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IL CIRCO CON GLI ANIMALI LUOGO DI PRIVAZIONI E SCUOLA DI VIOLENZA

Un dossier di Nemesi Animale - Autunno 2012


CIRCO CON GLI ANIMALI - Luogo di privazioni e scuola di violenza

SOMMARIO DEL DOSSIER Pagina 3 - INTRODUZIONE Pagina 4 - CIRCHI CON ANIMALI: ALCUNI NUMERI Pagina 6 - UNA VITA DA SCHIAVI Pagina 8 - L’ADDESTRAMENTO Pagina 10 - EDUCARE ALLA VIOLENZA Pagina 12 - AGEVOLAZIONI AI CIRCHI – I FINANZIAMENTI STATALI Pagina 13 - EFFETTI COLLATERALI DEI CIRCHI – RIFIUTI ED AFFISSIONI Pagina 14 - CONTRASTARE LO SFRUTTAMENTO – L’ESEMPIO DI ALESSANDRIA Pagina 20 - LEGENDA NORMATIVE ESISTENTI Pagina 22 - LE ORIGINI DELLO SPETTACOLO CIRCENSE “TRADIZIONALE”

Simili esercizi innaturali per gli animali sono solo atti di sottomissione alla frusta e all’imposizione del domatore.

Nemesi Animale nasce per creare un cambiamento culturale e sociale nel rapporto tra umani e animali. Il messaggio di eguaglianza che finora ha cercato di abbracciare tutti gli umani vogliamo estenderlo anche ai non-umani con cui condividiamo questo pianeta, che cessano così di essere risorse da sfruttare, merci da vendere, prodotti da far riprodurre, diventando individui senzienti con il diritto ad una vita libera da ogni forma di schiavitù e sofferenza imposta. Sito: www.nemesianimale.net - Mail: info@nemesianimale.net - Tel: 342-0509174 2


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INTRODUZIONE Il circo è uno spettacolo che piace a tutti, grandi e bambini. E’ fatto di luci, colori, musica, clown, risate ed acrobati che sanno stupire. Da sempre si parla della sua atmosfera magica, che non smette di affascinare. Nel circo però non tutti si esibiscono volontariamente. Gli animali sono prigionieri in gabbie, legati alla catena, lontani dal loro habitat naturale, obbligati a compiere perfomances assurde contro la loro volontà e la loro indole. Perfino gli applausi non sono vissuti come un complimento, ma come una delle tante fonti di paura e disagio. Per loro la sofferenza e il terrore non si limitano alle poche ore di spettacolo settimanale. Si parla di una vita perennemente in piccole gabbie o nel retro di camion, fatta di estenuanti viaggi, così come di addestramenti crudeli, documentati più volte nella loro efferatezza. Si tratta forse proprio di una delle più eclatanti forme di sfruttamento degli animali, proprio perché stravolge l’intera vita di esseri viventi solo per soddisfare la curiosità di qualcuno di osservarli, avvicinarli, divertirsi vedendoli fare cose “ridicole” o pericolose performances. Visto inoltre l’impatto sui bambini di spettacoli in cui gli animali vengono ridicolizzati, derisi e maltrattati, che molti psicologi reputano assolutamente negativo e scuola di violenza, una scelta etica di rispetto verso gli animali si dimostra anche un passo importante per lo sviluppo di una comunità umana migliore. Con questo dossier abbiamo voluto fornire uno strumento per comprendere cosa si nasconde in realtà oltre i tendoni e le luci dei circhi con animali che spesso si attendano e offrono spettacoli nel Vostro Comune. Ne proponiamo la lettura per conoscere le motivazioni per cui una crescente parte degli italiani si oppone all’uso di animali in questi spettacoli e molte amministrazioni comunali e regionali hanno deciso di porvi severi limiti, andando invece a promuovere quei circhi che non ne comportano la sofferenza e la prigionia. Tra gli ultimi capitoli di questo dossier troverete esempi di ordinanze comunali e una legenda sulle normative esistenti in materia. Deridere, sfruttare, torturare e imprigionare gli animali non è più comunemente accettato. E’ venuta dunque l’ora di un cambiamento. Un cambiamento che può passare anche da una scelta del Vostro Comune. Nemesi Animale

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ALCUNI NUMERI > In Italia si contano in attività circa 100 circhi, comprese le mostre faunistiche itineranti e i circhi acquatici. > Complessivamente, si stima che essi detengano circa 2000 animali. E’ purtroppo molto difficile quantificare con esattezza il numero di individui detenuti, sia perché spesso sfuggono al controllo uccelli, rettili e pesci, che sono aumentati in maniera esponenziale negli ultimi anni con il crescere dei circhi acquatici, sia perché è prassi consolidata tra i circhi scambiarsi e cedersi a vicenda animali tra una tournée e l’altra, senza contare quelli che scompaiono o compaiono durante le permanenze all’estero, come ad esempio (ed è solo un caso fra tanti) le due elefantesse del circo Nicolay Montecarlo, sequestrate nel 2000 addirittura con l’aiuto dell’esercito perché gravemente malnutrite e perché prive di qualsiasi documentazione. Ecco come la racconta Ferrandino, il proprietario del circo: «Quando siamo partiti, 14 anni fa, avevamo due elefanti, che poi sono morti. Nove anni fa, negli Emirati Arabi, abbiamo fatto cambio con un circo indiano: noi abbiamo dato orsi e scimpanzé, loro le due elefantesse.” Animali come pacchi postali da spostare a destra e manca senza complimenti. > Secondo un sondaggio Eurispes del 2011 soltanto poco più del 10% degli italiani giudica favorevolmente la presenza degli animali nei circhi. > In Italia lo stato continua a finanziare cospicuamente i circhi con animali, nonostante la crescente consapevolezza della crudeltà di simili spettacoli e la sempre maggiore sensibilità da parte delle persone, Ogni anno vengono stanziati più di 6 milioni di euro ai circhi (per maggiori dettagli si veda pagina 12). > Ad oggi, i paesi che vietano in tutto o parzialmente l’impiego di animali sono: Argentina (divieto dell’utilizzo degli animali a Buenos Aires ed in altri 19 distretti) Australia (divieto totale o parziale all’utilizzo di tutti gli animali in 34 distretti) Austria (divieto di utilizzo di tutti gli animali selvatici) Bolivia (divieto di utilizzo di tutti gli animali) Bosnia (divieto di utilizzo di tutti gli animali) Brasile (12 giurisdizioni municipali hanno divieti totali o parziali, incluso un divieto totale a Rio de Janeiro) Canada (divieto totale o parziale in 20 giurisdizioni municipali) Cile (divieto di utilizzo di tutti gli animali a Santiago) Colombia (divieto nazionale dell’utilizzo di tutti gli animali selvatici) Costa Rica (divieto nazionale dell’utilizzo di tutti gli animali selvatici) Croazia (divieto di utilizzo di tutti gli animali in 21 giurisdizioni comunali) Danimarca (divieto di utilizzo di tutti gli animali selvatici) Ecuador (divieto di utilizzo di animali nati in cattività, restrizioni sull’uso di animali esotici e sulla loro importazione) Estonia (divieto di utilizzo di tutti gli animali selvatici) Finlandia (divieto di utilizzo di tutti gli animali selvatici) Grecia (divieto di utilizzo di tutti gli animali) India (divieto nazionale parziale all’utilizzo degli animali nei circhi) Irlanda (divieto di utilizzo di animali a Corck e Fingal) Israele (divieto nazionale dell’utilizzo di tutti gli animali selvatici e divieto di tutti gli animali in 3 distretti) Malta (divieto di utilizzo degli animali elencati nel CITES) Nuova Zelanda (divieto dell’utilizzo degli animali selvatici in 3 distretti) Paraguay (divieto all’utilizzo di animali selvatici) Perù (divieto di utilizzo di animali selvatici) Polonia (divieto di utilizzo degli animali selvatici)

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Portogallo (divieto di utilizzo di grandi primati e di acquisizione e addestramento degli animali elencati nel CITES) Regno Unito (oltre 200 giurisdizioni municipali hanno divieti ai circhi con animali ed il divieto su tutto il territorio nazionale è attualmente in discussione) Repubblica Ceca (divieto parziale all’utilizzo di animali) Singapore (divieto di utilizzo degli animali selvatici) Slovacchia (divieto di utilizzo degli animali elencati nel CITES) Spagna (divieto degli animali selvatici a Barcellona e Blanes) Svezia (divieto di utilizzo degli animali selvatici) Taiwan (divieto di importazione di animali selvatici protetti) Ungheria (divieto all’utilizzo di animali catturati in natura, divieto di acquisto e addestramento di elefanti, primati e di tutti gli animali elencati nel CITES) USA (divieto dell’utilizzo di tutti gli animali in 20 giurisdizioni municipali) > I Comuni italiani con ordinanze a favore degli animali Anche in Italia ci sono amministrazioni locali che hanno deciso di ascoltare le voci di dissenso dei propri cittadini ed adottare regolamenti restrittivi che, pur non essendo in contraddizione con la legge nazionale che impone loro di garantire spazi per gli attendamenti dei circhi, impediscono di fatto a questi ultimi di poter stazionare sul loro territorio (come descritto a pagina 14 nel capitolo sul comune di Alessandria). Ecco un elenco dei comuni italiani che ad oggi hanno dato segno di rispetto per la sensibilità dei propri cittadini e per la dignità degli animali: Alessandria Modena Mantova Fiano Romano (RM) Castelnuovo Scrivia (AL) Sassuolo (MO) Pescara Genova Faenza Civita Castellana (VT) Rimini

Campobasso Gioia del Colle (BA) Arese (MI) Bollate (MI) Pogliano Milanese (MI) Buccinasco (MI) Corsico (MI) Cesano Boscone (MI) Cinisello Balsamo (MI) Pesaro

> Questi i comuni che al momento ne stanno valutando l’applicazione: Imola Arco Pordenone Brindisi Treviso Fiumicino Milano Torino

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UNA VITA DA SCHIAVI Ogni volta che vien loro contestato il fatto che la vita a cui sono costretti gli animali nei circhi è contraria alla loro natura, i circensi rispondono che, da un lato, si tratta di animali nati sempre e solo in cattività e, dall’altra, che essi vengono trattati benissimo, e vivono sicuramente meglio nel circo che nel loro ambiente naturale, avendo cibo assicurato, un riparo, una casa. Cerchiamo di capire come stanno veramente le cose. Moses, babbuino prigioniero del Circo Roma, tenuto incatenato al collo anche nella sua gabbia.

La “casa” dell’ippopotamo del Circo Roma

Circo Bellucci-Orfei: questo cavallo viene tenuto tutto il giorno legato e presenta evidenti segni patologici, come i continui movimenti stereotipati. (foto Nemesi Animale 2012)

Circo di Barcellona: una tigre maschio e una leonessa vivono nella stessa piccolissima gabbia.

Il fatto che tutti gli animali siano provenienti da nascite in cattività è decisamente dubbio. Se così fosse, le nascite in cattività dovrebbero essere ben più numerose. In realtà sono talmente rare da essere ogni volta pubblicizzate con enfasi (come l’ultima nascita di un watussi presso il circo David Orfei e di due tigri al Lidia Togni). Gli animali provengono purtroppo anche da prelievi in natura, così come da cessioni da zoo (pratica in realtà vietata ma comunque praticata) e da “scambi” tra circhi. E già questo è di per se una violenza nei confronti degli animali, costretti a separarsi dal loro gruppo di appartenenza. Come ad esempio accaduto alla zebra Del Piero di proprietà della famiglia Roberto Coda Prin, fuggita lo scorso inverno durante l’attendamento a Corsico dal Circo di Barcellona e, per stessa ammissione dei suoi “padroni”, “malata d’amore” perché la sua compagna era stata ceduta al circo Donna Orfei. Chiamare il circo “casa” per gli animali è a dir poco una mistificazione. In ogni circo gli animali sono confinati in piccoli spazi, incatenati, costretti a restrizioni in ogni area della propria vita: durante la notte, durante le interminabili ore tra uno spettacolo e l’altro, durante il trasporto ed infine durante lo show, quando vengono obbligati con metodi violenti ad eseguire ridicoli e grotteschi esercizi. In natura i leoni e le tigri possono girovagare per migliaia di chilometri per cacciarsi le prede, vivono da soli o in piccoli gruppi, mentre gli elefanti vivono in grandi gruppi di famiglie, costantemente in movimento, camminando fino a 30 chilometri al giorno. Si consideri ora che un circo di medie dimensioni può arrivare a occupare un’area compresa tra i 3000 e i 5000 metri quadrati (roulotte, tendone e camion compresi), e ospitare fino a 120-150 animali. In una superficie tanto esigua, è inevitabile che un grande felino viva in un contenitore metallico di tre metri quadrati e che l’elefante sia ancorato a due cortissime catene. Una dimostrazione concreta della sofferenza degli animali nei circhi sono i chiari segnali di comportamenti stereotipati anormali: tigri che passeggiano avanti e indietro nervosamente, elefanti che dondolano in continuazione il capo, cavalli che alzano ritimicamente le zampe e ondeggiano la testa. Inoltre, gli abusi sono parte della vita quotidiana per gli animali del circo, che siano uno scappellotto, un pugno, una punzonata, un’uncinata, una frustata o una bastonata. Quando gli abusi non sono fisici, sono verbali, intimidatori, in tono aggressivo come se l’animale dovesse capire ogni parola che gli viene gridata in faccia.

(foto Nemesi Animale 2012)

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Come se non bastasse, la quasi totalità dei circhi, non accontentandosi di lucrare sugli animali facendoli esibire sotto il tendone, ricava denaro anche dalla loro esposizione durante l’intervallo dello spettacolo o durante le mattinate. Gli animali perciò, anche quando non sono costretti a lavorare, non hanno mai diritto ad una sistemazione adeguata: non hanno mai spazio a sufficienza, difficilmente hanno acqua fresca o cibo a disposizione, non hanno rifugi per ripararsi dallo sguardo del pubblico, vivono perennemente in spazi angusti, privi di qualsiasi stimolo. E gli stimoli esterni sono indispensabili alla vita normale, al benessere complessivo dell’individuo. Anche per un animale nato in un allevamento, anche per un animale che non abbia mai avuto una vita libera. Essere nato in cattività infatti non incide sui cosiddetti “istinti”, ovvero sui marchi comportamentali propri della specie. E contraddire o reprimere il comportamento di un animale è andare contro la sua natura, dunque causa di malessere, anche se i circensi affermano di amare gli animali. Dando ragione ai circensi, qualche veterinario in Italia afferma che non esistono parametri per valutare il benessere di un animale in cattività e attende che sia il legislatore a stabilirli. In generale il mondo veterinario tende ad associare la sanità fisica al benessere. Ma il benessere non coincide solo ed esclusivamente con la buona condizione fisica. Così come per tutti noi, ben altro serve per poter essere felici: serve la libertà, servono i rapporti con i propri simili, serve la possibilità di autodeterminarsi. Non c’è bisogno di effettuare studi clinici per capire questo. Bastano il buonsenso e quella rara dote chiamata empatia. Così come basta un po’ di buonsenso per capire che sono tanti gli aspetti della vita quotidiana in un circo che causano malessere agli animali: i viaggi chiusi nei carri bestiame, con le correlate e spesso sbrigative operazioni di carico e scarico, i lunghi tempi di inattività in spazi angusti, le escursioni termiche; la presenza imposta dell’uomo, la mancanza di vie di fuga o luoghi ove nascondersi. In definitiva il circo equestre è fonte di malessere per gli animali. Lo è per la sua natura, per il suo carattere girovago, per l’assenza di spazi, per il suo essere “show”, e costringere a prendere parte allo show creature che dovrebbero vivere invece altrove, nel loro ambiente naturale, tra i propri simili, secondo le proprie caratteristiche etologiche.

Le catene sono da sempre simbolo della schiavitù. Gli elefanti in molti circhi passano le loro giornate alla catena.

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L’ADDESTRAMENTO Cosa significa “addestrare” un animale da circo? Quali tecniche e strumenti vengono utilizzati per addomesticare animali selvatici non abituati al contatto e alla relazione con un essere umano e abituarli a movimenti o atteggiamenti innaturali per la loro caratteristiche etologiche? Fino a poco tempo fa, non vi erano mai state risposte chiare e soddisfacenti in quanto queste pratiche erano volutamente tenute nascoste con la scusa di eventuali violazioni del segreto professionale. I motivi di questo alone di mistero che ha da sempre circondato l’addestramento sono stati svelati dall’associazione animalista Animal Defenders International, quando alcuni attivisti hanno posizionato diverse telecamere nascoste nelle aree di addestramento del circo Chipperfields (famiglia di domatori famosa per essere erede dei cosiddetti metodi di addestramento “dolci” dell’addestratore Carl Hagenbeck) svelando una realtà di violenze e torture agghiaccianti. Realtà ben diverse da quell’immagine idilliaca di amore tra addestratori e animali che i rappresentanti del circo propinano da sempre all’opinione pubblica. Ciò che a primo avviso potrebbe apparire come un banale “addomesticamento” dell’animale che non provoca conseguenze negative, rappresenta invece una incredibile modificazione e mortificazione della natura di queste creature, attraverso violenze fisiche e psicologiche che ne mutano radicalmente il comportamento e li rendono automi al servizio dei circensi. Quali sono questi metodi di addestramento? Sicuramente, non vi è una modalità predefinita in quanto le tecniche, comunque violente ed aggressive, possono cambiare da famiglia a famiglia e vengono custodite gelosamente. Il minimo comune denominatore per queste tecniche sembra essere rappresentato dalla giovane età in cui gli animali vengono addestrati, questo per fissare in modo più semplice le abitudini cognitive dei cuccioli. Provare l’esperienza già in tenera età dei colpi inferti da fruste, mazze, uncini o pungoli elettrici stimola la paura di deludere il domatore, e dei premi, così come la presunta riconoscenza affettuosa e la ricompensa di cibo, formano una relazione basata interamente sulla sottomissione e sulla dipendenza. L’addestratore diventa dunque un temibilissimo padrone da cui dipendere per ottenere la sua approvazione, ed evitare punizioni corporali e privazioni dei pasti. Le testimonianze delle numerose investigazioni a cura di Animal Defenders International hanno portato alla luce molte delle tecniche crudeli e violente utilizzate per sottomettere gli animali alla volontà dei circensi. Qui di seguito una breve descrizione, con suddivisione in base alle varie specie osservate:

Elefanti Tutti gli elefanti nei circhi che abbiamo studiato venivano controllati più o meno severamente con gli uncini per elefanti, costituiti generalmente da una barra di metallo la cui estremità è composta da una punta e un uncino a punta. A volte vengono aggiunti dei nastrini in cuoio sull’estremità della barra per camuffare le punte. Un altro metodo è quello di conficcare una vite all’estremità di un bastone da passeggio in modo che la parte appuntita della vite fuoriesca dal bastone. Questo può venir camuffato con del nastro isolante. Gli elefanti hanno la pelle sensibile e in questo modo vengono costantemente forzati a muoversi con piccoli ma dolorosi pungoli.

Grandi felini: leoni, tigri I felini sono stati filmati mentre entravano e uscivano dal ring/gabbie per gli esercizi: venivano presi a pugni, pungolati con bastoni appuntiti e pali, sgridati e terrorizzati dal frastuono delle spranghe picchiate con violenza sulle sbarre di metallo nel tunnel che porta alle gabbie. Al Chipperfield Enterprises, 19 leoni e tigri venivano tenuti in gruppi che facevano vita e sessioni di esercizi separati da tutti gli altri. Sebbene non esistesse un programma fisso di routine per ogni gruppo, ogni giorno uno o più gruppi andavano nel ring a esercitarsi e a provare lo spettacolo. Questi esercizi implicavano frusta, carne e comandi a voce. Gli

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animali che creavano scompiglio, che facevano perdere tempo e che non eseguivano la propria parte di esercizi in modo corretto non venivano nutriti, ciò avrebbe spronato i più perspicaci a portare a termine quanto gli era stato chiesto il giorno seguente. Questo significa che quando il loro compagno di gabbia veniva nutrito, gli animali che si erano comportati male potevano solo stare immobili a guardare. Le intimidazioni utilizzate per fare entrare e uscire gli animali dalle gabbie e gli esercizi eseguiti nel ring erano gli stessi osservati nei circhi che andavano in tour; spranghe di ferro picchiate con violenza sulle sbarre metalliche dei tunnel, grida, pungolate con bastoni, percosse con spranghe di ferro, lanci di spranghe di ferro sugli animali. Il risultato è che una volta che gli animali arrivavano nel ring erano già terrorizzati. Tuttavia le persone nel ring erano la loro fonte di cibo e di approvazione.

Cavalli, lama, cammelli La maggior parte degli addestramenti osservati erano con animali che avevano già esperienza, ma anche in questi casi abbiamo constatato un eccessivo utilizzo della frusta. Ancora una volta, una gran parte delle aggressioni nei confronti degli animali sono state osservate all’interno del ring e per costringerli ad entrarvi. In un’occasione un animale restava sdraiato sul pavimento rifiutandosi di muoversi; allora gli vengono tirati dei calci, viene trascinato per la coda e trascinato con delle corde finché non si alza. Gli animali tendevano a sdraiarsi per terra quando entravano nel ring quindi abbiamo osservato questo tipo di abusi in più di un’occasione. Nel ring cammelli e cavalli venivano colpiti come se fossero degli elefanti. Oltre ad essere frustati, i cammelli venivano anche percossi con l’impugnatura della frusta e con un bastone di plastica. Come si può facilmente dedurre da questi racconti, gli abusi e le violenze sono parte della vita quotidiana per gli animali del circo: che siano pugni, scariche elettriche, frustate o punzonate. Quando queste violenze non si manifestano fisicamente, si manifestano sotto forma di minacce verbali e urla, con un tono volutamente aggressivo e intimidatorio. Nonostante le famiglie circensi di tutto il mondo (comprese quelle italiane) continuino a propagandare e citare congiuntamente le esperienze “nonviolente” dell’addestramento “dolce”, grazie al prezioso lavoro di attivisti che hanno accuratamente documentato la vera e brutale faccia di queste pratiche di tortura, possiamo senza dubbio affermare e constatare che nessuno dei metodi di addestramento, oltre che privare dell’innato e istintuale desiderio di libertà di cui tutti gli esseri senzienti dispongono, può garantire il benessere fisiologico ed etologico degli animali detenuti nei circhi.

AMMAESTRARE UN ELEFANTE Queste sono le immagini del segretissimo Training Center del circo americano Ringling Bros, scattate nel 2009 da un lavoratore pentito.

A 18 mesi i piccoli vengono portati via alla madre e cominciano l’addestramento. Gli si insegna fin da piccoli l’obbedienza tramite bastoni in ferro con uncini.

Con l’uso della forza e legando le zampe con delle corde li si costringe a fare esercizi contro la loro volontà.

Animali che saranno enormi e fortissimi vengono sottomessi quando sono piccoli e docili, spezzati nel loro animo con la violenza.

E’ l’unico modo per arrivare a questo triste risultato: elefante del circo Bellucci-Orfei (foto Nemesi Animale 2012)

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EDUCARE ALLA VIOLENZA Il pubblico privilegiato di circhi, sagre e zoo è rappresentato dai bambini. In un contesto sociale dove la violenza è all’ordine del giorno e si manifesta fin dalla prima infanzia, con episodi di bullismo in netta crescita, le conseguenze dell’apprendimento di crudeltà verso gli animali vengono spesso sottostimate. L’assistere ripetutamente ad atti di violenza può produrre nei bambini una diminuzione dell’empatia, della capacità, cioè, di immedesimarsi negli altri e individuare e riconoscere i sentimenti propri e altrui. Lo sviluppo dell’empatia è invece fondamentale per il bambino sin dalla prima infanzia, poiché permette di apprendere a strutturare il proprio comportamento rispettando le esigenze dell’altro e risulta essere una componente primaria per prevenire, diminuire e/o eliminare la violenza nei rapporti tra gli esseri umani e tra gli esseri umani e gli animali. I teorici dell’apprendimento sociale evidenziano l’importanza dell’osservare gli altri nell’acquisizione del comportamento: i bambini imparano linguaggio e comportamenti da genitori e adulti di riferimento. Competenze cognitive, aspettative, obiettivi, ecc. si sviluppano attraverso l’osservazione degli altri e l’esperienza diretta, e lo stesso vale per l’apprendimento delle reazioni emotive (Bandura, 1977). Ne consegue che quando le naturali emozioni di disagio in risposta alla vista di un animale in difficoltà si scontrano con l’allegria dell’adulto di riferimento, ciò provoca una vera e propria rimozione delle reazioni istintive e un adeguamento a quelle “richieste”. In altre parole nella mente del bambino si crea una sovrapposizione tra ciò che vede e l’atmosfera di allegria che lo circonda e ciò provoca un apprendimento graduale dell’insensibilità, della rimozione dell’empatia, del non riconoscere nell’animale un altro essere vivente che prova dolore ed emozioni esattamente come l’animale umano. Il bambino si abitua così a ritenere normale il dominio del più forte sul più debole e a rispondere con la gioia e il divertimento alla vista del disagio altrui, anche laddove i segnali di irrequietezza, tristezza, noia, sofferenza o terrore sono evidenti. Il parere degli psicologi Annamaria Manzoni, nota psicologa e psicoterapista, accreditata presso l’Ordine degli Psicologi della Lombardia come psicologa clinica e dell’età evolutiva e come psicologa giuridica, lavora nell’ambito della tutela dei minori e da anni è componente del consiglio direttivo del Movimento Antispecista. Nel 2007 ha scritto e promosso un documento che esprime particolare preoccupazione, per la valenza negativa in termini pedagogici, dell’utilizzo di animali in circhi, sagre e zoo, costretti in situazioni di evidente disagio e sofferenza. Sono già più di 600 gli psicologi che, nella loro veste professionale, hanno deciso di sostenere questo documento. “Proprio in considerazione del fatto che compito specifico degli psicologi, come recita il codice deontologico, è la promozione del benessere dell’individuo, del gruppo, della comunità, è doveroso che, come categoria professionale, ci si occupi e si cerchi di decodificare il senso e le conseguenze di situazioni che sono tutt’altro che neutre, dal momento che offrono impliciti modelli di comportamento, che, sotto un’apparenza gioiosa, veicolano convinzioni articolate, fortemente antipedagogiche, se è vero che pedagogia dovrebbe essere anche e soprattutto educazione al rispetto dell’altro. “ Riportiamo di seguito il testo del documento. Premesso che la coesistenza con gli animali, dotati di dignità propria quali esseri viventi, è un’esigenza profonda e autentica della specie umana; che le relazioni che stabiliamo con loro, lungi dall’essere neutre, sono elementi in grado di incidere sull’emotività e sul pensiero;

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che il rapporto con loro è elemento di indiscussa importanza nella crescita, nella formazione, nell’educazione dei bambini; I sottoscritti psicologi esprimono motivata preoccupazione rispetto alle conseguenze sul piano pedagogico, formativo, psicologico della frequentazione dei bambini di zoo, circhi e sagre in cui vengono impiegati animali. Queste realtà, infatti, comportano che gli animali siano privati della libertà, mantenuti in contesti innaturali e in condizioni non rispettose dei loro bisogni, costretti a comportamenti contrari alle loro caratteristiche di specie. Tali contesti, lungi dal permettere ed incentivare la conoscenza per la realtà animale, sono veicolo di una educazione al non rispetto per gli esseri viventi, inducono al disconoscimento dei messaggi di sofferenza, ostacolano lo sviluppo dell’empatia, che è fondamentale momento di formazione e di crescita, in quanto sollecitano una risposta incongrua, divertita e allegra, alla pena, al disagio, all’ingiustizia. I sottoscritti psicologi, attenti a promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo, della comunità, auspicano e sostengono un radicale cambiamento di costume che vada in direzione della chiusura degli zoo e del divieto dell’impiego di animali nei circhi e nelle sagre. Promotrice: Annamaria Manzoni, psicoterapeuta, scrittrice, membro del Consiglio direttivo del Movimento Antispecista.

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AGEVOLAZIONI AI CIRCHI – I FINANZIAMENTI STATALI Lo Stato italiano continua, a partire dalla promulgazione della legge 337 del 1968, a sovvenzionare i circhi considerandoli come “patrimonio culturale” e riconoscendone la funzione sociale. Le sovvenzioni, tese a “sostenere il consolidamento e lo sviluppo del settore”, ricoprono attività svolte in Italia e all’estero, acquisto di attrezzature, iniziative promozionali, assistenziali ed educative. Con la legge 163, nel 1985 è stato istituito il Fondo Unico per lo Spettacolo, con lo scopo di finanziare quelle realtà che operano nel campo del circo e dello spettacolo viaggiante. Solo considerando gli ultimissimi anni, ecco cosa è stato versato nelle tasche della lobby dei circensi: 2008 - 6.793.976,00 euro 2009 - 5.755.010,97 euro 2010 - 6.252.883,32 euro 2011 - 6.277.194,00 euro 2012 - 6.336.545,60 euro Nonostante questo, l’Ente Nazionale Circhi continua a lamentare la mancanza di fondi e, per bocca del suo presidente, a negare i dati reali con una forma di “lettura creativa” degli stessi. Anziché infatti considerare l’importo totale, sostengono che ai circhi arrivi soltanto la parte indicata come fondi per le attività circensi in Italia (che si aggirano ogni anno a circa un milione di euro), come se gli altri soldi, quelli ovvero destinati all’acquisto di attrezzature, o all’attività all’estero, o ancora alle attività di promozione, assistenziali ed educative, non finissero poi sempre nelle stesse medesime mani. Tanto per fare alcuni esempi, la casa di riposo di Scandicci, che per i suoi 15 ospiti percepisce ogni anno circa 230.000 euro, o l’Accademia di Arte Circense di Verona (struttura privata in mano al CEDAC), che nel 2011 ha intascato 475.000 euro e nel 2012 485.000 e che, dall’anno della sua fondazione (1988) ad oggi ha diplomato la bellezza di … 90 allievi. Per contro, associazioni che mirano a formare giocolieri, artisti di strada, acrobati, ricevono solo le briciole (15.000 euro per l’Associazione Culturale Federazione Nazionale Artisti di Strada, stessa cifra per l’Associazione Culturale Sportiva Giocolieri, 55.000 euro per il Cirko Vertigo di Torino). Ci sono poi i fondi elargiti ai singoli circhi, teoricamente stanziati in base a ben definiti parametri quali la validità artistica, la rilevanza a livello nazionale ed internazionale, la regolarità amministrativa e gestionale, le agevolazioni nei confronti del mondo della scuola, del lavoro e dei disabili (da qui l’interessamento per certe realtà, altro che disinteressato altruismo), e non da ultimo il rispetto delle leggi vigenti in materia di protezione animale. Aspetto quest’ultimo, manco a dirlo, puntualmente disatteso. Riportiamo soltanto un paio di esempi: Circo Nazionale Italia Hamar di Coda Prim Nel 2009 il titolare del circo viene filmato, in Grecia, mentre malmena ferocemente l’elefantessa di sua proprietà da decenni. Quando l’episodio viene reso pubblico il circo è espulso ed il governo greco, anche a causa del clamore suscitato, arriverà poco dopo a vietare gli spettacoli con animali su tutto il suo territorio. Il circo Hamar sta continuando ad esibirsi in Italia, e a prendere sovvenzioni statali: 35.000 euro nel 2008, 45.000 nel 2009, 45.000 nel 2010, 25.000 nel 2011 e 27.000 nel 2012. Circo Coliseum Roma Inusuale la situazione di questo circo, che dal 2005 al 2010 ha intascato la bellezza di 357.000 euro dallo Stato, e che su 53 animali detenuti non risulta averne acquistato nemmeno uno, ma averli tutti ricevuti come “donazione” o “acquisizione gratuita”. Inoltre nell’aprile del 2008 viene individuato come il “mandante” di una spedizione, su tir con targa falsa e privo di documenti, di sette tigri. Solo l’anno precedente erano state confiscate, per mancanza di documentazione CITES, due tigri (ora presso il centro WWF di Semproniano) e due elefanti (poi portati di gran carriera all’estero e fatti sparire). Il circo non solo continua ad esibirsi in Italia e all’estero, ma continua a godere dei fondi statali: 100.000 euro nel 2011 e 76.339 nel 2012.

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EFFETTI COLLATERALI DEI CIRCHI – RIFIUTI ED AFFISSIONI Sicuramente per un’amministrazione comunale che li ospita, uno degli effetti negativi legati ai circhi sono i rifiuti lasciati dopo il passaggio e le affissioni abusive lasciate in ogni dove, che spesso rimangono sui muri anche per anni. La posizione dei circhi a livello legislativo non è molto chiara: benché vengano più volte definiti “imprese” e per questo godano di alcune agevolazioni come l’utilizzo della corrente elettrica come ”energia per uso industriale” (art.14 titolo II della legge 337/1968), beneficiano anche di una riduzione del 50% sull’imposta per le affissioni pubblicitarie (d.p.r. 26/10/1972 n.639 art.19 e art.33) in quanto attività culturali. Riguardo le affissioni pubblicitarie la legge di riferimento è il sopracitato d.p.r. 26/10/1972 n.639 art.19 e art.33, anche se poi di fatto è il Comune ospitante a determinare la tassa da pagare e la concessione degli spazi. L’arrivo del circo è però sempre annunciato da un’invasione di manifesti e cartelli pubblicitari che vengono posizionati ovunque e spesso danneggiano le strutture pubbliche quando vengono incollati direttamente a lampioni e muri di ogni sorta. Rari sono però i casi di multe per affissioni abusive, sempre a seguito di segnalazione da parte dei cittadini: non vi è controllo alcuno sotto questo aspetto. Così come per le affissioni anche per lo smaltimento rifiuti ogni Comune ha gestione autonoma, anche se in genere prevede che i circhi si accordino direttamente con la società che ha l’appalto sul territorio. Di fatto però non c’è controllo alcuno riguardo il rispetto delle norme: come documentato e testimoniato anche dalle fotografie, scarichi delle roulottes dei servizi igienici, lavandini, elettrodomestici e quant’altro finiscono direttamente sul suolo.

Cosa rimane dopo il passaggio del circo: rifiuti e manifesti.

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CONTRASTARE LO SFRUTTAMENTO – L’ESEMPIO DI ALESSANDRIA Un’amministrazione che voglia prendere posizione contro l’utilizzo di animali nei circhi, favorendo così spettacoli privi di crudeltà, può prendere spunto dal lavoro effettuato già in altri comuni. Tra questi citiamo come esempio quello della città di Alessandria, che ha emesso un’ordinanza sicuramente ben studiata ed efficace. Come già sottolineato in varie occasioni, l’attività circense è regolamentata in Italia dalla Legge 337 del 1968, seguita da una circolare esplicativa del 1989 (4804/TB30) e da innumerevoli Decreti Ministeriali, più che altro confermanti i criteri sulle autorizzazioni annuali. I circhi dovrebbero inoltre rispettare quanto stabilito dalla “Convenzione Internazionale di Washington sul commercio di specie in via di estinzione” ed i cui reati sono in Italia previsti dalla Legge 150/92. La stessa legge, modificata dalla 426/98, consente ai circhi di detenere animali pericolosi solo se “dichiarati idonei dalle autorità competenti in materia di salute e incolumità pubblica, sulla base dei criteri fissati previamente dalla Commissione Scientifica….”. I circhi devono pure rispettare quanto previsto del D.P.R. 8 febbraio 1954 n. 320 sull’obbligo di vigilanza veterinaria in quanto impianti adibiti al concentramento di animali che possono costituire pericolo per la diffusione di malattie infettive. Fin qui l’attenzione è rivolta alla specie umana, ma è bene considerare che non è presente alcuna norma a tutela degli animali. Nemmeno per quelli considerati in via di estinzione. Vista la normativa nazionale, i singoli Comuni non potrebbero vietare in assoluto l’attendamento dei circhi con animali. Non si può infatti vietare ciò che a livello nazionale è del tutto legale e che per di più riceve sussidi. In questo caso se il circo facesse ricorso al TAR, vincerebbe e l’ordinanza verrebbe annullata. Alcuni sindaci virtuosi, come quello di Modena, di Alessandria e pochi altri, hanno però emanato un’ordinanza che non vieta l’attendamento dei circhi con animali, ma definisce alcune norme restrittive che di fatto ne impossibilitano l’attendamento. Queste norme, inoppugnabili in quanto basate sulle raccomandazioni CITES, che i circhi devono obbligatoriamente rispettare nel trattamento degli animali selvatici e non considerare semplici “linee guida” non obbligatorie come invece accade normalmente. Tali ordinanze elencano nel dettaglio una serie di requisiti -per ogni gruppo di animali appartenenti a specie esotiche o selvatiche- come il tipo di ricovero, la disponibilità di spazio, la temperatura idonea, le condizioni di trasporto, quelle igieniche, eventuali incompatibilità con altre specie, assistenza veterinaria. L’ordinanza di Alessandria, in particolare (la più innovativa in Italia, che riprende e migliora quella di Modena), in breve prevede quanto segue: - Il provvedimento vieta l’utilizzo e l’esposizione di animali appartenenti a specie selvatiche ed esotiche in attività di spettacolo ed intrattenimento pubblico sul territorio comunale, consentendo l’attendamento esclusivamente ai circhi e alle mostre zoologiche itineranti con al seguito animali appartenenti a specie quali zebre, camelidi, bisonti, bufali, bovidi, struzzi e ratiti nel rispetto di precisi requisiti strutturali. - Il periodo di installazione dei circhi equestri è compreso tra il primo novembre e il 10 gennaio di ogni anno e non verrà rilasciata più di una concessione all’anno. - Le strutture circensi dovranno presentare domanda di attendamento presso il Comune di Alessandria entro il 31 dicembre dell’anno in corso per l’attività da svolgere nell’anno successivo. Le domande prive della necessaria documentazione saranno respinte. - L’ufficio comunale competente stilerà un elenco delle domande in relazione alla data di presentazione entro il primo marzo di ogni anno.

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- I circhi attendati sul territorio dovranno assicurare che i ricoveri degli animali siano contenuti in un perimetro recintato che impedisca l’entrata di persone non autorizzate e limiti il rischio di fuga degli animali per il quale dovrà disporre di un piano di emergenza, assicurare l’assistenza veterinaria, non mantenere vicine specie fra loro incompatibili per motivi di competizione, non utilizzare il fuoco negli spettacoli con animali, e non utilizzare gli animali prelevati in natura. - Qualora gli spazi a disposizione degli animali non corrispondano alle misure minime richieste o non siano conformi alle disposizioni di legge o dell’ordinanza, l’attendamento verrà vietato. - Le effrazioni a tale ordinanza comportano la cessazione immediata dell’attività o l’obbligo della rimessa e ripristino dei luoghi. Gli autori delle violazioni non potranno richiedere la concessione di attendamento per un periodo di cinque anni a decorrere dalla data di accertamento delle violazioni stesse. Ottiene quindi in molti casi lo stesso effetto di un’ordinanza che impedisce l’attendamento del circo, ma non può essere in alcun modo annullata, in quanto del tutto legale, perché se in teoria i circhi rispettassero quelle regole potrebbero attendarsi senza problemi. Siccome di fatto quelle regole non sono in grado di rispettarle (e questa è un’ulteriore riprova delle condizioni penose in cui tengono gli animali) si condannano da soli a non poter tenere i loro spettacoli nei Comuni dotati di un’ordinanza come questa. Inoltre, un altro punto che può essere utile inserire, che esiste sempre in Alessandria ma in un altro regolamento comunale, è che l’area destinata agli spettacoli viaggianti sia “concessa in via prioritaria al complesso che non utilizza animali nei propri spettacoli”. Questo, unito al fatto che può attendare un solo circo l’anno, se vi fossero circhi senza animali (e speriamo ce ne siano molti in futuro) vorrebbe dire che nessun circo con animali potrebbe attendarsi. Ecco il testo completo dell’ordinanza del comune di Alessandria: Reg. Ord. n. 356 del 24/05/2011 CITTA’ DI ALESSANDRIA ORDINANZA SULL’UTILIZZO DI ANIMALI APPARTENENTI A SPECIE SELVATICHE ED ESOTICHE IN SPETTACOLI E ALTRI INTRATTENIMENTI IL SINDACO Ravvisata la necessità di tutelare le specie animali in conformità ai principi etici e morali della comunità; Vista la Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali proclamata il 27/01/1978 a Bruxelles su iniziativa UNESCO, la quale all’Art. 4 cita: “ogni animale che appartiene a una specie selvaggia ha il diritto di vivere libero nel suo ambiente naturale terrestre, aereo o acquatico e ha il diritto di riprodursi; ogni privazione di libertà anche se a fini educativi, è contraria a questo diritto”, e all’art. 10 “nessun animale deve essere usato per il divertimento dell’uomo; le esibizioni di animali e gli spettacoli che utilizzano degli animali sono incompatibili con la dignità dell’animale”; Visto il D.M. del 31.12.1979 “Convenzione di Washington sul commercio delle specie animali e vegetali in via di estinzione”, ratificata dalla L. n° 874 del 19.12.1975; Vista la L. n° 503 del 5.5.1981 di ratifica ed esecuzione della Convenzione di Berna relativa alla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa del 19.9.1979; Visto il Regolamento (CE) n. 01/2005 del Consiglio, del 22 dicembre 2004, sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate che modifica le direttive 64/432/CEE e 93/119/CE e il Regolamento (CE) n. 1255/97;

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CIRCO CON GLI ANIMALI - Un dossier di Nemesi Animale Visto l’art. 1 del R.D. n° 611 del 12.06.1913 sulla protezione degli animali; Visti il T.U.L.P.S. (R.D. n° 773 del 18.6.1931), art. 70 il relativo Regolamento di esecuzione R.D. n° 635 del 6.5.1940, art. 129, e la Circ. 20.12.1999 n° 559; Visto il T.U. delle Leggi Sanitarie R.D. n° 1265 del 27.7.1934; Visto il D.P.R. n° 320 del 8.2.1954 “Regolamento di Polizia Veterinaria”; Vista la Legge 18 Marzo 1968, N. 337 – “Disposizioni sui circhi equestri e sullo spettacolo viaggiante”; Visto l’art. 3 del D.P.R. 31.3.79 che attribuisce ai comuni funzione di vigilanza sull’osservazione di Leggi e regolamenti generali e locali relativi alla protezione degli animali e alla difesa del patrimonio zootecnico; Vista la circolare del Ministro della Sanità n° 29 del 5.11.90 “Animali selvatici ed esotici in cattività” – Vigilanza Veterinaria Permanente; Vista la L. 150 del 7.2.1992 che disciplina i reati relativi all’applicazione della Convenzione di Washington, come modificata dal D.L. n° 2 del 12.1.93, coordinato con legge di conversione n° 59 del 13.3.93; Visto il D.M. 19.4.1996 recante l’elenco delle specie animali che possono costituire pericolo per la salute e l’ incolumità pubblica, di cui è proibita la detenzione; Vista la L. 9 dicembre 1998, n. 426 “Nuovi interventi in campo ambientale “ Viste le “Linee Guida per il mantenimento degli animali nei circhi e nelle mostre itineranti” del 10 maggio 2000 emanate dalla Commissione Scientifica CITES del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare che aveva tra le finalità e gli obiettivi: - indicare specifici criteri di detenzione di tali esemplari da parte di quelle strutture , come circhi e mostre viaggianti, che per la loro natura erratica presentano strutture di contenimento degli esemplari ospitati differenti da quelle di qualsiasi altra struttura fissa Viste le “Linee Guida per il mantenimento degli animali nei circhi e nelle mostre itineranti”, come aggiornate dalla Commissione Scientifica CITES in data 19 aprile 2006, emanate con il fine di: - Fornire indicazioni aggiuntive ai criteri già elaborati, al fine di chiarire aspetti controversi o incompleti e di integrare le precedenti linee guida, estendendone l’ambito di applicazione anche ad altre specie animali; - Proporre un protocollo operativo alle amministrazioni locali da adottare per il rilascio delle all’attendamento dell’attività circense presso i Comuni Italiani;

autorizzazioni

Vista la n° 189 del 20.07.2004 – “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impegno degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate” – che punisce chiunque maltratti gli animali contravvenendo alle loro caratteristiche etologiche; Visto l’art. 50 del D. Lgs n° 267 del 18.8.2000 “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali”; Visto l’art. 823 del C.C. che attribuisce all’autorità amministrativa la tutela dei beni che fanno parte del demanio pubblico; Visto l’art. 23 del Regolamento Comunale per la Tutela ed il Benessere degli Animali approvato con Delibera di C.C. n 131/530 del 25 Settembre 2006; Vista l’Ordinanza Sindacale n. 2 del 02/01/2008; Visto l’art. 9 della L. Regionale 43/86 (Vigilanza sui circhi); Considerato che nella legislazione sopraccitata e soprattutto nelle Linee Guida emanate dalla Commissione Scientifica CITES del Ministero dell’Ambiente, viene sottolineato che, nei confronti di alcune specie animali in particolare, il modello di gestione risulta incompatibile con la detenzione al seguito degli spettacoli itineranti;

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Preso atto che la stessa Commissione Scientifica CITES, in data 20 Gennaio 2006, ha stabilito che le barriere elettrificate, pur essendo un sistema largamente usato per recintare spazi esterni destinati ad ospitare gli animali dei circhi come mezzo per il contenimento degli animali pericolosi, non possano essere considerate sufficienti a garantire l’incolumità pubblica intesa come contatto con il personale addetto ed in seconda istanza come contatto esterno in caso di fuga degli animali dalle aree autorizzate, in particolar modo per gli esemplari di grande taglia e potenzialmente pericolosi; Preso atto dell’evidente mancanza di normative specifiche che definiscano protocolli operativi finalizzati al controllo delle malattie infettive e diffusive che possono interessare i rettili, a differenza di altre classi di animali; Verificato che per le specie esotiche non elencate nelle “Linee Guida per il mantenimento degli animali nei circhi e nelle mostre itineranti” non sono previsti requisiti minimi per una corretta detenzione; Sentito il Corpo di Polizia Municipale; Su proposta dell’ufficio per il “Welfare Animale” del Comune di Alessandria Sentito il Servizio Veterinario dell’ASL di Alessandria; ORDINA 1 E’ fatto assoluto divieto sul territorio comunale di utilizzare ed esporre animali appartenenti a specie selvatiche ed esotiche in attività di spettacolo ed intrattenimento pubblico. 2 Fermo restando quanto stabilito dall’art. 1, e recependo le raccomandazioni della Commissione Scientifica CITES in merito alla detenzione di specie il cui modello gestionale non è compatibile con la detenzione in una struttura mobile ed in particolare: primati, delfini, lupi, orsi, grandi felini, foche, elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe, rapaci, è consentito l’attendamento esclusivamente ai circhi e alle mostre zoologiche itineranti aventi al seguito animali appartenenti alle seguenti specie – nel rispetto dei requisiti strutturali sotto indicati: Zebra, Camelidi (cammello, dromedario, vigogna, guanaco, alpaca, lama): ricoveri di 12 mq per ogni individuo, forniti di lettiera in paglia e di oggetti per stimolare l’interesse degli animali. Per la zebra almeno 12 gradi centigradi di temperatura ambiente. Spazio esterno di 150 mq fino a 3 esemplari, ampliato di 25 mq per capo in più. Possibilità di separazione in casi di incompatibilità di specie o di sesso (ad esempio per i maschi adulti). Gli animali non devono essere legati a pali. Se lo spazio esterno è unico deve esserne garantito l’utilizzo a ogni esemplare per almeno 8 ore al giorno. Possibilità di accesso ad area protetta dal vento e dalle intemperie. Bisonti, Bufali ed altri bovidi: ricoveri di 25 mq per animale. Spazio esterno di 250 mq fino a 3 esemplari, ampliato di 50 mq per capo in più. Gli animali non devono essere legati a pali. Struzzo e altri ratiti: recinti di almeno 250 mq fino a 3 capi, ampliati di 50 mq per capo in più. Possibilità di accesso a tettoia o stalla di 6 mq per un capo, di 12 da 2 capi in su. 3 - Fatti salvi i divieti è fatto comunque obbligo ai circhi attendati sul territorio del Comune di Alessandria con al seguito animali appartenenti a specie selvatiche ed esotiche di: a. Assicurare che i ricoveri degli animali al seguito siano contenuti in un perimetro recintato che impedisca l’entrata di persone non autorizzate e limiti il rischio di fuga degli animali; b. Disporre di un piano di emergenza in caso di fuga degli animali appartenenti alle specie pericolose per la salute e l’incolumità pubblica ai sensi dell’articolo 6 della Legge 150/1992; c. Assicurare l’assistenza veterinaria agli animali al seguito; d. Non mantenere vicine specie fra loro incompatibili per motivi di competizione (per differenza di età e per gerarchie sociali), di sesso, di rapporto preda-predatore. e. Non utilizzare il fuoco negli spettacoli con animali; f. Non utilizzare gli animali prelevati in natura; g. L’attendamento è vietato in ogni caso qualora gli spazi a disposizione degli animali non corrispondano alle misure

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minime richieste e/o non siano conformi alle richieste di legge e della presente ordinanza. In deroga al divieto di cui al precedente Art. 1 è consentita l’esposizione degli animali di cui all’Art. 2 a condizione che gli animali siano esposti esclusivamente all’interno delle strutture e dei ricoveri loro destinati, ed assicurando l’impossibilità di contatto fisico diretto fra pubblico ed animali, garantendo in ogni momento la presenza di una adeguata distanza di sicurezza. 4 - La struttura che fa domanda di attendamento presso il Comune deve attenersi alle seguenti disposizioni, in ossequio al Titolo III, art. 35, 36,37,38,39,40 del Regolamento per la Disciplina delle Attività dello Spettacolo Viaggiante e dei Circhi Equestri, approvato con Delibera Consiglio Comunale n. 20/396/1015/4220N del 11/03/ 2009 a) Le domande, redatte su carta legale, devono essere presentate entro il 31 Dicembre dell’anno in corso per l’attività da svolgere nell’anno successivo. b) Il periodo di installazione dei circhi equestri è quello compreso tra il 1 Novembre ed il 10 Gennaio di ogni anno, non verrà rilasciata più di una concessione all’anno. c) Nelle domande dovranno essere specificati: - il cognome e nome del richiedente, titolare della licenza d’esercizio; - la precisa denominazione del complesso che si intende impiantare; - la residenza o sede legale, il numero di codice fiscale o partita IVA del titolare della licenza; - le dimensioni del tendone, degli ingressi coperti, della biglietteria, delle gabbie, delle scuderie e di ogni altro ingombro; - dimensioni dell’area occupata delle carovane abitative e dei carriaggi per i quali si richiede l’autorizzazione alla sosta; - il periodo richiesto per lo svolgimento dell’attività con la precisazione della data di inizio e fine rappresentazioni. d) Alla domanda dovrà essere sempre allegata: - fotocopia autenticata della licenza d’esercizio; - fotocopia autenticata dell’idoneità alla detenzione degli animali ed elenco degli animali autorizzati, integrato da autodichiarazione, in caso di variazioni rispetto all’autorizzazione; - fotografia a colori dello chapiteux che si intende installare; - autodichiarazione attestante il diametro dello chapiteux, il numero dei posti a sedere ed il numero del personale impiegato nell’anno precedente e per il quale sono stati versati i relativi contributi. Tale autodichiarazione è indispensabile al fine di determinare la categoria del complesso circense, di cui all’ art 35 del Regolamento per la Disciplina delle Attività dello Spettacolo Viaggiante e dei Circhi Equestri summenzionato. 5. L’autorizzazione all’installazione del complesso circense è subordinata all’osservanza della seguente condizione, che dovrà essere soddisfatta almeno 20 giorni prima dell’effettiva occupazione: - aver stipulato fideiussione bancaria o assicurativa di Euro 6.000,00 per i complessi di Classe 1 e di Euro 3.000,00 per gli altri complessi a titolo di cauzione. Contestualmente si dovrà trasmettere all’Ufficio Comunale competente: - dichiarazione attestata che nessun animale è stato prelevato in natura; - dichiarazione che attesta la capacità di assicurare l’assistenza veterinaria oppure dichiarare il nominativo del medico veterinario che assicura l’assistenza veterinaria;

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CIRCO CON GLI ANIMALI - Un dossier di Nemesi Animale - planimetria con data e firma a cura di tecnico abilitato; - piano di emergenza in caso di fuga di animali pericolosi; - copia dell’autorizzazione prefettizia ai sensi dell’art. 6 L.150/92 relativa agli animali che possono costituire pericolo per la salute e l’incolumità pubblica; - dichiarazione del legale rappresentante del circo che non ha ricevuto condanne o rinvii a giudizio per maltrattamento di animali; - copia della Polizza Assicurativa R.C. e relativa quietanza valida per il periodo d’insediamento. 6. Le domande prive della suesposta documentazione, incomplete dei dati richiesti, inviate e/o integrate oltre i termini fissati, non saranno ritenute valide e verranno respinte. 7. Non saranno prese in considerazione, e saranno pertanto da considerarsi respinte, le domande presentate al di fuori dei termini di cui al punto 4) la lettera a). 8. Le domande regolarmente pervenute formeranno un elenco in relazione alla data di presentazione, fatto salvo quanto disposto ai successivi articoli. 9. Detto elenco verrà stilato a cura del competente Ufficio Comunale entro il 1° Marzo dell’anno per il quale è richiesta la concessione e prontamente comunicato agli aventi diritto. DISPONE = che le violazioni alla presente ordinanza comportano la cessazione immediata dell’attività e/o l’obbligo della rimessa in pristino dei luoghi. In sede di sopralluogo preventivo, presso l’area circense, da parte degli organi competenti al rilascio del nulla osta all’autorizzazione, di cui all’art. 38 del Regolamento Disciplina Spettacoli Viaggianti, qualora si riscontrassero che le strutture di detenzione degli animali non fossero adeguate a quanto prescritto, nel caso in cui tali carenze non siano sanabili in tempi brevi con adeguate prescrizioni, non sarà rilasciato il suddetto nulla osta. Nel caso in cui una delle violazioni indicate dalla presente ordinanza sia accertata a carico di un circo una volta autorizzato, gli organi accertanti richiederanno al Comune, se i tempi lo consentono, la revoca dell’autorizzazione all’attività circense e nelle more della stessa procederanno alla ingiunzione della sospensione dell’attività circense in toto o limitatamente alla struttura inadeguata. Gli autori delle violazioni non potranno richiedere la concessione di attendamento per un periodo di cinque anni a decorrere dalla data di accertamento delle violazioni stesse; = che in caso di documentazione insufficiente o mancante può essere respinta la domanda di attendamento, previa richiesta di completamento da effettuare ai sensi dell’art. 6 della 241/90. Per le dichiarazioni mendaci si seguirà la procedura di legge; = che fatte salve eventuali normative speciali e qualora il fatto non costituisca illecito penale, le violazioni alla presente ordinanza saranno accertate dal Servizio Veterinario, dal Corpo di Polizia Municipale, dagli organi a ciò preposti per legge o regolamento, nonché dalle guardie zoofile volontarie che opereranno sotto il coordinamento del Servizio Veterinario e del preposto ufficio per il Welfare Animale del Comune; L’Organo competente ad irrogare la sanzione amministrativa è individuato ai sensi dell’art. 17 della L. 689/1981; il provvedimento è esecutivo dalla data di pubblicazione all’Albo Pretorio on line. = che con il presente atto si intende revocata la precedente Ordinanza n. 2 del 02/01/2008. Chiunque vi abbia interesse può proporre ricorso al TAR del Piemonte o al Presidente della Repubblica rispettivamente entro 60 e 120 giorni dalla data di pubblicazione. IL SINDACO Dr. Piercarlo FABBIO

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LEGENDA NORMATIVE ESISTENTI D.M. del 31.12.1979 “Convenzione di Washington sul commercio delle specie animali e vegetali in via di estinzione”, ratificata dalla L. n° 874 del 19.12.1975 Trattato internazionale siglato nel 1973, che pone le basi della normativa CITES. Teso a salvaguardare flora e fauna a rischio, e` stato recepito in Italia con la legge 874 del 1975, e reso esecutivo dalla legge 150/92, poi modificata dalla legge 59/93. Elenca e regolamenta l’importazione e la detenzione di specie minacciate di estinzione. Legge n° 503 del 5.5.1981 di ratifica ed esecuzione della Convenzione di Berna relativa alla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa del 19.9.1979 Convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica dell’ambiente naturale in Europa, firmata a Berna il 19/11/79, ratificata in Italia con legge n. 503 del 05/08/81. Le parti contraenti riconoscono l’importanza degli habitat naturali ed il fatto che flora e fauna selvatiche costituiscono un patrimonio naturale che va preservato e trasmesso alle generazioni future. Regolamento (CE) n. 01/2005 Regolamenta il trasporto di animali su tutto il territorio europeo. Prevede, tra le altre cose, che il viaggio sia ridotto al minimo come durata, che durante il viaggio vengano prese tutte le precauzioni per evitare sofferenze agli animali, che gli operatori siano adeguatamente preparati ad assolvere al loro compito, che i mezzi di trasporto siano costruiti al fine di garantire alloggio adeguato agli animali in base alla loro dimensione. Art. 1 del R.D. n° 611 del 12.06.1913 L’articolo in questione vieta gli atti crudeli su animali, l’impiego di animali che per vecchiaia, ferite o malattie non siano più idonei a lavorare, il loro abbandono, i giochi che comportino strazio di animali, le sevizie nel trasporto del bestiame, l’ accecamento degli uccelli ed in genere le inutili torture per lo sfruttamento commerciale e/o industriale di ogni specie di animale. T.U.L.P.S. Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, R.D 773 del 18/06/1931, prevede che sia l’ autorità locale di pubblica sicurezza ad emettere licenza per spettacoli di varia natura, compresi quelli con animali. Vieta gli spettacoli che comportino sevizie di animali. R.D. n° 1265 del 27.7.1934 Regolamenta l’applicazione delle norme sanitarie, compreso il controllo veterinario e il corretto smaltimento di rifiuti, letame, acque di scolo. D.P.R. n° 320 del 8.2.1954 Regolamento di polizia veterinaria, in base al quale il veterinario comunale è tenuto a comunicare al sindaco la presenza di animali infetti, e che investe il sindaco del compito di applicare le misure cautelative necessarie ad evitare il propagarsi dell’infezione. Il sindaco inoltre ha la facoltà di autorizzare o meno la sosta di esposizioni di animali in base alla presenza o meno dei necessari requisiti igienici per lo smaltimento delle deiezioni. Gli animali devono essere soggetti a vigilanza medica da parte del veterinario comunale per accertare la presenza di eventuali malattie trasmissibili. Legge 18 Marzo 1968, N. 337 Fortemente voluta dalle associazioni di categoria, è la legge che regolamenta e sovvenziona i circhi in Italia. Impone alle amministrazioni comunali di “compilare entro sei mesi dalla pubblicazione della presente

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CIRCO CON GLI ANIMALI - Un dossier di Nemesi Animale legge un elenco delle aree comunali disponibili per le installazioni dei circhi, delle attività dello spettacolo viaggiante e dei parchi di divertimento. L’elenco delle aree disponibili deve essere aggiornato almeno una volta all’anno.” Stabilisce altresì che è vietato ai circhi attendare in aree non incluse nell` elenco. D.P.R. 31.3.79 Sancisce la perdita della personalità giuridica pubblica dell’Ente Nazionale Protezione Animali, e attribuisce ai comuni il compito di vigilare sull’osservanza dei regolamenti relativi alla protezione degli animali. Circolare del Ministero della Sanità n° 29 del 5.11.90 Impone che tutti gli animali esotici, a qualsiasi titolo detenuti, siano sottoposti a vigilanza veterinaria (da parte dell’unità sanitaria locale competente per territorio), al fine di garantire che gli animali siano “mantenuti nel rispetto delle esigenze di carattere igienico sanitario, di tutela della sicurezza e del benessere degli animali stessi in cattività, di salvaguardia dell’incolumità delle persone”. D.M. 19.4.1996 Elenca gli esemplari pericolosi di cui è vietata la detenzione. Divieto al quale però è concessa deroga per “giardini zoologici, aree protette, parchi nazionali, acquari, delfinari, circhi, mostre faunistiche permanenti o viaggianti dichiarati idonei dalla commissione scientifica CITES” (art. 6 della l. 150/1992, modificato dalla legge 426 del 9 dicembre 1998). Legge n° 189 del 20.07.2004 Sono le disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento di animali e di combattimenti clandestini. Punisce chi sottopone un animale a “comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche” e chi detiene animali “in condizioni incompatibili con la loro natura”. D. Lgs n° 267 del 18.8.2000 L`art. 7 sancisce che “comune e provincia adottano regolamenti nelle materie di propria competenza”. L`art. 50 designa le competenze di sindaco e provincia, quali amministratori del territorio locale. “Linee Guida per il mantenimento degli animali nei circhi e nelle mostre itineranti” CITES è un acronimo che sta per “convenzione sul commercio internazionale di specie a rischio” (Convention of International Trade in Endangered Species). Le linee guida emesse dagli organismi internazionali CITES non sostituiscono le leggi nazionali, ma costituiscono comunque una base normativa che va rispettata da ciascuno stato firmatario, e che va resa operativa attraverso l`adozione di un`adeguata legislazione. Come visto sopra, per quanto riguarda gli individui facenti parte di specie a rischio detenuti nei circhi, la legislazione italiana ne ammette la presenza solo in quelle strutture dichiarate idonee dalla Commissione Scientifica CITES. Il circo deve avere un nome univoco e non sostituibile, in modo da essere sempre e facilmente identificato, deve indicare specie e numero di esemplari detenuti, nonché un elenco del personale e relative qualifiche (il personale deve aver conseguito un corso di formazione professionale qualificato relativo alla cura degli animali). Deve essere in possesso del registro di carico e scarico degli animali e delle relative cartelle cliniche. Gli animali detenuti devono essere riconoscibili (tatuaggio, chip o altro) e detenuti rispettando i requisiti minimi atti a garantirne il benessere. Oltre a fornire dati ben precisi sulle caratteristiche dei recinti per ogni tipo di animale, le linee guida sottolineano come le strutture di tutti gli animali detenuti devono: - permettere agli animali di nascondersi alla vista - garantire un riparo da condizioni climatiche avverse - presentare arricchimenti ambientali - avere strumenti di regolazione della temperatura, in funzione delle singole esigenze Le linee guida, nella versione aggiornata del 19 aprile 2012, comprensive di protocollo operativo per le amministrazioni locali da adottare per il rilascio delle autorizzazioni all`attendamento, sono scaricabili da questo indirizzo: http://www.nemesianimale.net/wp-content/uploads/2012/10/CITES-circhi.pdf

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LE ORIGINI DELLO SPETTACOLO CIRCENSE “TRADIZIONALE” Se è vero che di spettacoli acrobatici che utilizzano animali si trova traccia già a partire dall’Antico Egitto, non serve guardare così lontano per cercare le origini del circo con animali come noi lo conosciamo. Il circo equestre ha le sue radici nei girovaghi, nei saltimbanchi, negli addestratori di animali, in quegli individui precedentemente stanziali, che nei secoli scorsi furono costretti da crisi economiche od espropri a migrare per sopravvivere. Nell’era preindustriale a fungere da polo di attrazione sono le grandi fiere, come quelle francesi di San Bartolomeo e di Saint Laurent (dove compaiono per la prima volta nel 1580 i Chiarini, marionettisti e danzatori su corda da cui discende Giuseppe Chiarini, impresario circense statunitense della seconda meta` dell`800). Qui si riuniscono saltimbanchi, acrobati, teatranti, addestratori di animali e proprietari di serragli. Le fiere diventano non solo luogo di scambio commerciale, ma anche di intrattenimento, di coesione sociale e di scambio di informazioni. E` proprio in questa fase che vedono la luce forme artistiche come la commedia dell’arte, la giocoleria, la clowneria, che sono presenti oggi sì nel circo tradizionale, ma anche nel teatro di strada e nel circo contemporaneo. Ad esse si affiancano forme di intrattenimento che, più che sulle capacità individuali, si basano sullo sfruttamento e la derisione dei più deboli: da un lato i precursori di quelli che, dalla seconda metà del`800, verranno chiamati freaks, dall’altra i bestiari, le mostre ambulanti di animali esotici, e gli addestratori di orsi e scimmie. Un esempio tutto italiano, quello degli orsanti. Tra il `700 e l`800 nelle zone dell’Appennino settentrionale le popolazioni di interi villaggi si trovano costretti all’emigrazione. Alcuni di loro si specializzano in spettacoli di strada con animali ed esibizioni musicali. Iniziato nel Settecento nel Ducato di Parma, il fenomeno degli orsanti si allarga a macchia d’olio tra Genova e Piacenza. Non si limitano a girovagare in Italia, ma raggiungono Inghilterra, Francia, Germania, Scandinavia, Russia, Turchia. La loro fama di addestratori di orsi, scimmie e cammelli era diffusa in tutta Europa. Gli orsi venivano catturati, torturati con fruste e piastre roventi, incatenati e imprigionati. I cammelli acquistati in Crimea o in Africa, trasportati, domati e poi rivenduti. Le scimmie provenivano invece dalla Spagna, e subivano lo stesso medesimo destino. I nomi di Compiano e della Valtaro diventano, dalla prima metà dell`800, sinonimo di addestratori di animali. Da qui partivano a decine le piccole compagnie, formate da quattro o cinque persone, con il loro triste seguito di animali incatenati, e spesso anche bambini comprati dalle loro famiglie e costretti all’accattonaggio, conosciuti in Europa e negli Stati Uniti per le loro misere condizioni, con il nome di “Savoyens”, “Lazzaroni”, “Little Slaves of the Harp”. Quel che venne idealizzato nell’edulcorata versione di “Senza Famiglia” altro non era che questo: un adulto girovago con al seguito un bambino che suona l’organetto, ed un gruppo di animali ammaestrati. I bambini servivano ad impietosire, e quindi a fare cassa. Gli animali a ridere della loro goffaggine, e parimenti a far cassa. Il circo equestre vero e proprio prende forma a partire da fine Settecento. Nel 1770 Philip Astley, ex sergente inglese, ottimo cavallerizzo, inizia la costruzione del suo Astley Amphitheatre, che raccoglierà all’interno della stessa struttura spettacoli di animali, clowns, acrobati, e musicisti. Di pari passo nascono il Royal Circus di Charles Hughes (ex acrobata della compagnia di Astley) e il Cirque Olympique di Antonio Franconi (originario di Udine, girovago per necessità, addestratore di uccelli, approda in Francia e qui si da agli spettacoli di piazza e all’impresa circense). Franconi da corpo allo spettacolo come basilarmente viene proposto ancor oggi: un insieme organico di numeri di giocoleria, esibizione di animali, arte acrobatica, musica e pagliacci. Nel 1835 Phineas Barnum inizia la sua avventura acquistando il suo primo freak (una vecchia schiava che spaccia per la balia di George Washington), dal 1850 in Europa si fanno largo i grandi circhi di Alessandro Guerra e Gaetano Ciniselli.

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Tra ‘800 e ‘900 si afferma la figura del domatore, e ad opera dei fratelli Hagenbeck, proprietari di uno dei più grandi serragli d’Europa, viene inventata la gabbia circolare smontabile. E` sempre nello stesso periodo che il circo diventa itinerante (lo stesso Barnum inizia a viaggiare nel 1873 con il suo “The Greatest Show on Earth”), e che nascono tutte le maggiori dinastie del circo tradizionale occidentale. La dinastia degli Orfei viene avviata da Paolo, ex sacerdote nato a Massalombarda nel 1820, ma il nome Orfei compare già nella tradizione della Commedia dell’Arte (Comica Compagnia Farina e Orfei, attiva in Emilia Romagna). La dinastia Togni nasce invece nel 1880, quando il capostipite Aristide lascia lavoro e famiglia per seguire il circo Torinese della famiglia Bianchi (imparentati, come i Niemen, con presunti zingari sinti esperti nell’addestramento di orsi). Nei primi decenni del ‘900, su modello americano, nacquero anche in Europa i grandi circhi ambulanti caratterizzati dal trasporto su ferrovia, presenza di freaks, grandi zoo al seguito. In Italia è l’espansione dei grandi circhi autoctoni: Togni, Orfei, e Palmiri-Benneweis (nato dalla collaborazione tra il Circo Palmiri e il danese Benneweis, e chiuso nel 1965). Mentre scompaiono progressivamente i side show formati da fenomeni da baraccone (l’affermarsi di una nuova etica che rifugge dallo sfruttamento di esseri umani per le loro deformità li condanna progressivamente all’oblio), il posto rimasto vuoto viene riempito con gli animali esotici. I freaks servivano per stupire, per solleticare la curiosità morbosa della gente. Gli animali avevano ed hanno lo stesso scopo: attirare il pubblico ed esprimere forza e dominanza. Lo spettatore da un lato tende ad identificarsi con il domatore, con il più forte, e dall’altro è portato a ridere della goffaggine degli animali nei “numeri buffi”, così come si ride degli handicaps dei freaks. La fine degli anni cinquanta vede l’inizio della crisi. Da un lato la concorrenza di televisione e cinema, dall’altro il dilagare dei luna park, e ancora l’urbanizzazione che costringe gli spettacoli viaggianti a dover sostare nelle aree periferiche della città, rubano al circo il suo ruolo di primario intrattenimento popolare. La cura viene vista nell’adottare un gigantismo in stile americano, a discapito della tradizione e della creatività. E’ nel 1968 che si arriva alla formulazione della legge 337, unica al mondo, che non solo tutela, ma sovvenziona gli spettacoli viaggianti (tranne quelli con “apparecchi automatici o semi automatici”, ovvero dei Luna Park) dei quali “lo stato riconosce la funzione sociale”. E qui il circo prende due strade: da una parte il circo “tradizionale”, fermo su cliché consolidati, legato ai finanziamenti statali, irremovibile nel condannare qualsiasi tentativo di sottrarre gli animali al loro destino di prigionia e sfruttamento, e dall’altro la riscoperta del teatro di strada, e la nascita del circo contemporaneo, il cui massimo rappresentate è certamente il Cirque du Soleil (divenuto ormai una multinazionale con i suoi 216,5 milioni di dollari di fatturato e 3000 dipendenti nel 2008). Ma anche in Italia esistono coraggiose realtà, come quella della Scuola di Cirko Vertigo di Torino. Talvolta i circhi presentano uno o più artisti di questo genere (come l’eccezionale Sara Mateva che, ironia della sorte, ha lavorato con quel Circo Hamar che è stato espulso dalla Grecia per maltrattamenti contro gli animali, contribuendo alla decisione del governo ellenico di proibire certi spettacoli), piccole ma lucenti stelle in un firmamento che declina e davvero ha bisogno di rinnovarsi, abbandonare i vecchi cliché che inchiodano a se stesso lo spettacolo più antico e brutto del mondo fra animali ridotti in schiavitù, costretti a scimmiottare l’uomo, assecondarne i desideri, ed attrazioni viste e riviste.

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