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Info di vario genere: In primo luogo

Salve. Ho “scritto” questa guida per tutti gli utenti che ne vogliano fruire. Basterà navigare un po’ su internet per capire che di guide su firneze ce ne sono una marea, ma io ho voluto raccogliere le opinioni di NOI utenti. Noi che andiamo lì a spendere i soldi e ad impegnare i nostri week-end. Noi che viviamo tutto sulla pelle e avolte usiamo un blog per sfogarci o per esaltarci. Ho inoltre preso le informazioni mussali da wipedia e alcuni itinerari dal sito firenzeturismo. Non è frutto di una mia produzione originale. Ogni cosa che vedete è stata copiata e incollata qui in questo documento. Il fine è semplicemente quello di non far fare ad altri il lavoro che ho fatto io, una grande comodità. Ciò che vi chiedo è quello di condividere le vostre esperienze, semmai usando questo stesso blog, in mopdo da poter aggiornare la guida(le guide perché ne arriverà una anche sulle eolie) costantemente e realizzare un prodotto ottimo e soprattutto GRATUITO. Questa è la cosa che conta. Le guide molte volte sono un insieme stantio di informazioni, con foto degli anni ’80, e 500 bianche sullo sfondo. Qui si cerca di realizzare una guida relative arricchendola di esperienze giorno per giorno. Per ora mancano molte sezioni, tipo alberghi, che cercherò con il tempo e soprattutto andando lì, di completare. Grazie a tutti per la disponibilità e di aver scelto di condividere con Noi le vostre esperienze. Viva Firenze VIVA LA CICCIA VIVA LA…..FI ORENTINA I giorno Venerdì Arrivo previsto per le 17:20 (più o meno) Albergo( vedi cartina) Ci sistemiamo in albergo e vediamo quello che vogliamo fare Se decidiamo di uscire: ci facciamo un giro per la città. Un primo giro giusto per guardare un po’ com’è. Arriviamo a Piazza delle Signoria, giriamo un pò e se ci va mangiamo. II giorno Sabato Visita al Bargello prenotata per le 11:00 Mangiare da qualche parte Visita agli Uffizi prenotata per le ore 14:15 Passeggiamo fino a Ponte Vecchio e poi giardini di Boboli Ponte Vecchio Se è bel tempo andiamo ai giardini di Boboli Nel caso non fosse bel tempo andiamo a Santo Spirito, verso la cappella Brancacci. Se è cattivissimo tempo andiamo da Hemingwey ci prendiamo una cioccolata calda e poi via di corsa in albergo. Ceniamo fuori; nel caso in cui non siamo già rientrati in albergo Poi doccia e a nanna. III giorno domenica Se ci va capatina ai mercatini di San Lorenzo Visite ai musei come stabilito: Galleria dell’Accademia alle 13:00 1


Da lì dopo si potrebbe andare a visitare qualcos’altro tipo: Orsanmichele (vedi pp ss), Cappella Dei Pazzi (nell’altra direzione). All’appello delle nostre idee iniziali mancherebbero: il Duomo, il Battistero, Santa Maria Novella. Poi si va a mangiare

Cosa fare: se vi interessano i musei, le opere storiche e le opere d'arte, allora potresti visitare gli Uffizi, le Cappelle Medicee, Palazzo Pitti (con all'interno la Galleria D'arte Moderna ed il Museo degli Argenti), La Chiesa di San Marco, di Santa Maria del Fiore, di San Miniato, Di S.M. Novella, il Bargello... e tante altre..Se invece preferite passare 3 giornate più tranquille potreste passeggiare per il centro storico(dove tra l'altro è possibile fare shopping), passando da Piazza S. M. Novella, dal Duomo, dalla Casa Di Dante, poi per Piazza della Signoria (dove c'è Palazzo Vecchio), passando sotto agli Uffizi, attraversando il Ponte Vecchio, e magari poi costeggiando l'Arno verso ovest sino ad arrivare a piazza Poggi e da lì salire le "Rampe" sino a Piazzale Michelangelo da cui c'è una vista spettacolare di tutta la città. Un posto molto carino per una coppia può essere il Giardino di Boboli, altrimenti potreste salire in cima al Duomo (altra vista spettacolare), o anche prendere l'autobus dalla stazione ed andare a Fiesole, un paesino sulle colline da cui si vede tutta Firenze.

Dove mangiare: 1) Santo Bevitore in via santo spirito, piatti sfiziosi ed ambiente molto carino. Spesa tutto sommato contenuta. Trattoria da Bordino, via stracciatella (pressi ponte vecchio). Buona la fiorentina, ideale per un pranzo informale, rapido e senza troppe pretese. Se vuoi una cosa un'po più economico vai in trattoria Da Mario in via Rosina 2, zona Mercato S.Lorenzo.. E' una trattoria tipica toscana e si mangia da dio. 2) Per mangiare le possibilità sono varie e la scelta può dipendere dai gusti, dalle disponibilità economiche o anche dal tempo a disposizione. Chi è in visita soltanto per un giorno può accontentarsi di un panino mangiato su una panchina (sempre che si riesca a trovarla); chi sta per un tempo più lungo ha invece bisogno di pasti più sostanziosi e regolari. Il modo più economico di mangiare è quello di prepararsi i pasti da sé, ma non sempre è così facile quando si è in giro. Rimane il fatto che, ad esempio, se volete farvi un panino spenderete di meno a comprare pane e prosciutto in un negozio che non a comprarlo già fatto in un bar o in una "paninoteca". O se volete un piatto più elaborato lo pagherete di meno dove non c'è servizio (come nei self-service o locali simili) che non in una trattoria con i camerieri. Vi consigliamo dunque di prendere in considerazione, oltre ai soliti bar e ristoranti, anche i negozi d'alimentari (a Firenze "pizzicherie"), i forni o panifici, i mercati (soprattutto per la frutta) e i supermercati (dove una bottiglia d'acqua o una lattina costa infinitamente meno che al bar). Per i ristoranti e le trattorie ci siamo limitati a selezionare alcuni posti dove ci si possa sedere e mangiare anche con meno di 12 euro: ma attenzione a quello che prendete, e calcolate sempre servizio, iva, coperto e chissà che altro ancora... Se decidete per uno spuntino su una panchina o su una scalinata, fate bene attenzione a non lasciare in giro cartacce, bottiglie, sacchetti, lattine e altre reliquie del genere. E' vero: i cestini sono pochi, non sempre vicini e spesso il primo che si trova è stracolmo di immondizia. Ma non è un gran sacrificio mettere tutto in un cartoccio e arrivare fino al prossimo cestino o cassonetto. Quanto alle 2


briciole, invece, potete spargerne a quintali, che tanto ci penseranno i piccioni a ripulire tutto.

MENSE E SELF-SERVICE. • • • • • • •

Mense Universitarie, riservate agli studenti (è necessario fare la tessera magnetica), via S.Gallo 25a, tel. 055 4389760; v.le Morgagni 51, tel. 055 4389550 (bus 14). Self Service, interno stazione S.Maria Novella. Self-Service Bottegone, p.zza Duomo - via Martelli 2, tel. 055 280267. Self-Service & Pizza, via Cavour 122/r, tel. 055 215946 (vicino piazza S. Marco). Self-Service Hot Pot, via Lamberti 5/r, tel. 055 213381 (fra il Duomo e piazza Signoria). Self-Service La Bolognese, borgo S. Lorenzo 31/r, tel. 055 287481 (fra il Duomo e la basilica di S. Lorenzo). Self Service Leonardo, via de' Pecori 5, angolo via Vecchietti, tel. 055 284446 (vicino al Duomo).

PANINI, SNACK, RISTORANTI, TRATTORIE... A Firenze ci sono centinaia di locali che offrono da mangiare in tutte le salse e per tutti gli stomaci, anche se non proprio per tutte le tasche. Molti ristoranti e trattorie offrono menù turistici per un prezzo che si aggira normalmente intorno ai 10/13 euro: camminando a piedi per le vie del centro ne incontrerete un po' dappertutto. Nell'ottica del risparmio, vi consigliamo di scegliere quei menù dove sia scritto chiaramente che nel prezzo di 10 euro sono comprese anche le bevande, il servizio e il coperto, altrimenti rischiate di dover pagare dei conti notevolmente più salati. E comunque tutto quello che non è espressamente scritto sul menù (in genere caffè, frutta, dolce...) è da considerarsi extra. Inoltre, quasi sempre i menù a prezzo fisso sono limitati al pranzo, mentre per la cena si applicano i prezzi normali (in genere più alti)! Quello che segue è un elenco di locali di vario tipo (si va dal bar al fast-food al ristorante) dove è possibile fare uno spuntino o riempirsi la pancia anche con modica spesa. In questo caso ci aspettiamo le vostre segnalazioni così che la prossima edizione di Firenze a meno possa contenere una lista più ricca. Zona Duomo - Stazione • • • • • • • • • • • • •

Amon, via Palazzuolo 28 r, tel. 055 293146. Specialità arabe ed egiziane (panini e dolci). Bella Cina, via Guelfa 24/r, tel. 055 219201. Ristorante cinese, pranzo e cena menù a prezzo fisso. Capocaccia, lungarno Corsini 12-14/r, tel. 055 210751. Bistrot, menù a prezzo fisso. Casa del vino, via dell'Ariento 16/r, tel. 055 215609. Crostini e vino. Coccoli, polenta e frittelle, via S.Antonino, angolo via dell'Ariento. Friggitore. Gradisca, via S. Gallo 107/r, tel. 055 470386. Piadineria, spuntini. I 5 tavoli, via del Sole 26/r, tel. 055 294438. Ottime focacce. Il Fauno, via Cavour 89/r, tel. 055 471682. Buona birreria. La Repubblica, via del Campidoglio 12/r, tel. 055 2396683. Menù a prezzo fisso. MacDonald's + Spizzico, piazza Stazione 25/r. Panini all'americana, patate fritte, ecc., + pizza. Altro Mac in via Cavour 61/r. Nerbone, chiosco all'interno del mercato centrale di San Lorenzo. Ricchi panini, pranzi veloci, piatti tipici. Oktoberfest, via Nazionale 110/r, tel. 055 217908. Specialità tedesche. Oliandolo, via Ricasoli 38-40/r, tel. 055 211296. Menù a prezzo fisso. 3


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Osteria Belle Donne, via delle Belle Donne 16/r, tel. 055 2382609. Trattoria tipica. Palle d'oro, via S.Antonino 43-45/r, tel. 055 288383. Trattoria tipica fiorentina. Pollastrini, via dell'Ariento 69/r. Pizza take -away. Uvafragola, piazza S. Maria Novella 9-10, tel. 055 215387. Pizzeria. Vegetariano, via delle Ruote 30/r, tel. 055 475030. Primi, insalate, dolci.

Zona Signoria - S. Croce • • • • • • • • • • • •

Angie's Pub, via de' Neri 35/r. Panini preparati al momento, birra. Antico Noè, borgo Albizi (sotto l'arco di S.Pierino). Panini con porchetta. Benvenuto, via della Mosca 16/r (vicino v. dei Neri) , tel. 055 214833. Trattoria toscana. Coco Trippone, via Gioberti 140/r, tel. 055 2347527. Piatti toscani, pranzo e cena menù a prezzo fisso. Il Tirabusciò, via dei Benci 34/r, tel. 055 2476225. Cucina tipica toscana. Kneipe, v.le Gramsci 3/r, tel. 055 2343890. Panineria. Kikuya Pub, via dei Benci 43/r, tel. 055 2344879. Vasto assortimento di birre e buone focacce. Nanchino, via dei Cerchi 36-40/r, tel. 055 213142. Ristorante cinese. Ristorante Indiano, via Ghibellina 61/r, tel. 055 240999. Rosticceria con pochi tavolini. Salamanca, via Ghibellina 80/r, tel. 055 2345452. Specialità spagnole, assaggi e tapas. Trattoria all'interno del Mercato coperto di S. Ambrogio, piazza Ghiberti. Vineria, via Condotta 2/r. Ottimi crostini toscani.

Zona Oltrarno • • • • • • • •

Caffè, piazza Pitti 11/r, tel. 055 2396241. Menù a prezzo fisso. Kenny, via dei Bardi 64/r. Fast food con adiacente gelateria. La Greppia, lungarno Ferrucci 4/8, tel. 055 6812341. Pizzeria aperta fino a tarda notte. Trattoria Casalinga, via Michelozzi 9/r - borgo Tegolaio 5/r, tel. 055 218624. Trattoria Luciana - Saletta di Pruto, p.zza Tasso 9/r, tel. 055 222219. Trattoria Sabatino, borgo S.Frediano 39/r, tel. 055 284625. La Mangiatoia, piazza S. Felice 8/r, tel. 055 224060. Trattoria - tavola calda - rosticceria. Trattoria Tramvai, p.za Tasso 14/r, tel. 055 225197.

Inoltre... Se non vi disgusta l'idea e andate ghiotti di frattaglie e interiora, potete farvi un bel panino con la trippa o il lampredotto. A Firenze ci sono ancora trippai ambulanti assiduamente frequentati da una schiera di affezionati clienti. Potete trovarli in via dell'Ariento, al Mercato del Porcellino, in piazza Cimatori, in borgo La Croce... MERCATI E SUPERMERCATI. Mercato Centrale di S. Lorenzo, piazza del Mercato Centrale. Alimentari, frutta e verdura (ma Mercato di S. Ambrogio, piazza Ghiberti. anche carne, pesce, ecc.). C'è pure la toilette. Mercato di S. Spirito, piazza S. Alimentari, frutta e verdura (ma anche carne, pesce, ecc.). Mercato delle Cure, piazza Cure. Spirito. Frutta e verdura (ma anche abbigliamento, scarpe...). Conad, via Alamanni 2/r, all'uscita Frutta e verdura (ma anche abbigliamento, scarpe...), bus 1. Standa, Via Pietrapiana 42/44, della stazione; via dei Servi 56/r, fra Duomo e SS.Annunziata. bus 14, zona S. Croce. Esselunga, via Pisana 130-132/r, bus 6 terza fermata dopo l'Arno; via di Novoli 61, bus 22.

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NEGOZI DI ALIMENTARI E PANETTERIE Ci sono ancora molti negozi di alimentari (o pizzicherie) in centro, soprattutto nella zona del mercato centrale di S.Lorenzo, del mercato di S.Ambrogio e nella zona di S.Spirito. In alcune gastronomie si possono trovare primi già pronti. Le stesse zone sono ricche anche di panetterie ben fornite, dove si possono trovare focacce, schiacciatine (sorta di pizze senza pomodoro), dolci, paste dolci... Questi negozi hanno normalmente il seguente orario: 8-13 e 17-19,30 ma spesso fanno orari più lunghi. Sono chiusi il mercoledì pomeriggio (d'estate il sabato pomeriggio). Ecco dove è più facile trovarli: Zona Stazione - S. Lorenzo: via dell'Ariento e in genere tutta la zona del mercato centrale. Zona Duomo - Signoria: via dei Zona S. Maria Novella: borgo Ognissanti; via della Spada. Zona S. Croce: via dei Neri; via Pietrapiana; piazza Ghiberti e in genere la Cerchi; via dei Neri. Zona S. Marco: via S. Gallo; via dei Servi. Zona S. zona del mercato di S. Ambrogio. Spirito: via S. Agostino e dintorni di piazza S. Spirito; borgo S. Frediano.

GELATERIE A Firenze si possono mangiare degli ottimi gelati, soprattutto nelle gelaterie storiche tipo "Vivoli" in via Isola delle Stinche 7/r, "Perché no" in via dei Tavolini 19/r, "Alpina" in viale Strozzi 12/r, ma anche nelle varie nuove gelaterie nell'area di via Calzaiuoli o Por S.Maria. I prezzi dei gelati artigianali non sono propriamente economici, ma può valere la pena pranzare con un bel gelato. I consigli spicci: •

Coco Lezone ed il Per entrambi ottimo rapporto Vacci e pò famme sapè Ti posso dire che se vuoi mangiare bene senza suicidarti puoi andare signoria,li vicino c'è un self service dove puoi mangiarti alcune pietanze dissanguarti,perchè il prezzo è fisso

Latini. qualità-prezzo. in piazza della fiorentine senza (10 €).

Secondo la mia esperienza,poi gli altri potranno confermare o meno,eviterei i ristoranti dislocati vicino al ponte vecchio (che fanno le pizze surgelate e te le spacciano per vere) e quelli di boboli (ahhhia).

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Non mangiarti la fiorentina a Firenze,sono 70 € al kg! Si mangia benissimo da Il Latini ( via dei Palchetti), Osteria delle belle donne (Via delle belle donne): sono centralissimi, dietro via Tornabuoni; da Zazà (mercato di San lorenzo); Osteria dei Quattro leoni (vicino a Piazza Pitti). - ciao son stato a firenze quest anno t han gia detto ZAZA che e centralissimo e nella stessa piazza ristorant GARIBALDI fa pizze ma soprattutto delle ottime fiorentine ciao e buon appetito TRATTORIA DA ZAZA... veramente la numero uno.. tutte le volte che vado a firenze una capatina ce la faccio.. l'unica cosa ti consiglio di prenotare TRATTORIA OSVALDO 50135 Firenze (FI) 51/r, v. D'Annunzio tel: 055 602168 Ristorante MaMMaMia - Piazza del Mercato Nuovo, 18/R - 50123 Firenze – Tel 055 280594 5


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si mangia benissimo sia terra che mare anche pizza ottima carta dei vini il tutto in un ambiente molto accogliente caldo e romantico Il Nobilis in via Pietrapiana, molto chic ed elegante. Si mangia benissimo!! Locale minimal, cortesia, attenzione per i clienti e una vasta carta dei vini. Un locale carino e romantico con tutti i tavoli al lume di candela e ambiente curato è il Finisterrae (via dei pepi, n. 6 firenze). Eì in zona piazza Santa Croce, ma non è panoramico. Si definiscono con cucina "mediterranea", puoi trovare piatti di molti stati che si affacciano sul mediterraneo, ci sono diverse portate anche di pesce si spende poco Finisterrae Firenze Via dei Pepi, 5-7r Pallaio; OTTIMO RAPPORTO QUALITà PREZZO, MA IL MENù CAMBIA OGNI GIORNO... UN'OTTIMA BISTECCA ALLA FIORENTINA POTRAI ASSAGGIARLA IN VIALE EUROPA ALLA "PIAZZETTA".

Pallaio: Via Per Fortunato Calvi n°2/r 50100 Firenze (FI) – Italy Tel. +39 055 67.93.04 info@ilpallaio.it Piazzetta: piazza del bandino, 43 r. tel 055 6800253 Allora prova ad andare a cena al DIONISO in Via San Gallo (zona centrale, vicino al mercato di San Lorenzo) si mangia molto bene e si spende il giusto, ambiente allegro e giovanile. Ti consiglio di prenotare perché dificilmente si trova un tavolo libero: 055-217882. bellissima e fantastica città..io sono stata dal 29 dicembre al 2 gennaio..sono partita da ferrara con l'euro star..avevamo il bed and breakfast vicino a ponte vecchio e siccome eravamo in 11 e l'abbiamo occupato tutto noi la signora ce l'ha lasciato come appartamento..la sera ci sono tanti pub in centro..un consiglio per l'aperitivo è il NEGRONI,con 7 in pratica ceni..come pub x la sera ce il naima in via dell'anguillara..e discoteche ce ne sono a volontà..tennax la migliore..poi ce l'universale e altre 6 7 ke non ricordo i nomi..firenze la giri tranquillamente a piedi..e ci sono solo ed esclusivamente negozi di lusso..vai a vedere palazzo pitti e gli uffizi e dai anche un occhiata alle vetrine di ponte vecchio!!qualsiasi informazione io ci sono!! La sera vai a cena al Salamanca, ristorante spagnolo sempre pieno di gente. In quella zona poi ci sono tantissimi locali e ti divertirai sicuramente. Altro

posto

che

consigloi

per

la

cena

è

ZERO-ZERO......

abbastanza

vicino

alla

Chiesa

del

Romito.

Per mangiare toscano ci sono molti posti, ma ti sconsiglio il centro, sono quasi tutti posti per turisti che ti spenanno. Se vuoi un panino a metà giornata vai allo stadio, c'è il mitico paninaro "Scheggi", fenomenale!!!

Locali notturni e bar •

Ieri sera mi sono trovata in Piazza Santa Croce per alcune cose che dovevo fare in centro e fra un turista e l'altro sono passata davanti all'Oibo' il nuovo locale all'angolo con via de' Benci. Uno dei pochi locali nel centro di Firenze capaci di attirare anche i fiorentini (in effetti diversi venerdì sera, passando davanti, ci ho visto mezza Firenze). Non mi ero mai accorta del buffet dell'aperitivo che sembra piuttosto invitante (io ero di fretta e non l'ho potuto assaggiare) ma ho preso nota: lo fanno dalle 18.30 alle 21.30 tutti i giorni. Da provare. Anche magari una sera prima di andare a teatro al Verdi visto che è lì dietro!Pero' ho fatto un paio di foto. Tartine, cous cous, carne, focacce, e altre cosine niente male. E ho fatto una foto anche alla bibita alla frutta analcolica che hanno in esclusiva in questo locale: FI.GA. Non è una battuta, ma un evidente gioco di parole allusivo, per una bibita a base di fiori di guaranà. L'ho assaggiato e devo ammettere che è pure buona! Mi 6


hanno detto che viene usata anche per fare cocktail. Oltre all'aperitivo fanno anche il pranzo. Gli auguro di diventare un punto di riferimento anche per chi abita Firenze e magari lavora in centro e non soltanto per i turisti. Comunque l'arredamento è bello, molto curato. I cocktail non ho avuto modo di assaggiarli, ma conto di tornarci. Oibo' via de Benci 53r tel. 055 2638611 www.oibo.net

Cosa vedere:

Uffizi: Con l'insediamento del duca Cosimo I de' Medici nell'antica sede comunale di Palazzo Vecchio, iniziò la riqualificazione in senso monarchico dell'area cittadina. Nel 1560 il duca volle riunire le 13 più importanti magistrature fiorentine, dette uffici, in precedenza poste in varie sedi, in un unico edificio posto sotto il suo diretto controllo, in modo da affiancare al vecchio Palazzo della Signoria una nuova sede governativa, consona al ruolo di potenza rivestito da Firenze dopo la conquista di Siena. Fu scelto come luogo una striscia di terra, innestata tra il lato sud di piazza della Signoria e il lungarno. Il progetto, affidato a Giorgio Vasari, prevedeva un edificio a forma di U, costituito da un braccio lungo a levante, che doveva incorporare anche l'antica chiesa romanica di San Pier Scheraggio, da un tratto breve affacciato sul fiume Arno e da un braccio corto a ponente, inglobando la Zecca Vecchia. In questo secondo lato dal 1866 ebbero sede le Regie Poste (adattamento di Mariano Falcini), e oggi, dopo un restauro del 1988, vi si tengono alcune esposizioni di materiale proveniente soprattutto dai depositi. I tre corpi di fabbrica presentano lo stesso modulo: a pianterreno un loggiato architravato con volta a botte, delimitato da pilastri con nicchie, finestre architravate al primo piano, infine l'ultimo piano destinato all'uso privato del duca. La costruzione iniziata nel 1560, realizzata in pietra serena della valle della Mènsola e adottando secondo il Vasari l'ordine dorico "più sicuro e più fermo degl'altri, [...] sempre piaciuto molto al signor duca Cosimo" nel 1565 presentava già completati i cosiddetti Uffizi Lunghi e il tratto che si affacciava sull'Arno. In questa sezione Vasari aprì una grande arcata a serliana sormontata da una loggia, aperta sia sul piazzale antistante che sull'Arno, come vero e proprio fondale teatrale, ispirato alle coeve realizzazioni scenografiche. L'arcata ospita la statua di Cosimo I, realizzata dal Giambologna nel 1585, tra le statue del Rigore e l'Equità di Vincenzo Danti, realizzate nel 1566. Nelle nicchie dei pilastri del loggiato fu progettato di inserire una serie di statue di fiorentini famosi; la realizzazione si iniziò a partire dal 1835. Per il matrimonio del figlio Francesco con Giovanna d'Austria, nel 1565, il duca decise di realizzare una via di comunicazione soprelevata e segreta tra Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti, la nuova residenza della famiglia Medici e collegata direttamente alla cerchia bastionata di Firenze. Il Vasari in soli sei mesi costruì il cosiddetto Corridoio Vasariano, che, da Palazzo Vecchio, superata via della Ninna con un ponte coperto, percorre parte della galleria, superando l'Arno presso il Ponte Vecchio, sbuca nel quartiere d'Oltrarno, arrivando nel giardino di Boboli e da qua in Palazzo Pitti; da lì venne in seguito predisposto un collegamento per raggiungere in sicurezza il Forte Belvedere.

Francesco I e Buontalenti [] 7


Uffizi, veduta verso Piazza della Signoria. Nel 1574 con il duca Francesco I de' Medici la direzione dei lavori venne affidata a Bernardo Buontalenti, che completò la fabbrica, insieme a Alfonso Parigi il vecchio, nel 1580. Tra il 1579 e il 1581 le volte della Galleria furono affrescate con motivi a "grottesca" da Antonio Tempesta e successivamente da Alessandro Allori, con cui collaborarono Ludovico Buti, Giovanmaria Butteri, Giovanni Bizzelli e Alessandro Pieroni. Nel 1581 Francesco I decise di utilizzare la loggia all'ultimo piano degli Uffizi per realizzare una Galleria destinata ad accogliere la sua collezione di dipinti sia quattrocenteschi che contemporanei, di cammei, medaglie, pietre dure, statue antiche e moderne, di oreficerie, bronzetti, armature, miniature, strumenti scientifici e rarità naturalistiche, ma anche ritratti della famiglia Medici e di uomini illustri. Per allestire la collezione, a partire da quell'anno stesso, il Buontalenti costruì la Tribuna nel braccio lungo degli Uffizi, ispirandosi alla Torre dei Venti di Atene, descritta da Vitruvio nel primo libro dell'Architettura, nucleo centrale della Galleria medicea. L'ambiente a pianta ottagonale con cupola incrostata di conchiglie e madreperla e percorsa da costoloni dorati e lanterna su cui era una rosa dei venti, collegata all'esterno da una banderuola. La Tribuna presenta nelle pareti di rosso scarlatto, dato dalla tappezzerie di velluto, su cui sono appesi i quadri e mensole per oggetti e statue; lo zoccolo, oggi perduto, venne dipinto da Jacopo Ligozzi con uccelli, pesci e altre meraviglie naturalistiche; al centro stava un tempietto-scrigno, ovvero un mobile ottagonale che custodiva i pezzi più piccoli e pregiati della collezione; il pavimento venne realizzato a intarsi marmorei. La sistemazione degli oggetti della collezione di Francesco I nella Tribuna seguiva, con tutta probabilità, criteri puramente espositivi e non reconditi significati allegorici: il significato era, infatti, affidato all'insieme, ovvero la gloria dei Medici, che grazie alla volontà divina, aveva raggiunto il potere terreno, simboleggiato dai magnifici oggetti rari e preziosi posseduti. Nel corso del tempo la Tribuna ha subito numerose trasformazioni. Nell'Ottocento l'ordinamento originario venne smembrato e gli oggetti divisi secondo il genere e la categoria di appartenenza, facendo nascere i primi nuclei di vari musei fioprentini odierni, come il Museo degli Argenti, il Museo di Mineralogia e Litologia, quello Archeologico, ecc. Nel 1583 Francesco I fece trasformare la terrazza, sopra la Loggia dei Lanzi, in un giardino pensile, ora scomparso, dove la corte si riuniva ad ascoltare esibizioni musicali ed altri intrattenimenti. Sempre al Buontalenti spetta la realizzazione del Teatro mediceo: un vano circondato da gradinate con nel mezzo il palco dei principi. Nel corso dei secoli il teatro è stato suddiviso in due piani: nel primo ora ha sede il Gabinetto Disegni e Stampe, nel secondo alcune sale della Galleria. Del teatro vero e proprio resta solamente il Vestibolo, dove a sinistra è quello che un tempo era il portale d'ingresso al teatro, oggi ingresso del Gabinetto Disegni e Stampe e di fronte le tre porte del Ricetto, su quella centrale, con le ante lignee intagliate con stemmi medicei, è il busto di Francesco I.

I Medici []

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Nel 1587 col duca Ferdinando I de' Medici la collezione venne arricchita con la cosiddetta "Serie Gioviana", una raccolta di ritratti di uomini illustri iniziata dal vescovo di Como Paolo Giovio, che oggi si trova esposta in alto tra le travature delle gallerie delle statue. Per volontà ducale venne realizzata la sala detta "delle carte geografiche" dove alle pareti sono gli affreschi di Ludovico Buti con appunto le carte del "dominio vecchio fiorentino", "dello Stato di Siena" e "dell'Isola d'Elba" e nel soffitto furono posizionate alcune tele di soggetto mitologico realizzate da Jacopo Zucchi. Al centro della stanza era un mappamondo e una sfera armillare (oggi al Museo di Storia della Scienza); inoltre venne realizzato lo "Stanzino delle matematiche" destinato a raccogliere strumenti scientifici, con una volta decorata dalla figura della Matematica e alle pareti, tra le altre, Scene con le invenzioni di Archimede. Per iniziativa di Ferdinando I agli Uffizi furono trasferiti i laboratori granducali e nel 1588 l'Opificio delle Pietre Dure, una manifattura di Stato, dedita alla realizzazione di oggetti preziosi; nell'ala di ponente della galleria vennero sistemati i laboratori di orafi, gioiellieri, miniatori, giardinieri, artefici di porcellane, scultori e pittori e per consentire l'accesso venne realizzata lo scalone detto del Buontalenti. Sempre nella Galleria sette sale vennero destinate ad accogliere la collezione di armi e armature, venne allestita una sala con le pietre preziose intagliate, portata in dote da Cristina di Lorena. A quell'epoca risale la ripintura di alcuni soffitti affrescati da Ludovico Buti nel 1588. Nel 1591 la Galleria divenne visitabile su richiesta. Col la morte di Ferdinando I nel 1609 la Galleria rimase inalterata per molto tempo. Tra il 1658 e il 1679, al tempo di Ferdinando II de' Medici, venne affrescato il corridoio di ponente con pitture, di Cosimo Ulivelli, Angelo Gori e Giacomo Chiavistelli, distrutte nel 1762 e sostituite da nuove decorazioni di Giuseppe del Moro, Giuliano Traballesi e Giuseppe Terreni. La moglie di Ferdinando, Vittoria della Rovere, essendo l'ultima discendente dei duchi di Urbino, portò a Firenze la cospicua eredità d'Urbino: uno straordinario nucleo di opere di Tiziano, Piero della Francesca, Raffaello, Federico Barocci e altri. Altre opere di scuola veneta giunsero invece tramite il Cardinale Leopoldo de' Medici, fratello del granduca, che iniziò anche le collezioni di disegni, miniature e autoritratti. Tra il 1696 e il 1699 sotto Cosimo III de' Medici, vennero decorate le volte del braccio che si affaccia sull'Arno da Giuseppe Nasini e Giuseppe Tonelli, e poco dopo la Galleria venne ampliata nel braccio di ponente dove furono aperti diversi ambienti allestiti con autoritratti, porcellane, medaglie, disegni e bronzetti. Nella Fonderia, ovvero la farmacia, venne allestito il museo delle curiosità naturali, tra cui prendevano posto mummie, animali imbalsamati, uova di struzzo e corni di rinoceronte. Per quanto riguarda le raccolte, Cosimo III acquistò numerosi quadri fiamminghi (molti i Rubens) e alcune preziose statue romane, come la celebre Venere Medici, un originale greco fra le più importanti sculture della galleria.

I Lorena []

La tribuna degli Uffizi, in un dipinto settecentesco di J. Zoffany

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Estinta la dinastia medicea nel 1737, con la morte di Gian Gastone, la sorella di quest'ultimo, Anna Maria Ludovica, con la Convenzione dello stesso anno, cedette le raccolte medicee alla dinastia dei Lorena, a patto che le opere restassero a Firenze inalienabili: fu l'atto, puntualmente rispettato dai Lorena, che permise la conservazione delle straordinarie collezioni fino ad oggi, senza che esse si disperdessero o prendessero la via dell'estero, come successe alle collezioni di Mantova o di Urbino. Tra il 1748 e il 1765 venne realizzato un vasto rilevamento grafico, coordinato da Benedetto Vincenzo De Greyss. Nel 1762 un incendio distrusse una parte del corridoio est, subito ricostruita e ridecorata. Pietro Leopoldo di Lorena, aprendo la Galleria al pubblico nel 1769 e provvedendo alla costruzione di un nuovo ingresso, su progetto di Zanobi del Rosso, promosse una radicale trasformazione della Galleria, affidandone la direzione a Giuseppe Pelli Bencivenni e la riorganizzazione, che fu realizzata negli anni 1780-82, a Luigi Lanzi, che seguì criteri razionalistici e pedagogici propri dell'Illuminismo, con "un suo proprio genere di cose o al più di due" in ogni sala. Nella Galleria venne rimossa l'armeria, venduta la collezione di maioliche e spostati nel museo de la Specola, gli strumenti scientifici; separando in questo modo la scienza dall'arte e concentrando negli Uffizi la pittura, di cui iniziò un riordinamento per scuole, la scultura antica e le arti minori. Nel 1779 venne realizzata da Gaspare Maria Paoletti la Sala della Niobe, dove vennero allestite un complesso di sculture antiche raffigurante Niobe e i suoi figli, proveniente dalla Villa Medici a Roma.

Otto e Novecento [] Tra il 1842 e il 1856, vennero realizzate le 28 statue in marmo, nelle nicchie dei pilastri all'esterno della Galleria, con gli uomini illustri della Toscana dal Medioevo all'Ottocento. Tra le più pregiate della serie ci sono la statua di Giotto di Giovanni Duprè, a sinistra sul terzo pilastro, il Machiavelli di Lorenzo Bartolini, all'undicesimo, e la statua di Sant'Antonino del Duprè, a destra nel quarto pilastro. All'epoca di Firenze Capitale (1865-1871) nel Teatro Mediceo si riunì il Senato italiano. Nella seconda metà del secolo XIX, gli Uffizi si avviarono a diventare soprattutto una raccolta di quadri, vennero rimosse alcune statue rinascimentali e trasferite al Museo del Bargello e alcune statue etrusche che furono trasferite nel Museo Archeologico. Nel 1889 il teatro Mediceo venne diviso in due piano e smantellato. Nel 1900 venne acquistata la quadreria dell'arcispedale di Santa Maria Nuova, tra cui il Trittico Portinari proveniente dalla chiesa di Sant'Egidio, e da inizio Novecento si potenziarono, con acquisti e trasferimenti da varie chiese e istitutio religiosi, aree come il Trecento e il primo Quattrocento, estranee al nucleo storico del museo. Separando il teatro mediceo in due piani e ricavandone sei sale, vennero ristrutturate le prime nel 1956 su progetto di Giovanni Michelucci, Carlo Scarpa, Ignazio Gardella. Nel 1969 venne acquistata la Collezione Contini Bonacossi. Il 27 maggio 1993, a seguito di un attentato mafioso che ha provocato la morte di cinque persone e danneggiato alcuni ambienti della Gallerie e del Corridoio Vasariano, molti pezzi della collezione 10


vennero sistemati nei depositi e gradualmente, con i restauri e la messa in sicurezza dell'ala ovest, sono tornati nell'allestimento museale. Nel 1998 il concorso internazionale per la nuova uscita degli Uffizi è stato vinto da Arata Isozaki, ma il progetto, molto criticato, è stato definitivamente accantonato nel 2005. Un altro progetto a lungo termine è stata la realizzazione dei Grandi Uffizi, raddoppiando la superficie espositiva grazie allo spostamento dell'Archivio di Stato dal primo piano, attingendo opere dai depositi (che sono situati all'ultimo piano) e ampliando così sezioni un po' penalizzate dagli spazi, come quella relativa al Seicento: oggi il primo piano conserva le opere del Seicento (come la sala di Caravaggio e dei caravaggeschi) ed è sede delle esposizioni temporanee più prestigiose.

Architettura Il palazzo degli Uffizi è composta da due corpi di fabbrica longitudinali principali, collegati verso sud da un lato più breve del tutto analogo, dando origine così ad un complesso a "U", che abbraccia un piazzale e sfonda prospettivamente verso piazza della Signoria, con una perfetta inquadratura di Palazzo Vecchio e della sua torre. Al pian terreno corre un porticato per tutta la lunghezza dei lati ovest e sud, e per il lato est fino a via Lambertesca; sopraelevato di alcuni gradini, è sorretto da colonne doriche e pilastri con le nicche per statue; lungo il piazzale i passaggi sono coperti da architravi, mentre il passaggio coperto è chiuso da lunghe volte a botte, decorate da cornici rettangolari a rilievo, che sono collegate tra loro da fasce disegnanti un motivo geometrico spezzato. Ai piani suoperiori si ripete un modulo di tre riquadri, tre finestre con balconcini e timpani ripsettivamente triangolare, circolare e di nuovo triangolare (primo piano) e tre aperture sulla loggetta superiore (oggi la galleria del secondo piano), divise da due colonnine. I piani sono divisi da maestose cornici marcapiano. Gli elementi architettonici sono sottolieati dall'uso della pietra serena (in particolare di quella estratta dalla valle della Mensola), che risalta sull'intonaco bianco, secondo lo stile più tipicamente fiorentino iniziato da Brunelleschi. Il lato breve è caratterizzato da un grande arco componente una serliana che inquadra scenograficamente l'affaccio sull'Arno. Al primo piano le grandi finestre hanno un scoronamento ad arco e davanti a quella centrale, la più ampia, corrispondente internamente al Verone, si trovano tre statue: Cosimo I in piedi di Giambologna (1585), affiancato dalle personificazioni sdraiate dell' Equità e del Rigore, entrambe di Vincenzo Danti (1566). Molto originale è il portale costruita da Bernardo Buontalenti su via Lambertesca: lo coronò da timpano spezzato, ma per maggiore originalità invertì le due metà, ottenendo una sorta di timpano "ad ali", che ricorda gli spunti animalistici e organici della sua architettura.

Il sistema museale fiorentino Le raccolte degli Uffizi coprono l'arte figurativa fino alla metà del Settecento circa, con una sovrapposizione a partire dal periodo del tardo Quattrocento con le opere conservate nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti, dove sono però sistemate secondo il criterio della quadreria. Agli Uffizi si trovano anche le migliori sculture classiche di Firenze, mentre il resto dell'arte antica si trova al Museo archeologico nazionale di Firenze.

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La scultura rinascimentale e manierista si trova al Museo Nazionale del Bargello. Dal periodo neoclassico alla prima metà del Novecento l'arte a Firenze è documentata alla Galleria d'arte moderna, sempre a Palazzo Pitti, mentre il Novecento è documentato da alcuni musei comunali, come il Museo Marino Marini o la collezione di Alberto della Ragione. Per trovare una importante raccolta di arte contemporanea nelle vicinanze, ci si deve spostare a Prato al Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci.

Sale Vestibolo d'entrata L'ambiente, costituito da tre vestiboli venne ricavato alla fine del Settecento col completamento dello scalone monumentale, il nuovo accesso alla Galleria, per volontà del granduca Pietro Leopoldo. Nel primo vestibolo sono busti in marmo e porfido dei Medici da Francesco I a Gian Gastone; comunicante con questo è il rettangolare vestibolo, decorato nella volta da Giovanni da San Giovanni con Capricci mitologici, allestito con are, busti antichi e moderni; nel Vestibolo ellittico: statue romane, sarcofagi e rilievi antichi. La porta che immette nella Galleria, con ai lati sono due Cani molossi, copie romane del I secolo d.C., è sormontata dal busto di Pietro Leopoldo. Opere nei Vestiboli

Corridoio est [] I tre corridoi che corrispondono ai tre corpi del palazzo, corrono lungo tutto il lato interno e su di essi si aprono le sale, anche se grazie alle porte di intercomunicazione interna, non è necessario attraversarli per il percorso principale della galleria. I corridoi sono decorati nei soffitti e le ampie vetrate rivelano il loro primitivo aspetto di loggia aperta coperta. Oggi i corridoi ospitano la collezione di statuaria antica, iniziata da Lorenzo il Magnifico, che conservava le opere nel Giardino di San Marco vicino al Palazzo Medici per farle copiare dai giovani artisti. La raccolta fu ampliata da Cosimo I dopo il suo primo viaggio a Roma del 1560 quando scelse di destinare le statue per abbellire Palazzo Pitti e i ritratti e i busti per Palazzo Vecchio. Infine venne accresciuta ancora all'epoca di Pietro Leopoldo di Lorena, quando si portarono a Firenze le opere di Villa Medici, raccolte in gran parte dal futuro granduca Ferdinando I, all'epoca cardinale. È curioso notare che tali opere, oggi spesso distrattamente scansate dai visitatori, fino al primo Ottocento erano motivo di interesse principale della visita alla galleria. Secondo alcune fonti fu un saggio di John Ruskin a ridestare l'interesse per la pittura rinascimentale del museo, fino ad allora bistrattata. Le sculture sono di grande valore e risalgono soprattutto all'epoca romana, con numerose copie di originali greci, secondo la consuetudine dell'epoca. A volte le statue incomplete o spezzate vennero restaurate e integrate dai grandi scultori del Rinascimento. La disposizione delle sculture oggi ricalca il più possibile quella di fine del Settecento, quando permettevano il confronto tra maestri antichi e moderni, un tema allora molto caro, e quindi la funzione delle statue è tutt'ora essenziale e fortemente caratterizzante dell'origine e della funzione storica della galleria. Il primo, lungo corridoio è quello est, riccamente decorato nel soffitto da grottesche risalenti al 1581, mentre corre al limite del soffitto, una lunga serie di ritratti, la serie Gioviana, intervallata da 12


dipinti di dimensione più grande degli esponenti prinipali della famiglia Medici, la seire Aulica iniziata da Francesco I de' Medici, con i ritratti da Giovanni di Bicci a Gian Gastone. Ai ritratti pittorici fanno da contraltare la serie dei busti romani, ordinati cronologicamente a fine del Settecento in maniera di coprire tutta la storia imperiale. Fra le opere di statuaria più importanti si segnalano un Ercole e Centauro, da un originale tardoellenistico, integrato nella figura dell'eroe da Giovan Battista Caccini nel 1589; un Re Barbaro, composto nel 1712 a partire dal solo busto antico; Pan e Dafni, da un originale di Eliodoro di Rodi dell'inizio del I secolo a.C.; il Satiro danzante o Bacco fanciulllo, da un originale ellenistico, restaurato nel Cinquecento. Tra i sarcofagi antichi spiccano quelli col Ratto di Proserpina e col Ratto delle Leucippidi. Più avanti si incontrano una statua di Proserpina, da un originale greco del IV secolo a.C., il sarcofago delle Fatiche di Ercole, la copia antica dell'Apollo con l'oca di Skopas (IV secolo a.C.), e il sarcifago con la Caccia al cinghiale Calidonio. Ai lati dell'ingresso della Tribuna si trovano un Ercole, da un originale di Lisippo, e un busto di Adriano appartenuto a Lorenzo il Magnifico. Nell'ultima parte del corridoio si incontrano il piccolo sarcofago del Tiaso Marino, destinato secondo l'iscrizione a una bambina, le due Veneri, da originali del IV secolo a.C. e un Apollo ellenistico, che si trovava all'ingresso di Villa Medici e invitava, col braccio destro di restauro, ad accedere alla casa, come se fosse il regno del dio stesso.

Sala 1 Archeologica La sala venne creata nel 1921, in questa sono allestite opere per lo più provenienti da Roma, tra queste tre statue romane copie del Doriforo di Policleto, opera greca del I secolo a.C.: una in bronzo, una in marmo e quella che è considerata la copia più fedele, il Torso del Doriforo in basalto verde, mai integrata per la durezza difficile da scolpire del materiale. Interessante è anche un Busto di Cicerone in onice, della metà del I secolo d.C. Il Torso Gaddi è forse un originale greco del I secolo a.C.. Tra i rilievi si segnalano quello di una Biga (V-IV secolo a.C.) e il fregio dell'Atena Nike (restaurato nel Settecento da Bartolomeo Cavaceppi). Appartengono al filone "plebeo" dell'arte romana i due rilievi con Scene di bottega, del I secolo d.C. I rilievi dell'Ara Pacis sono calchi: i Medici possedevano alcune lastre originali che nel 1937 tornarono a Roma per ricomporre il monumento. Di epoca pure augustea sono i frammenti di parasta a girali, mentre ai lati si trovano due rilievi di amorini, uno con gli attributi di Giove (il fulmine) e uno con quelli di Marte (la corazza): facevano parte di una serie molto famosa nel medioevo, alla quale Donatello si ispirò per la cantoria di Santa Maria del Fiore. Provengono da un fregio adrianeo del II secolo d.C. il Tempio di Vesta e la Scena di sacrificio. Il sarcofago con le Fatiche di Ercole è caratterizzata da un più accentuato contrasto luminoso, tramite la lavorazionbe a trapano; le diverse età di Ercole raffigurate alludono ai periodi della vita. La sala è chiusa da decenni. Opere presenti in sala

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Sala 2 del Duecento e di Giotto Questa sala venne ricavata sul finire dell'Ottocento dall'antico teatro mediceo. L'allestimento venne completato nel 1956 dagli architetti Michelucci, Scarpa e Gardella, che coprirono la sala con un soffitto a capriate, imitando le chiese medievali. La sala espone opere databili tra la prima metà del XIII secolo e gli inizi del XIV secolo, entrate agli Uffizi a partire dalla fine del Settecento, con la riscoperta dei pittori detti "primitivi". Tra le tavole, che illustrano gli inizi della pittura toscana, sono due Crocifissi: uno col Cristo trionfante, di iconografia ancora bizantina, l'altro, il N. 434, con l'iconografia del Cristo sofferente, una nuovo tipo, che diventerà vincente, da ricollegare soprattutto alla coeva predicazione francescana. Importanti esempi della scuola pittorica duecentesca sono anche un dossale di Meliore e un dittico di scuola di Bonaventura Berlinghieri. L'allestimento, inoltre, mette a confronto le tre grandi pale cuspidate di Cimabue, Duccio di Buoninsegna e Giotto, dipinte a pochi anni di distanza e con lo stesso soggetto: la Madonna in trono o "maestà". In quella del 1280 realizzata da Cimabue è un primo tentativo di emancipazione dagli stilemi bizantini, dove prevale la ricerca di maggior volume e rilievo plastico, con un'inedita dolcezza di sfumato; di fronte è la pala di Duccio, detta la Madonna Rucellai del 1285 costruita con una struttura ritmica e con figure aggraziate, maggiormente influenzata dalla coeva esperienza pittorica del gotico francese; infine, al centro della sala, la Maestà di Giotto, chiamata anche Maestà di Ognissanti (1310 circa) di impianto monumentale e costruita molto più plasticamente accentuando il chiaroscuro e la volumetria dei corpi. Di Giotto è anche il polittico di Badia del 1301. Opere presenti in sala

Sala 3 del Trecento senese Nella sala, ricavata alla fine dell'Ottocento e ristrutturata negli anni Cinquanta del Novecento, è allestita una selezione di opere senesi del Trecento, in questa si fronteggiano l'Annunciazione di Simone Martini e Lippo Memmi (1333) e la Presentazione al Tempio di Ambrogio Lorenzetti, entrambe provenienti dal duomo di Siena. L'Annunciazione è costruita con uno stile lineare, elegante e raffinato tipico della coeva cultura cortese che sfociò nel gotico internazionale; ambientata in un'atmosfera irreale, quasi di astratta misticità, con quale concessione al vero (il fiore, l'ombra del libro, la ritrosia della Vergine), presenta tutte le raffinatezze lineari e cromatiche della scuola gotica senese (si guardi per esempio alla resa del tessuto nella veste angelica) La Presentazione al tempio di Ambrogio invece la profonda resa prospettica e l'attenzione alla resa degli affetti delle figure, elementi tipici della poetica giottesca, già ripresa da sua fratello Pietro, viene da Ambrogio conciliate con il gusto per il colore e la grazia della tradizione senese. Queste due pale d'altare sono tra i più antichi esempi conosciuti di soggetti da altare con episodi evangelici, anziché con un'icona da venerare, poiché nella cattedrale senese era già presente una grandiosa immagine mariana, protettrice della città, nella grande pala della Maestà di Siena di Duccio di Buoninsegna, sull'altare maggiore.

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Dei fratelli Lorenzetti sono anche esposte altre opere: le Storie di San Nicola (1330 circa), la Madonna con i Santi Nicola e Procolo (1332) di Ambrogio e la Madonna in gloria e la Pala della Beata Umiltà, entrambe del 1340, di Pietro. Nella pala della Beata Umiliana sono raffigurati numerosi interessanti episodi di vita quotidiana nel medioevo. Di Simone dei Crocifissi, pittore bolognese che si rifà ad un gotico più vivace e popolaresco rispetto al gotico aulico senese, è la tavola con la Natività. Opere presenti in sala

Sala 4 del Trecento fiorentino La sala è dedicata alla pittura fiorentina del Trecento, scuola influenzata dall'opera preponderante di Giotto e della sua bottega. Vi si trovano sia polittici, spesso incompleti e privi delle elaborate cornici ligneee originali, sia dipinti più piccoli, usati per la devozione domestica. Del cosiddetto Maestro della Santa Cecilia, un anonimo collaboratore di Giotto, è la tavola con Santa Cecilia e episodi della sua vita, dove delle scenografiche architetture fanno da sfondo alle figure, come negli affreschi della Basilica superiore di Assisi. I primi giotteschi sono rappresentati da Pacino di Buonaguida, Jacopo del Casentino e Bernardo Daddi. Di Taddeo Gaddi, attivo nella bottega giottesca per ventiquattro anni, è la Madonna col Bambino e sante. Sempre di ispirazione giottesca è il trittico con San Matteo e storie della sua vita di Andrea Orcagna. In queste opere si nota una certa stagnazione dei temi e delle tecniche usate, sempre fedeli al maestro, con progressi minimi nonostante il trascorrere di circa mezzo secolo. Da Giotto si allontana solo il cosiddetto Giottino, qui rappresentato con la Pietà di San Remigio, accentuando l'espressionismo delle figure e utilizzando un colore cromaticamente variato. Di Giovanni da Milano, un artista lombardo attivo a Firenze, appartiene il frammentario Polittico di Ognissanti, dove la preziosità dei dettagli annuncia il gotico internazionale. Opere presenti in sala

Sala 5-6 del Gotico internazionale La sala del cosiddetto gotico internazionale, ristrutturata negli anni cinquanta, è dominata dall'Adorazione dei Magi (1423) di Gentile da Fabriano, eseguita per il mercante fiorentino Palla Strozzi, e dalla monumentale Incoronazione della Vergine (1414) di Lorenzo Monaco, opera di grande eleganza dipinta per la chiesa di Santa Maria degli Angeli; dello stesso autore è anche un'Adorazione dei Magi (1422) dai colori forti e brillanti, da confrontare con la tavola di Gentile da Fabriano, nella quale si fondono elementi più profani e naturalistici, segno dell'epoca cortese. Lorenzo Monaco enfatizza la lunghezza delle figure, la sinuosità delle figure con cappelli dalle fogge originali e usa colori freddi e cangianti, molto raffinati. Attribuita al Beato Angelico è la Tebaide, una tavola sulla vita eremitica. La Madonna dell'Umiltà, attribuita a Masolino è un'opera di grande dolcezza e perizia tecnica. Oltre agli esponenti fiorentini e a Gentile sono qui collocate opere di altre provenineze, che documentano l'uniformità del linguaggio pittorico cortese a acavllo fra Tre e Quattrocento, come 15


una tavola del senese Giovanni di Paolo, una del veneziano Jacopo Bellini e una del fiorentino trapiantato in Spagna Gherardo Starnina. Chiudono la sala i Quattro Santi provenienti dal Polittico Quaratesi, sempre di Gentile da Fabriano, che nella loro isolata monumentalità rivelano l'influenza del nascente rinascimento fiorentino (in particolare di Masaccio) sul grande pittore marchigiano, che accantona la complessa composizione e i preziosismi materici del suo stile più conosciuto. Opere presenti in sala

Sala 7 del primo Rinascimento Questa sala dedicata ai primi artisti rinascimentali è piena di capolavori, a partire dal capostipite del rinnovamento in pittura, Masaccio, a cominciare dalla prima opera nella quale si intravedono i segni della rottura, la Madonna con bambino e Sant'Anna (Sant'Anna Metterza) del 1424 realizzata con il suo maestro di bottega Masolino da Panicale. Di Masaccio è la Vergine, dipinta con una solenne corporatura così austera e realistica da non potersi più definire "gotica". Questo rinnovamento fu espressione della cultura dell'Umanesimo, con la riscoperta dell'antico (si pensi alla classica monumentalità di Masaccio) e della ricerca di uno spazio prospetticamente definito. Paolo Uccello fu forse il primo pittore ad essere "ossessionato" dalla prospettiva e ciò è chiaro nella grande tavola della Battaglia di San Romano, parte di un trittico dipinto su incarico di Cosimo il Vecchio che decorava la camera di Lorenzo il Magnifico nel Palazzo Medici, oggi diviso tra la National Gallery di Londra, il Louvre di Parigi e gli Uffizi, appunto. In questa raffigurazione apparentemente caotica della battaglia, tutto è razionalizzato e inquadrato dalla prospettiva che guida il pittore nella disposizione razionale di tutti gli elementi, dai cavalli ai soldati, alle lance degli stessi, che cadute in terra formano figure geometriche. Beato Angelico fu uno dei primi artisti a recepire la nuova sensibilità, come testimonia l'Incoronazione della Vergine del 1435 circa, che, seppur ancora circondata dallo sfondo oro tipicamente medievale, trasmette una sensazione di prospettiva ragionata nel dispiegarsi dei cori degli angeli. Importante opera di Domenico Veneziano è la Madonna con bambino e santi (Pala di Santa Lucia de' Magnoli), del 1445 circa, una sacra concertazione che si svolge in un ambiente dalla prospettiva realistica, con una luce naturale, mattiniera e cristallina, che dà corpo alle figure, tipica dell'autore. Si tratta anche di uno dei primi esempi di nuovo formato rettangolare per le pale d'altare, privo del fondo oro. Dopo il riordino degli anni '90 i Ritratti dei Duchi d'Urbino di Piero della Francesca sono stati spostati nella sala successiva. Opere presenti in sala

Sala 8 dei Lippi Filippo Lippi viene considerato tra i grandi padri del Rinascimento fiorentino, secondo a Masaccio, ma anticipatore di Sandro Botticelli. In questa sala si può notare l'evoluzione del suo stile verso soluzioni sempre di maggior raffinatezza, come l'Incoronazione della Vergine (1441-1447), che dimostra la conoscenza di Masaccio (Lippi era stato infatti monaco nella chiesa del Carmine dove si trova la Cappella Brancacci), soprattutto nel solida e corposa figura della Madonna, oppure le due 16


Adorazioni del bambino, influenzate dai traguardi della scultura contemporanea di Donatello e Luca della Robbia, per arrivare al capolavoro assoluto della Madonna con bambino e angeli (La Lippina, 1465 circa), di commovente dolcezza e con un uso sottile e elegante del colore, maturato forse anche attraverso lo studio di opere fiamminghe. Sono qui presenti anche opere più tarde del figlio di Filippo, Filippino Lippi, con la Pala degli Otto (1486) e l'Adorazione dei Magi (1496). Molto famosi sono i Ritratti dei duchi d'Urbino di Piero della Francesca del 1465 circa, esemplare via di mezzo fra il realismo (soprattutto dei dettagli, come i gioielli, le acconciature, le rughe della pelle) e l'idealizzazione delle effigi dei duchi, con una grande attenzione anche ai paesaggi e alla prospettiva. L'uomo viene esaltato nella sua dignità e diventa soggetto pittorico. Sul retro delle due piccole tavole i duchi sono raffigurati ciascuno sul cocchio di rappresentanza. Anche i delicati traguardi nell'uso del colore di Alessio Baldovinetti sono qui testimoniati da alcune sue opere (Annunciazione e Madonna con il bambino). Opere presenti in sala

Sala 9 dei Pollaiolo La sala è dedicata ai fratelli Antonio e Piero del Pollaiolo, attivi nella seconda metà del Quattrocento e interpreti di una pittura dal forte risalto lineare, attenta anche alle novità provenienti dal mondo fiammingo (resa naturale della luce, attensione ai dettagli, ecc.). Antonio del Pollaiolo è rappresentato da alcune delle sue opere più famose, incentrate sul movimento delle figure, come nel piccolo ma poderoso dipinto a due facce delle Fatiche di Ercole, oppure dai ritratti (Ritratto muliebre). La Pala con i Santi Giacomo, Vincenzo ed Eustachio è un lavoro di collaborazione tra i due fratelli. Piero è rappresentato anche delle sei grandi taviole delle Virtù realizzate per il Tribunale della Mercanzia: la settima (Fortezza, 1470), è la prima opera documentata del giovanissimo Sandro Botticelli. Opere presenti in sala

Sala 10-14 del Botticelli La sala più grande e più famosa del museo contiene la migliore collezione al mondo di opere di Sandro Botticelli, compreso il suo capolavoro, la Primavera e la celeberrima La nascita di Venere, due opere emblematiche della sofisticata cultura neoplatonica sviluppatasi a Firenze nella seconda metà del Quattrocento. Queste opere furono realizzate negli anni ottanta del Quattrocento e sono le prime opere di grandi dimensioni a soggetto profano del Rinascimento italiano. Furono dipinte per Lorenzo de' Medici, ma non Lorenzo il Magnifico, ma un suo cugino che viveva nella Villa di Careggi, con il quale fra l'altro non scorreva buon sangue. In questa sala si può comunque ripercorrere tutta l'evoluzione pittorica del maestro, dalla Madonna col Bambino e la Madonna del roseto, opere più giovanili legate ancora allo stile di Filippo Lippi, al Ritratto d'uomo con medaglia di Cosimo il Vecchio (1475), dove già si assiste ad una maturazione dello stile legata probabilmente allo studio del realismo di opere fiamminghe, alle opere 17


mitologiche, come la commovente Pallade e il Centauro, allegoria degli istinti umani divisi tra ragione e impulsività, ma guidati dalla sapienza divina. Con l'avvicinarsi del XVI secolo l'ondata reazionaria ultra-religiosa di Girolamo Savonarola iniziò a farsi sempre più pressante nella società fiorentina e questo si manifesta più o meno gradualmente in tutti gli artisti dell'epoca. Anche Botticelli , dopo un'opera fastosa come la Madonna del Magnificat inizia ad adottare uno stile più severo (Madonna della Melograna, Pala di San Barnaba), con qualche esperimento arcaicista come l'Incoronazione della Vergine dove il maestro torna allo sfondo oro in una scena pare ispirata dalla lettura di Dante. Il periodo più cupo della predicazione savonaroliana porta una definitiva ventata di misticismo pessimista nella sua pittura: La Calunnia (1495) simboleggia il fallimento dello spirito ottimistico umanista, con la constatazione della bassezza umana e la relegazione della verità. Ma questa sala contiene anche altri numerosi capolavori: particolarmente azzeccata è la collocazione del Trittico Portinari, opera fiamminga di Hugo van der Goes del 1475] circa portata da una banchiere della ditta Medici a Bruges nel 1483, che con la sua estraneità formale verso le opere circostanti ben rende l'effetto di fulgida meteora che questa opera ebbe nei circoli artistici fiorentini di fine del Quattrocento. A un esame più accurato si iniziano a cogliere però le affinità con le opere realizzate successivamente, la maggior cura dei dettagli, la migliore resa luministica dovuta alla pittura ad olio che i pittori fiorentini cercarono di imitare, arrivando anche a copiare alcuni elementi dell'opera fiamminga, come gli omaggi chiari di Domenico Ghirlandaio nella sua analoga Adorazione dei Magi. Un'altra opera fiamminga è la Deposizione nel sepolcro di Rogier van Weyden (1450 circa), con la composizione ripresa da una quadro di Beato Angelico, che testimonia i reciproci scambi tra maestri fiamminghi e fiorentini.

Opere presenti in sala

Sala 15 di Leonardo La sala documenta gli esordi artistici di Leonardo da Vinci, a partire dalla prima opera documentata, il Battesimo di Cristo del 1475, opera del suo maestro Verrocchio nella quale il giovane Leonardo dipinse la testa dell'angelo di sinistra, il paesaggio e forse il modellato del corpo di Cristo. Il Vasari racconta che Verrocchio sentendosi superato dall'allievo, abbandonò la pittura dedicandosi soltanto alla scultura. Un'altra opera giovanile è l'Annunciazione, dipinta dal maestro ventenne, dove già sono visibili le qualità dello sfumato leonardesco e la sua attenzione alle vibrazioni atmosferiche (si pensi all'angelo appena atterrato), ma con qualche errore prospettico, come il libro sul quale la Vergine posa un braccio, che al suolo poggia su un basamento ben più avanzato rispetto alle gambe della Madonna. L'Adorazione dei Magi invece è un'opera incompiuta nella quale è lampante il senso innovatore del genio di Vinci, con una composizione originalissima incentrata sulla Madonna e il Bambino in un rutilante scenario di numerose figure in movimento, fra le quali non compaiono però il tradizionale San Giuseppe o la capannuccia. Altre opere nella sala il Cristo nell'orto e la Pietà, opere mature di Pietro Perugino, il Crocifisso con la Maddalena di Luca Signorelli, l'Incarnazione (1505) di Piero di Cosimo o l'Adorazione dei Pastori di Lorenzo di Credi. 18


Opere presenti in sala

Sala 16 delle carte geografiche Originariamente si trattava di una loggia, che venne chiusa per desiderio di Ferdinando I de' Medici, che la fece affrescare con le carte geografiche da Ludovico Buti, che si basò sulle carte di Stefano Bonsignori. Le carte geografiche affrescate illustrano i domini medicei, lo Stato di Siena e l'Isola d'Elba. In questa piccola sala fu ospitata la collezione di strumenti scientifici. Vi si trovavano un mappamondo e una sfera armillare, oggi al Museo di storia della scienza, mentre nel soffitto si trovavano alcune tele di Jacopo Zucchi, già a Villa Medici di Roma. Vi sono esposti alcuni manufatti di arte romana del II e III secolo d.C.

Opere presenti in sala

Sala 17 dell'Ermafrodito Questa piccola sala, con accesso dalla Tribuna, era un tempo lo Stanzino delle Matematiche, creato per Ferdinando I de' Medici. Il soffitto venne infatti decorato con un'allegoria della Matematica e episodi che celebrano la cultura scientifica antica. Oggi espone la collezione di bronzetti moderni e alcune opere scultorie antiche, fra le quali spiccano due sculture romane fra le più note del museo: l'Ermafrodito e il gruppo di Amore e Psiche, entrambe copie di originali ellenistici.

Opere presenti in sala

La Tribuna La Tribuna è una saletta ottagonale che rappresenta la parte più antica della galleria. Fu commissionata da Francesco I de' Medici nel 1534 per sistemarvi le collezioni archeologiche e in seguito vi furono collocati tutti i pezzi più preziosi e amati delle collezioni medicee. Divenuta molto popolare ai tempi del Grand tour, si dice fu un'ispirazione per le Wunderkammer di numerosi nobili europei. La Tribuna, le sue decorazioni e gli oggetti che conteneva alludevano ai quattro elementi (Aria, Terra, Acqua, Fuoco): per esempio la rosa dei venti nella lanterna evocava l'aria, mentre le conchiglie incastonate nella cupola l'Acqua; il fuoco era simboleggiato dal rosso delle pareti e la terra dai preziosi marmi sul pavimento. Tutta quetsa simbologia era poi arricchita da statue e pitture che sviluppavano il tema degli Elementi e delle loro combinazioni. Oggi è l'unica sala nella quale si può comprendere lo spirito originario degli Uffizi, cioè di luogo di meraviglia dove si potessero confrontare direttamente le opere degli antichi, rappresentate dalla scultura, e quelle dei moderni, con le pitture. Attorno al pregevole tavolo intarsiato in pietre dure (del 1633-1649) sono poste in circolo alcune delle più famosa sculture antiche dei Medici, come il Fauno Danzante (replica romana di un originale del III secolo a.C.), i Lottatori (copia di epoca imperiale), l'Arrotino (che affilava il coltello nel gruppo di Marsia), lo Scita, (copia di una statua della scuola di Pergamo che faceva parte di un gruppo con Marsia), l'Apollino e soprattutto la 19


celebre Afrodite Medici, un originale greco del I secolo a.C. acquistato a Roma nel Cinquecento, che copia l' Afrodite Cnidia di Prassitele, tra i capolavori assoluti della statuaria classica. Le pitture sono tutte del periodo dopo il 1530, in particolare risalgono al filone della maestosa pittura di corte fortemente promossa da Cosimo I e da sua moglie Eleonora da Toledo. Di quest'ultima è il celebre Ritratto della Duchessa Eleonora col figlio Giovanni di Agnolo Bronzino, autore anche dei ritratti di Bartolomeo Panciatichi e di sua moglie Lucrezia, dei Pricipini medicei e del dipinto del Giovane con liuto. Altri ritratti sono opere del Vasari (Lorenzo il Magnifico), di Jacopo Pontormo (Ritratto di Cosimo il Vecchio), mentre fra i dipinti di soggetto diverso spiccano il Putto musicante di Rosso Fiorentino e la Fanciulla con petrarchino (con il Canzoniere) di Andrea del Sarto. Il monumentale stipo in pietre dure conteneva la collezione di inestimabili pietre preziose, cammei antichi e pietre dure lavorate, una delle collezioni più amate dai Medici, i quali spesso facevano incidere le proprie iniziali sui pezzi più pregiati: oggi sono esposte in diverse sedi, al Museo degli Argenti, al Museo archeologico nazionale fiorentino e al Museo di Mineralogia e Litologia.

Opere presenti in sala

Sala 19 del Perugino e di Signorelli Questa piccola sala faceva parte dell'Armeria. La volta originale andò distrutta e venne ridipinta nel 1665 con le Allegorie di Firenze e della Toscana, trionfi, battaglie e stemmi medicei da Agnolo Gori. La sala è dedicata alle opere di piccolo formato di artisti a cavallo tra Quattro e Cinquecento di varie scuole da scuole dell'Italia settentrionale e centrale. Luca Signorelli fu un pittore nativo di Cortona celebre per la profondità dell'uso del colore e per il senso di tensione e movimento delle sue opere, che furono il modello più immediato per la pittura di Michelangelo. La sua Sacra famiglia per esempio ispirerà il grande artista del Cinquecento nel Tondo Doni. Sempre di Signorelli è la pregevole Madonna con bambino del 1490 circa. La sala è dedicata anche alle opere di Pietro Perugino, uno dei primi maestri della scuola umbra, che ebbe a bottega anche Raffaello Sanzio. Del Perugino sono esposte soprattutto opere legate alla sua attività di ritrattista, come la serie dei Monaci di profilo (1500), il Ritratto di Francesco Mariadelle Opere (1494) o il Ritratto di giovane. Vicini allo stile pittorico di questi due maestri, troviamo opere di Lorenzo Credi, come l'Annunciazione, e di Piero di Cosimo, celebre per il tono magico e fantasioso delle sue opere a soggetto mitologico, qui rappresentato dal Perseo che libera Andromeda.

Opere presenti in sala

Sala 20 di Dürer Nella sala 20 sono esposte importanti opere di scuola tedesca che testimoniano l'influenza e la diffusione dell'arte fiorentina verso anche altre scuole più lontane, nel periodo tra il Quattro e il Cinquecento. Il soffitto presenta una decorazione ad affresco con grottesche originali del 20


Cinquecento, mentre le vedute di Firenze vennero aggiunte in seguito nel Settecento; curiosa è la veduta della basilica di Santa Croce senza la facciata ottocentesca. Il nucleo relativo a Albrecht Dürer è il più significativo, e mostra sia la capacità tipicamente nordica di infondere grande realismo alle opere (come nel Ritratto del padre del 1490), sia i debiti verso al pittura italiana nell'uso della prospettiva e della colorazione simbolica (come nell'Adorazione dei Magi del 1504 o nei Santi Filippo e Giacomo del 1516). Compelatano l'esposizione esempi di opere di Lukas Cranach, Hans Maler zu Schwatz, Hans Brueghel dei Velluti e altri.

Opere presenti in sala

Sala 21 del Giambellino e di Giorgione In questa sala, destinata nel 1588 circa da Ferdinando I de' Medici ad accogliere l'Armeria, e con affrescate nella volta da Ludovico Buti battaglie e grottesche (interessanti le figure di "indiani" e animali del Nuovo Mondo), sono allestite opere dei maestri del primo Rinascimento veneto, illustrando lo sviluppo della scuola veneziana, da Bartolomeo Vivarini, qui presente con un San Ludovico di Tolosa a Giovanni Bellini di cui sono presenti sia il Compianto, un modello utilizzato nella bottega belliniana, e l'enigmatica Allegoria sacra, che nel tema risponde al nuovo gusto umanistico ermetico ed elitario, fino a Giorgione qui presente con tre opere molto problematiche: al maestro possono essere riferiti certamente i due paesaggi sullo sfondo del Giudizio di Salomone e della Prova del fuoco di Mosè, per il Ritratto di guerriero con scudiero detto Il Gattamelata invece l'attribuzione è discussa, comunque il dipinto ricrea un'opera perduta del pittore antico Apelle. Altri pittori rappresentati nella sala sono gli emiliani Cosmè Tura e Lorenzo Costa, oltre a Cima da Conegliano e Vittore Carpaccio.

Opere presenti in sala

Sala 22 dei fiamminghi e tedeschi del Rinascimento Anche in questa sala presenta il soffitto decorato da Ludovico Buti (1588), con vivaci scene di battaglie. Vi sono esposti esempi in piccolo formato di pittura nordica e fiamminga, con Albrecht Altdorfer (Storie di San Floriano 1530 circa), Hans Holbein il Giovane (Ritratto di Sir Richard Southwell, 1536, e Autoritratto) e Hans Memling, che fu influenzato dai pittori italiani (per esempio nelle tavole della Mater Dolosa o della Madonna in trono. Il Ritratto di Benedetto Portinari e il San Benedetto, sono parti di un polittico smembrato, pure opera di Memling, che testimoniano la sua spinta innovativa sul soggetto del ritratto collocato all'aperto. Furono commissionati dalla setssa famiglia fiorentina del Trittco Portinari, visto nella sala di Botticelli. Non a caso qui si trovano anche opere del pittore italiano più "fiammingo", tanto che a volte le sue opere furono scambiate in passato per quelle di maestri delle Fiandre, Antonello da Messina, che per primo applicò la pittura a olio in Italia, avendo modo di collaborare direttamente con maestri d'oltralpe come Petrus Christus: alcuni documenti proverebbero indirettamente questa collaborazione, che comunque non è ancora accettata da tutti gli storici dell'arte, anche se il debito stilistico fra i due pittori è senz'altro spiccato.

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Opere presenti in sala

Sala 23 di Mantegna e di Correggio Anche questa sala faceva parte dell'armeria, come ricorda il soffitto affrescato da Ludovico Buti con officine per la produzione di armi, polvere da sparo e modelli di fortezze (1588). Le opere in questa sala sono di pittori rnascimentali dell'Italia settentrionale, attrivi tra il Quattro e il Cinquecento. Andrea Mantegna fu pittore di corte a Mantova dal 1460, sotto il patrocinio dei Gonzaga, ed è considerato unanimamente il fondatore dell'arte rinascimentale lombarda, e profondo influenzatore di tutta la pittura dell'Italia settentrionale di quel periodo. In questa sala sono esposte diverse sue opere che permettono di valutare il suo percorso artistico, come la Madonna dell cave, il Ritratto di Carlo di Cosimo de' Medici e il trittico proveniente dal Palazzo Ducale di Mantova con l'Ascensione, l'Adorazione dei Magi e la Circoncisione (1460-1470 circa), eseguite per i Gonzaga e riunite come trittico solo nell'Ottocento. A Mantegna si ispirò per esempio Vincenzo Foppa, come nella Madonna con bambino e un angelo (1480 circa), mentre all'altro grande protagonista del Rinascimento lombardo, Leonardo da Vinci, si ispirarono le tele qui esposte di Boltraffio (il Narciso), Bernardo Luini (Erodiade) e il senese Sodoma (Cristo tra gli sgherri). Proprio a Leonardo era attribuita anche la Leda e il Cigno, oggi ritenuta più probabilmente una copia da un originale perduto di Leonardo o l'opera di un allievo. Totalmente diversa è invece la pittura del Correggio, che ha in comune con il Mantegna solo il fatto di essere stato il più importante rappresentante di una scuola pittorica, quella emiliana del primo Cinquecento. Furono da lui dipinte la Madonna col Bambino tra angeli musicanti (opera della giovinezza), la Vergine in adorazione (1530 circa) e il Riposo dalla fuga in Egitto con San Francesco (1517 circa), che testimonia la grande originalità compositiva stupefacentemente anticipatrice, con oltre un secolo di distacco, della pittura barocca. Opere presenti in sala

Sala 24 Gabinetto delle miniature Questa sala a pianta ellissoidale, visibile solo affacciandosi dall'esterno, ospita la collezione di circa circa quattrocento miniature dei Medici, di varie epoche e scuole e raffiguranti soprattutto ritratti; per la fragilità dei supporti, non possono essere esposti alla luce quotidianamente e gli esemplari scelti vengono fatti ruotare periodicamente. La sala venne decorata all'epoca di Ferdinando I, che qui aveva fatto collocare la collezione di pietre e cammei portata in dote dalla moglie Cristina di Lorena. Nel tempo ha ospitato varie collezioni (bronzetti, oreficerie, oggetti messicani, gioielli, gemme...) che oggi si trovano altrove, soprattutto al Museo degli argenti. L'aspetto odierno è il risultato degli interventi settecenteschi di Zanobi del Rosso, che su incarico del Granduca Pietro Leopoldo ricavò la forma ovale e ricreò la decorazione.

Corridoio sull'Arno

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Questo ambiente, spettacolore per le vedute sul Ponte Vecchio, sull'Arno e sulle colline a sud di Firenze, ospita da secoli le opere migliori della statuaria antica, per via della spettacolarità dell'ambientazione e per la massima luminosità (infatti affaccia a sud). Gli affreschi dei soffitti sono a tema religioso, eseguiti tra il 1696 e il 1699 da Giuseppe Nasini e Giuseppe Tonelli, per iniziativa del "cattolicisimo" granduca Cosimo III, a parte le prime due campate che sono cinquecentesche: una con un finto pergolato e una con le grottesche. Tra le statue esposte si trovano un Amore e Psiche, copia romana di un originale ellenistico, e il cosiddetto Alessandro morente, una testa ellenistica derivata da un originale di Pergamo, modello spesso citato di espressione patetica. Agli incroci coi corridoi principali si trovano due statue del tipo Olympia, derivate dalla Venere seduta di Fidia, una del IV secolo e una del I secolo con la testa rifatta in epoca moderna. Sul lato verso l'Arno sono posti un altare dei Lari, di epoca augustea, un sarcofago con la Caduta di Fetonte e, sul retro, le Corse nel Circo Massimo (II secolo), la Fanciulla seduta pronta alla danza (II secolo a.C., facente parte di un gruppo col Satiro danzante del quale esiste una copia davanti all'ingresso della Tribuna) e un Marte in marmo nero (da un originale del V-IV secolo a.C.). Sul lato opposto si trovano un frammento di Lupa in porfido, copia da un originale del V secolo a.C., l'ara cilindrica con il Sacrificio di Ifigenia (I secolo d.C.; Agamennone è la figura velata, a significare il suo dolore come inventato dal pittore greco Timante) e un Dioniso e satiro, col solo busto antico, mentre il resto venne aggiunto da Giovan Battista Caccini nel tardo Cinquecento.

Corridoio ovest Nel corridoio ovest, usato come galleria a partire dalla seconda metà del XVII secolo dopo aver ospitato le le officine artigiane, continua la serie di statue classiche di provenienza soprattutto romana, in larga parte acquistate al tempo di Cosimo III sul mercato antiquario romano. Fra le opere più interessanti le due statue a tutto tondo di Marsia (bianco e rosso), poste una di fronte all'altra e copie romane di un originale tardo ellenistico: quello rosso appartenne a Cosimo il Vecchio e la testa venne integrata, secondo Vasari, da Donatello. Più avanti si trova un copia del Discobolo di Mirone, col braccio destro restaurato come se si coprisse il volto (a lungo venne per questo aggregata al gruppo di Niobe). Il Mercurio è un pregevole nudo derivato da Prassitele restaurato nel Cinquecento. A sinistra del vestibolo d'uscita si trova un busto di Caracalla, con l'espressione energica che ispirò i ritratti di Cosimo I de' Medici. Alla parete opposta si trovano una Musa del IV secolo a.C. di Atticiano di Afrodisia e un Apollo con la cetra, busto antcio elaborato dal Caccini. La Venere celeste è un altro busto antico integrato nel Seicento da Alessandro Algardi: per questo quando vennero ritrovate le braccia originali non vennero reintegrate. La Nereide sull'Ippocampo deriva da un originale ellenistico. Notevole è il realismo ritrattistico del Busto di Fanciullo, detto anche del Nerone bambino. In fondo al corridoio si trova il Laocoonte copiato da Baccio Bandinelli per Cosimo I de' Medici su richiesta del cardinale Giulio de' Medici, con integrazioni del Bandinelli stesso desunte dal racconto virgiliano. Si tratta dell'unica statua interamente moderna dei corridoi, che permette il confronto, un tempo così caro ai Medici, tra maestri moderni e antichi. La decorazione del soffitto avvenne tra il 1658 e il 1679 su iniziativa di Ferdinando II de' Medici, con soggetti legatia uomini illustri firoentini, quali esempi di virtù, e le personificazioni delle città del Granducato di Toscana. I pittori che parteciparono all'opera furono Cosimo Ulivelli, Angelo Gori, Giacomo Chiavistelli e altri. Quando le ultime dodici campate andarono perdute in un

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incendio nel 1762, gli affreschi vennero reintegrati da Giuseppe del Moro, Giuliano Traballesi e Giuseppe Terreni.

Sala 25 di Michelangelo e dei fiorentini Questa sala, la prima dell'ala ovest, è dedicata al Cinquecento fiorentino. L'opera esposta che attira subito l'attenzione è il magnifico Tondo Doni di Michelangelo Buonarroti, una Sacra famiglia altamente innovativa, sia per la composizione che per l'uso dei colori, che oltre a rappresentare uno dei rarissimi dipinti su tavola del maestro è anche l'archetipo di tutto il manierismo, l'opera con la quale si confrontò tutta la genereazione seguente di pittori. Dipinta verso il 1504, è un'opera non convenzionale per la posa, con il bambino in braccio a San Giuseppe piuttosto che alla Madonna, voltata di spalle. I soggetti in primo piano creano una strutture triangolare sul cui sfondo si staglia la fascia orizzontale dei putti nudi, forse un riferimento al mondo pagano escluso dalla salvezza. I colori usati sono sorprendentemente accesi e la cornice è originale forse disegnata da Michelangelo stesso con le graziose teste intagliate che guardano il dipinto, Un'inquietante Salomè (1515) del pittore spagnolo Alonso Berruguete, attivo a Firenze nel primo Cinquecento, si trova pure nella sala, così come opere coeve di Fra Bartolomeo (come l'Apparizione della Vergine a San Bernardo del 1504-1507) e di Mariotto Albertinelli (come la Visitazione del 1503) che risultano ancora più tradizionali dal confronto con le innovazioni di Michelangelo, opere ispirate agli insegnamenti religiosi di Girolamo Savonarola. Tra la sala 24 e la sala 35 si trova l'accesso per il Corridoio Vasariano.

Opere presenti in sala

Sala 26 di Raffaello e di Andrea del Sarto Le prime opere di Raffaello Sanzio sono quasi contemporanee al Tondo Doni di Michelangelo, ma denotano un'impostazione ancora legata al passato, alle opere di Pietro Perugino, anche se la qualità pittorica aveva già superato il maestro. In questa fase l'artista aveva sviluppato un'arte estremamente dolce e pacata, sia nel controllo della resa pittorica, sia nella scelta delle pose dei soggetti, con risultati di estrema armonia e bellezza. Sono qui custoditi i Ritratti dei duchi di Urbino Elisabetta Gonzaga e Guidobaldo da Montefeltro nonché quello del loro nipote ed erede Guidobaldo da Montefeltro; la famosa Madonna del cardellino, armonica sintesi di diverse esperienze pittoriche (Perugino, Leonardo da Vinci, Fra Bartolomeo...) è datata al soggiorno fiorentino del pittore, tra il 1505 e il 1506. Il periodo successivo dell'arte di Raffello, il cosiddetto periodo romano, quando divenne pittore principale della corte vaticana, è caratterizzato da una maggiore monumentalità e un pieno possesso della tecnica del colore, qui ben rappresentato dal sommo Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi. Un altro capolavoro è rappresentato dalla Madonna delle Arpie di Andrea del Sarto (1517) esemplare del periodo centrale della sua produzione pittorica, dinamico e con una piena padronanza del colore, influenzato dai coevi risultati pittorici di Michelangelo, mentre il San Jacopo (1528) è tipico dello stile più maturo, l'ultimo periodo dell'artista, dove ormai aveva sviluppato un proprio linguaggio di forte carica monumentale, quasi scultorea, con figure più isolate sullo sfondo e marcate in tutta la loro solennità.

Opere presenti in sala

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Sala 27 del Pontormo e del Rosso Fiorentino L'arte fiorentina della prima metà del Cinquecento sviluppò varie correnti; oltre al classicismo di Andrea del Sarto, ebbe un ruolo rilevante il cosiddetto manierismo, caratterizzato da un linguaggio più innovativo e per certi versi di vera e propria rottura con la tradizione: si svilupparono rappresentazioni di figure innaturali (nei colori, nelle pose, nell'anatomia) ma dotate di grande eleganza e di una forte carica evocativa, quasi "magica". Jacopo Pontormo ne fu il caposcuiola, sebbene non amato dai contemporanei, che trasse ispirazione anche dalla coeva pittura tedesca, desunta dalle incisioni di Albrecht Dürer; è presente con la Cena in Emmaus del 1525, un Sant'Antonio Abate, la Natività di San Giovanni (desco da parto) e il Ritratto di Maria Salviati. Rosso Fiorentino fu un altro importante esponente dell'epoca, caratterizzato però da una forza pittorica dirompente e per certi versi irriverente, quasi blasfema; sua è la Madonna col bambino e santi (1518) e il Mosè che difende le figlie di Jetro (1523 circa), opere tipiche del suo stile voluttuoso e di rottura con gli schemi tradizionali. Corredano la sala anche degli interessanti lavori di artisti dell'epoca, come Agnolo Bronzino, allievo del Pontormo, con il Compianto sul Cristo morto e la Sacra famiglia Panciatichi, opere raffinate e preziose, frutto della più alta committenza aristocratica fiorentina. Francesco Salviati prese le mosse dalla pitture sinuosa del Pontormo e la arricchi di esperienze fatte a Roma, come l'incontro con l'emiliano Parmigianino. Artista minore, ma interessante per cultura figurativa dell'epoca, è il Bachiacca, caratterizzato da uno stile minuzioso, quasi fiammingo.

Opere presenti in sala

Sala 28 di Tiziano e di Sebastiano del Piombo La sala 28 è dedicata alla pittura veneta dei primi decvenni del Cinquecento. Il caposcuola Tiziano è rappresentato da un'ampia antologia di ritratti, da quello del Cavaliere di Malta (1510 circa), a quelli dei duchi di Urbino Francesco Maria della Rovere e Eleonora Gonzaga, fino al Ritratto di Ludovico Beccardelli del 1552. Opera celeberrima è la Venere d'Urbino, di raffinata sensualità evidenziata dalla piena plasticità del colore che dà corpo al volume corporeo della dea. Sempre a tema mitologico sono i dipinti della Flora e della Venere con cupido (1550 circa). Completano la sala anche alcune notevoli opere di Palma il vecchio, come la Sacra Famiglia con san Giovannino e la Maddalena, del 1515 circa. Il suadente stile di Sebastiano del Piombo è illustrato dalla Morte di Adone e da un Ritratto di donna.

Opere presenti in sala

Sala 29 del Dosso e del Parmigianino e gabinetto degli emiliani

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Questa sala e il successivo Gabinetto ospitano artisti cinquecenteschi dell'Emilia Romagna (soprattutto delle aree di Parma e di Ferrara) e dell'Italia centrale. La sala 29 ospita i pittori emiliani della prima metà del Cinquecento. Spicca qui una delle opere più famose della galleria, la Madonna dal collo lungo di Parmigianino, capolavoro e summa delle ricerche antinaturalistiche e visrtosistiche del manierismo. Uno straordinario gioco di linee si gioca tra il corpo della Vergine, il Bambino (in posa da "Deposizione", che quindi preannuncia la sua morte) e i personaggi sulla sinistra, compresa l'anfora sospesa perfettamente ovael. L'enigmatico sfondo non fa capire se la scena si svolga all'interno o all'esterno, un'ambiguità complessa e sicuramente voluta, anche se la sinuosa bellezza della Vergine non fa spesso accorgere che si tratta di un'opera rimasta incompiuta nella parte destra, con uno sfondo approssimativo nel quale erano previste altre figure (esiste infatti il piede in un personaggio interrotto) Sempre del Parmigianino è la Madonna col bambino e santi (Madonna di San Zaccaria, 1530), caratterizzata dalla stessa grazia formale e da un paesaggio con monumenti antichi. Altre opere significative sono quelle di Luca Cambiaso (Madonna col bambino 1570) o dell'eccentrico Dosso Dossi, pittore di corte presso gli Este di Ferrara (Apparizione della Vergine ai santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista o la grottesca scena della Stregoneria o Allegoria di Ercole del 1535 circa).

Opere presenti in sala

Sala 30 Gabinetto degli Emiliani del Cinquecento Questa sala, come la precedente, è dedicata ad artisti emiliani del Cinquecento, rappresentati da opere di piccolo formato. I due artisti qui rappresentati sono Ludovico Mazzolino, con opere quali la Madonna col Bambino e santi del 1522-23 o la Strage degli innocenti, e Benvenuto Tisi, detto il Garofalo, autore di tre tele esposte: l'Adorazione dei pastori, l'Annunciazione e un San Girolamo.

Opere presenti in sala

Sala 31 del Veronese In questa sala furono collocate le opere dell'importante maestro veneto Veronese, attivo nella seconda metà del Cinquecento Esemplare del suo stile è la Sacra Famiglia con Santi, caratterizzata sia dall'intimità della scena, che dalla ricchezza cromatica tipicamente veneta (si noti ad esempio la veste della santa Barbara). L'Annunciazione è una grande tela, formato che ha reso famoso l'artista e che fu molto richiesto a Venezia dove era impossibile coprire le pareti di affreschi a causa dell'umidità. In questa opera lo spazio si dilata fino all'ultimo orizzonte, come nei grandi cicli della maturità del pittore. Opere presenti in sala

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Sala 32 del Bassano e del Tintoretto [] Le sale dalla 32 alla 35 sono state dedicate al Cinquecento Veneto. in particolare in questa sala sono stati scelti due autori ben rappresentativi di questa scuola, Jacopo Bassano, presente con opere come i Due cani, di soggetto quotidiano, e il Tintoretto. Del grande maestro veneto del secondo Cinquecento spicca la Leda e il cigno, soggetto mitologico di grande sensualità, e lacuni importanti ritratti, dal tono auilico dell Ritratto di ammiraglio veneziano, alle opere più intime e dotate di spessore psicologico come il Ritratto di Jacopo Sansovino. Sono presenti anche alcuni ritratti di Paris Bordon, di notevole enfasi. ▼ Opere presenti in sala

Sala 33 Corridoio del Cinquecento [] Questo stretto corridoio è stato allestito, dopo il riordino degli anni '90, con varie opere di piccolo formato di varie scuole, italiane ed estere, in larga parte risalenti alla seconda metà del Cinquecento. Tra gli artisti di scuola spagnola spicca il dipinto dei Santi Giovanni Evangelista e Francesco di El Greco; francese è il dipinto delle Due donne al bagno della scuola di Fontainebleau; Susanna e i vecchioni è un'opera del fiammingo Frans Floris. Tra i maestri toscani sono rappresentati Alessandro Allori, Agnolo Bronzino, Giorgio Vasari e Jacopo Zucchi: tutti loro parteciparono al più grande progetto dell'epoca a Firenze, la ridecorazione di Palazzo Vecchio voluta da Cosimo I e da Francesco I de' Medici, culminata nel capolavori dello Studiolo. L'ultima parte del corridoio ospita opere dove è possibile vedere i mutamenti voluti dalla Controriforma, che dettò nuove regole per la committenza e quindi per l'arte in generale: pittori come Jacopo Ligozzi, l'Empoli, Andrea Boscoli e Santi di Tito furono i capiscuola toscani che dovettero semplificare i propri soggetti per avere una comunicazione dei temi sacri più diretta e meno filosofica, scevra delle implicazioni letterarie, simboliche ed erudite tipiche dei due secoli precedenti. ▼ Opere presenti in sala

Sala 34 dei Lombardi del Cinquecento [] La sala ospita opere di numerosi maestri attivi in tutto l'arco del XVIs ecolo. Tra questi spiccano Lorenzo Lotto, anello di congiunzione tra la cultura veneta e lombarda (Ritratto di giovinetto, Susanna e i vecchioni, Sacra Famiglia e Santi La Trasfigurazione del bresciano Giovan Girolamo Savoldo è dominata dai mirabbili effetti di luce, mentre il Ritratto di ignoto con libro o il Ritratto del Cavaliere Pietro Secco Suardo sono alcuni degli esempi di opere del grande pittore bergamasco Giovanni Battista Moroni. Legata ai valori della Controriforma è la grande pala d'altare della Madonna col Bambino tra le sante Margherita e Maddalena, di Gerolamo Figino. 27


▼ Opere presenti in sala

Sala 35 del Barocci e della Controriforma toscana [] Questa sala è dedicata a Federico Barocci, caposcuola dei pittori "riformati" toscani, con numerosi esempi dei principali esponenti dell'epoca. Opere chiave sono le grandi pale d'altare, impostate secondo un linguaggio più eloquente e facilmente comprensibile rispetto ai maestri precedenti. Si trova qui esposta la Madonna del Popolo, esempio di messaggio immediatamente comprendibile ai fedeli, che è vicina ad altre opere di artisti quali Santi di Tito, Alessandro Allori, Bernardino Poccetti, oltre i successivi Cigoli, Empoli, Ludovico Buti e Passignano. ▼ Opere presenti in sala

Vestibolo d'uscita e sala 41 (deposito) [] Tra la sala 36 e la 41 si trova il vestibolo d'uscita, un tempo accesso del museo nel quale erano sistemate altre piccole sale, al primo piano, le altre sale dalla 27 alla 40, che oggi sono usate per le esposizioni temporanee e, in parte, la collezione del Seicento. Vi sono esposti oggi alcuni reperti antichi come un Torso di satiro e un Cinghiale, opere antiche attribuite ad originali di Lisippo. Altre opere famose, ma in attesa di una collocazione più adeguata, sono l'enorme Testa di gigante morente, oppure il celebre Spinario, cioè il fanciullo seduto che si cava una spina da un piede, forse la prima opera antica ad essere omaggiata da un artista occidentale moderno, cioè dal Brunelleschi che la inserì nella sua formella per il concorso per la porta del Battistero, poi chiamata Del Paradiso, che però fu vinto da Lorenzo Ghiberti. Il modello della statua dovrebbe risalire al periodo ellenistico, mentre la testa non è originale. Si trova qui anche la cosiddetta Fanciulla seduta pronta alla danza e un'ara con il Sacrificio di Ifigenia. Nela sala successiva (41) si trovavano le opere di Rubens, ma nel riallestimento è stata chiusa e adibita a deposito, mentre le grandi tele del maestro fiammingo sono state in parte collocate temporaneamente agli Appartamenti monumentali di Palazzo Pitti. ▼ Opere presenti nella sala

Sala 42 della Niobe [] Questa grandiosa sala, con stucchi dorati e una solenne architettura neoclassica, venne realizzata dall'architetto Gaspare Maria Paoletti a fine del Settecento per ospitare le numerose statue del Gruppo dei Niobìdi, una serie di statue romane copia di originali ellenistici portate in quegli anni a Firenze. Il mito di Niobe è dei suoi figli è legato all'amore materno, che portò la sventurata donna a vantarsi tanto della sua prole (sette maschi e sette femmine) da paragonarsi a Latona, madre di Apollo e Artemide, suscitando così l'ira degli dei che si vendicarono uccidendoli uno ad uno. Le sculture 28


vennero alla luce a Roma nel 1583 e fecero parte del corredo decorativo di Villa Medici (acquistate dal cardinale Ferdinando), dalla quale furono trasferite a Firenze nel 1781, dove vennero esposte direttamente in questa sala. Una delle sculture del gruppo si trova curiosamente a Villa Corsini a Castello, dove esiste un piccolo museo archeologico della Soprintendenza. Fra le altre sculture nella sala è da segnalare il grande cratere neoattico del I secolo. Delle enormi tele alle pareti due sono di Rubens e una di Giusto Sustermans. ▼ Opere presenti in sala

Sala 43 del Seicento italiano ed europeo [] La sala 43, già dedicata a Caravaggio, è oggi allestita con opere del Seicento italiano ed europeo, in larga parte collezionate dai Medici nel corso del secolo: la maggior parte dei dipinti seicenteschi si trova oggi esposta nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti e qui si trova solo una selezione rappresentativa. La sala conserva opere di pittori di scuola emiliana (Annibale Carracci, Domenichino, Guercino), fiorentina (Sigismondo Coccapani), genovese (Bernardo Strozzi) ecc. ▼ Opere presenti in sala

Sala 44 di Rembrandt e dei Fiamminghi del Seicento [] Questa sala è dedicata alla pittura olandese del Seicento, appassionatamente collezionata dai Medici soprattutto all'epoca di Cosimo III, che visitò i Paesi Bassi, e suo figlio il gran principe Ferdinando. Il maestro più importante di questa scuola pittorica fu senz'altro Rembrandt, del quale sono esposti due dei numerosi autoritratti realizzati nel corso della sua lunga carriera artistica, uno del 1634, l'altro eseguito attorno al 1660. Magistrale è la sua ricerca della psicologia, come si nota anche nella tela del Ritratto di vecchio. Altri artisti rappresentanti di questa scuola sono Jan Bruegel il Vecchio (Paesaggio con guado 1067), Hercules Seghers (Paesaggio montuoso), Jacob van Ruysdael (Paesaggi, 1660-1670), Rachel Ruysch (Frutta, 1711) e Jan Steen (Colazione), che testimonaiano i vari generi di questa scuola: dalla veduta al paesaggio, dalla scena galante alla scena di genere, dagli interni domestici alla natura morta. ▼ Opere presenti in sala

Sala 45 del Settecento italiano ed europeo [] Questa è l'ultima sala del percorso della galleria al secondo piano e conclude cronologicamente la galleria. Contiene infatti significativi esempi di pittura del Settecento, italiana ed estera. Tra gli italiani vanno segnalati innanzitutto le opere dei celeberrimi pittori veneti come Giambattista Tiepolo (Storie di Rinaldo) o Canaletto (presente con quattro Vedute), con quelle di Francesco Guardi e Rosalba Carriera.

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Altre importanti opere sono del toscano Giuseppe Maria Crespi (Famiglia del pittore 1708) e del lombardo Alessandro Magnasco (Refezione di zingari). Per quanto riguarda gli stranieri, le opere esposte non sono molte, ma ciascuna è rappresentativa delle scuole pittoriche pricipali ovvero quelle: francese (Jean Baptiste Siméon Chardin, Jean Marc Nattier, Jean Etienne Liotard) e spagnola (Francisco Goya, Ritratto della contessa di Chinchòn). L'ambiente attiguo è quello del bar, dal quale si accede alla terrazza sopra la Loggia dei Lanzi, ottimo punto di osservazione per Piazza della Signoria, Palazzo Vecchio e la Cupola del Brunelleschi. La piccola fontana della terrazza contiene una copia del Nano Morgante a cavallo di una lumaca, di Giambologna, oggi al Bargello ma originariamente creata per questo sito. ▼ Opere presenti in sala

Verone sull'Arno [] Le sale successive si trovano al piano inferiore, al primo. Dopo lo spazio nell'ala est dedicato alle esposizione temporanee (che si deve attraversare comunque anche se non ve ne è alcuna in corso) si giunge al Verone sull'Arno, con le grandi finestre che danno sul fiume e sul piazzale degli Uffizi. Qui si trovano tre sculture monumentali. Il Vaso Medici (al centro), grande cratere neoattico tra i tesori arrivati al museo da Villa Medici, risale alla seconda metà del I secolo a.C. ed è straordinario per dimensioni e per qualità . Vi è raffigurata nella base una scena a bassorilievo con gli eroi Achei che consultano l'oracolo di Delfi prima della partenza per la guerra di Troia. Il Marte Gradivo è di Bartolomeo Ammannati, con il Dio rappresentato come nell'atto di incitare un esercito standone a capo, mentre sul lato opposto si trova il Sileno con Bacco fanciullo di Jacopo del Duca, copia di una statua romana oggi al Louvre, da un originale bronzeo del IV secolo, forse di Lisippo: anche queste due statue erano a villa Medici e decoravano la loggia che dà sul giardino. ▼ Opere presenti nel Verone

Sala del Caravaggio [] Le opere di Caravaggio a Firenze non sono molte, ma rappresentano bene la fase giovanile del maestro, densa di celebri capolavori fin dalle prime produzioni artistiche. Solo con il riallestimento in seguito al 1993 questa opere hanno trovato collocazione stabile in questa sala. Spicca il Bacco, così disincantatamente realistico, e la Testa di Medusa, in realtà uno scudo ligneo per occasioni di rappresentanza, come i tornei. L'espressione di terrore di Medusa impressiona per la cruda violenza della rappresentazione. Opera più tipica dello stile maturo è il Sacrificio di Isacco, dove la violenza del gesto è miracolosamente sospesa. Le altre opere della sala permettono un confronto immediato con opere di temi simili di seguaci del Caravaggio: Artemisia Gentileschi con la Giuditta decapita Oloferne (una delle poche donne artiste ad avere un posto importante nella storia dell'arte) e Battistello Caracciolo con la Salomè con la testa del Battista.

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▼ Opere presenti in sala

Sala di Bartolomeo Manfredi [] Bartolomeo Manfredi du uno dei pittori più prossimi a Caravaggio. È qui presente con quattro opere. Una quinta, Concerto, venne distrutta dall'attentato di via dei Georgofili del 1993: al suo posto è stata collocata una copia antica. ▼ Opere presenti in sala

Sala di Gherardo delle Notti [] L'olandese Gerard van Honthorst, italianizzato in Gherardo delle Notti, soggioornò a lungo in Italia e venne molto apprezzato da Cosimo III de' Medici. Il soprannome italianizzato viene dalla sua ceklta di dipingere quasi esclusivamente scene notturne rischiarate dal lume di candela, ispirandosi a Caravaggio ed a Georges de La Tour. L'Adorazione dei pastori, dello stesso artista, venne gravemente danneggiata dall'attentato del 1993, ed oggi i suoi resti sono tenuti nei depositi. ▼ Opere presenti in sala

Sala dei Caravaggeschi [] La sala dei Caravaggeschi ospita opere di altri maestri ispirati da Caravaggio. Sono rappresentate quattro aree geografiche: • • • •

Siena con Francesco Rustici; Roma con Spadarino; La Francia con Nicolas Regnier; L'Olanda con Matthias Stomer.

È qui collocata anche la tela di un maestro anonimo di eccellente qualità. ▼ Opere presenti in sala

Sala di Guido Reni [] L'ultima sala della galleria è dedicata a Guido Reni, caposcuola bolognese del Seicento. In futuro è previsto un ulteriore ampliamento con l'apertura di altre sale a questo piano, ma non è stato stabilito un preciso programma. Guido Reni fu un maestro del gusto classicistico seicentesco, anche se l'opera del David con la testa di Golia si ricollega per lo sfondo scuro ai caravaggeschi delle sale precedenti. Più astrattamente idealizzato è l'Estasi di sant'Andrea Corsini, entrato in Galleria nel 2000, dalla luminosità sovrannaturale. 31


▼ Opere presenti in sala

Gabinetto dei disegni e delle stampe [] Al secondo piano della Galleria, presso i locali ricavati dall'ex Teatro Mediceo, ha sede la raccolta di arti grafiche, iniziata intorno alla metà del XVII secolo dal cardinale Leopoldo de' Medici e trasferita agli Uffizi nel 1700 circa. Dell'antico teatro resta oggi solo il prospetto all'altezza dello scalone, con un busto di Francesco I de' Medici di Giambologna (1586) sulla porta centrale; ai lati si trovano una Venere, copia romana di un originale del V secolo a.C., e una Statua femminile ellenistica. La raccolta di disegni e stampe, tra le maggiori al mondo, comprende circa 120.000 opere, datate dalla fine del Trecento al XX secolo secolo, fra le quali spiccano esempi di tutti i più grandi maestri toscani, da Leonardo a Michelangelo a molti altri, che permettono spesso di stabilire il percorso creativo di un'opera, attraverso i disegni preparatori, oppure a volte testimoniano, attraverso le copie antiche, opere ormai irrimediabilmente perdute, come gli affreschi della Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci e della Battaglia di Càscina di Michelangelo, che un tempo dovevano decorare il Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, ma che non furono completati e dei quali si persero sia le pitture sperimentali sulla parete, nel caso di Leonardo, sia il cartone preparatorio, nel caso di Michelangelo. Vasari stesso collezionò i fogli e consacrò il disegno come "padre" delle arti e prerogativa dell'arte fiorentina. Nella piccola sala davanti allo scalone o nel vestibolo dui accesso al Gabinetto si tengono periodicamente mostre temporanee, che espongono a rotazione materiale delle collezioni o le nuove acquisizioni.

Collezione Contini Bonacossi [] Nel braccio destro del loggiato, con l'entrata da via Lambertesca, è sistemata la straordinaria collezione raccolta nei primi del Novecento dai coniugi Contini Bonacossi e donata agli Uffizi negli anni '90, venendo così a rappresentare il più importante accrescimento del museo relativo al secolo scorso. Della collezione fanno parte mobilio, maioliche antiche, terrecotte robbiane, e soprattutto una notevolissima serie di opere di scultura e pittura toscana, fra le quali spiccano una Maestà con San Francesco e San Domenico di Cimabue, la Madonna della Neve del Sassetta (1432 circa), la Madonna Pazzi di Andrea del Castagno (1445 circa), il San Girolamo di Giovanni Bellini (1479 circa), il marmo di Gian Lorenzo Bernini del Martirio di San Lorenzo (1616 circa), La Madonna con otto santi del Bramantino (1520-1530) oppure il Torero di Francisco Goya (1800 circa).

Ex-Chiesa di San Pier Scheraggio [] Della chiesa che sorgeva accanto a Palazzo Vecchio restano solo alcune arcate visibili da via della Ninna, e una navata che fa parte degli Uffizi, adiacente alla biglietteria usata nella seconda metà del Novecento. La sala di San Pier Scheraggio viene usata per conferenze, per esposizioni temporanee o per esporre opere che non trovano spazio nel percorso espositivo per via della loro singolarità. Attualmente ospita una collezione di arazzi medicei, ma in passato ha ospitato temporaneamente anche gli affreschi staccati della serie degli Uomini famosi di Andrea del Castagno, provenienti 32


dalla Villa Carducci-Apndolfini a Legnaia, con l'affresco di Botticelli dell'Annunciazione del 1481, staccato dalla parete della loggia dell'ospedale di San Martino alla Scala a Firenze, oppure, in un altro periodo, la grande tela della Battaglia di Ponte dell'Ammiraglio di Guttuso e Gli archeologi di Giorgio de Chirico.

Sala delle Reali Poste Questa sala al piano terreno nell'ala destra è usata dall'associazione Amici degli Uffizi che organizza periodicamente delle esibizioni temporanee a ingresso gratuito su svariati temi, con opere prese dai depositi, come quella riguardani i temi dell'erotismo nell'artem quella sulle opere provenineti dall'arcispedale di Santa Maria Nuova o quella sugli autoritratti.

Bargello: Storia [] Con la costituzione di Firenze a libero comune e la creazione della figura del Capitano del Popolo, venne costruito il Palazzo più tardi detto del Bargello. Il primo nucleo, affacciato su via del Proconsolo, già iniziato nel 1255, venne realizzato secondo Giorgio Vasari da Lapo Tedesco, inglobando il vecchio Palagio, la torre dei Boscoli e alcuni case e torri della Badia Fiorentina, tra il 1340 e il 1445 l'edificio venne rialzato da Neri di Fioravanti. Ampliato successivamente con un nuovo edificio su via dell'Acqua tra il 1260-80 nel 1295 venne realizzato il cortile porticato, tra il 1316 e il 1320 venne rialzato sui lati di via Ghibellina e via dell'Acqua. Alla metà del Trecento divenne sede anche del Podestà. Con l'instaurarsi dell’egemonia medicea nella seconda metà del Quattrocento, divenne prima la sede del Consiglio di Giustizia e dei Giudici di Ruota, e dal 1574, sotto il duca Cosimo I de' Medici, sede del bargello, ovvero il capo delle Guardie o di Piazza, che provvedeva agli arresti, interrogatori e provvedeva anche ad eseguire le condanne capitali. Nei quasi tre secoli, in cui venne adibito a carcere, nel cortile furono murati gli archi del loggiato e del verone, le sale più grandi vennero suddivise con tramezzi per ricavarne un maggior numero di celle e furono coperte le pitture e le decorazioni. Negli anni Quaranta dell'Ottocento, quando il 21 luglio 1840 nella cappella di Santa Maria Maddalena il pittore-restauratore Antonio Marinivenne riportò alla luce un ritratto di Dante, che secondo Vasari venne dipinto da Giotto, trasferito il carcere alle Murate, venne deciso nel 1859 il restauro del complesso protrattosi fino al 1865 e sotto la direzione di Francesco Mazzei, il quale ripristinato l'antico aspetto cercò di recuperare o rifare ex-novo gli ornamenti architettonici e affidando le decorazioni pittoriche delle sale a Gaetano Bianchi che si ispirò a monumenti della stessa epoca. Nel 1865 venne inaugurato il Museo Nazionale al piano terreno vennero allestite due sale d’armi, con oggetti provenienti in parte dall’armeria medicea e dall'altra dal Guardaroba di Palazzo Vecchio, e una sala di scultura del Quattro-Cinquecento. Nel salone del primo piano trovarono posto le sculture proveniente dal salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio. Epigrafe contenente la data 1255

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Successivamente dagli Uffizi, giunsero sia le sculture in bronzo e marmo che le collezioni di arti applicate: maioliche, cere, ambre, avori, oreficerie, smalti e bronzetti, alcune di queste trasferite nel 1928 al Museo degli Argenti. Altri materiali affluirono sia da donazioni e prestiti di privati che da pubbliche istituzioni: dall'Archivio di Stato i sigilli e dalla Zecca le monete. Infine, a seguito dell'Unità d'Italia e delle conseguenti soppressioni di ordini monastici giunsero robbiane, sculture e oreficerie sacre. In occasione del centenario di Donatello nel 1887 il salone venne destinato ad accogliere opere dell'artista e della scultura quattrocentesca fiorentina. Del 1888 è la donazione della raccolta dell’antiquario lionese Louis Carrand, del 1886 è la donazione Conti, del 1899 la Ressman e del 1906 la Franchetti arricchendo il settore delle arti applicate. Duramente colpito dall'alluvione del 1966 ha subito una serie di rammodernamenti e spostamenti. il 13 luglio 2006 ha subito un plateale furto durante l'orario di normale apertura di tre gioielli antichi della sezione islamica.

La Torre Volognana [] La "Montanina", la campana del Bargello Sul Canto del Bargello all'angolo con via Ghibellina, si trova, ingolbata nel fianco del palazzo, la torre denominata "Volognana", che raggiunge l'altezza di 57 metri. La torre, nei cui sotterranei ebbe per secoli angusto spazio la prigione, venne così appellata dal nome di Geri da Volognano, uno dei primi carcerati che vi furono rinchiusi. Alla sommità è posta la campana chiamata dai fiorentini "la Montanina" che suonava sempre in funeste occasioni come per richiamare i giovani alle armi, o per annunciare esecuzioni capitali, o in caso di sollevazioni e tafferugli che generavano sempre feriti e morti. I tristi rintocchi originarono un modo di dire che veniva affibbiato ad una persona che parlava male di tutti: "Ha la lingua lunga come la campana del Bargello; quando suona, suona sempre a vituperio".

Sale [] Il Cortile [] Il Cortile, porticato su tre lati con archi a tutto sesto su pilatri ottagonali, venne realizzato nel XIII secolo e arrichito nel secolo successivo dal verone e dalla scala goticheggianti, quest'ultima, costruita su lato non porticato, da Neri di Fioravanti tra il 1345 e il 1367. Con la destinazione a carcere del Palazzo vennero tamponati gli archi del loggiato e del verone. Nella seconda metà dell'Ottocento il cortile fu la parte del Palazzo maggiormente valorizzata dai restauri del Mazzei, vennero raperte le logge e il verone e furono restuarati i superstiti stemmi dei Podestà e dei Giudici di ruota, nelle volte sotto il loggiati vennero eseguiti affresschi di Gaetano Bianchi con i gonfaloni dei quartieri e alcuni stemmi dei podestà. L'allestimento presenta sculture provenienti da Palazzo Vecchio e dai giardini di Boboli e Castello. Al centro del cortile si trova un grazioso pozzo ottagonale e qui si trovano esposti anche alcune pregevoli statue in marmo, come le sei sculture allegoriche di Bartolomeo Ammannati (Firenze, 34


l'Arno, l'Arbia, la Terra la Temperanza e Giunone), l'Oceano del Giambologna, alcuni rilievi di Benedetto da Maiano e il cosiddetto cannone di San Paolo, di Cosimo Cenni (1638). ▼ Opere presenti nel Cortile

Sala della Scultura Medievale o del Trecento [] Vi si accede dal lato orientale del cortile. Normalmente destinata a mostre temporanee, accoglierebbe normalemnete alcune sculture del periodo precedente il Rinascimento, come la Madonna con Bambino di Tino da Camaino o il gruppo dei Tre accoliti di Arnolfo di Cambio.

Sala di Michelangelo e della scultura del Cinquecento [] La sala, ridecorata alla metà dell'Ottocento da Gaetano Bianchi, venne allora allestita con la collezione medicea di armi e con trofei e bandiere. In seguito all'alluvione del 1966, la sala venne imbiancata ed oggi resta solo un affresco giottesco con la Madonna col Bambino e oranti. Luciano Berti la destinò alla scultura cinquecentesca, con alcuni pezzi provenienti nel 1874 dagli Uffizi. Spiccano tra le numerose opere quelle di Michelangelo Buonarroti, con alcune opere giovanili come il Bacco (1497), la sua prima scultura a tutto tondo scolpita a 22 anni e uno dei rarissimi soggetti profani del grande artista, prima di venire travolto dall'ondata di religiosità predicata con veemenza da Savonarola. La figura dell'ubriaco vacillante, quasi in equilibrio su un piede solo, è scolpita in uno stile maestoso e ben modellato che richiama le sculture classiche. Del 1504 è invece il Tondo Pitti, un bassorilievo in parte incompiuto che rappresenta la Madonna con Gesù Bambino e San Giovannino, nel quale alcuni storici intravedono segni di influenza di analoghe composizioni di Leonardo da Vinci. Il David-Apollo risale al 1530-32 e non è stato chiaramente interpretato, mentre il Bruto del 1539 è l'unico busto pervenutoci di Michelangelo, che secondo il Vasari rappresenterebbe Lorenzino de' Medici, chiamato Lorenzaccio per aver ucciso suo cugino il duca Alessandro de' Medici. Fanno da contorno nella sala alcune piccole opere ispirate al maestro, scolpite da Bartolomeo Ammannati, il Tribolo, e Baccio Bandinelli. Si distaccano invece per uno stile più evoluto e raffinato le opere di Benvenuto Cellini (come i bronzetti originali del basamento del Perseo di Piazza della Signoria, i marmi di Ganimede e di Narciso, e il busto di Cosimo I) e di Giambologna, rappresentato da uno dei suoi capolavori, l'agile Mercurio bronzeo del 1576. Di Andrea Sansovino è il Bacco del 1510 che si discosta volutamente dall'opera di Michelangelo, mentre un rilievo bronzeo è un'interessante opera di Vincenzo Donati. Vi si trova anche l'Allegoria di Fiesole del Tribolo. ▼ Opere presenti nella sala

Sala degli Avori Arte Francese, Dittico con Scene dell’infanzia di Cristo e della Passione 35


La sala è allestita con gli avori entrati al Bargello nel 1889 con la raccolta Carrand, un antiquario francese che donò la sua collezione a Firenze. L'allestimento, risistemato nel 1988, è stato arrichito da manufatti in legno, cuoio e osso, di destinazione affine. Alle pareti pitture e staue lignee. Opere presenti nella sala

Cappella di Maria Maddalena e Sagrestia [] La cappella al primo piano, con volta a botte ogivale e con finestre monofore, venne costruita dopo il 1280. Qui sostavano i condannati a morte prima di iniziare il loro cammino verso il patibolo, assistiti dai confratelli della Compagnia dei Neri. Tenendo conto di tale uso si spiegano gli affreschi 1340 attribuiti alla bottega di Giotto: alle pareti laterali, le Storie di Santa Maria Egiziaca, di Santa Maria Maddalena, di San Giovanni Battista, fulgidi esempi di penitenti e peccatori redenti; sulla parete d'ingresso l'Inferno, e sulla parete di fondo il Paradiso, dove fra gli eletti è rappresentato anche Dante Alighieri con in mano la Commedia, il ritratto più antico e probabilmente più vicino alla realtà del grande poeta. Sulla parete di fondo sono anche due affreschi tardo-quattrocenteschi con la Madonna col Bambino di Sebastiano Mainardi e San Gerolamo penitente di Bartolomeo di Giovanni. Con la trasformazione del palazzo in carcere gli affreschi vennero scialbati e l'ambiente diviso in due piani, l'uno destinato ad accogliere i condannati a morte in attesa di supplizio, l'altro in dispensa. Con il restauro dell'ambiente alla metà dell'Ottocento, vennero sistemati nella cappella il coro e il leggio di Bernardino della Cecca provenienti da San Miniato al Monte, mentre all'altare venne sistemato il trittico di Giovanni di Francesco infine nelle vetrine opere di oreficeria sacra. ▼ Opere presenti nella sala

Collezione Carrand [] La sala, detta fino al 1888 del Duca d'Atene, cui appartiene lo stemma degli affreschi, contiene parte degli oggetti donati da Louis Carrand: pezzi di oreficeria, smalti di Limoges, metalli, oggetti indiani, sculture e i dipinti. ▼ Opere presenti nella sala

Collezione Islamica [] Con la trasformazione a carcere del Palazzo, la sala nel 1574 venne divisa in tre vani e solo, col restauro ottocentesco, venne riportata alla sua dimensione originale, allestendola con opere in cera di Gaetano Zumbo, sigilli medievali e arazzi della collezione Carrand. Dal 1982 la sala ospita oggetti islamici, provenienti dalle collezioni granducali e Carrand, Franchetti e Ressmann tra cui oggetti metallici dei secoli XIII-XV, maioliche, avori, gioielli, armi, cinque tappeti e stoffe. In questa sala è stata forzata una vetrina nel luglio 2006 durante il normale orairio di apertura, sottraendo tre gioielli di grande valore: una collana d'oro e un paio di orecchini del XII secolo, un anello con pendaglio del XIII secolo. L'allarme non era scattato nonostante la frattura e ci si è accorti dell'accaduto solo quando i malviventi erano fuggiti.

Salone di Donatello e della scultura del Quattrocento [] 36


Elaborazione del David di Donatello, da una copia al Victoria and Albert Museum di Londra La sala, realizzata tra il 1340-45 da Neri di Fioravante con la sopraelevazione del Palazzo, venne adibita a salone del Consiglio Generale. Restaurata tra il 1857 e il 1865, decorata con finti affreschi venne allestita nel 1887, in occasione del quinto centenario della nascita di Donatello con sculture di quest'ultimo e del primo Quattrocento fiorentino, sistemate secondo i precetti museografici ottocenteschi in modo simmetrico. Tra i capolavori custoditi spiccano alcune delle opere migliori di Donatello, come il San Giorgio proveniente da una nicchia di Orsanmichele, i due David, uno giovanile in marmo (1408-09) e quello celeberrimo in bronzo del 1440 circa, dal bellissimo modellato, di sorprendente armonia nelle diverse vedute tridimensionali, il primo nudo nell'arte occidentale dai tempi dell'arte romana. Altre sue opere sono il busto di Niccolò da Uzzano, un ritratto di spiccato realismo in terracotta, il Marzocco (1418-1420), leone in pietra serena che poggia una zampa sul simbolo di Firenze, assurto a simbolo cittadino fin da quando fu posto il Piazza della Signoria (oggi è rappresentato in piazza da una copia, mentre questo è l'originale) e le opere della maturità come il bronzo dell' Attys-Amore, restaurato nel 2005, e la Crocefissione. In questa sala figurano anche importanti opere di altri artisti, come le due celebri formelle del Sacvrificio di Isacco che Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi fusero per partecipare al concorso pubblico del 1401 per realizzare la porta nord del Battistero di San Giovanni, universalmente riconosciute come le prime opere in assoluto dove si nota un superamento dello stile gotico verso maggiore espressionismo tipico del Rinascimento. Altri lavori coevi sono le opere di Agostino di Duccio, di Michelozzo, di Luca della Robbia (opere del periodo scultoreo, prima dell'invenzione della terracotta policroma, come le Storie di San Pietro e la Madonna della Mela) e di Desiderio da Settignano, che fu allievo di Donatello, qui rappresentato da un San Giovanninno ligneo, già attribuito a Donatello, e la Madonna Panciatichi, un bassorilievo in marmo. ▼ Opere presenti nel salone

Verone (Loggiato al primo piano) [] Il verone, costruito fra il 1317 e il 1320 su progetto di Tone di Giovanni, con la trasformazione del Palazzo in carcere venne murato e suddiviso in celle; con i restauri ottocenteschi fu ripristinato, affrescato da Gaetano Bianchi con decorazioni medievaleggianti e allestito con alcune campane provenienti da chiese toscane. Nel 1932, si provvide ad un nuovo allestimento con sculture cinquecentesche, per lo più provenienti da decorazioni di fontane e giardini. fra queste la serie degli animali in bronzo del Giambologna, provenienti dalla grotta della Villa Medicea di Castello, fra i quali figurano alcuni esemplari di incredibile realismo, come la Pavoncella o il Tacchino, all'epoca un animale ancora esotico. ▼ Opere presenti nel verone

Sala Bruzzichelli [] 37


La sala costruita tra il 1260 e il 1280, venne successivamente divisa in tre vani adibiti a celle. Nel 1865 con il restauro e la decorazione di Gaetano Bianchi e Brazzini, venne allestita con bronzi e bronzetti provenienti dagli Uffizi, nel 1888 sostititi da vetri, oreficerie, medaglie della collezione Carrand, infine nel 1983 con la donazione dell'antiquario Giovanni Bruzzichelli, la sala, dedicata alla raccolta di quest'ultimo, ospita anche mobili cinquecenteschi.

Sala delle Maioliche [] La sala espone, dal 1888, la collezione museale di maioliche italiane e non; il nucleo pricipale, costituito dalla raccolte medicee, è costituito da pezzi per lo più provenienti da botteghe urbinate. La sala venne arrichita di nuovi pezzi anche dalle donazioni di Alessandro Foresi, Antonio Conti, Luis Carrand, Wilhem Bode, Luigi Pisa e Giuseppe Vai Geppi, infine nel 1997 dal lascito Pillitteri e nel 1999 da quello Middeldorf.

Sala del Verrocchio e della scultura del secondo Quattrocento [] La sala nel 1574 adibita a carcere, venne reataurata nel 1865, decorandola con stemmi di alcune famiglie fiorentine da Gaetano Bianchi. La sala è allestita con sculture della seconda metà del Quattrocento, per la maggior parte provenienti dagli Uffizi, dalla collezioni medicee e lorenesi. spicca tra le opere esposte il David del Verrocchio in bronzo (1470 circa), di un realismo quasi opposto al classicismo di Donatello. Opera dello stessa artista è la delicata Dama col Mazzolino e il Busto di Piero di Lorenzo de' Medici. Altri busti di personaggi celebri del Rinascimento sono qui esposti, come il Giovane guerriero di Antonio del Pollaiolo, il Battista Sforza di Francesco Laurana e quello di Pietro Mellini di Benedetto da Maiano. Numerose sono anche le sculture, sia stautue che rilievi, di Mino da Fiesole e di Antonio Rossellino. ▼ Opere presenti nella sala

Sala dei Bronzetti [] La sala ospita una delle collezioni più importanti di bronzetti, con il nucleo maggiore appartenente alle collezioni medicee. Sicuramente prima in Italiaper qualità e dimensioni, qui si trovano alcuni pezzi di assoluto pregio come l'Ercole che "scoppia" Anteo di Antonio del Pollaiolo e il Ganimede di Benvenuto Cellini, nonché opere di Giambologna e di Andrea Briosco detto il Riccio. In questa sala si trova anche il pregevole camino realizzato da Benedetto da Rovezzano.

Sala di Andrea della Robbia [] Con la destinazione a carcere del Palazzo la sala venne divisa in quattro vani per ricavarne celle; con il restauro ottocentesco venne allestita prima con sculture in terracotta, poi con opere di Benvenuto Cellini. Nel 1972, venne dedicata all'opera di Andrea Della Robbia. Fra le opere più notevoli il Busto di fanciullo, la Madonna degli architetti e la Madonna del cuscino, raffinate terrecotte invetriate in elegante bicromia blu/bianco.

Sala di Giovanni della Robbia [] La sala è allestita con opere di Giovanni della Robbia e di altri collaboratori e artisti affini. Campeggia un grande tabernacolo in terracotta invetriata policroma, esemplare dello stile di 38


Giovanni, che rispetto ai precedenti artisti della famiglia Della Robbia cercò di usare tutti i colori tecnicamente possibili caratterizzando le sue opere per la policromia, in genere una pentacromia con bianco, blu, giallo, verde e bruno.

Sala dell'Armeria [] La sala accoglie ciò che rimane dell'armeria medicea e urbinate arrichita dalle donazioni Carrand e Ressmann.

Sale della Scultura barocca e del Medagliere [] Le sale riallestite nel 1990 accolgono la raccolta di medaglie del Bargello e la scultura di epoca barocca.

Orsanmichele: Museo e chiesa di Orsanmichele Via dell’ Arte della Lana,Tel: 055/23885 Fax: 055/2388699

Luogo unico e particolare in esso si suggellano funzioni civili e religiose. Il Museo è posto al piano primo, dove sono conservate le sculture originali, opera dei più celebri artisti fiorentini dal quindicesimo al sedicesimo secolo. La costruzione di Orsanmichele fu iniziata dal Comune di Firenze nel 1337, sulle rovine della duecentesca loggia del grano, in posizione equidistante tra il Duomo e il Palazzo della Signoria. Nella composizione primitiva, l’edificio, a pianta rettangolare ed a tre piani, presentava a piano terreno una loggia aperta, destinata al mercato del grano e contenente l’immagine della Madonna, dipinta da Bernardo Daddi nel 1347 e custodita all’interno del tabernacolo marmoreo appositamente costruito da Andrea Orcagna. Le arcate della loggia furono chiuse da Francesco di Simone Talenti, e alla funzione di mercato del grano si sostituì quella di chiesa rimasta fino ai giorni nostri. Nei piani superiori, costituiti ciascuno da un unico, vastissimo, ambiente, al posto del granaio, s’insediò nel 1569 l’Archivio Notarile, che abbandonò l’immobile solo nel secolo scorso. Orsanmichele ha rappresentato fin dal suo nascere l’incontro della civiltà civile e religiosa della città di Firenze divenendo sede di attività e di rappresentanza per il Comune, per la potente Confraternita della Madonna di San Michele in Orto e per le più importanti Arti cittadine, capeggiate dall’Arte della Seta, che nel 1339 ebbe l’incarico dalla Signoria di coordinare la decorazione dei pilastri esterni con tabernacoli contenenti le immagini scolpite dei Santi protettori. Tabernacoli e sculture, furono eseguiti dai maggiori artisti, tra i quali si annoverano Donatello, Nanni di Banco, Ghiberti, e, più tardi Verrocchio e Giambologna. Una straordinaria galleria all’aperto ed un repertorio altrettanto mirabile della scultura fiorentina del Quattrocento, ricca di implicazioni tardogotiche e rinascimentali. L’aspetto attuale del monumento, che nel corso dei secoli era stato notevolmente to si deve ad una serie di importanti restauri che si sono susseguiti a partire dalla seconda metà dell’Ottocento fino alle soglie del 2000. Il Museo: Il museo di Orsanmichele, aperto al pubblico nel giugno 1996, e allestito nei saloni del primo e secondo piano, è stato costituito per raccogliere le sculture, allontanate per ragioni dalle facciate esterne del monumento. Non ancora completato, il museo espone attualmente, al primo piano, otto delle quattordici opere scultoree, in bronzo ed in marmo, che ornavano i tabernacoli delle Arti dove sono state sostituite da copie, ed al secondo, le quaranta piccole sculture in pietra originariamente poste alla sommità delle colonnine che scandiscono le trifore all’esterno. Sono già inserite entro il maestoso salone gotico del primo piano, il San Marco di Donatello, San Jacopo di Niccolò di Pietro 39


Lamberti, la Madonna della Rosa di Pietro di Giovanni Tedesco , San Giovanni Battista di Lorenzo Ghiberti, l’Incredulità di San Tommaso del Verrocchio, San Pietro di Bernardo Ciuffagni , San Filippo e Sant’Eligio di Nanni di Banco. I Santi quattro coronati sono anch’essi nel museo, ed è in corso il loro restauro. La Chiesa: La chiesa di Orsanmichele, posta a piano terreno nell’ex loggia del grano, presenta all’interno una pregevole serie di affreschi quattrocenteschi che ornano i pilastri, alcune pareti, e le sei volte a crociera, in parte recentemente restaurate. Quest’ultime furono decorate negli anni 1398-1399 secondo il programma iconografico di Franco Sacchetti e rappresentano nelle vele personaggi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Vetrate istoriate eseguite per buona parte negli ultimi decenni del Trecento, dal maestro vetraio Niccolò di Pietro Tedesco. Di interesse rilevante è il tabernacolo marmoreo di Andrea Orcagna che racchiude la tavola con la Vergine col Bambino e gli Angeli di Bernardo Daddi. Nella campata adiacente, sull’altare detto di Sant’Anna è collocato un gruppo marmoreo di Francesco di Giuliano da Sangallo rappresentante la Vergine col Bambino e Sant’Anna. La chiesa è regolarmente officiata e vi si celebrano sante messe: una messa vespertina il sabato e due messe, mattutina e vespertina, la domenica. Santa Maria Novella:

I domenicani arrivarono a Firenze da Bologna, guidati da Fra' Giovanni da Salerno, nel 1219. Nel 1221, ottennero la piccola chiesa di Santa Maria delle Vigne, così chiamata per i terreni agricoli che la circondavano (all'epoca fuori dalle mura). Questa chiesetta era stata consacrata nel 1049 o, secondo altre fonti, nel 1094, anche se questa seconda ipotesi è più probabile, poiché nell'Archivio Capitolare della cattedrale fiorentina è conservato un documento che menziona questa data. Ad ogni modo, della chiesetta antica sono stati trovati alcuni resti sotto l'attuale sagrestia, in particolare le basi di alcuni pilastri romanici. La prima pietra di un nuovo e più ampio edificio fu posta il 18 ottobre 1279, durante la festa di San Luca, con la benedizione del Cardinale Latino, mutando l'orientamento con la facciata verso sud, e fu completata alla metà del XIV secolo. Il progetto, secondo fonti documentarie molto controverse, si deve a due frati domenicani, fra' Sisto da Firenze e fra' Ristoro da Campi, ma partecipò all'edificazione anche fra' Jacopo Passavanti, mentre il campanile e buona parte del convento si deve all'intervento immediatamente successivo di fra' Jacopo Talenti. La chiesa, sebbene già conclusa verso la metà del Trecento con la costruzione dell'adiacente convento, fu tuttavia ufficialmente consacrata solo nel 1435 da papa Eugenio IV in visita alla città. Su commissione della famiglia Rucellai, Leon Battista Alberti disegnò il grande portale centrale, la trabeazione e il completamento superiore della facciata, in marmo bianco e verde scuro, terminata nel 1470. Tra il 1565 e il 1571 la chiesa fu rimaneggiata ad opera di Giorgio Vasari, con la rimozione del recinto del coro e la ricostruzione degli altari laterali, che comportò l'accorciamento delle finestre gotiche. Tra il 1575 e il 1577 fu costruita da Giovanni Dosio la cappella Gaddi. Un ulteriore rimaneggiamento si ebbe tra il 1858 e il 1860 ad opera dell'architetto Enrico Romoli. Un importante restauro è stato effettuato nel 1999 con i fondi del giubileo, in seguito al quale per l'accesso alla chiesa è stato istituito un biglietto d'ingresso. Dall'aprile 2006 al marzo 2008 la facciata è stata di nuovo restaurata. La facciata [] Le preesistenze gotiche [] La facciata marmorea di Santa Maria Novella è fra le opere più importanti del Rinascimento 40


fiorentino, pur essendo stata iniziata in periodi precedenti. Venne completata definitivamente solo nel 1920. Il primo intervento si ebbe verso il 1350, quando il registro inferiore fu ricoperto di marmi bianchi e verdi grazie ai fondi lasciati da un tale Turino del Baldese deceduto un anno prima. In quella circostanza furono fatti i sei avelli o arche tombali, i due portali laterali gotici e, forse, anche l'ornamentazione marmorea a riquadri e archetti ciechi a tutto sesto fino al primo cornicione, che assomigliano a quelli del Battistero di San Giovanni. L'oculo risulta aperto dal 1367. I lavori in seguito si interruppero e durante il Concilio di Firenze, che si tenne anche nel convento dal 1439, venne ribadita la necessità di provvedere al completamento della facciata. Solo un ventennio dopo si offrì il ricco mercante Giovanni Rucellai, che ne affidò il progetto al suo architetto di fiducia, Leon Battista Alberti. L'intervento dell'Alberti [] Tra 1458 e 1478 fu rivestita la parte restante di marmi policromi, armonizzando con la parte già esistente. Sul frontone del timpano campeggia un'iscrizione che ricorda il benefattore e un simbolico anno di completamento, il 1470: IOHA(N)NES ORICELLARIUS PAV(LI) F(ILIUS) AN(NO) SAL(VTIS) MCCCCLXX (Giovanni Rucellai, figlio di Paolo, anno 1470). Inoltre l'elegante fregio araldico marmoreo della "vela con sartie al vento", altro non è che il simbolo della famiglia Rucellai, anch'esso inserito sulla facciata nella banda orizzontale del fregio fra la parte inferiore e quella superiore. Lo stesso simbolo si può vedere anche sulla facciata del palazzo e della loggia Rucellai, nonché sul Tempietto del Santo Sepolcro in San Pancrazio. L'Alberti si innestò quindi sulle strutture gotiche precedenti, ma il suo risultato fu un capolavoro dell'arte rinascimentale, sebbene ispirato agli elementi del romanico fiorentino (si vedano le analoghe incrostazioni bicrome a tarsia della facciata di San Miniato al Monte). L'Alberti creò il portale centrale classicheggiante, tutto il registro superiore e le zone angolari. Per mascherare alcune contraddizioni della struttura (come la mancata corrispondenza fra lesene superiori e inferiori, per via della preesistenza del rosone), creò un'alta fascia con la serie di forme quadrate. Per raccordare la navata maggiore con quelle laterali, notevolmente più basse, l'Alberti ideò le due volute capovolte (quella di destra fu rivestita di marmi solo nel 1920). Il segreto della bellezza delle facciata sta soprattutto nella sottile rete di rapporti modulari che l'Alberti studiò razionalmente con calcoli matematici per stabilire le proporzioni tra i vari elementi. Alcuni dei rapporti modulari principali: • • • • • •

La linea di base della chiesa è uguale all'altezza della facciata, con la quale forma un quadrato; Se la parte inferiore è esattamente la metà della superficie di questo quadrato, quella superiore, riguardo al quadrato tra le volute, equivale a un quarto; Dividendo ancora questa superficie in quattro si ottengono dei sedicesimi di superficie che inscrivono con precisione le volute laterali; Il portale centrale è alto una volta e mezzo la sua larghezza (rapporto di 2/3); L'altezza della fascia centrale a cerniera è uguale alla larghezza dei portali laterali e degli avelli, ed è sette volte l'altezza dell'ordine inferiore; I lati dei quadrati intarsiati sulla fascia centrale sono un terzo dell'altezza della fascia stessa 41


ed il doppio del diametro delle colonne della parte inferiore. Il Sol Invictus rappresentato sul timpano è lo stemma del quartiere di Santa Maria Novella, ma anche un simbolo di forza e ragione; il diametro del tondo del Sole è esattamente la metà del diametro del rosone (compresa la cornice) ed è uguale a quello dei cerchi nelle volute.

Molte altre sono le corrispondenze, ed è proprio questa ricerca progettuale dell'Alberti per l'applicazione di principi teorico-razionali a discostarsi definitivamente dal modo di procedere dell'artista-artigiano medievale, rendendo di Santa Maria Novella come il primo esempio di euritmia classica (cioè di armoniosa disposizione degli elementi) del Rinascimento. La facciata è stata restaurata nel 1999 con i fondi per il giubileo e di nuovo dall'aprile 2006. Le uniche altre chiese a Firenze ad avere una facciata in marmi policromi originale sono San Miniato e San Salvatore al Vescovo, mentre le facciate del Duomo e di Santa Croce furono realizzate solo nell'Ottocento. I portali [] Le lunette sopra le porte furono dipinte da Ulisse Ciocchi tra il 1616 e il 1618. Quella centrale rappresenta San Tommaso d'Aquino in preghiera davanti al crocifisso (sullo sfondo lo stemma Rucellai e la processione del Corpus Domini che ebbe inizio in Santa Maria Novella). Quelle laterali ritraggono due personaggi del vecchio testamento tradizionalmente legati all'allegoria eucaristica: Aronne con la manna, a destra, e Melchisedech con i pani, a sinistra. Gli strumenti scientifici [] Sulla facciata compaiono anche delle strumentazioni scientifiche aggiunte nel 1572-1574: a sinistra un'armilla equinoziale in bronzo, a destra un quadrante astronomico in marmo con gnomone, opere del domenicano fra Ignazio Danti da Perugia (1555-1586), astronomo e cartografo granducale. Il frate astronomo, grazie a queste strumentazioni, riuscì a calcolare esattamente la discrepanza fra il vero anno solare e il calendario giuliano, allora ancora in uso fin dalla sua promulgazione nel 46 d.C. Dimostrando i suoi studi con una commissione di altri studiosi a Roma a papa Gregorio XIII si ottenne il riallineamento dei giorni e la promulgazione del nuovo calendario gregoriano, saltando in una notte del 1582 dal 4 ottobre al 15 ottobre. L'interno della chiesa [] Architettura interna [] La chiesa fu la seconda basilica dove vennero usati elementi dell'architettura gotica a Firenze, in particolare i caratteri tipici dell'architettura gotica cistercense, dopo la chiesa di Santa Trinita. L'interpretazione del nuovo stile fu molto originale e fece da esempio ad un gran numero di edifici religiosi successivi. È lunga 99,20 metri, larga 28,30, mentre il transetto misura al massimo 61,54 m. Presenta una pianta a croce commissa (cioè a T), suddivisa in tre navate con sei ampie campate che si rimpiccioliscono verso l'altare (11,50 m. verso l'altare contro i 15 verso la facciata), dando la sensazione di una lunghezza maggiore di quella reale. La copertura è affidata alle volte a crociera a costoloni con archi a sesto acuto, decorati da conci bicromi in marmo verdi e bianco, sostenute da pilastri polistili, cioè a sezione mista. L'ampiezza della navata centrale e la sua altezza al limite delle possibilità statiche per un edificio del genere fanno sì che le navate laterali sembrino 42


ariosamente fuse in un'unica amplissima aula. Un grande tramezzo separava anticamente il presbiterio, l'area riservata ai religiosi, dalle navate longitudinali dove prendevano posto i fedeli, ma venne demolito tra il 1565 e il 1571, quando vi lavorò Vasari su commissione di Cosimo I. Nello stesso periodo vennero accorciate le monofore lungo la navata, in modo da lasciare in basso lo spazio per nuovi altari laterali. Il pavimento ospitava anticamente numerosissima lapidi funebri, che vennero selezionate nel restauro del 1857-1861 e in parte poste tra i pilastri laterali. Sempre nell'Ottocento, venne ricostruito l'altare centrale, in stile neogotico, e vennero ricomposte le finestre e gli altari laterali, dando alla chiesa l'aspetto attuale. In fondo alla navata principale, ad un'altezza di 45 metri, è stato ricollocato dal 2001 il Crocifisso di Giotto (databile verso il 1290), dopo dodici anni di restauro, nella posizione dove verosimilmente doveva trovarsi fino al 1421. Leggermente inclinato in avanti, è sorretto da una struttura metallica sospesa, ancorata ad un argano che ne consente l'abbassamento fino a terra. Le vetrate [] Le vetrate furono eseguite tra il XIV e il XV secolo e fra esse spiccano per esempio la Madonna con Bambino o San Giovanni e San Filippo entrambe disegnate da Filippino Lippi, poste nella Cappella Strozzi. Il rosone che si apre sulla facciata, che raffigura l'Incoronazione della Vergine con schiere d'angeli danzanti e una cornice di Profeti, fu realizzato su cartone attribuito ad Andrea di Bonaiuto, tra il 1365 e il 1367. Nella scena è raffigurato anche il committente, Tebaldino de' Ricci. La controfacciata [] Nella controfacciata è interessante la lunetta del portale centrale, con una Natività, affresco staccato della cerchia di Sandro Botticelli. In quella del portale di sinistra si trova un' Annunciazione su tela, l'ultima opera di Santi di Tito. In quella di sinistra infine si trova un affresco trecentesco di autore ignoto, con un' Annunciazione che sormonta una Natività, Adorazione dei Magi e Battesimo di Cristo. Altari della navata sinistra [] Numerose e di altissimo profilo sono le opere d'arte, fra le quali spicca la Trinità di Masaccio, opera sperimentale sull'uso della prospettiva, a proposito della quali il Vasari ebbe a dire: "Pare che sia bucato quel muro". Rappresenta uno dei più importanti capolavori dell'arte rinascimentale, attuazione dei nuovi canoni stilistici in pittura, al pari dei traguardi architettonici di Brunelleschi e scultorei di Donatello. La scena sacra è ambientata in una monumentale architettura classica, disegnata con punto di fuga realistico per essere guardata dal basso, mentre la figura di Dio sorregge la Croce di Cristo, con un atteggiamento maestoso, eloquente e solenne. Un recente restauro ha evidenziato la possibile collaborazione di Filippo Brunelleschi nel disegno della prospettiva dello sfondo. Anche le figure dei committenti, i coniugi Lenzi, inginocchiate ai lati della scena, rappresentano un'importantissima novità, dipinte per la prima volta a dimensione naturale, non piccole figurine di contorno, e con un notevolissimo realismo oltre al quale traspare anche il loro senso di religiosità e la devozione. La scritta sul sarcofago è un memento mori. Il primo altare è decorato dalla pala con la Resurrezione di Lazzaro' di Santi di Tito, mentre a destra vi si trova il monumento al giureconsulto Antonio Strozzi, del 1524, caratterizzato da un sarcofago in marmo nero con decorazioni scultoree disegnate da Andrea Ferrucci ma eseguite dagli allievi Silvio Cosini (per la Madonna col Bambino) e Maso Boscoli (autore degli angeli).

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Il secondo altare presenta la Samaritana al pozzo di Alessandro Allori (1575), accanto all' Annunciazione su tavola della cerchia di Bicci di Lorenzo, mentre il terzo altare venne rimosso per fare luce alla Trinità masaccesca. Poco più a sinistra si trova la Santa Lucia e donatore di David Ghirlandaio, già collocata nella Cappella Rucellai. Vicino si trova trova il pulpito, sul penultimo pilastro, commissionato dalla famiglia Rucellai nel 1443 e disegnato da Filippo Brunelleschi. La realizzazione dell'opera spettò al suo allievo Andrea Cavalcanti detto il Buggiano. Vi si trovano scolpite le Storie di Maria a bassorilievo, lumeggiate con l'oro nel Settecento. Da questo pulpito fu scagliato il primo attacco contro le scoperte di Galileo Galilei. Sul quarto altare si trova la Resurrezione e quattro santi di Giorgio Vasari e poco più avanti si trova l'organo risalente all'ottocento, ai fianchi del quale sono collocate le memorie funebri per gli architetti Giuseppe del Rosso il Vecchio (morto nel 1731) e di Zanobi del Rosso (morto nel 1731). Il quinto altare presenta una pala cinquecentesca con le Storie di Santa Caterina di Bernardino Poccetti, che fa da cornice ad una statua moderna della santa, mentre il sesto altare è decorato dal San Giacinto e altri santi di Alessandro Allori (1596). All'angolo con il transetto si trova un'acquasantiera della scuola di Benvenuto Cellini. Altari della navata destra [] Vicino al primo pilastro presso la controfacciata si trova l'acquasantiera in marmo, su una colonnina di mischio rosso, opera di manifattura francese del 1412. Sull'altare che corrisponde alla prima campata si trova la tela con il Martirio di San Lorenzo, opera di Girolamo Macchietti del 1573. Sul secondo è collocata una Natività di Giovan Battista Naldini, del 1577, mentre vicino si trova la tomba della Beata Villana (morta nel 1381), importante opera della scultura rinascimentale (1451): il volto della beata fu scolpito da Bernardo Rossellino, l'angelo di sinistra da Antonio Rossellino e quello di destra da Desiderio da Settignano. Il terzo altare presenta la tela della Presentazione al tempio, sempre del Naldini (1577), e nelle vicinanze è collocata la tomba del Beato Giovanni da Salerno, opera quattrocentesca però l'effige venne dispersa durante la risistemazione della chiesa del 1570, per cui una nuova scultura venne scolpita da Vincenzo Danti seguendo uno stile quattrocentesco. Nella quarta campata campeggia sull'altare un'altra pala del Naldini, la Deposizione. Ai lati si trovano a sinistra il monumento a Ruggero Minerbetti, di Silvio Cosini (1528-1530 circa) e a destra quello a Tommaso Minerbetti, rinnovato nella seconda metà del Cinquecento. Il quinto altare era usato dalle compagnie del Pellegrino e del Tempio ed è decorato dalla Predicazione di San Vincenzo Ferrer e il Redentore di Jacopo Coppi detto il del Meglio. Il sesto e ultimo altare, poco dopo un porta che conduce alla Cappella della Pura (oggi accessibile dal recinto degli avelli, vedi sotto), è decorato dal San Raimondo che resuscita un fanciullo, di Jacopo Ligozzi (1620-1623), mentre vicino all'angolo si trova il monumento funebre di Giovan Battista Ricasoli (morto nel 1572), in marmo, attribuito a Romolo del Tadda. Il transetto [] Il transetto è attraversato da una breve scalinata che porta agli altari ed alle cappelle posteriori e che sostituisce il tramezzo del presbiterio dalla ristrutturazione vasariana del 1565-1571. È composto da 44


tre campate a base quadrata, una grande cappella centrale, grande quasi come l'intera campata centrale, e due coppie di cappelle posteriori di ampiezza dimezzata. Inoltre vi sono due cappelle sopraelevate alle estremità, dalle quali si accede anche alla sagrestia (a sinistra) ed alla Cappella Della Pura (a destra). Nelle chiavi di volta delle crociere si trovano figure simboliche in pietra, scolpite e dorate nel Trecento. Nel lato destro si trovano tre sepolture parietali di notevole interesse: • • •

La tomba di Tedice Aliotti, vescovo di Fiesole morto nel 1336, attribuita a Maso di Banco (in alto). La tomba di fra' Aldobrando Cavalcanti, vescovo di Orvieto morto a Firenze nel 1279 (a sinistra). La tomba di Giuseppe, patriarca di Costantinopoli morto a Firenze durante il concilio nel 1440, con una pittura murale di autore fiorentino anonimo raffigurante il defunto fra due angeli (in basso).

Vicino alla gradinata per la Cappella Rucellai si trova la lastra tombale di Corrado della Penna, vescovo di Fiesole morto nel 1312, opera della cerchia di Arnolfo di Cambio. Le cappelle del transetto [] Cappella Maggiore [] La Cappella Maggiore o Cappella Tornabuoni si trova al centro della chiesa dietro l'altare maggiore. Il Crocifisso centrale è un'opera del Giambologna. Il coro conserva un importantissimo ciclo di affreschi di Domenico Ghirlandaio, al quale probabilmente lavorò anche un giovanissimo Michelangelo Buonarroti, allora nella sua bottega. Sono rappresentati episodi della Vita della Vergine e San Giovanni, ambientate nella Firenze contemporanea e con numerosi ritratti dei committenti e di personalità fiorentine dell'epoca, caratteristica tipica del Ghirlandaio. Sul muro posteriore sono raffigurate le scene di San Domenico che brucia i libri eretici, Il martirio di San Pietro, L'annunciazione e San Giovanni nel deserto. Sugli spicchi della volta sono rappresentati gli Evangelisti. Le vetrate policrome furono eseguite nel 1492 da Alessandro Agolanti su disegno di Ghirlandaio. Cappelle di destra [] La Cappella di Filippo Strozzi si trova a destra della cappella centrale e conserva uno straordinario ciclo di affreschi di Filippino Lippi, con torie delle vite di San Filippo apostolo e San Giovanni evangelista (terminato prima del 1502). Sul lato destro San Filippo scaccia il dragone dal tempio di Hierapolis e sulla lunetta La crocefissione di San Filippo; a sinistra San Giovanni resuscita Drusiana e in alto Il martirio di San Giovanni; nelle lunette della volta Adamo, Noè, Abramo e Giacobbe. Particolare importanza hanno le scene centrali degli affreschi, ambientate in delle fantasiose architetture classiche, nelle cui scene si combatte uno scontro fra cultura cristiana e paganesimo, un tema allora di scottante attualità in quanto era il periodo di governo del Savonarola. Dietro l'altare è presente la tomba di Filippo Strozzi, scolpita da Benedetto da Maiano (1491-1495). La Cappella Bardi è la seconda a destra e appartenne ad Alessandro Bardi dagli inizi del XV secolo. L'alto rilievo sul pilastro di destra ritrae San Gregorio che benedice Riccardo Bardi e risale a quel periodo. Gli affreschi sono invece antecedenti, del Trecento, attribuiti da alcuni a Spinello

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Aretino. La Madonna del Rosaio sull'altare è di Giorgio Vasari (1568). La Cappella Rucellai si trova in posizione rialzata in fondo al braccio destro del transetto e risale al Trecento. Vi è conservata una statua marmorea di Madonna con bambino di Nino Pisano, della metà del XIV secolo. Gli affreschi sono molto danneggiati e rimangono solo dei frammenti attribuiti al Maestro della Santa Cecilia (restaurati nel 1989). Il pannello sulla parete di sinistra (Martirio di Santa Caterina d'Alessandria) fu dipinto da Giuliano Bugiardini tra il 1530 e il 1540, mentre il momumento funebre in bronzo al centro del pavimento fu realizzato da Lorenzo Ghiberti nel 1425. Un tempo vi era collocata la Madonna Rucellai oggi agli Uffizi. Cappelle di sinistra []

A sinistra della cappella maggiore si trova la Cappella Gondi, disegnata da Giuliano da Sangallo (1503), dove è conservato il Crocifisso di Filippo Brunelleschi, l'unica scultura lignea conosciuta del grande architetto fiorentino. Secondo una storia riportata dal Vasari, il Brunelleschi lo avrebbe scolpito in risposta al Crocifisso di Donatello conservato in Santa Croce e da lui definito primitivo. Le volte contengono serie di affreschi fra i più antichi della chiesa, del Trecento, attribuiti a maestranze greco-bizantine. La vetrata è recente e risale al secolo scorso. In fondo al braccio sinistro del transetto, in posizione rialzata simmetricamente alla Cappella Rucellai, si trova la Cappella Strozzi di Mantova, per distinguerla da quella di Filippo Strozzi. Anche questa è coperta di affreschi pregevoli, che risalgono al 1350-57, fra le migliori opere di Nardo di Cione (fratello di Andrea Orcagna), e rappresentano i regni dei cieli strutturati secondo la Divina Commedia di Dante: sulla parete di fondo il Giudizio Universale, dove si trova anche un ritratto di Dante, a destra l'Inferno e a sinistra il Paradiso. Sull'altare maggiore Il Redentore con Madonna e santi dell'Orcagna. Nardo di Cione preparò anche il cartone per la vetrata della cappella. Sulla parete esterna della cappella si trova un orologio affrescato, dove si può leggere anche un distico di Agnolo Poliziano. Poco distante si apre a destra la cappella del Campanile, con resti di decorazioni ad affresco trecentesche, un' Incoronazione di Maria all'esterno e un San Cristoforo all'interno. Sulla parete sinistra del transetto, sopra le due porte, un elegante vano progettato da Fabrizio Boschi nel 1616 ospita un sepolcro Cavalcanti. La sagrestia [] La Sagrestia si apre nella navata sinistra e inizialmente fu costruita verso il 1380 come Cappella dell'Annunciazione dei Cavalcanti. Venne ristrutturata in larga parte nel Sei-Settecento. Risale all'impianto più antico la struttura gotica con le volte a crociera (anche se la loro decorazione risale in larga parte a rifacimenti ottocenteschi) e le vetrate nella trifora eseguite da Leonardo di Simone su disegno di Niccolò Gerini, che rappresentano l' Annunciazione, la Natività del Battista e la Natività di Cristo (1386). Il lavabo in marmo e terracotta invetriata a destra dell'entrata è un'opera di Giovanni della Robbia del 1498, mentre quello posto simmetricamente a sinistra, in marmi policromi, è opera dell'artista della scuola del Foggini, Gioacchino Fortini. Gli armadi con sportelli nella parete di fondo furono disegnati da Bernardo Buontalenti nel 1593, con le tele seicentesche di Gabriele, l' Annunziata e i Santi Domenico e Tommaso d'Aquino e con tre statue lignee. All'altare il Crocifisso ligneo è opera di Maso di Bartolomeo.

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Gli avelli e il cimitero [] Gli avelli sono delle nicchie ad arcosolio usate come arche sepolcrali, che si trovano sia nella fascia inferiore della facciata, sia, in proseguimento, nel recinto del piccolo cimitero sulla destra, lungo la via che da essi prende il nome, via degli Avelli. In uno di questi avelli Giovanni Boccaccio ambientò una novella del Decamerone (VIII 9). Nel terzo avello lungo la parete destra della chiesa, partendo dalla facciata, venne sepolto il celebre pittore Domenico Ghirlandaio, e sotto l'arco una volta era dipinto il suo ritratto al naturale. Anche gli altri vani degli archi spesso ospitavano pitture, spesso di figure di santi, ma queste decorazioni sono andate quasi tutte perdute. Alla base degli avelli si distinguono i blasoni di alcune delle più importanti famiglie cittadine con al centro la croce del "popolo" di Firenze, scolpiti in scudi di grandezza uguale in coppia per ogni avello, con una piccola replica nella chiave di volta dell'arco a sesto acuto. Tra le famiglie qui rappresentate si riconoscono i Medici, gli Alberti, i Corsini, gli Acciaiuoli, i Gondi, i Panciatichi, ecc. Gli avelli erano veri e propri luoghi di sepoltura, per cui, non essendo interrati, a volte dalle fessure delle tombe si sprigionavano afrori, per i quali la via degli Avelli era malamente nota: esiste il detto toscano che dice "puzzare come un avello". La strada originariamente era molto stretta e solo con le opere di Risanamento nel 1867 assunse il tracciato odierno, lastronato e pedonalizzato poi negli anni '90 del XX secolo. Il piccolo cimitero, con i cipressi che sono stati piantati solo nell'Ottocento, si apre a sinistra della basilica, in un terreno usato come luogo di sepoltura fino alla fine del XIX secolo (a entrata libera). Nel recinto interno si ritrova il motivo degli avelli con stemmi scolpiti, anche se qui le lastre usate sono in pietraforte e in condizioni meno buone che nelle arche all'esterno. La Cappella Della Pura [] Alla Cappella Della Pura oggi si accede da questo piccolo recinto, e viene usato come luogo unicamente destinato al culto quando la basilica è aperta alle visite turistiche. La cappella risale al 1474, quando venne fatta ricostruire dai Ricasoli per custodire un'immagine ritenuta miracolosa, la Madonna con bambino e Santa Caterina, opera trecentesca un tempo affrescata nell'avello dei Della Luna. Da allora si trova nella cappella entro un elegante tempietto marmoreo. L'aspetto odierno della cappella oggi è però neoclassico, dopo la ristrutturazione ottocentesca di Gaetano Baccani, che mantenne in parte le colonne originarie del periodo rinascimentale, aggiungendone altre simmetricamente e alcune lesene in stucco, che crearono all'interno due tribune alle due estremità. Sull'altare il crocifisso ligneo è lo stesso venerato dalla Beata Villana, ed è composto dalla croce in cedro del Libano, con quadrilobi dipinti con scene della Vita di Cristo: questa parte più antica è stata restaurata nel 1980 e si è rivelata un prezioso manufatto inglese del XIII secolo. Il Cristo ligneo scolpito invece è più tardo e secondo alcune fonti fu opera di un fiorentino influenzato dall'arte renana verso il 1320-1340. Il campanile [] Lo slanciato campanile si vede bene da piazza della Stazione. Fu eretto tra il 1332 e il 1333 da Jacopo Talenti, usando però le fondazioni più antiche, della metà del XIII secolo. Lo stile è tipicamente romanico, con trifore a tutto sesto ed archetti pensili, anche se la ripidissima copertura cuspidata è un elemento gotico. Raggiunge un'altezza di oltre 68 metri.

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Il convento [] Annessi alla chiesa si trovano gli edifici del convento, con tre chiostri monumentali. Chiostro Verde, Cappellone degli Spagnoli e refettorio oggi fanno parte del Museo di Santa Maria Novella. Il Chiostro Verde [] Il Chiostro verde (parte del Museo) costruito dopo il 1350 da fra' Jacopo Talenti con gli affreschi di Paolo Uccello "a terra verde", da cui il nome del chiostro, nella prima metà del XV secolo: su tre pareti affreschi con "Storie della Genesi" di Paolo Uccello e la sua cerchia (lato orientale, di particolare pregio artistico le scene del Diluvio universale e dell'Ebrezza di Noè, con un uso innaturale della prospettiva e del colore) e altri artisti (Storie di Abramo sul lato meridionale e Storie di Giacobbe sul lato occidentale, del 1440-1450); restaurato nel 1859, fu danneggiato e parzialmente restaurato dopo l'alluvione del 1966. Il Cappellone degli Spagnoli [] Sul lato settentrionale del Chiostro verde si apre la Sala capitolare o cappellone degli Spagnoli, sempre di fra' Talenti (1343-1345), interamente affrescato da Andrea Bonaiuti intorno dal 1367 al 1369; il ciclo, in ottimo stato di conservazione grazie a una capillare opera di restauro, raffigura in varie scene il ruolo dei domenicani nella lotta all'eresia. In particolare sono presenti alcune scene, simili iconograficamente a pitture di tema venatorio, con dei cani da caccia che rappresentano i confratelli dell'ordine detti anche domini canis. Nel 1566 il granduca Cosimo I destinò la sala alle funzioni religiose degli spagnoli, da cui il nome, al seguito della moglie Eleonora di Toledo. Il refettorio [] Dal Chiostro Verde si accede a un andito, che viene detto delle quattro porte, perché presenta una porta per lato: oltre alla porta verso il Chiostro Verde, ne ha una per il chiostro Grande, una per i piani superiori in fondo a una scaletta e una per l'antirefettorio. Il vano dell'antirefettorio è pressoché a pianta quadrata e presenta un'architettura trecentesca. Vi sono conservati varie opere d'arte: una sinopia degli affreschi di Paolo Uccello, 35 figure di Profeti della bottega dell'Orcagna, inseriti un tempo lungo i pilastri della Cappella Tornabuoni, il polittico di Bernardo Daddi, già nel Cappellone degli Spagnoli, e vari oggetti preziosi contenuti in vetrine, quali busti reliquiari di scuole senese del Trecento (tra i quali quello di Sant'Orsola e di una delle sue compagne vergini) e il Paliotto del'Assunta, un prezioso tessuto ricamato in velluto broccato su fondo di teletta d'oro, con quattordici Storie della Vergine, realizzate su disegno forse di Paolo Schiavo (1446-1466). L'ambiente successivo è il refettorio vero e proprio, costruito con quattro campate di volte a crociera costolonate da Jacopo Talenti verso il 1353. Curioso è la presenza dell'affresco della Madonna in Trono di Andrea Bonaiuti circondata da una rutilante teoria di personaggi in inequivocabile stile manierista (Miracoli dell'Esodo), opera di Alessandro Allori del 1597. In realtà l'Allori aveva dipinto l'affresco come cornice ad una sua tavola con l' Ultima Cena (1584), esposta sulla parete vicina, che aveva coperto l'affresco del Boaniuti preservandolo. Altre opere qui conservate sono le due tele con i Miracoli di San Domenico di Ranieri Del Pace del 1716 e, nelle vetrine, paramenti sacri, abiti liturgici, oreficerie sacre e reliquiari, tra i quali spiccano i busti delle Sante Anastasia e Maddalena, della bottega del lucchese Civitali. Importante è il parato di San Domenico (1859-1860), esposto qui in una piccola parte, un'enorme quantità di tessuto bianco

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ricamato usato per coprire le pareti interne della chiesa per la festa del santo, il 4 agosto. Il Chiostro dei Morti [] Il Chiostro dei Morti, ex cimitero già costruito intorno al 1270 dai Domenicani, riutilizzando probabilmente un precedente chiostro dei canonici che sappiamo esistente nel 1179, fu rimaneggiato alle attuali dimensioni nel 1337-1350. Non è visitabile, ma attraverso una grata si può vederlo, presso l'ufficio delle informazioni turistiche aperto su piazza della Stazione. Presenta su due lati arcate con volte a crociera ribassate su pilastri ottagonali (tipicamente trecenteschi) con soprastante ballatoio, sorretto da mensole molto aggettanti, che porta dal dormitorio alla sacrestia della chiesa. Vi si apre la cappella funeraria degli Strozzi con due pareti affrescate con la Natività e la Crocefissione, affreschi attribuiti ad Andrea Orcagna o alla sua scuola; una terza parete presentava l' Annunciazione, ma venne abbattuta nel 1840 per creare la stazione Maria Antonia. Questi affreschi, come quasi tutti quelli nella chiesa e nel convento, vennero staccati, restaurati e ricollocati dopo i danni dell'alluvione di Firenze (1966). Tramite la divisione con pareti delle varie campate, furono ricavate alcune cappelle: • •

La Cappella di Sant'Anna, con Storie di Sant'Anna e di Maria, affreschi attribuiti alla cerchia di Nardo di Cione (1345-1355). La Cappella di San Paolo, con Crocefissione e San Domenico, affreschi molto rovinati della scuola dell'Orcagna.

Nella lunetta di una porta murata, sotto il portico, si trova uno delle rare opere attribuite dalle fonti antiche, in questo caso gli scritti di Lorenzo Ghiberti, al misterioso seguace di Giotto Stefano fiorentino: un affresco con San Tommaso d'Aquino. Sul lato ovest una cappelletta è decorata con un Noli me tangere, in terracotta policroma invetriata, di Giovanni della Robbia e con una statua in pietra di Girolamo Ticciati, il Beato Giovanni da Salerno, già nel chiostro Grande. Il Chiostro Grande [] Il Chiostro grande, il più ampio della città, rimaneggiato negli anni 1562-1592 dall'architetto Giulio Parigi su committenza di Eleonora da Toledo, fu affrescato da artisti fiorentini del XVI e XVII secolo (il Poccetti, Santi di Tito, il Cigoli, Alessandro Allori, ecc...) con Storie di Cristo e di santi domenicani; oggi è sede della Scuola Marescialli e Brigadieri Carabinieri. Vi si aprono l'antica Biblioteca, gli ex-appartamenti papali, dei quali resta solo la Cappella dei Papi, e il maestoso exdormitorio, con tre lunghe navate sorrette da pilastri monolitici. La Cappella dei Papi [] Il primo piano del chiostro grande esistevano gli appartamenti usati dai pontefici in visita a Firenze. Vi risiedettero per esempio Eugenio IV durante il Concilio di Firenze, oppure Leone X. Proprio su impulso di quest'ultimo fu realizzato l'unico ambiente superstite del complesso papale, la Cappella dei Papi, affrescata da Ridolfo del Ghirlandaio (Assunzione della Vergine) e dal giovane Pontormo (1515), il quale realizzò una eloquente figura della Veronica che solleva il drappo con il volto di Cristo, con una composizione ed un uso del colore che già sono tipicamente manieristi. Inoltre il soffitto è dipinto con originalissimi motivi a grottesche su sfondo scuro, con nove quadri dove sono 49


ritratti angeli, altre figure e blasoni medicei. Altri ambienti [] Dal lato sud del chiostro si entrava nell'antica Officina di profumeria e farmaceutica detta Farmacia di Santa Maria Novella, che ancora oggi esiste ma alla quale si accede ora da via della Scala. È la più antica farmacia d'Europa, aperta ininterrottamente sin dal Seicento. Artisti e opere eseguite per la chiesa e il convento (ordine cronologico) [] • • • •

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Duccio di Buoninsegna - Madonna Rucellai (1285), ora agli Uffizi. Giotto - Crocifisso su tavola, probabile opera giovanile, documentato esistente nel 1312 sulla controfacciata e ora collocato sulla parete di ingresso della sacrestia. Tino da Camaino (1285-1337) - Busto di Sant'Antonino (in terracotta); Tomba del vescovo di Fiesole. Nardo di Cione (attivo tra il 1343 e il 1366) - affresco del Giudizio Universale (parete di fondo), Paradiso (parete sinistra), Inferno (parete destra) e disegno della vetrata, nella cappella Strozzi transetto sinistro. Bernardo Daddi - polittico con Madonna in trono con Bambino e santi (1344) nella cappella del Santissimo Sacramento che si apriva nella sala capitolare, oggi "cappellone degli Spagnoli". Andrea Orcagna - pala Strozzi (firmata e datata al 1357), polittico con "Visione di San Tommaso" sull'altare della cappella Strozzi. Resti di affreschi sotto quelli di Domenico Ghirlandaio nella volta della cappella Maggiore. All'artista o alla sua scuola sono attribuiti anche gli affreschi della cappella funeraria degli Strozzi nel chiostrino dei Morti, con Crocifissione sulla parete ovest e Natività sulla parete sud. Andrea Bonaiuti - affreschi (intorno al 1365) del "cappellone degli Spagnoli". Nino Pisano - Madonna con Bambino Filippo Brunelleschi - Crocifisso in legno all'altare della cappella Gondi (tra il 1410 e il 1425) Lorenzo Ghiberti - pietra tombale di Leonardo Dati (1423). Masaccio - La Trinità, Maria e Giovanni (1427 circa), nella terza cappella della navata sinistra. Paolo Uccello - affreschi con Storie della Genesi nel "Chiostro verde" (sul lato orientale sono attribuibili al pittore gli affreschi della prima campata (intorno al 1425), con Creazione degli animali, Creazione di Adamo, Paradiso terrestre, Creazione di Eva, Peccato originale, e quelli della quarta campata (intorno alla metà del secolo), con Diluvio universale e recessione delle acque, Uscita dall'arca, sacrificio di Noé, ebbrezza di Noè. Gli affreschi della seconda e terza campata sono attribuibili ad un pittore della sua cerchia (Dello Delli o Francesco d'Antonio), mentre quelli delle campate quinta e sesta sono oggi quasi interamente perduti. Bernardo Rossellino e Desiderio da Settignano - Monumento alla Beata Villana (1451), nella navata destra. Baccio d'Agnolo (Bartolomeo Baglioni, 1462-1543) - coro ligneo e leggio (ora nella cappella Maggiore), rimaneggiati dal Vasari. Domenico Ghirlandaio - affreschi della cappella Maggiore, su commissione di Giovanni Tornabuoni e della moglie Francesca Pitti (1485-1490]) sulle pareti (Storie di Maria sulla parete sinistra, Storie di San Giovanni Battista sulla parete destra, S.Domenico brucia i libri eretici, Uccisione di S.Pietro Martire, Annunciazione e Andata di S.Giovanni nel deserto con i committenti sulla parete di fondo) e sulla volta (Evangelisti). Filippino Lippi - affreschi nella cappella di Filippo Strozzi (1497-1502: sulla volta sono 50


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raffigurati Adamo, Noè, Abramo e Giacobbe; sulla parete destra San Filippo Apostolo fa uscire di sotto il tempio di Marte in Jerapoli un mostro e Crocifissione di San Filippo nella lunetta; sulla parete sinistra San Giovanni Evangelista resuscita Drusiana e Martirio del santo nella lunetta; parete di fondo con decorazione architettonica e figure a chiaroscuro). Cartone per le vetrate della cappella, con Madonna con il Bambino e i santi Giovanni e Filippo. Benedetto da Maiano - Tomba di Filippo Strozzi (1491-1493) con tondo con Madonna e Bambino sorretto da quattro angeli e sarcofago in basalto. Il busto è ora al Museo del Louvre. Ridolfo del Ghirlandaio - affreschi della "cappella dei Papi (1515 lunetta con l'Assunzione della Vergine e decorazione della volta) Pontormo - affreschi della "cappella dei Papi (1515 lunetta con la Veronica, quadri enlla volta). Giorgio Vasari - Madonna del Rosario (1568) Bronzino (Cosimo Allori, 1503-1572) - il Miracolo di Gesù Giambologna - Crocifisso in bronzo sull'altare maggiore. Alessandro Allori - Ultima cena nel Refettorio (1592) o Artisti che affrescarono il Chiostro Grande (1580-1585): Alessandro Allori, Santi di Tito, Bernardino Poccetti, Ludovico Cigoli, Ludovico Buti, Cosimo Gamberucci, Benedetto Veli, Lorenzo Sciorina, Giovanni Maria Butteri, Mauro Soderini, ecc...

Curiosità [] •

Nella piazza retrostante la chiesa ha sede l'omonima stazione ferroviaria, una delle più importanri opere del Razionalismo italiano degli anni trenta (Michelucci ed altri). L'edificio, per la sua dislocazione dietro l'abside della chiesa, suscitò all'epoca polemiche per il suo stile moderno, ma invece, rappresenta un caso di esemplare integrazione tra nuovo ed antico, a partire per esempio dalla scelta di impiegare lo stesso materiale esterno, la pietraforte.

Visitare Firenze in 24 ore 24 ore a Firenze: la città merita qualche ora in più, tuttavia puoi già farti un'idea. Con un solo giorno vorrai vedere i monumenti principali, girare per il "cuore" del centro cittadino. Parti da piazza del Duomo, dove si fronteggiano la cattedrale di Santa Maria del Fiore iniziata da Arnolfo di Cambio nel 1296, e coronata solo nel 1436 dal capolavoro di Filippo Brunelleschi. La Cupola è il simbolo di Firenze, una costruzione ardita e maestosa, dalla quale si gode un fantastico panorama sulla città, oltre che sull'interno della Cattedrale. Di lato alla facciata un altro gigante, il campanile di Giotto, slanciato nei suoi cromatismi, altro punto panoramico della città. Di fronte al Duomo vedi il più antico Battistero di San Giovanni, in stile romanico, ornato da porte in bronzo di Ghiberti e Andrea Pisano. Seguendo l'animata via dei Calzaiuoli arrivi in piazza della Signoria, il cuore politico di Firenze. Qui si erge dalla fine del 1200 il Palazzo della Signoria o Palazzo Vecchio, la sede del Comune di Firenze oltre che museo. Varcando la soglia del cortile interno puoi ammirare la fontana con il putto di Verrocchio e gli affreschi di Vasari. Sulla piazza la Loggia dei Lanzi, trecentesca, espone statue famosissime come Perseo di Benvenuto Cellini o il Ratto delle Sabine di Giambologna. Collegato a Palazzo Vecchio l'imponente edificio degli Uffizi, progettati da Vasari nel 16° secolo come sede della Cancelleria Medicea, e ora museo, uno dei più importanti al mondo. 51


La Galleria ospita pitture dai primitivi (Cimabue, Giotto) al Manierismo, ed è un compendio della pittura rinascimentale italiana, per le opere di Botticelli, Filippo Lippi, Paolo Uccello, Leonardo Da Vinci, Michelangelo. La visita della Galleria necessita di alcune ore; se non hai tempo prosegui a piedi verso il Ponte Vecchio. Un simbolo della città, il ponte che ha resistito alle distruzioni belliche e alle piene del fiume Arno è dal 1500 la sede di botteghe e laboratori degli orafi. Superato il ponte sei di là d'Arno, un concetto importante a Firenze. Dei quattro quartieri storici tre (San Giovanni, Santa Maria Novella e Santa Croce) sono di qua d'Arno, uno solo, Santo Spirito, sulla riva sinistra del fiume. La direttrice dal Ponte Vecchio ti porta in piazza Pitti, dove domina la facciata del maestoso Palazzo omonimo. Di origine quattrocentesca, fu acquistato da Eleonora, moglie del granduca Cosimo I e divenne la nuova reggia della famiglia Medici, che prima risiedeva nel Palazzo della Signoria. Fu ingrandito e arricchito di un meraviglioso parco, il Giardino di Boboli. Palazzo Pitti è sede di numerosi musei, e il giardino è uno di questi. Se hai ancora un po' di tempo dirigiti verso piazza Santo Spirito: potrai goderti un po' l'atmosfera vivace di questa parte di città. Il quartiere è sede di numerose attività artigiane, e vi si respira un'atmosfera autentica. La piazza Santo Spirito, una delle poche alberate in città, è contornata da bei palazzi e dalla chiesa, progettata da Filippo Brunelleschi nel 1444. Oltre alla purezza delle linee architettoniche, l'interno custodisce importanti opere d'arte.

Visitare Firenze in 48 ore Se i giorni che hai a disposizione per visitare Firenze sono due, la zona di interesse si allarga. Puoi seguire questo itinerario anche per un solo giorno, per vedere qualcosa di diverso oppure se sei già stato in città per poco tempo. Non lontano dalla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella, capolavoro dell'architettura razionalista dei primi Novecento, ecco la basilica che le ha dato il nome. Santa Maria Novella è la duecentesca chiesa dell'ordine domenicano, dall'elegante facciata in marmi bianchi e verdi progettata da Leon Battista Alberti. Molto bello l'interno in stile gotico, con numerosi affreschi e capolavori d'arte rinascimentale. Attiguo alla chiesa il Museo omonimo. Per strette e suggestive viuzze si raggiunge via Tornabuoni, la strada più elegante della città, sulla quale affaccia il retro del grande Palazzo Strozzi. Commissionato da Filippo Strozzi a Benedetto da Maiano, è uno dei più significativi edifici rinascimentali di Firenze. Sede di mostre d'arte, che si alternano nelle belle sale, il Palazzo ha un ampio e maestoso cortile, sempre aperto. Procedendo verso piazza della Repubblica si arriva al cuore della città al tempo della sua fondazione, a opera dei Romani; l'attuale piazza è frutto dell'assetto ottocentesco. Se torni verso piazza Duomo e la superi arrivi in via Martelli, e dopo pochi metri ti imbatti in un altro grande edificio rinascimentale, Palazzo Medici Riccardi. Cosimo il Vecchio de' Medici lo commissionò a Michelozzo verso la metà del Quattrocento; tutto il quartiere circostante fu segnato dalla famiglia Medici. Il Palazzo, sede della Provincia di Firenze, è anche un museo con ambienti monumentali e una splendida Cappella affrescata da Benozzo Bozzoli; se non hai molto tempo puoi affacciarti nel cortile. Due luoghi collegati a questo Palazzo sono la vicina chiesa di San Lorenzo e il Convento di San Marco. San Lorenzo fu la chiesa della famiglia Medici; nella sue forme attuali fu progettata da Filippo Brunelleschi ed è un esempio purissimo di architettura rinascimentale. La facciata è rimasta incompiuta, mentre all'interno ci sono numerosi capolavori di pittura. Intorno alla chiesa altri importanti luoghi, come la Biblioteca Mediceo Laurenziana, la Sagrestia Vecchia, le Cappelle Mediceee, con la Sagrestia Nuova, capolavoro di Michelangelo. Tutta la zona è animata da un variopinto mercato di abbigliamento e accessori, molto amato dai turisti.Tornando a Palazzo Medici e proseguendo lungo via Cavour arrivi invece in piazza San Marco, dove si affaccia la chiesa omonima e il convento. Il convento di san Marco, dei Domenicani di Fiesole, fu un vero centro intellettuale della città; Cosimo il Vecchio investì in opere di ampliamento e abbellimento. Il Museo di San Marco ospitato nel convento è ricco degli affreschi rinascimentali di Beato Angelico; la Biblioteca è un capolavoro di Michelozzo. Nei pressi di piazza San Marco si trova la Galleria dell'Accademia, uno dei musei più visitati di Firenze per la presenza del celebre David di 52


Michelangelo. Tuttavia il museo racchiude anche altre interessanti sculture dello stesso artista e una ricca esposizione di dipinti.toscani dal 13° al 16° secolo. Proseguendo ancora arrivi alla armoniosa piazza Santissima Annunziata, circondata da edifici a portici, di cui il più importante è lo Spedale degli Innocenti, opera architettonica di Filippo Brunelleschi. Lo Spedale, nato per accogliere l'infanzia abbandonata già nel 1440 ospita un museo e ambienti molto interessanti. La chiesa della Santissima Annunziata risale alla metà del Duecento, per l'Ordine dei Servi di Maria; all'interno affreschi di Andrea del Sarto, Franciabigio, Pontormo e Rosso Fiorentino.A sinistra della chiesa all'angolo con via Capponi si trova l'ingresso del Museo Archeologico, un sito importantissimo per le raccolte etrusche, romane e soprattutto egizie. La visita al Museo si svolge anche nel bel giardino, nel quale sono state rimontate tombe etrusche.

Visitare Firenze in 72 ore Se sei a Firenze per più giorni, oppure ci sei già stato, ecco qualche suggerimento per ampliare le tue conoscenze. Sul retro di piazza del Duomo trovi il Museo dell'Opera del Duomo: raccoglie tutte le opere provenienti dalla Cattedrale, come le parti della facciata originaria, o sculture per essa realizzate, fra cui la Maddalena lignea di Donatello e la Pietà di Michelangelo. Percorrendo via del Proconsolo ti imbatti nel Palazzo Nonfinito, opera incompiuta (da cui il nome) di Buontalenti. Al suo interno l'interessante sezione di Antropologia del Museo di Storia Naturale. Poco più avanti ecco il Palazzo del Bargello, duecentesco, sede del Capitano del Popolo, severo luogo di esecuzioni, oggi Museo Nazionale con alcune delle più importanti opere di scultura rinascimentale italiana. Qui trovi Donatello e Ghiberti, Michelangelo, Cellini e Gianbologna. Raggiungi la vicina piazza San Firenze, con il barocco edificio che ospita, ancora per poco, il Tribunale poi, per strette strade che ripercorrono il perimetro di un antico anfiteatro romano arrivi nell'ampia piazza Santa Croce: concediti al visita alla basilica dell'ordine francescano, eretta fra la fine del Duecento e il Trecento. La facciata è ottocentesca, ma l'interno, gotico, è un luogo memorabile per gli affreschi di Giotto e per le tombe delle principali glorie nazionali, da Foscolo a Galileo, da Michelangelo a Rossini. Oltre alla chiesa puoi visitare il Museo dell'Opera, con la elegante Cappella dei Pazzi, di Brunelleschi. Se percorri via de' Benci, diretto verso l'Arno, troverai alla tua sinistra il rinascimentale Palazzo Horne, sede dell'omonimo museo che raccoglie dipinti, oggetti, mobili, che ricreano l'arredo di una casa rinascimentale. Attraversato il ponte alle Grazie, si trova il Museo Bardini, casa laboratorio di un antiquario che ha raccolto qui numerose opere d'arte. Salendo per le ripide e suggestive Costa Scarpuccia e Costa San Giorgio si raggiunge uno dei luoghi più spettacolari di Firenze, Forte Belvedere.Progettato da Buontalenti nell'ultimo decennio del Cinquecento, è una villa fortificata in posizione sopraelevata sulla città: da qui si gode una delle migliori viste su Firenze. Nel Forte è ospitata la raccolta di opere pittoriche novecentesche Della Ragione. Con una bella passeggiata all'ombra degli alberi del viale dei Colli si raggiunge la basilica romanica di San Miniato al Monte. La facciata in marmo bianco e verde è tipicamente fiorentina, i motivi geometrici si ritrovano anche nel luminoso interno. Anche dal piazzale antistante la chiesa si gode una bella vista, così come dal vicino piazzale Michelangelo, metà preferita dai turisti. Adesso ti trovi in posizione sopraelevata sul quartiere di Oltrarno; la visita di questa parte della città deve essere completata con il complesso di santa Maria del Carmine, che nella Cappella Brancacci ospita gli affreschi di Masaccio, Masolino e Filippino Lippi.

i luoghi romantici e belle viste su Firenze: Bellosguardo – Villa dell’Ombrellino Via del Pian de’ Giullari Fiesole – panorami da Via Verdi e dal Convento di S. Francesco Piazzale Michelangelo e Viali dei Colli 53


Giardino di Boboli , Kaffeehaus Forte Belvedere Porta S. Miniato Torre San Niccolò Merli di palazzo Vecchio Terrazza sulla Loggia dei Lanzi Finestre del Museo di Orsanmichele Giardino di Boboli: Grotta del Buontalenti, Giardino del Cavaliere Via San Leonardo

Itinerari di qualche tipo Degustazioni a bordo del bus e percorsi insoliti per scoprire una Firenze diversa Girare per Firenze a bordo di un bus accompagnati da un calice di vino e un assaggio di prodotti tipici: benvenuti a bordo del DegustiBus. Si tratta di percorsi speciali su un autobus “griffato”che accompagna i passeggeri-commensali negli angoli più caratteristici della città, con una guida a bordo che racconta, in italiano e inglese, le curiosità storiche ed enogastronomiche di Firenze. Intanto ai passeggeri vengono serviti assaggi dei migliori prodotti locali, dai salumi ai formaggi, dai vini ai biscotti. Il progetto, nato dall'idea della rivista enogastronomica toscana Gola gioconda, è solo uno dei quatto Itine-RARI organizzati dall'azienda di trasporto pubblico Ataf a partire da giugno. Gli altri percorsi speciali a bordo dei bus sono dedicati ai movimenti letterari, agli edifici sacri poco conosciuti e a Pinocchio. Per informazioni e prenotazioni telefonare ai numeri 199104245 oppure 800424500, oppure rivolgersi ai punti informativi APT

I 4 itineRARI: DEGUSTIBUS - Un percorso tra stuzzicanti curiosità e aneddoti riguardanti l'enogastronomia fiorentina che prevede l'assaggio di alcune gustose specialità locali a bordo dell'autobus. Inaugurazione Venerdì 29 Giugno Orari: Venerdì (solo serale) 18.30,19.30,20.30,21.30.-Sabato e Domenica: 11.30,12.30,13.30,18.30,19.30,20.30,21.30. Biglietto: Intero € 20,00-Ridotto € 10,00 (Ragazzi sotto i 15 anni e residenti nella Provincia di Firenze)-Gratis per i bambini fino a 6 anni. I MOVIMENTI LETTERARI - Un itinerario alla scoperta dei luoghi di nascita e di lavoro di grandi letterati internazionali. Inaugurazione Sabato 14 Luglio Orari: Sabato e Domenica: 10.00,11.00,16.00,17.00,18.00 54


Biglietto: Intero € 15,00-Ridotto € 7,50 (Ragazzi sotto i 15 anni e residenti nella Provincia di Firenze)-Gratis per i bambini fino a 6 anni. SACRE VIE - Un percorso per conoscere 15 tra le Pievi e gli Oratori meno noti al pubblico ma ricchi di tesori artistici. Inaugurazione Sabato 23 Giugno Orari: Sabato e Domenica: 10.00,11.00,16.00,17.00,18.00 Biglietto: Intero € 15,00-Ridotto € 7,50 (Ragazzi sotto i 15 anni e residenti nella Provincia di Firenze)-Gratis per i bambini fino a 6 anni. OCCHIO PINOCCHIO- Un viaggio alla scoperta di tutti i principali personaggi del Pinocchio di Carlo Lorenzini (il Collodi), da sempre uno dei libri più amati al mondo. Inaugurazione Sabato 7 Luglio Orari: Sabato e Domenica: 10.00,11.00,16.00,17.00,18.00 Biglietto: Intero € 15,00-Ridotto € 7,50 (Ragazzi sotto i 15 anni e residenti nella Provincia di Firenze)-Gratis per i bambini fino a 6 anni.

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