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Notiziario Enti Locali della CGIL FP Piemonte Agos to 201 2 Numero 8 - Anno I

N. E . L

Supplemento di INFORMAcigielle Periodico della Funzione Pubblica CGIL Torino - Aut. Tribunale di Torino n. 3273 del 24/3/1983

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: QUESTA “S-CONOSCIUTA” Lo Stato non è un’entità astratta. Lo Stato, come sosteneva Piero Calamandrei, siamo Noi. Noi, uomini e donne che viviamo in questo Paese.

IN QUESTO NUMERO interventi di Cristina Bargero Matteo Barbero Emanuela Celona Riccardo Ferrari Serena Moriondo Luca Quagliotti

La pubblica amministrazione ne è invece il braccio operativo, un’entità complessa formata da tanti soggetti diversi, articolata in tanti enti diversi, ognuno con la propria funzione. La pubblica amministrazione è il volto dell’infermiera e del medico che ci accolgono; è la persona che registra il nostro nome e la nostra identità; è l’educatrice dell’asilo nido o l’ insegnante che ci accompagna per un pezzo importante della nostra vita. È l’agente della Polizia Municipale o di polizia, il carabiniere, il finanziere che tutela la nostra sicurezza e a cui chiediamo aiuto nei momenti di difficoltà. È il vigile del fuoco che spegne gli incendi o ci libera in caso di incidente. È il guardiaparco che tutela le nostre bellezze naturali. È l’operatore dei musei che li pulisce, ci istruisce, si fa carico della salvaguardia del nostro patrimonio artistico edarchitettonico. È l’ingegnere che progetta le strade o le scuole. È la persona che registra la nostra auto. È l’operatore della casa di riposo che cura gli anziani di oggi e quelli di domani. E’ il funzionario che calcola ed eroga la nostra pensione.

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Quando qualcuno parla di tagli nella pubblica amministrazione non si

tratta di accorciare un vestito perchè torni di moda. Si tratta invece di quelle persone che troverete, sempre meno, agli sportelli. Anche se i dipendenti pubblici devono adeguarsi alle “tendenze” del momento, sono spesso bersaglio privilegiato dalla politica delle varie amministrazioni o dei governi, e possono incidere in modo significativo sul corso degli eventi soltanto con scioperi e manifestazioni. I dipendenti pubblici sono una razza in via di estinzione e non potranno più erogare quei servizi che sono un diritto di tutti. La maggioranza di queste persone lavora con coscienza e scrupolosità ed è già sottoposta a giudizi sul proprio lavoro. Lavorano pensando agli utenti come persone e non come pratiche da archiviare. I dipendenti pubblici danno rispetto e chiedono lo stesso rispetto. Sono/siamo una risorsa (e non uno sperco) per i cittadini di questo Paese. Siamo lavoratori, non costi. Siamo persone in carne e ossa con pregi e difetti; siamo persone che sbagliano anche, ma che sempre e comunque provano a dare il massimo per garantire i diritti dei cittadini. Se qualcuno “fa il furbo” è giusto punirlo perché in primo luogo danneggia i suoi colleghi onesti, e poi tutti i cittadini. Ma continuare a sparare “nel mucchio” non serve a nulla. Non è servito per punire gli evasori e non servirà di certo a migliorare la Pubblica Amministrazione.


Parchi piemontesi

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RISCHIO STIPENDI PER 400 DIPENDENTI L’Ente di gestione del Parco delle Alpi Cozie dichiara ufficialmente la «grave crisi di liquidità» e il rischio di non pagare gli stipendi ai propri dipendenti a partire dal mese di settembre La denuncia del Parco delle Alpi Cozie - nato dalla fusione di quattro storici parchi naturali piemontesi, ovvero l’Ente parco dei Laghi di Avigliana, Orsiera Rocciavrè, Gran Bosco di Salbertrand e Val Troncea – non è isolata. Tutti gli Enti parco del Piemonte lamentano gravi problemi di liquidità e di gestione. Dal primo di gennaio 2012 sono stati lasciati a casa quasi tutti i precari che lavoravano nei parchi e i servizi erogati alle comunità locali sono sempre più a rischio. Questo a conferma del fatto che i soldi promessi agli Enti di gestione dall’assessore regionale Casoni non ci sono. I centri di ricerca e di studio sulla Biodiversità, eccellenza dei parchi piemontesi, rischiano la chiusura per le false promesse di “Casocchio” così come rischia la chiusura definitiva la rivista “Piemonte Parchi”: durante la gestione editoriale dell’Assessore, infatti, non solo sono clamorosamente scesi gli abbonati (passati a poco più di 2.000 dagli oltre 8.000) ma non sono stati ancora trovati i fondi - promessi dall’Assessore - per garantire continuità a un giornale che vanta quasi trent’anni di storia. Non c’è che dire: un bel lavoro di

disfacimento!!! Ma il “nostro” Assessore ha deciso di aggiungere un “carico da novanta” alla già grave situazione in cui versano le nostre Aree protette: Casoni ha infatti deciso di defenestrare lo “storico” dirigente del settore parchi della Regione Piemonte. E qui non mettiamo in discussione le capacità professionali del sostituto (solo alla prova dei fatti potremo esprimere valutazioni in merito) ma è indubbio che un cambio al vertice regionale porti con sé ulteriori complicazioni in una situazione di riorganizzazione del sistema delle Aree protette dove, ad esempio, sono ancora da definire le dotazioni organiche degli Enti. Per evitare che l’incapacità manifesta dell’Assessore si trasformi da “farsa” in “tragedia”, le Organizzazioni sindacali chiedono al Presidente Cota di intervenire al più presto per fermare lo scempio che si sta compiendo sul sistema delle Aree protette piemontesi e sul loro principale organo di informazione. (Comunicato stampa CGIL CISL UIL FP Piemonte - 9 agosto 2012)


Parchi piemontesi

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LA NATURA E’ MONETIZZABILE? di Riccardo Ferrari, Consigliere nazionale LIPU rendendo responsabili dei danni da fauna selvatica gli enti gestori, quasi gli animali fossero degli ospiti indesiderati a fronte di uno sfruttamento puramente redditivo del territorio; gli abbattimenti, per risparmiare, saranno Al di là di alcuni aspetti che dovrebbero generare economie affidati ai cacciatori, con la conseguenza che si caccerà gestionali, e il condizionale nelle aree protette. è d’obbligo, si stravolge il Questa snaturamento del principio fondativo delle sistema delle aree protette aree protette, cioè la tutela del territorio e dell’ambiente del Piemonte sembra una eco locale degli attacchi naturale, in nome di una che si stanno perpetrando “redditività” che andrebbe misurata con tutt’altra ottica. alla legge nazionale sulle aree protette. La LIPU La sostenibilità economica di un parco non può essere di tipo e le altre associazioni ambientaliste hanno finanziario, perché va valutato recentemente formulato il ruolo di conservazione alla Commissione dei servizi ecosistemici ed Ambiente del Senato la ambientali che l’area tutelata richiesta di abbandonare fornisce alla collettività: la riforma che riguarda l’approvvigionamento le aree terrestri che di ossigeno, la tutela indebolisce le politiche di idrogeologica, il contrasto conservazione della natura. all’effetto serra, la conservazione del paesaggio come bene comune e irriproducibile sono valori che hanno una monetizzazione difficilmente valutabile e con un impatto inestimabile sulla salute dell’uomo, sulla bellezza dei luoghi, con ricadute anche sulla appetibilità turistica e ricreativa dei territori tutelati. Le recenti modifiche all’assetto gestionale e normativo delle aree protette piemontesi stanno snaturando i principi ispiratori di uno dei più antichi e collaudati sistemi regionali di protezione della natura.

La nuova legge di fatto riduce del 25% le aree protette vere e proprie, consentendo la caccia nelle aree contigue e nelle zone di salvaguardia, oltre 48.000 ettari di territorio regionale. Inoltre, la caccia di selezione viene incentivata,


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PROVINCE

Enti locali

Lavori in corso! di Matteo Barbero - funzionario Regione Piemonte Nel giro di qualche mese la geografia delle Province italiane cambierà profondamente. La legge di conversione del decreto sulla spending review ha confermato, infatti, sia pure con qualche incertezza sulla tempistica, l’avvio del piano per la razionalizzazione degli Enti di area vasta, ribattezzato “di riordino” anziché “di soppressione”. Un accorgimento lessicale, comunque, che non cambia la sostanza della disciplina contenuta nell’art. 17 del DL n. 95/2012. Nel frattempo, il Governo ha definito i requisiti minimi che le Province dovranno rispettare: i nuovi Enti dovranno avere almeno 350.000 abitanti e una superficie territoriale non inferiore a 2.500 chilometri quadrati. Chi non rispetta i parametri ha due possibilità: la strada più semplice è l’accorpamento con una o più Province esistenti (purché diverse da quelle che si trasformeranno in Città metropolitane); l’altra (più complessa, ma da non escludere nel Paese dei campanili) è una sorta di “shopping territoriale” che consente di costituire aggregazioni con dimensioni demografiche e territoriali minime richieste. La scelta spetta, in prima battuta, ai CAL - Consigli delle Autonomie Locali (o, in mancanza, agli Organi regionali di raccordo tra Regione ed Enti locali) che dovranno elaborare una “ipotesi di riordino” da trasmettere - non più, come previsto in origine, al Governo - bensì alle Regioni. Saranno queste ultime a formulare le “proposte di riordino” all’Esecutivo che provvederà a recepirle con apposito atto di iniziativa legislativa. I tempi della procura si allungano, ma non troppo: giusto il minimo per evitare ai nostri politici faticose riunioni agostane. I CAL dovranno trovare una quadra entro fine settembre, mentre le Regioni dovranno deliberare nei 20 giorni successivi. Poi, la palla passerà al Governo, cui viene assegnato un termine (60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione) probabilmente ordinatorio, visto che si dovranno attendere le proposte dei governatori. Il percorso, come detto,

dovrà chiudersi in Parlamento, con tutte le incognite legate alla sovrapposizione dell’iter in sessione di bilancio. A meno che il Governo non decida di presentare u nuovo decreto legge (anziché un disegno di legge): soluzione, invero, problematica visto che l’art. 133 Cost. prevede, a tal fine, di procedere mediante “leggi di Repubblica”. A dire il vero, la citata disposizione della Carta fondamentale richiederebbe per il mutamento delle Circoscrizioni provinciali e l’istituzione di nuove Province, un’iniziativa dei Comuni: da qui il forte sospetto di incostituzionalità di una norma su cui quasi certamente la Consulta sarà chiamata a pronunciarsi. Nel frattempo, a novembre dovrebbe arrivare la sentenza sull’art. 23 del DL 201/ 2011 (che ha trasformato le Province in Enti di secondo livello). Pur con queste incognite, la prima fase del riordino delle Povince dovrebbe chiudersi entro l’autunno. Il difficile verrà dopo: ridefinita la mappa, occorrerà redistribuire le funzioni e le connesse risorse finanziarie, umane e strumentali. A seguito delle ultime modifiche rimarranno in capo alle Province la programmazione della rete scolastica e la gestione dell’edilizia scolastica relativa alle scuole secondarie di secondo grado. Resta da decidere che fine faranno le funzioni che gli Enti di area vista esercitano oggi su materie di competenza delle Regioni: non è chiaro, infatti, in che tempi e con quali modalità saranno riassegnate. Ancora più complesso sarà il passaggio successivo: quanto ci vorrà (e quanto costerà, anche solo in termini procedurali) per il subentro delle nuove Province (e dei Comuni che erediteranno le funzioni ex provinciali?) nei rapporti attivi e passivi facenti capo agli Enti soppressi? E, ancora, come si ripartiranno i debiti e gli obiettivi del Patto? Vedremo a quel punto se i tanto sbandierati “risparmi” saranno davvero effettivi.


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SPESA PUBBLICA

L’inter vento

Come uscire dalla crisi di Serena Moriondo - segr. generale FP CGIL Asti Ogni giorno ci spiegano che per uscire dal declino e per ridurre il debito pubblico sono necessarie delle scelte dolorose ma indispensabili. La strada che stiamo percorrendo non è però uguale per tutti: per alcuni privilegiati è in discesa, per altri - fra cui oltre 8 milioni di poveri, il 12% delle famiglie italiane - è un’ardua salita. Cresce il disagio sociale mentre il sistema di protezione sociale e di salute pubblica si dissolve. In compenso, dei filantropi come il gruppo Tod’s devolvono ai dipendenti bonus per acquisto libri scolastici e aiuti economici per cure specialistiche e interventi chirurgici anche per i familiari, anziché sottoscrivere i contratti integrativi, come prevedono i CCNL. Certo, non possiamo addossare a questo Governo il declino del nostro Paese, caso mai alla classe dirigente che ha governato prima, ma nell’azione del Governo tecnico di Monti si riconosce una visione dello Stato basata sul liberismo. Attraverso le cosiddette politiche di austerità vengono smantellati pezzo dopo pezzo i diritti costituzionali: dalla salute all’assistenza, dalla contrattazione alla partecipazione. Questa filosofia favorisce il rafforzamento della “classe globale dominante che ha tra i suoi principali interessi quello di limitare o contrastare lo sviluppo di classi sociali – quella operaia e le classi medie – che possano in qualche misura intaccare il suo potere..” (L. Gallino, prof. emerito Università di Torino). E il modo migliore per indebolire i lavoratori e le lavoratrici è togliere le basi materiale della loro esistenza e attaccare i sindacati. In Italia, persino gran parte dei dirigenti dei partiti del centro-sinistra pensano che salvare e modernizzare il Paese significhi accettare qualsiasi condizione di lavoro. Non contrastando un’evasione valutata (per difetto) in circa 120 miliardi di euro: l’8% del PIL, da 2 a 3 volte quella riscontrabile negli altri Paesi europei. Un’evasione per lo più concentrata nelle imprese (grandi o familiari) delle costruzioni, del commercio, in agricoltura, dei servizi, del settore industriale. Le diseguaglianze e lo spostamento della distribuzione del reddito - a danno del lavoro e a vantaggio del capitale - hanno svolto, come ricorda l’economista Laura Pennacchi, un ruolo cruciale nel modello di sviluppo neoliberista basato sulla finanziarizzazione (a metà 2008 il valore nominale delle quote di derivati era di 764 trilioni, 14 volte il PIL globale), la commodification (una mercificazione estrema che non ha risparmiato il lavoro, la moneta, la terra, l’acqua) e, infine, la

denormativizzazione (la sostituzione della norma e della legge con il contratto privato). E’ in questo contesto che dobbiamo saper leggere i criteri di governo della spesa pubblica che si stanno mettendo in atto. Sfogliate il Rapporto del ministro P.Giarda “Elementi per una revisione della spesa pubblica” di maggio e vi troverete indicati due percorsi: “1. La riduzione delle inefficienze che ridefinisce i modi di essere dell’intervento pubblico nell’ambito dei confini che oggi ne delimitano il territorio attraverso (A) la eliminazione degli sprechi e dell’eccesso di risorse impiegate nell’ottenimento di un risultato; (B) le innovazioni nella organizzazione della produzione che, mantenendo i livelli di produzione originari e consentendo di gestire i servizi a costi minori, siano in grado di determinare risparmi di spesa che potranno essere destinate a altri utilizzi produttivi nel settore pubblico o nel settore privato. 2. Le modifiche di confine. Il secondo percorso comporta la ridefinizione dei confini dell’intervento pubblico progettando una riduzione del suo territorio distinguendo (C) interventi con impatto marginale sui confini dell’intervento pubblico, che determinano azioni o attività perseguibili anche nel breve termine; (D) misure che attaccano i confini dell’intervento pubblico e richiedono di decidere se un’attività possa essere mantenuta all’interno del settore pubblico, se debba essere rimandata verso il settore privato dell’economia, oppure se il coinvolgimento pubblico nel suo sostegno debba essere ridotto”. Questa non è revisione della spesa: è un cambiamento radicale dell’intervento e della struttura dello Stato. L´individuazione di che cosa sia necessario mantenere, cosa rafforzare e cosa si possa tagliare richiede una valutazione delle finalità della spesa che Monti non sta facendo neppure con le Autonomie Locali. Intanto taglia i servizi e ne favorisce la privatizzazione; da ottobre taglierà il numero di posti di lavoro anche nel settore pubblico. Questa è una visione della società che non ci appartiene. Per questo abbiamo proclamato lo sciopero il 28 settembre.


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CRISI ECONOMICA

L’indagine

Diamo i numeri! L’ECONOMIA -

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Il numero dei disoccupati, pari a 2.792mila, cresce del 2,7% rispetto a maggio (73mila unità). Tale aumento riguarda sia gli uomini sia le donne. Su base annua la crescita è pari al 37,5% (761mila unità).

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Il tasso di disoccupazione si attesta al 10,8%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto a maggio e di 2,7 punti rispetto all’anno precedente.

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Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero l’incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 34,3%. I giovani disoccupati rappresentano il 10,1% della popolazione di questa fascia di età.

PIL sempre più in basso a Giugno – 0.7% rispetto al 2011; la proiezione su base annua – 2,5%.

LA PRODUZIONE -

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Crolla sempre di più la produzione in un anno – 8,2%. Sempre più in crisi il settore auto: – 20,1% nel primo semestre 2012 rispetto allo stesso periodo del 2011. Il PIL

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Debito pubblico + 123,5%. Dal 2008 a oggi + 17,8%. Sarà un caso ma durante la tanto vituperata (da parte del Governo Berlusconi prima e di quello Monti poi) concertazione tra sindacato, impresa e governo il PIL era in forte discesa passando dal 124,8% del 1994 al 103,8% del 2004.

LE TASSE -

17,00 € al giorno. Sono le tasse che vengono pagate quotidianamente allo Stato da chi abita nel nostro Paese sotto varie forme: accise, Irpef. Tiket, IMU, IVA ecc.

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+ 5,1% le imposte su patrimonio e reddito. La maggior parte sul reddito.

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+ 1,7% le imposte sugli affari.

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+189% IMU e altre tasse dirette.

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+ 136,3% l’imposta di bollo

L’OCCUPAZIONE (giugno 2012) fonte ISTAT -

Gli occupati sono 22.970mila, in calo dello 0,1% rispetto a maggio (29mila unità).

CONTRATTI COLLETTIVI E RETRIBUZIONI CONTRATTUALI (giugno 2012) fonte ISTAT -

L’indice delle retribuzioni contrattuali orarie aumenta dello 0,2% rispetto al mese precedente e dell’1,5% rispetto a giugno 2011. Nella media del periodo gennaio-giugno 2012 l’indice è cresciuto, nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, dell’1,4%.

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Le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale del 2,0% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.


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LO HA DETTO SUSY!

Rassegna

Le dichiarazioni di Camusso

CRISI ECONOMICA «Sicuramente la mancanza di credito e di investimenti hanno avuto un peso importante. Ma conta anche il fatto che fino ad ora, questo esecutivo, ha proposto solo rigore, ha percepito la crisi esclusivamente in termini di bilanci e finanza. Non si è accorto che la prima emergenza era il lavoro e con le sue scelte ha accelerato la corsa alla recessione. Siamo contenti che ora abbia realizzato quali siano le priorità, l’importante e che non si limiti alle lamentele. Da un governo ci si aspetta altro: deve agire». «Un patto per il lavoro finanziato da una patrimoniale e l’utilizzo dei fondi della Cassa depositi e prestiti non solo per comperare quote necessarie a ridurre il debito, ma anche per spingere gli investimenti industriali. (Da Repubblica di giovedì 9 agosto ’12) Diseguaglianza e’ causa non conseguenza della crisi. Dati redditi bankitalia. Twitter, 11 giugno GOVERNO TECNICO Tecnici che nominano tecnici....un tecnico della patrimoniale per abbassare tasse sul lavoro? Twitter, 30 aprile WELFARE Inps e ministro welfare pur di non risolvere esodati, mobilitati, ricongiunti e... Inventano i “fantasmi”. Twitter, 12 aprile PRECARIETA’ Emergenza e’ la precarietà, se la parola riforma ha senso, da li bisogna partire... Twitter, 29 gennaio CRESCITA Lavoro: per la crescita ridurre tasse sul lavoro dipendente, risorse da evasione e patrimoni Twitter, 29 dicembre 2011


L’analisi

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TRASPORTO PUBBLICO Finanziare il materiale rotabile di Cristina Bargero - ricercatrice IRES Piemonte Il rinnovo del materiale rotabile del trasporto pubblico (tpl) che - in Italia - ha un’età media elevata e di gran unga superiore a quella europea, per autobus e treni, richiede ingenti investimenti necessari per garantire un servizio di maggior qualità per gli utenti, oggi difficili da garantire. Riguardo agli autobus, il mercato è concorrenziale sul versante sia della domanda, caratterizzata dalla presenza di una pluralità di aziende perlopiù mediopiccole (l’86% dispone di meno di 50 autobus) che dell’offerta, concentrata tra i maggiori gruppi automobilistici. Inoltre è abbastanza diffuso il mercato dell’usato e i tempi di consegna sono rapidi, non superiori all’anno. In caso di aggiudicazione di gara per la gestione del tpl, quindi, diventa più semplice reperire in tempi utili il “parco mezzi”, così come richiesto da capitolato. La situazione muta per il materiale rotabile ferroviario. La domanda proviene essenzialmente da Trenitalia, a causa della finora mancata liberalizzazione del settore. Questa, poi, è frammentata a livello locale, in conseguenza della regionalizzazione del trasporto ferroviario locale e talora genera un livello di customizzazione del prodotto elevata se raffrontata agli ordinativi richiesti.

Per anni il finanziamento di nuovi treni e autobus è stato a carico della fiscalità generale. Tale modalità, ancor oggi possibile quando non configurabile come aiuto di stato, non è più percorribile a causa della crisi della finanza pubblica per cui occorre pensare a un maggior coinvolgimento del capitale privato e a un ruolo diverso dell’ente pubblico. Di particolare interesse è il leasing che si configura come un contratto di locazione a medio-lungo periodo. Il locatore (solitamente una società controllata da una banca) acquista attraverso un prestito il materiale rotabile e lo mette a disposizione in cambio di un canone per tutta la durata del contratto. Un’altra opzione per le amministrazioni pubbliche, utilizzatain particolare in Svezia e Germania, è quella di costituire dei consorzi (pool) di autorità di trasporto pubblico (PTA) detentori del materiale rotabile. Attraverso la creazione di un consorzio, l’amministrazione pubblica finanzia direttamente il materiale rotabile e le rende disponibili agli operatori nell’area di propria competenza, permettendo alle piccole imprese, da un lato di competere nell’assegnazione del servizio, dall’altro di ottenere quantità maggiori di materiale rotabile, sfruttando economie di scala e, quindi, a un prezzo più basso.


M u s i c Te s t

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PASSATEMPO PER L’ESTATE Scopri il tuo profilo psico-sindacale di PAKI Abbina al politico il titolo della canzone più indicata. Alcune sono un po’ datate, cercale su google (rigorosamente in orario di lavoro). Poi verifica la lettera che hai segnato più volte e scopri il tuo profilo psico-sindacale. MONTI 1 – Come potete giudicar (Nomadi) 2 – Solo una volta o tutta una vita (A. Britti) 3 - Parole, parole, parole (Mina) 4 – Ci vuole un fisico bestiale

A C B D

FORNERO 1 – Bella Stronza (M. Masini) 2 – Il coccodrillo come fa (Zecchino d’oro) 3 – Exodus (Evanecence) 4 – Mamma tutto (I. Zanicchi)

B D C A

BERLUSCONI 1 – Italia d’oro (P. Bertoli) 2 – C’è amore (Apicella—Berlusconi) 3 – Te ne vai (M. Pecora) 4 – Vaffanculo (M. Masini)

B A C D

BRUNETTA 1 – Il Fannullone (De Andrè) 2 – Un Giudice (De Andrè) 3 – Giusto (Gatti di Vicolo Miracoli) 4 – Dio è morto (Nomadi)

B D A C

FINI 1 – Giovinezza (Nino Oxilia) 2 – La riva bianca la riva nera (I. Zanicchi) 3 – Figlio di un Cane (P. Bertoli) 4 – Acqua Azzurra-Acqua Chiara (L. Battisti)

D C B A

BERSANI 1 – La canzone del sole (L. Battisti) 2 – Il conformista (G.Gaber) 3 – Yellowe Submarine (Beatles) 4 – Ian Ciulati (Farinej dla brigna)

C A B D

CASINI 1 – YMCA (Village Pepole) 2 – Hai un momento Dio (L. Ligabue) 3 – Buonasera Dottore (C. Mori) 4 - Non ti sopporto più (Zucchero)

B A D C

RISULTATI Maggioranza di A: Per te è tutta colpa dei sindacati. Sei un grande elettore del PDL è nulla ti potrà far cambiare idea. Sei una causa persa. Apri gli occhi! Maggioranza di B: Hai un giusto senso critico e una buona dose di umorismo. Potresti diventare uno di noi. Maggioranza di C: Non ti va mai bene nulla, probabilmente hai anche votato uno dei partiti che sostiene questo Governo, ma sei pentito: sarà perché in fondo Monti lo hanno eletto anche grazie al tuo voto. Altre 2/3 “riforme” come queste è passerai al CENTRO SINISTRA. A quel punto contattaci, potresti trovare interessante anche le nostre posizioni. Maggioranza di D: Sei un po’ depresso e pensi che tutto ciò che verrà nel prossimo futuro sarà terribile, ma non ti rassegni. Bene contattaci: potrai fattivamente contribuire anche tu a contrastare le politiche di questo Governo.


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LETTURE

Pre c ar i a me nt e

Assalto al cielo di Emanuela Celona - redazione NEL «La precarietà rende instabili anche i rapporti affettivi, se ti lasci travolgere. A noi trentenni hanno insegnato che il tempo indeterminato sul lavoro non esiste, perché dovrebbe esistere in altri campi? Come costruire qualcosa di stabile, se lo si vuole, quando fuori di casa ti dicono che la flessibilità è un valore aggiunto?».

in tempi determinati; la promessa di nuovi concorsi. Promesse non mantenute fino a dicembre 2011 quando avvengono 75 assunzioni a tempo indeterminato parttime. Restano precari alcuni collaboratori storici ma, a due anni dalla salita sul tetto, c’è qualche speranza in più anche se restano gli interrogativi di sempre.

Queste sono le domande che Michela ha rivolto a Umberto. Michela Giacchetta è l’autrice del libro “Assalto al cielo. La classe operaia va sui tetti” e Umberto è un ricercatore Ispra - Istituto per la ricerca ambientale - salito sul tetto dell’edificio romano nel 2009 per protesta.

Michela Giacchetta li ha incontrati i precari dell’ISPRA durante una manifestazione a Roma e ha raccontato la loro lotta, fatta di tante piccole storie. Come quella di Monica: ricercatrice sulla compatibilità ambientale, primo contratto di un mese, secondo gratuito, poi borsa di studio per quattro anni; da cinque vive con un assegno di ricerca di 16.000 euro lordi l’anno. O di Umberto: studia gli squali, 12 anni di ricerca precaria alle spalle, ha tre figli e un mutuo per la casa che ha azzardato acquistare. O di Ivan: biologo marino, indignato che lo Stato permetta di lavorare nello stesso posto e allo stesso progetto persone con stipendi diversi. E di Veronica: studia anche lei il mare, campa con un assegno di ricerca di 1.300 euro netti e anche il suo compagno è precario. «Siamo in sospeso da anni. Noi, il nostro lavoro, la nostra vita», questo racconta Veronica a Michela Giachetta. Storie di precari sospesi che commuovono chi la precarietà la vive ancora, e che lasciano il cuore in tumulto per la fatica che li ha uniti e per la solidarietà che li ha resi più forti.

L’Ispra è nato nel 2008 in seguito all’accorpamento di altri enti di ricerca e – fin da subito – i ricercatori si sono resi conto che l’accorpamento (fatto per razionalizzare) avrebbe comportato il licenziamento di 459 precari. A giugno 2009 vengono mandate via 200 persone e incominciano le proteste: i lavoratori si confrontano, si mobilitano, solidarizzano. A novembre organizzano la salita sul tetto, prendono contatti con politici, sindacalisti, giornalisti. Dopo 59 giorni “di tetto” scendono a terra, ma decidono di continuare la lotta dal basso. Rendono nota la loro storia e sono presenti a tutte le manifestazioni. Arriva il momento della trattativa e dell’accordo: il rientro in servizio (in caso di necessità) dei precari con contratto scauduto, la trasformazione dei contratti atipici

Le storie dei precari Ispra sono tratte da Assalto al cielo.La classe operaia va sui tetti di Michela Giacchetta (Fandango edizioni, 2012, € 14). Il libro racconta la disperazione e il coraggio di tutti quei lavoratori che hanno intrapreso una forma di protesta mai utilizzata prima: salire sui tetti e sui monumenti per non essere più invisibili ai media e al nostro Paese.


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28 settembre 2012

SCIOPERO DEL PUBBLICO IMPIEGO La CGIL conferma le mobilitazioni contro la spending review a partire dallo sciopero indetto dalle categorie del lavoro pubblico per il prossimo 28 settembre che si terrà insieme alla UIL. E’ quanto comunicato in una nota dal Segretario Confederale della CGIL, Nicola Nicolosi, insieme ai Segretari Generali della FP CGIL e della FLC CGIL, Rossana Dettori e Domenico Pantaleo al termine dell’incontro presso il Ministero della Funzione Pubblica tra i sindacati e il Ministro Patroni Griffi. Un incontro giudicato dalla CGIL “del tutto inutile e sterile”, visto che “il Senato sta decidendo sulla spending review con un testo blindato costruito senza confronto con le organizzazioni sindacali”, hanno sottolineato i tre dirigenti sindacali.

Le nostre sedi ALESSANDRIA Via Cavour, 27 Tel. 0131 308212/219 Fax 0131 254689 fp.alessandria@cgil.al.it fp.alessandria@email.it

Redazione Luca Quagliotti Guido Catoggio Emanuela Celona Serena Moriondo email nel.fpcgil@gmail.com

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NOVARA Via Mameli, 7/b - 28100 Tel. 0321 665210 Fax 0321 399597 funzionepubblica@cgilnovara.it TORINO Via Pedrotti, 5 Tel. 011 2442520 Fax 011 2442314 pfp@cgiltorino.it web: www.fpcgiltorino.it VERBANIA Via F.lli Cervi, 11 Tel. 0323 402315/0323 584420 Fax 0323 516112 fpcgilvb@libero.it VERCELLI Piazza Solferino, 1 Tel. 0161 224111/03 Fax 0161 22410 fp.vc@cgil-vcval.it

www.piemonte.fp.cgil.it

N EL _ n 8 agosto 2012  
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