Issuu on Google+


nikeoweb@gmail.com


Da Ingegneria lettera di dimissioni collettiva Poche parole, tante firme. Così i Responsabili di Ingegneria prendono posizione rispetto al taglio di 1,3 miliardi di euro prospettato dal Disegno di Legge 1905 e alle sue riforme. Purtroppo tra il minacciare le dimissioni ora o il non avere soldi per coprire tutti gli stipendi poi, poco cambia al fine ma non nel mezzo. L’Ateneo intanto, ha costituito da tempo il Coordinamento Interfacoltà, per discutere i nodi focali del DDL 1905 quali: tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario; status; reclutamento e progressione di carriera dei ricercatori; garanzie per il diritto allo studio. Mentre da questo versante si attende l’incontro con i parlamentari toscani, dall’altro riceviamo e pubblichiamo la lettera delle dimissioni collettive. Firenze 22 settembre 2010 di Marta Scocco Il Preside della Facoltà di Ingegneria, i Direttori dei Dipartimenti dell’area dell’Ingegneria, i Presidenti dei Consigli di Corso di Laurea della Facoltà di Ingegneria, Pienamente convinti della necessità di una profonda riforma del Sistema Universitario, basata su una reale meritocrazia e su una seria ed efficace attività di valutazione, denunciano la situazione di grave disagio in cui si trova l’Università a seguito della drastica riduzione del finanziamento pubblico degli Atenei, delle recenti manovre finanziarie e di alcune drastiche iniziative legislative in materia di Università contenute nel Disegno di Legge 1905, assunte senza un’adeguata consultazione degli organismi rappresentativi del personale universitario. Dichiarano l’intenzione di presentare collettivamente le proprie dimissioni, come forma di protesta verso le politiche governative nei confronti dell’Università, se non ci saranno significativi cambiamenti nel finanziamento del Sistema Pubblico Universitario e nel disegno di legge 1905. Il Preside della Facoltà di Ingegneria, Prof. Stefano Manetti Il Direttore del Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni Prof. Guido Biffi Gentili Il Direttore del Dipartimento di Energetica “Sergio Stecco” Prof. Paolo Toni Il Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale Prof. Fausto Sacerdote Il Direttore del Dipartimento di Matematica Applicata “G. Sansone” Prof. Giovanni Frosali Il Direttore del Dipartimento di Meccanica e Tecnologie Industriali Prof.ssa Monica Carfagni Il Vice Direttore del Dipartimento di Sistemi e Informatica Prof. Paolo Nesi Il Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Ingegneria Civile Prof. Giovanni Vannucchi Il Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Prof. Marcantonio Catelani Il Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Ingegneria Informatica Prof. Alessandro Fantechi Il Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Ingegneria Meccanica Prof. Renzo Capitani Il Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Ingegneria dell’Ambiente, le Risorse e il Territorio Prof. Giampaolo Manfrida Il Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Ingegneria Edile Prof. Paolo Spinelli

“Non è facile confrontarsi con un governo così sportivo”. Così l’On. Rosa De Pasquale, (Pd) membro della VII Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione, ha commentato l’incontro in rettorato tra Ateneo e Parlamentari Toscani, aggiungendo: “Ogni volta ci lasciano di stucco, ecco perché anche la calendarizzazione del ddl ha assunto questa rilevanza anche nel dibattito di oggi, l’obiettivo è infatti quello di recuperare tempo e intanto mantenere i riflettori accesi” . Il 14 ottobre ci dovrebbe essere la discussione del ddl alla Camera e a seguire la legge di bilancio. Oltre questa data è vietata la discussione di qualsiasi norma che tratti di spese. “Sì, tutto giusto. Per cui, o sospendono il ddl a dopo la sessione di bilancio oppure, ci aspettiamo anche un possibile rinvio della legge di bilancio a lunedì. Illegale, ma viste le cose che si vedono in Parlamento.” Ciò significherebbe una votazione del ddl nel week-end, molto probabilmente. “Sì, ma sta di fatto che, il testo dovrebbe ripassare sempre al Senato di nuovo per rivedere le parti modificate, dunque non è finita qui”. Comunque: “l’ufficio di presidenza deciderà se votarla o meno nel fine settimana o rimandarla a dopo la finanziaria. I tempi sono questi, strettissimi. Sono scandalizzata di come la materia è stata affrontata in commissione”. di Marta Scocco


“Nessuno avrebbe tirato pomodori, siamo delusi e arrabbiati che non ci sia nessun rappresentante della maggioranza di governo”. A parlare con non poca amarezza è Alberto Di Cintio, Coordinatore dei ricercatori per la Facoltà di Architettura, presente nell’Aula Magna del Rettorato, per discutere con i Parlamentari Toscani i 10 punti fondamentali del documento preparato in questi mesi dal Coordinamento Interfacoltà dell’Università. A presentarli all’inizio del dibattito è stato lo stesso Carlo Sorrentino, Docente e Responsabile alla Comunicazione dell’Ateneo. Abolizione dei tagli al FFO; Riformulazione del testo riguardante la rilevanza da attribuire al merito e alle relative attività di valutazione; Governance;Diritto allo studio e Reclutamento del personale sono stati sicuramente i nodi più discussi. Rimane l’impegno ufficiale del On. Francesco Bosi (Udc): “La riforma ci vuole, ma concordo con i colleghi nel dire che per farla ci vogliono le risorse. Per quanto mi riguarda trasferirò i 10 punti ai colleghi che in aula si occupano del problema”. Intanto per la giornata del 14 ottobre, la Preside della Facoltà di Scienze Politiche, Franca Alacevich annuncia iniziative anche al Polo di Scienze Sociali: “Stiamo organizzando e a breve metteremo tutte le informazioni sul sito. Vorremmo fare in modo che anche la città, non solo l’Università sia coinvolta in questa giornata così importante, per questo siamo in contatto con l’Assessore Giachi”. In effetti, all’inizio dell’incontro l’Assessore alle Politiche Giovanili, Università e Ricerca era intervenuta molto brevemente proprio per testimoniare: “La solidarietà della città alla situazione che tutto il settore dell’istruzione si trova ad affrontare”. Si attendono a breve dunque, prossimo sviluppi. di Marta Scocco

Facoltà di Lettere. Mentre l’assemblea procede, tra interventi e nomi che si aggiungono alla lista di chi vorrebbe parlare, la vita nelle altre stanze della facoltà continua ad andare avanti. Buttando un occhio giù per le scale, dal primo piano dove si trova l’Aula B, stanza in cui è stato indetto l’incontro, c’è chi continua a fare le fotocopie. Altri all’angolo leggono il quotidiano e commentano Tremonti, i loro coetanei accalcati all’ingresso sono cosa remota. Alle macchinette del caffè, tra una monetina e l’altra chiedo: Scusate ma perchè non siete all’Assemblea?. Sarebbe stata meglio una doccia fredda, o magari una ventata di quelle gelide che ti arrivano sul collo appena la sciarpa lo scopre un po’. Il primo a rispondermi è Lorenzo: “Francamente non ne so nulla. Però ad essere onesto non ne sono troppo rammaricato, sono già laureato e sto lasciando l’Italia, anzi ho fatto il visto proprio qualche giorno fa”. E dove stai andando? “In Australia, potrò stare un mese. Cerco lavoro e vediamo come andranno lì le cose. Un mio amico l’ha già fatto, e

mi ha detto che anche nei lavori più umili pagano bene”. Perchè che andresti a fare? “Non lo so, per i primi tempi mi accontenterei di stare anche nei campi, poi vedremo. Io intanto ci provo, piuttosto che stare qua.” Ad intervenire poi è Diana: “Io sono una studentessa di Lettere, ma francamente di tutte queste cose non mi interessa nulla. In Italia mi sento una straniera, in Patria, dunque sapevo dell’assemblea ma non sono voluta intervenire per principio”. Per quanto la situazione possa essere grave, è il disinteresse per le sorti stesse di un Paese che li ha spinti dunque a restare nel chiostro a prendersi un caffè alle macchinette. E il fatto che almeno momentaneamente su questa zolla di terra abbiamo i piedi, non li spinge un minimo a partecipare? Meglio buttare via il bicchiere di plastica.

di Marta Scocco


Passi svelti e ben distesi. Così gli studenti se ne sono andati. Anche questo può aiutare a sciogliere l’amarezza, la stessa che ha accompagnato le poche parole in chiusura dell’Assemblea, organizzata anche alla facoltà di lettere per il 14 ottobre. “Non è andata benissimo, ma ci auguriamo che la prossima volta andrà meglio” - hanno commentato i relatori, tra cui Preside di Psicologia, Lucrezia Lombardo e Pietro Causarano del Coordinamento. Cos’è successo? “Alcuni rappresentanti di Studenti di Sinistra, hanno esposto questo problema della concomitanza con l’Assemblea Studentesca indetta da Sds ad Agraria 10 giorni fa – spiega Pietro Causarano, del Coordinamento Interuniversitario – Personalmente non ne ero a conoscenza, altrimenti si sarebbe potuto organizzare le assemblee di Ateneo magari nel pomeriggio visto che alla fine, le attività dimostrative in Palazzo Vecchio sono saltate. Di sicuro, la nostra attività non può essere interpretata in modo malizioso, visto che la data del 14 ottobre è stata scelta in seguito alla calendarizzazione, poi slittata, della discussione del ddl alla Camera ”. A lato dell’incontro che è avvenuto in una stracolma aula B in piazza Brunelleschi, ufficialmente stimata per 200 persone, il Collettivo di Lettere ha chiesto di intervenire: “Alla faccia della coesione sono state organizzate diverse assemblee senza che ci sia stata comunicazione tra gli organizzatori – ha dichiarato Samuele – ecco perché invitiamo gli studenti a spo-

starsi nella vera assemblea che è quella che si terrà ad Agraria”. In effetti, sia nella bacheca del Collettivo, ben visibile sul chiostro, che nella lavagna stessa dell’aula, la scritta apparsa sin dall’inizio della mattinata era la stessa: “Assemblea D’Ateneo, Agraria ore 11”. La reazione dei presenti però è stata poco entusiasmante. Dunque, tutti a Lettere. Alla fine però, sia il Coordinamento, sia il Collettivo, confermano che almeno tre giorni fa il Rettorato si sia mosso per comunicare con gli organizzatori della “Quinta assemblea”, chiedendo di posticiparla, senza successo. Altro particolare: visto che due assemblee così affini si stavano svolgendo, una in aula magna l’altra nel cortile della Facoltà di Agraria, perché non sono state unite? “Non ci hanno voluto, noi lo abbiamo chiesto ma non ci è stato permesso . Questa è stata la risposta circolata a Lettere, anche se di parte, perché del Collettivo. Resta tutto da confermare. A parte la bella presentazione (scaricabile presto on line sul sito di ateneo) sul “Falso mito del fallimento della Università Pubblica Italiana”, l’assemblea di questa mattina ha forse sollevato la questione della poca comunicazione tra le parti coinvolte da questa riforma. Sempre che ci sia la voglia di comunicare e non solo di rispondere alle domande, visto che spesso, i rappresentanti degli Studenti di Sinistra si sono lamentanti che a loro le cose non vengono chieste. Ma da quanto in qua parlare è sinonimo di rispondere? di Marta Scocco

A tu per tu con Angèle, dal Belgio con furore per trascorrere un semestre di Erasmus a Firenze. Un’occhio esterno che racconta la città nel bene e nel male con quell’irrestibile erre moscia d’Oltralpe. E il dubbio resta: è la città di Dante anche una città universitaria? Io e Angèle ci siamo conosciute per caso sedute su una panchina fuori dalla biblioteca delle Scienze Sociali. In piena protesta del mondo universitario e in una città nuova il suo sguardo era sperso ma la voglia di parlare con qualcuno del posto superava anche la timidezza e la paura di sbagliare qualche tempo verbale. E così sono rimasta un’ora a parlare con lei della sua vita da Erasmus (che conosco e rimpiango!!), di Firenze, dei servizi che offre, dell’università e delle sue riforme. Toni spesso duri i suoi, che fanno riflettere. Angèle studia Scienze Politiche ma una volta arrivata qui ha scoperto che alcuni dei corsi che aveva inserito nel piano di studi sono stati soppressi perché tenuti da ricercatori che hanno rinunciato alla didattica. Angèle era in Italia anche durante l’Onda di due anni fa e da studentessa ha sostenuto le proteste, è scesa in piazza per il diritto allo studio e ora dice “conosco la situazione dell’università italiana e trovo assurda la decisione di un governo che, tagliando i fondi all’università, ha deciso di non investire sul futuro dei suoi giovani”. E confesso che sentirselo dire da una straniera mi ha fatto un certo effetto. Riguardo al nostro sistema universitario, paragonato con quello belga, Angèle mi ha confessato di essere rimasta colpita positivamente “perché qui c’è un rapporto più aperto tra professori e studenti, c’è possibilità di intervenire durante la lezione ed esprimere il proprio punto di vista, le proprie opinioni, mentre in Belgio

fondamentalmente si ascolta in silenzio e basta”. Ma arriva anche il tasto dolente “è impossibile però avere informazioni su tutto quello che c’è da sapere sull’università: all’estero ci sono quasi ovunque delle giornate di orientamento per gli studenti appena arrivati in città mentre qui arrivi e nessuno ti dice o ti spiega niente e anche individuare a quali uffici rivolgersi per avere informazioni è un’impresa”. Angèle abita a Gavinana e così si sposta in bicicletta “il mezzo di trasporto più romantico”, dice, oppure in autobus “che però ci mette un tempo assurdo per arrivare in centro o a Novoli, dopo mezzanotte non passa più e ci sono tanti controlli e pochi posti dove acquistare i biglietti e direttamente a bordo spesso li hanno finiti”. Ma cose offre la città per lo svago di uno studente Erasmus? “Il nostro punto di ritrovo di solito è la Casa della Creatività dove si può fare un aperitivo e stare con altri ragazzi oppure andiamo in Santa Croce con le birre portate da casa perché nei pub costano troppo, poi c’è una carta che dà sconti agli studenti per esempio per il cinema – mi dice Angèle che però un po’ delusa confessa anche - forse la cosa più difficile è proprio socializzare con i ragazzi fiorentini perché comunque sono un po’ chiusi e così alla fine ci troviamo sempre tra erasmus e poi non c’è un luogo solo dove si ritrovano ma sono sparpagliati nei vari pub. Per questo sono un po’ triste e a volte mi annoio ma spero che col tempo le cose cambieranno”. Alla fine della chiacchierata con Angèle sono contenta ma anche dispiaciuta di una Firenze splendida e monumentale ma chiusa, disorganizzata e poco accogliente per uno studente. Sono dispiaciuta che chi viene qui non possa trovare quell’efficienza e quell’accoglienza che io ho da erasmus ho trovato altrove, in quelle terre che noi diciamo “fredde”. di Elisa Ciani


Non tutto è ciò che sembra. Così quelli che si vedono in giro per Firenze sembrano turisti ma, in realtà, potrebbero essere alcuni dei 70mila studenti, italiani e stranieri che ogni anno arrivano a Firenze per arricchire il proprio percorso formativo. Un dato di fatto che i più stentano ancora a capire, nella città che fa del turismo il suo maggior introito economico. “Ma non è giusto che Firenze, viste le cifre, non venga minimamente considerata nella sua identità studentesca, così dal 21 al 27 settembre la città si aprirà agli studenti con eventi, spettacoli, incontri e la nuova Carta Giò” – così ha esordito l’Assessore Cristina Giachi nel presentare l’iniziativa “Firenze Cum Laude”. Una settimana, un primo passo verso un cambiamento di rotta. L’evento organizzato in collaborazione tra Ateneo,

Comune, Maggio Musicale Fiorentino, Consolato degli Stati Uniti e Ataf è alla sua edizione zero, dunque in fase di sperimentazione ma punta al lungo termine nel diventare un appuntamento annuale. Tanti gli enti coinvolti, poco il tempo in cui il tutto ha preso vita ma come ha sottolineato Francesca Colombo, soprintendente del Maggio Musicale: “E’ la volontà che fa la differenza nel realizzare le cose”. Ecco dunque i frutti: - Martedì 21 spettacolo Summertime del Maggio Musicale Fiorentino, biglietti a soli 5 euro per gli studenti - Mercoledì 22 Welcome Day studenti americani, Salone Cinquecento, Palazzo Vecchio con premiazione Professor Alex Moen vicepresidente National Geographic Society - Giovedì 23 Alex Moen lectio magistralis Aula Magna Rettorato - Venerdì 24 “Io studio a Firenze”, dalle 15 alle 19 a Palazzo Giovane spazio alle associazioni e gruppi studenteschi per uno spazio informativo sulle iniziative e servizi proposti nella comunità studentesca - Sabato 25 porte aperte agli studenti del Museo di Storia naturale e dell’Orto Botanico - Lunedì 27 Presentazione del Progetto “Link”. Da non perdere la nuova “Carta Giò” che dà diritto ad una serie di sconti e facilitazioni per concerti, corsi, acquisti, accessi (21 per ora gli enti che hanno risposto positivamente) in particolare con Ataf e Maggio (10% su spettacoli e invito alle prove fino ad esaurimento posti).

di Marta Scocco

Stanchi di vedere musei dedicati solo a quadri e statue? Non riuscite a passare un giorno senza joystick tra le mani? Allora il ViGaMus è quello che fa per voi. Si tratta di uno spazio interamente dedicato al mondo dei videogiochi, l’espressione culturale del nuovo millennio. Un museo in continua evoluzione. Proprio come il mondo dei videogiochi. Infatti negli spazi museali verranno allestite mostre a tema per approfondire i singoli temi, generi, personaggi e autori oltre a seminari, presentazioni e proiezioni per avvicinarsi al mondo dei videogames. Il ViGaMus, promosso dalla Associazione Italiana per le Opere Multimediali Interattive (AIOMI) ha l’obiettivo di diventare un punto di riferimento non solo per l’industria videoludica italiana ma anche per quella europea e internazionale. Accanto agli spazi museali, il ViGaMus ospita anche il Centro per lo Studio e la Ricerca sul Videogioco, fondamentale per promuovere progetti e attività culturali, artistiche e tecnologiche, e come fonte di informazione e formazione per l’industria videoludica nella sua globalità. Un Centro fondamentale visto che in Italia questo settore è ancora decisamente poco sviluppato. Gli “anti-videogiochi” sono pronti a levare gli scudi contro un museo dedicato a quella che loro non ritengono un’espressione culturale. Ma la replica dei sostenitori dei mondi virtuali arriva prontamente: da sempre infatti sono presenti musei dedicati all’ evoluzione dell’industria e della

tecnologia e i videogiochi sono il simbolo di un’era. “ Se proprio qualcuno non ce la fa a inquadrare i videogiochi in un contesto artistico e culturale in senso stretto, può spiegare come mai esistono da sempre musei legati alla tradizione , del giocattolo, della civiltà contadina, dell’industria e della tecnologia?” una domanda retorica, quella di Bonaventura Di Bello, curatore delle mostre del ViGaMus, che prosegue “in questo contesto, sicuramente il videogioco rappresenta un’epoca e una serie di generazioni che da esso vengono senza dubbio contraddistinte e caratterizzate” Imparare giocando: è questo l’obiettivo di fondo del Vigamus, per spiegare soprattutto alle nuove generazioni che non hanno vissuto l’era del joystick, qual è la storia delle “opere multimediali interattive”, così come l’Aiomi preferisce chiamare i videogiochi. “La parola opera esprime la dimensione artistica e culturale; multimediale richiama un’altra peculiarità dei videogiochi, quella di mischiare al loro interno linguaggi espressivi di media diversi; l’interattività implica la partecipazione del fruitore”, spiega Marco Accordi Rickards, presidente Aiomi.

Il ViGaMus ha sede a Roma, in Via Sabotino. Per informazioni: http://www.vigamus.com/it/ di Jessica Camargo Molano


Smartphone, ebook, tablet, ipad: no, non si tratta di una lingua straniera, ma dei nuovi gioiellini della tecnologia. Siamo pronti a dire addio a carta inchiostro? Forse sì, anche perché questi giocattoli tecnologici riescono facilmente a farsi voler bene. Il cuore di Stefano Bonilli, giornalista fondatore di Gambero Rosso, è stato conquistato dall’Ipad. Lo scorso 3 aprile alle 5 di mattina Bonilli era a New Yok, nella Quinta Strada, in fila per ottenere l’oggetto dei suoi sogni. L’amore per l’ultimo prodotto della Apple è stato così forte che il giornalista non si è accontentato di comprarne solo uno, ma ne ha acquistati ben due. Ma Bonilli è un caso particolare, infatti già possiede un kindle (il lettore di ebook di Amazon) e un Iphone. Il fondatore di Gambero Rosso è in buona compagnia: anche Carlo Annese, giornalista de La Gazzetta dello Sport, ha passato le vacanze pasquali nella Grande Mela per accaparrarsi un Ipad. Il libro cartaceo ha dunque le ore contate? Sembrerebbe di no, almeno a giudicare da un dato riguardante il mercato librario americano: le vendite di prodotti editoriali in formato ‘digitale’ (audiolibri compresi) non hanno superato il 2% del fatturato totale del settore. Naturalmente la percentuale è stata superiore per il segmento universitario, nell’editoria per l’infanzia praticamente nulla. Un volume di vendite decisamente modesto, non c’è che dire, e sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Ma soprattutto – altro aspetto molto significativo – da accurate indagini di mercato commissionate da alcuni

grandi gruppi editoriali statunitensi (Amazon compreso, naturalmente), è emerso che, sempre, gli acquisti di ebooks non hanno affatto intaccato quelli di libri cartacei. Detto in altre parole, chi ha acquistato un e-reader e/o ha scaricato dalla Rete, gratis o a pagamento, e-books, non ha rinunciato ad acquistare libri stampati sulla cara, vecchia carta. Quest’ultimo dato sembrerebbe dirci che la vera, decisiva linea di confine continua a passare fra chi legge poco o nulla e chi invece è un lettore forte, molto più che tra utenti di e-books e di libri cartacei. Se questo è vero, l’e-book non deve essere visto come un pericoloso concorrente del libro tradizionale, ma piuttosto come un nuovo e versatile strumento che aggiunge opportunità di lettura, al pari del netbook e del mobile phone. Lanciarsi in previsioni sensate su come evolverà il mercato dell’editoria mondiale da qui a dieci anni è un esercizio talmente arduo da sfiorare l’impossibile. Tra gli “scenaristi” c’è chi non esclude che già nel terzo decennio di questo secolo la distinzione tra libro cartaceo ed e-book sarà del tutto obsoleta, perché avremo a disposizione qualcosa di simile a dei microchip in grado, una volta applicati sulla pelle, di inviare al cervello una quantità infinita di contenuti, lasciandoci anche la possibilità di scegliere in quale ‘veste’ fruirli (sì, a qualcuno verrà in mente Strange Days di Kathryn Bigelow, film del 1995). Siamo forse dei nostalgici del vecchio libro e ci piace sentire l’odore dell’inchiostro e il rumore prodotto dallo sfogliare le pagine? Nessun problema, il microchip ci regalerà questa emozione! di Jessica Camargo Molano

In questi giorni è accaduto un evento che mi ha fatto decidere utilizzare questa pagina bianca per dare voce a chi rischia di essere messo a tacere. Ferdinando Piccolo è un collega, ma prima di tutto un amico, che si è visto recapitare una busta con dentro cinque pallottole calibro 9 e un biglietto: “Stai attento a quello che scrivi o sarai un morto che cammina… con la ‘ndrangheta non si scherza”. Ferdinando è un ventitreenne che scrive per il Quotidiano della Calabria, non ha fatto altro che il suo lavoro. E’ un giornalista e ha scritto. Ha scritto della sua terra, una terra tanto bella quanto difficile, ha scritto di incontri tra i capi delle cosche e ha scritto di una strada che collega Polsi a San Luca. Una strada da sistemare da almeno venti anni, un appalto di 12 milioni di euro vinto nel ‘96 da una ditta di Crotone , poi fallita, e il subappalto concesso a un’altra ditta di San Luca il cui proprietario aveva dichiarato di non aver mai ricevuto denaro. “Tra l’incudine e il martello. Mi sento così” racconta Ferdinando “schiacciato, senza poter respirare. Trascorro le mie giornate tra il giornale e la mia casa. Tra una lettera anonima che dice: guarda vedi che fai troppo rumore, più calmo ragazzo e serate in compagnia, di amici, di persone vicine e lontane.In calabria si ha la brutta abitudine di non lasciar fare... Si ha la brutta abitudine di non parlare, di non lavorare, di non far niente. Mi sono stancato di stare tra l’incudine e il martello”. Agostino Pantano, Giuseppe Baglivo, Michele Albanese, Gianluca Albanese, Antonino Monteleone, Angela Corica, Agostino Urso, Lucio Musolino, Riccardo Giacoia, Saverio Puccio, Giovanni Verduci, Michele Inserra, Giuseppe Baldessarro, Guido Scarpino, Pietro Comito, Leonardo Rizzo, Filippo Cutrupi: Sono solo alcuni dei giornalisti e dei blogger che hanno ricevuto minacce, che sono stati aggrediti, sequestrati, intimiditi. Non per aver fatto uno scoop planetario, né per aver necessariamente messo in mezzo un potente famoso. Ma per aver riportato notizie raccolte in questura, in tribunale, in caserma: la routine del lavoro di cronista. Ferdinando è solo l’ultimo di una lunga serie di giornalisti che tutti i giorni rischiano la loro vita per portare avanti il proprio lavoro, quello di informare. Una professione che in certi luoghi è più difficile che in altri, ma che proprio in quelle terre è fondamentale perché ultimo baluardo della democrazia. Come spiega Ferdinando “non è facile vivere in Calabria, non è facile scrivere di ‘ndrangheta, denunciare. Ma bisogna sacrificarsi per la libertà di informare. Ci hanno detto-siediti- e ci siamo alzati, ci hanno detto-non fare questo, non fare quello- e noi l’abbiamo fatto… Ci hanno detto- non scrivere- e noi abbiamo scritto e continueremo a farlo. Non saranno proiettili, buste gialle, lettere minatorie a fermarci. Non sarà una macchina bruciata a fermare il nostro ardore, a frenare la nostra rabbia”.

di Jessica Camargo Molano


Inception, il nuovo film di Christopher Nolan

“Restare per seminare nel mio Paese!”. Le parole di Benedetta Tobagi risuonano in direzione ostinata e contraria, ma fanno eco anche ad un grande Amore. Lo stesso che, può spingere un padre, Pier Luigi Celli, Direttore della LUISS, a scrivere una lettera intitolata: “Figlio mio, lascia questo paese”(Repubblica, 30 novembre 2009).Che siano semplicemente approcci diversi allo stesso problema ormai generazionale? Nella sensazione di futuro esaurita in questo Paese, c’è chi semina la sua Terra e c’è chi la saluta. Ma per Benedetta, che in Italia ha visto ammazzare suo padre con cinque colpi di pistola, certe parole hanno tutto un altro valore. Sperare vuol dire avere il coraggio e soprattutto la maturità di andare oltre. Proprio come sa fare il contadino che, sa guardare al di là del piccolo e insignificante seme, anzi, ha cura di nasconderlo, innaffiarlo e curarlo nonostante le apparenze, confidando nel tempo e nelle ore di lavoro spese nel farlo crescere. “Da quella persona mi sarei aspetta un altro messaggio, innanzi tutto per il ruolo che riveste. Lui da padre è come se dicesse al figlio, sulla base del mio fallimento, io resto dove sto e dico a te di andartene. Conta solo il privato, il proprio interesse: pensa a te e vattene, io che posso ti do tutti gli strumenti per farlo. È anche un po’ classista nei confronti di tutti quei padri che non possono farlo e che magari vorrebbero. Attenzione – sottolinea Benedetta Tobagi- la mia non è una critica contro chi va all’estero o fa questo tipo di esperienze, anzi. Però, secondo il mio punto di vista, le competenze apprese dovrebbero servire per migliorare la propria Terra e non per scappare. Al figlio, non affida il messaggio di mettercela tutta per risollevare le sorti del Paese, perché spendersi per il bene comune, proprio quando le cose vanno male, “qualunque cosa succeda” (per citare l´avvocato Giorgio Ambrosoli) è un´impresa che riempie di senso la vita, a costo di mille delusioni. Ai figli tocca l´onere di affrontare questo Paese ferito e travagliato e anche denunciarne i mali, ma i padri non dovrebbero abdicare al proprio ruolo”. Rassegnarsi allo schifo o scappare e salvare se stessi, per molti è questo il bivio. E se ci fosse anche una terza via, forse più impervia e nascosta, ma comunque percorribile? “Sì, le “passioni grigie”, come le ha chiamate Remo Bodei, l’onestà, l’onore, il rispetto di sé e dell´altro, il far bene il proprio lavoro, il non accettare la corruzione e l’intimidazione, non sono morte. E te ne accorgi girando per l´Italia, attraverso le associazioni culturali o i poli di una rete come “Libera”(associazione contro le mafie), dove si incontra tanta gente che lavora, e molto bene, soprattutto con i ragazzi, per creare anticorpi a una situazione che a troppi sembra senza speranza”. Il tempo è tiranno. L’incontro a cui Benedetta Tobagi è stata invitata deve iniziare. Non rimane che il tempo di una stretta di mano. “Humanas actiones non ridere, non lugere, necque detestari, sed intelligere”. Questo è uno dei consigli più ripetuti da papà Walter. Per la semina può essere davvero molto utile, per cui, buona traduzione. Marta Scocco

Christopher Nolan si conferma tra i più talentuosi registi dell’ultimo decennio. Dopo averci regalato il più bel film su Batman (almeno dai tempi di Tim Burton), stavolta l’autore di “The Dark Knight” compie un ulteriore passo in avanti e, conservando temi a lui cari come il subconscio e la mente umana nelle loro infinite distorsioni, proietta lo spettatore letteralmente all’interno di quell’inconscio, nel momento più indecifrabile e creativo del processo mentale umano: il sogno. Lo fa utilizzando al meglio le tecniche e la maestria che già l’avevano contraddistinto come autore intellettuale e, al contempo, abile manipolatore degli effetti visivi e sonori più all’avanguardia. “Inception” è infatti la quintessenza del suo cinema: una storia altamente enigmatica, quasi indecifrabile (almeno nei primi 50 minuti del film), che si addentra nei meandri della psiche umana tentando di dare un senso alla precarietà della vita odierna (nella quale non si sogna più), senza per questo voler filosofeggiare, unita ad una spettacolarità di immagini e sequenze che segneranno certamente il cinema negli anni a venire (un po’ come fece “Matrix” all’epoca), nelle quali si intravede l’ispirazione ai quadri onirici di Escher. Da un’idea apparentemente “semplice” (se così si può definire all’interno del Nolan-universo), il registra crea un meccanismo a scatole cinesi via via sempre più complesso, proprio come quello che sperimentano i protagonisti, all’interno del quale niente è ciò che sembra. Neppure alla fine i dubbi saranno fugati, lasciando allo spettatore l’incertezza che permea l’intera narrazione e, in definitiva, l’intera nostra vita. Sogno o realtà? Domanda banale forse, fonte di ispirazione per miriadi di altri film, ma qui reinventata e posta al centro di uno scenario tanto pericoloso per chi lo percorre quanto affascinante per chi vi assiste. Dramma esistenziale potrà definirlo qualcuno, e in un certo modo “Inception” è anche questo, ma non solo. È l’esplorazione del subcosciente e del profondo umano più geniale ed ispirata degli ultimi anni, è un perfetto meccanismo ad incastri ma non per questo senz’anima, tutt’altro: il fine ultimo del protagonista (un intenso Di Caprio) è quello di aver la possibilità di redimere il suo nome e tornare a casa dai propri figli, disperato Ulisse tra i tempestosi mari della mente. Celando all’interno della propria, tra i ricordi più oscuri e reconditi, un male insanabile e straziante come il senso di colpa, dove ha rinchiuso la moglie morta per farle visita di tanto in tanto, in una sorta di atto masochistico ma necessario, fino alla sofferente scelta finale. Un viaggio sorprendente e adrenalinico, avvincente e coinvolgente, che non lascerà sicuramente nessuno indifferente. Nolan ha nuovamente fatto centro, creando un nuovo “mondo”, un nuovo stile, una nuova fonte di ispirazione per le generazioni future. Chapeau! Eccelsa la colonna sonora di Hans Zimmer. Prenotato per gli Oscar. Alessandro Alonge


Marmaray non è la nuova linea della Yamamay, né uno scioglilingua, né l’amico di Maramao (perché sei morto?). Marmaray è il nome di un incredibile progetto ad ampio respiro che in futuro porterà profondi cambiamenti nei commerci mondiali e interesserà in particolar modo gli scambi tra Oriente e Occidente. Acronimo di “Mar di Marmara” e “ray”- la parola turca utilizzata per indicare la ferrovia -, questo strano vocabolo altro non è che il gigantesco tunnel che passerà sotto il mare di Marmara e che nei prossimi anni unirà definitivamente due continenti, Europa ed Asia. In realtà non è la prima volta che gli ingegneri si cimentano in un’infrastruttura di questo tipo (come dimenticare il mitico tunnel che passa sotto la Manica), tuttavia il progetto, con i suoi 1,8 chilometri di lunghezza e i suoi 58 metri sotto il livello del mare, mira a diventare la più profonda galleria costruita sulla terra. L’impresa si rivela assai ardua e complessa, non tanto per l’incredibile mole di lavoro, quanto per l’alto rischio sismico del territorio turco: i vulcanologi hanno, infatti, stimato che nei prossimi 35 anni un forte terremoto potrebbe avere come epicentro proprio l’antica Costantinopoli. Nonostante ciò, il rallentamento dei lavori - iniziati nel 2004 e il cui termine era previsto per il 2008- è stato cau-

sato anche da “inconvenienti” tutt’altro che negativi. Durante gli scavi, si è verificata un’importantissima scoperta archeologica: proprio sotto al Bosforo, sorgeva l’antico Porto di Teodosio (IV secolo d.C.), scalo strategico all’epoca degli imperi romano e bizantino. Non solo navi di legno tardo romane, mura e strade lastricate di marmo, ma addirittura reperti preistorici risalenti al 6000 a.C., testimonianza del ruolo cruciale che l’attuale Istanbul ha da sempre rivestito dal punto di vista degli scambi commerciali. Un ulteriore impulso a questa fantastica città che negli ultimi anni ha visto crescere enormemente, oltre alla popolazione, il numero dei turisti che si lasciano affascinare dall’incredibile connubio che due mondi così diversi tra di loro riescono a creare in un’armonia senza eguali. Il Marmaray ospiterà un metrò, due linee ferroviarie per i pendolari e una linea ad alta velocità per le lunghe distanze, presentandosi al mondo come il principale luogo d’interscambio del futuro tra il Levante ed il Vecchio Continente.

Serena Brini


Dal 1969 ai grillini contemporanei, sempre un’unica costante. Mi sono spesso chiesta per quale motivo la parola “Woodstock” sia per la controcultura, come il miele per le api o come la speculazione per un capitalista, sembra una domanda banale se si concepisce il festival come un emblema mitico, ma in verità vi chiedo che cos’è “Woodstock” nell’immaginario comune? Forse un simbolo del rinnovamento culturale, di rinascita, ma la parola nella mitologia popolare ha assunto un significato semantico ambiguo e generazionale. Il tempo ne ha revisionato i significati, oscurando l’oggettività delle pratiche ed idealizzando i caratteri romantici e, permettetemi, quasi trascendenti. Si! “Woodstock” sembra assumere un significato ulteriore a contatto con la controcultura post sessantottina; un idillio bucolico di pace, amore e beatitudine, nella natura semi ultraterrena con pastorelli nudi, grazie al vento, LSD e fango. È quasi sempre il paragone con gli anni 60 che ricorre a definire i tempi posteriori e se si tratta di musica, società e cultura, allora il confronto con quegli anni sembra inevitabile e segnato da alcune costanti ricorrenti e ciò che ne scaturisce è spesso una pratica di romanticismo descrittivo -la memoria di quei bei tempi...- e il negativo nichilismo di questi moderni. Dall’unico ed autentico festival del 1969, di WoodStock ce ne sono state tantissime, e non solo in occasione di anniversari o memorie, in Polonia viene organizzato annualmente il festival Przystanek Woodstock “Fermata Woodstock”, per non parlare delle riproposizioni italiche; dal recentissimo Woodstock 5 Stelle di Grillo avvenuto a Cesena, ai meno conosciuti Festival del Proletariato giovanile tra il 1975-76 al Parco Lambro di Milano, organizzati dalla rivista Re Nudo, che vedevano eccellenti partecipazioni, come: Area, Stormy Six, De Gregori e Battiato. Eppure le produzioni nostrane viziano spesso e sembra che la musica sia usata come espressione della po-

litica; le manifestazioni nascevano e venivano gestite da organizzazioni politiche e inutile negarlo, come nel Woodstock ‘69, anche per fini economici. Ma qua non c’è stato, come nel 1969, un Pete Townshend -The Who-, che alle 4 del mattino per amore della propria esibizione, abbatté, con la sua chitarra, l’attivista hippy Abbie Hoffman, salito sul palco“per dire qualcosa al pubblico”; in Italia prima c’è il dibattito poi l’espediente della musica. Ciò che rimane costante, oggi come allora, è la controcultura; giovane e delusa dal modo di fare politica, dalla società e dal sistema, che considera“(...)I partiti morti, zombie che camminano, strutture del passato, costruzioni artificiali. Barriere tra le persone e lo Stato. Non esiste il politico di professione, esistono i mantenuti a vita di professione(...)” parole di Grillo. Mi pongo una riflessione, cos’è cambiato da quarant’anni fa? Nonostante le critiche il richiamo c’è stato, se nomini “Woodstock e sogno” qualcuno ne è attirato, nel 1969 ne attirarono 500 mila, Grillo e il suo Woodstock 5 Stelle ne ha attirati 15-20 mila, quindi cos’è “Woodstock” fuori dall’immaginario comune? Un prodigio demagogico, il riecheggiare di una memoria romantica, un sogno nutrito d’illusioni? Non so, ma suppongo che il mito non tornerà. Elisa Latrucci


«Borse e accessori unici per persone uniche, per chi ama distinguersi dalla massa». Chiara Nesti definisce così le sue creazioni, tutte rigorosamente hand made in Italy, pensate per ragazze che amano stare al centro dell’attenzione. Diplomata come stilista di moda a Lucca e con un’ampia esperienza nel settore dell’abbigliamento, Chiara decide in seguito di fare un corso di modellismo calzaturiero e si appassiona alla lavorazione della pelle. Con il pellame come materiale di base e inserti di pelliccia come ornamento (tutti materiali riciclati, ovvero rimanenze inutilizzate dalle aziende del terriorio) comincia a realizzare non solo scarpe, ma anche cinture, bracciali, portachiavi...e soprattutto borse.

La natura e i giovani le sue principali fonti di ispirazione. La collezione fall-winter 2010/11 è caratterizzata da un ritorno alle cose essenziali e all’epoca del dopoguerra. Le tonalità dominanti sono: il turchese dell’acqua, il testa di moro degli alberi secolari, il verde dei prati, il rosso dei papaveri, il color cammello e il blu dei tessuti anni ‘40. Gli inserti di pelliccia vengono illuminati con paillettes, quel tocco di “frivolezza contenuta” caratteristica del periodo. Sugli accessori si posano farfalle - simbolo dell’evasione e del sogno - e calle - delicate ed eleganti.[slideshow] Per la primavera-estate, Chiara prevede ancora l’utilizzo di colori naturali, tuttavia accostati a tinte eccentriche. I pellami saranno impreziositi da pitture fatte a mano e trafori “effetto pizzo”, in un ritorno alla magia di fine ‘800. Contatti: Web: www.gemelletoscanebags.blogspot.com Facebook: gemelletoscane

E-mail: gemelletoscane@libero.it

di Chiara Marcelli

E’ cominciata il 18 ottobre e si protrarrà fino al 30 novembre la campagna “Ritiriamo e ricicliamo i tuoi vecchi reggiseni”, ideata e promossa dalla famosa azienda produttrice di biancheria intima, per la salvaguardia dell’ambiente. In sostanza, per ogni vecchio reggiseno - di qualsiasi marca esso sia - depositato in uno degli appositi contenitori posti all’esterno dei negozi della catena in franchising, Intimissimi offre uno sconto di 3 euro per l’acquisto di un nuovo prodotto del proprio brand. I capi usati raccolti durante l’iniziativa verranno impiegati dall’azienda O.V.A.T. (www.ovatsrl.it) per la produzione di pannelli isolanti e fonoassorbenti destinati ad insonorizzare tutti gli ambienti che ne hanno bisogno, contribuendo così a ridurre l’inquinamento acustico. “I nostri cassetti sono pieni di reggiseni che non usiamo più. Portiamoli nei negozi Intimissimi e contribuiamo a salvare il pianeta. Fare del bene all’ambiente è anche una questione di stile!” Irina Shayk - Ambasciatrice Intimissimi di Chiara Marcelli

La Notte delle Streghe si avvicina e come ogni anno arriva lo Special di Halloween dei Simpson.Robert Pattinson, il vampiro protagonista di Twilight, entra nel mondo di Springfield. La sua voce, però, sarà quella di Harry Potter (Daniel Radcliffe). Nella stessa puntata i Simpson dovranno vedersela anche con il Dr. House Hugh Laurie. Tante le ragazzine (e non solo) che negli ultimi anni si sono innamorate di lui: Edward Cullen, il bel vampiro “vegetariano” (beve solo il sangue degli animali) nato dalla penna di Stephenie Meyer, e protagonista della saga “Twilight”. Visto il grande successo riscosso dai film alla saga, Matt Groening ha pensato bene di portare il celebre vampiro, che sul grande schermo ha il volto dell’attore inglese Robert Pattinson, tra le strade di Springfield. Alla schiera delle fan del “succhiasangue”, infatti, ora si aggiunge anche Lisa Simpson. Nello special di Halloween dei Simpson (in onda negli Usa il 7 novembre 2010 su Fox), Lisa infatti si innamorerà del vampiro, ma Homer, in versione Dracula, cercherà di fermare il loro amore. La puntata “Halloween Treehouse of Horror XXI” è il 21esimo episodio speciale ideato da Matt Groening, e sarà divisa in 3 episodi: nel primo, “War and Pieces“, ci saranno Bart e Milhouse che giocheranno ad alcuni vecchio giochi da tavolo che riserveranno loro molte sorprese; nel secondo, che non a caso si intitolerà “Tweenlight”, vedremo un Pattinson simpsonizzato, ma a differenza degli altri abitanti di Springfield il vampiro non sarà giallo, ma pallido. Nella terza ed ultima parte, intitolata “Master and Cadaver”, i coniugi Simpson si ritroveranno, durante un viaggio, alle prese con Hugh Laurie, il famoso Dr. House, che vestirà i panni di un naufrago mal intenzionato. Insolita scelta di doppiaggio: non sarà lo stesso Pattinson a dare la voce al cartone animato, ma Daniel Radcliffe, ovvero Harry Potter, doppierà il “rivale” di sfide al botteghino. di Jessica Camargo Molano


Nudi per pubblicità, ecco la nuova tendenza

Gentile, carino, educato. Non si tratta del mio principe azzurro, ma del simpaticissimo robottino NAO. Ci siamo conosciuti e per me è stato subito amore. Come mi ha conquistata? Facile, i suoi occhi blu sono irresistibili, ma soprattutto il mio cuore ha iniziato a palpitare quando l’ho visto ballare sulle note di Thriller. Esatto ballare. E non si limita a quello, è anche un esperto giocatore di calcio. NAO, infatti, è un robot umanoide, sviluppato dalla francese Aldebaran Robotics con sede a Parigi. Alto circa 50cm, è un concentrato di tecnologia, con un cuore che pulsa con OS Linux, CPU x86 AMD Geocode da 500 Mhz, 1Gb di memoria flash e 256Mb di SDRAM. All’interno

della testa vi sono 4 microfoni ed un sistema di riconoscimento vocale che gli permette di riconoscere le istruzioni che gli vengono date e di agire di conseguenza. Il piccolo NAO non si limita ad ascoltare, ma parla pure! Cosa dice? Tutto quello che vogliamo: infatti non solo è possibile installare file di diverso genere (.wav and .mp3) , ma il piccolo robot è anche in grado di “leggere” gli RSS e le pagine web. NAO è stato programmato con le capacità emotive di un bambino di un anno. Reagisce ai sorrisi degli uomini e alle loro carezze, mostrandosi contento. Ma soprattutto riesce a stabilire legami, memorizzando il volto delle persone che interagiscono con lui e il modo in cui hanno interagito in passato. Questo, insieme a regole su quello che è bene e quello che non lo è - regole imparate esplorando l’ambiente a lui circostante -, permettono a NAO di determinare come reagire agli stimoli esterni. Grazie a questa tecnologia, il robottino dagli occhi blu non solo è in grado riconoscere i volti e le forme ed è quindi in grado di individuare chi sta parlando con lui, ma anche di trovare una palla o oggetti più complessi. E ‘ proprio grazie a questo tipo di tecnologia che NAO è il robot utilizzato per la Robocup, la versione robotica dei nostri mondiali di calcio. Ma cosa succede se due NAO si incontrano? Ovvio si mettono a chiacchierare. Si possono connettere attraverso la rete wi-fi, oppure con gli infrarossi, o anche con il semplice linguaggio del corpo. Ciò facilità le possibilità di collaborazione fra i robot e prospetta un futuro in cui sarà possibile realizzare un lavoro attraverso la cooperazione di più umanoidi. NAO ha anche “un cuore d’oro”:grazie al progetto Aliz-E, finanziato dalla Commissione Europea, il piccolo robot farà compagnia ai bambini ricoverati per diabete all’Istituto San Raffaele di Milano. L’unica pecca di NAO: il prezzo. Per averlo a casa bisogna infatti spendere ben 12 mila euro.

di Jessica Camargo Molano

Un nuovo modo per attirare l’attenzione? No! D’altronde si sa che il nudo incuriosisce sempre. Questa volta, però, lo si fa per pubblicità! A Londra, infatti, gli attori della serie tv “Naked Office Tv” (prodotta dalla Virgin 1) hanno sfilato con il loro “non abbigliamento” nella metropolitana della città. C’è chi ha sorriso e c’è chi ha protestato. Ma, in fondo, è anche vero che, nel bene o nel male, basta che se ne parli!

Tiramisù da Win World Record Svizzera. 799 kg di mascarpone, 189 kg di zucchero, 35 kg di cacao, 6.400 uova, 300 litri di caffè, 66 litri di liquore e 64 mila biscotti. L’unione di questi ingredienti ha prodotto un tiramisù di ben 2,3 tonnellate. Alto 8 metri, occupa uno spazio di 50 mq, praticamente un monolocale. Ci è voluto il lavoro di 155 volontari per ben 14 ore. Questo “monumento” è stato realizzato in Svizzera e più precisamente a Porrentruy, un piccolo comune che fa parte del Canton Giuria. Da ora Porrentruy potrà vantarsi di possedere un bel “dolce” record! Matrimoni con lo sponsor

Costi proibitivi per i preparativi del matrimonio? Nessun problema! In Francia nasce una nuova tendenza: il matrimonio diventa un evento da farsi sponsorizzare. L’espansione del fenomeno è avvenuta grazie ad internet. Ad aprire la tradizione sono stati Natasha e Vincent che hanno creato, un anno prima della fatidica data, un blog (http://mariage.vvds.fr/) per attirare l’attenzione dei media. Obiettivo raggiunto quando una tv locale, incuriosita, ha lanciato un servizio. Ciò ha permesso ai due giovani di ottenere ben 6 sponsor, con un risparmi di 5mila euro sui costi totali dei preparativi. Lo stesso è accaduto per Julie e Jeff, che di sponsor ne hanno conquistati una quarantina. Ma le coppie in questione avvertono: “il matrimonio sponsorizzato richiede tempo e dedizione”.

Nel segno del destino

Amy Singley e Steven Smith: uniti da sempre. Nati entrambi il 17 aprile del 1986 nello stesso ospedale, il S. Luke’s Hospital di Fountain Hill. Il destino ha voluto, inoltre, che le loro mamme fossero compagne di stanza. Le famiglie da quel giorno non hanno mai smesso di vedersi, anche se in modo saltuario. L’amore tra i due ragazzi è sbocciato solo al liceo, quando Steven si è fatto coraggio e ha chiesto ad Amy di uscire. “Eravamo destinati a stare insieme”, dice Amy, l’ho capito già al “secondo appuntamento”. Si sono sposati lo scorso 12 giugno: hanno deciso di unirsi per tutta la vita, anche se in fondo non sono mai stati divisi.

Morti celebrati sul web Oramai anche sulla rete vengono ricordati i defunti. I social network come Facebook e MySpace si sono attrezzati: il primo ha deciso di fare un modulo di decesso che si può scaricare, cosicché ognuno può lasciare un commento sulla bacheca del defunto; mentre MySpace ha creato proprio una sezione, chiamata MyDeathSpace, dove sono ricordate le morti dei più celebri. Oltre a queste pagine, definite commemorative, esistono una serie di siti che fungo da “cimiteri virtuali”. Ad esempio sul sito defuntioggi.it si trovano tutti i necrologi e Funeras è il primo social network dedicato solo ed esclusivamente all’argomento. Dulcis in fundo è nato Fantamorto, un vero e proprio fantacalcio dove vince chi indovina i vip che moriranno nell’anno successivo. di Jessica Camargo Molano



UA settembre ottobre