NIP #28

73


Viviana Gravano Paesaggi attivi: saggio contro la contemplazione. Viviana Gravano Active Landscapes: essay against contemplation.


BY: Enrico Falqui

Director of Landscape Architecture’s Lab and full time professor charged of International Activities by Research Doctorate of DIDA, Univ. of Florence, is member of UNISCAPE. From 2010, he leads publishing series Bording Landscapes by ETS, Pisa.

N

ell’ultimo secolo, il Novecento, il Paesaggio è stato attraversato da quattro linguaggi visuali: pittura, fotografia, cinema, video. Questa "contaminazione" stilistica e concettuale ha determinato svolte improvvise, innovazioni sorprendenti, intrecci linguistici ed estetici nello sviluppo delle "nuove culture urbane". Durante tutto il Novecento, la percezione del Paesaggio da parte dell’individuo ha trasformato la sua natura originaria da contemplazione estetica ad interpretazione cognitiva, nella quale l’osservante scambia continuamente il proprio ruolo esterno in quello di "attore performante" capace di "fare e trasformare", con il proprio corpo e le proprie azioni, il paesaggio che attraversa e in cui vive. Il primo pregio di questo libro è quello di tracciare un "percorso" storico che

A CURA DI: Enrico Falqui

Direttore del Lab di Architettura del Paesaggio e responsabile delle relazioni internazionali del Dottorato di ricerca del DIDA, Univ. di Firenze, è membro di UNISCAPE. Dirige dal 2010 la collana editoriale Paesaggi di confine, ETS, Pisa.

ripartendo dalle descrizioni fatte da Benjamin dei "passages" parigini e delle passeggiate del flaneur, descritte da Beaudelaire e da Poe, ci introduce alla cultura della percezione del paesaggio metropolitano del Novecento, dandoci una nuova definizione di "spazio urbano" e un insieme di metodi interpretativi delle potenzialità artistiche che possiamo ritrovare anche negli interstizi più insignificanti del sistema urbano contemporaneo. Viviana Gravano documenta, con un linguaggio narrativo e comprensibile ad un vasto pubblico di lettori, quali siano stati gli Atelier, i laboratori e i "manifesti" culturali, che, a partire dal movimento filosofico fondato da Guy Debord nel 1958 in Francia1, hanno sviluppato una cultura della "trasformazione" del paesaggio urbano, attraverso l’azione consapevole di cittadini o di parti della

Comunità urbana, anticipando di molti anni il movimento degli Stalker italiani, fondato da Francesco Careri. Descrivendo l’opera di Gordon Matta Clark, l’autrice ci fa comprendere come anche l’architettura sia coinvolta nell’azione di ribaltamento tra "edificio" e "contesto esterno", dando la possibilità all’individuo di percepire la sua materialità, con lo sguardo del momento o attraverso una percezione "precaria" dell’architettura. In altre parole, questa ricca "rassegna" dei movimenti culturali che, nel corso del Novecento, ha contribuito a formare le fondamenta di un’arte pubblica, permette al lettore di comprendere quanto stretto sia il legame, nella società contemporanea attuale, tra "percezione sociale" del Paesaggio e "percezione artistica" da parte

1 La teoria della Deriva, Internationale Situazioniste, n°1, 1958-1969 2015

NIP #28

75


I

n the last century, the twentieth century, the landscape was crossed by four visual languages: painting, photography, film, video. This stylistic and conceptual "contamination" resulted in sudden turns, surprising innovations, through its language and aesthetic development of the "new urban cultures". Throughout the twentieth century, the perception of the landscape, by the individual, has turned its original nature of aesthetic contemplation to cognitive interpretation, in which the observant constantly exchanges its external role into that of "actor performing" able "to do and transform", with his own body and his actions, the landscape that crosses and where he lives. The first value of this book is to draw a "path" that starting from the historical descriptions made by Benjamin of the Parisian "passages" and walking of the flaneur, described by Baudelaire and Poe, introduces us to the culture of perception of the metropolitan landscape of the twentieth century, giving us a new definition of "urban space" and a set of methods of interpretation of the artistic potential that is also found in the most insignificant interstices of the urban contemporary. Viviana Gravano documents, with a narrative language and understandable to a wide audience of readers, what were the Atelier, workshops and cultural "manifestos", which, from a philosophical movement founded by Guy Debord in 1958 in France1, have developed a culture of "transformation" of the 76

NIP #28

2015

urban landscape through the conscious action of citizens or of parts of the urban community, anticipating of many years the movement of italian Stalker, founded by Francesco Careri. Describing the work of Gordon Matta Clark, the author makes us understand how the architecture is also involved in the action of tipping between "building" and "external environment", allowing the individual to perceive its materiality, with the look of the moment or through a "precarious" perception of architecture. In other words, this rich "review" of cultural movements, during the twentieth century, helped to form the foundation of a public art, it allows the reader to understand how close is the bond, in contemporary society today, between "social perception" of landscape and "artistic perception" by those who, in the urban community, not only intends to enjoy a "lasting aesthetic perception" of the metropolitan landscape, but discovers, as witnessed by the work of Dan Graham2 and that of Janet Cardiff3, that the artist-landscaper can act so the common area is changed compared to the experienced, compared to the look of the individual. Thus were born the "active landscapes", suggests the author; through a work that "re-negotiate" the identity of a place whenever the artist, together with the inhabitants of that part of the metropolitan liquid landscape, conceives and implements the consistent transformation of space. ÂŤOn either side you look at it, the space changes

in relation to the subjective vision of the experiencedÂť. The second value of this book, in my opinion, transcends the specific intentions of the author, as it allows to enrich the role of the project in the multiple actions of transformation of the urban landscape, whose identity recognition, on the part of urban communities, is no longer characterized only by social usefulness of the "user functions" assigned by the project to various areas either by design skills to transform any terrain vague in a symbolic Third landscape. Viviana Gravano pushes the "contemporary landscape" not to neglect the different urban cultures that live in a "nomadic" way the variety of complex and transient terrain vagues and unused and abandoned fragments of urban and territorial system. In other words, it makes us understand how public art can be integrated in the landscape design process, and as a new member of the territorial resilience, and as a component that enriches the cultural diversity of the urban space. In this way you can give life, with low cost of implementation and management, to projects that meet the demand of "transient landscapes", moving in space and time, emerging from new demographic and social composition of the metropolitan city, in which the global/local connection becomes part of the DNA of its new residents, or rather being moving citizens.


Paesaggi attivi. Saggio contro la contemplazione. L'arte contemporanea e il paesaggio metropolitano

published by Mimesis Edizioni, Collana Kosmos n.3

publishing date: 2012

12x19 cm, 312 pages

216 / 312 pagine

di chi, nella comunità urbana, non intende solamente godere di una "percezione estetica duratura" del Paesaggio metropolitano, ma scopre, come ci testimonia l’opera di Dan Graham2 e quella di Janet Cardiff3, che l’artistapaesaggista può agire affinché lo spazio comune si modifichi rispetto al vissuto, rispetto allo sguardo del singolo. Così nascono i "paesaggi attivi", ci suggerisce l’autrice; attraverso un lavoro che "ri-negozia" l’identità di un luogo ogni volta che l’artista, insieme agli abitanti di quella parte del paesaggio liquido metropolitano, ne concepisce e mette in pratica la coerente trasformazione dello spazio. «Da qualsiasi lato la si voglia vedere, lo Spazio si modifica in relazione allo sguardo soggettivo, al vissuto».

on the cover/ in copertina: Gea Casolaro Still here_Le jours où je n'existe pas- Quai aux Fleurs 2009-2011

Il secondo pregio di questo libro, a mio avviso, trascende le specifiche intenzioni dell’autrice, in quanto permette di arricchire il ruolo del progetto nelle molteplici azioni di trasformazione del paesaggio metropolitano, il cui riconoscimento identitario, da parte delle comunità urbane, non è più caratterizzato soltanto dall’utilità sociale delle "funzioni d’uso" attribuite dal progetto ai vari spazi né dalla capacità progettuale di trasformare un qualsiasi terrain vague in un simbolico Terzo paesaggio. Viviana Gravano spinge il "paesaggista contemporaneo" a non trascurare le diverse culture urbane che vivono in modo "nomadico" la varietà complessa e transitoria dei terrain vagues e dei frammenti dismessi e inutilizzati

del sistema territoriale e metropolitano. In altre parole, essa ci fa capire come l’arte pubblica possa integrarsi nel processo progettuale paesaggistico, sia come nuovo componente della resilienza territoriale, sia come componente che arricchisce la diversità culturale dello spazio urbano. In questo modo si può dare vita, con bassi costi di realizzazione e di gestione, a progetti che soddisfano la domanda di "paesaggi transitori", in movimento nello spazio e nel tempo, che emerge dalla nuova composizione demografica e sociale della città metropolitana, nella quale il nesso globale/locale entra a far parte del DNA dei suoi nuovi abitanti, ovvero essere cittadini in movimento.

2 Graham D.,Ottagon for Munster: La percezione attiva dello spazio, 1987 3 Cardiff J., Il paesaggio sonoro della Metropoli: In Touch, 1993 2015

NIP #28

77


www.nipmagazine.it SOSTIENI NIP NIP è una rivista on-line che, per scelta editoriale, è e rimarrà gratuita per la consultazione e per il download, con il preciso scopo di contribuire alla divulgazione di una cultura della sostenibilità. La nostra attività quindi si basa sul sostegno esterno, che può essere fornito in due modi: • Attraverso l’acquisto di uno spazio pubblicitario sulla rivista o sul sito secondo le modalità illustrate nel flyer consultabile sul sito • Contribuendo con una donazione diretta per sostenere il nostro lavoro attraverso l’utilizzo del link paypal

Per offrirci il tuo contributo, contattaci a: redazione@nimagazine.it Iscriviti alla newsletter@nipmagazine.it

SEGUICI SU NIPmagazine https://twitter.com/NIPmagazine NIPmagazine http://www.facebook.com/nipmagazine NIPmagazine http://www.flickr.com/photos/nipmagazine/ NIPmagazine http://pinterest.com/nipmagazine/ NIPmagazine http://www.linkedin.com/in/nipmagazine

NIP #28 Settembre 2015  

Rivista bimestrale di paesaggio, architettura e cultura contemporanea / Bimontly Webzine about Landscape, Urbanism, Architecture and urban C...

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you