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GUIDA ALL'OPERA

WERTHER Le Opere

by Giorgio De Martino


COSA È È un Drame lyrique in quattro parti, una storia tragica eppure dolcissima che trasferisce sulla scena lirica, attraverso una sensibilità squisitamente francese, il celeberrimo, omonimo romanzo d’iniziazione tedesco. Il personaggio che dà il nome all’opera è il prototipo dell’eroe del primo romanticismo, sensibile, triste, amante appassionato. Timbri soffusi, morbidezze pastello, ed una rosa di sentimenti evocati sempre con impagabile eleganza e raffinatezza: questo ed altro è il Werther, capolavoro di fine Ottocento che ripropone quel clima (che alterna malinconia ed esaltazione) proprio del movimento culturale dello Sturm und Drang che cent’anni prima aveva aperto la strada al romanticismo. Il Werther va in scena il 16 febbraio 1892 presso la “Hofoper” di Vienna.

COSA RACCONTA Il giovane Werther ama Charlotte. Lei però, per senso del dovere, sposa Albert. Solo quando Werther, disperato, decide di suicidarsi, Charlotte gli confida il suo amore… Ambientato a Wetzlar, da luglio a settembre d’un imprecisato anno della decade tra 1780 e 1789, il dramma si consuma nella descrizione di un incontro fatale, quello appunto tra Charlotte e Werther. I due si amano dal primo momento, ma la ragazza è già promessa al tranquillo Albert. Quest’ultimo, pur dubitando dei sentimenti di Werther, lascia che i due si frequentino. Charlotte è sempre più attratta dal giovane Werther, si innamora ed infine non si oppone ad un bacio clandestino. Incapace di dominare la propria passione e con la terribile certezza di non poter comunque avere per sé l’amata Charlotte, Werther finge di dover partire per un viaggio e si toglie la vita.

CHI HA SCRITTO LA MUSICA È Jules Massenet, compositore francese nato a Saint-Étienne il 12 maggio 1842 e morto a Parigi il 13 agosto 1912, ultimo figlio d’un ex ufficiale diventato industriale, proprietario di una piccola fabbrica di falci. Primo importante trampolino verso la carriera è la vittoria da parte del giovane Massenet del Prix de Rome nel 1863: la borsa di studio gli permette di trascorrere un periodo in Italia e dedicarsi alla composizione. Jules Massenet in gioventù è pianista e timpanista, poi insegnante al Conservatorio di Parigi. La sua produzione comprende ventisei opere teatrali (tra le più famose, oltre al Werther, Manon, Thaïs e Don Quichotte), oltre a molta musica sinfonica e cameristica. Artista attento alle mode, ai gusti del pubblico, ed anche alla gestione pubblicitaria della propria immagine, è un vero stacanovista, capace di lavorare oltre quindici ore al giorno sulle proprie composizioni. Grande melodista, Massenet riesce a pervadere di toni soffusi ed intimisti qualunque soggetto egli affronti, attraverso una lieve sensualità distribuita preferibilmente in paesaggi malinconici, tratteggiati sempre con inimitabile raffinatezza e con una tavolozza coloristica tale da assicurare un totale coinvolgimento da parte dell’ascoltatore.


UN NUOVO MODO DI CONCEPIRE L'OPERA Il teatro musicale di Massenet tendenzialmente rifiuta l’eccessivo virtuosismo vocale, ma anche lo schematismo melodico dei “pezzi chiusi”. Viene invece privilegiata una continuità ariosa, legata alla prosodia della lingua francese, sempre garbata ed “elastica”. È un tipo di opera (“lirique”) che prende le distanze dai generi quali il Grand Opéra coi suoi fastosi scenari ed intrecci, con la sua spettacolare epicità, ma anche dalla ormai desueta Opéra Comique, col suo mix tra musica e recitazione. Capostipite del rinnovato modo di intendere l’opera è Charles Gounod, col suo Faust del 1859. Anche in questo caso, la fonte letteraria è goethiana, ed il modello letterario viene piegato ad una versione fortemente sentimentale ed intimistica. Tra gli altri compositori di medesima linea poetica, Ambroise Thomas (insegnante di Massenet), ma anche il Georges Bizet di Les Pêcheurs de perles.

STORIA DELLA STORIA Il testo che ha ispirato il capolavoro lirico di Massenet è il romanzo epistolare intitolato Die Leiden des jungen Werther (I dolori del giovane Werther) scritto da un venticinquenne Johann Wolfgang von Goethe, nel 1774. Il libro, pubblicato per la prima volta l’anno stesso, è insieme opera letteraria e fenomeno sociale che non ha uguali in tutta la storia della letteratura. Nelle sue lettere (che portano il lettore ad assumere la parte del confidente dello scrittore), l’eroe Werther descrive l’esperienza di un’energica liberazione interiore, tradotta simultaneamente per mezzo di una fusione mistica con la natura, e dell’ebbrezza di un amore. E tuttavia, a causa delle condizioni nelle quali è obbligato a vivere, la liberazione si trasforma in costrizione, diventa un legame che solo la morte può sciogliere.

UN ROMANZO SENZA TEMPO Un’intera generazione, alla fine del ‘700, si identifica nel destino di Werther, vedendo in lui il riflesso della propria condizione, espressione della contraddizione tra le sublimi aspirazioni a una vita piena e nobile da un lato, e dall’altro, un mondo fatto di barriere sociali, di quel vuoto che schiacciava la borghesia. Il messaggio di Werther tuttavia oltrepassa i problemi della generazione dello Sturm und Drang, come testimoniano, anni dopo, le parole dello stesso poeta: «Il ruolo di Werther, tanto discusso – scrive Goethe – non appartiene al cammino della cultura mondiale, piuttosto appartiene al corso della vita di ciascun individuo, che equipaggiato con un innato senso di libertà, è obbligato ad inserirsi nelle norme costrittive di un mondo obsoleto. Le barriere che ostacolano il raggiungimento della felicità, così come le frustrazioni delle speranze, non sono mali che appartengono ad un’epoca in particolare, ma ad ogni singola persona. Ed in effetti sarebbe triste se ciascuno non avesse, una volta nella vita, conosciuto un periodo in cui gli sarebbe sembrato che Werther fosse stato scritto unicamente per lui».


DAL LIBRO AL PALCOSCENICO Il successo sensazionale del Werther porta nel giro di pochi anni ad una serie di adattamenti scenici, in forme persino bizzarre, come le figurine in cera o addirittura gli spettacoli di fuochi artificiali che ripropongono l’incontro di Werther e Charlotte in paradiso! Nel nome di Werther vengono scritte tragedie, vaudeville, parodie e farse. In una pièce drammatica dell’inizio del XX secolo, il personaggio di Werther è incarnato dalla mitica attrice Sarah Bernhardt. La maggior parte degli adattamenti drammatici sono in tedesco, ma ve ne sono anche in altre lingue.

DAL LIBRO AL DRAMMA LIRICO Il nome di Goethe spicca sui cartelloni lirici parigini già dai tempi del Faust di Gounod (del 1858) e di Mignon di Thomas. È dunque garanzia di successo, in Francia, come ben sa l’editore musicale e librettista Georges Hartmann, un personaggio di grande intelligenza, in grado di reclutare Bizet, Charpentier, Lalo ed anche Debussy. Hartmann pare abbia astutamente progettato di avvicinare il suo autore preferito, Jules Massenet, a I dolori del giovane Werther, attraverso uno stratagemma. Il romanzo epistolare goethiano è, a quel tempo, scarsamente frequentato dai compositori. Si contano tre tentativi lirici, di non particolare rilievo artistico: Werther e Charlotte di Rodolph Kreutzer (del 1792), Charlotte e Werther di Carlo Coccia (del 1814) ed un Werther di Raffaele Gentili (del 1862). Hartmann accompagna il compositore a vedere il Parsifal di Wagner a Bayreuth, col segreto scopo di inserire una deviazione sulla via del ritorno. Infatti passano da Wetzlar, nei luoghi dove Goethe ha concepito ed ambientato il romanzo d’iniziazione. Lo stesso Massenet racconta: «visitammo la casa dove Goethe aveva concepito il suo immortale romanzo. Già conoscevo le lettere di Werther, e ne avevo conservato un ricordo commosso. Vedermi in quella medesima casa, che Goethe aveva reso celebre facendovi vivere l’amore al suo eroe, mi impressionò profondamente. Io ho quanto può completare la visibile emozione che provate, mi disse Hartmann uscendo. E tirò fuori dalla tasca un libro, che era appunto la traduzione francese del romanzo di Goethe».

IL LIBRETTO D'OPERA La realizzazione del libretto d’opera viene affidata a Èdouard Blau e Paul Milliet (con la collaborazione dello stesso Hartmann). Milliet ha lasciato una interessante testimonianza su cosa il compositore ed il pool di letterati cercassero, all’interno del testo: «In Werther è il dramma umano in cui si mescola l’incanto e la desolazione della natura. L’immensità del mondo con i suoi mormorii incantevoli o flebili, con le sue armonie, le sue luci e le sue ombre, ha l’aria di associarsi alle sensazioni, alle idee, alle sofferenze dell’eroe». Quanto al finale tragico, «lo scioglimento del Werther è la liberazione, è la salvezza. Werther muore nella ferita interiore. Quando la notte di natale scende su di lui, una luce di perdono


dissipa le ombre in cui scompare il mondo e , per Werther come per Tristano, la musica delle anime comincia a cantare nel silenzio ove le voci mortali hanno taciuto». I librettisti condensano la storia di Werther in quattro situazioni separate, nelle quali il carattere discontinuo si traduce già attraverso i titoli degli atti: “La maison du Bailli” (La casa del Podestà), “Les Tilleuls” (I tigli), “Charlotte et Werther” (Charlotte e Werther). Il quarto atto è suddiviso in due quadri: “La nuit de Noël” (Vigilia di Natale) e “La mort de Werther” (La morte di Werther). Ricordiamo come i tigli – sotto le cui fronde tante storie d’amore si sono consumate – siano gli alberi più cari al romanticismo.

PERCHÉ LA “PRIMA” A VIENNA? Dopo alcuni anni di gestazione, e dopo un biennio necessario per la stesura vera e propria, nel maggio 1887 Jules Massenet, terminata la partitura, va a trovare il direttore dell’Opéra Comique, Léon Carvalho, e gli propone la nuova opera eseguendola al pianoforte, cantandone tutte le parti vocali. Carvalho trova il lavoro particolarmente introverso e non mostra particolare entusiasmo, in quanto probabilmente viene delusa l’aspettativa d’una partitura sulla falsariga della Manon. A spazzare via ogni speranza di rappresentare il Werther, ci pensa dopo poche ore una disgrazia: un incendio che la notte successiva all’incontro danneggia irrimediabilmente il teatro, allontana definitivamente la possibilità d’una prima esecuzione parigina. Passano alcuni anni, e grazie all’interessamento di un tenore (Ernest van Dyck), la partitura viene infine accolta dall’Opera di Vienna, che allestisce la nuova opera il 16 febbraio 1892. Tra il pubblico, anche Johannes Brahms ed il temutissimo critico Eduard Hanslick. L’allestimento viennese solleva forti perplessità, soprattutto in ragione del fatto che il libretto si è preso non poche libertà rispetto al romanzo di Goethe. Inoltre la lettura di Massenet pone l’accento sullo sfondo colorito della vita familiare tedesca, rappresentando in maniera geniale e pungente la mentalità piccolo-borghese del biedermeier e la generale incomprensione nei confronti dei sentimenti di Werther.

IL DEBUTTO FRANCESE Nel frattempo l’Opéra Comique torna finalmente agibile. Ed il suo direttore scrive un biglietto al compositore, che così recita: «Rientrate da noi e fate rimpatriare questo Werther che, con la vostra musica aveter reso francese». Il teatro parigino accoglie finalmente – il 16 gennaio 1893 – l’opera di Massenet. E nonostante una tormenta di neve costringa a pernottare in teatro un buon numero di spettatori, la prima francese viene salutata con molto calore. Il titolo, ugualmente, farà fatica ad imporsi in patria: dopo la prima serie di rappresentazioni del 1893, riapparirà dopo ben dieci anni. Per poi divenire nel nuovo secolo – insieme a Manon – l’opera più popolare e stimata di Massenet (nel 1938, raggiungerà le 1000 rappresentazioni). Un’opera che ha resistito anche in periodi in cui l’interesse per la quasi totalità dell’opera di Massenet era in calo costante. Negli anni 70, infine, la grande rinascita del Werther, grazie anche alle registrazioni discografiche.


WERTHER SECONDO MASSENET L’opera lirica e quella letteraria sono in questo caso entità assolutamente autonome. Sottolinea in proposito il musicologo Maurizio Modugno, come «il Werther di Goethe si muove nell’ambito di un protoromanticismo autobiografico, o meglio: segna il sontuoso inizio di un genere, quello dei romanzi di iniziazione, delle storie di educazione sentimentale, che propongono – dietro un episodio di vita vissuta – un apologo morale, l’espressione di un giudizio sulla propria parabola spirituale da condannare. Goethe adombra in Werther se stesso e un suo amore giovanile: il suicidio del protagonista è metafora di una propria morte interiore (…). Massenet invece guarda a tutt’altri orizzonti. Non gli interessa “finalizzare” il dramma ad una crescita interiore, né proiettare se stesso in una esperienza simbolica, bensì porre sotto osservazione – spietata e insieme coinvolta – il soggetto e l’oggetto di una passione, senza emettere sentenze, ed anzi sposando segretamente le cause del perdente».

UN TEATRO MUSICALE “DA CAMERA” L’azione del drame lyrique si incentra – in un crescendo tragico che si avverte lungo l’intera opera – sui due protagonisti, Werther e Charlotte, rispettivamente tenore e mezzosoprano. La storia propone poi un antagonista (Albert, baritono), ed una figura che, pur d’una certa importanza, teatralmente potremmo definire la “spalla”: Sophie, soprano, sorella minore di Charlotte. Niente coro, in quest’opera, ad eccezione di quello di voci bianche, che intona il celebre canto natalizio. Un’opera, il Werther, che è stata definita “da situazioni al chiuso”, una sorta di teatro da camera, intimo e palpitante. Massenet sembra mirare ad annientare i segnali legati alla connotazione temporale: pur se l’ambientazione è coerente a quella goethiana, il “Settecento” non viene mai evocato. C’è chi legge l’operazione del compositore francese come di grande modernità, in quanto verrebbe a fotografare la provincialità propria della borghesia perbenista della Terza Repubblica.

CHARLOTTE I librettisti del Werther di frequente pongono l’accento su fatti che non sono espliciti nel romanzo e che lo scrittore ha lasciato all’immaginazione del lettore. In particolare, i sentimenti di Charlotte verso Werther, che il libro lascia giusto intravvedere, sono resi espliciti nell’opera. Qui Charlotte è legata al marito non solo dalla promessa di matrimonio ma anche dal giuramento fatto alla madre in fin di vita. Il significato dell’opera può essere riassunto nella serie dei quattro duetti tra Charlotte e Werther, nel corso dei quali è possibile seguire il percorso della giovane donna, da creatura innocente ad eroina che negli ultimi istanti di vita di Werther riconosce i propri sentimenti più veri. Se i primi tre duetti terminano con la separazione, nel quarto si arriva finalmente al riconoscimento dell’amore reciproco.


L'ORCHESTRA NEL WERTHER Fin dalle prime note del Preludio che apre il Werther, nel corso del quale si scontrano due cellule tematiche emotivamente opposte (la prima è in tonalità minore, appassionata e costruita sul cromatismo, la seconda è in tonalità maggiore e decisamente contemplativa), verifichiamo come l’anima contraddittoria del protagonista sia testimoniata e messa in evidenza dalla musica orchestrale. In Werther l’orchestra diventa una sorta di cassa di risonanza del sentimento. È stato notato come la trattazione orchestrale da parte di Massenet, con la sua gamma di toni autunnali, abbia come riferimenti il sinfonismo di Robert Schumann e di Johannes Brahms. Ma anche certe astuzie espressive di Pyotr Ilyich Ciajkovskij ed una predilezione cromatica d’ambito wagneriano.

IL RUOLO DELL'AMBIENTE NEL WERTHER Nel Werther di Massenet l’ambiente gioca un ruolo importante: viene evocata l’atmosfera, piena di armonia e di affetto, della famiglia del padre di Charlotte e dei loro vicini. Armonia che serve da contrasto alla passione devastante ed alla situazione senza uscita dei nostri eroi. L’antitesi delle due sfere è la base drammatica dell’opera lirica. Il colore locale è usato in misura intima, quando vengono evocati gli squarci gioiosi (dal Natale dei bambini ai bevitori, al canto di Sophie). Un “pittoresco” interrotto puntualmente attraverso lo scavo nei sentimenti di Werther e Charlotte.


Le Opere

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