MindUp Magazine 05 Speciale IBE 2022

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Anno II n. 5supplemento a www.newsimpresa.it d I ffus I one gr A tu I t A r ivista di e conomia, Mercati, t ecnologie, Management e f ormazione E2HI! Metodi e tecnologie per definire e mantenere la rotta ottobre | duemila ventidue 05

17.11.22

Agenda

9:15 Benvenuto A. Sianesi - fondazione Politecnico di Milano

9:25 Dove eravamo rimasti, il nostro percorso di oggi M. Fucci - Mindup-Pentaconsulting

9:40 Sostenibilità: sfide e opportunità R.Filipelli - Microsoft

10:00 Future of Living: l’individuo al centro tra innovazione e sostenibilità umana F. Iervolino - deLoitte

10:20 Come sta cambiando la formazione per un futuro sostenibile G. Colombo - Politecnico di Milano

10:40 Intelligenza Artificiale: utilizzo, limiti, legislazione S. Quintarelli - Advisor

11:00 Energia: il contesto attuale e come agire nell’immediato futuro P. Bonifati - eneL

11:20 Il digitale per una economia con le persone al centro R. Siagri - Imprenditore

11:40 Come affrontare al meglio i progetti di trasformazione dati. Siamo pronti per le nuove sfide? G. Dossena - Qlik

12:05 Aboliamo la TV e la scuola dell’obbligo M. Maiocchi - oPdIPo

12:30 Dibattito Interattivo

organizzato da

2022

In Collaborazione con

E dittoriale

E2Hi! Il nuovo contesto operativo

In un ambito caratterizzato da cambiamenti veloci generati da situazioni interrelate, prendere decisioni in merito a strategie, modelli di business e operativi, prodotti/servizio, non può prescindere dalla adeguata conoscenza del contesto in cui ci si trova e, situazione da non trascurare, dalla prefigurazione della sua dinamica evolutiva. L’operatività del management aziendale deve mutuare le capacità di un abile giocatore di dAMA e prevedere le prossime 3 mosse, focalizzandosi su 3 elementi: Energy & Enviroment , Human e Infrastructures.

un contesto operativo in cui tutti devono muoversi ri-strutturando e cambiando da dentro e favorendo una cultura d’azienda orientata al cambiamento… continuo.

con un percorso pre-ragionato da parte del Management. sia e soprattutto le persone: comunicazione, relazione, clima aziendale e qualità della vita.

Le persone e la loro capacità di operare in squadra, è oramai assodato, rappresentano il vero differenziatore della capacità di competere. esempi ce ne sono molteplici. ne cito solo uno, perché non fa torto a nessuna azienda in cui ho operato e ci vede sicuramente tutti concordi: i mondiali di calcio del 1982, certamente non eravamo i migliori, ma l’armata Zoff (ringrazio l’attore giallini per averlo ricordato) ha espresso uno spirito di team che gli altri non hanno espresso. Ma, per dirla alla di Pietro (con il quale mi scuso per l’irriverenza) che ci azzecca con le aziende (grazie di Pietro)?

massimo fucci Direttore Responsabile

massimo.fucci@pentaconsulting.it

una sfida importante che vede presenti sia la digital transformation: modelli di business/operativi, l’intelligenza artificiale e machine learning, la governance del dato e i processi. elementi necessari perché facilitatori della governance del cambiamento a patto che costituiscano un ambiente integrato tra di loro ed in linea

se questa è la domanda… beh! Allora la strada è lunga, molto, molto, molto lunga.

Questi i temi trattati ad IBe 2022

Buon evento a tutti M. fucci

Metodi e tecnologie per definire e mantenere la rotta
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Responsabile Massimo fucci
Content Manager Maria Lanzetta m.lanzetta.partner@pentaconsulting.it Progetto Grafico mcquadro studio creativo campanagrafica@gmail.com
dittoriale
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duemila ventidue EditorE Pentaconsulting Srl Piazza Caiazzo, 2 - 20124 Milano tel. 02 39523808 pentaconsulting@pentaconsulting.it Direttore
massimo.fucci@pentaconsulting.it
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Speciale IBE 2022 m emorial Umberto Cugini
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Sommario
Intelligenza Artificiale: utilizzo, limiti, legislazione Energia: il contesto attuale e come agire nell’immediato futuro E2Hi! Il nuovo contesto operativo Metodi e tecnologie per definire e mantenere la rotta
Mindup magazine Speciale iBE 2022 n. 05 ottobre 2022 - anno ii supplemento a www.newsimpresa.it diffusione gratuita Cover

Il ciclo Virtuoso dell’energia, una risposta alle bollette pesanti

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Future of Living: l’individuo al centro tra innovazione e sostenibilità umana 36

Il digitale per una economia con le persone al centro MindUp

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Come affrontare al meglio i progetti di trasformazione dati. Siamo pronti per le nuove sfide?

Come sta cambiando la formazione per un futuro sostenibile

Aboliamo la TV e la scuola dell’obbligo

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integrati
Qualità Sistemi Qualità
con il management aziendale

Il ciclo Virtuoso dell’energia, una risposta alle bollette pesanti

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Per molto tempo Microsoft è stata conosciuta per i sistemi operativi client e le applica zioni office, ma sono passati ben 14 anni da quando ad ottobre 2008, in occasione della Professional Develo pers Conference, Microsoft annunciava la disponibilità della Community Technology Preview di Windows Azure rafforzando la sua posizione nel mondo Cloud (fonte: PDC 2008- Azure Services Platform and Windows Server - Microsoft Windows Server Blog).

In occasione della Windows Professional Conference (fonte: WPC 2022 - A Milano l’evento OverNet sulle tecno logie Microsoft) Microsoft ha evidenziato come le piattafor me Cloud in genere, richiedo no una gestione intelligente dell’energia, in maniera tale da salvaguardare la capacità della rete ed il rispetto dei requisiti richiesti alle aziende dai criteri ESG (Environmental, Social and Governance).

Microsoft ha affrontato -da subito- molto seriamente que sto tema, tant’è vero che già

nel 2020 ha definito la propria strategia: “By 2030 Microsoft will be carbon negative, and by 2050 Microsoft will remo ve from the environment all the carbon the company has emitted either directly or by electrical consumption since it was founded in 1975.” (fonte: Microsoft will be carbon negative by 2030 - The Official Microsoft Blog).

Il percorso è reso possibile grazie ad una attenta piani ficazione che l’azienda ha da sempre nella progettazione dei sistemi Cloud.

Per comprenderla appieno occorre riflettere su alcuni concetti fondamentali. Il primo riguarda l’incapacità della rete elettrica di immagazzinare l’energia in eccesso (fonte: Di spacciamento - Terna spa); que sto fatto porta ad affermare che: visto che l’energia green non è una fonte di produzione pre-controllabile, ci metterà spesso davanti alla situazione di sprecarne, o meglio, non attivarne la produzione in quanto non si saprebbe dove immagazzinarla.

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gli stati uniti monitorano da tempo questa situazione para dossale e tracciano la cosiddetta “rejected energy” che purtroppo nel 2021 è stata pari al 65.4% del totale (fonte: Flowcharts (llnl.gov)). una percentuale che da sola dà l’entità del fenomeno. se consideriamo un impianto eolico, l’intensità del vento oscilla durante il giorno e nel corso delle stagioni, il che provoca una pro duzione di energia variabile. Con l’aumento della fornitura di ener gia rinnovabile, si crea il proble ma per i gestori delle reti elettri che, in quanto devono immettere solo l’esatta quantità di energia che gli utenti stanno richiedendo in quel lasso di tempo.

Cosa fare di quanto viene pro dotto in eccesso? una soluzione è costituita dai banchi di batterie agli ioni di litio in grado di imma gazzinare un determinato quanti tativo di energia.

La ricerca e sviluppo messa in campo da Microsoft si sta indiriz zando verso la tecnologia delle celle a combustibile a membrana a scambio protonico o PeM a lun go termine, che potrebbe essere una soluzione praticabile per l’assenza di emissioni di carbo nio. Le celle a combustibile PeM combinano idrogeno e ossigeno

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in una reazione chimica che genera elettricità, calore e acqua: nessuna combustione, nessun particolato e nessuna emissione di carbonio. Il test sulle celle a combustibile PEM ha dimostrato la fattibilità di questa tecnologia a tre megawatt, per la prima volta su scala industriale un collegamento con un generatore di backup in un data center. Una volta che l’idrogeno verde sarà disponibile ed economicamente sostenibile, questo tipo di alimentazione di backup stazionaria potrebbe essere im plementata in tutti i settori, dai data center agli edifici commerciali, agli ospedali e naturalmente anche all’interno di impianti manufatturieri in grado di ricevere dei benefici dal cosiddetto demand/response con la rete elettrica (fonte: https://www.enelx.com/it/it/aziende/servizio-energia/ flessibilita/demand-response)

Microsoft per i suoi sistemi Cloud progetta oramai da tempo sistemi in grado di interagire con la rete elettrica per ottenere una mutua effi cienza maggiore. Dato che i consumi energetici in un datacenter sono del tutto comparabili con quanto accade in un’industria manifatturie ra, questo può essere preso come esempio per la messa in opera di fabbriche più intelligenti e rispettose dell’ambiente dal punto di vista energetico.

Ragion per cui non solo il Cloud è fondamentale per la transizione digi tale delle aziende, ma scopriamo oggi che rappresenta un modo per di fenderci in parte dai continui aumenti dell’energia elettrica, almeno per ciò che riguarda il consumo dei server all’interno dei datacenter, uffici e impianti produttivi delle nostre aziende. Il costo dell’energia (alla data) negli ultimi mesi (fonte: https://luce-gas.it/guida/mercato/andamento-prez zo/energia-elettrica) ha addirittura superato i 0.4 Euro/kWh, ciò significa che il costo annuo per alimentare 20 server si aggira in un anno attorno ai 100.000 Euro.

Una motivazione pesante che deve portare le aziende ad una più atten ta riflessione in merito in merito ad una migrazione di questi server in Cloud.

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Future of Living: l’individuo al centro tra innovazione e sostenibilità umana

in questi ultimi anni il contesto socio-economico globale ha subito profonde trasformazioni sia a seguito della pandemia, sia alla luce degli ultimi accadimenti geopolitici.

Questo ha portato a un progressivo cambio delle abitudini nelle persone, che hanno incominciato a dare più importanza a una migliore qualità della vita.

Contestualmente, si è assistito a un forte slancio verso l’acquisizione di nuove tecnologie in diversi ambiti e, conseguentemente, a una maggiore propensione all’innovazione.

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un giusto equilibrio tra innovazio ne sostenibilità che ponga l’uomo al centro sembra essere il nuovo “mantra” per il prossimo futuro. Questo è, in effetti, ciò che è stato evidenziato da uno studio elabo rato da Deloitte che ha condotto una ricerca demoscopica, al fine di comprendere come la combina zione di questi due elementi possa influenzare un reale progresso sostenibile nella vita delle persone all’interno dei vari ambiti che coin volgono la vita quotidiana di ogni individuo, ovvero: Environment & Energy, Entertainment & Leisure, Healthcare, Mobility, Safety & Security, Shopping & Delivery e Work & Education.

Ce ne parla Francesco Iervolino, Partner in Deloitte-Officine Inno vazione che racconta: “L’innovazio ne, che non deve essere intesa fine a sé stessa, può certamente svolge re una funzione determinante nel facilitare il raggiungimento di quel livello di sostenibilità e qualità della vita a cui oggi il singolo individuo aspira. ed essa può avere un ruolo chiave nei diversi aspetti della vita di tutti i giorni, con un impatto in funzione del livello di adozione, del tempo, della maturità, dello stadio

di sviluppo della ricerca e delle inno vazioni stesse”. Quello che è emerso dalla ricerca, di fatto, è che i settori in cui l’attuale livello di innovazione e ricerca è percepito come più sod disfacente dagli italiani sono shop ping & delivery (31%), Healthcare (18%) ed entertainment & Leisure (15%). Inoltre, gli italiani ritengono che i piani di rilancio per il futuro avranno impatti positivi principal mente in settori quali environment & energy per il 30% degli intervistati, e Work & education per il 16%, in linea con quanto previsto dal Pnrr

I SETTE AMBITI AnALIzzATI

1. EnVIROnMEnT & EnERGy

Il tema dell’ambiente e soprattutto dell’energia è estremamente attuale e verso di esso si è riscontrata una forte sensibilità da parte della popolazione: concretamente, tra le principali azioni che si possono in traprendere nell’immediato, a livello personale, per avere un impatto po sitivo sul pianeta, c’è l’ammoderna mento degli impianti energetici della propria abitazione con l’obiettivo di ottimizzarne l’uso e minimizzare gli sprechi.

gli evidenti vantaggi legati al fatto di vivere in un’abitazione efficiente

7dal punto di vista energetico hanno portato l’86% degli italiani ad aver già attivato piani di efficientamento della propria abitazione o ad aver pianificato di farlo in futuro. Men tre tra le motivazioni portate dalle persone che non hanno intenzione di intraprendere lavori di riqualifica zione energetica del proprio immo bile (14%) ci sono il costo dei lavori (46%), problemi legati all’impossibi lità di applicazione delle soluzioni disponibili e/o di accedere alle agevolazioni in base alla tipologia di abitazione (32%), come anche la complessità delle azioni da mette re in atto (13%). Inoltre, secondo il campione intervistato, l’accelera zione della transizione energetica può essere maggiormente agevo lata grazie all’erogazione degli aiuti statali (38%) e introducendo azioni finalizzate a promuovere la consa pevolezza nei confronti dei consumi e dell’ambiente (29%). Infine, guar dando al 2030, circa tre quarti degli intervistati (74%) ritiene plausibile una riduzione dell’approvvigiona mento estero di energia grazie alle fonti rinnovabili.

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2. EnTERTAInMEnT & LEISuRE

un altro aspetto interessante emer so dallo studio riguarda quanto le persone, negli ultimi tempi, stiano dando maggiore attenzione al proprio benessere sia fisico, sia psicologico, dedicandosi di più ad attività sportive, a coltivare hobby e interessi persona li. Prima della pandemia il 59% degli italiani svolgeva attività fisica mentre, ad oggi, la percentuale è salita al 75%. un’altra conseguenza del lockdown è stata la necessità di ripensare gli spazi della casa in maniera multifun zionale, fino ad arrivare anche alla rivisitazione degli spazi delle città stesse, per renderle più fruibili e mul ticentriche. A questo si aggiunge una crescente integrazione tra tecnologie innovative e attività “classiche” (es. cinema, sport di gruppo, sale giochi) a disposizione dei cittadini. nonostan te ciò, circa l’80% della popolazione ritiene che la città in cui vive non sia ancora in grado di garantire adeguate attività innovative di intrattenimento per il proprio tempo libero. Inoltre, tra quelli consapevoli delle diverse opzioni innovative offerte nel proprio comune, solo la metà ne usufruisce, in quanto il costo di queste nuove tec nologie risulta essere ancora troppo elevato.

L’obiettivo di unire innovazioni ad attività ricreative e culturalisolitamente svolte in presenza - ha come fine ultimo quello di arricchire l’esperienza degli utenti e contribuire

allo sviluppo della digitalizzazione. e, in realtà, il 77% della popolazione è convinto che questa unione porterà effettivi vantaggi e miglioramenti qua litativi nelle esperienze in presenza, ma avverrà presumibilmente entro il 2030.

3. HEALTHCARE

In tema di salute, se da una parte si assiste a un progressivo cambio di at teggiamento, per cui – a quanto pare - un italiano su tre preferisce o ritiene indifferente effettuare visite o consul ti medici da remoto, dall’altra la scelta di un servizio “in presenza” durante visite e consulti è ancora determinan te per sette italiani su dieci. Quanto alle diverse fonti di informazioni sa nitarie a disposizione delle persone, per il 52% della popolazione il medico di famiglia rimane ancora la figura di riferimento più importante per rice vere aggiornamenti e delucidazioni sulla salute e il benessere, mentre le università e i centri di ricerca, insieme alle istituzioni pubbliche e al governo, sono riconosciuti dalla popolazione come gli attori chiave per portare avanti l’innovazione e il miglioramen to nella sanità pubblica. di fatto, le grandi innovazioni medi che contrastano ancora con le più basilari necessità quotidiane delle persone che, nel 70% dei casi, indica no come priorità assoluta la velo cizzazione dei tempi di accesso alle cure. Infatti, a riprova di esigenze più concrete, la maggioranza degli italiani

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Socialimpact Sustainability

non ritiene prioritarie, ad esempio, le nuove tecnologie sulla stampa in 3d di protesi e organi. emerge, quindi, che le innovazioni più attese e conosciute sono quelle che miglio rano la gestione della quotidianità. Le innovazioni in ambito salute vengono percepite positivamente, in quanto portano a una maggio re prevenzione sanitaria e a un aumento della qualità della vita generale; infatti, il 76% del campio ne è convinto che entro il 2030 tali innovazioni saranno ampiamente diffuse fra i servizi disponibili in ambito sanitario.

4. MOBILITy

Crescente è anche l’attenzione delle persone verso l’ambiente: infatti, sembrerebbe sempre più diffusa la tendenza a comprare veicoli elettri ci, ritenuti gli elementi più innovativi in termini di mobilità sostenibile dal 77% dei rispondenti al sondag gio condotto da deloitte. tuttavia, passando dalla conoscenza delle innovazioni al loro utilizzo e adozio ne, solo un terzo degli intervistati

ha nei propri piani l’acquisto di una auto elettrica (32%), mente, la vasta maggioranza dei rispondenti non ha intenzione o non è ancora deciso sull’acquisto in futuro di un’auto elettrica (67%). di fatto, nonostante ogni anno si registri un aumento significativo del numero di auto elettriche vendute, per poter raggiugere l’ambizioso obiettivo di una mobilità a zero emissioni, sarebbe necessario vendere almeno 35 milioni di veicoli elettrici all’anno fino al 2030.

gli italiani sono consapevoli che il cambiamento è necessario, infatti più della metà del campione intervi stato ritiene raggiungibile l’obiettivo di una mobilità a zero emissioni entro il 2030.

5.

SAFETy & SECuRITy

se, da un lato, lo sviluppo di nuove tecnologie contribuisce al migliora mento della sicurezza pubblica e pri vata, dall’altro lato, espone individui, aziende e istituzioni a nuovi rischi. nonostante questo, più dell’80% degli italiani ritiene che le nuove tec

nologie possano migliorare la sicu rezza fisica e digitale delle persone, sebbene poi il 56% degli intervistati sia preoccupato da minacce di tipo digitale. tra i rischi maggiormente percepiti ci sono i pericoli connessi agli attacchi hacker, la possibilità di contrarre virus informatici, l’even tuale furto d’identità o i rischi legati ad acquisti/transazioni monetarie online.

Per quanto riguarda, poi, la sicurez za fisica, il 54% del campione ana lizzato si dichiara preoccupato circa le alterazioni ambientali, l’aumento della microcriminalità e la scarsa cura delle infrastrutture cittadine. Inoltre, facendo un focus su uno dei temi più attuali, il 60% degli italiani ritiene che il Metaverso sia uno stru mento immersivo all’avanguardia e la maggior parte degli italiani, circa il 71%, si trova d’accordo nel ritenere che le innovazioni legate alle nuove soluzioni di realtà virtuale condivisa (es. metaverso, realtà aumentata, realtà virtuale) siano destinate a diffondersi e affermarsi stabilmente entro il 2030.

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Quality of life Environment & Energy Work & Education Entertainment & Leisure Shopping & Delivery Healthcare Mobility Safety & Security District / City Building Home

6. SHOPPInG & DELIVERy

durante il lockdown le persone hanno utilizzato lo shopping online come principale - e quasi unica - mo dalità d’acquisto per tutte le tipo logie di prodotti. ora che ci stiamo lasciando l’emergenza sanitaria alle spalle, le aziende devono comunque continuare a ripensare la shopping experience come un modello ibrido (fisico e online). Il commercio online, solo nel primo trimestre del 2021, è cresciuto del 58% su base annua globale e, complessivamente, nel 2021 gli acquisti online sono arrivati a valere il 21% in più rispetto all’an no precedente. oggi, il 94% della popolazione ita liana utilizza piattaforme online per fare acquisti, considerando il rispar mio di tempo il vantaggio maggiore. di fatto, tra tutti i progressi che si andranno ad attuare entro il 2030, lo sviluppo dello shopping onlinecon la conseguente riduzione degli acquisti in negozi fisici - è il trend che raccoglie il maggior numero di consensi (79%) all’interno del cam pione analizzato.

7.

WORk & EDuCATIOn

Infine arriviamo a due dei temi più discussi durante l’era pandemica e post pandemica, ovvero lavoro e scuola/università/formazione.

L’improvvisa emergenza sanitaria ha dato vita a nuove forme di collabo razione e gestione dei propri carichi di studio e lavoro. Queste nuove

modalità sono state certamente molto apprezzate, ma sicuramente presentano ampie aree di miglio ramento, soprattutto per quanto riguarda la scuola e la didattica in generale: in effetti il 79% degli italiani afferma che una maggiore integrazione di nuove tecnologie nelle loro attività produrrebbe un concreto miglioramento nella quali tà di studio e lavoro. tra gli elementi chiave da sviluppa re per quanto riguarda la dad, c’è la necessità di migliorare le tecni che d’interazione tra insegnanti e studenti e di elaborare soluzioni per favorire un maggiore coinvolgi mento. spostandoci, poi, all’ambito lavorativo, oggi la maggior parte dei lavoratori italiani preferisce svolgere la propria occupazione da remoto; chi può e lavora a distanza risulta essere molto soddisfatto da questa nuova soluzione, evidenziandone i diversi benefici, come avere una migliore gestione del proprio tempo libero, seguita dal notevole rispar mio economico.

guardando al futuro, circa il 70% degli italiani ritiene che il lavoro e lo studio da remoto saranno sempre più adottati e diffusi entro il 2030.

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IL 2030, AnnO DELLA GRAnDE SVOLTA?

Insomma sembrerebbe che il 2030 segnerà l’inizio di una nuova era, e che la maggior parte degli italiani guardi al prossimo futuro con fiducia e grandi aspettative, rendendosi essi stessi artefici del cambiamento. un cambiamento che deve essere guidato dall’uomo e non subìto.

“In effetti, con questo studio la nostra società si è posta l’obiettivo di comprendere il ruolo che il singolo individuo possa avere nell’attuale scenario globale, proprio sulla base dei propri desideri e aspettative; capire quanto l’essere umano sia, di fatto, parte attiva in questo pro cesso di trasformazione e come l’innovazione possa assecondare determinati comportamenti” com menta ancora francesco Iervolino. Innovazione e sostenibilità umana si concretizzano, quindi, nella capacità degli individui di innovarsi con una maggiore consapevolezza sulle sfide del presente, tenendo saldamente in considerazione l’impatto sulle gene razioni future. Pertanto, una gestio ne integrata dei cambiamenti che si stanno verificando nei diversi ambiti della nostra vita quali casa, lavoro, città/quartiere, architettura, rappre senta la sfida principale per vivere nel futuro in modo sostenibile: da qui nasce il concetto di “Future of Living” elaborato da deloitte.

Per future of Living si intende, infatti, un nuovo modo di vivere dell’uomo in questo ambiente inter connesso, in qualità di consumatore, lavoratore, privato cittadino, rappre sentante delle istituzioni e in genera le come membro di una collettività, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita, creare un impatto socia le positivo per tutta la comunità e garantire la sostenibilità a 360°. In questo scenario, quindi, innovazione e tecnologia rappresentano, senza dubbio, i driver che dovranno abili tare l’adozione di uno stile di vita più sostenibile, ma in un contesto nel quale l’individuo deve essere al cen tro, artefice del proprio benessere e del proprio progresso: “Ben venga la tecnologia nella misura in cui contribuisce a rendere più efficiente la nostra vita, che sia professionale o privata, ma senza mai perdere di vi sta il fatto che l’esistenza umana non può essere scandita e definita esclu sivamente da algoritmi: l’individuo è fatto prima di tutto di sentimenti, emozioni, sensazioni, fisicità e, per sua natura, ha bisogno di relazionar si con altri esseri umani e non solo con tecnologie innovative e sistemi robotizzati” conclude Iervolino.

Fonte: “Future of Living” analisi demografica condotta da Deloitte

Ben venga la tecnologia nella misura in cui contribuisce a rendere più efficiente la nostra vita, che sia professionale o privata, ma senza mai perdere di vista il fatto che l’esistenza umana non può essere scandita e definita esclusivamente da algoritmi

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Come sta cambiando la formazione per un futuro sostenibile

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E2HI – EnERGy, EnVIROnMEnT, HuMAn, InFRASTRuCTuRE

IL TEMA

energia e Ambiente sono inelutta bilmente da considerare due temi attuali e dirompenti per la comunità umana e due fattori che possono o meglio devono contribuire ad attutirne l’impatto nel breve, me dio periodo. Il tema dell’energia è cruciale perché la nostra civiltà è totalmente dipendente da essa; ogni nostra attività (muoverci, lavorare, studiare, rispondere ai nostri biso gni quotidiani, curarci) richiede la disponibilità di energia. È dei giorni nostri la preoccupazione di tante nazioni, la nostra in prima linea, per i problemi di approvvigionamento di gas naturale dal quale dipendono non solo la temperatura delle nostre case e dei luoghi di lavoro nel pros simo inverno ma il costo in costante aumento di qualunque bene, la difficoltà di sostenere le attività pro duttive, i trasporti e tante altre cose. La disponibilità di energia è uno dei fattori chiave per spiegare i differen ti livelli di sviluppo e di qualità della vita in regioni del mondo diverse, così come quella dell’acqua. e qui entra in gioco il secondo grande problema che preoccupa l’umanità: l’ambiente, le sue risorse, l’inquina mento, i cambiamenti climatici in atto, nei più vari aspetti.

si tratta di due temi che possiamo etichettare come “globali” cioè che riguardano la globalità del genere umano, e per un altro aspetto “mul tiscala”, cioè che riguardano e han no effetti sia sul singolo individuo che sulle piccole e grandi comunità, fino all’intero genere umano. sono temi ai quali dobbiamo dare rispo ste, ne va della qualità della vita di oggi e soprattutto di domani.

In questa prospettiva l’‘homo sa piens’ moderno deve sapere e saper fare, e nella sua attività deve essere supportato da infrastrutture, fisiche e informative, adeguate a rispon dere a problemi reali e prendere decisioni importanti, a livelli diversi. La formazione quindi, a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, assume un ruo lo cruciale per potenziare il ruolo dell’uomo. Adottando un approccio multiscala nel trattare il tema della formazione, mi focalizzo sugli ambiti dell’Ingegneria Industriale e del design, che conosco direttamente e dove i temi in esame cominciano a trovare spazio e attenzioni crescenti. si tratta di scuole dove l’attenzione è focalizzata sullo sviluppo dei prodot ti, per le organizzazioni produttive e di grandi comunità da un lato e di consumo personale e la vita di tutti i giorni dall’altro.

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Giorgio colombo, Professore presso Politecnico di Milano

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Va sottolineato anzitutto il fatto che il tema “energia”, come tutti i grandi temi, va affrontato da diverse angolazioni e richiede pertanto un approccio multidisciplinare: si va da gli aspetti riguardanti la produzione, la distribuzione e immagazzinaggio, all’utilizzo ottimale a livello indu striale, residenziale e domestico, al risparmio energetico, a quelli nega tivi nella produzione, distribuzione e utilizzo e altri ancora. Analoghe considerazioni possono essere fatte per il tema “ambiente” e risorse; in particolare negli ambiti dell’Ingegne ria Industriale e del design si sotto lineano lo smaltimento e riuso dei prodotti, l’inquinamento nelle più diverse forme, l’economia circolare oggi tanto presente nei discorsi di molti. da quanto premesso discen de che i due grandi temi in esame possono e devono essere trattati in tanti tavoli diversi, sia quelli dove siedono come padroni di casa, che quelli dove sono convitati.

Per parlare di formazione è utile guardare un po’ alle nostre spalle, anche per capire come la sensibilità ai problemi che stiamo trattando si è modificata nel tempo. Quando ero studente di Ingegneria Mec canica, nella seconda metà degli anni settanta, il problema energe tico non godeva del rilievo attuale; temi specifici legati alle macchine e agli impianti per la produzione e l’utilizzo di energia elettrica e termica venivano trattati all’interno del Corso di Laurea in Meccanica, mentre esistevano Corsi di Laurea

in Ingegneria elettrica, focalizzati prevalentemente sulle applicazioni, e in Ingegneria nucleare, altamen te specialistico e con un numero esiguo di iscritti. sono passati più di quarant’anni e da diverso tempo gli attuali ordinamenti prevedono Corsi di Laurea in Ingegneria Energeti ca e anche dal punto di vista della ricerca nelle maggiori università tecniche, italiane e straniere, sono presenti dipartimenti di energia.

Il design Industriale, nato e tutt’ora in alcune sedi universitarie presente come ramo dell’Architettura, ha da più di vent’anni raggiunto un’indi pendenza culturale.

L’attenzione sui temi dell’energia, dell’ambiente e della sostenibilità è stata però più evidente nelle attività di ricerca che argomento di corsi; i temi delle energie alter native, dell’inquinamento ambien tale, della sostenibilità di prodotti e processi produttivi, dell’innovazio ne dei sistemi di trasporto hanno catalizzato l’attenzione di numerosi ricercatori, italiani e stranieri e le pubblicazioni scientifiche censite ne sono una dimostrazione evidente. Ingenti sono stati i finanziamenti stanziati dalla Comunità europea e dalle Agenzie nazionali e regionali sui temi in esame. Ma il vero follow up è garantito principalmente dalla formazione nei corsi istitu zionali; solo con i grandi numeri dei corsi delle lauree triennali e magistrali si può pensare di creare e diffondere la sensibilità e le competenze necessarie per cominciare ad affrontare in modo adeguato questi temi.

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Al momento in Italia risultano pochi specifici Corsi di Laurea sui temi in oggetto e prevalentemente orientati ad approcci economici, finanziari ed organizzativi; sono disponibili alcuni corsi di perfezionamento (Master) con caratteristiche simili. Mancano delle iniziative strutturate e articola te a livello di Corsi di Laurea mentre sono presenti diverse iniziative negli Indirizzi specialistici. Comunque, l’offerta istituzionale è ancora poco strutturata e quantitativamente limitata. tuttavia, anche nel settore del la formazione vale la legge della domanda e dell’offerta; le organiz zazioni offrono ovviamente quello che sanno insegnare però devono adeguarsi alle richieste che vengono dal mondo esterno, in questo caso dai giovani e dalle loro famiglie. Per questo motivo l’evoluzione dei corsi è determinata anche dalla sensibilità che si sta creando intorno ai grandi temi che stiamo trattando; tale sen sibilità sta aumentando nel mon do esterno e in modo particolare nelle giovani generazioni. ne è una riprova quanto fatto dalla giovane attivista svedese greta thunberg che ha dato vita e slancio a un mo vimento giovanile sensibile ai temi della sostenibilità ambientale.

COSA STA CAMBIAnDO fino ad ora, in ambito accademico, abbiamo assistito a iniziative parzia li, dovute principalmente all’iniziati va di ricercatori illuminati che hanno attivato corsi prevalentemente spe rimentali basati sulle esperienze e i risultati provenienti dalle personali attività di ricerca.

stiamo però ora assistendo a un fiorire di iniziative, anche di respi ro più ampio; nel mese di ottobre 2022 si è tenuta la sesta edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile promosso da Asvis (Associazione Italiana per lo sviluppo sostenibile), partner ufficiale di global Week to Act4sdgs supportata dall’onu. L’attività di sensibilizzazione svolta da tali eventi è molto importante e comincia ad avere effetti pratici in azioni mirate e di più ampio respi ro per una formazione innovativa. negli ambiti dell’Ingegneria Indu striale e del design, i temi in esame cominciano ad avere più spazio e sono nate iniziative nuove, come, limitando lo sguardo al Politecni co di Milano, i corsi “Passion in Action”, con proposte extracurri culari su temi innovati e d’interesse e soprattutto i programmi “Ambas sador” su “Green Technologies, Smart Infrastructures, Inclusivity Design”. I programmi Ambassador richiedono allo studente uno sforzo supplementare perché sono corsi in sovrannumero rispetto al piano formativo standard ma consentono di scegliere insegnamenti e labo ratori d’interesse anche collocati in Corsi di Laurea diversi. tale fles sibilità garantisce la possibilità di poter progettare il proprio percorso formativo seguendo i personali interessi. Inoltre, i corsi di Laurea di primo e di secondo livello stanno riorganizzando e ammodernando la propria offerta formativa inserendo insegnamenti e contenuti su questi temi, così come stanno nascendo nuovi laboratori, didattici e di ricer ca, anche supportati dal Pnrr.

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L’evoluzione dei corsi è determinata anche dalla sensibilità che si sta creando intorno ai grandi temi che stiamo trattando; tale sensibilità sta aumentando nel mondo esterno e in modo particolare nelle giovani generazioni

non siamo ancora a un’offerta formativa “ad hoc” strutturata ma i primi importanti passi sono stati mossi.

IL RuOLO DEGLI STuDEnTI

Arrivati fin qui, rimane da chiederci quale sia l’impatto che i temi e le iniziative presentate hanno sugli studenti. Al momento, limitato; le iniziative presentate, al Politecnico di Milano hanno coinvolto qualche centinaio di studenti su alcune decine di migliaia. si tratta però di sperimentazioni che riguardano temi e modalità didattiche innova tive di grande interesse e impatto per la formazione di domani. È necessaria un’adeguata focalizza zione di contenuti e, inoltre, un’im portante attività di comunicazione e informazione, che deve essere capillare e che utilizzi i mezzi di comunicazione familiari alle nuove generazioni. Inoltre, non si deve solo informare dell’esistenza di iniziative ma bisogna comunicarne il senso e rimuovere l’inerzia che mira alla difesa della propria “comfort zone” che spesso limita l’orizzonte verso cui guardare.

COnCLuSIOnI

La formazione, cominciando dall’am bito universitario, deve prevedere percorsi specializzati specifici, multi disciplinari, personalizzabili, metten do a fuoco contenuti che derivano dalle attività di ricerca. Ma questo non basta; i fondamenti teorici e applicativi dovranno essere integrati nei contenuti di insegnamenti di altri Corsi di Laurea, anche non esclusi vamente di carattere tecnico, per allargare la base con competenze su temi tanto importanti. Al momen to assistiamo a iniziative limitate, anche se importanti; comunque, il seme è stato gettato ed è importan te che i giovani più sensibili ai nuovi temi ne favoriscano la crescita. Infine, la spinta innovativa richiede che la classe politica e l’imprendito ria facciano la loro parte, indicando cosa fare e supportando ricerca e formazione.

In estrema sintesi per affronta re due temi globali e strategici per l’umanità quali “energia” e “ambiente” (E2) sono necessarie persone altamente qualificate (H) e infastrutture (I) importanti e tecnologicamente all’avanguardia. un nuovo contesto operativo.

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MindUp Qualità & Organizzazione

Sistemi di gestione integrati con la realtà aziendale

Governance efficace e strutturata

Messa a regime ambienti collaborativi Sviluppo ed allineamento Management

Sviluppo SMART delle risorse umane

Piazza Caiazzo, 2 - Milano - Tel. 02 39523808 pentaconsulting@pentaconsulting.it - mindup-pentaconsulting.it

M ind

Intelligenza Artificiale: utilizzo, limiti, legislazione

man mano che le tecnologie diventano sempre più pervasive nella nostra vita quotidiana, sorgono nuove domande in tema di sicurezza, responsabilità, equità ed etica.

Queste preoccupazioni riguardano tutte le realtà che sono coinvolte o impegnate nella progettazione, implementazione, distribuzione e utilizzo di piattaforme innovative

basate su intelligenza artificiale, che possono assumere una valenza diversa a seconda del contesto in cui sono applicate.

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di Intelligenza Artifi ciale si parla ormai da anni, e sappiamo che si tratta di una tec nologia che consente di simulare i processi dell’intelligenza umana, attraverso la creazione e l’applicazione di algorit mi applicati a vaste quantità di dati. essa trova applicazione in nume rosi settori che vanno dalla ricerca, all’entertainment, al commercio e in generale in diversi ambiti della nostra vita quotidiana. nel corso degli anni, tale tecnologia ha subìto una profonda evoluzio ne, diventando progressivamente sempre più sofisticata, con gli aspetti positivi e negativi che questo comporta. Innanzitutto è necessario avere ben chiaro cosa si intende per Artificial Intelligence oggi, dal mo mento che presenta delle caratteri stiche abbastanza diverse rispetto al passato. Infatti, quella di cui par liamo attualmente è basata fonda mentalmente sul Machine Learning, ed è un concetto abbastanza diverso rispetto all’ AI del passato, costruita su uno schema di programmazione al computer, nel quale vengono inseriti dei codici in input, dai quali si elaborano degli output. Invece at traverso il Machine Learning che, di fatto, rappresenta un sottoinsieme dell’intelligenza artificiale, si creano sistemi che “apprendono”, miglio rando le performance in base ai dati che utilizzano. Quindi l’AI, oggi, consiste nel fornire al computer la capacità di apprendere e applicare modelli statistici che non sono espli citamente programmati.

A tale riguardo Stefano Quinta relli, Imprenditore e Advisor di tecnologie informatiche, chiarisce: “Attenzione, però, tali modelli si costruiscono su correlazione che non hanno un carattere di causalità, ma hanno un valore prettamente statistico; sono infatti finalizzate a elaborare delle predizioni, utili per anticipare dei fenomeni su larga scala. Pertanto, attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e del Ma chine Learning è possibile approc ciare dei problemi che non sono risolvibili algoritmicamente, quali percezioni, classificazione e predi zione. Però è proprio nel fatto, che i modelli elaborati dall’AI siano basati su semplici correlazioni, risiede la gran parte dei limiti dell’Intelligenza Artificiale. I dati descrivono il mondo per com’è e non per come vorrem mo che fosse; essi semplicemente ci forniscono un modello che poi andiamo ad applicare in un ambito specifico”.

Prendiamo, per esempio, i dati degli appartamenti di una determinata città piuttosto che un’altra, quali me tri quadri, numero di piani etc., ve rifichiamo qual è il loro prezzo, poi inseriamo tutte queste informazioni in un computer; da quest’ultimo, quindi, si estraggono delle correla zioni che ci permettono di costruire un modello statistico, cioè una sorta di regola, che viene usata, succes sivamente, per valutare il mercato immobiliare in quella specifica zona geografica e definirne i prezzi.

Processo analogo, può essere appli cato in medicina, per esempio nella

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Stefano Quintarelli, imprenditore e Advisor di tecnologie informatiche

diagnosi di neoplasie: in questo caso si vanno a inserire nel computer informazioni (immagini) relative alle cellule, sia sane sia tumorali. Il software estrapolerà le correlazioni tra le caratteristiche delle cellule stesse e le varie patologie. In questo senso, la tecnologia rappresenta un enorme aiuto nel diagnosticare tempestivamente una malattia, e quindi avere la possibilità di curarla per tempo. Questo però non vuol dire che essa si sostituisce al medi co, piuttosto lo supporta in attività molto ripetitive, tipicamente più fati cose e più dispendiose di tempo per l’uomo. non dimentichiamo, infatti, che ogni volta che una attività viene digitalizzata, la scala e la velocità di applicazione dei sistemi eccede di molti dini di grandezza le possibilità umane. Questo vale per la calco latrice che estrae radici quadrate, così come per il sistema di Machine Learning che valuta una possibile neoplasia. Pertanto la grande forza dell’intelligenza artificiale, basata sul Machine Learning, è nella capacità di elaborare un enorme numero di dati, in base ai quali si possono estrarre modelli statistici utili per fare stime e previsioni, e - fino a un valore limite - quanto più grande sarà il numero di tali dati, tanto più accurato sarà il modello.

nOn SI Può PRESCInDERE DAL COnTESTO

tuttavia questi modelli, proprio perché basati su informazioni che raffigurano la realtà così com’è e non come dovrebbe essere (o come noi vorremmo che fosse), vanno usati in modo ponderato e soprat

tutto contestualizzato. e’, dunque, importante avere conoscenza del contesto e non perdere di vista il concetto di individuo nella sua sin golarità, e non come semplice parte di un grande insieme anonimo. spiega infatti Quintarelli: “se pren dessimo i dati per stabilire i salari delle persone che lavorano nelle aziende, e li utilizzassimo per fissare il salario di un nuovo assunto, nel caso si trattasse di una donna, è probabile che verrebbe sottopagata, perché di fatto, nel mondo reale, le donne mediamente sono retribuite meno degli uomini. Questi modelli, dunque, si portano dietro gli effet ti negativi dei bias, ovvero quegli elementi pregiudiziali della società, insiti all’interno dei dati reperiti in fase di osservazione e percezione. se a questo si aggiunge il fatto che, talora, la raccolta dati non sempre viene eseguita correttamente e, co munque, può contenere un margine di errore, si rischia, nel momento in cui andiamo a costruire una classifi cazione, di elaborare un modello ar bitrario e antidemocratico; continue remmo ad applicare delle modalità discriminatorie e a cristallizzare uno status quo”. Va da sé, che tutto ciò può pregiudicare intere categorie di persone come avviene, per esempio, negli stati uniti per il rilascio di un mutuo tramite software di AI il qua le, in base a una serie di parametri, spesso va a elaborare un modello che discrimina le persone di colore.

Quindi, digitalizzare certe attivi tà umane ne modifica la natura, perché alcuni vincoli intrinseci nella materialità e ‘analogicità’ di ogni caso applicativo vengono meno. In

effetti, un sistema perfettamente elaborato e accurato produce delle predizioni su base statistica, ma non rappresenta la verità assoluta, pertanto può generare una predizio ne errata in occasioni specifiche, le quali si trovano a subire arbitraria mente una discriminazione, sebbe ne nella globalità della predizione il modello elaborato risulti accurato.

IL RuOLO DELLA GOVERnAnCE

Quanto detto fino adesso è estre mamente subordinato all’ecosiste ma in cui ci si muove. Per esempio, nel mondo orientale la collettività – nel suo complesso - predomina to talmente sull’individuo, mentre nella nostra società non è così: la persona in sé ha una forte valenza, per cui la penalizzazione anche solo di un singolo soggetto, come conseguen za di una predizione errata, tocca temi etici, morali e di equità im prescindibili per noi e per il nostro contesto culturale e sociale; questo è un aspetto che a livello di gover nance non può essere sottovalutato. di conseguenza, se un determinato modello predittivo funziona nel 90% dei casi e globalmente porta un effetto benefico alla società, questo non risolve il fatto che sul restante 10% non abbia funzionato, quindi ha prodotto una previsione sbagliata, danneggiando una specifica perso na o un’intera categoria. “A fronte del fatto che i sistemi di percezione e classificazione vengono utilizzati, sempre di più, per prendere delle decisioni che hanno un impatto sulla vita delle persone, è necessario dunque che da parte della gover nance si intraprendano delle azioni

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e si stabiliscano delle linee guida, secondo un principio etico della centralità dell’uomo e del rispet to del singolo individuo nella sua peculiarità, e non solo parte di una massa o di un campione analizzato di persone” continua Quintarelli.

In effetti il processo di digitalizza zione rappresenta sicuramente una grande rivoluzione per l’umanità, e i benefìci che ne derivano sono tangibili in qualsiasi ambito della nostra vita privata e professionale, ma il fatto che il computer abbia la capacità di elaborare un’enorme quantità di dati, sui quali poi ven gono forniti dei modelli che l’uomo andrà a utilizzare, non vuol dire che un dispositivo informatico sia più in telligente di un essere umano. Anzi, è qui che l’uomo stesso interviene con la sua capacità di discernimen to per far sì che i modelli, prodotti dalla AI, diventino strumenti virtuosi a supporto delle persone. Prendia mo il caso dell’applicazione di tali modelli nell’ambito della medicina o della giustizia: se venissero applicati sempre in maniera indiscrimina ta e asettica, il rischio di ledere la vita dell’uomo è enorme, con una diagnosi sbagliata o una sentenza giudiziaria scorretta. Per cui, per certe applicazioni che hanno a che fare con la vita delle persone, si do vrebbe prevedere fin dall’inizio della concezione e dello sviluppo di tali sistemi, dei meccanismi che permet tano, al massimo livello possibile, di rilevare eventuali errori di predi zione e correggerne gli effetti prima che questi si manifestino: se, infatti, questo risultato produce un danno sull’individuo fisico o morale, talora

irreparabile, a quel punto l’applica zione di quel sistema diventa uno strumento contro l’essere umano, risultando addirittura fatale. un esempio di una possibile strada percorribile, per chiarire il concetto, potrebbe essere quella di utilizzare tre sistemi diversi, che si basano su tre data-set diversi, costruiti con algoritmi differenti, e vedere se tra i modelli risultanti c’è corrispondenza o differenza; a quel punto sarà l’uo mo che prenderà la decisione finale, sulla base delle proprie competenze e la propria sensibilità. Ancora, si può pensare di inserire all’interno delle predizioni fornite al valutatore umano, anche una potenzialmente sbagliata e che quindi considererà secondo il proprio giudizio la possi bilità di errore nel modello statistico elaborato e nelle predizioni fornite. In definitiva, la governance deve es sere in grado di stabilire delle linee guida per tutte le diverse variabili, dentro le quali ciascun individuo possa trovare la collocazione più adatta.

Lo sviluppo dell’Intelligenza Artificia le, dunque, pone diverse questioni di carattere sociale, economico, giuridico ed etico che impattano sul nostro sistema di governance e di valori, dal livello massimo delle istituzioni sino alle applicazioni aziendali, e per questo è necessario promuovere una regolamentazio ne che tuteli il singolo individuo, esattamente come è stato fatto per la Privacy, su cui si è posta grade at tenzione e a tutela della quale sono state elaborate delle leggi molto articolate.

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Energia: il contesto attuale e come agire nell’immediato futuro

L’evoluzione del contesto geopolitico ha riportato e rafforzato la questione della transizione energetica all’ interno del dibattito pubblico, mostrando

quanto sia necessario accelerare il processo di decarbonizzazione ed elettrificazione,

nel quale il ruolo di ogni singolo individuo assume una centralità strategica.

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È evidente che l’attuale sistema energetico italiano ed europeo ab bia risentito particolarmente del conflitto russo-ucraino data la dipendenza dal gas russo. Questo, tra l’altro, ha contribuito a un’ul teriore crescita del costo di gas ed energia elettrica, già in atto dall’ini zio dell’anno, a causa della volatilità dei prezzi. La transizione energetica sta assumendo, dunque, un carattere di urgenza e la necessità di accelerare il processo di decarbo nizzazione e di potenziamento delle fonti rinnovabili è ormai impellente. Ciononostante, c’è anche da dire che in uno scenario europeo, l’Italia risulterebbe particolarmente virtuo sa, occupando il terzo posto per la produzione di energie rinnovabili in europa; disporrebbe, inoltre, di un interessante potenziale, in ottica futura, in termini di sviluppo soste nibile. Va considerato, infatti, che già circa il 40% dell’energia elettrica consumata in Italia deriva da fonti rinnovabili, quali l’idroelettrico, il so lare fotovoltaico, l’eolico, il geotermi co e l’impiego di biomasse.

Con queste premesse possiamo provare a guardare al futuro con un certo ottimismo, se partiamo dal presupposto che ciascuno deve fare la sua parte, sia in qualità di produt tore, sia in quella di consumatore: due ruoli che, a tendere, andranno, sempre più a integrarsi e a render si complementari l’uno con l’altro. Questa è la strategia messa in atto da uno dei giganti dell’energia, enel, che ha come sua priorità la centra lità delle persone. A raccontarcelo è

Paolo Bonifati, Head of Marketing in Enel: “La nostra azienda, oggi più che mai, può fare affidamen to su due grandi risorse: clienti e dipendenti, tenendo sempre in forte considerazione il contesto sociale, economico e politico in cui essi si muovono e da cui sono, giocoforza, condizionati. Per cui, da un lato enel da anni fornisce ai clienti tutti gli strumenti per contenere le spese e tutti i rischi in termini economici (aumento e volatilità dei prezzi) in relazione all’uso dell’energia. dall’al tra parte sui dipendenti, l’azienda ha messo in atto una strategia che garantisca ai nostri collaboratori, a tutti i livelli, un contesto lavorativo che li faccia essere a proprio agio e permetta loro di operare con i clienti attraverso una relazione basata su professionalità, competenza e di sponibilità, con l’obiettivo di tenere alto il livello di soddisfazione degli stessi clienti”.

un approccio che finora è risultato vincente, sia in termini di conteni mento costi da parte dei clientisecondo Bonifati, infatti, i clienti che hanno scelto i prodotti a prezzo fis so di enel hanno mediamente speso meno rispetto ai clienti rimasti sul mercato tutelato -, sia di soddisfa zione e quindi di mantenimento del cliente sul medio e lungo termine, aspetto non secondario visto che adesso, in un mercato libero, si può decidere in qualsiasi momento di cambiare fornitore.

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Paolo Bonifati, Head of Marketing in Enel

TRASFERIRE VALORE ATTRAVERSO LE PERSOnE

Alla base della strategia di enel c’è un principio cardine, ovvero che oggi la relazione con il cliente non si limita a una mera transazione commerciale che si traduce nella fornitura di energia, a fronte della quale l’utente decide in che misura e in che modalità fruire di questo servizio, ma diventa un costante trasferimento di valore bidireziona le. Per cui, da una parte enel mette a disposizione del mercato capacità fi nanziarie, competenze, tecnologie e infrastrutture; dall’altra sono i clienti stessi che, attraverso questa relazio ne, forniscono feedback e valuta zioni, manifestando i loro bisogni e le loro necessità: tutte informazioni che enel raccoglie e di cui fa tesoro per andare a migliorare sempre più il proprio servizio. “La nostra azien da investe in modo importante per costruire modelli previsionali al fine di analizzare bisogni, comportamen ti e tutto ciò che riguarda la storia del cliente, proprio per anticipare quelle che potrebbero essere le sue esigenze. Così come vengono esami nati attentamente gli stessi reclami, che all’interno dell’organizzazione enel rappresentano un fattore fon damentale per misurare l’efficienza del personale, a tutti i livelli. di conseguenza, il grado di soddisfazio ne e di benessere del cliente è tra le priorità di ogni singolo dipendente e condizionano la definizione dei pro pri obiettivi professionali, partendo dal principio assoluto che il cliente enel deve essere ‘felice’, deve star bene e deve vivere una situazione di agio. Ciò, nella relazione col cliente,

si concretizza in una serie di valori e azioni, quali, per esempio, velocità di contatto, disponibilità, continuità, accessibilità e trasparenza” continua Bonifati.

In effetti, se consideriamo che oggi enel conta circa 16 Mln di siti nel mercato libero, significa che il colos so dell’energia si trova a dover ge stire un numero enorme di relazioni e transazioni, il che nella pratica si traduce, per esempio, in centomila telefonate al giorno, duecento mi lioni di bollette emesse, etc.. Questo vuol dire interagire con una com munity di utenti talmente ampia, che tutte le informazioni raccolte diventano estremamente rilevanti dal punto di vista statistico. di con seguenza, l’elaborazione, l’analisi, la classificazione e l’interpretazione di questi dati, attraverso l’Intelligenza Artificiale, i Big data e il Machine Le arning, permette a enel di costruire un modello previsionale, in base a cui viene definita la strategia di goto-market più rispondente a ciò che il mercato richiede. ragionando nel medio e lungo periodo, tale approc cio consente di migliorare sempre più la qualità del servizio, di crescere in efficienza e, quindi, in prospettiva garantisce una maggiore fidelizza zione da parte del cliente: si tratta di un investimento sul futuro.

LA CEnTRALITà DELLE PERSOnE

dunque, la persona al centro è il principio cardine su cui si fonda la strategia e il modello di business di enel, sia nella gestione delle proprie risorse umane, sia dei clienti, due

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contesti non separati, bensì integrati e complementari fra di loro: infatti solo se i dipendenti stanno bene e fondano il loro operato su princìpi di etica, professionalità e responsabili tà al proprio interno, sono in grado di porsi verso il cliente nello stesso modo. In quest’ottica, l’azienda ha creato uno Statuto della Persona, che definisce una sorta di cornice all’interno della quale i dipendenti si sentono liberi di muoversi e di esprimersi. tale statuto, di fatto, si basa su attenzione, rispetto e centralità della persona, con l’obiet tivo di poter garantire davvero una

Da una parte Enel mette a disposizione del mercato capacità finanziarie, competenze, tecnologie e infrastrutture; dall’altra sono i clienti stessi che, attraverso questa relazione, forniscono feedback e valutazioni, manifestando i loro bisogni e le loro necessità: tutte informazioni che Enel raccoglie e di cui fa tesoro per andare a migliorare sempre più il proprio servizio.

situazione di benessere all’interno dell’azienda, che poi l’individuo replica a sua volta verso l’esterno, nella relazione con il cliente. In que sto senso, la pandemia e il periodo post-pandemico hanno favorito una nuova modalità di lavoro, passando da una presenza 100% in ufficio, poi totalmente in home office, per

arrivare attualmente a una formula ibrida che predilige comunque la modalità smart: questo ha portato a un maggiore livello di consape volezza da parte dei dipendenti, di responsabilità e di engagement nella relazione interna ed esterna. Allo stesso tempo tale trasformazio ne ha reso necessario lo sviluppo di nuove competenze manageriali, per cui gli stessi manager devono avere la capacità e la sensibilità di definire con ogni singolo collaboratore, le modalità di lavoro a lui più confa centi, ma anche più produttive per l’azienda. non esiste più un modello standard da applicare indiscrimina tamente: in questo senso la centrali tà del singolo individuo all’interno di un ecosistema più allargato diventa la chiave di volta. “Questo nuovo modo di gestire le risorse umane ha dato origine al concetto elabo rato dalle Hr di enel di ‘leadership gentile’ che non vuol dire morbidez za e indulgenza, ma responsabilità e fiducia tra il responsabile e i suoi collaboratori, e tra i collaboratori stessi, e che si allontana totalmente dal paradigma ‘comando e con trollo’. Piuttosto, invece, si basa su un rapporto di totale franchezza e trasparenza, per cui si viene lodati e apprezzati quando si fa bene, si viene corretti quando si sbaglia: è un modo di ‘ingaggiare’ le persone in base al loro potenziale, affinché venga valorizzato al massimo. In questa maniera l’azienda diventa una sorta di contenitore aperto che viene progressivamente riempito di contenuti personali, perché ogni singolo individuo in enel si possa sentire soggetto attivo nell’attuale

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contesto energetico.” Commenta Paolo Bonifati.

Questo modello viene replicato, poi, anche verso l’esterno; infatti, analogamente, enel si pone verso il mercato con un approccio aper to e customizzato, attraverso cui sono tracciati dei percorsi (custo mer journey), ritagliati in maniera specifica e personalizzata sul singolo cliente, all’interno del quale ven gono definiti obiettivi e risultati in modo accurato e puntuale. ed è ovviamente il cliente che decide, che definisce i parametri, assumendo un ruolo attivo e proattivo nella rela zione fornitore e fruitore del servi zio. e’ il cliente che ha il “potere” in mano, che appunto può decidere se rimanere fedele al proprio fornitore o di cambiarlo, se non è soddisfatto. e affinché il cliente sia fidelizzato, è necessario proporre un servizio di valore e di qualità, che va ben oltre la fornitura di commodity - spesso molto simili tra i vari concorrenti -, e che rappresenti il vero differenzia tore rispetto agli altri operatori. In quest’ottica, pertanto, si deve poter mettere a disposizione dei clienti un servizio che funzioni, il che non vuol dire limitarsi a erogare energia dal momento in cui si firma un contrat to, ma dare la possibilità di usufruire di tutta una serie di benefici quali, per esempio, richiedere una ra teizzazione dei pagamenti, oppure accedere a determinate informazio ni, ricevere delle spiegazioni/chiari menti agevolmente e velocemente, confrontarsi su problematiche specifiche, anche in relazione alle contingenze e al contesto in cui il cliente si muove e agisce.

IL CLIEnTE PROTAGOnISTA PRInCIPALE DELLA TRAnSIzIOnE

enel pone sostenibilità ed elettri ficazione al centro della propria strategia, proponendo una modalità operativa assolutamente in linea con i trend nel prossimo futuro, rapportandosi al cliente in modo totalmente interattivo e proponen dogli di essere egli stesso protago nista di questa evoluzione. Come? Ce lo spiega sempre Paolo Bonifati: “enel fornisce strumenti e tecnolo gia e crea le condizioni affinché il cliente possa diventare artefice del proprio percorso di elettrificazione, vivendo in modo attivo la transizio ne energetica, non solo partendo da semplici - ma non scontate - inizia tive quali, per esempio, adottare piani cottura a induzione, installare pompe di calore per il riscaldamen to, utilizzare veicoli elettrici, ma diventando esso stesso un produt tore di energia: avere un pannello fotovoltaico sulla propria abitazione o sulla propria azienda significa, infatti, essere un produttore attivo e allo stesso tempo un utilizzatore di energia. non solo, può mettersi nelle condizioni di estenderne l’ero gazione anche ad altri”. da qui nasce il concetto della Comunità energe tica, nella quale si va a collocare la figura del Prosumer – , ovvero del consumatore che prende parte del processo produttivo e lo abilita. una comunità energetica è un insieme di persone che condividono energia rinnovabile e pulita, in uno scambio tra pari. Quindi un ecosistema che diventa un gigantesco abilitatore energetico, per esempio, per coloro che non hanno un’abitazione o

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un’azienda che permetta di monta re pannelli fotovoltaici sui tetti: in questo caso ci si può iscrivere a una comunità energetica e usufruire di una quota di energia generata da impianti installati nelle vicinanze, beneficiando anche degli incentivi che lo stato mette a disposizione per supportare i cittadini in questo tipo di investimenti. si tratta quindi di una rete all’interno della quale anche chi non è in grado di costru irsi i propri impianti, può diventare fruitore e attore di un processo sostenibile. In questo scenario, dun que, il cliente dell’elettrificazione è un cliente attivo, anche quando non è direttamente produttore.

I vantaggi di tale strategia si con cretizzano in un risparmio di tempo necessario per svolgere attività quotidiane (per esempio: scaldare l’acqua, riscaldare e raffreddare gli ambienti, spostarsi) e in un rispar mio energetico ed economico. Per esempio, una casa che usa solo energia elettrica per il riscaldamen to degli ambienti e dell’acqua e per

uso cottura riduce del 65% il fab bisogno di energia rispetto a una alimentata a gas. L’enorme vantag gio sta quindi soprattutto nel fatto che, in questo modo, si contribuisce concretamente alla sostenibilità ambientale, a beneficio proprio e dell’intera collettività in termini di salute e benessere.

È, dunque, fin troppo evidente che da parte dei produttori energetici ci debba essere una strategia che vada in questa direzione e che sia in grado di fornire infrastrutture adeguate, tecnologie a supporto e che investano in ricerca e sviluppo. enel ha intrapreso questo percorso già da qualche anno, attraverso una strategia lungimirante che le ha permesso non solo di non essere colta impreparata in questo nuovo contesto, ma addirittura di aver anticipato i trend del futuro, anche a dispetto degli accadimenti imponderabili e imprevedibili che quest’ultimo periodo della nostra storia ci ha riservato.

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Il digitale per una economia con le persone al centro

Sostenibilità, economia circolare e centralità dell’uomo sono i temi di tendenza di questi ultimi anni, ma affinché questi elementi diventino dei veri e propri driver nel prossimo futuro, è necessaria una radicale trasformazione culturale e di mentalità,

passando da un’economia, basata sulla produzione industriale, che ha come obiettivo la vendita di un prodotto, a un’economia delle prestazioni che ha come obiettivo la vendita delle prestazioni del prodotto, ovvero un servizio.

Questa trasformazione può avvenire attraverso l’adozione di un nuovo modello di produzione digitale a servizio dell’uomo.

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L’acquisto di un prodotto ‘fisico’ presuppone una transazione che si apre e si chiude in un momento circoscritto, mentre quando si sceglie di acquisire un servizio, si dà inizio a una relazione che continuerà nel tempo, in cui il fattore “umano” assume un ruolo fondamentale

Oggi le tecnologie digitali hanno una straordinaria capacità di “servitizzare” un bene, trasformando un prodotto da acquistare in un’erogazione di servizi di cui beneficiare all’occorrenza: è questa la chiave di volta su cui si fonderà un futuro davvero sostenibile che ciascuno di noi si auspica quanto prima. Come? Ce lo spiega Roberto Siagri, fisico, esperto IT, imprenditore, nonché presidente di Carnia Industrial Park, che commenta: “Come prima cosa, bisogna partire dal presupposto che la sostenibilità è un fenomeno che vede tre attori principali, quali fruitori dei vantaggi che ne derivano, ovvero ambiente, società/uomo ed economia/imprese: questi devono essere in totale armonia fra di loro, affinché si possa arrivare a costruire un ecosistema a beneficio di tutti. E ciò è possibile lasciandoci alle spalle il vecchio modello di produzione industriale”.

Siagri evidenzia come oggi il contesto sia completamente cambiato rispetto a duecento anni fa, quando a popolare la terra si era decisamente in meno; oggi siamo quasi otto miliardi e si prevede di arrivare a dieci entro il 2050. E’ evidente che il modello di produzione adottato - certamente con successo - fino al secolo scorso, oggi non è più attuabile: la quantità di prodotti realizzati e potenzialmente da realizzare, vista la breve vita degli stessi in rapporto alla popolazione, non è più sostenibile. Inoltre per certi beni, come per esempio le automobili, in un prossimo futuro, quando gli abitanti del pianeta

saranno dieci miliardi, non ci sarà abbastanza spazio per permettere a tutti di possederne, una. Siamo in un astronave, chiamata Terra che, nonostante l’immensità delle sue dimensioni, non dispone comunque di una superficie illimitata!

Le stesse tecnologie, per quanto innovative e portatrici di oggettivi benefìci, rischiano di diventare “deumanizzanti” e fini a se stesse, se si continua a mantenere l’attuale modello di produzione industriale. Possono, invece, avere un ruolo chiave e generare un grande valore, se le si utilizza in una nuova ottica di produzione digitale e di dematerializzazione del bene, il quale si trasforma in servizio di cui è possibile usufruire, grazie proprio alle sempre più innovative piattaforme digitali oggi a disposizione. “In effetti, dal mio punto di vista, lo scopo della quarta rivoluzione industriale non può fermarsi alla digitalizzazione. Una rivoluzione non può semplicemente portare a fare meglio ciò che già facevamo prima, in questo senso l’ Industria 4.0 ne rappresenta solo la fase iniziale. Lo scopo ultimo è quello di un cambio di modello di produzione, grazie anche a un mutamento di mentalità rispetto al passato, per cui dalla produzione industriale passiamo a quella postindustriale – ovvero quella digitale – che presuppone un approccio non più transazionale, ma relazionale: quando si passa da un prodotto a un servizio, non ha più luogo una transazione ma si crea una relazione” continua Roberto Siagri.

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Roberto Siagri, fisico, esperto it, imprenditore, Presidente di Carnia industrial Park

L’acquisto di un prodotto ‘fisico’ presuppone una transazione che si apre e si chiude in un momento circoscritto, mentre quando si sceglie di acquisire un servizio, si dà inizio a una relazione che continuerà nel tempo, in cui il fattore “umano” assume un ruolo fondamentale. di fatto, il vecchio modello, al di là dei vari slogan coniati nell’ultimo decennio, era assolutamente prodotto-centrico e non poneva l’uomo al centro, come invece deve essere nel nuovo paradigma di produzione digitale, basato appunto sulla relazione. Allora sì che le nuove tecnologie possono dare una forte spinta a questa nuova modalità: per esempio, l’Intelligenza Artificiale consente di prevedere il comportamento di un determinato prodotto, la sua durata, la sua resistenza nelle diverse circostanze, e questo fa sì che quando si va a offrire tale prodotto in uso, grazie alle informazioni elaborate dall’AI, è possibile avere un totale controllo della sua evoluzione nel tempo, anche a seconda del contesto di utilizzo, e permette al produttore di farsi carico della gestione dei rischi, il che comporta un’economia delle prestazioni dei prodotti, rispetto a una economia di prodotto. Attraverso l’analisi dei dati (data analytics) è, dunque, possibile raccogliere quelle informazioni utili in fase di sviluppo del prodotto e intervenire sui diversi aspetti legati alla qualità; e quanto più quest’ultima è elevata, tanto maggiore sarà il livello di servizi offerti correlati al prodotto stesso e tanto più basso ne sarà il costo. Ciò significa

che, in un piano di produzione, l’obiettivo primario non sarà quello di focalizzarsi sul contenimento degli investimenti ma sull’aumento della qualità e della durata del prodotto, per ridurre non tanto il costo di produzione, piuttosto invece il costo del servizio che si ottiene dal suo uso. Questa transizione è una grande opportunità per le economie occidentali, perché sposta l’attenzione dal costo delle materie e della manodopera, facendo riscoprire il valore delle risorse umane; la produzione post-industriale incentrata sui servizi, dunque, mette le persone al centro, siano essi lavoratori o clienti. La grande potenzialità del digitale sta proprio in questo cambio di approccio, basato su una logica dell’uso e non più del possesso, passando da un prodotto a basso costo che però, una volta immesso sul mercato, avrà una durata estremamente breve e sarà destinato molto presto al suo smaltimento, a un prodotto che al contrario dura nel tempo. In un modello transazionale non ha senso creare prodotti che durino per sempre, mentre in una logica di servizio, quindi relazionale, sì. Il nuovo paradigma che si sta delineando in europa, in Italia, e in generale nei paesi occidentali, dovrà puntare sempre di più al massimo livello di qualità del prodotto che, a quel punto, verrà dato in uso con una serie di servizi annessi e connessi, grazie ai quali il prodotto stesso acquista ancora più valore; il tutto a vantaggio della redditività aziendale. In questo modo si innesca, infatti, un circolo virtuoso tale per cui, se si sviluppa un prodotto di qualità, si possono offrire servizi di più alto livello che portano un maggiore

guadagno all’azienda, la quale può investire su personale più qualificato, in grado di sviluppare prodotti di qualità più elevata, in un contesto di economia che diventa virtuosamente circolare.

di conseguenza, i servizi offerti si baseranno su una relazione di fiducia tra produttore e utilizzatore, non solo, ma si potrà dare più spazio anche alle relazioni interne tra management e collaboratori, i quali verranno impiegati maggiormente su attività concettuali e creative, lasciando a robot mansioni di tipo meccanico e ripetitivo sulle linee di produzione e le catene di montaggio. In questo modo, il capitale umano di un’azienda sarà molto più concentrato a sviluppare relazioni, a ideare e gestire servizi; tutte attività queste che implicano creatività ed empatia, caratteristiche esclusive dell’essere umano. Inoltre, se consideriamo che per erogare un servizio a basso costo servono prodotti che durino a lungo nel tempo, questo porta per definizione a un minore smaltimento di prodotti non più funzionanti e quindi a un impatto ambientale più basso, che rende ancora più virtuosa la circolarità del modello. Il tutto a beneficio di una migliore qualità della vita per le persone, in un ambiente naturale preservato.

LA SOSTEnIBILITà STRuMEnTO DI CRESCITA PER LE AzIEnDE

Alla luce di quanto considerato fin ora, va da sé che spingere verso un economia circolare vuol dire intraprendere allo stesso tempo un percorso verso un maggiore benessere per l’essere umano e l’ambiente, ma anche verso una più alta redditività per le aziende, che possono trovare nella servitizzazione

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una forte leva per aumentare i profitti. La sostenibilità, dunque, non è solo affare degli ambientalisti ma anche degli imprenditori che, in questo nuovo modello di produzione post-industriale, possono cogliere un’enorme opportunità in termini economici e di business. A tale scopo, è necessario un allineamento dei valori e delle priorità dei tre attori principali del nostro ecosistema, appunto come si diceva all’inizio, ambiente, uomo ed economia. Questo può avvenire attraverso la trasformazione digitale che però pone l’uomo al centro, con i suoi bisogni di prosperità sia ambientale, sia economica.

“tale trasformazione, tuttavia, implica a monte un totale cambio di mentalità da parte dell’uomo stesso che deve abbandonare la logica del possesso, per passare a quella dell’utilizzo, anche e soprattutto in virtù del fatto che per quanto il nostro pianeta sia grande, non dispone, per l’appunto, di uno spazio infinito: di questo passo, tra non molto, saremo costretti ad affrontare un vero e proprio problema di ‘contenibilità’ dei prodotti stessi, se li mettiamo in relazione al numero di persone che popolano l’intero ecosistema terra. un tipico esempio è, come dicevo prima, l’auto: non possiamo più pensare che ciascuno di noi (o quasi) possegga un automobile, perché a un certo punto, paradossalmente, non avremo più abbastanza strade per farle circolare, senza poi considerare quanto tutto ciò vada a impattare sull’ambiente. Invece, dovremo progressivamente acquisire la logica dell’utilizzo ‘al bisogno’, che si tratti di car sharing o delle diverse modalità di noleggio” commenta ancora siagri. dunque,

sarà necessario orientarsi sempre più verso la modalità ‘as a service’ ed entrare nell’ottica che, per crescere in modo sostenibile e garantirsi una più alta qualità della vita, si deve puntare decisamente al concetto di cosa si possa usare a proprio vantaggio e per il proprio agio, e allontanarsi progressivamente dall’idea di proprietà: il vero valore di un prodotto è nel suo utilizzo, nell’avere accesso alle cose e non possederle, in quanto fini a se stesse: in futuro avremo sempre meno proprietari e sempre più utilizzatori, in questo modo la digitalizzazione consentirà anche una democratizzazione dei beni, rendendoli più fruibili su ampia scala. Le nuove generazioni sono già dentro questo modello: native digitali, sono i maggiori utilizzatori di beni in modalità “servizio”: spotify, netflix sono solo un esempio, uber nei paesi nordici e in us sta diventando il metodo di trasporto più diffuso, a dispetto dei nuclei familiari dove si arriva a possedere anche trequattro auto.

La grande sfida del digitale sarà dunque quella di servitizzare i prodotti, ovvero di convertirli in servizio ad alto valore aggiunto: solo così ci potremo garantire una crescita sostenibile che veda tutti vincitori: le imprese, la società e l’ambiente. e, attenzione, quando parliamo di imprese, non dobbiamo pensare solo alle poche grandi aziende capaci di considerevoli investimenti nella digitalizzazione, ma anche e soprattutto alle PMI caratterizzate da processi decisionali e aziendali più rapidi, snelli e versatili, perché in futuro la leadership non apparterrà a chi è più grande ma a chi è più agile, flessibile ed eclettico.

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Come affrontare al meglio i progetti di trasformazione dati. Siamo pronti per le nuove sfide?

Le attuali problematiche con cui la società odierna si sta confrontando, quali pandemia, cambiamenti climatici, disuguaglianza economica, conflitti politici, sono entrate ormai a far parte del nostro sistema, non si tratta più di fenomeni isolati e circoscritti.

E dal momento che le cause e gli effetti sono così interconnessi a livello globale, anche le soluzioni devono essere collettive e condivise.

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oggi - chi più chi meno - siamo tutti interconnessi, ora la grande sfida da affrontare è far sì che, attraverso l’interconnessione, si crei un ecosi stema basato su scambio e con divisione di informazioni e dati da utilizzare in modo virtuoso, con lo scopo di costruire modelli valutativi e previsionali, finalizzati a migliorare ciò che facciamo sia in un contesto lavorativo sia di vita privata. e’ fon damentale, però, che tale ecosiste ma sia affidabile e che si fondi su regole chiare; questo permette di generare dati comuni, insight ed elementi di innovazione che non sarebbero possibili in modo indi pendente. Calando questo concetto in ambito business, è dunque neces sario che le aziende - dalle PMI fino alle grandi organizzazioni - entrino sempre più in una logica di collabo razione, la quale si basa sostanzial mente sulla condivisione dei dati e sull’accessibilità alle informazioni secondo varie modalità.

Mai come in questo momento, nel quale stiamo assistendo a un processo di remotizzazione delle aziende, la capacità di sviluppo e innovazione di un’impresa ruota attorno a un processo decisionale che, per risultare efficace, necessita di informazioni puntuali e corrette

Il grande banco di pro va, in questo senso, è stata la pandemia che ci ha visti costretti a un totale e brusco cambio di approccio verso il business il quale, di fatto, si è concretizzato in un nuovo modello di azienda estesa e distri buita. ora, c’è chi aveva già cominciato a muo versi in questo senso, anticipando quelli che sono e saranno i trend del futuro (a prescin

dere dalla circostanza pandemica), e c’è chi, ahimè, si è fatto cogliere impreparato, avendo procrastinato il processo di digitalizzazione già in atto da diversi anni, un po’ per inerzia, un po’ per poca lungimiran za, ritenendo che tale evoluzione sarebbe stata più graduale. e forse così sarebbe stato, se non si fossero verificati eventi di tale portata come la pandemia. tuttavia, alla luce dei vari accadimenti di questi ultimi tre anni, possiamo legittimamente ritenere che la frequenza e l’impat to di fenomeni destabilizzanti per i mercati e la società sono, verosi milmente, destinati ad aumentare. A questo punto, per quanto non sia sempre possibile prevedere quando e come avrà luogo un evento tra sformativo, è possibile farsi trovare preparati, e perfino trarre vantaggio dalle situazioni critiche, facendo di necessità virtù.

Quello della trasformazione digi tale, quindi, è un processo che, in questi ultimi anni, ha subito una forte accelerazione e che tende rà ad assumere ritmi sempre più incalzanti. un’ evoluzione, alla quale nessuna azienda può sottrarsi, e che si concretizza nel passaggio da una logica “on premise” - quindi isolata e disgiunta dal contesto -, a quella del “cloud” in cui i dati precisi, sempre aggiornati, accessibili e condivisibili in real time, assumono un ruolo nevralgico. A spiegarcelo è Giorgio Dossena, Pre-Sales Manager di Qlik, multinazionale leader nelle tecnologie a supporto della Business Intelligence, data Analytcs e data Integration che, sulla centralità del

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dato, ha costruito la propria strate gia: “Mai come in questo momento, nel quale stiamo assistendo a un processo di remotizzazione delle aziende, la capacità di sviluppo e innovazione di un’impresa ruota attorno a un processo decisionale che, per risultare efficace, necessita di informazioni puntuali e corrette. nella visione di Qlik, la disponibi lità del dato e la sua fruibilità in termini analitici da parte dei vari stakeholder, in tempo reale e su piattaforme distribuite, è diventato l’elemento chiave organizzativo e tecnologico. Qlik ha colto questo trend ancora prima della pandemia, rendendosi conto che era neces sario orientarsi verso un approccio al dato a 360°, che andasse quindi dalla raccolta, all’acquisizione, al go verno, all’analisi, alla distribuzione e, infine, alla condivisione”.

dunque, in questo scenario sembre rebbe che nessuna impresa possa sopravvivere e ancor più compete re, se non basa sui dati la propria strategia di business. Il dato diven ta, quindi, il motore della crescita e  la centralità dell’informazione rappresenta un elemento cardine per l’innovazione aziendale. ovvia mente, il dato prende vita e assume una sua specifica valenza, solo nel momento in cui passa attraverso la dimensione dell’uomo in grado di interpretarlo, di estrarne valore e di utilizzarlo in modo virtuoso. Perché ciò accada, è fondamentale che tutti, in un’organizzazione, abbia no la possibilità di accedere ai dati

aziendali (seguendo ovviamente le dovute policy in relazione a ruoli, mansioni, responsabilità e compe tenze funzionali), ed essere messi nelle condizioni di trarne, in modo corretto, conoscenza e informa zioni utili per la crescita aziendale. secondo questa visione, perciò, non c’è motivo per cui i dati debbano essere “blindati” in luoghi protetti, suddivisi in silos all’interno di siste mi separati, o custoditi a unico ap pannaggio degli analisti e dei data scientist. tutti le informazioni di cui ciascun stakeholder ha bisogno, de vono essere disponibili in un’unica piattaforma dove poterle esplorare, condividere e utilizzare per prende re decisioni. “Siamo assolutamente consapevoli che realizzare questo non sia affatto facile, ma è proprio questa la priorità di Qlik, perché sappiamo bene che i dati sono preziosi solo quando è possibile utilizzarli effettivamente” commenta dossena.

La visione e la strategia adottata da Qlik presuppone, pertanto, una vera e propria “alfabetizzazione dei dati” o data Literacy , ovvero un processo formativo che consenta a chiunque di acquisire la capacità di leggere, utilizzare, analizzare e mettere in discussione i dati. si tratta, dunque, di un’abilità che permette ai collabo ratori di un’azienda, a tutti i livelli, di porre le giuste domande alle mac chine e ai dati stessi, nonché di ge nerare conoscenza, prendere deci sioni e condividere con gli altri tutto quanto acquisito. In questo senso, un ruolo fondamentale viene svolto dalla tecnologia, affinché metta a disposizione piattaforme “intelli

genti” che non si limitino a restituire delle informazioni, ma che consen tano una vera e propria interattività con gli utenti. “Crediamo, infatti, che i dati debbano essere sviscerati, non solo interrogati. sicuramente poter porre una domanda e ottenere una risposta dai sistemi rappresenta un grande vantaggio, ma la tecnologia di Qlik va oltre, offrendo all’utente la possibilità di esplorare i propri dati non soltanto con un’unica idea pre concetta, ma proponendo diverse chiavi di lettura, attraverso doman de a cui non si è pensato. non solo, la nostra piattaforma è in grado di suggerire delle intuizioni, sulla base di ciò che osserva nei dati in que stione. Questa libera esplorazione, guidata dalla curiosità, si traduce in scoperte sorprendenti e trasforma tive” continua dossena.

CEnTRALITà DEL DATO VS CEnTRALITà DELLA PERSOnA?

I dati, dunque, stanno diventando il nuovo linguaggio del business e non solo: l’idea è, infatti, quella di creare un ecosistema dove persone, aziende, organizzazioni e governi affrontino le sfide più complesse attraverso i dati. Ma tutto ciò è pos sibile nella misura in cui sia l’uomo a dominare il dato, lo governi e lo usi in modo virtuoso. ultimamente, infatti, si è posto il grande proble ma sull’abuso nell’utilizzo dei dati, diventati spesso merce di scambio per poter accedere ai più disparati servizi tramite piattaforme on-line. tuttavia, siccome questa modalità di scambio sta diventando sempre più invasiva, oggi le persone voglio

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no avere la certezza che, nel momento in cui non si utilizza più un determinato servizio, i propri dati vengano cancellati e non siano più utilizzati dal sistema e da coloro che gestiscono tali piattaforme, nel rispetto delle più intransigenti linee guida del gdPr. La gente, adesso, ha una maggiore consapevolezza del valore dei propri dati – forse perché se ne è fatto un abuso eccessivo – ed è molto più cauta nel rilasciare informazioni.

La questione è estremamente delicata, perché oggi non si può prescindere dall’utilizzo di determinate tecnologie: tutta la nostra vita è permeata – in qual siasi ambito – dall’uso delle più svariate piattaforme, per fare qualsiasi cosa. Allo ra, come possiamo fare affinché la tecno logia diventi una nostra alleata, e non un elemento che favorisce questa eccessiva intromissione, nel migliore dei casi per scopi commerciali, e molto spesso finaliz zata a frodi? Insomma, le innovazioni tec nologiche da una parte ci facilitano la vita, dall’altra ci rendono molto più vulnerabili. “evidentemente, il buon uso non dipende dalla tecnologia in sé, ma da come questa viene impiegata. Pertanto ci deve esse re, da parte di aziende che sviluppano tali piattaforma – come nel caso di Qlik-, l’impegno e l’attenzione che tali infrastrut ture siano sicure, per esempio, che le informazioni acquisite siano crittografate, che i server sui cui poggiano tali applica zioni siano su domini sicuri; che ci siano dei sistemi di protezione solidi, in modo da evitare incursioni da esterni e furto di dati, attacchi hacker, phishing e così via. Ma soprattutto, è importantissimo che chi elabora e gestisce tali dati sia sempre guidato da principi di etica, di equità e faccia del dato un uso appropriato, fina lizzato esclusivamente a generare valore”, commenta ancora giorgio dossena.

La questione etica, quindi, non è tanto legata al dato in sé, quanto a come viene usato e interpretato. Per cui, per esem pio, nell’elaborazione dei modelli generati dalla realtà virtuale sulla base di dati acquisiti, si deve tenere in considerazione l’impatto dei bias, ovvero quegli elementi devianti a causa del contesto in cui i dati stessi sono stati rilevati, un caso eclatante nelle ricerche demografiche, può essere rappresentato dal campo “gender”, che spesso costituisce un fattore fortemente discriminatorio. Per questo, è impor tante che la raccolta del dato sia quanto più asettica possibile, che non subisca condizionamenti di alcun genere, ed è assolutamente necessario regolamentare il modo con cui tutte queste informazioni vengono utilizzate, sia per evitare la crea zione di modelli previsionali fuorvianti, sia per evitare un uso illegale e illegittimo dei dati stessi.

oggi nelle aziende ci sono fin troppi dati, ma spesso manca la consapevolezza e la coscienza di come utilizzarli nel modo più proficuo, equo e onesto. La grande sfida da parte degli sviluppatori delle diverse tecnologie e piattaforme sta, dunque, nel supportare gli utenti nell’uso più appro priato, più virtuoso e produttivo dei dati, al solo fine di generare conoscenza e da questa trarne valore, a beneficio sia del singolo individuo, sia delle diverse orga nizzazioni. e questo è il percorso che Qlik ha già intrapreso da diverso tempo.

39 ottobre 2022

Aboliamo la TV e la scuola dell’obbligo

LA STORIA DEGLI uLTIMI AnnI. un’economia ben avviata, col supe ramento delle crisi finanziarie del decennio precedente, poi la pan demia. un cigno nero che irrompe nella vita di tutto il mondo e che produce, nell’ordine, paura, perdita di libertà, morte, disoccupazione, povertà. La risposta che il mondo si è data è fatta di lock down, di smart working, di riduzione dei consumi, di stimolo alla produzione attraver so i debiti (come il Pnrr). Ma tale stimolo ha sofferto della carenza di materie prime e di semilavorati. due elementi hanno fortemente

caratterizzato questo periodo: l’assenza di una struttura di politici capaci di dare una risposta operati va efficace (tanto da dover ricorrere a una figura che ricorda il dictator romano di antica fama), e il ruolo perverso dei mass-media, capaci di cavalcare la paura per sostenere la loro informazione disinformata.

La speranza del ritorno alla nor malità e i progetti di ripresa hanno assistito a un secondo cigno nero: una guerra in europa. Questo ha fatto toccare con mano un’ulteriore difficoltà: la dipendenza e il costo dell’energia. un ulteriore problema per il sistema produttivo.

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Passerà anche questo, ma altri cigni neri si affacceranno, ogni volta di versi, imprevedibili e imprevisti. guardiamoli dal punto di vista di un’impresa, cioè di un organismo che trasforma capitali, lavoro, energia, materie prime e semilavo rati in prodotti e servizi, attraverso un’adeguata struttura produttiva e nel rispetto di vincoli di legge e di ri spetto della società (come in figura):

produzione e la continua innovazio ne sugli smart-phone ne fornisce un’evidenza. In altre parole, la no stra imprese determina la società. Allora un’altra domanda dev’essere formulata, a priori: Che tipo di società vogliamo?

Potremmo discutere a lungo, ma certamente su un certo insieme di cose tutti sono d’accordo: vogliamo la pace, la salute, la salubrità am bientale, l’uguaglianza, il benessere, la libertà, … insomma, tutti quei diritti che, elencati nei vari livelli della piramide di Maslow, vengono proclamati nelle varie dichiarazio ni che dal 1776 hanno arricchito e precisato il concetto di dignità dell’uomo.

Le domande da porsi sono:

1. Come possiamo adeguare la struttura produttiva a una minor dipendenza dagli elementi in ingresso?

2. Come possiamo far sì che i vincoli di legge e di rispetto sociale non pesino sulla struttura produttiva?

IL COnTESTO ATTuALE

Lo schema che descrive l’impresa non tiene conto che essa stessa fa parte della società, e in quanto tale la influenza e ne modifica compor tamenti, bisogni, regole: la grande

non sempre quei diritti sono coe renti tra loro: ad esempio, la libertà, che sottende la libertà di agire (come una visione di economia libe rista) non è detto sia coerente con l’uguaglianza (assistiamo anno per anno a un aumento di sperequazio ne tra ricchi e poveri, al diffondersi di pratiche liberiste); oppure, sem pre la libertà, che sottende la libertà di scegliere un sistema valoriale, determina differenze culturali che impediscono di condividere uno stesso sistema di leggi, e che mina no spesso la pace.

tuttavia, chi governa un’impre sa, conosce bene quali elementi sono desiderabili o inaccettabili da tutti. L’inquinamento è negativo, lo spreco è negativo, lo sfruttamento è negativo, e così via.

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Marco Maiocchi, socio e fondatore di opdipo

Quanto più la crescita di un dipendente è crescita di persona (e non solo di remunerazione o grado) tanto più la sua prestazione sarà preziosa, la sua fedeltà sarà certa, il clima aziendale sarà piacevole, l’impresa sarà profittevole. Per tutti. Adriano Olivetti docet.

Ma oltre le cose da non fare ci sono anche quelle desiderabili; un’impre sa può contribuire a migliorare la società: i prodotti e i servizi di un’im presa possono contribuire al miglio ramento del benessere, della salute, della cultura di una persona, purché chi la guida abbia una coscienza etica, la stessa che lo spinge a inqui nare meno di quanto gli impongano le leggi. e, poiché un’impresa è fatta di persone, è opportuno che una tale coscienza sia diffusa anche tra i dipendenti, che partecipino agli obiettivi aziendali come parte di un organismo cooperativo.

QuALI DIREzIOnI? tre direzioni fondamentali:

1. La coesione sociale parte dal piccolo

2. Il miglioramento dei processi richiede automazione: l’Industry 4.0

3. La servitizzazione

interessato alla soddisfazione del cliente, ma interessato solo allo stipendio di fine mese difficilmente farà crescere azienda e società (una volta si studiava alle elementari l’apologo di Menenio Agrippa). Il dipendente deve essere orgoglio so del proprio lavoro, deve avere senso di appartenenza, dev’essere adeguatamente remunerato, deve partecipare ai vantaggi dell’azienda ed essere consapevole della rica duta che l’azienda ha sul territorio e sull’intera società. non basta una buona remunerazione: ci dev’essere un’adeguata leadership ispiratrice, un insieme di valori condivisi per cui lavorare. Quanto più la crescita di un dipendente è crescita di persona (e non solo di remunerazione o grado) tanto più la sua prestazione sarà preziosa, la sua fedeltà sarà certa, il clima aziendale sarà piacevole, l’impresa sarà profittevole. Per tutti. Adriano olivetti docet. Ma non basta la cultura del dipendente: ci vogliono anche gli “Adriani olivetti”.

2. IL MIGLIORAMEnTO DEI PROCESSI RICHIEDE AuTOMAzIOnE: L’InDuSTRy 4.0

1. LA COESIOnE SOCIALE PARTE DAL PICCOLO

un’impresa è un pezzo della socie tà. Il dipendente non interessato al lavoro che svolge, non interessato all’andamento dell’azienda, non

La digitalizzazione dei processi produttivi e dei servizi correlati e l’integrazione di tutto ciò con i pro cessi del mondo esterno aumenta l’efficienza, riduce i costi, riduce gli sprechi, migliora l’ambiente. non c’è bisogno di dire di più: sono cose ormai note e verificate.

3. LA SERVITIzzAzIOnE

L’automobile che inquina meno è quella che ho già. farne una nuova impatta sull’ambiente infinitamente

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di più. Ma si confonde la produzione con la crescita del PIL (e il PIL con la felicità): non sempre più fatturato non vuol dire più margini. trasformare il prodotto in servizio ha come conseguenze:

» allungare la vita dei prodotti, quin di produrre meno, fatturare meno ma avere più margini;

» produrre meno e quindi usare meno materie prime, con impatti positivi sullo sfruttamento dell’am biente e sull’inquinamento da dismissione e smaltimento;

» usare meno energia;

» avere un costante controllo, e quindi aumentare la conoscenza dei prodotti per il loro migliora mento successivo.

InFInE (MA PRIMA DI TuTTO).

In Italia un insegnante delle scuole elementari ha una retribuzione an nua, dopo 15 anni di carriera, di circa 24.000 euro lordi. A parità di potere d’acquisto, l’omologo tedesco ne riceve 43.000, uno svizzero 51.000 e un lussemburghese 67.000. Per le scuole superiori si passa a 44.000 per l’Italia, rispetto agli 88.000 per la germania.

negli ultimi trent’anni, grazie a mirate riforme della scuola e a una politica depressiva della retribuzio ne dei docenti, la scuola italiana ha ridotto la sua capacità di generare persone con capacità critica adegua ta (il 30% della popolazione italiana è analfabeta funzionale; quanti di questi sono ora “in cattedra?”). un’inversione di tendenza che

selezioni le competenze migliori per creare una buona scuola permet terebbe di avere buoni insegnanti nello spazio di una generazione, e quindi validi cittadini nello spazio di due generazioni.

Questa è solo una spia di quanto riteniamo si debba investire sul futuro.

L’agenda 2030 onu per lo sviluppo sostenibile presenta l’obiettivo n. 4 per un’istruzione di qualità, ma punta a una formazione che garan tisca lavoro e produttività. La cultura (cioè la conoscenza corredata degli strumenti e delle capacità critiche di valutazione e di responsabilità di decisione) non sembra essere un obiettivo per nessuno. Così, entro il 2030 possiamo sperare di avere persone finalmente capaci di portare avanti quei lavori che nel frattempo la tecnologia avrà fatto scomparire. Quello che serve non è istruzione, è cultura, nel senso detto sopra. forse aveva ragione Pasolini, quando, nel 1973, pubblicava sul Corriere della sera un articolo dal titolo “Aboliamo la tV e la scuola dell’obbligo”. se non ci pensano le istituzioni (visto il basso livello dell’attuale classe dirigente) non possiamo fare altro che invitare gli imprenditori a farlo: nella visione di una società, nella scelta delle politiche del personale e nella scelta della partecipazione dello stesso alla costruzione di una società veramente democratica (cioè dove non è il potere decisionale che viene distribuito, ma la capacità di comprendere e valutare, che sta alla base delle decisioni).

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Sistema Qualità e organizzazione efficace: due leve per competere con successo

Le aziende si trovano ad affrontare di continuo temi di differente natura, alcuni esterni, come la pandemia con il lavoro a distanza, che solo per pochi è diventato smart working, la crisi energetica e di alcune supply chain (automotive) generata dalla guerra in Ucraina.

Altri interni di natura decisamente traversale come ad esempio l’efficacia dell’organizzazione in tutte le sue sfaccettature: management, processi e domini, gestione delle persone e posizionamento del sistema della Qualità. Che fare per attivare un processo di miglioramento della capacità di competere? Come coinvolgere management e collaboratori?

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M ind

La capacità di competere con successo da parte di un’azienda, in genere, è legata a quanto è in gra do di sostenere il ciclo del valore: generare valore, trasferire valo re, capitalizzare valore. Tutte e tre le fasi sono conseguenza diretta dell’efficacia di un’organizzazione.

Una sintesi che, se ben analizzata nei suoi diversi aspetti, domini e componenti, mette in evidenza tutta una serie di fattori ed aree di miglioramento da perseguire, quali ad esempio: cultura aziendale, vi sion, capacità finanziaria, persone, processi, relazioni etc.

Se ci si sofferma sul generare valo re. Appare evidente che un sistema inefficace difficilmente genera valore, per cui rimane più comples so sviluppare il ciclo del valore e, quindi, generare i margini attesi.

La scarsa capacità di generare valore può essere percepita dai re sponsabili di azienda approfonden do diverse situazioni: in primis la cassa, a seguire scarsa visibilità, la perdita di contratti/clienti, l’eviden za di inefficienze di processo e/o di persone non affrontata, la mana gerialità conflittuale o, comunque, distante da mercato e/o persone.

Un altro elemento importante è la verifica del posizionamento del sistema della qualità in azienda: serve come bollino ed è confinato nel solo ufficio qualità e in qualche dintorno, eppure è il fulcro del cambiamento e del miglioramento condiviso su base oggettiva.

Nel primo caso la certificazione è conditio sine qua non per opera re in alcuni mercati e presso certi clienti (basta pensare alla supply

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MindUp Qualità

chain del mondo automotive) e non genera altri benefici tangibili per un’organizzazione.

Inefficienza aziendale e posizionamento del sistema Qualità sono le due facce della stessa realtà, con cui le aziende devono confrontarsi ed approntare piani di miglioramento.

In realtà, le aziende per innescare un processo di cambiamento virtuoso, possono partire da entrambe le situazioni: risolte le inefficienze, travasare nel sistema qualità è un battito di ciglia. Vale anche il viceversa.

Ma come facilitare e semplificare il percorso?

Nella mia esperienza ho visto l’importanza di 5 ingredienti (ndr). Tutte le volte che erano presenti tutti, i risultati sono stati evidenti per tutti.

Il primo, l’ingrediente principale, la condizione necessaria è la volontà del management (delle figure apicali, della proprietà in caso di PMI) di voler perseguire un cambiamento che è in primis culturale. Tenendo conto, da subito, che non riguarda solo gli altri, ma parte da noi stessi e ci deve vedere protagonisti.

A seguire, come secondo ingrediente, la consapevolezza che nessuno ha la bacchetta magica e ci va del tempo. Terzo ingrediente, l’effetto alone che non aiuta le

decisioni, soprattutto quelle importanti e coraggiose perché portano lontano dalla comfort zone. Per cui, inutile trincerarsi dietro l’assunto: “noi già stiamo facendo in maniera autoctona un percorso di miglioramento, o, peggio ancora, ma noi lo abbiamo già fatto”.

Quarto ingrediente, la presenza di un contraltare esterno con adeguata seniority che ha vissuto nella sua vita professionale situazioni analoghe (corsi e ricorsi storici) da facente parte di azienda e, nel contempo, abbia già affrontato situazioni simili come consulente di organizzazione. Per intendersi tanto arrosto e poco fumo. Competenza ed esperienza con medaglie sul campo.

Quinto ingrediente, la definizione di un elemento abilitatore della volontà di cambiamento, una novità in grado di creare entusiasmo, partecipazione, di portare le persone a pensare questa volta ce la facciamo a cambiare. Un’ipotesi è nell’adozione di un metodo semplice, efficace in grado di favorire la definizione di: processi, regole, obiettivi, responsabilità e – non ultimo- una comunicazione aziendale efficace.

Un metodo in grado di strutturare le informazioni, le attività le interrelazioni tra persone e processi. Un metodo che dia la consapevolezza di ‘contare’ all’interno dell’azienda o quantomeno di essere tenuto nella giusta considerazione.

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uno strumento che ha trovato riscontri pratici nella sua adozione nelle aziende è rappresentato dalle Mappe Mentali. una metodologia che poggia sul principio di fun zionamento della nostra mente, pertanto non presenta difficoltà alcuna di essere compresa e utiliz zata nelle operazioni quotidiane di un’azienda.

un pregio delle mappe mentali è di semplificare le strutture complesse e di avvicinare le persone di diversi dipartimenti e favorirne la comuni cazione e quindi la collaborazione.

Le mappe mentali sono utilizzate per avvicinare cultura e gestione del cliente da parte del dipartimento tecnico e di quello commerciale. Ma, non solo, riescono a coinvolgere in maniera semplice e chiara diversi dipartimenti su temi comuni, quali: processi-flussi, obiettivi e responsa bilità, regole, comunicazione, non ché per la messa in opera di sistemi che coinvolgono tutta l’azienda: erP, Qualità, sicurezza, etc.

Le persone partecipano attivamen te perché grazie alle mappe mentali capiscono perché e che cosa viene richiesto come loro contributo. una metodologia che mira a svecchiare le impostazioni tradizio nali per lo più ancora basate sullo sviluppo di elenchi, tabelle, proce dure e moduli “noiosi” e rendere la gestione del sistema realmente dinamica atte al coinvolgimento delle risorse aziendali in un ciclo at

tivo e stimolante del miglioramento continuo.

un percorso assolutamente perso nalizzato per ogni azienda ed il suo mondo, le sue persone.

Le aziende, al massimo sono simili, mai uguali. ogni intervento serio, che voglia avere un elevata pro babilità di successo, deve essere pensato, sviluppato e monitorato per ogni singola realtà aziendale.

In sintesi, il Management (e la pro prietà nel caso delle PMI) devono giocare un ruolo da protagonisti. sviluppare un’azienda organizzata ed efficiente - in primis- non lo si fa per la certificazione di Qualità, ma per assicurarsi la capacità di com petere con successo, nel tempo. un po’ come uno studente non deve studiare per prendere il voto, ma per comprendere temi e metodi che vanno arricchire le competenze e la conoscenza che gli consentiran no di affrontare il mondo del lavoro con le basi solide pronte.

cHi Deve RifletteRe ↘ Proprietari Pmi ↘ Responsabili Pmi ↘ amministratori Delegati/Unici ↘ Direttori Generali ↘ Responsabili Sistemi di Gestione ↘ management Smart

i PRinciPali Benefici ↘ Gestione dell’organizzazione efficace

↘ Certificazione consapevole ↘ Revisione dell’organizzazione ↘ miglioramento delle operation

↘ Sviluppo della Collaborazione aziendale

↘ Strutturazione della capacità di competere

↘ Garanzia del rispetto degli adempimenti cogenti ↘ miglioramento della reputazione aziendale Gestione

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