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AttiVistA by Danilo Moi "Communication is a primary need" www.attivista.com

Equalism: dissertazione su una nuova etica. di Danilo Moi Dicembre 2003-Maggio 2004 (Pubblicato su attivista.com il 10 Maggio 2004) Dedico questo lavoro, per ciò che esso può valere, alla mia ragazza: il valore della quale è per me invece certo e assoluto. A Manuela

Indice generale (indice dettagliato) Introduzione Con il termine "Equalism" definisco l'unicum speculativo capace di descrivere l'articolarsi delle diverse teorie politiche, economiche e sociali scaturite dalla forza intellettuale determinata dallo strumento internet. L'aspetto piÚ profondo è il cambiamento della concezione dell'etica e della legge. Ovvero il cambiamento delle relazioni tra gli individui e il conseguente cambiamento della canonizzazione legislativa delle stesse. Equalism: Aspetti speculativi generali Dissertazione sulla visione dell'etica, della morale e dei sistemi giuridici come concepiti dalla diffusa forza intellettuale scaturita dalla nascita dello strumento Internet individuati e descritti da Danilo Moi secondo la metodologia adottata da Spinoza nell' "Ethica more geometrico demonstrata". Equalism: aspetti politici generali. Il passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia assembleare come compimento di un secolare processo storico corroborato dall'introduzione di Internet. Chiarificazione dell'illusione e dell'impossibilità costituita dalla net-democracy. Equalism: aspetti economici generali Il cambiamento delle relazioni economiche come esito e risultato del cambiamento della concezione delle relazioni tra gli individui (etica). Il passaggio dall' "economia omogenea" all' "economia eterogenea", determinarsi di microsistemi economico-politici "modulari". Equalism ed etica hacker Chiarificazione di due componenti fondamentali dell'etica hacker: l'idea di competenza e il sistema produttivo di tipo modulare. Equalism: Aspetti sociologici generali Analisi delle relazioni sociali come subordinate alla struttura materiale attraverso la quale esse hanno luogo. Riconduzione del cambiamento della concezione dell'etica all'immediatezza delle relazioni nella "meta-società Internet". Affinità di questo tipo di relazioni con le relazioni che si instaurano nelle comunità di tipo tribale. Equalism e Copyleft Analisi dei primi "sistemi giuridici", ovvero la canonizzazione di queste nuove modalità di relazione, che Internet ha determinato. La General Public License e le Creative Commons. Chiarificazione dell'idea di brevetto come canonizzazione di un'etica di tipo feudale.

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Indice dettagliato (indice generale) 1) Introduzione. 2) Equalism: Aspetti speculativi generali * Preambolo * Definizioni Etica Morale Sistema etico Precetto Morale Criterio della liceitĂ  * Assiomi Isomorfismo etica-diritto Assioma dell'intenzionalitĂ  * Proposizioni * Conclusioni * Note a margine Il principio di effettivitĂ  di Norberto Bobbio Jonas e il diritto delle generazioni future. Concettualizzazione-Asserzione-Segno La prova di Turing 2) Equalism: aspetti politici generali Verso la democrazia assembleare L'illusione della net-democracy 3) Equalism: aspetti economici generali Dall' "economia omogenea" all' "economia eterogenea" Microsistemi economico-politici modulari. 4) Equalism ed etica hacker L'idea di competenza Il sistema produttivo "modulare". 5) Equalism: aspetti sociologici generali. 6) Equalism e Copyleft La General Public License Le Creative Commons Il Copyright e il brevetto Il Copyleft

Aspetti speculativi generali

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Dissertazione sulla visione dell'etica, della morale e dei sistemi giuridici come concepiti dalla diffusa forza intellettuale scaturita dalla nascita dello strumento Internet individuati e descritti da Danilo Moi secondo la metodologia adottata da Spinoza nell' "Ethica more geometrico demonstrata". Preambolo Equalism è il capovolgere la concezione e la determinazione delle leggi. La legge è stata intesa, lungo il corso della storia occidentale, come un adeguarsi dell'individuo a ciò che costituisce "altro". L'individuo si adegua alle leggi della società e necessariamente le rispetta (il diritto civile), l'individuo o la società stessa si adeguano all'ordine della natura (il diritto naturale) La legge è stata intesa quindi come "dovere", "imposizione", "necessità", ne il soggetto ne la comunità sono implicati e coinvolti nella sua stesura. Non è casuale quanto spesso si sia scomodato Dio per giustificarla, non è casuale quanto la legge sia stata spesso "ordine di Dio all'uomo", "volere di Dio". La legge è stata poi sempre intesa come "divieto", all'infrazione del quale segue la pena. In virtÚ di tutto questo i popoli hanno sempre visto con occhio sospettoso sia le leggi sia la loro applicazione: la stessa parola "giustizia" individua, nel parlare comune e popolare, il suo preciso opposto: l'abuso e l'arbitrio. Mosè sul Sinai è l'emblema di tutto questo: egli riceve la legge lontano dal suo popolo, il popolo lo attende a valle, non è implicato nella "rivelazione" della legge stessa. Non solo: la prima manifestazione di Mosè, ridisceso tra la sua gente, è una manifestazione di violenza, di ira, di "repressione": il popolo ha osato scolpirsi un vitello d'oro, ha osato l'autoderminazione, la libertà. Ora si cambia quindi prospettiva, e questo cambiamento è radicale. La legge è l'espressione e la manifestazione di un'ambizione collettiva e coralmente deve essere determinata poichÊ essa è la trasposizione e la canonizzazione di un sistema etico e ogni sistema etico non è che la descrizione delle modalità tramite le quali gli individui si relazionano all'interno di una comunità. Definire l'etica come descrizione di modalità di relazione tra gli individui significa distinguere tra ciò che è l'ambito pubblico delle azioni degli individui e ciò che è invece l'ambito privato. Equalism è perciò distinzione tra ciò che è "etica" e ciò che è "morale". Definire un sistema legislativo come la trasposizione e canonizzazione di un sistema etico (come qui definito) significa distruggere la concezione della legge come "divieto e prescrizione".

I sistemi etici e i sistemi giuridici Definizioni: * Etica L'etica è la determinazione e lo studio dei sistemi etici: l'etica, in senso generale, è l'ambito delle relazioni tra ciò che "io" e ciò che è "altro". Ogni azione del soggetto che implichi un coinvolgimento di un'altro individuo deve essere ricondotto all'ambito dell'etica. Tutto ciò che non costituisce relazione non è riconducibile all'etica. Ergo: l'etica è lo studio delle modalità di relazione che si instaurano tra gli individui. (nota) Il rapporto io-altro non si esaurisce nel rapporto tra individui, cosÏ l'etica, in senso generale non concerne il lecito o l'illecito esclusivamente tra esseri umani, concerne bensÏ (e Jonas è stato in questo piÚ che eloquente) il lecito e l'illecito anche per ciò che riguarda i rapporti tra uomo e mondo. (Jonas non ha ovviamente parlato di lecito e di illecito)

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Però: tanto l'etica quanto la morale, per il semplice fatto che la prima si occupa di relazioni tra individui e la seconda (anche) di opinioni di individui, non possono che essere risolte in seno al primo aspetto: in entrambi i casi è infatti banalmente implicata una coscienza e una intenzione, un soggetto pensante. * Morale La morale è l'analisi e lo studio dei precetti morali. In senso generale la morale è l'ambito delle scelte e dei gusti personali, è l'ambito dei rapporti tra "io e io". Ogni azione del soggetto che non implichi un coinvolgimento di un'altro individuo deve essere ricondotto all'ambito della morale. * Sistema etico Definisco con "sistema etico", un sistema di concettualizzazioni capace di individuare le modalità di relazione, intese secondo il criterio della liceità, che si instaurano tra due o piÚ individui.(comunità) Un sistema etico è l' analisi delle relazioni tra individui per come si manifestano concepite dal punto di vista del lecito e dell'illecito. * Precetto morale Un precetto morale è la convinzione e l'opinione del singolo sulle modalità di relazione tra gli individui o sulle sue azioni. Un precetto morale è quindi una concettualizzazione capace di individuare e descrivere la convinzione l'opinione del singolo riguardo ciò che si individua e si descrive attraverso il criterio della liceità. * Criterio della liceità Definisco con "criterio della liceità" il metro, il parametro attraverso il quale si descrive una relazione a livello etico. L'idea di lecito e di illecito è ciò che costituisce il problema etico: ovvero il problema dell'io in relazione all'altro. Il criterio della liceità è da intendere totalmente privo giudizi di valore: buono, cattivo, bene, male, giusto e ingiusto. (1) Posso descrivere una relazione secondo diversi criteri, ad esempio fisico o chimico (e mi occuperò di fisica o di chimica), se però intendo occuparmi di tale relazione a livello etico dovrò vedere la relazione stessa secondo un parametro opportuno: appunto il criterio della liceità. Il criterio della liceità è chiedersi: cos'è oggettivamente lecito o illecito in una determinata relazione tra individui? (comunità) In che maniera hanno luogo tali relazioni? Quali sono le modalità di relazione in un determinato gruppo di individui? Una relazione (di qualsiasi natura: sia essa economica, politica, affettiva) può avere luogo tra due o piÚ individui. L'instaurarsi di una relazione tra individui è il determinarsi di ciò che è lecito nella relazione stessa, questo "lecito" è la comunità che gli individui relazionandosi costituiscono. Lecito e comunità sono la stessa cosa: una comunità è tale perchÊ i soggetti che la compongono si relazionano secondo determinati parametri, tale relazionarsi è la comunità stessa. Un insieme è tale perchÊ esiste una caratteristica che accomuna gli oggetti dell'insieme stesso: alla stessa stregua una comunità è un insieme di individui la caratteristica del quale sono le modalità di relazione tra gli stessi, queste modalità, in virtÚ della loro stessa esistenza, in virtÚ del loro stesso manifestarsi, sono il lecito. Una comunità è quindi una "relazione etica",

tale relazione può essere descritta da un sistema di

concettualizzazioni: questo sistema di concettualizzazioni, sviluppato in un sistema di asserzioni è un appunto un sistema etico. Un sistema etico individua quindi una comunità, ogni comunità è tale perchÊ ad essa è riferibile un sistema etico. Un sistema etico può avere ovviamente diverse e molteplici variabili: un sistema etico è tanto piÚ complesso quanto piÚ sono le variabili che contempla, ovvero un sistema etico è complesso in maniera direttamente

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proporzionale alla complessità della comunità al quale è riferibile.(2) (1) I giudizi di valore non concernono l'etica non soltanto perchÊ sono "soggettivi"; i giudizi di valore non riguardano l'etica perchÊ non sono azioni: tutto ciò che non costituisce azione non può costituire relazione, quindi non è riconducibile all'etica. (2) Un sistema etico, in quanto sistema di concettualizzazioni espresso in un sistema di asserzioni, deve essere riconducibile, descrivibile da un sistema logico. Ogni sistema logico, in quanto sistema inferenziale, è limitato. Un'inferenza indecidibile (equivoca o contraddittoria) individua il limite del sistema logico: un sistema etico incappa in una contraddizione quando nelle sue inferenze determina componenti "morali". (PoichÊ un'inferenza indecidibile non può che implicare l'opinione degli individui sulla stessa)

Assiomi 1) Isomorfismo etica-diritto. Un sistema legislativo è la trasposizione di un sistema etico. Se l'etica è descrizione di modalità di relazione la legge è indubbiamente canonizzazione di modalità di relazione: ne deriva che un sistema legislativo è la trasposizione di un sistema etico. 2) Assioma dell'intenzionalità. Se una comunità è tale perchÊ costituita da determinate relazioni tra individui (descrivibili da un sistema etico) ne deriva immediatamente che ogniqualvolta un individuo non scelga di partecipare a tali relazioni, ovvero si autoescluda dalle relazioni stesse, per definizione l'individuo stesso non appartiene a tale comunità. Nell'eventualità che l'individuo vengo forzato la comunità stessa cessa di essere tale; relazione e coercizione sono simmetricamente opposti. Ne deriva immediatamente che un'azione è etica se l'individuo ne ha coscienza e intenzione, l'azione etica è quindi l'esito di una scelta. Nota: Forzare un individuo nel partecipare a una relazione, forzare quindi un individuo al far parte di una comunità significa distruggere la comunità stessa. Un buon modo per costituire comunità "arbitrarie" è fare in modo che gli individui non sentano il bisogno di effettuare una scelta: l'ignoranza, l'oscurantismo, la censura il dogmatismo, i catechismi, hanno questa funzione inibitoria; inibire la possibilità che tutti gli individui compiano una scelta, inibire quindi la possibilità che tutti gli individui partecipino alla regolamentazione della comunità stessa o che possano avere coscienza dell'eventuale inadeguatezza delle regolamentazioni stesse. (Non è casuale, ad esempio, che molte "comunità arbitrarie" si "impadroniscano" dell'individuo proprio quando l'individuo stesso non può compiere nessuna scelta: ovvero nello stesso momento, o quasi, del suo venire al mondo. E non è casuale che neanche questo tipo di comunità esiga che l'individuo ribadisca tale appartenenza durante l'arco dell'adolescenza, ovvero quando ancora non può scegliere in maniera opportuna e completa) Esse sono ben conscie del fatto che il concepirsi dell'individuo come membro di una comunità è il concepire o l'intuire da parte dell'individuo le regole che la determinano (il lecito: costituzione di una comunità) nonchÊ la possibilità di non rispettarle. (l'autoesclusione dell'individuo dalla comunità) Il semplice non rispettare le regole di una comunità da parte di un individuo non è l'illecito: è appunto l'autoesclusione dell'individuo dalla comunità e in quanto tale "lecita".

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(E infatti illecita ogni azione dell'individuo che rende impossibile o inficia il relazionarsi di altri individui. vedi la seconda proposizione) Proposizioni 1) Un sistema legislativo, nel suo determinarsi generale, non può essere prescrittivo, non può essere "divieto". Questo deriva immediatamente dalla definizione dell'etica e dall'assioma dell'isomorfismo etica-diritto. La legge non può imporre modalità di relazione proprio come le "scienze empiriche" non possono imporre agli eventi di comportarsi in un modo o nell'altro. 2) Un sistema legislativo può essere prescrittivo solo nel suo determinarsi particolare e solo nei confronti delle azioni che impediscono il relazionarsi tra individui e comunità. Questo deriva immediatamente dall'assioma dell'intenzionalità. 3) Un sistema legislativo non può possedere componenti "morali". Questo deriva immediatamente dall'assioma dell'isomorfismo e dalla definizione di etica. E' "componente morale" ogni pretesa di rendere una massima privata, ovvero un precetto morale, regola pubblica. Il "divieto" scaturisce dalla confusione tra ciò che è etico e ciò che è morale: una massima privata non può assolutamente essere il fondamento di una "legislazione universale" (come invece pretese Kant) 4) Gli individui devono potersi assicurare che le loro modalità di relazione siano contemplate dai sistemi legislativi e che i sistemi legislativi le tutelino e non le impediscano. Questo deriva dall'assioma dell'isomorfismo Se un sistema legislativo è la trasposizione di un sistema etico e un sistema etico è descrizione di modalità di relazione tra individui ne deriva che gli individui devono essere implicati nella stesura dei sistemi legislativi. (Democrazia assembleare) 5) Un singolo individuo non può legiferare per la comunità. Questo deriva chiaramente dalla stessa definizione di etica e dall'assioma dell'isomorfismo. 6) Una comunità di individui non può legiferare per un'altra comunità di individui. Una comunità non può estendere le proprie modalità di relazione ad un'altra comunità poichÊ entrambe sono costituite da loro proprie modalità di relazione. Estendere queste modalità significa distruggere una delle due comunità per includerla nell'altra: questo potrebbe cozzare con la scelta degli individui che le compongono (assioma dell'intenzionalità) Conclusioni Tutte le legislazioni attuali sono sature di componenti morali: la validità e l'affidabilità di una legge può essere valutata anche considerando la presenza o l'assenza di componenti morali, piÚ ne contemplerà meno sarà valida. Appare cosÏ chiaro che la validità e l'affidabilità del parlamento di una nazione, che della legge è oggi l'artefice formale, sarà direttamente proporzionale alla "quantità" di leggi "etiche" che riuscirà a promulgare. Il parlamento è però caratterizzato da una intrascendibile ineticità di fondo: la sua idea è sottesa dal principio che una parte ristretta della società, una comunità, possa essere artefice e garante di una regolamentazione equa di tutta la società. Come si è visto questo è impossibile quasi per definizione. Una società è equa solo se ogni individuo può assicurarsi che le sue modalità di relazione siano contemplate e

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tutelate dai sistemi legislativi: la democrazia rappresentativa può superare questa ineticità sviluppandosi nella democrazia assembleare. Se un sistema giuridico (trasposizione di un sistema etico) è "inaffidabile" in maniera direttamente proporzionale alla quantità di componenti morali che esso contempla dovrebbe apparire immediatamente chiaro quanto, per converso, ogni morale

"satura" di determinazioni etiche comporti una auto-privazione della libertĂ  e

dell'autodeterminazione dell'individuo. Come non è concepibile che una massima privata possa essere il fondamento di una legislazione (Kant) non è altrettanto concepibile che una regola generale abusi della libertà dell'individuo. Il "costume" e le modalità tramite le quali il "consentium gentium" viene costituito ha questa funzione. Rientrano nell'ambito del costume le religioni e i catechismi tanto nella loro indiscutibile funzione prescrittiva quanto nella loro funzione di inibizione della scelta. Il costume quindi non è soltanto "moda", "abitudine", il costume è da un lato lo "svilirsi" dell'etica a moralità, dall'altro l'assurgere della moralità allo status di etica Note a margine * Il principio di effettività di Bobbio. * Concettualizzazione-Asserzione-Segno * Jonas e il dovere nei confronti delle generazioni future

Equalism: aspetti politici generali. Il passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia assembleare come compimento di un secolare processo storico corroborato dall'introduzione di Internet. Chiarificazione dell'illusione e dell'impossibilità costituita dalla net-democracy Dalla democrazia rappresentativa alla democrazia assembleare. Se l'espressione della volontà collettiva è l'assicurarsi da parte degli individui che le le loro modalità di relazione vengano contemplate e tutelate dai sistemi giuridici è necessario che le strutture deputate a determinarli si modellino secondo schemi adatti e opportuni ad esprimere tale volontà in maniera diretta e immediata. La democrazia parlamentare e rappresentativa non è adeguata a questo fine. Essa dovrà quindi trasformarsi, capillarizzarsi, ramificarsi in un'altra e storicamente nota forma: la democrazia assembleare. Questo passaggio non necessita di nessuna rivoluzione violenta o sanguinaria e può avvenire attraverso la democrazia parlamentare attuale. La democrazia assembleare non è il semplice superamento della democrazia rappresentativa: è il suo fine e il suo compimento. La democrazia assembleare è il giungere della politica all'individuo, è l'introduzione dell'individuo nella gestione diretta della res pubblica. Tale gestione diretta equivale alla partecipazione dell'individuo nel processo legiferativo, questo processo legiferativo, come si è detto, concerne tutti gli ambiti e i modi nel quale il soggetto si relaziona con altri soggetti: appunto la res pubblica. Modellare le strutture atte a promulgare le leggi significa cambiare la struttura logica e fisica tramite la quale oggi la stesura delle leggi ha luogo. Significa cambiare quindi le strutture istituzionali esistenti, significa fare in modo che tali strutture istituzionali si evolvano diventando strumenti a questo nuovo fine. Ogni singolo cittadino che vorrà interessarsi delle sorti della Res Pubblica dovrà poterlo fare in maniera immediata, ogni singolo cittadino che avrà "coscienza e intenzione" dovrà poter partecipare ai lavori della Repubblica. Per farlo il Comune di ogni città dovrà diventare il luogo dove chiunque intenda esprimere il suo voto sulle diverse

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e particolari vicende della politica possa farlo in maniera immediata, il luogo dove chiunque intenda proporre alla comunità soluzioni, idee, proposte possa farlo senza impedimenti. Ogni singola idea, soluzione, proposta seguirebbe un processo di approvazione "induttivo" e dalla piÚ piccola comunità, secondo la sua fortuna, dovrà poter "scalare" le strutture istituzionali stesse giungendo, progressivamente, all'attenzione di tutte le fasce di popolazione da essa implicate. La differenza sostanziale tra la democrazia rappresentativa e quella assembleare non è costituita semplicemente dal numero maggiore di cittadini implicati nel processo decisionale: è costituita dall'incremento delle possibilità che le istanze dei singoli cittadini possano essere vagliate dalle strutture istituzionali in maniera piÚ efficiente, diretta, "veloce" nonchÊ dal controllo delle strutture stesse da parte dei cittadini medesimi. La democrazia assembleare è il controllo perenne da parte del cittadino dei processi dello stato. L’Illusione della net-democracy Questa "utopia" implica senza dubbio una forte presenza della tecnologia: questo tipo di processo non potrebbe essere sostenuto e attuato se non attraverso sistemi computerizzati. Non si parla della democrazia assembleare di Atene, qualche migliaio di persone, si parla di milioni e milioni di cittadini. Internet sembrerebbe la soluzione. Pretendere però che la democrazia assembleare passi da Internet sarebbe riproporre l'illusione della neteconomy nell'ambito politico. Internet è uno strumento, un media, il fine di questo strumento è la comunicazione, la caratteristica peculiare del media internet è l'introduzione diretta del soggetto nel processo comunicativo, essa è perciò metafora della democrazia assembleare; possiamo comunicare in Internet le nostre idee, possiamo studiare la maniera tramite la quale queste idee si sviluppano, possiamo accordare a tali metodologie una valenza positiva e tentare di estenderle ad altri ambiti ma non possiamo pretendere il processo inverso: portare altri ambiti in Internet. Se la Tv è il media per eccellenza della democrazia rappresentativa, e ne costituisce una vera e propria metafora: la Tv concede a una parte della società di comunicar a tutta la società, Internet (almeno teoricamente) concede ad ogni singolo individuo di comunicare a tutta la società, ovvero concede a tutta la società di comunicare con se stessa: ecco perchÊ il media internet è "metafora" della democrazia assembleare. Metafora, comunicazione, media: internet è questo. Si parte quindi da internet ma non ci si ferma ad internet: il passaggio a nuove forme di gestione della Res pubblica (che poi nuovissime non sono: la già citata Atene di Pericle) avviene nel mondo reale. Tale passaggio avviene tramite il confronto e la lotta politica e, come si è detto, può e deve avvenire entro gli schemi della democrazia rappresentativa medesima. La democrazia rappresentativa cede il passo, si sviluppa, cresce nella democrazia assembleare. Si compie e si evolve il "processo deduttivo" che dallo stato assolutistico, il governo di uno, giunge, passando attraverso le fasi del governo di pochi prima, del governo di tanti poi al governo di tutti infine. Questo passaggio è possibile soltanto cambiando la struttura logica e fisica delle istituzioni, ovvero cambiando la loro struttura materiale. (vedi Equalism: aspetti sociologici generali)

Equalism: aspetti economici generali Il cambiamento delle relazioni economiche come esito e risultato del cambiamento della concezione delle relazioni tra gli individui (etica). Il passaggio dall' "economia omogenea" all' "economia eterogenea", determinarsi di microsistemi economico-politici "modulari". Il capovolgimento della fonte del diritto nonchĂŠ la necessitĂ  di un cambiamento delle strutture istituzionali attraverso le quali il diritto prende forma costituiscono le due concettualizzazioni principali che ho tentato di sviluppare e argomentare. Tali concettualizzazioni sono sottese da un paradigma fondamentale: la valorizzazione del soggetto,

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l'autodeterminazione dello stesso non solo delle sue scelte private ma anche delle relazioni con altri soggetti (comunità), quindi il passaggio dalla "generalità" alla "particolarità", il passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia assembleare: il già citato "processo deduttivo". Tale processo si ripresenta necessariamente necessariamente nell'economia. Per alcuni aspetti l'ambito economico è proprio l'ambito nel quale questo "processo deduttivo" è stato intuito e auspicato: il movimento antimperialista, ciò che trivialmente è detto no-global, auspica in ultima istanza proprio questa "capillarizzazione". Non è causale quanto tale movimento sia identificato anzitutto come "critico" e "oppositore" del sistema economico costituito, solo secondariamente e di riflesso del sistema politico. Nel discorso che sto tentando di portare avanti l'ambito economico è invece subordinato a quello giuridico e politico, a loro volta subordinati a un piÚ generale "problema etico". Poichè l' economia è scambio, e in quanto tale è relazione, dovrebbe apparire immediatamente quanto l'economia sia un "problema etico" (ergo giuridico) Poichè è "un problema etico", se il ragionamento su offerto ha una qualche consistenza, deriva che anche in questo ambito è la comunità ( e in ultima istanza il soggetto) ad autodeterminare le modalità dei propri scambi economici, ed è sempre la comunità l'artefice della "canonizzazione" di tale modalità. (stesura di un sistema giuridico) Le cose, si va sul banale, non stanno cosÏ. Se la politica, la stesura delle leggi e l'economia sono in mano a pochi l'esito scontato è la nascita di "macrosistemi". E' altrettanto chiaro che essendo in mano a pochi questi sistemi non possono essere "etici", non possono esserlo quand'anche "volessero", non possono esserlo per definizione; saranno controllati in maniera arbitraria, soggettiva, "morale". Un macrosistema tende sempre all' "ingiustizia", quand'anche chi lo controlla abbia sublimi e purissime intenzioni filantropiche, quand'anche ci fosse GesÚ Cristo in persona a gestirlo da solo. Per dirla scherzosamente: dieci diavoli governano meglio di un solo angelo. 1) Dall' "economia omogenea" all' "economia eterogenea" Nel suo "Il medioevo prossimo venturo" Roberto Vacca evidenzia quanto un sistema, sia esso tecnologico, associativo, organizzativo tenda a diventare instabile con il suo crescere. PiÚ i sistemi sono grandi e complessi maggiore sarà la difficoltà nel prevederne il comportamento, piÚ i sistemi sono complessi maggiore è la probabilità che essi determinino errori; piÚ i sistemi sono vasti maggiore è la loro correlazione con altri sistemi. Il "malfunzionamento" di uno di essi può determinare reazioni a catena dagli effetti imprevedibili e talora catastrofici. Il ragionamento di Roberto Vacca è ovviamente applicabile anche all'economia, non soltanto in virtÚ di una semplice analogia (esistono infatti sistemi economici) ma anche dalla constatazione che l'economia può essere vista, in senso generale, proprio come l'unicum che sottende le relazioni tra tutti questi sistemi. Essa è il macrosistema per eccellenza.(E' forse in virtÚ di questo fatto che il movimento antimperialista nasce come critica al sistema economico) L'economia attuale è cosÏ "relazione omogenea" tra sistemi eterogenei, ovvero l'economia è un sistema omogeneo costituito da fasi eterogenee. Questa situazione è chiaramente assurda: un sistema omogeneo non può essere costituito da fasi eterogenee. Questa "omogeneità" è costruita in maniera arbitraria attraverso transazioni fittizie, si costruisce cosÏ un equilibrio tanto fasullo quanto labile e devastante.

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Le borse mondiali sono caos senza senso proprio in virtÚ di questo, è anche indubitabile che l'oscillazione dei loro indici (ovvero la misurazione di queste transazioni fittizie) abbia poi ripercussioni sulla vita dei popoli tutt'altro che fittizie e immaginarie. I continui tracolli finanziari sono dovuti tutti, banalmente, a quest'aspetto: non c'è tracollo finanziario che non sia caratterizzato da un "collasso" dovuto al caos generato dalle continue, progressive e incontrollabili speculazioni; speculazioni, in quanto tali transazioni "fittizie". L'economia dovrà quindi diventare "eterogenea", ovvero: si dovrà scovare il modo per renderla progressivamente autonoma dagli altri sistemi. L'economia dovrà essere economia: semplice produzione e distribuzioni di beni, produzione e distribuzione REALE: Non è ad esempio concepibile che il tracollo di un sistema politico determini un conseguente tracollo dell'economia di un paese (casomai sbilanciando l'economia di altre zone in maniera direttamente proporzionale alla sua influenza) Non è giustificabile che il malgoverno di una nazione o la corruzione della sua "classe dirigente" determini un crescente e diffuso peggioramento delle sue condizioni economiche: la vita economica delle nazioni non può essere perennemente esposta al ricatto della corruzione e delle speculazioni, come non può essere perennemente immersa in una inutile e inconcepibile condizione di precarietà e incertezza. Non è a maggior ragione concepibile che la potenza militare di una singola nazione influenzi e decida le sorti dell'economia mondiale; non è neanche giustificabile il fatto che tale economia fondi se stessa sul sistema militare, bellico e sulla sua industria. L'economia non dovrà essere quindi un unicum generale arbitrario, essa dovrà essere "modulare" e ogni modulo dovrà costituire un microsistema economico. 2) Dal macro-sistema al micro-sistema, dalle macro-transazioni fittizie alle micro-transazioni reali. Microsistemi economico-politici modulari. Un sistema è modulare se è costituito da parti isomorfe tra loro "sostituibili". In un sistema modulare l'eventuale malfunzionamento di un modulo non inficia il funzionamento generale dello stesso: il modulo "difettoso" viene sostituito e rimpiazzato; e il sistema non collassa. In un sistema non modulare, come appunto è il sistema economico mondiale attuale, il malfunzionamento di una parte si ripercuote istantaneamente sul tutto. Un sistema economico modulare dovrà essere costituito quindi da moduli autosufficienti. Una idea diffusa, e pericolosa, è il pensare che la condizione economica auspicabile sia il creare produzioni intensive e specializzate di un determinato bene in una determinata zona geografica, piÚ o meno vasta. In questa visione ogni zona si specializza nella produzione di un numero limitato di beni producendone una grossa quantità che poi esporta importando gli altri beni necessari al fabbisogno della popolazione residente da altre zone, specializzate in altri ambiti. Questa impostazione è globalmente diffusa ed è il motivo "teorico" principale del disastro economico in atto. Le implicazioni e gli esiti di questa impostazione, estensione del concetto di "catena di montaggio", sono svariati e appaiono in maniera immediata, sono cosÏ banali e autoevidenti che non nego un certo imbarazzo nell' elencarli: 1) Se la zona nella quale un determinato bene è prodotto entra in crisi il bene stesso non è piÚ disponibile o è disponibile in maniera minore: il suo costo aumenta e con il suo aumentare, in maniera direttamente proporzionale al reddito delle fasce di popolazione, tutti gli individui che prima ne fruivano vengono impossibilitati progressivamente al fruirne ulteriormente. Non appena ciò accade, in maniera direttamente proporzionale all'importanza del bene stesso, anche le zone che ne fruivano entrano in crisi. Nei casi estremi è la guerra, nei casi meno estremi e piÚ comuni è il disagio sociale. Una zona può entrare in crisi se il suo sistema politico entra in crisi, o se essa viene colpita da una catastrofe

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naturale, o se, non certo ultimo motivo, una nazione esterna la attacca per impadronirsi della produzione e del commercio del bene stesso. Questo meccanismo è lampante nella produzione e nella distribuzione del bene "petrolio", ma lo stesso meccanismo si ripresenta, certamente in maniera meno evidente, nella produzione e nella distribuzione di qualsiasi bene. 2) La produzione e il commercio del bene in questione tendono ad essere monopolizzati. 3) Il monopolio conquistato viene tenuto (o anche ottenuto) con la forza, la guerra nei casi estremi, nei casi meno estremi la corruzione della classe politica e la correlata stesura e applicazione di sistemi legislativi arbitrari, o (e non è detto che queste modalità si escludano a vicenda) l'arbitrio di tipo mafioso: intimidazione o violenza nei confronti del singolo individuo. Non esiste quindi nessuna differenza tecnica tra questo tipo di produzione e distribuzione dei beni e quello posto in atto ad esempio nella ex unione sovietica. La prima differenza è costituita dalla portata, il primo ha portata mondiale, il secondo aveva una portata ristretta a una nazione. La seconda, non certo sostanziale, è costituita dal fatto che nell'ex unione sovietica la divisione del lavoro e della produzione era pianificata e imposta dallo stato, mentre ora, appunto a livello planetario, la divisione del lavoro e della produzione è imposta dal sistema bancario, dal meccanismo del credito e dall'investimento mirato e massivo di capitali. Entrambe le metodologie sono quindi caratterizzate dall'idea di "divisione del lavoro e della produzione", entrambe non tengono in considerazione il pericolo fondamentale: se una parte "determina errori", se una fase del sistema produttivo "va in panne" tutte le altre fasi accusano il colpo e l'economia tracolla. La condizione auspicabile è costituita quindi dal determinare una situazione nella quale la produzione di un determinato bene sia dislocata in diverse aree geografiche e sia prodotta da diverse realtà non connesse tra loro politicamente, amministrativamente e finanziaramente: appunto la creazione di "moduli" economico-politici autonomi. In tali moduli il controllo da parte delle comunità, e in ultima istanza degli individui, sui processi di produzione e scambio sarebbe l'esito naturale del controllo diretto da parte della comunità stessa della sua vita politica e giuridica. La canonizzazione legislativa delle relazioni, comprese appunto quelle economiche, sarebbe maggiormente controllabile dalle comunità e dagli individui proprio perchÊ tali moduli, in quanto microsistemi, non trascenderebbero la capacità d'azione e di controllo delle comunità e degli individui stessi. Questo tipo di pratica è posta in atto oggi dalle comunità di programmatori e costituisce un aspetto fondamentale dell'etica del lavoro hacker. (vedi Equalism ed etica hacker: il sistema produttivo modulare) Come si vedrà tale etica del lavoro è la "trasposizione" delle modalità di relazione dirette e immediate che Internet consente, in quanto tali queste modalità sono affini alle modalità di relazione che si instaurano in piccole comunità (il villaggio, la tribÚ) e, chiaramente, costituiscono le modalità di relazione e di scambio che l'umanità ha sempre posto in atto e che da sempre si sono rivelate come vincenti.

Equalism ed etica hacker Chiarificazione di due componenti fondamentali dell'etica hacker: l'idea di competenza e il sistema produttivo di tipo modulare. a) L'idea di competenza: Uno degli aspetti piÚ profondi dell'"etica hacker" è la valorizzazione dell'idea di competenza, questa idea acquisisce determinazioni "assolute".

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A questa idea è intimamente connesso il tracollo dell'importanza della posizione sociale e delle disponibilità economiche, come è correlato il superamento di ogni forma di razzismo e sessismo. Non importa chi sei: è importante cosa dici e cosa fai. Inoltre: in questo fare non c'è nessun obbligo, nessun dovere, nessun residuo di ciò che Himanen ha definito, seguendo Weber, "Etica del lavoro protestante", bensÏ, di questo fare sono valorizzati gli aspetti ludici: faccio qualcosa perchÊ mi piace, perchÊ è bello, perchÊ mi soddisfa, non perchÊ sono obbligato a farlo. Al dovere, all'imposizione dall'alto, all’ "'imperativo" si sostituisce l'autodeterminazione, il "non obbligo", la libertà nella sua forma piÚ pura: il gioco. E' ben chiaro quanto questa idea non sia nuova. Gli ambiti scientifici, culturali e artistici, in ogni tempo, hanno teso ad abbracciarne le determinazioni. Resta il dato di fatto inequivocabile che il movimento hacker, anche in virtÚ della sua intima e perenne connessione con il mondo scientifico e artistico, abbia avuto il pregio di generalizzare e divulgare in Internet, e in maniera notevole, questo ideale. L'etica hacker ripropone in maniera forte il valore dell'individuo (come accennato attraverso l'idea di competenza) ma non è individualismo. L'individuo e il suo valore sono intimamente connessi alla comunità (proprio in virtÚ del fatto banale che è la comunità che riconoscere il valore dell'hacker, egli è hacker perchÊ la comunità hacker lo individua come tale) l'etica hacker "annuncia e accoglie" quindi quel filosofema fondante di ciò che ora definisco "Equalism": l'equilibrio, l'armonia, la "pacificazione" tra ciò che è io e ciò che è altro. Questa "armonia" appare in maniera immediata considerando il secondo aspetto dell'etica hacker: l'idea di condivisione delle conoscenze e del lavoro. (Riguardo questa "pacificazione" quanto detto non è che un abbozzo impreciso e imperfetto di un discorso che ora non ritengo opportuno sviluppare. Tale discorso concerne la dinamicità, nella cultura occidentale, della categoria io-altro) b) Il sistema produttivo "modulare". (vedi Equalism aspetti economici generali: microsistemi economico-politici "modulari") Gli hacker hanno reso realtà palpabile l'idea di condivisione delle conoscenze e del lavoro. La modalità tramite la quale le comunità di programmatori lavorano e producono costituiscono la prova tangibile e reale di quanto un sistema produttivo fondato sulla creazione di microsistemi autonomi sia vincente e auspicabile. Non soltanto in tali "moduli" l'individuo ha maggiore potere decisionale, se non il totale controllo del processo produttivo (il processo opposto alla alienazione di Marx) , ma l'eventuale fallimento o lo stallo di un gruppo di programmatori non può mai inficiare il progetto generale. L'idea che questo tipo di modalità debba essere estesa all'ambito economico in senso generale è sentita e auspicata a livello planetario. Come si è visto questo tipo di relazioni produttive sono le stesse che si sono sempre instaurate nelle comunità tribali. L'umanità ha conosciuto il suo progresso proprio perchÊ questo tipo di comportamento: condivisione, mutuo soccorso, cooperazione è stato sempre adottato in maniera istintiva e naturale. Per quanto concerne la problematica della stesura dei sistemi legislativi si può addirittura affermare che la creazione di sistemi operativi come Linux o di browsers come Mozilla possano costituire una splendida metafora del processo tramite il quale, nell'eventuale democrazia assembleare, avrebbe luogo la stesura dei sistemi giuridici. Il codice sorgente, il sistema legislativo di una nazione, sarebbe il risultato di una sintesi controllata e perennemente verificata da una quantità notevole di individui: questo consentirebbe il determinarsi di sistemi legislativi sempre piÚ equilibrati, sempre piÚ equi nei confronti di tutte le fasce di popolazione, proprio perchè ogni soggetto avrebbe la possibilità di controllare che le sue modalità di relazione vengano contemplate e tutelate dai sistemi giuridici stessi.

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Per dirla scherzosamente: i sistemi giuridici avrebbero progressivamente meno bugs, avrebbero progressivamente meno "asserzioni equivoche e contradditorie" o componento "Morali", ovvero componenti soggettive e arbitrarie. (vedi "Equalism aspetti speculativi generali")

Equalism: Aspetti sociologici generali Analisi delle relazioni sociali come subordinate alla struttura materiale attraverso la quale esse hanno luogo. Riconduzione del cambiamento della concezione dell'etica all'immediatezza delle relazioni nella "meta-società Internet". Affinità di questo tipo di relazioni con le relazioni che si instaurano nelle comunità di tipo tribale. Preambolo. Ho definito internet come "metafora della democrazia assembleare". (vedi Equalism: aspetti politici generaliL'illusione della net-democracy) Studiando quindi le relazioni sociali che si sono instaurate e si instaurano in Internet potremo ottenere una "metafora" del tipo di relazioni che una nazione governata attraverso la democrazia assembleare potrebbe avere. Equalism è quindi anche l'analisi delle relazioni sociali per come hanno luogo in internet. Le relazioni sociali in Internet. Le relazioni sociali sono subordinate alla struttura materiale attraverso la quale esse hanno luogo. Tale struttura materiale le influenza e le modella, esse non possono che seguirne la natura e da essa non possono trascendere. La struttura materiale è la risultante di tutti gli strumenti che l'umanità progressivamente crea. Ogni strumento cambia, in maniera direttamente proporzionale alla sua portata, le relazioni sociali. Lo strumento Internet ha però una caratteristica fondamentale che nessuno strumento fino ad ora prodotto dall'umanità possiede: esso non influenza semplicemente il mondo, non influenza o costituisce semplicemente il motivo di un cambiamento delle relazioni sociali (come ad esempio le ha influenzate l'invenzione della stampa): Internet crea un mondo, Internet è un mondo. Le relazioni in Internet sono quindi modellate dalla natura di Internet stessa. Internet costituisce cosÏ una meta-società, questa meta-società ha delle regole differenti dalla società reale proprio perchÊ la struttura attraverso la quale esse hanno luogo consente modalità di relazione differenti. Il "lecito" in internet, ovvero le modalità di relazione degli individui sul web, è differente dal lecito nel mondo reale proprio perchÊ le modalità di relazione che Internet consente sono differenti. Quali sono quindi gli aspetti fondamentali di queste modalità? In che maniera il media internet modella le relazioni tra individui? Parto dall'aspetto "fisico" piÚ evidente, dal "brutale" dato di fatto. 1) In ogni momento della fruizione del "mondo internet" il soggetto è fisicamente solo, egli è perennemente immerso in una condizione "morale". Ogni contatto e rapporto con altri soggetti, in Internet, è sempre l'esito di una volontà, di una "coscienza e una intenzione". Il passaggio del soggetto dalla condizione morale alla condizione etica è, sul web, sempre l'esito di una scelta: non è casuale che quando accade il contrario (spam) tutti, nessuno escluso, esperiamo sentimenti tutt'altro che pacifici. La distinzione "ambito privato-ambito pubblico" sul web è portata alle estreme conseguenze proprio perchÊ questa distinzione deriva da questa evidente e intrascendibile condizione fisica.

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Il fatto che il soggetto non sia implicato fisicamente nel suo relazionarsi racchiude il relazionarsi stesso nell'ambito "mentale", l'ambito appunto della volontà e della libertà incondizionate. E' per questo che tutto ciò che in Internet non è il risultato di una scelta dell'individuo che la fruisce e la percorre è considerato illecito in maniera assoluta e insindacabile. 2) La fruizione di Internet non è un'esperienza fisica; essa è ugualmente concepita come tale: internet è "mondo", appunto "mondo virtuale". Come accennato questa caratteristica fa dello strumento Internet qualcosa di radicalmente differente da tutti gli strumenti fin'ora creati dell'umanità, ogni strumento influenza e cambia il mondo, Internet non si limita semplicemente a questo: Internet crea un mondo, Internet è un mondo. Le conseguenze di questo sono svariate. a) In quanto "mondo virtuale" essa è un "nuovo mondo", in quanto "nuovo mondo" ha determinato aspettative salvifiche, ad internet sono state attribuite potenzialità che non può possedere: l'Illusione della new-economy di qualche anno fa è a riguardo eloquente. Questa aspettativa salvifica, questa illusione, si ripresenta ora nell'ambito della politica in maniera perfettamente identica e immutata. (vedi "Equalism aspetti politici generali: L'illusione della net-democracy") Questa illusione deriva dalla pretesa che il "mondo virtuale" sia sotteso dalle stesse regole che sottendono il "mondo reale". b) Il mondo Internet consente all'individuo di crearlo, consente all'individuo di essere parte attiva nel suo sviluppo. Questo aspetto "psicologico" è fondamentale. La volontà e il desiderio della citata "forza intellettuale" di avere lo stesso peso nel mondo reale, anche in virtÚ delle potenzialità organizzative che Internet concede, deriva senza dubbio da questo aspetto. Questo è possibile però soltanto cambiando la struttura logica e fisica delle istituzioni politiche, ovvero gli organi attraverso i quali la società si da un ordine: in questo cambiamento esse dovranno essere strutturate in maniera tale da consentire, proprio come in Internet, l'azione diretta e il controllo delle stesse da parte degli individui. ("Equalism aspetti politici generali: dalla democrazia rappresentativa alla democrazia assembleare") c) Internet altera il concetto di identità. L'identità dell'individuo sul web non è la stessa che l'individuo possiede nel mondo reale. Con questo non alludo certo alla possibilità di adottare un nickname o di cambiarlo ma affermo, seguendo quanto affermato in precedenza, che il concetto di identità è differente perchÊ in Internet sono differenti le modalità di relazione tra gli individui. L'identità in Internet è totalmente subordinata all'idea di competenza: sul web l'incompetente (il lamer) ha vita molto breve o, se la ha, continua a vivere solo ed esclusivamente tra chi è piÚ incompetente di lui. L'idea di competenza acquista un'importanza fondamentale perchÊ sul web ciò che l'individuo compie, quando sceglie di manifestarsi, è perennemente controllato e vagliato da una sterminata quantità di individui, tutti gli individui possono esprimere direttamente il loro punto di vista e nel farlo sono tutti "inter pares". La stessa idea di autorità in Internet è subordinata all'idea di competenza. (vedi "Equalism ed etica hacker: l'idea di competenza") c) La distinzione reale-virtuale ha reintrodotto, nella cultura occidentale, tutti i topos della filosofia scettica. Se da un lato il mondo virtuale, Internet, tende ad essere concepito come mondo reale dall'altro lato il mondo reale tende ad essere concepito come mondo virtuale. Questo processo si manifesta anzitutto nell'espressione artistica, nella narrativa e nel cinema in maniera vistosa, ma riesce a giungere e farsi largo anche in altri ambiti culturali, spesso accademici. Non ritengo opportuno soffermarmi ora su questo aspetto.

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3) In quanto "mondo virtuale" Internet consente relazioni immediate, consente agli individui di venire in contatto e di creare comunità svincolandoli dalla necessità del mondo fisico: Internet è "mondo virtuale" sopratutto per questo. Poichè le realazioni sono immediate esse sono accomunabili alle relazioni che si instaurano in piccole comunità: non a caso si parla di "villaggio globale". Questo è l'aspetto fondamentale, universalmente riconosciuto e chiaramente concepito fino alle determinazioni piÚ triviali e banali, questo concetto fa parte dell'immaginario collettivo mondiale. E' a questo aspetto che devono essere ricondotti: a) La concezione dell'economia come sistema eterogeneo, ovvero come sommatoria di microsistemi economici indipendenti (appunto la microeconomia del "villaggio") (Vedi "Equalism aspetti economici generali: Microsistemi economico-politici modulari") b) La concezione dello scambio (sia esso di un bene materiale, sia esso di bene intellettuale) come transazione diretta tra individui. (proprio come accade nel villaggio e proprio come accade in Internet) In particolare il libero scambio e la libera diffusione dello "strumento". (Vedi "Equalism e Copyleft GPL: Il software come strumento") c) La concezione del lavoro e della produzione come controllo diretto dell'individuo nel processo produttivo. (vedi "Equalism ed etica hacker: Il sistema produttivo modulare") c) Il tracollo dell'importanza dello status sociale dell'individuo sostituito da un corrispettivo aumento dell'importanza e del peso della competenza dell'individuo. (vedi "Equalism ed etica hacker: l'idea di competenza") d) Il passaggio dalla concezione rappresentativa della democrazia alla concezione assembleare della stessa.(il "villaggio" è sempre governato da una assemblea) (vedi "Equalism aspetti politici generali: La democrazia assembleare")

Equalism e Copyleft Analisi dei primi sistemi giuridici, ovvero la canonizzazione di queste nuove modalità di relazione, che Internet ha determinato. La General Public License e le Creative Commons. Chiarificazione dell'idea di brevetto come canonizzazione di un'etica di tipo feudale. Nella prima parte di questa dissertazione ho trattato della natura dei sistemi giuridici, ho argomentato di quanto essi debbano essere la trasposizione e la canonizzazione di sistemi etici. Ho anche definito un sistema etico come la descrizione, attraverso il "criterio della liceità", delle modalità di relazione che gli individui pongono in essere nel costituire una comunità. (Equalism: aspetti speculativi generali) Ho argomentato poi, nella terza parte, di come le modalità di relazione tra gli individui siano necessariamente subordinate alla struttura materiale attraverso la quale esse hanno luogo, che la struttura materiale è infondo il risultato di tutti gli strumenti che l'umanità progressivamente crea e che la natura dello "strumento internet" possiede una caratteristica che nessun strumento fino ad ora ha posseduto: Internet non semplicemente influenza il mondo, alterando le modalità di relazione tra gli individui, ma ne crea uno. Internet è "mondo", e le modalità di relazione che essa consente e determina sono totalmente differenti da quelle del mondo reale (sebbene affini, in virtÚ della loro immediatezza, a quelle che si sono sempre manifestate nelle comunità tribali).(Equalism: aspetti sociologici generali) In virtÚ di tutto questo ho anche criticato, nella seconda parte, l'illusione della net-democracy, caratterizzata dalle stesse modalità che qualche anno fa costituirono l'illusione della new economy e ho auspicato che tale illusione possa invece diventare qualcosa di reale se la struttura "logica e fisica" attraverso la quale la società si organizza (le strutture istituzionali), ovvero la struttura attraverso la quale le relazioni hanno luogo, si evolvesse e, in tale evolversi, costituisse strumento a relazioni immediate (come appunto in Internet e come appunto nel "villaggio") sviluppandosi e cambiando la sua natura rappresentativa attuale per cedere il passo alla forma piÚ compiuta e matura della democrazia assembleare.

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Fatto questo "riassunto" giungo all'ultima parte di questa dissertazione: l'analisi dei primi "sistemi giuridici", ovvero la canonizzazione di queste nuove modalità di relazione, che Internet ha determinato. La General Public License e le Creative Commons. La definizione sistema giuridico è ovviamente impropria, si parla infatti di licenze, ma la natura loro natura di "canonizzazione di modalità di relazione o scambio" è indubbia; inoltre esse si includono in quell'ambizione "giuridica", la "grand unified theory", che costituisce il Copyleft. Qual'è quindi la natura profonda della GPL, quale quella delle Creative Commons? La GPL: il software come strumento La General Public License è concepita per tutelare la libera fruizione del software da parte dell' utente, dell'individuo. Si parla di software libero ma tale libertà è subordinata alla libertà d'azione dell'individuo stesso, è l'individuo ad essere libero e la sua libertà consiste nella libertà di usufruire di strumenti esistenti, di modificarli e di crearne di nuovi. Ogni software è strumento e la GPL lo concepisce come tale. Nel corso della storia ogni strumento è diventato patrimonio pubblico e comune nel suo stesso manifestarsi. L'umanità ha costruito la sua cultura e ha prodotto la sua tecnologia perchÊ lo scambio e la creazione di idee strumenti è stato libero. Questa libertà è stata sempre l'esito di una relazione immediata: lo strumento diventa patrimonio comune perchÊ altri individui lo "vedono", ne comprendono il fine e lo riproducono. E' per questo che lo spirito che sottende la GPL non è che la trasposizione e la "canonizzazione" di un sistema etico "primordiale" (e inequivocabilmente vincente): la GPL prescrive infatti che lo "strumento software" sia sempre "visibile", comprensibile e riproducibile. Come si vede non esiste nessuna componente "valutativa", non si parla di "giusto o ingiusto", si parla di un dato di fatto, di una modalità di relazione reale. (Si veda a riguardo la prima parte di questa dissertazione: "Equalism: aspetti speculativi generali") Le Creative Commons: l'armonia tra ciò che è "io" e ciò che è "altro". Se consideriamo tutte le modalità di diffusione del sapere e della conoscenza contemplate dalle Creative Commons non soltanto ci renderemo conto del fatto che, per molti aspetti, sono modalità che l'umanità ha sempre adottato, constateremo anche che costituiscono, del nuovo sviluppo della concezione delle relazioni tra gli individui (determinato dal "mondo internet"), ovvero della nuova "etica", proprio uno dei primi tentativi di "canonizzazione giuridica". Riguardo il primo aspetto mi sembra opportuno fare alcuni esempi: La Divina Commedia di Dante, durante il corso dei secoli, sembra essere stata tutelata dalla AttributionNoDerivativeWorks; Dio sembra abbia invece scelto di tutelare la Bibbia secondo le modalità della AttributionShareAlike. (Non è casuale che esistano gli apocrifi) G l i el em nt i

di Eu clide pot r ebber o esser e t ut el at i senza pr obl emi ugual ment e dal l a At tr i bution

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Alike ma lo schema proposto dalla General Public License potrebbe calzare ugualmente in maniera perfetta (proprio per il carattere "strumentale" che gli El em nti possiedono). Riguardo il secondo aspetto: Questa "nuova etica" è sottesa, come piÚ volte dichiarato nel corso di questa dissertazione, dalla "pacificazione, dall'armonia, tra il soggetto e la collettività, tra l'"io e l'altro": chiamo equalism questa "nuova etica" proprio in virtÚ

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di questo aspetto. Se si considera la stessa definizione "Creative Commons" questo balzerĂ  agl'occhi in maniera immediata. Il soggetto creativo, il genio, la creazione individuale si armonizzano, si pacificano con la comunitĂ , con il gruppo con la coralitĂ . Questa pacificazione ha luogo in tutte le combinazioni che costituiscono le Creative Commons: non esiste licenza Creative Commons che non contempli l'assoluto controllo da parte dell'individuo, la sua scelta e libertĂ  incondizionate nel determinare le modalitĂ  di diffusione della sua opera che non sia nel contempo caratterizzata dal consentire alla comunitĂ  la libera fruizione dell'opera stessa. (Quest'ultimo aspetto è portato avanti dal contemplare e tutelare sempre, in ogni licenza, la diffusione su media non commerciali) Copyright e brevetti: lo scontro tra ciò che è "io" e ciò che è "altro". Tanto l'idea di Copyright quanto l'idea di brevetto cozzano vistosamente con queste due impostazioni. L'idea di brevetto è caratterizzata dall'espropriare la societĂ  dello "strumento". Il detentore di un brevetto non consente alla comunitĂ  di fruire liberamente dello strumento che esso "tutela", pone in contrasto, inimica il soggetto e la collettivitĂ ; tale idea pone in atto un "ricatto" da parte del soggetto (o da parte di una comunitĂ ) all'intera collettivitĂ . Se si considera appieno questo aspetto si noterĂ  che questo tipo di pratica è lo stesso posto in atto nell'economia feudale: il signore non soltanto possiede le terre, controlla e detiene anche tutti gli strumenti per lavorarle. Idem si dica per il "diritto d'autore". L'ambizione del tutelare la creazione del singolo, ambizione piĂš che degna, diviene il suo esatto contrario nell'applicazione, nella canonizzazione giuridica attuale: il soggetto si vede espropriato dal suo "prodotto dell'ingegno" che viene subordinato alla sua vendita, alla sua mercificazione. Tanto l'idea di brevetto quanto l'applicazione del Copyright non ha nulla a che vedere con l'idea di "libero mercato". Il libero mercato è la libera creazione e diffusione di strumenti e risorse, strumenti intesi sia come oggetti materiali sia come idee, tecniche, soluzioni...ma come può essere libero un mercato regolato da un sistema giuridico che, come si è visto, non è che la canonizzazione legislativa di un etica feudale? Il Copyleft. Il Copyleft quindi, concepito in questo senso generale si modellerebbe “canonizzandoâ€? le stesse modalitĂ  di relazione e scambio che le Creative Commons e la GPL canonizzano. AffinchĂŠ ciò sia possibile le struttura logica e fisica, la struttura materiale attraverso la quale questa canonizzazione dovrĂ  avvenire (le strutture istituzionali), dovranno evolversi seguendo lo stesso schema delle relazioni che dovranno canonizzare. (Il passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia assembleare)

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Danilo Moi - Equalism