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Gorizia News & Views Novembre 2017

NON FACCIAMO DI TUTTA L’ERBA UN FASCIO WE DON’T MAKE of ALL GRASS A BUNDLE La Bombi è una galleria lunga...

Saqib e Ismail in classe al Nazareno

di Eleonora Sartori ... ma non quanto le polemiche che ne hanno costellato la storia. Aperta al traffico prima, pedonale poi… Ora è un ricovero di fortuna per un centinaio di esseri umani, ma sembra che questa situazione sia presto destinata a cambiare, in quanto il tunnel è prossimo alla riapertura. Questa decisione, presa dal neo Sindaco Rodolfo Ziberna, era destinata ad alzare un polverone e così è stato. Ma cosa ne pensano i commercianti e gli esercenti che, di fatto, sono gli attori che più di altri hanno subito le conseguenze delle decisioni prese in merito alla viabilità della galleria? Lo abbiamo chiesto a tre di loro che su una cosa non hanno dubbi: è stato un errore chiuderla al traffico dieci anni fa. «Noi commercianti chiediamo da anni la riapertura della Galleria per una questione che riteniamo logica», dichiara Gianmarco Zotter, Presidente del mandamento di Gorizia di Confcommercio. «Il flusso di sloveni che passa da Casa Rossa (ahimè sempre più scarso) vede ora come ingresso al centro di Gorizia vie secondarie come ad esempio via Marconi. Noi, invece, riteniamo che Galleria Bombi, oltre a essere un ingresso logico (ci avevano pensato i nostri lontani predecessori) sia un bel biglietto da visita per la nostra città». «Sono sempre stato favorevole alla riapertura della Galleria», afferma Beni Kosic. «Facevo parte del gruppo di cittadini che non ha mai approvato il progetto della riqualificazione di piazza Vittoria con la chiusura della galleria. Se la galleria era stata costruita tanto tempo fa una ragione c’era. Il problema - continua Kosic -, non è la riapertura ma un piano del traffico serio che non viene ancora discusso. La proposta della riapertura, un po’ improvvisata, è una farsa, basti pensare che la volevano riaprire in uscita. Della risalita sul castello non si parla più, di dove avrebbero stazionato i pullman dei turisti neppure. Ora la riapertura sicuramente non darebbe risultati ai commercianti, ma darebbe un ingresso in città da est più logico». Kosic propone anche una soluzione: «Personalmente non vedo un grosso problema dividere la piazza in due pezzi con un passaggio veicolare in mezzo; è così grande che potrebbe diventare forse più fruibile. Due piazze attigue, una grande, l’altra sulla parte della fontana per gli esercenti che hanno lì le loro attività». Sulla questione è molto sensibile anche Giuseppe Longo, titolare del Kinemax. «Quando nell’ormai lontano 1999 vidi il progetto di riqualificazione della piazza mi venne un colpo» tuona Longo. Per lui la questione non è tanto il collegamento con la vicina Slovenia, bensì più in generale l’ingresso in città. «Per le persone che vengono da fuori e sono dirette alla zona Nord della città, indipendentemente da dove provengono, è più logico entrare a Gorizia da Galleria Bombi. Dipende dalla forma della città che, a differenza di altre, non è circolare ma allungata. Chi entra in città dal Ponte IX Agosto deve percorrere i due corsi per arrivare in Piazza Vittoria, una cosa illogica». Longo ammette di aver patito le conseguenze della chiusura della Galleria ma tiene a sottolineare che non è assolutamente contrario alla pedonalizzazione in sé. «Noi gestiamo un’attività in cui transita un numero consistente di persone e la perdita di parcheggi ci ha danneggiato. Ci abbiamo messo anni a far abituare le persone a parcheggiare l’auto altrove. Chi sostiene che le persone dovrebbero abituarsi ad andare a piedi non prende in considerazione un aspetto importante: attività come la nostra hanno bisogno di un bacino di utenti che Gorizia oggi non ha più. Sono completamente favorevole alla riapertura, anche a costo di modificare nuovamente la piazza, ma mi auguro che lo facciano in modo adeguato». 1

Il Lavoro è il problema da risolvere di Renato Elia L’immigrazione c’è sempre stata e sempre ci sarà, la musica è ricca di testi dove si parla della lontana casa e della speranza di tornare e poi ci sono le diverse questioni di politica internazionale, di climatologia, di guerre varie che spingono intere popolazioni a cercare la terra “promessa”. L’unica possibilità per aiutare i tanti profughi presenti attualmente a Gorizia è costituire classi di cultura gestite direttamente da ragazzi immigrati preparati al sapere democratico, come Ismail e Saqib, in modo da accelerare il trasferimento delle conoscenze. L’Europa del futuro sarà probabilmente un paese di giovani di diverse nazionalità, un po’ come gli Stati Uniti: saranno loro a decidere se sarà uno terra di Pace o meno... Una questione urgentissima è invece il “Lavoro”, ragazzi e lavoratori disoccupati, abbandonati all’ozio obbligato o al servilismo umiliante dello schiavismo lavorativo, sono destinati a diventare una polveriera difficilmente controllabile. E’ su questo tema che dobbiamo concentrare i nostri sforzi comuni.

Il 7 novembre alle 18 al Trgovski Dom a Gorizia verrà presentato “Gorizia News & Views”.


Cinquemila migranti visitati in quattro anni negli ambulatori della CRI Intervista alla Presidente della sezione di Gorizia Ariella Testa di Vincenzo Compagnone In prima linea nell’assistenza ai migranti, fra gli altri, c’è anche la sezione goriziana della Croce Rossa. A presiederla, da 4 anni, è Ariella Testa, la cui nomina coincise, nel 2013, proprio con la prima ondata di massicci arrivi lungo la rotta balcanica. “Lo ricordo come se fosse oggi – dice Ariella – era il 20 dicembre quando, su iniziativa della prefettura e del presidente della Provincia Gherghetta, 46 richiedenti asilo afgani, accampati nella boscaglia dell’Isonzo, vennero prelevati e portati all’hotel Internazionale di via Trieste. Molta gente disse subito: ma come, che ci fanno tanti extracomunitari in un albergo a 3 stelle?”. Da allora è stato un crescendo. 5000 persone visitate negli ambulatori di via Codelli (dato aggiornato al settembre 2017). Ambulatori aperti per lo screening dei “nuovi arrivati” due giorni alla settimana, martedì’ e venerdì, dalle 8.30 alle 13. Quando sbarcarono a Gorizia i Medici senza frontiere ad aprire il villaggio dei containers in via Grabizio, il servizio diventò attivo 5 giorni su 7. Poi si scese a 3, ora di nuovo a due. Ai richiedenti asilo appena approdati in città, la Questura consegna un foglio con l’indicazione di recarsi in via Codelli per i controlli sanitari. Lì, trovano due medici e infermieri volontari per la visita di rito. Non tutti ci vanno, però, probabilmente per una sorta di diffidenza verso le istituzioni. C’è chi dice che l’apertura degli ambulatori dovrebbe coprire più giorni alla settimana. Sarebbe opportuno? “I migranti sono tendenzialmente persone giovani, forti e sane. Due giorni, 40 visite alla settimana, in linea di massima sono sufficienti per lo screening degli ultimi arrivati. Gli ospiti del Nazareno e del San Giuseppe sanno già cosa fare in caso di problemi di salute. Il punto dolente sono quelli che dormono fuori. In una galleria fredda e umida, specie ora che l’inverno è alle porte, ci si ammala. Ma questo è un problema che non possiamo risolvere, spetta alle istituzioni trovare una soluzione. Voglio dire, possiamo anche visitarli ogni giorno, ma non dargli un tetto, anche se è ovvio che nessuno di noi vorrebbe vederli nel tunnel”. Come sono i rapporti con Prefettura e Comune? “Buoni, c’è un dialogo costante. Operiamo in stretto contatto con l’Azienda sanitaria attraverso il direttore sanitario Cavallini e la dottoressa Breda che interagisce con i medici specialisti. Però, ripeto, certe iniziative spettano proprio a Prefettura e Comune. Non è che la Croce rossa possa contrapporsi politicamente. Noi facciamo da tramite. Dobbiamo ringraziare i volontari che seguono i richiedenti asilo fornendo anche indicazioni puntuali e corrette”. Quali sono le patologie più frequenti che avete riscontrato, anche ultimamente? “Soprattutto stati influenzali, bronchiti, ma anche diabete, casi di scabbia, pidocchi, ferite…” E il recente caso di malaria?

“Il ragazzo pakistano quando si era presentato da noi stava bene, non aveva fatto cenno nell’anamnesi al primo episodio che gli era capitato un mese prima a Belgrado, e dal nostro screening la malaria non poteva emergere. Anche al pronto soccorso, in prima battuta, lo hanno trattato come una banale influenza”. Che idea vi siete fatti a proposito di questi ragazzi? “Intanto vorrei dire che non tutti erano ragazzi, è arrivata anche gente di 60-70 anni. Ora la media si è riassestata su un’età di 25-30 anni. Inizialmente quasi tutti afgani, ora per lo più pakistani, qualche bengalese, indiano, iracheno… che dire? E’ chiaro che sono prevalentemente migranti economici che rarissimamente pensano di fermarsi a Gorizia. Ma in fondo migranti economici lo eravamo anche noi quando andavamo in Usa, in Sudamerica… è gente che cerca un lavoro, condizioni di vita migliori, persone sulle quali le loro famiglie hanno “investito”. Provo a mettermi nei loro panni, a immaginare quel che pensano: cosa ci faccio qui, sto perdendo solo tempo, buttando via la vita senza alcuna certezza. Tanti arrivavano mogi mogi, incapaci di spiccicare una parola, ultimamente vengono per lo più dalla Germania, parliamo con loro in tedesco, ma sempre senza prospettive. E’ piuttosto triste”.

Sede della Croce Rossa a Gorizia Cosa pensa della definiziione di “Gorizia Lampedusa del Nord Est”? “Che chi la dice non è mai stato a Lampedusa”. Voi date anche lezioni d’italiano, quanti aderiscono? “Ci sono problemi di continuità, un giorno ne arrivano cinque, un giorno 30. Ai più bravi e costanti diamo alla fine degli attestati di frequenza del corso di 120 ore, sperando che possa servir loro in futuro”. Restate in contatto con qualcuno? “Abbiamo un bel rapporto, io però tendo a non personalizzarlo troppo. Mi farebbe star troppo male quando se ne vanno”. 2


Quale futuro nei pensieri dei nostri ragazzi di Ismail Swati Viaggiare in diverse parti del mondo mi ha dato la possibilità di esplorare le tante culture che ci circondano e non ultimo ho avuto la possibilità di visitare una scuola a Fiumicello e parlare con i giovani e chiedere i loro progetti per il futuro. Nella scuola ho visto sul muro ritratti e aspirazioni per il Malala Yousafzai (Malala è una giovane ragazza che ha ottenuto il premio Nobel per la pace dalla mia città, Swat, che anche prima lavorava con me) che gli studenti hanno disegnato. Qui di seguito alcune delle loro speranze. 1. Vorrei avere un lavoro! (e spero che mentre io sto crescendo non nasca una Guerra con l’Italia coinvolta) 2. Io spero di studiare e diventare un’insegnante. Spero che il mondo sia migliore e che non ci siano guerre. 3. Vorrei essere un nuotatore professionista, non vorrei avere una vita infelice, non scappare dalla guerra, emigrare, essere povero, vorrei vivere una vita felice come una persona comune. Mi aspetto che non ci sia la guerra, spero che una volta cresciuto il mondo sia cambiato. 4. Io vorrei anche essere cittadina del mondo. Vorrei essere riconosciuta. Una delle mie paure è la guerra perché devo lasciare il posto in cui sono nata ma soprattutto la mia famiglia. 5. Credo che nel futuro le cose cha adesso troviamo strane diventeranno comuni. Spero che gli ambiti scientifici/ di ricerca continuino a fare progressi e mi auguro anche la politica. Mi spaventa il fatto che uomini con molto potere non lo sappiano usare e ho paura delle orami frequenti minacce tra Trump e il dittatore coreano. Credo vivamente nell’intelletto umano e vorrei che nel futuro si usassero assemblee e riunioni per risolvere i conflitti e non bombe e armi. 6. Nel mio futuro penso che non so se trovo un lavoro in Italia e mi dovrò spostare in un altro stato come stanno facendo tante persone. 7. La mia paura è di emigrare, di lasciare la mia casa e andare in un paese dove non so la lingua. Vorrei fare la hostess, viaggiare. 8. Io mi vedo un futuro pieno di sorprese divertente, ma anche impegnativo. Incontrerò nuove persone nel mio cammino. Imparerò nuove cose. 9. Io ho molta paura di dover scappare da casa mia e lasciare la mia famiglia e i miei amici. 10. Rispetto i ragazzi immigrati perché loro vogliono spostarsi per avere una vita migliore. 11. Vedo un futuro impegnativo con nuove leggi e pieno di persone nuove. Spero sia un futuro senza guerre e pieno di pace e gioia. Spero sia un futuro migliore. 12. Mi vedo una persona semplice sempre con la passione per il calcio. 13. Mi vedo impegnato in un’agenzia di traduzioni in cui sarò occupato fino alla pensione. Ho paura di dover lasciare la mia famiglia per il mio lavoro. 14. Un lavoro, una casa e pace. 15. Fino a 35 anni farò una carriera sportiva in America. E vivrò lí per sempre. 16. Io vorrei riuscire a realizzare tutti i miei sogni, per esempio di riuscire a diventare pasticcera, avere una famiglia e vorrei che nel mondo ci sia la pace, anche se sono consapevole che sarà quasi impossibile. 17. Io ho paura che nel futuro ci siano altre guerre e che io debba scappare dal mio paese. 18. Io ho paura di crescere e iniziare a lavorare e prende3

re sul serio le faccende della vita, ma allo stesso tempo so che bisogna andare avanti e provare a realizzare i propri sogni. 19. Io nel mio futuro vorrei essere una musicista, in particolare specializzata nelle percussioni. Poi dal mio futuro mi aspetto di avere una bella famiglia e una bella casa. Spero che non ci siano più guerre. 20. Più lavoro, più case, meno fabbriche e non più guerre o di meno e che i paesi di guerra siano lasciti in pace. 21. Vedo il mio futuro in una scuola ad insegnare. 22. Diventare un calciatore e di essere miliardario. Nel mondo si evolveranno tutti, ci saranno autovolanti, ci potrebbe essere anche la terza guerra mondiale contro la Corea. 23. Io mio futuro lo vedo bello: con un lavoro e una bella famiglia. Spero che quando sarò grande non ci siano più guerre. 24. Vorrei fare un’esperienza all’estero. Ho paura che scoppi una guerra per merito di Trump e del dittatore coreano. 25. Quando finirò la scuola avrò un lavoro, una casa, degli animali. Ho paura che scoppi una guerra tra Trump e il dittatore coreano. 26. Quando finirò la scuola troverò un lavoro non importa quale e quando avrò abbastanza soldi viaggerò per tutto il mondo e conoscerò molte lingue e moltissime persone. QUESTO È IL MIO SOGNO. 27. Penso che sarebbe un mondo migliore se tutti conoscessero altre culture, in questo modo non ci saranno pregiudizi e offese per gli altri. 28. La paura è semplice: ho paura che ci sia la terza guerra mondiale e che morirò presto, prima di aver realizzato i miei sogni. 29. Mi immagino io con un lavoro, con tanti soldi e una super villa e molti amici. Ho la paura di morire giovane. 30. Mi vedo vivere una vita normale con tanti soldi. 31. Le mie paure del futuro sono che gli attentati arrivino fino a qui, di sicuro non arrivano qua a Fiumicello ma nelle città d’arte come Roma. 32. Nel mio futuro mi aspetto cambi qualcosa non so cosa. 33. Io vedo il mio futuro a lavorare in qualche posto e a giocare a calcio. Le mie paure sono di andare via dal mio stato per lavoro e quindi lasciare la mia famiglia e di non riuscire a finire gli studi. 34. Il mio futuro penso che sarà bello, avrò una fantastica famiglia e un buon lavoro. 35. Vedo il mio futuro felice, con degli ostacoli che poi riuscirò a sorpassare e delle belle cose che riuscirò a coltivare. Però ho paura di non avere un futuro felice e contento. Ho paura che scoppi la guerra. E lasciare tutto quanto. 36. Non so come il mio futuro possa essere… la vita è imprevedibile, non sai mai quello che può succedere ma comunque spero nel meglio. Temo che possa succedere il peggio (guerre, attentati, etc…) paura di come sarà veramente.


Web Coast Nella vita dobbiamo attraversare deserti aridi, dove ci sembra di perdere l’orientamento. Solo camminando insieme, non soli, ci si può salvare. (padre Enzo Bianchi, Twitter).

Attività nella classe al Nazareno Ora tocca a noi insegnare di Ismail & Saqib

Oh, comunque a Mogadiscio, in Somalia, sono morte 300 persone a causa di una bomba. Nessun PrayFor? Ovvio, mica parliamo di occidentali. (Oiza Queensday, Facebook). Ormai farsi domande, cercare risposte, difendere le proprie idee, esprimere dissenso e contrarietà, sono considerate forme di maleducazione, (Boniz, Twitter). Mio figlio non sapeva mettersi il giubbotto da solo. L’ho iscritto a judo. Non arrendetevi, mamme di bambini autistici. Tanto può essere fatto. (Peanuts, Twitter).

La nostra classe di integrazione al Nazareno consiste nell'introduzione alla costituzione italiana, al ruolo delle istituzioni democratiche, ai diritti e alle responsabilità dei cittadini con un'attenzione particolare all'educazione civica. Parliamo dell'importanza della pulizia, facciamo parte della comunità e impariamo a rispettare e adottare “Ci sono corrotti ovunque, ora. La situazione è disperata”. L’ultimo post della giornalista malte- buone norme sociali e culturali di questa società. se Daphne Caruana Galizia, uccisa da un’autobomba fatta espoldere. Mafie e malaffare non sopportano la luce dell’informazione” (Beppe Giulietti, Facebook)

Libro del mese di Manuela Ghirardi Klaus Mann, sebbene meno noto del padre Thomas Mann, ha lasciato una ricca e valida produzione letteraria. Ne "La Svolta", narrato con uno stile la cui eleganza è paragonabile a quella di Truman Capote, Klaus racconta la sua infanzia nella bella casa dei genitori, tra pensatori e intellettuali, l'adolescenza, i primi turbamenti, l'amore per l'arte e la scrittura, i pazzi viaggi per il mondo assieme alla sorella Erika, a cui era profondamente legato. Nei primi anni Trenta, con l'escalation del nazismo, lo scrittore e i suoi familiari si vedono loro malgrado costretti a lasciare la Germania. A questo punto le riflessioni di Klaus si incupiscono: con grande lucidità, per motivi di principio e concreti (la madre di Klaus era ebrea), i Mann paiono capire da subito di non poter in nessun modo rimanere in una Germania governata da Hitler e si rifugiano in vari stati, fino a sbarcare in America, dove trovano finalmente una parvenza di normalità. La condizione di emigrato traspare spesso nelle riflessioni del Mann di questo periodo come una dolorosa necessità, che con lo scoppiare della seconda guerra mondiale si tramuta ne "La Svolta", la ferma decisione di arruolarsi nell'esercito americano per combattere il dittatore.

La nostra classe è molto informale è più simile a una discussione dove tutti partecipano e imparano gli uni dagli altri. Per aggiungere più divertimento alla nostra classe, riproduciamo musica e facciamo dipinti ad acquerelli in un modo unico, insegnato dal nostro maestro Renato Elia.

Il Vocabolario Democratico La Democrazia non è una fede, forse è per questo che abbiamo molta difficoltà a realizzarla e una volta costruita mantenerla viva. Nella Storia il "potere" ha assunto le forme dei più impensabili mostri culturali, fantasmi che annebbiano la mente dei sudditi. Il "potere politico" è comunque indispensabile all'organizzazione del vivere sociale, per questo dopo diversi tentativi sembra che il male minore sia affidarsi alla regola Democratica. In seno a questa particolare libertà, ultimamente, si stanno aprendo profonde incrinature. Una di queste, che sembrava essere una portante di sistema, si sta rilevando un problema: il mercato libero. Piano piano, questa struttura ha trasformato il "cittadino politico" in semplice consumatore, ruolo privo di ragionevolezza e dedito solo al consumo. Preoccupanti i segnali che da più parti ci raggiungono, giovani confusi da discoteche e bevande varie, anziani abbandonati, lavoratori smarriti, anomalo sfruttamento delle risorse della Natura, unica vera madre dell'Umanità. (re) 4


Rahman Armani un esempio da seguire per molti giovani di Eleonora Sartori solo lavorando e avendo contatti con gli italiani potevo riuscirci”. Proprio grazie alla sua volontà, ma anche a una predisposizione naturale, Rahman parla un ottimo italiano, tanto che in più di un’occasione ha svolto il ruolo di traduttore per aiutare altri ragazzi nelle sue condizioni. Ed è stata proprio la conoscenza della lingua a essere essenziale per fargli trovare un impiego vero e proprio. “Da circa otto mesi lavoro in una pizzeria goriziana. Faccio il lavapiatti e quando serve aiuto in cucina”. E’ una bella storia di integrazione quella di Rahman, una di quelle che andrebbe letta nelle scuole, tra i giovani, a dimostrazione di quanto un approccio positivo alla vita sia indispensabile per non farsi abbattere dalle esperienze negative e per raggiungere obiettivi importanti. Ma nella vita di Rahman non c’è solo il lavoro, c’è anche l’amore. Da un anno è fidanzato con una ragazza monfalconese con cui convive. “Le sono molto grato perché mi ha aiutato tanto. Ma sono grato a tutte le persone che ho incontrato in Italia, perché con me sono state gentili. Prima tra tutte Renato, che per me è come un padre. Con il mio non ho alcun tipo di rapporto da quando ho lasciato il mio paese”

Rahman Armani, ventunenne afghano, è un concentrato di esperienze di vita e un fiume in piena, tale è la sua voglia di condividerne dei momenti con il prossimo. Vive per 15 anni a Jlalabad e poi, grazie all’aiuto di sua mamma e suo zio, lascia il paese, dopo aver passato delle esperienze troppo forti per la sua giovane età: la morte di un fratello, dissidi con il padre che per lui aveva un piano ben preciso a cui Rahman non voleva piegarsi, la paura costante dei talebani da una parte, degli americani dall’altra. “E’ bello potersi addormentare e risvegliare serenamente”, confessa. Rahman è un esempio che tanti suoi coetanei dovrebbero prendere a modello, italiani o stranieri. E’ un ragazzo piccolo, di età e di stazza, ma è mosso da una volontà invidiabile. Dopo aver lasciato il suo paese e aver attraversato l’Iran in condizioni al limite della sopravvivenza, arriva in Turchia paese in cui vive per due anni. “Avevo la necessità di mettere da parte dei soldi per continuare il mio viaggio. Ero partito dall’Afghanistan con 5000 euro che mi aveva regalato mio zio ma presto sono finiti. Ho trovato un lavoro in una fabbrica di pantaloni e, anche se inizialmente il capo era diffidente perché ero molto giovane, si è subito ricreduto: io sono forte e lavoro sodo”.

Eleonora Sartori con Rahman Grazie soprattutto al suo impiego Rahman impara il turco, anche se lui sa di voler continuare il suo viaggio. Un viaggio che non sarà semplice: Rahman, come molti suoi connazionali, ha percorso la Rotta Balcanica (Bulgaria, Serbia, Ungheria): “ci ho impiegato 2 mesi e la prima città italiana in cui sono arrivato è Gorizia. Ho dormito un po’ all’aperto, ma poi sono stato accolto in Caritas, poi in dormitorio e infine al Nazareno dove ho conosciuto Renato”. Ma Rahman non è capace di stare con le mani in mano e da subito si mette a disposizione degli altri: “grazie all’auto di una volontaria e al fatto che sapevo cucinare, ho cominciato a dare una mano in cucina alla Madonnina dove si preparavano pasti per i richiedenti asilo. Volevo impegnare il tempo in modo utile e imparare l’italiano e

Rahman a lezione in Caritas, maggio 2016 5


Specialità culinarie di altri tempi

Glossario dell’accoglienza

di Marta di Benedetto

Cas

Ai primi del Novecento, accanto alla produzione di vino e di ciliegie, fra i contadini del Collio ebbe grande diffusione la pratica dell'essiccazione della susina o prugna. E' bene precisare subito che non si tratta della comune susina seccata, reperibile in commercio anche oggi (tipica quella della California). Questa si chiamava amolo goriziano e si otteneva sbucciando le susine mature con un apposito falcetto e mettendole poi al sole per alcuni giorni. Quando si erano seccate al punto giusto e avevano assunto un bel colore giallo oro, venivano unite a due a due e sottoposte a un trattamento di solforazione per preservarle dalle muffe e ottenere così una migliore e più lunga conservazione. Talvolta fra due susine unite si inseriva una mandorla o una mezza noce o una foglietta di salvia. Il prodotto veniva acquistato da ditte specializzate di Gorizia e Cormons, confezionato in eleganti cassette e destinato ai negozi di Vienna, Praga, Budapest e all'esportazione in Germania, Olanda, Russia. L'amolo goriziano era considerato una vera leccornia e molto richiesto, tanto che prima della Grande guerra la produzione sorpassava la notevole quantità di 150 vagoni ferroviario annui. La guerra diede un primo colpo alla produzione di susine distruggendo completamente gli alberi fruttiferi. Negli anni Venti e Trenta vi fu una ripresa ma a livelli decisamente inferiori (15 vagoni annui). Nel secondo dopoguerra una concausa di eventi determinò l'abbandono definitivo di questa attività: primo fa tutti il nuovo confine che divise la zona di produzione (Collio sloveno) da quella della commercializzazione (Gorizia e Cormons), ma anche la comparsa deli infestanti sugli alberi, la mancanza di mano d'opera e altri. Gli amoli goriziani vennero prodotti per l'ultima volta a Smartno nel 1959. Tratto da Stasi, Intorno a Gorizia, Trasmedia 2009.

Sono i centri di accoglienza straordinaria: 'strutture temporanee' che ospitano richiedenti protezione internazionale che avrebbero diritto ad accedere al circuito degli Sprar. Sono gestiti - come la rete Sprar - da associazioni e cooperative che rispondono a un bando del ministero dell’Interno. A Gorizia funge da Cas il Nazareno di Straccis (160 posti letto) mentre il campo San Giuseppe di via Grabizio, villaggio di containers allestito dai Medici senza frontiere e ora gestito dalla cooperativa Il Mosaico, la stessa del Nazareno (96 posti letto) è, più propriamente, un hub di prima accoglienza.

Sprar È il sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati. Istituiti dalla legge n.189/2002, sono il luogo dove i migranti arrivano non appena escono da Cas e Cara. Il tempo di permanenza nello Sprar è di 6 mesi, con possibilità di rinnovo per altri 6. L’obiettivo è quello di rendere autonomo il migrante e avviarlo al mondo del lavoro attraverso corsi di italiano e tirocini formativi.

Cara Sono i centri accoglienza dei richiedenti asilo istituiti nel 2008 con il decreto legislativo n.25. Sono 11 in tutta Italia e accolgono: i richiedenti protezione internazionale che devono ancora essere identificati, i richiedenti asilo che hanno tentato di attraversare illegalmente la frontiera, i richiedenti asilo che sono stati fermati senza documenti. Nel Fvg il Cara si trova a Gradisca d’Isonzo e ospita circa 500 persone. Per volere del ministro dell’Interno Marco Minniti sarà chiuso, i migranti distribuiti sul territorio, e sostituito da un Cpr (Centro permanente per il rimpatrio, previsti 11 in tutta Italia) da 80-100 persone in attesa di espulsione e rimpatrio, e quindi impossibilitate a circolare sul territorio come avviene ora con gli ospiti del Cara.

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Uno dei saloni interni del Cas - Nazareno, centro di accoglienza straordinaria temporanea.


Dalla calcolatrice al pennello

Pillole di fotografia - La luce e il buio

di Federica Valenta

di Felice Cirulli

Abbiamo immaginato di trovaci da soli in un paese molto lontano con lingua, cultura ed abitudini completamente diverse dalle nostre e ci siamo chiesti quale possa essere una delle difficoltà maggiori da affrontare. La prima cosa che ci è venuta in mente è la difficoltà di comunicazione. Comunicare non è solo comprendere una lingua per chiedere e ricevere informazioni, comunicare è anche e soprattutto riuscire ad esprimere i propri sentimenti e le proprie paure. L’ abbiamo chiesto ad Ismail. Ismail per chi ancora non lo sapesse è originario del Pakistan dove ha frequentato, conseguendo la laurea, la facoltà di Economia e Commercio. In Pakistan l’ arte non è fruibile come in Occidente, è riservata ad elite culturali e si concentra prevalentemente nelle grandi città, escludendo radicalmente chi di queste elite, per ragioni sociali o semplicemente geografiche, non può farne parte. Ismail quindi, prima di arrivare in Italia, non aveva mai approcciato tele e pennelli. Cosa lo ha spinto quindi a prendere in mano una matita? Ismail ce lo spiega molto bene: “La necessità e la pulsione di esprimere i miei sentimenti . Quando arrivai in Italia – continua – non riuscivo tramite le parole a raccontare quello che avevo vissuto, a far capire quello che racchiudevo nel cuore. Il metodo più istintivo è stato la pittura.” Partendo da questa difficoltà Ismail è riuscito a creare, tramite l’aiuto del “maestro” Renato, opere pregevoli, tanto per il loro valore artistico, quanto per la storia personale che riescono a trasmetterci; la storia di chi per abbattere il muro della differenza ha messo da parte la calcolatrice e ha preso in mano il pennello.

Ernst Haas "Avere una Visione"

Ernst Haas, nato a Vienna nel 1921, è presente nel mondo dell'immagine dagli anni del secondo dopoguerra quando, dalle prime foto scattate con una Rolleiflex e dopo l'incontro con il grande fotografo Werner Bischof, passò al reportage per conto di una rivista americana: un servizio fotografico realizzato sul rimpatrio dei prigionieri di guerra austriaci fece il giro del mondo approdando anche sulle pagine del prestigioso "Life". Ciò gli valse l'invito di Robert Capa ad entrare nell'agenzia "Magnum". Quando, nel 1951, Haas emigrò negli Stati Uniti, era già un professionista della fotografia molto noto e apprezzato. "Cerchiamo di lavorare il meglio possibile e nel futuro vedremo in quale categoria ci metteranno. Competere con il pittore non è veramente il nostro destino: stiamo cominciando a parlare la nostra lingua. La fotografia è direttamente proporzionale al nostro tempo: multipla, rapida, istantanea. Proprio perchè così, facile, diventerà più difficile. Tutti scattano foto, tutti possono copiare mode e stili. Solo una visione: ecco che cosa bisogna avere."

Gorizia News & Views

Non facciamo di tutta l'erba un fascio mensile del Mosaico & APS Tutti Insieme sede Nazareno - Gorizia, via Brigata Pavia 25 gorizianewsandviews@gmail.com DIRETTORE RESPONSABILE Vincenzo Compagnone REDAZIONE Eleonora Sartori (vice direttore) Ismail Swati Rafique Saqib Manuela Ghirardi Marta di Benedetto Federica Valenta Felice Cirulli Renato Elia Eliana Mogorovich

27/11/2017 ore 20 Kinemax (Gorizia)

STAMPA Nazareno Gorizia

Il 27 novembre alle 20 al Kinemax verrà proiettato il film “Un Paese di Calabria”, dedicato al caso di Riace, paese calabro balzato all’attenzione della cronaca per il suo efficace modello di accoglienza dei migranti. Il film, prenotato attraverso la piattaforma Movieday, necessita di un numero minimo di spettatori per essere proiettato. Potete acquistare l’ingresso in sala entro il 20 novembre al seguente link: http://www.movieday.it/event/event_details?event_id=1318 7


Talento musicale

L'Arte Nel gioco creativo del bambino nasce l'estasi. L'Artista è l'artefice di visioni e palcoscenici dove la Vita esibisce la sua impronta di continuità. (re)

Una scoperta, una sorpresa! Aziz, guardando il vecchio Rabat di Ismail Swati e la nuova chitarra, messa a disposizione al Nazareno, ha provato a pizzicare le corde, ben accordate, di quest'ultima... Il risultato: studia con ardore accordi e note e cerca su internet i diversi insegnamenti. Con la scuola di musica, gestita dalla Casa delle Arti, sicuramente Aziz potrà essere un buon musicista ed un esempio per tanti giovani che vivono a Gorizia. (Ismail & Saqib) Dove sei, chi sei tu, ora, città che mi ha visto nascere. Penso al tuo fiume dalle smeraldine acque, dove chi prima di me, al frinir di cicale, si rinfrescava e spostato lo sguardo coglieva dei monti vicini l'immenso splendore. Le vie, le piazze, le targhe che onorano i ricordi di artisti, militari, persino scienziati, e molti dei quali non dimentichi il passaggio. Che dire poi quel confine che ti aveva diviso dall'oriente, e dei tuoi figli mai tornati, per tenerti viva e presente, -eh sì quanto pesano quelle ferite-. Tu che cinta di colline di ciliegi in fiore, come di vigne diventa famoso il tuo nome, tu che troppo antica non sei, ma veramente segnata dal tempo appari, tu che ne offri molto perché di silenzio sei generosa, forse unica, di certo rara. A volte non so come guardarti, pensarti, io che ti vorrei giovane fanciulla di fiori ricolma, dallo sguardo sorridente, anche timido e schivo, eppur felice. Eppur non so perché tu voglia schivare il mondo, nasconderti tanto da svanire all'orizzonte così che i tuoi figli non guardino il futuro. Oh mia città che di commercio donavi al vicino esempio e quasi invidiata per gli artigiani nelle vie, che hai ospitato celebri nomi e vissuto da ponte, ricomincia a camminare. Molto non chiedo, non desidero, quindi, che non sia sogno o illusione ma certezza per noi e per il futuro che ci aspetta orgoglioso di te. AG - Anonimo Goriziano

La Nizza austriaca di Manuela Ghirardi La graziosa città di Gorizia apparve per la prima volta su un documento del 1001 d.C. rilasciato dall’imperatore Ottone III. Tra invasioni, combattimenti e brevi occupazioni, la Contea appartenne fino al 1500 a famiglie di nobili natali (spesso di origini austriache o tedesche) che governavano anche i territori circostanti, soggiornando di tanto in tanto nel misterioso e imbronciato castello sulla collina. Dopo il 1500 la cittadina passò agli Asburgo che vi regnarono quasi ininterrottamente per quattro secoli finchè le truppe italiane non vi entrarono vittoriose il 9 agosto del 1916. Il dominio asburgico ha segnato il profilo cittadino: Gorizia ha infatti conosciuto una forte espansione demografica, politica, commerciale, sanitaria, scolastica e architettonica sotto questo governo. Come dimenticare il regno di Maria Teresa d’Austria che con la sua illuminata riforma scolastica (in Italia le scuole statali arrivarono appena un secolo dopo), il rafforzamento del porto triestino e lo sviluppo della produzione della seta contribuì a portare ricchezza e benessere in città? La presenza austriaca è ancora chiaramente visibile nelle bellissime e numerose villette in stile liberty che si affacciano sul Corso, nei tanti palazzi nobiliari, nel superbo scalone della biblioteca pubblica ed in una mentalità che riporta accenni austro-ungarici. A queste ricchezze si aggiunge la posizione geografica, a cavallo sul confine sloveno, che offre ai viaggiatori un peculiare melting pot di culture. Il fascino discreto di Gorizia si è conservato nei secoli: c’è chi ancora oggi soggiornando in questa città si innamora e decide di restare, aggiungendo la sua opinione a quella di alcuni illustri personaggi del passato. Carlo Goldoni: "Non vi è provincia in Italia ove vi sia tanta nobiltà come in questa". Giacomo Casanova: "Mi trattenni a Gorizia fino alla fine del 1773 e durante le sei settimane di quel soggiorno trovai tutti gli svaghi che potevo desiderare…". Lorenzo Da Ponte: "Per tutta quella notte non feci che piangere al solo pensiero di dover lasciare una città, dove io era sì ben trattato da tutti i buoni e dove giunsi talvolta a stimare me stesso". Gorizia ha dato i natali o ospitato per lunghi periodi personaggi di rilievo, a confermare il fatto che in città l’amore per le arti, la scienza e la cultura è sempre stato vivo. Nicolò Pacassi, l’architetto al quale si deve l’odierna conformazione del castello di Schönbrunn, simbolo della Vienna imperiale, il quale progettò parecchie opere anche in città. Graziadio Isaia Ascoli, insigne linguista e glottologo che per primo coniò il termine "glottologia", anche senatore del Regno d’Italia. Carlo Michelstaedter, noto scrittore, filosofo e letterato di origini ebraiche, purtroppo giovanissimo suicida. Julius Kugy, l'alpinista che aprì circa 50 nuove vie sulle Alpi Giulie e pubblicò vari libri. Nora Gregor, apprezzata attrice del passato e molti altri ancora...

In collaboration with: APS Tutti Insieme - www.tuttinsiemegorizia.it Nazareno Optimistic Youth Network and Consorzio Mosaico - SIP Gorizia 2017 issuu.com/nazarenonews

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News & Views, Gorizia - November 2017  
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