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Avis Villa d’Ogna

Un anno di sito 2010 www.avisvilladogna.it


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Il rosso (Valentino) dona anche a Vienna Il rosso ti dona, anche nel 2010. Oggi prepariamo una ricetta, non una ricetta gastronomica ma una ricetta magica. No non spaventatevi, non è la nuova rubrica di Benedetta Parodi ―Cotto e mangiato‖. Benvenuti nella mia cucina, la splendida cornice dalla Sala Dorata del Musikverein. Seguite scrupolosamente i consigli del maitre George Prêtre (l‘inossidabile Maestro francese che alla verde età di 85 anni dimostra l‘estro e la vitalità di un giovanotto) accompagnato dai suoi mirabili ―chefs‖ viennesi dei Wiener Philarmoniker. Mettete a cuocere in una pentola i splendidi valzer e le polke di Johann e Joseph Strauss, metteteci un pizzico dell‘ouverture da “Le allegre comari di Windsor” di Otto Nicolai, un filo dell‘ouverture da “Les fées Rhin” di Jacques Offenbach (per i non esperti anche il brano che c‘è nel film ―La vita è bella‖ di Roberto Benigni) e uno spicchio del “Galop Champagne” di Hans Christian Lumbye. Non dimenticate di salare l‘acqua con l‘allegra Marcia di Radetzky. Mentre aspettate di deliziarvi di questo, preparate a parte in una padella la splendida étiole Eleonora Abbagnato (palermitana e orgoglio italiano) prima ballerina all’Operà Garnier di Parigi, insieme al ballerino francese - sempre dell‘Operà di Parigi - Nicholas Le Riche. Lasciatevi deliziare la vista con le splendide coreografie del ballerino e coreografo veronese Renato Zanella, classe 1961, che vanta una vasta esperienza internazionale ed è stato, negli ultimi anni, anche direttore del balletto dell‘Opera di Stato di Vienna. dalla splendida Eleonora. Ora dopo scolato, mescolate aggiungendo gli splendidi fiori di Sanremo. Aggiungete infine le riprese tv di Karina Fibich, regista attiva alla SWR e alla ORF. Servite il tutto con un ―rosso‖ d‘annata, il Rosso Valentino indossato dalla splendida Eleonora. Lasciatevi deliziare il palato con questa splendida ricetta conosciuta come Concerto di Capodanno 2010 (trasmesso il 1 gennaio 2010 su Rai Due alle ore 14.00). Da mettere su una tavola imbandita di lustrini e le paillettes. Gastronomicamente la ricetta è anche conosciuta come ―Gli Italiani a Vienna‖ (Eleonora Abbagnato, Renato Zanella e lo stilista Valintino), ovvero gli italiani che fanno onore all‘Italia all‘estero. Non ci rimane che chiudere con un vestito scollato di Benedetta Parodi (per chi ci conosce: sappiamo che rimarrete disgustati anche solo dall‘idea…), unghie coloratissime, orecchini lunghi e sguardo ammiccante. “Cotto e mangiato”: Benedetta questa è la ricetta che vorremmo sempre in televisione. Scherzi a parte quando abbiamo visto la bellissima Eleonora Abbagnato vestita di rosso, non abbiamo potuto fare a meno di pensare: "Se ci fosse stata lei nella foto sulla piazza di Ogna...". Il Rosso (Valentino) le dona, ma soprattutto dona un tocco in più a Vienna e, perché no, speriamo anche all'Avis Il brano su cui balla la splendida Eleonora è Johnann Strauß: Ein Herz, ein Sinn (Polka mazur, op. 323) "Un cuore e una mente sola

Donazioni di sangue Avis Villa d'Ogna: record nel 2009


Prego parta pure la musica. E vai di Disco Samba (dei Two Man Sound): ―Brasil‖, ―Pepe pepepepe‖, "Eh meu amigo Charlie Brown", ―Zazuera, Zazuera‖, ―Ay Ay Caramba‖ ―A-E-I-O-U IPSELON‖ ―O le le, o la la, pega no ganzé, pega no ganzà‖ coriandoli e trenino. E adesso diamo i numeri: 563 donazioni nel 2009. Nel 2008 erano 408 (dati forniti da Avis provinciale Bergamo). Va beh, abbiamo appreso la notizia non proprio con il proverbiale self control anglosassone… ma almeno questa volta, se siamo particolarmente goliardici e gioiosi non è per ―colpa‖ nostra. Noi ―diamo i numeri‖ tutto l‘anno come potete vedere da quello che scriviamo, ma i dati parlano da soli… Grazie a tutti i nostri donatori! Il 2009 è stato per Avis Villa un anno composto da "Giorni Meravigliosi" (Beautiful Day - U2). E complimenti a chi dirige questa splendida ―orchestra‖: Franco e Marino. Il carattere vulcanico di Franco e la tenacità di Marino sono riusciti a trasmettere ai donatori la passione e la possibilità di aiutare in concreto a salvare delle vite. Per ―dare i numeri‖ invece sul sito ci abbiamo pensato anche

noi

(il

gruppo

sito

Niki

&

Co.),

ma

credeteci

che

ci

è

venuto

facile.

Abbiamo uno scoop: il video dell‘inizio dell‘avventura tra Franco e Marino. Traduzione non letterale. Marino: «Perché provare?». Franco: « Coraggio mai mollare. Andremo d‘accordo». Beh, lo sappiamo, l‘incontro non risale proprio al 1936 come quando uscì nelle sale cinematografiche ―Tempi Moderni‖ (Modern Times), ma davanti ai primi dubbi iniziali e ai problemi (per esempio proporre una nuova gestione informatizzata dei dati, la gestione e la creazione del sito, sul calendario decidere se inserire il Babbo Natale o la Babba Natale, gestire i pazzi del sito Niki & Co, etc.) sia Franco sia Marino, hanno deciso di non mollare mai. E non hanno mollato mai anche i donatori che hanno fatto sì che un sogno si potesse tramutare in realtà. SMILE! O meglio sorridiamo tutti insieme. Il brano fu composto da Charlie Chaplin come detto per il film Tempi Moderni del 1936. In seguito, nel 1954, sulla base del film, John Turner e Geoffrey Parsons scrissero le parole che divennero storia grazie a Nat King Cole. Noi preferiamo questa versione originale alle molte - pur belle - che seguirono realizzate tra gli altri da Michael Jackson. Tristezza e felicità… Cosa sarebbe l‘una senza l‘altra? E quindi vogliamo dedicare due brani a tutti i donatori Avis Villa. Il primo proprio Smile di Nat King Cole: ―Sorridi, anche se il cuore ti duole - sorridi, anche se si sta spezzando - quando ci sono nuvole nel cielo - ci passerai sopra - se sorridi attraverso - la tua paura e al dolore - sorridi e forse domani - scoprirai che la vita vale ancora - la pena di essere vissuta - se tu solo sorridi‖. E per i momenti felici che i donatori hanno saputo regalare, dedichiamo il brano Beautiful Day degli U2: “E' un bel giorno, il cielo è a portata di mano - e tu ti senti come se fosse un bel giorno - E' un bel giorno - non lasciarlo trascorrere” (It's a beautiful day - Sky falls, you feel like - It's a beautiful day - Don't let it get away). Ed è proprio un giorno meraviglioso: con un po‘ di fantasia e con una bombetta Franco si tramuterà in Charlie Cahaplin, mentre con molta più fantasia (ci stiamo attrezzando ma non garantiamo il risultato) Marino diverrà Paulette Goddard (la ragazza coprotagonista di Tempi Moderni). Quindi con tutti i donatori "Never Say Die": mai mollare puntando ad aumentare sempre le donazioni. Anche perché da "Disco Samba", se si molla, si fa presto a passare a "Disco Inferno"


dei Trammps. Ci conoscete e sapete che non riusciamo a rimanere seri più di tanto: attenti altrimenti rifacciamo partire ―Disco Samba‖…

Claudia Bidasio for Avis Ladies & Gentlemen: Claudia for Avis. Et volilà un meraviglioso servizio, realizzato dall'altrettanto meravigliosa giornalista Claudia Bidasio, nella quale si promuove la donazione di sangue. E se ve lo dice persino Claudia di correre a donare il sangue… Beh fermi! Va bene correre a donare il sangue perché ve lo dice Claudia, ma almeno finite di leggere il testo no? Niki? A eccoti. Ti avevamo avvisato di non correre al centro: anche se sei arrivato primo al centro fino a quando non hai letto tutto questo articoletto, il centro rimane chiuso. Ormai dovreste conoscerci e quindi conoscete lo spirito goliardico del crazy team di Niki & Co. L'Avis di Villa d'Ogna è a dir poco onorata per il servizio televisivo realizzato da Claudia: grazie di cuore! Grazie di cuore anche a Niki, che ha promosso insieme a Claudia la realizzazione del servizio. Ad entrambi soprattutto, grazie per aver dato spazio in televisione alla solidarietà e all‘altruismo che da sempre i donatori di sangue dimostrano coi fatti. E in un periodo dove le isole dei famosi e i grandi fratelli la fanno da padrone, sappiamo che non è cosa da poco! Come spiega bene Claudia durante il servizio: «Donare sangue è un gesto di grande solidarietà. Una piccola sacca spesso può fare la differenza e salvare una vita. A fare la differenza sono soprattutto i giovani che negli ultimi anni si sono avvicinati con entusiasmo all'associazione e ne sono l'anima». Wow… per l‘avis le parole di Cluadia sono musica per le nostre orecchie. Meglio di un concerto di Mozart. Ma questa volta facciamo scacco matto facendo noi uno scoop: Claudia è stata una donatrice di sangue ed ha effettuato due donazioni ad Esine. Claudia se vuoi "trasferirti" all'Avis Villa noi ti accogliamo a braccia aperte

. Per Claudia apriamo il centro anche prima, anche perché Niki è rimasto chiuso dentro (braccia

aperte incluse). Di belle ragazze eh... pardon, di donatrici (belle) di sangue l'avis ha sempre bisogno. Claudia ci diceva giusto giusto che voleva provare a fare una donazione in aferesi: a Piario non è possibile, ma magari se lo chiede Claudia a Bergamo, può essere che prima o poi un‘apparecchiatura per l‘aferesi a Piario la si possa portare no? Lo sapete che non riusciamo ad essere seri per troppo tempo, ed è per questo che abbiamo "sfruttato" sia Niki sia Claudia per promuovere la donazione di sangue con un sorriso sulle labbra. Ma un‘apparecchiatura per l‘afersi a Piario è proprio un bel sogno. Plasmaferesi (o aferesi in generale) a Piario, Claudia… Sweet Dreams. Sogni belli come il brano degli Eurithmics. Dai Niki, svegliati: Claudia not included. Adesso puoi correre al centro di Piario.

Se telefonando... Passato, presente e futuro dei telefoni cellulari By Paolo Fornoni "Parole parole". Chi non ricorda questa bellissima canzone del 1972 portata al successo dalla splendida voce di Mina cantata insieme ad Alberto Lupo? Come? Ah già, ci sarà sicuramente qualcuno che non se la ricorda anche perché datata... Va bene, mettiamo la domanda così: chi non ha mai sentito questa meravigliosa


canzone? Purtroppo non sono qui per parlarvi di musica ma bensì di un nuovo appuntamento con la nostra rubrica technology. E Mina allora? Appunto non c'entra nulla, o quasi. La splendida ―tigre di Cremona‖ - la sua voce rimarrà nella storia così come i violini stradivari - cantava anche un altro splendido brano: ―Se telefonando‖. La musica di questa meravigliosa canzone era composta da Ennio Morricone. Visto che nel precedente articolo si partiva proprio dal grande Morricone, ecco svelato perché Mina. Certo, Mina nel 1966 nel suo ―se telefonando‖ non poteva proprio pensare ai telefoni cellulari, ma ha me ha fatto scattare l'intuizione per questa nuova rubrica. Anche perché oggi ―se telefonando‖ significa farlo col cellulare. Quindi perché non parlare di cellulari? Ecco fatto... Già dalla fine della seconda guerra mondiale esistevano delle apparecchiature in grado di inviare e ricevere dei segnali audio ma pesavano circa 80 Kg e consumavano tantissimo. Beh dai, non proprio del tutto agevole, per cui nessuno più si lamenti del vecchio cellulare... La prima vera chiamata da un telefono cellulare portatile avvenne nel 1973 nei laboratori della Motorola ma commercializzato solamente 10 anni dopo con il modello DynaTAC 8000X. Non era diciamo alla portata di tutti (ci credo con quello che pesava... Va bene, basta battute): costava sui 4000$ e la batteria durava solo 35 minuti. Col tempo e con le varie evoluzioni, si è riusciti a creare telefoni sempre più piccoli (quelli che quando vuoi digitare un numero, clicchi tre tasti) e performanti. Ma da qualche anno si sta assistendo a un cambio di rotta: telefoni grandi e con un ampio schermo stanno conquistando il mercato. Perché questo? Perché le donna hanno borsette più grandi... Non dai, scusate la battuta. Semplice! Ormai non vengono più usati per le solite telefonate o per i classici messaggi di testo ma anche per ricevere email, navigare in internet, parlare in chat con gli amici, interagire con i vari social forum preferiti, navigazione satellitare ecc... Insomma per dirla in breve essere on-line. Ma non solo essere on-line, ma anche essere fashion: vuoi mettere come sei bello con un cellulare ultima moda? A essere sinceri però già da vari anni la società RIM proponeva terminali in grado di fare quasi tutto questo con i BlackBerry ma erano soprattutto usati in ambito aziendale e non certo per tutti. Anche se siamo nella rubrica Avis Technology, vi invito a fare un giro a Bergamo: nel quartiere di Longuelo nello spazio Polaresco c'è una bellissima mostra di statue realizzate con vecchi cellulari e componenti tecnologici: non perdetela. E' andato in onda iol messaggio promozionale...Dai adesso prometto: basta battute. l fenomeno è esploso verso il 2007 con l'introduzione nel mercato da parte di Apple del telefono ―iPhone‖. Al tempo non brillava certo per le sue caratteristiche hardware ma i tecnici Apple avevano capito meglio di tutti cosa il mercato chiedeva: una interfaccia semplice, pulita e facile da usare con un sistema operativo veloce. Il tutto accompagnato ad uno schermo multitouch capacitivo e dall'introduzione di app Store (una ―centrale‖ dove poter


scaricare ed arricchire il proprio telefono con applicazioni di vario genere). L'unico vincolo che richiedeva era quella di avere una connessione ad internet per i vari servizi che offriva. E' stata una mossa rischiosa perché cambiava radicalmente il concetto di telefono ma rilevatasi alla fine vincente. Vincente perché ha vinto l'idea che con telefono non solo si telefona... E poi volete mettere un nuovo spot del tipo: ―Toglietemi tutto ma non il mio iPhone‖. Quasi meglio della Breil. Per dare qualche numero fin'ora ha venduto circa 3 miliardi di applicazioni con una disponibilità

di

circa

130

mila

applicazioni

sullo

store.

Per quanto riguarda invece il settore internet mobile solo in Italia il 78% delle pagine web viene fatto da un dispositivo iPhone, il 16.8% viene visualizzato con un Nokia e con il suo Symbian. Seguono poi Android di Google e BlackBerry rispettivamente con il 2.82% e 2.38%. Numeri impressionanti con un fatturato da capogiro (anche se i capogiri li fa venire anche la pubblicità Breil con Charlize Theron) e che immediatamente tutti hanno cercato di copiare o quanto meno imitare. Si è capito che per fare fatturato bisogna fornire agli acquirenti applicazioni a basso costo (molte costano circa 79 cent. parecchie pure gratis) con disponibilità immediata, senza preoccupazioni su come si caricano ed installano. Ecco così che nel giro di breve tempo nascono anche ―ovi store‖ per nokia, ―android market‖ per google, ―app world‖ per BlackBerry e ―windows mobile application‖ per windows. Nel software telefonico si sta assistendo a un cambio epocale: oramai non son più le varie marche che decretano il successo di un terminale ma bensì da che sistema operativo montato e dai servizi che riescono a fornire. Molto si sta ancora sviluppando come per esempio il nuovo sistema operativo ―Maemo‖ di Nokia (progetto ambizioso che permette di usare il proprio telefono come un computer in quanto si tratta di una vera e propria distribuzione linux completa) che promette un passo avanti nella gestione dei telefoni e che sostituirà il vecchio symbian sui cellulari di fascia alta Tra le novità anche il nuovo ―Android‖ di Google che, entrato nella telefonia in silenzio, prevede un boom per il 2010 con contratti con le più grandi compagnie telefoniche (HTC, Sony Ericsson, Motorola ecc...). E' proprio il caso di dirlo: da ―se telefonando‖ a ―se chattando‖... C'è grande attesa per la fine del 2010 anche per la versione 7 di windows mobile che dovrebbe portare con se grosse novità anche se ultimamente si sta assistendo ad un calo di vendite. Tutto questo è anche possibile anche in virtù del fatto che i telefoni diventano sempre più performanti con processori potenti, schede grafiche 3D e memoria espandibile. Insomma per dirla in breve dei mini pc. In un mercato così florido ed in continua espansione è difficile prevedere cosa ci riserverà ancora il futuro. Staremo a


vedere. E, se i cellulari potessero parlare, per passare da Mina a Lucio Battisti, ne sono certo direbbero: ―Chissà che sarà di noi, lo scopriremo solo vivendo‖ (Con il nastro rosa – Lucio Battisti). Fonti http://it.wikipedia.org http://www.macitynet.it

Maurizio Fiora for Avis Ladies & Gentlemen: Maurizio for Avis. Et volilà un meraviglioso servizio, realizzato dall'altrettanto "meraviglioso" giornalista Maurizio Fiora, nel quale il presidente dell'Avis Provinciale di bergamo, oscar Bianchi, traccia un bilancio dell'anno 2009. No, non è un errore: abbiamo volutamente iniziato l'articolo nello stesso modo di quello fatto in onore di Claudia. Entrambi i servizi sono fantastici, molto ben curati e siamo certi che sia le parole di Maurizio sia quelle di Claudia smuoveranno i cuori di tutti facendoli accorrere al centro di Piario. Adesso che abbiamo scritto le cose ufficiali lasciateci sfogare passando a quelle ufficiose. I servizi, come detto, sono bellissimi tutti e due, ma le foto dei due giornalisti... Non possiamo giudicare ma le mettiamo entrambe, giudicate voi:

Abbiamo deciso quindi di realizzare un sondaggio (come ce ne sono tanti in giro purtroppo...) e questo è il risultato. Alla domanda "E' più bella Claudia Bidasio o è più brutta la foto di Maurizio Fiora?": 

il 63% degli intervistati ha risposto "Claudia Bidasio, ma sono domande da fare? Vogliamo il suo numero di cellulare";

il 66% degli intervistati ha risposto "Mamma mia che foto orribile, ma chi è? E sì che è un bravo giornalista!";

lo 0,1% degli intervistati ha risposto "Maurizio Fiora! E' mio cugino"


il 23% degli intervistati ha risposto "Non so, non mi interessa. Anche perché ho lasciato a casa gli occhiali"

Lo sappiamo, vi chiederete come mai la somma non faccia 100...ce lo chiediamo anche noi! Infatti su un campione di 100 intervistati hanno risposto in 152,1. Scherzi a parte ringraziamo Maurizio per la professionalità con la quale ha realizzato il servizio e per aver scovato durante l'intervista la notizia che potrebbe vedere l'Avis di Bergamo accreditata per la donazione di cellule staminali del cordone ombelicale.

Bergamo da record: un 2009 con 37 donatori di organi e 172 trapianti di organi Record a Bergamo per i donatori di organi segnalati nel 2009 portando così i trapianti a quota 172. Grazie alla preziosissima collaborazione con gli ospedali pubblici e accreditati della provincia, la Bergamasca si attesta al primo posto tra le aree della Regione Lombardia sia per i donatori segnalati che per i prelievi. I trapianti sono quindi aumentati del 33% rispetto al 2008, a differenza del dato nazionale di un aumento pari a + 7%. Gli Ospedali Riuniti registrano inoltre un secondo primato:

sul fronte

dell'opposizione al prelievo i rifiuti all‘espianto di organi sono la metà rispetto al resto d'Italia. I dati della provincia di Bergamo parlano chiaro, portando la provincia orobica ad attestarsi ai vertici dell‘area della Regione Lombardia come donatori di organi. In provincia i donatori di organi sono stati 37 così ripartiti: 28 agli Ospedali Riuniti (ventuno i prelievi eseguiti, tre i donatori non idonei e quattro le opposizioni al prelievo), 7 al «Bolognini» di Seriate e 2 al Policlinico San Marco di Zingonia. Di questi potenziali donatori (6 in più rispetto al 2008) 26 hanno effettivamente donato gli organi, portando come detto Bergamo al primo posto per donazioni effettuate, al pari di Varese. L'aumento dei donatori effettivi agli Ospedali Riuniti ha superato quindi il 90%, mentre il dissenso alla donazione si è attestato al 14%, ben al di sotto del dato 2008 (22%), ma anche delle medie provinciale (19%), regionale (23%) e nazionale

(30%).

Questi soni i dati emersi dall'analisi preliminare diffusa nei giorni scorsi dal Nord Italia Transplant Program. Risultati

che

sicuramente

mostrano

il

buon

cuore

dei

bergamaschi.

Risultati che fanno ben sperare Dati come detto incoraggianti come spiega Mariangelo Cossolini, Coordinatore al prelievo e trapianto d'organi della provincia di Bergamo: «I dati bergamaschi sono molto incoraggianti, segno che le numerose iniziative promosse dall'ospedale con le Associazioni di settore per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dei trapianti stanno dando i


risultati sperati». Cossolini pone l‘attenzione sull‘informazione che dev‘essere posta in ambito della comiunicazione: «Solo una corretta informazione sulle modalità di prelievo degli organi e su come questi verranno utilizzati genera un clima di fiducia tra il cittadino e il personale sanitario. La scelta di donare è comunque libera e va rispettata anche l'opposizione, l'importante è dare un'informazione precisa e corretta a tutti i cittadini, perché possano decidere consapevolmente». «Nello stesso tempo - conclude Cossolini - occorre potenziare la rete già esistente tra gli ospedali della provincia: è questa l'unica strada per non perdere alcun donatore». Quali trapianti e a chi sono stati effettuati nel 2009 ai Riuniti? Ai Riuniti nel 2009 sono stati eseguiti sugli adulti 28 trapianti di cuore, 55 di fegato, di cui 2 con tecnica split, 17 di polmone, 33 di rene, 6 di doppio rene, 1 combinato cuore-rene, 1 combinato fegato-rene e 1 combinato pancreas-rene; nei bambini sono stati eseguiti 27 trapianti di fegato, di cui 20 con tecnica split, 1 combinato intestino-fegato e 2 multiviscerali (intestino, fegato, pancreas e milza). Soddisfazione ai Riuniti Carlo Bonometti, direttore generale dei Riuniti non nasconde la propria soddisfazione: «In particolare siamo l'ospedale italiano che esegue più trapianti di fegato pediatrico e siamo l'unico centro italiano autorizzato per i trapianti di intestino e multiviscerali nei bambini. Tutto questo è possibile grazie a un costante e accurato programma di formazione del personale, che oggi vede tutti gli operatori capaci di "fare squadra" e lavorare con convinzione e in perfetta sintonia e sinergia per dare una nuova vita a chi è in lista d'attesa». (Fonte L‘eco di Bergamo 3 febbraio 2010) L’avis c’è! (L'avis Villa d'Ogna pure) Un buon cuore che ha visto infine anche l‘avis provinciale di Bergamo crescere: come abbiamo già descritto in precedenza le donazioni di sangue e di emoderivati sono arrivate a 67.000 (un incremento rispetto all‘anno precedente di 2.000 unità) e un totale di 35.000 donatori attivi. Come sempre vi lasciamo con un meraviglioso brano dei Roxette: Listen To Your Heart. ―Ascolta il tuo cuore quando ti sta chiamando, ascolta il tuo cuore non c'é nient'altro che puoi fare‖ (Listen to your heart when he's calling for you. Listen to your heart there's nothing else you can do). E tutti insieme, ascoltando il cuore, possiamo fare tanto!

L‘Avis va a scuola Siglato lunedì 22 febbraio 2010 il protocollo d‘intesa tra AVIS Nazionale e il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca (MIUR). Presenti all‘incontro Presidente Avis Nazionale Vincenzo Saturni, Rina Latu, vice-presidente vicario e responsabile dell'Area scuola e Formazione, e Sergio Scala, per la Direzione dello Studente, Partecipazione, Integrazione e Comunicazione. L‘accordo rimarca la proficua collaborazione tra AVIS e MIUR - già sancita da due precedenti intese del 2004 e del 2007 -, per la promozione della cittadinanza attiva nelle scuole di ogni ordine e grado. In pratica


l‘AVIS si impegnerà a elaborare, in cooperazione con le singole scuole e con il coinvolgimento diretto degli insegnanti, progetti finalizzati a promuovere l'educazione alla salute, alla convivenza civile, sociale e solidale. Viene confermato, inoltre, l'importante ruolo di AVIS nella sensibilizzazione degli studenti ai valori del dono gratuito, volontario e anonimo del sangue. Il documento avrà durata triennale e sarà trasmesso a tutti gli Uffici scolastici regionali e provinciali. Il MIUR, infatti, diffonderà questa intesa nelle scuole per favorire la programmazione di specifiche attività di educazione e informazione. La collaborazione prevede l'istituzione di un gruppo di lavoro nazionale paritetico, composto da due membri designati dal MIUR, da due membri designati dall'AVIS e coordinato da un Presidente di nomina Ministeriale. Tale gruppo curerà la corretta applicazione del protocollo, individuando le modalità idonee per la più ampia diffusione delle iniziative che verranno

attivate

e

per

le

azioni

di

monitoraggio

degli

interventi

posti

in

essere.

Soddisfazione e compiacimento confermano all‘unisono Vincenzo Saturni e Rina Latu: «Un accordo che conferma il grande ruolo educativo e formativo della nostra Associazione all'interno della Scuola e della società tutta. Grazie al supporto del MIUR, l‘AVIS potrà diffondere i suoi principi e i suoi valori nelle Istituzioni scolastiche italiane, per contribuire alla costruzione di una società sempre più attenta al prossimo». Altro che Malizia profumo d‘intesa… Questa volta vi lasciamo con ―Education‖ (istruzione) dei Pearl Jam che ci pongono una domanda: “E’ la mia istruzione tutto quello che sono ora?” (Is my education all i am now?). Ecco perché l'avis va a scuola. Buon ascolto

17 febbraio: in ricordo di Luigi Marangoni direttore sanitario del Policlinico di Milano ucciso dalle Br “Dietro ogni atto di terrorismo, dietro ogni aberrazione della storia, in fondo non c’è altro che un amore mancato (Zomberos – Diego Cugia) 17 febbraio 1981: morire con la sola ―colpa‖ di aver testimoniato contro infermieri vicini all‘Autonomia colpevoli di danneggiamenti gravi. Morire con la sola “colpa” di condannare l’insano gesto di alcuni infermieri che staccavano la spina ai frigoriferi che contenevano il sangue per le trasfusioni, che così andava buttato. In un ―corto circuito ideologico‖ a sparare furono le Br. Alle 8,20 del mattino del 17 febbraio 1981, Luigi Marangoni uscì con l‘auto dalla rampa del garage per recarsi al lavoro. Il commando era già lì in agguato. In quattro, armati di mitra e di lupara, bloccano subito l‘auto di Marangoni e sparano in tre su di lui. La corsa al Policlinico fu inutile e Marangoni morì lasciando la moglie Vanna Bertelè , la figlia Francesca di 17 anni e Matteo di 15 anni. Si possono avere delle idee, si possono discutere tutte le idee, ma quando si impugna una pistola per far valere la propria idea si passa da un circuito ad un corto circuito. No politics or religion all’Avis e questo vale sempre. Associazione apolitica e areligiosa, non lo trovate fantastico? Non giudichiamo nessuno e non ci permetteremmo mai di farlo: ci ha semplicemente colpito il fatto


di come partendo da una ideologia si possa arrivare a “staccare la spina ad un frigorifero che contiene sangue per far in modo che vada buttato”. Ma chi siamo noi per descrivere quello che avvenne? Avete ragione. Come sempre lasciamo parlare chi lo sa fare meglio di noi. E allora riportiamo un brano del libro di Mario Calabresi (giornalista, direttore de ―La stampa‖ e figlio del commissario Calabresi) tratto dal libro “Spingendo la notte più in là” (Capitolo 8). Non siamo dei ―braveheart‖ e ammettiamo che leggendo le parole di Francesca e di Vanna siamo rimasti colpiti. Non vogliamo condannare nessuno, e come diceva giustamente Fedor Dostoevskij: «Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni». Per questo non sappiamo cosa sia la condanna, ma le parole di Francesca ci sembrano più che appropriate: «Dovrebbero essere almeno condannati al silenzio sociale: non hanno da insegnare niente». E per una volta “Nascondo la testa voglio affogare il mio dolore, nessun domani, nessun domani”.(Hide my head I want to drown my sorrow - No Tomorrow - No Tomorrow): il brano è ―Mad World‖ (tradotto Mondo folle) del gruppo Tears for Fears (Lacrime per paure) (nel video la versione di Gary Jules). Perché «se comprendere è impossibile, conoscere è necessario» (P. Levi). Ci dobbiamo salutare (Capitolo 8 del libro Spingendo la notte più in là di Mario Calabresi) «Per carità, io non ho mai visto Bambi, né l‘ho mai fatto vedere ai miei bambini». Francesca Marangoni mi guarda come a dire: «Fossi matta!». Siamo seduti sulla panchina dei giardini della Guastalla, alle spalle dell‘Università Statale, accanto al Policlinico di Milano, l‘ospedale in cui suo padre fu direttore sanitario fino al 17 febbraio 1981, giorno in cui le Brigate Rosse gli spararono sotto casa. Da quasi otto anni tengo un ritaglio dell‘―Espresso‖ che la riguarda. In un lungo articolo, intitolato Le vittime dimenticate raccontano, lei parlava dell‘affiorare dei dolori improvvisi e raccontava proprio di quando aveva pianto in un cinema. Inizia a raccontarmelo: «Il film era ―Una domenica in campagna‖ di Bertrand Tavernier. La storia di un vecchio pittore francese che riunisce fuori Parigi tre generazioni famigliari. Succedono le cose classiche: si mangia, si discute, si litiga, poi arriva la figlia e nella scena finale balla con il padre anziano. Un ballo d‘addio. Lei lo fa sapendo che forse è l‘ultima volta…». Francesca si interrompe, si morde le labbra, poi cominciano a scendere le lacrime e mi dice con la voce che sussurra: «… Ecco, io ho pensato che non avrei mai potuto farlo, che lui non ci sarebbe stato al mio matrimonio, non avrebbe mai visto i miei figli». Piange ancora, ventisei anni dopo, nella pausa pranzo che mi ha regalato. Nella foto che sua madre tiene sul tavolo del salotto li si vede insieme l‘ultima estate, in Inghilterra, davanti al castello di Leeds: il padre ha un giubbino di renna, è davvero giovane, lei è una bella ragazza di sedici anni coi jeans rossi. Si capisce che avevano un‘intesa speciale. Piange e non si vergogna, scuote la sua testa bionda: «Ho due bambini, di sette e quattro anni, non ho mai avuto il coraggio di dirglielo. Il più grande ha saputo qualcosa dal cugino e un giorno mi ha chiesto: ―Ma il nonno è morto perché c‘era la guerra?‖. Lui pensava che ci siano i buoni e i cattivi e che in guerra alla fine vincano i buoni. E’ difficile spiegargli che no, non c’era la guerra, c’era qualcuno che si sentiva in guerra, che lo aveva deciso da solo, che si mise a sparare. Ma non ho il coraggio di dirglielo, non ho parole e cambio discorso. Tutto ciò mi fa soffrire troppo. Io ho sviluppato negli anni una sensazione di estraniamento». Francesca Marangoni lavora nel padiglione del Policlinico che porta il nome di suo padre, al centro per il coordinamento dei trapianti. E‘ medico anche lei: «A dire la verità, non avevo la vocazione per la medicina, però era nell‘aria, tutti si


aspettavano che lo facessi. Se rinascessi mi piacerebbe stare in mezzo ai libri, alla carta, e non ai morti… ma so che a lui avrebbe fatto piacere. L‘ospedale era la sua vita e pensare che fu un‘infermiera, una caposala, a segnalarlo ai brigatisti della ―colonna ospedaliera‖…». Qui, a pochi metri da dove siamo seduti, si preparò la morte di suo padre, ma lei non ha voglia di parlare degli ex terroristi, prova fastidio per il dibattito sulla possibilità che possano lavorare nelle istituzioni o essere eletti in Parlamento. «Dovrebbero essere almeno condannati al silenzio sociale: non hanno da insegnare niente. Se hanno fatto un percorso di reinserimento e di recupero meglio per loro, ma per me non cambia nulla, nessuno riporta indietro quello che non c’è più. Certo, non mi sembra che debbano essere recuperati più di altri che hanno fatto altri delitti. I terroristi ho voluto guardarli in faccia: sono andata ai processi nell‘aula bunker di via dei Filangeri, lì al carcere di San Vittore. Nelle gabbie c’era tutta la colonna Walter Alasia, sembrava di essere in un girone dantesco: urlavano, ci insultavano, ci voltavano le spalle, mangiavano, una volta si misero a tirarci dei panini. Un giorno, mentre parlava il nostro avvocato, una coppia si mise a fare sesso davanti a tutti. I carabinieri se ne accorsero, scoppiò una gazzarra. Oggi mi viene quasi da ridere a ripensarci: il giudice li richiamò chiedendo rispetto per la vedova; l’avvocato di uno di questi disse, rivolto a mia madre, “Ma la signora non si offende”, ma lei sbottò: “E invece mi offendo sì!”. Insomma, erano dei cazzoni tremendi. Ma questo messaggio non è passato: i brigatisti si portano dietro un‘aura di persone impegnate, di combattenti, invece erano dei poveretti che facevano lotta armata per riscattare delle vite senza prospettive, gente povera di idee e di spirito. L‘unico a colpirmi fu il capo colonna, Vittorio Alfieri: era sempre zitto e seguiva ogni parola. Alla fine ci scrisse una lettera, riservata, in cui ci chiedeva scusa. Degli altri non so più nulla». « Non credo che ce ne sia più dentro nessuno e francamente non lo voglio sapere. Per fortuna i nostri non erano così famosi da essere seguiti dalla televisione, da meritare interviste o scrivere sui giornali. Perlomeno questo dispetto non l‘ho avuto. Mi è capitato di incontrare alcune volte una delle persone che avevo visto al processo Avevo memorizzato perfettamente la sua faccia e quando l‘ho rivisto a un parco giochi per bambini sono rimasta bloccata. Tutte le volte ho pensato di avvicinarmi a lui per dirgli: ―Guarda che io so chi sei: ti ho visto nella gabbia‖. Solo queste parole poi non ho avuto il coraggio e me ne sono dispiaciuta. A me sembra che la società in generale abbia solo un rispetto formale per noi e per chi è morto, sintetizzabile nella formula ―il dolore dei parenti‖. Qui all‘ospedale però capita di trovare tracce cere di mio padre, che vanno al di là delle targhe e delle celebrazioni. E‘ vivo nella memoria di molti infermieri che erano stati a lezione da lui, di qualche collega. Mi fermano e mi raccontano. Mi emoziono, lo sento vicino». Francesca ricorda benissimo l‘amarezza del padre quando venne messo sotto accusa in ospedale per aver testimoniato contro degli infermieri vicini all‘Autonomia colpevoli di danneggiamenti gravi (staccavano la spina ai frigoriferi che contenevano il sangue per le trasfusioni, che così andava buttato), o quando volantinarono contro di lui all‘ingresso: «Quella mattina avevo un compito in classe di greco, ero in prima liceo classico al Beccaria, e quando tornai a casa lo trovai distrutto, c‘era rimasto malissimo: lo accusavano di essere servo dei padroni perché era nella commissione che autorizzava le cure terminali». Da tempo veniva minacciato: «Io lo sapevo ma non pensavo potesse succedere davvero, finché una mattina mi spiegò che non mi avrebbe più accompagnata a scuola per non fare sempre la stessa strada. Temeva lo gambizzassero e diceva: ―Chissà se potrò ancora camminare o sciare‖. Hanno scelto di colpirlo anche perché era un obbiettivo facile, comodo. Se avessimo abitato in centro, in una via piccola e stretta dove non ci si può fermare e appostarsi, forse sarebbe ancora vivo».


Invece abitavano di fronte allo stadio San Siro, in una via spaziosa, e Luigi Marangoni venne ucciso mentre usciva con l‘auto dal cancello. La moglie lo stava guardando dalla finestra. Vanna Marangoni lo faceva ogni mattina: «Così mi sembrava di proteggerlo. Quel giorno ho sentito dei colpi, ma era carnevale e ho pensato a dei botti. Poi mi accorgo che la sua macchina si è fermata perché sul passo carraio c‘è una Ritmo bianca a ostruirgli l‘uscita. Due persone con la coppola e gli occhiali scuri salgono in fretta sulla Fiat e poco più in là recuperano una persona. L‘auto di mio marito rimane ferma, allora capisco e penso: ―E‘ successo, questa volta è successo davvero‖. Scendo di corsa in vestaglia e camicia da notte, la portinaia cerca di fermarmi: ―Non esca, sparano‖. Le dico: ―Ma non capisce, è per mio marito‖. Ma quando sono fuori non lo vedo, allora penso che lo abbiano rapito e mi si riaccende la speranza. Poi mi avvicino alla portiera e mi accorgo che è riverso sul sedile. Ho aperto lo sportello, mi sono inginocchiata e l‘ho abbracciato; era tutto coperto di vetri, perdeva molto sangue dalla nuca. Gli ho messo le mani sul viso per farmi sentire, per dargli calore, anche se non c‘era più niente da fare. Ho capito che la nostra vita insieme finiva in quel momento e gli ho detto: “Ci dobbiamo salutare”. Prima che lo caricassero sull’ambulanza gli ho chiuso gli occhi». Nel volantino di rivendicazione c‘era scritto che era un servo dello Stato e della Dc. Vanna Marangoni parla con voce bassa, molto gentile: «E pensare che la Dc non l‘aveva neppure mai votata, era liberale, pignolo, lavorava tantissimo, aveva fatto pulizia alle camere mortuarie spostando tutti quelli che facevano affari con le pompe funebri. Poi s‘era fatto nemici andando a testimoniare insieme a tre infermieri nel processo per i danneggiamenti. Gli infermieri vennero gambizzati all‘interno dell‘ospedale, per lui ci fu la condanna a morte. Prima però fecero a tempo ad accusarlo, volantinando un articolo pubblicato sul ―Giorno‖, di aver negato il diritto di andare alle terme ad alcuni dipendenti di una banca e di averlo fatto per interesse. Tornò a casa si mise a piangere. Era il 31 gennaio. Si rese conto che era un segnale. Quella notte mi svegliò e mi disse: ―Ricordati che sono un uomo onesto e che mi devi volere bene. Ti chiedo perdono se vi lascerò soli, ma non è colpa mia‖. Non aggiunse altro». Questa signora minuta resta in silenzio a lungo, lo sguardo perso nei ricordi o forse nella nostalgia per quanto non c‘è stato, poi aggiunge solo un‘ultima frase: «E‘ stata una cosa inutile, non è servita a nessuno, ma io sono stata defraudata, mi hanno levato una parte della mia vita». A fine 2005 mamma era andata a trovarla, aveva parlato a lungo, anche lei era rimasta colpita dal tono pacato e dal peso del dolore che questa donna esprime. Quando era uscita mi aveva chiamato dal cellulare, mentre tornava a casa. Mia madre è una persona focalizzata sull‘idea di camminare e guardare sempre avanti, di lavorare per la riconciliazione, il perdono, la sostiene una fede vitale e fortissima, ma quel pomeriggio aveva una voce scossa e mi disse: ―Vedi, Mario, l‘ho ascoltata a lungo, ho ripensato a voi, a papa Gigi, a tutti quelli che abbiamo conosciuto in questi anni che non riescono a ritrovare la forza di vivere, a quello che ci hanno fatto, a quanto siamo stati tutti lasciati soli e a come tutto sia passato in cavalleria e mi è preso lo sconforto: siamo stati tutti troppo buoni, tutti troppo pazienti».

Stupidità “Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi”. (Albert Einstein) Quanto aveva ragione il buon vecchio Albert… Non dovrebbe accadere che una ragazza di vent‘anni si permetta di dire ad una coetanea alle prese con la leucemia e coi relativi effetti collaterali: ―Quanto sei bella‖. Non dovrebbe accadere che una madre e la figlia reduce di un trapianto di midollo, entrambe di Valbondione, si sentano lanciare da una ragazza che passa con l‘auto davanti agli Ospedali Riuniti di Bergamo un messaggio così stupido. Non


dovrebbe succedere se la stupidità non esistesse. Ma è quello che è successo a Natalina Conti e a sua figlia Francesca. Segno che Einstein aveva proprio ragione. Ma di fronte a tanta stupidità, per fortuna c’è anche tanto buon senso: e lo dimostrano i giovani amici di Francesca di Valbondione. A raccontarlo è proprio la madre Natalina a L‘eco di Bergamo di sabato 23 gennaio 2010: «In questi mesi i giovani che conosciamo ci hanno dato tante lezioni. Gli amici di mia figlia sono quasi tutti di Valbondione, perché noi veniamo da lì. Nelle settimane di ospedale si son fatti su e giù per la valle più volte dopo il lavoro per salutare attraverso il vetro. Quando i medici le hanno vietato la piscina, improvvisamente nessuno della compagnia aveva più voglia di nuotare. E quando Francesca, in agosto, ha dovuto rientrare in ospedale per il trapianto, tutti hanno rinunciato alle vacanze per starle vicino». E proprio questi ragazzi in merito alla vicenda occorsa fuori dall‘ospedale commentano: «Quella ―l‘era fò de co‖ (Era fuori di testa)!». Hanno detto tutto loro e noi non aggiungiamo niente. Se volete vi invitiamo a leggere la lettera di solidarietà inviata da Jeremy, anch'egli malato di luecemia. Come Avis Villa abbiamo visto il buon cuore della gente di Valbondione che ha deciso di fondare un’Avis e quindi di salvare vite! A Francesca, oltre a tutta la nostra solidarietà (si ringrazia la redazione de L'eco di Bergamo per aver riportato la presente iniziativa a pagina il 24 gennaio 2010), ci sentiamo di regalare questa citazione: ―Beauty is in the eye of the beholder‖ (La bellezza è nell'occhio di chi guarda) di Margaret Wolfe Hungerford. E chi fa stupide azioni sicuramente bella non può essere. Friedrich Schiller era solito dire: «Contro la stupidità gli stessi dei lottano invano.». Proprio per questo Dante scrisse: ―Non ragioniam di lor (o di lei…), ma guarda e passa‖ (Divina Commedia Inferno Capitolo 3°). E allora non curiamoci della stupidità e lasciamoci andare alle splendide note di Eric Clapton con Wonderful Tonight. Abbandoniamoci al splendido brano e alle sue parole: ―poi mi chiede: ‗sono bella?‘. Rispondo ‗si, sei splendida stasera‘. Mi sento splendidamente perché vedo la luce dell‘amore nei tuoi occhi e la più grande meraviglia di tutto questo‖ (And then she asks me - Do I look al right - And I say yes, you look wonderful tonight - I feel wonderful Because I see-ee the love light in your eyes - And the wonder of it all).

Avis zona di Piario: Jennifer e Jim promuovo la donazione di sangue Grace (Jennifer Aniston): ―Organizziamo una donazione di sangue. Hanno bisogno del mio sangue: il mio è un gruppo sanguigno molto raro. Io sono AB positivo…‖. Bruce Nolan (Jim Carrey): ―E poi quelli ammucchiano tutti i sacchetti in un magazzino chissà dove, lo surgelano nella ghiacciaia e poi raccontano in giro che manca…‖. Come vedrete nello spot, invece… Ma lasciamo parlare Jennifer e Jim. Ringraziamo di cuore Bergamonews per aver riportato la notizia sul proprio portale

Noi preferiamo parlare di Avis Zona di Piario: grazie alle risorse dell’Avis di Zona, per tutto l’anno 2010, sarà


possibile mettere in onda sulle emittenti televisive Antenna2 (per l’ambito territoriale della media e alta Val Seriana e Valle Borlezza) e Più Valli Tv (per l’ambito territoriale di Bossico, Sovere, Val Camonica, Val Cavallina ma anche Valle Seriana fino a Bergamo - Sondrio e Valtellina) uno spot televisivo realizzato ad hoc per promuovere e la donazione di sangue. In questa decisione di puntare sull‘informazione e sulla comunicazione c‘è molto di Franco Scandella. Franco, con passione, dedizione, e un gran cuore ha creduto di poter far sì che tutte le avis che fanno riferimento al centro di Piario, possano avere le stesse opportunità. E cosa c’è di più democratico che poter far passare in televisione un unico spot per tutte le avis, personalizzato con le date delle donazioni e le avis che effettuano la raccolta al centro di Piario, che promuove la stessa finalità e la donazione di sangue? Per molte avis – soprattutto per quelle con meno risorse finanziarie - sarebbe stato preclusa la possibilità della messa in onda dello spot televisivo a causa dei costi. Grazie all’avis zona 4 invece, tutte le 11 avis che fanno riferimento al centro di Piario, godranno dei benefici della messa in onda degli spot. Quando si pensa all‘Avis di zona, nel nostro caso all‘Avis zona di Piario, bisogna pensare alla condivisione di sforzi e di fondi per svolgere attività sovra comunali, attività che per il loro costo e per la loro portata, non sarebbero realizzabili se non con una volontà comune. Grazie al fondamentale contributo di Franco, e alla sua passione, l‘Avis di zona va ad integrare il lavoro che le singole avis portano avanti con tenacità, dedizione e passione nel proprio ambito. Questa integrazione, grazie agli sforzi posti in essere da Franco nell‘Avis di zona porta un duplice vantaggio: avere una nuova fondamentale collaborazione tra le avis di zona e salvaguardare l‘autonomia di ogni avis che ha aderito al progetto di zona. Franco ha permesso di far capire che la finalità della zona di Piario, non è assolutamente quella di interferire nelle singole decisioni delle avis, bensì quella di creare nuove opportunità. Come avvenuto anche per il calendario realizzato per il 2010, l‘unione fa la forza. “Tutti per uno, uno per tutti”: lasciamo i tre Moschettieri ad Alexandre Dumas e ci teniamo Jennifer. Sì, magari… Dai lo sapete che ci piace scherzare. Volevamo dire che lasciamo a Jennifer Aniston e a Jim Carrey invitarvi a donare sangue. Molliamo gli ormeggi e partiamo dunque sicuri che con Franco al timone, non perderemo mai la rotta. Lo stesso Franco, ci guiderà come la Stella Polare, verso mondi sconosciuti, dove il sogno di non far mancare sangue là dove vi è bisogno, possa divenire realtà. Siamo diventati troppo seri? E' vero: altro che Franco: Jennifer Aniston! Mai fidarvi dei pazzi Niki & Co.: come sapete George adesso è fidanzato con Elisabetta per cui ci ha passato la sua rubrica. A lui non serve più. Se però rivuole la sua rubrica e ci lascia Elisabetta, visto che è nostro amico per questa volta accettiamo di buon grado l‘―equo scambio‖. Per adesso, visto che noi abbiamo la sua rubrica e lui Elisabetta, non possiamo fare un torto a George e passare a tutti i suoi numeri di cellulare. Per questo Jennifer not included. Dai, per questa volta ve lo concediamo ci facciamo un‘ ―auto battuta‖: ―va bene i sogni, ma sperare sempre nei miracoli‖… Touché! (Nelle foto Jennifer Aniston e Jim Carrey... Ops: Jennifer Aniston e Jennifer Aniston, ma vi assicuriamo che è un errore di impaginazione. O forse no...).

Avis Villa d‘Ogna: 100 accessi from Sweden


―Cento! Cento! Cento!‖. Ok l‘accesso è giusto. E vai di Iva… No non quella che bisogna versare all‘ufficio delle imposte. Vai di Iva Zanicchi. Ma anche no. Non preoccupatevi, non siamo diventati folli tutto di colpo: 100 sono le visite (o visitors come li chiama il nostro contatore, visto che sono tornati di moda) al nostro sito dalla Svezia. Dopo gli Usa, Uk, siamo arrivati all‘ambito traguardo anche in Sweden. E già ci immaginiamo l‘atmosfera della premiazione a Stoccolma o a Oslo (qualora il governo svedese volesse darci il Nobel per la Pace

) e le parole di rito: ―Non ce lo aspettavamo‖. E vai con

le

lacrime.

Gli accessi sono reali, ma in verità lo diciamo, ci immaginiamo un viaggio premio al team Niki & Co. per proporre un gemellaggio con le svedesi. Siamo molto interessati agli usi e alle consuetudini locali, soprattutto alle bellezze storico artistiche della Svezia. Come non ci credete? Sempre i soliti diffidenti. Va bene. Intendevamo gli svedesi (in senso generico): se proprio dobbiamo, andiamo a fare un giro anche a salutare Carlo XVI Gustavo di Svezia. Se poi ha una moglie o una figlia bella come Letizia Otis, moglie di Felipe delle Asturie futuro erede al trono di Spagna, ci andiamo volentieri. Se poi ha anche la bellezza e la classe di Carla Bruni partiamo s… Niki aspetta… Va beh, visto che stiamo aspettando l‘aereo, finiamo il testo e poi partiamo subito. Se proprio non ha moglie e figlie così ben dotate ci "accontenteremo" delle svedesi. Adesso vi lasciamo: stanno annunciando il volo e non vorremmo perdere l‘aereo. Ah dimenticavamo un avviso per Franco e Marino: gli accessi da UK sono 218. Mentre noi ci "sacrifichiamo" andando in Svezia, voi dovete andare da Carlo e Cammilla Parker Bowles… (La foto di Camilla può avere effetti indesiderati. Non somministrare alle persone di età inferiore ai 76 anni. Ma anche a quelle di età superiore. Prima dell'uso leggere attentamente le avvertenze e le modalità d'uso. La foto può nuocere gravemente alla salute). Dai l‘aereo è arrivato: Svezia arriviamo (o meglio Victoria Silvstedt arriviamo)! Vi lasciamo come sempre con un brano. Quando si parla di Svezia e di musica si parla di Abba. E quale brano meglio di “I Have A Dream” degli Abba si addice ai donatori di sangue? Abbiamo un sogno come quello di Martin Luther King nel discorso di Washington del 28 agosto 1963: salvare delle vite. I donatori grazie ad un gesto tramutano un sogno in realtà. “Ho un sogno una fantasia che mi aiuta ad attraversare la realtà e la mia destinazione ne fa valere la pena” (I have a dream - a fantasy - to help me through – reality and my destination - makes it worth the while).


8 marzo: auguri a tutte le donne da Avis Villa d‘Ogna “C'è qualcosa di più bello al mondo che una donna non lo contenga già in uno sguardo?” - Fabio Volo Quando si parla della festa della donna, si pensa alle mimose. Bello, ogni occasione è quella giusta per festeggiare ed ogni occasione è giusta per regalare un fiore ad una donna. Ma il fiore è un gesto che se non è seguito dal buon cuore, ahi noi serve a poco. Per questo preferiamo sì parlare di 8 marzo, ma la data deve essere legata indissolubilmente a quelle del 25 novembre in cui si celebra la giornata internazionale per eliminare la violenza delle donne (come avevamo promesso riproponiamo sotto l‘articolo che avevamo inserito sul nostro sito in occasione di tale ricorrenza). Perché per fare festa prima bisogna prima eliminare la violenza a cui certe donne sono ancora sottoposte. Solo per curiosità provate a cercare su Google eliminare violenza dal mondo e vedrete che l‘Avis Villa d‘Ogna c‘è. Magari qualcuno penserà che stiamo parlando di piaghe sociali relegate a paesi sottosviluppati. No, stiamo parlando di cose che avvengono tra noi. Nel 2009 a Milano, 928 donne hanno chiesto aiuto per aver subito una violenza sessuale o un abuso domestico di natura fisica o psicologica. E nella metà dei casi l‘aguzzino è l‘uomo con cui hanno scelto di convivere (nel 37% dei casi si tratta del marito e nel 12% il compagno). La cosa che ci ha colpito è che gli abusi sono in aumento a livello nazionale: da quando è stata introdotta la legge sullo stalking, 5.000 sono state le denunce registrate a cui vanno aggiunte 1.000 arrestare. Dati che fanno sicuramente pensare e che fanno riflettere. Anche perché chi osa fare violenza su una donna è semplicemente una persona che dimostra tutta la sua debolezze e le sue paura. Non volevamo essere così seri, ci conoscete e ci piace essere come al solito goliardici: oggi lo siamo pensando alle donne che da sempre sono le muse ispiratrici e che regalano ad ogni uomo la speranza e la voglia di essere migliore. Regalatevi per cui una sera tutta per voi: oggi vi è concesso tutto. Noi festeggiamo insieme a voi, ma non fermatevi alle classiche feste con i quattro uomini che si mettono in mutande (non prendete i vizi degli uomini - in questo l‘uomo è avvantaggiato avendo circa 2.000 anni di esperienza) appagando così la vanità dei quattro che si sentiranno degli dei. Girate per i vostri paesi, per le città e fate sentire che ci siete e che le città o i paesi sono vostri. E ricordate agli uomini, qualora se lo siano dimenticato, che le città e i paesi sono vostri non solo l‘8 marzo ma tutti i giorni dell‘anno. In un giorno così speciale auguri a tutte le donatrici: credeteci quando vi diciamo che a Piario vi ammiriamo mentre donate sangue e ammiriamo la vostra tenacità e la vostra forza di volontà. Da voi abbiamo molto da imparare: a volte vi vediamo far più fatica nel donare rispetto agli uomini, ma la volta dopo siete lì di nuovo pronte a donare. E col vostro esempio ci insegnate quello che conta veramente nella vita. Auguri a tutte le donne che ci aiutano a Piario nella sala ristoro al bar. Auguri infine a tutte le donne che ci sono vicine, donando a Bergamo o col sito: i vostri consigli e le vostre critiche ci spronano sempre a non mollare. "Ascoltate (e leggete) con orecchi pazienti e noi ci sforzeremo di


rimediare i nostri difetti" (William Shakespeare- Romeo e Giulietta): di difetti ne abbiamo tanti ma non abbiamo perso la speranza di essere migliori. Vi regaliamo un fiore virtuale consigliandovi un libro che ogni donna dovrebbe leggere e ogni uomo dovrebbe studiare: ―Donne che corrono coi lupi‖ di Clarissa Pinkola Estes. E per la festa della donna un brano le cui note speriamo possa toccare il cuore ad ogni donna ma ancor più, possa far breccia nel cuore di ogni uomo che non rispetta una donna: “She’s always a Woman” (Lei sarà sempre una donna) di Billy Joel. Perché una donna “ti può condurre alla vita, ti può prendere o lasciare”, una donna “ti può uccidere con un sorriso, può ferirti coi suoi occhi”, una donna “è in anticipo rispetto al suo tempo”, una donna “non si arrende mai, non si dà mai per vinta”, una donna “tirerà fuori il meglio o il peggio di te”… "Ma puoi incolpare solo te stesso, perché per me (e noi aggiungiamo per noi dell‘Avis Villa) Lei sarà sempre una donna". Auguri a tutte le donne.

25 novembre: Giornata Internazionale per eliminare la violenza contro le donne (International Day for the Elimination of Violence against Women) "Forse questo ultimo atto è destinato a ribadire una fondamentale verità: che dalla violenza non può e non è mai potuto nascere nulla. Per tutti quelli nati sotto una stella arrabbiata, per paura che ci dimentichiamo quanto siamo fragili". (Fragile - Sting) E' 25 novembre tutti i giorni! L'avis di Villa d'Ogna ripropone periodicamente in home page l'articolo sul 25 novembre: la lotta contro la violenza è un gesto di civiltà. L'articolo rimane invece fisso nelle news. O è "25 novembre" tutti i giorni, o non è "25 novembre" mai (libera interpretazione dei brani "Thank God It's Christmas" dei Queen "Fa che sia Natale ogni giorno - Let it be Christmas every day" e "O è Natale tutti i giorni..." di Luca Carboni). Se chiedete ad una persona dell‘8 marzo subito in qualche modo risponderà ―Festa della donna‖. Ma del 25 novembre poco si sa, non ci sono fiori in ballo e file dai fioristi (nemmeno la domanda ―Ti piacciono i fiori? Vorresti fare il fiorista?‖ anche se non abbiamo mai capito perché una persona per essere ritenuta normale debba rispondere allo stesso modo ad entrambe le domande…). Una guerra silenziosa, come quella che alcune donne sono costrette a vivere nelle proprie case, proprio il luogo dove ci si dovrebbe sentire al riparo dal mondo per poter portare il giorno dopo nuove speranze. Speranze spezzate, perché alcune cose non si dimenticano: si può vivere una vita avendo la vita già spenta dentro. Perché certe cose non si superano e il pensiero va ad una ragazza, Valentina Cavalli. Il corriere della sera scriveva (sul sito 14 luglio 2008): «Veniva da Casale Monferrato, Valentina. Con tutto l'entusiasmo dei suoi 22 anni. Studiava medicina e aveva un fidanzato che amava. Tutto è finito una sera di giugno del 2002, mentre Valentina e il suo ragazzo amoreggiavano in auto in un parcheggio. All'improvviso l'orrore, che distrugge per sempre i


sogni e la vita di questa dolce e bella ragazza. Due uomini assalgono la coppietta, massacrano di botte il ragazzo e violentano a turno la ragazza, mente un terzo complice fa da "palo"». «Due ragazzi della Milano bene che avevano infierito crudelmente su di lei. Non s‘era arresa, aveva fatto denuncia, sostenuto le indagini, sino all‘arresto dei responsabili, sino al processo ancora in corso. Aveva mostrato sempre determinazione e coraggio, ma anche qualche cedimento, qualche paura», come riporta "La stampa". Quel giorno Valentina Cavalli, come ha raccontato la madre ai giornalisti de «La Stampa», (articolo del 12 luglio 2008) è morta una prima volta. La ferita non è mai guarita. «Mamma, sai cos'è che mi sconvolge di più? E' che quei due non mi hanno neanche chiesto scusa, non sembrano pentiti. La prigione non li aiuterà a rendersi conto della brutalità che hanno commesso. Hanno bisogno di un percorso interiore per rendersi conto del male che mi hanno fatto»: questo è quello che diceva Valentina. Valentina ha deciso di staccare la spina giovedì 11 luglio 2008, 6 anni dopo lo stupro subito, dopo aver superato l’ultimo esame della specializzazione in neuropsichiatria. Luca Barbarossa presentò nel 1988 un brano dal titolo ―L‘amore rubato‖. A Valentina hanno rubato l‘amore… "Solo il 4% delle donne vittime della violenza denuncia il proprio carnefice. Le altre pagano anche per lui": chi paga per i peccati dell'uomo? (slogan della giornata del 2008 di Telefono donna che ha realizzato il poster sopra). Sappiamo che il giorno Internazionale magari non servirà a molto… ma se serve a qualcosa è già molto. Una volta mi hanno detto: ―Non devi essere sempre contro, devi essere anche a favore‖. ―Quando non ci sarà più nulla contro cui essere contro, sarò il primo ad essere a favore‖ ho pensato. Ho invece risposto: "Certo che sono a favare di qualcosa: sono a favore di chi è contro qualche cosa che non va". Ormai conoscete questo sito e sapete che siamo solitamente goliardici. Ma oggi non ne siamo capaci e ve ne chiediamo scusa. Ci sono ―parole troppo gelate per sciogliersi al sole ― (Fabrizio De André - La guerra di Piero). E queste parole le lasciamo dire a Franca Rame nella sua testimonianza (avvisiamo che la testimonianza è molto toccante e forte). Oggi ci sentiamo di regalare ad ogni donna, in particolar modo alle nostre donatrici, non fiori o diamanti (ci hanno inculcato l‘idea che l‘amore si dimostra così. ―Un diamante è per sempre‖: un oggetto inutile se dietro on ci sono buoni sentimenti, aggiungiamo noi), ma bensì un libro: ―Donne che corrono coi lupi‖ – Clarissa Pinkola Estes -. E dopo averlo letto regalatelo ad ogni uomo. L’amore rubato - Luca Barbarossa La ragazza non immaginava - che anche quello fosse l'amore - in mezzo all'erba lei tremava - sentiva addosso ancora l'odore - chissà chi era cosa voleva - perché ha ucciso i miei pensieri - chissà se un giorno potrò scordare - e ritornare quella di ieri

La ragazza non immaginava - che così forte fosse il dolore - passava il vento e lei pregava - che non tornassero quelle parole. Adesso muoviti fammi godere - se non ti piace puoi anche gridare - tanto nessuno potrà sentire - tanto nessuno ti potrà salvare


E lei sognava una musica dolce - e labbra morbide da accarezzare - chiari di luna e onde del mare - piccole frasi da sussurrare - e lei sognava un amore profondo unico e grande più grande del mondo - come un fiore che è stato spezzato - così l'amore le avevan rubato La ragazza non immaginava - che così lento fosse il dolore - stesa nel prato lei piangeva - sulle sue lacrime nasceva il sole - e lei sognava una musica dolce - e labbra morbide da accarezzare - chiari di luna onde del mare - piccole frasi da sussurrare - e lei sognava un amore profondo - unico e grande più grande del mondo - ma il vento adesso le aveva lasciato - solo il ricordo di un amore rubato - come un fiore che è stato spezzato - così l'amore le avevan rubato

6-13 marzo 2010: settimana della donazione del sangue dei volontari in servizio civile Una settimana dedicata interamente alla donazione del sangue dei volontari in servizio civile. Questa l'iniziativa nata da un'idea dell‘AVIS che si è svolta dal 6 al 13 marzo 2010 in occasione del nono anniversario dell'approvazione della Legge 64/2001, che ha istituito il Servizio Civile Nazionale. Promotori dell'evento sono stati l'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (UNSC), il Centro Nazionale Sangue (CNS) e Coordinamento Interassociativo dei Volontari Italiani del Sangue (CIVIS), di cui fanno parte AVIS, Croce Rossa, FIDAS e Fratres. La presentazione dell‘evento è avvenuta mercoledì 3 marzo 2010 nella sala stampa di Palazzo Chigi. Alla conferenza erano presenti il senatore Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega al Servizio Civile; l‘onorevole Leonzio Borea, capo dell'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile; il dott. Giuliano Grazzini, direttore del Centro Nazionale Sangue; il dott. Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale FIDAS; il dott. Vincenzo Saturni, presidente nazionale AVIS; la dott.ssa Maria Vittoria Torresi, presidente nazionale donatori sangue Croce Rossa e infine il dott. Luigi Cardini, presidente nazionale Fratres e coordinatore pro tempore CIVIS. Venerdì 5 marzo 2010 al Quirinale si è tenuta la cerimonia di inaugurazione alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (come vedete alla fine George c'è sempre

), a cui hanno partecipato anche due

volontari di Servizio Civile attualmente impegnati in AVIS, Francesco Briganti e Alessandro Gentile. Il capo dello Stato, durante la cerimonia, ha dichiarato: «il tempo per me più prezioso e gratificante è quello che dedico a iniziative così, che mi danno forza, convinzione, sostegno e fiducia, più di tante altre di situazioni di lavoro più tese e difficili». Per Napolitano «è il momento di farla finita con le generalizzazioni sui giovani» e con «le semplificazioni e i luoghi comuni». E bravo George! Un'iniziativa che ha visto l'avis in prima linea come ha chiarito il Presidente Avis nazionale Vincenzo Saturni: «La promozione del dono è il principale obiettivo associativo e perché AVIS da diversi anni è ente di Servizio Civile. La nostra Associazione attualmente accoglie oltre 200 giovani volontari in Servizio Civile che, su tutto il territorio nazionale, sono diventati parte integrante della realtà avisina, partecipando alle attività quotidiane e diffondendo i valori di generosità e solidarietà». Saturni ha spiegato le finalità della settimana: «Promuovere uno stile di vita sano, attento agli altri e al proprio benessere psicofisico, che diffonda un


atteggiamento sensibile verso le richieste e i bisogni della propria comunità». «Il volontariato - ha concluso infine Saturni - deve rappresentare sempre di più un punto di riferimento per le nuove generazioni, in grado di dare un grosso slancio al senso civico e all'impegno sociale». Tra le altre, anche l'Avis Regionale Lombardia ha aderito all‘iniziativa. Delle molte azioni che sono state attuate per contattare i 1400 volontari di servizio Civile attualmente impegnati in Lombardia, due meritano di essere menzionate: l‘invito alla donazione mediante l'invio di una mail (virtuale o cartacea) con allegata una cartolina che riporta su un lato le principali indicazioni sanitarie per diventare donatori di sangue; realizzazione di una locandina promozionale che è stata inviata a tutti gli Ospedali e ai "Punto Regione" presenti nei capoluogo di provincia. E a livello locale? Anche l‘avis Villa d'Ogna, insieme a tutte le avis che fanno riferimento all‘unità di raccolta di Piario, sono state vicine col cuore all‘iniziativa. Per donare sangue a Piario basta presentarsi ed iscriversi all‘Avis (si vedano le pagine ―Perché donare sangue‖, ―Iscriversi? Why Not?‖ e per il calendario delle donazioni ―Piario: il centro di raccolta‖ presente su questo sito). “No politics or religion”, questo vale sempre, ma pensiamo che il riconoscimento sia il giusto merito istituzionale a tutti i donatori di sangue, al di là di ogni convinzione politica di religione. Quello che interessa all‘Avis è donare il sangue in modo anonimo volontario e gratuito. E chiaramente, donare il sangue senza distinzione di razza, credo politico o religioso e senza distinzione di sesso. Perché all’Avis siamo tutti uguali! Siamo stati troppo seri? E‘ vero. In effetti il crazy Team Niki & Co. se proprio bisogna incontrarsi con qualche parlamentare, voleva proporre un incontro con Giovanna Melandri e Marianna Madia ma anche Mara Carfagna, Giorgia Meloni. Per condicio rispettata, ma soprattutto noi siamo per le quote rosa! E visto che ci siamo volevamo invitare anche l‘onorevole Giulia Bongiorno ma alla condizione che portasse Michelle Hunziker (parlando seriamente per un attimo nel novembre 2009 hanno fondato l‘associazione ―Doppia difesa‖ che raccoglie fondi per combattere la violenza sulle donne). Quindi siamo partiti da Giovanardi e siamo arrivati a Michelle Hunziker. Wow, non male vero? All‘Avis Villa d‘Ogna il rosso ti dona. E il rosso come dona a Michelle… Proprio Michelle come cantavano i Beatles: ―Michelle ma belle, sont le mots qui vont très bien ensemble, très bien ensemble‖ (Michelle mia bella sono le parole che vanno molto bene insieme, molto bene insieme). Per oggi “that’s all I want to say” (è tutto quello che voglio dire), non prima però di invitarvi tutti a donare sangue: “I need you!” (Ho bisogno di te!). Buon ascolto.

Avis e con l‘UILDM - Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare "Dispiega le mie ali, contro ogni barriera, perché la Libertà è un diritto di tutti": questo il motto della Giornata Nazionale UILDM - Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare.


Da venerdì 12 a domenica 14 marzo 2010 le protagoniste della manifestazione sono state, come sempre, le “Farfalle della Solidarietà”: coloratissimi peluche ripieni di ovetti di cioccolato che sono stati distribuiti in oltre 500 piazze delle principali città italiane dai volontari UILDM. La manifestazione ha visto la preziosa collaborazione di altre associazioni volontarie quali AVIS, Fondazione Telethon e di altri partner presenti sul territorio. "Una città possibile‖: la donazione minima di € 5 ha contribuito alla realizzazione del progetto. Si garantiscono così la mobilità delle persone con disabilità colpite da distrofie o altre malattie neuromuscolari. Si è potuto inoltre dare un contributo reale all'assistenza delle famiglie di queste persone nelle loro attività quotidiane. Un contributo che ha consentito quindi di attrezzarsi di mezzi di trasporto come furgoni specializzati e persone specificamente e altamente formate anche da volontari. Un‘iniziativa quindi indispensabile, come ha chiarito il presidente nazionale UILDM Alberto Fontana: «I fondi raccolti l'anno scorso - ha spiegato - sono stati destinati alla formazione e al sostegno del volontariato a favore della mobilità delle persone con disabilità e delle loro famiglie sul territorio di ben 12 Sezioni Provinciali UILDM. Queste ultime sono 76 e l'obiettivo finale è di realizzare Una città possibile in ognuna di esse». Dal 6 al 14 marzo 2010 si è potuto inoltre, donare 2 euro inviando un SMS al 45504 o donare 5 o 10 euro chiamando da telefono fisso. Quindi se avete visto nelle piazze ―le farfalle della solidarietà‖ e i volontari, niente paura! E visto che si parla di Libertà, non possiamo che lasciarvi con Freedom! (libertà) '90 di George Michael. Perché l'Avis alle persone malate di distrofia muscolare e alla UILDM dice: «Non ti abbandonerò, Non rinuncerò a te» (I won't let you down - I will not give you up). Dai vi lasciamo con goliardia: come vedete George c'è sempre.

Un amore, un sangue, una vita... devi fare ciò che riesci "Gli occhi fanno quel che possono, niente meno e niente più... Tutto quello che non vedono è perché non vuoi vederlo tu". [Cosa vuoi che sia - Ligabue] Venite al centro di Piario e vedrete di cosa è capace il cuore...

Uno dei 100 brani più belli del secolo scorso è One degli U2. Quando lo sentii per la prima volta, rimasi quasi estasiato. Come spesso accade per i brani in inglese, più lo ascoltavo, più mi accorsi che il brano non era solo stupendo dal punto di vista musicale, ma era


meraviglioso per le parole in esso contenuto. "La musica per una canzone è un po' come il sesso, le parole invece sono come far l'amore". [Dal film "Scrivimi una canzone"] Vi riporto un pezzo del brano: s'addice benissimo a chi dona il sangue. "One love, one blood, one life, you got to do what you should" ovvero, come scritto nel titolo "Un amore, un sangue, una vita... Devi fare ciò che riesci". E donando sangue molto si può fare: in modo gratuito, anonimo e volontario. Non so quale gesto sia più nobile... E come continua lo stesso brano: "Una vita con gli altri, fratelli, sorelle. Una vita ma non siamo uguali... dobbiamo sostenerci a vicenda, sostenerci l'un l'altro". Se facciamo seguire alle parole i fatti... molto si può fare. E lo si può fare anche con un sorriso sulle labbra... Perché "è meglio fare una cosa seria sorridendo, che fare una cosa stupida seriamente". Perché "la risata è eterna se la gioia è vera"! (Laughter is eternity if the joy is real) [Get On your Boots - U2]. Anche perché "ogni generazione ha una possibilità per cambiare il mondo, triste è la nazione che non ascolterà i suoi ragazzi e ragazze" [I'll Go Crazy If I Don't Go Crazy Tonight - U2]. "Siete voi giovani che dovete tirare i sassi nei vetri. Così, quando i vetri si rompono, noi vecchi ci rendiamo conto che era il momento di cambiarli" [Ferruccio Parri, si rivolse così nel 1959 ad un giovane ventitré anni: quel giovane era Giampaolo Pansa uno tra i più grandi giornalisti dei nostri tempi]. E allora largo ai giovani che con le loro idee e la loro energia tanto possono fare per l'Avis e per il mondo della donazione di sangue.

100 donazioni di midollo osseo agli Ospedali Riuniti di Bergamo Gli ospedali Riuniti di Bergamo hanno fatto 100! Wow! Non sembra un sogno? 100 donazioni di midollo osseo destinate al trapianto in persone affette da malattie del sangue - quali leucemie e anemia aplastica - o da alcune malattie genetiche che possono essere curate appunto solo mediante il trapianto. Di tempo ne è passato dal lontano 1989 quando fu istituito il Registro nazionale donatori di midollo osseo (Ibmdr) con sede a Genova, che raccoglie a tutt‘oggi i dati genetici di tutti i donatori italiani iscritti nei Registri provinciali condividendoli con tutti i principali registri mondiali. Così come di tempo ne è passato dal 1990 quando si fondò l‘Admo (Associazione donatori midollo osseo) che prese


avvio agli Ospedali riuniti di Bergamo un anno dopo. Dal 1991 ad oggi, gli iscritti sono 9.532. Un indice di 9,54 iscritti ogni 1.000 abitanti: il dato bergamasco è doppio a quello registrato sul territorio nazionale. Tanta acqua sotto i ponti è passata dal 1995 quando avvenne ai Riuniti il primo trapianto di midollo osseo. Ma c’è un filo che congiunge il passato al presente per proiettarsi al futuro: il buon cuore! Un cuore che ha portata a realizzare ai Riuniti 77 donazioni per Centri di trapianto italiani e 23 per l'estero (Germania, Usa, Inghilterra, Spagna, Australia, ecc.). Un risultato che è frutto della perfetta collaborazione tra il Laboratorio di Immunogenetica e l'Ambulatorio di Aferesi dell'Unità di Immunoematologia e di Ematologia dell'ospedale. Paroloni per i profani come noi non semplici, ma che nascondono sotto ―passione, dedizione, qualcosa senza cui non vivi‖ dimostrate da sempre nei donatori bergamaschi, come chiarisce Anna Falanga, primario di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dei Riuniti: «Queste attività non potrebbero essere svolte se non vi fossero donatori motivati e volontari sempre pronti a portare il messaggio della donazione in tutte le piazze della nostra provincia». Un risultato che non si raggiunge soli come esplica la dott.ssa Falanga: «Un particolare ringraziamento va quindi all'Admo che in tutti questi anni è stata sempre vicina al nostro Laboratorio e con la quale vogliamo intraprendere ora un percorso, coinvolgendo l'Avis e l'Associazione "Paolo Belli", per suscitare nuove adesioni». (Fonte L'eco di Bergamo 21 gennaio 2010) 100…

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partenza

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nuovi

sogni.

Perché “i dolci sogni sono fatti di questo” - Sweet dreams are made of this – (Sweet Dreams – Eurythmics).

Donazioni d' organi: consenso sulla carta d‘identità, ma solo se si vuole. Donazione d‘organi che ha ―tenuto‖ banco per tutto febbraio 2010. Quando si parla di donazione, di qualsiasi tipo essa sia, noi donatori di sangue siamo particolarmente sensibili. Per questo, per chi se lo fosse perso, riportiamo tutti gli articoli inerenti la donazione d‘organi del decreto ―Milleproroghe‖. In pratica, in data 10 febbraio 2010 un comma al decreto ―Milleproroghe‖ (lo sappiamo il nome non è estremamente bello, ma dai dopo "Cotto e mangiato" ecco il dolce millefoglie) prevedeva che si deve inserire sulla carta d‘identità se si vuole o meno essere donatori d‘organi (notizia riportata sul Corriere della Sera l‘11 febbraio 2010). Il giorno dopo la votazione però c‘è stata una rettifica: ―il deve‖ va sostituito con il ―può‖. La carta d‘identità quindi può contenere o meno (è facoltativo) l‘indicazione se donare gli organi. Tutto chiaro? Va beh… se vi siete persi, non preoccupatevi: anche noi del crazy Team Niki & Co. seduti al bar con davanti un caffè (non una birra lo giuriamo), abbiamo faticato non poco a capire esattamente cosa prevedeva il comma al decreto. Prima si “deve”, poi si “può” e intanto aggiungi, togli, taglia, incolla alla ―vecchia‖ normativa, la 91/1991. Ma invece di modificare leggi vecchie aggiungendo qua e là parole, non è più semplice farne una nuova in cui vuole chi vuole donare gli organi lo possa indicare sulla carta d’identità o, meglio, sulla tessera sanitaria senza tante storie? Intanto la cose certe per noi sono due: la prima è che ognuno dev’essere libero di donare o meno i propri


organi; la seconda è che chi vuole donare gli organi sia messo nelle condizioni di farlo. Anche perché, come spiega il Prof. Giuseppe Remuzzi (ricercatore e coordinatore dell‘Istituto Mario Negri nella sede di Bergamo, autore di 990 pubblicazioni su riviste internazionali e di 13 libri di argomento nefrologico, aurore di 470 lavori a congressi internazionali su temi di Nefrologia e Trapianto) di organi per salvare vite ce n’è bisogno. «E chissà che un giorno di no (alla donazione di organi – n.d.a.) non ce ne siano più». Abbiamo cercato di sintetizzare il tutto, ma come detto riportiamo per completezza gli articoli tratti dal Corriere della Sera (leggermente ―limati" nelle parti in cui non si parlava di donazione di organi). Tutti gli articoli sono linkati al Corriere dove potrete trovare gli articoli integrali. Abbiamo deciso di inserire per primi gli articoli del Prof. Remuzzi in quanto è la persona più indicata per chiarire ogni dubbio sulla donazione degli organi. Gli altri sono stati inseriti in ordine cronologico, così come li potete visualizzare anche sul Corriere della Sera. Wow, come siamo stati seri. Perdonateci, lo sapete che solitamente siamo goliardici ma l‘argomento era piuttosto complesso. Visto che se siete arrivati sin qui, "ascoltate (e leggete) con orecchi pazienti e noi ci sforzeremo di rimediare i nostri difetti" (William Shakespeare- Romeo e Giulietta), cerchiamo di rimediare alle nostre mancanze Vi lasciamo come nostra consuetudine con un brano. Un brano che fece da colonna sonora ad un film che ha fatto, fa e farà sognare molti bambini. E‘ un brano del 1984 di Limahl: “Never Ending Story”. ―La storia infinita‖ come quella che permette attraverso la donazione di organi (ma anche quella di sangue e quella di midollo osseo) di salvare vite e far sì che la vita di tante persone possa continuare. Perché ―nelle tue mani c‘è la nascita di un nuovo giorno‖ («In your hands the birth of a new day»). Si devono convincere le persone che donare gli organi è un dovere come assistere gli anziani e vaccinare i bambini By Prof. Giuseppe Remuzzi «Mai prima nella storia dei trapianti in Lombardia si erano registrate tante donazioni», Corriere della Sera, 17 dicembre. Così la Lombardia dei trapianti fa un passo avanti, siamo a 25 donatori per milione di abitanti - contro i 19 dell' anno scorso - meglio di tante altre regioni (ma in Friuli sono passati da 24 dell' anno scorso a 40 di quest' anno e in Trentino da 18 a 40, in Toscana da 40 a 47). Purtroppo quelli che aspettano sono sempre di più, in Lombardia e dappertutto. Così in lista d'attesa qualcuno muore. E c' è chi muore ancora prima di poter accedere a una lista. Qualcuno si chiede se il modo più semplice non sia quello di andarselo a comperare un rene, in Cina o in India. Non va bene, naturalmente, e non dovrebbe succedere mai, ne parliamo con gli ammalati spesso, ma non basta, è venuto il momento di fare qualcosa di più. La legge non c' entra. La Toscana che fa più trapianti della Spagna ha la stessa legge dell'Umbria, dell'Abruzzo, della Calabria, dove di trapianti se ne fanno più o meno come in Turchia. Dobbiamo preoccuparci invece di chi - quando gli si chiede se vuole lasciare gli organi di un suo caro appena morto -


dice di no. In Lombardia succede due o tre volte su dieci a seconda degli ospedali, è meno che nelle altre regioni ma è ancora troppo. «No» non ce ne dovrebbero essere, perché per ognuno che dice di no due ammalati restano in dialisi, un grave cardiopatico muore, e se da quel cadavere si poteva prelevare il fegato, un adulto e un bambino perdono forse per sempre l' occasione di poter continuare a vivere. Cosa si può fare? Convincere la gente che lasciare i nostri organi (quando a noi non servono più) a chi ne ha bisogno per vivere è un dovere come assistere gli anziani e vaccinare i bambini. Molto dipende da noi, si tratta di saperlo spiegare con garbo e sensibilità proprio come quando si chiede a qualcuno di lasciare gli organi dei propri cari. Forse varrebbe la pena di non chiederlo come un favore, ma di spiegare che è un' opportunità che si offre di aiutare altri ammalati». Giuseppe Remuzzi Corriere della Sera - 20 dicembre 2009 Otto su dieci diranno sì By Prof. Giuseppe Remuzzi «Oggi per certe malattie - e in futuro saranno sempre di più - è più semplice cambiare l' organo malato che provare a ripararlo (come per le automobili in un certo senso). Ma i pezzi di ricambio delle automobili si fanno in laboratorio, gli organi non ancora e non ce ne sono abbastanza per tutti. Oggi da noi soltanto uno su cinque di quelli che potrebbero guarire col trapianto riesce ad arrivarci. Tanti, troppi muoiono in lista d' attesa o passano il resto della loro vita legati a una macchina di dialisi. Dipende anche dal fatto che pochi dichiarano in vita di voler essere donatori. Molti semplicemente non ci pensano. Il trapianto è un problema per chi è malato o per quelli che ci lavorano, per la gente no, se ne parla poco o nulla. Se uno in vita non dice né sì né no per la nostra legge è considerato donatore (silenzio - assenso). Questo ha generato tante polemiche. La gente di leggi così non si fida. E allora per chi muore in rianimazione con gravi lesioni del cervello si finisce per dipendere dai parenti che tre volte su dieci negano il consenso al prelievo degli organi (non sanno, disposizioni in vita non ce n' erano). Ma per ogni donatore in meno un grave cardiopatico muore, un adulto e un bambino ammalati di fegato perdono per sempre la possibilità di tornare a una vita normale e due malati di rene restano in dialisi. La legge di iniziativa parlamentare approvata ieri (il 10 febbraio 2010 – nda) è un grande passo avanti. Al momento di rinnovare la carta d' identità ciascuno dovrà decidere se lasciare i propri organi dopo la morte a chi ne ha bisogno per vivere o se portarseli sottoterra. Otto italiani su dieci diranno sì. Al momento opportuno se ne terrà conto - dei sì e dei no - senza più polemiche. E chissà che un giorno di no non ce ne siano Giuseppe Remuzzi Corriere della Sera - 11 febbraio 2010 Donazioni d' organi: finalmente una soluzione?

più».


La possibilità (e non l' obbligo) di indicare sulla carta d' identità la volontà di essere o non essere un donatore d' organi. Una scelta che è stata giudicata da tutti un importante passo avanti. Si ritiene che questa opzione aumenterà il numero dei donatori e quello delle vite salvate nei prossimi anni. Questa norma ha da subito comunque un importante pregio: quello di fare un po‘ di chiarezza in una regolamentazione piuttosto ambigua, figlia delle polemiche che ne hanno accompagnato il varo. La legge attualmente in vigore (la 91 del 1999) prevedeva l' obbligo di esprimere la propria scelta, in mancanza del quale valeva il principio del "silenzio assenso". In pratica però non è mai stato costituito un "registro delle intenzioni", mentre soltanto un milione di italiani circa, in forme diverse (iscrizione ad un‘associazione o dichiarazione compilata), ha dichiarato la propria disponibilità. Nei fatti comunque nessun prelievo d'organo non è mai stato effettuato senza questa dichiarazione o senza l' assenso dei parenti. Ora la "nuova" carta d' identità dà la possibilità a tutti di esprimere più facilmente il proprio parere e permette di uscire dalle contraddizioni normative. Non solo: il fatto di essere invitati a esprimersi in questo campo è di per sé un fatto positivo. «La donazione diventerà qualcosa di presente nella mente degli italiani», ha detto Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti. Anche se resta un dubbio: per chi non esprime (visto che è facoltativa) la propria preferenza, che cosa succede? Dovrebbe valere sempre il "silenzio assenso" e quindi in questi casi si ricadrebbe nell'ambiguità precedente. Fermo restando che per ottenere poi un significativo aumento dei trapianti e una diminuzione delle drammatiche liste d' attesa (complessivamente 9331 pazienti al 31 dicembre 2009) non basterà un' accresciuta disponibilità di organi, ma occorrerà migliorare l'organizzazione negli ospedali, che è un fattore altrettanto decisivo. Mi porto in tasca da tanti anni un tesserino, che non ho mai capito se avesse o no un valore legale, col quale dichiaro di essere disponibile al prelievo dei miei organi. Ora improvvisamente dopo tante polemiche e discussioni la soluzione della dichiarazione sulla carta di identità mi sembra l' uovo di Colombo. Ora il problema è davvero risolto? Francesca V. Roma Renzi Riccardo Pagina 62 Corriere della Sera - 14 febbraio 2010 Marcia indietro del governo sulla donazione degli organi Solo chi lo desidera può indicare la propria decisione sulla carta d'identità. Ma non è più un obbligo MILANO - Sulla scelta di donare o meno gli organi tutto resta come prima: l'obbligo di fare una scelta, e di indicarla sulla carta di identità, torna a essere solo una facoltà. C'è stata infatti una marcia indietro del governo sulla norma che avrebbe introdotto l'obbligo di indicare nella carta d'identità il consenso oppure il diniego alla donazione dei propri organi in caso di morte. Mercoledì questa norma era contenuta nel maxiemendamento decreto legge milleproroghe, sul quale è stata posta la fiducia. IL VERBO "DEVE" DIVENTA "PUO'" - Ma giovedì il sottosegretario all'Economia Luigi Casero ha dichiarato in aula che il la parola "deve" va sostituita con la parola "può". In sostanza «la carta d'identità può altresì contenere l'indicazione del


consenso ovvero del diniego della persona cui si riferisce a donare i propri organi in caso di morte». Il Presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini, spiega: «È stato un errore materiale del Governo, che l'esecutivo ha corretto in aula. Una norma del genere con l'obbligo di dichiarare o meno il proprio consenso alla donazione di organi sarebbe stata incostituzionale». Redazione Corriere della sera online - 11 febbraio 2010 Donazione di organi, si cambia: la scelta nella carta d'identità. La norma inserita nel «Milleproroghe» ROMA - Si indicherà sulla carta d‘identità se si vuole essere o meno donatori di organi. Il documento di riconoscimento «deve contenere l‘indicazione del consenso ovvero del diniego della persona cui si riferisce a donare i propri organi in caso di morte », prevede un comma del maxiemendamento al decreto milleproroghe sul quale il governo il 10 febbraio 2010 ha posto la fiducia. Se approvata, la novità potrebbe dare una spinta alle donazione in un Paese, l‘Italia, che già si colloca tra i prima in Europa nel settore dei trapianti, con 21 donatori per milione di abitanti. L‘iniziativa del governo è l‘ultimo capitolo di un dibattito cominciato nel 1988, quando il tema fu discusso per la prima volta in Parlamento. Nel 1999 fu varata la legge 91 che introduce il silenzio-assenso informato. Un provvedimento che però non ha avuto completa applicazione per la mancata creazione del registro informatico dei potenziali donatori. «Grazie all‘art. 23 della legge, sulla base del quale il cittadino può esprimere la volontà di donare - spiega il direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa — un milione di persone hanno comunque espresso la loro volontà». Ad esempio, con una dichiarazione scritta accompagnata da data e forma, oppure con una tessera di un‘associazione donatori, o ancora con il tesserino blu introdotto dal ministero della salute nell‘aprile 2000. «Tutte queste possibilità sono ugualmente valide» sottolinea Nanni Costa. La legge prevede che se una persona ha espresso la propria volontà, al momento della morte se ne prende atto; se non lo ha fatto, i familiari hanno diritto ad opporsi all‘espianto degli organi. La 91 prevede che possa farlo il coniuge, in assenza di questo i figli e, in assenza dei figli, i genitori: Oggi, intanto, alle 11 si riunirà la conferenza dei capigruppo del Senato per decidere i tempi del voto di fiducia mentre la commissione Bilancio è al lavoro per il parere. Enrico Marro Corriere della Sera - 11 febbraio 2010

L'Avis Villa d'Ogna abbraccia Francesca e mamma Natalina Oggi ci è arrivata una mail. Abbiamo pianto. Dai Francesca, siamo con te! Un abbraccio anche a mamma Natalina...


Bergamo, 5 febbraio 2010 Con

piacere

abbiamo

letto

su

L’Eco

di

Bergamo

e

sulla

pagina

web

la

vostra

solidarietà.

In certi momenti della vita queste sono le cose più importanti, quelle delle quali si ha veramente bisogno. Sentire che non sei solo ad affrontare la sofferenza, sapere che anche se non le vedi tutte le persone che ti vogliono bene sono lì con te. Vi ringraziamo di cuore per l’affetto Francesca Natalina e famiglia P.S. Colgo l’occasione per inviarvi copia di una lettera che ho scritto mentre ero in ospedale con Francy.

Bergamo, settembre 2009 E’ uno dei tanti momenti nei quali mia figlia in questo lungo, interminabile anno è sottoposta a chemioterapia e trasfusioni. Mentre osservo le preziosissime gocce che pian piano scendono a sostenerla penso alle tante persone come voi che con

profonda

umiltà

e

generosità

donano

il

proprio

sangue.

Immagino le vostre storie e vi vedo, padri, madri, figli, sportivi, studenti, operai, dirigenti, impiegati, medici, insegnati, tutti con un cuore grande che generosamente vi mettete al servizio dei più indifesi. Vorrei dirvi tante cose, stringervi tutti, guardare i vostri occhi, ascoltare le vostre parole, ma so che non c’è gesto e non ci sono parole grandi abbastanza per manifestare a tutti voi la mia più profonda riconoscenza. O

forse

una

c’è,

semplice

e

profonda

come

l’amore

di

una

madre!

A tutti voi semplicemente GRAZIE!!!

La testimonianza di Silvia: 20 anni donatrice di sangue. Le ragazze (e i ragazzi) hanno molto da insegnare! Siamo stanchi di vedere i giovani criminalizzati: ―I giovani di oggi non sanno cosa significa impegnarsi‖, ―I giovani di oggi non hanno nulla in testa‖, ―Ai giovani di oggi piace solo divertirsi‖, etc. Potremmo continuare nei stupidi luoghi comuni che circolano ma pensiamo di aver reso l‘idea. E vai di servizi televisivi dove intervisti un giovane, gli fai una domanda con una telecamera puntata addosso e dall‘emozione questo, non solo non sa rispondere ma non


si ricorda nemmeno come si chiama. Oppure intervisti un ragazzo quando ha magari alzato il gomito (come se alzare il gomito fosse un vizio solo dei giorni nostri: Bacco ha ben più di 2.000 anni, Dioniso ancora di più, non dimentichiamocelo…) e lo fai passare per stupido. Un montaggio fatto ad hoc e il gioco è fatto. E dopo ―vai col liscio‖ dei titoloni, ―I giovani non conoscono…‖ questo o quello e dopo aver lanciato facili e infamanti critiche, vai di moralismi che si sa, non serviranno a niente se non ad aumentare l‘autostima dell‘editorialista di turno. Dopo tutto è facile fare i grandi quando si mostrano i vizi (sempre degli altri, mai i propri, perché è meglio puntare il dito verso gli altri piuttosto che puntarlo a se stessi) . E vai al corso di moralismo alla Lucignolo: ―Ehi ragazzi è il vostro dj della notte che vi parla‖ con tanto di base musicale ―trasgressiva‖ Smoke On The Water dei Deep Purple per puntare il dito ancora verso i ragazzi con immagini sfuocate che fa molto ambiente metropolitano. Ma volete mettere il sensazionalismo: ti ritrovi che a farti la moralista c‘è la bellona di turno tutta curve che ti dice pure quello che non devi fare. E vai di servizio tg, naturalmente servizio che va in onda prima di mostrare il calendario della modella di turno o consigli estivi per divertirsi sulla spiaggia. No, siamo stanchi, di chi fa programmi, servizi (sia televisivi che scritti) così: la brutta copia di alcuni programmi che volevano portare in televisione degli approfondimenti uniti con la musica che facesse da sottofondo. Come dicevamo siamo stanchi di veder criminalizzati i giovani solo perché molti non si ricordano di esserlo stati anch‘essi un giorno. Siamo stanchi di vederli criminalizzati da chi ai giovani non ha dato esempi o ne ha dati di negativi. Rivogliamo le cose semplici: la semplicità di una lettera di una ragazza (la sensibilità delle donne mostra di non avere limiti: continuate sempre così!) che scrive una bellissima lettera ad un giornale per parlare della propria esperienza. Cosa c‘è di più bello? Abbiamo letto con attenzione la lettera di Silvia apparsa su L‘eco di Bergamo e siamo rimasti colpiti come il professore ―ha parlato alla sua classe col cuore in mano e con sincerità, sperando che qualcuno dei suoi ragazzi comprendesse veramente che donare il sangue significava regalare la vita e aiutare concretamente qualcuno!‖. Ci hanno colpito le parole di Silvia quando dice ―che la domanda più giusta da porsi, non è perché donare il sangue, ma perché non donarlo?‖ Nel nostro sito l‘abbiamo scritto nelle pagina ―Iscriversi? Why not?‖, ma sentire queste parole dette da Silvia ci ha fatto effetto. ―Ci sono molti modi di essere solidali e di rendersi utili, ma credo che questo sia il più concreto‖. Wow Silvia, non ci sono parole più belle: siamo noi che dobbiamo imparare da te! Ma ci siamo dilungati oltremodo: ve ne chiediamo scusa ma le parole di Silvia sono semplicemente stupende e ci siamo fatti prendere la mano. Vi lasciamo con la testimonianza di Silvia, una giovane donna. E dopo aver parlato di Smoke on The Water, vi lasciamo con questo brano. Il testo non è per niente trasgressivo (alla faccia di chi lo fa passare per qualcosa di ribelle): è la semplice cronaca di una visita dei Deep Purple a Ginevra, durante la quale dovevano registrare un disco al casinò locale, dove qualcuno, durante un concerto di Frank Zappa, aveva dato fuoco al locale. A causa dell'incendio, i ―poveri‖ Deep non poterono registrare il loro disco e dovettero recarsi al Grand Hotel di Ginevra, chiuso in quel periodo, dove furono in grado di portare a termine la loro impresa e anche se il posto era freddo e tetro. Ma questo Lucignolo non lo dice… Volgiamo semplicemente la semplicità dei giovani che hanno da sempre mostrato di avere un cuore grande! (cliccate qui per visualizzare il testo riportato anche da "L'eco di Bergamo" 10/03/2010 a pag. 30)


Donare sangue è come regalare la vita agli altri La mia esperienza di donatrice di sangue è iniziata quasi due anni fa al compimento dei miei diciotto anni, quando ho deciso di iscrivermi all'Avis. Spesso mi è stato chiesto come fosse nata questa idea e ammetto che la risposta non sia delle più facili. Il primo a parlare della donazione di sangue era stato il mio professore di biologia in seconda superiore, quando ne parlò come di un gesto davvero importante, segno di maturità e responsabilità sociale da parte dei donatori. Insomma un bel discorso che tante volte si è sentito e che molti sono in grado di fare, ma lui ha parlato alla sua classe col cuore in mano e con sincerità, sperando che qualcuno dei suoi ragazzi comprendesse veramente che donare il sangue significava regalare la vita e aiutare concretamente qualcuno! Forse da qui ho iniziato a capire che diventare grande non significava solo compiere diciotto anni per poter prendere la patente, ma qualcosa di più! Questo qualcosa in più l'ho trovato prendendo la mia prima decisione importante: donare il sangue! Ricordo la prima donazione e l'agitazione iniziale che una nuova esperienza crea sempre, ma la sensazione migliore è arrivata alla fine: nonostante il senso di stanchezza, mi sono sentita orgogliosa e felice di poter aiutare qualcuno facendo così poco! Ad oggi il mio libretto del donatore registra quattro donazioni, ma devo ammettere che ogni volta è come la prima! Col tempo ho capito che la domanda più giusta da porsi, non è perché donare il sangue, ma perché non donarlo? Ci sono molti modi di essere solidali e di rendersi utili, ma credo che questo sia il più concreto, dove nessuno chiede soldi, nessuno pretende niente e la destinazione della donazione è certa! Insomma ci sono molti motivi per donare, ma molto pochi per non farlo. Questa è la mia esperienza da donatrice, ognuno ha la propria, ma in comune c'è la nostra volontà di renderci utili nel miglior modo possibile, sperando di trasmettere questa voglia a chi non ha ancora capito l'importanza di questo gesto! Silvia Mauri Lettera pubblicata su “L’eco di Bergamo” del 06/03/2010

L'Avis ai giovani: grazie per quello che fate Ci è arrivata un'email. Ve la riportiamo. Buongiorno, sono

Andrea

Assanelli

Presidente

Avis

comunale

di

Treviglio.

Volevo complimentarmi con chi, tramite le pagine dell'Eco di Bergamo, ha risposto alla

lettera

di

Silvia

Mauri.

Una lettera davvero piena di contenuti che rivaluta i ragazzi nei confronti delle notizie che ogni giorno ci propinano i vari tele giornali.


Ha sorpreso anche noi quando questa ragazza, di appena 19 anni, quando nella nostra assemblea annuale,ci ha chiesto di leggere un suo pensiero. Non vi dico la platea, siamo rimasti tutti senza parole! Nessuno ha avuto il coraggio di commentare, così ho pensato di inviarla all'Eco per far sapere che ci sono ancora ragazzi che hanno voglia di fare del bene. Sono entrato anche nel vostro sito, complimenti al vostro esperto in siti web: l'ho trovato molto semplice e ben fatto. Spero di incontrarvi così ci conosceremo di persona [...]. Cordialmente Andrea Assanelli

Caro Andrea, La ringraziamo per i complimenti: ci fanno immenso piacere e non pensiamo di meritare tanto. Il sito era nato con l'intento di promuovere la donazione di sangue con un sorriso sulle labbra: "Meglio dire una cosa seria sorridendo, che una stupidata seriamente". Sì, in poche parole volevamo dire che si può donare sangue senza essere "pesanti come la peperonata alle nove del mattino". E lo volevamo dire senza "essere originali come un mocassino" (due citazioni tratte dai libri di Fabio Volo). Non sappiamo se ci siamo riusciti, ma almeno ci abbiamo provato. Abbiamo fatto il primo passo, Niki ci ha spronati, poi per strada abbiamo trovato giovani che ci davano idee, ci sostenevano e che ci aiutavano. Abbiamo "incontrato" Paolino che cura la rubrica tecnologia, molti altri giovani che ci hanno dato idee, ci hanno detto cosa funzionava e cosa no e speriamo che in futuro si aggiungano persone per nuove rubriche (abbiamo qualche idea, speriamo che vada in porto...). Scriveteci, dite cosa pensate, nella libertà assoluta, siamo ben disposti a parlare con tutti e soprattutto a dar voce a tutti. Ringraziamo il presidente dell'Avis Comunale di Treviglio: è l'esempio che insegna veramente ai giovani è se Silvia ha scritto quello che ha scritto il merito è di chi ha saputo proprio con l'esempio trasmettere l'importanza di donare

sangue.

I

complimenti

quindi

vanno

a

tutta

l'Avis

di

Treviglio.

Ma, ci sia concesso, i veri complimenti e un grazie di cuore vanno a Silvia, a anche a tutte le "Silvia" che donano sangue. La cosa che non finisce mai di stupirci è vedere i giovani con la loro tenacità, la voglia di fare e la costanza nel presentarsi a donare il sangue. Anche all'Avis Villa d'Ogna abbiamo diverse "Silvia": donano al Centro di Piario e alcune di esse si recano a Bergamo, al centro di Monterosso, per la donazione in aferesi. Non solo: una di esse si chiama proprio Silvia, dona sangue-plasma, ha vent'anni ed è la persona che contatta telefonicamente i donatori (per i nostri donatori: abbiamo scelto bene? Abbiamo selezionato attentamente dopo un cast tenuto dal Crazy Team. Sì dai adesso possiamo ammetterlo: si era presentata anche Angelina, ma la distanza, la lingua... Va beh, abbiamo detto una cosa non vera: Brad era geloso!). Non è meraviglioso? Abbiamo preso un esempio, ma tanti se ne potrebbero fare. Ma questo i tg (per fortuna solo alcuni! A livello locale abbiamo sempre trovato giornalisti disponibili sensibili alla tematica della donazione di sangue quali Nicola Andreoletti) e i vari Lucignolo non lo dicono... E proprio grazie a giovani, "I sogni


che osi fare divengano realtà". "E penso tra me e me che mondo meraviglioso"! Visto che abbiamo già citato varie frasi, vi lasciamo col brano "Somewhere over the rainbow": un magnifico brano tratto dal Mago di Oz e qui vi riportiamo la cover di Israel Kamakawiwo'ole (utilizzato come colonna sonora in vari film).

Avis Valbondione: aggiungi un posto a tavola E' ufficialmente nata sabato 6 marzo 2010 l'Avis di Valbondione! La notizia è stata ripresa anche da Bergamonews che ringraziamo di cuore per aver pubblicato sul proprio portale il lieto evento. Un lavoro partito da lontano con la voglia di poter diffondere la cultura della donazione di sangue e poter dotare così anche Valbondione, situato in alta Val Seriana, di una sua avis. Come detto la nuova fondazione dell'Avis Valbondione parte da lontano: incontri per vedere se vi era la disponibilità di donatori iscritti in altre sezioni di impegnarsi per creare la nuova sezione, richieste fatte all'amministrazione di Valbondione per cercare un aiuto onde sopperire alle difficoltà iniziali e molto altro. Ma il buon cuore dei donatori di Valbondione hanno fatto sì che il sogno di creare una nuova Avis potesse diventare realtà. Sabato 12 dicembre 2009, come avevamo riportato sul nostro sito, 30 donatori si erano iscritti all'Avis e chi era al centro di Piario aveva sicuramente notato il loro entusiasmo. E' stato toccante però vedere l'emozione sui volti dei soci fondatori in occasione della fondazione. Come tutte le nuove imprese, all'inizio c'è sicuramente molto entusiasmo e volontà di fare ma anche le leggere titubanze che sono inevitabilmente connesse con le nuove sfide future. Ma «Un viaggio di mille miglia comincia dal primo passo ...» (Laozi traslitterato anche Lao Tzu): il primo passo i giovani di Valbondione hanno avuto il coraggio di farlo! Franco (Francesco Scandella), l'avis Villa d'Ogna e l'Avis zona 4 di Piario vi sono vicini perché come diceva Katia in un intervista televisiva quando si è iscritta "dobbiamo sostenerci l'un l'altro" perché «donare sangue è una cosa buona e utile». E, aggiungiamo noi, non ci sono parole più belle per parlare della donazione di sangue: la meraviglia delle parole semplici. Auguriamo al presidente Sergio Donati il nostro "buon viaggio" per le molte "miglia" che l'Avis Valbondione, siamo certi, percorrerà in futuro. Ci fermiamo lasciandovi col servizio realizzato dall'emittente televsiva Antenna2 Tv, in particolare Nicola Andreoletti (oramai non ci sopporta più

... coraggio Nicola, al massimo ti offriamo un caffè

) che ringraziamo di cuore per aver dato spazio

alla nuova Avis Valbondione durante le varie fasi che hanno portato alla nascita ufficiale. Siamo stati troppo seri? Non provocateci: Katia not included! Un impegno partito da lontano E' stato costituito un comitato per creare la nuova sezione Avis Valbondione: «C'è stata una precisa richiesta del territorio - spiegano all'unisono il Presidente Avis Provinciale di Bergamo Oscar Bianchi e Franco Cortinovis coordinatore commissione "Nuove sezioni" - segno dela vitalità della nostra associazione». La richiesta e l'idea di rifondare (in passato la sezione di LIzzola esisteva ma fu chiusa) l'avis nel territorio di Valbondione è proprio del nostro Francesco (per gli amici Franco) Scandella. Con la sua elezione al direttivo dell'Avis Provinciale di


Bergamo, Franco ha portato le esigenze del territorio a Bergamo e conoscendolo, sapevamo che la sua voce non sarebbe mancata di farsi sentire. Ma l'apertura di una nuova sezione, dimostra come la volontà di un donatore come Franco sia di ferro. Ci saranno problemi e difficoltà, ma con Franco tutto, ne siamo certi, si può superare. Una nuova avis proprio nel paese da cui nasce il Serio, dove nasce la Val Seriana. E alle parole, secondo lo stile di Franco, sono seguiti i fatti: 30 nuovi iscritti sabato 12 dicembre 2009 hanno fatto gli esami per diventare donatori Avis di Valbondione. Non è possibile descrivere l'entusiasmo dei nuovi donatori, ma credeteci quando affermiamo che per loro donare è veramente "passione, dedizione... qualcosa senza cui non vivono" (Dal film "Vi presento Joe Black"). I referenti per la neo sezione di Valbondione sono: Carlo Cremon (coordinatore comitato di fondazione), Marcello Galizzi (segretario), Fabiano Trivella, Fabio Semperboni e Gianmario Rodigari. La neo sezione di Valbondione fa riferimento all'unità di raccolta sangue di Piario. Aggiungiamo quindi un posto a tavola (a Piario): c'è un amico in più! All'evento erano presenti le due emittenti televisive Antenna2 Tv e Più Valli Tv. Entrambe hanno realizzato dei bei servizi nei quali non si può non farsi cogliere dal desiderio di iscriversi all'avis (qualsiasi essa sia) e salvare in concreto vite. Ringraziamo di cuore Antenna2 Tv, in modo speciale Nicola Andreoletti che con pazienza ci sopporta ed accetta con "passione, dedizione" di promuovere le nostre iniziative. Ringraziamo anche il cameraman Riccardo. Ma lasciamo parlare il video: l'emozione di Marcello Galizzi e anche l'emozione di Katia nata in Russia ci mostra come "dobbiamo sostenerci l'un l'altro" senza nessuna distinzione perché "donare sangue è una cosa buona e utile" (grandissima Katia! aggiungiamo noi). Lo abbiamo detto più volte che "dobbiamo sostenerci a vicenda" (One -U2). Le parole da Katia parlano da sole: anche se per l'Italia è extracomunitaria, per noi è semplicemente una cittadina di Valbondione con un grande cuore! E' proprio il caso di dire che il sangue non ha colore!

Il secondo servizio è stato realizzato da Più Valli Tv Redazione Seriana alla quale vanno i nostri ringraziamenti. Ringraziamo il direttore della Redazione Seriana Maurizio Fiora (anche in questo caso grazie di cuore a Maurizio per aiutarci a diffondere la cultura della donazione di sangue) nonché la giornalista Anna Carissoni e il cameraman-montatore Diego Percassi che hanno documentato l'evento. Durante il tg di sabato 12 dicembre c'è stato uno splendido lancio del servizio da parte della conduttrice Sara Brizzi. Con un lancio così, è proprio il caso di dirlo, anche se siamo dell'Avis Villa d'Ogna per un attimo c'è proprio venuta voglia di iscriverci all'Avis Valbondione (ormai ci conoscete

e soprattutto conoscete lo spirito goliardico del sito). Se vi invita a donare anche la splendida Sara Brizzi,

anchorwoman di Più Valli Tv, come non si può diventare avisini e donare sangue? (Non ce ne vogliano Nicola


Andreoletti e Maurizio Fiora ... ma basta guardare la foto Sara è Sara

). Donando sangue si salva una vita... se

puoi la vita è quella di Sara... Wow... ci sarà la fila per donare! Un ringraziamento speciale a Sara per averci concesso di inserire il lancio sul nostro sito e per aver accettato, secondo lo spirito del nostro sito, di aiutarci a non far mancare il sangue là dove vi è bisogno. Avvisiamo che "Sara not included" (purtoppo).

I 90 anni di Mario Zorzi presidente Avis Nazionale dal 1979 al 1987 Giovedì 25 marzo 2010 il dott. Mario Zorzi ha compiuto 90 anni. Una vita intera dedicata al volontariato, ad AVIS e alla cura del prossimo! Zorzì è nato nel 1920 a Brescia, si è laureato in Medicina e Chirurgia all'Università di Pavia nel 1945 e ha ricoperto la cattedra di Tecnica diagnostica istopatologica all'Università degli Studi di Milano. E‘ stato Presidente dell‘AVIS Nazionale dal 1979 al 1987 e insignito con la medaglia d'oro al merito della Sanità pubblica. «Sono stati anni di grande difficoltà dal punto di vista organizzativo – ha ricordato con emozione Zorzi - perché anche la medicina stava cambiando epoca». Zorzi ha continuato ricordando gli anni in cui l‘Avis ha compiuto passi da gigante nella creazione di una struttura organizzata ed efficiente, fino a raggiungere il milione di donazioni: «Dall'uso del sangue a scopo soltanto sostitutivo per un grave trauma si è passati alla fase in cui il sangue è diventato la fonte di un medicamento». Anni che sembrano cronologicamente lontani, ma che sono vivi e rimarranno vivi nel cuore dell‘Avis. Perché senza passato, non ci può essere un presente e un futuro. E senza questo passato, al mondo mancherebbe molto. Happy Birthday Mr. President! E per il traguardo raggiunto dal dott. Zorzi, n questo caso non potevamo non inserire la splendida Marilyn in uno storico (e splendido) Happy Birthday.

A2U - Avis (Villa d‘Ogna) a voi: buono pizza, bibita e caffè per festeggiare la prima donazione di sangue A2U - Avis T(w)o (Yo)U: un piccolo gioco linguistico tratto dall‘inglese (letteralmente Avis due U) che significa “Avis a te”! No, non siamo diventati pazzi (o meglio se lo siamo non lo siamo diventati tutto in un colpo). I giovani sono il futuro della nostra associazione. Per questo abbiamo deciso di dare qualcosa in concreto ai giovani che si iscrivono e che diventano donatori di sangue. Cosa intendiamo? Semplice: a chi effettua la prima donazione, l‘avis Villa d‘Ogna offre un buono pizza, bibita e caffè da utilizzare presso il ristorante pizzeria da Bono (situato proprio 150 metri dall‘ingresso del nostro Centro di raccolta di Piario). Un buono pizza quindi per festeggiare in allegria l’esperienza della prima donazione. Ma direte ―non si può festeggiare soli‖. Sì, avete proprio ragione. Lasciateci un po‘ pensare… Stiamo cogitando... "Cogito ergo sum" come diceva


Cartesio. Allora parlando di Cartesio si può pensare alle coordinate cartesiane. Nel piano due dimensioni... Due assi cartesiani. Due! Dai non vi arrabbiate, anche di Richard Feynman dicevano che era «un mezzo genio e un mezzo buffone»: due qualità complementari in fondo, perché con la prima si trova la verità, con la seconda il coraggio di dirla. Noi non siamo «mezzo genio» per cui ci rimane il «mezzo buffone»: sapete che ci piace scherzare e che il nostro spirito goliardico non ha limiti, un po' come la Sector (No limits). A2U: Avis Two (Yo)U. Ve bene ci avete convinto. Visto che nell’acronimo c’è il due, non uno ma due buoni pizza, bibita e caffè. Voi fate la prima donazione e noi vi diamo quindi due buoni per portare la ragazza o il ragazzo, il compagno o la compagna, la moglie o il marito (insomma chi preferite) per festeggiare l‘evento. Come nasce l‘idea? Sempre al bar, dopo che abbiamo finito in sede. Abbiamo provato a fare una statistica delle ordinazioni del crazy Team Niki & Co. E abbiamo riscontrato che c‘è sempre la birra, l‘immancabile caffè e la voglia di pizza che al bar non fanno vista la tarda ora a cui ci presentiamo, ma che anche se molto tardi fa venire sempre l‘acquolina in bocca solo a parlarne. Invitate quindi amici, conoscenti e tutte le persone che incontrate ad iscriversi all’Avis, “per tutto il resto c’è” Avis Villa d’Ogna (si un po‘ come la pubblicità della carta MasterCard). Beh, proprio per tutto il resto no: George, Angelina, Scarlett, Elisabetta not included. Vi riportiamo il bel servizio realizzato da Nicola Andreoletti per l'emittente televisiva Antenna2 Tv. Grazie di cuore a Nicola (e anche ad Andrea Filisetti) per esserci vicino e per dare spazio sempre con gran cuore alle iniziative Avis e al mondo della donazione di sangue. Vi lasciamo come nostra consuetudine con un brano. Anzi visto che è nell‘A2U c‘è il due, non con uno ma bensì con due brani di Ligabue. Il primo un brano prima della pizza, “Happy Hour” e poi pizza bibita e l‘immancabile caffè. Ma prima dell‘―Happy Hour‖ e della pizza, presso il Centro di raccolta di Piario “Metti in circolo il tuo amore” di Ligabue. Abbiamo inserito questo brano anche in uno spot presente nella pagina ―Spot donazione di sangue‖ che passa anche sulla televisione Antenna2 per promuovere la donazione di sangue. Quindi “Metti in circolo il tuo amore come quando dici "perché no?” ad una donazione di sangue e salvi una vita. Ringraziamo di cuore la redazione di Bergamonews per aver riportato la notizia sul proprio portale.

L‘emozione della vita e di donare sangue This is the life: questa è la vita. Si può partire da un bellissimo gesto, quello di donare sangue, aprire il cuore ed arrivare a traguardi impensati e solo sognati nei più bei sogni. Così abbiamo riportato sul nostro sito la ―partenza‖ di Silvia, la ragazza di 20 anni che ci ha insegnato molto. E adesso arriviamo ad un primo traguardo, quello di Ennio che ha fatto la sua centesima donazione. Il tutto guardando ai futuri traguardi che la vita vorrà regalarci. Come sempre scriveteci, diteci cosa pensate, mandateci le vostre riflessioni, ma anche le critiche che sono il sale della vita che ci spingono a migliorarci e a migliorare tutti insieme. Perché questa è la vita, questa è l‘Avis: leggete le bellissime parole di Ennio, in esse ritroverete l‘esperienza di tutti i donatori di sangue, fate partire il video mentre «il volume della musica aumenta


e le canzoni sono sempre più belle. E canti le canzoni. Pensando che questa è la vita» (And the songs they get louder, Each one better than before. And you‘re singing the songs. Thinking this is the life). This Is The Life, brano della bellissima Amy MacDonald.

La centesima donazione by Ennio Dozzi (Segretario Avis Treviglio) Il fragore monotono dell‘ acqua piovana fa da colonna sonora al mio risveglio. Niente cinguettii o pigolii di volatili in giardino. Il rumore cupo e costante della pioggia copre tutto; come soffocato, il traffico della statale non da segni di vita. Oggi non sarà un giorno come un altro. «E‘atteso al S. Carlo Borromeo di Milano per la donazione di sangue», mi aveva ricordato ieri un sms. Mezz‘ora per la cura del corpo e via al pullman. Questa mattina siamo in ventotto. In perfetto orario alle 7:15, lasciamo piazza Cameroni. Anche se l‘autista spegne di proposito le lucette di servizio, gli avisini non vogliono dormire. Due a due si confidano le ultime novità. Sulla Rivoltana il parlottio ormai è a regime; Linate, viale Forlanini, tangenziale Milano ovest, quartiere Baggio ed eccoci al S. Carlo Borromeo. Ventotto libretti rossi sventolano all‘ingresso del centro trasfusionale per ―atterrare‖ poi sul bancone della segretaria. «E‘ arrivato Treviglio»: Medici e infermieri si agitano e ci accolgono con il sorriso. Un caffè alla ―macchinetta‖ e si aspetta la chiamata. «Dozzi, dov‘ è Dozzi?»: è arrivato il mio turno. «Buon giorno dottore!», mi precipito a dire. ―Buon giorno, andiamo nel mio ufficio‖, risponde prontamente il dottore. E partono le domande di ―rito‖: «Niente medicinali ultimamente?», «Pressione ok? Peso ok? Battiti ok?». E si arriva alla donazione vera e propria. «Da quale braccio preferisce donare?», si accerta infine il dottore. «Il destro‖» rispondo. «Bene si accomodi» mi risponde. La poltrona mi accoglie e mi avvolge nel distendermi. L‘infermiera si avvicina con il kit del prelievo: sacca, provette, laccio, cotone e disinfettante. Una puntura metallica sull‘ avambraccio, un tubicino trasparente che si colora, una striscia rossa che inonda la sacca: questa è la parte iniziale della donazione. Il display digitale inizia a correre: 30, 33, 40. Apro e chiudo la mano per imporre un ritmo sostenuto al defluire del sangue. Ci osserviamo in silenzio; in questo ―iper-luogo‖, non certo secondo ad un meraviglioso sogno, otto donatori di sangue stanno compiendo un atto d‘amore veramente eccezionale, ci sentiamo tutti fratelli. Ma soprattutto ci sentiamo bene come non mai. Se il bene fatto agli altri è sempre una parte di quello che si è ricevuto, mi chiedo chi fosse stato il primo della ―catena‖. Chi è riuscito a donare-fare il bene senza averlo ricevuto? In tema di sangue la risposta è facile. Primo ed unico ispiratore del bene umano è stato colui che il sangue lo ha addirittura versato per noi. Questo è sempre il pensiero che mi accompagna quando sono disteso su quelle poltrone. 440, 445, 450. Ecco arrivare il ―bip-bip. Il segnale acustico ci avverte che la sacca ha raggiunto i 450 millilitri di sangue: la donazione è finita. Le ultime ―manovre infermieristiche‖ sono ormai di routine. «Tenga premuto» mi raccomanda


l‘infermiera. Subito dopo continua: «Ecco il cerotto, arrivederci». Alle undici ci ricompattiamo in mensa per rifocillarci. Alcuni azzardano l‘orario di arrivo a Treviglio mentre si parla del più e del meno e il pranzo scorre via lentamente. Ci siamo tutti, oggi non abbiamo avuto problemi. Torniamo al pullman. La stanchezza e l‘ indebolimento per la donazione incominciano a farsi sentire. Il silenzio è d‘obbligo durante il ritorno. Anche i più loquaci si lasciano andare in un sonno collettivo. Non prima delle 13:30 giungiamo a destinazione. In vent‘ anni di attività al S. Carlo non ho mai sentito un avisino lamentarsi del troppo tempo speso per fare del Bene. W i donatori di sangue! P.S.: Per noi avisini, la prima, la decima o la centesima donazione di sangue sono tutte uguali. Lo spirito è sempre lo stesso, quello della prima volta.

No politics or Religion all‘Avis Villa: repetita iuvant "NO POLITICS OR RELIGION"(niente politica o religione) è una regola che viene attuata nei pub anglosassoni (Pub rules). Avevamo già fatto un intervento sul nostro sito, non volevamo scomodare nemmeno i latini con il repetita iuvant, ma vogliamo ribadire alcuni principi in cui l’Avis Villa crede profondamente. L'avis (a qualsiasi livello) è un'associazione che proprio nel proprio statuto la connota come "Apolitica e Areligiosa”. Cosa ne pensiamo? Non sapete quando ci piace quella “A” davanti ai due termini: una bellezza pari a quella di quando si vede la Venere di Botticelli, una bellezza pari a quella di quando si ascolta Bach, una bellezza pari a quando si pensa ad un mondo migliore. Addirittura migliore di Angelina Jolie, e non sapete quanta fatica ci costa dire che qualcosa è meglio di Angelina… Dai concedeteci la battuta. I Chi non ha mai fatto politica nell'Avis è sempre stato Francesco Scandella (Franco). Sabato 20 marzo 2010 si è tenuta a Bergamo l'assemblea Avis Provinciale (cliccate qui a sinistra e visualizzerete la relazione): Franco Scandella è stato insignito di un riconoscimento, un medaglione quale "persona particolarmente meritevole". Wow Franco, complimenti! A pagina 54 della relazione potete trovare i dati dell'Avis Zona 4 di Piario (certificati dall'avis Provinciale di Bergamo). L'anno 2009 è stato un anno di crescita: sono 2.784 le donazioni di sangue (contro le 2.644 del 2008), le donazioni in aferesi sono state 636 (contro le 560 del 2008). In totale le donazioni 2009 si sono attestate alla quota di 3.420 contro le 3.204 del 2008. E Franco a Bergamo c'è: 100% delle presenze nel consiglio direttivo (nella relazione a pag. 23). Doppia festa quindi per Franco insieme a tutte le Avis amiche di Piario! Ritornando alla politica, il fatto è che tutti quelli che possono dovrebbero donare sangue, tutti lo dovrebbero fare nelle opportune sedi, tutti lo dovrebbero fare senza distinzione di razza, credo, opinione politica e sesso. Davanti alla donazione di sangue tutti siamo uguali. Si dona tutti (nel caso della zona Avis 4 a Piario, non sarà un luogo chic, ma semplice ed essenziale… Almeno ha 100 posti auto. Vedremo se altre ubicazioni avranno un eguale


parcheggio. Ah, il centro si trova in Via Papa Giovanni XXIII e non in via Groppino 22...) in modo democratico. Tutti sono quindi liberi di donare il sangue (in modo volontario, gratuito e anonimo). Non ci piace chi coinvolge l'Avis in politica. Per come concepiamo le cose, all'Avis Villa d'Ogna quindi "No politics or religion" sia quando siamo in sede per preparare lettere, sms o altro, sia quando dopo ci rechiamo a prendere una birra (o un cappuccino o un caffè) al bar della stazione o al pub. "Puoi dire che sono un sognatore, ma non sono il solo. Spero che ti unirai anche tu un giorno e che il mondo diventi uno". (You may say I'm a dreamer, but I'm not the only one. I hope someday you'll join us, and the world will live as one) (Imagine John Lennon). Non a caso i Metallica con la loro "Nothing Else Matters" in merito alla politica e ai politici affermano «non mi è mai importato di quello che dicono, mai importato dei giochi che fanno, mai importato di quello che fanno mai importato di ciò che sanno» (Never cared for what they say, never cared for games they play, never cared for what they do, never cared for what they know). Nel 2007 al festival della letteratura di Mantova era ospite Wole Soyinka, premio Nobel 1986 per la letteratura. Noi del Crazy Team c‘eravamo ad ascoltarlo. Nell‘intervento disse: «Non è vero che la politica è un gioco sporco, come spesso si dice: la politica è l’arte del compromesso. Io ho deciso di lasciarla fare a chi è più bravo di me. Con i miei testi io mi limito a denunciare la corruzione che a volte esiste nella politica». Noi dell‘Avis Villa, come Soyinka, la politica abbiamo deciso di ―lasciarla fare a chi è più bravo di me‖. Anche Anton Čechov sostenne che “gli scrittori e artisti debbono occuparsi di politica soltanto quel poco che è necessario per difendersi da lei‖. Noi nemmeno “quel poco”, anche perché chi ci conosce sa che non sappiamo nemmeno cosa sia il compromesso. Vi lasciamo come sempre con un brano. Questa volta abbiamo scelto “Gli spari sopra” di Vasco: il testo ―parla‖ da solo… Gli spari sopra – Vasco Rossi Se siete "quelli comodi" che "state bene voi", se altri vivono per niente perché i "furbi" siete voi, vedrai che questo posto, questo posto is beautiful. Se siete "Ipocriti Abili", non siete mai colpevoli, se non state mai coi deboli, e avete buoni stomaci Sorridete, gli spari sopra, sono per noi. Sorridete, gli spari sopra, sono per noi Sorridete, gli spari sopra, sono per noi. (ed) È sempre stato facile fare delle Ingiustizie! Prendere, Manipolare, Fare credere! Ma adesso state più attenti! Perché ogni cosa è scritta! E se si girano gli eserciti e spariscono gli Eroi Se la guerra (poi adesso) cominciamo a farla noi


Non sorridete, gli spari sopra, sono per Voi. Non sorridete, gli spari sopra, sono per Voi. Voi abili a tenere sempre un piede qua e uno là, avrete un avvenire certo in questo mondo qua però la dignità, dove l'avete persa! E se per sopravvivere qualunque porcheria, lasciate che succeda e dite «non è colpa mia»..... Sorridete, gli spari sopra, sono per noi. Sorridete, gli spari sopra, sono per noi. Sorridete, gli spari sopra, sono per noi.

James Harrison: donatore di sangue da record Ci sono storie straordinarie che si legano inevitabilmente a vite altrettanto straordinarie. Questa è la storia di James Harrison, di 74enne è australiano: il suo plasma ha salvato due milioni di bambini. La notizia è stata pubblicata sul sito dell‘Adnkronos. La sua eccezionale vicenda parte nel 1954, quando un gruppo di ricercatori ha ritrovato nelle sue vene un prezioso anticorpo in grado di curare una forma di anemia, la malattia di Rhesus, che colpisce i piccoli che hanno un gruppo sanguigno diverso da quello della propria madre, Rh-positivo e Rh-negativo. Grazie al plasma di Harrison è nato il vaccino salvavita anti-D, in grado di ristabilire l'equilibro tra cellule immunitarie e plasmatiche per i piccoli alle prese con questa malattia. Un sangue raro e preziosissimo, quello di James, che lui ha donato ben 984 volte, con un appuntamento fisso ogni due settimane. Per un totale di 2.200.000 vite salvate. Un record che gli è valso il soprannome di ―uomo dalle braccia d'oro‖ (a dire il vero un soprannome non proprio felice: richiama il noir di Nelson Algren del 1950, da cui fu tratto anche il film ―L‘uomo dal braccio d‘oro‖ del 1954). Harrison racconta sulle pagine del britannico ―Daily Mail‖: «Non ho mai pensato di smettere. Ho iniziato a donare all'età di 18 anni, ma ho deciso di farlo a 14 anni, quando, dopo un intervento chirurgico, ebbi bisogno di ben 13 litri di sangue». Un‘esperienza che segno la vita di Harrison e inevitabilmente, quella di molti milioni di bambini: «Stetti in ospedale tre mesi e decisi allora di diventare un donatore». A livello nazionale la news è stata ripresa dal quotidiano nazionale “La Repubblica” il 24 marzo 2010. Come riporta giustamente il quotidiano fondato da Scalfari, la storia di Harrison fa riflettere. «Nonostante i progressi della medicina, delle scienze e della biochimica – si legge nell‘intervista fatta dall‘inviato agli esperti Avis - l'uomo rimane a tutt'oggi l'unica possibile sorgente di sangue. Ci sono malattie come leucemie, talassemia, trapianti di fegato e tutte le patologie ematiche in generale, che hanno sempre bisogno di un donatore. Nessun Ospedale è in grado di assicurare


alcuna terapia trasfusionale senza la preventiva disponibilità dei volontari». E noi sul nostro sito l‘abbiamo più volte ripetuto. Ogni donatore è unico. Non importa quante volte si dona, ma l‘importante è farlo. Una vita aspetta un semplice gesto: quello di donare sangue. E come nostra consuetudine con un brano: parlando di Harrison (James) non abbiamo potuto fare a meno di pensare ad un altro Harrison, George, uno dei quartetto di Liverpool. Sì, uno dei famosissimi Beatles. Perché l‘avis Villa pensa sempre ai donatori in quanto “la mia mente è fissa su di te” (I I Got My Mind Set On You – cover di George Harrison del brano scritto da Rudy Clark e inciso da James Ray nel 1962). Come vedete il George ritorna sempre… Ringraziamo di cuore Sam (Samuele Girometti) per averci segnalato la notizia: grazie mille, ammettiamo che a noi era sfuggita. Dai, ti offriremo... un caffè!

Lotta al tumore del collo dell'utero, causato dal Papilloma virus (o virus Hpv): il vaccino preventivo Quando si parla di salute e di prevenzione di essa, l‘Avis c‘è. Se poi si parla di salute delle donne, l’Avis in generale e l’Avis Villa d’Ogna in particolare, c’è a maggior ragione. Anzi, l’Avis Villa c’è “al quadrato” o meglio all’ennesima potenza. E ci piace pensare alle donne, ad un vaccino che stando ai medici può aiutare le donne ad evitare conseguenze non certo felici. Stiamo parlando del vaccino contro il Papilloma Virus (Hpv). Riportiamo quindi ben volentieri una sintesi degli articoli (come nostra consuetudine citiamo le fonti. Non solo, solitamente linkiamo anche gli articoli per poterli visualizzare nella loro interezza, ma sono stati pubblicati sul giornale e non sul sito) a firma di Carmen Tancredi (intervista a Giancarlo Malchiodi, Servizio igiene e sanità pubblica dell'Asl di Bergamo) e di Alberto Ceresoli (intervista all‘immunologo Prof. Alberto Mantovani Ordinario di Patologia Generale presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell‘Università degli Studi di Milano e, dal 10 ottobre 2005, Direttore Scientifico di Humanitas). Gli articoli sono stati pubblicati su ―L‘Eco di Bergamo‖ del 13 marzo 2010. Chi volesse maggiori informazioni linkiamo il sito del Ministero della salute e inseriamo la scheda informativa. Abbiamo chiesto un parere a persone del settore: ci sono state di grandissimo aiuto e le ringraziamo ma non volevano essere citate pertanto S***: ci ha chiarito vari aspetti della questione

. Ringraziamo

. Solitamente essendo dei

Braveheart, un po' come Mel Gibson, avremmo messo il nome, ma il "GUAI A TE" riferito al fatto di inserire l'opinione medica sul sito ci ha fatto desistere. Come direbbe Fabio De Luigi nella parodia di Carlo Lucarelli: "Paura"? Sì, decisamente sì. No, dai stiamo come al solito scherzano e ringraziamo di nuovo S*** per averci chiarito i vari aspetti che ad un non esperto, risultavano non chiari ed incerti. Non entriamo in questioni mediche, non lo sapremmo fare e lo lasciamo di certo fare a chi è preparato in materia, riteniamo solo che il vaccino, se veramente efficace, debba essere somministrato a tutte le donne che si vogliano sottoporre alla profilassi vaccinale gratuitamente. Il vaccino preventivo insieme al Pap Test realizzato alle donne di età compresa


tra i 25 e i 64 anni, riteniamo sia un ottimo mezzo per prevenire la salute delle donne. E lasciatecelo dire che, come avviene per tutti i vaccini, speriamo che questo sia veramente utile ed efficace. Wow, stati insolitamente seri, ma l‘argomento lo richiedeva. Ma questa volta speriamo ci sia concesso: fare qualcosa per le donne, anche se un infinitesimo, già di per se ci mette allegria! Come sempre vi lasciamo con un brano. E quale può essere più indicato di Woman di John Lennon? Perché donna «sei l’altra metà del cielo» (You‘re the other half of the sky). Papilloma Virus (o Hpv): il vaccino e la campagna di vaccinazione Cancro al collo dell'utero: uno dei peggiori e più diffusi mali che continuano a colpire le donne, spesso anche in giovane età. Ora, a proteggere soprattutto le nuove generazioni da questo rischio, che ha tra le sue principali cause il papilloma virus (Hpv), c'è un vaccino. Alla campagna di vaccinazione attuata il Lombardia, Bergamo risulta al primo posto per adesione. Il vaccino è rivolto appunto le ragazzine che hanno appena compiuto 11 anni e non ancora entrate nel 12° anno. La Lombardia ha deciso di erogare gratuitamente la protezione solo alle giovanissime già undicenni ma non ancora arrivate al compleanno del 12°. La campagna di profilassi è e resterà ad adesione volontaria In cosa consiste il vaccino? Il vaccino, una iniezione intramuscolare, viene somministrato in tre dosi: la prima con la convocazione, poi un richiamo a distanza di un mese e l'ultima dopo 6 mesi; questi successivi appuntamenti vengono fissati al distretto Asl di riferimento quando ci si presenta per la prima somministrazione. Il vaccino alle ragazze dopo i 12 anni Per le norme in Lombardia, dopo i 12 anni compiuti il vaccino non è più gratuito. In generale si ritiene che la somministrazione sia utile non oltre i vent'anni. Se lo si acquista in farmacia il costo arriva a sfiorare i 500 euro. Ma di recente è stata diramata una integrazione a una delibera dalla Regione che invita tutte le strutture ospedaliere, private e pubbliche, ad attrezzarsi per la somministrazione del vaccino alle utenti dai 12 anni in su, che ne hanno diritto. E a strutturare ambulatori appositi nei reparti a scelta di Malattie infettive, Pediatria o Ginecologia. Ogni azienda ospedaliera aprirà una gara per la fornitura di vaccini con le due uniche aziende produttrici e potrà quindi poi effettuare rincari di prezzo fino al 20%. È probabile che si possa arrivare a un costo di certo inferiore rispetto a quello in farmacia, ovvero intorno ai 200 euro per le tre dosi Quali case farmaceutiche producono il vaccino contro il Papilloma Virus? Per correttezza infine riportiamo che le due ditte farmaceutiche produttrici o distributrici dei due vaccini antipapillomavirus alla quale i governi di molti paesi, tra cui l‘Italia si appoggiano per la campagna di vaccinazione sono: Merck & Co e GlaxoSmithKline. Il vaccino preventivo: «Un'arma straordinaria per combattere il virus» By Prof. Alberto Montovani «Il vaccino preventivo è un'arma straordinaria e molto efficace contro l'infezione da Hpv e la scelta di vaccinare le ragazze prima dell'inizio della vita sessuale attiva permetterà di ridurre notevolmente la diffusione del virus almeno per quanto riguarda i sottotipi contro i quali il vaccino è stato studiato, che sono i più pericolosi dal punto di vista oncologico. Una soluzione che associata alla diagnosi precoce attraverso il Pap test permetterà di raggiungere risultati importanti Ma è essenziale curare anche le donne che sono malate oggi. Per questo i ricercatori stanno lavorando sul vaccino


terapeutico».

Tariffe agevolate tagliate per il terzo settore C'è un decreto emanato dal "Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero delle attività produttive". Un decreto emanato il 30 marzo 2010 (cliccate e visualizzate il testo) . E' composto da due articoli. Ecco cosa "decreta il decreto"... Art. 1 Le tariffe agevolate per le spedizioni di prodotti editoriali di cui ai decreti ministeriali del 13 novembre 2002 e del 1° febbraio 2005, continuano ad applicarsi fino al 31 marzo 2010. Wow, un decreto, emanato il 30 marzo 2010 per dire che le tariffe editoriali agevolate, anche per il terzo settore, continuano fino al 31 marzo 2010. Non hanno scritto dal 1 aprile 2010 le tariffe agevolate saranno sospese: sarebbe stato troppo chiaro e palese. Meglio dire il 30 marzo che continueranno fino al 31 marzo. Anche l'anticipo con cui si rende nota la decisione con il decreto da veri gentleman... Art. 2 Con successivo decreto potranno essere determinate tariffe agevolate per i residui periodi dell'anno 2010, in caso di sopravvenuto accertamento di disponibilita' finanziarie nell'ambito del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Alias, se avanzeranno soldi, magari possiamo ripristinare qualche tariffa agevolata. Sapete che all'Avis "No politics or religion". Questo vale sempre. Ma le tariffe agevolate servono al terzo settore. Ecco cos'è il terzo settore (abbiamo preso la definizione come nostra consuetudine da Wikipedia a cui vi rimandiamo per ogni ulteriore informazione): «Il terzo settore è quel complesso di istituzioni che all'interno del sistema economico si collocano tra lo stato e il mercato, ma non sono riconducibili ne all‘uno ne all‘altro; sono cioè soggetti organizzativi di natura privata ma volti alla produzione di beni e servizi a destinazione pubblica o collettiva (cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, associazioni di volontariato, ONG, ONLUS, ecc.)». L'avis, essendo una Onlus (Organizzazione NON lucrativa di Utilità Sociale) fa parte di questo terzo settore. Vi riportiamo quindi la preoccupazione espressa dal Presidente Avis Nazionale Vincenzo Saturni: «Le riviste delle associazioni di volontariato sono un prezioso strumento per documentare esperienze che accrescono il capitale umano e sociale del Paese». Saturni descrive la diffusione editoriale a scopo sociale dell'Avis: «Le sedi AVIS editano attualmente circa 100 riviste che raggiungono alcune centinaia di migliaia di persone, promuovendo la cultura del dono del sangue e fidelizzando i donatori. Non continuare a sostenerle sarebbe un grave errore. Ecco perché ci auguriamo,


leggendo soprattutto l'articolo 2 della norma, che sia presto emanato un nuovo decreto e siano recuperati i fondi necessari per il sostegno all'editoria del terzo settore». Nell'attesa che chi di dovere decreti un decreto che ripristini le tariffe agevolate per tutto il terzo settore. Perché i Money (sì come il brano dei Pink Floyd che abbiamo scelto oggi) per il terzo settore non dovrebbero essere mai tagliati... Anche perché tutto non può essere ricondotto e banalizzato solo coi soldi. Perché come dicono anche i Pink Floyd «Soldi, così dicono. Sono le radici del male di oggi» (Money, so they say. Is the root of all evil Today). Sempre che non si voglia tagliare il volontariato.

Anche Bart Simpson dona sangue! Lasciate volare la fantasia e catapultatevi in un mondo magico. Sì, un mondo in cui lo spazio e il tempo perdono dimensione. Non è difficile se solo ci provate… E come in un sogno ci si può ritrovare in ogni luogo e in ogni tempo. Siete pronti per il viaggio? Tenetevi forte. Vi portiamo in un mondo dove la genialità è di casa, pari solo alla satira e alla creatività: è il mondo disegnato da Matt Groening, realizzato da Jim (James) L. Brooks, sceneggiato per le prime sette serie da Sam Simon e animato da Gábor Csupó. Ma come ogni storia che si rispetti, un po‘ come matrioske, aperta una storia ve n‘è contenuta un'altra che a sua volta ne contiene un altra. Sul cartoon ―The Simpsons‖ (I Simpson) ci sarebbero da aprire tantissime matrioske una più bella dell‘altra e tutte interessanti. Vi portiamo nella ridente città di Springfield. «D’oh!»: proprio ridente non proprio visto che nel mezzo sorge una centrale nucleare… Ok, vi portiamo a Springfield, nel cartoon ―I Simpson‖ all‘episodio 22 della serie 2: Sangue Galeotto. Il titolo originale del‘episodio è ―Blood Feud‖, letteralmente Contesa (faida) di sangue. Per uno ―strano mistero‖ non abbiamo mai capito perché le traduzioni in italiano dei film inglesi risultano quanto mai inverosimili: ―Medicine Man‖ tradotto con ―Mato Grosso‖; ―Road to Perdition‖ tradotto con ―Era mio padre‖, ―Coming to America‖ tradotto con ―Il principe cerca moglie‖. Sì traduzioni non proprio letterali non trovate? Ma anche questa fa parte di un‘altra storia. Come detto ―misteri‖. Chissà, magari di questi ―Misteri‖ Enrico Ruggeri invece di soliti alieni ci potrà dedicare la prossima trasmissione. Ma ritorniamo al nostro viaggio in cui il tempo e la dimensione assumono un nuovo volto: l’episodio ci riporta al 21 febbraio 1993 quando andò in onda la prima volta in Italia, o, come per magia al 11 luglio 1991 quando per la prima volta venne messo in onda negli Stati Uniti. La trama dell’episodio? Eccola in estrema sintesi così come riportato da Wikipedia (l‘enciclopedia creata da James – Jimmy Wales e da Larry Sanger la cui parola d‘ordine è «passione, divertimento, trasparenza e democrazia». Un‘enciclopedia che con un semplice click ci permette di superare ogni distanza e tempo e che in quanto a creatività e a genialità non ha nulla da invidiare ai creatori dei Simpson).


Il perfido Mr. Burns (il proprietario della centrale nucleare) dopo essere stato salvato dal fedele Smithers, ha bisogno di una trasfusione di sangue. Ma il suo è un gruppo rarissimo: 00 negativo. Organizza allora una raccolta di sangue, promettendo grandi ricchezze a chi avrà questo gruppo. Homer scopre che Bart possiede proprio quel raro gruppo sanguigno. Dopo aver salvato la vita a Mr. Burns, Homer si aspetta una lauta ricompensa, ma non la ottiene. Scrive allora una lettera contenente pesanti offese, che però non imbuca. Parlando con Marge, Homer decide di non inviare la lettera. La mattina dopo, la busta è scomparsa. È stato Bart ad imbucarla. Una volta ricevuta la lettera, Burns licenzia Homer, che viene salvato da Smithers, grato ad Homer di aver salvato il suo capo. Il giorno dopo, Burns, convinto dal suo segretario, fa recapitare a casa Simpson la loro ricompensa: Xt'Tapalatakettle, una testa Olmeca (Gli Olmechi erano un'antica civiltà precolombiana). «Woohoo!» : la genialità degli autori quindi ha permesso tramite un semplice cartoon di far passare il messaggio di come una donazione di sangue salva una vita (non importa quale vita, se quella del perfido Mr. Burns o di chicche sia: la donazione salva una vita). Se qualcuno si chiederà: «‖Ha-ha!‖, ma quelli dell‘Avis Villa d‘Ogna sono pazzi, l‘episodio parla di donazione non volontaria, fatta da Bart su insistenza di Homer a scopo di lucro». Sul pazzi magari avete ragione. Ma la satira dei Simpson permette di dimostrare perché una donazione di sangue debba essere anonima, volontaria e senza fini di lucro. Come sosteniamo da sempre il cartoon permette di dire una cosa seria con un sorriso sulle labbra (la citazione è stata proprio coniata dall‘Avis Villa): donando sangue si salva una vita, ma donarlo a chi non si conosce è un gesto ancor più bello perché questo non comporta nessuna ricompensa. Lo si fa per semplice amore! E qui sta la genialità degli autori: usano la satira, fanno passare il messaggio della donazione anonima, volontaria e gratuita. Perché «La parodia e la satira sono forme che richiedono un esame del lato nascosto delle cose. Spogliano il re e lo mostrano nudo. Quindi, una buona parodia o una buona satira costringe il pubblico a riflettere sul mondo». [Jonathan Gray - docente di media presso la Fordham University e autore del libro Watching The Simpson]. C‘è qualcosa di più bello? Satira e donazione di sangue in un solo colpo! Largo quindi al buon cuore di a Marge quando dice: «Bart devi farlo – donare sangue n.d.a -, devi aiutare chi ne ha bisogno, è la sola cosa giusta da fare». E ancora Marge: «Non si fanno cose di quel genere - donare sangue n.d.a - per essere ricompensati. Si fanno perché un essere umano come noi ha bisogno di aiuto». Ma anche spazio alla satira di Homer quando ci fa ridere dicendo: «Marge tu sei mia moglie e io ti amo moltissimo. Ma tu vivi in un mondo di sogni, con tanti fiori, campanelle, folletti e rane magiche…». E quando Bart si lamenta per «essere stato fregato», il buon cuore ancora di Marge risponde: «Abbiamo


ottenuto esattamente ciò che volevamo. Abbiamo dato ad un persona una seconda chance». Se qualcuno si sente scandalizzato perché allì‘Avis Villa abbiamo utilizzato un cartoon ―cinico‖ come i Simpson, chiediamo scusa, ma lo invitiamo a leggere il libro di Paul Halpern, professore della University of Sciences di Philadelphia, dal titolo «What' s Science Ever Done for Us? What The Simpsons Can Teach Us About Physics, Robots, Life and the Universe» (Cosa ha mai fatto la scienza per noi? Cosa possono insegnarci i Simpson su fisica, robot, vita e universo»). Il nostro viaggio è terminato non prima però di ascoltare la sigla scritta da un compositore geniale: Danny Elfman (la sigla è in versione orchestrale, chi volesse dilettarsi a suonarla al piano, cliccate qui e vedrete la partitura). E se tornando alla realtà vedrete i sogni continuare, non vi preoccupate: state semplicemente osservando i donatori di sangue e il loro buon cuore. E non preoccupatevi se state sognando: «Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte». (E. A. Poe). E se vi prendono in giro e vi deridono usate la satira: «Chi non è capace di sognare cerca di impedirlo anche agli altri» (Mauro Corona – Nel legno e nella pietra).

Avis e Vita: la petizione contro l'aumento delle tariffe postali al terzo settore (Decreto 30 marzo 2010) L'Avis Nazionale adertisce all'appello lanciato da Vita (il primo e unico settimanale stampato e on line del no profit). L'appello sottoscritto da molte associazioni no profit, è sfociato in una petizione contro l'aumento delle tariffe postali (o meglio contro il decreto del 30 marzo 2010 che ha previsto la scadenza il 31 marzo 2010 delle tariffe agevolate per il terzo settore, come abbiamo riportato sul nostro sito) per le pubblicazioni del volontariato. E'possibile, per ogni associazione e persona fisica, firmare l'appello dal sito www.vita.it L'avis Villa d'Ogna, si unisce all'Avis Nazionale e al settimanale Vita e vi chiede di firmare la petizione (cliccate qui a finaco e firmate) LA PETIZIONE DI VITA a cui l'Avis aderisce L'aumento delle tariffe postali colpisce duramente la raccolta fondi di tutte le organizzazioni non profit e causa un ingente aumento dei costi con gravi ripercussioni sui fondi destinati ai progetti. Il decreto interministeriale del 30 marzo 2010 pubblicato a tempo di record sulla Gazzetta Ufficiale del 31 marzo 2010 n. 75 in base al quale vengono soppresse le tariffe agevolate postali per tutta l'editoria libraria, quotidiana e periodica, in vigore con effetto immediato da oggi, colpisce in maniera molto dura le organizzazioni del settore non profit. L'aumento è del 500% circa per ogni singola


spedizione. Pertanto, nonostante il decreto specifichi che un successivo provvedimento potrebbe stabilire ulteriori agevolazioni, ciò comporterà un periodo di vacatio tra l'entrata in vigore del primo e l'eventuale successivo che coincide con un momento dell'anno in cui in genere ogni organizzazione attua delle spedizioni ai propri donatori. Le organizzazioni, pertanto, si appellano al governo affinché vengano immediatamente adottate delle misure che evitino un vertiginoso aumento del budget delle spedizioni che, anche in ragione delle tempistiche scelte per l'entrata in vigore del provvedimento, non potrà che tradursi in un decremento dei fondi destinati ai progetti. Le organizzazioni, quindi, chiedono l'immediato ripristino delle tariffe agevolate per il non profit. E allora correte tutti a firmare la petizione perchè all'Avis Villa d'Ogna, ma all'Avis in generale come al settimanale Vita, siamo tutti "Born to Run" (nati per correre) come il brano di Bruce Springsteen. Perché i "vagabondi come noi - del volontariato e del terzo settore -, baby, sono nati per correre" (`Cause tramps like us, baby we were born to run). Sempre che qualcuno non voglia impedirlo.

Donare sangue? Per Silvia, una giovane donna, è semplicemente normale Ognuno di noi ogni giorno scrive inconsapevolmente una storia, la storia della propria vita. Tute le storie sono importanti perché uniche. Ma alcune meritano di essere raccontate: perché i giovani possono insegnare tanto. Quella che vi raccontiamo è la storia di Silva, 20 anni e donatrice Avis. Silvia è anche la ragazza a cui abbiamo dato l'incarico di contattare i donatori "ritardatari" (ovvero i donatori che non si presentano alla donazione da un po' di tempo) per cercare di capire quali sono le nostre mancanze e per far sì che, sopperendo alle nostre mancanze, possano tornare a donare. Abbiamo provato a chiedere a Silvia di descrivere la propria esperienza. Come sempre, quando ci sono i giovani, emergono aspetti che ci stupiscono per l'originalità: la semplicità di fare un gesto importante. Ecco le parole di Silvia: «Raccontare la mia esperienza di donatrice? Mmm...difficile! E cosa dovrei scrivere? Non penso ci sia tanto da dire, so di fare qualcosa di importante, ma non penso di fare niente di speciale, e non capisco perché ci sia gente che potendo, non dona. Da un punto di vista pratico, donare il sangue porta solo vantaggi, non mi vengono in mente svantaggi. O no? Spero che tu abbia capito quello che voglio dire. Più di questo non saprei cosa scrivere». Ci sono parole che "parlano" da sole. Ci sono parole che sembrano una splendida sinfonia e quelle di Silvia, "la telefonista dell'Avis Villa d'Ogna" lo sono. La bellezza della semplicità, la bellezza di come cambiando la prospettiva a come si guardano le cose, le cose cambiano. La consapevolezza di sapere di ―fare qualcosa d‘importante‖ è un punto che ci dimostra come i giovani da sempre, hanno un grande cuore. Silvia 20 anni e 8 donazioni: una di sangue e sette di plasmaferesi. Per ora pensando ai futuri traguardi che all‘avis raggiungerà. Forse nasce da qui il pensiero di ―non fare nulla di speciale‖ e di non capire ―chi potendo donare non lo fa‖. Parole di una semplicità disarmante, ma di una completezza e di una profondità che ci ha colpiti. Non ci vogliono tante parole: poche, come quelle di Silvia, ma che descrivono cosa c‘è dietro al mondo dell‘Avis e della donazione di sangue.


La storia della ―nostra‖ Silvia, ci rimanda alla storia di Silvia donatrice dell'Avis di Treviglio. Entrambe ventenni, entrambe donatrici di sangue ed entrambe hanno saputo descrivere il mondo della donazione di sangue e del volontariato meglio di qualsiasi altra persona. Non è sorprendente come, partendo dalla passione per l‘Avis ci si ritrovi in storie comuni dove come comun denominatore vi è sempre in buon cuore? Sì, buon cuore e storie di giovani donne. E questo deve (dovrebbe) insegnare molto a chi con facilità punta il dito sui giovani non risparmiando ad essi critiche spesso immotivate e fatue. Lo abbiamo già detto sul nostro sito, ma l‘esperienza di Silvia lo conferma: volgiamo semplicemente la semplicità dei giovani. E, ci permettiamo di aggiungere, la loro praticità, cosa di cui l’Avis ha bisogno. Perché i giovani e di ieri, con i giovani di oggi, possano dare l‘esempio, non a parole ma coi fatti, ai giovani di domani. Due Silvia e due storie che ci riempiono di gioia. Nell‘attesa di poter in futuro raccontare ancora molte storie! E parlando di giovani, pensando ai giovani di ogni epoca dedichiamo a tutte le giovani donne un brano di Neil Diamond inciso nel 1967: “Girl, You’ll Be a Woman Soon”. Un brano che fu ripreso anche nel 1994 dalla band di Urge Overkill e inserito come colonna sonora del film Pulp Fiction. E visto che la ―A‖ di Angelina Jolie l‘abbiamo messa davanti alla politica e alla religione essendo l‘avis un‘associazione Areligiosa e Apolitica, per ora ci dobbiamo accontentare di tenerci ―ngelina‖

. Ma questo non ci basta

. Per cui, visto che abbiamo parlato di Pulp Fiction, ci prendiamo in mancanza

della ―A‖, Uma Thurman (nella foto in alto e in una scena del film Pulp Fiction) interprete con John Travolta di un ballo memorabile. Un ballo che rilanciò (e ci permettiamo di dire giustamente) la carriera del mitico John Travoltala, dopo i balli sfrenati della ―Febbre del sabato sera‖ (Saturday Night Fever) e di ―Grease‖. Perché la sensibilità delle “ragazze che presto diverranno donne” di ieri (il titolo tradotto dice appunto ragazza, sarai presto una donna), unite alle “ragazze che presto diverranno donne” di oggi, mostrino la strada alle “ragazze che presto diverranno donne” di domani.

Violenza contro le donne: solo il 10% denuncia la violenza L‘avevamo detto e l‘avevamo promesso: delle donne non ci dimentichiamo. E anche se non è l‘8 marzo o il 25 novembre (Giornata internazionale per eliminare la violenza contro le donne) poco importa: le donne sono donne tutto l’anno. E vanno rispettate sempre. I dati riportati in un articolo di Sara Agostinelli pubblicato su “L’eco di Bergamo” del 29 marzo 2010 (cliccate e visualizzerete l‘articolo) sui maltrattamenti subiti dalle donne in bergamasca ci ha lasciati sconcertati. E in un attimo abbiamo perso la nostra goliardia. Già perché solo «una – donna – su dieci – che ha subito una violenza -


chiede aiuto». Nel 2009, 212 donne si sono rivolte ad ―Aiuto donna‖, il centro antiviolenza di Bergamo. Le donne che si sono rivolte ad «Aiuto donna» sono state picchiate, minacciate e violentate: nella maggior parte dei casi a maltrattarle sono stati i mariti o i fidanzati, non di rado gli ex partner che non accettano di essere stati lasciati. Il 90% delle violenze avviene all'interno della famiglia mentre il rimanente 10% è costituito da aggressioni da parte di sconosciuti. E questo avviene non lontano da noi, ma proprio tra noi. Lo riportiamo solo per la statistica, ma non indica nulla: il 90% sono cittadine italiane, il rimanente sono cittadine straniere. In Italia le donne che denunciano di aver subito violenza sono soltanto il 10% di quelle che vengono effettivamente maltrattate. Per ogni donna che trova il coraggio di «parlare», quindi, ce ne sono altre nove che non riescono a raccontare il loro dramma. È quindi facile calcolare – e qui sì che la statistica serve - che, se ad ―Aiuto donna‖ l'anno scorso si sono rivolte 212 donne, probabilmente il numero di coloro che sono state effettivamente maltrattate in provincia potrebbe avvicinarsi alle duemila. Aiuto donna aderisce alla rete costituita dai Centri antiviolenza di tutta Italia. Ha intrapreso una nuova battaglia: insieme agli altri Centri lombardi chiede che sia approvata una legge regionale sulla violenza contro le donne. «L'obiettivo è tutelare le donne - spiega Sara Modora, responsabile di Aiuto donna -, anche stanziando i finanziamenti necessari per il mantenimento e la crescita dei Centri antiviolenza». I Centri vivono infatti di volontariato, ottenendo risorse soltanto dal Comune, dove però non esiste una voce di bilancio apposita, e di anno in anno si scopre quindi quanto denaro si potrà ricevere. Oggi, dopo aver letto i dati sulle violenze contro le donne, noi del Crazy Team siamo tristi: è inutile girarci intorno. Lo siamo perché di questo problema si sente parlare troppo poco. In un secondo articolo sempre firmato da Sara Agostinelli lo stesso giorno, si cerca di capire dove ha origine ciò che fa scaturire la violenza. Secondo Consuelo Corradi (docente di sociologia all'Università Lumsa di Roma, che ha appena pubblicato il libro «Sociologia della violenza», uno studio sulle diverse forme di violenza, compresa quella che viene esercitata sulle donne) «i dati bergamaschi esprimono uno dei modelli di famiglia in cui la violenza si verifica: quello della famiglia patriarcale, con l'uomo come unico portatore di reddito e la donna in condizione di dipendenza, prima di tutto economica». «Nel caso della coppia alla pari – prosegue Corradi - la donna è emancipata, lavora, ma sviluppa una forma di dipendenza che non è economica ma affettiva. Crede in quell'amore e sfuggire alla violenza vorrebbe dire dichiararne il fallimento. Passo molto difficile da fare». «L'idea di fondo è quella che il contesto sociale in cui i maltrattamenti si verificano ha una notevole importanza - spiega Corradi-. Troppo spesso la violenza maschile viene imputata a problemi psicologici del singolo individuo ma anche la situazione sociale ha la sua importanza. In questo senso un lavoro sociologico permetterebbe una maggior prevenzione, perché è più facile lavorare sulle condizioni sociali che su quelle psicologiche». Corradi indica anche come intervenire, per cercare di fermare il fenomeno: «Gli elementi che in altri Paesi europei hanno determinato l'abbassamento dei tassi di violenza sono due: le campagne pubbliche e l'inasprimento delle pene. In entrambi i casi in Italia è stato fatto qualcosa ma troppo poco». Infine Corradi indica cosa possono fare gli uomini: «Un dato è importante: le campagne pubbliche


dovrebbero essere sostenute anche da gruppi maschili, in modo da coinvolgere il più possibile gli uomini». Noi del Crazy Team, nel nostro piccolo col nostro sito, ci stiamo provando. Non sappiamo quanto l‘inasprimento delle pene possa fare da deterrente: pensiamo invece che le campagne pubblicitarie di sensibilizzazione e di educazione siano il modo migliore, dopo naturalmente l’esempio concreto, per risolvere il problema. Come Crazy Team abbiamo avuto la fortuna di assistere ad un concerto live di una tribute band di Janis Joplin. Una giovane donna, morta troppo presto, che ci ha lasciato i suoi ideali di uguaglianza. La voce della solista della band, non era meno della di quella di Janis e ci ha fatto sognare. Una voce celestiale che ha riempito la sala. Ci ha rallegrato pensare come una giovane donna degli anni ‘60 entusiasmasse i giovani del duemila. Janis ci ha lasciato le sua voce e le sue parole da ascoltare: “Tutto quello che devi fare è essere un bravo uomo almeno una volta per una donna” (All you ever gotta do is be a good man one time to one woman) nel suo Cry Baby. Ci ha lasciato un brano meraviglioso, Piece of My Heart con le sue parole «Non ti ho dato ogni cosa che una donna ti potesse dare? Dolcezza, lo sai, l’ho fatto! E ogni volta che dico a me stessa, beh ora ne ho avuto abbastanza. Ti dimostro, bambino, che una donna può essere dura» (Didn‘t I make you feel like you were the only man —yeah! Didn‘t I give you nearly everything that a woman possibly can? Honey, you know I did! And each time I tell myself that I, well I think I‘ve had enough, But I‘m gonna show you, baby, that a woman can be tough). Perché in futuro non ci siano più donne che piangono.

Decreto elimina tariffe agevolate al terzo settore: appello a oltre 10mila adesioni Raccoglie sempre più consensi l'appello lanciato da www.vita.it contro l'aumento delle tariffe postali per il non proft: le adesioni superano quota 10mila. Come avis Villa d'Ogna abbiamo subito aderito all'iniziativa di "Vita". Riteniamo giusto tagliare gli sprechi, qualsiasi essi siamo. Ma pensiamo che non vadano tagliate le onlus, quelle che veramente si danno da fare e che tanto fanno. E non far mancare il sangue la dove vi è bisogno riteniamo che sia fare qualcosa. Un danno per un intero settore che il Centro Studi Philanthropy ha quantificato in 65 milioni di euro, mettendo in ginocchio gli uffici di comunicazione e di raccolte fondi di piccole e grandi associazioni. Come avis Villa d'Ogna abbiamo accettato subito di condividere l'appello e di diffonderlo. L'abbiamo già detto ma lo ripetiamo: all'Avis Villa "no politics or religion". La protesta non è politica: nasce dal fatto che il terzo settore è indispensabile per uno stato che voglia definirsi civile. E tagliare fondi alle Onlus e alle associazioni di volontariato, è come tagliare i sogni di una nazione. In attesa che la politica (tutta!) ascolti la protesta del non profit. Perché nel


«mondo dietro la mia parete» (World Behind My World), come il brano dei Tokio Hotel «oggi sta piovendo». «Sto scrivendo ciò che non posso vedere. Voglio svegliarmi in un sogno. Oh - Mi dicono che è bellissimo, io credo a loro» (I‘m writing down What cannot see Wanna wake up in a dream. Oh, they‘re telling me it‘s beautiful. I believe them). Ma conoscerò mai il mondo dietro alla mia parete? Nella speranza che il terzo settore non sparisca e che «Il sole splenderà come mai prima» (But will I ever know the world behind my wall. Oh, the sun will shine like never before). Perché i muri e le pareti che ci dividono e rendendo le persone sole possano essere abbattuti. Parte l'interpellanza bipartisan contro il decreto 30 marzo 2010 n. 75 Un'interpellanza urgente e bipartisan (ex articolo 138-bis del regolamento) è stata presentata in parlamento (da due esponenti di schieramenti opposti). L'interpellanza è rivolta al Ministro dell'economia e delle finanze e al Ministro dello sviluppo economico ed ha raccolto numerose adesioni di tutti gli schieramenti politici. Per trasparenza, come sempre fatto, riportiamo il testo integrale dell'interpellanza. Nell'attesa che, come detto, si possa trovare una soluzione, permettendo al terzo settore di operare come sempre fatto in passato. Interpellanza contro il decreto 30 marzo 2010 n. 75 «I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro dello sviluppo economico, per sapere - premesso che: - in data 30 marzo 2010 è stato emanato un decreto interministeriale a firma dei ministri Tremonti e Scajola, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il giorno successivo, il quale stabilisce che «Le tariffe agevolate per le spedizioni di prodotti editoriali di cui ai decreti ministeriali del 13 novembre 2002 e del 1o febbraio 2005, continuano ad applicarsi fino al 31 marzo 2010»; - la sospensione delle tariffe postali agevolate stabilite il 30 marzo per il 1o aprile, coinvolge circa 8000 testate, le quali non sono state consultate, come non lo sono state le Commissioni parlamentari competenti in materia; - il decreto interministeriale citato sospende direttamente le tariffe agevolate, nonostante in questi anni fossero sempre state confermate da Poste italiane anche di fronte al ritardo dei corrispondenti contributi; - gli editori che hanno già venduto gli abbonamenti annuali da mesi si trovino da un giorno all'altro, e senza preavviso, nella condizione di dover fronteggiare un aumento del 120 per cento delle tariffe; - le maggiori conseguenze saranno subite in particolare dalle piccole associazioni, il no profit e la stampa locale e diocesana che dal 1o aprile fino a dicembre 2010, faranno fatica a non sospendere le pubblicazioni, le quali rappresentano un capitolo di bilancio essenziale e un efficace strumento per campagne promozionali e di raccolta fondi; - il danno non sarà subito solo dagli enti citati, ma anche dai cittadini che vedranno privarsi di un capillare mezzo di cultura e informazione e della diffusione dei libri, soprattutto in quelle zone d'Italia non servite da librerie;


- a parere degli interpellanti un taglio orizzontale delle agevolazioni postali non solo non tiene conto delle peculiarità di settore, ma non aiuta il riordino della normativa sull'editoria, che necessita di valutazioni appropriate, in particolare relativamente alla stampa locale e no profit; - l'articolo 3, primo comma del decreto-legge n. 46 del 2004 prevede che: «Il Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri provvede al rimborso in favore della Società Poste Italiane SpA della somma corrispondente all'ammontare delle riduzioni complessivamente applicate, nei limiti dei fondi stanziati sugli appositi capitoli del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri», intendendo quindi, che siano i rimborsi a Poste italiane a dipendere dall'ammontare dello stanziamento, non le tariffe agevolate; - anche venendo meno i fondi, non dovrebbero venir meno le agevolazioni postali, in quanto così facendo pur essendo formalmente legittimo l'uso dello strumento ad avviso degli interpellanti si aggirerà di fatto la volontà del Parlamento che le ha previste attraverso legge dello Stato e che solo attraverso la stessa potrebbero essere rimosse -: se non si intenda abrogare il decreto in premessa e ripristinare immediatamente le tariffe agevolate; in alternativa, se non si ritenga di adottare le iniziative opportune per rivedere le tariffe agevolate, operando gli opportuni distinguo sui beneficiari; se non si intenda aprire un tavolo di confronto per l'individuazione di soluzioni sostenibili per tutti i settori interessati».

―Federica Albergoni‖ Onlus con Admo per aiutare le donazioni di midollo “Piccola stella senza cielo. Ti staccherai, perché ti tiene su soltanto un filo, sai” (Ligabue – Piccola stella senza cielo). Dal Natale 2009 una stella non c‘è più: Federica Albergoni, 19 anni, si spense durante la notte a causa di una leucemia fulminante. Federica ha lasciato il suo ricordo e non solo: continua ad illuminare il cielo notturno attraverso l‘associazione "Federica Albergoni" - Onlus che è stata creata ad Albino. La neonata associazione, presieduta da Maria Elena Devila Merino, collabora con l'Admo, Associazione donatori midollo osseo: il principale obbiettivo è quello di cercare di avvicinare più persone possibili alla donazione. Attraverso la donazione di midollo osseo infatti si può salvare la vita a molti malati. Sul nostro sito abbiamo già parlato di Admo. La donazione salva in concreto una vita, ma per farlo c’è bisogno di molti giovani: la percentuale di malati che riesce a trovare un donatore compatibile continua a rimanere bassa e con essa la possibilità di sconfiggere la malattia… La statistica non lascia spazio a dubbi: statisticamente la compatibilità fra due persone non appartenenti alla stessa famiglia è 1 su 100.000. “Il filo che tiene su” Federica è stato tagliato, ma la sua luce continuerà a splendere. Federica amava i concerti, i tornei sportivi e ballare: attraverso questa attività, l‘associazione con l‘Admo cerca di avvicinare i giovani al mondo della donazione della solidarietà e dell‘altruismo.


“Tanti ti cercano, spiazzati da una luce senza futuro”, ma grazie al ricordo e all’associazione, la luce ridarà un futuro e rivedremo di nuovo la stella di Federica.

Federica Albergoni Onlus: un girasole per la donazione di midollo osseo Una vera e propria festa quella che si è tenuta lunedì 19 aprile 2010 all‘auditorium di Allbino. Noi del Crazy Team, se c‘è da festeggiare ci siamo, ma festeggiare con l‘associazione ―Federica Albergoni Onlus‖ è stato festeggiare all‘ennesima potenza. Madrina della serata la splendida Alma Grandin che ha magistralmente condotto i presenti nel sorprendente mondo della donazione di midollo osseo, accompagnata dagli amici di Federica. Quante volte l‘abbiamo detto sul nostro sito che i giovani sono straordinari… Gli amici di Federica non solo sono stati straordinari, ma hanno parlato al cuore del numeroso pubblico presente in sala. La festa si è aperta con Omar che ha presentato il logo dell‘associazione: un girasole con un petalo rosso che sta a ricordare che 1 persona su 100.000 è compatibile per la donazione di midollo osseo. Già questo è un invito ad iscriversi non solo per donare il midollo osseo, ma anche il sangue e gli organi. Il girasole rappresenta un fiore che cattura la luce senza la quale la vita non ci sarebbe: questo sole per molte persone è proprio il midollo osseo e il girasole che cattura la luce è proprio la donazione. Le splendide note del pianoforte del brano ―River Flows in You‖ (Un fiume scorre in te) del compositore e pianista sudcoreano Yiruma, hanno accompagnato il ricordo di Federica fatto da Mauro e Jenny, amici di Fefe e dal fidanzato Francesco. Federica amava la danza: le amiche e compagne di danza le hanno dedicato un medley di Michael Jackson, rigorosamente vestite in ―Black or White‖ con pantaloni, cappello e cravatta nera e camicia bianca. La serata è proseguita senza sosta: Amadio ha dedicato a Federica una poesia in dialetto, che ha toccato i cuori dei presenti. Perché donare? ―Il problema non è mio‖ è quello che moti pensano… A volte ci si accorge della fortuna di star bene solo quando questa fortuna viene a mancare. Per questo motivo, il Prof. Luigi Malini (ex presidente Admo Regione Lombardia) ha spiegato ai presenti come si dona facendo un piccolo excursus storico nel mondo della donazione. E parlando di donazione non si può non pensare ad un grande dottore fiorentino, medico alpino nella prima guerra mondiale e, finita la guerra, si stabilì a Milano. Nel 1927, questo grande uomo fondò l‘Avis… Sì, stiamo parlando di Vittorio Formentano. Dal 1927 bisogna fare un salto nel 1971 quando venne fondata l‘Associazione Donatori Organi Bergamasca per poi arrivare al 26 febbraio 1973 quando nacque ufficialmente l‘Aido – Associazione Italiana Donatori Organi. Un nuovo salto nel tempo ci porta al 1989 quando grazie alle intuizioni del Prof. E.D. Thomas (Premio Nobel per la medicina nel 1990) si gettarono le basi per fondare nel 1990 l‘Admo: l‘Associazione Donatori Midollo Osseo. Un viaggio nel tempo nel quale sono emersi i quattro elementi che caratterizzano il modo della donazione e del volontariato: Sacrificio, Coraggio, Intelligenza e Maturità. Li scriviamo tutti in maiuscolo: sono i quattro elementi (in


matematica si direbbe la condizione necessaria) che permettono di salvare una vita! A questo punto della serata, Alma ha presentato l‘associazione ―Federica Albergoni Onlus‖ presieduta da Maria Elena Devila Merino. Il vice presidente Giorgio Fossati, ha portato la propria esperienza di donatore di midollo osseo: «Dopo aver donato mi sono sentito tre metri sopra il cielo». La segretaria Michela Albergoni (cugina di Federica), con emozione ha riportato l‘attenzione sulle cose concrete già realizzate: «18 ragazzi hanno già fatto la tipizzazione – la procedura che avvine enella fase di iscrizione all‘Admo n.d.a». Tra gli amici e membro di ―Federica Albergoni Onlus‖ anche Cristian, 19 anni: «Tre anni fa mi hanno diagnosticato una leucemia. Hanno trovato un donatore compatibile: il 25 maggio ho fatto gli anni e sei giorni dopo ho fatto il trapianto. Oggi sto bene» (la testimonianza di Cristian ha toccato i cuori dei presenti, a noi del Crazy Team e anche ad una nostra amica che era seduta accanto a noi… Coraggio!). Una vita salvata anche grazie a Fefe. La serata è continuata con Laura, 30 anni, donatrice di midollo osseo, salvando così la vita ad un cittadino americano. Parlando di Federica, si parla di amici di Federica: le note di ―Amici miei‖ del Coro Stella Alpina hanno come un incanto riempito la sala. Perché durante la serata ci siamo sentiti tutti amici, Avis, Admo, Aido, Associazione Paolo Belli, l‘Ail (Associazione Italiana contro le leucemie)… E come recita il testo del brano «vivere non è sempre poesia - quante domande senza un perché! Ma l'amicizia, sai, è una ricchezza è un tesoro che non finirà. Amici miei, sempre pronti a dar la mano da vicino e da lontano: questi son gli amici miei». Grazie a questa grande amicizia, come ha spiegato nel corso della serata il dott. Mario Bontempelli (Responsabile Immunogenetica degli Ospedali Riuniti di Bergamo): «A Bergamo nel gennaio 2010 si è raggiunto l‘ambito traguardo di 100 donazioni di midollo osseo, che sono salite ad aprile a 104. Nei 20 anni di attività di Admo, a Bergamo si sono incontrate 1.500 famiglie: per il 40% si è trovato il donatore compatibile in famiglia; nel rimanente 60% dei casi si è cercato un donatore compatibile fuori famiglia. Il ―gemello compatibile‖ nel mondo». “L’Italia del volontariato è l’Italia migliore”: Pierantonio Piazzini, presidente Ail di Bergamo ha citato con viva emozione le parole che nel 2009 il presidente Giorgio Napolitano disse nell‘incontro in occasione del 40° anniversario dell‘associazione Italiana lotta alla Leucemia. Non sappiamo cosa sia l‘amore… Nel film ―Vi presento Joe Black «L'amore è passione, ossessione. Qualcuno senza cui non vivi». Nella serata dovete «Moltiplicalo all'infinito, portalo negli abissi dell'eternità e vedrai appena uno spiraglio di ciò che parlo». L‘amore che porta a salvare una vita. L‘amore che da sempre mostrano i donatori. Ci siamo dilungati un po‘ oltre il solito, ma concedetecelo: l‘emozione che ci ha regalato la serata è stata grande e rimarrà nei nostri (e speriamo anche di chi legge) cuori. La Stella di Federica splende, “E come un girasole giro intorno a te che sei il mio sole anche di notte. E come un girasole io ti seguirò e mille volte ancora mi innamorerò” (Girasole – Giorgia). Di seguito riportiamo il servizio sulla serata realizzato da Arnaldo Minelli, riprese di Andrea Filisetti, per Antenna2 TV

Avis progetto celiachia: on commence


Sì, oggi ci siamo "francesizzati". Pourquoi? Parce que la lingua francese ha un tempo futuro, le futur proche, che non esiste nella lingua italiana. Un tempo che indica una cosa che succederà subito, un po' prima per intenderci del nostro futuro semplice nel modo indicativo. Ma perché vi diciamo questo? Semplice: perché il progetto celiachia, ça va commencer a maggio 2010. In italiano: il progetto celiachia inizia (o inizierà) dunque a maggio. La notizia non era sfuggita al buon Nicola Andreoletti nella trasmissione "Il venerdì" nel lontano luglio 2009: in una lunga e interessante intervista al presidente dell'Avis provinciale di Bergamo Oscar Bianchi, si era proprio parlato di questo progetto. L'intervista aveva dato molti spunti di riflessione, riportati anche da vari quotidiani di Bergamo. Andrea Filisetti (non meno buono di Nicola) nella trasmissione "Decoder" del 14 aprile 2010 dal titolo "Avis : tutto sulla donazione" ha ripreso la notizia parlando diffusamente dello screening per individuare la celiachia nei donatori con la dott.ssa Barbara Giussani, responsabile sanitaria dell'Avis provinciale di Bergamo. A breve sul nostro sto inseriremo per gentile concessione di Antenna2 Tv la trasmissione. In cosa consiste il progetto? Per tutte le informazioni sulla celiachia vi rimandiamo come nostra consuetudine a Wikipedia. Il progetto consiste in una serie di esami a cui sottoporre tutti i donatori periodici "all'atto degli esami annuali contestuali alla donazione". Detto in parole povere, in un esame che viene effettuato durante le analisi annuali quando ci si presenta per la donazione. Per chi vuole approfondire l'argomento, riportiamo il modulo informativo progetto celiachia che bisognerà firmare prima del test. Naturalmente l'adesione al test è volontaria e libera. Lo screening positivo non vuol dire che una persona ha la celiachia: chi risulta positivo viene richiamato ed accompagnato negli accertamenti (sino alla gastroscopia che è l'ultimo step, sempre a carico dell'avis). Avis Provinciale Bergamo ai vertici mondiali: e' la prima volta nel mondo che un test viene fatto su un numero così alto di persone sane (ultimamente la celiachia si sta manifestando in forma asintomatica). Chi risulterà celiaco, sicuramente potrà donare in aferesi, in alcuni casi potrà continuare ad essere anche donatore di sangue intero (in base alla valutazione dei medici). Ma ora dobbiamo ammetterlo... L'equivalente francese del futur proche c'è anche in inglese: la forma "going to". Abbiamo scelto il francese per un semplice motivo: in Francia c'è Carla Bruni; in U.K. c'è Camilla Parker Balls... ehm, pardon Camilla Parker Bawles. E volete mettere? Dunque la nostra "mission" (utilizziamo questo termine visto che va molto di moda e fa sempre tredy dirlo... Mission di qui, mission di là... Anche nei film: da Mission Impossible di Brian de Palma - siamo arrivati alla "terza puntata" - al bellissimo The Mission con Robert De Niro e Jeremy Irons con tanto di bellissima colonna sonora del grandissimo Ennio Morricone) è quella di recuperare ciò che i francesi ci hanno da tempo sottratto: Carla Bruni. E se ci avanza tempo facciamo anche un salto al Louvre a riprenderci Monna Lisa (la Gioconda). Oramai ci conoscete e conoscete il nostro perenne spirito goliardico. La notizia dell'avvio


dello screening sulla celiachia ci rende felici: si tutela la salute dei donatori d sangue, si introduce un ulteriore esame e i dati e le varie considerazioni scientifiche e statistiche possono aiutare la medicina. Wow, cosa c'è di più bello? A già, Carla... E visto che sul nostro sito negli spots avis "c'è" George, è proprio il caso di dirlo: Carla not Included. Ma solo per ora. Come? Mission Impossible? Dai con quello che faceva Tom Cruise nel film... Se proprio ci va male ripiegheremo sulla sorella, Valeria Bruni Tedeschi, che sta anch'essa in Francia. Ed ora "Meno male" (che c'è Carla Bruni) di Simone Cristicchi.

Tumore al seno: la prevenzione è la miglior cura ―Il rosso ti dona‖: questo è da sempre il nostro slogan. E dal rosso al rosa c‘è veramente poca distanza: basta aggiungere al rosso un po‘ di bianco della purezza delle donne e il colore è fatto. Il nostro vuol essere un sito “rosa” in cui le donne possano ricevere l’attenzione che meritano: si parte dalle piccole cose per cambiare il mondo. Per questo riteniamo utile riportare alcuni dati relativi al tumore al seno nella bergamasca. Lo abbiamo già detto ma lo ribadiamo: quando si parla di tutelare la salute delle donne l’avis Villa d’Ogna c’è all’ennesima potenza! L‘argomento non è per nulla allegro, lo sappiamo, ma parlare di alcune patologie speriamo di cuore possa far sì che le donne dedichino a se stesse il tempo necessario da dedicare alla prevenzione, «perché la prevenzione può fare molto» (come afferma Privato Fenaroli, direttore di Senologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo). Come sempre fatto citiamo le fonti, su questa importantissima regola non ci sono eccezioni: riportiamo quindi una sintesi degli articoli tratti da ―L’eco di Bergamo‖ del 3 aprile 2010, a pagina 16, realizzati da Carmen Tancredi che ha intervistato per gli Ospedali Riuniti di Bergamo il direttore di Senologia Privato Fenaroli; per l‘Azienda ―Bolognini‖ di Seriate il direttore di Senologia Domenico Gerbasi (linkeremmo volentieri gli articoli, ma non sono stati inseriti sul sito). “Senza una donna, un uomo che cos’è?” (come affermava Marco Ferradini nel brano "Teorema" del 1981). Per cui donne non abbiate paura a prendervi il tempo necessario! E visto che, come abbiamo già avuto occasione di dire sul nostro sito nell‘articolo sul vaccino contro il Papilloma Virus, donna «sei l’altra metà del cielo» (You‘re the other half of the sky – frase tratta da Woman di John Lennon) il cielo non sarebbe tale senza le donne. E anche se possiamo fare con il nostro sito solo un infinitesimo di quello che vorremmo fare a favore delle donne, lasciatecelo dire che questo anche solo questo è già qualcosa. E pensare di far qualcosa per le donne, ci mette allegria. Ma prima di lasciarvi all‘estrapolato degli articoli, lasciateci sognare: «Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via. […] E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te» (frasi estrapolate dal brano ―La cura‖ di Franco Battiato). Dedicato a tutti gli esseri speciali, le donne, che sono l’altra metà del cielo. Incidenza del tumore al seno nella Bergamasca In provincia di Bergamo il tumore al seno è la causa più frequente di morte, tra le patologie oncologiche. L'incidenza dei nuovi casi ogni anno è di una certa rilevanza: ogni 100.000 residenti donne in provincia di Bergamo 164,2 all'anno si ammalano di tumore al seno. In media, gli oncologi calcolano che in totale circa 1.000 nuovi casi di tumore al seno riguardino ogni 12 mesi le donne bergamasche. Anche per i ricoveri per patologie al seno (comprendono i tumori maligni e riguardano tutti i ricoveri nelle strutture ospedaliere della Bergamasca, sia private sia pubbliche, i dati sono dell'Asl di Bergamo), si registra una progressiva crescita: dagli 873 nel 2004 ai 960 nel 2008.


Perché aumentano i tumori al seno? «Aumentano, è vero, i tumori alla mammella, ma aumentano anche perché ne scopriamo di più – evidenzia Privato Fenaroli, direttore di Senologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo – . Si tenga conto che su circa 800 interventi l'anno alla mammella, i tumori alla mammella maligni sono circa 500-600 l'anno. I nuovi casi attesi sono tra i 600 e gli 800, ormai, e notiamo anche una incidenza in età più bassa». Perché ci si ammala di tumore alla mammella? «Se sapessimo con certezza qual è la causa avremmo risolto il problema - afferma Fenaroli-: di certo, ci sono più fattori, la familiarità, lo stile di vita, l'alimentazione». La prevenzione: di grandissima utilità Fenaroli non manca di chiarire quale sia l‘importanza della prevenzione: «La prevenzione può fare molto. E non è un caso che i numeri dello screening mammografico di Bergamo e provincia siano encomiabili. Individuare con tempestività una formazione maligna al seno significa avere altissime probabilità di guarigione, annullando o comunque diminuendo sensibilmente la necessità di altre sedute di radio». E sullo screening mammografico? Fenaroli, nion ha assolutamente dubbi: «E‘ fondamentale. Così come sono essenziali, oggi, le nuove frontiere terapeutiche. Ripeto, è vero che ci si ammala di più di cancro al seno, ma si muore molto meno di una volta». Non solo Bergamo… Ci si può rivolgere senz‘altro agli Opedali Riuniti di Bergamo, ma non solo: le donne si possono rivolgere anche alle varie strutture che fanno capo all'Azienda ospedaliera «Bolognini» di Seriate. In quest‘ultimo caso le donne sono seguite da Domenico Gerbasi, chirurgo oncologo responsabile dell'Unità di Senologia - ha portato a Seriate la sua esperienza acquisita con un master allo Ieo, Istituto europeo di Oncologia, creato da Umberto Veronesi - e da Lorenzo Novellino, primario dell'Unità complessa di Chirurgia generale, da cui Senologia dipende. Secondo Gerbasi «è stato fondamentale riuscire a organizzare questa "rete" di servizi in tutte le strutture ospedaliere dell'Azienda, per un bacino di utenza di oltre 400 mila abitanti. Molte donne vivono in paesi lontani – evidenzia ancora Gerbasi – : era fondamentale quindi dare a tutte sia la possibilità di una identica prevenzione, attraverso lo screening e le visite senologiche, sia in caso di patologie tumorali, cure e chirurgia ricostruttive identiche».

Federica: da Dossena all‘Avis (From Dossena to Avis With Love) «Le storie, son come i fiori son come i sogni... E a noi non resta che scriverle in fretta perché poi svaniscono e non si ricordano più". Sì, questa è una bellissima frase - noi abbiamo sostituito "canzoni" con "storie" - tratta dal brano "Una canzone per te" di Vasco Rossi. Abbiamo già detto sul nostro sito delle storie straordinarie che meritano di essere raccontate e quella che vi raccontiamo oggi è la storia di Federica Ma prima dobbiamo catapultarci a Dossena, un ridente paesino di 1.000 abitanti della Val Brembana. E come in ogni paese che si rispetti, c'è una buona banda - quella di Dossena, non solo buona ma ottima, diretta con passione dal M° Gianmarco Epis – una piazza e la chiesa. In questo paese, le due sono un unico,


che, dipartendosi dalla chiesa, arriva fino al Municipio che è attiguo all'oratorio. Come sapete all'Avis "no politics or religion" ma come Crazy Team, non possiamo non menzionare il parroco, Don Giambattista Zucchelli (Giambi): proviene da Ardesio e nonostante le nostre punzecchiature, come ―seriani‖ e come confinanti del paese di origine ci offre sempre un caffè prima delle prove della Banda. Dossena e Val Brembana... La valle dove nacque Arlecchino, il paese che rappresenta forse meglio degli altri "Lo Zanni" che partendo dal 1700 con Goldoni nella commedia dell'arte, passando a Molière, si arriva a Dario Fo che ne ha riproposto la cultura popolare lombarda (e non solo) a tutto il mondo. Fede (Federica Alcaini) è proprio di Dossena, suona la tromba nella banda diretta da Gianmarco, ha 21 anni. Ah dimenticavamo un "piccolo dettaglio": donatrice Avis San Giovanni Bianco, ha ricevuto il ciondolo di bronzo (distintivo in rame) per le sue 8 donazioni. Unica donna presso la sua Avis, in rapporto alla sua giovane età, ad aver raggiunto questo traguardo. Complimenti Fede! Questa la sua storia. «Sono cresciuta in una famiglia Avisina in quanto sia mamma che papà donano da molti anni. Incuriosita dai loro discorsi, dal loro impegno, dalla soddisfazione che vedevo sui loro volti tornando dalla donazione, ho voluto intraprendere questa esperienza». Dall‘esempio dei genitori alla donazione di sangue il passo è breve: «Al compimento dei 18 anni, accompagnata dal papà capo gruppo della sezione di Dossena, ho fatto la mia prima visita presso l'Ospedale di San Giovanni Bianco (ospedale ove è ubicata l‘Unità di Raccolta a cui fanno riferimento le avis di AlguaBracca-Costa Serina, Alta Val Brembana, San Giovanni Bianco, San Pellegrino, Serina, Ubiale, Vedeseta e Zogno – n.d.a.). Ho intrapreso così la mia nuova ―avventura‖ nel mondo

Avis

alternando

plasmaferesi

a

donazioni

di

sangue».

«Esperienza totalmente positiva – prosegue Federica -, in quanto sono stata accolta fin da subito in una grande famiglia, che mi ha dato modo di conoscere nuove persone, giovani e meno giovani, coinvolgendo così amici». Ma arriviamo alla premiazione. Federica, quali sentimenti hai provato nel ricevere questo riconoscimento? «Alla premiazione avvenuta a marzo 2010, ho provato felicità e commozione quando ho ricevuto il distintivo in rame. Quel giorno, insieme a me, è stata premiata tanta gente: chi per il distintivo in argento, chi argento dorato… per arrivare fino al distintivo in oro e diamante». Cosa significa per te questo premio? «Il ciondolo è per me simbolo di gratitudine, impegno e orgoglio personale. Spero di poter camminare a lungo con questa grande famiglia che grazie al proprio aiuto ridona il sorriso e un futuro sereno a chi non l‘ha». Non vogliamo aggiungere nulla a quello che ha scritto Federica: le sua parole sono così belle, chiare e semplici che renderebbero ogni nostro commento inutile. Questa è la storia di Federica, la storia di una giovane donna, una storia che arriva da un paesino abbarbicato in montagna: “da Dossena - all’Avis - con amore” (“From Dossena - to Avis - With Love”) parafrasando il noto romanzo ―From Russia With Love‖ di Ian Fleming reso noto dal celebre film dove nei panni di James Bond vi era un


grande Sean Connery. Non è bello trovare in molti luoghi il buon cuore che unisce tutti i donatori di sangue in una grande famiglia? Federica grazie a quello che fa in concreto, ci dice nonostante la sua giovane età: «Ho visto molto di più di quello che tu sai ora, perciò non dirmi di chiudere gli occhi» («I've seen so much more than u know now - So tell me to shut my eyes» - frase estrapolata dal brano “I'm Not A Girl, Not Yet A Woman‖ di Britney Spears) . Perché sono proprio gli occhi dei giovani quelli giusti per l'avis, per guardare il mondo e il futuro.

Donare sangue? Tuttidovremmofarlo No, non è un errore. «Tuttudovremmofarlo» è il claim del nuovo sito, del nuovo spot televisivo e dei manifesti pubblicitari proposto da Avis nazionale, ideato per promuovere la donazione di sangue. Perché donare sangue? Perché «Qui entri in gioco tu: con un piccolo gesto puoi contribuire a costruire un patrimonio collettivo, fondamentale per la salute di tutti. Tutti dovremmo farlo, perché tutti abbiamo bisogno di sangue». Vistate il bellissimo sito www.tuttidovremmofarlo.it «Cosa dobbiamo fare per convincerti a donare sangue? Tutti dovremmo farlo,

è

importante»

L'ideazione e la realizzazione dell'intera campagna sono state curate pro bono da Leo Burnett Italia, agenzia pubblicitaria leader a livello mondiale: storiche gli spot pubblicitari realizzati dall'agenzia!

Ma la nuova campagna nazionale ha anche dei testimonial... Tenetevi forte. Siete pronti? Come disse Madonna in uno dei suoi primi concerti: «Anch'io». Cosa stavamo dicendo? Ah, sì. Tenetevi forte: Federica Fontana, Filippa Lagerbäck (From Sweden with love)... PATAPUM! Ai... Pardon scusateci, siamo noi a non esserci tenuti forte. Già Federica e Filippa potevano bastare: prendendo le iniziale dei nomi è proprio il caso di dirlo: A(vis)= F(ederica) x F(ilippa)= F^2. F al quadrato! Ma non solo: testimonial storico della campagna di promozione Avis e della donazione di sangue anche il super campione Igor Cassina. «Fontana... come si chiama quell'altro? Lagerbäck, ma l'altro... Cassina» hanno fato... testimonial for avis. Dai scherziamo: l'idea di due testimonial come Federica Fontana e Fillppa Lagerbäck ci ha "guada caso" messi di buon umore. E per le donne e donatrici Igor Cassina. Cosa si può pretendere di più? Come il numero di cellulare? Certo, a noi dell'avis l'hanno dato... Ma sapete, Flippa e Federica ci hanno fatto promettere di non


passarlo a nessuno. Per cui ecco un motivo in più per iscriversi. Conoscete il nostro perenne spirito goliardico: siamo veramente contenti che dei testimonial così importanti si siano prestati per promuovere la cultura del dono di sangue. Visto che sul nostro sito tra i vari spot c'è anche George (Clooney) è proprio il caso di dirlo: Federica e Filippa "not included (purtroppo).

Vittorio Formentano: l‘alpino che fondò l‘Avis «La storia serve per chi c’era per ricordare, per chi non c’era per sapere». C‘è un alpino di Firenze che fondo un‘associazione. Ci sono vite straordinarie che meritano di essere conosciute. Quella di Vittorio Formentano sicuramente va raccontata. E visto che la storia serve per chi non c‘era per sapere, la raccontiamo attraverso le parole di Mario Zorzi (Intervento alla cerimonia celebrativa del 110° anniversario della nascita di Vittorio Formentano – Firenze, 15 ottobre 2005) che condusse l‘Avis nazionale dal 1979 al 1987 e medaglia d'oro al merito della Sanità pubblica. Vittorio Formentano nacque a Firenze il 31.10.1895 e grazie alla professione del padre Alfredo che svolgeva l‘attività di magistrato, si innamorò di «un posto che mi piace e si chiama mondo» (frase tratta da ―Mondo" di Cesare Cremonini featuring Jovanotti). Per questo motivo ebbe la possibilità di crescere in varie città italiane in varie città quali Pisa, Verona, Catania, Macerata, Perugia e Bologna. «Allo scoppio della prima guerra mondiale da giovane ufficiale si trovò assegnato al fronte del settore del Montenero nel 4° Regg. Alpini. Dopo aver subito una leggera ferita, venne destinato all‘addestramento degli alpini sciatori». Nel 1917 la scelta che segnò la vita di Formentano: «Dovendo scegliere se proseguire la carriera militare o continuare gli studi di medicina, optò per la seconda via. Scelta che gli fece perdere il grado di ufficiale e come sergente di sanità viene assegnato al servizio sanitario del 4° Regg. Alpini. Nel Novembre 1918 con l‘Ospedale del campo n.243 entrò in Trento liberata ed operò a beneficio dei feriti. Passò quindi all‘Ospedale di Greis e infine all‘Ospedale militare di Genova. Nel 1921 venne congedato e si laureò». Dopo aver mosso i primi passi a Voghera, si trasferì a Milano orientando subito la sua attività professionale alla ematologia che dietro gli influssi della Scuola medica di Pavia cominciava a dare vita ai primi presidi sanitari nel campo della emotrasfusione. «Formentano aprì a Milano un centro medico denominato ―Istituto ematologico‖ e con la collaborazione di alcuni colleghi realizzò un servizio di analisi del sangue iniziando altresì la pubblicazione del ―Bollettino ematologico‖». Ma ecco che nel 1926 ci fu un tragico evento che portò alla fondazione dell‘Avis: «Formentano sconfitto di fronte ad una madre spentasi per grave emorragia da parto per la mancanza di sangue da trasfondere, decise di costituire un gruppo di donatori volontari e lanciò un appello al giornale». Quel giornale era il Corriere della Sera. «Risposero diciassette generosi cittadini che si riuniscono presso il Centro ematologico di Formentano e costituiscono l‘embrione della futura AVIS». Formentano ebbe fin da subito le idee chiare: «Gli obiettivi


prioritari mirarono a predisporre elenchi di donatori disposti – dietro chiamata – ad accorrere presso i presidi sanitari, ha soccorrere con il dono gratuito del proprio sangue una vita in pericolo e con l‘intento – non trascurabile – di controbattere la tendenza alla compravendita dello stesso. I 17 pionieri, guidati da Giorgio Moscatelli, concordano un programma promozionale e redigono una bozza di statuto e un codice deontologico. Era il 1937 ed ebbe così inizio la meravigliosa

avventura

avisina

non

priva

di

ostacoli,

di

incomprensioni

e

di

difficoltà».

Durante il regime fascista «la dirigenza avisina rifiutò l‘invito di aderire alle organizzazioni sociali del regime a difesa della propria identità di associazione libera ed autonoma. Il governo fascista istituì i Comitati provinciali dei donatori di sangue con lo scopo di boicottare l‘opera dell‘AVIS e di contrapporre ai volontari avisini i datori di sangue retribuiti. Ma l‘ora della verità venne e si affermò dopo il 1945 allor quando furono riconosciuti i meriti di Formentano con la promulgazione del legge del 1950 che attribuiva all‘AVIS nel settore emotrasfusionale». Quella libertà che è presente tuttora nello statuto dell Avis: associazione apartitica e areligiosa. Grazie al buon cuore di un alpino è nata la storia dell‘Avis. La storia di un grande alpino, che ci richiama inevitabilmente a quella di altri grandissimi alpino come Nuto Revelli e Mario Rigoni Stern… Alpini che a causa di una cartolina rosa di precetto con la quale eri obbligato a partire, vissero sulla propria pelle le atrocità della guerra. Atrocità descritte nello splendido libro ―Il sergente della neve‖ appunto di Rigoni Stern e portate magistralmente in scena da Marco Paolini. Oggi, per fortuna, non ci sono più cartoline rosa di precetto: chi fa il soldato ha la facoltà di decidere se scegliere questa professione. Ma un tempo non era così…«Ho ancora nel naso l'odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli starnuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don. Ho ancora negli occhi il quadrato di Cassiopea che mi stava sopra la testa tutte le notti e i pali di sostegno del bunker che mi stavano sopra la testa di giorno E quando ci ripenso provo il terrore di quella mattina di gennaio quando la Katiuscia, per la prima volta, ci scaraventò le sue settantadue bombarde» (Da ―Il sergente‖ di Mario Rigoni Stern). «Sergent magiùr, g'ariverem a baita?». Sta a noi decidere se questo posto che si chiama mondo può essere un posto che ci piace… Donare sangue rende sicuramente più bello questo posto. Come consuetudine vi lasciamo con un brano. Abbiamo scelto ―L‘ultima notte‖ del grandissimo Bepi De Marzi (Diploma in organo, diploma in composizione organistica, diploma pianoforte. Dopo gli studi di direzione e composizione si è dedicato alla musica da camera e al basso continuo diventando dal 1978 fino al 1998 l'organista e clavicembalista, nonché vicedirettore, de I Solisti Veneti diretti da Claudio Scimone. Insegnante nel Conservatorio di Padova dal 1976. Attualmente è direttore del coro maschile I Crodaioli da lui fondato nel 1958). Bepi de Marzi è autore di diversi brani di montagna (―Signore delle cime‖ ,―Joska la rossa‖ e molti altri brani). Per tutti quelli che non sono tornati a baita (a casa).

Bono: 50 anni in the name of love «One love, one blood, one life… You got to do what you should» [One – U2]


«Un amore, un sangue, una vita… devi fare ciò che riesci» «Metti in circolo il tuo amore» [Ligabue] Era un martedì il 10 maggio 1960, quando nasceva Bono (Bono Vox nome preso da un negozio di apparecchi acustici, Bonavox, della nativa Dublino), pseudonimo di Paul David Hewson. Sempre nel 1960, il 13 marzo 1960, nasceva a Chinnor, Adam Clayton, mentre proprio lo stesso giorno in Italia a Correggio nasceva Luciano Ligabue. The Edge, nome d'arte di David Howell Evans nasceva a Barking l‘8 agosto 1961. In fine Lawrence "Larry" Mullen, Jr. nasceva a Dublino il 31 ottobre 1961. Abbiamo quasi finito di dare date (i numeri invece noi del Crazy Team li diamo sempre): i quattro costituiranno un gruppo, gli U2, che rimarrà per sempre nella storia della musica. Una storia straordinaria che nasce nel lontano 25 settembre 1976 e che dura tutt‘oggi. Una storia fatta di brani con dentro l‘America e la Bibbia, Karl Popper e Johnny Cash, New York e Berlino, Barack Obama e Margaret Thatcher, il Salvador e i minatori inglesi, le top model e l‘Ira. Bono raccoglie la lezione di Bob Dylan e John Lennon, di Elvis dei bluesman, raccoglie e spazia coi i suoi pezzi in varie dimensioni: popolare e colto, antico e moderno, i salmi di Davide e Jack Kerouac, Flannery O’Connor e gli slogan pubblicitari, James Joyce e William Butler Yeats, Séamus Heaney e Patrick Kavanagh. Una dimensione spaziale che attraversa il mondo e i suoi mutamenti, dalla caduta del muro di Berlino all‘11 settembre. «A muovere qualsiasi gesto della band – sia personale che musicale e politico – è sempre l‘amore: la passione per le cose, la volontà di abbracciare e capire la società e le sue moltitudini» come è citato nel libro ―U2 – The Name Of Love‖ di Andrea Morandi con la prefazione di Davide Sapienza. U2 e Irlanda vicini a Villa d‘Ogna: lo scrittore, traduttore e giornalista Davide Sapieza, primo a recensire e a tradurre gli U2 già nel lontano 1984, abita proprio negli ameni luoghi della Val Seriana, ai piedi delle Orobie, non lontano da Villa d‘Ogna. Perché nel nome dell‘amore (―In The Name Of Love‖) tanto si può fare, sia come U2 che come donatori di sangue. Perché ai donatori di sangue non importa se «dicono che sono uno stolto, dicono che sono una nullità», in quanto «se sono stolto per te, oh, è già qualcosa» (Dal brano ―Two Heart beat As One‖ – Due cuori battono come uno). Perché all‘Avis, «All, I Want Is You» (Tutto quello che voglio sei tu): è proprio il caso di dirlo, visto che il video del brano fu proprio girato da Meiert Avis! Pensare di donare qualcosa di se stessi è «qualcosa di impossibile? Può essere…. Ma come dice Soren Kierkegaard «colui che attende il possibile è un uomo grande; colui che attende l‘eterno è altrettanto grande… Ma chi si spinge oltre e attende l‘impossibile va considerato il più grande di tutti» (pensiero ripreso nel brano ―The First Time‖). Perché ci piace l‘idea che grazie ad un gesto fatto col cuore, quello di donare sangue, ogni giorno può diventare un ―Beautiful Day‖. E se è vero che «l‘infinito è un gran bel posto da cui partire» (da ―No line On The Horizon), là dove l‘orizzonte e il mare sono un tutt‘uno, lasciateci sognare pensando che in quell‘infinito ci sia il buon cuore di chi, con un semplice gesto, regala una vita. Dobbiamo terminare solo per motivi di spazio, ma tantissime cose si potrebbero dire ancora. Vi lasciamo come nostra consuetudine con un brano, anche se sceglierne solo uno in questo caso è veramente difficile… Dai ci proviamo: vi proponiamo ―I‘ve Got You


Under My Skin‖ un duetto tra Bono e Frank Sinatra. Per tre motivi. Il primo è che ci piace pensare ad un dialogo tra Bono Vox e il mitico Franky ―The Voice‖. Il secondo è che all‘Avis «ho te nel profondo del mio cuore» (I've got you deep in the heart of me). Il terzo? L‘assolo del trombone è ―The Sweetest Thing‖ (la cosa più dolce) che si possa sentire.

Admo: non solo Avis Non abbiamo mai capito quelle trasmissioni che si chiamano ―Non solo….‖ con dietro un sostantivo e poi la trasmissione o il programma parla inevitabilmente solo di quello. Sabato 8 maggio presso il centro di Piario è nata una collaborazione che vede in campo non solo avis ma anche admo. Ma in questo caso il ―non solo‖ va inteso proprio nel senso letterale: proprio durante la collettiva di raccolta sangue si è parlato di donazione di midollo osseo. Una collaborazione tra due associazioni sorelle, due associazione che hanno come scopo quello di salvare in concreto delle vite. Perché sia donando sangue, sia donando midollo osseo si dà la possibilità di dare un domani a chi questo domani non ce l’ha. Come per quanto concerne la donazione di sangue, anche per la donazione di midollo osseo, tutti quelli che possono dovrebbero farlo (riprendendo il claim dello spot nazionale Avis). E visto che i donatori di sangue dimostrano da sempre buon cuore, come spiega giustamente la nostra amica Carmen Puigliese, referente Admo Valle Seriena e Val di Scalve, «si è pensata di fare questa iniziativa per informare tutti gli avisini che si presentano oggi che esiste anche la possibilità di diventare donatori di midollo osseo». E come avis Villa d‘Ogna siamo lieti ed onorati di aver avviato questo sodalizio tra donatori di sangue e donatori di midollo osseo, tra Avis e Admo appunto. Perché non importa se si salva una vita donando sangue o donando midollo osseo: l‘importante è donare. Ma come si diventa donatori di midollo osseo? «Bisogna avere dai 18 ai 40 anni – come spiega Carmen - pesare più di 50 chilogrammi (anche se qui un fisico storcerebbe il naso: ―non bisogna parlare di peso che è una forza ma di massa‖… Va bene: una massa corporea superiore ali 50 chilogrammi, così accontentiamo tutti i fisici) ed essere in ottima forma (e visto che parliamo di fisici, parliamo anche di ―Fisico Bestiale‖ inteso come nel brano di Luca Carboni

) di salute come lo sono tutti gli avisini». Prego parta pure la ola… Dai oramai conoscete il nostro perenne spirito goliardico. Vogliamo parlare di questo progetto con un sorriso sulle labbra. Infine, verificate queste condizioni basta chiamare il numero 035266544

035-266544

e prendere appuntamento presso

gli Ospedali Riuniti di Bergamo per fare un semplice prelievo di sangue. Come Carmen afferma, «l‘obbiettivo di Admo è quello di trovare un referente per ogni paese della provincia di Bergamo per far sì che si possa diffondere la cultura della donazione di midollo osseo». E siamo ben lieti, come Avis Villa d‘Ogna, di dare una


mano a fare questo, nella speranza che la collaborazione possa diffondersi evitando così di recarsi a Bergamo per fare il prelievo di iscrizione Admo (che come abbiamo detto si tratta di una semplice provetta di sangue). Non si può non menzionare il nostro Franco (Francesco Scandella) che ha in concreto dato un impulso decisivo alla collaborazione tra Admo e Avis. Alla presentazione dell‘iniziativa (che sarà ripetuta durante tutte le collettive in cui l‘avis Villa d‘Ogna è presente all‘unità di raccolta sangue di Piario secondo il calendario inserito sul sito) era presente l‘emittente televisiva Antenna2 TV che ringraziamo per essere intervenuta e per dare spazio alle iniziative ―non solo‖ di Avis ma anche a quelle di Admo (grazie di cuore ad Andrea Filisetti e a Nicola Andreoletti). Ah... ci stavamo dimenticando: tra le testimonial Admo c'è Federica Pellegrini che

è "not included" ma ci stiamo lavorando

Questo lo spot Admo: è bello e vi invitiamo a guardarlo…

The first time (la prima volta) di Filippa Lagerbäck all‘Avis E‘ proprio il caso di dirlo: Filippa Lagerbäck for Avis. Sì, ma al quadrato! Dopo aver prestato il proprio volto per la nuova campagna di AVIS Nazionale "Tuttidovremmofarlo" assieme a Igor Cassina e Federica Fontana, venerdì 14 maggio 2010, la splendida Filippa è passata dalle parole ai fatti: ha fatto la prima donazione di plasma al Centro Formentano di Limbiate (MB – Monza Brianza). Wow… lasciateci dire come Avis Villa che ―per una volta‖ (ma anche per due, tre, o più… ovvero tutte le volte che coincidono con la presenza di Filippa al centro di raccolta di Limbiate

) saremmo andati ben volentieri a

donare anche noi plasma a in quelli di Monza Brianza… Dopo aver quindi accettato di diffonde la cultura della donazione di sangue (e dei suoi componenti), Filippa ha deciso di compiere un gesto che salva in concreto vite, lasciando poco spazio alle parole e facendo ―parlare‖ i fatti. «Sono davvero felicissima di aver donato e di aver conosciuto così da vicino l‘Avis» spiega con entusiasmo Filippa. «Spero che attraverso la campagna "Tuttidovremmofarlo" gli italiani possano avvicinarsi ancora di più alla donazione – continua la co-conduttrice del programma ―Che tempo che fa‖ su Rai Tre - e possano comprendere il valore profondo di questo gesto». Un impegno a tutto campo quello di Filippa per la donazione di sangue: «Per promuovere questo messaggio, ho fatto pubblicare il mio manifesto anche sul sito di Chetempochefa, che viene visitato ogni settimana da centinaia di migliaia di persone». Grandissima Filippa! “From Sweden to Avis with love”: dalla Svezia all‘Avis con amore (parafrasando, come abbiamo già fatto in un precedente articolo, il libro di Ian Fleming). E visto che stiamo parlando di prima donazione e quindi di prima volta a donare sangue (o dei suoi derivati: plasma, piastrine, globuli bianchi e globuli rossi) cosa c‘è di meglio se non il brano ―The First Time‖ – la prima volta – degli U2? Perché il gesto di Filippa, come il gesto di tutti i donatori, «mi rivela colori quando non se ne vede nessuno» (Shows me colours when there's none to


see ). Perché donare sangue «mi dà speranza quando non riesco a credere che per la prima volta io provo amore» (Gives me hope when I can't believe - That for the first time - I feel love). Perché donando sangue - ma anche midollo osseo visto che stiamo collaborando con Admo - «io ho un fratello, quando sono un fratello nel bisogno» (I have a brother When I'm a brother in need). E «quando mi sento andare giù, devo solo chiamare e lui arriva» (When I feel myself going down - I just call and he comes around).

Donazione di sangue da cordone ombelicale: Avis Villa d‘Ogna c‘è! Avevamo dato diffusamente la notizia sulla creazione della banca del sangue da cordone ombelicale (Italian Cord Blood Network) in un articolo proprio inserito sul nostro sito (Italian Cord Blood Network: è nata la rete nazionale per le banche del sangue da cordone ombelicale). In un successivo articolo dal titolo ―Maurizio Fiora for Avis‖, avevamo dato la notizia, grazie all‘intervista realizzata da Maurizio, dell‘accreditamento da parte dell‘Avis provinciale di Bergamo alla raccolta delle cellule staminali provenienti dal sangue del cordone ombelicale. Adesso il progetto è realtà grazie all‘avis provinciale di Bergamo con la compartecipazione

della

Regione

Lombardia

e

degli

Ospedali

Riuniti

di

Bergamo.

Onde finanziare l‘iniziativa, le avis comunali sono state invitate a contribuire a questa importante e innovativa iniziativa devolvendo 1 euro per ogni donazione effettuata per un parziale finanziamento del progetto. L‘avis Villa D’Ogna c’è: con orgoglio possiamo dire di essere state tra le prime avis ad aver aderito al progetto. E visto che parliamo di esserci, quale brano può essere più indicato di ―Io ci sarò‖ di Piero Pelù? E lo facciamo volentieri, adesso che c'è stata la reunion di Ghigo Renzulli e Piero Pelù per formare di nuovo la storica band dei Litfiba... «Io ci sarò con tutto il mio entusiasmo, un’altra storia da vivere c’è ora» grazie all’Avis in generale e anche un po’ all’avis di Villa d’Ogna in particolare.

Ripristinate le tariffe postali agevolate al no profit Avevamo dato diffusamente sul nostro sito la notizia dell'eliminazione delle taiffe postali agevolate per il terzo settore (Decreto 30 marzo 2010). L'aumento dei costi di editoria per la diffusione del volontariato a carico delle associazioni "No profit" e della Onlus, aveva creato non pochi problemi al terzo settore. All'avis Villa d'Ogna, il nostro motto è da sempre "no politics or religion" e proprio per questo avevamo inserito gli articoli "Tariffe agevolate tagliate per il terzo settore", "Avis e Vita: la petizione contro l'aumento delle tariffe postali al terzo settore (Decreto 30 marzo 2010)" e "Decreto elimina tariffe agevolate al terzo settore: appello a oltre 10mila adesioni". Questo nella speranza che le tariffe agevolate potessero essere ripristinate. E con immenso piacere possiamo dire che dal 19 maggio 2010 le tariffe agevolate sono state ripristinate.


Così come avevamo riportato l'aumento delle tariffe postali per quanto concerne il terzo settore, nella trasparenza e nell'ottica del "no politics or religion" all'Avis Villa d'Ogna, siamo lieti di dare la notizia che il Decreto Legge N. 2165, dopo l'approvazione alla Camera dei Deputati del 6 maggio 2010, senza alcuna modifica al testo, il 19 maggio 2010 ha ottunuto la fiducia anche in Senato. Per cui dopo aver passato la votazione delle due camere (dei Deputati e dei Senatori) è legge! Naturalmente come tutti i decreti entro 40 giorni sarà trascritto sula Gazzetta Ufficiale. Lo stanziamento del governo per garantire il ripristino delle tariffe postali agevolate nell'anno 2010 per le onlus ammonta a 30 milioni di euro. All'articolo 2, comma 2-undecies infatti vi sono le già note agevolazioni postali per il non profit. In particolare: «A fronte del citato stanziamento, le tariffe postali a favore dei soggetti di cui all‘articolo 1, comma 2, del citato decretolegge 24 dicembre 2003, n. 353, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 46, come modificato dal presente comma, possono essere ridotte con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell‘economia e delle finanze, sentita la Presidenza del Consiglio dei Ministri; in ogni caso la tariffa agevolata non deve essere superiore al 50 per cento della tariffa ordinaria e deve comunque rispettare il limite massimo di spesa indicato al presente comma. Il rimborso dovuto a favore della società Poste italiane Spa non può essere superiore al predetto importo. Il Ministero dello sviluppo economico provvede al monitoraggio degli oneri derivanti dal presente comma con riguardo alle disposizioni di cui al terzultimo e quartultimo periodo; nel caso in cui l‘andamento della spesa sia tale da determinare un possibile superamento della spesa autorizzata, con decreto adottato con le modalità indicate al presente comma e` stabilita la sospensione o la riduzione dell‘agevolazione". Come Avis in generale e come Avis Villa d'Ogna siamo immensamente felici. Non ci interessano le reazioni, le polemiche, e i commenti politici in merito a questo decreto: quello che ci interessa, e che ci sempre interessato, è che la cultura della donazione di sangue possa continuare ad essere diffusa. La notizia ci ha reso ancor più goliardici. Come diceva Alexia nel brano Happy: "E' cosi' bello essere felici, tutti dovrebbero essere felici, è così bello essere felici" (It's so nice to be happy, Everybody should be happy, It's so nice to be happy). Perché all'Avis Villa d'Ogna, grazie alle tariffe agevolate ripristinate "voglio che tu faccia parte del mio mondo per essere felice, perché io non posso vivere senza di te lo sai vero?" (I wanna take you to my world to be happy, 'cause I can't live without your love, Yes you know?). Come Avis Villa d'Ogna, vogliamo ringraziare il magazine vita (www.vita.it), l'unica rivista on-line del no profit per aver seguito l'inera vicenda.

I dati 2009 Avis Nazionale: 2.011.041 donazioni, 1.195.644 soci iscritti e 1.154.361 soci donatori Oltre 2.000.000 donazioni di sangue (sangue e plasma) e 1.200.000 soci iscritti: sono questi i principali numeri


dell'AVIS riferiti al 31/12/2009, emersi e comunicati nel corso della 74a Assemblea generale che si è svolta dal 21 al 23 maggio 2010 a Montesilvano (Pe). Entrando in merito ai dati forniti durante l‘incontro utile per condividere un‘importante percorso, è emerso che gli iscritti Avis risultano 1.195.644 (il 3,3% in più rispetto agli iscritti nel 2008) mentre i soci donatori si attestano a 1.154.361 (+3,9% rispetto al 2008). Last but not least, le donazioni di sangue: hanno raggiunto l’ambito traguardo di 2.011.041 (in crescita del 3,1% rispetto 2008). Tra i risultati regionali riferiti sempre al 2009, non è passato inosservato il dato emerso della Lombardia a un passo dalle 500.000 donazioni (497.392) con 12 Avis provinciali, seguita da Emilia Romagna con 271.501 donazioni, dal Veneto con 213.054 donazioni e infine dal Piemonte che sfonda il muro delle 200.000 donazioni (203.152). Notevole il risultato di Marche (97.050) e Sicilia (97.718) vicine al tetto delle 100.000. Dati che attestano il buon cuore dei donatori di sangue comunque in tutte le regioni. Le sedi Avis si confermano complessivamente come lo scorso anno: sono 3.321 di cui 22 regionali o equiparate, 111 provinciali e 3.188 comunali. Nella tre giorni di Montesilvano, oltre alle relazioni di Presidente Vincenzo Saturni, del Tesoriere Rocco Chiriano e alle votazioni sui bilanci così come previsto dallo statuto, si è discusso di autosufficienza di plasma e plasmaderivati nonché del ruolo dell‘associazione nel mondo del Terzo settore e della cooperazione internazionale. La mozione finale ha espresso il sostegno dei delegati all'organizzazione della Giornata Mondiale del donatore di sangue 2012 che si svolgerà proprio in Italia: un importante riconoscimento che attesta il nostro Paese sulla vetta del mondo per quando concerne il tema della donazione di sangue. Ma «chi può dire se il tuo amore aumenta quando il cuore fa la sua scelta»? (And who can say if your love grows as your heart chose?). Siamo certi che «solo il tempo» (Only time –Enya) e la volontà di non fare mancare il sangue là dove vi è bisogno, dimostrerà anche in futuro il buon cuore degli avisini.

Trapianti di organi: al via le donazioni samaritane Finalmente dal 25 maggio 2010 è possibile anche in Italia la "donazione samaritana" ovvero la donazione di organi da parte di una persona vivente ad uno sconosciuto. La donazione (potete visualizzare la notizia sul sito Ansa), si precisa fin da subito, sarà sottoposta a rigidissimi controlli e «solo dopo valutazione psicologica del donatore, escludendo qualsiasi contatto tra donatore e ricevente». Non importa se si parla di Avis o di Admo o Aido: lo scopo di queste associazioni sorelle è quello di salvare delle vite. Per questo sul nostro sito parliamo non solo di donazione di sangue, ma anche di donazione di organi e di donazione di midollo osseo. E come avevamo detto il "non solo" non va inteso come alcuni programmi che si intitolano "non solo" ma poi parlano "di solo". La


donazione è come una meravigliosa sinfonia, vari motivi che si uniscono e che si sovrappongono per creare qualcosa di meraviglioso. La meraviglia e l'amore di salvare una vita: «Lo so che ti suona smielato, ma l'amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non vivi» (Dal film "Vi presento Joe Black"). Vi riportiamo l'articolo presente sul sito amico www.bergaonews.it sulla donazione samaritana di organi: potrete trovare l'intervista al Prof. Giuseppe Remuzzi, massimo esponete in nefrologia a livello mondiale e bergamasco doc. Il Prof. Remuzzi ha svolto i primi anni di professione media proprio in Valle Seriana, presso l'ospedale di Gazzaniga (si rinrazia Carmen per la segnalazione!). Un vero e proprio vanto per la terra orobica nonché per la Valle Seriana. Donazione di un organo da parte di una persona vivente a uno sconosciuto, non consanguineo: da oggi possibile anche in Italia. L'autorizzazione arriva dal Consiglio superiore della sanità e l'ha ufficializzata il ministro della salute Ferruccio Fazio. Così, seguendo un rigido protocollo che tutela la salute del ricevente e del donatore, la privacy, garantendo l'assoluto anonimato, e insieme scongiura commerci illegali, oggi si può diventare donatori di organi: «Un dono vero - spiega il professor Giuseppe Remuzzi, nefrologo e direttore dell'istituto Mario Negri - e va sottolineato, perché da noi si dice donazione anche quando si preleva un organo a un cadavere. E questo è sbagliato: il dono implica volontà che non è ormai più prerogativa di un cadavere. Il donare un organo a favore di qualcuno che non si conosce, come atto di generosità, dunque

ora

si

può

fare

ed

è

una

cosa

bellissima».

In effetti negli Stati Uniti, dove quello che prevede la nostra legge succede ormai da anni, la donazione altruistica ha avviato una catena di donazioni che consente a molti di sottrarsi alla schiavitù della dialisi. Ecco cosa succede: «Una signora - prosegue il professor Remuzzi - vorrebbe dare il suo rene al figlio che è in dialisi da molti anni, ma il suo rene per il ragazzo non va bene, non c'è compatibilità. Come fare? L'organizzazione nazionale per il prelievo e trapianto di organi sa che fra chi desidera donare a uno sconosciuto senza avere nulla in cambio c'è una persona molto compatibile con i tessuti di quel ragazzo. Così propongono al ragazzo un trapianto col rene del donatore altruista. La mamma darà il suo rene a qualcun altro anche lui con un parente che vorrebbe donare senza che ci sia compatibilità. Anche quest'ultimo rene andrà a uno sconosciuto però compatibile. Con questo sistema Robert Montgomery che lavora a Bethesda ha fatto dieci trapianti nel giro di pochi mesi, persone che se no continuerebbero a vivere legate a una macchina di dialisi se il donatore altruista non avesse fatto il primo passo». I vantaggi di un rene da donatore vivente rispetto a un cadavere sono di due tipi: «Prima di tutto reni da donatore cadavere non ce ne sono abbastanza, e non ce ne sarebbero nemmeno se tutti quelli che muoiono di morte del cervello lasciassero i loro organi (da noi solo uno su cinque di quelli che potrebbero tornare a una vita normale grazie a questo trapianto). E poi il rene di un cadavere in media dura 13 anni, quello di un donatore vivente 21» Donare un rene da vivi, ancora di più se a favore di qualcuno che non conosciamo nemmeno è atto di grande generosità e va incoraggiato sottolinea Giuseppe Remuzzi: «Va incoraggiato con giudizio. Ci si deve accertare che il donatore sia sano (di fisico e di mente) e che non abbia qualche ragione per farlo. Ma per questo in Italia siamo


organizzati fin troppo bene». In effetti da noi per chi dona - la mamma al figlio per esempio - «c'è un magistrato chiamato a giudicare che non ci siano interessi economici. E per accertare che uno sia davvero convinto di farlo, c'è una commissione di medici e psicologi che lavora con assoluto (finanche eccessivo) rigore». Dal sito Bergamonews - mercoledì 26 maggio 2010 «Il tuo regalo ricevuto attraverso il mio corpo, è vivo, così vivo» (Your gift receiving through this body of mine, is alive so alive): quali parole potrebbero essere più indicate per la donazione di quelle utilizzate nel brano "Gift" di Elisa? Se poi sono cantate con la magnifica voce di Elisa, il regalo è ancora più grande.

La strada era l‘acqua: in cammino con Davide Sapienza “I passi che percorreremo nel nulla ci porteranno lontano, nel sempre dentro la nostra anima. Territori immensi e sconosciuti. Le strade che portarono gli uomini antichi a scoprire il mondo" Sabato 26 giugno 2010 alle ore 18,00 presso l’incantevole scenario della Casa Museo Fantoni a Rovetta, nella rassegna “Aperitivo con l’autore”, Davide Sapienza ha presentato il libro “La strada era l’acqua”. Davide domenica 30 maggio 2010 ci ha invece accompagnato alla scoperta di un posto incantevole in un trekking con l‘autore lungo il torrente Ogna che nasce sotto la Presolana e scorre nella Valzurio. Alle ore 8,30 erano tutti puntuali alla contrada Spinelli di Valzurio per partire nel viaggio affascinate letterario e nei segreti nella natura per arrivare in località Moschel nel territorio di Rovetta. Il pomeriggio sempre di domenica 30 maggio 2010 alle ore 16,30 si è passati da Rovetta alla Baitella di Songavazzo dove Davide, magistralmente accompagnato dalla chitarra di Francesco Garolfi, si è cimentato in un progetto unico: il reading musicale de ―La strada era l‘acqua‖, letta proprio in anteprima per i presenti dall'autore stesso. Le emozioni non sono mancate e rimarranno impresse nel cuore dei partecipanti. Curioso e singolare il cammino di Davide: ha 45 anni e sembra che abbia vissuto da sempre in mezzo al silenzio della natura e dei grandi spazi della Valle Seriana, ai piedi della Presolana. Il silenzio della natura che apparentemente si oppone alla musica rock. Sì, perché nel passato di Davide vi sono prestigiose collaborazioni con riviste musicali e non solo: inventandosi una rivista underground, Fire, che scriveva e ciclostilava spesso da solo, è stato il primo in Italia e nel mondo a comprendere la


grandezza degli U2. Poi la svolta: da una quindicina di anni lavora e vive in Valle Seriana. E viaggi, spedizioni, incontri con le culture dei popoli nativi che da millenni abitano nel nord America. Comincia a scrivere di un mondo, quello della wildness, della natura selvaggia, che per molti è ancora e solo puro simbolo di catastrofismo, e non di avventura. Trova, o meglio scopre, la valle di ogni dove, che è qui, è dappertutto, dentro e fuori di noi. Un luogo che non esiste sulla carta geografica. Là fuori c‘è spazio anche per noi, basta saperlo cercare. Noi che ci portiamo dentro tutte le nature della terra, senza saperlo. Camminare con Davide, vuol dire camminare nel tempo e non per arrivare in tempo. "Lo yukon", "il klondike", "Martin Eden", "Zanna bianca", "Il richiamo della foresta", "Il cacciatore di anime"… Jack London insomma. Davide che di London è diventato in Italia il conoscitore profondo e traduttore innovativo, sembra discendere proprio da una costola di Jack, o meglio da una sua pagina. Non solo un mondo ma un modo di vivere e di descrivere quello che ci circonda: «Io sono affascinato da queste cose ed ho scoperto di avere, scrivendo, sempre più compagni di viaggio che non dico si riconoscono in me ma che si riconoscono in quello che anch‘io ho espresso anche per loro». Un mondo che porta a confrontarsi con se stessi: «Sicuramente mi piace stare isolato: la concentrazione e il silenzio sono cose fondamentali per ascoltare delle voci che arrivano da dentro e in qualche modo delle voci che arrivano intorno a te e ti permettono di liberare un po‘ la mente». «Ma questo credo che, come in altre situazioni, sia una prerogativa di chi non ha paura del silenzio» spiega Davide. Un silenzio di cui non bisogna avere paura: «Io noto che tanta gente ha paura del silenzio. Il silenzio invece è una grande sinfonia… per cui ovviamente sentirsi in qualche modo privilegiati, avere un rapporto con il silenzio significa anche riconoscere che tipo di cose il silenzio esprime». Tacere, ascoltare: un silenzio pieno di voci. Un tempo quelle voci ci dicevano dove andare e capivamo le loro parole, conoscevamo anche gli spiriti che popolavano il nostro cammino: genius loci, lo spirito del luogo… Di un luogo, di ogni luogo. Oggi popolano i microchip e i byte, ma quelli antichi quelli veri coi sono ancora. E Davide ce li ha fatti scoprire dove abbiamo la fortuna di abitare anche se spesso non ci accorgiamo di abitare in luogo così ameni. Davide con il libro ―La strada era l‘acqua‖ ci porta a conoscere l‘amico Dario Agostini, capace di pagaiare 80 giorni in canoa, da St. Moritz a Instambul. Un‘avventura che ci porta «a come sono i pensieri in moto nelle striature del cielo, anime per sempre». L‘avventura di Dario che è divenuta un libro grazie a Davide che «è stato capace di descrivere le cose che io avevo nella testa. e che io non essendo un artista, lui lo è, non avrei raccontato. E‘ stata una perfetta fusione di due menti di due modi di pensare molto simili». L‘animo artistico di


Davide che ci porta a conoscere la storia straordinaria di Dario capace di solcare i grandi fiumi dell‘Europa, che ripercorre silenziosamente come gli antichi uomini del ghiaccio alla ricerca di nuove terre. E siamo sicuri che Zurio, il gigante della Presolana è d‘accordo con Davide: ci protegge in questo breve cammino che è la vita. E protegge anche la ―Valle di ogni dove‖ e la ―Strada era l‘acqua‖ del torrente Ogna che partendo dalla Presolana percorre la Valzurio. E per ognuno ci sarà un cammino che solo noi conosciamo. Ma per fare questo, come ci insegna Davide «dimentica il cervello e ascoltare il cuore… Perché la verità, è che non ha senso vivere se manca questo». E come ci dice Davide per capire questo mondo «devi tentare, perché se non hai tentato, non hai mai vissuto» (le ultime due citazioni sono tratte dal film ―Vi presento Joe Black‖). Vi lasciamo con un estratto del libro di Davide e come nostra consuetudine con un brano: abbiamo scelto la chitarra di Mark Knopfler, leader dei Dire Straits, con Local Hero - Wild Theme (Eroe Locale – Tema Selvatico). LA STRADA ERA L’ACQUA Davide Sapienza, Galaad Edizioni. 2010. Siamo partiti. Io e il fiume. Piccoli e deboli insieme. Siamo cresciuti man mano. Insieme. Il fiume sempre più forte, possente, minaccioso, imponente, quasi regale. Io sempre più sicuro nel seguirlo. Nel capire i suoi movimenti, i suoi bruschi cambi, le sue potenti impennate. Pioveva a secchi dentro di lui. E pioveva forte dentro di me. E io sempre più dentro a lui. E lui sempre più attorno a me. (dal diario di bordo di Dario Agostini, 2007)

Trapianto d‘organi senza distinzione Sta facendo discutere la notizia riportata sul Corriere della Sera in merito ai trapianti di organi alle persone con disabilità mentali. Tutto nasce da un articolo pubblicato su «American Journal of Transplantation» da parte di Nicola Panocchia e Maurizio Bossola del Servizio di Emodialisi del Policlinico Gemelli

di

Roma

e

Giacomo

Vivanti,

psicologo

dell‘Università della California. Secondo quanto riportato «le linee guida della Regione Veneto, indicando il ritardo mentale come una controindicazione al trapianto, di fatto escludono pazienti con disabilità intellettiva da questa procedura salva-vita». «Tali disposizioni - affermano i medici - non trovano nessuna giustificazione di tipo etico, clinico o giuridico». Che il ritardo mentale sia una controindicazione rispettivamente relativa o assoluta al trapianto d‘organo «è una disposizione discriminatoria priva di logica e tanto più


grave se perpetrata da un‘istituzione pubblica; non c‘è nessuna prova scientifica - affermano gli autori dello studio - che giustifichi l‘esclusione dal trapianto delle persone con disabilità intellettiva, tanto più che il quoziente intellettivo, con cui si determina l‘entità del ritardo mentale, non è uno strumento idoneo». Abbiamo riportato la notizia in quanto sul nostro sito si parla sia di donazione di sangue in particolare, ma anche di donazione in generale e quindi di donazione di organi e di midollo osseo. Non vogliamo entrare nel merito della notizia e nelle polemiche che ne sono conseguite. Chi volesse approfondire la notizia e le reazioni che da essa sono sorte, indichiamo sotto l’occhiello, il titolo e il sommario (quando quest’ultimo è riportato) dei vari articoli apparsi sul «Corriere della Sera». Come detto non entriamo nella polemica, ci limitiamo a dire che sosteniamo con tutte le forze che tutti siamo uguali e che le persone con ritardo mentale non possono essere escluse dalle liste trapianto di organo. Lo abbiamo sempre detto: «un amore, un sangue, una vita… devi fare ciò che riesci. Una vita ma non siamo uguali, dobbiamo sostenersi a vicenda» (One love - One blood - One life - You got to do what you should. One life - But we're not the same - We get to Carry each other - Carry each other).

Riportiamo invece volentieri il parere apparso sul Corriere della Sera di sabato 29 maggio 2010 in merito alla vicenda da parte del Prof. Giuseppe Remuzzi. Non possiamo linkare il parere del medico in quanto l‘articolo è apparso sul giornale ma non sul sito. Remuzzi come abbiamo già avuto occasione di dire, è un nefrologo di fama mondiale, bergamasco doc. Ma con orgoglio possiamo dire che è ―figlio‖ anche della nostra valle Seriana: ha mosso i primi passi da medico proprio nell‘ospedale di Gazzaniga.

Un rene è un diritto, l’intelligenza non c’entra By Prof. Giuseppe Remuzzi Stefano (non è il suo nome) nasce che è già malato, una malattia rara: colpisce tutti gli organi e persino il cervello. A un certo punto serve la dialisi, Stefano ha appena 10 anni. Chi non ha mai visto un bambino in dialisi non può nemmeno immaginare quanto un bambino stia male. E per Stefano malato di mente è anche peggio. Urla tutto il tempo, gli infermieri non sanno più a che santo votarsi. I genitori sempre lì, provano a distrarlo ma non ci riescono quasi mai. «Se almeno si potesse sperare in un trapianto…», se lo dicono fra loro a casa, le poche volte che Stefano finalmente dorme. E‘ la mamma che un giorno trova il coraggio di parlarne ad un medico. Quello allarga le braccia: «Signora, con i pochi reni che ci sono… Uno come Stefano non lo trapianteranno mai, non si faccia illusioni». La mamma gira diversi ospedali, la domanda è sempre la stessa. Alla fine il trapianto si fa. Stefano va a scuola adesso, una scuola speciale, rintanato in un angolo, a lui basta vedere gli altri che giocano. Quando viene in ospedale per i controlli se ne sta lì con una pallina di gomma tra le mani. I controlli li fanno la mamma e il papà e sono attentissimi a tutto. Quella di Luigi è una storia diversa, lui alla dialisi ci aveva fatto l‘abitudine ma non faceva che quello: casa e dialisi. Era allegro anche allora, ma adesso fa un sacco di cose di cose, ceramica, ping pong e va in montagna sempre con il fratello (si


assomigliano come due gocce d‘acqua). In ospedale per i controlli ci viene più spesso di quanto serve.Un po‘ per far vedere quanto è bravo a prendere i farmaci, un po‘ per trovare gli amici: «Ciao Remuzzi come stai? Come ti va la vita?». E se Stefano e Luigi fossero solo due casi fortunati? Non è così. Un‘analisi di tutti i dati della letteratura medica fatta negli Stati Uniti dimostra che il trapianto in chi ha qualche forma di ritardo mentale va come vanno tutti gli altri. Insieme a Luigi ha fatto un trapianto nello stesso ospedale un professore famoso intelligentissimo. La dialisi l‘aveva tolto dal suo lavoro e ai suoi viaggi. Ora è tutto come prima. Lo sguardo di quel professore quando viene per i controlli tradisce la stessa gioia di Luigi. Che c‘entra l‘intelligenza col diritto a vivere la propria vita, ciascuno con i talenti che ha? Corriere della Sera – sabato 29 maggio 2010 «Non credo che per vivere serva un segreto, non credo alle favole ma ho immaginazione e credo che siam tutti uguali e diversi da me». E con Stefano vi lasciamo con il brano «Uguali e diversi» di Gianluca Grignani. Trapianti e disabili: che cosa dice la Convenzione ONU L’accesso alle cure mediche deve essere garantito alle persone senza discriminazioni sulla base della disabilità. Lo dice la Convenzione Onu, ratificata dall’Italia Articolo di Carlo Giacobini Direttore responsabile Handylex Corriere della Sera - 31 maggio 2010 Trapianti e disabili mentali: «Modificheremo la delibera» La Regione: non discriminiamo nessuno. I radicali: il governo imponga l’annullamento. L’associazione Down: questa è selezione genetica Articolo di Michela Nicolussi Moro Corriere della Sera - 31 maggio 2010 L’ex coordinatore dei trapianti in Veneto «Nessuna discriminazione. Organi anche ai disabili di mente» Ruopolo smentisce qualsiasi tipo di diverso trattamento delle linee guida regionali Articolo di Margherita De Bac Corriere della Sera - 29 maggio 2010 Polemica sui pazienti con QI inferiore a 70 «Niente trapianti ai disabili mentali». Il Veneto finisce sott'accusa La Regione: nessuna discriminazione Articolo di Margherita De Bac Corriere della Sera - 29 maggio 2010

Una delibera elenca tra le controindicazioni un QI inferiore a 70


Disabili mentali discriminati «Niente trapianti in Veneto» L’attacco di tre esperti su una rivista americana L’assessore Coletto: per loro solo più attenzioni Articolo di Michela Nicolussi Moro Corriere della Sera - 29 maggio 2010

«E’ solo un grande equivoco, mai rifiutato nessuno di loro» Rupolo: fraintese le linee guida regionali Articolo di Michela Nicolussi Moro Corriere della Sera - 29 maggio 2010 Trapianti: no all'esclusione dei ritardati L'«American Journal of Transplantation»: le linee guida della Regione Veneto discriminano pazienti con disabilità intellettiva dalla procedura salvavita Notizia Ansa Corriere della Sera – 28 maggio 2010

Ail Bergamo e Csv: un week end con molta carne al fuoco L’Ail Bergamo sezione Paolo Belli – Associazione Italiana contro le Leucemie – e il Csv Bergamo (Centro Servizi bottega del Volontariato) sono scese in piazza per far conoscere lo splendido mondo del volontariato. Piazza Dante a Bergamo è stata in festa dal 3 al 6 giugno 2010 (questo è stato il programma della manifestazione) grazie agli eventi organizzati dall‘Ail, un programma intensissimo con molta carne al fuoco. Ed è proprio il caso di dirlo visto che si è preparata la porchetta più lunga del mondo: 30 metri - questa la lunghezza della porchetta che è stata realizzata - di solidarietà tutta da gustare. E non solo metaforicamente. Musica live (con i gruppi ―Gli Sprait‖, ―Cuori infranti‖ e ―I Fracassoni‖), fanfare (dei bersaglieri ANB di Trteviolo e fanfara Aminto Caretto di Melzo), baby kart, danze folkloristiche, gli immancabili alpini, pattuglia ciclisti di Bergamo (sezione ANB di Brembate) e molto divertimento. Il tutto è stato organizzato per raccogliere fondi da utilizzare a sostegno della divisione di Ematologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo per finanziare borse di studio e contratti a progetto per la ricerca dei laboratori ―Paolo Belli‖ e ―Gilberto Lanzani‖ di terapia cellulare. I fondi che sono stati raccolti inoltre serviranno per sostenere il progetto socio-assistenziale ―Gocce di Sole‖ che aiuta in concreto le famiglie dei pazienti colpite dalla leucemia. E' stata una quattro giorni di festa tutta da gustare è per stare vicino alle persone che sono meno fortunate. Domenica 6 giugno 2010, per smaltire un po‘ della porchetta, si è potuto fare anche quattro passi passando dalla città bassa alla città alta in Piazza Vecchia (da Berghèm de sòta a Berghèm de sura) dove il Centro Servizi bottega ha organizzato l‘8° Festa del Volontariato ―Bergamo Solidale 2010‖. Nell‘incantevole scenario della piazza Vecchia erano presenti l‘AVIS, l'Associazione Diabetici Bergamaschi, il WWF, l‘Associazione Sulla Traccia,


Associazione L'Arcobaleno e i ragazzi dello Sportello Scuola e Volontariato e si è potuto assistere alla lettura di brani proposti dall'Associazione La Melarancia. Presso lo Spalto di San Giovanni (sempre in città alta), vi è stato non solo volontariato ma anche avventura: è stata allestita una palestra di arrampicata dall'associazione FISPS-AKJA e anche all'interno della tenda sopraelevata allestita dall'associazione CNGEI, le emozioni non sono mancate. Si è potuto inoltre "lasciare il segno" grazie al murales del volontariato che è stato realizzato con i ragazzi dello Sportello Scuola e Volontariato. Chi ha raggiunto città alta con i mezzi pubblici (Atb) ha ricevuto un biglietto omaggio per il ritorno nella parte bassa. Eventi per vivere Bergamo, per fare una passeggiata e, perché no, magari per ―mettere in circolo il tuo amore‖. Una festa per invitare tutti ad ascoltare il cuore come ci consiglia la bellissima Elisa nel suo ultimo album Heart – noi del Crazy Team siamo innamorati della sua voce celestiale pari al coro delle Sirene di Ulisse - nel brano ―The Big Dipper‖ (l‘orsa maggiore). “Non dire no a tua figlia, ad una che combatte, ad una straniera, ad una che crede, ad un fiore, ad una perdente, ad una madre, ad una preghiera...” (Don‘t say no - To your daughter, to a fighter, to a stranger, to a believer, to a flower, to a loser, to a mother, to a prayer). Non dire no ad aiutare una persona che non conosci, non dire no a fare qualcosa di crazy, magari anche solo regalando un sorriso. Non dire no per salvare una vita magari donando qualcosa di te stesso: non fa niente se è il sangue, il midollo osseo o il tuo tempo o altro. Perché a volte “Quando non c'è luce che io possa seguire guardo al cielo, all'Orsa Maggiore” (When there‘s no light i can followI look at the sky, i look at the big dipper ) che mi indica la strada da seguire: la strada che traccia il cuore.

L'Admo Lombardia compie vent'anni Buon compleanno Admo Lombardia: auguri per i tuoi splendidi 20 anni. Era infatti il 7 giugno 1990 quando venne costituita a Corsico (in provincia di Milano) ufficialmente l‘Admo (Associazione Donatori Midollo Osseo) - Regione Lombardia. Tra i venti fondatori c‘era anche Renato Picardi che, sul notiziario «Admo notizie», ha ricordato i primi passi dell‘associazione: «Admo in quei anni è stata il punto di riferimento per l‘informazione sulle tematiche della donazione di midollo osseo». Ma non solo, come spiegato Picardi «l‘associazione si è inoltre proposta come punto di riferimento per il supporto dell‘attività del Registro Italiano Donatori Midollo Osseo (Ibmdr) e come faro per gli enti governativi e gli enti sanitari per il riconoscimento dei diritti del donatore». Nel 1989 infatti nacque il Registro nazionale donatori di midollo osseo (Ibmdr) con sede a Genova, che raccoglie a tutt‘oggi i dati genetici di tutti i donatori italiani iscritti nei Registri provinciali condividendoli con tutti i principali registri mondiali. Picardi ha infine sottolineato come «ben presto si superarono i 100.000 donatori che rappresentavano l‘obbiettivo primario per poi raggiungere oltre 350.000 potenziali donatori che attualmente rappresenta il quarto bacino al mondo».


Ma di nuovi donatori c‘è sempre bisogno come ha affermato il presidente Admo Lombardia Roberto Aprile: «In Lombardia i potenziali donatori sono circa 75.000, in Italia 330.000 e nel mondo più di 13 milioni. Ma nonostante quest‘ultimo numero sia elevato, capita ancora di non trovare il donatore compatibile». Per dare un‘idea la probabilità di poter donare è di 1 a 100.000… Come? Ah scusateci. Diremo a Gianni Morandi di modificare il suo brano con «Uno su cento mila ce la fa». E a Bergamo? Avevamo riportato sul nostro sito a fine gennaio 2010 i dati di Bergamo: in tale periodo infatti agli Ospedali Riuniti si era raggiunto il ragguardevole risultato delle 100 donazioni di midollo osseo. L‘Admo Bergamo prese avvio agli Ospedali riuniti di Bergamo nel 1991 e nel 1995 si esegui ai Riuniti il primo trapianto di midollo osseo. Ad oggi, gli iscritti sono 9.532. Un indice di 9,54 iscritti ogni 1.000 abitanti: il dato bergamasco è doppio a quello registrato sul territorio nazionale. Il 6 giugno 2010 si sono festeggiati al Teatro Nuovo di Piazza San Babila a Milano, i ―600 donatori che hanno fatto la differenza‖ e tra questi 600, a febbraio ben 100 erano bergamaschi. E dall‘attesa e dall‘emozioni di chi era presente a Milano, come Crazy Team possiamo dire che abbiamo sentito tutta l‘emozione e la soddisfazione dei partecipanti per aver raggiunto i vent‘anni della diffusione della cultura della donazione di midollo osseo. L‘emozione dimostra come il buon cuore possa raggiungere traguardi che solo nei sogni ci si immagina. Ma, visto che siamo il Carzy Team, pensando al 6 giugno ci vene in mente un altro 6 giugno… Il 6 giugno 1980 quando uscì per la prima volta il film The Blues Brothers. E come «Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire» (Italo Calvino) così anche il film The Blues Brothers è grande classico che non finisce mai di dire quel che ha da dire. Un film che non fu accolto favorevolmente dalla critica ma oggi, a distanza di 30 anni dall‘uscita nelle sale cinematografiche è riconosciuto come un film cult. Chi non ha mai visto John Beluschi e Dan Aykroyd nei panni dei fratelli Jake ed Elwood Brothers, i fratelli «in missione per conto di Dio»? Un film che ha fatto sognare molte generazioni, dove nel film comparivano star tra le quali James Brown, Aretha Franklin e Ray Charles solo per citarne alcuni. E come non ricordare la sala del Palace Hotel, con annessa polizia, e i due brani «Everybody Needs Somebody» (tutti hanno bisogno di qualcuno da amare) e Sweet Home Chicago (Chicago Dolce casa). Già, la «Seewt Home Chicago», con i suoi assoli di chitarra, di sax baritono, di trombone e di sax contralto e di tastiera. Ma anche la Sweet Home Chicago in cui nel 1937 Fantus Bernard, direttore di terapeutica presso il Cook Country Hospital di Chicago,


fondò la prima banca del sangue dell'ospedale negli Stati Uniti. (La prima banca del sangue a livello mondiale fu sviluppata in Unione Sovietica nel 1930 da Sergei Yudin presso il Nikolay Sklifosovskiy Institute di Mosca. Un tragico destino fu quello di Yudin: arrestato dal KGB il 22 dicembre 1948, venne tenuto in carcere senza processo per più di 3 anni. Il suo nome scomparve da riviste mediche, i suoi articoli non furono più pubblicati, e le sue pubblicazioni furono rimosse dalle librerie. Nel 1952, fu esiliato in Siberia per 10 anni nella città di Berdsk, a 30 km da Novosibirsk. Solo dopo la morte di Stalin, nel marzo 1953 Yudin poté ritornare a Mosca e ricominciare il suo lavoro. Un anno dopo, il 12 marzo 1954, Yudin morì di infarto del miocardio all'età di 62 anni). E proprio nel Cook Country Hospital di Chicago, è stata girata la serie E.R. (Emergency Room ovvero l‘equivalente del nostro Pronto soccorso) da cui abbiamo realizzato uno spot Avis con George Clooney. Ed ecco fatto: nei nostri continui link (collegamenti), un po‘ come faceva Joyce ne ―L‘Ulisse‖ con l‘Odissea di Omero, noi siamo ritornati ancor lui, al caro amico George. E visto che adesso è occupato con Elisabetta Canalis o ci ridà Elisabetta o ci dà la sua agenda. George what else? (George che altro?). Beh, Elisabetta non sarebbe male. Al massimo per consolarlo, prendiamo volentieri con George un caffè. Come sempre ―George not included‖. Ma non importa: l‘importante è che sia ―included‖ Elisabetta e anche la rubrica telefonica di George.

Centro Tipizzazione intitolato a Gianni Maccarini Centro tipizzazioni di Bergamo dedicato a "Gianni Maccarini". La cerimonia di intitolazione si è tenuta mercoledì 9 giugno 2010, alle ore 12,00 presso il Centro trasfusionale degli Ospedali Riuniti di Bergamo. Tra chi ha conosciuto Gianni Maccarini, scomparso precocemente all'età di 55 anni, Carmen Pugliese - referente Admo Valle Seriane e Valle di Scalve - che lo ricorda come «una persona splendida che a causa della perdita del proprio bimbo, costituì nel 1992 il gruppo "Admo Danilo Maccarini - Eliseo Begnini di Cologno al Serio». Un gruppo molto attivo quello dell'Admo di Cologno al Serio che conta più di 700 iscritti e si prodiga per la diffusione della cultura della donazione di midollo osseo con grande passione. Tramite l'iniziativa "Un pane per la vita" svoltasi il 4 ottobre 2009, Admo aveva raccolto fondi destinati alla ristrutturazione del Centro di Tipizzazione. Grazie ai lavori svolti per mezzo della raccolta fondi, il Centro ha ottenuto la "certificazione Iso" permettendo così agli iscritti Admo di poter essere inseriti a livello mondiale come potenziali donatori i midollo osseo. Da Admo quindi un piccolo riconoscimento ad u grande uomo che col sul esempio e il suo impegno ha tracciato la strada da seguire per salvare chi ha bisogno di noi. Perché all'Admo «tutto quello di cui ho bisogno» (And All'I Need - Elisa) sei tu. «Trasformare qualcuno in un sogno e poi sognare quel qualcuno» (Cause it's not hard to... Turn somebody into a dream and then dream into someone) per salvare una vita.


Admo alla Due miglia del Serio Venerdì 11 giugno 2010 a Comenduno di Albino si è svolta l‘undicesima edizione della ―Due Miglia sul Serio‖. Alla gara podistica, organizzata dall‘Atletica G.S. Marinelli - era aperta a tutti, anche ai camminatori e non corridori come noi del Crazy Team - era presente anche Admo: un connubio spot e volontariato onde poter diffondere la cultura della donazione e più dettagliatamente la cultura della donazione di midollo osseo ai più giovani. Undicesima edizione in cui non sono mancate le novità: un nuovo percorso che prevedeva due giri e la possibilità di correre la staffetta 2x1 miglio. Il programma in sintesi è stato il seguente. Ritrovo fissato alle ore 19 a Comenduno di Albino (presso la Comendunese Arredamenti): qui sè stato possibile iscriversi alla ―Due Miglia sul Serio‖ sino alle ore 20,00. Dalle 19,30 sono iniziate le gare partendo dalla categoria ―Mini‖ (bambini/e sotto i 6 anni compiuti) che si sono cimentati in un percorso di 100 metri, sha fatto seguito alle 19,45 la categoria ―Juniori‖ (bambini e bambine dai 6 ai 9 anni compiuti) sulla distanza di 200 metri e infine alle 20,00 la categoria ragazzi e ragazze (dai 10 ai 14 anni compiuti) impegnati su un tracciato di 500 metri. Alle 20,15 c'è stata la partenza della ―Due miglia sul Serio‖, sia gara che staffetta che camminata. E alle 21,00 tsi sono festeggiati i vincitori. Ma parlando di due miglia, come Crazy Team i ricordi vanno ai bei tempi in cui alle superiori, il professore di educazione fisica (qui c‘entra qualcosa ―La Coscienza di Zeno‖ di Italo Svevo ma non possiamo dirvi il perché… si dice il peccato ma non il peccatore) invece di farci giocare a calcio ebbe la grandiosa idea di farci fare il famigerato test di Cooper. Il test prevede che si corra per dodici minuti cercando di coprire la massima distanza possibile, ovviamente in piano: chi era allenato percorreva in questo tempo dai 2 ai tre chilometri. Le valutazioni? A seconda della distanza percorsa (più giri dell‘Istituto si facevano naturalmente meglio era): Molto bene, Bene, Normale, Male e Malissimo. Per noi l‘affronto di non poter giocare a calcio era troppo… E allora via a fare il test che si correva intorno all‘istituto: da una parte il professore con il cronometro in mano, ma dall‘altra… i compagni più vecchi o più giovani che ci davano uno strappo con lo scooter. La pacchia durò un intero anno ma ce lo facemmo bastare: un anno in cui tutti avevano un ―fisico bestiale‖ meglio di quello cantato di Luca Carboni ma soprattutto ci sentivamo di aver fatto giustizia per la mancata ora di calcio che facevano tutte le classi. Durò un anno anche perché l‘anno dopo il test di Cooper si ripresentò: stesso copione ma qualcuno esagerò e nei 12 minuti di test, ―percorse‖ più di quattro chilometri… Casa da lasciare basito lo stesso Cooper. Come finì? Fummo costretti a ripetere il test, professore da un lato e bidelli in ogni angolo, e questa volta saltò fuori che non avevamo più il ―fisico bestiale‖. E visto che quando rifacemmo il test le due miglia ci sembrarono ―A Thousand Miles‖ (Migliaia di Miglia) come nel brano di Vanessa Carlton, vi lasciamo con questo splendido pezzo. «Perché sai che camminerei migliaia di miglia» ('Cos you know I'd walk a thousand miles) «perché ho bisogno di te» ('Cos I need you): se doni sangue salvi una vita. «E ancora ho bisogno di te» (And I still need you) perché diventando donatore di midollo osseo ridai speranza a chi una speranza non ha più.

Giornata Mondiale del Donatore di Sangue 2010 (World Blood Donor Day 2010): la passione di Barcellona


Istituita nel 2004 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, il 14 giugno è stata la giornata mondiale del donatore di sangue (World blood donor day). Un‘occasione per festeggiare tutti insieme, per unire virtualmente in un giorno tutti i cuori dei donatori di sangue. Questo è lstato ‘intento del World Blood Donor Day, mostrare che col cuore si possa far tanto. Non importa se lo chiamiamo cuore, heart, coeur, corazón, Herz o in qualsiasi altro modo… Quello che si è voluto far conoscere in questo importante giorno è stato il cuore dei donatori di sangue che in modo anonimo, volontario e gratuito salvano ogni giorno vite. Lo stesso cuore di Karl Landsteiner (biologo e fisiologo austriaco naturalizzato statunitense) che scoprì nel 1909 i quattro principali gruppi sanguigni umani - A, B, AB e 0 - e, nel 1940, con Alexander Weiner, scoprì il fattore sanguigno Rh. A Landsteiner è stata dedicata la giornata mondiale del donatore di sangue, al grande premio nobel per la medicina e per la fisiologia del 1930 che nacque il 14 giugno a Baden bei Wien in Austria. Per il 2010 è stata scelta Barcellona per festeggiare il World Blood Donor Day, una città che già da sola ha messo allegria. Naturalmente aspettando Italia 2012 e la città che sarà scelta per questo evento. “Barcelona is full blooded” (Barcellona è piena di sangue) e si è visto: è bastato visitare il bellissimo sito internet http://www.fullblooded.org/ e le emozioni non sono mancate. Sul sito si è promosso come simbolo internazionale della donazione di sangue il cerotto blu a forma di X (a noi è piaciuto tantissimo): è possibile votare, vi basta inserire il nome e mettere il vostro indirizzo email. In Italia, l‘Avis Nazionale per questo evento ha realizzano un manifesto creato pro bono dall'agenzia Leo Burnett - autrice della campagna di sensibilizzazione di AVIS Nazionale "Tuttidovremmofarlo" – che si è ispirata al manifesto internazionale. E allora abbiamo festeggiamo tutti insieme, ma sì per una volta ci è stato concesso, si sono coinvolti i giovani perché “Nuovo sangue per il mondo” (questo lo slogan coniato per la manifestazione) possa salvare vite anche in futuro. E visto che eravamo in Spagna, ci siamo lasciati andare al flamenco, la danza gitana, il ―canto profondo‖, la danza che rappresenta la purezza del sentimento e della passione, legati ad uno stile di vita estremamente libero… Il ballo originario dell‘Andalusia, un tempo ristretto nella zona d‘origine anche se della cultura e della tradizione musicale della Spagna intera (anche se relegato alle grandi città). Al nord, in Catalogna di cui Barcellona è il capoluogo, viene spesso guardato con disprezzo, come sottocultura popolare. Ma la musica, l‘arte e la danza uniscono come è stato a Bercellona: perché il cuore, come la sensualità di un flamenco, non ha confini. Sì, perché all'avis Villa d'Ogna il rosso


ti dona... Perché la passione di donare sangue è come un ciclone: “Sì, perché il ciclone, quando arriva, non è che t'avverte. Passa, piglia e porta via. E a te, non ti rimane altro che restare lì, bono bono a capire che, forse, se non fosse passato, sarebbe stato parecchio, ma parecchio peggio‖ - dal film "Il ciclone" - (The Rhythm Is Magic - Marie Claire d'Ubaldo).

La rivolta delle Lavandaie: riflettere con un sorriso sulla condizione della donna Sei lavandaie, alle prese quotidiane con un lavoro duro. Sfruttate dal perfido signor Bartolomeo Strozzi. «Ribellarsi e ribellarsi ancora. Finché gli agnelli diverranno leoni. Vuol dire non arrendersi mai» (dal film Robin Hood). Dallo sceneggiatore Carlo Dal Lago e del premio oscar alla regia Walter Tiraboschi, la Dream Crazy Team Works presenta una storia avvincente, una storia che vi lascerà a bocca aperta… sì ma dalle risate! E dopo la vostra vita non sembrerà più come prima. Questo è il trailer dello spettacolo teatrale "La rivolta delle Lavandaie". Dopo i successi ottenuti al Broadway theatre, al Metropolitan Opera, all‘Operà di Parigi, al teatro alla Scala di Milano… ma soprattutto Teatro Carré di Amsterdam (e questo dice già molto..) la prima italiana: giovedì 17 giugno alle ore 21,00 al teatro Aurora di Seriate è andata in onda “La rivolta delle lavandaie” (testi Carlo Dal Lago, regia Walter Tiraboschi). La sala ha fatto fatica a contenere il numeroso pubblico accorso lasciando numerose persone in piedi. Oramai dovreste conoscere il Crazy Team e soprattutto il nostro spirito goliardico. Lo spettacolo ha regalato ironia, originalità e perché no spunti su cui meditare. Ma parlando seriamente cos‘è la rivolta delle lavandaie? ―La rivolta delle lavandaie‖ è un simpatico spettacolo teatrale della compagnia “La leggera” - testi Carlo Dal Lago e regia Walter Tiraboschi - tratto da una storia per bambini di John Yeoman e Quentina Blake, in cui le due 'narratrici' Gianrica Filippi e Francesca Attori hanno accompagnato il pubblico a conoscere le sei lavandaie - Alessandra Merisio, Dalida Rota, Ines Ricciardi, Marta Intraina, Consuelo Locati, e Rossana Rinaldi magistralmente preparate e seguite dall‘attore Walter Tiraboschi che ha curato la regia dello spettacolo -, stufe di essere schiave del loro padrone, il signor Bartolomeo Strozzi il cui unico scopo nella vita è quello di fare soldi e per non perdere tempo si fa chiamare il signor B, decidono di ribellarsi... Prendono coraggio, facendo proprio il motto di Alexandre Dumas e trasformandolo al femminile ―tutte per una e una per tutte‖, decidono di cambiare vita... O meglio darsi alla pazza vita, scatenandosi così in una vera e propria rivoluzione...


Così in ogni paese dove vanno le lavandaie trasformate in nuove donne, lasciano un segno. Cosa hanno fatto? Hanno svaligiato negozi, si sono divertite a schizzare fango a tutti i passanti... e fanno fatto molto altro... Giunte ai margini del villaggio, o meglio ai margini del bosco ecco la grande sorpresa: sei taglialegna che... Ma adesso basta, volevamo solo darvi un assaggio di quello che si è potuto gustare durante lo spettacolo. Un mix tra “Thelma & Louise" e dello spettacolo di Dario Fo in cui il giullare schizza il pubblico con il cioccolato che inorridito pensa sia... beh avete capito (ma il re, sapendo dello scherzo, così come il pubblico presente allo spettacolo “Le rivolta delle lavandaie”, si è divertito

come

non

mai!).

Carlo Dal Lago è riuscito a trasporre il libro di Blake e Yeoman in testo teatrale veramente leggero, comico, in alcuni passi con le rime è riuscito a renderlo quasi come una filastrocca ma non per questo meno ricco di contenuti. Il testo ha permesso uno splendido connubio tra recitazione, canto lasciando spazio anche a qualche ballo. Uno spettacolo che ha dato la possibilità di fare un tuffo nel tempo - senza per questo annoiare - e scoprire, con un sorriso sulle labbra, una categoria che un tempo ha caratterizzato i nostri paesi: le lavandaie. Riscoprire, ancora una volta, quante volte le donne, con testa bassa, hanno dovuto accettare ingiustizie, solo perché donne... E visto che sul nostro sito ―il rosso ti dona‖, e la condizione femminile (il rosa nient‘altro è se non il rosso misto al bianco della purezza delle donne) da sempre ci sta a cuore, siamo ben felici di dare spazio a delle donne che recitano. E chi meglio delle donne ha potuto raccontare la condizione in passato delle donne? Uno spettacolo che ha fatto uscire il pubblico presente in sala con il sorriso, ma anche con tante provocazioni su cui riflettere... Perché come abbiamo già avuto modo di dire sul nostro sito, anche nella pagina ―Avis e satira‖, meglio dire una cosa seria sorridendo che una stupidata seriamente. Wow come siamo diventati seri… Naturalmente l'ingresso era libero… ma è stato vietato ai pomodori! O meglio l‘ingresso era ―occupato‖ da un‘interessante mostra fotografica realizzata dal gruppo “Lavandaie di Paladina”: spettacolo, cultura e divertimento non sono mancati. Questo teatro, anche se con parole diverse, ci ha detto quello che le donne chiedono agli uomini e che la grandissima Aretha Franklin descrisse nel brano ―Respect‖ nel 1967 (il brano fu scritto da Otis Redding e l'interpretazione di Aretha divenne l'inno dei movimenti femministi per i diritti civili): «Tutto quello che chiedo, è un po’ di rispetto» (All I'm askin' - Is for a little respect). «Rispetto, prova a capire cosa significa per me… Rispetto, prenditi cura di me» (R-E-S-P-E-C-T Find out what it means to me. R-E-S-P-E-C-T Take care, TCB): il rispetto che meritano tutte le donne donatrici di sangue che con grande fatica, non fanno mai mancare il sangue là dove serve.

La progressione di Lionello: il cuore dei donatori di sangue Avanti march. Passo di corsa. Uno, due, uno due, uno... E come nei miglior film americani che si rispettino, dove si mostrano gli estenuanti allenamenti degli «Ufficiali e gentiluomini», o dei «Top Gun» l‘immancabile motto che si canta durante la corsa.. Sì, quello dove l‘istruttore, il graduato e il duro di turno, prima canta e poi fa ripetere ai ragazzi: «Se


una vita tu vuoi salvar – prego coro -, all’avis devi andar – coro, dai più forte -. Se tu il sangue vuoi donar – coro, fuori il fiato -, a Piario ti devi recar – coro, ma che fate non vi sento -». Basta così perché a noi del Crazy Team già manca il fiato. Ed è per questo motivo che prima che John Travolta rifiutò il ruolo di protagonista di «Ufficiale e Gentiluomo» (John rifiutò anche il ruolo di protagonista di altri due film che fecero la fortuna dei protagonisti: «American Gigolò» - interpretato ancora da Richard Gere –, «Rambo» – interpretato da Sylvester Stallone - e «Forrest Gump» - interpretato da Tom Hanks. Ma John non può lamentarsi: ha ballato con Olivia Newton John, Uma Thurman e adesso fa la pubblicità con Michelle Hunziker…), siamo stati noi del Crazy Team a rifiutare questa parte lasciandola infine al povero Richard Gere. Come non ci credete? Beh… in effetti era proprio poco credibile. Dai, oramai conoscete il nostro perenne spirito goliardico. No oggi non vogliamo farvi marciare, non preoccupatevi. ―Uno , due, uno, due, uno…‖ è la splendida progressione delle donazioni in aferesi fatte da Lionello, 49enne, da inizio 2010: una donazione a gennaio, due a febbraio, una a marzo, due ad aprile e una a maggio. Sì, in 5 mesi 7 donazioni: una progressione che zittirebbe anche R. Lee Ermey (un vero marines che interpretò il ruolo dell‘istruttore di Full Matal Jacket, il capolavoro di Stanley Kubrick tratto dal romanzo ―Nato per uccidere‖ di Gustav Hasford). Una progressione che mostra come il buon cuore dei donatori non ha limiti. E proprio per permette di non far mancare il sangue dove vi è bisogno, ci vuole poco: basta presentarsi a donare durante le collettive presso l'unità di raccolta Avis Zona 4 di Piario (il calendario lo trovate nella pagina "Piario: il centro di raccolta"). Durante le giornate in calendario è possibile salvare delle vite, e al centro è presente Carmen Pugliese, referente Admo - Associazione Donatori Midollo Osseo – Valle Seriana e Valle di Scalve: + possibile informarsi sulle finalità di Admo, associazione sorella di Avis e, chi vuole, può iscriversi a Admo direttamente presso il centro. La liaison Avis-Admo è nata proprio grazie al nostro Franco Scandella che ha accettato di buon cuore con Carmen Pugliese di diffondere la cultura della donazione: sia essa di sangue, sia di midollo osseo. Due istantanee dello stesso cuore che unisce tutti i donatori. E, per festeggiare la prima donazione, è sempre valida l’iniziativa A2U - Avis T(w)o (Yo)U -: due buoni pizza, bibita e (l’immancabile per noi del Crazy Team) caffè a chi effettua la prima donazione. Il gruppo The Fray in uno splendido brano chiede: «How To Save a Life (come salvare una vita)»? Semplice: donando sangue e non mancando a Piario.

Torneo di calcio Avis Zona 4 di Piario: una sfida all‘ultimo sangue


Sei squadre che si sono date battaglia e che si sono sfidate a singolar tenzone sino all‘ultimo sangue. E visto che stiamo parlando del torneo organizzato dall‘Avis Zona 4 di Piario è proprio il caso di dirlo. Come sempre ci piace essere goliardici, cosi come lo sono stati i giovani delle 6 squadre Avis che hanno partecipato al torneo di calcetto a 5 che si è svolto a Valbondione (nello splendido palazzetto) dal 10 al 19 giugno 2010. L‘iniziativa come detto è nata dell‘idea dell‘Avis Zona 4 di Piario con l‘intento di avvicinare sempre più i giovani al mondo della donazione di sangue e, perché no, onde poter far incontrare in una sana competizione sportiva priva di secondi fini i giovani donatori di sangue (il torneo è stato disputato solo tra squadre Avis onde evitare che squadre semi-professionistiche vi potessero partecipare per fare incetta di premi). Una sfida in cui i giovani non hanno fatto mancare il sangue essendo donatori: hanno partecipato le squadre - in ordine alfabetico – Avis di Bossico, Avis di Clusone, Avis di Ponte Nossa-Premolo, Avis di Rovetta, Avis di Valbondione e Avis di Villa d’Ogna. La finale, così come la finale del terzo e quarto posto, si è svolta a Valbondione sabato 20 giugno 2010 alle ore 20,00. Per la cronaca il primo trofeo Avis zona 4 di Piario è stato vinto dalla squadra Avis Clusone, seguita da Avis Villa d‘Ogna mentre la finale per il terzo e il quarto posto ha visto imporsi l‘Avis Valbondione sull‘Avis Bossico. Ma quello che importa non è chi ha vinto: hanno vinto tutti i giovani che hanno partecipato e che con questa iniziativa gettano le basi per il futuro delle donazioni di sangue. Una sfida calcistica che alla fine ha coinvolto i giovani che con passione dedizione e gran cuore permettono di non far mancare sangue là dove vi è necessità. E alla fine, non c‘è stato bisogno di terzo tempo: tutti a stringersi la mano e a ritrovarsi a Piario con l‘intento è la volontà di donare sangue. E a rinnovare la sfida per l‘anno prossimo. Come ogni torneo che si rispetti, alla fine tutti a festeggiare, secondo il miglior spirito sportivo – non tutti possono vincere no? – davanti una pizza e una birra (ragazzi abbiamo detto una birra altrimenti a Piario non ci arrivate più…) e, visto che a noi del Crazy Team piace un sacco, alla fine della cena l‘immancabile caffè. Una festa sportiva del donatore quindi, organizzata dal nostro Francesco (Franco) Scandella: perché per parlare ai giovani, bisogna proprio capire quello che i giovani vogliono e soprattutto coinvolgerli in attività che li possono divertire. E il torneo di calcio ha voluto mettere a confronto con un sorriso sulle labbra tutti i giovani donatori. Abbiamo parlato di calcio e con quale brano possiamo lasciarvi? Allora lasciateci pensare… Mica poi tanto, lo ammettiamo. Da quando abbiamo iniziato a parlare di torneo di calcio, non abbiamo fatto altro che pensare a lei… Sì alla splendida Shakira e alla sua Waka Waka, colonna sonora dei mondiali del Sud Africa 2010. E quando vediamo ballare la splendida Shakira, non possiamo far altro che fare ―Auuuu‖ come nel brano ―She Wolf‖. Ai giovani donatori di sangue, come Shakira nel suo Waka Waka diciamo di non smettere mai di credere di poter cambiare il mondo perché «Oggi è il tuo giorno, lo sento. Ti sei aperto la strada, credici! Se cadi rialzati oh, oh. Quando cadi, rialzati eh, eh» (Today‘s your day - I feel it - You paved the way, Believe it - If you get down - Get up oh, oh - When you get down, Get up eh, eh).


Ail: la V Giornata Nazionale per la lotta contro le leucemie V Giornata Nazionale per la lotta contro le leucemie, i linfomi e il mieloma: questa l‘iniziativa promossa da Ail – Associazione Italiana contro le Leucemie – in collaborazione con l‘Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, indetta il 21 giugno 2010. Quest‘anno il tema di sottofondo è stata la «Qualità della Vita» dei pazienti colpiti da leucemia mieloide cronica. Secondo uno ―Studio italiano sulle terapie intelligenti‖, condotto dal Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell‘Adulto (Gimema) in collaborazione con l‘Ail (nonché con la ditta farmaceutica Novartis) per dieci anni sulle cure mirate alle malattie del sangue, i pazienti affetti da leucemia mieloide cronica trattati con Glivec (capostipite dei farmaci intelligenti) oltre a beneficiare di una sopravvivenza record, possono contare su una qualità della vita sostanzialmente identica a quella delle persone non colpite da queste malattie. Lo studio evidenzia il medesimo risultato anche per quanto concerne le aspettative sulla «qualità della vita» dei pazienti in terapia con Imatinib: coinvolgendo ben 480 pazienti - età media di 57 anni e trattati da almeno 3 anni -, i dati mostrano una sopravvivenza a 8 anni del 93% nei pazienti. Il professor Franco Mandelli, presidente dell‘Ail, evidenzia come questa giornata sia l‘opportunità per «ricordare che è necessario il sostegno di tutti per migliorare la diagnosi e la terapia di leucemie, linfomi e mieloma». Un sostegno che può portare alla «vittoria contro queste malattie. Questo è un obiettivo importantissimo che potrà essere raggiunto solo con un impegno costante e comune». «Un obbiettivo – continua Mandelli - oggi sempre più rivolto alla qualità della vita». Risultati che fanno sicuramente ben sperare, conclude Mandelli in quanto «i farmaci intelligenti in termini di sopravvivenza permettono agli ematologi di preoccuparsi anche di come i pazienti vivono, e non solo di quanto vivono» Sul nostro sito inseriamo sempre di buon grado le notizie che parlano di donazione e ribadiamo, qualsiasi tipo di donazione: naturalmente quella di sangue ma anche quella di midollo osseo e di organi. Come abbiamo già avuto modo di dire nient‘altro sono se non le medesime istantanee dello stesso cuore. E come donatori di sangue, non potevano essere insensibili a chi ha proprio problemi con una malattia che colpisce ciò che in concreto si dona perché possa salvare vite. Come donatori di sangue, siamo vicini ai ricercatori in quanto, come nel brano dei Dire Straits (un modo di dire inglese che significa essere in difficoltà) ―Ticket to Heaven, «riesco a vedere che cosa stai cercando di trovare» (I can see what you're looking to find): trovare quel ―biglietto‖ che permetta di sconfiggere la leucemia e creare qui in terra questo "paradiso‖.

Donare sangue: il nostro sogno che salva vite "Noi siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni". (Prospero: atto IV, scena I de ―La tempesta‖ William Shakespeare) Oggi faremo un‘eccezione e vi racconteremo un sogno. Un sogno in cui la mattina ci si alza volentieri, contenti e riposati ancor più di quanto si è andati a letto. Ci si alza con la radio sveglia da cui escono suoni meravigliosi. L‘aroma del caffè, la moka che sparge il proprio profumo in cucina. E via verso il centro di Piario. Si arriva e si vede un parcheggio grande


e quasi pieno, un centro già vivo. Si sale al secondo piano e senti la sinfonia delle voci delle persone pronte a donare sangue riempiono la sala d‘attesa. Ipod attaccato alle casse di un computer e far da compagnia a queste persone, inizia a risuonare la radio: sì ―La Radio‖ di Finardi quella che libera la mente e ti metti ad ascoltare mentre le persone iniziano ad essere chiamate in accettazione. Il sogno continua, prova emoglobina e visita dal medico e poi guardi la gente in sala. Ognuno con le proprie cose a cui pensare, magari con le proprie paure da superare ma lì puntuali a donare. Paure che vengono superate grazie ad uno staff da sogno, con la dottoressa Veronica che prepara i donatori e li tratta con cuore. Già perché davanti ad ogni donatore c‘è un dottore, nel nostro sogno una dottoressa-ragazza, partita chissà a che ora da Sedrina per andare a Bergamo e salire a Piario. Ma ci sono tutti i ragazzi del personale medico, tutti come Veronica partiti chissà a che ora per arrivare a Bergamo e salire con mitico Volswgagen bianco: il modello ―evoluto‖ del modello anno ‘60 dei figli dei fiori. La dottoressa «quella bionda, è brava» - come dicono i donatori - che come una mamma accompagna i ragazzi dello staff medico e col proprio esempio indica tutti i passaggi a questi ragazzi. E adesso guardi i donatori seduti sulle poltrone, persone di tutte le età, dal signore con la tessera ―vecchia‖ a forma di libretto, al ragazzo con gli occhiali tipo Bono degli U2, dalla signora a cui dici «Come sta» e subito con un sorriso ti dice «Dammi pure del tu», alla ragazza che fa la prima donazione e non puoi pensare che questo è un sogno meraviglioso. Sì persone di tutte le età che riempiono la sala, a digiuno per donare, a cui porti volentieri il caffè e il succo dopo la donazione. E il sogno prosegue, siamo a metà mattina tante persone hanno già donato e tante hanno finito la colazione. Fuori la sala, hanno parlato con Carmen anche lei partita chissà a che ora da Albino ed è arrivata a Piario prima di qualcuno di noi del Crazy Team - di donazione di midollo osseo, alcuni si sono iscritti ad Admo, altri ci penseranno e magari faranno questa importante decisione. E da un sogno, nasce un altro sogno: quello di poter far sì che grazie al buon cuore di tutti, si possa tramite la donazione di midollo osseo, salvare altre vite. E ci sta anche un caffè, sì quello fatto dalla macchinetta che macina ―Live‖ i chicchi di caffè, un caffè preso anche coi ragazzi dello staff medico che non si sono fermati un attimo. E come per incanto ti accorgi che il tempo è volato che i contenitori sono pieni di sacche di sangue. Lo staff medico sta preparando tutto per ripartire verso Bergamo, non prima del caffè: traffico permettendo arriveranno a Bergamo alle 12,30-13,00, depositeranno le sacche di sangue secondo le procedure e questo sangue sarà utilizzato dove ci sarà bisogno. Arriveranno a casa chissà a che ora, come saranno arrivati a casa i donatori: ―attori‖ e ―pubblico‖ del nostro sogno. Non è un sogno meraviglioso? Perché "Senza cuore saremmo solo macchine" come recita claim dello spot dell‘Alfa Romeo Giulietta. Sogni come quello che fece nascere il 24 giugno 2010 l‘Alfa – l‘Anonima Lombarda Fabbrica Automobili – poi divenuta Alfa Romeo. Nessuna pubblicità occulta, non preoccupatevi: ci è


piaciuto il claim, la pubblicità apparsa sui giornali e lo spot pubblicitario, realizzati dall‘agenzia Leo Burnett. La stessa agenzia che ha creato pro bono la campagna Avis Nazionale ―Tutti dovremmo farlo‖ che diffonde la cultura della donazione di sangue. Ma, visto che siamo Crazy Team, più che l‘auto abbiamo amato Uma Thurman: vestita di nero indossa un foulard rosso… Wonderful. Pensando al foulard di Uma (va bene, lo ammettiamo anche a Uma, non solo al foulard) non abbiamo potuto far altro che pensare al fatto che ―Il rosso ti dona‖. Sogni come quello che vissero il 24 giugno 1965 gli spettatori del Vigorelli di Milano nei due concerti di trenta minuti del favolosi ―The Beatles‖, unico show milanese dei ―Fab Four‖. Noi vi abbiamo raccontato il nostro sogno. Perché ―sappiamo che abbiamo bisogno l'uno dell'altro‖ (For we know we need each other) come nel brano "Let's Call the Whole Thing Off" del magnifico Louis Armstrong interpretato con Ella Fitzgerald. Povero Louis, almeno questa volta il suo brano viene utilizzato per la donazione di sangue… sempre meglio che fare da colonna sonora alla rubrica di una Benedetta Parodi che vestita in abito da sera, scollatura da serata di gala, trucco da prima della Scala, si improvvisa cuoca. Povero Louis… cotto e mangiato.

E crescendo impari la ricerca della felicità "La ricerca della felicità": questa era, tra l'altro, una tra letracce dei temi della Maturità 2010. Sì, ma cos'è la felicità? Abbiamo provato a pensarci, ben lontani dall'idea di volerci assurgere a insegnati di vita o salire in cattedra. Per noi la felicità è la semplicità di donare e quindi di salvare delle vite. Ma lasciamo parlare chi lo sa fare meglio di noi: sotto riportiamo una poesia. Parla di felicità: ci sono parole che sono belle semplicemente perché stupende… Ai donatori, ai gabbiani Jonathan Livingston, regaliamo oggi queste parole: la semplicità di donare. Nella speranza che la poesia piaccia a voi quanto è piaciuta a noi. Non aggiungiamo nulla perché la poesia "parla" da sola. A Fabio Volo - un dj che ha il coraggio di leggere in radio la poesia - , nel video, il compito di leggerla. E crescendo impari - Paulo Coelho E crescendo impari che la felicità non e' quella delle grandi cose. Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi... La felicità non e' quella che affannosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente,... non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...,


la felicità non e' quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova. Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose.... ...e impari che il profumo del caffè al mattino e' un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve. E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi, e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri. E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore, e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami. E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici. E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi. E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità. E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami... E impari che c'è felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia. E impari che nonostante le tue difese, nonostante il tuo volere o il tuo destino, in ogni gabbiano che vola c'è nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston (romanzo di Richard Bach - nda). E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.

Avis: that‘s party «Metti in moto il divertimento che hai nel sangue». No fermi! Non correte a salire in sella all‘Harley Davidson, alla Ducati, alla Buell, alla Honda, alla Yamaha alla Suzuki o alla Kawasaki (e alle altre marche) che magari (wow, beati voi) avete in garage. O meglio fatelo per andare a donare sangue, quello sempre, ma almeno prima finite di leggere: anche se andate a donare sangue in auto, o per i più sportivi facendo prima


jogging, a noi dell‘Avis va bene comunque. Dai conoscete il nostro perenne spirito goliardico: come da sempre sosteniamo, si può parlare di una cosa seria, donare sangue, anche con un sorriso sulle labbra. Ed è quello che ha fatto il gruppo Avis Giovani Bergamo ideando una brillante iniziativa dedicata proprio ai giovani e in particolar modo ai giovani donatori di sangue. E per ringraziare i giovani che si impegnano a donare sangue, cosa c‘è di meglio che trovarsi a festeggiare?

Avis’s Party: venerdì 9 luglio 2010 presso il Centro Sportivo di Casnigo (Bg) – in via Lungo Ramna 2 - vi è stata una grandiosa festa riservata ai giovani avisini tra i 18 e i 35 anni. Lo spettacolo è iniziato alle 18,00 con l‘aperitivo e piscina libera e vai quindi di Happy Hour. A seguire alle ore 21,30 dopo aver calcato il palco di Zelig, direttamente al Party Avis provinciale Bergamo, si sono esibiti i «Pali e Dispari» nello show «Andergraund… però!». E, il party è continuato con l‘animazione by Sidney Kattsaw Guys & Il Bento Dj. Insomma un party a cui non ci si è di certo annoiati. Special guests della serata Kimberly Covington, la suadente venere nera americana che ha cantato con Michael Bublè nell'ultima tournèe italiana, e Miss Tenja, una delle vocalist più importanti sulla scena europea e produttrice di dischi house. A tutti i giovani donatori avis è stato recapitato l‘invito tramite posta e d era valido per due persone.

No Avis, no party. Come vi ricorda qualcosa? Certo , il caro amico George, che abbiamo anche inserito nella sezione ―Spot donazione sangue‖ e sul nostro canale Youtube Avisvilladogna. Ma a breve, George e gli spot saranno presenti anche su… Siete curiosi vero? Aspettate, non vi possiamo anticipare nulla ma a breve ci saranno novità. Ritornando a George, prima del ―No Martini, no party‖, nello spot c‘era una meravigliosa Charlize Theron. Perché George va benissimo per offrire il caffè al Crazy Team (Nespresso, what‘s else), ma volete mettere Charlize - testimonial dei mondiali del sud Africa 2010 - alla quale alzandosi rimane impigliato nella sedia un filo di lana della gonna fatta in lana? Beh, caro George, che altro? Il pensiero stupendo di Charlize nello spot della Breil. Nessuna pubblicità occulta: «Tutto può servire

allo

scopo»

(Oscar

Wilde)

per

diffondere

il

messaggio

di

donare

il

sangue.

L‘iniziativa ci ha messo di buon umore, come tutte le iniziative Avis in cui si punta sui giovani e si fa sì che proprio i giovani siano i veri protagonisti del futuro dell‘associazione. Perché «I vecchi credono tutto; le persone di mezza età sospettano di tutto; i giovani sanno tutto» (Oscar Wilde). “Questo è il modo” per coinvolgere i giovani, sì il modo che “mi piace” come nel brano dei KC and the Sunshine Band - That The Way (I Like It).


Il giro del mondo per donare in aferesi «Un viaggio di mille miglia comincia dal primo passo ...» (Laozi traslitterato anche Lao Tzu)

C‘è una storia che vi vogliamo raccontare. Una storia che parla di buon cuore. Una storia un po‘ particolare, non ci sono eroi, ma persona semplicemente normali. Non per questo è meno bella, anzi… la storia narra di come gente normale - gente Very Normal People- ascoltando il proprio cuore e abbandonando per un attimo i problemi quotidiani, abbia deciso di non far mancare il plasma (la parte liquida del sangue ma anche piatrine e globuli rossi) là dove vi è bisogno. Già, perché le storie «son come i fiori son come i sogni e a noi non resta che scriverle in fretta perché poi svaniscono e non si ricordano più» (parafrasando una “Una canzone per te” di Vasco) vanno raccontate e da queste storie forse si può vedere il mondo in modo diverso. Questa è una storia dei giorni nostri, una storia che risale proprio all‘anno 2009. Un storia in cui i protagonisti sono 636 persone. No, non vi preoccupate: non stiamo a raccontare tutte le singole storie. Desideriamo semplicemente raccontare come queste persone, che partendo dall‘Alta Valle Seriana e dalla Valle Borlezza (come siamo abituati a dire da ―sopra il ponte del Costone‖ ovvero da ponte Nossa salendo per arrivare a Gorno-Oneta, Valbondione e Castione e toccando anche tutta la Valle Borlezza con Cerete, Bossicco e Sovere) - si sono recate all‘Unità Monterosso di Bergamo per eseguire la donazione in aferesi, una particolare donazione che in valle non è possibile fare (vi invitiamo a visitare ―Plasmaferesi a Bergamo: un viaggio una vita‖ e ―Piastrinoaferesi: non solo plasma‖ per approfondire in cosa consiste questo tipo di donazione). 636 persone dell‘Alta Valle Seriana che durante tutto il 2009 hanno fatto 636 donazioni di plasmaferesi, plasma-piastrinoaferesi e plasma e globuli rossi (come documentato nel ―Bilancio Sociale Avis Provinciale Bergamo 2009‖ a pag. 54 del file pdf). Persone che partono presto la mattina - la donazione di plasma come quella di sangue si fa dalle 7,30 alle 10,30 -, non importa se è estate o inverno, se fa caldo o se fuori nevica: partono per recarsi a Bergamo. Magari persone un po‘ rumorose, magari da sole o in gruppo, magari assonnate, simpatiche o brontolone, questo non importa…. sono persone che hanno deciso di fare 35 chilometri (in media, ma sono decisamente di più) per riuscire a raggiungere Bergamo onde poter aiutare chi è meno fortunato. A loro basta sapere che si aiuta qualcuno che sta male, non importa nemmeno sapere chi – come tutti i donatori di sangue si dona in modo gratuito, anonimo e volontario -: l‘importate è aiutare. E una volta raggiunta Bergamo, tutte queste persone sono sempre pronte ad onorare l‘appuntamento che hanno in precedenza preso. Hanno fatto altri 35


chilometri per ritornare a casa dopo aver donato, che si sommano a quelli dell‘andata. Un totale di 70 chilometri (distanza come detto prudenzialmente sottostimata) che, fatta da tutte le 636 persone supera abbondantemente quella del meridiano terrestre che misura circa 40.000 chilometri. Curioso come fatto non trovate? Non a caso il metro in origine, nal Sistema Internazionale, venne definito come 1/40.000.000 (si parla di metro per cui bisogna convertire i metri in chilometri e si verifica che il meridiano misura proprio 40.000 chilometri) del meridiano terrestre. Solo nel 1983 (si è aspettato non poco tempo dalla teoria della Relatività ristretta del 1905 e generale del 1913 di Einstein), a Parigi, durante la 17ª Conférence générale des poids et mesures (Conferenza Generale di Pesi e Misure), venne ridefinito definito come la distanza percorsa dalla luce nel vuoto in un intervallo di tempo pari a 1/299.792.458 di secondo (la velocità della luce nel vuoto). Il giro del mondo per donare in aferesi… Questa è la storia che vi abbiamo voluto raccontare: non è avventurosa come quella di Jules Verne ne ―Il giro del mondo in 80 giorni‖, ma a nostro avviso è ugualmente bella. 636 persone spesso giovanissime: tante fanno proprio la prima donazione in aferesi e tante sono le donne. Persone che non si tirano indietro. E non possiamo fare a meno di dire: «Ho visto un posto che mi piace e si chiama mondo» (Mondo – Cesare Cremonini). Persone che ci dicono: «Viviamo in piccole città - Non siamo virgole, viviamo dell‘eternità». Già questo è il posto che ci piace e che si chiama mondo, un mondo che le 636 persone hanno permesso di percorrere. Non sappiamo tutti i nomi di queste persone (ogni singola avis comunale li conosce), non sappiamo quanta strada i donatori percorreranno in futuro, «ma so che uno più uno fa due. E se quest’uno potesse essere con te, Il mondo sarebbe meraviglioso!» (But I do know that one and one is two - And if this one could be with you - What a wonderful world this would be) (What a) Wonderful World – Sam Cooke. Perché questo mondo ci piace, ma con te, se decidi di ascoltare il tuo cuore e di diventare donator, Il mondo sarebbe (ancor più) meraviglioso!

Donare sangue: questa la nostra politica (e quella dei nostri amici) «Il cuore risponde: "Se difendi pubblicamente le tue idee, devi sforzarti di vivere rispettandole”» (Manuale del guerriero della luce – Paulo Coelho) ―Andar per siti‖ e trovare nuovi amici: questo è quello che è avvenuto con Adele dell‘Avis Odolo-Preseglie (delle provincia di Brescia) e con Al dell‘Avis Università Base di Parma. Navigare in internet non è stupendo? Non importa se gli amici sono vicini o lontani. Quello che importa è condividere delle idee, delle passioni o semplicemente trovare un cuore comune che ci porta a trasmettere in modi diversi lo stesso messaggio in una bottiglia virtuale: donare sangue. «Così tra questa immensità s'annega il pensier mio: e il naufragar m'è dolce in questo mare» come direbbe Jack (Giacomo Leopardi) se dovesse oggi pensare all‘ ―Infinto‖ del cuore dei donatori di sangue.


Tra questo infinito come dicevamo abbiamo conosciuto Adele, una passione sfrenata per l‘avis, ideatrice con l‘avis Odolo-Presceglie che presiede, della splendida iniziativa ―andar per siti‖: mettere in comune idee, e perché no alcuni testi, che ha preso dal nostro sito ed ha inserito sul proprio. Per permettere che qualcun altro possa prendere a sua volta altri testi e metterli nel proprio sito. ―Andar per siti‖ per cercare idee per dire che si può parlare di donazione di sangue anche con un sorriso sulle labbra come ha fatto Adele con ―Satira Avisina‖. Una condivisione di idee che ci piace perché come abbiamo già avuto occasione di dire «se io do una cosa a te e tu ne dai una a me alla fine abbiamo una cosa a testa. Ma se tu dai un’idea a me e io ne do una a te, alla fine abbiamo entrambi due cose». Un open source freely available to everyone – una fonte aperta liberamente disponibile a tutti - che ci permette di partire da un mezzo per realizzare un sogno. «Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là» di Odolo, ci siamo imbattuti in uno splendido sito, quello dell‘Avis di base università di Parma. Parma dunque e la sua provincia che ci richiama la terra che dette i natali al compositore Giuseppe Verdi (nato a Roncole Verdi, frazione di Busseto), ma anche al grandissimo Giovannino Guareschi, meglio noto come il ―padre‖ di Don Camillo (nato a Fontanelle di Roccabianca). Due grandi parmensi che legarono la loro vita anche a Milano. E come per magia siamo entrati in un mondo fantastico dove il sito Avis Università base di Parma ci porta a parlare di donazione di sangue in modo decisamente originale e con un sorriso sulle labbra. Ma non solo: parla con coraggio di come donare sangue è l’unica “politica” di sangue. La cosa sorprendente è che seguendo dei percorsi decisamente diversi e senza conoscerci, anche noi dell‘Avis Villa d‘Ogna, come l‘Avis Università base di Parma, abbiamo detto la stessa cosa nei due interventi ―No politics or religion‖ e ―No politics or religion: repetita juvant‖. L’avis come associazione apolitica e areligiosa, con quella ―A‖ davanti che a noi piace tanto, quella ―A‖ che lo stesso Vittorio Formentano pensò quando fondo un‘associazione che aiutasse a salvare vite. Quella ―A‖ che noi scherzosamente abbiamo preso da Angelina Jolie e che ci ha fatto rimanere solo con ‗ngelina ma siamo contenti lo stesso. Ma soprattutto quella ―A‖ davanti a politica e religiosa che sui ritrova nelle parole dell‘Avis Università Base di Parma. « […] desideriamo affermare nella forma più chiara che l'Avis è una associazione di volontariato apartitica, apolitica, aconfessionale e il suo scopo è la promozione della donazione di sangue e la sua raccolta, ogni contatto con le amministrazioni locali può avvenire solo ed esclusivamente nell'ambito della nostra sfera di azione. Ogni presa di posizione e soprattutto ogni chiamata al voto dei soci e dei donatori è assolutamente da condannare, perché viola il principio stabilito all'art. 2 del nostro statuto ma soprattutto lede gravemente il nostro principio di assoluta trasparenza di


fronte alla politica che è per noi basilare e sul quale si fonda la fiducia e la stima dei nostri soci e donatori. Chiunque pretenda di parlare a nome dell'Avis e faccia dichiarazioni pubbliche politiche, tradisce il proprio mandato e sporca la reputazione di una associazione che ha decenni di storia alla spalle, che ha sempre dialogato con tutti e che non ha mai fatto parte di alcuna fazione, nella convinzione che il bisogno e il dolore dei sofferenti ha sempre lo stesso colore e intensità, di qualsiasi razza, religione o idea politica la persona sia. […] Ribadiamo: l'Avis è apolitica e apartitica e il comportamento di noi dirigenti deve essere tale da far sapere alla società cosa significa "donare" e non spiegarle come "votare"» (Dal sito Avis Università Base di Parma).

Parole che condividiamo pienamente. Parole pronunciate da giovani, parole che ci riportano al senso del donare sangue, senza ma e senza se. Parole che sono valse persino una querela a chi le ha pronunciate ma cha alla fine la querela l‘ha vinta. «Esistono due tipi di idioti: quelli che rinunciano a fare qualcosa perché hanno ricevuto una minaccia e quelli che pensano

che

faranno

qualcosa

perché

li

stanno

minacciando» (Il diavolo e la signorina Prym – Paulo Coelho). Al ha avuto il coraggio di scrivere quello che pensava e non si è tirato indietro. Se pensiamo al coraggio di dire quello che si pensa, beh noi pensiamo ad Al. Pensiamo alla storia di Vittorio Formentano che scelse la via non più facile, ma la via più coraggiosa. E la storia gli ha dato ragione. Pensiamo ai donatori che quando si presentano per donare sangue sono tutti uguali, al di là di quello che pensano politicamente e del credo religioso , al di là della razza e del sesso e tutti uniti dalla voglia di salvare una vita. E sul conto di chi utilizza un’associazione che ha fini umanitari per altri scopi poco rimane da dire... Avevamo infatti fatto ―parlare‖ nei nostri interventi John Lennon con Immagine: «Puoi dire che sono un sognatore, ma non sono il solo. Spero che ti unirai anche tu un giorno e che il mondo diventi uno» (You may say I'm a dreamer, but I'm not the only one. I hope someday you'll join us, and the world will live as one). Avevamo fatto ―parlare‖ i Metallica con la loro "Nothing Else Matters": in merito ai politici "non mi è mai importato di quello che dicono, mai importato dei giochi che fanno, mai importato di quello che fanno mai importato di ciò che sanno" (Never cared for what they say, never cared for games they play, never cared for what they do, never cared for what they know). Infine avevamo fatto ―parlare‖ Vasco con ―Gli spari sopra‖: «Ma adesso state più attenti! Perché ogni cosa è scritta! E se si girano gli eserciti e spariscono gli Eroi, se la guerra (poi adesso) cominciamo a farla noi non sorridete, gli spari sopra, sono per Voi». Perché ―Io ci sarò‖, come nel brano di Piero Pelù, quando c‘è da aiutare degli amici... Perché quelli come noi, uniti al noi dell‘Avis Università Base di Parma siamo «quelli che donare non è solo una "raccolta", quelli che nelle scuole in felpa e jeans, quelli che lo statuto lo sanno a memoria, quelli che pane, salame e malvasia è il più bel pranzo sociale che ci sia, quelli che Aido, Admo, Avis noi per loro è tutto dono, quelli che sanno ancora ridere». E noi aggiungiamo quelli che


dicono come la pensano, come Giovannino Guareschi e che per la sua ironia sul capo dello Stato Luigi Einaudi, preso in giro in quanto permetteva che sulle etichette dei vini di sua produzione venisse messa in evidenza la sua carica pubblica di "presidente" venne condannato per vilipendio al Capo dello Stato: condanna che unita a quella del 1954 in cui Guareschi venne nuovamente accusato di diffamazione per avere pubblicato sul Candido due lettere di Alcide De Gasperi, costò a Giovannino 409 giorni di galera più altri sei mesi di libertà vigilata ottenuta per buona condotta che scontò nel carcere a Parma. Ci siamo dilungati molto ma il tema lo richiedeva. Chiudiamo il nostro tour ritornando a Villa d‘Ogna: dopo aver citato Giuseppe Verdi, non possiamo non ricordare un grande trombettista proprio di Villa d‘Ogna: Vincenzo Salvoldi. Vincenzo suonò all‘Arena di Verona come prima tromba per 17 anni e in concomitanza anche alla Rai di Milano. Fece anche qualche concerto per il ―Teatro alla Scala‖ di Milano. Un grandissimo uomo, un musicista eccellente che suonò diretto da Von Karajan, Riccardo Muti, Claudio Abbado e molti altri grandissimi maestri anche se a Villa quasi lo diceva sottovoce da tanto era modesto. Un uomo che amava la musica, ritornava in Valle il lunedì dopo essere salito sui palchi più prestigiosi al mondo per dirigere la Banda di Villa d‘Ogna e che non dimenticava mai di donare il sangue quando rientrava nella sua amena Valle Seriana. Vincenzo è scomparso nel 2005, ma il suo esempio come uomo e come donatore ci accompagna... E parlando di Verdi, che ci ha richiamato L‘Aida e il ―Nabucco‖ col suo famosissimo ―Va‘ pensiero‖ il nostro pensiero è subito andato a Vincenzo, l‘insegnante, l‘amico, l‘uomo modesto che è sempre stato nonché il donatore di sangue. E anche qui la politica non c‘entra: Vincenzo come prima tromba suonò moltissime volte il Nabucco e L‘Aida: come prima tromba all‘Arena di Verona, suonò l‘Aida con la tromba egizia nella marcia trionfale.

Avis Pride: nessuna discriminazione alla donazione di sangue di omosessuali «Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi». Albert Einstein

Siamo «arrabbiati, amareggiati, delusi e tristi" come Gabriele, da 8 anni donatore di sangue (tanto da entrare in una lista dei donatori che avrebbero dovuto ricevere un riconoscimento avendo superato i 20 prelievi) a cui è stato negato di donare il sangue presso l‘Azienda Ospedaliera Istituto Ortopedico ―Gaetano Pini‖ di Milano (che da aprile 2010 è afferente al Dipartimento di Medicina Trasfusionale ed Ematologia del Policlinico di Milano, dove già si applicava tale esclusione) perché è omosessuale («"I gay non possono donare sangue" - E un altro ospedale chiude le porte» - Repubblica 15 luglio 2010; «Non può donare sangue a Milano perché è gay - La vicenda al “Gaetano Pini”. Pd e Verdi: episodio gravissimo» - Ansa - 16 luglio2010, 21:02). Ma era già successo purtroppo a Massimo nell‘agosto 2007, in un secondo istituto: «Il Policlinico non accetta donatori gay ―a priori‖. Le ho fatto presente che a una persona in fin di vita non credo interessi con chi vado a letto ma solo se sono sano, ma mi ha risposto che ―il Policlinico non è così alla frutta da dover accettare sangue anche dai gay‖ («Io donatore rifiutato, solo perché sono gay - Non uso droghe, non ho malattie né comportamenti a rischio per le


malattie a trasmissione sessuale. Ma non posso rendermi utile» - Corriere della sera – 31 agosto 2007. La replica: «Secondo gli standard le donne omosessuali possono farlo» - «I maschi gay non possono donare sangue» Maurizio Marconi, direttore del Centro trasfusionale del Policlinico, risponde alla lettera di denuncia pubblicata sul Corriere della Sera – Corriere della Sera 31 agosto 2007) Come Crazy Team e come Avis Villa d‘Ogna, da sempre sosteniamo che siamo tutti uguali. Siamo un‘associazione apolitica e areligiosa, si dona senza distinzione di razza di sesso e di religione. Si dona tutti, eterosessuali e omosessuali, in modo responsabile: durante un colloquio anamnestico (o in parole meno altisonanti durante il colloquio col medico) «ogni condotta potenzialmente a rischio

deve

essere

riferita

al

Medico

responsabile della selezione del donatore per consentirne una adeguata valutazione». Questo vale come detto sia per eterosessuali, sia per omosessuali: nessuna distinzione. Perché le distinzioni ci trasformano un meraviglioso mondo a colori, in un mondo in bianco e nero, ci richiamano spettri del passato, ci ricordano Oświęcim (in tedesco Auschwitz) che come Crazy Team abbiamo avuto l‘occasione di visitare nell‘agosto 2007, ci ricordano (insieme agli altri…) i triangoli rosa dei campi di concentramento (il simbolo che veniva dato ai detenuti omosessuali). E ci ricordano il monito di tenere sempre alta l‘attenzione su notizie che sarebbero orribilmente stupide, se non fossero vere…. Evitare che si gettino le basi per i futuri Josef Mengele - il medico del campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau e ufficiale tedesco delle SS -, evitare che certe strane idee si attecchiscano nella cultura come avvenuto con Mengele che aveva la doppia laurea in antropologia all'Università di Monaco e in medicina nell‘Università di Francoforte (lauree che furono revocate nel dopo guerra). Perché no? Perché non possono donare le persone omosessuali? Come Crazy Team facciano nostre le parole che Fabio Volo ha pronunciato nella sua trasmissione radiofonica: «A te come a me – io credo di essere la cosa più lontana dall’omosessualità, sono al di là dell’essere omofobico, sono dall’altra parte sono wamanizer cioè per me la donna è una roba extraterrestre – però questo cosa significa? Queste persone devono avere lo stesso diritto che abbiamo noi… […] Allora esprimere un sentimento d’amore, è esprimere un sentimento d’amore […]Allora perché due non lo possono fare con gli stessi diritti degli altri. Allora perché uno non deve avere questo diritto. Perché no, perché no? Io sto difendendo gli omosessuali che sono womanizer, sono fissato con le donne. Ma io dico perché no».


Avis Pride: siamo orgogliosi che la nostra associazione non applichi questa discriminazione. Sì, ―Pride‖ come il brano degli U2: donare sangue "in nome dell‘amore" (In the name of love). Vi lasciamo con il brano “All the same” dei Sick Puppies nel due bellissimi video Free Hugs- ovvero abbracci gratis -: il primo internazionale, il secondo la stupenda versione fatta da nostri amici di Sondrio. Si parte da piccole cose per cambiare il mondo. Ma prima riportiamo integralmente le parole del Responsabile Politiche Sanitarie di AVIS Nazionale, dott. Pasquale Spagnuolo. Donazione degli omosessuali: AVIS non discrimina By dott. Pasquale Spagnuolo «AVIS ha, tra i suoi obiettivi prioritari, la promozione della donazione periodica, volontaria, non remunerata, anonima, responsabile finalizzata a garantire, insieme agli altri attori del sistema, adeguate quantità di sangue e dei suoi derivati, sicure e di qualità, per tutti gli ammalati che ne presentano la necessità. Inoltre, in molte realtà collabora direttamente con il sistema trasfusionale in via convenzionale nella selezione del donatore e nella raccolta di sangue e di emocomponenti. Per garantire il rispetto dei principi di massima sicurezza e qualità esistono numerosi riferimenti normativi per la stesura dei quali AVIS ha fornito e fornisce un significativo contributo. Tra questi riportiamo il Decreto Ministeriale 3 marzo 2005: "Protocolli per l'accertamento della idoneità dei donatori di sangue e di emocomponenti" che nell'Allegato 4 stabilisce i criteri di esclusione permanente e temporanea. "Esclusione permanente: persone il cui comportamento sessuale le espone ad alto rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili con il sangue". "Esclusione temporanea: rapporti sessuali con persone infette o a rischio di infezione da HBV, HCV, HIV. Esclusione per 4 mesi dall'ultima esposizione al rischio." Le norme vigenti non intendono discriminare a priori una "categoria" di persone, ma assegnano al medico responsabile della selezione del donatore il compito di individuare, indipendentemente dall'orientamento sessuale e dal genere, eventuali comportamenti sessuali a rischio cui conseguono l'esclusione permanente o temporanea.

Per garantire pertanto la sicurezza del donatore e del ricevente la trasfusione si deve almeno: - ricorrere a donatori periodici, volontari, non remunerati, anonimi, responsabili; - effettuare una accurata selezione del donatore; - eseguire i test a disposizione per l'individuazione delle principali malattie infettive trasmissibili, cui si aggiungono altri interventi più specialistici.


Cardine quindi di questo percorso è la selezione del donatore di sangue che avviene attraverso una serie di procedure atte a valutarne l'idoneità alla donazione stessa. Esse prevedono un colloquio anamnestico col Medico responsabile della selezione del donatore seguito da eventuale visita medica; una serie di esami di laboratorio; la lettura di una nota informativa circa la potenzialità di trasmettere infezioni con la donazione; infine la sottoscrizione di un modulo di consenso informato attraverso il quale il donatore periodico o aspirante tale risponde ad una serie di domande, comprese l'esposizione a eventuali comportamenti cosiddetti "a rischio". Pertanto ogni condotta potenzialmente a rischio deve essere riferita al Medico responsabile della selezione del donatore per consentirne una adeguata valutazione. La firma del consenso informato è un atto dovuto, con l'impegno a fornire risposte veritiere tali da rendere la successiva donazione di sangue e/o emocomponenti un atto "responsabile" e sicuro. Tutto ciò a prescindere dalla appartenenza a quelle che vengono considerate comunemente "categorie a rischio" anche sulla base delle abitudini sessuali (vedi omosessuali). Non è l'appartenenza a tali categorie, ma sono i comportamenti a rischio che possono compromettere la sicurezza del sangue donato; ad esempio comportamenti a rischio sono i rapporti sessuali, soprattutto non protetti, con più partner eventualmente sconosciuti, sia omo che eterosessuali. A tal fine ricordiamo che nelle linee guida per la selezione del donatore di sangue e di emocomponenti stilate dalla Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia (SIMTI) in collaborazione con AVIS ed altre tre Associazioni di volontariato del sangue non si fa mai riferimento alla popolazione degli omosessuali, che come tali non vengono in alcun modo discriminati, né tanto meno esclusi dalla donazione».

Avis e Admo: due ―A‖ che salvano vite «E il meglio di voi sia per l’amico vostro». Khalil Gibran Avis e Admo. Donazione di sangue e donazione di midollo osseo: due istantanee dello stesso cuore. Lo stesso cuore che porta a parlare di donazione, non importa se donazione di sangue o donazione di midollo osseo… Semplicemente donare e donarsi. Sul nostro cammino, grazie al ―vulcanico‖ Francesco (Franco) Scandella abbiamo incontrato Carmen Pugliese referente Admo Valle Seriana e Valle di Scalve che ha proposto la cooperazione tra le due associazioni. Avis e Admo, non è un mondo meraviglioso? A2, Avis e Admo, At(w)o e visto che come Crazy Team amiamo gli U2, è proprio il caso di dirlo (conoscete oramai il nostro perenne spirito goliardico). Non meno determinata di Franco, Carmen è presente puntuale (più di qualcuno di noi del Crazy Team… dai facciamo auto critica

) alle giornate di raccolta collettiva di sangue a Piario nell‘ambito della zona

4, e con «passione, ossessione, qualcosa senza cui non vive» (parafrasando una frase del film ―Vi presento Joe Black‖) diffonde la cultura del dono di midollo osseo tra i nostri avisini. Carmen (―Jamais Carmen ne cédera!‖ – Carmen mai


cederà - come nella Carmen di Bizet) che con emozione era presente a Milano, ha caricato grazie a Fulvio sul nostro canale Youtube "avisvilladogna", i video di tutta la festa dei vent‘anni di Admo (dopo aver preventivamente richiesto l‘autorizzazione ad Admo Lombardia). Un grandissimo lavoro, sedici video da dieci minuti (il tempo massimo dei video imposti Youtube), che dimostra come la condivisione di idee possa portare a grandi cose. E il sogno è quello che chi si vuole iscrivere ad Admo, possa effettuare l‘iscrizione e fare il prelievo della provetta di sangue, tramite Avis, proprio a Piario senza doversi recare a Bergamo – l‘Avis quindi porterebbe le provette dei nuovi iscritti agli ospedali Riuniti di Bergamo dove vi è la sede -. E già tanti donatori hanno deciso di far parte del grande mondo della A2. Tra questi anche Vincenzo Saturni, presidente Avis Nazionale (nella foto da sinistra: Vincenzo Saturni, Carmen Pugliese e Casimiro Carniti), che ha riportato la propria testimonianza e la propria vicinanza ad Admo il 6 giugno 2010 in occasione dei vent‘anni di fondazione: «Posso dire di aver compiuto 18 anni in quanto mi sono iscritto ad Admo nel maggio del 1992 come donatore. La missione che porta avanti Avis da molti anni è molto simile a quello che promuove nella sua essenza Admo. Tutte e due promuoviamo la cultura della solidarietà della donazione, della gratuità, delle generosità, dell‘altruismo». «Cerchiamo di raggiungere il cuore delle persone che vengono a donare il sangue – continua Saturni - per far capire che questo gesto può essere allargato mettendosi a disposizione anche per donare le cellule staminali e midollari da sangue periferico secondo le necessità del paziente. Questa collaborazione sul territorio è nata spontaneamente da subito: in molte realtà Avis da subito ha dato la disponibilità per sensibilizzare i propri iscritti alla donazione di midollo osseo». Una collaborazione che getta le basi per un futuro migliore: «Se lavoriamo insieme diamo un messaggio, soprattutto ai giovani: mettere al centro dei nostri pensieri chi ha bisogno. Ssappiamo che fare un gesto come la donazione di sangue periodica o la donazione di cellule staminali - più complessa e che avviene anche meno frequentemente -, è un atto concreto di solidarietà che veramente può dare una speranza di vita e di guarigione a tanti ammalati». «Un lavoro di squadra si è rilevato preziosissimo collaborando con le altre associazioni, in primis l‘Avis» come ha affermato Roberto Aprile, presidente Admo Lombardia in occasione di tale evento. Ma non solo: «La collaborazione già presente con Avis, dal 2011 l‘intento è di estenderla, essendoci già sentiti col presidente, anche con Aido. Un progetto assieme Avis-Admo-Aido per far sì che si parli di donazione tutti insieme, si mantengono suddivise le tre associazioni, ma si parla assieme di cultura di donazione e di solidarietà che è molto importante». Una collaborazione nata in alcune zone spontaneamente e con cuore, ma molto c‘è ancora da fare come afferma Casimiro Carniti Segretario Avis Lombardia: «Abbiamo iniziato a fare dei progetti comuni che sono partiti per esempio dalla provincia di Lodi, dei progetti molto concreti che stiamo diffondendo e applicando a Como, nella


provincia di Monza Brianza, ne abbiamo parlato a inizio giugno 2010 a Sondrio e sono progetti che diventano concreti. Ma la collaborazione sarà veramente concreta quando in tutte le nostre province fuori dalla sede di Avis ci sarà scritto: ―Qui è possibile prendere informazioni per donare midollo osseo‖… Qui è possibile perché c‘è anche uno sportello di Admo nella sede dell‘Avis. Quando i nostri donatori diventano anche donatori di Admo, ma anche i donatori di Admo diventano donatori di sangue. Io penso che questo sia il futuro». «Con un piccolo aiuto dai miei amici» (“With A Little Help From My Friends”) dell’Avis, Admo in Valle Seriana (ma anche in tutta la provincia di Bergamo) può fare molto nel contribuire a salvare vite. Non ci vuole molto e si eviterebbe di far recare i nuovi iscritti dell‘Alta Valle a Bergamo. Chi vuole può leggere integralmente le affermazioni di Vincenzo Saturni, Roberto Aprile e Casimiro Carniti anche nella descrizione dei video presente su youtube. Vi lasciamo naturalmente col video dell‘intervento del presidente Vincenzo Saturni, ma anche con il video del brano “With A Little Help From My Friends”. Un bellissimo brano: una rivisitazione di Joe Cocker - quando aveva i capelli lunghi - di un brano dei Beatles. Divenne l‘emblema del Festival di Woodstock che si svolse dal 15 agosto al 18 agosto del 1969. Ma riportiamo anche la versione di Bon Jovi, non meno bella ed entusiasmante.

U2: mai più fuochi indimenticabili (Never again ―The Unforgettable Fire‖) “Un amore, un sangue, una vita…. Devi fare ciò che riesci” (One love, one blood, one life… You got to do what you should). [One – U2] «Ci sono due cose infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi [...] Se dovessi rinascere, farei l'idraulico» (Albert Einstein, commentando la notizia del bombardamento atomico di Hiroshima)

Il rosso ti dona: all‘Avis Villa lo abbiamo detto più volte. Ma se il rosso è quello dei palloncini del concerto ―360 degrees‖ degli U2 di venerdì 6 agosto 2010 allo stadio Olimpico di Torino… Beh, il rosso è ancora più meraviglioso. Nulla di politico, oramai lo abbiamo detto più volte ma lo ripeteremo finché avremo fiato (Until the End of the World) in quanto all‘Avis ―no plitics or religion‖. Un po‘ quello che aveva detto nei giorni antecedenti il concerto Bono: dialogare con tutti, Bono per eliminare la fame nel mondo e cancellare ed azzerare il debito dei paesi del terzo mondo. Noi del Crazy Team non solo ci uniamo a Bono (avevamo fatto un


intervento in occasione dei 50 anni di Bono) ma cerchiamo nel nostro piccolo di non far mancare il sangue là dove vi è bisogno cercando di risolvere come meglio possiamo i problemi che si presentano. Non è iniziato così il sogno dei quattro studenti della Mount Temple School di Dublino? Di tempo ne è passato da quel messaggio affisso in bacheca da Larry Mullen (batterista) nel lontano 25 settembre 1976 a cui risposero Adam Clayton (bassista famoso nella scuola per il suo atteggiamento scanzonato e per il successo con le ragazze), David Howell Evans (il chitarrista The Edge) ed un ragazzo introverso dal nome Paul David Hewson (soprannominato Bono Vox, dal nome di un negozio di cornetti acustici). Ma i sogni non sono invariati. Non importa se si calpesta la pedana del palco più «pesante» (180 tonnellate di acciaio) e mastodontica della storia del rock mondiale (quella appunto del "360 degrees"): i quattro camminano ancora per terra come hanno dimostrato quando hanno offerto e distribuito di persona delle pizze a dei loro fan campeggiati all‘esterno dello stadio durante le prove del concerto (e noi del Crazy Team non a caso abbiamo scelto il buono pizza proprio da Bono

).

Una storia lunga quella degli U2 che ci richiama la lunga storia dell‘Avis e del suo fondatore Vittorio Formentano. Un intento comune come “The Claw” (l'artiglio), una guglia di oltre 50 metri – per rendere l’idea è l’altezza di un edificio di 17 piani (il palco sul quale staziona la band, è circondato da una passerella circolare raggiungibile tramite due ponticelli mobili. Il tutto è sormontato da un maxischermo circolare - dal peso di 54 tonnellate ad alta definizione, che all'occasione può anche allungarsi e abbassarsi creando uno spettacolare effetto scenico. Lo stesso maxischermo è composto da 500 mila pixel, 320 mila elementi di fissaggio, 30 mila cavi e 150 mila parti meccaniche. Ogni lato dell'artiglio ha un proprio sistema di casse e più 72 subwoofer separati. Per trasportare l'intero palco sono necessari circa 120 camion. I costi di produzione si aggirano attorno ai 750 mila dollari al giorno, esclusa la costruzione del palco) e che offrire al pubblico una visione davvero a 360°, una visione uguale per tutti. Perché come abbiamo già avuto modo di dire, tutti siamo uguali e dobbiamo sostenerci a vicenda (We get to Carry each other dal brano One). ―I have a dream‖, come diceva Martin Luther King: non importa quale sia il sogno, che ognuno possa realizzare il proprio. Perché «chi non è capace di sognare cerca di impedirlo anche agli altri» (Mauro Corona). Noi del Crazy Team (purtroppo) a Torino non c‘eravamo (ma col cuore sì), avevamo altri concerti più modesti da fare e il giorno dopo il concerto, magari assonnati o dopo una notte insonne, eravamo al centro di Piario. Questo era il nostro sogno: vedere Veronica (la dottoressa Salvi) essere gentile e disponibile coi donatori, vedere il sorriso rassicurante e scambiare due parole con Antonella (la dottoressa Massimetti nostra direttrice sanitaria), fare due risate con tutta l‘equipe medica (nessuno escluso, scusateci ma essendo Crazy non ricordiamo il nome di tutti) e con il personale dell‘accettazione. E‘ meglio dire (e fare) una cosa seria col sorriso sulle labbra che una stupidata seriamente. Si può parlare di donazione di sangue e donare sangue con un sorriso.


Forse è anche questo il modo di "smantellare una bomba atomica" (da How To Dismantle An Atomic Bomb degli U2) ed evitare che in futuro ci siano dei fuochi indimenticabili (The Unforgettable Fire). Vi lasciamo come nostro abitudine proprio con il brano degli U2 The Unforgettable Fire (brano che trasse ispirazione dal Peace Museum di Chicago) nonché con il brano Enola Gay del gruppo Orchestral Manoeuvres In The Dark (nel video una rivisitazione). Perché in futuro non ci siano più ―Little Boy‖ e ―Fat man‖, non ci siano più Enola Gay, The Great Artiste e Necessary Evil, (cioè "Male necessario") e Bockscar (i bombardieri di Hiroshima - il 6 agosto 1945 - e Nagasaki - il 9 agosto 1945). Perché «non so con quali armi verrà combattuta la Terza guerra mondiale ma la Quarta verrà combattuta con clave e pietre» (Albert Einstein)

Sogno di una notte di mezza estate: l‘aferesi in Valle Seriana e in Valle Brembana Puck (chiamato anche Hobgoblin, o Robin Goodfellow): «Se noi ombre vi siamo dispiaciuti, immaginate come se veduti ci aveste in sogno, e come una visione di fantasia la nostra apparizione. Se vana e insulsa è stata la vicenda, gentile pubblico, faremo ammenda; con la vostra benevola clemenza, rimedieremo alla nostra insipienza. E, parola di Puck, spirito onesto, se per fortuna a noi capiti questo, che possiamo sfuggir, indegnamente, alla lingua forcuta del serpente, (cioè ai morsi della critica, velenosi come quelli di un serpente; in questo caso “ai vostri fischi di disapprovazione”) ammenda vi farem senza ritardo, o tacciatemi pure da bugiardo. A tutti buonanotte dico intanto, finito è lo spettacolo e l’incanto. Signori, addio, batteteci le mani, e Robin v’assicura che domani migliorerà della sua parte il canto». Sogno di una notte di mezza estate (A Midsummer Night's Dream) – William Shakespeare (atto quinto, scena prima)

«Per l‘aferesi abbiamo programmato il funzionamento di quattro unità di raccolta sul territorio provinciale – conferma Oscar Bianchi – Monterosso e Romano sono già attive e ora stiamo lavorando per poterne aprire altri due nel biennio 2011-2012: una in Valle Brembana e una in Valle Seriana» (L’eco di Bergamo – mercoledì 11 agosto 2010 pag. 32 articolo di Gian Battista Rodolfi. Riportiamo il file *.pdf in quanto sul sito non è stato inserito l‘articolo). Aferesi quindi non solo a Bergamo: dal 16 luglio


2010 è possibile fare questa donazione anche presso la struttura di Romano di Lombardia. Ma vi è di più: la notizia che come Crazy Team ci rallegra in particolar modo, è che in futuro sarà possibile effettuare la donazione in aferesi anche in Alta Valle Seriana e in Val Brambana. Yahoo! E vai di Disco Samba: «Pe pe pe pe pe pe, O-le-le O-la-la pega no ganzé pega no ganzá, Eh! Meu amigo Charlie (...) Charlie Brown». Come? Un po‘ di contegno? Avete ragione. Ritorniamo seri (per quanto ci è possibile). Effettuare quindi la donazione in aferesi per gli abitanti della valle (sia essa Brembana che Seriana) senza dover recarsi necessariamente a Bergamo come da affermazioni di Oscar Bianchi, presidente di Avis Provinciale Bergamo. Come avevamo già avuto modo di dire ne ―Il giro del mondo per donare in aferesi‖, secondo quanto confermato anche nei dati ufficiali (come documentato nel ―Bilancio Sociale Avis Provinciale Bergamo 2009‖ a pag. 54 del file pdf) durante tutto il 2009, sono state 636 le persone dell‘Alta Valle Seriana (Unità di Raccolta di Piario) che hanno effettuato 636 donazioni di plasmaferesi, plasma-piastrinoaferesi e plasma-globuli rossi. Tenendo conto quindi della distanza che separa l‘Alta Valle Seriana e Bergamo (una media di 34 chilometri in andata e altrettanti per il ritorno), i chilometri totali percorsi per effettuare questa donazione hanno superato quelli della circonferenza terrestre misurata all‘equatore. Anche se i chilometri percorsi sono inferiori (la distanza tra San Giovanni Bianco e Bergamo è inferiore rispetto a quella tra Piario - dove è ubicata l‘unità di raccolta dell‘Alta Valle Seriana – e Bergamo), lo stesso si può dire per i donatori dell‘alta Val Brembana che fanno riferimento all‘Unità di Raccolta di San Giovanni Bianco (nel ―Bilancio Sociale Avis Provinciale Bergamo 2009‖ a pag. 55 del file pdf): 650 donazioni che moltiplicate per la distanza andata e ritorno tra San Giovanni Bianco e Bergamo fanno quasi un giro del mondo. Visto che come Crazy Team avevamo raccolto la testimonianza di Federica - Federica: da Dossena all’Avis (From Dossena to Avis With Love) – la news ci lascia doppiamente felici: sì un po‘ come Muttley (sì, quello di "Muttley, fai qualcosa"del cartoon di Hanna & Barbera ―Wacky Races‖ e di ―Dastardly e Muttley e le macchine volanti‖) che ―svolazza‖ beatamente dopo aver ricevuto la medaglia da Dick Dastardly

avendolo

salvato

dalla

caduta

dall‘aereo. Ma perché le affermazioni di Oscar Bianchi sono così importanti? Semplice, perché «la raccolta di emoderivati mediante aferesi fatta in Italia non copre l’intero fabbisogno nazionale; il grado di copertura è pari al 70% delle necessità. La percentuale si abbassa ulteriormente per la produzione di immunoglobuline generiche, presidio vitale per la terapia di patologie del sistema immunitario. Per questo, e Bergamo fa sempre scuola, l‘aferesi è parte integrante delle attività svolte nelle unità di raccolta gestite dall‘Avis». Per questo la notizia al di là della curiosità dei numeri, ci rende ancor più felici e rinvigorisce il perenne spirito goliardico del Crazy Team (va beh, per adesso teniamo in stand-by il disco Samba): proprio incentivando questo tipo di donazione, non solo si può cercare di raggiungere il fabbisogno nazionale,


ma anche proporre una donazione più mirata e personalizzata che può incentivare anche le donne (nella donazione di aferesi si dona la parte liquida del sangue per cui non si va ad alterare i valori di ferritina del sangue). Questo era il sogno del nostro Franco (Francesco Scandella) quando era stato eletto nel direttivo Avis provinciale di Bergamo, un sogno che ha perseguito, persegue e, siamo certi, perseguirà fino a quando non diverrà realtà. L‘instancabile Franco, sta mettendo in questo progetto tutte le sue energie e il suo impegno sta contagiando tutti. Un sogno di una notte di mezza estate visto che le dichiarazioni sono state riportate in agosto, nel periodo delle stelle cadenti… E‘ proprio il caso di dirlo: A Midsummer Night's Dream. Per una volta facciamo un‘eccezione e vi diciamo il desiderio che abbiamo espresso vedendo una stella cadente: l‘aferesi in alta Valle Seriana e che il centro sia sempre pieno di donatori. In effetti sono due i desideri, ma visto che è un sogno, sognamo alla grande. A noi del Crazy Team, come Puck (o Robin Goodfellow o Hobgoblin, Puck deriva dall‘Inglese antico Púca che indicava, appunto uno spirito dei boschi, dall‘aspetto mutevole ed ingannatore, che attirava le persone di notte nella foresta con luci e suoni incantatori - similmente alle celtiche Dame Bianche- o rubava il latte dai mastelli nelle fattorie) vi abbiamo raccontato questa storia. Vi lasciamo con un adattamento musicale realizzato da Henry Purcell con il titolo di The Fairy Queen (―If Love's a Sweet Passion‖ ovvero se l‘amore è una dolce passione) composto proprio per l‘opera shakespeariana nonché ―Scherzo from Midsummer Night's Dream‖ di Felix Mendelssohn (Scherzo di Una notte di mezza estate; riutilizzò l'omonima ouverture "Ein Sommernachtstraum", op. 20 scritta nel 1826)

Avis (e ABO) dona salute: la lotta al cancro della prostata e dell'ovaio "AVIS Dona salute": questo è lo studio per la lotta del cancro alla prostata e dell'ovaio promosso proprio dalla nostra associazione. Si tratta della prima ricerca scientifica sui biomarcatori tumorali condotta su soggetti sani: grazie a tale iniziativa potrà essere quindi costituita una biobanca, con sede a Venezia, e unica nel suo genere, con circa 1.200.000 campioni a disposizione della ricerca Il progetto, tutto italiano, vedrà il coinvolgimento di circa 15.000 donatori che saranno sottoposti periodicamente a prelievi, consulti e visite urologiche e ginecologiche. "AVIS dona salute" è promosso dalla Fondazione ABO con la collaborazione di Avis, Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), SIUrO (Società Italiana di Urologia Oncologica), Sigo (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) e Ageo (Associazione Ginecologi Extra Ospedalieri). Al progetto collaborano anche la ULSS 12 Veneziana e il Cribt – Centro Regionale Indicatori Biochimici di Tumore. L'iniziativa ha avuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero della Salute, della Regione Veneto e vede il coinvolgimento anche della Guardia di Finanza. A spiegare questa iniziativa, il responsabile delle politiche sanitarie dell‘Avis, dott. Pasquale Spagnuolo, assieme al dott. Massimo Gion, direttore scientifico della Fondazione ABO (Applicazione delle Biotecnologie in Oncologia) sono intervenuti martedì 20 luglio 2010 ad ―Unomattina Estate‖ per illustrare l‘intero progetto. E come


Crazy Team, non possiamo che essere contenti della scelta: il programma è presentato dalla bellissima Georgia Luzi… Ah, sì: anche dal bravo Pierluigi Diaco (oramai conoscete il perenne spirito goliardico del Crazy Team: la prossima volta speriamo di intervenire anche noi alla trasmissione…

).

Durante il servizio è emerso che un tumore di un centimetro ha già subito circa 27 replicazioni ed è composto da alcuni miliardi di cellule. Fin da subito la crescita inizia a dare dei segnali che se interpretati correttamente, permettono di capire che c‘è un movimento biologico anomalo in essere. Ricercare quei segnali che indicano la presenza di un tumore e la sua evoluzione è sempre stata un‘area scientifica di grande interesse per tutto il mondo medico. Massimo Gion, direttore scientifico fondazione ABO (Applicazione delle Biotecnologie in Oncologia) infatti chiarisce: «Noi abbiamo incominciato ad occuparci di marcatori così detti tumorali, fin dal 1980-1982 focalizzandoci sulle principali patologie: mammella, prostata, ovaio, con l‘obbiettivo di trovare un aiuto per una diagnosi precoce e per una ottimizzazione delle terapie. Ci siamo accorti che queste sostanze, i marcatori, sono molto importanti quando si è fatta una diagnosi di tumore. Con diverse finalità: primo per capire quanto il tumore è ―buono o cattivo‖, quanto è aggressivo ed eventualmente indirizzare le terapie; secondo per monitorizzare le persone che hanno avuto un tumore nel tempo e riconoscere precocemente l‘eventuale ricaduta; terzo per valutare come risponde una persona trattata con chemioterapia o altri trattamenti per il tumore sulla base dell‘andamento dei marcatori. Quindi sono test diagnostici, sostanze molto importanti utilizzabili regolarmente nel follow-up e nella gestione del paziente con malattia avanzata». Ma è vero che sui marcatori tumorali siamo arrivati ad un punto di svolta? «Beh, direi senz‘altro di sì – conferma il dottor Gion -. I Marcatori tumorali sono stati sino ad oggi usati come i comuni esami di chimica clinica, confrontati con valori di riferimento. Ad esempio il colesterolo: sopra a 210 è anormale, sotto è normale. Così il PSA (la semenogelasi o antigene prostatico specifico): sopra 4,1 e anormale, sotto e normale. Ci siamo accorti che questo provocava delle informazioni non sempre molto precise. Dei falsi positivi cioè persone con il marcatore positivo ma che non avevano la malattia e dei falsi negativi ovvero persone che avevano il marcatore negativo e che in realtà avevano la malattia. In questi anni abbiamo pensato, con la comunità scientifica e questo studio sarà una conferma di questa nuova visione: non guardiamo più i marcatori dal punto di vista del confronto con una finestra di riferimento, ma andiamo a studiarli nel tempo. Misuriamo la loro variazione del tempo. Questo perché non c‘è ragione di pensare che il tumore sia qualcosa di normale all‘interno del nostro corpo: è una cosa che cresce di continuo e quindi il marcatore deve crescere e non misurabile su una finestra di osservazioni. Questa è la novità del progetto».


Per confermare questa grande intuizione, è stato varato questo importante progetto di diagnosi precoce che riguarda la popolazione sana. «E‘ un progetto che si rivolge a 15.000 persone sane – continua ancora il dottor Gion -: 10.000 uomini e 5.000 donne e negli uomini verrà studiato un marcatore della prostata e nelle donne un marcatore per l‘ovaio. Immaginiamo di studiare queste persone per quattro anni, con prelievi ogni sei mesi». Come sono state scelte queste persone? «Queste persone sono state scelte sulla base di essere dei donatori e quindi di essere già orientate fortemente verso la salute, di essere sane e di poter essere monitorizzate. Questo progetto ripeto dura quattro anni e dovrà proprio misurare la variabilità dei marcatori in assenza di malattia. In modo di mettere a punto il sistema di puntamento per cercare il cancro». «Questo progetto porta proprio il nome dell‘Avis, ―Avis dona salute‖ – afferma il prof. Pasquale Spagnuolo, direttore sanitario Avis Nazionale -. Noi siamo grati al professor Gion che ha voluto coinvolgere Avis e i donatori e le donatrici che rappresenteranno la popolazione sana che verrà sottoposta a questi controlli nell‘arco di quattro anni: come ha affermato il professor Gion 10.000 donatori e 5.000 donatrici che verranno sottoposti ogni sei mesi a prelievi di sangue per monitorare questi marcatori». Quanto costerà questo progetto? «I costi del progetto sono molto importanti: si parla di 20-25 milioni di euro. Verranno messi a disposizioni da istituzioni private e quindi è un progetto di grandi dimensioni da cui ci si aspetta molto in termini di significati, di prospettive e di risultati». C‘è da dire che i privati sulla ricerca scientifica in Italia hanno sempre molto investito, lo Stato da una parte e i privati dall‘altra: «Guai se non ci fossero. Danno una mano molto importante alla ricerca scientifica – conferma il professor Spagnuolo -. I donatori verranno reclutati in base alla loro partecipazione al progetto stesso per il quale bisognerà prima compilare un modulo di consenso informato essendo uno studio ed una ricerca. Verrà quindi fatta una mappatura in tutta Italia dei centri che potranno partecipare al progetto stesso e quindi individuare questi 15.000 persone tra i donatori e le donatrici». «Il progetto – continua il dottore Gion - in se non è un progetto di screening: i donatori saranno monitorati da Avis e da una visita all‘inizio e alla fine del progetto che se vorranno aderire avranno. L‘obbiettivo è finalizzato a studiare i marcatori e non uno screening». Si parte con il tumore alla prostata e dell‘ovaio ma questo programma consentirà di mettere in moto altri markers per altri tumori aggressivi: «Il concetto è questo – esplica ancora il professore Gion -: se si studia un metodo e funziona, questo metodo lo si può applicare anche alla maggior parte degli altre malattie e non solo tumorali. Perché le malattie, diversamente dalle condizioni fisiologiche tendono ad ―andare in velocità‖, tendono ad accelerare quello che fanno, mentre la condizione fisiologica tende alla stabilità. Se questo progetto ci darà i risultati che noi ci auspichiamo ci dia, noi potremo traslare i risultati anche ad altri tumori come il pancreas oppure anche alle malattie neurodegenerative». ―Avis dona salute‖consentirà anche la nascita di una biobanca, unica del suo genere: «Questo è verissimo – conferma infine il professore Gion - perché la maggior parte delle biobanche esistenti al mondo hanno un solo campione per persona. Noi


invece avremo otto campioni per persona: quindi non avremo un ―album fotografico‖ ma una ―galleria di film‖. Vogliamo ringraziare quanti ci stanno aiutando in questo progetto a cominciare dalle 400 imprese che stanno sostenendo la Federazione Nazionale Ricerca contro il Cancro ABO nonché le varie società scientifiche che partecipano. Avis e ABO stanno facendo la base ma dentro ci anche Sigo (Società Italiana Geriatri Ospedalieri), SIUro (Società Italiana di Urologia Oncologica) Ageo (Associazione Ginecologi Extra-Ospedalieri), Lilt (Lega Italiana Lotta contro i Tumori) e il Centro Regionale Indicatori Biochimici di Tumore afferente alla Ulss12 veneziana (CRIBT Veneto).». Avis quindi non solo attiva per salvare vite non facendo mancare sangue dove vi è bisogno, ma anche sensibile a ―tendere una mano‖ al mondo della ricerca nonché attenta alla salute così come dimostrato in ―Avis progetto celiachia: on commence‖ promosso da Avis provincialew di Bergamo. Tutti insieme per migliorare il futuro. E parlando di unire le forze e di essere quindi tutti uniti, vi lasciamo, oltre che col video della trasmissione ―Unomattina estate‖, con un splendido brano di Elisa: Together (insieme). E visto che ―two is meglio che one‖, (un po‘ come la pubblicità del maxibon), oggi esageriamo: oltre ad Elisa anche Together di Avril Lavigne.

Come ti frego il West Nile Virus “Come ti frego il virus!” era lo slogan di una delle più belle campagne contro l‘Aids del 1993. Lupo Alberto, il grandissimo personaggio creato da Silver (Guido Silvestri), dava tutte le indicazioni ai giovani per prevenire l‘Aids. Forse una delle più belle campagne a livello di stampa che si ricordino contro il virus dell‘Aids in Italia. Come da sempre sosteniamo anche noi del Crazy Team, diceva ―una cosa seria sorridendo, piuttosto che una stupidata seriamente‖. Tra quelle video, nel 2009 ha fatto un grande successo ―Aides Graffiti‖, un video realizzato da Yoann Lemoine, Il video è un‘animazione in cui disegni sulle pareti di un bagno prendono vita, per riportarti un messaggio importante sulla tutela della salute. E anche in questo caso i giovani fanno veramente grandi cose. Yoann Lemoine, classe 1983, ha girato anche il videoclip di ―Mistake‖ di Moby, nonché di ―Teenage Dream‖ di Katy Perry nel luglio 2010 (video apparso su MTv negli Stati Uniti il 10 agosto 2010).

Avis da sempre è attenta alla salute: sia delle persone che con il gesto della donazione di sangue vengono quotidianamente salvate, sia dei donatori che con grande generosità, «passione, dedizione qualcosa senza cui non vivono» (prendendo lo spunto dal film ―Vi presento Joe Black‖) permettono che il sangue non manchi mai. Sangue

che

dev‘essere

sicuro

(rimandiamo

per

ogni

approfondimento alla pagina ―Iscriviti‖). E proprio per far sì che il sangue sia sicuro (già nel 2008 ci sono stati in Italia casi di contagio da West Nile Virus, e purtroppo nel 2009 anche in provincia di Mantova sono stati rilevati due casi di contagio umano), anche per il 2010 il Centro Nazionale Sangue ha emanato delle misure precauzionali di prevenzione contro la trasmissione del West Nile Virus mediante trasfusione di sangue ed emocomponenti. L‘ordinanza del 9 luglio 2010


prevede infatti: «[…] sulla base di specifiche valutazioni del rischio di trasmissione trasfusionale dell‘infezione del WNV (West Nile Virus) condivise con i Centri Regionali Sangue ed i servizi di Sanità Pubblica delle Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, dal 15 luglio al 15 novembre 2010 saranno sottoposte al test del WNV NAT tutte le donazioni di sangue ed emocomponenti raccolte dai donatori residenti nelle province di Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo». Non solo: i donatori che hanno soggiornato nelle ore serali e notturne nelle provincie di Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo (per quanto concerne l‘Italia) ma anche nella zona della Grecia corrispondente alla Macedonia centrale (nord della Grecia) ovvero nelle province di Salonicco, Pierla, Kilkis, Pella, Serres e Chalkidiki, saranno sospesi per 28 giorni. Come detto sono misure precauzionali per garantire come sempre la sicurezza delle donazioni di sangue, cosi come previsto anche nelle circolari del Ministero della Salute sul West Nile Virus. Che ci volete fare… i virus sono così. Difficili da debellare, per cui bisogna stare sempre molto attenti.

Questo per quanto concerne il West Nile Virus a livello nazionale. Ma a livello regionale? Nell‘ottica della trasparenza e della chiarezza, riportiamo di seguito il link all‘articolo pubblicato sul Corriere della Sera – Lombardia.

Scontro sul provvedimento del Pirellone. «Servono più garanzie» Sangue, sotto accusa le nuove analisi La Regione cambia i laboratori degli screening. L'Avis: controlli non sicuri. Le perplessità degli esperti Articolo di Simona Ravizza Corriere della Sera – 25 agosto 2010 Dopo la lettera appello Sangue, l' assessore Bresciani: «Vertice sulle trasfusioni» Corriere della Sera - 26 agosto 2010

Come emerge dall‘articolo, l‘Avis ha fatto presente alla Regione Lombardia: «Da luglio, è la denuncia, questi screening sui donatori di sangue finora svolti con efficacia dai laboratori del servizio trasfusionale (Dmte) di Mantova (unico in Lombardia ad avere rodato i test con successo) sono passati a Brescia, struttura che fino a quel momento non aveva ancora sperimentato le analisi per il West Nile Virus. Così il 15 luglio, primo giorno dei laboratori Dmte di Brescia, segnalano Simti e Avis, è stato tutt'altro che esaltante». Sempre l‘articolo continua: «Risulta che già dal debutto e a dispetto degli accordi intercorsi tra Mantova e Brescia, quest'ultima struttura non si sia dimostrata in grado di soddisfare i compiti assegnati ed abbia inviato i campioni al Niguarda di Milano, aggiungendo un ulteriore spostamento e aggravio di spese. Il passaggio di competenze, secondo Simti e Avis, comporta soprattutto «una grave regressione dei livelli di sicurezza trasfusionale fino ad oggi garantiti in Regione Lombardia». Nella parte finale


dell‘articolo, Simti e Avis chiariscono che «non c'è nessun intento polemico, ma solo il desiderio di cercare una soluzione». . «E' necessario un più costante e proficuo raccordo tra le varie figure in campo come avvenuto finora – come chiariscono i medici Avis - e che ha garantito gli elevati livelli raggiunti nella sicurezza delle trasfusioni lombarde». L‘ assessore alla Sanità, Luciano Bresciani, dopo la lettera-appello degli esperti di donazioni che mettono in discussione l‘ultimo provvedimento del Pirellone in materia di sangue ha dichiarato di essere «pronto ad ascoltare le richieste dei medici immunoematologi della Simti e dell‘ Avis in un vertice a settembre. 2010 L‘ obiettivo è di migliorare ancora di più il livello di sicurezza delle trasfusioni di sangue». Bresciani chiarisce che «le procedure trasfusionali in Lombardia sono assolutamente sicure. Ma stiamo già lavorando per fare ulteriori passi avanti». Sicurezza e qualità che i donatori, con passione, dedizione in modo volontario anonimo e gratuito hanno sempre garantito e che quindi meritano. Vi lasciamo con il video ―Aides Graffiti‖ di Yoann Lemoine (come Crazy Team ci siamo chiesti se il video non fosse troppo ―forte‖. Speriamo di non offendere la sensibilità di nessuno per averlo inserito: abbiamo però concluso che il messaggio che trasmette è sicuramente utile. ―La bellezza è negli occhi di chi guarda‖ per cui il video, se guardato con gli occhi giusti non apparirà sicuramente volgare), con il brano "Careful" (ovvero ―attento‖ come l‘attenzione sui virus) del gruppo Paramore e infine con ―Teenage Dream‖ di Katy Perry. Perché nei sogni e nel cuore dei ragazzi ci sia sempre il posto per fare qualcosa per gi altri donando sangue.

AvisTv: l'Avis Villa d‘Ogna è On air «Il vero viaggio della scoperta non consiste nel cercare nuovi paesaggi, ma nell'avere occhi nuovi». Marcel Proust L‘avis Villa d‘Ogna è ―on air‖. «Va beh, sai che novità» direte, «quelli del Crazy Team sono sempre ―in aria‖ (on air appunto)». Vero. Ma questa volta siamo letteralmente ―On Air‖: è nata Avistv, la web tv Avis. L‘unica Web Tv Red Passion, in cui la passione per la donazione cambia il mondo. Sì un po‘ come nel brano ―Change the world‖ – Cambia il mondo - di Eric Clatpon. Dal vecchio pc al più nuovo avanzato touchscreen; dal Macbook all‘iMac, dallo smartphone, dal netbook all‘iPhone per arrivare all‘iPad; AvisTv, la televisione del donatore di sangue, la Red Passion Tv, vi seguirà sempre. Nel 1959 ―Pensa piccolo‖ fece conoscere al mondo il Maggiolino Volksgagen. Correva l‘anno 1997 quando il ―Pensa differente‖ (Think Different) fece conoscere a tutto il mondo la Apple Computer. ―Penso positivo‖ consigliava nel 1993 Jovanotti. E proprio pensando positivo si è potuto pensare ad AvisTv red passion. Come Crazy Team conoscete il nostro perenne spirito goliardico. “Meglio dire una cosa seria sorridendo che una stupidata seriamente”: questo è da sempre il nostro motto. Perché si può parlare della donazione di sangue con un sorriso sulle labbra, parlando in modo semplice alla gente e capire che i giovani hanno un grande cuore. Volevamo nel


nostro piccolo informare i giovani su come un semplice gesto salva una vita. Abbiamo voluto dirlo in vari modi: per strada, al pub, al centro durante le collettive di sangue ma anche attraverso le televisioni locali e le radio, il nostro sito internet e il canale youtube. La web tv nasce proprio da questa voglia di comunicare con tutti e grazie alle televisioni locali (che con buon cuore da sempre ci sostengono) abbiamo potuto raccogliere vari video che parlano proprio della donazione di sangue. Ma non solo: grazie alla web tv, abbiamo potuto inserire degli spot internazionali sulla donazione di sangue. E poco importa se noi la chiamiamo donazione di sangue e all‘estero blood donation: quello che conta è il cuore comune. Inviateci materiale video: vi basta avere una webcam collegata ad un pc – quelli distribuiti da Avis Provinciale vanno benissimo - (o naturalmente ad un Mac) o avere un pc portatile (già fornito con webcam integrata) o meglio ancora avere una video camera e registrare le iniziative avis. E chi volesse può anche mandare in onda in diretta le varie iniziative (vi basta contattarci). Uno strumento che tutte le Avis (ma anche le altre associazioni di donazione di sangue) possono utilizzare. Come nasce la web tv? Nasce da una grandiosa idea di Niki del Crazy Team, il resto sarebbe troppo lungo da spiegare. Dovremmo parlarvi di come a volte le idee nascono davanti all‘immancabile caffè al bar, o mentre si discute in Skype. Dovremmo parlarvi delle idee che nascono per migliorare il sito, alcune buone altre meno, il tutto nel tempo libero che solitamente, per farlo coincidere con tutto il Crazy Team, si concretizza nelle tarde serate che sconfinano nelle mattinate. Dovremmo parlarvi di come ci si trova a ―piombare‖ in casa di Niki ad orari impossibili per parlare di Avis, cercare di far funzionare tutto, magari chiamarci ad orari che moti riterrebbero un po‘ crazy… Dietro ci sono un‘infinità di cose. Un po‘ come la vita di ognuno di noi è una storia unica che andrebbe raccontata così come la storia di ogni singolo donatore che decide di fare qualcosa per gli altri. Dovremmo parlavi di come donare sangue è «passione, dedizione, qualcosa senza cui non vivi» (Parafrasando una frase dal film "Vi presento Joe Black"). Di come un semplice gesto salva una vita e per questo vale sempre la pena di farlo. Dovremmo dirvi ―un amore, un sangue una vita… devi fare ciò che riesci (One – U2)‖. Oppure dirvi che ―ho troppo sangue che sta scorrendo nelle vene perché possa andare sprecato (Feel – Robbie Williams). Ma finiremmo per bombardarvi «con tutte quelle inutili parole e guardavi mentre la vostra testa esplode. Pezzi di cervello sul frigorifero, sul tavolo. E anche un braccio sul divano, una gamba sulla libreria. Una scena davvero pulp. Veramente splatter. E dovremmo prendere lo straccio e pulire il pavimento. Troppo rischioso. E poi a noi, anche se donatori, il sangue impressiona. Fortunatamente questi concetti ce li teniamo per noi. Abbiamo imparato. Abbiamo evitato di essere pesanti come un brasato con peperonata alle nove della mattina e abbiamo fatto un lavoro certosino di taglia, cuci, gira, togli, impasta, frulla, sminuzza, affetta. Alla fine possiamo dire: ―Avis Red Passion . Punto‖. Sì, in sintesi vogliamo dire quella cosa lì. Donare sangue salva una vita. La vita ci aspettava. Abbiamo mollato le cime e la nave è salpata. Senza dover pulire il pavimento». (Libera interpretazione di ―E’ una vita che ti aspetto‖ di Fabio Volo capitolo 17).

Se la web tv vi appare un‘idea pazza, vi chiediamo scusa: siamo proprio il Crazy Team. Un idea talmente pazza a cui


Giampaolo Colletti (cofondatore dell‘Osservatorio dell‘Università Bocconi sull‘Enterprise Generated Content e collaboratore con Italia Oggi, Wired e Il Sole 24 Ore per gli inserti Job24 e Nòva24) ha dedicato un libro: ―TV fai-daWEB‖. Una pazza idea come cantava Patty Bravo? Può essere. Ma «[…] Se oggi credo in questi progetti di web tv è perché lo scenario mediatico sta cambiando. Ad una comunicazione di massa, si va sempre più affinando una comunicazione diretta, personale, che si esprime attraverso il computer e il cellulare. Gli attuali strumenti di comunicazione permettono una documentazione a basso costo. Il mito della comunicazione dal basso diventa realizzabile. E‘ la rivoluzione che ha fatto crescere la controinformazione sul web. […] Il capitale culturale ha bisogno di spazi comuni in cui esprimersi. Se la televisione generalista è stata l‘agorà della maggioranza, la matrice del populismo mediatico, la web tv si candida a diventare lo spazio del pensiero critico» Carlo Freccero (Premessa del libro ―TV faida-WEB‖ di Giampaolo Colletti Ed. Il sole 24 ore). «Pensa da uomo saggio, ma comunica nel linguaggio del popolo» sosteneva William Butlers Yeats, riferimento della storia e della drammaturgia irlandese che fu insignito nel 1923 del Premio Nobel. Un linguaggio che attraverso le web tv può essere di tutti. «Probabilmente, il centro dell‘analisi non dovrebbe essere la tecnologia, ma chi la usa e come la usa. Le micro web scoperte da Colletti esemplificano quello che piccoli gruppi attivi possono fare usando le opportunità offerte dalla tecnologia per realizzare programmazioni autonome dalle grandi gerarchie editoriali. In qualche caso le imitano, in altri casi se ne allontanano in termini di interessi e di linguaggi. In tutti i casi esplorano territori della vita sociale e culturale che i grandi broadcaster non hanno la forza di vedere. E di far vedere. […] La rete delle web tv non diventerà una grande rete televisiva: diventerà un ecosistema, tanto più sano ed equilibrato quanto più dotato di infodiversità. [..] Il futuro di ciascuna micro tv può essere incerto. Come ogni futuro in quest‘epoca di grandi trasformazioni. Ma le conseuenze della loro stessa esistenza si faranno sentire». Luca De Biase (Postfazione del libro ―TV fai-da-WEB‖ di Giampaolo Colletti Ed. Il sole 24 ore). «Ecco i pazzi – del Crazy Team aggiungiamo noi -. Quelli che vedono le cose diversamente. Perché le persone che sono abbastanza pazze da pensare di poter cambiare il mondo, sono quelle che lo fanno» (Here‘s to the crazy ones. The ones who see things differently. Because the people who are crazy enough to think they can change the world, are the ones who do) Dallo slogan Think Different (di Apple Computer dall'agenzia pubblicitaria TBWA-Chiat-Day di Los Angeles). Oltre all‘AvisTv (la trovate anche nel menù a sinistra), vi lasciamo con tre brani: ma sì, vista l‘occasione abbiamo deciso di esagerare. Il primo è il bellissimo ―Change The World‖ (Cambia il mondo) di Eric Clapton, un brano dolce e bellissimo. Il secondo, visto che abbiamo parlato di cose un po‘m pazze, ―Crazy Little Thing Called Love‖ (la ―pazza piccola cosa chiamata amore‖ che


permette ai donatori di salvare vite) dei Queen: un brano da antologia, semplicemente unico. Come terzo brano abbiamo scelto una bellissima ballata da leggenda in 6/8: ―Crazy” degli Aerosmith. E visto che abbiamo deciso di esagerare, esageriamo veramente: come bonus track (o meglio come bonus video) abbiamo scelto “Video Killed The Radio Star” dei The Buggles. Lo inseriamo come buon auspicio per la AvisTv: fu il primo video trasmesso il 1 agosto 1981 dall‘allora neonata MTV Music Television, oggi solamente MTV («In Italia, come in tutto il resto d'Europa, MTV approda via satellite in edizione localizzata il 1º agosto 1987. Tra il 1987 e il 1989 l'edizione europea di MTV viene prodotta ad Amsterdam, mentre dal 1989 la sede principale viene spostata a Londra. Il 1º settembre 1997 nasce ufficialmente l'edizione italiana di MTV» fonte Wikipedia). «Ladies and gentlemen, the blood donation…» - signore e signori la donazione di sangue - (Mtv fu lanciata con la frase "Ladies and gentlemen, rock and roll..."): nella speranza che la donazione di sangue possa avere un futuro radioso, pari al buon cuore dei donatori e dei giovani che per l‘Avis fanno tanto. Come Crazy Team “I Want my AvisTv”. Alzate il volume e ballate con noi.

L‘esempio di donare sangue «Dovremmo fare il meglio che possiamo per il mondo. E se non è così buono come noi ci auguriamo, dopo tutto sarà ancora meglio di quello che altri hanno fatto di esso in tutti questi secoli. Un buon mondo ha bisogno di conoscenza, gentilezza e coraggio: non ha bisogno di una brama di rimpianto dopo il passato, o dei limiti alla libera intelligenza con le parole pronunciate tempo fa da uomini ignoranti. Ha bisogno di una prospettiva senza paura e un'intelligenza libera. Ha bisogno di speranza per il futuro, non guardare indietro per tutto il tempo verso un passato che è morto, che noi speriamo sarà di gran lunga superato dal futuro che la nostra intelligenza può creare» - Bertrand Russell Ci sono cose semplicemente stupende. Cose che capisci essere belle magari nella loro semplicità: un tramonto, un panorama, guardare dall‘alto di una cima il mondo o ammirare un quadro che dà emozioni ed essere dispiaciuti quando la guida con un sorriso: «scusi tra cinque minuti chiudiamo». Leggere un buon libro ed essere dispiaciuti quando ci si accorge che alla fine mancano poche pagine. E alla fine avere la voglia di rileggerlo. Ma anche se con timore, se ne sceglierà un altro, che darà forse meno emozioni o forse più, ma questo è il mondo. Il bello di rimanere stupiti da quello che il mondo ci propone, della creatività che ognuno ha e che a volte viene espressa. Ed avere ancora la capacità di meravigliarsi di quello che il mondo ci propone. Ci sono cose realizzate che ci stupiscono per la loro complessità e per la loro ingegnosità, altre, forse quelle che regalano ancor più emozioni, ci stupiscono per la loro semplicità. A noi del Crazy Team è capitato di meravigliarci guardando un video. MadV, un utente di YouTube, chiese una volta, a


chi voleva, di mandare un video che mostrava se stessi con un messaggio importante per l'umanità scritto sulla mano.Alla fine MadV raccolse tutti i video e li montò realizzando un video. ―The Message‖ è quello che MadV (con il contributo degli utenti che hanno mandato i video) ha realizzato: MadV su youtube è stato ―nominato come video con più creatività‖ e come canale ―con più risposte video di tutti i tempi―. Ecco cosa hanno "detto" i giovani nel video: «Rispetto, compassione, onore, tolleranza, altruismo, unione, parità, accettare, perdonare, cura, quota, mossa, ridere, ascoltare, pensare, immaginare, mente aperta, lasciar andare, carpe diem, apri gli occhi, essere sveglio, essere liberi, pazientare, essere gentile, essere vero, essere te, da vedere, stare in piedi, parlare, non chiudere, non rinunciare, fare amici e non nemici, tu sei bella, tu non sei solo, io credo in te, la vita è breve, cara vita, godetevi la vita, amare la tua vita, amare te stesso, ti amo, si amano, amore tutte le persone, l'amore è straniero, sogni possono avverarsi, nessun odio, nessun dolore, nessuna forma di razzismo più, nessuna guerra, fine bigottismo, fine fame nel mondo, lotta contro l'AIDS, donare in beneficenza, unire le mani, tenermi, siamo tutti collegati, venire insieme, insieme come uno, uniti come uno, stiamo tutti insieme, uno collettivo, una vita, una mossa, una pace, un pianeta, un mondo». Un video semplicemente meraviglioso. Non sono serviti grossi studi di registrazioni. Non sono serviti altisonanti registi e blasonati sceneggiatori. E‘ servita semplicemente una webcam, e la creatività di MadV per il montaggio. Ah dimenticavamo: il buon cuore. Quel cuore che fa pensare ad One World. Quel One – uno – degli U2 che nel nostro sito torna, perche ―un amore, un sangue una vita, devi fare ciò che riesci‖. Uno cantato dagli U2 quando nel mondo siamo circa sei miliardi: lo sappiamo sembra un paradosso , non per niente abbiamo iniziato proprio con Russell famoso per aver teorizzato il paradosso di Russell (riassumibile in poche parole nel questito: "In un villaggio c'è un unico barbiere. Il barbiere rade tutti (e solo) gli uomini che non si radono da sé. Chi rade il barbiere?"). Uno come il cuore che lega tutti i donatori di sangue, uno come il cuore che alla fine lega sia i donatori di sangue e le vite salvate dai donatori di sangue. Uno come il cuore che lega tutte le vite del mondo. Pensate di poter viaggiare e di poter salire sempre più in alto, un po‘ come gli astronauti, prima vedrete delle persone che a mano a mano diventato sempre più piccole e il tutto diventa uno. Uno come potrebbe essere crazy o mad che in italiano si traducono con con lo stesso termine ―pazzo‖ (con accezioni diverse). E in questo mondo come MadV, il Crazy Team ha lanciato un messaggio, il messaggio in bottiglia – presente anche nel menù del sito -: ―donare sangue salva una vita‖. E ci piace osservare come i giovani donano sangue: nessun divieto, nessuna costrizione, ma la voglia di fare. Troppo spesso si punta il dito sui giovani, troppo spesso non ci accorge nemmeno che vengono trattati in


maniera diversa da come agiscono gli adulti (si veda i limiti di tasso alcolico diversi tra i neopatentati e le altre persone). Quei limiti che a volte vengono imposti ai giovani, perché è più facile puntare il dito verso gli altri che puntarlo verso se stessi. Quei limiti descritti nel brano Numb degli U2: un lungo elenco di divieti e negazioni in cui, verso dopo verso, in un continuo crescendo, «costituisce un personaggio inerte e afasico davanti a qualsiasi cosa succeda» (dal libro ―The name of love‖ di Andrea Morandi). Quei divieti (nel brano tanti ―don‘t‖) che nel ritornello del brano porta a cantare: «I feel numb» ovvero mi sento stordito. Quei divieti che gli U2 hanno reso bene nel brano con un campionamento di un giovane nazista che suonava il tamburo (nulla di politico come sempre ―no politics or religion‖. Tre brani dopo Numb, nell‘album Zooropa, nel pezzo ―Daddy‘s Gonna Pay For Your Crashed Car‖ gli U2 avevano inserito una fanfara comunista, condannando tutti i regimi totalitari). Quei divieti che ci richiamano le pillole per calmare la sete ne “Il piccolo principe” di Antoine de Saint Exupéry. E all‘invenzione della pillola per calmare la sete che fa risparmiare cinquantatre minuti alla settimana, come Crazy Team insieme al piccolo principe rispondiamo: «Io se avessi cinquantatre minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana… . Nessun divieto quindi per la donazione di sangue: solo buon cuore. Quel cuore unico che unisce i giovani e i meno giovani. Anche perché «l’unico sistema razionale d’educazione è di offrire se stessi come esempio e, se non lo si può evitare, come avvertimento» - Albert Einstein. Un mondo (One world) in cui non sarete soli (You‘re not Alone). Vi lasciamo col brano Numb degli U2 come citato sopra, ma anche con One World dei The Feelers e con You're not alone dei Mads Langer (pazzi più a lungo).

A BergamoScienza 2010 Avis c‘è L‘VIII edizione di BergamoScienza - dal 1 al 17 ottobre 2010 - farà vivere i luoghi più incantevoli della cittadina orobica. A partire da Città Alta, per passare a Città Bassa, l‘edizione 2010 si amplia uscendo dalla città e coinvolgendo anche la provincia di Bergamo. La kermesse scientifica che riscuote sempre più successo, vedrà in programma 177 eventi suddivisi tra conferenze, tavole rotonde, mostre, laboratori interattivi, spettacoli di musica e di poesia, giochi e competizioni per persone di tutte le età. Come bene esplica il programma «70 locations per una scienza portata letteralmente “in piazza”, fruibile a tutti». Edizione 2010 che, come le scorse edizioni, vedrà illustri ospiti: Martin Chalfie biologo della Columbia University, Nobel per Chimica nel 2008 ed Eric Richard Kandel, psichiatra e neuroscienziato della Columbia University, Nobel per la Medicina e la Fisiologia nel 2000. Ma non solo: la rassegna sarà l‘occasione per illustri rappresentanti del mondo scientifico di parlare con il pubblico di mente e cervello, di fisica e tecnologia, di ambiente e di clima, di architettura ed edilizia sostenibile, di matematica e robotica, di geologia, archeologia e molto altro ancora. Un appuntamento a cui non mancare. Ma la notizia che come Crazy Team ci rallegra è che ad BergamoScienza 2010 Avis c’è! Infatti Avis Nazionale, Avis Lombardia e Avis Bergamo (Avis che ha realizzato e ideato l'incontro) saranno presenti alla conferenza “Il


Sangue: risorsa inesauribile?”, che si svolgerà il 15 ottobre 2010 alle 21,00 presso il Teatro Filodrammatici - in Piazza Santuario, 3 - a Treviglio (si veda il programma a pag. 52 del file). La serata sarà l‘occasione per fare il punto della situazione sul sistema trasfusionale italiano. Si discuterà inoltre di vari temi quali l'autosufficienza di sangue, si parlerà del ruolo del volontariato e si analizzeranno lo stato d‘avanzamento degli studi sul sangue artificiale. Relatori saranno Giuseppe Aprili, Presidente Società Italiana Medici Trasfusionisti, Giuliano Grazzini, Direttore Centro Nazionale Sangue, Andrea Mozzarelli del Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare dell'Università degli Studi di Parma e Vincenzo Saturni, Presidente AVIS Nazionale. Introduce Domenico Giupponi, Presidente AVIS Lombardia. Avis a BergamoScienza… musica per le nostre orecchie. Ragione e sentimento, sì un po‘ come il libro di Jane Austin: ci piace citare una donna in quanto nel week-end di apertura la Terza Notte della Scienza si veste di rosa proponendo una riflessione tutta al femminile sul mondo scientifico. Scienza e cuore che si ritrova in Avis: la scienza della medicina e della biologia che ha portato alla donazione di sangue e dei suoi elementi e quel cuore che i donatori dimostrano nel non far mancare mai il sangue dove vi è bisogno. Come dicevamo musica per le nostre orecchie. La ragione che portò Pitagora 2500 anni fa, mentre passeggiava in un paesino sul mare vicino a Crotone, a sentire un fabbro al lavoro e ad ascoltare i suoni che venivano emessi dai martelli che battevano sull‘incudine. Per vederci (o meglio sentirci) chiaro, Pitagora iniziò a fare esperimenti. Scoprì che se i martelli che battevano sull‘incudine avevano un rapporto doppio di 2 a 1, ossia se uno aveva massa doppio dell‘altro, i suoni erano gli stessi ma ad un intervallo che in musica si chiama ottava. Lo stesso avviene anche con le corde in base alla lunghezza. Stessa cosa infine succede per altri intervalli musicali e altri rapporti di masse di martelli o di lunghezze di corde. «E allora Pitagora scoprì che i numeri possono da un lato descrivere rapporti fisici (prego non pensate male, stiamo parlando di scienza

) e dall‘altra

rapporti armonici. E che la matematica è dunque un ponte di collegamento fra le scienze e la natura da una parte e le arti e l‘uomo dall‘altra» - dal libro ―La via lattea" di Piergiorgio Odifreddi. Incudine che divenne uno strumento ne “Il coro dei gitani” atto II dell’opera "Il Trovatore" di Giuseppe Verdi dove si canta goliardicamente “Chi del gitano i giorni abbella? La zingarella!”. Si torna sempre lì... Visione Pitagorica oggi tornata più che mai in auge – come spiega ancora Odifreddi nel suo libro - con la teoria delle stringe (inteso come Strings, sarebbe più appropriato Teoria delle Corde) «che è un tentativo di unificare le due grandi teorie della fisica contemporanea: la relatività generale (che funziona benissimo per l‘infinitamente grande) e la teoria quantistica (che funziona benissimo per l‘infinitamente piccolo). Due teorie che funzionano


benissimo nei rispettivi ambiti – l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo - ma che è difficile mettere insieme. In poche parole, negli atomi ci sono gli elettroni che vanno a spasso tutto il giorno (beati loro

) e c‘è un

nucleo che è composto da neutroni e protoni. Questi sono costituiti da quark (sì quelli che danno il nome alla trasmissione di Piero Angela). Di quark se ne sono trovati un po‘ troppi tipi e si è capito che nemmeno loro possono essere la parte essenziale: si pensa che ci sia qualcosa di più fondamentale e le stringhe sembrano essere il costituente fondamentale della materia». Abbiamo semplificato tutto, ma queste stringhe farebbero esattamente quello che fanno le corde degli strumenti musicali, come il violino o la chitarra o anche il pianoforte: «vibrare e produrre suoni. Le corde degli strumenti vibrano nel nostro spazio quadrimensionale – ovvero lo spazio tridimensionale e il tempo – perché muovono l‘aria. Le stringhe vibrano in spazi più complicati a molte dimensioni. E qui viene il bello, perché questi suoni corrispondono e sono le particelle: elettroni, protoni, neutroni sono tutti modi di vibrazioni delle stringhe» Eccoci ritornati alla visione pitagorica dell‘armonia del mondo e della musica delle sfere, perché l‘universo si riduce ai suoni prodotti da un‘enorme orchestra di archi. Poco importa quale musica… Può essere la «musica ribelle, che ti vibra nelle ossa, che ti entra nella pelle. Che ti dice di uscire, che ti urla di cambiare di mollare le menate e di mettersi a lottare» (Musica Ribelle – Eugenio Finardi) o la musica del brano ―Con-Science‖ dei Muse, o la ―Science of Fear‖ dei The Temper Trap o altro. Semplicemente Music (musica) come il brano di Madonna. Scienza ed arte che si esprime anche attraverso la musica: «Chi del gitano i giorni abbella? La zingarella!». Ragione e sentimento.

Donne molestate sul lavoro: sono un milione e 224 mila e l‘80% non denuncia la violenza subita Se dovessimo riassumere in una sola parola meraviglia non avremmo dubbi: la definiremmo donna. Da millenni le donne sono le muse ispiratrici dell‘arte, l‘ideale supremo. Quando si pensa ad una donna e quando si pensa donna, non si può fare a meno di sentire l‘incontro tra la terra (Gea) e il cielo (Urano), l‘incontro tra Zeus e Mnemosine (dea della memoria ma anche del canto e della danza). Quando si pensa donna, si pensa alla bellezza di un corpo femminile, sensuale e dalle splendide curve che ammaliano, alla pelle di una donna che «come un'oasi nel deserto ancora mi cattura», alla voce di donna che «come il coro delle sirene di Ulisse m’incatena» (Sentimento Nuevo – Franco Battiato), alla bellezza che il pensiero di donna porta, alla dolcezza, alla tenacità al vedere il mondo con occhi diversi per dare sempre al mondo un futuro nuovo. Sì, la meraviglia che solo una donna sa essere e che sa trasmettere al mondo. Quella bellezza espressa non tanto dalle modelle che sfilano sulla passerelle di moda di Milano, Parigi (o in qualsiasi altro posto), ma la bellezza vera, la bellezza fisica ma anche di pensiero delle donne come era intesa in passato, donne formose come la Venere di Botticelli, quella bellezza intesa non solo nei corpi femminili formosi simbolo di fertilità, ma la bellezza dell‘intelligenza della mente e dell‘intelligenza di una donna. Quella bellezza che una donna rende quando entra anche


solo min una stanza, perché «le donne sono belle anche da respirare» (―E‘ una vita che ti aspetto‖ - Fabio Volo), perché «ho letto da qualche parte che il vero motivo per cui si sono estinti i dinosauri è perché nessuno li accarezzava. Bisogna sperare che l'uomo non faccia lo stesso stupido errore con le donne» (Fabio Volo). Quel ―nuovo sentimento‖ che una donna può dare ad ogni persona e al mondo. Semplicemente donna meravigliosa, la «regina di cuori, tra mille colori, sei tu la più bella e della notte la mia stella» (Regina di Cuori – Litfiba). Come abbiamo già avuto modo di dire sul nostro sito delle donne non ci dimentichiamo mai «e anche se non è l’8 marzo o il 25 novembre (Giornata internazionale per eliminare la violenza contro le donne) poco importa in quanto le donne sono donne tutto l’anno. E vanno rispettate sempre e ovunque». Leggendo i dati diffusi da una ricerca Istat riferita agli anni 2008-2009 questo non avviene. E purtroppo si parla ancora di molestie che avvengono, al contrario di quanto si possa pensare, proprio vicino a noi. Inutile nasconderci dietro ad un dito: come Crazy Team siamo solitamente goliardici, cerchiamo di dire cose serie con un sorriso sulle labbra, ma oggi non ci riesce. Perché una donna che ha subito violenza «può scappare dell’inferno, ma non dagli effetti che l’inferno ha su di lei» (libera interpretazione tratta da The Bourne Deception – Il rischio di Bourne – di Robert Ludlum e Eric Van Lustbader). Dati non confortanti, come ripreso anche in un articolo del Corriere della Sera. Il rapporto dell'Istat | Sono un milione e 200 mila Molestate in ufficio, 8 su 10 tacciono Ricattate per l'assunzione o per fare carriera. Nel mirino impiegate e commesse Articolo di Ilaria Sacchettoni Corriere della Sera – 16 settembre 2010 Dati inquietanti, come riporta la ricerca Istat: «Circa la metà delle donne in età 14-65 anni (10 milioni 485 mila, pari al 51,8 per cento) hanno subito nell’arco della loro vita ricatti sessuali sul lavoro o molestie in senso lato come pedinamento, esibizionismo, telefonate oscene, molestie verbali e fisiche. Negli ultimi tre anni sono state 3 milioni 864 mila (il 19,1 per cento del totale) le donne di 14-65 anni ad aver subito almeno una molestia o un ricatto sessuale sul lavoro. Considerando solo il mondo del lavoro, sono un milione 224 mila le donne che hanno subito molestie o ricatti sul posto di lavoro, pari all‘8,5 per cento delle lavoratrici attuali o passate, incluse le donne in cerca di occupazione. Negli ultimi tre anni, 347 mila donne (il 2,4 per cento) ha subito questi episodi». Impressionante la frequenza con cui vengono perpetrate le molestie, come descrive l‘indagine Istat: «Considerando tutti i tipi


di ricatto sessuale sul lavoro, il 43,1 per cento viene ripetuto quotidianamente o più volte alla settimana, mentre l‘11,4 per cento si verifica qualche volta al mese e il 31,9 per cento più raramente. I ricatti sessuali per carriera si verificano con una frequenza più ravvicinata. Negli ultimi tre anni, la quota di ricatti che si verificano più volte a settimana è maggiore (48,3 per cento)». La paura delle donne che subiscono violenze è alta: «Quando una donna subisce un ricatto sessuale, nell’81,7 per cento dei casi non ne parla con nessuno sul posto di lavoro (80,2 per cento negli ultimi tre anni). Solo il 18,3 per cento di coloro che hanno subito ricatti nel corso della vita ha raccontato la sua esperienza, soprattutto ai colleghi (10,6 per cento). Quasi nessuna delle vittime ha denunciato l‘episodio alle forze dell‘ordine. La motivazione più frequente per non denunciare il ricatto subito nel corso della vita è la scarsa gravità dell‘episodio (28,4 per cento), seguita dall‘essersela cavata da sole o con l‘aiuto dei familiari (23,9 per cento), dalla mancanza di fiducia nelle forze dell‘ordine o dalla loro impossibilità di agire (20,4 per cento) e dalla paura di essere giudicate e trattate male al momento della denuncia (15,1 per cento). Negli ultimi tre anni, la scarsa gravità dell‘episodio (31,4 per cento) e l‘essersela cavata da sole o con l‘aiuto dei familiari (28,4 per cento) sono in aumento tra le motivazioni della mancata denuncia, così come la paura delle conseguenze per la propria famiglia». Abbiamo riportato i testi (di una parte della relazione) senza modificare nulla: sono numeri troppo tristi che parlano di violenza e non volevamo commettere errori. Numeri che ci fanno sentire piccoli, che ci lacerano. Numeri che ci fanno quasi sentire impotenti. Ma è importante parlare di violenza in quanto «Un punto di passaggio fondamentale è rappresentato dalla legge sulla violenza sessuale del 1996 (Legge del 15 febbraio 1996, n. 66. Norme contro la violenza sessuale. - G.U. Serie Generale n. 42 del 20 febbraio 1996) che riconosce il reato di violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale pubblica. Negli anni tanti casi della giurisprudenza hanno fatto discutere sul concetto di violenza e sugli esiti processuali, positivi o negativi, hanno a lungo parlato i media, rompendo così il silenzio che aveva caratterizzato gli anni precedenti». Parlare di violenza in quanto aiuta le donne: «Accanto ai cambiamenti nella cultura giuridica, va segnalato che si parla di più di violenza sessuale attraverso i media. L’attenzione legislativa e dei media ha fatto sì che crescesse la legittimazione dell’esistenza del fenomeno, che fosse possibile parlarne e, di conseguenza, anche essere vittime senza sentirsi colpevolizzate». Uniti si può veramente far tanto per cambiare quello che non va… Basta violenza sulle donne: non voltiamo la faccia dall‘altra parte, se si vuole insieme si può fare molto. Basta contattare l‘Associazione Aiuto Donna (abbiamo linkato il centro di Bergamo), o telefonare al numero 1522 (o contattare il sito www.antiviolenzadonna.it). Come Crazy Team ―Il mio nome è mai più‖ violenza in generale e soprattutto mai più violenzasulle donne. Spazio quindi al brano ―A Little Over Zero‖ (Un poco più di zero) di Elisa: la voce celestiale di una donna che, nonostante i numeri della ricerca Istat, ci indica di continuare a camminare e di non perdere la speranza. «Cosa farò


solo per sentirmi un po' più di zero? E poco più? Se sarò la mia tristezza la mia vita mi crollerà in testa. Camminerò come fosse per sempre. Camminerò proprio perché questo potrebbe salvarmi» (What shall I do - just to feel - A little over zero, - a little over If I am my sadness - My life will fall on my head - Gonna walk like it's for ever - Gonna walk just 'cause this could save me). Camminare incontro a quella donna (che spesso viene) lasciata sola - A Woman Left Lonely - Janis Joplin

Le condizioni necessarie per la donazione di sangue e di midollo osseo: donazione gratuita, volontaria e anonima Donazione fatta in modo anonimo, gratuito e volontario. Queste sono quelle che logica – ma anche in qualsiasi altre disciplina scientifica - definiremmo condizione necessaria (vi risparmiamo le varie definizioni tra condizione necessaria, sufficiente e il mix tra le due ovvero condizione necessaria e sufficiente). In poche parole le condizioni necessarie sono quelle indispensabili (anche se non sono tutte quelle che servono altrimenti sarebbero anche sufficienti). Nel nostro caso non è un sofisma o una pignoleria: la donazione ha bisogno proprio di queste tre caratteristiche.

Una

donazione

consapevole

quindi

fatta

in

piena

libertà.

Se manca una di queste condizioni necessarie accade quello che purtroppo è avvenuto a Padova. Cosa è avvenuto a Padova? Per completezza, come sempre fatto, riportiamo i vari link gli articoli pubblicati sul Corriere della Sera. Gli occhielli, i titoli e i sommari dei vari articoli ben riassumono il tutto. In estrema sintesi, come ben descrive l‘autrice degli articoli Francesca Visentin, «è il dramma di due sorelle. Una di loro, anche se compatibile, non ha donato il midollo osseo per salvare l’altra da una grave forma di leucemia». Un dramma quindi di due sorelle, fino a quando «uno striscione con la scritta ―Luisa F. ucciderà sua sorella se non dona il midollo‖,è apparso sulla piazza del quartiere di Salboro (a Padova). Da lì una vicenda totalmente privata, si è trasformata in un caso pubblico, a causa della frase che criminalizzava la donna». Da questa notizia sono scaturiti numerosissimi commenti. E ahinoi, come spesso accade, ci si divide - quasi come avversari da partita di calcio allo stadio – tra ―innocentisti‖ e ―colpevolisti‖. E come spesso accade, non si può dire cosa si pensa senza doversi per forza schierare da una parte o dall‘altra.

In attesa del trapianto L’appello dei donatori: «Non soffri e non rischi, salva la vita a tua sorella» Ma una voce la difende: «Violenza insopportabile» Articolo di Francesca Visentin


Corriere della Sera – 28 settembre 2010 La storia La sorella le nega trapianto di midollo Striscione a Padova: «Così la uccidi» Lettera aperta di Paola F., medico anestesista che rischia la vita a causa della leucemia: «Cara Luisa, sono medico. Non metterei mai in pericolo la tua vita» Articolo di Francesca Visentin Corriere della Sera – 27 settembre 2010 Il caso a Padova Rifiuta il midollo alla sorella malata Striscione in piazza: «La ucciderai» Trovato un donatore esterno, la questura indaga sulle scritte. Gli esperti difendono la libertà di scelta Articolo di Francesca Visentin Corriere della Sera – 23 settembre 2010

L‘argomento è troppo delicato per sminuirlo ad una semplice contesa di calcio, da ―o tifi uno o tifi l‘altro‖, da ―o sei con me o sei contro di me‖. No, in questo caso non ci piacciono i cori da stadio. Non ci piacciono le ―urla‖ di chi si schiera di qui o di là, con quella

sicurezza

che

non

nascondiamo

ci

impressiona. Anche perché come sosteneva Bertrand Russell (filosofo, logico, matematico e premio Nobel per la letteratura nel 1950 "quale riconoscimento ai suoi vari e significativi scritti nei quali egli si erge a campione degli ideali umanitari e della libertà di pensiero") «il problema dell'umanità è che gli sciocchi e i fanatici sono estremamente sicuri di loro stessi, mentre le persone più sagge sono piene di dubbi ». Stiamo parlando di un dramma di due sorelle. Come Crazy Team ci piace parlare di donazione (qualsiasi essa sia… di sangue, di midollo osseo o di organi è uguale. Sempre di donazione stiamo parlando) come un gesto d’amore. E un gesto d’amore non lo si impone, lo si fa perché è il cuore che parla. E il cuore che dà la direzione è la mente logica e razionale ci indica le condizioni necessarie per la donazione. Quelle caratteristiche che ritroviamo bene esplicite ed espresse in anonimo, gratuito e volontario. Una vicenda che doveva essere e rimanere anonima


(donare ad una persona che non si conosce è un gesto eccezionale e tale deve rimanere), un gesto gratuito (diciamo solo che è la condizione ovvia, come si direbbe in Francia ―ça va sans dire‖) e una donazione volontaria. Senza criminalizzare chi non la fa, in quell‘ottica di libertà di pensiero decantata anche da Russell. E quindi riportiamo, preso dall‘articolo, in cosa consiste donare: «La donazione, sia dal punto di vista etico, che psicologico, deve essere una libera scelta - sottolinea il direttore dell‘Azienda Ospedaliera di Padova ed ex responsabile del Centro Regionale Trapianti, Giampietro Rupolo -. Qualsiasi tentativo di condizionamento va contro i principi fondamentali dell’etica e della medicina. Non è un reato dire di no, mentre sono reato forzature e pressioni. Il rifiuto spesso deriva da paure e timori infondati, dalla non conoscenza delle procedure. E‘ un ansia su cui i medici possono lavorare, spiegando che ad esempio in questo caso, non c‘è nessun rischio: il trapianto è fatto in anestesia locale e day-surgery, il prelievo è dalla cresta iliaca del fianco». Aggiunge Corrado Viafora, della Commissione Bioetica dell‘Università di Padova: «L‘unico obbligo del donatore è quello morale, che passa solo attraverso la scelta e la disponibilità personale, da non forzare. Mai». E come direbbe Shakespeare, ―molto rumore per nulla‖: alla fine «il donatore si è trovato, anche se non è un parente, l‘operazione di trapianto si farà». Chi quindi se la sente diventi, liberamente e volontariamente donatore di midollo osseo, evitando così che certi drammi si possano ripetere in futuro. Quel ―non forzare. Mai‖. Perché ogni giorno sia “un grande giorno per la libertà” (A Great Day For Freedom – Pink Floyd). Perché ―ho camminato tutto solo per queste strade che chiamo casa. Strade di speranza, strade di paura” (I have walked all alone, on these streets, I call home. Streets of hope, streets of fear). Ma “suona le campane, suonale forte lasciale suonare qui e adesso. Esci e fa suonare le campane della libertà‖ (Ring the bells, ring them loud - Let them ring here and now - Just reach out and ring the bells of freedom) – Bells Of Freedom – Bon Jovi.

Un nastro rosa per la lotta al tumore al seno (a pink ribbon to fight breast cancer) Un nastro rosa simbolo della campagna nazionale per la prevenzione del tumore al seno. Un nastro rosa per dire alle donne di dedicarsi cinque minuti e di prendersi un attimo di tempo, per pensare a se stesse e alla propria salute. Come Crazy Team e come Avis Villa d‘Ogna, siamo ben lieti e felici di dare spazio a notizie che riguardano la salute delle donne e che possono in concreto contribuire a migliorare la loro condizione. A livello locale, per quanto concerne Bergamo e provincia, si può prenotare una visita specialistica gratuita per tutto il mese di ottobre 2010, chiamando il numero 035/342117

035/342117

e

prendere informazioni tramite la LILT – Lega Italiana Lotta ai Tumori – di Bergamo. La Campagna Nastro Rosa, a


livello nazionale, nasce con l’obiettivo di ampliare la cultura della prevenzione nel campo della salute, in particolare si propone di sensibilizzare le donne sulla necessità di sottoporsi ad opportuni esami per prevenire il tumore del seno. Giunta alla XVII edizione, l‘iniziativa è il frutto di un‘importante collaborazione tra Estée Lauder Companies e la Lilt - Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori -, da quasi 90 anni impegnata nella promozione della salute e nella diffusione di una corretta cultura della prevenzione oncologica. Come riporta il sito www.nastrorosa.it, attivo proprio dal 25 settembre 2010, i numeri sono chiari: «Il tumore al seno è anche nel nostro Paese il più frequente della popolazione femminile, rappresentando circa un terzo di tutte le neoplasie diagnosticate. I dati indicano oltre 40.000 nuovi casi ogni anno: 1 donna su 8 quindi riceve una diagnosi di tumore al seno. A quest‘ultimo inoltre spetta ancora il primato per il maggior numero di vittime: 1 donna su 33 infatti, muore a causa di un carcinoma mammario. Dai dati raccolti dai Registri Tumori presenti sul nostro territorio, sebbene negli anni si sia registrata una riduzione della mortalità, l‘incidenza del tumore al seno è in aumento, anche per effetto del crescente invecchiamento della popolazione femminile italiana. A tanto si aggiungono le oltre 400.000 donne in Italia, che hanno avuto in passato una diagnosi di tumore al seno». La prevenzione risulta quindi indispensabile per poter sconfiggere la malattia e portare alla guarigione: «La costante conoscenza della problematica – che deve coinvolgere medici di famiglia, ricercatori, medici specialisti e le stesse donne – ha reso questa malattia sempre più curabile e, quindi, guaribile. Questa situazione potrà ancora migliorare, con ulteriore incremento della sopravvivenza, se sarà facilitato l‘accesso a centri di diagnosi e cura specializzati, omogeneamente distribuiti su tutto il territorio nazionale».A livello nazionale per tutto il mese di ottobre 2010, i circa 390 ambulatori LILT – la maggior parte dei quali all‘interno delle 105 Sezioni provinciali della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – sono a disposizione per visite senologiche, fondamentali per la prevenzione della patologia. Testimonial italiana per l‘edizione 2010 è la giornalista e conduttrice tv Francesca Senette. Per l‘occasione l‘Italia intera si tinge di rosa, colore come detto simbolo dell‘iniziativa. La luce rosa unirà tutta l‘Italia: monumenti, edifici e statue sono illuminati per una o più notti onde testimoniare che il tumore al seno, si può (e si deve) sconfiggere). E come in Italia, anche in tutto il resto del mondo si accenderanno di luce rosa location famosissime e prestigiose, quali l‘Empire State Building (New York, USA), le Cascate del Niagara (Ontario, Canada), Opera House (Sidney, Australia), la Torre 101 (Taipei, Taiwan), il Ponte di Nan Pu (Shangai, Cina), la Torre di Tokyo (Tokyo, Giappone), l‘Arena di Amsterdam (Amsterdam, Olanda).

Ideata nel 1989 negli Stati Uniti da Evelyn Lauder, Presidente di Estée Lauder Companies, in accordo con la Susan G. Komen Foundation (un‘organizzazione per la ricerca sul tumore al seno), la Campagna Pink Ribbon (nastro rosa) venne ―esportata‖ in tutto il mondo: in ben 90 Paesi.


Dal 1991 il pink ribbon (vi consigliamo di visitare il bellissimo sito www.pinkribbon.org) - il nastro rosa – è diventato il simbolo della lotta al cancro al seno e quindi della prevenzione al cancro al tumore al seno. Tra gli slogan pink ribbon, “la migliore protezione è la diagnosi precoce” (The best protection is early detection) e “Mammografia… qualche minuto per un tempo di vita” (Mammograms… a few minutes for a life time). Tra le varie ambasciatrici per la campagna negli anni: Amanda Witteman (modella e volto internazionale di Pink Ribbon), René Syler (anchorwoman, iscritta al Susan G. Komen Foundation come ambasciatrice nel gennaio del 2007), Cynthia Nixon (attrice, meglio conosciuta per il suo ruolo di Miranda, nel popolare show televisivo di Sex and the City. Ambasciatore per la Susan G. Komen Foundation dal mese di aprile 2008), Reese Witherspoon (attrice, ambasciatore Avon Foundation) e Elizabeth Jane Hurley (modella inglese ed ex attrice che divenne noto come fidanzata di Hugh Grant negli anni '90). E come ben dice il sito pink ribbon, insieme possiamo camminare, vivere, sentire, lottare, prevenire (let‘s live – feel – fight – join – prevent – walk – stand – togheter). Pink ribbon, che ci richiama (nel titolo) il brano di Lucio Battisti ―Con il nastro rosa‖, E grazie a queste iniziative, insieme come nel brano ―Togheter‖ di Elisa, tanto possiamo fare tutti insieme per le donne. I ―Pretty Pink Ribbon‖ (brano dai Cake) che ci fanno pensare alla meraviglia delle donne.

Dicono di noi: l‘AvisTv su Sos Avis (il giornale di informazione Avis Nazionale) «Dal momento che a chiunque è concesso di prendersi degli svaghi, non vedo perché non debba farlo chi solitamente ha la testa china sui libri. Specie se usa l’ironia per trattare temi seri e dipana il suo scherzo in modo che il lettore, a meno che non sia un perfetto babbeo, riesca a trarne più giovamento che dalle cupe riflessioni di certi illustri pensatori. […] Altri poi si dedicano a predire il futuro o si soffermano su questioni banali, facendo tanto fumo e poco arrosto. […] Certo, non c’è niente di più sciocco che trattare con leggerezza questioni serie. Ma è altrettanto vero che è assai piacevole scherzare, dando intanto a intendere verità tutt’latro che sciocche» (Da ―All‘amico Tommaso Moro‖ tratto da ―Elogio della follia‖ di Erasmo da Rotterdam) «Ecco la web-tv dedicata al dono del sangue»: questo è il titolo dell‘articolo che ―Avis Sos‖ (settembre 2010 a pag. 23 del *.pdf), il periodico trimestrale di informazione e cultura dell‘Avis Nazionale, ha dedicato all‘AvisTv. Sul sito avis Villa d’Ogna abbiamo già avuto modo di dire che come Crazy Team siamo da sempre ―on air‖ (in aria, da qui il Crazy), ma la notizia ci ha reso più goliardici del solito. Avete presente Angelina Jolie? Di più… Oramai conoscete il nostro perenne spirito goliardico che ci fa parlare di donazione (di sangue ma anche di midollo osseo e di organi) in modo scherzoso. Infatti scherziamo: più di Angelina non c‘è nulla. La felicità che ci ha creato la notizia dell‘articolo pubblicato su ―Avis Sos‖ infatti non è come, ma è quasi come Angelina: ―Moltiplicatelo all'infinito, portatelo negli abissi dell'eternità e vedrete appena uno spiraglio di ciò di cui stiamo parlando‖ (parafrasando una citazione dal


film ―Vi presento Joe Black‖). Sì, siamo entusiasti che sia stata compresa l‘idea con cui nasce l‘Avis Tv: «Un ulteriore ed efficace mezzo per poter parlare alla gente con un sorriso della donazione di sangue». Wow, musica per le nostre orecchie: un Beautiful Day – giorno meraviglioso - (come il brano degli U2), in cui ―I Feel Good‖ (mi sento bene – brano di James Brown). La web tv Avis, nata dall‘idea di Niki del Crazy Team, ha proprio l‘intento di poter mettere in rete uno strumento che possa servire a tutte le avis, qualcosa che si possa condividere, qualcosa che elimini le distanze fisiche e che ci permetta di essere sempre accanto ai donatori. Provate a pensare un attimo: quando si esce di casa la mattina andando al lavoro magari ci si può dimenticare le chiavi di casa, ma non il cellulare. E anche attraverso il cellulare si può accedere alla web tv sempre in onda. Tutte le avis possono essere protagoniste: basta come riportato anche nell‘articolo di Avis Sos, una webcam (chiaramente anche una telecamera) e un pc - o naturalmente un Mac (per i dettagli tecnici contattateci: vi indicheremo come mandarci i video). E come avevamo già avuto modo di dire quando abbiamo presentato la web tv Avis e come riportato anche nell‘articolo da Avis Nazionale, è «uno strumento che tutte le Avis (ma anche le altre associazioni di donazione di sangue) possono utilizzare». Una web tv che, come il cuore, non ha limiti ed elimina le distanze fisiche varcando i confini geografici. Grazie ad AvisTv abbiamo potuto conoscere e incontrare nuovi amici: Vittorino Marsetti, Presidente Avis Regionale Svizzera nonché Consigliere Nazionale Avis Svizzera. Immensa è stata la gioia nel vedere come un "messaggio in bottiglia" fatto col cuore possa aver valicato qualsiasi confine ed arrivare ovunque. Un‘emozione ancora più forte pensando che Avis Svizzera fu fonata dal bergamasco Alberto Carrara (19.04.1929 - 13.12.2009) nato ad Albino (in Val Seriana ad una decina di chilometri da Bergamo e salendo la valle, ad una ventina di chilometri da Villa d‘Ogna) e trasferitosi a Baden, in Svizzera, nel 1956. L‘emozione di essere contattati da un Avis estera fondata da un bergamasco è stata indescrivibile: ci ha riportato al valore più aulico di Avis, ci spinge a seguire la strada di Vittorio Formentano ma anche quella di Alberto Crarrara che, come si legge dal sito Avis Svizzera, «può essere paragonato a quello che ha fatto il Dottor Formentano in Italia. Dal niente ha dato vita ad una organizzazione che ha raccolto subito larghi consensi con decine, centinaia e poi migliaia di aderenti, tracciando una via e dando loro dei valori e degli ideali da seguire. Questi sono i motivi per cui tanti emigranti italiani degli anni 60-70 hanno aderito all‘Avis in maniera così massiccia. Erano quegli anni difficili, anche a causa di iniziative xenofobe che si stavano sviluppando e gli italiani in Svizzera avevano bisogno di liberarsi da certi pregiudizi che la popolazione locale aveva su di loro e dimostrare al Paese che li ospitava che non erano solo una forza lavoro, ma anche persone con un cuore e con dei sentimenti capaci di esprimere altruismo e solidarietà». La donazione di sangue e salvare vite: «Ideali che ci hanno unito sotto la bandiera dell‘Avis e spronati a percorrere una strada che ci ha portato lontano ed aperto molte porte». Un idea portata avanti in modo gratuito volontario e anonimo quando in Svizzera il dono del sangue non era (e in alcuni casi non è tutt‘oggi) gratuito. E qui la storia si intreccia ancora con Bergamo: tra chi ufficializzò il primo direttivo Avis di Baden «il Dott. Guido Carminati, Presidente Avis di Bergamo e futuro Presidente Nazionale […] Il discorso introduttivo all‘assemblea fu tenuto da Alberto Carrara, promotore e principale animatore; ad


esso seguì un discorso illustrativo sull‘attività e finalità dell‘Avis da parte del Dott. Carminati. Durante l‘assemblea si raggiunse l‘accordo di costituire un consiglio Avis intercantonale con Alberto Carrara alla presidenza. Particolare forse non noto a tutti, all‘Avis di allora venne dato il nome di ―Avis Emigrante―». Questa è la storia, questa è la strada che i grandi pionieri chi hanno tracciato per indicarci il futuro. Perché «la storia serve per chi c‘era per ricordare, per chi non c‘era per sapere». Quella storia che abbiamo potuto conoscere grazie all‘Avis web tv: questo era nelle speranze del Crazy Team, in quei bei sogni che sembrano troppo veri per potersi realizzarsi. Ma, come il gesto di donare, ci sono cose che sfuggono alla razionalità e seguendo i percorsi del cuore navigano in questo meraviglioso mare che è la vita. Siamo partiti da Villa d‘Ogna , siamo andati all‘Avis Nazionale, passando per Avis Svizzera, siamo ritornati a Bergamo: ―The Circle Of Life‖ (riportiamo il bellissimo video del brano di Elton John utilizzato nel cartoon della Disney ―The Lion King‖ – Il re leone). Il cerchio della vita (riportiamo anche la versione la versione italiana – non meno bella di quella inglese nel cartoon – che fu interpretata da Ivana Spagna) che attraverso la donazione di sangue, rinnova io ciclo della vita. Un augurio: il brano sia di buon auspicio per la nascita dell‘AvisTv e per tutte le idee future, frutto del buon cuore, dell‘Avis

Avis-Admo_Aido: tre A che salvano vite “D’esitar non è più tempo: ditemi di sì”. (Don Pasquale - Atto 3; Scena 8 – Gaetano Donizetti) Predicatore : Ricordati che devi morire! Mario: Come? Predicatore : Ricordati... che devi morire! Mario: Va bene... Predicatore : Ricordati che devi morire! Mario: Sì, sì... no... mo' me lo segno... Dal film ―Non ci resta che piangere‖

Lo sappiamo, iniziare con il ―memento mori‖ (il "ricordati che devi morire" appunto), è come minimo strano. Ma volgiamo parlare di vita e di morte (ai più scaramantici : fermi, potete rimettere le mani sulla tastiera del computer… Alle più scaramantiche: non ci assumiamo responsabilità in merito alle conseguenze di dove avete potuto mettere le mani). Dai conoscete il perenne spirito goliardico dl Crazy Team, ma è proprio così: parleremo di morte e lo faremo con un sorriso sulle labbra. E parleremo di come la donazione (sia essa di sangue, di midollo osseo sua di organi) possa vincere la morte e ridare una vita (sia in senso letterale, sia in senso metaforico) a chi un futuro non ha. Sì, parleremo di un argomento serio in modo scherzoso. Speriamo che


la cosa non scandalizzi nessuno e come abbiamo già avuto modo di riportare citiamo le parole di Erasmo da Rotterdam estrapolate da ―All‘amico Tommaso Moro‖ tratto da ―Elogio della follia‖: «Certo, non c‘è niente di più sciocco che trattare con leggerezza questioni serie. Ma è altrettanto vero che è assai piacevole scherzare, dando intanto a intendere verità tutt‘latro che sciocche». ―Mah… questi del Crazy Team… Va bene scherzare, fare ironia e satira, ma la morte…‖. Forse avete ragione. Per questo prima di scrivere, ci siamo recati in paese confinante con Villa d‘Ogna, a Clusone (per chi legge e non conosce i luoghi, sempre in val Seriana in provincia di Bergamo ) e più precisamente ne ―L’oratorio dei disciplini‖ un edificio di origine medievale, posto di fronte alla basilica di Santa Maria Assunta, voluto dalla confraternita dei disciplini come sede del proprio ordine. Proprio a Clusone vi è ―La danza macabra‖ - realizzata nel 1485 dal pittore clusonese Giacomo Borlone de Buschis - , uno tra i più belli e meglio conservati affreschi nella quale si parla del trionfo della morte. Siamo rimasti meravigliati, come tutte le volte che abbiamo la possibilità di vedere questa opera. E non c‘è bisogno di prenotare: l‘affresco è situato all‘esterno ed è visibile a tutti e a qualsiasi ora. Cosa rappresenta l‘affresco? Potenti (un Papa, imperatore, cardinale, vescovo, re e filosofo) che offrono (inutilmente) soldi per salvarsi. Ma anche una donna con uno specchio (simbolo della vanità); un membro della confraternita dei disciplini, un contadino; un oste; un soldato; un mercante (è la sua sacca dei soldi); un uomo di lettere; un magistrato: tutti questi in coppia con uno scheletro. Una ―Danse Macabre‖ - Danza macabra – come il meraviglioso poema sinfonico scritto nel 1874 dal compositore francese Camille Saint-Saëns. Morte utilizzata par parlare di vita nella raccolta di poesie ―Antologia di Spoon River‖ (Spoon River Anthology) che il poeta americano Edgar Lee Masters pubblicò tra il 1914 e il 1915. Masters si ispirò a personaggi veramente esistiti nei paesini di Lewistown e Petersburg, vicino a Springfield (città che ci richiama i Simpson anche se negli Stati Uniti vi sono numerose città con questo nome) nell'Illinois, lo stesso stato di Chicago (vedete come tornano i Blues Brothers). In Italia la traduzione arrivò nel 1943 grazie a Fernanda Pivano. E proprio grazie a questa traduzione si deve il bellissimo album ―Non al denaro, non all'amore né al cielo‖ di Fabrizio De André. Sì parliamo di morte, non per macabro gusto, né solamente come spesso accade nel periodo di novembre, ma per dire che la morte può generare vita. Donare organi permette proprio di salvare una persona che ha bisogno di questo gesto estremo di solidarietà. Nella prima metà del mese ottobre 2010, è stata diffusa la notizia del calo di donazioni di organi in bergamasca, da cui nasce la campagna di informazione ―Scegli oggi‖ ideata da Aido e dagli Ospedali Riuniti di Bergamo per sensibilizzare alla donazione. Questi gli articoli riportati da L’eco di Bergamo e da Bergamonews.

Aido, Ospedali Riuniti e territorio insieme per la donazione degli organi L’eco di Bergamo – 13 ottobre 2001


Bergamo - Agli Ospedali Riuniti si sono registrati 28 trapianti in meno rispetto al 2009: al via "Scegli oggi", una campagna d'informazione sulla donazione dei organi. Donazioni d'organo giù, parte campagna informativa Articolo di Sara Noris Bergamonews - Mercoledi 13 Ottobre 2010

Come Crazy Team ci conoscete. Nel maggio 2010 abbiamo coinvolto nella nostra folle idea (come il brano di Patty Pravo) due giornalisti: Nicola Andreoletti e Andrea Filisetti. Davanti ad un caffè preso con Nicola, abbiamo lanciato ad Andrea – che stava anche esso bevendo caffè - la ―Crazy Idea‖: ―Perché non fai un Decoder - una trasmissione di Antenna2 Tv - su Avis, Admo e Aido? Sì una trasmissione sulla donazione o meglio sulle donazioni… Donare non solo quando c‘è emergenza, ma spiegare che bisogna donare sangue sempre, donare midollo per salvare una vita e iscriversi ad Admo in quanto , la morte, pur tragica che sia, può regalare una vita‖. Non nascondiamo che aver coinvolto due amici in questa crazy idea, esporli magari a critiche (immotivate) e a parlare in tv di argomenti non comuni, ci ha all‘inizio fatto sentire un grosso senso di colpa. Andare controcorrente , utilizzare la televisione per informare In un epoca di ―Grandi Fratelli‖ (come dice Dario Fo) e di ―Isole dei Famosi‖ (citando Mauro Corona), da qualsiasi punto di vista si guardi la cosa, denota coraggio da parte di Andrea e di Nicola. Sì quando pensiamo al coraggio pensiamo a chi ha accettato a maggio 2010 la proposta di parlare in televisione di un tema sociale e in particolare di donazione, alla faccia del ―plastico‖ presente in alcune grandi trasmissioni nazionali. A distanza di tempo siamo contenti (e ringraziamo di cuore Andrea e Nicola) per ―Avis: tutto sulla donazione‖ e ―Admo, Aido: il senso del donare‖, le due trasmissioni che sono nate dalla nostra proposta. E li ringraziamo anche per averci concesso di caricare le due trasmissioni sul canale Youtube (vi invitiamo a visitare il canale e a vedere come inscriversi ad Avis, Admo e Aido). E, come dice Carmen Pugliese – referente Admo Val Seriana e Valle di Scalve, realizzare il sogno delle ―3A‖ - ovvero Angelina Jolie, Aida Yespica e Alena Seredova… pardon questo è un lapsus molto freudiano. Naturalmente stiamo scherzando -: AvisAdmo-Aido. Volevamo scrivere tutto questo ad Andrea e Nicola, ma saremmo stati pesanti come ―la peperonata alle nove del mattino‖ (Fabio Volo – E‘ una vita che ti aspetto) . Ci siamo limitati a mandare loro un email a metà ottobre 2010 ―Voi avevate invitato a donare già a maggio 2010‖. Lo abbiamo fatto il 9 ottobre 2010, in occasione della ―Giornata nazionale dell’Aido‖ e dopo aver avuto la fortuna di vedere a ―Le invasioni Barbariche‖ condotto da Daria Bignardi su La7 (puntata dell‘8 ottobre 2010), l‘intervista a Francesco Abate sul libro ―Chiedo scusa‖ in cui lo scrittore descrive la propria esperienza di trapiantato (un libro che vi consigliamo in quanto bellissimo). Come dice Norina ―La moral di tutto questo è assai facil trovar‖ (―Don Pasquale‖ - Atto 3; Scena 8 – Gaetano Donizetti): se potete donate. ―La morale è molto bella, Don Pasqual l'applicherà. Quella cara bricconcella lunga più di noi la sa―. (Malatesta ed Ernesto ne ―Don Pasquale - Atto 3; Scena 8 – Gaetano Donizetti). Per questo come nel brano di Elisa ―The Big Dipper‖, don‘t say no (non dire no).

Avis-Aido-Admo: tutti per uno, uno per tutti


Erri:

―Allora

sei

una

che

vuole

aiutare

il

prossimo?‖.

Ragazza dalla gonna blu: ―Ma tu non vuoi essere per una vota il prossimo per qualcuno?‖. Da ―La gonna Blu‖ tratto da ―Io contrario di uno‖ di Erri De Luca

«Mi è stato riferito che su AvisTv c‘è l‘Aido». Wow, quale acuta osservazione ha fatto chi ha riferito.... E soprattutto il "Braveheart‖ che ha riferito bastava che ci scrivesse come fanno anche i giornali, una volta che si ha l‘indirizzo dell‘email avremmo inserito il testo della comunicazione firmata a secondo della volontà di chi ci scrive, anche solo con le iniziali del nome e cognome o come lettera firmata -. Ma ―il Bravehearth‖ ha riferito che su Avis Web tv c‘è anche Admo. Uacciu, uacciu… Come se la cosa fosse una cosa segreta, una cosa negativa di cui vergognarsi o peggio una cosa che vada contro i principi di Avis. Noi, come Crazy Team (tutto), invece siamo fieri di parlare di donazione: donazione naturalmente di sangue – e/o dei suoi componenti -, donazione di midollo osseo e/o donazione di organi. Visto che qualcuno riferisce, noi qui invece scriviamo e chiariamo subito: ―e‖ connettivo logico inteso come congiunzione logica (in latino et ovvero di un tipo di donazione e dell‘altro tipo e dall‘altro ancora) e ―o‖ come disgiunzione inclusiva (o in latino vel – ovvero o un tipo di donazione o di quell‘altro o di quell‘altro ancora o di tutti insieme). E senza scomodare la logica e riprendendo il sentimento, le tre parti dello stesso amore che parte da un unico cuore: quello dei donatori. E lo facciamo non solo su Avis Tv ma lo abbiamo più volte detto anche sul nostro sito nonché sul nostro canale Youtube. Spiacente quindi per ―il Braveheart‖ che ha riferito pensando di fare lo scoop (e di mettere in evidenza una cosa non corretta): bastava leggere. Mai avuto nulla da nascondere. Il sito nasce senza nessuna velleità, il motto è stato quello di “meglio dire una cosa seria sorridendo che una stupidata seriamente”. Abbiamo cercato di fare un sito goliardico, proprio per non parlare di donazione senza sembrare pesanti come ―la peperonata alle nove del mattino‖ od ―originali come un mocassino‖ (―E‘ una vita che ti aspetto‖ di Fabio Volo). Abbiamo parlato (o meglio cercato di parlare) di donazione con un sorriso sulle labbra. Il sito nasce dall‘abilità di Niki che ci ha predisposto il tutto grazie a Joomla, un programma open source (si veda nel menu ―Perché il sito?‖). Nulla è stato terziarizzato e fatto se non dal Crazy Team: troppo facile delegare. E costoso: un costo che non avremmo mai permesso che ricadesse su Avis Villa d‘Ogna. Cosa costa il sito? All’Avis Villa d’Ogna, è costato - e costa - la spesa annua del mantenimento del dominio. Per essere più chiari, quando si fa un sito bisogna registrare il dominio (nel nostro caso www.avisvilladogna.it) con quello che in gergo tecnico si chiama ―Hosting‖. Questo vale per tutti i siti che ci sono su World Wide Web – le tre ―W‖ ovvero www, la grande ragantela mondiale -.


Noi abbiamo scelto Aruba, per il semplice fatto che sempre con Aruba, si mandano gli sms con cui si contattano i donatori e li si invita a donare a Piario. E poi Aruba ci ricorda l‘isola caraibica, quella dei ―Pirati dei Caraibi‖, ma più ancora la bellissima Keira Knightley protagonista della trilogia Disney. Va beh, oggi siamo magnanimi e ricordiamo quell‘altro, il protagonista… come si chiama? Come? Ah sì: Johnny Depp. Il marito della bellissima cantante e attrice francese Vanessa Paradis (il nome di Vanessa chissà perché lo ricordiamo bene): sì quella di ―Joe le taxi‖ (e via di revival anni ‘80) e attrice. Memorabile Vanessa Paradis nello spot ―Le rouge Coco Chanel‖. E visto che “all’Avis il rosso dona”, dona anche Vanessa Paradis. Anzi proponiamo un gemellaggio: andiamo volentieri a Paris a fare ―Il Crazy Team a Pagiri‖. Ritornando al sito, per essere più chiari, la spesa registrazione dominio ammonta a 30 euro all’anno. Il resto - canale di youtube, avistv – non ha comportato costi. E anche gli aggiornamenti fatti da Niki non hanno comportato spesa alcuna. Il tutto secondo la filosofia del gratuito, volontario e anonimo (i nomi del Crazy Team non compaiono sul sito – il nome darebbe già un ritorno di immagine –. Ma questo non significa che non ci si assumono tutte le responsabilità del materiale inserito e pubblicato). Questo solo per chiarire a chi riferisce come stanno le cose… Perché parliamo oltre che di donazione di sangue, anche di donazione di midollo osseo e di donazione di organi? Semplice, perché si salvano in tutti e tre i casi, o meglio in tutte e tre le donazioni, delle vite. Nel Crazy Team, c‘è qualcuno che fa parte delle ―3A‖ (e quindi ha vinto tre cene con Angelina. Yahoo!); qualcuno delle ―2A‖ (due cene una con Alena, l‘altra con Aida); qualcuno della ―A‖ (cena con Aida) e qualcuno che ci dà una mano senza essere iscritto ad Avis ma che in concreto fa moltissimo (cena con Alena). Naturalmente stiamo scherzando. La donazione che la saggezza popolare nei nostri “piccoli” paesi (piccoli intesi come numero di abitanti se confrontati alle grosse città) ha da sempre reso possibile la collaborazione tra le varie associazioni e che viene concepita cosa del tutto naturale. Ringraziamo pertanto per la trasparenza e l’onestà di chi ci ha detto che c’è gente che riferisce di Avis Tv (e del sito). Al ―Braveheart‖ che riferisce con l‘unico malcelato intento di screditare chiediamo di riferire direttamente a noi. Siamo disponibilissimi e aperti a qualsiasi discussione e accettiamo le critiche. Purché però le cose vengano dette direttamente… Il tutto secondo la filosofia del ―Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo‖ (citazione che viene solitamente attribuita a Voltaire, ma trova in realtà riscontro soltanto in un testo della scrittrice americana Evelyn Beatrice Hall, scrittrice conosciuta sotto lo pseudonimo di Stephen G. Tallentyre, in ―The Friends of Voltaire‖ - Gli amici di Voltaire -, biografia del filosofo del 1906. La citazione non ha altresì alcun


riscontro in qualsivoglia opera di Voltaire. Fonte Wikipedia). A chi però riferisce senza dirlo direttamente potremmo dire moltissime cose. Magari davanti un caffè, per spiegargli come funziona l‘Avis Web Tv, il canale di youtube, come si inserisce un video, come Niki monta il sabato notte e la domenica mattina (dalle 24,00 alle 3,00) i video che inserisce su Youtube, come il Crazy Team si incontra su Skipe a qualsiasi ora parlando e ridendo mentre si inseriscono magari i video o mentre si cercano idee bizzarre e goliardiche per parlare di donazione e molto altro. Ma non abbiamo voglia di perdere tempo. Anche perché, vista la sensibilità mostrata (e il ―cuor di leone‖ pari a zero come mostrato nel non dire direttamente le cose ma cercando di passare per vie traverse), dubitiamo fortemente che capirebbe. Lasciamo ―parlare‖ il libro autobiografico ―Chiedo scusa‖di Francesco Abate. Uno scrittore, ma soprattutto un trapiantato di fegato. Nella speranza che chi riferisce possa “dire una cosa seria sorridendo, invece che una cavolata seriamente”. Vi lasciamo quindi alle parole di Francesco Abate a cui seguiranno i video di Vanessa Paradis (nello spot Chanel e nel brano ―Joe le taxi‖ e il brano ―Chiedimi scusa‖ – una perfetta liaison con ―Chiedo Scusa‖ - di Biagio Antonacci. «Perché prima o poi qualcuno doveva iniziare a chiederti scusa. Perché la natura è crudele, perché si accanisce sempre con gli stessi e prima che le sue scuse ti arrivino dal Cielo bisogna cha almeno in terra qualcuno inizi a chiederti perdono». Perché «Alla fine l’unica cosa che conta è l’amore che hai dato e quello che hai ricevuto» Da “Chiedo scusa” di Francesco Abate Capitolo diciotto «La vita, la mia vita non sarebbe più andata aventi per merito di una miracolosa cura medica, ma solo grazie ad un sacrificio. Umano. E‘ stata la paura a farmi pian piano smettere di leggere il giornale. L‘imbarazzo di veder spuntare il volto di chi si sarebbe immolato per ridarmi un‘opportunità. Al mio donatore ci ho pensato ogni mattina prima di aprire gli occhi, ogni notte prima di chiuderli». Capitolo ventisette «Lei come ogni mattina si è alzata presto. Ha baciato il marito. Lui le ha farfugliato ciao amore. Si è rigirato nel letto e si è tirato sulla testa le coperte. Faceva freddo. Solo quando ha sentito l‘odore del caffè spandersi per l‘appartamento ha deciso di raggiungerla in cucina. Come ogni mattina. Fuori era buio. I vetri della finestra, ricoperti da una patina di condensa, facevano riemergere i disegni della sera prima. Un cavallino, un cane e uno scarabocchio che nelle intenzioni della figlia più piccola dovevano essere un coniglio. Uno di quelli che il nonno la domenica precedente aveva mostrato, acciuffandolo per le orecchie, a lei e alla sorellina. L‘avevano accarezzato e si erano accorte che aveva un pelo morbidissimo. Poi sulla strada di ritorno si erano lagnate tutto il tempo, pigolavano che a San Sperate (Comune della Provincia di Cagliari), a casa dei nonni ci sarebbero volute


rimanere per sempre, a dare la lattuga ai conigli e pane secco e grano alle galline. La cucina era calda. Come ogni mattina. Lui l‘ha guardata e si è sentito invaso da un buon sentimento. Lei era bella, ma soprattutto speciale. Questo ha pensato lasciando che la mano facesse girare ancora una volta il cucchiaino sul fondo della tazzina. E lui era stato fortunato. Ha pensato questo, si è ricordato di certi altri per cui il risveglio non era dolce come lui, solo incrociare lo sguardo della persona con cui avevano scelto di condividere il letto rovinava la giornata. Lei lo ha sbirciato, di sottecchi. Era bello, ma soprattutto speciale. Lo vedeva così anche se magari qualcun altro avrebbe potuto definirlo diversamente. Era stata fortunata. E si è sentita colma, soddisfatta e realizzata. Si sono baciati. Allungando il collo e scambiandosi l‘alito dolce e pastoso del primo mattino dopo il caffè. Lui ha preparato la colazione per le bambine. Lei è corsa in bagno. E mentre l‘acqua della doccia le scorreva sulla pelle, lui l‘ha raggiunta, si è lavato i denti e insieme si sono divisi i doveri della giornata. Lei l‘ha anche preso in giro perché con tutto il dentifricio che aveva in bocca le sue parole sembravano grugniti. Quando lui è andato a svegliare le figlie, lei era giù sulla strada, in perfetto orario per andare ad allargare le braccia ai figli degli altri, nella scuola materna per disabili dove tutti la chiamavano maestra. Una ventina di chilometri da paese a paese. Residenza da una parte, cattedra dall‘altra, come accade alla maggioranza degli insegnanti. Strada dritta ma stretta fra i poderi del Campidano. Ancora deserto a quell‘ora. Il buio si stava indebolendo ma la strada era nera e il cielo ancora di piombo. Ha acceso la radio per farsi compagnia. E‘ stato a quel punto che il camioncino che le veniva incontro non ha abbassato gli abbaglianti e l‘ha accecata. Una raffica di luce l‘ha ferita e le ha fatto perdere la rotta. La sua macchina ha sbandato, è scivolata via dall‘asfalto umido e un po‘ gelato, è scesa per la lunga cunetta, ha incontrato un masso, si è ribaltata una, due volte. Poi si è fermata. Il tetto sul terreno. Lei a testa in giù, lorda di sangue e ansimante. Il suo respiro si è fatto di ghiaccio. Quando l‘ambulanza l‘ha caricata lei aveva ancora un briciolo di coscienza. Non più, poche ore dopo, nel reparto di Rianimazione. E‘ stata lì per undici giorni. Isolata dal mondo in una stanza di vetro dove non giungevano le preghiere di chi stava chiedendo il miracolo e neppure i lamenti di chi già si aspettava il peggio. Lui è rimasto sulla panchina fuori dal reparto. Si è alzato solo per avvicinarsi alla macchinetta delle bibite e merendine. Un sorso di succo e un mordo di Buondì, nulla di più. L‘ha aspettata per dodici giorni, senza cedimento né disperazione. Ha disposto che i parenti si occupassero delle bambine poi non si è mosso, pregando di poter condividere con lei un‘altra alba e mille colazioni. Ha pregato. Ma non è stato ascoltato. Quando il medico gli si è avvicinato e gli ha bisbigliato all‘orecchio parole terribili, lui si è alzato con calma, ha aperto il portafoglio e gli ha consegnato un tesserino. Il medico ne aveva visti diversi nella sua carriera. ―Era la sua volontà?‖. Lui è riuscito a soffiare fuori dalle labbra un ―Sì‖ sofferto e mentre pensava che quella parola, così piccola, così rapida, ha invece provato uno strano sollievo. Così ha ripetuto: ―Sì, è sempre stato il suo desiderio. Era iscritta all‘Aido da dieci anni‖. Poi si è riseduto sulla panchina. Senza più pensieri.


E‘ stato a quel punto che il mio nuovo telefono ha squillato, per la prima volta». Capitolo ventotto «[…] e una sola hostess, Elisabetta. E‘ stata lei, a cui avevo affidato il nuovo cellulare, a passarmelo trafelata: ―E‘ l‘ospedale‖. Le ho preso con calma il telefono dalla mano, era gelida. Ho appoggiato lo sportellino sull‘orecchio e ho ascoltato: ―Buona sera. Sono Vincenza, la caposala del Centro trapianti, abbiamo qui un dono per lei. La aspettiamo. Ho emesso un sì squillante e deciso ma le gambe hanno vacillato. ―Tra quanto può essere qui?‖. ―Quarantacinque minuti‖. Non ricordo come mi sono congedato. E neppure il viaggio in macchina. Ricordo l‘infermiere. Con un rasoio, sembrava una zappa, mi ha completamente depilato. Mi ha steso sul letto. Non so se mi ha infilato subito la flebo sul braccio. Mi ha fatto ingurgitare alcune pastiglie. Che mi hanno annebbiato ancora di più. Credo, ma non ne sono sicuro, che a un certo punto sia entrato il primario, mi abbia sorriso e mi abbia detto qualcosa tipo: ―Stia tranquillo Valter, abbiamo per lei un fegato perfetto di una persona bellissima‖. Ho chiuso gli occhi e li ho riaperti tre giorni dopo». Capitolo trentotto «Senti, quelli vanno blaterando che in realtà male male non sei stato e che ti sei preso tutta ‘sta malattia per farti soldi fuori busta […]» Capitolo quaranta « ―Ma Valter‖. ―Via, avete capito! Via! Fuori dai coglioni!‖. L‘intera redazione, già in moderato silenzio, si è ammutolita. Il capo si è alzato dalla scrivania con una matita in mano re il temperalapis. ―Ma Valter‖. Ho puntato la mia faccia su quella di Trudu: ―Tu lo sai che da bambino non ho mai saputo cosa fosse la Nutella?‖. Trudu ha guardato Agosti con la faccia stupida e quasi rideva. La redazione ha mormorato come il mare quando la bonaccia cede il posto al maestrale. ―Non ho mai saputo cos‘è un panino al salame! A volte mia madre mi strofinava sopra una rosetta aperta un po‘ di mortadella per farmi sentire almeno l‘odore. Tu lo sai questo?‖. Trudu si è girato verso tutta la redazione che si riversava sui separé in vetro: ―Ma questo è pazzo‖. Ho schiumato di rabbia: ―Non ho mai saputo cosa fosse un uovo fritto! Perché l‘uovo fritto faceva male al fegato. L‘altro giorno hanno scoperto che fa benissimo! Intanto io per anni l‘ho mangiato sodo! Non ho mai saputo cosa era una Fiesta, un cavolo di cioccolato! Non ho mai avuto una fidanzata per più di tre mesi, un amico con cui partire in vacanza perché quando arrivava l‘estate ero sempre malato…‖». Capitolo quarantatre «Sono loro che preparano il materiale quando l‘associazione va per le piazze. Un gazebo che sanno montare alla velocità del fulmine, un tavolino e tutti i dépliant per spiegare il perché e il per come – se morire si deve – è bene donare i propri organi a chi resta e ne ha bisogno. ―Una cosa buona e giusta me che ancora troppo pochi fanno‖ c‘è scritto. Ecco perché noi trapiantati ci siamo riuniti in un sodalizio, per dare una mano a chi è ancora in attesa. «Perché prima o poi qualcuno doveva iniziare a chiederti scusa. Perché la natura è crudele, perché si accanisce


sempre con gli stessi e prima che le sue scuse ti arrivino dal Cielo bisogna cha almeno in terra qualcuno inizi a chiederti perdono». «Alla fine l‘unica cosa che conta è l‘amore che hai dato e quello che hai ricevuto»

Avis: la pazza piccola cosa chiamata Amore (Avis: the Crazy Little Thing Called Love) I guerrieri della luce non sempre sono sicuri di ciò che stanno facendo. Molte volte trascorrono la notte in bianco, pensando che la loro vita non ha alcun significato. Per questo sono guerrieri della luce. Perché sbagliano. Perché si interrogano. Perché cercano una ragione: e certamente la troveranno. Ogni guerriero della luce ha avuto paura di affrontare un combattimento. Ogni guerriero della luce ha tradito e mentito in passato. Ogni guerriero della luce ha imboccato un cammino che non era il suo. Ogni guerriero della luce ha sofferto per cose prive di importanza. Ogni guerriero della luce ha pensato di non essere guerriero della luce. Ogni guerriero della luce ha mancato ai suoi doveri spirituali. Ogni guerriero della luce ha detto ―sì‖ quando avrebbe dovuto dire ―no‖. Ogni guerriero della luce ha ferito qualcuno che amava. Perciò è un guerriero della luce: perché ha passato queste esperienze, e non ha perduto la speranza di essere migliore. Manuale del Guerriero della Luce – Paulo Coelho

―Crazy Little Thing Called Love‖ – Una pazza piccola cosa chiamata amore: ecco cos‘è per il Crazy Team, l‘Avis. ―Piccola‖ in senso confidenziale, ma grande in senso affettivo. La possibilità di salvare con un gesto una vita, ci può solo che mettere allegria. Un amore a prima vita, un colpo di fulmine, un ―lightning‖, come il grandissimo e indimenticabile brano di Freddy Mercury e dei suoi Queen, come il brano il ―Greased Lightning‖ del mitico film Grease e dello scatenato John Travolta. Ci sono brani irresistibili, brani che quando li senti ti viene voglia di ballare, non puoi resistere e non puoi stare fermo. Sì, brani che ti fanno sentire come quando fai qualcosa per qualcuno,


in modo disinteressato e senza secondi fini, proprio come quando si dona sangue. Brani e gesti che ti fanno sentire come John Travolta ne ―La febbre del sabato sera‖ (Saturday Night Fever), o in ―Staying Alive‖ con la memorabile domanda finale: ―Sai dove vado adesso? Sai dove vado adesso?- Dove? - A farmi il mondo!‖ (Do you know what I want to do? What? Sturt! – Sai dove vado adesso? Dove? A pavoneggiarmi). Qui, preferiamo per una volta la versione italiana: lasciamo pavoneggiarsi qualcuno altro (soprattutto quelli che riferiscono…). Noi preferiamo ―farci il mondo‖ perché se si guarda al mondo con occhi diversi, il mondo cambia. Non ci vuole poi molto, basta recarsi al centro di Piario (sempre che qualcuno non lo voglia spostare senza dire nulla), o per essere più precisi all‘Unità di Raccolta (attenzione che se non siamo più che precisi ―il Braveheart‖ va a riferire tutto…) e guardare i giovani mentre donano sangue. Come Crazy Team, abbiamo la fortuna di ammirare e guardare negli occhi chi dona, una fortuna di cui molti, magari seduti sulle sedie, sembrano essersi dimenticati. La fortuna di guardare chi fa un gesto di grandissima solidarietà e di guardarli negli occhi che nient‘altro sono se non lo specchio dell‘anima. Quell‘anima che guarda il mondo e di come il mondo, se si vuole, può cambiare. Non ci vogliono nemmeno troppe parole, al centro si è tutti amici, basta un sorriso, a volte semplicemente uno sguardo, forse nemmeno quello, già il fatto di essere lì per donare ha già espresso tutto. “Balliamo sul mondo (Balliamo sul mondo - Ligabue), va bene qualsiasi musica. Ce l'hai scritto che la vita non ti viene come vuoi, ma è la tua e per me è speciale e se ti può bastare sai che se hai voglia

di

ballare

uno

pronto

qui

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l'hai”.

Uno pronto a ballare è da sempre il nostro Franco (Francesco) Scandella che ci ha insegnato in anni di presenza al centro la passione e l‘amore per l‘Avis e per la donazione di sangue. Lì puntuale ed energetico, sempre attivo e instancabile. ―Date all'insegnante il minore numero possibile di mezzi coercitivi, così che l'unica fonte di rispetto da parte dell'allievo sia costituita dalle qualità umane e intellettuali dell'insegnante stesso‖ (Albert Einstein). E al di là delle premiazioni che prevedono un riconoscimento per gli anni di appartenenza, noi preferiamo i riconoscimenti per i meriti in Avis e l‘insegnamento di Franco: le sue 120 donazioni (cento di sangue e il resto fatte in aferesi). Questo dice tutto. Come Crazy Team, andiamo volentieri al centro per seguire e cercare di rasserenare i donatori. Ci arriviamo magari ancora un po‘ intontiti dalla ―febbre del sabato sera‖ ma questo non ci impedisce di ammirare chi fa un gesto indescrivibile. Ci proviamo a descriverlo, nel sito tentiamo di fare questo, ma siamo consapevoli che le parole sono troppo poche (o meglio ci vuole qualcuno che sia talmente fantastico a descrivere come lo sono i donatori). Donazione di sangue come musica, siamo partiti da questo. E i donatori come i protagonisti di questa musica. C‘è chi suona in questa meravigliosa orchestra, chi coordina il tutto, chi canta. Il tutto come una rappresentazione. Musica di qualsiasi genere, eterogenea, proprio come lo sono i donatori. C‘è la musica classica, le persone che sono state giovani qualche anno fa e che ancora ricordano di esserlo stati e sono come un ottimo vino d‘annata: invecchiando migliorano.


C‘è la musica rock, quella non meno dei 120 bpm (battiti per minuto - Beats per minute), i giovani dalle ―poche menate‖ e dai molti fatti, quelli con ipod e le auricolari nelle orecchie. C‘è la musica delle colonne sonore, quella di Ennio Morricone e di John Williams per intenderci: la musica delle donne. Un musica sensuale emozionante e gentile: le vedi donare ed esprimere una gamma ―cromatica‖ di sentimenti. Donne che donano con qualche difficoltà in più (per questo stiamo lottando perché in Alta Valle arrivi la plasmaferesi, una donazione meglio mirata alle caratteristiche fisiche di chi dona. Vedremo la futura nuova ubicazione del centro se sarà degna dei donatori) ma come nei film, quelli belli, dopo alcuni travagli si arriva ad un splendido epilogo e ad un meraviglioso lieto fine. Sì, nel mondo della donazione di sangue (ma anche di midollo osseo e di organi) c‘è questa e tant‘altra musica. Musica che in tutto il mondo, da sempre, viene accompagnata dalle danze. Siamo partiti da John Travolta, dai suoi musical ―La febbre del sabato sera‖ e da ―Staying Alive‖ e, perché no, anche dal ballo di Pulp Fiction in cui John ballava con la splendida Uma Thurman (Uma è talmente bella che va bene ovunque). Balli e danza che si ritrovano nella gioia di seguire un istinto, quello di lasciarsi far trasportare dal sentimento, quello delle danze tribali, quello del ―voglio che tu canti con rapimento e danzi come un derviscio‖ (dal film ―Vi presento Joe Black). Donare come musica e danza. E non importa come si balla o se ballando qualcuno storce il naso: l‘importante è ballare. Perché ballando si manifesta la gioia di fare qualcosa per gli altri. I donatori si meritano questa gioia: non certo la barzelletta che qualcuno ti rifila, magari raccontata pure male, quella a cui per bon ton ti imponi di sorridere anche se in realtà vorresti tagliarti le vene. E poi immancabilmente colui che racconta la barzelletta, vedendo che non ridi, non contento la spiega... In questo sito abbiamo manifestato la nostra ―gioia‖ e la manifestiamo ―con tutte le nostre forze‖. Altro non ci interessa, a noi piace ballare di gioia: un ballo sensuale, frenetico ed energetico. Non importa come ma il perché: balliamo per festeggiare chi fa qualcosa per un'altra persona senza nessun interesse, senza secondi fini. Come Crazy Team ci uniamo alla profetessa Miriam, sorella di Aronne, quando esterna la sua esultanza ―formando cori di danze‖ con le altre donne, suonando i timpani e cantando (Miriam ringrazia Dio, dopo il passaggio del Mar Rosso) – Esodo 15, 20-21.


Vi abbiamo scandalizzato? Non era nostra intenzione. Possiamo scrivere di donazione di sangue in modo più convenzionale? Di sicuro sì, ma fare il semplice copia e incolla di notizie riportate da altri siti non ci piace: saremmo ―originali come mocassini‖ (Fabio Volo) e copioni (abbiamo sempre riportato le fonti e le varie citazioni da cui si traggono le notizie e ove possibile linkato e/o indicato il link). Possiamo scrivere della donazione in modo più ―opportuno‖? Questo è tutto da discutere: in quanto il gesto di donare supera ogni razionalità. Chi ha visto al centro di Piario i giovani donare (ma questo sicuramente accade in ogni centro in cui si dona) non può non provare gioia. Gioia che ognuno manifesta secondo il proprio modo di essere. Come danziamo e come ci piace danzare? Beh, a noi piace la danza inserita in un passo della Bibbia, nell‘antico testamento, un testo inserito del ―Secondo libro di Samuele‖ (indicato come 2 Sam) al capitolo 6. Un testo ritenuto sacro sia dalla religione cristiana, sia da quella ebraica, sacro per chi è credente e un bell‘insegnamento per chi non lo è (come sempre all‘Avis Villa d‘Ogna ―No politics or religion‖). Parla della danza di Davide (il Re Davide) , mentre trasporta l‘Arca dell‘Alleanza. ―12 Allora Davide andò e trasportò l‘Arca di Dio dalla casa di Obed-Edom nella città di Davide, con gioia. (...) 14 Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Davide era cinto di un efod. 15 Così Davide e tutta la casa d‘Israele trasportarono l‘arca del Signore con tripudi e a suon di tromba‖ (2Sam 6,12; 6,14-15). Davide, quanto entra in città, danzando dalla gioia davanti all‘Arca, indossava l‘efod di lino: un costume sacerdotale succinto, una specie di perizoma adatto a compiere sacrifici. E qui la faccenda si complica… Il modo in cui Davide danza ed esprime la propria gioia per la Legge (Torà), è ritenuto sconveniente da Mikal, la figlia di Saul che se ne scandalizza. Modo fine per dire che Davide, indossando solo un perizoma, danzando ed abbassandosi nel mentre di danzare mostrava… Beh, avete di certo capito: qualcosa che non andava di certo mostrato. ―16 Or avvenne che mentre l‘Arca del Signore entrava nella città di David, Mikal, figlia di Saul, guardò dalla finestra; vedendo il re Davide che saltava e danzava dinanzi al Signore, lo disprezzò in cuor suo. […] 20 Come Davide tornava per benedire la sua famiglia, Mikal, figlia di Saul, uscì ad incontrare Davide e gli disse: «Quanto degno di onore è stato oggi il re d'Israele a scoprirsi davanti agli occhi delle serve dei suoi servi come si scoprirebbe un uomo del volgo!»‖. (2Sam 6,16; 6-20). Come si risolve la vicenda? Beh, Davide non le manda a dire a Mikal e le risponde che ha danzato così per volere di Dio. ―21Davide rispose a Mikal: «L'ho fatto dinanzi al Signore […]ho fatto festa davanti al


Signore. 22 Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò vile ai tuoi occhi, ma presso quelle serve di cui tu parli, proprio presso di loro, io sarò onorato!» (2Sam 6,21-22). Gli ebrei, al termine della festa dei Tabernacoli (Sukkot), celebrano nelle sinagoghe la Simchat Torà - o gioia della Legge - danzando, a saltelli ritmati, con i rotoli della Torà e cantando inni in onore dell‘Eterno).

Sì, in pratica con buona pace di Mikal, ―nulla è immondo in se stesso; ma se uno ritiene qualcosa come immondo, per lui è immondo‖. (San Paolo Lettera ai Romani 14,14). O per dirlo in un modo più recente, ―La bellezza è nell‘occhio di chi guarda‖ (Beauty is in the eye of the beholder – frase apparsa nel diciannovesimo secolo da parte di Margareth Hungerford ma trova dei precedenti nel 1588 in Shakespeare in ―Beauty is bought by judgement of the eye‖ nell‘opera Love's Labour‘s Lost ovvero Pene d‘amore perdute). Beh lungi dal paragonarci a Davide e non sapendo dove collocarci tra gli immondi o meno, come Crazy Team avremmo invitato Mikal a danzare, magari con il gruppo di donne e di Miriam. Wow, come compagnia mica male, non fosse altro che per la presenza tutta femminile. Visto che bisogna aumentare la presenza di quote rosa in Avis magari la prossima volta ci presentiamo all‘Unità di Raccolta di Piario anche noi con il look di Davide, con l‘afod di lino… Volete mettere un bel perizoma? Aspettate, non scappate. Ammettiamo che forse è meglio di no: dobbiamo aumentate le quote rosa, non eliminarle (per un attimo ci siamo immaginati col perizoma e abbiamo capito che non è un bel spettacolo). Stiamo naturalmente scherzando. “Crazy Little Thing Called Love”: come Crazy Team ci basta cambiare una “i” con una “o” e la “thing” (cosa) diventa “thong”(laccio ma può essere inteso anche come perizoma che in inglese è loincloth) e la “pazza piccola cosa chiamata amore” diventa “il pazzo piccolo perizoma chiamato amore”. Continueremo a ―Ballare sul mondo‖ (dal brano Balliamo sul mondo di Ligabue), continueremo a ―Ballare fino a che pace non c'è, ballare fino a che terra non è, Prendimi così stringimi a te, Gira intorno a me canta con me‖ (―Senza Origine‖ di Valentina Giovagnini, giovane cantante dalla voce seconda solo al proprio talento, classe 1980 e morta tragicamente in un incidente stradale nel 2009. Ciao Valentina, noi balleremo sempre con te. Grazie per farci ballare per sempre con le tue canzoni). E se sarà necessario indosseremo come Davide anche l‘efod (il perizoma di lino) se questo può servire a diffondere la cultura della donazione (sia essa di sangue che di midollo osseo o do organi e tessuti). Continueremo a chiedere alle persone ―Shall We Dance?‖ (balliamo) onde poter salvare vite. ―Shall We Dance?‖come il brano rivisto anche più volte in chiave blues, o i vari film, ultimo tra i quali quello con Jednnifer Lopez e quell‘altro…. Come si chiama? Come? Ah sì, Richard Gere (interprete tra l‘altro di American Gigolò e Ufficiale Gentiluomo al posto di John Travolta che dopo aver visto il successo dei film a cui aveva rifiutato divenne un po‘ ―sTravolto‖…).


Naturalmente ricordiamo la versione del film in cui c‘è Jennifer Lopez, in quanto apprezziamo le sue qualità nel recitare… Ops, apriamo la finestra per far uscire la cavolata: ammettiamo che Jennifer ha sempre la stessa espressione addolorata, di quella a cui hai appena pestato la punta del piede quando indossa il tacco dodici centimetri… Ma volete (am)mettere il lato B? Subito a pensar male, stiamo parlando del suo ultimo album (ma forse non solo dell‘album)… Continueremo a ballare e a parlare di Avis al pub, in t-shirt e felpa Avis, jeans come pantaloni – non certo con giacca e cravatta per evitare che i giovani ci considerino estranei al loro mondo - davanti ad una birra e ad un caffè. Già, l‘immancabile caffè, c‘è qualcosa di più buono del suo aroma?. Balleremo una danza – ritmata - in modo circolare quella che nell‘ebraismo è chiamata festa: Hag appunto, come il caffè. Ci sia co0ncessa la battuta. La simbologia della danza in cerchio ci dice che nessuno può ritenersi più importante dell‘altro. “Anche sul trono più elevato del mondo si é pur sempre seduti sul proprio sedere” (Michel Eyquem de Montaigne). Un "lato B", tra l'altro, non bello come quello di Jennifer Lopez.

Meg Ryan dona sangue e invita tutti a farlo (Meg Ryan for Blood donation) Es un sentimiento nuevo che mi tiene alta la vita, la passione nella

gola,

l'eros

che

si

fa

parola.

Le tue strane inibizioni non fanno parte del sesso […] La tua voce come il coro delle sirene di Ulisse m' incatena ed

è

bellissimo

perdersi

in

quest'

incantesimo.

Tutti i muscoli del corpo pronti per l' accoppiamento nel Giappone delle geishe si abbandonano all'amore. La tua pelle come un' oasi nel deserto ancora mi cattura ed è bellissimo perdersi in quest'incantesimo Dal brano ―Sentimento nuevo‖ di

Franco

Battiato Vi

ricordate

―Harry

ti

presento

Sally‖?

Memorabile la scena di Sally – una splendida Meg

Ryan

e

di

un

quantomeno

imbarazzatissimo Harry – Billy Crystal – alla tavola calda. Se non avete visto il film come sempre vi rimandiamo per tutti i dettagli a Wikipedia, l‘enciclopedia libera e fruibile a tutti. Il tutto inizia a Chicago, nel 1977. Sì, la ―Sweet


Home Chicago‖, quella dei Blues Brothers e quella in cui, come abbiamo riportato nell‘articolo ―L’Admo Lombardia compie vent’anni‖, nel 1937 Bernard Fantus (il link è in inglese, magari prossimamente lo tradurremo. Fantus era di origine ungherese) direttore di terapeutica presso il Cook County Hospital di Chicago – quello dove è stata girata la serie E.R., quello del ―dottor Ross‖ di George Clooney -, fondò la prima banca del sangue dell'ospedale negli Stati Uniti. (La prima banca del sangue a livello mondiale fu sviluppata in Unione Sovietica nel 1930 da Sergei Yudin presso il Nikolay Sklifosovskiy Institute di Mosca. Un tragico destino fu quello di Yudin: arrestato dal KGB il 22 dicembre 1948, venne tenuto in carcere senza processo per più di 3 anni. Il suo nome scomparve da riviste mediche, i suoi articoli non furono più pubblicati, e le sue pubblicazioni furono rimosse dalle librerie. Nel 1952, fu esiliato in Siberia per 10 anni nella città di Berdsk, a 30 km da Novosibirsk. Solo dopo la morte di Stalin, nel marzo 1953 Yudin poté ritornare a Mosca e ricominciare il suo lavoro. Un anno dopo, il 12 marzo 1954, Yudin morì di infarto del miocardio all'età di 62 anni – Fonte Wikipedia ―Bank Blood‖). Cosa accade? I due amici (ma nel film non saranno solo amici) discutono di vari argomenti. O meglio, più che di vari argomenti di un argomento: il sesso. Nella scena clou, i due discutono della possibilità che la donna possa fingere, in certi casi l’orgasmo. ―Lei, gliene dà una dimostrazione, seduti in una tavola calda, di fronte a tutti gli avventori‖ come ben esplica Wikipedia. ―Sesso o amore: questo è il dilemma‖: si può riassumere con questo dubbio non proprio amletico il film. Nel 2000 l'American Film Institute inserì questa commedia brillante al ventitreesimo posto nella classifica delle migliori cento commedie americane di tutti i tempi. Wow, vi abbiamo fatto arrossire. Come lo sappiamo? Beh, abbiamo messo a punto un nuovo software ―Are you blushing? I (k)No(w)‖. Il nome è un gioco di parole - a seconda di come si considerino o meno le parentesi - e può assumere vari significati: ―Stai arrossendo? Lo so‖ (se si considerano tutte le parole); ―Stai arrossendo? Io no‖ (se non si considerano la ―k‖ e la ―w‖) e infine ―Stai arrossendo? Io adesso‖ (se non si considera la ―w‖). Il software ci permette di visualizzare tutte le vostre facce e di vedere quanto arrossite mentre state leggendo. Tutte le facce tranne quelle del ―Braveheart‖ che è andato di corsa a riferire. Fra breve sarà disponibile anche l‘applicazione per iPhone e iPad dal nome (Ah)iTurnRed (un altro gioco di parole per dire io arrossisco. Ahi, ahi…). Ci conoscete, naturalmente stiamo scherzando. Amiamo la semplicità e la naturalezza di chi sa ancora arrossire, non tenere a freno i sentimenti, quei ―sentimenti nuevi‖, quelli che mostrano il cuore contrapponendolo alla fredda razionalità della convenienza. Per qualcuno arrossire è qualcosa da nascondere, anzi adesso qualcuno sostiene pure che sia un fatto negativo. E gli esperti (fate attenzione quando ci sono in giro quelli che si fanno appellare così) gli hanno affibbiato persino un nome: ereutofobia o eritrofobia. Un nome altisonante (dal greco erythros – rosso o da ereuthos - arrossamento, rossore) per definire quello che si può definire semplicemente come timidezza. E cosa c‘è di più bello? A noi piace arrossire tranquillamente quando la condizione lo impone (non tutto il Crazy Team. Come ogni gruppo c‘è qualcuno che arrossisce, qualcuno che


è più propenso a far arrossire). Il problema semmai dovrebbe essere l‘opposto: il non arrossire più, non trovare più cose che ci fanno arrossire e non stupirsi più di nulla. "E quando si arrossisce, significa sì, vero?" chiede ―Il piccolo principe‖ di Antoine de Saint-Exupéry. Secondo Jacques Lacan, francese come Saint-Exupéry, psichiatra, filosofo nonché uno dei maggiori psicoanalisti, “il trauma non è il sesso, ma il linguaggio. Il linguaggio manca di un significante. Gli esseri umani tutti, anche quelli che non parlano, sono traumatizzati dall'incontro con il linguaggio. L'inconscio è un linguaggio, senza codice”. (Fonte Wikipedia). Non sappiamo se Lacan abbia ragione o meno, quello che possiamo dire è che indubbiamente il sesso riguarda il mondo della donazione di sangue, se non altro per definire e capire quali sono i comportamenti a rischio. Ma tornando a ―Harry ti presento Sally‖, cosa c‘entra la scena dell‘orgasmo simulato di Sally con la donazione di sangue? Ve lo diciamo subito. Andando per siti abbiamo incontrato amici. Non pensate ,male: tutti amici che condividono la passione per far sì che il sangue non manchi mai dove vi è bisogno. Lo avevamo già detto nell‘articolo ―Donare sangue: questa la nostra politica (e quella dei nostri amici)‖. Proprio in questo mare abbiamo vissuto il senso di libertà, all‘inizio ci ha fatto un po‘ di paura, ci ha provocato qualche vertigine (―Vertigo‖ come il brano degli U2), ma subito ci siamo fati cullare dalle onde. Non solo, ―e il naufragar m'è dolce in questo mare‖, come diceva il buon vecchio Jack (naturalmente stiamo parlando di Giacomo Leopardi nella poesia ―L‘infinito‖). Sì, in pratica abbiamo trovato amici e condiviso idee (e a volte, qualche piccolo problema comune). Abbiamo trovato Avis Odolo-Preseglie, Avis di base dell’Università base di Parma, Avis Svizzera, Avis Brescia e speriamo che la famiglia si possa allargare. Last but not least, (per ultimi - in ordine cronologico - ma sicuramente non meno importanti) abbiamo trovato il CNS: il Centro Nazionale Sangue. Abbiamo scoperto che dietro un acronimo a noi abbastanza sconosciuto (cosa di cui ci vergognamo, ―Shame‖ – vergogna - come il brano di Robbie Williams), si cela un mondo che raccoglie tutte le associazioni che diffondono la cultura della donazione di sangue (e tra di esse naturalmente la ―nostra‖ Avis, il nostro ―Crazy Little Thing Called Love‖). Abbiamo scoperto un bel sito: semplice e di facile accesso, con una veste grafica molto accattivante ma senza per questo essere pesante. Ma anche sotto il vestito (anche qui non pensate male), a differenza dal film e del romanzo omonimo ―Sotto il vestito niente‖, abbiamo potuto riscontrare con nostra immensa gioia che c’è la volontà di diffondere la cultura della donazione di sangue con un sorriso sulle labbra. Sì, il Cns ha preferito scegliere la via del dire “una cosa seria sorridendo”. Quello che nel nostro piccolo e senza avere nemmeno lontanamente la pretesa di volerci paragonare, stiamo facendo anche noi col nostro sito, secondo il motto del Crazy Team. Non solo: col canale youtube "Avisvilladogna", siamo diventati amici del ―crazy‖ (ci sai permesso questo aggettivo, crazy in senso chiaramente amichevole, inteso come divertente e non


comune ma non per questo meno bello) CNSGallery, il canale youtube del Centro Nazionale Sangue. Abbiamo potuto conoscere così dei bellissimi video, semplici ma non per questo meno belli. Proprio tra questi, abbiamo ammirato un video spassoso: un video divertentissimo, originale ed ironico. Stiamo proprio parlando del “remake” della scena del ristorante del film “Harry ti presento Sally”. Scena doppiata e rivista in chiave comica con gli occhi giovani dei “crazy” donatori di sangue. In occasione dell‘incontro di BergamoScienza 2010, svoltosi a Treviglio (in provincia di Bergamo) il 15 ottobre 2010, dopo l‘intervista al dott. Giuliano Grazzini (nella descrizione del video trovate tutto il testo dell‘intervista così come tutti i testi delle varie interviste realizzate la sera del convegno), abbiamo avuto l‘occasione di complimentarci per il lavoro svolto e per l‘originalità del Cns. Il dottor Grazzini ci ha elencato i nomi dei curatori del sito e del canale youtube, ma come Crazy Team, dimentichiamo i nomi con una facilità sorprendente (mea culpa) e non appena stacchiamo la mano a cui siamo presentati, E anche questa volta non ha fatto eccezione (ancora ―Shame‖ – vergogna - di Robbie Williams): non ricordando i singoli nomi per cui facciamo i nostri più vivi complimenti a tutto lo staff. Il video, per chi non riuscisse a visualizzarlo (chi magari ha i server che bloccano youtube o non ha installato i vari Flash Player), propone un doppiaggio della scena riletta in chiave comica, degna dei migliori spettacoli della commedia dell’arte. Ecco il testo. Meg Ryan e donazione sangue (doppiaggio funny da Harry ti presento Sally) Personaggi Sally: Meg Ryan; Harry: Billy Crystal; Signora Scena All‘interno di un ristorante

Sally: «E anche oggi hai trovato il modo di non venire… Sono cinque anni che provo a portarti con me a donare sangue, ma trovi sempre una nuova stupida scusa per non farlo. ―Non so cosa mettermi‖: oggi hai toccato il fondo». Harry: «Ma perché dici così? Il look è importante». Sally: «Ti sei visto? Vai in giro come se la mattina

ti

vestisse

Stevie

Wonder»

Harry: «Va bene ho trovato una scusa. Ma i miei buoni motivi»Sally: «L‘unico motivo è che sei

menefreghista».

Harry: «Io credo che faccia male alla salute».


Sally:

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«Lo

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Sally: Harry:

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(mangiando «E

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Sally: «Niente, faresti solamente un sacco di esami gratis e dopo una donazione ti sentiresti veramente gratificato: puro benessere». Harry:

«Fammi

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Harry:

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sente».

bella

illuminami». sensazione

(censurato).

donare. Così

Oh». bene?».

Sally: «Oh, oh sì. E sì‘ importante perché so che va a chi ne ha bisogno. Oh, oh. Oh, meraviglia donare… Oh, oh vedi? Oh, tutti devono donare… Sì doniamo, doniamo, doniamo, doniamo. Oh, donate tutti, anche lei signora doni. Anche lei con gli occhiali sopra i cinquanta chili. Lei, non è troppo vecchio, lo faccia. Donate, donate. Oh sì, oh che meraviglia donare.

Oh.

Mmm

(con

sorriso

beffardo)».

Signora al ristorante: «Mi ha convito, domani vado anch‘io». Naturalmente con il sonoro, rende decisamente meglio l‘idea (o la ―Pazza idea‖ come il brano di Patty Pravo). Wow, siamo andato un po‘ lunghi per cui vi lasciamo con il video del CNS (lo abbiamo tagliato in quanto contiene anche altro materiale e delle spiegazioni mediche) a cui fanno seguito, ―Sentimento Nuevo‖ di Franco Battiato, ―Sally‖ (in onore del video) di Vasco Rossi e ―Shame‖ di Robbie Williams. P.S.: Dal bugiardino (il foglietto delle istruzioni nella confezione di ogni farmaco… Nomen Omen…) del video. ―Attenzione: leggere attentamente le avvertenze e le modalità d‘uso. Il video può provocare risate improvvise e attacchi di allegria. Il video può provocare inoltre la grave patologia nota come altruismo. Detta patologia è irreversibile. Può portare alla voglia di donare sangue, una forma assoluta di altruismo che salva in concreto delle vite. Si declina ogni responsabilità‖.


25 novembre 2010: giornata internazionale per l‘eliminazione della violenza contro le donne «(La voce di Franca Rame si abbassa fino a rompersi, a sciogliersi nella commozione) Signora, stava raccontando che lei non... ―Non ho mai dimenticato. Mai. Ancora adesso, ha visto, no? Non riesco a parlarne. Subire violenza, per una donna, è tremendo. Il gesto che subisci ti procura una ferita nell' animo che niente, e mai, riuscirà a far rimarginare”. […] “Voglio dire: il rispetto per le donne andrebbe insegnato all' asilo, a scuola, dovrebbero essere i genitori all' interno della famiglia a spiegarlo ai propri figli”. […] ha detto che gli stupri sono inevitabili: poi ha chiarito meglio il suo pensiero, precisando però che in ogni occasione servono sempre un po' di leggerezza e umorismo. ―Una vicenda così seria, così tragica... che spazio può esserci per l' umorismo?‖». Intervista a Franca Rame pubblicata sul Corriere della Sera - 26 gennaio 2009 (articolo di Fabrizio Roncone) « […] Nell‘età delle commozioni il cuore non basta a reggere la spinta del sangue. Il mondo intorno è poco in confronto alla grandezza che si allarga in petto. E‘ l‘età in cui un a donna deve ridursi alla piccola taglia del mondo. Un urto dentro di lei le fa credere di non farcela, troppa violenza ci vuole per ridursi. Eì l‘età rischiosa. Le donne hanno un‘esaltazione fisica che noi non possiamo conoscere. Noi ci possiamo esaltare per una donna, loro si esaltano per la forza contenuta dentro. E‘ un‘energia antica delle sacerdotesse che custodivano il fuoco». Da “Il giorno prima della felicita” di Erri De Luca

C‘è un eccezione che conferma la regola. Come avviene per ogni regola che si rispetti. Ci piace da sempre dire una cosa seria con un sorriso sulle labbra. Lo abbiamo fatto ovunque sul sito parlando di donazione di sangue, di donazione di midollo osseo e di donazione di organi e di tessuti. Lo abbiamo fatto parlando di morte, secondo anche quello spirito goliardico che ci è stato insegnato fin dal 1500 dalla Danza Macabra: si può fare satira su tutto. Se c‘è un motivo per festeggiare siamo i primi ad essere presenti o ad arrivare in anticipo al party. Da sempre sosteniamo che si può parlare di donazione in modo divertente secondo il nostro motto ―meglio dire una cosa seria con un sorrisao sulla bocca‖. Ma… sì c‘è un ma. Ma c‘è un‘unica eccezione. Si può dire tutto con un sorriso sulle labbra tranne quando si parla di violenza. Dietro ogni violenza c’è un amore mancato, perché “dalla violenza non può e non è mai potuto nascere nulla” (That nothing comes from violence and nothing ever could – dal brano Fragile di Sting). La violenza provoca solo altra violenza e questo vale sia per chi la fa, sia per chi la subisce. La violenza, al contrario della satira, non sa sconti e non fa eccezioni. Non si trasforma mai in qualcosa


di positivo. Non muta mai, è costantemente fedele a se stessa. Vuole distruggere la fiducia che le persone hanno nel mondo. La violenza è un processo irreversibile, non ha dubbi, non torna mai suoi passi. E‘ astuta, ti suggerisce di usare violenza per fermare violenza, secondo la logica perversa del male minore: ma se dai retta a questa insana logica, la violenza vince e si espande. Già la violenza è spietata. Ma la violenza contro le donne lo è ancor più. Condanna la donna a vivere quando hanno cercato di ucciderla dentro. In questo caso il tempo non lenisce le ferite, solo l‘amore e la forza che le donne hanno in se stesse permettono a chi ha subito violenza di sopravvivere… Sopravvivere, cosa ben lontana dal vivere. Inutile negarlo, , quando si parla di violenza contro le donne, siamo seri. “Per vicende così tragiche, che spazio può esserci per l’ironia?”. Nessuno. La violenza e la violenza contro le donne, in nessuna ottica la si osservi, non ha nessun lato leggero e umoristico. E nella violenza contro le donne, non ci sono occasioni e spazi per leggerezza e umorismo. Ben lungi come Crazy Team ad atteggiarci a falsi moralisti. Non vogliamo ―pontificare‖ o fare commenti. Ci limitiamo ad osservare la triste realtà e a fare nostro un problema che in concreto esiste. I commenti li lasciamo fare a chi è più qualificato o a chi è più abituato a ―pontificare‖ (spesso ahinoi la cosa coincide), come nell‘insulsa dichiarazione che invita alla leggerezza e all‘umorismo in merito alla violenza sessuale subita da una donna. Noi ci limitiamo ad ammettere ed a riconoscere tutti i nostri limiti: insieme alla violenza, bisogna (o meglio bisognerebbe) parlare anche di antiviolenza. Bisogna (bisognerebbe) parlare di non violenza a qualsiasi livello: anche a quello verbale e in questo abbiamo (insieme a tante persone) molto da imparare… Che dire, ci stiamo provando. Come crazy Team c‘è una cosa che non dimenticheremo mai: le lacrime di una donna. Sono le lacrime più laceranti che una persona possa vedere e a cui possa assistere. E poco importa se la violenza è stata perpetrata o ―solo‖ tentata: tutte queste donne hanno subito violenza. Un mondo è stato scosso in modo irreversibile, ed irreversibilmente accompagnerà le donne vittime di violenza. E spesso questa violenza viene attuata in ambienti famigliari, quelli in cui mai ci si aspetterebbe di trovare violenza. Non c‘è leggerezza o umorismo che tenga: solo le lacrime di dolore. Il comune denominatore nella violenza contro le donne è la fatica di poter esternare e raccontare la propria vicenda. Tra chi ha trovato però la forza e il coraggio di raccontare, Franca Rame (attrice moglie di Dario Fo e mamma di Jacopo, una donna forte e colta, coraggiosa, elegante e ironica). Franca Rame Il 9 marzo del 1973 venne rapita da esponenti dell'estrema destra e subì violenza fisica e sessuale. L' aspettarono sotto casa, a Milano: la costrinsero a salire su un furgoncino. Erano in cinque: uno al volante, uno che la teneva, tre le stettero addosso, a turno, per ore. Il procedimento penale giunse a sentenza definitiva solo dopo 25 anni: ciò comportò la prescrizione del reato. Anche la data suona come una beffa: il giorno seguente la festa della donna. Cosa successe


poi? Lo raccontò Franca Rame nell‘articolo di Fabrizio Roncone – riportiamo testualmente per non cambiare nulla della tragicità del racconto - del Corriere della Sera il 26 gennaio 2009: «‖Poi un senso di solitudine. Resti sola, con ciò che ti hanno fatto. È una umiliazione, è una sensazione che solo una donna può comprendere... non avevo più la stessa faccia: è come se il sangue, la vita se ne vadano via... Io, in più, mi tenni tutto, non denunciai la cosa, non raccontai i particolari nemmeno a Dario‖. Fino a una sera del 1978. ―Sì, decisi all' improvviso, senza prove. Recitavo i monologhi di "Tutta casa, letto e chiesa" e in scena c' era una sedia. Mi sedetti, chiesi di abbassare le luci e cominciai a raccontare ciò che mi era capitato qualche anno prima». In sala alcune ragazze svennero. «Lo stupro è spesso taciuto. E non descritto. Molte donne lo subiscono per strada o in casa, da padri, zii, fratelli... Ma spesso si resta con il proprio segreto‖». Non ci dimenticheremo mai le lacrime di Franca Rame, intervistata in uno speciale di La7 da Antonello Piroso in occasione

della

giornata

internazionale

per

l’eliminazione della violenza contro le donne. Ci rimarranno sempre impresse quelle lacrime, le lacrime di una donna privata dalla propria liberta a cui hanno voluto strappare l‘anima. Eravamo davanti ad un caffè quando Franca Rame, in collegamento con la trasmissione da Milano, sigaretta accesa per stemperare la tensione, versò quelle lacrime. Vedemmo attraverso il televisore il dolore che rievocava quel tragico evento. Quel dolore che il tempo e gli oltre trent‘anni passati non sono riusciti a lenire. Abbiamo visto quelle lacrime, sono diventate nostre. Non non c‘è leggerezza o umorismo che tenga: questa è la nostra eccezione e lo sarà sempre quando parleremo di violenza e di violenza contro le donne. La vicenda di Franca Rame ci insegna che anche se non si può sempre ricondurre tutto a dei numeri o a delle statistiche, in questo caso i numeri parlano chiaro: molto bisogna fare per eliminare la violenza contro le donne. I numeri sono così, non è facile fregarli. Sono semplici cifre se letti con indifferente sguardo, ma vere e proprie indicazioni se guardati col cuore. E leggendo i numeri cuore, non possiamo fare a meno di notare che «“L'81% delle protagoniste di atti di suicidio ha alle spalle episodi di abuso”, avverte Alessandra Graziottin, alla guida del Centro di Ginecologia e Sessuologia del San Raffaele Resnati di Milano» (Corriere della Sera - 17 novembre 2010. Articolo di Simona Ravizza). Ci fa star male pensare alla vita che viene spezzata con la violenza sessuale e che finisce, in otto casi su dieci. Ci fa star male e ci fa venire in mente la storia di Valentina Cavalli che subì violenza sessuale nel giugno 2002. Avevamo riportato la sua storia, estrapolata dal Corriere della Sera e da “La stampa‖ in occasione della giornata per l‘eliminazione della violenza contro le donne del 2009. Valentina decise di staccare la spina giovedì 11 luglio 2008, 6 anni dopo lo stupro subito, dopo aver superato l’ultimo esame della specializzazione in neuropsichiatria. Come descrisse in un bellissimo articolo Angelo Conti su “La Stampa del 12 luglio 2008”, «Le ombre del passato segnano una vita». Ci fa star male quello che leggiamo nella cronaca dei quotidiani: uno stupro al giorno a Milano (Corriere della Sera – 17 novembre 2010 Articolo di Simona Ravizza). A Franca Rame e a Valentina Cavalli (come a tante - troppe – altre donne), non fu concessa nemmeno giustizia e le scuse di chi perpetrò quell‘insano gesto. In quel caffè, sorseggiato mentre stavamo


guardando l‘intervista di Antonello Piroso a Franca Rame, ci cadde una lacrima. La nostra. Raccoglieva tutte quelle versate da Franca, tutte quelle che sicuramente versò Valentina. Lo bevemmo per poter ricordare il gusto che ha un atto atroce. Aveva lo stesso gusto del caffè che abbiamo preso in un bar in centro a Treviglio (in provincia di Bergamo) quando, dopo le interviste fatte in occasione del convegno di BergamoScienza 2010, abbiamo visto le fiaccole in memoria di Silvia Betti, la 48enne uccisa dal marito al culmine di una violenta lite avvenuta nel loro appartamento. Quelle fiaccole servano ad illuminare l‘oscurità della violenza contro le donne e diano luce alla fredda e oscura stanza dell‘indifferenza. Conosciamo quel gusto, tutti lo dovremmo conoscere: “E’ inutile sorprenderci della violenza se, con la nostra indifferenza, ne diventiamo inevitabilmente complici” (libera interpretazione di una frase di Andrea Canevaro).

Il

25

novembre

è

giornata

internazionale

per

l’eliminazione della violenza contro le donne. E‘ una giornata ma dobbiamo, tutti insieme, farla durare tutto l‘anno. Che il 25 novembre possa servire a non far mai spegnere quella torcia che c‘è in ognuno di noi e che ci costringa sempre a batterci contro la violenza contro le donne. E gli altri giorni ci consentano per far sì che il 25 novembre duri sempre. Vogliamo regalare virtualmente insieme a questa fiaccola due film e un libro. ―Thelma & Louise‖ e ―Monster‖ sono i film: perché ci servano a capire che ―dalla violenza non può e non è mai potuto nascere nulla‖ (dal Brano Fragile di Sting). Il libro – ci è stato consigliato da un‘amica che ringraziamo per la segnalazione – è ―Malamore‖ di Concita De Gregorio. Un libro bellissimo, ogni capitolo inizia con riportato un fatto di cronaca (estrapolato da diversi quotidiani) per poi svilupparsi in un meraviglioso approfondimento. Ve lo regaliamo virtualmente in quanto ci ha insegnato come si può sconfiggere l‘indifferenza in merito alla violenza contro le donne. C‘è una domanda che continua a farsi insistente nella nostra mente. Ve la giriamo: avete mai amato veramente una donna? (Have You Ever Really Loved A Woman?) Era una domanda che si poneva in una splendida ballata in 6/8 Bryan Adams. La risposta che dava Bryan Adams a questa domanda, era: “Per amare veramente una donna per capirla - devi conoscerla profondamente. Sentire ogni pensiero - vedere ogni sogno e darle ali - quando lei vuole volare” (To really love a woman to understand her you gotta know her deep inside. Hear every thought, see every dream and give her wings, when she wants to fly). Forse bisogna partire proprio da questa domanda e dal suggerimento di Bryan per poter parlare di lotta alla violenza contro le donne. Riportiamo di seguito il testo de ―Lo stupro‖ riportato sul sito di Franca Rame e Dario Fo nonché il video di questo racconto fatto in teatro. Il grande cuore di Franca e di Dario hanno reso accessibile e disponibile questo materiale a tutti (vi rimandiamo naturalmente al loro sito per ogni approfondimento): proprio da qui nasce la vera lotta alla violenza contro le donne. Lo stupro – Franca Rame «E’ la tragica testimonianza di una donna violentata che racconta minuto dopo minuto quello che sta subendo:


violenza di gruppo. Un pezzo agghiacciante che non ha bisogno di parole ma di essere ascoltato soprattutto da parte dei giovani e giovanissimi. Violenza di una donna tratta dal quotidiano “Donna” è una violenza sessuale subita da questa donna, raccontata minuto dopo minuto. E’ un brano che io amo moltissimo per il suo significato. E che ogni sera dedico a tutte le donne e anche agli uomini».

FRANCA C’è una radio che suona... ma solo dopo un po’ la sento. Solo dopo un po’ mi rendo conto che c’è qualcuno che canta. Sì, è una radio. Musica leggera: cielo stelle cuore amore... amore... Ho un ginocchio, uno solo, piantato nella schiena... come se chi mi sta dietro tenesse l’altro appoggiato per terra... con le mani tiene le mie, forte, girandomele all’incontrario. La sinistra in particolare. Non so perché, mi ritrovo a pensare che forse è mancino. Non sto capendo niente di quello che mi sta capitando. Ho lo sgomento addosso di chi sta per perdere il cervello, la voce... la parola. Prendo coscienza delle cose, con incredibile lentezza... Dio che confusione! Come sono salìta su questo camioncino? Ho alzato le gambe io, una dopo l’altra dietro la loro spinta o mi hanno caricata loro, sollevandomi di peso? Non lo so. È il cuore, che mi sbatte così forte contro le costole, ad impedirmi di ragionare... è il male alla mano sinistra, che sta diventando davvero insopportabile. Perché me la storcono tanto? Io non tento nessun movimento. Sono come congelata. Ora, quello che mi sta dietro non tiene più il suo ginocchio contro la mia schiena... s’è seduto comodo... e mi tiene tra le sue gambe... fortemente... dal di dietro... come si faceva anni fa, quando si toglievano le tonsille ai bambini. L’immagine che mi viene in mente è quella. Perché mi stringono tanto? Io non mi muovo, non urlo, sono senza voce. Non capisco cosa mi stia capitando. La radio canta, neanche tanto forte. Perché la musica? Perché l’abbassano? Forse è perché non grido. Oltre a quello che mi tiene, ce ne sono altri tre. Li guardo: non c’è molta luce... né gran spazio... forse è per questo che mi tengono semidistesa. Li sento calmi. Sicurissimi. Che fanno? Si stanno accendendo una sigaretta. Fumano? Adesso? Perché mi tengono così e fumano? Sta per succedere qualche cosa, lo sento... Respiro a fondo... due, tre volte. Non, non mi snebbio... Ho solo paura... Ora uno mi si avvicina, un altro si accuccia alla mia destra, l’altro a sinistra. Vedo il rosso delle sigarette. Stanno aspirando profondamente. Sono vicinissimi. Sì, sta per succedere qualche cosa... lo sento. Quello che mi tiene da dietro, tende tutti i muscoli... li sento intorno al mio corpo. Non ha aumentato la stretta, ha solo teso i muscoli, come ad essere pronto a tenermi più ferma. Il primo che si era mosso, mi si mette tra le gambe... in ginocchio... divaricandomele. È un movimento preciso, che pare concordato con quello che mi tiene da dietro, perché subito i suoi piedi si mettono sopra ai miei a bloccarmi. Io ho su i pantaloni. Perché mi aprono le gambe con su i pantaloni? Mi sento peggio che se fossi nuda! Da questa sensazione mi distrae un qualche cosa che subito non individuo... un calore, prima tenue e poi più forte, fino a diventare insopportabile, sul seno sinistro.


Una punta di bruciore. Le sigarette... sopra al golf fino ad arrivare alla pelle. Mi scopro a pensare cosa dovrebbe fare una persona in queste condizioni. Io non riesco a fare niente, né a parlare né a piangere... Mi sento come proiettata fuori, affacciata a una finestra, costretta a guardare qualche cosa di orribile. Quello accucciato alla mia destra accende le sigarette, fa due tiri e poi le passa a quello che mi sta tra le gambe. Si consumano presto. Il puzzo della lana bruciata deve disturbare i quattro: con una lametta mi tagliano il golf, davanti, per il lungo... mi tagliano anche il reggiseno... mi tagliano anche la pelle in superficie. Nella perizia medica misureranno ventun centimetri. Quello che mi sta tra le gambe, in ginocchio, mi prende i seni a piene mani, le sento gelide sopra le bruciature... Ora... mi aprono la cerniera dei pantaloni e tutti si dànno da fare per spogliarmi: una scarpa sola, una gamba sola. Quello che mi tiene da dietro si sta eccitando, sento che si struscia contro la mia schiena. Ora quello che mi sta tra le gambe mi entra dentro. Mi viene da vomitare. Devo stare calma, calma. “Muoviti, puttana. Fammi godere”. Io mi concentro sulle parole delle canzoni; il cuore mi si sta spaccando, non voglio uscire dalla confusione che ho. Non voglio capire. Non capisco nessuna parola... non conosco nessuna lingua. Altra sigaretta. “Muoviti puttana fammi godere”. Sono di pietra. Ora è il turno del secondo... i suoi colpi sono ancora più decisi. Sento un gran male. “Muoviti puttana fammi godere”. La lametta che è servita per tagliarmi il golf mi passa più volte sulla faccia. Non sento se mi taglia o no. “Muoviti, puttana. Fammi godere”. Il sangue mi cola dalle guance alle orecchie. È il turno del terzo. È orribile sentirti godere dentro, delle bestie schifose. “Sto morendo, – riesco a dire, – sono ammalata di cuore”. Ci credono, non ci credono, si litigano. “Facciamola scendere. No... sì...” Vola un ceffone tra di loro. Mi schiacciano una sigaretta sul collo, qui, tanto da spegnerla. Ecco, lì, credo di essere finalmente svenuta. Poi sento che mi muovono. Quello che mi teneva da dietro mi riveste con movimenti precisi. Mi riveste lui, io servo a poco. Si lamenta come un bambino perché è l’unico che non abbia fatto l’amore... pardon... l’unico, che non si sia aperto i pantaloni, ma sento la sua fretta, la sua paura. Non sa come metterla col golf tagliato, mi infila i due lembi nei pantaloni. Il camioncino si ferma per il tempo di farmi scendere... e se ne va. Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti. È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male... nel senso che mi sento svenire... non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo... per l’umiliazione... per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello... per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero... mi


fanno male anche i capelli... me li tiravano per tenermi ferma la testa. Mi passo la mano sulla faccia... è sporca di sangue. Alzo il collo della giacca. Cammino... cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura. Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. I polizioti... gente ce entra, che esce... Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora... Sento le loro domande. Vedo le loro facce... i loro mezzi sorrisi... Penso e ci ripenso... Poi mi decido... Torno a casa... torno a casa... Li denuncerò domani.

Avis: no ai tagli del cinque per mille al no profit Un gran cespuglio di rose stava presso l'ingresso del giardino. Le rose sbocciate erano bianche, ma c'erano lì intorno tre giardinieri occupati a dipingerle di rosso. "E' strano..." pensò Alice, e s'avvicino` per osservarli. Come fu loro accanto, sentì dire da uno:"Fai attenzione, Cinque! Non mi schizzare la tua tinta addosso!" "E che vuoi da me? - rispose Cinque in tono burbero - Sette mi ha urtato il braccio." Sette lo guardò e disse: "Ma bene! Cinque dà sempre la colpa agli altri!" "Tu faresti meglio a tacere! - disse Cinque - Proprio ieri la Regina diceva che tu meriteresti di essere decapitato!". "Perché?" domandò il primo che aveva parlato. "Questo non ti riguarda, Due!" rispose Sette. "Sì, che lo riguarda! - disse Cinque; - e glielo dirò io perché... hai portato al cuoco bulbi di tulipani invece di cipolle". Sette scagliò lontano il pennello, e stava lì lì per dire:"Di tutte le cose le più ingiuste...", quando incontrò gli occhi di Alice e si mangiò il resto della frase. Gli altri allora si voltarono e vedendo Alice le fecero tutti insieme una profonda riverenza. "Volete gentilmente dirmi - domandò Alice con molta timidezza - perché state dipingendo quelle rose?" Cinque e Sette non risposero, ma diedero uno sguardo a Due. Due disse allora sottovoce:"Perché questo qui doveva essere un rosaio di rose rosse. Per sbaglio ne abbiamo piantato uno di rose bianche. Se la Regina se ne accorgesse, ci farebbe tagliare la testa, a tutti e tre. Così, signorina, facciamo il possibile per rimediare prima ch'essa venga a...". In quell'istante Cinque che guardava attorno pieno d'ansia, gridò:"La Regina! La Regina!" e i tre giardinieri si gettarono immediatamente a faccia a terra. Si sentì un gran scalpiccio, e Alice si voltò curiosa a vedere la Regina. Prima comparvero dieci soldati armati di bastoni: erano della forma dei tre giardinieri, rettangolari e piatti, e dai quattro angoli spuntavano le mani e i piedi. Seguivano dieci cortigiani, tutti pieni di diamanti; e sfilavano a due a due come i soldati. Venivano quindi i principi reali, divisi a coppie e che saltellavano a due a due, tenendosi per mano: erano ornati di cuori. Poi sfilavano gli invitati, la maggior parte re e regine, e fra loro Alice riconobbe il Coniglio Bianco che discorreva


in fretta nervosamente, sorridendo di qualunque cosa gli si dicesse. Egli passò dritto senza badare ad Alice. Seguiva il fante di cuori, che portava la corona reale sopra un cuscino di velluto rosso; e in fondo a tutta questa gran processione venivano il Re e la Regina di Cuori. Alice stette un po' a pensare se dovesse buttarsi a terra anche lei, come avevano fatto i tre giardinieri. Ma non ricordò di aver sentito parlare di una tale usanza al passare di un corteo. "E poi - rifletté - a quale scopo si farebbero le processioni, se tutti dovessero chinare la faccia in basso, così da non poterle nemmeno guardare?". Rimase perciò in piedi e aspettò. Quando il corteo arrivò di fronte ad Alice, tutti si fermarono e la guardarono; e la Regina gridò in tono severo:"Chi e` costei?" e si volse al fante di cuori, il quale per tutta risposta sorrise e s'inchinò. "Idiota!" gli disse la regina. Poi si volse verso Alice e la interrogò direttamente:"Come ti chiami, fanciulla?" domandò. "Con il Suo permesso, mi chiamo Alice, Maestà" rispose garbatamente Alice. E fra se pensò:"In fin dei conti, si tratta soltanto di carte da gioco. Non devo aver paura". "E quelli chi sono?" - domandò la Regina indicando i tre giardinieri col viso a terra intorno al rosaio; perché stando così in quella posizione, il disegno posteriore rassomigliava a quello del resto del mazzo, e la Regina non poteva distinguere se fossero giardinieri, soldati, cortigiani, o tre dei suoi stessi figliuoli. "Come posso saperlo io? - rispose Alice meravigliata lei stessa del suo coraggio - Non sono cose che mi riguardano". La Regina diventò rossa per la rabbia e, dopo averla fissata selvaggiamente come una bestia feroce, gridò: "Tagliatele la testa, subito!". "Siete matta!" rispose Alice a voce alta e con fermezza; e la Regina tacque. Il Re mise la mano sul braccio della Regina, e disse timidamente:"Rifletti, cara mia, e` solo una bambina!". La Regina irata gli voltò le spalle e disse al fante:"Voltali!". Il fante obbedì, e con un piede voltò attentamente i giardinieri. "Alzatevi!" gridò la Regina, e subito i tre giardinieri saltarono in piedi e si misero a fare inchini a destra e a sinistra. "Basta! - urlò la Regina - Mi fate girare la testa!". Poi, volgendosi verso il cespuglio di rose chiese:"Che cosa stavate facendo qui?". "Con buona grazia della Maestà vostra, - rispose Due umilmente, piegando il ginocchio a terra - tentavamo..." "Ho già capito! - disse la Regina, che aveva già osservato le rose, - Tagliate loro la testa!" e il corteo reale si rimise in


moto, lasciando indietro tre soldati, per mozzare la testa agli sventurati giardinieri, che corsero da Alice per esserne protetti. "Non vi decapiteranno!" disse Alice, e li mise in un grosso vaso da fiori accanto a lei. I tre soldati vagarono qua e là per qualche minuto in cerca di loro, e poi tranquillamente seguirono gli altri. "Avete mozzato loro la testa?" - gridò la Regina. "Maestà, le loro teste se ne sono andate!" risposero i soldati. "Bene! - gridò la Regina - Si gioca a croquet?" I soldati tacevano e guardavano Alice, pensando che la domanda fosse rivolta a lei. "Sì!" gridò Alice. "E allora andiamo!" comandò la Regina. Alice nel paese delle meraviglie (Capitolo VIII "Una partita a Croquet con la Regina") - Lewis Carroll

La camera dei onorevoli deputati ha votato “la legge di stabilità”. Tale legge prevede il tetto massimo pari a 100 milioni di euro per i fondi del "5 per mille" destinati alle associazioni no profit previsti per l’anno 2011. Un taglio del 75 % rispetto ai fondi previsti in passato che in Italia ammontavano a 400 milioni distribuiti fra tutti i beneficiari (come confermato anche sugli organi stampa). Non solo: la legge, sovverte la volontà dei cittadini che in piena libertà decidono di destinare alle associazioni destinatarie la loro quota del 5 per mille. Di quanto versato volontariamente dai cittadini infatti solo 100 milioni sarebbero devoluti alle associazioni, mentre il resto sarebbe trattenuto dallo Stato. Un tetto massimo oltre il quale lo Stato incassa quando è stato volontariamente donato alle associazioni di volontariato. MA ALLORA VALE TUTTO! (Bellissima l‘idea di Victoria Cabello nella trasmissione ―Victor Victoria‖) Prego: parta pure il brano Madan di Salif Keita, sparate i coriandoli, stelle filanti, fischietti, entrino giocolieri, ragazze pon pon, acrobati, saltimbanchi, giocolieri, mangiafuoco, elefanti, leoni, tigri, clown, etc. salute.

Mancano i Money, come il brano dei Pink Floyd. Al terzo settore, a tutto il no profit - insomma in un’unica parola ai volontari -, la Regina di cuori ha tagliato la testa. Oh che ci volete fare…‖C’è crisi‖ – come il brano di Bugo. Ma visto che c‘è crisi, c‘è crisi per tutti, vero onorevoli Onorevoli? Per questo, attraverso le pagine del sito Bergamonews come Crazy Team abbiamo invitato i nostro Onorevoli - e perché no, anche i Senatori - a dare il buon esempio. E visto che ―ma allora vale tutto‖, onde far fronte alla crisi (e al taglio del 5 per mille al terzo settore) abbiamo pensato alla proposta-provocazione (provocazione… ma mica tanto): "I nostri deputati e senatori a pane e


acqua, ovvero a 1.000 euro al mese. E visto che siamo buoni gli offriamo un contratto fisso, con tanto di altri 1.000 euro per i contributi previdenziali". Sì: a differenza loro, non contratti di precariato, ma con contributi. Quindi 1.000 euro di stipendio e 1.000 di contributi. Visto che chiedono dei sacrifici... Se consideriamo lo stipendio dei parlamentati (tutti, nessuno escluso per par condicio) che ammonta a 15.000 euro al mese (lo stipendio base, in più ci sono indennità di carica e altro che lo fanno lievitare) aggiunto dei contributi previdenziali per lo Stato il costo arriva quindi a 30.000 euro al mese. Il risparmio sarebbe quindi di: 30.000 - 2.000 (1.000 euro di stipendio + 1.000 euro di contributi previdenziali) = 28.000 euro / mese. In un anno fanno: 28.000 euro / mese * 12 mesi = 336.000 euro / anno In parlamento, tra camera dei deputati (630) e camera dei senatori (315 a cui vanno aggiunti i senatori a vita e altri), i parlamentari sono più 1.000. Per cui il risparmio sarebbe in un anno: 336.000 euro / anno * 1.000 parlamentari = 336.000.000 ovvero 336 milioni di euro Ecco coperti i tagli, al terzo settore. Riparta pure il brano Madan di Salif Keita, ancora coriandoli, stelle filanti, fischietti, lanciate pure qualche politico come uomo cannone, entrino giocolieri, ragazze pon pon, acrobati, saltimbanchi, giocolieri, mangiafuoco, elefanti, leoni, tigri, clown, etc. salute. Certo che questi politici, sono proprio simpatici, sanno proprio come farci ridere. E pensare che per un attimo c‘eravamo preoccupati. Sì era il 5 dicembre 2010, Giornata Internazionale del Volontariato, quando George (Giorgio Napolitano, il Presidente della Repubblica) pronunciò al Quirinale: «Il volontariato produce, certo, beni materiali di aiuto e di sostegno al disagio, alla malattia, alla disabilità, alla dipendenza. Ma, proprio per la capacità di superare i confini di una solidarietà spontanea, familiare e amicale, esso produce pure beni immateriali, comportamenti virtuosi, esempi e modelli degni di essere imitati. […] La legge ordinaria, poi, favorisce fiscalmente e finanziariamente le organizzazioni di volontariato, sia attraverso favorevoli regimi fiscali […], sia attraverso il funzionamento del 5 per mille di cui oggi il Ministro Sacconi ha garantito l'effettività, non solo nell'immediato ma anche in prospettiva, e lo ha fatto con motivazioni e con parole d'impegno che ho molto apprezzato». E invece arrivano loro, i 630 della camera dei deputati e i 315 della camera dei senatori (più altri) e i mille uniti ci fanno ridere. Il tutto aspettando la festa comica del 2011, Anno Europeo del Volontariato e della cittadinanza attiva. ―Mi son distratto un attimo… Colpa di George Napolitano, che con i suoi discorsi seri e inopportuni mi fa sciupare tutte le occasioni‖ (Libera interpretazione di ―Colpa d‘Alfredo‖ di Vasco Rossi) di ascoltare le cavolate che raccontano i mille che occupano le due


―camera con vista‖ Roma. E cosa rimane alla fine della festa? Le bottiglie vuote, tutto da sistemare, da pulire e da mettere a posto, sempre che la stanza sia ancora intera. La regina di cuori, si è abbattuta sul volontariato, vuole tagliare la testa alle carte due, cinque e sette. Tra i mille nessuno ha provato non ad essere come Alice, ma almeno l‘ombra di Alice. Oh, hanno creato addirittura l‘eccezione al motto del Crazy Team: non hanno detto una cosa seria sorridendo, nemmeno una cavolata seriamente. I politici hanno detto una cavolata sorridendo. Una volta su un muro leggemmo: ―Barcollo ma non mollo‖. Oggi che rimane al volontariato? Quanto costa un grammo di libertà? Poter devolvere volontariamente il cinque per mille a chi si vuole senza ―tetti‖? Sì insomma, cosa resteranno se non le ―Briciole dal tuo tavolo‖ (Crumbs for your table – U2), le briciole appunto del tavolo dei parlamentari? Se le cose staranno così il ―ma non mollo‖ sarà cancellato. Rimarrà il ―Barcollo ― come nel brano dei Litfiba. Nella speranza che per tutto il volontariato e il terzo settore possa valere il ―non m‘arrendo e non mollo, resto in sella fino in fondo‖. Riportiamo di seguito il testo Barcollo dei Litfiba, una rassegna stampa di alcuni articoli pubblicati in merito al taglio del cinque per mille e infine i video di ―C’è crisi‖ di Bugo, ―Money‖ dei Pink Floyd, ―Crumbs for your table‖ degli U2, ―Colpa d’Alfredo‖ di Vasco Rossi e infine ―Barcollo‖ dei Litfiba. Barcollo - Litfiba Giungla, giungla che vita assurda - Sempre a correre o a farmi mangiare - Anche oggi per i predatori - Sarà una giornata di festa. - Poi l‘ABC è quotidiano -Cambia sempre le sue regole -Sopravvivere mimetizzarsi Tra mille trabocchetti …Eh Barcollo Barcollo - Ho perso il mio controllo - In equilibrio sul rasoio - Io resisto fino in fondo. - Ma Barcollo, Barcollo - Oscillo sul mio mondo - Non m‘arrendo e non crollo - Resto in sella fino in fondo… Pesce grosso mangia pesce piccolo - E‘ la catena che alimenta la fame - Sono lo schiavo in evoluzione Prima mi chiamavi terrone (già) - Io pago il prezzo e non c‘è resto (no) - Quanto costa un grammo di libertà? Di prender colpi e difenderci -Siamo i campioni del mondo …Eh Barcollo Barcollo -Ho perso il mio controllo -In equilibrio sul rasoio -Io resisto fino in fondo… Bocca grossa mangia bocca piccola - Pesce grosso mangia pesce piccolo - Uomo grosso mangia uomo piccolo, piccolo -Voce grossa mangia voce piccola …Eh Barcollo Barcollo - Ho perso il mio controllo -In equilibrio sul rasoio -Io resisto fino in fondo - Ma Barcollo Barcollo Oscillo sul mio mondo - Non mi arrendo e non crollo -Resto in sella fino in fondo… I tagli Il grande schiaffo al non profit


La fine del cinque per mille Articolo di Isabella Bossi Fedrigotti Corriere della Sera - 19 novembre 2010 Terzo settore Il 5 per mille ridotto a un quarto. L'allarme delle associazioni Il taglio in Finanziaria da 400 a 100 milioni. Il pdl Lupi: ad aprile fondi ripristinati, lo ha assicurato Tremonti Articolo di Rita Querzé Corriere della Sera - 19 novembre 2010 La crisi del terzo settore Il volontariato va in piazza contro i tagli al 5 per mille Il taglio secco di 300 milioni di euro (su 400) di finanziamenti al volontariato ha avuto il via libera dalla Camera con i voti di Pdl, Fli e Lega. Il terzo settore insorge Articolo di Alessio Gaggioli Corriere della Sera - 23 novembre 2010 Associazione cure palliative - Arnaldo Minetti, presidente dell'Associazione cure palliative: il Governo ha tagliato i fondi destinati al volontariato con il 5 per mille da 400 a 100 milioni di euro. "Cinque per mille, tagliati i fondi per il volontariato: mobilitiamoci" Bergamonews – 16 novembre 2010 La lettera dell'Avis di Villa d'Ogna - Il “Crazy team” dell’Avis di Villa d’Ogna risponde con una provocazione ai tagli deliberati dal governo al 5 per mille destinato alle associazioni. "Onorevoli a mille euro al mese. Così recuperiamo i tagli alle associazioni" Bergamonews - Lunedi 22 Novembre 2010 Il prof. Remuzzi - "Si avrebbero più vantaggi: diminuire il consumo di tabacco - con grandi vantaggi per la salute e risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale - nonchè il ripristino dei 300 milioni mancanti". "Tagli al 5 per mille? Aumentiamo il costo delle sigarette" Bergamonews - 24 Novembre 2010 Locatelli, Auser - Dura protesta del presidente dell'Auser di Bergamo Angelo Locatelli circa la drastica riduzione dei fondi del cinque per mille. "Questo taglio umilia il volontariato e i più deboli" Bergamonews – 24 novembre 2010 Il ministro - L'importo previsto all'inizio "è stato eroso da successive diverse scelte parlamentari", ad esempio di "incrementare i fondi per l'editoria".


Tremonti: voterò per ridare i soldi al 5 per mille Bergamonews – 24 novembre 2010 AVIS sottoscrive l'appello redatto da CSV Net a Governo e istituzioni in tema di 5 per mille e risorse per le politiche sociali 5 per mille, no alla riduzione dei fondi Avis Nazionale – 19 novembre 2010

Primo dicembre: giornata mondiale contro AIDS (World AIDS Day) Avis da sempre è attenta alla salute: sia delle persone che con il gesto della donazione di sangue vengono quotidianamente salvate, sia dei donatori che con grande generosità, «passione, dedizione qualcosa senza cui non vivono» (prendendo lo spunto dal film ―Vi presento Joe Black‖) permettono che il sangue non manchi mai. Sangue che dev‘essere sicuro (rimandiamo per ogni approfondimento alla pagina ―Iscriviti‖). L'avis da sempre, oltre a diffondere la donazione di sangue, promuove la cultura della salute. L'avis infatti, come si legge dal sito - "Attua e ricerca ogni azione per la diffusione di 'una medicina preventiva' verso i propri associati". Da questa esigenza, dall'importanza di poter garantire sangue sicuro, nasce l'attenzione che Avis costantemente dedica alla prevenzione in materia di salute. Prima di ogni donazione di sangue, i donatori lo sanno bene, si svolge un'intervitsa (o detto in parole più semplici una visita e un colloquio col medico) onde poter vagliare se un donatore è idoneo alla donazione. Questo senza fini "moralistici" ma solo per vagliare se il donatore può avere attuato comportamenti sessuali a rischio che potrebbero comportare il contagio da qualche virus. Come Crazy Teram dell'Avis Villa d'Ogna quindi, condividiamo pienamente la decisione di dedicare e di porre l'attenzione il primo dicembre alla "Giornata mondiale contro l'Aids". Non potevamo non cogliere l'invito fatto dal World AIDS Day: "Take a action" ovvero intervieni, un richiamo per aiutare a diffondere la cultura della prevenzione. Do something (fai qualcosa): diffondere la cultura della prevenzione è già un primo passo. E la prevenzione in questo caso serve proprio ai più giovani: in caso di rapporti a rischio (o detto in parole più terra terra, in caso di rapporti con partner occasionali) usate il preservativo. La vita è bella. E' un peccato gettarla quando con un po' di attenzione si possono evitare spiacevoli conseguenze. L'argomento è delicato, ma come Crazy Team sosteniamo che proprio da Avis parta la cultura della solidarietà correlata alla salute. Donare sangue salva proprio delle persone che non hanno la fortuna di avere questa salute. E accettare di attivarsi per promuovere sì stili di vita sani, ma anche per prevenire certe malattie è come minimo doveroso. All'Avis il rosso ti dona. Rosso come il Red Ribbon, il nastro rosso che è il simbolo della lotta contro l'Aids. L'avevamo già detto sul nostro sito, ma lo ribadiamo prendendo spunto dal testo che avevamo pubblicato sul nostro sito in occasione dei virus.


“Come ti frego il virus!” era lo slogan di una delle più belle campagne contro l‘Aids del 1993. Lupo Alberto, il grandissimo personaggio creato da Silver (Guido Silvestri), dava tutte le indicazioni ai giovani per prevenire l‘Aids. Forse una delle più belle campagne a livello di stampa che si ricordino contro il virus dell‘Aids in Italia. Come da sempre sosteniamo anche noi del Crazy Team, diceva ―una cosa seria sorridendo, piuttosto che una stupidata seriamente‖. Tra quelle video, nel 2009 ha fatto un grande successo ―Aides Graffiti‖, un video realizzato da Yoann Lemoine, Il video è un‘animazione in cui disegni sulle pareti di un bagno prendono vita, per riportarti un messaggio importante sulla tutela della salute. E anche in questo caso i giovani fanno veramente grandi cose. Yoann Lemoine, classe 1983, ha girato anche il videoclip di ―Mistake‖ di Moby, nonché di ―Teenage Dream‖ di Katy Perry nel luglio 2010 (video apparso su MTv negli Stati Uniti il 10 agosto 2010). Ma più di mille parole, pensiamo che "parli" chiaro il video ―Aides Graffiti‖ di Yoann Lemoine (come Crazy Team ci siamo chiesti se il video non fosse troppo ―forte‖. Speriamo di non offendere la sensibilità di nessuno per averlo inserito: abbiamo però concluso che il messaggio che trasmette è sicuramente utile. ―La bellezza è negli occhi di chi guarda‖ per cui il video, se guardato con gli occhi giusti non apparirà sicuramente volgare). Un video che mostra in modo chiaro ai più giovani che non bisogna avere paura di amare sì gli altri, ma anche amare se stessi. Parlando di Aids riportiamo anche il brano "Careful" (attento) del gruppo Paramore: ―attento‖ come l‘attenzione che va posta in merito alla propria salute e ai virus. Infine riportiamo il brano ―Teenage Dream‖ di Katy Perry: i meravigliosi "teen", anni in cui proprio la giornata mondiale contro l'Aids si rivolge. Perché nei sogni e nel cuore dei ragazzi ci sia sempre amore per se stessi e il posto anche per amare gli altri donando sangue.

Maria Carla e gli studenti di Firenze per Avis «A me questo blog aiuta a difendere l'immagine di una scuola dove si cresce insieme, si costruisce qualcosa, si pensa, si condividono esperienze». Dal Blog di Maria Carla Palmeri «Fino a qualche anno fa, che cosa pensasse in teoria Albert Einstein sulla scuola e l‘insegnamento lo si poteva desumere dai saggi raccolti in ―Idee e opinioni‖ (Il Cigno 1990), nei quali egli dichiarava fra l‘altro che “l’unico sistema razionale d’educazione è di offrire se stessi come esempio e, se non lo si può evitare, come avvertimento”; che “lo scopo della scuola è quello di far acquisire ai giovani una personalità armoniosa, e non una specializzazione”; e che “l’eccessivo carico didattico porta necessariamente alla superficialità”. […] Degli esami di maturità, poi, Einstein pensava che fossero non soltanto inutili, visto che un insegnante può giudicare molto meglio un allievo valutando il suo lungo percorso scolastico che non le sue brevi prove finali, ma anche dannosi, per la tensione emotiva e lo sforzo mnemonico che richiedono, al punto da poter generare incubi duraturi e distruggere la curiosità intellettuale.


Concordando, in questo, con un altro famoso avversario di esami, il matematico Giuseppe Peano, secondo il quale “se serve, a bocciare gli studenti ci penserà la vita”». Tratto da ―I bimbi di Einstein‖dal libro ―Il matematico impenitente‖ di Piergiorgio Odifreddi «Come ho cercato di fare in ―Penna, pennello e bacchetta: le tre invidie del matematico‖, è possibile mettere la matematica al servizio della critica artistica, e andate alla ricerca di quelle caratteristiche matematiche, palesi o nascoste, che letterati, pittori e musicisti del passato hanno profuso nelle loro opere, e che solo i matematici del presente sono ormai in grado di riconoscere. […] La conoscenza della matematica è essenziale nella critica artistica, se non si vuole rimanere a bocca chiusa di fronte alla suddivisione in scene della ―Flagellazione di Cristo‖ di Piero della Francesca, basata sulle proprietà di auto somiglianza del rettangolo aureo, o alle proporzioni della ―Leda atomica‖ di Salvador Dalì, ottenute utilizzando la stella a cinque punte formata dalle diagonali del pentagono regolare. D‘altronde è stato lo stesso Dalì a consigliare all‘apprendista pittore, nei “Cinquanta segreti dell’artigianato magico”: “Devi, soprattutto da giovane, usare la geometria come guida alla simmetria nella composizione delle tue opere. So che i pittori più o meno romantici sostengono che queste impalcature matematiche uccidono l‘ispirazione dell‘artista, dandogli troppo su cui pensare e riflettere. Non esitare un attimo a rispondere loro che, al contrario, è proprio per non aver da pensare e riflettere su certe cose, che tu le usi. Queste affermazioni sono forse sorprendenti per chi non sospettava che anche dietro l’apparenza del surrealismo può nascondersi la sostanza della matematica, ma diventano quasi ovvie se applicate all‘arte astratta. Infatti, l‘estetica razionalista ha sempre ritenuto, dal Filebo di Platone a ―Punto, linea, superficie‖ di Vasilij Kandinskij, che il linguaggio dell‘arte fosse lo stesso di quello di Galileo, ne "Il Saggiatore", riteneva essere il linguaggio della natura: la geometria, ―i cui caratteri son triangoli, cerchi e altre figure‖. Quelle stesse figure, cioè, che si ritrovanio nei quadri di, oltre che di Kandinskij, di Piet Mondrian, Kazimir Malevič, Josef Albers e innumerevoli altri artisti moderni». Tratto da ―Le tre invidie del matematico‖dal libro ―Il matematico impenitente‖ di Piergiorgio Odifreddi Nel nostro dolce naufragar in questo mare di internet e del nostro canale di youtube ci siamo imbattuti in un canale che conteneva video fantastici: il canale youtube di Maria Carla Palmeri. Seguendo il link (il collegamento) al canale che rimandava al blog, abbiamo scoperto che i video erano starti realizzati, sotto la supervisione di Maria Carla, dai ragazzi di due scuole medie di Firenze: la scuola media Granacci (nell'anno scolastico 2008-2009 la classe 1N per quanto concerne il video "The Wonderful World of Cabri - Le Fabuleux Monde de Cabri") e la scuola media Poliziano (le classi che nell'anno scolastico 2009-2010 hanno frequentato la 1D e 2D per i video "1D - Nove mesi con Cabri" e "2D - Mai provato con Cabri?". Per l'anno


scolastico 2010-2011 la classe 3D ha realizzato "3D - Wacky Races", "3D - Ciao Cabri !!" e ―Cuori‖). Non abbiamo dovuto nemmeno chiudere gli occhi e lasciate spazio alla fantasia: la meraviglia era già lì davanti ai nostri occhi. Ci siamo ritrovati ad ammirare dei video che ci hanno subito condotto in un viaggio favoloso. Ancora più del Favoloso mondo di Amélie. Un Wonderful World (un mondo meraviglioso) fatto di figure geometriche create con il programma Cabri, che sulle splendide note del valzer ―La noyéee‖ di Yann Tiersen (e di molti altri bellissimi brani) prendono vita, si animano in una gioiosa ed elegante danza. Ora, ci conoscete: siamo da sempre Crazy per cui il valzer del francese Tiersen, ci ripaga (in parte) di quello che i francesi ci hanno sottratto… La Gioconda? Sì, anche ma non solo. Stiamo parlando Carla (Bruni) e Monica (Bellucci). Naturalmente stiamo scherzando. Anche perché non ci basta solo il valzer. Prossimamente proporremo quello che vogliamo come equo scambio. Il nostro è un sito goliardico lo sapete e oggi siamo particolarmente felici. Come Crazy Team, è inutile nasconderlo, ci siamo emozionati nel vedere come la “passione di Maria Carla, la dedizione qualcosa senza cui non si vive” (libera interpretazione tratta dal film Vi presento Joe Black) abbia portato alla realizzazione di video magnifici. Sì, Magnificent, come il brano degli U2. E come nel brano degli U2 «solo l’amore, solo l’amore può lasciare un segno così forte» (Only love, only love can leave such a mark): quell‘amore verso l‘insegnamento. Maria Carla ha accompagnato i suoi studenti nel far conoscere la matematica e la geometria - discipline che spesso vengono viste erroneamente come noiose -, è riuscita a dare sfogo alla loro creatività e con impegno ha realizzato il montaggio video, caricato tali video su youtube e linkati sul blog. Blog al quale partecipano gli studenti e nel quale possono vedere concretizzarsi i loro sforzi. Qui sta il magnifico: credere (ancora) che il proprio esempio sia il metodo migliore per insegnare e per trasmettere la propria passione. Per questo siamo così gioiosi (e particolarmente goliardici): per quello in cui Maria Carla - e molti insegnati che la pensano come lei – credono. E, cosa non secondaria, attuano ogni giorno. Con Maria Carla come insegnante, non ci stupisce che anche Homer tenti di dimostrare la validità dell'ultimo teorema di Fermat (attenzione, se fosse vera, l'ugualianza di Homer smentirebbe il teorema. Occorre una buona calcolatrice - con più di 10 cifre per verificare la non correttezza dell'equazione. «Dietro ai fotogrammi, c’è lo zampino dello sceneggiatore David Cohen, laurea in fisica ad Harvard e master in informatica teorica a Berkeley. Proprio in vista di questo episodio, Cohen si è scritto un software fatto apposta per trovare le quasi soluzioni del teorema di Fermat» Dal livro "La scienza dei Simpson" di Marco Malaspina. Dopo più di 300 anni alla fine la dimostrazione del teorema è stata trovata da Andrew Wiles). Scherzi a parte, ci sono delle parole che ci sono rimaste impresse. Sono quelle che Maria Carla ha scritto sul suo blog quando gli sono state confermate le stesse classi dell‘anno precedente: «Di nuovo insieme! Ci speravamo ma non sembrava fosse possibile.. e invece è successo! Stessa scuola, stesse classi. Voi però giustamente crescete e i pensieri cambiano, sia vostri che miei. Quest'anno quindi dovrà essere diverso. Sempre grande e bello, ma diverso».Un futuro migliore, grazie al proprio esempio, se lo si vuole è possibile. Il blog di Maria


Carla «è uno spazio condiviso, per commentare, pensare, comunicare». Perché «un blog tiene traccia di un percorso, raccoglie nel tempo lavori, immagini, pensieri, sensazioni.. A me questo blog aiuta a difendere l'immagine di una scuola dove si cresce insieme, si costruisce qualcosa, si pensa, si condividono esperienze. Al di là di tante parole..», Una laurea in matematica, una laurea in informatica e un dottorato in matematica, non hanno fatto rimpiangere a Maria Carla quello che ha lasciato per l‘insegnamento nella scuola media e non hanno scalfito la sua semplicità: «Mi piace praticare yoga e danza». Come Crazy Team, ci ha particolarmente colpito il fatto che una persona con due lauree e un dottorato, abbia deciso di mettersi in gioco nella scuola e soprattutto in una scuola media. Questo ci fa pensare ad un mondo migliore, un mondo in cui magari si rinuncia ad una brillante carriera in un'azienda, per seguire la propria vocazione e per gettare i semi della cultura e dell'amore - nel tuo caso di Maria Carla per la matematica in liaison con l‘informatica -, in una disciplina. Maria Carla ci ha fatto rivivere i tempi in cui alla medie la professoressa Gabriella Grillo ci insegnò ad amare Charlie Chaplin occupando due ore di lezione per farci vedere ―Tempi Moderni‖, ci parlò di guerra atomica del ―Gran sole di Hiroshima‖ (romanzo di Karl Bruckner) prendendo dei filmati dagli archivi Rai, ci fece ―sentire‖ i ―Rulli di tamburo per Rancas‖ (romanzo di Manuel Scorza), di come la storia per anni fosse stata scritta dai vincitori e che per i vinti non ci fosse nessuna voce, di come sempre la storia fosse sempre stata raccontata dai più forti, da quelli che una cultura se la potevano permettere: sì durante le ora di lezione i banchi erano disposti in cerchio perché tutti eravamo uguali. Maria Carla ci ha ricordato il professore, il maestro, l‘amico Vincenzo Salvoldi: trombettista e donatore di sangue di Villa d‘Ogna che suonò per più di diciassette anni all‘Arena di Verona e alla Rai di Milano, dopo essere stato diretto da Herbert Von Karajan, Claudio Abbado, Riccardo Muti, si dedicò all‘insegnamento nella scuola media. Durante la lezione di Vincenzo i banchi rimanevano posizionati normalmente in quanto ―gli ultimi‖ sedevano vicino a lui. Nel nostro essere Crazy, non potevamo non coinvolgere

Maria

Carla

nel

mondo

della

donazione di sangue. Le abbiamo chiesto, nei modi e nei tempi a lei più congeniali, di realizzare un’animazione che parlasse di Avis. Maria Carla non ha esitato ed ha subito accettato: «Ho visitato il vostro sito, mi piace molto e condivido a pieno il messaggio». Per quanto concerne i modi, ne è nato il video "Cuori" che riportiamo sotto: ―parla‖ da solo… Per i tempi possiamo dire che, il lavoro svolto con i propri studenti nell'arco dell'anno scolastico 20092010 ha fatto sì che il video "Cuori" fosse realizzato componendo costruzioni dei lavori di due laboratori – il lavoro col programma Cabri era iniziato come detto per tutto l‘anno precedente – ed ha occupato tutta una domenica (pomeriggio e non solo) di Maria Carla. «I ragazzi nel seguire le schede di lavoro ci mettono sempre il loro tocco di fantasia» ci ha detto Maria Carla, «fare i video con le loro costruzioni è un vero piacere!». E anche qui, al di là delle parole Maria Carla lo ha dimostrato coi fatti. Cardioidi, epicicloidi e ipocicloidi (per le definizioni come sempre rimandiamo a Wikipedia, la libera enciclopedia accessibile a tutti gratuitamente: un vero esempio di come la condivisione di idee


possa cambiare il mondo) prendono vita grazie a “Mimy e Reby; Rita; Luisa e Laura; Azzizu; Andrea e Nicco;Jury e Ivan; Francy e Penny; Milagros; Fabio e Lorenzo; Siny e Daniele” oltre naturalmente a Maria Carla. ―Cuori‖ – il nome del video – che alla fine dipingono di rosso tutto il mondo. E visto che “all’Avis il rosso ti dona”, quel rosso è il simbolo dell’amore che lega da sempre i donatori alle persone meno fortunate. Il video ci richiama la bellezza di Firenze, città dove sono situate le scuole dove Maria Carla ha insegnato ed insegna. Una città fantastica, che ci ricorda la meraviglia degli Uffizi o lo splendore e la genialità della cupola di Santa Maria del Fiore di Brunelleschi ma non basterebbe il sito per descrivere tutte le bellezze di Firenze. Per il video facciamo nostre le parole che il professore Bermard, curatore del forum sul programma Cabri, ha espresso in merito ai lavori di Maria Carla e dei suoi studenti: «‖Bravo!‖ – lasciamo l‘affermazione così come in tutto il mondo viene pronunciata -. E 'un ottimo lavoro! Io sono entusiasta da queste figure e le animazioni, molto belle, molto varie, anche vive, alcune figure sembrano difficili da riprodurre ... I suoi studenti hanno lavorato davvero bene! Anche il video e molto ben riuscito, è un lavoro molto buono. Voglio inviare il messaggio con l'indirizzo del video, a tutti gli iscritti alla mailing list di Cabri-forum, […] Grazie per la vostra spedizione, e complimenti per questo lavoro» (Bravo! C'est un travail magnifique! J'ai été enthousiasmé par ces figures et ces animations, très belles, très variées, vivantes aussi; certaines figures semblent difficiles à reproduire... Vos élèves ont vraiment bien travaillé! La vidéo aussi est très réussie, c'est un très beau travail. J'ai envie d'envoyer votre message, avec l'adresse de la vidéo, à tous les abonnés de la liste de diffusion cabri-forum, pour les en faire bénéficier; ils sont plus de six cents, répartis dans le monde entier. Les abonnés de cette liste sont très intéressés à tout ce qui se fait avec Cabri; ce sont pour la plupart des enseignants; il me parait important qu'ils puissent connaitre votre manière de faire travailler de jeunes élèves avec Cabri. Merci pour votre envoi, et encore bravo pour ce travail, Salutations cordiales). A questo «Bravo!», rivolto a tutti gli studenti e a Maria Carla si unisce tutto il Crazy Team e tutti i donatori. Saremo di poche parole ma sincere: grazie di cuore a Maria Carla e tutti gli studenti della classe 3D della scuola media Poliziano di Firenze per aver accettato di darci una mano per promuovere la cultura della donazione di sangue creando il video “Cuori”. Grazie per aver fatto proprie le parole di Donizetti nel ―Don Pasquale‖: «D'esitar non è più Tempo: dite di sì». Oltre al video ―Cuori‖ di Maria Carla e dei suoi studenti, vi lasciamo con Magnificent degli U2 (come l‘animazione ―Cuori‖) e con il video Wonderful di Gary Go, «perché tutti noi siamo miracoli, avvolti in attrazioni, siamo incredibili. Non darlo per scontato, no. Noi Siamo tutti dei miracoli» (Cause we are all miracles wrapped up in chemicals. We are incredible. Don‘t take it for granted, no. We are all miracles. Oh we are). Il miracolo della ragione e del sentimento uniti in uno splendido connubio da Maria Carla, messi a disposizione


dell’insegnamento e della donazione di sangue.

Avis zona 4 di Piario (Alta Valle Seriana): il calendario 2011 Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere Venditore: «Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?». Passeggere: «Almanacchi per l'anno nuovo?». Venditore: «Si signore». Passeggere: «Credete che sarà felice quest'anno nuovo?». Venditore: «Oh illustrissimo si, certo». Passeggere: «Come quest'anno passato?». Venditore: «Più più assai». Passeggere. Come quello di là?». Venditore: «Più più, illustrissimo». Passeggere: «Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?». Venditore: «Signor no, non mi piacerebbe». Passeggere: «Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?». Venditore: «Saranno vent'anni, illustrissimo». Passeggere: «A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo?». Venditore: «Io? non saprei». Passeggere: «Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?». Venditore: «No in verità, illustrissimo». Passeggere:.«E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?». Venditore: «Cotesto si sa». Passeggere: «Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?». Venditore: «Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse». Passeggere: «Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?». Venditore: «Cotesto non vorrei». Passeggere: «Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch'ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?». Venditore: «Lo credo cotesto». Passeggere: «Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?». Venditore: «Signor no davvero, non tornerei». Passeggere: «Oh che vita vorreste voi dunque?». Venditore: «Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz'altri patti». Passeggere: «Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?». Venditore: «Appunto».


Passeggere: «Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?». Venditore: «Speriamo». Passeggere: «Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete». Venditore: «Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi». Passeggere: «Ecco trenta soldi». Venditore: «Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi». "Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere" tratto da "Operette morali" – Giacomo Leopardi

Angelina Jolie, Charlize Theron, Cameron Diaz, Megan Fox, Olivia Wilde, Scarlett Johansson: questi i nomi che volevamo contattare per il nuovo calendario dell‘Avis Zona 4 di Piario Alta Valle Seriana. Come i nomi sono solo sei e i mesi dodici? E‘ vero: avevamo pensato infatti di fare i primi sei mesi con ―il fronte‖ (ovvero il lato A) delle bellissime da noi scelte, e per gli altri sei mesi ―il palco‖ ovvero il ―lato B‖: il "fronte del parco‖ proprio come l‘album di Vasco. Si volevamo andare su Studio Aperto: dopo i 10 minuti di apertura di cronaca, i 12 secondi di politica o di argomenti seri (o forse ancora meno), dopo il servizio sugli animali e/o cani che fanno cose straordinarie (ben inteso a noi piacciono gli animali, ma non quando questi vengono usati per riempire i tg) e dopo il l‘immancabile servizio in cui si fanno passare per stupidi i giovani (dalla serie ―era meglio una volta‖ con tanto di valzer di cinismo e ―tango della gelosia‖ – ancora come il brano di Vasco - per i bei tempi andati e di luoghi comuni annessi – ma non connessi) ecco gli ultimi 10 minuti. Il classico servizio Very Cool, naturalmente in fascia protetta (protetta ma non dalla cavolate e dalle immagini osé e very cool): sì il servizio “A&T.” , che non sta per A-Team o altro, ma sta par ―Ass & tits‖. Sì il servizio… Uhm, vediamo un po‘ come spiegare la cosa: “A” sta per “lato B” (di cosa? Delle donne, in quanto chi pensa queste rubriche evidentemente ritiene oggetti le donne) e “T” sta per “lato A”. In poche parole il servizio sulle bellone che si rifanno il seno e se lo rifanno due taglie in più, le maggiorate pentite e che vogliono rifarsi il seno per farselo due taglie in meno, il servizio inchiesta interessantissimo sulle more che si tingono i capelli di biondo e sulle bionde che diventano more, il servizio se vanno di moda più le bionde o le more, il servizio estivo sulla spiagge con tanto di topless e il servizio invernale sui vari calendari. Speriamo di aver reso l‘idea sui servizi di cui stiamo parlando, il tutto come detto in fascia protetta. Sì, stiamo parlando del momento “A&T”, il momento appunto “Ass & Tits”, quello che va in onda appena prima di “Cotto e mangiato”: e tra i due momenti la lotta è dura. Anche perché vedere lottare due (soli) neuroni (uno per momento) la cosa non è comune.


Con le nostre madrine, volevamo inserirci nel momento ―A&T‖, il momento ―Aspettando Cotto e mangiato‖. Ma la lotta era molto serrata, solo loro sanno dove vanno a reperire cosi tante immagini (o meglio notizie cavolate) per riempire la rubrica e solo sei madrine non sarebbero bastate. Ben lungi dal scandalizzarci, come Crazy Team ci vuole altro. Ci ha colpito come certe cose possano essere trattate con bassezza e pochezza di idee, in modo semplicemente sgarbato. L’esatto opposto invece di quello che insegna Dario Fo quando parla di sesso in modo poetico attingendo storie dal volgo (inteso come popolo) per portare a riflettere e, perché no, a far conoscere un mondo che è meraviglioso. Come dicevamo il momento ―A&T‖ era troppo affollato. Poi Angelina è impegnata nel lancio del suo ultimo film, Charlize in un pubblicità, Cameron in un film, Megan pure, Olivia sta registrando le nuove serie del Dr. House e Scarlett era impegnata e la cosa è saltata. Va beh, i loro numeri di cellulare li abbiamo: vedremo in futuro. Come non ci cascate? Beh, dopo tanti servizi ―A&T‖ qualche cavolata la volevamo ―sparare‖ pure noi. E‘ saltato il momento “Calendar Girls” come il brano di Neil Sedaka: sì ci è saltato il momento ― Very Cool‖ come nel brano “Daddy Cool” dei Boney M in cui si sarebbe arrivati, come la rubrica ―A&T‖, al “Io sono pazzo come uno sciocco” (“I'm crazy like a fool”) e non pazzo comme un giullare. Oramai conoscete il nostro spirito goliardico: ci piace ironizzare e fare un po‘ di satira in merito a quello che vediamo nel quotidiano. Siamo partiti proprio da Jack (Giacomo Leopardi), un uomo che un po‘ triste ma un grande genio: anche Leopardi non disdegnava la satira nelle ―Operette Morali‖ e prese per esempio la satira menippea traendo ispirazione dai ―Dialoghi dei morti‖ di Luciano. Non siate scaramantici, potete rimettere le mani sulla tastiera (per le donne non rispondiamo su dove potete aver riposto le mani… Very Cool): abbiamo già parlato dell‘ironia della morte nel nostro sito parlando della Danza Macabra, lo splendido affresco che è posto in un paese vicino a noi, per l‘esattezza a Clusone. Rimandiamo a Wikipedia la definizione della satira (vi invitiamo a dare una veloce lettura, ci sono spunti interessantissimi), limitandoci ad ammirare – possiamo fare solo quello - la maestria di Dario Fo, giullare lombardo e nostro conterraneo. Scherzi a parte – e soprattutto Studio Aperto a parte - , anche per il 2011 l’Avis Zona 4 di Piario – Alta Valle Seriana ha deciso di realizzare un calendario che viene distribuito gratuitamente a tutti i donatori. Il calendario entra così in quasi tutte le case dei paesi dell‘Alta Valle Seriana. All‘Unità di Raccolta di Piario fanno riferimento undici Avis Comunali. Unendo gli sforzi è stato possibile realizzare varie attività per tutto il 2010 – ricordiamo tra le altre gli spot che passano nelle televisioni locali, la spesa a carico della zona e non alle singole avis comunali per quanto concerne il rinfresco post-donazione, il torneo di calcio, stampa e realizzazione calendario e calendario tascabile che viene distribuito ai donatori ecc. - che speriamo possano continuare ed essere migliorate anche in futuro. L‘unione fa la forza e mai, come in questo caso,


deve valere il motto di Alexandre Dumas ―tutti per uno, uno per tutti‖. Come detto solo l’unione della volontà di tutte le avis ha fatto si che il calendario potesse essere realizzato e regalato a tutti i donatori. E questo, nei piccoli paesi, significa che quasi in ogni casa, ve ne sarà uno. Seguiremo i donatori ―day by day‖, per continuare il sogno della donazione di sangue per salvare vite. Ringraziamo quindi a tutte le avis che fanno riferimento all‘Unità di Raccolta di Piario, nessuna esclusa. Tutte meritano di essere citate per gli sforzi fatti dimostrando che alla base di avis e dei donatori c‘è un unico grande cuore (le riportiamo in ordine alfabetico): Avis Bossico, Avis Castione della Presolana, Avis Cerete, Avis Clusone, Avis Gorno-Oneta, Avis Gromo, Avis Ponte Nossa-Premolo, Avis Rovetta, Avis Sovere, Avis Valbondione e Avis Villa d’Ogna. Il grande cuore avis che supera ogni confine e ogni barriera perché il donatore possa trovarsi sempre in un‘unica vera grande famiglia che in concreto, donando consente di dare un giorno nuovo a chi questa fortuna non ha. Questo è quello che ci chiedono i donatori ed è quello che, come minimo, devono avere. Sappiamo che si potrebbe fare di più, che si può – e si deve – sempre migliorare: questo infatti è proprio un punto di partenze per i futuri nuovo traguardi che insieme, se ci sarà la volontà, si potranno raggiungere. Ci saranno difficoltà, ma la via che i donatori ci indicano di seguire, come l’esempio di Francesco (Franco) Scandella con le sue 120 donazioni, possano sempre essere la nostra stella polare e come la stella cometa indicarci la via da seguire. Fate quindi spazio al calendario, qui ve ne proponiamo una versione a bassa qualità (versione a da 1,58 MB) che se vi va potete inviare a tutti senza intasare la posta elettronica a nessuno, nonché una versione un po’ più definita (versione b da 6,34 MB). Niente “Calendar Girl” (come nel brano di Neil Sedaka) ma il calendario e l‘energia ("The Calendar, the Energy - If This is You Then Woe is Me" di Matthew Thiessen And The Earthquakes) in cui “Le cose stupide che quelli intorno a noi fare, spesso ci fanno arrabbiare e ci insegnano a non seguire l'esempio‖ (The stupid things that those around us do, often make us angry and teach us not to follow suit). E visto che non abbiamo le ―Calendar Girl‖, le ragazze calendario Angelina, Charlize, Cameron, Megan, Olivia e Scarlett, ci accontentiamo del calipso e dell’allegria di ―Calendar Song‖ – la canzone del calendario - del brano revival in stile caraibico dei ―The Dutch Rhythm Steel & Show Band‖ e interpretato anche dai ―Boney M‖ (quelli di ―Daddy Cool‖ e altri famosi brani degli anni ‘70). Calendar Song, in cui il testo è semplicemente il nome di tutti i mesi dell‘anno.

Un anno di Avis Villa d'Ogna  

“Meglio dire una cosa seria sorridendo che una stupidata seriamente”: questo è leitmotiv dell’libro realizzato da Avis Villa d’Ogna. Si può...

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