MindUp Magazine 05 Speciale IBE 2022

Page 1

E2HI!

Metodi e tecnologie per definire e mantenere la rotta

ottobre | duemilaventidue

Anno II n. 5 - supplemento a www.newsimpresa.it diffusione gratuita Rivista di Economia, Mercati, Tecnologie, Management e Formazione


17.11.22

Agenda 9:15

Benvenuto

9:25

Dove eravamo rimasti, il nostro percorso di oggi M. Fucci - Mindup-Pentaconsulting

9:40

Sostenibilità: sfide e opportunità R.Filipelli - Microsoft

2022

A. Sianesi - Fondazione Politecnico di Milano

10:00 Future of Living: l’individuo al centro tra innovazione e sostenibilità umana F. Iervolino - DeLoitte

10:20 Come sta cambiando la formazione per un futuro sostenibile G. Colombo - Politecnico di Milano

10:40 Intelligenza Artificiale: utilizzo, limiti, legislazione S. Quintarelli - Advisor

11:00 Energia: il contesto attuale e come agire nell’immediato futuro P. Bonifati - ENEL

11:20 Il digitale per una economia con le persone al centro R. Siagri - Imprenditore

11:40 Come affrontare al meglio i progetti di trasformazione dati. Siamo pronti per le nuove sfide? G. Dossena - Qlik

12:05 Aboliamo la TV e la scuola dell’obbligo M. Maiocchi - OPDIPO

12:30 Dibattito Interattivo

Organizzato da

In Collaborazione con


Edittoriale

E2Hi!

Il nuovo contesto operativo Metodi e tecnologie per definire e mantenere la rotta

massimo fucci Direttore Responsabile massimo.fucci@pentaconsulting.it

In un ambito caratterizzato da cambiamenti veloci generati da situazioni interrelate, prendere decisioni in merito a strategie, modelli di business e operativi, prodotti/servizio, non può prescindere dalla adeguata conoscenza del contesto in cui ci si trova e, situazione da non trascurare, dalla prefigurazione della sua dinamica evolutiva. L’operatività del management aziendale deve mutuare le capacità di un abile giocatore di DAMA e prevedere le prossime 3 mosse, focalizzandosi su 3 elementi: Energy & Enviroment , Human e Infrastructures. Un contesto operativo in cui tutti devono muoversi ri-strutturando e cambiando da dentro e favorendo una cultura d’azienda orientata al cambiamento… continuo. Una sfida importante che vede presenti sia la Digital Transformation: modelli di business/operativi, l’intelligenza artificiale e machine learning, la governance del dato e i processi. Elementi necessari perché facilitatori della governance del cambiamento a patto che costituiscano un ambiente integrato tra di loro ed in linea

con un percorso pre-ragionato da parte del Management. Sia e soprattutto le persone: comunicazione, relazione, clima aziendale e qualità della vita. Le persone e la loro capacità di operare in squadra, è oramai assodato, rappresentano il vero differenziatore della capacità di competere. Esempi ce ne sono molteplici. Ne cito solo uno, perché non fa torto a nessuna azienda in cui ho operato e ci vede sicuramente tutti concordi: i mondiali di calcio del 1982, certamente non eravamo i migliori, ma l’armata ZOFF (ringrazio l’attore Giallini per averlo ricordato) ha espresso uno spirito di team che gli altri non hanno espresso. Ma, per dirla alla Di Pietro (con il quale mi scuso per l’irriverenza) che ci azzecca con le aziende (grazie Di Pietro)? Se questa è la domanda… beh! Allora la strada è lunga, molto, molto, molto lunga. Questi i temi trattati ad IBE 2022 Buon evento a tutti M. Fucci


Sommario 03

Edittoriale

E2Hi! Il nuovo contesto operativo Metodi e tecnologie per definire e mantenere la rotta

Cover

22

Speciale IBE 2022 Memorial Umberto Cugini

26

Intelligenza Artificiale: utilizzo, limiti, legislazione

Editore Pentaconsulting Srl Piazza Caiazzo, 2 - 20124 Milano Tel. 02 39523808 pentaconsulting@pentaconsulting.it

Energia: il contesto attuale e come agire nell’immediato futuro

Direttore Responsabile

Massimo Fucci massimo.fucci@pentaconsulting.it

Content Manager

Maria Lanzetta m.lanzetta.partner@pentaconsulting.it

Progetto Grafico

ottobre duemilaventidue

mcquadro studio creativo campanagrafica@gmail.com

Mindup magazine Speciale IBE 2022

n. 05 ottobre 2022 - anno II supplemento a www.newsimpresa.it diffusione gratuita


06

05

Il ciclo Virtuoso dell’energia, una risposta alle bollette pesanti

32

Il digitale per una economia con le persone al centro

40

10

16

Future of Living: l’individuo al centro tra innovazione e sostenibilità umana

Come sta cambiando la formazione per un futuro sostenibile

36

Come affrontare al meglio i progetti di trasformazione dati. Siamo pronti per le nuove sfide?

44

Aboliamo la TV e la scuola dell’obbligo

MindUp Qualità Sistemi Qualità integrati con il management aziendale


Il ciclo Virtuoso dell’energia, una risposta alle bollette pesanti di maSSimo fucci

IBE 2022

dossier

6


Per molto tempo Microsoft è stata conosciuta per i sistemi operativi client e le applicazioni office, ma sono passati ben 14 anni da quando ad ottobre 2008, in occasione della Professional Developers Conference, Microsoft annunciava la disponibilità della Community Technology Preview di Windows Azure rafforzando la sua posizione nel mondo Cloud (fonte: PDC 2008- Azure Services Platform and Windows Server - Microsoft Windows Server Blog). In occasione della Windows Professional Conference (fonte: WPC 2022 - A Milano l’evento OverNet sulle tecnologie Microsoft) Microsoft ha evidenziato come le piattaforme Cloud in genere, richiedono una gestione intelligente dell’energia, in maniera tale da salvaguardare la capacità della rete ed il rispetto dei requisiti richiesti alle aziende dai criteri ESG (Environmental, Social and Governance). Microsoft ha affrontato -da subito- molto seriamente questo tema, tant’è vero che già

nel 2020 ha definito la propria strategia: “By 2030 Microsoft will be carbon negative, and by 2050 Microsoft will remove from the environment all the carbon the company has emitted either directly or by electrical consumption since it was founded in 1975.” (fonte: Microsoft will be carbon negative by 2030 - The Official Microsoft Blog). Il percorso è reso possibile grazie ad una attenta pianificazione che l’azienda ha da sempre nella progettazione dei sistemi Cloud. Per comprenderla appieno occorre riflettere su alcuni concetti fondamentali. Il primo riguarda l’incapacità della rete elettrica di immagazzinare l’energia in eccesso (fonte: Dispacciamento - Terna spa); questo fatto porta ad affermare che: visto che l’energia green non è una fonte di produzione pre-controllabile, ci metterà spesso davanti alla situazione di sprecarne, o meglio, non attivarne la produzione in quanto non si saprebbe dove immagazzinarla.

7

ottobre 2022

n. 05


DossierIBE 2022

Gli Stati Uniti monitorano da tempo questa situazione paradossale e tracciano la cosiddetta “Rejected Energy” che purtroppo nel 2021 è stata pari al 65.4% del totale (fonte: Flowcharts (llnl.gov)). Una percentuale che da sola dà l’entità del fenomeno. Se consideriamo un impianto eolico, l’intensità del vento oscilla durante il giorno e nel corso delle stagioni, il che provoca una produzione di energia variabile. Con l’aumento della fornitura di energia rinnovabile, si crea il problema per i gestori delle reti elettriche, in quanto devono immettere solo l’esatta quantità di energia che gli utenti stanno richiedendo in quel lasso di tempo. Cosa fare di quanto viene prodotto in eccesso? Una soluzione è costituita dai banchi di batterie agli ioni di litio in grado di immagazzinare un determinato quantitativo di energia. La ricerca e sviluppo messa in campo da Microsoft si sta indirizzando verso la tecnologia delle celle a combustibile a membrana a scambio protonico o PEM a lungo termine, che potrebbe essere una soluzione praticabile per l’assenza di emissioni di carbonio. Le celle a combustibile PEM combinano idrogeno e ossigeno

IBE 2022

dossier

8


in una reazione chimica che genera elettricità, calore e acqua: nessuna combustione, nessun particolato e nessuna emissione di carbonio. Il test sulle celle a combustibile PEM ha dimostrato la fattibilità di questa tecnologia a tre megawatt, per la prima volta su scala industriale un collegamento con un generatore di backup in un data center. Una volta che l’idrogeno verde sarà disponibile ed economicamente sostenibile, questo tipo di alimentazione di backup stazionaria potrebbe essere implementata in tutti i settori, dai data center agli edifici commerciali, agli ospedali e naturalmente anche all’interno di impianti manufatturieri in grado di ricevere dei benefici dal cosiddetto demand/response con la rete elettrica (fonte: https://www.enelx.com/it/it/aziende/servizio-energia/ flessibilita/demand-response) Microsoft per i suoi sistemi Cloud progetta oramai da tempo sistemi in grado di interagire con la rete elettrica per ottenere una mutua efficienza maggiore. Dato che i consumi energetici in un datacenter sono del tutto comparabili con quanto accade in un’industria manifatturiera, questo può essere preso come esempio per la messa in opera di fabbriche più intelligenti e rispettose dell’ambiente dal punto di vista energetico. Ragion per cui non solo il Cloud è fondamentale per la transizione digitale delle aziende, ma scopriamo oggi che rappresenta un modo per difenderci in parte dai continui aumenti dell’energia elettrica, almeno per ciò che riguarda il consumo dei server all’interno dei datacenter, uffici e impianti produttivi delle nostre aziende. Il costo dell’energia (alla data) negli ultimi mesi (fonte: https://luce-gas.it/guida/mercato/andamento-prezzo/energia-elettrica) ha addirittura superato i 0.4 Euro/kWh, ciò significa che il costo annuo per alimentare 20 server si aggira in un anno attorno ai 100.000 Euro. Una motivazione pesante che deve portare le aziende ad una più attenta riflessione in merito in merito ad una migrazione di questi server in Cloud.

9

ottobre 2022

n. 05


Future of Living: l’individuo al centro tra innovazione e sostenibilità umana di maria lanzetta

In questi ultimi anni il contesto socio-economico globale ha subito profonde trasformazioni sia a seguito della pandemia, sia alla luce degli ultimi accadimenti geopolitici.

Questo ha portato a un progressivo cambio delle abitudini nelle persone, che hanno incominciato a dare più importanza a una migliore qualità della vita. Contestualmente, si è assistito a un forte slancio verso l’acquisizione di nuove tecnologie in diversi ambiti e, conseguentemente, a una maggiore propensione all’innovazione.

IBE 2022

dossier

10


Francesco Iervolino, Partner Deloitte Officine Innovazione

Un giusto equilibrio tra innovazione sostenibilità che ponga l’uomo al centro sembra essere il nuovo “mantra” per il prossimo futuro. Questo è, in effetti, ciò che è stato evidenziato da uno studio elaborato da Deloitte che ha condotto una ricerca demoscopica, al fine di comprendere come la combinazione di questi due elementi possa influenzare un reale progresso sostenibile nella vita delle persone all’interno dei vari ambiti che coinvolgono la vita quotidiana di ogni individuo, ovvero: Environment & Energy, Entertainment & Leisure, Healthcare, Mobility, Safety & Security, Shopping & Delivery e Work & Education. Ce ne parla Francesco Iervolino, Partner in Deloitte-Officine Innovazione che racconta: “L’innovazione, che non deve essere intesa fine a sé stessa, può certamente svolgere una funzione determinante nel facilitare il raggiungimento di quel livello di sostenibilità e qualità della vita a cui oggi il singolo individuo aspira. Ed essa può avere un ruolo chiave nei diversi aspetti della vita di tutti i giorni, con un impatto in funzione del livello di adozione, del tempo, della maturità, dello stadio

7

di sviluppo della ricerca e delle innovazioni stesse”. Quello che è emerso dalla ricerca, di fatto, è che i settori in cui l’attuale livello di innovazione e ricerca è percepito come più soddisfacente dagli italiani sono Shopping & Delivery (31%), Healthcare (18%) ed Entertainment & Leisure (15%). Inoltre, gli italiani ritengono che i piani di rilancio per il futuro avranno impatti positivi principalmente in settori quali Environment & Energy per il 30% degli intervistati, e Work & Education per il 16%, in linea con quanto previsto dal PNRR.

I sette ambiti analizzati 1. Environment & Energy

Il tema dell’ambiente e soprattutto dell’energia è estremamente attuale e verso di esso si è riscontrata una forte sensibilità da parte della popolazione: concretamente, tra le principali azioni che si possono intraprendere nell’immediato, a livello personale, per avere un impatto positivo sul pianeta, c’è l’ammodernamento degli impianti energetici della propria abitazione con l’obiettivo di ottimizzarne l’uso e minimizzare gli sprechi. Gli evidenti vantaggi legati al fatto di vivere in un’abitazione efficiente

11

dal punto di vista energetico hanno portato l’86% degli italiani ad aver già attivato piani di efficientamento della propria abitazione o ad aver pianificato di farlo in futuro. Mentre tra le motivazioni portate dalle persone che non hanno intenzione di intraprendere lavori di riqualificazione energetica del proprio immobile (14%) ci sono il costo dei lavori (46%), problemi legati all’impossibilità di applicazione delle soluzioni disponibili e/o di accedere alle agevolazioni in base alla tipologia di abitazione (32%), come anche la complessità delle azioni da mettere in atto (13%). Inoltre, secondo il campione intervistato, l’accelerazione della transizione energetica può essere maggiormente agevolata grazie all’erogazione degli aiuti statali (38%) e introducendo azioni finalizzate a promuovere la consapevolezza nei confronti dei consumi e dell’ambiente (29%). Infine, guardando al 2030, circa tre quarti degli intervistati (74%) ritiene plausibile una riduzione dell’approvvigionamento estero di energia grazie alle fonti rinnovabili.

ottobre 2022

n. 05


DossierIBE 2022

2. Entertainment & Leisure Un altro aspetto interessante emerso dallo studio riguarda quanto le persone, negli ultimi tempi, stiano dando maggiore attenzione al proprio benessere sia fisico, sia psicologico, dedicandosi di più ad attività sportive, a coltivare hobby e interessi personali. Prima della pandemia il 59% degli italiani svolgeva attività fisica mentre, ad oggi, la percentuale è salita al 75%. Un’altra conseguenza del lockdown è stata la necessità di ripensare gli spazi della casa in maniera multifunzionale, fino ad arrivare anche alla rivisitazione degli spazi delle città stesse, per renderle più fruibili e multicentriche. A questo si aggiunge una crescente integrazione tra tecnologie innovative e attività “classiche” (es. cinema, sport di gruppo, sale giochi) a disposizione dei cittadini. Nonostante ciò, circa l’80% della popolazione ritiene che la città in cui vive non sia ancora in grado di garantire adeguate attività innovative di intrattenimento per il proprio tempo libero. Inoltre, tra quelli consapevoli delle diverse opzioni innovative offerte nel proprio comune, solo la metà ne usufruisce, in quanto il costo di queste nuove tecnologie risulta essere ancora troppo elevato. L’obiettivo di unire innovazioni ad attività ricreative e culturali solitamente svolte in presenza - ha come fine ultimo quello di arricchire l’esperienza degli utenti e contribuire

IBE 2022

dossier

allo sviluppo della digitalizzazione. E, in realtà, il 77% della popolazione è convinto che questa unione porterà effettivi vantaggi e miglioramenti qualitativi nelle esperienze in presenza, ma avverrà presumibilmente entro il 2030. 3. Healthcare In tema di salute, se da una parte si assiste a un progressivo cambio di atteggiamento, per cui – a quanto pare - un italiano su tre preferisce o ritiene indifferente effettuare visite o consulti medici da remoto, dall’altra la scelta di un servizio “in presenza” durante visite e consulti è ancora determinante per sette italiani su dieci. Quanto alle diverse fonti di informazioni sanitarie a disposizione delle persone, per il 52% della popolazione il medico di famiglia rimane ancora la figura di riferimento più importante per ricevere aggiornamenti e delucidazioni sulla salute e il benessere, mentre le università e i centri di ricerca, insieme alle istituzioni pubbliche e al Governo, sono riconosciuti dalla popolazione come gli attori chiave per portare avanti l’innovazione e il miglioramento nella sanità pubblica. Di fatto, le grandi innovazioni mediche contrastano ancora con le più basilari necessità quotidiane delle persone che, nel 70% dei casi, indicano come priorità assoluta la velocizzazione dei tempi di accesso alle cure. Infatti, a riprova di esigenze più concrete, la maggioranza degli italiani

12


Mobility

Healthcare

District / City Building

Safety & Security

ity bil ina sta Su

Entertainment & Leisure

So cia l im pa ct

Home

Shopping & Delivery

Quality of life Environment & Energy

non ritiene prioritarie, ad esempio, le nuove tecnologie sulla stampa in 3D di protesi e organi. Emerge, quindi, che le innovazioni più attese e conosciute sono quelle che migliorano la gestione della quotidianità. Le innovazioni in ambito salute vengono percepite positivamente, in quanto portano a una maggiore prevenzione sanitaria e a un aumento della qualità della vita generale; infatti, il 76% del campione è convinto che entro il 2030 tali innovazioni saranno ampiamente diffuse fra i servizi disponibili in ambito sanitario. 4. Mobility Crescente è anche l’attenzione delle persone verso l’ambiente: infatti, sembrerebbe sempre più diffusa la tendenza a comprare veicoli elettrici, ritenuti gli elementi più innovativi in termini di mobilità sostenibile dal 77% dei rispondenti al sondaggio condotto da Deloitte. Tuttavia, passando dalla conoscenza delle innovazioni al loro utilizzo e adozione, solo un terzo degli intervistati

Work & Education

ha nei propri piani l’acquisto di una auto elettrica (32%), mente, la vasta maggioranza dei rispondenti non ha intenzione o non è ancora deciso sull’acquisto in futuro di un’auto elettrica (67%). Di fatto, nonostante ogni anno si registri un aumento significativo del numero di auto elettriche vendute, per poter raggiugere l’ambizioso obiettivo di una mobilità a zero emissioni, sarebbe necessario vendere almeno 35 milioni di veicoli elettrici all’anno fino al 2030. Gli italiani sono consapevoli che il cambiamento è necessario, infatti più della metà del campione intervistato ritiene raggiungibile l’obiettivo di una mobilità a zero emissioni entro il 2030. 5. Safety & Security Se, da un lato, lo sviluppo di nuove tecnologie contribuisce al miglioramento della sicurezza pubblica e privata, dall’altro lato, espone individui, aziende e istituzioni a nuovi rischi. Nonostante questo, più dell’80% degli italiani ritiene che le nuove tec-

13

nologie possano migliorare la sicurezza fisica e digitale delle persone, sebbene poi il 56% degli intervistati sia preoccupato da minacce di tipo digitale. Tra i rischi maggiormente percepiti ci sono i pericoli connessi agli attacchi hacker, la possibilità di contrarre virus informatici, l’eventuale furto d’identità o i rischi legati ad acquisti/transazioni monetarie online. Per quanto riguarda, poi, la sicurezza fisica, il 54% del campione analizzato si dichiara preoccupato circa le alterazioni ambientali, l’aumento della microcriminalità e la scarsa cura delle infrastrutture cittadine. Inoltre, facendo un focus su uno dei temi più attuali, il 60% degli italiani ritiene che il Metaverso sia uno strumento immersivo all’avanguardia e la maggior parte degli italiani, circa il 71%, si trova d’accordo nel ritenere che le innovazioni legate alle nuove soluzioni di realtà virtuale condivisa (es. metaverso, realtà aumentata, realtà virtuale) siano destinate a diffondersi e affermarsi stabilmente entro il 2030.

ottobre 2022

n. 05


DossierIBE 2022

6. Shopping & Delivery Durante il lockdown le persone hanno utilizzato lo shopping online come principale - e quasi unica - modalità d’acquisto per tutte le tipologie di prodotti. Ora che ci stiamo lasciando l’emergenza sanitaria alle spalle, le aziende devono comunque continuare a ripensare la shopping experience come un modello ibrido (fisico e online). Il commercio online, solo nel primo trimestre del 2021, è cresciuto del 58% su base annua globale e, complessivamente, nel 2021 gli acquisti online sono arrivati a valere il 21% in più rispetto all’anno precedente. Oggi, il 94% della popolazione italiana utilizza piattaforme online per fare acquisti, considerando il risparmio di tempo il vantaggio maggiore. Di fatto, tra tutti i progressi che si andranno ad attuare entro il 2030, lo sviluppo dello shopping online con la conseguente riduzione degli acquisti in negozi fisici - è il trend che raccoglie il maggior numero di consensi (79%) all’interno del campione analizzato. 7. Work & Education Infine arriviamo a due dei temi più discussi durante l’era pandemica e post pandemica, ovvero lavoro e scuola/università/formazione. L’improvvisa emergenza sanitaria ha dato vita a nuove forme di collaborazione e gestione dei propri carichi di studio e lavoro. Queste nuove

IBE 2022

dossier

14

modalità sono state certamente molto apprezzate, ma sicuramente presentano ampie aree di miglioramento, soprattutto per quanto riguarda la scuola e la didattica in generale: in effetti il 79% degli italiani afferma che una maggiore integrazione di nuove tecnologie nelle loro attività produrrebbe un concreto miglioramento nella qualità di studio e lavoro. Tra gli elementi chiave da sviluppare per quanto riguarda la DaD, c’è la necessità di migliorare le tecniche d’interazione tra insegnanti e studenti e di elaborare soluzioni per favorire un maggiore coinvolgimento. Spostandoci, poi, all’ambito lavorativo, oggi la maggior parte dei lavoratori italiani preferisce svolgere la propria occupazione da remoto; chi può e lavora a distanza risulta essere molto soddisfatto da questa nuova soluzione, evidenziandone i diversi benefici, come avere una migliore gestione del proprio tempo libero, seguita dal notevole risparmio economico. Guardando al futuro, circa il 70% degli italiani ritiene che il lavoro e lo studio da remoto saranno sempre più adottati e diffusi entro il 2030.


B

Il 2030, anno della grande svolta? Insomma sembrerebbe che il 2030 segnerà l’inizio di una nuova era, e che la maggior parte degli italiani guardi al prossimo futuro con fiducia e grandi aspettative, rendendosi essi stessi artefici del cambiamento. Un cambiamento che deve essere guidato dall’uomo e non subìto. “In effetti, con questo studio la nostra società si è posta l’obiettivo di comprendere il ruolo che il singolo individuo possa avere nell’attuale scenario globale, proprio sulla base dei propri desideri e aspettative; capire quanto l’essere umano sia, di fatto, parte attiva in questo processo di trasformazione e come l’innovazione possa assecondare determinati comportamenti” commenta ancora Francesco Iervolino. Innovazione e sostenibilità umana si concretizzano, quindi, nella capacità degli individui di innovarsi con una maggiore consapevolezza sulle sfide del presente, tenendo saldamente in considerazione l’impatto sulle generazioni future. Pertanto, una gestione integrata dei cambiamenti che si stanno verificando nei diversi ambiti della nostra vita quali casa, lavoro, città/quartiere, architettura, rappresenta la sfida principale per vivere nel futuro in modo sostenibile: da qui nasce il concetto di “Future of Living” elaborato da Deloitte.

Per Future of Living si intende, infatti, un nuovo modo di vivere dell’uomo in questo ambiente interconnesso, in qualità di consumatore, lavoratore, privato cittadino, rappresentante delle istituzioni e in generale come membro di una collettività, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita, creare un impatto sociale positivo per tutta la comunità e garantire la sostenibilità a 360°. In questo scenario, quindi, innovazione e tecnologia rappresentano, senza dubbio, i driver che dovranno abilitare l’adozione di uno stile di vita più sostenibile, ma in un contesto nel quale l’individuo deve essere al centro, artefice del proprio benessere e del proprio progresso: “Ben venga la tecnologia nella misura in cui contribuisce a rendere più efficiente la nostra vita, che sia professionale o privata, ma senza mai perdere di vista il fatto che l’esistenza umana non può essere scandita e definita esclusivamente da algoritmi: l’individuo è fatto prima di tutto di sentimenti, emozioni, sensazioni, fisicità e, per sua natura, ha bisogno di relazionarsi con altri esseri umani e non solo con tecnologie innovative e sistemi robotizzati” conclude Iervolino.

en venga la tecnologia nella misura in cui contribuisce a rendere più efficiente la nostra vita, che sia professionale o privata, ma senza mai perdere di vista il fatto che l’esistenza umana non può essere scandita e definita esclusivamente da algoritmi

Fonte: “Future of Living” analisi demografica condotta da Deloitte

15

ottobre 2022

n. 05


Come sta cambiando la formazione per un futuro sostenibile di GIORGIO COLOMBO

IBE 2022

dossier

16


Giorgio Colombo, Professore presso Politecnico di Milano

E2HI – Energy, Environment, Human, Infrastructure

Il tema Energia e Ambiente sono ineluttabilmente da considerare due temi attuali e dirompenti per la comunità umana e due fattori che possono o meglio devono contribuire ad attutirne l’impatto nel breve, medio periodo. Il tema dell’energia è cruciale perché la nostra civiltà è totalmente dipendente da essa; ogni nostra attività (muoverci, lavorare, studiare, rispondere ai nostri bisogni quotidiani, curarci) richiede la disponibilità di energia. È dei giorni nostri la preoccupazione di tante nazioni, la nostra in prima linea, per i problemi di approvvigionamento di gas naturale dal quale dipendono non solo la temperatura delle nostre case e dei luoghi di lavoro nel prossimo inverno ma il costo in costante aumento di qualunque bene, la difficoltà di sostenere le attività produttive, i trasporti e tante altre cose. La disponibilità di energia è uno dei fattori chiave per spiegare i differenti livelli di sviluppo e di qualità della vita in regioni del mondo diverse, così come quella dell’acqua. E qui entra in gioco il secondo grande problema che preoccupa l’umanità: l’ambiente, le sue risorse, l’inquinamento, i cambiamenti climatici in atto, nei più vari aspetti.

17

Si tratta di due temi che possiamo etichettare come “globali” cioè che riguardano la globalità del genere umano, e per un altro aspetto “multiscala”, cioè che riguardano e hanno effetti sia sul singolo individuo che sulle piccole e grandi comunità, fino all’intero genere umano. Sono temi ai quali dobbiamo dare risposte, ne va della qualità della vita di oggi e soprattutto di domani. In questa prospettiva l’‘homo sapiens’ moderno deve sapere e saper fare, e nella sua attività deve essere supportato da infrastrutture, fisiche e informative, adeguate a rispondere a problemi reali e prendere decisioni importanti, a livelli diversi. La formazione quindi, a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, assume un ruolo cruciale per potenziare il ruolo dell’uomo. Adottando un approccio multiscala nel trattare il tema della formazione, mi focalizzo sugli ambiti dell’Ingegneria Industriale e del Design, che conosco direttamente e dove i temi in esame cominciano a trovare spazio e attenzioni crescenti. Si tratta di Scuole dove l’attenzione è focalizzata sullo sviluppo dei prodotti, per le organizzazioni produttive e di grandi comunità da un lato e di consumo personale e la vita di tutti i giorni dall’altro.

ottobre 2022

n. 05


DossierIBE 2022

Va sottolineato anzitutto il fatto che il tema “energia”, come tutti i grandi temi, va affrontato da diverse angolazioni e richiede pertanto un approccio multidisciplinare: si va dagli aspetti riguardanti la produzione, la distribuzione e immagazzinaggio, all’utilizzo ottimale a livello industriale, residenziale e domestico, al risparmio energetico, a quelli negativi nella produzione, distribuzione e utilizzo e altri ancora. Analoghe considerazioni possono essere fatte per il tema “ambiente” e risorse; in particolare negli ambiti dell’Ingegneria Industriale e del Design si sottolineano lo smaltimento e riuso dei prodotti, l’inquinamento nelle più diverse forme, l’economia circolare oggi tanto presente nei discorsi di molti. Da quanto premesso discende che i due grandi temi in esame possono e devono essere trattati in tanti tavoli diversi, sia quelli dove siedono come padroni di casa, che quelli dove sono convitati. Il ruolo della formazione: la situazione ad oggi Per parlare di formazione è utile guardare un po’ alle nostre spalle, anche per capire come la sensibilità ai problemi che stiamo trattando si è modificata nel tempo. Quando ero studente di Ingegneria Meccanica, nella seconda metà degli anni Settanta, il problema energetico non godeva del rilievo attuale; temi specifici legati alle macchine e agli impianti per la produzione e l’utilizzo di energia elettrica e termica venivano trattati all’interno del Corso di Laurea in Meccanica, mentre esistevano Corsi di Laurea

IBE 2022

dossier

in Ingegneria Elettrica, focalizzati prevalentemente sulle applicazioni, e in Ingegneria Nucleare, altamente specialistico e con un numero esiguo di iscritti. Sono passati più di quarant’anni e da diverso tempo gli attuali ordinamenti prevedono Corsi di Laurea in Ingegneria Energetica e anche dal punto di vista della ricerca nelle maggiori Università tecniche, italiane e straniere, sono presenti Dipartimenti di Energia. Il Design Industriale, nato e tutt’ora in alcune sedi universitarie presente come ramo dell’Architettura, ha da più di vent’anni raggiunto un’indipendenza culturale. L’attenzione sui temi dell’energia, dell’ambiente e della sostenibilità è stata però più evidente nelle attività di ricerca che argomento di corsi; i temi delle energie alternative, dell’inquinamento ambientale, della sostenibilità di prodotti e processi produttivi, dell’innovazione dei sistemi di trasporto hanno catalizzato l’attenzione di numerosi ricercatori, italiani e stranieri e le pubblicazioni scientifiche censite ne sono una dimostrazione evidente. Ingenti sono stati i finanziamenti stanziati dalla Comunità Europea e dalle Agenzie nazionali e regionali sui temi in esame. Ma il vero follow up è garantito principalmente dalla formazione nei corsi istituzionali; solo con i grandi numeri dei corsi delle lauree triennali e magistrali si può pensare di creare e diffondere la sensibilità e le competenze necessarie per cominciare ad affrontare in modo adeguato questi temi.

18


Al momento in Italia risultano pochi specifici Corsi di Laurea sui temi in oggetto e prevalentemente orientati ad approcci economici, finanziari ed organizzativi; sono disponibili alcuni corsi di perfezionamento (Master) con caratteristiche simili. Mancano delle iniziative strutturate e articolate a livello di Corsi di Laurea mentre sono presenti diverse iniziative negli Indirizzi specialistici. Comunque, l’offerta istituzionale è ancora poco strutturata e quantitativamente limitata. Tuttavia, anche nel settore della formazione vale la legge della domanda e dell’offerta; le organizzazioni offrono ovviamente quello che sanno insegnare però devono adeguarsi alle richieste che vengono dal mondo esterno, in questo caso dai giovani e dalle loro famiglie. Per questo motivo l’evoluzione dei corsi è determinata anche dalla sensibilità che si sta creando intorno ai grandi temi che stiamo trattando; tale sensibilità sta aumentando nel mondo esterno e in modo particolare nelle giovani generazioni. Ne è una riprova quanto fatto dalla giovane attivista svedese Greta Thunberg che ha dato vita e slancio a un movimento giovanile sensibile ai temi della sostenibilità ambientale. Cosa sta cambiando Fino ad ora, in ambito accademico, abbiamo assistito a iniziative parziali, dovute principalmente all’iniziativa di ricercatori illuminati che hanno attivato corsi prevalentemente sperimentali basati sulle esperienze e i risultati provenienti dalle personali attività di ricerca.

19

Stiamo però ora assistendo a un fiorire di iniziative, anche di respiro più ampio; nel mese di Ottobre 2022 si è tenuta la sesta edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile promosso da ASviS (Associazione Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), partner ufficiale di Global Week to Act4SDGs supportata dall’ONU. L’attività di sensibilizzazione svolta da tali eventi è molto importante e comincia ad avere effetti pratici in azioni mirate e di più ampio respiro per una formazione innovativa. Negli ambiti dell’Ingegneria Industriale e del Design, i temi in esame cominciano ad avere più spazio e sono nate iniziative nuove, come, limitando lo sguardo al Politecnico di Milano, i corsi “Passion in Action”, con proposte extracurriculari su temi innovati e d’interesse e soprattutto i programmi “Ambassador” su “Green Technologies, Smart Infrastructures, Inclusivity Design”. I programmi Ambassador richiedono allo studente uno sforzo supplementare perché sono corsi in sovrannumero rispetto al piano formativo standard ma consentono di scegliere insegnamenti e laboratori d’interesse anche collocati in Corsi di Laurea diversi. Tale flessibilità garantisce la possibilità di poter progettare il proprio percorso formativo seguendo i personali interessi. Inoltre, i corsi di Laurea di primo e di secondo livello stanno riorganizzando e ammodernando la propria offerta formativa inserendo insegnamenti e contenuti su questi temi, così come stanno nascendo nuovi laboratori, didattici e di ricerca, anche supportati dal PNRR.

ottobre 2022

n. 05


DossierIBE 2022

L

’evoluzione dei corsi è determinata anche dalla sensibilità che si sta creando intorno ai grandi temi che stiamo trattando; tale sensibilità sta aumentando nel mondo esterno e in modo particolare nelle giovani generazioni

Non siamo ancora a un’offerta formativa “ad hoc” strutturata ma i primi importanti passi sono stati mossi. Il ruolo degli studenti

Arrivati fin qui, rimane da chiederci quale sia l’impatto che i temi e le iniziative presentate hanno sugli studenti. Al momento, limitato; le iniziative presentate, al Politecnico di Milano hanno coinvolto qualche centinaio di studenti su alcune decine di migliaia. Si tratta però di sperimentazioni che riguardano temi e modalità didattiche innovative di grande interesse e impatto per la formazione di domani. È necessaria un’adeguata focalizzazione di contenuti e, inoltre, un’importante attività di comunicazione e informazione, che deve essere capillare e che utilizzi i mezzi di comunicazione familiari alle nuove generazioni. Inoltre, non si deve solo informare dell’esistenza di iniziative ma bisogna comunicarne il senso e rimuovere l’inerzia che mira alla difesa della propria “comfort zone” che spesso limita l’orizzonte verso cui guardare.

IBE 2022

dossier

20

Conclusioni La formazione, cominciando dall’ambito universitario, deve prevedere percorsi specializzati specifici, multidisciplinari, personalizzabili, mettendo a fuoco contenuti che derivano dalle attività di ricerca. Ma questo non basta; i fondamenti teorici e applicativi dovranno essere integrati nei contenuti di insegnamenti di altri Corsi di Laurea, anche non esclusivamente di carattere tecnico, per allargare la base con competenze su temi tanto importanti. Al momento assistiamo a iniziative limitate, anche se importanti; comunque, il seme è stato gettato ed è importante che i giovani più sensibili ai nuovi temi ne favoriscano la crescita. Infine, la spinta innovativa richiede che la classe politica e l’imprenditoria facciano la loro parte, indicando cosa fare e supportando ricerca e formazione. In estrema sintesi per affrontare due temi globali e strategici per l’umanità quali “energia” e “ambiente” (E2) sono necessarie persone altamente qualificate (H) e infastrutture (I) importanti e tecnologicamente all’avanguardia. Un nuovo contesto operativo.


MindUp Qualità & Organizzazione

Sistemi di gestione integrati con la realtà aziendale Governance efficace e strutturata Messa a regime ambienti collaborativi Sviluppo ed allineamento Management Sviluppo SMART delle risorse umane

mind

Piazza Caiazzo, 2 - Milano - Tel. 02 39523808 pentaconsulting@pentaconsulting.it - mindup-pentaconsulting.it


Intelligenza Artificiale: utilizzo, limiti, legislazione di maria lanzetta

Man mano che le tecnologie diventano sempre più pervasive nella nostra vita quotidiana, sorgono nuove domande in tema di sicurezza, responsabilità, equità ed etica.

Queste preoccupazioni riguardano tutte le realtà che sono coinvolte o impegnate nella progettazione, implementazione, distribuzione e utilizzo di piattaforme innovative basate su Intelligenza Artificiale, che possono assumere una valenza diversa a seconda del contesto in cui sono applicate.

IBE 2022

dossier

22


Stefano Quintarelli, Imprenditore e Advisor di tecnologie informatiche

Di Intelligenza Artificiale si parla ormai da anni, e sappiamo che si tratta di una tecnologia che consente di simulare i processi dell’intelligenza umana, attraverso la creazione e l’applicazione di algoritmi applicati a vaste quantità di dati. Essa trova applicazione in numerosi settori che vanno dalla ricerca, all’entertainment, al commercio e in generale in diversi ambiti della nostra vita quotidiana. Nel corso degli anni, tale tecnologia ha subìto una profonda evoluzione, diventando progressivamente sempre più sofisticata, con gli aspetti positivi e negativi che questo comporta. Innanzitutto è necessario avere ben chiaro cosa si intende per Artificial Intelligence oggi, dal momento che presenta delle caratteristiche abbastanza diverse rispetto al passato. Infatti, quella di cui parliamo attualmente è basata fondamentalmente sul Machine Learning, ed è un concetto abbastanza diverso rispetto all’ AI del passato, costruita su uno schema di programmazione al computer, nel quale vengono inseriti dei codici in input, dai quali si elaborano degli output. Invece attraverso il Machine Learning che, di fatto, rappresenta un sottoinsieme dell’intelligenza artificiale, si creano sistemi che “apprendono”, migliorando le performance in base ai dati che utilizzano. Quindi l’AI, oggi, consiste nel fornire al computer la capacità di apprendere e applicare modelli statistici che non sono esplicitamente programmati.

23

A tale riguardo Stefano Quintarelli, Imprenditore e Advisor di tecnologie informatiche, chiarisce: “Attenzione, però, tali modelli si costruiscono su correlazione che non hanno un carattere di causalità, ma hanno un valore prettamente statistico; sono infatti finalizzate a elaborare delle predizioni, utili per anticipare dei fenomeni su larga scala. Pertanto, attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e del Machine Learning è possibile approcciare dei problemi che non sono risolvibili algoritmicamente, quali percezioni, classificazione e predizione. Però è proprio nel fatto, che i modelli elaborati dall’AI siano basati su semplici correlazioni, risiede la gran parte dei limiti dell’Intelligenza Artificiale. I dati descrivono il mondo per com’è e non per come vorremmo che fosse; essi semplicemente ci forniscono un modello che poi andiamo ad applicare in un ambito specifico”. Prendiamo, per esempio, i dati degli appartamenti di una determinata città piuttosto che un’altra, quali metri quadri, numero di piani etc., verifichiamo qual è il loro prezzo, poi inseriamo tutte queste informazioni in un computer; da quest’ultimo, quindi, si estraggono delle correlazioni che ci permettono di costruire un modello statistico, cioè una sorta di regola, che viene usata, successivamente, per valutare il mercato immobiliare in quella specifica zona geografica e definirne i prezzi. Processo analogo, può essere applicato in medicina, per esempio nella

ottobre 2022

n. 05


DossierIBE 2022

diagnosi di neoplasie: in questo caso si vanno a inserire nel computer informazioni (immagini) relative alle cellule, sia sane sia tumorali. Il software estrapolerà le correlazioni tra le caratteristiche delle cellule stesse e le varie patologie. In questo senso, la tecnologia rappresenta un enorme aiuto nel diagnosticare tempestivamente una malattia, e quindi avere la possibilità di curarla per tempo. Questo però non vuol dire che essa si sostituisce al medico, piuttosto lo supporta in attività molto ripetitive, tipicamente più faticose e più dispendiose di tempo per l’uomo. Non dimentichiamo, infatti, che ogni volta che una attività viene digitalizzata, la scala e la velocità di applicazione dei sistemi eccede di molti dini di grandezza le possibilità umane. Questo vale per la calcolatrice che estrae radici quadrate, così come per il sistema di Machine Learning che valuta una possibile neoplasia. Pertanto la grande forza dell’intelligenza artificiale, basata sul Machine Learning, è nella capacità di elaborare un enorme numero di dati, in base ai quali si possono estrarre modelli statistici utili per fare stime e previsioni, e - fino a un valore limite - quanto più grande sarà il numero di tali dati, tanto più accurato sarà il modello. Non si può prescindere dal contesto Tuttavia questi modelli, proprio perché basati su informazioni che raffigurano la realtà così com’è e non come dovrebbe essere (o come noi vorremmo che fosse), vanno usati in modo ponderato e soprat-

IBE 2022

dossier

tutto contestualizzato. E’, dunque, importante avere conoscenza del contesto e non perdere di vista il concetto di individuo nella sua singolarità, e non come semplice parte di un grande insieme anonimo. Spiega infatti Quintarelli: “Se prendessimo i dati per stabilire i salari delle persone che lavorano nelle aziende, e li utilizzassimo per fissare il salario di un nuovo assunto, nel caso si trattasse di una donna, è probabile che verrebbe sottopagata, perché di fatto, nel mondo reale, le donne mediamente sono retribuite meno degli uomini. Questi modelli, dunque, si portano dietro gli effetti negativi dei bias, ovvero quegli elementi pregiudiziali della società, insiti all’interno dei dati reperiti in fase di osservazione e percezione. Se a questo si aggiunge il fatto che, talora, la raccolta dati non sempre viene eseguita correttamente e, comunque, può contenere un margine di errore, si rischia, nel momento in cui andiamo a costruire una classificazione, di elaborare un modello arbitrario e antidemocratico; continueremmo ad applicare delle modalità discriminatorie e a cristallizzare uno status quo”. Va da sé, che tutto ciò può pregiudicare intere categorie di persone come avviene, per esempio, negli Stati Uniti per il rilascio di un mutuo tramite software di AI il quale, in base a una serie di parametri, spesso va a elaborare un modello che discrimina le persone di colore. Quindi, digitalizzare certe attività umane ne modifica la natura, perché alcuni vincoli intrinseci nella materialità e ‘analogicità’ di ogni caso applicativo vengono meno. In

24

effetti, un sistema perfettamente elaborato e accurato produce delle predizioni su base statistica, ma non rappresenta la verità assoluta, pertanto può generare una predizione errata in occasioni specifiche, le quali si trovano a subire arbitrariamente una discriminazione, sebbene nella globalità della predizione il modello elaborato risulti accurato. Il ruolo della Governance Quanto detto fino adesso è estremamente subordinato all’ecosistema in cui ci si muove. Per esempio, nel mondo orientale la collettività – nel suo complesso - predomina totalmente sull’individuo, mentre nella nostra società non è così: la persona in sé ha una forte valenza, per cui la penalizzazione anche solo di un singolo soggetto, come conseguenza di una predizione errata, tocca temi etici, morali e di equità imprescindibili per noi e per il nostro contesto culturale e sociale; questo è un aspetto che a livello di Governance non può essere sottovalutato. Di conseguenza, se un determinato modello predittivo funziona nel 90% dei casi e globalmente porta un effetto benefico alla società, questo non risolve il fatto che sul restante 10% non abbia funzionato, quindi ha prodotto una previsione sbagliata, danneggiando una specifica persona o un’intera categoria. “A fronte del fatto che i sistemi di percezione e classificazione vengono utilizzati, sempre di più, per prendere delle decisioni che hanno un impatto sulla vita delle persone, è necessario dunque che da parte della Governance si intraprendano delle azioni


e si stabiliscano delle linee guida, secondo un principio etico della centralità dell’uomo e del rispetto del singolo individuo nella sua peculiarità, e non solo parte di una massa o di un campione analizzato di persone” continua Quintarelli. In effetti il processo di digitalizzazione rappresenta sicuramente una grande rivoluzione per l’umanità, e i benefìci che ne derivano sono tangibili in qualsiasi ambito della nostra vita privata e professionale, ma il fatto che il computer abbia la capacità di elaborare un’enorme quantità di dati, sui quali poi vengono forniti dei modelli che l’uomo andrà a utilizzare, non vuol dire che un dispositivo informatico sia più intelligente di un essere umano. Anzi, è qui che l’uomo stesso interviene con la sua capacità di discernimento per far sì che i modelli, prodotti dalla AI, diventino strumenti virtuosi a supporto delle persone. Prendiamo il caso dell’applicazione di tali modelli nell’ambito della medicina o della giustizia: se venissero applicati sempre in maniera indiscriminata e asettica, il rischio di ledere la vita dell’uomo è enorme, con una diagnosi sbagliata o una sentenza giudiziaria scorretta. Per cui, per certe applicazioni che hanno a che fare con la vita delle persone, si dovrebbe prevedere fin dall’inizio della concezione e dello sviluppo di tali sistemi, dei meccanismi che permettano, al massimo livello possibile, di rilevare eventuali errori di predizione e correggerne gli effetti prima che questi si manifestino: se, infatti, questo risultato produce un danno sull’individuo fisico o morale, talora

irreparabile, a quel punto l’applicazione di quel sistema diventa uno strumento contro l’essere umano, risultando addirittura fatale. Un esempio di una possibile strada percorribile, per chiarire il concetto, potrebbe essere quella di utilizzare tre sistemi diversi, che si basano su tre data-set diversi, costruiti con algoritmi differenti, e vedere se tra i modelli risultanti c’è corrispondenza o differenza; a quel punto sarà l’uomo che prenderà la decisione finale, sulla base delle proprie competenze e la propria sensibilità. Ancora, si può pensare di inserire all’interno delle predizioni fornite al valutatore umano, anche una potenzialmente sbagliata e che quindi considererà secondo il proprio giudizio la possibilità di errore nel modello statistico elaborato e nelle predizioni fornite. In definitiva, la Governance deve essere in grado di stabilire delle linee guida per tutte le diverse variabili, dentro le quali ciascun individuo possa trovare la collocazione più adatta. Lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, dunque, pone diverse questioni di carattere sociale, economico, giuridico ed etico che impattano sul nostro sistema di Governance e di valori, dal livello massimo delle istituzioni sino alle applicazioni aziendali, e per questo è necessario promuovere una regolamentazione che tuteli il singolo individuo, esattamente come è stato fatto per la Privacy, su cui si è posta grade attenzione e a tutela della quale sono state elaborate delle leggi molto articolate.

25

ottobre 2022

n. 05


Energia: il contesto attuale e come agire nell’immediato futuro di maria lanzetta

L’evoluzione del contesto geopolitico ha riportato e rafforzato la questione della transizione energetica all’ interno del dibattito pubblico, mostrando

quanto sia necessario accelerare il processo di decarbonizzazione ed elettrificazione, nel quale il ruolo di ogni singolo individuo assume una centralità strategica.

IBE 2022

dossier

26


Paolo Bonifati, Head of Marketing in Enel

È evidente che l’attuale sistema energetico italiano ed europeo abbia risentito particolarmente del conflitto russo-ucraino data la dipendenza dal gas russo. Questo, tra l’altro, ha contribuito a un’ulteriore crescita del costo di gas ed energia elettrica, già in atto dall’inizio dell’anno, a causa della volatilità dei prezzi. La transizione energetica sta assumendo, dunque, un carattere di urgenza e la necessità di accelerare il processo di decarbonizzazione e di potenziamento delle fonti rinnovabili è ormai impellente. Ciononostante, c’è anche da dire che in uno scenario europeo, l’Italia risulterebbe particolarmente virtuosa, occupando il terzo posto per la produzione di energie rinnovabili in Europa; disporrebbe, inoltre, di un interessante potenziale, in ottica futura, in termini di sviluppo sostenibile. Va considerato, infatti, che già circa il 40% dell’energia elettrica consumata in Italia deriva da fonti rinnovabili, quali l’idroelettrico, il solare fotovoltaico, l’eolico, il geotermico e l’impiego di biomasse. Con queste premesse possiamo provare a guardare al futuro con un certo ottimismo, se partiamo dal presupposto che ciascuno deve fare la sua parte, sia in qualità di produttore, sia in quella di consumatore: due ruoli che, a tendere, andranno, sempre più a integrarsi e a rendersi complementari l’uno con l’altro. Questa è la strategia messa in atto da uno dei giganti dell’energia, Enel, che ha come sua priorità la centralità delle persone. A raccontarcelo è

27

Paolo Bonifati, Head of Marketing in Enel: “La nostra azienda, oggi più che mai, può fare affidamento su due grandi risorse: clienti e dipendenti, tenendo sempre in forte considerazione il contesto sociale, economico e politico in cui essi si muovono e da cui sono, giocoforza, condizionati. Per cui, da un lato Enel da anni fornisce ai clienti tutti gli strumenti per contenere le spese e tutti i rischi in termini economici (aumento e volatilità dei prezzi) in relazione all’uso dell’energia. Dall’altra parte sui dipendenti, l’azienda ha messo in atto una strategia che garantisca ai nostri collaboratori, a tutti i livelli, un contesto lavorativo che li faccia essere a proprio agio e permetta loro di operare con i clienti attraverso una relazione basata su professionalità, competenza e disponibilità, con l’obiettivo di tenere alto il livello di soddisfazione degli stessi clienti”. Un approccio che finora è risultato vincente, sia in termini di contenimento costi da parte dei clienti secondo Bonifati, infatti, i clienti che hanno scelto i prodotti a prezzo fisso di Enel hanno mediamente speso meno rispetto ai clienti rimasti sul mercato tutelato -, sia di soddisfazione e quindi di mantenimento del cliente sul medio e lungo termine, aspetto non secondario visto che adesso, in un mercato libero, si può decidere in qualsiasi momento di cambiare fornitore.

ottobre 2022

n. 05


DossierIBE 2022

Trasferire valore attraverso le persone Alla base della strategia di Enel c’è un principio cardine, ovvero che oggi la relazione con il cliente non si limita a una mera transazione commerciale che si traduce nella fornitura di energia, a fronte della quale l’utente decide in che misura e in che modalità fruire di questo servizio, ma diventa un costante trasferimento di valore bidirezionale. Per cui, da una parte Enel mette a disposizione del mercato capacità finanziarie, competenze, tecnologie e infrastrutture; dall’altra sono i clienti stessi che, attraverso questa relazione, forniscono feedback e valutazioni, manifestando i loro bisogni e le loro necessità: tutte informazioni che Enel raccoglie e di cui fa tesoro per andare a migliorare sempre più il proprio servizio. “La nostra azienda investe in modo importante per costruire modelli previsionali al fine di analizzare bisogni, comportamenti e tutto ciò che riguarda la storia del cliente, proprio per anticipare quelle che potrebbero essere le sue esigenze. Così come vengono esaminati attentamente gli stessi reclami, che all’interno dell’organizzazione Enel rappresentano un fattore fondamentale per misurare l’efficienza del personale, a tutti i livelli. Di conseguenza, il grado di soddisfazione e di benessere del cliente è tra le priorità di ogni singolo dipendente e condizionano la definizione dei propri obiettivi professionali, partendo dal principio assoluto che il cliente Enel deve essere ‘felice’, deve star bene e deve vivere una situazione di agio. Ciò, nella relazione col cliente,

IBE 2022

dossier

si concretizza in una serie di valori e azioni, quali, per esempio, velocità di contatto, disponibilità, continuità, accessibilità e trasparenza” continua Bonifati. In effetti, se consideriamo che oggi Enel conta circa 16 Mln di siti nel mercato libero, significa che il colosso dell’energia si trova a dover gestire un numero enorme di relazioni e transazioni, il che nella pratica si traduce, per esempio, in centomila telefonate al giorno, duecento milioni di bollette emesse, etc.. Questo vuol dire interagire con una community di utenti talmente ampia, che tutte le informazioni raccolte diventano estremamente rilevanti dal punto di vista statistico. Di conseguenza, l’elaborazione, l’analisi, la classificazione e l’interpretazione di questi dati, attraverso l’Intelligenza Artificiale, i Big Data e il Machine Learning, permette a Enel di costruire un modello previsionale, in base a cui viene definita la strategia di goto-market più rispondente a ciò che il mercato richiede. Ragionando nel medio e lungo periodo, tale approccio consente di migliorare sempre più la qualità del servizio, di crescere in efficienza e, quindi, in prospettiva garantisce una maggiore fidelizzazione da parte del cliente: si tratta di un investimento sul futuro. La centralità delle persone Dunque, la persona al centro è il principio cardine su cui si fonda la strategia e il modello di business di Enel, sia nella gestione delle proprie risorse umane, sia dei clienti, due

28


contesti non separati, bensì integrati e complementari fra di loro: infatti solo se i dipendenti stanno bene e fondano il loro operato su princìpi di etica, professionalità e responsabilità al proprio interno, sono in grado di porsi verso il cliente nello stesso modo. In quest’ottica, l’azienda ha creato uno Statuto della Persona, che definisce una sorta di cornice all’interno della quale i dipendenti si sentono liberi di muoversi e di esprimersi. Tale statuto, di fatto, si basa su attenzione, rispetto e centralità della persona, con l’obiettivo di poter garantire davvero una

D

a una parte Enel mette a disposizione del mercato capacità finanziarie, competenze, tecnologie e infrastrutture; dall’altra sono i clienti stessi che, attraverso questa relazione, forniscono feedback e valutazioni, manifestando i loro bisogni e le loro necessità: tutte informazioni che Enel raccoglie e di cui fa tesoro per andare a migliorare sempre più il proprio servizio. situazione di benessere all’interno dell’azienda, che poi l’individuo replica a sua volta verso l’esterno, nella relazione con il cliente. In questo senso, la pandemia e il periodo post-pandemico hanno favorito una nuova modalità di lavoro, passando da una presenza 100% in ufficio, poi totalmente in home office, per

29

arrivare attualmente a una formula ibrida che predilige comunque la modalità smart: questo ha portato a un maggiore livello di consapevolezza da parte dei dipendenti, di responsabilità e di engagement nella relazione interna ed esterna. Allo stesso tempo tale trasformazione ha reso necessario lo sviluppo di nuove competenze manageriali, per cui gli stessi manager devono avere la capacità e la sensibilità di definire con ogni singolo collaboratore, le modalità di lavoro a lui più confacenti, ma anche più produttive per l’azienda. Non esiste più un modello standard da applicare indiscriminatamente: in questo senso la centralità del singolo individuo all’interno di un ecosistema più allargato diventa la chiave di volta. “Questo nuovo modo di gestire le risorse umane ha dato origine al concetto elaborato dalle HR di Enel di ‘leadership gentile’ che non vuol dire morbidezza e indulgenza, ma responsabilità e fiducia tra il responsabile e i suoi collaboratori, e tra i collaboratori stessi, e che si allontana totalmente dal paradigma ‘comando e controllo’. Piuttosto, invece, si basa su un rapporto di totale franchezza e trasparenza, per cui si viene lodati e apprezzati quando si fa bene, si viene corretti quando si sbaglia: è un modo di ‘ingaggiare’ le persone in base al loro potenziale, affinché venga valorizzato al massimo. In questa maniera l’azienda diventa una sorta di contenitore aperto che viene progressivamente riempito di contenuti personali, perché ogni singolo individuo in Enel si possa sentire soggetto attivo nell’attuale

ottobre 2022

n. 05


DossierIBE 2022

IBE 2022

dossier

contesto energetico.” Commenta Paolo Bonifati.

Il cliente protagonista principale della transizione

Questo modello viene replicato, poi, anche verso l’esterno; infatti, analogamente, Enel si pone verso il mercato con un approccio aperto e customizzato, attraverso cui sono tracciati dei percorsi (customer journey), ritagliati in maniera specifica e personalizzata sul singolo cliente, all’interno del quale vengono definiti obiettivi e risultati in modo accurato e puntuale. Ed è ovviamente il cliente che decide, che definisce i parametri, assumendo un ruolo attivo e proattivo nella relazione fornitore e fruitore del servizio. E’ il cliente che ha il “potere” in mano, che appunto può decidere se rimanere fedele al proprio fornitore o di cambiarlo, se non è soddisfatto. E affinché il cliente sia fidelizzato, è necessario proporre un servizio di valore e di qualità, che va ben oltre la fornitura di commodity - spesso molto simili tra i vari concorrenti -, e che rappresenti il vero differenziatore rispetto agli altri operatori. In quest’ottica, pertanto, si deve poter mettere a disposizione dei clienti un servizio che funzioni, il che non vuol dire limitarsi a erogare energia dal momento in cui si firma un contratto, ma dare la possibilità di usufruire di tutta una serie di benefici quali, per esempio, richiedere una rateizzazione dei pagamenti, oppure accedere a determinate informazioni, ricevere delle spiegazioni/chiarimenti agevolmente e velocemente, confrontarsi su problematiche specifiche, anche in relazione alle contingenze e al contesto in cui il cliente si muove e agisce.

Enel pone sostenibilità ed elettrificazione al centro della propria strategia, proponendo una modalità operativa assolutamente in linea con i trend nel prossimo futuro, rapportandosi al cliente in modo totalmente interattivo e proponendogli di essere egli stesso protagonista di questa evoluzione. Come? Ce lo spiega sempre Paolo Bonifati: “Enel fornisce strumenti e tecnologia e crea le condizioni affinché il cliente possa diventare artefice del proprio percorso di elettrificazione, vivendo in modo attivo la transizione energetica, non solo partendo da semplici - ma non scontate - iniziative quali, per esempio, adottare piani cottura a induzione, installare pompe di calore per il riscaldamento, utilizzare veicoli elettrici, ma diventando esso stesso un produttore di energia: avere un pannello fotovoltaico sulla propria abitazione o sulla propria azienda significa, infatti, essere un produttore attivo e allo stesso tempo un utilizzatore di energia. Non solo, può mettersi nelle condizioni di estenderne l’erogazione anche ad altri”. Da qui nasce il concetto della Comunità Energetica, nella quale si va a collocare la figura del Prosumer – , ovvero del consumatore che prende parte del processo produttivo e lo abilita. Una comunità energetica è un insieme di persone che condividono energia rinnovabile e pulita, in uno scambio tra pari. Quindi un ecosistema che diventa un gigantesco abilitatore energetico, per esempio, per coloro che non hanno un’abitazione o

30


un’azienda che permetta di montare pannelli fotovoltaici sui tetti: in questo caso ci si può iscrivere a una comunità energetica e usufruire di una quota di energia generata da impianti installati nelle vicinanze, beneficiando anche degli incentivi che lo Stato mette a disposizione per supportare i cittadini in questo tipo di investimenti. Si tratta quindi di una rete all’interno della quale anche chi non è in grado di costruirsi i propri impianti, può diventare fruitore e attore di un processo sostenibile. In questo scenario, dunque, il cliente dell’elettrificazione è un cliente attivo, anche quando non è direttamente produttore. I vantaggi di tale strategia si concretizzano in un risparmio di tempo necessario per svolgere attività quotidiane (per esempio: scaldare l’acqua, riscaldare e raffreddare gli ambienti, spostarsi) e in un risparmio energetico ed economico. Per esempio, una casa che usa solo energia elettrica per il riscaldamento degli ambienti e dell’acqua e per

31

uso cottura riduce del 65% il fabbisogno di energia rispetto a una alimentata a gas. L’enorme vantaggio sta quindi soprattutto nel fatto che, in questo modo, si contribuisce concretamente alla sostenibilità ambientale, a beneficio proprio e dell’intera collettività in termini di salute e benessere. È, dunque, fin troppo evidente che da parte dei produttori energetici ci debba essere una strategia che vada in questa direzione e che sia in grado di fornire infrastrutture adeguate, tecnologie a supporto e che investano in ricerca e sviluppo. Enel ha intrapreso questo percorso già da qualche anno, attraverso una strategia lungimirante che le ha permesso non solo di non essere colta impreparata in questo nuovo contesto, ma addirittura di aver anticipato i trend del futuro, anche a dispetto degli accadimenti imponderabili e imprevedibili che quest’ultimo periodo della nostra storia ci ha riservato.

ottobre 2022

n. 05


Il digitale per una economia con le persone al centro di maria lanzetta

Sostenibilità, economia circolare e centralità dell’uomo sono i temi di tendenza di questi ultimi anni, ma affinché questi elementi diventino dei veri e propri driver nel prossimo futuro, è necessaria una radicale trasformazione culturale e di mentalità,

passando da un’economia, basata sulla produzione industriale, che ha come obiettivo la vendita di un prodotto, a un’economia delle prestazioni che ha come obiettivo la vendita delle prestazioni del prodotto, ovvero un servizio. Questa trasformazione può avvenire attraverso l’adozione di un nuovo modello di produzione digitale a servizio dell’uomo. IBE 2022

dossier

32


Roberto Siagri, fisico, esperto IT, imprenditore, Presidente di Carnia Industrial Park

L

’acquisto di un prodotto ‘fisico’ presuppone una transazione che si apre e si chiude in un momento circoscritto, mentre quando si sceglie di acquisire un servizio, si dà inizio a una relazione che continuerà nel tempo, in cui il fattore “umano” assume un ruolo fondamentale

Oggi le tecnologie digitali hanno una straordinaria capacità di “servitizzare” un bene, trasformando un prodotto da acquistare in un’erogazione di servizi di cui beneficiare all’occorrenza: è questa la chiave di volta su cui si fonderà un futuro davvero sostenibile che ciascuno di noi si auspica quanto prima. Come? Ce lo spiega Roberto Siagri, fisico, esperto IT, imprenditore, nonché presidente di Carnia Industrial Park, che commenta: “Come prima cosa, bisogna partire dal presupposto che la sostenibilità è un fenomeno che vede tre attori principali, quali fruitori dei vantaggi che ne derivano, ovvero ambiente, società/uomo ed economia/imprese: questi devono essere in totale armonia fra di loro, affinché si possa arrivare a costruire un ecosistema a beneficio di tutti. E ciò è possibile lasciandoci alle spalle il vecchio modello di produzione industriale”. Siagri evidenzia come oggi il contesto sia completamente cambiato rispetto a duecento anni fa, quando a popolare la terra si era decisamente in meno; oggi siamo quasi otto miliardi e si prevede di arrivare a dieci entro il 2050. E’ evidente che il modello di produzione adottato - certamente con successo - fino al secolo scorso, oggi non è più attuabile: la quantità di prodotti realizzati e potenzialmente da realizzare, vista la breve vita degli stessi in rapporto alla popolazione, non è più sostenibile. Inoltre per certi beni, come per esempio le automobili, in un prossimo futuro, quando gli abitanti del pianeta

33

saranno dieci miliardi, non ci sarà abbastanza spazio per permettere a tutti di possederne, una. Siamo in un astronave, chiamata Terra che, nonostante l’immensità delle sue dimensioni, non dispone comunque di una superficie illimitata! Le stesse tecnologie, per quanto innovative e portatrici di oggettivi benefìci, rischiano di diventare “deumanizzanti” e fini a se stesse, se si continua a mantenere l’attuale modello di produzione industriale. Possono, invece, avere un ruolo chiave e generare un grande valore, se le si utilizza in una nuova ottica di produzione digitale e di dematerializzazione del bene, il quale si trasforma in servizio di cui è possibile usufruire, grazie proprio alle sempre più innovative piattaforme digitali oggi a disposizione. “In effetti, dal mio punto di vista, lo scopo della quarta rivoluzione industriale non può fermarsi alla digitalizzazione. Una rivoluzione non può semplicemente portare a fare meglio ciò che già facevamo prima, in questo senso l’ Industria 4.0 ne rappresenta solo la fase iniziale. Lo scopo ultimo è quello di un cambio di modello di produzione, grazie anche a un mutamento di mentalità rispetto al passato, per cui dalla produzione industriale passiamo a quella postindustriale – ovvero quella digitale – che presuppone un approccio non più transazionale, ma relazionale: quando si passa da un prodotto a un servizio, non ha più luogo una transazione ma si crea una relazione” continua Roberto Siagri.

ottobre 2022

n. 05


DossierIBE 2022 Dal transazionale al relazionale L’acquisto di un prodotto ‘fisico’ presuppone una transazione che si apre e si chiude in un momento circoscritto, mentre quando si sceglie di acquisire un servizio, si dà inizio a una relazione che continuerà nel tempo, in cui il fattore “umano” assume un ruolo fondamentale. Di fatto, il vecchio modello, al di là dei vari slogan coniati nell’ultimo decennio, era assolutamente prodotto-centrico e non poneva l’uomo al centro, come invece deve essere nel nuovo paradigma di produzione digitale, basato appunto sulla relazione. Allora sì che le nuove tecnologie possono dare una forte spinta a questa nuova modalità: per esempio, l’Intelligenza Artificiale consente di prevedere il comportamento di un determinato prodotto, la sua durata, la sua resistenza nelle diverse circostanze, e questo fa sì che quando si va a offrire tale prodotto in uso, grazie alle informazioni elaborate dall’AI, è possibile avere un totale controllo della sua evoluzione nel tempo, anche a seconda del contesto di utilizzo, e permette al produttore di farsi carico della gestione dei rischi, il che comporta un’economia delle prestazioni dei prodotti, rispetto a una economia di prodotto. Attraverso l’analisi dei dati (data analytics) è, dunque, possibile raccogliere quelle informazioni utili in fase di sviluppo del prodotto e intervenire sui diversi aspetti legati alla qualità; e quanto più quest’ultima è elevata, tanto maggiore sarà il livello di servizi offerti correlati al prodotto stesso e tanto più basso ne sarà il costo. Ciò significa

IBE 2022

dossier

che, in un piano di produzione, l’obiettivo primario non sarà quello di focalizzarsi sul contenimento degli investimenti ma sull’aumento della qualità e della durata del prodotto, per ridurre non tanto il costo di produzione, piuttosto invece il costo del servizio che si ottiene dal suo uso. Questa transizione è una grande opportunità per le economie occidentali, perché sposta l’attenzione dal costo delle materie e della manodopera, facendo riscoprire il valore delle risorse umane; la produzione post-industriale incentrata sui servizi, dunque, mette le persone al centro, siano essi lavoratori o clienti. La grande potenzialità del digitale sta proprio in questo cambio di approccio, basato su una logica dell’uso e non più del possesso, passando da un prodotto a basso costo che però, una volta immesso sul mercato, avrà una durata estremamente breve e sarà destinato molto presto al suo smaltimento, a un prodotto che al contrario dura nel tempo. In un modello transazionale non ha senso creare prodotti che durino per sempre, mentre in una logica di servizio, quindi relazionale, sì. Il nuovo paradigma che si sta delineando in Europa, in Italia, e in generale nei paesi occidentali, dovrà puntare sempre di più al massimo livello di qualità del prodotto che, a quel punto, verrà dato in uso con una serie di servizi annessi e connessi, grazie ai quali il prodotto stesso acquista ancora più valore; il tutto a vantaggio della redditività aziendale. In questo modo si innesca, infatti, un circolo virtuoso tale per cui, se si sviluppa un prodotto di qualità, si possono offrire servizi di più alto livello che portano un maggiore

34

guadagno all’azienda, la quale può investire su personale più qualificato, in grado di sviluppare prodotti di qualità più elevata, in un contesto di economia che diventa virtuosamente circolare. Di conseguenza, i servizi offerti si baseranno su una relazione di fiducia tra produttore e utilizzatore, non solo, ma si potrà dare più spazio anche alle relazioni interne tra management e collaboratori, i quali verranno impiegati maggiormente su attività concettuali e creative, lasciando a robot mansioni di tipo meccanico e ripetitivo sulle linee di produzione e le catene di montaggio. In questo modo, il capitale umano di un’azienda sarà molto più concentrato a sviluppare relazioni, a ideare e gestire servizi; tutte attività queste che implicano creatività ed empatia, caratteristiche esclusive dell’essere umano. Inoltre, se consideriamo che per erogare un servizio a basso costo servono prodotti che durino a lungo nel tempo, questo porta per definizione a un minore smaltimento di prodotti non più funzionanti e quindi a un impatto ambientale più basso, che rende ancora più virtuosa la circolarità del modello. Il tutto a beneficio di una migliore qualità della vita per le persone, in un ambiente naturale preservato. La sostenibilità strumento di crescita per le aziende Alla luce di quanto considerato fin ora, va da sé che spingere verso un economia circolare vuol dire intraprendere allo stesso tempo un percorso verso un maggiore benessere per l’essere umano e l’ambiente, ma anche verso una più alta redditività per le aziende, che possono trovare nella servitizzazione


una forte leva per aumentare i profitti. La sostenibilità, dunque, non è solo affare degli ambientalisti ma anche degli imprenditori che, in questo nuovo modello di produzione post-industriale, possono cogliere un’enorme opportunità in termini economici e di business. A tale scopo, è necessario un allineamento dei valori e delle priorità dei tre attori principali del nostro ecosistema, appunto come si diceva all’inizio, ambiente, uomo ed economia. Questo può avvenire attraverso la trasformazione digitale che però pone l’uomo al centro, con i suoi bisogni di prosperità sia ambientale, sia economica. “Tale trasformazione, tuttavia, implica a monte un totale cambio di mentalità da parte dell’uomo stesso che deve abbandonare la logica del possesso, per passare a quella dell’utilizzo, anche e soprattutto in virtù del fatto che per quanto il nostro pianeta sia grande, non dispone, per l’appunto, di uno spazio infinito: di questo passo, tra non molto, saremo costretti ad affrontare un vero e proprio problema di ‘contenibilità’ dei prodotti stessi, se li mettiamo in relazione al numero di persone che popolano l’intero ecosistema Terra. Un tipico esempio è, come dicevo prima, l’auto: non possiamo più pensare che ciascuno di noi (o quasi) possegga un automobile, perché a un certo punto, paradossalmente, non avremo più abbastanza strade per farle circolare, senza poi considerare quanto tutto ciò vada a impattare sull’ambiente. Invece, dovremo progressivamente acquisire la logica dell’utilizzo ‘al bisogno’, che si tratti di car sharing o delle diverse modalità di noleggio” commenta ancora Siagri. Dunque,

35

sarà necessario orientarsi sempre più verso la modalità ‘as a service’ ed entrare nell’ottica che, per crescere in modo sostenibile e garantirsi una più alta qualità della vita, si deve puntare decisamente al concetto di cosa si possa usare a proprio vantaggio e per il proprio agio, e allontanarsi progressivamente dall’idea di proprietà: il vero valore di un prodotto è nel suo utilizzo, nell’avere accesso alle cose e non possederle, in quanto fini a se stesse: in futuro avremo sempre meno proprietari e sempre più utilizzatori, in questo modo la digitalizzazione consentirà anche una democratizzazione dei beni, rendendoli più fruibili su ampia scala. Le nuove generazioni sono già dentro questo modello: native digitali, sono i maggiori utilizzatori di beni in modalità “servizio”: Spotify, Netflix sono solo un esempio, Uber nei paesi nordici e in US sta diventando il metodo di trasporto più diffuso, a dispetto dei nuclei familiari dove si arriva a possedere anche trequattro auto. La grande sfida del digitale sarà dunque quella di servitizzare i prodotti, ovvero di convertirli in servizio ad alto valore aggiunto: solo così ci potremo garantire una crescita sostenibile che veda tutti vincitori: le imprese, la società e l’ambiente. E, attenzione, quando parliamo di imprese, non dobbiamo pensare solo alle poche grandi aziende capaci di considerevoli investimenti nella digitalizzazione, ma anche e soprattutto alle PMI caratterizzate da processi decisionali e aziendali più rapidi, snelli e versatili, perché in futuro la leadership non apparterrà a chi è più grande ma a chi è più agile, flessibile ed eclettico.

ottobre 2022

n. 05


Come affrontare al meglio i progetti di trasformazione dati. Siamo pronti per le nuove sfide? di maria lanzetta

Le attuali problematiche con cui la società odierna si sta confrontando, quali pandemia, cambiamenti climatici, disuguaglianza economica, conflitti politici, sono entrate ormai a far parte del nostro sistema, non si tratta più di fenomeni isolati e circoscritti.

E dal momento che le cause e gli effetti sono così interconnessi a livello globale, anche le soluzioni devono essere collettive e condivise.

IBE 2022

dossier

36


Giorgio Dossena, Pre-Sales Manager di Qlik

M

Oggi - chi più chi meno - siamo tutti interconnessi, ora la grande sfida da affrontare è far sì che, attraverso l’interconnessione, si crei un ecosistema basato su scambio e condivisione di informazioni e dati da utilizzare in modo virtuoso, con lo scopo di costruire modelli valutativi e previsionali, finalizzati a migliorare ciò che facciamo sia in un contesto lavorativo sia di vita privata. E’ fondamentale, però, che tale ecosistema sia affidabile e che si fondi su regole chiare; questo permette di generare dati comuni, insight ed elementi di innovazione che non sarebbero possibili in modo indipendente. Calando questo concetto in ambito business, è dunque necessario che le aziende - dalle PMI fino alle grandi organizzazioni - entrino sempre più in una logica di collaborazione, la quale si basa sostanzialmente sulla condivisione dei dati e sull’accessibilità alle informazioni secondo ai come in questo varie modalità.

momento, nel quale stiamo assistendo a un processo di remotizzazione delle aziende, la capacità di sviluppo e innovazione di un’impresa ruota attorno a un processo decisionale che, per risultare efficace, necessita di informazioni puntuali e corrette

Il grande banco di prova, in questo senso, è stata la pandemia che ci ha visti costretti a un totale e brusco cambio di approccio verso il business il quale, di fatto, si è concretizzato in un nuovo modello di azienda estesa e distribuita. Ora, c’è chi aveva già cominciato a muoversi in questo senso, anticipando quelli che sono e saranno i trend del futuro (a prescin-

37

dere dalla circostanza pandemica), e c’è chi, ahimè, si è fatto cogliere impreparato, avendo procrastinato il processo di digitalizzazione già in atto da diversi anni, un po’ per inerzia, un po’ per poca lungimiranza, ritenendo che tale evoluzione sarebbe stata più graduale. E forse così sarebbe stato, se non si fossero verificati eventi di tale portata come la pandemia. Tuttavia, alla luce dei vari accadimenti di questi ultimi tre anni, possiamo legittimamente ritenere che la frequenza e l’impatto di fenomeni destabilizzanti per i mercati e la società sono, verosimilmente, destinati ad aumentare. A questo punto, per quanto non sia sempre possibile prevedere quando e come avrà luogo un evento trasformativo, è possibile farsi trovare preparati, e perfino trarre vantaggio dalle situazioni critiche, facendo di necessità virtù. Quello della trasformazione digitale, quindi, è un processo che, in questi ultimi anni, ha subito una forte accelerazione e che tenderà ad assumere ritmi sempre più incalzanti. Un’ evoluzione, alla quale nessuna azienda può sottrarsi, e che si concretizza nel passaggio da una logica “on premise” - quindi isolata e disgiunta dal contesto -, a quella del “cloud” in cui i dati precisi, sempre aggiornati, accessibili e condivisibili in real time, assumono un ruolo nevralgico. A spiegarcelo è Giorgio Dossena, Pre-Sales Manager di Qlik, multinazionale leader nelle tecnologie a supporto della Business Intelligence, Data Analytcs e Data Integration che, sulla centralità del

ottobre 2022

n. 05


DossierIBE 2022

genti” che non si limitino a restituire delle informazioni, ma che consentano una vera e propria interattività con gli utenti. “Crediamo, infatti, che i dati debbano essere sviscerati, non solo interrogati. Sicuramente poter porre una domanda e ottenere una risposta dai sistemi rappresenta un grande vantaggio, ma la tecnologia di Qlik va oltre, offrendo all’utente la possibilità di esplorare i propri dati non soltanto con un’unica idea preconcetta, ma proponendo diverse chiavi di lettura, attraverso domande a cui non si è pensato. Non solo, la nostra piattaforma è in grado di suggerire delle intuizioni, sulla base di ciò che osserva nei dati in questione. Questa libera esplorazione, guidata dalla curiosità, si traduce in scoperte sorprendenti e trasformative” continua Dossena.

L’alfabetizzazione dei dati

aziendali (seguendo ovviamente le dovute policy in relazione a ruoli, mansioni, responsabilità e competenze funzionali), ed essere messi nelle condizioni di trarne, in modo corretto, conoscenza e informazioni utili per la crescita aziendale. Secondo questa visione, perciò, non c’è motivo per cui i dati debbano essere “blindati” in luoghi protetti, suddivisi in silos all’interno di sistemi separati, o custoditi a unico appannaggio degli analisti e dei data scientist. Tutti le informazioni di cui ciascun stakeholder ha bisogno, devono essere disponibili in un’unica piattaforma dove poterle esplorare, condividere e utilizzare per prendere decisioni. “Siamo assolutamente consapevoli che realizzare questo non sia affatto facile, ma è proprio questa la priorità di Qlik, perché sappiamo bene che i dati sono preziosi solo quando è possibile utilizzarli effettivamente” commenta Dossena.

Dunque, in questo scenario sembrerebbe che nessuna impresa possa sopravvivere e ancor più competere, se non basa sui dati la propria strategia di business. Il dato diventa, quindi, il motore della crescita e la centralità dell’informazione rappresenta un elemento cardine per l’innovazione aziendale. Ovviamente, il dato prende vita e assume una sua specifica valenza, solo nel momento in cui passa attraverso la dimensione dell’uomo in grado di interpretarlo, di estrarne valore e di utilizzarlo in modo virtuoso. Perché ciò accada, è fondamentale che tutti, in un’organizzazione, abbiano la possibilità di accedere ai dati

La visione e la strategia adottata da Qlik presuppone, pertanto, una vera e propria “alfabetizzazione dei dati” o Data Literacy , ovvero un processo formativo che consenta a chiunque di acquisire la capacità di leggere, utilizzare, analizzare e mettere in discussione i dati. Si tratta, dunque, di un’abilità che permette ai collaboratori di un’azienda, a tutti i livelli, di porre le giuste domande alle macchine e ai dati stessi, nonché di generare conoscenza, prendere decisioni e condividere con gli altri tutto quanto acquisito. In questo senso, un ruolo fondamentale viene svolto dalla tecnologia, affinché metta a disposizione piattaforme “intelli-

I dati, dunque, stanno diventando il nuovo linguaggio del business e non solo: l’idea è, infatti, quella di creare un ecosistema dove persone, aziende, organizzazioni e governi affrontino le sfide più complesse attraverso i dati. Ma tutto ciò è possibile nella misura in cui sia l’uomo a dominare il dato, lo governi e lo usi in modo virtuoso. Ultimamente, infatti, si è posto il grande problema sull’abuso nell’utilizzo dei dati, diventati spesso merce di scambio per poter accedere ai più disparati servizi tramite piattaforme on-line. Tuttavia, siccome questa modalità di scambio sta diventando sempre più invasiva, oggi le persone voglio-

dossier

38

dato, ha costruito la propria strategia: “Mai come in questo momento, nel quale stiamo assistendo a un processo di remotizzazione delle aziende, la capacità di sviluppo e innovazione di un’impresa ruota attorno a un processo decisionale che, per risultare efficace, necessita di informazioni puntuali e corrette. Nella visione di Qlik, la disponibilità del dato e la sua fruibilità in termini analitici da parte dei vari stakeholder, in tempo reale e su piattaforme distribuite, è diventato l’elemento chiave organizzativo e tecnologico. Qlik ha colto questo trend ancora prima della pandemia, rendendosi conto che era necessario orientarsi verso un approccio al dato a 360°, che andasse quindi dalla raccolta, all’acquisizione, al governo, all’analisi, alla distribuzione e, infine, alla condivisione”.

IBE 2022

Centralità del dato vs centralità della persona?


no avere la certezza che, nel momento in cui non si utilizza più un determinato servizio, i propri dati vengano cancellati e non siano più utilizzati dal sistema e da coloro che gestiscono tali piattaforme, nel rispetto delle più intransigenti linee guida del GDPR. La gente, adesso, ha una maggiore consapevolezza del valore dei propri dati – forse perché se ne è fatto un abuso eccessivo – ed è molto più cauta nel rilasciare informazioni. La questione è estremamente delicata, perché oggi non si può prescindere dall’utilizzo di determinate tecnologie: tutta la nostra vita è permeata – in qualsiasi ambito – dall’uso delle più svariate piattaforme, per fare qualsiasi cosa. Allora, come possiamo fare affinché la tecnologia diventi una nostra alleata, e non un elemento che favorisce questa eccessiva intromissione, nel migliore dei casi per scopi commerciali, e molto spesso finalizzata a frodi? Insomma, le innovazioni tecnologiche da una parte ci facilitano la vita, dall’altra ci rendono molto più vulnerabili. “Evidentemente, il buon uso non dipende dalla tecnologia in sé, ma da come questa viene impiegata. Pertanto ci deve essere, da parte di aziende che sviluppano tali piattaforma – come nel caso di Qlik-, l’impegno e l’attenzione che tali infrastrutture siano sicure, per esempio, che le informazioni acquisite siano crittografate, che i server sui cui poggiano tali applicazioni siano su domini sicuri; che ci siano dei sistemi di protezione solidi, in modo da evitare incursioni da esterni e furto di dati, attacchi hacker, phishing e così via. Ma soprattutto, è importantissimo che chi elabora e gestisce tali dati sia sempre guidato da principi di etica, di equità e faccia del dato un uso appropriato, finalizzato esclusivamente a generare valore”, commenta ancora Giorgio Dossena.

39

La questione etica, quindi, non è tanto legata al dato in sé, quanto a come viene usato e interpretato. Per cui, per esempio, nell’elaborazione dei modelli generati dalla realtà virtuale sulla base di dati acquisiti, si deve tenere in considerazione l’impatto dei bias, ovvero quegli elementi devianti a causa del contesto in cui i dati stessi sono stati rilevati, un caso eclatante nelle ricerche demografiche, può essere rappresentato dal campo “gender”, che spesso costituisce un fattore fortemente discriminatorio. Per questo, è importante che la raccolta del dato sia quanto più asettica possibile, che non subisca condizionamenti di alcun genere, ed è assolutamente necessario regolamentare il modo con cui tutte queste informazioni vengono utilizzate, sia per evitare la creazione di modelli previsionali fuorvianti, sia per evitare un uso illegale e illegittimo dei dati stessi. Oggi nelle aziende ci sono fin troppi dati, ma spesso manca la consapevolezza e la coscienza di come utilizzarli nel modo più proficuo, equo e onesto. La grande sfida da parte degli sviluppatori delle diverse tecnologie e piattaforme sta, dunque, nel supportare gli utenti nell’uso più appropriato, più virtuoso e produttivo dei dati, al solo fine di generare conoscenza e da questa trarne valore, a beneficio sia del singolo individuo, sia delle diverse organizzazioni. E questo è il percorso che Qlik ha già intrapreso da diverso tempo.

ottobre 2022

n. 05


Aboliamo la TV e la scuola dell’obbligo di marco Maiocchi

La storia degli ultimi anni. Un’economia ben avviata, col superamento delle crisi finanziarie del decennio precedente, poi la pandemia. Un cigno nero che irrompe nella vita di tutto il mondo e che produce, nell’ordine, paura, perdita di libertà, morte, disoccupazione, povertà. La risposta che il mondo si è data è fatta di lock down, di smart working, di riduzione dei consumi, di stimolo alla produzione attraverso i debiti (come il PNRR). Ma tale stimolo ha sofferto della carenza di materie prime e di semilavorati. Due elementi hanno fortemente

IBE 2022

dossier

40

caratterizzato questo periodo: l’assenza di una struttura di politici capaci di dare una risposta operativa efficace (tanto da dover ricorrere a una figura che ricorda il dictator romano di antica fama), e il ruolo perverso dei mass-media, capaci di cavalcare la paura per sostenere la loro informazione disinformata. La speranza del ritorno alla normalità e i progetti di ripresa hanno assistito a un secondo cigno nero: una guerra in Europa. Questo ha fatto toccare con mano un’ulteriore difficoltà: la dipendenza e il costo dell’energia. Un ulteriore problema per il sistema produttivo.


Passerà anche questo, ma altri cigni neri si affacceranno, ogni volta diversi, imprevedibili e imprevisti.

Marco Maiocchi, socio e fondatore di Opdipo

Guardiamoli dal punto di vista di un’impresa, cioè di un organismo che trasforma capitali, lavoro, energia, materie prime e semilavorati in prodotti e servizi, attraverso un’adeguata struttura produttiva e nel rispetto di vincoli di legge e di rispetto della società (come in figura):

Le domande da porsi sono: 1. Come possiamo adeguare la struttura produttiva a una minor dipendenza dagli elementi in ingresso? 2. Come possiamo far sì che i vincoli di legge e di rispetto sociale non pesino sulla struttura produttiva? Il contesto attuale Lo schema che descrive l’impresa non tiene conto che essa stessa fa parte della società, e in quanto tale la influenza e ne modifica comportamenti, bisogni, regole: la grande

41

produzione e la continua innovazione sugli smart-phone ne fornisce un’evidenza. In altre parole, la nostra imprese determina la società. Allora un’altra domanda dev’essere formulata, a priori: Che tipo di società vogliamo? Potremmo discutere a lungo, ma certamente su un certo insieme di cose tutti sono d’accordo: vogliamo la pace, la salute, la salubrità ambientale, l’uguaglianza, il benessere, la libertà, … insomma, tutti quei diritti che, elencati nei vari livelli della piramide di Maslow, vengono proclamati nelle varie dichiarazioni che dal 1776 hanno arricchito e precisato il concetto di dignità dell’Uomo. Non sempre quei diritti sono coerenti tra loro: ad esempio, la libertà, che sottende la libertà di agire (come una visione di economia liberista) non è detto sia coerente con l’uguaglianza (assistiamo anno per anno a un aumento di sperequazione tra ricchi e poveri, al diffondersi di pratiche liberiste); oppure, sempre la libertà, che sottende la libertà di scegliere un sistema valoriale, determina differenze culturali che impediscono di condividere uno stesso sistema di leggi, e che minano spesso la pace. Tuttavia, chi governa un’impresa, conosce bene quali elementi sono desiderabili o inaccettabili da tutti. L’inquinamento è negativo, lo spreco è negativo, lo sfruttamento è negativo, e così via.

ottobre 2022

n. 05


DossierIBE 2022

Q

uanto più la crescita di un dipendente è crescita di persona (e non solo di remunerazione o grado) tanto più la sua prestazione sarà preziosa, la sua fedeltà sarà certa, il clima aziendale sarà piacevole, l’impresa sarà profittevole. Per tutti. Adriano Olivetti docet.

Ma oltre le cose da non fare ci sono anche quelle desiderabili; un’impresa può contribuire a migliorare la società: i prodotti e i servizi di un’impresa possono contribuire al miglioramento del benessere, della salute, della cultura di una persona, purché chi la guida abbia una coscienza etica, la stessa che lo spinge a inquinare meno di quanto gli impongano le leggi. E, poiché un’impresa è fatta di persone, è opportuno che una tale coscienza sia diffusa anche tra i dipendenti, che partecipino agli obiettivi aziendali come parte di un organismo cooperativo. Quali direzioni? Tre direzioni fondamentali: 1. La coesione sociale parte dal piccolo 2. Il miglioramento dei processi richiede automazione: l’Industry 4.0 3. La servitizzazione

interessato alla soddisfazione del cliente, ma interessato solo allo stipendio di fine mese difficilmente farà crescere azienda e società (una volta si studiava alle elementari l’apologo di Menenio Agrippa). Il dipendente deve essere orgoglioso del proprio lavoro, deve avere senso di appartenenza, dev’essere adeguatamente remunerato, deve partecipare ai vantaggi dell’azienda ed essere consapevole della ricaduta che l’azienda ha sul territorio e sull’intera società. Non basta una buona remunerazione: ci dev’essere un’adeguata leadership ispiratrice, un insieme di valori condivisi per cui lavorare. Quanto più la crescita di un dipendente è crescita di persona (e non solo di remunerazione o grado) tanto più la sua prestazione sarà preziosa, la sua fedeltà sarà certa, il clima aziendale sarà piacevole, l’impresa sarà profittevole. Per tutti. Adriano Olivetti docet. Ma non basta la cultura del dipendente: ci vogliono anche gli “Adriani Olivetti”. 2. Il miglioramento dei processi richiede automazione: l’Industry 4.0

1. La coesione sociale parte dal piccolo Un’impresa è un pezzo della società. Il dipendente non interessato al lavoro che svolge, non interessato all’andamento dell’azienda, non

IBE 2022

dossier

42

La digitalizzazione dei processi produttivi e dei servizi correlati e l’integrazione di tutto ciò con i processi del mondo esterno aumenta l’efficienza, riduce i costi, riduce gli sprechi, migliora l’ambiente. Non c’è bisogno di dire di più: sono cose ormai note e verificate. 3. La servitizzazione L’automobile che inquina meno è quella che ho già. Farne una nuova impatta sull’ambiente infinitamente


di più. Ma si confonde la produzione con la crescita del PIL (e il PIL con la felicità): non sempre più fatturato non vuol dire più margini. Trasformare il prodotto in servizio ha come conseguenze: »» allungare la vita dei prodotti, quindi produrre meno, fatturare meno ma avere più margini; »» produrre meno e quindi usare meno materie prime, con impatti positivi sullo sfruttamento dell’ambiente e sull’inquinamento da dismissione e smaltimento; »» usare meno energia; »» avere un costante controllo, e quindi aumentare la conoscenza dei prodotti per il loro miglioramento successivo. Infine (ma prima di tutto). In Italia un insegnante delle scuole elementari ha una retribuzione annua, dopo 15 anni di carriera, di circa 24.000 euro lordi. A parità di potere d’acquisto, l’omologo tedesco ne riceve 43.000, uno svizzero 51.000 e un lussemburghese 67.000. Per le scuole superiori si passa a 44.000 per l’Italia, rispetto agli 88.000 per la Germania. Negli ultimi trent’anni, grazie a mirate riforme della scuola e a una politica depressiva della retribuzione dei docenti, la scuola italiana ha ridotto la sua capacità di generare persone con capacità critica adeguata (il 30% della popolazione italiana è analfabeta funzionale; quanti di questi sono ora “in cattedra?”). Un’inversione di tendenza che

43

selezioni le competenze migliori per creare una buona scuola permetterebbe di avere buoni insegnanti nello spazio di una generazione, e quindi validi cittadini nello spazio di due generazioni. Questa è solo una spia di quanto riteniamo si debba investire sul futuro. L’agenda 2030 ONU per lo Sviluppo Sostenibile presenta l’Obiettivo n. 4 per un’istruzione di qualità, ma punta a una formazione che garantisca lavoro e produttività. La cultura (cioè la conoscenza corredata degli strumenti e delle capacità critiche di valutazione e di responsabilità di decisione) non sembra essere un obiettivo per nessuno. Così, entro il 2030 possiamo sperare di avere persone finalmente capaci di portare avanti quei lavori che nel frattempo la tecnologia avrà fatto scomparire. Quello che serve non è istruzione, è cultura, nel senso detto sopra. Forse aveva ragione Pasolini, quando, nel 1973, pubblicava sul Corriere della Sera un articolo dal titolo “Aboliamo la TV e la scuola dell’obbligo”. Se non ci pensano le istituzioni (visto il basso livello dell’attuale classe dirigente) non possiamo fare altro che invitare gli imprenditori a farlo: nella visione di una società, nella scelta delle politiche del personale e nella scelta della partecipazione dello stesso alla costruzione di una società veramente democratica (cioè dove non è il potere decisionale che viene distribuito, ma la capacità di comprendere e valutare, che sta alla base delle decisioni).

ottobre 2022

n. 05


mind Sistema Qualità e Organizzazione efficace: due leve per competere con successo Le aziende si trovano ad affrontare di continuo temi di differente natura, alcuni esterni, come la pandemia con il lavoro a distanza, che solo per pochi è diventato smart working, la crisi energetica e di alcune supply chain (automotive) generata dalla guerra in Ucraina. Altri interni di natura decisamente traversale come ad esempio l’efficacia dell’organizzazione in tutte le sue sfaccettature: management, processi e domini, gestione delle persone e posizionamento del sistema della Qualità. Che fare per attivare un processo di miglioramento della capacità di competere? Come coinvolgere management e collaboratori?

IBE 2022

dossier

44


La capacità di competere con successo da parte di un’azienda, in genere, è legata a quanto è in grado di sostenere il ciclo del valore: generare valore, trasferire valore, capitalizzare valore. Tutte e tre le fasi sono conseguenza diretta dell’efficacia di un’organizzazione. Una sintesi che, se ben analizzata nei suoi diversi aspetti, domini e componenti, mette in evidenza tutta una serie di fattori ed aree di miglioramento da perseguire, quali ad esempio: cultura aziendale, vision, capacità finanziaria, persone, processi, relazioni etc. Se ci si sofferma sul generare valore. Appare evidente che un sistema inefficace difficilmente genera valore, per cui rimane più complesso sviluppare il ciclo del valore e, quindi, generare i margini attesi.

45

La scarsa capacità di generare valore può essere percepita dai responsabili di azienda approfondendo diverse situazioni: in primis la cassa, a seguire scarsa visibilità, la perdita di contratti/clienti, l’evidenza di inefficienze di processo e/o di persone non affrontata, la managerialità conflittuale o, comunque, distante da mercato e/o persone. Un altro elemento importante è la verifica del posizionamento del sistema della qualità in azienda: serve come bollino ed è confinato nel solo ufficio qualità e in qualche dintorno, eppure è il fulcro del cambiamento e del miglioramento condiviso su base oggettiva. Nel primo caso la certificazione è conditio sine qua non per operare in alcuni mercati e presso certi clienti (basta pensare alla supply

ottobre 2022

n. 05


MindUp Qualità

chain del mondo automotive) e non genera altri benefici tangibili per un’organizzazione. Inefficienza aziendale e posizionamento del sistema Qualità sono le due facce della stessa realtà, con cui le aziende devono confrontarsi ed approntare piani di miglioramento. In realtà, le aziende per innescare un processo di cambiamento virtuoso, possono partire da entrambe le situazioni: risolte le inefficienze, travasare nel sistema qualità è un battito di ciglia. Vale anche il viceversa. Ma come facilitare e semplificare il percorso? Nella mia esperienza ho visto l’importanza di 5 ingredienti (ndr). Tutte le volte che erano presenti tutti, i risultati sono stati evidenti per tutti. Il primo, l’ingrediente principale, la condizione necessaria è la volontà del management (delle figure apicali, della proprietà in caso di PMI) di voler perseguire un cambiamento che è in primis culturale. Tenendo conto, da subito, che non riguarda solo gli altri, ma parte da noi stessi e ci deve vedere protagonisti. A seguire, come secondo ingrediente, la consapevolezza che nessuno ha la bacchetta magica e ci va del tempo. Terzo ingrediente, l’effetto alone che non aiuta le

IBE 2022

dossier

46

decisioni, soprattutto quelle importanti e coraggiose perché portano lontano dalla comfort zone. Per cui, inutile trincerarsi dietro l’assunto: “noi già stiamo facendo in maniera autoctona un percorso di miglioramento, o, peggio ancora, ma noi lo abbiamo già fatto”. Quarto ingrediente, la presenza di un contraltare esterno con adeguata seniority che ha vissuto nella sua vita professionale situazioni analoghe (corsi e ricorsi storici) da facente parte di azienda e, nel contempo, abbia già affrontato situazioni simili come consulente di organizzazione. Per intendersi tanto arrosto e poco fumo. Competenza ed esperienza con medaglie sul campo. Quinto ingrediente, la definizione di un elemento abilitatore della volontà di cambiamento, una novità in grado di creare entusiasmo, partecipazione, di portare le persone a pensare questa volta ce la facciamo a cambiare. Un’ipotesi è nell’adozione di un metodo semplice, efficace in grado di favorire la definizione di: processi, regole, obiettivi, responsabilità e – non ultimo- una comunicazione aziendale efficace. Un metodo in grado di strutturare le informazioni, le attività le interrelazioni tra persone e processi. Un metodo che dia la consapevolezza di ‘contare’ all’interno dell’azienda o quantomeno di essere tenuto nella giusta considerazione.


Uno strumento che ha trovato riscontri pratici nella sua adozione nelle aziende è rappresentato dalle Mappe Mentali. Una metodologia che poggia sul principio di funzionamento della nostra mente, pertanto non presenta difficoltà alcuna di essere compresa e utilizzata nelle operazioni quotidiane di un’azienda. Un pregio delle mappe mentali è di semplificare le strutture complesse e di avvicinare le persone di diversi dipartimenti e favorirne la comunicazione e quindi la collaborazione. Le mappe mentali sono utilizzate per avvicinare cultura e gestione del cliente da parte del dipartimento tecnico e di quello commerciale. Ma, non solo, riescono a coinvolgere in maniera semplice e chiara diversi dipartimenti su temi comuni, quali: processi-flussi, obiettivi e responsabilità, regole, comunicazione, nonché per la messa in opera di Sistemi che coinvolgono tutta l’azienda: ERP, Qualità, Sicurezza, etc. Le persone partecipano attivamente perché grazie alle mappe mentali capiscono perché e che cosa viene richiesto come loro contributo. Una metodologia che mira a svecchiare le impostazioni tradizionali per lo più ancora basate sullo sviluppo di elenchi, tabelle, procedure e moduli “noiosi” e rendere la gestione del sistema realmente dinamica atte al coinvolgimento delle risorse aziendali in un ciclo at-

tivo e stimolante del miglioramento continuo. Un percorso assolutamente personalizzato per ogni azienda ed il suo mondo, le sue persone.

CHI deve riflettere ↘↘ Proprietari PMI ↘↘ Responsabili PMI ↘↘ Amministratori Delegati/Unici

Le aziende, al massimo sono simili, mai uguali. Ogni intervento serio, che voglia avere un elevata probabilità di successo, deve essere pensato, sviluppato e monitorato per ogni singola realtà aziendale.

↘↘ Direttori Generali

In sintesi, il Management (e la proprietà nel caso delle PMI) devono giocare un ruolo da protagonisti. Sviluppare un’azienda organizzata ed efficiente - in primis- non lo si fa per la certificazione di Qualità, ma per assicurarsi la capacità di competere con successo, nel tempo. Un po’ come uno studente non deve studiare per prendere il voto, ma per comprendere temi e metodi che vanno arricchire le competenze e la conoscenza che gli consentiranno di affrontare il mondo del lavoro con le basi solide pronte.

↘↘ Gestione dell’organizzazione efficace

47

ottobre 2022

↘↘ Responsabili Sistemi di Gestione ↘↘ Management Smart

I PRINCIPALI BENEFICI

↘↘ Certificazione consapevole ↘↘ Revisione dell’organizzazione ↘↘ Miglioramento delle Operation ↘↘ Sviluppo della Collaborazione Aziendale ↘↘ Strutturazione della capacità di competere ↘↘ Garanzia del rispetto degli adempimenti cogenti ↘↘ Miglioramento della reputazione Aziendale Gestione

n. 05