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Seleste, Lara in 2 Marzo 2008


Calano le tenebre sul Castello Sforzesco; la notte avanza sul maniero: i suoi cancelli vengono abbassati, ogni porta chiusa ed ogni segreto celato all'umana realtà. Le sale nascoste dei sotterranei, di cui la società ignora l'esistenza, vengono percorse dai dannati, creature legate sì alle loro passioni umane e terrene, ma intrecciate alla saggezza dei secoli. Corridoi in pietra antica, sale ornate di arazzi, lussi di un mondo che non esiste più: luogo sacro e di pace per i vampiri, che qui possono godere dei privilegi del loro retaggio.

Seleste, in compagnia di Claw, viene fatto accomodare all'interno di quell'ormai a lui noto salotto, che viene utilizzato per le riunioni ufficiali della cerchia ristretta dei vampiri noti in società. “Cazzo... Seleste, non ci è andata di culo. Siamo rimasti noi due: se già ci servivano membri per la coterie, ora... Con la storia che Dazio ha il potere, nessuno gruppo di vampiri in città può anche solo minimamente pensare di raggiungere certi vertici. Merda! Non possiamo permetterci noi di assoldare il primo che capita; tu che dici?” Viciu fa il suo ingresso in sala, accompagnato dal


fedele Visconti, quindi prende parola. “Sono rammaricato dalla perdita di Violetta, ma sono davvero compiaciuto dall'esito degli eventi, caro Dakruon. Sono qui per annunciare, in veste ufficiale, che ci saranno nuovi sviluppi all'interno delle nostre gerarchie: il mio compito di templare mi porta a non avere una dimora fissa e il mio mandato qui a Milano è giunto al suo termine. Dei miei compagni attuali di coterie, solo il Nosferatu Dorian è un fedele sostenitore del Movimento Carthiano, quindi, non è obbligato a lasciare il dominio, a differenza di me ed altri. - si siede sulla poltrona di velluto rosso, sistemandosi proprio di fronte al Daeva – Chiedo solo un ultimo favore... - socchiude gli occhi, sperando in una risposta positiva – Il cuore dell'organizzazione che prelevava i bambini dai paesi dell'Est Europa, non ti chiedo altro... Agiremo in più forze contemporaneamente: per organizzare il tutto mi ci sono voluti anni, ma forse ora ho davvero una “chance” per portare a termine quel compito per il quale ero stato inviato qui.”


Lara viene scortata da Christine attraverso un ampio corridoio in pietra granitica, illuminato artificialmente da torce elettriche, finemente lavorate nel fusto di metallo scuro. “Ottimo lavoro Insomnia, ottimo lavoro. Che Lotar fosse un vampiro, era un rischio calcolato. – si pronuncia l'affascinante vampira, mentre si accarezza i capelli – Per poter colpire il prossimo obiettivo, necessiti di essere parte integrante della società dei dannati. Sarò io a presentarti ufficialmente fra noi, qui a Milano: a malincuore annuncerò la dipartita di una nostra sorella, che verrà sostituita nella conta dei dannati della città da te. Ascoltami bene, ti riporto gli ordini de Il Nero: la vampira che ha incontrato la morte ultima prendeva il nome di Violetta. – Lara rabbrividisce al ricordare la morte fulminea, quanto atroce, della vampira dai capelli viola – Tale vampira aveva diritto ad avere un infante, ma non ha mai fatto in tempo a sceglierne uno: questo nessuno lo sa, a parte me, Il Nero, tu e lei... Devo dilungarmi in altre spiegazioni su come tenere la bocca cucita? Acquisirai ogni diritto, solo ad un patto: inventati un nome, uno qualunque, ma non pronunciare lì dentro il nome “Lara”. - indica la porta che hanno


raggiunto – Lara non esiste più: Insomnia dietro ad una maschera, “e quello che vuoi” per tutti, umani o vampiri, non importa. Dopo l'ultimo colpo di spugna alla tua vita passata, potrai a tutti gli effetti ripartire da capo per tornare a vivere... Ti posso garantire, tornerai a vivere con più passione di prima; è così per tutti, come lo è stato per me. - afferra la maniglia in ottone della porta – Dovrai scegliere di quale congregazione vorrai far parte: a Milano spadroneggiano, o per meglio dire, curano la città, la Lancea Sancta, fedeli del verbo di Longino, uno dei primi vampiri, colui che ha bevuto il sangue dal costato di Cristo, o il Movimento Carthiano, vampiri dediti alla tecnologia, che amano le scoperte moderne e non si affidano solo alle antiche conoscenze. Un po' la differenza fra l'Inquisizione e quel film, come si chiamava, Underworld... - Ride di gusto Christine, figurandosi Lara come fosse una Kate Beckinsale in erba – Ah, non dimenticare mai: qui dentro, usa anche solo una delle tue discipline e sei una vampira morta... Del tutto morta, chiaro?”


Una delle molte porte di ingresso della sala viene aperta: fanno il loro ingresso Lara, mora vampira dagli occhi chiari, e Christine De Rienne, la fedele templare al seguito di Viciu. La Daeva così si pronuncia. “Buona sera, fratelli. - fa cenno a Lara di venire in avanti – Viciu, l'ho portata, come da lei richiesto: l'infante di Violetta. Prego, signorina...” Non finisce la frase, attendendo che lei si presenti. Fa cenno col capo in segno di assenso Dazio, presentando i presenti. “Prego, non abbia paura. Sono Dazio Viciu, Ventrue, araldo di Milano, templare della Lance Sancta. – indica un ragazzo biondo con gli occhi azzurri – Lui è Leonardo Visconti, primogenito dei Mekhet, granduca di Milano nel segno dell'Invictus, porge la mano in direzione della ragazza dai capelli blu, che Lara già aveva visto settimana scorsa – Claw, Gangrel, custode e signora di Quarto Oggiaro, fedele al Movimento Carthiano e - quindi si posiziona dietro a Seleste, poggiando le mani sullo schienale della sua poltrona. – infine, non ultimo per importanza, anzi, Dakruon Seleste, Daeva, custode del Duomo di Milano per conto della Lancea Sancta, inquisitore, signore del territorio fra Brera e la cattedrale.” Prende la parola Visconti. “Prego, mi dica pure


il suo nome ed il suo clan, quindi la congregazione della quale fa parte o vorrebbe fare parte. Sono il segretario di Milano: è mio compito tenere la conta dei vampiri in città.” Come sempre Seleste si perde con gli occhi nella magnificenza di quella sala, degli arazzi finemente lavorati nel suono della pelle delle poltrone; si aggiusta il vestitino verde prato, quindi riflette sull'ennesima richiesta da parte di Dazio. “Come sempre, ho tutto da perdere... Dio, tu ed io abbiamo un conto in sospeso: tre volte ti ho maledetto e tre volte ho giurato a me stesso di servirti. Questa è l'ultima volta: non deludermi, perché se ne avrò l'occasione in futuro, lo farò io senz'altro. Dove eri tu quando io piangevo? Dove eri tu quando mi portavano via Caterina? Dove cazzo eri quando me l'hanno strappata? E dove sei ora, mentre lei non c'è più e molti bambini han sofferto? Ho giurato di divenire un mostro e quel momento è assai vicino, più vicino di quel che tu possa immaginare.” La perdita di Violetta non lo ha colpito più di tanto, se non per il fatto che ha non forze fresche al suo seguito. “Dannazione, non esiste il mercato dei vampiri... Non è che posso garantirmi i favori di qualcuno semplicemente comprandomelo all'asta, anche se è vero, che tutti hanno un prezzo.” Osserva quella che viene definita l'infante di Violetta fare il suo ingresso in sala, quindi torna a fissare il Ventrue. “Ad alcune condizioni, mio signore: lei mi appartiene, – indica la Mekhet mora – sostituirà Violetta, ma senza averne i privilegi: sarò io a darglieli, uno per uno, passo dopo passo. -


riprende - Una delle fazioni in gioco attivamente vedrà la sua presenza, mio signore. - conclude – Quindi l'esito positivo della mia precedente richiesta mossa alla qui presente Christine De Rienne: il Duomo e Tettamanzi, in cambio dell'investitura a primogenito. Tre semplici richieste: il mio aiuto varrà pure qualcosa, no?!” Non perde di vista la nuova entrata, attendendo che si presenti. Silenziosa cammina al fianco di Christine e ne ascolta le parole; si sente svuotata, non ha potuto compiere la sua vendetta: Lotar non è morto per mano sua. La sua sete di sangue non è stata soddisfatta: solo una semplice ferita. Non riesce a darsi pace. Solo un brandello di serenità risiede nella sua mente. “Vincent sta bene: almeno lui non farà parte delle persone morte a causa di Lotar.” Tenta di tenere la mente sgombra il più possibile, non le piace che siano svelati i suoi più intimi pensieri senza poi avere risposte. Volti che acquisiscono un nome e un clan; alcuni visi a lei già noti: piccoli tasselli cominciano a comporsi nella sua mente. Abbina clan e potenziali discipline, rammentando gli episodi di una settimana fa. Ascolta con attenzione, frugando trepidante nella testa alla ricerca di un nome: ce ne sono mille, ma a lei non ne viene in mente uno plausibile. “Un nome dannazione, un maledettissimo nome...” Tutti gli occhi sono puntati su di lei, come se intuissero la sua imminente menzogna: angoscia e timore assalgono Lara alla gola, che con un filo di voce si presenta. “Eve, Eve Lombardi, figlia dei Mekhet, infante di Violetta. Vorrei, se possibile, far


parte del Movimento Carthiano.” Il Mekhet biondo prende appunti, sia su un terminale, che su un vecchio libro rilegato in pelle. “Eve Lombardi... - la penna scrive l'ultimo carattere, quindi il libro viene chiuso con diligenza – Fatto! Benvenuta a nome mio e della società fra i vampiri di Milano.” Le porge la mano, sorridendole. Viciu osserva Seleste, quindi abbassa il capo, dicendo. “E sia... Io posso garantirti le prime due richieste: Eve sarà ai tuoi comandi ed io sarò parte integrante di una delle fazioni all'opera sul definitivo annientamento di quella stramaledettissima organizzazione. - posa gli occhi sulla Daeva – Christine?! Sarai tu a decidere o meno del futuro dell'operazione.” La vampira riflette, quindi sentenzia. “Mi dispiace abbandonarti Viciu, mi sono trovata bene con te, ma poter mettere radici in una città come Milano mi alletta. Mi promuovo vescovo della città, accetto di buon grado il Duomo e Tettamanzi, quindi cedo Gennarino al signorino Dakruon. Erano questi i patti, no?” Dalla sua poltrona, Claw si alza, quindi si avvicina a Lara. “Violetta era la mia migliore amica: se ti ha scelta è perché sei attrezzata di palle quadrate! Parola d'ordine?” Un quesito che Lara non si aspettava affatto, una domanda che lascia allibita e sorpresa: si sente al centro dell'attenzione, mentre tutti si voltano ed attendono una risposta. “Christine, Christine, Christine... Cerca sempre di fregarmi con quei


suoi occhioni da cerbiatta... Sarò anche un nanetto, ma non sono minuto di cervello, simpatica canaglia che non è altro. L'accordo prevedeva il mio ruolo come primogenito dei Daeva, che fa, lo dimentica? Gennarino se lo può tenere: ho già chi mi interessa. A me sarebbe utile come lo è una fava ad uno con la favite: mortale, a dir poco!” Sorride sarcasticamente, mentre osserva divertito Christine in compagnia di quelle dimenticanze non troppo involontarie. Sapere che Violetta sarà sostituita da un nuovo membro lo rasserena non poco; si alza dalla poltrona, quindi si fa più vicino a Eve, facendo finta di annusare l'aria come fosse un cane segugio. “Già, parola d'ordine? Non solo, Violetta si faceva sempre toccare il culo da me, che ero il suo migliore amico!” Allunga la manina lasciando che le minute dita si preparino a tastare il sedere di Eve. “Sghè, sghè, sghè... Squit, squit, squit e ancora squit... Fa sentire un po' a Selestino quanto è soda la pagnottella!” Le parole dei presenti si rincorrono senza alcun senso per lei: contrattazioni su chi deve avere e chi deve dare. Nulla di tutto ciò che viene detto ha importanza per lei, solo la sua vendetta ne ha. Si sente come un oggetto esibito da vendere al miglior offerente: Il Nero non l’aveva preparata a tutto questo, non sapeva neppure che sarebbe stata presentata così presto. L’ha messa nuovamente di fronte al fatto compiuto: prima l’ha uccisa, poi l’ha dannata, l’ha irretita con la promessa di vendetta e ora questo. Vorrebbe fuggire, ma dove? Non avrebbe speranze di sopravvive per più di due notti. Si sente osservata, gli occhi del piccolo vampiro la


osservano: adorava i bambini e soprattutto adorava suo figlio. Non pare un bambino normale: sembra aver perso tutta l’innocenza che hanno i bambini, si sente in diritto di decidere di lei come se fosse il suo sire, ma non lo è. Rammenta Lara che in una coterie di vampiri il responsabile ha potere di vita e di morte sui suoi seguaci: sfortunatamente, intuisce che, Seleste è a capo della coterie nella quale andrà a collaborare. Ricorda bene ciò che il piccolo riesce a fare agli altri: egli ordina e tutti obbediscono, o quasi tutti, e lei è sua, in cambio di un fottutissimo Duomo con dentro Tettamanzi. “Da delirio! Nessuno li ha informati che siamo nel Ventesimo Secolo e non nel periodo della tratta degli schiavi?” Ancora una volta la voce sembra essere intrappolata tra le corde vocali ormai morte di Lara: non conosce nessuna parola d’ordine e ancora una volta gli occhi la scrutano indagatori. Spera solo di poter portare la conversazione su un piano meno personale e spinoso per lei, non sa nulla su Violetta. “Ho passato troppo poco con Violetta, avrei voluto poterla conoscere meglio, ma sono certa che tu, come sua più cara amica, avrai molte cose da raccontarmi su di lei.” Non è mai stata una persona troppo socievole Lara: fa dunque appello ai ricordi di quando, ancora adolescente, le ragazze più apprezzate della scuola spettegolavano tra di loro. Non ha mai fatto parte di quel ristretto gruppo; adesso più che mai se ne rammarica: non amava i loro discorsi su chi era la più carina o la più ammirata. Poi riprendere. “Spero che avremo occasione di parlare di lei. - una breve pausa - Ho ancora molto da imparare, ma spero di rendermi utile.” Rimane


sbalordita dal comportamento del piccolo Daeva, che le si avvicina, pronto a palparla. “Non siamo certo così intimi...” Cerca di non farsi toccare. La manina furtiva e rapida di Seleste saggia la consistenza del fondoschiena di Lara; un po' resta sorpresa del movimento veloce, dato che in questo luogo sa bene che è vietato usare poteri. Il piccolo deve nascondere attitudini umane uniche: quel gesto è stato così dolce, delicato, ricercato nel saggiare le rotondità femminili di lei, non rozzo come quello di un maniaco. Christine cede al piccolo Daeva: “E sia, Dakruon, l'investitura è tua: mi prendo il Duomo e ti lascio la Pinacoteca, soddisfatto? Ti voglio vedere alla funzione di inizio mese, chiaro?” I presenti osservano la scena, come se i due succubi stessero contrattando delle vie del Monopoli. Claw osserva con diffidenza Lara: “Ma come cazzo osa darmi del “tu” questa qui? Rivendico il mio status di custode, porca troia! Se questa è infante di Violetta, io sono la Montalcini! Troppe chiacchiere per una che avrebbe dovuto sputare un paio di “cazzo” e “lurida puttana” nel giro di due parole. Questa la porto nelle segrete e voglio proprio vedere se a suon di fame non sputa fuori la verità. Con 'sta minchia che ci credo che è infante di Violetta: me ne avrebbe parlato... Chi l'ha mai vista questa faccia da zoccola in città? Eve Lombardi, voglio proprio vedere a dove mi porterà questo nome. - si rivolge a Christine – Ma dove l'hai pescata, al mattatoio? Come ha fatto ad infinocchiarti?” Christine fa un occhiolino a Lara, come per farle capire che è così che doveva andare e di non preoccuparsi: il suo


prossimo obiettivo deve essere proprio in quelle segrete e l'unico modo per accedervi sarebbe stato da carnefice o da condannata. Il tempo sfuggente aveva lasciato solo la possibilità piÚ terribile, ma la vendetta di Lara è ora a portata di mano.

2 marzo 2008 seleste lara  

2 marzo 2008 seleste lara

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