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March 28th, 2012

Trigoria, tanti primavera in gruppo. Da valutare Totti e Osvaldo

(di Daniele Todini) La Roma è scesa ieri in campo al centro sportivo Fulvio Bernardini per il secondo allenamento settimanale in vista della partita, prevista per domenica, contro il Novara di Tesser. Luis Enrique dovrà rinunciare a Borini, che starà fermo due o tre settimane per un problema muscolare; sono da valutare, invece, le condizioni di Totti, Osvaldo e Bojan, tutti e tre con qualche problema fisico. Si aggiunge il problema in difesa, visto che Heinze è squalificato, per questo motivo è probabile che De Rossi giocherà il prossimo incontro al fianco di Kjaer. La seduta di allenamento è iniziata alle dieci minuti dopo le 14. Erano assenti gli infortunati Borini, Juan, Burdisso e anche Lobont, Kjaer e Greco. Per questo alcuni giovani della Primavera, come Nego, Viviani e Ricci sono stati aggregati al gruppo. A Trigoria erano presenti ieri anche i partecipanti al master allenatori professionisti con Bertotto. Ad assistere all’allenamento anche Roberto Baggio. I giallorossi hanno compiuto un’esercitazione sulla circolazione di palla, della durata di quindici minuti mentre Kjaer e capitan Totti hanno lavorato in palestra. Al termine dell’allenamento, durato circa un’ora e mezzo, la classica partitella in famiglia.

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da impartire ai corsisti della scuola allenatori diretta da Renzo Ulivieri. «L’allenamento mi è piaciuto molto, ho trovato il metodo di lavoro di Luis Enrique molto interessante», le uniche parole strappate a Baggio al termine di una giornata trascorsa a bordo campo, per carpire i segreti dell’allenatore cresciuto nella scuola del Barcellona, con cui si intratterrà a parlare domani, nella seconda parte della visita. Oggi il presidente del settore tecnico di Coverciano non ha nemmeno incrociato il capitano Francesco Totti, ma ha salutato il direttore generale della Roma, Franco Baldini, per poi intrattenersi per oltre tre ore all’interno del centro sportivo giallorosso, osservando da vicino l’allenamento diretto da Luis Enrique, e parlando successivamente di metodologie di lavoro direttamente col vice Robert Moreno e il preparatore atletico Rafael Cabanellas. La visita, che sarà replicata domani e segue quella già fatta al centro sportivo del Bologna di Casteldebole, è stata organizzata nell’ambito delle lezioni del corso Master per l’abilitazione ad Allenatori professionisti di Prima categoria – Uefa Pro, indetto dal settore tecnico della Federcalcio. Assieme a Baggio, erano presenti a Trigoria anche altri corsisti, tra cui l’ex allenatore del Palermo Devis Mangia, Valerio Bertotto, Benito Carbone, Benoit Cauet, l’ex giallorosso Gianluca Festa, Emanuele Filippini e Fabio Pecchia. (ANSA) (Foto: AsRoma.it)

Abel Hernandez ammira la Roma, ma di concluso non c’è nulla

Baggio a Trigoria: «I metodi di Luis Enrique sono molto interessanti»

Di nuovo faccia a faccia, come nei quarti di finale dei Mondiali di Usa 1994 tra Italia e Spagna giocati al Foxboro Stadium di Boston. A distanza di 18 anni, Roberto Baggio e Luis Enrique sono tornati a incrociarsi, stavolta sui campi di Trigoria. E se negli States il ruolo da ‘professorè era toccato al ‘divin codinò, autore della rete decisiva a tempo quasi scaduto, stavolta a salire in cattedra è stato l’asturiano, per una lezione di calcio

(di Valerio Pezzopane) Abel Hernandez ha fatto chiarezza, parlando al sito GazzettaGiallorossa.it, sul piccolo giallo che lo ha visto protagonista in questi ultimi due giorni. Si parla ovviamente dell’indiscrezione secondo cui la Roma, con Walter Sabatini, avrebbe già chiuso il suo acquisto dal Palermo per la prossima stagione. L’Uruguayano ha smentito categoricamente tutta la faccenda ammetendo che ancora non ha parlato con nessuno del suo futuro e che «la Roma è una grande squadra ma adesso sto a Palermo e penso solo al Palermo». Hernandez inoltre è tornato da un paio di partite dopo un lungo infortunio che lo 1


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ha visto lontano dai campi di serie A dal 5 Novembre scorso: «ho avuto qualche problemino, ma adesso sto meglio e piano piano sto trovando la condizione fisica. Tra una o due partite sarò al massimo». Abel pero’, classe ’90, pensa giustamente anche ad un futuro in una grande squadra e la Roma per lui potrebbe essere un opportunità importante: «Sarebbe una bella cosa andare in una grandissima squadra come la Roma e giocare con grandi campioni, Lui Enrique ha delle idee nuove e interessanti». Dunque una bella notizia in tutto questo c’è, al giocatore la maglia giallorossa non dispiace affatto e mai dire mai,«quando si aprirà il mercato questa estate se ne parlerà».

Novara, Tesser: «Totti non si discute. La Roma una delle grandi del nostro calcio”. Strukelj”vedere la Roma mi diverte»

Ieri l’allenatore del Novara Attilio Tesser ha parlato ai microfoni del sito di informazione PagineRomaniste.com. Per cominciare si è parlato di Totti, e il tecnico del Novara è rimasto sconcertato dalle critiche ricevute dal capitano giallorosso e si è schierato dalla sua parte: «Francesco è un grandissimo giocatore e non si discute. E’ normale che sia stanco ma resta sempre il giocatore simbolo della Roma» queste le parole del tecnico in difesa del capitano. Nel proseguio dell’intervista ci si è soffermati sul quanto peseranno le assenze in casa Novara in vista della trasferta di Domenica a Roma, e Tesser ha minimizzato l’importanza delle sue indisponibilità evidenziando che «La Roma è una delle più grandi squadre del calcio italiano e vista la nostra posizione in classifica non ci è concesso nessun calcolo. Dobbiamo venire a Roma per cercare di fare il meglio possibile». Sempre nella giornata di ieri è intervenuto anche Strukelj, vice di Tesser nonché ex calciatore giallorosso, ai microfoni di Radio Centro Suono e Sport. Dopo essersi soffermato sul ritorno a Novara con 7 punti in 3 partite e della rinnovata fiducia per continuare a credere alla salvezza ha parlato anche della squadra di Luis Enrique: «Da amante del calcio, vedere la Roma mi diverte, e apprezzo molto il livello di gioco mostrato, un gioco particolare e propositivo, poi le difficoltà durante un campionato ci sono per tutti e di genere, quindi penso che qualche intoppo sia normale». In seguito è stato fatto un parallelo tra la Roma di Liedholm e quella attuale visto che anche allora ci si basava sul possesso palla, ma l’ex giallorosso sostiene che «ci sono grandi differenze. Sicuramente il possesso palla era una etichetta del nostro gioco basata sulla qualità dei giocatori». «Anche oggi alla Roma ci sono giocatori di gran qualità – afferma Strukelj — ma la struttura della preparazione tattica è ben precisa, è previsto molto più movimento da parte dei giocatori, ma questa è la normale evoluzione del calcio». In conclusione si è ritornati sulla famosa finale di Coppa dei Campioni: «il quinto rigore dovevo tirarlo io, poi Pruzzo disse a Liedholm che non

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voleva lasciarmi la responsabilità dell’ultimo rigore e slittai al sesto posto, ma io mi sentivo sicuro e volevo batterlo». F.G.

Giù le mani dalla finale di Roma

(di Vincenzo Nastasi) Giù le mani dalla finale di Roma. E’ questo il pensiero ricorrente di chi, avendo a cuore il prestigio della Città Eterna, assiste sbigottito alle polemiche che in questi giorni animano i dibattiti in Lega Calcio. Tutto è iniziato qualche giorno fa con la consueta sparata del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, uno che a non comandare non ci riesce proprio. «Giocheremo a Roma la finale di Coppa Italia – ha detto il patron del Napoli – solo se ne saremo convinti. Altrimenti tutti a Milano». Sparate, appunto, e anche grosse. Anche i bambini sanno infatti che la finale della Tim Cup, da qualche anno a questa parte, ha la sua sede naturale e per regolamento, nella capitale dello Stato che rappresenta. O almeno così credevamo che fosse. Dopo una prima uscita, tesa a smorzare i toni, il presidente del Coni Petrucci ha aperto ieri uno scenario del tutto inaspettato. «Potremmo essere noi – ha dichiarato seccato il numero uno dello sport italiano – a non concedere lo Stadio Olimpico per la finale di coppa». Un commento stizzito, quello di Petrucci, che sa tanto di ripicca. Certo il problema è presente. In un Paese in cui deve essere un’istituzione ad autorizzare sempre e comunque l’utilizzo degli impianti, sarebbe veramente il colmo se lo stesso ente negasse alla coppa nazionale la finale nella capitale. E’ per questo che, sprezzanti degli squallidi teatrini cui questi personaggi ci stanno abituando da ormai troppo tempo, è necessario essere uniti. Non è una questione di colori ma di appartenenza cittadina e di risparmio per le casse dello Stato. Al di là dell’orgoglio capitolino, è davvero necessario mobilitare il presidente della Repubblica – che officia la cerimonia di premiazione – e tutto il suo seguito in uno spostamento nazionale per andar dietro al capriccio di un presidente?

Addio Glasgow Rangers. Scompare una delle squadre più antiche d’Europa

(di Vincenzo Nastasi) In un Paese in cui note squadre di Serie A sono fallite e resuscitate nel giro di pochi anni conservando intatte maglia e denominazione o hanno visto rateizzare il proprio debito con il fisco per questioni di “ordine pubblico”, la storia dei Rangers di Glasgow potrebbe sembrare 2


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assurda. E invece non è così. Nell’Europa che conta, quella di vera tradizione liberale, succede anche che un club origine antichissima, una vera istituzione calcistica, ma soprattutto un calmiere delle divergenze sociali della capitale scozzese, sparisca senza colpo ferire dopo 139 anni di storia. È la storia dei Glasgow Rangers, dove giocarono tra gli altri anche Gattuso e Gascoigne, che, per banali problemi con l’erario, il 31 marzo scomparirà per sempre. La squadra della capitale scozzese, icona della destra liberale e del protestantesimo che per anni si è contrapposta ai cattolicissimi Celtics, ha giocato nel weekend appena passato, vincendolo, il suo ultimo “Old firm”. Ora, dopo che i calciatori si sono tagliati lo stipendio del 75% e il fallimento di una sorta di azionariato popolare in extremis, i Rangers ripartiranno dalla quarta divisione, cambiando probabilmente anche simbolo e colori a causa di una crisi finanziaria iniziata qualche anno fa con la vendita del club da parte del suo storico presidente. Una storia triste, quasi ridicola a vederla con gli occhi di noi italiani, ma emblema di una profonda civiltà. Nessuno scozzese sotto i palazzi del potere a minacciare rivolte e nessun politico che impone a qualche imprenditore di rilevarne il marchio. Questa è l’Europa al di là della Manica.

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News Roma Today - 28 marzo 2012