Page 1

Manifestazione nazionale per la pace in Medio Oriente ASSISI - Sabato 17 Gennaio 2009. Cari Giovani Democratici, vi riporto una relazione di quanto si è svolto ad Assisi in occasione della Manifestazione per la pace in Medio Oriente. Io e il delegato nazionale dei GD Julian Colabello abbiamo partecipato come delegazione del Circolo Pd Balduina, incontrando inoltre il Segretario nazionale dei GD Fausto Raciti. La giornata si è aperta alle 10 del mattino presso il Cinema-Teatro La Cittadella con un’Assemblea di riflessione, confronto e proposta, così come era stato annunciato e diffuso nei giorni scorsi soprattutto su internet e molto poco attraverso telegiornali e giornali. Forse anche perchè si è svolta una Manifestazione nazionale a Roma organizzata dalle comunità palestinesi per la pace quasi in contemporanea l’affluenza non è stata altissima a mio parere, con tutto il rispetto per la manifestazione di Roma. La tavola della pace ad Assisi è stata promossa da: Coordinamento nazionale enti locali per la pace e i diritti umani, Arci, Acli, Agesci, Articolo 21, Cgil, Pax Christi, Libera - associazioni nomi e numeri contro le mafie, Legambiente, associazione delle Ong italiane, Beati i costruttori di pace, Emmaus Italia, Cnca, Gruppo Abele, Cipsi, Banca etica, volontari nel mondo Focsiv, Lega per i diritti e la liberazione dei popoli. Alla manifestazione di Roma hanno invece partecipato: le associazioni storiche della solidarietà con i palestinesi (dal Forum Palestina alle associazioni di amicizia con la Palestina di Firenze, Cagliari, Bologna, Viareggio), i coordinamenti Free Palestine di Torino, Napoli e di Pisa, i sindacati di base RdB/CUB e Cobas, i centri sociali ma anche le comunità degli immigrati, e gruppi di cristiani di base. Tra le forze politiche PRC, PdCI, Rete dei Comunisti, Sinistra Critica, PCL. Durante l’Assemblea di Assisi è stato più volte ribadito la necessità di un movimento unitario di pace, così come espresso ad esempio da Bertinotti. Le adesioni sono state molte: rappresentanze istituzionali presenti in platea come l’Onorevole D’Alema, il deputato europeo Fava, il deputato dell’Idv e Presidente dell’Associazione articolo 21 Giulietti, il Segretario Nazionale del Prc Ferrero, invitato anche il ministro degli esteri Frattini, ma non presente (così come Livia Turco ed altri), l’ambasciatore palestinese in Italia Ateyeh, rappresentanti locali delle istituzioni, rappresentanti di ONG ed Associazioni israeliane e palestinesi, nonché esponenti religiosi. Giovani non numerosissimi, ma tra loro anche alcuni accenti stranieri. Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace e presentatore dell’evento ha esordito con queste parole: «Non vogliamo essere complici, è tempo di rompere il silenzio assordante dell’Italia… Se non vogliamo essere complici della guerra dobbiamo fare l’impossibile per fermarla e impegnarci a costruire la pace». Gli interventi sono stati molteplici: per evitare di essere troppo prolissa, mi soffermerò su alcuni in particolare, elencandoli comunque tutti. Mi riservo una riflessione personale al termine degli interventi. SERGIO BASSOLI - Direttore generale della Ong Progetto Sviluppo della Cgil Interviene a favore di una maggiore coordinazione delle azioni umanitarie, insistendo su una collaborazione italiana ed europea e ribadendo la necessità di sospensioni e sanzioni verso coloro che non rispettano il tavolo internazionale per la pace in Medio Oriente.


Secondo il sig. Bassoli è importante agire subito in attesa di interventi da parte della diplomazia ufficiale; è convinto del fatto che da Gaza chiedano innanzitutto di fermare la guerra con un intervento europeo e successivamente aiuti umanitari. Tesi smentita dal secondo intervento che qui riporto. TAMER - Rappresentante Ong Educate In collegamento diretto da Gaza descrive una situazione drammatica, come tutti possiamo constatare in questi giorni, ma che rende ancora più vivida soffermandosi sul fatto che la tregua delle tre ore al giorno concordata non è effettivamente rispettata; anzi, racconta di scuole bombardate, così come molte sedi di Ong e dell’ONU (recentemente ne è stata colpita una che impiega circa settecento lavoratori). Una testimonianza chiara, lucida e al contempo raggelante, una richiesta d’aiuto forte. ONOREVOLE MASSIMO D’ALEMA - ex Presidente del Consiglio e ex Ministro degli Esteri, deputato Pd Esordisce premettendo che il suo sarà un discorso di analisi soprattutto politica, ponendo perciò in secondo piano il lato emotivo di questa guerra straziante. Sostiene che la voce ufficiale del Governo italiano e parte dell’informazione siano distanti dagli italiani, contrariamente alle dichiarazioni della Chiesa, in questa occasione forte sostenitrice per una pace immediata. Continua evidenziando che l’Italia è l’unico Paese in cui si è polemizzato contro il concetto di un uso sproporzionato della forza da parte di Israele, sotto accusa, con una campagna di giustificazione della guerra. Pone la domanda: “ Cosa si può fare?” C’è un modo concreto di combattere il fondamentalismo che usa il conflitto israelo-palestinese come simbolo di uno scontro di civiltà e che certamente non è interessato alla tregua; i morti di Gaza creeranno nuovi martiri, la guerra è a favore del fondamentalismo. Seguendo le recenti dichiarazioni del Ministro degli esteri inglese, David Milliband “tutta la strategia della guerra al terrore è stata un tragico errore”, sottolinea che il terrorismo affonda le sue radici nell’odio e che oggi la guerra è televisione che mostra militanti uccisi e a cui corrisponderanno altrettanti militanti nati. C’è però un possibile cammino politico: offrire prospettiva e speranza ai palestinesi, il dialogo con Hamas, prosegue D’Alema, è già in atto attraverso gli interventi del Presidente egiziano Mubarak, precisando che non è ovviamente il caso di raggiungere una pace con Hamas nel senso stretto del termine. Una posizione che probabilmente chiarisce quella presa nei giorni scorsi che aveva portato il Presidente della Comunità ebraica Pacifici a non invitarlo ad un incontro in cui figuravano altri esponenti politici, movendogli l’accusa di filo-palestinese, Ribadisce inoltre l’impegno precedente di Abu Mazen per la via della pace e afferma con convinzione che né Israele né la Comunità Internazionale danno attualmente una speranza alla leadership palestinese. E’ un errore dividere i palestinesi, continua, anche da parte di Israele, è necessario offrire un trattato di pace giusto con risoluzioni dell’ONU e che deve valere per tutti.. Ha poi ricordato che l’intervento della forza italiana al confine israelo-libanese nell’estate del 2006 ha dato sicurezza ad Israele e che quello delle Nazioni Unite ha stabilizzato il Libano; è dimostrato dall fatto che gli Hezbollah, che fanno parte oggi del governo libanese, non si sono fatti coinvolgere per ora. Hezbollah è un movimento popolare e di massa che esprime esigenze di una parte della società civile, ma non per questo l’uso della forza è legittimato a sostituire la politica. Conclude così come ha iniziato: c’è uno spazio politico per Gaza, una lucida azione politica è necessaria e l’Italia non è sola. Un intervento condivisibile che ha ricevuto gli applausi dei partecipanti, e che ha cercato di dare delle risposte pragmatiche e soprattutto politiche, cosa che sembra non avvenire da parte del nostro governo istituzionale. MONI OVADIA - Attore teatrale, cantante e compositore italiano, in collegamento radiofonico Non si dilunga molto, conciso ed essenziale: il popolo palestinese è sotto occupazione da 40 anni, rischiare la pace è un intervento forte; non si può trattare Hamas come se non avesse vinto le elezioni


altrimenti cresce la logica dell’odio. Conclude schierandosi favorevole per una trattativa generale, sia l’Europa che gli Stati Uniti devono porsi fuori da una politica “da battaglia”. ANDREA OLIVERO - Presidente Acli Si esprime con calore contro una rassegnazione dilagante sia da parte palestinese sia da parte israeliana, contro quindi la concezione di questa guerra come destino drammatico. Sottolinea che tutti individuano i politici responsabili, il governo israeliano è infatti debole, mentre Hamas è incapace a trovare una possibilità della pace. Inoltre ribadisce che la Palestina è abbandonata dalla Comunità Internazionale e che bisogna opporsi alla concezione della politica vista come sempre volta a produrre il male del popolo. La politica deve trovare soluzioni diplomatiche ma nel contempo è vitale attivare la società civile; da parte nostra e dell’Europa è fondamentale una presenza in Palestina, in Israele, a Gerusalemme, per aprire un dialogo con tutti, termina così: ”la pace è difficile, ma necessaria”. PAOLO BENI - Presidente Arci “Bisogna evitare di rimuovere”, queste le parole iniziali. Nulla può giustificare l’aggressione militare e la violazione dei diritti umani. Gaza è stata una tragedia annunciata di cui tutti sono responsabili, bisogna ritrovare la forza per l’indignazione e per la sanzione, anche l’Assemblea Onu ne è complice, causa la sua inerzia. La violenza non consente diritti ai palestinesi, la violenza non consente sicurezza per Israele, bisogna intraprendere una via della politica che imponga il cessate il fuoco, la fine dell’invasione ed una terza forza di interposizione. C’è bisogno di più politica, conclude infine e soprattutto c’è bisogno di un grande movimento per la pace, concetto più volte ribadito tra gli interventi di questa giornata. ASSESSORE TOSCANA E’ prioritario impegnarsi per un intervento medico-sanitario per soccorrere i civili, i bambini in particolare, attraverso un’azione sia politica sia umanitaria. Il secondo passaggio è quello di riconnettere i soggetti tra loro, una riconciliazione che non può avvenire senza una netta posizione dell’autorità palestinese. E’ oltretutto necessaria una maggiore autocritica, argomento toccato non da molti, rispetto al fatto che questa guerra si sta militarizzando sempre più; bisogna testimoniare con forza il messaggio politico, ribadisce, ma che sia un messaggio di mitezza e non di violenza, che incoraggia invece il conflitto. Attualmente il dialogo tra comunità italiana e comunità israeliana non è sufficiente, necessita di un maggiore sviluppo. ANOTHER VOICE - Associazione pacifista israeliana In collegamento da Sderot si alternano le testimonianze di due operatori, un uomo ed una donna, in diretta. Quest’Associazione è da otto anni che si occupa delle conseguenze del conflitto israelopalestinese in loco; risuona forte il messaggio che le forze stanno svanendo, la forza di andare avanti da soli, ora, senza altri sostegni internazionali è quasi nulla. Non aggiungono altre parole. SABRI ATEYEH - Ambasciatore palestinese in Italia L’Ambasciatore parla in italiano anche se con qualche difficoltà; accenna al fatto che Israele abbia accettato una solo risoluzione dell’Onu, quella che contiene il suo “certificato di nascita”. Passa ad uno spagnolo più fluido che viene più o meno compreso dall’uditorio: “No podemos seguir màs” e continua con “quieremos una soluciòn politica” e ricalcando un concetto già espresso da D’Alema aggiunge “cada niño que muere significa un kamikaze”. Richiama nuovamente in causa l’Onu, responsabile di non essere stato in grado di votare nessuna risoluzione né contro il sangue palestinese né contro il sangue israeliano. Si affretta a precisare che il popolo palestinese è a favore del processo di pace e che chiede però in maniera più urgente di: fermare il massacro, ricostruire Gaza, fare arrivare aiuti umanitari, costituire uno Stato palestinese indipendente.


FAUSTO BERTINOTTI - ex Presidente della Camera Per prima cosa sostiene di essere a favore di una costituzione in ogni territorio di comitati per la pace, in accordo con Beni. Affronta subito il pericolo che il conflitto israelo-palestinese si estenda sempre più; anche per questo è necessaria una soluzione della questione politica di un conflitto che sta divenendo la guerra di un esercito contro una popolazione. L’umanità è devastata da una politica che si fa sostituire spesso dalla guerra, l’unico modo per combattere il terrorismo è conquistare la pace. Per questo il cessate il fuoco deve essere un obiettivo unitario, continua Bertinotti, bisogna rompere il paradigma della guerra e lasciare posto alle trattative. E’ quindi a favore di una forza di interposizione nei territori occupati. L’Italia non ha fatto abbastanza, sostiene, ma anche l’Europa sembra non essere in grado di far prevalere una politica di pace e cooperazione, elemento molto rischioso che potrebbe compromettere una guerra di religione se la stessa Europa non contribuirà alla soluzione del conflitto israelopalestinese. In definitiva, è prioritario un nuovo, unitario, movimento di pace con una presenza attiva. VITTORIO ARRIGONI - Giornalista Attualmente è l’unico giornalista italiano a Gaza. Racconta di una tregua temporanea fittizia che invece colpisce, ne sono esempio il secondo ospedale di Gaza city in fiamme, moschee e convogli bombardati, cecchini nascosti per le strade che imperversano ugualmente. Il cessate il fuoco, prosegue, non è sufficiente, è necessaria l’apertura dei valichi per gli aiuti immediati. Ciò che più stupisce è il fatto che non esistono posti sicuri e che i morti, che ormai ammontano a 1300, sono per l’80% civili. Ogni giorno è guadagnato, ormai sono 22 giorni di massacro. DON NANDINO CAPOVILLA Un discorso molto infervorato, rapido, di autocritica. Trionfa la frase “abbiamo sbagliato noi” e con “noi” sembra comprendere la voce dei cristiani, ma forse anche l’occidente nella sua più ampia accezione. C’è stata per troppo tempo una politica di equilibrismo, ormai è in atto un genocidio avanzato e l’occupazione di una terra che è Santa. Scuote gli animi che riflettono forse per la prima volta in questa giornata che una parte di responsabilità è davvero anche nostra. DOTT. DACHAN MOHAMED NOUR - Presidente UCOII La partecipazione per i princìpi ed i valori vale sia per gli israeliani sia per i palestinesi, sia gli ebrei che i musulmani sono semiti, tra l’altro. L’attenzione di questa guerra sembra essersi spostata troppo su Gaza, secondo il dott. Nour, non si parla più di Palestina. La soluzione risiede nel rispettare i confini dettati dall’Onu nel ’77 e nel fatto che a due popoli spettino due Stati. E’ d’obbligo distinguere tra diritto di resistenza di tutti i popoli e terrorismo; la resistenza è gradita e il popolo palestinese ha diritto di scegliere la propria dirigenza. Conclude concordando sulla necessità di un comitato permanente per il Medio Oriente. ONOREVOLE CLAUDIO FAVA - deputato europeo, Sinistra Democratica E’ la terza generazione palestinese a nascere nei campi profughi, afferma severo l’Onorevole, si tratta di vera e propria segregazione di un popolo. Per questo non bisogna mitigare le parole guerra e pace, ma insistere su queste per mostrare la vera e cruda realtà. La soluzione, secondo lui, almeno in parte: la sovranità dell’Europa. FULVIO FAMMONI - Segretario confederale Cgil Si sofferma su Quattro punti: informazione, ci sono troppe cronache di guerra e troppo poche di pace; politica, orientarsi verso una politica di pace e realizzare in un periodo breve, più o meno cinque mesi, sostiene, un’Europa sociale e di pace; “noi”, intesi come sindacati devono porsi in prima linea e ragionare sulle proprie potenzialità; aiuti, infine, oggi fondamentali.


ONOREVOLE BEPPE GIULIETTI - Deputato Idv e Presidente Associazione Articolo 21 Rivolge un appello alle organizzazioni internazionali per un pronto e risolutivo intervento, almeno in parte. Affronta poi il tema dell’informazione, della stampa estera presente a Gaza, parla di informazioni “mimetiche”. Non bisogna ripetere l’errore commesso con l’Iraq (che ha portato le autorità competenti a scusarsi successivamente per un’informazione troppo filtrata), mancano le occasioni di approfondimento; è essenziale e dovuta una contestualizzazione del conflitto, andando oltre l’emozione contrapposta. Rivolge quindi un appello al Presidente della Camera dei deputati, l’Onorevole Fini, chiedendo che i rappresentanti delle istituzioni alzino la voce per un diritto all’informazione serio. Ribadisce la necessità di un luogo fisso e permanente che si occupi della questione israelo-palestinese. Conclude che un punto di vista unilaterale che comprenda solo quello della libertà militare non corrisponde al concetto di libertà. PAOLO FERRERO - Segretario Nazionale del Prc Così come Beni e Bertinotti concorda sullo stop al massacro, sulla nascita di un movimento unitario per la pace. Sarebbe opportuna una manifestazione che comprenda tutti. Per Ferrero Israele ha distrutto l’autorevolezza palestinese, che può essere in parte ripristinata con un processo di pace che ponga fine all’occupazione e all’”apartheid” di questi giorni. Bisogna chiedere all’Europa non solo parole, è ragionevole, secondo il Segretario, disdire l’accordo di associazione economica tra l’Europa e Israele. KORCHI EL MOSTAPHA - Imam moschea di Perugia E’ molto breve, le sue parole si possono sintetizzare nell’immagine di una Palestina e di Gaza come prigione a cielo aperto. L’imam è stato contestato per aver radunato in questi giorni molti fedeli in preghiera in piazza Duomo a Milano; ha ribadito in questa occasione che è stata semplicemente una manifestazione di solidarietà verso i civili palestinesi uccisi e verso la comunità islamica, troppe volte presa di mira, a suo parere, perché individuata a priori come terrorista. Non sono mancati momenti nostalgici e persino qualche lacrima. MONSIGNOR LUIGI BETTAZZI Un intervento basato sull’importanza del dialogo cattolico-ebraico. Usa parole molto dure:” rispetta chi abita con te, perché chi è diverso da te è stato emarginato in Egitto” e ancora “ non fare falsa testimonianza”, si rivolge al “popolo ebraico” e ad Israele in un’escalation di toni che culminano con “non temete il rischio di essere peggio dei nazisti che per ogni tedesco ucciso ne uccidevano dieci? Volete uccidere per ogni israeliano cento palestinesi?”, parole che fanno rabbrividire i presenti, memori del fantasma dell’Olocausto, silenzio nel teatro, poi qualche brusio di consenso o inorridito, volutamente provocatorio, sicuramente efficace a rendere l’idea del massacro. RAPPRESENTANTE DIRETTIVO CISL Come sindacato rassicura sui contatti con le segreterie generali dei sindacati palestinesi e israeliani, fonti importanti per riferirsi a notizie sicuramente veritiere e per poter agire in concreto. E’ breve il rappresentante del direttivo (di cui mi scuso, non sono riuscita a capire e recuperare il nome), chiude con una frase di Barghouti, membro del Consiglio legislativo palestinese: “si chiama pace quando mancano i missili, e quando manca tutto il resto come si chiama?”…. PAOLO RAFFAELLI - Sindaco di Terni Si fa portavoce di molti Comuni umbri, ma non tutti, fa presente con una nota di rammarico, purtroppo esiste una gerarchia di popoli, è nostro dovere invece difendere i diritti di tutti con pari dignità; “io sono l’altro”, disse Grossman, scrittore israeliano, in un incontro in Italia, qualche anno fa. Il rischio di far sparire le persone, i popoli, per ragioni di intolleranza è letale, bisogna costruire una mobilitazione sul territorio, anche attraverso l’aiuto delle Ong.


ANTONIO PRISCA - Prof. Università di Padova Cede la parola ad una signora in platea che in nome della società civile richiede la formazione di una mailing- list che comprenda tutte le Associazioni che partecipanti al Tavolo della la pace in modo da rimanere in contatto e intessere relazioni che consentano di mettere in pratica le proposte di confronto, dialogo e pace, espresse da tutti. ASSOCIAZIONE ITALIA-ISRAELE - sezione di Perugia E’ un’Associazione culturale, contro il fanatismo verso gli israeliani. Tuttavia le parole del rappresentante che si esprime sembrano confondere inizialmente la differenza di significato tra “israeliani” ed “ebrei”, suscitando reazioni di fraintendimento ed anche qualche fischio. La confusione viene mediata dal presentatore e va scemando quando viene ribadito il concetto di una pace che comprenda in toto entrambi i fronti. YUSSEF - Operatore palestinese negli ospedali a Gaza La testimonianza di un ragazzo giovane, in Italia da poco, come inviato temporaneo dall’Associazione per cui lavora a Gaza. Si trova qui con sua moglie e la figlia appena nata ed è in contatto con il resto della famiglia, nella striscia di Gaza. Il dramma è riportato per qualche minuto sul palco, uno spettacolo in cui le pareti sembrano scomparire per cedere posto alle macerie, al dolore, a sensazioni instabili di fuga, veloci ed insicure; poi i riflettori si riaccendono e ciò che rimane è solo un volto, affranto, che ne racchiude centinaia di migliaia, forse anche milioni. Questa testimonianza fa tornare infatti alla mente tutte le guerre che si sono consumate, che si consumano e che si consumeranno, speriamo il meno possibile, dell’umanità tutta. Infine la conclusione di Flavio Lotti che sembra sporgersi forse un po’ troppo verso il fronte palestinese, probabilmente a seguito di quest’ultima testimonianza. Credo sia importante mantenere quella lucidità che fa comprendere che la pace non è unilaterale, che le vittime civili sono vittime da entrambe le parti e che le morti di civili sono morti non giustificabili e soprattutto universali per il loro valore. La base su cui iniziare una riflessione di pace reale. Segue un video proiettato con le parole di una poesia di Vittorio Foa. Conclusa l’Assemblea verso le 14 le persone si radunano fuori dal teatro e danno inizio ad un corteo che attraversa simbolicamente la città di Assisi e che culmina nella piazza antistante la Basilica di S. Francesco, occupata per un quarto da una bandiera della pace sorretta dai manifestanti. Persone sulle scalinate, molti cartelloni colmi di frasi di solidarietà e pace; c’è anche un’opera di scultura moderna rappresentante figure di uomini e donne tutte rigorosamente colorate a tinta unite e i cui colori vivaci risaltano nella nebbia che avvolge la città per tutta la giornata, quasi aspettando per un sole che prenda il sopravvento, anche su questa cupa guerra.. Prendono il microfono le ultime persone, tra cui il Vescovo di Assisi Domenico Sorrentino e la Manifestazione per la pace in Medio Oriente si conclude così, tra sguardi che vorrebbero far di più e che si muovono lentamente alla ricerca forse di una soluzione di un problema che affonda le sue radici in un tempo molto, troppo lungo. La rabbia è tanta e le ragioni sono diversificate. Importante, a mio parere, è un’ analisi sulle condizioni che hanno posto le basi perché tutto ciò si potesse verificare. Bisogna individuare le cause per poter risolvere il problema, a volte nemmeno questo è sufficiente, ma già avere chiari i presupposti aiuta ad essere più consapevoli, quindi responsabili quindi ad agire se c’è la volontà e anche l’interesse. L'attuale Stato d'Israele è sorto il 14 maggio 1948, alla scadenza del Mandato britannico della Palestina. La capitale è Gerusalemme secondo la Legge Fondamentale del 1980 ma lo status di capitale non è riconosciuto dalla comunità internazionale in quanto territorio occupato, ed è contestato dalla Autorità Nazionale Palestinese che rivendica la parte orientale della città quale sua capitale.


Le vicende, le guerre, i conflitti religiosi ed i massacri che si sono susseguiti sono quindi in parte conseguenza di una decisione presa dall’occidente, contestualizzata sicuramente con il momento storico della Shoah, ma non bisogna dimenticare gli interessi economici, politici che si celano dietro decisioni che per definizione sono politiche. Sicuramente i conflitti in quella culla di cultura, arte e religione sono anche frutto di processi storici che non è il caso di analizzare ora. Pretendere ora una pace è complesso perché lo è la trama dei rapporti che si sono intrecciati, probabilmente l’azione è lenta perché gli interessi in ballo sono considerevoli, a partire dal tanto amato petrolio che a noi consente banalmente di usufruire di moltissimi servizi (chissà per quanto ancora) mentre almeno la maggior parte delle persone che vivono nei territori occupati non sa nemmeno cosa vuol dire potersi permettere una vita con i minimi servizi garantiti. Non si tratta di essere qualunquisti ma di porsi domande semplici: siamo disposti a riconsiderare il nostro ruolo di occidente privilegiato in favore di un popolo palestinese e di un popolo israeliano a cui spettano di diritto due Stati? Possiamo far valere la vita di così tante persone che chiedono aiuto? A noi la risposta. E’ importante che ce ne sia una sia istituzionale sia sociale. A questo proposito noi come Giovani Democratici del Circolo Pd Balduina abbiamo organizzato, esattamente sette giorni dopo la Manifestazione di Assisi, una festa-raccolta fondi per sostenere Medici Senza Frontiere, attualmente presenti anche a Gaza, il ricavato sarà devoluto per l’80% all’Associazione. Pertanto siete tutti invitati per sabato 24 gennaio 2009 al Circolo Pd di v. Pompeo Trogo 36 dalle ore 19 in poi, dove saremo felici di offrirvi un ricco buffet accompagnato da ottima musica! Per eventuali e ulteriori informazioni potete contattare il nostro Coordinatore GD Balduina Enrico Sabri: 3335794446 – enrico.sabri@hotmail.it oppure la Coordinatrice di Circolo Virginia Alimenti: 3331311777 – pdbalduina@gmail.com. I risultati della raccolta fondi saranno pubblicati sul blog. Dare un aiuto concreto è importante! Un saluto e a presto, Arianna Bertilaccio, delegata regionale dei Giovani Democratici del Circolo Pd Balduina.


17-01-09: Pace in Medio Oriente  

Relazione della Manifestazione Nazionale svoltasi ad Assisi

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you