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editoriale

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Lo Straordinario risiede nel cammino delle persone Comuni Entusiasmo (dal greco en= dentro; theos= spirito) "Oh gentiluomini, il tempo della vita è breve! … Se viviamo è per marciare sulla testa dei Re… Ora per le nostre coscienze le armi sono giuste. Quando l'intenzione nel portarle è ragionevole." (William Shakespeare, Enrico IV, Part I, atto V, scena II)

Ci sono momenti, nella vita di ognuno, che sono più bui di altri nei quali si perde la lucidità e la forza, si soffre ed il proprio cammino di vita appare tortuoso e drammatico. In un periodo di confusione culturale, crisi economica e precarietà affettiva è facile smarrirsi. Quando il cielo è nuvoloso e nebbioso, anche per il marinaio più esperto ritrovare la propria rotta appare un’impresa. Reagire è necessario ed importante, ma come? Meglio se riscoprendo il valore dei legami e della Comunità (Polis) che ci circonda. A questo punto la vita riparte e si scopre lo straordinario che risiede nel cammino delle Persone Comuni. Gli obiettivi diventano solo uno strumento per riscoprire se stessi e gli altri e per trasformare INSIEME una negatività in una grande opportunità di crescita umana e professionale. Su queste basi e valori nasce l’idea di creare Nea Polis Roma, una nuova comunità/città che vuole crescere insieme, fondata sulla partecipazione e la condivisione degli obiettivi e delle responsabilità. Costruire INSIEME è stata e sarà un’esperienza umana di grande valore ed un percorso continuo di ricerca di idee e contenuti finalizzato ad offrire un prodotto editoriale innovativo, scientifico, utile e vicino al bisogno informativo del cittadino. Perché abbiamo scelto Pinocchio quale simbolo del primo numero di Nea Polis? La figura di Pinocchio e le sue inesauribili interpretazioni, ha affascinato intere generazioni in tutto il mondo. Pinocchio, marionetta semi vivente, esprime una grande umanità fatta di limiti e debolezze ma al contempo desiderosa di crescere per diventare finalmente un uomo adulto. Inoltre, quale personaggio poteva meglio rappresentare la Scuola? La Scuola a cui Pinocchio proprio non credeva almeno finché gli eventi della vita non gli avrebbero insegnato, spesso punendolo, ad assumersi le proprie responsabilità e capire il valore dell’istruzione. In questo FOCUS, la scuola viene analizzata attraverso

punti di vista diversi: intervistando personaggi illustri, mettendo a confronto dati statistici per offrire un quadro scientifico, illustrando gli aspetti salienti della Riforma Gelmini nonché la sua applicazione attraverso interviste e soluzioni proposte da altre realtà comunali per favorire la circolazione di idee e buone pratiche. Le principali aree di interesse della Rivista sono le seguenti: Economia & Formazione perché domande ed offerta sono inscindibili per una società che vuole fare sistema e si ritiene moderna; Società & Relazioni per avere un punto di vista introspettivo alla socialità; Nea Cultura che tratterà tematiche, ad esempio, legate alla Scienza Sacra, le tradizioni ed il cinema; Professionisti dove esperti ci aiuteranno a conoscere la legislazione e le soluzioni fiscalmente più convenienti; Finanza Pubblica Agevolata per informare tutti sulle opportunità regionali. Infine, Notizie dalla Capitale e dai Municipi che si candida a divenire espressione di un’identità locale che spesso manca, attraverso inchieste, contributi e segnalazioni provenienti da cittadini, associazioni ed altri attori presenti sul territorio. Claudio Napoli


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SoMMario N.° 1 OTTOBRE 2010

ECONOMIA & FORMAzIONE

EDITORIALE Lo Straordinario risiede nel cammino delle persone comuni

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Scuola, laicità, lotta per la libertà: Vi spiego il sale delle logge. Intervista al grande Maestro gustavo Raffi 5 Quanto e come si spendono le risorse in Italia ed in Europa 8 Riforma gelmini: la nuova scuola prende il via

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Maturità 2010

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Vicenza sperimenta la scuola di quartiere 12 Autonima scolastica: poliarchia di funzioni e responsabilità 13

ROMA

REDAZIONE

Una città due volte capitale 15

diventare avvocato: la pratica che non forma 16

FOCUS: SCUOLA

L’applicazione delle riforma gelmini

Scelte di vita e scelte di scuola

Editore Claudio Napoli Direttore Responsabile Federico Boccadoro Direttore commerciale Carlo Famiglietti C o m i ta t o s c i e n t i f i c o : P r o f . B . A m o r o s o , P r o f . G. C h i n n i c i , E d y Vi o l a , D o t t . s s a A . Ta n c r e d i , D o t t . F. N a p o l i , D o t t . s s a P. To r ti

SOCIEtA’ & RELAzIONI giovani e valori “positivi”: la conquista di una libertà effimera 18 La scuola di Pinocchio

NOtIzIE dALLA CAPItALE

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NEA CULtURA

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Il chirurgo: una vita al servizio della vita. 25 Vita di Municipio Chi è Pasquino 18?

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Son rimasti tanti nani ad avere la grandezza. Interv. a P. Militello 27 dove lo trovo...

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NOtIzIE dAL MONdO In Polinia si riaccende il dibattito sull’incidente aereo che ha decapitato la classe politica nazionale 29

PROFESSIONIStI

dimensioni parallele

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Oltre le immagini

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Il nuovo Codice della strada: tolleranza zero per alcool e droghe 30

Halloween, una festa che ci appartiene

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Studi finiti: lavoro dipendente o autonomo? Istruzioni per l’uso 31

AMBIENtE & tECNOLOgIA Shopper in Plastica

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Le nano antenne

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La copertina è di Ian Attwel Grafico: Daniele Palone Collaboratori: Enrico Gandolfi, Laura Napoli, Marco Senzacqua, Massimo Minnetti, Valeria Pucci, Sabrina Numini, Alessandra Murru, Andrea Ottaviani, Federico Monti, Paolo Migotto, Gianna Rossi, Ivano Iafrate, Chiara Kubicz, Luca Iacolina; Jessica Giaconi, Mariola Wnuk, Raffaello Giannetti, Viviana Vannucci, Walter Cacciotti

L’amministratore risponde

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FINANzIAMENtI Finanziamenti per i giovani: Legge Regionale 29/96

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Salvo accordi scritti, la collaborazione con il mensile Nea Polis Roma è da considerarsi a titolo gratuito Tipografia: Spedalgrafstampa s.r.l. v. Cupra, 23 00157 Roma Registrazione Tribunale di Roma: n. 360/2010 del 17 settembre Sede Legale: via Marcello II, 26 00165 Roma PER CONTATTI E PUBBLICITA’: Fisso: 06.39.36.64.49 Cell: 320.22.84.368 Email: nea-polis@libero.it informazionipubblicita@gmailcom


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Scuola, laicità, lotta per la libertà: “vi spiego il sale delle logge”

intervista a Gustavo raffi, Gran Maestro del Grande oriente d’italia E’ alla guida del Grande Oriente d’Italia dal 1999, facendo della Libera Muratoria di Palazzo Giustiniani, la più antica obbedienza massonica italiana, una casa di vetro. Ha anche scritto un libro, Una nuova primavera per raccontare la sua scommessa (vinta): quella di una massoneria che è uscita dalle catacombe e si confronta a viso aperto con la società di cui è parte, contribuendo a far storia con uomini e progetti. Sabato 18 settembre, durante i lavori di un convegno sui 150 anni dell’Unità d’Italia, ha sottolineato il bisogno di una laicità vera per il cantiere Italia: “Vi sono molti laici – ha detto - che sono anche massoni, pur senza averne la tessera, perché ogni giorno lottano per la libertà”. Lo incontriamo a Villa ‘Il Vascello’, dove ci accoglie con l’occhio abituato all’umanità. Pochi minuti, tra diversi impegni, per una discussione a tutto campo su scuola e società. Sullo sfondo del grande giardino, campeggiano squadra e compasso, incise di bianco su un prato verde. Qual è il ruolo della Massoneria in Italia e per la società?

Cos'è oggi la Massoneria e perché un giovane dovrebbe aderire ai suoi valori?

“La Massoneria è una scuola di pensiero e di vita. Una grande avventura di laicità positiva, per lavorare all’unica rivoluzione sempre possibile per l’uomo: quella personale. Siamo 21.000 fratelli in tutta Italia, uomini del dubbio che sterrano strade all’incontro di culture e fedi diverse, abbracciandole nell’unico Pantheon dell’umanità. In un momento di decadenza come quello attuale, la nostra Istituzione è un riferimento sicuro per chi cerca un confronto vero, una agorà per spiriti liberi alla ricerca di senso”.

“La risposta sta nell’essenza stessa della Massoneria: tu sei miei fratello. Per la Libera Muratoria questo è verbo di vita iniziatica e allo stesso tempo è parola concreta d’azione. Siamo sentinelle nella notte, gente che ricorda agli uomini i valori senza tempo di libertà, fratellanza, uguaglianza. Quando è notte, quando ci sono le tenebre dell’intolleranza e ciò che divide sembra avere l’ultima parola sul poco che unisce, allora spuntano le tre luci dell’Ordine: Forza, Bellezza e Sapienza, e fanno strada. Ma la forza che amiamo di più in noi stessi e negli altri è l’infinita libertà di vita. Quella libertà di cui Giordano Bruno parlava a Morgana indicando l’aquila della ragione e le mani, che servono a costruire speranza. La Libera Muratoria non è un club e non ci sono ragioni di comodo per cui si ‘dovrebbe aderire’ ad essa. Nella storia, tutto inizia sempre con un incontro. Accade così tra due persone che si amano, è così tra due amici che si scoprono uniti in un tratto di tempo, analogamente avviene per uomini liberi e di buoni costumi che, rimanendo sempre soli a cercare verità scomode, decidono di compiere questo viaggio in cordata con altri”.

Il sale delle nostre logge? Siamo costruttori di sogni possibili, perché ciascuno di noi è un inquieto viaggiatore verso il mistero. La Libera Muratoria non è una ricetta né una magia, è un percorso che si può scoprire e amare solo entrando tra le colonne della comunione, dopo una scelta libera e un attento esame da parte dell’Ordine. Un viaggio che dura tutta una storia e che ha un’unica certezza: indietro, a ciò che si è comodamente lasciato in termini di certezze e facili illusioni consolatorie, non si torna più”.


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“Alle porte del nostro Tempio bussano soprattutto i giovani, che vogliono vivere in maniera profonda” Dicono no alle false promesse e ai sentieri bruciati. Sono contro il pensiero unico e la Massoneria può essere la loro casa perché è palestra di una generazione di ribelli, gente che non vuole essere mai scontata o banale. Scrive il Nolano nell’Oratio Valedictoria: ‘Faticando profittai, soffrendo feci esperienza, vivendo esule imparai’.

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“Un paese che non

scommette sull’educazione dei propri figli è un paese che taglia le gambe al futuro”

Per reggere le grandi sfide della globalizzazione, occorre un progetto di autentico sapere. Se Bauman e Augé ci dicono che a darci insicurezza è il nostro odierno essere costretti a vivere in un eterno presente, noi ribattiamo che questo è però il tempo della responsabilità, e delle scelte coraggiose sulla formazione. Insegnanti e docenti vanno pagati di più e rimotivati – Per noi uomini del dubbio, la straanzi, per dirla con il Nolano, il da per la comprensione delle lloro pensiero deve essere rimesGustavo Raffi, Gran Maestro del Grande diverse culture passa per la Oriente d’Italia so in piedi perché è il contadino tolleranza, la sapiente costruzione, cui non pesa la terra quello che l’umanizzazione di luoghi e comunità, la libera ricerca può fare bene alle giovani piante. Le chiacchiere non intesa come bene di tutti e per tutti, costruttori di armo- sono un sapere, tantomeno una soluzione pratica. nia. Il nostro compito è fare strada alla Bellezza, liberare idee di responsabilità in una stagione di vissuti in cui tutto è casualità e frammento, precarietà e parola sottrat“Dare fiducia al corpo docente è ta. il primo passo per una nuova scuola, E’ il tempo profondo quello che cerchiamo, non la cronaca. Vogliamo identità, non transizioni. Contribuire a recuperare il senso di un’istituzione individuare scelte, non a firmare deleghe o passare ferri è il secondo viaggio” alla nuove e vecchie inquisizioni, come il vile Mocenigo”

La scuola: laicità e altri valori, qual è il suo pensiero? “Per i liberi muratori la scuola è la strada della conoscenza e della rivoluzione possibile: quella del vero sapere. Questo è un discorso che inizia nel 1999. Da quando ho avuto la gioia e l’onore di guidare il Grande Oriente d’Italia, ho sempre lavorato per una scuola intesa come prima agenzia educativa, palestra di vita e luogo di infinito confronto. I corsi e gli insegnamenti sono preparazione alla storia, non raccolta punti come quelle che si fanno con i bollini di un detersivo.

Sono percorsi importanti, che hanno un valore diverso da chi canta di notte per farsi coraggio.

“E’ terribile vedere oggi professori precari salire sui tetti o accamparsi in tenda davanti a scuole fatiscenti per reclamare concorsi vinti e cattedre che si allontanano di anno in anno”


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Che esempio anche per i giovani, molti dei quali si chiedono se valga davvero la pena studiare e ‘smazzarsi’ sui libri. E’ lì che deve tornare l’etica, lì che la voce dello Stato e delle forze sane della società, come la Massoneria, devono dire che si deve credere nel cambiamento, che i sacrifici dei genitori un giorno saranno ripagati, che i ragazzi sapranno portare a dama la propria formazione anche se oggi fanno lezione a giorni alterni per mancanza di aule.

“La notte in cui vive la scuola non è purtroppo l’unica notte d’Italia, ma non si devono gettare a terra gli zaini” Se non vogliamo creare altre generazioni di disoccupati la cosa da fare è accompagnare ‘ai cancelli’ i sofisti che ritornano: coloro che lusingano il démos, il popolo, convincendolo con il non-sapere, illudendolo di riforme che non si rivelano quello che dovrebbero essere: terreni di

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possibilità per far crescere i giovani. Siamo contrari a soluzioni confessionali o che esprimano in qualche modo un pensiero unico, abbiamo l’inguaribile e dolce vizio della libertà. Riteniamo che o si decide di aprire un ‘cantiere scuola’, facendo sinergia tra politica-corpo docente-alunni per ri-orientare la formazione permanente, o assisteremo ancora a interventi a pioggia, a ‘Bignami’ di soluzioni che spariscono con il loro carico di nozioni alla prima interrogazione seria: quella con la vita. Salvo i casi coreografici in cui un simbolo culturale, il Sole delle Alpi, diventa un marchio di parte, come nella scuola di Adro targata verde-Lega”.

Claudio Napoli

incontro del 17 ottobre delle Massonerie europee a Bruxelles: un riconoscimento per il Grande oriente d'italia “E’ una novità, senza dubbio positiva. Un’altra occasione per far luce.

L’incontro annuale fra l’Ue e i rappresentati delle sue fedi religiose si tiene ormai dal 2005, ed è un appuntamento obbligatorio secondo l’articolo 17 del trattato di Lisbona. Il Belgio, presidente di turno dell’Ue, ha sollecitato l’Unione europea a organizzare un incontro speculare con ‘i gruppi non religiosi’, nei quali rientrano anche i rappresentanti della Massoneria. Per noi che amiamo il confronto, sarà un’occasione per far conoscere le finalità e le potenzialità dell’obbedienza massonica, che lavora per il bene dell’umanità.

Un appuntamento importante. Il Grande Oriente d’Italia, la più grande comunione massonica del paese, forte della strada tracciata dai suoi padri - quegli antichi muratori che costruirono le cattedrali disseminate nel vecchio Continente - ricorderà all’Europa la lezione dei templari:

“l’umanità è la stella più alta di tutte. Le nostre nuove pietre, per un’Europa dei popoli e della multiculturalità, sono le speranze laiche, i progetti e le azioni per costruire nuove appartenenze e far strada al domani del Mediterraneo. La nostra strada dice: avanti” Antonella Tancredi


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Scuola : quanto e come si spende in italia ed in europa Di seguito vengono presentati i principali dati pubblicati da Eurostat (2009) relativi alla spesa nel settore dell'istruzione per paese europeo. I dati sono uno strumento oggettivo per comprendere la direzione nella quale la scuola italiana sta andando e conoscere il quadro economico nel quale collocare la riforma Gelmini ed il Decreto Tremonti. Informazioni di contesto Secondo i dati Eurostat (Key Data on Education, 2009), la popolazione giovanile (0-30 anni) è in costante diminuzione dal 1985 ad oggi, tendenza dovuta al crollo del tasso di natalità. Previsioni di lungo periodo (entro il 2020), indicano un calo dell'11% nella fascia di età 5-9 anni, mentre in quella 10-14 anni si prevede un riduzione ancora più drastica (40%). Per quanto concerne l'Italia, tali previsioni sono ancora più negative se si considera che il tasso di natalità è tra i più bassi del mondo. Tradotto in altri termini, meno iscritti (studenti) significa meno spese per lo Stato. Quanto si spende? La tabella 1 indica quanto ogni paese spende per l'istruzione in proporzione (%) alla ricchezza prodotta (PIL). Dai dati emerge che in Italia, nel periodo 20012007, vi è stata una tendenza progressiva al taglio dei fondi a disposizione per l'istruzione. Nel 2001 la spesa per l'istruzione ammontava al 4,9% del PIL, mentre nel 2007 questa era scesa al 4,3%. Inoltre, la spesa sul PIL del nostro paese sia nel 2001 (4,9%) che nel 2007 (4,3%) si collocava al di sotto della spesa media

europea (5%). Per quanto riguarda il bilancio statale, l'Italia ha destinato all'istruzione nel 2001 e nel 2006 rispettivamente il 10% ed il 9,7% delle risorse pubbliche disponibili, percentuali che si collocano al di sotto della media europea (10,9% nel 2001 e 11% nel 2007). dove si spende? A livello europeo, la spesa per sostenere i livelli d'istruzione elementare e media/superiore non varia in modo rilevante tra un paese e l'altro, mentre quella per finanziare l'Università in Italia (0,8% sul PIL) è inferiore rispetto alla media europea (1,1% sul PIL). Infatti, se consideriamo i dati relativi al costo annuo sostenuto dalla Stato italiano per singolo studente universitario (a parità di potere d'acquisto) notiamo che la spesa risulta essere notevolmente inferiore (circa 7.000 euro) rispetto alla media europea (8.400 euro). In proposito, il Rapporto Ocse Pisa (2008) osserva che una maggior spesa nei livelli di educazione primaria e secondaria a scapito dell'Università, come avviene in Italia, rappresenta una politica che va nella direzione opposta a quella intrapresa dalla maggior parte dei paesi europei e dagli Stati Uniti. Approfondendo il livello di analisi, è utile conoscere l'organizzazione amministrativa statale preposta alla gestione delle risorse pubbliche per paese europeo. Dal grafico, si evince che in Italia oltre l'81% delle risorse vengono gestite a livello ministeriale mentre alle Regioni e agli Enti locali viene trasferito rispettivamente solo il 6,1% e il 12,6% delle risorse erogate. Diversamente in Europa il modello amministrativo è decentrato a favore degli organi di governo locale; il 45,7% delle risorse è gestito a livello centrale, mentre oltre il 28% dagli enti locali. In altri paesi, come la Germania, la Danimarca e la Spagna la maggior parte delle risorse vengono gestite a livello di governo locale.


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Come si spende? Si è molto discusso in Italia in merito al peso degli stipendi del personale scolastico sul totale delle risorse disponibili per l'istruzione. Partendo da tale ipotesi, il Decreto Tremonti 181 (2008) ha stabilito la necessità di tagliare ulteriormente ed in modo rilevante risorse destinate al sostegno della scuola pubblica. Secondo i dati Eurostat 2009, la ripartizione della spesa per voci di bilancio è simile in tutti i paesi europei. Tuttavia, si scopre che la spesa corrente (ossia il costo del personale) in Italia (71,9%) è inferiore alla media europea (72%).

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I dati Eurostat misurano il salario dei docenti all'inizio e alla fine della carriera lavorativa in rapporto al PIL pro capite. Quest'ultimo, pari a 100, indica il reddito medio percepito in ogni paese. Un valore superiore o inferiore indica un salario al di sopra o al di sotto dello standard medio di vita. Raffrontando il dato italiano con quello europeo, emerge che i docenti italiani impiegati nelle scuole elementari/medie sono tra i meno pagati d'Europa. Rispetto alle scuole elementari, i docenti italiani percepiscono all'inizio della loro carriera una somma al di sotto (72,7%) del reddito medio italiano (100%), mentre a fine carriere arrivano a percepire il 108%. Diversamente, in altri paesi come Spagna e Germania il salario minino è rispettivamente pari al 132% e 123% mentre quello massimo è pari al 187% e 167% del Pil procapite.

Conclusioni

Per quanto riguarda le spese in conto capitale (ossia gli investimenti) invece l'Italia destina solo il 7,2% delle risorse pubbliche e quindi meno della media europea (19,9%). Un livello basso come in Italia di investimenti significa carenze in termini di servizi, incentivi, strutture, strumentazione, formazione degli insegnanti, borse di studio, attività di ricerca. E' interessante notare che paesi come la Danimarca, il Belgio e la Francia, i cui modelli educativi vengono considerati eccellenti, destinano somme superiori a quelle italiane per sostenere le spese correnti (rispettivamente il 74,1%, 85,5% e 74,5%). Se la spesa corrente in Italia (71,9%) grava meno sul bilancio pubblico rispetto a quella europea (72%), belga (85,5%), tedesca (74,6%) e francese (74,5%), perché si è deciso di tagliare ulteriormente e drasticamente le risorse alla scuola pubblica, quando gli altri paesi non ne hanno sentito il bisogno finanziario? Per completare il quadro, di seguito sono stati presi in considerazione i dati relativi al costo dei salari dei docenti nei paesi europei, in quanto l'introduzione del maestro unico nelle scuole elementari stabilito dal Decreto Gelmini, al di là del dibattito in corso circa l'efficacia educativa di tale misura, ha l'obiettivo sancito dal Decreto Tremonti di ridurre la spesa corrente diminuendo il numero del personale precario che non verrà riconfermato.

Se si considera che nelle statistiche europee l'Italia occupa già posizioni in classifica al di sotto della media, il taglio alla spesa pubblica nella scuola imposto dal Decreto Tremoni n.112 del 2008 contribuirà, a partire dal prossimo anno, a peggiorare fortemente la posizione italiana nel quadro europeo. Chi sosteneva che il problema della scuola in Italia era l'elevato numero di docenti dovrà ricredersi, perché il peso delle spese correnti sul bilancio pubblico italiano è inferiore alla media europea e quindi la voce "stipendi" grava sicuramente meno che in altri paesi che però si distinguono per dinamismo ed investimenti. Inoltre, se a tale dato si aggiunge che il salario dei docenti in Italia è notevolmente più basso degli altri paesi, non si capisce "come" il meccanismo della premialità della riforma Gelmini intende aumentare i salari ai docenti. Si ritiene che la scuola pubblica abbia bisogno di un piano di rilancio qualitativo dell'insegnamento e di una variazione della qualità della spesa e non di una riduzione della quantità delle risorse pubbliche che produrrà l'effetto probabile di spingere la scuola verso la sua privatizzazione. Prima che tagliare le risorse già esigue, sarebbe stato meglio attuare il tanto declamato Federalismo favorendo il trasferimento delle risorse agli organi di governo locali (Regioni e Comuni) e creando un'organizzazione amministrativa efficiente ed efficace basata sui risultati che riconoscesse il valore motivazionale dei docenti e quindi rilanciasse con orgoglio il modello pubblico della scuola italiana.

Claudio Napoli


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la riforma Gelmini: la nuova scuola prende il via tutto ciò che c'è da sapere sul riordino dei cicli scolastici, tra novità interessanti e tagli dolorosissimi Con il IV governo Berlusconi ha preso avvio la riforma del sistema scolastico, affidata al Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che si articola in varie leggi tra le quali le principali sono: la 133 del 2008, la 169 dello stesso anno, la 180 del 2009 e il ddl 1905. La prima modifica rilevante al sistema scolastico è contenuta nel decreto 112, noto come "decreto Tremonti". Quest'ultimo ha stabilito il ridimensionamento dei finanziamenti in vari settori della spesa pubblica tra i quali anche quello dell'istruzione. Nella scuola è stato stabilito il taglio di 87.400 cattedre e di 44.500 posti per il personale scolastico, mentre per le Università il taglio dei fondi si aggira sul milione e mezzo di euro. Su questa base ha dovuto lavorare il ministro Gelmini che ha unito a ciò le norme relative alla riforma del sistema scolastico che coinvolgono invece tutto il sistema educativo. Con questa riforma, dall'anno 2008/09, la durata delle ore di lezione è stata fissata a 60 minuti e il voto di condotta è tornato a fare media con i voti delle altre materie. Oltre a una serie di norme comuni alle scuole di ogni livello, ne sono state introdotte anche alcune specifiche. Partendo dalla scuola d'infanzia, i genitori vi potranno iscrivere i figli già al compimento dei 24 mesi d'età. Per le scuole primarie è stata invece introdotta la figura del maestro unico, cioè di un insegnante che con il suo lavoro copre le 24 ore settimanali di didattica in una sola classe occupandosi dell'insegnamento di tutte le aree disciplinari senza distinzione. Questa figura è poi affiancata da un collega che completa l'orario scolastico in base all'esigenza delle famiglie di avere per i propri figli l'orario prolungato. La decisione di una figura sola che si occupi interamente del percorso formativo ha destato molte perplessità tra i genitori, i docenti e i sindacati della scuola perché questo articolo sembra quasi eliminare il carattere proprio del tempo pieno. In realtà le 40 ore settimanali vengono

mantenute, se richieste dai genitori, ma il maestro che completa l'orario scolastico ha la funzione esclusiva di colmare quelle ore senza dare nessun contributo alla didattica, affidata interamente al maestro titolare della cattedra. Questa decisione rischia di provocare un impoverimento della qualità scolastica, e inoltre causerà la perdita di 7000 posti di lavoro. Nelle scuole secondarie di primo grado è stato reintrodotto il voto in decimi e il potenziamento dello studio delle lingue straniere, mentre l'entrata in vigore della riforma nei licei è fissata per l'anno scolastico 2010/11, che da 750 indirizzi passeranno a 20. Per ciò che riguarda invece l'Università, il discorso si amplia ulteriormente ma la legge sul sistema universitario è ancora in attesa di approvazione definitiva. Per gli atenei è prevista un ulteriore riduzione dei finanziamenti statali che li costringerebbe ad aumentare le tasse e a trasformarli in Fondazioni di diritto privato rette in buona parte da finanziamenti esterni. Questa seconda operazione rischierebbe di trasformare le università pubbliche in realtà molto più vicine al modello americano che a quello europeo cui il governo afferma invece di volersi adeguare. Tutta questa riforma, che trasformerebbe in ogni parte il sistema scolastico e universitario, prende avvio dall'audace presupposto che per realizzarla non si procede da uno stanziamento di finanziamenti governativi adeguati da utilizzare per migliorare le cose, ma da tagli indiscriminati in uno dei settori che in Italia avrebbe più bisogno di essere invece incentivato e migliorato. Come si può pensare di raggiungere un livello efficiente del modello scolastico europeo riducendo quei fondi che, nel periodo in cui erano garantiti, bastavano solo a far considerare la scuola italiana mediocre agli occhi dell'Unione europea?

Enrico Gandolfi


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l'applicazione delle riforma Gelmini Intervista a Carmela Sciorio insegnante della Scuola Elementare Michelangelo Buonarroti (Monte Spaccato) Quale impatto ha avuto la Riforma Gelmini ed il taglio dei fondi voluti dal Decreto Tremonti 112? “La Riforma Gelmini sta portando alla distruzione della scuola pubblica, in particolare della primaria e ancor di più del tempo pieno che era un modello di scuola rispettoso dello sviluppo armonioso di tutte le facoltà dei bambini”. Ci potrebbe spiegare perché e cosa intende? “La decisione di risparmiare ha portato ad eliminare quasi del tutto le copresenze di due insegnanti sulla stessa classe, cosa che in passato permetteva lo sviluppo di progetti (teatro, ceramica, giornalismo, ecc) o il recupero di bambini con difficoltà d'apprendimento , in quanto consentiva di dividere gli alunni in gruppi per attività. Inoltre, sempre nell'ottica del risparmio, si assiste ad uno "spezzettamenti delle cattedre", per cui un insegnate deve pre-

stare servizio in diverse classi e scuole”. Quindi, che cosa si aspetta che succeda? “In questo modo si va a sgretolare sia l'unità del corpo docente che la possibilità di instaurare rapporti affettivi profondi con gli alunni che hanno sempre caratterizzato la scuola italiana e che sono funzionali a motivare gli alunni più problematici. Un'altra conseguenza è la creazione di insegnati di "serie A" e di "serie B": i primi hanno la cosiddetta prevalenza, quindi permangono più ore nel medesimo gruppo, gli altri devono spezzettare le proprie ore su più classi. Se al tutto si aggiunge la quasi impossibilità di nominare supplenti (sempre per carenza di fondi) con la conseguente divisione dei bambini tra le altre classi. E il fatto che i dirigenti sembrano badare più al risparmio che alla didattica, il quadro dello sfascio in cui versa la scuola pubblica italiana è completo”. Antonella Tancredi

Maturità 2010: in aumento i non ammessi e voti complessivamente più bassi La maturità del 2010 ha visto il 97,95% dei maturandi superare l'esame di stato che quindi potrà continuare gli studi (universitari o simili) oppure entrare nel mondo del lavoro. La notizia confortante è che la percentuale degli studenti che non hanno passato l'esame di stato è diminuita dello 0,1% rispetto allo scorso anno, infatti il 2,05% di bocciati quest'anno contro il 2,15% di bocciati nel 2009. C'è però anche un dato preoccupante, ovvero quello dei non ammessi. Erano infatti 17.000 nel 2009, mentre quest'anno ne abbiamo avuti ben 23.000. Le cause di questo fenomeno sono sicuramente l'introduzione di norme più severe come l'obbligo di avere almeno la sufficienza in tutte le materie e la decisone di bocciare lo studente che riporta una valutazione in condotta inferiore al 6 (il numero dei bocciati per via di un "5" in condotta è passato da 5000 del 2009 a 8403 di quest'anno). Per quanto riguarda invece la votazione dei maturati

giunti alla fine del loro percorso dobbiamo dire che è in discesa il numero di coloro ha ottenuto un punteggio compreso tra 81 e 100 e lode, mentre è in aumento il numero di maturati che ottiene una votazione finale tra il 60 e l'80 ("La Stampa" articolo di Raffaele Masci, 10 luglio 2010). Con uno sguardo alla scuola che sarà a partire dal nuovo anno, in un articolo pubblicato a settembre sull'Espresso, si sottolinea il calo delle iscrizioni per l'anno 2010-2011 negli istituiti tecnici e professionali, mentre sono in crescita quelle ai licei musicali, linguistici e classici. Tra le cause sicuramente la riduzione del monte ore che ha penalizzato gli istituti tecnico-professionali, la confusione non risolta tra formazione triennale affidata alle regioni e il corso quinquennale dei professionali di Stato che ha creato incertezze circa il valore legale dei diplomi. In conclusione, a settembre alcune scuole hanno riaperto con un numero di iscritti in più rispetto l'anno precedente ma con un numero di classe rimasto invariato e soprattutto con meno docenti che nel frattempo sono stati licenziati. Massimo Minnetti


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Vicenza sperimenta la scuola di quartiere La città veneta ha realizzato un nuovo iter scolastico attraverso la collaborazione tra Scuola e Comune L’iter sperimentale perseguito dalla città di Vicenza intende favorire la permanenza dei bambini nei quartieri dove vivono, cercando in questo modo di valorizzare il legame con il territorio. Per perseguire tale fine è stato istituito il Centro Unico di Gestione delle iscrizioni (C.U.G.I.), ovvero una segreteria gestita dal Comune che mediante criteri certi dipana le iscrizioni scolastiche dell'intero territorio, dando luogo ad una graduatoria, che valorizza la scelta dello studente verso la scuola nel quartiere di residenza, tenendo conto delle esigenze delle rispettive famiglie.

“Nasce il Centro Unico di Gestione delle iscrizioni gestito dal Comune” Il C.U.G.I. ha come obiettivo principale quello di evitare classi composte esclusivamente da italiani o da stranieri, ma miste ed equilibrate affinché tutti i bambini possano perseguire il successo formativo senza discriminazione alcuna. L'iniziativa è stata sottoscritta nel nuovo Piano Territoriale Scolastico dall'Assessorato all'Istruzione e

alle Politiche Giovanili del Comune di Vicenza e da tutti gli 11 dirigenti scolastici e dall'Ufficio scolastico provinciale. Concretamente, il territorio cittadino è stato suddiviso in 11 aree che ricalcano i vecchi "bacini d'utenza" delle scuole primarie, individuando per ogni via cittadina le c.d. "scuole di pertinenza". Ogni famiglia con bambini in età da scuola dell'infanzia o scuola media inferiore, riceverà per posta un modello di iscrizione pre-compilato con i dati anagrafici e l'indicazione di una scuola appunto vicino a casa, cioè "di pertinenza", dove l'iscrizione del bambino è garantita. La famiglia, tuttavia, può scegliere anche una scuola diversa da quelle "di pertinenza": in questo caso però dovrà vantare titoli come la presenza di fratelli nella scuola, la residenza dei nonni, la vicinanza del luogo di lavoro dei genitori, la permanenza, nel caso delle scuole secondarie di primo grado, nello stesso istituto comprensivo dove si è frequentata la scuola primaria. Tutti criteri che saranno considerati per stilare una graduatoria di ammissione in caso di posti ancora liberi dopo l'inserimento dei bambini che risiedono nella zona. Non sappiamo dire se questo "modello sperimentale" riuscirà nel suo intento, in quanto molte delle critiche già fatte riguardano il leso diritto di "libertà di scelta" previsto dalla legge ed il timore di un appiattimento del POF (Piano Offerta Formativa), considerato elemento di competitività tra le diverse scuole. Senza negare la validità di tali preoccupazioni, l'introduzione di criteri di prossimità territoriali per la formazione delle classi produrrà vantaggi di carattere pratico in quanto si riduce la distanza tra casa e scuola e di carattere sociale favorendo l'integrazione a livello di quartiere di persone culturalmente disomogenee. Per evitare fenomeni di ghettizzazione territoriale degli studenti, si tenderà a mantenere la presenza di alunni che non dispongono di adeguate conoscenze linguistiche nelle classi al di sotto del 30 % come previsto dalla Riforma Gelmini (fonte: www.scuolamagazine.it)

Fabio Napoli


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autonomia scolastica: poliarchia di funzioni e responsabilità La scuola ha incominciato il suo processo di modernizzazione e di riforma con la legge 59 del 1997, (la prima legge Bassanini). L'articolo 21 (comma 6), della suddetta legge e il D.L. numero 59 del 1998, art 25 descrivono chiaramente le funzioni del Dirigente Scolastico (ex Preside): “Egli autonomamente dirige, coordina e valorizza le risorse umane, gestisce le risorse finanziarie e strumentali, assicura la gestione unitaria dell'istruzione, è responsabile dei risultati ed è il legale rappresentante della scuola”. “Al Ministero spetta il compito di definire gli obiettivi generali mentre agli istituti scolatici spetta il compito di realizzarli concretamente ed autonomamente mediante lo sviluppo di programmi operativi”. Il dirigente scolastico e gli insegnanti hanno un ruolo importantissimo soprattutto nel processo di definizione dei curricola e nell'introduzione di nuove metodologie didattiche. Ad una struttura gerarchica e piramidale (ministero,

provveditorato) si è sostituita una struttura orizzontale e centrata sulla poliarchia di funzioni e responsabilità. La società, con la globalizzazione e le innovazioni tecnologiche, è cambiata e l'obiettivo della scuola non è più, come quindici anni fa, ossia quello di garantire le conoscenze di base dei ragazzi su tutto il territorio nazionale ma piuttosto di rafforzare le capacità critiche, di sviluppare le intelligenze e di valorizzare le potenzialità di ogni individuo. Gli Istituti scolastici hanno autonomia: gestionale, organizzativa, didattica, programmatico-strategica , giuridica, contrattuale, contabile, finanziaria e patrimoniale. L'autonomia organizzativa, didattica e strategica viene concretizzata con l'elaborazione del piano di offerta formativo (POF). I soggetti coinvolti nel P.O.F. sono il consiglio di istituto che lo adotta, il collegio dei docenti, gli enti locali e le realtà sociali e culturali operanti nel territorio. IL P.O.F. è il documento di identità dell'istituzione scolastica attraverso cui si applica: la progettazione curriculare ed educativa, la progettazione extra-curriculare, la progettazione organizzativa e didattica. Prof. Maria Miletta


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Scelte di scuola e scelte di vita La miglior competenza è l'acquisizione del metodo e della cultura che ci consentono di conseguirli più rapidamente La scelta degli studi da intraprendere è una scadenza che ogni anno si ripropone a genitori e studenti, di ogni ordine e grado. Scelta non facile perché si tratta di navigare in un arcipelago di informazioni su quello che si Prof. Bruno Amoroso dice in Europa e in Italia sulle prospettive di crescita e di crisi dei vari profili professionali richiesti. Seguono le mode culturali che prediligono alcuni percorsi formativi rispetto ad altri anche quando il mercato non è in grado di assorbirli e la retorica imperante che ha sottoposto queste nostre società a cambiamenti continui influenzando le scelte di studio e di lavoro di intere generazioni: dalla società rurale degli anni Cinquanta, a quella industriale (anni Sessanta), alla società dei servizi (anni Ottanta), alla società dell'informazione (anni Novanta) per poi approdare alla società della "Conoscenza" dove sembra che l'Italia non sia ancora approdata, mentre l'Europa punta già da diversi anni. Presupposto fondamentale perché una società si basi sulla "Conoscenza" è l'esistenza di un rapporto trasparente tra domanda ed offerta di lavoro finalizzato ad allocare coerentemente sul mercato gli individui che hanno sviluppato conoscenze e competenze nel settore lavorativo più confacente alle loro capacità, nonché a selezionare i più meritevoli di guidare e favorire con le loro attitudini lo sviluppo della società. Diversamente in Italia, domanda ed offerta sono destrutturate, incontrandosi troppo spesso attraverso canali amicali, clientelari o in modo fortuito. Numerosi giovani ingegneri, con specializzazioni faticosamente acquisite, sono successivamente impiegati dalle imprese nei servizi commerciali così come molti laureati in settori umanistici entrano spesso nel mondo dei mass media pur non avendo studiato "scienza delle comunicazioni" o giornalismo. Che fare, quindi? Penso sia giusto assumere tutto quanto sin qui detto come un dato che comunque influenza la nostra vita e le nostre scelte, ma senza preoccuparsi di usarlo come una

bussola. La bussola che ci deve guidare nelle scelte, come genitori o come figli, è un'altra. In primo luogo, la scuola che abbiamo oggi di fronte non offre un piano formativo ed un progetto di vita nel quale inserirsi ma degli strumenti che sta a noi, genitori e figli, saper utilizzare in base al nostro progetto di educazione e di vita. Quindi, nei primi livelli di istruzione, per tutta la scuola dell'obbligo, è fondamentale che la famiglia insieme sostenga le forme di espressione che si manifestano nei figli. La scuola oggi offre servizi nuovi ma ne ha perso altre funzioni. Si insegna forse l'uso del computer o delle lingue ma si è perso il rapporto relazionale che faceva della classe e degli insegnanti la nuova famiglia del bambino. Il bambino cresce nell'ansia dell'isolamento affettivo, attaccandosi ossessivamente agli strumenti che trova (i giochi elettronici, la rete, le mode) ma perde così la capacità di comunicare con coetanei ed adulti. In secondo luogo, le scelte di indirizzo negli studi arrivano presto, con le medie superiori e poi con l'università. Anche qui mettere al centro le aspirazioni e le capacità, che è la garanzia perché le scelte non contrastino con la felicità del ragazzo. L'instabilità che caratterizza l'andamento dell'economia e dei servizi nelle nostre società non consente di fare previsioni precise sui profili professionali richiesti. E' il fenomeno che già nel secolo scorso il noto economista inglese Keynes chiamava dell' "incertezza". Quindi, come orientarsi? Se lo studente possiede vocazioni, mistiche o artistiche, o doti particolari quali la matematica, la chimica, la letteratura, la scelta è facile e non va contrastata. Negli altri casi è bene puntare su studi che offrano un'ampia ma specifica base di formazione scientifica possibilmente in contesti universitari di piccole dimensioni dove l'accesso ai servizi (biblioteche, mense, laboratori) ed il contatto con i professori sia più facile. L'individuazione di professori qualificati ma motivati per l'insegnamento è un buon criterio da seguire. Basta cercare su internet per sapere cosa hanno pubblicato e di cosa si occupano. In conclusione, la miglior competenza è l'acquisizione del metodo e della cultura che ci consentono di acquisirle più rapidamente. Bruno Amoroso, economista, docente emerito, Università di Roskilde (Danimarca)


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diventare avvocato la pratica che non forma

Come fa un giovane praticante-avvocato a diventare un vero combattente della giustizia se i suoi insegnanti spesso non fanno formazione? L’articolo 26 del codice deontologico forense stabilisce che: “L’avvocato è tenuto verso i praticanti ad assicurare la effettività e a favorire la proficuità della pratica forense al fine di consentire un’adeguata formazione. L’avvocato deve fornire al praticante un adeguato ambiente di lavoro, riconoscendo allo stesso, dopo un periodo iniziale, un compenso proporzionato all’apporto professionale ricevuto”. Bello, articolo perfetto, peccato che venga spesso disatteso nella stragrande maggioranza dei casi! Appena ci si laurea in Giurisprudenza si è convinti di entrare in un mondo giuridico-professionale dove finalmente sia possibile mettere in pratica quanto studiato all’Università. L’Avvocato, responsabile della formazione del giovane praticante, saprà di certo trasmettere tutto quello che è necessario per diventare un vero e valido “Professionista”. Ma…sorpresa!!! Proprio lui il “DOMINUS” sarà il primo nemico da affrontare.

entusiasmo e serenità a chi da poco si addentra in questo settore e ancora non sa camminare da solo. Spesso il praticante viene abbandonato, gli vengono affidati incarichi senza ricevere alcuna formazione; non viene messo in condizione di svolgere il suo lavoro al meglio e, intanto, i due anni trascorrono velocemente senza vederne i frutti e spesso molti abbandonano la strada per la quale hanno studiato con tanti sacrifici. Allora, cari “avvocati” prima di dire sì a chi non sa che tipo di esperienza aspettarsi, siate consapevoli che anche il tempo dei vostri tirocinanti è prezioso ed il trasferimento delle competenze un dovere ed un’opportunità per creare studi legali affiatati, combattivi ma soprattutto preparati.

Purtroppo sono pochi gli avvocati che hanno il tempo di seguire un giovane praticante e questi dovrà armarsi di pazienza e buona volontà per riuscire ad affrontare proficuamente i due anni di pratica forense. E’ fondamentale trovare un avvocato preparato e disposto ad ins egnare la libera professione con

E voi, “aspiranti avvocati”, nel momento in cui si porrà la questione di scegliere lo Studio Legale dove cominciare la pratica, sappiate, in sede di colloquio, farvi rispettare, reclamando con chiarezza il vostro diritto ad acquisire nel periodo di formazione il massimo della competenza possibile ed un compenso proporzionale all’apporto professionale dato.

Antonella Tancredi


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Azienda leadership nel settore della consulenza indipendente ricerca su Roma e provincia: P E R S O N A L F I N A N C I A L M A N A G E M E N T : L’azienda ricerca COLLABORATORI esperti per l’ampliamento delle proprie strutture di vendita ubicate in ogni provincia. Costituiscono elementi preferenziali di valutazione: comprovata esperienza in ambito commerciale (meglio se assicurativo), conoscenza delle tecniche di relazione e di leadership. Si offre possibilità di crescita professionale, elevate provvigioni e autonomia operativa commisurata all’impegno Personal Financial Management (PFM): consulenti che affiancano il Cliente nella scelta dell’investimento più adeguato alle proprie necessità e disponibilità, in virtù del principio deontologico di “adeguatezza del contratto”. Chiunque può diventare Personal Financial Manager e investire in un’attività di responsabilità e di successo. L’azienda, infatti, ha elaborato un sistema esclusivo di avviamento alla professione che prevede pochi step per raggiungere importanti obiettivi di carriera: √ √ √ √

test iniziale di valutazione e colloquio con il Manager di zona partecipazione gratuita al “1° Modulo Formativo ” accesso al “2° Modulo Formativo ”, suddiviso in tre giorni terminati i moduli formativi, secondo le disposizioni ISVAP, viene richiesta l’iscrizione del candidato all’Albo (nella sez. E del RUI) da parte dell’azienda √ ottenimento del codice RUI, il candidato diventa Consulente a tutti gli effetti

A disposizione del Consulente, per tutta la durata della collaborazione, si offre formazione, corsi di aggiornamento, possibilità di partecipazione a m e e t i n g a z i e n d a l i , accesso all’intranet riservata e software per l’ottimale gestione della propria attività. Per un colloquio rif: Valentina Petracci Area Manager 3929322462 vpetracci@1-first.com


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Società & relazioni

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Giovani e valori "positivi": la conquista di una libertà effimera Zygmunt Bauman, nel suo "La società sotto assedio", osserva come nell'attuale società non contano più molto nè "avere" nè "essere", il vero modello di vita proposto per avere una vita felice, è quello dell'usare. Ogni investimento ed ogni legame a lungo termine sembrano diventare anacronistici. Paolo Flores d'Arcais, nel suo "Etica senza fede", in cui, appunto, afferma la possibilità di una scelta etica di valori laici a prescindere dalla fede cristiana, sostiene che "sotto gli auspici di un relativismo devastante e di un individualismo forsennato, il mondo è allo sbando, smarrito nell'arcipelago della mancanza di senso". Ne deriva che anche i rapporti personali seguono la logica del consumo, e quindi "la scelta non implica più impegni..., perché tutto può terminare istantanemente" ed inspiegabilmente (anche con un rapido sms), non appena ci si inbatte in opportunità apparentemente più vantaggiose. “Ma là dove la scelta non implica più effetti irrevocabili..., non c'è più libertà ma solo soggettività” (Tonino Cantelmi, Rachele Barchiesi, 2007). La libertà è un valore che dentro di sé ne contiene altri, come il senso di responsabilità, e non ha nulla a che vedere con il liberismo o il libertinismo. E' la pedagogia peggiore che illumina l'agire, purtroppo, di gran parte dei mass media. Una corsa sfrenata quanto inutile al potere e al denaro, “... e va bene se ad un certo punto della vita, ci si rende conto d’aver inseguito il nulla, d'aver sprecato un'intera esistenza per un pugno di mosche...”(Padre G. Amorth, 2010). Amore e attrazione fisica sono due cose diverse. Una coppia solida e armonica, in cui l'uno dà il giusto rispetto all'altro, trasforma l'amore in un'unione duratura. Le famiglie spesso si sfasciano su questo punto: si riduce l'amore a quel senso di soddisfazione romantica, di puro godimento personale, pubblicizzato dai Media. Si è sempre pronti a nuove esperienze, perché le si considera esaltanti. Si perde di vista la verità, nascono doppie vite, si semina divisione e presto si fanno strada insoddisfazione, inimicizia, gelosia, violenza, solitudine. Si dice che tutto sia cosi diffuso perché si è perso il senso della famiglia che una volta era cosi radico; ma perché ci sia senso della famiglia l'educazione ricevuta è essenziale. Le ultime generazioni, senza più il riferimento delle famiglie che sapevano far crescere l'amore al loro interno, sono state cresciute all'amore secondo una cultura prevaricante

che nei media ha un'arma essenziale. Negli ultimi anni, e soprattutto nell’ultimo ventennio, i cosiddetti tabù sono caduti inseguendo la chimera, il mito di una libertà che, a ben guardare, non è mai arrivata. “Le donne dovevano essere più libere, anche gli uomini dovevano esserlo di più, senza dover salvaguardare la loro immagine o la famiglia a tutti i costi" e senza più doversi assumere responsabilità al riguardo. E' difficile dire, però, se per tutti ci sia stata una conquista di libertà oppure, piuttosto, maggiore costrizione, insoddisfazione, disorientamento e solitudine. Diviene quindi fondamentale e prioritario promuovere sempre più valori "positivi". Il futuro della società dipende da quello che oggi si è capaci di insegnare ai giovani: ad esempio, invece che puntare sull'eccessiva libertà del "fai tutto quello che vuoi", insegnare "il non conformismo con quanto è male", anche se può essere un modo di opporsi a quello che fanno tutti e che si impone al singolo come modello di comportamento: è a tal fine d'obbligo "fortificare” i giovani, perché alla società questo tipo di resistenza può sembrare “una denuncia che si oppone allo stordimento delle coscienze. E lo è” (Papa Benedetto XVI, 2007). “Viviamo in una società stordita dal male" (Padre G. Amorth). Si è infatti instaurato un meccanismo per cui scorrettezze e comportamenti insani che un tempo venivano limitati, casomai tenuti nascosti per pudore, ora sono sbandierati alla luce del sole…tanto lo fanno tutti. Non c'è più senso del pudore, in nessun campo, da quello intimo a quello politico e socio-economico. Valori positivi sono, ancora al giorno d'oggi: lealtà, giustizia, forza di volontà (ad esempio, nel senso di saper trasformare una difficoltà in un’esperienza positiva o saper andar controcorrente se si crede in qualcosa di buono), coerenza, rispetto per sè e per chi è vicino, senso della dignità, dialogo nella direzione del confronto aperto, sereno e costruttivo, fraternità, apertura mentale; apertura di cuore - sia nel dare che nel ricevere (si può parlare anche di "intimità" reciproca, che consiste non nel mettere a nudo i corpi, bensì nella difficile e coraggiosa operazione di metter a nudo se stessi, cuore ed anima!), onestà, empatia, condivisione, co-operazione anziché competizione; capacità di sacrificio (che non vuol dire affatto non gioire della cose belle della vita!). Dott.ssa Paola Torti, Psicologa e Psicoterapeuta, C.T.U. Tribunale Civile e Penale di Roma


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Società & relazioni

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la scuola di Pinocchio Il ruolo della Scuola diventa strategico se c'è collaborazione tra insegnanti e famiglie Nell'ultima scena del famoso film di Roberto Benigni, il geniale attore regista mostra una scena emblematica: mentre Pinocchio sta "finalmente" per entrare a scuola, la sua ombra proiettata sul muro dell'edificio, che lo aveva seguito fino all'ingresso dell'istituto, diserta l'entrata non seguendo il bambino. Quale messaggio ci avrà voluto mandare Benigni? Analizzando il profilo psicologico del protagonista, Pinocchio, bambino mezzo umano e mezzo statuetta di legno semi vivente, vive il dramma della difficoltà della crescita, abbandonare il suo essere bambino, per entrare nel ruolo dell'adulto che via via viene a formarsi, forgiandosi, in primis attraverso l'educazione famigliare e in seconda istanza, attraverso l'istituzione scolastica. L'emblema della storia di Pinocchio è proprio quella del suo continuo impulso a dire menzogne, per poi venir puntualmente punito dalla trasformazione in statuetta di legno dal lungo naso. Ma perché mai i bambini sono soliti mentire? Tralasciando ora le menzogne dette dagli adulti per salvarsi dalle loro malefatte, inadeguatezze o quant'altro che finiscono per distruggere loro stessi e gli altri, la bugia del bambino serve quasi sempre, a torto o a ragione, per difendersi dagli altri, dai loro giudizi e dalle loro punizioni. Nella fase di crescita i piccoli sono sottoposti ad una continua tensione dialettica, più o meno inconscia, tra la loro indole ed il ruolo che per loro gli adulti prefiggono. Ed è proprio per questo che la scuola, forse oggi più che mai, assurge a ruolo di primato educativo, con il compito di istruire ed educare i piccoli infondendo loro i necessari concetti nozionistici ma soprattutto un'educazione etica fondata, detta alla Max Weber, sui Supremi Valori, a mio

parere gli unici che il bambino possa accettare di accogliere nella sua personalità in fase evolutiva. La scuola di Pinocchio dovrebbe inoltre impostare il suo ruolo istituzionale partendo da una specifica formazione dei docenti attenta anche alla sfera psicologica dei ragazzi per comprendere quando possibile i reali disagi e i conflitti che s'innescano nella delicata fase di crescita. Tuttavia, c'è da dire che in questi ultimi tempi alcuni genitori delegano sempre più spesso il loro ruolo di educatori alla scuola e alla televisione senza capire che la chiave per una corretta educazione sta nel migliorare il grado di comunicazione e collaborazione tra genitori e docenti, come si fa in una squadra. Quello di cui invece ci si accorge spesso, è quello di cogliere nella fase educativa, solo l'impartizione, per non dire imposizione, di mere regole coercitive, dove a volte le bugie dei bambini finiscono per mettere genitori contro insegnanti e dove insegnanti, genitori e bambini finiscono per isolarsi a vicenda. Forse la scena di Benigni, la fuga dell'ombra, diventa ora più comprensibile: crescere sì, ma senza perdere il fanciullo che si è stati, facendolo convivere con l'adulto che si è diventati. Federico Monti


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nea cultura

20. Rubrica

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Dimensioni parallele

"Oggi sappiamo che è possibile modificare lo spazio-tempo in modo tale da consentire ad una nave spaziale di viaggiare alla velocità anche superiore a quella della luce" Quest'annuncio venne riportato nel maggio del 1994 sulla rivista "Classical and Quantum Gravity", firmata dallo scienziato M. Alcubierre. Non è, quindi, un trafiletto copiato da una rivista di fantascienza, ma la conferma scientifica che la nostra civiltà è ormai in grado di esplorare nuove dimensioni per controllare e gestire, tra altri fenomeni avanzati, anche quelli della levitazione e del teletrasporto. Nel suo lavoro Alcubierre aveva anche precisato: "per generare la distorsione dello spazio e del tempo occorre della materia esotica". A distanza di qualche mese comparve su "America Scientist" un secondo articolo sull'argomento, a firma Michael Szpir, in cui si dimostrava che il concetto di Alcubierre non contrastava con la teoria di Einstein secondo la quale niente potrebbe viaggiare ad una velocità superiore a quella della luce, dal momento che quando una qualsiasi materia si trova nella condizione di teletrasporto, generando semplicemente una distorsione dello spazio-tempo, non si muove affatto. Ma come avviene tutto questo? Partiamo dall'inizio: alcuni elementi della Tavola Periodica sono noti come "elementi di transizione"; di essi fanno parte l'argento e l'insieme di metalli che si collegano al platino pesante (platino, iridio e osmio) ed al platino leggero (palladio, rodio, rutenio ed oro). Ne fanno parte anche elementi meno nobili come il cobalto, il nichel ed il rame. Questi elementi sono in grado di trasmutare la loro natura assumendo, una volta raggiunto lo stato monoatomico, l'aspetto di una pietra, detta di fuoco, una polvere bianca già conosciuta dai Sumeri e dagli Egiziani. Ne consegue che le prodigiose possibilità di questa misteriosa sostanza, legate ai profondi misteri di quella che venne definita Scienza Sacra, sono state tenute celate per millenni e solo in tempi più recenti si è aperto il muro di omertà che ne precludeva gli studi. A questo punto occorre precisare che lo stato monoatomico si verifica quando tutti gli elettroni si correlano intorno al nucleo di una data sostanza al punto che i suoi singoli atomi non son più in grado di legarsi in forma solida e si trasformano in polvere monoatomica (la famosa materia esotica). In questo stato gli atomi degli elementi di transizione smarriscono la loro reattività chimica, cambiano aspetto e forma dei nuclei e sono in grado di tra-

smettersi energia senza alcuna dispersione della stessa e, al fluire della luce, possono creare nel proprio intorno un campo magnetico unico che respinge gli altri campi magnetici. E questo è il concetto di superconduttività, la proprietà più strabiliante dell'universo. In tale situazione, per avviare il processo basta applicare semplicemente un campo magnetico esterno al sistema e si può produrre un processo di levitazione elettromagnetica. Ma l'aspetto più sorprendente di questa polvere consiste nel fatto che continuando a riscaldarla e a raffreddarla, il suo peso varia notevolmente aumentando fino a percentuali molto elevate o riducendosi a valori prossimi allo zero, sino a scomparire del tutto e trasferirsi in altre dimensioni. In proposito, dobbiamo anche ricordare che nel dominio quantico legato agli studi delle superstringhe gli studiosi ammettono l'esistenza di non meno di dieci dimensioni spazio-temporali: una per il tempo, tre per lo spazio come a noi noto, e le ulteriori sei risultano dimensioni spaziali collassate in scale differenti di percezioni. Dimensioni parallele, quindi, con cui interagire. In questa ricerca c'è un pioniere che merita di essere citato, David Hudson, un uomo che ha speso i suoi averi e anche la sua salute, per portare avanti - a partire dal 1976 - le sue ricerche sui superconduttori, costretto alla fine a passare la mano alle autorità. I suoi numerosi brevetti hanno aperto il campo a ricerche più approfondite che si sono anche spinte, utilizzando le proprietà dei superconduttori, verso esperimenti sul DNA, sulla ricomposizione molecolare, sulle fonte energetiche alternative, sulla possibilità di allungare la vita umana. Ma David Hudson, per dimostrare le sue argomentazioni, chiese anche la collaborazione del Dott. Harold E. Puthoff, direttore dell'Institute for Advanced Studies di Austin, Texas. Insieme sperimentarono che la famosa polvere bianca ottenuta mediante azione di riscaldamento e raffreddamento aveva la proprietà di rendersi invisibile perché si trasferiva in un'altra dimensione.

To be continue...

Carlo Famiglietti


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ottobre 2010 Rubrica di Cinema

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oltre le immagini

Un'immagine racconta più di mille parole. Si sa, il cinema è fatto di scatti, infatti è nato muto più di un secolo fa. Se al cinema un giorno si rompesse l'impianto audio mentre si sta proiettando un film con molti dialoghi non si capirebbe niente, mentre in un film che esalta i racconti tramite le immagini e la fotografia, sarebbe tutto più chiaro. A volte in un film come nella vita le parole possono risultate superflue mentre le immagini quando sono al centro del lavoro del regista diventano ricche di messaggi e raccontano situazioni trasmettendo emozioni e sensazioni. Quello che si vuole fare sfruttando questo spazio è analizzare alcune scene di film più o meno famose che vanno "oltre le immagini" e servono a far nascere riflessioni interessanti sulla vita e sulla società.

C'è un film di Federico Fellini del 1987, il suo penultimo, molto interessante sotto certi aspetti, curioso, strampalato e ironicamente auto celebrativo che si intitola "Intervista". Narra la vicenda di una troupe giapponese che è a Roma per fare un'intervista al Maestro, il quale sta lavorando alla sua ultima pellicola. Con il suo stile inconfondibile Fellini racconta la sua Cinecittà, vera protagonista del film (e della sua vita), dove è ambientata interamente la storia e il regista compare come attore nel ruolo di se stesso. Verso il finale, minacciose figure armate appaiono da dietro una collinetta: sono indiani a cavallo in assetto di guerra, pronti ad attaccare e fronteggiare il nemico, ma le loro armi non sono archi e frecce, bensì antenne televisive. Le impugnano come fossero lance. Comincia la battaglia…ma qual è il significato di tale scena? Non è questo lo spazio per esporre una critica alla nostra televisione, ma non possiamo negare che nello scontro tra

cinema e tv quest'ultima abbia avuto la meglio. Quella che una volta era Cinecittà ora si potrebbe benissimo chiamare Telecittà, con i tagli che sono stati fatti al Fondo per lo spettacolo il cinema italiano sta cadendo sempre più nel baratro e i teatri di posa dove una volta si giravano i film che hanno reso famoso in tutto il mondo il cinema italiano, sono diventati gli studi di programmi spesso inguardabili, talvolta volgari che riempiono le teste degli adolescenti di falsi miti. Non c'è più poesia in questo mondo e la logica dei guadagni prevale sulla qualità a scapito della nostra cultura.

“Se tutti facessimo un po’ più di silenzio, forse qualcosa potremmo capire” (Fellini, La voce della luna) Ne sono un esempio i poveri indiani d'America, che qui sono stati il simbolo di questa guerra in senso negativo, ma nella realtà hanno perso tutte le loro battaglie. Questi, re-inventati da Fellini, hanno avuto la rivincita. Purtroppo o per fortuna non esisteva ancora la televisione all'epoca, altrimenti avremmo dovuto sorbirci la straziante disfatta di questo popolo meraviglioso in diretta tv. Mogli dei nativi rimaste vedove che venivano intervistate da giornalisti senza scrupoli; giovani che, non sapendo bene che fare nella vita, scoprivano il loro talento canoro in trasmissioni di successo, ragazzi che, non ancora in grado di cacciar bisonti, si sarebbero chiusi in una mega tenda controllata da videocamere. Augh, Grande Fratello! Simbologia, predizione e critica di un grande maestro del cinema italiano, che già più di 20 anni fa aveva intuito che la televisione avrebbe preso il sopravvento. Siamo comunque noi spettatori a decidere, e questo non ce lo scordiamo mai, è questione di stile di vita, basti pensare che la tv a volte rimane accesa inutilmente senza che nessuno la guardi, è accesa quando dormiamo, cuciniamo, chiacchieriamo con gli amici o quando facciamo l'amore, forse perché inconsciamente le diamo poca importanza? Invece quando si va al cinema lo si fa per scelta, non esiste telecomando e si sta in sala al buio e in religioso silenzio.

Jessica Giaconi Regista


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nea cultura

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Halloween, una festa che ci appartiene A cavallo tra ottobre e novembre ci sono alcune feste religiose molto importanti per i cattolici: Ognissanti, la Commerazione dei defunti e la colorata festa di Halloween che si festeggia anche in Italia anche se ancora con molto scetticismo ma che in questi ultimi anni sta coinvolgendo sempre più persone. In realtà questa festa ha una lunga e forte tradizione cristiana.

“Celti, romani e cristiani celebravano questa ricorrenza” Un tempo, nelle terre abitate dai Celti, che si estendevano dall'Irlanda all'Italia Settentrionale questo periodo dell'anno coincideva con il Capodanno d'anno. La parola "Halloween" ha lontana origine anglosassone; si fa risalire alla tradizione della chiesa cattolica e deriva probabilmente da una contrazione della frase "All Hallows Eve" ossia la notte di ognissanti festeggiata il 31 ottobre, data che nel V sec. avanti Cristo, in questa ricorrenza chiamata Samhain i colori caratteristici erano l'arancio per ricordare la mietitura e quindi la fine dell'estate ed il nero a simboleggiare l'imminente buio dell'inverno.

La leggenda narra che gli spiriti erranti di chi è morto durante l'anno tornino indietro la notte del 31 ottobre in cerca di un corpo da possedere per l'anno successivo. I Celti credevano che in questa magica notte tutte le leggi fisiche che regolano lo spazio e il tempo venissero sospese, rendendo possibile la fusione del mondo reale e dell'aldilà. Ovviamente i vivi non volevano essere dominati e perciò i contadini dei villaggi rendevano le loro case fredde spegnendo i fuochi nei camini e rendevano i loro corpi orribili mascherandosi da mostri andando a spasso tra le case per far scappare di paura tutti gli spiriti che incontravano.

Un'altra spiegazione del perché i Celti spegnessero ogni fuoco non risiede nello scoraggiare la possessione dei loro corpi, ma nel fatto che ravvivassero il loro focolare prendendo la fiamma da un unico gigantesco fuoco druidico che veniva acceso nella notte del 31 ottobre nel mezzo dell'Irlanda a Usinach. I Romani fecero loro le pratiche celtiche. Ma con l'andare del tempo svanì la paura di essere posseduti dagli spiriti e rimase solo la tradizione di travestirsi. La festa di Halloween venne portata negli USA intorno al 1840 dagli emigranti irlandesi che fuggivano dalla carestia di patate che aveva colpito la loro patria. La tradizione narra di un certo Jack-o-lantern, malfattore che ingannò Satana sfidandolo nella notte di Ognissanti a salire su un albero sulla cui corteccia incise una croce intrappolandolo tra i rami. Jack fece un patto col diavolo: se non lo avesse più indotto in tentazione lo avrebbe fatto scendere dall'albero. La leggenda narra che alla sua morte gli venne impedito di entrare in paradiso a causa della cattiva condotta avuta in vita, ma gli venne negato l'ingresso anche all'inferno perché aveva ingannato il diavolo. Allora Satana gli porse un piccolo tizzone d'inferno per illuminare la via nella tremenda tenebra che lo attorniava. Per far durare più a lungo la fiamma Jack svuotò un grosso cavolo rapa e ve la pose all'interno. Gli irlandesi usavano in origine i cavoli rapa ma quando nel 1840 arrivarono negli USA scoprirono che le rape americane erano piccole, mentre le zucche erano più grosse e più facili da scavare dei cavoli rapa. Ecco perché a tutt'oggi Jack-o-lantern è una zucca intagliata al cui interno è posata una lanterna. Il 1° novembre, che celebra la morte di tutti i santi come giorno della loro "nascita", della loro vittoria, ha cristianizzato il capo d'anno celtico non contraddicendo lo spirito perché si paragonano i santi ai chicchi di grano , scesi nella stagione autunnale nella terra per rinascere come piante in primavera. Il giorno seguente, 2 novembre, la Chiesa commemora tutti i defunti secondo una tradizione che esiste in ogni cultura ma che solo in Occidente ha carattere triste e funebre. Solo in un paese la commemorazione è una festa allegra dove i morti sembrano confondersi con i vivi: l'Irlanda. Sembra che la festa di Halloween abbia così un valore che non viene percepito in Italia, come a dire che è una festa che non ci appartiene, mentre il suo valore storico e spirituale è molto forte. Laura Napoli


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aMBiente & tecnoloGia

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Shopper in plastica: primato negativo europeo per l'italia il riuso consentirebbe di diminuire il consumo di petrolio e 180 tonnellate di co2 immesse in atmosfera L'Italia è in vetta alla classifica europea per il consumo di sacchetti di plastica usa e getta. Con ben 300 buste a testa consumate ogni anno dai cittadini italiani, il nostro paese si conquista un altro primato negativo. Il consumo nazionale arriva a circa 20 miliardi di buste all'anno. In TUTTA EUROPA se ne consumano ben 100 miliardi, mentre si stima una commercializzazione annua mondiale di 1000 miliardi di sacchetti. Sono questi i numeri che si leggono nel Dossier presentato da Legambiente per il lancio di una campagna di raccolta firme per dire stop ai sacchetti di plastica e per richiedere che non vi sia un'ulteriore proroga del divieto di commercializzazione delle shopper monouso, ora previsto per il 31 dicembre 2010. Il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza ha dichiarato: “Già sarebbe dovuto scattare dal 1° gennaio 2010 ed

è stato invece rimandato di un anno”. Sono numerosi i problemi legati all'uso delle buste in plastica, il primo dei quali riguarda la difficoltà nel riciclarle. Secondo Legambiente “dell'enorme quantità prodotta solo l'1% dei sacchetti di plastica viene riciclato a livello mondiale. Riciclarli costa, infatti, più che produrli: riciclare una tonnellata di sacchetti di plastica costa 4.000 dollari; una tonnellata di sacchetti da materia prima vergine costa sul mercato 32 dollari”. La risposta è quindi il riuso. Sostituendo la plastica con borsette in tela riutilizzabili, si risparmierebbero 300 sacchetti di plastica che ogni italiano consuma all'anno ed oltre 180 mila tonnellate di petrolio e altrettante di CO2 immesse nell’atmosfera. Fonte: www.occhiodelriciclone.com

arriva dal Massachusetts institute of technology (uSa), una nuova idea che potrebbe aprire la strada al nuovo solare: le nano-antenne Secondo il team di ricercatori, guidati dall’ingegnere chimico Michael Strano, “le nano-antenne saranno in grado di catturare ed immagazzinare l’energia solare con un’efficienza senza paragoni e basteranno piccole zone nelle quali le nuove celle fotovoltaiche equipaggiate con le nano-antenne cattureranno i fotoni e li immagazzineranno”, ha spiegato Michael Strano dalle pagine della rivista specializzata Nature Materials.

“sarà possibile ridurre lo spazio occupato sui tetti dalle attuali celle foto voltaiche” Uno degli effetti positivi delle nano-antenne sarà proprio quello di ridurre lo spazio occupato sui tetti dalle attuali celle fotovoltaiche.

“Composte da nanotubi di carbonio a forma di minuscoli cilindri, garantiranno la possibilità di ottenere pannelli solari allo stesso tempo più piccoli e più potenti, senza dover necessariamente andare ad occupare quasi l’intera superficie dei tetti, come avviene oggi”, hanno assicurato. Oggi il costo dei nanotubi in carbonio non è più così proibitivo come in passato e questo potrebbe portare all’abbattimento dei costi delle celle solari, che in futuro si spera diventino sempre più potenti e sempre meno costose. Fonte: www.occhiodelriciclone.com


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notizie dalla caPitale

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una città due volte “capitale” con l’approvazione del decreto, roma godrà di un maggiore potere amministrativo e competenze sul territorio Autonomia statutaria, amministrativa e finanziaria, nei limiti stabiliti dalla Costituzione. Questo è, in sintesi, ciò che sarà “Roma Capitale”, il ruolo speciale che, nell’obiettivo dell’istituzione del nuovo ente locale “speciale” della città, viene transitoriamente riconosciuto al Comune di Roma che avrà tempo fino al mese di maggio del prossimo anno per metterlo in pratica, approvando un nuovo statuto. Il passaggio politico più importante della storia della città eterna, coinciso proprio con i festeggiamenti per il 140° anniversario della breccia di Porta Pia che nel 1870 sancì, di fatto, l’Unità d’Italia, è stato approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri lo scorso 17 settembre e pubblicato il giorno seguente sulla Gazzetta Ufficiale. Il decreto attuativo della delega sul federalismo fiscale relativo allo status di “Roma Capitale” contiene norme molto rilevanti e innovative: innanzitutto l’ente verrà dotato di una speciale autonomia a cui saranno attribuite molteplici funzioni amministrative riguardanti diversi settori quali il trasporto pubblico e la mobilità, lo sviluppo urbano, l’edilizia pubblica e privata, la valorizzazione dei beni storici, artistici e ambientali, lo sviluppo del settore produttivo e del turismo, la protezione civile. La riforma prevede che vengano riorganizzati e disciplinati gli organi di governo dell’amministrazione locale: l’Assemblea capitolina (che in termini politici sostituirà l’attuale Consiglio comunale) e la Giunta capitolina guidata sindaco. L’Assemblea capitolina sarà composta da quarantotto consiglieri e presieduta da un Presidente che verrà eletto tra i consiglieri stessi. Sarà compito di questo organo amministrativo deliberare entro sei mesi dal proprio insediamento il nuovo statuto di “Roma Capitale” e regolamentare la disciplina delle funzioni amministrative specificamente assegnate dalla legge sul federalismo fiscale a “Roma Capitale”. In quest’ottica, sarà ridotto il numero dei Municipi di decentramento che passeranno dalle attuali diciannove a quindici e i cui confini territoriali dovranno necessariamente essere ridisegnati. In tal senso, il nuovo assetto della città di Roma, articolato in un “governo centrale” (il Campidoglio), con

maggiori poteri e competenze sui servizi di carattere generale, e dai “Comuni metropolitani” (gli attuali municipi e i comuni dell’hinterland), cui spetta la diretta gestione dei servizi locali, assicurerà da un lato un contenimento delle spese, ma dall’altro il rischio che la razionalizzazione nella gestione della città, che verrà suddivisa in macroterritori di oltre trecentomila abitanti, possa penalizzare la qualità dei servizi erogati per gli stessi cittadini, i veri destinatari della riforma. Nel nuovo assetto cittadino, il sindaco, che sarà il responsabile dell’amministrazione di “Roma Capitale”, avrà il compito di nominare la Giunta che sarà composta da dodici assessori; potrà inoltre essere ascoltato nelle riunioni del Consiglio dei ministri all'ordine del giorno delle quali siano iscritti argomenti inerenti alle funzioni conferite a “Roma Capitale”. Tra le principali novità politiche del decreto attuativo, la definizione dell’incompatibilità tra ruolo di consigliere capitolino e assessore; la nomina ad assessore comporterà la sospensione di diritto dall’incarico di consigliere e la sostituzione temporanea con il primo dei non eletti della stessa lista e, viceversa, la possibilità per gli assessori di rientrare come consiglieri se decadranno dal loro incarico. Federico Boccadoro


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il chirurgo: una vita al servizio della vita intervista al dottor luca Poli , responsabile Programma di trapianto di rene presso il Policlinico umberto i, università la Sapienza, roma La storia della medicina, della chirurgia e dei chirurghi in particolare, è una storia millenaria. Tuttavia, a partire dall’ottocento nasce la moderna sala operatoria ed insieme ad essa una nuova concezione dell’organizzazione sanitaria. Nascono le specializzazioni ed i progressi della tecnologia applicata alla medicina consentono di aprire la strada ai trapianti di organi. Nel tempo cambia in profondità la tecnica, ma non il ruolo del chirurgo. ‘Il medico è la persona il cui cuore è aperto per lasciarsi turbare di fronte al bisogno dell’altro’ diceva Gesù. A lui si affida la capacità di rispondere alle domande del corpo. A lui si affidano le sofferenze e le aspettative di tutti a cui deve, con mano e strumenti, anche se non è sempre possibile, trovare soluzione. A lui è chiesto quotidianamente di entrare in sintonia con la famiglia del paziente mantenendo una empatia con la sofferenza anche laddove è senza speranza per le conoscenze attuali. Per parlare di vita e parola abbiamo rivolto alcune domande al dottor Luca Poli, Centro trapianti del Policlinico Umberto I di Roma. da quanti anni opera in questo settore? “Mi occupo di trapianti da oltre venti anni. Ho assistito alla evoluzione delle tecniche chirurgiche di questi due decenni mantenendo sempre viva l’attenzione, oltre che sugli aspetti meramente operativi, sulle conseguenze positive per la qualità della vita dei pazienti”. Quante sono le persone in lista di attesa in Italia oggi che attendono un trapianto di rene? “Ci sono 6989 persone (dato al 19 settembre 2010, ndr) che attendono un rene”. Ha mai pensato di cambiare lavoro? “I momenti difficili ci sono stati. Soprattutto quando non siamo stati, parlo al plurale perché la buona riuscita di un intervento è frutto di un lavoro di equipe, in grado di risolvere “il problema”. “Quando il paziente non ce l’ha fatta”. Quando la medicina si è dimostrata impotente. Momenti difficili si, ma mai la voglia di cambiare lavoro. Anzi lo stimolo a studiare, ad approfondire lo stato delle nostre conoscenze. Il nostro è un mestiere difficile.

Rispondiamo alle domande ed alle attese delle persone sulla vita, sulla qualità della vita stessa”. Cosa consiglia a chi vuole diventare chirurgo? “Di tenere sempre aperte le porte del cuore. Di non inaridirsi nella dimensione burocratica che anche la professione di chirurgo comporta. Di ricordarsi sempre della umanità del paziente.Di fronte al medico, è certamente il soggetto debole”. Come concilia vita personale e vita “chirurgica” “Non è un rapporto semplice, non serve nemmeno spiegare perché. Carenza di tempo, tensione. Ma è dalla vita che si trae la forza per una lavoro come questo”. Cosa cambierebbe del sistema ospedaliero? “Il sistema ospedaliero italiano sconta le difficoltà di tutte le organizzazioni complesse. Burocrazia, distorsioni gestionali. Ma eroga, complessivamente, servizi eccellenti e soprattutto per tutti. Per la peculiarità delle nostre attività dovremmo, sempre di più, puntare sul miglioramento della qualità del rapporto con gli utenti/pazienti. Abbiamo a che fare con persone che si trovano in uno stato particolare di debolezza nei confronti di una macchina, quella ospedaliera, che se perde la capacità di ascoltare rischia di diventare aggressiva, mal percepita e, di conseguenza, mal giudicata”. Cosa pensa di aver fatto per i pazienti e cosa avrebbe potuto fare se i mezzi o le norme fossero state diverse nel nostro sistema sanitario? “Penso di aver ascoltato e penso anche di aver fatto tutto quanto ho potuto per rispondere alle domande che ho ascoltato. Il Sistema Sanitario Italiano è solido e benstrutturato. Tutto è migliorabile e noi che abbiamo una missione così importante siamo sempre alla ricerca dell’optimum”. Lei ritiene che “la Coscienza sia spesso più avanzata delle leggi”. Cosa intende? “Rispetto a leggi e coscienza, volevo sottolineare che la nostra coscienza matura, prima della traduzione in norme, comportamenti e valutazioni che, applicati, renderebbero il nostro lavoro di medici ancora di più in grado di fornire quelle risposte che i pazienti si attenAntonella Tancredi dono”.

Psicologa


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notizie dalla caPitale

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Chi è Pasquino 18?

E’ un Comitato civico spontaneo apartitico composto da cittadini con orientamenti e sensibilità politiche diverse che condividono l’obiettivo comune di collaborare per risolvere i problemi del territorio e di favorire il raccordo informativo tra cittadini ed enti pubblici/privati coinvolti a vario titolo nelle questioni che riguardano la nostra Polis.

Il territorio del Municipio 18, come altri, pullula di comitati e associazioni; perché è nato Pasquino 18? Ci voleva qualcosa di diverso. Pasquino 18 nasce per dare spazio alle semplici esigenze quotidiane del singolo cittadino, riservando ad esso la decisione delle iniziative da intraprendere, secondo il principio della democrazia dell’antica Grecia: chi ha un disagio lo segnala e durante ogni riunione settimanale si delibera a maggioranza dei partecipanti. Conta chi è fisicamente presente, non contano le deleghe. Ciò non esclude collaborazioni frequenti su temi comuni con altre associazioni che utilizzano strumenti diversi dal nostro per le loro finalità. di fatto, di cosa vi occupate? Di quelle piccole cose che, purtroppo, in caso di trascuratezza da parte delle istituzioni, divengono problemi per l’uomo della strada: di “monnezza”, cioè della mancata o impropria raccolta dei rifiuti, dell’ombra nei parchi giochi dei bambini durante l’estate, del divieto di transito ai pullman nelle strade troppo strette, e di altre cose che il cit-

tadino dovrebbe avere senza doverle chiedere. Insomma, ci impegniamo per dare voce ai disagi ed ai problemi urbani affinché i cittadini non si sentano soli ed abbandonati. Avete un orientamento politico? Per noi contano solo le idee e l’impegno! Perché “Pasquino 18” ? Il nostro “vecchio amico” Pasquino esprimeva, anonimamente, il disagio dei cittadini verso chi li governava; noi lo facciamo nei riguardi del Municipio 18, al di là del suo schieramento politico; siamo attivi sul territorio per ricevere le istanze dei cittadini (ci incontriamo tutti i lunedì alle ore 19.30 presso i locali del Bar Nando in via Martino V, vicino la Parrocchia San Filippo Neri, info 3461849601). Inoltre, siamo presenti su internet attraverso Facebook (Pasquino Diciotto), un sito internet (http://pasquino18.xoom.it). ed un indirizzo di posta elettronica (pasquino18@gmail.com) al fine di ricevere segnalazioni ed informare tutti i cittadini interessati circa gli sviluppi/aggiornamenti delle problematiche portiate all’attenzione delle autorità competenti. Qual è il vostro metodo? Siamo un comitato spontaneo (massimo margine di azione, minimo intralcio organizzativo). Ognuno entra e esce quando vuole, ognuno agisce, autonomamente in relazione alle deliberazioni settimanali. Pasquino 18 è orgoglioso di sentirsi come il Davide che combatte un Golia gigantesco, che impersona, a volte, disinteresse istituzionale, e dà per scontata ed eterna la sua autorità. La nostra forza nasce dalla consapevolezza che i cittadini romani abbiano il diritto ad ottenere servizi adeguati ed efficienti come corrispettivo delle imposte locali pagate e ad avere una classe dirigente che gestisca le risorse pubbliche nell’interesse dei contributori. A livello operativo, il comitato segnala di propria iniziativa o tramite i cittadini situazioni di degrado, abbandono, disagio alle autorità competenti. Più in particolare, il comitato ricostruisce lo stato dell’arte del problema e invia una mail di sollecito/segnalazione ai soggetti competenti del caso specifico (Consiglio municipale, Vigili del fuoco, Polizia municipale, Ama, Atac, ecc) affinché tutti siano informati. Contestualmente, la mail viene inviata anche a tutti i cittadini che in questo modo (trasparente) sono informati dell’azione intrapresa e dei possibili sviluppi positivi o negativi del caso in questione.

Laura Napoli


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“Son rimasti tanti nani ad avere la grandezza” nell’intervista il cantautore Peppe Militello esprime nostalgia per il passato e preoccupazioni sul futuro Peppe Militello è stato menestrello degli artisti, amato dai grandi giganti della cultura italiana degli anni settanta ed ottanta, come Federico Fellini, Vittorio Gassman, Renzo Gattuso, Eduardo De Filippo, Ugo Attardi, Carlo Quattrucci e Riccardo Tommasi Ferroni. Insomma, Lei li ha conosciuti di persona i grandi maestri? “Si, ma più che chiacchierare lavoravamo INSIEME. Erano tempi bellissimi”. Quindi, dai rapporti professionali nascevano anche rapporti umani come l’amicizia?

In questa foto da sinistra: F. Fellini, P. Militello, E. De Filippo e V. Gassman

“Ma certo, era il bello di quei tempi quando le persone si rispettavano e creavano sogni insieme. Ad esempio, mi ricordo quando Carlo Levi, quello per intendersi del Cristo che si è fermato ad Eboli, amante dello spirito meridionale, rimasto esterrefatto dalla poesia mediterranea, mi dedicò un suo quadro”. Qual era la qualità che la contraddistingueva? “Sapevo toccare l’animo delle persone armonizzando musiche e parole che mi venivano dal cuore; spesso preso dell’entusiasmo ricorrevo anche all’improvvisazione”. Ritornando ai nostri giorni, l’anima di questo menestrello come si trova nella società di oggi? “Oggi molte persone si muovono esclusivamente spinti dall’interesse economico fine a se stesso. Creare, esprimere, emozionare si avvicina più ad una formula studiata a tavolino che al desiderio di comunicare qualcosa di umano, sincero legato alle nostre radici culturali ed identitarie. Forse è per questo che oggi si parla di crisi d’identità”. Oggi la cultura italiana cosa ha ereditato dal passato? “Sono rimasti tanti nani ad avere la grandezza nella terra della storia, nell’Italia nostra”. Quindi, siamo tutti responsabili? “Sì, tutti. Nessuno guarda quell’angolo di cielo dove c’era da pensare. Nessuno guarda quell’angolo di terra dove i bambini fanno

fatica anche a respirare”. Ed i giganti del passato? “Son partiti verso un paese assai lontano”. Vuole ringraziare qualcuno? Sì, il Prof. Lino Turatti per la disponibilità e collaborazione dimostrata nella composizione dei testi. tra 20 anni possiamo aspettarci che le generazioni di domani ricordino con nostalgia gli artisti di oggi? Che dire...i giganti sono partiti...son rimasti tutti nani. Comunque, la speranza è sempre l’ultima a morire.

Laura Napoli


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notizie dalla caPitale doVe lo troVo... servizi e mestieri nel Municipio 18

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ottobre 2010 Vita di Municipio

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notizie dal Mondo

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in Polonia si riaccende il dibattito sull’incidente aereo che ha decapitato la classe politica nazionale Dopo sei mesi dalla catastrofe senza precedenti dell'aereo polacco Tu-154 del 10 Aprile 2010, l'atmosfera che accompagna l'inchiesta sulla tragedia si riscalda sempre di più pian piano che vengono analizzati i documenti. All'indomani della tragedia, la Russia ha fatto di tutto per riportare al suo Paese il corpo del deceduto presidente polacco con tutti gli onori organizzando una solenne cerimonia per commemorare le vittime della tragedia. Ma a distanza di sei mesi dal momento dell'apertura dell'inchiesta, le autorità polacche non condividono il metodo con cui l'investigazione sia stata condotta in Russia. Il governo polacco nella persona del Primo Ministro, Donald Tusk, è stato criticato per aver affidato l'investigazione alla parte russa. Il 10 aprile è stata formata la commissione congiunta del Comitato Interstatale di Aviazione (MAK) e del Ministero della Difesa Russo per indagare sulle cause del disastro. L'inchiesta si sta effettuando sulla base della Convenzione di Chicago del 1944 sull'aviazione civile. Le autorità polacche stanno svolgendola la propria inchiesta in base ai materiali forniti dalla MAK. Sulla necessita di garantire trasparenza all'inchiesta e sulla perplessità se il governo polacco faccia abbastanza per ricercare la verità. Alcune riviste straniere hanno espresso perplessità (Der Spiegel e the Times) sull’approccio adottato dal governo polacco nell’inchiesta. Inoltre, sottolineano il ruolo del Presidente Lech Kaczynski, nel guidare l'opposizione internazionale antirussa durante il conflitto russo-giorgiano. Nelle ultime settimane, in Polonia si è riaperto il dibattito e vengono sollevate numerose perplessità. Attualmente, le scatole nere sono ancora a disposizione della MAK. Il 31 maggio sono state trasmesse dal comando russo le copie delle registrazioni al Comitato d'Inchiesta polacco sugli Incidenti dell'Aviazione Nazionale. L'analisi dell'impronta vocale dei CD da parte degli esperti polacchi contenenti copia delle registrazioni sembra che abbia rilevato la mancanza di 16 secondi di registrazione. Secondo le copie di registrazione, la torre di controllo di Siewiernyj avrebbe autorizzato il Tu-154 a scendere fino a quota 100 metri. Diversamente, Artur Wolsztyl, il pilota

del JAK-40, l'aereo atterrato un'ora prima della catastrofe con i giornalisti polacchi a bordo ha dichiarato che sia lui, che il TU-154, avrebbero ottenuto il permesso di scendere fino a quota 50 metri, ossia ad un’altitudine contraria alle indicazioni contenute nella carta dei dati dell' aeroporto che permetteva di scendere fino a quota di 100 metri). Fino ad oggi la parte polacca sembra ancora non ha aver ottenuto le registrazioni delle conversazioni con la torre di controllo. Un altro mistero riguarda i dati di destinazione dell’aeroporto che sembra non fossero aggiornate e che quindi contenessero coordinate in merito alla posizione dell’aeroporto diverse rispetto a quelle indicate dal sistema GPS. Inoltre, il pilota del Jak-40 poteva atterrare grazie ad alcune tecnologie presenti nel velivolo mentre quello del presidente impossibilitato in quanto di più vecchia fabbricazione. Molto confuse sono le dichiarazioni del personale della torre di controllo in quanto sembra che i piloti non parlassero il russo, notizia che successivamente è stata smentita. Per complicare ancora di più la situazione, l'aeroporto militare era sprovvisto del sistema di precisione di guida, Instrument Landing System (ILS) del quale sembra che sarebbe stato fornito qualche giorno prima per favorire la sicurezza dell’atterraggio del Presidente Putin e Tusk. Ad oggi la parte polacca non ha ottenuto le registrazioni delle conversazioni con la torre di controllo. In fine sembra che i resti dell’aereo non siano stati custoditi adeguatamente rispetto alle pressioni atmosferiche con il rischio di compromettere la perizia investigativa. Gli interrogativi sono numerosi ed altrettante le ipotesi in una tragedia che ha decapitato la classe politica polacca ed in un’inchiesta i cui sviluppi sono solo all’inizio (Fonte: wprost del 30.06.2010, Rzeczpospolita del 18-06-2010, www.tu154.eu del 6 luglio 2010 e conferenze stampa della Newsweek Polska, Gazeta Wyborcza, Dziennik).

Mariola Wnuk


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ProfeSSioniSti - lex

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nuovo codice della Strada: tolleranza zero per alcool e droghe rubrica Dal 19 luglio 2010 è in vigore il nuovo Codice della Strada (L. n. 120/2010) che ha raddoppiato le sanzioni. Nessuna tolleranza per chi supera i limiti di velocità, chi non soccorre animali feriti, chi inquina e/o sporca le strade o guida sotto l'effetto di alcool e droghe.

Alcool La Corte di Cassazione ha ribadito che “la prova della guida in stato d’ebbrezza non è subordinata all’esecuzione dell’alcool test, potendo essere fornita da qualsiasi elemento rilevato e verbalizzato dagli agenti di polizia (Cassaz. Pen., Sez. IV, sent. n. 19711, maggio 2009). I minorenni trovati alla guida di ciclomotori e minicar con un tasso alcolemico compreso tra 0 e 0,5 g/l non possono conseguire la patente B fino a 19 anni (il limite d'età per la patente si prolunga fino a 21 anni se il tasso supera 0,5 g/l). Per i neopatentati nei primi 3 anni di guida e per i conducenti professionali, le multe collegate sono così comminate: fino a 624 euro, se il tasso alcolemico è sotto gli 0,5 g/l; la cifra raddoppia in caso di incidente. Se il tasso è fra 0,5 e 0,8 g/l, le sanzioni aumentano fino a 2.666 euro, con sospensione della patente fino a 8 mesi. La multa può arrivare a 4.800 euro se il tasso è compreso fra 0,8 e 1,5 g/l, con sospensione della patente fino a 18 mesi. Per gli autisti di mezzi pesanti, un tasso alcolemico com-

preso tra lo 0,8 e l'1,5 g/l, comporta l'aumento di un terzo della sanzione. Se il tasso alcolemico supera l’1,5 g/l, la contravvenzione può raggiungere i 9.000 euro e la patente essere sospesa fino a 36 mesi. Per tutti quelli che vengono fermati con un tasso di alcool nel sangue compreso tra lo 0,5 e lo 1,5 g/l la multa può arrivare fino a 2.000 euro. Chi viene fermato con un tasso di alcool nel sangue che supera l’1,5 g/l si rischia fino a un anno di reclusione, la sospensione della patente fino a 2 anni e la revoca del titolo di guida in caso di recidiva. “Pene raddoppiate in caso di incidente”.

Cannabis Per chi si mette al volante dopo aver assunto droghe, è prevista una multa di 6.000 euro, l'arresto fino a un anno e la sospensione da uno a due anni. Le sanzioni sono raddoppiate se il veicolo è di altri. Se l'autista è un neopatentato o un conducente professionale, le multe sono ulteriormente aumentate, da un terzo alla metà. La patente viene comunque revocata agli autisti di grandi mezzi pesanti o in caso di recidiva nel triennio. In caso di incidente, le sanzioni vengono raddoppiate. Per comodità del lettore, si riporta qui di seguito, a scopo meramente informativo, il trattamento sanzionatorio di chi viene trovato in possesso di stupefacenti, che riguarda sia il reato che l'illecito amministrativo e comprende tutte le tipologie di pene e di restrizioni (vedi tabella).

Patrocinante Avvocato Gianna Rossi Restrizioni: reclusione da 6 a 20 anni per il reato di spaccio Sanzione Penale (si applicano nel Pecuniaria: Multa per il reato di spaccio presunto caso di reato di Altri casi: nei casi di lieve entità e/o assuntore di sostanze stupefacenti, possibilità di sostituspaccio presunto) zione della pena con il lavoro di pubblica utilità

Sanzione Amministrativa

Interdittive (per le condotte ritenute più lievi) Inflitte dal Prefetto, durata da un mese ad un anno. - il formale invito a non fare più uso di sostanze (si applicano nel stupefacenti; caso di uso indivi- - la sospensione della patente di guida o il divieto di duale di stupefa- conseguirla; - la sospensione della licenza di porto d'armi o il centi quando la condotta è estra- divieto di conseguirlo; - la sospensione del passaporto e di ogni altro nea al reato di documento equipollente o divieto di conseguirli; spaccio) - la sospensione del permesso di soggiorno per motivi turistici o il divieto di conseguirlo per il cittadino extracomunitario.

Coercitive (soggetti condannati o sotto misura di prevenzione). Inflitte dal Giudice di Pace per la durata massima di due anni. Tra esse: - l'obbligo di presentarsi almeno 2 volte la settimana presso la Polizia di Stato; - l'obbligo di rientrare nella propria abitazione entro una determinata ora e di non uscirne prima dell'ora prefissata; - divieto di frequentare determinati locali pubblici; - divieto di allontanarsi dal comune di residenza; - obbligo di comparire a un comando di Polizia negli orari di entrata e usciti dagli istituti scolastici; - divieto di condurre qualsiasi veicolo a motore.


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ProfeSSioniSti

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STUDI FINITI: LAVORO DIPENDENTE O AUTONOMO? rubrica Arrivati al termine del percorso di studio, spesso interminabile e poco formativo, ci si trova di fronte ad una serie di scelte che andranno poi ad indirizzare il prosieguo della vita di ciascuno. La domanda: “E ora che faccio? E’ la prima che un ex studente si pone, appena uscito dal guscio in cui lo studio lo ha custodito. Provare ad ottenere una specializzazione tramite un master? E’ un’idea… Tentare di acquisire conoscenze di un grado più elevato rispetto a quello universitario, con un taglio pratico, sperando che ciò ripaghi nel momento in cui ci si affaccerà definitivamente al lavoro. Ma vista l’oggettiva difficoltà di trovare una stabile occupazione, rimandare l’ingresso nel mondo del lavoro fino, o spesso oltre, la soglia dei trent’anni potrebbe non essere la mossa più azzeccata. E così la ricerca di un lavoro diventa immediata e spesso finalizzata non già alla realizzazione pratica di quanto appreso in ambito didattico, ma semplicemente all'ingresso nel cosiddetto “mondo dei grandi”, spesso abbagliati dalla prospettiva dei primi soldi in tasca.

Un'altra ipotesi, sebbene all'apparenza più “rischiosa”, potrebbe essere avviare una propria attività ma a questo punto è necessario valutare bene i pro e i contro. Un lavoro come dipendente mette al riparo da un punto di vista economico, garantendo un’entrata mensile e fissa, nel rispetto però di quelli che sono gli obblighi e gli oneri contrattuali; un lavoro autonomo, al contrario, garantisce una maggiore libertà e flessibilità nella ge stione del tempo e delle modalità anche se, soprattutto nella fase iniziale, può richiedere un investimento importante di tempo e denaro. In quest'ultimo caso, occorre scegliere il tipo di impresa da avviare da cui dipendono poi i vari adempimenti da espletare che naturalmente cambiano a seconda del tipo di attività che si intende svolgere. Proprio con questo intento, quindi cominceremo da qui e per le prossime uscite un percorso finalizzato a sostenere chi voglia creare nuove imprese, mettersi in proprio e conoscere le soluzioni fiscalmente più favorevoli nel pieno rispetto delle normative vigenti. Rag. Andrea Ottaviani Tel: 06 88542092 Email: andrea_ottaviani@tiscali.it

L’AMMINISTRATORE RISPONDE... rubrica E’ possibile per un condomino staccarsi dal riscaldamento centralizzato? A meno che non sia espressamente vietato dal regolamento di condominio, o si verifichi un caso particolare, il condomino può rinunciare ad usufruire del servizio di riscaldamento centralizzato e staccare la propria diramazione. Questo, tuttavia, a condizione che il condomino stesso porti la certificazione di un tecnico abilitato, la quale garantisca che il distacco non arrecherà danno alcuno alla funzionalità del sistema centralizzato ( come ad esempio squilibrio termico, perdite di calore, ecc. ). Poichè l’impianto di riscaldamento centralizzato è una delle parti comuni del condominio (art. 1117 comma 3 del Codice Civile), ne consegue che il condomino in argomento, sarà comunque obbligato a partecipare alle spese di gestione e manutenzione dell’impianto, rimanendo egli comproprietario dello stesso. Quando è possibile richiedere la convocazione assembleare da parte dei condomini? Questo può accadere quando si verificano situazioni la cui gravità è tale da richiedere la convocazione di un’assemblea straordinaria: in tal caso è sufficiente che due condomini, che rappresentino almeno 1/6 del valore dell’edificio, facciano richiesta all’amministratore per la convocazione di un’assemblea straordinaria. Nel caso l’amministratore non provveda entro dieci giorni dalla richiesta, i condomini richiedenti potranno convocare l’assemblea facendo le veci dell’amministratore stesso. Paolo Migotto


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finanzia PuBBlica aGeVolata

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FINANZIAMENTI PER I GIOVANI (BANDO APERTO) Creazione e sviluppo di piccole e medie imprese (L.R. 29/96) La Legge regionale 29/96 ha come obiettivo favorire la creazione e il rafforzamento di impreseattraverso azioni di sostegno rivolte a giovani ed altre categorie di lavoratori svantaggiati. A chi è destinata? Società (anche cooperative) composte in maggioranza da: a) persone maggiorenni che al momento della presentazione della domanda non abbiano compiuto trentasei anni di età iscritti da almeno sei mesi ai centri per l'impiego; b) donne non dipendenti ne pensionate e non titolari di partita IVA; c) altre categorie di lavoratori svantaggiati. I settori di attività finanziabili sono: produzione di beni nell'artigianato e nell'industria, servizi alle imprese, al turismo, alla cultura. L’obiettivodella legge è favorire la creazione e il rafforzamento di imprese giovanili con azioni rivolte anche ad altre categorie di soggetti (lavoratori in mobilità, lavoratori in Cigs, iscritti alle liste di collocamento, donne, lavoratori svantaggiati e altre categorie deboli) che devono prestare la loro attività lavorativa nell'ambito dell'impresa, rappresentare la maggioranza delle quote del capitale sociale ed essere soci amministratori dell'impresa beneficiaria dei contributi. Beneficiari: società che hanno sede legale e operativa nel Lazio, costituite da non più di un anno alla data di presentazione della domanda. Sono ammesse società in nome collettivo, semplici, in accomandita semplice, in accomandita per azioni, per azioni, a responsabilità limitata, cooperative di produzione e di lavoro. Non sono ammesse le società con un unico socio. In particolare, la maggioranza dei soci deve impegnarsi a lavorare nell'impresa e appartenere a una o più delle seguenti categorie: - persone maggiorenni che al momento della presentazione delle domanda non abbiano compiuto 36 anni, iscritti da almeno sei mesi al Centro per l'impiego; - lavoratori iscritti nelle liste di mobilità o da queste decaduti per decorrenza dei termini; - lavoratori sospesi perché eccedenti nell'ambito dell'im-

presa con diritto al trattamento straordinario di integrazione salariale; - soggetti iscritti al Centro per l'impiego della Regione Lazio da più di 2 anni; - donne né pensionate, né dipendenti e non titolari di partita IVA; - lavoratori svantaggiati secondo quanto indicato all'art. 4 della L. 381/91; - altre categorie deboli sul mercato del lavoro, eventualmente individuate con delibera della Commissione Regionale per l'impiego; Settori di attività a. Produzione di beni nei settori dell'artigianato e dell'industria; b. Fornitura di servizi alle imprese; c.Fornitura di servizi alla produzione nei settori della cultura e dell'informazione, dell'ambiente, del turismo, della manutenzione di opere civili ed industriali. Alcune limitazioni sono previste nei settori: siderurgia, cantieristica navale; industria carboniera; trasporti; industria tessile; fibre sintetiche; industria automobilistica; industria alimentare e delle bevande; industria del tabacco. Sono esclusi i servizi alle persone Entità agevolazione Contributo in de minimis (fino ad un max di 200.000 euro) pari all'80% delle spese ammissibili; la tipologia di contributo può essere scelta, a richiesta dell'impresa, tra: • contributo in conto capitale • contributo in conto interessi sugli investimenti (il mutuo non potrà essere superiore al 50% dell'investimento ammesso e dovrà avere una durata non superiore a 5 anni) • Contributo in conto gestione a titolo "de minimis" (fino ad un max di 200.000 euro). Procedimento Presentazione della domanda a Sviluppo Lazio; istruttoria con facoltà di richiedere integrazioni. Erogazione effettuata in base allo stato di avanzamento dei lavori (Sal), dietro presentazione di fatture relative alle spese sostenute. Può essere erogata un'anticipazione 25% del conto capitale; il saldo per ciascuna annualità verrà erogato dopo l'esame del consuntivo dell'anno di riferimento. Per saperne di più www.sviluppo.lazio.it


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nel focus del mese di novembre, si parlerà di...

“laVoro” - L’Associazione “Amici di Totò...a prescindere! - Onlus” -

- Generazione 1000 euro - Mercato, dov’è lo Stato? -

- Finanza Pubblica agevolata: Autoimprenditorialità -

- Spaghetti system -

- Dossier sullo stalking -

- Le imprese ed il bisogno di Leadership -

- i 10 punti perché l’età adolescenziale non si trasformi in un naufragio

- Centri commerciali: isole felici? -

...e molto altro...

- Rilanciare i mesterie tradizionali: la Legge sull’apprendistato - Le soluzioni fiscalmente più convenienti per fare impresa - Green economy, storie di successo al femminile in tempi di crisi - Cittadino chiama…Municipio 18 e 19 dove siete? - Disoccupazione e disagio esistenziale -

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N.1 NEA POLIS ROMA_SCUOLA_OTTOBRE 2010  

NEA POLIS IL PRIMO MAGAZINE D'ITALIA DI QUALITA'. NEL PRIMO NUMERO IL FOCUS E' SCUOLA

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