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ivi come ti dice il cuore...fai tutto ciò che senti di buono... una vita è come un’opera di teatro senza prove generali. Quindi canta, ridi, balla, ama...e vivi intensamente ogni momento della tua vita, prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi” Charlie Chaplin Parole, che suonano come una filosofia, un credo o molto semplicemente un buon consiglio. Sono le stesse che il Coro Universitario di Firenze ha scelto per presentarsi al suo pubblico. Ragazzi, studenti o ex-studenti, dipendenti dell’Ateneo, tutti accomunati dalla stessa passione: il canto. “Il gruppo è molto vario – spiega il Direttore Valentina Peleggi – il ricambio, parziale, segue i semestri visto l’ampio interesse che il coro suscita negli studenti erasmus. Attualmente per esempio, abbiamo dei ragazzi provenienti da: Stati Uniti, Germania e Francia.” Considerando che in totale i membri sono circa quaranta, la percentuale straniera sembra buona. L’iniziativa Florence 2010, settimana dei Beni Culturali e Ambientali, è stata l’occasione per esibirsi nella Sala dei Dugento a Palazzo Vecchio, palcoscenico insolito per quanto affascinante. Dagli acuti di quelle stanze abbiamo scoperto quella che ormai è una “tradizione” nell’Ateneo di Firenze. “Ben detto. L’attività del coro va avanti ormai da 15 anni ormai, e in particolare da dieci come vera e propria Associazione – ci tiene a sottolineare Valentina – proprio per questo sono sempre di più le esperienze artistiche vissute, come lo scambio tra cori che ci ha portato fino a Budpest e Lione, e quelle in programma, ricordo una data importante quella del 14 dicembre, presso la Chiesa Parrocchiale della Sacra Famiglia in Via Gioberti a Firenze (ore 21).” Ma che tipo di repertorio offrite?Visto che la composizione del gruppo è abbastanza flessibile come fate a preparare i vari pezzi? “Abbiamo delle canzoni ma la scaletta viene decisa a seconda

dell’occasione e delle persone presenti. La cosa che vorrei sottolineare è che, come dimostrato in occasione di Florence 2010, dove abbiamo proposto un repertorio ampio, dal 1400 al contemporaneo, la musica corale non è solo antica, come si tende a pensare solitamente. Anzi, il 14 dicembre, verranno eseguite canzoni quasi ed esclusivamente contemporanee, legate al concorso per compositori, organizzato da noi nel 2005.” Non resta che chiedere, dove e quando? “Le prove vengono fatte due volte a settimana, il martedì e il giovedì alla facoltà di Psicologia, in via la Torretta, vicino a Campo di Marte.” Anche il Rettore Tesi non si è risparmiato nel commentare l’attività del Coro come dell’Orchestra dell’Unifi: “Queste sono attività in cui l’Università ha sempre investito e continuerà a farlo, in quanto spazi di espressione e socializzazione tra studenti, studenti stranieri, ex-studenti e dipendenti. Sono dunque momenti utili e necessari all’interno di un Ateneo”. Per maggiori info e iscrizioni: http://www.unifi.it/coro/ Marta Scocco

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n questi giorni, gli italiani si sono più volte trovati a doversi confrontare fra di loro, schierati su due fronti contrapposti: lo stiamo vedendo per il passaggio di una riforma del sistema scolastico sempre più carica di veleni, lo abbiamo sperimentato per quanto riguarda la sopravvivenza di questo governo. Ma ben diverso è confrontarsi con l’estero, così da valutare la situazione di casa nostra attraverso uno sguardo diverso, più maturo e consapevole. Proprio per questo abbiamo incontrato Antonio Alvarez Pittaluga, che ci ha parlato del sistema educativo del suo paese, Cuba. Esprimendosi, per sua scelta, usando uno spagnolo lento e scandito, piuttosto che un italiano scorretto, il professor Pittaluga non ha perso tempo, centrando subito l’argomento: “Il tema dell’educazione è molto importante a Cuba ma in generale in tutta l’America Latina, ed è difficile pensare che in un mondo dove il progresso ci ha portato ad avere oggetti come i computer o i cellulari, le persone analfabete, impossibilitate ad accedere ad informazioni di basilare importanza, si contino a milioni. L’educazione è fondamentale affinché non si formino soggetti unidimensionali (citando le parole del filosofo e scrittore Herbert Mancuse) ma individui consapevoli della società in cui vivono”. Il professore sottolinea in modo deciso come la storia del sistema educativo a Cuba si sia legato alle vicende politiche che sconvolsero il paese, circa 50 anni fa:”Quando ci fu la rivoluzione, si pensò subito a imprimere un cambiamento, un allargamento dei diritti: altrimenti, del resto, per cosa si fa una rivoluzione? [...]Fu chiaro come servisse una nuova cultura nazionale, che fosse davvero popolare, e così con una delle prime leggi promulgate, nel marzo del ‘59, il sistema educativo subì una svolta radicale, istantanea, dal giorno alla notte: l’intero apparato divenne gratuito, totalmente gratuito. Ed è così anche oggi, dopo 50 anni. [...] Gli effetti della campagna di alfabetizzazione si videro dopo poco: bastarono due anni, infatti, perchè Cuba risultasse il primo paese dell’America Latina la cui popolazione fosse interamente alfabetizzata. E oggi, grazie ad un progetto chiamato “Universidad por todos”, una persona normale può assistere a delle vere e proprie lezioni tenute da docenti su svariati argomenti, il tutto comodamente seduta davanti al televisore” La rivoluzione ha però lasciato un segno forte sulla società cu-

bana anche in un altro senso: “Stando ai numeri, le donne sono quelle che più hanno capito il senso della rivoluzione, tanto che oggi rappresentano l’80% della classe studentesca universitaria, nonché il 60% della forza lavoro. Non stupisce, alla luce di ciò, che da anni Cuba detenga il tasso più alto, in tutta l’America Latina, per quanto concerne le richieste di divorzio. Le donne, qui, non sentono ragioni (ride)”. Volendo paragonare le grane a cui il sistema Italia sta andando incontro in questo settore con la realtà di Cuba, il professore ha inquadrato con chiarezza quello che, laggiù, corrisponde alla nostra preoccupazione di riforma: “Il maggiore problema che noi abbiamo riguarda le risorse economiche. A riguardo, mi piacerebbe contraddire un falso mito: si dice che a Cuba non sia possibile usare Internet. Niente di più sbagliato! Vero è piuttosto che, data l’opposizione degli Stati Uniti a permetterci di usare i satelliti, la nostra rete Internet poggia ancora sui cavi sottomarini di trasmissione dati. Capite bene quanto ciò renda la connessione difficoltosa, ed è per questo che il servizio, per funzionare a dovere, deve essere limitato a determinati ambienti, quale quello universitario”. Tornando più specificamente a discutere di educazione, il professor Pitaluga ha parlato della reputazione di cui il sistema cubano gode all’estero, nonché dei presupposti teorici che sottostanno l’organizzazione del sistema dell’istruzione:”Uno dei campi in cui la nostra formazione è maggiormente apprezzata è quello della medicina: i nostri medici sono molto richiesti al di fuori del paese, e state tranquilli che se il governo spagnolo, ad esempio, decide di assumere un nostro medico, avrà tanta premura da fargli avere tutti i documenti necessari per il trasferimento entro non più di 15 giorni!(ride). [...] Più in generale, noi istruiamo le persone in campi che possano risultare utili alla crescita del paese: non avendo mire su progetti aerospaziali, quindi, non ci preoccupiamo di formare ragazzi in quel settore, ma ci concentriamo sui bisogni di Cuba”.

Massimiliano Giuliattini


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agate tra i negozi ancora incerti sul regalo da acquistare? La soluzione è semplice: regalate una lattina. Sì, avete capito bene, una lattina. Perché regalare alla fidanzata un barattolo invece di un diamante? É più economico, originale e soprattutto non implica nessuna proposta da fare in ginocchio! Ad aprire la strada al mondo del barattoli è stato, negli Anni Sessanta, il maestro della pop art Andy Warhol, con i celebri contenitori Zuppa Campbell’s, e da quel momento le lattine sono state viste sotto una luce diversa. Se ne producono 240 miliardi nel mondo dei quali 130 solo per gli Stati Uniti. C’è da sorprendersi, allora, se proprio in America divennero un’icona dell’arte? Le lattine proprio quest’anno compiono i loro primi 200 anni. La lattina giusta per la mamma? Dal 1992, sono arrivate le serie (ad oggi più di 70) di tazzine decorate da artisti conosciuti e giovani talenti della scena internazionale della Illy Caffè e poi nel 2006 il progetto è stato ampliato estendendolo ai propri barattoli da caffè. Da quattro anni la società sceglie infatti un artista per decorare una tiratura limitata dei classici barattoli di caffè, perché anche oggetti così quotidiani possono essere uno strumento d’arte. Il 2010 è l’anno di Tobias Rehberger, premiato all’ultima Biennale di

Arti visive a Venezia con il Leone d’oro. Il tema scelto è “Everything o Nothing” realizzato ispirandosi ai linguaggi del cinema. Il regalo perfetto per l’amico giramondo? Una valigia. Ma non il classico trolley, bensì una valigia di lattine. O meglio di linguette di lattine. L’idea è nata è venuta a Luisa Leonardi Scomazzoni, proprietaria della Dalaleo che dopo un inizio all’insegna delle borse da donna, ottenute cucendo all’uncinetto centinaia e centinaia di linguette di lattine raccolte appunto dalle donne (e qualche volta dagli uomini) delle favelas, è passata ad far produrre molto altro: dalle cinture ai bijoux impreziositi di cristalli Swarovski, dai copricuscino ai gilet, dalle tovagliette all’americana a un originale trolley da viaggio. Singolari creazioni, che oltre tutto danno lavoro e dignità a molti abitanti delle favelas brasiliane.

Cosa regalare alla sorella che vuole essere sempre alla moda e alla cuginetta che adora Hello Kitty? La soluzione la trova Melissa Hartzel make up artist che in un viaggio in Africa vide cappelli e borse costruite con ritagli di metallo e, tornando in Inghileterra, fondò una charity per sostenere questi piccoli artigiani, la “Old Tin Can Ltd.”. Oggi chi viaggia in molti Paesi emergenti avrà di certo notato come si possano comperare cornici, sottobicchieri, piccoli giocattoli e quant’altro, tutti realizzati con questa tecnica. Dove trovare questi oggetti? Sul sito di Christine Esposito: per pochi euro spedizione compresa potete acquistare ciondoli, orecchini e bracciali tutti rigorosamente ottenuti da lattine colorate. Il risultato è decisamente allegro e colorato, e per le fan di Hello Kitty c’è un’intera collezione fra cui scegliere. E per la fidanzata? Niente di meglio di una lattina usata. La “Just Sugar” azienda padovana di gioielli,

ha trasformato la raccolta differenziata in fonte di materia prima; prendono i barattoli usati, li trattano adeguatamente e li preparano a una “seconda vita”: packaging per i propri gioielli. Non a caso il progetto è stato ribattezzato “Just… un’altra chance”, e dopo l’acquisto – a scelta – si può decidere di tenersi la confezione oppure restituirla: pronta per essere usata ancora. Magari per regalare il tanto desiderato diamante.

Jessica Camargo Molano


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e non ve ne foste ancora accorti, il Natale è alle porte. Molte cose ce lo fanno sentire sempre più vicino: dai martellanti spot televisivi delle varie Motta/Melegatti/Paluani, ai cinepanettoni reclamizzati fino all’esasperazione, fino alla (in)solita perturbazione che qualche giorno fa ha coperto il centro Italia, ma non solo, sotto 30-40 centimetri di neve. Ma tranquilli: per fortuna Natale non vuol dire solo incubi dovuti a overdose di coppie vip (Totti e Hilary o De Sica e Ghini che siano) o a notti insonni passate sul ciglio dell’A1; Natale vuol dire anche gioco, divertimento e spettacolo. E questo Palazzo Giovane l’ha capito perfettamente, organizzando per martedì 21 dicembre una giornata “impacchettata” di eventi. Christmas Day: non poteva essere scelto nome più appropriato, a dimostrazione che non è Natale solo il 25 dicembre. E che, a mio parere, il celebre detto popolare potrebbe essere riletto come “Natale con i tuoi, il 21 con chi vuoi (meglio se a Palazzo Giovane!)”. Allora, preparate carta e penna: tempo di digerire il pranzo, ed ecco che alle 15.30 che parte in quinta il pomeriggio del centro fiorentino, con tre iniziative per tutti i gusti, che vi faranno compagnia fino alle 19. Se siete in preda al panico dei regali, potrete spulciare i banchini del mercatino solidale organizzato da Fuori Binario, Amnesty International, Associazione Nosotras, Emergency e Laboratorio Bussola Verde. Se invece preferite togliere i ghiaccioli che si stanno formando in questi giorni sui vostri neuroni, potrete scaldare le vostre meningi partecipando allo Spazio Giochi, gestito dall’Associazione Subbuteo Firenze e dall’Associazione Firenze Scacchi; oppure, dilettandovi nella millenaria arte del piegare la carta, seguendo Atsuko nel suo Laboratorio di Origami. Tre ore e mezzo di full immersion fra bancarelle e scacchi al re vi allettano ma il solo pensiero vi sfinisce? No problem, Palazzo Giovane ha pensato a tutto: alle 17 parte il Concerto di Natale, tenuto dal Coro giovanile Sesto In Canto. E se è vero quanto è vero che per essere completi, oltre a animo e intelletto, serva nutrire anche il corpo, non poteva mancare l’Apericena Natalizia: aggiungete un posto a tavola a soli 4 euro, e dalle 19 alle 21.30 potrete mettervi in pace con il vostro stomaco. Ma non rilassatevi troppo, però: a fine pasto, parte il concerto del gruppo “The Sixters”, la cui energia vi condurrà nella fascia da seconda serata, terminando alle 22.30.

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Fermi là! Non penserete certo che sia finita qui? Per chiudere in bellezza, Palazzo Giovane ha deciso di intavolare una Comic Battle, a cura della Scuola Internazionale di Comics. Arbitro terzo ed imparziale sarà Alessio Ravazzani, abile fumettista (per info, visitate il sito www.doubleshot.it).”non sarà uno scontro di disegnatori che danno sfoggio alle loro capacità grafiche, ma sarà un incontro tra le creatività delle diverse persone che vi parteciperanno. Le personali capacità nel disegno saranno secondarie alla fantasia dei concorrenti”, queste le parole con le quali lo stesso Ravazzani ci presenta l’iniziativa, soprattutto in relazione al ruolo che egli avrà al suo interno. Quali le motivazioni per spingere la gente a partecipare?”tutti quelli che sanno tenere il lapis in mano dovrebbero avere il dovere morale di parteciparvi, per conoscere meglio loro stessi e scuotere le sinapsi nervose per osservare dove possono arrivare con la loro immaginazione”. Freddo e gelo avranno pure bloccato strade e ferrovie. Di certo, la fantasia e la vitalità dei fiorentini non ne risulteranno affatto intaccate. Appuntamento dunque a martedì 21 dicembre, per aprire al meglio queste feste natalizie 2010.

Massimiliano Giuliattini

i piacerebbe realizzare un capo, ma non sai cucire? Nessun problema! InformaGiovani ed Europe Direct di Firenze, in collaborazione con L’UniversitArea, organizzano un corso gratuito di taglio e cucito per principianti che hanno tanta voglia e curiosità di vedere realizzato il proprio progetto. Si comincia mercoledì 24 novembre. I posti disponibili sono 25...affrettatati! Le prime lezioni di “filo creativo” prevedono la realizzazione di capi semplici, ma utili - come una gonna o una borsa - e, mano a mano che si procede con la pratica, altri più originali e bizzarri realizzati, ad esempio, partendo da figure geometriche. Pertanto, nel kit dell’artigiano dovranno assolutamente esserci: matita, squadra, carta velina, gomma e ovviamente, spilli, ago e filo. Negli incontri successivi si imparerà a scegliere i tessuti, che si possono reperire a costo zero all’interno delle proprie mura domestiche. D’altronde, chi non ha un vecchio “armadio delle sorprese” in casa o in soffitta? Appuntamento tutti i mercoledì, dalle 17 alle 19, presso Palazzo Giovane, in vicolo S.Maria Maggiore,1 ...non solo con ago e filo! Durante le lezioni, infatti, servito tè accompagnato da pasticcini a soli 3 euro. Chiara Marcelli

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osa c’è di più bello che leggere un bel libro e discuterne con gli amici di fronte ad un buon aperitivo? Al via a Palazzo Giovane il primo ciclo di incontri del

Circolo Letterario “Sapere Aude”. Filo conduttore dell’intero ciclo, da cui il nome “ sapere aude”, è la capacità di stampo kantiano di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Protagonista del primo incontro Eugenio Montale con la sua lezione che consiste nel divenire esseri umani di prima classe. Negli altri incontri, già in calendario, ci aspettano invece altri autori: da Platone a Otello, senza tralasciare Rembrandt e De Andrè. L’appuntamento è a Palazzo Giovane, in via S.Maria Maggiore, uno ogni mercoledì dalle ore 18.30 alle 20. Gli incontri, gratuiti e aperti al pubblico, sono organizzati per poter discutere, leggere e riflettere. Al termine dell’incontro sarà possibile gustare un ricco apericena a soli 6 euro!


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Europa è come la Madonna nella teca al centro della via: la ignoriamo durante la settimana, la santifichiamo la domenica, la invochiamo quando servono i miracoli”ironizza Marco Zatterin de La Stampa parlando di mamma Europa, una donna così giovane e già così stanca, dilaniata dai conflitti interni e crisi di identità, che sta cercando affannosamente di ritornare sulla retta via e proseguire il suo cammino. E noi la snobbiamo come una schiera di figli nell’impeto adolescenziale, ribellandoci alla conformità presunta e rivendicando la nostra personalità. La crisi economica greca e l’eruzione vulcanica irlandese sono solo due di più recenti fatti che hanno dimostrato un’incapacità di celere e condiviso coordinamento e una scarsa voglia da parte delle istituzioni nazionali di mediare per trovare soluzioni “europee”. Ma quale è il ruolo che giocano istituzioni, media e società civile nella creazione di un Europa che sia dei popoli e non degli stati? Che senso ha una scelta come quella della baronessa Catherine Ashton, designata lo scorso novembre dal Consiglio europeo “alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea”,

proprio lei che viene da uno dei paesi più euroscettici? Forse perché i leader nazionali hanno più interesse a mantenere ben salda la poltrona nel loro paese, ritenuta più prestigiosa, vedendo nell’Europa non una grande possibilità per affermare un ruolo decisivo nelle grandi questioni internazionali bensì un capro espiatorio su cui scaricare come europee colpe nazionali e glorificare come nazionali idee e decisioni comunitarie. E certo la scelta dei media, in particolare delle televisioni, se non altro italiane, che si prodigano a raccontare l’Europa e gli Stati che ne fanno parte in maniera superficiale, lacunosa e frammentata, riducendo le decisioni europee ad un’aranciata senza arance certo non aiutano la società civile a sposare la causa di un’entità sentita così astratta e lontana dalla realtà. L’ultima speranza restiamo noi ragazzi, “il popolo Erasmus”, che la nascita dell’Europa non l’abbiamo vissuta ma siamo nati in un mondo globale, senza confini e forse riusciremo più dei padri patriottici a costruire un’Europa a portata di persone. Elisa Ciani

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a crisi non colpisce solo la sfera economica, ma anche quella affettiva. Idraulici, giardinieri, professori che chiedono prestazioni sessuali al posto della cifra che spetterebbe loro per sturare il lavandino, concimare il giardino, impartire lezioni di riparazione. Piccoli lavoretti domestici, insomma, in cambio di sesso. Questa è la nuova tendenza che emerge da un’inchiesta condotta dal quotidiano Le Parisien. Non ha caso l’inchiesta è stata condotta in Francia: il paese di Sarkozy pare infatti il più colpito da questa nuova tendenza. Ovviamente è il web il terreno in cui questo anomalo scambio attecchisce più facilmente, tra i siti più utilizzati in tal senso ci sono wannonce.fr e vivastreet.fr . Qui è possibile leggere annunci di ogni genere, dal prof che propone ripetizioni gratis in cambio di coccole alle pulizie effettuate “in cambio di affetto”. Questa “nuova moda” ha però una giustificazione psicologica: in tempi di crisi economica c’è una tendenza a ricercare maggiormente l’affetto e, nel caso in cui non ci sia una famiglia pronta ad abbracciarti, ci si accontenta del contatto fisico con un estraneo.

La necessità psicologica, però, non va d’accordo con la legge. Infatti si teme un aumento della prostituzione. Infatti se postare questo genere di annunci è legale, si tratta comunque di una nuova forma di prostituzione e mercificazione del corpo a cui le autorità stanno cercando di porre un freno.

Jessica Camargo Molano


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gni anno a dicembre spuntano calendari di ogni genere: dalle bellissime modelle con indosso abiti striminziti, al calendario di Frate Indovino idolo delle nonne. Ma quest’anno è arrivato un nuovo calendario, decisamente insolito: 12 mesi dedicati al giocattolo per eccellenza di intere generazioni di bambine, la Barbie. Dove è la novità? Si tratta di un calendario lesbo. Nelle immagini del calendario, infatti, Barbie assume pose sexy completamente nuda e affiancata da un’altrettanto affascinante bambola, anch’essa nuda ma di colore. Entrambe sembrano comunicare messaggi piccanti e seducenti, lontani dallo stereotipo della Barbie che tutti hanno imparato a conoscere durante i suoi 51 anni di vita. Questa idea nasce dalle menti di due artisti argentini, Breno Costa e Guilherme Souza e, attraverso i loro scatti, sono riusciti a svelare un lato a noi tutti scono-

sciuto di Barbie, ovvero quello lesbo. Sul piede di guerra la Mattel, azienda produttrice della Barbie. La multinazionale americana non ha accolto la notizia con benevolenza ma, anzi, ha minacciato di intraprendere un’azione legale. I due artisti, però, sembrano non lasciarsi intimidire e si limitano a controbattere con tono accusatorio che il calendario è simbolo di come “il sesso venga usato per vendere tutto in questa società”. Al povero Ken non resta quindi che rassegnarsi. La bella bionda, a quanto pare, lo ha sostituito una formosa bruna. Chissà che il calendario 2012 non vede protagonista Ken abbracciato magari ad un muscoloso ed affascinante ragazzo. Sintomo di una società che cambia o furbesca strategia di marketing? Ai posteri l’ardua sentenza! Jessica Camargo Molano

on ci siamo accorti in tempo. In Italia però, negli ultimi anni sta avvenendo una vera e propria involuzione. La mia generazione, al contrario della precedente non ha combattuto per il voto, o contro il delitto d’onore. Nel passato ha ricevuto determinati valori, parecchi, ora è necessario, doveroso che li restituisca alle generazioni future”. A parlare è Concita De Gregorio, Direttore de l’Unità, mamma, moglie ma prima di tutto donna. La incontriamo in occasione del panel discussion dal titolo “Donne, Media e Potere”. Sul palco del Teatro Pavone tre giornaliste, donne e chissà quanto altro ancora, si confrontano in una discussione aperta e mediata da Emilio Carelli, Direttore di SkyTg24. Oltre alla De Gregorio sono infatti presenti, una redattrice di An-Nahar, Joumana Haddad e una del Corriere della Sera. “Un senso di responsabilità che è stato costruito con delicatezza e che però si deteriora rapidissimamente – sottolinea il Direttore de

l’Unità – Di chi è la colpa di quello che è accaduto? Va bene che in generale siamo in una fase di transizione, difficile, dove l’agenda sociale è dettata dalla tv e dalla politica, male tra l’altro. Però c’è bisogno di una reazione indignata collettiva e corale, oltre che di un reinserimento di veri e propri anticorpi dall’interno di questo corpo malato.” Inutile dirlo, la platea condivide in pieno ogni singola parola. Si parla di adolescenti, delle mode dei book fotografici, dei bagni del presidente quanto della religione e della paura del corpo delle donne, nascosto dietro un burqa o piuttosto mercificato dietro una vetrina. “Sapete che gli uomini non riescono a fare due cose contemporaneamente no?C’è proprio un discorso fisiologico alla base di pensiero lineare per uno e circolare per l’altro!”, ironizza la De Gregorio per smorzare un po’ i toni. “Scherzi a parte, il brutto tempo che stiamo attraversando riguarda proprio la mancanza di responsabilità che c’è, anche nei confronti dell’altro. Ognuno pensa per sé e basta, questo è anche la crisi che lo induce. Non estraneo è il legame Etica – Estetica, perché se riflettette un attimo, il voler nascondere anche il tempo che passa dal proprio volto, il volerlo intrappolare con i ritocchi, in un eterno presente – sottolinea il Direttore - comporta un minore senso di responsabilità per la conseguenza delle proprie azioni, fatte di un prima e un dopo. E se osservate bene saranno proprio i bambini, i primi a risentirne. Sono loro infatti, che devono imparare ancora le conseguenze delle loro azioni. Ricordate la Magnani che diceva: “Non mi truccate perché ci ho messo una vita ad avere la faccia che ho”. Donna e lavoro, giornalismo e donne: “Non vorrei essere più invitata come l’unico Direttore donna, significa che qualcosa non va”. Ma perché se la donna è così inserita nel mondo del lavoro, se ci sono 8 curricula su 10 di giornaliste donne nelle redazioni, il sistema lavorativo non aiuta la donna a 360gradi, nella maternità per esempio? Sono problemi che si continuano a ripetere ma non a risolvere. Per esempio, gli asili ci sono in Italia ma, se parliamo di rette o di numero di posti, ecco che escono fuori altri problemi, come funghi. “Perché la donna sopperisce alle mancanze del sistema, di continuo. Tanto con i bambini quanto con gli anziani, stando a casa - risponde la De Gregorio - In un circolo vizioso, ci si trascina così, a testa china. Ecco, sarebbe interessante vedere cosa succederebbe se, per un giorno, queste donne, decidessero di non lavorare.” Magari, nel 2012 succederà proprio questo.

di Marta Scocco


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ono trascorsi quarant’anni da quando Jimi Hendrix, l’indiscusso re della chitarra elettrica, ha lasciato questo mondo. Il 18 settembre 1970 Jimi si trovava in una stanza del Samarkand Hotel di Notting Hill, a Londra, insieme alla compagna tedesca Monika Dannemann: era accaduto altre volte che il chitarrista si svegliasse tossendo sotto l’effetto di alcool e droghe, ma quella notte gli fu fatale. Era appena tornato da un tour non troppo fortunato, quello di Fehmarn in Germania, dove era stato accolto da fischi e contestazioni da parte del pubblico: Londra era la città a lui più cara, il luogo del suo esordio come chitarrista di fama internazionale e qui era tornato in cerca di rifugio da una popolarità ormai diventata eccessivamente oppressiva e da un mondo, quello dei concerti, che gli aveva causato quella stanchezza cronica che non riusciva a fargli prendere sonno neanche dopo un’estenuante tounée dai ritmi scellerati. Hendrix non voleva morire, tutt’altro: forse per la prima volta nella sua vita tutto andava per il verso giusto. Aveva alle spalle un’infanzia difficile in uno dei quartieri più disagiati di Seattle, un padre alcolista e una madre morta

prematuramente, per non parlare poi dell’arruolamento forzato nell’esercito. Unico spiraglio di luce, l’affidamento alle cure della nonna, la stessa che fu l’artefice del suo destino, poiché gli regalò la sua prima chitarra: si dice che la chitarra fosse per destri e che il ragazzo, essendo mancino, imparò a suonarla girata al contrario, cosa che si porterà dietro nel corso di tutta la sua carriera. Jimi era al culmine del suo successo, c’erano in ballo concerti, eventi, importanti collaborazioni e la musica era riuscita a dargli quell’equilibrio di cui aveva tanto bisogno. Era il Dio della musica e forse fu proprio quella presunta onnipotenza che in quella notte di settembre lo portò a ubriacarsi fino allo stordimento, a prendere anfetamine e a ingoiare ben nove pasticche di Vesparax, non rendendosi conto che gliene sarebbe bastata mezza per dormire. Il genio, giovane e irresponsabile, aveva dimenticato di essere un mortale … e immortale, di un altro pianeta, era per lui anche la sua Fender Stratocaster, chitarra divenuta emblema del chitarrista stesso. Hendrix amava il suo strumento di un affetto sovrumano e cercava di estrarvi le sonorità più insolite, come nel concerto del giugno 1967, al Monterey International Pop Festival, dove arrivò a suonarla con i denti, con l’asta del microfono, contro l’amplificazione e persino a mimare con lei dei rapporti sessuali! In quell’occasione, non ancora soddisfatto dell’effetto ottenuto, la cosparse di liquido infiammabile e le diede fuoco, distruggendola sul palco. Tuttavia, l’evento per eccellenza della stravanga di Jimmi, passato alla storia come simbolo del Festival e del pensiero pacifista di quegli anni, fu Woodstock 1969. La performance del chitarrista raggiunse l’apice con la celeberrima trasfigurazione di The Star-Spangled Banner, inno degli Stati Uniti D’America, riadattato in maniera selvaggia con simulazioni sonore dei bombardamenti e dei mitragliamenti sui villaggi del Vietnam. In un’intervista a ridosso del Festival sul perché la versione dell’inno americano sia stata resa così poco ortodossa, lui rispose semplicemente: “Penso che sia meraviglioso suonarlo così!”. Talento ribelle, innovatore e disarmante, non ci ha lasciato solo buona musica: nel cuore del Greenwich Village di New York sono nati gli Electric Lady Studios, voluti ardentemente da Hendrix così come lui li aveva desiderati e tutt’ora aperti, immagine di una musica inusuale e colorata e di un ambiente di grande ispirazione a “misura di musicista” (ricordiamo che di qui sono passati, tra gli altri, John Lennon, David Bowie, gli Ac/Dc, i Clash, Santana). Purtroppo Jimi non ha potuto godere dei suoi Studios per molto tempo: solo quattro settimane dopo si è spento a ventisette anni in un hotel di Londra, in circostanze non ancora del tutto chiare. A quarant’anni dalla sua morte, ricordiamo alcune delle principali iniziative per celebrarlo: - Hendrix lives on festival al Maglio di Sesto San Giovanni (Milano), una tre giorni dal 17 al 19 settembre. In programma concerti di band tributo, mercatini vintage, aperitivi musicali, presentazioni di libri e cd, una mostra fotografica, manifesti rari e video inediti a rotazione. - Jimi Hendrix Memorial Day - 40th Anniversary! Domenica, 19 settembre • 15.00 - 20.00 Agriturismo Ca’ Verde San Ambrogio di Valpolicella (VR) - Rock Files Live! Tributo a Jimi Hendrix , Lunedì 13 settembre ore 22 alla Salumeria della Musica di Milano. INGRESSO GRATUITO - Hendrix now, dal 15 settembre al 19 novembre 2010 la galleria Photology di Milano presenta una mostra aperta al pubblico che presenta una selezione di fotografie scattate a Jimi Hendrix tra il 1968 e il 1970 da quattro fotografi di fama internazionale. INGRESSO GRATUITO - Remember JIMI, Dal 21 settembre al 2 ottobre- Rocca Caterina Sforza, Forli. Dal lunedì al sabato, dalle 15 alle 20. INGRESSO LIBERO - Hendrix in Britain, Londra, fino al 7 novembre, nell’appartamento dove abitava, al numero 23 di Brook Street all’Handel House Museum, saranno in mostra i suoi abiti stravaganti, memorabilia, testi scritti a mano, foto, il suo famoso giubbotto arancione brillante, il cappello che indossava durante i concerti e il suo certificato di morte. Il ricavato servirà restaurare l’appartamento, che dal 15 al 26 settembre sarà aperto al pubblico. Serena Brini

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atale, tempo di cinepanettoni. Quest’anno, nelle sale, battaglia “virtuale” tra due film: “Natale in Sud Africa” con Christian De Sica e Che bella giornata con Checco Zalone. Ma cosa sono i cinepattoni? La Non-Enciclopedia (la versione ironica e pungente della nota Wikipedia) li definisce “rappresentano il tentativo dell’industria cinematografica italiana di competere con Youporn”. L’indubbia comicità di questa definizione, però fa emergere i tratti salienti di questo genere: una comicità aggressiva e maldicente, con personaggi fin troppo compiaciuti della loro ineducazione e la costante presenza di una (o più) bella ragazza con pochi vestiti addosso. L’amore per i cinepanettoni durerà anche quest’anno? Secondo gli esperti pare di no: il pubblico essersi stancato di questo genere, a favore di un cinema dai toni più aggraziati, più “gentili”, poco o niente sguaiati, sorridenti e rassicuranti. È la strada aperta da Benvenuti al Sud (ormai vicinissimo al traguardo dei 30 milioni di euro d’ incasso, se ci limitiamo ai cinema monitorati da Cinetel; verso i 32 con tutte le altre sale), un ambito in cui sembra volersi radicare anche il nuovo film di Checco Zalone, “Che bella giornata”, storia di un bodyguard talmente incompetente e pa-

sticcione da essere messo a regolare il flusso dei turisti che salgono sul tetto del Duomo. Come per il Meridione di Benvenuti al Sud anche qui c’ è un “tema” tolto dall’ attualità: le minacce terroristiche degli estremisti islamici. Insomma nonostante il cinepanettone abbia giocato la carta “Belen Rodriguez” (protagonista di “Natale in Sud Africa”), la strada per il successo appare un’altra. Cosa vuole il pubblico? Una comicità che per prima cosa lo rassicuri, gli “risolva” i problemi invece di esasperarli, dove la buona stella non abbandona mai protagonisti piuttosto scalcagnati e le risate non fanno vergognare nessuno. Né chi le provoca né chi le fa.

Jessica Camargo Molano


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i voleva Karl Lagerfeld, il grande Kaiser Karl della Maison Chanel a far si che un uomo entrasse nella storia del Calendario Pirelli. Nell’edizione 2011, posa senza veli, il modello francese Baptiste Giabiconi, scoperto in una palestra di Marsiglia dallo stesso Lagerfeld. E pensare che il bel Baptiste voleva fare il pizzaiolo! Sarà lui la star di questo calendario 2011, nonostante nelle pagine patinate ci sia un esercito di top model: Isabeli Fontana, Heidi Mount, Lara Stone, Natasha Poly, Iris Strubegger, Elisa Sednaoui, Magdalena Frackowiak. E finalmente anche un’italiana: Bianca Balti. Più una star di Hollywood: la rossa Julianne Moore. Un calendario dedicato alla mitologia, quello di Lagerfeld, da sempre attratto dalla forme classiche dove il confine tra erotismo maschile e femminile è molto sottile. Lui, Baptiste, nei panni del re nudo, Giove, mentre un altro suo collega, Jake Davies, interpreterà Bacco. E quindi molti «baccanali» in foto di gruppo, con una attenzione equamente spartita, per la prima volta, tra forme maschili e femminili. Trentasette anni e trentasette interpretazioni della bellezza femminile. Dal 1964 (con un’interruzione di 9 anni) il Calendario Pirelli scandisce i canoni dell’este-

tica e il cambio dei tempi, un esercizio di erotismo visivo ma anche sociologico, celebrato adesso in un film-documentario per la tv che andrà in onda sul canale francese Paris Première e da una mostra al Petit Palais. Andando indietro nel tempo, agli albori del calendario, ci si accorge di quanto sia cambiata non solo la bellezza ma anche il comune senso del pudore. Dal 1968 in poi tutto muta velocemente, le lotte delle femministe sul corpo delle donne, i cupi Anni Settanta (il calendario è stato interrotto dal 1975 al 1983 causa crisi) e poi il ritorno negli Anni Ottanta con il calendario che inizia a trovare posto non più solo sulle pareti di garage e camion ma anche nei musei. Un esercizio di sensualità ma anche di stile. Nel 1987 Terence Donovan crea il primo Calendario interamente dedicato alle donne di colore, tra cui una Naomi Campbell sedicenne. A metà anni Novanta gli scatti del fotografi si concentrano sulle donne più in voga del mondo dello spettacolo. E soprattutto sulle top model. Herb Ritts nel 1994 immortala Cindy Crawford, Helena Christensen, Kate Moss e Karen Alexander. Nel nuovo millennio si cambia ancora, e nel 2007 si infrange un altro tabù: l’età. È la settantenne Sophia Loren la protagonista del Calendario Pirelli. Non ci resta che vedere se la scelta di Lagerfeld per il 2011 avrà lo stesso successo delle passate edizioni. Jessica Camargo Molano


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ambiano le epoche e anche Cupido si deve aggiornare. Dopo aver già abbandonato arco e frecce con l’arrivo delle agenzie matrimoniali e poi dei siti di dating, ora il Dio dell’Amore sembra destinato ad andare in pensione. A sostituirlo un software che con un algoritmo riesce ad individuare il partner ideale. E sembra che funzioni veramente. Ai tempi di Dante “galeotto fu il libro”, ora invece a far nasce l’amore ci pensa la statistica. Si avete letto bene: la statistica. Quella materia che ci ha fatto passare tante notti insonni per cercare di venirne a capo, ora invece si rivela lo strumento fondamentale per trovare la dolce metà. Tutto parte da un sito: OkCupid.com. A differenza degli altri siti di dating che funzionano come una sorta di agenzia matrimoniale, un catalogo dove scegliere l’ipotetico partner, OkCupid si avvale invece di una procedura scientifica per individuare “l’altra metà della mela”. OkCupid ha un’interfaccia simile a quella di un social network, accattivante e di facile fruizione. A differenza degli altri servizi simili presenti in rete, l’utente di OkCupid deve rispondere anche ad un questionario: non solo il sistema tiene conto della risposta data, ma l’utente indica anche quale risposta vorrebbe che il suo partner desse e che importanza ha quella risposta. In questo modo, ogni iscritto a OkCupid ottiene uno scenario di dati personalizzato che dipende da quanti questionari compila e da quante risposte dà (nei sei anni trascorsi dal lancio del

sito, gli utenti hanno risposto a più di 700 milioni di domande). In base alle risposte date, il software individua per ogni utente la percentuale di “Enemy” (inimicizia), “Friend” (amicizia) e “Match” (amore). A questo punto basta contattare l’utente che ha raggiunto la percentuale più alta in “Amore” e il gioco è fatto! Ma non basta. Ad OkCupid si affianca il sito OkTrends dove vengono raccolti tutti i risultati delle risposte date dagli utenti di OkCupid e consigli per fare colpo basati su ricerche statisticoscientifiche. Si scopre infatti che gli uomini che hanno postato ritratti a torso nudo, con i muscoli in tensione, hanno ricevuto più risposte rispetto agli uomini che avevano usato foto con tutti i vestiti addosso (a quelli che hanno scelto look in giacca e cravatta è andata peggio di tutti!). L’elaborazione dei dati, per esempio, ha rivelato che le donne bianche ricevono più email rispetto alle altre razze, ma tendono a rispondere solo a uomini bianchi. Le donne nere, al contrario, ricevono meno email di tutti i gruppi razziali, ma sono le più aperte, a giudicare dal loro numero di email di risposta. Per i più timidi OkCupid offre anche la funzione “Quick Match”, ovvero il sistema contatta in automatico l’individuo ideale per l’utente. Il tutto completamente gratis, a differenza di molti siti di dating in cui gli iscritti uomini devono pagare per poter entrare in contatto con le iscritte. Questi nuovi servizi suggeriscono che avere un rapporto, che sia per il sesso di una sera o l’amore di una vita, è semplicemente un procedimento, che può essere ottimizzato sfruttando scienza e statistica. Si usano algoritmi, genetica, neuroscienze, psicologia e chimica per rendere il tutto meno vincolato ai misteri del cuore e più legato al conforto dei dati, sui quali si può esercitare un certo controllo. Insomma l’amore è matematica e non emozione, ma è veramente così?

Jessica Camargo Molano

ome si suol dire c’è un’app per tutto. E non poteva quindi mancare un’applicazione destinata agli smartphone dei traditori!Amanti fedifraghi, allergici alla monogamia, adulteri impenitenti una volta che scoprirete i vantaggi di Tiger Text non riuscirete più a farne a meno! Quante volte vi sarebbe piaciuto non aver mai inviato quel sms, o quella foto compromettente… da oggi è possibile tornare indietro, come se non aveste mai premuto il tasto “invio”! Grazie all’applicazione “Tiger Text” (scaricabile gratuitamente per Blackberry, iPhone e Android) si possono distruggere i messaggi indesiderati o inopportuni sia dal cellulare del mittente che da quello del ricevente. Il nome dell’applicazione non è casuale, ricorda chiaramente le vicende del golfista Tiger Woods, marito fedifrago scoperto a causa dei messaggini a sfondo sessuale mandati alle sue amanti. Magari se Tiger Woods avesse avuto questa app sarebbe riuscito a nascondere le tante relazioni extra coniugali che gli sono quasi costate la carriera (la maggior parte degli sponsor hanno deciso di rescindere i contratti che vedevano il golfista come testimonial). TigerText è molto semplice: dopo aver scaricato la app è possibile dare un “tempo di vita” al sms (da un minimo di 60 secondi ad un massimo di 30 giorni), oltre il quale il messaggio si dissolverà automaticamente sia dalla cartella dei messaggi inviati sia dal cellulare del ricevente. Se il destinatario non ha ancora installato l’applicazione, riceverà prima un messaggio con cui gli verrà chiesto di configurare a sua volta TigerText gratuitamente. Per gli amanti delle liaison dangereuse un aiuto in più arriva dai messaggi che “si autodistruggono”. “Delete on read”è un’applicazione che dal momento in cui il ricevente inizia a leggere il messaggio che potrebbe metterlo nei guai fa partire un countdown di 60 secondi, al termine del quale il sms si autodistruggerà. Da oggi i vostri segreti sono al sicuro! Occhio però alle macchie di rossetto sulla camicia: quelle Tiger Text non le elima!

Jessica Camargo Molano


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novembre 2011. A partire dalle ore 21.00 su Rai Tre, andrà in onda la prima delle quatto puntate del programma “Vieni via con me”, condotto dall’inedita coppia di conduzione Fabio Fazio-Roberto Saviano. Un prodotto televisivo che, prima di poter vedere “la luce della messa in chiaro”, ha dovuto attraversare un lungo, se non lunghissimo periodo di gestazione. Una vera e propria odissea, uno scontro incentrato, almeno apparentemente, su aspetti economici. Una serie infinita di polemiche ha condotto a questa tanto desiderata- o indesiderata?- prima del duo Fazio-Saviano: qui pro quo contrattuali, cachet astronomici, temi scomodi. Tutte cose che, in certo senso, possono aver accresciuto la curiosità intorno al programma, portandogli paradossalmente dei vantaggi? “Macchè polemiche! Quelle fanno solo perdere tempo”: così mi risponde il professor Edoardo Tabasso, lasciandomi sulle prime un po’ spiazzato, alla mia domanda sul clamore che “Vieni via con me” aveva suscitato. Docente del corso di “Teorie e tecniche del linguaggio televisivo”, il mio ospite ha voluto subito mettere in chiaro la questione. “La polemica non l’ho seguita, ma quelle messe in atto le considero polemiche moralistiche (in riferimento ai cachet “dorati” che in un primo momento erano stati accostati ai nomi di alcuni ospiti, vedi Benigni)”. E allora spazziamo via il superfluo, e andiamo al sodo: “l’importante è che la trasmissione vada in onda”, continua il prof. Tabasso, “sono curioso di vedere come si svilupperà il confronto fra Fazio e Saviano, e mi auguro che sia una trasmissione fatta di racconti sulla realtà”. Proprio su questo punto il docente ha esposto un interessante punto di vista: è sbagliato, prima di tutto, fare di tutta l’erba un fascio, e limitarsi a definire l’intero panorama televisivo italiano uno schifo. Quotidianamente, vengono offerti grandi eventi, e questo progetto ha il potenziale per far presa sul pubblico nazionale, sebbene comunque la cerchia di telespettatori di Rai Tre non sia larghissima. Elemento fondamentale per rendere questa formula vincente, la presenza di Roberto Saviano, definito dal professore “un gran raccontatore”. Saviano rappresenta ciò di cui oggi la televisione, ma non solo, ha un gran bisogno: spesso si tende subito ad interpretare i fatti, senza prima mostrarli, definirli.

C’è bisogno di attivare la nostra “capacità di rendere riconoscibile l’ovvio, poterci riflettere su”, per riprendere una frase del docente. Il quale mi invita a prendere visione di un ottimo articolo di Lanfranco Pace, comparso sul “Foglio”, il cui pensiero può essere racchiuso in questa frase: “La realtà è nemica del luogo comune”. In una televisione dove tutto sta nel come si appare, dove chi va in onda pare sempre al meglio della forma, indossando l’abito della festa, Saviano si caratterizza per avere un suo stile. ll suo modo di esporre, che forse lo rende non facilissimo da seguire, ti costringe a restare incollato allo schermo per non perdere il concetto, l’idea che sta cercando di trasmetterti. La sua posizione non è facilmente definibile, dal momento che, a detta del professor Tabasso, “è riuscito a più riprese nello scontentare tutti, dal centro alla destra alla sinistra. D’altronde non deve far contento nessuno, tranne il pubblico”. Ospiti “difficilmente collocabili” faranno da contorno a questa nuova avventura della televisione, a cui Saviano, scrittore ed esponente del cosiddetto new journalism, darà un contributo di grande valore. Lo marca proprio il professor Tabasso, quando definisce “molto significativo che uno come Saviano, nella difficile condizione nella quale è costretto a vivere, voglia andare in televisione”.

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ll’Artemio Franchi la palla non è solo rotonda. A quanto pare anche Firenze sembra aver scoperto queste geometrie “alternative” e il 20 novembre, dalle 15, riflettori saranno puntati sul grande Rugby per il test match Italia vs Australia. Il primato delle rotondità viola non si discutono, ma dopo il clamore della Firenze Rugby 1931, che continua a correre in serie A, dopo i successi della Nazionale, e soprattutto dopo la gaffe sperimentata con il SudAfrica, campione del mondo, invitato per un’amichevole e poi dirottato a Udine, visto che il Franchi era già “prenotato” per Fiorentina-Parma, sembra che il rugby stia suscitando interesse. Intantoperl’appuntamentodel20novembre,segnaliamoun’iniziativachenonpocogiovaaglistudentiuniversitari:“L’Italias’èdesta”. In pratica si tratta di uno sconto del 20% sui biglietti. Per la Curva Ferrovia/Fiesole/Ospiti il costo sarà di 24euro invece che 30 euro. Il Parterre Curva Ferrovia/Fiesole/Ospiti sarà da 8 euro invece che 10 euro. In più, c’è l’opportunità di avere un biglietto omaggio ogni 15 biglietti acquistati e di partecipare ad un allenamento della Nazionale. Per il modulo di richiesta di biglietti ecco il link: www.federugby.it Gli studenti sono pregati di inviare insieme al modulo un documento con tutti i nominativi dei partecipanti e i relativi numeri di matricola, università e facoltà.

di Marta Scocco Massimiliano Giuliattini


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n bel po’ di anni fa decisi di regalare al mio fidanzato storico (quello con cui stai una cifra ma con cui non concludi mai!) una sciarpa di lana fatta da me per Natale. Erano gli anni dell’università e a Lettere imperversava la moda del “fai-da-te-a-ogni-costo”, che investiva praticamente tutto: dall’astuccio per le penne, alle collanine, all’agendina 24 ore. L’obiettivo era triplice: risparmiare, perdere tempo il più a lungo possibile nel dorato mondo universitario e affermare rigorosamente la propria estroversa e anticonformista personalità fino al più insignificante dettaglio! Io allora ero eccezionalmente dotata per il “fai-da-te-a-ogni-costo”, ma ciò nonostante impiegai mesi per concepire la sciarpa di lana a righe...e non era neanche troppo lunga! Arrivò Natale e donai il prezioso oggetto concepito con amore, creatività e dedizione, all’adorato fidanzato storico. Il demente la perse nel giro di due settimane. E senza neanche avere idea del dove e del quando, sparita senza lasciare tracce! Passa il tempo, finisce l’università, finisce col fidanzato storico, iniziano e finiscono molte altre cose, ma ora vivo felice in un casolare in campagna con un marito adorabile e un pupo di un anno. Non mi cimento più nel “fai-da-te-a-ogni-costo”da tempo immemore. E non ho certamente più pensato a quella sciarpa. Fino a quando non l’ho vista la scorsa settimana al collo di mio suocero! Era proprio lei! La lana, le righe, la lunghezza-corta!Lei!...Scusa caro suocero, ma dove hai trovato questa sciarpa? Mah, era in casa, credo fosse dei ragazzi, risponde! Arcano presto svelato: la sciarpa fu persa alla Facoltà di Agraria, dove il fidanzato storico faceva finta di studiare ogni tanto, e fu ritrovata (o taccheggiata), dall’attuale marito della scrivente, nonché dottore in Scienze Agrarie. La vita è un cerchio? Era la sciarpa del destino? O il mio destino è in quella sciarpa? Nel dubbio mio marito l’ha chiusa nell’armadio e non la porta più … non si sa mai, non è il caso di lasciarla in giro, chissà in che mani potrebbe finire! di B.M.

Uomini: siete troppo grassi o troppo magri? Non vi preoccupate c’è una soluzione molto semplice: il reggiseno. Non è uno scherzo, ma l’ultima trovata del mercato cinese. Il reggiseno è disponibile in tre differente colori: nero, bianco e rosa. È possibile acquistarlo in almeno 30 negozi online su taobao.com, uno dei siti più famosi per lo shopping via internet in Cina e il prezzo va da 16 yuan (2 euro) a 300 yuan (30 euro). Insomma se volete contenere qualche chiletto in più accumulato durante l’inverno o, al contrario, se non siete andati in palestra e volete sembrare tonici e muscolosi indossate il nuovo reggiseno made in china.

Nozze del tutto particolari per la coppia giapponese Tomohiro Shibata e Sakoto Inoue. Gli sposi hanno pronunciato il fatidico si davanti a I-Fairy, un piccolo robot. I-Fairy, progettato dall’industria Kokoro, per la quale lavora la sposa, è alto un metro e mezzo e ha delle treccine di plastica che rimandano ai veri capelli. Il robot, collegato a un computer con sistema operativo Microsoft MS-DOS, è stato gestito da un operatore attraverso vari comandi. L’intera cerimonia si è svolta in un ristorante della capitale del Giappone. Gli sposi lavorano entrambi nell’industria cibernetica giapponese: si sono, quindi, conosciuti grazie ai robot. Ecco spiegato il motivo della scelta piuttosto singolare. Si tratta del primo matrimonio “celebrato” da un robot, forse il primo di una lunga serie.

Fare acquisti su eBay è, oramai, una prassi quotidiana. Nonostante i molti aspetti negativi degli acquisti online da privati, spesso eBay riserva sorprese formidabili. Come è accaduto ad un ragazzino inglese di 16 anni, che ha acquistato sul sito una playstation per 95 sterline, ma ha ricevuto una confezione contenente, oltre la console, anche ben 44 mila sterline (circa 65.500 euro). I genitori del ragazzo hanno subito chiamato la polizia. Al momento i soldi sono custoditi dalle forze dell’ordine. I legittimi proprietari del denaro potranno presentarsi per riottenere la somma fino al 22 settembre, in caso contrario il denaro potrebbe essere reclamato anche dalla famiglia che lo ha ricevuto per sbaglio.

Solitamente lavorare e dormire non coincidono. L’eccezione, però, c’è sempre. E’ il caso di Phil Latam che di professione fa il tester di sacchi a pelo per il colosso britannico Halfords Groups. Laureato in Direzione, ha trovato questo lavoro grazie alla sua fidanzata che ha letto l’annuncio ed è risultato il più idoneo grazie all’esperienza di campeggio ottenuta con gli scout. Attualmente Phil guadagna 900 dollaria settimana (circa 690 euro). Il tutto per rilassarsi, dormire ed esprimere la sua opinione sui vari modelli di sacchi a pelo.

Irrompe travestito da Snoopy in un carcere britannico, nell’isola di Wight, insieme ad un complice. Lo scopo era quello di riuscire a far evadere un parente. Armati di una pistola, in un secondo tempo risultata essere ad acqua, i due uomini di 43 e 21 anni hanno affrontato le guardie, che si sono trovate letteralmente spiazzate di fronte alla messa in scena. L’aspetto più bizzarro, inoltre, è che l’uomo che volevano far fuggire era, in realtà, rinchiusa in un altro carcere vicino. I due uomini sono stati arrestati per poi essere sottoposti sotto custodia in un ospedale psichiatrico.

a cura di Jessica Camargo Molano



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