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ta” “Due storie in una” ovvero “La finanziera dimezza La storia, le storie. lavalida, ma soprattutto in cucina, nella cucina “popo Mai buttar via nulla: massima genericamente terrie ati sform Vale per agnolotti e polpette, vale per re”, dove si trasforma nelle migliori prelibatezze. rossi abbandonati e lasciati a macerare abbracciati vini ne, vale persino per l’aceto, mistura favolosa di e che , piatto della più antica tradizione piemontes alla “madre”, vale oltremodo per la finanziera li anima degli e, nell’abilità di utilizzo di tutte le parti affonda le sue radici, molto antiche e molto incert del cidulo dall’a manzi e vitelli si trasformano, aiutati da cucina. Le piccole parti di galli e di polli, di a la e di sogno culinario. Un piatto unico, che anneg speci marsala e dalla morbidezza del burro, in una sua storia nella tradizione culinaria piemontese. in tutta dai reali di Casa Savoia e da loro reso famoso Piatto popolare, ma come molti altri amato come a, Savoi i, che numerosi esponenti della famiglia Europa, come per altri manicaretti. Si dice, infatt o temp nel e si cere le abitudini alimentari dei torine il Duca Carlo Emanuele I, fossero curiosi di conos saquelle di to di ricette tipiche piemontesi, a scapi acconsentirono all’inserimento nei menù di corte i dei Savoia erano generalmente di origine povecuoch i voiarde. Ovviamente non va dimenticato che e dal cucina del popolo e quella aristocratica. A partir ra e che proprio questo favorì una fusione tra la a lettur alla vito se, come cita Silvano Serventi nell’in Settecento la cucina piemontese si fa importante ati pregi i cuoch ” (Torino 1766), “ai tempi di Augusto i de “Il cuoco piemontese perfezionato a Parigi i”. Ne ati debbono essere franzesi o almeno piemontes erano siciliani, questi chimici domestici sì pregi o Torin di io iare sabaudo, il Ristorante Del Camb è testimonianza viva uno dei templi del buon mang stesla con , accoglie da più di due secoli i propri ospiti che, inaugurato come caffè proprio nel 1757 ssionalità. Tra i cavalli di battaglia, proprio la finanprofe sa eleganza e raffinatezza, miste a creatività e hi va comodamente seduto nelle salette dagli stucc ziera, il piatto preferito da Cavour che se lo gusta a amav Lo . ento, a Palazzo Carignano, lì di fronte e dagli specchi dorati prima delle sedute in Parlam a a rifinit r”, viene ancora chiamata “finanziera alla Cavou talmente tanto che in alcuni locali della Langa utilizè iera o. Nella cucina francese dell’800 la finanz fine cottura con aggiunta di Barbaresco o di Barol to nte dell’800 è un piatto diffuso, raffinato, inseri Piemo zata come contorno o guarnizione, mentre nel gala. di i le nozze, le celebrazioni ufficiali e i pranz nei pranzi eleganti e di grandi occasioni, come ? Almeno due le possibilità, dicevamo all’inizio. ziera Quale, quindi, l’origine del suo nome, finan ano ione che narra di un tributo che i contadini pagav Uno. Probabilmente deve il suo nome alla tradiz quali ai ed ai finanzieri di guardia alle porte di Torino di nascosto, sugli animali venduti e macellati, venivano versati i dazi doganali. funa ricetta, pare infatti che fosse molto gradita ai Si legge anche di un’altra possibile origine di quest . regalo contadini animali appena macellati in zionari dello stato sabaudo, che ricevevano dai per d’alto rango dello stato sabaudo che vestivano, nari Due. Un’altra ipotesi fa risalire il nome ai funzio a quest molto o nero, a doppio petto, e che gradivano l’appunto, la finanziera, una lunga giacca di pann lie famig dalle del pollo che avevano ricevuto in dono piatto: le loro mogli lo preparavano con le parti ingraziare i loro potenti mariti. così contadine della campagna, che si volevano o le ri donano ai ricchi, per “ingraziarseli”, persin pove i Due storie ma, in fondo, una storia sola: ono di poter macellare. parti più umili, le interiora, degli animali che chied cittadini, oltre a pagare il dazio in denaro, si tronon e ti Ancora senza veri diritti, perché ancora suddi iori con manicaretti che l’Europa ci invidia. vano spesso a scaldar le membra dei loro super

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“Una ricetta che sa d’avventura” ovvero “La finanziera rampante” “ Di cosa stavamo parlando? Della finanziera. Un piatto (o una salsa) di grande fantasia. Basta elencarne gli ingredienti…si, la cucina è proprio il luogo degli accoppiamenti più imprevedibili” Aldo Buzzi – L’Uovo alla Kok- 478 Piccola Biblioteca Adelphi- pg.71-72 Ingredienti principali ( per 6 persone): 100 gr per specie di rognoni, bargigli e creste di gallo, 100 gr di fegatini di pollo, 150 gr per specie di fesa, filoni e animelle di vitello, 100 gr di filetto di manzo, 100 gr di burro, 100 gr di funghi porcini sottaceto, un cucchiaio di aceto, mezzo bicchiere di marsala secco, un bicchiere di Barbaresco o Barolo se si vuol la versione “alla Cavour” una punta di zucchero, qualche pisello e cetriolo, farina per impanatura q.b. sale e pepe q.b. Preparazione: in una casseruola di acqua salata disporre i rognoni, i bargigli, le creste di pollo e le animelle di vitello: mettete sul fuoco e fate bollire per un quarto d’ora. Scolate le frattaglie, spellatele, sciacquatele e rimettete le creste e i bargigli in acqua salata per qualche ora. Poi tagliate a fettine la fesa, il filetto e le animelle; tagliate a pezzi regolari i filoni ed infarinate tutti gli ingredienti. In una casseruola fate sciogliere il burro, rosolate la fesa e il filetto, unite le creste e i bargigli e da ultimo i filoni, i fegatini e le animelle. Fate rosolare per qualche minuto, quindi bagnate con aceto ed aggiungete i piselli, i funghi e i cetrioli. Salare e diminuire il fuoco mescolando ogni tanto. A metà cottura bagnare con il marsala, eventualmente, filo a filo, con il vino rosso, ed unire una puntina di zucchero. Servire caldo, magari sui vol au vent.

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Nella Nebbia #23  

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