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arte

testo: Elisabetta DellaValle

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Cavalieri all’assalto

“Piccolo di statura, rada barbetta al mento ed incolta capigliatura, aggressivo e scanzonato, subito si era accompagnato allo spavaldo gruppo genovese degli avveniristi in aperta ribellione contro le vecchie mentalità”. V. ROCCHIERO, G. Cominetti, in “Liguria”, novembre- dicembre 1958, n. 11-12, p. 14.

I conquistatori del sole

l’

Uomo, l’Artista, le sue Opere. ‘Giuseppe Cominetti – Tra Divisionismo e Futurismo. Dipinti. Disegni e arredi’, inaugurata il 20 marzo al Museo Borgogna di Vercelli, è una mostra di rara preziosità ed eleganza, costruita sul desiderio del suo curatore, Massimo Melotti, di farci conoscere il lato umano, reale, biografico, di un artista che, nonostante le radici piemontesi, nasce a Salasco, vicino a Vercelli, il 28 ottobre del 1882 (ovviamente scorpione), sarà conosciuto ed apprezzato soprattutto nel resto d’Italia e d’Europa per tutta la vita, fino alla prematura morte, nel 1930, a Roma. Occasione dell’evento, e del nostro incontro con lui ed i suoi lavori, la celebrazione dell’ingresso nelle collezioni permanenti del Museo di due tra le sue opere più imponenti ed illustri: grazie alla lungimirante generosità degli eredi dell’artista viene donata Le Forgeron ed I conquistatori del sole viene concessa con deposito a lungo termine. Opere monumentali, da lasciar senza fiato, che da sole avrebbero saputo reggere un intero evento ma che, in verità, da sole non avrebbero potuto descrivere con la dovuta precisione l’arco creativo di tutta una vita. Ecco nascere, grazie alla collaborazione tra Melotti, Cinzia Lacchia ed Alessia Schiavi, conservatrici del Borgogna, e sotto l’attenta supervisione del suo presidente, l’avv. Francesco Ferraris, un percorso espositivo di tipo cronologico, caratterizzato dai tre grandi ambiti storico-narrativi che hanno caratterizzato la vita e la creatività di Giuseppe Cominetti, artista operante tra il Divisionismo ed il Futurismo: gli anni parigini, la Grande Guerra, il Socialismo umanitario ed il tema del Lavoro. Una mostra da non perdere: gli affezionati del Borgogna, che ben ne conoscono le collezioni permanenti, possono concentrarsi sulla vita e le opere di Cominetti magari sfruttando l’orario eccezionale,

appositamente pensato, del venerdì sera con apertura serale fino alle 20.30 ed ingresso con visita guidata alle 19.00, i visitatori nuovi, invece, potranno cogliere l’occasione di una visita a Vercelli ed al Museo Borgogna Dalla Vita l’Arte: leggiamo dalla biografia curata da Beatrice Zanelli, che rivela tra l’altro inedite notizie sia sulle famiglie d’origine sia paterna che materna, ma vi rimandiamo all’attenta lettura dello splendido volume, edito per i tipi di Allemandi, per gli ulteriori, dovuti, approfondimenti. Giuseppe Piero Luca Cominetti nasce a Salasco (Vercelli) il 28 ottobre 1882 da Maria Giovanna Carignano e Antonio Pietro Cominetti, che rivestirà il ruolo di Segretario Comunale del paese sino al 1899. Tra il 1893 e il 1898 il giovane pittore frequenta, con il fratello Gian Maria, di due anni più giovane, il Ginnasio presso il Liceo Classico Massimo d’Azeglio di Torino e l’anno successivo risulta presente al Liceo Classico Lagrange di Vercelli, ma un sopraggiunto trasferimento della famiglia lo porta in Liguria dove, a Genova, inizia l’avventura

artistica che mai finirà: lui e l’amato fratello Gian Maria scrittore e drammaturgo, prendono uno studio in via Leonardo Montaldo e ne fanno un luogo di incontro di artisti e letterati. Giuseppe dipinge, e bene. Il suo stile è già al contempo evocatore di avanguardie, il tratto deciso, l’assenza di contorni marcati, ma drammaticamente antico, una certa attenzione alla luce, volutamente caravaggesca, le malinconie di certe cromaticità autunnali, tipiche del gusto primo Ottocento: così si racconta nell’Autoritratto del 1904, l’opera che ci accoglie ad inizio percorso. E’ ancora giovane, ha 22 anni, ma lo sguardo è come assente, perso, guarda oltre chi lo guarda. “La vita è un momento che va: fermarlo è l’impegno”. Dopo il debutto alla Promotrice genovese la sottoscrizione, nel 1905, dell’atto di costituzione del “Gruppo Artistico dei Nove”, l’Esposizione Nazionale di Belle Arti a Milano nel 1906 cui fa seguito l’invito che cambia la vita: nel 1909 viene invitato al Salon d’Automne assieme ad altri artisti genovesi. Porta l’eccezionale I conquistatori del sole, che ottiene il dovuto successo per la sua carica di energia e di emozionante vitalità, e l’aria parigina lo convince a trasferirsi. Noi lo incontriamo qui, a Parigi, nel turbinio delle danze, dello sport, del teatro. Vivere in amore Vivere in fuoco Guardare se stessi Oro, rosso lacca, nero: queste le cromaticità intense, a metà strada tra il gusto orientale, evocati soprattutto il Giappone ma anche certa vecchia Russia degli Zar e l’estetica futurista, utilizzate negli arredi originali usati da Giuseppe Cominetti nel suo atelier parigino, ovviamente Montmartre, ovviamente inizio Novecento, che attirano l’attenzione del visitatore per l’inusuale forza evocativa, rara nel design odierno. Scolpiti a bassorilievo sui lati della piccola scrivania, oro su nero, questi tre ‘motti’ un po’ ardenti, indicativi dell’ambiente culturale del tempo, gaudente e bohèmienne ma già precursore, nelle sue esagerazioni e sfrenatezze, della tragedia della Guerra incipiente. Le opere

Nella Nebbia #23  

Rivista mensile con uno sguardo trasversale sull’arte

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