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Nèura Magazine Non È Una Rivista d’Arte

Numero 2 11 ottobre 2012

Visioni Eunomia La Fabbrica del Duomo di Milano apre al contemporaneo

“Fiato d’artista” Georges Méliès inedito Intervista al writer Santy La personale di Jorobadoev

Nèurastenie Gli appuntamenti della settimana 11-18/10

Logo ©Cristiano Baricelli


Logo in copertina e a pagina 3: ŠCristiano Baricelli, Ictus, 2005


Indice - Numero 1

Eunomia - Chiocciole blu invadono il Duomo di Milano

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“Fiato d’artista” - Georges Méliès e la pellicola riscoperta. Les aventures de Robinson Crusoé

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“Fiato d’artista” - Alimjan Jorobaev: il Kyrgyzstan, tra passato e presente

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“Fiato d’artista” -Tullio Vietri, il ritorno dell’artista dissidente. Con venti poeti

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“Fiato d’artista” Oltre il muro: l’arte urbana di Santy

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Nèurastenie - Cinema

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Nèura Magazine - 11 ottobre 2012

Eunomia - Chiocciole blu invadono il terrazzo del Duomo di Milano Silvia Colombo

Le chiocciole di Cracking Art Group sul Duomo di Milano. Credit Silvia Colombo

Un’apparizione, una visione? No, sono le gigantografiche chiocciole blu del gruppo Cracking Art Group che, solo per qualche giorno, decorano il Duomo di Milano: al via il progetto REgeneration. Contemporaneità artistica e sacralità si stringono la mano, finalmente: dopo un lungo frangente di dissidi è arrivato il momento dell’incontro armonioso, e l’evento viene ufficializzato nel punto più suggestivo e panoramico di Milano: le terrazze del Duomo. Come si sente risuonare da onnipresenti pulpiti, siamo in tempi di crisi e paradossalmente si moltiplicano le modalità di collezionare fondi, soprattutto in ambito culturale. Che forse, per certi aspetti, i momenti di difficoltà portino buon consiglio? Probabilmente sì. Ed ecco che la Veneranda Fabbrica 5


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Credit Silvia Colombo

del Duomo, bisognosa di sostegno per finanziare il restauro delle guglie, si apre per la prima volta all’arte contemporanea con l’installazione REgeneration. Dall’8 al 13 ottobre una costellazione di chiocciole blu (cinquanta, per l’esattezza) atterra sulla copertura della cattedrale e accompagna il turista lungo la camminata sopraelevata. Il marchio di fabbrica: il lavoro del gruppo di ricerca Cracking Art, che ricrea macroscopiche repliche della natura – le chiocciole – in materiale artificiale, plastica rigenerata, riciclata. Se vi state chiedendo cosa c’entri questo con il Duomo, detto fatto: cento multipli di Chiocciola, di dimensioni ridotte, verranno messi all’asta presso la galleria milanese Glauco Cavaciuti Arte da una base di mille euro. Il ricavato verrà interamente devoluto alla Fabbrica per completare i lavori di consolidamento e conservazione. Inoltre, programma speciale per chi è riuscito a presenziare alla serata inaugurale: visita guidata in Duomo a cura di Philippe Daverio e cena di Gualtiero Marchesi. Per illuminare gli occhi, ma anche per soddisfare i palati. L’iniziativa è solo uno degli appuntamenti in calendario, come ci spiega il Presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo, Angelo Caloia. 6


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Ed ecco che l’arte contemporanea fa capolino anche al Duomo… Mi auguro che questa scelta di ospitare l’arte contemporanea proprio qui sia un inizio di successo. Certamente, si tratta di un accostamento un po’ ardito, come dirà qualcuno, ma in realtà è un’occasione sinergica che ci permette di diffondere la conoscenza della Fabbrica. Inoltre, la chiocciola è simbolo di rigenerazione [ndr. è in plastica rigenerata] – e oggi più che mai abbiamo bisogno di essere rigenerati – e il suo bel colore azzurro richiama la Madonnina: perciò possiamo dire che ci troviamo a casa nostra anche con l’arte contemporanea. Come mai, tra tante soluzioni, si è scelto di esporre le chiocciole di Cracking Art Group? Ci è stata sottoposta questa idea e noi l’abbiamo approvata: l’impressione che ho avuto vedendo la loro opera – solo dopo aver valutato svariati progetti – è che il lavoro fosse particolarmente consono al contesto. Già qualche anno fa le chiocciole di Cracking Art [ndr. allora in versione pink] erano comparse nel cuore di Milano. E ora, che differenza c’è? La differenza la fa proprio il Duomo: il comitato organizzativo è

Credit Silvia Colombo 7


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molto soddisfatto di aver creduto in questa decisione di orientarsi verso la contemporaneità. Spero che in futuro ci possano essere altre occasioni di questo tipo. I fondi recuperati dalla vendita all’asta delle chiocciole saranno versati direttamente nelle casse della Veneranda Fabbrica e serviranno per il restauro delle guglie. Si prevedono altre iniziative di questo tipo, prima di Expo 2015? Questa è solo una delle numerose attività presenti nel nostro calendario. Un altro esempio è Adotta una guglia, iniziativa che si rivolge a tutti i mecenati che possono e vogliono contribuire al restauro del Duomo. Il loro nome, inciso nel marmo di Candoglia di una delle 135 guglie disponibili, rimarrà per sempre nella storia del Duomo e della città. Con questo ci vogliamo rivolgere alle grandi famiglie, alle imprese e, più in generale, a quanti sentono vivo il desiderio di lasciare nella storia il loro nome e la loro tradizione. Un’iniziativa interessante e benefica. Se l’asta ha un margine economico ancora avvicinabile, il contributo minimo per adottare una guglia è di 100.000 euro: come si dice in questi casi ‘per molti, ma non per tutti’. Non ci rimane che visitare le terrazze, finché siamo in tempo. Fino al 13 ottobre. REgeneration Duomo di Milano Salita sulle terrazze Orari: dalle 9 alle 21.30 (ultima salita 20.45) Ingresso: ascensore 12 euro, a piedi 7 euro Info per il pubblico: Opera d’Arte

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“Fiato d’artista” - Georges Méliès e la pellicola riscoperta. Les aventures de Robinson Crusoé Anna Castellari

Un fotogramma del film Les Aventures de Robinson Crusoé di Georges Méliès

Proprio nel 2012, anno in cui il cinema muto ha vissuto una seconda giovinezza con Hugo Cabret e The Artist, viene proiettato in prima mondiale uno dei capolavori di Georges Méliès, autore del Voyage dans la lune. Un’emozione vissuta da un teatro stracolmo è stata quella che ha accolto sabato 6 ottobre 2012, all’apertura del Festival del Cinema Muto di Pordenone, il cortometraggio realizzato nel 1902 da Georges Méliès, Les Aventures de Robinson Crusoé, tratto dall’omonimo romanzo di Defoe. Un capolavoro inedito, rimasto nascosto per ben cent’anni dalla sua apparizione. Finché, nel 2011, un collezionista del cinema muto, Olivier Auboin-Vermorel, ha depositato alla Cinémathèque française la sua raccolta di nitrati, costituita da film delle origini. Tra 9


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cui alcune opere di Méliès. Fino a oggi, di quell’opera avevamo solo un frammento di cattiva qualità. Il ritrovamento ha riportato alla luce un film compiuto, di cui manca principalmente la scena in cui Robinson libera Venerdì dai selvaggi. Il film è commovente nella sua ingenuità, e parla non solo tramite la storia — un copione in cui le tematiche principali sono le stesse di Voyage dans la lune: l’arrivo in terra sconosciuta, le disavventure con gli autoctoni, l’adattamento, il successivo ritorno a casa e l’apoteosi — ma anche, e soprattutto, attraverso i colori e gli effetti speciali. È una pellicola che si esprime attraverso una storia ben condotta — necessita di una spiegazione audio, che miracolosamente è arrivata fino a oggi, in sala, e che per l’occasione è stata interpretata nella traduzione in inglese da Paul McGann. I colori, scrive Laurent Mannoni, sono straordinariamente espressivi. “Nel catalogo del fabbricante londinese di lanterne James

Les Aventures de Robinson Crusoé di Georges Méliès lette da Paul McGann

Steward [… si] offriva la storia di Robinson Crusoe in 29 magnifiche lastre, sia fisse che animate”1. Mannoni prosegue sostenendo che non sappiamo se Méliès abbia visto queste lanterne, ma la somiglianza di alcuni quadri con le lanterne di Steward e l’uso di colori

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1 Laurent Mannoni, Les Aventures de Robinson Crusoé, nel catalogo Le giornate del cinema muto – 31a edizione, p. 14.


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Les Aventures de Robinson Crusoé di Georges Méliès - Apoteosi

brillanti sulla pellicola – da ex lanternista quale era utilizzava la pittura a pennello invece dell’anilina – fanno presupporre di sì. È l’attenzione alla pittura che rende il regista francese un artista multimediale perciò contemporaneo, anche se non sappiamo chi sia stato a colorare la pellicola. Certo è che la volontà del regista di rendere i colori accesi e brillanti c’è. E viene rispettata dagli artigiani che l’hanno dipinta. Non solo: alcuni effetti rendono la pellicola unica nel suo genere. La scena della tempesta, scrive ancora Mannoni, è esemplare in tal senso: “Mentre Robinson lotta contro la tempesta, vediamo apparire sopra la sua capanna una successione di (dieci) lampi accecanti, che rivelano cieli nuvolosi e tempestosi diversi l’uno dall’altro (alcuni, identici, ritornano più volte ma mai uno di seguito all’altro). Probabilmente, sulla parte di décor lasciata in nero, Méliès fece delle sovrimpressioni successive di tele dipinte raffiguranti i diversi cieli tempestosi; durante le riprese, le avrebbe illuminate periodicamente con l’aiuto di potenti archi elettrici che creano questo riuscito e impressionante effetto di lampi”2. Il risultato è un film stupefacente per l’epoca, il 1902. Ma continua a stupire ancora oggi. Méliès, dal suo negozio di giocattoli nella stazione parigina in cui è ambientato anche Hugo Cabret, sarebbe felice di tutta la commozione che si respirava in sala. Per informazioni: www.cinetecadelfriuli.org/gcm/ 2

Ibidem, p. 14. 11


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“Fiato d’artista” - Alimjan Jorobaev: il Kyrgyzstan, tra passato e presente Roberto Rizzente

Un ritratto di Jorobaev

La personale di Jorobaev a Milano: un viaggio nel paese natale del fotografo, alla Laura Bulian Gallery «Ho girato per ore qui a Milano, ma non ho fotografato niente. Nessuna ispirazione. Qui da voi non ci sono drammi. O, meglio, è tutto più nascosto, sotterraneo». Prova a spiegare così Alimjan Jorobaev, protagonista di “Miraggi del comunismo”, la personale curata da Marco Scotini alla Laura Bulian Gallery (fino al 22 dicembre 2012), l’impatto che la cultura occidentale ha su di lui, kirghiso di nascita e formazione. La testimonianza di Jorobaev la dice lunga sulle radicali differenze tra l’Asia Centrale e l’Occidente. Differenze che sono alla base della straordinaria fioritura artistica che questo sperduto angolo di 13


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mondo sta conoscendo. Perché sono proprio la fine dell’Impero Sovietico, la sempre più invasiva intrusione del modello consumistico occidentale, con i suoi miti e gli oggetti feticcio, e le conseguenti trasformazioni politico-culturali in seno alla società – in Kyrgyzstan l’insurrezione civile e la destituzione del presidente Bakiyev nel 2010 – a fornire, oggi, materiale per una riflessione. Ci sono artisti che hanno fotografato questo trapasso con grande economia di mezzi ed eccezionale densità di pensiero. Piccoli interventi – un colpo di pistola sparato nella sabbia del Mar Caspio (Bullet, 2010, di Taus Makhacheva), un contrabbasso trasportato per la steppa da un vagabondo (Walkman, 2005, di Said Atabekov), la light-box di un bollitore scolpito nel ghiaccio (Sublimal Object, 2010, di Yelena Vorobyeva e Viktor Vorobyev), una scuola che impone l’inglese (Frank Tili, 2010, di Artyom Ernst) – per dichiarare la difficile coesistenza tra passato e presente. Alimjan Jorobaev, classe 1962, una partecipazione alla Biennale di Istanbul alle spalle, è, di questa pattuglia di artisti, uno dei più significativi. Suo mezzo d’elezione è la fotografia. Fotografia di reportage, sulla carta. Non si possono definire altrimenti le splendide indagini sulla città, gli uomini in preghiera rivolti verso la Mecca nella piazza centrale di Biskeke, ancora ingombra della statua di Lenin. O le serie dalle campagne, piccoli mondi che invano tentano di resistere all’omologazione. Come in Seller, ove la jurta, la tenda della tradizione, è ridotta a spaccio clandestino di alcool e sigarette. Non meno interessanti, quanto a pregnanza del contenuto e intensità dello sguardo, le indagini sul paesaggio. La visione si dilata, qui, si fa storia, epos, leggenda. Solo che non trova un orizzonte di senso. Perché la presenza dell’uomo è nulla, dinanzi al dipanarsi dei millenni. Una piccola traccia e nulla di più, a fronte della maestosità della natura, anche se quella traccia – la scritta ‘comunismo’ in cemento e caratteri cirillici, che possiamo leggere solo rovesciata, per effetto della differente rifrazione dei raggi luminosi, nel mezzo del Tien-Shan – ha segnato, di fatto, un secolo intero. Il modello, nell’uno come nell’altro caso, pare essere il cinema sovietico degli anni venti. Non solo per l’impegno e la forte connotazione etica che l’indagine conserva, quanto proprio per lo stile, 14


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Alimjan Jorobaev, Mirages od the communism #1

la prospettiva, la sicurezza ostentata nella composizione. Sono delle grandi epopee, quelle narrate da Jorobaev. È impressionante come riesca a fissare nell’eterno presente della foto la dimensione diacronica del tempo. Che non è poi il tempo dell’uomo, ma un tempo assoluto, metafisico, in un certo senso esemplare. Gli abitanti hanno un’aura mitica che li rende idola, dentro e al contempo fuori dalla Storia. C’è, tuttavia, una chiara impronta personale che disinnesta sul nascere il potenziale assiomatico del testo, facendo pensare piuttosto al cosiddetto ‘cinema del disgelo’. La visione di Jorobaev si complica, si ribalta, rifrangendosi in mille rivoli, siano essi uno specchio, piuttosto che una pozzanghera. Nel ciclo Prison (20092011), dedicato al carcere di Moldovanovka incombe sempre una diagonale, un diaframma, una particolare prospettiva per impedire una visione piana, inutilmente didascalica. Addirittura, quello che dovrebbe essere l’oggetto della visione è assente dal campo visivo di chi guarda. La stessa grana dell’immagine, così poco contrastata, contribuisce a virare la scena verso un orizzonte più emozionale, meno meditato e più istintivo. Come se tutto, il recto e il verso, il lecito e l’illecito, 15


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venisse filtrato dalla memoria, sfumando i contorni delle cose e facendo del Kyrgyzstan un luogo dell’anima. Il piccolo mondo antico che l’artista non può che osservare con un misto di amore e nostalgia.

Alimjan Jorobaev, Mirages od the communism #2

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“Fiato d’artista” - Tullio Vietri, il ritorno dell’artista dissidente. Con venti poeti Anna Castellari

La mostra di Tullio Vietri a Pordenone. Credits: Anna Castellari

Tra poesia e arti visive c’è, da sempre, un rapporto molto stretto. Ma una mostra a Pordenone, dedicata a Tullio Vietri “Sono, persone non cose” lo mette in ampio risalto. Scopriamo perché. Lo spazio dedicato alla mostra su Tullio Vietri, “Sono, persone non cose”, allestita in Biblioteca Civica a Pordenone, è, a dire il vero, un po’ sacrificato. Una saletta, illuminata solo artificialmente — a discapito della fruizione da parte dei visitatori — accoglie le pregevoli opere di un artista sulla cresta dell’onda nel mercato dell’arte fino agli anni settanta. Fu allora che si ritirò, compiendo il suo gesto artistico per eccellenza (oggi diremmo punk – curioso, peraltro, che questa mostra si svolga nella città dove il punk italiano è nato, 17


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Pordenone): proprio quando era famoso e ricercato, decise di fare un passo indietro protestando contro un mondo scintillante e piegato alle regole dell’economia liberista, ma spesso senza sostanza. E adesso che l’artista viene riscoperto, però, sembra che non gli sia concesso un reale riconoscimento, se non da parte di una ristretta nicchia di estimatori. Peccato. Vuoi per il luogo, una biblioteca stupenda ma dove la sala mostre apre solo su richiesta, vuoi perché di poesia e di arte sembra che i media si interessino poco, la mostra di Vietri è passata in sordina nel marasma di eventi di Pordenonelegge (ha inaugurato il 20 settembre, il giovedì sera del festival dei libri). E ciò, nonostante un bellissimo catalogo — le pubblicazioni della Biblioteca di Pordenone sono sempre accurate — che riporta, in ogni pagina, un dipinto dell’artista di Oderzo, con un testo a fronte di uno dei venti poeti che hanno scritto un componimento ad hoc. D’altra parte, è vero anche che questo non è il primo evento dedicato all’artista bolognese di origine veneta. E che, nell’ombra, Vietri ha continuato a lavorare. Nel 1988, infatti, ha fondato una rivista, Critica radicale, che dirige tutt’ora. E continua a dipingere, pur se rare sono le apparizioni pubbliche.

Due dipinti presenti alla mostra pordenese, Tullio Vietri, 2009. Credits: Anna Castellari 18


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Altri quadri presenti alla mostra pordenese, Tullio Vietri, 2009. Credits: Anna Castellari

Particolarmente in linea con i temi affrontati dall’artista ci è parsa la poesia di Alberto Bertoni, Thriller. “E io resto lì, di sbieco/ assisto a uno sfacelo/ d’azzurro cinerino e del giallo più spento/ che mi colpisce all’occhio destro/ rifluisce nel tempo, mi fa spazio/ col gomito teso quando sento/ l’urto degli atomi nel cosmo/ il buio come cibo”. I versi, così come l’intero componimento, restituiscono le atmosfere angoscianti e la condizione solitaria dell’uomo attraverso parole accostate in maniera musicale ed efficacie. Oltre a Bertoni, molti sono stati i poeti coinvolti: c’erano Antonella Anedda, Mario Benedetti, Massimo Bocchiola, Franco Buffoni, Maria Grazia Calandrone, Pierluigi Cappello, Anna Maria Carpi, Maurizio Cucchi, Stefano Dal Bianco, Milo De Angelis, Umberto Fiori, Biancamaria Frabbotta, Silvio Ornella, Antonio Riccardi, Davide Rondoni, Mario Santagostini, Gian Mario Villalta, Giacomo Vit. Infine, la mostra si limita a dar spazio alla produzione recente dell’artista, esponendo i dipinti del 2009, con qualche eccezione datata 1997. 19


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Tutte le opere hanno, come comune denominatore, l’inquietudine esistenziale e la solitudine umana, di fronte a una natura più matrigna che madre. Uno spessore artistico che andrebbe certamente messo in risalto, dando ai lavori presentati in questa sede uno spazio più consono. E, senza nulla togliere allo spirito dissidente di Vietri, anche un’eco mediatica maggiore. Dell’evento, infatti, si è parlato pochissimo. Sarebbe auspicabile una maggiore coesione tra l’ufficio stampa comunale, le associazioni che si occupano di arte contemporanea in zona e gli enti che sviluppano tali iniziative. Altrimenti, il tutto rischia di passare sotto silenzio. Data la rilevanza dell’artista coinvolto, sarebbe davvero un peccato. Sono, persone non cose Pordenone, Biblioteca civica La mostra è visitabile fino al 31 ottobre 2012. Per informazioni su orari e visite: www.comune.pordenone.it

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“Fiato d’artista” - Oltre il muro: l’arte urbana di Santy Sonia Cosco

Santy, Fortitudo Mea in Coloris - Pittura - Fantasia - Visionario - Acrilico - Altro 400x400 cm - 2011

Classe 1979, milanese d’adozione, diploma all’accademia di belle arti di Brera, Santy (nome d’arte di Lorenzo Argenziano) è una figura di spicco del movimento dell’arte urbana. Dalla pittura all’affissione, dai dipinti murali alla grafica d’arte, è noto per mischiare tecniche tradizionali con diversi metodi espressivi. Le definizioni gli stanno strette e gli strumenti che preferisce sono il pennello e la sgorbia che serve per incidere incavando le lastre per poi creare stampe calcografiche. Da pochi anni ha scoperto il micromosaico in plexiglass e usa tecniche pittoriche mischiate con collage e stampe serigrafiche, ma la sua passione rimane l’incisione. 21


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La cosa che mi ha colpito nei tuoi lavori è la forza del gesto che sa però coniugarsi a grande tecnica, sensibilità e narratività, elementi rari da trovarsi insieme... Mi piace molto comunicare e far riflettere su argomenti profondi e a volte abbastanza controversi. Per portare lo spettatore a ragionarci su, senza usare modalità eccessivamente provocatorie che risulterebbero dozzinali e richiamerebbero un’ attenzione di superficie, prevenuta, curo molto oltre l’idea che sta alla base della volontà di comunicare e che cerco di rendere sempre più pungente e raffinata al tempo stesso, l’aspetto della forma e della composizione. Non per questo rinuncio alla forza del gesto. Vorrei condividere con te una riflessione sulla percezione generale verso la street art. Forse, la diffidenza che si prova nei suoi confronti è in parte derivata dalla mancanza di professionalità di alcuni writers, la cui forma di creatività è più un’esibizione di aggressività, che un’espressione qualitativamente artistica. Cosa ne pensi? Il writing è un’espressione dalla doppia valenza. Purtroppo l’errore che si fa spesso è guardarlo da una sola angolazione, quella negativa, e spesso si carica molto su questo tasto. È un fenomeno sia artistico che sociale, bisogna sempre ricordarsi che esso nasce come elemento di rivalsa personale, umana, da parte di giovani spesso senza lavoro, senza prospettive, che vivono in ambienti sociali difficili senza sbocchi per la propria creatività e soprattutto costantemente bombardati da messaggi pubblicitari e di cultura spazzatura, e cercano una reazione. L’aggressività rispetto allo spazio pubblico è frutto di questo quadro e se non è sempre condivisibile (mai nel caso si intacchino monumenti, palazzi storici o opere d’arte), è sbagliato criminalizzarla eccessivamente, si tratta pur sempre di segni su un muro che spariscono con una mano di tempera. La vostra attività è spesso legata a situazioni limite. Ci puoi raccontare qualche episodio significativo? Sono tantissimi gli aneddoti curiosi capitati in anni di attività, penso che si possano dividere un po’ per genere, le persone strane e 22


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a volte tanto vere che si incontrano di notte in strada, la gente che vive nei treni che vai a dipingere, la gente che apprezza quello che fai e ti fa da palo, la gente che disprezza e ti insulta in ogni modo, quella che chiama la polizia guardando storto da dietro le persiane, le amicizie nate e cementate in questo ambiente, le esperienze tragicomiche come piedi o braccia incastrati in cancelli nell’atto di scavalcarli, la meraviglia da parte di alcuni spettatori, specialmente anziani, la brutalità di alcuni agenti di polizia, ho visto tanti schiaffi e anche puntare l’arma in faccia a ragazzini di sedici anni per dei disegni su di un muro. Più in generale soprattutto da ragazzino la cosa che ci faceva sentire diversi e ci faceva stare bene era la soddisfazione nel seguire e vedere crescere la propria espressione, mentre accanto i tuoi coetanei pensano solo a discoteche e droghe. Mega cartelloni pubblicitari che invitano al consumo sì, ma street art che invita a suggestioni, no. Milano è capace di offrire spazi di creatività autentica? Purtroppo sembra di no, ogni qualvolta che ci si prova il paletto imposto dallo sponsor o il bigottismo e perbenismo diffuso inceppano la macchina organizzativa, altro fattore negativo sono i presunti esperti di “street art” o arte urbana milanese, galleristi, venditori o quant’altro che poco ne capiscono. D’altronde l’operosa Milano ha unito l’utile al dilettevole e si sta specializzando nel creare una serie di personaggi tipici: ‘street artist da tram’, buoni per creare pubblicità da applicare sui mezzi pubblici. Progetti in corso? Al momento sto esponendo dei lavori all’interno della rassegna di giovani artisti ComoOn a Como, dal 12 ottobre al 4 novembre. L’evento si svolge in diverse piazze della città e i miei lavori saranno installati nel centro storico. Per il resto, per il momento, sto pianificano eventi futuri, tra gli altri segnalo l’edizione di quest’anno di ‘Inchiostro d’autore’ a Savona, al quale sarò onorato di partecipare. Qual è il muro ideale che Santy sta aspettando di dipingere? Un muro che mi dia l’emozione giusta per farmi capire che vale la pena intervenire per lasciare qualcosa a chi passerà di lì. 23


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Santy, Cittadino

[stam-pia-mo]v.tr. Non è una parola inventata, ma è la parola che suscita gioia e un brivido di emozione per l’incognito che sarà, lo spartiacque tra la preparazione e l’azione finale, è spesso detta tra stampatore e artista o tra artisti stessi, ed è una parola per me carica di emozione e aspettative. Santy

www.pastaman.it AA VV Dizionèuro 2012 24


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Nèurastenie - #Cinema Anna Castellari

#Pordenone

Da ormai trenun anni il Festival del Cinema Muto si tiene a Pordenone, cittadina del nordest italiano che per una settimana si trasforma in una città cosmopolita. L’importanza del festival è tale che arrivano appassionati e cinefili da tutto il mondo. Tra gli eventi di quest’anno, il bicentenario della nascita di Charles Dickens, e quindi una mostra dedicata all’autore britannico: la lanternista padovana Laura Minici Zotti ha prestato la sua collezione di lanterne magiche a tema “Charles Dickens in Veneto”. Si proietta anche Oliver Twist di Frank Lloyd (1922), si chiude sabato 13 con Greta Garbo nei panni di A woman of affairs di Clarence Brown (1928). Dove e quando

Pordenone, Teatro Verdi, Piazza XX Settembre 6-13 ottobre 2012

Info e contatti

Orari: Tutti i giorni dalle 9 alle 24 Ingresso: 6 euro intera giornata, 8 euro biglietto serale, 15 euro serate speciali sito web: www.cinetecadelfriuli.org/gcm 25


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#Trieste

Anticipiamo queste date. Il Festival del Cinema Latinoamericano che si tiene a Trieste dal 20 al 28 ottobre. Per il XXVII anno, infatti, nella città del nordest italiano si tiene un festival di film provenienti dall’area ispanoamericana, che con una giuria di esperti premia i film in concorso. Il programma di questa edizione sarà diffuso prossimamente sul sito web del festival. Dove e quando

Trieste, Teatro Miela 20-28 ottobre 2012

Info e contatti

sito web: www.cinelatinotrieste.it e-mail: apclai@yahoo.it

#Istrana (TV)

Sensazioni, emozioni impresse nella memoria digitale di una telecamera nate nella mente di giovani registi e mostrate con orgoglio al mondo. Da tredici anni, Fiaticorti si lascia attrarre da tutto questo, dai cortometraggi che ogni anno affollano il suo archivio, dalle risate e le parole del numeroso pubblico. Fiaticorti Film Festival è un concorso internazionale per cortometraggi che si svolge ogni anno a Istrana (TV). Quest’anno 26


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accoglie tra le sue braccia le opere prodotte dopo il 1° gennaio 2011: ha aperto i battenti in settembre con i suoi eventi e le sue serate di rassegna per culminare nella grande serata di premiazioni del 26 ottobre 2012. Dove e quando

Istrana, Piazzale Roma 12, 19 e 20 ottobre Premiazione il 26 al cinema dell’Aeroporto militare di Istrana.

Info e contatti

Orari: Tutte le proiezioni iniziano alle 21 sito web: www.fiaticorti.it e-mail: info@fiaticorti.it

#Ferrara

The Scientist videoarte 2012. Il festival è organizzato dall’Associazione culturale “Ferrara Video&Arte” con curatori e partnership internazionali; privilegia opere video che provengono dagli ambiti universitari, delle accademie di Belle Arti, Art college e che mostrano un uso consapevole del linguaggio video digitale contemporaneo. Giunto alla VI edizione, mettendo in sinergia capacità realizzative, sensibilità artistiche e nuove progettualità ha fatto ripartire un percorso artistico sul video concettuale e sulle arti elettroniche a Ferrara, città prestigiosa per la produzione e diffusione di videoarte. Si articola in tre sezioni: Universitaria e Accademie di Belle Arti (a cura di Ada Patrizia Fiorillo e Vitaliano Teti); Video digital Art, con una selezione di video artisti internazionali; V-Art, selezione delle migliori produzioni video degli ultimi due anni di artisti con base Ferrara. Ospite quest’anno Marinella Senatore, omaggi al regista Antonioni. Dove e quando

Info e contatti

Ferrara, Porta degli Angeli 6 e 12-13-14 ottobre 2012

Ingresso: gratuito sito web: www.thescientistvideo.net 27


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#fuoritema

Per l’hashtag fuoritema parliamo di un evento davvero micro, e felice di esserlo, organizzato da BOLO Paper e Branchie. Micro perché gli editori, tutti di libri illustrati, non sono piccoli: di più. Micro perché gli editori coinvolti sono appena venti. Micro perché in un microtempo, pochi minuti, ci sarà la possibilità di cimentarsi nella creazione di una fanzine. E poi, Micro sarà la mostra delle fanzine realizzate dai venticinque partecipanti al workshop Lost in Milan. Insomma, se ve lo diciamo noi che sono piccoli, c’è da crederci. Ah, dimenticavo: Micro è anche il nome del festival. Microfestival.

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Dove e quando

Info e contatti

12-14 ottobre 2012 Milano, Spazio Superground via Dionigi Bussola 4

Orari: venerdì 12 ottobre dalle 18 alle 25, sabato 13 dalle 15 alle 24, domenica 14 dalle 15 alle 22 Ingresso: gratuito sito web: www.microfestival.it e-mail: info@microfestival.it


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