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MI SONO PORTATO TEMPO ADDIETRO IL COMPITO PERSONALE D’AIUTARE IL BISNONNO DI UN MIO COMPAGNO DELLE ELEMENTARI, QUEST’ULTIMO SCOMPARSO DALLA MEMORIA LOCALE E DALLA MIA: TUTTO QUELLO CHE RICORDO DI LUI ERA L’INTERESSE AD ANDARSENE DAL PAESE, PER INTRAPRENDERE UN CORSO UNIVERSITARIO E TROVARE UN LAVORO DECENTE, NICCOLO’ MENCUCCIDIVERSO SE NON ALTRO A QUELLI IN PROVINCIA, PER DISTINGUERSI FORSE DALLA LA PROVINCIA POPOLAZIONE NATIA, FORSE DAL SUO BABBO IMPIEGATO AL COMUNE, FORSE DA QUALCHE PERSONALITÀ A CUI AVEVA FATTO GIRARE LE BALLE; PIÙ PROVAVO A RIFLETTERE SUL MIO EX-COMPAGNO DELLE ELEMENTARI E PIÙ SENTIVO LUI CHE ESALAVA AD OGNI BOFONCHIATA SEMPRE PIÙ OSSIGENO. MI SONO RITROVATO SPESSO ACCANTO AD ANZIANI CHE NON RIUSCIVANO A REGGERSI, A STARE IN EQUILIBRIO, A PORTARE APPRESSI A SÉ IL PESO DEL PROPRIO CORPO INGOBBITO E CEDENTE AI MALESSERI; E QUASI ANCHILOSANO E


Indice

La provincia

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La favola di Paolo

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Questo libro è opera di fantasia. Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.


LA PROVINCIA


Piega

Mi sono portato tempo addietro il compito personale d’aiutare il bisnonno di un mio compagno delle elementari, quest’ultimo scomparso dalla memoria locale e dalla mia: tutto quello che ricordo di lui era l’interesse ad andarsene dal paese, per intraprendere un corso universitario e trovare un lavoro decente, diverso se non altro a quelli in provincia, per distinguersi forse dalla popolazione natia, forse dal suo babbo impiegato al comune, forse da qualche personalità a cui aveva fatto girare le balle; più provavo a riflettere sul mio ex-compagno delle elementari e più sentivo lui che esalava ad ogni bofonchiata sempre più ossigeno. Mi sono ritrovato spesso accanto ad anziani che non riuscivano a reggersi, a stare in equilibrio, a portare appressi a sé il peso del proprio corpo ingobbito e cedente ai malesseri; e quasi anchilosano, non riescono a camminare, non respirano per la piega toracica, e tengono lo sguardo fisso ai piedi, ai sassolini e alla ghiaia della strada; e guaiscono al dolore della ripiega, cercano il sostegno, si portano avanti coi bastoni della famiglia e dell’amicizia, quasi accompagnati in quei – forse – ultimi viaggi o cammini per la realtà. 5


Dovevo accorgermi che non parlava bene, non ce la faceva proprio, che lui quasi mi scompariva, quasi se ne andava coi suoi occhi marroni, le sue gambe pigiate dal peso, e la sua stanchezza pre-centenaria, e mormorava a volte qualche ricordo, o qualche fuga dei ricordi, o qualche fuggitivo come il suo Nino, che lui se lo ricordava, a dispetto delle cronache locali, e che forse lo avrebbe voluto sul suo letto di morte, pochi anni dopo, al trionfo della SLA.

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Soppressione

Un nutrito disinteresse nei confronti degli animali domestici e allevabili ammorbava uno dei miei pochi conoscenti in paese, un soggetto socialmente accettabile, per quanto cerchi nella sua vita di tenere a bada le sue forti escandescenze. Vengo a sapere di come lui, anni dopo la mia disturbante scoperta, abbia ripreso la sua malsana curiosità di vedere il dolore degli animali: non necessariamente fare del male alle bestie – era ed è totalmente incapace di compiere atti così complessi e tenebrosi – bensì assistere al patimento di una mucca, di un bove, di un cuniglio, durante una malattia o prima della macellazione o a pochi passi dalla morte: la cosa che più lo stupisce è lo sguardo assente, e il mugolio persistente; e la passività, una resa condizionata come per gli uomini. Scoprì questa sua tendenza in un pomeriggio invernale di dieci anni fa: dopo una forte escursione termica prevista in quei giorni, al campo di un mio zio si cercava di far rinsavire un vitello, sofferente di ipotermia; e mi ritrovai lui, accanto a me, invitato dall’amico del mio zio perché vedesse la sofferenza delle bestie, e anche la morte se necessaria. Lui rimase in osservazione per tutto il tempo in cui mi 7


dovetti sorbire i tremori della bestia, fino alla sua guarigione – il che per il mio zio era perfetto: poté macellarla, senza dover rischiare una soppressione prematura. Lui è tornato sui suoi passi per poter lavorare col suo parente, in macelleria, perché giustamente la scena di dolore alla lunga stanca.

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Abituali

Da bimbo andavo spesso al circolino posto accanto alla parrocchia dove, quando ero credente, facevo catechismo e anche chierichetto: c’erano sempre tutti gli anziani del paese, tutti i notabili e i contadini del borgo, tutti i signorotti e i servi della cittadella: si riunivano a giocare a biliardo; a bere sambuca e caffè e birre; a guardare le partite su una vecchia Panavision anni Novanta. Ero l’unico cittino che si presentava al circoletto, laddove i miei coetanei avevano inteso di non avere nulla a che fare con quel locale e con quella clientela abituale – per quanto tra loro c’erano molti dei loro nonni paterni e materni. Come vuole il Tempo, poco a poco tutti scomparirono dalle loro sedie abituali, dai loro posti abituali al biliardo o alla televisione; solo in tre anni almeno quattro-cinque sedie erano scomparse progressivamente, tolte pro memoriam e contra melanchoniam. Prima ancora che toccasse al mio parentame, io avevo abbandonato il circolino, e preferì la compagnia contemporanea. Poco tempo fa, ripassandoci, c’ho trovato solo un barretto dal design moderno, rinnovato in sedie, biliardi e televisioni: ora ad aver preso il posto abituale ci sono i miei coetanei. E prima che 9


accadesse a me, di recente, ho notato come i miei coetanei se ne sono interessati il giusto, e hanno abbandonato immediatamente quelle postazioni lapidarie.

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Cambio

Alla fine ce l’hanno fatta quei figli di buona donna dell’assessorato: ce l’hanno fatta a far chiudere la piccola biblioteca mobile, un piccolo gazebo su ruote che girava ogni tre giorni al mese attorno alla Pieve e alla Badia, e che portava con sé una nutrita ricchezza di volumi e tomi di ben tre secoli di cultura nostrale e straniera (e forse qualche cosa scritta in dialetto, forse qualcosa scritta in italiano ottocentesco…). Era l’unica siicurezza letteraria di questo paese, l’unica garanzia che io potevo avere per non dovermi sorbire l’iter burocratico della biblioteca centrale: andavo dalla signora libraia; la salutavo; lei mi salutava; io le chiedevo com’i sta la su nipote; le mi diceva che un’era ancora col citto suo; io cambiavo discorso e chiedevo de li vicini alla Pieve; lei diceva che ancora gliele rompano del gazebo pecché tira con sé li acari el sporco; io le chiedevo se altri volevano li libri; lei cambiava discorso e diceva che un vede nimmeno se li libri vecchi stann’apposto (se lo sapesse la biblioteca centrale la rinchiuderebbe per le stampe antiche messe sui palchetti senza riguardo) e che alla fine un cambia molto se lo scoprono o meno. Il gazebo è stato ora smantellato, 11


e i libri sono stati donati alla biblioteca centrale, ove lavora la sua nipote come archivista; la stessa nipote che non è stata presente al funerale di lei, presa all’improvviso da un’infezione opportunistica.

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Riforma

Partecipando all’ultimo consiglio comunale, riunito per la costituzione di un processo decisionare riformativo, in veste di osservante per conto di una ricerca universitaria, ho potuto notare come una certa austerità silenziosa sia la forma di comunicazione vincente per controribattere l’opposizione, il più dei casi sotto un ostruzionsimo voluto dalle liste civiche, anche se distanti ideologicamente e politicamente. Alcuni assessori, di cui non posso trasscrivere né nome né lista civica d’appartenenza, si sono soffermati su una serie di termini in sostanza topici nella comunicazione politica, se non ormai vuoti per la ridondanza acustica, per cui nelle loro poche parole, tutte ascoltate dal resto del consiglio, è stato forse ribadito in quel silenzio tematico come le riforme comunali non siano di loro competenza, e che tutto deve essere concordato con la Provincia – ma, in mia memoria, la stessa Provincia, in una diciarazione da parte del portavoce ufficiale, ammise la necessità di colloquiare prima con i comuni interessati per un’eventuale riforma. L’opposizione non espresse nulla, se non una serie di termini in sostanza topici nella ristorazione poco 13


civile, un pizzico arricchita da rabbie represse e da disprezzi politicizzanti, di conseguenza temo che il loro peso politico sia altrettanto inferiore alla vacuitĂ dei comunicatori tecnici che riempiono il comune: comunicatori che per tutta la giornata non hanno voluto toccare nemmeno il testo della riforma.

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Dal canto suo

Ci sono rimasto nel vedere come un’amica del mio fratello fosse finita sul marciapiede di notte: le ultime notizie che si sapevano di lei, tra famigliari e amici, era che non viveva più nella vallata, e che non aveva superato i test di ingresso, di Ingegneria, come invece la sua sorella anni dopo era riuscita nell’intento. Dal canto suo lei ha sostenuto che il test d’ingresso non è stato facile per nessuno, e che molti hanno fallito nella sezione di matematica così come lei; lei, dal canto suo, ha aggiunto che sua sorella è più portata di lei per quella roba, e che la carriera santiaria non faceva per lei: lei per di più non avrebbe retto tutti quegli esami di biochimica e di patologia, tutti vissuti da altri suoi coetanei, e tutti poi fuggiti per fare qualche altro lavoro come lei. Ci sono rimasto quando le ho fatto notare che ha confuso per tutto l’atto sessuale materie di medicina con quelle ingegneristiche, e che la sua versione dei fatti non coincide con quella generale. Lei, dal canto suo, non l’è più interessato parlare, e ha lasciato che il silenzio prevalesse sul nascondiglio che ho scelto.

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Cambio di programma

Ho sempre odiato finire in televisione, o alla radio o anche solo su una registrazione internauta, ma sembra che per i miei coetanei – in particolare un mio conterraneo – il problema non esista. Durante l’ultimo ritrovo cittadino sotto l’approvazione della proloco calcistico giovanile, ho potuto notare come fossero appollaiate in punti strategici (ad ottima ricezione visiva) le telecamere dell’emittente televisiva provinciale, e che, al pari di una lanterna anzi-mosquitos, attraessero fatalmente uno ad uno i miei coetanei: salutavano, sorridevano, giochicchiavano; o ne rimanevano impassibili, la guardavano, la scrutavano. Lo stesso cronista ha dovuto girovagare attorno ai raggi d’azione delle telecamere per poter essere ripresto perfettamente e per dare un senso di dinamicità che tanto piace ai telespettatori e agli stessi osservatori occasionali, magari prendendo con sé nella calca qualche fortunato immacolato ed esporgli qualche domandina formale – in previsione della risposta altrettanto formale – tanto per riempire il minuto di ripresa. Ho cominciato a ridere quando ho sentito il commento di uno dei cronisti: una volta che tutti si sono saziati del piacere di essere visti, il cronista 16


ha sussurato al cameraman di eliminare il registrato, perché dall’emittente è arrivato un “cambio di programma”.

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Parchino

Ho sempre temuto del bosco accanto al paese dove ritorno quando posso staccare dal mio studio uuniversitario: è una piccola selva ripulita dai ramoscelli, dallle sterpi e dai tronchetti smembrati dagli arbustri che colmano la zona e ne nascondono ogni forma interna. Non c’ho mai voluto mettere il piede in quel postaccio, nemmeno ora che sembra tutto tranquillo, ordinato e ben messo – hanno messo pure una zona picnic, un barbecue, delle altalene, dei salterelli -; ci vanno pure gli anziani in quella zona, ci si appisolano sulle panchine, si seggono sul terreno, non fanno che confondere quel bosco con un posto qualsiasi, senza storia: un luogo uguale ad altri, come può essere il parchino sotto casa dei miei zii, o la piazza della chiesa in cima alla collina. Peccato che in quella piccola selva anni fa vennero trovati degli spacciatori intenti a provare su se stessi – ineguagliabili imbecilli – le droghe che avevano preso ad Arezzo: erano droghe maltagliate, al punto tale che vennero trovati in overdose, e – sembrerebbe – con un sacco di siringhe attorno (nei giornali locali la scena delle siringhe attorno era stata creata ad hoc: la droga con cui erano andati in overdose era della cocaina; 18


ma vallo a spiegare ad un anziano chianino la differenza farmacologica, l’assunzione, il meccanismo d’azione e gli effetti collaterali tra la cocaina e l’eroina, la droga che molti giornali citarono come droga rinvenuta). Tanto i giornali sono carta straccia, e tutti se ne sono tranquillamente dimenticati, e c’hanno fatto pure un parchetto: non l’ho mai trovata una siringa lì.

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Eterno ritorno

Non mi poteva dire mesi fa quell’idiota che andava tutto bene con i suoi genitori, se poi giorni dopo avevano deciso di lasciarsi e di abbandonare la cittadella senza far trapelare alcuna notizia a nessuno, tantomeno a me. Lo conoscevo da parecchi anni, avevamo pure fatto calcetto insieme finché non venni ricoverato d’urgenza per un attacco d’ansia (le cui cause ancora me le chiedo quando mi vengono); e ora vengo a scoprire che s’è lasciato andare e se n’è andato in città a vivere con la su citta e col suo cagnolino – e magari come al solito se lo porterà appresso anche la sera, per compiacenza della su citta, e magari si dimenticherà di pulire le merdine che ha sempre lasciato per strada. Per di più i suoi genitori li conoscevo bene, prima che se ne andassero dalla cittadella: mentre lui si allenava al pallone fuori in giardino e io rimanevo in casa a vederlo quasi ossessivamente giocare, cercavo di non sentire in contemporanea le lamentele dei suoi, i rimproveri, le avversioni, le minacce e i giudizi al vetriolo che si davano a vicenda. Ma pace all’anima sua, se n’è dimenticato presto – sembrerebbe. O, com’è invece, appena lo ribecco per un caffè non sento con la su 20


citta le stesse lamentele, gli stessi scherni, e anche i rimproveri: mancano ancora tre livelli, poi toccherà anche a lui rivivere l’eterno ritorno famigliare.

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Umani

Di notte si illumina la terra col poco riberbero dal cielo, tra i contorni delle nubi piovane e la refrazione lunare. Di notte si beve anche meglio, ci si lascia più andare alla chiacchiera e si può vedere la cittadella con minor distacco: da brilli si può quasi percepire la vellutezza dell’aria e l’avvicinanza dei muri; il silenzio si accompagna più facilmente al tocco fisico, e la sessualità diventa l’unica parlata richiesta nel momento. E sarebbe quasi tutto appagante se poi non venissero fuori tra una penetrazione e l’altra il richiamo alla realtà, il mancato coinvolgimento personale – e sinceramente anche le noie delle minchiate quotidiane che escono di bocca ad entrambi, tanto per ricordarci ad entrambi che siamo e restiamo umani anche dopo una generosa dose di alcol a vicenda e una serie interrotta a singhiozzo di scopate. Perché a parlare e parlare abbiamo tutto il resto del giorno, con le sue ombre e i suoi tempi morti; e lì entrambi abbiamo da fare che preoccuparci di quello che siamo e restiamo. L’ultima volta che ebbi questo colpo di genio andò a finire anche peggio: durante l’atto sessuale il vino ustionò ad entrambi parte della laringe, così da 22


tossire per tutto l’amplesso, fino ad avere conati di vomito e una lieve asfissia. Imparammo a restare per quello che eravamo; e non ci rivedemmo per parecchio tempo.

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Vecchio

Dovevo farlo io perché nessuno si sarebbe preso la responsabilità di ascoltarlo per tre ore ininterrotte nella sua sedia a rotelle in mezzo alla sua stanzetta da ospizio in piena collina. E dovevo farlo perché mi era stato detto che qualcuno, dall’alto, mi avrebbe pagato pure per la noja: e io stupido che arrivai a dire che non c’erano problemi, e che se volevano potevano retribuirmi (eh sì, fece ‘na cojonata, cittino!). Le tre ore furono all’insegna di un lungo racconto sulla vita di quello che era uno degli ultimi partigiani della zona, arrivato all’età di novanta anni e a un mese di vita per adenocarcinoma polmonare (eh vedrà, i teteski mi spararono el gas in casa a me!), e ormai senza più famiglia (viva più di me, e vedrà chi soprravvivrà, o chi la cagherà…). Perciò, misi un registratore in un tavolino preso dalla sala d’aspetto, e seguì tutta la frammentarietà delle sue storie (…nessuno li ricorda i partigiani…ma i fascisti…), le sue interpretazioni ideologizzate e buoniste (…mejo comunjsta morto che fasista vivo! ne ho pure ammazzatti, di fasisti, e ne ammazzerebbi!), le sue contraddizioni (…el votai a lui, a’i sindaco, negli anni cinquanta, perché comunjsta com’a me, e 24


fanculo alle storie di lui corrotto…), e le sue divagazioni (…i’ cervello riman sempre…che poi mia zia rimase intronata…il babo mio gli avvoleva bene e avia il cervello bono pure lui…), e altro ancora (…tutti ora tra finocchi, atei e immigrati, andassero in culo…). Ebbi l’ordine di non cristionare con lui, per evitare l’annullamento dell’intervista; tanto, mentre trascrivevo le tre ore di registrato ebbi il messaggio dal committente istituzionale: lui non acconsentiva più, non voleva far trapelare nulla dell’intervista – eppure a ricontrollarla notai l’assurdità del testo, e come la simpatia iniziale era presto svanita per sto vecchio rincojonito.

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Il bar sotto casa

C'è stato tempo fa un bar, comunemente apostrofato "sotto casa" per via della sua posizione facile e per la sua prominenza nella piccola piazza principale del borgo, che si è vantato di avere in pratica tutta la clientela del paese ai suoi tavoli, e di fare il pieno ogni giorno, a qualsiasi ora e in qualsiasi occasione festiva, coi loro caffè, paste, amari e birrette. Questo vanto è durato fino all'avvento della nuova generazione, che sotto costrizione dei propri nonni e parenti anziani - vero cuore della clientela - ha garantito al locale la propria presenze qualche consumazione, tanto per far compagnia in vista della paghetta. Ma avanti col tempo quel cuore s'è fatto meno presente, e tra una morte e l'altra anche i giovani hanno seguito la scomparsa dai tavoli, così da far perdere al bar il pieno; pur di non rischiare il bar ha tentato di svecchiarsi, presentando un nuovo design e una gastronomia più moderna (miscele esotiche, cupcake, cocktail, vini pregiati o artigianali) che potesse suscitare il vero interesse ai giovani. Tra un debito e l'altro la ristrutturazione è stata compiuta, in tempi ovviamente larghi, e in giro di giovani si sono visti sempre meno, più concentrati in città, 26


così come i sopravvissuti, più concentrati in cielo. Entro la fine dell'anno lo storico locale è stato svenduto a un piccolo consorzio di giovani imprenditori: è prevista l'apertura di una parrucchieria, o d'un negozio di moda; al momento c'è solo un fondo bianco e polveroso e spento.

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Scherzi

Prima della radio e del cinema i contadini si sono divertiti per lo più bevendo vino e giocando tra di loro, arrivando addirittura alla progettazione di scherzi crudelissimi: una notte, in totale noia, ad uno dei giovani del paese è balenata l'idea di andare a rubare i migliori prodotti di un campo, custodito in maniera rozza e senza zelo, così, la mattina dopo, il contadino ha scoperto una rapina di quelle terribili, ma preso dalla vergogna per il suo approccio alla sicurezza se ne è andato via dalla vallata. Prima della televisione e dei rotocalchi i borghesi e gli industriali della zona si sono divertiti per lo più trangugiando birra e fumando spinelli, e sempre giocando tra di loro, con terribili conseguenze: una notte, sempre in totale noia, un gruppetto si è vestito da fantasmi del passato, ed è andato a far visita ad un loro coetaneo quasi amico: questi purtroppo si è fatto troppo prendere dalla situazione, e con un fucile ha provato a cacciar via gli spettri, fino a rovinare la gamba sinistra di uno degli spettri, e una volta accertata la realtà dei fatti, preso dalla vergogna, ha avuto un collasso davanti a loro (non si sa se sia sopravvissuto). Prima di internet e dei cellulari i più giovani figli si sono 28


divertiti per lo più tracannando superalcolici, drogandosi, e sempre giocando tra di loro, e stavolta è andato male: una notte, mentre uno dei loro amici si è trovato a divertirsi nei modi già citati con una citta del luogo dentro la propria auto di lusso davanti ad un laghetto, questi hanno voluto spingere la macchina dentro ivi: il risultato è che hanno aspettato mezz'ora prima che dall'abitacolo non uscisse più alcuna bolla. Da quel momento di scherzi in giro ne sono capitati meno.

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Immagine

E' stato chiamato il più bel matrimonio mai visto in tutta la provincia: oltre cinquecento invitati, due orchestre a turno diurno e notturno, un catering da faraoni e fuochi d'artificio per oltre un'ora. La felicità degli sposi è stata il manifesto e il fiore all'occhiello della cittadella che l'ha ospitato. E così è stata in seguito anche la serie di festeggiamenti protratti degli anni successivi, sempre nelle zone limitrofe, nella bella villa dei due sposi, l'uno industriale orafo e l'altra ereditiera di una manifattura da milioni di euro: addirittura il marito ha usato le foto del matrimonio per pubblicizzare se stesso e la proloco, diventando anche una specie di eroe locale. Alla moglie però non è andata giù, e di suo conto ha allora sfruttato le foto delle feste private per sostenere la manifattura che ha ereditato, quasi arrivando a gareggiare col marito. Quella che è sembrata per i locali una semplice competizione affettuosa ed economicamente vantaggiosa è poi sfociata in un attacco gratuito, quando lui accidentalmente ha inserito alcuni dettagli negativi sulla moglie; lei s'è sentita umiliata, e ha rincarato la dose, arrivando a danneggiare l'immagine della di lui azienda. Nel 30


corso del tempo tutto questo è diventato un moto pubblicitario notevole, il cui acme è stata la festa di addio dei due sposini, ovvero il loro divorzio. Di recente a causa delle foto proposte la Guardia di Finanza ha aperto un fascicolo, per indagare sulla reale disposizione fiscale dei due ex-coniugi: alla fine dell'inchiesta sono stati condannati a passare sette anni per evasione fiscale, opportunatamente in due case circondariali diverse.

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Neve

Quando nevica sembra che tutta la vallata sia non tanto addormentata, il che come immagine è abbastanza banalotta, ma scomparsa, dispersa in quella coltre di neve che blocca e toglie il tempo: non esiste più nessuno, non è mai esistita alcuna provincia o vallata che fosse, e il resto dei suoi abitanti si è lasciato congelare per il resto del tempo, si è lasciato prendere dall'eternità in favore dei posteri, come se, in un venturo interesse, i loro resti possano essere studiati da qualche umano, vittime del cataclisma che ha portato alla dissoluzione di una delle tante microculture della zona. Ma chi può dire se proprio saranno i resti umani a sopravvivere: forse la sopravvivenza della vallata sarà nelle carcasse degli animali stramazzati, forse nella conformità dei campi lasciati a maggese, forse nelle rovine di quei paesi che non ce l'hanno fatta a interessare la popolazione della città, della metropoli. Forse il più grande risultato che si otterrà in questo lungo processo, fatto di fiocchi di neve copiosi, di coltri in formazione, di inondazioni di neve come teli da morto naturali bianchi, e un inesorabile silenzio, una lenta scomparsa, un nulla spento. 32


Sole

Della vallata sembra non resista nulla, della provincia sembra tutto bruci col sole d'estate, con la Dominatrice che dirompe sulle teste degli abitanti, sui cuori dei cardiopatici e sui polmoni degli asmatici. La dominatrice prende il colore, il tono, l'aria e il respiro da tutto, incroccrantisce anche le piĂš molli piante, fa dileguare i fluidi piĂš nascosti, annulla il tempo dilatandolo verso l'infinito. Come l'inferno di neve, quello di fuoco cancella la vita, la lascia stramazzare nei campi al sole di meriggio, trionfa col sudore e l'afa e l'eritema la fatica e l'attesa di una pausa, di un blocco della continuitĂ della Dominatrice, che intanto resta a espandere il dominio termico e a annullare le ombre della terra. Qualcosa sembra resista, come gli eliotropi che fissano ossessi la Dominatrice, e si piegano alla sua scomparsa; come le nuvole del cielo, che scappano solo col vento e per ingannare la presenza terrena; come il colore bianco, che fa rimbalzare il raggio al cielo e ne riduce il calore. E intanto tutto s'arrossa, tutto si accende e sembra bruci agli occhi, simile al passaggio della morte; e di tutto quello che rimane non posso far altro che osservare in silenzio. 33


Il bolide

Anzitempo ha colpito molto l'apparizione della macchina nuova del figlio poltrone dell'avvocato E*, un enorme bolide corazzato di produzione statunitense, un gioiello di design costato na fraccata de quattrini, diventata col benestare degli occhi meravigliati e scettici degli anziani del paese la più bella macchina del paese. Sapendo delle reazioni del pubblico locale, il figlio poltrone dell'avvocato ha aumentato progressivamente i viaggi automobilistici, e ogni qualvolta si è avvicinato al gruppo anziano, per averne il benestare, ha rallentato in modo da mettere in mostra il bolide alieno, il quale ha stimolato oltre alle già citate emozioni anche una certa invidia e un certo disprezzo per tale ostentazione. L'acme di tale ostentazione è accaduta alla festa in casa E*, quando il figliolo, davanti agli amici notabili e non della provincia, ha presentato il suo bolide con un interesse che ha ormai rasentato l'esagerazione. E tale esagerazione si è potuta vedere nelle sue urla, quando ha maledetto il cielo uscendo dal suo bolide, inspiegabilmente finito fuori strada a causa di un cedimento alle sospensioni idrauliche; s'è scoperto che quelle sospensioni non sono state 34


progettate per reggere tanto a lungo le strade di provincia, decisamente diverse da quelle americane.

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Bio

L'agricoltore Gino ha ricevuto per diverso tempo il suggerimento da parte di giovani fruttivendoli e di novelle aziende agricole di produrre secondo una regolamentazione quasi "scientifica", cosÏ da ottenere il bollino di prodotti bio: se alla prima, con la scusa dell'ambiente Gino non è stato minimamente toccato, lasciando ai venditori il piacere di andarsene velocemente dal campo, solo all'ennesima ha accettato l'offerta: avrebbe ottenuto nel lungo periodo una migliore percentuale di profitti con la vendita di quei prodotti. Durante la coltura Gino ha comprato nuovi concimi prodotti solo con letame di alta qualità e prodotti chimici naturali; Gino ha appreso tra depliant e prontuari come arare e selezionare il terreno sufficiente per una migliore coltura e per evitare eccesiva usura del terreno; Gino ha controllato le piante in modo da eliminare quelle appena toccate da microbi o animaletti, in linea con le ordinanze igieniche. Alla fine di questo pesante processo, costato all'incirca il doppio - se non il triplo - della fatica ordinaria, si è beccato alcune canzonature da altri contadini, come Pino, il quale gli ha ricordato come questi materiali siano 36


decisamente inutili, e come sia meglio coltivare la terra alla vecchia maniera senza credere troppo alle ultime frottole del momento. Infatti Pino, anche lui vittima del tartassamento dei già citati personaggi, nemmeno all'ennesima si è interessato minimamente, cacciandoli invece a malo modo. Durante la coltura Pino ha concimato con la merda dei suoi animali; Pino ha seguito le vecchie tecniche tradizionali e famigliari; Pino ha preso alla peggio frutta o verdura o tuberi che fossero, tanto la gente mangia tranquilla e lui guadagna uguale. E invece i giovani fruttivendoli e le novelle aziende si sono beccati in quel periodo un calo delle vendite, sia per i prodotti bio sia per quelli tradizionali o OGN, per il semplice fatto che la gente spende meno e compra altrettanto meno. Da lÏ a poco Gino e Pino se ne sono andati in pensione, e i loro campi se ne sono tornati alla condizione biologica tradizionale.

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Testimonianza storica

La celebre torre della cittadella è celebre per via di un'antica leggenda che vuole, come unico dato sulla sua identità storica e prestigiosa, la storia del cavaliere intrappolato: questo era un cavaliere al soldo di un signorotto del posto, famoso per la sua brutalità estrema ed improvvisa, tanto che in qualsiasi momento della giornata il cavaliere, in sonno o in pieno desinare, doveva rispondere al suo appello, altrimenti, in caso di ritardo, sarebbe stato vittima della sua violenza; accadde un giorno che il cavaliere venne chiamato per uccidere uno dei tanti matti del paese, reo di aver toccato l'immagine della persona pisciando in totale incoscienza e dominazione del suo bisogno corporeo sullo stendardo nobiliare della famiglia del signorotto, diventando involontariamente l'eroe del paese; così il signorotto acchiappò velocemente il matto, e per evitare rappresaglie per la sua esecuzione si rintanò con lui nella torre; peccato che poco prima di ucciderlo con una spada il matto si svincolò sempre per totale incoscienza e dominazione del suo bisogno corporeo, e scappò per vomitare un tordo che aveva mangiato lì vicino; il colpo fece cascare il cavaliere e gli tagliò una 38


gamba di netto, lasciandolo dissanguare sul posto; e tanto per migliorare la situazione il signorotto cominciò a convocarlo anche da lontano, e una volta scattato il ritardo, andò a cercarlo; lo trovò prossimo alla morte nella torre, e sapendo che era in ritardo gli diede il colpo di grazia. Questa storia ha reso la torre della cittadella celebre, ma per errore: il signorotto, il cavaliere e il matto della storia sono tre personaggi di tre epoche diverse, ognuno protagonista di un'altra storia; è stata colpa di un affabulatore della zona che ha portato alla venerazione della torre, tanto da spacciarla come testimonianza storica. Quella torre non avrà più o meno cento anni.

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Littorio

Nel sopraggiungere dei suoi cento anni il Comune ha voluto partecipare alla semplice e modesta festa di compleanno dell'anziano Littorio, colpito nel corso degli ultimi cinque anni da una progressiva serie di malanni a cui, a detta dei suoi parenti, sembra imminente la sua morte: durante la festa Littorio è stato apprezzato dai vari personaggi istituzionali per la sua grande carriera presso gli enti pubblici e per il suo nutrito interesse per la sua popolazione; addirittura un suo nipote ha affermato che lui ha contribuito durante la lotta partigiana, ha sostenuto il partito locale ed è stato un grande uomo di civiltà. Durante i festeggiamenti Littorio ha cercato di prendere la parola - o almeno di provarci: uno dei suoi tanti malanni è stato un ictus violento che lo ha quasi privato della parola - e solo a telecamere accese ha proferito qualche parola, una volta che assessori, parenti e amici hanno smesso di elogiarlo per loro bocca. Una volta proferite la gente ha cominciato a ridere di buon gusto, pensando fosse una bella battuta, mentre Littorio s'è depresso, e ha tenuto quel sentimento morboso fino a morte avvenuta pochi giorni dopo. Durante la lavorazione del 40


servizio, in sede di montaggio, il montatore ha avuto l'ordine di tagliare il discorso, in cui Littorio, per pochi secondi, dice espressamente che di tutto quello che hanno detto e proferito non è altra che una mistificazione bella e buona, e che lui è stato solo l'ennesimo dei tanti stupeti del paese e della provincia. Invece è convenuto lasciare nel servizio le risate degli altri, con primo piano sulla giunta.

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Donne di provincia e di paese

Le donne di provincia sembrano essere diverse da quelle di paese: le donne di provincia hanno assunto altre forme, sono state forse più legate al territorio in quanto estensione geografica, hanno parlato un dialetto più aperto e meno chiuso alle scelte lessicali, hanno tenuto poco meno alla casa e alla famiglia e si lasciano prendere da qualche delizia in più; le donne di paese invece sono state legate al solo paese e non guardano altrove, hanno parlato solo col dialetto della loro cittadella di nascita e di vita e successivamente di morte, hanno tenuto eccessivamente alla casa e alla famiglia e quasi guardano altrove. Questa distinzione in realtà è valsa fino ad un certo punto, quando la mobilità è stata la differenziale tra i due sottotipi culturali, e così anche l'esigua ricchezza di offerte e lavori presenti nel territorio, e così anche i valori stessi di casa e famiglia. Insomma, le donne non sono più distinguibili tra provincia e paese; sono donne e basta. E come donne, pur essendo nella solitudine del loro paese o nel bel mezzo di una frazione attaccata alla stradale, hanno fatto gruppo con persone eguali a loro, hanno mischiato altre parole alla propria lingua parlata e hanno usato 42


meno il dialetto d'origine, e si sono limitate a pensare a se stesse e non ad altri. E come donne e basta piano piano si sono assomigliate agli uomini, e ad esse si sono unite in tendenze piÚ violente, nel caso poste davanti ad altre offerte, o in disprezzi odi e indifferenze al di fuori della propria provincia o dei propri effettivi interessi, o in assenze e dinieghi mentali, qualora li si è fatto notare che le differenze non ci sono piÚ e tutto assomiglia a tutto.

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Marisella

Durante una normale sessione del campionato cittadino di briscola una delle signore del paese, una certa Marisella, figlia di un vecchissimo sarto locale, si è ritrovata completamente sommersa dai fischi e dalle risate maligne dei suoi compaesani: durante quella normale sessione, al momento di buttare giù una briscola di spade, parte delle sue mutande sono apparse leggermente alla vista dei suoi coetanei settantenni e hanno cominciato a prenderla in giro. Purtroppo Marisella non ha preso bene l'evento, e ha preferito mandare all'aria il tavolo e la partita, e fuggire dallo stand della competizione, mentre gli anziani hanno rischiato di soffocare per le proprie risate. Dopo quell'evento metà delle sue conterranee, a loro volta mogli di alcuni di quei vecchiacci, hanno compatito la povera Marisella; l'altra metà invece ha seguito la malignità dei loro rispettivi mariti, e hanno cominciato a tormentarla anche in altri locali del paese, ammiccando in sua presenza, di volta in volta, il suo fattaccio. Nonostante ciò, Marisella ha chiesto al suo babbo, ancora in vita, di legarle bene i tessuti, così da impedire in futuro eventi del genere. E ha chiesto poi alle sue sostenitrici di far 44


cambiare idea alle altre donne, almeno per rispetto e per senso della decenza. Per diversi mesi la cittadella della Pieve si è trovata ogni giorno a disquisire su Marinella e le sue mutande.

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Il villino

Acquistata da alcuni turisti stranieri a prezzo stracciato per soggiornarvi durante le vacanze estive, è stata progettata un’imponente ristrutturazione per un villino arroccato in uno dei colli di Badia al Pino, uno dei pochi costruiti nel diciottesimo secolo a non essere stato né abbandonato né distrutto da eventi o agenti esterni (guerra, danni ambientali…), ma solo in fase di lieve decadimento. La ristrutturazione è stata affidata ad un’azienda edile locale, la quale, con la scusa del venire incontro alla sua clientela, ha dovuto rallentare progressivamente i lavori, la cui conclusione è prevista nel lungo periodo essendo il villino molto esteso e divenuto molto fragile a causa della costruzione del cantiere e dello stesso cedimento strutturale. Nei giorni prima della scadenza, i lavoratori del cantiere hanno cercato di concludere al meglio il lavoro, facendo invece il peggio; alla scadenza i lavoratori hanno aspettato i turisti stranieri; al tramonto del medesimo giorno, hanno ricevuto l’avviso dal loro capo: i turisti hanno preferito soggiornare altrove, e la scadenza è passata all’anno successivo. Anche l’anno dopo i lavoratori si sono preoccupati della 46


ristrutturazione solo verso la fine della scadenza, seguendo la stessa procedura del meglio-peggio e compiendo ulteriori danni all’edificio; e come l’anno precedente i turisti hanno avvisato della loro assenza sul tardi. Solo tre anni dopo l’acquisizione del villino i turisti si sono presentati al villino, ristrutturato in maniera grossolana e malconcia: sono rimasti meravigliati dallo stile rustico e decadente della ristrutturazione, e vi hanno trascorso una bella villeggiatura, di una settimana, tanto per testare il locale così da poter poi rivendere il villino ad altri loro connazionali e comprare un altro villino nelle zone. Sembrerebbe che quella casa, di cui non s’è visto più né un lavoratore né un turista qualsiasi, abbia cominciato a cedere significativamente, assomigliando così alle altre dimore diroccate in giro per la vallata.

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Sostegno spirituale

Fin dal suo arrivo don Algerio ha dimostrato di essere uno straordinario sostegno spiriturale per la popolazione chianina grazie al suo carisma e alla sua prontezza d’animo, tanto da riuscire a tenere svegli durante la sua omelia perfino i tanti anziani riottosi e annoiati e a risultare simpatico perfino ai molti anticlericali di lunga data e ad entrambe le fazioni politiche. Nei trent’anni di carriera presso la parrocchia locale ha condotto centinaia di battesimi, matrimoni, estreme unzioni e funerali, nonché una trentina di comunioni, cresime e sacramenti opportuni in scuole pubbliche e in edifici statali. Don Algerio ha ricevuto moltissimi regali in occasione delle festività, da ninnoli e carinerie dalle famiglie locali fino a ricchissime sovvenzioni per il mantenimento della chiesa, e ha sempre avuto il pieno con scolaresche o gruppi senili in ogni peregrinazione o attività cattolica. Dopo trent’anni la Curia ha deciso di farlo trasferire al di fuori della vallata, e al suo posto è arrivato don Remo. Fin dal suo arrivo don Remo ha dimostrato di essere un valido sostegno spirituale, e come il predecessore è rimasto simpatico ai diversi anticlericali, ha tenuto svegli i vari anziani, 48


s’è trovato ben voluto dalle fazioni e ha condotto egregiamente decine di battesimi, matrimoni, unzioni, comunioni, cresime, sacramenti, scolaresche, gruppi senili, ottenendo come il suo predecessore ricchissime sovvenzioni e moltissimi regali. Ma don Remo è durato meno: a causa di una malattia, dopo pochi anni viene tenuto in paese il primo funerale di un prete dal suo già convenuto successore, don Alfio. Egli ha dimostrato di essere un normale sostegno spirituale, simpatico ai pochi anticlericali, reattivo per i pochissimi anziani, ben voluto alle fazioni e professionista nei vari eventi cristiani; e come gli altri ha ottenuto sempre ricchissime sovvenzioni e moltissimi regali.

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La memoria di Casa T*

Pochi si ricordano in paese della vicenda legata al pozzo di Casa T*, ove per quasi ventiquattr’ore è rimasto bloccato uno dei figli piccoli dell’agronomo Vincenzo: con tanto di riprese da parte delle emittenti locali, molti hanno potuto assistere comodamente sulle poltrone del soggiorno di casa propria, magari attigua a quella dei T*, al salvataggio del piccolo bimbo della Casa, rimasto fortunatamente incolume al breve volo e all’atterraggio sul fondo asciutto (è accaduto nel mese di agosto, in piena crisi idrica). Molti hanno solo il ricordo del trionfo del reparto dei vigili del fuoco giunti lì con tre ore di ritardo, il ricordo del pianto della mamma Teresina accortasi dell’accaduto qualche ora dopo la caduta del bimbo, l’immagine della fine della disperazione di Vincenzo e dei fratelloni Augusto e Rita accortisi dell’evento solo al grido della mamma, il ciarlìo tra i telecronisti e gli agenti della polizia posti lì a guardacchiare l’incidente e a far passare più vicino il cordone dei visitatori, e le sorprese nel vedere alla tv qualche vicino ambizioso ripreso proprio dalle telecamere per un attimo di celebrità. Pochi si ricordano in paese della causa della vicenda: il 50


bambino è finito lì dentro perché il pozzo è stato lasciato aperto, invece di venir sotterrato per rischio di inagibilità, come è stato richiesto mesi fa dal genio civile e dall’erario all’agronomo, e prima di passarci sopra ha chiesto pochi minuti addietro al babbo se l’ha fatto sotterrare come da promesso. La risposta indifferente del babbo e i lenti tempi di reazione dei suoi famigliari sono stati la fortuna dell’audience dell’emittente locale, il quale, una volta salutato il pubblico, se n’è andato insieme alla pattuglia di polizia, alla camionetta dei pompieri, ai vicini di casa e ai famigliari del bimbo, lasciando quel bimbo in balia della sempiterna dimenticanza famigliare.

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La signorina del Poggio

In cima ad un paesello della vallata si trova un poggio, in cui da diversi decenni vive in presunta solitudine una delle più belle signorine della nostra vallata: bianca di pelle, scura di capelli, gronda di efelidi e macchie su tutto il corpo, e possiede due occhi gialli che nel corso degli anni hanno alternato sfumature verdi e castane tanto da far credere a molti uomini che lei fosse una creatura “aliena” o peggio “mistica”. E tale è l’attrazione che gli uomini hanno nei confronti di lei da averla resa da diversi decenni la migliore prostituta del paese, nonchè nave scuola per i ragazzi dell’ultima generazione: basta portarle in dono un panierino ricolmo di prosciutti, frutti e formaggi che lei si concede con molto garbo e dolcezza, rischiando di lasciar innamorati i bimbi da svezzare. O almeno questo è accaduto nella passata generazione: l’unico rischio che ha contratto dagli ultimi bimbi è stata o una serie di malattie veneree o alcune perversioni ai suoi danni – probabilmente hanno avuto durante la copula momenti di emulazione pornocinematografica, e la signorina ne ha avuto il peggio. Inoltre nell’ultimi tempi ha accettato anche proposte da parte di ragazze omosessuali, e lei 52


stessa si è sentita quasi a più agio con loro che con gli uomini: il problema è che, una volta trapelata la notizia, la popolazione femminile da una parte l’ha voluta bandire dal paese, e dall’altra in gran segreto ha voluto sperimentare con lei, e la popolazione maschile da una parte l’ha voluta cacciare dal paese, e dall’altra in gran segreto ha voluto partecipare a queste sperimentazioni. Facendo due calcoli veloci, si può vedere come la signorina ha avuto più clienti e meno rogne.

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Lo stakanovista

Figlio di contadini e sensali, il piccolo Gioacchino è diventato nell’arco di quindici anni uno dei contadini più iperattivi e laboriosi del paese, nonché il simbolo di uno dei paeselli della vallata. Figlio di comunisti e di socialisti, più volte è stato chiamato lo Stakanov della Chiana, perché è stato capace in diverse raccolte di concludere il tutto nel giro di pochi giorni, arrivando a superare tempi e produzione di tutti i contadini della vallata, a tal punto da far convocare, grazie ad alcuni assessori del Comune e ad alcuni agenti della Pro Loco, diversi giudici del Guinness dei primati, i quali hanno confermato e premiato in date diverse l’eccezionale e quasi sovrumano lavoro di Gioacchino – e a vederlo desta impressione per via del suo fisico minuto e asciutto. Data la sua fama sempre più in salita, durante l’ultima campagna elettorale il capo di una lista civica e della stessa ideologia di Gioacchino, ma posta di recente in fondo ai sondaggi elettorali, ha chiesto proprio la partecipazione di Gioacchino alle prossime elezioni, almeno per ottenere il minimo alle elezioni ed essere ammesso come consigliere comunale. Gioacchino non ha saputo rifiutare, 54


anche per via della sua appartenenza politica e per via del sostegno dei suoi amicianch’essi legati a quella lista e a quel credo ideologico, e lo ha seguito per tutta la campagna elettorale. A causa delle sempre più pressanti richieste di “compartecipazione”, “sostegno ideologico” e “chiamata in causa”, Gioacchino non ha potuto più lavorare nei campi, e nella mattina del ballottaggio, dopo mesi di totale assenza dal campo, se l’è ritrovato completamente alla mercé di erbacce, animali parassiti, sporcizia e carcasse di quelli che erano i suoi animali in allevamento. E alla sera del ballottaggio se l’è ritrovata in fondo alle elezioni: la sua lista ha ricevuto pochissimi voti – sembrerebbe – proprio a causa della rovinosa immagine dei suoi campi apparsa in quei dì. Così il giorno dopo viene cacciato in via telefonica dal suo capo, nel frattempo passato alla lista vincitrice e nominato come assessore all’edilizia.

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L’alcolista

Fernando aveva una passione smodata per il bere, specialmente il bere in compagnia dei suoi conterranei, ai quali era unito fin dai tempi delle elementari sotto quella che veniva chiamata in paese Brigata dei Ghiozzi: andavano in giro a far goliardate e a divertire tutto il paese con le baruffe e gli scherzi a turisti e stranieri. Ma quando tutti i suoi amici uno ad uno cominciarono a scomparire, ora per la malattia, ora per la vecchiaia, ora per fughe all’estero per motivi leciti o illeciti, lui ha cominciato a bere da solo, e non potendo far le goliardate della Brigata, s’è lasciato prendere troppo dal bere, arrivando a perdere totalmente il senno: si è presentato spesso in giro per il paese sudicio e imbambolato anche durante le festività religiose, e ha cominciato a tormentare – anche se nei limiti dello scherzo, per quanto di cattivo gusto – le zitelle o le vecchiette della cittadella, diventando di conseguenza una sorta di fenomeno da baraccone, e a volte un disturbatore seriale. Un suo parente stretto, uno dei pochi della sua famiglia ancora in vita, ha cercato di rimetterlo nella giusta direzione, ma non ottenendo alcun risultato con richiami o richieste gentili ha dovuto 56


contattare l’USL locale e farlo interdire in un centro di disintossicazione: riuscendo per i primi minuti a non farsi acciuffare dagli infermieri, viene tradito dal suo stesso organismo minato dall’alcol, svenendo in preda ad un coma etilico. Preso in extremis dall’ente e risanato, ci sono voluti diversi mesi per togliergli il vizietto, e una volta uscito non gli è rimasto che passare le giornate a farsi trascinare stavolta dalla solitudine. Fin quando un giorno non ritorna uno dei suoi pochissimi amici sopravvissuti, e preso dalla gioia ha voluto fargli rivedere il paese e soprattutto i locali della loro giovinezza: preso dalla gioia ha voluto bere in sua compagnia un vino da questi regalatogli per l’occasione, ripristinando per quella sera la Brigata dei Ghiozzi, e rifacendo ridere di buon gusto il paese. Solo per quella sera, perché Fernando s’è visto poco prima di mezzanotte portar via il suo amico sopravvissuto dalle guardie: questi è in realtà un latitante: anni fa era stato accusato di furto in una bottega di lusso in centro Arezzo, da dove erano scomparse diverse bottiglie di vin pregiato. Pur di non farsi mettere dentro per presunta complicità si tracanna via tutto il vino regalatogli, e viene internato immediatamente per recidiva. Dopo altri mesi di disintossicazione, pochi giorni prima delle sue dimissioni è scappato dai locali della casa di cura, e se n’è scappato nei boschi, senza mai più farsi vedere in pubblico.

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Il matto del paese

Sembrerebbe che quasi ogni paesello, paesone, città o quartiere metropolitano sia destinato ad avere sempre un “matto del paese”. Secondo una breve statistica su base campionaria, nella sola provincia nostrana sono registrati, in dieci paesini su tredici, almeno uno o più “matti del paese”. Ognuno ha la propria vita, e la propria disgrazia; e ci sono parecchi casi. 1. Giano. Nato sano fino a quando un’infezionenon gli ha gravato su un lobo del cervello tanto da impedirgli la perfetta coordinazione muscolare, diventando l’omomalandato per via del modo anchilosante e traballante nel poggiare piede e tallone e gamba insieme. 2. Elia. Nato sano finché non ha subito untrauma cranico profondo tanto da offuscargli la memoria a lungo termine e danneggiarli quella a breve termine: l’omo-ito-via, perché quando parla, se interrotto, dimentica tutto, o peggio divaga, e se ne va via immerso nelle sue elucubrazioni. 3. Annina. Nata sana almeno fino a quandonon le diagnosticano un presunto disturbo mentale tale da farle vivere una mezza vita tra la 58


casa di cura ad Agazzi e la sua casa materna: la mezza-donnina, mezza in paese, mezza in casa. 4. Ferdinanda. Nata sana se non per via di unaserie di malattie polmonari che alla lunga l’hanno resa matta e poi religiosa fino all’estremo, tanto da venir chiamata la donna-santa. 5. Genoveffa. Nata sana ma riversata fin dapiccola in tutto (lavoro, studio, casa), almeno fino allo scoppio di un aneurisma che le priva della parola e del moto: la donna poco lesta. Altri invece non hanno nemmeno la vita, e nascono male. Altri invece non hanno avuto nemmeno una vita, ma sono venuti alla luce torti. 6. Adalberto. Nato col forcipe, è finito semiparalizzato e con la bava colante perenne alla bocca. 7. Stefanella. Nata con deformazioni cardiovascolari, trottola ovunque con una macchina cuore-polmoni portatile pur di non stare in ospedale. 8. Giannino. Ha subìto appena nato una formaviolenta di meningite, finendo rincombellerito. 9. Giorgina. Nata cieca per via di un tumore alcorpo vitreo, se ne esce sempre di casa da sola sbattendo quasi sempre ovunque. 10. Reginaldo. Nato con una forma congenitadi epilessia, a volte lo si vede in qualche via contorcersi su se stesso per le crisi. Quelli che non sono stati elencati ovviamente non ce l’hanno fatta.

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Teatro

Giovannino ha passato buona parte della sua vita a studiare e leggere i più importanti drammaturghi nazionali e non, e nel frattempo ha scritto una serie di commedie e di drammi molto apprezzati tra i suoi amici provenienti dall’OltreAlpe, tanto da ricevere per il suo talento molti inviti all’estero, tutti da lui rifiutati a causa della sua misera padronanza nelle lingue straniere. Una volta sicuro della qualità delle sue opere, ha cominciato a rappresentarle nei teatri della sua vallata: il risultato è sempre stato misero, sia per pubblico che per critica, a differenza delle fortunate commedie dei propri conterranei, più vicini in cultura e sensibilità al pubblico e alla critica: si vedano “Arriva la pappina!”, o “Mammina e mammone”, o “La bella figliuola del Bel Paese”, o la ormai celebre “A tutti i miei amici”. Malgrado l’insuccesso, Giovannino ha ricevuto da un suo amico straniero l’opportunità di allestire una propria piéce presso un importante teatro del capoluogo. Alla sera della prima Giovannino s’è ritrovato con la sala piena di spettatori fino alla fine del primo atto. Giovannino ha notato che dopo la pausa del secondo atto solo la metà è rientrata in 60


sala; e poi all’inizio del terzo atto solo un quarto del pubblico è tornato dentro. Giovannino ha scoperto che gli spettatori se ne sono progressivamente andati a vedere uno spettacolo comico-demenziale allestito in una stanzetta del teatro, una specie di seconda sala pseudocinematografica. Di recente Giovannino ha cominciato a irrobustire la sua misera padronanza nelle lingue straniere, ma dopo alcuni mesi c’ha rinunciato ed è andato a insegnare teatro presso un’associazione culturale creata grazie alla fortuna delle commedie dei propri conterranei.

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Restauri

Il Comune ha voluto contribuire per primo ad una serie di restauri riguardo ad alcuni siti architettonici di origine medievale, i quali, una volta rimessi a posto, potrebbero risollevare l’immagine turistica della vallata. Imponendosi come finanziatore unico, per evitare le ingerenze dei provati, il Comune ha convocato dalla provincia una serie di architetti e di restauratori per la ricostruzione di torri, palazzetti e archi, i quali, rimessi a posto, potrebbero garantire un miglioramento dell’affluenza turistica. Tra analisi sul campo, progetti e preventivi, sono stati convocati anche i contabili del Comune riguardo al pagamento per i lavori, i quali, una volta conclusi, potrebbero garantire la qualità dei restauri. Alla fine dei lavori il Comune ha voluto inaugurare le opere restaurate, riunendo insieme l’assessorato e il sindaco alla popolazione, per festeggiare il rilancio turistico della vallata. La festa ha avuto una notevole risonanza mediatica, ed è rimasta sulla bocca degli abitanti per molto tempo. Fino a quando non è accaduta quella serie di inconvenienti: pochi giorni dopo la festa alcuni archi di un sito hanno ceduto, così come alcune 62


crepe sono apparse lungo l’elevazione di una torre. Il Comune ha riconvocato tutto l’apparato restauratore, per avere dei chiarimenti. Una volta avuti, il Comune ha preferito concedere ai privati il restauro di questi siti, non rilasciando alcuna dichiarazione per la popolazione. Tempo dopo, alcuni siti sono rimasti diroccati come prima, mentre altri sono stati riconvertiti come locali notturni o hotel di terza categoria o negozi e boutique anonimi.

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Il ciliegio

Tutti i bambini delle elementari hanno sempre usufruito del ciliegio, impinatato anni prima dal bidello nonché custode della scuola elementare: lo usavano per ogni loro capriccio: scorticare il tronco salendoci per nascondersi mentre giocano a nascondino; stracciare foglie o rametti per sfogare la propria noia; o strappare i frutti in malo modo qualche giorno prima della chiusura estiva delle scuole. Inevitabile è stata l’usura e l’ammalamento dell’albero. Il primo a notarlo è stato il preside, che s’è limitato ad osservare il custode per tutto il tempo della cura, così come gli insegnanti. Mentre quest’ultimo ha cominciato a prendersi cura del ciliegio, i bimbi hanno continuato a scorticarlo, a stracciargli foglie e rametti, e strappargli i frutti in malo modo. Non potendo fermare i bambini, col rischio di un richiamo da parte degli insegnanti e il licenziamento da parte del preside, la situazione non ha potuto che peggiorare: il custode ha prima chiamato l’ente per la protezione ambientale, poi un botanico da loro consigliato, poi un giardiniere da questi consigliato, e poi un boscaiolo da tutti consigliato, dato che l’albero è ormai bello che andato. E infine un giorno un bambino s’è messo a 64


spisciacchiare sul ceppo del fu ciliegio, e il custode lo ha allontanato dal ceppo strattonandolo troppo forte: da quel giorno il custode ha un altro lavoro, altrove.

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La provincia

Si dice che il più grande desiderio di alcuni abitanti della provincia sia sempre stato quello di vivere in città, e di vivere una vita che fosse, a detta loro, lontana da campagne o da piccoli borghi, da popolini e gruppi ristretti, magari sperando di respirare arie diverse, più variegate, più aperte al mondo, scappando da meschinità, ristrettezze economiche e culturali e dal tedio e dalla solitudine delle campagne. Questo è sempre stato il più grande desiderio per ben tre generazioni di chianini: i primi, finita la guerra, non volevano abbandonare i cari e volevano contribuire alla ricostruzione delle campagne, delle famiglie e delle proprie cittadella distrutte, di conseguenza ogni proposito era venuto a meno, malgrado speculatori e sfruttatori avessero cominciato a imporsi nelle comunità con offerte di lavoro e con costruzioni di alto livello; i secondi, figli di questi ultimi, dicevano che non volevano abbandonare le famiglie che avevano passato la loro vita a ricostruire la loro terra e a vedersela conquistare dai papponi affaristi dell’ultima ora, e allora mossi da compassione erano rimasti, per poi finire a lavorare attorno, come impiegati od operai nelle nuove aziende che 66


avevano ormai preso dominio di buona parte della popolazione. I terzi, figli dei figli, erano invece spronati dagli stessi genitori di andarsene, perché avevano scoperto la realtà dei fatti, ovvero che i loro genitori non erano vittime del sistema ma complici, e che la loro non era paura ma pigrizia per il presente e orrore per il futuro, preferendo accettare la situazione piuttosto che modificarla o scamparne. I terzi vennero spronati a fuggire dato che le campagne erano vuote così come le aziende e che ormai non c’era più nulla e a breve tutto sarebbe finito, e di non fare gli stessi errori e di finire per lavorare lì come loro. Sapendo che stava per finire tutto, gli stessi figli dei figli, mossi da ambizioni personali, dissero di voler rivitalizzarle il posto, sperando invece di spodestare anche quei presunti signorotti del paese, mettendo in campo la nuova tecnologia e nuovi servizi innovativi. I terzi trasformarono la provincia, annientandola. Gli ultimi, figli dei figli dei figli, si ritrovano con una provincia ormai inesistente, un grande agglomerato di industrie, servizi, start-up, e locali; la prima e la seconda generazione erano ormai scomparse, così come i padroni di allora, e la provincia, ormai inesistente, era divenuta ben più di una città, una hinterland senza confini, in cui immigrati, extracomunitari, culture varie e servizi di ogni genere erano lì impiantati laddove si pensava fosse più da città che da provincia. Gli ultimi, a differenza dei precedenti, non hanno più alcun desiderio.

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Alimentari

La precedente generazione di chianini andava a comprare il panino co’a mortazza presso la piccola alimentari accanto alla macelleria e al fornaio, tutti posti all’interno del centro storico del paese, Anni dopo, il vecchio supermercato situato a due chilometri dal centro abitato è stato acquistato e rinnovato grazie al sostegno della Proloco, del Consorzio e del Comune stesso, diventando un enorme e moderno complesso commerciale, pieno di gastronomie e locali in franchising, prevalentemente salutisti e dediti all’innovazione, totalmente diversi dai piccoli locali interni alla cittadella. Questa dicotomia gastronomica ha portato a sua volta ad una divisione generazionale all’interno della popolazione, tra chi vole el panino co’a mortazza (anziani e adulti) e chi invece preferisce roba più nutriente, salutare e “contemporanea” (giovani adulti e adolescenti). Ad aggravare la situazione è successo che alcuni politicanti e carismatici concittadini hanno voluto sfruttare la situazione per ottenere maggior consenso popolare, sostenendo da una parte i prodotti made in Chiana, e dall’altra il bio e l’apertura all’estero, e usando come esempio di 68


queste linee politiche i rispettivi locali; nel corso del tempo è successo anche che i rispettivi politicanti cambiassero idea, passando dall’una all’altra sponda gastronomica. Tutto ciò non ha fatto altro che creare ulteriori disagi per tutti, oltre che per gli abitanti: da poco è stato riscontrata una notevole perdita sia da parte dei locali storici, sia di quelli moderni: a causa della “pubblicità” gli esercenti hanno pensato di guadagnarci qualcosa, e così hanno aumentato i prezzi di vendita. Così la gente ha preferito comprare altrove. Oggi nessuno vuole più il panino in questione, dati i costi e il cambio generale di gusto.

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Trasferimento

Da poco laureatasi in Psicologia, Elena S* ha voluto trascorrere qualche giornata con alcuni suoi colleghi nei pressi di un borgo medievale in mezzo alle valli chianine, composto da poche case rustiche e pochissimi locali commerciali e ristorativi; e quasi alcuna modernità. Rimasta affascinata dalle mura, dalle casupole e dai piccoli giardini decorativi, Elena, pochi mesi dopo l’esperienza, ha voluto cercare in quelle zone un eventuale appartamento in affitto, e un proprio studio di psicoterapia. Contro il parere di colleghi e amici e parenti, entro l’anno è riuscita nel suo intento, pagando a caro prezzo casa e studiolo. Se nei primi giorni Elena ha esordito piena di energie, dopo poche settimane ha cominciato a rivalutare il tutto: passano i giorni e finisce sempre più indebitata per mancanza di clientela; passano i giorni e finisce sempre più totalmente immersa nella solitudine domestica e paesana. Un giorno ha ricevuto quella che è stata una delle pochissime chiamate fin dal suo trasferimento: è il commercialista, che l’ha avvisata che quest’anno il bilancio annuale chiude in rosso. Con notevole fatica, ha annullato entrambi gli affitti ed è tornata dalle sue parti piena di debiti. 70


Cocaina

Di recente, nelle zone attorno alla Pieve, sono state ritrovate nel cassonetto per la raccolta organica alcune bustine usate, un poco sporche di una strana polvere bianca. Spinti da un improvviso spirito di civiltà e di protezione nei confronti dei propri figli piccoli e adolescenti, alcuni concittadini hanno imbastito una caccia alle streghe per scoprire i consumatori di quella che i più giovani tra i loro figli chiamano tra di loro “bamba”. Questi spiriti di civiltà hanno scoperto, tramite passaparola e malelingue, che c’è stato di recente uno strano aumento nel ritmo lavorativo presso alcune attività di ristorazione guarda caso poste vicine al cassonetto. Questi spiriti di civiltà hanno allettato la polizia locale, perché indagassero attorno a queste attività, facendo anche alcuni controlli antidroga per camerieri e cuochi, e a momenti anche per i figli piccoli e adolescenti di questi ultimi. Dopo aver bloccato per diversi giorni questi locali, l’esito è risultato negativo per entrambi i gruppi analizzati. Per scrupolo i poliziotti hanno chiamato analisti e criminologi dalla provincia per analizzare le bustine. E’ emerso che, date le impronte e alcune tracce, il consumatore o i consumatori sono stati 71


probabilmente o dei bambini piccoli o degli adolescenti.

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La cagna

Piccola e rifinita da una malattia intestinale, una cagnetta meticcia è stata accudita per diversi mesi da una coppia di Badia, nutrendola e curandola fino alla sua guarigione. La cagnetta, affezionatasi a loro, li ha fatto un meraviglioso regalo: quattro cuccioline di pelo diverso, uno più bello dell’altro. La coppia non ha potuto mantenerli nel loro piccolo appartamento in pieno centro urbano, di conseguenza ha affisso in ogni angolo della città richieste di adozione: solo alla seconda affissione, con tanto di foto dei cuccioli, la gente ha fatto a gara per accaparrarsele. In poco tempo le quattro cagnette sono state adottate, e tutte nella stessa zona di Badia. Sfortunatamente dopo pochi mesi, in maniera oscura, le quattro cucciolotte sono rimaste incinte quasi al tempo stesso, ed entrambe hanno sfornato lo stesso numero di cucciolotte della loro mamma, e con la stessa loro bellezza. Con lo stesso meccanismo e la stessa consequenzialità, anche queste cucciolotte sono state adottate. E ironia della sorte ancora una volta sono rimaste incinte. Stavolta però tutti i nuovi proprietari non se la sono sentita di farle partorire, e han deciso tutti insieme di farle abortire presso il centro 73


veterinario locale: ivi hanno incontrato la prima coppia con la nonna di tutte le cagne, in visita per un controllo di routine.

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I laureandi

Unico della sua stirpe contadina ad aver raggiunto l’istruzione universitaria, Giacomo F* ha tentato in ogni modo di raggiungere la laurea, finendo il prima possibile ogni esame rimastogli. Alla fine ha conseguito ogni esame, ma per un disguido burocratico non ha potuto iscriversi alla sessione di laurea. Giunto fino al Rettorato per protestare contro una simile idiozia ha potuto conoscere in quell’evento altri laureandi anche loro impossibilati come lui per via di questa follia. Poco a poco hanno cominciato a fare amicizia e, abbandonando il Rettorato, hanno finito per passare il tempo in un bar di fronte, a bere caffè e a parlare del loro futuro. Dopo quel giorno Giacomo ha abbandonato gli studi e ha passato un anno insieme a questi ex-laureandi viaggiando per l’Europa e facendo ogni lavoro possibile. Di questa esperienza Giacomo ne ha tratto un bellissimo romanzo d’esordio, che però a causa di alcune ingenuità, lo ha portato davanti ad un tribunale per diffamazione contro l’università.

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Colpo di fucile

Come d’uopo nelle località contadine si usano scacciacani o fucili a salve per far sgomberare velocemente i corvi o le cornacchie dai campi, pur di evitare che esse becchino i chicchi delle piante non ancora impiantatesi sul terreno. Un giorno il fattore Gerardo, proprietario di diverse armi per diverse attività di diversa entità legale o meno, ha tentato di far fuggire alcune cornacchie appostatesi sulla sua nuova coltura di pomodori, appunto in fase di impianto. Poco prima di sparare su alcune bestiacce, con tanto di mirino diretto sul corpetto scuro di una di esse, Mastro Alberti lo saluta da lontano; in uno scatto di gentilezza Gerardo cerca di salutarlo ma inavvertitamente gli punta il fucile contro e gli spara addosso. Il colpo per fortuna è a salve, ma Mastro Alberti, temendo il peggio, ha preso la sua pistola registrata e ha sparato alla gamba del suo conterraneo, facendolo cadere a terra. Urlandoli maledizioni e bestemmie, Alberti ha compreso poco dopo dell’incredibile accadimento, e ha cominciato a riderne. Se in quel momento qualcuno fosse passato di lì avrebbe visto un Mastro ridere come uno scemo e un Fattore urlare come un disperato. 76


Crudeltà

Un impresario locale è finito sulla prima pagina del Corriere locale per un tentato suicidio all'interno della sua dimora: ha provato a far esplodere il suo edificio manomettendo la canna del gas e aspettando che prendesse fuoco. Durante la perizia psichiatrica l'impresario ha voluto specificare che il suo motivo è stato, oltre che psicologico, anche economico: pieno di debiti con le banche, a causa di una serie di affari sballati ha dovuto chiudere la sua agenzia e in più la sua casa è finita sotto pignoramento. Dalla perizia sono emerse alcune note riguardo alla sua capacità attoriale, tanto che uno degli psichiatri ha chiamato un suo amico, anche lui impresario, per avere un suo parere sulla qualità della faccenda, se appunto sufficiente per esporla, o magari essere narrata proprio dall'ex impresario. L'impresario ha dato ragione al suo amico, e, una volta fatto visita all'ex impresario in prigione, dato che il giudice non è stato del medesimo parere dello psichiatra, gli ha promesso che, una volta uscito di lì, gli avrebbe dato uno spazio nel suo teatro, per raccontare la sua vita. L'impresario ha trovato una ragione di vita, però non ha fatto i conti con il magistrato, il quale, 77


facendogli notare che cercando di far esplodere la sua dimora avrebbe potuto uccidere anche altre persone, interne o esterne a essa, gli ha aumentato la pena per omicidio colposo. Inutile dire come anche i debiti contratti con la banca e quindi il sospetto di un atto di bancarotta fraudolenta gli abbiano fatto aumentare gli anni di prigione. Per l'inasprimento della pena è stato portato in un altro carcere, piÚ duro. Non potendo aspettare altro tempo, pensando ancora alla promessa dell'impresario, ha voluto raccontare la sua storia in mezzo al cortile della prigione, ottenendo un buon incoraggiamento da alcuni e due coltellate all'addome da un pazzo.

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Difficoltà sopraggiunte

I due contadini Folco e Nando sono rimasti amici fin dai tempi delle elementari, e hanno mantenuto la loro amicizia stabile per decenni, tra fidanzamenti, matrimoni, parti e avvenimenti locali e non. Vicini di casa, trascorrono il tempo lavorando nei propri campi confinanti, e tra di loro si sostengono condividendosi semi, animali, pastoni e acque. Qualche giorno prima il Comune ha rilevato alcune incongruenze riguardo alla divisione territoriale proprio dei loro campi: sembra che Nando sia possessore di tre are in più, provenienti dal campo di Folco, guarda caso nel punto si trova il principale nodo idraulico delle acque. Nando all'inizio non ha voluto far trapelare la notizia, e ha mantenuto il riserbo fino a quando, il giorno dopo, Folco non l'ha scoperto con un avviso del Comune. Una volta venuto a conoscenza della situazione, Folco ha richiesto gentilmente la cessione dei tre are; e così li ha ottenuti, assieme al controllo nel nodo. Nei giorni successivi la vallata è stata colpita da una forte siccità: Nando ha cominciato a chiedere a Folco la condivisione dell'acqua, come tempo prima aveva fatto lui per Folco. Questi però gli dice che, a causa di alcune 79


difficoltà sopraggiunte, non gliela può al momento condividere. Non gli crede: sempre in piena siccità, Folco gli chiede alcuni semi rinforzati, e Nando puntualmente non glieli condivide, adducendo a simili difficoltà sopraggiunte. Nemmeno Folco gli crede più: sempre in piena siccità, Folco non gli condivide il gallo per le poche galline rimaste di Nando, e di conseguenza Nando non gli concede del pastone extra per i maiali deperiti per via della siccità. Quando entrambi i due contadini si ritrovano con coltivazioni e allevamenti prossimi al fallimento, decidono di manomettere ogni notte i flussi d'irrigazione, per avere dell'acqua condivisa. Il risultato è che una notte, all'ennesimo tentativo, Folco e Nando si beccano in flagranti; e se le beccano tra loro. Alla fine della zuffa scoprono che il nodo idraulico è stato completamente stravolto dalla loro negligenza: ora tutto è in balìa della siccità, non solo il resto delle coltivazioni ma anche parte della cittadella. Fino a quando non ripartirà il nodo i due contadini condivideranno lo stesso cantiere, che ha completamente devastato quel poco che è rimasto dei campi di Folco e Nando.

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La favola di Paolo

1. Paolo viene a conoscenza di un nuovo mondo interessante. Non credeva esistesse, ed è affascinato da come sia pieno di trasmissioni, voci e suoni, immagini e video, filmati e giornali online; tutto così vario, legato sempre all'esprimere idee, notizie e concetti. E' entusiasta che tutti si possono unirsi a vedere questo gioco di messaggi, uno diverso dall'altro, senza più sentirsi diversi, in una massa indistinta, lì, nel suo tempo, ove viveva Paolo. Comincia a documentarsi e a scoprirne la sua Storia. 2. Paolo ricorda di un certo signor Marx, che aveva studiato anni prima e gli riappare come un fantasma nella mente. Un saggio barbuto, che bofonchiava voci sulla “parità di classe”, sul “padronato sfruttatore”, e di classi chiuse tra loro: borghesi ricchi; proletari poveri, e sottoproletari inesistenti e delinquenti. Tante belle parole, tanta voglia di combattere le classi e unirle in un'unica società! La Storia purtroppo fa ricredere Paolo, che


capisce come sia impossibile prevedere, ma possibile descrivere il mondo. 3. Paolo nota che nella Storia ci fossero stati dei borghesi, i quali volessero aiutare i poveri, ottimisti nella loro idea di progresso scientifico, buonisti nel loro curare, con le loro ricchezze e la loro magnanimità, i disagi in cui vivevano i poveri, più di prevenire il malessere originario. Dovevano probabilmente andare a giocare a golf dopo, altrimenti non si spiega questa contraddizione. E i socialisti? Non erano a golf, ed erano già migliori per questo dei borghesi, sebbene volessero essere scientifici, finivano per essere utopisti. 4. Paolo scopre come sia cambiata la società proletaria, e tutti quei poveri disagiati. Ora è divenuta un'ambiziosa massa. Ora poteva diventare come i borghesi, e, comprate le vesti, il cibo e la vita loro, cominciarono a diventare uguali a loro, identici, indistinti tra di loro. E si sciolsero in una forma particolare, e si modificava in continuo, emanando un calore particolare. Vede nella massa un miscuglio di esseri inferociti, quasi qualcosa di violento e distruttivo. Sembrava un cane rabbioso, eppure era facile da manovrare, da comandare

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dall'alto, con smembrare.

delle

prede

da

rincorrere

e

5. Paolo presume che questa massa violenta, di cui comincia ad aver paura, si controlli dai grandi Poteri. Immagina che questi grandi Poteri siano dei cerchi, delle enormi sfere il cui controllo si espande sulla circonferenza, diventando un occhio. Un occhio che vede tutto, segue tutto e decide tutto, e muova la bestia della massa a fare la loro caccia a chi è contro di loro, dentro e fuori. Paolo, allora, si ritiene fortunato di non farne parte, e di decidere da solo di studiare; con quella bestia in giro, aizzata contro di lui certe cose che stava studiando prima avrebbe rischiato di non poterne studiare altre. 6. Paolo ora sta leggendo: la sua scuola gli ha permesso di leggere oltre ai saggi anche i romanzi, e di poter comprare presso delle biblioteche in giro per la sua città, pur non considerandosi un topo di biblioteca come certi intellettuali conosciuti. Oltre al libro, sta ascoltando anche la radio, e ha lasciato pure la televisione accesa. Forse la spegnerà, e preferirà dopo andare a comprare qualche giornale, in città.

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7. Paolo si sente una persona moderna, dentro il suo mondo contemporaneo. Ma prima del suo essere moderno, come si era? E alla sua domanda la sua mente riaffiora prima dell'Avanti figli della Patria, prima del cardinale Richelieu, all'interno di un'austera chiesa protestante, in cui gli uomini pregavano di avere la salvezza, e di diventare quello che vogliono essere. Erano uomini strani, che credevano di raggiungere Dio con i guadagni di una vita, con le ricchezze che Dio li faceva avere per riottenere. 8. Paolo vede come le paci per questi uomini portarono a poter pregare il Dio del proprio sovrano, e non quello di un altro. E piÚ tardi, quasi un secolo dopo, di poter non piÚ pregare, ma anche di rispettare gli uomini della propria terra, e di ricordarsi degli altri popoli e delle loro credenze e leggi, anche se diverse dalla loro. Erano dei bei stati, pensava Paolo, quasi come i nostri. 9. Paolo denota quanto siano diversi questi due signori: un certo Tommaso, che parla di paura, timore, al centro di questi stati nuovi, come se ci si volesse uccidere a vicenda alla prima ira. L'altro è 84


più simpatico, e fortunato da Dio, dato il nome Benedetto; vede più che la paura la voglia di essere insieme, invece di essere soli, nelle proprie terre private. Certo, nessuna libertà in più, però qualcosa insieme si potrà fare. 10. Paolo è intimorito da quell'insieme di uomini che si erano riunito per costruire quel gigante bestiale che ha di fronte. Vede che c'è un uomo là, dove c'è il cervello, e ognuno pensa a manovrare la propria parte, in maniera differente dall'altra. Quanto potere doveva avere questo gigante a chi ne aveva paura! 11. Paolo non teme più l'anarchia, ed è felice che ora gli uomini sanno cosa cercare, in libertà, sicurezza e ricchezza. Ora è un popolo, in cerca di cose concrete, e non delle tribù folli e individualiste l'una dall'altra. A quest'ora però saranno su Internet, e potranno unirsi ad altri popoli, andare oltre le proprie terre, e sentirsi uguali. O no? Non sono così simili tra loro questi popoli; sono diversi, in fondo. Paolo capisce come il mondo sia complesso e impossibile da sintetizzare; ed è meglio così.

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12. Paolo capisce che ogni popolo ha le sue libertà, e il suo desiderio a mantenerle. Nessuno vuole un re che li comandi a bacchetta; tutti vogliono essere da soli ma devono essere insieme allo stesso tempo. E' consigliabile allora uno che guardi a tutti; un essere democratico, non radicale, e che non domini nessuno se non chi vuole seguirlo. E chi lo seguirà, come Paolo, non dovrà esserne schiacciato. 13. Paolo conosce lo Stato, e sa che alla sua base c'è un'economia ben strutturata, una conoscenza ricercata per controllare il bene e il male, una sicurezza dal male, un progresso del bene, e un'uguaglianza di tutti su tutto. Paolo è sicuro che ci saranno persone che la pensano come lui. 14. Paolo si ricorda come il popolo, quelle persone che lo circondano e di cui ne fa parte, debbano essere in debito in continuazione a loro stessi per avere delle cose che non riescono mai ad avere, preferendo invece andare al mare, nei resort vicino alle spiagge o in montagna, in qualche hotel in mezzo alle foreste.

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15. Paolo non dimentica facilmente, quando guarda nel suo portafoglio, che il suo guadagno va in parte allo Stato per garantire il bene degli altri. Non è preoccupato, perché tanto deve solo stare al computer e far finta di faticare: oramai nessuno lavora più come i suoi nonni, a spaccarsi la schiena tutto il giorno. 16. Paolo va a fare la spesa, e ha un gran fiuto per gli sconti e per le offerte: prende sempre più di quello per cui gli serva effettivamente, e quello che compra oggi forse, se gli va bene, lo usa domani l'altro, se gli va. Non gli interessa pregare, quando può avere tutto ciò di cui ha bisogno ora; e sempre di più, nel futuro. Paolo è un ottimo consumatore, come del resto tutti i suoi conoscenti. 17. Paolo ripensa al progresso: tutto questo bel vedere oggi, nel passato non crede sia stato molto credibile per chi, come un certo signor Platone, andava a parlare della decadenza dei regimi futuri, e degli scritti che non servono a nulla. E crede che, dopo l'allievo suo, Aristotele, il ciclo dell'ottimismo non sia passato avanti per certi poeti romani, molto

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suscettibili al tempo (dicevano che distrugge tutto!). 18. Paolo però ha ragione: già da quel signore (lui se lo ricorda perché in italiano il suo cognome fa “pancetta”!) il senso del conoscere diventa utile per tutti, e questa deduzione è servita per il futuro. La gente ha comunque perso la possibilità di avere quello che un tempo produceva, vero, ma Paolo non ha problemi a sottolineare come quel barbuto di Marx non vedesse di buon occhio i disadattati, furiosi perché non potevano produrre nulla come i suoi cugini operai. Erano sempre malati, di una malattia che li rendeva sempre più arrabbiati, e più volte si sfogavano. Adesso non ci sono problemi, ora sono tutti uniti. 19. Paolo vede che il popolo è mosso da idee, e legge tutto con queste. Sembra una scienza razionale da quanto è precisa e integrante con la società: probabilmente potranno essere visti come possibili anarchici dello Stato oppure dei mezzi predicatori da strada; almeno non sono violenti, e il loro dire, dubita Paolo, non influenzerà così tanto la società...anche perché di ideologie cosa è rimasto, se sono tutte morte, no?

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20. Paolo intravvede un mostro mentre s'immagina quello che sta leggendo in quel preciso istante, e sembra di averlo già intravvisto qualche tempo prima; forse stava vedendo un film su quei mostri marini, o su una guerra tra fazioni diverse. Non è nuovo come argomento, sembra più simile alla realtà di quanto si creda. 21. Paolo adesso ha chiaro cosa fossero quelle immagini: due persone, uno è un pazzo scatenato e l'altro un folle ossessionato, e proprio quest’ultimo sia preferibile al primo, un po' meno autolesionista e caotico. Due persone simili nella loro pazzia, di cui solo una venne scelta come il male minore, opzione ormai basilare nell'umanità. 22. Paolo vive in uno stato che sta fallendo, e non si capacita di come non ci siano soluzioni a far ripartire l'economia in generale. Non potendo lo Stato garantire il benessere, Paolo vede enti e proprietà finire sotto dei signori che vogliono far più bene alle casse proprie che alle casse altrui. Ma non ci sono alternative se si ha dietro la schiena uno che ti ricatta, armato per giunta. 89


23. Paolo ha un padre che è vissuto ai tempi delle dittature: non gli manca di riferirgli diversi eventi tragici della sua giovinezza, quali l'essere controllati a vista d'occhio, il venire imprigionati in particolari strutture, l'essere ascoltati senza sapere di esserlo. Una brutta esistenza, che gli incute il timore: ora ha paura che da un momento all'altro qualcuno gli registri le telefonate, o lo guardi dalla finestra. Se sta comunque davanti al televisore, forse si rilasserà. 24. Paolo stacca la televisione: ci sono troppe pubblicità che cercano di invogliarlo a comprare, spendere, barattare e rateizzare i loro prodotto di bassa qualità. Prova ad entrare nel Web, ma anche lì è pieno di maledette pubblicità e sponsor che non lo lasciano in pace. Sembra di non avere alcun momento di libertà, se in ogni momento cercano di accollarti qualcosa, magari usando qualche tua informazione. Prima per avere quello che volevano ti torturavano, ora cercano di sedurti. Davvero, il destino dei padri ricade sempre sui propri figli. 25.

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Paolo non va dall'analista da tanto tempo: ha scoperto un modo particolare di raccontare i propri eventi usando un avatar anonimo, senza essere controllati, e potendo dire in tutta tranquillità quello che si vuole. Però non sente di stare meglio, anzi, teme che un giorno o l'altro qualcuno lo scoprirà e lo prenderà in giro per quello che ha scritto. Forse è meglio se ritorna dall'analista; lì paga e ha il segreto professionale, su Internet tutto è gratis, e senza segreti. 26. Paolo vive in un paese che prima era sotto una dittatura, e ora e in una democrazia. Qual è la differenza? Paolo cerca di rispondere: nota purtroppo che davanti al rischio di essere comandati da una maggioranza oppressore della minoranza non eletta, poi da un rappresentante ipocrita e menzognere sui propri elettori, e alla fine dai Poteri Occulti che fanno il loro tempo, preferisce starsene zitto. 27. Paolo pur non rispondendo ottiene diverse risposte dagli avi del passato: uno teme quello che già sa, e che già succede nel suo Parlamento; un altro, inguaribile ottimista, risolve questo disagio con una promessa, che in fondo tutti avranno dei diritti e delle sicurezze; l'ultimo invece distrugge la 91


speranza del suo predecessore, sottolineando come tutto ciò non ha senso se a comandare alla fine è il profitto e il guadagno. Paolo intanto ha acceso la televisione, e vede che l'ultimo avo aveva centrato perfettamente il guaio. 28. Paolo teme il suo posto di lavoro. Vive da precario, senza avere la sicurezza che il suo posto venga mantenuto o che quando sarà anziano possano mantenerlo dignitosamente. Ha paura inoltre che la sua azienda si trasferisca lontano dalla sua terra, portando anche ai suoi amici molti problemi, oltre che a lui. E il peggio è che per impedire tutto ciò si debba perdere il sacrificio fatto dai suoi parenti, solo perché uno si sente di dover decidere al di sopra degli altri, e di pretendere l'impossibile ove è davvero impossibile. 29. Paolo si ricorda che è quello che è grazie alla sua cultura. Poteva diventare l'ultimo degli ignoranti, e forse farsi governare da qualche squallido signorotto per tutta la vita; sa che grazie alla diffusione della cultura può sapere ciò che prima non avrebbe mai potuto sapere. Certo, non va al museo da parecchio tempo, e deve stare attento a non farsi abbindolare da certe riduzioni semplicistiche che vede alla televisione. Sa però di 92


sapere qualcosa di buono, che però è suo, e vero, non finto e ripetitivo. 30. Paolo riprende a leggere il suo libro, che ha comprato di recente in una piccola libreria mobile, la quale era tipica cent'anni fa trovare in giro. E' piccolo, incentrato su pochi capitoli; il romanzo era prima pubblicato in piccoli fascicoli, e gli toccherà circolare a destra e a manca per ottenere gli altri episodi. Gli piace la storia narrata in quel romanzo: gli ispira un interesse a cercare, anche in sé stesso, ed era per lui molto strano, perché nessuno gli aveva dato prima questo interesse, ma solo i romanzi. 31. Paolo ora sta assistendo dalla terrazza di casa sua ad una manifestazione sindacale. E' straordinario come certe persone si sentano uniti nella stessa idea, solidali negli stessi problemi, pronti a risolverli formandosi in qualcosa di più di una massa, in una folla in cui la gente si conosce e si capisce. Peccato non sia così con Internet; Paolo sa quanto sia facile nascondersi in una massa di avatar senza spina dorsale, identica nel loro parlare, ma anonima perfino a se stessa.

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32. Paolo vede nella massa un trasformarsi di continuo in altri esseri: prima un cane rabbioso capace di mordere chiunque stesse sui cosiddetti al proprio padrone, che lo tramortiva e lo fustigava se non gli obbediva; adesso un cane viziato, coccolato fino all'esasperazione, ma allo stesso tempo più rognoso e cattivo del precedente, il quale era cattivo perché reso tale, con la cattiveria, e ora è peggio perché sedotto con una ipocrita bontà. 33. Paolo da un po' di tempo non intrattiene contatti con i suoi vecchi amici, e si sente quasi in isolamento, senza sapere cosa fare nella giornata. Potrebbe seguire uno spettacolo televisivo, potrebbe andare allo stadio e mischiarsi con i tifosi; potrebbe addirittura andare al bar e ubriacarsi, e sfogarsi. Forse è meglio se Paolo rimane in casa e si decida a fare ciò che lui vuole, e non di seguire gli altri. 34. Paolo ha nel suo quartiere un vecchio manicomio, in cui qualche secolo prima venivano portate le persone, nell'ottica dei governanti dell'epoca, pericolose; anarchici e sovversivi visti come poco evoluti e incivili, e quindi criminali, da 94


curare. Mai una volta che ad essere curate siano personaggi di un così grande perbenismo! Se non altro Paolo può visitare quei locali, ora diventati un auditorium teatrale. 35. Paolo non ha grandi doti comunicative, e gli tocca passare dal dialetto alla lingua nazionale per farsi comprendere alle poste o agli uffici. A volte finisce per usare termini locali, e di fare magre figure davanti alle persone colte che lavorano in quei luoghi; alla fine non gli cambia nulla, per Paolo non è importante come dire, ma cosa dire. E non mancano le volte in cui sente ripetere le stesse frasi dagli stessi impiegati delle poste, manco fossero delle macchinette. 36. Paolo ha speso una fortuna per un oggetto da collezione che ora ritiene sia paccottiglia. Sta maledicendo la pubblicità, quando il primo che dovrebbe maledire è proprio lui, che si è dimenticato ancora una volta di essere lui stesso il possessore dei propri soldi. Se poi si fa fregare così dalle pubblicità, allora non si deve lamentare Paolo di essere preso in giro dal padre, artigiano parsimonioso.

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37. Paolo sogna quella notte di essere un re, a cui tutti gli obbediscono ciecamente e nessuno può opporsi a lui. Subito dopo viene detronizzato, quando il popolo capisce che non gli serve uno che crede di essere re per un Dio in cielo. Allora si improvvisa dittatore e con radio e cinematografo, facendo sia il radiocronista sia l'attore, riesce stavolta a farsi volere dal pubblico. 38. Paolo, da dittatore, deve però impedire che questo sogno si diriga verso la fine, come accadde alla sua precedente monarchia. Allora impone la sua veste, le sue leggi, le sue idee e la sua scuola, per lui "buona". Fa anche il giornalista per il suo giornale, e chi non scrive come lui, o chi meglio, viene castigato, all'istante. 39. Paolo deve curarsi anche dell'immagine personale, e controllare attentamente se mostrava evidenti difetti tali da minare la sua posizione. E' obbligato a mostrarsi per quello che non è: talmente perfetto da non tralasciare la vista ai suoi punti neri, che lo rendono vero, e non finto, come le sue fotografie.

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40. Paolo si ricorda allora come essenziale per la sua situazione sia il parlare, e come lo è sempre stato negli ultimi anni (per la scrittura poteva fare a meno, per ora). Se ascoltano lui, non ci saranno problemi che si creino delle idee strambe. Basta solo che sentano quello che dovevano sapere, senza andare ad indagare o a controllare libri o scartoffie varie. Non sarà un erudito, ma quello che dice basta per campare. 41. Paolo, da giornalista, ha visto come una notizia debba essere nuova, originale, e non ricorsiva, banale. Dato che i più recenti eventi accaduti sono squallidi, Paolo decide di farli passare per spettacoli, casi unici, per poter vendere meglio i suoi giornali e per avere anche una fama personale, magari in crescita. 42. Paolo appare in continuazione alla televisione, dando sempre più risalto alla sua persona, e cercando anche di far credere agli altri quello che lui vuole. Non riesce più ad andare avanti con radio e giornali; ha optato per la televisione per

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poter essere capito all'istante, divulgando più velocemente le sue idee. 43. Paolo, dopo quel sogno, ha le idee un poco più chiare su quello che può fare un sistema di potere. Ora avrà sempre meno piacere a guardare la televisione, e le sue pubblicità, che tra l'altro non gli hanno dato altro che invidia verso chi possiede quegli oggetti, quelle macchine e quelle altre cose che solo ora capisce che non servano a nulla. 44. Paolo ora può lavorare con pochissima fatica personale. Da quando l'hanno messo nella zona uffici, ora può dedicarsi alla scrittura, al controllo e anche a comprare qualche cosina su Internet, che tanto non gli è urgente, e che può benissimo buttarlo, per quanto costi poco. Mica è Paolo uno che sperpera i suoi guadagni con così grande facilità? 45. Paolo sta riflettendo in questo momento su cosa stia succedendo in questi ultimi anni in questo paese. Paolo capisce che ci sono persone che prima erano dipendenti dello Stato, e non erano retribuiti 98


bene, e ora hanno la licenza in concessione e non sanno più cosa significhi essere retribuiti. Ci sono persone che prima progettavano qualsiasi cosa (dalla casa al libro) in maniera semplice e concreta, e ora intrappolano gli abitanti e i lettori in dei labirinti ricolmi di soperchierie. Paolo non ha problemi a chiedersi cosa diavolo stia succedendo in questo paese. 46. Paolo è oramai stanco di seguire sempre le stesse sciocchezze televisive. Quando era piccolo a Paolo piaceva ascoltare la musica rock durante la produzione e la correzione dei compiti (se poi riusciva a finirli...). Ora Paolo deve sorbirsi dei predicatori da strapazzo che parlano del nulla, degli “artisti” incapaci di fare anche le cose più semplici rivendicando una loro tecnica artistica, e altro ancora. A Paolo è venuta voglia di tornare a letto, e di ascoltarsi le vecchie musiche della sua infanzia. 47. Paolo è stanco di sentire sempre tutti questi rumori ridondanti. Le ideologie in cui Paolo credeva quando era giovane sono tutte crollate, e non c’era da stupirsene se a governarle erano gli stessi nemici di cui tanto andavano a “perseguitare”. Paolo capisce di non essere più un 99


figlio delle grandi rivoluzioni; semmai gli altri sono figli di qualcosa...Paolo davanti agli eventi della Storia non sa cosa fare. 48. Paolo si è ricordato in quell’occasione, fortunatamente, di non essere un tronista. Mentre stava trascorrendo quel pomeriggio libero in un bar della città, vennero incontro a Paolo due signori della televisione. Avrebbero offerto a Paolo, questi due signori, l’accesso ad un programma televisivo se avesse accettato la parte di un tronista, davanti ad uno stuolo di belle fanciulle. Paolo rispose con sincerità, disinteressandosene altamente. Loro ribatterono sul punto, garantendogli un lauto guadagno. Per quanto Paolo cercò di tralasciare la questione, loro continuavano a impuntarsi, dicendo che era una cosa che fanno tutti in questo mondo. Paolo li fece capire allora che il mondo non è come loro pensano sia. 49. Paolo fino a poco tempo fa esagerava ad essere così estroverso verso gli altri. Non sempre, quando cominciava a parlare di se stesso e delle sue esperienze, Paolo notava piacere o interesse nelle altre persone che lo stavano ascoltando. Ci sono stati casi in cui, anzi, fidandosi di certi soggetti, Paolo si è ritrovato quasi in balia di loro, sotto una 100


specie di ricatto diabolico. Paolo nota in continuazione delle persone che sono circondate da sconosciuti e amici anche se parlano, senza mai ascoltare gli altri, di sé, delle proprie storie, delle proprie scempiaggini. A Paolo non gli interessa, e va avanti. 50. Paolo ha avuto una breve crisi di coscienza, riguardo al suo rapporto con gli altri. A delle cene Paolo si è sentito un po’ impacciato, silenzioso, e ascolta con molta tranquillità i dialoghi degli altri conviviali; non sa mai cosa chiedere, come iniziare un dialogo. Questo un po’ lo ha messo a disagio, non sapendo come affrontare davvero l’inizio di un rapporto sociale. Poi Paolo ha cominciato ad attaccare bottone, parlando delle stesse cose, e facilmente da una persona, ne parlava con due, e infine con tutti. Paolo si è ricordato che in fondo, davanti a tutto ciò, l’essenziale sta nel fatto di mettere, sì, in mostra sé stessi, ma con modestia e umiltà, senza dover abusare di sé stessi, e rivolgendosi con garbo verso gli altri. Paolo ora ha ben chiaro alcune cose sull’intimità, o almeno spera. 51. Paolo a volte è una persona razionale, ma quando gli partono i nervi ragiona poco, e diventa 101


molto emotivo, irrazionale. Infatti, Paolo, di recente, sente voglia di rimanere il più lontano possibile dalle persone, per evitare di perdere il controllo e di essere allontanato a sua volta. Paolo proviene da un paese la cui maggioranza della popolazione aveva un'età media di ottant'anni. C'è tutt'ora un grande legame tra le persone, ed era pericoloso violarlo. Per fortuna non si è dimenticato di quella gente, che gli aveva insegnato quanto sia importante far sapere agli altri cosa si pensa. Per bene. 52. Paolo trova poco sensato dover sentirsi solo. Ha la famiglia, ha gli amici e ha un amore. Ha perso il lavoro di recente, per motivi diversi, ma non si sente povero. In un certo senso è ricco, pur sarcasticamente parlando, davanti alla realtà della sua condizione. Paolo ora deve affrontare questo periodo di disoccupazione. Non è però nelle condizioni di dover ritornare alla casa materna, come è capitato a diversi suoi amici, anche loro licenziati per la crisi economica. Paolo ha studiato quando era giovane. Ora spera solo di essere preso da qualche altra azienda. Alla peggio finirà come quei ragazzi che stanno nelle case occupate, e passano le giornate a fumare marijuana e ad ascoltare musica rock, parlando di politica e di populismo. Paolo li conosce, e sa che non sono dei disadattati. Lo sa perché un pomeriggio ha

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preferito passare qualche ora tra loro. Non tutti stanno cosĂŹ male.

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PAOLO TROVA POCO SENSATO DOVER SENTIRSI SOLO. HA LA FAMIGLIA, HA GLI AMICI E HA UN AMORE. HA PERSO IL LAVORO DI RECENTE, PER MOTIVI DIVERSI, MA NON SI SENTE POVERO. IN UN CERTO SENSO È RICCO, PUR SARCASTICAMENTE PARLANDO, DAVANTI ALLA REALTÀ DELLA SUA CONDIZIONE. PAOLO ORA DEVE AFFRONTARE QUESTO PERIODO DI DISOCCUPAZIONE. NON È PERÒ NELLE CONDIZIONI DI DOVER RITORNARE ALLA CASA MATERNA, COME È CAPITATO A DIVERSI SUOI AMICI, ANCHE LORO LICENZIATI PER LA CRISI ECONOMICA. PAOLO HA STUDIATO QUANDO ERA GIOVANE. ORA SPERA SOLO DI ESSERE PRESO DA QUALCHE ALTRA AZIENDA. ALLA PEGGIO FINIRÀ COME QUEI RAGAZZI CHE STANNO NELLE CASE OCCUPATE, E PASSANO LE GIORNATE A FUMARE MARIJUANA E AD ASCOLTARE MUSICA ROCK, PARLANDO DI POLITICA E DI POPULISMO. PAOLO LI CONOSCE, E SA CHE NON SONO DEI DISADATTATI. LO SA PERCHÉ UN POMERIGGIO HA PREFERITO PASSARE QUALCHE ORA TRA LORO. NON TUTTI STANNO COSÌ MALE.

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La provincia  

Frammenti e racconti brevissimi sulla provincia e sull'essere provinciali.

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