Quaderno per i 60 anni del Premio Lerici Pea

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PREMIO DI POESIA LERICIPEA

60째 1954 - 2014


PREMIO LERICIPEA PUBBLICAZIONE REALIZZATA IN OCCASIONE DEL SESSANTESIMO ANNIVERSARIO DEL PREMIO LERICIPEA

Premio Lerici Pea Via Chiodo 81- 19100- La Spezia Sito: www.lericipea.com Presidente P.t. del 60°: Lucilla Del Santo Ass.ne Lerici Pea: Adriana Beverini Bausani, Mayda Cangini Bucchioni, Lucilla Del Santo, Piergino Scardigli, Pia Spagiari Benifei Segreteria e Relazioni Esterne: Alice Lorgna Piazza Caduti Per La Liberta’ 34 - 19124 - La Spezia Tel/Fax 0187/1997957 Mail: segreteria@lericipea.com Giuria Tecnica: s Massimo Bacigalupo s Giuseppe Benelli s Giuseppe Conte s Roberto Pazzi s Stefano Verdino s Valentino Zeichen Volume a cura di: Lucilla Del Santo con il contributo dell’ Ass.ne Lerici Pea Collaborazione alla stesura del volume: Alice Lorgna Grafica e Stampa: litoeuropa s.r.l.

RINGRAZIAMENTI: Si ringraziano per il sostegno: Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia Edison Spa Regione Liguria – Assessorato Politiche Immigrazione ed Emigrazione Regione Liguria – Assessorato Cultura Turismo e Spettacolo Comune della Spezia Istituzione per i Servizi Culturali del Comune della Spezia Comune di Lerici Carispezia – Gruppo Cariparma Crédit Agricole Autorità Portuale della Spezia Autorità Portuale di Genova Conad City Lerici Gruppo Spinelli Si ringraziano per la collaborazione: Amici del Lerici Pea Liceo Classico “L.Costa” CAMeC - Centro d’Arte Moderna e Contemporanea Museo Pecci Provincia della Spezia Prefettura della Spezia Istituto Italiano di Cultura di Zagabria


Il filosofo Martin Heidegger, si chiese quale fosse il senso della parola poetica in un mondo, quello della tarda modernità, che sembrava, e sembra ancora, darle poco valore, “un mondo colmo di rumore, stordito dalle luci delle immagini, inebriato dalla velocità”. Perché dunque la poesia? Qual è il suo posto nell’era di Internet, dell’informazione globale, della comunicazione massificata? Perché oggi si scrive e perché si legge poesia? È solo il retaggio di altri tempi o, forse, c’è da chiedersi, come fa Mario Luzi, se questo esercizio, probabilmente marginale, “sia in grado di cantare qualcosa di pari alla vita”?. Io credo che sia su questo terreno che la poesia da sempre si misura. Non è mai stata il centro del mondo e neppure un linguaggio di largo consumo e sicuramente non ha mai cambiato il corso della storia, ma ieri, come oggi, la poesia raccoglie, custodisce, testimonia i battiti del tempo umano, “la calda fuggitiva onda del cuore”, come scrive Reiner Maria Rilke nelle Elegie Duinesi. Non solo, per quanto mi riguarda, la poesia è una dolce cura “all’inferno dei viventi”, “l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme”. Il mio pensiero e il mio più sentito ringraziamento, in occasione di questo 60ntesimo del Premio Lerici Pea, è dunque rivolto alla Poesia tutta, anche a quella fuori dai libri, fuori dalla storia, intorno a noi; e a tutti coloro che hanno la fortuna, la predisposizione e il “coraggio” di essere poeti. L’Associazione Lerici Pea, da sessant’anni crede nell’importanza della Poesia: la poesia come il luogo della pluralità, della diversità, dell’uguaglianza fra le razze e fra la specie umana e quella animale; ma anche la Poesia come impegno umano, civile e politico. Nostro compito e il mio augurio, in occasione di questo importante traguardo, è di continuare a proteggerla, farla durare, dargli spazio. Lucilla Del Santo Presidente p.t. del Premio Lerici Pea

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Villa Marigola, sede del Premio Lerici Pea

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Il Premio Lerici Pea - 60 anni di impegno letterario Il Premio di Poesia LericiPea nacque sessant’anni fa dall’amicizia fra lo scrittore versiliese Enrico Pea e l’editore sarzanese Marco Carpena. Erano tempi difficili, l’Italia ancora recava le cicatrici della guerra, il miracolo economico ancora lontano, ma la poesia non era morta nel cuore degli uomini. Il Premio che Pea volle legare al nome di Lerici, dove spesso si recava, specie durante l’inverno, fu dedicato alla poesia inedita. Non tutti i poeti premiati dal 1954 al 1996, in cui il Premio si interruppe per un anno, prima di riprendere con una rinnovata proprietà, divennero poi famosi. Molti di essi sì. E’ il caso di Giorgio Caproni che vinse nel 1956 con la poesia “La piccola porta”, o di Maria Luisa Spaziani di cui fu premiata nel 1957 la poesia “Suite per A”. Nel 1958 Enrico Pea morì lasciando un grande vuoto che l’editore Marco Carpena e Alberta Andeoli, intellettuale milnaese amante della poesia, che da anni si era trasferita nela provincia spezzina, dapprima a Tellaro e poi a Trebiano, cercarono di colmare. Intanto la giuria si rinnovava e facevano veloci apparizioni Giorgio Caproni, Angelo Barile. Giuliano Gramigna Eugenio Montale, Rafael Alberti, Carlo Bo, Libero Bigiaretti, Carlo Betocchi, Salvatore Quasimodo. A vincere, di volta in volta, furono giovani poeti come Alberto Bevilacqua o vecchi e stimati poeti come Carlo Betocchi. Nel 1986, alla morte di Marco Carpena, il Premio LericiPea e la Casa Editrice furono portati avanti da Alberta Andreoli. Intanto in giuria erano entrati Giorgio Caproni, Roberto Pazzi, Maria Luisa Spaziani, Folco Portinari e Francesco De Nicola. I miei ricordi iniziano proprio da questi anni. Fu nel 1989 che inizai a collaborare con Alberta Andreoli e ricordo con piacere le riunioni della giuria all’Hotel Shelley, con l’intelligente ed ironico Folco Portinari, il giovane ma già affermato Roberto Pazzi, Maria Luisa Spaziani ormai famosissima e sempre raffinata nei suoi giudizi critici. Un anno, poi, forse il 1993, fece la sua veloce comparsa in giuria anche Furio Colombo.Tra i premiati di allora ricordo Silvio Ramat,(1989), Paolo Bertolani (1990), Dario Bellezza, (1991),Valentino Zeichen (1992), Fernando Bandini (1993) Alessandro Parronchi (1994), Maria Luisa Spaziani (premiata per la seconda volta), Paolo Ruffilli (1996) e Giovanni Giudici . Alberta Andreoli nel 1996 si ammalò e mi propose di rilevare il Premio, cosa che accettai insieme ad altri amici che volli coinvolgere in questo progetto. Fu così che nel 1997 ci trovammo ad andare dal notaio Orlando Nalli per l’acquisto del Premio LericiPea. Dopo un anno di silenzio “organizzativo”, il premio riprese nel 1998, con una nuova proprietà (Adriana Beverini Bausani, Maria Grazia Beverini Del Santo, Gianni Bolongaro, Mayda Cangini Bucchioni, Pier Gino Scardigli e Pia Spagiari Benifei) e una nuova giuria (Roberto Pazzi, Marco Ferrari, Annalisa Cima, Vanni Scheiwiller, Stefano Verdino.). Il poeta premiato nel 1998 fu Mario Luzi. Se ripenso ai 25 anni passati all’interno del Premio di Poesia Lerici Pea si affollano nella mia mente moltissime immagini, ma prima di tutto rivedo la tipografia Carpena a Sarzana dove entrai per la prima volta nel 1989 insieme ad Alberta Andreoli. Era lì infatti che ogni anno lei componeva il Libro del Lerici Pea dove venivano pubblicate le poesie vincitrici. Qualche tempo dopo, poi, fui invitata ad entrare anche nella sua bella casa di Trebiano, dove, ogni anno, arrivavano da tutta Italia migliaia di buste contenenti le poesie inedite che la signora Andreoli selezionava prima di passarne un certo numero alla giuria del Premio. Passano gli anni, il tempo scorre; come alla moviola rivedo i tanti poeti che, dal 1998, abbiamo avuto l’onore di premiare: Adonis, Bonnefoy, Ferlinghetti, Svenbro, Heaney, Enzensberger, Cheng, Kadaré, Sanguineti, Evtushenko. In particolare durante i miei cinque anni di presidenza del Premio LericiPea, ho potuto approfondire la conoscenza dell’ italiano Mario Luzi, dell’argentino Juan Gelman, della russa Bella Achmadùlina, della brasiliana Marcia Theophilo e del greco Titos Patrikios. Tranne il primo, forse troppo grande per essere in qualche modo definito, tutti gli altri potrei ascriverli alla categoria dei poeti “civili”; tutti con una forte passione che si rispecchia nella loro poesia. Ma oltre alla loro Poesia, sono particolarmente gli “sguardi”, gli occhi di questi poeti che non dimentincherò mai. Gli occhi chiari, opalescenti di Luzi, erano quelli di un Omero contemporaneo, guardavano “oltre”. Quelli verde grigio di Gelman, erano di una tristezza profonda quanto può esserlo il dolore di un padre al quale è stato ucciso il figlio e rapita, appena nata, la nipote; quelli di Bella Achmadùlina, pur bellissimi, erano però spenti, privi ormai di quella luce che aveva illuminato negli anni cinquanta la via e la vita di tanti giovani ribelli al potere comunista. Gli occhi di Titos Patrikios, buoni e malinconici erano quelli di un Ulisse moderno, esule in nome di quella democrazia che la Grecia ha regalato al mondo occidentale. E, infine, gli occhi di Marcia Theophilo, brillanti di determinazione; si capiva che stava conducendo una sua personale e forse utopistica battaglia per la sopravvivenza della Foresta Amazzonica, e quindi di tutto il pianeta. Questi e tutti gli altri poeti che ho avuto il privilegio di incontrare negli anni del Premio Lerici Pea, hanno contribuito ad accrescere la mia consapevolezza di essere umano. Adriana Beverini Bausani 3


Albo d’Onore del Premio Lerici Pea dal 1954 al 1996 1954 1955 1956 1957 1958 1959 1960 1961 1962 1963 1964 1965 1966 1967 1968 1969 1970 1971 1972 1973 1974 1975 1976 1977

Giovanni Titta Rosa Giorgio Caproni Biagia Marniti Maria Luisa Spaziani Elio E. Acrocca Renato Giorda Antonio Seccareccia Amelia Siliotti Ugo Reale Massimo Grillandi Corrado Govoni Alberto Bevilacqua Elena Clementelli Rudi Pallabazzer Carlo Betocchi Libero De Libero Giorgio Sambonet Vittorio Bodini Raffaele Crovi Edoardo Lazzara Margherita Giudacci Franco La Guidare Ferruccio Cattani Mariolina Eccher Zanella Ettore Serra Gabriella Chioma

1978 1979 1980 1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997

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Renato Barberi Gigliola Pisani Maffioli Silvano Masacci Walter BontĂ Rita Anzaldi Alberico Sala Marisa Terzi Leila Corbetta Roberto Pazzi Franca Gambino Pietro Cimatti Silvio Ramat Paolo Bertolani Francesco Brusco Dario Bellezza Valentino Zeichen Fernando Bandini Alessandro Parronchi Maria Luisa Spaziani Paolo Ruffilli Premio alla Carriera a Giovanni Giudici non assegnato


Il premio continua... Molte sono state le ragioni che hanno convinto sei amici, tutti, pur nella diversità di ruoli, funzioni e propensioni, impegnati nella valorizzazione delle risorse culturali reali e virtuali del territorio spezzino, ad intraprendere l’avventura di dare vita nell’estate del 1997 all’Associazione Lerici Pea, (Adriana Beverini Bausani, Gianni Bolongaro, Mayda Cangini Bucchioni, Maria Grazia Beverini Del Santo, Pier Gino Scardigli, Pia Spagiari Benifei) La prima e più impellente motivazione è stata la volontà di evitare che finisse nel nulla il Premio Lerici Pea, nato più di 40 anni prima e al quale stava dicendo addio Alberta Andreoli la persona che più di tutti lo aveva fatto diventare una realtà di grande prestigio, ma non meno forte è stato il desiderio che nel nostro territorio non venisse dispersa una grande occasione di crescita culturale, di incontro, di confronto, di internazionalità che volevamo sostenere e accrescere nel nome della poesia. Ma forse la motivazione più profonda è stata la volontà di fornire un contenitore affinché tutti, giovani, giovanissimi, poeti noti e meno noti, personalità internazionali, attraverso il linguaggio poetico, potessero divenire portatori di quel tantum universalis che appartiene a tutti gli uomini. Eravamo certi che la poesia fosse proprio quel “luogo dove non essere più soli” all’interno dell’eterna spinta tra ciò che un testo poetico è e ciò che può comunicare. Nel solco della tradizione abbiamo mantenuto il rapporto con la prima e più profonda vocazione del Premio: dare voce alle centinaia di inediti inviati ogni anno alla nostra giuria, centinaia di amici del Premio che vogliono comunicare qualche cosa di misterioso, di profondamente personale o di famigliare, e ai quali tutti continueremo se possibile a dare spazio e attenzione. Lo spirito del Premio fatto di rigore e ricerca ci ha convinto, dopo l’attribuzione del Premio Lerici Pea a Giovanni Giudici nel ’96, la successiva sospensione del Premio nell’anno 1997, ad istituire il “Premio alla Carriera” dedicato alle più alte voci della poesia italiana e straniera, creando uno spazio di dialogo tra poeti profondamente diversi per provenienza e formazione culturale con l’intento di passare dal confronto alla comprensione per chiarire a tutti noi il nostro più intimo sentire nella sfida tra “dicibile e assenza”. Il convegno “Voci dal Mediterraneo nel Golfo dei Poeti” del 2001 ebbe questo intento che verrà rinnovato nell’ incontro a tre che si svolge a Villa Marigola in questo sessantesimo anno di attività, con la volontà di sostenere una convincente necessità: in questo tempo di miseria e di violenze, di catastrofi naturali ed ecologiche e nel quale parlare di bellezza potrebbe sembrare uno scandalo, come scriveva François Cheng cui venne conferito il Premio alla Carriera nel 2009, l’estetica non può arrivare al fondo di se stessa se non lasciandosi possedere dall’etica. Il Premio Nobel Seamus Heaney ospite nell’edizione 2005, scrisse “sia dato credito alla poesia”, ci affidiamo a questo convincimento perché possa essere una autentica guida verso la conoscenza e la comprensione, verso dunque una auspicabile società della cultura. Le parole che negli anni ci hanno lasciato Luzi, Bertolucci, Adonis, Bonnefoy, Enzensberger, Gelman, Sanguineti, Heaney, Ferlinghetti, Achmadùlina, Cheng, Svenbro, Kadarè, Theophilo, Evtushenko, Patrikios nei libricini che hanno siglato ogni singolo incontro sono un piccolo ma non irrilevante tassello di questo grande mosaico. Il Premio comprende una terza sezione nata nel 2001 dedicata alla poesia edita ed attribuita in quell’anno ad Eugenio De Signoribus la cui poesia trova la sua ragione più forte in una coscienza esistenziale e civile tra le più sofferte e vibranti del nostro secolo, l’anno successivo viene assegnata al nostro poeta di casa Paolo Bertolani, uno dei più significativi poeti dialettali italiani dal linguaggio universale capace di emozionare i lettori per la espressa consapevolezza della fragile avventura dell’esistenza, che aveva già ricevuto il Premio Lerici Pea nel ’90. Seguono molti altri tra i più significativi poeti italiani contemporanei, Maurizio Cucchi, Sebastiano Grasso, successivamente divenuto per alcune edizioni un nostro attivissimo giurato, Patrizia Cavalli, Franco Marcoaldi, Claudio Damiani. Nel 2010 la sezione si è andata arricchendo con la formula della votazione tra i tre finalisti affidata ad una amplia giuria popolare formata da 130 membri, che si riunisce ogni estate nella Piazza del Teatro Civico dove nel 1933 Marinetti rivolse la sfida a tutti i poeti d’Italia. Ne fanno parte persone vicine al mondo della cultura e della poesia spezzini e non e composta da molti soci dell’Associazione Amici del Lerici Pea nata da alcuni anni con la finalità di sostenere il Premio Lerici Pea con incontri e letture dedicate alla poesia. Tre i finalisti di quell’ anno: Sergio Zavoli, Franco Buffoni, Paola Mastrocola, la suggestiva sintesi dei fotogrammi delineati con disincanto ed eleganza di Zavoli sedussero un pubblico attento ed affascinato. Negli anni successivi il Premio è assegnato a Mannaccio, Zucchi e a Donatella Bisutti. Nel 2013 un grande ritorno di Roberto Pazzi che aveva già ricevuto il Premio Lerici Pea nel 1986 e vincitore dell’ anno, nel 2014 conquista il Premio Valerio Magrelli già premiato nel 2010 per l’Inedito. Ogni anno l’incontro vis a vis con le personalità maggiormente rappresentative della poesia italiana contemporanea è una gran

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bella occasione che sollecita sottaciute ed eterne domande e il rapporto personale con gli autori e i loro testi. Da molti anni il Premio Lerici Pea è affiancato dal Premio Poeti e Artisti Liguri nel Mondo sostenuto dalla Regione Liguria e che negli anni ci ha consentito di conoscere e far conoscere per i loro meriti culturali ed artistici cittadini liguri emigrati in ogni parte del mondo, nell’edizione 2013 questa sezione ci ha regalato in luglio a La Spezia un momento particolarmente intenso con la premiazione di una delle più famose artiste contemporanee,Vanessa Beecroft. Nel 2010 è stata introdotta una nuova sezione intitolata alla memoria di Lucia Roncareggi, della quale appena ventenne fu pubblicata una placchette a cura dell’Associazione Lerici Pea. Il premio è rivolto ai poeti di età compresa tra i 18 e i 25 anni ed è l’occasione per una esplorazione a largo raggio all’interno di quanto di nuovo e creativo propongono i nostri giovani poeti. A seguito della collaborazione avviata nel 2008 con l’Istituto di Cultura Italiana di Mosca l’attività dell’ Associazione si è arricchita con il Premio di Poesia Lerici Pea Mosca realizzato per alcuni anni. Nel 2004, anno in cui Genova è stata designata Capitale Europea della Cultura l’Associazione Lerici Pea ha realizzato a Palazzo Ducale in collaborazione con la Regione Liguria una mostra dedicata al rapporto tra poeti e pittori nel Golfo dei Poeti e nella riviera spezzina, accompagnata da numerose presentazioni e letture, che hanno contribuito a far conoscere ad un ancor più vasto pubblico l’intreccio e la complementarietà tra poesia ed arti visive ispirate dalla singolare bellezza del paesaggio dei luoghi. In tutti questi anni e in ogni nuovo anno ogni occasione d’incontro ha portato con sé l’attesa di un miracolo: trasformare il vissuto di un poeta in un messaggio per tutti, in una chiave per accedere al codice segreto del cuore di ognuno di noi per far comprendere, sedurre, consolare o anche testimoniare. L’attenzione dei media e di un vasto pubblica ha reso negli anni il dovuto merito alle istituzioni pubbliche e private che ci hanno sostenuto e continuano a credere in questo Premio a cui siamo profondamente grati. E ancora, un ringraziamento caloroso va ai nostri cari compagni di viaggio, amici giurati che hanno reso possibile con la loro professionalità e sensibilità il lavoro di tanti anni, gli attuali e quelli che per vari motivi ci hanno lasciato: Massimo Bacigalupo, Paolo Bertolani, Giuseppe Benelli, Annalisa Cima, Giuseppe Conte, Marco Ferrari, Marina Giaveri, Sebastiano Grasso, Stefano Verdino,Valentino Zeichen. Mentre ci accingiamo a festeggiare la sessantesima edizione del Lerici Pea non può non coglierci una forte emozione nel ricordo di tutti i momenti che ci hanno tenuti uniti nella gioia, nella speranza e nel profondo dolore che ci ha segnato più volte: nel 2001 con la perdita di Alberta Andreoli di cui tutti abbiamo apprezzato la presenza pacata e forte dall’umanità inquieta e schiva, con la scomparsa di Lucia Roncareggi, una giovane poetessa al cui ricordo abbiamo dedicato la Sezione Giovani Poeti nel 2006, con l’improvvisa e immatura perdita di Paola Malavasi, una poetessa giovane e già matura che aveva mostrato a noi il proprio universo lirico colto e teso ad esprimere la drammaticità dell’esistenza, a cui assegnammo nel 2002 il Premio Edito. Particolarmente triste è stata la perdita di due grandi amici del Premio Paolo Bertolani e Giovanni Giudici a cui penso con grande affetto e grande malinconia, ricordando i giorni belli, la loro amicizia, la nostra amicizia, l’umanità di Paolo anche nella malattia, l’intelligenza fulminante di Giudici nel giorno del suo ottantesimo compleanno che festeggiammo con i ragazzi del Liceo Lorenzo Costa. Nel 2013 ci ha colto all’ improvviso la dolorosa notizia della scomparsa del vincitore della cinquantunesima edizione Seamus Heaney che a Lerici nel 2005 diede prova di grande, generosa e poetica umanità, lasciando un ricordo indelebile. Non ce ne vogliano gli amici che ho ricordato e gli altri incontrati per brevi ma intensi momenti in qualche bella sera d’ estate nella cornice di Villa Marigola, tra loro Giuseppe Bertolucci ed Enzo Siciliano venuti a presentare e festeggiare Attilio Bertolucci già gravemente malato, ma è la perdita di Maria Grazia Beverini Del Santo nell’ agosto del 2012, membro fondatore del Premio, amica insostituibile, ad aver creato in tutti noi un profondo smarrimento che abbiamo superato, ma non del tutto, con grande difficoltà e che rende attualissima l’espressione “assenza più acuta presenza”. Di lei restano quelle verità in cui aveva profondamente creduto, le radici del pensiero e della cultura europea che per Grazia e anche per molti di noi guardavano all’ antica Grecia, ai suoi poeti e filosofi. A noi e al Premio Lerici Pea resta una eredità inalienabile che Ezra Pound ha così mirabilmente circoscritto: ”quello che veramente ami ti resta, niente altro conta, quello che ami è la tua vera eredità”. Negli anni si è creata un’estesissima famiglia legata a questo Premio che ci sollecita ad andare avanti nel segno del rinnovamento e della tradizione e così faremo per qualche tempo ancora. Pia Spagiari Benifei

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La ProprietĂ del premio dal 1998 al 2014

Pia Spagiari Benifei con Ives Bonnefoy

Adriana Beverini Bausani

con Juan Jelman e Matteo Melley

Maria Grazia Beverini Del Santo con Mario Luzi

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Mayda Cangini Bucchioni con Magnus Enzensberger

Lucilla Del Santo

con Franรงois Cheng e Michele Baraldi

Pier Gino Scardigli con Donatella Bisutti

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I premiati dal 1998 al 2014 1998 Presidente Adriana Beverini Bausani PREMIO ALLA CARRIERA Premio Lerici Pea alla Carriera a Mario Luzi Se musica è la donna amata Ma tu continua e perditi mia vita, per le rosse città dei cani afosi convessi sopra i fiumi arsi dal vento Le danzatrici scuotono l’Oriente appassionato, effondono i metalli del sole le veementi baiadere. Un passero profondo si dispiuma sul golfo ov’io sognai la Georgia; dal mare (una viola trafelata nella memoria bianca di vestigia) un vento desolato s’appoggiava ai tuoi vetri con una piuma grigia e se volevi accoglierlo una bruna solitudine offesa la tua mano premeva nei suoi limbi odorosi d’inattuale rose di lontano. La notte lava la mente La notte lava la mente. Poco dopo si è qui come sai bene, file d’anime lungo la cornice, chi pronto al balzo, chi quasi in catene. Qualcuno sulla pagina del mare traccia un segno di vita, figge un punto. Raramente qualche gabbiano appare.

MOTIVAZIONE

Per quanto la poesia di Luzi sia nata in una precisa cultura (la grande stagione simbolista riassunta nell’ermetismo degli anni trenta), essa ha da subito mostrato una personale individualità evidente soprattutto nel rifiuto di un rapporto di carattere ideologico con la realtà. Invece di giudicare essa ha preferito ascoltare il mondo nei suoi diversi linguaggi.Tra questi una grande centralità ha avuto la natura, i cui codici sempre di più sono al centro della ricerca del poeta in poesie dove l’osservazione dei diversi fenomeni naturali si intreccia con un serrato rimuginamento del presente in versi quanto mai agili e mobili nella loro vorticosa dinamica. Diversamente da altre vie novecentesche, Luzi non ha mai amato la contaminazione o l’ibrido ed è stato fedele sempre ad una visione classica della poesia e del poetico. Non ha giocato di dissacrazione, di falsetto o d’ironia, glielo impediva quell’immemorabile patto tra parola e verbo, con una conseguente vocazione al sublime: «Vola alta parola», è infatti un suo citatissimo incipit. Ma per evitare ogni autoreferenzialità o bolsa astrattezza a tale pratica, egli ha sempre coniugato i suoi vertiginosi voli tanto ad una mobile e cangiante materia linguistica, quanto a un concreto sentire della «fisica perfetta», del bios. Un sublime, quindi, incavato nell’’ecce’ dell’epifania e nel mirabile equilibrio del suo irripetibile quanto fragile statuto: l’abbondante pronominalismo evidenzia la molteplicità di questo trascolorare; la folta selva delle interrogazioni chiarisce la misura di soglia del testo, la sua remissione al suo dopo od oltre, al silenzio, che in Luzi vuol dire sempre fermento e non abolizione. 9


Mario Luzi per il Lerici Pea Il primo moto creativo che designa, credo, il poeta è anche quello che più lo eccita ed entusiasma: voglio dire la nominazione, la possibilità che egli scopre in sé di chiedere al linguaggio la appropriazione nominale delle cose e degli eventi. Si tratta di scoprire e di etimologicamente inventare il rapporto tra la parole e la cosa; il quale rapporto non cessa di essere misterioso per quante elucidazioni posse avere ricevuto dalla scienza del linguaggio e da altro. La facoltà di dare identità e vita mediante il nome alle cose e ai fatti è la prima e rimane anche l’ultima felicità del poeta il quale senza felicità e con molto agonismo ha spesso da competere con le forze disgregative e denegative che operano nella mente e dunque anche nella lingua. Ma ecco – e questo spiega quel mito di divinità sostitutiva che il Romanticismo ha coltivato intorno al poeta – quella facoltà egli vorrebbe esercitarla su tutto l’esistente. La frontiera della conoscenza e i limiti dell’esperienza gli sembrano ingiunzioni crudeli: in effetti c’è una specie di intollerabile contraddizione tra la dicibilità del mondo esaltata appunto dalla poesia e il suo insuperabile confine oggettivo e soggettivo. Così egli inevitabilmente si conforma su quella illusione di libertà e di onnipotenza e sulla simultanea consapevolezza che impende su di lui il divieto dell’ineffabile. Tra quella totalità negata e la parte concessa, tra l’illimitato e il circoscritto a cui si riduce la giurisdizione effettiva del linguaggio umano, il poeta non si rassegna al quia, vale a dire alla riconosciuta minorità e al limitato numerico – da cui troppo mondo rimane escluso – tende a insufflare il suo desiderio di totalità anche nel particolare. L’intensità di linguaggio che distingue la poesia nasce da questa tensione e da qui ha origine quella che i Simbolisti riconobbero come virtualità simbolica del linguaggio e che la poesia esalta in sommo grado. Se questo è vero, è vero sempre e in ogni caso e circostanza inerenti alla parola poetica e al suo individuale e provvisorio portatore. Anche il poeta infatti non può entrare nel dominio della sua propria scrittura, come oggetto di narrazione o di autointerpretazione se non simbolicamente, proprio come simbolo: ed è questo, credo, la causa dell’imbarazzo che ho sempre provato nel rispondere a certe richieste che pretenderebbero oggettiva esattezza biografica e cronologica. Santo cielo, la mia identità mi risulta così riluttante a essere catturata nei suoi dati che mi si dichiara anch’essa, com’è, essenzialmente simbolica. La sua parte irriducibile, le sue scorie refrattarie all’alchimia metaforica della memoria e dell’invenzione mi si cancella e perfino mi pare dubbia. Così un critico assai noto, che sulla scorta di un precedente francese, ha avuto 1’idea di chiedere agli autori il loro autoprofilo per farne un volume mi ha messo in una doppia difficoltà: la prima di accettare quell’impietoso esercizio che è la propria autogiustificazione o rivendicazione – tale, temo, finisce per essere il tenore di simile discorso. La seconda è l’impossibilità reale di vedersi equamente in tutti i propri aspetti e di immobilizzarsi in una prospettiva quando siamo vivi e dunque tutto di noi è mobile e immerso nella generale metamorfosi. Una volta che dovetti presentarmi per forza a lettori stranieri fondai il mio sintetico autoritratto proprio su quell’assenza di uno specchio fisso dalla luce costante e sulla predominanza del movimento e del mutamento… Come posso dunque uscire da questa impasse: arrestare il movimento che è nella memoria non meno che nella coscienza per descriverlo? Di fatto io ho assunto questa impossibilità già nel mio originario poetare. Infatti se un criterio discriminante di natura e di cultura io posso retrospettivamente fissare tra me e la tradizione recente che avevo trovato ancora solida ai miei esordi è il rifiuto, naturale e culturale appunto, al pregiudizio sul mondo, al giudizio formato e formulato a priori sulla base di una filosofia dello scacco, del disinganno; talora di una filosofia dichiaratamente negativa quale è quella che il deflusso romantico si portava con sé fino dalla metà del secolo scorso. A partire dai miei primi versi ho invitato all’esperienza, le ho attribuito valore, quando sembrava ai maestri superflua perché la partita era perduta in anticipo o perché la teoresi formale aveva già risolto ogni questione. Non chiudersi, non negarsi: non ripiegarsi sul proprio io per un’abitudine contratta ab antiquo a causa di una sconfitta atavica e scontata ma se mai per necessità del contraccolpo, per una condanna della prova. L’esperienza voleva dire l’eventualità del mondo. Questa iniziale apertura fu duramente contrastata dalla realtà storica, dalla realtà irreale e impervia degli anni della mia giovinezza, divenuta poi sinistra e occulta nei suoi emblemi trionfanti specialmente all’epoca del nazismo. Ma con questo ho già forse descritto la ragione interna e la oggettiva cornice della mia prima poesia da La barca ad Avvento notturno a Un brindisi, che attraversa, prendendone atto, la catastrofe di quella agonia.

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Bene, proprio questa transizione dall’apriorismo all’esperienza segnerà poi il divario tra le generazioni e potremmo dire tra le due parti del secolo. Tra l’ideazione monocentrica astrattiva e la molteplicità dei dati e dalle ipotesi fornite dal vissuto e dal vivente: tra lo scrivere e il legiferare (sia pure storicamente depotenziato) sul mondo, e lo scrivere, alla ricerca di una legge possibile, del mondo. L’evento prende il posto dell’idea ovvero ne trasforma il ruolo. L’idea del mondo intesa come sintesi aprioristica del suo valore, naturalmente al negativo, dominava ancora la prima grande stagione del Novecento. Proprio a partire dalla nostra generazione l’esperienza cominciò ad occupare più spazio e poi via via ad installarsi nel centro del poema, a dettarne le regole e le cadenze. L’idea del mondo era sostituita dall’interrogazione del mondo; l’identità del poeta non era data ma cercata nel paragone con gli eventi dell’esistenza e della storia. Ciò non significa che dentro questa diversa attitudine non ci fosse un’idea. Ma non era un’idea immobile, era un’idea in corso di continua verifica. Essa coincideva con il suo manifestarsi, il suo manifestarsi era anche la sua essenza. L’evento era dunque tutto insieme il linguaggio e la realtà del mondo. Rimaneva aperta all’infinito la via dell’interpretazione e della decifrazione. Quando si tratta di trovare a posteriori un senso alla mia propria vicenda, in tanto smarrimento quanto sempre ne produce la riduzione astratta di ciò che fu capillare, ramificato, spesso impercettibile, a un principio, ecco, è proprio quella idea implicita ed esplicita a guidarmi. Se tengo presente questo fondamento tutta la vicenda si riassesta e diviene comprensibile. Mediante quel riferimento capisco il raggricciarsi della mia prima liberale fiducia negli anni quaranta e la riconquista più conscia della “naturalezza” da una sorte umana e da una lingua condivise negli anni cinquanta; e poi la discesa nel molteplice e nel contraddittorio del presente, in atto, della realtà in corso di definizione; nel magma insomma in cui, abbandonata la presunzione della autorità soggettiva, il poeta viene a trovarsi coinvolto. Da dentro il mondo dunque, da dentro la malattia del mondo – così ho scritto i miei libri più maturi, nella fase più angosciosa della nostra storia e condizione umana, nel vacillamento di ogni certezza istituita e nell’ansia di nuove aperture da trovare alle ragioni della vita. Se noi teniamo presente le esigenze di verità e le richieste della coscienza che non lasciano mai il cristiano – e io per formazione e costituzione lo sono – si capisce bene come il dramma dovesse essere di casa nel mio atelier; sarebbe stato curioso non avesse preso forma, non avesse cioè assunto una conveniente morfologia. Così nasce il mio teatro, dall’interno della mia lirica: così come la mia ultima lirica nasce anche dal tempo bruciato del teatro. Non traggo conclusioni; il discorso rimarrà, spero, aperto fino alla fine. Neppure il mio prossimo libro ne potrà trarre: perché non sta a noi di trarne; il discorso che noi intratteniamo non è nostro, ci sovrasta, ci trascende forse. E noi lo sappiamo. Mario Luzi

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PREMIO INEDITO Premio Lerici Pea Poesia Inedita a Giacomo Leronni

E tu fratello dove sei fra quale turbinio di ferriere su quali strade ad inseguire buonsenso, la mente appena morbida che cerca il figlio cucciolo liberato dalla scuola dove sei e quale gesto ripeti senza il sollievo delle soste fra soverchianti ricordi e trattenute lacrime, prima di sigillare la giornata con la sfiancante frana della sera e il sonno? .....

MOTIVAZIONE

La lirica di Giacomo Leronni, tentata da uno stile alto, affida alla felice discorsività di una duplice domanda all’amico, la sua convinta fedeltà alla sacralità della vita, scandita negli umili gesti quotidiani dall’amore coniugale, dalla paternità, dalla consegna alla dura necessità del lavoro. Ne nasce nel sofferto contrasto fra l’assoluto del sogno giovanile e la resa alla maturità, una visione del mondo in cui si pacificano con grazia destino e libertà.

PREMIO POETI E ARTISTI LIGURI NEL MONDO MOTIVAZIONE Premio Lerici Pea Poeti e Artisti Liguri nel mondo Olivieri pare trascinarsi nella lontananza non tanto l’ansia di a Riccardo Olivieri disperdersi, quanto la paura del non ritrovarsi. Spogliato di luoghi,

paesaggi, situazioni, affetti e età, privo di geografie e metafisiche abituali. Ma la parola dell’autore è alta,diretta e emblematica,cinematografica. Parola costruita con l’architettura dell’anima, in uno scandaglio che pochi mari, anche esistenziali, possono offrire.

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1999 Presidente Pier Gino Scardigli PREMIO ALLA CARRIERA

Premio Lerici Pea alla Carriera a Attilio Bertolucci

Per un bel giorno Un cielo così puro un vento così leggero che non so più dove sono dove ero. O gaggia nuda, bruna violetta che nel calore fugace appassisci….. Giorno che te ne vai e non sai nulla di me e della violetta che tanto amo e del ramo nudo della gaggia, giorno, non andar via.

Convalescente Ancora vita il tuo dolce rumore dopo giorni bui e muti riprende. Porta il vento di maggio l’odore del fieno, il cielo immobile splende. Gli occhi stanchi colpisce di lontano il rosso papavero in mezzo al tenero grano.

MOTIVAZIONE

Per aver percorso il Novecento poetico con una voce inconfondibile, capace di coniugare il senso virgiliano della campagna e delle stagioni con il senso della modernità e della nevrosi. Cantore antieroico del paesaggio e dell’intimità familiare, Bertolucci ha accolto la lezione della poesia anglosassone, da Wordsworth a Auden, restando fedele alla sua vocazione e alla sua terra, alla pietà naturale delle cose, con l’anima d’unVirgilio moderno che riscrive le sue Georgiche non dimenticando il ritmo franto del jazz.

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PREMIO POESIA EDITA Premio Lerici Pea Poesia Edita a Vico Faggi Pater Tu stai camminando con i miei passi, ti chini con le mie spalle, muovi le mani e il capo, si prolunga nella mia la tua vita, la tua vita autunnale. scopro in me la presenza di mio padre, in me rivive l’impronta della sua figura, quel modo di girarsi, di gestire, delicate minute le ossa del cranio. E’ segno indubitabile: s’annuncia La stagione dolente, figlio padre, Fatti cuore, il commiato È vicino, non essere impaziente.

MOTIVAZIONE

Fedele alla sua storia,Vico Faggi ama cogliere l’intersezione tra il nulla in azione e le luci di vissuto che invece gli resistono. E’ una battaglia cui Vico ha saputo dare un particolare accento ed anche una particolare forma, con quell’esile eppur tenace trama di parole e di ritmi che si congiungono sulla pagina bianca, in un contrappunto di voce e silenzio, non drammatico e straziato come in Caproni, ma di fine elegia, nel salvataggio ed affido di quelle misurate sillabe.

PREMIO POESIA INEDITA GIOVANI Premio Poesia Lerici Pea Inedita Giovani a Paola Meroni E’ stato facile imprimerti il profilo Sul libro smemorato della vita: avevo un’anima educata alla tua assenza, silenzi veri più dei rumori del nulla; e un sogno. Sono morta di vita, incontrandoti, dannata in eterno in questo cielo che rincorre le stelle e le divora. Ora so perché la notte scoppia di luna; bruciami incensi d’anima e corpo, ch’io possa amarti, amarti oltre ogni saggezza del cuore.

MOTIVAZIONE

L’intensità dell’ ispirazione e la forte consapevolezza stilistica consentono a Paola Meroni di padroneggiare le metafore e di passare da una dimensione personale biografica ad un più ampia con venature cosmiche.

PREMIO POETI E ARTISTI LIGURI NEL MONDO MOTIVAZIONE Premio Lerici Pea Poeti e Artisti Liguri nel mondo Marina Marcelli risiede dal 1966 negli Stati Uniti a Brooklyn ove a Marisa Marcelli insegna lingua e letteratura italiana nel liceo di Manhattan. Fedele

ad una poesia attenta a cogliere insensatezze e contraddizioni del mondo sa raggiungere, sul filo della memoria, alte vette di liricità.

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2000 Presidente Maria Grazia Beverini Del Santo PREMIO ALLA CARRIERA

Premio Lerici Pea alla Carriera ad Adonis Oriente ed Occidente Una cosa si era distesa nel cunicolo della storia una cosa adorna, esplosiva che trasportava il proprio figlio di nafta avvelenato al quale il mercante avvelenato intona una canzone Esisteva un Oriente simile a un bimbo che implora, chiede aiuto e l’Occidente era il suo infallibile signore. Questa mappa è mutata l’universo è un fuoco L’oriente e l’Occidente sono una tomba sola raccolta dalle sue ceneri. E’ morto un Dio E’ morto un dio che era sceso da lassù dal cranio del cielo. Forse nel panico e nella rovina nella disperazione dei luoghi impervi s’innalzerà dal mio profondo il dio. Forse, poiché la terra è per me un giaciglio e unanimemente sposa e il mondo è un inchino.

MOTIVAZIONE

Il Premio Lerici pea viene attribuito ad Adonis per l’insieme della sua Opera Poetica, dove si incontrano, in maniera esemplare, la tradizione antica e ricchissima del mondo arabo - con il suo slancio mistico e con la sua consapevolezza dell’intrinseco valore sacro della parola - e la più alta letteratura europea, di autori come Holderling, Baudelaire, Rilke, con il loro lirismo intriso di senso del mistero e di desiderio di conoscenza. Unanimemente riconosciuto come la voce più alta della letteratura araba contemporanea, Adonis rappresenta dunque uno straordinario ponte spirituale gettato tra Oriente e Occidente.

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PREMIO POESIA INEDITA Premio Lerici Pea Poesia Inedita ad Adriano Sansa C’è una dolcezza improvvisa di sole sulla falda del tetto, senza uguale dopo trent’anni qui nella mia casa. giorni di gelo sereno a gennaio che tramonta nel rosa, s’avvicina il rumore di un’auto e poi declina mai più lostesso, nei secoli, mai. PREMIO POETI E ARTISTI LIGURI NEL MONDO Premio Lerici Pea Poeti e Artisti Liguri nel Mondo a Piero Soave

MOTIVAZIONE

La complessa ed abile articolazione sintattica e il linguaggio nitido, sono ingredienti essenziali di una poesia che coniuga una sobria disciplina classica e un confidente invito ad una intimità ed interiorità emotiva, di margine autobiografico, con affondi meditativi, quanto mai acuti ed autentici.

MOTIVAZIONE

L’incedere della Poesia di Piero Soave è insistente e non consente soste, segno di un’ispirazione immdiata, magari la pausa di un attimo fra una telefonata e l’altra. Una sottile vena di ironia fiorisce nelle prospettive montaliane delle sue visioni poetiche così in contrasto con quelle del “plat pays ” quale si trova a vivere. La distanza tra paesaggio originario e paesaggio d’azione fa così emergere una poetica spumeggiante tracciata con una naturale disinvoltura di penna (o di computer).

Fra i suoi propositi iniziali, l’ associazione annoverava già nel 1998, l’intenzione di pubblicare e premiare, qualora si trovasse il componimento corrispondente, una poesia in sintonia con i valori universali della “Pietas”, universali in quanto riferibili ad ogni essere vivente, semplicemente in quanto tale. Nell’anno 2000 la Poesia “Solo Come Un Cane” di Massimiliano Lenzi, corrispose all’aspettativa, realizzando una felice possibilità di lettura, oggettiva e al tempo stesso metaforica. La domamda sul significato dell’esistenza, in Lenzi, trascende infatti il lessico dell’uomo e diviene paradigma dell’esistere, in sé per sé.

Premio Lerici Pea del Presidente “Pietas” a Massimiliano Lenzi SOLO COME UN CANE Oggi come ieri pochi colori rubati al sole nel giardino vuoto: una prigione che non lascia niente al caso. Cane, 4 lettere. E intorno una vita illanguidita nel prato dove sfioriscono le rose. Al collo una catena di ferro senza nome e lontano una chimera.

Corri, corri e il corpo si ferma; non c’è tregua per chi vive senza libertà ed insegue il suo respiro. Nel giardino-prigione impallidito dalla luna, solo come un cane. Solo poche voci divertite, tra milioni di petali. Oggi come ieri sfioriscono le rose.

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Riconoscimento Speciale Lerici Pea a Carmelo Bene

Carmelo Bene con Gianni Bolongaro

Il giorno 6 giugno 2000, a Milano nell’ambito della manifestazione “Milanesiana”, l’Associazione Lerici Pea ha assegnato uno speciale Riconoscimento all’unicità della ricerca poetica di Carmelo Bene e al suo Poema “l mal dé fiori”, con la seguente motivazione:

Aprendo l’opera di Carmelo Bene e cercando di leggere ciò che cela, non troveremo invece, laVerità né l’indicazione di un processo dall’apparenza verso l’Essere bensì quello che da un’apparenza rinvia ad un’altra, in un moto incessante e continuo verso ciò che Non è, Non è stato, Non sarà. La parola, scavata dall’interno, viene liberata non solo per esprimere significati ma più per rivolgersi alla sua intima essenza: parola “trasgressiva”, che vuole risalire verso la sorgente, in un gioco continuo, in cui lingua e parola si compenetrano. Carmelo Bene realizza nella sua opera quello che Michel Foucault scriveva nel 1979, quando incitava ad aprire ufficialmente gli occhi sul fatto che il linguaggio della Poesia non si definisce per ciò che dice né per le strutture che lo rendono significante: esso ha un essere, sul quale occorre interrogarlo, che senza dubbio ha a che vedere con l’autoimplicazione.

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2001 Presidente Pia Spagiari Benifei PREMIO ALLA CARRIERA

Premio Lerici Pea alla Carriera a Yves Bonnefoy Da “Andiam, compagne belle....” Don Giovanni, I, 3 I lumi della trascorsa notte, nel fogliame, Ardono ancora, e in quale paese? E’ sera, quando l’albero, sulla porta, si aggrava. La stella ha preceduto la fragile fiamma mortale. Andiam, compagne belle, astri, dimore, Fiume più scintillante nella sera. Sento cader su di voi, travolti in una musica, La schiuma ove batte il cuore introvabile dei morti. Da “L’acqua che fugge. Poesie scelte 1947-1997” Queste pagine Queste pagine sono tradotte. Da una lingua che frequenta la memoria che io sono. Le frasi di questa lingua sono incerte come i nostri primissimi ricordi. Ho ricostruito il testo, parola per parola, ma il mio non ne sarà che un’ombra, c’è da credere che l’origine è una città che brucia, la bellezza un rimpianto, l’opera un prendere a piene mani un’acqua che si nega.

MOTIVAZIONE

La poesia di Yves Bonnefoy costituisce da più di mezzo secolo uno dei maggiori passaggi della lirica francese. Dagli esordi post-realistici ad oggi Bonnefoy ha saputo essere erede di tradizione e sperimentazione all’interno di una incessante ricerca di essenzialità. La sua poesia è sintesi di complesse istanze speculative ed è in continua sfida tra dicibile e assenza, al cospetto di una primaria interrogazione al paesaggio.

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PREMIO POESIA EDITA Premio Lerici Pea Poesia Edita a Eugenio De Signoribus Da “Principio del giorno” INVOCATA eco invocata, salva pellegrina che torni dalla gola della selva, prendi con te la roca clandestina rabbia prima che si trasformi in belva

PREMIO POESIA INEDITA Premio Lerici Pea Poesia Inedita a Lamberto Garzia L’alito del Diavolo Quando il cielo era nero come la pece e le nuvole girandole impazzite di carbone, mi rilevavi in falsetto che lassù era il sinistro “alito del diavolo”, e facendoti il segno della croce lo maledicevi... Ed anche in quel giorno che dalla chiesa ti accompagnarono al cimitero, (e l’uomo in divisa che portava la bara la portava come un cameriere porta un vassoio con sopra due tazzine di caffè), anche in quella mattina di ghiaccio il diavolo era presente; e il suo respiro fedele... Ed io che da un angolo di piazza ti omaggiavo, adottando nell’imprecazione al maligno di lassù il tono della tua voce; anche se di granito erano le mie braccia e nessun segno della croce... PREMIO POETI E ARTISTI LIGURI NEL MONDO Premio Lerici Pea Poeti e Artisti Liguri nel Mondo a Sandra Gilbert

MOTIVAZIONE Il “principio del giorno” di Eugenio De Signoribus si legge una poesia acuminata, sorprendente per la capacità di elaborazione della lingua e del ritmo, memore di una tradizione anche antica e tuttavia così del tutto inedita nella sua pronuncia. Ma lo splendore della ricerca espressiva non è un frutto isolato, esso trova la sua ragione e il suo spicco in una coscienza esistenziale e civile, tra le più sofferte e le più vibranti della poesia del nostro secolo. La malinconia, l’angoscia, l’inermità sono spesso sottese all’elegante snodo delle sue poesie, ma basta il tono, una sfumatura o altro per farci avvertire l’assoluta necessità di questi versi, dolenti ma nitidissimi e capaci di una forza espressiva e d’immaginazione senza pari. MOTIVAZIONE

Il Premio Lerici Pea per la Poesia Inedita viene assegnato a Lamberto Garzia per il testo intitolato “L’alito del diavolo”. Lamberto Garzia si è fatto conoscere come l’ultimo “poeta maledetto”, cultore dell’ebbrezza e della trasgressione sistematica e senza compromessi. Eppure qui questo giovane poeta che conosce la strada e i suoi eccessi e i suoi disordini mostra una vena di pietà e di grazia rara nella poesia contemporanea. Il dolore per la morte della nonna che sapeva parlargli con la forza di quella semplicità creaturale che alle volte assurge a dimensioni mitiche diventa dolore per ogni morte, per ogni male. Il linguaggio è diretto, comunicativo, contemporaneo e in qualche modo arcaico, inarcato più dall’energia di inattese similitudini che dalle metafore. E anche il finale di fiero laicismo un po’ esibito, con movenze quasi alla Ceccardo, non è estraneo a una profonda religiosità popolare e naturale.

MOTIVAZIONE Sandra Gilbert, nata Sandra Mortola, è professore di inglese all’Università di California a Davis e autrice di alcuni dei volumi di critica femminista più influenti degli ultimi decenni, fra cui “The Madwoman in the Attic” (1979) e “No Man’s Land” (entrambi con Susan Gubar). Ha scritto saggi e curato volumi sulla sua identità italiana ed ha pubblicato numerosi libri di poesia, recentemente confluiti nell’opera “Kissing the Bread: New and Selected Poems 1969-1999” (2000). Nel 1996 è stata presidente della Modern Language Association; dal 1997 è membro dell’American Academy of Arts and Sciences. Con lei la Giuria del Lerici Pea vuole premiare una delle principali figure della cultura angloamericana, attiva come studiosa innovatrice, poeta, polemista, maestra, che ha sempre tratto motivo di riflessione e nutrimento artistico dalle sue radici liguri. Sandra Gilbert ha accettato il Premio Lerici Pea con queste parole: “Vorrei solo che mio nonno Mortola e mio padre fossero qui per questo grande momento”. 19


2002 Presidente Mayda Cangini Bucchioni PREMIO ALLA CARRIERA

Premio Lerici Pea alla Carriera a Hans Magnus Enzensberger Creditur Già il puro nulla l’ha in sé. Un mal di ventre per metafisici. Inventare lo zero non fu una pacchia. Quando poi anche a non so che indiano venne l’idea che qualcosa potesse esser meno di nulla, i greci fecero sciopero. Anche i teologi provarono un certo malessere. Un miraggio, dissero, una tentazione del demonio. E sarebbero numeri naturali, esclamarono i dubbiosi, meno uno, meno un miliardo? Solo chi aveva denaro, ed era una minoranza, non ebbe timore: debiti, trascrizioni, partita doppia. Il mondo fu spennato a furia d’interessi. L’aritmetica-una cornucopia. Noi abbiamo tutti credito, dissero i bancari. E’ questione di fede. Da allora diventa sempre più grande ciò che è meno di nulla.

MOTIVAZIONE

Da un cinquantennio la poesia di Enzensberger accompagna il nostro tempo con una viglie e ironica coscienza, capace di illuminare e interpretare situazioni e processi del comune vivere della società occidentale. La sua è una poesia fortemente guidata da consapevolezza critica e speculativa, in profonda sintonia con l’opera saggistica. E’ oggi il più importante erede della grande tradizione di poesia civile tedesca da Heine a Brecht. Enzensberger elabora un dettato poetico capace di congiungere linearità e complessità, movenze desunte dai nuovi linguaggi con una pronuncia classica ed essenziale della frase e del ritmo. 20


PREMIO POESIA EDITA Premio Lerici Pea Poesia Edita a Paolo Bertolani L’arbio che te vedevi sotocà-nicò lui se n’andà co’ ‘a note de ‘sto tempo. I g’han bugà ‘r tèo, misso l’acido drento.-E te faghe na poesia-. A’ poesia l’è ‘n bofo de gose ‘nter bordèlo, n’adassene via. (l’albero che vedevi sottocasa - anche lui- / se n’è andato con la notte di questo tempo./Gli han bucato il tronco, messo l’acido dentro. - E tu / facci su una poesia -. La poesia è un soffio / di voce nel frastuono /, un andarsene via).

MOTIVAZIONE Con “Libi” Paolo Bertolani riconosciuto come uno dei più significativi dialettali, presenta un microcosmo, naturalmente anche linguistico, nella rara parlata che qui ha spicco, ma che è anche grande poesia universale, capace di emozionare i lettori sulla partita quotidianamente giocata tra l’uomo e la vita, tra la tenerezza e il dolore, mentre si manifesta la consapevolezza della fragile avventura dell’esistenza nell’enigma delle cose e del mondo.

PREMIO POESIA INEDITA Premio Lerici Pea Poesia Inedita a Paola Malvasi Sotto la luce del giorno, al mercato, ho incontrato uno straniero accanto a un banco di melagrane. “ Vuoi comprare la storia di Orfeo e Euridice? Per due melagrane”. “Racconta”

PREMIO POETI E ARTISTI LIGURI NEL MONDO Premio Lerici Pea Poeti ed Artisti Liguri nel Mondo a Drew Bacigalupa

MOTIVAZIONE Paola Malavasi mostra nei suoi testi di avere elaborato un proprio universo lirico, colto e complesso, fatto di metafore forti ed estreme, che tendono ad esprimere la drammaticità dell’esistenza, con accenti ora domestici ora scopertamente visionari.

MOTIVAZIONE Drew Bacigalupa, nato a Baltimora (USA), combattè in Gremania e Francia con l’esercito americano nel 1943-45, poi nel ‘50 studia all’Accademia di Belle Arti con ottone Rosai. Dal 1954 risiede a Santa Fè ed è al centro della comunità di artisti di case-studio nella Canyon Road. Ha dedicato la vita all’arte, spesso sviluppando temi religiosi e alla comunicazione e comprensione fra etnie, fedi, continenti. Ha portato la Liguria e la sua cultura nel Sud-Ovest degli Stati Uniti. Autore di diversi bronzi, vetrate e murali, ha pubblicato un romanzo sulla sua esperienza di guerra e e volumi di saggi. 21


2003 Presidente Adriana Beverini Bausani PREMIO ALLA CARRIERA

Premio Lerici Pea alla Carriera a Juan Gelman Le Acque Questa poesia che mai avrà fine assomiglia a se stessa. tace come una bestia che pensa. Non addolora, si rivela in notti lente che cadono sull’affanno. Nessuno racconta la sospensione dell’uccello in ogni cosa di fuori. E perchè allora la poesia avrebbe dovuto raccontare le processioni della memoria terribile dentro la carne che si incurva? la discendenza delle bestie vaga in acque che s’incrociano controtempo. Non importa se non sai quand’é che ti tocca l’incandescenza dell’aria. L’importante è che tu la riceva e più importante ancora è che tu apra così il paese della bontà.

MOTIVAZIONE

Il Premio di Poesia Lerici Pea alla Carriera viene assegnato a Juan Gelman per l’insieme della sua opera, riconoscendo nella poesia del Poeta argentino una voce fondamentale dell’America Latina, in cui si incontrano al più alto grado messaggio etico e forza stilistica. Poeta toccato dalla tragedia e dall’inferno della storia, Gelman ha risposto attraverso una combattiva resistenza spirituale e linguistica, cercando nella poesia la forma più alta e assoluta di verità. Poesia sinfonica prima che pittorica, presenta una musica ondosa, un ritmo sincopato e a tratti singhiozzante con una precisa divisione in movimenti, in una partitura alla quale dobbiamo saperci abbandonare.

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PREMIO POESIA EDITA Premio Lerici Pea Poesia Edita a Bianca Maria Frabotta a Francesco Pesciolino rapito da una rapida e venuto fra noi a boccheggiare in un dorato anfratto della riva con te e come te, lasciati a secco, Chissà quali fragori,quali corni fatati e trombe, nel Gran Mare dei Coralli! Eccoci chini su di te a spiarti oltre l’azzurra volta della lotta che ti ha messo nel mondo le alzate manine sopra la testa su e giù, nel ritmico sussulto. Eri qua solo da un’ora perdutamente arreso alla nascita PREMIO POESIA INEDITA Premio Lerici Pea Poesia Inedita a Mary De Rachewiltz

MOTIVAZIONE

Premio Lerici Pea Poesia Edita a Bianca Maria Frabotta per il libro “La pianta del pane”. Nella sua metrica calcolata si annida un dolce affanno, impeti adolescenziali,che dettano un ritmico taglio dei versi. Nei modi del tatto invisibile si imprime la grazia di uno stile, di un linguaggio addestrato alla caccia dell’ignoto della poesia.

SEZIONE ARTISTI E POETI LIGURI NEL MONDO Premio Lerici Pea Poeti ed Artisti Liguri nel Mondo a Roberto Bertoni MOTIVAZIONE

Bertoni è un italiano ligure diviso tra l’Italia dove è nato e l’Irlanda, dove insegna dal 1981 come senior lecturer presso il Department of Italian dell’Università Trinity College di Dublino. Per questo, per i suoi numerosi saggi e articoli e per i suoi scritti d’autore - aforistici e fantasiosi, per i suoi volumi e saggi, gli viene conferito il premio.

Da “Poesia Petrosa” C’è nei poeti, come nei gatti, una mezza luna luminosa negli occhi, neri e verdi, che siano.Col crescere o scemare dell’astro cambia posizione, mai forma. Nella pupilla dei poeti e dei gatti c’è sempre una falce di luna pronta a riportare nel vessillo il granchio e la ruota di Diana cacciatrice, la barca di iside o i piedi nudi della Madonna.

MOTIVAZIONE

E’ una delle figure più singolari del panorama letterario italiano. Scrive sia in inglese che in italiano. Le sue poesie, come quelle del padre Ezra Pound, sono terse e allusive, come i sogni, come la musica. Per il Lerici Pea ha proposto una sequenza inedita, “Poesia Petrosa”, così dando alla giuria l’opportunità di premiare non solo una persona che ha dedicato tutta la vita alla scrittura, ma anche qualcuno che non cessa di sorprenderci con l’assoluta semplicità e franchezza - mai disgiunta dal mistero - delle sue parole.

Premio del Presidente p.t. “Pietas” a Paolo Febbraro

Macelleria “Buongiorno mi dia tre etti di cadavere di un manzo. Però mi raccomando, che sia di quello che non ha sofferto andando al macello, del più sciocco, fidente, o soprappensiero, cui l’ultimo muggito non abbia striato la carne d’incubo

e maledizione contro la nostra biblica autorità e autorizzazione.Un bel vitello con la nervatura non ustionata dalla memoria d’un cancelletto, che stia bene col brodo leggero, la frutta di stagione e l’aroma del vino novello. mi dia quello...”

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2004 Presidente Pier Gino Scardigli PREMIO ALLA CARRIERA

Premio Lerici Pea alla Carriera a Edoardo Sanguineti

Quando ci penso, che il tempo è passato, le vecchie madri che ci hanno portato, poi le ragazze, che furono amore, e poi le mogli e le figlie e le nuore, femmina penso, se penso una gioia: pensarci il maschio, ci penso la noia. Quando ci penso, che il tempo è venuto, la partigiana che qui ha combattuto, quella colpita, ferita una volta, e quella morta, che abbiamo sepolta, femmina penso, se penso la pace: pensarci il maschio, pensare non piace. Quando ci penso, che il tempo ritorna, che arriva il giorno che il giorno raggiorna, penso che è culla una pancia di donna, e casa è pancia che tiene una gonna, e pancia è cassa, che viene al finire, che arriva il giorno che si va a dormire. Perché la donna non è cielo, è terra carne di terra che non vuole guerra: è questa terra, che io fui seminato, vita ho vissuto che dentro ho piantato, qui cerco il caldo che il cuore ci sente, la lunga notte che divento niente. Femmina penso, se penso l’umano la mia compagna, ti prendo per mano.

MOTIVAZIONE

Nell’arco di un’attività di oltre mezzo secolo la poesia di Edoardo Sanguineti ha sempre mostrato di possedere un prodigioso senso del linguaggio; i suoi versi sono capaci dei più cangianti modi della lingua, di una nascita continua di forme del dire anche se poste sempre in contrappunto a sarcasmi e tragiche o irriverenti ironie. Oggi dove la banalità e la globalizzazione anche linguistica tendono a ridurre ad una linea piatta il sismografo della lingua, aprire un libro di Sanguineti e trovare una fantasmagoria mobile della lingua è dono quanto mai gradito.

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PREMIO POESIA INEDITA Premio Lerici Pea Poesia Inedita a Alessandro Ceni Tra il vento e l’acqua Da questo punto in là iniziano i gridi, che nessuno Sto arrivando! come sia possibile, Da questo punto preciso in là iniziano i gridi che si emettono come sonde nello spazio o missili predisposti al non - ritorno o inquiete macchine che stanno, percosse da violente scariche di energia statica. Questi gridi che nessuno Sto arrivando! non provengono, non giungono, semplicemente iniziano nel punto preciso in cui iniziano...

PREMIO POETI E ARTISTI LIGURI NEL MONDO Premio Lerici Pea Poeti e Artisti Liguri nel Mondo a Michele Baraldi

MOTIVAZIONE

Per la potenza metaforica con la quale costruisce i suoi testi, tutti intrisi di un lirismo alto, visionario, a tratti disperato ma mai arreso, in cui si continua al meglio la tradizione della poesia toscana del Novecento, da Bigongiari a Luzi, non senza formidabili innovazioni di tonalità e di tematiche.

MOTIVAZIONE

Conferendogli il Premio Artisti e Poeti Liguri nel Mondo la giuria del Lerici Pea segnala un appassionato ambasciatore della Liguria, a Parigi, dove Baraldi vive e in India dove annualmente si reca, ma soprattutto individua in lui un poeta che si confronta con la realtà poetica internazionale, ispirandosi all’idea e alla pratica di un umanesimo risolutamente cosmopolita. I suoi testi, sia in poesia che in prosa, si distinguono nel panorama della letteratura contemporanea, non solo per l’immaginazione ma anche per la densità e la tessitura del pensiero e per l’altezza dello stile.

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2005 Presidente Maria Grazia Beverini Del Santo PREMIO ALLA CARRIERA

Premio Lerici Pea alla Carriera al Premio Nobel Seamus Heaney

Sul lago di Ballynahinch Così ci fermammo e posteggiammo nella lucida pulizia primaverile del Connemara quella domenica mattina mentre una luminosità cattivante ci tratteneva e s’apriva e il monte scosceso specchiato nel lago entrava in noi come un cuneo che sotto la mazza penetra dolcemente nel cuore del legno. Non troppo lontani ma abbastanza perchè il trambusto non arrivasse fno a noi, una coppia di uccelli d’acqua spruzzava su e giù e non smetteva. Ed ecco il loro forte e bianco flettersi che poteva essere eccitazione o i sussulti di un moribondo si mutò in volo, grandi e sicuri slanci e picchiate sopra l’acqua: non anime che sfiorano i travi del tetto traslate dentro e fuori la casa della vita ma sollevatori d’aria, più solidi dell’aria. Eppure in noi qualcosa si era schiuso a guardarli, così che quando lei si piegò per girare la chiave lo fece solo a metà e parlò come rivolgendosi al parabrezza, di profilo, pensosa, il braccio sul volante, convenendo che questa volta, sì, era davvero valsa la pena di fermarsi; poi la guidatrice chinò il capo che vibrò appena mentre partiva l’accensione.

MOTIVAZIONE Testimone generoso dei conflitti del nostro tempo sullo sfondo della storia millenaria dell’ Irlanda e dell’ Europa, Seamus Heaney ha ribadito la centralità della voce poetica per accompagnare lutti e gioie e riorientare l’uomo nei momenti di maggiore smarrimento. Il Premio lerici Pea 2005 è assegnato a colui che nell’ambito della lingua inglese ha meglio saputo evocare il punto di vista delle minoranze, delle vittime della storia, e in testi di grande maturità e semplicità ha rinnovato nel lettore il senso di solidarietà e pietà e la gratitudine per le possibilità umane della poesia.

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Scritta da Seamus Heaney nel 2001 a sostegno di Amnesty International in seguito agli attentati dell’11 settembre Tutto può succedere. Tutto può succedere. Sai come Giove di solito aspetta che le nuvole si ammassino prima di scagliare il fulmine? Invece un momento fa ha scaraventato al galoppo il carro e i cavalli del tuono per un cielo assolutamente sereno. Ha sconvolto la terra e il sottoterra ingombro, lo Stige e i ruscelli serpeggianti, persino le coste dell’ Atlantico. Tutto può succedere, le costruzioni più alte precipitare, i potenti cadere, le persone ignorate emergere. La Fortuna dal becco di rasoio piomba in picchiata con stridore d’aria, strappa la corona ad uno, la pone sanguinante sull’altro. La terra trema. Il cielo sostenuto da Atlante si solleva come il coperchio di una pentola. La chiave di volta vacilla, niente ritorna al suo posto. Veli di fumo e cenere abbuiano il giorno.

PREMIO POESIA EDITA Premio Lerici Pea Poesia Edita a Maurizio Cucchi Dalian

MOTIVAZIONE L’opera di Maurizio Cucchi ci sintonizza sul sentimento della vertigine dei tempi: atomici, cronologici, storici. Uno dei grandi meriti della sua poesia è quello di essere scritta in una lingua che si potrebbe definire “chimica”, selezionata tramite molti esperimenti linguistici; egli è un maestro della poesia del significato, elegante e misurata nella chiarezza formale. Nella sua linearità discorsiva sa muovere il verso secondo un corretto passo, dettato dal distacco di un ironico stil kritik.

Chiedevo di vedere quei buchi luridi, quelle specie [di scatole abitate o caverne pechinesi di Matera da cui la gente sgattaiolava [ombrosa per giocare a carte sui bidoni o per sciamare in bici e ci hanno offerto, amico mio, altre buche, il golf nella metropoli fantasma di Port Arthur, nel più insensato campo verde della terra.

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PREMIO POESIA INEDITA Premio Lerici Pea Poesia Inedita a Lucetta Frisia Notturni e valzer (Frédérik Chopin) Spegni la luce il buio ci vola tra le mani sparso ce lo tocchiamo sulla pelle nella gola il fresco di un gelato e Chopin danza tra gli oggetti – piume sfatte Poi quel soffio sulla guancia ogni volta che siamo qui in estate sempre allo stesso posto del divano e nessuno di noi ha aperto i vetri per non fare entrare le zanzare è solo aria? dicono che a volte i morti si sollevano fino a venirci accanto Nei Notturni e nei Valzer nel tocco sensuale del pianista in questa stanza di note e ombre vanno e vengono in tempo reale.

PREMIO POETI E ARTISTI LIGURI NEL MONDO Premio Lerici Pea Poeti e Artisti Liguri nel Mondo a Carlo Caruso

MOTIVAZIONE

La poesia di Lucetta Frisia è un testo ampio nei modi di un monologo di intensa meditazione, occasionata da situazioni concrete, vissute e vivibili. La vasta orchestrazione delle strofe intreccia con un timbro intimo e affabulatorio scene e inquadrature vivide di relazione tra “io e mondo”. La lingua piana e mobile, offre infine la sigla di un mirabile impasto pieno di forza, grazie alla sua intima misura e discrezione.

MOTIVAZIONE

Il Premio Liguri nel Mondo 2005, viene assegnato a Carlo Caruso, studioso che fa onore alla sua regione natale (la Liguria), dedicandosi principalmente alla “storia segreta” della poesia presso università e centri di ricerca dei grande prestigio, italiani ed esteri.

Premio del Presidente, “Pietas” ad Alberto Caramella

Da così poco lasciammo distratti lontani la medesima misura? Sospetta che nulla mai così sia nato. S’affaccia sicuro sul creato. E’ nuovo appena nato nel più insensato campo verde della terra.

Gatta Vuol fare come me. Sul foglio s’acciambella,vuol scrivere poesia. Son io che le somiglio, suo gemello. Quali universi quali ci separano quali ci uniscono anima minuscola che tenera ti volgi ad abbracciare capovolgendo lo sguardo irreale?

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2006 Presidente Pia Spagiari Benifei PREMIO ALLA CARRIERA

Premio Lerici Pea alla Carriera a Lawrence Ferlinghetti

Nella Contea di Sligo, in Irlanda... L’uccello d’oro che stende le ali

sopra la terra E canta e canta E canta pure melodie liriche Lontano nel crepuscolo nella mezza luce Lo sento di nuovo qui a Sligo dove Yeats cantò Maud Sì, uccello d’oro Dolce cantore dell’anima Fatto di luce Possa io sempre udirti Cantami un assolo A notte tarda

E “nel mezzo del cammino” di mia vita mi imbattei in me stesso “in una selva oscura” e ho riso+pianto+ho vissuto+sono morto E non ho capito niente

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MOTIVAZIONE

Nell’arco di oltre mezzo secolo di attività, Lawrence Ferlinghetti è stato un testimone vigile e partecipe dei travagli della storia dell’America e del mondo e ha saputo in oltre quindici libri di poesia farne la cronaca arguta e risentita. Egli ha espresso il meglio della cultura americana, rifacendosi al padre Walt Whitman e alla tradizione populista e anarchica, non ultimo al sacrificio di Sacco e Vanzetti, difendendo ieri come oggi il diritto al civile e democratico dissenso. Egli ha una visione della vita e della poesia come passione, gioco, sentimento, critica e la sua opera ha sempre rilevato l’altezza dei suoi ideali e la sua capacità di esprimerli senza retorica e di comunicarli a un pubblico amplissimo di giovani di ieri e di oggi. Ungaretti, Dante, Montale e Pasolini sono frai i poeti i cui nomi e versi ricorrono nelle pagine di Ferlinghetti, che ha sempre rivendicato le sue origini italiane e guardato con affetto e ironia alla sua patria ideale e ai suoi connazionali emigrati nel nuovo mondo. In tutti i travagli della nostra epoca e della sua vita, Ferlinghetti, che è anche pittore e uno dei maggiori editori di poesia del Novecento, non ha mai perso il suo coraggio e la sua forza immaginativa e creativa, che hanno conferito alla sua opera un’indelebile freschezza e ricchezza di momenti e impressioni.


PREMIO POESIA EDITA Premio Lerici Pea Poesia Edita a Sebastiano Grasso Il sogno corrompe i giorni Ti voglio quando ti sveglio al telefono. Ti voglio quando sei una raffica di parole e non capisco ciò che dici. Giuliana Addio? Il sogno corrompe i giorni e svegliarsi innalza barriere fra questo verde che a raggiera attraversa la città per chilometri e la tua figura che a tratti compare, di spalle, e s’allontana svoltando agli angoli della Biblioteca universitaria sulla Dobra. La brezza gela il sudore (mi svegliavi al telefono con parole d’amore). Ora ti parlo ad alta voce, ragiono, sragiono, mi dico che fra vent’anni tutto questo non avrà più senso e che non avrò nessuno cui dire al risveglio: “Amore, stanotte ti ho desiderato tanto” che possa rispondermi: “Dovevi prendermi nel sonno”.

MOTIVAZIONE

Da sempre l’eros è l’ambizione di ogni superbo poeta. La poesia erotica, quando è pulsionale, è liberazione di forze e di energie. Per questo è benvenuto un libro monotematico come “Il talco sotto le ballerine” nella letteratura italiana, laddove l’autoreferenzialità è nota dominante. In versi particolarmente annodati e calati nel quotidiano Sebastiano Grasso accende desideri e passioni, con frontalità di sguardo e misura dello stile, mentre scorre la parola di un satiro che seduce.

PREMIO POESIA INEDITA Premio Lerici Pea Poesia Inedita a Graziella Colotto Il Duomo di notte Le statue barcollanti d’ebbrezza e la lentezza cauta dei tuoi gesti proiettati sopra il lastricato. L’odore di un glicine acerbo dal pergolato di fronte e le tante domande per camuffare segni di storie recidive impresse sulle linee della mano. Lontano una voce ubriaca ci saluta senza aspettarsi nulla e sulla strada di casa non sei se non erba e rugiada mattutina, felicità falciata in una notte estiva. Ancora un estraneo alla mia porta.

MOTIVAZIONE

Il Premio Lerici Pea per l’inedito viene assegnato a Graziella Colotto, per una poesia dal lirismo acuto e dolente, frutto di una ispirazione forte e necessaria, che affonda le radici in una visione della poesia come sentiero di liberazione del profondo e di ricerca della verità. Graziella Colotto mostra con questa lirica una maturità stilistica conquistata quasi asceticamente, e una ammirevole fedeltà alla propria linea di poesia, svincolata da mode e scuole. 30


PREMIO POETI E ARTISTI LIGURI NEL MONDO Premio Lerici Pea Poeti ed Artisti Liguri nel Mondo a Erica Guana Tseng

MOTIVAZIONE

Enrica Guana Tseng è un’artista ligure che da sedici anni fa onore all’Italia e alla sua regione naturale, dove ha iniziato la sua formazione, lavorando in prestigiose compagnie di balletto internazionali, e ricoprendo il ruolo di prima ballerina, in Corea e negli Stati Uniti. La Danza è una forma di arte e poesia antichissima che richiede un impegno totale, sia fisico che espressivo, e in cui è sempre più difficile emergere. La professionalità e il talento di Enrica Tseng hanno ottenuto riconoscimenti internazionali nelle sedi più qualificate. La giuria del Premio Lerici Pea vuole testimoniare apprezzamento e riconoscenza a una conterranea che ha avuto la forza di realizzare il suo sogno all’estero, diventando una eccellente ambasciatrice della Liguria nel mondo.

Riconoscimento Speciale Lerici Pea a Evgenij Solonovic

Evgenij Solonovic da quasi mezzo secolo è stata la voce della poesia italiana in Russia; con impareggiabile perizia ha vestito dei suoni russi i versi antichi di Dante e Ariosto e i ritmi moderni dei maggiori poeti italiani del Novecento. E’ pertanto un atto doveroso che un Premio nel nome della poesia quale il Lerici Pea onori, in occasione dell’anno montaliano, questo grande traduttore così dedito all’intera nostra tradizione poetica, così amico e familiare della lingua poetica italiana, nei suoi diversi accenti.

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2007 Presidente Mayda Cangini Bucchioni PREMIO ALLA CARRIERA

Premio Lerici Pea alla Carriera a Jasper Svenbro Da Apollo lappone ….capimmo presto che non ci saremmo procurati mai abbastanza azzurro per ritrarre il dio là dove stava, nella sua casacca lappone sull’Ammarfjall. I falchi da caccia volteggiavano alti nello spazio le pernici volavano in su, i fianchi del monte che si ergevano per cinquecento metri non arrivavano nemmeno ai suoi calzari dalle punte arricciate per i quali tutta l’erba di carice della Lapponia faceva da tappeto. Il suo enorme coltello pendeva dritto dalla cintura sulla sinistra, il fodero era di corno di renna, coperto di segni, lungo come i due laghi........ il dio che corre coi lupi, Apollo Lykeios, che è anche Nòmios di greggi, il dio nomade. ...e fece inondare di sole il mondo dell’Alpe, arcobaleni veri erano stati ricamati sulla sua casacca ...sbocciarono le folgie di betulla, il terreno incominciò a colorarsi e a sorridere, velava le piante verdi una mite fioritura tornarono dalla Lapponia le garrule rondini. Veramente vicini non gli arrivammo mai, …....ma il sapere la sua presenza in alto, lassù, prese in noi forma di un intimo sorriso che durò giorni, mesi, anni.

MOTIVAZIONE

Grande intellettuale europeo e voce eminente della poesia scandinava, Jesper Svenbro sviluppa nella sua opera poetica sviluppa tematiche contemporanee, culturali, esistenziali, etiche in un quadro di riferimento alla tradizione classica, in un linguaggio nuovo, dalla complessa e affascinante sintassi. Egli porta nella poesia la sua immensa cultura di studioso del miti greco e nello stesso tempo la trascende. Cresciuto nel clima etico e severo del protestantesimo scandinavo, nel lunghi soggiorni in Italia ha maturato una misura solare nella sua intelligenza ironica e nella sua metafisica felpata e interrogante.

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PREMIO POESIA EDITA Premio Lerici Pea Opera Edita a Patrizia Cavalli Pigre divinità e pigra sorte cosa non faccio per incoraggiarvi, quante occasioni con fatica vi offro solo perchè possiate rivelarvi! A voi mi espongo e faccio vuoto il campo e non per me, non è nel mio interesse, solo per farvi esistere mi rendo facile bersaglio. Vi do anche un vantaggio, a voi l’ultima mossa, io non rispondo, a voi quell’imprevisto ultimo tocco, rivelazione di potenza e grazia: ci fosse un merito sarebbe solo vostro. Perchè io non voglio essere fabbrica della fortuna mia, vile virtù operaia mi annoia. Avevo altre ambizioni, sognavo altre giustizie, altre armonie: ripulse superiori, predilezioni oscure, d ‘immeritati amori regalìe.

MOTIVAZIONE

Maestra sia dell’epigramma non scontato, sia del testo disteso, Patrizia Cavalli, ha saputo portare in poesia un linguaggio di grande vigore ed elasticità, un parlato quotidiano che ha tutte le accensioni del tran tran stancante ed esaltante della vita.

PREMIO POESIA INEDITA Premio Lerici Pea Poesia Inedita a Sauro Albisani L’alunno che faceva con vertigine le scale della scuola elementare mentre il maestro domandava: “Voi siete della campagna?” alla madre; l’alunno che guardava i corridoi come se stesse tornando all’origine, puro e disposto a salire a studiare coi libri, il diario, l’astuccio, le squadre nella cartella gonfia, e qualche rima baciata amata imparata da un pezzo a mente: non cadeva in un inganno teso a se stesso? E, anno dopo anno, non avrebbe lasciato sempre a mezzo l’opera prima?

MOTIVAZIONE

Le poesie di Sauro Albisani, nella loro apparente semplicità nascondono una notevole perizia tecnica: si tratta di testi di impostazione classica, quasi delle pillole di saggezza, scandite in versi di esemplare nettezza che possono essere solo il frutto di una lunga esperienza di vita e di lavoro 33


PREMIO POETI E ARTISTI LIGURI NEL MONDO Premio Lerici Pea Poeti e Artisti Liguri nel Mondo a Francesca Albini

MOTIVAZIONE

Assegnare a Francesca Albini il Premio Lerici Pea 2007 per la sezione “Poeti e Artisti Liguri nel Mondo” significa riconoscere l’importanza fondamentale della traduzione a tutti i suoi livelli (letterario, popolare, mediatico), e conferire un meritato riconoscimento a una studiosa di grande intelligenza e competenza, che rappresenta al meglio la cultura ligure in una delle capitali eupopee come Londra.

Riconoscimento Speciale Lerici Pea a Edith Bruck

Edith Bruck, sopravvissuta ad Auschwitz, dove venne deportata appena dodicenne e dove ha perso tutta la sua famiglia, si è poi stabilita definitivamente in Italia, nel 1954, dedicandosi agli studi ed entrando a far parte di numerosi circoli culturali dove è divenuta amica di Montale, Ungaretti, Luzi e Primo Levi. Ha passato la vita a scrivere e a portare nelle scuole di tutta Europa della sua esperienza nei campi di concentramento. Ha pubblicato alcuni romanzi e volumi di poesia. I suoi versi sono sciolti, invitanti, suadenti, vogliono l’abbandono quasi prendono per mano, portano da lei.

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2008 Presidente Adriana Beverini Bausani PREMIO ALLA CARRIERA

Premio Lerici Pea alla Carriera a Izabella Achàtovna Achmadùlina Non dedicarmi troppo tempo non pormi tante domande. Non sfiorare la mia mano con i tuoi occhi buoni, fedeli. Non seguirmi in primavera lungo le pozzanghere. Lo so: una volta ancora, nulla verrà fuori da questo incontro. Forse pensi: è per superbia che non mi vuole amico. Non la superbia-l’amarezza tiene così alta la mia testa.

Sono soltanto volume in cui abita qualcosa per cui non bastano i nomi sulla terra. Sono una costruzione di sudore e ossa suo possedimento, non mia carne.

MOTIVAZIONE

Le vicende storiche vissute dalla Russia nella seconda metà del Novecento hanno trovato in Bella Achmadùlina una testimone di eccezionale valore artistico e culturale. Ancor più nella fase attuale che evidenzia la fragilità e le contraddizioni di uno sviluppo a volte impetuoso e non privo di violenza. Straordinaria rappresentazione di una Russia millenaria, musa di una prestigiosa tradizione poetica, Bella Achmadùlina è una delle voci più rappresentative del mondo offeso, del sacrilegio dell’etica civile in nome di vecchie e nuove ipocrisie. La musicalità della sua parola, quasi un canto, si alza sicura a rivendicare coraggiosamente l’autonomia e l’autorevolezza dell’artista, la dignità della creazione poetica, in quanto consapevolezza e testimonianze. Nel 2010 è stata definita dal NewYork Times,“uno dei tesori della letteratura russa”. 35


PREMIO POESIA EDITA Premio Lerici Pea Poesia Edita a Franco Marcoaldi Lo hai notato? La strada che conduce a casa nostra è tutta dritta, senza curve. Ma l’uomo non gradisce i percorsi chiari, diretti, elementari. E finisce per complicarsi da solo l’esistenza girando e rigirando su se stesso salvo trovarsi da ultimo al punto di partenza.

MOTIVAZIONE Le sue poesie hanno la felicità dello schizzo riuscito, che coglie l’attimo e insieme lascia intuire i cerchi sempre più ampi che da esso si irradiano. In più egli ha una vena oraziana, la ricerca di una saggezza che tuttavia sfugge. Il suo pregio maggiore è la totale trasparenza del dettato che non si cela mai dietro all’oscurità ma riesce ad essere insieme limpido e profondo. E’ una voce totalmente contemporanea nonostante molte movenze che rimandano all’antico

PREMIO POESIA INEDITA Premio Lerici Pea Poesia Inedita a Carlo Vita Gatto Il gatto che passeggia sulla poesia è un gatto approssimativo come i versi che le sue zampe silenziose sfiorano innocenti con indifferenza. Vieni gatto mio, c’è posto anche per te in questo minicosmo di serie C Affondiamo i nostri occhi incerti l’uno nell’altro fino a sentirci entrambi un poco a disagio Non c’é arte nè poesia nè speranza che possa guidarci ad una superiore empatia PREMIO POETI E ARTISTI LIGURI NEL MONDO Premio Lerici Pea Poeti e Artisti Liguri nel Mondo a Massimo Maggiari

MOTIVAZIONE La sua poesia è disillusa, dubita che l’espressione additi soluzioni e conclusioni a chi la pratica e fruisce, ma proprio in questo chiamare in causa la vanità, l’inutilità fa riflettere ed esprime l’importanza della poesia come comunicazione, nell’ambito di una antica tradizione gnomica che non ha però la pretesa di aver nulla da insegnare. MOTIVAZIONE Il Premio viene attribuito per la sua opera di critico e poeta, e per la sua attività di organizzatore culturale, volta a creare ponti tra la Liguria e gli Stati Uniti d’America dove insegna lingue e letteratura italiana all’Università di Charleston nella Carolina del Sud.

Nell’anno 2008 in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Mosca e grazie alla mediazione di Giovanni Perrino, che sarà poi il Presidente della Giuria, nasce il Premio Lerici Pea Mosca, che durerà sino all’anno 2011. PREMIO LERICI PEA MOSCA per la poesia a Irina Ermakova

MOTIVAZIONE Per la fedeltà alla vita poetica da lei scelta una volta per tutte e per la sua ricerca di nuove possibilità espressive che ha dato frutti cospicui

PREMIO LERICI PEA MOSCA per la traduzione al professor Alessandro Niero, professore di letteratura russa alla Facoltà di Lingua e Letterature straniere dell’Università di Bologna 36


2009 Presidente Maria Grazia Beverini Del Santo PREMIO ALLA CARRIERA

Premio Lerici Pea alla Carriera a François Cheng Tratto per tratto Tratto Per tratto Piega su piega spazio dischiuso Vuoto mediano Respiri ravvivati Nel cavo della mano Quando si dispiega Il ventaglio dei desideri Tenera notte che un giglio lacera Sgorgato dal muschio un cervo! O getto di latte o flusso di sangue Quale aquila rapita al fuoco diurno? Caduta di una piuma a fianco di un abisso... S’apre la vallata d’onda in onda Sfatte rifatte le pieghe del cuore Dal profondo l’eco risale nata Dal canto di un sicomoro Dai puri gesti d’amore L’unica estate li attesta Non più pietrificata Non putrefatta Ma periclita All’infinito Piega su piega Tratto per Tratto.

MOTIVAZIONE

François Cheng, poeta, calligrafo e studioso cinese che ha abbracciato la cultura francese ed europea divenendone uno dei maggiori esponenti, ha svolto per decenni una profonda opera di mediazione fra civiltà diverse. Ereditando insieme la grandezza artistica del Rinascimento occidentale e la capacità riflessiva ed essenziale di cui l’oriente è maestro, ha aiutato scrittori, lettori, docenti e studenti a comprendere la poesia, la pittura e il pensiero filosofico del suo paese d’origine. Attraverso il suo dialogo con la sua patria d’elezione e l’Europa, Cheng ha decantato una sensibilità tragica che lo porta a riflettere nella sua opera sulle domande irrisolte dell’individuo intorno alla sua fragilità e caducità, al dolore e al male, ch’egli affronta e trasfigura in un’espressione alta e sincera. A questa voce unica, viene assegnato il Premio Lerici pea alla Carriera 2009, per ringraziarlo dei suoi doni, trovare ispirazione nella sua limpida e sicura visione dell’ esistenza, e sottolineare che è infine nella poesia, umile e grande come quella di Cheng, che meglio si esprime l’aspirazione umana alla conoscenza e alla condivisione della civiltà. 37


PREMIO POESIA EDITA Premio Lerici Pea Poesia Edita a Claudio Damiani Da “Sognando Li Po” Guardo alle stelle, sono clementi sono tante, non le puoi controllare tutte ti fanno passare, ti lasciano andare tra le loro maglie segrete. Sulle mie tempie scende la sera, non sto dormendo, sono cosciente, vedo l’età che trapassa e porta con sè le diecimila cose, vedo le diecimila cose che cambiano restando perfettamente uguali...

MOTIVAZIONE

Claudio Damiani è una voce fra le più alte della lirica contemporanea italiana, sfoggia uno stile coltivato e fluido, affine alla potente tradizione latina: riconoscibile per chiarezza tematica e bravura compositiva. Ma la poesia di Damiani è anche ondulatorio sisma sottomarino che allarma e commuove la nostra quiete animica, visto che la realtà dell mondo è solo apparentemente immobile, mantenuta tale da un ordine ignoto e ingannevole che si finge rassicurante, ma alleato alla fugacità del tempo. E’ con spirito oraziano che Damiani va incontro agli spiriti poetici dei grandi Li Po e Tu Fu, sintonizzandosi con quella magistrale tradizione, e attraverso il filtro magico della lirica latina, egli vi si accosta con grazia devota e ne trae questa raccolta dalle sublimi contaminazioni fra culture che si riconoscono nello scambio della bellezza reciproca della poesia.

PREMIO POESIA INEDITA Premio Lerici Pea Poesia Inedita a Tonino Milite Se il tempo è lucida freccia. insanabile ferita, purissima avventura, il battito del cuore è il suo compagno Chiede soltanto un’utopia....

MOTIVAZIONE

Le poesie di Tonino Milite si segnalano per la felicità epigrammatica e arguta, animata tuttavia da un senso sofferto del vivere. I testi colgono un’immagine e un sentimento in pochi nitidi versi, senza enfasi, con precisione e capacità comunicativa che non scade mai nel risaputo, anzi richiede al lettore di entrare nel mondo presentatogli fuggevolmente.

PREMIO POETI E ARTISTI LIGURI NEL MONDO MOTIVAZIONE Premio Lerici Pea Poeti ed Artisti Liguri nel Mondo Michele Rovetta, giovane musicista e musicologo ligure, nato a a Michele Rovetta Camogli nel 1972, ha ottenuto importanti riconoscimenti in italia e

all’estero, soprattutto in germania dove nel 2006 fu scelto da Daniel Barenboim come Maestro Sostituto alla Deutsche Staatsoper Unter den Linden di Berlino e dove è attualmente Direttore stabile presso il Teatro dell’opera di Halle; un artista internazionalmente affermato, che fa onore alla sua terra d’origine.

PREMIO LERICI PEA MOSCA per la poesia a Victor Kulle Hai paura anima? E perchè? Fa più paura il semplice pensiero del fredd della libertà interstellare del tutto calcolabile per oralassù dove non ci saranno più natura, nè tempo, nè parola....

PREMIO LERICI PEA MOSCA per la traduzione a Claudia Scandura Docente di Lingua e Letteratura Russa alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma.

Il Premio LericiPea ha ritenuto opportuno istituire un premio per la Poesia Dialettale, che prende il nome di Premio Paolo Bertolani, poiché questo poeta della Serra (Lerici) ha elevato il dialetto della sua terra a dignità letteraria. Il Premio, istituito nel 2008, viene assegnato per la prima volta nel 2009 al cantautore Antonio Lombardi per il CD “Raita” . 38


2010 Presidente Pia Spagiari Benifei PREMIO ALLA CARRIERA

Premio Lerici Pea alla Carriera a Ismail Kadaré Nello studio d’inverno D’improvviso le finestre hanno sbattuto, fuori stava [accadendo qualcosa. Mi sono avvicinato a guardare, cos’era tutto quel boato... Foglie abbattute, come ali d’uccelli, in una catastrofe. E un grandinìo di fili di perle ammantava il suolo. Che sono quelle dame, che scuotono le loro gole, lassù, E come grandine scrollano le perle, gli ornamenti? Qualcosa è successo, di sicuro qualcosa In terra, in cielo, nelle anime. E’ successo qualcosa? Solo in te sempre Nella tua mente tutto appare straordinario. Nella realtà piuttosto L’inverno è alle porte Questo solo è accaduto e null’altro.

Entra senza timore Entra senza timore nel mio cuore, come in un locale scuro, e senza torcia alcuna in mano, perché non hai con chi scontrarti in quel buio.

MOTIVAZIONE

Poeta, romanziere, saggista, Ismail Kadaré è l’autore di una vasta opera letteraria, sviluppatasi nel corso di più di mezzo secolo fino a costituire quello che la critica internazionale definisce concorde un vero e proprio “universo”. A questo “universo Kadaré” contribuiscono armonicamente vari generi di scrittura, in un interscambio in cui spesso un testo poetico anticipa un racconto, un racconto si trasforma in romanzo o quest’ultimo si distilla in poesia. Pure, nel percorrere tanti molteplici itinerari, è sempre la stessa voce che risuona magistrale e riconoscibile - mentre i confini di quell’ “universo” si dilatano ad ogni nuova opera, procedendo dall’Albania ai Balcani, dai Balcani al Mediterraneo, dal Mediterraneo all’Eurasia. E’ un mondo dall’estensione verticale, come ha scritto Kadaré stesso. Ismail Kadaré costruisce un punte fra la sua terra e il cerchio vieppiù dilatato di paesi che lo circondano, ricreando all’Albania un passato e illustrandola nel presente. In questa lunga e appassionata costruzione dell’ “universo Kadaré”, la poesia ha costruito l’elemento germinale, dalle raccolte giovanili alle prove più recenti, dalle fasi di immediato consenso a quelle di censura, fino e durante la scelta dell’esilio. Poesia la cui presenza è spesso internazionalmente discreta, in voluto contrasto con il tono trionfalistico riservatole dalla propaganda politica. A questa presenza costante, a questa creazione multiforme viene assegnato il Premio Lerici Pea 2010 alla Carriera; per ringraziare Ismail Kadaré di aver creato un mondo nuovo e antichissimo in cui noi lettori possiamo a un tempo ritrovarci e perderci, riconoscersi e scoprire un’alterità che la parola poetica ci sa rendere inaspettatamente familiare. 39


PREMIO POESIA EDITA Premio Lerici Pea Poesia Edita a Sergio Zavoli Da “La parte in ombra” A via Cavour Sono venuto al mondo dopo la mareggiata, in una strada altera di Ravenna, una fila di logge appese ai muri, i vicoli sui fianchi, generati dal buio, e le grida dei giocatori con il re sfolgorante tra le dita di mio padre. Mi dirà che sul muro di fronte un manifesto argento e nero annunciava “non praevalebunt, vincerà la vita”, e già sceglieva il posto entro le mura rosse del Candiano, un canale di navi e di defunti che iniziava in città, davanti alla stazione.

MOTIVAZIONE

La parte in ombra raccoglie poesie di varia ispirazione: testi di memoria, versi civili, poesie dedicate e di meditazione esistenziale. I ricordi della natia Romagna, sopratutto marini, presentano un tratto quanto mai disceto nel fine tratteggio delle figure familiari, così come altrove affiorano gli importanti interlocutori della propria vita da Fellini a Mario Luzi. In molti casi la memoria si proietta sull’oggi e può configurare versi di autentica testimonianza civile, magari scorata come la quartina sulla “Patria”. Il dettato è sempre estremamente sobrio e la misura per lo più breve, con un effetto assai suggestivo di sintesi: i fotogrammi di pochi versi sono capaci di esprimere un sentimento di fragilità, anche dolente, ma delineato con un profilo nitido di disincanto ed eleganza, consapevole della propria casuale intermittenza “come una parola udita a caso / girando nel fragore della radio”.

PREMIO POESIA INEDITA Premio Lerici Pea Poesia Inedita a Valerio Magrelli Ode sotto una tomba etrusca Latino mortale... Apollinaire

MOTIVAZIONE

Adesso parleranno tutti uguale, tutti la stessa lingua che ci ha tolto la nostra. Hanno cacciato l’alfabeto tra i campi braccandolo come un fuggiasco, come un ladro, l’alfabeto dei padri. Nessuno ci capirà, e nemmeno tra noi impigheremo più le vecchie parole, corrose, diroccate mura delle nostre fortezze. Ci hanno lasciato soltanto le tombe, l’etremo ridosso, perciò parlo da qui, voce reclusa nel buio tra forme colorate, ma immobili per sempre come l’ultimo alito della nostra pronuncia.

Fra le molte opere di qualità presentate per il Premio Poesia Inedita, l’attenzione della giuria si è soffermata su un gruppo di cinque poesie dalla notevole perspicuità e originalità. Il testo d’apertura, “Assedio del visibile - forza dell’invisibile”, avvia un’indagine metafisica sul rapporto fra io e mondo, libertà e necessità, argutamente ma anche angosciosamente tracciato. La seconda poesia “Ode sotto una tomba etrusca”, interroga il destino mortale della lingua dando voce ad un antico etrusco nella sua tomba affrescata e immobile, e si avverte sullo sfondo una difesa della lingua o idioletto della poesia contro l’appiattimento globalizzato. La stessa difesa dell’io nella sua peculiarità è ripresa in un testo satirico, “I necroburi”, quasi una canzonetta di protesta contro la burocratizzazione, l’uomo a una dimensione, mentre un altro testo pungente irride ai bambinoni che vivono a metà. L’autore di questi versi ha raggiunto una maturità di giudizio e di espressione e sa parlare in poesia, senza svilirne il compito, del mondo contemporaneo come delle preoccupazioni di sempre.

PREMIO “PAOLO BERTOLANI” Premio Lerici Pea per la Poesia Dialettale a Lia Cucconi

E l’èra cme avèr ‘na brèsa in dal man cla-t bruseva la vôia di tò an e d’èser n’òm cun la fèvra in di dè... 40


PREMIO LERICI PEA MOSCA Premio Lerici Pea Mosca per la Poesia a Ivan Volkov

MOTIVAZIONE

Il cane capisce lo sguardo della luna. La luna capirà di rimando l’ululato del cane, E solo per me, misero, sono oscure le conversazioni della notte che sente e che vede. Ma il terrore segreto, l’angoscia intelligente E, forse, il dolore futuro Mi permetteranno senza conoscere la lingua Di assistere a questo colloquio.

Il debutto, alla fine degli anni novanta, di Ivan Volkov è stato un successo. Con il suo primo libro ha dimostrato di essere non solo un eccellente versificatore, in grado di possedere le forme ed i registri più svariati della poesia classica russa, ma anche fine poeta lirico, dal pensiero originale e dalla profonda sensibilità. Le sue due raccolte successive e le sue pubblicazioni annuali su riviste sono diventati eventi importanti della vita letteraria della capitale, da cui il poeta, nato a Mosca, si è allontanato scegliendo di vivere a Kostroma, lontano dal superfluo affaccendarsi della vita quotidiana e dal trionfo del consumismo. Attraverso la variopinta molteplicità di voci della contemporaneità, la voce poetica di Ivan Volkov risuona chiara e convincente.

Nasce nel 2010, anche se già preannunciato lo scorso anno, un Premio Lerici Pea dedicato ai giovani al di sotto dei 25 anni di età e denominato “Lucia Roncareggi”, in omaggio alla giovane poetessa scomparsa nel 1999 a soli 22 anni dopo aver dato prova di grande profondità umana e poetica nelle sue poesie. E’ Ricordo Il fiore che non potrò mai recidere è quel ricordo, quei tetti, quei muri scrostati e vecchi, caldi e vivi. E’ quell’ebrezza di sguardi,

quel brivido di profumi, quel mare, quei limoni, quei gigli, quegli ulivi. E’ il sole che gioca timido, negli stretti calli di questo borgo e che illuminava quella finestra erosa

del pescatore che fu. E’ questo sale che corrode la mia solitudine, e lucida il mio gaudio. Ora so di esserci. L. Roncareggi

PREMIO “LUCIA RONCAREGGI” Premio Lerici Pea Giovani “Lucia Roncareggi” a Tommaso Meozzi Incontro Risalgo le colline del tempo, vedo, tenero il tuo volto, come un ricordo che da sempre mi precede: qui, da queste comete dove ora sono salito, accetto il tuo invito, come un fremito appena sulla cima della mano; si rivolge il paesaggio alla stessa sostanza della terra: montagne collassano e la fanno fresca della loro materia, tombe scavate di fresco lanciano fusti di luce tubolare. Non mi venite a dire che ho bisogno di pane e di carne per mangiare, e di uomini con cui scambiare moneta di parola...

MOTIVAZIONE Le tre poesie inviate, Genesi, Esserci, Incontro, sono diverse per temi e per struttura: si va dall’estrema sintesi di Esserci, che vuole esprimere uno stato continuativo della coscienza attraverso una rapida illuminazione, fino all’andamento graduale e argomentativo di Genesi. Tutte e tre i componimenti nascono però dallo stupore di fronte alla vita e dal sentimento di essere su questa terra solo di passaggio, come stranieri. 41


2011 Presidente Adriana Beverini Bausani PREMIO ALLA CARRIERA

Premio Lerici Pea alla Carriera a Marcia Theophilo Noi alberi Noi alberi viviamo di piogge di rugiade eterne e delle brume dei fiumi e degli Oceani di mattutini vapori e delicate nebbie Durante il giorno il calore dei raggi del sole dilata i nostri corpi sublunari che assorbono così, nel profondo, la soavissima rugiada notturna. Rio Amazonas Albero d’acqua rami rivoli discendono sul vibrare del monte e si perdono per distanze rarefatte. L’acqua pellegrina del cielo e della terra. Rio delle Amazzoni, madre dei fiumi allatta piccoli fiumi della terra.

MOTIVAZIONE

Per l’impasto di canto e battaglia che è inscindibile nella sua poesia, la netta determinazione con cui difende la foresta amazzonica contro il deserto, la vita contro la morte.Una poesia, la sua, che sarebbe limitativo rubricare sotto l’etichetta di poesia ecologica: è poesia e basta. Poesia densa di armonie di forza sia nella versione portoghese che nella trasposizione italiana. Altro merito della Theophilo è infatti la capacità con cui riesce a rendere in lingua italiana suoni e ritmi della sua lingua materna,inserendosi bene, come ha scritto Mario Luzi, nel sistema ritmico e timbrico dell’italiano senza per questo sacrificare il ritmo e il suono dell’originale portoghese del Brasile.

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PREMIO POESIA EDITA Premio Lerici Pea Poesia Edita, ex aequo, a Emilio Zucchi e Giorgio Mannaccio Arno, padre di carmi, ti risalgono i gabbiani lestrigoni, in te stridono disperazioni di piccioni presi nei becchi.Cavi elettrici scoperti sulle caviglie delle partigiane a Villa Triste, nude. Arno brunito senti il silenzio solidificare il grido perforato di Anna Maria Enriques.Presto il greto tuo sbiadito di sabbia,avrà sussulti di crivellati scelti per uscire dalla vita.Arno freddo di dolore, non ti vedono i muri:le persiane sono chiuse,le palpebre di nebbia toccano Ponte Vecchio. Cani corrono. Emilio Zucchi

L’altra metà del cielo L’amore non fa domande perché ad ogni interrogativo ha pronta la risposta. Lo chiamano fuggitivo solo perché è nascosta la ragione del suo apparire. Diciamo che è sempiterno perché non guarda indietro e non lo angoscia il domani. Indugia quanto bastanel gesto delle tue mani

Giorgio Mannacio

MOTIVAZIONE

MOTIVAZIONE

Con la raccolta “Dalla periferia dell’Impero” Giorgio Mannacio realizza un suo percorso poetico: umbratile, sapiente di forme e di toni in cui la satira e l’elegia classica, lo snapshot a meditazione, la poesia e la filosofia si ritrovano unite.

Emilio Zucchi non ha paura di raccontare, di piegare un’ispirazione potentemente lirica alla disciplina della narrazione, della sintassi, della ragione. Il libro premiato, “Le midolla del male” è potente, nuovo, innervato di storia e di metafisica, di violenza e di pietà, di orrore e di redenzione. PREMIO POESIA INEDITA Premio Lerici Pea Poesia Inedita a Paolo Febbraro Da “Dallo Strand” Quale immenso digiuno apre le ali al cormorano che dallo scoglio - dieci metri da terra - cerca il vento.... Giunto alla fine del mare - alle spalle le pozze salmastre, i lividi massi e lui si è voltato per invocarne la grande maledizione, e farcene schermo, di quanto l’ala nera eclissa della grigia azzurra distesa...

PREMIO POETI E ARTISTI LIGURI NEL MONDO Premio Lerici Pea Poeti e Artisti Liguri nel Mondo a Martina Bacigalupo

MOTIVAZIONE

Le poesie premiate rivelano una personalità riflessiva capace di esprimersi in voci diverse sul tempo, come proiezione dell’io. Un io scanzonato e malinconico, a suo agio in una lingua duttile di ben presente ascensione montanina, un io che tuttavia Sto arrivando! trovare delle immagini del mondo e insieme crearle e comunicarle con sottile efficacia. MOTIVAZIONE

Il premio è assegnato alla fotografa Martina Bacigalupo per il suo fruttuoso impegno in campo artistico e civile. I servizi originali e toccanti di Martina - riguardanti, ora la condizione della donna, ora la disabilità, ora le pure ricerche della moderna coreografia - le hanno ottenuto riconoscimenti internazionali, coniugando originalità, professionalità, attenzione al soggetto e a temi drammatici del nostro tempo. La Bacigalupo ha saputo portare in Africa, in Francia e altrove, il suo sguardo formato sui paesaggi naturali e umani della Liguria e sui suoi poeti. 43


PREMIO LERICI PEA MOSCA Premio Lerici Pea Mosca per la poesia a Maria Stepanova Il sole mattutino sorge al mattino quante seducenti probabilità! Ragazza, perchè giri per casa, battendo le pantofole a passo cadenzato? Cos’hai tesoro, cigno mio? Girati, togliti l’ultima cosa, ammirati nello specchio dorato......

MOTIVAZIONE

Vincitrice della IV Edizione del Premio Poesia Lerici Pea-Mosca 2011, la poetessa Maria Stepanova. La giuria del Premio Lerici Pea-Mosca (Presidente Giovanni Perrino) ha assegnato il Premio per la migliore traduzione italiana di poesia russa a Remo Faccani per l’opera “Osip Mandelstam: ottanta poesie”.

PREMIO LERICI PEA MOSCA Premio Lerici Pea Mosca per la traduzione a Remo Faccani Professore Ordinario di Lingua e Letteratura russa all’Università di Udine.

PREMIO “PAOLO BERTOLANI” Premio Lerici Pea Poesia Dialettale a Renzo Fregoso

PREMIO POESIA GIOVANI Premio Lerici Pea Sezione Giovani “Lucia Roncareggi” a Giuseppe Carracchia

L’è quarche po’ che ne se veda Pié. D’inverno ao só, pe’ i vèci, ciàssa Brin la funsionava da scaodìn: a brase l’èa revédese; e paòle i s-ciopetàvo rae faìgoe.

a M.P In un’aritmia posso sentirti, nello spezzarsi d’un unghia in ciò che viene senza preavviso facendosi spazio, l’accecante luce che passa col vento e mai al vento fa ombra.

Premio del Presidente, “Pietas” ad M. Ivana Trevisani Bach

in viaggio per le strade della Terra dalle mille catene di ferro, s’alza unico, immenso, tremendo, il grido di dolore, degli animali del mondo.

Grido di dolore Dai milioni di piccole gabbie anguste,addossate. dalle carni innocenti squarciate per gioco, dai milioni di tiri di schioppo, dai roventi rimorchi 44


2012 Presidente Pier Gino Scardigli PREMIO ALLA CARRIERA

Premio Lerici Pea alla Carriera a Evgenij Evtushenko Quando sulle gambe tremanti con Dora siamo tornati all’albergo, lei aprì il fagotto : “ Come paragonare l’amaca ad un letto? “ Appese l’amaca sul terrazzo, così com’era nuda ed indifesa. Che cosa avrei dovuto fare? Mi perdevo Quando m’avvolgeva nel suo abbraccio. E’ un segno certo dell’amore l’imbarazzo delle manie degli sguardi, ogni volta è come la prima e come se fosse l’ultima. Non finiva di guardarmi, accarezzando l’amaca, sognante : “ Eugenio questa è l’infanzia. Vieni con me nella mia infanzia “ Stese un poncho sull’amaca, e con i suoi occhi di fuoco: “ Non temere. L’amaca è resistente “. Vi si rannicchiò. Era così eccitante mentre si dondolava Incastonata nella corona delle costellazioni, come un prototipo audace di ciò che chiamiamo bellezza.

MOTIVAZIONI

Con Evgenij Evtushenko il Premio Lerici Pea incontra il più prestigioso fra i poeti russi del secondo Novecento. La sua opera poetica discende sul fiume della lirica russa, sulla corrente che da Puskin porta a Majakovskij e oltre. Già nella sua seconda raccolta, La stazione di Zima, il poeta adolescente pescava versi nel fiume natale, l’Oka, ed enunciava: «Pescavo e incollavo aquiloni». La Seconda guerra mondiale, la vittoria sulla Germania, la discordia fra alleati che generò la Guerra Fredda, i molti incontri amorosi e i tanti fusi orari della Russia che confondono e separano gli amanti, sono temi che ispirano la sua faretra poetica. Quello che qui predomina è lo struggente divenire che allontana e disperde gli eventi in sequenze di addii; sembra che una feroce memoria insegua il poeta con l’incubo dei ricordi. Se dovessimo evocare uno specchio che riflette le immagini della poesia di Evtushenko, citeremmo il film fantascientifico Solaris del grande Andrej Tarkovskij. Prima, da noi, la poesia mancava di voce, era lettera morta; il pioniere Evtushenko, declamandola, ne ha reinventato la voce nelle letture pubbliche. 45


PREMIO POESIA EDITA Premio Lerici Pea Poesia Edita a Donatella Bisutti Natura morta Fuori nevica. Una brocca sul tavolo ha rosse trasparenze Sbucci piano la mela. Ti tenta l’avventura Di quella buccia lucida che avvolge la luce nella stanza. Ogni oggetto Ha una consistenza inutile, così rassicurante, il piatto di lucida ceramica riflette un cielo nitido di calce bianca.

PREMIO POETI E ARTISTI LIGURI NEL MONDO Premio Lerici Pea Poeti ed Artisti Liguri nel Mondo a Marino Magliani

MOTIVAZIONE

La sua poesia è fatta di silenzio. Bisogna fermarsi e riprendere fiato prima di continuare a seguire le parole che la Bisutti posa profondamente nel verso, lasciandoci rivelare dal silenzio la formula infinita di quel gesto istintivo, involontario e cosciente che la sua poesia, sommergendoci, ci trasmette con istinti e pulsioni.

MOTIVAZIONE

Marino Magliani è nato a Dolcedo in Val Pia nella Provincia d’Imperia. Dopo molto viaggiare si è stabilito in Olanda. E’ diventato scrittore ricostruendo nella sua memoria e nella sua lingua paesaggi e figure della Liguria, con impliciti richiami a Boine e a Biamonti. E’ un uomo schivo e la sua timidezza nasconde quella che lui stesso definisce la regale marginalità dello scrittore.

PREMIO PAOLO BERTOLANI Premio Lerici Pea Poesia Dialettale a Amilcare Mario Grassi Se te fùse morto ‘n màe Se te fuse morto ‘n mae a t’arvedrì vestì de bianco ‘n compagnia e giornà de vento e de soe ma a ti gosa me toca zercàe ndi vioi di boschi, ndi canai.

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2013 Presidente Adriana Beverini Bausani PREMIO ALLA CARRIERA

Premio Lerici Pea ALLA CARRIERA a Titos Patrikios

I versi I versi, come i figli dentro le viscere crescono con segreti runori, soffrono dentro di te, s’ammalano, e senza che te l’aspetti sono già grandi, un giorno alzano il capo contro di te che hai dato loro la vita, finchè un giorno non vanno via per sempre e non sono più tuoi soltanto.

La poesia si fa La poesia si fa senza suoni melodiosi senza colori solo con segni in bianco e nero con neri e bianchi silenzi con fonemi neri e bianchi. La poesia si fa senza parossismi del corpo essi sono per quel che viene prima e quel che viene dopo.

MOTIVAZIONE

Figura capitale della poesia europea oggi, Patrikios è il decano della poesia greca, erede di una tradizione illustre, che va da Kavafis a Seferis, da Elitis a Ritsos. Ha conosciuto sotto la dittatura militare dei Colonnelli, la deportazione e l’esilio a Parigi e a Roma, partecipando con tutto il suo essere alle vicende della Grecia calpestata da tiranni e nemici, fedele alla bellezza della sua terra, alla bellezza della sua luce mediterranea, alle sue memorie d’infanzia, alla sua lingua. Patrikios ci mostra come l’impegno civile possa coniugarsi con un potente afflato lirico. 47


PREMIO POESIA EDITA Premio Lerici Pea Poesia Edita a Roberto Pazzi E’ ancora estate, il miele della luce distilla vita tremante all’orlo della felicità tentata di fermarsi così finita e non finita ma all’infinito amata. Oh ripeterei tutto, parola per parola, carezza per carezza errore per errore, mia tenerissima colpa di chiederti sempre e non attendere mai.....

MOTIVAZIONE

Roberto Pazzi ritorna alla poesia con il libro “Felicità di perdersi” in cui si riafferma con forza un rinnovato, quasi sfrenato, desiderio di luce, di vita. La sua parola si muove tra i piccoli particolari del quotidiano e le magnificenze del passato, collocandosi in una corrente ideale della lirica italiana contemporanea, dalla poetica di Saba all’abissale interiorità di Caproni.

PREMIO POESIA INEDITA Premio Lerici Pea Poesia Inedita a Riccardo Olivieri A quest’ora chiude il monte dei pegni i tuoi segreti là celati insieme agli altri tutto un brillare di lacrime nei loro tiretti-caveaux

SEZIONE POETI E ARTISTI LIGURI NEL MONDO Premio Lerici Pea Poeti e Artisti Liguri nel Mondo a Vanessa Beecroft

MOTIVAZIONE

I versi di Olivieri si raccomandano innanzitutto per il loro ritmo sintattico, di ampia arcatura e ricca orchestrazione espressiva, segno di memoria della tradizione novecentesca ma piegata alle esigenze di un dire, sia attento alla realtà d’oggi, sia voce di sentimenti esistenziali.

MOTIVAZIONE

La Beecroft, artista genovese di nuova generazione che ha avuto uno straordinario impatto sull’immaginario collettivo, crea immagini originali e controverse, propone la sua visione personale del mondo oggettivata in quadri di barocca sontuosità. Ha esposto il proprio lavoro e creato le sue opere site specific in alcuni dei più importanti musei e Gallerie del mondo,come la Biennale di Venezia, Long Island City, Seul, Londra, Parigi, Berlino, San Paolo del Brasile,Torino, Genova. 48


PREMIO “PAOLO BERTOLANI” Premio Lerici Pea Poesia Dialettale a Remigio Bertolino La fin dël mond La cusin-a nèira, na boca ëd lov. Àora mè pare l’è na rajà ëd lus, con ël lum a petrolio ch’o dindan-a ën man. Nòstre ombre is dëstaco, son vive sël muragn. Di, man, brass: pniss, spin-e e grumele ëd dolor, ij nòstri gest. Ma là feura la fiòca, lë sciam bianch dij lumin dl’ënvern. «Sògna, sògna, fanciòt...»

PREMIO “LUCIA RONCAREGGI” Premio Lerici Pea Giovani a Ludovica Vacirca Ti cercavano le stanze vuote ma tu già agitavi le dita scrollando silenzi dalle tende impolverate.

MOTIVAZIONE Un incipit che fa ben sperare! Sintesi e pathos animano la breve composizione che si impone per la suggestione evocativa e indefinibile che riesce a generare.

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2014 Presidente Lucilla Del Santo Premio alla Carriera Premio Lerici Pea alla Carriera a Agi Mishol

Oche Epstein, l’insegnante di matematica, amava interrogarmi alla lavagna. Diceva che la mia testa era adatta solo ai cappelli. Diceva che un uccello con un cervello come il mio avrebbe volato a ritroso. Mi spediva a far razzolare le oche. Ora, passati molti anni da quella frase, seduta sotto la palma con le mie tre belle oche, penso che forse fosse lungimirante, il mio insegnante di matematica, e che avesse ragione, giacché nulla mi dà più gioia che vederle ora mentre piombano sul pane sbriciolato, agitando la gaia coda, raggelandosi immobili per un attimo sotto le goccioline d’acqua che spruzzo loro addosso dal tubo, rizzando il capo mentre il loro corpo si protende come ricordando laghi lontani. Ormai il mio insegnante di matematica è morto e morti anche i suoi problemi che non riuscii mai a risolvere. Amo i cappelli, e sempre a sera quando gli uccelli tornano nell’albero, cerco quello che vola a ritroso.

MOTIVAZIONE

Agi Mishol, fra le più apprezzate e popolari poetesse israeliane, è autrice di sedici raccolte di poesie con titoli come “Momento”, “Note di piantagione”, “Graffio di gatto”, “Quaderno dei sogni”. Vi parla in maniera succinta, sensibile e pungente della sua esperienza di vita in una comunità agricola e in una famiglia che vive fra le generazioni (i genitori ungheresi con cui è arrivata in Israele a 4 anni, figli, amici, lavoro, amore, morte, quotidianità). Mishol ha una freschezza che le viene ancora dalla sua formazione extraletteraria e che ha conservato nonostante i tanti riconoscimenti nazionali e internazionali e la pratica di organizzatrice e insegnante di scrittura poetica. La sua poesia “Shaida” (Donna martire) su una ventenne che compie un attentato suicida esprime lo smarrimento che proviamo tutti davanti a questi fatti, rendendocelo presente nella sua incomprensibilità attraverso la rivelazione, rispettosa del dolore, dei cortocircuiti metaforici che da questo buco nero la poesia sa far scaturire. Per Agi Mishol la poesia sa parlare senza retorica e senza rivali di ciò che più ci sta a cuore e pertanto compie senza presunzione una funzione unica nella cultura umana, tanto più quando siamo calati in un mondo non solo risibile ma anche tragico in cui tanto e sempre si parla e nulla si dice. Per ciò che ha fatto e fa per dare parola agli uomini e alle donne del suo e di altri Paese, Agi Mishol riceve il Premio Lerici Pea 2014 alla Carriera. 50


Premio alla Carriera Premio Lerici Pea alla Carriera a Amel Moussa

Sono una donna Nessuno può immaginare quel che dico quando me ne sto in silenzio chi vedo quando chiudo gli occhi come vengo sospinta quando vengo sospinta cosa cerco quando lascio libere le mani. Nessuno, nessuno sa quando ho fame quando parto quando cammino e quando mi perdo, e nessuno sa che per me andare è ritornare e ritornare è indietreggiare, che la mia debolezza è una maschera e la mia forza è una maschera, e quel che seguirà è una tempesta. Credono di sapere e io glielo lascio credere e io avvengo. Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà fosse una loro concessione e ringraziassi e obbedissi. Ma io sono libera prima e dopo di loro, con loro e senza loro sono libera nella vittoria e nella sconfitta. La mia prigione è la mia volontà! La chiave della mia prigione è la loro lingua ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio e il mio desiderio non riusciranno mai a domare. Sono una donna. Credono che la mia libertà sia loro proprietà e io glielo lascio credere e avvengo.

MOTIVAZIONE

Amel Moussa, tunisina, rappresenta al meglio la poesia araba che donne della sponda Sud del Mediterraneo hanno saputo interpretare portando in essa una sensibilità nuova e dirompente. Donna contemporanea, sociologa e giornalista, Amel Moussa è una poetessa che parte dalle profondità della propria tradizione per parlarci di oggi, della donna nell’Islam, in società soggette a rapide trasformazioni e travagli. Ma questa autrice ce ne parla in un lirismo alto e puro, che sa essere onirico e sensuale, e nel quale il piano materiale e storico dell’esistenza si fonde con quello spirituale e eterno: tutta la realtà è spirito, tutto lo spirito è realtà. I temi dominanti nella sua poesia sono la follia, l’erranza, la passione, l’eros, gli elementi, tra cui primeggia l’acqua, elemento che è dalla parte, tutta femminile, della vita e della creazione. 51


Premio alla Carriera Premio Lerici Pea alla Carriera a Gabriella Sica E ora non venitemi più a dire che è una generazione fortunata figlia di un’Italia bella e favolosa questa mia che non ha visto guerre. Un attimo da casa non si può uscire girare l’angolo quieta fiduciosa nella bellezza almeno dell’aria di mattina nella fresca prima luce nel bel pino scarmigliato fedele lì ogni mattina senza incontrare un uomo un tempo innamorato gli occhiali da miope così umani o un amico fino a poco prima amico e magari anche poeta che ti fulmina lì dove sei come un ostacolo da scalzare e via o un critico con il gusto della ripulsa sordo o capriccioso o chissà se altro senza incontrare qualcuno un nemico che non era prima un nemico un’ombra larga che subito un colpo secco ti spara in schiena o in viso come un qualsiasi killer di strada. E poi ineffabile con un gran sorriso fiero della rivalsa sullo stato infame del mondo allibita lo vedi andarsene via mentre salva ti rialzi e qui sull’asfalto incidi con le unghie il tuo nome. Era solo un clamoroso sparo a salve né grave né letale è saltato qualche bottone niente a che fare con il gulag cupo o lo spietato plotone d’esecuzione che ti sbatte contro un muro e davvero io in trincea una fortunata. E ora non venitemi più a dire.

MOTIVAZIONE

Gabriella Sica è una presenza costante e appassionata nella poesia italiana degli ultimi decenni. Fondatrice di riviste che hanno animato a Roma intere stagioni poetiche, studiosa e docente universitaria, autrice di video sui maggiori poeti italiani del secolo scorso, Gabriella Sica ha prodotto, da “La famosa vita” a “Le lacrime delle cose”, un’opera complessiva dove spicca una sensibilità tesa a cogliere il non detto e l’invisibile e nello stesso tempo l’irripetibilità della vita, della sua normalità, delle sue umili radici. La sua poesia, che in maniera originale rimette in circolazione accenti pascoliani e virgiliani, cerca una comunicatività nuova e chiara, lontana dall’oscurità di tante esperienze novecentesche, e ottiene così risultati sicuri, che fanno dell’autrice una delle voci femminili più riconoscibili nel panorama odierno.

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Premio Poesia Edita Premio Lerici Pea Poesia Edita a Valerio Magrelli

Giovani senza lavoro Giovani senza lavoro con strani portafogli in cui infilare denaro che non è guadagnato. Padri nascosti allevano quella sostanza magica leggera e avvelenata per le vostre birrette. Condannati a accettare un regalo fatato, sprofondate nel sonno mortale dell’età, la vostra giovinezza, la Bella Addormentata, langue nel sortilegio di una vita a metà. MOTIVAZIONE A mattino inoltrato, nel pieno procedere del giorno ancora qualcuno si attarda nel letto, segnato dall’ipnosi, intento al restauro del sonno. Come se si potesse riparare la notte, il vaso infranto, la lesione del cielo.

Valerio Magrelli è un testimone del nostro tempo che scrive una poesia aderente all’attualità pubblica e privata, esprimendo una posizione forte di (auto)critica in toni sempre agili e anche funambolici ma non perciò meno diretti al bersaglio. Così fin dal titolo Il sangue amaro riflette disagi personali e sociali. Si apre con ritratti di veline divenute parlamentari come rappresentanti “di sesso sesso sesso sesso sesso” (un endecasillabo perfetto) e con ricordi dei predecessori Pagliarani e Sanguineti (per quest’ultimo Niente funerali di Stato ovvero Le ceneri di Mike), indaga il Natale consumistico invocando un alternativo “Dio delle baraccopoli, Gesù dei clandestini”, passa a “terrori e tremori” personali dialogando con la morte e “Santa Eutanasia”. Si rivolge poi a paesaggi sconsolati di perdita della lingua, di “Giovani senza lavoro / con strani portafogli / in cui infilare denaro / che non è guadagnato”. Senza mai alzare la voce, utilizzando gli strumenti raffinati eppure efficaci della tradizione poetica di ieri e oggi, Magrelli si conferma un critico appassionato e innamorato delle intermittenze della vita, fra l’altro in una serie dedicata ai mesi: “Ma resta il cielo a ricordarci il tempo / in cui respirerà piena la vita”. Con lui la poesia italiana si dimostra capace di affrontare i disastri e le emozioni minime e terribili del secolo XXI. 53


Premio Poesia Inedita Premio Lerici Pea Poesia Inedita a Roberto Maggiani

L’ Esistenza 1 Solo un Buco Nero potrebbe raccogliere i tuoi millenni e racchiuderli in una piccola scatola dove io possa osservarne la danza dall’inizio alla fine del tempo mentre la vita nasce nel tuo seno. Mi sorprenderei nel capire che non hai un segreto né forse un dio ma una legge d’esistenza che non può esimersi dall’essere tale. Ciò che conta è la totalità del mondo la sua ferrea disciplina: propagarti in ogni coscienza. 2 Se quella sera fossi stato qui ti avrei vista passare e ancora prima di vederti portare via dal tempo avrei avuto nostalgia di te.

MOTIVAZIONE

Il poeta Roberto Maggiani e’ di formazione un astrofisico. Pertanto incline a coniugare la cosmologia alla poesia, come si può constatare nel suo inedito: L’Esistenza. La descrizione di un disco di anelli di gas che ruotano sul giradischi cosmico con al centro il gorgo del cosiddetto Buco Nero; visone che lascia intuire l’ingordigia dell’onnivoro Moloch. Il bambino che abita il poeta, miniaturizza il ciclopico congegno stellare, ricavandone una trasparente scatoletta, giocattolo dello stile poetico anche caleidoscopio. Luogo dove il tempo già precede se’ stesso, quello che seguirà al dopo.

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Premio “Paolo Bertolani” Premio Lerici Pea Poesia Dialettale a Franco Loi

da I Niul Ah Italia scunda, che nissün pö vêd, Italia che laura e se despera Italia sensa gloria e sensa mêd tèra d’un diu scundü sensa paüra, mì te cunussi e cerchi el giüss del crêd che tègn insema i gent denter la scüra. Ah Italia nascosta che nessuno può vedere/Italia che lavora e si dispera/ Italia senza gloria e senza possedimenti/ terra d ‘ un dio nascosto senza paura/ io ti conosco e cerco il succo del credere/ che tiene insieme le genti dentro l’oscurità.

În niul rösa cun di buff de scür ch’j passa su Milan nel scend la sera... În niul ch’j sparìss int un fàss ciar - se sent bujà un quaj can nel fàss de cera i tecc luntan di câ, rümur se sfànn... e dré dun quaj barcun quajvün fa lera, dü tri bagaj, ’na balla, el fer d’un tram... ’Me che patìss ne l’òm la luntanansa! Cume patiss la vita nel tran tran! Che bèla sera! ’Me taja’l cel la ransa che fa vegnì süj câ quèl rìdd legger e a l’umbra di purtun la lüna dansa tra quèl tasè di üsèi ch’j par penser.

MOTIVAZIONE

Molti sono i linguaggi della poesia di Franco Loi, naturalmente al primo posto il suo milanese, parlato e lirico, con cui a partire dagli anni’70, ha profondamente rinnovato la tradizione lombarda, di Porta e Tessa; poi il genovese, della sua città natale, ma anche il sardo e l’emiliano dei genitori, infine l’italiano della sua prosa saggistica e delle sue autotraduzioni. La polivalenza espressiva si specchia nella ricca articolazione dei suoi temi e motivi, che in mezzo secolo di attività, ha fatto di Loi uno dei maggiori poeti ‘nostrani’ di statura europea, come attestano, tra l’altro, le non poche traduzioni in varie lingue. La sua è una poesia capace di scenari diversi, dalla teatralità narrativa al lirismo più intenso e spirituale, dall’acuta rilevazione di un dettaglio quotidiano all’osservazione cosmica; una gamma ricca e cangiante, che mostra la sua grande capacità di ascolto ed interpretazione dell’umano, della natura e dell’‘altro’.

Sono nuvole rosa con sbuffi di scuro/che passano su Milano nel scendere la sera.../ Sono nuvole che spariscono in un chiarore/-si sente abbaiare qualche cane nel farsi di cera/i tetti lontani delle case, rumori si smorzano.../ e dietro un qualche balcone qualcuno canticchia,/ due tre bambini, una palla, il ferro di un tram/ Come patisce nell’uomo la lontananza!/ Come patisce la vita nella monotonia dei giorni/ Che bella sera! Come taglia il cielo la falce/che fa venire sulle case quel ridere leggero/ e all’ombra dei portoni la luna danza/ tra quel tacere d’uccelli che sembrano pensieri.

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Premio Europa Premio Lerici Pea “Europa” a Mladen Machiedo da “Poesie” Joyce 1 Bianco seno di fosco mare specchio e rasoio posati in croce La storia è un incubo da cui bisogna destarsi ho paura di parole grosse non sono un eroe Ogni Venerdi seppellisce un Giovedì quando i cimiteri sbadigliano dovremmo essere un pò più seri Non si sa mai di chi si masticano le idee eventi futuri proiettano la loro ombra davanti a sè. da “Sintesi” Affinchè non si dimentichi... (a posteriori in memoria di Grytzko Mascioni dalla sua Croazia) Nei giorni immediatamente successivi alla liberazione della così detta, ormai, defunta Krajina, si potevano vedere acora, sulla banca di Sebenico, accanto al mercato, le tavole di legno dipinte, con cui, accuratamente erano state protette le superfici di vetro.Qualche mano ignota vi aveva raffigurato una serie di finestre spalancate sui personaggi lirici, si sarebbe detto attraverso l’edificio stesso. Ciò significava: potete ficcarci nel buio, potete ricoprirci di granate, ma il mare interiore, con le stelle marine e celesti non potete togliercelo. L’ultimo viaggio Qualche istante prima di naufragare, solo in prua,contro le onde, non arrivò nemmeno a notarlo.L’Ulisse dalla barba di brina! Mentre il suo pensiero fu press’a poco questo: che tutti i viaggi e tutte le avventure non fossero equivalse ad una forcina di Penelope. (2008) da “Per i suoi cent’anni” ... semplicemente non sei più qui Sei nel mare nell’aria nel sole portato altrove dalla mia piazza deserta.

MOTIVAZIONE

Per il primo anno, in occasione dell’entrata nell’Unione Europea dell’ultimo stato membro, la Croazia, l’Associazione Lerici Pea, in collaborazione con Edison SpA, ha deciso di creare una nuova sezione, il Premio “Europa”. La Giuria del Premio, ha scelto il letterato e poeta Mladen Machiedo, grazie al quale è stata diffusa in Italia la letteratura croata ed in Croazia quella italiana, rinsaldando così i rapporti tra le due nazioni. Da mezzo secolo la letteratura italiana ha avuto voce in lingua croata grazie alla vasta e appassionata attività di Mladen Machiedo, il basilare italianista di Zagabria. Machiedo ha alternato lo studio e l’incontro con i classici (Boccaccio, Leopardi, Michelangelo, Leopardi) con l’estrema attenzione ai poeti contemporanei, prestando il proprio estro poetico a Pavese, Montale, Ungaretti per arrivare anche alle più vicine generazioni da Cattafi a Magrelli. Machiedo è infatti anche un poeta di rango nel suo croato, come è evidente dal fatto che anche nelle traduzioni italiane i suoi testi segnano e colpiscono il lettore, per l’impasto di ironia e affetto, per il senso genealogico della storia, per lo stupito interrogare gli annali dei destini umani. 56


Premio Poesia Intermediale Premio Lerici Pea per la “Poesia Intermediale” all’artista Massimo Mori MOTIVAZIONE

Il maestro Massimo Mori è stato scelto dall’Associazione Lerici Pea per inaugurare quest’anno, in occasione dei 60 anni del prestigioso Premio, una nuova sezione “contemporanea”, un Premio dedicato alla Poesia Intermediale, per la sua produzione artistica nell’ambito della Poesia Visiva e Concreta. Abbiamo scelto il termine Poesia Intermediale, in quanto onnicomprensiva delle più moderne ed attuali espressioni internazionali del “fare poesia”, ma anche in quanto “trasversale” alle altre forme d’Arte, come dimostra la Mostra/ Personale dell’artista “Per Poesia” che ha seguito la consegna del Premio presso il museo CAMeC (Centro Arte Moderna e Contemporanea) della Spezia.

Massimo Mori ha iniziato la sua attività creativa negli anni 60 con opere lineari e poetiche sperimentali riferibili alla poesia totale. La sua ricerca è nata da un superamento della consueta tradizione delle arti non solo verbali e dalla necessità di sperimentare, praticare e proporre nuovi codici comunicativi. Questa ricerca appassionata lo ha visto impegnato con opere che vanno dalla poesia visiva a quella sonora, dall’attività performativa al libro-oggetto. Una delle esperienze più significative è stata quella del movimento “Ottovolante”, nato negli anni ’80 e che nel volume “Performer”, curato da Stefano Lanuzza, viene descritto come un vero e proprio circuito di poesia, un momento di resistenza all’omologazione. Dal suo impegno “performativo”, scaturiscono le sue “poesie in azione”, tra cui “La misurazione della qualità”,“Container”,“Combattimento con l’ombra”,“Perdoindio” ecc. Tra le opere visive e concrete che hanno dato esito ad alcune importati personali, come quella di quest’anno al CAMeC della Spezia, ricordiamo:“Codex”,“Liberto: libro da strada”,“Madrevaca”,“Ying-Yang tavolino e sedia per l’ospite gradito’ospite gradito”. Lucilla Del Santo

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“Nelle sue “installazioni, pagine da muro, poesie visive, libri oggetto” Mori utilizza elementi che appartengono simultaneamente alla sperimentazione poetica e letteraria, all’attività performativa, all’arte visiva, per cui risulta riduttivo definirlo univocamente come poeta o performer o artista. Termini come “intermediale”, attribuito al suo lavoro complesso, o come “intersemiotico”, riferito al suo interesse versatile, ne contraddistinguono la capacità di inserirsi fra modalità linguistiche distinte e di operare in forme sempre originali una sintesi concreta di segni e parole, suoni e azioni, immagini e oggetti…’. Stefano Pezzato Responsabile di Area e Conservatore Museo Pecci “Ippocampo” Il CAMeC, Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, si apre, tra settembre ed ottobre di quest’anno, ai linguaggi artistici “eccentrici”: le tre mostre presentate sotto il titolo “MIXED MEDIA” sono di breve durata, ma di intenso contenuto artistico. L’idea che risiede dietro a questa rassegna, è l’approfondimento della conoscenza di artisti spezzini e la collaborazione con associazioni culturali radicate sul territorio, che hanno avuto il merito di far gravitare in città artisti provenienti da tutto il mondo. Inoltre, filo rosso tra i tre progetti artistici è l’interdisciplinarietà dei linguaggi presenti nelle opere esposte, dove lo sconfinamento tra un media e l’altro è continuo e la sperimentazione sulle modalità del fare artistico costante. Francesca Cattoi Consulente Artistico del CAMeC “Entropica”

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Premio Poeti e Artisti Poeti Liguri del Mondo Premio Lerici Pea Poeti e Artisti Liguri nel Mondo a Ireno Guerci MOTIVAZIONE

L’Associazione Lerici Pea assegna a Ireno Guerci, fotografo lericino di nascita, ma da vent’anni residente ad Auroville in India, il Premio Poeti e Artisti Liguri nel Mondo 2014. Riscontra infatti nelle sue immagini fotografiche una ricerca spirituale, una combinazione tra verità e bellezza che ben si può definire poesia. Le sue fotografie superano il desiderio di scoprire, di catturare la realtà, connaturato all’arte della fotografia, andando oltre . Non si limitano a mostrare la realtà quanto piuttosto l’idea che l’Artista ha di essa: un’idea di pace, di armonia tra individuo e natura che egli ha visto concretizzarsi in Auroville, città’universale dove donne e uomini di tutti i Paesi del mondo si impegnano per vivere in pace al di la’ di ogni credo e di ogni dottrina politica. Qui trasferitosi negli anni ottanta, dopo aver realizzato in Italia vari reportage fotografici e vinto alcuni concorsi per la fotografia in bianco e nero, vi ha trovato nuova fonte di ispirazione di cui offrono testimonianza le mostre fotografiche svoltesi ad Auroville e a Pondichery e l’album fotografico “Auroville a Dream”.

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Il premio visto dai Giurati Persone, parole Incontrare la poesia nel corso degli anni, questo il grande dono del Lerici Pea che continua con inesausta energia e passione a mettere Lerici sulle carte di navigazione della poesia internazionale. Le persone e le loro parole. C’è un po’ di ufficialità, un po’ di mondanità, ma poi ci si riunisce per ascoltare alcune figure esemplari dei nostri tempi che confermano il loro spessore. Cheng con le sue magistrali calligrafie, Sanguineti con i suoi calembour, Ferlinghetti che denuncia la Casa Bianca senza perdere la flemma, e poi Heaney che evoca il suo mondo quotidiano recepito nell’infanzia, fonte perpetua di ispirazione. Un altro reduce da una guerra civile pagata in prima persona, Juan Gelman, ci avvince nel salone consigliare di Lerici, e come Heaney ci lascia troppo presto. Però abbiamo avuto la possibilità di imparare da queste voci. Noi della Giuria siamo stati chiamati a partecipare alla loro selezione e a presentarle, compito non facile davanti a uomini e donne di tale spessore. Ma la loro dimensione poetica e umana si confermava nella disponibilità, addirittura nella modestia. Il Nobel Heaney quasi nervosamente controllava i suoi appunti prima di tenerci una breve intensa lezione al Castello di Lerici: appunti che mi lasciò e che nel mare dello scritto e scrivibile un giorno potranno essere pubblicati perché altri possano continuare il nostro viaggio. La poesia ha sempre anche avuto dimensioni conviviali e amicali, e queste certo non sono mai mancate grazie alla generosa ospitalità dell’Associazione Lerici Pea. Anche qui ci è venuta a mancare troppo presto la grazia di Grazia Beverini Del Santo, che ricordo sui suoi scogli di Tellaro e alle Giubbe Rosse e alla Fondazione Il Fiore dove portò una mostra di immagini di poeti di una artista russa, Liudmila Grigoryeva-Semjatizkaja. Al Lerici Pea si sono parlate molte lingue. Una nota studiosa americana, Sandra M. Gilbert, si è scoperta ligure (M. come Mortola), ha avuto il Premio Ligure nel Mondo, e così ci ha potuto parlare intensamente e confortare pochi giorni dopo gli attentati dell’11 settembre. Sono state delle scoperte che solo a Lerici potevano accadere: la sofisticata poesia dialettale di un Roberto Giannoni, i versetti acuti e sofferti di Mary de Rachewilz, figlia del grande e scomodo Ezra Pound, gli epigrammi di Carlo Vita. Mentre il secolo XXI ci ha riservato non poche brutte sorprese, grazie al Lerici Pea abbiamo sempre trovato la possibilità di ricordare, con Heaney, che a volte “storia e speranza possono rimare”. Massimo Bacigalupo L’editore Marco Carpena anima del Premio Lerici Pea A Sarzana una elegante lapide, posta sulla facciata del palazzo di via Mazzini 3, sorprende i visitatori della antica piazza della Calcandola ricordando Marco Carpena, il fondatore del Premio di Poesia Lerici Pea. «In questo Palazzo, dove un tempo sorgeva il cinquecentesco Oratorio di San Rocco, nacque Marco Carpena (1914-1985) editore in Sarzana e fondatore con lo scrittore Enrico Pea, del Premiodi Poesia Lerici Pea nel 1954. L’Associazione Lerici Pea nel cinquantenario 26-9-2003». All’angolo del palazzo si trovava il negozio di merceria di Carpena, che gestiva con la sorella. La bottega, che vendeva corsetteria e profumi, pizzi e abbigliamento intimo, aveva il sapore di altri tempi per l’eleganza degli articoli e la preziosa ricercatezza. Si trovava di fronte al Caffè Costituzionale, la sede privilegiata del dibattito politico nel Risorgimento, quando Sarzana apparteneva al regno sabaudo. Il bar era in stile liberty ed è qui che Mario Soldati amava fermarsi per incontrare gli amici, prima che un disastroso restauro ne alterasse la sua intrinseca bellezza. Di Carpena, editore colto e raffinato, mi ero interessato quando ebbi la fortuna di scoprire un libro di Carlo Laurenzi su Carlo III di Borbone, edito a Sarzana nel 1961. L’interesse per il duca di Parma, Piacenza e Pontremoli, era dovuto ai miei studi sulla misteriosa liaison amorosa dell’ultimo regnante delle province parmensi con una donna pontremolese. Scrissi a Carpena per acquistare il volume Memoria di Carlo III di Parma, adorno di litografie e stampe rare. La richiesta a Carpena di questo prezioso volume di Laurenzi mi ha fatto scoprire un editore unico e particolare nel panorama italiano. Scriveva Laurenzi su «il Giornale» del 14 febbraio 1985: «Sarzana è Marco Carpena, editore raffinato, coraggioso (stampa solo i libri che gli piacciono), innamorato dell’arte». Per Carpena l’editoria è sempre stata una questione di prestigio, se nonaltro perché si trattava di un genere di affari che al tempo stesso era un’arte particolarmente attenta alla “forma”. Per lui la parola «forma» era decisiva nella scelta e nella sequenza dei titoli da pubblicare: includeva la copertina, la grafica, l’impaginazione, i caratteri, la carta. Ma è stato Enrico Pea, legato a Carpena da profonda fraterna amicizia, a scandire la sua attività editoriale. Solo nel 1983 ho conosciuto Carpena di persona, proprio nella sua bottega di Sarzana. Era un uomo elegante nel vestire e nei modi, con la folta capigliatura bianca e una sguardo affabile che nascondeva, poi ho saputo, lutti e dolori. Voleva continuare a pubblicare nuovi scrittori di alta qualità letteraria e chiedeva aiuto e collaborazione. Ricordo con 60


emozione le chiamate dal Caffè Costituzionale per le frequenti telefonate che riceveva: non possedeva il telefono nel suo negozio e si serviva di quello a gettoni del bar. Quell’anno fui invitato a Lerici nel ristorante Da Paolino per la proclamazione del Premio Lerici Pea, vinto dal poeta Alberico Sala. Carpena durante la premiazione appariva ai miei occhi stanco e affaticato, preoccupato di trovare le persone giuste alle quali consegnare il futuro del suo premio, a cui aveva dedicato tutta la vita. Il premio letterario era nato nel 1952 a Portovenere con il nome di «Tre amici», dall’idea di Marco Carpena, Renato Righetti e Giovanni Petronilli. Ai tre fondatori del premio si aggiungeva presto anche Enrico Pea che entrava a far parte della giuria con Giovan Battista Angioletti e Leone Piccioni. Nel 1954 il premio si trasferiva dall’altra parte del golfo e prendeva il nome di «Lerici», nome al quale nel 1959 veniva aggiunto Pea, in omaggio allo scrittore versiliese scomparso l’anno precedente. Il Premio Lerici Pea è andato attestandosi negli anni come uno dei premi maggiormente rappresentativi e tra i più ambiti nel panorama letterario italiano. Scopo del Premio, infatti, è la promozione della Poesia, dei giovani poeti, la sperimentazione di nuovi linguaggi e il riconoscimento dei grandi poeti che hanno lasciato un’impronta indelebile nella poesia del Novecento. Alla morte di Carpena, avvenuta nel 1985, il premio è stato gestito da Alberta Andreoli sino al 1996. Nel 1997 non veniva assegnato e nel 1998 il Premio venne ripreso e “salvato” dalla Associazione Culturale Lerici Pea , per un nuovo e rinnovato cammino. Giuseppe Benelli Il Premio Lerici Pea per me vuol dire tante cose: la straordinaria bellezza del paesaggio marino dove il Premio si svolge, la divina baia che incantò Shelley e gli ispirò i suoi ultimi versi, l’eccellenza dei poeti che il Premio ha convocato , il ricordo di un discorso lucido e profondissimo di Yves Bonnefoy, di una lettura appassionata e estatica di Adonis, due maestri viventi della letteratura mondiale. Ma per me il Premio Lerici Pea vuol dire anche una lunga, felice stagione di amicizie e di incontri, la frequentazione di Grazia e Adriana, Mayda , Pia, Lucilla, di Gino, tutti generosamente impegnati in una difesa a oltranza delle ragioni dell’umanesimo e della poesia , il pensiero della cultura classica di Grazia, che ora non c’è più ma è come se ci fosse ancora, e ci sarà sempre, il rapporto franco e fecondo con gli altri giurati. Per tutto questo, è con commozione e gioia che saluto il Premio Lerici Pea in questo sessantesimo compleanno. Giuseppe Conte Il premio Lerici Pea, il punto di tangenza fra realtà e sogno della mia giovinezza ligure. Nato in questa terra, ad Ameglia, molti carissimi ricordi mi legano alla storia del premio Lerici-Pea, fin dagli anni Cinquanta. Da ragazzo, avendo iniziato a scrivere versi a 14anni, sognavo di potervi partecipare e forse di piazzarmi fra i selezionati, non osando ancora sperare di poterlo vincere. Leggevo sui giornali, a Bocca di Magra, dove passavo le estate nella nostra casa accanto a quella di Vittorio Sereni, i nomi dei vincitori: erano poi quelli dei più grandi poeti italiani viventi del tempo, Ungaretti, Caproni, la Marniti, la Spaziani, Elena Clemenetelli, Titta Rosa… Mi pareva uno dei riconoscimenti più ambiti ma anche meno impossibili, forse perché legato alla mia realtà geografica, alla terra di mia madre, pur se accogliente i nomi dei Grandi che venivano sempre da lontano. Il premio che incoronava autori di inediti era quasi un punto di tangenza fra i sogni e la realtà. E passare davanti al negozio del fondatore, nella piazza maggiore di Sarzana, Marco Carpena, mi faceva sempre battere da ragazzo il cuore… Era quel grosso signore il patron, l’amico dei Poeti, di Montale, di Quasimodo. Mezzo Parnaso italiano passava da quel negozio di stoffe… Passando gli anni le ambizioni diventavano a poco a poco più solide, meno impossibili. E mentre l’amicizia e la stima di Sereni mi avviava pian piano al riconoscimento della mia vocazione letteraria, ecco iniziare a partecipare, inviando le mie poesie qualche volta, quando ancora l’indimenticabile Alberta Drioli Andreoli lo curava, insieme a Carpena. Poi a quasi quarant’anni, pubblicati i primi libri di poesia e di narrativa il sogno si avvera. Nel 1986 lo vinco con la poesia “Il ritardo”, un testo tutto giocato sul tema del Tempo, che prende spunto dal mio orologio e dalla costanza del suo ritardo, ogni settimana… Quanti anni poi passano a curarne la continuità e dignità, una volta chiamato da Alberta Andreoli a far parte della giuria. Rammento le discussioni accese della giuria, con Petronilli, Portinari, Furio Colombo, la allora preziosa segretaria, la giovane Adriana Beverini. E padre Maria Turoldo, vincitore, seguito da Pietro Cimatti, Maria Luisa Spaziani, Silvio Ramat, Dario Bellezza, Valentino Zeichen per nominarne solo alcuni... Al premio più caro della mia giovinezza non posso che augurare di incoronare altre vocazioni come la mia, continuando a essere un punto fermo nella cultura italiana. Roberto Pazzi 61


Sessant’anni Il premio Lerici Pea raggiunge l’età antica della vecchiaia, sessant’anni, età decisamente ragguardevole per un’entità spesso così fragile come sono per lo più i premi letterari. Ma questo non pare proprio voglia andare in pensione. L’idea del premio nacque nell’inverno del 1954, tra le quotidiane conversazioni dello scrittore versiliese Enrico Pea, che svernava a Lerici, ed il suo amico Marco Carpena, editore in Sarzana, che proprio in quell’anno gli stampava il libro di ricordi Il “Maggio” in Versilia, in Lucchesia e in Lunigiana. Fu Pea, ricorda Alberta Andreoli, a battezzare il Premio con il nome della sua incantevole sede. Era un premio semplice e di passione: una “magra borsa” premiava una poesia inedita, scelta da una giuria, che al suo esordio oltre Enrico Pea vedeva il narratore G.B. Angioletti, oggi poco frequentato, ma allora figura per nulla periferica, ed i due critici Giacomo Debenedetti e Alfredo Schiaffini, vale a dire rispettivamente il più acuto critico militante del tempo e un accademico assai sensibile alle questioni stilistiche anche dei contemporanei (e oltretutto sarzanese insigne). Questa giuria rimase in carica per cinque anni consecutivi. Già al secondo anno il Premio sfoderò la grinta, varando uno straordinario inedito di Giorgio Caproni, poeta certamente allora già collaudato, ma utilmente valorizzato, in quel tempo parzialmente avverso di neorealismo. Si tratta di una poesia poi ripresa come Epilogo del poemetto All alone (apparso in Il passaggio d’Enea, 1956), ma a Lerici viene premiata con il titolo La piccola porta e in questa stesura lievemente diversa dalla redazione definitiva. La lunga storia, oltre mezzo secolo, del Premio Lerici Pea ha avuto, per ragioni fisiologiche, un passaggio di mano negli anni Novanta, con una nuova proprietà e organizzazione, che ha garantito continuità e rinnovamento. Così è nata la sezione del premio alla carriera di un poeta, che fu inaugurata nel 1996. In quell’anno fu premiato Giovanni Giudici, da poco settantenne, un riconoscimento quanto mai felice, perché promuoveva il giusto omaggio ad uno dei poeti più grandi del panorama nazionale, che era però anche “uno del paese”, un eccezionale figlio del Golfo dei Poeti. Nel tempo il riconoscimento è stato proiettato in un ambito internazionale dove gli omaggi alla grande tradizione poetica italiana sono in dialogo con lo spicco dato alle voci più sicure e significative di un mondo globale, anche per la poesia. E così si sono avuti i premi a Mario Luzi, nel 1998 (poi, come è noto, Senatore a vita), ad Attilio Bertolucci, nel 1999, e ad Edoardo Sanguineti, nel 2004, festeggiando non solo tre grandi personaggi, ma anche tre diverse essenziali modalità della storia poetica italiana. In ambito internazionale ricordo che il Premio alla Carriera ha eletto due candidati al Nobel come il siriano Adonis, nel 2000, e il francese Yves Bonnefoy, nel 2001. Ad un Nobel già coronato come l’irlandese Seamus Heaney è toccato il premio del 2005. Continuano la serie il tedesco Hans Magnus Enzensberger (premio 2002) e l’argentino Juan Gelman, premio 2003, rappresenta il caso straordinario di un grande poeta che è anche stato per anni testimone civile del suo martoriato paese. Ma anche negli anni ultimi Villa Marigola ha sentito le lingue del mondo dall’americano di Ferlinghetti, al brasiliano della Theofilo, al francese di Cheng, al russo di Achmadulina ed Evtuskenko al neogreco di Patrikios. E la storia continua. Stefano Verdino Il Premio Lerici Pea approda longevo al traguardo del sessantesimo compleanno , il suo consolidato e diffuso prestigio ancora lusinga e richiama molti poeti nel mondo. Tutti bramosi di laurearsi la fronte con la corona di foglie d’acqua marina del Golfo dei Poeti. Se sfogliate l’albo d’onore del Premio Lerici Pea incontrerete molti nomi di prestigio, sia italiani che stranieri. Eccovene un campionario: Giorgio Caproni, Mario Luzi, Dario Bellezza; Yves Bonnefoy, Hans Magnus Enzensberger, Evghenij Evtushenko, Juan Gelman. Non essendo più in vita molti tra questi, altrettanti essendo viventi ma lontani, vi invitiamo a unirvi a noi per un brindisi all’albo d’onore, che li contiene e li evoca nel ricordo immortale. Valentino Zeichen

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La tavolozza di mille e mille colori e sfumature della poesia ha dato luce alla mia mente: i poeti che ho conosciuto in questo lungo e gratificante cammino mi hanno fatto capire che la parola compie molto spesso miracoli favorendo il dialogo, abbattendo barriere ideologiche, frequentando un universo senza limiti, in cui la poesia è la barriera che contrasta la barbarie, per citare Giuseppe Conte. Mayda Cangini Bucchioni

Lungo i suoi sessant’anni di strada d’un soffio magnificamente percorsi, il Premio Lerici Pea ha avuto il privilegio d’ospitare sulle sponde del golfo molte delle voci più alte della poesia italiana e mondiale. E noi fortunatamente con lui. Nell’eccezionalità di questo anniversario é naturale che il pensiero corra con gratitudine senza fine ai fondatori Marco Carpena, Giovanni Petronilli e Renato Righetti, cui tutti dobbiamo la felice intuizione della nascita del Premio e il magistrale impegno nel portarlo avanti finché le forze li hanno sostenuti. A loro è giusto assicurare che il Pea avrà un altrettanto lungo cammino. D’altra parte della poesia, messaggera di non caduchi valori, ovunque si coglie crescente bisogno, e servirla è un onore e un dovere, contemporaneamente. Pier Gino Scardigli

Dal 1999 la Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia è tra i principali sostenitori del Premio Lerici Pea, un’iniziativa che si è attestata negli anni come una fra le più rappresentative del panorama letterario italiano. Tale scelta deriva da due fattori fondamentali che hanno contribuito ad avviare questa collaborazione e a rinnovare negli anni il sostegno da parte del nostro Ente.Un primo fattore riguarda il binomio Lerici e poesia: il Premio nasce infatti per volontà di alcuni intellettuali e scrittori locali - Renato Righetti, Giovanni Petronilli, Marco Carpena, ai quali si aggiunse il poeta Enrico Pea - con il nome “Lerici”, evocando sin dall’inizio l’importante tradizione poetica e letteraria legata al Golfo dei Poeti, parte integrante dell’identità culturale del nostro territorio. Il secondo aspetto riguarda la collocazione del Premio all’interno di Villa Marigola, luogo anch’esso dalla celebre tradizione letteraria per le frequentazioni nel XIX secolo di scrittori, poeti e letterati italiani e stranieri. La nostra Fondazione è convinta non solo dell’importanza del ruolo attuale del Premio Lerici Pea, meritevole di far conoscere e dare visibilità a poeti non ancora famosi e punto di riferimento privilegiato per quanto avviene in campo poetico, letterario e artistico nel territorio provinciale e regionale, ma anche del valore più ampio della poesia, che dovrebbe essere considerata a pieno titolo come una delle componenti essenziali del patrimonio culturale del nostro Paese. Il Premio, che ha goduto negli anni del Patrocinio della Regione Liguria e dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, è riuscito, attraverso le sue diverse sezioni, a mantenere la tradizione di alto livello qualitativo nella scelta dei poeti italiani premiati, privilegiando i giovani e le loro produzioni, a valorizzare la poesia di eccellenza prodotta sul territorio ligure e nazionale, a proporre la lettura e la conoscenza di poeti internazionali. A tal proposito, va dato ampio riconoscimento all’Associazione Lerici Pea per l’organizzazione di questa iniziativa e all’Associazione Amici del Premio Lerici Pea, composta da un gruppo di enti, cittadini e imprese impegnati nella promozione del Premio anche durante l’anno attraverso attività culturali in collaborazione con Istituzioni e Istituti scolastici del territorio. La Fondazione, da sempre vicina alle associazioni culturali locali, non può che valorizzare l’impegno di tutti coloro che cercano di promuovere le diverse espressioni artistiche e credono nella cultura come forma di investimento e di ricchezza. Matteo Melley Presidente Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia

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Villa Marigola, sede del Premio Lerici Pea 64