Issuu on Google+

Programma Operativo Regionale Competitività (2007-2013) BANDO ASSE 4 - LINEA DI INTERVENTO 4.1.1.1 “Promozione e diffusione di una fruizione sostenibile nel sistema delle aree protette e nelle aree della rete ecologica lombarda attraverso la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale” - “Realizzazione e promozione di itinerari turistici per la fruizione sostenibile delle risorse culturali e ambientali”

SCHEDE B1 – B2 – B3 ALLEGATO ALLA SCHEDA B1

ATLANTE TERRITORIALE

Il POR 2007-2013, per quanto attiene “gli interventi attinenti alla valorizzazione degli elementi identificativi del paesaggio”, fa riferimento alle Linee Guida del Progetto LOTO. Che richiamandosi al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio e agli indirizzi della Convenzione europea del paesaggio, manifesta l’opportunità di ricondurre la logica e l’impostazione del PIA ad uno scenario generale e “strutturale” rappresentato dalla matrice fondativa dell’ambito territoriale di intervento. Immaginando di interpretare al meglio la sollecitazione operativa e culturale della Regione, i partner del PIA “Camminando sull’acqua – Terre fertili”, hanno concordato di affinare e distinguere l’apparato conoscitivo dell’ambito del Pia sviluppando questa attività di analisi affinché potessero emergere gli elementi identitari del contesto. La soluzione è questo Atlante territoriale indirizzato a far emergere i valori comuni dell’ambientepaesaggio urbano-rurale compreso tra la direttrice del Naviglio Grande e quella del Naviglio Pavese: un’area con forte connotazione rurale, interessata anche da fenomeni di conurbazione più prossimi a Milano, che assomma agli indubbi valori ambientali e paesaggistici, dinamiche di trasformazione conservativa dei luoghi e dei beni, e che già sperimenta azioni coordinate di fruizione degli stessi.


Programma Operativo Regionale FESR 2007-2013 Asse 4 "Tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale" Scheda B1 - Allegato 1_Dossier Territoriale

Carta Tecnica Regionale, 1994

01

Inquadramento territoriale dell'ambito compreso tra il Naviglio Grande e il Naviglio Pavese

"Carta topografica del Milanese e Mantovano", Astronomi di Brera, 1807, scala 1: 86.400, incisione disegnata e acquarellata, Milano, Archivio di Stato

Cartina morfologica della pianura e della collina lombarda

Paesaggi della pianura irrigua (a orientamento cerealicolo e foraggero)

1 - bassa pianura irrigua argillosa 2 - zona dei fontanili 3 - alta pianura asciutta 4 - terreni del diluvium antico e medio più o meno ferrettizzati 5 - terreno morenico

Questa tipologia, distinta nella cartografia a seconda degli orientamenti colturali prevalenti (foraggero nella parte occidentale della bassa pianura, cerealicolo in quella centrale e orientale), si estende con grande uniformità in quasi tutta la bassa pianura lombarda. Rappresenta quella grande, secolare conquista agricola che ha fatto della Lombardia una delle terre più ricche e fertili del continente. Ciò è testimoniato dagli insediamenti, dalla loro matrice generatrice pre-romana, romana e medievale, dalla dimensione discreta dei centri basata su una gerarchia che forse risponde a leggi distributive ricorrenti. Il sistema irriguo, derivato dai fiumi e dai fontanili, è alla base della vocazione agricola, della sua organizzazione e, dunque, del paesaggio. Vi

predomina in larga parte della sua sezione centrale, la cascina capitalistica, che si configurava fino a qualche anno fa come centro gestionale di grandi aziende a conduzione salariale. La 'cassina' padana assumeva spesso il carattere di insediamento autosufficiente e popolato. […] L'abbandono del presidio dei campi, con il degrado delle strutture e delle dimore contadine, ha avuto il suo corrispettivo nella crescita delle città e dei maggiori centri della pianura. Ma queste strutture sono pur sempre rimaste, talune malamente riattivate dalle recenti riconversioni agricole. L'introduzione di nuove colture e la meccanizzazione dei lavori nei campi ha impoverito la tessitura minuta del paesaggio agrario, con l'eliminazione delle alberature, delle partizioni (il confronto fra una cartografia degli anni '50 e una attuale è indicativo in questo senso), della trama irrigua e di collegamento viario. Nel

Cremonese, nel Pavese e in altre situazioni l'impianto territoriale ricalca le centuriazioni e ha un ordine quasi sempre regolare, a strisce o rettangoli; altrove è la tendenza defluente dei cavi irrigui e dei canali a costruire la geometria ordinatrice del paesaggio (per esempio nella Bassa Milanese). La rilevanza persistente delle colture foraggere nella sezione a occidente dell'Adda […] ancora il portato d'immagine dei filari, dei pioppeti, delle alberature dei fossi. […] Grande importanza non solo paesistica riveste la fascia delle risorgive associata in molti casi, residualmente, ai prati marcitori. […] Una ricchezza e una diversità di elementi insediativi forse non immediatamente percepibili nella difficoltà degli orizzonti visuali di pianura, ma in sé consistenti e fortemente strutturati. (PTPR)


A B

Programma Operativo Regionale FESR 2007-2013 Asse 4 "Tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale" Scheda B1 - Allegato 1_Dossier Territoriale

Inquadramento territoriale: l'ambito del sud milanese Dal punto di vista storico per l'ambito del sud milanese e della direttrice del Naviglio Pavese, alla permanenza di una realtà rurale incentrata su nuclei storici di piccole e medie dimensioni, corrisponde l'esplosione edilizia, e demografica, che vede alcuni comuni divenire grandi polarità insediative: a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta: in fasi differenti si realizzano i quartieri di edilizia economico popolare (Rozzano e Pieve Emanuele ad esempio), e successivamente i quartieri residenziali di Basiglio. Il consolidamento delle polarità residenziali del sud Milano non è solo determinato dall'incremento della popolazione residente ma anche dalla concentrazione di attività produttive: terziarie e commerciali, a cui si affiancano quelle artigianali ed industriali che attribuiscono a questo ambito territoriale un ruolo propulsivo nell'assetto economico provinciale. Una sintetica ricognizione macroterritoriale che confronti le carte storiche e IGM e la Carta Tecnica Regionale del 1994, evidenzia come lo sviluppo residenziale sia stato successivamente accompagnato dalla concentrazione di attività e funzioni industriali, artigianali e terziarie, conferendo un rinnovato e nuovo ruolo a questa parte del territorio milanese: aggiungendo alla realtà consolidata criticità (l'incremento delle congestioni della mobilità per esempio) e potenzialità (nuove funzioni per una più articolata economia non solo incentrata sull'agricoltura). Il ridimensionamento di quest'ultima, soprattutto misurabile con la progressiva diminuzione del numero degli addetti nel settore -che non ha però snaturato la vocazione del territorio- ha comportato fenomeni di dismissione dell'ingente patrimonio rappresentato dalle cascine, che oggi deve trovare con opportuni e mirati interventi nuova destinazione.

02

Inquadramento territoriale: Milano, la direttrice del Sempione e il Sud Milanese

Ambito POR 2007-2013

Regione Lombardia, CTR 1994


Programma Operativo Regionale FESR 2007-2013 Asse 4 "Tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale" Scheda B1 - Allegato 1_Dossier Territoriale

Regione Lombardia, urbanizzato al 2004, nostra elaborazione

03

Le dinamiche di trasformazione dell'area urbana lombarda 1807-2004

1807

"Carta topografica del Milanese e Mantovano", Astronomi di Brera, 1807, scala 1: 86.400, incisione disegnata e acquarellata, Milano, Archivio di Stato

1936

1950

Dinamica di sviluppo delle aree costruite tra il Ticino e l'Adda (sovrapposizione IGM e CTR alla Carta degli Astronomi del 1807) nostra elaborazione

1966

1970

1994


Programma Operativo Regionale FESR 2007-2013 Asse 4 "Tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale" Scheda B1 - Allegato 1_Dossier Territoriale

04

A B

Trasformazione del territorio nella cartografia dell'IGM e CTR

IGM 1936

IGM 1888 La cartografia dell'Istituto Geografico Militare La cartografia edita dall'Istituto Geografico Militare italiano rappresenta una fonte fondamentale per documentare le trasformazioni di un determinato territorio dalla seconda metà dell'800 ad oggi. La "Carta topografica d'Italia: serie 25 DB" prosegue la serie 25 "storica" e identifica la cartografia alla scala 1:25 000 attualmente in produzione all'Istituto. La carta si compone di 2.298 elementi denominati sezioni, che hanno le dimensioni di 6' in latitudine e 10' in longitudine. La serie 25 DB sostituisce e prosegue la serie 25. Le "sezioni" sono ottenute mediante stereorestituzione numerica o derivate dalla cartografia tecnica regionale numerica; reticolato chilometrico nella proiezione conforme

Universale Trasversa di Mercatore. Il contenuto informativo comprende le opere dell'uomo, l'idrografia, la vegetazione e l'orografia. Il disegno è anche in vera grandezza rapportato alla scala; ove ciò non è possibile si ricorre ad appropriata simbolizzazione come nel caso delle curve di livello (equidistanza di 25 metri) per la raffigurazione dell'orografia; sono indicati i confini di Stato, i limiti amministrativi regionali, provinciali e comunali. La stampa è effettuata in quadricromia. Il taglio geografico di una "sezione", e uguale a quello della serie "25", corrispondente a un quarto di "foglio" della Carta d'Italia alla scala 1:50 000 e delimita un territorio di circa 150 kmq.

La lettura delle dinamiche territoriali attraverso la cartografia IGM e CTR, consente di collocare le trasformazioni dalla fine dell'Ottocento a oggi dell'area compresa tra Abbiategrasso e Milano, la direttrice della Vigevanese e quella della SS 35 dei Giovi. Dal confronto tra la soglia IGM del 1888 e del 1936, per gli aspetti generali, non risultano sostanziali differenze (come invece emergono dal confronto col rilievo del 1994): la conservazione dei nuclei antichi è evidente. Limitate espansioni sono registrate dall'IGM del 1936, manifestazione di dinamiche che poi troveranno nel dopoguerra accelerazione e diversa rilevanza quantitativa: addizione e trasformazione sono le tipologie di sviluppo urbano che connotano una permanenza nella struttura interna dei nuclei edificati

CTR 1994 antichi. Le permanenze che interessano anche l'ambito propriamente rurale non alterano il reticolo idrografico: mentre si registra la sparizione delle marcite, pur nella conservazione delle partiture e delle geometrie che queste assieme alla rete dei fontanili e delle rogge hanno determinato nel lungo periodo. Diversamente la trasformazione che emerge dal confronto tra IGM 1936 e CTR 1994, che mostra la grande espansione degli anni Settanta e Ottanta, non solo di estensione dei nuclei antichi lungo la direttrice del Naviglio Grande esternamente a Milano, ma anche delle zone miste lungo le più importanti radiali stradali (Vigevanese e statale dei Giovi).

Istituto Geografico Militare 1888 e 1936, Unione di più fogli, scala 1:25.000. Descrizione fisica: 1 carta topografica 37x39 cm. Firenze, Archivio Biblioteca IGM. Carta Tecnica Regionale 1994, 1:10.000 (Immagini Raster, ArcSDE Layer). Regione Lombardia Direzione Generale Territorio e Urbanistica. Unità Organizzativa Infrastruttura per l'Informazione Territoriale


Programma Operativo Regionale FESR 2007-2013 Asse 4 "Tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale" Scheda B1 - Allegato 1_Dossier Territoriale

05 C

B A

A

A

A B

Gli elementi di lunga durata: il tipo territoriale

Inquadramento descrittivo e interpretativo

A

B - Ricostruzione delle centuriazioni di origine romana

A

I sistemi ambientali

I sistemi territoriali

A - Fascia della bassa pianura irrigua

A - Grandi spazi aperti caratterizzati da paesaggio agrario tipico

A - Agro-ecosistema con isole di urbanizzato (b in rosso)

B - Principali connessioni autostradali divenute riferimento per insediamenti produttivi e terziari

B - Ecosistema caratterizzato dalla prevalenza di urbanizzato (c in rosso)

C - Tracciati investiti da forti processi di urbanizzazione

Le elaborazioni sono tratte da: Urbanistica Quaderni n° 2/1995 IReR Bonifica, riconversione e valorizzazione ambientale del bacino dei fiumi Lambro, Seveso e Olona. Linee orientative per un progetto integrato

Gli elementi di lunga durata: il tipo territoriale

I sistemi territoriali

B

B

I sistemi ambientali

I sistemi ambientali di progetto

A - Valorizzazione morfologica, architettonica e funzionale delle aste dei canali B - Riqualificazione ambientale dell'attivitĂ  agricola; potenziamento della piantata padana e valorizzazione dei percorsi rurali e del sistema dei canali

I sistemi ambientali di progetto

"L'insieme delle tavole qui presentate, va inteso come un primo tentativo di costruzione di una rappresentazione grafica dell'area. Queste rappresentazioni non vanno quindi intese come semplici tavole di rilievo, essendo cariche di elementi intepretativi, nè come tradizionali tavole urbanistiche suscettibili di immediata traduzione normativa, proponendosi piuttosto di delineare uno scenario di riferimento per azioni e norme specifiche che potranno nascere solo attraverso adeguati approfondimenti conoscitivo-progettuali e dialoghi interattivi. PiÚ precisamente sottolineano il processo di costruzione del territorio... dal Settecento assunta come soglia dello stato di equilibrio del territorio... e mettono inoltre in evidenza le forme ambientali e insediative specifiche". (IReR)


Paesaggio agrario del sud milanese

Il paesaggio agrario e le siepi alberate

L'azienda agricola

Il paesaggio rurale alle porte della città

"Considerare storicamente il Sud Milano come una zona agricola di carattere qualitativamente inferiore rispetto alle zone a settentrione del capoluogo, dove il lavoro dei campi si mescolava ad altre attività imprenditoriali, è una semplificazione scorretta. Il territorio di Milano è suddiviso dall'attuale strada Padana superiore (SS 11) in due macroaree caratterizzate da sistemi di conduzione agricola molto diversi: a Nord si tratta di agricoltura "da pioggia", che consente la frantumazione degli appezzamenti e la diversificazione delle colture, permettendo inoltre l'insediamento di attività manifatturiere, connesse e no, in forme assai articolate; a Sud prevale il sistema irriguo, che presuppone una concentrazione di proprietà per la gestione. Su questo territorio a Sud, così organizzato da un passato molto remoto […], sono stati fatti investimenti plurigenerazionali ingenti per le opere di canalizzazione. Questo dimostra che l'area è sempre stata molto interessante da un punta di vista produttivo. In questo senso la dicotomia tra città e campagna, nella zona del Milanese, non si può proporre in termini banali (avanzamento economico laddove l'agricoltura è secondaria e arretramento laddove è prioritaria). Nel Nord Milano il fatto di poter organizzare l'agricoltura "da pioggia" su piccoli appezzamenti permetteva di integrare il lavoro dei campi con altre attività; il Sud Milano, invece, è sempre stato deputato alla produzione agricola intensiva, sempre moderna e avanzata: Carlo Cattaneo ricorda che nel Settecento gli inglesi, allora impegnati nell'innovazione agricola nel loro paese, venivano nella Bassa Lombardia per studiare le esperienze produttive allora vincenti. Una seconda considerazione logica è che la produzione intensiva del Milanese non può essere paragonata al latifondo meridionale, ad esempio, dove la produzione era in gran parte finalizzata

all'esportazione, ma non aveva un rapporto economico e sociale organico con il territorio. Tutta la Bassa Milanese, per esempio nel settore dei latticini, organizzando tramite le marcite l'allevamento dei bovini, producendo latte pregiato e lavorandolo, immetteva sul mercato prodotti caseari di alta qualità; i latticini venivano trasportati lungo i navigli in corso San Gottardo, dove c'erano le "casere" per la trasformazione del latte; i prodotti finiti venivano esportati a Milano, ma anche in Svizzera, in Germania e in altri paesi. Questo tipo di organizzazione produttiva e di commercializzazione è una peculiarit�� del Milanese. Sarebbe mortificante considerare il Sud Milano come un'area agricola da salvaguardare in base a generici e antistorici presupposti di difesa di aree produttive povere. Se questi sono i cromosomi storici del territorio, quale scenario si può costruire per il suo futuro? Certamente non quello di un'area decorativa per la grande metropoli, nella quale gli abitanti vadano molto a passeggiare. [Non esiste] una differenza strutturale tra il sistema di produzione e di commercializzazione dei latticini (quello delle "casere" di corso San Gottardo) e il sistema proposto con il Girasole per il commercio all'ingrosso. Bisognerebbe identificare, oggi, la potenzialità per conservare a livello di avanguardia questa tradizione storica imprenditoriale, tutt'altro che morta, anche per quanto concerne la produzione agricola della zona. […] Questa capacita produttiva è più legata a un contadino con il "camice bianco e il calcolatore" che al tradizionale agricoltore della iconografia sociologica corrente. L'area metropolitana di Milano ha oltre quattro milioni di abitanti, la Lombardia nove: ci sono le condizioni, oltre che le necessità, per investire in questa direzione. Una questione di grande importanza, in questa logica, è relativa anche ai comportamenti e alle ideologie che li determinano: l'immagine del contadino è negativa per molti ceti sociali italiani,

che vedono in essa un'arretratezza da poco superata. È necessario trasformare in positiva questa immagine, dimostrando anche come la realtà del Sud Milano sia in grado di alimentare con creatività imprenditoriale buona parte della regione" (cfr. V. Vercelloni).

Gratosoglio via dei Missaglia da sud

Rozzano e il Naviglio Pavese da sud

Rozzano e il Naviglio Pavese da sud-est

06

Elementi ricorrenti del paesaggio rurale del sud milanese

Fotografie di Stefano Topuntoli, riprese aeree 1988 e 1998

Milano Gratosoglio dalla Statale dei Giovi

Barona e quartiere Sant'Ambrogio

Programma Operativo Regionale FESR 2007-2013 Asse 4 "Tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale" Scheda B1 - Allegato 1_Dossier Territoriale

Il sud milanese ambito strategico: innovazione e modernità ieri, oggi e domani


Programma Operativo Regionale FESR 2007-2013 Asse 4 "Tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale" Scheda B1 - Allegato 1_Dossier Territoriale

07

A B

Carta della navigazione interna del milanese, in "Tavole descrittive di varie opere edilizie e idrauliche del Naviglio di Pavia", ing. G. Bruschetti (disegno ing. O. Sarti), 1821

G.P. Bisnati, "Disegno particolare del Navilio Grande e del Fiume Ticino...", 1627, Milano, Biblioteca Ambrosiana

Sistema delle acque nel Sud Milano Parte Prima Naviglio Grande da Abbiategrasso verso Milano

Naviglio Pavese da Rozzano verso Milano

La costruzione del Naviglio Grande fu un'opera infrastrutturale gigantesca dell'età comunale, e non fu l'unica. I suoi cinquanta chilometri di percorso furono costruiti dal 1177 al 1272. Il Ticinello, poi integrato con lo stesso Naviglio Grande, fu iniziato nel 1157, con funzioni originariamente militari, per definire i confini di due territori ostili: Milano e Pavia. Il Naviglio di Pavia fu iniziato nel 1359 e presto utilizzato, ma la completa navigabilità del suo intero corso di 33 chilometri fu possibile solo nel 1819. Il Naviglio della Martesana fu costruito nei suoi 38 chilometri tra il 1457 e il 1500; mentre il Naviglio di Bereguardo di diciotto chilometri venne realizzato tra il 1460 e il 1470. L'ultimo grande naviglio milanese, il Naviglio di Paderno, inferiore ai due chilometri, fu costruito tra il 1518 e il 1777. La storia della navigazione nel milanese, così complessa da promuovere l'invenzione e la sperimentazione di sempre più innovative chiuse (per le quali si cimentò

anche Leonardo), è strettamente connessa alla storia urbana, tanto che il grande progetto religioso e politico della costruzione del Duomo non sarebbe stato praticabile senza questa possibilità di trasporto dei blocchi di marmo. Nel 1497, al tempo di Ludovico il Moro, il sistema del fossato interno alla città era completato da tutte le chiuse necessarie alla più agevole navigazione (in precedenza, per esempio nel Laghetto di Santo Stefano, le chiuse erano posticce: si costruivano e si ridemolivano secondo le esigenze della navigazione). Nello stesso anno, con l'apertura del Naviglio della Martesana, la navigazione poteva essere praticata con continuità dal Ticino all'Adda. Questa straordinaria rete di canali e di fiumi navigabili era servita e servirà nel tempo alle utilità del commercio, anzitutto, ma anche dell'agricoltura, che ha nella collocazione sui mercati dei suoi prodotti trasformati un fine strategico. Servirà però

anche alla mobilità e al divertimento delle classi dirigenti, dal tempo delle signorie (sono documentati i racconti dei viaggi in lussuose imbarcazioni della corte sforzesca verso i parchi a sud della città, a Pavia) al Settecento, quando lungo le sponde del Naviglio Grande e del Naviglio della Martesana si costruiscono circa un centinaio di ville, luogo di attivo controllo dell'azienda agricola e anche di consumo della sempre più diffusa pratica della villeggiatura. Fu il governo di Maria Teresa che riprese il progetto di collegare Milano al Lago di Como e conseguentemente mettere quest'ultimo in comunicazione con il Lago Maggiore, attraverso la realizzazione del Naviglio di Paderno, attuato nel 1777 in sostituzione del tratto non navigabile del corso dell'Adda. Nei primi anni dell'Ottocento, inoltre, fu reso effettivamente navigabile anche il Naviglio di Pavia. (V. Vercelloni)


Programma Operativo Regionale FESR 2007-2013 Asse 4 "Tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale" Scheda B1 - Allegato 1_Dossier Territoriale

Planimetria e profilo del canale di Pavia, in "Tavole descrittive di varie opere edilizie e idrauliche del Naviglio di Pavia", ing. G. Bruschetti (disegno ing. O. Sarti), 1821

08

A B

Sistema delle acque nel Sud Milano Parte Seconda

Il Naviglio Grande (1151-1457) E' il piĂš antico esempio di canale irriguo e navigabile e collega il Ticino, in prossimitĂ  di Tornavento, a Milano. Venne costruito all'epoca del libero comune riutilizzando parzialmente il corso del Ticinello che arrivava all'altezza di Gaggiano. Solo nel 1387, grazie all'intervento di Gian Galeazzo Visconti, venne prolungato e reso navigabile fino al centro di Milano, per rendere possibile il trasporto dei marmi da Candoglia, sul Lago Maggiore, alla fabbrica del Duomo. Il Naviglio di Pavia Nel XIV secolo Galeazzo II Visconti fece scavare il "Navigliaccio", canale che aveva lo scopo di irrigare il grandioso parco del duca di Pavia. Da allora fino al XIX secolo si susseguirono progetti e tentativi di completamento del Naviglio

di Pavia, ma la desiderata e continua navigazione da Milano al Ticino e lungo il Po fino al mare era impedita dal dislivello esistente tra il terrazzamento della pianura e il fiume . Solo nel 1819 con la costruzione di 12 conche di cui due doppie, con salti fino a 5 metri di altezza, si completava la realizzazione del naviglio e con esso il collegamento passante per Milano, dai laghi Maggiore e di Como al mare.

Il sistema della acque a scopo irriguo per l'ambito di Moirago e Zibido San Giacomo, nostra elaborazione su CTR 1994


Il sistema delle cascine nella bassa milanese

proprietario anche l'organizzazione planimetrica e le specificità colturali del fitto sistema di cascine-aziende agricolozootecniche milanesi nella prima metà del '700. Secondo lo storico Luigi Faccini il rinnovamento della cascina lombarda sarebbe tardo secentesco, conseguente alla peste degli anni '30 del XVII secolo, quando la centralità urbana di Milano e la forza delle sue corporazioni manifatturiere vengono annullate dalla grande catastrofe demografica. Quella straordinaria società manifatturiera esce dall'ecatombe della peste come società agricola, e per decenni gli investimenti di risorse monetarie e di lavoro umano non saranno più diretti alle attività manifatturiere e commerciali. Sono gli anni della sperimentazione, della formazione del nuovo imprenditore agricolo lombardo, che porteranno l'agricoltura lombarda a diventare nella prima metà del Settecento un'agricoltura specializzata, come sarà appassionatamente descritta da Cattaneo e Jacini. Di questa storia millenaria dell'azienda agricolozootecnica lombarda, la geografia degli insediamenti umani conserva molti documenti: nella scanditura dell'organizzazione economica del territorio agricolo, finalizzata alla sua massima produttività, in relazione organica al divenire dell'assetto sociale. Le rappresentazioni cartografiche del milanese ne identificano con sempre maggior precisione l'assetto territoriale, mentre i catasti -quello teresiano prima e quello lombardo-veneto poi- ne documentano fedelmente molte specificità" (V. Vercelloni, Atlante storico di Milano, 1987).

Programma Operativo Regionale FESR 2007-2013 Asse 4 "Tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale" Scheda B1 - Allegato 1_Dossier Territoriale

Cascina - "La parola cascina, di origine lombarda, derivata da voce tardo medioevale, è registrata dall'inizio del XII secolo. La catena cassinna (lombardo) apsia (latino volgare)- capsus (recinto per contenere gli animali), da cui capsina, cassina, cassinale (vocaboli antecedenti il X secolo), è connessa per etimologia popolare al latino caseus (cacio). L'edizione veneziana del 1741 del Vocabolario degli Accademici della Crusca così definisce la cascina: "Luogo, dove si tengono, e dove pasturano le vacche, onde si fa il burro, e 'l cacio". Nel 1962 Salvatore Battaglia così descrive il significato della parola nel suo Grande dizionario della lingua italiana: "Complesso di fabbricati rurali, comprendenti abitazioni, stalle, fienili, locali per la fabbricazione di burro, e formaggio, magazzini, raggruppati intorno ad un grande cortile; fattoria, casa colonica. Anche: locale dove si allevano e custodiscono vacche e dove si fabbricano burro e formaggio". Il senso è evidente: la cascina, come prima la villa e il monastero, è un'azienda produttiva per l'agricoltura intensiva, l'allevamento selezionato, la trasformazione dei prodotti. Si integra con la corte agricola all'interno degli abitati, ma da questa si distingue per la sua collocazione sul fondo agricolo, all'interno di un più vasto programma economico di investimenti nell'agricoltura. La sua distribuzione a sistema nel territorio è dimostrazione della sua specifica produttività. Presenti in Lombardia fin dal X secolo, sia pure con costruzioni fisicamente precarie, le cascine si diffondono con la loro specificità tipologica e funzionale dal XIII secolo, in particolare nell'area agricola della Bassa irrigua, quando la grande proprietà, anche religiosa, affida la gestione dei fondi ai contadini della zona in cambio di una certa quantità di prodotti. Dal XVI secolo l'affittuario è obbligato al rispetto di particolari capitolati, anche per le scorte vive e morte. L'insieme delle mappe catastali di Carlo VI descrive con estrema precisione oltre all'assetto

09


Atlante Territoriale parte 1-2