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l’ARTE

NEW L’INK

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marzo | aprile 2012

di Giuseppe Carrubba

no disagio e sensi di colpa, come le prigioni, gli ospedali, gli uffici per i disoccupati, per offrire la possibilità di dimenticare, per qualche attimo, la vita di “merda” e recuperare un’esperienza intima e contemplativa, abbandonandosi al gioco della fantasia. Da dove inizia tutto questo? La storia artistica di Franko B e con questa le sue scelte personali. Non c’è alcun confine a separare l’arte dalla vita nel suo universo poetico e prima di parlare dell’artista va considerato l’uomo, un uomo dallo spirito anarchico con una coscienza politica ben orientata, un terrorista visionario e radicale in tutto, uno spirito libero che ha cercato dignità e integrità per la sua persona e per le sue azioni, manifestando con spirito romantico sofferenza e opposizione alla repressione e al controllo delle vite, nonché al potere. Quale visione dell’arte adottare? Un’arte, in termini psicoanalitici, che è organizzazione del vuoto, dello spazio e dell’esistenza? Franko B sceglie un’arte dove il simbolico e l’immaginario sono reali e si intrecciano ad un’estetica che comprende una ermeneutica delle categorie linguistico-formali e dove l’opera, che riguarda il presente e quindi una vicenda non conclusa, nasce dalle pulsioni personali dell’artista ma può assumere una vita propria, offrendosi a diversi punti di vista che sfuggono al controllo stesso dell’artista; se il controllo fosse “forte” non sarebbe più arte ma propaganda. Non separo il lavoro dalla mia vita e dall’idea di libertà. Nel mondo in cui viviamo, postmoderno, bisogna essere romantici, bisogna non aver paura di credere in qualcosa, di amare. Cosa sarebbero Beuys, Rothko, Bacon senza il romanticismo? 1 Quando inizia questa storia? Forse inizia alla fine degli anni settanta quando l’artista lascia l’italia per non prestare il servizio militare, e

j franco B Oh Lover Boy | 2005, Glasgow University of Bristol Theatre Collection, Franko B archive (Photo: Hugo Glendining)

Franco B in

arte

arte, vita, azione, dissacrazione e interazione. Materia e spirito: la croce, il cuore, la casa come simboli dell’esistenza, di un tormento, di un vissuto emozionale, di un recupero quotidiano, disincantato, primario. il sangue e la questione del corpo, del proprio, intesi come materie prime originarie legate alla vita. il corpo come la tela e il sangue come il pigmento, come rappresentazione della maniera più democratica di pensare e realizzare il proprio lavoro. Che cos’è la croce per franko B? La croce nel suo lavoro e nella sua vita è il simbolo del corpo ed assume diversi colori in base al periodo; dal rosso che richiama il sangue, al nero considerato dall’artista un colore fortemente emozionale, un colore che annulla e contiene tutti gli altri colori. La croce come protezione e il cuore come equilibrio e amore. L’arte di franko B si afferma negli anni ottanta, con una poetica personale, all’interno di un percorso già tracciato in precedenza dalle neoavanguardie e dall’arte corporea, come lo sviluppo ed il proseguimento di un’arte dissacratoria legata all’uso del corpo e in qualche modo agli impulsi sadomasochisti, che negli anni sessanta ispirò l’Azionismo Viennese e la Body Art. Ho conosciuto Franko B nel maggio del 2009 in Toscana, a Prato, al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci in occasione della performance I’m Thinking of you, un lavoro in cui dalla centralità del corpo si passa all’oggetto dell’infanzia, l’altalena, e alla musica attraverso una visione surreale ed onirica, dove convergono romanticismo e fantasia, da restituire al mondo degli adulti. Nel pomeriggio, durante una conversazione pubblica, l’artista disse che l’altalena era la scultura dell’infanzia, arte pubblica da collocare in quei luoghi sociali che provoca-

dimostrare così il proprio dissenso e opposizione al sistema; oppure poco prima quando uscendo da un istituto comincia a porsi delle domande sul da farsi: lasciare l’italia per avere una possibilità di salvezza. si reca in inghilterra, nei primi anni del governo Thatcher, anni di protesta e di dura repressione nei confronti di tutte le rivendicazioni economiche e sindacali. La protesta e la ribellione della working class troverà espressione e sentimento nella musica punk che darà voce al disprezzo e all’insoddisfazione nei confronti della società. Questa storia inizia quando l’artista scopre affinità elettive con gli azionisti e con l’avanguardia. il suo background artistico e umano si lega ai linguaggi performativi e fattuali, alla rielaborazione di un’arte neooggettuale, di derivazione pop; quando i rifiuti diventano arte, parafrasando Lea vergine, insieme alle correnti concettuali di derivazione duchampiana, diventano i riferimenti semantici e mitici dell’artista. ed ecco che, man mano, emergono alcuni fantasmi come degli ex voto da inscrivere sulla propria pelle, come una croce e un’ossessione: Jackson Pollock, Mark Rothko, francis Bacon, Joseph Beuys, valie Export, Günter Brus, Rudolf schwarzkogler, Gina Pane, Marina Abramović, Ron Athey, vito Acconci, Mimmo Paladino, Patty smith, susan sontang. sono gli anni ottanta e Novanta, in cui Franko B si afferma come artista visivo e performer nei club di Londra e in spazi istituzionali; sono gli anni estremi e drammatici, tra edonismo e consumismo, in cui si diffondono l’aiDs e l’ignoranza, l’omofobia, ma anche i conflitti e le guerre nelle periferie del mondo. L’artista parlerà di tutto questo in un diario, per sette anni. Gli eventi bellici del secondo dopoguerra in vietnam, Medio oriente e africa hanno dato vita ad un’arte dura, istintiva, antiestetica, nel senso tradizionale del termine, e hanno determinato un linguaggio di rottura con il quale l’artista voleva sottolineare la libertà del proprio agire.

i conflitti in angola, albania e afghanistan e la Guerra del Golfo hanno rappresentano una lunga storia di supremazia, di potere e di violenza visiva dei corpi violentati, nel teatro del consumo degli orrori, reale e mediatico. Le performance di Franko B a vienna nel 2001, Aktion, e a Londra nel 2002 alla Tate Gallery, I Miss you, rappresentano un tributo agli azionisti viennesi degli anni sessanta e settanta, ma anche una reazione in quel momento al contesto storico, culturale e personale. il suo corpo nudo, monocromatico, bianco, il sangue: l’artista gioca con il mondo della moda, dell’arte e dell’esistenza, delle proprie pulsioni, crea immagini estetiche ossessive, per rendere sopportabile l’insopportabile attraverso un processo creativo purificatorio. Le immagini sono metafore delle nostre condizioni interne, sociali e personali, dove il corpo in gabbia è come una tela da circoscrivere; viene inciso, scritto, esposto attraverso il sangue in un processo di costrizione che suscita meccanismi di sopravvivenza. Il sangue è tutto, è la vita. Dal momento che nasciamo ci dicono che va bene dare il sangue per la propria Patria e per difenderla va bene uccidere altre persone. Vieni da un altro paese, ma il sangue è lo stesso! Ho donato il sangue a me stesso e all’arte per fare immagini, tableau vivant, ricordare il mondo, rispetto a ciò che ti piace o ti fa male; per tanti anni ho voluto usare il corpo, in senso fisico, e il mio sangue, ma il contesto con cui sono arrivato, negli anni Ottanta, a questo lavoro oggi non c’è più, così sono cambiate le mie necessità2 Franko B è nato a Milano, ma vive a Londra dal 1979. Ha lavorato, mescolando vari media, con il video, la fotografia, la performance, l’installazione e la scultura, in tempi recenti ha utilizzato anche il linguaggio pittorico. Negli ultimi anni è stato

Mamma I Can’t sing | 1995, London University of Bristol Theatre Collection, Franko B archive (Photo: Nicholas Sinclair)

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