__MAIN_TEXT__

Page 1

Numero 28 Ottobre 2010

NN Nella Nebbia

In questo numero:

Tex Willer Mauro Boselli ci racconta il numero 600 dell’eroe senza tempo

Il teatro del cuscino Un piccolo fiore di verità

Pin-Up Nome: Silvia Dicasillati Età: 32 anni Professione: Commessa Città: Vercelli Piatto preferito: Parmigiana di melanzane

®


Chi siamo Sindacato pensionati Nella Cgil è costituito, a tutti i livelli, il sindacato pensionati. Lo Spi, sindacato generale delle pensionate e dei pensionati, delle anziane e degli anziani, organizza e tutela nella Cgil i pensionati ex lavoratori di tutte le categorie e in relazione ad ogni regime pensionistico, i pensionati di reversibilità e i pensionati sociali. La Cgil assume, attraverso lo Spi, la rappresentanza dei pensionati e riconosce ai problemi connessi alla loro condizione un carattere integrante, rispetto ai diritti del lavoro e di cittadinanza più tradizionalmente tutelati.

vantaggi Difendiamo insieme le ragioni dei pensionati La CGIL mette a disposizione dei suoi iscritti gratuitamente o con tariffe agevolate il sistema servizi: INCA (per le informazioni previdenziali e assistenziali) CAAF (tutti i servizi fiscali – 730 – ISE – successioni) FEDERCONSUMATORI (associazione difesa diritti dei consumatori) AUSER (servizio di volontariato rivolto ad anziani in difficoltà) SUNIA (Sindacato Unitario Inquilini e Assegnatari). Inoltre con la tessera dello SPI si attiva automaticamente l’assicurazione personale sugli infortuni Presentando la tessera SPI in tutte le filiali dell’UNIPOL assicurazioni avrai il 5% di sconto su RCA + 5% fino alla 2° classe di merito e inoltre avrai diritto ad uno sconto sull’assicurazione CASA del 30% su incendio, furto e responsabilità civile.

Congresso Lega di Vercelli - febbraio 2010

dove siamo Spi Provinciale Vercelli Via Eugenio Stara, 2 VERCELLI

QUARONA - c/o Ex stazione - Via XX Settembre, 17

Lega Valsesia Via Veneto 58 BORGOSESIA

ALICE CASTELLO - Comune Sala Consigliare BIANZÈ - Comune Piano terra

Lega Santhià Via Ospedale 52 Santhià

BORGO D’ALE - Comune Piano terra

Trino - Corso Cavour 59

BURONZO - Piazza Municipio, 2

Crescentino - Via Degregori 10

CARISIO - Comune Sala Consigliare

BORGOVERCELLI - c/o Municipio

CIGLIANO - Comune saletta 1° piano

MOTTA DE’CONTI - c/o Municipio

LIVORNO F. - Viale IV Novembre, 34/36

CASANOVA ELVO - c/o Municipio

MONCRIVELLO - Via Martiri della Libertà, 1

ROVASENDA - c/o Municipio

S. GERMANO - Via Torino, 1

LENTA - c/o Municipio

TRONZANO - Comune sala Consigliare

VINZAGLIO - c/o Municipio

SALUGGIA - c/o Municipio

VILLATA - c/o Municipio

RIVE - c/o Municipio

GATTINARA - Corso Vercelli, 76 Martedì e venerdì 9,00-12,00

PALAZZOLO - Via Cesare Mocca

VARALLO - Villa Carelli Via Gippa, 2 SERRAVALLE SESIA - C.so Matteotti, 147 ROASIO - c/o Municipio

sportello donna LO SPORTELLO DONNA: UN MOTIVO IN PIù PER ISCRIVERSI ALLO SPI Qui ogni donna può trovare operatrici volontarie pronte ad ascoltarla e ad aiutarla a risolvere problemi concreti, ottenere indicazioni utili re al gruppo di auto-mutuo-aiuto ‘Venerdì tra donne’ Siamo a Vercelli in via Stara, 2 Martedì e venerdì dalle ore 16,00 alle 18,00

Convegno “La donna ponte fra culture” 19/03/2009

TRICERRO - c/o Municipio RONSECCO - Biblioteca Comunale STROPPIANA - Biblioteca Comunale FONTANETO PO’ - c/o Municipio

Inaugurazione nuova sede di Trino 28/12/2009

per informazioni: www.spivercellivalsesia.org


Sommario Luglio 2010

04

tex willer

10

antonio de luca

11

rodariana e altre carte

12

teatro del cuscino

15

pin up

19

museo borgogna

20

una provincia in corto

22

mountain photo festival

23

rubriche

26

agenda

60 anni di ottimo artigianato italiano

abbracci

un piccolo fiore di verita’

retro mania

l’arte si fa sentire

novara ‘si gira’ in pochi minuti

pensieri, idee e stravaganze

Editoriale Chiunque intraprenda una nuova attività, un’impresa o un progetto, in cuor suo spera che la creatura viva per sempre, auspica (sottovoce, per scaramanzia) che cresca di giorno in giorno, diventando oggetto di cura e fonte di gratificazione impagabile… Beh, se anche voi funzionate così, vi consigliamo di non diventare mai dei fumettisti professionisti e di dedicarvi piuttosto, mettendoci tutto il vostro talento, all’editoria! Probabilmente questo è stato lo slancio del signor Gian Luigi Bonelli quando decise di orientare i suoi sforzi per far sognare generazioni di lettori; ancora oggi, grazie a suo figlio Sergio, questa sorta di missione continua a vivere e a produrre frutti. Siamo (e non per la prima volta) molto grati a Sergio Bonelli Editore per l’occhio di riguardo che ci ha riservato quando l’abbiamo interpellato per la realizzazione di questo numero di “Nella Nebbia”: ora non ci resta che contraccambiare, con autentico entusiasmo di fan, augurando al fumetto più noto e longevo del nostro Paese ancora tantissimi anni di gloria. E per quanto riguarda “Nella Nebbia”… vi avvertiamo che il nostro sogno nel cassetto è molto simile: aspettatevi, quindi, di continuare a trovarci nei bar, nei locali, nelle gallerie d’arte e per le strade della vostra città ancora molto, molto a lungo! Noi, almeno, lo speriamo e ci vogliamo credere con tutte le nostre forze. Studio Kaboom

come, dove e quando

NellaNebbia ® Mensile Gratuito di Arte & Cultura

Editore:

p.zza Risorgimento, 12 13100 Vercelli tel. 0161 1850396 Redazione Novara Via Giovanni De Agostini, 2 28100 Novara tel: 0321. 393756 email: nn.novara@gmail.com

Registr. Tribunale di Vercelli n.347/2008 del 15/04/2008

Panella, Marco Pozzo, Alberto Salvalaio, Michele Trecate, Davide Vergnano

N.26 Luglio 2010 Rivista Mensile

Concessionaria pubblicitaria StudioKaboom s.n.c. / Ufficio Commerciale cell. 334 6741727

Direttore Responsabile Andrea Bellavita Editor Testi: Eliana Frontini Hanno collaborato Laura Albergante, Guido Andrea, Alessandro Barbaglia, Elisabetta DellaValle, Eliana Frontini, Veronica Gallo, Roberta Invernizzi, Elena Leone, Gianluca Mercadante, Simon

vieni a trovarci

tel. 0161 1850396 commerciale@nellanebbia.it Ufficio Commerciale Novara Roberto Pronzello cell 347.2225068 nn.novara@gmail.com

Stampa: Sarnub Via Santhià, 58 13881 Cavaglià (BI)

www.nellanebbia.it


i n n a 62 o m i t t di o o t a n a i g i t r a o n a i l ita Tutte le immagini sono Š Sergio Bonelli Editore


Gian Luigi Bonelli

l

a pipa, il giornale e l’ultimo numero di Tex sono tre classici stereotipi del papà. La pipa sta decisamente scomparendo, ma il giornale e Tex rimangono ancorati alla poltrona in salotto, splendide icone di uno spazio fatto di tempo e piccoli riti. E poi scovi in soffitta, magari reduce da tanti traslochi, uno scatolone di cartone pieno zeppo di fantastici albi a fumetti che raccontano di scazzottate e sparatorie, cavalcate e spalle ferite di striscio, indiani e assalti alla diligenza… insomma tutto quello che ti aspetti e vuoi dal genere western. Ti accorgi di aver appena trovato un forziere con all’interno un grande tesoro… apri la scatola, sfogli, leggi e in un attimo ti appassioni… esattamente come alla tua età accadde a tuo padre. Stiamo parlando non solo di un albo a fumetti, ma del fumetto più longevo del nostro Paese: Tex Willer, nato nel 1948, è giunto in questi giorni al numero 600! Ideato da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galeppini, Tex diventa fin dalla sua comparsa un fenomeno editoriale e rappresenta ancora oggi un punto di arrivo per tantissimi disegnatori e sceneggiatori. Un po’ come correre per la Ferrari per un pilota, per intenderci. Per chi non lo sapesse, Tex Willer è un ranger del Texas, con tanto di stella sul petto, ma è anche capo dei Navajos, con il nome di Aquila della Notte. Insieme ai suoi tre compagni d’avventura, Kit Carson, l’indiano Tiger Jack e il figlio Kit Willer, galoppa attraverso le sconfinate praterie del West per difendere i buoni dagli assalti di fuorilegge di ogni sorta. Modellato graficamente dalla splendida mano di Galeppini sulle fattezze dell’attore Gary Cooper, Tex è un bell’uomo sui quarant’an-

Nella Nebbia

05


06 ni, alto e ben piantato, inconfondibile camicia gialla con cravattino nero, jeans, stivali e il cappello tipico del cowboy, ma sopra ogni cosa Tex è un eroe, uno di quelli senza macchia e senza paura! Per potervi raccontare meglio questo personaggio ormai mitico abbiamo rivolto qualche domanda allo sceneggiatore Mauro Boselli, autore, tra gli altri, anche del numero 600, in distribuzione in questi giorni in tutte le edicole d’Italia. Mauro Boselli collabora con Bonelli Editore dal 1984 realizzando storie anche per altre testate, come Zagor e Dampyr, e proprio da lui ci aspettiamo la risposta alla domanda più frequente che ci si pone quando si parla di un tale colosso editoriale… Perché Tex è un personaggio così longevo? Tex rappresenta il western, ma anche l’eroe classico: è la versione moderna e italiana del mito dell’eroe greco che, a differenza degli altri personaggi, che rappresentano le varie tipologie e i vari difetti umani, ripara i torti e le ingiustizie in un

hobbydue C.SO LIBERTà 190 VERCELLI TEL.0161/869010

mondo dominato da incertezza e iniquità. Un personaggio così non può non soddisfare le esigenze dei lettori che, quando sono arrabbiati con il capo ufficio, sognano di essere Tex e di risolvere la situazione con un paio di robusti cazzotti. In che senso si può affermare che Tex riveste un ruolo significativo nella cultura italiana? Molte cose rappresentano cultura: l’arte e il buon cibo sono cultura, ma anche l’artigianato lo è, e Tex è un esempio di buon artigianato italiano, essenzialmente come la pasta che non scuoce, il vino pregiato, il buon cinema di una volta, i grandi programmi tv o la canzone napoletana. Anche Tex si potrebbe definire un perfetto prodotto di cultura nazionalpopolare, che nella sua “medietà” raggiunge a volte il sublime. Tex rappresenta anche un eccezionale risultato imprenditoriale, perché si tratta di una rivista a fumetti che esiste e ha successo da 62 anni!


Tex sembra un personaggio cristallizzato, immobile: è realmente così oppure, in realtà, ha avuto una sua evoluzione nel tempo? Chi conosce bene il personaggio di G. L. Bonelli sa che anche durante la vita del suo creatore l’eroe si è evoluto da ammazzasette rocambolesco e scapestrato dall’irruenza giovanile, per diventare, oserei dire, quasi un filosofo della colt, un saggio giustiziere che, senza perdere di vista l’avventura e l’azione, è in grado di ragionare e far ragionare sulle storture dell’umanità e della società. Tex vive la società del West tra storia e leggenda, e la vive da eroe; basti pensare che è stato il primo personaggio del West che già negli anni ‘50 ha appoggiato la causa dei nativi d’America, gli indiani pellerossa. Cosa significa scrivere Tex e cosa significa, in particolare, realizzare il numero 600? La longevità di Tex ha fatto sì che io, già nella seconda metà degli anni ’50, fossi un suo lettore; così, tra i miei sogni infantili c’era scrivere le sue avventure. Non ho realizzato altri sogni infantili, come esplorare l’Amazzonia o scalare le montagne rosse di Marte, ma per uno che all’età di 8 anni ha stretto la mano a G.L. Bonelli questo è un grande successo! Sono soddisfatto e fiero di scrivere Tex da quasi vent’anni; ho avuto l’onore di realizzare il numero 400 di Zagor e il numero 100 di Dampyr, ma il 600 di Tex è, anche per espressa richiesta dell’editore, un vero omaggio al personaggio, alle sue avventure e ai suoi amici; in questo numero compare anche Jim Brandon e poi si tratta di una storia dalle tinte horror, ambientata nel Grande Nord…

Una tua caratteristica è quella di dare molto spazio alle “spalle”, ai comprimari. Perché questa scelta? Una passione o una necessità narrativa? È una necessità narrativa: dopo i 400 numeri ai quali si era arrivati quando sono entrato nello staff e dopo i 600 di oggi, raccontare sempre la stessa storia come vorrebbero i lettori (per dirla alla G.L. Bonelli: “Tex arriva e le suona a tutti”) sarebbe difficilmente sostenibile, sia per me come sceneggiatore sia per il lettore. Ho perciò scritto di tanto in tanto storie più articolate e coinvolgenti usufruendo di personaggi secondari che, potendo anche morire, avrebbero aggiunto pathos e suspense alla vicenda. Anche nelle storie di G. L. Bonelli c’erano personaggi come El Morisco, Jim Brandon, Gros-Jean, Montales, Pat Mac Ryan e tanti altri, inventati dallo stesso Bonelli, ma è innegabile il mio personale gusto per la figura del comprimario: le mie letture e i miei telefilm preferiti sono quelli che raccontano storie corali dove non c’è un solo protagonista, ma una squadra… Basta notare che sul frontespizio di Tex ci sono quattro eroi, e il lettore li vuole vedere sempre tutti e quattro. Che cosa rappresenta oggi Bonelli editore e quale ruolo ha nel mondo del fumetto italiano ed europeo? Forse rappresenta semplicemente una solida azienda che si distingue per aver sempre trattato con giustizia e responsabilità sia gli autori sia il pubblico. Il lavoro che sta dietro ogni albo è sempre caratterizzato da grande impegno e responsabilità: è solo così che si produce l’eccezionale artigianato italiano di cui parlavamo.

i s o i r u c ’ per i piu Tex nasce originariamente sottoforma di “strisce” (formato 16,5 X 8 cm) e così viene pubblicato, con cadenza settimanale, per ben 36 serie, dal 1948 al 1967. Successivamente, le strisce vengono raccolte e assemblate nel formato attuale (tre strisce una sull’altra) e vendute con copertina rigida. Tre le raccolte pubblicate: la prima viene distribuita tra il 1949 e il 1950, la seconda (detta “serie bianca”) tra il 1950 e il 1966; la terza (“serie rossa”) consiste nella pubblicazione di 194 albi usciti a partire dal 1956. Tex, come tutti i fumetti della Bonelli, è rigorosamente in bianco e nero, ad eccezione del numero 100 e dei suoi multipli… ma come ogni regola, anche questa è stata infranta: il numero 575, uscito nel 2008, si è vestito a festa per celebrare il sessantesimo compleanno del personaggio.

Nella Nebbia

07


i 08 AbbtornioaDc c uca L e An arte anno rodariano testo: Elisabetta DellaValle

D

irei che ci si presenta con gli abbracci. Ci sono quelli dalle strette aeree, che pare non ti vogliano sfiorare. Ci sono poi gli esagerati, che fan scrocchiare le vertebre al collo. E poi ci sono i normali. Quelli seriamente normali, che quando li ritrovi dopo anni ed anni ti aprono le braccia ed insieme il cuore allo stesso modo di allora. Affidabili ed affettuosi al contempo. Merce rara di questi tempi. Antonio De Luca è uno di loro. Schietto, diretto e sincero, nei rapporti umani come nella professione, sorride con parsimonia, ma lo fa dal profondo. E con la stessa leggera serietà ti presenta i suoi lavori come se fossero i suoi figli, lui che di figli ne ha due, te li porge con mal dissimulata timidezza ed intanto ti dice un “ti piace?” denso di aspettative. La coerenza tra la pulizia del tratto, anche quando è volutamente macchiato, strabordante, non definito e/o mal rifinito, e la linearità del carattere dell’artista appare piacevolmente evidente. Uomo ed opera, opera e uomo, in un legarsi e rincorrersi in-finito. Crescono insieme, si evolvono e si raccontano, continuamente si contaminano e si sostengono, quasi si alimentano, di certo si accompagnano, si criticano, ma si accettano, si mettono in gioco. Sanno ancora giocare, con una certa serietà nuova, ma sanno ancora giocare.

Questo di De Luca appare più evidente: l’omogenea linearità tra l’essere ed il narrare, tra la vita quotidiana e l’atto creativo. L’armonia interiore genera opere che si fanno piacevolmente apprezzare fin da subito, lavori che sanno farsi leggere a molti, stratificati livelli, che di certo possiedono grammatiche da decodificare con attenzione, ma che possono anche solo semplicemente, ad un primo ed istintivo incontro, generare piacere: “ricerco il bello e l’eleganza, mi ispiro un poco a Matisse e con il mio lavoro vorrei soprattutto trasmettere serenità”. E così rimaniamo anche noi un poco incantati, quasi stretti da antica malìa, e ci immergiamo sorridendo nel suo mondo di umane creature di fiaba.

fuori dai gesti e dai momenti del quotidiano quanto di eccezionale il quotidiano possiede, ma ce ne scordiamo. La sua irripetibilità. Parole comuni, limate fino all’estrema magrezza, descrivono le azioni più banali, qui la visita all’atelier del pittore, donandolo loro rinnovata giovinezza. La giusta giovinezza della parola appena detta, per la prima volta pronunciata, uscita da una bocca infantile, da una mente ancora pura ed incontaminata, nuova.

“(…)Guardai di nuovo un certo quadro senza cornice, ch’era appoggiato a terra sotto la finestra. Pareva sporco, non finito: da quand’ero arrivata mi chiedevo cosa fosse. Non volevo farmi accorgere(…). Ma quel pasticcio di colori viola e nerastri m’incantava; non volevo guardarlo e ci tornavo sempre…”

(…) E desidero solo colori. I colori non piangono, sono come un risveglio: domani i colori torneranno. Ciascuno uscirà per la strada, ogni corpo un colore - perfino i bambini. Questo corpo vestito di rosso leggero Dopo tanto pallore riavrà la sua vita. Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi E saprò d’esser io: gettando un’occhiata, mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori.

Cesare Pavese – da ‘Tra donne sole’ (1949) a pg.44 dell’edizione Einaudi Tascabili

Cesare Pavese - ‘Agonia’, (1939) dalla raccolta ‘Lavorare stanca’ a pg.83 dell’edizione Einaudi Tascabili

Parola pura Colore puro Pavese. Nella narrativa artistica di Antonio De Luca ritrovo Pavese. Quella stessa istintiva capacità, nei romanzi, ma soprattutto nelle liriche, di rendere densa la normalità, di ridarle il giusto peso, di portar

Parole pure, colore puro. Come appena nato, anche il colore ad olio usato da Antonio De Luca scorre direttamente dal tubo, usato a mo’ di pennello o di grande matita, e segna con elegante sicurezza quelle linee scure che andranno a generare forme o parti di forme, delimita spazi che poi, sa verranno valicati, genera una certezza che


ha ragione d’esistere nell’essere costantemente messa in discussione. Soprattutto quando il colore puro incontra la materia pura i risultati sono schiaccianti e vanno dosati e anticipati, con cura. La carta da spolvero, con il suo morbido spessore, lo accoglie con affetto, ma lo assorbe fin troppo: ed allora volutamente l’artista trasforma l’incidente cromatico in valore aggiunto e le macchie, sapientemente volute e guidate, diventano ombre, sottolineano spessori, creano prospettive altrimenti negate. Lo stesso avviene con l’acquerello, la cui lievità permette stratificazioni liriche di rara bellezza. La purezza del tratto, la linea scura che modella i protagonisti del racconto, qui viene interpretata dalla penna Bic, si lascia accarezzare, quasi contaminare, dal colore scivolato, slavato, volutamente incontrollato. Goccia dopo goccia, strisciata dall’alto o in caduta libera con più forza, la materia cromatica si lascia catturare dalla carta con differenti intensità e da semplice macchia che era diviene segno grafico ineluttabile. E poi le ceramiche. Un nuovo cammino, ancora in parte da scoprire. Che sian vasi o piatti, che sian semplici formelle, hanno le forme di certe nuvole primaverili, magari da adagiare ai margini delle creature di carta, o anche no, e sanno interpretare in modo del tutto differente, meno spirituale, più corporeo, lo stile narrativo dell’artista. La poetica Come dicevamo, la scelta narrativa di Antonio de Luca si concen-

tra sulla normalità. Donne e bambini, soprattutto, ma i corpi sono inquadrati solo in parte: il tronco, le mani, le gambe coi piedi. Ma i tagli non sono violenti, la parte che manca la evochi in fretta e non ne senti mancanza. Anzi. Raramente dei visi si scorgono gli occhi e, se ci sono, sono spesso socchiusi. Ma lo sguardo arriva dal dentro, sono le labbra a parlare, con quei mezzi sorrisi quasi di circostanza, e poi le mani, a tratti contorte oppure avvinghiate ad altre mani. Regalano un senso di forza e dolcezza le braccia: con un po’ di tenerezza se sono di madre che avvinghia il bambino, un po’ di complicità se sono di amiche che si sostengono nel ciacolare, più serie se riprese nel lavoro. Ma i più deliziosi, i più chiacchieroni, restano i piedi. Con quel loro stare a mezz’aria, quel muoversi appena, un poco timidi, un poco spersi, quello storcersi infantile e quel mettersi a nudo quasi sfrontato, oppure elegantemente calzati di rosso ciliegia, lo stile un po’ francese e un po’ Torino, sanno narrare della donna o del bambino che sostengono le gioie ed i turbamenti più segreti. Nell’universo ludico di De Luca non solo esseri umani… tantissime le donne, dicevamo, colte nello stendere i panni, nell’abbracciare i piccini, nel guardarsi allo specchio con l’abito nuovo, le stampe di fiori rarefatti, di cerchi vorticosi ed imprecisi, anni Cinquanta, ma anche giochi d’infanzia, biciclette e piccoli elettrodomestici. E che dire delle rane, delle galline, delle valigie, dei piccoli oggetti d’arredo… Che dire di noi che, guardandoli, ci guardiamo negli occhi, anche più a fondo, e ci ritornano a galla l’infanzia ed i nonni nell’orto, i genitori sorridenti, ancor giovani, dei pic-nic Anni Sessanta e la Cinquecento bianca, le bocce ed i plaid a quadretti, le uova sode e le gonne delle mamme a palloncino, le scarpette un po’ a punta, le partite a scopa all’asso sdraiati sull’erba? Una dopo l’altra queste creature silenziose e senza nome compongono un insieme umano e naturale di rara armonia, un teatrino sociale al contempo individuale e collettivo, come emerge anche dai rari, pensati, titoli delle opere: si pensi all’acquerello “Io, mio fratello e i miei cugini”(2008) nel quale si ritrae, bambino tra bambini, in posa come da foto (ma chi non ne ha tra le Polaroid dell’infanzia?), oppure al bimbetto in calzoncini rossi con la madre al suo fianco di “Tienimi la mano” o alle ginocchia abbracciate dalle braccia, l’abitino della festa è del rosso più acceso, ma lo sguardo si pensa annegato nel vuoto, di “Domenica pomeriggio”. La sua storia, la nostra storia. Eternamente uguale e diversa, eternamente in divenire.

Nella Nebbia

09


10

‘Espansioni rarefatte’: la città, i luoghi, le opere “Ritorno a casa per dire delle cose”: Antonio De Luca è proprio contento di questa duplice, corposa, mostra a Vercelli. Ne è felice perché torna nella sua città, qui c’è la madre, la famiglia, la radici ed i ricordi dell’infanzia, anche se è nato a Pompei nel 1977, e perché ci torna alla grande e da grande: “voglio mostrare a chi ha creduto in me, ha intuito ed ha capito fin dagli inizi, più di dieci anni di percorso fatto. Chi vedrà questa mostra nel suo insieme entrerà nel mio lavoro e, spero, lo apprezzerà”. Per tutto il mese di ottobre o quasi, dal 2 al 23, i suoi lavori prendono vita, occupano spazi ed intere pareti sia alla Casa d’Arte di via dei Mercati che a Studio 10, in via Galileo Ferraris. Doppi spazi, doppie possibilità espositive ed allestitive, doppie aperture verso la città ed i suoi abitanti: doppi anche i linguaggi e le scelte, connotate anche dalle differenti fisionomie delle due gallerie cittadine. L’una, la Casa d’Arte, centralissima e raccolta, una vera casa ospitale, nella quale portare pochi e misurati pezzi scelti con cura, l’altra, la poliedrica e multiforme Studio 10, stanze e stanzette di varia pelle e dimensione e soprattutto l’ampia ed affascinante ex panetteria, un rettangolo candido tutto da riempire di opere immense. Qui la creatività di De Luca si allarga generosamente per arrivare a ricoprire con un’unica, titanica e lunghissima opera, tutte le pareti, in un girotondo che lascia senza fiato. “Espansioni rarefatte, la mostra allestita a Vercelli, nasce dalle emozioni che mi donano le espansioni, le ultime nate. La molla è scattata l’anno scorso, mentre stavo allestendo ad Albissola, nello studio Lucio Fontana, la mia personale, Segni liquidi. L’antimuffa che gli imbianchini erano appena passati a dare alle pareti aveva segnato delle macchie grigie. Mi sono sembrate splendide, quindi ho strappato i miei fogli di carta da spolvero in modo ellissoidale e li ho fatti correre sulle pareti, generando un tipo di installazione che prima non avevo sperimentato. Da quel momento ho capito che il mio lavoro era fatto per proseguire all’esterno, che le mie macchie possiedono una loro fisicità che non si vede, ma che si percepisce a pelle. Così espando la sensazione che si prova osservandole e lascio che escano dai confini del lavoro, lascio loro la libertà che meritano, le lascio scivolare via, quasi scomparire, divenire rarefatte”. Piccole ali fatte d’aria, dunque, che si librano, consistenti nella loro concretezza, generate da una materia nobile e terrena al contempo, la ceramica e che vivono in funzione dello spazio che devono

occupare: “nella scelta di questa nuova materia mi son lasciato guidare da un esperto del settore, Rino Tacchella, che conosceva già il mio lavoro e che, come esperto e collezionista di ceramiche, sa bene quanto possa essere potente la resa di una materia tanto lucida messa in contrasto con la ruvidezza e l’opacità della carta. Questa loro lucentezza mi affascina. E poi, se sulla tela costruisco verso l’alto sulla ceramica vado a togliere a scavo”. Antonio De Luca, curato a Milano da Nowhere Gallery e ad Acqui Terme da Globart Gallery, è quindi a Vercelli, Casa d’Arte e Studio 10, dal 2 al 23 ottobre. Due luoghi, un’intera vita in mostra ed un solo, unico, abbraccio. (…)Così queste fatiche della vita noi duriamo, esatti e scrupolosi, per non perdere i sensi, e seguitare – senza attesa di compenso. Emily Dickinson - Poesie, trad. di G. Errante, Guanda


a n a i r a Rod e r t l a e e t r a c S

i potrebbe cominciare con c’era tre volte l’anarchico solare… riprendendo la bella definizione che Alberto Alessi ha dato di Giorgio Rava, poliedrico artista omegnese, il cui lavoro spazia dalle miniature alle incisioni, dalle sculture polimateriche all’arte povera, passando per la scrittura e la cucina creativa. Omegnese, classe millenovecentoquarantotto, Giorgio è perito agrario di formazione, poi docente di materie letterarie, artista, scrittore e cuoco anarchico. Interessante la sua recente raccolta Ortelius, composta di brevi racconti su Omegna e dintorni e sui personaggi che ne popolano le rive.

Parte dei lavori qui illustrati fa parte di un ciclo ispirato alle Favole al telefono di Gianni Rodari, con cui l’autore ha un’affinità elettiva molto forte. Rodari è omegnese come lui, nato nel 1920, morto nel 1980 e maestro elementare come suo padre. Amano la fantasia e sono entrambi camminatori di favole, cresciuti sotto lo stesso cielo, sulle rive dello stesso lago, il lago d’Orta. Omegna è un posto curioso, un tempo è stato un centro industriale avanzato, culla della creatività industriale del casalingo, Alessi, Bialetti, Lagostina, con cui Rava ha collaborato per diversi anni come grafico e illustratore. Su proposta di Alessandro Mendini ha realizzato uno dei cento vasi prodotti da Alessi-Tendentse con altri novantanove artisti internazionali. Le miniature rodariane sono frutto della stessa fantasia da cui traggono ispirazione, seguono i voli della parola per depositarsi sul foglio con grazia e leggerezza, portando chi li osserva negli stessi territori degli originali. Nell’anno dedicato a Rodari, in cui molteplici sono le iniziative in tutta Italia, questi lavori sono forse il miglior tributo al grande scrittore, senza eccessiva enfasi o retorica, riprendendo in pittura la sua grande lezione. Chi ha letto le Favole al telefono ritroverà la pioggia di confetti su Piombino, Alice che casca in mare, la Befana che arriva a cavallo di un razzo e tante altre storie, realizzate

su carta da macellaio, tempera, oro e china, a sottolineare la fusione alchemica degli elementi, dalla carta povera all’oro, per creare delle piccole cosmogonie portatili, frammenti di un mosaico quotidiano. Ritroviamo lo stesso microcosmo nelle cartine immaginarie disegnate da Giorgio con la stessa tecnica e sugli stessi materiali. Qui viene fuori il suo interesse e il suo legame con il territorio, una visione antica del mondo, fantastica, reale e onirica insieme, in cui le terre, i monti e i fiumi sono sovrastati e protetti da creature mitiche: draghi e basilischi sorvolano i luoghi, custodi eterni della magia dei territori. Grande camminatore e conoscitore delle montagne del Cusio e dell’Ossola, Rava ha riprodotto fedelmente, come un cartografo del XV secolo, valli e pianure di questo lembo piemontese, incantando l’osservatore che si perde nei dettagli e nei toponimi, riscritti in dialetto e in latino, a sottolineare l’essenza e le radici antiche del suo lavoro. A leggere i nomi dei luoghi subito riecheggiano vecchie storie popolate da strani personaggi, fattucchiere, camminanti e montanari. Il tratto è semplice e minimale, non c’è vanità auto celebrativa, ma segni essenziali, per ricreare un mondo perduto di tolkeniana memoria, in cui la sua mano sapiente riesce a rievocare tradizioni ancestrali e simboli eterni. Altro elemento centrale che caratterizza molte delle sue carte è il Basilisco, creatura mitica di questi territori, che Rava inserisce in ogni cartina, a vegliare sui luoghi per sottolinearne l’importanza culturale e simbolica, come nelle mappe antiche, in cui le raffigurazioni di draghi e serpenti caratterizzavano le carte delle terre più remote e incognite. Un altro rimando in queste raffigurazioni è un legame alchemico sottile, legato alla trasmutazione degli elementi, di cui queste creature sono state il simbolo nelle tradizioni magiche e alchemiche antiche. Le miniature ispirate a Favole al telefono sono esposte nella mostra Rodariana, aperta dall’1 al 7 ottobre nella Sala del Carrobbio a Omegna; chi si trovasse a passare per quelle terre ci vada, ne vale la pena.

11

arte

testo: Davide Vergnano


12

TEATRO

testo: Alessandro Barbaglia

IL TEATRO

DEL

CINO S CU UN PICCOLO

I

l cuscino è la piuma che solletica i sogni. Come il teatro, piuma, sogno, realtà, vita. Solletico. E così quando il Cuscino si fa Teatro, e viceversa, i confini sfumano. Spettacolo e spettatori sono sullo stesso piano, s’intrecciano; la recitazione diventa performance, l’applauso espressione, il silenzio arte, il pubblico ne fa parte. Costruisce e fruisce dello show, proprio come gli attori. Si chiama Teatro del Cuscino, è un sogno fatto di realtà, un piccolo fiore di verità, come lo ha definito il cantautore americano Jack Hardy, padre artistico di Susan Vega e Tracy Chapman, per intenderci, che qui si è esibito lo scorso aprile nei suoi soli appuntamen-

FIORE

� VERIT DI

i Perturbazione ti italiani. Underground nel vero e proprio senso della parola, l’attrezzatissimo Teatro del Cuscino di via Magalotti 11 a Novara è un progetto culturale di rara creatività. Lo spazio, la pancia di una scuola media dove una volta c’erano le mense scolastiche, è un caldo abbraccio. C’è tutto. A gestirlo i direttori artistici Roberto Lombardi, Giuseppe Sinatra ed Enrichetta Corsale, che da cinque anni l’hanno aperto e da venti hanno fondato l’associazione culturale Laribalta. Un progetto anche questo: insegnare ai ragazzi che “Il teatro comincia quando la si smette di recitare”, portarli in scena valorizzando le loro inclinazioni, insegnargli l’arte dell’improvvisazione, fatta di studio, esperienza, genialità. Vita. Tutto al Teatro del Cuscino.

“Perché lo abbiamo chiamato così?” Spiegano i direttori artistici: “Be’, per questo...” e ci accompagnano a vederlo. Non c’è nemmeno una sedia, nemmeno l’anima di una poltrona. “Durante gli spettacoli gli spettatori si siedono ai piedi del palco. Si siedono, si sdraiano, si accomodano sui cuscini che si portano da casa o che prendono qui. Il pubblico entra letteralmente dentro lo spettacolo, ne fa parte, ne viene inevitabilmente coinvolto”. Seduto sul cuscino, ognuno vive la propria realtà davanti al sipario della rappresentazione. Quel che ne nasce è pura magia. “Lo scorso aprile è capitato qui Jack Hardy. Un mito. Il cantautore che negli anni Ottanta ha fondato a New York la scuola dei cantautori americani, in cui insegna tuttora. Un musicista che ha


collaborato con Bob Dylan, un poeta. L’uomo che ha formato intere generazioni di cantautori. Si è esibito nell’unica data italiana, facendo aprire il concerto a una band novarese, i Rosso Antico di Stefano Chirio. Quando ha finito l’esibizione, il teatro era stracolmo, ha preso una penna e su uno specchio ha scritto: ‘Al Teatro del Cuscino, piccolo fiore di verità’. L’esibizione deve averlo colpito, perché qualche giorno dopo è tornato (l’aereo su cui doveva viaggiare era fermo a terra a causa delle polveri del vulcano islandese): aveva scritto una canzone intitolata Piccolo fiore di verità e voleva farcela sentire. Secondo concerto”. Il tutto costruito in altalena tra esibizione musicale e teatrale. “È una consuetudine del nostro teatro. Le forme d’arte si mischiano e si sostengono a vicenda. Abbiamo musicisti che si esibiscono e tra una canzone e l’altra autori noti e meno noti presentano i propri testi, li leggono, li recitano, li interpretano, spesso accompagnati dalle improvvisazioni dei musicisti. Da noi è passato Clirim Muca, uno dei più importanti poeti albanesi oggi viventi, Alberto Figliolia, autore di Milano che è davvero un classico della poesia underground, e una coppia di lettrici novaresi straordinarie, le Scripta volant: Eleonora Calamita e Valeria Bosco”. In più, come ospiti musicali ci sono stati i Perturbazione, gruppo di Torino pluripremiato, che vanta collaborazioni anche con Marina Massironi e Carlo Lucarelli. “Altra serata incredibile. Forse nemmeno loro si aspettavano d’esibirsi in un teatro in cui avrebbero avuto praticamente il pubblico in braccio. C’erano Gigi Giancursi, Cristiano Mele e Tommaso Cerasuolo rapiti dalla situazione, hanno usato i vestiti del back stage realizzando una performance musico-teatrale inedita anche per loro. E poi abbiamo avuto come ospite il chitarrista di Elio e le storie tese, Cesareo, che ha incontrato i ragazzi della scuola Laribalta, il pubblico e ha tenuto un’esibizione di chitarra solistica al Teatro del Cuscino travolgente”. E inoltre una serata di grande jazz con un trio di livello internazionale composto da Marcello Noia (sax e clarinetto), Davide Corini (pianoforte) e Marco Mistrangelo (contrabbasso). Come grande spazio il teatro è stato messo a disposizione degli artisti novaresi, gli attori Serena Galasso e Diego Rossi, la giovane promessa della poesia (selezionata anche dalla scuola Holden di Alessandro Baricco) Giulia Marchina, e gruppi musicali come I Loschi, di Jerry Mantovani (riconosciuto come uno dei più grandi interpreti delle canzoni dei Beatles anche dal critico Riccardo Bertoncelli), e Il Disordine Delle Cose, di Marco Manzella. “Quest’anno la stagione si arricchirà di alcuni progetti nostri, come gli spettacoli Dinner for Two e Primo e Secondo Restaurant, durante i quali al pubblico verrà servito quello che si cucina in scena, e tutti gli spettacoli della scuola-teatro. Ci sarà la collaborazione frequente con l’università dei clown svizzeri del Teatro Dimitry e pure un cineforum con due rassegne: una sulla musica, durante la quale, al termine del film, si eseguiranno brani musicali inerenti; e una sul cibo, con degustazioni sempre a tema”. Tutto sul cuscino? “Ovviamente. Tutto sul cuscino, perché è così: il teatro inizia quando la si smette di recitare e il Teatro del Cuscino è un piccolo fiore di verità. E il contatto con la terra è verità, anche nel sogno del teatro”.

I soliti ignobili

LARIBALTA

“L’associazione – spiegano Roberto Lombardi, fondatore e direttore artistico della scuola, e Beppe Sinatra, coordinatore organizzativo – è nata con lo scopo di aggregare i giovani attraverso il teatro e le arti figurative. Le nostre attività, anche oggi, sono motivate dalla volontà di proseguire, e tracciare, un continuo percorso di crescita culturale e di arricchimento professionale, esplorando tutte le forme teatrali artistiche ed espressive, soprattutto quelle più originali”. E oggi quanti ragazzi frequentano la vostra scuola teatro? “Ci sono quelli che seguono i nostri corsi direttamente in sede, in via Magalotti 11, là dove una volta c’erano le mense della scuola media Pier Lombardo: sono circa centocinquanta di tutte le età. E poi ce ne sono altri duecento che frequentano i nostri laboratori scolastici. Sono laboratori che vengono svolti in parte in sede e in parte all’interno delle scuole come attività extradidattiche”. Il collegamento con il modo della scuola per voi è importante, come si stringe il legame con i giovani? “A convincerli è la modalità con cui proponiamo il teatro: un approccio libero che parte direttamente da loro”. In che senso? “Nel senso che non siamo noi a imporre loro il teatro dall’alto, sono i ragazzi che lo scelgono, se ne innamorano e decidono di continuare a praticarlo”. Nella vostra scuola-teatro che corsi svolgono? “C’è un corso d’improvvisazione teatrale, uno di clownerie, uno di giocoleria, oltre a quelli di ritmo e ballo hip hop. Ma al di là dell’offerta, qui i ragazzi trovano un teatro libero da vincoli, che sa dare respiro alla loro espressività, gli permette di esprimere se stessi senza vincoli, poi su questi ‘diamanti grezzi’ lavoriamo da un punto di vista tecnico, per ottenere che le competenze si affianchino al talento”. E i ragazzi che esperienza si trovano a vivere? “In tutti l’effetto è quello di sentirsi liberi, vivi. L’espressione di sé attraverso il teatro li libera e, in qualche modo, li forma”.

Jack Hardy

Nella Nebbia

13


o r t e r a i n a m

15

PIN-UP

testo: Alberto Salvalaio

. s i v l E i d i l Tutti fig e a n i t n a l l i r Saranno b ’ o i c a i v r za z a p s a p u pin al v i v e r l e d e n a m i r e h c anni ’80?

U

na pin-up vi seppellirà! Adepti del post punk, accaniti synth-poppers, vetero yuppies e compagnia varia i giorni di gloria stanno finendo. Come nelle vecchie copertine della Crypt Records in cui gli zombie del garage rock e del beat anni ‘60 si risvegliavano per sotterrare a suon di riff taglienti l’ormai decadente disco music o il neonato fenomeno rap, così i mostri sacri del rock’n’roll sembrano essere riemersi dai loro mausolei. E godere anche di ottima salute (mediatica). Beatles, Rolling Stones e la “swinging London”. Ma anche Elvis “The Pelvis”, Little Richard, Johnny Cash, Chuck Berry, Buddy Holly e le produzioni rhythm and blues. della Motown. La mania del retrò in musica è servita! Così in un diluvio di ristampe discografiche di classici del repertorio boogie-woogie, rock&roll e rockabilly, di improbabili tour senili o inaspettati passaggi radiofonici rispuntano anche il design, l’iconografia, i vezzi, l’ingenuità e la ribellione di un paio di decenni formidabili. Non più relegati alla passione di pochi nostalgici o rinchiusi in circoli ristrettissimi, ma liberi di circolare anche tra il grande pubblico. E allora si arruolano pure i defunti per la nuova edizione del videogame “Rock Band” totalmente dedicata ai “Fab Four”, oppure si commemora il quarantennannale della morte di Hendrix, con tanto di discografia completa di nuovo facilmente reperibile, a dosi settimanali, nell’edicola sotto casa. Con il cinema che non resta di certo a guardare. Ma che anzi ipotizza o anticipa i possibili trend del pubblico. Per esempio celebrando la regina assoluta delle pin-up anni ’50. Quella Bettie Page che tanto sconvolse il rigido perbenismo borghese della società americana


16 in questo o t n e m i u g e s in i d o c i d o m s spa ” s y a d y p p a quegli “h ni o i z a r e p o le varie si a i g l a t s o n oa n a c i l p i t l mo dismisura postbellica (la pellicola in questione s’intitola “The Notorious Bettie Page”, per la regia di Mary Harron e risale ormai ad un lustro fa). Oppure rispolverando il mito di Woodstock con la commedia musicale “Motel Woodstock” del regista taiwanese Ang Lee (quello degli inconfessabili “Segreti di Brokeback Mountain”). O ancora ricostruendo - con qualche esagerazione - l’epopea delle prime radio indipendenti anglosassoni, che nel 1966 trasmettevano abusivamente musica rock per giovanotti inglesi in pieno fermento ormonale, costretti ad accontentasi delle sole due ore settimanali di “musica del diavolo” tollerate dalla BBC (“I love radio rock” di Richard Curtis, già regista di successi come “Quattro matrimoni e un funerale” e “Notting Hill”). E logicamente anche la TV di casa nostra non è rimasta insensibile alla frenesia amarcord, riuscendo a scodellare operazioni archeologiche che frugano in soffitte ancora più polverose. Ad essere ripescato, con tanto di fiction a puntate ad esempio, è lo swing in salsa di pomodoro delle tre olandesi del Trio Lescano. Il cui mito anteguerra venne consacrato da trionfi discografici come ‘’Maramao perche’ sei morto’’ e ‘’Tulipan’’. Ma il limite all’inventiva passatista si può sempre spostare di una tacca in avanti (o indietro). E così si irrompe anche nel quieto tran tran dei bar. Con la trovata di una nota marca di bevande con la stella rossa nel logo e il nome che rievoca un santo non incline alla stanzialità, che pescando dai propri archivi, si è affrettata nel lanciare addirittura una sua linea di bevante vintage, che vanno dal chinotto alla cedrata, passando per gassosa e acqua tonica (chiamata ai tempi un po’ sinistramente “Quinine Water”). Così in questo inseguimento spasmodico di quegli “happy days” in cui ottimismo e voglia di rinnovamento erano la regola, le varie operazioni nostalgia si moltiplicano a dismisura. Partendo dai festival di più lunga tradizione come il “Summer Jamboree” di Senigallia o il “Festival Beat” di Salsomaggiore Terme - giunti rispettivamente all’undicesima e alla diciottesima edizione - fino alle serate a tema nei locali sparsi un po’ dappertutto lungo lo stivale, la densità di nuovi seguaci in cerca di rarità in vinile, oppure pronti a sostenere sfibranti sessioni di ballo twist, si amplia sempre di più. E il catalogo delle capatine nel passato stile “Ritorno al futuro” non


A cavallo e a c i t e t s e a tr , e n o i z a c o prov el d o r e p u c e il r r u o m a l g o fascin rma o f a c i t n a ’ di un o t n e m i n e t t d’intra ’ il e o i c , i t l u per ad burlesque

cessa di crescere, accumulando rassegne un po’ ovunque. Come la due giorni rock&roll del “Get Rhythm” di Trezzo d’Adda (in verità non proprio una new entry dato che quella dello scorso marzo era la sua quinta edizione), oppure lo “Shout!” di Sant’Ambrogio di Valpolicella. Tra le novità, si fa largo il festival galliatese “Ciao Ciao Bambina” che riempie il castello sforzesco di teddy boys, ciuffi impomatati in stile “Ducktail” (cioè a coda d’anatra), auto d’epoca e bancarelle traboccanti vestiti e accessori vintage. Ovviamente anche la moda, regno incontrastato del recupero e del riciclo, non è rimasta immune al fascino retro. Così messi definitivamente da parte impermeabile alla Ian Curtis e t-shirt dai colori elettrici, dalle passerelle fino ai mercatini specializzati, è un continuo fiorire di gonne a ruota, tessuti a pois, camice da bowling o giubbini di pelle in perfetto stile Marlon Brando. A cavallo tra estetica e provocazione si situa poi uno tra i fenomeni più singolari di questa rinascita del periodo dei “baby boomers”, il recupero del fascino glamour di un’antica forma d’intrattenimento per adulti come il burlesque. Il termine “burlesque” fu ideato per indicare uno tipo di varietà teatrale che alla fine dell’Ottocento metteva in ridicolo le pose delle elite aristocratiche per divertire le classi meno abbienti. Agli sketch farseschi e alle canzoni erano affiancati anche numeri un po’ più audaci. Proprio per questa sua caratteristica il genere divenne negli anni popolarissimo - e osteggiatissimo, ad esempio dall’inflessibile sindaco di New York La Guardia -, così da rendere, tra gli anni ‘40-’50, alcune delle principesse del burlesque come Dixie Evans o Tempest Storm vere e proprie dive. Risorti ad una nuova gioventù anche nel nostro paese, gli spettacoli di burlesque dividono oggi il palco con le esibizioni delle revival-band nostrane più accreditate, come i signori dello swing

Good Fellas, o i romani Red Wagons, maestri nel bolgie e nel jumpin’ blues. Tra le più note artiste del burlesque di casa nostra c’è Scarlett Martini, direttore artistico del Festival internazionale del Burlesque di Viareggio, che quest’anno ha personalmente curato un corso per insegnare a quindici temerarie l’arte della seduzione con ventagli, guanti e lingerie (ma esiste addirittura una “Accademia dell’Arte del Burlesque” a Roma, della quale la Martini è un’ex allieva). A questo punto urge però una piccola ammissione di colpa da parte di chi scrive. A dimostrazione di quanto si stia rischiando di “scoprire l’acqua calda” circa l’attualità del fenomeno burlesque nel nostro paese, basti un singolo ma significativo dato. La presenza al Festival di Sanremo, nella scorsa edizione, di colei che è considerata da tempo la più famosa tra le dive del “neo-burlesque”: Dita Von Teese. A parziale discolpa si potrebbero citare le parole di Antonio Cassano, presente quella fatidica sera all’Ariston: “Non so minimamente di cosa si tratti!”. Ma forse a preoccuparlo allora c’erano ben altre questioni. In conclusione. Considerando che l’avventura del fenomeno retrò e del revivalismo affonda le radici fin negli anni ’60, quando ad essere rivalutati furono gli elementi decorativi tipici dell’Art Nouveau, e che il recupero dei favolosi anni cinquanta ebbe una sua prima esplosione proprio durante gli anni ottanta (si pensi ad “American Graffiti” di Steven Spielberg, al musical “Grease” o al successo di band come gli Stray Cats), si può ben comprendere quanto tutto ciò sia comunque un inevitabile dejavou fatalmente connesso con la cultura pop contemporanea. Secondo Elizabeth Guffey, autrice di “Retro: The Culture of Revival” lo stile e la moda retrò sono “una sorta di capovolgimento in cui le avanguardie artistiche o culturali si guardano indietro per procedere in avanti”.

Nella Nebbia

17


pomeriggi domenicali al Borgogna con ‘L’Arte si fa sentire’ L’Arte si fa Sentire’ del Museo Borgogna di Vercelli arriva alla sua nona edizione, diciassettesima per la verità se si calcolano due sessioni all’anno, questa fortunata iniziativa culturale della Pinacoteca vercellese, vero e proprio“scrigno delle meraviglie”, luogo d’arte che si lascia piacevolmente scoprire di volta in volta, continua ad attirare i consensi di un pubblico sempre più eterogeneo per età e provenienza. Ragione del successo, la varietà e la peculiarità delle proposte culturali, sempre attente alle esigenze di adulti e bambini, e la gentile professionalità con la quale il Museo accoglie i visitatori, portati a sentirsi facilmente coccolati dall’intero staff del Museo, presieduto dall’avv. Francesco Ferraris e coordinato nelle sue molteplici realtà ed attività dalla dott.ssa Cinzia Lacchia, conservatrice. Responsabile degli eventi della domenica pomeriggio è la dott.ssa Alessia Schiavi, anch’essa conservatrice: “l’esperienza Arte si fa Sentire nasce nel 2002 e da subito si è concretizzata in circa dieci appuntamenti suddivisi tra conferenze, concerti, visite guidate, spettacoli per adulti e bambini, laboratori. L’idea è quella di offrire al visitatore domenicale eventi in diverso modo legati al museo, alla sua storia e alle sue collezioni, trasformando una semplice e magari distratta visita al museo in un evento da ricordare, e magari raccontare, diffondendo un’idea di museo spesso sorprendente. Grazie all’impegno di tutto il personale che negli anni si è prodigato per diffondere con qualunque mezzo la conoscenza degli eventi in programma, gli appuntamenti de L’arte si fa sentire sono sempre molto attesi dai cittadini vercellesi, e non solo. Per questa sessione autunnale abbiamo dovuto, causa altri grandi impegni culturali ed espositivi che il Museo sta per affrontare, limitare il numero degli appuntamenti ed arrivare con la nostra programmazione solo all’inizio di novembre, ma siamo comunque riusciti ad accontentare le aspettative dei nostri affezionati amici e fruitori”. Sette in tutto, quindi, i pomeriggi da passare al Borgogna con occhi attenti ed orecchie aperte. Si ricorda che L’Arte si fa Sentire ha il contributo ed il sostegno del Comune di Vercelli, Assessorato alla Cultura, Istituzione Vercelli e i suoi eventi, della Provincia di Vercelli, della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli e della Compagnia di San Paolo e che viene sempre, molto caldamente, consigliata la prenotazione, obbligatoria per i laboratori dedicati ai bambini. Dopo l’appuntamento di domenica scorsa, 26 settembre, intitolato Sensi. Viaggio nell’arte tra poesia, musica e visione, si proseguirà domenica 3 ottobre, giornata dedicata al rapporto tra Città e Museo: alle ore 16 prenderà il via il percorso guidato, curato da Roberta Musso, responsabile della sezione educativa, intitolato Dal museo alla città. Sulle tracce del Rinascimento vercellese. Si tratta di una doppia visita,

ad opere del museo e alla città di Vercelli, che intende sottolineare il legame del Borgogna con il territorio. Protagonista sarà il Rinascimento vercellese, ben rappresentato nelle opere di Gaudenzio, Lanino ed altri autori presenti nelle sale del museo, ma anche nei lavori cinquecenteschi della chiesa di San Giuliano, raramente aperta al pubblico e che merita di essere maggiormente conosciuta. Dedicato alle più svariate tecniche artistiche con le quali sono stati realizzati i capolavori presenti in Museo ed alle loro caratteristiche, l’appuntamento del 10 ottobre alle ore 15.30 con In punta di pennello. Le tecniche pittoriche nelle opere del Museo Borgogna, visita guidata ad alcune opere del museo selezionate sulla base delle caratteristiche tecniche: dall’affresco ai dipinti su tavola, alla pittura su rame, il visitatore verrà condotto da Alessia Meglio, della sezione schedatura del Museo Borgogna, alla scoperta dei segreti delle botteghe artistiche tra il Quattrocento ed il Seicento. Alla fine della visita un interessante laboratorio, partecipazione limitata a 15 adulti, sull’antica tecnica pittorica della tempera all’uovo. Domenica 17 ottobre, alle ore 16, si entra nel vivo degli interessi e del clima cultuale nel quale visse il padrone di casa, Antonio Borgogna, assiduo frequentatore delle Grandi Esposizioni e delle aste che animavano il mercato d’arte ottocentesco: Raffaella Ausenda, studiosa di ceramica, consulente scientifica di prestigiose istituzioni pubbliche, tra le quali Palazzo Madama a Torino, presenterà il percorso Il gran bazar del mondo. Le Grandi Esposizioni di fine ‘800 raccontate attraverso le arti decorative del Museo Borgogna. Protagonisti del pomeriggio alcuni manufatti di grande bellezza e pregio, solitamente non fruibili dal pubblico dei Museo perché normalmente conservate nei depositi. Il consueto, attesissimo e sempre di grande successo, appuntamento dedicato ai più piccini porta la data del 24 ottobre quando, alle ore 15.30, si concretizzerà in Museo lo studio di una pittrice che, aiutata da una modella un po’ stramba come lei, racconterà la storia di uno dei dipinti in collezione. Ritratti un po’matti è infatti il titolo di questo spettacolo-laboratorio che, grazie alla bravura di Valentina Biletta, autrice di testi per bambini, xilografa e illustratrice specializzata nell’illustrazione per l’infanzia e Barbara Martinoli, danzatrice, regista e coreografa, permetterà ai bambini si imparare e di toccare con mano tecniche e materiali dei più famosi artisti. Anche in questo caso si consiglia di prenotare in tempo. Domenica 31 ottobre una passeggiata culturale che, a cura di Giulia Enrico della Sezione educativa, cercherà di approfondire i tratti più significativi delle opere più interessanti: con Il Museo si mostra il Borgogna dona parole e voce ad alcuni dei suoi capolavori. Domenica 7 novembre alle ore 17, gran finale. A chiudere la sessione autunnale de L’Arte si fa sentire un evento di straordinario, molteplice interesse: organizzato dalla Società del Quartetto di Vercelli presieduta da

19

Maria Arsieni Robbone, ecco Schumann. Poesia e passione, un concerto letterario di rara intensità. Protagonisti la nota pianista polacca Marlena Maciejkowicz, dal ricchissimo curriculum in cui può vantare, dopo la formazione in Germania, numerosi riconoscimenti e concerti a livello internazionale, e Roberto Sbaratto, attore verceltesto: Elisabetta DellaValle lese con molteplici esperienze nel campo della musica (molto nota a Vercelli quella con la Banda Osiris) e nel cinema, dove ha lavorato al fianco di attori quali Alberto Sordi e Carlo Verdone. Delicata e sofferta la sua ultima interpretazione ne La solitudine dei numeri primi, il film di Saverio Costanzo, tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Giordano. Parole e musica in un intrecciarsi senza fine che parte dalla reale corrispondenza tra il compositore e la moglie Clara: lettere nelle quali egli cita, spiega, motivi e suggestioni dei brani che sta componendo e che verranno di volta in volta interpretati dal vivo. A duecento anni dalla nascita, il Museo Borgogna e la Società del Quartetto intendono così riportare in vita uno dei più grandi protagonisti della storia culturale di tutto l’Ottocento europeo.

arte

Ingresso: Il biglietto d’ingresso comprende la visita del Museo e la partecipazione all’attività in programma. Intero: euro 6,00 - Ridotto: euro 5,00 Bambini, insegnanti e studenti: euro 3,00 Orari di apertura: da martedì a venerdì 15.00/17.30 sabato - domenica 10.00/12.30 e 14.00/18.00 lunedì chiuso. Per informazioni: Museo Borgogna Via Antonio Borgogna 4/6 13100 Vercelli Tel. e fax 0161.252776 Email: info@museoborgogna.it.


20 CINEMA

testo: Laura Albergante Serena Galasso

GIRA” I S “ , NOVARA MINUTI IN POCHI

PROVINCIA UNA IN CORTO

n

arrare in breve: una scommessa difficile. Riuscire a esprimere l’emozione di una situazione o di una relazione in una manciata di minuti: è questa la sfida che si pongono i tanti film maker che s’affacciano al mondo della cinematografia passando attraverso il linguaggio del cortometraggio. L’Italia oggi conta più di 150 festival del cortometraggio, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. E la produzione è diventata talmente ampia e di alta qualità, che negli ultimi tre anni il festival del cortometraggio più importante al mondo, quello di Clermont Ferrand, ospita un corner solo per i festival

e i corti italiani. Il territorio novarese segue da tempo l’onda di questo linguaggio immediato e ancora libero (così dicono molti registi passati a produrre «in lungo»), ospitando da sette anni il NovaraCineFestival – Scenari Orizzontali, in questo 2010 programmato fra il 12 e il 16 ottobre. Tuttavia l’anno in corso ha visto anche una nuova nascita: Corto & Fieno, che si è svolto ad Ameno e Armeno dal 17 al 19 settembre. La manifestazione è stata seguita da Laura Albergante (che, tra l’altro, appartiene allo staff organizzativo del Vam Fest di Vercelli). Ecco il suo racconto.

CORTO & FIENO Il legame tra il festival di Ameno e Armeno e quello di Novara è evidente: in entrambi i concorsi per cortometraggi sono la chiave di volta, anche se Corto & Fieno comprende anche un importante concorso di lungometraggi. Il


punto di incontro tra le due manifestazioni è costituito soprattutto dal legame con il territorio, che a Novara è dato dal paesaggio degli scenari orizzontali, mentre in Corto & Fieno è rappresentato dalla vita rurale, dall’agricoltura e dalla pastorizia. Fra le proposte più interessanti della prima edizione di Corto & Fieno si segnala la “musicazione” live di un capolavoro del cinema muto sovietico, La terra. L’evento si è posto in una linea di tendenza già riscontrata in altri contesti: si ricordi, l’anno scorso, la proiezione di Profondo rosso, di Dario Argento, in piazza C.L.N. a Torino, accompagnato dalla musica dei Goblin eseguita dal vivo. In Corto & Fieno l’operazione, inserita nella sezione Sempreverde, dedicata ai classici del cinema rurale, è stata affidata al progetto Crosses del laboratorio Noego. La narrazione rivoluzionaria del film, ripercorsa attraverso le sonorità ora magmatiche ora aggressive dell’elettronica, ha entusiasmato il pubblico che al termine dello spettacolo ha mostrato il suo gradimento con ben dieci minuti d’applausi ininterrotti. Grande entusiasmo ha ottenuto anche la proiezione del documentario La culla delle aquile, di Alessandro Pugno, che si è tenuta nella singolare ambientazione di una stalla, con le mucche che assistevano al film al fianco degli spettatori. La sezione Mondoverde, notevolissima, dedicata al mondo rurale di altri paesi, ha presentato i film di Pier Paolo Giarolo ambientati in Perù e in Ungheria. Menzione di merito per il bel film del vercellese Matteo Bellizzi, Le grange che vivono, che il regista stesso nel corso del dibattito ha definito come il suo Purgatorio all’interno di una trilogia sul mondo rurale che vede Sorriso amaro come Paradiso e Valledora – La terra del rifiuto come Inferno. I premi assegnati sono stati: lo Zappino d’oro per i corti delle scuole a Malinconicamente tuo, della Scuola media di Armeno – classe II A; il Rastrello d’oro per i corti a Gli ultimi margari, di Tino Dell’Erba; il Forcone d’oro per i lunghi a Olga e il tempo, di Manuele Cecconello. Il pubblico, sempre numeroso a tutte le proiezioni, lascia ben sperare per il futuro, soprattutto per la sua vivace partecipazione, che con domande, osservazioni e interventi sempre molto intelligenti e profondi ha reso proficui gli incontri con i registi dei film e i curatori del festival, Enrico Terrone del Vam Fest di Vercelli e Davide Vanotti dell’associazione culturale Asilo Bianco di Ameno.

NOVARA CINE FESTIVAL E per un festival che termina, un altro sta per prendere il via. Si parte infatti martedì 12 ottobre con l’inaugurazione del settimo NovaraCineFestival – Scenari Orizzontali, il festival del cortometraggio che dalla pianura prende vita e delle pianure si ciba ed è ghiotto. La sezione principale del concorso è infatti dedicata ai film di fiction che facciano riferimento per caratteri tematici o scenografici alla pianura o a un concetto di orizzontalità visiva propria dei grandi spazi, appartenenti a qualsiasi zona del pianeta. Dal mare ai deserti, dai viaggi in treno a quelli in auto, fino ad arrivare ai paesaggi del territorio padano, quelli della pianura e della risaia. Sui quasi 200 film proposti quest’anno, 68 (più 13 delle scuole) sono stati ammessi al concorso: di questi, solo 10 lottano per aggiudicarsi il Trofeo Nando e il premio in palio per la sezione Scenari Orizzontali. I cortometraggi come sempre provengono da ogni parte del mondo: Ucraina, Spagna, Germania, Irlanda, Belgio, Polonia, Francia, Svizzera, Argentina, Usa, oltre che naturalmente, Italia, con produzioni anche molto vicine alle zone in cui il festival ha i suoi natali. 11 i paesi coinvolti, per 11 modi di raccontare storie, senza superare i 25 minuti. Il festival negli anni è divenuto sempre più specchio del tempo. Non mancano in questa edizione cortometraggi sulla precarietà del lavoro, sulla sopravvivenza alla crisi economica, sulla comunicazione virtuale, sull’amore in provetta, sull’integrazione e il dialogo tra ceti e tra popoli diversi. Temi che si affiancano ai “sempre verdi” amori, dolori, solitudini, amicizie, giovinezza, senilità, che i registi raccontano con straordinaria lucidità e con evidente passione. E proprio la passione è ciò che induce qualcuno a rinnovare la partecipazione, a presentarsi più volte nel corso del tempo, a tornare a Novara con una nuova opera. È questo il caso di Massimiliano Camaiti, vincitore nel 2009 del premio della sezione Altri Territori. Il suo L’amo-

re non esiste, interpretato dal bravissimo Pietro Sermonti, conquistò i favori della giuria dello scorso anno, capitanata da Saverio Vallone. Ora Camaiti tenta il bis con L’ape e il vento, storia di un incontro tra due generazioni, interpretata da Elio Germano e Philippe Leroy. Sono molti gli attori noti al grande pubblico del grande e piccolo schermo che prestano volto e caratterizzazioni all’universo del corto. Cecilia Dazzi, Marco Giallini, Piera Degli Esposti, Pietro De Silva, Alessio Vassallo sono alcuni dei nomi importanti presenti nella programmazione di quest’anno. Segno che il cortometraggio è a tutti gli effetti un’attività ritenuta di “serie A”, anche se non raggiunge le sale e nelle televisioni generaliste spesso viene relegata a programmazioni di terza o quarta serata. Ai premi delle sezioni Scenari Orizzontali e Altri Territori si affiancano quelli da assegnare ai film di Laboratorio (documentari, animazioni, sperimentali), di Panorama e della sezione riservata alle Scuole elementari, medie e superiori di tutta Italia. A quest’ultima sezione, istituita solo due anni fa, partecipano ogni anno sempre più istituti, di tutto il territorio nazionale, a dimostrazione che il linguaggio cinematografico si sta facendo strada anche nei luoghi dell’istruzione, al pari della letteratura e della storia dell’arte. Poiché essere in grado di “leggere” un film richiede studio e attitudine, tanto quanto la critica alle opere della poesia o dell’arte figurativa. A decretare i vincitori, come ogni anno, una giuria di esperti del mondo cinematografico: Carlo Ausino (direttore della fotografia e regista), Angelo Colombo (attore, per esempio nel Sangue dei vinti), Laura Demetri (Teche Rai di Roma), Maria Pia Dionisio (computer animation e 3D producer), Nicola Falcinella (critico cinematografico del quotidiano “il manifesto” e del settimanale “Film Tv”), Roberto Manassero (critico e selezionatore per il Torino Film Festival), Roberto Sbaratto (attore, per esempio nella Solitudine dei numeri primi), oltre ai rappresentanti dei periodici della provincia di Novara e dell’Ordine degli Architetti di Novara e Vco. Prosegue, infatti, il sodalizio con l’Ordine degli Architetti, che non solo assegna un premio in euro e un Trofeo Nando al cortometraggio che meglio mette in rilievo contraddizioni e valori urbanistico-paesaggistici del territorio di pianura, ma da tre anni organizza anche uno dei più seguiti appuntamenti a corollario della manifestazione: Trasmettere l’architettura. In questo ciclo di incontri (mercoledì, giovedì, venerdì) addetti ai lavori e appassionati visionano cortometraggi, lungometraggi, documentari a tema architettonico. Un appuntamento che negli anni si rinnova e tocca temi sempre attuali e d’interesse per la società. Nella serata di apertura del festival, martedì 12 ottobre alle ore 21 al Cinema Vip di Novara, sarà proiettato il lungometraggio La casa sulle nuvole del giovane regista romano Claudio Giovannesi. Il film, scelto per rappresentare il tema cardine del festival (la pianura), verrà presentato dal regista stesso e da uno dei protagonisti: Emanuele Bosi. Da lì si prosegue per un’ininterrotta settimana di cortometraggi (proiezioni mattutine, pomeridiane, serali, notturne) fino alla serata di premiazione: sabato 16 ottobre. Voglia di cinema e di cortometraggi, evidenziata da due realtà festivaliere, ma anche dalla neonata rassegna di Corti novaresi, che si tiene martedì 5 ottobre al Circolo 25 aprile e nella quale verranno proiettati Marshmellow di Alessandro Alliaudi, Cortometraggio Ibernato di Sandro Vanzan, Birth of a projectionist di Luca Angioli, 3662 volte Novara di Claudio Asile, Gli spacchiusi di Enrico Omodeo Salè. L’evento è organizzato dal Cineforum Nord, in collaborazione con Arci Novara e l’Associazione Atelier per i Diritti Globali, per far conoscere le produzioni 2009-2010 degli autori novaresi. Insomma, tagliamo corto! Andiamo al cinema!

Nella Nebbia

21


22 MOUNTAIN

fotografia

testo: Veronica Gallo

C

PHOTO FESTIVAL

osa vi dice la Valle d’Aosta? Qual è il primo pensiero se pensate a questa regione a noi così vicina? Mucche e pascoli? Fontina? La coda per comprare il giornaliero in una freddissima mattina di gennaio? E se pensate ad Aosta? Molti nonostante la vicinanza non ci sono mai stati. Ebbene, anch’io, che frequento questa regione da anni per sciare, fare trekking e saccheggiare malghe e cooperative alpine in cerca di prelibatezze gastronomiche, non ero mai stata ad Aosta. Me ne ha dato modo la seconda edizione del MOUNTAIN PHOTO FESTIVAL, a cui mio marito, Fabrizio Mosca, è stato invitato come fotografo all’interno della sezione Open. Ho scoperto una città vivace ed allegra, con locali pieni di gente all’ora dell’aperitivo, eventi, mostre e giovani con voglia di confrontarsi. Molti residenti al mio entusiasmo hanno cercato di frenarmi, sostenendo che tempo un mese e dieci gradi in meno ed alle 19 non avrei trovato nessuno nella principale Via S. Anselmo. A settembre però la luce è vivida, un vento non ancora freddo accarezza turisti e passanti sotto la Porta Pretoriana, e mentre Giuliano Palma suona alla Cittadella dei Giovani, uno spazio dedicato a mostre, concerti ed incontri, bellissime foto ci raccontano una Valle diversa da quella che ci aspettiamo. Il MOUNTAIN PHOTO FESTIVAL, un circuito di eventi, mostre e concorsi che vede protagonisti fotografi da tutta Italia, è giunto alla seconda edizione ed ha animato il settembre aostano. Il festival si è composto di tre momenti. La sezione YOUNG, il momento portante del festival, “Il mio pre-

sopra: Luca Andreoni, “Non si fa in tempo ad avere paura”, Mountain Photo Festival 2010, Sezione contemporary sotto: Fabrizio Mosca, l suo portfolio Le forme del ghiaccio, visibile all’indirizzo http://www.flickr.com/photos/fabriziomosca

La vincitrice: Maria Elena Udali

ferito” mi dice Alessandro Ottenga, che ha curato la manifestazione, punta a portare lo sguardo dei più promettenti fotografi italiani sul futuro della montagna. Infatti, con il sostegno economico della Fondazione CRT, i migliori fotografi selezionati dalle scuole d’arte italiane trascorreranno diversi momenti in Valle per realizzare un progetto, guidati da un grande fotografo, Luca Andreoni. Andreoni, oltre presentare la sua mostra “Non si fa in tempo ad avere paura” nella sezione Contemporary ha seguito per dieci giorni questi giovani fotografi nei loro progetti e si è reso disponibile ha vegliarne lo sviluppo durante l’anno fino alla mostra conclusiva l’estate prossima. La sezione CONTEMPORARY , oltre alla mostra di Andreoni a Cogne presso la Fondation Grand Paradis, ha visto la presenza di Luigi Gariglio, con la mostra “Alp_Age” presso il Centro Espositivo di Etroubles. Cito per descrivere questa sezione direttamente dal bel sito del festival : “…il mondo contemporaneo è dominato dalla quantità e dall’omologazione, un appiattimento di “valori” a cui la montagna può opporre un orgoglio di diversità e qualità autentica; l’immagine diventa così strumento privilegiato di dialogo e di confronto per produzioni culturali innovative e partecipate; la montagna come un’avanguardia di sviluppo e di cultura”. Questo il proposito di Contemporary. Ed infine OPEN, un circuito espositivo nei locali e negozi del centro di Aosta, dedicato ai fotografi che vogliano esprimere la loro idea di montagna e di montagne. Alle personali gli organizzatori hanno collegato un concorso che ha premiato il portfolio più votato ed un fortunato elettore con due fotocamere. In OPEN anche alcuni workshop fotografici aperti a tutti coloro che volevano approfondire temi attuali o alcune tecniche particolari come l’HDR e la fotografia notturna. Durante la manifestazione anche “Dentro lo sguardo”, appuntamenti cinematografici con proiezione ed incontro con autori e registi presso la Cittadella dei giovani, per non parlare delle presentazioni di libri che hanno costellato le due settimane di festival. Dal momento che c’era un concorso eccovi i vincitori: la prima classificata con ben 190 voti è stata Maria Elena Udali, a seguire Andrea Passerini (123) e Lorena Avati (78). Il festival è stato un successo, il contest ha visto più di 600 voti, ma soprattutto ha dimostrato che Aosta è aperta e disponibile ad un’esperienza del genere, per non parlare del fatto di aver dato la possibilità a molti fotografi di esporre e di pensare al proprio lavoro con un obiettivo, uno scopo. Spesso, parlando con mio marito ed i tanti fotografi che conosciamo ai workshop, mi accorgo di come per molti lo scopo sia solo fotografare, uscire con la macchina in spalla e magari neppure scaricare tutte le foto fatte. Ciò che differenzia gli amatori dai fotografi è proprio l’obiettivo, il creare una storia, l’avere un progetto. La creazione di un portfolio mette il fotografo di fronte alla sfida di organizzare le proprie foto per far emergere un messaggio, chiedere a giovani “urbani”, così ho sentito chiamare i ragazzi venuti dalle scuole di Milano e Torino ed alcuni anche dal sud, di realizzare un progetto su una regione che molti neanche avevano mai visto, apre loro la mente e porterà a noi l’anno prossimo foto innovative. Arrivederci alla prossima edizione.


Parola alla psicologa PUNTO INFORMATIVO DI VERCELLI

ORDINE DEGLI PSICOLOGI DEL PIEMONTE

Gli ingredienti dell’amore Quante volte ognuno di noi incontrando una nuova coppia si è chiesto cosa potesse averli uniti, dando per scontato che per stare insieme si debba avere più similitudini che differenze. A riguardo viene in mente l’immagine de “La Bella e la Bestia” dove, nell’immediato, risulta difficile cogliere cosa li lega. Ma proviamo a guardare oltre le apparenze. Studiando le relazioni di coppia, nel libro “Attacca-

mento e amore” la psicologa Grazia Attili spiega quali potrebbero essere gli indicatori del vero amore. Provate a chiedervi ad esempio: 1 – Con chi amo passare il mio tempo? 2 – Chi mi manca di più quando sono lontano? 3 – Su chi posso contare sempre? 4 – A chi mi rivolgo quando sono in difficoltà? Senza la pretesa di proporre un test, se le vostre

infovercelli@ordinepsicologi.piemonte.it risposte convergono su di una sola persona, è probabile che sia amore. Infatti quando si è legati sentimentalmente a qualcuno, il rapporto è caratterizzato da questi tre ingredienti. La prima domanda considera l’effetto mantenimento del contatto ovvero quando si desidera la vicinanza della persona amata; la seconda rimanda all’effetto ansia da separazione che si può manifestare quando il partner è assente; la terza e l’ultima sono legate all’effetto “base sicura” che rappresenta la garanzia di non sentirsi mai soli. Questi elementi si sviluppano a partire dalle relazioni con le figure di riferimento durante l’infanzia. Può accadere tuttavia che le risposte vi rimandino a diverse persone. Non preoccupatevi: può dipendere dall’età e dalla fase in cui si trova il rapporto. Ricerche, infatti, attestano che relazioni sentimentali nate prima dei 18 anni raramente hanno una lunga durata, forse perché a questa età è più difficile avere un unico punto di riferimento. Ritornando all’esempio iniziale, perchè dunque i nostri personaggi si sono scelti? Familiarità, Somiglianza, Sensibilità: ecco altri tre ingredienti che creano l’alchimia. Scegliamo un partner, infatti, sia perché ci ricorda nei modi e nei lineamenti qualcuno a noi caro, sia perché condivide con noi interessi e valori; il terzo è la capacità di prendersi cura dell’altro al pari di una figura genitoriale. Tutto questo rientra nel “noto” e ha su di noi un effetto rassicurante. Per chi invece ha una visione meno romantica (quindi tutti, o quasi, gli uomini che stanno leggendo…), un’altra spiegazione può essere ricercata nella chimica e nella pura attrazione fisica. Probabilmente, invece, la vera motivazione del perché scegliamo proprio quel partner va ricercata nel cocktail fra mente e corpo…

23 rubriche


24

Scrittori Nella Nebbia a cura di Gianluca Mercadante

Margherita di Lina Besate Margherita sapeva di avere due nonne cui voler bene, ovviamente. Però, da sempre, quella di cui portava il nome non le piaceva un granché. Arcigna, aspra, come se fosse piena d’aceto, stava in bottega, dietro al banco, a servire salumi, formaggi, pane, sapone, con una dura espressione stampata sul viso immobile. C’era un ripiano, in bottega, in alto, su cui si trovavano vasi di vetro col coperchio d’alluminio, e dentro si poteva vedere un’esplosione di colori. Margherita sapeva che erano confetti, e che ad ogni colore corrispondeva un sapore: fragola, limone, violetta, arancia, banana. Ma la nonna raramente ne donava, e quando lo faceva aveva sempre lo stesso sguardo freddo che sembrava togliere fragranza e dolcezza al bonbon che Margherita si ficcava velocemente in bocca, prima che la nonna ci ripensasse.

Bio: Lina Besate abita dal 1972 a Vercelli, dove ha lavorato come insegnante di lettere presso l’Istituto Tecnico Agrario “G. Ferraris”. Ha pubblicato i libri “C’era una volta il comunismo” e “Il giardino di Giulia”, entrambi editi da Edizioni Mercurio.

L’altra nonna, invece, aveva un nome difficile, Apollonia, ma il suo sguardo era buono, tiepido come le mani che le accarezzavano il viso, le districavano delicatamente i capelli, le asciugavano le lacrime quando mamma la sgridava. E poi, Margherita l’aveva soprannominata Nonia e così la nonna si mescolava col nome, e non c’erano problemi a chiamarla. Nonia, secondo la mamma e le zie, era anche lei un po’ bambina. Se lo dicevano a bassa voce, ma non abbastanza perché Margherita non l’avesse sentito, mentre giocava e faceva finta di non ascoltare. Le piacevano i discorsi dei grandi, anche se non sempre li comprendeva. Quel fatto che la Nonia fosse bambina, però, l’aveva incuriosita molto, e lo capiva più che bene. Nonia infatti parlava come lei, si divertiva a fare le stesse cose, ad esempio a fingere che i sassi fossero altro, a seconda dell’ispirazione del momento. A rimescolare in cortile la terra con l’acqua e coi petali dei fiori sfatti, ed immaginare che fosse una zuppa prelibata da servire alle bambole. Anzi, la Nonia inventava dei giochi particolari, come vedere in ogni moscone uno spiritello dispettoso o in ogni libellula una fata buona. Le lucertole erano principesse intrappolate da incantesimi maligni, e anche per questo motivo Margherita non sopportava i monelli del cortile accanto, che si divertivano a catturarle e a trafiggerle con gli spilli. E poi Nonia si era inventata una filastrocca strana per farla sorridere: Margherita Margherita la ragion della mia vita è già in cima alla salita nelle mani ha cento dita… A questo punto Margherita si guardava le mani e scoppiava a ridere dicendo che non era vero, che di dita ne aveva solo dieci, e la Nonia se la strizzava al petto che odorava di sapone e minestra di verdure. Lei e Nonia in comune non avevano il permesso di allontanarsi dal cortile; la mamma e le zie erano intransigenti su questo aspetto. Dentro poteva-

no fare tutto quello che volevano, ma la loro libertà finiva con la siepe sempreverde che delimitava lo spazio di casa e lo separava da ciò che ci stava fuori: un mondo fatto per i grandi, insomma. Un giorno Margherita, nel prato, aveva trovato una ranocchia, piccola, graziosa, che si era lasciata catturare, per addormentarsi nel palmo della mano mentre lei l’accarezzava sul dorso. Poi, era corsa dalla nonna per mostrarle il nuovo tesoro. Nonia, che cosa si nasconde in una rana? – le aveva domandato. Le rane sono solo rane- le aveva risposto. Margherita non aveva commentato, ma le sembrava impossibile che dentro ad una rana non si nascondesse qualcuno di molto speciale; tutto ciò che le cadeva sotto gli occhi possedeva qualche qualità nascosta, figuriamoci che cosa ci poteva essere dentro ad una rana, con la sua bella pelle verde lucida, gli occhi sporgenti e le zampette palmate! Probabilmente la nonna se l’era dimenticato, ma non voleva ammetterlo. Una compagna di giochi le aveva confidato che, di solito, i principi venivano trasformati in rospi, ma quelli a Margherita proprio non piacevano. Le rane erano altro, almeno ai suoi occhi! Una tardo pomeriggio d’estate la Nonia s’era allontanata, con una canna di bambù in mano, gli stivali di gomma, ed un ampio grembiule legato in vita. La mamma e le zie avevano parlottato tra di loro, e poi le avevano dato il permesso di uscire dal cortile. Doveva essere un’occasione davvero speciale, pensò Margherita, intenta a dipingere con gli acquerelli. Ma dove poteva andare Nonia, vestita in quello strano modo? Suonavano le campane dell’Ave Maria quando ricomparve in cortile, con un’espressione soddisfatta sul volto e il grembiule arrotolato a formare un’enorme tasca. Vieni a vedere, Margherita. Nonia aprì con cautela il bordo della tasca, si chinò in avanti, e la bimba fece un passo indietro. Nonia, quante! Almeno una ventina, e belle grosse. Vai a prendermi un secchio. Nonia vi rovesciò le rane, mentre Margherita le guardava con curiosa pietà. Si erano avvicinate anche la mamma e le zie, si complimentavano con Nonia e commentavano che, a fare certe cose, era ancora brava come un tempo. Margherita sapeva che cosa sarebbe successo di lì a poco a quelle povere bestiole. Ma preferiva non pensarci. Le donne nel frattempo erano entrate in casa e la bimba, inginocchiata davanti al secchio, prendeva tra le mani, ad una ad una, le ranocchie, mansuete e rassegnate, e le consolava. Poverine, non dovete avere paura… Già, ma era ovvio che ce l’avessero, sapendo che sarebbero finite in padella! Le rane la guardavano con i grandi occhi sporgenti e a Margherita sembrò proprio di leggervi una richiesta d’aiuto. Sono solo una bambina! – disse, con un filo di voce, quasi a giustificarsi. Ma, subito dopo, un’immagine le attraversò rapidamente la mente: la roggia, dove la mamma e le zie andavano a lavare i panni con le altre donne, nella bella stagione. La roggia era a pochi passi, al di là

del cortile. Qualche minuto di corsa e ci sarebbe arrivata! Guardò verso casa; dalla porta aperta usciva il parlottio delle donne mescolato al profumo di caffè. Molto bene. Sicuramente Nonia stava raccontando alle figlie com’era andata la pesca, e non sarebbero uscite per un po’, assorte a parlare e a gustare il caffè. Buone, buone, ranocchie, state buone… adesso ci penso io. Detto fatto. Margherita afferrò il secchio e cominciò a correre, faticosamente, perché lei era piccina e il secchio era grande quasi quanto lei. Ma c’era una missione da compiere: salvare le rane dalla frittura. Giunta alla roggia, si avvicinò cautamente alla sponda; doveva stare attenta a non scivolarci dentro, perché non sapeva nuotare e l’acqua, densa e verdastra, le faceva anche paura. Con le esili braccia inclinò il secchio e… splash!, a piccoli tonfi regolari le rane finirono nella roggia e la corrente le portò via, in salvo. Margherita sospirò sollevata; doveva tornare velocemente a casa, rimettere il secchio nello stesso punto dove l’aveva lasciato la nonna, e far finta di niente. Ma, non appena ebbe oltrepassato la siepe, si rese conto di quello che le sarebbe toccato. La mamma stava ferma come una statua davanti alla porta di casa, le mani sui fianchi ed un’espressione terribile sul viso. Margherita, col secchio in mano, capì al volo che negare sarebbe stato inutile. La mamma non disse una parola, la prese per un braccio, la fece ruotare su se stessa e con l’altra mano la sculacciò per ben tre volte. Margherita sentì un bruciore intenso, ma serrò le labbra e non emise un solo gemito. La mamma la trascinò nello sgabuzzino del sottoscala, e chiuse la porta. All’inizio il buio fu totale, ma poco per volta gli occhi cominciarono a distinguere delle forme note, la sua bicicletta, la scopa di saggina, la scatola degli attrezzi di papà; si sentì rassicurata e il nodo alla gola si sciolse in lacrime silenziose. Fuori, la mamma parlava con le zie. Parlavano di lei, della sua disubbidienza. Non solo, parlavano anche delle rane. Che cosa dicevano? Margherita appoggiò l’orecchio contro la porta, ma ciò che udì la gettò ancor di più nello sconforto: la Nonia aveva spezzato loro le zampette per non farle scappare, quindi il suo salvataggio non era servito a niente. Le poverette erano tutte affogate! Al buio, con gli occhi chiusi, le sembrò di veder scorrere l’acqua limacciosa della roggia che si portava via le sue ranocchie…pianse ancora a lungo, poi si addormentò, rannicchiata contro la parete. Il mattino dopo si svegliò, con gli occhi arrossati, nel grande lettone di Nonia, sprofondata nel materasso di piuma. A piedi nudi andò in cucina dove Nonia stava scaldando il latte per la colazione. Mi dispiace tanto…- disse la bimba. Nonia si voltò verso di lei con un largo sorriso. Di che cosa, bambina? Sembrava veramente non capire, o non ricordare… Poi intonò: “Margherita margherita la ragion della mia vita è già in cima alla salita nelle mani ha cento dita…”


Abitare sostenibile di Marco Pozzo

Scalfitture “Sto imparando a volare, ma non ho ali tornare a terra è la cosa più difficile.” “Learning to fly”, Tom Petty & the heartbreakers Se noi decidessimo di fare dei sacrifici economici ed acquistare una delle poche e costose automobili elettriche che si trovano in vendita oggi, spinti da un irrefrenabile istinto ecologista, potremmo poi rimanere piuttosto delusi dallo studio recentemente pubblicato dall’EMPA (il Centro Ricerche sulla Scienza dei Materiali e lo Sviluppo Tecnologico del Politecnico di Zurigo). Qui scopriremmo che, benché l’impatto ambientale della produzione e smaltimento delle batterie per l’accumulo di elettricità del nostro nuovo gioiellino sia assai più basso di quanto si pensasse, in realtà potremmo, alla fine, produrre più anidride carbonica e sostanze dannose di un normale motore diesel che ci sarebbe costato la metà!! L’inghippo è semplice: noi non abbiamo il controllo sulla produzione dell’energia che consumiamo, che per la stragrande maggioranza è

prodotta con il petrolio. Quindi se l’elettricità che muove la nostra luccicante vetturetta arriva, invece che da una centrale idroelettrica, da una centrale a carbone o da una centrale nucleare di vecchia generazione (e con vecchia intendo anche quelle che si pensa di costruire in Italia nei prossimi anni) avremo, rispettivamente, un poderoso rilascio immediato di sostanze inquinanti o scorie radioattive da nascondere sotto il tappeto per alcuni secoli... Certamente le cosiddette fonti alternative (eolico, solare, geotermico) non sono al momento in grado di soddisfare completamente la domanda energetica, però questo non toglie che continuare ad investire in tecnologie che, non solo non hanno un futuro, ma perpetuano una condizione dannosa per gli esseri umani, è quantomeno poco lungimirante (stupido?), anche se, in effetti, molto remunerativo per pochi....

riscaldamento della propria casa. In realtà si consuma troppo petrolio soprattutto quando si decide di usare un aereo invece che un treno, e questo è abbastanza evidente (per portare un singolo passeggero da Milano a New York vengono prodotte circa 4 tonnellate di CO2 che è, più o meno, quello che emette la mia automobile in un anno); quando si lascia aperto il rubinetto dell’acqua mentre ci si lavano i denti (circa 30 litri che se ne vanno insieme a tutta l’energia che è servita ad estrarli, pomparli fino al lavandino e che servirà a smaltirli o, nel migliore dei casi, a depurarli); quando si compera l’insalata che è stata trasportata con un autocarro da 1000 km di distanza invece di comperarla dal proprio vicino; quando si acquista la bresaola della Valtellina o il culatello di Zibello nella comoda vaschetta di plastica che è fatta con il petrolio, etc.

I media collegano l’inquinamento da petrolio con il maggiore o minore uso delle automobili o con la scelta del combustibile per il

Guardandosi in giro si riescono ad individuare due tecniche per riprendere il controllo sulla produzione dell’energia di cui abbiamo bisogno ogni giorno: le chiamerò hacking e diaspora. Se cerco la traduzione di hacking (che normalmente è inteso come “rubare segreti in Internet”), il termine che mi piace di più è intaccare, e per illustrarlo non trovo niente di meglio di un taglio di Lucio Fontana. Se si va a vedere il programma del meeting meno omologato di tutti che si è svolto a Roma nello scorso luglio, l’hackIT, si capisce che non è al solo mondo di Internet e dell’elettronica che si dedicano gli hacker: i seminari vanno da “autocostruzione di pale eoliche” a “orti in città” passando per la crittografia quantistica (?!?)... La tecnica non è quella di arrestare lo sviluppo tecnologico (“... perché semplicemente non si può”), ma di intaccare il guscio che ci esilia dalle cose del mondo per renderci tutti attori consapevoli della sua evoluzione. Diaspora ha un senso molto meno biblico di quanto sembri e indica un sito Internet che, nato da pochi giorni, intende raccogliere tutti quelli che si sono resi conto del grande inganno operato dai gestori della più grande comunità di amici al mondo, Facebook, che ha cambiato unilateralmente le regole sulla privacy, rendendo irreversibile, e più difficile da controllare, tutto il processo di donazione volontaria di preziosi dati personali che

ogni generoso iscritto fa ogni giorno. In questo caso la tecnica consiste nell’autoesiliarsi da una condizione divenuta insostenibile e lasciare che la massa continui per la sua strada. Entrambi questi atteggiamenti, evidentemente contraddittori, sono racchiusi in un movimento che, partito dal Regno Unito e oramai diffuso (troppo poco) in tutto il mondo, assorbe come una spugna ogni possibile soluzione per traghettare la società fuori dalla dipendenza dal petrolio. Si chiama transition e sta diventando il punto di riferimento a scala globale per le piccole comunità (piccoli e medi comuni, o comunità di quartiere in città più grandi) che intendono progressivamente scollegarsi da un sistema energetico (e morale) che non consente il dialogo ed il miglioramento attraverso il confronto. Le iniziative di transizione si distribuiscono fra l’hacking e la diaspora e vanno dalla creazione di orti e mercati comunitari, alla condivisione dei mezzi di trasporto, ai corsi di riparazione per allungare la vita degli oggetti (accompagnati dalla promozione dell’acquisto all’ingrosso di oggetti progettati per durare a lungo), fino alla creazione di una vera e propria economia locale parallela che si emancipa da quella fittizia e speculativa delle borse globali (illuminante la formula degli šcec* per favorire i produttori e commercianti locali nei confronti della grande distribuzione). Le città di transizione italiane sono ormai una quindicina (compresa L’Aquila per motivi evidenti), ma l’aspetto più importante è il consolidamento della rete informativa che le unisce a quelle del resto del mondo (compreso Giappone, Nuova Zelanda e Sudafrica). PS: lo so che non si può andare a New York in treno... ... ... per ora. * il nome è l’acronimo di Sconto ChE Cammina o anche Solidarietà ChE Cammina. Non si tratta di una moneta complementare, si utilizza con l’euro, è a tutti gli effetti un buono sconto che circola all’interno di un circuito chiuso di associati. Il Buono Locale di Solidarietà, lo SCEC, è presente, anche se ancora poco utilizzato, in diverse regioni ed è interscambiabile all’interno del sistema Arcipelago Scec. Si tratta di buoni per ottenere una riduzione di prezzo che gli associati decidono di farsi reciprocamente attraverso un atto volontario, da cui ci si può svincolare in qualsiasi momento. http://transitionitalia.wordpress.com/ http://www.arcipelagoscec.org/ http://it.hackmeeting.org/seminari.html http://www.law.harvard.edu/news/bulletin/2002/summer/bf_04.html

Nella Nebbia

25


26 AGENDA ottobre

Inviaci le tue segnalazioni a: agenda@nellanebbia.it

INFORMAGIOVANI CITTA’ DI VERCELLI

C.so Libertà, 300 - 13100 Vercelli Tel. 0161.25.27.40 - Fax 0161.54.384

E-mail: informagiovani@comune.vercelli.it

Web: www.informagiovanivercelli.it

“Cultura”

da Lun. a Ven. alle ore 17.40

“Segnalibri”

da Lun. a Ven. alle ore 18.40

Michele Trecate

www.vercellink.com

8 venerdì

Per info: Rosi Bosso Calvetti - Tel. 015 660287 o 339 4376810

ufficiosport@comune.biella.it

Vignone (VB) Ristorante Monte Cimolo I sentieri del gusto 10° rassegna enogastronomica Via Beè, 1 Ore19.30 Per info:0323/551403

Incontri

Novara Museo di Storia Naturale Faraggiana Ferrandi “L’Esplora. Cerca. Osserva. Gioca” - La domenica al Museo Faraggiana Ferrandi: ‘Gli animali che vanno in letargo’ via G. Ferrari, 13 Dalle 10 alle 12; dalle 15 alle 17 Per info: 0321 3702755

12 martedì

Eventi

Novara Sala Borsa Fiera degli Sposi Piazza Martiri Fino al 10 ottobre Per info: www.sposipersempre.it. Biella Piazza Martiri della Libertà “Paesi e sapori” Dalle ore 10 alle 20.Fino al 10 ottobre Per info: Ufficio Polizia Urbana e Commercio Tel. 015 3507224 o 015 3507295 Biella Blioteca di Città Studi, Corso G. Pella 2b Premio Biella Letteratura e Industria Ore:17.00 Per Info: Città Studi Biella Tel. 015 8551103/07 www.cittastudi.org premiobiella@cittastudi.org

Incontri

Biella Piazzo Palazzo Ferrero “Faccia a faccia…” Ore:12.00 Per info: Assessorato Politiche Giovanili della Città di Biella - Tel. 015 3506624 www.comune.biella.it politichegiovanili@comune.biella.it

Musica

Novara Teatro Coccia Novara Gospel Festival Via Rosselli 47 Ore 21.15. Fino all’11 ottobre Per info: www.novaragospel.it Novara Basilica di S.Gaudenzio ‘In concerto sotto la cupola’: Concerto per pianoforte e violino, Integrale di Franz Schubert - I concerto via S.Gaudenzio Ore 21 Per Info: 0321 661644

9 sabato Eventi

Maggiora (NO) Notte bianca Dalle 18 fino al mattino Per info: Per info: 389.0650650

Musica

Vercelli Officine sonore PARK AVENUE LIVE + SIR HEAVY SOUL DJ dalle 22.00 Per Info: www.officinesonore.org Novara Prefestival celtico Piazza del Duomo, Piazza Martiri, Via F.lli Rosselli dalle 8 alle 20 Per Info: www.custodianticasapienza.it Biella Chiesa San Cassiano Concerto Coro “La Genzianella”. Ore 18.00 Per Info: Ufficio Polizia Urbana e Commercio - Tel. 015 3507224 o 015 3507295 Netro Villa delle Rondini, via Colombino 1 Concerto dell’Acoustic Duo Ore 20,45

Festival

Novara Cinema Vip VII NovaraCineFestival – ScenariOrizzontali Via Perazzi, 3/c Ore 21. Fino al 16 ottobre. Per info: www.novaracinefestival.com

Folck

Biandrate (NO) Terza Sagra del tagliere Fino al 10 ottobre Per info: 0321.83122

Teatro

13 mercoledì Musica

Cannobio Nuovo Teatro di Cannobio Teatro altre proposte: “Taxi a due piazze” Ore: 21.00 Per info: 0323/71212

Novara Auditorium f.lli Olivieri del Conservatorio Concerto per chitarra: allievi del Conservatorio largo Sante Colonna Ore: 21.00 Per info:www.conservatorionovara.it

Novara Teatro del cuscino Dinner for two Via Magalotti, 11 Ore 21.00 Per Info: www.laribaltaartgroup.it

14 giovedì

Pallanza (VB) Villa Giulia Teatro cultura 2010, teatro recital Gabriele Lavia e le poesie di Giacomo Leopardi Corso Zanitello, 8 Ore 21 Per info: www.teatroculturaverbania.it

Cinema

Novara Teatro del cuscino Cineforum: Bianca di Nanni Moretti Vis Magalotti,11 Ore 21.00 Per info: www.laribaltaartgroup.it

Mercatini

Arte

10 domenica

Eventi

Vercelli Mercatino Art & Decoupage Dalle 8.00 alle 19.00 sotto i portici di Piazza Cavour Per Info: Confesercenti Tel. 0161 50 15 95

Mercatini

Novara Terra Sole Mare e Folclore, Mercato del Forte dei Marmi Viale Turati dalle 8 alle 20 Per info: www.comune.novara.it Vercelli Fiera d’autunno colori e profumi d’autunno In p.zza Pajetta, v.le Garibaldi e nel centro storico dalle 8.30 alle 20.00 Per info: ASCOM Tel. 0161.250045

Arte

Vercelli L’arte si fa sentire Appuntamenti al Museo Borgogna “In punta di pennello. Le tecniche pittoriche nelle opere del Museo Borgogna”: alle 15.30 percorso guidato con laboratorio di tempera all’uovo per adulti Per info: Museo Borgogna Tel. 0161.252776

Incontri

Vercelli Visite guidate in Sinagoga In via Foa visite guidate alle 14.30, 15.30, 16.30 e 17.30. L’ingresso è consentito solo con la visita. Le visite saranno dedicate alla festività di Simchat Torà. Per Info: Comunità Ebraica Tel. 339.2579283

Beneficenza

Biella Biella Forum Un canestro da serie A per i bimbi brasiliani Ore 18.00 Per Info: Ufficio Sport della Città di Biella Tel. 015 3506612/622 www.comune.biella.it

Biella Auditorium di Città Studi, Corso Pella 2b Spettacolo di teatro-canzone illustrato Ore: 21.00 Per info: Biella Intraprendere - Tel. 015 404032 www.biellaintraprendere.it eventi@biellaintraprendere.it

Intra (VB) Ristorante Gli Antichi Sapori I sentieri del gusto – 10° rassegna enogastronomica fiera Via XXV Aprile, 21 Ore 20 Per info: 0323/52120

Musica

Vercelli Officine sonore LUCA MILANI IN CONCERTO dalle 22.00 Per Info: www.officinesonore.org

15 venerdì Eventi

Intra (VB) Ristorante La Tavernetta I sentieri del gusto – 10° rassegna enogastronomica fiera Via San Vittore, 22 Ore 20 Per info: 0323/52120 Vercelli I tesori della tradizione In P.za Cavour e in P.za Zumaglini mostra mercato dell’artigianato tipico sardo. Per info: Comune Settore Cultura Tel. 0161 596 354

Musica

Novara Festival celtico Città di Novara 3^ edizione Piazza Martiri, via Rosselli e piazza Duomo Fino al 17 ottobre Per info: www.custodianticasapienza.it


Vercelli Stagione Concertistica 2010 Alle 21.00 presso il Museo Borgogna concerto del Quartetto Lyskamm con violini, viola e violoncello. A pagamento. Per info: Museo Borgogna Tel. 0161 25 27 76 Novara Basilica di S.Gaudenzio ‘In concerto sotto la cupola’: Concerto per pianoforte e violino, Integrale di Franz Schubert Ore:21.00 Per info: 0321 661644

Conferenze

Cossato Villa Ranzoni “Dimagrire consapevolmente” con Silvina De Paz. Ore 21.00 Per info: Associazione Donne Nuove Tel. 015 26196 www.donne-nuove.it donnenuove@gmail.com

Arte

Vercelli Uno sguardo sull’Antico Egitto Presso il Museo Leone”Un Dio sul trono d’Egitto”. Ore 18.00 Per info: Museo Leone Tel. 0161 25 32 04

Teatro

Candelo Cinema Verdi Via Marco Pozzo 2 Stagione teatrale in lingua piemontese Ore 21.00 Per info: Cinema Verdi Tel. 015 2536417 www.cinemaverdi.com cinemaverdi@mclink.it

Mercatini

Novara Mercatino Francese Piazza Puccini Tutto il giorno. Fino al 17 ottobre Per info:www.novaracinefestival.com

16 sabato Eventi

Trecate (NO) Notte Magica Ritrovo di maghi, streghe, fantasmi, mostri e spiritelli. Ore dalle 8 alle 24 Per info: comune.trecato.no.it Vercelli Ti ricordi di Porta Milano?In P.za Tizzoni a al termine di C.so Libertà dalle 8.30 alle 20.00 divertimento assicurato nel rione della storica “Contrada delle Castagne” Per info: ASCOM Tel. 0161 25 00 45 Biella Piazzo Torre dei Masserano Apertura per visite dalle 10 alle 12 e dalle 14,30 alle 18 Per info: delegazionefai.biella@fondoambiente.it Intra (VB) Teatro Hotel Il Chiostro Premio letterario Beato Contardo Ferrini cittá di Verbania. premiazione Via Fratelli Cervi, 14 Per info: 0323/542204

Teatro

Cannobio Nuovo Teatro di Cannobio Teatro altre proposte: “Di strolighe zucche e altre stranezze” Ore 21 Per info: 0323/71212 Novara Teatro del cuscino Tuttodunfiato Via Magalotti, 11

Ore 21 Per info: www.laribaltaartgroup.it3

Mercatini

Arona (NO) Rassegna Enogastronomica ed artigianale trentina Piazza del Popolo Ore: dalle 8 alle 20. Fino al 17 ottobre Per info: www.comune.arona.no.i

Musica

Biella Teatro Sociale Villani 2^ edizione di “Biella ChiAMA Gospel” Ore: 21.00 Per info: Biella Gospel Choir - Tel. 339 5684228 www.biellagospel.it

Stagione Concertistica 2010 Presso il Museo Borgogna concerto di Fabio Grasso al pianoforte Ore: 21.00 Per info: Museo Borgogna Tel. 0161.252776 Biella Teatro Sociale Villani 12° Biella Festival Autori e Cantautori Per info:www.biellafestival.com

Mercatini

Novara Sala Borsa Fiera della Casa Piazza Martiri, 6 Tutto il giorno. Fino al 24 ottobre Per info: www.novaracasa.com

Eventi

Biella Giardini aperti nel Biellese Programma di apertura dei parchi storici pubblici e privati. Per info: Parco Burcina - Tel. 015 2563007 www.parcoburcina.org  info@parcoburcina.org Biella Corsa podistica “Due carceri” Corsa podistica non competitiva di km 6. Partenza e arrivo in via dei Tigli. dalle 9 Per info: Ufficio Sport della Città di Biella Tel. 015 3506612/622 www.comune.biella.it  ufficiosport@comune.biella.it

Vercelli XIII Viotti Festival Presso il Salone Dugentesco esibizione del gruppo Pentabrass: quintetto d’ottoni. Ore:21.00 Per info: Ass. Camerata Ducale Tel. 011 75 57 91

23 sabato

25 lunedì

Teatro

Novara

17 domenica

Novara Teatro del cuscino Revizor Via Magalotti, 11 Ore 21 Per info: www.laribaltaartgroup.it

Arte

Vercelli L’arte si fa sentire Appuntamenti al Museo Borgogna “Il gran bazar del mondo. Le Grandi Esposizioni difine ‘800 raccontate attraverso le arti decorative del Museo Borgogna” Dalle 16.00 Per info:Museo Borgogna Tel. 0161.252776 Vercelli Uno sguardo sull’Antico Egitto Alle 18.00 presso il Museo Leone “A tu per tu con l’Egittologia”. Per info: Museo Leone Tel. 0161 25 32 04

Eventi

Pettinengo 40° Giro Podistico Internazionale di Pettinengo Roadrace IAAF Elite. Corsa internazionale su strada. Approvazione FIDAL Piemonte 2010e Per info: ASD Gruppo Amici Corsa Tel. 015 8445219 www.biellasport.net gruppoamicicorsa@alice.it Pralungo S. Eurosia Castagnata con mostra di prodotti agricolo artigianali e vendita di prodotti locali (miele, formaggio, castagne ecc.). Per info: Pier Giorgio Negro - Tel. 015 4735674

21 giovedì Conferenze

Biella Piazzo Palazzo Ferrero Convegno/Educational “Memorie in movimento”. 21 e venerdì 22 due giornate di convegno sul tessile, il territorio e la cultura biellesi. Sabato 23 e domenica 24 educational per conoscere le realtà imprenditoriali del territorio Per info: Nicoletta Chiocchetti, Provincia di Biella - Tel. 015 8480808 nicoletta.chiocchetti@provincia.biella.it

Musica

Vercelli Officine sonore HALF SEAS OVERS (UK) LIVE dalle 22.00 Per Info: www.officinesonore.org

22 venerdì Musica Vercelli

Incontri

Incontri

Vercelli Campagna Amica il tipico delle terre d’acqua per chi vuole mangiare sano e tenere d’occhio le etichette, conosce bene parole come «filiera trasparente, tracciabilità, disciplinari di produzione». In piazza Cavour dalle 8.00 alle 19.00 Per info:Tel. 0161.261600 Biella Salone Convegni Biverbanca, via Carso 15 Convegno tavola rotonda “Finanza, economia e territorio: valori e sviluppo”. dalle 9 alle 13 Per info: Tel. 015 510831 ucid.biella@libero.it

Mercatini

Gaglianico Padiglioni di Biella Fiere Aage Expo d’Autunno 33^ edizione della fiera campionaria regionale: artigianato, attività economiche, gastronomia, enologia. Dalle ore 18 alle 23 – sabato dalle ore 15 alle 23 – festivi dalle ore 10 alle 23 Per info: Biella Fiere Tel. 015 2493256 www.biellafiere.com

A MANO LIBERA La collettiva di quattro artisti per indagare l’ineffabilità umana attraverso l’immediatezza del tocco a cura di Gabriele Marazzina e Mirko Paternò Inaugurazione domenica 24 ottobre 2010 ore 19,00 Galleria di Vicolungo OutletsSala civica Dal 24 ottobre al 5 novembre

24 domenica Teatro

Arona (NO) Palazzo dei Congressi Spettacolo del Gruppo Teatrale “la Bottega dell’arte” Ore 15.30 Per info: www.crinovara.it

Arte

Vercelli L’arte si fa sentire Appuntamenti al Museo Borgogna “Ritratti un po’ matti” alle 15.30 spettacolo per bambini con laboratorio di pittura ispirato a dipinti del Museo Borgogna. Info e prenotazioni: Museo Borgogna Tel. 0161.252776

Mercatini

Biella Palazzo della Provincia, piazzetta dell’ala ovest Biella e Buona, il Mercato del Contadino dalle 9 alle 13 Per info: Provincia di Biella Tel. 015 8480611 www.provincia.biella.it

Rassegna “Linguaggi Jazz” presso Teatro Civico, ore 21. Lunedì 25 ottobre Alberto Mandarini e Daniele Tione in concerto Lunedì 15 novembre Silvia Cucchi Trio Lunedì 6 dicembre Stefano’s Barber Mouse

Nella Nebbia

27


Auditorium della Banca Popolare di Novara Convegno ‘VIII Premio nazionale Umberto Barozzi Sport e Arte’ via Negroni, 11 Per info: www.novarasport.it

Musica

Vercelli Linguaggi Jazz - 1° appuntamento Per la 1° serata: Alberto Mandarini (tromba e flicorno) e Daniele Tione (piano) con un omaggio a Satchmo. Presso Teatro Civico. Per info: Associazione Culturale Centro Jazz Torino, 011 88 44 77, web: www. centrojazztorino.it

26 martedì Incontri

Vercelli FAI - un incontro tra cultura e sapori Alle 17.30 presso il Piccolo Studio conferenza divulgativa con lo scopo di testimoniare i valori del territorio, del patrimonio culturale e naturalistico. Relatore Prof. Angelo Fragonara. Per info: FAI Tel. 339.3146351

Musica

Novara Basilica di S.Gaudenzio ‘In concerto sotto la cupola’: Concerto per pianoforte (Mario Coppola) via S.Gaudenzio Ore 21.00 Per info: 0321 661644

28 giovedì Musica

Vercelli Stagione Concertistica 2010 Alle 21.00 presso il Museo Borgogna concerto di Christian Chamorel al pianoforte. Per info: Museo Borgogna Tel. 0161.277576

Incontri

Biella Sala Becchia della Provincia Sostegno all’allattamento. A cura di Paola

Paschetto. dalle 10 alle 12,30 Per info: Assessorato alle politiche sociale della Provincia - Tel. 015 8480836 politicheminorili@provincia.biella.it

29 venerdì Eventi

San Bernardino Verbano (VB) Ristorante S. Antonio I sentieri del gusto – 10° rassegna enogastronomica fiera Via Fondotoce, 1 Ore 20.00 Per info: 349/5485868

Mercatini

Novara Mercato Europeo Piazzale Alpini Viale Crocerossa e Lungolago Giornata intera. Fino a 31 ottobre Per info:www.ascomnovara.it

Musica

Vercelli Officine sonore NOLATZCO dalle 22.00 Per Info: www.officinesonore.org Vercelli XIII Viotti Festival Alle 21.00 presso il Salone Dugentesco concero di Catubam, quartetto di percussioni, in “Otium et negotium”. A pagamento. Per info: Ass. Camerata Ducale Tel. 011.755791

Eventi

Candelo Candelo-Mottalciata - Foliage 2010 Riserva Naturale Orientata delle Baragge. Visita guidata alla Baraggia di Candelo e Cossato con le Guide della Riserva. Ore 10.00 Per info : Giardino Botanico di Oropa - Tel. 015 2523058 o 331 1025960 www.gboropa.it  info@gboropa.it

30 sabato

31 domenica

Novara Fiera delle Streghe Parco dell’Allea Tutto il giorno Per info: 0321.513657.

Mergozzo (VB) Ristorante La Nuova Posta I sentieri del gusto – 10° rassegna enogastronomica fiera Via Strada Vecchia, 4 Ore 20.00 Per info: 0323/80641

Mercatini

Teatro

Eventi

Cannobio Nuovo Teatro di Cannobio Ercole in Polesine. Monologo comico scritto e interpretato da Natalino Balasso Ore 21.00 Per info: 0323/71212

Stresa (VB) Hotel Regina Palace Stresalibro 2010 – premio Stresa di narrativa Via Umberto I, 33 Ore 17.00 Per info: 0323/31308

Novara Teatro del cuscino Primo e Secondo Restaurant Via Magalotti, 11 Ore 21.00 Per info: www.laribaltaartgroup.it

Veglio Parco Avventura Halloween Party e le streghe volanti  Festa notturna in maschera. dalle 19 Parco Avventura - Tel. 015 702488 www.oasizegna.com  oasizegna@zegna.com

Arte

Vercelli L’arte si fa sentire Appuntamenti al Museo Borgogna “Il museo si mostra”: alle 16.00 percorso guidato alle opere più significative del Museo Borgogna. A cura di Giulia Enrico. Su prenotazione. Info e prenotazioni: Museo Borgogna Tel. 0161.252776

Musica

Pallanza (VB) Chiesa Madonna di Campagna Verbania Musica, orchestra sinfonica giovanile del Vco Ore 21.00 Per info: www.verbaniamusica.it

Mercatini

Novara Halloween Via XX Settembre Tutto il giorno Per info: www.comune.novara.it

Incontri

Roppolo Visite guidate alla dimora storica del Castello di Roppolo Per info: Enoteca Regionale della Serra - Tel. 0161 987520 info@enotecadellaserra.it Viverone “LagoVagando” Programma: partenza alle 11 dal molo di Viverone per il Lido di Anzasco, dove si potrà visitare il mercatino dell’antiquariato e del collezionismo Ore:11.00 Per info: Enoteca Regionale della Serra - Tel. 0161 987520 info@enotecadellaserra.it Ponderano Brividi di Halloween Ritrovo presso il centro sociale che per l’occasione sarà allestito con la collaborazione dei bambini. Per info: Ass. Ponderano Merita - Tel. 333 2967333 www.ponderanomerita.com  elenachiorino@ponderanomerita.com


Mostre Aperte

CITTADELLARTE FASHION

Bio Ethical Sustainable Trend

Wael Shawky CONTEmpORARy myTHS mostra personale a cura di Judith Wielander

pRACTICINg mEmORy IN A TImE OF AN ALLENCOmpASSINg pRESENT mostra collettiva a cura di Matteo Lucchetti

vISIbLE – where art leaves its own field and becomes visible as part of something else

progetto editoriale di Cittadellarte e Fondazione Zegna, a cura di Angelika Burtscher e Judith Wielander

ORARI mOSTRE martedì, mercoledì e giovedì solo su prenotazione: tel. +39 015 0991461 venerdi: 16.30 - 19.30; sabato e domenica: 10.00 - 19.30 lunedì chiuso; biglietto d’ingresso: intero 6 €; ridotto 4 €

cittadellarte è anche: Residenza per artisti

UNIDEE – Università delle Idee international program

tel. +39 015 0991462; unidee@cittadellarte.it

www.cittadellarte.it urre un

ile b a s n o p o res t n e m a i erso v a r t t a camb à ciet nella so ativi e r c i t t e rog idee e p

prod ispirare e

associazione artistica per favorire la convivenza tra le differenti culture tel. +39 015 0991456 oppure +39 348 2119586; info@lovedifference.org

REmIDA bIELLA CENTRO DI RIUSO CREATIvO

progetto culturale per promuovere un nuovo modo di pensare all’ecologia martedì : 10.00 - 13.00 / 14.30 - 17.30; remidabiella@cittadellarte.it

SCUOLA LIbERA mARIA mONTESSORI CITTADELLARTE

scuola aperta a bambini da 1 a 6 anni, riconosciuta dall’Opera Nazionale Montessori tel. +39 015 0991471 oppure +39 334 3042320; montessoribiella@gmail.com

N.O.v.A.CIvITAS

consulenza, progettazione e commercializzazione di prodotti per l’architettura sostenibile tel. +39 015 0151836; info@novacivitas.it cittadellarte comunicazione

Via Ser ralunga 27, 13900 BIELLA. tel +39 01528400 fondazionepistoletto@cittadellar te.it

LOvE DIFFERENCE - mOvImENTO ARTISTICO pER UNA pOLITICA INTERmEDITERRANEA


cittadellarte glocal restaurant

Vi aspettiamo dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 19.30

tel. +39 015 0991 466 cafeteria@cittadellarte.it

http://store.cittadellarte.it

Pranzo a buffet dal lunedì al sabato dalle 12

Lo Store di Cittadellarte nasce con l’idea di veicolare un messaggio di trasformazione sociale responsabile attraverso la vendita dei suoi prodotti. Prodotti che sono il frutto di progetti della Fondazione, o della ricerca di designer emergenti, artigiani e giovani talenti che ne condividono la mission. 300 mq dedicati ad artigianato d’eccellenza, moda e design sostenibili, giochi e oggettistica in materiali naturali e riciclati, prodotti etici, cinema, libri e pubblicazioni per adulti e per l’infanzia che trattano d’arte, ambiente, sostenibilità, di un mondo eticamente e socialmente responsabile.

tel. +39 015 0991461 - store@cittadellarte.it

Cena alla carta dal giovedì alla domenica su prenotazione

A p e r t o t u t tA l A s e t t i m A n A

consegnando questo buono allo

Store di Cittadellarte avrete diritto al

20% di sconto Valido fino al 30/10/2010


ALLA REGGIA DI VENARIA Una produzione

Le Macchine della Meraviglia Lanterne magiche e film dipinto 400 anni di cinema

Le Sale delle Arti Piani Alti della Reggia

22 luglio 7 novembre 2010

Per informazioni e prenotazioni

+39 011 4992333 www.lavenaria.it www.museocinema.it

Profile for Luca Mainardi

NN #28  

Rivista mensile con uno sguardo trasversale sull’arte, cultura e costume.

NN #28  

Rivista mensile con uno sguardo trasversale sull’arte, cultura e costume.

Advertisement