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Steiner aveva una visione etica e militante della professione del grafico, un tecnico preparato con una funzione sociale del suo lavoro... grafici non più educati come artefici delle Arti, non più indirizzati al progetto ispirato “al bel pezzo” come il pittore di cavalletto. Non più come il “designer” che attraverso il bell’oggetto conforta la società ammalata, non più come uomo elegante, mondano, sorridente, scettico, egoista, narcisista, amante dei formalismi, “programmato”, ma grafici che sentano responsabilmente il valore della comunicazione visiva come mezzo che contribuisce a cambiare in meglio le cose peggiori. Grafici modesti lavoratori tra masse di gente semplice che ha il diritto di partecipare alla comunicazione, alla cultura, al sapere, alla gestione sociale. Michele Provinciali prese la guida del Csag e riportò nel suo insegnamento l’esperienza Americana di Chicago dell’Istituite of Design fondato da Moholy-Nagy. Il suo metodo era di farci esercitare in sperimentazioni sulla creatività, saper guardare le cose da un altra prospettiva. Fare la propria firma con un pennello, ingrandirla, frantumarla, salire su di uno sgabello e guardarla dall’alto, sembravano cose che non sarebbero state utili alla formazione professionale. Oggi posso dire che quelle esperienze le trovo sempre valide prima di affrontare un progetto. 4. Il passaggio dal Csag all’Isia ha costituito in una certa maniera un’evoluzione da una scuola di “maestri d’arte” un Istituto che contemplava e contempla un lavoro di equipe, lei è d’accordo con questa valutazione? E lei che ha partecipato da attore a tale cambiamento – visto che in quegli anni era uno studente – come ha vissuto questo mutamento? L’Isia è l’evoluzione della sperimentazione del vecchio corso. Il Csag aveva una impostazione, dove il docente, seguiva con

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IL MONDO ISIA, NON SOLO DALLA NOSTRA PARTE  

Progetto di Tesi - Laurea Triennale in Progettazione Grafica e Comunicazione Visiava, ISIA di Urbino — Il progetto nasce dalla volontà di ra...

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