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OUTDOOR LIFE WEB-MAGAZINE NATURA.AMBIENTE.ESCURSIONISMO.MOUNTAINBIKE


RESPIRO IL TRAMONTO

momento di stasi dinamica, quando merlo e pipistrello incrociano traiettorie e forse lo sguardo,

PER UN ISTANTE TRA LUCE E BUIO CONNESSI


EDITORIALE

Curiosità. Impulso a trarre informazioni e ad interagire con l’ambiente circostante. Curiosità. Esplorare, investigare, apprendere. Capire ed elaborare per andare oltre. Curiosità. Perché se siamo chi siamo e cosa siamo un motivo ci sarà. Bisogna approfondirlo, conoscerlo, sezionarlo. Curiosità. Per confrontarsi, costruire idee ed opinioni, per non accettare senza capire e criticare. Curiosità. Restituiamole il valore costruttivo. Accantoniamone il significato travisato di gossip spicciolo ed impiccione, spettegolezzo di corridoio. Curiosità. Solo e potente motore del mondo.


SOMMARIO 08

LOST CARS

Vietato lordare (ma non te lo dovrei nemmeno dire)

10

CARTA NATA STRACCIA

14

ACQUA

26

SULLE ORME DELLA GUERRA

38 40

Siamo invasi da cartine, opuscoli e brochure: ma servono veramente? Semplicemente acqua In punta di piedi, sulle tracce della Grande Guerra

DONNE DI NATURA

Francesca Mai - Trail Runner

TRAVERSETOLO

Nelle terre di Caino e Abele

52

PARCO CAMPO DEI FIORI

74

IMPREVISTI IN MTB

Speciale MTB

La vignetta di Paolo Deandrea


Enrico Frumento

LOST CARS Vietato lordare (ma non te lo dovrei nemmeno dire) ÂŤLa Riviera dei Fiori, un corteo di paesi lungo una strada a picco sul mare, dove si vive in apnea aspettando l'estate. Una cascata di borghi aggrappati alle colline, stesi al sole come lucertole, in procinto di scivolare. Case addossate come squame di una pigna, grovigli di carrugi, cattedrali di ulivi: per conquistarne la cima non puoi avere fretta, devi imparare a respirareÂť. Prendo le strade, i paesi, le spiagge dei posti dove sono nato e cresciuto. Le prendo a manciate costretto a guardare da lontano dove sono andato a vivere. E vedo. Vedo tante storie che mi piace raccontare e conoscere. Ci sono cose di cui sono orgoglioso e cose di cui mi vergogno. Che poi sono le stesse di cui si vergogna qualsiasi italiano che veda tante cose belle lasciate morire o

peggio sfregiate. Fra di esse anche queste auto lasciate per i campi o i boschi a marcire, ma non tutte abbandonate. Alcune uno scopo ce l’hanno: custodire il lungo letargo delle reti per gli ulivi. E di queste non mi vergogno affatto. Altre invece sono solo dei rottami troppo facilmente abbandonati e sfregio per la Natura circostante. E di queste invece, semplicemente, mi vergogno.


TECNOLOGIA


il Monko

CARTA NATA STRACCIA Siamo invasi da cartine, opuscoli e bochure: ma servono veramente? Ne avrò mille: stipate in scatole di cartone impolverate, sulle mensole tra i libri, persino sul frigorifero in cucina. Dovunque guardi ne trovo una abbandonata lì chissà da quanto tempo. È pur vero che casa mia non è grandissima. È pur vero che non sono il re dell’ordine ma sto per essere sopraffatto, come un malato che non butta niente, da migliaia di cartine, brochure, opuscoli, depliant e persino segnalibri a tema escursionistico. Ci sono dei giorni in cui, quando sento l’aria mancare, m’impongo di selezionare e buttare, selezionare e buttare. Ma ancora non basta. Che poi, in fondo, il vero problema non è la quantità ma la qualità: di tutto il materiale che raccolgo nei centri informazione, durante le fiere a tema escursionistico-turistico, direttamente negli uffici che si occupano di territorio e turismo, quelle realizzate con criterio e di conseguenza utili, sono veramente pochissime. Tutte le altre sono carta straccia. Mi rendo perfettamente conto che la situazione della rete escursionistica italiana sia complessa, vuoi per mancanza di una normativa universal-

mente riconosciuta e seguita, vuoi per la frammentazione del territorio, vuoi per il campanilismo tipico provinciale italiano, reminescenza del feudalesimo medievale, che spinge chi vive in questa valle a non interessarsi di ciò che succede al di là del crinale. A tutto ciò si aggiunga una cronica mancanza di professionalità, tipicamente italica, che investe tutti i livelli della filiera e che brucia i pochi fondi disponibili in iniziative vecchie, senza appeal e destinate a morire subito. I risultati di tale approccio sono migliaia di tonnellate di carta nata straccia destinata al riciclo. Il rimedio è semplice ed economico: fare rete tra tutti gli opertori turistici e appoggiarsi al mondo di internet che garantisce rapida diffusione di informazioni sempre aggiornate. Contemporaneamente è opportuno produrre materiale turistico cartaceo strettamente connesso al web (siti mobile, applicazioni per smartphone, QRMap) ma solo quando si possa garantire un risultato qualitativamente di livello, un risultato che soddisfi forma e sostanza.


L'acqua che tocchi de' fiumi è l'ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente. Leonardo da Vinci - Genio


14

ACQUA

Semplicemente acqua


testi e fotografie Il Monko


Oggi che risalgo questo sentiero, percorso mille e più volte, non posso che fermarmi a guardare e ad ascoltare. Qualcosa attrae la mia attenzione. Tanto mi pare strano visto che conosco quasi ogni passaggio, ogni sasso, ogni albero (acero, tiglio o faggio che sia). Faccio fatica a trovare la spiegazione della mia animale tensione, quasi fossi in pericolo e mi sentissi preda. E invece così chiara si manifesta in un istante di assoluta ipnosi la soluzione. E mi fermo ad osservare. Acqua. Semplicemente acqua. Infinita sequenza di atomi di idrogeno ed ossigeno; legami elettrici tra elettroni che formano un complesso volume liquido. Tutto qui. Acqua. Mi fermo ad osservare lo scrosciare del torrente che scivola verso il basso accompagnato dalla forza di gravità: movimenti così apparentemente sempre ma mai uguali. Acqua. Forza generatrice di vita e plasmatrice di forme, così scontata e imprescindibile. Mi siedo tra le rocce e mi faccio cullare dal rumore bianco e senza ritmo che risuona per tutto il valletto. Capisco due cose: la prima è che l’acqua non è mai uguale a se stessa. Ogni cascatella, vortice, mulinello che si crea ha una sua forma. Gli schizzi che esplodono dallo stesso punto di caduta di un salto non compiono mai la stessa traiettoria e non cadono mai nello stesso punto del precedente. Non so perché questo avvenga.


Sicuramente ci sarà una spiegazione idrodinamica che provo, da bravo scienziato quale sono, ad individuare. Ovviamente, da superficiale scienziato quale sono, vi rinuncio dopo pochi secondi. Provo allora a dare un’interpretazione filosofica del perché una forza apparente sempre uguale generi movimenti così diversi e unici. Non so.

Cerco di trovare una spiegazione filosofica ad un sistema fisico con lo scopo di indurre l’osservazione sulla mia vita e sui rapporti tra la mia persona e le altre. E, in fondo, dopo una lunga sequenza di strambe conclusioni via via scartate, arrivo all‘unica, imprescindibile, inconfutabile, sola verità. Che poi è la seconda cosa che capisco.


Infatti, improvvisamente, seduto su quel sasso in mezzo al torrente, comincio a sentire una sensazione fredda e umida. La sola incofutabile verità. Alzandomi in piedi, mi stacco i pantaloni inzuppati di acqua che come ventose si sono attaccati alle mie chiappe. E realizzo l’unica, incofutabile verità. Quella che già si conosce ancor prima

del primo vagito. L’acqua è bagnata. Mai sottovalutare la banalità di una banale osservazione.


Partenza: Canzo (CO) Arrivo: Agriturismo Terz’Alpe Distanza totale: 2,48 km Altitudine massima: 778 m Altitudine minima: 518 m Totale salita: 260 m Difficoltà: T

CANZO

800 700 600 0

1

2

2,48km


AGR. TERZ’ALPE

TORRENTE RAVELLA

SAN MIRO

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26 ESCURSIONISMO

ORME DI GUERRA

In punta di piedi, sulle tracce della Grande Guerra


testo Antonio Trotti fotografie Antonio Trotti e Lorenzo Bassi


Una magnifica rete di strade, mulattiere e sentieri ci consente oggi di percorrere - a piedi o in MTB¬¬ - i versanti delle più belle montagne della Lombardia e dei territori vicini: è la viabilità della Grande Guerra, realizzata negli anni del conflitto o poco prima. Queste vie, tracciate con sapienza e attenzione per i luoghi, evitano di affaticare inutilmente le nostre gambe (e i telai delle nostre bici), lasciandoci godere in pace dei meravigliosi boschi e delle praterie d’alta quota dove esse si snodano agilmente sino a permetterci di raggiungere, con sforzo modesto, i siti più panoramici e le vette più aeree. Si tratta di centinaia di chilometri di percorsi progettati e realizzati un secolo fa, con maestria e fatica, dalle persone che effettivamente vissero la guerra. Costoro ci hanno lasciato un’eredità che, oggi, volentieri accettiamo, per godere al meglio del nostro tempo libero e del nostro bellissimo territorio. In queste colonne, e, soprattutto, in quelle che seguiranno nei prossimi numeri della rivista, suggerisco di affrontare insieme l’avventura di ripercorrere con attenzione queste strade, imparando a conoscere la loro storia e quella degli uomini che ne furono artefici. E, così, alla vigilia del centenario - giusto l’anno prossimo, nel 2014, ricorreranno i cent’anni dall’inizio del conflitto - prende avvio questa rubrica dedicata alla riscoperta, con zaino e scarponi due ruote, volendo - delle tracce lasciate dai nostri antenati. In Lombardia, come in altri luoghi dell’Italia del nord, le montagne e la guerra furono sempre strettamente connessi e, in particolar modo, lo furono durante la Prima Guerra Mondiale.


Verso oriente, il confine tra Lombardia e Trentino Alto Adige - tracciato nel 1859 tra Piemonte e Austria sulle incantevoli montagne dell’Ortles-Cevedale, dell’Adamello-Presanella, dell’Alto Garda bresciano - allo scoppio della guerra fra Regno d’Italia e Impero Austro-ungarico, divenne teatro dello scontro fra i soldati dei due Stati. Ma, soprattutto, le alpi furono scenario dell’impari confronto fra gli uomini e le

montagne: un confronto insostenibile con la natura dei luoghi, fatta di roccia, di ghiaccio e di neve, che, per questo, si chiamò Guerra Bianca. Verso nord non si combatté, ma, per il timore che gente d’oltralpe scendesse in armi a Milano e in Pianura Padana, le montagne dell’Ossola, dell’Alto Varesotto, della Val d’Intelvi, dell’Alto Lario, della Valtellina, videro il progressivo rafforzamento di quello che fu chiamato “sistema difensivo italiano


alla Frontiera Nord verso la Svizzera”, un complesso sterminato di fortificazioni che oggi, per semplicità, chiamiamo Frontiera Nord. Se noi, oggi, ripercorriamo le strade che ci conducono in questi territori, forse è bene che di loro impariamo qualcosa, almeno per capire perché esistono e perché ci conducono in posti così meravigliosamente belli. Suggerisco dunque di avventurarci piano, lentamente, in punta di piedi.

Per godere al massimo della natura incantevole e dei paesaggi inconsueti entro cui queste strade ci portano, ma anche perché non siano le nostre orme a cancellare le tracce del passato, tracce a volte imponenti, ma sempre delicate. Antonio Trotti

conservatore del Museo della Guerra Bianca referente del progetto La Grande Guerra in Lombardia a.trotti@museoguerrabianca.it


INSEGNARE PER CONSERVARE


LA PIACEVOLE SENSAZIONE

di non annoiarsi mai, di non sentirsi mai soli, di stupirsi ad ogni passo.... questo è per me correre in montagna, in natura, fuori dalle logiche odierne,

FUORI DAL MONDO MA DENTRO ALLA VITA Francesca Mai - Trail Runner Accompagnatore di media montagna

HikingComoLake.com

Escursioni Guidate sui territori del lago di Como e di Lugano


40

TRAVERSETOLO Sulle colline di Caino e Abele


testi e fotografie Lorenzo Bassi


Mi piace molto leggere. Non ho un genere preferito. Ma i libri che più mi piacciono hanno un denominatore comune: sono ambientati in luoghi che conosco. Così infatti il mio coinvolgimento è totale perché reinterpreto e vivo con il mio ricordo di colori, odori e rumori le scene che leggo. Divento il direttore della fotografia. A volte mi rendo conto che un libro mi piace quasi ed esclusivamente per questo motivo. Come quello che sto leggendo ora. Si tratta di un fallimentare tentativo di raccontare la fraticida guerra civile italiana (esplosa dopo l’8 settembre del ‘43 tra nostalgici di un fascimo allo sfascio e antifascisti) che si risolve in una corale distribuzione di letame da una parte e dall’altra. Ma ciò che mi piace di questo libro mal riuscito è, come dicevo prima, il fatto che conosco i luoghi della sua ambientazione: gli appenini reggiani. Proprio su queste alture, infatti, passava la Linea Gotica voluta da Hitler come ultimo baluardo da contrapporre all’avanzata alleata da SUD prima della definitiva ritirata. Anche qui, infatti, e soprattutto qui, aspri furono gli scontri tra tedeschi e fascisti da una parte e le squadre partigiane dall’altra sostenute dagli alleati. Decido quindi che per fare un’escursione in MTB a Traversetolo, paese in provincia di Parma dove è ambientato il libro, il giorno più adatto sia il 25 aprile. Non solo per questioni storiche ma, soprattutto, perché è il primo giorno di sole dopo settimane di piogge incessanti. Il caso. Giusto per la cronaca, il 26 di nuovo pioggia.


Arrivo nel pieno di una celebrazione davanti al Palazzo del Comune sulla cui facciata troneggia una lapide con inciso semplicemente “25 aprile 1945”, senza orpello alucno, perché la sola scritta “25 aprile 1945” sia esaustiva. Tutte le vie che mi trovo a percorerre in MTB e che conducono verso le alture portano nomi di partigiani caduti “per la patria”. Qui la Storia sembra essersi fermata e mi chiedo se sia un bene o un male: un bene perché ricordare e non dimenticare è fondamentale per andare avanti; un male perché non si sta andando avanti. Lascio Traversetolo e mi inoltro sulle strade bianche che uniscono le frazioni protagoniste del libro e a cui voglio dare precisa forma, colore e odore: Guardasone, Case Notari, Castione de’ Baratti. Piccoli gioielli dall’aspetto coloniale immersi in un paessaggio unico dove l’azione dell’uomo si è fusa con la Natura. Le colline argillose, per loro natura già soggette ad instabilità geologica (fenomeno geomorfologico dei calanchi), spogliate di biodiversità e trasformate in campi e pascoli, si sfaldano e scivolano inesorabilmente verso i torrenti Enza e Parma. Mi fermo ad osservare i meravigliosi panorami che si perdono nella foschia del cielo saturati dai colori della prima vera giornata di primavera dell’anno 2013. E ancora una volta, lì seduto, non posso fare a meno di chiedermi perché l’uomo, invece di fermarsi e contemplare, abbia questa innata tendenza a distruggere e, di conseguenza, a distruggersi. Anche qui, nelle terre di Caino e Abele.


Partenza: Traversetolo (PR) Arrivo: Traversetolo (PR) Distanza totale: 22,2 km Altitudine massima: 432 m Altitudine minima: 162 m Totale salita: 698 m Totale discesa: 698 m Senso: orario

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500 400 300 200 0

5

10

15

20

22,1 km


m

TRAVERSETOLO

GUARDASONE TORRE

CASTIONE BARATTI

CASE NOTARI


52


testo e fotografie Lorenzo Bassi

PARCO CAMPO DEI FIORI Speciale MTB


Laddove la pianura smette di essere pianura e l’acqua staziona in laghi, improvvisamente si alzano come un muro le Prealpi. Nelle giornate limpide il contrasto tra il verde della vegetazione interrotto da macchie di centri abitati e il blu del cielo è netto. Ed è proprio in queste giornate, purtroppo rare causa l’inquinamento che sale sempre più invadente dalla pianura, che le Prealpi diventano un balcone da cui si gode una vista spettacolare sull’arco alpino a nord e giù fino agli appennini a sud. Il Massiccio del Campo dei Fiori ne è l’esempio più evidente e, grazie alla sua forma allungata da est verso ovest, diventa un lungo punto panoramico. Nonostante una intensa attività umana tipica di un territorio di passaggio (Italia-Svizzera), qui l’uomo è riuscito ad integrare le sue attività con la natura senza alterare e annientare la Natura che conserva ancora l’acenstrale aspetto. Inoltre, pur essendo così vicino ad un centro urbano di medie dimensioni come Varese, sui versanti e sulle creste si possono incontrare habitat di pregio perfettamente conservati e testimonianze storiche molto importanti. Tutto il Massiccio del Campo dei Fiori è visitabile sia a piedi che in MTB grazie ad una rete sentieristica perfettamente manotenuta e segnata dall’ Ente di Gestione Parco Campo dei Fiori. Tra i numerosi percorsi che si possono affrontare in MTB, qui ve ne proponiamo quattro (da facile ad impegnativo) che coprono tutto il territorio del Parco e toccano tutti i punti di interesse più rilevanti.


Da Orino alla Val Cuvia Percorso ad anello molto semplice che si snoda tra Orino, Castello Cabiaglio e la Val Cuvia, adatto a tutti i bikers con un minimo di allenamento. La partenza è prevista dall’abitato di Orino da dove si prende il sentiero 310 verso Brinzio. Dal punto di vista storico e naturalistico i primi chilometri sono i più interessanti di tutto l’anello: infatti, appena

usciti dall’abitato di Orino, troviamo la devizione per la Rocca di Orino che, seppur chiusa al pubblico, merita una visita essendo una fortificazione di origine longobarda. Tornati sul percorso principale, ci si imbatte poco dopo in un enorme e pregevolissimo masso erratico. Il resto del percorso si snoda tra campi e boschi della Val Cuvia dove sarà possibile pedalare in tranquillità immersi nella natura.


Periplo del Massiccio Campo dei Fiori Un grande classico MTB del Parco Campo dei Fiori. Seguendo il sentiero 310 infatti, è possiblie effettuare il periplo completo del Massiccio Campo dei Fiori; il percorso è adatto a tutti i bieker dotati di un buon allenamento e non presenta difficoltà tecniche di alcun tipo. Partenza prevista da Brinzio, di cui si

suggerisce la visita all’abitato ricco di corti, e salita verso Velate. Da qui si taglia tutto il versante SUD incrociando località dal sapore bucolico fino ad arrivare ad Orino. Visita alla Rocca di Orino, sosta al masso erratico e di nuovo verso Brinzio passando da Castello Cabiaglio. Purtroppo gli ultimi 3 chilometri sono su strada asfaltata comunque poco frequentata dalle auto.


Da Velate al Forte di Orino Percorso più impegnativo rispetto ai precedenti per il dislivello in salita e per la discesa che richiede buone doti tecniche. Si parte da Velate e si sale al Campo dei Fiori seguendo la strada asfaltata che porta all’Osservatorio Astronomico. Da qui si prende la strada militare chiusa al traffico che porta al Forte di Orino. E poi discesa intensa e divertente con un primo tratto tecnico e poi molto veloce. Dal punto di vista storico e naturalistico il percorso è ricco di spunti, dalla Torre di Velate (dove si consiglia di parcheggiare), alla Via Sacra delle Cappelle fino al Forte di Orino, originario manufatto della Frontiera Nord (Guerra 15-18). Brinzio - Monte Martica Altro grande classico del Parco Campo dei Fior in MTB. Percorso impegnativo per il dislivello e la discesa che offre numerose varianti. La nostra proposta prevede la discesa dal M.te Chiusarella verso la Val Ganna lungo un sentiero poco battuto e in alcuni tratti esposto. Si raccomanda la massima attenzione (OLWM e il Parco non si assumono responsabilità in caso di infortunio). La peculiarità del percorso è che la salita da Bregazzana verso il M.te Martica è una strada militare dalla pendenza leggera e costante che porta ai manufatti militari della Frontiera Nord (Guerra 15-18). Lo scorrere dei chilometri è cadenzato dai cippi chilometrici originali dell’epoca. In Val Ganna, invece, si consiglia la sosta alla Cappella di San Gemolo e alla Badia di Ganna.


Partenza: Orino (VA) Arrivo: Orino (VA) Distanza totale: 20,8 km Altitudine massima: 532 m Altitudine minima: 280 m Totale salita: 350 m Totale discesa: 350 m Senso: antiorario ORINO

CERRO

600 500 400 300 0

5

10

15

20.8km


CUVIO

CASTELLO CABIAGLIO

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vedi mappa

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Partenza: Brinzio (VA) Arrivo: Brinzio (VA) Distanza totale: 25,8 km Altitudine massima: 651 m Altitudine minima: 447 m Totale salita: 425 m Totale discesa: 425 m Senso: orario

CASTE

ORINO

700 600 500 0

5

10

15

20

25,7km


ELLO CABIAGLIO

BRINZIO

RASA

VELATE

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vedi mappa

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Partenza: Velate (VA) Arrivo: Velate (VA) Distanza totale: 22,9 km Altitudine massima: 1169 m Altitudine minima: 511 m Totale salita: 706 m Totale discesa: 706 m Senso: antiorario

FORTE D

1200 1000 800 600 0

5

10

15

20

22,9km


DI ORINO M.TE CAMPO DEI FIORI

SANTA MARIA DEL MONTE

VELATE

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vedi mappa

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Partenza: Brinzio (VA) Arrivo: Brinzio (VA) Distanza totale: 21,2 km Altitudine massima: 832 m Altitudine minima: 458 m Totale salita: 545 m Totale discesa: 545 m Senso: antiorario ATTENZIONE ALLA DISCESA !!!!

google earth

vedi mappa

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900 800 700 600 500 0

5

10

15

21,2km


BEDERO VALCUVIA

VALGANNA

M.TE MARTICA

BRINZIO

RASA

!!! ATTENZIONE TRATTO NON SEGNALATO ED ESPOSTO !!!

BREGAZZANA


74 LA VIGNETTA

Paolo Deandrea dpacartoons.it


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Outdoor Life web-magazine - 05