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Supplemento gratuito al numero odierno de

a cura della

APRILE '09

FÈ firenzènazionemoda ARTE MODA

Fondazione Capucci

PERSONAGGI

Salvatore Ferragamo

GRIFFE

Ermanno Scervino


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FĂˆ

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sommario

54

STORIE L’abilità del “Micio”

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FÈ APRILE '09

WHERE Gastone: “easy” con gusto

L'OPINIONE Raffaello Napoleone

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A CASA DI... Elizabeth Rickard e Binith Shah

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TENDENZE Il concept store di LuisaViaRoma

supplemento al numero odierno de "La Nazione" a cura della Spe

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BIJOUX Aprosio, minuscole sfere di magia

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LA CITAZIONE Leonardo Bruni

83

PROGETTI Florence Art Fashion

16 ARTEMODA Fondazione Capucci

direttore responsabile: Giuseppe Mascambruno vicedirettori: Mauro Avellini, Piero Gherardeschi, Antonio Lovascio (iniziative speciali) realizzazione: Megamente s.r.l. Montecatini Terme www.megamente.com per "La Citazione" Fondazione Capucci, Hidetaka Fukaya, Elizabeth Rickard e Binith Shah

foto © Guglielmo De Micheli stampa: Grafica Editoriale Printing s.r.l. via E. Mattei, 106 40138 Bologna tel. 051 4592111 fax 051 4592120

pubblicità: SPE società pubblicità editoriale direzione generale: Assago (Mi) - viale Milanofiori strada 3 palazzo b10 tel. 02 575771 Succursale di Firenze: viale Giovine Italia, 17 tel. 055-2499203 fax 055-684354 spefi@speweb.it

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ECOMODA Alta Rosa, una scelta naturale

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MODA PICCOLI Britta in Bicicletta

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88

46

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PERSONAGGI Ferragamo, l'artista calzolaio GRIFFE Scervino, moda cosmopolita

BENESSERE Klab, dal fitness al wellness ESSENZE I profumi di Lorenzo Villoresi FIRENZÈ pag. 5


FÈ L’OPINIONE

Dare ali alle radici Raffaello Napoleone, Amministratore delegato di Pitti Immagine

C

alo degli ordinativi, credit crunch, minacce all’occupazione: la situazione per molte aziende di moda italiane si fa difficile. Vanno adottate subito tutte le misure – fiscali, di pressione sulle banche, di welfare – perché queste difficoltà siano il più possibile attutite. La nostra struttura industriale subirà probabilmente una razionalizzazione forzosa, ma da parte nostra dobbiamo guidare una riorganizzazione e modernizzazione del sistema complessivo. Un processo che alcune aziende hanno già avviato con successo negli anni scorsi. L’obbiettivo è preservare integrità, flessibilità e velocità della filiera manifatturiera della moda italiana da un lato e svilupparne occasioni aggregative, capacità di ricerca e di innovazione su processi, prodotti e servizi, proiezione commerciale sui mercati vecchi e nuovi dall’altro.

Qualcosa di buono l’attuale crisi economica ce l’ha: ci costringe tutti a interrogarci sui fondamentali in uno scenario che sarà molto diverso perché viviamo una cesura radicale, non solo dal punto di vista economico. Su cosa dovrà puntare il Made in Italy del futuro? Io penso sarà necessario estendere, intensificare, riformulare in modo nuovo e originale il concetto di “stile di vita” su cui tutta la moda, e in particolare la moda italiana, ha finora giocato. Il Made in Italy è stato un laboratorio di prodotti di qualità che interpretavano un sistema complesso di qualità che vivevano all’esterno e insieme a quei prodotti. Domani dovrà essere il Sistema Moda e tutto il Sistema Italia a diventare un laboratorio per queste qualità di vita capace di esplicitare le caratteristiche speciali di quei prodotti. Si potrà certo continuare ad apprezzare un vino, un formaggio, un abito, un paio di scarpe, un oggetto di arredamento, un’auto creati in Italia senza conoscere o vivere direttamente la qualità di vita italiana perché quei prodotti rispondono a esigenze universali e a criteri di bontà, autenticità, bellezza, utilità, funzionalità, comfort sempre più ricercati. Ma il mix di valori materiali e immateriali che essi incorporano è molto particolare e non facilmente replicabile altrove: tradizioni e modernità, artigianato e industria, estetica e mercato, creatività e tecnologia, imprese e distretti di imprese sono ancora tenute insieme in modo vitale dalle maglie strette del tessuto sociale, culturale e civile italiano come in altri paesi non succede o perchè non è mai avvenuto o perché lo si è dimenticato travolti dal flusso ipnotico del progresso. Noi dovremo far in modo che questo tessuto rimanga e si strutturi modernamente.

La qualità e lo stile di vita italiano dovranno diventare una proposta dell’intero sistemapaese, non solo delle singole imprese, per poter continuare a svilupparsi, a convincere e a produrre sogni. Evitare che l’insistenza su questo mix così unico non diventi localismo, chiusura, immobilismo, passatismo nostalgico, è la sfida difficile che ci pongono la società e l’economia contemporanee. La crisi può essere in questo senso una grande opportunità. Bisogna dare ali alle radici. Oggi se le nostre qualità non sono anche globali, aperte, mobili, proiettate sul futuro non possono funzionare. Per farlo devono necessariamente confrontarsi con bisogni e problemi universali e controversi, creare attraverso le nuove tecnologie, ricercare nuove soluzioni. Così fece con successo il Made in Italy cinquant’anni fa in una situazione del tutto diversa. Io immagino da sempre Firenze e la Toscana come capofila, laboratorio sperimentale e palcoscenico privilegiato di questo movimento. Le potenzialità qui ci sono tutte. Pitti Immagine, con le sue fiere e le sue iniziative culturali, ha sempre cercato di prefigurare queste nuove idee di qualità e di lusso che oggi non possono non incrociare la dimensione etica ed ecologica del fare impresa. FIRENZÈ pag. 7


foto: alessandro bencini

Via S. Spirito, 58/r - 50125 Firenze Tel. +39 055 212972 Fax +39 055 211315 Borgo SS. Apostoli 44/46r - 50123 Firenze Tel. +39 055 292972 Via Stagio Stagi, 50A - 55042 Forte dei Marmi Tel. e Fax +39 0584 80705 Via Madonnina, 11 - 20121 Milano Tel. e Fax +39 02 86461080 www.angelacaputi.com - angelacaputi@hotmail.com


FÈ LA CITAZIONE

Essa città è tale che niuna cosa più ornata e splendida in tutto il mondo si può trovare... Si tu hai piacere delle antichità, troverai molti segni e reliquie di quella et, se di chose nuove ti diletti, niuna più magnifica o più splendida chosa si vede che i nuovi edificii... Il fiume che per mezzo la città correndo passa, non sarebbe agevole a dire se dae più di utilità che di piacere... Paiono i colli ridere et pare da loro uscire et intorno spandersi una alegrezza, la quale chiunque vede et sente non ne possi satiare; per tale che tutta questa regione si può meritatamente riputare et chiamarsi uno paradiso, a la quale né per bellezza né per alegrezza in tutto il mondo si trovi pari.

Leonardo Bruni, Laudatio Florentinae Urbis, 1430

FIRENZÈ pag. 9


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Maglieria Artigiana, con SOMERS®, produce dal 1975 maglieria pregiata in puro cashmere per uomo, donna e bambino. Le lavorazioni avvengono interamente all’interno dell’azienda, seguendo i più alti standard qualitativi e con la massima cura artigianale.I capi così realizzati sono proposti direttamente nello spaccio a prezzi di fabbrica.

Per la primavera del 2009, SOMERS® propone maglie leggere in cashmere e cashmere seta nei toni classici e in una gamma di nuovi e delicati colori estivi.

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FÈ ARTEMODA

Abito Fuoco Abito-scultura in sauvage plissé vari toni rosso volumi verso l’alto sovrapposti Prima esposizione: New York, Army National Guard Armory, 1985

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www.fondazionerobertocapucci.com

© Gianluca Baronchelli 2004

Enrico Minio, nipote di Roberto Capucci e Direttore generale della Fondazione a lui intitolata, ci accoglie nel museo di Villa Bardini, in Costa San Giorgio, in un pomeriggio di chiusura al pubblico. Forse proprio l’assenza di altri visitatori ci dà la sensazione di trovarci in un mondo segreto e irreale e di essere quasi gli esclusivi destinatari di un messaggio speciale, i privilegiati spettatori del fascino folgorante delle creazioni del couturier-artista romano, considerato uno dei padri fondatori dell’alta moda italiana.

Oltre l’abito: sculture di tessuto FIRENZÈ pag. 17


Le suggestioni del colore, la sorprendente costruzione dei volumi, gli effetti di luce creati dalle sete, dai taffetas e dagli altri preziosi tessuti, l’allestimento di specchi alle pareti che offrono al visitatore un curioso gioco di riflessi contribuiscono a costruire un’ambientazione in cui il tempo si ferma e lo spazio è, in un certo senso, superato… caratteri sconosciuti alla moda, che, invece, è, per sua natura effimera, legata allo scorrere del tempo e agli umori del presente. La storia di Capucci è un percorso anomalo, che Enrico Minio ci racconta: “Roberto entra nel mondo della moda per caso. Studente dell’Accademia di Belle Arti di Roma, comincia a disegnare abiti nel 1951. Si deve considerare che, nel dopoguerra, il panorama era completamente diverso da quello di oggi: i grandi stilisti erano di fatto grandi sarti che realizzavano pezzi unici, su misura nei propri atelier. È il Marchese Giovanni Giorgini, buyer fiorentino considerato

l’inventore della moda italiana, a scoprirlo e portarlo a Firenze, dove, nella sua villa di Via de’ Serragli, ha luogo il debutto ufficiale con una sfilata che dà spazio ai grandi pionieri della moda. Nell’atelier che Capucci apre a Firenze, produce le prime collezioni che si identificano subito per la capacità innovativa delle sue linee, inusuali ed estrose. In pochi anni, i suoi abiti ottengono il plauso di vip e l’apprezzamento di grandi nomi del settore, in primis quello di Christian Dior. Si tratta di abiti, che, denotano uno spiccato senso artistico, il gusto per la forma, la voglia di stupire e andare oltre… ma ancora sono portabili, pensati per essere indossati.

Abito strisce multicolor

Abito rosso plissé

È l’abito in due toni di velluto azzurro, con corpino, gonna e volute di 84 colori differenti che Capucci ha dedicato al suo mentore. Creato su invito dell’Archivio Storico Giorgini di Firenze per celebrare i 50 anni di vita della moda italiana. 2001, Firenze.

Abito in taffetas plissé in vari toni di rosso. Creato per La Biennale di Venezia - XVLI Esposizione internazionale d’arte. “Cinabro”.

Linea Optical (1965) Ispirata all’Op-Art, le lavorazioni sono in tessuti di lana bianca e nera con effetto prospettico e di movimento, vengono realizzati abiti con intrecci di nastri di differenti dimensioni in raso bianchi e neri.

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L’attività di Roberto Capucci si caratterizza per l’atemporalità delle sue creazioni, gli abiti sono sempre il risultato di uno studio attento e vengono realizzati con materiali innovativi, frutto della ricerca tecnologica più avanzata.

Abito in sauvage grigio argento, taffetas plissé grigio vari toni. Creato per La Biennale di Venezia XVLI Esposizione internazionale d’arte. “Antinomite”. 1995, Venezia.

FIRENZÈ pag. 19


Opere d’arte che prendono forma in movimento... abiti A partire dall’inizio degli anni Ottanta, quando il prêt-à-porter, realizzato in fabbrica, approda nell’aureo mondo della sartoria, Roberto compie la scelta di rimanere ai margini del business dell’alta moda, per non limitare la sua fantasia attraverso compromessi commerciali. La sua ispirazione, quasi in risposta ai nuovi meccanismi del mercato, allora, si fa più spiccata, la sua creatività si “esaspera” progressivamente e gli abiti divengono sempre più “concept”, astrazioni, distanti dalle forme naturali dei corpi che rivestono. La sartoria resta la tecnica utilizzata, con minuziosa abilità e sapienza, ma l’approccio è puramente artistico, in un crescendo che vede la sua apoteosi nel 1995, quando Jean Clair chiama Capucci alla Biennale di Venezia del Centenario per esporre sculture di tessuto. Il taglio della mostra vuole illustrare questo passaggio: “dai vestiti indossabili ma utopistici, alle utopie inindossabili”. Da allora, gli “abiti-scultura”, sono stati esposti nei musei più prestigiosi di tutto il mondo, a Tokio, Madrid, Berlino, Vienna, Londra, Parigi, Mosca. Gli elementi che hanno reso unico Capucci sono stati una costante ricerca di innovazione e il gusto per la sperimentazione, che ha portato l’artista ad utilizzare materiali inconsueti come paglia, ottone, plexiglas, cristalli di rocca, tubi di plastica, ciottoli di pietra, magari accostati a stoffe preziose, a tessuti tecnologici e fosforescenti da far sfilare al buio. Da questo nascono abiti dalle linee purissime, spezzate, contorte, ad anelli concentrici che formano misteriose spirali o fiori stilizzati. modanazionefirenzè artemoda

Abito Oceano

È l’abito in due toni di velluto azzurro, con corpino, gonna e volute di 84 colori differenti che Capucci ha dedicato al suo mentore. Creato su invito dell’ Archivio Storico Giorgini di Firenze per celebrare i 50 anni di vita della moda italiana. 2001, Firenze.


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“È la natura la fonte primaria di ispirazione per Capucci” dice ancora Minio, “e il colore e la materia sono gli elementi che gli permettono di trasferire nelle creazioni le suggestioni che essa genera. Proprio sul tema del colore nelle realizzazioni di Capucci si è tenuto di recente un seminario organizzato dalla Fondazione. Il colore svolge un ruolo di primaria importanza, appunto, ed è l’obiettivo di una ricerca appassionata e paziente di tonalità, abbinamenti, contrasti, che si libera da ogni luogo comune. In un’intervista rilasciata, qualche anno fa, il Maestro ha affermato che con il colore bisogna osare: una scelta troppo schematica risulta limitante. È soprattutto da un viaggio fatto in India, diversi anni fa, che ha colto suggerimenti in questo senso: in Oriente, disegni e colori sono usati in assoluta libertà. Chi ha detto che l’azzurro e il verde stanno male insieme? Che dire, allora, del cielo e di un prato? E per capire meglio che cosa intendesse basta guardare, solo per fare un esempio, l’abito “Oceano” realizzato per l’Expo di Lisbona, in cui sono utilizzate 36 diverse tonalità

di colore dal blu al verde per reinterpretare le diverse sfumature del mare. L’eccellente abilità di Capucci a mettere insieme “famiglie” di colori ha portato alla creazioni di abiti che sono vere e proprie esplosioni cromatiche. Non meno importanti del colore sono le tecniche che permettono di “scolpire” gli abiti, di elaborarne forme e volumi, impensabili per un materiale leggero come il tessuto: incredibile toccarli e accorgersi che non vi sono strutture in fil di ferro o supporti di alcun tipo a sorreggerne le linee elaborate ed ardite. A sfidare persino la forza di gravità è la pura tecnica artigianale, strati di organza trapuntati e messi a forma, rivestiti poi delle sete più preziose, spesso plissettate, che creano volumi straordinari.

Enrico Minio Abito Mahasaraswati Creato per “Artigianato e Palazzo” del 2008, Mahasaraswati è un originale cappotto da gran sera, fatto interamente a mano con 36 metri di casentino plissé rosso e arancione fatto interamente a mano.

MUSEO ROBERTO CAPUCCI Villa Bardini, Costa San Giorgio 2, Firenze Orari dal 01/04 al 30/09: da mercoledì a domenica ore 10.00-18.00 Info Biglietteria Tel. 055 20066209

E-mail: info@fondazionerobertocapucci.com

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FIRENZÈ pag. 21


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FÈ ECOMODA

Alta Rosa, una scelta

naturale

Operazione non facile quella di dare alla moda, da sempre vista come qualcosa di effimero e passeggero, una connotazione di responsabilità: Valeria Doga, Gloria Modesti e Gabriella Ganugi ne hanno fatto la mission della propria azienda, che la dice lunga sulla capacità delle donne di congiungere gli opposti, di raccogliere le sfide con entusiasmo, di trovare “formule di sintesi” nel groviglio della complessità contemporanea. modanazionefirenzè ecomoda


e

www.altarosa.it

Alta Rosa è un negozio a Firenze, ma anche un marchio che identifica una produzione originale e innovativa e il nome già ci lascia intuire molto: “alta” come la qualità delle materie prime utilizzate e come l’idea ambiziosa, eppure semplice, che anima il progetto di tre giovani donne, “rosa” come l’emblema della bellezza e dell’eleganza, come il colore della femminilità che la sua moda si propone di esaltare, a partire da un concetto di lusso “alternativo”. L’estro creativo di due architetti e una stilista, unito all’intento di compiere scelte consapevoli e rispettose dell’ambiente, dà vita annualmente a due collezioni donna, realizzate interamente con materie prime naturali e da coltivazione biologica, che escludono, cioè, l’uso di semi geneticamente modificati, pesticidi chimici, fertilizzanti e defolianti, che sono, invece, normalmente utilizzati nella coltivazione convenzionale, con effetti devastanti sull’ambiente e sulla salute. “Anche quelle che vengono definite come fibre naturali talvolta contengono sostanze nocive” ci spiega Valeria Doga, amministratore delegato di Alta Rosa. “Il cotone, per esempio, assorbe, nella coltivazione (che occupa soltanto il 2,5% della superficie agricola mondiale), il 25% del totale degli insetticidi e l’11% di tutti i pesticidi utilizzati in agricoltura. A questo si aggiungono, poi, le sostanze chimiche utilizzate nella lavorazione e nella tintura, per lo più a base di derivati del petrolio”.

FIRENZÈ pag. 25


La moda ecologica di Alta Rosa utilizza materiali che sono veramente naturali e che contribuiscono sensibilmente al benessere della persona, secondo i principi della natura già noti nelle culture più antiche. È ancora Valeria a precisare: “Utilizziamo la seta buretta che rimane intrisa dell’olio di protezione del baco, già conosciuta in oriente dai sacerdoti, per l’effetto benefico sulle parti del corpo arrossate o infiammate; la canapa che è termoregolatrice, protegge dai raggi UV, per cui risulta particolarmente confortevole in tutte le stagioni. Come fibra tessile è stata usata per millenni per la sua resistenza (erano di canapa le vele dei Fenici) e per la capacità di adattamento al terreno: è una coltura nettamente miglioratrice che non necessita di trattamenti con diserbanti e la pianta è la più efficace nel trasformare l’anidride carbonica in ossigeno; l’alpaca, fibra preziosa riservata, un tempo, agli imperatori Inca, che non ha bisogno di tintura perché in natura è presente con 22 tonalità di colore che vanno dal bianco, al crema, beige, marrone, grigio fino al nero. E visto che il mondo è più bello colorato e le allergie dovute alla chimica sono in aumento, preferiamo gli effetti delicati delle tinture vegetali. Le piante che sono giunte a noi, nella veste di coloranti tessili, sono tre, come i colori primari: la Robbia (rosso), la Reseda (giallo) e il Guado (azzurro)”.

“Non sono i più forti o i più intelligenti che sopravvivono, ma quelli più disponibili al cambiamento” Charles Darwin

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“Cerchiamo di fare Moda dando alla parola un valore positivo, vestendo le donne moderne, sensibili e rispettose della natura con capi da indossare quotidianamente, per sentirsi belle e bene. L’apparenza accompagnata dalla consapevolezza” FIRENZÈ pag. 27


Il progetto etico di Alta Rosa non si ferma alla rigorosa selezione di materiali e tecniche naturali: il recupero della sapiente lavorazione artigianale sul territorio garantisce la qualità e l’unicità degli abiti e degli accessori realizzati, attraverso una filiera corta che riduce l’inquinamento e assicura condizioni di lavoro controllato e rispettato. Viene da chiedersi: non c’è il rischio che un progetto così nobile rischi di restare relegato ad un mercato di nicchia, per pochi “evoluti” soggetti che si preoccupano del domani e cercano di vivere con responsabilità l’oggi e che la massa continui a non preoccuparsi di ciò che sta dietro a quello che si indossa? L’AD di Alta Rosa appare su questo piuttosto sicura: “Molta informazione è ancora necessaria per spiegare e capire che anche con piccoli gesti quotidiani possiamo contribuire alla salute del pianeta. Il grande e costante interesse da parte delle persone che si affacciano all’atelier, alla nostra pagina web oppure che affollano le nostre sfilate informative confermano la crescente sensibilità. In tempi di crisi e di incertezze guardare alla domanda futura ci permette di cogliere l’opportunità e la sfida dell’innovazione. Uno sviluppo consapevole, un Made in Italy reale, una garanzia di qualità forse contrariamente a quanto si pensi oggi sono meno rischiose rispetto alcune ad alchimie finanziarie”.

ALTA ROSA è... GABRIELLA GANUGI, architetto Presidente di APICIUS (scuola internazionale di cucina), presidente FUA (Florence university of the arts)

GLORIA MODESTI, G ODESTI stilista Terapeuta artistica Te

VALERIA DOGA, architetto Amministratore di Alta Rosa, per quattro anni socio di stile biologico

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FĂˆ MODA BIMBI

Bambini vestiti da bambini Tenerezza, ricercatezza e un’atmosfera da atelier parigino avvolgono chi entra in questa piccola ed elegante bottega per cercare capi di grande gusto, dalle linee classiche e dal taglio artigianale.

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Britta in Bicicletta: non poteva che prendere

G

il nome da una fiaba per bambini (scritta dalla stessa autrice di Pippi Calzelunghe) il negozio-atelier aperto nel 2007 sul Lungarno Torrigiani, a pochi passi dal Ponte Vecchio, rivolto proprio ai più piccoli. L’ambiente, arredato con ricercata semplicità e con un’atmosfera che rimanda a quella dei raffinati atelier parigini, acquista ancora più fascino nella suggestiva cornice che solo il centro storico fiorentino può offrire. Abbiamo rivolto alcune domande a Federica Ghisi, titolare della boutique, per comprendere l’idea che ha portato alla nascita di questa originale attività.

“Linee raffinate che si allontanano dall’immagine di adulti in miniatura...”

FIRENZÈ pag. 33


Quali sono le peculiarità delle collezioni che Britta in Bicicletta ospita? Abbigliamento di tipo sartoriale, dalle linee estremamente essenziali e pulite, accuratamente selezionato. Si tratta perlopiù di marchi esclusivi, etichette quasi sconosciute in Italia e indicate per una clientela dal gusto estetico particolarmente attento: calzature Bensimon, cappelli Grevi, abbigliamento e pigiami Altheane, accessori Quali sono le peculiarità delle collezioni che Britta in Bicicletta ospita? Abbigliamento di tipo sartoriale, dalle linee estremamente essenziali e pulite, accuratamente selezionato. Si tratta perlopiù di marchi esclusivi, etichette quasi sconosciute in Italia e indicate per una clientela dal gusto estetico particolarmente attento: calzature Bensimon, cappelli Grevi, abbigliamento e pigiami Altheane, accessori per capelli Cuini, giocattoli Anne-Claire-Petite, solo per citare alcuni nomi. Fra le cose che vendo c’è poi una linea da me personalmente disegnata, che porta il marchio Britta in Bicicletta per la cui produzione mi affido a sarti e artigiani, che curano con scrupolo ogni dettaglio.

“Tutto ciò che è destinato ai bambini apre ad un mondo a parte...”

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www.brittainbicicletta.com

Da cosa è nata l’idea di dedicarti al mondo dell’abbigliamento per i più piccoli? Dopo l’esperienza maturata in una grossa azienda del settore, in cui ho cominciato ad “innamorarmi” del prodotto, nel 2006, insieme a tre amiche, mi sono “buttata” nella creazione di una linea notte da bambini, Bebè Nuit, una collezione presentata anche a Pitti Bimbo e che ha riscosso un certo successo. Da qui poi, in un percorso naturale e spontaneo, è nata la voglia di creare uno spazio tutto mio in cui realizzare e selezionare abbigliamento ricercato, di alta qualità e dal gusto legato alla tradizione. Linee sobrie e raffinate, e non per questo meno vivaci, che ispirano tenerezza e si allontano dall’immagine di «adulti in miniatura» che il mondo della moda propone per i più piccoli. In che modo sei riuscita a far questo? Prima di tutto, puntando sull’impronta artigianale e sull’estrema ricercatezza delle lavorazioni e dei tessuti utilizzati: si va dalle stampe originali liberty ai puri lini, dalle lane pregiate e dai cachemire ai rigati alle mussole in purissimo cotone. E poi richiamandomi sempre, nelle mie creazioni, all’idea di leggerezza e incanto che il mondo dei bambini suggerisce da sempre. Qual è l’aspetto che più ti affascina del tuo lavoro? Tutto ciò che è destinato ai bambini crea un atteggiamento positivo, alimenta la tenerezza e apre ad un mondo a parte: è questa positività che mi invoglia a creare e a vendere cose che abbiano la “freschezza” dei piccoli. Insomma… l’intento è quello di vedere finalmente «bambini vestiti da bambini».

“...ed è questa positività che mi invoglia a creare e a vendere cose che abbiano la freschezza dei piccoli...”

Francesca Ghisi, titolare di Britta in Bicicletta e designer dell’omonima linea FIRENZÈ pag. 35


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FÈ PERSONAGGI

Ferragamo: il successo dell’artista-calzolaio

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www.salvatoreferragamo.it

«Il calzolaio dei sogni». È questa l’espressione, coniata per dare il titolo alla sua autobiografia, pubblicata nel 1957, con cui è possibile provare a sintetizzare in maniera efficace l’incredibile storia di Salvatore Ferragamo e della prestigiosa griffe che ancora oggi porta avanti la bandiera del Made in Italy in tutto il mondo. Nato a Bonito, un piccolo comune dell’entroterra campano, rivela non ancora adolescente una grande passione per le scarpe: appena undicenne è apprendista a Napoli presso un calzolaio, mentre due anni più tardi apre il suo primo negozio, con l’intento già definito di elevare artisticamente un mestiere considerato all’epoca particolarmente umile.

Inaugurato nel 1995 dai figli e dalla moglie Wanda il museo fiorentino si propone di testimoniare il prestigio del marchio Ferragamo attraverso la storia e le creazioni del suo fondatore. Vere e proprie opere d’arte che rivelano una personalità sempre in sintonia con l’atmosfera culturale del momento, ma anche una costante volontà di stupire e di precorrere i tempi.

A 14 anni raggiunge negli Stati Uniti uno dei fratelli impiegato in un grande calzaturificio e, successivamente, in California, apre una bottega di riparazioni per calzature. In America il giovane Salvatore, partito in cerca di fortuna, trova il successo e la consacrazione, affermandosi come «il calzolaio delle dive». Le sue creazioni, veri e propri pezzi unici di altissimo artigianato, compaiono ai piedi delle più acclamate celebrità hollywoodiane dell’epoca e pubblicate sulle riviste di moda più in voga del momento. Portano la sua firma persino le celebri scarpette di rubino indossate da Judy Garland (alias Dorothy) nel film “Il mago di Oz” del 1939. Alla fine degli anni Venti Ferragamo torna in Italia, a Firenze, e dal proprio laboratorio avvia un flusso costante di esportazione verso il continente americano. La grande depressione economica del ’29 interrompe in maniera brusca le relazioni commerciali con il mercato statunitense e Ferragamo si trova costretto a rivolgersi prevalentemente a quello interno. FIRENZÈ pag. 39


A sinistra: prototipo di décolleté in camoscio ricamato a punto catenella, 1935 Sotto: sandalo con zeppa creato per Judy Garland, 1938

Gli affari riprendono finalmente quota, tanto che nel giro di un decennio il giovane artigiano affitta un negozio nel Palazzo Spini Feroni, in via Tornabuoni, che rimarrà da allora la sede storica dell’azienda. Nel dopoguerra Ferragamo conosce una nuova ondata di successo internazionale: il negozio nel centro storico di Firenze è costante meta di personaggi quali Greta Garbo, i Duchi di Windsor e Audrey Hepburn, che si fanno realizzare calzature su misura. Alla morte di Salvatore Ferragamo, nel 1960, il grande sogno della sua vita è realizzato: creare e produrre le più belle scarpe del mondo. Alla moglie Wanda Miletti, sposata nel 1940, e ai sei figli rimane il compito di far sopravvivere le idee e le creazioni del suo fondatore e rendere noto al pubblico di tutto il mondo un marchio che negli ultimi decenni ha gradualmente espanso i settori di mercato fino ad includere borse, vestiti, accessori e profumi.

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Intervista con la dott.ssa Stefania Ricci, direttrice del Museo Ferragamo Qual è stato il percorso che ha portato alla fondazione del Museo e al suo sviluppo? L’idea nacque da una mostra che raccoglieva le opere di Salvatore Ferragamo e che ebbe luogo nel 1985 a Palazzo Strozzi, dopo due anni dalla fondazione della Galleria del Costume a Firenze. Fu la prima volta che una mostra sulla moda veniva dedicata ad un marchio esistente.


www.salvatoreferragamo.it

In seguito, la mostra fece il giro del mondo. Dopo 10 anni nel 1995, la mostra, che fino a quel momento era stata itinerante, dette vita al Museo Ferragamo trovando un suo spazio “fisso” all’interno di Palazzo Spini Feroni, sede della storica azienda dal 1938. A undici anni dalla sua inaugurazione, nel 2006, il museo ha ampliato i propri spazi, trasferendosi nel basamento del palazzo e rendendosi così più accessibile al pubblico, passando da una condizione di “piccolo museo”, con orari limitati di apertura e necessità di prenotazione delle visite, a quella di museo con ampi orari di apertura. Che cosa si può ammirare nel museo? Nel museo è esposta una collezione di circa 14.000 scarpe, create dalla fine degli anni Venti al 1960, anno della morte di Salvatore. Ci sono poi fotografie, brevetti, bozzetti, libri e riviste, forme in legno di alcuni piedi celebri. Le collezioni sono esposte in rotazioni biennali e si incentrano su un tema specifico della creatività di Ferragamo. Adesso il tema della mostra è quello del colore, che fin dalle prime opere, negli anni Venti, è utilizzato in maniera estremamente innovativa, traendo ispirazione dagli artisti delle avanguardie artistiche del Novecento (in particolare cubismo, futurismo e fauvismo), così come dalle sue origini mediterranee e dall’educazione professionale acquisita negli anni trascorsi in California. La sua tavolozza rompe con l’utilizzo del tradizionale bianco/ nero per prediligere tinte più decise (si va dal blu intenso al verde smeraldo, dal giallo sole al rosso rubino, fino alle gradazioni dell’oro e dall’argento), combinate in assoli o in originali patchwork geometrici. Nella prima parte del

Stivale da cavallo in vitello, realizzato per Nicole Kidman nel film «Australia» diretto da Baz Luhrmann, per il quale Salvatore Ferragamo ha realizzato venti modelli di calzature

FIRENZÈ pag. 41


Museo è interessante ripercorrere la storia di Ferragamo, anche attraverso particolari curiosi, come gli ordini di attrici famose, completi di dettagli e prezzi, e i brevetti (famoso quello della zeppa in sughero del 1936).

Sandalo con kimo in satin, creato da Salvatore Ferragamo per la prima sfilata di moda italiana a Firenze, 12 febbraio 1951. Il sandalo era indossato con gli abiti di Schuberth.

Qual è lo spirito e il messaggio dell’opera di Ferragamo che il Museo trasmette? Oltre a cogliere la grande capacità di Ferragamo di esprimere al meglio il clima culturale del momento, nel Museo si riesce a “respirare” il suo profondo spirito innovatore: creare attraverso la sperimentazione di colori e materiali, traendo spunto dalla quotidianità come dall’arte. È affascinante vedere come ai materiali ricchi, quali il coccodrillo, i pitoni e i rettili si aggiunge l’uso, nel tempo, anche di materiali poveri come la raffia, il feltro, il nylon (le scarpe realizzate nel ’47 con il filo da pesca è uno degli esempi più significativi di questa capacità del Maestro di impreziosire la materia attraverso la forma). È una capacità tipica dei grandi geni creativi, ma anche forse il portato della sua biografia. Salvatore Ferragamo, nasce nel meridione italiano di fine Ottocento, da una famiglia povera e la strada verso il suo successo è segnata da profonde difficoltà… Quello che il percorso all’interno del museo suggerisce è anche lo spessore umano del “personaggio” oltre alla bellezza delle sue creazioni, un esempio umano che affascina i visitatori. Chi sono i visitatori? Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, non sono solo appassionati di moda, ma anche “curiosi”. La tipologia dei visitatori è ampia per quanto riguarda l’età, anche se in prevalenza si tratta di giovani, interessati al mondo della moda. E proprio nei confronti dei giovani il Museo Ferragamo dimostra una particolare attenzione, sia organizzando master di moda e corsi, sia attraverso iniziative concrete a sostegno della formazione: i proventi del Museo finanziano ogni anno borse di studio per giovani stilisti della calzatura. modanazionefirenzè personaggi

MUSEO SALVATORE FERRAGAMO Piazza Santa Trinita, 5r - Firenze Aperto tutti i giorni dal lunedì alla domenica, dalle ore 10.00 alle ore 18.00. Chiuso il martedì. Info Biglietteria Tel. 055 3360 456/455

www.salvatoreferragamo.it


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FÈ GRIFFE

Spirito fiorentino, moda cosmopolita

Ermanno Scervino

Incontro con Ermanno Scervino, il couturier di una griffe che da oltre un decennio porta in tutto il mondo il talento e la qualità artigianale fiorentina, uniti alle capacità imprenditoriali di un gruppo consolidato, che ha fatto del lusso un pret-a-porter.

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www.ermannoscervino.it

Ermanno Scervino è un marchio ormai conosciuto e apprezzato in tutto il mondo: in che cosa è “globale” e in che cosa è “fiorentina” la Sua moda? Le mie collezioni hanno uno stile internazionale ma sono realizzate attraverso la manualità e il know-how artigianale del distretto fiorentino. La crescita del nostro brand ci ha portati a rivedere l’assetto aziendale, ed è a Grassina, un piccolo comune alle porte di Firenze, che abbiamo scelto di stabilire il nostro quartier generale. All’interno di un edificio di oltre 7000 mq trovano spazio sia gli uffici stile, l’atelier, la confezione e la prototipia. In questo modo riesco a seguire l’intero iter progettuale, dall’ideazione dei modelli alla loro fase realizzativa. Nel nuovo head-quarter risiedono anche la parte amministrativa e commerciale dell’azienda e la logistica di produzione e distribuzione di tutto il gruppo, in modo da creare un ingranaggio creativo e produttivo particolarmente

dinamico, mantenendo l’identità cosmopolita della griffe e, al tempo stesso, la ricerca e la qualità «made in Florence». Collezione primavera/estate 2009: su che cosa ha puntato Ermanno Scervino? C’è più sobrietà anche nella Sua moda rispetto a precedenti stagioni, tendenza rilevata per altre importanti Maison? Non ho cercato una maggiore sobrietà, ho puntato come sempre a creare un prodotto accattivante, in grado di far sentire speciale ogni donna e uomo che lo indossa.

FIRENZÈ pag. 47


“Creo la moda e traggo ispirazione osservando il cambiamento, la società, i giovani delle grandi metropoli. Così interpreto le tendenze cercando di anticipare i desideri”

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Come in ogni mia collezione, è la cura del dettaglio, dei particolari e delle lavorazioni a caratterizzare le mie creazioni. Quale immagini di donna e di uomo sono rappresentate dallo stile “Scervino”? Donne e uomini cosmopoliti, che vogliono capi raffinati ed eleganti ma che possono essere portati anche ogni giorno. Quando creo una collezione o penso ad una passerella immagino sempre che ciò che sfila è ciò che vorrei vedere il giorno successivo in strada. Per questo sono un attento osservatore di tutto ciò che riguarda il cambiamento, la società e i giovani delle grandi metropoli, per interpretare le

tendenze e anticipare i desideri. Le previsioni che riguardano il 2009 sono adombrate dalla crisi in tutti i settori, moda compresa. Qual è il rapporto fra lusso e crisi? Si potranno aprire nuovi scenari? Una crisi di questo genere porterà grandi cambiamenti, sarà perciò necessario adattarsi e gestire attentamente le risorse; tuttavia proprio in periodi come questo abbiamo il dovere di continuare a tenere alta la bandiera del Made in Italy nel mondo con prodotti forti e innovativi.

Il quartier generale di Grassina (Firenze) FIRENZÈ pag. 49


“Seconde” linee e moda low cost: alcuni stilisti stanno puntando su questi elementi con apposite linee per i giovani, concepite per grosse catene di distribuzione; altri rifuggono l’idea in maniera categorica… che cosa ne pensa Ermanno Scervino? Si tratta di un modo per far indossare la propria creatività ad un maggior numero di persone o di un rischio per il proprio brand? Non penso che sia un rischio, i prodotti low cost si rivolgono ad un pubblico diverso dal pret-a-porter, sono capi realizzati con materiali e lavorazioni diverse dai prodotti di lusso; l’importante è essere coerenti con la propria identità, il vero rischio sta nel proporre capi che non rappresentano l’immagine del brand. Un pregiudizio da sfatare sul “mondo” della moda? La moda è un mondo dei più duri e faticosi, l’apparenza per alcuni frivola nasconde un lavoro fatto di grande impegno e sacrifici; senza dimenticare che serve anche molto talento per emergere in un mercato tanto competitivo.

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FÈ STORIE

L’abilità del Micio modanazionefirenzè storie

Hidetaka Fukaya è un giovane giapponese che, dopo aver appreso i segreti dell’antica ars sutoria, ha aperto qualche anno fa un suo laboratorio nel cuore di Firenze.


“Il Micio” di Hidetaka Fukaya

L’Arte dei Calzolai era una delle Arti Minori delle corporazioni di arti e mestieri di Firenze. Non stupisce che nel cuore della città ancora si trovino laboratori artigianali che ne continuano la tradizione, forse appare più insolito che al “bischetto”, come si chiama il tipico tavolino del calzolaio, vi sia un giovane e intraprendente giapponese, col suo grembiule di pelle lungo fino alle ginocchia e, alle spalle, la sua “stesa” di attrezzi del mestiere, tanti e diversi da permettere di immaginare quanto complesso e sapiente sia il lavoro che sta dietro ad una scarpa fatta a mano.

Lo spiccato gusto estetico capace di valorizzare le cose realizzate con metodo rigoroso e lavorazioni minuziose che è tipico della cultura giapponese ha, senz’altro, contribuito ad avvicinare Hidetaka Fukaya, trentaquattrenne che arriva dal paese dell’hi-tech e del “futuro-presente”, ad un mestiere che di tecnologico ha ben poco e che viene dal passato e dalla tradizione.

FIRENZÈ pag. 55


In realtà all’artigianato, Hidetaka è arrivato attraverso un percorso personale iniziato con gli studi presso un istituto di moda in Giappone, al termine dei quali ha fatto per un anno, l’assistente ad un noto stilista giapponese. È in questo anno che ha scoperto il suo interesse e la sua passione per le scarpe realizzate artigianalmente e ha deciso di “muoversi” per coltivarla e farne il suo mestiere, nel senso più vero e autentico del termine. Partire dalla moda per arrivare a realizzare un prodotto che è fatto per durare, per essere riparato più volte e del tutto inattaccabile dall’obsolescenza delle mode può apparire un iter strano, non a Hidetaka che ce lo descrive personalmente come del tutto “naturale”. “Sono arrivato in Toscana sia per imparare la lingua, sia per coltivare la mia passione: quella di realizzare le scarpe secondo le tecniche artigianali. La prima tappa del mio percorso è stata Siena, dove ho lavorato e appreso le tecniche per due anni, presso la bottega di un noto artigiano. Nello stesso periodo ho viaggiato molto… A Parigi, Londra, Budapest e in Germania, ho visitato i migliori laboratori artigianali cercando di trarne tecniche, insegnamenti, spunti.” Non solo quindi la tradizione della cosiddetta “ars sutoria” fiorentina, ma anche un “bagaglio” variegato di saperi provenienti dall’estero hanno permesso a Hidetaka di affinare la sua tecnica fino ad offrire il meglio ad una clientela estremamente

“A fare le scarpe ho imparato dal mondo...”

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“Il Micio” di Hidetaka Fukaya

selezionata nel suo laboratorio o meglio nella bottega artigiana aperta a Firenze, in Via de’ Federighi. “Ho imparato dal mondo e rivendo le mie scarpe al mondo… i miei clienti sono soprattutto uomini d’affari, non italiani, che vengono periodicamente a Firenze per lavoro. Per loro realizzo scarpe dalle linee classiche, di cui possono scegliere il pellame, il colore, i dettagli, la costruzione, al primo incontro, quello in cui prendo anche le misure. Il cliente deve poi tornare per una prima prova (la prova del modello realizzato) e, infine, al terzo incontro, ritira le sue scarpe finite. In alcuni casi, sono io a muovermi per prendere le misure o per la prima prova, quando il cliente lo richiede. Con qualche cliente si è creato anche un rapporto di amicizia nel tempo…”. Hidetaka ha viaggiato e conosciuto luoghi diversi… perché proprio Firenze? “Ci sono molti motivi: in primo luogo la tranquillità, che in città come Tokio non è possibile trovare e che rappresenta la condizione ottimale per fare un mestiere come il mio. E poi la reperibilità di materiali di alta qualità: pellami, cuoio,

chiodi. Non ultimo il fatto che… mi piace il buon vino. Scherzi a parte, la città Firenze, con la sua storia e la sua antica tradizione artigiana, rappresenta la cornice giusta per valorizzare al meglio un prodotto che porta in sé le conoscenze del passato”. La curiosità di sapere perché la bottega di Hidetaka si chiami “Il Micio” trova una risposta emblematica: “Non so bene perché… forse perché amo i gatti, forse perché… il gatto se vuole dormire dorme…”. Con i gatti Hidetaka ha in comune l’esigenza di indipendenza: gli piace vivere secondo ritmi e tempi personali. Quando, al termine dell’intervista, gli chiediamo se vuole aggiungere qualcosa sulla sua attività, risponde: “Che altro dire? Il mio è un mestiere semplice, basato sul “fare”. Poche sono le parole che lo descrivono. È il prodotto finale che conta.”

Il Micio di Hidetaka Fukaya Via de’ Federighi, 6 - Tel. 055/212295

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FÈ WHERE

Gastone:

“easy” con gusto

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www.gastonefirenze.it

A circa cento metri da piazza Santa Croce, in Via Palmieri, il ristorante Gastone, aperto da appena dieci mesi, occupa quella che una volta era la bottega di un fornaio. Una volta tanto, ad accoglierci niente “tuscan style”, ma un ambiente dalle tinte fresche e dal design semplice e pulito, un’atmosfera da “nord-Europa” dove dominano il bianco, il giallo, l’azzurro… Della struttura originaria restano le travi in legno a vista, che ben si inseriscono nel mood “garbatamente” moderno del locale, informale quanto di gusto. Easy ed accattivante è anche la “doppia formula” di vineria e di ristorante, nelle due aree comunicanti. La vineria prende vita ogni giorno dalle 11 del mattino per chiudere all’una di notte: Giampiero, il responsabile nell’ora di pranzo, consiglia piatti di salumi e di formaggi, focaccine, spuntini vari e, offerta insolita per un locale fiorentino, i bagle americani, nella versione classica di salmone, Philadelphia e aringhe o in quelle più creative che la fantasia gli suggerisce. Molti i clienti che fanno tappa alla vineria di Gastone per un bicchiere di vino e un piatto di formaggi prima di andare a teatro (Il Teatro Verdi è a due passi). FIRENZÈ pag. 61


Nella vineria, a partire dalle undici del mattino, è possibile degustare vini provenienti da tutta Italia e - perchè no? - un piatto di formaggi o gli invitanti bagle di Giampiero per un lunch-break alternativo

...design pulito, un’atmosfera da “Nord-Europa”...

Niente “tuscan style” ma un ambiente dalle tinte fresche e dal... modanazionefirenzè il locale


www.gastonefirenze.it

Per pranzo, il ristorante propone pranzi veloci di lavoro, con un menu fisso composto da insalatone, carpacci e un’ampia scelta di piatti freddi, oltre a 7/8 piatti che variano ogni giorno. La cucina si allontana da quella tipicamente toscana, della quale ripropone solo alcuni piatti forti, come la bistecca, i formaggi, i salumi, per estendersi ad una cucina italiana, metà di terra e metà di mare, rivisitata ed elaborata secondo l’estro di Vieri e Andrea, due giovani chef fiorentini, sempre alla ricerca di originalità ed equilibrio e non meno attenti al “look” dei piatti che propongono. Se il pranzo appare più “agile”, la sera, Gastone si rifà il “trucco”. Luci soft, atmosfera più calda e menu più ricchi ed elaborati per una clientela “meno di fretta” che voglia scoprire insolite fusioni di sapori: la terrina di fegato con mostarda della Casa, i gamberoni in tempura, tartar di tonno, cavallo di battaglia del ristorante, il risotto croccante con fegatini, salvia, parmigiano, con gelatina di vin santo, i tortelli di patate al polpo ed asparagi, le costolette di agnello in crosta di nocciole… Il tutto da accompagnare con ottimi vini: 140 etichette da tutte le regioni italiane (dal Trentino alla Sicilia, passando

attraverso il Lazio…) fra cui scegliere, su suggerimento di Natalia, l’esperta, e inoltre, sia a pranzo che a cena, sono disponibili ben 25/30 vini ogni giorno che possono essere consumati a bicchiere, da chi ama fare più assaggi o dai più “morigerati”. Bella l’idea della “bottle bag”: il vino che non si finisce si porta a casa. In sala, sotto l’occhio attento dei due titolari, Dario Giachetti e Federica Turba, l’accoglienza è impeccabile e il clima familiare. La sera, la cucina è aperta fino alle 23: anche i bongustai “della notte” possono accomodarsi. E visto che i due chef non fanno segreto della loro arte, Gastone ospita, in alcune date di lunedì, giorno di chiusura, dei corsi di cucina che finora hanno riscontrato successo sia fra le donne che fra gli uomini: i corsi cominciano alle 20.00 e si chiudono alle 22,30 con la cena tutti insieme.

Informale, accogliente e luminoso: il locale invita ad un pasto veloce a pranzo e ad una cena più ricca la sera

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Elizabeth & Binith, green lifestyle

La collezione “Pure” (acronimo di Promoting the Use of Renewable Energy) comprende sandali, mocassini e cinture realizzate artigianalmente utilizzando materiali completamente ecosostenibili. Le suole in pelle riciclata vengono assemblate con colle a base di acqua e i morbidi rivestimenti sono anallergici. Una linea che esprime al meglio la filosofia di Rickard Shah, unendo l’eleganza e il gusto raffinato famosi in tutto il mondo con l’impegno a favore dell’ambiente e nel rispetto dei principi etici del lavoro.

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www.rickardshah.com

Le collezioni di Rickard Shah si distinguono, oltre che per il design raffinato ed elegante, per l’attenzione all’ecosostenibilità dei processi di lavorazione e l’utilizzo di colori vegetali e materiali con un ridotto impatto ambientale.

Elizabeth Rickard e Binith Shah - inglese lei, indiano lui - non sono solo una giovane coppia, con una bimba di quattro anni, che ha scelto di vivere nel cuore della campagna toscana, ma un team affiatato che ha creato un marchio di calzature innovativo, elegante, di nicchia, conosciuto e apprezzato anche a Hollywood. Haute couture, bespoke fashion dal gusto raffinato e dal design pulito create da Elizabeth e realizzate da aziende artigiane italiane. Limited edition apprezzate da Jessica Alba, Kate Winslet, Eva Longoria, Milla Jovovich, Kate Mara… calzature prive di taglia, personalizzate con le iniziali di chi le indossa. Siamo andati a trovare Binith e Elizabeth nella loro casa a Montelupo Fiorentino, all’interno di un’antica villa. È lì che si trova anche il loro studio. Dai tappeti rossi della moda ai prati verdi di Montelupo Fiorentino: come si conciliano due mondi tanto diversi? Abbiamo vissuto per alcuni anni in grandi metropoli, come New York ma ci mancava il contatto con la natura. Qui abbiamo la possibilità di condurre una vita ispirata ad uno stile naturale. Cerchiamo di vivere rispettando l’ambiente e cercando di fare scelte “naturali” anche

nell’alimentazione, per fare un esempio. Questo è anche il luogo ideale per far crescere Sofia, nostra figlia. La scelta della campagna toscana può sembrare antitetica rispetto al tipo di attività che svolgiamo, ma non è esattamente così. Rickard Shah è un marchio conosciuto per le calzature indossate da personaggi vip, da stelle del cinema, apprezzate nel mondo patinato di Hollywood ma non è solo questo: la nostra produzione è attenta all’ecosostenibilità dei processi di lavorazione, cerca di utilizzare metodiche con una basso impatto ambientale, colori vegetali, materiali biodegradabili. Quando siamo venuti in Toscana, siamo rimasti colpiti dall’odore che esalano le concerie che si trovano nella zona di Santa Croce e ci siamo chiesti quali pericoli per la salute potessero esserci dietro… ci siamo sforzarti di andare a fondo sulla provenienza dei pellami che utilizziamo. FIRENZÈ pag. 67


Inoltre, abbiamo creato una linea, che non a caso, abbiamo chiamato “Pure” in cui la nostra filosofia può esprimersi al meglio: soprattutto sandali prodotti con materiali naturali, in cui si utilizzano colori vegetali e che hanno tomaia biodegradabili al 100%. La casa è anche luogo di creazione per voi? Sì, sicuramente. E l’atmosfera di serenità che ci avvolge è la migliore fonte di ispirazione. Sopra casa nostra, un intero piano è destinato allo studio: il luogo dove vengono disegnati i modelli e che fa anche da “base” per i nostri contatti con clienti e fornitori. Quanto ha contato la vostra esperienza e la vostra sensibilità di creativi nelle scelte architettoniche e di arredo della vostra casa? Quali sono gli elementi che più “parlano” di voi? La casa è arredata con gusto molto semplice, secondo uno stile moderno estremamente lineare abbinato a colori naturali: predominano il beige e il marrone. Gli unici tocchi di colore sono dati da alcuni vasi. Nelle stanze, pochi mobili che hanno un grande valore per noi, che ci appartengono intimamente, perché ad essi sono legati importanti ricordi.

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www.rickardshah.com

“La luce è l’elemento che domina e che più risponde al nostro concetto di casa”

C’è qualcosa che viene dalla cultura indiana? Abbiamo dei quadri indiani e alcune cose color oro… l’oro è molto presente anche nelle nostre produzioni. Per quanto riguarda il modo di mettere insieme colori molto vivaci e “pieni” che è tipico dell’India…lo abbiamo riproposto nella cameretta di Sofia: per lei abbiamo scelto un mix di verde smeraldo e fucsia. Rispondete “di getto”: la vostra casa è… Molto luminosa! La luce è l’elemento che domina e che più risponde al nostro concetto di casa: più un link con l’esterno che un rifugio.

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FÈ TENDENZE

LuisaViaRoma: cambia il rito dello shopping

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LuisaViaRoma è il top retail più innovativo e all’avanguardia di Firenze. A trent’anni dalla sua apertura, nel 2008, ha cambiato pelle inaugurando un vero e proprio “concept store”, un luogo di sperimentazioni, una realtà in movimento, tutta da esplorare. A parlarcene è il titolare Andrea Panconesi. Andrea, come si è evoluto il negozio LuisaViaRoma con la ristrutturazione conclusa nel giugno scorso? Fin dalla sua progettazione, assieme all’arch. Claudio Nardi, abbiamo individuato una duplice linea conduttrice nella ristrutturazione: quella dell’ecosostenibilità e del risparmio energetico e quella dell’incrocio fra virtuale e fisico. Abbiamo creato un negozio “a chilometri zero” realizzato solo con materiali locali, ecocompatibili, e con una forte attenzione al risparmio delle risorse energetiche.

“...un luogo incontro, una vetrina sul mondo reale / virtuale...” Tanto per fare alcuni esempi, la pavimentazione è in cemento e il negozio è interamente illuminato a led. Per sottolineare la nostra filosofia di intervento, la serata inaugurale ha presentato “Luisa loves climate”, a supporto del movimento ambientalista “The Climate Project Foundation of Al Gore”. La seconda linea guida della rivoluzione di Luisa ha riguardato un nuovo modo di intendere l’acquisto: non più esclusivamente esperienza fisica, ma sempre più virtuale. Abbiamo dotato i quattro nuovi piani dello store di strumenti tecnologici: maxischermi, software e sistemi touch screen interattivi. Questi ultimi, in particolare, permettono al cliente di scegliere e ordinare capi di collezioni non ancora fisicamente disponibili in negozio. Cosa che, peraltro, può essere fatta anche da casa attraverso l’e-commerce che sta diventando per LuisaViaRoma un canale di vendita importante. Tanto importante che nel 2008, per la prima

volta, il fatturato del negozio on-line ha superato quello del negozio fisico. Quindi mentre le vendite “vanno forte” sul web, lo spazio del negozio perde la sua funzione originaria per diventare altro… Sì, un luogo incontro, di eventi e produzione d’arte, una vetrina sul mondo reale/virtuale che trova espressione nelle installazioni artistiche che, di volta in volta, sono ospitate. Ora, per esempio, all’interno dello store abbiamo un’esposizione di cristalli, realizzata in collaborazione con il Museo della Specola. Inoltre, noti marchi della moda scelgono Luisa per i lanci di alcune linee o per presentare iniziative speciali. FIRENZÈ pag. 73


Il negozio fiorentino di LuisaViaRoma è stato ristrutturato all’insegna dell’ecosostenibilità e del minimo impatto ambientale, utilizzando materiali locali (“a chilometri zero”), e con una forte attenzione al risparmio delle risorse energetiche

All’interno dello spazio c’è anche un bar: un ulteriore modo per intrattenere? Il bar è uno spazio a sé stante, dislocato rispetto allo spazio della vendita e rappresenta un ulteriore fattore di coinvolgimento, tanto che a breve ci organizzeremo per offrire pranzi ad alcuni clienti: un’attenzione in più, sempre a proposito di ciò che sta intorno al vestito e che fa la differenza…

Quindi il concetto di esclusività non si identifica con quello di lusso… Il lusso è un concetto vago, estremamente soggettivo. Per me personalmente è lusso avere il tempo di fare quello che voglio, godere di una giornata di sole… Nella moda ha più senso parlare di qualità, di stile...

È evidente che la proposta di LuisaViaRoma rompe con gli schemi tradizionali dello shopping di moda per assumere un’immagine sempre più esclusiva… È così anche nella selezione delle marche e delle collezioni? Da sempre ci distinguiamo perché il modo con cui selezioniamo marchi e collezioni non è mai frutto di una tendenza puramente commerciale: alle grandi griffe di moda, più o meno conosciute, abbiamo sempre abbinato una selezione di interessanti proposte di marchi emergenti, giovani stilisti e designer. In qualche modo, Luisa ha svolto la funzione di talent scout, perché questo è quello che si aspettano i clienti : nuove idee, nuovi abbinamenti e suggerimenti. Questo ci rende esclusivi: la capacità di innovare e di precorrere anche le tendenze del gusto.

Ma quale è oggi la funzione del multimarca? Sono contento che mi abbia fatto questa domanda. Vorrei sottolineare che la funzione principale di un multimarca come il nostro è quello di proporre una scelta mirata per un mercato di nicchia. Chi vuole tutto di un marchio infatti non viene da noi ma nel monomarca di quel brand, chi invece vuole tutto ciò che è di moda, al momento, va nei department-stores. Chi viene da noi è perché vuole il meglio, frutto di scelte originali e accurate… e non ha neppure molto tempo da perdere.

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Com’è cambiato il concetto di creatività nella moda, negli ultimi anni? Grazie a strumenti come Internet che hanno dato un ampio accesso alle informazioni, alle proposte e alle novità della moda, è cresciuta la sensibilità per il bello e per il design. Un aumento dell’informazione ha portato ad un aumento della domanda, non solo nella quantità ma anche e soprattutto nella qualità e questo ha stimolato positivamente la creatività, la capacità e la voglia di sperimentare, il desiderio di offrire una qualità sempre maggiore ad un pubblico più evoluto ed esigente. È la ricerca di qualità, durevole nel tempo e inattaccabile dalle tendenze, la vera chiave di volta del cambiamento che è in atto nella moda: il consumismo sfrenato degli anni Ottanta e in parte degli anni Novanta è oggi anacronistico, oltre che non etico. Si acquisterà sempre di meno e meglio.

Andrea Panconesi , titolare di LuisaViaRoma.

“...è la ricerca di qualità durevole nel tempo la vera chiave di volta del cambiamento in atto nella moda...” LuisaViaRoma è un concept store innovativo e all’avanguardia, un luogo di incontro, eventi e sperimentazioni

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Minuscole sfere di magia Sfiorate con discrezione e leggerezza dalla luce, le perline prendono forma in ornamenti e accessori inusuali e di grande effetto, che al fascino visivo uniscono una “bellezza tattile”. Minuziose composizioni traggono il loro pregio dalla sapiente e paziente manualità di chi le realizza e dalla fantasia ispirata dalla natura che in esse si esprime.

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Dalle perline di vetro, che ogni donna ricorda come momento di gioco e creatività della propria infanzia, nasce un artigianato di elevato livello che affonda le sue radici nel passato. Tra i primi ornamenti indossati dall’uomo, è nella seconda metà del ‘500 che la lavorazione con grani di vetro, prodotti dai Maestri vetrai e boemi, si diffonde in tutta Europa e diviene una delle grandi arti del Rinascimento. Dai gioielli, che antiche e ricche famiglie commissionano, si passa alla decorazione con perline negli arredi e, dall’Età vittoriana fino al 1920, questa particolare forma di alto artigianato trova la sua massima espansione. Oggi, le perline di vetro e di cristallo rivivono una “nuova primavera” nel campo della moda: l’applicazione di varie tecniche di lavorazione manuali quali crochet, tricot, piccolo punto oltre a tessitura ed infilatura ad ago costituiscono il nuovo linguaggio con cui si impongono come protagoniste grazie anche al loro fascino misterioso legato alla storia. Fuori dai percorsi dello shopping turistico, ma nel cuore antico di Firenze, si trova un suggestivo atelier dove questo speciale fascino prende forma e colore in luminosi gioielli e accessori, realizzati a mano in serie limitate.

Nella cornice dello storico palazzo Frescobaldi, il negozio-laboratorio di Ornella Aprosio, nato nel 1993, presenta la sua linea esclusiva di pregiatissimi manufatti per la decorazione di interni, tende impreziosite da ramages in perline, cuscini, scialli finissimi tessuti con cachemire e cristallo. A questa linea speciale si aggiungono gli accessori di moda che Ornella Aprosio disegna nelle sue Collezioni annuali e che vengono presentati in anteprima a Parigi nell’esclusiva “Premiere Classe”. Ad Ornella abbiamo chiesto di descriverci come nascono i suoi manufatti. “La materia prima, offerta dalle perline in vetro e in cristallo, combinata all’abilità tecnica nella lavorazione e alla fantasia del design apre infinite possibilità creative. Ogni pezzo che realizziamo è un pezzo unico, diverso, quindi, da tutti gli altri, frutto di un lavoro individuale che richiede un’alta manualità e tempi piuttosto lunghi. Dal ciondolo più piccolo e più semplice che richiede 2-3 ore di lavorazione si

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Braccialetti Zigzag zebra e leopardo

“Ogni singolo oggetto realizzato è un figlio con il quale si instaura un legame” FIRENZÈ pag. 79


arriva anche alle 3 settimane circa che sono necessarie per una borsa speciale o per elaborati copri spalle, giusto per dare un’idea. Da dove scaturisce l’ispirazione? Come si può ben vedere dalla nostra collezione, principalmente dalla natura. Coralli, serpenti, insetti, nei colori del mare e della terra vengono trasfigurati e “stravolti” quando si crea. Ma l’ispirazione, come diceva Paul Smith, “è ovunque”, è la vita stessa che è fatta di ispirazione. Magari proprio nel momento più inaspettato, nel contesto più strano, o se vogliamo più ordinario, quando lavi i piatti o osservi il mondo passando in auto da un viale, nasce l’Idea.

“L’ispirazione è ovunque, è la vita stessa che è fatta di ispirazione”

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Ci sono momenti in cui tarda ad arrivare? Può capitare che le energie vengano assorbite da preoccupazioni e impegni legati agli aspetti organizzativi, gestionali, economici del lavoro e allora l’ispirazione può conoscere qualche momento di “sopore”, ma, per fortuna, è una fonte interiore che si autorigenera, insieme alla passione per il proprio mestiere.


www.aprosio.it

Antonella Aprosio, designer fondatrice dell’omonimo atelier

Com’è arrivato l’amore per le perline di vetro? In passato mi sono occupata di restauro di abiti antichi e in più occasioni mi sono trovata ad operare su abiti, soprattutto degli anni ’20 che avevano dettagli o parti ricamati con perline. Avevo quindi avuto già modo di apprezzarne la bellezza. Poi, per una serie di coincidenze, ho trovato delle cose fatte in perline e c’è stato il colpo di fulmine per il materiale: come una “gazza ladra” sono stata attirata dal fascino dei colori, dalla luminosità. Ho iniziato, per provare, con un bracciale che è piaciuto a persone a me vicine e che mi hanno stimolato a percorrere questa strada… ecco come le perline sono divenute parte della mia vita! Il suo è un tipo di manufatto molto particolare: come si pone sul mercato? I nostri bijoux e i nostri accessori sono ricercati da un target di nicchia, in Italia ma anche all’estero, soprattutto in Francia e in Giappone. In Giappone, in particolare, abbiamo anche organizzato corsi e workshop perché c’è un interesse molto vivo per le tecniche di lavorazione che noi applichiamo e per i manufatti che permettono di realizzare. In generale, i Giapponesi adorano le cose piccole, fatte in modo minuzioso, sanno apprezzare il pregio di un prodotto veramente artigianale, la sua qualità, indipendentemente dalla griffe. Questa sensibilità non è sempre così scontata… anzi, soprattutto in Italia, c’è una certa difficoltà a comprendere il valore del lavoro che sta dietro al prodotto fatto a mano.

Orecchini Frange di sole

…Una difficoltà quindi anche a far comprendere la ragione di un prezzo che può sembrare elevato? Sì, esattamente. L’aspetto commerciale mi mette sempre in crisi: dare un prezzo alle cose che ho creato mi crea un profondo disagio. Ogni singolo oggetto realizzato è un “figlio”, con il quale si instaura un legame e nel quale si proietta chi crea. Manca l’obiettività e la distanza dall’oggetto per quantificarne il valore. Ore e ore di lavoro, ricerche, sperimentazioni, la cura scrupolosa di ogni minimo dettaglio non sono un dato immediato per chi acquista. E questa è la difficoltà che è tipica di tutte le attività artigianali. FIRENZÈ pag. 81


FÈ PROGETTI

Percorsi di moda Alla scoperta della Firenze artigiana

È nella lunga e prestigiosa tradizione delle botteghe d’arte e mestieri rinascimentali che si origina quel sodalizio storico fra Firenze e la Moda. Non solo nella “grande arte”, ma anche nelle applicazioni minori, Firenze è stata e continua ad essere “maestra del bello”, luogo dove antichi saperi e tradizioni si fondono con la ricerca di nuovi linguaggi. FIRENZÈ pag. 83


È utile ricordare il ruolo svolto dalla città di Firenze e dal grande buyer fiorentino Giovan Battista Giorgini nella nascita dell’Italian Fashion, negli anni ’50, e, nel corso dei decenni successivi, il sorgere e lo svilupparsi di importanti realtà imprenditoriali nel comprensorio: dai grandi “marchi” made in Florence oggi noti in tutto il mondo (Gucci, Ferragamo, Pucci, Gherardini, Cavalli, Coveri, Scervino, Allegri, ecc.) ai clusters di imprese, alle piccole realtà artigianali che basano la propria attività sulla produzione di oggetti esclusivi, personalizzati o proposti in serie limitate. Proprio per valorizzare le numerose eccellenze che operano nel campo della moda e degli accessori con criteri di alto profilo stilistico ed artigianale, l’Assessorato al Turismo, Sistema Moda e Attività Produttive del Comune di Firenze ha dato vita, a partire dal 2004, al progetto “Mestieri della moda. La moda a Firenze tra arte e artigianato”, documentando queste esperienze con la pubblicazione

modanazionefirenzè progetti

di una guida consultabile sul sito www. florenceartfashion.com. “Quella dei numerosi atelier e laboratori di moda presenti a Firenze è una realtà affascinante, il cui valore va oltre l’artigianato sconfinando nell’arte” dice Carla Giannini, curatrice del progetto per il Comune. “In palazzi storici si trovano luoghi, arredati in modo ricercato con mobili e oggetti del primo Novecento, dall’atmosfera raffinata ed esclusiva. Al tempo stesso sono luoghi “vivi”, in cui si lavora e nei quali le materie prime, i tessuti, gli strumenti del “mestiere” sono in vista… Si tratta di una visione inconsueta di Firenze, di un’inaspettata bellezza.”


www.florenceartfashion.com

Per far conoscere ai cittadini e ai turisti questo volto meno noto della città, è stata riproposto anche per il 2008/2009, dopo il successo riscontrato con l’iniziativa sperimentale del 2007, un fitto programma di “Percorsi di Moda” gratuiti fra gli ateliers e le più prestigiose botteghe artigiane fiorentine, integrando negli itinerari alcuni eccezionali luoghi d’arte, a sottolineare il rapporto di diretta filiazione fra alto artigianato ed arte che è parte dell’identità fiorentina. Gli atelier e i laboratori visitabili sono ventisei per 61 appuntamenti, fissati fra ottobre 2008 e metà giugno 2009, con due itinerari settimanali che si snodano fra sartorie e camicerie artigiane, biancheria e corredi, calzature su misura, tessuti preziosi d’arte, gioielli e pietre rare, essenze e profumi personalizzati. Ogni itinerario, aperto alla partecipazione di massimo 15 persone, comprende, oltre alla visita di due laboratori, un luogo d’arte nelle vicinanze delle botteghe, anch’esso ad ingresso gratuito. “Predisporre un calendario con così tante date è stato una scelta rischiosa ma che si è dimostrata finora vincente,” dice ancora Carla Giannini, facendosi portavoce dell’Assessore Silvano Gori promotore dell’iniziativa,“i percorsi proposti hanno raccolto un ampio consenso, superando le nostre aspettative. Molte sono state le richieste di prenotazione, per cui si sono anche create delle liste d’attesa. Il pubblico è piuttosto variegato: ci sono cittadini fiorentini, studenti italiani e stranieri che svolgono studi nell’ambito della moda e non solo, fino a turisti di varia provenienza (gli incontri prevedono anche spiegazioni in lingua inglese).

“... si tratta di una visione inconsueta di Firenze, di una inaspettata bellezza”

FIRENZÈ pag. 85


Per quanto riguarda l’età media dei partecipanti, dato l’orario pomeridiano degli itinerari, ci saremmo aspettati una netta predominanza di pensionati e, invece, il pubblico si è distribuito in modo uniforme su tutte le età. Ma il successo più grande è l’entusiasmo con cui chi partecipa si avvicina ad un mondo sconosciuto e pieno di fascino e la soddisfazione che tutti manifestano al termine dei percorsi. Crediamo che questi itinerari servano a risvegliare una sensibilità estetica ai manufatti di pregio che a Firenze si realizzano, facendo comprendere il valore che scaturisce dalle tecniche di lavorazione, dalla cura minuziosa di ogni dettaglio, dalla scelta dei materiali più preziosi, dalla creatività che unisce tradizione e innovazione, in modo da contribuire a preservare quelle realtà che rischiano di scomparire per la mancanza di un sufficiente ricambio generazionale. L’ampia partecipazione dei giovani ai percorsi ci fa ben sperare”.

PERCORSI DI MODA Per informazioni e calendario: www.florenceartfashion.com Per prenotazioni: tel. 055 2340742

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FÈ BENESSERE

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Il fitness si apre...

...al wellness La palestra diventa sempre più centro

benessere: dal fitness si passa al wellness per offrire ai suoi frequentatori un luogo in cui ritemprare non solo il corpo ma anche la mente. Questa è anche la filosofia a cui si ispirano i centri Klab a Firenze.

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www.klab.it

Negli ultimi anni il concetto di attività fisica si è evoluto passando dal fitness al wellness. Vuole spiegarci meglio questo passaggio? Negli ultimi anni il concetto di attività fisica con obiettivo puramente estetico si è evoluto in attività fisica con obiettivo estetico, salute e benessere. L’idea di bellezza si è così trasformata per corrispondere non tanto ad un modello fisico esteriore, ma ad un pensiero più profondo dove all’estetica si aggiungono aspetti interiori come la personalità, il talento e soprattutto l’equilibrio psico-fisico. Questo cambiamento concettuale ha portato la trasformazione dal fitness al wellness con modelli comunicativi e pratiche diverse. Mentre nel fitness l’attività fisica è mirata ad aumentare la massa muscolare o diminuire la massa grassa o comunque a modellare solo la parte esterna del corpo, nel wellness l’attività fisica è principalmente un mezzo per raggiungere il benessere. Nel wellness infatti la risposta non è solo fisica, ma riguarda anche l’ambito mentale; l’attenzione è rivolta alle sensazioni ed allo stato interiore. L’aspetto esteriore, che per il fitness è il solo obiettivo, diventa qui uno degli obiettivi.

L’ottica del wellness si riscontra anche negli spazi della palestra: nel design, nei locali, nei colori? Le tre strutture Klab sono luoghi concepiti per regalare agli utenti “un mondo di benessere totale”. Spazi ampi, luminosi, confortevoli e climatizzati in una cornice dallo stile raffinato, dove sentirsi a proprio agio e a casa, a partire dagli spogliatoi, ambienti eleganti, di raffinato design, per i momenti “di coccole” offerti agli utenti (idromassaggio, sauna e bagno turco) che trovano sempre un simpatico gadget ad accoglierli. Il fulcro vitale di ogni centro è la sala attrezzi con le migliori macchine isotoniche e cardiofitness prodotte da Technogym e la sala di aerobica dove si svolgono i corsi. Ogni sala è climatizzata e dotata di pavimento ad assorbimento per gli urti.

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“All'estetica si aggiungono la personalità, il talento e l'equilibrio psico-fisico...” Le macchine della “zona cardio” dispongono di cuffiette per ascoltare musica o seguire i programmi TV proiettati sugli schermi dei macchinari, in modo da rendere anche l’allenamento più intenso divertente e piacevole. Inoltre i club non sono solo degli ottimi centri fitness, ma anche un punto d'incontro dove rafforzare le proprie relazioni interpersonali, rilassarsi e divertirsi grazie alle area relax e ai bar posti nel cuore delle strutture di Klab Marignolle e Klab Lulli. Un approccio più globale alla persona richiede anche competenze diverse rispetto alla figura tradizionale dell’istruttore? Se nel fitness gli istruttori sono sempre stati particolarmente attenti agli effetti fisiologici di un esercizio, adesso con questo nuovo orientamento wellness si occupano anche di

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comprendere aspetti che influiscono sul benessere della persona, avendo così una maggiore sensibilità verso i propri clienti. L’istruttore wellness quindi non si limita a dare consigli sugli esercizi da fare, ma dà importanti suggerimenti anche sulla vita al di fuori della palestra. Da sempre in Klab i nostri istruttori cercano di creare una sintonia con i propri allievi. L’educazione nei confronti dei soci non è solo improntata al semplice svolgimento dell’attività fisica ma è orientata verso una filosofia ed uno stile di vita che ti permette di arrivare al benessere non solo fisico ma anche mentale.


Alessia Petroni, responsabile marketing del Wellness Center Klub

Klab offre una vasta scelta di corsi con gradi di difficoltà differenti e orari flessibili per permettere a chiunque di gestire il proprio tempo in totale libertà. Infatti la differenziazione e la ricerca di nuove vie del wellness sta caratterizzando quest’ultimo periodo, con la nascita di nuovi approcci che soddisfano gusti ed esigenze differenti. L’ottima qualità dei corsi si caratterizza proprio nella capacità di capire ed anticipare questi trend, mettendo a punto lezioni sempre nuove e mai scontate, adatte a variegate tipologie di utenti. Tra le esclusive offerte ai clienti, si ricorda la possibilità di essere seguiti dai personal trainer, istruttori selezionati con una preparazione completa che permette loro di instaurare un rapporto diretto e profondo con il cliente. Il loro successo sta nel definire con precisione i traguardi da raggiungere e nel verificare tempi, strumenti e metodi per conseguirli, sia per quanto riguarda l'attività fisica sia il vivere meglio. Tutto ciò, se necessario, in stretta collaborazione con lo staff medico dell’Istituto della medicina dello sport di Firenze. Palestra come luogo di incontro: ci sono iniziative di Klab che vanno in questa direzione? Uno dei nostri principali intenti, è quello di creare una vera e propria community Klab attraverso l’organizzazione di eventi e serate che possano permettere ai soci di conoscersi e “fare gruppo”.

Quest’inverno abbiamo già organizzato molte serate, aperitivi e serate in discoteca, in collaborazione con i più importanti locali fiorentini. Grandissimo successo hanno avuto anche le nostre 3 giornate “Open Day”: con molto impegno da parte di tutto lo staff siamo riusciti a realizzare delle fantastiche giornate che hanno dato la possibilità di vivere a 360°, a soci e non, le nostre tre strutture e tutti i nostri servizi. Per l’estate stiamo invece prevedendo moltissime attività per le piscine esterne della Klab di Marignolle. Saranno incrementati i corsi in acqua (acquagym, acquabike, acqua trekking), abbiamo previsto giochi come water basket e palestra acquatica e competizioni (tornei di beach volley e calcio balilla). Per la sera prevediamo di fare delle lezioni speciali pilates al tramonto con aperitivo, spinning e cocomero, acquagym sotto le stelle e tante altre iniziative abbinate ad un cocktail per godersi il fantastico panorama delle colline di Marignolle. La Klab sarà il luogo ideale per chi passerà l’estate in città!

FIRENZÈ pag. 91


L ‘ A M I C O

D I

TORO SEDUTO

Firenze - ang. Borgo Ognissanti Via Melegnano, 4/R - 4/N - Tel. 055 239 88 29


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FÈ ESSENZE

La bellezza

senza forma

“Il profumo deve divenire luogo privilegiato di proposizione di se stessi, sfumatura del proprio pensiero, moto dell’anima più o meno rivelato, una porta d’accesso serrata o aperta agli altri, occasione, gioco, veicolo di seduzione”. Lorenzo Villoresi modanazionefirenzè essenze


www.lorenzovilloresi.it

Un impeto creativo che nasce dai viaggi in Medio Oriente, una passione per la profumeria che si traduce in ricerca e sperimentazione continue, una carriera in costante ascesa coronata, nel 2006, dal premio internazionale “Prix François Coty” di Parigi, il più importante riconoscimento nell’ambito della profumeria artistica: tanto basta a presentare Lorenzo Villoresi. A partire dal 1990, anno in cui è stata fondata la sua “casa” nell’antico palazzo di famiglia che domina l’Arno, Lorenzo Villoresi ha tracciato una strada del tutto nuova nel settore della profumeria artistica, facendo onore a quella grande tradizione fiorentina che ha origine con Caterina de’ Medici e con il fidato Renato Bianco, da lei condotto alla corte di Francia e noto al mondo come Renée Le Florentin, il primo profumiere moderno. A Villoresi si sono rivolti e si rivolgono numerosi vip di tutto il mondo, tra cui Sting, Ridley Scott, i coniugi Blair, Billy Joel (solo per citarne alcuni) per avere profumi personalizzati, fatti su misura: una sorta di “Haute Couture dei sensi”, da cui scaturiscono fragranze uniche e raffinate. Dott. Villoresi, dei cinque sensi, l’olfatto è il più… Antico ed emozionale. Se accettiamo la distinzione tra una sfera intellettuale e una emotiva all’interno della nostra personalità, si può dire che l’olfatto appartiene di più alla seconda. Le regioni del nostro cervello adibite all’olfatto si sono sviluppate durante i primi stadi della nostra evoluzione e quindi sono molto più antiche rispetto a quelle interessate dai processi intellettuali. In altre parole, un essere umano più è sviluppato dal punto di vista intellettuale meno tende ad esserlo olfattivamente. Più è “animale”, legato cioè alla natura, e più è sensibile agli odori. Quando le acque cominciarono a ritirarsi e la vita iniziò a svilupparsi sulla terraferma, in ambiente gassoso, si rese necessaria un’invenzione biologica che consentisse la trasmissione delle informazioni attraverso il nuovo medium, l’aria. E per questo l’olfatto era originariamente molto più importante di altri sensi, come ad esempio la vista, che si sviluppò solo più tardi. Oggi certamente è rimasto ben poco delle capacità olfattive di un tempo, ma di questa tappa determinante del nostro percorso evolutivo è rimasta traccia evidente nel funzionamento della memoria. FIRENZÈ pag. 95


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Entrati da poco nella Collezione Casa di Lorenzo Villoresi, gli incensi e i cristalli profumati sono veicoli di fragranze suggestive. L’incenso, da sempre, è legato al mondo del profumo e ne rappresenta in molte civiltà, soprattutto orientali, l’origine stessa ed il tramite con la sfera divina.


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www.lorenzovilloresi.it

L’arte di fare i profumi: quanto è creatività pura e quanto misura ed equilibrio? L’arte di fare profumi è una forma di creatività che per realizzarsi deve passare attraverso una estrema precisione. Le materie aromatiche sono dei superconcentrati di odori presenti in natura o di frammenti di essi e perfino sostanze create in laboratorio che non ricorrono in natura. Per questo motivo il profumiere, pur nella sua libertà creativa, deve essere meticoloso con le dosi, le proporzioni e l’equilibrio fra i vari ingredienti al fine di creare qualcosa che per quanto originale, creativo ed innovativo sia anche intrinsecamente armonico e “bello”. Inoltre mentre per altre arti, come la pittura, è bene che ogni opera resti unica ed irripetibile, nel caso dell’arte della profumeria è necessaria la ripetibilità nel tempo della stessa fragranza creata in origine: quindi il profumiere deve sempre annotare con estrema precisione quali ingredienti ha usato, di quale provenienza, in che dosi e in qualche caso perché li ha usati, al fine di poter sempre ri-creare una formula così come era stata originariamente concepita.

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FIRENZÈ pag. 97


Sbirciando nella sua biografia troviamo una laurea in Filosofia Antica e Filologia Biblica... si può pensare che la Sua continua ricerca di inedite alchimie olfattive e di essenze rimandi, più o meno consapevolmente, ad una ricerca dell’Essenza? Gli studi di Filosofia e Filologia permettevano una importante interazione con il pensiero mentre la manipolazione delle materie aromatiche permette una interazione con la realtà intesa come “estensione” o “fisicità”. Se inoltre per “Essenza” si intende la sintesi odorosa di una idea, in questo senso l’alchimia (se ben riuscita) non è altro che l’essenza di quella stessa idea che si voleva realizzare. L’affascinante mondo delle Profumeria Artistica di cui Lei ci parla con tanta passione potrà essere a breve reso ancora più conoscibile grazie ad un Suo originale progetto che sarà realizzato nello stesso palazzo del Suo Atelier… Sì, a breve Firenze avrà un centro unico e straordinario, primo esempio nel suo genere, dedicato al mondo dei Profumi e delle Fragranze, un sogno che io e mia moglie Ludovica inseguiamo da tempo. L’Accademia dell’Arte del Profumo, questo è il nome provvisorio che gli abbiamo dato, sarà un luogo d’incontro, di formazione, di documentazione sul profumo, dedicato non solo agli esperti e agli studiosi ma anche ai neofiti alla ricerca di sensazioni e memorie olfattive.

La Maison Lorenzo Villoresi ha sede nell’antico palazzo di famiglia che si affaccia sull’Arno

“...fragranze che sanno rievocare sensazioni e luoghi, o condurre in uno spazio di nuove dimensioni emotive”

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