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Numero 21 Febbraio 2010

Mensile Gratuito di Arte & Cultura

Nella Nebbia In questo numero:

Roy Lichtenstein in mostra

Andrea G. Pinketts

Tying Tiffany


Avete presente quella trasmissione americana in cui dei super esperti arrivano in casa vostra e in base ai vostri gusti vi rivoluzionano l’arredamento? Quella in cui basta dire “la vorrei rossa e mi piacciono le auto da corsa” per ritrovarsi a guardare la tv seduti sul pneumatico di una vettura Nascar e, nel frattempo, ogni centimetro quadrato del vostro salotto sarà diventato di cangianti tonalità amaranto?! Beh, se calcoliamo che… grazie a dio siamo italiani, ed il buon gusto ci contraddistingue nel mondo, potete immaginare il piacere nel rivolgersi ad Arredidea e dire “mi piace il rosso e adoro le auto da corsa” per ritrovarvi il salotto, la cameretta, o l’intera casa rivoluzionata con gusto e stile. Scherzi a parte, Monja e Cristina non fanno altro che rendere reali i vostri sogni, i vostri gusti e soprattutto, ottimizzare spazi, funzionalità e costi. Cristina Avonti, laureata in architettura nel 1989, e Monja Gallina, esperta nel settore dell’arredamento d’interni, dopo una lunga collaborazione durata più di dodici anni decidono nel settembre 2007 di creare Arredidea, e di mettere al servizio del cliente le

loro competenze e professionalità per fornire un servizio molto diverso da quello che normalmente si può ricevere in un comune negozio di arredi. Non si tratta di una vendita di prodotti al metro, ma di ricercare e scegliere tra i prodotti in commercio l’oggetto adatto da inserire nel posto giusto, ottimizzando costi e spazi. La personalizzazione dell’arredo è la vera differenza: il riadattamento, lo studio dell’immagine dello spazio sono alla base delle proposte di Arredidea. Il cliente esprime il proprio gusto ed i propri desideri, e mette a disposizione della creatività un budget, e Arredidea, dopo un sopralluogo ed un rilievo degli spazi, fornisce idee, avvalendosi anche di elaborazioni computerizzate. Il cliente sceglie i tipi di arredi disponibili in commercio o se necessario realizzati su misura, e si passa all’installazione, anch’essa seguita e guidata da Arredidea. Tra i vari servizi proposti per una scelta completa dell’arredo ci sono tappeti totalmente personalizzabili per colori, materiali e motivi, tendaggi, complementi d’arredo per la perfetta funzionalità della casa e progettazione e realizzazione di impianti elettrici e domotici.

piazza palazzo vecchio,1413100 Vercellitel.fax 0161215274www.arredidea.cominfo@arredidea.com


Sommario Febbraio 2010

Editoriale Nella Nebbia Contest 2010 si è concluso e abbiamo i tre vincitori! Ringraziamo tutti gli artisti che ci hanno inviato i loro con-

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Pop Art, Pop Roy!

tributi e ci complimentiamo per

Le opere del maestro Roy Lichtenstein a Milano

la qualità delle loro opere.

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ANDREA G. PINKETTS

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La scrittura ti appartiene per diritto di nascita

Innanzitutto presentiamo lo studio LibellulArt di Torino che ha realizzato questa stupenda illustrazione che utilizziamo per la

Tying Tiffany cervello a colazione, pranzo e cena

copertina di febbraio del nostro giornale: Daniele, Elisa e Eleono-

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Semel in anno licet insanire il carnevale storico di santhia’

ra sono fondamentalmente tre amici, tre creativi, tre disegnatori insediati nel cuore di Torino, precisamente in via Giulia di Barolo al 19, nel noto quartiere Vanchiglia, il quar-

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Silvio Bernelli

tiere che da sempre accoglie le menti creative e brillanti.

il ragazzo del mucchio

LibellulArt è… un alfabeto smontato da preconcetti e strutturato in concetti, schegge di segni in un amalgama di disegni, illustrazioni, grafiche,

DAlla pelle facciamo spogliare le persone

mostre e mostri, personaggi buffi e tremendi, sognanti e dormienti, ma ancora colori, colori spalmati con le dita, pennelli e computer. Lavorano insieme dal 2005 come un creativo mostro a tre teste e sei

monte verita’ La ricerca di un’alternativa di vita tra passato e presente

mani, realizzando i disegni delle mitiche sorpresine Kinder, collaborando con CISV, con varie Organizzazioni Non Governative e con il Consorzio delle O.N.G. Piemontesi, realizzando libri illustrati e campagne di

rubriche pensieri, idee e stravaganze

comunicazione. A LibellulArt la meritata copertina… e per scoprire i prossimi vincitori

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agenda

non vi resta che aspettare il numero di marzo del nostro giornale… Grazie a tutti, di cuore.

come, dove e quando

Studio Kaboom

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fumetto harry hausen

www.libellulart.com.

NellaNebbia

Direttore Responsabile Andrea Bellavita

Editore:

Editor Testi: Eliana Frontini

Mensile Gratuito di Arte & Cultura

p.zza Risorgimento, 12 13100 Vercelli tel. 0161 1850396 Registr. Tribunale di Vercelli n.347/2008 del 15/04/2008 N.21 Febbraio 2010 Rivista Mensile

Hanno collaborato Laura ALbergante, Guido Andrea, Francesco Canino, Elisabetta Dellavalle, Eliana Frontini, Veronica Gallo, Roberta Invernizzi, Elena Leone, Valeria Maggiora, Gianluca Mercadante, Marco Pozzo, Fabio Ranieri, Francesca Tini Brunozzi, Michele Trecate, Andrea Varini, Gabriele Vergnano

Concessionaria pubblicitaria StudioKaboom s.n.c. / Ufficio Commerciale Cristiano Carpo cell. 366 1689727

Copertina di Libellulart

tel. 0161 1850396 commerciale@nellanebbia.it

Stampa: Sarnub Via Santhià, 58 13881 Cavaglià (BI) Con il patrocinio di PROVINCIA DI VERCELLI

www.nellanebbia.it


04 arte

t r A p o P roy p o P testo: Roberta Invernizzi

lano i M a n i e t s en t h c i L y o R tro s e a m l e d e Le oper


Una vecchia barzelletta cattivella chiedeva: cos’è bianco nero bianco nero bianco nero bianco nero bianco nero? Una suora che rotola dalle scale, rispondeva. A me viene da chiederti: cos’è nero giallo rosso blu nero giallo rosso blu nero giallo rosso blu nero giallo rosso blu nero giallo rosso blu nero giallo rosso blu nero giallo rosso blu nero giallo rosso blu? E la risposta è: una piroetta in una sala della Triennale di Milano, in scena c’è Roy Lichtenstein. Grandiosa antologica di oltre cento opere di uno dei maestri della Pop Art, provenienti da collezioni pubbliche e private tedesche, statunitensi, austriache e sapientemente presentate da Gianni Mercurio, già noto per aver firmato alla Triennale mostre di analogo respiro dedicate ad Andy Warhol, Keith Haring e JeanMichel Basquiat. Per chi volesse seguire Lichtenstein e il suo mondo, raccontato con una certa attenzione per l’artista oltre che per l’opera, segnaliamo che la mostra si sposterà, da luglio a ottobre, al Ludwig Museum di Colonia. Colpisce immediatamente la completezza dell’esposizione e la cura affinché si comprenda correttamente il susseguirsi e l’intersecarsi degli sviluppi artistici dell’autore: i primi anni Sessanta sono stati quelli della consacrazione di Lichtenstein, ma qui sono presenti anche lavori poco noti risalenti agli anni Cinquanta, nei quali l’artista rivisita iconografie medievali e reinterpreta dipinti di artisti americani ottocenteschi, attingendo a Paul Klee e a Picasso e ritraendo gli indiani ed il Far West, gli eroi ed i cow-boy, musicisti e ballerini, con l’intento, scrive, di proporre quadri “spiritosi”. Poi, l’utilizzo di soggetti come Paperino e Topolino, per i primi giochi

fra arte e cultura di massa, con china, pastello e carboncino, il suo “impressionismo industriale”, che gli fa riprodurre le cattedrali di Rouen di Monet di fine Ottocento a puntini colorati e a dimensioni maggiorate. Presenti in mostra poi la camera di Van Gogh ad Arles spogliata d’istinto e drammaticità, le nature morte degli anni Settanta ed una parte dedicata alla metà degli anni Ottanta, i Perfect e gli Imperfect Paintings, quelli più rigorosamente geometrici. Le sezioni della mostra spaziano fino agli anni Novanta, tra i vari momenti di un percorso artistico intenso e attivo, attraverso ispirazioni eterogenee e generi quali il ritratto, il paesaggio e la natura morta. Scomparso nel 1997, nella New York che l’aveva visto nascere 74 anni prima, in una famiglia della media borghesia ebraica americana, da padre agente immobiliare e madre casalinga, Lichtenstein è abitualmente associato a ipertrofiche tavole di fumetto. Ma quest’associazione, per quanto veritiera, non gli rende completamente giustizia. Esploro, incuriosita. Ciò che disorienta ed irretisce è il colore, compatto, spesso dilagante per le dimensioni imponenti delle opere. E mi perdo, divertita e con un pizzico di stordimento, in un mondo piatto e denso, vivido e palpitante anche quando si fa linee e punti nettissimi. Sperimento sulla pelle la potenza dirompente e cruda della semplicità: tanto per fare un esempio, due Landscape giganti del 1980 generano (almeno nella mia mente e nel mio stomaco) un effetto pressoché psichedelico. Irridenti riletture di opere e stili celeberrimi, lontane da ogni intellettualismo, in qualche modo autoevidenti, che ci liberano

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dall’esigenza di spiegazioni cervellotiche e didascalie da decifrare, vocabolario alla mano: eccole sulla parete, paf, a dirci forme, colori e movimenti in un linguaggio che riconosciamo immediatamente nostro. Banali? Decorative? Forse. In fondo, è esposto anche un tappeto in lana del 1979: è arte su cui camminare, su cui posare un tavolino o una sedia. Scandalo? Ma no, tutt’altro: espressività piena, diretta, per tutti, visceralmente made in USA, contro ogni retorica dell’“artista-creatore” e contro ogni dogmatismo stilistico. Guardo i suoi Still Life (Nature morte, n.d.a.) e vedo ritratti di realtà sfrondati di tutto il “superfluo”: nessun dettaglio, nessuna profondità, nessun indugio sentimentalistico, nessuna traccia di tronfio personalismo (“sono alla ricerca della stilizzazione, non dello stile”, ebbe a dichiarare l’artista). Guardo le bocche rosse delle donne, i denti candidi e i capelli gialli, zigomi seni e fianchi pieni, le espressioni prevalentemente stuporose. C’è sempre quanto occorre per rendere familiare l’immagine, stereotipata, sintetizzata, ridotta a quei minimi termini che ne dicono l’essenziale. Una realtà addomesticata, rappresentata con schiettezza più che con quella “freddezza” che spesso fu rinfacciata a Lichtenstein, in particolare dai numerosi detrattori degli inizi, che non si rassegnavano a vedere vera arte nella cinica e dozzinale (popolare, appunto) Pop Art. L’inventiva sfrontata di Lichtenstein non guarda in faccia nessuno perché guarda dritto nel cuore di tutti gli autori che cita, interpreta, ripropone, fa risorgere a nuova vita, alla vita contemporanea, trasformata radicalmente dal commercio e dall’industria. Lichtenstein specchio interpretante, quindi, che colonizza la storia dell’arte europea traducendola nel suo vernacolo americano. “Appropriazione” è il termine esatto, leggo, per indicare il

processo grazie al quale le copie di Lichtenstein si trasformano in originali, esiti di una sorta di cannibalismo artistico pressoché onnivoro. Così Lichtenstein utilizza, rielabora, rigenera le sue fonti: il Cubismo e soprattutto Picasso, dal quale in prima battuta vorrebbe liberarsi, ma che in fine integra nell’estetica pop, in una versione “basica”; il Surrealismo, dal quale mutua linee meno geometriche, più fluide, ed elementi-simbolo come l’occhio e la lacrima, “rapiti” rispettivamente da Magritte e da Man Ray; il Futurismo, al quale rimprovera di aver fallito l’obiettivo di ritrarre davvero il movimento (“la pittura non è un’arte del tempo”, scrive Lichtenstein) a cui dedica, fra gli altri, un omaggio che merita qualche parola in più. Carrà aveva dipinto, nel 1913, il Cavaliere rosso (anch’esso a Milano, alla Pinacoteca di Brera); nel 1974 Lichtenstein dipinge il suo The Red Horseman. Olio e Magna (un acrilico speciale, simile all’olio ma più semplice da utilizzare, commercializzato dalla fine degli anni Quaranta e particolarmente amato da Lichtenstein) su di una tela ampia, entrambi i lati più di due metri. Il movimento è scomposto in sequenze, in scatti; i colori, vale a dire la base bianca, il nero dei contorni, il rosso del cavallo, il blu del cavaliere e il giallo luce qua e là, risultano perfettamente equilibrati. L’associazione con il Carrà è immediata, rientra nel gioco che fa rintracciare qui Matisse, là Mondrian e poi Léger, Duchamp e così via; ma il cavaliere di Lichtenstein non è rutilante, travolto e travolgente: trova una sua compostezza nel galoppo, che s’immagina movimento rapido, ma controllato, quasi consistesse in un diligente esercizio di equitazione anziché in un inseguimento eroico. Gli elementi essenziali permangono, insomma: sono il sudore e il “sangue” che mancano, al cavaliere, intenzionalmente e programmaticamente salassato.


il maestro spesso lavorava a più tele contemporaneamente, affidando ai suoi assistenti il compito di “riempire” con i punti i vari spazi previsti. Anche la ricerca di nuovi materiali accompagnò Lichtenstein fin dalle prime fasi della sua produzione: così nel 1965 realizzò un paesaggio Untitled, presente in questa mostra, in cui l’acqua è davvero cangiante e mobile perché questo è l’effetto generato dal rowlux, un tipo di plastica lenticolare. E la fama gli offrì l’occasione di sperimentarsi anche in forme espressive quali murali di decine di metri di estensione e attività di design: nel 1977, per esempio, realizzò per la BMW la carrozzeria dell’auto da corsa 3201, che nello stesso anno partecipò a Les Mans. Bighellono, randagia, dalla Triennale al Duomo e mi ritrovo ad abbracciare una Milano arrabbiata (contro la scuola tradita, contro i manipolatori della giustizia, contro gl’inganni ai danni dei consumatori: è tutto un fiorir di chioschi, crocchi e fanciullesandwich, colonna sonora by Caparezza) e avvelenata dallo smog (domani, blocco del traffico, estremo tentativo di contenimento di un’inquietante contaminazione silenziosa). Eppure i colori di Lichtenstein non stingono: quel tripudio di cromatismo essenziale continua a parlarmi di un mondo tenacemente bidimensionale percorso dall’energia leggera e potente della fantasia. Quell’uomo dall’apparenza tutto sommato ordinaria e dalla vita regolare, che descrivono prevalentemente di buon umore, che da bambino disegnava aeroplani e visitava il museo di scienze naturali, che fin da ragazzo si era appassionato alla liberatoria musica jazz, ha tracciato nella storia dell’arte del secolo scorso un segno definitivo come le sue pennellate. Divertendosi e divertendoci.

A proposito di salasso, mi colpisce Tall Mountains: è del 1996, l’anno prima della morte dell’artista, e vi si rintraccia, fra puntini e azzurrino, una sorta di evanescenza non esausta, ma insolitamente… dolce. E l’ultrastilizzata presenza umana, in basso a destra, muove quasi a tenerezza. Qua e là, fotografie (in gran parte inedite) di Roy Lichtenstein. In una saletta si proietta anche un documentario realizzato appositamente per questa esposizione. Lo sguardo astuto e ironico, Mr. Lichtenstein ti punta il naso addosso e pare provocarti, sfidarti, quantomeno per solleticarti l’occhio. Mai pago, senza però essere drammaticamente inquieto: ti seduce, letteralmente ti porta con sé,

a braccetto tu, lui e la sua curiosità. Alcune bacheche contengono gli strumenti di lavoro di Lichtenstein: bozzetti e disegni, colori, pennelli, il plettro per tagliare il nastro adesivo che usava per delimitare spazi, colori e linee. Ci sono anche gli stencil che utilizzava per disegnare i punti, elemento caratteristico legato alle tipiche retinature: l’artista stesso racconta che inizialmente li dipingeva a mano, ricorrendo poi a spazzole per cani; solo successivamente sperimentò vari tipi di stencil, di metallo, d’acciaio, di carta. L’aspetto “tecnico” costituiva una particolarità non insignificante dal punto di vista della realizzazione pratica delle opere, anche in considerazione delle dimensioni delle stesse:

ROY LICHTENSTEIN - Meditations on Art A cura di Gianni Mercurio 26 Gennaio - 30 Maggio 2010 Triennale di Milano, Viale Alemagna 6 – 20121 Milano Orario: 10.30 - 20.30, chiuso il lunedì; giovedì 10.30 - 23.00. Biglietto intero euro 9,00, ridotto euro 6,50-5,50 Catalogo Skira - 400 pagine, a colori, con testo introduttivo del curatore e saggi critici di Demetrio Paparoni, Robert Pincus-Witten, Annabelle Ténèze, Frederic Tuten; disponibile in Italiano, Inglese e Tedesco (euro 42,00) http://www.triennale.it Per materiale e spunti di approfondimento: http://www.lichtensteinfoundation.org

s p a z io es p ositivo

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LUNEDì: CHIUSO MARTEDì E VENERDì: 10.00 - 12.00 MERCOLEDì, GIOVEDì, SABATO E DOMENICA: 17.00 - 19.00

VIA FOA 61, 13100 VERCELLI

Nella Nebbia

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08 brutti ceffi

testo: Gianluca Mercadante

a r u t t i r c s a “L e ti appartiendi per diritto nascita. Sei destinato, to, predestina o a condannat” praticarla.

. G A ANDRE ETTS K PIN

Rumori di fondo. Bicchieri che sbattono sul bancone, o finiscono tintinnando nella lavastoviglie. Chiacchiere, inevitabili e non sempre piacevoli, strusciamenti contro altri corpi per approdare infine ad un tavolo appartato abbastanza. Questo è il mondo di Andrea G. Pinketts, ben noto ai suoi moltissimi lettori, ma ancora più familiare a lui, che bazzica i posti, frequenta la melma umana che descrive nei suoi libri, spesso vissuti in prima persona dal suo alter-ego letterario Lazzaro Sant’Andrea. Meglio averlo per amico, il buon Lazzaro. La sua capacità di ficcarsi in casini seri è tanto innata quanto istintiva, ma ha presente cosa sono i valori, Lazzaro, anche perché certe situazioni della vita i valori te li fanno apprezzare per forza. Perciò i pochi - ma buoni - amici del nostro, lo accompagnano in ogni storia, andando a creare un quadro d’insieme insolito e originale per il panorama noir italiano. Ma chi è Pinketts? È quel one-man-show che appare sempre più spesso ospite di trasmissioni televisive non esattamente letterarie? O è un erede di Giorgio Scerbanenco, un moderno cantastorie dalle agrodolci parabole esistenziali intrise di un nero più nero della pece?

Lo incontriamo nella sua Milano. E, idealmente, arriviamo a tracciare una retta fino a Torino.

Lia Volpatti, fra le massime esperte di letteratura gialla e noir in Italia, ricorda un Andrea G. Pinketts venticinquenne, che si presenta da lei e le dice: “Se entro i trent’anni non divento celebre…” “…mi arruolo in Legione Straniera”. Tutto giusto, tranne l’età: Lia ricorda male, ne avevo pressappoco ventidue. Si era appena conclusa la collaborazione con la rivista Onda Tv e avevo deciso di optare per un cambiamento determinante. La tua carriera è disseminata di cambiamenti determinanti, infatti. Quando uscì la prima edizione di “Lazzaro vieni fuori”, il tuo romanzo d’esordio, l’editore venne arrestato. Cosa ricordi di quell’episodio? “Lazzaro vieni fuori” lo scrissi nel 1984 e uscì nel ’91 da Metropolis, una piccola casa editrice in seno alla Fratelli Vallardi Editore. Ciarra-

pico, lo stesso Ciarrapico oggi consigliere dell’attuale Presidente del Consiglio, entrò proprio allora nel gruppo come azionista. Eravamo nell’occhio di un ciclone particolare, quello di Tangentopoli. Mentre il mio libro usciva, lui entrava in galera. O meglio: veniva posto agli arresti domiciliari, per cui credo avesse ben altro per la testa che occuparsi dell’esordio narrativo di Andrea G. Pinketts. Nel frattempo, la RAI aveva programmato il mio romanzo nelle letture radiofoniche ed era l’unico testo a venire letto senza essere materialmente uscito. A questo punto, potevo soltanto sperare che “Lazzaro vieni fuori” si dimostrasse un titolo ben augurante. A quanto pare sì, visto che Feltrinelli l’ha poi ripubblicato… Tutto è successo perché una bella sera avevo voglia di un’ultima birra, prima di rientrare. Era tardi. Faccio il mio ingresso in questo locale deserto, dove gli ultimi due avventori stavano per essere sloggiati causa chiusura. Erano Manuel Vasquez Montalbàn e la sua agente Feltrinelli italiana. Ho regalato il mio libro a Montalbàn, ma lui non capiva una parola d’italiano, per cui lo lesse lei, tutto, in una notte, e al mattino mi


richiamò entusiasta. Lieto fine. Il protagonista di quel romanzo, e di molti dei tuoi successivi titoli (tutti pubblicati da Feltrinelli prima e da Mondadori poi, n.d.r.), si chiama Lazzaro Sant’Andrea. Ne “Il Conto dell’Ultima Cena”, Lazzaro si reca al locale abituale di Andrea G. Pinketts, ma l’incontro non avviene. Sarebbe stato come guardarsi allo specchio? Sì, sicuramente. Ma siccome Lazzaro è uno che si guarda molto allo specchio già di suo, l’incontro è avvenuto comunque. Non è stato un incontrarsi, è stato piuttosto uno sfiorarsi. Lazzaro è un personaggio fortemente autobiografico, che spesso vive dei miei ricordi, delle esperienze che ho affrontato, ma in altri casi è protagonista di situazioni nelle quali non mi caccerei mai. Questa ambivalenza del personaggio, tuttavia, mi permette da una parte l’artifizio narrativo vero e proprio, la realtà virtuale della storia, dall’altra invece posso rendere la mia scrittura un po’ più intimistica. Realtà virtuale mica tanto: la Milano dei tuoi romanzi è intrisa di uno sguardo che la rivela sotto una luce molto più vera del vero. Quant’è importante per te il mondo narrativo? E, avendo ambientato lì quasi tutte le tue storie, ci sono altre città che vorresti “usare” da sfondo? Quando scrivi esplori il lato che non conosci di una città che credevi di conoscere. Se quindi da un lato attingo al vissuto, dall’altro esploro il vivibile, il probabile. O l’improbabile, forse. Ma, in fondo, io sono un possibilista. Nei romanzi infilo la mia città e i miei amici storici, nei racconti invece mi sento molto più libero di spaziare altrove con la fantasia. Uno dei miei punti di riferimento letterari più saldi in assoluto è sempre stata l’opera di Dino Buzzati. Una simile lezione, portata a misurarsi coi mezzi logici e, vorrei aggiungere, tecnologici che impone la scrittura del noir, porta a credere che non sempre si sappia dove si va a finire. Col romanzo sei volutamente costretto a fornire delle spiegazioni, devi rispondere per forza alle domande che la storia solleva. Nei racconti, e questo Buzzati lo sapeva bene, puoi chiudere con dei puntini di sospensione. Con un esempio del genere alle spalle, è curioso che tu abbia pubblicato più romanzi che racconti… Ogni storia nasce dalla necessità di raccontarla in un certo modo, in una certa misura. Le storie possiedono precise dinamiche, delle già esatte fisiologie, e da queste acquisiscono un respiro che può espandersi per più o meno pagine. Tutto qui, non c’è una regola precisa, o almeno non credo ce ne siano. Secondo me la scrittura è qualcosa che ti appartiene per diritto di nascita, come la pittura, la scultura, o qualsiasi altra forma d’arte. Sei de-

stinato, predestinato, condannato a praticarla. Ragion per cui quando giunge il momento decisivo per misurarsi col mondo delle parole, inevitabilmente finisci per diventarne a tua volta preda. O predatore. E tu quando hai capito di esserne diventato preda (o predatore)? Ho cominciato col giornalismo. Negli anni Ottanta intervistavo le varie vallette delle altrettanto varie tivù locali per Onda Tv. Nel 1991 ho vinto il premio “Una Remington sulla strada” come miglior giornalista investigativo, per una serie di servizi che ho realizzato immettendomi in realtà che non mi appartenevano: ho fatto il barbone alla stazione Centrale, ho permesso l’arresto di Dimitri, il capo dei Bambini di Satana, infiltrandomi nella setta… tutto questo prima che le mie apparizioni televisive aumentassero in maniera tanto esponenziale. Adesso sarei troppo riconoscibile e non potrei più cimentarmi in ruoli come il porno attore al Mi-Sex, per esempio. È una battuta?... Tutt’altro. È successo nel 1995, lavoravo per “Panorama”. Nell’intenzione di apparire da protagonista nell’ambito di questa singolare convention milanese, che all’epoca si teneva all’ex Palatrussardi, mi sono inventato il personaggio di Udo Kuoio, il Re della Frusta, noto attore sadomaso svizzero. Ho frustato all’incirca duemila persone al giorno. Leggeremo prima o poi una storia di Andrea G. Pinketts ambientata, per esempio, in una Torino? Ho avuto diverse fidanzate piemontesi, perché no?... Torino è una città eccezionale, un tempio della cultura. È ricca di realtà parallele: penso alla differenza tra i Murazzi e l’aspetto sabaudo di città imperiale, di luogo eletto. Non è un caso che Dario Argento abbia ambientato alcuni suoi film in un “non luogo”, che era appunto Torino. Eppure Torino è estremamente un luogo, puoi ambientarci qualsiasi storia. È la città perfetta. Il prossimo libro? Romanzo o raccolta di racconti? Il prossimo libro s’intitola “Depilando Pilar” e sarà di nuovo un romanzo, che ho scritto in due anni e dieci mesi. Ma puoi metterci due anni e dieci mesi anche per scrivere un racconto, non è mai la quantità di pagine a giustificare l’ampiezza temporale di un lavoro, se il lavoro in questione si chiama scrivere. Del racconto, questo nuovo libro possiede l’immediatezza e una struttura narrativa molto più libera, rispetto ai precedenti. Non so ancora se uscirà anche questo con Mondadori o con Baldini Castoldi Dalai. Entrambe le case editrici sono in lizza, al momento. O in lista d’attesa, se preferite.

Bio: Andrea G. Pinketts nasce a Milano nel 1961 sotto il segno del Leone ascendenteAriete.Sindapiccolodimostraunapertinacetendenzaall’insubordinazioneeallearmidafuoco,specialmenteaquellepuntatecontrodilui. Studi irregolari, espulsione dal liceo linguistico per avere malmenato il preside disossandolo. A 17 anni dà prova di resistenza nella giungla urbana quando, essendo rimasto chiuso all’interno di un cinema periferico a causa di un colpo di sonno indotto da una bottiglia di whisky tracannata durante la proiezione di “Tre contro tutti”, demolisce il portone del cinema a colpi di mannaia. Dopo dodici giorni di servizio militare evade dalla caserma dei granatieri di Orvieto e, per evitare spiacevoli conseguenze, si finge psicopatico. Tra le sue attività annoveriamo: fotomodello, cacciatore di dote, istruttore di arti marziali, giornalista investigativo (premio “Una Remington per la strada” 1991). Le sue inchieste sul settimanale “Esquire” lo hanno visto di volta in volta sviluppare l’arte del trasformismo diventando negro, barbone, viado, satanista. Ha sempre avuto una passione sfrenata per le cattive compagnie, la letteratura, i bar equivoci, i sigari e le donne. Non necessariamente in questo ordine. (Dal sito ufficiale, n.d.r.) Bibliografia: 1992 - Lazzaro, vieni fuori, Feltrinelli 1994 - Il vizio dell’agnello, Feltrinelli 1995 - Il senso della frase, Feltrinelli 1996 - Io, non io, neanche lui, Feltrinelli 1996 - Un saluto ai ricci, Il Minotauro - scritto con Silvia Noto 1998 - Il conto dell’ultima cena, Mondadori; Giallo Mondadori n. 2738 1999 - E chi porta le cicogne?, EL 1999 - L’assenza dell’assenzio, Mondadori 2000 - Il dente del pregiudizio, Mondadori 2001 - Fuggevole Turchese, Mondadori 2002 - Sangue di yogurt, Mondadori 2003 - Nonostante Clizia, Mondadori 2005 - L’ultimo dei neuroni, Mondadori 2005 - Laida Odius, edizioni BD - storia a fumetti illustrata da Maurizio Rosenzweig 2006 - Ho fatto giardino, Mondadori 2008 - La fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna, Edizioni Il Filo Riferimenti web: http://www.pinketts.it

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10 musica

testo: Laura Albergante

g n i y T ny Tiffa cena e o z n a r p ne, o i z la o c a cervello

Un caschetto nero corvino. Occhi scuri. Magra e flessuosa, affascinante. E’ così che ti immagini la Valentina di Crepax in carne ed ossa. Trovarsela di fronte fa un certo effetto! Eppure Tying Tiffany, poliedrica dj, cantante, ex Suicide Girl, emana un fascino di luci e ombre del tutto personale, al di là del paragone che la avvicina alla sua “metà” di carta. Le biografie non ufficiali dicono che sia nata a Padova. Lei non

conferma, ma un leggero accento veneto colora le sue parole e, sebbene sia restia a parlare di sé (è molto riservata), qualcosa trapela dal suo viso, dalla dolcezza con cui risponde alle mie domande. Tying Tiffany è una ragazza dal talento sicuro ed eccentrico. E’ insolitamente timida, nonostante abbia posato senza veli. Non te lo aspetteresti. E invece ti conquista anche grazie alle sue piccole insicurezze. Abita a Bologna, centro nevralgico della scena

alternativa. Ha pubblicato due ottimi dischi di electroclash. La sua musica mescola un certo gusto per la goliardia a suoni elettronici da cavo scoperto. L’ironia dei suoi testi si riflette anche nella scelta delle mise, che spesso sconfinano nel burlesque più estroso. Il primo album, Undercover, uscito nel 2005, contiene le hit underground I wanna be your mp3, che cita tutti luoghi comuni del rock, Honey doll, e I’m not a peach. Il secondo, Brain for breakfast, pubblicato due anni


Cosa ricordi, cosa ti è rimasto dell’esperienza come Suicide Girl? E’ stata un’esperienza che mi ha permesso di conoscere delle ragazze interessanti, che hanno delle attività legate al mondo artistico e a quello sperimentale. Ho avuto modo di confrontarmi con persone che vengono da realtà totalmente diverse da quella che mi circonda. Per come è stato vissuto in Italia, forse non è stato realmente capito lo spirito di questa comunità, che offre al suo interno innumerevoli aspetti interessanti, al di là dell’immagine delle ragazze: ci sono interviste a registi famosi, scrittori, personaggi di rilievo. Ci sono forum che parlano degli argomenti più vari. Purtroppo si è sottolineato spesso solo l’aspetto “fotografico” delle Suicide Girls (sul sito infatti sono disponibili, a pagamento, scatti in déshabillé delle stesse fanciulle, n.d.a.).

dopo il debutto, vanta la collaborazione di Nic Endo dei Teenage Atari Riot nel brano Slow motion. Tiffany alterna la sua attività come cantante a quella di dj. Sa suonare il basso. E quando è sul palco ha le movenze di un serpente sinuoso. Mi lascio incantare... Partiamo dall’inizio. Perché hai scelto lo pseudonimo “Tying Tiffany”? Ho scelto questo pseudonimo perché sono appassionata di bondage. “Tying” significa “legando”, Tiffany è il mio nome: diciamo che ho legato le due cose per formare questo nome un po’ particolare! Ho letto su Myspace che stai lavorando al terzo disco, che arriva dopo Undercover e Brain for breakfast. Ci puoi anticipare qualcosa? Il disco è praticamente finito. Ora sto lavorando sulle pratiche burocratiche di cambio label. L’album sarà differente dagli altri due, in quanto le sonorità saranno quelle delle mie origini: new wave, dark wave, sinth pop. Da quanto ti interessi alla musica elettronica? Direi da sempre! E’ sempre stata una mia grandissima passione, partendo da Stockhausen per arrivare alla nostra musica elettronica contemporanea. E’ un interesse che ho anche verso altri generi; la metto al livello di tutte le altre cose che ascolto, cioè new wave, punk, rock.

Quali sono le tue influenze musicali? Non vengo ispirata solo dalla musica! Ci sono molte cose che possono influenzarmi: un’emozione, un sentimento, una sensazione; una canzone, un certo genere musicale, un film; un determinato suono, una buona lettura che ho fatto. Tutte queste cose possono fungere da catalizzatore. Quali sono i tuoi interessi oltre alla musica? Tra le mie passioni c’è sicuramente il cinema. Sono una grande appassionata, nonché collezionista, di film, in particolare di horror. Mi piace leggere, sono una persona estremamente curiosa. Compro tantissime riviste che trattano i più disparati argomenti: dall’ufologia alla scienza, all’estetica; passo da un argomento all’altro spinta dalla curiosità. Quali sono i tuoi registi preferiti? Prediligo in particolare i registi giapponesi dell’ultima generazione. Sono attratta da tutta la scena nipponica. Cosa puoi dirci riguardo la tua attività come dj? E’ una cosa che faccio più che altro per divertirmi. Non mi ritengo una dj “provetta”, di quelle che fanno i passaggi perfetti: sono un’appassionata di musica, mi piace mettere quello che ascolto a casa, far ascoltare alle persone che vengono alle serate ciò che amo di più.

E’ vero: infatti vorrei che tu ti soffermassi sulla filosofia di questa comunità alternativa. Per quale motivo hai deciso di unirti a loro? Come dicevo, è una comunità al femminile di persone accomunate dall’interesse nei confronti dell’arte e della musica. Sono donne che hanno delle caratteristiche fisiche un po’ diverse dai canoni estetici “classici” che vengono rappresentati ogni giorno nei giornali e in televisione, fiere della propria diversità e di queste passioni al di fuori dal comune. Hai legato con qualcuna di queste ragazze? Sono nate amicizie, intese personali? Sì, ho fatto delle amicizie sia in Italia che all’estero. Soprattutto all’estero. Con Violetta (Beauregarde, altra famosa Suicide girl italiana attiva in campo musicale, n.d.a.) ci sentiamo anche se non ci conosciamo molto bene: a volte suoniamo insieme. Oltre alla musica, quali sono le attività che ti procurano la maggior soddisfazione? Cosa ti piace fare nella vita? Oltre a suonare? Beh, è dura…è quello che faccio praticamente 24 ore su 24! Faccio molte altre cose legate al mondo dell’audio: compongo musica per documentari e lavoro alla sonorizzazione di cartoni animati. Essendo totalmente coinvolta dalla musica resta poco spazio per il resto. Sicuramente stare con i miei animali è una delle cose che mi dà più soddisfazione! Quando posso trascorro il mio tempo libero con loro.

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Nella Nebbia

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carnevale

testo: Marco Guerrieri

o n n a n i l e Sem e r i n a s n i t lice a Seneca... dicev


IRIDE E MICHELA ACCONCIATURE E BENESSERE

Semel in anno licet insanire diceva Seneca, espressione che divenne proverbiale nel Medioevo proprio per indicare i folli giorni del Carnevale, ma che come molte tradizioni popolari sta rischiando di sparire schiacciata dal peso della nostra società fatta di social forum e hi-tech. Il contatto fisico, la condivisione degli spazi sembrano essere rimasti un lusso da concedersi per le strade della città soltanto a Capodanno, o per la vittoria dei mondiali di calcio, ma fortunatamente esistono ancora avamposti della goliardia e del divertimento fatto di travestimento e satira, di notti insonni e di stravizi. Il Piemonte è ricco di questi avamposti e Ivrea e Santhià rimangono i più popolari e meritevoli di essere vissuti dal primo all’ultimo giorno. La differenza tra un Carnevale ed un Carnevale Storico, ad esempio, sta nella ritualità, in tutto ciò che anima la festa oltre alle sfilate, che regala un senso all’insanire, all’essere un po’ pazzi almeno una volta l’anno. Ed è così che una cittadina di diecimila abitanti diviene per quattro giorni un luogo sospeso nel tempo e dalla razionalità, un posto in cui si è tutti uguali, dal ricco al povero, dal sano al malato, dal professionista al manovale. Ricordo che al liceo il professore di scienze, che ben conosceva la tradizione santhiatese, concedeva a me e ai miei tre compagni/compaesani la possibilità di essere esentati da attività scolastiche in quei giorni. A Santhià infatti è come se fosse festa nazionale, un po’ come il Palio per Siena: scuole e fabbriche rimangono chiuse, l’80% degli abitanti sono impegnati più o meno attivamente e gli altri scappano fuori porta per non rischiare di essere coinvolti da questa follia collettiva.

Mesi di preparazione di costumi e carri allegorici, in cascine e cantine rigorosamente gelide, altrimenti che gusto ci sarebbe, a fare cartapesta, sporcarsi di colla e vernici, improvvisarsi elettricisti e falegnami, dare sfogo alla creatività, ma fondamentalmente stare insieme. Poi dal sabato sera non pensare più a nulla se non al divertirsi e folleggiare senza regole fino a martedì notte. Tutto cadenzato e stabilito dalle tradizioni, tutto come ogni anno, tutto sempre diverso dall’anno precedente, tutto per essere ricordato con sfottò alle compagnie rivali fino al prossimo Carvè. In questo surreale scenario di corsi mascherati, gironi infernali e sveglie antelucane, la gemma incastonata è la Colossale Fagiolata i cui fuochi vengono accesi all’alba e servita previa benedizione del parroco e benestare del Gianduja… ed ecco la ricetta, se qualcuno di voi volesse provare a prepararla a casa propria… 20 quintali di fagioli di Saluggia, 1,5 quintali di lardo, 1,5 quintali di cipolle fresche, 10 quintali di salami, 750 foglie di alloro e 80 kg. di sale per 20.000 razioni di minestra distribuite gratuitamente in poco più di 10 minuti. Tradizione e passione, folklore e goliardia sono la legna che scalda i calderoni di rame… a chi non sapesse di cosa stiamo parlando non si può fare altro che consigliare di esserci, di trovarsi a Santhià lunedì 15 febbraio a mezzogiorno, per ritrovarsi in un attimo immersi in una dimensione parallela.

Per saperne di più: www.carnevaledisanthia.com

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letteratura

testo: Francesca Tini Brunozzi

intervista

a

o i v l Si i ll e n r e B MUCCHIO L DE ZZO A IL RAG

Francesca Tini Brunozzi : Silvio Bernelli, a sei anni dall’uscita nel 2003, Sironi Editore decide di ripubblicare I ragazzi del Mucchio: cosa c’è di ancora vivo nel tuo romanzo autobiografico, che è stato anche il tuo esordio letterario? Silvio Bernelli: I ragazzi del Mucchio racconta la vicenda di un pugno di ragazzi giovanissimi, che nella difficile Italia dei primi anni ‘80, decidono di dar vita ad una serie di gruppi hard core, Declino e Negazione prima, Indigesti poi. Cominciano a suonare nella cantine di Torino, Biella e Vercelli, e arrivano ad esibirsi in lunghi tour

europei e americani auto-organizzati, vendendo dischi all’inizio auto-prodotti e spesso anche auto-distribuiti. Quella dei ragazzi del Mucchio è la storia di un sogno inseguito con sacrificio, disciplina, pazienza, profonda amicizia e che proprio per questo diventa realtà. Credo che nel suo piccolo, I ragazzi del Mucchio sia un esempio sul credere in se stessi e questa è una cosa che non muore mai.  FTB: quando hai scritto I ragazzi del Mucchio, la tua esperienza artistica e generazionale nel punk hard core era conclu-

sa da una quindicina di anni: a chi ti sei rivolto quando hai scritto il romanzo e qual è ancora oggi il tuo lettore ideale? SB: il romanzo è stato vagliato da diverse case editrici, nessuna delle quali ci ha creduto, poi l’ho proposto a Giulio Mozzi attraverso una lunga e-mail in cui gli raccontavo del libro e com’era nato. Lui ci ha visto qualcosa e alla fine è risultato uno dei libri più importanti fatti da Sironi in tutti questi anni. È il primo libro della collana Indicativo Presente che trova una nuova edizione. Per quanto riguarda il lettore ideale, non è tanto chi ha vissuto il


per far deflagrare la voglia di sfida e di avventure di ragazzi giovanissimi, che avevano in testa molte più idee e un orizzonte completamente diverso da quello della maggioranza delle persone che avevano intorno. Di conseguenza, sono sicuro che gli ambienti vercellesi e biellesi siano stati ideali per fungere da detonatore della carica artistica e umana di un gruppo come gli Indigesti.

mondo dell’hard core, e che vuole riascoltare parti della propria storia, quanto più un lettore curioso di un mondo di cui probabilmente non è a conoscenza, desideroso di avventura e pronto a trovare su pagina l’incontro o, più spesso, lo scontro tra realtà e letteratura, tra esperienza e narrazione. La cosa che come scrittore mi interessa di più.

FTB: chi era Tato dei ragazzi del Mucchio, chi è Silvio Bernelli oggi, e cosa brucia in te adesso di quell’esperienza artistica ed esistenziale? SB: la mia avventura di musicista hard core,di ragazzo del Mucchio,ha fatto di me la persona che sono. In particolare oggi mi resta quello che al fondo del romanzo ho chiamato un “moltiplicatore di emozioni”: una cosa che mi rende più triste quando sono triste e più felice quando sono felice. Credo che alla fine la mia giovinezza così complessa, così ricca di avventure, così spinta sull’acceleratore, mi abbia fatto diventare uomo molto presto. Un risultato singolare, se si pensa che a prima vista niente di ciò che facevo da ragazzo sembra particolarmente sensato. Il commento migliore che la gente faceva ascoltando la musica dei gruppi hard core era: “questi sono pazzi”. FTB: vuoi raccontarci, quindi, chi sei oggi, se e come ti sei realizzato nel lavoro e nel campo musicale e artistico in generale, compreso il fatto che sei diventato anche scrittore, e un episodio professionale dove hai potuto ancora mettere a frutto la “pazzia” che vi contraddistinse? SB: oggi sono un uomo con una vita molto complessa, piena di cose, sicuramente interessante,. Scrivo per me, per le pagine culturali del quotidiano “L’Unità”, sul lit blog ilprimoamore.com, scrivo musica per le installazioni della coppia di artisti Botto & Bruno, insegno alla Scuola Holden di Torino e faccio il copywriter per un’agenzia di pubblicità. Metto in campo la “pazzia” hard core ogni giorno, inventando cose nuove, o almeno provandoci! FTB: cosa ha rappresentato per te, adolescente torinese all’inizio degli anni ‘80, l’incontro con giovani musicisti che vivevano a Vercelli e in provincia? Che cosa ti ha dato quest’esperienza, al di là del valore musicale e dell’amicizia? SB: all’inizio era stato un po’ strano incontrare questi ragazzi che venivano dalla provincia, che pensavo fosse un deserto culturale e artistico, invece poi capii che erano ragazzi identici a me e che la provincia italiana costituiva un’enorme riserva di talenti. D’altronde, l’Italia è in se stesso un paese periferico nel contesto mondiale, anche se negli anni ‘80 lo era certamente meno di adesso, e quindi per un ragazzo di Berlino o Los Angeles non era poi molto importante se un gruppo veniva da Milano oppure da Vercelli. E poi bisogna aggiungere che il perbenismo della provincia era perfetto

FTB: dopo una serie di presentazioni e interviste soprattutto radiofoniche, il 5 marzo prossimo presenterai I ragazzi del Mucchio alle Officine Sonore di Vercelli in una rassegna intitolata Punk’s not dead; quella sera, oltre alla testimonianza di Roberto Vernetti (l’allora bassista degli Indigesti a cui tu sei succeduto), avrai l’omaggio di un gruppo di giovani vercellesi, gli ETB: apprezzi questo incontro artistico, e come giudichi la loro musica in rapporto a quella che suonavi tu? SB: gli ETB mi piacciono, sono belli tosti. Rispetto alle cose che suonavamo noi sono molto più ricchi di arrangiamenti e ricercatezze. Se potessi dar loro un consiglio però gli direi di cantare in italiano. È molto più interessante, e anche difficile, cantare nella propria lingua. A chi pensa che l’italiano sia una scelta strategicamente sbagliata posso solo rispondere che il disco degli Indigesti Osservati dall’inganno è stato distribuito in mezzo mondo, è uscito in USA per una casa discografica americana ed è interamente cantato in italiano. FTB: ci parli della tua collaborazione con gli artisti visivi torinesi Botto & Bruno? SB: sono degli amici con cui alcuni anni fa è nata l’idea di fondare un collettivo di artisti – ne fa parte anche Bartolomeo Migliore – per produrre la musica che Botto & Bruno usano come colonna sonora delle loro installazioni o dei loro video. Così abbiamo fondato Botto & Bruno + The Family, un gruppo che con l’aiuto di alcuni amici, il produttore vercellese Roberto Vernetti è tra questi, o la giovanissima cantante torinese Marta Opezzo, ha prodotto il cd Botto & Bruno + The Family. È stato prodotto dal Palazzo delle Papesse, il Centro Arte Contemporanea di Siena, ed è stato distribuito in tutto il mondo attraverso il circuito dell’arte contemporanea: musei, bookshop eccetera. Malgrado sia stato concepito come un oggetto d’arte è un vero e proprio cd di un gruppo alternative-rock, anche se contiene anche un paio di pezzi più sperimentali. FTB: hai ripreso di recente a suonare e a incidere dischi, è vero? SB: continuo a interessarmi del progetto di Botto & Bruno + The Family, ma a parte questo non faccio nulla in ambito musicale. FTB: cosa vuoi dire da punk a chi ti vede oggi nei panni di un “tranquillo” scrittore? SB: la parola, il concetto stesso di punk non mi dice molto e neanche me lo diceva venticinque anni fa. Ho sempre preferito il termine hard core punk. Questo è stato un fenomeno mondiale arrivato tre o quattro anni dopo il punk, con i gruppi italiani in prima fila, il punk invece è stata una cosa nata a New York e poi a Londra dalla metà anni ‘70 in poi. Per spiegare meglio quanto sia importante questa differenza posso dire così. Se tu vai da John Lydon, il cantante dei Sex Pistols, il “re” del punk, e gli chiedi di nominarti un gruppo punk italiano lui ti risponde che non ne conosce nessuno. Se vai da Jello Biafra, il cantante dei Dead Kennedys e “re” dell’hard core punk, lui ti cita almeno una manciata di gruppi italiani: Raw Power, Negazione, CCM e Indigesti. Sul piano stilistico il punk era grezzo e autodistruttivo, l’hard core più raffinato e positivo, molto consapevole. Non sono differenze da poco. Detto ciò, dell’hard core mi resta l’approccio alla disciplina personale e la consapevolezza che con tempo e pazienza si può fare molto. Basta crederci.

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dalla pelle

testo: Valeria Maggiora foto: Fabio Ranieri

Facciamo spogliare le persone e le mettiamo su sfondo bianco. Ognuno un immaginario, un lavoro creativo, una visione di Torino. L’obbiettivo è farli uscire fuori. Mentre Fabio fotografa, Valeria fa domande e scrive. Gli scatti, una volta stampati, diventano superfici dove disegnare frasi a mano, seguendo le linee del corpo, e del discorso. E quello che non arriva con le parole, traspare dai gesti, dallo sguardo, dalle pieghe del viso. Trasuda comunque. Dalla pelle. In questo numero: Paolo Berra Elisa Talentino www.inamorarti.it


Sulle colline di Ascona, nella parte nord del Lago Maggiore svizzero, sorse nel 1900, per opera di un piccolo gruppo di giovani alternativi libertari tra cui Henri Oedenkoven e Ida Hofmann, Erich Mühsam, Gustav Gräser, la Cooperativa vegetabiliana individualistica del Monte Verità. Il gruppo era mosso da ideali diversi, ma convergenti, alla ricerca di un luogo dove far nascere una comunità nuova, per costruire una vita diversa, in contrapposizione ai valori e agli ideali delle società europee del tempo, alla ricerca di una verità di vita che passasse attraverso una corretta alimentazione, all’aria aperta, praticando nudismo e amore libero, egualitarismo e pacifismo, anarchia e teosofia. Fu scelto il monte sopra Ascona perché ritenuto particolarmente energetico e ricco di anomalie magnetiche, che ne facevano il territorio ideale per una simile impresa. L’ideologia di Monte Verità, agli inizi si pone come via alternativa al capitalismo e al comunismo: un’utopia semplice, basata sull’ideale di una comunità fondata sui principi di un socialismo primitivo associato al sogno di una vita naturale. Vestiti in modo essenziale, di camicioni di canapa, con i capelli lunghi, danzavano nudi nei boschi, creando scandalo e dicerie fra i locali, sorpresi e incuriositi da questo strano gruppo di forestieri. Per queste loro pratiche e abitudini venivano chiamati ballabiot, “quelli che ballano nudi”, espressione rimasta ancora oggi nelle parlate di queste zone. Dopo pochi anni però le diverse visioni del progetto iniziale, una più estrema e anarchica, e una più semplice e meno rivoluzionaria, portarono il gruppo a dividersi. La comune si trasformò in sanatorio salutista che, mantenendo le idee originarie di naturismo e

vegetarianesimo, divenne una sorta di centro new age a pagamento ante litteram. Nel corso degli anni Dieci e Venti la colonia diventa una struttura ricettiva, mantenendo comunque un carattere alternativo rispetto alla realtà dell’epoca, ospitando negli anni diverse personalità

artistiche e culturali di spicco. Nell’ambito della nascente psicanalisi soggiornarono a Monte Verità Otto Gross, Olga Fröbe-Kapteyn e Carl Gustav Jung. Ci fu una stagione artistica molto interessante che vide il passaggio di Hugo Ball, Hans Richter, Max Bethke, Werner Ackermann, Paul Camenisch, Hans Arp. Herman Hesse si stabilì per un periodo nel 1907 a Monte Verità per tentare di risolvere i suoi problemi con l’alcool. Nel mondo della danza lavorarono qui Isadora Duncan, Charlotte Bara e Jacques Dalcroze. Molte altre celebri personalità visitarono la colonia, tra cui gli scrittori Rainer Maria Ri-

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storie

testo e foto: Gabriele Vergnano

lke ed Erich Maria Remarque, e la struttura per quasi tre decenni del Novecento divenne un punto di riferimento delle Avanguardie artistiche e letterarie e delle correnti di pensiero alternative dell’epoca. Vale la pena di citare ancora la presenza di Elena Blavatsky e Rudolf Steiner che lasciarono un’impronta significativa diffondendo le idee della teosofia e dell’antroposofia. Questa fase si chiuse nel 1927, quando il fondatore Oedenkoven cedette la colonia, che fu rilevata dal barone Eduard Freiherr von der Heydt, mecenate illuminato, cultore d’arte e studioso di filosofia. Sotto la sua guida il Monte continuò ad accogliere personalità diverse fino alla seconda metà degli anni Cinquanta, quando donò le strutture al Canton Ticino che le destinò progressivamente negli anni Sessanta all’uso attuale di centro culturale e museale.

Uno degli edifici dell’epoca, costruito seguendo i principi teosofici, la casa Anatta, è adibito a museo dove sono raccolte le varie testimonianze che documentano la storia del Monte. All’ingresso del parco, nel prato di fronte all’albergo Bauhaus, troviamo un labirinto di ceramica che cambia colore mano a mano che si procede e che termina in un mandala realizzato in vetro di Murano, a simboleggiare il percorso spirituale che ciascuno di noi potrebbe intraprendere verso una la ricerca di sè stessi. Il parco ospita anche una casa del tè, un giardino zen e una piantagione di camelie sinensis, e offre la possibilità di scoprire l’antica cerimonia giapponese e i rituali legati

Oggi Monte Verità ospita periodicamente mostre, convegni e conferenze cercando di portare avanti l’idea e lo spirito iniziali.

e t n Mo ’ a t i Ver

a t i v i d a v i nat r e t al ’ n u i nte d e s a e c r r p e e c i o r t La tra passa

alla preparazione del tè. Proseguendo il cammino fra alberi secolari e le antiche case in legno che testimoniano la vita spartana della colonia di inizio secolo è ancora possibile scorgere le tracce dei primi abitanti del Monte, immersi nel silenzio e nella magica atmosfera del luogo, per ritrovare un po’ di pace e serenità in un mondo sempre più lontano dalle verità individuali e collettive che sole possono portarci verso un benessere reale e duraturo. Ciò che ancora oggi colpisce è l’assoluta attualità di quelle istanze: più di cent’anni fa quello sparuto gruppo di pensatori, artisti e filosofi aveva già compreso e messo in discussione l’idea positivistica di sviluppo, evidenziando le contraddizioni della civiltà industriale occidentale basata sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse, sulla guerra e sulla presunta superiorità dell’uomo moderno rispetto alla natura, dimenticando le radici che ci legano alla Madre Terra, anticipando le riflessioni odierne sull’ecologia, sullo sviluppo sostenibile, sulla decrescita e sul rapporto armonico uomo/ natura, per tentare di costruire un futuro diverso di benessere e prosperità.


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RUBRICHE

Note biografiche: Lorenzo Bianco è nato a Vercelli nel 1975. “In un attimo”, il racconto qui proposto, ha vinto nel 2009 il 2° premio al concorso letterario “Provincia Cronica”, organizzato dal portale Asapfanzine (http://www.asapfanzine.it)

Scrittori Nella Nebbia a cura di Gianluca Mercadante

In un attimo

E mi sembra ancora il cortile vuoto, l’asfalto al sole… È una giornata troppo calda e ferma. Tutto sembra immobile. Mi asciugo la fronte e guardo il cielo, immutato pure lui. Penso a quelle nuvole lontane, soffiate da una brezza sconosciuta, penso che sono bianche e composte da minuscoli granelli di ghiaccio, ma il pensiero non riesce a rinfrescarmi. Le scarpe di cuoio fregano rumorosamente sugli scalini. Sono arrivato. Poso la valigetta di pelle sul cemento fragoroso di silenzio e di sole. Questo è il punto esatto dove è finita la mia infanzia. A sinistra c’è ancora il balcone dove si affacciava la nonnina: minuta, appollaiata ad un seggiolone, regalava caramelle e ghiaccioli alla rosa. Più in alto, gli altri balconi sono appesi e addormentati, ma vent’anni fa come ora ci sarebbe stato un ballo di vaporelle e l’aria sapeva d’amido. Le signore del palazzo si davano appuntamento per stirare, così i pettegolezzi rimbalzavano di ringhiera in ringhiera tra spruzzi di vapore. Mia madre aveva sempre la pila di biancheria più alta, Lucy la sua risata tonante. Al piano terra abitava Scotty,

di Lorenzo Bianco uno da cui si diceva dovevi stare lontano, uno che sarebbe diventato un delinquente, uno che alzava la mano. Noi ce ne fregavamo e ci giocavamo. Era poco più grande di noi e bello come un telefilm americano. È strano come si avverino le profezie di un paese. Eravamo entrambi ragazzi, ma io ero quello bravo, che non può tradire. Lui figlio di un alcolizzato, destinato a fottere e rubare. Ora ho famiglia, due bambini, una moglie che giuro a me stesso di amare. Scotty è in galera per non sfuggire al destino. Se penso alla mia infanzia ho in mente solo lui, fino all’ultimo giorno quando nel mezzo del trasloco sono sceso ancora a salutare tutti. Ma non c’era più nessuno, né Michela, né Antonio, né Riccardo, né Andrea. Scotty era da un po’ che non si faceva vedere. E lì ho capito. Sono rimasto fermo sotto il sole in questo stesso punto, al centro di tutto. Ho salutato le libellule imitando il loro planare, sono sceso col pensiero nelle cantine fino alla tana dell’orco e ho fatto un cenno a quell’occhio malefico, riverbero di luce tra le stanghe di un ombrello rotto. L’aveva scoperto Scotty. Abbiamo girato al buio il

sotterraneo fino al ripostiglio in disuso del sottoscala. Ci volle entrare prima lui e ne uscì tremando. Credevo fosse uno dei suoi soliti scherzi. Così ci entrai anch’io e un occhio gigante, immobile mi asciugò in un brivido la voce. Anche i nostri genitori rimasero terrorizzati, prima di accorgersi dell’inganno. Scotty ha sempre adorato spaventarmi. Come quella volta che infilò la cassetta di Thriller nel mio stereo mentre dormivo: la porta scricchiolante e la voce di Vincent Price mi fecero urlare in piena notte, ma fu la prima volta che mi baciò. Così, di sfuggita, dicendo che era solo per farmi calmare. Percorro col pensiero gli stessi spazi di quel saluto. Dietro i garage c’è ancora il muretto dove Scotty si arrampicava per le sue lezioni di sesso: slacciava i pantaloncini e tirava giù gli slip. “Questo è il cazzo” diceva. Poi con un gesto scopriva il glande “E questa è la cappella”. La didattica prevedeva ogni volta questo rituale perché ricordassimo bene i termini tecnici. Dopo ci raccontava dell’ultima scopata con qualche ragazza di città. Si soffermava sui preliminari e sui trucchi per portare una donna all’eccitazione. L’acrilico dei nostri shorts si gonfiava. Era un eroe. Il pioniere della nostra pubertà. Prima di arrivare al gran finale si accorgeva della mia mano infilata di nascosto a toccarmi. Allora ridendo diceva che ne avevamo a sufficienza e ci piantava lì con i nostri fusi eretti. Dietro il cortile c’è un campetto da calcio con l’erba alta fino ai gomiti e un divano malandato sotto la quercia, dietro alla porta con la rete floscia. Lì talvolta al buio continuava in privato le sue lezioni. Diceva che dovevo imparare. Portava con sé il radiolone per fare atmosfera. Io mi ritraevo dicendo che avevo capito abbastanza. Ma avevo solo paura. Di innamorarmi troppo. Pensavo che per lui fosse un gioco. Io sentivo ardere le fiamme dell’inferno. Una volta mise su Madonna, “Dear Jessie” e la musica tintinnava come le lucine del boombox. Tra elefanti rosa, caramelle e baci dolci sentivo che nessun discorso

escatologico mi poteva afferrare. Lui continuava a parlare mentre pian piano mi abbracciava. Io guardavo le lucciole e le vedevo sciamare dai miei fianchi sulle mani. Quando mi baciò le posai sul collo e fra i capelli. Ci vedevo luccicare come santi nelle icone medievali. “Ce ne ho voglia” disse. E sembrava il mio “ti amo”. Non si ritrasse e disse che non mi avrebbe fatto male. Pensai che non poteva farmi male. Eccoli i miei anni. E potrei pensarci per ore. E ancora. Forse ognuno, voltato l’angolo, trova lo specchio del suo passato. Esiste il momento esatto, il posto esatto, l’attimo per farlo affiorare. Il mio è su questo tombino di cemento in un cortile ingorgato di sole. Basta un po’ di immaginazione e rivedo le lucciole brillarmi attorno, un luccichio di ieri nel silenzio di oggi. Così, a ritmo, scintille e buio, io, come un albero di Natale fuori tempo. Da bambino mia madre ci portava a vedere le lepri. Ci caricava sulla piccola Minitre Innocenti e sgommava verso la luna piena. Cantavamo “Quelle stradelle” o il “Tango delle capinere” mentre raggiungevamo il fiume. I leprotti sbucavano dai cespugli e si bloccavano di fronte ai fanali. Scotty diceva che eravamo una famiglia strana, ma non come la sua. L’amor non sa tacere, cantavamo. Mentre noi, zitti zitti, ci davamo la mano. Se ora suonasse un clacson e mi voltassi, forse saresti tu in sella a una Ducati rossa. E mi diresti “Ehi! Vuoi liquefarti al sole?” e io non ti chiederei perché sei qui e come hai fatto, ma sorriderei e basta. - Andiamo a vedere le lepri? - Non credo … Non possiamo. Ma perché non so, non lo ricordo. - Ma io c’ho voglia! - È presto. Non è ora. Se ha voglia non resisterò. - Ah già… A mezzanotte va… - …la ronda del piacere… Ridiamo entrambi. - Su. Sali. - Scotty, solo un attimo. Mi volto verso il palazzo e mi chiedo cosa sparirà. Se Scotty alle mie spalle, oppure affonderà il palazzo nel gorgo del tombino e farà buio tutto attorno. Mi fa male. Resto fermo. Mi lascio passare. E mi sembra ancora il cortile vuoto, l’asfalto al sole. La prima volta che dentro fu “qualcosa muore”.


Terapia e borsette di Veronica Gallo

Sabato pomeriggio in tempo di crisi Mese dopo mese diventa sempre più difficile per me parlare di moda. Non è solo la terapia che effettivamente funziona e mi libera dalle mie ossessioni per vestiti sempre diversi, non è solo l’ago della bilancia che sale paurosamente, (del resto se togli una mania, lo shopping, poi un’altra, le sigarette, è abbastanza inevitabile che il ferrerorocher imperi!), è più la tristezza per questa situazione economica disastrosa. Se fino a ieri la “crisi” era un titolo sul giornale, ormai troppe amiche e conoscenti perdono il lavoro o non vengono pagate. Come posso io raccontare della itbag alle tante ragazze che non solo non possono permettersela, ma che in questa situazione ne vedono l’intrinseca futilità? Lo shopping è un antidepressivo eccezionale in caso di disastro sentimentale, ma deleterio per i disastri finanziari! E se è vero che la moda è arte, è anche vero che un salto al Borgogna non mina la fiducia in noi stesse e nel nostro portafoglio come un giro per negozi! Insomma, come impegniamo i nostri sabati

in tempo di crisi profonda? Cominciamo con un approccio morbido: un salto all’Ikea. È sempre shopping, ma il fatto che sia per la casa ci assolve in un certo qual modo dal peccato e poi è economico, ecologico ed impegnandoci la domenica nel montaggio (dai biscotti all’armadio, le istruzioni sono sempre lunghe come Guerra e pace) ci evitano un ulteriore giorno di acquisti. Poi passiamo al baratto: va molto di moda organizzare pomeriggi con amiche e conoscenti in cui ognuna porta capi od oggetti che vuole scambiare, un modo ecologico ed economico per togliersi qualche sfizio. Ahimè, deficito di amiche taglia 46 a cui piaccia la triade paillettes/ viola/leopardato, per cui mentre le altre si scambiano allegramente di tutto, io non riesco a piazzare nulla! Ed eccoci al cinema: avete notato che diventa sempre più difficile trovare un posto per vedere un bel film? I cinema sono sempre tutti pieni ed è stato più facile comprare i biglietti per Vasco che per Avatar.

Del resto un’evasione di due ore a sette euro sono in pochi a poterla proporre. Per non parlare della stagione artistica vercellese: a giorni attendiamo la riapertura dell’Arca che con le mitiche opere provenienti sia dal Salomon che dal Peggy Guggenheim Museum porterà a Vercelli spettacoli ed eventi gratuiti o quasi. Ed infine, ragazze in cassa integrazione o meno, non dimenticate mai la fantasia. Aprite i vostri armadi di 30 metri quadri o di tre cassetti ed inventate, accostate, tirate fuori cose vecchie e nuove: sarete uniche. Io ho recuperato i fuseaux di quando avevo tredici anni, li ho chiamati leggins e abbinati a maglioni belli caldi, complice questo inverno interminabile, e mi sono sentita molto a la page! Lo ammetto, le amiche mi hanno chiesto se mi preparavo al carnevale con un costume da Cindy Lauper, ma io come al solito non mollo!

Abitare sostenibile di Marco Pozzo

Nel paese delle meraviglie Pillola blu: fine della storia; domani ti svegli nel tuo letto e credi a quello che vuoi. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedi quanto è profonda la tana del bianconiglio. (“The Matrix”) Quando Neo viene messo davanti alla possibilità di scegliere fra la pillola rossa e la pillola blu non conosce per niente la conseguenza delle due opzioni. Certamente sa che la condizione in cui si trova non promette niente di buono: loschi figuri vestiti come i blues brothers lo inseguono e lo seviziano, ma... potrebbe essere tutto un sogno. Altri sconosciuti, vestiti molto più alla moda... potrei definirli metal chic... gli fanno fare cose pericolose e improbabili, ma gli offrono in cambio la verità. Ho sempre avuto il dubbio che la scelta epocale che ci viene raccontata nel film The Matrix sia, in definitiva, la scelta fra due modi di vestirsi. Quello che è certo è la conseguenza devastante che ha sul protagonista Neo la scelta della pillola rossa. La scoperta di vivere in un mondo controllato da macchine pensanti che tengono gli esseri umani a mollo in una broda schifosa, inducendo nella loro mente l’immagine virtuale e buonista di una società vecchia di secoli (la nostra attuale) solo per produrre energia elettrica dai loro corpi ... è una di quelle che fanno la fortuna degli psi-

canalisti… se non fossero anche loro nella suddetta broda schifosa! La morale che mi serve trarre da questa storia è che possiamo avere mille indizi davanti agli occhi, ogni giorno, che ci potrebbero fare capire come stanno le cose, ma non si riesce a vedere la verità (!!??!!@@) finché non si sceglie di vederla. E soprattutto una volta che si è fatta questa scelta non si può più tornare indietro. Quando si è scelto di vedere che ogni sacchetto di plastica che compro al supermercato finirà sciolto nell’acqua che bevo o arenato sulla spiaggia dove prendo il sole; ogni diamante che compro per la mia fidanzata è passato per le mani di molti schiavi; ogni medicina che uso è stata perfezionata su bambini africani ignari che magari ne sono rimasti uccisi... allora si entra nella tana del bianconiglio e tutto cambia senso. E allora litighi con la commessa che vuole rifilarti la gruccia di plastica per le mutande “..intanto le buttiamo via comunque”; ti schiuma la bocca quando qualcuno vuole i serramenti in PVC invece che in alluminio e un caro vecchio amico ti diventa insopportabile solo perché ha ereditato il fuoristrada del nonno che consuma come una portaerei... Qualche tempo fa ho sentito un’intervista alla moglie di Beppe Grillo che definiva un incubo andare a fare

la spesa con suo marito: ore ed ore a leggere tutte le etichette, a confrontare le sedi dei produttori per scegliere quello più vicino, a cercare di individuare pesticidi, additivi e amministratori corrotti solo guardando il codice a barre!! Entrare nel tunnel di un’esistenza sostenibile ha i suoi pregi, ma anche alcune controindicazioni. Il consiglio di oggi aiuta a tener conto di questo ordine di idee ecologicamente corrette, evitando nel contempo complicate questioni ideologiche. E’ un piccolo software che si può scaricare gratuitamente da Internet, si chiama Echoes ed è stato realizzato con il contributo di Banca Etica per calcolare quanta energia si consuma nella propria casa (e quindi quanto si spende per produrla). Le operazioni da compiere per raggiungere la verità sono un po’ da smanettoni, ma ricche di sorprese: prima si inseriscono i dati dello stato di fatto (prese dalle bollette, dalle istruzioni delle caldaie installate, insomma quelle cose che si dimenticano una settimana dopo che si è andati a da abitare in una casa nuova...). Poi si provano ad inserire le possibili varianti sostenibili: il programma mostra, con grafici colorati, quanto e come si risparmierebbe se si installasse un impianto fotovoltaico, o un impianto solare termico, o geotermico, etc... La schiaffo morale che si riceve è notevole e le vecchie convinzioni si incrina-

Nella Nebbia

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20 AGENDA FEBBRAIO

Inviaci le tue segnalazioni a: agenda@nellanebbia.it

5 venerdì Musica

Vercelli Musical “That’s Chicago” Alle 21.15 presso il Teatro Civico; il ricavato della serata sarà devoluto alla Lega Italiana Lotta contro i Tumori. Per Info: Comune di Stroppiana Tel. 0161.77112

Mostre

Vicolungo Verrà inaugurata oggi e sarà visitabile fino al 28 febbraio nella Sala Civica di Vicolungo Outlets tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00 (info 0321/835032 e 338/9256700) la mostra di Max Bottino “inCORPOreo”. Bottino presenterà sculture che sembrano degenerazioni di ready-mades duchampiani senza il freddo intellettualismo dell’artista francese e fotografie di grande formato.

Teatro

INFORMAGIOVANI CITTA’ DI VERCELLI

C.so Libertà, 300 - 13100 Vercelli Tel. 0161.25.27.40 - Fax 0161.54.384

E-mail: informagiovani@comune.vercelli.it

Web: www.informagiovanivercelli.it

Biella Teatro Sociale Villani “Chiara/Chiara” ” barriere trasparenti, spettacolo teatrale integrato Ore 21.00 Per info: Soc. Coop. Buonsegno Tel. 015 2524259 o 015 2562793 www.teatrosocialevillani.com pier.buonsegno@libero.it

6 sabato Musica

“Cultura”

da Lun. a Ven. alle ore 17.40

“Segnalibri”

da Lun. a Ven. alle ore 18.40

Michele Trecate

www.vercellink.com Eliana Frontini

Vercelli Officine Sonore OFFICINE SONORE MUSIC CONTEST: MAURIZIO CHIARO EYES OF TIME VOODOO Ore: 23.00 Per info: www.officinesonore.org

Mercatini

Vercelli “NaturalVercelli” Mercatino biologico per chi cerca uno stile di vita più sano. Piazza Cavour dalle 8.00 alle 20.00 Per Info: Confesercenti Tel. 0161.50.15.95 Novara Durante tutta la giornata di oggi in via IV Novembre (sull’Allea) mercatino dell’usato e dell’antiquariato minore, e mercatino di prodotti biologici.

Teatro

Biella Teatro Sociale Villani - Stagione Teatrale 2009/10 “L’uomo, la bestia e la virtù” – di Luigi Pirandello – regia Antonio Zanoletti Per info: Soc. Coop. Buonsegno - Tel. 015 2524259 o 015 2562793 www.teatrosocialevillani.com pier.buonsegno@libero.it

7 domenica Teatro

Vercelli Stagione Teatrale 2009/2010 Alle 17.00 presso il Teatro Civico per la sezione “L’emozione è protagonista” rappresentazione di “Donne informate sui fatti”. Per info: Circuito Teatrale del Piemonte Tel. 011.5185933

Mercatini

Vercelli “Barlafus” Mercatino del piccolo antiquariato e del collezionismo. Piazza Cavour dalle ore 8.00 alle ore 19.00 Per Info: Confesercenti Tel. 0161.501595

Solidarietà

Vercelli Giornata per la vita Il Centro Aiuto alla Vita (CAV) come ogni anno distribuisce nelle parrocchie del vercellese il fiore simbolo della vita che nasce, la primula. Per info: Cav Vercelli via Monte di Pietà 65, telefono: 0161.252682

Incontri

Vercelli Visite Guidate in Sinagoga La Sinagoga aprirà dalle 14.30 alle 18.30, con inizio delle visite alle 14.30, 15.30, 16.30, 17.30. L’ingresso è consentito solo con visita guidata. Per info: Comunità Ebraica tel. 339.2579283

Teatro

Biella Teatro Sociale Villani Stagione Teatro Ragazzi 2009/10 Ore 16,30 “Kolok i terribili vicini di casa” Per info: Soc. Coop. Buonsegno Tel. 015 2524259 o 015 2562793 www.teatrosocialevillani.com pier.buonsegno@libero.it

8 lunedì Cinema

Candelo Cinema Verdi, Via Marco Pozzo 2 Sala 2, Belvedere: “Good morning Aman”. Ospite il regista Claudio Noce ed il protagonista Said Sabrie. Ore 21.30 Per info: Cinema Verdi - Tel. 015 2536417

10 mercoledì Teatro

Vercelli Rigoletto Melodramma in 3 atti, musiche di Giuseppe Verdi. Presso Teatro Civico ore 20:30 Per Info: 0161 596369 / 0161 596277

Incontri

Vercelli Il dono nell’epoca della globalizzazione Incontri e confronti organizzati dalla Pastorale universitaria di Vercelli e dalla Facoltà di lettere e filosofia dell’ateneo Avogadro Con Ugo Perone, Marco Saveriano, Francesco Spina Ore 18.00 Facoltà di Lettere e filosofia, via G. Ferraris, 116 Per Info: Alfonsina Zanatta, tel. 334-9429503

11 giovedì Musica

Vercelli “Area 24 live” anteprima e presentazione in live concert del CD “Four Little Human Beings” dei THE GRACE Ore 23.00 Area 24 via Caduti sul Lavoro Vercelli Officine Sonore OFFICINE SONORE & ETB PRESENTANO: Il gabinetto del dottor Caligari Ore: 23.00 Per info: www.officinesonore.org

Incontri

Vercelli Cena della Legalità promossa dall’associazione Itaca e Libera, presso Istituto Alberghiero di Trino V.se ore 19:30 Per info:0161.829011

Carnevale

Santhià Giobia Grass Si mangia, si beve e si balla per le vie della città. Ore 23.00 Divina Live Show al Palacarvè in piazzale Kennedy Ingresso gratuito

13 sabato Musica

Vercelli Officine Sonore OFFICINE SONORE MUSIC CONTEST PSICHEDALIA SHARDS DEADLY BEAR Ore: 23.00 Per info: www.officinesonore.org Vercelli Viotti Festival presso il Teatro Civico esibizione della Banda Osiris che al fianco dell’Orchestra Camerata Ducale proporrà il divertente spettacolo musicale “Diabolus in musica”. Ore 21.00 Per Info:Camerata Ducale Tel. 011.755791

Teatro

Biella Teatro Sociale Villani Stagione Teatro Ragazzi 2009/10 “La Passione secondo Luca e Paolo” – di Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Michele Serra, Martino Clericetti – regia di Giorgio Gallione. Ingresso: poltrona € 25 – poltroncina e palco € 22 – galleria € 12 – riduzioni per studenti. Per info: Soc. Coop. Buonsegno Tel. 015 2524259 o 015 2562793 www.teatrosocialevillani.com pier.buonsegno@libero.it

Incontri

Vercelli Nei tratti del tuo volto Riflessioni spirituali e frammenti d’arte per gli innamorati Basilica di Sant’Andrea Vercelli Info:Fraternità della Trasfigurazione 0161.54040 Ore 19.00 Per Info: Alfonsina Zanatta, tel. 334-9429503

14 domenica Carnevale

Santhià Primo Corso Mascherato Ore 14.30 Veglione ore 22,00 PalaCarvè Piazzale Kennedy Per info:www.carnevaledisanthia.com

Teatro

Vercelli Stagione Teatrale 2009/2010 presso il Teatro Civico per la sezione “L’emozione è protagonista” rappresentazione di “La strana coppia”. Ore 17.00 Per info:Circuito Teatrale del Piemonte Tel. 011.5185933 e 0161 596369 / 0161 596277 Biella Teatro Sociale Villani - Stagione Teatro Ragazzi 2009/10 “L’antica tradizione di Pulcinella” – Teatro del Sangro Ore 16,30 Per info: Soc. Coop. Buonsegno - Tel. 015 2524259 o 015 2562793 www.teatrosocialevillani.com pier.buonsegno@libero.it

Musica

Novara Novara – in jazz


Questa mattina alle ore 11.30 per il ciclo “Aperitivo in jazz” spettacolo del Duo Bellini/ Ferrarini, posto unico € 10, info: biglietteria del teatro, tel. 0321/620400 da martedì a sabato dalle ore 11 alle18.

15 lunedì Carnevale

Santhià Colossale Fagiolata Ore 12.00 piazza Zapelloni Ore 20,00 Sfilata Notturna Ore 22,00 Veglione danzante al PalaCarvè Per Info: www.carnevaledisanthia.com

16 martedì Carnevale

Santhià Ore 14,30 Secondo Corso Mascherato Ore 22,00 Veglione danzante al PalaCarvè Per Info: www.carnevaledisanthia.com

Teatro

Biella Teatro Sociale Villani Carnevale di Biella 2010 Processo al Babi con rogo finale e premiazione “caccia al Babi”. Ore 21.00 Per info: Assessorato alle Manifestazioni del Comune - Tel. 015 4507212 www.eventi.comune.biella.it palazzoferrero@comune.biella.it

Mostre

Arona “De Chirico 900 - bellezza e realtà” è il titolo della mostra visitabile fino al 28 marzo a Villa Ponti in via San Carlo 63. Orario: da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle 12.00 e 14.30 alle18.30, sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 19.00. Info: Fondazione Art Museo 0322/44629.

18 giovedì Musica

Vercelli “Area 24 live” anteprima del tour 2010 PUSH UP, il nuovo gruppo del Maestro Farncesco Benotti Area 24 via Caduti sul Lavoro Ore 23.00

20 sabato Musica

Vercelli Officine Sonore OFFICINE SONORE MUSIC CONTEST Ore: 23.00 Per info: www.officinesonore.org Vercelli Good Afternoon Peggy Alle 17.30 presso la Chiesa di San Marco concerto Fanfara di Tirana. Per info:www.guggenheimvercelli.it

Mostre

Biella Villa Schneider, Piazza La Marmora 5 “Priscilla e Gurdulù – lo sguardo delle mani”: i colori, le forme, i disegni, le illustrazioni e le sculture di Gek Tessaro. Sabato 20 alle ore 16,30 inaugurazione della mostra con spettacolo a cura di Gek Tessaro. Orari mostra: da lunedì a domenica dalle ore 16 alle 19 – aperto al mattino su prenotazione per le scuole. Per info: Biblioteca Ragazzi Tel. 015 351300 www.eventi.comune.biella.it bibragazzi@comune.biella.it

Sport

Biella conca di Oropa - Gara Freeride Gara di sci, snowboard e telemark. La sera del 20 distribuzione pettorali e il 21 la gara. Per info: Forme Metalliche - Tel. 015 8353462 o 348 1513721 www.formemetalliche.it info@formemetalliche.it

21 domenica Teatro

Vercelli Stagione Teatrale 2009/2010presso il Teatro Civico per la sezione “Emozioni brillanti” rappresentazione di “Un giardino di aranci fatto in casa”. Ore 17.00 Per info: Circuito Teatrale del Piemonte Tel. 011.5185933

Incontri

Vercelli Visite Guidate in Sinagoga Apertura dalle 14.30 alle 18.30, con inizio visite alle 14.30, 15.30, 16.30 e 17.30. L’ ingresso alla Sinagoga è consentito solo con visita guidata. Per info: 339.2579283

Biella Biella, Sala Convegni del Museo del Territorio - Mercoledì dell’Arte del F.A.I. Ore 18.00 Per info: Assessorato alla Cultura del Comune - Tel. 015 4507212 www.eventi.comune.biella.it palazzoferrero@comune.biella.it

25 giovedì Conferenze

Vercelli Bye Bye Peggy Alle 18.30 presso il Salone Dugentesco conferenza “San Marco, gli affreschi ritrovati” a cura di Pinin Brambilla Per info: www.guggenheimvercelli.it

Musica

Vercelli “Area 24 live” per la prima volta sul palco di area 24 PG 2000! aprono il concerto BRAIN DRAIN Ore 23.00 Area 24 via Caduti sul Lavoro

Vercelli Il Té del Cardinale Presso la Sala Capitolare dell’Abbazia di Snat’Andrea dalle 14.30 alle 17.00 verranno offerti tè inglese e dolcetti vercellesi e la Prof.ssa Baucero racconterà la missione del Cardinale Guala Bicchieri (fondatore della basilica) alla corte del Re d’Inghilterra. Per info: Ass. Chesterton Tel. 345.3382906

26 venerdì

Sport

Mercatini

Oasi Zegna, Bielmonte Gare internazionali Fis di slalom Gare aperte alla categoria giovani. Centro informazioni Bielmonte Per info: Tel. 015 744102 www.oasizegna.com oasizegna@zegna.com

23 martedì Incontri

Vercelli Progetto Gemelli Incontro per genitori di gemelli e plurigemini, dalle ore 17 alle 18:30 presso Villa Cingoli (via Ariosto). L’iscrizione è obbliogatoria Per info:011.6703059/3049/3055

Teatro

Biella Teatro Sociale Villani Spettacolo teatrale “Tre con una mano sola. Al di là dei sogni (storia di un uomo come tutti gli altri)”: racconto autobiografico di Bruno Carati e della sua famiglia. Ingresso: intero euro 10; ridotto euro 5. Per info: Assessorato alla Cultura Tel. 015 4507212 www.eventi.comune.biella.it palazzoferrero@comune.biella.it

24 mercoledì Incontri

Vercelli Il dono nell’epoca della globalizzazione nell’ambito del ciclo di incontri proposti dalla Pastorale Universitaria in collaborazione con la Facoltà di Lettere e Filosofia, Globalizzazione: economia e politica con Thierry Dourland, Samuele Marenchino, Gabriele Molinari. Dalle 18 alle 20 presso sala Berretta dell’università (via G. Ferraris 116) Per Info: Alfonsina Zanatta, tel. 334-9429503

Conferenze

Teatro

Vercelli presso il Teatro Civico “Oh vita& Oh vita straca”. Ore 21.00 Per info: Belvedere Spettacoli Tel. 347.2664170

Vercelli Campagna Amica - il tipico delle terre d’acqua per chi vuole mangiare sano e tenere d’occhio le etichette, conosce bene parole come “filiera trasparente, tracciabilità, disciplinari di produzione”. In piazza Cavour dalle 8.00 alle 19.00 Per info:Tel. 0161.261600

Conferenze

Vercelli presso l’Aula Magna dell’Università Amedeo Avogadro “Percorsi Francigeni nel territorio del Basso Vercellese” presentazione degli atti del convegno e di un video. Ore 10.00 Per info:Ass. Culturale Le Grange Tel. 338.7975022

Per info: Alfonsina Zanatta, tel. 334-9429503

28 domenica Teatro

Vercelli Stagione Teatrale 2009/2010 presso il Teatro Civico per la sezione “Emozioni brillanti” rappresentazione di “Mai più soli”. Ore 17.00 Per info: Circuito Teatrale del Piemonte Tel. 011.5185933

Incontri

Vercelli Visite Guidate in Sinagoga Apertura dalle 14.30 alle 18.30, con inizio visite alle 14.30, 15.30, 16.30 e 17.30. L’ ingresso alla Sinagoga è consentito solo con visita guidata. Per info: 339.2579283 Vercelli Tè del Cardinale Presso la Sala Capitolare dell’Abbazia di Snat’Andrea dalle 14.30 alle 17.00 verranno offerti tè inglese e dolcetti vercellesi e la Prof.ssa Baucero racconterà la missione del Cardinale Guala Bicchieri (fondatore della basilica) alla corte del Re d’Inghilterra. Per info: Ass. Chesterton Tel. 345.3382906

INFORMAGIOVANI CITTA’ DI VERCELLI

Dal 5 al 27 febbraio presso l’Informagiovani della Città di Vercelli, in corso Libertà 300, è in esposizione la mostra fotografica delle serate musicali “Blues al femminile 2009” Non perdetela!”

Vercelli Good Afternoon Peggy presso il Museo Borgogna “ A fior di pelle poesia e musica” . Ore 17.30 Per info: www.guggenheimvercelli.it

Teatro

Candelo Cinema Verdi (Sala 2 Belvedere), Via Marco Pozzo 2 - Il Nostro Teatro… Rassegna in lingua piemontese Ore 21.00 Per info: Cinema Verdi - Tel. 015 2536417

27 sabato Musica

Vercelli Officine Sonore OFFICINE SONORE MUSIC CONTEST Ore: 23.00 Per info: www.officinesonore.org

Incontri

Vercelli Un canto nella notte Suoni, immagini e parole in S. Andrea Beati... Basilica di Sant’Andrea Vercelli Info:Fraternità della Trasfigurazione 0161.54040 Ore 21.00

a Vercelli il cinema torna a parlare d’arte Terzo Vam Fest, 4 - 7 marzo 2010 Concorso, proiezioni e incontri

Nella Nebbia

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Carnevale Storico di Santhià 2010 Popoli del mondo terracqueo fermatevi, leggete e stupite! SABATO

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FEBBRAIO

GIOVEDÌ

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FEBBRAIO

Giobia Grass: si mangia, si beve e si balla per le vie della città. ore 23,00 DIVINA live show al Palacarvè, ingresso gratuito

ore 20,00: Adunata in piazza del Pallone di Cavalieri, Direzione, Pifferi e Tamburi, Stato Maggiore e Bande Musicali. ore 20,30: INGRESSO IN CITTA’ DI STEVULIN DLA PLISSERA E MAJUTIN DAL PAMPARDÜ da Porta Vercelli, ore 22,00: VEGLIONE CARNEVALESCO al PalaCarvè di piazzale Kennedy con LORIS GALLO

DOMENICA

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FEBBRAIO

ore 10,00: S. MESSA SPECIALE (Chiesa Parrocchiale) PER RAGAZZI E RAGAZZE IN MASCHERA CON STEVULIN E MAJUTIN DOLCETTI PER TUTTI. ore 10,30: Arrivo di Gianduja al Piazzale della Stazione - Sfilata lungo le vie cittadine. STREET BAND PARADE ore 14,30: Primo Corso Mascherato ore 21,00: GIRONE INFERNALE NOTTURNO ore 22,00: VEGLIONE CARNEVALESCO al PalaCarvè di piazzale Kennedy con GIULIANO & I BARONI

LUNEDÌ

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FEBBRAIO

ore 5,00: Sveglia mattutina al suono dei Pifferi e Tamburi. ore 12,00: COLOSSALE FAGIUOLATA PANE, SALAME, FAGIUOLI, VINO per 20.000 personeore 16,00: GRAN BALLO DEI BAMBINI al PalaCarvè di piazzale Kennedy con ANNABI e ALINA truccatrice per piccoli. ore 20,00: SFILATA NOTTURNA ore 22,00: VEGLIONE CARNEVALESCO al PalaCarvè di piazzale Kennedy con LUIGI GALLIA.

MARTEDÌ

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FEBBRAIO

ore 10,00: Tradizionali “24 GIOCHI DEL GIANDUJA” ore 14,30: 2° CORSO MASCHERATO ore 21,00: Ultimo Girone Infernale con ROGO DEL BABACIU 0re 22,00: CONSEGNA DEI GAGLIARDETTI al PalaCarvè di piazzale Kennedy con ENERGIA DISCOTECA MOBILE (ingresso gratuito).

visita il nostro sito www.carnevaledisanthia.com


SEMINARI DI CULTURA E FORMAZIONE POLITICA 2010

I GIOVANI DI OGGI PER LA POLITICA DI DOMANI lunedĂŹ 8 febbraio 2010 ore 18.00 Camera di Commercio - Sala Commissioni (VII Piano) Piazza Risorgimento, 12 - Vercelli

Provincia di Vercelli

Programmiamo insieme il calendario e gli eventi

dei Giovani Pensanti 2010 Interverranno

PIANO VERCELLI POLIS

Roberto Rosso presidente del Comitato Scientifico Gianfranco Chessa presidente del Comitato Tecnico Massimo Simion Assessore alle Politiche Giovanili, Provincia di Vercelli

www.giovanipensanti.it


Nella Nebbia #21