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Anno XIII - Numero 2 - Aprile/Maggio 2011

E D I Z I O N E I TA L I A N A D I R A D I O W O R L D & T V T E C H N O L O G Y

Radio e Tv senza più sostanza

Sommario

All Digital Management

NEWS

pag.

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SUONO &STUDIO

pag.

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OSSERVATORIO SWITCH OFF pag.

16 pag. 22

DOSSIER. Monitor HD e 3D

REPORT CES2011

pag. 28

SPECIALE pag. 34 Radio e Tv in Rwanda Da pagina 38 le soluzioni software per “maneggiare” in digitale i contenuti audiovisivi per Radio e Tv

GRAN CONFUSIONE SWITCH OFF: BATTUTA D’ARRESTO? Al momento di chiudere questo numero di B&P le Tv locali sono d’accordo tra loro: per Aeranti-Corallo e per FRT Tv Locali non è possibile fissare le date degli switch off se non viene prima risolta la questione della riduzione delle frequenze (canali 61-69). La riduzione da 27 a 18 frequenze non permette di procedere agli switch off nelle aree ancora da digitalizzare. Inoltre devono essere definite le nuove regole, che prevedono che il Ministero e l’AGCOM fissino gli “ulteriori obblighi” per gli operatori di rete; non è pensabile che si possa procedere negli switch off senza sapere prima le nuove regole. Infine c’è il dubbio sull’uso delle frequenze degli Stati esteri confinanti, che spesso portano il numero delle frequenze realmente disponibili per le tv locali a un numero ancora inferiore rispetto a quello teorico di sole 18. Ad esempio, il 26 maggio è previsto il passaggio al digitale in Corsica e ciò avrà una evidente incidenza diretta sullo switch off di Toscana e Liguria. Seguite l’attualità in tempo reale su www.broadcast.it

GUIDA RADIO pag. Digital Management

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GUIDA TV pag. Digital Management

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Italtelec è sempre più… “broad” Siamo andati a Fiano Romano per incontrare un’azienda italiana che da 10 anni progredisce senza troppo clamore, ma con indubbie e crescenti soddisfazioni A riceverci nella sede di Fiano Romano è il titolare in persona, Carlo Di Donato, che come prima cosa ci presenta, ad uno ad uno, gran parte dei suoi collaboratori, spiegandocene anche ruolo e funzioni e, in qualche caso, simpaticamente il carattere. Già da questo capiamo che l’idea di una “azienda come famiglia” Italtelec lo è nei fatti e non nella retorica. Di questa gente d’azienda in particolare incontriamo Marco Calcatelli, evidentemente “figlio d’arte” e dedito al marketing, Massimo Cocco, già Technosystem e oggi numero due dell’Italtelec in qualità di esperto in impianti di alta potenza, poi Massimiliano Mammetti, responsabile dei collaudi, e… tanti altri che spero

ci perdoneranno, ma con la sola elencazione lo spazio disponibile sarebbe finito! Certo da ricordare ancora ci sono Remo Calcatelli e Alberto Biscarini (quest’ultimo in veste di consulente per coordinare le relazioni con NEC Italia e lavorare su alcuni mercati internazionali). Ci dice poi in separata sede Carlo Di Donato: “Nel nostro gruppo posso dire che ci sono 6 o 7 persone che hanno storie personali professionali “doc” e tanta, tanta esperienza. C’è chi ha fatto collaudi di sistemi in Israele, sotto bombardamenti di missili Katiuscia, e installazioni in Oman o in Nigeria agli inizi del 2000, in condizioni davvero estreme. Oggi tale esperienza ci permette di evolvere costante-

mente. Si noti anche che “l’intelligenza” è tutta interna: software, firmware e progetto, anche meccanico sono tutti ‘home made’.” Dal 1974 ad oggi la Italtelec ha lavorato per essere ciò che è. Nata Spa, divenuta poi Srl nel 1985, nel 2010 è tornata Spa. All’inizio faceva ponti radio militari e gruppi di continuità. Nel 1980 Di Donato entrò in azienda, poi passò in una società dedicata alla costruzioni di sistemi per comunicazione civili e militari, pur rimanendo suoi familiari in Italtelec. Nel 1988 gli venne fatta la proposta di rilevare la Italtelec e in parallelo entrò operativamente in Technosystem, alla quale si dedicò anima e corpo. Tra impegni

di azienda e famiglia Italtelec rimase in qualche modo in stand-by, sino all’uscita da Technosystem. Fu a quel punto che Di Donato decise di rivitalizzare la Italtelec, orientandola verso il mondo broadcast. Correva l’anno 2001. Ricorda ancora Carlo Di Donato: “Le vicissitudini di Technosystem, in cui eravamo impegnati, ci hanno portato in Italtelec a fare scelte autonome. Come gente d’azienda e di prodotto, non condividevamo le logiche esclusivamente finanziarie che imperavano in Technosystem. Certo rimetterci in gioco, soprattutto all’inizio, non è stato facile: gli italiani del nostro settore sui mercati internazionali spesso hanno scarsa

Italtelec: bella foto dello staff, anche se una buona parte del team non è presente

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reputazione per via dell’eccessiva mortalità aziendale. Ci sono mercati che a priori non si fidano di un’azienda italiana, soprattutto se di fresca costituzione, perché temono che dopo pochi anni non ci sarà più! Come Italtelec stiamo battendoci a livello internazionale anche per riqualificare in positivo questo preconcetto. Noi ci presentiamo con una storia di cui ci vantiamo innanzitutto la continuità e l’esperienza delle persone. E lo facciamo con un approccio sostanziale e con un sano understatement. Non andiamo a fiere con stand mega galattici e allestimenti faraonici. Ma giriamo moltissimo, incontriamo tante persone e presentiamo soluzioni pratiche, accessibili e concrete a clienti con problemi da risolvere. Oggi noi soci “storici” del settore abbiamo i figli in azienda: per questo dobbiamo e vogliamo guardare al futuro in modo costruttivo”.

sottolineare che gli utili sono costantemente reinvestiti nell’azienda e ora si sta valutando un ulteriore aumento di capitale sociale. Il primo trimestre 2011 già vale un +40% del fatturato sullo stesso periodo 2010; il giro d’affari è al 60% circa in Italia e il fatturato si compone di vendita, ma anche di erogazione di servizi. Italtelec lavora con partner qualificati e marchi quali R&S, TowerService, NEC e altri. Per l’alta potenza Italtelec sviluppa progetti di installazione e collaudo di sistemi complessi. Oggi l’azienda occupa 1200 mq ma i soci stanno cercando in zona una struttura più “importante”. Italtelec investe anche nell’evoluzione qualitativa; per esempio tra i primi investimenti c’è stata la camera climatica per effettuare collaudi cruciali per garantire al cliente continuità di esercizio anche in condizioni estreme.

Numeri

Prodotti

Oggi in Italtelec lavorano poco meno di 30 persone, ma è rilevante il ruolo dell’outsourcing. Il fatturato 2010 su 2009 dichiara un + 28% e Di Donato tiene a

Il nuovo catalogo è stato inaugurato dalla serie Broadstones (con una comunicazione in cui l’idea della pietra è anche un’idea di affidabili-

tà). La leva del prezzo è importante, ma a fronte di affidabilità assoluta. Le nuove serie in via di produzione sono: Broadmoon per le piccole e medie potenze tv (fino a 1500 rms); Broadwind per la parte radio (caratterizzata da un ruolo OEM che realizza apparati acquisendo componentistica da un partner molto qualificato); Broadsun che è stata pensata e progettata per il Sud America, a liquido ad alta potenza. Poi la novità assoluta è Broadstar che, per usare le parole di Di Donato, “rappresenta il nostro orientamento al futuro relativamente alla capilla-

rizzazione della distribuzione DTT attraverso un brevetto che abbiamo chiamato MLM - Multi Last Mile e di cui si parlerà a partire da questa primavera inoltrata”. A chiudere la gamma ci sono gli accessori: la logica di scambio per i sistemi N+1, un brevetto Italtelec, e il monitoring, di cui sta uscendo la nuova versione in 1 unità rack, interfacciabile con qualsiasi apparato e che permette monitoria e telecontrollo da remoto via wireless/wired. Per maggiori informazioni: www.italtelec.it

De Sisti in Italia ora è distribuita da Molpass

De Sisti e Molpass ora assieme

Dopo diciotto mesi di studio e trattative si è da poco concluso l’accordo che affida a Molpass la distribuzione esclusiva in Italia dei proiettori, illuminatori e sistemi di sollevamento ideati e costruiti dalla De Sisti

Lighting. Già da tempo De Sisti stava cercando un partner all’altezza e lo stesso presidente Mario De Sisti ha dichiarato: “Lasciare la distribuzione italiana del mercato in cui è nata De Sisti Lighting è stata una scelta molto

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difficile ma necessaria per permettere al gruppo di dedicarsi interamente a produzione e qualità. Abbiamo valutato diverse aziende e sono giunto alla conclusione che Molpass sia il partner ideale”. La collaborazione instaurata tra queste due aziende garantirà al marchio De Sisti di mantenere alto il proprio nome all’interno del mercato Italia e di concentrare tutti i propri sforzi e le proprie risorse nel settore della ricerca e nello sviluppo di nuovi prodotti. Allo stesso tempo, Molpass beneficerà di un ampliamento di gamma e di settore, ritenuto strategico, che le permetterà di rispondere in modo più completo alle esigenze di un mercato che si presenta sempre più diversificato. •

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“Siamo entusiasti di intraprendere questa nuova avventura – ha confermato Giorgio Molinari, amministratore unico di Molpass - Il brand De Sisti avrà un brillante futuro e noi siamo orgogliosi di poterlo distribuire in un mercato come quello televisivo e cinematografico a fianco dei marchi che già compongono la nostra offerta e che spaziano dall’audio alle luci, dal video al sollevamento, dai complementi di scena alle reti”. A conferma delle concrete intenzioni di promozione del marchio De Sisti, Molpass ha aperto un ufficio a Milano, gestito da Massimo Lobefaro, figura professionale già ben nota nel settore. Per maggiori informazioni: www.molpass.it 2 0 1 1


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Tv Revolution: la rivoluzione accelera...

Nell’affascinante cornice dell’Hotel Parco dei Principi di Roma, si è tenuto a dicembre 2010 uno degli appuntamenti più attesi di ogni fine d’anno: il TV Revolution, organizzato da Business International e di cui Broadcast&Production è stato media partner. Anche per questa edizione nella sala gremita si sono dati appuntamento i dirigenti dei grandi operatori nazionali ed i protagonisti del panorama italiano del broadcasting per fare il punto sul mercato e sulle tendenze della Televisione. In apertura dei lavori Roberto Napoli, commissario AGCOM, ha subito scaldato l’atmosfera annunciando che poche ore prima l’AGCOM aveva formalmente deliberato di richiedere al Ministero dello Sviluppo Economico l’anticipo del calendario degli Switch-off al digitale terrestre, in modo che il passaggio completo di tutta la nazione avvenga entro la fine del 2011, un anno in anticipo rispetto al termine originariamente previsto (31/12/2012). La richiesta AGCOM prevedeva in dettaglio che lo switch off nelle regioni Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo e Molise avvenga entro il primo semestre 2011, e in Puglia, Basilicata, Sicilia e Calabria entro la fine del 2011. Roberto Napoli ha sottolineato due fra i motivi che rendono

opportuna questa scelta: da un lato, nelle regioni all-digital si è moltiplicata l’offerta di nuovi contenuti, anche da parte degli operatori nazionali, contenuti che però non sono presenti nelle aree della TV analogica, dove i telespettatori sono quindi privati di numerose opportunità di intrattenimento e di approfondimento. Inoltre, la diffusione frammentata di questi contenuti sul territorio nazionale è un forte ostacolo alla raccolta pubblicitaria. Dall’altro, esiste il vincolo di rendere disponibili i canali 61-69 entro il 1 gennaio 2013. Si è quindi pensato che completare lo switch-off entro il 2011 avrebbe consentito di distribuire all’interno di un intero anno (il 2012) il delicatissimo percorso che porterà a liberare queste frequenze, mai prima d’ora così ambite. La parola è poi passata ai diversi relatori, che si sono soffermati su

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come si sia evoluto il mercato nelle regioni già interessate dallo switch-off. Fra i molti, Andrea Ambrogetti (DGTVi) ha evidenziato che in queste regioni il consumo di televisione è complessivamente aumentato, e che le programmazioni efficacemente definite “non-7” viaggiano stabilmente oltre il 20% dell’ascolto totale. Luca Balestrieri (Tivù) ha ricordato come la transizione al digitale terrestre è avvenuta evitando il ricorso a tecnologie proprietarie, anche per i decoder, e ha sottolineato l’evidente differenza con quanto avvenuto con la TV satellitare. Francesco Soro (Corecom Italia) ha messo l’accento su come le nuove modalità di fruizione rese possibile dalla televisione digitale, ad esempio la visione in differita con dispositivi di registrazione a stato solido, che consentono di “saltare” ageA. Ambrogetti

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volmente le interruzioni pubblicitarie, impongano di ripensare anche aspetti del business che sembravano ormai immutabili. Antonio Marano (RAI) ha evidenziato come la maggiore disponibilità di capacità trasmissiva consenta ora al servizio pubblico di offrire la visione di eventi di indiscutibile valore che, per gli scarsi ascolti che potrebbero conseguire sulle reti “tradizionali”, venivano sinora esclusi dai palinsesti, ad esempio la “Prima” del Teatro alla Scala di Milano.

Convergenze concordi Praticamente tutti i relatori si sono trovati concordi sul destino convergente dei supporti digitali (anche se a differenza di quanto sinora ipotizzato, è prevedibile che sarà internet ad arrivare sul televisore, e non la televisione a migrare in massa verso la rete web) e sulla necessità di puntare alla sopravvivenza delle sole emittenti locali che, con il passaggio al digitale, si dimostreranno in grado di effettuare scelte di qualità dal punto di vista della programmazione e dei contenuti. Nessuno però ha indicato un modo per effettuare una scelta virtuosa fra le diverse emittenti ora attive, o avanzato proposte che non fossero quella di attendere che una selezione più o meno naturale produca nel tempo i propri inesorabili effetti. 2 0 1 1


... e anche SES Astra accelera!

P. Guerrieri

SES Astra, uno dei leader indiscussi fra gli operatori satellitari, opera a livello planetario con una flotta di 44 satelliti, e sta puntando molto sulla possibilità di raggiungere direttamente i telespettatori con una ampia scelta di contenuti HD e 3D distribuiti via satellite secondo la modalità DTH (Direct To Home). Protagonista assoluta in diversi Paesi dell’Europa del Nord, fra cui la Germania, SES Astra crede molto nelle possibilità del mercato italiano, dove sta rafforzando la propria presenza con importanti iniziative. Nel mese di novembre Astra ha annunciato la nomina di Pietro Guerrieri a General Manager di SES Astra Italia Srl. Guerrieri sarà responsa-

bile di tutte le attività di business per l’Italia, e avrà inoltre la responsabilità dello sviluppo di nuove iniziative commerciali in Turchia e Grecia. Il team italiano di SES Astra avrà sede a Roma e a supporto di Guerrieri sono stati nominati Alessandro De Meo quale Regional Finance Director Central & Western Europe, e Renata Carcassi nel ruolo di Sales and Marketing Manager Italia. In occasione dell’evento TV Revolution, svoltosi a Roma lo scorso 14 dicembre, abbiamo dunque incontrato Guerrieri, e gli abbiamo rivolto alcune domande. Astra ha da poco aperto una filiale italiana, con il prevedibile intento di aggredire il nostro mercato in una forma molto concreta. Come mai fino ad ora ne era rimasta fuori? Ci sono diversi motivi. Negli anni passati il mercato si era diviso fra Astra ed i suoi concorrenti, e l’Europa meridionale era tipicamente presidiata da questi ultimi. Ora l’aumento della concorrenza nei vari mercati sta spingendo tutti a cercare nuove possibilità, non solo dal punto di vista geografico, ma anche e soprattutto puntando sullo sviluppo di nuove tecnologie, come l’HD e il 3D, con le quali il

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satellite può ancora offrire il meglio di sé, e nelle quali Astra è sempre stata pioniere. Qual è il vostro target di mercato in Italia? Principalmente sono i broadcasters, sia per i servizi di distribuzione diretta DTH che per i servizi di distribuzione all’interno delle infrastrutture DTT. Abbiamo naturalmente richieste anche da settori diversi dal broadcasting, che teniamo ovviamente nella massima considerazione, ma tipicamente il broadcasting assorbe circa l’80% delle nostre capacità. I punti di forza di Astra? Oltre alla competenza e all’esperienza indiscutibili, Astra può contare su una flotta di satelliti molto giovane e performante, con 5 nuovi lanci già pianificati, uno dei quali nel 2011 sulla posizione “storica” 19.2°, e sulla ridondanza assoluta in particolare per le posizioni principali. Ma tutto questo non ci basta, vogliamo anche rappresentare una scelta competitiva in questo mercato. Fra i broadcaster vi rivolgerete solo ai grandi operatori nazionali? No, vorremmo rappresentare la

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scelta ideale per gli operatori di ogni dimensione. Abbiamo studiato due canali distinti per gli operatori nazionali e per quelli a minore impronta, ciascuno con un approccio specifico, non tanto in termini di prezzi, ma soprattutto per la differente tipologia di servizi e per la modalità di supporto nella definizione e nello sviluppo dei progetti. In Italia le parabole domestiche sono storicamente puntate su satelliti di vostri concorrenti. Pensate di incentivare la diffusione degli impianti di ricezione a doppio illuminatore? Un impianto a doppio illuminatore in una abitazione è un valore, non per Astra o i suoi concorrenti , ma per chi in quella casa ci vive e ci abita. Da parte nostra, abbiamo un contratto di collaborazione con gli installatori di Eurosatellite che promuovono l’adozione del doppio feed sulle nuove antenne e cercano di sensibilizzare i condomini ad installare parabole a doppio illuminatore anche in occasione degli interventi che si rendessero necessari per l’adeguamento delle tante ricezioni terrestri a seguito dei vari switch off. (D.M.)

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Australia docet: la radio online va oltre l’audio Gli editori radiofonici competenti sanno che l’audio, da solo, non attira ascoltatori gli sui siti Web. Questo è il motivo per cui molti di loro stanno aggiungendo delle telecamere “da studio” per trasmettere le immagini dal vivo dei conduttori, mentre sono al lavoro. Altri stanno anche aggiungendo foto e video di eventi sponsorizzati dalla stazione radio, che si sono svolti nella comunità di riferimento. Ma qualche emittente radio sta portando avanti un approccio più creativo e anche aggressivo, rispetto ai programmi per il Web: sta facendo dei corsi di formazione al proprio personale, dandogli dei nuovi obiettivi, in modo che possa realizzare delle vere produzioni multimediali. Il risultato va molto oltre le immagini dal vivo di annoiati dj, ed è molto più coinvolgente per gli ascoltatori di quanto propongano solitamente le radio sul Web.

Il quadro Se si parla di generazione di contenuti multimediali, l’Australian Radio Corp. (ABC) sta portando avanti un approccio globale. Piuttosto che insegnare semplicemente ai suoi giornalisti radiofonici a gestire il video, ABC sta combinando i talenti della radio con le competenze della divisione televisiva e quindi invitando il pubblico in sede, per produrre contenti. L’impresa è stata marchiata “ABC Open”. «ABC Open cura e pubblica i contributi media delle comunità locali in un insieme di

piattaforme tradizionali di ABC, compresa la radio e la TV nazionale», ha detto Gabby Greyem, coordinatore degli eventi e del marketing di ABC Open. «Entro la fine del 2011, ci saranno 45 produttori ABC Open e cinque editor, che lavoreranno nei centri regionali di tutta l’Australia». Al fine di mantenere la qualità dei contenuti e gli standard giornalistici, ABC Open si preoccupa di istruire coloro che le inviano i contributi. «I nostri produttori conducono regolarmente degli workshop di formazione con i collaboratori delle varie comunità e stanno costruendo delle solide relazioni con le scuole primarie e quelle superiori, i collegi, gli istituti tecnici e le università, così come con i circoli fotografici, le società storiche, i gruppi giovanili e quelli della terza età», ha detto Greyem. «Sul sito Web di ABC Open, stiamo allestendo una raccolta di risorse utili alla formazione di chi, nelle comunità, partecipa al progetto». Quanto agli strumenti di produzione? Può essere facile chiedere quali ABC Open non consenta di usare, piuttosto che quali vengano indicati. Secondo Greyem, la raccolta e la produzione dei contenuti viene fatta utilizzando un’ampia varietà di apparecchiature, compresi gli iPhone, le Canon EOS 7D DSLR, i registratori audio Marantz PMD661 e il software per l’audio e il video che spazia da Adobe Photoshop a Audacity, a Netia Snippet, a Apple Final

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Cut Pro. Attiva solo da pochi mesi, rispetto al momento in cui scriviamo, ABC Open ha già prodotto due progetti nazionali: “One on One”, una serie di storie narrate in prima persona attraverso delle foto in bianco e nero, e “Now and Then”, che combina una vecchia foto con una nuova, per raccontare una storia del passato e come le cose siano cambiate. «I dati di ascolto di questa utenza digitale sono in crescita», ha detto Greymen. «Il tredici percento del traffico del sito Web di ABC Open proviene da fuori dall’Australia».

Nuovo corso Per anni «la strategia multimediale di National Public Radio è quella di utilizzare il sistema più adatto a narrare ciascuna storia, e quindi darle sufficiente visibilità sul nostro sito e su altre piattaforme, in modo che altri ascoltatori la possano trovare», ha detto Keith Jenkins, produttore multimediale senior di NPR News. «Spesso questo significa che non giriamo il video ma ci affidiamo, piuttosto, a una efficace combinazione di fotografia, grafica e audio per dare ai nostri ascoltatori Web una esperienza di NPR più coerente con la Rete. Giriamo il video quando ha senso, ma non è il nostro “default” per il racconto delle storie sul Web. Il nostro strumento primario è la galleria fotografica, seguita dalla grafica interattiva e dagli slideshow sonori». Ben sapendo che questo passaggio rappresenta un grande salto per i giornalisti abituati alla radio, NPR ha trascorso gli ultimi due anni a preparare il suo personale sul tema del Web e della multimedialità. Il corso ha riguardato la scrittura per i social media e i blog, così come i fondamenti della fotografia e dell’editing. «L’obiettivo non è stato quello di trasformare i giornalisti di NPR in fotografi o videografici, ma di portarli a pensare a come aggiungere del testo e degli elementi visivi alle loro storie destinate al •

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Web e alle altre piattaforme, come quella mobile», ha detto Jenkins. «Dall’altro lato, il nostro personale addetto al Web ha ricevuto una formazione sul giornalismo e sulla produzione radiofonica, per potere comprendere appieno come integrare tutto il contenuto di NPR». Sul fronte delle apparecchiature, NPR è passata dal nastro HD alle camere Canon EOS 5D Mark II DSLR, che registrano direttamente su file digitali. «Dato che il nostro personale addetto alla multimedialità utilizza le 5D per le immagini fisse, è stato un passaggio naturale, e la qualità è nettamente superiore a quella di tutte le nostre più costose camere HD», ha detto Jenkins. «Stilisticamente, ora produciamo tutti i nostri slideshow [immagini fisse più audio], come se fossero video. Questi si possono creare molto più rapidamente del video completo e, quando sono ben fatti, risultano essere un miglior complemento al racconto sonoro della storia, che è la seconda natura dei giornalisti e dei produttori di NPR». Tutto l’editing delle slide e dei video di NPR viene fatto utilizzando Final Cut Pro. La rete è passata dalla produzione basata su PC a quella basata su Macintosh in due anni. La maggior parte del contenuto multimediale di alta qualità di NPR viene ancora prodotta dal dipartimento multimedia, composto da tre editor, due fotografi/videografici e tre progettisti interattivi. «Molti di questi lavori, tuttavia, sono attualmente concepiti da squadre interdisciplinari composte da giornalisti Web e radiofonici, produttori, progettisti e editor», ha detto Jenkins. «Il nostro flusso di lavoro sui principali progetti inizia con il lavoro congiunto di questi gruppi, per produrre i migliori servizi giornalistici su ciascuna piattaforma: non semplicemente riproponendo, ma creando del tutto il contenuto più appropriato per la radio, il Web e i terminali mobili». (James Careless) 2 0 1 1


I satelliti SES ASTRA alimentano le reti digitali terrestri

In Italia, tra il 2011 e il 2012, si concluderà il passaggio definitivo al digitale terrestre (detto anche DVB-T o DTT). Nelle regioni già raggiunte dallo switch-off, questo nuovo sistema per la trasmissione del segnale televisivo ha portato ad un aumento del numero di emittenti, in quanto - all’interno di una stessa frequenza - permette di inserirne contemporaneamente almeno quattro, diversamente della trasmissione analogica che consentiva di avere una sola emittente per frequenza. Tuttavia, lo switch-off ha evidenziato anche i limiti della tecnologia DVB-T. Conosciamo bene i problemi di chi risiede in località remote, dove la ricezione del segnale è carente; per costoro è impossibile fruire di trasmissioni televisive via DVB-T. In questi casi, si hanno due possibilità: ricorrere a soluzioni di contribuzione fatte da connessioni terrestri come ponti radio o fibra, o servirsi del satellite. L’utilizzo di collegamenti quali la fibra, sebbene riesca ad ovviare al problema dei ‘gap’ di connettività delle zone remote e rurali, comporta costi piuttosto proibitivi, in particolar modo per le emittenti locali che dispongono di minori risorse economiche. Al contrario, il satellite rappresenta la

soluzione di maggior efficacia, senza dover disporre di enormi budget. Il satellite offre una copertura totale all’interno del proprio footprint, essendo in grado di superare gli ostacoli fisici, come montagne o edifici piuttosto alti, che spesso sono la causa dei maggiori problemi di ricezione dei segnali terrestri. Inoltre, attraverso il satellite, le emittenti possono ampliare la loro offerta, rendendo disponibile la visione di canali televisivi di paesi stranieri, oltre a diventare fornitori di contributi per i mux di altre TV locali in altre regioni italiane. Di fatto, il satellite può giocare un ruolo chiave nella distribuzione terrestre: può essere utilizzato per estendere la copertura dell’offerta DTT oppure per espandere la copertura delle offerte ‘triple-play’ da parte delle aziende di telecomunicazioni. Oltre a ciò, la velocità di installazione e il costo della capacità satellitare, che non varia a seconda del numero di case raggiunte, fanno del satellite una soluzione efficace a costi accessibili, particolarmente nelle aree a medio-bassa densità di popolazione, in quanto riduce l’esigenza di investimenti sull’infrastruttura. In particolare, SES ASTRA pro-

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pone alle emittenti locali e nazionali una alternativa via satellite a supporto dello switch-off analogico. La soluzione satellitare di SES ASTRA garantisce la copertura su tutto il territorio nazionale grazie ai satelliti posizionati a 31.5° Est, andando così a superare le problematiche di ricezione del segnale terrestre e dell’utilizzo dello spettro legate al passaggio al digitale. Lo scopo primario del servizio é alimentare i trasmettitori digitali terrestri come infrastruttura primaria di distribuzione o come infrastruttura di back-up. SES ASTRA è ben consapevole delle problematiche tecniche e finanziarie di ogni emittente, e a questo proposito è in grado di offrire soluzioni su misura basate sull’architettura delle reti terrestri e di distribuzione delle emittenti, assicurando una costante disponibilità del segnale grazie alla combinazione del satellite con altre infrastrutture. SES ASTRA fornisce, inoltre, un servizio di monitoraggio e di backup dei trasmettitori terrestri alle emittenti televisive, indispensa-

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bile in caso di interruzioni del servizio, tramite il proprio servizio di banda larga via satellite: ASTRA2Connect. Il monitoraggio costante del segnale permette di effettuare cambiamenti rapidi, evitando ripercussioni sul servizio. In questo contesto, l’importante operatore di rete italiano Tivuitalia ha già scelto i servizi di SES ASTRA. Il contratto con Tivuitalia costituisce il primo importante successo della neo costituita SES ASTRA Italia che fa capo a Pietro Guerrieri, General Manager dell’azienda per l’Italia. "Il passaggio dall’analogico al digitale terrestre è un processo ormai ben avviato e in via di conclusione; in questo ambito, siamo estremamente soddisfatti dell’accordo siglato con un operatore delle dimensioni e dell’importanza di Tivuitalia, un progetto che conferma il forte impegno e radicamento di SES ASTRA sul mercato italiano. I risultati ottenuti si devono all’elevata qualità e affidabilità dei servizi messi a disposizione”, ha commentato Guerrieri. “Continueremo a lavorare per offrire ai broadcaster italiani un servizio ottimale che risponda adeguatamente alle esigenze di ciascuno, mettendo a disposizione la nostra competenza e le nostre soluzioni per creare progetti all’avanguardia che accompagnino i broadcaster nell’ultima fase dello switch-off e oltre”. (R.C.)

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Tendenze nella produzione video per il 2011 Le nuove telecamere di fascia alta cambieranno le modalità con cui si fa business La produzione di news in questo 2011 sembra voler continuare a girare attorno alle nuove telecamere, acquisizione tapeless e produzione stereo 3D. I fattori che determinano le decisioni di acquisto comprendono i costi, le caratteristiche ottiche e l’impatto “verde” della produzione. Se si dovesse definire una tendenza nelle nuove telecamere, potremmo legarla ai sensori di grande formato. Il passaggio oltre ai tradizionali sensori video da 2/3” è stato inizialmente reso popolare dal RED Digital Cinema, ma ciò che gli ha realmente dato un impulso è dovuto al successo delle telecamere digitali Canon EOS 5D Mark II e EOS 7D. Vi sarà, nel corso del 2011, un buon numero di nuove telecamere con sensori grossomodo equivalenti all’area di esposizione del formato cinematografico Super 35mm (3-perf). Il 5D rimane ancora il sensore da battere, con un formato cosiddetto full frame che impiega un’area di immagine comparabile a quella delle pellicole fotografiche da 35 mm. Queste telecamere sono divenute popolari a causa della grande profondità di campo che i loro grandi sensori sono in grado di garantire. Personalmente non vedo una diminuzione dell’interesse negli HDSLR abilitati al video, ma la vera novità proviene da RED, ARRI, Sony e Panasonic. Dopo un ritardo di due anni, RED metterà finalmente in circolazione le proprie telecamere di nuova generazione EPIC. Il corpo della telecamera

ha un fattore di forma più ridotto per essere una vera telecamera per cinema digitale, ma il concept dell’azienda è che la telecamera sarà destinata ai fotografi di fascia alta oltre che agli operatori di ripresa. Ciò potrebbe rappresentare un limite, ma solo il tempo lo dirà. Per addolcire la pillola, RED ha perseguito alcune sfide tecnologiche, quali l’HDRx EPIC, una caratteristica di estensione della gamma dinamica studiata per catturare immagini sino a 18 stop, come dichiarato dalla RED. Il futuro della sorella di EPIC, Scarlet, deve ancora essere determinato. Il fondatore di RED, Jim Jannard, ha annunciato alcuni mesi fa che la telecamera non sarà indirizzata al mercato prosumer, ambito dove Scarlet era originariamente prevista. Appena dopo la Festa del Ringraziamento, Jannard ha annunciato che il modello Scarlet S35 è stato rinominato “EPIC Light”. I cambiamenti di caratteristiche e di prezzo sono stati annunciati verso la fine anno nel sito internet di RED. Il maggior concorrente di EPIC sarà la ARRI Alexa. ARRI ha guadagnato un certo interesse da parte del settore e vi è un arretrato nelle consegne del prodotto. Le prime Alexa sono state consegnate all’industria hollywoodiana, dove hanno soppiantato altre telecamere digitali nell’attuale stagione di produzione televisiva. Come EPIC, anche Alexa offre un’ampia gamma dinamica; le due telecamere si sfideranno indubbiamente su quale sia la più sensibile e a basso rumore nelle situazioni di scarsa illumina-

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zione ambientale. Alexa è la telecamera professionale da produzione più “amichevole” nell’ambiente della postproduzione. La macchina offre tre opzioni simultanee di registrazione: la famiglia Apple ProRes per il media “a bordo” SxS; l’uscita video HD tramite connettori SDI; le immagini ARRIRAW registrate su un registratore esterno utilizzando il protocollo ARRI T-Link. Da ultimo, le immagini ProRes e SDI possono utilizzare entrambi i profili colore: Rec. 709 o Log-C. Negli ultimi due anni, molti videografi hanno sperimentato l’impiego delle HDSLR della Canon. Tale esperienza ha lasciato loro la nostalgia di un fattore di forma amichevole per la produzione video, senza perdere i vantaggi delle ottiche delle telecamere 5D o 7D. Il 2011 vedrà Sony e Panasonic rispondere a questo desiderio con la distribuzione, rispettivamente, della PMW-F3 e della AG-AF100. La PMW-F3 Sony può essere vista come il prossimo livello della popolare linea EX, ma con un sensore Super 35 mm e una montatura ottica PL. La telecamera può essere acquistata senza ottica oppure con un kit di ottiche PL. Registra su media SxS utilizzando il medesimo codec EX della EX1 e della EX3. Un segnale HD non compresso può essere registrato esternamente tramite SDI. Nel corso del 2011, la Sony ha anche pianificato di rilasciare una sorella NXCAM di •

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questa telecamera. L’ingresso di Panasonic in questo mercato è rappresentato dal camcorder AG-AF100, basato sul formato fotografico Micro Four Third utilizzato dalla Olympus. Il design globale del corpo della AF100 è simile a quello dei popolari camcorder AG-HVX200 e 170, ma con le ottiche intercambiabili. La registrazione a bordo viene effettuata su schede SD utilizzando il codec AVCCAM (AVC HD), con la possibilità di uscire con segnali SDI non compressi. La più grande caratteristica che queste telecamere condividono – a parte l’acquisizione senza nastro – è la capacità di usare un’ampia gamma di ottiche, comprese molte destinate al cinema e alla fotografia. La montatura PL è diventata la più popolare grazie alla facile intercambiabilità delle ottiche. Per fortuna, un certo numero di produttori di lenti di alta qualità ha lavorato per abbassare i costi. Se pensate di acquistare una di queste telecamere, considerate bene anche la scelta delle ottiche; Le Zeiss Compact Primes sono al momento una delle scelte più popolari. Per ulteriori informazioni sulle tendenze del 2011, compresa l’acquisizione tapeless, lo stereo 3D e le nuove possibilità nell’ambito dell’editing non lineare, visitate il sito della nostra rivista consorella DV: www.dv.com/january2010. (Oliver Peters) 2 0 1 1


NEWS ▲ ▲ ▲

Le notizie le trovi anche in www.broadcast.it

Show-Way 2011: riparte il Made In Italy Al polo fieristico di Bergamo, dal 15 al 17 maggio 2011, si svolgerà l’attesa seconda edizione della manifestazione dedicata alle tecnologie professionali dello show business e per il broadcast

Dopo un anno di stand-by per consentire alle Imprese del settore di ottimizzare al meglio le proprie attività, per i professionisti dell’Entertainment Technology è arrivato il momento di alzare al massimo il volume della musica e l’intensità delle luci. Lo faranno sicuramente dal 15 al 17 maggio 2011, negli ampi spazi del polo fieristico di Bergamo, pronto a lasciare spazio per la seconda volta al travolgente Show-Way, il salone nazionale delle tecnologie professionali per l’intrattenimento, promosso da Apias con Ente Fiera Promoberg.

Un successo da ripetere Forte del successo ottenuto al suo debutto nel 2008, Show Way si ripresenta più in forma che mai. Tre anni fa furono 165 i marchi rappresentati da oltre 70 espositori presenti al polo fieristico di Bergamo, distribuiti su 13 mila metri quadrati. Il meglio dell’offerta tecnologica professionale dello showbiz richiamò durante i tre giorni di Show-Way circa settemila visitatori, pronti ad invadere con entusiasmo e curiosità gli stand. Grande soddisfazione allora da parte degli espositori, sia per l’orientamento “Business-to-Business” della manifestazione, sia per la location fieristico-logistica, vista la vicinanza strategica dell’aeroporto internazionale di Orio al Serio (hub servito da numerose compagnie di linea e low cost). Viste le premesse, non c’è da stupirsi del grande interesse riscontrato tra i protagonisti del settore, a poche ore dall’apertu-

ra delle iscrizioni. Aziende in grado, durante un clima di mercato non certo favorevole, di investire risorse economiche e professionali in ricerca e sviluppo, per creare prodotti innovativi in grado di soddisfare le esigenze più sofisticate del mercato. Una nuova produzione che merita ora di trovare spazio nella vetrina più qualificata, quella di Show Way, davanti ad un mercato maturo ed in grado di saperla apprezzare.

Tante sorprese Show-Way sarà ancora più ricca di iniziative e contenuti, per confermarsi autorevolmente quale vera e propria piattaforma di incontro tra domanda e offerta del settore. I promotori hanno già delineato un’agenda ricca di convegni e work shop mirati e specializzati in tema di impianti audio, di utilizzo delle nuove tecnologie lighting, architetturali, teatrali. Inoltre incontri ad altissimo livello con prestigiosi esponenti di tutti i settori coinvolti. Show Way 2011: l’unica manifestazione fieristica professionale di settore in Italia. Un settore capace negli anni di conquistare l’attenzione di fette sempre più ampie del mercato internazionale, grazie all’alta qualità dei prodotti e al grande livello professionale dei suoi operatori.

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Anche il broadcast A Show Way 2011 parteciperà l’eccellenza, suddivisa tra: Settori Espositivi - Impianti e attrezzature luci, Impianti e attrezzature audio, Impianti e attrezzature video, Sistemi multimediali, Strutture e palchi, Allestimenti e scenografie, Arredi e strutture mobili, Tecnologie LED e display, Effetti speciali, Sistemi di controllo, software dedicati, Accessori (flight cases, connettori, etc.), Progettazione e servizi, Stampa specializzata e associazioni di categoria. Visitatori - Progettisti e consulenti, Scenografi, Lighting Designer, Architetti e Arredatori,

Direttori della fotografia, Rental Companies, Enti Teatrali, Musei ed Enti Locali, Produzioni TV e Cinema, Organizzatori di Concerti, Organizzatori di Spettacoli ed Eventi, Installatori e rivenditori specializzati, Importatori e distributori internazionali di settore. Locations - Teatri, studi CineTV, Live-show ed eventi, Studi produzione e post produzione, Parchi a tema, Navi da crociera, Club, disco, pub, Sale cinema, Sale congressi e convegni, Illuminazione tecnica architetturale, Musei, esposizioni, fiere, Concert Hall.

Per informazioni aggiornate e per registrazioni potrete consultare anche il sito Internet www.showway.com &

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SUONO & STUDIO

a cura del Dr. Marco Fringuellino*

Sale di Ripresa (2a parte): le Sale “Colorate” La storia delle sale di ripresa ha visto modificare questi ambienti secondo differenti concezioni che si sono fatte strada negli anni. Dall’inizio della storia della registrazione musicale e della sua diffusione radiofonica, agli albori del novecento, le registrazioni avvenivano in grandi sale isolate acusticamente, con fisionomia e sonorità mutuate dai teatri e dalle sale da concerto, in cui si registravano in diretta le performances delle orchestre. Un esempio su tutti è la sala denominata “Studio One” degli Abbey Road Studios, creati nel

stesso Frank Sinatra cantava con l’orchestra. Queste sale erano dunque grandi, come veri teatri, per ospitare molti musicisti. Ciò comportava un'acustica viva (si veda l’articolo del numero precedente), con un elevato tempo di riverberazione. Questo però mal si sposava con le necessità della registrazione e le tecniche microfoniche dell’epoca, in quanto la vivezza della sala impediva la separazione microfonica e causava fenomeni di rientri non voluti come l’effetto Larsen. Con il successo di gruppi musicali pop, composti da un

pre meno importante, approdando a sale completamente smorzate ed assorbenti (nelle quali meglio si gestivano i rientri microfonici e riflessioni non volute). Agli inizi degli anni ’80 vi fu la rivolta dei batteristi, i quali, stufi di suonare in sale sorde in cui non riuscivano a fornire la loro performance migliore, cercarono luoghi differenti con un'acustica viva. Vi furono due pietre miliari in questa direzione: la prima fu la registrazione nel 1971 del brano When the leeve breaks, dei Led Zeppellin, in cui la batteria fu ripresa nel grande salone d'ingresso della villa che affittarono per le registrazioni in Hampshire; si ottenne un suono così sbalorditivo, pieno e riverberante, che influì su un'intera generazione. L’altro episodio fu l’incisione

nel 1981 del brano “In the air tonight” di Phil Collins, nella sala rivestita in pietra del Townhouse Studio Two di Londra, che aprì la strada alle “stone room” (foto 2) per la registrazione della batteria, trattate nel n° 5 del 2009. Attualmente le sale di presa sono completamente tornate alla loro dignità di ambienti a cui è richiesta un’ottima acustica, che concorra alla registrazione sonora con un campo diffuso in modo controllato, con caratteristiche spaziali e di riverberazione ben definite. Si è inoltre presa definitiva mente coscienza del fatto che la sala di ripresa deve avere un'acustica perfetta anche per gli esecutori della musica, in quanto loro devono ivi realizzare le loro migliori performance. Per la versatilità di uno studio di registrazione, è utile poter disporre, oltre alla sala di presa principale ad acustica viva, di sale ausiliarie. Alcune di esse sono dette sale “colorate” poiché sono in generale progettate

Figura 1 – Foto della sala di ripresa Studio One, Abbey Road Studios di Londra

1931 dalla EMI a Londra (foto 1). Questo approccio era dovuto al fatto che la musica registrata fino a metà degli anni cinquanta o era musica classica, o jazz dell’epoca d’oro dello swing, quindi suonato dalle Big Band: ossia le ensemble dei musicisti erano sempre composte di molti strumentisti. Anche le registrazioni di certi strumenti solisti, come il pianoforte classico, ben si addiceva a queste sonorità da auditorium. Non erano ancora avvenuti fenomeni musicali per i quali un singolo soggetto o un piccolo gruppo facesse grossi incassi, come successe ad Elvis Presly nel 1956; lo

numero esiguo di musicisti (Beatles, Rolling Stones, Doors), le sale di ripresa divennero progressivamente più piccole e acusticamente sorde, perché non era necessaria l'elevata riverberazione richiesta dalle orchestre. La progressiva introduzione di apparati elettronici per l’elaborazione e postprocessamento del suono fece si che negli anni settanta l’acustica della sala di ripresa fosse considerata sem-

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Figura 2 – Foto della stone room dello studio Drumecode di Sesta Godano (SP)

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Figura 3 – Foto della sala per il pianoforte dello studio FMRecords di Roma

con caratteristiche acustiche particolari o tarate per un singolo strumento, in modo da poter disporre di ambienti acustici molto differenti in fase di ripresa. In queste sale il suono ottenuto è tutt’altro che neutro o lineare, ma fortemente “colora-

to” acusticamente: esse restituiscono quindi una particolare sonorità, che da un'impronta unica e marcante allo studio registrazione. In queste sale il campo acustico non è omogeneo e diffuso, quindi la timbrica dipende molto dal punto in cui

si posizionano strumenti e microfoni. Una prima tipologia sono le cosiddette drum both, ossia sale tarate sull’acustica della batteria, come ad esempio sono le già citate stone room (è comunque da osservare che molti fonici e produttori preferi-

scono invece registrare la batteria nella sala principale dove reputano si abbia una risposta più adatta a questo strumento). Una seconda tipologia sono i piano both, ambienti adeguati all’acustica del pianoforte a coda, che permettono, inoltre, una buona separazione microfonica di questo strumento da altri (foto 3). Inoltre vi sono stati molti episodi nella storia, in cui alcune registrazioni vennero fatte in ambienti assolutamente non inerenti alle sale di registrazione, come nei corridoi o addirittura nei bagni, in quanto la particolarissima sonorità (“colorata” appunto) che ne scaturiva, era ritenuta idonea al brano.

* Dott. Marco Fringuellino m.fringuellino@smcontract.it Musicista ed Esperto di Acustica Consulente della S.M. di Pino Stillitano www.S-M.it


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a cura dell’Ing. Davide Moro*

La quarta dimensione della televisione 3D (2a parte) Prosegue la nostra ideale passeggiata (che è iniziata nel numero precedente di Broadcast&Production, 1/2011) all’interno della più realistica delle illusioni. E, un pochino, anche dentro di noi. Il divertimento comincia ora… Passiamo ai dispositivi per ricreare nelle nostre case la visione stereoscopica. La prima generazione di questi risale ad un paio di secoli fa, e fa essenzialmente perno su dispositivi anaglifici (gli occhialini colorati). Un sistema semplice, economico, leggero. Difetti: alterata percezione dei colori, efficacia tridimensionale limitata. La seconda generazione è quella attuale, e discrimina i segnali destinati ai due occhi occultando la visione dei segnali indesiderati tramite sistemi a filtri polarizzati. Che si dividono nettamente in due categorie: i filtri attivi ed i filtri passivi. I filtri attivi devono essere sincronizzati con il dispositivo di visione. Quest’ultimo, durante il tempo normalmente destinato alla visione di un solo fotogramma, ne mostra due in rapida sequenza: prima il fotogramma per l’occhio “A”, e poi il corrispondente fotogramma per l’occhio “B”. Appositi filtri a cristalli liquidi consentono alternativamente la visione al solo occhio cui è destinata l’immagine corrente, secondo un principio analogo all’otturatore delle macchine fotografiche (“shutter”). Vantaggi: non si perde di risoluzione, ed è molto facile (leggi: economico) convertire al 3D i display già in produzione. Svantaggi: gli occhiali attivi costano, e lo sfarfallio dovuto al continuo alternarsi di trasparenza e opacità di ciascuna lente può causare fatica di visione o addirittura malesseri. I filtri passivi (sostanzialmente occhiali con lenti a polarizzazione lineare o circolare) devono essere abbinati a display che presentano un filtro polarizzato su tutti i pixel: su quelli delle righe pari la polarizzazione è la stessa del filtro destinato all’occhio “A”, su quelli delle righe dispari la polarizzazione è quella dell’occhio “B”. Il display mostra contemporanea-

mente le due immagini (“destra” e “sinistra”), una sulle sole righe pari e l’altra sulle sole righe dispari. Vantaggi: nessuna fatica di visione, ottima resa tridimensionale, occhiali leggeri ed economici. Svantaggi: si perde metà risoluzione verticale (va detto che all’atto pratico la differenza non è poi così avvertibile). E poi il costo dei display polarizzati è ancora molto superiore a quello dei display per cui servono gli occhiali attivi, ed è difficile dire se calerà in modo significativo: ma quanti occhiali attivi puoi però permetterti di comprare se hai tre figli? Se vengono gli amici? Eccetera. Il discorso è quindi ancora piuttosto aperto. La generazione 2.5 prevede l’impiego di display “auto-stereoscopici”, che non richiedono cioè l’uso di occhialini. Attraverso l’impiego di un particolare tipo di griglia, posso ottenere di far apparire l’immagine destinata all’occhio sinistro solo se osservo il display da un ben definito angolo di visione, e lo stesso per l’immagine destinata all’occhio destro. Il principio è quello della “lens plate”, e si può capire meglio dalla Fig. 1. I pixel raffigurati in rosso vengono utilizzati per l’immagine destinata all’occhio destro, quelli in grigio per l’immagine destinata all’occhio sinistro. Il display è quindi in grado da solo di ricreare la tridimensionalità, e potrei anche utilizzare riprese effettuate da più di due camere, modificando il tipo di lens plate, ma il costo sia di produzione che dell'hardware di visione aumenta moltissimo. Svantaggio fondamentale: la visione stereoscopica si ottiene solo da alcune posizioni, nei primissimi dispositivi addirittura da una sola, e basta spostare di poco la testa per vedere svanire l’effetto tridimensionale. La terza generazione prevede l’impiego di sistemi olografici e

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Figura 1

altri accorgimenti molto futuribili, ma qui anche il sistema di ripresa è ancora da definire.

Tutto in due Per le tecnologie attuali, invece, il sistema di ripresa è ben consolidato, e prevede l’impiego di due camere per ogni postazione. Come gli occhi umani, le due camere devono avere i piani focali allineati (non possono essere una “più avanti” dell’altra), e devono essere alla stessa altezza. In sostanza due coordinate su tre sono vincolate. In base all’effetto che vogliamo ottenere dalla singola scena, possiamo invece agire su due parametri: l’incidenza degli assi di ripresa e la distanza fra gli assi dei sensori. Potremmo pensare di replicare anche per questi fattori i parametri caratteristici della visione umana, cioè distanza fra gli assi dei sensori pari a circa 6,5 cm e una incidenza nota. Ma qui c’è qualche complicazione in più. In ogni scena che possiamo osservare ci sono oggetti più vicini e oggetti più lontani. Muovendo Figura 2 gli occhi possia•

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mo passare rapidamente da un oggetto all’altro: senza accorgercene adattiamo la “messa a fuoco” e ottimizziamo la ricostruzione spaziale tridimensionale del particolare che stiamo osservando. Invece guardando uno schermo, l’occhio può mettere a fuoco solamente i diversi punti dello schermo, che sono tutti alla stessa distanza dall’osservatore. Se anche spostiamo lo sguardo, i muscoli della “messa a fuoco” non comunicano al cervello nessuna variazione di distanza. Anche per questo motivo, l’interasse e l’incidenza fra i sensori delle camere non vanno banalmente copiati dal modello umano, ma vanno sapientemente adattati per ingannare (con attenzione) il nostro cervello, inducendolo a

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ricostruire proprio l’effetto spaziale che il regista desiderava ottenere. Cosa influenzano questi due parametri? In Fig. 2 possiamo vedere il significato di incidenza. A parità di interasse fra i sensori, al variare dell’angolo di incidenza gli assi di ripresa convergono su un diverso punto, ad esempio il punto B. Con buona approssimazione possiamo dire che il nostro cervello collocherà sullo schermo del televisore il punto B, e dietro lo schermo il punto C. Il punto A, e tutto quanto si trova davanti al punto B, sembrerà letteral-

Figura 3

mente “esplodere”, e si troverà proiettato in avanti rispetto allo schermo. Di quanto? Dipende dall’interasse, che è la “manopola del volume” dell’effetto tridimensionale. A parità di incidenza (Fig. 3), l’effetto tridimensionale viene esaltato al crescere dell’interasse, e affievolito al diminuire dello stesso. Ma non potremmo utilizzare l’interasse originale dei nostri occhi, in modo da restituire una sensazione che conosciamo già? Certo. Ma una diversa misura di interasse ci consente un grado di libertà artistico in più, e sarebbe un peccato rinunciarvi a priori. Consideriamo poi che l’interasse dei nostri occhi fa si che la percezione di tridimensionalità sia molto affievolita per distanze superiori a 30 metri, in quanto al crescere della distanza le immagini registrate dai due occhi tendo-

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no ad assomigliarsi sempre più, fino a coincidere. Aumentando l’interasse di ripresa possiamo conservare una buona percezione della stereoscopia anche per distanze superiori. Un errore tipico che commette chi è alle prime armi nelle riprese stereoscopiche è impostare la convergenza sul soggetto principale della scena. Che apparirà quindi appiattito sullo schermo, mentre tutto ciò che sta davanti ad esso sembrerà galleggiare nello spazio. Non bisogna confondere la convergenza con la messa a fuoco: nessun problema se il soggetto principale è a fuoco, anzi, ma la convergenza va tipicamente regolata sul piano che idealmente costituisce lo “sfondo” della nostra scena. Altro errore da evitare: in nessuna immagine ci devono essere particolari che non siano presenti anche nell’altra. Può capitare soprattutto ai bordi, se le due camere non sono perfettamente centrate. Il cervello non conosce la situazione in cui un occhio vede cose che l’altro non registra, e potrebbe reagire malamente. Come minimo, la fatica di visione va alle stelle. Se tutto questo vi sembra già abbastanza complicato, considerate che al minimo accenno di

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zoom tutti i calcoli vanno rifatti, e bisogna essere in grado di variare dinamicamente interasse e convergenza durante la variazione di focale. Immaginate una ripresa effettuata dal bordo di un campo di calcio. In teoria la nostra postazione può inquadrare di tutto: il volto di un giocatore che si trova a pochi metri (focale corta, convergenza poco dietro di lui, interasse minimo), una rimessa da bordo campo sul lato opposto (focale lunga, convergenza sulla tribuna opposta, interasse aperto), oppure può zoomare per seguire due giocatori che corrono palla al piede verso di noi (focale variabile, convergenza ed interasse variabili durante la zoomata). Roba da perdersi. Per fortuna il nostro cervello ci obbliga ad andarci piano: la focale dei nostri occhi è fissa, l’effetto di una zoomata mentre il cervello riceve informazioni stereoscopiche è totalmente innaturale, e il mal di mare è in agguato. Quindi le variazioni di focale durante le riprese vanno limitate ed eseguite con molta delicatezza.

Passiamo alle riprese Per le riprese possiamo impiegare una camera a ottiche affiancate, del tipo in Fig. 4 (pagina seguente) leggera e compatta,

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O S S E R VATO R I O S W I TC H O F F ▲ ▲ ▲ Figura 4

oppure un’incastellatura che permetta di accoppiare due camere convenzionali disposte fianco a fianco (Fig. 5) oppure

Figura 5

ad assi ortogonali (Fig. 6). Le camere affiancate hanno il vincolo di un interasse minimo maggiore della larghezza di una delle due camere: essendo affiancate non si possono sovrapporre. Le camere ad assi ortogonali possono arrivare ad un interasse zero, ma a prezzo di

complicazioni costruttive, come lo specchio di riflessione. Quale che sia la soluzione scelta, le due camere devono essere continuamente sincronizzate in termini di focale, esposizione, croma, e bilanciamento del bianco: per ciascuno di questi fattori il nostro cervello si aspetta di avere due immagini assolutamente identiche dai due occhi, e la minima differenza comporterebbe una drastica riduzione dell’effetto stereoscopico o, peggio, sensazioni di malessere. E non basta, ad esempio, impostare gli stessi valori di fuoco o di diaframma: anche fra le realizzazioni di maggior pregio non esistono infatti due obiettivi identici. E poi, nei sistemi a specchio, perdo 1 stop e introduco una pur minima distorsione cromatica per una sola delle camere. Pertanto è necessario un sistema di analisi che, istante per istante, confronti i fotogrammi ripresi

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dalle due camere e adatti dinamicamente e in tempo reale tutti i parametri al fine di avere due immagini costantemente identiche. In sostanza le riprese 3D rendono necessari strumenti nuovi per gestire il workflow. Oltre al sisteFigura 6 ma di controllo camere appena descritto, i contenuti devono essere chiaramente marcati durante le riprese come “destro” e “sinistro”, e questa caratterizzazione deve rimanere visibile e conservata durante tutte le fasi di post-produzione. Serve poi un sistema per evitare gli errori più banali durante le lavorazioni successive, pensando anche a quelle che verranno effettuate a distanza di anni. Sembra banale, ma ad oggi perfino i software più sofisticati di post-produzione, al momento di scegliere i due files sorgente (destro e sinistro) su cui lavorare, richiedono all’operatore di individuare manualmente quale sia il contenuto destinato all’occhio destro e quale all’occhio sinistro. Per capire meglio le possibili conseguenze di un errore di questo tipo, mi hanno fatto provare cosa succede ad osservare con gli occhialini passivi (a polarizzazione fissa, senza shutter, quindi nelle migliori condizioni possibili per l’occhio) un filmato in cui sono stati invertiti i contenuti destro e sinistro. Senza avvisarmi di cosa stava per arrivare. Pochi secondi di disorientamento e poi un improvviso urto di nausea con effetto calcio nello stomaco. Come dicevamo all’inizio, se sbagliamo qualcosa la parte più antica ed istintuale del •

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nostro cervello potrebbe arrabbiarsi parecchio e reagire di conseguenza.

La quarta dimensione È questa la quarta dimensione del 3D. Oltre ad altezza, larghezza e profondità, servono soldi. Tempo, esperienza, e soldi. Poi, anche calma e gesso. Il mercato del 3D è estremamente stimolante, in termini di tecnologia e di possibili ritorni economici. Il 3D è obiettivamente qualcosa che mancava, e può consentire un coinvolgimento dello spettatore fino ad ora impensabile. Ora che la tecnologia ci rende disponibili a costi accessibili gli strumenti tecnici, l’ampiezza di banda e la potenza di calcolo necessari per realizzare contenuti di pregio, potrebbe essere il momento buono. Ma, salvo poche eccezioni, l’esperienza nelle produzioni 3D è tutta da inventare. Abbiamo visto come, prima di lanciarsi nell’avventura di produzioni 3D, bisogna essere ben sicuri della bontà del risultato: il 3D, per conquistarsi il diritto di esistere, dovrà essere eccellente. Niente di meno. Perché un HD fatto male è una esperienza deludente, ma probabilmente ci rimarrà la tentazione di osservare un contenuto di un altro produttore per vedere se è fatto meglio. Un 3D fatto male è 2 0 1 1


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a cura dell’Ing. Davide Moro*

una esperienza talmente sgradevole che ben difficilmente chi ne è stato vittima ci si vorrà avvicinare di nuovo. Parlo di mal di testa, vertigini, nausea. Perché mai dovrei rischiare di sottopormi (nuovamente) ad un allenamento da astronauti? E ve lo dice uno che, dopo lo scherzetto di pochi secondi di visione invertita, si è tenuto lo stomaco per cinque minuti. Gli inglesi, che in Europa sono sicuramente all’avanguardia nelle produzioni 3D, con risultati di ottimo livello (si vedano le produzioni documentaristiche e sportive di BBC e di Sky) hanno dovuto lavorare anni per arrivare dove sono ora. Tra le altre cose, una nuova figura si aggiunge al consueto personale delle troupes: è lo “stereografo”. Un professionista tutto da creare che decide scena per scena, inquadratura per inquadratura, gli effetti tridimensionali da applicare per rendere la visione coinvolgente e gradevole, nonché i parametri caratteristici del 3D da applicare per ottenere gli effetti desiderati, seguendo anche le lavorazioni di post-produzione. Per formare uno stereografo ci vuole molto tempo ed investimenti adeguati. Va poi messo in conto il tempo necessario per addestrare anche la troupe, che dovrà provare e riprovare le riprese in situazioni sempre più complesse al solo scopo di acquisire esperienza. Ben sapendo che tutto quando prodotto nel percorso di formazione non avrà probabilmente alcun ritorno economico. Questo vale anche per la facile tentazio-

ne di “convertire” (le virgolette sono d’obbligo) materiale esistente 2D in contenuti 3D. Esistono sistemi software che promettono miracoli, soprattutto dal punto di vista dei costi. I metodi più semplici si basano sul principio colorimetrico contenuto nella “Prospettiva aerea”, già nota a Leonardo da Vinci: all’osservazione umana i particolari più distanti hanno un contenuto di tonalità calde molto minore dei particolari più vicini all'osservatore. Un esempio per tutti: “La Vergine delle Rocce”, di Leonardo da Vinci (Fig. 7) e, in particolare, il paesaggio roccioso sullo sfondo (Fig. 8). ll colore delle rocce in primo piano è acceso, simile a quello reale, ma con l’aumentare della profondità di campo si raffredda e tende all’azzurro e, ancora più lontano, al grigio. Il metodo, applicato alla lettera da un computer, ha qualche controindicazione. Se un protagonista in primo piano ha gli occhi azzurri, iride e pupilla appariranno retroflessi e rientranti nel bulbo oculare rispetto

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Figura 8

all’incarnato circostante. Una volta ho sentito questa frase: “3D is easy, bad 3D is even easier” (“Fare il 3D è semplice, farlo male è ancora più semplice”). La realtà ci sta inoltre dicendo che il 3D, anche se ottimamente realizzato, non può (e non deve) essere un facile mezzo per rendere più appetibile un contenuto di scarsa qualità. I risultati registrati nel 2010 ai botteghini delle sale cinematografiche statunitensi indicano che le produzioni 3D, ovviamente più costose delle pellicole 2D, hanno raggiunto nella gran maggioranza dai casi risultati deludenti. Hanno fatto eccezione solo due generi, l'horror e la commedia a grana grossa, e alcuni titoli di particolare richiamo come “Alice nel paese delle meraviglie” o “Toy Story 3”. Gli americani sono maestri nell'analizzare le cause dei vari fenomeni, e in questo caso la conclusione è stata che se il costo del Figura 7 biglietto fosse stato

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ridotto a quello delle proiezioni 2D, i vari titoli 3D penalizzati al botteghino avrebbero avuto molti più spettatori, totalizzando un incasso complessivo ben superiore. Segno che il pubblico sa riconoscere se e quando è presente un valore aggiunto. Ancora una volta, il messaggio è: pochi ma buoni.

* Attivo nell'ambito delle telecomunicazioni e della grande impiantistica, Davide Moro si occupa tipicamente della gestione di grandi progetti operativi o strategici (comunicazione, metodi e strumenti per la gestione e l'ottimizzazione di processi aziendali, e la gestione del cambiamento). Ha lavorato per AGIP, Foster Wheeler, TIM Telecom Italia Mobile, e Rai Way. Attualmente esercita la libera professione come consulente nel mondo del Broadcasting. 2 0 1 1


DOSSIER

Monitor HD e 3D

Sony presenta la rivoluzionaria gamma di monitor OLED master di riferimento Da Sony un’ alternativa ai monitor CRT nelle applicazioni critiche di valutazione delle immagini Sony ridefinisce nuovamente la tecnologia del monitoraggio master professionale, con l'introduzione di due monitor OLED. I nuovi modelli di riferimento della serie BVM-E, da 25" e 17", incorporano straordinarie funzioni di elaborazione delle immagini, sviluppate per offrire ai professionisti della produzione digitale un'alternativa concreta ai monitor CRT in applicazioni critiche di valutazione delle immagini. "I nuovi monitor rappresentano il futuro della tecnologia professionale di visualizzazione delle immagini, offrendo agli utenti la migliore qualità mai ottenuta finora, superiore a quella di qualsiasi prodotto attualmente in commercio", ha dichiarato Daniel Dubreuil, Senior Product Specialist di Sony Professional Solutions Europe. "Questa tecnologia rappresenta una novità assoluta per le applicazioni in cui le prestazioni e l'accuratezza della visione sono elementi fondamentali, offrendo combinazione senza precedenti di riproduzione delle immagini, precisione del colore, affidabilità e stabilità". I nuovi monitor, il BVME250 da 25" e il BVM-E170 da 17", includono una serie di funzionalità sviluppate

appositamente per applicazioni professionali di monitoraggio master. I monitor BVM-E sono i primi a offrire una risoluzione Full HD su pannelli OLED con driver da 10 bit e utilizzano un nuovo circuito di elaborazione per la visualizzazione professionale sviluppato da Sony. Il processore OLED è progettato per massimizzare le prestazioni di un monitor master, con tonalità dei livelli del nero profonde e elevato range dinamico, immagini in movimento prive di sfocature, e ampio gamut per una riproduzione delle immagini naturale. La nuova line-up Trimaster EL è stata ridefinita con i nuovi monitor EL (elettroluminescenti), che ampliano le funzionalità della tecnologia Trimaster di Sony. I nuovi

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monitor massimizzano le prestazioni dei monitor professionali con schermo piatto e offrono una qualità superiore nell'accuratezza dei colori, nella riproduzione e nella fedeltà delle immagini. La serie BVM-E offre tutti i vantaggi del monitor OLED con tecnologia Super Top Emission di Sony: livelli elevati di luminosità, purezza dei colori, contrasto e affidabilità. Questi modelli offrono il sistema "Nonlinear Cubic Conversion", per una gestione dei colori di elevata precisione, e un sistema di conversione I/P, per ridurre al minimo il ritardo nell'elaborazione delle immagini. Infine, i monitor presentano un design dello chassis tutto nuovo, con un corpo in alluminio nero, più leggero e sot-

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tile, che consente di visualizzare un'immagine più grande a dimensioni ridotte. La serie BVM-E offre inoltre un'ampia varietà di ingressi. Quelli standard includono 3G/HD/SD-SDI, HDMI e DisplayPort; sono inoltre disponibili quattro slot con una selezione di sei schede di ingresso BKM. Le altre caratteristiche includono: acquisizione del frame HD, zoom dei pixel e PaP (Side by Side, Butterfly, Wipe, Blending). Infine, la tecnologia OLED dei monitor è eco-compatibile, con consumo di energia ridotto, peso limitato e assenza di produzione di sostanze inquinanti. I monitor BVM-E250 e BVM-E170 saranno disponibili rispettivamente a maggio e a luglio 2011.

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Monitor HD e 3D

Panasonic all’ISE 2011 ha presentato la sua tecnologia 3D display d'eccellenza La nuova gamma VX mette in mostra la tecnologia 3D Full HD ideale anche per ambienti di produzione Nel corso della recente edizione dell’evento Integrated Systems Europe (ISE) - uno dei principali appuntamenti dedicati al mondo audiovideo professionale Panasonic Marketing Europe ha illustrato le caratteristiche della sua tecnologia 3D Display. In evidenza la nuova serie VX, con i modelli Full HD da 85”, 103” e 152”, una famiglia di prodotti sofisticati progettati per applicazioni di alto livello (in particolare 85” e 103”), progettazione, simulazione o applicazioni corporate in spazi di prestigio e per applicazioni particolarmente attente all’impatto estetico e alla qualità d’immagine. Presentata nel luglio 2010 e in arrivo in questi giorni sul mercato, la serie VX è caratterizzata dalla rivoluzionaria tecnologia New Neo PDP Panasonic che utilizza un sofi-

sticato sistema di controllo della luminanza per raggiungere una velocità di illuminazione e scarica delle celle pari circa a un quarto rispetto a quella dei monitor al plasma tradizionali. Una tecnologia che garantisce il massimo livello qualitativo delle immagini (grazie ad un livello del nero estremamente contenuto), fondamentale per garantire la corretta riproduzione delle immagini 3D, applicazione in cui la velocità di refresh rappresenta un parametro fondamentale. I tre nuovi display 3D Panasonic integrano la tecnologia Crosstalk Reduction per la riproduzione ottimale delle immagini 3D in modalità Frame-by-Frame e offrono la massima qualità di immagine con risoluzione di 4K x 2K (4.096 x 2.160 pixel) sul modello da 152” e di 1080p

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sui display da 103” e da 85”.“Ci stiamo impegnando al fine di estendere la portata dell’esperienza 3D a una più vasta gamma di mercati professionali e consumer. La domanda di display 3D è destinata a crescere man mano che la disponibilità di contenuti aumenta e l’innovazione nella tecnologia display apre nuove applicazioni per il 3D”, ha dichiarato David Martin, General Manager Sales & Marketing per Panasonic Displays. “Panasonic è uno dei pochi produttori in grado di offrire una linea completa di display 3D Full HD, cosa che rende il mondo 3D ancora più attraente e accessibile ai mercati residenziale e del rental”. Lang AG, uno dei principali distributori di materiale AV a noleggio, è stato il primo in Europa ad acquistare un dis-

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play 3D a 152”. Commentando il recente acquisto, Tobias Lang, CEO di Lang AG, ha dichiarato: “Siamo convinti che il mercato sia promettente e che la domanda di display di queste dimensioni in Europa stia rapidamente crescendo. Non vediamo l’ora di esplorare i modi in cui i nostri clienti potranno beneficiare maggiormente di questo nuovo formato di visualizzazione”. All’ISE, il modello da 103” mostrava un’applicazione di realtà virtuale che ha messo in luce come le simulazioni 3D a grandezza naturale possano migliorare notevolmente precisione e flessibilità della progettazione. Il plasma da 85” è stato utilizzato per una dimostrazione avanzata di home cinema, mentre il modello da 152” offriva contenuti 3D in risoluzione 4K.

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Monitor HD e 3D

Dai monitor al top di gamma a quelli desktop, sino ai mezzi mobili e altro Il nostro collega Ned Soltz, esperto in Newbay Media per la rivista americana DV, ha fatto un bel “giro d’orizzonte” e ha selezionato una rassegna di soluzioni per tutte le esigenze e per diverse tasche HP Dreamcolor LP2480zx Con ingressi che spaziano dal DVI all’HDMI al DisplayPort, questo pannello LCD da 24” è adatto a impieghi che spaziano dal monitor per computer sino alla calibrazione colore. Specialmente quando utilizzato con l’HDLink Pro 3D di Blackmagic Design tramite DisplayPort e calibrato mediante il sistema di calibrazione opzionale HP, il Dreamcolor può monitorare accuratamente riprese interlacciate o progressive a risoluzioni sino a 2K. Per il suo costo è il nostro preferito. Prezzo indicativo sul mercato internazionale: Euro 1.800 www.hp.com

Wohler RMT-200-HD La Wohler ha in catalogo una gamma completa di prodotti per il broadcast che vengono comunemente utilizzati nei mezzi mobili per il broadcast e nelle strutture di produzione. Con la sua risoluzione nativa di 1680x1050 e un rapporto d’aspetto di 16:10, questo display LCD da 20” è un monitor ideale per mezzi mobili o control room. Prezzo indicativo sul mercato internazionale: Euro 2.500 www.wohler.com

Cinedeck Extreme Un monitor da telecamera e da registratore, il Cinedeck è una unità costituita da un singolo elemento consistente in un display LCD da 9” di

alta qualità con un registratore che gestisce i formati ProRes, DNxHD, 4:4:4 non compresso e CineForm. Le registrazioni vengono effettuate su SSD laptop standard. Non solo un monitor, ma così interessante da meritare una recensione. Prezzo indicativo sul mercato internazionale: Euro 7.250 www.cinedeck.com

Flanders Scientific LM-0750W La Flanders Scientific offre una completa linea di monitor, da questo 7” sino al top di gamma da 24”. (Io uso il modello LM1760W da 2.500 $). La monitor di forme d’onda incorporato all’on screen display per il personale di servizio, questa completa linea è meritevole della considerazione di chiunque. L’LM0750W raggiunge o supera qualunque altro monitor da telecamera di prezzo simile.Prezzo indicativo sul mercato internazionale: Euro 1.450 www.flandersscientific.com

VariZoom VZ-TFT7 Questo economico display da telecamera da 7” ha un formato di 16:9; con ingressi solo RCA, è un prodotto di qualità per la messa a fuoco e la composizione ed è destinato a coloro che cercano soluzioni a costi ragionevoli. Prezzo indicativo sul mercato

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internazionale: Euro 250 www.varizoom.com

Marshall Electronics 3D-241-HDSDI Marshall Electronics rappresenta un solido standard per il mondo professionale e del settore broadcast. Questo monitor stereoscopico in risoluzione piena da 24” dispone di quattro ingressi HD-SDI e può accettare qualunque formato 3D in ingresso. Fa uso di lenti passive. E’ una scelta eccellente per l’editing 3D. Prezzo indicativo sul mercato internazionale: Euro 5.075 www.lcdracks.com

eCinema Systems eDESK PRO Chiunque dovrebbe avere un sogno, e questa soluzione di monitoraggio è il mio sogno. Questo set di monitor video e GUI calibrati funziona a tutti i frame rate sino a 120 fps e a tutte le risoluzioni, con gestione di segnali a 10 bit 3G-SDI. I monitor GUI hanno sia interfacce DVI che HDMI e dispongono di un esclusivo sistema di calibrazione. Funzionano sino a 4:4:4. la eCinema produce inoltre una linea completa di monitor desktop di qualità imbattibile. Prezzo indicativo sul mercato internazionale: Euro 14.500 www.ecinemasystems.com

Panasonic BT-LH1760 I monitor broadcast LCD della Panasonic vanno da 9” a 24”, con due modelli da 17”. L’LH1760 è il migliore dei due monitor da 17”, con colori così accurati da essere paragona•

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bili a quelli prodotti da monitor CRT. L’elevata frequenza di refresh elimina effetti di movimento “trascinato” indesiderati. Ingressi e uscite sono SDI e a componenti, oltre che composito e Y/C. Un solido monitor di valutazione adatto per le calibrazioni cromatiche. Prezzo indicativo sul mercato internazionale: Euro 3.425 www.panasonic.com

JVC GD463D10U Il 3D sta arrivando e JVC è pronta. Uno dei nostri preferiti alle scorse fiere, questo display 3D da 46” non necessita di occhiali attivi ma lavora con un metodo di polarizzazione interleaving. Naturalmente, è anche in grado di visualizzare immagini 2D. Lo abbiamo già evidenziato in passato, ma continuiamo a raccomandarlo. Prezzo indicativo sul mercato internazionale: Euro 4.400 www.pro.jvc.com

Sony PVML2300 Difficilmente si può trovare un pannello LCD più accurato del Sony BVML230 CRT Trimaster. Questo monitor di valutazione LCD da 23” è costruito con la stessa tecnologia per garantire la stessa fedeltà cromatica. Affidabile per le più accurate operazioni di calibrazione cromatica, il monitor è un “full 10-bit”. Prezzo indicativo sul mercato internazionale: Euro 8.000 pro.sony.com 2 0 1 1


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CES 2011

Al Consumer Electronic Show di Las Vegas di scena la convergenza fra Web e Tv dal nostro corrispondente a Las Vegas Gary Arlen Inutile girarci intorno: i televisori in grado di connettersi a Internet erano una presenza costante all'edizione 2011 del CES International, e anche questo dava un avallo concreto alle ambizioni degli organizzatori, convinti che nel corso di quest'anno saranno venduti almeno 30 milioni di apparati televisivi capaci di navigare sul Web. In ogni caso per molti visitatori è stata la prima occasione di prendere contatto con prodotti come la Google TV. Sony e Logitech, fra le prime a credere in questo nuovo modo di fare televisione, avevano già presentato nello scorso mese di ottobre i loro cavalli di battaglia (rispettivamente un televisore a schermo piatto e il set top box “Revue”); invece diversi altri produttori, che hanno acquistato le licenze per produrre apparati per la Google TV, hanno preferito rinviare la presentazione dei propri apparati dando tempo a Google di definire la versione aggiornata del proprio sistema. Fra questi ricordiamo LG, Sharp e Toshiba. I rumors più recenti indicano che Google sta lavorando per sviluppare una versione del proprio software che possa che essere supportato da chip di costo inferiore, e questo ha suggerito una maggiore cautela ai produttori, che hanno preferito ritardare la presentazione dei propri modelli. Una tecnologia a parte viene invece proposta da Syncbak Inc., una azienda ancora in fase di start-up che vede fra i propri fondatori anche i consorzi del NAB (National Association of Broadcasters) e del CEA (Consumer Electronics Association). Syncbak ha illustrato maggiori dettagli sul proprio modo di intendere il concetto di broadcasting “over-the-top”, un insieme di soluzioni pensate per rendere possibile la diffusione di contenuti televisivi in broadcasting, indirizzando al contempo i messaggi pubblicitari in modo specifico a seconda del profilo utente di ogni telespettatore. Il sistema messo a punto da Syncbak prevede una comunicazione bidirezionale fra il centro di messa in onda e ciascun ricevitore, che impegna solo l'1% della banda disponibile sul canale trasmissivo. Attraverso un software di autenticazione proprietario, viene creato un percorso virtuale, una specie di tunnel che collega direttamente il centro di messa in onda a ciascun set top box, ed in questo modo il sistema è in grado di assicurare che tutti i contenuti vengano indirizzati e ricevuti

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solo dai clienti che li hanno sottoscritti. L'amministratore delegato di Syncbak prevede che entro la fine di aprile (in tempo per il NAB) saranno in servizio attivo i primi 50 sistemi, che potrebbero arrivare a 100 nel caso più favorevole, ma non ci ha indicato i mercati che costituiscono il target iniziale per questi apparati.

Stereoscopia in calo Decisamente in ribasso invece il fermento che si poteva riscontrare intorno ai prodotti per la visione stereoscopica, per lo meno rispetto a quello che si era notato nella scorsa edizione, ma va comunque detto che una gran quantità di apparati 3D TV faceva bella mostra di sé negli stand di molti costruttori. Quest'anno l'accento era posto sugli apparati per la visione stereoscopica "senza occhiali", proposti fra gli altri da Sony e Toshiba; nonostante i notevoli passi avanti rispetto al passato, il limite principale del display auto-stereoscopici rimane il limitato angolo di visione da cui si può percepire l'effetto 3D. Due aziende molto giovani hanno riscosso una notevole attenzione: 3DFusion, un'azienda olandese che propone varie tecnologie avanzate e, fra queste, sistemi per la conversione 2D/3D, per i quali aveva allestito una dimostrazione (anche se solo nella propria saletta discreta). iP-ont, invece, una azienda ungherese, ha presentato un apparato che adatta i contenuti 3D dual-channel per la visione auto-stereoscopica.

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Uno spettro vibrante Fra i temi caldi della rassegna, la disputa mai sopita sulle risorse frequenziali e sull'impiego delle stesse, che in questa occasione si è arricchita di un nuovo capitolo. I broadcaster sono stati accusati senza mezze parole di alzare un grande e inutile polverone sull’argomento, e all'interno del contesto ovattato del CES, a cui l'alta tecnologia regala un aspetto etereo e scintillante, questa polemica ha fatto tornare molti con i piedi per terra. Il presidente della Consumer Electronics Association, Gary Shapiro, ha fatto capire che aria tirasse già durante il proprio discorso di benvenuto, affermando che i broadcaster "con il loro chiasso stanno bloccando lo sviluppo del nostro futuro a banda larga", e che "lo spettro destinato alla diffusione televisiva deve necessariamente essere ridotto, e la banda così liberata deve essere utilizzata per altri scopi". Come se non bastasse, ha aggiunto che l'obiettivo della Consumer Electronics Association è riuscire a liberare fino a 500 MHz di spettro prima del 2020, e per raggiungere questo traguardo la CEA sta facendo pressione sul Congresso affinché “ratifichi urgentemente una norma che permetta alla Federal Communications Commission (FCC) di effettuare il riacquisto di porzioni di spettro broadcast su base volontaria ed onerosa". Il presidente della National Association of Broadcasters, Gordon Smith, che era presente al CES, ha immediatamente restituito al mittente le pretese di Shapiro: "Egli non è in grado di immaginare altro che un mondo di wireless a banda larga, ma il nostro futuro non può e non deve essere solo questo” ha detto ai giornalisti, che non chiedevano di meglio, "anche perché non ci conviene: chiunque sappia cosa significa trasmettere contenuti video sa bene che nessuna tecnologia è in grado di farlo con una efficienza superiore al broadcasting. "Chiasso" è un termine ad effetto, ma non ha nulla a che vedere con il nostro futuro. I telespettatori chiedono sicuramente il video on-demand, ma la richiesta di contenuti live rimarrà sempre il cardine del mercato". Smith ha poi aggiunto che "chiunque pensi a un mondo a banda larga pensato per escludere il broadcasting dal mercato, semplicemente non ha capito nulla del percorso che la tecnologia sta facendo e di quale sarà il punto di arrivo di questo cammino". Le tematiche relative all’allocazione e all'utilizzo dello spettro sono tornate sotto i riflettori durante la seconda giornata del CES, quando il presidente della FCC, Julius Genachowski, ha affermato che gli Stati Uniti stanno fronteggiando uno “spectrum crunch” (forte pressione sulle risorse spettrali disponibili dovuta alla carenza di queste, NdT), sottolineando che il broadband in mobilità è un fattore cruciale per la crescita economica G. Shapiro

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e per la competitività globale. "L'industria dell'elettronica di consumo si sta muovendo verso un futuro wireless, e liberare una maggiore quantità di spettro è una necessità", ha affermato Genachowski, aggiungendo che la concessione di una maggiore quantità di banda da destinare ai servizi mobili è la massima priorità della FCC per il 2011. Dopo queste affermazioni Genachowski si è intrattenuto per un breve colloquio con Shapiro. Genachowski ha concluso che non appena il congresso approverà il piano di riallocazione dello spettro broadcast, la commissione da lui presieduta procederà molto rapidamente, possibilmente in meno di due anni, a definire il contesto per il riacquisto delle frequenze e le regole per l'asta di assegnazione.

La confusione sulla Tv Digitale Mobile Il botta e risposta fra CEA e NAB, arricchito dalle affermazioni di Genachowski, ha sicuramente offerto ai 140.000 visitatori del CES (+11% rispetto allo scorso anno) degli ottimi spunti di riflessione, e anche un buon J. Genachowski argomento di cui discutere durante la rassegna. Ad alcuni visitatori però questa contrapposizione è sembrata un po' disorientante, dal momento che uno dei temi caldi del CES era la TV digitale mobile, che deve necessariamente prevedere una collaborazione molto stretta fra broadcaster e produttori di elettroniche allo scopo di consentire la diffusione di servizi broadcast adatti alla ricezione con terminali mobili palmari e di altro genere, inclusi i "tablet" protagonisti indiscussi di un boom di mercato e che erano ovviamente onnipresenti anche al CES. Ma anche questo approccio cooperativo era in discussione. I costruttori di apparati hanno affermato di non avere ben compreso i ruoli delle due nuove associazioni che si sono costituite fra i broadcaster (la “Mobile Content Venture” e la “Mobile 500 Alliance”), che stanno sviluppando dei pacchetti di contenuti specificamente pensati per i servizi di TV mobile. I responsabili delle aziende che partecipano a queste due associazioni ci hanno invece detto che costruttori di elettronica vedono i due sodalizi come contrapposti, senza aver ben compreso che Mobile Content Venture rappresenta i produttori di contenuti e di broadcaster nazionali (fra i principali Fox e NBCUniversal), mentre Mobile 500 Alliance raggruppa più di 40 gruppi di radio diffusione e le centinaia di stazioni locali ad essi affiliate. Entrambe queste associazioni partecipavano al CES ponendosi l'obiettivo di coltivare le proprie relazioni ed i propri affari con i produttori di terminali mobili, ma l'accoglienza da parte di questi ultimi è stata in genere piuttosto fredda, in quanto (stando a fonti che sono al corrente del contenuto delle trattative) i produttori di hardware sono particolarmente preoccupati per la mancanza di un unico standard di riferimento. Ad aumentare la confusione ci ha pensato una presentazione (privata) condotta da Andrew Setos, massimo responsabile tecnico del Gruppo Fox Entartainment. Parlando ai produttori di tablet PC, Setos ha illustrato i progetti del proprio Gruppo per lo sviluppo di una applicazione specificamente dedicata alla ricezione dei contenuti prodotti dal Gruppo Fox. I costruttori di apparati sono notoriamente restii alla necessità di installare una diversa applicazio-

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ne per ciascun broadcaster di cui si vogliono ricevere i contenuti (teoricamente standard). Non siamo riusciti a contattare esponenti del gruppo Fox per verificare i loro progetti e l'esatto contenuto di quanto discusso a Las Vegas. Ma nonostante queste complicazioni che hanno accompagnato la presenza al CES della televisione digitale mobile, l'industria ha presentato diverse iniziative molto ambiziose. La Open Mobile Video Coalition, l’associazione finalizzata ad accelerare lo sviluppo della televisione mobile che vede fra i partecipanti chiave alcune imprese di broadcasting, ha lanciato il “Mobile DTV Forum”, presentata come una associazione per i produttori di apparati per la TV mobile. I principali attori del nuovo sodalizio sono Dell, Harris, LG Electronics e Samsung, tutte aziende che avevano già partecipato alle diverse sessioni di test (anche in campo) condotte dalla Open Mobile Video Coalition. Alla “TechZone” dedicata alla TV mobile, un buon numero di aziende, principalmente degli Stati Uniti e coreane, ha presentato una vasta gamma di ricevitori e di periferiche varie, compresi i dongle Valups che permettono ai vari iPad e iPhone di ricevere i segnali della TV mobile. Fra le notizie sul tema dell'implementazione di nuove reti, ION Media Networks ha annunciato al CES di voler completare entro il mese di marzo l'aggiornamento delle stazioni trasmittenti in 10 diversi mercati per iniziare la trasmissione di segnali destinati alla TV mobile.

MOTOROLA XOOM I tablet PC erano ovunque, al CES. Non mancava il nuovo Motorola Xoom, il primo dispositivo ad impiegare il nuovo sistema operativo di Google Android 3.0 Honeycomb, progettato per operare all'interno della nuova rete 4G LTE di Verizon Wireless

All’inseguimento della TV digitale mobile al CES 2011 di Doug Lung C'è una cosa che ho capito dopo aver partecipato a una quantità di edizioni dell’International Consumer Electronics Show di Las Vegas: se quest'anno non trovi una cosa che ti saresti aspettato di vedere, aspetta fino all'anno prossimo. Se anche l'anno prossimo non la trovi esposta, probabilmente vuol dire che non è così importante. Ho notato questa cosa a riguardo dei ricevitori portatili nella "vecchia" tecnologia digitale terrestre, ma anche con i nuovi ricevitori per la televisione digitale mobile.

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Quest'anno al CES diversi produttori di elettroniche avevano in mostra una vasta gamma di ricevitori per la TV mobile digitale, alcuni solo nelle salette discrete, ma molti altri li esponevano direttamente al pubblico.

Televisioni Portatili RCA ha presentato una linea di ricevitori portatili e di ricevitori veicolari con la possibilità di ricevere i segnali digitali per la televisione mobile; quando entrano in campo marchi di questo calibro, vuol dire che i tempi sono ormai maturi. La gamma prodotti di RCA include due apparati tascabili con schermo da tre pollici e mezzo, uno completo di radio FM (DMT 336R) e uno senza radio (DMT335R), e un apparato portatile con schermo da sette pollici (DMT270R). Il ricevitore veicolare (DMT3BR) si distingue per la presenza di un'antenna a stilo e per i pulsanti di selezione dei canali disposti sul lato superiore, e questo lascia pensare che il prodotto sia stato pensato per essere collocato sulla plancia dei veicoli. Tutti questi dispositivi erano dichiarati come "disponibile da gennaio 2011". LG ha presentato la propria vasta gamma di ricevitori palmari per la televisione mobile; fra tutti spiccava un modello con display auto-stereoscopico 3D (da usare senza occhiali); al CES questo dispositivo era sintonizzato su un segnale dimostrativo ATSC MH, e nonostante io non sia un entusiasta del 3D, devo dire che il risultato non era poi così malvagio. Insieme ai vari ricevitori per la TV mobile, LG presentava una sessione dimostrativa su un prototipo di uno smartphone CDMA con display full-touch. Anche Winegard aveva in mostra il suo avanzato riproduttore

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multimediale CIO, per l'occasione dotato di un ricevitore per la TV mobile, ma devo dire che il prototipo in mostra richiedeva vistosamente qualche ulteriore messa a punto.

Una marcia in più per i dispositivi esistenti È ragionevole pensare che non tutti saranno felici di doversi portare appresso un dispositivo a parte per ricevere la TV mobile. Ho visto esposti una gran quantità di access point WiFi per la TV mobile, fra questi i modelli Cydle e Valups Tivizen già visti all'edizione dello scorso anno. Ma l'interesse per questi pur promettenti dispositivi è stato letteralmente surclassato dal modulo Valups Tivizen per iPad, iPhone e iTouch. Come potete chiaramente vedere dalle foto, questo piccolo dispositivo si connette direttamente al connettore standard Apple a 30 pin. L'antenna è costituita da un piccolo anello, che dovrebbe essere meno soggetto a danneggiamenti rispetto alla classica, e rigida, antenna telescopica. Probabilmente, il dispositivo potrebbe guadagnare qualcosa in termini di ricezione delle frequenze di banda terza con l'adozione di un'antenna ad anello di maggiori dimensioni, o direttamente di una seconda antenna. Hauppage presentava il proprio nuovissimo sintonizzatore USB Aero-M. L’Aero-M È in grado di ricevere sia i segnali standard ATSC che i segnali per la TV mobile. Viene fornito completo di una piccola antenna telescopica annegata all'interno del dispositivo stesso, e da un'antenna esterna a dipolo che può essere collegata a un minuscolo connettore coassiale posto sul lato del sintonizzatore. Viene fornito a corredo anche un cavo terminato con un connettore di tipo F per la connessione ad altri tipi di antenna. Certo, la cosa più semplice è ancora avere il sintonizzatore per la TV mobile ATSC incluso all'interno del dispositivo di rice-

TIVIZEN L’adattatore Tivizen, prodotto dall’azienda Sud-Coreana Valups, permette agli iPad e iPhone di ricevere i segnali per la TV mobile; sarà in vendita a giugno al prezzo di 99 dollari (circa 70 Euro).

zione. Hauppage ha presentato una scheda tuner in formato mini PCI Express installata all'interno di un netbook Dell. Questa accoppiata può funzionare utilizzando una antenna interna, ma è presente anche un connettore coassiale (delle stesse dimensioni di quello ospitato sull’Aero-M) per la connessione ad un'antenna esterna. Al padiglione del Mobile Content Venture la maggiore attrazione era un tablet Samsung Galaxy Tab completo di un sintonizzatore interno per la TV mobile digitale: era praticamente impossibile vederlo senza dover chiedere permesso, poiché è stato letteralmente accerchiato per tutta la durata della manifestazione. Va detto che la resa dello schermo e la ricezione erano davvero eccellenti. Anche se al CES 2011 non ho visto esposto un vero tablet di Dell (Dell aveva un’area espositiva privata all’Hotel-Casinò “The Palms”, sempre a Las Vegas), l'impegno di Dell nel settore della TV mobile rimane inalterato, secondo quanto affermato da John Thorpe, vice presidente di Dell con delega per il settore mobile. "Dell è costantemente impegnata per assicurare la migliore e più coinvolgente esperienza di intrattenimento per i propri clienti, ed è stata fra i primi attori della TV mobile", ci ha detto. Non ci sarà da sorprendersi se vedremo apparire sul mercato alcuni tablet targati Dell completi di ricevitore per TV mobile, presumibilmente verso la fine di quest'anno.

Processori e Schede

USB HAUPPAGE WINTV AERO-M Il sintonizzatore USB Hauppage WinTV Aero-M è pensato per la ricezione di segnali digitali e per la TV mobile su di un qualsiasi PC, anche i più recenti netbook. Avrà un prezzo di vendita consigliato di 69 dollari (circa 50 Euro).

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Tutto questo fermento sui ricevitori per la TV mobile non sarebbe possibile se non fossero stati sviluppati i processori e le schede elettroniche che sono il vero cuore di tutti questi dispositivi. E qui la nuova frontiera sono sicuramente i nuovi elementi S.o.C. (System on a Chip). Con questa definizione si intendono quei particolati circuiti integrati che in un solo chip contengono un intero sistema, o meglio, oltre al processore centrale, integrano anche un chip-

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set ed eventualmente altri controller come quello per la memoria RAM, la circuiteria input/output o il sotto-sistema video. Un singolo chip S.o.C. può contenere componenti digitali, analogici e circuiti in radiofrequenza, in un unico integrato di dimensioni estremamente ridotte, possibili anche grazie alla strettissima integrazione di tutti i componenti. I vari costruttori con cui ho scambiato due chiacchiere valutano molto positivamente il nuovo S.o.C. Siano sviluppato in collaborazione con LG Electronics, anche per i suoi ridottissimi consumi. Per i ricevitori meno sensibili al problema del contenimento delle richieste energetiche, la configurazione classica è invece costituita dalla combinazione di un chip demodulatore LG2161 (o il precedente modello LG 2160) con un tuner MaxLinear. Dal canto loro Enspert e Samsung, pur avendo in catalogo i propri chipset digitali (ovviamente anche in standard americano digitale mobile ATSC-MH), non erano presenti al CES. Crest Technology esponeva invece la propria scheda Tv digitale, adatta per essere integrata praticamente in tutte le applicazioni, dagli access point Wi-Fi per la TV mobile ai ricevitori veicolari. I produttori di ricevitori per la TV mobile presenti al CES sono stati unanimi nel richiedere una maggiore disponibilità di canali per la TV mobile. Se questo non dovesse accadere, la possibilità che al CES 2012 i prodotti per la ricezione della TV

mobile ATSC scompaiono è sicuramente concreta, e poche aziende avranno ancora voglia di investire in questo mercato. La buona notizia è che consorzi come il Mobile Content Venture (MCV) e la Mobile 500 Alliance stanno attivando delle reti di diffusione per iniziare la trasmissione di contenuti per la TV mobile. MCV ha assicurato la messa in esercizio di almeno due canali per la TV mobile in venti diversi mercati prima della conclusione di quest'anno. E già oggi non sono molto lontani da questo obiettivo. DTV Interactive ha richiamato l'attenzione dei visitatori del CES con il proprio multiplexer per la TV mobile ed il modulatore TV di classe broadcast, in vendita abbinata ad un prezzo di circa 50.000 dollari (circa 37.000 Euro). DTV Interactive sta inoltre sviluppando accordi con un possibile nuovo partner per offrire un encoder software H.264/AAC specificamente pensato per la TV mobile ad un costo estremamente competitivo. Il dato di fatto è che i costruttori di apparati sono sicuramente interessati nella TV mobile. Ora è il turno dei broadcasters: è necessario continuare a sviluppare ed investire per mettere in aria quanti più canali possibili per la TV mobile, che devono essere attivati in tutta la nazione. Notiamo con piacere che in questo periodo sempre più emittenti stanno attivando canali per la TV mobile, a un ritmo tale che i vari elenchi di canali per la TV mobile sono già superati nel momento stesso in cui vengono pubblicati.


SPECIALE

Radio e TV in Rwanda

La rinascita di un Paese, tra tecnologia Harris e forza delle braccia di T. Carter Ross In una terra con migliaia di colline, Mount Karisimbi è la più alta. Ambiente naturale

dei gorilla delle montagne, in fase d’estinzione, questa altura è anche il punto cruciale di collegamento previsto nel piano “Rwanda Vision 2020” che, tra gli altri obiettivi, cerca di costruire una infrastruttura di elevato livello qualitativo per il paese. Durante il 2010, una squadra di tecnici di Harris Broadcast e dell’Office Rwandais d’Information (ORINFOR), l’agenzia statale che sovrintende Radiyo Rwanda e TV Rwanda, si è occupata del rifacimento completo dell’infrastruttura di trasmissione radiofonica e televisiva per il Rwanda, un

lavoro che ha permesso di realizzare una parte del mandato Vision 2020 e migliorare in modo significativo la ricezione dei segnali radiote-

levisivi nel paese. Tutto ciò ha previsto anche l’attivazione di un nuovo trasmettitore e delle relative apparecchiature su Mount Karisimbi, utilizzando solo la forza dei muscoli. Nel Ruanda, Harris Broadcast, insieme al suo partner locale, Techsys, ha esaminato, riparato, ristrutturato e in qualche caso ricostruito 14 siti di trasmissione per supportare la TV digitale TVB-T e le trasmissioni radio FM. «Lo scopo del progetto è di ottenere la copertura del 100% del paese con la radio e la TV», ha detto John Hall, direttore dei programmi radiotelevisivi della

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Broadcast Communication Division di Harris Corp.

Assicurare la copertura Harris ha iniziato a lavorare con ORINFOR nel 2008, quando la società è stata messa a contratto per fornire tre kit di emergenza per trasmettitori FM da installare attorno alla capitale del Rwanda, Kigali. L’attività si è ampliata fino al progetto che deve assicurare la copertura del paese per circa 10 milioni di persone, un progetto da milioni di dollari che è stato completato a metà Dicembre del 2010. «Avevamo sistemi vecchi, torri vecchie», ha detto Innocent Nkurunziza, direttore del dipartimento tecnico di ORINFOR. «Le aree rurali non erano coperte e la gente non poteva sentire Radiyo Rwanda o guardare TVR». E anche nelle aree in cui i trasmettitori erano già attivi, le possibilità erano limitate. «L’infrastruttura della rete non era buona, abbiamo dovuto rimettere a posto le vecchie torri e

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costruirne di nuove, per raggiungere il nostro obiettivo di incremento della copertura», ha detto. La maggiore parte dei siti era stata costruita nel 1978, quando Radio Rwanda lanciò le trasmissioni in FM. A causa della sua piccola dimensione e del terreno montuoso, la FM è un mezzo pratico per la trasmissione radio nel paese. Negli anni, e specialmente durante la guerra civile, il successivo genocidio e le guerre locali che hanno dilaniato il Rwanda negli anni ’90, molti siti di trasmissione erano stati danneggiati e sono finiti in disuso, senza manutenzione.

Attività necessarie Quando Harris ha iniziato a fare gli accertamenti sui siti per verificare di cosa ci fosse bisogno per ricostruire l’infrastruttura, ha stilato una lunga lista di attività necessarie. «L’impianto elettrico non era adeguato e c’erano molti aspetti strutturali da sistemare, per mantenere i trasmettitori all’asciutto», ha detto

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Hall. Delle torri, cinque dovevano essere rimpiazzate e le rimanenti nove dovevano essere rinforzate. «La maggiore parte delle torri non erano in grado di sopportare il peso del sistema a microonde installato e l’antenna DVBT», ha detto Nathan Smith, il responsabile di Harris che ha supervisionato il progetto in Rwanda. Ciascuno dei siti è anche stato fornito di un generatore per assicurare la continuità dell’alimentazione. Sono stati progettati dei nuovi interruttori per i circuiti e dei quadri elettrici per ciascun sito, e sono stati installati dei sistemi di commutazione per passare dall’alimentazione di rete a quella dei generatori. «La corrente non è stabile fuori da Kigali», ha detto Hall. «In ogni sito ci sono delle anomalie, da qui la necessità dei generatori». Quattro dei siti di trasmissione stanno funzionando solo con l’energia dei generatori, e così sarà finché non verranno completate le linee di alimentazione elettrica per far funzionare gli amplificatori di potenza. Radiyo Rwanda ha un servizio nazionale in FM che trasmette in lingua kinyarwanda, francese e inglese, così come cinque stazioni radio comunitarie. Le radio comunitarie sono collegate con la stazione nazionale, e trasmettono con apparecchiature che si trovano dove ci sono quelle della rete nazionale. Tra tutti i 31 trasmettitori FM allo stato solido che sono stati installati in 14 siti, ci sono unità da 1 kW Harris ZX 1000 FM, e unità da 5 kW Harris Z5CDs. «Una delle richieste del committente, era che le antenne fossero a larga banda, in grado di supportare i cambi delle frequenze», ha detto Smith. Questo consente a Radiyo Rwanda di cambiare in modo flessibile le sue frequenze di trasmissione per gestire qualsiasi problema di interferenza o copertura

dovesse nascere. Il presidente di Jampro, Alex Perchevitch, ha detto che questa società ha lavorato con Harris per sviluppare le configurazioni delle antenne e quindi ha prodotto, consegnato e installato le antenne. Per il progetto sono state selezionate le antenne FM modello JBVP, con combinatori RCCC a impedenza costante, sebbene in qualche caso la società abbia rigenerato e ripristinato i pannelli originali, installati negli anni ’70. L’installazione che ha rappresentato la sfida più importante è stata quella su Mount Karisimbi, a 4.507 metri di altezza. Era il sito più remoto presente nel progetto e una delle due vette inaccessibili dai veicoli, che significa che tutte le apparecchiature e i materiali necessari sono stati issati sulla montagna con la forza dei muscoli.

re di dovere portare il gasolio per i generatori diesel fino in cima, il generatore di Mount Karisimbi è stato installato in un cratere a circa 914 metri e i cavi di alimentazione sono stati tirati fino alla cima della montagna. La torre sulla punta del picco innalza le antenne di altri 40 metri nel cielo. «Quel che ha rappresentato una vera sfida è stato realizzare la maggior parte del lavoro durante la stagione delle piogge», ha detto Perchevitch. L’antenna FM di Mount Karishimbi è stata una di quelle ristrutturate anziché rimpiazzate, ha detto

Perchevitch, pertanto gli operai hanno portato con sé quel che speravano fosse utile per sostituire i pezzi. Anche per l’installazione a Mount Mugolo è stato necessario portare a mano le apparecchiature quanto necessario all’alimentazione, fino al sito. Tuttavia, è stato un percorso meno arduo. «Mi ci sono voluti, senza portare altro che uno zainetto, circa 20 minuti per arrivare al sito. A loro ci sono volute sei ore per portare su tutte le apparecchiature», ha detto Smith a proposito del sito di Mugolo. I 14 siti sono stati collegati con la sede di Radiyo Rwanda e TVR a Kigali mediante dei ponti a microonde forniti da Harris. Come parte di Vision 2020, il Rwanda sta installando cavi a fibra ottica in tutto il Paese, per diffondere la connettività Internet e, dato che la fibra viene portata ai trasmettitori, anch’essi saranno connessi. «Stiamo portando la fibra ai nostri siti, in modo da potere installare un sistema di gestione della rete e collegarci in diretta da qualsiasi posto, utilizzando la fibra come

Scalate «Bisogna salire a piedi, praticamente dai piedi delle montagne», ha detto Nkurunziza. «Ci vogliono circa undici ore per raggiungere la vetta, e bisogna portare con sé tutto quello che occorre, compresi i vestiti invernali. Fa molto freddo sulla sommità del monte». Smith ha detto che occorrono molti giorni per portare a mano tutte le apparecchiature del sito di trasmissione. Per agevolare le operazioni future, e per evita-

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Radio e TV in Rwanda

ritorno verso lo studio, anziché dovere passare attraverso il satellite», ha detto Nkurunziza. Anche dopo che la fibra avrà raggiunto tutti i siti, il sistema a microonde verrà lasciato installato, ha detto Nkurunziza. «Le connessioni in fibra ci permettono di inviare un segnale di maggiore qualità, ma i collegamenti a microonde saranno utili se la fibra dovesse essere interrotta o se ci fossero altri problemi: potremo continuare a operare senza interruzioni utilizzando i sistemi a microonde».

Piani futuri Il sistema è stato progettato per soddisfare le necessità del Rwanda nei prossimi 30 anni e oltre, e Harris è stata messa a contratto per la manutenzione. I ricambi e l’assistenza saranno forniti da Techsys con il supporto aggiuntivo degli uffici europei di Harris, o di quelli statunitensi, se necessario. «Torneremo qui due volte l’anno per verificare i siti e indicare quali siano le manutenzioni da effettuare», ha detto Hall. Dopo questa ricostruzione della capacità di trasmissione nel paese, ORINFOR con-

centrerà la sua attenzione nel miglioramento della capacità di produzione, in particolare per la televisione, nella direzione del digitale. «C’è un bando in corso per convertire in digitale gli studi televisivi», ha detto Nkurunziza. Mentre la televisione ha iniziato a trasmettere in digitale utilizzando lo standard DVB-T, Nkurunziza ha detto che non è nei piani la trasformazione della radio analogica FM in un sistema digitale. Radiyo Rwanda ha già provato il DRM30 in onde corte nel 2006, ma per adesso i costi dei ricevitori sono troppo alti per la maggiore parte

dei ruandsi e le trasmissioni FM hanno una qualità sufficiente. «Stiamo monitorando gli sviluppi, comunque», ha detto Nkurunziza, «e quando sarà ora [di riconsiderare la radio digitale], saremo pronti». Per adesso, il Rwanda è felice di avere le tecnologie più avanzate nell’Africa dell’Est. Nkurunziza ha detto che i tecnici del Kenya, dell’Etiopia, dell’Uganda e del Burundi hanno visitato il Paese per vedere come il Rwanda stia rifacendo i suoi sistemai di trasmissione e informazione e la sua infrastruttura tecnologica per la comunicazione.

Il Ruanda anticipa il passaggio al DVB-T Nel mese di gennaio 2011 il Ruanda ha avviato le trasmissioni DVB-T e le previsioni sono di completare il passaggio alla televisione digitale entro la fine di marzo 2011. Il Ruanda è stato il secondo Paese in Africa orientale, dopo il Kenya, ad iniziare la transizione alla televisione digitale, e la completerà ben prima della scadenza prevista dall’ITU (2015) per il passaggio al sistema digitale nelle nazioni africane. Il percorso di aggiornamento alla nuova tecnologia dei siti trasmittenti è stato gestito da Harris, ed è stato una parte fondamentale nella preparazione del sistema televisivo del Ruanda alla conversione anticipata al digitale. Oltre agli interventi sulle infrastrutture dei siti e sulle antenne trasmittenti, Harris ha installato in 14 siti trasmittenti, distribuiti in tutto il paese, una combinazione dei propri trasmettitori a stato solido Maxiva ULX-3400DV, con raffreddamento a liquido ed in grado di erogare 3,4 kW, e Maxiva UAX-1000DV, da 1 kW di potenza e con raffreddamento ad aria. La transizione allo standard DVB-T ha richiesto anche l’installazione di nuovi sistemi di antenna. La scelta è caduta sui collaudati prodotti Jampro, che ha fornito antenne a pannello a larga banda, in grado di operare senza limitazioni sull’intera gamma UHF, sia in IV che in V banda. "È la prima rete DVB-T costruita per garantire la copertura di un’intera nazione, e la cosa fa ancora più notizia se pensiamo che stiamo parlando di un Paese africano”, ha detto con soddisfazione il presidente di Jampro, Alex Perchevitch. Anche se la televisione del Ruanda è passata al “tutto digitale” scegliendo lo standard DVB-T, Innocenzo Nkurunziza, direttore del dipartimento tecnico ORINFOR (il Bureau nazionale del Ruanda per l’Informazione ed il Broadcasting), ha detto che per il futuro sono sicuramente possibili nuovi ed ulteriori sviluppi. "All’IBC2010 ho visto che diverse aziende e diversi broadcasters stanno iniziando a muoversi verso il DVB-T2, e allora ho iniziato a pensare a cosa avremmo dovuto fare per tenerci pronti a questa nuova tecnologia. I nostri trasmettitori sono già in grado di essere convertiti allo standard DVB-T2, quindi il nostro prossimo obiettivo è di pianificare lo sviluppo di questa nuova rete". In questo momento TV Ruanda produce e diffonde un solo canale a livello nazionale, ma con il passaggio al digitale il bouquet di TV Ruanda ospiterà otto canali. TV Ruanda produrrà in proprio due canali, e ORINFOR sta sondando e valutando l’interesse di operatori privati per completare l’offerta fino a raggiungere la massima capacità disponibile. (T. Carter Ross, direttore della rivista Radio World) 36 B R O A D C A S T

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Il giro del mondo in 18 software Queste pagine

Una guida dal vero sapore transoceanico, con una ventina di soluzioni per

sono realizzate in collaborazione

l’automazione radiofonica provenienti da vari Paesi europei e da

con la redazione di Radio World

Oltreoceano. Esperienze diverse, un solo obiettivo: far “girare” la radio come si deve

www.rwonline.com

NOA aiuta la radiotelevisione della Slovenia a trasformare il suo archivio in un asset

Radio Televizija Slovenija (RTV) ha il più ampio e importante archivio audio e video della Slovenia, che comprende del materiale risalente agli anni ’50. Fino a poco tempo fa, questo archivio era composto da circa

200.000 ore di audio, registrate su vari supporti analogici situati in quattro posti diversi: la nostra sede di Ljubljana e gli studi regionali di Koper, Lendava e Maribor. Come potete immaginare, sarebbe stato estremamente

difficile per i nostri archivisti, DJ, editor e produttori trovare e recuperare una precisa registrazione. In qualche caso, non sapevamo nemmeno cosa avessimo a disposizione. Nello scenario migliore, uno dei nostri dipendenti poteva individuare un’informazione precisa all’interno di un indice ed eventualmente trovare, su un supporto fisico o in uno scaffale, il contenuto che essa rappresentava. Quel contenuto veniva quindi riprodotto con i metodi tradizionali. Inoltre, dato che la maggiore parte della raccolta era a Ljubljana, il personale delle sedi regionali aveva difficoltà ad accedervi. Un ulteriore problema era la conservazione. I supporti analogici, come i nastri magnetici, si deterio-

rano, il che significa che qualche elemento della nostra preziosa raccolta si stava perdendo.

Risorsa centralizzata Nel 2007, siamo passati al NOA Audio Solution per sviluppare un archivio digitale centralizzato che avrebbe preservato il nostro materiale storico e permesso al personale di identificare rapidamente e riprodurre facilmente le registrazioni per i nostri ascoltatori. Quest’anno abbiamo completato un’implementazione dell’archivio in tre fasi, basandoci sul sistema mediARC di questa società, che combina l’associazione dei metadati con una soluzione per il flusso di lavoro necessario ad effettuare l’ar-

In questo numero parliamo di: AEQ Axel Technology Arctic Palm BSI David Systems Enco

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Nautilus Netia NOA Powergold Radiocube RCS

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Smarts Broadcast Wedel Software WideOrbit Xdevel XFrame Software

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chiviazione, la distribuzione e il ri-aggiornamento (compresa la transcodifica) del contenuto sonoro. Il progetto non era semplice: richiedeva un grande impegno di tempo e risorse, nostre e dei nostri partner. Tra le sfide, quella delle diverse sedi e della diversità dei supporti, così come la confusione presente

nei diversi database che descrivevano la raccolta, alcuni dei quali erano stati praticamente consolidati. Il catalogo risultante era ingombrante e pieno di errori di digitazione. Il primo passo è stato quello di digitalizzare il contenuto analogico. NOA ha fornito nove registratori paralleli su tre sistemi analogici NOA Record, con convertitori A/D a 192 kHz e algoritmi audio specifici per monitorare gli errori, un NOA MediaLocator con quattro flussi di ingest DAT e il monitoraggio degli errori C2 per controllare la qualità della migrazione dei DAT da 32 a 40 kHz, e un

lettore di CD a quattro canali con monitoraggio degli errori di lettura dei CD. Questi sistemi di ingest vengono gestiti centralmente dal motore del flusso di lavoro mediARC. Per ottimizzare i costi e avere maggiore velocità, i sistemi NOA sono stati implementati nelle diverse sedi di RTV in base a una rotazione. Oggi, a RTV possiamo avvantaggiarci di un archivio centralizzato che è enormemente più efficiente e sicuro del sistema manuale, e il processo di digitalizzazione è ancora in corso. Per fare un esempio, il personale delle nostre stazioni regionali può trovare ed utilizzare qualsiasi

cosa ci sia nell’archivio centrale di Ljubljana, con la stessa facilità che ci sarebbe se si trovasse nella loro stessa stanza. Allo stesso modo, dato che la soluzione NOA è trasparente, gli utenti possono vedere in un attimo cosa è stato esportato. NOA mediARC permette anche agli utenti di spostare gli asset media e i metadati associati, al sistema di automazione di RTV o a specifici gruppi di utenti, con un semplice click di mouse. (Bojan Kosi) Bojan Kosi, che si trova a Ljubljana, è media technology manager a RTV. Per informazioni: www.noa-audio.com

DAD di Enco semplifica la vita a Rooney Sono il proprietario di un gruppo di quattro stazioni radio operanti nel piccolo mercato di Clovis/Portales, nel New Mexico, composto da KSMX(FM), KRMQ(FM), KSEL(AM) e KSEL(FM). La mia esperienza con il sistema di automazione DAD di ENCO è iniziata a metà degli anni ’90, quando la stazione per cui lavoravo all’epoca, KFMB di San Diego, in California, ha installato un sistema DAD. Ero la persona incaricata di farlo funzionare secondo le necessità della nostra programmazione e messa in onda. Da quel momento, ho lavorato in diverse stazioni radio, utilizzando parecchi sistemi di automazione: il sistema che scelgo

è DAD. Quando io e il mio socio abbiamo acquistato questo gruppo nel 2002, DAD è stata una scelta semplice, per me. Non sono un tecnico o un professionista dell’IT, quindi per me era importante che potessimo configurare il sistema da soli e farlo funzionare in poco tempo. Utilizziamo DAD per le trasmissioni in diretta, per la diretta assistita e per i programmi ritrasmessi da satellite.Ritengo che DAD si possa capire chiaramente e programmare con immediatezza. Apprezzo particolarmente il fatto che DAD sia personalizzabile per la mia stazione pilotata da satellite. Il sistema mette nelle mie mani il controllo di quanto avviene in sede locale.

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Oggi, ho quattro stazioni che operano in due sedi separate, a circa 30 Km di distanza. Uso una VPN basilare e un’applicazione ENCO che si chiama Gateway per sincronizzare i segmenti di programmazione desiderati e per fare i voicetrack da remoto. Utilizzo un’altra applicazione ENCO che si chiama DropBox per inserire facilmente l’audio nel sistema. DropBox può funzionare ovunque sulla rete DAD e porta i file WAV e MP3 dove si desidera e li converte in qualsiasi formato e schema di compressione audio si utilizzi nel sistema DAD. Li inserisce poi nella libreria di DAD. È possibile etichettare in anticipo i file, in modo che vengano archiviati correttamente

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quando vendono inseriti mediante DropBox. L’aspetto positivo di un sistema DAD riguarda anche l’affidabilità intrinseca, la ridondanza e la solidità dell’applicazione, un grande supporto commerciale e tecnico e la miriade di nuove release, come il sistema di messa in onda Presenter, il controllo remoto co n l’applicazione iDAD e il player di clip ed effetti HotShot. Questo tipo di dedizione nei confronti dell’evoluzione permette a ENCO di adattarsi a tutte le situazioni, dalle grandi emittenti a quelle più piccole, come le mie.

I ragazzi dell’assistenza Devo trattenermi, per non lodare troppo la qualità di

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questo servizio. Le persone che si occupano del supporto sono in grado di mettersi allo stesso livello del loro interlocutore, sia egli un tecnico di un grande mercato, sia egli un ragazzo autodidatta di una piccola città. Ricordo una situazione, qualche anno fa, in cui desideravo fare in modo che i dati per l’RDS dinamico uscissero

dal mio sistema DAD ed entrassero in un codificatore RDS. Era una richiesta che poteva un po’ intimorire, ma i ragazzi del supporto di DAD hanno saputo soddisfarla. Mi preoccupa vedere come gli altri produttori di sistemi di automazione sottolineino quanto basilare e semplice sia il loro hardware, vantino l’uso

di schede audio poco costose e parlino di altre finte economie. DAD può utilizzare delle schede economiche, ma con le schede professionali che ENCO raccomanda, si può ottenere quello per cui si paga. La sola cosa negativa che posso dire è che il personale di ENCO è cosi desideroso di evolvere continuamente che

uno può, in certi casi, sentirsi pressato dalla velocità con la quale il prodotto cambia. Ma preferisco avere questo problema, piuttosto che quello opposto. (Steve Rooney) Steve Rooney è comproprietario di Rooney Moon Broadcasting. Per informazioni : www.enco.com

David evolve l’interoperabilità della redazione

Con l’integrazione della soluzione per le redazione Annova System OpenMedia nel DigaSystem di David Systems, i giornalisti possono gestire tutto il flusso di produzione delle loro notizie,

nibili vengono, allo stesso modo, mandate da OpenMedia al server di messa in onda di David e armonizzate con lo strumento di programmazione delle trasmissioni DigAlRange Radio. Durante tutti questi passaggi del flusso di lavoro, i metadati vengono mantenuti sincronizzati tra i due sistemi. L’interoperabilità tra DigaSystem e OpenMedia è consentita dal Media Object

iniziando a pianificare il lavoro e la creazione del testo in OpenMedia, attraverso la ricerca del contenuto (navigazione e preascolto) in DigaSystem. Gli oggetti media possono essere selezionati dal database del DigaSystem e istantaneamente allineati alle notizie preparate in OpenMedia. Le scalette con le notizie dispo-

Server Communication Protocol (MOS versione 2.8.3) e implementata mediante l’applicazione DigaMOS di David. La possibilità di affidarsi allo standard MOS rappresenta per i clienti una soluzione davvero flessibile e scalabile, che si può facilmente espandere mentre con l’evolversi di MOS. Per informazioni: www.davidsystems.com

Nautilus migliora la sua linea di software Il nuovo software ungherese per programmare la musica di Nautilus rende facile creare una scaletta competitiva. Un clock proporzionale aiuta l’utente a creare delle scalette consistenti, con clock che variano costantemente. Vengono utilizzate delle nuove strutture ad albero per le regole, per ottenere il migliore bilanciamento tra la continuità e la varietà. Anche i jingles e gli

ID vengono programmati dallo stesso sistema. Il log degli spot pubblicitari viene importato prima di effettuare la programmazione. Con molteplici database, il Nautilus DJ può programmare molteplici stazioni. Il software può funzionare associato a una pagina Web della stazione radio. Si possono importare facilmente anche i dati di ricerca. Il software

Nautilus News, per la raccolta e l’elaborazione delle notizie, ha un editor incorporato. Il software può funzionare sulla rete degli studi, ma il giornalista può lavorare da una postazione remota inviando il file sonoro definitivo via Internet in qualsiasi luogo. Le reti radiofoniche possono anche gestire gli inserimenti di contenuti locali.

Il software Nautilus AdLine, per la programmazione della pubblicità, ha un nuovo modulo per sincronizzare la rete e i blocchi, mentre la nuova gestione dei bonus e dei messaggi promozionali rende più facile mandare in onda indistintamente gli spot locali e quelli della rete. Per informazioni: www.nautilus.hu

Skylla è l’ultima novità di Smarts Skylla di Smarts Broadcast Systems (Iowa)rappresenta un nuovo approccio all’automazione, secondo quanto dichiarato da questa società. Il sistema funziona sotto Linux, non Windows, e tiene conto dell’esperienza sul

campo di Smarts, con il venerabile sistema Smartcaster. Skylla è progettato per rimpiazzare i primi sistemi installati. Secondo Smarts, Skylla riproduce quasi tutti i tipi di audio digitale e può gestire i nomi degli account e i relativi

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numeri, con ampie possibilità. Non occorre sovrascrivere, né rinumerare le cart. Skylla si può programmare in modo che i comandi da tastiera imitino quelli di un sistema con sui si è abituati a lavorare.

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Per informazioni: www.smartsbroadcast.com 2 0 1 1


Zetta è l’ultima novità di RCS per la radio L’ultima novità da New York di RCS è quel che essa chiama “il più avanzato sistema digitale di automazione”. Zetta condivide il DNA degli altri prodotti RCS, quindi si integra con il software di programmazione musicale RCS GSelector, con RCSnews e con il sistema di programmazione pubblicitaria Aquila. La società sottolinea come il sistema mantenga la sua robustezza nel tempo. RCS offre anche la possibilità di utilizzare un iPhone in abbinamento alla piattaforma di automazione dello studio NexGen Digital. C’è un’applicazione per registrare una o più notizie o contributi da remoto e mandarli a NexGen Digital mediante una versione integrata di WANcasting. L’audio viene trasferito nel sistema per la messa in onda. Gli utenti possono utilizzare l’applicazione iPush per inserire le registrazioni direttamente nella libreria del sistema di messa in onda. L’iPush funziona con gli iPhone di seconda generazione o con i più recenti iPhone touch. iPush è compatibile con il microfono interno del telefono, ma si può anche usare un microfono esterno, prodotto da terze parti. Sempre da RCS, è disponibile GSelector, un sistema di programmazione multistazione che permette di inserire i dati una sola volta per tutte ed è flessibile quanto a configurazione. Gli utenti creano una stazione, ne progettano i clock e codificano le canzoni. GSelector le programmerà secondo la naturale domanda che ci sarà per ciascuna. L’utente mantiene il controllo e può modificare le rotazioni nel loro complesso, il suono e il flusso, mediante semplici cursori che regolano questi “attributi”. Aquira è un sistema

di programmazione pubblicitaria flessibile per emittenti radio locali e nazionali. Permette l’accesso in tempo reale ai dati di vendita e agli archivi, e una varietà di opzioni di pro-

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grammazione, fatturazione e analisi. Aquira aiuta a realizzare le offerte ai clienti e a gestire i contatti dell’ufficio vendite. Per informazioni: www.rcsworks.com

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Xdevel propone una suite per le radio Xautomation FM è il software di regia automatica che gestisce in maniera completa tutte le esigenze delle emittenti radiofoniche. Il software si basa su semplici e intuitive funzioni ed è adat-

to a tutti i tipi di messa in onda, sia automatica che manuale. La semplicità di installazione lo rende portabile e utilizzabile su Pc portatili e durante le dirette esterne.

Sviluppato per gli ambienti Windows, è compatibile con la maggior parte delle schede audio disponibili in commercio. Per informazioni: www.xdevel.com

Wideorbit promette una soluzione completa

WideOrbit, azienda di San Francisco, punta a fornire una soluzione che gestisca vendite,

automazione della pubblicità e fatturazione su più stazioni, mercati e gruppi. La sua progettazione integrata offre efficienza e visibilità, con: la possibilità di editare il palinsesto in tempo reale tra la programmazione e l’automazione di messa in onda, la riconciliazione degli orari in tempo reale, i rapporti, gli aggiornamenti automatici e l’accesso remoto.

Le ultime versioni offerte comprendono WO Traffic, una soluzione di vendita, gestione pubblicitaria e fatturazione per i media, WO CRM, una soluzione di gestione vendite e agenti con analisi sui media, e WO Automation per Radio 2.0, un sistema di automazione radiofonico completo. WO Automation si integra con WO Traffic. Ha l’applicazione

Leader&Follower, progettata per le funzionalità multistazione con molteplici emissioni. Ci sono anche dei widget per personalizzare lo spazio di lavoro. Offre anche l’integrazione degli stream Web con Ando Media, Stream On!, Liquid Compass, Abcast e altri. Per informazioni: www.wideorbit.com

Arctic Palm consente di simulare i dati Il Radio Automation Simulator permette alle emittenti di inviare l’informazione “Ora in onda” alle piattaforme diverse dal suo segnale principale (come codificatori RDS/RBDS, siti Web, applicazioni per smartphone e sistemi radio digitali), anche se il contenuto trasmesso non proviene dal sistema di automazione dell’emittente. Questo simulatore viene soli-

tamente utilizzato in situazioni in cui l’informazione “Ora in onda” verrebbe altrimenti persa, come durante le trasmissioni in replica, i segmenti preregistrati in cui il programma completo è un singolo file, oppure quando viene eseguito l’audio di fonti diverse da un sistema di automazione. Per sincronizzarsi con il programma audio, viene impostata una playlist nel Radio

Automation Simulator. All’ora programmata, l’informazione “Ora in onda” viene inviata al sistema RDS, allo stream Internet e agli altri canali. Utilizzandolo in associazione con il sistema di gestione dati dal vivo Arctic Palm’s Center Stage Live, tutto il contenuto trasmesso dall’emittente verrà distribuito con i metadati “Ora in onda”, indipendente-

mente dalla piattaforma. Per informazioni: www.arcticpalm.com

La terza generazione di AEQ MAR4Suite Pro La terza generazione del sistema di automazione spagnolo MAR4Suite Pro di AEQ è costruita sul motore per database

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Microsoft SQL Server. Sono state implementate funzioni aggiuntive per migliorare la sicurezza della trasmissione e dei dati. Tra gli strumenti per la messa in onda dei programmi, MAR4Suite Pro comprende

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MIX-Editor, che permette agli utenti di miscelare graficamente l’audio sulla scaletta medesima, e un editor multitraccia. Per informazioni: www.aeq.eu

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Digital Management

Wedel aggiunge il supporto Unicode completo L’olandese Wedel Software dichiara di essere il principale fornitore di sistemi di programmazione pubblicitaria e fatturazione ad avere aggiunto il pieno supporto Unicode alla propria linea di soluzioni per le vendite dei media, permettendo al software di supportare la maggiore parte dei linguaggi dei modem e degli script. Wedel Solutions è stato costruito sulla base di anni di esperienza in quasi tutti gli angoli del mondo. Le regole di tassazione nazionale, di contabilità e di fatturazione sono state implementare – o possono esserlo – per molti Paesi. MediaSales Traffic è flessibi-

le e scalabile quando gestisce molteplici stazioni, supportando listini combinati o separati per ciascuna stazione o canale. Comprende le funzioni per sincronizzare i caroselli pubblicitari su più stazioni, permettendo agli utenti di inserire gli spot locali su una rete in modo dinamico. MediaSales CRM è più di una semplice soluzione CRM. È un’integrazione di tutto il processo amministrativo e di vendita tra centri media, progettato da professionisti del settore con dozzine di anni di esperienza nel settore commerciale e nella gestione dei media. MediaSales Quote rende

più lineare il processo di vendita nei centri media, permettendo agli agenti di creare offerte rapidamente e con efficienza, e offendo

una migliore analisi delle proposte in attesa di accettazione. Per informazioni: www.wedelsoft.com

Axel tira fuori DJ-Pro Enterprise

L’italiana Axel Technology ha rilasciato l’ultima versione del suo sistema di automazione

DJ-Pro Enterprise per l’emissione radiofonica. DJ-Pro Enterprise ha moduli per la messa in onda, la produzione e l’editing, la programmazione, la

progettazione e l’amministrazione del sistema. Dietro alle funzioni standard di automazione, DJ-Pro Enterprise offre quanto di più recente ci sia nel campo del controllo remoto e via IP, insieme alla capacità di podcasting e di streaming su Internet. Il modulo di produzione e editing permette l’edi-

ting multitraccia, il voice tracking e agevola le attività di raccolta delle notizie. È completamente modulare e personalizzabile, compatibile con i sistemi operativi più diffusi. Supporta l’impiego di schermi multipli. Per informazioni: www.axeltechnology.com

XFrame ha un approccio multimediale XFrame Radio è una soluzione informatica di dital managenet radiofonico che è stata messa sul mercato da XFrame Software (una società con sede nella capitale spagnola) ed è parte del più compless sistema multimediale XFrame che offre applicazioni e strumenti per tutte le attività inerenti la trasmissione. Per l’emissione dell’emittente, XFrame Radio può funzionare con frequenze di 44 B R O A D C A S T

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campionamentoche vanno da 44.1 a 48 kHz, così come con una varietà di formati audio, compresi WAW, MPEG-1 layer II e layer III. Le sue possibilità di registrazione e ingest supportano anche molteplici formati di compressione, tutti attraverso le schede audio installate e i codec software. Per informazioni: www.xfs.es 2 0 1 1


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Digital Management

Radiocube punta ai mercati piccoli e medi

I Radiocube ONAIR e ONAIR XS di Mediatron sono progettati in Germania per essere delle convenienti opportunità per chi effettua la diretta assistita e ha dei

programmi in automazione. Entrambi i sistemi sono dotati di programmatore dei blocchi pubblicitari, della possibilità di caricare scalette in base a data e ora e di un editor di scalette addizionale. ONAIR XS comprende anche un importatore di scalette che supporta alcuni programmatori di musica, pubblicità e

alcuni sistemi di fatturazione prodotti da terze parti. Ha, inoltre, un rilevatore di anomalie, una funzione di caricamento di un programma di emergenza, la gestione dei diritti degli utenti e un’interfaccia GPIO per il controllo remoto e le reti satellitari. È disponibile, separatamente, la CartMachine per la reda-

zione o per gli studi ausiliari. È compatibile con gli altri prodotti Radiocube e supporta la programmazione e l’editing drag-and-drop. La CartMachine offre fino a 16 riproduttori con funzioni di riproduzione casuale, a rotazione e altre. Per informazioni: www.radiocube.com

Powergold facilita la programmazione della musica Il software di programmazione musicale Powergold dà agli utenti gli strumenti di cui hanno bisogno per creare i programmi da mandare in onda. La curva di apprendimento è minima. Può programmare scalette quotidiane

in modo rapido ed efficiente con funzioni come Flex Points, Auto-Editor, Auto-Replace, al semplice tocco di un tasto, con molteplici visualizzazioni dello storico, schermi definibili dall’utente, schede brano, proprietà, categorie ecc.

Powergold si integra con i sistemi di automazione e programmazione pubblicitaria. Gli utenti possono programmare eventi non musicali e i turni dei conduttori. Per informazioni: www.powergold.com

BSI Simian compatibile con Windows 7

Simian 2.1 della Broadcast Software International (sede

in USA) ora è compatibile con il sistema operativo Windows 7 a 32 bit. È disponibile in versione Lite per le emittenti Web e in una versione Pro. Gli sviluppatori hanno anche aggiunto a questa versione del prodotto un supporto per le lingue, permettendo di personalizzare l’interfaccia di Simian con la

lingua che si preferisce. Una nuova funzione di esportazione manuale dei metadati permette di inviare le informazioni in modo non automatizzato attraverso la porta seriale, i dati PAD e le chiamate HTTP mentre si fanno eventi dal vivo dove normalmente non verrebbe inviato nessun dato. È stata aggiunta

l’integrazione di Orban e Omnia per semplificare l’invio di dati PAD a queste interfacce. Nuove macro per automazione metadati sono state aggiunte per migliorare il funzionamento del programma. Per informazioni: www.bsiusa.com

RTL Radio installa Netia Radio-Assist 8 L’emittente nazionale francese RTL Radio sta utilizzando la suite software francese per l’audio digitale Netia RadioAssit 8 per tutto il suo ciclo di produzione. L’architettura e il sistema operativo di RadioAssist hanno permesso a RTL di centralizzare e automatizzare le sue attività 24 ore su 24. L’emittente ha recentemente

installato il software in circa 300 postazioni di lavoro. L’ultima versione di RadioAssist fornisce strumenti per preparare e trasmettere sorgenti sonore, notizie, musica, jingle e spot pubblicitari. RadioAssist 8 ha nuovi strumenti per completare i flussi di lavoro, estendendoli oltre le trasmissioni tradizionali, così da

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aiutare gli editori a gestire la pubblicazione mutipiattaforma a qualsiasi stadio della lavorazione. Utilizzando Radio-Assist 8, RTL può gestire la distribuzione multipiattaforma degli elementi multimediali come metadati, quali suono, video, immagini e testo, aggiungendo valore al contenuto e distribuendo i •

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media online più efficacemente. Per informazioni: www.netia.com 2 0 1 1


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Il nulla che avanza… e funziona! Queste pagine sono realizzate in collaborazione con la redazione di TV Technology www.tvtechnology.com

Da principio fu la grafica, poi la smaterializzazione ha interessato l’intera filiera di content management. Oggi non è quasi pensabile un’emittente che non sia equipaggiata con sistemi MAM. E la multicanalità della Tv digitale terrestre non ha fatto che accelerare il fenomeno. In questa mega-guida trovate oltre 20 soluzioni esistenti sul mercato. Ma apriamo con una riflessione di carattere generale, fatta dall’esperto collega Craig Norris

Media Asset Management: non è solo una questione di archivi digitali Chiunque si sia trovato nella propria vita ad occuparsi di produzione di contenuti ha ben presente la sensazione che si prova nel maneggiare una videocassetta: un oggetto strano, a volte curioso, per il quale la cosa più naturale da fare era maneggiare con cura, riporla nella propria custodia, e conservarla in armadi o scaffali appositamente allestiti. Adesso da tutto questo daffare siamo passati a dover maneggiare solo il nome di un file, conservato in un archivio Windows oppure Mac. Mentre questi file richiedono uno spazio infinitamente minore per essere conservati, come contraltare si è aggiunta la paura di poter perdere qualcuno di questi dati preziosissimi. Se ci pensate è una cosa abbastanza naturale,

in quanto a ciascuno di noi è capitato sicuramente più volte di perdere un qualche dato contenuto in un file (che sia una e-mail, in un documento, o anche una foto), confrontato al numero di volte che ci sia capitato di perdere fisicamente una videocassetta. A tutto questo aggiungiamo un naturale senso di vuoto: perché siamo davanti a una “cosa” che, certo, ci si manifesta, ma non abbiamo la possibilità di toccarla fisicamente con le nostre mani, di maneggiarla con tutta la cura di cui siamo capaci una volta che abbiamo terminato un lavoro di produzione o di montaggio (e sappiamo solo noi quanta fatica e quanto tempo questo lavoro ci sia costato). È inutile girarci intorno: al ter-

mine di una sessione di editing, la possibilità di premere il tasto “eject” e riporre nella propria custodia una videocassetta è qualcosa che dà molta più soddisfazione di premere un bottoncino chiamato “Save?” sullo schermo di un computer. E uno dei (piccoli o grandi) problemi nuovi che dobbiamo

imparare a gestire è quel senso di ansia che ci prende per non avere la possibilità di vedere e toccare con mano il risultato fisico del nostro lavoro. Per almeno tre buoni motivi Il primo. “It’s in the can” (“È tutto nella pizza, l’abbiamo sigillata”) era diventato un modo di dire tipico del gergo

In questo numero parliamo di: 09 Technology Avid Axel Technology Building4Media Crispin Digital Broadcast EVS Opencube Florical Gammared

Grass Valley Harris Leightronics Mantrics Masstech NewTek Lightwave Omnibus Newsroom Solutions Pebble Beach

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ProConsultant Publitronic Ross Video Scheduall Snell Video Technics Volicon Winjay

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dei produttori sin dai primissimi momenti in cui qualcuno si è dedicato ad effettuare riprese. L’involucro di una videocassetta, in effetti, non è poi così diverso dall’involucro di metallo dove venivano riposte i rulli di pellicola girata al termine delle riprese. Ora che non abbiamo più a che fare quotidianamente con questo tipo di supporti, l’espressione viene usata in senso metaforico per sottolineare che qualcosa a cui stavamo lavorando è finita, ma finita davvero, è un capitolo chiuso. Ovviamente, parlare di un file conservato su un server non è la stessa cosa, e non può dare le stesse sensazioni, perché è veramente troppo facile recuperare quel file, magari da parte di qualcuno che non siamo noi, aprirlo, e farci sopra ancora un po’ di qualcosa, aggiungere, togliere, modificare, o chissà che altro. Le pizze di pellicola e le videocassette ci davano un senso di “definiti-

vo”, come se il nostro lavoro fosse al sicuro in un cassetto di cui solo noi avevamo le chiavi. Una seconda ragione è che l’intera sequenza di eventi, dall’inizio alla fine, che devono verificarsi nell’ordine predefinito quando ci si dedica a un lavoro di produzione o di messa in onda (il “workflow”, come viene oggi chiamato) deve essere definito completamente, fino al più piccolo dettaglio, e comunicato a delle creature che sentiamo estranee al nostro mondo, gli abitanti del pianeta dell’informatica, allo scopo di poter disporre di tutto il nostro lavoro. Questi esseri alieni convertiranno il risultato delle nostre fatiche in milioni di righe di un codice comprensibile da un computer, e da quel momento a noi non sarà più permesso aggiungere, togliere o rigirare tra le dita alcuna parte del contenuto del nostro lavoro. La terza e probabilmente anche la più potente

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ragione di preoccupazione è rappresentata dal tipico costo dei sistemi di Media Asset Management (MAM) che possano sostituire interamente l’archiviazione su nastro. Parliamo tipicamente di svariati milioni di euro. Un investimento di questa entità può essere giustificato e realizzato solo con la concreta prospettiva di una consistente riduzione del personale che, con l’impiego del nuovo sistema, dovrà essere dedicato alle produzioni

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audio video. Un sistema media asset manager è una cura a base di pillole veramente molto grandi da inghiottire. Ma ci potrebbe essere una cura che permetta di ridurre la medicina fino a livelli che siano per noi più familiari e più gestibili? Forse ne hanno appena trovata una. Andiamo alla scoperta dei mini-MAM.

Un MAM in scatola Un sistema “mini-MAM” è

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qualcosa che anche fisicamente assomiglia al concetto di un sistema Media Asset Management messo in scatola. Assomiglia a uno di quelle centinaia di prodotti che possiamo trovare appesi nei blister dei centri commerciali, costituiti da un involucro ben chiuso e da qualcosa che consenta di collegarli ad un altro apparato. Il principio di funzionamento è semplice: lo compri, lo tiri fuori dalla sua confezione, lo colleghi dove serve e inizi ad usarlo. Un sistema mini-MAM spalanca le porte di un nuovo mondo: non è più necessario affidare il risultato del nostro lavoro ad un estraneo, e non siamo nemmeno più costretti a raccontargli e spiegargli i minimi dettagli della nostra attività. Ogni utilizzatore è in grado di operare sui contenuti audio video che sono stati archiviati in un modo molto pratico ed efficiente, ma soprattutto senza la necessità di realizzare un sistema completissimo che ha però come contraltare la necessità di analizzare e definire nei minimi dettagli il nostro workflow tipico, e che in aggiunta costerebbe un sacco di soldi. In teoria ogni utilizzatore potrebbe andare a scegliere il sistema mini-MAM più adatto alle proprie esigenze, comprarlo direttamente, installarlo e configurarlo in base alle proprie necessità, senza doversi per forza rivolgere a consulenti o integratori di sistema che dovranno dedicare mesi di lavoro a far partire il nuovo sistema e a scrivere pile di documenti che nessuno troverà mai il tempo di leggere. Dayang e Sony sono tra i primi e più convinti promotori del concetto di mini-MAM. Il sistema “MAM” di Dayang è stato pensato per gruppi di lavoro di piccole o medie dimensioni, ma anche per essere inserito all’interno di un sistema più complesso e molto scalabile. Più o meno gli stessi principi hanno ispirato il sistema

“HDXchange” di Sony, che è pensato per essere una specie di isola dove vengono gestiti e lavorati i file che arrivano alle sale di editing su dischi ottici XDCam. Il termine “tapeless broadcasting” è in uso da tempo, e un qualcosa del genere è sicuramente già stato realizzato in alcune “isole” di produzione all’interno del ciclo completo delle normali attività di broadcasting. L’editing off-line è stata la prima attività a cui si è associato il termine tapeless, addirittura a partire dagli anni Ottanta, anche se questa fase del processo di produzione non poteva fare a meno delle videocassette in quanto costituivano il solo strumento per ricevere i contenuti e consegnarne il risultato. La messa in onda di spot pubblicitari ed altri contenuti riempitivi e ripetitivi è diventata “tapeless” a partire dalla metà degli anni Novanta, quando i server basati su array di hard disk sono diventati affidabili e accessibili. La messa in onda di programmi di lunga durata è riuscita ad approdare al mondo del “tapeless” solo agli inizi del nuovo millennio, quando il rapporto tra prezzo e capacità dell’archiviazione su hard disk si è notevolmente ridotto e i benefici effetti dell’evoluzione tecnologica degli hard disk sono andati a braccetto con la disponibilità di algoritmi di compressione con un’efficienza mai vista prima di allora, che permetteva di ridurre ulteriormente la quantità di spazio richiesto per l’archiviazione di un contenuto. L’acquisizione di contenuti sul campo è diventata tapeless con l’introduzione dei dischi ottici e delle memorie non volatili a stato solido nei camcorder professionali. Ma anche se apparentemente il tapeless è riuscito poco alla volta a diventare una realtà in tutti gli anelli della catena di produzione, le videocassette sono tuttora una realtà quotidiana presso una gran

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quantità di broadcaster e di case di produzione in tutto il mondo. Il passaggio a un sistema di produzione, archiviazione e gestione di contenuti completamente tapeless, dall’inizio alla fine del processo produttivo, è ancora un lavoro “in fieri” per la maggior parte delle aziende che operano nel mondo dei broadcaster. Per un sistema MAM classico, di grandi dimensioni, sono previsti diversi blocchi funzionali che interagiscono fra loro per garantire il funzionamento dell’intero processo: ingest, compilazione dei metadati, transcoding, controllo qualità, proxy, generazione, preview e annotazioni, editing, lavorazione e apposizione dei sottotitoli, archiviazione, conversione di formato, e, finalmente, distribuzione. Questo gran numero di blocchi funzionali è interamente gestito dal modulo centrale di gestione del sistema MAM (“Admin”). Il modulo “Admin” di un sistema di Media Asset Management è il modulo che gestisce lo scambio di dati e l’interoperabilità con le altre funzioni aziendali coinvolte nel processo, come la Programmazione, lo Scheduling, il Commerciale (vendita spazi pubblicitari) ed altre ancora. Il modulo Admin di un sistema MAM è anche il punto dove viene creato, gestito e amministrato l’intero workflow del processo. Da quanto avete letto poco sopra credo che vi appaia chiaro come molti di questi blocchi, compresi nel diagramma funzionale canonico di un •

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sistema MAM, siano in realtà sovradimensionati, se non superflui, per le aziende di produzione di dimensioni piccole o medie. Aziende di questo tipo hanno bisogno in primo luogo di un buon sistema per gestire i contenuti audio video. Già da diversi anni molte case di produzione hanno adottato un sistema di editing non lineare basato su workstation grafiche, e trovano del tutto naturale utilizzare hard disk portatili come strumento di scambio dati fra chi fornisce il contenuto (e richiede il montaggio) e chi lo elabora. Gli hard disk portatili hanno fondamentalmente occupato il posto delle videocassette, anche per quanto riguarda il modo in cui vengono fisicamente gestiti: c’è ancora bisogno di una mano umana per trasportarli all’interno dell’azienda, da e verso i clienti, e c’è ancora la necessità di riporli su scaffali o armadi per l’archiviazione e la conservazione. L’opportunità più convincente che un sistema di Media Asset Management può permettere di realizzare non si limita alla possibilità di evitare l’intervento umano nella movimentazione fisica dei contenuti audio video, utilizzando al posto di questo le reti informatiche. L’opportunità più convincente è la possibilità di collaborare e interoperare all’interno del processo di produzione che potranno avere le varie persone coinvolte a vario titolo nel processo, proprio mentre lo stesso si sta svolgendo. In pratica i diversi utilizzatori potranno avere accesso al 2 0 1 1


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medesimo contenuto senza ritardi, e tutti simultaneamente. Non ci sarà più bisogno di attendere il passaggio fisico di una videocassetta o di un hard disk da una fase di lavorazione a quella successiva: tutti potranno accedere a quel determinato contenuto e potranno scegliere a quale stadio di lavorazione fare riferimento. E in più tutte le persone coinvolte potranno vedere in ogni istante a che punto di lavorazione è arrivato quel determinato contenuto.

Mini-MAM: non poche funzioni, ma funzioni in piccolo All’interno di un sistema miniMAM possiamo tipicamente trovare questi blocchi funzionali: ingest (pensato per accettare in ingresso preferibilmente file o videocassette), edit collaborativo, archiviazione e distribuzione. E’ una architettura enormemente più semplice dei sistemi Media Asset Management convenzionali. “La necessità aguzza l’ingegno”: l’abbiamo sentito dire tante volte, ma è vero anche in questo caso. Conoscete la storia di quello che oggi potremmo chiamare un precursore dei sistemi collaborativi miniMAM? Si chiama Edit Share. Edit Share è sul mercato già da diversi anni e si è conquistato una buona quota di mercato in diversi paesi del mondo; ma non è stato né pensato né realizzato da un produttore di sistemi broadcast. È stato invece creato da una piccola equipe di produzione che ha dovuto risolvere un

proprio bisogno specifico: dovevano eseguire delle riprese e un minimo di editing all’interno di un progetto da svolgersi in ambiente artico, utilizzando un Panasonic P2 come strumento di acquisizione e archiviazione, e avevano la necessità di realizzare un editing collaborativo realizzato utilizzando diverse workstation di Final Cut Pro. Senza che i suoi ideatori lo sapessero, Edit Share ha dato l’imprinting per il concetto stesso di mini-MAM, e quell’idea nata quasi per caso sarebbe diventata in poco tempo il principio ispiratore di questo tipo di sistemi. Questo modello di MAM è centrato sull’impiego di un server centrale che realizza la condivisione degli accessi e che offre supporto a diverse workstation di editing. Tutti i contenuti riversati sul server sono visibili e accessibili a tutti gli utenti autorizzati, immediatamente, senza alcuna necessità di duplicare videocassette e senza alcuna necessità di aspettare il proprio turno per utilizzare il nastro. Aziende come Easylon realizzano dei server che fondamentalmente sono costituiti da degli array di hard disk, correntemente chiamati NAS (network attached storage), e spingono la vendita dei propri prodotti sostenendo che Final Cut Pro, Avid e diversi altri sistemi di editing basati su workstation possono avere accesso allo stesso contenuto archiviato sul NAS simultaneamente, e con una tale ampiezza di banda a disposizione della singola stazione di editing che l’utilizzatore può effettuare tutte le operazioni di editing direttamente sul sistema di storage Easylon, eliminando la necessità di trasferire i file sorgenti, i file di lavoro, ed il risultato finale dal

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sistema di storage alla workstation di editing e viceversa. Uno dei più forti argomenti di vendita che utilizza Easylon è che i loro server possono essere installati, mantenuti e fatti crescere per dimensioni e caratteristiche dagli utilizzatori stessi, senza la necessità di coinvolgere esperti di informatica. Prodotti di questo tipo, costituiranno probabilmente la “killer application” del concetto di miniMAM e daranno sicuramente un grande stimolo alle vendite di questi sistemi, perché le piccole aziende e i piccoli gruppi di lavoro non possono e non vogliono essere sotto il controllo di un dipartimento di informatica. Dobbiamo anche pensare che all’interno dei dipartimenti di progettazione degli operatori broadcast, diversi tecnici coltivano da tempo la loro segreta aspirazione a tornare alla semplicità di tanti anni fa, che rendeva possibile a un tecnico esperto di installare e configurare un sistema anche complesso senza doversi rivolgere a persone di altre funzioni o di altri dipartimenti. Era sicuramente un vero piacere e dava grandi soddisfazioni combinare tra loro videoregistratori, matrici, monitor, amplificatori e diffusori fino ad ottenere il risultato desiderato. Anche il modo in cui erano disposti e terminati i cavi e le connessioni all’interno di un armadio o di uno studio era un motivo di soddisfazione; era sicuramente un bel vedere quando ci si trovava davanti a un armadio interamente cablato con una moltitudine di cavi di colori diversi secondo l’applicazione cui quel cavo era asservito, con i pannelli posteriori stipati all’inverosimile di connettori BNC. Ancora oggi, molte persone coinvolte nei lavori di produzione ammetteranno probabilmente che è per loro un vero •

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piacere condurre i carrelli ricolmi di videocassette per i vari corridoi dell’azienda. Nel nuovo mondo migliore dei sistemi completamente basati su piattaforme IT, tutti questi piaceri sono praticamente scomparsi. Chiunque si è trovato ad osservare il pannello frontale ed il pannello posteriore di qualunque rack di apparecchiature informatiche che sia stato installato e cablato da personale informatico capisce perfettamente di cosa stiamo parlando. Potrà sembrare strano, ma il progresso della tecnologia, e l’avvento sempre più inarrestabile di sistemi sempre più basati su piattaforme informatiche, hanno determinato una minore soddisfazione ed anche un minor orgoglio nello svolgere il proprio lavoro all’interno degli staff che si occupano di ingegneria, aspetti tecnici e produzioni. I sistemi mini-MAM, al di là dei loro indubbi vantaggi dal punto di vista dell’efficienza e della praticità della produzione, rappresentano anche una opportunità da non perdere per ritornare a quell’entusiasmo ormai dimenticato, e sono sicuramente un passo avanti verso una nuova presa di coscienza e un rinato orgoglio di fare il proprio lavoro delle varie persone dello staff di produzione, e probabilmente anche degli staff dell’ingegneria. La ragione è davvero molto semplice: i sistemi mini-MAM permettono un deciso e tangibile passo in avanti verso una piattaforma di produzione tapeless collaborativa, ma senza demandare ad altri la responsabilità per la realizzazione, l’esercizio e la manutenzione di questa piattaforma. Vi pare poco? (Craig Norris) 2 0 1 1


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Soluzioni SHINE da Gammared: un’integrazione che guarda al futuro GammaRED Engineering (Via Gobetti 11, Vada LI Tel/Fax 0586 785021 info@gammared.it) prosegue l’evoluzione dell’infrastruttura tecnologica SHINE Media Platform offrendo sempre maggiori funzionalità agli integratori che desiderano proporre soluzioni avanzate ai broadcaster e permettendo loro di concentrare risorse nello sviluppo del front-end invece che sui complessi e costosi aspetti lato server. Grazie alla versatilità della piattaforma sono state ideate soluzioni all’avanguardia tra cui spiccano sistemi di Advertising Insertion e masking real-time, gestione del parallelo di eventi sportivi HD con informazioni grafiche e sistemi multipli di acquisizione con Quality Control in Italia, Europa, Asia e Medio Oriente. Diverse opportunità per soluzioni sempre più innovative sono pronte ad aprirsi con le nuove funzionalità in corso di sviluppo: gestione del 3D stereoscopico in acquisizione e playout, riproduzione di timeline Audio-VideoGrafiche modificabili in tempo reale, miglioramento del preview dei canali su rete

locale, gestione completa dei rapporti d’aspetto tramite codici AFD e ampliamento dei formati video supportati.

SHINE Server I server SHINE sono pensati per ottimizzare i workflow di produzione, integrarsi in modo semplice in infrastrutture preesistenti e garantire ottime prestazioni e qualità. Hanno una struttura modulare, disponibile in varie configurazioni di canali di ingresso e uscita SD/HD anche miste, pilotabili da remoto mediante Shine Interact Protocol per il massimo delle funzionalità o mediante protocolli standard quali VDCP e OXTEL che garantiscono l’integrazione con qualunque automazione. Tutte le soluzioni SHINE possono disporre della trasmissione dei segnali su rete IP fornendo una pratica ed efficace monitoria anche da remoto. L’incarnazione di queste qualità è ÆON, una soluzione completa ad alta affidabilità racchiusa in 3 unità rack capace di gestire fino a 8 canali SD/HD tra ingressi e uscite con doppia rete gigabit, alimentatore ridondato, RAID con disponibili fino a

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1.200 ore in mpg@8mbs (300 ore in DV25), pannello posteriore con tutte le connessioni a vista senza fruste di cavi e touchscreen frontale per gestire rapidamente configurazione e monitoraggio.

Soluzioni SHINE Le soluzioni SHINE per l’Ingest possono disporre di diversi canali di acquisizione e di playout per il Quality Control in alta qualità, che può essere effettuato contemporaneamente alla registrazione grazie alla funzionalità Time-Delay Instant-Replay. Allo stesso modo le stazioni di postproduzione possono lavorare sul materiale, anche se l’acquisizione non è ancora terminata.L’integrazione con i Media Asset Management e sistemi di produzione è assicurata dall’ampia gamma di formati di registrazione SD/HD (MOV, MPG, AVI, MXF con codec DV, mpeg2IFrame/IBP, IMX, XDCAM) e dalla registrazione del TimeCode. È inoltre possibile generare contemporaneamente il file proxy in bassa qualità frame-accurate nei formati WMV e MOV (anche H264 con audio AAC). Le soluzioni SHINE per il playout, multicanale sia in ingresso sia in uscita, si basano su un avanzato renderer multilayer con motore grafico integrato capace di configurare canali di emissione tali da valorizzare le caratteristiche •

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più distintive dell’emittente. Al canale standard con un singolo layer video si possono aggiungere live passante e layer grafico che permettono una messa in onda completa all-in-one con logo-generator sia durante la diretta sia durante l’emissione delle clip. Configurando canali con il PictureInPicture del video e grafica in sovrimpressione l’emittente può caratterizzare a piacere la propria emissione e valorizzare il proprio patrimonio di produzioni. Con l’opzione TimeShift è inoltre possibile riproporre lo stesso palinsesto su un altro canale a orario differito anche senza consumare canali di ingresso. Utilizzando il proprio scaler in tempo reale SHINE server è in grado di riprodurre contenuti SD e HD sullo stesso canale così come generare un canale HD da un palinsesto SD e viceversa, proponendosi come strumento ideale nel passaggio alla produzione di contenuti HD e nel playout delle news. Per informazioni: www.gammared.it 2 0 1 1


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Mantrics Catalog System: il Media Asset Management per tutti Spesso ci si interroga su come ottimizzare la gestione dei contenuti prodotti, ovvero trovarli facilmente al momento giusto e riutilizzarli quando servono per massimizzare il ritorno dell’investimento fatto. I grandi broadcaster e i content aggregator, comprendendo appieno l’ineludibilità del cambiamento e le sue potenzialità, stanno cercando di attrezzarsi per la transizione al tapeless anche se la riconversione di archivi sterminati richiede costi onerosi e tempi biblici. Per convertire in file tutti gli archivi dovrebbero fermare la produzione per occuparsi solo di quello o

una soluzione capace di gestire la catalogazione e automatizzare i processi produttivi. Mantrics Catalog System è il nuovo prodotto Mantrics Digital Video per soddisfare le esigenze delle piccole e medie realtà del settore. In un’unica soluzione permette di catalogare e gestire media asset, da qualunque posto e in qualunque momento, senza dover spendere una fortuna per farlo. Il MAM (Media Asset Manager) presente all’interno del sistema rende facile e veloce la catalogazione dei contenuti. Grazie all’estrazione automatica dei metadati e

in alternativa assumere qualcuno che si occupi soltanto dell’acquisizione dei contenuti. Per ovviare a questi problemi si affidano a sistemi di MAM Enterprise, come Mantrics Workflow Manager, in grado di digitalizzare i contenuti, renderli disponibili per tutte le aree di produzione e automatizzare i processi dal primo all’ultimo stadio controllando risorse umane e tecnologiche. I piccoli broadcaster, le società di produzione e le post produzioni, invece, hanno difficoltà economiche ad effettuare gli investimenti onerosi richiesti per un MAM Enterprise anche se, facilmente, possono comprendere quali grandi benefici potrebbero avere adattando

alla compilazione manuale dei campi di meta datazione, ritrovare i media asset è semplice e permette di trarre sempre il massimo vantaggio da ogni singolo contenuto. Il potente sistema semplifica la procedura di reperimento dei media asset, consentendo di consultare tutti gli aspetti rilevanti del media file per riutilizzarlo nel modo opportuno. Licenze, immagini, documenti e report sui difetti o sul controllo qualità sono solo alcuni degli auxiliary file che possono essere associati al contenuto. E’ possibile consultare l’albero genealogico di ogni media asset, rilevando in pochi secondi se un asset ha padri o figli, ossia se è stato

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già utilizzato in precedenza e modificato o se da questo sono stati generati altri asset.

Un Workflow su misura Il motore di workflow, alla base della versione Enterprise, Mantrics Workflow Manager, è stato dimensionato per consentire l’automatizzazione di un numero predefinito di processi, propri delle realtà più piccole. Il media file,

acquisito da qualunque postazione e in qualunque formato, una volta catalogato e metadatato, viene recuperato velocemente per essere modificato e riutilizzato.

Riutilizzare i contenuti all’infinito La possibilità di fare ricerche incrociate che possono essere rese pubbliche o private rende la ricerca dei contenuti semplice e veloce. Inoltre, con il Catalog •

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System, è possibile creare dei sotto-materiali di un asset, chiamate clip, da meta datare e riutilizzare in seguito. Nel momento in cui viene realizzata una clip, i metadati associati al contributo originale, vengono ereditati da questa. In più, aggiungendo la feature opzionale delle virtual keyboards, è possibile associare rapidamente i metadati esistenti cliccando sulle keyboard create. La timeline all’interno del modulo opzionale dell’Edit List consente di

fare un rough editing sveltendo il processo di preparazione dei contenuti e il re-purposing. Utilizzando le tracce audio, video, per la grafica e per il testo è possibile realizzare un editing veloce che potrà essere inviato nel formato più appropriato alla destinazione scelta. Il sistema può essere ampliato nella versione Enterprise, Mantrics Workflow Manager. Per informazioni: www.mantrics.com 2 0 1 1


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Una Tv che fa tutto da sola: le ultime frontiere dei sistemi di playout integrati da Publitronic Gli anglofoni lo chiamano “channel in a box”, con la loro tipica capacità di dare una rappresentazione visiva anche dei concetti più complessi. “Channel in a box”, dove la parola più corta è anche la più importante: un canale in “una” scatola, una sola. In grado di racchiudere al proprio interno una moltitudine di apparati diversi, integrandone le rispettive funzioni nel modo più efficace e occupandosi di ottenere il risultato desiderato. La differenza più forte con un sistema convenzionale è forse quest’ultima: con un sistema di messa in onda tradizionale gli operatori (plurale) dicono alle macchine (tante) quello che le macchine devono fare, con un sistema di playout integrato l’operatore (di solito si passa al singolare) dice alla macchina (una sola) il risultato che vuole ottenere. E la macchina, semplicemente, lo fa. Il concetto di playout integrato è cresciuto rapidamente negli ultimi anni, e ora è sicuramente maturo per rappresentare il futuro nel mondo della produzione e della diffusione di contenuti. È il caso di pensare che nel corso degli anni questa tecnologia rimpiazzerà completamente la modalità di playout convenzionale: per le realizzazioni più complesse e sofisticate si farà ricorso a piattaforme distribuite basate su reti di server e, in genere, sulle tecnologie tipiche del mondo IT, ma è facile immaginare che tutte le realizzazioni più comuni e più diffuse troveranno la risposta più efficiente e competitiva nei sistemi integrati. Il “channel in a box”, appunto. I punti di forza dei sistemi integrati

sono diversi, e spaziano dalla capacità di integrare i diversi workflow in modo semplice ed efficace, al costo di investimento assolutamente contenuto, specie se confrontato ai costi di un playout tradizionale. Ma c’è un altro vantaggio: è fondamentale, anche se a volte sfugge. Un sistema integrato di playout consente di implementare con estrema semplicità anche livelli di produzione molto complessi, grazie alla naturale integrazione dei vari moduli funzionali e all’efficacia dei sistemi di gestione e controllo. Quasi tutti i produttori di sistemi integrati stanno concentrando le proprie risorse nell’evoluzione dei motori software dei propri apparati. Le tendenze attuali sono concordi nel considerare l’hardware semplicemente come uno strumento per consentire al software l’esecuzione di funzionalità che sono sempre più ottenute attraverso righe di codice. In parallelo, la costruzione hardware di questi sistemi sta rapidamente evolvendo verso soluzioni non proprietarie. Se questo vi sembra strano, provate a considerare una cosa. Si è soliti differenziare un “video server” da un server standard destinato ad applicazioni di informatica in quanto il “video server” è caratterizzato da una serie di interfacce specifiche per il mondo broadcast, ad esempio le schede con ingressi/uscite SDI. Ma all’interno di quel video server, per la maggior parte dei costruttori, le diverse funzionalità sono principalmente ottenute per via software. Le funzionalità di un video server, di un server grafico, e molte altre funzioni complementari già oggi sono ottenu-

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te con moduli software. Se si riuscisse allora a integrare fra loro tutte queste funzionalità in un singolo sistema, sicuramente l’efficacia e l’interoperabilità dei diversi moduli farebbero un gran balzo in avanti, ed il costo complessivo del sistema ne trarrebbe benefici non secondari. In un sistema di playout tradizionale, integrare fra loro una quantità di sistemi diversi, ciascuno con il proprio modo di operare ed il proprio sistema di controllo, è sicuramente possibile, ma difficilmente si riuscirà a configurare un processo snello e fluido. È l’esperienza di tutti noi che i tipici sistemi di playout, composti da apparati eterogenei, richiedono nell’impiego quotidiano un lungo e complesso lavoro di programmazione, che non può nemmeno essere predisposto per tempo ma deve necessariamente essere effettuato a ridosso della messa in onda, con un corollario di stress e tensione per tutti gli addetti ai lavori che non è certo il presupposto ideale per risolvere i piccoli o grandi problemi che inevitabilmente si possono presentare. Riuscire a ridurre (meglio ancora: ad eliminare) il ricorso a tecnologie eterogenee permette di incanalare il lavoro secondo percorsi ben più snelli ed efficaci, consentendo di anticipare la definizione del processo di playout di svariate ore, o anche di giorni interi, con il grande vantaggio che effettuare le modifiche dell’ultima ora è semplicissimo. In più si ha la garanzia che la modifica effettuata verrà distribuita ed applicata all’intero sistema, automaticamente ed in tempo reale. Un processo di questo tipo riduce di molto •

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anche l’impiego di risorse umane molto qualificate, che possono così essere destinate a compiti più creativi e comunque a maggior valore aggiunto.

Prossima sfida La prossima sfida per i produttori è proprio questa: riuscire a sviluppare un motore unico che possa integrare la moltitudine delle diverse funzionalità richieste dal mercato all’interno di un solo sistema, che possa essere supportato da piattaforme hardware commerciali. L’abilità per i produttori consisterà anche nel trovare soluzioni che possano essere implementate attraverso reti informatiche distribuite per la realizzazione di sistemi di fascia alta e altissima, oppure secondo il concetto “channel in a box” per le applicazioni più diffuse. Uno dei luoghi comuni tipicamente associati ai sistemi integrati riguarda la presunta minore performance di questi ultimi. Ma l’evoluzione della tecnologia ha ormai reso obsoleta l’assunzione basso costo = basse prestazioni. I sistemi integrati attuali impiegano infatti la medesima tecnologia contenuta nei sistemi di playout convenzionali, ma integrata in modo da poter interagire ed interoperare in un modo molto, molto più efficiente. La riduzione dei costi è quindi un (prezioso) beneficio accessorio, ma non è l’obiettivo principale dei sistemi integrati, che è invece costituito da una efficienza ben superiore a quella di ogni altro sistema.

La soluzione Publitronic Una delle aziende che fra i 2 0 1 1


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primi ha raccolto la sfida di sviluppare sistemi integrati è PubliTronic. Il suo fondatore, Harold Vermeulen, che oggi ne riveste il ruolo di Direttore Generale, racconta con orgoglio come la sua azienda abbia iniziato a credere nei sistemi integrati fin dal 1997, investendo molte risorse e mettendoli al centro dei propri programmi di ricerca e sviluppo. “Sin da quel momento la nostra tecnologia si è dimostrata competitiva nei confronti dei sistemi tradizionali, e oggi è quanto mai evidente che i sistemi integrati sono in grado di competere con i sistemi convenzionali dal punto di vista dei costi, ma sono anche in grado di assicurare un livello di performance assolutamente superiore, una completa apertura verso le nuove tecnologie ed i nuovi standard, e una facilità d’uso senza paragone. Per

esempio, un sistema all’avanguardia di playout integrato permette di passare senza difficoltà da contenuti SD a contenuti HD. Anzi, più aumenta il grado di complessità dei contenuti, più appare evidente il guadagno in termini di facilità d’uso dei sistemi integrati, in quanto i contenuti più complessi richiedono lavorazioni molto più accurate”. Gli utilizzatori più conservatori potrebbero pensare che un approccio basato sul software, che impiega hardware commerciale di fascia alta, potrebbe indurre i produttori di sistemi integrati a dilazionare nel tempo l’introduzione di nuove release che supportino i processori e le periferiche più recenti (ad esempio schede grafiche), per non dover sostenere i costi del continuo aggiornamento dei propri prodotti. Vermeulen taglia corto: “È vero il contrario.

Con una architettura basata su hardware non proprietario è più semplice, direi assolutamente naturale, supportare sempre il miglior hardware disponibile per quella determinata piattaforma. Il nostro valore aggiunto è proprio nello sviluppo di software e algoritmi che offrano costantemente le migliori prestazioni possibili, per cui è naturale rimanere costantemente aggiornati al meglio che gli sviluppi della tecnologia possano offrire”.

E non solo… Un altro punto di forza dei sistemi integrati ben progettati è la semplicità con cui possono accompagnare nel tempo la crescita dei bisogni dell’utilizzatore. Le migliori realizzazioni saranno sempre più costruite attorno ad una piattaforma hardware identica per tutti gli utilizzatori. Verranno poi acquistate le

sole funzionalità effettivamente necessarie per quel determinato cliente. Questo permette di definire un investimento iniziale ritagliato esattamente sulle necessità del cliente, e ogni eventuale funzionalità aggiuntiva potrà essere implementata attraverso moduli software, o semplicemente attivando chiavi di licenza aggiuntive, senza richiedere alcuna modifica hardware. Significa che non ci sarà fermo macchina per l’installazione del nuovo hardware, e che l’acquisto iniziale rimarrà produttivo per tutta la propria vita utile. La struttura di pricing dei listini risulta molto semplificata, in quanto non è più necessario districarsi fra gli asterischi per capire quale modulo hardware aggiuntivo dovremo acquistare per poter utilizzare una determinata espansione software. “C’è un ulteriore vantaggio”, ci dice Vermeulen.


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“Se la piattaforma hardware rimane la stessa, anche il sistema di controllo è il medesimo. Ad esempio nei prodotti PubliTronic l’interfaccia di gestione è già strutturata per controllare ogni possibile combinazione di funzionalità: l’integrazione dei diversi moduli software è tale che per l’operatore sarà assolutamente naturale utilizzare le nuove funzionalità all’interno di un contesto che già ben conosce. Significa essere immediatamente operativi, significa risparmio di tempo e di costi.” Anche il tradizionale distacco con cui il mondo broadcast ha sempre guardato le tecnologie

informatiche non ha ormai nessuna giustificazione tecnica, a patto di scegliere soluzioni sviluppate con un’ottica professionale. “Nel passato le tecnologie IT erano tenute rigorosamente fuori dalla porta semplicemente perché le prestazioni e la potenza di calcolo non erano adeguate alle applicazioni di stampo broadcast. Quindi l’unica possibilità per i produttori di apparati era sviluppare soluzioni hardware verticali, strettamente finalizzate ad uno scopo, con un impegno enorme di risorse e di tempi per lo sviluppo, ovviamente con costi conseguenti. Oggi le piattaforme IT top di

gamma, ma pur sempre standard, hanno tutta la potenza di calcolo e l’affidabilità necessarie per le applicazioni del nostro settore” dice ancora Vermeulen.

Chi è PubliTronic PubliTronic è una delle aziende che crede pienamente nella capacità dei sistemi integrati di dare una marcia in più agli utilizzatori. “Crediamo che i vantaggi dei playout integrati non siano limitati al costo competitivo, ma bensì crediamo che siano la scelta vincente perché già oggi rappresentano una soluzione potente, affidabile, e intrinsecamente superiore per

l’implementazione di un workflow di produzione o playout di contenuti comunque complessi. E anche il mercato se ne sta accorgendo. Di questo passo, non ci vorrà molto perché a parlare di un sistema per il playout venga naturale pensare a una soluzione di questo tipo”. Ricordiamo che PubliTronic è distribuita e assistita in Italia dalla Video Signal (Tel. 02 48405015 info@videosignal.it www.videosignal.it) di Trezzano sul Naviglio, fuori Milano. (Federico Cerutti) Per informazioni: www.publitronic.nl

L’automazione delle news, quando è targata Grass Valley Ignite HD Nel corso degli ultimi due anni Belo Corporation, la nostra capogruppo, ha sperimentato nuovi sistemi e nuove tecnologie che permettessero di diminuire i costi operativi e anche la complessità dell'intero flusso di produzione. Come tutte le emittenti, anche per noi è una priorità rimanere competitivi all’interno di un contesto economico che si sta continuamente modificando. Siamo costantemente tesi al

miglioramento delle nostre infrastrutture, aggiornandole ai più recenti sviluppi della tecnologia, ma dobbiamo riuscire a fare tutto questo rispettando i nostri budget. Avevamo ben presenti questi requisiti quando abbiamo scelto di automatizzare la nostra Control Room con un sistema Ignite HD di Grass Valley. Il sistema Ignite è entrato in produzione il 25 settembre dello scorso anno, e abbiamo

notato immediatamente un consistente miglioramento delle nostre possibilità tecniche. Potevamo fare tutto quello che avremmo potuto fare manualmente prima dell'installazione del sistema Ignite, e il video che appariva sullo schermo conservava le medesime sembianze ben familiari per i nostri ascoltatori. La struttura dei nostri programmi di news è molto complessa, e ci rendiamo conto che abbiamo dovuto spingere il sistema Ignite ai propri limiti; ciò nonostante la risposta è stata subito ottimale.

Come ci ha cambiato la vita Ora bastano due persone per mettere in onda l'intero palinsesto di news, un direttore responsabile e un operatore Ignite; va però detto che stiamo addirittura pensando al modo per ricondurre tutto all'operatività di una sola persona. Abbiamo acquistato un pannello di controllo aggiun60 B R O A D C A S T

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tivo che ci permetterà di usare il sistema Ignite anche manualmente, qualora se ne presentasse la necessità. Imparare a usare il sistema Ignite è stato molto semplice, e di questo dobbiamo ringraziare soprattutto il personale addestratore di Grassa Valley che si è affiancato a noi in campo per trasmetterci le competenze necessarie. Gli istruttori non si sono limitati a spiegarci quello che avremmo dovuto fare; ma ci hanno illustrato con precisione perché avremmo dovuto fare proprio in quel modo per completare ogni singolo passaggio, e vi assicuro che è veramente una gran differenza. Il software Ignite si integra perfettamente con la nostra matrice di produzione Grass Valley Kayak HD, e questo ha reso l'intero processo di installazione ancora più semplice. Fra le varie prestazioni che abbiamo scoperto nel nuovo software Ignite, c'è piaciuta particolarmente la “Computer Graphic List 2 0 1 1


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Preview Support", che ci permette di caricare un'animazione grafica dal nostro sistema di computer grafica in modalità preview e di mettere poi in onda l'effetto selezionato con un comando a parte, sia manualmente che automaticamente. Non manca la compatibilità con la nuova modalità di controllo ad impulsi GPI/GPO e Ignite include anche un nuovo driver seriale che rende possibile una comunicazione più stabile fra il sistema e tutte le apparecchiature controllate per via

seriale. Nell'implementazione di un nuovo flusso di lavoro, tutte le persone coinvolte devono essere pienamente disponibili, oppure il rischio di un insuccesso è quanto mai concreto. L'intero nostro staff si è applicato in modo veramente esemplare durante tutto il percorso di formazione, specialmente sulla parte che riguardava il modo di implementare i vari servizi ed i relativi stacchi come "eventi" su una timeline con la tecnologia Ignite Transition Macro Element.

Ogni singola parte del nostro palinsesto di notizie può ora essere pre-programmata e vista in anteprima prima della messa in onda, e può anche essere lanciata in tempo reale ogni qual volta ci sia da inserire al volo una breaking news o qualsiasi altro evento non programmato. Siamo la prima stazione di Belo Corporation a utilizzare un sistema di automazione per la Control Room, e stiamo maturando esperienze che potranno rivelarsi molto utili per le altre 17 stazioni del gruppo.

Ma stando a quanto ha funzionato bene da noi, sono sicuro che non saremo i soli ad adottare quest'innovazione. Il sistema Ignite è una tecnologia che permette di fare un gran passo avanti e aiuta rimanere competitivi nel mercato. (Walt Nichol) Walt Nichol è stato direttore della Tecnologia di KMOV per 20 anni. Può essere contattato all’e-mail: wnichol@kmov.com Per informazioni: www.grassvalley.com

Cableblue di Masstech è diventato il “segreto” dell’efficienza di Hearst Television

Ormai non si riesce più a farne a meno: come tanti di voi sono costantemente alla ricerca di nuovi modi per aumentare l'efficienza del nostro lavoro. Per me è importante ragionare non solo dal punto di vista di una stazione singola, ma essendo un gruppo di emittenti è importante considerare anche a come potremo migliorare il nostro modo di lavorare insieme. Nel 2010, quando abbiamo

iniziato ad aggiornare e ad espandere i sistemi che utilizziamo per gestire sia la messa in onda che la distribuzione alle nostre stazioni di contenuti registrati su file, era appena stato presentato al mercato il nuovo software PitchBlue per la messa in onda dinamica di contenuti file-based (ad esempio la pubblicità). Per diversi anni abbiamo utilizzato il sistema Mass-Media Box (MMB) di Masstech Group per automatizzare le fasi di rilevamento, il trattamento, e la distribuzione di contenuti basati su file. È il cuore del nostro sistema di distribuzione di contenuti registrati su file, e abbiamo scelto di aggiornare il nostro sistema MMB alla nuova linea CatchBlue di Masstech: non volevamo rinunciare a tutti i miglioramenti inclusi nell'ultimissima versione disponibile.

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Diversi aspetti erano per noi particolarmente attraenti: il workflow pienamente configurabile ed altamente flessibile, le eccellenti prestazioni di transcoding e la capacità di importare e formattare i metadati di terze parti. Il workflow del sistema CatchBlue ci ha consentito un'automazione molto spinta del processo di ingest di contenuti registrati su file; per noi questo è della massima importanza, poiché ci è necessario adottare un processo unificato di ingestion per tutti i tipi di contenuto basati su file. CatchBlue è sostanzialmente l'aggregatore di tutti i contenuti, e risparmia agli operatori una gran quantità di lavoro noioso, ripetitivo, e finora completamente manuale che era necessario per la messa in onda di contenuti che erano prodotti, o che arrivavano, da una miriade di sorgenti differenti. Abbiamo implementato CatchBlue sia presso la nostra stazione che presso il centro distribuzione contenuti di Orlando. Il centro distribuzione contenuti realizza l'in•

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gest di contenuti e la preparazione dei metadati per il materiale che verrà prima o poi utilizzato da molte o da tutte le nostre stazioni. Dopodiché siamo già in grado di distribuire i contenuti ed i relativi metadati alle diverse stazioni dove il tutto verrà ricevuto e processato da CatchBlue. Come dire: prepariamo una volta sola, distribuiamo dovunque sia necessario. E questo ci consente una grande economia di scala. Eravamo inoltre ben consapevoli che il processo di transcodifica ha un impatto considerevole nell’intero workflow, condizionando di conseguenza la ricerca di qualsiasi miglioramento di efficienza. Visti i contenuti HD H.264 che il PitchBlue è in grado di gestire, questa considerazione assume un rilievo ancora maggiore. Per cui, se transcoding deve essere, questo deve essere più veloce del real-time.

Velocità e qualità Siamo rimasti molto sorpresi quando abbiamo visto che il CatchBlue era in grado di 2 0 1 1


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offrire dei tempi di trascodifica (per contenuti H.264 ad alta definizione o per contenuti MPEG-2 con GOP particolarmente lunghi) pari a circa un terzo del corrispondente tempo di visione in real time. Questa prestazione può essere raggiunta grazie ad un motore di processo dei contenuti assolutamente fuori del comune, basato su un doppio server IBM o Dell con processore quad-core. Non meno importante il fatto che non siamo stati costretti a sceglie-

re fra la qualità o la velocità della transcodifica, nel senso che avere una voleva tipicamente dire rinunciare all'altra. Riuscivamo invece ad avere il meglio di entrambe, qualità eccellente e transcodifica molto veloce. Queste eccellenti prestazioni di transcodifica e lo schema di workflow estremamente flessibile hanno contribuito a rendere la nostra implementazione del sistema CatchBlue un vero successo. Dato inoltre che CatchBlue

include l'intera gamma di codec di transcodifica sviluppati da Masstech, CatchBlue ci ha consentito anche di poter gestire una gran varietà di contenuti e di formati che ci provenivano da diversi inserzionisti locali. In questo modo abbiamo esteso e praticamente completato la nostra capacità di aggregare le sorgenti più varie e più critiche dei contenuti più diversi che ci potessero capitare nel nostro lavoro di tutti giorni.

Il sistema CatchBlue ha avuto un impatto decisamente positivo sul nostro lavoro, ma la cosa più stimolante è che ci rendiamo conto di avere appena iniziato a familiarizzare con le sue enormi possibilità. (Joe Addalia) Joe Addalia è il direttore dei progetti tecnologici a Hearst Television. Può essere contattato all'email jaddalia@hearst.com Per informazioni: www.masstech.com

Le emittenti del gruppo Nexstar ripartono da Avid Lo scorso anno, nel mese di maggio, una torre è letteralmente collassata sull'edificio che ospitava gli studi televisivi della nostra emittente KSFN, causando ingenti danni alle strutture. Per fortuna, anche in questo caso, dalla sventura siamo riusciti a cogliere una buona opportunità: dovendo ricostruire buona parte degli studi, abbiamo avuto l'occasione di introdurre alcune scelte "intelligenti". La nostra capogruppo, Nexstar, è proprietaria o è responsabile per la gestione e per i servizi di 62 emittenti all'interno degli Stati Uniti, che si collocano tutte all'interno della fascia mediana del mercato; la situazione che si era venuta a creare coinvolgeva anche le stazioni KSNE KODE-TV e KQTV, tutte operanti nel mercato di Joplin. Prima che avvenisse il crollo della torre, ognuna di queste emittenti poteva contare su uno spazio fisico davvero limitato. Anche se ovviamente un disastro di questo tipo non poteva essere previsto (e nemmeno ce lo auguravamo), quello che è successo ci ha dato l'occasione per costruire un nuovo edificio che permettesse di massimizzare l'efficienza da ogni punto di vista, e in par-

ticolare di gestire tutte e tre le stazioni da una sola installazione.

Un ambiente automatizzato Uno degli elementi fondamentali che dovevamo scegliere con molta cura per questa nuova installazione era un sistema di automazione, e fortunatamente non abbiamo dovuto cercare molto lontano. Il sistema di automazione di Avid Automation era già stato installato e ampiamente sperimentato con grandissima soddisfazione in altre emittenti del gruppo Nexstar, e quindi non c'è stato bisogno di effettuare un'analisi minuziosa del mercato per confrontare le prestazioni di sistemi fra loro concorrenti. Sapevamo che il sistema di automazione Avid FastBreak 8000 ci avrebbe consentito tutta la flessibilità e l'affidabilità necessarie per controllare la messa in onda di tre stazioni da una sola postazione, ma anche una completa scalabilità per eventuali ampliamenti futuri, ad esempio un maggior numero di canali. Nessuna delle tre stazioni interessate dal crollo aveva mai utilizzato alcun sistema di automazione, e ognuna di esse impiegava quindi un

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operatore di emissione a tempo pieno. Il sistema di automazione Avid FastBreak invece consente ora ad un solo operatore di gestire la messa in onda completa di tutte e tre le stazioni, eliminando gli errori umani e lasciando liberi gli altri componenti dello staff di dedicarsi ad altre attività. Un aiutooperatore verifica che quel dato contenuto sia effettivamente disponibile per le stazioni attivando il trasferimento attraverso il sistema Avid Digital Media Manager Engine (DDME) e inserendo nel sistema gli spot pubblicitari, che ora ci possono essere sia consegnati su supporto magnetico che scaricati da un sito FTP. Considerato che ormai una gran parte dei

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contenuti destinati alla messa in onda viene distribuita via satellite mediante trasferimento diretto di file, che verranno poi memorizzati nei video server, ci siamo concentrati sulla possibilità di ottenere una maggiore efficienza nella gestione di questi trasferimenti di file, cercando di rendere più semplice la ricezione di contenuti dalle sorgenti attuali in formato digitale. Il sistema Digital Media Manager Engine incluso nell’automazione FastBreak 8000 può interagire perfettamente con i cache servers dei sistemi Pathfire o del nuovo PitchBlue, e rendere così più facile il trasferimento diretto su file di contenuti video e dei relativi metadati verso il nostro video server di messa

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in onda. Vuol dire che ogni contenuto è praticamente già pronto per la messa in onda nell'esatto momento in cui lo riceviamo, e capite bene l'entità del risparmio di tempo che questo ci consente di ottenere. Il sistema di automazione FastBreak 8000 è ovviamente operativo giorno e notte, per tutto l'anno, senza alcuna interruzione, e anche Avid garantisce il proprio supporto con la medesima copertura.

Giusto agli inizi di quest'anno abbiamo dovuto risolvere una situazione piuttosto critica alla nostra installazione di Little Rock, causata da un virus che aveva raggiunto un nostro computer, di fatto mettendolo fuori uso. La risposta di Avid è stata immediata: un loro tecnico è salito immediatamente su un aereo per raggiungerci, e contemporaneamente ci hanno inviato un nuovo computer, consentendoci di tornare in onda

in un tempo molto rapido. Questa capacità di reazione così rapida ed efficace, ma anche l’intero sistema di customer service è una delle ragioni che ci ha fatto scegliere Avid. Utilizziamo anche i sistemi Avid iNews per la gestione e l'automazione delle newsroom, Avid Media Composer per l’editing, Avid AirSpeed servers per il playback, Avid Unity per il networking dei media condivisi,

ed il sistema Avid Deko per le grafiche. Avid è semplicemente un partner eccezionale. Non potremmo chiedere nulla di meglio. (Brad Hampton) Brad Hampton è Direttore Regionale dell’Ingegneria per Nexstar Broadcasting. Può essere contattato all’indirizzo e-mail bhampton@nexstar.tv Per informazioni: www.avid.it

Harris è saldamente al timone della messa in onda di COX Media Group Se volete centralizzare la messa in onda di quattro stazioni televisive utilizzando un solo sistema di master control, avrete sicuramente bisogno di un sistema di automazione Broadcast e di vari sistemi per la gestione del traffico dati, che sia assolutamente solido e molto ben strutturato. Noi abbiamo scelto la combinazione dei sistemi Harris ADC (per l'automazione centralizzata dei sistemi di diffusione) e OsiTraffic (per la gestione dei dati di traffico e di billing) perché avevamo piena fiducia nelle capacità di questi sistemi di operare insieme in un

modo integrato, affidabile ed efficiente. Le nostre emittenti appartengono al Cox Media Group, che è proprietario di KTVU e KICU-TV, e vengono gestite da una postazione comune. Cox Media Group è inoltre proprietario dell’emittente KRXI-TV di Reno (Nevada), e dalla nostra sede gestiamo anche la messa in onda per conto di quest'ultima e di KAME-TV, una affiliata di MyNetworkTV (sempre con sede a Reno).

Controllo centralizzato a distanza Il nostro schema di controllo

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centralizzato è sicuramente diverso dallo schema che potrete tipicamente trovare, e che prevede di solito un nodo centrale di controllo e diversi rami periferici. Il nostro sistema, invece, può essere gestito centralmente da Oakland, ma se necessario le emittenti di Reno sono in grado di sganciarsi dal sistema centrale di gestire autonomamente la propria messa in onda. Alla consolle del sistema Harris IconMaster siede un solo operatore, che è in grado di controllare da Oakland tutto quello che riguarda la messa in onda di KTVU e KICUTV e dei loro canali satellite, ma anche tutta la messa in onda dei canali principali di KRXI-TV e KAME-TV. Il nostro centro di Oakland è inoltre in grado di gestire gli eventi pianificati utilizzando il sistema di automazione Harris ADC e controllando a distanza vari trasmettitori attraverso la rete IP. Le 15 diverse emittenti del gruppo COX usano il sistema Harris ADC e un sistema centralizzato OSi Traffic installato ad Atlanta. In questo modo tutte le emittenti possono condividere i dati sul traffico, e anche copiare, •

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scambiarsi, o comunque avere un facile accesso alle diverse playlists. Il gruppo di supporto informatico di Cox Media Group ha anch'esso sede in Atlanta, e la scelta di installare il sistema OSi presso la sede del gruppo ci consente di rendere più semplici le operazioni di controllo e manutenzione del sistema da parte del reparto specializzato. Sono diversi i vantaggi che abbiamo ottenuto dall'aver integrato i due sistemi Harris ADC (automazione) e Osi (controllo traffico e billing). Noi utilizziamo regolarmente diversi moduli ADC, inclusi quelli per il controllo automatizzato dell’ingest, e questo è per noi un grande contributo nella preparazione dei materiali destinati alla messa in onda. Il sistema di Ingest automatizzato invia automaticamente i contenuti provenienti dalla syndication ai nostri server Pathfire (un sistema di gestione e distribuzione di contenuti digitali, NdT) e PitchBlue (un sistema di store-and-forward per contenuti che devono essere raccolti da varie fonti e combinati per una specifica messa in onda, NdT). Il sistema OSi Traffic 2 0 1 1


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comunica con il modulo di ingest automatizzato, e indica cosa predisporre e quando dovrà essere messa in onda, assicurandosi che il contenuto sia effettivamente pronto per il momento stabilito. Abbiamo iniziato recentemente l'addestramento sul nuovo sistema LiveUpdate di Harris, che impiega lo standard BXF per connettere i nostri sistemi di automazione e di gestione dei flussi di contenuti; oltre a questo, permette agli operatori che controllano i diversi flussi di aggiungere uno spot o modificare la pianificazione della messa in onda, e questo aggiorna automaticamente tutto il sistema di playout. Abbiamo impostato un tempo limite di un'ora per

operare con la modalità di gestione automatica degli aggiornamenti alla scaletta, e il sistema si è dimostrato perfettamente in grado di gestire tutti gli eventi che ci sono capitati. Abbiamo iniziato da poco un test preliminare del modulo AnyBase per il sistema ADC, che permette ai nostri operatori di predisporre per la messa in onda i contenuti ricevuti dall'esterno. È completo della possibilità di salvare la configurazione dei punti di ingresso e di uscita, le sequenze di montaggio automatizzato ed altri metadati all’interno di un database Anybase condiviso. Il grande vantaggio è per i programmi che vengono messi in onda da più di una

delle nostre stazioni: quando un operatore ha predisposto la prima messa in onda, gli stessi metadati e di vari riferimenti temporali vengono memorizzati sul server Anybase, e saranno utilizzati per ogni successiva messa in onda da parte delle altre emittenti: questo ci permette di rendere disponibile alle varie emittenti il lavoro fatto dal tecnico di una sola di esse. Stiamo anche testando l'applicazione di PSIP Manager per il sistema ADC. I sistemi Harris ADC e OSi Traffic ci permettono di gestire con la massima efficacia tutte le attività richieste dalle nostre diverse stazioni, rispettando i requisiti specifici di ciascuna di esse, compresi i formati, e garantendo al con-

tempo un'affidabilità e un'efficienza di primo ordine. Sono attività davvero molto complesse e che non permettono il minimo errore dal punto di vista della tempistica. I sistemi di automazione ADC e OSi Traffic ci permettono di mettere le nostre persone nelle migliori condizioni di lavoro, permettendo loro di dedicare il loro talento e la loro creatività al miglioramento continuo dei nostri prodotti che vanno in onda. (Lee MacPherson) Lee MacPherson è il Direttore dell’Ingegneria di KTVU/KICU-TV. Può essere contattato all’indirizzo lee.macpherson@ktvu.com Per informazioni: www.broadcast.harris.com

Vegas PBS guarda al futuro con Ross Video Vegas PBS ha inaugurato la propria nuova sede nel 2009, ed ha iniziato le emissioni nel mese di maggio 2010. Trasmettiamo 12 flussi di programmi all’interno del distretto scolastico della Contea di Clark, garantiamo la diffusione di informazioni e dati in caso di emergenze, produciamo contenuti originali ed assicuriamo la distribuzione a banda larga di contenuti multimediali per una comunità di oltre 300.000 studenti ed addetti al campus. Nel mio lavoro è difficile che ci siano due giorni uguali, in quanto mi capita continuamente di passare dalle attività di broadcasting a quelle di gestione delle emergenze, dalla gestione dell'edificio e delle infrastrutture alle relazioni pubbliche, senza dimenticare il lavoro in stretta collaborazione con lo staff e con gli studenti della Virtual High School ospitata nel college. Fino ad ora ero convinto che

ci volessero almeno sei mesi dal momento in cui un significativo cambio tecnologico viene introdotto in un processo e fino a quando la maggioranza delle persone che si trovano ad operarvi si sente a proprio agio nell'uso quotidiano di questa nuova tecnologia; la mia esperienza presso questa nuova sede confermava le mie convinzioni. Sin dalle fasi di progettazione iniziali abbiamo considerato la necessità di migliorare il flusso di lavoro e l'efficienza di produzione, e proprio questi aspetti hanno assorbito buona parte delle nostre energie. Va però detto con soddisfazione che dopo aver iniziato a mettere in opera quello che avevamo originariamente pensato non abbiamo mai avuto la tentazione di guardare alle nostre spalle.

abbiamo adottato è stato il sistema automatizzato per il controllo della produzione (APC) OverDrive di Ross Video. Ci mette a disposizione i migliori effetti, le migliori transizioni e le migliori tecniche di lavoro per ogni programma da realizzare, inserendo il tutto in contesti facili da selezionare e da utilizzare. Ogni tecnico e ogni responsabile di produzione

può finalmente svolgere il suo lavoro come un vero professionista, concentrandosi sugli aspetti artistici della produzione più che sull'attività meccanica di impostare, configurare e realizzare gli effetti video. Overdrive riesce a dare alle nostre produzioni un aspetto molto "pulito" e professionale. Uno degli altri punti di forza di Overdrive è la possibilità

Le cose fatte bene devono anche apparire ben fatte... Una delle tecnologie che

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di controllare centralmente una gran quantità di apparati utilizzati per le produzioni dal vivo, anche se questi sono distribuiti nei vari studi. La possibilità di gestire i carousel di contributi ed inserire le grafiche dalla stessa interfaccia utente ci aiuta a conservare una ottima pulizia di produzione. Ogni volta che sia necessario, l'operatore che lo ritenga opportuno può immediatamente prendere il controllo della consolle effetti e di tutte le le apparecchiature controllate. Questa funzionalità è per noi fondamentale e ci consente di dimensionare esattamente lo staff in base alle specifiche esigenze di ogni produzione. L'istallazione è stata portata a termine in modo molto lineare e senza inconvenienti di rilievo. È stato necessario dedicare un po' di tempo per sviluppare un adeguato soft-

ware per connettere al sistema la nostra consolle audio SSL C-10, dal momento che il nostro sistema Overdrive è stato il primo a doversi connettere con una C-10, ma quando anche questo software ci è stato consegnato è stato sufficiente effettuare la connessione perché tutto funzionasse perfettamente sin dal primo istante. Mi sarebbe piaciuto avere a disposizione più tempo per il training, ma le richieste per avere subito operativa la nostra nuova sede erano davvero pressanti, e ci hanno costretto a comprimere questa fase. L'aiuto di Ross è stato davvero prezioso e ci ha aiutato a prendere confidenza con il loro sistema pure con il poco tempo che abbiamo potuto dedicare alla formazione. Attualmente utilizziamo il sistema Overdrive per realizzare una produzione quoti-

diana di un'ora di durata, e realizziamo gli altri programmi impiegando una commutazione manuale. Ovviamente i nostri piani prevedono di passare una parte sempre maggiore delle nostre produzioni giornaliere sotto il controllo del sistema Overdrive. La sfida più difficile che abbiamo dovuto affrontare passando a un sistema di controllo automatizzato della produzione è stato coinvolgere nel team una quantità di persone che non avevano mai avuto modo di utilizzare né sistemi di automazione, né tantomeno server o router nel loro lavoro quotidiano di produzione, con la necessità di mettere a frutto le loro competenze e le loro capacità nel contesto della nuova tecnologia. È stato un percorso a tratti accidentato, ma alla fine devo

dire che il risultato è stato molto soddisfacente. L'aver adottato la tecnologia Overdrive ci sarà di grande aiuto anche per gli sviluppi futuri della nostra capacità produttiva. Man mano che riusciremo a crescere, e riusciremo a coinvolgere nuovo personale nella nostra struttura, potremo contare su un sistema di base sempre più automatizzato e con una marcia in più. Overdrive è un modo eccellente di essere pronti alle necessità future, ma anche di essere un passo avanti rispetto alle necessità quotidiane. (George J. Molnar) George J. Molnar è Direttore dell’Ingegneria a Vegas PBS. Può essere contattato all’indirizzo gmolnar@vegaspbs.org Per informazioni: www.ross-video.com

Il sistema di controllo Louise di ProConsultant è la “mente” della Tv pubblica canadese TFO TFO, il network televisivo pubblico canadese con sede a Toronto, diffonde una programmazione destinata alla comunità di lingua francese: offre programmi di intrattenimento, programmi per ragazzi e rotocalchi di attualità. Produciamo inoltre materiale educativo e didattico per i diversi insegnanti che operano nelle comunità scolastiche della Provincia dell'Ontario. Quando TFO divenne indipendente, alcuni anni fa, abbiamo iniziato la nostra attività potendo contare solo su alcune persone, alcuni nastri e pochi diritti di programmazione. Ci era ben chiaro che avremmo prima o poi dovuto realizzare ed allestire una nuova infrastruttura, ed eravamo un po' timorosi di fronte a questa prospettiva.

Quello che tuttavia ci lasciava più preoccupati era come trovare il modo di riorganizzare interamente la nostra infrastruttura operativa in modo da poter gestire il nostro business tradizionale e le nuove piattaforme di contenuti senza tuttavia comportare un sensibile incremento dei costi. Prima di inviare alle varie aziende la nostra richiesta di offerta, ci siamo consultati con diverse emittenti che avevano già affrontato il passaggio ad una messa in onda basata su file, e c'è stato presto chiaro che avremmo dovuto mirare ad una soluzione di workflow unificata che ci avrebbe consentito di semplificare il nostro lavoro e di conseguire una notevole efficienza. Al termine del processo di selezione abbiamo scelto

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il sistema Louise di ProConsultant, un completo sistema per la gestione dell’intero workflow, dei contenuti e dei metadati, progettato specificamente per la distribuzione multi-piattaforma. Mi

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piace pensare a Louise come alla "mente" di tutte le nostre attività, in quanto conosce e gestisce tutto quello che riguarda i contratti, i diritti, le programmazioni ricorrenti, il versioning, i metadati e tutte

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le altre informazioni fondamentali. Gli altri sistemi che siamo abituati a conoscere agiscono come "braccia" dell'operatore, svolgendo magari autonomamente diversi compiti, come l'automazione della messa in onda, la comunicazione fra diverse sorgenti, la transcodifica, o il confezionamento di contenuti più complessi. Louise invece mette a disposizione una piattaforma centralizzata di gestione che si integra perfettamente con gli altri sotto-sistemi di diffusione e di produzione, inclusi Apple Final Cut Pro, Apple Xserve, Sun StorageTek, Front Porch Digital DivArchive, Sienna Virtual VTR ed altri ancora. Il sistema di gestione del flusso di lavoro incorporato in Louise rende più semplice la collaborazione fra le 125 persone che compongono il nostro staff di produzione,

con l'assegnazione automatizzata dei compiti, e un completo sistema di notifiche e la capacità di eseguire vari processi in background. Le diverse persone del nostro staff possono utilizzare il tipo di interfaccia più indicato per il compito che devono svolgere e hanno a disposizione diversi strumenti specifici che possono velocizzare il proprio lavoro. Tutti i contenuti passano attraverso il sistema Louise prima di essere indirizzati al repository DivA, consentendoci un completo controllo su di essi e la possibilità di effettuare tutte le verifiche del caso. Quando un produttore desidera pubblicare o rendere disponibile un proprio contenuto, Louise controlla direttamente il sistema di gestione del repository DivA, e blocca la pubblicazione fino a quando il contenuto non viene

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"autorizzato" in base all'esistenza di diritti contrattuali o ad altri requisiti indicati nei metadati. Se il contenuto viene approvato, questo viene reso immediatamente disponibile, e contemporaneamente viene creato un proxy; ogni passaggio viene inoltre registrato e conservato.

Flessibilità intrinseca TFO è un'organizzazione estremamente fluida, in espansione costante sia come programmi che come piattaforme, e nel nostro contesto il sistema Louise ha dimostrato di essere molto stabile, flessibile e di avere un costo assolutamente competitivo. La sua concezione modulare permetterà a ProConsultant di aggiungere velocemente le nuove funzionalità che dovessimo richiedere. Attualmente diamo supporto a più di 80

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siti Web, come pure ai servizi mobili che si aggiungono alla nostra tradizionale attività di messa in onda, produzioni inhouse, produzioni educative e didattiche, e produzioni di DVD. Ogni piattaforma ha le proprie specifiche necessità, e alcune clip sono confezionate in 40 formati differenti. Louise ci ha consentito di disporre di una piattaforma unificata, assicurando di poter gestire e mettere in onda in ogni momento il contenuto giusto, al momento giusto, nel formato corretto e con i metadati corretti. (Eric Minoli) Eric Minoli è responsabile delle tecnologie informatiche e di Broadcast a TFO. Può essere contattato all'indirizzo eminoli@tfo.org Per aggiuntive: www.proconsultant.net

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Digital Management

Golf Channel va in buca al primo colpo con Florical

Seguitemi. Fate con me un passo indietro ai primi anni ’90: solo per un attimo. Mentre Nick Faldo accendeva ovunque l'entusiasmo sui migliori campi da golf, poco alla volta stava prendendo forma l'idea di un canale tutto dedicato al golf che trasmettesse 24 ore su 24. C'è voluto un po', ma alla fine il 17 gennaio 1995 quell'idea era diventata il Golf Channel, una delle prime realtà ad esplorare da pioniera il campo della produzione digitale di contenuti televisivi. Il Golf Channel nasceva grazie all'apporto di una squadra di management dalla grande esperienza, e grazie ad un gruppo selezionato di broadcaster, e nel tempo è riuscito a sviluppare una programmazione veramente unica. Nel corso del primo anno di attività il Golf Channel ha trasmesso 23 tornei domestici e 41 eventi che si sono svolti in Europa ed in Australia. Ora siamo in grado di produrre e distribuire contenuti HD e SD tanto sulle reti nazionali che sulle maggiori reti internazionali.

Alla ricerca di un nuovo sistema di automazione Golf Channel propone una

programmazione che può essere ricevuta in più di 90 milioni di case. Mettiamo in onda una quantità di contenuti veramente notevole, e questo ci ha indotto a considerare l'opportunità di dotarci di un sistema di messa in onda automatizzata. In realtà avevamo già fatto questo passo molto tempo fa, ma i sistemi allora disponibili non erano in grado di farsi carico di tutte le diverse attività necessarie per gestire le varie decine di ore di programmazione settimanale dal vivo che riuscivamo a realizzare, più le dirette relative ai vari tornei che seguivamo. Con il sistema di automazione che avevamo installato, i nostri operatori erano costantemente occupati a compiere passaggi manuali, e con il passare del tempo diventava sempre più chiaro che il nostro sistema di automazione ci stava costando una gran quantità di tempo e denaro. Dovevamo trovare un sistema che ci avrebbe permesso di compiere una maggiore quantità di lavoro in molto meno tempo di quanto ne impiegassimo ora. Agli inizi della nostra ricerca, individuare il sistema di automazione che vestisse alla perfezione le nostre particolarissime necessità ci sembrava un compito veramente arduo, perché non ci sarebbe bastato individuare un eccellente sistema di controllo della messa in onda, ma dovevamo trovare qualcosa che fosse in grado di effettuare anche la gestione degli archivi e l'acquisizione di contenuti, inserendo possibilmente il tutto all'interno di un flusso di lavoro lineare e facile da gestire.

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Dopo molto tempo dedicato a svolgere analisi approfondite, abbiamo scelto Florical Systems come nostro partner per il sistema di automazione della messa in onda. Il loro sistema Air Boss era progettato e realizzato secondo una filosofia che si sposava alla perfezione con le nostre necessità, in quanto impiega per le varie apparecchiature un'architettura di controllo distribuita, con diversi server che possono essere collocati in qualsiasi punto raggiunto dalla rete. Una caratteristica assolutamente fuori dal comune, che per Golf Channel è estremamente preziosa, è la capacità del sistema Air Boss di compensare accuratamente i ritardi che si creano fra i segnali video al punto di messa in onda, a causa della differenza di percorso dovuta al transito attraverso server che si trovano a distanza di migliaia di chilometri uno dall'altro. L'estensione della nostra copertura è davvero molto ampia, e ci rende necessario impiegare una tecnologia di così alto livello per garantire sempre il miglior servizio possibile. Insieme al potenziamento del sistema di automazione, abbiamo effettuato investimenti significativi anche per l'acquisto di nuove apparecchiature di diffusione. Abbiamo installato un nuovo sistema di routing, dei video server per l’alta definizione, dei sistemi per l'inserzione di loghi e un motore grafico per i sottotitoli. Queste apparecchiature aggiuntive dovevano essere pienamente integrate fra loro. In aggiunta stavamo valutando la possibilità di ottenere nuovi ricavi con modalità non ancora esplorate, ad esempio facendo sponsorizzare la grafica che riepiloga i •

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punteggi, oppure gli elementi grafici in genere. Il team di Floriical aveva un'ottima esperienza in questo campo, e ci è stato di grande aiuto per raggiungere i nostri obiettivi. Siamo stati particolarmente impressionati dalla professionalità e dalla competenza dimostrate dalle loro persone che ci hanno assistito durante l'installazione. Dopo aver completato l'installazione e l'avviamento del sistema, il passo successivo era adottare e configurare un sistema di Disaster Recovery presso una sede diversa (e possibilmente distante) da Orlando; a questo scopo abbiamo scelto la nostra sede di Denver. Abbiamo configurato il mirroring automatico della nostra playlist e la completa gestione push/pull dei vari contenuti che viene effettuata da Orlando direttamente sui nostri server di play-out installati a Denver. Per i tecnici di Florical è stata ordinaria amministrazione. Il nostro sistema remoto Air Boss, completo del sistema Smart Central, assicura effettivamente una ridondanza completa, e consente l'immediato accesso ai vari contenuti per proteggere l'integrità della programmazione e dei contenuti commerciali di Golf Channel. L'efficacia di questo sistema è tale che, anche in caso di un completo fuori servizio di un sistema, i nostri telespettatori non riuscirebbero ad accorgersi di alcuna differenza. (Ken Botelho) Ken Botelho nel corso della sua carriera di produttore e direttore di produzione ha vinto un Emmy Award. Può essere contattato all’indirizzo e-mail kbotelho@golfchannel.com Per informazioni: www.florical.com 2 0 1 1


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Snell accetta le sfide con la soluzione totalmente modulare Morpheus System organizzazione di produzione e di broadcasting.

Una modularità totale

Il sistema Morpheus per l'automazione e la gestione dei media è stato progettato dalla Snell per confrontarsi con le sfide che si presenta-

no ogni qualvolta si voglia implementare un flusso di lavoro focalizzato principalmente sull'ottenimento dei risultati attesi in qualsiasi

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Il sistema Morpheus è completamente modulare e può trasformarsi da un sistema a canale singolo in un sistema multi-canale, multi-utente e anche multi-uscita. Morpheus è basato su una tipologia di piattaforme che sono totalmente svincolate da formati e apparecchiature, e fornisce agli utilizzatori un meccanismo di distribuzione di contenuti molto affidabile, ma che allo stesso tempo è anche molto flessibile ed è capace di integrarsi perfettamente con eventuali apparati che saranno neces-

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sari in futuro per soddisfare le necessità di nuovi servizi e nuove piattaforme o anche di nuovi formati di distribuzione.

Una “specie” molto adattabile I sistemi di automazione della Snell targati Morpheus sono caratterizzati da una intrinseca capacità di adattamento alle più diverse situazioni, e contemporaneamente da una affidabilità a tutta prova, per assicurare che il contenuto desiderato ed i relativi metadati accessori saranno sempre al posto giusto, nel momento giusto. Per informazioni: www.snellgroup.com

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Digital Management

Da OmniBus la nuova iTX Enterprise Suite La piattaforma iTX Enterprise Suite per la distribuzione di contenuti è basata su di un sistema software multi-formato, completamente integrato, ed è impiegabile per la trasmissione su media televisivi, radio, telefoni cellulari, e anche applicazioni web. L'architettura di questo software ha come nucleo le capacità di playout estremamente efficaci e completamente automatizzate di iTX, integrate con diverse applicazioni specializzate sviluppate per gestire al meglio, con una

sola macchina, anche i più complessi workflow adottati nello specifico ambiente. ITX Enterprise Suite opera sull'intero processo di produzione di contenuti, dall'ingest, alla gestione dei media interessati, passando per un workflow automatizzato e per la gestione degli archivi, fino ad arrivare ad una completa automazione del playout finale. È basato su di una architettura open standard ed è in grado di effettuare operazioni multi-formato all'interno di un unico ambiente stabile e

affidabile, in grado di farsi carico di tutti i passaggi del processo di produzione, distribuzione e messa in onda di

un'emittente televisiva. Per informazioni: www.omnibus.tv

Leightronics propone il server UltraNexus-SDI

Il sistema di video server UltraNexus SDI della Leightronics è specificamente progettato per consentire operazioni di messa in onda per la televisione digitale che siano totalmente automatizzate.

Grazie ai suoi canali MPEG separati per la registrazione e la messa in onda, questa soluzione può contemporaneamente registrare un contenuto, anche durante la messa in onda di un altro contenuto.

Nel sistema è incluso altresì un web-server che permette di consultare il palinsesto dei programmi online in tempo reale, facendo riferimento alla programmazione o ai metadati resi disponibili dalle diverse sorgenti utilizzabili. Il video server UltraNexus può inserire grafiche e titoli, anche al momento della messa in onda, e riservando gli spazi opportuni per l'e-

ventuale inserimento di comunicazioni di emergenza o breaking news. Il video server può registrare in alta qualità fino a 24 ore di contenuti audio/video, e comprende le funzionalità di video-on-demand necessarie per creare un media stream digitale ottimizzato per la diffusione via web. Per informazioni: www.leightronics.com

Newsroom Solutions della IntelliCommander IntelliCommander è un sistema di gestione in grado di controllare i rulli di notizie, i generatori di caratteri e altri apparati impiegati per la creazione dei flussi di informazioni ausiliari utilizzati nel sistema di messa in onda. Con IntelliCommander gli operatori della master control room hanno a disposizione un accesso facilitato per avviare, arrestare o sospendere i flussi di notizie in

sovraimpressione, eliminando così allo stesso tempo la necessità di utilizzare computer, applicativi ed altri apparati dedicati a queste specifiche necessità. Questo sistema occupa solamente una unità rack, e permette di selezionare direttamente da pannello, tramite appositi switch, una ampia

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gamma di funzioni. È inoltre dotato di un display LCD a due linee per la visualizzazione di messaggi di stato e altre informazioni. Dispone poi di quattro uscite GPI-trigger che permettono di controllare vari apparati esterni. Il funzionamento è estremamente semplice: tutte le

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diverse operazioni vengono effettuate semplicemente ruotando una manopola, fino ad evidenziare sul display il nome dell'apparato desiderato, e premendo poi un solo pulsante per attivarlo. Per informazioni: www.newsroomsolutions.com

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Marina Automation della Pebble Beach Marina, un sistema di automazione altamente professionale per emittenti televisive, è stato specificamente progettato per gestire operazioni multi-canale su larga scala, e consente di sfruttare al meglio i sistemi di controllo nativi sviluppati secondo lo standard API. Il sistema consente l'allocazione dinamica e la condivisione dei diversi apparati su playlist multiple, permette di

avere il controllo dinamico delle tracce audio per utenti multi-lingua, ed è inoltre pienamente compatibile con lo standard Unicode per linguaggi e set di caratteri internazionali. Marina mette a disposizione un'elevatissima densità di canali per gli operatori di stazione, e tramite la sua interfaccia estremamente intuitiva evidenzia tutte le informazioni sullo stato dell'evento in

corso, includendo persino una funzione di preview. Nel pacchetto sono inoltre compresi un controllore di apparato in tempo reale, un database SQL centralizzato, e molte

altre funzioni ancora. Per informazioni: www.pebble.tv

Video Technics: NewsFlow Complete

Il sistema NewsFlow Complete è dedicato alla produzione dei notiziari televisi-

vi. È un sistema totalmente integrato, completamente digitale, tapeless, per l'automazione delle newsroom, e coordina ingest, scripting, editing, l'organizzazione e la presentazione dei notiziari. Il sistema unisce hardware e software, permettendo di gestire (anche in modo collaborativo) e

mettere in onda contributi di news in tempo reale. Gestisce servizi ausiliari all-news via cavo, e invia istantaneamente le notizie e i messaggi di allarme allo staff impegnato nelle newsroom dei centri di produzione. L'architettura del software di NewsFlow Complete non è proprietaria, e permette quindi di utilizzare tutti gli strumenti di editing disponibili per PC e Mac, e consente inoltre ai

giornalisti di registrare un commento audio durante la visualizzazione dei contributi sulle proprie postazioni di lavoro. L'automazione del playout è gestita da un singolo nodo di controllo, e ogni modifica alla messa in onda, agli script o ai contributi vengono resi effettivi anche in meno di tre soli secondi. Per informazioni: www.videotechnics.com

Scheduall: ScheduLINK Delivery management

ScheduLINK offre ai propri utilizzatori un set completo di strumenti per la gestione di reti di contribuzione terrestri e satellitari. ScheduLINK permette di gestire un'ampia gamma di risorse disponibili

e offre strumenti per la gestione e la configurazione della banda disponibile per consentire lo scheduling ed il booking delle tratte di contribuzione attraverso un'interfaccia grafica semplice e di facile comprensione. ScheduLINK presenta con immediata evidenza le informazioni disponibili sulle antenne utilizzate, i circuiti in fibra ottica, le ricezio-

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ni satellitari, ma anche sulla disponibilità di personale e mezzi mobili. L'applicazione è anche in grado di gestire efficacemente una quantità di risorse particolarmente ingente, un aiuto prezioso per evitare doppie assegnazioni ed altri conflitti di schedulazione. Dal punto di vista tecnico, ScheduLINK invia agli operatori appositi messaggi per prevenire problemi specifici, come conflitti nell'angolo di orientamento delle antenne, carenza di banda sul transponder selezionato, conflitti di polarità, tempo insuf•

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ficiente per la movimentazione ed il setup dei sistemi d'antenna. Avvisa inoltre l'operatore sui problemi che potrebbero potenzialmente sorgere quando è necessario configurare una connessione con segmenti multipli. ScheduLINK assiste gli utilizzatori nel creare percorsi di trasmissione, nella selezione di transponder e degli apparati necessari, ma anche nella ricerca di informazioni su tariffe e dettagli di fatturazione. Per informazioni: www.scheduall.com 2 0 1 1


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Building4Media propone Fork Platform

Fork è una suite completamente modulare di diversi software, che si combinano

per creare una piattaforma completa per la produzione di contenuti, permettendo così di effettuare: acquisizione di contenuti file-based, gestione degli archivi di contenuti, editing, archiviazione, streaming e distribuzione del

contenuto su una pluralità di formati e di sistemi di visione. Fork mette a disposizione una architettura client-server molto affidabile, che consente un accesso personalizzato ai vari sistemi di archiviazione centralizzata; in questo modo gli operatori possono generare facilmente e rapidamente i contenuti nella forma deside-

rata, mettendoli quindi a disposizione per la messa in onda o per i passaggi successivi. Durante l'ingest, Fork genera i proxy in tempo reale; assicura poi la compatibilità dual-platform e il supporto a QuickTime. Per informazioni: www.b4m.com

Digital Broadcast MediaFire IP Playout Il sistema di playout MediaFire esegue lo splicing multicanale di contenuti sia MPEG-2 che MPEG-4 da trasmettere su sistemi via cavo o via etere. Permette all'utilizzatore di inserire direttamente loghi, notizie, breaking news,

senza la necessità di utilizzare sistemi di inserzione downstream keying. Con MediaFire IP è anche possibile effettuare l'ingest ASI ed Ethernet direttamente dai ricevitori satellitari, senza la necessità di effettuare la decodifica in banda

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base. Il sistema permette la conversione dei contenuti da HD a SD e viceversa, e mette a disposizione playlist simultanee per canali video multipli, sia SD che HD. Per informazioni: www.digitalbcast.com

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Digital Management

Digital Transfer Agent della Crispin L'applicazione Digital Transfer Agent (DTA) è stata recentemente migliorata per consentire di supportare un'interfaccia totalmente automatizzata per dialogare con il servizio di programmazione dei contenuti PitchBlue. Il nuovo DTA esegue cicli-

camente il polling del server PitchBlue e di altri server per il delivery occasionale, poi transcodifica e trasmette il materiale rilasciato al server di messa in onda. Attualmente il software supporta il Rhozet Carbon Coder, e potrà presto supportare altri sistemi di

transcodifica: in questo modo consentirà agli operatori di utilizzare i programmi ed i sistemi di transcodifica già in loro possesso oppure di selezionare il software di transcodifica che meglio si adatta al loro ambiente.

Per informazioni: www.crispincorp.com

Dalla Volicon la soluzione Observer Enterprise Observer Enterprise è un sistema di ultima generazione per il media monitoring ed il logging; consente di effettuare una analisi comparata su periodi anche di diversi mesi dei dati sui flussi audio e video utilizzando un semplice web browser. Observer Enterprise è particolarmente utile per il com-

pliance monitor, effettuato da operatori televisivi, ma può essere applicato proficuamente anche ad altri settori: ad esempio, marketing, vendite e analisi dei flussi. Sono disponibili moduli di espansione per aumentare le funzionalità ed il valore dell'intero sistema. Tra questi moduli possiamo includere allarmi sulla

qualità del servizio, verifiche di corrispondenza del contenuto sulle tracce audio per la certificazione degli spot, importazione automatizzata del log di quanto trasmesso, e non da ultimo i dati di ascolto e di gradimento degli ascoltatori per effettuare suc-

cessive analisi comparative. Per informazioni: www.volicon.com

XMAM è un nuovo concetto di Axel Technology XMAM è un nuovo concetto di MAM ed è la soluzione multiuso per archiviare e gestire qualsiasi tipo di media. XMAM dà un

alto valore aggiunto al vostro archivio, estende la propria disponibilità da qualsiasi luogo e espande il vostro potere di condividere, accedere, distribuire e vendere contenuti multimediali, all'interno e / o all'esterno dell'azienda. Progettato per essere adatto

a diverse funzionalità quali video, audio e archiviazione, redazione o NLE, XMAM può essere facilmente integrato in qualsiasi tipo di flusso di lavoro esistente. Per informazioni: www.axeltechnology.com

Winjay sul mercato con Moviejay Moviejay è una soluzione completa di automazione TV digitale in qualità broadcast, in grado di combinare la semplicità d’uso con potenti funzioni di programmazione e live assist per un risultato “on air” sempre professionale e senza compromessi. Il siste-

ma Moviejay è fornito su server rack industriali opportunamente ventilati per garantire una adeguata dissipazione del calore ed una funzionalità totale H24. Il playout si avvale della versatilità e delle prestazioni dei decoder MPEG2 Stradis, tra i più apprezzati

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sul mercato per le applicazioni che richiedono un segnale video di qualità broadcast. Con tutte le possibilità di configurazione offerte dalla sua struttura modulare e multicanale, con tutte le possibilità di espansione e personalizzazione, con tutti gli stan•

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dard e le periferiche supportate e grazie all’assenza di qualsivoglia limitazione imposta, Moviejay è un sistema aperto, pronto per i nuovi standard richiesti dalla televisione digitale terrestre. Per informazioni: www.winjay.it 2 0 1 1


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EditShare Xstream con 09 Technology La dove i creatori di contenuti Audio Video erano abituati ad avere cassette che riempivano scaffali e armadi ora hanno solo il nome di un file in una cartella. Anche se lo spazio occupato sugli scaffali si è decisamente liberato, una paura costante che questi dati vengano persi o cancellati si è aggiunta alla quotidianità di chi fa questo mestiere. Questa paura è giustificata dal fatto che ognuno di noi ha, prima o poi, perso i dati di una e-mail, di una foto o di un documento di testo e, più difficilmente, ha perso una cassetta. Il file, in più, resta poco “parlante” all’utente ed è necessario gestirlo con uno strumento adeguato MAM e stoccarlo su un supporto sicuro. Altra paura, giustificata, è quella di spendere vere fortu-

ne in un sistema che gestisca un flusso di lavoro tapeless, ma che aggiunga complessità e una curva di apprendimento molto lunga per utenti che spesso sono freelance di passaggio o poco “tecnici” come producer, registi e giornalisti. In questo panorama, l’applicazione Flow Browse di Editshare associa una semplicità di utilizzazione pari a quella di una normale navigazione web, alle possibilità di cercare contenuti, vederli ma anche poter aggiungere informazioni e pre-montare semplicemente su un PC da ufficio. La finitura sarà fatta su applicazioni di montaggio come FinalCut o Avid, recuperando tutto il lavoro con un semplice drag&drop da FlowBrowse dentro al NLE. L'applicazione consente in

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oltre di navigare e vedere il contenuto di una P2 o XDCAM o periferica collegata in USB da PC standard per poi trasferire solo i contenuti utili e metterli a disposizione di tutti. La stessa identica interfaccia servirà poi a consultare e navigare i contenuti archiviati su ARK di Editshare (LTO o dischi o entrambi) e a riportarli online con pochi click. Impressiona

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vedere come questo sturmento sia in grado di federare i diversi mestieri di una Post o di una TV, di alleggerire il carico sulle macchine ed aree più costose senza incidere sul budget d'acquisto della soluzione di storage condiviso visto che Flow Browse è compreso nella soluzione EditShare Xstream senza ulteriori costi. Per informazioni: www.09technology.com

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Digital Management

Da NewTek LightWave 10, l'evoluzione del 3D La richiesta di contenuti nel campo dell'arte digitale porta gli artisti ad un lavoro frenetico; lo sviluppo di LightWave 3D è da sempre focalizzato all'ottimizzazione del flusso di lavoro. Dalle prime produzioni di serial 3D per la televisione alle più famose pellicole di Hollywood LightWave è stato uno degli strumenti più utilizzati per la produzione di grafica 3D. LightWave è una soluzione completa per la modellazione, l'animazione ed il rendering che con la versione 10 raggiunge ulteriori traguardi dal punto di vista delle funzionalità e dell'ottimizzazione del workflow.

Rob the boss Il gruppo di sviluppo di LightWave dal 2010 è diretto da Rob Power. Rob, da sempre entusiasta utente LightWave, è stato l'ideatore ed il responsabile del progetto di scenografia virtuale per il film Avatar di James Cameron, attraverso l'utilizzo di LightWave 3D Rob Power ha sviluppato un progetto che ha cambiato drasticamente le metodologie di ripresa nelle produzioni cinematografiche offrendo al regista la possibilità di girare le scene con una cinepresa tradizionale inquadrando gli attori nell'ambiente virtuale realizzato in tridimensione.

Con questo strumento il regista non dovrà più immaginare il risultato finale, ma lo vedrà direttamente nell'obiettivo della macchina da presa. Rob Power è stato capace di trasferire la propria esperienza nello sviluppo della nuova versione di LightWave 3D: nuovi strumenti, nuove soluzioni ed ancora una volta una grande attenzione al flusso di lavoro. LightWave 10 è uno strumento straordinario, con un modulo di modellazione estremamente intuitivo ed un motore di rendering insuperabile. Dal singolo utente alla produzione con centinaia di operatori Lightwave 3D è la più completa e competitiva soluzione per la realizzazione di contenuti digitali virtuali.

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La nuova versione di LightWave viene distribuita dalla NewTek in una edizione che è corredata da un DVD totalmente dedicato alla tecnica dell'animazione dei personaggi.

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Questo audiovisivo è stato ideato e realizzato da Lino Grandi, uno dei migliori artisti 3D al mondo. Per informazioni: www.newtek.com

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EVS fa il giro d’Europa con Opencube La nota ditta belga EVS ha aperto il 2011 con un tour europeo dedicato alla presentazione delle soluzioni Opencube. Opencube, che era stata acquistata da EVS un anno fa, è nota per le sue soluzioni avanzate di ingest in definizione alta e standard e, principale motivo per cui è citata in questa guida, per le sue inedite soluzioni volte a razionalizzare gestire con efficienza i contenuti multimediali e i flussi di lavoro. EVS Opencube si occupa del contenuto digitale sin dalla sua cattura, passando per la digitalizzazionee la distribuzione e sino all'archiviazione, oltre che dei sistemi atti alla visualizzazione, registrazione, conversione e riuso dei materiali audiovisivi trattati. Due tappe di questo giro d’Europa hanno interessato

anche l’Italia. Il focus di questi incontri è stato indirizzato sulle possibilità di ottimizzazione attraverso l'uso dei file MXF nei flussi di lavoro in ambiente video secondo modalità tapeless. Gli incontri si sono tenuti a Milano e a Roma ed hanno registrato la presenza di svariati professionisti di primarie realtà produttive nazionali. In effetti il tema era caldo, in quanto le produzioni televisive in alta definizione obbligano a “maneggiare” molti formati di file multimediali e questa condizione rende molto complesso lo scambio media e produce spesso risultati non auspicabili nel workflow: errori, incompatibilità e perdite di tempo. Nell’incontro si è parlato dei problemi incontrati con il mastering dei file MXF in

ambito broadcast e dei flussi di lavoro tapeless media; sono stati raccontati i case studies reali di TSR, ARTE, 20th Century Fox e di MTV e alla fine sono state presentate le soluzioni EVS Opencube, anche con delle demo dal vivo. Gli incontri hanno raccolto la migliore attenzione, in particolare, dei direttori tecnici, prime “vittime” della risoluzione dei problemi in un flusso tapeless e che vedono nell’utilizzo dei formati multimediali a standard MXF la

soluzione di tanti dei loro problemi, grazie alla semplificazione di tutto il processo di scambio dei file multimediali. Chi non avesse potuto partecipare a questi incontri potrà approfondire tali problematiche accedendo via web al sito della EVS Opecncube. Per informazioni: www.evs-global.com

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INDICE INSERZIONISTI

Azienda

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Azienda

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09 Technology

pag. 77

Innovaction

pag. 57

APW

pag. 81

IRTE

pag. 19

Astra

pag. 9

Italtelec

pag. 21

Axel Technology

pag. 43

Leading Technologies

pag. 45

Blackmagic Design

pag. 5

M-Three Satcom

III cop.

BLT Italia

pag. 33

M-Three Satcom

I cop.

Blueshape

pag. 59

NewTek

pag. 11

D1 Group

pag. 27

Panasonic

pag. 25

DB Elettronica

II cop.

Powerbox

pag. 71

Diem Technologies

pag. 51

Prase

pag. 47

Elber

pag. 65

Res Ingenium

pag. 69

Electrosys

pag. 67

Rohde & Schwarz

pag. 73

Elle Erre Elettronica

pag. 81

Screen Service

IV cop.

EVS

pag. 13

Show-Way 2011

pag. 31

Eurotek

pag. 79

Sitel

pag. 17

Exhibo

pag. 37

SM Stillitano

pag. 15

Funky Junk

pag. 41

Telsat

pag. 53

Gammared

pag. 55

Video Progetti

pag. 23

Gestitel

pag. 61

Video Signal

pag. 49

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Broadcast & Production - Numero 2/2011