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Fondazione Stelline, Milano TRA SURREALE E REALE

GUGLIELMO SPOTORNO

In copertina

Pechino 2014, tecnica mista su tela, cm 100x100

GUGLIELMO SPOTORNO

TRA SURREALE E REALE

Fondazione Stelline, Milano


GUGLIELMO SPOTORNO

TRA SURREALE E REALE

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Consiglio di Amministrazione PierCarla Delpiano Presidente Maurizio Salerno Vicepresidente Clara de Braud Camillo Fornasieri Maria Carla Giorgetti

Direttore Pietro Accame

www.stelline.it


GUGLIELMO SPOTORNO TRAAttilio SURREALE Forgioli E REALE. Opere dagli anni ‘70 E fiorirà la pittura

20 novembre - 7 dicembre 2014 Fondazione Stelline, Milano

FONDAZIONE A cura di Luciano Caprile Milano Elena Pontiggia

STELLINE

Direzione e coordinamento mostra 14 settembre Alessandra Klimciuk - 13 ottobre

2012

Organizzazione Elena Collina A cura Francesca Radaelli Elena Pontiggia

Progetto allestimento Alberto Ghinzani

Catalogo a cura di Testi di Cristina Sissa

Allestimento Gianfranco Struzzi

Luca Cavallini Elena Pontiggia Fotografie

Mauro Ranzani Direzione e coordinamento mostra Cristina Simoncelli

Si ringraziano tutti quanti hann della mostra con il generoso pr

Graphic Design e Stampa Ediprima s.r.l. Organizzativa Segreteria

E tutti i collezionisti che hanno mantenere l’anonimato

Alessandra Klimciuk Francesca Radaelli

Ufficio Stampa Manuela Villani IrmaElena Bianchi Communication Collina

Un particolare ringraziamento Mariantonia Bucci ed Elisabetta

Si ringrazia Cristina Simoncelli Graphic Design per la preziosa collaborazione

Giuseppe Forgioli Bookshop Silvana Editoriale

Con il patrocinio di

Si ringrazia

Con il patrocinio di

Ufficio Stampa Francesca D’Avoia Cristina Moretti CLP Relazioni Pubbliche

Print colours

Museo dell’Automobile di Torino

Milano, 23_11_2010

MARCHIO

Esecutivo

Pantone 193 C

Pantone Process Black


La Fondazione Stelline è orgogliosa di ospitare la mostra di “Guglielmo Spotorno. Tra Surreale e Reale. Opere dagli anni ‘70”. Trenta opere che rappresentano il percorso artistico di Spotorno, ne valorizzano le diverse fasi artistiche e sottolineano la sua attenzione e le sue riflessioni profonde sulla contemporaneità, analizzata attraverso molteplici aspetti: storici, scientifici e sociologici. Dell’opera di Spotorno affascina anche la capacità di analisi del rapporto che oggi esiste tra l’essere umano e la tecnologia, un occhio critico, analitico e a volte ironico che è in grado di raccontare il nostro presente con un registro artistico unico e personale. Dalla poesia alla pittura: un percorso multidisciplinare che troviamo in un imprenditore di successo, che abbiamo conosciuto anche come collezionista attento e ricercato. Una vita dedicata all’arte e alla cultura dell’arte, che Spotorno ha saputo coniugare con l’analisi attenta della società contemporanea. Ospitare oggi l’artista Guglielmo Spotorno è per la Fondazione un incontro fecondo sul piano culturale e sociale, nel solco di quella profondità di conoscenza che mette al centro l’uomo nelle sue esperienze di vita molteplici come cittadino della contemporaneità.

PierCarla Delpiano Presidente della Fondazione Stelline

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Tra Surreale e Reale. Opere dagli anni ‘70 di Elena Pontiggia

Ho conosciuto Guglielmo Spotorno prima di conoscerlo. Molti anni prima di sapere che dipingeva avevo infatti avuto occasione di frequentarlo come collezionista: un collezionista appassionato, insieme generoso e geloso delle sue opere, cioè disposto a concederle con altruismo a una mostra, ma solo se lo convinceva il progetto espositivo. Come, del resto, fanno tutti quei collezionisti per i quali i quadri non sono blue chips, ma creature vive. (Non voglio dire “figli” per non cadere nella retorica ma, insomma, il concetto è quello). E le collezioni di Gugi, come lo chiamano tutti a Celle Ligure dove vive, spaziavano con amore onnivoro lungo tutto il secolo: dalle opere entrate in casa grazie alla passione del padre, Franco, e cioè De Chirico, Carrà, Arturo Martini, Sironi, Funi (suo era uno dei De Chirico più commentati dagli studiosi, suo uno dei Funi più belli che abbia mai visto), fino alle opere della grande stagione dell’informale europeo, per non parlare della superba collezione di grafica che comprendeva tutti, ma proprio tutti, i maggiori maestri del secolo. Avevo poi incontrato varie volte sui libri il nome della Galleria Spotorno, diretta da sua madre Enrica, che era stata anche scultrice. La galleria di via Moscova 40 era stata una delle più vivaci a Milano tra la metà degli anni cinquanta e la metà del decennio successivo. Nel 1960, fra l’altro, aveva pubblicato una riedizione, curata da Mario De Micheli, della Scultura lingua morta di Arturo Martini: un’operazione intellettuale preziosa in sé, ma ancora più significativa se si pensa che in quell’epoca il grande scultore era ben poco considerato. E mentre Enrica ripubblicava amorevolmente i suoi scritti, vari principi e re della critica lo relegavano nel limbo degli artisti minori, attardati, espressione di un’Italietta ignorante e provinciale. Sapevo queste cose, dunque. Non sapevo invece, perché Guglielmo si era ben guardato dal dirmelo, che anche lui dipingeva. E non sapevo, l’avrei scoperto solo dopo, che per lui la pittura non era un passatempo domenicale, una parentesi distensiva in una vita di lavoro frenetica e complessa, ma una passione coltivata fin da ragazzo, complice il clima di casa, la sensibilità e la vocazione artistica della madre, la cultura e la personalità del padre. La sua era una passione disattesa ma mai dimenticata, e riemersa anzi prepotentemente negli anni settanta. Qual è, ci si potrebbe chiedere, l’orientamento espressivo di Spotorno? Potremmo dire, con qualche schematicità, che la sua ricerca si muove tra un informale di ascendenza surreale e un astrattismo carico di riferimenti quotidiani, sia pure mimetizzati nella libertà dei segni. Nato a Milano nel 1938, Spotorno appartiene alla generazione che si è formata nel clima della stagione informale. Aveva vent’anni o poco più quando l’arte di segno, di gesto, di materia raggiungeva in Italia la massima diffusione, ma il suo interesse si è rivolto soprattutto al gruppo Cobra e a un protagonista eretico del surrealismo come Sutherland.

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Si può considerare inevitabile che, dopo aver così a lungo amato Jorn e Sutherland, ma anche Matta, Spotorno ne abbia subito la suggestione nella pittura. Tuttavia le cose non sono così semplici e, a ben vedere, solo in parte sono andate così. Quella di Guglielmo non è un’imitazione passiva, meccanica. Al contrario ha ritrovato in quei maestri, istintivamente, anche qualcosa che aveva dentro di sé, e che aveva manifestato già da ragazzo, quando frequentava ancora la seconda media in via Tadino a Milano e aveva partecipato alla “Mostra Artistica Internazionale della scuola a Roma”. Alla rassegna, allestita a Palazzo Venezia, aveva inviato un Incubo che era stato notato da Fellini e che rivelava già la fantasia allucinata di un’opera surreale. Anche se - non c’è bisogno di aggiungerlo - il surrealismo a quell’epoca Guglielmo non l’aveva mai visto. A quelle affinità elettive Spotorno mescola poi una altrettanto innata passione per la filosofia, che non solo l’ha portato a laurearsi nel 1971 con Bontadini in teoretica (strappando più al sonno che al lavoro le ore di studio), ma si è espressa anche nei suoi quadri. Ci spieghiamo meglio. Enrico Baj, dedicandogli uno dei suoi celebri “generali”, gli aveva scritto: “A Guglielmo e al senso erratico dell’autoconcessione”, giocando scherzosamente sul doppio senso della sua fortunata attività professionale. Erratico Spotorno lo è davvero. Ma qualcosa unisce le diverse declinazioni della sua pittura ed è un’attenzione partecipe, accorata, alle contraddizioni del presente. Le sue opere sono, da un punto di vista segnico, lontane dal realismo e potremmo definirle, riprendendo la famosa definizione di Klee, “astratte con qualche ricordo”. Tuttavia non sono mai un puro esercizio formale. Si insinua nelle sue composizioni, piuttosto, un pensiero che va al di là della piacevolezza dei segni, dell’armonia delle linee, della luminosità del colore e denuncia contraddizioni, crisi, questioni irrisolte o forse irrisolvibili. 8

Prendiamo Pechino, una delle Città umanizzate, cioè considerate come cose vive, che costituiscono il ciclo di opere più recenti. Apparentemente il paesaggio urbano è visto dall’alto e dall’esterno e si traduce in un accordo di linee e di colori, come in una sorta di musica dipinta. Eppure il formicaio di case, la congerie di abitazioni tutte uguali segnalano un pericolo: un troppo identico modo di essere, un conformismo in agguato. La città umanizzata, insomma, rivela anche qualcosa di inumano. Del resto basta vedere i titoli delle opere di Spotorno per accorgersi che la sua attenzione si concentra spesso sulle vicende della storia recente. La sua riflessione si sofferma sulla tragedia dello Tsunami, sul disastro atomico di Fukushima, sulla strage dell’ 11 settembre, sull’inquinamento che minaccia la natura e rende Il sole nero. O, ancora, sul paradosso di uno Stato che, incapace di riorganizzare le baracche delle proprie periferie, organizza i campionati del mondo di calcio. E sono, i suoi, soltanto Mondiali della povertà. D’altra parte anche dove non c’è violenza, nel mondo virtuale del computer e del web, dove si parla solo inglese e ci si muove a passi felpati tra user-id e password, è in agguato la disumanità. L’uomo al computer non scrive lettere ma mail, eppure è segnato dal peccato originale come l’uomo della pietra. E poi è inutile che sia così suberbo, perché nel mondo di Guglielmo Spotorno Anche i cigni twittano. Anche loro. La natura ne sa di più dell’uomo, delle sue invenzioni, del suo cosiddetto progresso. Certo, l’artista non dimentica lo spettacolo della bellezza. Ed è il mare, soprattutto, a commuoverlo: il mare dove ha vissuto (e, sarebbe meglio dire, con cui è vissuto) fin dall’infanzia, e che non smette di affascinarlo con le sue trasparenze, con quello che Dante chiama “il tremolar della marina”, con la sua immensità che dà l’idea dell’infinito. Eppure non c’è estetismo nella pittura di Spotorno. Lui sa bene, del resto, che nella profondità delle acque si svolge una lotta per la sopravvivenza che


non conosce pace né armistizio. Sa che la natura è il luogo di una guerra dove il debole soccombe. E’ raro che in opere non legate stilisticamente al realismo ma seguaci di un linguaggio astratto-informale si avverta tanta attenzione - un’attenzione filosofica, ma anche, per così dire, sociologica - ai problemi dell’oggi. Astrarre deriva da “ab-s-trahere”: trarsi fuori (dalla realtà). Invece nella pittura di Guglielmo, anche in quella più astratta e informale, la realtà con le sue dissonanze è sempre presente. E sta in questo la sua singolarità. Non si tratta, va detto, di contenutismo. Nelle sue opere l’attenzione al come dire precede ogni attenzione al cosa dire. Spotorno sa che in arte la forma è il vero contenuto, non perché ci si debba racchiudere nel formalismo, ma perché solo attraverso la padronanza del linguaggio si può esprimere un pensiero. Dunque non troveremo nei suoi quadri quel greve appello alla denuncia sociale, alla valenza politica dell’opera che ha escluso dall’arte tanta pittura del dopoguerra. Tuttavia le sue tele non si accontentano nemmeno di esplorare i territori del colore, la variazione degli smalti, le screziature dei toni. Anche dietro le tarsie cromaticamente più suadenti c’è sempre – o quasi – l’evocazione di un’idea, di un problema. Non diversamente, del resto, accade nelle sue poesie, dove non manca mai, anche nelle descrizioni più oniriche, un riferimento allarmato. “Se almeno fosse dolore/ sapremmo dove fuggire. / Ma questa paura/ lega le mani / con fili d’acqua” leggiamo per esempio in una sua pagina. In un’altra I pesci rossi di Matisse suggeriscono una riflessione lontana dalla gioia di vivere del pittore francese. “Siamo 2 pesci rossi/ che si ubriacano/ di girotondi/ nella sfera di cristallo./ Se non ci fosse la morte/ sul tavolo/ salterei subito fuori”. In una terza, ancora, una figura femminile davanti allo specchio scopre che “il trucco si scioglie/ sotto la lampada/ dell’inutile”. E’ un dolore senza grida, percorso semmai da un filo di ironia, quello che si coglie nelle poesie, come nei quadri di Spotorno: un dolore descritto con l’umiltà di chi sa che è facile, ripensando al passato e sognando il futuro, non capire il presente, lasciarsi sfuggire l’attimo in cui è possibile “rubare il frutto/ alla pianta”. Delle sue opere, allora, si può dire quello che lui stesso dice delle sue poesie: sono “fogli unici a quadretti” dove, tra surreale e realtà, si prende nota della vita.

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L’arte in divenire di Guglielmo Spotorno di Luciano Caprile

Nel salone della casa di Celle Ligure di Guglielmo Spotorno spicca, tra la messe di quadri appesi alle pareti, una grafica di Enrico Baj raffigurante uno dei celebri “generali”, accompagnata dalla dedica “a Guglielmo e al senso erratico dell’autoconcessione”. Questa frase fotografa perfettamente l’inquietudine di un artista che dispensa nei dipinti, con allegorica determinazione, i travagli personali e quelli del nostro tempo. Infatti il suo percorso che va dagli anni Settanta a oggi si nutre di citazioni critiche e di lacerti d’inconscio da intingere e da specchiare nella storia che ci accomuna. Agli inizi dell’impegno creativo egli si è avvalso di una figurazione che gli ha concesso interessanti derive. Lo possiamo osservare nella serie intitolata Profondità marine del 1975 e particolarmente in Landscape in the sea dove elementi organici si manifestano in una sospesa trasformazione che trova ulteriori sviluppi in Presences in the deep e in Evolution in the sea. Il conflitto fra alcune entità subacquee da un lato sottolinea il tumulto emozionale ed esistenziale dell’autore (lo scontro tra i granchi, i ricci e i pesci rimanda a un tormentato groviglio di viscere e di pensieri) e dall’altro annuncia uno sguardo privilegiato verso il magmatico, sofferto, articolato gesto di Asger Jorn (capace di tradurre in strazianti apparizioni le paure ataviche e i profondi disagi contemporanei) affrontato e rielaborato secondo proprio uso e consumo dopo un

iniziale e più marcato apprendistato di natura surreale. In quest’ultima circostanza sarà Graham Sutherland a suggerirgli certi approcci che chiamano in causa il mondo vegetale e animale da coinvolgere in una suggestiva narrazione metamorfica. Alcune opere del 1980 della serie Insects assorbono e consumano la citazione naturalistica alla stregua di una calligrafia da disporre sulla tela come il frutto di un precipizio di entità aliene che hanno occupato la nostra mente. In certe situazioni meno descrittive e più intuitive, come avviene in Insects 3, sembra aleggiare per un attimo anche lo spirito caustico di Sebastian Echaurren Matta. Per comprendere meglio l’iter di Guglielmo Spotorno ci riferiamo dunque a quegli autori che fatalmente gli sono entrati negli interessi, negli occhi e nella sensibilità e da cui egli ha tratto suggestivo e traumatico alimento per aggiungere sempre nuovi tasselli al suo lungo percorso di auto scarnificazione, di ricerca di sé e di ostensione del risultato pittorico maturato da un simile esercizio. Ne scaturisce una personale cifra espressiva costituita da slanci e da riflessioni, da suggestioni futuribili e da ritorni di nostalgia da cui recuperare alimento.

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Tale spinta organica ha promosso proprio nel 1980 una stagione informale che prevede la ricorrente presenza di una struttura sferoidale già accennata nel citato dipinto Evolution in the sea del 1975. Occorre precisare che il cerchio e la sfera costituiscono due importanti elementi di riferimento nell’interpretazione della realtà del nostro artista. Egli fa interagire queste figure geometriche nello spazio secondo tensioni dinamiche: Armonia e silenzio è un quadro caratterizzato da quattro globi collocati lungo una diagonale mentre dal nucleo centrale scaturisce un vortice espansivo di energia. In Connessioni le linee assecondano o interrompono le scie di questo universo in continua trasformazione percettiva e motoria procurando inattese sollecitazioni allo sguardo che cerca di cogliere i vari livelli di profondità dietro le velature di una inquietante progressione monocromatica. D’altro canto queste tele strutturalmente quadrate suggeriscono a Spotorno varie angolazioni di lettura e quindi di collocazione sulle pareti di casa. Così anche l’acquirente diventa protagonista dell’evento creativo allorché decide l’ordine contemplativo che più gli aggrada. Tale stagione si conclude idealmente con Cortocircuito dall’andamento circolare e centrifugo, alla ricerca di una ulteriore dimensione oltre i limiti concessi dalla tela. Ma la sfera torna a riproporsi in Borderline 1 e in Borderline 2 del 1989 arricchendosi di intimi e misteriosi elementi germinativi da inserirsi in un ambiente che tende a una corrosiva trasformazione. In tale occasione l’artista introduce nel racconto una sofferta esperienza personale che dura ancora oggi e che riesce a blocca-

re il tempo nello spazio e a trasferire in un frammento di eternità l’interrogazione del dolore. Corrono più di vent’anni tra Borderline 1, Borderline 2 e Stanza terminale del 2011 dove il mondo o i mondi hanno ripreso a girare con altri ritmi, con altri meccanismi, con altre relazioni spaziali, con altri segni e con altri simboli. E dove il destino tende pazientemente la sua trappola qui rappresentata in alto da una luminosa porta spalancata sul mistero del futuro in cui immergere intanto la curiosità. Questa nuova opera avvia il ciclo denominato New economy dove “l’industria del web ci trasforma tutti in pesce azzurro”, per dirla con Spotorno che nel corso della sua indagine si sofferma a indicare le strane comunioni tra la macchina sempre più sofisticata e l’individuo che ne subisce la fatale, spasmodica attrazione; per dirla ancora con lui “internet è il serpente corallo” rappresentato in quello Snake che sembra passare il testimone narrativo e formale al becco puntuto del protagonista di Anche i cigni twittano; infine Uomo al computer pone il caustico accento su quel destino di tecnologica dipendenza che ci accomuna e ci assorbe. Spargendo dunque frantumi di immagini illusorie e concependo unioni traumatiche tra una tastiera e un cervello in via di consunzione ecco il liquido succo di un racconto che vive per dissolvenze, per precipitati abissi. Anche perché l’autore tende a sciogliere le sue formule interpretative in quell’ideale mare della Liguria di Ponente che, al pari di un’immensa tela, da sempre ha accolto le sue gioie liberatorie e i ritorni delle tristezze. In un simile ambito Sole nero del 2012 diffonde radialmente intorno a sé futuribili messaggi, sinistre macchie sulle coscienze mentre Web del 2014 ripropone lo stesso nucleo oscuro colto nell’atto di emettere un rotante getto di impulsi, di frammenti di storia e di simboli secondo il provocatorio proclama futurista consegnato alle


“parole in libertà”. Si è già detto che Guglielmo Spotorno ama dipingere per argomenti da destinare a opere legate fra di loro dallo stesso filo conduttore come se si trattasse di capitoli di un romanzo che si insinua in altri contemporanei romanzi a costituire una logica comportamentale che riguarda nuclei omogenei. Succede al ciclo Connessioni geometriche, svolto dal 2010 a oggi indagando il rapporto critico tra sfere e triangoli che può trovare una trasparente, algida, rassicurante armonia in Freedom. L’ultimo capitolo della nostra indagine è rivolto alle Città umanizzate ovvero a un percorso iniziato nel 2013 e non ancora concluso poiché l’alimento creativo si avvale ogni giorno di nuove, interessanti sollecitazioni. L’avvio è scandito da Tsunami, il dipinto di un villaggio giapponese, investito da un vento rosato. L’artista lascia allo spettatore la scelta tra due ‘incubi’: un’onda che sale fino al cielo, un drago che esce improvviso dall’oceano. Addirittura 11 settembre rievoca la terribile sorte delle “torri gemelle” insidiate qui dalla orrida e incombente testa di un animale. In Pechino la ritmica struttura di fondo, che aveva caratterizzato le precedenti opere, s’avvale ora di seducenti velature che distribuiscono lievi tonalità acquarellate sui

toni del grigio e del beige: paiono evocare un rammarico d’oriente ormai smarrito nel tranello della globalizzazione o insinuano una delicata, liquida calligrafia dell’anima da percepire appena prima dell’abbandono. Un identico ragionamento potrebbe valere per Rio. I mondiali della povertà, una tecnica mista su carta concepita quest’anno percorrendo la medesima linea narrativa di base costituita da una fitta trama di segni (una sorta di personalissimo pentagramma) su cui disporre variegate, carezzevoli macchie in graduale dissolvenza o consunzione. Un sogno, un rammarico, un crescente precipizio di percezione da annegare infine nel bianco latteo di un’ulteriore, docile sfumatura. E d’altro canto Sorgenia propone una selva caotica di grattacieli stilizzati, di ciminiere inseguite da una pennellata rosso-bruna e di antenne televisive che tentano il cielo in una gara grafica e tonale dove l’uomo appare soffocato e punito da ciò che egli stesso ha creato e alimentato, come succedeva in certi film di fantascienza del secolo scorso che oggi paiono confortati e talora superati dalla realtà. L’unica possibilità di salvezza, almeno mentale, sembra risiedere in quell’ambiente acquatico così congeniale ai comportamenti dell’artista: la recente Vacanza dalla vita e soprattutto Trasparenze marine paiono ora rispondere a una simile esigenza di sospeso equilibrio, di pacificato ordine compositivo dove gli elementi primari del racconto (i pesci) si comportano da distillati segni o da delicati transiti di colore da distribuire sulla scena. Così Guglielmo Spotorno prende respiro e prepara il seguito della sua vicenda pittorica da confrontare con quella umana a ribadire la condanna o il privilegio di chi intinge il proprio gesto nella travagliata anima del mondo.

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GAVITELLO Nuoto da un gavitello all’altro‌ ho sempre un gavitello da raggiungere. 15

Guglielmo Spotorno


Opere dagli anni ‘70


18

Landscape in the sea

1975, Tecnica mista su carta, cm 58x68


19

Presences in the deep

1975, Tecnica mista su carta, cm 45x62


20

Evolution in the sea

1975, Tecnica mista su carta, cm 88x58


21

La tana

1975, Tecnica mista su carta, cm 56x75


22

Libellule pietrificate

1980, Tecnica mista su carta, cm 70x80


23

Insects 1

1980, Tecnica mista su carta, cm 62x69


24

Insects 2

1980, Tecnica mista su carta, cm 48x68


25

Insects 3

1980, Tecnica mista su carta, cm 68x69


26

Armonia e silenzio

1980, Tecnica mista su carta, cm 80x70


27

Connessioni

1980, Tecnica mista su carta, cm 76x69


28

Dal triangolo alla sfera

2010, Tecnica mista su carta, cm 68x97


29

Borderline

1989, Tecnica mista su carta, cm 95x70


30

Borderline 2

1989, Tecnica mista su carta, cm 95x70


31

VanitĂ

1989, Tecnica mista su carta, cm 93x67


32

Cortocircuito

1988, Tecnica mista su carta, cm 69x74


33

Stanza terminale

2011, Tecnica mista su carta, cm 61x76


34

Snake

2011, Tecnica mista su carta, cm 79x70


35

Uomo al computer

2011, Tecnica mista su carta, cm 75x54


36

Sole nero

2012, Tecnica mista su carta, cm 69x49


37

Web

2014, Tecnica mista su carta, cm 73x69


38

Anche i cigni twittano

2013, Tecnica mista su carta, cm 75x68


39

Freedom

2012, Tecnica mista su carta, cm 79x65


40

Fukushima 1

2010, tecnica mista su carta, cm 76x68


41

Sorgenia

2014, Tecnica mista su tela, cm 100x100


42

Tsunami

2013, Tecnica mista su tela, cm 100x100


43

Pechino

2014, Tecnica mista su tela, cm 100x100


44

Black sun

2014, Tecnica mista su tela, cm 72x100


45

11 Settembre

2014, Tecnica mista su tela, cm 100x100


46

Rio. I mondiali della povertĂ

2014, Tecnica mista su carta, cm 70x100


47

Vacanza dalla vita

2014, Tecnica mista su tela, cm 100x100


48

Alla fine del giorno

2014, Tecnica mista su tela, cm 70x100


49

Trasparenze marine

2014, Tecnica mista su carta, cm 70x100


50

Trasparenze marine

2014, Tecnica mista su carta, cm 70x100


51

Il mare di Lampedusa

2014, Tecnica mista su carta, cm 50x70


Note biografiche


Guglielmo Spotorno nasce a Milano nel 1938. Inizia giovanissimo a disegnare. A 12 anni, con uno stile del tutto originale, vince il Primo Premio alla “Mostra Artistica Internazionale della scuola”. Invitato a Roma per il ritiro del premio, viene notato da Fellini che lo vuole conoscere. Nello stesso anno vince il Premio Nazionale società Motta-Alemagna, con il disegno ‘Incubo3’. Il percorso artistico si forma frequentando la Galleria d’Arte Spotorno, inaugurata a Milano negli anni ‘60 dalla madre Enrica, scultrice, che impostò la galleria come fondazione, presentando Maestri come Arturo Martini, Felice Casorati, Alberto Martini, Carlo Corsi e artisti emergenti come Vaglieri, Guerreschi, Ajmone, Forgioli, Ghinzani. In quel periodo la galleria ebbe un grande successo, divenendo sede del premio nazionale Diomira. In quel contesto l’artista ebbe modo di conoscere e confrontarsi con artisti e critici tra i più importanti dell’epoca. Nel ‘63 si sposa e pubblica il suo primo libro di poesie “Via Sant’Antonio”. L’anno successivo si laurea in Scienze Politiche. Inizia a lavorare nella società di famiglia e si dedica anche al giornalismo, diventa giornalista pubblicista retribuito con quattro rubriche settimanali avendo come direttori Nino Nutrizio e Gianni Brera. Nel 1971, pur continuando a lavorare, si laurea in Filosofia con una tesi in Estetica Metafisica, questa seconda laurea determina forse il suo ritorno all’arte, infatti sono quelli gli anni in cui incomincia a dipingere e disegnare con continuità. 55

Negli anni ‘70 ha già un suo studio e presenta 120 lavori su carta alla critica della madre, che ne straccia più di 100. Alla fine di quegli anni nascono i primi ‘paesaggi marini’ (Landscape in the sea), dà vita a una pittura informale che rispecchia le sue idee filosofiche. Scrive saggi intitolati al “Globale”, conosce e frequenta artisti italiani e internazionali. Partecipa a diversi premi con successo. Nel 1982 vince il premio di pittura ‘Città di Milano’ - Farmitalia Carlo Erba; nello stesso anno riceve il diploma di merito al Premio di pittura e grafica, con la giuria presieduta da Dino Villani. Nel 1989 vince il premio di pittura ‘Dino Buzzati’, con l’opera pittorica ‘Presenze nello spazio’. La giuria, molto qualificata, è composta da Raffaele De Grada, Fabrizio Dentice, Sebastiano Grasso, Alberico Sala, Luisa Somaini. In quell’occasione si stabilisce un rapporto di stima con Alberico Sala che pone le basi critiche per la raccolta di poesie ‘Linea della notte’. Questa raccolta, con altri scritti, è pubblicata in occasione della mostra alla Fondazione Stelline. L’artista ha voluto unire questi due percorsi che si sono sempre integrati nella sua vita. Molti sono gli impegni da imprenditore che si affiancano alla sua attività pittorica. E’ tuttora Presidente del Consiglio d’Amministrazione della Spotorno Car, Concessionaria Toyota Lexus e di tre società immobiliari: Celle Srl, Mak Export Srl e F.a.r.e.g. Srl. La vita dell’artista si è mossa e si muove tra arte e impresa, con i suoi dubbi risolti o dimenticati. Vive e opera a Celle Ligure.


Finito di stampare presso Ediprima s.r.l. - Piacenza Ottobre 2014


Fondazione Stelline, Milano TRA SURREALE E REALE

GUGLIELMO SPOTORNO

In copertina

Pechino 2014, tecnica mista su tela, cm 100x100

GUGLIELMO SPOTORNO

TRA SURREALE E REALE

Fondazione Stelline, Milano

Profile for Nick Bufano

Tra surreale e reale  

La Fondazione Stelline è orgogliosa di ospitare la mostra di “Guglielmo Spotorno. Tra Surreale e Reale. Opere dagli anni ‘70”. Trenta opere...

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La Fondazione Stelline è orgogliosa di ospitare la mostra di “Guglielmo Spotorno. Tra Surreale e Reale. Opere dagli anni ‘70”. Trenta opere...

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