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Enrico De Lea da Ruderi del Tauro, L’arcolaio, 2009.


(due mari) Infame dubbio del lanzatore, se d’anima si tratti, con l’arma sbreccia un vento d’acque, un coro inferno, quarto di carne evaporato, stretto e sempre tra feluca e luntro, lotta e tana nella rema…


(il vino del distacco) Il vino del distacco fluttua fatuo, periplo delle coppe da falangi. L’urna coi nomi amanti in una teca assilla, obbedienza di torre allo strapiombo, assisa scortica le labbra di folate ai rinforzi dell’erica e dell’alga.


(acque reali) I lavoranti oscurano il pensiero al sole, tengono l’ombra in tasca coi fazzoletti marci di sudore. La strada nuova aprono i picconi, alla valle normanna già dirupi fioriscono terrazze, acque reali. Muovono i carri verso la marina, i bordonari si levano nell’alba. Il folle zio Domenico è veggente, urla gli incendi le miserie il secco.


(a mero sacrificio) La fiera arsura, senza meno, ma l’animo, o malanimo del grappo, la confessione della nota dentro, nel viscerale pozzo, per, sull’ara occitanica, immolare… Preciso indizio di percezione, là dove annotta, nel palmo l’orda, il gabbo: Sia scure! Sia partenza! Sentenza della smemoratezza, per l’incluso. Rovista, è lampo, la breve sua costante cenere.


(boschivo per le furie) Ruga della grafia o del graffito facciàle, brama lo scoramento dell’ingresso - in giornate così, che lo scirocco succeda al tramontano e i gradi delle unghie solchino il dopo-luce, il forno dei barlumi. Pianta le spine apprese al muschio, schivo d’incenso scorteccia l’argine del verbo - boschivo per le furie…


(un’arte) Aveva immaginato, a tratti, di comporre ossa, lacerti della carità nostrale. Comunicava con la stirpe con impercettibili segnali di fumo, vapori da tegami in terracotta. Credeva poi alla buona sorte del tronco – da incidere, scolpire…

ruderi del tauro  

una scelta di poesie di enrico de vico

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